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Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 64

Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 64

Disciplina della scuola italiana all’estero, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera h), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00072)

(GU Serie Generale n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)

Capo I
Sistema della formazione italiana nel mondo

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione;
Vista la legge 13 luglio 2015 n. 107 recante riforma del sistema
nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle
disposizioni legislative vigenti, ed in particolare i commi 180, 181
lettera h), 182 e 184;
Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina
dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del
Consiglio dei Ministri», e successive modificazioni, ed in
particolare l’articolo 14;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n.
18, recante l’ordinamento dell’amministrazione degli affari esteri e
della cooperazione internazionale;
Vista la legge 5 febbraio 1992 n. 104, recante legge quadro per
l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone
handicappate;
Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, recante
approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti
in materia di istruzione, e successive modificazioni;
Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59, recante delega al Governo per
il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali,
per la riforma della Pubblica amministrazione e per la
semplificazione amministrativa e successive modificazioni ed in
particolare l’articolo 20;
Vista la legge 10 dicembre 1997, n. 425, recante disposizioni per
la riforma degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di
istruzione secondaria di secondo grado, come modificata dalla legge
11 gennaio 2007, n. 1;
Vista la legge 10 marzo 2000, n. 62, recante: «Norme per la parita’
scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione»;
Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme
generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche;
Visto il decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, concernente
la definizione delle norme generali relative alla scuola
dell’infanzia e al primo ciclo di istruzione, e successive
modificazioni;
Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, concernente
norme generali e livelli essenziali delle prestazioni sul secondo
ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione;
Vista la legge 11 gennaio 2007, n. 1, concernente disposizioni in
materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di studio;
Visto il decreto-legge 7 settembre 2007, n. 147, convertito, con
modificazioni, dalla legge 25 ottobre 2007, n. 176;
Visto il decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, che agli articoli
1, 2 e 3 ha dettato norme in materia di acquisizione delle conoscenze
e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione», di
valutazione del comportamento e degli apprendimenti degli alunni;
Vista la legge 8 ottobre 2010 n. 170 recante norme in materia di
disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico;
Visto il decreto legislativo 3 febbraio 2011, n. 71, recante
ordinamento e funzioni degli uffici consolari, ai sensi dell’articolo
14, comma 18, della legge 28 novembre 2005, n. 246;
Visto il decreto legislativo 16 gennaio 2013 n. 13 concernete la
definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle
prestazioni per l’individuazione degli apprendimenti non formali e
formali e degli standard minimi di servizio del sistema nazionale di
certificazione delle competenze;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1985,
n. 751 recante esecuzione dell’intesa tra l’autorita’ scolastica e la
Conferenza episcopale italiana per l’insegnamento della religione
cattolica nelle scuole pubbliche;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n.
249, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 21
novembre 2007, n. 235, concernente lo statuto delle studentesse e
degli studenti della scuola secondaria;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998, n.
323, recante disciplina degli esami di Stato conclusivi dei corsi di
studio di istruzione secondaria superiore;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n.
275, concernente regolamento recante norme in materia di autonomia
delle istituzioni scolastiche;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n.
122, concernente regolamento recante coordinamento delle norme
vigenti per la valutazione degli alunni;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
87, che adotta il «Regolamento recante norme concernenti il riordino
degli istituti professionali, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
88, che adotta il «Regolamento recante norme per il riordino degli
istituti tecnici a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge
25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n.
133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
89, che adotta il «Regolamento recante revisione dell’assetto
ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei a norma
dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n.
80, che adotta il «Regolamento sul sistema nazionale di valutazione
in materia di istruzione e formazione»;
Visto il decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 agosto
2007, n. 139, concernente regolamento recante norme in materia di
adempimento dell’obbligo di istruzione, ai sensi dell’articolo 1,
comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296;
Visto il decreto del Ministro della pubblica istruzione 7 ottobre
2010 n. 211, concernente Regolamento recante indicazioni nazionali
riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le
attivita’ e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti
per i percorsi liceali di cui all’articolo 10, comma 3, del decreto
del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, in relazione
all’articolo 2, commi 1 e 3, del medesimo regolamento;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca del 16 novembre 2012 n. 254, Regolamento recante
indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e
del primo ciclo d’istruzione, a norma dell’articolo 1, comma 4, del
decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 89;
Considerato che l’articolo 1, commi 180, 181 e 182, della legge n.
107 del 2015, delega il Governo ad adottare uno o piu’ decreti
legislativi al fine di provvedere al riordino, alla semplificazione e
alla codificazione delle disposizioni legislative in materia di
istruzione;
Ritenuto di dover procedere, ai sensi dell’articolo 1, comma 181,
lettera h), della predetta legge n. 107 del 2015, a disciplinare,
sulla base dei principi e dei criteri direttivi ivi declinati, il
riordino e l’adeguamento della normativa in materia di istituzioni e
iniziative scolastiche italiane all’estero;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 14 gennaio 2017;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all’articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 espresso nella
seduta del 9 marzo 2017;
Acquisiti i pareri delle Commissioni parlamentari competenti per
materia e per i profili finanziari;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 7 aprile 2017;
Sulla proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca e del Ministro degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze e il Ministro per la semplificazione e la pubblica
amministrazione;

E m a n a

il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Ambito di applicazione

1. Il presente decreto legislativo, in coerenza con gli obiettivi e
le finalita’ individuate dalla legge 13 luglio 2015 n. 107, riordina
e adegua la normativa in materia di istituzioni e iniziative
scolastiche italiane all’estero attuando un effettivo e sinergico
coordinamento tra il Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale e il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca nella gestione della rete scolastica
e nella promozione della lingua e della cultura italiana all’estero.

Art. 2

Obiettivi del sistema della formazione italiana
nel mondo

1. Il sistema della formazione italiana nel mondo favorisce la
centralita’ del modello educativo e formativo della scuola italiana
nella societa’ della conoscenza in contesti multiculturali e
pluralistici, fondato sui valori dell’inclusivita’,
dell’interculturalita’, della democrazia e della non discriminazione.
2. Il sistema della formazione italiana nel mondo ha come obiettivo
fondamentale la diffusione e la promozione della lingua e della
cultura italiana all’estero in un sistema valoriale europeo ed in una
dimensione internazionale e persegue prioritariamente gli obiettivi
formativi cui si ispira il sistema nazionale di istruzione e
formazione in conformita’ con la legge n. 107 del 2015.
3. Fatto salvo quanto previsto all’articolo 39, commi 1, 2 e 3,
all’attuazione delle disposizioni del presente decreto legislativo si
provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili
a legislazione vigente.

Art. 3

Articolazione e coordinamento del sistema
della formazione italiana nel mondo

1. Il sistema della formazione italiana nel mondo si articola in:
a) scuole statali all’estero;
b) scuole paritarie all’estero;
c) altre scuole italiane all’estero;
d) associazione delle scuole italiane all’estero;
e) corsi promossi dagli enti gestori e altre iniziative per la
lingua e la cultura italiana all’estero;
f) lettorati.
2. Con decreto del Ministro degli affari esteri e della
cooperazione internazionale e del Ministro dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca e’ istituita, senza nuovi o maggiori
oneri a carico della finanza pubblica, una cabina di regia, formata
da rappresentanti del Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale e del Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, che assicura, mediante riunioni
periodiche, il coordinamento strategico del sistema della formazione
italiana nel mondo.
3. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, oltre all’azione svolta mediante le scuole statali
all’estero, puo’ sostenere le scuole europee di cui all’articolo 35 e
le attivita’ di cui al comma 1 promosse da soggetti pubblici o
privati, anche stranieri, inclusi gli enti gestori attivi nella
diffusione e promozione della lingua e cultura italiana nel mondo,
concedendo contributi, fornendo libri e materiale didattico o
destinandovi docenti secondo quanto previsto dal presente decreto
legislativo.
4. I soggetti del sistema della formazione italiana nel mondo si
raccordano con la rete diplomatica e consolare, con gli istituti di
cultura e con gli altri soggetti pubblici e privati attivi nella
promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo, sulla
base di piani Paese pluriennali che tengono conto delle esigenze del
contesto culturale, sociale ed economico delle realta’ locali.

Art. 4

Scuole statali all’estero

1. Con decreto del Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale, di concerto con il Ministero
dell’economia e delle finanze e sentito il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, possono essere istituite,
trasformate o soppresse scuole statali all’estero.
2. Le scuole di cui al comma 1 conformano il proprio ordinamento a
quello delle corrispondenti scuole del sistema nazionale italiano di
istruzione e formazione. Il Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale, di concerto con il Ministero
dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca, puo’ autorizzare
varianti in relazione a esigenze locali. Ai titoli di studio
conseguiti e’ riconosciuto valore legale.
3. Ciascuna istituzione scolastica redige il piano triennale
dell’offerta formativa, secondo le disposizioni applicabili nel
territorio nazionale. Le realta’ istituzionali, culturali, sociali ed
economiche italiane possono partecipare alla formulazione del piano.
Per le finalita’ previste dall’articolo 1, comma 13, della legge n.
107 del 2015 e per assicurare la continuita’ delle relazioni
internazionali e la coerenza dell’azione dell’Italia nel Paese
interessato, il piano e’ trasmesso per il tramite del capo della
rappresentanza diplomatica o dell’ufficio consolare al Ministero
dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca e al Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale.
4. L’insegnamento della religione cattolica e’ impartito secondo le
disposizioni applicabili nel territorio nazionale. Il Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale puo’ autorizzare
l’insegnamento di altre religioni, in relazione ad esigenze locali.

Art. 5

Gestione delle scuole statali all’estero

1. A ciascuna scuola statale all’estero e’ assegnato un dirigente
scolastico. In caso di assenza o di impedimento dello stesso, le
funzioni sono temporaneamente svolte da un docente individuato dal
dirigente stesso, o, in mancanza, dal capo dell’ufficio consolare o
della rappresentanza diplomatica. Il predetto docente e’ esonerato
dall’insegnamento limitatamente al periodo di assenza o impedimento
del dirigente scolastico purche’ sostituito da un docente destinato
al potenziamento dell’offerta formativa e delle attivita’ progettuali
di cui all’articolo 18, comma 1.
2. La gestione amministrativa e contabile delle scuole statali
all’estero e’ regolata dalle disposizioni applicabili alle
rappresentanze diplomatiche. I poteri attribuiti da dette
disposizioni ai commissari amministrativi e ai capi di ufficio
all’estero sono rispettivamente esercitati dal direttore dei servizi
generali ed amministrativi e dal dirigente scolastico. I bilanci
preventivi e consuntivi, nei quali e’ data specifica evidenza delle
gestioni provenienti dalle casse scolastiche, sono inviati
all’ufficio consolare competente, che, nel termine di quindici
giorni, li inoltra, con il proprio motivato parere, al Ministero
degli affari esteri e della cooperazione internazionale.

Art. 6

Scuole paritarie all’estero

1. Con decreto del Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale e del Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca puo’ essere riconosciuta la parita’
scolastica alle scuole italiane all’estero non statali che presentano
requisiti analoghi a quelli previsti per le scuole paritarie nel
territorio nazionale.
2. Alle scuole paritarie si applica l’articolo 4, commi 2, 3 e 4.
3. Ciascuna scuola paritaria individua un coordinatore
dell’attivita’ didattica, che si raccorda con il dirigente scolastico
assegnato all’ambasciata o all’ufficio consolare o, in mancanza, con
il capo dell’ufficio consolare.
4. Le scuole paritarie provvedono alle spese di vitto ed alloggio
del personale di cui all’articolo 24, comma 2, e alla sostituzione
del personale di cui al capo III temporaneamente assente.

Art. 7

Altre scuole italiane all’estero e sezioni italiane all’estero

1. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, in collaborazione con il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, tiene un elenco delle scuole
all’estero che, avuto riguardo alle specificita’ locali, presentano
requisiti analoghi a quelli previsti per le scuole non paritarie nel
territorio nazionale.
2. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, di concerto con il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, puo’ riconoscere o istituire
sezioni italiane all’interno di scuole straniere o internazionali e
ne definisce l’ordinamento.
3. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, di concerto con il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, puo’ riconoscere scuole a
ordinamento misto. Tali scuole, integrate nei sistemi scolastici
locali, assicurano agli alunni il conseguimento della certificazione
della conoscenza dell’italiano come seconda lingua rilasciata da enti
certificatori riconosciuti dal Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale, sentito il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca.

Art. 8

Associazione delle scuole

1. Le scuole di cui agli articoli 4, 6 e 7 possono realizzare in
forma associata azioni volte all’attuazione del piano dell’offerta
formativa, alla diffusione e promozione della lingua e della cultura
italiana e al sostegno della mobilita’ degli studenti in eta’ scolare
da e verso l’Italia.

Art. 9

Partecipazione di soggetti pubblici e privati al sistema della
formazione italiana nel mondo

1. In conformita’ con il piano triennale dell’offerta formativa, le
scuole di cui agli articoli 4, 6 e 7 possono realizzare forme di
collaborazione con soggetti pubblici e privati, inclusi gli istituti
italiani di cultura, gli enti gestori attivi nella diffusione e
promozione della lingua e cultura italiana nel mondo.
2. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, in collaborazione con il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, puo’ avviare forme di cooperazione
e di partenariato tra settore pubblico e privato per il funzionamento
e la gestione di scuole all’estero.
3. Nell’ambito delle scuole statali all’estero, il Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale, sentito il
Ministero dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca, puo’
organizzare, anche in collaborazione con soggetti pubblici o privati
italiani o stranieri, scuole o sezioni a ordinamento scolastico misto
o locale.

Art. 10

Iniziative per la lingua e la cultura italiana all’estero

1. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale promuove e attua, anche con modalita’ a distanza, le
seguenti iniziative per l’apprendimento della lingua e cultura
italiana:
a) interventi per favorire il bilinguismo;
b) corsi e moduli curriculari o extracurriculari nelle scuole
locali, anche avvalendosi dell’attivita’ degli enti gestori di cui
all’articolo 11, per la diffusione della lingua e della cultura
italiana;
c) corsi di lingua e cultura italiana e altre iniziative
linguistico-culturali offerti, a studenti di ogni ordine e grado con
la collaborazione di universita’ italiane.
2. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale promuove ed attua, altresi’, le seguenti iniziative,
svolte anche con modalita’ a distanza:
a) classi o corsi preparatori per agevolare l’inserimento degli
studenti italiani nei sistemi scolastici locali;
b) iniziative di formazione, per i docenti locali, anche
riguardanti le linee guida e le indicazioni nazionali dei percorsi di
studio dell’ordinamento nazionale.
3. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, in collaborazione con il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, promuove e attua le iniziative di
cui al presente articolo, sulla base dei seguenti criteri:
a) programmazione dell’attivita’ su base triennale coerentemente
con il piano Paese di cui all’articolo 3;
b) incentivazione di percorsi di miglioramento e di
diversificazione dell’offerta formativa;
c) innalzamento della professionalita’ dei docenti locali, anche
mediante l’individuazione di requisiti minimi per il reclutamento da
parte degli enti gestori;
d) incoraggiamento della diffusione di buone pratiche e di
sistemi didattici innovativi, anche mediante reti di collaborazione
con altri attori del sistema della formazione italiana nel mondo.

Art. 11

Enti gestori

1. Le iniziative di cui all’articolo 10 possono essere realizzate
da enti gestori non aventi fine di lucro attivi nella diffusione e
promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo,
costituiti e organizzati secondo le forme giuridiche prescritte dalla
normativa locale.
2. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale sostiene le iniziative di cui all’articolo 10 promosse
dagli enti gestori di cui al comma 1.

Art. 12

Lettorati

1. Nell’ambito del contingente di cui all’articolo 18 comma 1,
possono essere inviati lettori presso universita’ e istituzioni
scolastiche straniere, i quali collaborano alle attivita’ di
insegnamento, di assistenza agli studenti e di ricerca nell’ambito
della lingua e della cultura italiana.
2. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale puo’ incaricare i lettori di svolgere attivita’ di
promozione della lingua e della cultura italiana aggiuntive a quelle
di cui al comma 1, sulla base di direttive della competente
rappresentanza diplomatica e in collaborazione con gli istituti
italiani di cultura. Dette attivita’ possono includere
l’organizzazione di eventi culturali, la docenza in corsi di lingua e
cultura italiana organizzati da istituti italiani di cultura, da
rappresentanze diplomatiche o da uffici consolari, lo sviluppo dei
rapporti culturali bilaterali, anche con riferimento alle borse di
studio e agli scambi giovanili.
3. Il Ministero dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca,
sentito il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, puo’ collaborare con universita’ straniere nella
selezione di personale specializzato cui le stesse intendono affidare
l’insegnamento della lingua e della cultura italiana.

Art. 13

Gestione, coordinamento e vigilanza

1. Per gestire, coordinare e vigilare il sistema della formazione
italiana nel mondo, la selezione e la destinazione all’estero del
personale di cui all’articolo 18, nonche’ le ulteriori attivita’ di
cui al presente decreto legislativo, il Ministero degli affari esteri
e della cooperazione internazionale e il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca si avvalgono di dirigenti
scolastici, docenti e personale amministrativo della scuola nel
limite complessivo di 35 unita’ per ciascuno dei due ministeri.
2. L’amministrazione di appartenenza colloca fuori ruolo il
personale di cui al comma 1, di concerto con il Ministero di
destinazione e con il Ministero dell’economia e delle finanze. Il
servizio prestato ai sensi del presente articolo e’ valido a tutti
gli effetti come servizio nel ruolo di appartenenza.
3. Il trattamento economico del personale di cui al presente capo
rimane a carico dell’amministrazione di appartenenza e continua ad
essere corrisposto dagli uffici che vi provvedevano all’atto del
collocamento fuori ruolo.

Capo II
Requisiti e formazione del personale da destinare all’estero e
valutazione del sistema della formazione italiana nel mondo

Art. 14

Requisiti del personale da destinare all’estero

1. Per garantire l’identita’ culturale dei percorsi di istruzione
dell’ordinamento scolastico italiano in una dimensione
internazionale, nonche’ per assicurare la qualita’ del sistema della
formazione italiana nel mondo, il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, con decreto adottato di concerto
con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, individua, entro sei mesi dalla data di entrata in
vigore del presente decreto legislativo, i requisiti culturali e
professionali fondamentali dei dirigenti scolastici, dei docenti e
del personale amministrativo della scuola da inviare all’estero.

Art. 15

Formazione del personale da destinare all’estero

1. Per garantire la qualita’, l’efficacia e la coerenza del sistema
della formazione italiana nel mondo, con il decreto di cui
all’articolo 14 sono stabilite le modalita’ della formazione
propedeutica alla destinazione all’estero e delle attivita’ di
formazione in servizio del personale da destinare all’estero.
2. Le scuole statali all’estero concorrono al sistema nazionale di
formazione del personale della scuola, ospitando attivita’
propedeutiche alla formazione in ingresso o in servizio.

Art. 16

Sistema di valutazione

1. E’ istituito un sistema di valutazione delle attivita’ svolte in
applicazione del presente decreto legislativo, in particolare con
riguardo a:
a) qualita’ dell’offerta formativa;
b) impatto degli interventi;
c) qualita’ dell’insegnamento offerto dai docenti inviati
all’estero a norma del capo III;
d) performance del personale amministrativo e dei dirigenti
scolastici inviati all’estero a norma del capo III.
2. Il sistema di valutazione di cui al comma 1 verifica l’efficacia
e l’efficienza delle attivita’ svolte in applicazione del presente
decreto legislativo, in coerenza con i principi e con le finalita’
della valutazione del sistema nazionale di istruzione e tenuto conto
dei contesti locali.
3. Entro 120 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto
legislativo, il Ministero dell’istruzione dell’universita’ e della
ricerca, con decreto adottato di concerto con il Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale, stabilisce
modalita’, criteri e strumenti del sistema di valutazione di cui al
presente articolo e disciplina i processi di autovalutazione e di
valutazione esterna, nonche’ le azioni di miglioramento e di
rendicontazione sociale.

Art. 17

Pubblicita’ del sistema della formazione italiana
nel mondo

1. Nell’ambito del Portale unico dei dati della scuola di cui
all’articolo 1, comma 136, della legge n. 107 del 2015, e’ istituita,
a decorrere dall’anno scolastico 2017/2018, una sezione dedicata al
sistema della formazione italiana nel mondo.
2. Nella sezione di cui al comma 1, compatibilmente con le esigenze
di sicurezza e di continuita’ delle relazioni internazionali, sono
pubblicati:
a) i piani dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche
statali e di quelle paritarie;
b) i dati in forma aggregata degli studenti frequentanti le
istituzioni scolastiche e le iniziative disciplinate dal presente
decreto legislativo;
c) i bilanci delle scuole;
d) i dati pubblici afferenti al sistema di valutazione;
e) i dati, anche curricolari, del personale destinato all’estero;
f) i dati, i documenti e le informazioni utili a valutare
l’avanzamento didattico, tecnologico e d’innovazione del sistema
scolastico all’estero;
g) le iniziative per la lingua e la cultura italiana all’estero
realizzate nell’ambito del sistema della formazione italiana nel
mondo;
h) gli esiti della valutazione di cui all’articolo 16, comma 1,
lettere a) e b).

Capo III
Personale inviato all’estero
Sezione I
Stato giuridico

Art. 18

Categorie e contingenti di personale

1. Dirigenti scolastici, docenti e personale amministrativo della
scuola a tempo indeterminato possono essere collocati fuori ruolo e
destinati alle attivita’ previste dal presente articolo entro il
limite complessivo di 674 unita’, comprensivo delle unita’ destinate
al sostegno degli alunni con disabilita’ e delle unita’ destinate al
potenziamento dell’offerta formativa e delle attivita’ progettuali di
cui all’articolo 1, comma 7, della legge n. 107 del 2015, con
particolare riferimento alle competenze nella pratica e nella cultura
musicali, nell’arte e nella storia dell’arte, nel cinema, nelle
tecniche e nei media di produzione e di diffusione delle immagini e
dei suoni. Il contingente di cui al precedente periodo comprende 50
posti individuati nei limiti delle dotazioni organiche determinate
con il decreto di cui all’articolo 1, comma 64, della legge 13 luglio
2015, n. 107, mentre non comprende il personale di cui all’articolo
35. I contingenti delle categorie di personale da destinare
all’estero sono stabiliti su base triennale dal Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale, con decreto
adottato di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze e
con il Ministero dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca,
sentite le autorita’ diplomatiche e consolari. Con le medesime
modalita’ possono essere apportate variazioni annuali nel corso del
triennio.
2. I dirigenti scolastici possono essere assegnati a scuole statali
all’estero, ad ambasciate o a uffici consolari. I dirigenti
scolastici assegnati ad ambasciate o a uffici consolari promuovono e
coordinano le attivita’ scolastiche di cui al capo I, nell’area
geografica determinata dal Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale, sulla base delle indicazioni del
titolare della sede o del funzionario da lui delegato e in raccordo
con gli istituti italiani di cultura.
3. I docenti possono essere assegnati ad una o piu’ attivita’
scolastiche all’estero per svolgere attivita’ didattica, promuovere
la lingua e la cultura italiana e partecipare a progetti, previsti
dal piano triennale dell’offerta formativa, finalizzati al
miglioramento dell’offerta formativa, all’innalzamento del successo
scolastico e formativo ed al superamento del disagio scolastico. I
docenti non assegnati a scuole statali all’estero sono coordinati dal
dirigente scolastico assegnato all’ambasciata o all’ufficio consolare
o, in caso di sua assenza o impedimento, dal capo dell’ufficio
consolare.
4. Il personale amministrativo puo’ essere destinato a scuole
statali all’estero, a rappresentanze diplomatiche o a uffici
consolari per l’organizzazione delle attivita’ scolastiche
all’estero, nel rispetto del profilo professionale di appartenenza.
L’attivita’ del personale amministrativo in servizio presso
rappresentanze diplomatiche o uffici consolari e’ organizzata dal
dirigente scolastico o, in caso di assenza o impedimento, dal capo
dell’ufficio consolare.

Art. 19

Selezione

1. Il personale da destinare all’estero ai sensi del presente capo
e’ scelto tra i dipendenti con contratto a tempo indeterminato che,
dopo il periodo di prova, abbiano prestato in Italia almeno tre anni
di effettivo servizio nei ruoli corrispondenti alle funzioni da
svolgere all’estero.
2. Il personale e’ selezionato dal Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca sulla base di un bando emanato
sentito il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale. Il bando disciplina:
a) le procedure, i requisiti e i criteri oggettivi per la
selezione del personale in possesso del profilo professionale di cui
all’articolo 14, in modo da garantire la massima pubblicita’ e
trasparenza in ogni fase della selezione;
b) le lingue richieste per i Paesi di destinazione e i relativi
livelli di certificazione;
c) i titoli culturali, professionali e di servizio valutabili,
pertinenti alle funzioni da svolgere all’estero. Sono valutati, quali
titoli di preferenza, i titoli rilasciati da universita’ o da altri
istituti di formazione superiore equiparati, sia italiani sia
stranieri, previo riconoscimento, che sono stati conseguiti in un
corso che contempli almeno 60 crediti formativi universitari ovvero
almeno un anno accademico svolto, in particolare, nell’ambito delle
discipline dell’interculturalita’ e dell’insegnamento dell’italiano
come lingua seconda o lingua straniera;
d) le modalita’ di svolgimento, eventualmente anche telematiche e
comunque al di fuori dell’orario delle lezioni, di un colloquio
obbligatorio comprensivo dell’accertamento linguistico.
3. Ai membri della commissione e ai candidati alla selezione di cui
al comma 2 non spettano compensi, gettoni o indennita’ di presenza
ne’ rimborsi spese comunque denominati.
4. Le graduatorie del personale selezionato sono formate ogni sei
anni e sono pubblicate sul sito istituzionale del Ministero
dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca. Per posti le cui
graduatorie sono esaurite o mancanti, le procedure di selezione
possono essere indette prima della scadenza sessennale. Il personale
docente inserito in graduatoria permane nell’ambito territoriale di
riferimento di cui all’articolo 1, comma 66, della legge n. 107 del
2015.

Art. 20

Destinazione all’estero

1. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale comunica annualmente al Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca i posti nell’ambito del contingente
di cui all’articolo 18, comma 1, che si rendono disponibili nell’anno
scolastico successivo a quello in corso. Sono consentiti
aggiornamenti nel corso dell’anno scolastico per esigenze
sopravvenute. I posti disponibili sono pubblicati nel sito
istituzionale del Ministero dell’istruzione dell’universita’ e della
ricerca e del Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale.
2. Previo collocamento fuori ruolo presso il Ministero degli affari
esteri e della cooperazione internazionale, il Ministero
dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca destina sui posti di
cui al comma 1 gli aspiranti che si collocano in posizione utile
nelle graduatorie di cui all’articolo 19 comma 4.

Art. 21

Durata del servizio all’estero

1. La permanenza all’estero non puo’ essere superiore, nell’arco
dell’intera carriera, a due periodi ciascuno dei quali di sei anni
scolastici consecutivi, inclusi gli anni in cui ha luogo l’effettiva
assunzione in servizio all’estero. I due periodi sono separati da
almeno sei anni scolastici di effettivo servizio nel territorio
nazionale.
2. Il personale di cui al presente capo puo’ essere destinato
all’estero se assicura una permanenza in servizio all’estero per sei
anni scolastici. Se il personale rientra in Italia prima del
sessennio in applicazione dell’articolo 26 comma 2, oppure a seguito
di domanda non motivata da gravi motivi personali o familiari, non
sono dovuti i benefici per il viaggio di rimpatrio di cui alla parte
terza, titolo II, del decreto del Presidente della Repubblica 5
gennaio 1967, n. 18.
3. La destinazione da una ad altra sede all’estero e’ consentita
solo per gravi motivi o ragioni di servizio, nei limiti delle risorse
finanziarie disponibili.

Art. 22

Articolazione del tempo di lavoro

1. L’orario di lavoro del personale di cui al presente capo inviato
all’estero corrisponde a quello in Italia.
2. L’orario puo’ essere articolato in maniera flessibile, anche su
base plurisettimanale.
3. Per i docenti e per i lettori, le unita’ orarie sono di sessanta
minuti ciascuna. Il minor tempo di lavoro derivante dall’utilizzo di
unita’ didattiche di durata inferiore a sessanta minuti e’ recuperato
con attivita’ di insegnamento. I lettori possono effettuare il
recupero anche con altre attivita’ previste delle istituzioni
straniere di assegnazione o, in mancanza, dalla rappresentanza
diplomatica o dall’ufficio consolare competente.
4. Si applica l’articolo 143 del decreto del Presidente della
Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18.

Art. 23

Insegnamenti obbligatori che comportano un orario settimanale
inferiore a quello di cattedra e sostituzione di docenti
temporaneamente assenti

1. Nelle scuole statali all’estero gli insegnamenti obbligatori che
non costituiscono cattedra o posto di insegnamento sono ripartiti fra
i docenti gia’ in servizio con abilitazione specifica od affine o con
titolo di studio valido per l’insegnamento della disciplina, anche in
considerazione del percorso formativo e dell’acquisizione di
competenze professionali coerenti con gli insegnamenti da impartire.
2. I docenti temporaneamente assenti nelle scuole statali
all’estero sono prioritariamente sostituiti mediante ripartizione
delle relative ore di insegnamento fra i docenti gia’ in servizio nel
medesimo Paese. Il presente comma si applica, laddove possibile, alla
sostituzione dei docenti temporaneamente assenti nelle iniziative di
cui all’articolo 10.

Art. 24

Assegnazioni temporanee e invio in missione

1. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, di concerto con il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, puo’ inviare, per esigenze di
servizio, personale docente e dirigenti scolastici, in assegnazione
temporanea presso scuole statali all’estero ed altre iniziative
disciplinate dal presente decreto legislativo, per una durata di un
anno scolastico, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili. Il
personale di cui al presente comma e’ individuato sulla base delle
graduatorie di cui all’articolo 19 comma 4. Il personale e’ collocato
fuori ruolo e conserva, per l’intera durata della missione, la sede
occupata nel territorio nazionale.
2. Per lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi del primo e
del secondo ciclo d’istruzione, il Ministero degli affari esteri e
della cooperazione internazionale, di concerto con il Ministero
dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca, invia in missione o
in viaggio di servizio il personale necessario alla formazione delle
relative commissioni secondo le disposizioni vigenti in materia nel
territorio nazionale.

Art. 25

Sanzioni disciplinari

1. Il personale di cui al presente capo e’ soggetto alle sanzioni
disciplinari previste per la categoria di appartenenza.
2. Nei casi in cui la sanzione disciplinare non e’ di competenza
dell’ufficio per i procedimenti disciplinari di cui all’articolo
55-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001, il procedimento
disciplinare compete al dirigente scolastico o, in sua assenza, al
capo del consolato o consolato generale di prima categoria
territorialmente competente o, in mancanza, al capo della
rappresentanza diplomatica, fatta salva diversa previsione del
decreto istitutivo di cui all’articolo 4, comma 1.
3. Salvo quanto previsto al comma 2, i procedimenti disciplinari
spettano all’ufficio competente per i procedimenti disciplinari del
Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.

Art. 26

Rientro in Italia

1. Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale puo’ far cessare in qualsiasi momento il servizio
all’estero per ragioni di servizio o per incompatibilita’ di
permanenza nella sede. Se le ragioni di servizio attengono alle
esigenze del sistema scolastico nazionale o agli esiti negativi della
valutazione di cui all’articolo 16 comma 1, lettere c) e d), la
cessazione e’ disposta dal Ministero dell’istruzione dell’universita’
e della ricerca, sentito il Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale.
2. L’irrogazione di una sanzione disciplinare superiore alla
sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per dieci
giorni comporta l’immediata cessazione dal servizio all’estero.
3. Al rientro in Italia, il personale docente e’ riassegnato
all’ambito territoriale che ricomprende l’istituzione scolastica di
ultima titolarita’.
4. Al rientro in Italia il personale amministrativo e’ riassegnato
alla scuola di ultima titolarita’ o, in subordine, ad altra scuola
della medesima provincia secondo le ordinarie procedure di mobilita’
della categoria.
5. Al rientro in Italia il personale dirigente scolastico e’
riassegnato alla scuola di ultima titolarita’ o, in subordine, ad
altra scuola della medesima regione a cura del dirigente preposto al
relativo ufficio scolastico regionale.

Art. 27

Foro competente

1. Per le controversie di lavoro del personale di cui al presente
capo e’ competente il foro di Roma.

Sezione II
Trattamento economico

Art. 28

Retribuzione

1. Il trattamento economico, previsto per il servizio prestato in
Italia, del personale di cui al presente capo rimane a carico
dell’amministrazione di appartenenza e continua ad essere corrisposto
dagli uffici che vi provvedevano all’atto del collocamento fuori
ruolo.

Art. 29

Trattamento economico all’estero

1. Al personale di cui al presente capo ad eccezione di quello di
cui all’articolo 24 oltre allo stipendio e agli assegni di carattere
fisso e continuativo previsti per il territorio nazionale, tranne che
per tali assegni sia diversamente disposto, compete, dal giorno di
assunzione fino a quello di cessazione dalle funzioni in sede, uno
speciale assegno di sede, non avente carattere retributivo, per
sopperire agli oneri derivanti dal servizio all’estero. Tale assegno
e’ costituito:
a) dall’assegno base di cui al comma 3;
b) dalle maggiorazioni relative alle singole sedi determinate
secondo coefficienti da fissarsi con decreto del Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale, di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la commissione di cui
all’articolo 172 del decreto del Presidente della Repubblica 5
gennaio 1967, n. 18.
2. I coefficienti sono fissati sulla base del costo della vita e
delle sue variazioni risultanti da rilevamenti obiettivi effettuati
avvalendosi di agenzie specializzate a livello internazionale o dei
dati statistici elaborati dalle Nazioni Unite e dall’Unione europea,
con particolare riferimento al costo dei servizi. Agli assegni si
applicano le maggiorazioni per situazioni di rischio e disagio
stabilite per il personale di ruolo del Ministero degli affari esteri
e della cooperazione internazionale in servizio nella stessa sede.
3. Gli assegni mensili lordi base di cui al comma 1, lettera a),
sono cosi’ determinati:
a) dirigente scolastico: euro 800;
b) docente di scuola secondaria di secondo grado: euro 650;
c) docente di scuola secondaria di primo grado / lettore: 600;
d) insegnante di scuola primaria o dell’infanzia: euro 570;
e) direttore dei servizi generali e amministrativi: euro 570;
f) assistente amministrativo: euro 490.
4. Per lo svolgimento delle funzioni di cui all’articolo 5, comma
1, secondo periodo, o all’articolo 12 comma 2, spetta una
maggiorazione del trattamento economico di cui al presente articolo
in misura pari a un dodicesimo dell’assegno di sede di cui al comma
1.
5. Per ciascuna ora di insegnamento eccedente l’orario obbligatorio
prestata ai sensi dell’articolo 23 spetta una maggiorazione del
trattamento di cui al presente articolo in misura pari a un
quindicesimo dell’assegno base di cui al comma 3. In alternativa, il
docente puo’ fruire, nei periodi di sospensione dell’attivita’
didattica, di riposi compensativi, in ragione di un giorno ogni
quattro ore soprannumerarie effettivamente prestate.
6. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 28, per la durata
delle missioni di cui all’articolo 24 comma 1, il Ministero degli
affari esteri e della cooperazione internazionale corrisponde il
trattamento economico di cui l’articolo 170, quinto comma, del
decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18. Si
applica il comma 5.
7. Fatto salvo quanto previsto dalla presente sezione si applicano
i titoli I e II della parte III, nonche’ gli articoli 84, 205, 207,
208, 210, 211 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del
1967. Salvo quanto previsto dal presente articolo, la disciplina ivi
prevista per l’indennita’ di servizio all’estero si applica
all’assegno di sede di cui al comma 1.

