Olimpiadi Internazionali di Fisica

Cinque medaglie di bronzo per la squadra azzurra alle Olimpiadi Internazionali di Fisica, quest’anno alla 49esima edizione. La finale si è tenuta dal 21 al 28 luglio a Lisbona, in Portogallo. Quasi 400 gli alunni che si sono sfidati per il podio (396 in totale da 86 Paesi). Per la corsa per il titolo i concorrenti hanno dovuto affrontare due prove individuali: una teorica e una sperimentale.

A rappresentare l’Italia in Portogallo sono stati: Matteo Dell’Acqua (Liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Legnano); Alessio Marchetti (Liceo Scientifico “Isaac Newton” di Chivasso); Alessandro Piccaro (I.S.I.S. “Arturo Malignani” di Udine); Flavio Salvati (Istituto Istruzione Superiore “Leonardo da Vinci” di Maccarese Fiumicino) e Alessandro Seccarelli (Liceo Scientifico “Galeazzo Alessi” di Perugia). I cinque studenti azzurri sono stati scelti dopo aver vinto le Olimpiadi Italiane di Fisica che, nella prima fase di selezione, hanno visto in competizione circa 50.000 studenti provenienti da oltre 800 istituti scolastici.

La partecipazione della squadra italiana alle Olimpiadi Internazionali di Fisica è stata sostenuta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con la collaborazione organizzativa dell’Associazione per l’Insegnamento della Fisica (AIF).

1,7 miliardi agli Enti di Ricerca

Bussetti firma decreto: assegnati 1,7 miliardi agli Enti di Ricerca. Il Ministro: “68 milioni destinati alla stabilizzazione del personale”

(Lunedì, 30 luglio 2018) Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, ha firmato il decreto di assegnazione del Fondo Ordinario (FOE) per gli Enti e le Istituzioni di ricerca finanziati dal Ministero. Per il 2018 si tratta di quasi 1,7 miliardi (1.698.929.808 euro).

La quota destinata al funzionamento degli Enti e delle Istituzioni di ricerca (EPR) ammonta a oltre 1 miliardo di euro (1.078.542.024). Di questa quota, 68 milioni saranno destinati, a partire da quest’anno, alla stabilizzazione del personale degli Enti di ricerca.

“Il Fondo è una risorsa vitale per i nostri Enti – sottolinea Bussetti -. La sua ripartizione era molto attesa. Aver destinato 68 milioni di euro alla stabilizzazione del personale è un segnale importante che abbiamo voluto dare, aderendo anche al parere espresso dalle commissioni parlamentari. Il Governo metterà la Ricerca e l’Innovazione in primo piano nelle politiche di sviluppo del Paese: sono settori strategici per la nostra competitività nel mondo e vogliamo sostenerli”.

Alla quota ordinaria, si affiancano le risorse per le progettualità di carattere straordinario che ammontano a 36.125.000 euro e quelle per le progettualità a valenza internazionale che ammontano a 529.691.000 euro.

Altri 24 milioni di euro circa sono destinati a progetti di particolare interesse strategico per il Paese. Ulteriori 28 milioni sono destinati al finanziamento di Elettra Sincrotrone Trieste, Indire (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) e Invalsi (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione).

