E. Freud, Marrakech

Nei limiti del viaggio

 di Antonio Stanca

Ora ha quarantanove anni, nel 1992 ne aveva ventinove e scrisse Marrakech, il suo primo romanzo che di recente è stato pubblicato in Italia dalla casa editrice Voland di Roma con la traduzione di Monica Pesetti. Nel 1993 l’opera la fece rientrare nella classifica formulata dal magazine “Granta” dei venti migliori giovani scrittori inglesi. Si tratta di Esther Freud, pronipote di Sigmund e figlia del famoso pittore Lucian. È nata a Londra nel 1963 ed è giunta alla scrittura piuttosto tardi perché è stata una bambina dislessica, perché ha seguito fino a sedici anni la madre nei suoi numerosi viaggi e perché all’inizio si è impegnata in altre direzioni. Ha frequentato scuole di teatro quali il Kingsway College e il famoso Drama Centre, ha lavorato per la televisione. Dopo molto tempo ha constatato di non avere attitudine per la recitazione e si è rivolta alla scrittura. A questa si dedicherà con costanza come aveva fatto il padre nel suo lavoro di pittore. Si farà già conoscere col primo romanzo Marrakech, il cui titolo originale è Hideous Kinky e che nel 1998 sarà trasformato nel film omonimo dal regista Gillies Mackinnon. Come nei romanzi che seguiranno anche in questo la Freud trasferirà fasi, momenti, aspetti di una vita vissuta a lungo con la madre, che si era separata dal padre, con la sorella e un fratellastro. Cercherà nelle esperienze trascorse da quando era bambina fino ai tempi precedenti il matrimonio con l’attore David Morrissey, i motivi per narrare, creare situazioni, personaggi che superino la contingenza e acquistino un valore più esteso. Non sempre, però, riesce la scrittrice in questi propositi dal momento che la sua narrazione rimane spesso nei limiti della realtà rappresentata o resta solo una descrizione. Di una scrittrice che ancora si sta formando si potrebbe dire della Freud poiché anche nelle opere più recenti continua tale maniera e divisa è generalmente la sua narrativa tra quanto cercato e quanto ottenuto, tra aspirazioni e risultati.

In Marrakech si è all’inizio di questa scrittura, qui c’è una madre che, con le due piccole figlie, fugge dall’Inghilterra degli anni ’60 per raggiungere il Marocco e con esso l’evasione dalle regole consolidate, la libertà per sé e la novità per le bambine. Giunte a Marrakech non sanno se resteranno per sempre o per poco, dove alloggeranno, con chi, come vivranno, cosa faranno. Tutto è nuovo ma tutto è incerto e così rimarrà fino alla fine dopo che avranno vissuto una serie infinita di avventure, di situazioni, dopo che saranno state in tanti luoghi, con tante persone, in tante case e avranno sofferto tanta povertà. A dire di tutto questo sarà la più piccola delle figlie, quella di cinque anni, sarà la sua la voce narrante del romanzo, sarà lei il riflesso di tutte le circostanze. E nella bambina che vede, sente, chiede, pensa, spera, sogna, osserva, giudica, la Freud traspone sé stessa, nella madre sua madre, nel viaggio uno dei tanti compiuti insieme a lei e bene è riuscita nell’impresa, bene ha reso i problemi dai quali la sua famiglia era stata attraversata durante gli anni della sua fanciullezza ma non è andata oltre gli aspetti propri di un  viaggio. Nei limiti di questo è rimasta, non ha fatto emergere risultati, valori che colmassero le insoddisfazioni delle donne. Li avrebbe voluti la Freud, una loro ricerca doveva essere il viaggio ma non si è compiuta e unici meriti dell’opera sono quelli di un’espressione chiara, scorrevole, di una lingua sicura, capace di rendere con facilità le tante situazioni che un viaggio lungo e una terra come l’Africa con i suoi miti, le sue leggende, le sue tradizioni può comportare, di cogliere i minimi particolari della realtà, dell’idea, di ordinare le molte azioni, i molti pensieri, le molte vicende delle  protagoniste. Oltre quanto visto, vissuto, pensato da esse niente è avvenuto e uguale a quella iniziale è rimasta la loro condizione. Non c’è stato uno sviluppo, una maturazione che migliorasse il loro stato, che concludesse la loro ricerca e ancora senza sapere a cosa tendere intraprendono la via del ritorno in Inghilterra. Indagata è stata la loro anima dalla scrittrice ma non aiutata a risolvere i suoi problemi, a chiarirsi un modo di essere, di fare, ad acquisire una certezza, una verità che la sottragga alle inquietudini che l’assillano.

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