Art. 30

Servizio in residenze disagiate

1. Si applica l’articolo 144 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 18 del 1967, nonche’ l’articolo 23 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092.

Capo IV
Situazioni particolari
Sezione I
Personale locale nelle scuole statali all’estero

Art. 31

Docenti a contratto locale

1. Nelle scuole statali all’estero possono essere affidati a
personale straniero o italiano, residente nel paese ospitante da
almeno un anno, in possesso dei requisiti prescritti dalle
disposizioni locali, gli insegnamenti obbligatori in base alla
normativa locale e non previsti nell’ordinamento scolastico italiano,
nonche’ le attivita’ di potenziamento dell’offerta formativa che non
possano essere coperte con docenti di cui all’articolo 18, comma 1.
2. Nelle scuole statali all’estero un numero limitato di
insegnamenti obbligatori nell’ordinamento italiano puo’ essere
affidato a personale italiano o straniero, residente nel paese
ospitante da almeno un anno, in possesso dei requisiti previsti dalla
normativa italiana e avente una conoscenza certificata della lingua
italiana con finalita’ didattiche a livello avanzato secondo il
Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue.
Con decreto del Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, sentito il Ministero dell’istruzione dell’universita’
e della ricerca, sono stabiliti, avendo riguardo alle specificita’
dei contesti locali e delle discipline caratterizzanti i diversi
indirizzi di studio, gli insegnamenti ai quali in ciascuna scuola si
applicano le disposizioni del presente comma, nonche’ i criteri e le
procedure di selezione e di assunzione del personale interessato.
3. Se non e’ possibile procedere ai sensi dell’articolo 23 e per la
sostituzione di personale di cui ai commi 1 e 2 temporaneamente
assente, le scuole statali all’estero possono stipulare contratti
conformemente al presente articolo. Se non si puo’ provvedere
diversamente, puo’ prescindersi dal periodo minimo di residenza nel
paese ospitante. Le scuole statali all’estero non possono stipulare
contratti ai sensi del presente articolo per posti di insegnamento
disponibili per meno di dieci giorni.
4. I contratti a tempo determinato hanno la durata strettamente
necessaria ad assicurare l’attivita’ didattica.
5. Il trattamento economico, commisurato alle ore di servizio
effettivamente prestate, e’ pari alla retribuzione dell’analogo
personale delle scuole locali, o, se piu’ favorevole, ai tre quarti
della posizione stipendiale iniziale spettante al personale delle
scuole in Italia con le medesime funzioni. Nel secondo caso, al
personale di cui al comma 3 non residente nel Paese ospitante,
compete anche il pagamento delle spese di viaggio nella classe piu’
economica.

Art. 32

Personale non docente assunto localmente

1. Le scuole statali all’estero possono assumere, previa
autorizzazione del Ministero degli affari esteri e della cooperazione
internazionale e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili,
personale non docente permanentemente residente da almeno due anni
nel Paese dove opera la scuola ed avente una conoscenza della lingua
italiana adeguata ai rispettivi compiti.

Art. 33

Legge regolatrice dei contratti

1. Fatto salvo quanto previsto dalla presente sezione, i contratti
di lavoro di cui agli articoli 31 e 32 sono regolati dalla normativa
locale, nonche’ dagli articoli 84 e da 154 a 166 del decreto del
Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive
integrazioni e modificazioni, ad eccezione dell’articolo 160 e,
limitatamente al personale docente, dell’articolo 157.
2. La durata complessiva dei contratti a tempo determinato non puo’
superare i limiti temporali massimi previsti dalla normativa locale
per la forma contrattuale prescelta o, se piu’ restrittivi, dal
decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 e successive modificazioni,
nonche’ dall’articolo 1, comma 131, della legge 13 luglio 2015, n.
107. Per esigenze eccedenti detti limiti, le scuole statali
all’estero stipulano contratti a tempo indeterminato, anche a tempo
parziale.
3. Le selezioni del personale di cui alla presente sezione si
conformano a principi di imparzialita’, pubblicita’ e trasparenza e
mirano ad accertare la conoscenza della lingua italiana e il possesso
delle competenze necessarie ai compiti da svolgere. Le modalita’
delle selezioni sono stabilite con decreto del Ministro degli affari
esteri e della cooperazione internazionale, sentito il Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca. Ai componenti
delle commissioni di selezione non sono corrisposti compensi, gettoni
o indennita’ di presenza ne’ rimborsi spese comunque denominati.
4. E’ in ogni caso escluso il transito nei ruoli del personale di
cui alla presente sezione.

Sezione II
Altre situazioni particolari

Art. 34

Servizio civile e tirocini

1. Il servizio civile all’estero puo’ essere prestato nell’ambito
del sistema della formazione italiana nel mondo. Si applica la
vigente normativa in materia.
2. Per le finalita’ di cui al presente decreto legislativo, il
Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale o
il Ministero dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca possono
cofinanziare appositi programmi di tirocinio curriculare in favore
degli studenti dei corsi di laurea e di laurea magistrale, promossi
da universita’ o da altri istituti di formazione superiore equiparati
abilitati al rilascio di titoli accademici. Al tirocinante spetta un
rimborso forfetario delle spese sostenute nella misura minima
complessiva pari a 300 euro mensili; la quota a carico del Ministero
degli affari esteri e della cooperazione internazionale puo’ essere
corrisposta in tutto o in parte in forma di facilitazioni o benefici
non monetari. I programmi di tirocinio prevedono il riconoscimento di
almeno due crediti formativi universitari o accademici per mese di
attivita’.

Art. 35

Personale in servizio nelle scuole europee

1. Al personale in servizio nelle scuole europee si applicano le
disposizioni dei pertinenti accordi internazionali.
2. Con le modalita’ di cui all’articolo 18 comma 1, e’ stabilito il
contingente del personale destinato alle scuole europee i cui oneri
non sono a carico del Ministero degli affari esteri e della
cooperazione internazionale. Il Ministero dell’istruzione
dell’universita’ e della ricerca, sentito il Ministero degli affari
esteri e della cooperazione internazionale, individua i candidati
italiani ai posti di direttore e di direttore aggiunto di scuola
europea, previa pubblicazione di un bando che regola modalita’ e
criteri di selezione. Al personale di cui al presente comma si
applicano, in quanto compatibili con le specifiche disposizioni delle
scuole europee, gli articoli 14 e 19.
3. La durata del servizio nelle scuole europee e’ regolata
dall’articolo 21, in quanto compatibile con le specifiche
disposizioni delle scuole europee. Il personale gia’ in servizio
presso una scuola europea, in caso di nomina a direttore o a
direttore aggiunto di una scuola europea, puo’ svolgere, nella nuova
funzione, un mandato pieno di cinque anni. Al segretario generale e
al vice segretario generale si applicano le specifiche disposizioni
delle scuole europee.
4. Il periodo di servizio nelle scuole europee e’ computato come
servizio all’estero agli effetti di cui all’articolo 21. La
permanenza all’estero ai sensi dell’articolo 21 e’ computata agli
effetti di cui al comma 2.

Capo V
Innovazione digitale

Art. 36

Piano per l’innovazione digitale

1. Le scuole statali all’estero concorrono all’attuazione delle
misure previste dal Piano nazionale per la scuola digitale. A tal
fine, e’ autorizzata la spesa di 520.000 euro per l’anno 2017 per la
realizzazione di ambienti didattici e laboratoriali innovativi.
2. Le scuole paritarie all’estero possono concorrere all’attuazione
delle misure previste dal Piano nazionale per la scuola digitale se
in rete con una scuola statale all’estero o con una scuola statale
del territorio nazionale senza oneri a carico del bilancio dello
Stato.

Capo VI
Disposizioni finali

Art. 37

Disposizioni transitorie

1. Alle scuole gia’ istituite ai sensi dell’articolo 627 del testo
unico di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994 si applica la
disciplina prevista dal presente decreto per le scuole statali
all’estero.
2. Restano fermi i riconoscimenti della parita’ e le iscrizioni
nell’elenco delle scuole non paritarie gia’ disposti nei confronti di
scuole all’estero. Le successive revisioni sono effettuate secondo il
presente decreto.
3. L’articolo 5, comma 2, si applica dall’esercizio finanziario
successivo all’entrata in vigore del presente decreto. Con la
medesima decorrenza la gestione delle casse scolastiche e i relativi
rapporti giuridici attivi e passivi confluiscono nel bilancio della
scuola.
4. Il capo II si applica a decorrere dall’anno scolastico 2018/19.
5. L’articolo 19, commi 2, 3 e 4, e l’articolo 20 si applicano a
decorrere dall’anno scolastico 2018/19.
6. Per l’anno scolastico 2017/18 il contingente di cui all’articolo
18, comma 1, resta fissato in 624 unita’, con esclusione del
personale destinato alle scuole europee.
7. L’articolo 21, commi 1 e 2, si applica al personale destinato
all’estero dopo l’entrata in vigore del presente decreto, ancorche’
incluso in graduatorie pubblicate precedentemente.
8. Il personale gia’ destinato all’estero alla data di entrata in
vigore del presente decreto puo’ permanervi fino a nove anni
scolastici nell’arco dell’intera carriera. Il personale interessato
cessa di diritto dal servizio all’estero, secondo quanto previsto
dall’articolo 26 a decorrere dall’anno scolastico successivo al
compimento di detto periodo.
9. L’articolo 29 si applica a decorrere dal 1° settembre 2017.
Entro la medesima data sono aggiornati i coefficienti di cui
all’articolo 29, comma 2, primo periodo.
10. Per i contratti stipulati precedentemente, l’articolo 31, comma
5, e l’articolo 33 si applicano a decorrere dall’anno scolastico che
ha inizio nell’esercizio finanziario successivo all’entrata in vigore
del presente decreto legislativo.
11. All’articolo 1, comma 59, della legge 24 dicembre 2012, n. 228
dopo le parole: «alla parte V del testo unico di cui al decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni,» sono
sostituite dalle seguenti: «al decreto legislativo attuativo
dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera h), della legge 13 luglio
2015, n. 107».

Art. 38

Disposizioni di coordinamento ed abrogazioni

1. A decorrere dal primo giorno dell’anno scolastico successivo
all’entrata in vigore del presente decreto legislativo, all’articolo
1, comma 9, lettera a), della legge 27 ottobre 1988, n. 470, dopo la
parola: «stagionale» sono aggiunte le seguenti «, nonche’ dirigenti
scolastici, docenti e personale amministrativo della scuola collocati
fuori ruolo ed inviati all’estero nell’ambito di attivita’
scolastiche fuori dal territorio nazionale».
2. Ferme restando le disposizioni degli accordi internazionali
vigenti in materia, sono abrogate le seguenti disposizioni:
a) legge 6 ottobre 1962, n. 1546;
b) decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1967, n.
215;
c) decreto del Ministro degli affari esteri e del Ministro della
pubblica istruzione del 20 luglio 1969;
d) legge 26 maggio 1975, n. 327;
e) legge 22 dicembre 1980, n. 924;
f) legge 10 giugno 1985, n. 285;
g) gli articoli da 625 a 675 del testo unico di cui al decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297;
h) il capo III del decreto legislativo 27 febbraio 1998, n. 62;
l) articolo 1-quater del decreto-legge 3 agosto 2004, n. 220,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 ottobre 2004, n. 257;
m) articolo 2, comma 4-novies, del decreto-legge 29 dicembre
2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio
2011, n. 10;
n) articolo 14, commi 11, 12 e 12-bis del decreto-legge 6 luglio
2012, n. 95 convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012,
n. 135.

Art. 39

Copertura finanziaria

1. Agli oneri derivanti dagli articoli 15 e 16, pari
rispettivamente a euro 170.000 annui e a 200.000 annui a decorrere
dall’anno 2018, si provvede mediante corrispondente riduzione del
fondo di cui all’articolo 1, comma 202, della legge 13 luglio 2015,
n. 107.
2. All’onere derivante dall’articolo 18, comma 1, si provvede,
quanto al trattamento economico di cui all’articolo 29, pari ad euro
2.724.490 nell’anno 2018 e euro 4.967.541 annui a decorrere dall’anno
2019, mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo
1, comma 202, della legge 13 luglio 2015, n. 107.
3. Al maggior onere derivante dall’articolo 29, pari a euro
10.068.324 per l’anno 2017, euro 10.086.385 per l’anno 2018 ed euro
10.068.052 a decorrere dall’anno 2019, si provvede mediante
corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo 1, comma 202,
della legge 13 luglio 2015, n. 107.
4. Agli oneri derivanti dall’articolo 36, comma 1, pari a euro
520.000 per l’anno 2017, si provvede mediante corrispondente
riduzione del fondo di cui all’articolo 1, comma 202, della legge 13
luglio 2015, n. 107.
5. Dall’attuazione delle restanti disposizioni del presente decreto
non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
pubblica.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 13 aprile 2017

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri

Fedeli, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca

Alfano, Ministro degli affari esteri e
della cooperazione internazionale

Padoan, Ministro dell’economia e delle
finanze

Madia, Ministro per la semplificazione
e la pubblica amministrazione

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 66

Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00074)

(GU Serie Generale n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)

Capo I
Principi generali

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 3, 30, 31, 32, 33, 34,76, 87 e 117 della
Costituzione;
Vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone
con disabilita’, con Protocollo opzionale, fatta a New York il 13
dicembre 2006;
Vista la legge 3 marzo 2009, n. 18 recante «Ratifica ed esecuzione
della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con
disabilita’, con protocollo opzionale, fatta a New York il 13
dicembre 2006 e istituzione dell’Osservatorio nazionale sulla
condizione delle persone con disabilita’»;
Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina
dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del
Consiglio dei Ministri», e successive modificazioni, ed in
particolare l’articolo 14;
Vista la legge 13 luglio 2015, n.107, recante «Riforma del sistema
nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle
disposizioni legislative vigenti», ed in particolare i commi 180 e
181, lettera c);
Vista la legge 5 ottobre 1990, n. 295, recante «Modifiche ed
integrazioni all’articolo 3 del decreto-legge 30 maggio 1988, n. 173,
convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 1988, n. 291, e
successive modificazioni, in materia di revisione delle categorie
delle minorazioni e malattie invalidanti» ed in particolare
l’articolo 1;
Vista la legge 5 febbraio 1992, n. 104, recante legge quadro per
l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone
handicappate;
Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, recante
approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti
in materia di istruzione, e successive modificazioni;
Visto il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 recante
«Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle
regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15
marzo 1997, n. 59», ed in particolare gli articoli 139 e seguenti;
Vista la legge 8 novembre 2000, n. 328, recante legge quadro per la
realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali;
Vista la legge 10 marzo 2000, n. 62, recante «Norme per la parita’
scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione»;
Vista la legge 9 gennaio 2004, n. 4, recante: «Disposizioni per
favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici»;
Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, recante
«Norme generali e livelli essenziali delle prestazioni sul secondo
ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione»;
Visto il decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, recante
«Provvedimenti anticrisi, nonche’ proroga di termini», convertito,
con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, ed in
particolare l’articolo 20;
Vista la legge 8 ottobre 2010, n. 170, recante «Norme in materia di
disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico»;
Visto il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante «Misure
urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitivita’
economica», convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio
2010, n. 122, ed in particolare l’articolo 10;
Visto il decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, recante «Disposizioni
urgenti per la stabilizzazione finanziaria» convertito con
modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111», ed in particolare
l’articolo 19;
Visto il decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, recante «Misure
urgenti in materia di istruzione, universita’ e ricerca»;
Vista la legge 7 aprile 2014, n. 56, recante «Disposizioni sulle
citta’ metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di
comuni»;
Vista la legge 22 giugno 2016, n. 112, recante: «Disposizioni in
materia di assistenza in favore delle persone con disabilita’ grave
prive del sostegno familiare»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n.
616, recante «Attuazione della delega di cui all’art. 1 della legge
22 luglio 1975, n. 382»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 febbraio 1994
recante «Atto di indirizzo e coordinamento relativo ai compiti delle
unita’ sanitarie locali in materia di alunni portatori di handicap»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n.
275, concernente regolamento recante norme in materia di autonomia
delle istituzioni scolastiche;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n.
89, recante «Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e
didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione
ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008,
n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.
133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n.
81, recante «Norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il
razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola, ai
sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n.
112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.
133».
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
87, che adotta il «Regolamento recante norme concernenti il riordino
degli istituti professionali, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
88, di adozione del Regolamento recante «Norme per il riordino degli
istituti tecnici a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge
25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n.
133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
89, che adotta il «Regolamento recante revisione dell’assetto
ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei a norma
dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca 10 settembre 2010, n. 249;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca 28 luglio 2016, n. 162;
Vista la Classificazione internazionale del funzionamento, della
disabilita’ e della salute (ICF) dell’Organizzazione mondiale della
sanita’, approvata con risoluzione dell’Assemblea mondiale della
sanita’ il 22 maggio 2001;
Considerato che l’articolo l, commi 180, 181 e 182, della legge n.
107 del 2015, delega il Governo ad adottare uno o piu’ decreti
legislativi al fine di provvedere al riordino, alla semplificazione e
alla codificazione delle disposizioni legislative in materia di
istruzione;
Ritenuto di dover procedere, ai sensi dell’articolo l, comma 181,
lettera c), della predetta legge n. 107 del 2015, a disciplinare,
sulla base dei principi e dei criteri direttivi ivi declinati, anche
il riordino e l’adeguamento della normativa in materia di inclusione
scolastica conseguente alle innovazioni introdotte dal presente
decreto;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 14 gennaio 2017;
Acquisito il parere della Conferenza Unificata di cui all’articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, espresso nella
seduta del 9 marzo 2017;
Acquisiti i pareri delle Commissioni parlamentari competenti per
materia e per i profili finanziari;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 7 aprile 2017;
Sulla proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, di concerto con il Ministro per la semplificazione e
la pubblica amministrazione e con il Ministro dell’economia e delle
finanze;

Emana
il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Principi e finalita’

1. L’inclusione scolastica:
a) riguarda le bambine e i bambini, le alunne e gli alunni, le
studentesse e gli studenti, risponde ai differenti bisogni educativi
e si realizza attraverso strategie educative e didattiche finalizzate
allo sviluppo delle potenzialita’ di ciascuno nel rispetto del
diritto all’autodeterminazione e all’accomodamento ragionevole, nella
prospettiva della migliore qualita’ di vita;
b) si realizza nell’identita’ culturale, educativa, progettuale,
nell’organizzazione e nel curricolo delle istituzioni scolastiche,
nonche’ attraverso la definizione e la condivisione del progetto
individuale fra scuole, famiglie e altri soggetti, pubblici e
privati, operanti sul territorio;
c) e’ impegno fondamentale di tutte le componenti della comunita’
scolastica le quali, nell’ambito degli specifici ruoli e
responsabilita’, concorrono ad assicurare il successo formativo delle
bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse
e degli studenti.
2. Il presente decreto promuove la partecipazione della famiglia,
nonche’ delle associazioni di riferimento, quali interlocutori dei
processi di inclusione scolastica e sociale.

Art. 2

Ambito di applicazione

1. Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano
esclusivamente alle bambine e ai bambini della scuola dell’infanzia,
alle alunne e agli alunni della scuola primaria e della scuola
secondaria di primo grado, alle studentesse e agli studenti della
scuola secondaria di secondo grado con disabilita’ certificata ai
sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, al fine di
promuovere e garantire il diritto all’educazione, all’istruzione e
alla formazione.
2. L’inclusione scolastica e’ attuata attraverso la definizione e
la condivisione del Piano Educativo Individualizzato (PEI) quale
parte integrante del progetto individuale di cui all’articolo 14
della legge 8 novembre 2000, n. 328, come modificato dal presente
decreto.

Capo II
Prestazioni e indicatori di qualita’ dell’inclusione scolastica

Art. 3

Prestazioni e competenze

1. Lo Stato, le Regioni e gli Enti locali, nel rispetto della
normativa vigente, perseguono l’obiettivo di garantire le prestazioni
per l’inclusione scolastica delle bambine e dei bambini, delle alunne
e degli alunni, delle studentesse e degli studenti di cui
all’articolo 2, comma 1.
2. Lo Stato provvede, per il tramite dell’Amministrazione
scolastica:
a) all’assegnazione nella scuola statale dei docenti per il
sostegno didattico, al fine di assicurare il diritto all’educazione e
all’istruzione delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli
alunni, delle studentesse e degli studenti di cui all’articolo 2,
comma 1;
b) alla definizione dell’organico del personale amministrativo,
tecnico e ausiliario (ATA) tenendo conto, tra i criteri per il
riparto delle risorse professionali, della presenza di bambine e
bambini, alunne e alunni, studentesse e studenti con disabilita’
certificata iscritti presso ciascuna istituzione scolastica statale,
fermo restando il limite alla dotazione organica di cui all’articolo
19, comma 7, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e successive
modificazioni;
c) all’assegnazione, nell’ambito del personale ATA, dei
collaboratori scolastici nella scuola statale anche per lo
svolgimento dei compiti di assistenza previsti dal profilo
professionale, tenendo conto del genere delle bambine e dei bambini,
delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti,
nell’ambito delle risorse umane disponibili e assegnate a ciascuna
istituzione scolastica;
d) all’assegnazione alle istituzioni scolastiche del sistema
nazionale di istruzione di un contributo economico, parametrato al
numero delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni,
delle studentesse e degli studenti con disabilita’ accolti ed alla
relativa percentuale rispetto al numero complessivo dei frequentanti.
3. Entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, con uno o piu’ regolamenti da adottare ai sensi
dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su
proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
sentita la Conferenza Unificata di cui all’articolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono definite le modalita’ per
l’attuazione di quanto previsto al comma 2, lettere b) e c), anche
apportandole necessarie modificazioni al regolamento di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 119, e
successive modificazioni, al fine di adeguare i criteri e i parametri
di riparto dell’organico del personale ATA.
4. Entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, con intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano
ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281, sono individuati i criteri per una progressiva uniformita’ su
tutto il territorio nazionale della definizione dei profili
professionali del personale destinato all’assistenza per l’autonomia
e per la comunicazione personale, in coerenza con le mansioni dei
collaboratori scolastici di cui all’articolo 3, comma 2, lettera c),
del presente decreto, anche attraverso la previsione di specifici
percorsi formativi propedeutici allo svolgimento dei compiti
assegnati, fermi restando gli ambiti di competenza della
contrattazione collettiva e nei limiti dell’autorizzazione di spesa
di cui all’articolo 1, comma 947, della legge 28 dicembre 2015, n.
208, e delle altre risorse al medesimo fine disponibili a
legislazione vigente.
5. Gli Enti locali, nel rispetto del riparto delle competenze
previsto dall’articolo 1, comma 85 e seguenti, della legge 7 aprile
2014, n. 56, e dall’articolo 1, comma 947, della legge 28 dicembre
2015, n. 208, provvedono ad assicurare, nei limiti delle risorse
disponibili:
a) gli interventi necessari per garantire l’assistenza per
l’autonomia e per la comunicazione personale, inclusa l’assegnazione
del personale, come previsto dall’articolo 13, comma 3, della legge 5
febbraio 1992, n. 104, in coerenza con le mansioni dei collaboratori
scolastici di cui all’articolo 3, comma 2, lettera c), del presente
decreto;
b) i servizi per il trasporto per l’inclusione scolastica, come
garantiti dall’articolo 8, comma 1, lettera g), della legge 5
febbraio 1992, n. 104, ed esercitati secondo il riparto delle
competenze stabilito dall’articolo 26 della medesima legge, nonche’
dall’articolo 139, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 112;
c) l’accessibilita’ e la fruibilita’ degli spazi fisici delle
istituzioni scolastiche statali di cui all’articolo 8, comma 1,
lettera c), della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e all’articolo 2,
comma 1, lettera b), della legge 11 gennaio 1996, n. 23.
6. Ai sensi dell’articolo 315, comma 1, lettera b), del decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297 e dell’articolo 13, comma 1,
lettera b), della legge 5 febbraio 1992, n. 104, lo Stato, le Regioni
e gli Enti locali garantiscono l’accessibilita’ e la fruibilita’ dei
sussidi didattici e degli strumenti tecnologici e digitali necessari
per l’inclusione scolastica.

Art. 4

Valutazione della qualita’ dell’inclusione scolastica

1. La valutazione della qualita’ dell’inclusione scolastica e’
parte integrante del procedimento di valutazione delle istituzioni
scolastiche previsto dall’articolo 6 del decreto del Presidente della
Repubblica 28 marzo 2013, n. 80.
2. L’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di
istruzione e di formazione (INVALSI), in fase di predisposizione dei
protocolli di valutazione e dei quadri di riferimento dei rapporti di
autovalutazione, sentito l’Osservatorio permanente per l’inclusione
scolastica di cui all’articolo 15 del presente decreto, definisce gli
indicatori per la valutazione della qualita’ dell’inclusione
scolastica sulla base dei seguenti criteri:
a) livello di inclusivita’ del Piano triennale dell’offerta
formativa come concretizzato nel Piano per l’inclusione scolastica;
b) realizzazione di percorsi per la personalizzazione,
individualizzazione e differenziazione dei processi di educazione,
istruzione e formazione, definiti ed attivati dalla scuola, in
funzione delle caratteristiche specifiche delle bambine e dei
bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli
studenti;
c) livello di coinvolgimento dei diversi soggetti
nell’elaborazione del Piano per l’inclusione e nell’attuazione dei
processi di inclusione;
d) realizzazione di iniziative finalizzate alla valorizzazione
delle competenze professionali del personale della scuola incluse le
specifiche attivita’ formative;
e) utilizzo di strumenti e criteri condivisi per la valutazione
dei risultati di apprendimento delle alunne e degli alunni, delle
studentesse e degli studenti, anche attraverso il riconoscimento
delle differenti modalita’ di comunicazione;
f) grado di accessibilita’ e di fruibilita’ delle risorse,
attrezzature, strutture e spazi e, in particolare, dei libri di testo
adottati e dei programmi gestionali utilizzati dalla scuola.

Capo III
Procedure di certificazione e documentazione per l’inclusione
scolastica

Art. 5

Commissioni mediche. Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 104

1. La domanda per l’accertamento della disabilita’ in eta’
evolutiva di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, come modificata
dal presente decreto, e’ presentata all’Istituto nazionale della
previdenza sociale (INPS), che vi da’ riscontro non oltre 30 giorni
dalla data di presentazione.
2. Alla legge 5 febbraio 1992, n. 104 sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) all’articolo 4, dopo il comma 1, e’ aggiunto il seguente
comma: «1-bis). Nel caso in cui gli accertamenti di cui al comma 1
riguardino persone in eta’ evolutiva, le commissioni mediche di cui
alla legge 15 ottobre 1990, n. 295, sono composte da un medico
legale, che assume le funzioni di presidente, e da due medici
specialisti, scelti fra quelli in pediatria, in neuropsichiatria
infantile o nella specializzazione inerente la condizione di salute
del soggetto. Tali commissioni sono integrate da un assistente
specialistico o dall’operatore sociale di cui al comma 1, individuati
dall’ente locale, nonche’ dal medico INPS come previsto dall’articolo
19, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, fermo restando
quanto previsto dall’articolo 1, commi 3 e 4, della citata legge n.
295 del 1990.»;
b) all’articolo 12, il comma 5 e’ sostituito dal seguente: «5.
Successivamente all’accertamento della condizione di disabilita’
delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle
studentesse e degli studenti ai sensi dell’articolo 3, e’ redatto un
profilo di funzionamento secondo i criteri del modello
bio-psico-sociale della Classificazione Internazionale del
Funzionamento, della Disabilita’ e della Salute (ICF) adottata
dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS), ai fini della
formulazione del progetto individuale di cui all’articolo 14 della
legge 8 novembre 2000, n. 328, nonche’ per la predisposizione del
Piano Educativo Individualizzato (PEI).»;
c) all’articolo 12, i commi 6, 7 e 8 sono soppressi.
3. Il Profilo di funzionamento di cui all’articolo 12, comma 5,
della legge 5 febbraio 1992, n. 104, che ricomprende la diagnosi
funzionale e il profilo dinamico-funzionale, come modificato dal
presente decreto, e’ redatto dall’unita’ di valutazione
multidisciplinare di cui al decreto del Presidente della Repubblica
24 febbraio 1994, composta da:
a) un medico specialista o un esperto della condizione di salute
della persona;
b) uno specialista in neuropsichiatria infantile;
c) un terapista della riabilitazione;
d) un assistente sociale o un rappresentante dell’Ente locale di
competenza che ha in carico il soggetto.
4. Il Profilo di funzionamento di cui all’articolo 12, comma 5,
della legge 5 febbraio 1992, n. 104, come modificato dal presente
decreto:
a) e’ il documento propedeutico e necessario alla predisposizione
del Progetto Individuale e del PEI;
b) definisce anche le competenze professionali e la tipologia
delle misure di sostegno e delle risorse strutturali necessarie per
l’inclusione scolastica;
c) e’ redatto con la collaborazione dei genitori della bambina o
del bambino, dell’alunna o dell’alunno, della studentessa o dello
studente con disabilita’, nonche’ con la partecipazione di un
rappresentante dell’amministrazione scolastica, individuato
preferibilmente tra i docenti della scuola frequentata;
d) e’ aggiornato al passaggio di ogni grado di istruzione, a
partire dalla scuola dell’infanzia, nonche’ in presenza di nuove e
sopravvenute condizioni di funzionamento della persona.
5. I genitori o chi ne esercita la responsabilita’ trasmettono la
certificazione di disabilita’ all’unita’ di valutazione
multidisciplinare, all’ente locale competente e all’istituzione
scolastica, rispettivamente ai fini della predisposizione del Profilo
di funzionamento, del Progetto individuale e del PEI.
6. Con decreto del Ministro della salute, di concerto con i
Ministri dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, del
lavoro e delle politiche sociali, dell’economia e delle finanze, per
gli affari regionali e le autonomie, sentito l’Osservatorio
permanente per l’inclusione scolastica di cui all’articolo 15 del
presente decreto, previa intesa in sede di Conferenza Unificata di
cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, da
adottare entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, sono definite le Linee guida contenenti:
a) i criteri, i contenuti e le modalita’ di redazione della
certificazione di disabilita’ in eta’ evolutiva, secondo la
Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei
Problemi Sanitari Correlati (ICD) dell’OMS;
b) i criteri, i contenuti e le modalita’ di redazione del Profilo
di funzionamento, secondo la classificazione ICF dell’OMS.

Capo IV
Progettazione e organizzazione scolastica per l’inclusione

Art. 6

Progetto individuale

1. Il Progetto individuale di cui all’articolo 14, comma 2, della
legge 8 novembre 2000, n. 328, e’ redatto dal competente Ente locale
sulla base del Profilo di funzionamento, su richiesta e con la
collaborazione dei genitori o di chi ne esercita la responsabilita’.
2. Le prestazioni, i servizi e le misure di cui al Progetto
individuale sono definite anche in collaborazione con le istituzioni
scolastiche.

Art. 7

Piano educativo individualizzato

1. All’articolo 14, comma 2, della legge 8 novembre 2000, n. 328,
dopo le parole «valutazione diagnostico-funzionale» sono aggiunte le
seguenti: «o al Profilo di funzionamento» e dopo le parole «Servizio
sanitario nazionale» sono aggiunte le seguenti: «, il Piano educativo
individualizzato a cura delle istituzioni scolastiche».
2. Il PEI di cui all’articolo 12, comma 5, della legge 5 febbraio
1992, n. 104, come modificato dal presente decreto:
a) e’ elaborato e approvato dai docenti contitolari o dal
consiglio di classe, con la partecipazione dei genitori o dei
soggetti che ne esercitano la responsabilita’, delle figure
professionali specifiche interne ed esterne all’istituzione
scolastica che interagiscono con la classe e con la bambina o il
bambino, l’alunna o l’alunno, la studentessa o lo studente con
disabilita’ nonche’ con il supporto dell’unita’ di valutazione
multidisciplinare;
b) tiene conto della certificazione di disabilita’ e del Profilo
di funzionamento;
c) individua strumenti, strategie e modalita’ per realizzare un
ambiente di apprendimento nelle dimensioni della relazione, della
socializzazione, della comunicazione, dell’interazione,
dell’orientamento e delle autonomie;
d) esplicita le modalita’ didattiche e di valutazione in
relazione alla programmazione individualizzata;
e) definisce gli strumenti per l’effettivo svolgimento
dell’alternanza scuola-lavoro, assicurando la partecipazione dei
soggetti coinvolti nel progetto di inclusione;
f) indica le modalita’ di coordinamento degli interventi ivi
previsti e la loro interazione con il Progetto individuale;
g) e’ redatto all’inizio di ogni anno scolastico di riferimento,
a partire dalla scuola dell’infanzia, ed e’ aggiornato in presenza di
nuove e sopravvenute condizioni di funzionamento della persona. Nel
passaggio tra i gradi di istruzione, compresi i casi di trasferimento
fra scuole, e’ assicurata l’interlocuzione tra i docenti della scuola
di provenienza e quelli della scuola di destinazione;
h) e’ soggetto a verifiche periodiche nel corso dell’anno
scolastico al fine di accertare il raggiungimento degli obiettivi e
apportare eventuali modifiche ed integrazioni.

Art. 8

Piano per l’inclusione

1. Ciascuna istituzione scolastica, nell’ambito della definizione
del Piano triennale dell’offerta formativa, predispone il Piano per
l’inclusione che definisce le modalita’ per l’utilizzo coordinato
delle risorse, compresi il superamento delle barriere e
l’individuazione dei facilitatori del contesto di riferimento nonche’
per progettare e programmare gli interventi di miglioramento della
qualita’ dell’inclusione scolastica.
2. Il Piano per l’inclusione e’ attuato nei limiti delle risorse
finanziarie, umane e strumentali disponibili.

