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Auguri e sempre al vostro fianco: il ministro scrive al popolo dell’istruzione

da Tecnica della Scuola

Auguri e sempre al vostro fianco: il ministro scrive al popolo dell’istruzione
Auguri a tutti, scrive il ministro, nel corso del mandato ce l’ho messa tutta per migliorare l’istruzione, ma… . Nel confermare la stima nei confronti di tutto il personale ci tiene pure a fare il bilancio della sua azione di governo: tante le cose realizzate.
Cari colleghi professori, ricercatori e personale scolastico dell’università e del ministero, care famiglie, carissimi studenti, desidero innanzitutto farvi i miei migliori auguri affinché le vostre feste siano serene e felici, e lo sia altrettanto il prossimo anno. Considero un vero privilegio aver trascorso con voi questo anno di lavoro e di comune impegno. Ho imparato tanto. Nonostante infatti tutta la mia vita si sia svolta nella scuola e nella formazione – per la mia professione, il mio ruolo di marito e di padre di tre figli – la responsabilità di fare il ministro in un momento così difficile per il nostro Paese è stata per me un’occasione unica per sentire quanto valore, orgoglio, professionalità, forza e risorse voi offriate all’Italia, giorno per giorno con il vostro impegno e fatica.
Occorre però riconoscere, e me ne assumo per intero tutta la responsabilità politica e morale, che nonostante i miei sinceri sforzi non sempre questo impegno è stato capito, raramente è stato valorizzato, quasi mai ha rappresentato una priorità per il Paese e le sue classi dirigenti. Basti pensare al mancato stanziamento di 300 milioni per il fondo di finanziamento ordinario delle università, un errore strategico che pregiudica il funzionamento dell’intero sistema della formazione superiore. Oppure ricordare come anche quest’anno si sia ritenuto di chiedere alla scuola, nonostante i tagli e le carenze di risorse e investimenti subiti negli ultimi anni, una riduzione delle risorse complessive.
A questa richiesta, che implicitamente sottintendeva purtroppo un mancato riconoscimento della centralità della scuola italiana nell’agenda politica dell’Italia, ho cercato di dare una risposta – purtroppo obbligata – che almeno prefigurasse un cammino di riforma del modello di insegnamento attuale, con tutte le difficoltà e le inevitabili incomprensioni, suscitate anche dal fatto che lo si doveva fare senza investimenti.
Forse ciò era quasi impossibile da evitare, viste le condizioni dell’Italia quando il governo un anno fa ha cominciato a lavorare. Ciononostante, questa ultima questione, come altre – a partire dalla necessità di una riforma della struttura organizzativa della ricerca nazionale – rimangono aperte e saranno necessariamente affrontate da chi mi seguirà in questa delicata funzione.
In particolare, penso all’edilizia scolastica, un patrimonio bisognoso di urgenti cure e ristrutturazioni, necessarie per assicurare una sicurezza e un agio ai nostri studenti che non possono venire da una pur necessaria modernizzazione e innovazione della didattica.
Il mio augurio a voi di serene festività coincide quest’anno con la conclusione del pieno mandato ministeriale e l’apertura di una fase di ordinaria amministrazione, nella quale vi assicuro lavorerò con la stessa energia e impegno dell’anno appena trascorso. Questo passaggio inevitabilmente mi spinge a tracciare un bilancio.
Come avete letto, non solo non ho voluto evitarlo, ma per serietà ho inteso farlo cominciando dalle ombre e dalle questioni irrisolte, perché la soddisfazione piena e auto assolutoria non può essere mai parte di un incarico civile, inteso come missione e progetto verso il futuro. Avere a cuore lo Stato e il bene pubblico significa infatti, per un sabaudo come me, guardare prima a ciò che rimane da fare piuttosto che alle cose fatte.
Ciò nondimeno, quest’anno abbiamo insieme realizzato molte cose che rimangono e costituiscono eredità e modello non solo per il sistema della formazione, ma per tutta la pubblica amministrazione:
penso innanzitutto al concorso per nuovi insegnanti, il cui avvio senza macchia e senza problemi costituisce non solo un esempio di rispetto della legge e delle pari opportunità per tutti, ma anche un modello di efficienza e di processo esemplare per tutta la pubblica amministrazione dello Stato. Un successo il cui terreno è stato anticipato dal buon esito dell’entrata in vigore del plico telematico negli esami di Stato. Penso anche allo straordinario e meticoloso lavoro di riprogettazione di tutto il sistema di bandi della ricerca, per farne un volano di sviluppo e un moltiplicatore di risorse, invertendo quella tendenza alla dispersione che oggi vede l’Italia ottenere solo 60 centesimi per ogni euro versato all’Ue, a fronte dell’euro e mezzo circa di paesi come Gran Bretagna, Belgio e Austria; ed infine all’avvio del nuovo sistema universitario, con il definitivo varo del sistema dell’abilitazione nazionale.
Abbiamo tutti lavorato duramente. Le nostre fatiche acquistano un senso speciale perché sono per lo più rivolte a voi studenti e ai nostri figli e nipoti. Questo senso del futuro è una bussola di cui il Paese non può privarsi senza correre il rischio di smarrirsi.
Il mio augurio per il prossimo anno è dunque quello che esso venga compreso e raccolto da chi viene dopo di noi. Anche su questo, potrete contare su di me.
Buone feste e buon anno a tutti voi
Francesco Profumo

Concorso e assunzioni Ata, i chiarimenti dopo l’Epifania

da Tecnica della Scuola

Concorso e assunzioni Ata, i chiarimenti dopo l’Epifania
di A.G.
Qualche giorno fa i Precari Uniti contro i Tagli hanno scritto al capo dipartimento, Lucrezia Stellacci, come indicato dal ministro Profumo, per avere lumi su delle affermazioni dello stesso responsabile del Miur. Tra cui quella che il concorso a cattedra sarebbe stato bandito solo nelle classi di concorso e regioni prive di abilitati. La risposta: sono fuori sede fino al 7 gennaio, inviate un’e-mail.
Sono fuori sede fino al 7 gennaio 2013. Le richieste di informazioni inerenti il concorso e le immissioni in ruolo degli ATA dovranno essere inviate all’indirizzo: urp@istruzione.it”. È un risposta sintetica quella fornita dalla dottoressa Lucreazia Stellacci, capo dipartimento del Miur, al gruppo di docenti “Precari Uniti contro i Tagli” che nei giorni scorsi avevano aderito all’invito del ministro Profumo – espresso durante la video chat andata in onda al TG1 20 dicembre – di inviare proprio all’alto dirigente del Miur eventuali richieste sulle mancate immissioni in ruolo del personale Ata.
Il rinvio della Stellacci, che di fatto procrastina il chiarimento a dopo le festività natalizie, non piacerà ai precari. I quali nella lettera sottolineavano scarsa considerazione per delle recenti dichiarazioni di Profumo. E facevano intendere di avere una certa fretta nel conoscere come stanno effettivamente le cose.
“Il Ministro afferma erroneamente per ben due volte – hanno scritto i Precari Uniti contro i Tagli – che al concorso inizialmente non erano stati ammessi i non abilitati, ma che questi hanno potuto partecipare alla preselezione grazie ad un ricorso. Successivamente afferma anche, sempre erroneamente, che il concorso è stato bandito solo in classi di concorso e regioni in cui non sono presenti abilitati (cioè in c.d.c. esaurite). Da dove nascono affermazioni simili? Dall’ignoranza del Ministro oppure da una strumentalizzazione dei media? E’ stato dichiarato il falso e Lei lo sa bene quanto noi precari”.
I precari ricordano che il concorso “è stato bandito su classi di concorso in Regioni in cui risultano esuberi: Campania, Sicilia, Calabria, Sardegna, Puglia. Regioni che sono state a suo tempo già abbondantemente massacrate dai tagli, le cui graduatorie ad esaurimento sono infinite, inesauribili; ci sono addirittura ancora le graduatorie di merito (del concorso del ’99 e in alcuni casi anche del ’90) e gli esuberi dei docenti di ruolo. E il concorso era aperto ai non abilitati di tutte queste c.d.c., come risulta dal bando. Perché – chiedono pubblicamente – dire il falso, perché affermare il contrario quando esistono dati e tabelle da voi stessi pubblicati?”.
Nella lettera, i precari si rivolgono quindi all’ex responsabile dell’Usr della Puglia con toni decisi. “Ci illumini, Dott.ssa Stellacci perché altrimenti non capiamo come mai ci siano così tanti insegnanti precari della scuola in attesa di stabilizzazione. I dati sulle graduatorie e sui posti messi in bando dal concorso sono accessibili da chiunque, non sono segrete ma pubbliche, vogliamo mettere a confronto tali dati? Vogliamo dare una smentita a ciò che il ministro Profumo ha asserito con tanto candore?”.
E ancora: “Indignati? Offesi? Sì!”. Prima di chiudere, i precari, “in nome della trasparenza”, hanno anche chiesto che siano rese pubbliche, “in tempi brevi, le effettive disponibilità per Provincia e non per Regione” del concorso a cattedra.
Nessuna risposta, almeno sino all’Epifania, nemmeno per quanto riguarda i tempi di assunzione dei circa 5.400 precari Ata che attendono dalla scorsa estate e per i quali nelle ultime settimane hanno fatto pressioni anche i sindacati della scuola, in particolare la Flc-Cgil e l’Anief.

