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Supplenti, ci sarà una fase due

da ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

Paradossalmente il difficile viene ora. Ora che le regioni hanno dato il via libera alle Linee guida per la riapertura del prossimo anno scolastico, ora che il premier Giuseppe Conte ha deciso che ci saranno più docenti per far funzionare la scuola post Covid, come chiesto da sindacati e forze di maggioranza, e che il ministro dell’economia Roberto Gualtieri ha deposto le armi e ha detto che il miliardo di più necessario sarà presto messo sul piatto (probabilmente con la manovrina in arrivo per metà luglio).

Il ministero dell’istruzione, già in affanno con le procedure di assunzione dei docenti di ruolo e con le supplenze ordinarie, deve trovare il modo per garantire le 50 mila assunzioni in deroga, tante se ne faranno con la quasi totalità del miliardo disponibile, necessarie per sdoppiare le classi e far fronte a orari di servizio più ampi. I posti in più devono andare alle scuole che ne hanno effettivamente bisogno, ha precisato la ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, ai suoi tecnici, per evitare che fatta l’operazione mediatica poi si creino malumori e disfunzioni all’atto pratico. Quello che è certo dunque è che il miliardo di euro non sarà distribuito a pioggia tra le scuole in base al numero di studenti e docenti in dotazione. Così come è certo è che la nuova pattuglia dei 50 mila arriverà dopo il 14 settembre, quando le scuole riapriranno e, si spera, i docenti ordinari avranno preso posto in cattedra.

Insomma, anche per gli organici quest’anno ci sarà una fase 2. E toccherà a viale Trastevere trovare il metodo più efficace per intervenire con il bisturi lì dove necessario, scontando una situazione sul territorio assai diversa. Non solo tra Nord e Sud, ma tra centro e provincia e spesso tra scuole della stessa città.

L’idea che si sta affacciando è di procedere con un meccanismo simile a quello dei posti in deroga che viene già usato per il Sostegno: non di interviene sull’organico di fatto ma di autorizzare posti sulla singola scuola in base al fabbisogno.

In tal senso, ii primo punto è acquisire ai tavoli regionali, istituiti dalle Linee guida, i dati dell’anagrafe dell’edilizia scolastica, da integrare con le segnalazioni delle scuole sugli interventi di adeguamento che riusciranno ad operare in questa estate contrassegnata dall’apertura di micro cantieri. E con gli accordi che si potranno raggiungere con enti pubblici e privati, qualora fosse necessario incrementare gli spazi ricorrendo ad ambienti esterni alla scuola. L’obiettivo principale è sempre quello di garantire il distanziamento tra alunni e personale, cardine dell’atto di indirizzo del Cts sul prossimo anno.

Ogni direzione scolastica regionale a quel punto dovrebbe indicare il fabbisogno stimato a livello locale, con un’assegnazione di docenti su più scuole riunite in rete. Una sorta di prima previsione, che dovrà orientare il ministero nella macro attribuzione regionale dei posti. In seconda battuta, dovrebbero essere le dg regionali a decidere le attribuzioni alle singole scuole per disciplina e orari. Si tratta al momento di uno scenario. La quadra è tutta da trovare.

Il piano B del governo per richiudere Ecco come sarà la nuova didattica

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

In arrivo le Linee guida per la didattica a distanza. Le sta predisponendo il ministero dell’istruzione in vista di eventuali nuove chiusure delle scuole in caso di recrudescenze dell’epidemia da Covid-19 nel prossimo anno scolastico. Lo ha comunicato il dicastero di viale Trastevere con il Piano scuola 2020-2021 trasmesso alla Conferenza unificata con la nota 3267/2020 il 23 giugno scorso.

La direttiva ministeriale recherà anzitutto il quadro normativo di riferimento. Che, dopo la conversione dei decreti-legge 18 e 22, si è arricchito di norme specifiche proprio sulla didattica a distanza e sullo svolgimento delle attività connesse. In particolare l’articolo 2, comma 3, del decreto legge 22/2020, convertito con la legge 41/2020, ha disposto l’obbligatorietà della didattica a distanza durante i periodi di sospensione delle lezioni e lo smart working per il personale Ata. Il comma 3-ter dello stesso articolo prevede, però, che la regolazione della didattica a distanza debba essere fatta oggetto di un contratto collettivo nazionale integrativo. E l’amministrazione non ha ancora avviato le trattative. Trattandosi di un mero contratto integrativo a costo zero, l’avvio delle trattative non è vincolato alla previa emanazione di un vero e proprio atto di indirizzo. In questo caso, infatti, non si tratterebbe di innovare il contratto collettivo nazionale di lavoro, ma solo di aggiungere delle disposizioni di dettaglio per regolare lo svolgimento ordinario della prestazione a distanza.

L’emanazione di una direttiva in assenza della regolazione contrattuale potrebbe risultare in contrasto con la norma di legge (il comma 3-ter) e aggiungere confusione ed incertezza in un contesto già di per sé assai complesso. Nel piano scuola, però, non si fa alcun riferimento al contratto integrativo previsto dalla legge. La direttiva recherà anche indicazioni sulle convenzioni che l’amministrazione intende stipulare con i gestori dei servizi telefonici per consentire agli alunni e al personale docente e Ata di accedere ai servizi di connettività fruendo di agevolazioni. Anche in questo caso il legislatore ha provveduto con una norma ad hoc. In coda al comma 3, dell’articolo 2, del decreto-legge 22/2020, è stata inserita una disposizione che consente ai docenti di utilizzare i fondi della carta del docente per pagare il collegamento a internet. Ma sempre e solo in caso di sospensione delle lezioni dovuta all’emergenza Covid.