Art. 9

Gruppi per l’inclusione scolastica

1. L’articolo 15 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e’ sostituito
dal seguente:
«Art. 15 (Gruppi per l’inclusione scolastica). – 1. Presso ogni
Ufficio scolastico regionale (USR) e’ istituito il Gruppo di lavoro
interistituzionale regionale (GLIR) con compiti di:
a) consulenza e proposta all’USR per la definizione, l’attuazione
e la verifica degli accordi di programma di cui agli articoli 13, 39
e 40 della presente legge, integrati con le finalita’ di cui alla
legge 13 luglio 2015, n. 107, con particolare riferimento alla
continuita’ delle azioni sul territorio, all’orientamento e ai
percorsi integrati scuola-territorio-lavoro;
b) supporto ai Gruppi per l’inclusione territoriale (GIT);
c) supporto alle reti di scuole per la progettazione e la
realizzazione dei Piani di formazione in servizio del personale della
scuola.
2. Il GLIR e’ presieduto dal dirigente preposto all’USR o da un suo
delegato. Nell’ambito del decreto di cui al comma 3 e’ garantita la
partecipazione paritetica dei rappresentanti delle Regioni, degli
Enti locali e delle associazioni delle persone con disabilita’
maggiormente rappresentative a livello regionale nel campo
dell’inclusione scolastica.
3. La composizione, l’articolazione, le modalita’ di funzionamento,
la sede, la durata, nonche’ l’assegnazione di ulteriori funzioni per
il supporto all’inclusione scolastica del GLIR, fermo restando quanto
previsto al comma 2, sono definite con decreto del Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, nell’ambito delle
risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili, sentito
l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica istituito
presso il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca.
4. Per ciascuno degli ambiti territoriali di cui all’articolo 1,
comma 66, della legge 13 luglio 2015, n. 107, e’ istituito il Gruppo
per l’inclusione territoriale (GIT). Il GIT e’ composto da un
dirigente tecnico o scolastico che lo presiede, tre dirigenti
scolastici dell’ambito territoriale, due docenti per la scuola
dell’infanzia e il primo ciclo di istruzione e uno per il secondo
ciclo di istruzione, nominati con decreto dell’USR.
5. Il GIT riceve dai dirigenti scolastici le proposte di
quantificazione delle risorse di sostegno didattico, le verifica e
formula la relativa proposta all’USR.
6. Per lo svolgimento di ulteriori compiti di consultazione e
programmazione delle attivita’ nonche’ per il coordinamento degli
interventi di competenza dei diversi livelli istituzionali sul
territorio, il GIT e’ integrato:
a) dalle associazioni rappresentative delle persone con disabilita’
nel campo dell’inclusione scolastica;
b) dagli Enti locali e dalle Aziende sanitarie locali.
7. Le modalita’ di funzionamento, la sede, la durata, nonche’
l’assegnazione di ulteriori funzioni per il supporto all’inclusione
scolastica del GIT sono definite dal Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca nell’ambito delle risorse umane,
strumentali e finanziarie disponibili, sentito l’Osservatorio
permanente per l’inclusione scolastica istituito presso il Ministero
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca.
8. Presso ciascuna istituzione scolastica e’ istituito il Gruppo di
lavoro per l’inclusione (GLI). Il GLI e’ composto da docenti
curricolari, docenti di sostegno e, eventualmente da personale ATA,
nonche’ da specialisti della Azienda sanitaria locale del territorio
di riferimento dell’istituzione scolastica. Il gruppo e’ nominato e
presieduto dal dirigente scolastico ed ha il compito di supportare il
collegio dei docenti nella definizione e realizzazione del Piano per
l’inclusione nonche’ i docenti contitolari e i consigli di classe
nell’attuazione dei PEI.
9. In sede di definizione e attuazione del Piano di inclusione, il
GLI si avvale della consulenza e del supporto degli studenti, dei
genitori e delle associazioni delle persone con disabilita’
maggiormente rappresentative del territorio nel campo dell’inclusione
scolastica. Al fine di realizzare il Piano di inclusione e il PEI, il
GLI collabora con le istituzioni pubbliche e private presenti sul
territorio.».
2. Il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca
indica modalita’ di riconoscimento di «scuole polo» che svolgono
azioni di supporto e consulenza con le reti del territorio per la
promozione di ricerca, sperimentazione e sviluppo di metodologie ed
uso di strumenti didattici per l’inclusione.

Art. 10

Richiesta e assegnazione delle risorse per il sostegno didattico

1. In attuazione di quanto previsto dall’articolo 15, commi 4 e 5,
della legge 5 febbraio 1992, n. 104, come sostituito dal presente
decreto:
a) il dirigente scolastico, sentito il GLI e sulla base dei
singoli PEI, propone al GIT la quantificazione dell’organico relativo
ai posti di sostegno, diviso per ciascun grado di istruzione, inclusa
la scuola dell’infanzia;
b) il GIT, in qualita’ di organo tecnico, sulla base del Piano
per l’inclusione, dei Profili di funzionamento, dei Piani educativi
individualizzati, dei Progetti individuali ove esistenti, trasmessi
dai singoli dirigenti scolastici, nonche’ sentiti questi ultimi in
relazione ad ogni bambina o bambino, alunna o alunno, studentessa o
studente con disabilita’ certificata, verifica la quantificazione
delle risorse di sostegno didattico effettuata da ciascuna scuola e
formula una proposta all’USR;
c) l’USR assegna le risorse nell’ambito di quelle dell’organico
dell’autonomia per i posti di sostegno.

Art. 11

Sezioni per il sostegno didattico

1. Nell’ambito dei ruoli di cui all’articolo 1, comma 66, della
legge 13 luglio 2015, n. 107, sono istituite, per ciascun grado di
istruzione, inclusa la scuola dell’infanzia, le sezioni dei docenti
per il sostegno didattico.

Capo V
Formazione iniziale dei docenti per il sostegno didattico nella
scuola dell’infanzia e nella scuola primaria

Art. 12

Corso di specializzazione per le attivita’ di sostegno didattico
nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria

1. La specializzazione per le attivita’ di sostegno didattico alle
bambine e ai bambini, alle alunne e agli alunni con disabilita’
certificata nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria si
consegue attraverso il corso di specializzazione di cui al comma 2.
2. Il corso di specializzazione in pedagogia e didattica speciale
per le attivita’ di sostegno didattico e l’inclusione scolastica:
a) e’ annuale e prevede l’acquisizione di 60 crediti formativi
universitari, comprensivi di almeno 300 ore di tirocinio, pari a 12
crediti formativi universitari;
b) e’ attivato presso le universita’ autorizzate dal Ministero
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca nelle quali sono
attivi i corsi di laurea a ciclo unico in Scienze della Formazione
Primaria;
c) e’ programmato a livello nazionale dal Ministero
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca in ragione delle
esigenze e del fabbisogno del sistema nazionale di istruzione e
formazione;
d) ai fini dell’accesso richiede il superamento di una prova
predisposta dalle universita’.
3. Accedono al corso esclusivamente gli aspiranti in possesso della
laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria
che abbiano conseguito ulteriori 60 crediti formativi universitari
relativi alle didattiche dell’inclusione oltre a quelli gia’ previsti
nel corso di laurea. Ai fini del conseguimento dei predetti 60 CFU,
possono essere riconosciuti i crediti formativi universitari
eventualmente conseguiti dai predetti laureati magistrali in
relazione ad insegnamenti nonche’ a crediti formativi universitari
ottenuti in sede di svolgimento del tirocinio e di discussione di
tesi attinenti al sostegno e all’inclusione.
4. La positiva conclusione del corso di cui al comma 2 e’ titolo
per l’insegnamento sui posti di sostegno della scuola dell’infanzia e
della scuola primaria.
5. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 95, della
legge 15 maggio 1997, n. 127, sono definiti i piani di studio, le
modalita’ attuative e quelle organizzative del corso di
specializzazione in pedagogia e didattica speciale per le attivita’
di sostegno didattico e l’inclusione scolastica, nonche’ i crediti
formativi necessari per l’accesso al medesimo corso di
specializzazione.

Capo VI
Ulteriori disposizioni

Art. 13

Formazione in servizio del personale della scuola

1. Nell’ambito del piano nazionale di formazione di cui
all’articolo 1, comma 124, della legge 13 luglio 2015, n. 107, sono
garantite le necessarie attivita’ formative per la piena
realizzazione degli obiettivi di cui al presente decreto nell’ambito
delle risorse finanziarie disponibili.
2. Le istituzioni scolastiche, nell’ambito della definizione del
piano di formazione inserito nel Piano triennale dell’offerta
formativa, individuano le attivita’ rivolte ai docenti, in
particolare a quelli delle classi in cui sono presenti bambine e
bambini, alunne e alunni, studentesse e studenti con disabilita’
certificata, anche in relazione alle scelte pedagogiche,
metodologiche e didattiche inclusive e coerenti con i piani degli
studi individualizzati.
3. Il piano di cui al comma 1 individua, nell’ambito delle risorse
disponibili, anche le attivita’ formative per il personale ATA al
fine di sviluppare, in coerenza con i profili professionali, le
competenze sugli aspetti organizzativi, educativo-relazionali e
sull’assistenza di base, in relazione all’inclusione scolastica. Il
personale ATA e’ tenuto a partecipare periodicamente alle suddette
iniziative formative.
4. Il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca
definisce le modalita’ della formazione in ingresso e in servizio dei
dirigenti scolastici sugli aspetti pedagogici, organizzativi e
gestionali, giuridici e didattici dell’inclusione scolastica.

Art. 14

Continuita’ del progetto educativo e didattico

1. La continuita’ educativa e didattica per le bambine e i bambini,
le alunne e gli alunni, le studentesse e gli studenti con disabilita’
certificata e’ garantita dal personale della scuola, dal Piano per
l’inclusione e dal PEI.
2. Per valorizzare le competenze professionali e garantire la piena
attuazione del Piano annuale di inclusione, il dirigente scolastico
propone ai docenti dell’organico dell’autonomia di svolgere anche
attivita’ di sostegno didattico, purche’ in possesso della
specializzazione, in coerenza con quanto previsto dall’articolo 1,
commi 5 e 79, della legge 13 luglio del 2015, n. 107.
3. Al fine di agevolare la continuita’ educativa e didattica di cui
al comma 1 e valutati, da parte del dirigente scolastico, l’interesse
della bambina o del bambino, dell’alunna o dell’alunno, della
studentessa o dello studente e l’eventuale richiesta della famiglia,
ai docenti con contratto a tempo determinato per i posti di sostegno
didattico possono essere proposti, non prima dell’avvio delle
lezioni, ulteriori contratti a tempo determinato nell’anno scolastico
successivo, ferma restando la disponibilita’ dei posti e le
operazioni relative al personale a tempo indeterminato, nonche’
quanto previsto dall’articolo 1, comma 131, della citata legge n. 107
del 2015. Le modalita’ attuative del presente comma sono definite con
decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge
23 agosto 1988, n. 400, anche apportando le necessarie modificazioni
al regolamento di cui al decreto del Ministro della pubblica
istruzione 13 giugno 2007, n. 131.
4. Al fine di garantire la continuita’ didattica durante l’anno
scolastico, si applica l’articolo 461 del testo unico di cui al
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297.

Art. 15

Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica

1. E’ istituito presso il Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca l’Osservatorio permanente per
l’inclusione scolastica, che si raccorda con l’Osservatorio nazionale
sulla condizione delle persone con disabilita’.
2. L’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica svolge i
seguenti compiti:
a) analisi e studio delle tematiche relative all’inclusione delle
bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse
e degli studenti con disabilita’ certificata a livello nazionale e
internazionale;
b) monitoraggio delle azioni per l’inclusione scolastica;
c) proposte di accordi inter-istituzionali per la realizzazione del
progetto individuale di inclusione;
d) proposte di sperimentazione in materia di innovazione
metodologico-didattica e disciplinare;
e) pareri e proposte sugli atti normativi inerenti l’inclusione
scolastica.
3. L’Osservatorio di cui al comma 2 e’ presieduto dal Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca o da un suo
delegato, ed e’ composto dai rappresentanti delle Associazioni delle
persone con disabilita’ maggiormente rappresentative sul territorio
nazionale nel campo dell’inclusione scolastica, da studenti nonche’
da altri soggetti pubblici e privati, comprese le istituzioni
scolastiche, nominati dal Ministro dell’istruzione, dell’universita’
e della ricerca.
4. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, da emanare entro 60 giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, sono determinate le modalita’ di
funzionamento, incluse le modalita’ di espressione dei pareri
facoltativi di cui al comma 2, lettera e), nonche’ la durata
dell’Osservatorio di cui al comma 2.
5. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Art. 16

Istruzione domiciliare

1. Le istituzioni scolastiche, in collaborazione con l’Ufficio
scolastico regionale, gli Enti locali e le aziende sanitarie locali,
individuano azioni per garantire il diritto all’istruzione alle
bambine e ai bambini, alle alunne e agli alunni, alle studentesse e
agli studenti per i quali sia accertata l’impossibilita’ della
frequenza scolastica per un periodo non inferiore a trenta giorni di
lezione, anche non continuativi, a causa di gravi patologie
certificate, anche attraverso progetti che possono avvalersi dell’uso
delle nuove tecnologie.
2. Alle attivita’ di cui al comma 1 si provvede nell’ambito delle
risorse finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

Art. 17

Regioni a statuto speciale e Province autonome di Trento e Bolzano

1. Sono fatte salve le competenze attribuite in materia di
inclusione scolastica alle Regioni a Statuto speciale e alle Province
Autonome di Trento e di Bolzano secondo i rispettivi Statuti e le
relative norme di attuazione.

Art. 18

Abrogazioni e coordinamenti

1. A decorrere dal 1° gennaio 2019 sono abrogati:
a) Il terzo e il quinto periodo del comma 5 dell’articolo 10 del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni,
dalla legge 30 luglio 2010, n. 122;
b) il regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio
dei ministri 23 febbraio 2006, n. 185.
2. Le disposizioni di cui al citato articolo 10, comma 5, del
decreto-legge n. 78 del 2010, come modificato dal comma 1, si
applicano anche alle commissioni di cui al comma 1-bis dell’articolo
4 della legge n. 104 del 1992, introdotto dal presente decreto.
3. All’articolo 13, comma 2-ter, del decreto-legge 12 settembre
2013, n.104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre
2013, n. 128, le parole «le diagnosi funzionali», ovunque ricorrano,
sono sostituite dalle seguenti: «i Profili di funzionamento».
4. Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 3,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, e con la medesima procedura
individuata dal citato articolo 13, comma 2-ter del decreto-legge n.
104 del 2013, sono apportate le necessarie modificazioni, anche
tenendo conto di quanto previsto dal presente decreto, al regolamento
adottato con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca 28 luglio 2016, n. 162. Fino all’entrata in vigore del
regolamento di cui al periodo precedente continua ad avere efficacia
il citato decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca n. 162 del 2016.

Art. 19

Decorrenze e norme transitorie

1. A decorrere dal 1° gennaio 2019 il Profilo di funzionamento
sostituisce la diagnosi funzionale e il profilo dinamico-funzionale.
2. Le disposizioni di cui all’articolo 5, commi da 1 a 5,
all’articolo 6 e all’articolo 10 decorrono dal 1° gennaio 2019. Dalla
medesima data, il decreto del Presidente della Repubblica 24 febbraio
1994 recante «Atto di indirizzo e coordinamento relativo ai compiti
delle unita’ sanitarie locali in materia di alunni portatori di
handicap», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 6 aprile 1994, n. 79,
e’ soppresso e il Profilo di funzionamento e’ redatto dall’unita’ di
valutazione multidisciplinare disciplinata dall’articolo 5, comma 3,
del presente decreto.
3. I Gruppi di lavoro di cui all’articolo 15 della legge n. 104 del
1992, come modificato dall’articolo 9 del presente decreto, sono
istituti con le seguenti decorrenze:
a) il GLIR e il GLI dal 1° settembre 2017;
b) il GIT dal 1° gennaio 2019.
4. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2, 3, 8 e 9 dell’articolo 15
della legge n. 104 del 1992, come sostituito dall’articolo 9 del
presente decreto, si applicano a decorrere dal 1° settembre 2017.
Nelle more continuano ad applicarsi le disposizioni di cui ai commi 2
e 4 dell’articolo 15 della legge n. 104 del 1992 nel testo previgente
alla data di entrata in vigore del presente decreto.
5. Le disposizioni di cui ai commi da 4 a 7 dell’articolo 15 della
legge n. 104 del 1992, come sostituito dall’articolo 9 del presente
decreto, si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2019. Nelle more
continuano ad applicarsi le disposizioni di cui ai commi 1 e 3
dell’articolo 15 della legge n. 104 del 1992 nel testo previgente
alla data di entrata in vigore del presente decreto.
6. Le disposizioni di cui all’articolo 7, comma 1, si applicano a
decorrere dal 1° gennaio 2019 e quelle di cui al comma 2 del medesimo
articolo dall’anno scolastico 2019/2020.
7. Le disposizioni di cui all’articolo 12 si applicano a decorrere
dall’anno accademico individuato con il decreto di cui al comma 5 del
medesimo articolo; a decorrere dal predetto anno accademico, non
possono essere effettuati percorsi di formazione per il conseguimento
della specializzazione per le attivita’ di sostegno didattico alle
bambine e ai bambini della scuola dell’infanzia, alle alunne e agli
alunni della scuola primaria con disabilita’ certificata, come
disciplinati dal decreto del Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca 10 settembre 2010, n. 249.

Art. 20

Copertura finanziaria

1. Le attivita’ di cui all’articolo 3, comma 2, lettera a), sono
svolte dall’organico dell’autonomia esclusivamente nell’ambito
dell’organico dei posti di sostegno, con la procedura di cui
all’articolo 10 del presente decreto, fermo restando quanto previsto
dall’articolo 1, comma 75, della legge 13 luglio 2015, n. 107.
2. Le attivita’ di cui all’articolo 3, comma 2, lettere b), c) e d)
e comma 3 sono svolte nell’ambito delle risorse umane e finanziarie
disponibili.
3. Ai componenti dei Gruppi per l’inclusione scolastica di cui
all’articolo 15 della legge n. 104 del 1992, come sostituito dal
presente decreto, nonche’ ai componenti dell’Osservatorio permanente
per l’inclusione scolastica non spetta alcun compenso, indennita’,
gettone di presenza, rimborso spese e qualsivoglia altro emolumento.
Il personale scolastico eventualmente nominato nell’ambito del GLIR e
del GLI non puo’ essere esonerato dall’attivita’ didattica o di
servizio.
4. Agli oneri derivanti dal funzionamento dei GIT, pari ad euro
15,11 milioni annui a decorrere dall’anno 2019, si provvede mediante
corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo 1, comma 202,
della legge 13 luglio 2015, n. 107.
5. Dall’attuazione delle restanti disposizioni del presente decreto
non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
pubblica.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 13 aprile 2017

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri

Fedeli, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca

Madia, Ministro per la semplificazione
e la pubblica amministrazione

Padoan, Ministro dell’economia e delle
finanze

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 62

Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 62

Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera i), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00070)

(GU Serie Generale n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)

Capo I
Principi generali

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione;
Vista la legge 13 luglio 2015, n. 107 recante riforma del sistema
nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle
disposizioni legislative vigenti, ed in particolare il comma 181
lettera i);
Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina
dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del
Consiglio dei Ministri», e successive modificazioni, ed in
particolare l’articolo 14;
Vista la legge 5 febbraio 1992, n. 104, legge quadro per
l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone
handicappate;
Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, recante
approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti
in materia di istruzione, e successive modificazioni;
Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59, recante delega al Governo per
il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali,
per la riforma della pubblica amministrazione e per la
semplificazione amministrativa e successive modificazioni ed in
particolare l’articolo 20;
Vista la legge 10 dicembre 1997, n. 425, recante disposizioni per
la riforma degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di
istruzione secondaria di secondo grado, come modificata dalla legge
11 gennaio 2007, n. 1;
Vista la legge 10 marzo 2000, n. 62, recante «Norme per la parita’
scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione»;
Visto il decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, concernente
la definizione delle norme generali relative alla scuola
dell’infanzia e al primo ciclo di istruzione, e successive
modificazioni, ed in particolare gli articoli 4, 8 e 11;
Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme
generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche;
Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, concernente
norme generali e livelli essenziali delle prestazioni sul secondo
ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione;
Vista la legge 11 gennaio 2007, n. 1, concernente disposizioni in
materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di studio;
Visto il decreto-legge 7 settembre 2007, n. 147, convertito, con
modificazioni, dalla legge 25 ottobre 2007, n. 176, e in particolare
l’articolo 1, comma 4, concernente il giudizio di ammissione e la
prova nazionale per l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di
istruzione;
Visto il decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, che agli articoli
1, 2 e 3 ha dettato norme in materia di acquisizione delle conoscenze
e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione», di
valutazione del comportamento e degli apprendimenti degli alunni;
Vista la legge 8 ottobre 2010, n. 170 recante norme in materia di
disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico;
Visto il decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13 concernete la
definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle
prestazioni per l’individuazione degli apprendimenti non formali e
formali e degli standard minimi di servizio del sistema nazionale di
certificazione delle competenze;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1985,
n. 751 recante esecuzione dell’intesa tra l’autorita’ scolastica e la
Conferenza episcopale italiana per l’insegnamento della religione
cattolica nelle scuole pubbliche;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n.
249, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 21
novembre 2007, n. 235, concernente lo statuto delle studentesse e
degli studenti della scuola secondaria;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998, n.
323, recante disciplina degli esami di Stato conclusivi dei corsi di
studio di istruzione secondaria superiore;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n.
394, relativo al regolamento recante norme di attuazione del testo
unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione
e norme sulla condizione dello straniero a norma dell’articolo 1,
comma 6, del decreto legislativo 15 luglio 1998 n. 286, ed in
particolare l’articolo 45;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n.
275, concernente regolamento recante norme in materia di autonomia
delle istituzioni scolastiche;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n.
122, concernente regolamento recante coordinamento delle norme
vigenti per la valutazione degli alunni;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n.
89, recante Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e
didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione
ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008,
n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.
133;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2010,
recante approvazione dei traguardi per lo sviluppo delle competenze e
gli obiettivi di apprendimento dell’insegnamento della religione
cattolica per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo
d’istruzione;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
87, che adotta il «Regolamento recante norme concernenti il riordino
degli istituti professionali, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
88, che adotta il «Regolamento recante norme per il riordino degli
istituti tecnici a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge
25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n.
133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
89, che adotta il «Regolamento recante revisione dell’assetto
ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei a norma
dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2012,
n. 263, relativo al regolamento recante norme generali per la
ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei Centri
d’istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, a norma
dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;
Vista la Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 18 dicembre 2006, relativa a competenze chiave per
l’apprendimento permanente;
Visto il decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 agosto
2007, n. 139, concernente regolamento recante norme in materia di
adempimento dell’obbligo di istruzione, ai sensi dell’articolo 1,
comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 14 gennaio 2017;
Acquisito il parere della Conferenza Unificata di cui all’articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 espresso nella
seduta del 23 febbraio 2017;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni del Senato della
Repubblica e della Camera dei deputati;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 7 aprile 2017;
Sulla proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, di concerto con il Ministro per la semplificazione e
la pubblica amministrazione e con il Ministro dell’economia e delle
finanze;

E m a n a
il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Principi. Oggetto e finalita’
della valutazione e della certificazione

1. La valutazione ha per oggetto il processo formativo e i
risultati di apprendimento delle alunne e degli alunni, delle
studentesse e degli studenti delle istituzioni scolastiche del
sistema nazionale di istruzione e formazione, ha finalita’ formativa
ed educativa e concorre al miglioramento degli apprendimenti e al
successo formativo degli stessi, documenta lo sviluppo dell’identita’
personale e promuove la autovalutazione di ciascuno in relazione alle
acquisizioni di conoscenze, abilita’ e competenze.
2. La valutazione e’ coerente con l’offerta formativa delle
istituzioni scolastiche, con la personalizzazione dei percorsi e con
le Indicazioni Nazionali per il curricolo e le Linee guida di cui ai
decreti del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87, n. 88 e
n. 89; e’ effettuata dai docenti nell’esercizio della propria
autonomia professionale, in conformita’ con i criteri e le modalita’
definiti dal collegio dei docenti e inseriti nel piano triennale
dell’offerta formativa.
3. La valutazione del comportamento si riferisce allo sviluppo
delle competenze di cittadinanza. Lo Statuto delle studentesse e
degli studenti, il Patto educativo di corresponsabilita’ e i
regolamenti approvati dalle istituzioni scolastiche ne costituiscono
i riferimenti essenziali.
4. Ciascuna istituzione scolastica puo’ autonomamente determinare,
anche in sede di elaborazione del piano triennale dell’offerta
formativa, iniziative finalizzate alla promozione e alla
valorizzazione dei comportamenti positivi delle alunne e degli
alunni, delle studentesse e degli studenti, al coinvolgimento attivo
dei genitori e degli studenti, in coerenza con quanto previsto dal
regolamento di istituto, dal Patto educativo di corresponsabilita’ e
dalle specifiche esigenze della comunita’ scolastica e del
territorio.
5. Per favorire i rapporti scuola-famiglia, le istituzioni
scolastiche adottano modalita’ di comunicazione efficaci e
trasparenti in merito alla valutazione del percorso scolastico delle
alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti.
6. L’istituzione scolastica certifica l’acquisizione delle
competenze progressivamente acquisite anche al fine di favorire
l’orientamento per la prosecuzione degli studi.
7. Le istituzioni scolastiche partecipano alle rilevazioni
internazionali e nazionali dei livelli di apprendimento ai fini della
valutazione del sistema nazionale di istruzione e della qualita’ del
proprio servizio.
8. I minori con cittadinanza non italiana presenti sul territorio
nazionale hanno diritto all’istruzione, come previsto dall’articolo
45 del decreto del Presidente della Repubblica, 31 agosto 1999, n.
394, e sono valutati nelle forme e nei modi previsti per i cittadini
italiani.

Capo II
Valutazione, certificazione delle competenze ed esame di Stato nel
primo ciclo di istruzione

Art. 2

Valutazione nel primo ciclo

1. La valutazione periodica e finale degli apprendimenti delle
alunne e degli alunni nel primo ciclo, ivi compresa la valutazione
dell’esame di Stato, per ciascuna delle discipline di studio previste
dalle Indicazioni Nazionali per il curricolo, e’ espressa con
votazioni in decimi che indicano differenti livelli di apprendimento.
2. L’istituzione scolastica, nell’ambito dell’autonomia didattica e
organizzativa, attiva specifiche strategie per il miglioramento dei
livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima
acquisizione.
3. La valutazione e’ effettuata collegialmente dai docenti
contitolari della classe ovvero dal consiglio di classe. I docenti
che svolgono insegnamenti curricolari per gruppi di alunne e di
alunni, i docenti incaricati dell’insegnamento della religione
cattolica e di attivita’ alternative all’insegnamento della religione
cattolica partecipano alla valutazione delle alunne e degli alunni
che si avvalgono dei suddetti insegnamenti. La valutazione e’
integrata dalla descrizione del processo e del livello globale di
sviluppo degli apprendimenti raggiunto. I docenti, anche di altro
grado scolastico, che svolgono attivita’ e insegnamenti per tutte le
alunne e tutti gli alunni o per gruppi degli stessi, finalizzati
all’ampliamento e all’arricchimento dell’offerta formativa,
forniscono elementi conoscitivi sull’interesse manifestato e sul
profitto conseguito da ciascun alunno. Le operazioni di scrutinio
sono presiedute dal dirigente scolastico o da suo delegato.
4. Sono oggetto di valutazione le attivita’ svolte nell’ambito di
«Cittadinanza e Costituzione», fermo quanto previsto all’articolo 1
del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008 n. 169.
5. La valutazione del comportamento dell’alunna e dell’alunno viene
espressa collegialmente dai docenti attraverso un giudizio sintetico
riportato nel documento di valutazione, secondo quanto specificato
nel comma 3 dell’articolo 1. Per le alunne e gli alunni della scuola
secondaria di primo grado resta fermo quanto previsto dal decreto del
Presidente della Repubblica del 24 giugno 1998, n. 249.
6. I docenti di sostegno partecipano alla valutazione di tutte le
alunne e gli alunni della classe; nel caso in cui a piu’ docenti di
sostegno sia affidato, nel corso dell’anno scolastico, la stessa
alunna o lo stesso alunno con disabilita’, la valutazione e’ espressa
congiuntamente.
7. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 309 del decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297 relativamente alla valutazione
dell’insegnamento della religione cattolica, la valutazione delle
attivita’ alternative, per le alunne e gli alunni che se ne
avvalgono, e’ resa su una nota distinta con giudizio sintetico
sull’interesse manifestato e i livelli di apprendimento conseguiti.

Art. 3

Ammissione alla classe successiva
nella scuola primaria

1. Le alunne e gli alunni della scuola primaria sono ammessi alla
classe successiva e alla prima classe di scuola secondaria di primo
grado anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente
raggiunti o in via di prima acquisizione.
2. Nel caso in cui le valutazioni periodiche o finali delle alunne
e degli alunni indichino livelli di apprendimento parzialmente
raggiunti o in via di prima acquisizione, l’istituzione scolastica,
nell’ambito dell’autonomia didattica e organizzativa, attiva
specifiche strategie per il miglioramento dei livelli di
apprendimento.
3. I docenti della classe in sede di scrutinio, con decisione
assunta all’unanimita’, possono non ammettere l’alunna o l’alunno
alla classe successiva solo in casi eccezionali e comprovati da
specifica motivazione.

Art. 4

Rilevazioni nazionali sugli apprendimenti delle alunne
e degli alunni della scuola primaria

1. L’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di
istruzione e formazione (INVALSI), nell’ambito della promozione delle
attivita’ di cui all’articolo 17, comma 2, lettera b) del decreto
legislativo 31 dicembre 2009 n. 213, effettua rilevazioni nazionali
sugli apprendimenti delle alunne e degli alunni in italiano,
matematica e inglese in coerenza con le Indicazioni Nazionali per il
curricolo. Tali rilevazioni sono svolte nelle classi seconda e quinta
di scuola primaria, come previsto dall’articolo 6, comma 3, del
decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 80, ad
eccezione della rilevazione di inglese effettuata esclusivamente
nella classe quinta.
2. Le rilevazioni degli apprendimenti contribuiscono al processo di
autovalutazione delle istituzioni scolastiche e forniscono strumenti
utili al progressivo miglioramento dell’efficacia della azione
didattica.
3. Le azioni relative allo svolgimento delle rilevazioni nazionali
costituiscono per le istituzioni scolastiche attivita’ ordinarie
d’istituto.
4. Per la rilevazione di inglese, l’INVALSI predispone prove di
posizionamento sulle abilita’ di comprensione e uso della lingua,
coerenti con il Quadro comune di riferimento Europeo per le lingue.

Art. 5

Validita’ dell’anno scolastico
nella scuola secondaria di primo grado

1. Ai fini della validita’ dell’anno scolastico, per la valutazione
finale delle alunne e degli alunni e’ richiesta la frequenza di
almeno tre quarti del monte ore annuale personalizzato, definito
dall’ordinamento della scuola secondaria di primo grado, da
comunicare alle famiglie all’inizio di ciascun anno. Rientrano nel
monte ore personalizzato di ciascun alunno tutte le attivita’ oggetto
di valutazione periodica e finale da parte del consiglio di classe.
2. Le istituzioni scolastiche stabiliscono, con delibera del
collegio dei docenti, motivate deroghe al suddetto limite per i casi
eccezionali, congruamente documentati, purche’ la frequenza
effettuata fornisca al consiglio di classe sufficienti elementi per
procedere alla valutazione.
3. Fermo restando quanto previsto dai commi 1 e 2, nel caso in cui
non sia possibile procedere alla valutazione, il consiglio di classe
accerta e verbalizza, nel rispetto dei criteri definiti dal collegio
dei docenti, la non validita’ dell’anno scolastico e delibera
conseguentemente la non ammissione alla classe successiva o all’esame
finale del primo ciclo di istruzione.

Art. 6

Ammissione alla classe successiva nella scuola secondaria di primo
grado ed all’esame conclusivo del primo ciclo

1. Le alunne e gli alunni della scuola secondaria di primo grado
sono ammessi alla classe successiva e all’esame conclusivo del primo
ciclo, salvo quanto previsto dall’articolo 4, comma 6, del decreto
del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249 e dal comma 2
del presente articolo.
2. Nel caso di parziale o mancata acquisizione dei livelli di
apprendimento in una o piu’ discipline, il consiglio di classe puo’
deliberare, con adeguata motivazione, la non ammissione alla classe
successiva o all’esame conclusivo del primo ciclo.
3. Nel caso in cui le valutazioni periodiche o finali delle alunne
e degli alunni indichino carenze nell’acquisizione dei livelli di
apprendimento in una o piu’ discipline, l’istituzione scolastica,
nell’ambito dell’autonomia didattica e organizzativa, attiva
specifiche strategie per il miglioramento dei livelli di
apprendimento.
4. Nella deliberazione di cui al comma 2, il voto dell’insegnante
di religione cattolica, per le alunne e gli alunni che si sono
avvalsi dell’insegnamento della religione cattolica, e’ espresso
secondo quanto previsto dal punto 2.7 del decreto del Presidente
della Repubblica 16 dicembre 1985, n. 751; il voto espresso dal
docente per le attivita’ alternative, per le alunne e gli alunni che
si sono avvalsi di detto insegnamento, se determinante, diviene un
giudizio motivato iscritto a verbale.
5. Il voto di ammissione all’esame conclusivo del primo ciclo e’
espresso dal consiglio di classe in decimi, considerando il percorso
scolastico compiuto dall’alunna o dall’alunno.

Art. 7

Prove nazionali sugli apprendimenti delle alunne
e degli alunni della scuola secondaria di primo grado

1. L’INVALSI, nell’ambito della promozione delle attivita’ di cui
all’articolo 17, comma 2, lettera b) del decreto legislativo 31
dicembre 2009 n. 213, effettua rilevazioni nazionali attraverso prove
standardizzate, computer based, volte ad accertare i livelli generali
e specifici di apprendimento conseguiti in italiano, matematica e
inglese in coerenza con le indicazioni nazionali per il curricolo.
Tali rilevazioni sono effettuate nella classe terza della scuola
secondaria di primo grado, come previsto dall’articolo 6, comma 3,
del decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 80,
come modificato dall’articolo 26, comma 2, del presente decreto.
2. Le prove di cui al comma 1 supportano il processo di
autovalutazione delle istituzioni scolastiche e forniscono strumenti
utili al progressivo miglioramento dell’efficacia della azione
didattica.
3. Per la prova di inglese, l’INVALSI accerta i livelli di
apprendimento attraverso prove di posizionamento sulle abilita’ di
comprensione e uso della lingua, coerenti con il Quadro comune di
riferimento europeo per le lingue, eventualmente in convenzione con
gli enti certificatori, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica.
4. Le prove di cui al comma 1 si svolgono entro il mese di aprile e
la relativa partecipazione rappresenta requisito di ammissione
all’esame conclusivo del primo ciclo di istruzione. Per le alunne e
gli alunni risultati assenti per gravi motivi documentati, valutati
dal consiglio di classe, e’ prevista una sessione suppletiva per
l’espletamento delle prove.
5. Le azioni relative allo svolgimento delle rilevazioni nazionali
costituiscono per le istituzioni scolastiche attivita’ ordinarie
d’istituto.