Il caos dei docenti di sostegno: uno su tre cambia ogni anno

Il Sole 24 Ore del 30-07-2018

Il caos dei docenti di sostegno: uno su tre cambia ogni anno

C’è un’emergenza nell’emergenza con cui la scuola italiana deve fare i conti. Ed è la girandola degli insegnanti di sostegno. Nonostante le stabilizzazioni massicce, avviate dal decreto Carrozza del 2013 e proseguite nel 2015 con la Buona Scuola, più di un docente su tre cambia incarico ogni anno. Con buona pace della continuità didattica che, nel caso di uno studente diversamente abile, è doppiamente importante. Un tema su cui ha acceso un faro di recente anche la Corte dei conti. E che il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, ha ben presente.
Andiamo con ordine. Nella relazione sugli «interventi per la didattica a favore degli alunni con disabilità e bisogni educativi speciali», pubblicata la settimana scorsa, i magistrati contabili hanno evidenziato la farraginosità della normativa, che ripartisce le competenze tra cinque livelli (comunitario, nazionale, regionale, comunale, di istituto), e la frammentarietà dei finanziamenti. A fronte di una spesa mobilitata notevole, se è vero che solo per le supplenze l’ultimo dato utile parla di 900 milioni totali.
Veniamo così a un’altra nota dolente. A fronte di 254mila studenti con disabilità abbiamo 139mila professori di sostegno. Di cui neanche 88mila di ruolo e 51 mila a tempo determinato, inclusi i circa 40mila «in deroga» che vengono attivati sulle ore aggiuntive rispetto al tetto nazionale di un prof ogni due studenti o su ordine dei giudici. Ma c’è una complicazione ulteriore: abbiamo ancora tanti precari, ma pochi sul sostegno. Anche perché questo canale è stato spesso usato per accedere al posto fisso e poi spostarsi sulle cattedre ordinarie. Risultato: il vortice di supplenti non si ferma, a volte anche privi di specializzazione.
Il ministro Bussetti sta già studiando le prime contromisure. Oltre ad aver chiesto la stabilizzazione di 13mila docenti di sostegno e dichiarato di voler bandire un nuovo ciclo di 5mila Tirocini formativi attivi (Tfa), ha riaperto il dossier sull’attuazione del decreto legislativo 66/2017 arrivato con la Buona Scuola. «In poche settimane – spiega – abbiamo portato avanti un lavoro che non è stato attuato dal governo precedente per molti mesi». Dei dieci decreti attesi entro novembre ne erano arrivati solo due (Osservatorio e Gruppo di lavoro inter-istituzionale regionale). Ne restavano otto e Bussetti ne ha messi a punto già cinque: profili professionali del personale destinato all’assistenza per autonomia e comunicazione; formazione iniziale nell’infanzia e nella primaria; definizione degli indicatori per la valutazione chiesti dall’Invalsi; piano per l’inclusione; continuità didattica.
Per assicurare quest’ultima, ricordano dal Miur, un primo tassello è arrivato con l’accordo sulla mobilità: l’assegnazione provvisoria sul sostegno può essere richiesta anche dai docenti non specializzati, purché stiano per concluderla o abbiano già prestato un anno di servizio su quei posti. In attesa delle supplenze pluriennali su richiesta delle famiglie: la delega della Buona Scuola le prevede, ma i sindacati si sono messi di traverso. E chissà se le concessioni finora accordate su chiamata diretta e merito non aiutino il ministro nella buona riuscita della trattativa.

di Eugenio Brunoa

L’emergenza dei docenti di sostegno continua: uno su tre cambia ogni anno

da Il Sole 24 Ore

L’emergenza dei docenti di sostegno continua: uno su tre cambia ogni anno

di Eugenio Bruno

C’è un’emergenza nell’emergenza con cui la scuola italiana deve fare i conti. Ed è la girandola degli insegnanti di sostegno. Nonostante le stabilizzazioni massicce, avviate dal decreto Carrozza del 2013 e proseguite nel 2015 con la Buona Scuola, più di un docente su tre cambia incarico ogni anno. Con buona pace della continuità didattica che, nel caso di uno studente diversamente abile, è doppiamente importante. Un tema su cui ha acceso un faro di recente anche la Corte dei conti. E che il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, ha ben presente.

Andiamo con ordine. Nella relazione sugli «interventi per la didattica a favore degli alunni con disabilità e bisogni educativi speciali», pubblicata la settimana scorsa, i magistrati contabili hanno evidenziato la farraginosità della normativa, che ripartisce le competenze tra cinque livelli (comunitario, nazionale, regionale, comunale, di istituto), e la frammentarietà dei finanziamenti. A fronte di una spesa mobilitata notevole, se è vero che solo per le supplenze l’ultimo dato utile parla di 900 milioni totali.

Veniamo così a un’altra nota dolente. A fronte di 254mila studenti con disabilità abbiamo 139mila professori di sostegno. Di cui neanche 88mila di ruolo e 51 mila a tempo determinato, inclusi i circa 40mila «in deroga» che vengono attivati sulle ore aggiuntive rispetto al tetto nazionale di un prof ogni due studenti o su ordine dei giudici. Ma c’è una complicazione ulteriore: abbiamo ancora tanti precari, ma pochi sul sostegno. Anche perché questo canale è stato spesso usato per accedere al posto fisso e poi spostarsi sulle cattedre ordinarie. Risultato: il vortice di supplenti non si ferma, a volte anche privi di specializzazione.

Il ministro Bussetti sta già studiando le prime contromisure. Oltre ad aver chiesto la stabilizzazione di 13mila docenti di sostegno e dichiarato di voler bandire un nuovo ciclo di 5mila Tirocini formativi attivi (Tfa), ha riaperto il dossier sull’attuazione del decreto legislativo 66/2017 arrivato con la Buona Scuola. «In poche settimane – spiega – abbiamo portato avanti un lavoro che non è stato attuato dal governo precedente per molti mesi». Dei dieci decreti attesi entro novembre ne erano arrivati solo due (Osservatorio e Gruppo di lavoro interistituzionale regionale). Ne restavano otto e Bussetti ne ha messi a punto già cinque: profili professionali del personale destinato all’assistenza per autonomia e comunicazione; formazione iniziale nell’infanzia e nella primaria; definizione degli indicatori per la valutazione chiesti dall’Invalsi; piano per l’inclusione; continuità didattica.