Concorso, il numero degli esclusi potrebbe salire

da Tecnica della Scuola

Concorso, il numero degli esclusi potrebbe salire
di Alessandro Giuliani
Tra assenti alle preselettive e non idonei se ne contano già 240mila: i tre quarti dei candidati iniziali! Ora però anche i laureati prima del 2002-2004, pur avendo ottenuto da 35 punti in su, se non hanno fatto ricorso al Tar riceveranno nei prossimi giorni la notifica di esclusione. A meno che non facciano ora ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.
La selezione per il concorso a cattedra si è rivelata più spietata del previsto: a seguito dei risultati delle prove preselettive sono rimasti esclusi, infatti, 175.815 dei 264.423 che hanno svolto la verifica. Se a questi aggiungiamo i 63.375 che non si sono presentati, il numero di candidati che non potranno svolgere le prove scritte, in programma a gennaio, sfiora quota 240mila. Considerando i 327.798 aspiranti docenti che hanno fatto domanda, le preselettive sono sicuramente servite a centrare lo scopo iniziale: tenere lontani dalle prove vere e proprie ben tre candidati su quattro iniziali.

Più di qualcuno ha detto che si è esagerato, proponendo dei test preselettivi davvero ostici. Il ministro Profumo ha invece parlato, riferendosi all’ausilio della rete informatica per realizzare le verifiche, di “primo passo verso la modernizzazione” e di modalità da esportare anche in altri settori delle pubblica amministrazione, visto che “chi ha studiato ha ottenuto ottimi risultati”.
Impossibile capire chi ha ragione. Di sicuro, però, la selezione non è certamente finita. Dalle risultanze delle prove successive dovranno infatti scaturire gli 11.542 vincitori. Che significa escludere ancora più o meno un candidato ogni otto ammessi. O forse anche meno. Visto che gli Usr nei giorni a cavallo delle festività natalizie avranno il compito di verificare i titoli di accesso. E poiché, a quanto sembra, vi sono diversi candidati che hanno svolto le prove pur avendo superato la soglia, posta dal Miur tra il 2002 ed il 2004, che intendeva discernere i titoli utili all’accesso al concorso da quelli ritenuti non utili, c’è da aspettarsi che il numero di esclusi possa anche crescere.
Questa possibilità è stata messa in evidenza in queste ore dall’Anief: il sindacato autonomo, dopo aver deciso da qualche giorno di difendere il diritto a proseguire le prove per coloro che hanno conseguito un punteggio tra 30-34,5/50, stavolta annuncia di voler tutelare i diritti dei “moltissimi” candidati prof che hanno partecipato con successo alle preselettive, pur essendosi laureati prima della fatidica soglia. L’Anief ricorda che tutti quelli che sono approdati alle preselettive in questa situazione senza fare ricorso al Tar del Lazio, è praticamente scontato “che riceveranno nei prossimi giorni la notifica di esclusione”.
Su di loro “pende adesso la spada di Damocle dell’esclusione per mancanza dei requisiti d’accesso previsti. Per evitare la loro esclusione, Anief riapre i termini di adesione proponendo un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica (i cui termini di scadenza sono di 120 giorni dall’emanazione del bando), al fine di consentire a questi candidati di poter prendere parte alle prove scritte”.

La C.M. n. 98/2012 è indirizzata “agli uffici scolastici regionali e ai Ds”. Spetta a loro la gestione delle istanze di pensione (Terza parte)

da Tecnica della Scuola

La C.M. n. 98/2012 è indirizzata “agli uffici scolastici regionali e ai Ds”. Spetta a loro la gestione delle istanze di pensione (Terza parte)
di Giovanni Sicali
Come negli anni precedenti, gli Uffici scolastici territoriali utilizzano il Sidi per predisporre i prospetti dati di pensione destinati alle competenti sedi Inps- gestione ex Inpdap per la liquidazione del trattamento pensionistico. La funzione Sidi per la predisposizione dei prospetti accederà alla banca dati Polis per recepire le informazioni contenute nelle domande
1^ parte
2^ parte

Si rende necessaria l’emissione di un provvedimento formale nel caso in cui le autorità competenti abbiano comunicato agli interessati (entro il 25 febbraio c.a.) l’eventuale rifiuto o ritardo nell’accoglimento della domanda di dimissioni per provvedimento disciplinare in corso. Nella domanda di cessazione dal servizio gli interessati devono, preventivamente dichiarare la volontà di cessare o di permanere in servizio nel caso che sia accertata l’eventuale mancanza dei requisiti pensionistici. Di ciò sarà data in ogni caso informazione al dipendente da parte della segreteria scolastica o l’ufficio scolastico.
Le domande di pensione devono essere inviate direttamente all’Ente Previdenziale, esclusivamente attraverso tre modalità, le uniche valide ai fini dell’accesso alla prestazione pensionistica:

1) Presentazione della domanda on-line accedendo al sito dell’Istituto, previa registrazione.
2) Presentazione della domanda tramite contact center Integrato (n. 803164)
3) Presentazione telematica della domanda attraverso l’assistenza gratuita del patronato.