Art. 8

Svolgimento ed esito dell’esame di Stato

1. L’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione e’
finalizzato a verificare le conoscenze, le abilita’ e le competenze
acquisite dall’alunna o dall’alunno anche in funzione orientativa.
2. Presso le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di
istruzione e’ costituita la commissione d’esame, articolata in
sottocommissioni per ciascuna classe terza, composta dai docenti del
consiglio di classe. Per ogni istituzione scolastica svolge le
funzioni di Presidente il dirigente scolastico, o un docente
collaboratore del dirigente individuato ai sensi dell’articolo 25,
comma 5, del decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165, in caso di
assenza o impedimento o di reggenza di altra istituzione scolastica.
Per ogni istituzione scolastica paritaria svolge le funzioni di
Presidente il coordinatore delle attivita’ educative e didattiche.
3. L’esame di Stato e’ costituito da tre prove scritte ed un
colloquio, valutati con votazioni in decimi. La commissione d’esame
predispone le prove d’esame ed i criteri per la correzione e la
valutazione.
4. Le prove scritte, finalizzate a rilevare le competenze definite
nel profilo finale dello studente secondo le Indicazioni nazionali
per il curricolo, sono:
a) prova scritta di italiano o della lingua nella quale si svolge
l’insegnamento, intesa ad accertare la padronanza della stessa
lingua;
b) prova scritta relativa alle competenze logico matematiche;
c) prova scritta, relativa alle competenze acquisite, articolata
in una sezione per ciascuna delle lingue straniere studiate.
5. Il colloquio e’ finalizzato a valutare le conoscenze descritte
nel profilo finale dello studente secondo le Indicazioni nazionali,
con particolare attenzione alla capacita’ di argomentazione, di
risoluzione di problemi, di pensiero critico e riflessivo, nonche’ il
livello di padronanza delle competenze di cittadinanza, delle
competenze nelle lingue straniere. Per i percorsi ad indirizzo
musicale, nell’ambito del colloquio e’ previsto anche lo svolgimento
di una prova pratica di strumento.
6. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca sono definite le modalita’ di articolazione e di
svolgimento delle prove.
7. La commissione d’esame delibera, su proposta della
sottocommissione, la valutazione finale complessiva espressa con
votazione in decimi, derivante dalla media, arrotondata all’unita’
superiore per frazioni pari o superiori a 0,5, tra il voto di
ammissione e la media dei voti delle prove e del colloquio di cui al
comma 3. L’esame si intende superato se il candidato consegue una
votazione complessiva di almeno sei decimi.
8. La valutazione finale espressa con la votazione di dieci decimi
puo’ essere accompagnata dalla lode, con deliberazione all’unanimita’
della commissione, in relazione alle valutazioni conseguite nel
percorso scolastico del triennio e agli esiti delle prove d’esame.
9. L’esito dell’esame per i candidati privatisti tiene conto della
valutazione attribuita alle prove scritte e al colloquio.
10. Per le alunne e gli alunni risultati assenti ad una o piu’
prove, per gravi motivi documentati, valutati dal consiglio di
classe, la commissione prevede una sessione suppletiva d’esame.
11. Gli esiti finali degli esami sono resi pubblici mediante
affissione all’albo della scuola.

Art. 9

Certificazione delle competenze nel primo ciclo

1. La certificazione di cui all’articolo 1, comma 6, descrive lo
sviluppo dei livelli delle competenze chiave e delle competenze di
cittadinanza progressivamente acquisite dalle alunne e dagli alunni,
anche sostenendo e orientando gli stessi verso la scuola del secondo
ciclo.
2. La certificazione e’ rilasciata al termine della scuola primaria
e del primo ciclo di istruzione.
3. I modelli nazionali per la certificazione delle competenze sono
emanati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca sulla base dei seguenti principi:
a) riferimento al profilo dello studente nelle Indicazioni
nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo
ciclo di istruzione;
b) ancoraggio alle competenze chiave individuate dall’Unione
europea, cosi’ come recepite nell’ordinamento italiano;
c) definizione, mediante enunciati descrittivi, dei diversi
livelli di acquisizione delle competenze;
d) valorizzazione delle eventuali competenze significative,
sviluppate anche in situazioni di apprendimento non formale e
informale;
e) coerenza con il piano educativo individualizzato per le alunne
e gli alunni con disabilita’;
f) indicazione, in forma descrittiva, del livello raggiunto nelle
prove a carattere nazionale di cui all’articolo 7, distintamente per
ciascuna disciplina oggetto della rilevazione e certificazione sulle
abilita’ di comprensione e uso della lingua inglese.

Art. 10

Esami di idoneita’ nel primo ciclo e ammissione all’esame di Stato
conclusivo del primo ciclo dei candidati privatisti

1. L’accesso all’esame di idoneita’ per le classi seconda, terza,
quarta e quinta della scuola primaria e per la prima classe della
scuola secondaria di primo grado e’ consentito a coloro che, entro il
31 dicembre dello stesso anno in cui sostengono l’esame, abbiano
compiuto o compiano rispettivamente il sesto, il settimo, l’ottavo,
il nono e il decimo anno di eta’.
2. L’accesso all’esame di idoneita’ per le classi seconda e terza
di scuola secondaria di primo grado e’ consentito a coloro che, entro
il 31 dicembre dello stesso anno in cui sostengono l’esame, abbiano
compiuto o compiano rispettivamente l’undicesimo e il dodicesimo anno
di eta’.
3. In caso di frequenza di una scuola del primo ciclo non statale
non paritaria iscritta negli albi regionali, i genitori dell’alunna e
dell’alunno, ovvero coloro che esercitano la responsabilita’
genitoriale, sono tenuti a presentare annualmente la comunicazione
preventiva al dirigente scolastico del territorio di residenza. Le
alunne e gli alunni sostengono l’esame di idoneita’ al termine del
quinto anno di scuola primaria, ai fini dell’ammissione al successivo
grado di istruzione, oppure all’esame di Stato conclusivo del primo
ciclo d’istruzione, in qualita’ di candidati privatisti presso una
scuola statale o paritaria. Sostengono altresi’ l’esame di idoneita’
nel caso in cui richiedano l’iscrizione in una scuola statale o
paritaria.
4. L’esito dell’esame e’ espresso con un giudizio di idoneita’
ovvero di non idoneita’.
5. Sono ammessi a sostenere l’esame di Stato conclusivo del primo
ciclo di istruzione in qualita’ di candidati privatisti coloro che
compiono, entro il 31 dicembre dello stesso anno scolastico in cui
sostengono l’esame, il tredicesimo anno di eta’ e che abbiano
conseguito l’ammissione alla prima classe della scuola secondaria di
primo grado. Sono inoltre ammessi i candidati che abbiano conseguito
tale ammissione alla scuola secondaria di primo grado da almeno un
triennio.
6. Per essere ammessi a sostenere l’esame di Stato i candidati
privatisti partecipano alle prove INVALSI di cui all’articolo 7
presso una istituzione scolastica statale o paritaria.
7. In caso di frequenza di una scuola del primo ciclo straniera in
Italia riconosciuta dall’ordinamento estero, fatte salve norme di
maggior favore previste da Accordi ed Intese bilaterali, le alunne e
gli alunni sostengono l’esame di idoneita’ ove intendano iscriversi
ad una scuola statale o paritaria.

Art. 11

Valutazione delle alunne e degli alunni con disabilita’
e disturbi specifici di apprendimento

1. La valutazione delle alunne e degli alunni con disabilita’
certificata frequentanti il primo ciclo di istruzione e’ riferita al
comportamento, alle discipline e alle attivita’ svolte sulla base dei
documenti previsti dall’articolo 12, comma 5, della legge 5 febbraio
1992 n. 104; trovano applicazione le disposizioni di cui agli
articoli da 1 a 10.
2. Nella valutazione delle alunne e degli alunni con disabilita’ i
docenti perseguono l’obiettivo di cui all’articolo 314, comma 2, del
decreto legislativo 16 aprile 1994 n. 297.
3. L’ammissione alla classe successiva e all’esame di Stato
conclusivo del primo ciclo di istruzione avviene secondo quanto
disposto dal presente decreto, tenendo a riferimento il piano
educativo individualizzato.
4. Le alunne e gli alunni con disabilita’ partecipano alle prove
standardizzate di cui agli articoli 4 e 7. Il consiglio di classe o i
docenti contitolari della classe possono prevedere adeguate misure
compensative o dispensative per lo svolgimento delle prove e, ove non
fossero sufficienti, predisporre specifici adattamenti della prova
ovvero l’esonero della prova.
5. Le alunne e gli alunni con disabilita’ sostengono le prove di
esame al termine del primo ciclo di istruzione con l’uso di
attrezzature tecniche e sussidi didattici, nonche’ ogni altra forma
di ausilio tecnico loro necessario, utilizzato nel corso dell’anno
scolastico per l’attuazione del piano educativo individualizzato.
6. Per lo svolgimento dell’esame di Stato conclusivo del primo
ciclo di istruzione, la sottocommissione, sulla base del piano
educativo individualizzato, relativo alle attivita’ svolte, alle
valutazioni effettuate e all’assistenza eventualmente prevista per
l’autonomia e la comunicazione, predispone, se necessario,
utilizzando le risorse finanziarie disponibili a legislazione
vigente, prove differenziate idonee a valutare il progresso
dell’alunna o dell’alunno in rapporto alle sue potenzialita’ e ai
livelli di apprendimento iniziali. Le prove differenziate hanno
valore equivalente ai fini del superamento dell’esame e del
conseguimento del diploma finale.
7. L’esito finale dell’esame viene determinato sulla base dei
criteri previsti dall’articolo 8.
8. Alle alunne e agli alunni con disabilita’ che non si presentano
agli esami viene rilasciato un attestato di credito formativo. Tale
attestato e’ comunque titolo per l’iscrizione e la frequenza della
scuola secondaria di secondo grado ovvero dei corsi di istruzione e
formazione professionale, ai soli fini del riconoscimento di
ulteriori crediti formativi da valere anche per percorsi integrati di
istruzione e formazione.
9. Per le alunne e gli alunni con disturbi specifici di
apprendimento (DSA) certificati ai sensi della legge 8 ottobre 2010,
n. 170, la valutazione degli apprendimenti, incluse l’ammissione e la
partecipazione all’esame finale del primo ciclo di istruzione, sono
coerenti con il piano didattico personalizzato predisposto nella
scuola primaria dai docenti contitolari della classe e nella scuola
secondaria di primo grado dal consiglio di classe.
10. Per la valutazione delle alunne e degli alunni con DSA
certificato le istituzioni scolastiche adottano modalita’ che
consentono all’alunno di dimostrare effettivamente il livello di
apprendimento conseguito, mediante l’applicazione delle misure
dispensative e degli strumenti compensativi di cui alla legge 8
ottobre 2010, n. 170, indicati nel piano didattico personalizzato.
11. Per l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione
la commissione puo’ riservare alle alunne e agli alunni con DSA, di
cui al comma 9, tempi piu’ lunghi di quelli ordinari. Per tali alunne
e alunni puo’ essere consentita la utilizzazione di apparecchiature e
strumenti informatici solo nel caso in cui siano gia’ stati impiegati
per le verifiche in corso d’anno o comunque siano ritenuti funzionali
allo svolgimento dell’esame, senza che venga pregiudicata la
validita’ delle prove scritte.
12. Per l’alunna o l’alunno la cui certificazione di disturbo
specifico di apprendimento prevede la dispensa dalla prova scritta di
lingua straniera, in sede di esame di Stato, la sottocommissione
stabilisce modalita’ e contenuti della prova orale sostitutiva della
prova scritta di lingua straniera.
13. In casi di particolare gravita’ del disturbo di apprendimento,
anche in comorbilita’ con altri disturbi o patologie, risultanti dal
certificato diagnostico, l’alunna o l’alunno, su richiesta della
famiglia e conseguente approvazione del consiglio di classe, e’
esonerato dall’insegnamento delle lingue straniere e segue un
percorso didattico personalizzato. In sede di esame di Stato sostiene
prove differenziate, coerenti con il percorso svolto, con valore
equivalente ai fini del superamento dell’esame e del conseguimento
del diploma. L’esito dell’esame viene determinato sulla base dei
criteri previsti dall’articolo 8.
14. Le alunne e gli alunni con DSA partecipano alle prove
standardizzate di cui all’articolo 4 e 7. Per lo svolgimento delle
suddette prove il consiglio di classe puo’ disporre adeguati
strumenti compensativi coerenti con il piano didattico
personalizzato. Le alunne e gli alunni con DSA dispensati dalla prova
scritta di lingua straniera o esonerati dall’insegnamento della
lingua straniera non sostengono la prova nazionale di lingua inglese
di cui all’articolo 7.
15. Nel diploma finale rilasciato al termine degli esami del primo
ciclo e nelle tabelle affisse all’albo di istituto non viene fatta
menzione delle modalita’ di svolgimento e della differenziazione
delle prove.

Capo III
Esame di Stato nel secondo ciclo di istruzione

Art. 12

Oggetto e finalita’

1. L’esame di Stato conclusivo dei percorsi di istruzione
secondaria di secondo grado verifica i livelli di apprendimento
conseguiti da ciascun candidato in relazione alle conoscenze,
abilita’ e competenze proprie di ogni indirizzo di studi, con
riferimento alle Indicazioni nazionali per i licei e alle Linee guida
per gli istituti tecnici e gli istituti professionali, anche in
funzione orientativa per il proseguimento degli studi di ordine
superiore ovvero per l’inserimento nel mondo del lavoro.
2. In relazione al profilo educativo, culturale e professionale
specifico di ogni indirizzo di studi, l’esame di Stato tiene conto
anche della partecipazione alle attivita’ di alternanza
scuola-lavoro, dello sviluppo delle competenze digitali e del
percorso dello studente di cui all’articolo 1, comma 28, della legge
13 luglio 2015 n. 107.
3. L’esame di Stato tiene altresi’ conto delle attivita’ svolte
nell’ambito di «Cittadinanza e Costituzione», fermo quanto previsto
all’articolo 1 del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169.
4. Con ordinanza del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca sono disposte annualmente le modalita’ organizzative ed
operative per lo svolgimento degli esami di Stato e degli esami
preliminari.
5. Nell’ambito della funzione ispettiva sono assicurate verifiche e
monitoraggi sul regolare funzionamento degli istituti statali e
paritari e, in particolare, sulla organizzazione e la gestione degli
esami di Stato, di idoneita’ ed integrativi, nonche’ sulle iniziative
organizzativo-didattiche realizzate dalla istituzione scolastica per
il recupero delle carenze formative.

Art. 13

Ammissione dei candidati interni

1. Sono ammessi a sostenere l’esame di Stato in qualita’ di
candidati interni le studentesse e gli studenti che hanno frequentato
l’ultimo anno di corso dei percorsi di istruzione secondaria di
secondo grado presso istituzioni scolastiche statali e paritarie.
2. L’ammissione all’esame di Stato e’ disposta, in sede di
scrutinio finale, dal consiglio di classe, presieduto dal dirigente
scolastico o da suo delegato. E’ ammesso all’esame di Stato, salvo
quanto previsto dall’articolo 4, comma 6, del decreto del Presidente
della Repubblica del 24 giugno 1998 n. 249, la studentessa o lo
studente in possesso dei seguenti requisiti:
a) frequenza per almeno tre quarti del monte ore annuale
personalizzato, fermo restando quanto previsto dall’articolo 14,
comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica del 22 giugno
2009, n. 122;
b) partecipazione, durante l’ultimo anno di corso, alle prove
predisposte dall’INVALSI, volte a verificare i livelli di
apprendimento conseguiti nelle discipline oggetto di rilevazione di
cui all’articolo 19;
c) svolgimento dell’attivita’ di alternanza scuola-lavoro secondo
quanto previsto dall’indirizzo di studio nel secondo biennio e
nell’ultimo anno di corso. Nel caso di candidati che, a seguito di
esame di idoneita’, siano ammessi al penultimo o all’ultimo anno di
corso, le tipologie e i criteri di riconoscimento delle attivita’ di
alternanza scuola-lavoro necessarie per l’ammissione all’esame di
Stato sono definiti con il decreto di cui all’articolo 14, comma 3,
ultimo periodo;
d) votazione non inferiore ai sei decimi in ciascuna disciplina o
gruppo di discipline valutate con l’attribuzione di un unico voto
secondo l’ordinamento vigente e un voto di comportamento non
inferiore a sei decimi. Nel caso di votazione inferiore a sei decimi
in una disciplina o in un gruppo di discipline, il consiglio di
classe puo’ deliberare, con adeguata motivazione, l’ammissione
all’esame conclusivo del secondo ciclo. Nella relativa deliberazione,
il voto dell’insegnante di religione cattolica, per le alunne e gli
alunni che si sono avvalsi dell’insegnamento della religione
cattolica, e’ espresso secondo quanto previsto dal punto 2.7 del
decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1985, n. 751; il
voto espresso dal docente per le attivita’ alternative, per le alunne
e gli alunni che si sono avvalsi di detto insegnamento, se
determinante, diviene un giudizio motivato iscritto a verbale.
3. Sono equiparati ai candidati interni le studentesse e gli
studenti in possesso del diploma professionale quadriennale di
«Tecnico» conseguito nei percorsi del Sistema di istruzione e
formazione professionale, che abbiano positivamente frequentato il
corso annuale previsto dall’articolo 15, comma 6, del decreto
legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e recepito dalle Intese
stipulate tra il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca e le regioni o province autonome.
4. Sono ammessi, a domanda, direttamente all’esame di Stato
conclusivo del secondo ciclo, le studentesse e gli studenti che hanno
riportato, nello scrutinio finale della penultima classe, non meno di
otto decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline e non meno
di otto decimi nel comportamento, che hanno seguito un regolare corso
di studi di istruzione secondaria di secondo grado e che hanno
riportato una votazione non inferiore a sette decimi in ciascuna
disciplina o gruppo di discipline e non inferiore a otto decimi nel
comportamento negli scrutini finali dei due anni antecedenti il
penultimo, senza essere incorsi in non ammissioni alla classe
successiva nei due anni predetti. Le votazioni suddette non si
riferiscono all’insegnamento della religione cattolica e alle
attivita’ alternative.

Art. 14

Ammissione dei candidati esterni

1. Sono ammessi a sostenere l’esame di Stato in qualita’ di
candidati esterni, alle condizioni previste dal presente articolo,
coloro che:
a) compiano il diciannovesimo anno di eta’ entro l’anno solare in
cui si svolge l’esame e dimostrino di aver adempiuto all’obbligo di
istruzione;
b) siano in possesso del diploma di scuola secondaria di primo
grado da un numero di anni almeno pari a quello della durata del
corso prescelto, indipendentemente dall’eta’;
c) siano in possesso di titolo conseguito al termine di un corso
di studio di istruzione secondaria di secondo grado di durata almeno
quadriennale del previgente ordinamento o siano in possesso di
diploma professionale di tecnico di cui all’articolo 15 del decreto
legislativo 17 ottobre 2005, n. 226;
d) abbiano cessato la frequenza dell’ultimo anno di corso prima
del 15 marzo.
2. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 7 della legge 10
dicembre 1997, n. 425, l’ammissione dei candidati esterni che non
siano in possesso di promozione all’ultima classe e’ subordinata al
superamento di un esame preliminare inteso ad accertare la loro
preparazione sulle materie previste dal piano di studi dell’anno o
degli anni per i quali non siano in possesso della promozione o
dell’idoneita’ alla classe successiva, nonche’ su quelle previste dal
piano di studi dell’ultimo anno. Sostengono altresi’ l’esame
preliminare, sulle materie previste dal piano di studi dell’ultimo
anno, i candidati in possesso di idoneita’ o di promozione all’ultimo
anno che non hanno frequentato il predetto anno ovvero che non hanno
comunque titolo per essere scrutinati per l’ammissione all’esame. Il
superamento dell’esame preliminare, anche in caso di mancato
superamento dell’esame di Stato, vale come idoneita’ all’ultima
classe. L’esame preliminare e’ sostenuto davanti al consiglio della
classe dell’istituto, statale o paritario, collegata alla commissione
alla quale il candidato e’ stato assegnato; il candidato e’ ammesso
all’esame di Stato se consegue un punteggio minimo di sei decimi in
ciascuna delle prove cui e’ sottoposto.
3. I candidati esterni debbono presentare domanda di ammissione
agli esami di Stato all’Ufficio scolastico regionale territorialmente
competente, il quale provvede ad assegnare i candidati medesimi,
distribuendoli in modo uniforme sul territorio, agli istituti
scolastici statali o paritari aventi sede nel comune di residenza del
candidato stesso ovvero, in caso di assenza nel comune dell’indirizzo
di studio indicato nella domanda, nella provincia e, nel caso di
assenza anche in questa del medesimo indirizzo, nella regione.
Eventuali deroghe al superamento dell’ambito organizzativo regionale
devono essere autorizzate, previa valutazione dei motivi addotti,
dall’Ufficio scolastico regionale di provenienza, al quale va
presentata la relativa richiesta. I candidati esterni sono ripartiti
tra le diverse commissioni degli istituti statali e paritari e il
loro numero non puo’ superare il cinquanta per cento dei candidati
interni, fermo restando il limite numerico di trentacinque candidati
di cui all’articolo 16, comma 4. Gli esami preliminari, ove
prescritti, sono sostenuti dai candidati esterni presso le
istituzioni scolastiche loro assegnate come sede di esame. La mancata
osservanza delle disposizioni del presente comma preclude
l’ammissione all’esame di Stato, fatte salve le responsabilita’
penali, civili e amministrative a carico dei soggetti preposti alle
istituzioni scolastiche interessate. L’ammissione all’esame di Stato
e’ altresi’ subordinata alla partecipazione presso l’istituzione
scolastica in cui lo sosterranno alla prova a carattere nazionale
predisposta dall’INVALSI nonche’ allo svolgimento di attivita’
assimilabili all’alternanza scuola-lavoro, secondo criteri definiti
con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca.
4. I candidati non appartenenti a Paesi dell’Unione europea, che
non abbiano frequentato l’ultimo anno di corso di istruzione
secondaria superiore in Italia o presso istituzioni scolastiche
italiane all’estero, possono sostenere l’esame di Stato in qualita’
di candidati esterni, con le medesime modalita’ previste per questi
ultimi.

Art. 15

Attribuzione del credito scolastico

1. In sede di scrutinio finale il consiglio di classe attribuisce
il punteggio per il credito scolastico maturato nel secondo biennio e
nell’ultimo anno fino ad un massimo di quaranta punti, di cui dodici
per il terzo anno, tredici per il quarto anno e quindici per il
quinto anno. Partecipano al consiglio tutti i docenti che svolgono
attivita’ e insegnamenti per tutte le studentesse e tutti gli
studenti o per gruppi degli stessi, compresi gli insegnanti di
religione cattolica e per le attivita’ alternative alla religione
cattolica, limitatamente agli studenti che si avvalgono di questi
insegnamenti.
2. Con la tabella di cui all’allegato A del presente decreto e’
stabilita la corrispondenza tra la media dei voti conseguiti dalle
studentesse e dagli studenti negli scrutini finali per ciascun anno
di corso e la fascia di attribuzione del credito scolastico. Il
credito scolastico, nei casi di abbreviazione del corso di studi per
merito ai sensi dell’articolo 13, comma 4, e’ attribuito, per l’anno
non frequentato, nella misura massima prevista per lo stesso. La
tabella di cui all’allegato A si applica anche ai candidati esterni
ammessi all’esame a seguito di esame preliminare e a coloro che hanno
sostenuto esami di idoneita’. Per i candidati che svolgono l’esame di
Stato negli anni scolastici 2018/2019 e 2019/2020 la stessa tabella
reca la conversione del credito scolastico conseguito,
rispettivamente nel terzo e quarto anno di corso e nel terzo anno di
corso.
3. Per i candidati esterni il credito scolastico e’ attribuito dal
consiglio di classe davanti al quale sostengono l’esame preliminare
di cui al comma 2 dell’articolo 14, sulla base della documentazione
del curriculum scolastico e dei risultati delle prove preliminari.

Art. 16

Commissione e sede di esame

1. Sono sedi degli esami per i candidati interni le istituzioni
scolastiche statali e gli istituti paritari da essi frequentati.
2. Per i candidati esterni sono sedi di esame gli istituti statali
e gli istituti paritari a cui sono assegnati, nel rispetto dei
criteri di cui all’articolo 14, comma 3, e secondo le modalita’
previste nell’ordinanza annuale di cui all’articolo 12, comma 4.
3. Ai candidati esterni che abbiano compiuto il percorso formativo
in scuole non statali e non paritarie o in corsi di preparazione,
comunque denominati, e’ fatto divieto di sostenere gli esami in
scuole paritarie che dipendano dallo stesso gestore o da altro
gestore avente comunanza di interessi.
4. Presso le istituzioni scolastiche statali e paritarie sede di
esami sono costituite commissioni d’esame, una ogni due classi,
presiedute da un presidente esterno all’istituzione scolastica e
composte da tre membri esterni e per ciascuna delle due classi da tre
membri interni. In ogni caso, e’ assicurata la presenza dei
commissari delle materie oggetto di prima e seconda prova scritta. I
commissari e il presidente sono nominati dall’Ufficio scolastico
regionale sulla base di criteri determinati a livello nazionale con
decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca. Ad ogni classe sono assegnati non piu’ di trentacinque
candidati.
5. Presso l’Ufficio scolastico regionale e’ istituito l’elenco dei
presidenti di commissioni, cui possono accedere dirigenti scolastici,
nonche’ docenti della scuola secondaria di secondo grado, in possesso
di requisiti definiti a livello nazionale dal Ministero
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, che assicura
specifiche azioni formative per il corretto svolgimento della
funzione di presidente.
6. Le commissioni d’esame possono provvedere alla correzione delle
prove scritte operando per aree disciplinari; le decisioni finali
sono assunte dall’intera commissione a maggioranza assoluta.

Art. 17

Prove di esame

1. Il consiglio di classe elabora, entro il quindici maggio di
ciascun anno, un documento che esplicita i contenuti, i metodi, i
mezzi, gli spazi e i tempi del percorso formativo, nonche’ i criteri,
gli strumenti di valutazione adottati e gli obiettivi raggiunti. La
commissione tiene conto di detto documento nell’espletamento dei
lavori.
2. L’esame di Stato comprende due prove a carattere nazionale e un
colloquio, fatto salvo quanto previsto dal comma 7.
3. La prima prova, in forma scritta, accerta la padronanza della
lingua italiana o della diversa lingua nella quale si svolge
l’insegnamento, nonche’ le capacita’ espressive, logico-linguistiche
e critiche del candidato. Essa consiste nella redazione di un
elaborato con differenti tipologie testuali in ambito artistico,
letterario, filosofico, scientifico, storico, sociale, economico e
tecnologico. La prova puo’ essere strutturata in piu’ parti, anche
per consentire la verifica di competenze diverse, in particolare
della comprensione degli aspetti linguistici, espressivi e
logico-argomentativi, oltre che della riflessione critica da parte
del candidato.
4. La seconda prova, in forma scritta, grafica o scritto-grafica,
pratica, compositivo/esecutiva musicale e coreutica, ha per oggetto
una o piu’ discipline caratterizzanti il corso di studio ed e’ intesa
ad accertare le conoscenze, le abilita’ e le competenze attese dal
profilo educativo culturale e professionale della studentessa o dello
studente dello specifico indirizzo.
5. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca sono definiti, nel rispetto delle Indicazioni nazionali
e Linee guida, i quadri di riferimento per la redazione e lo
svolgimento delle prove di cui ai commi 3 e 4, in modo da
privilegiare, per ciascuna disciplina, i nuclei tematici
fondamentali.
6. Al fine di uniformare i criteri di valutazione delle commissioni
d’esame, con il decreto di cui al comma 5, sono definite le griglie
di valutazione per l’attribuzione dei punteggi previsti dall’articolo
18, comma 2, relativamente alle prove di cui ai commi 3 e 4. Le
griglie di valutazione consentono di rilevare le conoscenze e le
abilita’ acquisite dai candidati e le competenze nell’impiego dei
contenuti disciplinari.
7. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca sono individuate annualmente, entro il mese di gennaio,
le discipline oggetto della seconda prova, nell’ambito delle materie
caratterizzanti i percorsi di studio, l’eventuale disciplina oggetto
di una terza prova scritta per specifici indirizzi di studio e le
modalita’ organizzative relative allo svolgimento del colloquio di
cui al comma 9.
8. Il Ministro sceglie i testi della prima e seconda prova per
tutti i percorsi di studio tra le proposte elaborate da una
commissione di esperti. Nei percorsi dell’istruzione professionale la
seconda prova ha carattere pratico ed e’ tesa ad accertare le
competenze professionali acquisite dal candidato. Una parte della
prova e’ predisposta dalla commissione d’esame in coerenza con le
specificita’ del Piano dell’offerta formativa dell’istituzione
scolastica.
9. Il colloquio ha la finalita’ di accertare il conseguimento del
profilo culturale, educativo e professionale della studentessa o
dello studente. A tal fine la commissione, tenendo conto anche di
quanto previsto dall’articolo 1, comma 30, della legge 13 luglio
2015, n. 107, propone al candidato di analizzare testi, documenti,
esperienze, progetti, problemi per verificare l’acquisizione dei
contenuti e dei metodi propri delle singole discipline, la capacita’
di utilizzare le conoscenze acquisite e di collegarle per argomentare
in maniera critica e personale anche utilizzando la lingua straniera.
Nell’ambito del colloquio il candidato espone, mediante una breve
relazione e/o un elaborato multimediale, l’esperienza di alternanza
scuola-lavoro svolta nel percorso di studi. Per i candidati esterni
la relazione o l’elaborato hanno ad oggetto l’attivita’ di cui
all’articolo 14, comma 3, ultimo periodo.
10. Il colloquio accerta altresi’ le conoscenze e competenze
maturate dal candidato nell’ambito delle attivita’ relative a
«Cittadinanza e Costituzione», fermo quanto previsto all’articolo 1
del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169 e recepiti nel
documento del consiglio di classe di cui al comma 1.
11. Per i candidati risultati assenti ad una o piu’ prove, per
gravi motivi documentati, valutati dalla commissione, e’ prevista una
sessione suppletiva e una sessione straordinaria d’esame e, in casi
eccezionali, particolari modalita’ di svolgimento degli stessi.

Art. 18

Esiti dell’esame

1. A conclusione dell’esame di Stato e’ assegnato a ciascun
candidato un punteggio finale complessivo in centesimi, che e’ il
risultato della somma dei punti attribuiti dalla commissione d’esame
alle prove e al colloquio di cui all’articolo 17 e dei punti
acquisiti per il credito scolastico da ciascun candidato per un
massimo di quaranta punti.
2. La commissione d’esame dispone di un massimo venti punti per la
valutazione di ciascuna delle prove di cui ai commi 3 e 4
dell’articolo 17, e di un massimo di venti punti per la valutazione
del colloquio. Con il decreto del Ministro di cui all’articolo 17,
comma 7, e’ definita la ripartizione del punteggio delle tre prove
scritte, ove previste per specifici indirizzi di studio. Per
specifici percorsi di studio, in particolare attivati sulla base di
accordi internazionali, che prevedono un diverso numero di prove
d’esame, i relativi decreti ministeriali di autorizzazione
definiscono la ripartizione del punteggio delle prove.
3. L’esito delle prove di cui ai commi 3 e 4 dell’articolo 17 e’
pubblicato, per tutti i candidati, all’albo dell’istituto sede della
commissione d’esame almeno due giorni prima della data fissata per
l’inizio dello svolgimento del colloquio di cui ai commi 9 e 10 del
medesimo articolo.
4. Il punteggio minimo complessivo per superare l’esame e’ di
sessanta centesimi.
5. La commissione d’esame puo’ motivatamente integrare il punteggio
fino a un massimo di cinque punti ove il candidato abbia ottenuto un
credito scolastico di almeno trenta punti e un risultato complessivo
nelle prove d’esame pari almeno a cinquanta punti.
6. La commissione all’unanimita’ puo’ motivatamente attribuire la
lode a coloro che conseguono il punteggio massimo di cento punti
senza fruire della predetta integrazione del punteggio, a condizione
che:
a) abbiano conseguito il credito scolastico massimo con voto
unanime del consiglio di classe;
b) abbiano conseguito il punteggio massimo previsto per ogni
prova d’esame.
7. L’esito dell’esame con l’indicazione del punteggio finale
conseguito, inclusa la menzione della lode, e’ pubblicato,
contemporaneamente per tutti i candidati della classe, all’albo
dell’istituto sede della commissione, con la sola indicazione «non
diplomato» nel caso di mancato superamento dell’esame stesso.

Art. 19

Prove scritte a carattere nazionale
predisposte dall’INVALSI

1. Le studentesse e gli studenti iscritti all’ultimo anno di scuola
secondaria di secondo grado sostengono prove a carattere nazionale,
computer based, predisposte dall’INVALSI, volte a verificare i
livelli di apprendimento conseguiti in italiano, matematica e
inglese, ferme restando le rilevazioni gia’ effettuate nella classe
seconda, di cui all’articolo 6, comma 3, del decreto del Presidente
della Repubblica 28 marzo 2013 n. 80. Per le studentesse e gli
studenti risultati assenti per gravi motivi documentati, valutati dal
consiglio di classe, e’ prevista una sessione suppletiva per
l’espletamento delle prove.
2. Per la prova di inglese, l’INVALSI accerta i livelli di
apprendimento attraverso prove di posizionamento sulle abilita’ di
comprensione e uso della lingua, coerenti con il Quadro comune di
riferimento europeo per le lingue, eventualmente in convenzione con
gli enti certificatori, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica.
3. Le azioni relative allo svolgimento delle rilevazioni nazionali
costituiscono per le istituzioni scolastiche attivita’ ordinarie
d’istituto.