Per assicurare quest’ultima, ricordano dal Miur, un primo tassello è arrivato con l’accordo sulla mobilità: l’assegnazione provvisoria sul sostegno può essere richiesta anche dai docenti non specializzati, purché stiano per concluderla o abbiano già prestato un anno di servizio su quei posti. In attesa delle supplenze pluriennali su richiesta delle famiglie: la delega della Buona Scuola le prevede, ma i sindacati si sono messi di traverso. E chissà se le concessioni finora accordate su chiamata diretta e merito non aiutino il ministro nella buona riuscita trattativa.

Dal Consiglio superiore della pubblica istruzione uno stop all’alternanza scuola-lavoro

da Il Sole 24 Ore

Dal Consiglio superiore della pubblica istruzione uno stop all’alternanza scuola-lavoro

Il Consiglio superiore della pubblica istruzione, il 25 luglio, ha approvato, con il voto contrario dell’Anp (Associazione nazionale presidi) , un parere autonomo che punta a rimuovere il vincolo di obbligatorietà dell’alternanza scuola-lavoro, rischiando così di depotenziare un’innovazione metodologica fondamentale per l’efficienza e la qualità della formazione dei giovani, la notizia è stata diffusa dall’Anp.

«L’Anp ribadisce la sua ferma opposizione al parere che è basato solo su percezioni soggettive e posizioni ideologiche. Infatti – è scritto in una nota dell’associazione – come riferito al Consiglio dal presidente e dai componenti delle commissioni che hanno effettuato l’attività istruttoria, non sono ancora disponibili dati quantitativi completi e non sono state ancora condotte valutazioni o analisi sulla qualità complessiva e specifica delle esperienze di alternanza scuola-lavoro realizzate nell’ultimo triennio».

Nel parere si fa riferimento a «numerosi disservizi ed inefficienze», nonostante siano assenti dati ed analisi quantitative. «Si tratta di considerazioni gravemente ingenerose nei confronti di docenti, dirigenti, personale Ata e alunni, coinvolti, a vario titolo, in esperienze serie, impegnative e di grande valore formativo», commenta l’Anp.

Alcune esperienze possono essere risultate negative, ma vi si dovrebbe porre rimedio potenziando le verifiche, i controlli e l’attività di supporto alle scuole anziché privare
i nostri studenti di una importante opportunità che contribuisce alla qualità della loro formazione e alla costruzione di competenze trasversali, indispensabili nella società, si legge ancora nel documento.

L’Anp, inoltre, non condivide l’affermazione, contenuta nel parere, secondo cui l’alternanza sarebbe stata introdotta repentinamente. La decisione, al contrario, è stata maturata progressivamente e si pone in piena coerenza con l’Agenda 2030 dell’Onu, con la recente Raccomandazione 2018 del Consiglio europeo sulle competenze chiave di cittadinanza, nonché con l’evoluzione della normativa nazionale. Tale discussione è finalizzata proprio alla realizzazione di un sistema dell’istruzione efficace e di qualità per tutti i ragazzi, che sia leva strategica per uno sviluppo sostenibile e che rimuova gli ostacoli e i divari ancora presenti nel Paese, consentendo ai nostri giovani di conseguire uno sviluppo personale completo ed un proficuo inserimento nella cittadinanza globale.

«L’Anp è fermamente convinta della validità formativa dell’esperienza di alternanza scuola-lavoro ed è favorevole all’introduzione di adeguate garanzie per assicurarne la qualità», conclude l’associazione.

Terremoto, Bussetti: istituita task force per le scuole

da Il Sole 24 Ore

Terremoto, Bussetti: istituita task force per le scuole 

«Lo scorso 28 giugno, durante la mia visita ad Esanatoglia, ho annunciato la creazione della task force per seguire l’avvio dell’anno scolastico nelle aree terremotate. In questi giorni ho firmato il decreto per la sua costituzione». L’annuncio è del ministro dell’Istruzione Marco
Bussetti. «Si tratta di un gruppo di esperti – dice – che supporterà gli Uffici scolastici regionali di Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo e Campania nella gestione delle necessità che
emergono dai territorio colpite da eventi sismici nel 2016 e nel 2017. Il gruppo è guidato dalla dottoressa Giovanna Boda, che presiede la Direzione dello studente del Miur. Ne fanno parte poi esperti del ministero, fra cui Simona Montesarchio, a capo della Direzione per l’edilizia scolastica, e referenti degli uffici territoriali. Lavorerà in raccordo con gli enti
territoriali – prosegue il ministro – per dare tutto il supporto possibile alle scuole, ai dirigenti, ai docenti, alle famiglie, agli studenti. L’avvio della task force conferma l’attenzione
massima del ministero verso le aree colpite dal sisma. Per territori che sono stati messi a dura prova, il regolare funzionamento della scuola è la premessa per il ritorno alla normalità. Dove c’è una scuola che funziona, c’è una società viva che guarda al futuro».