La direttiva spiegherà anche come fare per garantire lo svolgimento delle attività funzionali all’insegnamento di natura collegiale. Anche in questo caso il legislatore ha provveduto ad emanare una disposizione specifica. Si tratta del comma 2-bis, dell’articolo 73, del decreto-legge 18/2020 convertito con la legge 41/2020. Il dispositivo prevede che in regime di sospensione delle lezioni per effetto dell’applicazione di misure volte al contenimento del contagio da Coronavirus, le riunioni degli organi collegiali possano tenersi in videoconferenza. E tale modalità è consentita anche se lo svolgimento a distanza non fosse previsto nel regolamento di istituto.

Nulla è previsto per assemblee studentesche e sindacali. Da svolgere in presenza se sarà possibile garantire il distanziamento. La direttiva si occuperà anche della valutazione a distanza. In questo caso la norma di riferimento è il comma 3-ter, del decreto-legge 18/2020, il quale prevede che, per tutta la durata dello stato di emergenza, la valutazione degli apprendimenti, periodica e finale, oggetto dell’attività didattica svolta a distanza produca gli stessi effetti di quella ordinariamente prevista in tempi normali. La direttiva ministeriale recherà anche indicazioni su come utilizzare una piattaforma istituzionale per la didattica a distanza in via di elaborazione.

La misura sembrerebbe rivolta a riempire, almeno parzialmente, un vuoto censurato a vario titolo, dalla Cassazione, dall’Inail e dal Garante della privacy. La didattica a distanza, infatti, è stata svolta utilizzando vari mezzi comunque privi, del tutto in parte, di copertura legale. Diverse scuole hanno utilizzato il registro elettronico. Sul quale però la Cassazione si era pronunciata l’anno scorso ponendo in evidenza la non obbligatorietà a causa dell’assenza del necessario regolamento di attuazione previsto dalla legge che lo ha istituito (sezione penale, sentenza 47241/ 2019). E l’Inail, citando la sentenza 3476/94 delle Sezioni unite, aveva comunque evidenziato la necessità che, a fronte dell’utilizzo di apparecchiature informatiche, fosse necessario prevedere un ampliamento delle tutele assicurative nei confronti dei docenti.

Infine, il Garante della privacy, il 4 maggio scorso, aveva scritto una lettera alla ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, ponendo in evidenza l’inadeguatezza delle piattaforme in uso, non adatte a garantire la riservatezza ed evidenziando l’assenza del regolamento di attuazione sul registro elettronico, comunque da preferire alle piattaforme.

A settembre tra distanze e mascherine e caccia digitale alle nuove aule

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

Un metro di distanza tra alunno e alunno, alunno e docente. La distanza va calcolata da bocca a bocca e non da banco a banco. Più precisamente: «Il distanziamento fisico (inteso come 1 metro fra le rime buccali degli alunni), rimane un punto di primaria importanza nelle azioni di prevenzione». La raccomandazione riportata dalla ministra Azzolina viene dal Comitato tecnico scientifico costituito presso il dipartimento della protezione civile. Che l’ha messa nero su bianco nel verbale della riunione del 22 giugno scorso in vista della ripresa delle lezioni in presenza da settembre prossimo. E il monito è stato recepito nel Piano scuola 2020/2021 dal ministero dell’istruzione e approvato dalla Conferenza unificata ed approvato da quest’ultima. Tecnicamente, l’espressione riportata nel verbale del Cts indica la fessura (rima) circondata dalle labbra ubicata tra le due guance (bucca in Latino vuol dire guancia). Ma il distanziamento non basta. Il ministero ha ricordato che il Cts, già nella riunione del 28 maggio, aveva evidenziato la necessità che gli alunni indossino «per l’intera permanenza nei locali scolastici» si legge nel piano ministeriale «una mascherina chirurgica o di comunità di propria dotazione, fatte salve le dovute eccezioni (ad esempio attività fisica, pausa pasto)». Dunque, distanziamento e mascherina obbligatoria. Ma non sempre e non per tutti. Il ministero ha chiarito, infatti, che l’obbligo della mascherina non si applicherà ai bambini fino a 6 anni e agli alunni disabili. In questo caso saranno gli insegnanti e il personale che starà a contatto con loro a doversi munire di dispositivi di protezione individuali rafforzati. Nel caso delle maestre dei nidi e dell’infanzia, l’amministrazione ha raccomandato l’uso di visiere piuttosto che di mascherine. Ciò per consentire il riconoscimento da parte dei bambini. Mentre per quanto riguarda gli alunni disabili, che non potranno portare la mascherina, i docenti e il personale di assistenza dovranno indossare oltre alla mascherina, guanti e visiere.

Per quanto riguarda gli ambienti scolastici, i dirigenti potranno disporre di fondi per la manutenzione ordinaria, senza doversi rivolgere anche per questo all’ente locale proprietario. E comuni e province disporranno di fondi aggiuntivi per gli interventi più importanti. Il ministero sta monitorando la situazione ed ha predisposto un archivio informatico tramite il quale sarà possibile incrociare il numero degli alunni e la capienza degli ambienti. L’amministrazione sta anche procedendo ad una ricognizione degli edifici scolastici dismessi o comunque non utilizzati, per verificare la possibilità di riallocare le classi in ambienti il più possibile adatti a garantire il distanziamento. In ogni caso, il ministero sta anche valutando la possibilità di procedere a un ampliamento degli organici del personale docente per ridurre il numero di alunni nelle classi sovraffollate. La misura potrà essere adottata non necessariamente costituendo nuove classi, ma anche attraverso l’applicazione di meccanismi di redistribuzione e flessibilità.

Covid, costerà caro ai giovani

da ItaliaOggi

di Andrea Gavosto* *direttore Fondazione Agnelli

In questi mesi di emergenza Covid-19 di scuola si è parlato moltissimo. Fin dai primi giorni del lockdown, si è discusso di virtù e vizi della didattica a distanza. Poi è partito il tormentone sui concorsi per i docenti precari, che poco riguardava la specifica emergenza. A seguire un altro tormentone, stavolta sull’esame di maturità. Infine, nelle ultime settimane il dibattito si è inferocito sulle linee guida per la riapertura della scuola a settembre.

