07 2000

lettera circolare 31 luglio 2000, Prot.n. 594/Div. IV
D.M. n. 177 del 10 luglio 2000 – Modalità di accreditamento e di qualificazione dei soggetti che offrono formazione

nota 31 luglio 2000, Prot.10502/P
Rapporti di lavoro a tempo determinato nelle Accademie di Belle Arti e nei Conservatori di Musica

12 – 31 luglio Commissione Riordino Cicli

Nei giorni 12 e 13 luglio si sono avviati i lavori degli undici gruppi in cui si è articolata la commissione di esperti messa al lavoro dal Ministro De Mauro per definire criteri generali per il riordino dei cicli (piano di attuazione della legge 10 febbraio 2000, n. 30).
Ulteriori riunioni sono previste nel mese di luglio e nei primi giorni di settembre.
Nel frattempo si sta sviluppando un dibattito in rete (forum riservati per ogni sottocommissione), “governato” da appositi moderatori di gruppo.

Nella rubrica Riforme On Line, un intervento del nostro collaboratore Giancarlo Cerini, membro della Commissione, sul tema “caldo” della scuola di base settennale e della sua eventuale articolazione interna, una delle questioni più dibattute dagli esperti: Scuola di Base a Zone: il 3+4, ad esempio…

Nel settore Archivio di Educazione&Scuola:

14 – 31 luglio Mobilità 2000-2001

Di seguito il calendario relativo ai termini per la diffusione dei risultati delle domande di mobilità per l’A.S. 2000-2001 fissato dall’OM 26/00 e modificato dall’OM 164/00 e dall’OM 170/00:

Tipo di personale Diffusione risultati
Docenti Materne 14 luglio
Docenti Il grado 18 luglio
Dirigenti 24 luglio
Personale Educativo 27 luglio
Docenti I grado 31 luglio

Sul tema si veda la rubrica di Educazione&Scuola:

In Mobilità, Utilizzazioni e Assegnazioni Provvisorie

circolare 28 luglio 2000, n. 189
Scuole Associate UNESCO

decreto legislativo 28 luglio 2000, n. 254 (in SO 149/L alla GU 12 settembre 2000, n. 213)
Disposizioni correttive e integrative del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, per il potenziamento delle strutture per l’attività libero-professionale dei dirigenti sanitari

04 – 27 luglio Scuola e Parlamento

Sospensione lavori Camera e Senato:

  • venerdì 28 luglio 2000.

Ripresa dei lavori Camera e Senato:

  • martedì 12 settembre Commissioni
  • martedì 19 settembre Assemblea.
Camera
7a Com. 4, 11, 18 Interrogazioni

(4 giugno 2000) Punteggio degli insegnanti della scuola legalmente riconosciuta.

Grazia SESTINI (FI), illustra l’interrogazione in titolo, di cui è cofirmataria, osservando che gli insegnanti delle scuole paritarie, che esplicano le stesse funzioni di quelli delle scuole statali, hanno poi un punteggio inferiore ai fini del concorso riservato.

Il sottosegretario Carla ROCCHI fa presente, preliminarmente che per effetto della legge 124 del 3 maggio 1999 per la prima volta il personale con servizio nelle scuole non statali è ammesso a partecipare, insieme al personale precario della scuola statale, ad una sessione riservata di esame per il conseguimento dell’idoneità o dell’abilitazione e in sequela è inserito in graduatorie da utilizzare sia per le nomine in ruolo che per il conferimento delle supplenze annuali e temporanee fino al termine delle attività didattiche.
Come è ben noto, infatti, alle graduatorie dei concorsi per soli titoli si accedeva solo con il requisito dei 360 giorni di servizio nella scuola statale congiuntamente al possesso dell’abilitazione.
Tanto premesso, va preliminarmente chiarito che contrariamente a quanto affermato dall’Onorevole interrogante, tra i titoli valutabili ai fini della determinazione del punteggio che si consegue nel concorso ordinario, il servizio non è preso affatto in considerazione, né quello prestato nella scuola statale né quello prestato nella scuola non statale.
Quanto al regolamento sulle graduatorie permanenti, adottato con decreto del 27 marzo 2000, esso è stato predisposto tenendo presente le disposizioni di legge ed i criteri interpretativi contenuti negli ordini del giorno accolti dal Governo.
L’articolo 2 comma 1 lettera a) della legge 124/99, che peraltro il regolamento del 27 marzo riproduce, delinea infatti un ordine di priorità per i nuovi aspiranti allorché dispone che le graduatorie permanenti, derivate dalla trasformazione delle graduatorie dei soppressi concorsi per soli titoli, siano integrate con l’inclusione, in primo luogo dei docenti che siano in possesso dei requisiti richiesti dalla preesistente normativa per la partecipazione a detti concorsi per soli titoli; detti requisiti già previsti dall’articolo 401 del decreto legislativo 297/94 sono l’idoneità o abilitazione all’insegnamento e 360 giorni di servizio nelle scuole statali nell’ultimo triennio.
Quanto alla lamentata discriminazione tra la valutazione dell’insegnamento prestato nella scuola statale e quello della scuola non statale, si precisa che le relative disposizioni tengono conto della parziale equivalenza tra le due tipologie di insegnamenti in questione; le differenze attengono soprattutto alle diverse forme di reclutamento degli insegnanti in quanto nella scuola statale vige il principio della selezione attraverso apposite graduatorie, mentre nelle scuole private il reclutamento avviene con l’applicazione di criteri di discrezionalità.
Tale principio dà peraltro attuazione all’impegno assunto dal Governo accogliendo l’ordine del giorno presentato in sede di discussione della legge 124 al Senato che prevede la valutazione del servizio secondo gli stessi criteri già adottati per il concorso per soli titoli.

7a Com. 27 in sede consultiva,
Schema di decreto del Ministro della pubblica istruzione recante «Disposizioni concernenti la determinazione delle consistenze delle dotazioni provinciali degli organici del personale docente delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado»
La Commissione esprime parere favorevole con condizioni e osservazioni.
7a Com. 26 in sede consultiva,
Schema di decreto del Ministro della pubblica istruzione recante «Disposizioni concernenti criteri e parametri per la determinazione degli organici delle istituzioni scolastiche e educative»
La Commissione esprime parere favorevole con condizioni.
7a Com. 13, 18, 19, 20, 26, 27 in sede consultiva, Schema di decreto del Ministro della dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica sulle classi delle lauree universitarieIl 27 luglio la Commissione esprime parere favorevole con condizioni e osservazioni.

(Il relatore) fa presente che il decreto all’ordine del giorno rappresenta una tappa decisiva della riforma dell’istruzione universitaria che fa seguito alla legge n. 127 del 1999, istitutiva dell’autonomia didattica, e al decreto ministeriale n. 509 del 1999 che ha costituito il quadro di riferimento di carattere generale per la nuova articolazione dei corsi di studio.
La riforma in oggetto intende altresì attuare contemporaneamente l’armonizzazione degli studi universitari nei paesi europei, in coerenza con la «dichiarazione della Sorbona», sottoscritta dai ministri dell’università dei principali paesi europei a Parigi il 25 maggio 1998, integrata dalla successiva «dichiarazione di Bologna» sottoscritta dai ventinove ministri europei dell’istruzione superiore intervenuti al convegno di Bologna del 19 giugno 1999.
Accanto al processo di autonomia universitaria e di integrazione europea riveste eguale importanza la necessità di rinforzare il ruolo della formazione universitaria, aspetto fondamentale per lo sviluppo economico, sociale e culturale del paese. Tale aspetto è particolarmente rilevante di fronte ai dati attuali, che dimostrano che solo un terzo degli iscritti raggiunge il diploma di laurea, con evidente spreco di risorse culturali, sociali ed economiche.
È quindi necessario riorganizzare il sistema universitario in funzione del perseguimento degli obiettivi di riduzione degli abbandoni – e quindi l’incremento dei laureati, che oggi rappresentano il 12 per cento della popolazione, cui si aggiunge l’uno per cento che consegue una «laurea breve» – e di riduzione degli studenti fuori corso, oggi circa il 38 per cento, con conseguente riduzione dell’età media dei laureati, oggi superiore ai 27 anni.
Il perseguimento di questi obiettivi diventa quindi di vitale importanza; è tuttavia necessario evitare che l’autonomia si trasformi in anarchia. A tal fine il decreto ministeriale n. 509 del 1999 ha determinato la cornice entro la quale l’autonomia universitaria provvederà all’organizzazione degli studi e ha individuato gli obiettivi formativi, cui debbono seguire attività formative coerenti.
Per questi motivi, ritiene che la nuova articolazione dei corsi non costituisce un semplice accorciamento di un anno del percorso didattico necessario a conseguire una laurea, ma un nuovo ordinamento, che avrà efficacia a condizione che le nuove classi dei corsi di laurea rispondano agli obiettivi della riforma; al contrario, se nel sistema universitario prevarranno vecchie logiche e consuetudini, vi è il concreto rischio dell’inefficacia della riforma.
Ritiene che le commissioni ministeriali che hanno lavorato per l’elaborazione del decreto abbiano compiuto uno sforzo serio, nell’obiettivo di rendere la laurea triennale immediatamente «spendibile» sul mercato del lavoro. Tuttavia, osserva che talora, in ambiti disciplinari affini sono previste contemporaneamente due classi, una con un indirizzo piuttosto generale e un’altra molto più specifica (per esempio: scienze giuridiche e disciplina dei servizi giuridici; scienze politiche e scienze del governo e dell’amministrazione; scienze economiche e scienze dell’economia e della gestione aziendale). Ritiene, invece, preferibile affidarsi all’autonomia universitaria, lasciando che le stesse famiglie disciplinari diano vita ad una sola classe e consentendo poi agli atenei di istituire corsi più orientati e specializzanti, anche in considerazione del fatto che è possibile per gli stessi atenei istituire più corsi per la stessa classe.
Osserva che tale rilievo è presente anche nel parere espresso dal Consiglio universitario nazionale; tuttavia, non ritiene condivisibili altri rilievi espressi dal Consiglio universitario nazionale stesso, come la centralità delle facoltà, rilevando invece che il nuovo modello dovrebbe essere incentrato maggiormente sui dipartimenti e i corsi di laurea.
In linea generale, ritiene, comunque, che non competa al Parlamento entrare nel dettaglio dell’organizzazione interna alle singole classi, ma valutare l’adeguatezza dello schema di decreto all’impostazione complessiva della riforma e la coerenza con la legge n. 127 del 1997 e con il decreto ministeriale 509 del 1999. Tale coerenza, a suo avviso, sussiste, anche se ritiene opportuno un ulteriore sforzo di affinamento sull’architettura complessiva dei corsi.
Osserva, infine, che l’attuazione del decreto in esame richiederà un notevole sforzo da parte del sistema universitario italiano, che dovrà effettuare un salto di qualità. Conclude rilevando che per realizzare a pieno la riforma sono, a suo avviso, necessarie l’approvazione della legge sullo stato giuridico dei docenti universitari e la garanzia di poter contare su adeguate risorse finanziarie.