Il ministro ha parlato anche nello specifico delle Marche, dove è stato due volte in visita, a Macerata e Tolentino e, insieme al presidente della Repubblica a Esanatoglia. «Nell’opera di
ricostruzione ci sono stati anche molti gesti di generosità – sottolinea -, come la donazione di 5,6 milioni di euro da parte del Qatar fund for development che ha finanziato in parte la
ricostruzione del polo scolastico “Mestica” a Macerata».

Bussetti ringrazia l’ambasciatore del Qatar, Abdulaziz Nin Ahmed Al Malki, e il direttore generale del Qatar fund for development, Khalifa Bin Jassmin Al-Kuwari,che nei giorni scorsi hanno assistito alla posa della prima pietra del nuovo polo. E, restando sul territorio marchigiano, ricorda che il 6 agosto prossimo «verrà inaugurato il nuovo studentato dell’università di Camerino, realizzato grazie alle donazioni delle Province autonome di Trento e Bolzano. Un sostegno che permetterà all’ateneo marchigiano di aumentare di 456 posti l’offerta di alloggi ai propri studenti – rileva -, già a partire da ottobre. Ringrazio il rettore Claudio Pettinari per il suo impegno costante nel tenere unita la sua comunità accademica. Anche le università hanno dato grande prova dopo gli eventi sismici –
conclude -, evitando che ci fossero fughe dal territorio, rilanciando il proprio impegno per la preparazione ad altissimo livello dei nostri studenti».

Scuola, a settembre si rischia la solita carenza di insegnanti

da la Repubblica

Scuola, a settembre si rischia la solita carenza di insegnanti

Il Miur ha chiesto al ministero delle Finanze 57 mila assunzioni, ma ci sono molti vuoti, soprattutto al Nord. Solo nove regioni su quindici hanno completato i primi percorsi di formazione. E sul sostegno la situazione resta preoccupante

Salvo Intravaia

ROMA – La scuola rischia di ripartire con la solita carenza di docenti. Soprattutto sul sostegno. La macchina ministeriale è in movimento per organizzare l’avvio del prossimo anno scolastico, che per gli insegnanti si apre il primo settembre. Ma diverse questioni devono essere ancora definite. Nel corso di un incontro con i sindacati sono state affrontate quelle più urgenti, senza le quali la stagione partirà in salita.

IMMISSIONI IN RUOLO, IL RITARDO DEI “FIT 1”
Le oltre 57 mila assunzioni in pianta stabile richieste dal ministero dell’Istruzione al dicastero dell’Economia dovrebbero essere autorizzate nei prossimi giorni. I tecnici del Miur hanno fornito i numeri suddivisi per ordine di scuola e per il sostegno. Le 57.322 cattedre dovrebbero essere coperte dai precari storici delle graduatorie provinciali ad esaurimento, dai vincitori dell’ultimo concorso e da coloro che riusciranno a completare il primo percorso Fit (Formazione iniziale e tirocinio) destinato agli abilitati che non figuravano nelle liste ad esaurimento (poi c’è il Fit per i non abilitati, varato dalla ministra Fedeli ma non ancora confermato dal nuovo dicastero guidato da Bussetti). Ma, paradossalmente, non è detto che gli uffici scolastici regionali e gli ex provveditorati agli studi (ora Ambiti territoriali provinciali) riusciranno ad assegnare tutti i posti. Perché le liste dei precari e le graduatorie dei concorsi in parecchi casi sono già vuote o con pochi aspiranti. E su 364 percorsi Fit da attivare ne sono partiti soltanto 310. Entro il 31 agosto prossimo, data limite per fare scattare le assunzioni, solo 9 regioni su 15 hanno comunicato che completeranno i concorsi in questione. E’ quindi probabile che dei 57 mila posti in palio ne verranno assegnati parecchi di meno. E per colmare tutti i vuoti si dovrà ricorrere ai precari di seconda e terza fascia d’istituto. Una situazione particolarmente pesante al Nord, dove si concentra il 60 per cento delle cattedre libere: 34mila in tutto. Al Sud, solo il 22 per cento dei posti: meno di 13 mila cattedre.

