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Decreto Legislativo 9 ottobre 2002, n. 231

Decreto Legislativo 9 ottobre 2002, n. 231

Attuazione  della  direttiva  2000/35/CE relativa alla lotta contro i
ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali.
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
  Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
  Visto l'articolo 14, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
  Vista la legge 1  marzo  2002,  n.  39,  recante  disposizioni  per
l'adempimento di  obblighi  derivanti  dall'appartenenza  dell'Italia
alle Comunita' europee, legge comunitaria  2001,  ed  in  particolare
l'articolo 26, recante delega  al  Governo  ad  emanare  uno  o  piu'
decreti legislativi per adeguare la normativa vigente in  materia  di
ritardi di pagamento ai principi e alle prescrizioni della  direttiva
2000/35/CE del Parlamento europeo e  del  Consiglio,  del  29  giugno
2000, relativa  alla  lotta  contro  i  ritardi  di  pagamento  nelle
transazioni commerciali;
  Visto il decreto legislativo 24 luglio 1992, n. 358, recante  testo
unico delle disposizioni in materia di appalti pubblici di forniture,
in attuazione delle direttive  77/62/CEE,  80/767/CEE  e  88/295/CEE,
come modificato dal decreto legislativo 20 ottobre 1998, n.  402,  in
attuazione delle direttive 93/36/CEE e 97/52/CE;
  Visto il  decreto  legislativo  17  marzo  1995,  n.  157,  recante
attuazione della direttiva 92/50/CEE in materia di  appalti  pubblici
di servizi, come modificato dal decreto legislativo 25 febbraio 2000,
n.  65,  in  attuazione  delle  direttive  97/52/CE  e  98/4/CE   che
modificano ed integrano, rispettivamente, le direttive 92/50/CEE,  in
materia di appalti pubblici di servizi, e 93/38/CEE, limitatamente ai
concorsi di progettazione;
  Visto il decreto legislativo  25  febbraio  2000,  n.  65,  recante
attuazione delle direttive 97/52/CE  e  98/4/CE,  che  modificano  ed
integrano, rispettivamente, le direttive  92/50/CEE,  in  materia  di
appalti pubblici di servizi, e 93/38/CEE, limitatamente  ai  concorsi
di progettazione;
  Visto il decreto legislativo 25  novembre  1999,  n.  525,  recante
attuazione  della  direttiva  98/4/CE  che  modifica   la   normativa
comunitaria sulle procedure di appalti nei settori esclusi;
  Visto il  decreto  legislativo  17  marzo  1995,  n.  158,  recante
attuazione delle  direttive  90/531/CEE  e  93/38/CEE  relative  alle
procedure di appalti nei settori esclusi;
  Visto il decreto del Ministro di grazia e giustizia 5 ottobre 1994,
n. 585, recante approvazione della delibera del  Consiglio  nazionale
forense in data 12 giugno 1993,  che  stabilisce  i  criteri  per  la
determinazione  degli  onorari,  dei  diritti  e   delle   indennita'
spettanti agli avvocati ed ai procuratori legali per  le  prestazioni
giudiziali, in materia civile e penale, e stragiudiziali;
  Visto  il  regio  decreto  28  ottobre  1940,  n.   1443,   recante
approvazione  del   codice   di   procedura   civile   e   successive
modificazioni, ed in particolare gli articoli  633,  641  e  648  del
codice di procedura civile;
  Vista la legge 18 giugno 1998, n.  192,  recante  disciplina  della
subfornitura nelle attivita' produttive, ed in particolare l'articolo
3, commi 2 e 3;
  Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  Ministri,
adottata nella riunione del 14 giugno 2002;
  Acquisiti i pareri delle competenti commissioni  della  Camera  dei
deputati e del Senato della Repubblica;
  Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella
riunione del 20 settembre 2002;
Sulla proposta del Ministro per  le  politiche  comunitarie  e  del
Ministro della giustizia, di concerto con i Ministri dell'economia  e
delle finanze, per la funzione pubblica e delle attivita' produttive;
                                Emana
                  il seguente decreto legislativo:

Art. 1

                   (( (Ambito di applicazione). ))
  ((1. Le disposizioni contenute nel presente decreto si applicano ad
ogni  pagamento  effettuato  a  titolo  di   corrispettivo   in   una
transazione commerciale.
  2. Le disposizioni del presente decreto  non  trovano  applicazione
per:
    a) debiti oggetto di procedure concorsuali aperte  a  carico  del
debitore, comprese le procedure finalizzate alla ristrutturazione del
debito;
    b) pagamenti effettuati  a  titolo  di  risarcimento  del  danno,
compresi i pagamenti effettuati a tale titolo da un assicuratore.))

((2))

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AGGIORNAMENTO (2)
  Il D.Lgs. 9 novembre 2012, n. 192 ha disposto (con l'art. 3,  comma
1) che "Le disposizioni di cui al  presente  decreto  legislativo  si
applicano alle transazioni commerciali concluse a  decorrere  dal  1°
gennaio 2013".

Art. 2

                        (( (Definizioni). ))
  ((1. Ai fini del presente decreto si intende per:
    a) "transazioni commerciali": i contratti,  comunque  denominati,
tra imprese ovvero  tra  imprese  e  pubbliche  amministrazioni,  che
comportano, in via esclusiva o prevalente, la consegna di merci o  la
prestazione di servizi contro il pagamento di un prezzo;
    b)  "pubblica  amministrazione":  le   amministrazioni   di   cui
all'articolo 3, comma 25, del decreto legislativo 12 aprile 2006,  n.
163, e ogni altro soggetto, allorquando svolga attivita' per la quale
e' tenuto al rispetto della disciplina di cui al decreto  legislativo
12 aprile 2006, n. 163;
    c) "imprenditore": ogni soggetto esercente un'attivita' economica
organizzata o una libera professione;
    d)  "interessi  moratori":  interessi  legali  di   mora   ovvero
interessi ad un tasso concordato tra imprese;
    e) "interessi legali di mora": interessi semplici di mora su base
giornaliera  ad  un  tasso  che  e'  pari  al  tasso  di  riferimento
maggiorato di otto punti percentuali;
    f) "tasso di riferimento": il tasso di interesse applicato  dalla
Banca  centrale  europea  alle  sue  piu'   recenti   operazioni   di
rifinanziamento principali;
    g) "importo dovuto": la somma che avrebbe  dovuto  essere  pagata
entro il termine contrattuale o  legale  di  pagamento,  comprese  le
imposte, i dazi, le tasse o  gli  oneri  applicabili  indicati  nella
fattura o nella richiesta equivalente di pagamento.))

((2))

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AGGIORNAMENTO (2)
  Il D.Lgs. 9 novembre 2012, n. 192 ha disposto (con l'art. 3,  comma
1) che "Le disposizioni di cui al  presente  decreto  legislativo  si
applicano alle transazioni commerciali concluse a  decorrere  dal  1°
gennaio 2013".
                               Art. 3.
                    Responsabilita' del debitore

1. Il creditore ha diritto alla corresponsione degli interessi moratori ((sull’importo dovuto)), ai sensi degli articoli 4 e 5, salvo che il debitore dimostri che il ritardo nel pagamento del prezzo e’ stato determinato dall’impossibilita’ della prestazione derivante da causa a lui non imputabile. ((2))

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AGGIORNAMENTO (2)
  Il D.Lgs. 9 novembre 2012, n. 192 ha disposto (con l'art. 3,  comma
1) che "Le disposizioni di cui al  presente  decreto  legislativo  si
applicano alle transazioni commerciali concluse a  decorrere  dal  1°
gennaio 2013".

Art. 4

            (( (Decorrenza degli interessi moratori). ))
  ((1. Gli interessi moratori decorrono, senza che sia necessaria  la
costituzione in mora, dal giorno successivo alla scadenza del termine
per il pagamento.
  2. Salvo quanto previsto  dai  commi  3,  4  e  5,  ai  fini  della
decorrenza degli interessi moratori si applicano i seguenti termini:
    a) trenta giorni dalla data di ricevimento da parte del  debitore
della  fattura  o  di  una  richiesta  di  pagamento   di   contenuto
equivalente. Non  hanno  effetto  sulla  decorrenza  del  termine  le
richieste di integrazione o modifica formali della fattura o di altra
richiesta equivalente di pagamento;
    b) trenta giorni dalla data di ricevimento delle  merci  o  dalla
data di prestazione dei servizi, quando  non  e'  certa  la  data  di
ricevimento della fattura o della richiesta equivalente di pagamento;
    c) trenta giorni dalla data di ricevimento delle  merci  o  dalla
prestazione dei servizi, quando la data in cui il debitore riceve  la
fattura o la richiesta equivalente di pagamento e' anteriore a quella
del ricevimento delle merci o della prestazione dei servizi;
    d) trenta giorni dalla data dell'accettazione  o  della  verifica
eventualmente  previste  dalla  legge  o  dal   contratto   ai   fini
dell'accertamento della conformita' della merce o  dei  servizi  alle
previsioni contrattuali, qualora il debitore riceva la fattura  o  la
richiesta equivalente di pagamento in epoca  non  successiva  a  tale
data.
  3. Nelle transazioni  commerciali  tra  imprese  le  parti  possono
pattuire un termine per il  pagamento  superiore  rispetto  a  quello
previsto dal comma 2. Termini superiori a  sessanta  giorni,  purche'
non siano gravemente iniqui per il creditore ai  sensi  dell'articolo
7, devono essere pattuiti  espressamente.  La  clausola  relativa  al
termine deve essere provata per iscritto.
  4. Nelle transazioni commerciali in cui il debitore e' una pubblica
amministrazione le parti possono pattuire, purche' in modo  espresso,
un termine per il pagamento superiore a quello previsto dal comma  2,
quando  cio'  sia  giustificato  dalla  natura  o  dall'oggetto   del
contratto  o  dalle  circostanze  esistenti  al  momento  della   sua
conclusione. In ogni caso i termini di cui al  comma  2  non  possono
essere superiori a sessanta giorni. La clausola relativa  al  termine
deve essere provata per iscritto.
  5. I termini di cui al comma 2 sono raddoppiati:
    a) per le imprese pubbliche  che  sono  tenute  al  rispetto  dei
requisiti di trasparenza di cui al decreto  legislativo  11  novembre
2003, n. 333;
    b) per gli enti pubblici che forniscono  assistenza  sanitaria  e
che siano stati debitamente riconosciuti a tale fine.
  6. Quando  e'  prevista  una  procedura  diretta  ad  accertare  la
conformita' della merce o dei servizi  al  contratto  essa  non  puo'
avere una durata superiore a trenta giorni dalla data della  consegna
della  merce  o  della  prestazione  del  servizio,  salvo  che   sia
diversamente ed espressamente concordato dalle parti e previsto nella
documentazione di gara e purche' cio' non sia gravemente  iniquo  per
il creditore ai sensi dell'articolo 7. L'accordo deve essere  provato
per iscritto.
  7. Resta ferma la facolta' delle parti  di  concordare  termini  di
pagamento a rate. In tali casi, qualora una delle rate non sia pagata
alla data concordata, gli interessi e il  risarcimento  previsti  dal
presente decreto  sono  calcolati  esclusivamente  sulla  base  degli
importi scaduti.))