Art. 20

Esame di Stato per le studentesse e gli studenti
con disabilita’ e disturbi specifici di apprendimento

1. Le studentesse e gli studenti con disabilita’ sono ammessi a
sostenere l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione
secondo quanto disposto dal precedente articolo 13. Il consiglio di
classe stabilisce la tipologia delle prove d’esame e se le stesse
hanno valore equipollente all’interno del piano educativo
individualizzato.
2. La commissione d’esame, sulla base della documentazione fornita
dal consiglio di classe, relativa alle attivita’ svolte, alle
valutazioni effettuate e all’assistenza prevista per l’autonomia e la
comunicazione, predispone una o piu’ prove differenziate, in linea
con gli interventi educativo-didattici attuati sulla base del piano
educativo individualizzato e con le modalita’ di valutazione in esso
previste. Tali prove, ove di valore equipollente, determinano il
rilascio del titolo di studio conclusivo del secondo ciclo di
istruzione. Nel diploma finale non viene fatta menzione dello
svolgimento di prove differenziate.
3. Per la predisposizione, lo svolgimento e la correzione delle
prove d’esame, la commissione puo’ avvalersi del supporto dei docenti
e degli esperti che hanno seguito la studentessa o lo studente
durante l’anno scolastico.
4. La commissione potra’ assegnare un tempo differenziato per
l’effettuazione delle prove da parte del candidato con disabilita’.
5. Alle studentesse e agli studenti con disabilita’, per i quali
sono state predisposte dalla commissione prove non equipollenti a
quelle ordinarie sulla base del piano educativo individualizzato o
che non partecipano agli esami o che non sostengono una o piu’ prove,
viene rilasciato un attestato di credito formativo recante gli
elementi informativi relativi all’indirizzo e alla durata del corso
di studi seguito, alle discipline comprese nel piano di studi, con
l’indicazione della durata oraria complessiva destinata a ciascuna
delle valutazioni, anche parziali, ottenute in sede di esame.
6. Per le studentesse e gli studenti con disabilita’ il riferimento
all’effettuazione delle prove differenziate e’ indicato solo nella
attestazione e non nelle tabelle affisse all’albo dell’istituto.
7. Al termine dell’esame di Stato viene rilasciato ai candidati con
disabilita’ il curriculum della studentessa e dello studente di cui
al successivo articolo 21, comma 2.
8. Le studentesse e gli studenti con disabilita’ partecipano alle
prove standardizzate di cui all’articolo 19. Il consiglio di classe
puo’ prevedere adeguate misure compensative o dispensative per lo
svolgimento delle prove e, ove non fossero sufficienti, predisporre
specifici adattamenti della prova.
9. Le studentesse e gli studenti con disturbo specifico di
apprendimento (DSA), certificato ai sensi della legge 8 ottobre 2010,
n. 170, sono ammessi a sostenere l’esame di Stato conclusivo del
secondo ciclo di istruzione secondo quanto disposto dal precedente
articolo 13, sulla base del piano didattico personalizzato.
10. La commissione d’esame, considerati gli elementi forniti dal
consiglio di classe, tiene in debita considerazione le specifiche
situazioni soggettive adeguatamente certificate e, in particolare, le
modalita’ didattiche e le forme di valutazione individuate
nell’ambito dei percorsi didattici individualizzati e personalizzati.
11. Nello svolgimento delle prove scritte, i candidati con DSA
possono utilizzare tempi piu’ lunghi di quelli ordinari per
l’effettuazione delle prove scritte ed utilizzare gli strumenti
compensativi previsti dal piano didattico personalizzato e che siano
gia’ stati impiegati per le verifiche in corso d’anno o comunque
siano ritenuti funzionali alla svolgimento dell’esame, senza che
venga pregiudicata la validita’ delle prove scritte. Nel diploma
finale non viene fatta menzione dell’impiego degli strumenti
compensativi.
12. Per i candidati con certificazione di DSA che hanno seguito un
percorso didattico ordinario, con la sola dispensa dalle prove
scritte ordinarie di lingua straniera, la commissione, nel caso in
cui la lingua straniera sia oggetto di seconda prova scritta,
sottopone i candidati medesimi a prova orale sostitutiva della prova
scritta. Nel diploma finale non viene fatta menzione della dispensa
dalla prova scritta di lingua straniera.
13. In casi di particolari gravita’ del disturbo di apprendimento,
anche in comorbilita’ con altri disturbi o patologie, risultanti dal
certificato diagnostico, la studentessa o lo studente, su richiesta
della famiglia e conseguente approvazione del consiglio di classe,
sono esonerati dall’insegnamento delle lingue straniere e seguono un
percorso didattico differenziato. In sede di esame di Stato
sostengono prove differenziate, non equipollenti a quelle ordinarie,
coerenti con il percorso svolto, finalizzate solo al rilascio
dell’attestato di credito formativo di cui al comma 5. Per detti
candidati, il riferimento all’effettuazione delle prove differenziate
e’ indicato solo nella attestazione e non nelle tabelle affisse
all’albo dell’istituto.
14. Le studentesse e gli studenti con DSA partecipano alle prove
standardizzate di cui all’articolo 19. Per lo svolgimento delle
suddette prove il consiglio di classe puo’ disporre adeguati
strumenti compensativi coerenti con il piano didattico
personalizzato. Le studentesse e gli studenti con DSA dispensati
dalla prova scritta di lingua straniera o esonerati dall’insegnamento
della lingua straniera non sostengono la prova nazionale di lingua
inglese.

Art. 21

Diploma finale e curriculum
della studentessa e dello studente

1. Il diploma finale rilasciato in esito al superamento dell’esame
di Stato, anche in relazione alle esigenze connesse con la
circolazione dei titoli di studio nell’ambito dell’Unione europea,
attesta l’indirizzo e la durata del corso di studi, nonche’ il
punteggio ottenuto.
2. Al diploma e’ allegato il curriculum della studentessa e dello
studente, in cui sono riportate le discipline ricomprese nel piano
degli studi con l’indicazione del monte ore complessivo destinato a
ciascuna di esse. In una specifica sezione sono indicati, in forma
descrittiva, i livelli di apprendimento conseguiti nelle prove
scritte a carattere nazionale di cui all’articolo 19, distintamente
per ciascuna delle discipline oggetto di rilevazione e la
certificazione sulle abilita’ di comprensione e uso della lingua
inglese. Sono altresi’ indicate le competenze, le conoscenze e le
abilita’ anche professionali acquisite e le attivita’ culturali,
artistiche e di pratiche musicali, sportive e di volontariato, svolte
in ambito extra scolastico nonche’ le attivita’ di alternanza
scuola-lavoro ed altre eventuali certificazioni conseguite, ai sensi
di quanto previsto dall’articolo 1, comma 28, della legge 13 luglio
2015, n. 107, anche ai fini dell’orientamento e dell’accesso al mondo
del lavoro.
3. Con proprio decreto il Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca adotta i modelli di cui ai commi
precedenti.

Capo IV
Disposizioni finali

Art. 22

Valutazione di alunne, alunni, studentesse
e studenti in ospedale

1. Per le alunne, gli alunni, le studentesse e gli studenti che
frequentano corsi di istruzione funzionanti in ospedali o in luoghi
di cura per periodi temporalmente rilevanti, i docenti che
impartiscono i relativi insegnamenti trasmettono alla scuola di
appartenenza elementi di conoscenza in ordine al percorso formativo
individualizzato attuato dai predetti alunni e studenti, ai fini
della valutazione periodica e finale.
2. Nel caso in cui la frequenza dei corsi di cui al comma 1 abbia
una durata prevalente rispetto a quella nella classe di appartenenza,
i docenti che hanno impartito gli insegnamenti nei corsi stessi
effettuano lo scrutinio previa intesa con la scuola di riferimento,
la quale fornisce gli elementi di valutazione eventualmente elaborati
dai docenti della classe. Analogamente si procede quando l’alunna,
l’alunno, la studentessa o lo studente, ricoverati nel periodo di
svolgimento degli esami conclusivi, devono sostenere in ospedale
tutte le prove o alcune di esse. Le modalita’ attuative del presente
comma sono indicate nell’ordinanza del Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca di cui all’articolo 12, comma 4.
3. Le modalita’ di valutazione di cui al presente articolo si
applicano anche ai casi di istruzione domiciliare.

Art. 23

Istruzione parentale

1. In caso di istruzione parentale, i genitori dell’alunna o
dell’alunno, della studentessa o dello studente, ovvero coloro che
esercitano la responsabilita’ genitoriale, sono tenuti a presentare
annualmente la comunicazione preventiva al dirigente scolastico del
territorio di residenza. Tali alunni o studenti sostengono
annualmente l’esame di idoneita’ per il passaggio alla classe
successiva in qualita’ di candidati esterni presso una scuola statale
o paritaria, fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione.

Art. 24

Regioni a statuto speciale e Province di Trento e di Bolzano

1. Sono fatte salve le competenze attribuite in materia alle
Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di
Bolzano, secondo i rispettivi statuti e le relative norme di
attuazione.
2. Nella Provincia di Bolzano la padronanza della seconda lingua e,
per le scuole delle localita’ ladine, la padronanza delle lingue
scolastiche ladina, italiana e tedesca e’ accertata anche nell’ambito
di specifiche prove scritte degli esami di Stato. La provincia
autonoma di Bolzano, in considerazione della particolare situazione
linguistica, disciplina la partecipazione alle prove scritte a
carattere nazionale predisposte dall’INVALSI; le rispettive modalita’
di partecipazione sono stabilite sulla base di convenzioni stipulate
tra la provincia e l’INVALSI.
3. Nelle scuole con lingua di insegnamento slovena e bilingue
sloveno-italiano la padronanza della seconda lingua e’ accertata
anche nell’ambito di specifiche prove scritte degli esami di Stato.
Le prove scritte a carattere nazionale predisposte dall’INVALSI sono
tradotte o elaborate in lingua slovena.

Art. 25

Scuole italiane all’estero

1. Per le alunne e gli alunni che frequentano le scuole italiane
all’estero si applicano le norme del presente decreto, ad eccezione
degli articoli 4, 7 e 19.
2. L’ammissione all’esame di Stato conclusivo del primo e del
secondo ciclo di istruzione avviene in assenza dell’espletamento
delle prove standardizzate predisposte dall’INVALSI.

Art. 26

Decorrenze, disposizioni transitorie, di coordinamento e abrogazioni

1. Le disposizioni di cui ai Capi I e II del presente decreto, gli
articoli 23 e 27, nonche’ gli articoli 24 e 25 con riferimento alla
disciplina del primo ciclo di istruzione si applicano a decorrere dal
1° settembre 2017. Le disposizioni di cui al Capo III del presente
decreto, l’articolo 22, nonche’ gli articoli 24 e 25 con riferimento
alla disciplina del secondo ciclo di istruzione si applicano a
decorrere dal 1° settembre 2018.
2. Con effetto a partire dal 1° settembre 2017, all’articolo 13 del
decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno del 2009, n. 122
dopo le parole «del presente regolamento» sono soppresse le seguenti:
«ivi comprese quelle relative alla prova scritta nazionale per
l’esame di Stato del primo ciclo». Con effetto a partire dal 1°
settembre 2018, l’articolo 6, comma 3, ultimo periodo, del decreto
del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 80, e’ sostituito
dal seguente: «Tali rilevazioni sono effettuate su base censuaria
nelle classi seconda e quinta della scuola primaria, terza della
scuola secondaria di primo grado, seconda e ultima della scuola
secondaria di secondo grado e comunque entro il limite, a decorrere
dall’anno 2013, dell’assegnazione finanziaria disposta a valere sul
Fondo di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 5 giugno 1998, n.
204.».
3. Con effetto a partire dal 1° settembre 2017 sono disposte le
seguenti abrogazioni:
a) articoli 146, comma 2, 179, comma 2, e 185, commi 3 e 4, del
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297;
b) articolo 8, commi 1, 2 e 4, e articolo 11, commi da 1 a 6, del
decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59;
c) articolo 3, commi 1, 1-bis, 2, 3 e 3-bis del decreto-legge 1°
settembre 2008, n. 137, convertito nella legge 30 ottobre 2008, n.
169;
d) articolo 1, comma 4, del decreto-legge 7 settembre 2007, n.
147 convertito, con modificazioni dalla legge 25 ottobre 2007, n.
176.
4. Con effetto a partire dal 1° settembre 2018 sono disposte le
seguenti abrogazioni:
a) articoli 1, 2, commi da 1 a 7, 3, 4, commi da 1 a 9 e 11 e 12,
nonche’ articoli 5 e 6 della legge 10 dicembre 1997, n. 425;
b) articolo 3, comma 1, lettera c), della legge 28 marzo 2003, n.
53.
5. Con effetto a partire dal 1° settembre 2017 le disposizioni di
cui agli articoli 7, 9, comma 1, 10, comma 1, e 13 del decreto del
Presidente della Repubblica 22 giugno del 2009, n. 122, nonche’
l’articolo 2, comma 2, e 3 del decreto-legge 1° settembre 2008, n.
137, convertito nella legge 30 ottobre 2008, n. 169 cessano di avere
efficacia con riferimento alle istituzioni scolastiche del primo
ciclo di istruzione.
6. Con effetto a partire dal 1° settembre 2017 cessano di avere
efficacia:
a) gli articoli 1, 2, 3, 8, comma 1, articolo 9, commi 2, 3 e 4,
articolo 14, commi 1 e 2, del decreto del Presidente della Repubblica
22 giugno del 2009, n. 122.
Con effetto a partire dal 1° settembre 2018 cessano di avere
efficacia:
a) le disposizioni di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 23 luglio 1998, n. 323, fatto salvo l’articolo 9, comma 8;
b) gli articoli 6, 8, commi da 3 a 6, articolo 9, commi 5 e 6,
articolo 10, comma 2, articolo 11, articolo 14, comma 3, del decreto
del Presidente della Repubblica 22 giugno del 2009, n. 122.

Art. 27

Disposizioni finanziarie

1. Le azioni poste in essere dalle istituzioni scolastiche per dare
attuazione all’articolo 1, commi 2, 4 e 8, sono effettuate nei limiti
delle risorse disponibili a legislazione vigente.
2. Le strategie per il miglioramento dei livelli di apprendimento,
previsti dall’articolo 2, comma 2, dall’articolo 3, comma 2, e
dall’articolo 6, comma 3, sono effettuate da ciascuna istituzione
scolastica mediante l’organico dell’autonomia e nei limiti delle
risorse disponibili a legislazione vigente.
3. Le verifiche ed i monitoraggi previsti dall’articolo 12, comma
5, sono effettuati nei limiti delle risorse disponibili a
legislazione vigente.
4. Agli oneri derivanti dall’articolo 4, comma 1, dall’articolo 7,
comma 1 e dall’articolo 19, comma 1, pari a euro 1.064.000 per l’anno
2017, a euro 3.545.000 per l’anno 2018 e a euro 4.137.000 a decorrere
dall’anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione del
Fondo di cui all’articolo 1, comma 202, della legge 13 luglio 2015,
n. 107.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 13 aprile 2017

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri

Fedeli, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca

Madia, Ministro per la semplificazione
e la pubblica amministrazione

Padoan, Ministro dell’economia e delle
finanze

Visto, il Guardasigilli: Orlando


 

Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 60

Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 60

Norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera g), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00068)

(GU Serie Generale n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)

Capo I
Principi fondamentali

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 9, 33, 76 e 87, quinto comma, della
Costituzione;
Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina
dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del
Consiglio dei Ministri», e successive modificazioni e, in
particolare, l’articolo 14;
Vista la legge 13 luglio 2015, n. 107, recante riforma del sistema
nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle
disposizioni legislative vigenti, e in particolare il comma 181,
lettera g);
Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, recante
approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti
in materia di istruzione, e successive modificazioni;
Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59, recante delega al Governo per
il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali,
per la riforma della pubblica amministrazione e per la
semplificazione amministrativa e successive modificazioni e in
particolare gli articoli 20 e 21;
Vista la legge 3 maggio 1999, n. 124 recante disposizioni in
materia di personale scolastico e in particolare l’articolo 11;
Vista la legge 10 marzo 2000, n. 62, recante: «Norme per la parita’
scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione»;
Visto il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante Codice
dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della
legge 6 luglio 2002, n. 137;
Visto il decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, concernente
la definizione delle norme generali relative alla scuola
dell’infanzia e al primo ciclo di istruzione;
Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, concernente
norme generali e livelli essenziali delle prestazioni sul secondo
ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n.
275, concernente il regolamento recante norme in materia di autonomia
delle istituzioni scolastiche;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n.
89, recante revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e
didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione
ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008,
n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.
133;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
87, che adotta il «Regolamento recante norme concernenti il riordino
degli istituti professionali, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
88, che adotta il «Regolamento recante norme per il riordino degli
istituti tecnici a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge
25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n.
133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n.
89, che adotta il «Regolamento recante revisione dell’assetto
ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei a norma
dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2012,
n. 263, relativo al regolamento recante norme generali per la
ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei centri
d’istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, a norma
dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 14 febbraio 2016,
n. 19, che adotta il regolamento recante disposizioni per la
razionalizzazione e accorpamento delle classi di concorso a cattedre
e a posti di insegnamento, a norma dell’articolo 64, comma 4, lettera
a), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;
Vista la raccomandazione 2006/962/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per
l’apprendimento permanente;
Visto il decreto ministeriale 6 agosto 1999, n. 201, sui corsi a
indirizzo musicale nella scuola media – Riconduzione e ordinamento –
Istituzione classe di concorso di «strumento musicale» nella scuola
media;
Visto il decreto ministeriale 31 gennaio 2011, n. 8, riguardante
iniziative volte alla diffusione della cultura e della pratica
musicale nella scuola, alla qualificazione dell’insegnamento musicale
e alla formazione del personale ad esso destinato, con particolare
riferimento alla scuola primaria;
Visto il decreto ministeriale 16 novembre 2012, n. 254, concernente
il regolamento recante indicazioni nazionali per il curricolo della
scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione, a norma
dell’articolo 1, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica
20 marzo 2009, n. 89;
Visto il decreto del Ministro dei beni e delle attivita’ culturali
e del turismo 23 dicembre 2014, recante «Organizzazione e
funzionamento dei musei statali», e successive modificazioni;
Visto il Protocollo di intesa tra il Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca e il Ministero dei beni e delle
attivita’ culturali e del turismo sottoscritto il 28 maggio 2014, per
creare occasioni di accesso al sapere attraverso la messa a sistema
di istruzione e cultura, al fine di sviluppare una societa’ della
conoscenza;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 14 gennaio 2017;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all’articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, espresso nella
seduta del 23 febbraio 2017;
Acquisiti i pareri delle commissioni del Senato della Repubblica e
della Camera dei deputati competenti per materia e per i profili
finanziari;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 7 aprile 2017;
Sulla proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, di concerto con il Ministro per la semplificazione e
la pubblica amministrazione, con il Ministro dei beni e delle
attivita’ culturali e del turismo e con il Ministro dell’economia e
delle finanze;

Emana
il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Principi e finalita’

1. La cultura umanistica e il sapere artistico sono garantiti alle
alunne e agli alunni, alle studentesse e agli studenti al fine di
riconoscere la centralita’ dell’uomo, affermandone la dignita’, le
esigenze, i diritti e i valori.
2. E’ compito del sistema nazionale d’istruzione e formazione
promuovere lo studio, la conoscenza storico-critica e la pratica
delle arti, quali requisiti fondamentali del curricolo, nonche’, in
riferimento alle competenze sociali e civiche, sviluppare le
capacita’ analitiche, critiche e metodologiche relative alla
conoscenza del patrimonio culturale nelle sue diverse dimensioni.
3. Le istituzioni scolastiche sostengono la conoscenza
storico-critica del patrimonio culturale e l’esperienza diretta delle
sue espressioni, anche attraverso le collaborazioni delle istituzioni
preposte alla sua tutela, gestione e valorizzazione. Sostengono
altresi’ lo sviluppo della creativita’ delle alunne e degli alunni,
delle studentesse e degli studenti, anche connessa alla sfera
estetica e della conoscenza delle tecniche, tramite un’ampia varieta’
di forme artistiche, tra cui la musica, la danza, le arti dello
spettacolo, le arti visive, l’artigianato artistico, il design e le
produzioni creative italiane di qualita’, sia nelle forme
tradizionali che in quelle innovative.
4. All’attuazione del presente decreto si provvede, con le
dotazioni previste dall’articolo 17, comma 2, nell’ambito degli
assetti ordinamentali, delle risorse finanziarie e strumentali,
nonche’ delle consistenze di organico disponibili a legislazione
vigente.

Art. 2

Promozione dell’arte e della cultura umanistica
nel sistema scolastico

1. Per le finalita’ di cui all’articolo 1, le istituzioni
scolastiche, nell’ambito della propria autonomia prevedono, nel Piano
triennale dell’offerta formativa, attivita’ teoriche e pratiche,
anche con modalita’ laboratoriale, di studio, approfondimento,
produzione, fruizione e scambio, in ambito artistico, musicale,
teatrale, cinematografico, coreutico, architettonico, paesaggistico,
linguistico, filosofico, storico, archeologico, storico-artistico,
demoetno-antropologico, artigianale, a livello nazionale e
internazionale.
2. La progettualita’ delle istituzioni scolastiche, espressa nel
Piano triennale dell’offerta formativa, si realizza mediante percorsi
curricolari, anche in verticale, in alternanza scuola-lavoro o con
specifiche iniziative extrascolastiche, e puo’ essere programmata in
rete con altre scuole e attuata con la collaborazione di istituti e
luoghi della cultura, nonche’ di enti locali e di altri soggetti
pubblici e privati, ivi inclusi i soggetti del terzo settore operanti
in ambito artistico e musicale.

Art. 3

I «temi della creativita’»

1. La progettazione delle istituzioni scolastiche si avvale della
sinergia tra i linguaggi artistici e tra questi e le nuove
tecnologie, nonche’ delle esperienze di ricerca e innovazione,
valorizzando le capacita’ intertestuali e il pensiero critico. Essa
si realizza nell’ambito delle componenti del curricolo, anche
verticale, denominate «temi della creativita’», che riguardano le
seguenti aree:
a) musicale-coreutico, tramite la conoscenza storico-critica
della musica, la pratica musicale, nella piu’ ampia accezione della
pratica dello strumento e del canto, la danza e tramite la fruizione
consapevole delle suddette arti;
b) teatrale-performativo, tramite la conoscenza storico-critica e
la pratica dell’arte teatrale o cinematografica o di altre forme di
spettacolo artistico-performativo e tramite la fruizione consapevole
delle suddette arti;
c) artistico-visivo, tramite la conoscenza della storia dell’arte
e la pratica della pittura, della scultura, della grafica, delle arti
decorative, del design o di altre forme espressive, anche connesse
con l’artigianato artistico e con le produzioni creative italiane di
qualita’ e tramite la fruizione consapevole delle espressioni
artistiche e visive;
d) linguistico-creativo, tramite il rafforzamento delle
competenze logico-linguistiche e argomentative e la conoscenza e la
pratica della scrittura creativa, della poesia e di altre forme
simili di espressione, della lingua italiana, delle sue radici
classiche, delle lingue e dei dialetti parlati in Italia.

Capo II
Organizzazione per la promozione della cultura umanistica, della
conoscenza del patrimonio artistico e della creativita’

Art. 4

Sistema coordinato per la promozione dei «temi della creativita’» nel
sistema nazionale di istruzione e formazione

1. Il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca,
il Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo in
collaborazione con l’Istituto nazionale documentazione, innovazione e
ricerca educativa (INDIRE), le istituzioni scolastiche organizzate
nelle reti di cui all’articolo 7 e nei poli di cui all’articolo 11,
le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica,
le universita’, gli istituti tecnici superiori, gli istituti del
Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, gli
istituti italiani di cultura concorrono, nei limiti delle risorse
umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente,
a realizzare un sistema coordinato per la promozione e il
potenziamento della cultura umanistica e della conoscenza e della
pratica delle arti.
2. Fanno parte del sistema di cui al comma 1 anche altri soggetti
pubblici e privati, in particolare quelli del terzo settore operanti
in ambito artistico e musicale, specificatamente accreditati dal
Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca e dal
Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo. Con
decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca, di concerto con il Ministro dei beni e delle attivita’
culturali e del turismo, adottato entro centottanta giorni dalla data
di entrata in vigore del presente decreto, sono definiti i requisiti
per l’accreditamento.

Art. 5

Piano delle arti

1. Il «Piano delle arti» e’ adottato con decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il Ministro dei
beni e delle attivita’ culturali e del turismo, entro centottanta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, nel
limite delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a
legislazione vigente, incluse quelle recate dal presente decreto. Il
Piano e’ adottato, con cadenza triennale, anche valutate le proposte
dei soggetti del sistema di cui all’articolo 4, e’ attuato in
collaborazione con questi ultimi e prevede azioni di monitoraggio
sulla relativa attuazione.
2. Il Piano delle arti reca le seguenti misure:
a) sostegno alle istituzioni scolastiche e alle reti di scuole,
per realizzare un modello organizzativo flessibile e innovativo,
quale laboratorio permanente di conoscenza, pratica, ricerca e
sperimentazione del sapere artistico e dell’espressione creativa;
b) supporto alla diffusione, nel primo ciclo di istruzione, dei
poli a orientamento artistico e performativo, di cui all’articolo 11
del presente decreto, e, nel secondo ciclo, di reti di scuole
impegnate nella realizzazione dei «temi della creativita’»;
c) sviluppo delle pratiche didattiche dirette a favorire
l’apprendimento di tutti gli alunni e le alunne e di tutti gli
studenti e le studentesse, valorizzando le differenti attitudini di
ciascuno anche nel riconoscimento dei talenti attraverso una
didattica orientativa;
d) promozione da parte delle istituzioni scolastiche, delle reti
di scuole, dei poli a orientamento artistico e performativo, di
partenariati con i soggetti di cui all’articolo 4, per la
co-progettazione e lo sviluppo dei temi della creativita’ e per la
condivisione di risorse laboratoriali, strumentali e professionali
anche nell’ambito di accordi quadro preventivamente stipulati dal
Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, nonche’
dal Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, di
concerto con il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca;
e) promozione della partecipazione delle alunne e degli alunni e
delle studentesse e degli studenti a percorsi di conoscenza del
patrimonio culturale e ambientale dell’Italia e delle opere di
ingegno di qualita’ del Made in Italy;
f) potenziamento delle competenze pratiche e storico-critiche,
relative alla musica, alle arti, al patrimonio culturale, al cinema,
alle tecniche e ai media di produzione e di diffusione delle immagini
e dei suoni;
g) potenziamento delle conoscenze storiche, storico-artistiche,
archeologiche, filosofiche e linguistico-letterarie relative alle
civilta’ e culture dell’antichita’;
h) agevolazioni per la fruizione, da parte delle alunne e degli
alunni e delle studentesse e degli studenti, di musei e altri
istituti e luoghi della cultura, mostre, esposizioni, concerti,
spettacoli e performance teatrali e coreutiche;
i) incentivazione di tirocini e stage artistici di studentesse e
studenti all’estero e promozione internazionale di giovani talenti,
attraverso progetti e scambi tra istituzioni formative artistiche
italiane e straniere, con particolare riferimento ai licei musicali,
coreutici e artistici.

Art. 6

Collaborazione con INDIRE

1. Il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca
si avvale, senza ulteriori oneri, anche dell’INDIRE per lo
svolgimento delle seguenti attivita’ riguardanti i temi della
creativita’:
1) formazione, consulenza e supporto ai docenti impegnati nello
sviluppo dei temi della creativita’;
2) documentazione delle attivita’ inerenti i temi della
creativita’;
3) supporto all’attivazione di laboratori permanenti di didattica
dell’espressione creativa nelle reti di scuole e nei poli a
orientamento artistico e performativo;
4) raccolta delle buone prassi delle istituzioni scolastiche per
l’attuazione dei temi della creativita’, al fine di diffondere
soluzioni organizzative e tecniche di eccellenza;
5) diffusione delle buone pratiche piu’ efficaci al fine del
conseguimento, da parte delle studentesse e degli studenti, di
abilita’, conoscenze e competenze relative ai temi della creativita’.

Art. 7

Reti di scuole

1. Le istituzioni scolastiche possono costituire reti di scuole per
lo svolgimento delle seguenti attivita’:
a) coordinamento delle progettualita’ relative alla realizzazione
dei temi della creativita’;
b) valorizzazione delle professionalita’ del personale docente,
sia nell’ambito delle conoscenze e delle competenze artistiche e
artigianali, sia nell’ambito dell’utilizzo di metodologie didattiche
innovative e laboratoriali, anche mediante appositi piani di
formazione;
c) condivisione delle risorse strumentali e dei laboratori;
d) stipula di accordi e partenariati con i soggetti indicati
all’articolo 4 per lo svolgimento dei temi della creativita’;
e) organizzazione di eventi, spazi creativi ed esposizioni per
far conoscere le opere degli studenti, anche mediante apposite
convenzioni con musei e altri istituti e luoghi della cultura;
f) promozione di iniziative mirate a valorizzare le radici
culturali del territorio, con particolare riguardo al patrimonio
culturale e ai luoghi delle produzioni artistiche e artigianali
italiane di qualita’;
g) attivazione di percorsi comuni per ampliare l’utilizzo delle
tecnologie, del digitale e del multimediale nella produzione
artistica e musicale in coerenza con il Piano nazionale scuola
digitale (PNSD) di cui all’articolo 1, comma 56, della legge 13
luglio 2015, n. 107.

Art. 8

Sistema formativo delle arti e competenze
del personale docente

1. La formazione dei docenti impegnati nei temi della creativita’
costituisce una delle priorita’ strategiche del Piano nazionale di
formazione di cui all’articolo 1, comma 124, della legge n. 107 del
2015. La formazione di cui al presente articolo e’ parte integrante
del Piano nazionale scuola digitale (PNSD).
2. Gli interventi di formazione in servizio destinati ai docenti
impegnati nei temi della creativita’ sono realizzati anche in
collaborazione con i soggetti di cui all’articolo 4 del presente
decreto.

Capo III
Promozione dell’arte nel primo ciclo

Art. 9

Promozione della pratica artistica e musicale
nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria

1. Nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria e’ promosso
lo svolgimento di attivita’ dedicate allo sviluppo dei temi della
creativita’ e, in particolare, alla pratica artistica e musicale,
volte anche a favorire le potenzialita’ espressive e comunicative
delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni. Sono
altresi’ promosse le attivita’ dirette alla conoscenza e alla
fruizione del patrimonio culturale in collaborazione con i soggetti
di cui all’articolo 4 del presente decreto, in primo luogo attraverso
esperienze concrete di visita e conoscenza diretta del patrimonio
culturale nazionale.
2. Per la promozione delle pratiche artistiche e musicali e’
previsto, in coerenza con quanto disposto all’articolo 1, commi 20 e
85, della legge n. 107 del 2015, l’impiego di docenti, anche di altro
grado scolastico, facenti parte dell’organico dell’autonomia e del
contingente di cui all’articolo 17, comma 3, del presente decreto, ai
quali e’ assicurata una specifica formazione nell’ambito del Piano
nazionale di cui all’articolo 1, comma 124, della legge n. 107 del
2015 e che conservano il trattamento stipendiale del grado di
istruzione di appartenenza.

Art. 10

Promozione della pratica artistica e musicale
nella scuola secondaria di primo grado

1. Nella scuola secondaria di primo grado le attivita’ connesse ai
temi della creativita’ si realizzano in continuita’ con i percorsi di
apprendimento della scuola primaria, nella progettazione curricolare,
attraverso pratiche laboratoriali, anche trasversali alle discipline.
2. L’apprendimento della musica e delle arti si consolida
attraverso il potenziamento della pratica artistica e musicale, anche
integrato dalla conoscenza storico-critica del patrimonio culturale,
mediante esperienze concrete, in particolare di visita, svolte in
collaborazione con i soggetti di cui all’articolo 4.
3. Allo sviluppo dei temi della creativita’ e il potenziamento
della pratica musicale sono destinati i docenti facenti parte
dell’organico dell’autonomia e del contingente di cui all’articolo
17, comma 3.

Art. 11

Poli a orientamento artistico e performativo

1. Le istituzioni scolastiche del primo ciclo di istruzione del
medesimo ambito territoriale, che hanno adottato, in una o piu’
sezioni, curricoli verticali in almeno tre temi della creativita’,
possono costituirsi in poli a orientamento artistico e performativo,
previo riconoscimento da parte dell’Ufficio scolastico regionale.
2. Ai poli, quali capofila di una rete, possono far riferimento le
scuole di ogni grado dell’ambito territoriale per realizzare la
progettualita’ relativa al settore musicale e artistico, anche al
fine di ottimizzare le risorse umane e strumentali.
3. Per assicurare la presenza delle necessarie risorse umane e
strumentali, le istituzioni scolastiche del primo ciclo di altri
ambiti territoriali possono partecipare ai poli.
4. Ai fini del primo avvio dei poli, entro centottanta giorni dalla
data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca definisce con
proprio decreto, sentito il Ministro dei beni e delle attivita’
culturali e del turismo:
a) i criteri per la costituzione dei poli;
b) le finalita’ formative;
c) i modelli organizzativi;
d) i criteri per la valutazione delle attivita’ espletate dalle
istituzioni scolastiche, con particolare riguardo alle innovazioni
metodologiche e curricolari.
5. Le istituzioni scolastiche costituite in poli sono destinatarie
di specifiche misure finanziarie per lo sviluppo dei temi della
creativita’, previste dal Piano delle arti di cui all’articolo 5, nei
limiti della dotazione finanziaria del Fondo di cui all’articolo 17
del presente decreto.

Art. 12

Scuole secondarie di primo grado
con percorsi a indirizzo musicale

1. Ogni istituzione scolastica secondaria di primo grado puo’
attivare, nell’ambito delle ordinarie sezioni, percorsi a indirizzo
musicale, prioritariamente per gruppi di studentesse e studenti, in
coerenza con il Piano triennale dell’offerta formativa.
2. Al fine di garantire la progressiva attuazione del comma 1 e il
riequilibrio territoriale, sono utilizzate le risorse del contingente
dei posti attualmente gia’ destinati ai corsi a indirizzo musicale e
l’organico del potenziamento.
3. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, adottato entro centottanta giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, sono definiti:
a) le indicazioni nazionali per l’inserimento dell’insegnamento
dello strumento musicale, in coerenza con le indicazioni relative
all’insegnamento della disciplina della musica, tenuto anche conto
delle competenze richieste per l’accesso ai licei musicali;
b) gli orari;
c) i criteri per il monitoraggio dei percorsi a indirizzo
musicale.

Capo IV
Promozione dell’arte nel secondo ciclo ed armonizzazione dei percorsi
formativi della filiera artistico-musicale

Art. 13

Promozione della pratica artistica e musicale
nella scuola secondaria di secondo grado

1. Le scuole secondarie di secondo grado, nella definizione del
Piano triennale dell’offerta formativa, organizzano attivita’
comprendenti la conoscenza della storia delle arti, delle culture,
dell’antichita’ e del patrimonio culturale, nonche’ la pratica delle
arti e della musica sviluppando uno o piu’ temi della creativita’,
anche avvalendosi dei linguaggi multimediali e delle nuove
tecnologie. Le attivita’ sono svolte anche in continuita’ con la
scuola secondaria di primo grado.
2. Le istituzioni scolastiche, secondo modalita’ definite nel Piano
triennale dell’offerta formativa, individuano appositi spazi
destinati alle studentesse e agli studenti per esporre opere,
realizzare spettacoli e favorire la loro libera espressione creativa
artistica.
3. Le scuole secondarie di secondo grado, organizzate nelle reti di
cui all’articolo 7, che hanno nell’organico dell’autonomia posti per
il potenziamento coperti da docenti impegnati nell’ampliamento
dell’offerta formativa per lo sviluppo dei temi della creativita’,
sono destinatarie di specifiche misure finanziarie previste dal Piano
delle arti di cui all’articolo 5 nei limiti della dotazione
finanziaria del Fondo di cui all’articolo 17.
4. Allo sviluppo dei temi della creativita’ e il potenziamento
della pratica artistica e musicale sono destinati i docenti facenti
parte del contingente di cui all’articolo 17, comma 3.

Art. 14

Licei musicali, coreutici e artistici

1. I licei musicali, coreutici e artistici possono rimodulare il
monte orario complessivo e introdurre insegnamenti opzionali anche
utilizzando la quota di autonomia e gli spazi di flessibilita’, nel
secondo biennio e nell’ultimo anno, in attuazione dell’articolo 1,
comma 28, della legge n. 107 del 2015, ferme restando le dotazioni
organiche previste a legislazione vigente e al fine di offrire agli
studenti la possibilita’ di scelta tra diversi insegnamenti,
prevedendo specifici adattamenti del piano di studi e per attuare i
progetti previsti dal Piano triennale dell’offerta formativa.
2. Al fine di pervenire a un’adeguata distribuzione delle
specificita’ strumentali nei licei musicali e’ progressivamente
prevista, per ciascun corso quinquennale, la presenza di almeno otto
insegnamenti di strumento differenti, e di non piu’ di tre
insegnamenti dello stesso strumento, con possibilita’ di derogare a
tale limite sino a cinque insegnamenti solo nel caso del pianoforte,
ferma restando la necessita’ di non generare esuberi di personale
nell’ambito della dotazione organica prevista dalla normativa
vigente.
3. I licei artistici, anche in rete tra loro, le accademie di belle
arti, gli istituti superiori per le industrie artistiche e le
universita’ possono stipulare accordi con gli enti locali, le
istituzioni culturali e le realta’ produttive, al fine di valorizzare
le creazioni artistiche e artigianali dei diversi territori e di
potenziare le competenze delle studentesse e degli studenti nella
pratica artistica.
4. Le scuole di cui all’articolo 12, i licei musicali e coreutici,
anche in rete tra loro, gli istituti superiori di studi musicali e
coreutici e gli istituti di cui all’articolo 11 del decreto del
Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212, possono stipulare
accordi di programma, anche con gli enti locali, per regolare forme
di collaborazione.