Il ministro Ortensio Zecchino dopo aver espresso un particolare apprezzamento per la relazione svolta dal deputato Bracco, sottolinea che lo schema di decreto in esame costituisce il passaggio più importante nella complessiva riforma degli studi universitari, trattandosi della concreta realizzazione della stessa. Condivide, quindi, la preoccupazione sulla necessità di garantire coerenza ed equilibrio nell’architettura dei corsi delineati dallo schema di decreto. In ogni caso, lo strumento del decreto consente una certa flessibilità al fine di poter provvedere ad eventuali successivi interventi.
Fa presente che l’esigenza della riforma nasce dalla constatazione che la media dell’istruzione universitaria italiana non è positiva: vi è infatti la più alta percentuale in Europa di giovani che entrano all’università e la più bassa di giovani che escono con un titolo di studio. Sottolinea che comunque è necessario adeguarsi a quanto deciso dai ventinove paesi europei, al fine di garantire la mobilità negli studi e nelle professioni. Congiuntamente, il Governo ha inteso dare finalmente attuazione all’articolo 33 della Costituzione sull’autonomia universitaria: il decreto costituisce infatti un quadro che lascia ampia autonomia agli atenei nell’organizzare itinerari formativi.
Dopo aver auspicato che il decreto possa essere approvato definitivamente prima della pausa estiva, fa presente che il Governo è attualmente impegnato con esponenti della pubblica amministrazione e degli ordini professionali sulla questione degli sbocchi professionali consentiti dai nuovi corsi di laurea, questione determinante per il buon esito della riforma.

7a Com. 6, 19 in sede referente, DdL Editoria AC 390, 794, 1441, 3380, 3381, 3672, 4349, 4627, 4629, 4950, 6946
7a Com. 5, 6, 13, 20 comitato ristretto, DdL AC 6562, Stato giuridico dei Docenti Universitari
7a Com. 19, 20 in sede redigente, DdL AC 6130, Residenze universitarie
7a Com. 6, 20 seguito audizione del Ministro della pubblica istruzione sulle linee programmatiche del suo dicastero
7a Com. 18 in sede consultiva, Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sui beni e sulle risorse finanziarie da trasferire a regioni ed enti locali in materia di istruzioneLa Commissione approva con il seguente rilievo:

«La VII Commissione,
valutato positivamente il contenuto dello schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di individuazione dei beni e delle risorse finanziarie, strumentali ed organizzative da trasferire alle regioni, alle province ed ai comuni per l’esercizio dei compiti e delle funzioni amministrative in materia di istruzione scolastica ad essi trasferite ai sensi degli articoli 138 e 139 del decreto legislativo n. 112 del 31 marzo 1998, delibera di esprimere il seguente rilievo:
siano sollecitate le regioni anche a statuto speciale a realizzare i loro interventi di concerto con gli enti locali e secondo gli orientamenti già approvati nelle leggi nazionali di riforma del sistema scolastico».

7a Com. 6, 11, 12 in sede consultiva, Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2001-2004Il 12 luglio la Commissione esprime parere favorevole con osservazioni.
7a Com. 11, 12, 13 in sede referente, DdL AC 7073, Utilizzo degli stanziamenti previsti dalla legge sulla parità scolasticaL’11 luglio la Commissione approva la richiesta di trasferimento alla sede redigente.

Il 13 luglio la Commissione approva il DdL AC 7073

7a Com. 5, 19 in sede referente, DdL AC 6560, Istruzione e RicercaIl 19 luglio la Commissione delibera di dare mandato al relatore a riferire favorevolmente sul testo del DdL AC 6560 come modificato dagli emendamenti approvati e nomina il Comitato dei nove.
7a Com. 4 La Commissione esprime, in sede consultiva, la seguente deliberazione sullo Schema di regolamento recante Organizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali:

«La VII Commissione,
valutato positivamente il processo avviato con la legge n. 59 del 1997 e con i successivi decreti legislativi n. 368 del 1998 istitutivo del Ministero per i beni e le attività culturali, n. 300 del 1999 che ha riformato l’organizzazione del Governo, e n. 303 del 1999 che ha riordinato la Presidenza del Consiglio dei ministri;
esaminato il parere del Consiglio di Stato espresso dalla sezione consultiva atti normativi del 3 aprile 2000,
esprime i seguenti rilievi diretti a sottolineare l’opportunità di:
introdurre norme regolamentari che consentano di estendere progressivamente il modello autonomo gestionale, già sperimentato a Pompei, a soprintendenze, a istituti di maggiore rilevanza (Biblioteche centrali, Archivi di Stato etc.) ed alle istituzioni museali – singole o aggregate in reti – più significative;
valorizzare il ruolo degli Istituti centrali mettendo in evidenza il loro forte contenuto scientifico ed il loro ruolo di definizione di criteri e modalità di azione sul patrimonio culturale;
risolvere positivamente la questione dei rapporti tra i vertici del Ministero: segretario generale, direttori generali e soprintendenti regionali e tra questi ultimi e i soprintendenti di settore allo scopo di evitare sovrapposizioni e rallentamenti;
valutare la possibilità di ridurre il numero degli addetti agli uffici alle dirette dipendenze del Ministro e dei sottosegretari, come è stato anche auspicato dal Consiglio di Stato;
valutare se sussista la reale necessità di due direzioni generali per lo spettacolo, considerato l’ampio decentramento già in atto in questo settore e quello che in previsione potrà attuarsi;
considerare l’opportunità di accogliere le puntuali osservazioni del Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali sulla denominazione delle Direzioni generali e dei Comitati tecnico-scientifici nonché sulla valorizzazione della competenze tecnico-scientifica del Ministero.».

Senato
Aula 4, 18, 19 Testo unificato e i DdL sullo Stato giuridico degli IRCIl 18 luglio si svolge la discussione; il 19 luglio, conclusa la discussione generale, il senato approva a maggioranza il DdL sullo Stato giuridico degli IRC

Riportiamo di seguito un estratto del resoconto della seduta del 4 luglio 2000 relativo all’intervento introduttivo del relatore:

L’Accordo del 1984, che ha modificato il Concordato tra Stato italiano e Chiesa cattolica del 1929, ha assicurato la continuità dell’insegnamento della religione cattolica accanto all’introduzione del diritto di scelta se avvalersi o no di tale insegnamento, rinviando ad un momento successivo la definizione dello status giuridico e professionale degli insegnanti di religione, aspetto che però è risultato finora trascurato, anche a causa del carattere dell’insegnamento ritenuto prettamente confessionale. Nel frattempo, fra gli insegnanti di religione è aumentata sensibilmente la presenza di laici e questo, accanto alla mancata loro inclusione nei provvedimenti a favore del precariato, ha determinato la ripresa del dibattito sull’adeguamento del loro stato giuridico a quello degli insegnanti di ruolo, anche considerando l’apporto consistente da essi garantito nella valutazione di profili ed aspetti della personalità dell’alunno.
Le norme del testo proposto dalla Commissione prevedono l’istituzione di due distinti ruoli provinciali, la dotazione organica nella misura del 70 per cento dei posti corrispondenti alle classi, disposizioni sul reclutamento e sulla mobilità, nonché norme transitorie per l’espletamento del primo concorso, in ordine alle quali desta perplessità il requisito del servizio continuativo di insegnamento per almeno quattro anni. Alla mancanza di previsione dell’onere finanziario e della relativa copertura, dovuta al ritardo nella presentazione della relazione tecnica da parte del Governo, supplisce un emendamento specificamente presentato. La possibilità di revoca da parte dell’ordinario diocesano competente, che costituisce il raccordo tra ordinamento canonico e legislazione italiana, è stata oggetto di questioni pregiudiziali sollevate in Commissione, così come l’annosa questione sulla laicità dello Stato, sulla quale è intervenuta la Corte costituzionale sottolineando che l’insegnamento della religione cattolica non è in contrasto con il principio di laicità.

Aula 26 Il Senato approva definitivamente il DdL AS 4743, Interventi urgenti per l’utilizzazione di finanziamenti destinati all’istruzione
2a Com. 25 Approvazione definitiva del DdL 1496-2157 B, Nuove norme di tutela del diritto d’autore
7a Com. audizione del Sottosegretario di Stato per l’università e la ricerca scientifica e tecnologica Antonino Cuffaro e dibattito sulle linee guida del Piano nazionale per la ricerca
7a Com. 25 in sede referente, DdL AS 4743, Interventi urgenti per l’utilizzazione di finanziamenti destinati all’istruzione (già approvato dalla Camera)La Commissione conferisce al relatore il mandato a riferire favorevolmente all’Assemblea sul disegno di legge in titolo, come trasmesso dalla Camera dei deputati, autorizzandolo a richiedere, se necessario, lo svolgimento della relazione orale.
7a Com. 25, 27 in sede consultiva, Schema di decreto del Ministro della pubblica istruzione recante «Disposizioni concernenti la determinazione delle consistenze delle dotazioni provinciali degli organici del personale docente delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado»Il 27 luglio la Commissione esprime parere favorevole con osservazioni.
7a Com. 25, 26 Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sullo stato dell’edilizia scolastica in ItaliaIl 26 luglio la Commissione approva la proposta di indagine conoscitiva.
7a Com. in sede consultiva, Schema di regolamento concernente l’obbligo di frequenza di attività formative
7a Com. 5, 12, 27 in sede referente, testo unificato DdL AS 4047 e 4110, Istituzione della cattedra di maestro accompagnatore al pianoforte e docente di repertorio vocale nei ConservatoriIl termine per la presentazione degli emendamenti è fissato a mercoledì 12 luglio alle ore 19.
7a Com. in sede consultiva, Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il Regolamento di organizzazione del Ministero della pubblica istruzione
7a Com. 5, 13 affare assegnato: “La politica del Governo in ordine all’insegnamento della religione cattolica previsto dal Concordato tra l’Italia e la Santa Sede”Viene fissato a giovedì 13 luglio, alle ore 19, il termine per la presentazione di emendamenti o schemi di risoluzione alternativi a quello del relatore
7a Com. 6, 7, 20, 26 in sede deliberante, Rifinanziamento della legge 21 dicembre 1999, n. 513, ed altre disposizioni in materia di beni e attività culturaliIl 26 luglio la Commissione esprime parere favorevole con osservazioni.