((2))

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AGGIORNAMENTO (2)
  Il D.Lgs. 9 novembre 2012, n. 192 ha disposto (con l'art. 3,  comma
1) che "Le disposizioni di cui al  presente  decreto  legislativo  si
applicano alle transazioni commerciali concluse a  decorrere  dal  1°
gennaio 2013".

Art. 5

                   (( (Saggio degli interessi). ))
  ((1. Gli interessi moratori sono  determinati  nella  misura  degli
interessi legali di mora. Nelle transazioni commerciali  tra  imprese
e' consentito alle parti di concordare un tasso di interesse diverso,
nei limiti previsti dall'articolo 7.
  2. Il tasso di riferimento e' cosi' determinato:
    a) per il primo semestre dell'anno cui si riferisce  il  ritardo,
e' quello in vigore il 1° gennaio di quell'anno;
    b) per il secondo semestre dell'anno cui si riferisce il ritardo,
e' quello in vigore il 1° luglio di quell'anno.
  3. Il Ministero dell'economia e delle finanze da' notizia del tasso
di riferimento, curandone la pubblicazione nella  Gazzetta  Ufficiale
della Repubblica italiana nel quinto  giorno  lavorativo  di  ciascun
semestre solare.))
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AGGIORNAMENTO (2)

((2))

  Il D.Lgs. 9 novembre 2012, n. 192 ha disposto (con l'art. 3,  comma
1) che "Le disposizioni di cui al  presente  decreto  legislativo  si
applicano alle transazioni commerciali concluse a  decorrere  dal  1°
gennaio 2013".

Art. 6

            (( (Risarcimento delle spese di recupero). ))
  ((1. Nei casi previsti dall'articolo 3,  il  creditore  ha  diritto
anche al rimborso dei costi sostenuti per il recupero delle somme non
tempestivamente corrisposte.
  2. Al creditore spetta, senza che sia necessaria la costituzione in
mora, un importo forfettario di 40 euro a titolo di risarcimento  del
danno.  E'  fatta  salva  la  prova  del  maggior  danno,  che   puo'
comprendere i costi di assistenza per il recupero del credito.))

((2))

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AGGIORNAMENTO (2)
  Il D.Lgs. 9 novembre 2012, n. 192 ha disposto (con l'art. 3,  comma
1) che "Le disposizioni di cui al  presente  decreto  legislativo  si
applicano alle transazioni commerciali concluse a  decorrere  dal  1°
gennaio 2013".

Art. 7

(( (Nullita'). ))
  ((1. Le clausole relative al termine di pagamento, al saggio  degli
interessi moratori o al risarcimento  per  i  costi  di  recupero,  a
qualunque titolo previste o  introdotte  nel  contratto,  sono  nulle
quando  risultano  gravemente  inique  in  danno  del  creditore.  Si
applicano gli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile.
  2. Il giudice dichiara, anche d'ufficio, la nullita' della clausola
avuto riguardo a tutte le circostanze del  caso,  tra  cui  il  grave
scostamento dalla prassi commerciale in contrasto con il principio di
buona fede e correttezza,  la  natura  della  merce  o  del  servizio
oggetto del contratto, l'esistenza di motivi oggettivi  per  derogare
al saggio degli interessi legali di mora, ai termini di  pagamento  o
all'importo forfettario dovuto a titolo di risarcimento per  i  costi
di recupero.
  3.  Si  considera  gravemente  iniqua  la  clausola   che   esclude
l'applicazione di interessi di mora. Non e' ammessa prova contraria.
  4. Si presume che sia gravemente iniqua la clausola che esclude  il
risarcimento per i costi di recupero di cui all'articolo 6.
  5. Nelle transazioni commerciali in cui il debitore e' una pubblica
amministrazione  e'  nulla  la  clausola   avente   ad   oggetto   la
predeterminazione o la  modifica  della  data  di  ricevimento  della
fattura. La nullita' e' dichiarata d'ufficio dal giudice.))

((2))

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AGGIORNAMENTO (2)
  Il D.Lgs. 9 novembre 2012, n. 192 ha disposto (con l'art. 3,  comma
1) che "Le disposizioni di cui al  presente  decreto  legislativo  si
applicano alle transazioni commerciali concluse a  decorrere  dal  1°
gennaio 2013".
                               Art. 8.
                  Tutela degli interessi collettivi
  1. Le associazioni di categoria  degli  imprenditori  presenti  nel
Consiglio   nazionale   dell'economia   e    del    lavoro    (CNEL),
prevalentemente in rappresentanza delle piccole e  medie  imprese  di
tutti i settori produttivi e degli  artigiani,  sono  legittimate  ad
agire, a tutela degli interessi collettivi,  richiedendo  al  giudice
competente:
    ((a) di accertare la grave iniquita', ai sensi  dell'articolo  7,
delle condizioni generali concernenti il  termine  di  pagamento,  il
saggio degli interessi moratori o il  risarcimento  per  i  costi  di
recupero e di inibirne l'uso.)) ((2))
    b) di adottare le misure idonee  a  correggere  o  eliminare  gli
effetti dannosi delle violazioni accertate;
    c) di ordinare la pubblicazione del provvedimento su uno  o  piu'
quotidiani a diffusione nazionale oppure locale nei casi  in  cui  la
pubblicita'  del  provvedimento  possa  contribuire  a  correggere  o
eliminare gli effetti delle violazioni accertate.
  2. L'inibitoria e' concessa,  quando  ricorrono  giusti  motivi  di
urgenza, ai sensi degli articoli 669-bis e  seguenti  del  codice  di
procedura civile.
  3.  In  caso  di  inadempimento  degli   obblighi   stabiliti   dal
provvedimento reso nel giudizio di cui ai commi 1 e  2,  il  giudice,
anche su domanda dell'associazione che ha agito, dispone il pagamento
di una somma di denaro, da Euro 500 a Euro 1.100, per ogni giorno  di
ritardo, tenuto conto della gravita' del fatto.
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AGGIORNAMENTO (2)
  Il D.Lgs. 9 novembre 2012, n. 192 ha disposto (con l'art. 3,  comma
1) che "Le disposizioni di cui al  presente  decreto  legislativo  si
applicano alle transazioni commerciali concluse a  decorrere  dal  1°
gennaio 2013".
                Art. 9.
Modifiche al codice di procedura civile
  1. L'ultimo  comma dell'articolo 633 del codice di procedura civile
e' abrogato.
  2. All'articolo  641  del codice di procedura civile sono apportate
le seguenti modifiche:
    a) nel  primo  periodo,  dopo  le parole "decreto motivato", sono
aggiunte  le  seguenti: "da emettere entro trenta giorni dal deposito
del ricorso";
    b) il  secondo periodo del secondo comma e' cosi' sostituito: "Se
l'intimato  risiede  in uno degli altri Stati dell'Unione europea, il
termine  e'  di  cinquanta  giorni e puo' essere ridotto fino a venti
giorni.  Se  l'intimato  risiede  in  altri  Stati,  il termine e' di
sessanta  giorni  e, comunque, non puo' essere inferiore a trenta ne'
superiore a centoventi".
  3. All'articolo  648,  primo comma, del codice di procedura civile,
e'  aggiunto,  in  fine,  il  seguente  periodo:  "Il giudice concede
l'esecuzione  provvisoria  parziale  del  decreto  ingiuntivo opposto
limitatamente  alle somme non contestate, salvo che l'opposizione sia
proposta per vizi procedurali".
                              Art. 10.
             Modifiche alla legge 18 giugno 1998, n. 192
  1. All'articolo  3,  della legge 18 giugno 1998, n. 192, il comma 3
e'  cosi'  sostituito:  "In  caso  di mancato rispetto del termine di
pagamento  il  committente  deve  al  subfornitore,  senza bisogno di
costituzione  in  mora,  un  interesse  determinato in misura pari al
saggio  d'interesse del principale strumento di rifinanziamento della
Banca  centrale europea applicato alla sua piu' recente operazione di
rifinanziamento  principale  effettuata il primo giorno di calendario
del  semestre  in  questione,  maggiorato di sette punti percentuali,
salva  la  pattuizione  tra  le parti di interessi moratori in misura
superiore  e  salva  la  prova  del  danno  ulteriore.  Il  saggio di
riferimento in vigore il primo giorno lavorativo della Banca centrale
europea  del  semestre  in  questione si applica per i successivi sei
mesi. Ove il ritardo nel pagamento ecceda di trenta giorni il termine
convenuto,  il  committente incorre, inoltre, in una penale pari al 5
per  cento  dell'importo  in  relazione  al quale non ha rispettato i
termini.".
                              Art. 11.
                      Norme transitorie finali
  1. Le  disposizioni  del  presente  decreto  non  si  applicano  ai
contratti conclusi prima dell'8 agosto 2002.
  2. Sono  fatte  salve  le  vigenti disposizioni del codice civile e
delle  leggi  speciali  che contengono una disciplina piu' favorevole
per il creditore.
  3. La  riserva della proprieta' di cui all'articolo 1523 del codice
civile,  preventivamente  concordata per iscritto tra l'acquirente ed
il  venditore,  e'  opponibile  ai  creditori  del  compratore  se e'
confermata  nelle  singole  fatture delle successive forniture aventi
data  certa anteriore al pignoramento e regolarmente registrate nelle
scritture contabili.
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
    Dato a Roma, addi' 9 ottobre 2002

Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165

Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165

Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche

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DECRETO LEGISLATIVO 30 marzo 2001, n. 165
Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche.