Un tema più importante è rimasto, però, in secondo piano. Quale sarà l’impatto di medio-lungo periodo dell’emergenza Covid-19 sugli studenti direttamente colpiti? Che cosa hanno perso i ragazzi con la chiusura delle scuole?

La risposta è: questa generazione di studenti ha perso molto e l’Italia, da tempo già nelle retrovie, rischia di avere un capitale umano ulteriormente impoverito. Sappiamo che l’istruzione è un processo cumulativo; di conseguenza, la perdita di apprendimento (learning loss) di quest’anno proietterà i suoi effetti in avanti: il proseguimento degli studi sarà più difficile, come anche temiamo l’ingresso nel mercato del lavoro.

Due aspetti qualificano la perdita di capitale umano causata dal venir meno della scuola in presenza. Il primo luogo, se – com’è avvenuto – vengono meno relazioni sociali dentro e fuori la scuola, alcune competenze socio-emotive possono soffrirne: perseveranza, autostima, coscienziosità, autocontrollo, apertura all’esterno, tolleranza, capacità di collaborare. Poi c’è la perdita di conoscenze e competenze di base. Le ricerche internazionali ci dicono che l’assenza da scuola durante le vacanze estive (e quelle in Italia sono fra le più lunghe) porta a una caduta di quanto si è appreso fino a quel momento. Quest’anno si è aggiunto il dramma della pandemia, con un forte declino degli apprendimenti per le 14 settimane di chiusura delle scuole, solo in parte compensato dalla didattica a distanza.

I primi studi relativi a Stati Uniti e Inghilterra stimano una learning loss complessiva intorno al 35% per la capacità di lettura e del 50% per matematica. Sarà difficile conoscere il dato italiano, perché le rilevazioni Invalsi sono state cancellate. Ma – ne siamo certi – anche nel nostro Paese la perdita sarà importante e lo sarà ancora di più per le ragazze e i ragazzi che provengono da contesti familiari con minori risorse economiche e culturali. In ogni caso, tutti gli studenti oggi nel sistema d’istruzione rischiano un impatto negativo e permanente, in termini di minori redditi e opportunità di lavoro.

Purtroppo, la gravità di questo rischio non è stata messa a fuoco in Italia. Né, tanto meno, il governo dà segnali di volere agire con energia per porvi rimedio.

Non è stato fatto fino a oggi, perché si è deciso di finire l’anno scolastico a inizi giugno, invece di continuare le attività didattiche a distanza almeno fino a luglio inoltrato, come sarebbe stato possibile e desiderabile: la DaD non è una panacea, ma, fornendo tablet e pc a quanti più studenti possibile, la caduta degli apprendimenti poteva essere in parte contenuta. Anche nel cuore dell’estate, poco avverrà. Si è molto discusso di centri estivi, ma la logica è spesso rimasta quella del parcheggio.

Solo in pochi casi è stato messo al centro il recupero della perdita degli apprendimenti: ad esempio, nel progetto pilota Arcipelago Educativo (https://arcipelagoeducativo.it/) promosso da Fondazione Agnelli e Save the Children, con il contributo della Fondazione Bolton Hope, che in 6 città seguirà oltre 500 alunni delle primarie e delle medie, in condizione di particolare disagio.

Infine, c’è da essere pessimisti anche per settembre. L’idea da cui si era partiti era di accelerare la ripresa delle attività didattiche al primo del mese, così da impiegare le prime settimane dell’anno per il recupero di ciò che non è stato completato durante la chiusura, concentrandosi su chi è stato promosso, ma ha avuto debiti, e anche su chi in ogni caso necessiti di supporto. Di fatto, il recupero potrebbe non essere una cosa seria. A Viale Trastevere, infatti, hanno deciso addirittura di ritardare di quasi tre settimane rispetto al solito le procedure di nomina, trasferimento e mobilità dei docenti. Così, però, le scuole già in difficoltà per il rientro in condizioni di sicurezza, dovranno gestire anche un turnover elevatissimo di docenti. Con la disastrosa conseguenza che proprio gli studenti con più necessità non troveranno tutti i docenti subito in cattedra né spesso ad aiutarli nel recupero saranno gli insegnanti dell’anno prima.

Concorso straordinario smart

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

Il concorso straordinario per il ruolo previsto dal decreto ministeriale 510/2020 verterà su una prova scritta computer basic con 5 quesiti a risposta aperta su curriculo, metodologia e didattica della disciplina per cui si concorre e un quesito sempre a risposta aperta sulla comprensione di un testo in Inglese di livello B2. Per lo svolgimento dei quesiti il candidato avrà a disposizione 150 minuti. La commissione disporrà di 15 punti per valutare ognuno dei 5 quesiti a risposta aperta e di 5 punti per il quesito riguardante l’inglese: 80 punti in tutto. A cui si aggiunge un punto per ogni anno di servizio da precario, fino a un massimo di 20. I termini per la presentazione delle domande saranno resi noti non appena il provvedimento con il quale saranno recepite le novità avrà terminato l’iter davanti agli organi di controllo.

Sono queste le pattuizioni concordate dall’amministrazione con i sindacati all’esito del confronto che si è tenuto il 25 giugno scorso tra i vertici ministeriali e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda-Unams. L’amministrazione aveva reso nota la propria intenzione di articolare il concorso straordinario in 8 quesiti, compreso quello per l’Inglese. Ma dopo un lungo braccio di ferro con i sindacati, che ne avevano proposti 5, compreso quello di Inglese, l’accordo è stato raggiunto su 6 quesiti (compreso quello per l’Inglese) e con l’impegno da parte dell’amministrazione di dare più valore ai quesiti sulla disciplina specifica, alla valutazione dei quali saranno assegnati 75 punti su 80. Inizialmente il concorso straordinario avrebbe dovuto basarsi su di 80 quesiti a risposta multipla.