Viene fissato a venerdì 7 luglio, alle ore 13, il termine per la presentazione di emendamenti

7a Com. 11 in sede consultiva, Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2001-2004La Commissione esprime parere favorevole con osservazioni.
7a Com. 4, 11 dibattito sulle comunicazioni rese, nella seduta del 25 maggio 2000, dal Ministro della pubblica istruzione sugli indirizzi generali della politica del suo Dicastero
(si veda anche l’audizione del Ministro della PI ed il dibattito alla 7a Commissione della Camera)

(4 luglio 2000) Interviene il senatore RESCAGLIO il quale – ricordate le molte innovazioni che hanno caratterizzato negli ultimi anni la politica scolastica, sì da rendere a volte difficile per gli stessi operatori identificarsi nel nuovo ordinamento – sottolinea come la scuola abbia, oggi più che mai, necessità di significativi contenuti culturali e di minore quotidianità. A tal fine, egli sollecita la valorizzazione delle potenzialità culturali dei docenti, anche attraverso più adeguate remunerazioni e il reinvestimento nella scuola dei benefici conseguenti alle più recenti riforme.
Egli invoca poi la separazione degli insegnanti dal resto del pubblico impiego, onde poterli gratificare di una specificità attinente alle rispettive competenze.
Dopo aver richiamato gli indirizzi del Ministro sulle politiche giovanili, ricordando che i crescenti fenomeni di disagio adolescenziale interessano tragicamente proprio le fasce in età scolastica, conclude auspicando un sostegno alle pubblicazioni dei docenti e la sburocratizzazione del lavoro svolto da questi ultimi.

Il senatore BEVILACQUA, pur apprezzando lo spirito delle dichiarazioni programmatiche del Ministro, osserva preliminarmente che il poco tempo a disposizione prima della fine della legislatura non consentirà presumibilmente al Governo di dare attuazione agli intenti dichiarati. La legislatura in corso si è caratterizzata del resto per significative innovazioni, di cui va dato atto anche al di là del giudizio di merito.
Anzitutto, sono stati riformati i cicli scolastici: egli sollecita peraltro il Ministro ad esporre chiaramente i suoi intendimenti in ordine all’attuazione concreta di tale riforma, soprattutto con riferimento agli orientamenti che l’ex ministro Berlinguer aveva avuto modo di comunicare alle Camere.
Inoltre, sia pure in modo parziale e lessicalmente confuso, è stato innalzato l’obbligo scolastico di un anno e sono stati riformati gli esami conclusivi della scuola secondaria superiore, ponendo finalmente termine ad una trentennale sperimentazione: al riguardo, ritiene peraltro indispensabile, in tempi brevi, un nuovo intervento legislativo che corregga alcune storture.
Egli sollecita poi il Ministro ad indicare i meccanismi attraverso i quali intende far fronte all’ineludibile questione della valorizzazione degli insegnanti, anche al fine di contrastare in modo concreto il deprecabile fenomeno del “doppio lavoro”. Si compiace poi dell’iniziativa assunta dai senatori Bergonzi e Asciutti, che hanno promosso (con distinte proposte) l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sull’edilizia scolastica, in merito alla quale si augura che il Ministro voglia fornire fin d’ora chiarimenti dettagliati.
Passando allo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica, oggetto di una specifica iniziativa legislativa da oggi all’esame dell’Assemblea (atto n. 662-A), egli invita il Ministro a manifestare il proprio orientamento, nonostante le divergenze che hanno finora caratterizzato la maggioranza di Governo. Si augura altresì che il Ministro, in sede di replica, voglia chiarire i profili della riforma dei provveditorati (con particolare riguardo all’utilizzazione del personale che attualmente vi opera) e conclude richiamando le assicurazioni fornite dal Ministro in ordine al regolare avvio del prossimo anno scolastico, che pure gli paiono in contraddizione con la possibilità, dal medesimo evocata, di consentire l’aggiornamento delle graduatorie fino al 31 dicembre 2000.

Il senatore NAVA richiama l’attenzione sulla scuola intesa come processo di educazione e formazione dei giovani: una prospettiva che mira a cogliere un profilo a suo avviso più essenziale, rispetto alla mera ingegneria istituzionale scolastica. Secondo tale prospettiva, emerge come la cultura educativa si dissolva oggi in agnosticismo ed incapacità di cogliere, nel caos etico, i segni del bene e del male nell’agire quotidiano. A questo malessere, confermato anche da recenti, dolorosi fatti di cronaca, la scuola concorre, in quanto non fornisce le coordinate fondamentali dell’aspirazione alla verità e al bene: elemento fondamentale della didattica corrente è ormai la mera cognitività, che marginalizza il relazionarsi e l’affettività, senza i quali di contro non vi è dialogo così tra le coscienze come al loro interno. Si pone pertanto l’esigenza di verificare tutto l’impianto culturale e pedagogico della scuola italiana, che sembra aver posto in oblio le ragioni dell’educazione, della condizione umana, di quella ricerca socratica cui anche Bobbio ha recentemente fatto richiamo. Per questo, è certamente opportuno che il Ministro esprima con nettezza quali orientamenti presiederanno alla riforma dei cicli e alla correlativa definizione di nuovi statuti oggettivi del sapere, a fronte dell’egemonica impronta tecnico-scientifica prevalente, che ha subordinato la vena creativa, artistica, poetica, religiosa, che pure per lungo tempo ha innervato nell’Occidente il processo umano di costruzione dell’identità. Una riforma dei cicli che non conducesse a un recupero di questa grande tradizione né rinvenisse un punto di equilibrio tra istruzione ed educazione, si rivelerebbe dunque – a suo avviso – inutile, specie ove di contro confermasse quale suo orizzonte esclusivo il primato della tecnica.
Rileva indi come la scuola di Stato abbia significato diniego di una concezione laica rettamente intesa, usurando il pluralismo e portando all’adattamento a una condizione in cui non vi è più dialettica sulle finalità educative, sulla modalità di realizzazione dei diritti all’interno della scuola né sull’incontro tra statualità e cittadinanza. Quanto alle prospettive di conferire maggiore prestigio alla professionalità docente, le recenti vicende del “concorsone” in relazione alla retribuzione integrativa confermano le difficoltà del mondo della scuola di adattarsi al divenire della società.
Ribadisce conclusivamente come nella scuola odierna non si sfugga a una razionalità fredda che pretermette la dimensione affettiva ed emotiva e dell’innocenza, abdicando a un primato della tecnica e della scienza che tutto racchiude in mondo freddo e realistico e che pare rievocare sinistri preannunzi di autodistruzione. Agli abitanti del XXI secolo deve essere invece dato orizzonte più alto, in cui trovi riconoscimento il problema della fede, della religiosità, le quali sono condizione di sopravvivenza della libertà e dell’armonia nell’umana coscienza, contro derive tecnico-scientifiche o irrazionalistiche (antitetiche a una bene intesa laicità) delle quali si è fatta portatrice la scuola pubblica italiana. Irrinunciabile, da questo punto di vista, è almeno la realizzazione, all’interno di quella medesima scuola, di una condizione fortemente autonomistica.

La senatrice PAGANO rileva come la scuola statale – o, più esattamente, pubblica – abbia garantito la pluralità nelle istituzioni, non già solo tra esse. Ed è, questo, elemento da salvaguardare, pur nel dibattito in corso su federalismo e devoluzione delle competenze statali. Per quanto concerne poi il complesso di riforme condotte nella legislatura in atto, con il concorso fattivo di tutte le forze politiche e contro un antico immobilismo, il punto da ritenersi centrale (e come tale confermato nella stessa esposizione del Ministro) è il superamento di una suddivisione in scuole “di serie A” e scuole “di serie B”. E’ stato invece affermato il principio della formazione integrata, scandita in un percorso fino a 18 anni di età che si svolge nella scuola o nella formazione professionale e nell’apprendistato, restituendo a queste ultime componenti una piena dignità, per lungo tempo negletta e non sempre, in passato, dalle stesse forze politiche della Sinistra sufficientemente avvertita. Per questo riguardo, è invero da porre forte attenzione all’attuazione della disciplina dell’obbligo formativo, regione per regione e, a monte, alla normazione statale regolamentare, che pare in ritardo per effetto del rallentato iter presso la Camera dei deputati del disegno di legge “collegato” in materia di formazione.
Rileva indi come, in merito alla riforma dei cicli scolastici, l’asse culturale sia già oggi delineato, anche per il contributo intellettuale recato dal professor De Mauro precedentemente alla sua nomina a Ministro. Tale configurazione verte infatti sui diritti di cittadinanza, di critica, di formazione ad una umanità complessiva, con attenzione anche al mondo del lavoro, senza che ne consegua peraltro una professionalizzazione dell’istruzione. Si tratta di una direzione adeguatamente definita, che pone al centro della scuola l’obbligo dell’educare e in esso i problemi della didattica, evitando di ricadere in una condizione in cui la scuola si configuri quale grande contenitore, da riempire di volta in volta a seconda delle esigenze più disparate.
Ricorda inoltre l’esperienza positiva (tale da configurare un vero successo) della riforma degli esami di Stato, anche alla luce del dispiegamento di forze, sia presso gli alunni sia presso gli insegnanti, che ha accompagnato tale innovazione legislativa, della quale rimangono peraltro da verificare la parte burocratica e l’aggravio di lavoro per i docenti nelle commissioni. Certo è che anche l’esito di tale innovazione rivela quanto la scuola sia cambiata negli ultimi anni, specie – aggiunge – attraverso il processo dell’autonomia. In questo mutamento (di cui, nella sua esperienza personale, la vicenda di una scuola elementare nel quartiere di Ponticelli a Napoli ha costituito nuova recente riprova), se vi è da salutare positivamente la grande risposta delle scuole all’idea portante del progetto di offerta formativa, di contro preoccupante è il limitato coinvolgimento dei genitori e, dunque, del territorio. Anche le sinergie degli enti locali presentano un andamento discontinuo, “a macchia di leopardo”, del quale può dirsi emblematica la vicenda del dimensionamento delle istituzioni scolastiche, in cui le esigenze didattiche delle scuole hanno spesso ceduto il passo ad interessi burocratici o ancor meno nobili, di spicciolo elettoralismo. Rimane, ad ogni modo, da dedicare il massimo sforzo alla definitiva conduzione a regime dell’autonomia scolastica.
Devono inoltre essere considerati – a suo avviso – altri elementi, quali: la configurazione del Centro europeo di documentazione educativa, che non deve essere istituto universitario ma struttura di efficace aiuto alla scuola, di risposta in tempo reale alle problematiche connesse al programma dell’offerta formativa e ai rapporti del territorio; la riforma del Ministero, con una efficiente modulazione territoriale, nella quale il personale amministrativo avrà ampie funzioni cui adempiere (auspicabilmente previa una riconversione professionale, anche con corsi di formazione, alla luce dei rapporti con le istituzioni scolastiche); la riforma dei cicli scolastici, con la definizione del relativo programma di progressiva attuazione, in cui sia comunque tenuto fermo l’avvio dell’autonomia a decorrere dal 1° settembre 2000, certo all’uopo coinvolgendo le scuole e gli insegnanti.
Ritiene poi debba essere affrontata la questione degli insegnanti, con un incremento retributivo che non deve tuttavia condurre all’abbandono dell’idea della valutazione, secondo l’indicazione che giunge dagli stessi docenti che hanno aderito allo sciopero contro il “concorsone”. Riguardo poi agli investimenti, specialmente nel settore dell’edilizia scolastica, congrue indicazioni sono attese dal Documento di programmazione economica e finanziaria, anche se va sottolineato come, rispetto al passato, lo strumento normativo costituito dalla legge n. 23 del 1996 rappresenti un innegabile passo avanti, ancorché non abbia sino ad oggi portato a rimuovere del tutto una condizione di disagio, soprattutto grave nel Mezzogiorno, in cui il 60 per cento degli istituti non sono ospitati in una sede scolastica degna di questo nome. Ancora, deve essere richiamata l’esigenza di compiuta realizzazione della multimedialità nelle scuole, intesa non quale logoramento di valori bensì quale acquisizione di fondamentali strumenti di comprensione (si pensi al computer o alla lingua straniera), consentendo a tutti di partecipare ad un medesimo linguaggio, secondo esigenze cui è particolarmente sensibile una Sinistra che vuole giustizia sociale, non diversità. Infine, contro l’analfabetismo di ritorno e per l’educazione permanente debbono essere realizzati centri territoriali, che inoltre facciano fronte alla questione della multietnicità.
Conclude rilevando come quelli suesposti siano tutti punti fondamentali che il nuovo Ministro eredita dal ministro Berlinguer e deve raccogliere, anche prendendo spunto da un dibattito politico che sia sereno e fonte di chiarezza per le scuole.