Vigente al: 17-7-2012

Titolo I
PRINCIPI GENERALI
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 ed 87 della Costituzione.
Vista la legge 23 ottobre1992, n. 421, ed in particolare l’articolo
2;
Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59;
Visto il decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni ed integrazioni;
Visto l’articolo 1, comma 8, della legge 24 novembre 2000. n. 340:
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri
adottata nella seduta del 7 febbraio 2001;
Acquisito il parere dalla Conferenza unificata di cui all’articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, espresso in data 8
febbraio 2001;
Acquisito il parere delle competenti Commissioni del Senato della
Repubblica e della Camera dei Deputati, rispettivamente in data 27 e
28 febbraio 2001;
Viste le deliberazioni del Consiglio dei Ministri, adottate nelle
sedute del 21 e 30 marzo 2001;
Su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del
Ministro per la funzione pubblica;

EMANA
il seguente decreto legislativo:

Art. 1
Finalita’ ed ambito di applicazione
(Art. 1 del d.lgs. n. 29 del 1993, come modificato
dall’art. 1 del d.lgs. n. 80 del 1998)

1. Le disposizioni del presente decreto disciplinano
l’organizzazione degli uffici e i rapporti di lavoro e di impiego
alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, tenuto conto delle
autonomie locali e di quelle delle regioni e delle province autonome,
nel rispetto dell’articolo 97, comma primo, della Costituzione, al
fine di:
a) accrescere l’efficienza delle amministrazioni in relazione a
quella dei corrispondenti uffici e servizi dei Paesi dell’Unione
europea, anche mediante il coordinato sviluppo di sistemi informativi
pubblici;
b) razionalizzare il costo del lavoro pubblico, contenendo la
spesa complessiva per il personale, diretta e indiretta, entro i
vincoli di finanza pubblica;
c) realizzare la migliore utilizzazione delle risorse umane nelle
pubbliche amministrazioni, assicurando la formazione e lo sviluppo
professionale dei dipendenti, applicando condizioni uniformi rispetto
a quelle del lavoro privato, garantendo pari opportunita’ alle
lavoratrici ed ai lavoratori nonche’ l’assenza di qualunque forma di
discriminazione e di violenza morale o psichica.
2. Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le
amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di
ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed
amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le
Province, i Comuni, le Comunita’ montane. e loro consorzi e
associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi
case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non
economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le
aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale l’Agenzia per la
rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le
Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300. ((Fino alla revisione organica della disciplina di settore, le disposizioni di cui al presente decreto continuano ad applicarsi anche al CONI)).
3. Le disposizioni del presente decreto costituiscono principi
fondamentali ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione. Le
Regioni a statuto ordinario si attengono ad esse tenendo conto delle
peculiarita’ dei rispettivi ordinamenti. I principi desumibili
dall’articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421, e successive
modificazioni, e dall’articolo 11, comma 4, della legge 15 marzo
1997, n. 59, e successive modificazioni ed integrazioni,
costituiscono altresi’, per le Regioni a statuto speciale e per le
province autonome di Trento e di Bolzano, norme fondamentali di
riforma economico-sociale della Repubblica.

Art. 2
Fonti
(Art. 2, commi da 1 a 3 del d.lgs. n. 29 del 1993,
come sostituiti prima dall’art. 2 del d.lgs. n. 546 del 1993
e poi dall’art. 2 del d.lgs. n. 80 del 1998)

1. Le amministrazioni pubbliche definiscono, secondo principi
generali fissati da disposizioni di legge e, sulla base dei medesimi,
mediante atti organizzativi secondo i rispettivi ordinamenti, le
linee fondamentali di organizzazione degli uffici; individuano gli
uffici di maggiore rilevanza e i modi di conferimento della
titolarita’ dei medesimi; determinano le dotazioni organiche
complessive. Esse ispirano la loro organizzazione ai seguenti
criteri:
a) funzionalita’ rispetto ai compiti e ai programmi di attivita’, nel
perseguimento degli obiettivi di efficienza, efficacia ed
economicita’. A tal fine, periodicamente e comunque all’atto della
definizione dei programmi operativi e dell’assegnazione delle
risorse, si procede a specifica verifica e ad eventuale revisione;
b) ampia flessibilita’, garantendo adeguati margini alle
determinazioni operative e gestionali da assumersi ai sensi
dell’articolo 5, comma 2;
c) collegamento delle attivita’ degli uffici, adeguandosi al dovere
di comunicazione interna ed esterna, ed interconnessione mediante
sistemi informatici e statistici pubblici;
d) garanzia dell’imparzialita’ e della trasparenza dell’azione
amministrativa, anche attraverso t’istituzione di apposite
strutture per l’informazione ai cittadini e attribuzione ad un
unico ufficio, per ciascun procedimento, della responsabilita’
complessiva dello stesso;
e) armonizzazione degli orari di servizio e di apertura degli uffici
con le esigenze dell’utenza e con gli orari delle amministrazioni
pubbliche dei Paesi dell’Unione europea.
1-bis. I criteri di organizzazione di cui al presente articolo sono
attuati nel rispetto della disciplina in materia di trattamento dei
dati personali.
2. I rapporti di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni
pubbliche sono disciplinati dalle disposizioni del capo I, titolo II,
del libro V del codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro
subordinato nell’impresa, fatte salve le diverse disposizioni
contenute nel presente decreto ((, che costituiscono disposizioni a carattere imperativo)). Eventuali disposizioni di legge, regolamento
o statuto, che introducano discipline dei rapporti di lavoro la cui
applicabilita’ sia limitata ai dipendenti delle amministrazioni
pubbliche, o a categorie di essi, possono essere derogate da
successivi contratti o accordi collettivi e, per la parte derogata,
non sono ulteriormente applicabili, solo qualora cio’ sia
espressamente previsto dalla legge .
3. I rapporti individuali di lavoro di cui al comma 2 sono regolati
contrattualmente. I contratti collettivi sono stipulati secondo i
criteri e le modalita’ previste nel titolo III del presente decreto;
i contratti individuali devono conformarsi ai principi di cui
all’articolo 45, comma 2. L’attribuzione di trattamenti economici
puo’ avvenire esclusivamente mediante contratti collettivi((e salvo i casi previsti dal comma 3-ter e 3-quater dell’articolo 40 e le ipotesi di tutela delle retribuzioni di cui all’articolo 47-bis, ))
o, alle condizioni previste, mediante contratti individuali. Le
disposizioni di legge, regolamenti o atti amministrativi che
attribuiscono incrementi retributivi non previsti da contratti
cessano di avere efficacia a far data dall’entrata in vigore dal
relativo rinnovo contrattuale. I trattamenti economici piu’
favorevoli in godimento sono riassorbiti con le modalita’ e nelle
misure previste dai contratti collettivi e i risparmi di spesa che ne
conseguono incrementano le risorse disponibili per la contrattazione
collettiva.
((3-bis. Nel caso di nullita’ delle disposizioni contrattuali per violazione di norme imperative o dei limiti fissati alla contrattazione collettiva, si applicano gli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile.))

Art. 3
Personale in regime di diritto pubblico
(Art. 2, commi 4 e 5 del d.lgs n. 29 del 1993, come sostituiti
dall’art. 2 del d.lgs. n. 546 del 1993 e successivamente
modificati dall’art. 2, comma 2 del d.lgs. n. 80 del 1998)

1. In deroga all’articolo 2, commi 2 e 3, rimangono disciplinati
dai rispettivi ordinamenti: i magistrati ordinari, amministrativi e
contabili, gli avvocati e procuratori dello Stato, il personale
militare e delle Forze di polizia di Stato, il personale della
carriera diplomatica e della carriera prefettizia nonche’ i
dipendenti degli enti che svolgono la loro attivita’ nelle materie
contemplate dall’articolo 1 del decreto legislativo del Capo
provvisorio dello Stato 17 luglio 1947, n.691, e dalle leggi 4 giugno
1985, n.281, e successive modificazioni ed integrazioni, e 10 ottobre
1990, n.287.
1-bis. In deroga all’articolo 2, commi 2 e 3, il rapporto di
impiego del personale, anche di livello dirigenziale, del Corpo
nazionale dei vigili del fuoco, esclusi il personale volontario
previsto dal regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 2 novembre 2000, n. 362, e il personale volontario di
leva, e’ disciplinato in regime di diritto pubblico secondo autonome
disposizioni ordinamentali.
1-ter. In deroga all’articolo 2, commi 2 e 3, il personale della
carriera dirigenziale penitenziaria e’ disciplinato dal rispettivo
ordinamento.
2. Il rapporto di impiego dei professori e dei, ricercatori
universitari resta disciplinato dalle disposizioni rispettivamente
vigenti, in attesa della specifica disciplina che la regoli in modo
organico ed in conformita’ ai principi della autonomia universitaria
di cui all’articolo 33 della Costituzione ed agli articoli 6 e
seguenti della legge 9 maggio 1989, n.168, e successive modificazioni
ed integrazioni, tenuto conto dei principi di cui all’articolo 2,
comma 1, della legge 23 ottobre 1992. n. 421. ((28))
——————
AGGIORNAMENTO (28)
Il D.L. 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,
dalla L. 6 agosto 2008, n. 133 ha disposto (con l’art. 69, comma 1)
che “Con effetto dal 1° gennaio 2009, per le categorie di personale
di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,
la maturazione dell’aumento biennale o della classe di stipendio, nei
limiti del 2,5 per cento, previsti dai rispettivi ordinamenti e’
differita, una tantum, per un periodo di dodici mesi, alla scadenza
del quale e’ attribuito il corrispondente valore economico maturato.
Il periodo di dodici mesi di differimento e’ utile anche ai fini
della maturazione delle ulteriori successive classi di stipendio o
degli ulteriori aumenti biennali.”