Art. 15

Armonizzazione dei percorsi formativi
della filiera artistico-musicale

1. La formazione musicale di base e’ assicurata entro gli
ordinamenti del sistema nazionale di istruzione.
2. Con il decreto ministeriale di cui al comma 4 sono definiti i
requisiti formativi per l’accesso ai licei musicali e coreutici –
sezione musicale.
3. Gli istituti superiori di studi musicali e coreutici di cui
all’articolo 2, comma 2, della legge 21 dicembre 1999, n. 508 e gli
istituiti di cui all’articolo 11 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 212 del 2005, limitatamente ai corsi attivati e
autorizzati con decreto del Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, organizzano corsi propedeutici
nell’ambito della formazione ricorrente e permanente, in coerenza con
quanto previsto dagli articoli 4, comma 2, 7, comma 2, 10, comma 4,
lettera g), del decreto del Presidente della Repubblica n. 212 del
2005. I suddetti corsi sono finalizzati alla preparazione alle prove
per l’accesso ai corsi di studio accademici di primo livello.
4. I corsi propedeutici sono organizzati dalle istituzioni di cui
al comma 3 in autonomia e nei limiti delle risorse disponibili. Con
decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca, da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore
del presente decreto, sentito il Consiglio nazionale per l’alta
formazione artistica e musicale, previa intesa in sede di Conferenza
unificata, sono definiti:
a) i requisiti di accesso per ciascuna tipologia di corso
propedeutico, che devono tenere conto del talento musicale della
studentessa e dello studente e del possesso di un livello tecnico
comunque avanzato;
b) le modalita’ di attivazione e la durata massima dei corsi
propedeutici;
c) i criteri generali per la stipula di convenzioni con scuole
secondarie di secondo grado, a eccezione dei licei musicali, per
l’accesso ai corsi propedeutici delle loro studentesse e dei loro
studenti e per la definizione del sistema dei crediti formativi
riconoscibili;
d) la certificazione finale da rilasciare al termine dei corsi
propedeutici, illustrativa del curriculo svolto e dei risultati
formativi ottenuti;
e) i requisiti tecnici, le conoscenze teoriche e i livelli minimi
delle abilita’ strumentali e dei repertori specifici, necessari per
accedere ai corsi accademici di primo livello dell’offerta dell’alta
formazione artistica, musicale e coreutica.
5. A decorrere dall’anno accademico successivo alla data di entrata
in vigore del decreto ministeriale di cui al comma 4, gli istituti
superiori di studi musicali, ferma restando la possibilita’ di
svolgere in autonomia e in base alle risorse disponibili attivita’
non curricolari nell’ambito della formazione ricorrente e permanente,
possono iscrivere studentesse e studenti esclusivamente ai corsi
previsti dal regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica n. 212 del 2005 e ai corsi propedeutici di cui al comma 3.
Le studentesse e gli studenti, gia’ iscritti ai corsi di formazione
musicale e coreutica di base o pre accademici, di cui all’articolo 2,
comma 8, lettera d), della legge n. 508 del 1999, organizzati dalle
istituzioni AFAM, completano i loro corsi, ovvero a domanda, all’atto
di emanazione del decreto di cui al comma 4, sono assegnati ai corsi
propedeutici, a condizione che siano in possesso dei requisiti di
accesso previsti dal decreto di cui al comma 4, senza nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
6. Le istituzioni AFAM possono attivare specifiche attivita’
formative per i «giovani talenti» a favore di studentesse e studenti
minorenni, gia’ in possesso di spiccate attitudini e capacita’
artistiche e musicali e con acquisita e verificata preparazione
tecnica, pari o superiore ai requisiti minimi richiesti per l’accesso
ai corsi accademici di primo livello. Ogni istituto modula la
programmazione didattica di queste attivita’ in base alle esigenze
formative dello studente.
7. Per le convenzioni con i licei musicali si applicano le
disposizioni di cui all’articolo 13, comma 8, del decreto del
Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89.

Capo V
Disposizioni finali

Art. 16

Abrogazioni e disposizioni transitorie

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto
legislativo l’articolo 11, comma 9, terzo periodo, della legge 3
maggio 1999, n. 124 e’ abrogato.
2. A decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto di cui
all’articolo 12 il decreto ministeriale 6 agosto 1999, n. 201 cessa
di produrre effetti.
3. Nelle more della ridefinizione delle procedure per la rielezione
del Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale,
il decreto di cui all’articolo 15, comma 4, in mancanza del parere
del medesimo Consiglio e’ perfetto ed efficace.

Art. 17

Copertura finanziaria e fabbisogno di organico

1. Dall’attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 12 non
devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
2. Per l’attuazione del Piano delle arti, di cui all’articolo 5, e’
istituito, nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, un apposito fondo denominato «Fondo
per la promozione della cultura umanistica, del patrimonio artistico,
della pratica artistica e musicale e della creativita’». Il Fondo, di
cui al primo periodo, ha una dotazione di 2 milioni di euro annui a
decorrere dall’anno 2017. Al relativo onere si provvede mediante
corrispondente riduzione del Fondo di cui all’articolo 1, comma 202,
della legge n. 107 del 2015.
3. Nell’ambito della dotazione organica di cui all’articolo 1,
comma 68, della legge n. 107 del 2015, il cinque per cento del
contingente dei posti per il potenziamento dell’offerta formativa e’
destinato alla promozione dei temi della creativita’, senza alcun
esubero di personale o ulteriore fabbisogno di posti.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 13 aprile 2017

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri

Fedeli, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca

Madia, Ministro per la semplificazione
e la pubblica amministrazione

Franceschini, Ministro dei beni e
delle attivita’ culturali e del
turismo

Padoan, Ministro dell’economia e delle
finanze

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 65

Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 65

Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera e), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00073)

(GU Serie Generale n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 3, 30, 31, 33, 34, 76, 78, 117, e 118 della
Costituzione;
Vista la legge 13 luglio 2015, n. 107, recante «Riforma del sistema
nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle
disposizioni legislative vigenti», ed in particolare i commi 180, 181
lettera e), 182 e 184 e successive modificazioni;
Vista la legge 6 dicembre 1971, n. 1044, recante «Piano
quinquennale per l’istituzione di asili-nido comunali con il concorso
dello Stato»;
Visto il decreto-legge 28 febbraio 1983, n. 55, convertito, con
modificazioni, dalla legge 26 aprile 1983, n. 131, recante
«Provvedimenti urgenti per il settore della finanza locale per l’anno
1983»;
Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina
dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del
Consiglio dei ministri», e successive modificazioni, ed in
particolare l’articolo 14;
Vista la Convenzione sui diritti del fanciullo, approvata a New
York il 20 novembre 1989, resa esecutiva ai sensi della legge 27
maggio 1991, n. 176;
Vista la legge 5 febbraio 1992, n. 104, recante legge quadro per
l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone
handicappate;
Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, recante
«Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti
in materia di istruzione», e successive modificazioni;
Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59, recante «Delega al Governo per
il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali,
per la riforma della pubblica amministrazione e per la
semplificazione amministrativa» ed in particolare l’articolo 21
sull’autonomia delle istituzioni scolastiche e degli istituti
educativi;
Vista la legge 10 marzo 2000, n. 62, recante «Norme per la parita’
scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione»;
Visto il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, recante «Testo
unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali»;
Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme
generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche;
Visto il decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, concernente
la definizione delle norme generali relative alla scuola
dell’infanzia e al primo ciclo di istruzione, e successive
modificazioni;
Vista la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007) ed
in particolare l’articolo 1, comma 630;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n.
81, recante «Norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il
razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola, ai
sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n.
112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.
133»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n.
89, recante «Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e
didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione
ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008,
n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.
133»;
Vista la legge 8 ottobre 2010, n. 170, recante «Norme in materia di
disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico»;
Visto il decreto ministeriale 16 novembre 2012, n. 254, recante
«Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e
del primo ciclo di istruzione, a norma dell’articolo 1, comma 4, del
decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 89»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n.
80, che adotta il «Regolamento sul sistema nazionale di valutazione
in materia di istruzione e formazione»;
Vista la legge 13 luglio 2015, n. 107, recante «Riforma del sistema
nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle
disposizioni legislative vigenti», ed in particolare i commi 180,
181 lettera e), 182 e 184 e successive modificazioni;
Visto il «Nomenclatore interregionale degli interventi e dei
servizi sociali» approvato il 29 ottobre 2009 in sede di Conferenza
delle Regioni e delle Province autonome;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 14 gennaio 2017;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all’articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, espresso nella
seduta del 9 marzo 2017;
Acquisiti i pareri delle Commissioni parlamentari competenti per
materia e per i profili finanziari;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 7 aprile 2017;
Sulla proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, di concerto con il Ministro per la semplificazione e
la pubblica amministrazione e con il Ministro dell’economia e delle
finanze;

E m a n a
il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Principi e finalita’

1. Alle bambine e ai bambini, dalla nascita fino ai sei anni, per
sviluppare potenzialita’ di relazione, autonomia, creativita’,
apprendimento, in un adeguato contesto affettivo, ludico e cognitivo,
sono garantite pari opportunita’ di educazione e di istruzione, di
cura, di relazione e di gioco, superando disuguaglianze e barriere
territoriali, economiche, etniche e culturali.
2. Per le finalita’ di cui al comma 1 viene progressivamente
istituito, in relazione all’effettiva disponibilita’ di risorse
finanziarie, umane e strumentali, il Sistema integrato di educazione
e di istruzione per le bambine e per i bambini in eta’ compresa dalla
nascita fino ai sei anni. Le finalita’ sono perseguite secondo le
modalita’ e i tempi del Piano di azione nazionale pluriennale di cui
all’articolo 8 e nei limiti della dotazione finanziaria del Fondo di
cui all’articolo 12.
3. Il Sistema integrato di educazione e di istruzione:
a) promuove la continuita’ del percorso educativo e scolastico,
con particolare riferimento al primo ciclo di istruzione, sostenendo
lo sviluppo delle bambine e dei bambini in un processo unitario, in
cui le diverse articolazioni del Sistema integrato di educazione e di
istruzione collaborano attraverso attivita’ di progettazione, di
coordinamento e di formazione comuni;
b) concorre a ridurre gli svantaggi culturali, sociali e
relazionali e favorisce l’inclusione di tutte le bambine e di tutti i
bambini attraverso interventi personalizzati e un’adeguata
organizzazione degli spazi e delle attivita’;
c) accoglie le bambine e i bambini con disabilita’ certificata ai
sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nel rispetto della vigente
normativa in materia di inclusione scolastica;
d) rispetta e accoglie le diversita’ ai sensi dell’articolo 3
della Costituzione della Repubblica italiana;
e) sostiene la primaria funzione educativa delle famiglie, anche
attraverso organismi di rappresentanza, favorendone il
coinvolgimento, nell’ambito della comunita’ educativa e scolastica;
f) favorisce la conciliazione tra i tempi e le tipologie di
lavoro dei genitori e la cura delle bambine e dei bambini, con
particolare attenzione alle famiglie monoparentali;
g) promuove la qualita’ dell’offerta educativa avvalendosi di
personale educativo e docente con qualificazione universitaria e
attraverso la formazione continua in servizio, la dimensione
collegiale del lavoro e il coordinamento pedagogico territoriale.
4. Il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca,
nel rispetto delle funzioni e dei compiti delle Regioni, delle
Province autonome di Trento e di Bolzano e degli Enti locali,
indirizza, coordina e promuove il Sistema integrato di educazione e
di istruzione su tutto il territorio nazionale.

Art. 2

Organizzazione del Sistema integrato di educazione
e di istruzione

1. Nella loro autonomia e specificita’ i servizi educativi per
l’infanzia e le scuole dell’infanzia costituiscono, ciascuno in base
alle proprie caratteristiche funzionali, la sede primaria dei
processi di cura, educazione ed istruzione per la completa attuazione
delle finalita’ previste all’articolo 1.
2. Il Sistema integrato di educazione e di istruzione accoglie le
bambine e i bambini in base all’eta’ ed e’ costituito dai servizi
educativi per l’infanzia e dalle scuole dell’infanzia statali e
paritarie.
3. I servizi educativi per l’infanzia sono articolati in:
a) nidi e micronidi che accolgono le bambine e i bambini tra tre
e trentasei mesi di eta’ e concorrono con le famiglie alla loro cura,
educazione e socializzazione, promuovendone il benessere e lo
sviluppo dell’identita’, dell’autonomia e delle competenze.
Presentano modalita’ organizzative e di funzionamento diversificate
in relazione ai tempi di apertura del servizio e alla loro capacita’
ricettiva, assicurando il pasto e il riposo e operano in continuita’
con la scuola dell’infanzia;
b) sezioni primavera, di cui all’articolo 1, comma 630, della
legge 27 dicembre 2006, n. 296, che accolgono bambine e bambini tra
ventiquattro e trentasei mesi di eta’ e favoriscono la continuita’
del percorso educativo da zero a sei anni di eta’. Esse rispondono a
specifiche funzioni di cura, educazione e istruzione con modalita’
adeguate ai tempi e agli stili di sviluppo e di apprendimento delle
bambine e dei bambini nella fascia di eta’ considerata. Esse sono
aggregate, di norma, alle scuole per l’infanzia statali o paritarie o
inserite nei Poli per l’infanzia;
c) servizi integrativi che concorrono all’educazione e alla cura
delle bambine e dei bambini e soddisfano i bisogni delle famiglie in
modo flessibile e diversificato sotto il profilo strutturale ed
organizzativo. Essi si distinguono in:
1. spazi gioco, che accolgono bambine e bambini da dodici a
trentasei mesi di eta’ affidati a uno o piu’ educatori in modo
continuativo in un ambiente organizzato con finalita’ educative, di
cura e di socializzazione, non prevedono il servizio di mensa e
consentono una frequenza flessibile, per un massimo di cinque ore
giornaliere;
2. centri per bambini e famiglie, che accolgono bambine e
bambini dai primi mesi di vita insieme a un adulto accompagnatore,
offrono un contesto qualificato per esperienze di socializzazione,
apprendimento e gioco e momenti di comunicazione e incontro per gli
adulti sui temi dell’educazione e della genitorialita’, non prevedono
il servizio di mensa e consentono una frequenza flessibile;
3. servizi educativi in contesto domiciliare, comunque
denominati e gestiti, che accolgono bambine e bambini da tre a
trentasei mesi e concorrono con le famiglie alla loro educazione e
cura. Essi sono caratterizzati dal numero ridotto di bambini affidati
a uno o piu’ educatori in modo continuativo.
4. I servizi educativi per l’infanzia sono gestiti dagli Enti
locali in forma diretta o indiretta, da altri enti pubblici o da
soggetti privati; le sezioni primavera possono essere gestite anche
dallo Stato.
5. La scuola dell’infanzia, di cui all’articolo 1 del decreto
legislativo 19 febbraio 2004, n. 59 e all’articolo 2 del decreto del
Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 89, assume una funzione
strategica nel Sistema integrato di educazione e di istruzione
operando in continuita’ con i servizi educativi per l’infanzia e con
il primo ciclo di istruzione. Essa, nell’ambito dell’assetto
ordinamentale vigente e nel rispetto delle norme sull’autonomia
scolastica e sulla parita’ scolastica, tenuto conto delle vigenti
Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e
del primo ciclo di istruzione, accoglie le bambine e i bambini di
eta’ compresa tra i tre ed i sei anni.

Art. 3

Poli per l’infanzia

1. I Poli per l’infanzia accolgono, in un unico plesso o in edifici
vicini, piu’ strutture di educazione e di istruzione per bambine e
bambini fino a sei anni di eta’, nel quadro di uno stesso percorso
educativo, in considerazione dell’eta’ e nel rispetto dei tempi e
degli stili di apprendimento di ciascuno. I Poli per l’infanzia si
caratterizzano quali laboratori permanenti di ricerca, innovazione,
partecipazione e apertura al territorio, anche al fine di favorire la
massima flessibilita’ e diversificazione per il miglior utilizzo
delle risorse, condividendo servizi generali, spazi collettivi e
risorse professionali.
2. Per potenziare la ricettivita’ dei servizi e sostenere la
continuita’ del percorso educativo e scolastico delle bambine e dei
bambini di eta’ compresa tra tre mesi e sei anni di eta’, le Regioni,
d’intesa con gli Uffici scolastici regionali, tenuto conto delle
proposte formulate dagli Enti Locali e ferme restando le loro
competenze e la loro autonomia, programmano la costituzione di Poli
per l’infanzia definendone le modalita’ di gestione, senza dar luogo
ad organismi dotati di autonomia scolastica.
3. I Poli per l’infanzia possono essere costituiti anche presso
direzioni didattiche o istituti comprensivi del sistema nazionale di
istruzione e formazione.
4. Al fine di favorire la costruzione di edifici da destinare a
Poli per l’infanzia innovativi a gestione pubblica, l’Istituto
nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro
(INAIL), nell’ambito degli investimenti immobiliari previsti dal
piano di impiego dei fondi disponibili di cui all’articolo 65 della
legge 30 aprile 1969, n. 153, destina, nel rispetto degli obiettivi
programmatici di finanza pubblica, fino ad un massimo di 150 milioni
di euro per il triennio 2018-2020 comprensivi delle risorse per
l’acquisizione delle aree, rispetto ai quali i canoni di locazione
che il soggetto pubblico locatario deve corrispondere all’INAIL sono
posti a carico dello Stato nella misura di 4,5 milioni di euro a
decorrere dall’anno 2019.
5. Agli oneri derivanti dal comma 4, pari a 4,5 milioni di euro
annui a decorrere dall’anno 2019, si provvede mediante corrispondente
riduzione del Fondo «La Buona Scuola», di cui all’articolo 1, comma
202, della legge 13 luglio 2015, n. 107.
6. Il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca,
con proprio decreto, sentita la Conferenza Unificata, entro trenta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, provvede
a ripartire le risorse di cui al comma 4 tra le Regioni e individua i
criteri per l’acquisizione da parte delle stesse delle manifestazioni
di interesse degli Enti locali proprietari delle aree oggetto di
intervento e interessati alla costruzione di Poli per l’infanzia
innovativi.
7. Per i fini di cui al comma 4, le Regioni, d’intesa con gli Enti
locali, entro novanta giorni dalla ripartizione delle risorse di cui
al comma 6, provvedono a selezionare da uno a tre interventi sul
proprio territorio e a dare formale comunicazione della selezione al
Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca. Le aree
individuate sono ammesse al finanziamento nei limiti delle risorse
assegnate a ciascuna Regione.
8. Il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca,
con proprio decreto, sentita la Conferenza Unificata, indice
specifico concorso con procedura aperta, anche mediante procedure
telematiche, avente ad oggetto proposte progettuali relative agli
interventi individuati dalle Regioni ai sensi del comma 7, nel limite
delle risorse assegnate ai sensi del comma 6 e comunque nel numero di
almeno uno per Regione. I progetti sono valutati da una commissione
nazionale di esperti, disciplinata ai sensi dell’articolo 155 del
decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, la quale comunica al
Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, per ogni
area di intervento, il primo, il secondo e il terzo classificato ai
fini del finanziamento. Ai componenti della commissione di esperti
non spetta alcun compenso, indennita’, gettone di presenza o altra
utilita’ comunque denominata, ne’ rimborsi spese. Gli Enti locali
proprietari delle aree oggetto di intervento possono affidare i
successivi livelli di progettazione ai soggetti individuati a seguito
del concorso di cui al presente comma, ai sensi dell’articolo 156,
comma 6, del decreto legislativo n. 50 del 2016.
9. Nella programmazione unica triennale nazionale di cui
all’articolo 10 del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104,
convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, a
decorrere dall’anno 2018, sono ammessi anche gli interventi di
ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento
antisismico, efficientamento energetico, riqualificazione di immobili
di proprieta’ pubblica da destinare a Poli per l’infanzia ai sensi
del presente articolo.

Art. 4

Obiettivi strategici del Sistema integrato di educazione
e di istruzione dalla nascita fino a sei anni

1. Lo Stato promuove e sostiene la qualificazione dell’offerta dei
servizi educativi per l’infanzia e delle scuole dell’infanzia
mediante il Piano di azione nazionale pluriennale di cui al
successivo articolo 8, per il raggiungimento dei seguenti obiettivi
strategici, in coerenza con le politiche europee:
a) il progressivo consolidamento, ampliamento, nonche’
l’accessibilita’ dei servizi educativi per l’infanzia, anche
attraverso un loro riequilibrio territoriale, con l’obiettivo
tendenziale di raggiungere almeno il 33 per cento di copertura della
popolazione sotto i tre anni di eta’ a livello nazionale;
b) la graduale diffusione territoriale dei servizi educativi per
l’infanzia con l’obiettivo tendenziale di raggiungere il 75 per cento
di copertura dei Comuni, singoli o in forma associata;
c) la generalizzazione progressiva, sotto il profilo quantitativo
e qualitativo, della scuola dell’infanzia per le bambine e i bambini
dai tre ai sei anni d’eta’;
d) l’inclusione di tutte le bambine e di tutti i bambini;
e) la qualificazione universitaria del personale dei servizi
educativi per l’infanzia, prevedendo il conseguimento della laurea in
Scienze dell’educazione e della formazione nella classe L19 ad
indirizzo specifico per educatori dei servizi educativi per
l’infanzia o della laurea quinquennale a ciclo unico in Scienze della
formazione primaria integrata da un corso di specializzazione per
complessivi 60 crediti formativi universitari, da svolgersi presso le
universita’, senza oneri a carico della finanza pubblica, le cui
modalita’ di svolgimento sono definite con decreto del Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Il
titolo di accesso alla professione di docente della scuola
dell’infanzia resta disciplinato secondo la normativa vigente;
f) la formazione in servizio del personale del Sistema integrato
di educazione e di istruzione, anche al fine di promuoverne il
benessere psico-fisico;
g) il coordinamento pedagogico territoriale;
h) l’introduzione di condizioni che agevolino la frequenza dei
servizi educativi per l’infanzia.
2. Gli obiettivi strategici di cui al comma 1 sono perseguiti nei
limiti delle risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili.

Art. 5

Funzioni e compiti dello Stato

1. Per l’attuazione del presente decreto, lo Stato:
a) indirizza, programma e coordina la progressiva e equa
estensione del Sistema integrato di educazione e di istruzione su
tutto il territorio nazionale, in coerenza con le linee contenute nel
Piano di azione nazionale pluriennale di cui all’articolo 8 e nei
limiti del Fondo di cui all’articolo 12;
b) assegna le risorse a carico del proprio bilancio nei limiti
del Fondo di cui all’articolo 12;
c) promuove azioni mirate alla formazione del personale del
Sistema integrato di educazione e di istruzione, anche nell’ambito
del Piano nazionale di formazione di cui all’articolo 1, comma 124,
della legge 13 luglio 2015, n. 107;
d) definisce i criteri di monitoraggio e di valutazione
dell’offerta educativa e didattica del Sistema integrato di
educazione ed istruzione, d’intesa con le Regioni, le Province
autonome di Trento e di Bolzano e gli Enti locali, in coerenza con il
sistema nazionale di valutazione di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 28 marzo 2013, n. 80;
e) attiva, sentito il parere del Garante per la protezione dei
dati personali, un sistema informativo coordinato con le Regioni, le
Province autonome di Trento e di Bolzano e gli Enti locali secondo
quanto previsto dagli articoli 14 e 50 del decreto legislativo 7
marzo 2005, n. 82, recante «Codice dell’amministrazione digitale»;
f) per assicurare la necessaria continuita’ educativa, definisce,
con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca, gli orientamenti educativi nazionali per i servizi educativi
per l’infanzia sulla base delle Linee guida pedagogiche proposte
dalla Commissione di cui all’articolo 10, in coerenza con le
Indicazioni nazionali per il curriculo della scuola dell’infanzia e
del primo ciclo d’istruzione.

Art. 6

Funzioni e compiti delle Regioni

1. Per l’attuazione del presente decreto, le Regioni e le Province
autonome di Trento e di Bolzano, nei limiti delle risorse finanziarie
disponibili nei propri bilanci:
a) programmano e sviluppano il Sistema integrato di educazione e
di istruzione sulla base delle indicazioni del Piano di azione
nazionale pluriennale di cui all’articolo 8, secondo le specifiche
esigenze di carattere territoriale;
b) definiscono le linee d’intervento regionali per il supporto
professionale al personale del Sistema integrato di educazione e di
istruzione, per quanto di competenza e in raccordo con il Piano
nazionale di formazione di cui alla legge n. 107 del 2015;
c) promuovono i coordinamenti pedagogici territoriali del Sistema
integrato di educazione e di istruzione, d’intesa con gli Uffici
scolastici regionali e le rappresentanze degli Enti locali;
d) sviluppano il sistema informativo regionale in coerenza con il
sistema informativo nazionale di cui all’articolo 5, comma 1, lettera
e);
e) concorrono al monitoraggio e alla valutazione del Sistema
integrato di educazione e di istruzione di cui all’articolo 5, comma
1, lettera d);
f) definiscono gli standard strutturali, organizzativi e
qualitativi dei Servizi educativi per l’infanzia, disciplinano le
attivita’ di autorizzazione, accreditamento e vigilanza di cui
all’articolo 7, comma 1, lettera b) effettuate dagli Enti locali,
individuano le sanzioni da applicare per le violazioni accertate.

Art. 7

Funzioni e compiti degli Enti locali

1. Per l’attuazione del presente decreto, gli Enti locali,
singolarmente o in forma associata, nei limiti delle risorse
finanziarie disponibili nei propri bilanci:
a) gestiscono, in forma diretta e indiretta, propri servizi
educativi per l’infanzia e proprie scuole dell’infanzia, tenendo
conto dei provvedimenti regionali di cui all’articolo 6 e delle norme
sulla parita’ scolastica e favorendone la qualificazione;
b) autorizzano, accreditano, vigilano sugli stessi, applicando le
relative sanzioni, i soggetti privati per l’istituzione e la gestione
dei servizi educativi per l’infanzia, nel rispetto degli standard
strutturali, organizzativi e qualitativi definiti dalle Regioni,
delle norme sull’inclusione delle bambine e dei bambini con
disabilita’ e dei contratti collettivi nazionali di lavoro di
settore;
c) realizzano attivita’ di monitoraggio e verifica del
funzionamento dei servizi educativi per l’infanzia del proprio
territorio;
d) attivano, valorizzando le risorse professionali presenti nel
Sistema integrato di educazione e di istruzione, il coordinamento
pedagogico dei servizi sul proprio territorio, in collaborazione con
le istituzioni scolastiche e i gestori privati, nei limiti delle
risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione
vigente, ivi comprese quelle di cui al comma 1 dell’articolo 12;
e) coordinano la programmazione dell’offerta formativa nel
proprio territorio per assicurare l’integrazione ed l’unitarieta’
della rete dei servizi e delle strutture educative;
f) promuovono iniziative di formazione in servizio per tutto il
personale del Sistema integrato di educazione e di istruzione, in
raccordo con il Piano nazionale di formazione di cui alla legge n.
107 del 2015;
g) definiscono le modalita’ di coinvolgimento e partecipazione
delle famiglie in considerazione della loro primaria responsabilita’
educativa;
h) facilitano iniziative ed esperienze di continuita’ del Sistema
integrato di educazione e di istruzione con il primo ciclo di
istruzione.

Art. 8

Piano di azione nazionale pluriennale per la promozione
del Sistema integrato di educazione e di istruzione

1. Il Governo, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, adotta un Piano di azione nazionale pluriennale
che, progressivamente e gradualmente, estenda, in relazione alle
risorse del Fondo di cui all’articolo 12 e a eventuali ulteriori
risorse messe a disposizione dagli altri enti interessati, il Sistema
integrato di educazione e di istruzione su tutto il territorio
nazionale, anche attraverso il superamento della fase sperimentale
delle sezioni primavera di cui all’articolo 1, comma 630 della legge
27 dicembre 2006, n. 296, mediante la loro graduale stabilizzazione e
il loro progressivo potenziamento, con l’obiettivo di escludere i
servizi educativi per l’infanzia dai servizi pubblici a domanda
individuale di cui all’articolo 6 del decreto-legge 28 febbraio 1983,
n. 55, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 1983, n.
131.
2. Il Piano di azione nazionale pluriennale definisce la
destinazione delle risorse finanziarie disponibili per il
consolidamento, l’ampliamento e la qualificazione del Sistema
integrato di educazione e istruzione sulla base di indicatori di
evoluzione demografica e di riequilibrio territoriale di cui al comma
4 dell’articolo 12, tenuto conto degli obiettivi strategici di cui
all’articolo 4 e sostenendo gli interventi in atto e in
programmazione da parte degli Enti locali nella gestione dei servizi
educativi per l’infanzia e delle scuole dell’infanzia.
3. Il Piano di azione nazionale pluriennale, previa intesa in sede
di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281, e’ adottato con deliberazione del Consiglio
dei ministri, su proposta del Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca.
4. Gli interventi previsti dal Piano di azione nazionale
pluriennale sono attuati, in riferimento a ciascuno degli enti
destinatari e a ciascuna delle specifiche iniziative, in base
all’effettivo concorso, da parte dell’ente medesimo, al finanziamento
del fabbisogno mediante la previsione delle risorse necessarie, per
quanto di rispettiva competenza.

Art. 9

Partecipazione economica delle famiglie
ai servizi educativi per l’infanzia

1. La soglia massima di partecipazione economica delle famiglie
alle spese di funzionamento dei servizi educativi per l’infanzia,
pubblici e privati accreditati che ricevono finanziamenti pubblici,
e’ definita con intesa in sede di Conferenza unificata di cui
all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tenuto
conto delle risorse disponibili a legislativa vigente e senza nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Gli Enti locali possono prevedere agevolazioni tariffarie sulla
base dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) di
cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre
2013, n. 159, nonche’ l’esenzione totale per le famiglie con un
particolare disagio economico o sociale rilevato dai servizi
territoriali.
3. Le aziende pubbliche e private, quale forma di welfare
aziendale, possono erogare alle lavoratrici e ai lavoratori che hanno
figli in eta’ compresa fra i tre mesi e i tre anni un buono
denominato «Buono nido», spendibile nel sistema dei nidi accreditati
o a gestione comunale. Tale buono non prevede oneri fiscali o
previdenziali a carico del datore di lavoro ne’ del lavoratore, fino
a un valore di 150 euro mensili per ogni singolo buono.

Art. 10

Commissione per il Sistema integrato di educazione
e di istruzione

1. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, emanato entro 120 giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, senza nuovi o maggiori oneri per la
finanza pubblica, e’ istituita la Commissione per il Sistema
integrato di educazione e di istruzione.
2. La Commissione svolge compiti consultivi e propositivi ed e’
formata da esperti in materia di educazione e di istruzione delle
bambine e dei bambini da zero a sei anni di eta’ designati dal
Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, dalle
Regioni e dagli Enti locali.
3. La Commissione, nell’esercizio dei propri compiti, puo’
avvalersi della consulenza del Forum nazionale delle associazioni dei
genitori di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre
1996, n. 567, e di altri soggetti pubblici e privati, senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica.
4. La Commissione propone al Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca le Linee guida pedagogiche per il
Sistema integrato di educazione e di istruzione di cui all’articolo
5, comma 1, lettera f).
5. La Commissione dura in carica tre anni ed entro tale termine
deve essere ricostituita. L’incarico puo’ essere rinnovato allo
stesso componente per non piu’ di una volta. Ai commissari non spetta
alcun compenso, indennita’, gettone di presenza, rimborso spese e
altro emolumento comunque denominato.

Art. 11

Relazione sullo stato di attuazione
del Piano di azione nazionale pluriennale

1. Il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca
presenta al Parlamento, ogni due anni, una Relazione sullo stato di
attuazione del Piano di azione nazionale pluriennale di cui
all’articolo 8, sulla base dei rapporti che le Regioni e le Province
autonome di Trento e Bolzano devono annualmente trasmettere al
Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca.

Art. 12

Finalita’ e criteri di riparto del Fondo nazionale
per il Sistema integrato di educazione e di istruzione

1. Per la progressiva attuazione del Piano di azione nazionale
pluriennale per la promozione del Sistema integrato di educazione e
di istruzione e’ istituito, presso il Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, il Fondo nazionale per il Sistema
integrato di educazione e di istruzione, da ripartire per le
finalita’ previste dal presente decreto.
2. Il Fondo nazionale finanzia:
a) interventi di nuove costruzioni, ristrutturazione edilizia,
restauro e risanamento conservativo, riqualificazione funzionale ed
estetica, messa in sicurezza meccanica e in caso d’incendio,
risparmio energetico e fruibilita’ di stabili, di proprieta’ delle
Amministrazioni pubbliche;
b) quota parte delle spese di gestione dei servizi educativi per
l’infanzia e delle scuole dell’infanzia, in considerazione dei loro
costi e della loro qualificazione;
c) la formazione continua in servizio del personale educativo e
docente, in coerenza con quanto previsto dal Piano nazionale di
formazione di cui alla legge n. 107 del 2015, e la promozione dei
coordinamenti pedagogici territoriali;
3. Il Ministro dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca,
fatte salve le competenze delle Regioni, delle Province autonome di
Trento e di Bolzano e degli Enti locali, di cui agli articoli 117 e
118 della Costituzione, promuove, un’intesa in sede di Conferenza
unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto
1997, n. 281, avente ad oggetto il riparto del Fondo di cui al comma
1, in considerazione della compartecipazione al finanziamento del
Sistema integrato di educazione e di istruzione da parte di Stato,
Regioni, Province autonome di Trento e di Bolzano e Enti locali.
4. Il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca,
sulla base del numero di iscritti, della popolazione di eta’ compresa
tra zero e sei anni e di eventuali esigenze di riequilibrio
territoriale, nonche’ dei bisogni effettivi dei territori e della
loro capacita’ massima fiscale, provvede all’erogazione delle risorse
del Fondo di cui al comma 1 esclusivamente come cofinanziamento della
programmazione regionale dei servizi educativi per l’infanzia e delle
scuole dell’infanzia, operando la ripartizione delle risorse tra le
Regioni. Le risorse sono erogate dal Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca direttamente ai Comuni previa
programmazione regionale, sulla base delle richieste degli Enti
locali, con priorita’ per i Comuni privi o carenti di scuole
dell’infanzia statale, al fine di garantire il soddisfacimento dei
fabbisogni effettivi e la qualificazione del Sistema integrato di
educazione ed istruzione, secondo i seguenti principi fondamentali:
a) la partecipazione delle famiglie;
b) la dotazione di personale educativo tale da sostenere la cura
e l’educazione delle bambine e dei bambini in relazione al loro
numero ed eta’ e all’orario dei servizi educativi per l’infanzia;
c) i tempi di compresenza tra educatori nei servizi educativi per
l’infanzia e tra docenti nella scuola dell’infanzia, tali da
promuovere la qualificazione dell’offerta formativa;
d) la formazione continua in servizio di tutto il personale dei
servizi educativi per l’infanzia e delle scuole dell’infanzia;
e) la funzione di coordinamento pedagogico;
f) la promozione della sicurezza e del benessere delle bambine e
dei bambini;
g) le modalita’ di organizzazione degli spazi interni ed esterni
e la ricettivita’ dei servizi educativi per l’infanzia e delle scuole
dell’infanzia, che consentano l’armonico sviluppo delle bambine e dei
bambini.
5. Con intesa in sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8
del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, possono essere
concordate le risorse, anche con interventi graduali, a carico dei
diversi soggetti istituzionali, al fine di raggiungere gli obiettivi
strategici di cui all’articolo 4, fatte salve le risorse di
personale, definite, ai sensi dell’articolo 1, comma 64 della legge
n. 107 del 2015, con decreto del Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze e il Ministro per la semplificazione e
la pubblica amministrazione, nonche’ delle risorse finanziarie
previste a legislazione vigente per la scuola dell’infanzia statale.
6. Per le scuole dell’infanzia, la progressiva generalizzazione
dell’offerta e’ perseguita tramite la gestione diretta delle scuole
statali e il sistema delle scuole paritarie, come previsto dalla
legge 10 marzo 2000, n. 62.
7. Per attuare gli obiettivi del Sistema integrato di educazione e
di istruzione di cui al presente decreto viene assegnata alla scuola
dell’infanzia statale una quota parte delle risorse professionali
definite dalla tabella 1, allegata alla legge 13 luglio 2015 n. 107,
relativa all’organico di potenziamento. La disposizione di cui al
presente comma non deve determinare esuberi nell’ambito dei ruoli
regionali.