Il senatore BERGONZI registra anzitutto con soddisfazione che, dopo i primissimi anni di avvio, la riforma degli esami di Stato conclusivi della scuola secondaria superiore si è finalmente radicata, mettendo in luce i suoi aspetti positivi. Non va dimenticato, del resto, che il carattere sostanzialmente conservatore del nostro sistema formativo recepisce con difficoltà le innovazioni strutturali e necessita sempre di un periodo di assestamento. Le significative riforme che hanno caratterizzato la legislatura in corso (oltre a quella appena ricordata degli esami di Stato, anche la progressiva attuazione dell’autonomia e il riordino dei cicli) corrispondono d’altronde all’esigenza fondamentale di accrescere il livello formativo medio del Paese e, in tale prospettiva, occorre che il riordino dei cicli venga completato al più presto con il programma attuativo, affinché l’innalzamento dell’obbligo scolastico di un anno, operato dalla legge 20 gennaio 1999, n. 9, si inserisca sollecitamente nel suo contesto naturale e non rischi di determinare un incremento degli abbandoni scolastici.
Le riforme avviate hanno peraltro, prosegue il senatore Bergonzi, bisogno di supporti strutturali essenziali, fra cui in primo luogo la valorizzazione del corpo docente. La condizione degli insegnanti è rimasta infatti ingiustamente invariata nonostante l’ampio processo di riforma e rischia di divenire un freno all’applicazione delle riforme stesse. A tal fine, egli auspica il riconoscimento di un incremento retributivo per tutti i docenti, a fronte della maggiore quantità e qualità del lavoro da essi svolto negli ultimi anni, cui aggiungere una ulteriore aliquota in rapporto a progetti specifici, mirati ad esempio ai temi dell’integrazione ovvero di come fronteggiare la dispersione scolastica. A ciò si aggiunge l’esigenza di rafforzare la formazione (sia iniziale che continua) dei docenti, da combinarsi con il sistema di valutazione.
Il senatore Bergonzi ricorda poi i positivi interventi adottati nella corrente legislatura in favore del diritto allo studio attraverso le disposizioni relative alla gratuità dei libri di testo e a quelle contenute nella legge sulla parità scolastica che, complessivamente, assicurano la destinazione di 400 miliardi all’anno a tale finalità. Al riguardo, egli segnala tuttavia (preannunciando altresì una interrogazione) che alcune regioni adottano, in materia, provvedimenti avulsi dal contesto generale: la regione Lombardia ha ad esempio recentemente stanziato 90 miliardi (pari a circa un quarto dello stanziamento nazionale complessivo) per il diritto allo studio di 60-70.000 studenti delle scuole private, su un totale di 900.000 studenti nella regione, prevedendo un limite di reddito assai elevato (60 milioni annui per componente del nucleo familiare). Per il futuro, il presidente della regione Formigoni ha altresì dichiarato che conta di poter giungere allo stanziamento di ben 400 miliardi (pari all’intera cifra del finanziamento statale). Ciò si pone, a suo giudizio, in contrasto con la legislazione nazionale e con la stessa Costituzione e non può non spronare il Governo ad incrementare i fondi in favore del diritto allo studio nell’ambito della prossima manovra finanziaria.
Il senatore Bergonzi si sofferma quindi sui problemi legati all’edilizia scolastica, osservando che la legge n. 32 del 1996 ha rappresentato una positiva inversione di tendenza rispetto al passato, contrastando l’increscioso fenomeno della sovrapposizione fra il pagamento di mutui per interventi mai portati a termine e la corresponsione di affitti esosi. Ciò nonostante, manca attualmente un quadro di insieme delle opere realizzate attraverso tale legge e, a tal fine, egli ha promosso l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta che renda il legislatore edotto di quanto fin qui compiuto. Inoltre, poiché la legge n. 32 prevede finanziamenti per l’ammortamento di mutui, egli ritiene realistico operare – nell’ambito della prossima manovra finanziaria – un piccolo sforzo (pari a qualche decina di miliardi) che consenta l’accensione di mutui per centinaia di miliardi.
Egli esprime infine una forte preoccupazione per l’inizio del prossimo anno scolastico, dal quale avrà avvio l’autonomia. Ritiene infatti irrealistico che, in quelle regioni che non abbiano ancora elaborato il piano di dimensionamento, il commissario governativo possa in pochi giorni adempiere a tutti i passaggi procedurali; a ciò si aggiunge il dubbio che le graduatorie possano non essere pronte in tempo utile per l’attribuzione delle cattedre a partire dal 1° settembre. Auspica quindi che il Ministro ponga in essere tutte le azioni necessarie per ridurre l’impatto di detti innegabili elementi di difficoltà, che rischiano di condizionare il giudizio su riforme che hanno invece una straordinaria valenza positiva.

Interviene infine il senatore BISCARDI, il quale sottolinea la delicatezza del passaggio dalla stagione delle riforme a quella della loro progressiva attuazione, e prende atto con soddisfazione dell’ampio consenso manifestato quest’anno per la prima volta nei confronti dei temi indicati dal Ministero per gli esami di Stato, a testimonianza del favore con cui l’opinione pubblica guarda all’operato del ministro De Mauro.
Egli conferma poi quanto ha già avuto modo di sottolineare in ordine all’esigenza prioritaria di un ordinato inizio del prossimo anno scolastico, il cui presupposto è rappresentato dalla tempestiva formazione delle graduatorie per le nomine in ruolo, per quelle annuali, nonché per le supplenze. A tal fine, egli ribadisce la necessità di una significativa incentivazione economica, che induca il personale dell’Amministrazione scolastica a rinunciare al godimento delle ferie nel periodo estivo.
Egli si sofferma poi sul rapporto fra Amministrazione centrale e regioni con riferimento al piano di dimensionamento: occorre infatti chiarire l’orientamento del Ministero a fronte di eventuali richieste, da parte delle regioni, di oltrepassare i parametri prefissati; inoltre, appaiono meritevoli di una riflessione anche le forme del dimensionamento, atteso che – in alcuni casi – le verticalizzazioni sono risultate improprie.
Il senatore Biscardi richiama altresì l’attenzione del Ministro su alcuni temi specifici: la crescente richiesta di scuole materne statali; l’esigenza di assicurare valide alternative agli studenti che scelgano di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica; la sburocratizzazione della normativa relativa agli organici e la connessa opportunità di un vademecum per gli utenti; la corresponsione di un immediato riconoscimento economico al corpo docente, che ponga fine all’attuale situazione di incresciosa inferiorità che lo caratterizza rispetto agli altri dipendenti statali.
Quanto alle strategie di medio periodo, egli invita il Ministro a dare conto alla Commissione dei propri orientamenti relativamente all’elaborazione del programma quinquennale di attuazione della riforma dei cicli, in ordine al quale ritiene indispensabile che le opinioni degli operatori scolastici si confrontino costruttivamente con la volontà del Parlamento. Egli ricorda poi che la riforma dei cicli impone una nuova mappatura delle tipologie scolastiche relative al ciclo superiore, atteso che il ciclo di base dovrà invece essere presente capillarmente su tutto il territorio nazionale. In tale prospettiva, occorre aprire fin d’ora un confronto con le regioni, anche per evitare indirizzi stravaganti come quelli già segnalati dal senatore Bergonzi con riferimento alla corresponsione dei fondi per il diritto allo studio.
Egli si sofferma poi sulla riforma dell’organizzazione scolastica, per la quale invoca una certa gradualità soprattutto con riferimento ai dipartimenti regionali, anche nell’ottica di risolvere il problema del personale attualmente operante presso i Provveditorati, già sollevato nel corso del dibattito.
Ancora, sollecita uno stretto rapporto con il Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica ai fini dell’avvio delle scuole di specializzazione per gli insegnanti della scuola secondaria superiore previste dalla legge n. 341 del 1990, onde evitare ritardi nei bandi di concorso che possano dare vita alla formazione di nuovi fenomeni di precariato.
Egli espone infine alcune considerazioni di carattere generale: per quanto riguarda il rapporto fra istruzione e educazione, richiamato dal senatore Nava, stigmatizza l’affermazione di un socio-psicologismo di basso livello, che ha portato a trascurare la centralità dell’istruzione; con riferimento alla demotivazione degli operatori scolastici, egli invoca un ritorno ai contenuti originali dell’istruzione che, senza temere l’accusa di conservatorismo, eviti una smisurata estensione del tempo scolastico finalizzata a concedere spazi crescenti a materie non necessariamente oggetto dei programmi curricolari.

Concluso il dibattito, il ministro DE MAURO – riservandosi di replicare agli intervenuti in un’altra seduta – consegna alla Commissione una documentazione relativa all’istituzione della Commissione per il programma di riordino dei cicli, all’articolazione e coordinamento dei gruppi al suo interno, nonché all’istituzione di un gruppo di lavoro ministeriale su taluni aspetti del programma quinquennale.

(11 luglio 2000) Riprende il dibattito sulle comunicazioni del Ministro della pubblica istruzione, sospeso nella seduta del 4 luglio scorso, nel corso della quale – ricorda il PRESIDENTE – si era conclusa la discussione generale.