EMERGENZA DISABILITA’, VERSO UN NUOVO TFA
Nel corso dell’incontro del 25 luglio scorso, i tecnici ministeriali hanno ammesso che la situazione per il sostegno è piuttosto preoccupante. È molto improbabile che si riesca a coprire con altrettanti aspiranti in possesso di tutti i titoli prescritti i 13 mila posti di sostegno comunicati dal Miur per le immissioni in ruolo. Soprattutto nelle regioni settentrionali, trovare specializzati abilitati nelle graduatorie ad esaurimento e dei concorsi è piuttosto difficile. E dei 13 mila posti disponibili parecchi resteranno senza pretendenti. Anche in questo caso si provvederà con supplenti d’istituto e in non pochi casi anche con docenti non specializzati. È infatti prevista per il 2018-2019 una ulteriore crescita degli alunni disabili e dei posti in deroga (quelli in più rispetto all’organico stabile) e in tanti, anche non specializzati, possono sperare di acciuffare una supplenza per tutta la stagione. L’anno scorso i posti in deroga furono 55 mila, quest’anno si potrebbero superare le 60 mila unità. Per questa ragione il Miur ha in programma un nuovo percorso di specializzazione (Tfa, Tirocinio formativo attivo) da attivare prima possibile.

I DIPLOMATI MAGISTRALI CONFERMATI IN CATTEDRA
La questione dei 5.655 diplomati magistrali assunti senza il requisito principale (l’idoneità a un precedente concorso o un’altra forma di abilitazione) è entrata a pieno titolo nel Decreto dignità che dovrebbe vedere la luce entro il 2 agosto. La nuova formulazione dell’articolo 4 del provvedimento in discussione prevede l’estensione dei 120 giorni di congelamento delle sentenze sfavorevoli (che sancirebbero il licenziamento degli assunti) a tutti, la trasformazione dei contratti a tempo indeterminato in contratti a tempo determinato (al 30 giugno 2019) con la salvaguardia della continuità didattica per il prossimo anno e l’indizione di un concorso straordinario, riservato ai docenti abilitati che abbiano svolto, negli ultimi otto anni scolastici, almeno due stagioni di servizio specifico, anche non continuativo. Nella speranza che gli esclusi non ricorrano in massa al giudice creando ulteriore caos. Il sindacato ricorsificio Anief già li annuncia.

Formazione privacy, entro 3 agosto Snodi Formativi Territoriali confermano svolgimento corsi. Nota Miur

da Orizzontescuola

Formazione privacy, entro 3 agosto Snodi Formativi Territoriali confermano svolgimento corsi. Nota Miur

di redazione

Il Miur ha diramato la nota n. 23732 del 25/07/2018, dedicata ai corsi formativi in materia di privacy.

Conferma svolgimento attività formativa

L’Amministrazione chiede di confermare la disponibilità ad organizzare un’attività di formazione, in materia di protezione dei dati personali, agli Snodi Formativi Territoriali presenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto.

La conferma va data entro il 3 agosto p.v., all’indirizzo email: dgefid.ufficio4@istruzione.it, specificando nell’oggetto “Corso privacy”.

Regolamento UE

L’organizzazione della succitata attività formativa è prevista dal nuovo Regolamento UE 2016/679 (General Data Protection Regulation), relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento ed alla libera circolazione dei dati personali.

Tempistica e destinatari

L’attività formativa va erogata entro il 28 novembre 2018.

L’attività va rivolta ad un massimo di cinque partecipanti per ciascuna scuola, tra cui necessariamente il dirigente scolastico, il vicario e il DSGA.

nota Miur

Immissioni in ruolo ATA 2018/19, i posti disponibili suddivisi per profilo

da Orizzontescuola

Immissioni in ruolo ATA 2018/19, i posti disponibili suddivisi per profilo

di redazione

Le immissioni in ruolo per il personale ATA avverranno tra il 1 e il 31 agosto, secondo quanto indicato nella nota Miur che fornisce indicazioni in merito alle operazioni da compiere in SIDI e alla relativa tempistica.

nota Miur

I numeri

Il Miur, come già riferito, ha chiesto al Mef l’autorizzazione per l’assunzione di 9.838 unità  di personale ATA (Assistenti amministrativi, Assistenti tecnici e Collaboratori scolastici).

Ministero firma decreto per 57.000 assunzioni docenti e 9.000 ATA. Ecco i posti liberi

I 9838 posti sono frutto di:

  • Cessazioni: 8744 come ripartito nella tabella di seguito indicata;
  • Stabilizzazione co.co.co. part-time 50%: 789 (765 assistenti amministrativi, 24 assistenti tecnici);
  • Stabilizzazione LSU Palermo: 305.