Art. 13

Copertura finanziaria

1. La dotazione del Fondo nazionale di cui al comma 1 dell’articolo
12, e’ pari a 209 milioni di euro per l’anno 2017, 224 milioni di
euro per l’anno 2018 e 239 milioni di euro a decorrere dall’anno
2019.
2. Gli incrementi del livello di copertura dei servizi educativi
per l’infanzia, delle sezioni primavera e delle scuole dell’infanzia,
potranno essere determinati annualmente con apposita intesa in sede
di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281, in relazione alle risorse che si renderanno
disponibili, anche in considerazione degli esiti della Relazione di
cui all’articolo 11.
3. Ai maggiori oneri di cui al comma 1, si provvede mediante
corrispondente riduzione del Fondo di cui all’articolo 1, comma 202,
della legge 13 luglio 2015, n. 107.

Art. 14

Norme transitorie e finali

1. A seguito della progressiva estensione del Sistema integrato di
educazione e di istruzione su tutto il territorio nazionale
attraverso l’attuazione del Piano di azione nazionale pluriennale di
cui all’articolo 8, a decorrere dall’anno scolastico 2018/2019 sono
gradualmente superati gli anticipi di iscrizione alla scuola
dell’infanzia statale e paritaria di cui all’articolo 2 del decreto
del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 89.
2. Il superamento degli anticipi di cui al comma 1 e’ subordinato
alla effettiva presenza sui territori di servizi educativi per
l’infanzia che assolvono la funzione di educazione e istruzione.
3. A decorrere dall’anno scolastico 2019/2020, l’accesso ai posti
di educatore di servizi educativi per l’infanzia e’ consentito
esclusivamente a coloro che sono in possesso della laurea triennale
in Scienze dell’educazione nella classe L19 a indirizzo specifico per
educatori dei servizi educativi per l’infanzia o della laurea
quinquennale a ciclo unico in Scienze della formazione primaria,
integrata da un corso di specializzazione per complessivi 60 crediti
formativi universitari. Continuano ad avere validita’ per l’accesso
ai posti di educatore dei servizi per l’infanzia i titoli conseguiti
nell’ambito delle specifiche normative regionali ove non
corrispondenti a quelli di cui al periodo precedente, conseguiti
entro la data di entrata in vigore del presente decreto.
4. A decorrere dall’aggiornamento successivo all’entrata in vigore
del presente decreto, con provvedimento del Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca sono definite le modalita’ di
riconoscimento del servizio prestato a partire dall’anno scolastico
2007/2008 nelle sezioni primavera di cui all’articolo 1, comma 630,
della legge n. 296 del 2006 da coloro che sono in possesso del titolo
di accesso all’insegnamento nella scuola dell’infanzia ai fini
dell’aggiornamento periodico del punteggio delle graduatorie ad
esaurimento di cui all’articolo 1, comma 605, lettera c), della legge
27 dicembre 2006, n. 296, e delle graduatorie d’istituto del
personale docente a tempo determinato.
5. I servizi socio-educativi per la prima infanzia istituiti presso
enti e reparti del Ministero della difesa restano disciplinati
dall’articolo 596 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66.
6. Le disposizioni del presente decreto si applicano alle Regioni a
statuto speciale e alle Province autonome di Trento e Bolzano
compatibilmente con i rispettivi Statuti speciali e le relative norme
di attuazione, nel rispetto della legge costituzionale 18 ottobre
2001, n. 3.
7. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca sono individuate, avvalendosi dell’Ufficio per
l’istruzione in lingua slovena, le modalita’ di attuazione del
presente decreto per i servizi educativi e le scuole dell’infanzia
con lingua di insegnamento slovena e bilingue sloveno-italiano del
Friuli-Venezia Giulia.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 13 aprile 2017

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri

Fedeli, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca

Madia, Ministro per la semplificazione
e la pubblica amministrazione

Padoan, Ministro dell’economia e delle
finanze

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 63

Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 63

Effettività del diritto allo studio attraverso la definizione delle prestazioni, in relazione ai servizi alla persona, con particolare riferimento alle condizioni di disagio e ai servizi strumentali, nonché potenziamento della carta dello studente, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera f), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00071)

(GU Serie Generale n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)

Capo I
Diritto allo studio e potenziamento
della Carta dello Studente

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 3, 34, 76 e 117, secondo comma , lettere m) ed
n) della Costituzione;
Visto l’articolo 1, commi 180, 181, lettera f) e 184 della legge 13
luglio 2015, n. 107, recante riforma del sistema nazionale di
istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni
legislative vigenti;
Vista la legge 5 febbraio 1992, n. 104, recante legge-quadro per
l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone
handicappate;
Vista la legge 23 dicembre 1998, n. 448, recante misure di finanza
pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo;
Vista la legge 10 marzo 2000, n. 62, recante norme per la parita’
scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione;
Vista la legge 28 marzo 2003, n. 53, recante delega al Governo per
la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli
essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione
professionale;
Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, recante testo
unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di
istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado;
Visto il decreto legislativo 19 novembre 2004, n. 286, recante
istituzione del Servizio nazionale di valutazione del sistema
educativo di istruzione e di formazione, nonche’ riordino
dell’omonimo istituto, a norma degli articoli 1 e 3 della legge 28
marzo 2003, n. 53;
Visto il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76, recante
definizione delle norme generali sul diritto-dovere all’istruzione e
alla formazione, a norma dell’articolo 2, comma 1, lettera c), della
legge 28 marzo 2003, n. 53;
Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, concernente
norme generali e livelli essenziali delle prestazioni relativi al
secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione, a
norma dell’articolo 2 della legge 28 marzo 2003, n. 53;
Visto il decreto-legge 18 settembre 2013, n. 104, convertito, con
modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, recante misure
urgenti in materia di istruzione, universita’ e ricerca;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n.
249, recante lo statuto delle studentesse e degli studenti della
scuola secondaria, come integrato dal decreto del Presidente della
Repubblica del 21 novembre 2007, n. 235;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 14 gennaio 2017;
Acquisito il parere della Conferenza Unificata di cui all’articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, espresso nella
seduta del 9 marzo 2017;
Acquisiti i pareri delle Commissioni parlamentari competenti per
materia e per i profili finanziari;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 7 aprile 2017;
Su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca, di concerto con il Ministro per la semplificazione e la
pubblica amministrazione e con il Ministro dell’economia e delle
finanze;

E m a n a

il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Oggetto e finalita’

1. Al fine di perseguire su tutto il territorio nazionale
l’effettivita’ del diritto allo studio delle alunne e degli alunni,
delle studentesse e degli studenti fino al completamento del percorso
di istruzione secondaria di secondo grado, il presente decreto
individua e definisce, compatibilmente con le risorse umane,
finanziarie e strumentali disponibili, le modalita’ delle prestazioni
in materia di diritto allo studio, in relazione ai servizi erogati
dallo Stato, dalle regioni e dagli enti locali nel rispetto delle
competenze e dell’autonomia di programmazione. Il presente decreto
definisce, altresi’, le modalita’ per l’individuazione dei requisiti
di eleggibilita’ per l’accesso alle prestazioni da assicurare sul
territorio nazionale e individua i principi generali per il
potenziamento della Carta dello studente.

Art. 2

Servizi

1. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle
rispettive competenze e nei limiti delle effettive disponibilita’
finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente,
programmano gli interventi per il sostegno al diritto allo studio
delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti al
fine di fornire, su tutto il territorio nazionale, i seguenti
servizi:
a) servizi di trasporto e forme di agevolazione della mobilita’;
b) servizi di mensa;
c) fornitura dei libri di testo e degli strumenti didattici
indispensabili negli specifici corsi di studi;
d) servizi per le alunne e gli alunni, le studentesse e gli
studenti ricoverati in ospedale, in case di cura e riabilitazione,
nonche’ per l’istruzione domiciliare.

Art. 3

Beneficiari

1. I servizi di cui all’articolo 2 sono erogati in forma gratuita
ovvero con contribuzione delle famiglie a copertura dei costi, senza
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
2. In caso di contribuzione delle famiglie, gli enti locali
individuano i criteri di accesso ai servizi e le eventuali fasce
tariffarie in considerazione del valore dell’indicatore della
situazione economica equivalente, di seguito denominato ISEE, ferma
restando la gratuita’ totale qualora gia’ prevista a legislazione
vigente.

Art. 4

Tasse scolastiche

1. Le studentesse e gli studenti del quarto e del quinto anno
dell’istruzione secondaria di secondo grado sono esonerati dal
pagamento delle tasse scolastiche in considerazione di fasce ISEE
determinate con decreto del Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, adottato previa intesa in sede di
Conferenza Unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281.
2. Il decreto di cui al comma 1 determina il valore dell’indicatore
della situazione economica equivalente (ISEE) al di sotto del quale
le tasse scolastiche non sono dovute, in tutto o in parte, nel limite
massimo di una prevista minore entrata pari ad euro 20 milioni. Il
beneficio di cui al periodo precedente e’ riconosciuto ad istanza di
parte nella quale e’ indicato il valore dell’ISEE riferito all’anno
solare precedente a quello nel corso del quale viene richiesto
l’esonero.
3. La disposizione di cui al comma precedente si applica a
decorrere dall’anno scolastico 2018/2019 per gli studenti iscritti
alle classi quarte della scuola secondaria di secondo grado e a
decorrere dall’anno scolastico 2019/2020 per gli studenti iscritti
alle classi quinte della scuola secondaria di secondo grado.
4. Ai maggiori oneri di cui ai commi precedenti, valutati in 7
milioni di euro per l’anno 2018 e 20 milioni di euro a decorrere
dall’anno 2019, si provvede mediante corrispondente riduzione del
Fondo di cui all’articolo 1, comma 202, della legge 13 luglio 2015,
n. 107.

Art. 5

Servizi di trasporto e forme di agevolazione
della mobilita’

1. Nella programmazione dei servizi di trasporto e delle forme di
agevolazione della mobilita’, per le alunne e gli alunni, le
studentesse e gli studenti sono incentivate le forme di mobilita’
sostenibile in coerenza con quanto previsto dall’articolo 5 della
legge 28 dicembre 2015, n. 221.
2. Le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle rispettive
competenze, assicurano il trasporto delle alunne e degli alunni delle
scuole primarie statali per consentire loro il raggiungimento della
piu’ vicina sede di erogazione del servizio scolastico. Il servizio
e’ assicurato su istanza di parte e dietro pagamento di una quota di
partecipazione diretta, senza nuovi o maggiori oneri per gli enti
territoriali interessati.
3. Tale servizio e’ assicurato nei limiti dell’organico disponibile
e senza nuovi o maggiori oneri per gli enti pubblici interessati.

Art. 6

Servizi di mensa

1. Fermo restando quanto disposto, in relazione al tempo pieno,
dall’articolo 130, comma 2, del decreto legislativo 16 aprile 1994,
n. 297, laddove il tempo scuola lo renda necessario, alle alunne e
agli alunni delle scuole pubbliche dell’infanzia, primarie e
secondarie di primo grado sono erogati, nelle modalita’ di cui
all’articolo 3, servizi di mensa, attivabili a richiesta degli
interessati.
2. I servizi di mensa di cui al comma 1 possono essere assicurati
nei limiti dell’organico disponibile e senza nuovi o maggiori oneri
per gli enti pubblici interessati.

Art. 7

Libri di testo e strumenti didattici

1. A favore delle alunne e degli alunni delle scuole primarie sono
forniti gratuitamente i libri di testo e gli altri strumenti
didattici, ai sensi dell’articolo 156, comma 1, del decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297.
2. Per le studentesse e gli studenti iscritti ad un corso di studi
secondario di primo e secondo grado, fermo restando quanto gia’
garantito dall’articolo 27 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, le
istituzioni scolastiche, nel rispetto della normativa vigente in
materia di diritto d’autore, possono promuovere servizi di comodato
d’uso gratuito per la fornitura di libri di testo e di dispositivi
digitali per le studentesse e gli studenti, stipulando specifiche
convenzioni in accordo con gli enti locali.
3. Per ciascuno degli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019 e
2019/2020 sono stanziati 10 milioni di euro per sussidi didattici di
cui all’articolo 13, comma 1, lettera b) della legge 5 febbraio 1992,
n. 104, per le istituzioni scolastiche che accolgano alunne e alunni,
studentesse e studenti con abilita’ diversa, certificata ai sensi
della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Al maggiore onere si provvede
mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all’articolo 1,
comma 202, della legge 13 luglio 2015, n. 107.
4. Per concorrere alle spese sostenute e non coperte da contributi
o sostegni pubblici di altra natura per l’acquisto di libri di testo
e di altri contenuti didattici, anche digitali, relativi ai corsi di
istruzione scolastica fino all’assolvimento dell’obbligo di
istruzione scolastica, la dotazione finanziaria del fondo di cui
all’articolo 1, comma 258, della legge 8 dicembre 2015, n. 208, e’
incrementata di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e
2020. Al maggiore onere si provvede mediante corrispondente riduzione
del Fondo di cui all’articolo 1, comma 202, della legge 13 luglio
2015, n. 107.
5. Gli enti locali erogano i benefici di cui al presente articolo
anche in collaborazione con le istituzioni scolastiche.

Art. 8

Scuola in ospedale e istruzione domiciliare

1. Per garantire il diritto all’istruzione delle alunne e degli
alunni, delle studentesse e degli studenti ricoverati in ospedale, in
case di cura e riabilitazione e il diritto all’istruzione domiciliare
e’ assicurata l’erogazione dei servizi e degli strumenti didattici
necessari, anche digitali e in modalita’ telematica, nel limite della
maggiore spesa di euro 2,5 milioni annui a decorrere dall’anno 2017.
Con provvedimento del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca sono stabiliti annualmente i criteri per il riparto
delle risorse destinate a tali interventi.
2. Alla maggiore spesa di cui al comma 1 si provvede mediante
corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui alla
legge 18 dicembre 1997, n. 440.
3. I servizi di cui al comma 1 sono garantiti nei limiti
dell’organico dell’autonomia, come determinato dall’articolo 1, comma
64, della legge 13 luglio 2015, n. 107, e senza nuovi o maggiori
oneri derivanti dall’assunzione di personale a tempo determinato,
ulteriore rispetto al contingente previsto dall’articolo 1, comma 69,
della legge 13 luglio 2015, n. 107.

Art. 9

Borse di studio

1. Al fine di contrastare il fenomeno della dispersione scolastica,
e’ istituito nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca il Fondo unico per il welfare dello
studente e per il diritto allo studio, per l’erogazione di borse di
studio a favore degli studenti iscritti alle istituzioni scolastiche
secondarie di secondo grado, per l’acquisto di libri di testo, per la
mobilita’ e il trasporto, nonche’ per l’accesso a beni e servizi di
natura culturale.
2. Al maggiore onere di cui al comma 1, pari a 30 milioni di euro
per l’anno 2017, 33,4 milioni di euro per l’anno 2018 e 39,7 milioni
di euro annui a decorrere dall’anno 2019, si provvede mediante
corrispondente riduzione del Fondo di cui all’articolo 1, comma 202,
della legge 13 luglio 2015, n. 107.
3. I contributi di cui al comma 1 sono esenti da ogni imposizione
fiscale e sono erogati per il tramite del sistema di voucher di cui
all’articolo 10, comma 5, associato alla Carta dello Studente di cui
all’articolo 10.
4. Con decreto del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, adottato previa intesa in sede di Conferenza Unificata
ai sensi dell’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281, e’ determinato annualmente l’ammontare degli importi erogabili
per la singola borsa di studio, le modalita’ per la richiesta del
beneficio e per l’erogazione delle borse di studio, nonche’ il valore
dell’ISEE per l’accesso alla borsa di studio.
5. Gli enti locali erogano i benefici di cui al presente articolo
anche in collaborazione con le istituzioni scolastiche.

Art. 10

Potenziamento della Carta dello Studente

1. «IoStudio – La Carta dello Studente -», di seguito denominata
Carta, e’ una tessera nominativa cui sono associate funzionalita’
volte ad agevolare l’accesso degli studenti a beni e servizi di
natura culturale, servizi per la mobilita’ nazionale e
internazionale, ausili di natura tecnologica e multimediale per lo
studio e per l’acquisto di materiale scolastico, allo scopo di
garantire e supportare il diritto allo studio.
2. Il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca
attribuisce la Carta agli studenti censiti nell’Anagrafe nazionale
degli studenti e frequentanti una scuola primaria o secondaria di
primo e secondo grado. La Carta e’ attribuita, a richiesta, agli
studenti frequentanti le Universita’, gli Istituti per l’alta
formazione artistica, musicale e coreutica e i Centri regionali per
la formazione professionale. L’attribuzione della Carta non comporta
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
3. Alla Carta attribuita agli studenti delle istituzioni
scolastiche secondarie di secondo grado puo’ essere associato un
borsellino elettronico attivabile, a richiesta, dallo studente o da
chi ne esercita la responsabilita’ genitoriale.
4. Per consentire agli studenti l’accesso ai servizi per i quali e’
richiesta l’identificazione digitale come studente, il profilo e le
credenziali d’accesso dello studente sul portale IoStudio sono
sviluppate in identita’ digitale, uniformandosi agli standard del
Sistema pubblico di identita’ digitale (SPID) e con funzionalita’
assimilabili a quelle previste dalla Carta nazionale dei servizi.
5. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, da adottare, previa intesa in sede di Conferenza
Unificata ai sensi dell’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto
1997, n. 281, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, sono definiti i criteri e le modalita’ per
l’istituzione di un sistema nazionale per l’erogazione di voucher,
anche in forma virtuale, per l’erogazione dei benefici di cui al
presente decreto, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica. Con successivo decreto del Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, sentito il Ministro per la
semplificazione e la pubblica amministrazione, sono definiti i
criteri e le modalita’ per la realizzazione e la distribuzione della
Carta, le funzionalita’ di pagamento, nonche’ le informazioni
relative al curriculum dello studente come previsto dall’articolo 1,
comma 28, della legge 13 luglio 2015, n. 107, senza nuovi o maggiori
oneri per la finanza pubblica.

Capo II

Governance e accordi territoriali

Art. 11

Conferenza nazionale per il diritto allo studio

1. Presso il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca e’ istituita, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica, la Conferenza nazionale per il diritto allo studio, di
seguito denominata Conferenza, cui partecipano tre rappresentanti del
Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, un
rappresentante della Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, un
rappresentante dell’ANCI, uno dell’UPI, un rappresentante delle
associazioni dei genitori e un rappresentante delle associazioni
degli studenti, un delegato delle Consulte provinciali degli studenti
componente dell’Ufficio di coordinamento nazionale, un rappresentante
del Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo e un
rappresentante del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
2. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca, da adottare entro 60 giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, e’ costituita la Conferenza e sono
disciplinate le modalita’ di organizzazione della medesima.
3. La Conferenza e’ convocata dal Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca almeno una volta l’anno. La
partecipazione alla Conferenza non da’ titolo a gettoni di presenza,
compensi, rimborsi spese o altri emolumenti comunque denominati.

Art. 12

Compiti della Conferenza nazionale
per il diritto allo studio

1. I compiti della Conferenza sono:
a) monitorare l’attuazione del presente decreto, anche attraverso
gli Uffici scolastici regionali, i quali promuovono, a tal fine,
idonee forme di collaborazione con le regioni e gli enti locali;
b) esprimere pareri, elaborare proposte e redigere un rapporto,
ogni tre anni, in materia di diritto allo studio;
c) avanzare proposte per il potenziamento della Carta e
l’integrazione di ulteriori benefici e agevolazioni a livello delle
singole regioni.

Art. 13

Accordi territoriali

1. Per implementare i servizi in materia di diritto allo studio e
favorire sinergie interistituzionali gli Enti locali, d’intesa con il
Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, possono
stipulare accordi con soggetti pubblici e privati per l’erogazione di
ulteriori benefici a livello territoriale, senza nuovi o maggiori
oneri per la finanza pubblica.
2. I benefici previsti dal presente decreto, ivi compresi quelli di
cui al comma 1, nonche’ le ulteriori agevolazioni previste
nell’ambito di azioni territoriali per il supporto al diritto allo
studio, possono essere erogati anche attraverso l’uso della Carta
dello studente.

Art. 14

Clausola di invarianza finanziaria

1. All’attuazione del presente decreto, ad esclusione degli
articoli 4, 7, commi 3 e 4, 8, comma 1, e 9, comma 2, si provvede
nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie
disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 13 aprile 2017

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri

Fedeli, Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca

Madia, Ministro per la semplificazione
e la pubblica amministrazione

Padoan, Ministro dell’economia e delle
finanze

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Decreto Legislativo 6 marzo 2017, n. 40

Decreto Legislativo 6 marzo 2017, n. 40

Istituzione e disciplina del servizio civile universale, a norma dell’articolo 8 della legge 6 giugno 2016, n. 106. (17G00053)

(GU n.78 del 3-4-2017 )

Capo I

Definizioni e finalita’

 
 
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
  Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione; 
  Visto l'articolo 1, comma 2, della legge 6  giugno  2016,  n.  106,
recante  «Delega  al  Governo  per  la  riforma  del  terzo  settore,
dell'impresa  sociale  e  per  la  disciplina  del  servizio   civile
universale», che conferisce al Governo la delega ad adottare  decreti
legislativi per la revisione della disciplina in materia di  servizio
civile nazionale, individuando le relative procedure; 
  Visto l'articolo 8 della citata legge n. 106 del 2016 che individua
i principi e criteri direttivi nel rispetto  dei  quali  deve  essere
esercitata la delega; 
  Vista la legge 8 luglio  1998,  n.  230  recante  «Nuove  norme  in
materia di obiezione di coscienza» e successive modificazioni; 
  Vista la legge 6 marzo 2001, n. 64,  concernente  «Istituzione  del
servizio civile nazionale» e successive modificazioni; 
  Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  ministri,
adottata nella riunione del 9 novembre 2016; 
  Sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8  del  decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281; 
  Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni  della  Camera  dei
deputati e del Senato della Repubblica; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella
riunione del 10 febbraio 2017; 
  Sulla proposta  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,  di
concerto con il Ministro del lavoro e  delle  politiche  sociali,  il
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale,  il
Ministro  dell'interno,  il  Ministro  della  difesa  e  il  Ministro
dell'economia e delle finanze; 
 
                                Emana 
                  il seguente decreto legislativo: 
 
                               Art. 1 
 
 
                       Oggetto e denominazioni 
 
  1. Il presente decreto, in attuazione  della  delega  disposta  con
l'articolo 1 della legge 6 giugno 2016, n. 106, detta  norme  per  la
revisione della disciplina in materia di servizio  civile  nazionale,
nel  rispetto  dei   principi   e   criteri   direttivi   individuati
dall'articolo 8 della medesima legge. 
  2. Nel presente decreto sono denominati: 
  a) «Piano triennale»:  strumento  di  programmazione  del  servizio
civile universale che si attua  per  piani  annuali,  articolati  per
programmi di intervento; 
  b) «Piano annuale»: strumento che individua, sulla base  del  Piano
triennale, i programmi di intervento del servizio  civile  universale
prioritari per l'Italia e per l'estero; 
  c) «Settore»: ambito di intervento in cui si realizza  il  servizio
civile universale; 
  d)  «Programma  di  intervento»:  documento  proposto  dagli   enti
iscritti  all'albo  degli  enti  di   servizio   civile   universale,
contenente  un  insieme  organico  di  progetti  di  servizio  civile
universale coordinati tra loro e finalizzati ad intervenire in uno  o
piu' settori, anche aventi ad oggetto specifiche aree territoriali; 
  e) «Progetto di servizio civile universale»:  elaborato  contenente
modalita', tempi e risorse per la realizzazione  delle  attivita'  di
servizio civile universale; 
  f) «Sede di attuazione»: articolazione organizzativa  dell'ente  di
servizio civile universale  nella  quale  si  svolgono  le  attivita'
previste nel progetto ovvero  articolazione  organizzativa  di  altri
enti, pubblici o privati, legati da  specifici  accordi  all'ente  di
servizio civile universale; 
  g) «Ente  di  servizio  civile  universale»:  soggetto  pubblico  o
privato iscritto all'albo degli enti di servizio civile universale; 
  h) «Consulta nazionale per il servizio civile  universale»:  organo
consultivo della competente struttura della Presidenza del  Consiglio
dei ministri in ordine alle questioni  concernenti  l'attuazione  del
servizio civile universale; 
  i)  «Operatore  volontario   del   servizio   civile   universale»:
volontario  impegnato  nella  realizzazione   del   servizio   civile
universale in Italia o all'estero; 
  l)  «Rappresentanza   degli   operatori   volontari»:   organo   di
rappresentanza  degli  operatori  volontari,  articolato  a   livello
nazionale e a livello regionale; 
  m) «Fondo nazionale per il servizio civile»: fondo istituito  dalla
legge 8 luglio 1998, n. 230, nel quale affluiscono le risorse di  cui
all'articolo 11 della legge 6 marzo 2001, n. 64  nonche'  le  risorse
comunitarie per il finanziamento degli interventi di servizio  civile
universale. 
                               Art. 2 
 
 
       Istituzione del servizio civile universale e finalita' 
 
  1. E' istituito il servizio civile universale finalizzato, ai sensi
degli articoli 52, primo comma e 11 della Costituzione,  alla  difesa
non armata e nonviolenta della Patria, all'educazione, alla pace  tra
i  popoli,  nonche'  alla  promozione  dei  valori  fondativi   della
Repubblica, anche con riferimento agli articoli 2 e 4, secondo comma,
della Costituzione. 
                               Art. 3 
 
 
                        Settori di intervento 
 
  1. I settori di intervento nei quali si realizzano le finalita' del
servizio civile universale di cui all'articolo 2 sono i seguenti: 
  a) assistenza; 
  b) protezione civile; 
  c) patrimonio ambientale e riqualificazione urbana; 
  d) patrimonio storico, artistico e culturale; 
  e) educazione e promozione culturale e dello sport; 
  f)  agricoltura  in  zona  di  montagna,  agricoltura   sociale   e
biodiversita'; 
  g) promozione della pace tra i popoli, della  nonviolenza  e  della
difesa  non  armata;  promozione  e   tutela   dei   diritti   umani;
cooperazione  allo  sviluppo;  promozione  della   cultura   italiana
all'estero e sostegno alle comunita' di italiani all'estero. 

Capo II

Programmazione e attuazione del servizio civile universale

                               Art. 4 
 
 
                           Programmazione 
 
  1. La programmazione del servizio civile universale  e'  realizzata
con un  Piano  triennale,  modulato  per  Piani  annuali  ed  attuato
mediante programmi di intervento, proposti  dagli  enti  di  servizio
civile  universale  nell'ambito  di  uno  o  piu'  settori   di   cui
all'articolo 3. 
  2. Il Piano triennale e i Piani annuali tengono conto del  contesto
nazionale e internazionale e delle specifiche aree  geografiche,  ivi
comprese quelle estere, nonche'  delle  risorse  del  bilancio  dello
Stato, di quelle comunitarie e di altre risorse destinate al servizio
civile universale, rese disponibili da soggetti pubblici o privati. 
  3. Il Piano triennale e i Piani annuali,  in  relazione  a  ciascun
anno, contengono: 
  a) la definizione degli obiettivi e  degli  indirizzi  generali  in
materia di servizio civile universale, anche al fine di  favorire  la
partecipazione dei giovani con minori opportunita'; 
  b) la programmazione degli interventi in materia di servizio civile
universale,  per  l'Italia  e  per  l'estero,   anche   a   carattere
sperimentale, e l'individuazione di quelli ritenuti prioritari; 
  c) l'individuazione degli standard qualitativi degli interventi. 
  4. Il Piano triennale ed i Piani  annuali  sono  predisposti  dalla
Presidenza del Consiglio  dei  ministri  sentite  le  amministrazioni
competenti per i settori previsti dall'articolo 3 e le regioni e sono
approvati con decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,
previo  parere  della  Consulta  nazionale  per  il  servizio  civile
universale e della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. 
                               Art. 5 
 
 
                       Programmi di intervento 
 
  1. I programmi di intervento possono riguardare uno o piu'  settori
di cui all'articolo  3,  anche  aventi  ad  oggetto  specifiche  aree
territoriali, e si articolano in progetti. 
  2. I progetti  indicano  le  azioni,  con  riferimento  ai  settori
inseriti  nel  relativo   programma   di   intervento;   gli   ambiti
territoriali, ivi  comprese  le  sedi  di  attuazione  come  definite
nell'articolo  1,  comma  2,  lettera  f);  il  numero  di  operatori
volontari e la loro distribuzione nelle predette sedi di  attuazione;
il personale dell'ente coinvolto nello svolgimento  delle  attivita',
in relazione alla tipologia e alla dimensione dei progetti. 
  3. Le sedi di attuazione devono essere rispondenti ai requisiti  di
sicurezza, ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2008,  n.  81  e
successive  modificazioni,  nonche'  funzionali  all'attuazione   del
progetto,  dotate  dei  servizi  essenziali  e  di  adeguate  risorse
tecnologiche e strumentali. 
  4.  Le  attivita'  di  servizio  civile  universale,  previste  dal
progetto e svolte dagli operatori volontari, sono realizzate  con  il
coinvolgimento di personale dell'ente in possesso di idonei titoli di
studio, o di qualificata esperienza nelle relative  funzioni,  ovvero
che abbia effettuato specifici corsi di formazione. 
  5. I programmi di intervento sono presentati da  soggetti  iscritti
all'albo  degli  enti   di   servizio   civile   universale,   previa
pubblicazione di un avviso pubblico, e  sono  valutati  ed  approvati
dalla Presidenza del Consiglio dei ministri,  con  il  coinvolgimento
delle  regioni  interessate  e  nei   limiti   della   programmazione
finanziaria prevista all'articolo 24. 
  6.  I  programmi  di  intervento  che  riguardano  specifiche  aree
territoriali di una singola regione o di piu' regioni limitrofe  sono
valutati ed approvati dalla Presidenza  del  Consiglio  dei  ministri
d'intesa con le regioni interessate. 
  7. Fermo restando quanto previsto dal comma 6,  anche  i  programmi
che si realizzano in specifiche aree  territoriali,  come  le  citta'
metropolitane, sono approvati sulla  base  delle  priorita'  e  degli
obiettivi definiti dai Piani di cui all'articolo 4, comma 4. 
  8. Al fine di assicurare la riduzione dei tempi della procedura  di
valutazione, la trasparenza e  la  semplificazione,  i  programmi  di
intervento sono trasmessi alla Presidenza del Consiglio dei  ministri
esclusivamente in via telematica. Il  decreto  recante  l'elenco  dei
programmi approvati e' pubblicato sul sito istituzionale a cura della
Presidenza del Consiglio dei ministri. 
  9. Le amministrazioni pubbliche, gli enti locali,  gli  altri  enti
pubblici territoriali e gli enti del terzo settore possono realizzare
programmi di intervento di servizio civile universale,  al  di  fuori
della programmazione finanziaria di cui all'articolo 24, con  risorse
proprie presso i soggetti accreditati all'albo degli enti di servizio
civile universale, previa approvazione da parte della Presidenza  del
Consiglio dei ministri. 