Art. 4
Indirizzo politico-amministrativo. Funzioni e responsabilita’
(Art. 3 del d.lgs n. 29 del 1993, come sostituito prima dall’art. 2
del d.lgs n. 470 del 1993 poi dall’art. 3 del d.lgs n. 80 del 1998 e
successivamente modificato dall’art. 1 del d.lgs n.387 del 1998)

1. Gli organi di governo esercitano le funzioni di indirizzo
politico-amministrativo, definendo gli obiettivi ed i programmi da
attuare ed adottando gli altri atti rientranti nello svolgimento
ditali funzioni, e verificano la rispondenza dei risultati
dell’attivita’ amministrativa e della gestione agli indirizzi
impartiti. Ad essi spettano, in particolare:
a) le decisioni in materia di atti normativi e l’adozione dei
relativi atti di indirizzo interpretativo ed applicativo;
b) la definizione di obiettivi, priorita’, piani, programmi e
direttive generali per l’azione amministrativa e per la gestione;
c) la individuazione delle risorse umane, materiali ed
economico-finanziarie da destinare alle diverse finalita’ e la
loro ripartizione tra gli uffici di livello dirigenziale generale;
d) la definizione dei criteri generali in materia di ausili
finanziari a terzi e di determinazione di tariffe, canoni e
analoghi oneri a carico di terzi;
e) le nomine, designazioni ed atti analoghi ad essi attribuiti da
specifiche disposizioni;
f) le richieste di pareri alle autorita’ amministrative indipendenti
ed al Consiglio di Stato;
g) gli altri atti indicati dal presente decreto.

2. Ai dirigenti spetta l’adozione degli atti e provvedimenti
amministrativi, compresi tutti gli atti che impegnano
l’amministrazione verso l’esterno, nonche’ la gestione finanziaria,
tecnica e amministrativa mediante autonomi poteri di spesa di
organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo. Essi
sono responsabili in via esclusiva dell’attivita’ amministrativa,
della gestione e dei relativi risultati.
3. Le attribuzioni dei dirigenti indicate dal comma 2 possono
essere derogate soltanto espressamente e ad opera di specifiche
disposizioni legislative.
4. Le amministrazioni pubbliche i cui organi di vertice non siano
direttamente o indirettamente espressione di rappresentanza politica,
adeguano i propri ordinamenti al principio della distinzione tra
indirizzo e controllo, da un lato, e attuazione e gestione
dall’altro. ((A tali amministrazioni e’ fatto divieto di istituire uffici di diretta collaborazione, posti alle dirette dipendenze dell’organo di vertice dell’ente)).

Articolo 5
Potere di organizzazione
(Art.4 del d.lgs n.29 del 1993, come sostituito prima dall’art.3 del
d.lgs n.546 del 1993, successivamente modificato dall’art.9 del d.lgs
n.396 del 1997, e nuovamente sostituito dall’art.4 del d.lgs n.80 del
1998)

1. Le amministrazioni pubbliche assumono ogni determinazione
organizzativa al fine di assicurare l’attuazione dei principi di cui
all’articolo 2, comma 1, e la rispondenza al pubblico interesse
dell’azione amministrativa.
2. Nell’ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui
all’articolo 2, comma 1, le determinazioni per l’organizzazione degli
uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono
assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la
capacita’ e i poteri del privato datore di lavoro, ((fatte salve la sola informazione ai sindacati per le determinazioni relative all’organizzazione degli uffici ovvero di esame congiunto per le misure riguardanti i rapporti di lavoro, ove previste nei contratti di cui all’articolo 9)). Rientrano, in particolare, nell’esercizio
dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse
umane nel rispetto del principio di pari opportunita’, nonche’ la
direzione, l’organizzazione del lavoro nell’ambito degli uffici.
3. Gli organismi di controllo interno verificano periodicamente la
rispondenza delle determinazioni organizzative ai principi indicati
all’articolo 2, comma 1, anche al fine di propone l’adozione di
eventuali interventi correttivi e di fornire elementi per l’adozione
delle misure previste nei confronti dei responsabili della gestione.
3-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche
alle Autorita’ amministrative indipendenti.

Art. 6
Organizzazione e disciplina degli uffici e dotazioni organiche
(Art. 6 del d.lgs n. 29 del 1993, come sostituito prima
dall’art. 4 del d.lgs n. 546 del 1993 e poi dall’art. 5
del d.lgs n. 80 del 1998 e successivamente modificato
dall’art. 2 del d.lgs n. 387 del 1998)

1. Nelle amministrazioni pubbliche l’organizzazione e la disciplina
degli uffici, nonche’ la consistenza e la variazione delle dotazioni
organiche sono determinate in funzione delle finalita’ indicate
all’articolo 1, comma 1, previa verifica degli effettivi fabbisogni e
((previa informazione, preventiva o successiva, delle organizzazioni sindacali rappresentative ove prevista nei contratti di cui all’articolo 9)) ai sensi dell’articolo 9. ((Nei casi in cui processi di riorganizzazione degli uffici comportano l’individuazione di esuberi o l’avvio di processi di mobilita’, al fine di assicurare obiettivita’ e trasparenza, le pubbliche amministrazioni sono tenute a darne informazione, ai sensi dell’articolo 33, alle organizzazioni sindacali rappresentative del settore interessato e ad avviare con le stesse un esame sui criteri per l’individuazione degli esuberi o sulle modalita’ per i processi di mobilita’. Decorsi trenta giorni dall’avvio dell’esame, in assenza dell’individuazione di criteri e modalita’ condivisi, la pubblica amministrazione procede alla dichiarazione di esubero e alla messa in mobilita’)).
Nell’individuazione delle dotazioni organiche, le amministrazioni non
possono determinare, in presenza di vacanze di organico, situazioni
di soprannumerarieta’ di personale, anche temporanea, nell’ambito dei
contingenti relativi alle singole posizioni economiche delle aree
funzionali e di livello dirigenziale.
Ai fini della mobilita’ collettiva le amministrazioni effettuano
annualmente rilevazioni delle eccedenze di personale su base
territoriale per categoria o area, qualifica e profilo professionale.
Le amministrazioni pubbliche curano l’ottimale distribuzione delle
risorse umane attraverso la coordinata attuazione dei processi di
mobilita’ e di reclutamento del personale.
2. Per le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento
autonomo, si applica l’articolo 17, comma 4-bis, della legge 23
agosto 1988, n. 400. La distribuzione del personale dei diversi
livelli o qualifiche previsti dalla dotazione organica puo’ essere
modificata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su
proposta del ministro competente di concerto con il Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica, ove comporti
riduzioni di spesa o comunque non incrementi la spesa complessiva
riferita al personale effettivamente in servizio aI 31 dicembre
dell’anno precedente.
3. Per la ridefinizione degli uffici e delle dotazioni organiche si
procede periodicamente e comunque a scadenza triennale, nonche’ ove
risulti necessario a seguito di riordino, fusione, trasformazione o
trasferimento di funzioni. Ogni amministrazione procede adottando gli
atti previsti dal proprio ordinamento.
4. Le variazioni delle dotazioni organiche gia’ determinate sono
approvate dall’organo di vertice delle amministrazioni in coerenza
con la programmazione triennale del fabbisogno di personale di cui
all’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive
modificazioni ed integrazioni, e con gli strumenti di programmazione
economico – finanziaria pluriennale. Per le amministrazioni dello
Stato, la programmazione triennale del fabbisogno di personale e’
deliberata dal Consiglio dei ministri e le variazioni delle dotazioni
organiche sono determinate ai sensi dell’articolo 17, comma 4-bis,
della legge 23 agosto 1988, n. 400.
4-bis. Il documento di programmazione triennale del fabbisogno di
personale ed i suoi aggiornamenti di cui al comma 4 sono elaborati su
proposta dei competenti dirigenti che individuano i profili
professionali necessari allo svolgimento dei compiti istituzionali
delle strutture cui sono preposti.
5. Per la Presidenza del Consiglio dei ministri, per il Ministero
degli affari esteri, nonche’ per le amministrazioni che esercitano
competenze istituzionali in materia di difesa e sicurezza dello
Stato, di polizia e di giustizia, sono fatte salve le particolari
disposizioni dettate dalle normative di settore. L’articolo 5, comma
3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, relativamente al
personale appartenente alle Forze di polizia ad ordinamento civile,
si interpreta nel senso che al predetto personale non si applica
l’articolo 16 dello stesso decreto. Restano salve le disposizioni
vigenti per la determinazione delle dotazioni organiche del personale
degli istituti e scuole di ogni ordine e grado e delle istituzioni
educative. Le attribuzioni del Ministero dell’universita’ e della
ricerca scientifica e tecnologica, relative a tutto il personale
tecnico e amministrativo universitario, ivi compresi i dirigenti,
sono devolute all’universita’ di appartenenza. Parimenti sono
attribuite agli osservatori astronomici, astrofisici e vesuviano
tutte le attribuzioni del Ministero dell’universita’ e della ricerca
scientifica e tecnologica in materia di personale, ad eccezione di
quelle relative al reclutamento del personale di ricerca.
6. Le amministrazioni pubbliche che non provvedono agli adempimenti
di cui al presente articolo non possono assumere nuovo personale,
compreso quello appartenente alle categorie protette.