Ma dopo un lungo negoziato tra Pd (orientato a trasformare lo straordinario in una procedura per soli titoli ed esame orale al termine dell’anno di prova) e M5S, fermo sul concorso per titoli ed esami, e dopo l’intervento del presidente del consiglio, Giuseppe Conte, Pd e M5S si sono accordati per mantenere il concorso per esami, sostituendo i test a risposta multipla con 7 quesiti a risposta aperta. Il test a risposta chiusa era previsto (adesso dovrebbe essere a risposta aperta) per l’accertamento della preparazione nella lingua straniera: un quesito articolato in 5 domande. I posti messi a concorso sono stati incrementati di 8mila unità per effetto di una previsione contenuta nell’articolo 230 del decreto-legge 34/2020. Pertanto passano da 24mila a 32mila cattedre. Il decreto dipartimentale n. 510 del 23 aprile 2020, decreto con il quale è stato bandito il concorso straordinario, manterrà i propri effetti ma dovrà essere integrato e adeguato, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge 22/2020, per dare attuazione alle nuove disposizioni sulla prova scritta. La legge di conversione (la n. 41/2020) è entrata in vigore il 7 giugno. Dunque, i 30 giorni a disposizione dell’amministrazione scadranno il 7 luglio prossimo.

Il decreto dovrà regolare anche l’ipotesi in cui, se le condizioni generali epidemiologiche lo consentiranno, lo svolgimento della prova scritta potrà avvenire in una regione diversa rispetto a quella corrispondente al posto per il quale il candidato avrà presentato la domanda. Restano ferme tutte le altre previsioni contenute nel bando di concorso.

Alle selezioni, quindi, potranno partecipare i candidati che saranno in grado di vantare almeno 3 anni di servizio prestato nel periodo che va dall’anno scolastico 2008/2009 al 2019/2020. Almeno uno di questi tre anni, però, dovrà essere stato prestato nella classe di concorso a cui si riferisce la selezione alla quale si partecipa. Per essere considerato valido, l’anno di servizio dovrà essere stato prestato, anche frazionatamente, per almeno 180 giorni o, in mancanza, dovrà essere stato prestato ininterrottamente dal 1° febbraio fino agli scrutini finali. Fermo restando il previo possesso dei titoli di studio di accesso alle classi di concorso e anche del diploma di specializzazione per il sostegno, i vincitori del concorso, se non in possesso dei 24 Cfu (si veda l’articolo 3, comma 3, del decreto ministeriale 626/17) durante l’anno di prova frequenteranno appositi corsi per conseguirli a spese dell’amministrazione.

La domanda di partecipazione potrà essere presentata in una sola regione. E ogni docente, se in possesso dei requisiti, potrà chiedere di partecipare, con un’unica domanda, alle selezioni per una sola classe di concorso e, contemporaneamente, per i posti di sostegno della scuola secondaria sia del I che del II grado.

Le domande dovranno essere inoltrate, esclusivamente via web, nei termini che saranno fissati dall’amministrazione centrale con il decreto di recepimento delle novità introdotte dalla legge e in conformità con le pattuizioni convenute in sede di confronto con i sindacati il 15 giugno scorso. Le istanze dovranno essere compilate e inoltrate sull’apposita Piattaforma concorsi e procedure selettive, previo possesso delle credenziali SPID oppure utilizzando le credenziali per l’accesso allo spazio web di «istanze online» previo versamento di un contributo di 40 euro.

Liste provinciali al via, andranno in coda alle Gae

da ItaliaOggi

Carlo Forte

Al via le graduatorie provinciali per le supplenze annuali e temporanee fino al termine delle attività didattiche. I nuovi elenchi saranno utilizzati già per gli incarichi che saranno conferiti dal 1° settembre prossimo. E a breve sarà emanata l’ordinanza ministeriale con i termini e le modalità di presentazione delle domande che, in ogni caso, dovranno essere inoltrate via web. È prevista per oggi a viale Trastevere la riunione di informazione ai sindacati e, dopo l’ok degli organi di controllo, l’amministrazione emanerà il provvedimento. Le nuove graduatorie previste dal decreto-legge 126/2019 sarebbero dovute entrare in vigore dal 2021. Ma il legislatore ha ritenuto di anticipare di un anno l’entrata in vigore dei nuovi elenchi approvando disposizioni ad hoc durante l’esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 22/2020. Conversione poi effettivamente avvenuta con la legge 41/2020. Le nuove disposizioni prevedono la costituzione di graduatorie provinciali nelle quali saranno inseriti aspiranti docenti abilitati e non abilitati. Gli elenchi andranno in coda alle graduatorie a esaurimento provinciali, se presenti, e saranno utilizzate dagli uffici scolastici nella fase provinciale delle assunzioni a tempo determinato. Vale a dire nella fase in cui vengono disposte le supplenze annuali (fino al 31 agosto) e le supplenze temporanee fino al termine delle attività didattiche (fino al 30 giugno). All’atto della presentazione delle domande gli aspiranti avranno la possibilità di chiedere di essere inseriti anche nelle graduatorie di istituto di 20 istituzioni scolastiche. Ma questi ultimi elenchi potranno essere utilizzati dai dirigenti scolastici solo per disporre le supplenze brevi e saltuarie. Le nuove norme dovranno necessariamente essere coordinate con quelle riguardanti le graduatorie a esaurimento e la I fascia delle graduatorie di istituto. Che rimarranno in vigore anche il prossimo anno. Oltre tutto, alle nuove disposizioni sarà data attuazione con un mero atto amministrativo (l’ordinanza ministeriale) che non è un atto normativo tipico. E quindi non dovrebbe essere sufficiente per derogare le norme regolamentari che riguardano la I fascia delle graduatorie di istituto, dalla quale dovrebbe essere ancora possibile, per i dirigenti scolastici, disporre supplenze annuali e temporanee fino al termine delle attività didattiche sulle cattedre e i posti che rimarranno liberi dopo la fase provinciale.