Capo III

Soggetti del servizio civile universale

                               Art. 6 
 
 
                        Funzioni dello Stato 
 
  1. La programmazione, l'organizzazione e l'attuazione del  servizio
civile universale, nonche' l'accreditamento degli enti, le  attivita'
di controllo ed ogni ulteriore  adempimento  relativo  alle  funzioni
attribuite in  materia  di  servizio  civile  universale  allo  Stato
dall'articolo 8 della legge 6 giugno 2016, n. 106, sono svolte  dalla
Presidenza del Consiglio dei ministri senza nuovi e maggiori oneri  a
carico della finanza pubblica, nei limiti della  dotazione  organica,
di personale dirigenziale e non dirigenziale  vigente  alla  data  di
entrata in vigore del presente decreto. 
                               Art. 7 
 
 
             Funzioni delle regioni e province autonome 
 
  1. Le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano: 
  a) sono sentite dalla Presidenza del  Consiglio  dei  ministri,  ai
sensi dell'articolo 4, comma 4, nella  fase  di  predisposizione  del
Piano triennale e dei Piani annuali; esprimono il parere in  sede  di
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni  e  le
Province autonome di Trento e di Bolzano sul decreto  del  Presidente
del Consiglio dei ministri di cui all'articolo 4, comma 4; 
  b) sono coinvolte nella valutazione  dei  programmi  di  intervento
approvati  dalla  Presidenza  del  Consiglio  dei  ministri,  con  le
modalita' previste all'articolo 5, commi 5, 6 e 7; 
  c) esprimono il parere in  sede  di  Conferenza  permanente  per  i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento  e
di  Bolzano  sul  documento  di  programmazione  finanziaria  di  cui
all'articolo 24; 
  d) attuano programmi di  servizio  civile  universale  con  risorse
proprie presso i soggetti accreditati all'albo degli enti di servizio
civile universale, previa approvazione della Presidenza del Consiglio
dei ministri, consistente nella verifica del rispetto dei principi  e
delle finalita' del servizio civile universale  di  cui  al  presente
decreto. 
  2. Le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, previa
sottoscrizione di uno o piu' accordi con la Presidenza del  Consiglio
dei ministri, possono svolgere le seguenti funzioni: 
  a) formazione da erogare al personale degli enti di servizio civile
universale, anche avvalendosi di enti di servizio  civile  universale
dotati di una specifica professionalita'; 
  b) controllo sulla gestione delle attivita' svolte  dagli  enti  di
servizio civile  universale  nei  territori  di  ciascuna  regione  o
provincia autonoma; 
  c) valutazione dei risultati relativi agli interventi svolti  dagli
enti di servizio civile universale  e  realizzati  nei  territori  di
ciascuna regione o provincia autonoma o citta' metropolitana; 
  d) ispezioni presso gli enti  di  servizio  civile  universale  che
operano unicamente negli ambiti territoriali delle  regioni  e  delle
province  autonome,  finalizzate   alla   verifica   della   corretta
realizzazione degli interventi, nonche' del  regolare  impiego  degli
operatori di servizio civile universale. 
  3. Fino alla data della sottoscrizione  degli  accordi  di  cui  al
presente articolo, ovvero in caso  di  mancata  sottoscrizione  degli
stessi, la  Presidenza  del  Consiglio  dei  ministri  provvede  allo
svolgimento delle attivita' previste al comma 2. 
  4. Resta ferma  la  possibilita'  per  le  regioni  e  le  Province
autonome di Trento e di Bolzano di istituire, nella  loro  autonomia,
un servizio civile regionale con finalita' proprie e non assimilabile
al servizio civile universale. 
                               Art. 8 
 
 
          Funzioni degli enti di servizio civile universale 
 
  1.  Gli  enti  di  servizio  civile   universale,   come   definiti
dall'articolo 1, comma 2,  lettera  g),  presentano  i  programmi  di
intervento; curano la realizzazione  degli  stessi;  provvedono  alla
selezione, alla  gestione  amministrativa  e  alla  formazione  degli
operatori volontari impegnati nel servizio civile universale; attuano
la formazione dei formatori; svolgono le attivita' di  comunicazione,
nonche'   quelle   propedeutiche   per   il   riconoscimento   e   la
valorizzazione delle competenze acquisite dagli  operatori  volontari
durante lo svolgimento del servizio civile universale. 
  2. Al fine di garantire una maggiore efficacia  ed  efficienza  dei
programmi   di   intervento   ed   assicurare    una    piu'    ampia
rappresentativita', gli enti di servizio  civile  universale  possono
costituire reti con altri soggetti pubblici e privati, ivi incluse le
reti di cui all'articolo 4, comma 1, lettera p) della legge 6  giugno
2016, n. 106. 
  3.  Gli  enti  di  servizio   civile   universale   cooperano   per
l'efficiente gestione del servizio civile universale  e  la  corretta
realizzazione degli interventi. 
                               Art. 9 
 
 
              Compiti e ruolo degli operatori volontari 
                   del servizio civile universale 
 
  1. I giovani ammessi a svolgere il  servizio  civile  universale  a
seguito di bandi pubblici  di  selezione  sono  denominati  operatori
volontari del servizio civile  universale  e  svolgono  le  attivita'
previste nell'ambito dei progetti, nel rispetto di  quanto  stabilito
dal contratto di cui all'articolo 16 e dalla normativa in materia  di
servizio civile universale. 
  2. E' istituita, senza nuovi e maggiori oneri a carico del bilancio
dello Stato, la rappresentanza degli operatori volontari,  articolata
a livello  nazionale  e  a  livello  regionale,  con  l'obiettivo  di
garantire  il  costante  confronto  degli  operatori  volontari   del
servizio civile  universale  con  la  Presidenza  del  Consiglio  dei
ministri. La partecipazione alle attivita' di detto organismo non da'
luogo alla corresponsione di indennita', compensi, rimborsi  spese  o
altri emolumenti comunque denominati. 
  3. La rappresentanza nazionale e' composta da  quattro  membri  che
durano in carica due anni, di  cui  tre  eletti  dai  delegati  degli
operatori volontari delle regioni e delle  province  autonome  e  uno
eletto dai delegati degli operatori volontari in servizio all'estero.
I delegati delle regioni, delle province autonome e  degli  operatori
volontari in servizio all'estero sono eletti con modalita' on line da
tutti gli operatori volontari in servizio, in proporzione  al  numero
dei giovani impegnati in ciascuna  regione  e  provincia  autonoma  e
all'estero per  la  realizzazione  dei  programmi  di  intervento  di
servizio civile universale. La rappresentanza regionale  e'  composta
da 22 membri, di cui 19 in rappresentanza degli  operatori  volontari
in  servizio  nei  territori  regionali, 2  in  rappresentanza  degli
operatori volontari in servizio nelle Province autonome di  Trento  e
di  Bolzano  e 1  in  rappresentanza  degli  operatori  volontari  in
servizio all'estero, che durano in carica due anni e sono eletti  dai
delegati delle regioni, delle province autonome e dai  rappresentanti
degli operatori volontari in servizio all'estero. 
  4. In fase di prima applicazione, e comunque  per  un  periodo  non
superiore a dodici mesi, sono componenti della rappresentanza di  cui
al comma 2, a livello regionale,  i  delegati  delle  regioni,  delle
province autonome e degli operatori volontari in servizio  all'estero
in carica alla data di entrata in vigore del presente  decreto  e,  a
livello nazionale, i rappresentanti nominati in  seno  alla  Consulta
nazionale per il servizio civile, in carica alla data di  entrata  in
vigore del presente decreto. 
                               Art. 10 
 
 
        Consulta nazionale per il servizio civile universale 
 
  1. E' istituita, senza nuovi e maggiori oneri a carico del bilancio
dello Stato, la Consulta nazionale per il servizio civile universale,
organismo di consultazione, riferimento e confronto  in  ordine  alle
questioni concernenti il servizio civile universale. 
  2. La Consulta nazionale  per  il  servizio  civile  universale  e'
composta da non piu' di quindici membri,  nominati  con  decreto  del
Presidente del Consiglio dei ministri, di cui sette  scelti  tra  gli
enti iscritti all'albo di cui all'articolo  11  e  le  reti  di  enti
maggiormente  rappresentative  con  riferimento  a  ciascun   settore
individuato all'articolo 3; due scelti nell'ambito dei  coordinamenti
tra enti; uno  designato  dalla  Conferenza  delle  regioni  e  delle
province autonome, uno designato dall'Associazione  nazionale  comuni
italiani; quattro eletti in seno alla rappresentanza nazionale di cui
all'articolo 9, comma 3. 
  3. L'organizzazione ed il funzionamento  della  Consulta  nazionale
per il servizio civile universale sono disciplinati con  decreto  del
Presidente del Consiglio dei ministri. 
  4. La partecipazione alle attivita' della Consulta nazionale per il
servizio civile universale  non  da'  luogo  alla  corresponsione  di
indennita', compensi, rimborsi  spese  o  altri  emolumenti  comunque
denominati. 
  5. Fino alla nomina della Consulta nazionale per il servizio civile
universale, e comunque per un periodo non  superiore  a  dodici  mesi
dalla data di entrata in vigore del presente decreto, resta in carica
la Consulta nazionale per il servizio civile nominata  in  base  alla
previgente normativa. 

Capo IV

Realizzazione del servizio civile universale

                               Art. 11 
 
 
            Albo degli enti di servizio civile universale 
 
  1. E' istituito presso la Presidenza del  Consiglio  dei  ministri,
senza nuovi e maggiori oneri  a  carico  del  bilancio  dello  Stato,
l'albo degli enti di servizio civile universale. 
  2. All'albo  degli  enti  di  servizio  civile  universale  possono
iscriversi  amministrazioni  pubbliche  e,  previo  accertamento  del
rispetto della normativa antimafia di cui al  decreto  legislativo  6
settembre 2011, n. 159,  enti  privati,  in  possesso  dei  requisiti
previsti dall'articolo 3 della legge 6 marzo 2001, n. 64. 
  3. Al fine di assicurare la qualita',  l'efficienza  e  l'efficacia
del servizio civile universale, le amministrazioni  pubbliche  e  gli
enti privati devono possedere i seguenti livelli minimi di  capacita'
organizzativa di cui alla lettera b) dell'articolo 3 della  legge  n.
64 del 2001: 
  a) un'articolazione organizzativa  di  cento  sedi  di  attuazione,
aventi i requisiti di  cui  all'articolo  5,  comma  3,  ivi  incluse
eventuali sedi all'estero e sedi di altri  enti  pubblici  o  privati
legati da specifici accordi all'ente di servizio civile universale; 
  b) una dotazione di personale qualificato  in  possesso  di  idonei
titoli di studio, o di esperienza biennale nelle  relative  funzioni,
ovvero che abbia svolto specifici corsi di  formazione  e  costituita
da: un coordinatore responsabile del servizio civile  universale;  un
responsabile della sicurezza  ai  sensi  del  decreto  legislativo  9
aprile 2008,  n.  81  e  successive  modificazioni;  un  responsabile
dell'attivita' di formazione degli operatori volontari e dei relativi
formatori,  ivi  inclusa  la  valorizzazione  delle  competenze;   un
responsabile   della   gestione   degli   operatori   volontari;   un
responsabile  dell'attivita'  informatica;  un   responsabile   delle
attivita' di controllo, verifica e valutazione  del  servizio  civile
universale. 
  4. L'albo di cui al comma  1  e'  articolato  in  distinte  sezioni
regionali alle quali  possono  iscriversi  enti  di  servizio  civile
universale che operano  esclusivamente  nel  territorio  di  un'unica
regione e che hanno, con riferimento alla capacita' organizzativa  di
cui all'articolo 3, comma 1, lettera b) della legge 6 marzo 2001,  n.
64, un'articolazione minima  di  trenta  sedi  di  attuazione,  fermo
restando gli ulteriori requisiti di cui all'articolo 5, comma 3,  del
presente decreto e quelli previsti dal comma 3, lettera b). 
  5. Al fine di garantire la trasparenza,  la  semplificazione  e  la
riduzione dei termini del procedimento, a  decorrere  dalla  data  di
entrata  in  vigore  del  presente  decreto,  tutte  le  istanze   di
iscrizione all'albo degli enti di  servizio  civile  universale  sono
trasmesse alla Presidenza del Consiglio dei  ministri  esclusivamente
con modalita' telematica. 
  6. In via transitoria, e comunque per un periodo  non  superiore  a
dodici mesi dalla data di entrata in  vigore  del  presente  decreto,
sono fatti salvi i procedimenti di iscrizione agli albi  di  servizio
civile nazionale gia' avviati in base alla previgente disciplina. Gli
enti iscritti all'albo nazionale o agli albi delle  regioni  e  delle
province autonome, al  fine  della  presentazione  dei  programmi  di
intervento di cui all'articolo 5, devono  essere  in  possesso  della
capacita' organizzativa di cui al comma 3, che puo' essere conseguita
anche mediante la costituzione di  specifici  accordi  tra  gli  enti
medesimi. 
                               Art. 12 
 
 
                      Servizio civile in Italia 
 
  1. I soggetti ammessi a svolgere il servizio civile  universale  in
Italia, nella percentuale individuata nel Documento di programmazione
finanziaria di cui all'articolo 24, possono effettuare un periodo  di
servizio, fino a tre  mesi,  in  uno  dei  Paesi  membri  dell'Unione
europea, ovvero usufruire per il medesimo periodo  di  un  tutoraggio
finalizzato alla facilitazione dell'accesso al  mercato  del  lavoro,
secondo le modalita' dei programmi di intervento annuali. 
  2. Nell'ambito dei programmi di intervento in Italia, la Presidenza
del Consiglio dei ministri eroga contributi finanziari agli enti, nei
limiti delle risorse annualmente assegnate al Fondo nazionale per  il
servizio civile, a parziale copertura delle spese  sostenute  per  le
attivita' di  formazione  generale  degli  operatori  volontari,  per
quelle connesse  all'impiego  di  giovani  con  minori  opportunita',
nonche' per quelle di tutoraggio previste al comma 1. 
  3. I contributi  di  cui  al  comma  2  sono  erogati  al  fine  di
assicurare, attraverso una maggiore capacita' operativa  degli  enti,
un incremento  della  qualita'  dell'intervento  e  adeguati  livelli
qualitativi delle attivita' formative, nonche' l'accrescimento  delle
conoscenze degli operatori volontari. 
  4. Limitatamente al periodo di servizio civile universale svolto in
uno dei Paesi dell'Unione europea di cui al comma 1,  agli  operatori
viene erogato il trattamento economico previsto in caso  di  servizio
all'estero  e  agli  enti  si  applicano  le  disposizioni   di   cui
all'articolo 13, comma 2. 
                               Art. 13 
 
 
                     Servizio civile all'estero 
 
  1. I soggetti ammessi a  svolgere  il  servizio  civile  universale
all'estero,  nella   percentuale   individuata   nel   documento   di
programmazione  finanziaria,  possono  svolgere  il  servizio  civile
universale anche nei Paesi al di fuori dell'Unione  europea,  per  un
periodo non  inferiore  a  sei  mesi,  nell'ambito  di  programmi  di
intervento  realizzati  nei  settori  di  cui  all'articolo  3,   per
iniziative  riconducibili  alla  promozione  della   pace   e   della
nonviolenza nonche' alla cooperazione allo sviluppo. 
  2.  Nell'ambito  dei  programmi  di   intervento   all'estero,   la
Presidenza del Consiglio dei  ministri  eroga  contributi  finanziari
agli enti, nei limiti delle risorse annualmente  assegnate  al  Fondo
nazionale per il servizio civile, a parziale  copertura  delle  spese
sostenute per le attivita' di gestione degli operatori volontari, ivi
compresa la fornitura del vitto e dell'alloggio in relazione all'area
geografica, nonche' per le attivita'  di  formazione  generale  e  di
gestione degli interventi e per la polizza assicurativa sanitaria. 
  3. I contributi  di  cui  al  comma  2  sono  erogati  al  fine  di
assicurare, attraverso una maggiore capacita' operativa  degli  enti,
un incremento della qualita' dell'intervento, nonche' garantire  agli
operatori volontari  adeguati  livelli  qualitativi  delle  attivita'
formative in relazione ai Paesi  di  attuazione  dell'intervento,  la
salute, la sicurezza e l'accrescimento delle conoscenze. 
  4. Gli enti  che  realizzano  programmi  di  intervento  all'estero
garantiscono  lo  svolgimento  delle  iniziative  in  condizioni   di
sicurezza adeguate ai rischi connessi alla realizzazione dei medesimi
programmi. 

Capo V

Disciplina del rapporto di servizio civile universale

                               Art. 14 
 
 
                     Requisiti di partecipazione 
 
  1. Sono ammessi a svolgere il servizio civile universale,  su  base
volontaria, senza distinzioni  di  sesso,  i  cittadini  italiani,  i
cittadini di Paesi appartenenti all'Unione europea  e  gli  stranieri
regolarmente soggiornanti in Italia che, alla data  di  presentazione
della domanda, abbiano compiuto il diciottesimo  e  non  superato  il
ventottesimo anno di eta'. 
  2. L'ammissione al servizio civile universale  non  costituisce  in
alcun  caso,  per  il  cittadino  straniero,   presupposto   per   il
prolungamento della durata del permesso di soggiorno. 
  3. Non  possono  essere  ammessi  a  svolgere  il  servizio  civile
universale gli  appartenenti  ai  Corpi  militari  e  alle  Forze  di
polizia. 
  4. Costituisce causa di esclusione dal servizio  civile  universale
l'aver  riportato  condanna,  in  Italia  o  all'estero,  anche   non
definitiva alla pena  della  reclusione  superiore  ad  un  anno  per
delitto non colposo ovvero ad una pena anche di entita' inferiore per
un delitto contro la persona o concernente  detenzione,  uso,  porto,
trasporto, importazione o esportazione illecita  di  armi  o  materie
esplodenti  ovvero  per  delitti  riguardanti  l'appartenenza  o   il
favoreggiamento a gruppi eversivi, terroristici,  o  di  criminalita'
organizzata. 
                               Art. 15 
 
 
                       Procedure di selezione 
 
  1.  La  selezione  dei  giovani  da  avviare  al  servizio   civile
universale si svolge a seguito dell'indizione di un bando pubblico ed
e' effettuata dagli enti iscritti all'albo di  cui  all'articolo  11,
nel  rispetto   dei   principi   di   trasparenza,   semplificazione,
pubblicita', parita' di trattamento e divieto di discriminazione,  in
modo da garantire  la  riduzione  dei  tempi  della  procedura  e  la
pubblicita' delle modalita'  di  attribuzione  dei  punteggi  nonche'
degli esiti delle valutazioni. 
  2. Gli enti nominano apposite commissioni composte da membri che al
momento  dell'insediamento  dichiarano,  ai  sensi  del  decreto  del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, di  non  essere
legati da rapporti di  parentela  con  i  giovani  partecipanti  alla
selezione e di non incorrere in  alcuna  causa  di  incompatibilita'.
All'esito  della  selezione,  le  commissioni  redigono  il  relativo
verbale, contenente il punteggio per ogni elemento di valutazione con
riferimento a ciascun candidato. 
                               Art. 16 
 
 
           Rapporto di servizio civile universale e durata 
 
  1. Il rapporto di servizio civile universale  si  instaura  con  la
sottoscrizione del relativo  contratto  tra  il  giovane  selezionato
dall'ente accreditato e la Presidenza del Consiglio dei ministri, non
e' assimilabile ad alcuna forma  di  rapporto  di  lavoro  di  natura
subordinata o parasubordinata e non  comporta  la  sospensione  e  la
cancellazione dalle liste di collocamento o dalle liste di mobilita'. 
  2. Il contratto, finalizzato allo svolgimento del  servizio  civile
universale, recante la data di  inizio  del  servizio  attestata  dal
responsabile  dell'ente,  prevede   il   trattamento   giuridico   ed
economico, in  conformita'  all'articolo  17,  nonche'  le  norme  di
comportamento alle quali l'operatore volontario deve attenersi  e  le
relative sanzioni. 
  3.  Gli  assegni  attribuiti  agli  operatori  in  servizio  civile
universale, inquadrati nei  redditi  derivanti  dalle  assunzioni  di
obblighi di fare, non fare o permettere, sono esenti  da  imposizioni
tributarie e non sono imponibili ai fini previdenziali. 
  4. Il servizio civile universale, che puo' svolgersi  in  Italia  e
all'estero, ha durata non inferiore ad otto mesi e  non  superiore  a
dodici mesi, anche in  relazione  alla  tipologia  del  programma  di
intervento. 
  5. Nell'attuazione del servizio  civile  universale  gli  operatori
volontari  sono  tenuti  a  realizzare  le  attivita'  previste   dal
progetto, nel rispetto di quanto stabilito nel contratto  di  cui  al
comma 1, e non possono svolgere attivita'  di  lavoro  subordinato  o
autonomo, se incompatibile con il corretto espletamento del  servizio
civile universale. 
  6. Agli operatori volontari e' assicurata la formazione, di  durata
complessiva non inferiore a ottanta  ore,  articolata  in  formazione
generale, di durata minima di trenta ore, e in formazione  specifica,
di durata minima di cinquanta ore e commisurata alla  durata  e  alla
tipologia del programma di intervento. 
  7. L'orario di svolgimento del  servizio  da  parte  dell'operatore
volontario si articola  in  un  impegno  settimanale  complessivo  di
venticinque ore, ovvero di un monte  ore  annuo  per  i  dodici  mesi
corrispondente a 1145 ore e per otto mesi corrispondente a 765 ore. 
  8. I soggetti che hanno gia' svolto il servizio civile nazionale ai
sensi delle legge 6 marzo 2001, n. 64 e quelli che  hanno  svolto  il
servizio  civile  universale  non  possono  presentare   istanze   di
partecipazione ad ulteriori selezioni. 
                               Art. 17 
 
 
                  Trattamento economico e giuridico 
                      degli operatori volontari 
 
  1. Ai giovani ammessi a svolgere il servizio civile  universale  e'
corrisposto  un  assegno  mensile   per   il   servizio   effettuato,
incrementato da eventuali  indennita'  in  caso  di  servizio  civile
all'estero, nella misura prevista  dal  Documento  di  programmazione
finanziaria dell'anno di riferimento  di  cui  all'articolo  24.  Con
cadenza biennale  si  provvede  all'incremento  dell'assegno  mensile
sulla base della variazione, accertata  dall'ISTAT,  dell'indice  dei
prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. In  fase  di
prima  applicazione,  l'assegno  mensile  e'  quello  corrisposto  ai
volontari in servizio civile nazionale, in Italia e all'estero,  alla
data di entrata in vigore del presente decreto. 
  2. L'assegno mensile di  cui  al  comma  1  viene  corrisposto  nel
rispetto  dei  criteri   di   effettivita'   del   servizio   svolto,
tracciabilita', pubblicita' delle  somme  erogate  e  semplificazione
degli adempimenti amministrativi  mediante  il  ricorso  a  procedure
informatiche. 
  3. Le condizioni generali di assicurazione per  i  rischi  connessi
allo svolgimento del  servizio  civile  universale  sono  predisposte
dalla  Presidenza  del   Consiglio   dei   ministri   previo   parere
dell'Istituto per la vigilanza delle assicurazioni. 
  4. Per i soggetti iscritti al Fondo pensioni lavoratori  dipendenti
e alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi,  agli  iscritti  ai
fondi   sostitutivi   ed   esclusivi   dell'assicurazione    generale
obbligatoria per l'invalidita', la vecchiaia ed i superstiti ed  alla
gestione di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto  1995,
n. 335, i periodi corrispondenti al  servizio  civile  universale  su
base volontaria sono riscattabili, in tutto o  in  parte,  a  domanda
dell'assicurato, e senza oneri a carico del Fondo  nazionale  per  il
servizio civile, con le modalita' di cui all'articolo 13 della  legge
12 agosto 1962, n. 1338 e successive modificazioni, e sempreche'  gli
stessi non siano gia' coperti da contribuzione in alcuno  dei  regimi
stessi. 
  5.  Gli  oneri  da  riscatto  possono  essere  versati  ai   regimi
previdenziali di appartenenza in unica soluzione ovvero in centoventi
rate mensili senza l'applicazione di interessi per la rateizzazione. 
  6. L'assistenza sanitaria agli  ammessi  a  prestare  attivita'  di
servizio  civile  universale  e'  fornita  dal   Servizio   sanitario
nazionale.  Per  i  periodi  di  svolgimento  del   servizio   civile
universale in Paesi al  di  fuori  dell'Unione  europea  l'assistenza
sanitaria e' garantita mediante polizze assicurative stipulate  dagli
enti che realizzano i programmi di intervento. 
  7. Agli operatori  volontari  del  servizio  civile  universale  si
applicano le disposizioni di cui agli articoli 16 e  17  del  decreto
legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in materia di  tutela  e  sostegno
della maternita'. Dalla data di sospensione  del  servizio  a  quella
della sua ripresa e' corrisposto l'assegno di cui al comma 1, ridotto
di un terzo, a carico del Fondo nazionale per il servizio civile. 
                               Art. 18 
 
 
            Crediti formativi universitari ed inserimento 
                        nel mondo del lavoro 
 
  1. Le universita' degli studi ai fini del conseguimento  di  titoli
di studio possono riconoscere, nei limiti  previsti  dalla  normativa
vigente, crediti formativi a favore  degli  operatori  volontari  che
hanno svolto attivita' di servizio civile universale rilevanti per la
crescita professionale e per il curriculum degli studi.  Resta  fermo
quanto disposto dall'articolo 10, comma 2, della legge 6 marzo  2001,
n. 64. 
  2. Con accordo sancito in  sede  di  Conferenza  permanente  per  i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento  e
Bolzano  sono  definiti  i  criteri  per  il  riconoscimento   e   la
valorizzazione delle competenze acquisite dagli  operatori  volontari
durante lo svolgimento del servizio civile  universale,  in  funzione
del loro utilizzo nei percorsi di istruzione e in ambito lavorativo. 
  3. Lo Stato, le regioni e le province autonome,  nei  limiti  delle
rispettive competenze, possono stipulare convenzioni con associazioni
di  imprese  private,  con  associazioni  di   rappresentanza   delle
cooperative e con altri enti senza finalita' di  lucro,  al  fine  di
favorire il collocamento nel mercato del lavoro dei giovani che hanno
svolto il servizio civile universale. 
  4.  Il  periodo  di  servizio  civile   universale   effettivamente
prestato, salvo quanto previsto dal comma 5, e' valutato nei pubblici
concorsi con le stesse modalita' e  lo  stesso  valore  del  servizio
prestato presso amministrazioni pubbliche. 
  5. Ferme restando le riserve  di  posti  previste  dalla  normativa
vigente, ai fini della compilazione delle graduatorie di  merito  dei
concorsi pubblici relativi all'accesso nelle  carriere  iniziali,  le
pubbliche amministrazioni possono prevedere nei relativi bandi, oltre
i titoli di  preferenza  indicati  all'articolo  5  del  decreto  del
Presidente  della  Repubblica  9  maggio  1994,  n.  487,  anche   lo
svolgimento del servizio civile universale completato senza demerito. 
  6.  La  cessazione  anticipata  del  rapporto  di  servizio  civile
universale comporta la decadenza dai benefici previsti  dal  presente
articolo, salva l'ipotesi  in  cui  detta  interruzione  avvenga  per
documentati motivi di salute,  per  causa  di  servizio  o  di  forza
maggiore ed il periodo di servizio prestato sia pari  ad  almeno  sei
mesi. 
                               Art. 19 
 
 
       Attestato di svolgimento del servizio civile universale 
 
  1. Agli operatori volontari  e'  rilasciato  dalla  Presidenza  del
Consiglio dei ministri, al termine  dello  svolgimento  del  servizio
civile universale  compiuto  senza  demerito,  un  attestato  per  il
periodo di servizio civile universale effettuato,  con  l'indicazione
delle relative attivita'. 

Capo VI

Controllo, verifica e valutazione del servizio civile universale

                               Art. 20 
 
 
           Controllo sulla gestione delle attivita' svolte 
              dagli enti del servizio civile universale 
 
  1.  La  legittimita'  e  la  regolarita'  del  funzionamento  delle
procedure di realizzazione dei programmi di  intervento  di  servizio
civile universale posti in essere dagli enti iscritti all'albo di cui
all'articolo 11 e' assicurata mediante il controllo  sulla  gestione.
All'esito  del   controllo   sono   adottati   eventuali   interventi
correttivi. 
  2. Il controllo di cui al comma 1 e'  effettuato  dalla  Presidenza
del Consiglio dei  ministri,  sulla  base  di  uno  specifico  «Piano
annuale», pubblicato sul sito istituzionale. 
                               Art. 21 
 
 
        Valutazione dei risultati dei programmi di intervento 
 
  1. La valutazione dei risultati dei  programmi  di  intervento  sui
territori e  sulle  comunita'  locali  interessate  e'  svolta  dalla
Presidenza del Consiglio dei  ministri,  tenendo  conto  delle  linee
guida di cui all'articolo 7, comma 3, della legge 6 giugno  2016,  n.
106. 
  2. L'esito della valutazione di cui al comma 1 e'  oggetto  di  uno
specifico rapporto annuale, redatto dalla  Presidenza  del  Consiglio
dei ministri, anche con l'eventuale supporto di enti terzi dotati  di
comprovata  qualificazione  in  materia,  e   pubblicato   sul   sito
istituzionale. 
                               Art. 22 
 
 
             Verifiche ispettive sulle attivita' svolte 
              dagli enti del servizio civile universale 
 
  1. Il rispetto delle norme  per  la  selezione  e  l'impiego  degli
operatori volontari nonche' la corretta realizzazione  dei  programmi
di intervento da parte degli enti di servizio civile universale  sono
oggetto di  verifiche  ispettive,  effettuate  dalla  Presidenza  del
Consiglio dei ministri, anche per il tramite delle  regioni  e  delle
province  autonome.  Per  le  verifiche  ispettive  sugli  interventi
all'estero la Presidenza del Consiglio dei ministri  puo'  avvalersi,
attraverso il Ministero degli  affari  esteri  e  della  cooperazione
internazionale  e  d'intesa  con  esso,  del  supporto  degli  uffici
diplomatici e consolari all'estero. 
  2. Nello svolgimento delle verifiche ispettive di cui al  comma  1,
resta  fermo  il  regime  delle  sanzioni   amministrative   previsto
dall'articolo 3-bis della legge 6 marzo 2001, n. 64. 
                               Art. 23 
 
 
                       Relazione al Parlamento 
 
  1. Il Presidente del Consiglio dei ministri presenta ogni  anno  al
Parlamento, entro il 30 giugno,  una  relazione  sull'organizzazione,
sulla gestione e sullo svolgimento del servizio civile universale. 

Capo VII

Disposizioni finanziarie, transitorie e finali

                               Art. 24 
 
 
               Fondo nazionale per il servizio civile 
 
  1. Il servizio civile universale e' finanziato dal Fondo  nazionale
per il servizio civile, istituito ai  sensi  dell'articolo  19  della
legge 8 luglio 1998, n. 230, e collocato  presso  la  Presidenza  del
Consiglio dei ministri. Al Fondo affluiscono tutte le risorse di  cui
all'articolo 11 della legge 6 marzo 2001, n. 64, nonche'  le  risorse
comunitarie destinate all'attuazione  degli  interventi  di  servizio
civile universale. Resta ferma la possibilita' per i soggetti privati
di concorrere alle forme di finanziamento previste  dall'articolo  11
della legge 6 marzo 2001, n. 64. 
  2. Ai fini dell'erogazione dei trattamenti  previsti  dal  presente
decreto,   la   Presidenza   del   Consiglio   dei   ministri    cura
l'amministrazione e la programmazione annuale delle risorse di cui al
Fondo nazionale per il servizio civile, formulando annualmente, entro
il 31 gennaio dell'anno di  riferimento,  un  apposito  documento  di
programmazione finanziaria, previo parere  della  Consulta  nazionale
del servizio civile universale e della Conferenza  permanente  per  i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento  e
di Bolzano. Il documento di programmazione  finanziaria  puo'  essere
variato con apposita nota infrannuale, ove se ne manifesti l'esigenza
e sussistano adeguate risorse finanziarie  disponibili.  La  nota  di
variazione e' predisposta con le stesse formalita' del  documento  di
programmazione  finanziaria  entro  il  30  settembre  dell'anno   di
riferimento. 
  3. Il documento di programmazione finanziaria di cui al comma 2, in
relazione alle risorse disponibili stabilisce: 
    a)  il  contingente  complessivo  degli  operatori  volontari  da
avviare al servizio civile universale nell'anno  di  riferimento  con
l'indicazione del numero di: 
  1. operatori volontari da avviare in Italia; 
  2. operatori volontari da avviare all'estero; 
  3. operatori volontari  impegnati  in  interventi  in  Italia,  che
possono svolgere un periodo di servizio nei Paesi dell'Unione europea
secondo le modalita' previste dall'articolo 12, comma 1; 
  4. operatori volontari per l'accompagnamento dei grandi invalidi  e
ciechi civili di cui all'articolo 1 della legge 27 dicembre 2002,  n.
288 e all'articolo 40 della legge 27 dicembre 2002, n. 289; 
  b) la quota delle risorse del Fondo da utilizzare per le  spese  di
funzionamento ai sensi dell'articolo 7 della legge 6 marzo  2001,  n.
64; 
  c) la quota  di  risorse  del  Fondo  vincolata,  a  richiesta  dei
conferenti, ai sensi dell'articolo 11, comma 2, della legge  6  marzo
2001, n. 64, allo sviluppo di  programmi  di  intervento  in  aree  e
settori di impiego specifico; 
  d) la quantificazione e le modalita' di erogazione  dei  contributi
da erogare alle regioni o province autonome per le attivita'  di  cui
all'articolo 7, comma 3, nonche' la quota relativa ai  contributi  da
erogare agli enti di servizio civile universale per le  attivita'  di
cui agli articoli 12, comma 2, e 13, comma 2; 
  e) la quantificazione dell'assegno mensile  da  corrispondere  agli
operatori volontari in Italia e  all'estero,  nonche'  gli  eventuali
oneri assicurativi e accessori. 
  4. Al Fondo nazionale per il servizio civile  di  cui  al  presente
articolo continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all'articolo
1 del  decreto-legge  16  settembre  1999,  n.  324,  convertito  con
modificazioni dalla legge  12  novembre  1999,  n.  424,  nonche'  le
disposizioni del  decreto  legislativo  30  giugno  2011,  n.  123  e
successive modificazioni e  le  previsioni  di  cui  al  decreto  del
Presidente del Consiglio dei ministri 22  novembre  2010,  pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 286 del 7 dicembre 2010. 
                               Art. 25 
 
 
                 Clausola di invarianza finanziaria 
 
  1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza  pubblica.  Le  amministrazioni
interessate  provvedono  all'attuazione  delle  disposizioni  con  le
risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili  a  legislazione
vigente. 
                               Art. 26 
 
 
                     Norme transitorie e finali 
 
  1. Fino all'approvazione del primo  Piano  triennale,  il  servizio
civile universale si attua, in  via  transitoria,  con  le  modalita'
previste dalla previgente normativa in  materia  di  servizio  civile
nazionale. 
  2. Fino all'adozione dei provvedimenti di attuazione  dell'articolo
6, le funzioni ivi previste e  ogni  ulteriore  adempimento  relativo
alla  realizzazione  del   servizio   civile   universale,   comprese
l'amministrazione e la gestione del Fondo nazionale per  il  servizio
civile di cui all'articolo 24, sono  svolti  dal  Dipartimento  della
Presidenza del Consiglio  dei  ministri,  competente  in  materia  di
servizio civile nazionale alla data di entrata in vigore del presente
decreto. 
  3.  Ai  fini  dell'applicazione  agli  enti  di   servizio   civile
universale delle sanzioni  amministrative  di  cui  all'articolo  22,
comma 2, il termine «progetto» contenuto nell'articolo  3-bis,  comma
2, della legge 6 marzo 2001, n.  64,  si  intende  riferito  anche  a
«programmi di intervento». 
  4. Il rinvio all'articolo 9, commi 1 e 2, del decreto legislativo 5
aprile 2002, n. 77, contenuto nell'articolo 28, comma 2, della  legge
11 agosto 2014, n. 125, si intende riferito all'articolo 16, comma 1,
e all'articolo 17, comma 1, del presente decreto. 
  5. Il decreto legislativo 5 aprile 2002, n. 77, e' abrogato. 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
    Dato a Roma, addi' 6 marzo 2017 
 
                             MATTARELLA 
 
 
                                  Gentiloni Silveri,  Presidente  del
                                  Consiglio dei ministri 
 
                                  Poletti,  Ministro  del  lavoro   e
                                  delle politiche sociali 
 
                                  Alfano,   Ministro   degli   affari
                                  esteri   e    della    cooperazione
                                  internazionale 
 
                                  Minniti, Ministro dell'interno 
 
                                  Pinotti, Ministro della difesa 
 
                                  Padoan,  Ministro  dell'economia  e
                                  delle finanze 
 
Visto, il Guardasigilli: Orlando 

Schema Decreto Legislativo (CdM, 14.1.17)

Schema di decreto legislativo
concernente l’effettività del diritto allo studio attraverso la definizione delle prestazioni, in relazione ai servizi alla persona, con particolare riferimento alle condizioni di disagio e ai servizi strumentali, nonché potenziamento della carta dello studente