Per la valutazione delle istanze di permanenza in servizio, sarà considerata, con particolare attenzione, la capienza della classe di concorso, posto o profilo di appartenenza, non solo per evitare esuberi, ma anche nell’ottica di non vanificare le aspettative occupazionali del personale precario. Anche per i DS le istanze di trattenimento devono essere valutate sia in relazione ad eventuali situazioni di esubero determinate dal processo di dimensionamento della rete scolastica che all’esigenza di mantenere la disponibilità dei posti per le immissioni in ruolo dei nuovi DS in seguito al superamento dei concorsi. Al fine della concessione della proroga della permanenza in servizio, accanto alla valutazione dell’esperienza professionale acquisita dal richiedente in specifici ambiti, vengono privilegiati coloro che hanno minor numero di anni di anzianità di servizio rispetto a quelli con almeno 35. Tale tipologia di istanza può essere presentata da coloro che (avendo maturato i requisiti per il diritto a pensione entro il 31/12/2011) compiono 65 anni di età entro il 31 agosto 2013 e da coloro che raggiungono 66 anni e 3 mesi di età al 31 agosto 2013 negli altri casi. In particolare, nel 2013 potranno chiedere la permanenza in servizio i soli soggetti che compiendo 66 anni e tre mesi di età entro il 31 agosto 2013 non sono in possesso di 20 anni di anzianità contributiva entro tale data.
Come chiarito dalla circolare del Dipartimento della Funzione pubblica, la risoluzione del rapporto di lavoro al compimento dei 40 anni di anzianità contributiva, previo preavviso di sei mesi, può operare solo nei confronti di coloro che hanno maturato i requisiti per il diritto a pensione entro il 31/12/2011. L’Amministrazione può altresì procedere alla risoluzione unilaterale del contratto al compimento, entro il 31 agosto 2013, dell’anzianità contributiva di 41 anni e 5 mesi per le donne o 42 anni e 5 mesi per gli uomini. In tale ultima ipotesi, poiché la norma sulla pensione anticipata prevede la possibilità di una penalizzazione nel trattamento per i dipendenti che sono in possesso di una età inferiore ai 62 anni, le amministrazioni non eserciteranno la risoluzione nei confronti dei soggetti per i quali potrebbe operare la penalizzazione legale. Si ricorda inoltre che, per legge, i periodi di riscatto, eventualmente richiesti, contribuiscono al raggiungimento dei requisiti contributivi nella sola ipotesi che siano già stati accettati i relativi provvedimenti.
Pensionamenti d’ufficio per età. Sono dimessi dal servizio d’ufficio quanti maturano entro il 31 agosto 2013 i 65 anni, se al 31/12/2013 hanno i requisiti per la pensione; a meno che non abbiano chiesto e ottenuto la proroga di due anni oppure fino a max 70 anni. Pertanto nel 2013 sono interessati:
(A) il personale maschile nato dall’1/9/1947 al 31/8/1948 che ha maturato al 31/12/2011 una anzianità contributiva di 35 anni in quanto al 31/12/11 aveva maturato quota 96;
(B) il personale femminile nato dall’1/9/1947 al 31/8/1948 che ha maturato al 31/12/2011 20 anni di anzianità contributiva ovvero 15 anni nelle situazioni previste dal D.L. n. 503/92, in quanto al 31/12/2011 aveva maturato, unitamente al requisito dei 61 anni, la pensione di vecchiaia;
(C) indipendentemente dal servizio, il personale che al 31/8/2013 compie anni 66 e mesi 3.
Pensionamenti d’ufficio per servizio. Sono dimessi dal servizio d’ufficio, con comunicazione scritta entro il 25 febbraio 2013, coloro che al 31 agosto 2013 maturano:se maschi: 42 anni e 5 mesi;se donne: 41 anni e 5 mesi.
Tre annotazioni critiche alla C.M. n. 98/2012:
• A pag 3 in alto è scritto che “La pensione anticipata (…) potrà conseguirsi (…) senza operare alcun arrotondamento”. Ma il non-arrotondamento costituisce una novità rispetto all’analoga precedente C.M. n. 23/2012. Finora è stato esplicitato il non-arrotondamento solo nel determinare le quote con la somma di età e di anzianità. Riteniamo che non sia sufficiente una circolare per estendere il principio del non-arrotondamento. Non risulta che la norma che stabilisce l’arrotondamento dell’anzianità pensionistica in anni e mesi sia stata abrogata. Pertanto se una docente che ha 41 anni, 4 mesi e 16 giorni al 31/12/2013 (a mio parere e contrariamente alla C.M.) può andare in pensioni in quanto 16 giorni si arrotondano ad 1 mese.
• A pag. 6 in basso si legge “Come chiarito dalla circolare del DFP, la risoluzione del rapporto di lavoro al compimento dei 40 anni di anzianità contributiva, previo preavviso di sei mesi, può operare solo nei confronti di coloro che hanno maturato i requisiti per il diritto a pensione entro il 31/12/2011”. Ma nella circolare in questione questo concetto non è esplicitato in modo chiaro. Significherebbe che chi aveva maturato la quota 96 al 31/12/2011 e successivamente (ad esempio nel 2013) matura i 40 anni di servizio al 31 agosto (non al 31 dicembre) può essere dimissionato d’ufficio entro il 25 febbraio? E’ ben strano!
• Oltre la metà di pag. 5 si tratta della concessione della proroga per la permanenza in servizio e accanto alla valutazione dell’esperienza professionale acquisita dal richiedente in specifici ambiti, è detto che è opportuno privilegiare coloro che hanno minor numero di anni di anzianità di servizio rispetto a coloro che ne abbiano almeno 35. Non è chiaro però a quale ufficio (Usr, Usp, al Ds?) spetti, per competenza, la concessione della proroga oltre i 65 anni o oltre i 66 anni e 3 mesi.
In conclusione, nel rispetto della legge di riforma Fornero, l’Ufficio competente: deve concedere il trattenimento, fino a 70 anni, al personale in esubero se esistono le motivazioni (per es. maturare il minimo per la pensione); deve comunicare la cessazione automatica per vecchiaia tranne che sia chiesta e ottenuta la proroga di due anni o il trattenimento fino a 70 anni; deve escludere qualsiasi proroga e deroga alla cessazione d’ufficio per anzianità (anticipata) quando la documentazione è completa e in regola (riscatti, computi, assenza di penalizzazioni per l’età ecc).

Uno spiraglio per “Quota 96”: per il CdS competente è la Corte dei conti

da Tecnica della Scuola

Uno spiraglio per “Quota 96”: per il CdS competente è la Corte dei conti
di Pasquale Almirante
Il Consiglio di Stato ha stabilito, con sentenza registrata il 21/12/2012, che competente per decidere del pensionamento di quel personale della scuola tralasciato dalla legge Fornero deve essere la Corte dei conti della giurisdizione regionale del Lazio. Entro 3 mesi dovrà pronunciarsi.
“Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione VI, accoglie l’appello incidentale e rigetta quello principale (r.g.n. 6244/2012), riforma l’impugnata sentenza e dichiara sussistente la giurisdizione della Corte dei conti, sezione giurisdizionale del Lazio, Roma, dinanzi alla quale il giudizio potrà essere riassunto entro il termine perentorio di tre mesi, decorrenti dall’avvenuta notificazione o comunicazione della presente sentenza, salvi gli effetti della translatio iudicii.
Oneri processuali compensati per il doppio grado di giudizio.
Ordina che la pubblica amministrazione dia esecuzione alla presente sentenza.”
Una nuova vittoria, seppure ancora parziale, del personale della scuola appartenente alla “Quota 96” che con questa sentenza vede aprirsi la possibilità di concentrare presso un unico giudice la stranissima quanto incomprensibile questione aperta dalla legge sulle pensione voluta dal ministro Fornero che non ha tenuto conto della specificità della scuola e delle sue rigidità didattiche.
Con risoluzione per lo più draconiana, la legge Fornero ha bloccato tutti i benefici della precedente disposizione sulla quiescenza al 31/12/ 2011, tralasciando di prendere in considerazione il personale della scuola che maturava il diritto al 31 agosto del 2012 in quanto bloccato da quest’unica finestra di uscita.
Gli immediati ricorsi al Tar del Lazio del comitato civico “Quota 96”, avviati in contemporanea anche da alcuni sindacati, hanno avuto il solo effetto di demandare al giudice del lavoro per ciascuna provincia la decisione, senza tralasciare tuttavia, come ha specificato l’avvocato dei ricorrenti, di investire nello stesso tempo con un appello anche il Consiglio di Stato che si è appunto pronunciato riconoscendo alla Corte dei Conti del Lazio il diritto di pronunciarsi sulla materia.
Questo significa pure che tutte le istanze presentate negli uffici periferici faranno capo a Roma e significa pure che il Consiglio di Stato ha visto del “fumus” nella intera faccenda, così come del resto anche un illustre giudice come Imposimato aveva illustrato.
Esponenti del comitato “Quota 96” hanno pure denunciato, nel loro sito Facebook, come sia stato calpestato impunemente, con la legge Fornero, il principio del diritto acquisto che però qualche esponente politico ha preteso debba applicarsi, con una manovra emendativa sotterranea, ad altri gruppi di potere assai vicini alla casta.
Ma hanno pure sottolineato che il Governo, con decisione strabica, abbia consentito ai sovra numerai della scuola di andare in pensione il 1° settembre 2013, se entro quella data avessero maturato quegli stessi requisiti che però si negano con caparbia asperità al personale della “Quota 96” che ne è già in possesso e che vuole togliere il disturbo.

I provvedimenti fatti per la scuola nella XVI legislatura: riassunto per gli addetti

da Tecnica della Scuola

I provvedimenti fatti per la scuola nella XVI legislatura: riassunto per gli addetti
di Lucio Ficara