Dirigenti scolastici: il Fun non sarà incrementato di 10 milioni

da Orizzontescuola

di redazione

Oggi si è svolto l’incontro tra il Direttore della DG RUF Jacopo Greco e i sindacati sul FUN 2018/2019.

L’Amministrazione ha comunicato che il FUN 2018/2019 non avrà l’ incremento di 10 milioni, previsto da un decreto fermo presso il MEF.

L’ex Ministro Fioramonti aveva firmato un verbale di conciliazione, che concedeva al FUN 10 milioni di euro per le retribuzioni dei dirigenti scolastici nell’anno 2018/19.

Il decreto era stato poi rinviato agli organi di controllo con la firma del ministro Azzolina, dopo 5 mesi non è ancora stato restituito.

Ministero: al lavoro per far partire presto straordinario e altri concorsi

da Orizzontescuola

di redazione

Ministero istruzione – Le cattedre vuote non sono, purtroppo, una novità e sono la conseguenza di una mancata programmazione sui concorsi degli ultimi anni.

Anche per questo è importante, come ha più volte sottolineato la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che la macchina concorsuale possa ripartire al più presto, che sia invertita la rotta e si possano poi fare concorsi con cadenza periodica, senza andamenti a singhiozzo.

Con questo obiettivo, a fine aprile, sono stati banditi concorsi per 62mila posti, successivamente portati a 78mila. Di questi, 32mila sono destinati ad una procedura straordinaria per la scuola secondaria di primo e secondo grado e, dunque, ai precari. In sede di conversione del decreto scuola il Parlamento ha approvato una variazione proprio sul concorso straordinario, rivedendo la modalità delle prove di accesso. Il Ministero sta per questo lavorando per rivedere il bando e far partire quanto prima lo straordinario e gli altri concorsi rispetto ai quali si sono svolte le necessarie informative sindacali e si sta acquisendo il parere del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione.

Nel frattempo, nei prossimi giorni, il Ministero dell’Istruzione renderà noto il contingente per le assunzioni di quest’anno che sarà autorizzato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e procederà poi con le nomine in ruolo, come ogni anno, dalle graduatorie ad esaurimento e dalle graduatorie di concorso ancora vigenti.

Educazione civica obbligatoria da settembre, decreto e Linee guida Ministero

da Orizzontescuola

di redazione

Il Ministero dell’istruzione ha pubblicato il decreto n 35 del 22 giugno 2020 contenente le Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica.

Per gli anni scolastici 2020/2021, 2021/2022 e 2022/2023 le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione, ivi compresi i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, definiscono, in prima attuazione, il curricolo di educazione civica, tenendo a riferimento le Linee guida,
indicando traguardi di competenza, i risultati di apprendimento e gli obiettivi specifici di apprendimento, in coerenza ed eventuale integrazione con le Indicazioni nazionali per il curricolo delle scuole dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, nonché con il documento Indicazioni nazionali e nuovi scenari, e con le Indicazioni nazionali per i licei e le Linee guida per gli istituti tecnici e professionali vigenti.

L’ insegnamento, trasversale alle altre materie, sarà obbligatorio in tutti i gradi dell’istruzione, a partire dalle scuole dell’infanzia e avrà un proprio voto, con almeno 33 ore all’anno dedicate.

Lo studio dell’educazione civica verterà su tre assi: la Costituzione, lo sviluppo sostenibile, la cittadinanza digitale.

Valutazione

La valutazione periodica e finale dell’insegnamento dell’educazione civica, è svolta sulla base dei criteri generali di cui all’articolo 2, comma 2: “I collegi dei docenti integrano i criteri di valutazione degli apprendimenti allegati al Piano triennale dell’offerta formativa con specifici indicatori riferiti all’insegnamento dell’educazione civica, sulla base di quanto previsto al comma 1, al fine dell’attribuzione della valutazione di cui
all’articolo 2, comma 6 della legge 20 agosto 2019, n. 92”.

Formazione docenti e dirigenti

In fase di prima attuazione, il Ministero dell’Istruzione predispone specifiche azioni formative e misure di accompagnamento e supporto destinate ai dirigenti scolastici e ai docenti delle istituzioni scolastiche.

Decreto e linee guida

Ritorno a scuola, a settembre 50 mila supplenti. Ma come gestirli?

da La Tecnica della Scuola

L’avvio del nuovo anno scolastico sarà senz’altro all’insegna dei supplenti: abbiamo già riportato la stima della Cisl Scuola che parla di cattedre vacanti che si aggirerà attorno alle 85mila. C’è poi il previsto boom delle supplenze, con tantissimi precari che senz’altro andranno a coprire i buchi per l’ennesimo anno.

Rientro a scuola: come gestire le supplenze

Il Governo ha varato le Linee guida per il rientro a scuola a settembre prevedendo anche circa 50 mila docenti in più da utilizzare per il nuovo assetto post covid. Saranno 50 mila insegnanti a tempo determinato però, che dovranno rientrare nella lista della spesa con “il (ri)trovato” dalla ministra Azzolina e gli altri fondi del Governo. 

La domanda è: “Come gestire queste supplenze? Quale potrebbe essere la strada del Ministero?”

Fonti interne a Viale Trastevere intanto parlano di supplenti che non potrebbero prendere servizio prima del 14 settembre, data prevista del rientro a scuola.

Rientro a scuola: niente assegnazioni random. Solo in base al fabbisogno

Sembra esserci comunque l’idea di non poter utilizzare il miliardo in maniera random: se le classi di sdoppieranno e serviranno più docenti, questi però dovranno essere individuati “scientificamente”, ovvero, dovranno essere assunti supplenti in base al fabbisogno di ogni scuola. E’ chiaro che in questo quadro serviranno criteri molto rigidi e soprattutto chiari per individuare le scuole che necessitano davvero di altro organico.