Suddivisione per profilo

Nella seguente tabella ministeriale,  sono riportati: la dotazione organica per la mobilità, i pensionamenti dal 1° settembre 2018, gli esuberi, i posti vacanti e i posti destinati alle assunzioni suddivisi per profilo:

Come si evince dalla tabella e come avevamo già riferito, alle immissioni in ruolo sono destinati poco più della metà dei posti disponibili.

Pensioni, il governo al lavoro per quota 100. Nel 2019 si cambia

da La Tecnica della Scuola

Pensioni, il governo al lavoro per quota 100. Nel 2019 si cambia

Bussetti: “Ingiusto scegliere assunzioni in base ad algoritmo. Così cambierà il reclutamento docenti”

da La Tecnica della Scuola

Bussetti: “Ingiusto scegliere assunzioni in base ad algoritmo. Così cambierà il reclutamento docenti”

Lettera a Tullio De Mauro

Lettera a Tullio De Mauro

di Maurizio Tiriticco

Caro Tullio! Tu sai quanto mi dispiace il fatto che tu non sia più qui con noi, ma… ed è un MA grosso così! Perché soffriresti! Nel vedere come oggi la nostra bella lingua viene umiliata e offesa quotidianamente! E non dalle classi più umili! Queste ormai, bene o male, sono abbastanza acculturate! Ormai tutti i nostri concittadini hanno superato gli anni dell’istruzione obbligatoria! E tutti, soprattutto, smanettano cellulari ad ogni pie’ sospinto, con tanto di auto correttore, per cui, bene o male, un linguaggio comunicativo, più o meno corretto, lo utilizzano. Ma ritorno al MA grosso così! Il fatto è che sono i nostri politici, i nostri rappresentanti al Parlamento, i nostri governanti, ad umiliare e ad offendere quotidianamente – ripeto – la nostra bella lingua!

Ricordiamo tutti il linguaggio a volte criptico di tanti dirigenti democristiani ai tempi della cosiddetta Prima Repubblica! Ricordiamo le evoluzioni – se si può dir così – delle dissertazioni di Aldo Moro! O il linguaggio spesso caustico e tagliente di Giulio Andreotti. Ma ricorderai anche quel magistrale discorso che Palmiro Togliatti tenne all’Assemblea Costituente il 25 marzo del 1947 a proposito dell’introduzione o meno nella Carta costituzionale della Repubblica di quell’articolo 5, che poi divenne articolo 7, che così recita: «Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale». Si tratta di un discorso ricco, argomentato, e in primo luogo grammaticalmente più che corretto! Ma, soprattutto, un discorso importante, perché doveva convincere l’intera Assemblea! E in primo luogo i laici impenitenti! E intendeva metter fine a una polemica sterile, promossa allora da tanti gruppi politici contrari ai Patti Lateranensi, sottoscritti in Roma l’11 febbraio del 1929 nel Palazzo di San Giovanni in Laterano! E, solo perché erano stati promossi e firmati dal Cardinal Gasparri e, udite udite!, da Benito Mussolini in persona!

Ma perché – mi chiederai – questa argomentazione? Tu pensi che ormai noi italiani la battaglia per un linguaggio grammaticalmente  corretto l’abbiamo vinta! Per il semplice fatto che è quanto mai necessario il “parlare e scrivere bene”, come si suol dire! Per comprendere e farsi comprendere! E ragionare prima di dar fiato alla lingua! E ciò avviene quando viene rispettata la grammatica in tutte le sue parti, la fonologia (i suoni), la morfologia (le forme) e la sintassi (i costrutti). Perché in effetti un corretto uso della grammatica è necessario e indispensabile non solo per “leggere e scrivere”, ma anche per produrre pensieri e parole “intelligenti”, che cioè abbiano un significato e si propongano un fine.

Quante lotte per una lingua italiana corretta! E tu ne sei stato maestro e autore! Ma oggi stiamo assistendo ad un processo contrario! Un ritorno a un italiano balbettante, scorretto e scurrile anche! Ed è un ritorno promosso, sollecitato e sostenuto da un’intera classe politica! Alludo ai nostri attuali governanti! I pentastellati e i leghisti! Una corsa ad un italiano succinto, approssimato, sgrammaticato, nonché ricco di parolacce! Perche tutti intendano e tutti capiscano! Come se gli Italiani fossero un popolo di ignoranti! Un ultimo esempio, di qualche giorno fa. Lucia Borgonzoni, Sottosegretaria alla CULTURA della Lega, ha introdotto Matteo Salvini sul palco di Fontevivo, in provincia di Parma. Prima di passare il microfono al segretario del Carroccio, ha detto: “Grazie al vostro supporto conquistiamo la Regione e DIAMO UN CALCIO IN CULO ai comunisti”. Ripeto: Sottosegretaria alla CULTURA! Povera CULTURA! Ridotta alla sola prima sillaba, CUL! Confesso che mi vergogno di avere una Sottosegretaria di Stato che si esprime così!!!