Ieri il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha sciolto le camere a seguito delle dimissioni del Governo Monti, preparando il terreno per le elezioni politiche. Così è finita ufficialmente la XVI legislatura. Ma cosa è successo nell’arco di questi anni tra i labirinti e le giravolte della scuola? Un breve riassunto in attesa del nuovo Governo e del nuovo ministro
Legislatura che era iniziata il 29 aprile 2008 con l’accettazione da parte di Berlusconi dell’incarico di formare il governo, che sarebbe dovuto arrivare, visto i grandi numeri della maggioranza che lo supportava, a fine della legislatura. Gli ultimi 13 mesi di legislatura hanno registrato le urgenti dimissioni del governo Berlusconi e il contemporaneo insediamento a palazzo Chigi di Monti, che attraverso un governo tecnico, denominato il “governo dei professori” ha portato a termine la XVI legislatura. Quali sono stati i provvedimenti fatti per la scuola in questa legislatura? Ci sembra utile, come memoria storica, ricordare quali politiche hanno interessato il mondo dell’istruzione, anche per verificare se la prossima legislatura sarà in continuità con la precedente oppure in netta discontinuità. Per dovere di cronaca, bisogna anche dire che la XVI legislatura ha visto governare la scuola da due ministri.
Il primo ministro nominato dal governo Berlusconi è stato l’on. Maria Stella Gelmini, che ha diretto il ministero di viale Trastevere dal maggio 2008 a novembre 2011, di seguito è stato nominato dal Presidente del Consiglio Mario Monti, il Prof. Francesco Profumo, che fino ad ieri è stato ministro dell’Istruzione. Da più parti si è detto che la staffetta Gelmini-Profumo si è passato il testimone con sincronismo e all’insegna della più invidiabile continuità.
Cerchiamo di ripercorrere le fasi politiche essenziali che hanno interessato il mondo dell’Istruzione in questi 5 anni di legislatura.
Il primo provvedimento preso dalla ministra Gelmini è quello contenuto in particolare all’art. 64 della legge n. 133/2008. Questa legge fortemente voluta dal ministro dell’economia Tremonti, ha ridotto gli investimenti per la scuola pubblica di 8 miliardi di euro. L’art.16 della L. 133/2008, permette la trasformazione in fondazioni delle Università, l’art. 17 della stessa legge sopprime la fondazione dell’IRI e devolve tutti i proventi ad un’altra fondazione denominata Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia. L’art. 64 della legge n. 133/2008, dà un colpo mortale alla scuola pubblica per i successivi tre anni.
Questo articolo si occupa delle disposizioni in materia di organizzazione scolastica, si parla di incrementare, gradualmente, di un punto il rapporto alunni/docente, da realizzare comunque entro l’anno scolastico 2011/2012, disposizione che ha generato le cosiddette “classi pollaio”, si parla di riduzione delle dotazioni organiche del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (Ata), in modo da conseguire, nel triennio 2009-2011 una riduzione complessiva del 17 per cento della consistenza numerica della dotazione organica determinata per l’anno scolastico 2007/2008, si parla di razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell’impiego dei docenti. In buona sostanza la ratio di questa legge per la scuola è ottimamente sintetizzata dal comma 6 dell’art. 64, che evidenzia la speciosità di fare cassa e non di riformare adeguatamente il sistema scolastico italiano. Infatti nel comma 6 dell’art. 64 c’è scritto: devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l’anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012. Anche il sostegno a favore dei più deboli ha dovuto contribuire al “risanamento” del Paese. Nel 2008/2009, 175.778 alunni disabili potevano contare sul supporto di 90.026 insegnanti di sostegno, con un rapporto di 1,95 alunni per docente di sostegno, mentre nel 2011 prima che la Gelmini si dimettesse dal ruolo di ministro, 198.672 alunni disabili vengono supportati da 97.636 insegnanti specializzati, con un indice di rapporto alunni/docenti che per la prima volta supera la soglia dei due alunni per docente.
Partendo dalla legge 133/2008, si è avviata fattivamente ed a tappe forzate la riforma Gelmini che è proseguita con la legge n. 169/2008, il cui scopo principale è quello di riformare l’intero sistema scolastico italiano. Oggi ci troviamo già al terzo anno di attuazione della riforma, con curricoli orari più snelli ed un tempo scuola fortemente ridotto. La norma che prevedeva, a partire dal 2011, che i docenti migliori in via sperimentale in alcune scuole potessero ricevere un bonus di massimo €7.000 come premio produttività è stata preclusa dalla finanziaria 2010 d.l. n. 78/2010, convertito in legge 122 30/7/2010. La XVI legislatura rimarrà anche famosa, per il costante tentativo di invadere il terreno dei patti contrattuali vigenti, sottoscritti e indirizzati all’Aran. Ricordiamo il caso più eclatante e controverso, che è quello della legge n. 150/2009, che a dire di alcuni, ma non di tutti, escluderebbe dalla contrattazione integrativa una parte dell’art. 6 del CCNL 2006-2009. In particolare, escluderebbe le materie di cui alle lettere da h) ad m) elencate nell´art. 6 CCNL ritenute di competenza esclusiva della parte datoriale e declassate a materie di informazione preventiva, secondo un´interpretazione unilaterale ed erronea riguardante la presunta inapplicabilità del vigente contratto, in seguito all´emanazione della legge Brunetta.
Un altro provvedimento attuato sotto l’egida del ministero Gelmini è quello indicato nella legge 122/2010 all’art.9 comma 23 , che blocca per il personale docente, amministrativo, tecnico ed ausiliario (Ata) della Scuola, gli anni 2010, 2011 e 2012 non sono utili ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali e dei relativi incrementi economici previsti dalle disposizioni contrattuali vigenti. Una norma vergognosa e anti costituzionale, passata senza alcuna resistenza da parte dell’ex Ministro Gelmini. Non possiamo scordare il tentativo, poi naufragato per pura opportunità elettorale, di portare avanti la legge Aprea sulla riforma degli organi collegiali, che avrebbe introdotto nella scuola pubblica una mentalità tipica delle aziende private. Nel novembre 2011 il passaggio di testimone dalla Gelmini si passa a Francesco Profumo. In che stato trova la scuola italiana il nuovo ministro tecnico dell’istruzione? Classi strapiene al limite della sicurezza, servizio scolastico assottigliato al minimo e taglio delle cattedre, edilizia scolastica fuori controllo, si parla di un edificio scolastico su due non a norma, personale Ata ridotto all’osso, l’aumento esponenziale delle reggenze da parte di Ds e Dsga , costretti a fare la spola fra più scuole. Ecco l’eredità che l’ex ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, lascia al neoministro per l’istruzione Francesco Profumo.
La speranza era quella, che un ministro tecnico, facente parte di una squadra di professori, desse un forte segno di discontinuità rispetto il disastro politico dell’ultimo triennio. Invece la delusione è stata forte, perché riuscire a fare peggio della Gelmini, francamente era impossibile. Ma cosa ha fatto il ministro Profumo nell’ultimo anno di legislatura? Ha mantenuto tutti i provvedimenti presi dal suo predecessore ed ha rincarato la dose, fino ad arrivare a proporre l’aumento dell’orario di servizio da 18 a 24 ore settimanali, a parità di stipendio. Questa bella idea era stata scritta nella legge di stabilità art.3 comma 42, poi abrogata per l’insurrezione unitaria di tutti i sindacati.
Nell’era Profumo si è continuato a raschiare il fondo del barile, cercando di fare altre risparmi sul settore della conoscenza. Si è iniziato con il decreto “salva Italia”, che ha esteso il sistema contributivo per andare in pensione a tutti che combinato con la legge della lacrimevole Fornero ha fortemente penalizzato soprattutto i docenti delle scuole. È scandaloso che Profumo non abbia preteso almeno per i cosiddetti “Quota 96”, lo stesso trattamento che è stato riservato agli altri dipendenti pubblici. Anche la famosa legge spending review ha continuato ad abbattersi sulla scuola, prevedendo dei tagli ai fondi dell’Istruzione per 157 milioni euro nel 2013, 172 nel 2014 e 236,7 nel 2015.
Altra contestazione fatta al ministro Profumo è quella del bando di concorso a cattedra, che ha fortemente penalizzato il precariato storico, sottoponendolo ad un ulteriore sforzo per il raggiungimento di una cattedra. Si contesta a Profumo, anche il flop della digitalizzazione della scuola, che già da quest’anno avrebbe dovuto avere i registri elettronici, in un contesto di dematerializzazione del cartaceo, ma che in realtà non ha ottenuto i risultati pensati.
Adesso questa legislatura è terminata e la valutazione sui provvedimenti fatti per la scuola è molto negativa, speriamo che la XVII legislatura, a prescindere dal numero della cabala, possa essere più fortunato, ma soprattutto che segni una forte discontinuità con il recente passato.

Lettera di congedo e auguri del ministro Profumo

da tuttoscuola.com

Profumo sui tagli: un errore strategico
Lettera di congedo e auguri del ministro Profumo
Cari colleghi professori, ricercatori e personale scolastico dell’università e del ministero, care famiglie, carissimi studenti, desidero innanzitutto farvi i miei migliori auguri affinché le vostre feste siano serene e felici e lo sia altrettanto il prossimo anno. Considero un vero privilegio aver trascorso con voi questo anno di lavoro e di comune impegno”.

Così comincia la lettera che il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo pubblica sul sito del Miur. Ma la lettera  non si limita solo agli auguri. Con l’occasione il ministro fa anche un bilancio del lavoro svolto con toni apertamente autocritici.