Per gestire le supplenze “straordinarie”, secondo Italia Oggi, si potrebbe adottare lo stesso sistema delle supplenze sul sostegno: assegnare posti in deroga non intervenendo sull’organico di fatto ma autorizzando i posti sulla singola scuola in base al fabbisogno.

Si tratta certamente di una ipotesi, ma nelle prossime settimane si dovrà necessariamente iniziare a parlarne perché settembre è alle porte e un’operazione del genere dovrebbe coinvolgere tanti soggetti. Il tutto è però vincolato alla prima ricognizione degli spazi che ogni scuola dovrà presentare per garantire le distanze di sicurezza.

Maturità 2020, dal 9 settembre la sessione per i privatisti

da La Tecnica della Scuola

I candidati privatisti della maturità 2020 potranno sostenere l’esame di Stato il 9 settembre.

Come abbiamo riportato, il Ministero ha infatti pubblicato l’ordinanza ministeriale n. 41/2020 “Ordinanza concernente gli esami di idoneità, integrativi, preliminari e la sessione straordinaria dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione per l’anno scolastico 2019/2020”.

In tal modo Viale Trastevere ha messo la parola fine alla questione degli esami preliminari e della sessione straordinaria della Maturità.

Sessione straordinaria degli esami del secondo ciclo

La sessione straordinaria degli esami di Stato 2020, per quanto riguarda il secondo ciclo avrà inizio il 9 settembre con l’avvio dei colloqui. Chi può partecipare alla sessione straordinaria?

  • i candidati interni di cui all’articolo 21 dell’Ordinanza esame di Stato secondo ciclo
  • tutti i candidati esterni che abbiano superato gli esami preliminari.

Bisogna evidenziare che l’O.M. 41 conferma quanto previsto all’articolo 1, comma 7, del Decreto legge in merito all’eventuale partecipazione con riserva alle prove di ammissione ai corsi di laurea a numero programmato, ad altre prove previste dalle università, dalle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e da altre istituzioni di formazione superiore post-diploma per l’anno accademico 2020/2021, nonché a procedure concorsuali pubbliche, selezioni e procedure di abilitazione, per le quali sia richiesto il diploma di scuola secondaria di secondo grado. Pertanto, gli studenti che dovranno sostenere l’esame di stato 2020 nella sessione straordinaria, possono comunque partecipare alle prove d’ammissione presso le Università.

Le commissioni si insedieranno lunedì 7 settembre 2020, nella stessa composizione in cui hanno operato nella sessione ordinaria, presso gli istituti ove sono presenti candidati che hanno chiesto di sostenere gli esami nella sessione straordinaria e ove sono stati assegnati i candidati esterni da parte degli USR.

Esami di idoneità del secondo ciclo

Gli esami di idoneità nella scuola secondaria di secondo grado saranno svolti anch’essi in presenza, entro la data d’inizio della sessione straordinaria, che quest’anno è fissata per il 9 settembre.

Saranno i dirigenti scolastici a definire il calendario delle prove scritte e orali degli esami di idoneità e lo comunicheranno ai candidati in tempi utili per garantire loro adeguata conoscenza. Dovranno sostenere gli esami di idoneità:

  • candidati esterni, al fine di accedere ad una classe di istituto secondario di secondo grado successiva alla prima (per la partecipazione agli esami di idoneità sono considerati candidati esterni anche coloro che cessino la frequenza prima del 15 marzo);
  • candidati interni, che hanno conseguito la promozione nello scrutinio finale, al fine di accedere a una classe successiva a quella per cui possiedono il titolo di ammissione, purché iscritti alla classe prima della scuola secondaria di secondo grado da un numero di anni non inferiore a quello del corso normale di studi.

Esami integrativi nella scuola secondaria di secondo grado

Anche gli esami integrativi nella scuola secondaria di secondo grado saranno svolti anch’essi in presenza, entro la data d’inizio della sessione straordinaria, I dirigenti scolastici definiranno il calendario delle prove scritte e orali degli esami di idoneità e lo comunicheranno ai candidati in tempi utili per garantire loro adeguata conoscenza. Dovranno sostenere gli esami integrativi:

  • gli alunni ammessi alla classe successiva in sede di scrutinio finale, al fine di ottenere il passaggio a una classe corrispondente di un altro percorso, indirizzo, articolazione, opzione di scuola secondaria di secondo grado;
  • gli alunni non ammessi alla classe successiva in sede di scrutinio finale, al fine di ottenere il passaggio in una classe di un altro percorso, indirizzo, articolazione, opzione di scuola secondaria di secondo grado, corrispondente a quella frequentata con esito negativo.

Esami preliminari dei candidati esterni

L’ammissione dei candidati esterni agli esami di Stato è subordinata al superamento in presenza degli esami preliminari, le cui sessioni si svolgeranno secondo i calendari predisposti dalle singole istituzioni scolastiche, previa comunicazione al competente USR, anche in deroga al termine iniziale del 10 luglio 2020, purché resi noti ai candidati in tempi utili per garantire loro adeguata conoscenza dei calendari stessi.

L’ORDINANZA MINISTERIALE

Cattedre vacanti, record: 85 mila

da La Tecnica della Scuola

Il numero di cattedre libere è diventato altissimo: all’indomani dei trasferimenti dei docenti, il 55% dei quali accordati, la Cisl Scuola ha calcolato che sono diventate “85.150 le cattedre vacanti per l’anno scolastico 2020-2021, un vero record”.

Rispetto al 2019, si registra un incremento di oltre 20 mila posti liberi. “Lo scorso anno erano 64.149”, scrive il sindacato Confederale nel giorno dell’incontro dei sindacati al ministero dell’Istruzione proprio su questi temi.