Agli intervenuti replica quindi dettagliatamente il ministro DE MAURO: al senatore Asciutti, che aveva preliminarmente chiesto conto dei criteri fissati dal Ministero per la redazione delle graduatorie del personale docente ai fini dell’immissione in ruolo, conferma l’individuazione di quattro fasce, nell’ambito delle quali occorrerà peraltro trovare idonea collocazione a coloro che, fra breve, termineranno i corsi presso le scuole di specializzazione per l’insegnamento.
Al senatore Brignone, che aveva sollevato il problema del cosiddetto “analfabetismo di ritorno”, fa presente che la rete dei centri territoriali si va progressivamente espandendo, attraverso un sempre più stretto raccordo con le regioni e gli enti locali, cui competono gli aspetti gestionali della questione. Quanto alla peculiarità del ruolo svolto dai capi di istituto e dai segretari amministrativi, anch’essa messa in luce dal senatore Brignone, egli comunica che il Ministero ha recentemente trasmesso all’ARAN una direttiva ai fini della stipula di un contratto confacente, una volta acquisito il quadro delle risorse finanziarie disponibili.
Il Ministro si sofferma poi sulla problematica del riordino dei cicli scolastici, richiamata in molteplici interventi: al riguardo, ricorda di aver già consegnato alla Commissione, nella seduta del 4 luglio, una documentazione relativa all’istituzione della commissione per il programma di riordino, all’articolazione e coordinamento dei gruppi al suo interno, nonché all’istituzione di un gruppo di lavoro ministeriale su taluni aspetti del programma quinquennale di attuazione della riforma. Ritiene altresì che, già dalle prossime settimane, gli sarà possibile inviare alla Commissione i verbali delle riunioni della commissione per il riordino, i documenti più significativi da quest’ultima prodotti, nonché le eventuali elaborazioni del gruppo di lavoro ministeriale (impegnato in particolare sui temi dell’edilizia, del riassetto del personale e su quelli finanziari). Conferma peraltro il pieno impegno del Ministero a sviluppare il più ampio confronto parlamentare anche prima della scadenza del termine per la presentazione del programma quinquennale di attuazione della riforma alle Camere.
Per quanto riguarda il disegno di legge relativo allo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica, su cui pure è stato sollecitato un pronunciamento, egli osserva che si tratta di un provvedimento di cui l’Assemblea del Senato ha già iniziato l’esame e che il Governo seguirà non tanto sotto il profilo sostanziale quanto sotto quello costituzionale, ritenendo pienamente legittimo che il Parlamento intenda eliminare la condizione di precariato in cui si trovano i docenti di religione, a condizione che siano rispettate le norme concordatarie e pattizie e sia assicurato un elevato livello formativo degli insegnanti.
Il Ministro esprime poi il suo personale apprezzamento per le affermazioni del senatore Lorenzi che, in controtendenza rispetto alle opinioni più diffuse, chiede un aumento del tempo scuola degli alunni della scuola elementare e una corrispondente riduzione del numero degli alunni per classe nei primissimi anni di tale segmento formativo. Al riguardo, nel richiamare la positiva esperienza olandese quanto al rapporto fra alunni e insegnanti, osserva tuttavia che il Ministero ha fra l’altro il compito di garantire i posti di lavoro degli insegnanti. Quanto poi alle considerazioni critiche dello stesso senatore Lorenzi sull’impegno del Governo a fornire a ognuno strumenti di aggiornamento professionale e culturale in nome del perseguimento di una ideale uguaglianza (che si scontrerebbe con il dovere per lo Stato di astenersi dall’imposizione di doveri troppo pervasivi), osserva che i servizi messi a disposizione dai centri territoriali rappresentano una possibilità offerta (non già una imposizione) nei confronti di coloro che – non certo per libera scelta – sono stati precocemente estromessi dal sistema formativo.
Dopo aver ringraziato la senatrice Bruno Ganeri per le parole di apprezzamento espresse, il Ministro risponde all’intervento di merito del senatore Asciutti, convenendo che il tempo a disposizione del Governo prima dell’appuntamento elettorale è effettivamente assai limitato. Proprio per questo, tuttavia, il Ministero sta procedendo a ritmi serrati, sulla base delle scadenze legislativamente fissate, in una prospettiva che va ben oltre il termine naturale della legislatura.
Egli rileva altresì che, in numerosi interventi, è stata richiamata l’esigenza di valorizzare più significativamente la funzione docente: al riguardo sottolinea come il Documento di programmazione economico-finanziaria recentemente trasmesso dal Governo alle Camere apra alcune prospettive positive, che occorrerà tradurre in concreto in un non facile percorso di sostegno al comparto scuola.
Rassicura infine il senatore Lombardi Satriani sulla presenza, nella commissione per il riordino dei cicli, di una componente del settore antropologico, di cui condivide pienamente la rilevanza.
Conclusa la replica analitica ai singoli interventi, il Ministro fornisce quindi alcune informazioni in ordine agli atti più recentemente adottati dal Ministero rispondendo con ciò ad alcuni degli interrogativi posti dal senatore Biscardi: è stato anzitutto definitivamente approvato in data odierna il decreto istitutivo delle quattro direzioni sperimentali per il passaggio dall’attuale struttura periferica dell’Amministrazione alla futura articolazione in direzioni regionali ed uffici territoriali di ambito provinciale o subprovinciale.
Su domanda del senatore BEVILACQUA, il ministro DE MAURO precisa che le quattro regioni interessate da detta sperimentazione sono: Sicilia, Lombardia, Liguria e Toscana.
Egli informa altresì che è al lavoro un gruppo di studio con il compito di elaborare modelli alternativi per l’organizzazione di dette direzioni regionali. Pur in assenza di alcuna prescrizione in tal senso, il Ministro manifesta peraltro piena disponibilità ad un serio confronto con i Presidenti delle regioni, ferma restando la responsabilità politica centrale per le scelte definitive.
Egli comunica poi alla Commissione che sono stati registrati dalla Corte dei conti i decreti di commissariamento delle regioni inadempienti ai fini del dimensionamento scolastico e sono state conseguentemente avviate le procedure sostitutive.
Quanto al regolamento di organizzazione del Ministero, da cui dipende evidentemente l’intero riassetto dell’Amministrazione, esso sarà esaminato venerdì prossimo dal Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva.
Il Ministro ribadisce poi di aver trasmesso all’ARAN un atto di indirizzo per avviare la contrattazione relativa alla dirigenza scolastica. Al Ministero del tesoro è stata invece chiesta una integrazione di fondi per corrispondere un riconoscimento al personale dei provveditorati impegnato, in questi mesi, in un lavoro di carattere straordinario connesso fra l’altro alla redazione delle nuove graduatorie. Analogamente, è stato richiesto al Tesoro un finanziamento aggiuntivo per corrispondere le retribuzioni al personale ATA supplente.
Non va altresì dimenticato, prosegue il Ministro, che alcune norme di estrema urgenza per l’avvio del prossimo anno scolastico sono contenute nel provvedimento collegato alla manovra finanziaria, all’esame della Camera dei deputati (atto Camera n. 6560). Nell’augurarsi una sollecita conclusione dell’iter di tale provvedimento, egli prefigura peraltro l’eventualità di un ricorso alla decretazione d’urgenza.
Nell’informare che il regolamento per l’elevazione dell’obbligo formativo al diciottesimo anno di età è stato definitivamente approvato dal Consiglio dei ministri, egli conferma infine l’impegno del Governo a favore della scuola dell’infanzia, sia di carattere generale ai fini di un rafforzamento complessivo del settore sia di carattere più specifico, per un incremento degli organici delle scuole materne statali.
Consegna conclusivamente alla Commissione un’ampia documentazione relativa agli impegni del Ministero per i prossimi mesi, nonché alle relative scadenze.

Il presidente OSSICINI ringrazia il Ministro per l’ampia replica e assicura che la documentazione consegnata sarà tempestivamente trasmessa a tutti i membri della Commissione. Indi, dichiara concluso lo svolgimento della procedura informativa.

7a Com. 5, 12 in sede consultiva, Schema di regolamento recante Organizzazione del Ministero per i beni e le attività culturaliIl 12 luglio 2000 la Commissione esprime parere favorevole con osservazioni e raccomandazioni.
7a Com. 6, 11, 13, 18 in sede consultiva,
Schema di decreto del Ministro della pubblica istruzione recante «Disposizioni concernenti criteri e parametri per la determinazione degli organici delle istituzioni scolastiche e educative»
Il 18 luglio 2000 la Commissione esprime il seguente parere favorevole con condizioni:

“La 7a Commissione permanente,
esaminato, ai sensi dell’articolo 40 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, lo schema del decreto in titolo,
premesso che tale schema prevede che l’efficacia dello stesso provvedimento sia limitata all’anno scolastico 2000-2001 e che la revisione dei criteri per la determinazione degli organici secondo la procedura contemplata dall’articolo 40, comma 4, della legge 27 dicembre 1999, n. 449, sia determinata con effetto dall’anno scolastico 2001-2002,
considerato quindi che il decreto si pone in stretta continuità normativo-giuridica con i precedenti decreti 24 luglio 1998, n. 331, e 6 agosto 1999, n. 200, con i quali, previo parere di questa Commissione, sono state dettate disposizioni applicative del richiamato articolo 40,
ritenuto di dover condividere le motivazioni poste alla base di tale scelta temporalmente limitata di considerare il prossimo anno scolastico come periodo necessario per verificare gli effetti prodotti dallo stesso provvedimento con particolare riferimento alla molteplicità di elementi non ancora definitisi compiutamente,
considerato che tra gli elementi innovativi una particolare attenzione deve essere posta in relazione al trasferimento di funzioni e di personale dagli enti locali allo Stato, ivi compreso quello da stabilizzare, in quanto adibito ai lavori socialmente utili di cui al decreto legislativo 28 febbraio 2000, n. 81, nonché in servizio per effetto di contratti di appalto,
rilevato che la determinazione degli organici è effettuata sulla base di criteri omogenei per quel che concerne i carichi di lavoro derivanti dal numero degli alunni, nonché in funzione delle peculiarità degli ordinamenti didattici degli ordini di istruzione e della capacità progettuale di ciascuna istituzione scolastica,
rilevato che lo schema di decreto contiene, nei principi generali, le linee programmatiche per pervenire alla determinazione di organici che, così come previsto per il personale docente, siano attribuiti alle scuole con efficacia non limitata al solo anno scolastico, in modo tale da garantire alle stesse istituzioni le migliori opportunità per la formulazione della progettazione educativa e didattica nell’ambito dell’autonomia scolastica,
ritenuto inoltre che la determinazione degli organici delle scuole ed istituti che fino al 31 dicembre 1999 avevano personale fornito dagli enti locali è definita congruamente rispetto a quelli delle altre istituzioni scolastiche, ma che per i circoli didattici si ravvisa l’opportunità, compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili, di prevedere criteri e parametri migliorativi rispetto a quelli indicati nella tabella 1 allegata al decreto,
rilevato, quindi, che la consistenza delle dotazioni previste nella relazione allegata al decreto risulta conseguente all’esigenza di garantire l’efficacia dei servizi delle istituzioni scolastiche ivi comprese quelle con personale trasferito allo Stato per effetto della legge n. 124 del 1999,
rilevato, inoltre, che talune disposizioni perseguono l’obiettivo della eliminazione della duplicazione di competenze,
esprime parere favorevole, con le seguenti condizioni:
che l’efficacia del decreto non sia limitata all’anno scolastico 2000-2001, ma sia protratta all’anno successivo al fine di garantire, senza soluzione di continuità, la prosecuzione della necessaria azione di verifica e di monitoraggio degli effetti prodotti dal decreto nell’eventualità che gli eventi enunciati nel preambolo dello stesso provvedimento, o parte di essi, si concretizzino oltre il termine del prossimo anno scolastico;
che siano previste, all’articolo 8 dello schema di decreto, ipotesi di utilizzazione da disciplinare in sede provinciale, qualora il personale estraneo all’Amministrazione risulti assegnato alle istituzioni scolastiche in entità preponderante, e quindi in contrasto con il criterio dell’efficacia della gestione delle risorse umane e professionali, rispetto al personale di ruolo dello stesso istituto, ovvero rispetto al numero dei posti della dotazione organica della medesima scuola;
che si evitino ingiustificate sperequazioni di natura territoriale;
con specifico riferimento all’articolo 4, che, ferma restando l’esigenza di evitare duplicazioni di competenze tra aree e profili professionali, in conformità a quanto disposto dall’articolo 40, comma 4, della legge n. 449 del 1997, si valuti l’opportunità di modificare la stesura dell’articolo per renderla conforme alle norme del vigente Contratto collettivo nazionale integrativo”.