Dopo aver premesso che “La responsabilità di fare il ministro in un momento così difficile per il nostro Paese è stata per me un’occasione unica per sentire quanto valore, orgoglio, professionalità, forza e risorse voi offriate all’Italia, giorno per giorno con il vostro impegno e fatica”, Profumo riconosce, assumendosene “per intero tutta la responsabilità politica e morale, che nonostante i miei sinceri sforzi non sempre questo impegno è stato capito, raramente è stato valorizzato, quasi mai ha rappresentato una priorità per il Paese e le sue classi dirigenti”.

Il ministro fa due esempi: il mancato stanziamento di 300 milioni per il fondo di finanziamento ordinario delle università, “un errore strategico che pregiudica il funzionamento dell’intero sistema della formazione superiore”, e il fatto che “anche quest’anno si sia ritenuto di chiedere alla scuola, nonostante i tagli e le carenze di risorse e investimenti subiti negli ultimi anni, una riduzione delle risorse complessive”.

Tra le iniziative messe in cantiere ma da implementare (con adeguati finanziamenti) Profumo cita il concorso per nuovi insegnanti, la riprogettazione del sistema dei bandi di ricerca, il varo del sistema di abilitazione nazionale nell’università, le misure per l’edilizia scolastica. Un lavoro appena iniziato, “con tutte le difficoltà e le inevitabili incomprensioni, suscitate anche dal fatto che lo si doveva fare senza investimenti”, ma che egli auspica “venga compreso e raccolto da chi viene dopo di noi”.

Un bilancio pieno di “ombre e questioni irrisolte” ma necessario e doveroso perché “avere a cuore lo Stato e il bene pubblico significa infatti, per un sabaudo come me, guardare prima a ciò che rimane da fare piuttosto che alle cose fatte”.

Profumo ha ribadito la sua intenzione di tornare all’università e di non dare uno sbocco politico alla sua esperienza ministeriale, ma la sua lettera di auguri e di bilancio delle cose fatte, e soprattutto da fare, ha anche l’aspetto di un promemoria inviato al premier uscente Mario Monti affinchè ne tenga conto nella definizione della sua Agenda.

Rassegna Stampa da Sabato 22 – 24 dicembre 2012

IN  PRIMO  PIANO

 
   
Pubblico Giornale  del  24-12-2012  
PROFUMO: LA SCUOLA NON E’ UNA PRIORITA’ [solo_testo] pag. 19  
L’Unita’  del  24-12-2012  
CRAC UNIVERSITA’ ORA A RISCHIO SERVIZI E STIPENDI (L.Cimino) [solo_testo] pag. 10  
la Repubblica  del  24-12-2012  
UN BOOM INFORMATICO RIVOLUZIONA LA SCUOLA (M.Pirani) [solo_testo] pag. 31  
il Sole 24 Ore  del  24-12-2012  
LA RACCOLTA PUNTI PREMIA 4500 SCUOLE (A.Curiat) [solo_testo] pag. 17  
   

MINISTRO

 
   
Corriere della Sera  del  24-12-2012  
E IL SUPER TECNICO “DEBUTTO'” IN POLITICA (R.zuc.) [solo_testo] pag. 2  
Giorno/Resto/Nazione  del  24-12-2012  
MONTI IN CAMPO CONTRO PDL E SINISTRA RADICALE : “PRONTO A FARE IL PREMIER” (P.De robertis) [solo_testo] pag. 2/3  
il Tempo  del  24-12-2012  
FORNERO E SEVERINO TORNANO A CASA [solo_testo] pag. 5  
il Sole 24 Ore  del  22-12-2012  
LE PAGELLE DEL SOLE: PROMOSSI E BOCCIATI DEL GOVERNO MONTI (A.Candidi) [solo_testo] pag. 4/5  
Il Fatto Quotidiano  del  22-12-2012  
LE PAGELLE AI PROFESSORI: NON BASTA ESSERE TECNICI (S.Feltri) [solo_testo] pag. 6/7  
il Messaggero  del  24-12-2012  
PROFUMO: UN ERRORE I TAGLI ALLA SCUOLA [solo_testo] pag. 4  
Corriere dell’Irpinia  del  22-12-2012  
IL CORO DI S. ANGELO CANTA PER PROFUMO [solo_testo] pag. 22  
   

MINISTERO

 
   
Italia Oggi  del  22-12-2012  
COMPETENZE CON IL BOLLINO (S.D’alessio) [solo_testo] pag. 42  
Il Secolo XIX  del  22-12-2012  
IL MIUR PREMIA LA SCUOLA IN OSPEDALE DEL GASLINI [solo_testo] pag. 25  
Corriere dell’Irpinia  del  22-12-2012  
INTEGRAZIONE, ACCORDO PREFETTO-PROVVEDITORE [solo_testo] pag. 5  
Domenica (Il Sole 24 Ore)  del  23-12-2012  
LA RESISTENZA DEL SUPPlENTE (R.Carnero) [solo_testo] pag. 23  
Pubblico Giornale  del  24-12-2012  
LA BATTAGLIA PER LA SCUOLA E LA SCUOLA HA SEGUITO PUBBLICO (M.Boscaino) [solo_testo] pag. 9  
la Stampa  del  23-12-2012
I LICEALI DEL TERREMOTO A LEZIONE DI RINASCITA (F.Taddia) [solo_testo] pag. 1
Corriere della Sera – ed. Milano  del  23-12-2012  
“SONO AUTISTICO, TI INSEGNO COME SI FA A DIVENTARMI AMICO” (N.Saldutti) [solo_testo] pag. 8  
Pubblico Giornale  del  22-12-2012  
Int. a A.Calvani: “SOLO DEMAGOGIA, IL DIGITALE A SCUOLA NON MIGLIORA L’APPRENDIMENTO” (M.Boscaino) [solo_testo] pag. 8  
Avvenire  del  22-12-2012  
BOTTE AI BIMBI: MAESTRE CONDANNATE (D.Frambati) [solo_testo] pag. 11  
Avvenire  del  22-12-2012
PRESEPE A SCUOLA? A FAENZA NASCE UN CASO DOPO LA LETTERA DEL VESCOVO, SCRIVONO I DOCENTI (Q.Cappelli) [solo_testo] pag. 12
il Messaggero – Cronaca di Roma  del  24-12-2012
I GIOVANI BOCCIANO LA POLITICA E PROMUOVONO LA SCUOLA (G.Barbieri) [solo_testo] pag. 45
il Giornale di Napoli  del  22-12-2012  
STUDENTI E L’EUROPA, PREMIATI ALLIEVI FLEGREI [solo_testo] pag. 6  
L’Unita’  del  24-12-2012
LA CARTA SECONDO BENIGNI IN CLASSE [solo_testo] pag. 18
la Repubblica  del  22-12-2012  
SI PUO’ AMARE LA NOSTRA COSTITUZIONE? (G.Zagrebelsky) [solo_testo] pag. 1  
il Giornale  del  24-12-2012  
LA SPAGNA DA’ LA PAGHETTA: MILLE EURO AL MESE AGLI STUDENTI SVOGLIATI (G.Cesare) [solo_testo] pag. 12  
L’Unita’  del  24-12-2012  
IL GOVERNO TECNICO IN CONTINUITA’ CON TREMONTI (M.Mancini) [solo_testo] pag. 10  
il Manifesto  del  22-12-2012  
VENTI ATENEI SONO A UN PASSO DAL DEFAULT (R.Ciccarelli) [solo_testo] pag. 2  
la Gazzetta del Mezzogiorno  del  22-12-2012  
Int. a C.Petrocelli: “I FONDI PER GLI ATENEI NON ERANO NEGOZIABILI” (L.Barile) [solo_testo] pag. IX  
Corriere della Sera – ed. Milano  del  23-12-2012  
AGENDA FITTA PER GLI ATENEI (A.Kerbaker) [solo_testo] pag. 1  
Corriere della Sera – ed. Milano  del  23-12-2012  
Int. a G.Vago: VAGO: “STATALE PIU’ APERTA ALLA CITTA’ E UN’ALLEANZA TRA POLI UNIVERSITARI” (F.Cavadini) [solo_testo] pag. 6  
il Sole 24 Ore  del  22-12-2012  
AZIENDE APERTE PER I DOTTORANDI (M.Bartoloni) [solo_testo] pag. 21  
il Sole 24 Ore  del  24-12-2012  
IL PRIMO CONTRATTO? IN UN CASO SU DUE NON SUPERA I 7 GIORNI (C.Tucci) [solo_testo] pag. 17  
Plus24 (il Sole 24 Ore)  del  22-12-2012  
Int. a A.Antonietti: LO STRUMENTO PIU’ REMUNERATIVO E’ IL TEMPO (M.Lo conte/F.Pezzatti) [solo_testo] pag. 4/8  
il Messaggero – Cronaca di Roma  del  22-12-2012  
E’ ALLARME FONDI PER L’ARCHEOLOGIA (F.Isman) [solo_testo] pag. 51  
la Repubblica  del  22-12-2012  
Int. a F.Gianotti: LA SIGNORA DELLE SCIENZE (L.Fraioli) [solo_testo] pag. 56/57  
la Repubblica  del  22-12-2012  
E I RICERCATORI STRANIERI NON CI TROVANO ATTRAENTI (R.Simone) [solo_testo] pag. 57  
Giorno/Resto/Nazione  del  24-12-2012  
QUANDO LA RICERCA E’ RALLENTATA DALLA BUROCRAZIA [solo_testo] pag. 35  
il Messaggero  del  24-12-2012  
LE TRADIZIONI DIVENTANO SCIENZA (A.Dose/M.Presta) [solo_testo] pag. 1  
   

