Educazione emozionale adolescenti nella scuola

Educazione emozionale adolescenti nella scuola

di Adriana Rumbolo

Tutto è cominciato in una tranquilla mattina di novembre. Una classe aspetta pronta alla difesa di immagine;perchè  questi incontri? Non siamo mica matti! Noi non abbiamo problemi!

Di colpo la novità: non sarebbero stati sottoposti a test, né osservati, giudicati, catalogati, ma gli sarebbe stato offerto un mare di informazioni ” scientifiche sul cervello, in particolare sul cervello emotivo,  dove ognuno avrebbe potuto attingere a seconda dei bisogni, dei dubbi da chiarire, delle curiosità a cui rispondere e con il diritto alla parola.

Si, gli è stato anche detto, che tutto sarebbe avvenuto nel rispetto delle regole di una buona convivenza,  l’hanno trovato un patto accettabile.

Sono sorpresi ma l’argomento sconosciuto ,le novità di poter parlare e di essere ascoltati li fa rilassare.

Finalmente avrebbero potuto dare un nome e un significato a tante sensazioni, che sentivano in modo confuso e che non lasciava libere le loro menti nelle scelte e nel rendimento.

Durante la crescita, il mondo delle emozioni subisce molte aggressioni di tipo relazionale in famiglia, a scuola, ad opera della politica dei mercati e proprio per queste, nell’adolescenza o poco dopo, per la grande energia dei cambiamenti sessuali, fisici, intellettuali, emotivi tutti mischiati tra loro, potrebbero esplodere conflitti tenuti per lungo tempo, in sordina: i ragazzi purtroppo non sono abituati ad essere ascoltati.

L’ascolto anche del silenzio, è già una conferma del nostro esistere e non è poco.

È spontaneo associare l’adolescenza alla favola dei tre porcellini.

Quando il lupo arriverà (il sesso temuto) correrà gravi pericoli il porcellino che ha la casa di paglia ; avrà più possibilità quello con la casa di legno; potrà resistere il porcellino con la casa di  mattoni.

Negli anni che precedono l’adolescenza i bambini spesso denunciano i loro disagi di origine relazionale (enuresi,, encopresi, tricotillomania,  regressioni, onicofagia, aggressività, incubi) con messaggi chiari e forti, ma il pregiudizio e la vergogna scoloreranno tutto nell’espressione “con il crescere migliorerà, aspettiamo”.

Poi la famosa pausa di latenza rassicurerà molti.

Sì, tutto è stato superato, non pensiamoci più.

Quando arriverà l’adolescenza i disagi psicologici ritorneranno, più forti, meno comprensibili e più incontrollabili.

E di nuovo, il pregiudizio: “La colpevole è la adolescenza”.

Pochi pensano  che come nella favola dei tre porcellini, non è tanto la forza del lupo a distruggere le case e a metterli in pericolo, quanto la precarietà delle case stesse, ovvero la fragilità di molti, forse troppi bambini gravemente carenti di autostima.

Per questo è nato il mio metodo, perché gli studenti, le famiglie vergognose di rivolgersi a un esperto e di chiedere aiuto capissero che quanto facevamo, educazione emotiva apparteneva alla quotidianità, alla normalità e si poteva parlare di tutto con tempi   propri.

In questo programma ha evitato di proposito parole come patologico, normale , non normale , psicotico eccetera.

I ragazzi avrebbero potuto piano piano approfondire la loro conoscenza fino a divenire  mediatori di se stessi e di questo attraverso il loro comportamento, il loro apprendimento, i loro rapporti sociali in classe avrebbero dato a noi tante risposte in un dialogo molto aperto e senza barriere che il cervello avrebbe accettato ben volentieri perché cervello non ha barriere.

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