(6 luglio 2000) (Il relatore) sottolinea anzitutto come il provvedimento in titolo si riferisca esclusivamente alla determinazione degli organici del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA) delle istituzioni scolastiche ed educative, atteso che la determinazione degli organici del personale docente sarà oggetto di distinto decreto. Ciò, anche in considerazione della particolare fase di transizione di tale personale che, ai sensi dell’articolo 8 della legge n. 124 del 1999, è passato alle dipendenze dello Stato.
L’esigenza di procedere alla modifica dei criteri e dei parametri per la determinazione degli organici nasce peraltro, ricorda il relatore, dall’articolo 40 della legge n. 449 del 1997 che, a tal fine, faceva rinvio alle modalità di cui all’articolo 31 del decreto legislativo n. 29 del 1993. Finora, le dotazioni organiche sono state infatti determinate secondo i criteri e i parametri contenuti nel Testo unico delle disposizioni in materia di istruzione approvato con decreto legislativo n. 297 del 1994, nel quale sono confluite le norme in materia risalenti al 1974. E’ pertanto innegabile l’esigenza di razionalizzare il costo del lavoro del personale e redistribuire le risorse fra le istituzioni scolastiche dei vari ordini e gradi, tanto più in considerazione della devoluzione di competenza alle singole scuole conseguente al regolamento sull’autonomia scolastica, che renderà i carichi di lavoro nelle singole istituzioni più omogenei.
Il relatore ricorda poi che, per la rideterminazione degli organici, l’articolo 31 del decreto legislativo n. 29 prevede un regolamento da approvarsi con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta dei Ministri della pubblica istruzione, del tesoro e della funzione pubblica; il Governo ha invece optato per una procedura diversa, rappresentata da un decreto ministeriale da emanarsi previo parere delle Commissioni parlamentari. Ciò in considerazione dell’opportunità di rinviare all’anno scolastico 2001-2002 l’emanazione di criteri e parametri definitivi per la determinazione degli organici in questione, in presenza di elementi non ancora definitisi compiutamente e, corrispondentemente, in assenza di altri che si concretizzeranno nel prossimo futuro: fra questi, il relatore ricorda la mancata approvazione del piano di dimensionamento in talune regioni, il regolamento sull’autonomia, l’acquisizione di nuove competenze da parte dei servizi di segreteria conseguenti alla riforma del Ministero, lo stesso passaggio del personale ATA dagli enti locali allo Stato. Nel corso dei lavori preparatori per la revisione degli organici, si è pertanto gradualmente maturato il convincimento di emanare, per il momento, un atto con effetto limitato al prossimo anno scolastico, onde poter utilizzare tale lasso di tempo per la verifica degli effetti prodotti dalle norme proposte, nonché definire più efficacemente le innumerevoli esigenze di un settore nevralgico. In tale prospettiva, il Governo ha optato per lo strumento del decreto ministeriale, analogamente a quanto operato nel 1998 (quando, con il decreto ministeriale n. 331, sono stati posti in essere interventi di riorganizzazione della rete scolastica, formazione delle classi e determinazione degli organici finalizzati alla riduzione del 3 per cento del personale in servizio al 31 dicembre 1997 imposta dalla manovra finanziaria per il triennio 1997-1999) e nel 1999 (allorché, con il decreto ministeriale n. 200, sono stati adottati ulteriori correttivi proprio in merito alla determinazione degli organici del personale ATA).
Nel convenire con la scelta operata dal Governo, il relatore sollecita pertanto una rapida conclusione dell’iter del provvedimento, richiamando in particolare le problematiche peculiari dei convitti nazionali.

7a Com. 5, 13, 18, 19, 20 in sede consultiva, Schema di decreto del Ministro della dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica sulle classi delle lauree universitarieIl 20 luglio la Commissione esprime parere favorevole condizionato e con osservazioni.

26 luglio Elezioni RSU

L’ARAN, con nota del 26 luglio 2000, ha comunicato al MPI l’attivazione della procedura prevista dall’Accordo-Quadro del 7.8.1998 per le elezioni delle Rappresentanze Sindacali Unitarie della Scuola indette con Protocollo d’intesa 19.01.99, trasformato in Decreto Legge n. 5 del 22.01.99 e convertito in Legge n. 69 del 24.03.99, sottoscritto dall’ARAN e dalle Confederazioni CGIL, CISL, UIL, CONFSAL, CISAL e UGL.

Riportiamo di seguito la nota delll’ARAN del 26 luglio 2000:

Oggetto: elezioni delle RSU nel comparto scuola

Come noto, in applicazione di quanto previsto dagli artt.47 e 47. bis del D.Lgs.28/1993 sui criteri di rappresentanza delle OO.SS., l’Aran ha stipulato in data 7 agosto 1998 un accordo quadro per lo svolgimento delle elezioni delle RSU in tutto il pubblico impiego.
Successivamente il decreto legge 22.1.1999, n. 5, convertito in legge 24.3.1999, n. 69 ha concesso per il comparto Scuola una deroga temporale al disposto di cui ai citati artt. 47 e 47-bis del D.Lgs. 29/1993, prevedendo lo svolgimento delle elezioni nel comparto Scuola dal 13 al 16 dicembre 2000, come previsto dal Protocollo di accordo del 19.1.1999.
Questa Agenzia ha tenuto una serie di incontri con le OO.SS. della scuola per verificare se vi fossero richieste di integrazione dell’Accordo quadro da parte sindacale.
Le OO.SS. non sono, però, pervenute ad un accordo unitario sulle modifiche e/o integrazioni da proporre all’Accordo quadro suindicato.
Alla luce di quanto sopra, appare chiaro che le elezioni delle RSU non possono che svolgersi nei termini previsti dall’Accordo quadro del 7.8.1998 e dal Protocollo del 19.1.1999, senza alcuna modifica, come già concordato nell’incontro ARAN-MPI svoltosi alcune settimane or sono.
A tal fine si rammenta che la data delle elezioni (nei predetti giorni 13-16 dicembre p.v.) è già stata resa nota mediante annuncio pubblicato sulla G.U. n. 18 del 23.1.1998 (allegato 1).
Per rendere possibile le elezioni alla data predetta occorre che le operazioni elettorali vengano avviate non più tardi del 25 ottobre p.v. e in tal caso la tempistica è quella di cui all’allegato 2. In caso di anticipazione la tempistica dovrà essere comunque correlata ai tempi che l’Accordo quadro del 7.8.1998 prevede, e indicati in via generale nell’allegato n 3.
Si ricorda, altresì, che per consentire alle 00.SS. rappresentative nel comparto la presentazione delle liste, codesto Ministero è tenuto, a norma dell’art. 2, c.l, parte prima, del predetto accordo del 7.8.1998, a notificare alle stesse – entro e non oltre il 28.9.2000 – l’elenco degli istituti e scuole che saranno sedi dell’elezione delle RSU; copia di tale elenco dovrà essere inviata anche a questa Agenzia, per la costituzione dell’anagrafe delle sedi ai fini della rilevazione dei dati elettorali.
Gli ulteriori, necessari adempimenti saranno definiti concordemente, come già convenuto nei precedenti incontri.

Nel settore Archivio di Educazione&Scuola:

nota 26 luglio 2000, Prot. n 2631/DM
Contratto Collettivo Decentrato Nazionale concernente le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie del personale dirigente scolastico
Contratto Collettivo Decentrato Nazionale concernente le utilizzazioni del personale A.T.A. con rapporto di lavoro a tempo parziale
Anno Scolastico 2000/2001

nota 25 luglio 2000, Prot.n.8860/ DIV. I
Corsi di formazione per il conferimento della qualifica dirigenziale ai capi d’istituto. Attestazione della partecipazione dei capi d’istituto alle attività formative

circolare 25 luglio 2000, n. 188
Disposizioni per la liquidazione delle competenze al personale assunto con contratto a tempo indeterminato o determinato nell’a.s. 2000/2001

telefax 24 Luglio 2000, Prot.n.D1/5761
O.M.n.153 del 30.5.2000 – Concorsi soli titoli ai ruoli provinciali ex III e IV qualifica del personale A.T.A. della scuola

circolare 21 luglio 2000, n. 187
Istruzioni amministrativo-contabili per le istituzioni che acquistano personalità giuridica a decorrere dal 1° settembre 2000

telefax 21 luglio 2000, Prot.n.D1/5633
O.M. n. 153 del 30.5.2000 – Concorsi soli titoli ai ruoli provinciali ex III e IV qualifica del personale A.T.A. della scuola

decreto Solidarietà Sociale 21 luglio 2000, n. 278
Regolamento recante disposizioni di attuazione dell’articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, concernente congedi per eventi e cause particolari

20 luglio Passaggio personale ATA degli EE.LL. allo Stato
Accordo in applicazione dell’art. 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124

legge 20 luglio 2000, n. 211 (in GU 31 luglio 2000, n. 177)
“Istituzione del “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”

20 luglio Regolamento Supplenze e Graduatorie Permanenti

Il MPI, acquisita l’approvazione da parte della Corte dei Conti, emana il Regolamento recante norme sulle modalità di conferimento delle supplenze al personale docente ed educativo ai sensi dell’articolo 4 della legge 3 maggio 1999, n.124.

Con la Nota 10 luglio 2000, Prot. D7/2276, il MPI, nel quadro delle problematiche relative all’avvio dell’anno scolastico 2000/2001, segnala che “(…) iniziative sono state avviate anche sul piano legislativo, con la proposta di uno specifico emendamento, da inserire nel collegato alla legge finanziaria 2000 (o, se necessario, con provvedimento legislativo d’urgenza), al fine di rendere possibili le operazioni di nomina in ruolo anche per le graduatorie definitive eventualmente approvate in data successiva al 31 agosto 2000 e comunque entro il 31 dicembre 2000.”