PUBBLICA  AMMINISTRAZIONE  E  SOCIETA’

 
   
il Sole 24 Ore  del  24-12-2012  
LAVORO, EDILIZIA, LIBERALIZZAZIONI: LE MOSSE “SALVA-RIFORME” (A.Cherchi/A.Marini) [solo_testo] pag. 2/3  
Corriere della Sera  del  24-12-2012  
NELL’AGENDA CRESCITA, LAVORO MENO TASSE E PATRIMONIALE (S.Tamburello) [solo_testo] pag. 5  
Corriere della Sera  del  22-12-2012  
TASSE, COMUNI E FAMIGLIE: CHE COSA CAMBIA (A.bac./M.Sensini) [solo_testo] pag. 14/15  
la Repubblica  del  23-12-2012  
Int. a M.Monti: COSA MI HA DETTO IL PREMIER DEL SUO FUTURO IN POLITICA (E.Scalfari) [solo_testo] pag. 1  
il Sole 24 Ore  del  23-12-2012  
IL PESO DELLA BUROCRAZIA RIMANE INSOPPORTABILE (E.Bruno) [solo_testo] pag. 5  
il Sole 24 Ore  del  23-12-2012  
TORNA LA BUONUSCITA “PESANTE” (G.Trovati) [solo_testo] pag. 8  
Italia Oggi Sette  del  24-12-2012  
VIA PEC ANCHE IL RICORSO AMMINISTRATIVO [solo_testo] pag. 12  
Avvenire  del  23-12-2012  
LA CRISI? I GIOVANI SI RIFUGIANO A CASA [solo_testo] pag. 24  
il Sole 24 Ore  del  23-12-2012  
I GIOVANI, IL LAVORO E L’INQUIETUDINE PER UN FUTURO FRAGILE (A.Bonomi) [solo_testo] pag. 14  
la Stampa  del  24-12-2012  
COME COSTRUIRE UN FUTURO PINK (M.Gramaglia) [solo_testo] pag. 25  
La Gazzetta dell’Economia  del  28-12-2012  
LA POVERTA’ MINACCIA O ITALIANI: E (AL SOLITO) IL SUD RISCHIA DI’ PIU’ (G.Puzzovio) [solo_testo] pag. 7  
Corriere della Sera  del  23-12-2012  
L’ITALIA DELLE DISPARITA’ (R.La capria) [solo_testo] pag. 39  
Corriere della Sera  del  24-12-2012  
LE 21 NOTTI PER FAR RISPLENDERE MICHELANGELO (L.Colonnelli) [solo_testo] pag. 34/35  
Domenica (Il Sole 24 Ore)  del  23-12-2012  
IL MINISTRO CHE CONFERMA LA REGOLA (S.Luzzatto) [solo_testo] pag. 32  
   
 A cura di Giuseppe Colella e Federico Bandi

 

 
   

Approvato il sistema nazionale di certificazione delle competenze

da Tecnica della Scuola

Approvato il sistema nazionale di certificazione delle competenze
di A.G.
Il via libera al decreto, già approvato dal CdM, è arrivato dalla Conferenza unificata: l’obiettivo è promuovere la mobilità geografica e professionale, favorendo l’incontro tra domanda e offerta nel mercato del lavoro. Tra le novità che riguardano la scuola c’è l’istituzione del repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali, consultabile anche via Internet.
Anche in Italia il sistema nazionale di certificazione delle competenze diventa realtà. Il via libera al provvedimento è arrivato dalla Conferenza unificata, che nelle ultime ore ha raggiunto l’intesa sullo schema di decreto legislativo, già approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri lo scorso 30 novembre, riguardante “il sistema nazionale di certificazione delle competenze, in attuazione della riforma del mercato del lavoro”.
Il documento approvato, hanno spiegato in una nota congiunta ministero del Lavoro e dell’Istruzione, di “un sistema rigoroso e coordinato a livello nazionale di riconoscimento delle competenze comunque acquisite, che promuove la mobilità geografica e professionale, favorisce l’incontro tra domanda e offerta nel mercato del lavoro”.
Nel provvedimento sono contenuti una serie di standard minimi di riferimento per la regolamentazione e l’erogazione dei servizi di validazione e certificazione delle competenze. Ma anche l’istituzione del repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali, accessibile e consultabile anche per via telematica. Il decreto legislativo approvato prevede, infine, gli standard degli attestati e dei certificati spendibili a livello europeo.
Va sottolineato che nel testo approvato si prevede l’avvio di un sistema di monitoraggio e valutazione dell’attuazione di quanto previsto nel decreto.

Indicazioni operative per le cessazioni dal servizio dal 1° settembre 2013. (Seconda parte)

da Tecnica della Scuola

Indicazioni operative per le cessazioni dal servizio dal 1° settembre 2013. (Seconda parte)
di Giovanni Sicali
Anziché fornire delle indicazioni a partire dalla Circolare Miur n. 98 del 20/12/12 riteniamo più opportuno riportare le parti essenziali di quel testo usandolo come fonte documentale primaria, anche perché – non essendo scritto in burocratese – si impone per la sua estrema chiarezza grazie al direttore generale che l’ha firmata.
Nel precedente post del 21/12/12 ci siamo interessati dei “fortunati”, che avendo maturato i requisiti previsti dalle ultime riforme, potranno andare in quiescenza. Il motivo principale della circolare n. 98/12 è però quello di fornire le indicazioni operative sia per l’ente gestore delle istanze di pensionamento (di cui scriveremo successivamente) che per il personale della scuola. Per i lavoratori della conoscenza, come tutti sanno, esiste ancora una sola “finestra di uscita”: il 1° settembre di ogni anno.
Il 25 gennaio 2013 è il termine finale per la presentazione tramite POLIS, da parte di tutto il personale del comparto scuola, delle domande di collocamento a riposo per compimento:

1) del limite massimo di contribuzione,
2) di dimissioni volontarie dal servizio,
3) di trattenimento in servizio,
4) di cessazione di un precedente provvedimento di permanenza in servizio,
5) della “quota” 96 entro il 31 dicembre 2011,
6) di decisione volontaria di trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale pur non avendo compiuto ancora i 65 anni di età.
7) di opzione per la pensione anticipata (41 anni e 5 mesi per donne e 42 anni e 5 mesi per gli uomini) e non avendo ancora conseguito i requisiti anagrafici previsti per la pensione di vecchiaia. Con un’unica istanza, gli interessati devono anche esprimere l’opzione per la cessazione dal servizio, ovvero per la permanenza a tempo pieno, nel caso fossero accertate circostanze ostative alla concessione del part-time (superamento del limite percentuale stabilito o situazioni di esubero nel profilo o classe di concorso di appartenenza).

Sempre entro il 25 gennaio 2013, in tutti e sette i precedenti casi, gli interessati hanno la facoltà di revocare le suddette istanze ritirando la domanda di cessazione precedentemente inoltrata. Sia lem istanze che le eventuali revoche delle stesse devono essere presentate con le seguenti modalità:
– Il personale dirigente scolastico, docente, educativo ed Ata di ruolo, ivi compresi gli insegnanti di religione utilizza, esclusivamente, la procedura web POLIS “istanze online”, relativa alle domande di cessazione, disponibile nel sito internet del Ministero (www.istruzione.it). Eventuali domande già presentate in forma cartacea devono essere riprodotte con la suddetta modalità.
Anche per quest’anno, al personale in servizio all’estero è consentito presentare l’istanza anche con modalità cartacea. E il personale delle province di Trento Bolzano ed Aosta, presenta le domande in formato cartaceo direttamente alla sede scolastica di servizio/titolarità, che provvederà ad inoltrarle ai competenti Uffici territoriali.