Art. 6-bis
(( (Misure in materia di organizzazione e razionalizzazione della spesa per il funzionamento delle pubbliche amministrazioni). 1. Le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, nonche’ gli enti finanziati direttamente o indirettamente a carico del bilancio dello Stato sono autorizzati, nel rispetto dei principi di concorrenza e di trasparenza, ad acquistare sul mercato i servizi, originariamente prodotti al proprio interno, a condizione di ottenere conseguenti economie di gestione e di adottare le necessarie misure in materia di personale e di dotazione organica. 2. Relativamente alla spesa per il personale e alle dotazioni organiche, le amministrazioni interessate dai processi di cui al presente articolo provvedono al congelamento dei posti e alla temporanea riduzione dei fondi della contrattazione, fermi restando i conseguenti processi di riduzione e di rideterminazione delle dotazioni organiche nel rispetto dell’articolo 6 nonche’ i conseguenti processi di riallocazione e di mobilita’ del personale. 3. I collegi dei revisori dei conti e gli organi di controllo interno delle amministrazioni che attivano i processi di cui al comma 1 vigilano sull’applicazione del presente articolo, dando evidenza, nei propri verbali, dei risparmi derivanti dall’adozione dei provvedimenti in materia di organizzazione e di personale, anche ai fini della valutazione del personale con incarico dirigenziale di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286 )).

Art. 7
Gestione delle risorse umane
(Art. 7 del d.lgs n. 29 del 1993, come sostituito prima
dall’art. 5 del d.lgs n. 546 del 1993 e poi modificato
dall’art. 3 del d.lgs n. 387 del 1998)

((1. Le pubbliche amministrazioni garantiscono parita’ e pari opportunita’ tra uomini e donne e l’assenza di ogni forma di discriminazione, diretta e indiretta, relativa al genere, all’eta’, all’orientamento sessuale, alla razza, all’origine etnica, alla disabilita’, alla religione o alla lingua, nell’accesso al lavoro, nel trattamento e nelle condizioni di lavoro, nella formazione professionale, nelle promozioni e nella sicurezza sul lavoro. Le pubbliche amministrazioni garantiscono altresi’ un ambiente di lavoro improntato al benessere organizzativo e si impegnano a rilevare, contrastare ed eliminare ogni forma di violenza morale o psichica al proprio interno)).
2. Le amministrazioni pubbliche garantiscono la liberta’ di
insegnamento e l’autonomia professionale nello svolgimento
dell’attivita’ didattica, scientifica e di ricerca.
3. Le amministrazioni pubbliche individuano criteri certi di’
priorita’ nell’impiego flessibile del personale, purche’ compatibile
con l’organizzazione degli uffici e del lavoro, a favore dei
dipendenti in situazioni di svantaggio personale, sociale e familiare
e dei dipendenti impegnati in attivita’ di volontariato ai sensi
della legge 11 agosto 1991, n. 266.
4. Le amministrazioni pubbliche curano la formazione e
l’aggiornamento del personale, ivi compreso quello con qualifiche
dirigenziali, garantendo altresi’ l’adeguamento dei programmi
formativi. al fine di contribuire allo sviluppo della cultura di
genere della pubblica amministrazione.
5. Le amministrazioni pubbliche non possono erogare trattamenti
economici accessori che non corrispondano alle prestazioni
effettivamente rese.
6. Per esigenze cui non possono far fronte con personale in
servizio, le amministrazioni pubbliche possono conferire incarichi
individuali, con contratti di lavoro autonomo, di natura occasionale
o coordinata e continuativa, ad esperti di particolare e comprovata
specializzazione anche universitaria, in presenza dei seguenti
presupposti di legittimita’:
a) l’oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze
attribuite dall’ordinamento all’amministrazione conferente, ad
obiettivi e progetti specifici e determinati e deve risultare
coerente con le esigenze di funzionalita’ dell’amministrazione
conferente;
b) l’amministrazione deve avere preliminarmente accertato
l’impossibilita’ oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili
al suo interno;
c) la prestazione deve essere di natura temporanea e altamente
qualificata;
d) devono essere preventivamente determinati durata, luogo,
oggetto e compenso della collaborazione.
Si prescinde dal requisito della comprovata specializzazione
universitaria in caso di stipulazione di contratti di collaborazione
di natura occasionale o coordinata e continuativa per attivita’ che
debbano essere svolte da professionisti iscritti in ordini o albi o
con soggetti che operino nel campo dell’arte, dello spettacolo , dei
mestieri artigianali o dell’attivita’ informatica nonche’ a supporto
dell’attivita’ didattica e di ricerca, per i servizi di orientamento,
compreso il collocamento, e di certificazione dei contratti di lavoro
di cui al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, purche’
senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica , ferma
restando la necessita’ di accertare la maturata esperienza nel
settore.
Il ricorso a contratti di collaborazione coordinata e continuativa
per lo svolgimento di funzioni ordinarie o l’utilizzo dei
collaboratori come lavoratori subordinati e’ causa di responsabilita’
amministrativa per il dirigente che ha stipulato i contratti. Il
secondo periodo dell’articolo 1, comma 9, del decreto-legge 12 luglio
2004, n. 168, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio
2004, n. 191, e’ soppresso. Si applicano le disposizioni previste
dall’articolo 36, comma 3, del presente decreto.
6-bis. Le amministrazioni pubbliche disciplinano e rendono
pubbliche, secondo i propri ordinamenti, procedure comparative per il
conferimento degli incarichi di collaborazione.
6-ter. I regolamenti di cui all’articolo 110, comma 6, del testo
unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, si
adeguano ai principi di cui al comma 6.
6-quater. Le disposizioni di cui ai commi 6, 6-bis e 6-ter non si
applicano ai componenti degli organismi di controllo interno e dei
nuclei di valutazione, nonche’ degli organismi operanti per le
finalita’ di cui all’articolo 1, comma 5, della legge 17 maggio 1999,
n. 144.

Art. 7-bis
(( (Formazione del personale). ))

(( 1. Le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, con esclusione delle universita’ e degli enti di ricerca, nell’ambito delle attivita’ di gestione delle risorse umane e finanziarie, predispongono annualmente un piano di formazione del personale, compreso quello in posizione di comando o fuori ruolo, tenendo conto dei fabbisogni rilevati, delle competenze necessarie in relazione agli obiettivi, nonche’ della programmazione delle assunzioni e delle innovazioni normative e tecnologiche. Il piano di formazione indica gli obiettivi e le risorse finanziarie necessarie, nei limiti di quelle, a tale scopo, disponibili, prevedendo l’impiego delle risorse interne, di quelle statali e comunitarie, nonche’ le metodologie formative da adottare in riferimento ai diversi destinatari. 2. Le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, nonche’ gli enti pubblici non economici, predispongono entro il 30 gennaio di ogni anno il piano di formazione del personale e lo trasmettono, a fini informativi, alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica e al Ministero dell’economia e delle finanze. Decorso tale termine e, comunque, non oltre il 30 settembre, ulteriori interventi in materia di formazione del personale, dettati da esigenze sopravvenute o straordinarie, devono essere specificamente comunicati alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica e al Ministero dell’economia e delle finanze indicando gli obiettivi e le risorse utilizzabili, interne, statali o comunitarie. Ai predetti interventi formativi si da’ corso qualora, entro un mese dalla comunicazione, non intervenga il diniego della Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze. Il Dipartimento della funzione pubblica assicura il raccordo con il Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie relativamente agli interventi di formazione connessi all’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione)).

Articolo 8
(Costo del lavoro, risorse finanziarie e controlli
(Art. 9 del d.lgs n.29 del 1993)

1. Le amministrazioni pubbliche adottano tutte le misure affinche’
la spesa per il proprio personale sia evidente, certa e prevedibile
nella evoluzione. Le risorse finanziarie destinate a tale spesa sono
determinate in base alle compatibilita’ economico-finanziarie
definite nei documenti di programmazione e di bilancio.
2. L’incremento del costo del lavoro negli enti pubblici economici
e nelle aziende pubbliche che producono servizi di pubblica utilita’,
nonche’ negli enti di cui all’articolo 70, comma 4, e’ soggetto a
limiti compatibili con gli obiettivi e i vincoli di finanza pubblica.

Articolo 9
(( (Partecipazione sindacale). 1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 5, comma 2, i contratti collettivi nazionali disciplinano le modalita’ e gli istituti della partecipazione. ))

Titolo II
ORGANIZZAZIONE

Capo I
Relazioni con il pubblico

Articolo 10
Trasparenza delle amministrazioni pubbliche
(Art.11 del d.lgs n.29 del 1993, come modificato dall’art.43, comma 9
del d.lgs n.80 del 1998)

1. L’organismo di cui all’articolo 2, comma 1, lettera mm), della
legge 23 ottobre 1992, n.421, ai fini della trasparenza e rapidita’
del procedimento, definisce, ai sensi dell’articolo 2, comma 1,
lettera c), i modelli e sistemi informativi utili alla
interconnessione tra le amministrazioni pubbliche.
2. La Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della
funzione pubblica ed i comitati metropolitani di cui all’articolo 18
del decreto-legge 24 novembre 1990, n. 344, convertito, con
modificazioni, dalla legge 23 gennaio 1991, n. 21, promuovono,
utilizzando il personale degli uffici di cui all’articolo 11, la
costituzione di servizi di accesso polifunzionale alle
amministrazioni pubbliche nell’ambito dei progetti finalizzati di cui
all’articolo 26 della legge 11 marzo 1988, n. 67, e successive
modificazioni ed integrazioni.