Questo significa, spiega Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl Scuola, che “avremo un inizio anno complicato, alla ricerca di supplenti, soprattutto al Nord, (dove molte graduatorie sono esaurite da tempo e si farà ampio ricorso alle Mad ndr) ovvero nelle aree più colpite dal covid”.

Aggirata la Corte di Giustizia europea

Secondo la sindacalista “non si può procedere solo per concorsi, come è stato fatto negli ultimi quattro anni, ma è necessaria una procedura di reclutamento e stabilizzazione come avviene nella Pa e in tutti contesti lavorativi come chiede la Corte di Giustizia europea“.

Il riferimento della leader della Cisl Scuola è alla presa di posizione, nemmeno troppo recenti, dei giudici di Lussemburgo sull’assunzione automatica che, in presenza di posti vacanti, dovrebbe scattare per tutti i precari titolati che hanno svolto almeno tre anni di supplenze anche non continuative.

Quattro anni di mancata pianificazione

Secondo la Cisl Scuola, però, questi numeri mai visti di docenti precari “non dipendono dall’attuale ministro”, giunto a Viale Trastevere da soli sei mesi, a ma dall’effetto “di una pianificazione insostenibile da parte del Ministero in questi ultimi quattro anni perché, come abbiamo più volte ribadito, le procedure assunzionali non hanno garantito la stabilizzazione di personale precario già in servizio da anni. Difatti anche per le assunzioni su Quota 100 l’assenza di candidati a pieno titolo nelle graduatorie ad esaurimento e da concorso ha reso impossibile la copertura di tutti i 4.500 posti autorizzati dal Mef riducendo di più di mille unità le assunzioni programmate”.

Anche l’attuale gestione del ministero dell’Istruzione ha, tuttavia, collaborato a mantenere la linea dei concorsi, ordinari e riservati, opponendosi in tutti i modi (andando anche contro LeU  e parte del Pd) alla proposta, sotto forma di emendamento al Decreto Scuola, delle immissioni in ruolo per soli titoli e servizio svolto.

Riformulare il reclutamento: la scuola come la PA

Secondo Maddalena Gissi, dunque, mai come oggi è giunta l’ora di mettere mano al reclutamento: “la scuola, come avviene per il pubblico impiego, deve individuare delle formule di reclutamento che tengano conto dei futuri concorsi ma anche delle decine di migliaia di domande di pensione, evitando di lasciare a centinaia di migliaia di supplenti la gestione dell’attività didattica ordinaria”.

Quello che è certo, è che a due mesi esatti dall’inizio del nuovo anno scolastico, si fanno sempre più alti e preoccupanti i numeri di posti senza insegnante: la stima delle 200 mila e oltre cattedre da assegnare ai precari, di cui un terzo di sostegno, diventa purtroppo sempre più plausibile.

Turi (Uil): la staffetta più tragica dal 2007

A farsi sentire è anche Pino Turi, leader della Uil Scuola, secondo il quale a settembre “la scuola si dovrà preparare alla più tragica staffetta tra insegnanti che si ricordi dal 2007. Duecentomila insegnanti, uno su quattro, saranno precari”.

Alla riapertura della scuola, continua Turi, “saranno nominati i supplenti con le vecchie graduatorie, poi in corso d’anno, il cambio sulla base della nuova ordinanza. Docenti che si alternano come numeri, non persone. Con quale spirito di collaborazione gli insegnanti supplenti andranno in classe, sapendo che dopo due o tre mesi saranno sostituiti da altri?”.

Didattica a distanza: passato, presente e futuro incerto

da La Tecnica della Scuola

Pubblichiamo un interessante intervento sui problemi della didattica a distanza di due esperti in materia di privacy, Lucia Gamalero  (Privacy Specialist e Responsabile GDPR Scuola)  e Federico Croso  (Responsabile della Protezione dei Dati)

La didattica a distanza, che le scuole hanno tentato di implementare in questi complicati mesi di emergenza da Covid-19, è stata una grande sfida, in alcuni casi vinta, in altri persa.
In poco tempo docenti, famiglie e alunni hanno dovuto attivarsi per imparare a utilizzare nuove piattaforme e nuovi strumenti informatici.
È stata una vera e propria rivoluzione per le scuole italiane, sia dal punto di vista dell’insegnamento che dell’apprendimento!
L’attivazione della didattica a distanza ha anche comportato una maggior attenzione al trattamento dei dati personali dei docenti e degli alunni, e una seria valutazione dei rischi.
Nel periodo di emergenza, l’Autorità Garante ha tuttavia specificato, correggendo quanto riportato dal Ministero dell’Istruzione nella nota 388 del 17.03.2020, che le scuole “non devono richiedere il consenso al trattamento dei dati di docenti, alunni, studenti, genitori” per la didattica a distanza “poiché il trattamento è riconducibile alle funzioni istituzionalmente assegnate”.
Circa gli strumenti per la DAD, il Garante ha affermato che le scuole sono libere nella scelta delle piattaforme da utilizzare, ma devono assicurarsi che le informazioni da esse trattate siano usate solo a scopo didattico.
Il trattamento svolto deve pertanto limitarsi a quanto strettamente necessario alla fornitura dei servizi richiesti ai fini della didattica online, e non avere altre finalità.
Ecco dunque il punto fondamentale: la scelta dello strumento per la formazione!
Ad oggi, ancora non sappiamo se anche il prossimo anno le scuole dovranno attivare forme di didattica a distanza.
Ci auguriamo tuttavia che, se ciò dovesse malauguratamente accadere, il Ministero intervenga con prontezza, chiarendo come implementare la formazione nel rispetto della privacy degli alunni, nonché del quadro normativo in materia di protezione dei dati.