Nb.1. Le domande di trattenimento in servizio continuano ad essere presentate in forma cartacea.
Nb.2. Il sistema POLIS va utilizzato, per la comunicazione dei dati necessari, anche da parte di coloro per i quali opera il recesso dell’Amministrazione dal contratto.
Nb.3. Il termine per la presentazione della domanda di cessazione dal servizio dei DS del 28 febbraio è previsto dall’art. 12 del CCNL 15 luglio 2010 dell’area V della dirigenza. Nel caso che la comunicazione di recesso dal rapporto di lavoro del DS non rispetti il termine di cui sopra non si potranno usufruire delle particolari disposizioni.

(Seguirà un terzo e ultimo post sulla gestione delle istanze)

Tempi biblici nel concorso per dirigenti tecnici

da Tecnica della Scuola

Tempi biblici nel concorso per dirigenti tecnici
di Aldo Domenico Ficara
Bandito nel 2008 ancora oggi, dopo le preselezioni, a conclusione delle quali furono ignorati 200 vincitori, e dopo gli scritti del 2001, si attendono gli orali, mentre l’organico degli ispettori è al lumicino
Il concorso a 145 posti di Dirigente tecnico pubblicato sulla G.U. del 5 febbraio 2008, il 21 settembre 2009 (19 mesi dopo la pubblicazione del bando) era approdato alle prove preselettive svolte in 29 scuole residenti nelle città di 18 regioni.
Alla prova preselettiva parteciparono sedicimila concorrenti, di cui solo 900furono ammessi alla successiva fase concorsuale, quella delle tre prove scritte.
I 900 aspiranti Ispettori scolastici svolsero poi le tre prove scritte a Roma rispettivamente il 28 febbraio 2011, il 1° marzo 2011 e dal 2 al 24 marzo 2011 (36/37 mesi dopo la pubblicazione del bando). Per la correzione delle prove scritte (dicembre 2012 ) ci sono voluti altri 21 mesi, con il modesto risultato di soli 79 ammessi agli orali (ben 66 posti allo stato attuale non verranno attribuiti).
Quindi dal momento della pubblicazione del bando concorsuale febbraio 2008 alla pubblicazione dell’elenco degli ammessi alla prova orale sono passati 58 mesi, ovvero poco meno di cinque anni. Le percentuali che si possono evidenziare da questo concorso sono il 5.6 % di ammessi alle tre prove scritte e l’8.7% di ammessi agli orali. Percentuali molto più severe nei numeri di quelle registrate sia nel concorso per dirigenti scolastici sia in quello del concorso a cattedra per docenti.
Nel frattempo i 145 posti vacanti di dirigente tecnico sono aumentati, visto i recessi e i pensionamenti di dirigenti che si sono aggiunti in questi cinque anni, dopo la pubblicazione del bando di concorso.
Già alla data del 15 febbraio 2011 risultavano, infatti, vacanti 259 posti, come riportato sul sito del Miur. Rimane da capire come mai mentre la funzione tecnico-ispettiva è rilanciata, attribuendole un ruolo più incisivo, il corrispondente organico sia stato ulteriormente ridotto, (allungando in modo spropositato i tempi di un concorso strategico) anziché essere adeguatamente rinforzato?
Ricordiamo pure che circa 200 concorrenti, nonostante avessero superato le preselezioni del settembre 2009, non furono inseriti nelle graduatorie per il solito sbaglio e la consueta superficialità dei funzionari del ministero che ripeterono fino a quattro volte gli stessi nomi nelle quattro sezioni in cui era stato suddiviso il concorso, col risultato di arrivare al fatidico numero di 1450 ma senza i 200 legittimi vincitori. Un ricorso all’epoca fu presentato per consentire la loro riammissione, ma i tempi tecnici non consentirono comunque a costoro di partecipare alle prove scritte.
Anche questo incredibile refuso procedurale, che ha avuto lo scopo di penalizzare 200 probabili dirigenti tecnici, la dice lunga sulla solerte competenza degli uffici Miur e sulle normative concorsuali in genere.
In ultima istanza quindi, a cominciare dal 2004 nessun concorso, nemmeno uno solo e dicasi uno, è filato liscio e senza lasciare strascichi e contestazioni, sospetti e malanimo.

Problemi sulle buste trasparenti lombarde?

da Tecnica della Scuola

Problemi sulle buste trasparenti lombarde?
di A.D.F.

Tutto da rifare? Le ultime notizie rivelerebbero che il perito, individuato dal Consiglio di Stato per un ulteriore esame delle buste utilizzate nel concorso in Lombardia, abbia rinunciato all’incarico.
Da qualche giorno circolano nel web voci di una probabile rinuncia all’incarico di super perito sulla questione delle buste trasparenti usate nel concorso per dirigenti scolastici in Lombardia da parte del Direttore del Dipartimento di Scienze Merceologiche dell’Università “La Sapienza” di Roma.
Un problema spinoso, irto di mille insidie, che rende tale incarico poco attraente (il perito potrebbe essere incompatibile, essendo dipendente Miur, quindi se dice che le buste sono opache , si potrebbe innescare un’altra valanga di ricorsi). L’esame di consulenza dovrà riguardare la comparazione con metodi tecnologici di almeno 30 buste contenenti i nominativi e i dati dei candidati, per verificarne l’eventuale trasparenza.
Si ricorda che le controparti hanno pareri differenti anche sul tipo di buste usate nella perizia di parte, infatti, gli avvocati dei ricorrenti dicono che le buste del concorso erano state prodotte dalla ditta Litograph e sono di tipo “Bus 20”, quelle viste nella relazione tecnica dell’Istituto poligrafico di Stato, richiesta dell’Ufficio scolastico lombardo, sono della ditta Pigna, di tipo Sandy.
Una situazione che ha dell’incredibile e che ogni giorno che passa si ingarbuglia sempre di più e non sembra trovare una soluzione immediata. A tal proposito le conseguenze di questa rinuncia all’incarico potrebbero far slittare l’udienza del Consiglio di Stato fissata per il prossimo 15 gennaio.

Matematica, il successo dipende dalla motivazione

da lastampa.it

Matematica, il successo dipende dalla motivazione

berlino

Il successo in matematica a scuola non dipende da quanto uno studente è intelligente, ma da quanto è motivato e da quanto studia.

Lo ha scoperto uno studio pubblicato dalla rivista Child Development delle università tedesche di Monaco e Bielefeld, secondo cui l’intelligenza aiuta solo nei primi passi nel mondo matematico.

I ricercatori hanno studiato i dati di 3520 studenti delle superiori in Germania, determinandone l’abilità matematica insieme alle motivazioni e l’intelligenza.

Dallo studio è emerso che il quoziente intellettivo è strettamente legato al successo in matematica ma solo all’inizio dello sviluppo della competenza, mentre motivazione e tempo di studio diventano fattori più importanti, e l’intelligenza diventa trascurabile: «Questo suggerisce che le competenze matematiche possono essere acquisite con l’educazione – spiegano gli autori – e che programmi specifici per aumentare la motivazione potrebbero essere molto efficaci».