Articolo 11
Ufficio relazioni con il pubblico
(Art.l2, commi da 1 a 5-ter del d.lgs n.29 del 1993, come sostituiti
dall’art.7 del d.lgs n.546 del 1993 e successivamente modificati
dall’art.3 del decreto legge n.163 del 1995, convertito con
modificazioni dalla legge n.273 del 1995)
1. Le amministrazioni pubbliche, al fine di garantire la piena
attuazione della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modificazioni ed integrazioni, individuano, nell’ambito della propria
struttura uffici per le relazioni con il pubblico.
2. Gli uffici per le relazioni con il pubblico provvedono, anche
mediante l’utilizzo di tecnologie informatiche:
a) al servizio all’utenza per i diritti di partecipazione di cui al
capo III della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modificazioni ed integrazioni;
b) all’informazione all’utenza relativa agli atti e allo stato dei
procedimenti;
c) alla ricerca ed analisi finalizzate alla formulazione di proposte
alla propria amministrazione sugli aspetti organizzativi e
logistici del rapporto con l’utenza.

3. Agli uffici per le relazioni con il pubblico viene assegnato,
nell’ambito delle attuali dotazioni organiche delle singole
amministrazioni, personale con idonea qualificazione e con elevata
capacita’ di avere contatti con il pubblico, eventualmente assicurato
da apposita formazione.
4. Al fine di assicurare la conoscenza di normative, servizi e
strutture, le amministrazioni pubbliche programmano ed attuano
iniziative di comunicazione di pubblica utilita’; in particolare, le
amministrazioni dello Stato, per l’attuazione delle iniziative
individuate nell’ambito delle proprie competenze, si avvalgono del
Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del
Consiglio dei ministri quale struttura centrale di servizio, secondo
un piano annuale di coordinamento del fabbisogno di prodotti e
servizi, da sottopone all’approvazione del Presidente del Consiglio
dei ministri.
5. Per le comunicazioni previste dalla legge 7 agosto 1990, n.
241, e successive modificazioni ed integrazioni, non si applicano le
norme vigenti che dispongono la tassa a carico del destinatario.
6. Il responsabile dell’ufficio per le relazioni con il pubblico e
il personale da lui indicato possono promuovere iniziative volte,
anche con il supporto delle procedure informatiche, al miglioramento
dei servizi per il pubblico, alla semplificazione e all’accelerazione
delle procedure e all’incremento delle modalita’ di accesso informale
alle informazioni in possesso dell’amministrazione e ai documenti
amministrativi.
7. L’organo di vertice della gestione dell’amministrazione o
dell’ente verifica l’efficacia dell’applicazione delle iniziative di
cui al comma 6, ai fini dell’inserimento della verifica positiva nel
fascicolo personale del dipendente. Tale riconoscimento costituisce
titolo autonomamente valutabile in concorsi pubblici e nella
progressione di’ carriera del dipendente. Gli organi di vertice
trasmettono le iniziative riconosciute ai sensi del presente comma al
Dipartimento della funzione pubblica, ai fini di un’adeguata
pubblicizzazione delle stesse. Il Dipartimento annualmente individua
le forme di pubblicazione.

Articolo 12
Uffici per la gestione del contenzioso del lavoro
(Art. 12-bis del d.lgs n.29 del 1999, aggiunto dall’art. 7 del d.lgs
n. 80 del 1998)

1. Le amministrazioni pubbliche provvedono, nell’ambito dei
rispettivi ordinamenti, ad organizzare la gestione del contenzioso
del lavoro, anche creando appositi uffici, in modo da assicurare
l’efficace svolgimento di tutte le attivita’ stragiudiziali e
giudiziali inerenti alle controversie. Piu’ amministrazioni omogenee
o affini possono istituire, mediante convenzione che ne regoli le
modalita’ di costituzione e di funzionamento, un unico ufficio per la
gestione di tutto o parte del contenzioso comune.

Capo II
Dirigenza

Sezione I
Qualifiche, uffici dirigenziali ed attribuzioni

Articolo 13
Amministrazioni destinatarie
(Art.13 del d.lgs n.29 del 1993,come sostituito prima dall’art.3 del
d.lgs n.470 del 1993 e poi dall’art.8 del d.lgs n.80 del 1998)

1. Le disposizioni del presente capo si applicano alle
amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo.

Art. 14
Indirizzo politico-amministrativo
(Art. 14 del d.lgs n. 29 del 1993, come sostituito prima
dall’art. 8 del d.lgs n. 546 del 1993 e poi
dall’art. 9 del d.lgs n.80 del 1998)

1. Il Ministro esercita le funzioni di cui all’articolo 4, comma 1.
A tal fine periodicamente, e comunque ogni anno entro dieci giorni
dalla pubblicazione della legge di bilancio, anche sulla base delle
proposte dei dirigenti di cui all’articolo 16:
a) definisce obiettivi, priorita’, piani e programmi da attuare ed
emana le conseguenti direttive generali per l’attivita’
amministrativa e per la gestione;
b) effettua, ai fini’ dell’adempimento dei compiti definiti ai sensi
della lettera a), l’assegnazione ai dirigenti preposti ai centri
di responsabilita’ delle rispettive amministrazioni delle risorse
di cui all’articolo 4, comma 1, lettera c), del presente decreto,
ivi comprese quelle di cui all’articolo 3 del decreto legislativo
7 agosto 1997, n. 279, e successive modificazioni ed integrazioni,
ad esclusione delle risorse necessarie per il funzionamento degli
uffici di cui al comma 2; provvede alle variazioni delle
assegnazioni con le modalita’ previste dal medesimo decreto
legislativo 7 agosto 1997, n. 279, tenendo altresi’ conto dei
procedimenti e subprocedimenti attribuiti ed adotta gli altri
provvedimenti ivi previsti.
2. Per l’esercizio delle funzioni di cui al comma 1 il Ministro si
avvale di uffici di diretta collaborazione, aventi esclusive
competenze di supporto e di raccordo con l’amministrazione, istituiti
e disciplinati con regolamento adottato ai sensi dell’articolo 17,
comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400. A tali uffici sono
assegnati, nei limiti stabiliti dallo stesso regolamento: dipendenti
pubblici anche in posizione di aspettativa, fuori ruolo o comando;
collaboratori assunti con contratti a tempo determinato disciplinati
dalle norme di diritto privato; esperti e consulenti per particolari
professionalita’ e specializzazioni con incarichi di collaborazione
coordinata e continuativa. ((All’atto del giuramento del Ministro, tutte le assegnazioni di personale, ivi compresi gli incarichi anche di livello dirigenziale e le consulenze e i contratti, anche a termine, conferiti nell’ambito degli uffici di cui al presente comma, decadono automaticamente ove non confermati entro trenta giorni dal giuramento del nuovo Ministro.)) Per i dipendenti pubblici si applica
la disposizione di cui all’articolo 17, comma 14, della legge 15
maggio 1997, n. 127. Con lo stesso regolamento si provvede al
riordino delle segreterie particolari dei Sottosegretari di Stato.
Con decreto adottato dall’autorita’ di governo competente, di
concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, e’ determinato, in attuazione dell’articolo
12, comma 1, lettera n) della legge 15 marzo 1997, n.59, senza
aggravi di spesa e, per il personale disciplinato dai contratti
collettivi nazionali di lavoro, fino ad una specifica disciplina
contrattuale, il trattamento economico accessorio, da corrispondere
mensilmente, a fronte delle responsabilita’, degli obblighi di
reperibilita’ e di disponibilita’ ad orari disagevoli, ai dipendenti
assegnati agli uffici dei Ministri e dei Sottosegretari di Stato.
Tale trattamento, consistente in un unico emolumento, e’ sostitutivo
dei compensi per il lavoro straordinario, per la produttivita’
collettiva e per la qualita’ della prestazione individuale. Con
effetto dall’entrata in vigore del regolamento di cui al presente
comma sono abrogate le norme del regio decreto legge 10 luglio 1924,
n. 1100, e successive modificazioni ed integrazioni, ed ogni altra
norma riguardante la costituzione e la disciplina dei gabinetti dei
Ministri e delle segreterie particolari dei Ministri e dei
Sottosegretari di Stato. ((23))
3. Il Ministro non puo’ revocare, riformare, riservare o avocare a
se’ o altrimenti adottare provvedimenti o atti di competenza dei
dirigenti. In caso di inerzia o ritardo il Ministro puo’ fissare un
termine perentorio entro il quale il dirigente deve adottare gli atti
o i provvedimenti. Qualora l’inerzia permanga, o in caso di grave
inosservanza delle direttive generali da parte del dirigente
competente, che determinino pregiudizio per l’interesse pubblico, il
Ministro puo’ nominare, salvi i casi di urgenza previa contestazione,
un commissario ad acta, dando comunicazione al Presidente del
Consiglio dei ministri del relativo provvedimento. Resta salvo quanto
previsto dall’articolo 2, comma 3, lett. p) della legge 23 agosto
1988, n. 400. Resta altresi’ salvo quanto previsto dalL’articolo 6
del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con
regio decreto 18 giugno 1931, n.773, e successive modificazioni ed
integrazioni, e dall’articolo 10 del relativo regolamento emanato con
regio decreto 6 maggio 1940, n. 635. Resta salvo il potere di
annullamento ministeriale per motivi di legittimita’.
—————
AGGIORNAMENTO (23)
Il D.L. 18 maggio 2006, n. 181, convertito con modificazioni dalla
L. 17 luglio 2006, n. 233, ha disposto (con l’art. 1, comma 24-ter)
che “Il termine di cui all’articolo 14, comma 2, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come modificato dal comma 24-bis
del presente articolo, decorre, rispetto al giuramento dei Ministri
in carica alla data di entrata in vigore della legge di conversione
del presente decreto, da tale ultima data.”