Consigliamo quindi alle scuole di iniziare a pensare a come muoversi, qualora fosse nuovamente necessario ricorrere a questi strumenti didattici.
Innanzitutto gli istituti, per tutelare i dati dei docenti e degli alunni, devono scegliere poche piattaforme ma sicure!
Occorre evitare che ciascun insegnante decida liberamente, e canalizzare quindi la scelta verso strumenti condivisi, che rispondano agli standard di sicurezza del Codice dell’Amministrazione Digitale, delle collegate circolari AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) e della normativa in materia di protezione dei dati.
Oltre a questo, consigliamo alle scuole, proprio per evitare ciò che è successo nei mesi scorsi (come casi di intrusioni esterne ed uso scorretto delle videochat), di disciplinare l’utilizzo di questi strumenti con un vero e proprio regolamento d’istituto adottato dagli organi collegiali della scuola.

Altro suggerimento è quello di formare il personale docente per scongiurare “data breach” quotidiani e intrusioni nei sistemi informatici.
La formazione dei docenti dovrebbe comprendere, tra l’altro, aspetti legati alla tutela dei dati personali, nonché sviluppare competenze informatiche e tecnologiche, cercando di promuovere negli insegnanti una coscienza critica.

Ci auguriamo che la formazione venga poi estesa anche agli studenti, educandoli alla “cittadinanza digitale⁽” e rendendoli quindi in grado di:

  • Esercitare la propria cittadinanza, utilizzando in modo critico e consapevole la rete e i media
  • Esprimere e valorizzare se stessi, usando gli strumenti tecnologici in modo autonomo e rispondente ai bisogni individuali
  • Proteggersi dalle insidie della rete e dei media (plagi, truffe, adescamenti)
  • Rispettare norme specifiche (privacy, diritti d’autore)
  • Essere cittadini “competenti del contemporaneo”

Per iniziare, suggeriamo di educare i giovani al diritto alla protezione dei dati, magari leggendo assieme a loro un’informativa e l’eventuale richiesta di consenso ad essa collegata.
Oggi dunque le scuole devono affrontare una nuova sfida: sviluppare coscienza e consapevolezza di ciò che la tecnologia può offrire loro se utilizzata in modo corretto.

Si ricomincia il primo non il 14 settembre

da La Tecnica della Scuola

La vice presidente nazionale dell’ANP, l’associazione che raccoglie i presidi italiani, ha tenuto a precisare alle agenzie: «C’è un equivoco di fondo: tutti parlano del rientro a scuola il 14 settembre ma in realtà l’inizio avverrà il 1° settembre, quindi due settimane prima e non mi sembra un particolare trascurabile. Nella mia scuola, per esempio, per fare i corsi di recupero rientreranno circa 700 studenti, quasi la metà: voglio dire che per quella data, non per il 14, tutte le misure dovranno essere funzionanti. E questo vale per tutte le scuole superiori che dovranno garantire il recupero anche a studenti con forti carenze in varie discipline. Le misure igienico sanitarie dovranno essere già garantite subito, il personale dovrà essere già formato e via di questo passo per tutto il piano di sicurezza».

Quando arriveranno i rinforzi?

« I dati inseriti per ogni scuola sono globali, tot alunni totali in tot metri quadri totali, oppure tengono conto delle singole aule dove sono ospitate le classi il cui numero di alunni è già variato rispetto all’anno scorso per effetto per esempio delle bocciature? Come sarà dunque utilizzato questo cruscotto? Prendo atto che per gli spazi, e presumo anche per gli arredi, dovranno partite le conferenze di servizio con gli enti locali. Altro problema sul tavolo è quello degli organici: La divisione delle classi in gruppi e l’ausilio della didattica a distanza prevede inevitabilmente l’aumento dell’organico dei docenti; così come per le stringenti norme igieniche da attuare, si parla di pulizia giornaliera di banchi, porte, finestre, maniglie, gli attuali collaboratori scolastici sono del tutto insufficienti e ne servono molti di più. Domanda: quando e come arrivano»?

«Un aspetto che non trovo nelle linee guida è quello della gestione merende quindi dei bar interni che non sono nemmeno nominati. Le scuole superiori li hanno tutte: che valgano le stesse norme delle mense»?

Le linee guida

«Servono assolutamente linee guida sulla didattica digitale integrata, il come e quanta può cambiare molte cose così come la divisione in gruppi. Qui si entra nel campo della riorganizzazione che porterà nuove esigenze: una diversa gestione delle entrate, per esempio, va coordinata con i servizi di trasporto e qui apro uno scenario che deve passare necessariamente dalla massima collaborazione con le istituzioni. Faremo in tempo a fare tutto ciò evitando che la scuola si avvii in mezzo al caos? Me lo auguro anche se di tempo da qui, ripeto al 1° non al 14 settembre, ne resta davvero poco».

Ministero Istruzione al lavoro per far partire i concorsi

Le cattedre vuote non sono, purtroppo, una novità e sono la conseguenza di una mancata programmazione sui concorsi degli ultimi anni. Anche per questo è importante, come ha più volte sottolineato la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che la macchina concorsuale possa ripartire al più presto, che sia invertita la rotta e si possano poi fare concorsi con cadenza periodica, senza andamenti a singhiozzo.

Con questo obiettivo, a fine aprile, sono stati banditi concorsi per 62mila posti, successivamente portati a 78mila. Di questi, 32mila sono destinati ad una procedura straordinaria per la scuola secondaria di primo e secondo grado e, dunque, ai precari. In sede di conversione del decreto scuola il Parlamento ha approvato una variazione proprio sul concorso straordinario, rivedendo la modalità delle prove di accesso. Il Ministero sta per questo lavorando per rivedere il bando e far partire quanto prima lo straordinario e gli altri concorsi rispetto ai quali si sono svolte le necessarie informative sindacali e si sta acquisendo il parere del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione.

Nel frattempo, nei prossimi giorni, il Ministero dell’Istruzione renderà noto il contingente per le assunzioni di quest’anno che sarà autorizzato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e procederà poi con le nomine in ruolo, come ogni anno, dalle graduatorie ad esaurimento e dalle graduatorie di concorso ancora vigenti.