E allora mi chiedo: perché noi insegnanti dovremmo darci tanto da fare perché i nostri alunni parlino e scrivano in un italiano corretto? Dovremmo fare il contrario! Gettare al macero la grammatica e sdoganare la parolacce! Comunque, potremmo fare anche a meno del libro di grammatica, che del resto io non ho mai adottato! Perché una lingua corretta si impara e si insegna parlando e scrivendo! Più che memorizzare che questo e quello sono aggettivi e pronomi dimostrativi! E a questo proposito, mi piace ricordare quel bel libro “Contare e raccontare”, scritto da te e da Carlo Bernardini, che ci ha lasciati lo scorso mese! Carissimo! Con questi politici da strapazzo, che ti conti?! Che ti racconti?! Con questa classe dirigente, cosiddetta, maestra della più assoluta ignoranza, politica e linguistica c’è poco da sperare! Mah!!! Usciremo da questo tunnel? Speriamo! Ma sarà difficile! E richiederà tempo!

D. Robasto, Autovalutazione e piani di miglioramento a scuola

Daniela Robasto, Autovalutazione e piani di miglioramento a scuola. Metodi e indicazioni operative, Roma, Carocci, 2017, 143pp.

Più grande è il senso di appartenenza, maggiori sono le possibilità di successo (p. 25)

Daniela Robasto, ricercatrice in Pedagogia Sperimentale dell’Università degli Studi di Parma e vincitrice del Premio Italiano di Pedagogia nel 2017, nel libro Autovalutazione e piani di miglioramento a scuola. Metodi e indicazioni operative (Roma, Carocci, 2017, 143pp.) indaga la spinta innovativa introdotta dal D.P.R. 80/2013, ne coglie aspetti concreti ricavati da un’analisi di 150 Rapporti di Autovalutazione (estratti casualmente dal portale “Scuola in chiaro”) e di 100 Piani di Miglioramento (di cui 71 correlati ai RAV esaminati nella prima ricerca e 26 tratti liberamente dal siti web delle scuole), propone la strada per la stesura di un RAV e di un PdM di qualità. Com’è noto, il fine ultimo dell’intero processo coincide con il miglioramento dei risultati di apprendimento e, più in generale, con il successo formativo di alunni e studenti.

Il lettore di riferimento è il docente comune che deve formarsi in relazione all’impegno verso l’autovalutazione e il miglioramento dell’istituzione scolastica. Concetti chiave, che vengono chiariti ed esemplificati, sono tra l’altro quelli di ‘obiettivo di processo’, di ‘piano di formazione’, di ‘bisogno formativo’, di ‘coerenza tra obiettivi e azioni’, di ‘esito atteso’ e di ‘finalità’.

L’autrice passa in rassegna le caratteristiche di una serie di strumenti di rilevazione dei dati per il monitoraggio del PdM che vanno da questionari molto strutturati a tecniche con basso grado di strutturazione (interviste, brainstorming, focus group, analisi swot, scala delle priorità obbligate). Invita poi a non abbandonare i dati alla carta ma ad analizzarli (in questo consiglia di utilizzare fogli di calcolo o questionari online – costruiti, per esempio, con Google Moduli – che consentono di filtrare le informazioni).

Il suggerimento che viene dato nel capitolo conclusivo è quello di raccordare il senso del cambiamento con quello dell’apprendimento, questo per permettere agli insegnanti di non perdere mai di vista il processo: “il cambiamento di un’organizzazione non può che passare per l’apprendimento delle persone che nell’organizzazione vi operano” (pp. 113-114) consolidando e supportando il nesso – anche provocatorio, ma di certo fondante del sistema-scuola – tra obiettivo di processo e obiettivo di apprendimento. Lo sforzo dell’apprendimento deve essere accettato da tutti, fuggendo dalla tentazione di rifugiarsi nel ‘basso continuo’ (indagine talis 2013 citata a p.38) di una professione docente che tende rigenerarsi più in contesti informali e legati al quotidiano che in contesti formativi che permettano di cogliere feedback sulla propria azione didattica, oltre che a calibrare la formazione rispetto alle necessità dell’istituzione scolastica di appartenenza. Palese appare la spinta ad abbandonare l’idea di affidare l’autovalutazione e la redazione del PdM a personale esterno delegando all’esterno il compito invece di sviluppare valore aggiunto all’interno dell’organizzazione.
Dopo un’analisi attenta del modello di Kirkpatrick in relazione alla formazione del personale, la studiosa consiglia, infine, di raccordare formazione continua e miglioramento scolastico e fornisce una serie di quesiti metodologici che rappresentano una traccia propedeutica alla rilettura del RAV e alla pianificazione del cambiamento visto come parte integrante del ciclo “autovalutazione-formazione- cambiamento-miglioramento”.