Art. 15
Dirigenti
(Art. 15 del d.lgs. n. 29 del 1993, come sostituito dall’art. 4 del
d.lgs. n. 470 del 1993 e successivamente modificato dall’art. 10 del
d.lgs. n. 80 del 1998; Art. 27 del d.lgs. n. 29 del 1993, commi 1 e
3, come sostituiti dall’art.7 del d.lgs n.470 del 1993)

1. Nelle amministrazioni pubbliche di cui al presente capo, la
dirigenza e’ articolata nelle due fasce ((dei ruoli)) di cui
all’articolo 23. Restano salve le particolari disposizioni
concernenti le carriere diplomatica e prefettizia e le carriere delle
Forze di polizia e delle Forze armate. Per le amministrazioni dello
Stato, anche ad ordinamento autonomo, e’ fatto salvo quanto previsto
dall’articolo 6.
2. Nelle istituzioni e negli enti di ricerca e sperimentazione,
nonche’ negli altri istituti pubblici di cui al sesto comma
dell’articolo 33 della Costituzione, le attribuzioni della dirigenza
amministrativa non si estendono alla gestione della ricerca e
dell’insegnamento.
3. In ciascuna struttura organizzativa non affidata alla direzione
del dirigente generale, il dirigente preposto all’ufficio di piu’
elevato livello e’ sovraordinato al dirigente preposto ad ufficio di
livello inferiore.
4. Per le regioni, il dirigente cui sono conferite funzioni di
coordinamento e’ sovraordinato, limitatamente alla durata
dell’incarico, al restante personale dirigenziale.
5. Per il Consiglio di Stato e per i tribunali amministrativi
regionali, per la Corte dei conti e per l’Avvocatura generale dello
Stato, le attribuzioni che il presente decreto demanda agli organi di
Governo sono di competenza rispettivamente, del Presidente del
Consiglio di Stato, del Presidente della Corte dei conti e
dell’Avvocato generale dello Stato; le attribuzioni che il presente
decreto demanda ai dirigenti preposti ad uffici dirigenziali di
livello generate sono di competenza dei segretari generali dei
predetti istituti.

Articolo 16
Funzioni dei dirigenti di uffici dirigenziali generali
(Art.16 del d.lgs n.29 del 1993, come sostituito prima dall’art.9 del
d.lgs n.546 del 1993 e poi dall’art.11 del d.lgs n. 80 del 1998 e
successivamente modificato dall’art.4 del d.lgs n.387 del 1998)

1. I dirigenti di uffici dirigenziali generali, comunque
denominati, nell’ambito di quanto stabilito dall’articolo 4
esercitano, fra gli altri, i seguenti compiti e poteri:
a) formulano proposte ed esprimono pareri al Ministro, nelle materie
di sua competenza;
a-bis) propongono le risorse e i profili professionali necessari allo
svolgimento dei compiti dell’ufficio cui sono preposti anche al
fine dell’elaborazione del documento di programmazione triennale
del fabbisogno di personale di cui all’articolo 6, comma 4;
b) curano l’attuazione dei piani, programmi e direttive generali
definite dal Ministro e attribuiscono ai dirigenti gli incarichi e
la responsabilita’ di specifici progetti e gestioni; definiscono
gli obiettivi che i dirigenti devono perseguire e attribuiscono le
conseguenti risorse umane, finanziarie e materiali;
c) adottano gli atti relativi all’organizzazione degli uffici di
livello dirigenziale non generale;
d) adottano gli atti e i provvedimenti amministrativi ed esercitano i
poteri di spesa e quelli di acquisizione delle entrate rientranti
nella competenza dei propri uffici, salvo quelli delegati ai
dirigenti;
d-bis) adottano i provvedimenti previsti dall’articolo 17, comma 2,
del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive
modificazioni;
e) dirigono, coordinano e controllano l’attivita’ dei dirigenti e dei
responsabili dei procedimenti amministrativi, anche con potere
sostitutivo in caso di inerzia, e propongono l’adozione, nei
confronti dei dirigenti, delle misure previste dall’articolo 21;
f) promuovono e resistono alle liti ed hanno il potere di conciliare
e di transigere, fermo restando quanto disposto dall’articolo 12,
comma 1, della legge 3 aprile 1979, n.103;
g) richiedono direttamente pareri agli organi consultivi
dell’amministrazione e rispondono ai rilievi degli organi di
controllo sugli atti di competenza;
h) svolgono le attivita’ di organizzazione e gestione del personale e
di gestione dei rapporti sindacali e di lavoro;
i) decidono sui ricorsi gerarchici contro gli atti e i provvedimenti
amministrativi non definitivi dei dirigenti;
l) curano i rapporti con gli uffici dell’Unione europea e degli
organismi internazionali nelle materie di competenza secondo le
specifiche direttive dell’organo di direzione politica, sempreche’
tali rapporti non siano espressamente affidati ad apposito ufficio
o organo.
l-bis) concorrono alla definizione di misure idonee a prevenire e
contrastare i fenomeni di corruzione e a controllarne il rispetto
da parte dei dipendenti dell’ufficio cui sono preposti.
((l-ter) forniscono le informazioni richieste dal soggetto competente per l’individuazione delle attivita’ nell’ambito delle quali e’ piu’ elevato il rischio corruzione e formulano specifiche proposte volte alla prevenzione del rischio medesimo.))
((l-quater) provvedono al monitoraggio delle attivita’ nell’ambito delle quali e’ piu’ elevato il rischio corruzione svolte nell’ufficio a cui sono preposti, disponendo, con provvedimento motivato, la rotazione del personale nei casi di avvio di procedimenti penali o disciplinari per condotte di natura corruttiva.))
2. I dirigenti di uffici dirigenziali generali riferiscono al
Ministro sull’attivita’ da essi svolta correntemente e in tutti i
casi in cui il Ministro lo richieda o lo ritenga opportuno.
3. L’esercizio dei compiti e dei poteri di cui al comma 1 puo’
essere conferito anche a dirigenti preposti a strutture organizzative
comuni a piu’ amministrazioni pubbliche, ovvero alla attuazione di
particolari programmi, progetti e gestioni. 4. Gli atti e i
provvedimenti adottati dai dirigenti preposti al vertice
dell’amministrazione e dai dirigenti di uffici dirigenziali generali
di cui al presente articolo non sono suscettibili di ricorso
gerarchico.
5. Gli ordinamenti delle amministrazioni pubbliche al cui vertice
e’ preposto un segretario generale, capo dipartimento o altro
dirigente comunque denominato, con funzione di coordinamento di
uffici dirigenziali di livello generale, ne definiscono i compiti ed
i poteri.

Art. 17
Funzioni dei dirigenti
(Art. 17 del d.lgs. n. 29 del 1993, come sostituito
prima dall’art. 10 del d.lgs. n. 546 del 1993 e
poi dall’art.12 del d.lgs n.80 del 1998)

1. I dirigenti, nell’ambito di quanto stabilito dall’articolo 4,
esercitano, fra gli altri, i seguenti compiti e poteri:
a) formulano proposte ed esprimono pareri ai dirigenti degli uffici
dirigenziali generali;
b) curano l’attuazione dei progetti e delle gestioni ad essi
assegnati dai dirigenti degli uffici dirigenziali generali,
adottando i relativi atti e provvedimenti amministrativi ed
esercitando i poteri di spesa e di acquisizione delle entrate;
c) svolgono tutti gli altri compiti ad essi delegati dai dirigenti
degli uffici dirigenziali generali;
d) dirigono, coordinano e controllano l’attivita’ degli uffici che da
essi dipendono e dei responsabili dei procedimenti amministrativi,
anche con poteri sostitutivi in caso di inerzia;
((d-bis) concorrono all’individuazione delle risorse e dei profili professionali necessari allo svolgimento dei compiti dell’ufficio cui sono preposti anche al fine dell’elaborazione del documento di programmazione triennale del fabbisogno di personale di cui all’articolo 6, comma 4;))
e) provvedono alla gestione del personale e delle risorse finanziarie
e strumentali assegnate ai propri uffici ((, anche ai sensi di quanto previsto all’articolo 16, comma 1, lettera l-bis)).
((e-bis) effettuano la valutazione del personale assegnato ai propri uffici, nel rispetto del principio del merito, ai fini della progressione economica e tra le aree, nonche’ della corresponsione di indennita’ e premi incentivanti.))
1-bis. I dirigenti, per specifiche e comprovate ragioni di
servizio, possono delegare per un periodo di tempo determinato, con
atto scritto e motivato, alcune delle competenze comprese nelle
funzioni di cui alle lettere b), d) ed e) del comma 1 a dipendenti
che ricoprano le posizioni funzionali piu’ elevate nell’ambito degli
uffici ad essi affidati. Non si applica in ogni caso l’articolo 2103
del codice civile.

