Maestri diplomati, l’alt del ministero “Nessuna scorciatoia per l’assunzione”

da la Repubblica

Maestri diplomati, l’alt del ministero “Nessuna scorciatoia per l’assunzione”

La protesta della scuola. Migliaia in piazza per le graduatorie. Il garante: astensione illegale. “Concorsi ad hoc per gli abilitati”.

Ilaria Venturi

Nessuna sanatoria. Nel giorno dello sciopero dei maestri, il ministero dell’Istruzione intende mantenere la barra dritta su questa posizione. Con la ministra Valeria Fedeli che prende tempo, in attesa della copertura legale dell’avvocatura di Stato, e si muove coi piedi di piombo a legislatura conclusa, evocando « soluzioni equilibrate » sul gran pasticcio dei diplomati magistrali che i giudici hanno prima inserito, poi estromesso dalle graduatorie che danno accesso alla cattedra in ruolo, le cosiddette “ Gae”. L’exit strategy, semmai, è una fase transitoria con concorsi dedicati, a misura di precario, come è stato deciso per le medie e superiori. Soluzione non immediata, con le elezioni di mezzo. Quel che pare certo è che la linea del “tutti dentro”, invocata dai sindacati che hanno indetto la mobilitazione, non passerà.

È questo il nodo dello scontro che si sta consumando nella scuola da settimane, culminato con lo sciopero di ieri che ha coinvolto appena il 2,94% del personale — un milione e 105mila insegnanti e bidelli — secondo i primi dati provvisori rilevati sul 64% delle scuole. Un’astensione che ha riguardato circa 18mila docenti, creato disagi in alcune scuole, primarie e materne, laddove cioè insegnano le maestre coinvolte nella vicenda, portato a blocchi del traffico a Milano, Torino e Bologna, presìdi a Cagliari, Bari e Palermo e una protesta con centinaia di insegnanti, per lo più giovani donne, in viale Trastevere. I promotori — sigle del sindacalismo di base — cantano lo stesso vittoria, nonostante i numeri. Lo fa Marcello Pacifico di Anief, che mette sul tavolo la richiesta di un decreto urgente che confermi nel ruolo i maestri già assunti e nelle graduatorie quelli immessi con riserva, annunciando nuovi ricorsi, sino alla Corte europea dei diritti umani, e altri scioperi il primo e il 23 marzo. L’Autorità garante intanto ha bocciato la proclamazione dello sciopero da parte dei Cobas come «non conforme alla legge » per mancato preavviso. Arriveranno sanzioni. Il leader Pietro Bernocchi controbatte duramente: «Sconcertante».

Al di là del braccio di ferro sullo sciopero, proprio nel giorno della ripresa della scuola dopo la pausa natalizia, la vicenda riguarda 43.600 precari con un diploma conseguito entro il 2002, anno in cui per legge è diventata obbligatoria per i maestri la laurea in Scienze della formazione primaria. Sono stati immessi nelle graduatorie ad esaurimento ( Gae) con riserva a seguito di ricorsi, e nel frattempo seimila sono stati assunti.

La sentenza del 20 dicembre del Consiglio di Stato, destinata a fare giurisprudenza, ha fatto chiarezza anche rispetto ai pronunciamenti favorevoli che finora avevano permesso ai maestri di insegnare con la prospettiva dell’assunzione a tempo indeterminato: il diploma magistrale è abilitante all’insegnamento, ma non dà diritto ad essere inseriti nelle Gae, e dunque a un posto fisso nella scuola. Esultano quelli che nella graduatoria c’erano già senza ricorso ( 26mila precari) e i laureati in Scienze della formazione primaria. Mentre in piazza è scesa la rabbia di chi ora deve tornare a fare supplenze. Tra questi anche maestri laureati, ma con titoli non abilitanti, come Valentina D’Amico, 37 anni ( « Ho superato pure l’anno di prova, e ora?»). Ci sono i precari storici diplomati, come Sabrina Biagiotti, 18 anni di supplenze nella materna. Ma anche chi ha deciso di rispolverare il vecchio diploma pur di trovare un lavoro fisso.

Come uscirne? I Confederali chiedono una soluzione politica. « Si doveva intervenire prima di tanti ricorsi » , dice Anna Maria Santoro della Flc-Cgil. Fedeli convocherà le parti dopo aver capito come muoversi legalmente per non togliere questi maestri dalle classi ad anno ormai inoltrato, ma anche per non scatenare altri ricorsi da parte di chi è stato scavalcato dai ricorrenti. Una matassa difficile da sbrogliare.

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