Si riporta di seguito il comunicato MPI del 20 luglio 2000:

E’ stato emanato, in attuazione della delega prevista dalla legge 124/99, il regolamento che disciplina il conferimento delle supplenze al personale insegnante.
Questo provvedimento, strettamente collegato al regolamento sulla formazione delle graduatorie permanenti, disciplina tutta la materia delle supplenze annuali e temporanee.
In particolare, il regolamento prevede che, per le supplenze annuali e fino al termine delle attività didattiche, vengano nominati i docenti inclusi nelle graduatorie provinciali permanenti mentre per le supplenze brevi si attingerà alle graduatorie delle singole scuole.
Il regolamento detta anche nuove disposizioni per la formazione di queste ultime graduatorie. Tra le novità più importanti si segnala sia la competenza data al capo di istituto di stipulare contratti di lavoro per tutti i tipi di supplenza, sia l’introduzione graduale dell’informatizzazione delle procedure.
In attuazione del regolamento dovrà essere emanato un decreto del Ministro della Pubblica Istruzione che fisserà i termini entro i quali gli aspiranti alle supplenze dovranno presentare le domande per essere inclusi nelle graduatorie di istituto.

In Educazione&Scuola:

ordinanza 19 luglio 2000, n. 185
Mobilità territoriale del personale A.T.A. delle Accademie e dei Conservatori di Musica – Anno Accademico 2000/2001

nota 18 luglio 2000, Prot. D1/5463
Servizio di sostegno prestato nella soppressa classe di concorso 41/A

circolare INPS 17 luglio 2000, n. 133
Benefici a favore delle persone handicappate. Legge 8 marzo 2000, n. 53. Art. 33, commi 1, 2, 3 e 6 della legge n. 104/92

circolare Funzione Pubblica 17 luglio 2000, n. 9 (in GU n. 172 del 25 luglio 2000)
Settimana europea 2000 per la sicurezza e la tutela della salute sul lavoro

01 – 15 luglio Esami

Gli esami di Stato si svolgono, in ragione di quanto previsto dall’art 12 dell’OM 31/00, secondo il seguente calendario:

dal 3 luglio Prove suppletive:– 3 luglio (prima prova scritta)

– 4 luglio, con eventuale prosecuzione nei giorni successivi relativamente alle prove dei licei artistici e degli istituti d’arte (seconda prova scritta)– secondo giorno successivo all’effettuazione della seconda prova scritta e proseguono, nei casi previsti, nei giorni successivi, ad eccezione del sabato (terza prova scritta)

Data variabile Due giorni prima della data di inizio dello svolgimento del colloquio (esclusi dal computo le domeniche e i giorni festivi intermedi) la commissione rende noti i punteggi delle prove scritte ed il calendario dei colloqui mediante pubblicazione all’albo.
E’ facoltà di ogni candidato richiedere alla commissione di conoscere il punteggio attribuito alle singole prove. La commissione riscontra tale richiesta entro il giorno precedente la data fissata per il colloquio del candidato interessato.
Svolgimento Colloquio (art. 16, OM 31/00).

Per l’espletamento dei colloqui, vengono convocati per primi, in base a sorteggio, i candidati interni; successivamente, sempre in base a sorteggio, i candidati esterni. Il numero dei candidati che sostengono il colloquio, per ogni giorno, non può essere di norma superiore a cinque.

Riportiamo di seguito i comunicati stampa del MPI relativi all’esito degli esami di stato:

(Roma, 13 luglio 2000) Ha superato l’esame di Stato il 96,03% dei candidati; lo scorso anno la percentuale fu pari al 94,6%.
Il dato è parziale e si riferisce a oltre un terzo dei candidati. Sulla fascia minima del punteggio (60/100) si colloca il 12,6% dei candidati, registrando una lieve flessione rispetto allo scorso anno (13,4%). Nelle fasce più alte il 5,5% dei candidati raggiunge i 100 punti, mentre l’8,6% si colloca nella fascia 91-99/100.
Oltre la metà dei candidati (57%) si colloca nella fascia medio-bassa del punteggio tra i 61 e gli 80/100.
Va tenuto conto del fatto che in queste cifre non sono compresi gli oltre 10.000 candidati esterni (pari al 3%) che non hanno superato l’esame preliminare.
La tendenza al miglioramento nelle prestazioni degli studenti, già anticipata dagli esiti delle prove scritte, si conferma nei risultati finali.

(Roma, 3 luglio 2000) Dai dati affluiti al ministero, relativi a un campione pari al 51 per cento dei candidati di tutte le province, emerge che i risultati conseguiti dai candidati alle prove scritte registrano un andamento positivo. Sulla base di tali esiti si può affermare che la grande maggioranza dei candidati conseguirà il dipoloma finale.
La distribuzione dei punteggi tra le fasce di voto considerate, dimostra una notevole riduzione, rispetto allo scorso anno, dei punteggi negativi: solo lo 0,5 per cento non raggiunge i 18 quarantaciquesimi e il 4,2 raggiunge i 24 punti collocandosi perciò nella fascia negativa. Aumentano rispetto allo scorso anno i candidati che raggiungono 29 punti su 45, pari al 17,9 per cento; costoro pur presentando dei margini di rischio potranno tuttavia recuperare con in sede di colloquio, soprattutto se dispongono di un buon credito scolastico.
Più equilibrata appare la ripartizione dei punteggi nella scala positiva cioè dai 30 fino ai 45 punti. Raggiunge la fascia più alta l’11,4 per cento (9,05% nel ’99), a tale incremento corrisponde un lieve calo dei punteggi che vanno da 31 a 40. Appare così evidente che le commissioni hanno affinato le loro tecniche di valutazione, riuscendo a valorizzare le capacità acquisite dagli studenti nella produzione delle prove scritte. Anche sul versante più delicato della valutazione il nuovo esame sta dimostrando, dunque, una buona tenuta.

ESAME DI STATO 1998/1999
Rilevazione esiti prove scritte

Il campione esaminato riguarda 263.153 alunni, pari al 55,17% circa dei candidati

Fascia di voto N. candidati Percentuale
3-18 2.710 1,03
12-23 23.184 8,81
24-29 19.342 7,35
30 23.394 8,89
31-35 99.682 37,88
36-40 71.025 26,99
41-45 23.815 9,05

Dati relativi alle seguenti province:
Torino, Cremona, Lecce, Taranto, Caltanissetta, Vercelli, Agrigento, Milano, Trieste, Gorizia, Pordenone, Sondrio, Lecco, Pesaro, Isernia, Pavia, Vicenza, Potenza, Messina, Napoli, Roma, Chieti, Brindisi, Viterbo, Latina, Palermo, Salerno, Avellino, Benevento, Reggio Emilia, Bologna, Cagliari, Siracusa, Frosinone, Firenze, Caserta, Bergamo, Reggio Calabria, Bari, Genova, Venezia, Padova, Udine, Verona, Matera, Massa Carrara, Rieti, L’Aquila, Savona, La Spezia, Arezzo, Prato, Siena, Campobasso, Brescia, Pescara, Catania, Livorno, Catanzaro, Como, Ragusa.

ESAME DI STATO 1999/2000
Rilevazione esiti prove scritte

Il campione esaminato riguarda 212.968 alunni, pari al 51% circa dei candidati di tutte le province

Fascia di voto N. candidati Percentuale
3-18 982 0,5
19-24 8.984 4,2
25-29 38.144 17,9
30 14.008 6,6
31-35 73.830 34,7
36-40 52.814 24,8
41-45 24.206 11,4

Dettaglio della rilevazione effettuata per tipologia d’istituto

Fascia di voto Istruzione classica Istruzione tecnica Istruzione professionale Istruzione Artistica Totale
3-18 292 450 236 4 982
19-24 2.986 4.002 1898 98 8.984
25-29 12.606 17.016 7.962 560 38.144
30 4.578 6.542 2.634 254 14.008
31-35 26.820 31.736 13.342 1.932 73.830
36-40 22.158 21.358 7.762 1.536 52.814
41-45 12.578 8.498 2.400 730 24.206
Totali 82.018 89.602 36.234 5.114 212.968

In Educazione&Scuola:

14 luglio Riordino MPI

Il Consiglio dei Ministri del 14 luglio 2000 ha approva definitivamente il Regolamento sul riordino del Ministero della Pubblica Istruzione:

Riportiamo di seguito i comunicati stampa del Consiglio dei Ministri e del MPI:

(Comunicato CdM n. 16) Il Consiglio dei Ministri ha approvato (…) su proposta del Ministro della Pubblica Istruzione, De Mauro:
– un regolamento che disciplina l’organizzazione del Ministero, nelle sue articolazioni funzionali (Gabinetto, Ufficio legislativo, Controllo interno, altri Uffici di diretta collaborazione con il Ministro). A livello centrale sono previsti due Dipartimenti (sviluppo dell’istruzione e servizi nel territorio) e tre Servizi (affari economici, automazione informatica, comunicazione), mentre a livello periferico gli Uffici scolastici regionali si articoleranno per funzioni e sul territorio; a tale fine saranno istituiti i direttori regionali generali e a livello provinciale con possibilità di articolazione subprovinciale, servizi di consulenza e supporto alle istituzioni scolastiche anche per funzioni specifiche.
Gli Uffici scolastici regionali assorbiranno le attuali sovrintendenze scolastiche regionali e i provveditorati agli studi.
Sul regolamento, che non comporta nuovi oneri finanziari, si sono pronunciati le competenti Commissioni parlamentari, il Consiglio di Stato e le organizzazioni sindacali; (…)

(Comunicato MPI, 14 luglio 2000) Il Consiglio dei Ministri ha approvato questa mattina, in via definitiva, il regolamento sulla nuova organizzazione del Ministero della Pubblica Istruzione. Il riordino risponde all’esigenza di adeguare le strutture ministeriali centrali e periferiche al nuovo assetto complessivo del sistema formativo fondato sull’autonomia delle istituzioni scolastiche. Autonomia che avrà applicazione a partire da 1 settembre del corrente anno.
La nuova struttura organizzativa a livello centrale avrà essenzialmente funzioni di indirizzo, coordinamento e programmazione del sistema d’istruzione; mentre quella a livello periferico sarà incentrata sulla nuova figura del direttore generale, si articolerà in Uffici Scolastici Regionali e avrà funzioni di supporto e sostegno alle istituzioni scolastiche autonome, di cura dei rapporti con le amministrazioni regionali e con gli enti locali, con le università e le agenzie formative. Tali uffici fungeranno da anello di congiunzione tra ministero e istituzioni scolastiche autonome: ad essi tra l’altro sono assegnate le funzioni amministrative già di competenza del ministero, e non demandate alle istituzioni scolastiche autonome, tra le quali l’assegnazione delle risorse finanziare e del personale.

A livello centrale sono previsti due dipartimenti e tre servizi.

  • Il Dipartimento per lo sviluppo dell’istruzione.
    Esso si articolerà nelle seguenti aree:
    a) ordinamenti scolastici, compresi esami, certificazioni, titoli di studio, ricerca e innovazione;
    b)formazione e aggiornamento del personale della scuola;
    c) relazioni internazionali inclusa la collaborazione con l’Unione Europea.
  • Il Dipartimento per i servizi nel territorio.
    Esso si articolerà nelle seguenti aree:
    a) indirizzi per l’organizzazione dei servizi nel territorio;
    b) istruzione post secondaria, educazione e istruzione permanente degli adulti e percorsi integrati;
    c) personale della scuola e dell’amministrazione;
    d) status dello studente, politiche giovanile e rapporti scuola sport.
  • I tre Servizi, non equiparati ai dipartimenti, svolgeranno funzioni di comune interesse ai dipartimenti stessi, relativamente alle materie per gli affari economico – finanziari, per l’informatizzazione e per la comunicazione.