Concorso, a metà febbraio le prove scritte: stavolta non ci saranno simulazioni

da Tecnica della Scuola

Concorso, a metà febbraio le prove scritte: stavolta non ci saranno simulazioni
di Alessandro Giuliani
L’indicazione sul periodo di svolgimento è del ministro Profumo, che però smonta in partenza la possibilità che possano comparire esempi sui quesiti disciplinari a risposta aperta (probabilmente non più di 5) che verranno proposti agli 88.610 che hanno superato le preselettive. Gli unici riferimenti rimangono il bando di concorso e il decreto del direttore generale n. 80/2012.
Si svolgeranno nel mese di febbraio le prove scritte del concorso a cattedra, le cui preselettive si sono svolte nei primi due giorni di questa settimana e al termine delle quali il 77,5% dei partecipanti è stato estromesso,. La data precisa non è stata ancora comunicata, ma il mese è stato indicato dal ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, nel corso di una video chat tenuta su RaiUno: rispondendo alla domanda di un candidato che avendo passato la verifica dei test a risposta multipla chiedeva indicazioni sul periodo di svolgimento degli scritti (per quello comune a tutti stavolta servirà prendere almeno 28 punti su 40 complessivi), il Ministro ha detto che le prove verranno svolte a “metà febbraio, circa”.
Per quanto riguarda le modalità e la tipologie di prove che attendono gli oltre 88mila aspiranti rimasti in “gara”, Profumo ha freddato le speranze di quelli che speravano in qualche indicazione: il responsabile del Miur ha, infatti, sottolineato che stavolta, a differenza delle preselettiva, non sarà pubblicata alcuna simulazione.
Uno dei due strumenti utili ai candidati desiderosi di prepararsi al meglio per la verifica scritta rimane, allora, l’attenta lettura del bando di concorso. Negli articoli 7, 8 e 9, si parla, rispettivamente, della descrizione delle “Prove scritte ovvero scritto-grafiche”, nonché dell’“Articolazione delle prove scritte per classi di concorso comprese in ambiti disciplinari” e delle “Prove di laboratorio e pratiche”.
Il primo articolo, il 7, indica che le prove consisteranno “in una serie di quesiti a risposta aperta (le indiscrezioni parlano di non più di 5 domande n.d.r.) e sono finalizzate a valutare la padronanza delle competenze professionali nonché delle discipline oggetto di insegnamento”. Entrando nello specificità delle scuole, il Miur ricorda che “la prova scritta della scuola primaria comprende anche l’accertamento della conoscenza della lingua inglese”.
Al comma 4 si parla del punteggio: quello complessivo che potrà assegnare la commissione sarà “di 40 punti. Nel caso di due o più prove, il punteggio è ottenuto dalla media aritmetica delle singole prove, a ciascuna delle quali è assegnato un punteggio massimo di 40 punti. La prova è superata dai candidati che conseguono nella prova ovvero in ciascuna delle singole prove un punteggio non inferiore a 28 punti”.
Fanno eccezione i candidati che dovranno sostenere anche prove di laboratorio e pratiche: premesso che si tratta degli ambiti disciplinari 7 (cl. 36/A e 37/A), 8 (cl. 38/A – 47/A – 49/A), 4 e 9 (cl. 43/A – 50/A – 51/A – 52/A), il Miur ha stabilito che in questi casi “la commissione assegna, per la prova ovvero per le prove di cui al comma 1, un punteggio complessivo massimo di 30 punti. Nel caso di due o più prove, il punteggio è ottenuto dalla media aritmetica delle singole prove, a ciascuna delle quali è assegnato un punteggio massimo di 30 punti. La prova è superata dai candidati che conseguono nella prova ovvero in ciascuna delle singole prove un punteggio non inferiore a 21 punti. Al suddetto punteggio si somma quello conseguito nella prova” di laboratorio e pratica. “Il punteggio finale è di conseguenza espresso in quarantesimi e costituisce il punteggio di ammissione alla prova orale”.
Per avere dei riferimenti sui contenuti delle prove e i relativi programmi, suddivisi per disciplina, si deve invece fare un passo indietro. E andare a leggere l’art. 6 del bando, che riporta contenuti e programmi delle prove al decreto ministeriale del 21 settembre 2012, n. 80, oltre che all’allegato 3 dello stesso bando. Chi lo fa potrà verificare la presenza di diversi macro-argomenti. La cui vastità non farà certo piacere a candidati che si apprestano a svolgere le prove di febbraio. Per loro non rimane altro che iniziare a studiare. E anche bene, visto che ad oggi sono ancora presenti candidati in quantità ben superiore (circa otto volte) rispetto al numero (fisso) di quelli che prenderanno l’agognato ruolo.

Ma era possibile superare la selezione seguendo le regole ministeriali?

da Tecnica della Scuola

Ma era possibile superare la selezione seguendo le regole ministeriali?
di Daniela Girgenti
A seguito dell’articolo pubblicato sull’ultimo numero della Tecnica e quello redatto su questo sito da Pasquale Almirante ho ricevuto decine di e mail di lettori che mi hanno espresso la loro “solidarietà”. Ed è a questi lettori “svantaggiati” che dedico il racconto della mia avventura da candidata “infiltrata”.
Naturalmente, non mi ero presentata alla selezione per andare ad insegnare (avrei potuto farlo trent’anni fa) ma solo per capire il funzionamento della prova che sin dall’inizio mi è sembrata davvero demenziale.
Così come ho scritto nell’articolo, mi sono “allenata” solo con i mezzi messi a disposizione 19 giorni prima dal Miur e cioè con l’esercitatore ministeriale.
I 50 quesiti presentati, così come lo sono stati agli esami, erano in sequenza: 18 di logica, 18 di comprensione del testo, 7 di informatica e 7 di lingua straniera.
Ad ogni domanda, venivano fornite 4 risposte di cui, ovviamente, solo una giusta. Ma il problema non stava solo nella difficoltà delle domande che spaziavano dalle equazioni ai principi di fisica, dall’insiemistica agli indovinelli enigmistici, quanto nel fatto che una volta finita la prova (si avevano a disposizione 50 minuti per le 50 domande) il sistema ti diceva quante domande avevi azzeccato (in verde), quante ne avevi sbagliato (in rosso), ma non ti mostrava la risposta giusta.
Cosicché andavi avanti alla cieca senza renderti conto dei tuoi errori, senza poterti confrontare con altri (i quesiti erano 3.500 in totale) e senza poter capire se avevi sbagliato tu la risposta o era già errata in partenza.
Tutto questo meccanismo è stato elaborato dagli alti dirigenti del Miur per “evitare che gli aspiranti memorizzassero i quesiti”. Come se fosse possibile in 19 giorni mandare a memoria senza capirli migliaia di domande. E poi, anche se questo fosse successo, quanti candidati (dotati di memoria sicuramente eccezionale) sarebbero stati in grado di farlo: 1.000, 2.000? E per una così piccola percentuale si toglie alle altre centinaia di migliaia la possibilità di apprendere dai propri errori che è poi il principio base dell’insegnamento?
Inoltre, gli esami si sono svolti al computer privi di tastiere, perché tra le domande di informatica ce ne erano alcune che ne riguardavano l’uso (ad esempio quale lettera viene dopo la Q nella tastiera italiana). Mi chiedo, ma anziché togliere le tastiere rendendo a tutti (aspiranti e preposti al controllo) la vita difficile, non era più semplice togliere i quesiti che ne riguardavano l’uso?
Non mi soffermo più sulle assurdità di questi test di cui si è già tanto parlato, ma vorrei porre alcune domande al ministro Profumo.
Prima domanda: Chi ha superato le prove, ne sono certa, non ha utilizzato solo l’esercitatore ministeriale, ma si è servito di altri strumenti presenti su internet, dove oltre ai quesiti erano fornite anche le risposte giuste.
Così come segnalato in altro articolo, c’è stata, infatti, una vera e propria fuga di notizie a poche ore dalla messa in linea dell’esercitatore e il Ministero non ha potuto far nulla per evitarlo (siamo ancora in attesa di sapere che fine ha fatto l’ispezione della Polizia postale sulla “talpa” che ha fatto uscire (o li ha venduti?) i test a distanza di pochi minuti dalla loro pubblicazione. Come è finita? E per quale motivo, il Ministero dopo il furto non ha deciso di cambiare tattica e di fare lo stesso, dando a tutti la possibilità di conoscere le risposte giuste?
Seconda domanda: perché il Ministro non ha fornito a nessuno, neanche ai sindacati l’intera batteria dei test, con le relative risposte corrette, come previsto dal bando? Facendo così non ha dato a nessuno la possibilità di controllare il contenuto dei test né di capire se i quesiti somministrati ai candidati erano gli stessi di quelli contenuti nell’esercitatore.
Terza domanda:come sono state assegnate le sedi e le relative postazioni?
Un’ultima considerazione: chi si è mosso nella legalità, come la sottoscritta, senza navigare in siti pirata ma solo servendosi dell’esercitatore aveva probabilità vicino allo zero di superare la prova e quindi è stato fortemente penalizzato e svantaggito rispetto a chi che non ha rispettato le regole.
Desidererei avere delle risposte, come regalo di Natale, se non dal Ministro da coloro che hanno predisposto questa prima fase di selezione.
Infine grazie a chi mi ha scritto e come me è stato bocciato. Nessun aspirante ammesso alle prove successive, sino ad oggi mi ha inviato una riga. Spero che mi racconti la sua esperienza.
Comunque, auguri a tutti e in bocca al lupo a chi ce l’ha fatta!

daniela.girgenti@tecnicadellascuola.it

22 dicembre: arrivano le prime risposte degli ammessi e qualche commento degli esclusi.