Il percorso, per gradi e attraverso domande-stimolo, conduce il lettore a pensare a “cosa le persone che operano nella scuola dovrebbero apprendere per poter migliorare l’organizzazione scolastica” (pp. 18-19) e consente pure di prefigurare le strade in cui quando “il piano si sposta nella concretezza dei comportamenti (e quindi anche sull’eventuale cambiamento del comportamento) allora emergono tutte le resistenze al cambiamento che fino ad allora erano rimaste latenti” (p. 69); stimola così a riflettere e, ad un tempo, ad apprendere come agire in modo differente.

Emerge, in controluce, la necessità della diffusione di una cultura dell’evidenza (sulla scorta dell’Evidence Based Education diffusa in Italia, tra l’altro, da Calvani e Vivanet e dalla società scientifica SAPIE – Società per l’Apprendimento e l’Istruzione informati da Evidenza) che possa guidare le scuole verso un miglioramento consapevole e mosso dall’autoriflessione dei singoli attori coinvolti e aiutare il personale a individuare, passo dopo passo, i propri obiettivi sia sul piano formativo, sia sul fronte della didattica che su quello del cambiamento organizzativo. Gli spunti offerti possono essere utili in un momento che vede le scuole orientarsi verso la Rendicontazione sociale del ciclo 2014-2019 e, ad un tempo, preparare la redazione del PTOF 2019-2022.

Laura Nascimben

Sostegno, la Corte dei Conti boccia il MIUR

da Orizzontescuola

Sostegno, la Corte dei Conti boccia il MIUR

di Giulia Boffa

La Corte dei Conti ha reso pubblica la sua relazione “Gli interventi per la didattica a favore degli alunni con disabilità e bisogni educativi speciali” ed ha bocciato il MIUR. Ne parla Repubblica.

Ne parla Repubblica.

Nel rapporto viene considerato il quinquennio 2012-2017 e le conclusioni, anche per il 2018, non sono positive.

Quanto costa il sistema “sostegno”

L’istruzione relativa al sostegno costa 5,1 miliardi di euro l’anno di cui quattro miliardi servono solo per pagare gli stipendi ai docenti specializzati; la Corte dei conti scrive: “La coesistenza sul tema di scuola, enti locali e servizi sanitari ha mostrato la farraginosità dell’impianto, la genericità delle intese e un’estrema frammentarietà degli interventi”.
Sono evidenti “carenze in tema di dati e indicatori sulla qualità dell’istruzione e dell’inclusione degli studenti con disabilità”.

I punti contestati dalla Corte dei Conti

La relazione si riassume in 6 punti: l’inadeguatezza di una pianificazione delle risorse per l’integrazione a livello centrale, “un’incapacità previsionale dell’amministrazione”, poi la rigidità delle procedure operative, la debolezza esecutiva degli strumenti di coordinamento fra le diverse istituzioni, “un intreccio non virtuoso”, i ritardi nell’erogazione delle risorse alle scuole, la mancanza di informazioni ispirate all’evidenza statistica dei dati,“la carenza nell’attività di valutazione dell’efficacia delle prassi di integrazione e inclusione”, “l’incertezza ed episodicità delle risorse finanziarie dedicate”.

Uffici ministeriali non dialoganti e con funzioni analoghe

La Corte dei conti sottolinea che all’interno del MIUR gli uffici non sono dialoganti a cui si aggiungono, sul territorio, gli Uffici scolastici regionali “che svolgono analoghe funzioni”, praticamente dei doppioni.

Difficoltà ad ottenere informazioni dagli Uffici competenti

Viene sottolineata “la difficoltà incontrata nell’ottenere le informazioni sia sulla dimensione della disabilità presente nella scuola sia sugli elementi finanziari e gestionali” ed “è lontana la realizzazione di un sistema integrato di fonti informative” e ancora “le omissioni del ministero si prestano a rilevanti stigmatizzazioni”.

Gran parte dei soldi prima erogati dallo Stato sono diventati “risorse non aventi natura obbligatoria” con ricadute “sulla tenuta dell’intero sistema educativo”, mentre scrive la Corte dei Conti “Una concreta integrazione passa attraverso l’assegnazione di finanziamenti certi e continui”.

Troppi trasferimenti

Inoltre la relazione pone come nodo critico l’accelerata mobilità del personale docente, di sostegno e no, che non favorisce l’integrazione, “talché sarebbe necessario individuare soluzioni organizzative che agevolino la continuità didattica per l’alunno diversamente abile”.

Relazione della Corte dei Conti