A livello periferico, gli Uffici scolastici regionali si articoleranno per funzioni e sul territorio. A tal fine saranno istituiti, a livello provinciale con possibilità di articolazione subprovinciale, servizi di consulenza e supporto alle istituzioni scolastiche anche per funzioni specifiche. Gli Uffici scolastici regionali assorbiranno le attuali sovrintendenze scolastiche regionali e i provveditorati agli studi.

Nel settore Archivio di Educazione&Scuola:

decreto 14 luglio 2000
Istituzione dell’Osservatorio Permanente per l’integrazione scolastica delle persone in situazione di handicap

decreto 13 luglio 2000, n. 182
Esami di stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore. Sessione straordinaria. Anno scolastico 1999-2000

nota 13 luglio 2000, Prot.n. 2305/DM
Contratto Collettivo Decentrato Nazionale concernente le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie del personale docente, educativo ed A.T.A. per l’anno scolastico 2000/2001

decreto Presidente della Repubblica 12 luglio 2000, n. 257 (in GU 15 settembre 2000, n. 216)
Regolamento di attuazione dell’articolo 68 della legge 17 maggio 1999, n. 144, concernente l’obbligo di frequenza di attività formative fino al diciottesimo anno di età

nota 12 luglio 2000, Prot.n. 138/VM
Oggetto: Organici e mobilità personale A.T.A. – a.s.2000-2001 –

11 luglio 2000
Contratto Collettivo Decentrato Nazionale concernente le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie del personale docente, educativo ed A.T.A.

circolare 11 luglio 2000, n. 181
Domande di dimissioni volontarie del personale del comparto scuola in situazione di esubero

ordinanza 11 luglio 2000, n.180
Esami di abilitazione all’esercizio delle arti sanitarie ausiliarie di odontotecnico e di ottico

circolare 11 luglio 2000, n. 179
Trasmissione O.M. n. 178 concernente disposizioni in materia di mobilità territoriale del personale dell’area docente per l’anno accademico 2000/2001

decreto 10 luglio 2000, n. 177
Accreditamento dei soggetti che offrono formazione per il personale della scuola e di riconoscimento delle associazioni professionali e delle associazioni disciplinari collegate a comunità scientifiche quali soggetti qualificati per attività di formazione

decreto 10 luglio 2000, n. 176
Domanda di cessazione anticipata dal servizio personale in esubero

nota 10 luglio 2000, Prot. D7/2276
Problematiche relative all’avvio dell’anno scolastico 2000/2001. Graduatorie permanenti previste dagli artt. 1, 2, 6 e 11, comma 9, della legge 5 maggio 1999, n. 124

circolare 10 luglio 2000, Prot. n. 2275
Provvedimento sulla programmazione delle assunzioni a tempo indeterminato del personale della scuola per l’anno 2000/2001

lettera circolare 10 luglio 2000, Prot. n. 6676/B/1/A
Esami di Stato. Pubblicazione dei risultati. Certificazione da rilasciare in esito agli esami di Stato

circolare INPDAP 10 luglio 2000, n. 35
Disciplina del diritto al lavoro dei disabili – Aspetti contributivi

circolare INPDAP 10 luglio 2000, n. 34
Legge quadro n. 104 del 5/2/1992 per l’assistenza, l’integrazione sociale ed i diritti delle persone handicappate. La disciplina di cui agli artt. 1, 3, 4, 33 e le innovazioni introdotte dagli artt. 19 e 20 della Legge n. 53 del 8/3/2000

circolare Ministero del Lavoro 7 luglio 2000, n. 43
Art. 12, legge 8 marzo 2000, n. 53, recante disposizioni in materia di flessibilità dell’astensione obbligatoria nel periodo di gestazione e puerperio della donna lavoratrice

07 luglio Regolamento Obbligo Formativo

Il Consiglio dei Ministri del 7 luglio 2000 approva il Regolamento di attuazione dell’articolo 68 della Legge 19 maggio 1999, n. 144, relativo all’obbligo di frequenza di attività formative fino ai diciotto anni, stanziando cinquecento miliardi a tal fine (430 miliardi a valere sul fondo sull’occupazione, 30 miliardi a valere sulla legge n.440/97 sull’ampliamento dell’offerta formativa, 40 miliardi sui fondi CIPE per realizzare progetti integrati di istruzione e formazione nel Mezzogiorno).

Riportiamo di seguito un estratto dei comunicati del CdM (n. 15) e del MPI:

Il Consiglio ha inoltre approvato i seguenti provvedimenti:
su proposta dei Ministri della Pubblica Istruzione, De Mauro, del Lavoro, Salvi, e del Tesoro, Visco:
– un regolamento di attuazione dell’articolo 68 della legge n.144 del 1999, relativo all’obbligo di frequenza di attività formative fino al diciottesimo anno di età.
In particolare i quindicenni che concludono l’obbligo scolastico hanno tre possibilità:
– la prosecuzione degli studi;
– la frequenza di corsi di formazione professionale regionali;
– l’apprendistato, caratterizzato dall’alternanza formazione-lavoro.
Una ulteriore possibilità è rappresentata da percorsi integrati di istruzione e formazione, che consentono sulla base di intese tra sistema scolastico e quello formativo, di conseguire contemporaneamente il diploma d’istruzione e una qualifica professionale regionale. Tali opportunità possono essere estese anche ai giovani che non hanno compiuto i 18 anni.
Il regolamento prevede, altresì, modalità per facilitare i passaggi da un sistema all’altro, attraverso il riconoscimento dei crediti di istruzione o di formazione. In tutti i percorsi integrati e in quelli finalizzati al conseguimento di una qualifica professionale (nei corsi regionali o nell’esercizio dell’apprendistato) i giovani saranno formati sulla prevenzione e tutela della salute, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e, infine, sull’organizzazione del lavoro in relazione all’ambito professionale di riferimento.
Le istituzioni scolastiche hanno già predisposto l’anagrafe delle scelte compiute dai giovani quindicenni e le stanno comunicando ai Centri per l’impiego per il tramite dei competenti organismi regionale e/o provinciali.
Spetta ai Centri per l’impiego (in base all’accordo tra Stato, Regioni e Autonomie locali definito il 2 marzo 2000) organizzare azioni di informazione e orientamento per l’assolvimento dell’obbligo formativo al di fuori del sistema scolastico.
Per la realizzazione dell’obbligo formativo sono stanziati 500 miliardi, di cui 40 sui fondi CIPE, per realizzare progetti integrati di istruzione e formazione nel Mezzogiorno, con particolare riferimento alle esigenze di sviluppo e innovazione tecnologica nella stessa area; (…)

(Roma, 7 luglio 2000) “Mentre è avviato il riordino dei cicli e dei curricoli scolastici, una nuova possibilità è immediatamente offerta a tutti giovani: la formazione fino a 18 anni. La formazione è ormai un obbligo”, lo ha dichiarato il ministro della Pubblica Istruzione Tullio De Mauro.
“Per la prima volta anche in Italia i giovani avranno la possibilità di scegliere dopo l’obbligo scolastico tra la prosecuzione della formazione: a scuola, sul lavoro o nel canale della formazione professionale. Non più canali di serie A, B e C, – ha aggiunto De Mauro – ma tutti considerati equivalenti. In tal modo la cultura del lavoro viene collegata al tradizionale studio scolastico, dall’altra parte si elevano i livelli culturali di base nella formazione professionale e nell’apprendistato”
Il consiglio dei ministri ha approvato, infatti, questa mattina il regolamento attuativo della legge n.144/99 articolo 68, relativo all’obbligo di frequenza di attività formative fino al diciottesimo anno di età.
I giovani quindicenni che a giugno hanno concluso l’obbligo scolastico hanno tre possibilità:

  • la prosecuzione degli studi;
  • la frequenza di corsi di formazione professionale regionali;
  • l’apprendistato, caratterizzato dall’alternanza formazione lavoro.
  • Un ulteriore possibilità è rappresentata da percorsi integrati di istruzione e formazione che consentono, sulla base di intese tra sistema scolastico e formativo di conseguire contemporaneamente il diploma d’istruzione e una qualifica professionale regionale. Tali opportunità possono essere estese anche ai giovani che non hanno compiuto i 18 anni.
    Il regolamento prevede anche modalità per facilitare i passaggi da un sistema all’altro, attraverso il riconoscimento dei crediti d’istruzione o di formazione.
    In tutti i percorsi integrati e in quelli finalizzati al conseguimento di una qualifica professionale (nei corsi regionali o nell’esercizio dell’apprendistato) i giovani saranno formati sulla prevenzione e tutela della salute, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e, infine, sull’organizzazione del lavoro in relazione all’ambito professionale di riferimento.
    Le istituzioni scolastiche hanno già predisposto l’anagrafe delle scelte compiute dai giovani quindicenni e le stanno comunicando ai Centri per l’impiego per il tramite dei competenti organismi regionale e/o provinciali. Spetta ai Centri per l’impiego, in base all’accordo tra Stato, Regioni e Autonomie locali del 2 marzo 2000, organizzare azioni di informazione e orientamento per l’assolvimento dell’obbligo formativo al di fuori del sistema scolastico.
    Per la realizzazione dell’obbligo formativo sono stanziati: 430 miliardi a valere sul fondo sull’occupazione, 30 miliardi a valere sulla legge n.440/97 sull’ampliamento dell’offerta formativa, 40 miliardi sui fondi CIPE per realizzare progetti integrati di istruzione e formazione nel Mezzogiorno, con particolare riferimento alle esigenze di sviluppo e innovazione tecnologica nella stessa area.

    Nel settore Archivio di Educazione&Scuola:

    Obbligo Scolastico e Formativo

    nota 6 luglio 2000, Prot.n.4338
    Mobilità intercompartimentale volontaria del personale scolastico – Art.33 D.L.vo 29/1993

    nota 6 luglio 2000, Prot. n.133/VM
    A.S.2000/2001 – Determinazione organici personale docente- Schema di decreto ministeriale

    nota 6 luglio 2000, Prot. 3368
    Progetto “Dalle storie alla storia”

    nota 5 Luglio 2000, Prot. D7/2222
    Personale della scuola – Attività connesse alla formazione delle graduatorie permanenti

    decreto Presidente Consiglio Ministri 4 luglio 2000, n. 226 (in GU 17 agosto 2000, n. 191)
    Regolamento recante conferma con modificazioni del decreto del Presidente del Consiglio dei
    Ministri 5 agosto 1999, n. 320 concernente disposizioni di attuazione dell’art. 27 della legge
    23 dicembre 1998, n. 448, sulla fornitura gratuita o semigratuita di libri di testo

    Educazione&Scuola©

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