Art. 17-bis

((ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 6 LUGLIO 2012, N. 95))

Articolo 18
Criteri di rilevazione e analisi dei costi e dei rendimenti
(Art.18 del d.lgs n.29 del 1993, come sostituito dall’art.5 del d.lgs
n.470 del 1993)

1. Sulla base delle indicazioni di cui all’articolo 59 del
presente decreto, i dirigenti preposti ad uffici dirigenziali di
livello generale adottano misure organizzative idonee a consentire la
rilevazione e l’analisi dei costi e dei rendimenti dell’attivita’
amministrativa, della gestione e delle decisioni organizzative.
2. Il Dipartimento della funzione pubblica puo’ chiedere
all’Istituto nazionale di statistica – ISTAT – l’elaborazione di
norme tecniche e criteri per le rilevazioni ed analisi di cui al
comma 1 e, all’Autorita’ per l’informatica nella pubblica
amministrazione – AIPA, l’elaborazione di procedure informatiche
standardizzate allo scopo di evidenziare gli scostamenti dei costi e
dei rendimenti rispetto a valori medi e standards.

Art. 19
Incarichi di funzioni dirigenziali
(Art. 19 del d.lgs. n. 29 del 1993, come sostituito prima dall’art.
11 del d.lgs. n. 546 del 1993 e poi dall’art. 13 del d.lgs. n. 80 del
1998 e successivamente modificato dall’art. 5 del d.lgs. n. 387 del
1998)

1. Ai fini del conferimento di ciascun incarico di funzione
dirigenziale si tiene conto, in relazione alla natura e alle
caratteristiche degli obiettivi prefissati ed alla complessita’ della
struttura interessata, delle attitudini e delle capacita’
professionali del singolo dirigente, dei risultati conseguiti in
precedenza nell’amministrazione di appartenenza e della relativa
valutazione, delle specifiche competenze organizzative possedute,
nonche’ delle esperienze di direzione eventualmente maturate
all’estero, presso il settore privato o presso altre amministrazioni
pubbliche, purche’ attinenti al conferimento dell’incarico. Al
conferimento degli incarichi e al passaggio ad incarichi diversi non
si applica l’articolo 2103 del codice civile.
1-bis. L’amministrazione rende conoscibili, anche mediante
pubblicazione di apposito avviso sul sito istituzionale, il numero e
la tipologia dei posti di funzione che si rendono disponibili nella
dotazione organica ed i criteri di scelta; acquisisce le
disponibilita’ dei dirigenti interessati e le valuta.
1-ter. Gli incarichi dirigenziali possono essere revocati
esclusivamente nei casi e con le modalita’ di cui all’articolo 21,
comma 1, secondo periodo. PERIODO ABROGATO DAL D.L. 31 MAGGIO 2010,
N. 78, CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 30 LUGLIO 2010, N. 122.
2. Tutti gli incarichi di funzione dirigenziale nelle
amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, sono
conferiti secondo le disposizioni del presente articolo. Con il
provvedimento di conferimento dell’incarico, ovvero con separato
provvedimento del Presidente del Consiglio dei ministri o del
Ministro competente per gli incarichi di cui al comma 3, sono
individuati l’oggetto dell’incarico e gli obiettivi da conseguire,
con riferimento alle priorita’, ai piani e ai programmi definiti
dall’organo di vertice nei propri atti di indirizzo e alle eventuali
modifiche degli stessi che intervengano nel corso del rapporto,
nonche’ la durata dell’incarico, che deve essere correlata agli
obiettivi prefissati e che, comunque, non puo’ essere inferiore a tre
anni ne’ eccedere il termine di cinque anni. La durata dell’incarico
puo’ essere inferiore a tre anni se coincide con il conseguimento del
limite di eta’ per il collocamento a riposo dell’interessato. Gli
incarichi sono rinnovabili. Al provvedimento di conferimento
dell’incarico accede un contratto individuale con cui e’ definito il
corrispondente trattamento economico, nel rispetto dei principi
definiti dall’articolo 24. E’ sempre ammessa la risoluzione
consensuale del rapporto. In caso di primo conferimento ad un
dirigente della seconda fascia di incarichi di uffici dirigenziali
generali o di funzioni equiparate, la durata dell’incarico e’ pari a
tre anni. Resta fermo che per i dipendenti statali titolari di
incarichi di funzioni dirigenziali ai sensi del presente articolo, ai
fini dell’applicazione dell’articolo 43, comma 1, del decreto del
Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092, e successive
modificazioni, l’ultimo stipendio va individuato nell’ultima
retribuzione percepita in relazione all’incarico svolto. Nell’ipotesi
prevista dal terzo periodo del presente comma, ai fini della
liquidazione del trattamento di fine servizio, comunque denominato,
nonche’ dell’applicazione dell’articolo 43, comma 1, del decreto del
Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092, e successive
modificazioni, l’ultimo stipendio va individuato nell’ultima
retribuzione percepita prima del conferimento
dell’incarico avente durata inferiore a tre anni. (42)
3. Gli incarichi di Segretario generale di ministeri, gli incarichi
di direzione di strutture articolate al loro interno in uffici
dirigenziali generali e quelli di livello equivalente sono conferiti
con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del
Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro competente, a
dirigenti della prima fascia dei ruoli di cui all’articolo 23 o, con
contratto a tempo determinato, a persone in possesso delle specifiche
qualita’ professionali e nelle percentuali previste dal comma 6.
4. Gli incarichi di funzione dirigenziale di livello generale sono
conferiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su
proposta del Ministro competente, a dirigenti della prima fascia dei
ruoli di cui all’articolo 23 o, in misura non superiore al 70 per
cento della relativa dotazione, agli altri dirigenti appartenenti ai
medesimi ruoli ovvero, con contratto a tempo determinato, a persone
in possesso delle specifiche qualita’ professionali richieste dal
comma 6.
4-bis. I criteri di conferimento degli incarichi di funzione
dirigenziale di livello generale, conferiti ai sensi del comma 4 del
presente articolo, tengono conto delle condizioni di pari
opportunita’ di cui all’articolo 7.
5. Gli incarichi di direzione degli uffici di livello dirigenziale
sono conferiti, dal dirigente dell’ufficio di livello dirigenziale
generale, ai dirigenti assegnati al suo ufficio ai sensi
dell’articolo 4, comma 1, lettera c).
5-bis. Gli incarichi di cui ai commi da 1 a 5 possono essere
conferiti, da ciascuna amministrazione, entro il limite del 10 per
cento della dotazione organica dei dirigenti appartenenti alla prima
fascia dei ruoli di cui all’articolo 23 e del 5 per cento della
dotazione organica di quelli appartenenti alla seconda fascia, anche
a dirigenti non appartenenti ai ruoli di cui al medesimo articolo 23,
purche’ dipendenti delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma
2, ovvero di organi costituzionali, previo collocamento fuori ruolo,
comando o analogo provvedimento secondo i rispettivi ordinamenti.
((48))
5-ter. I criteri di conferimento degli incarichi di direzione degli
uffici di livello dirigenziale, conferiti ai sensi del comma 5 del
presente articolo, tengono conto delle condizioni di pari
opportunita’ di cui all’articolo 7.
6. Gli incarichi di cui ai commi da 1 a 5 possono essere conferiti,
da ciascuna amministrazione, entro il limite del 10 per cento della
dotazione organica dei dirigenti appartenenti alla prima fascia dei
ruoli di cui all’articolo 23 e dell’8 per cento della dotazione
organica di quelli appartenenti alla seconda fascia, a tempo
determinato ai soggetti indicati dal presente comma. La durata di
tali incarichi, comunque, non puo’ eccedere, per gli incarichi di
funzione dirigenziale di cui ai commi 3 e 4, il termine di tre anni,
e, per gli altri incarichi di funzione dirigenziale, il termine di
cinque anni. Tali incarichi sono conferiti, fornendone esplicita
motivazione, a persone di particolare e comprovata qualificazione
professionale, non rinvenibile nei ruoli dell’Amministrazione, che
abbiano svolto attivita’ in organismi ed enti pubblici o privati
ovvero aziende pubbliche o private con esperienza acquisita per
almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali, o che abbiano
conseguito una particolare specializzazione professionale, culturale
e scientifica desumibile dalla formazione universitaria e
postuniversitaria, da pubblicazioni scientifiche e da concrete
esperienze di lavoro maturate per almeno un quinquennio, anche presso
amministrazioni statali, ivi comprese quelle che conferiscono gli
incarichi, in posizioni funzionali previste per l’accesso alla
dirigenza, o che provengano dai settori della ricerca, della docenza
universitaria, delle magistrature e dei ruoli degli avvocati e
procuratori dello Stato. Il trattamento economico puo’ essere
integrato da una indennita’ commisurata alla specifica qualificazione
professionale, tenendo conto della temporaneita’ del rapporto e delle
condizioni di mercato relative alle specifiche competenze
professionali. Per il periodo di durata dell’incarico, i dipendenti
delle pubbliche amministrazioni sono collocati in aspettativa senza
assegni, con riconoscimento dell’anzianita’ di servizio.
((48))
6-bis. Fermo restando il contingente complessivo dei dirigenti di
prima o seconda fascia il quoziente derivante dall’applicazione delle
percentuali previste dai commi 4, 5-bis e 6, e’ arrotondato
all’unita’ inferiore, se il primo decimale e’ inferiore a cinque, o
all’unita’ superiore, se esso e’ uguale o superiore a cinque.
6-ter. Il comma 6 ed il comma 6-bis si applicano alle
amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2.
6-quater. Per gli enti locali il numero complessivo degli incarichi
a contratto nella dotazione organica dirigenziale, conferibili ai
sensi dell’articolo 110, comma 1, del testo unico delle leggi
sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18
agosto 2000, n. 267, e’ stabilito nel limite massimo del 10 per cento
della dotazione organica della qualifica dirigenziale a tempo
indeterminato. Per i comuni con popolazione inferiore o pari a
100.000 abitanti il limite massimo di cui al primo periodo del
presente comma e’ pari al 20 per cento della dotazione organica della
qualifica dirigenziale a tempo indeterminato. Per i comuni con
popolazione superiore a 100.000 abitanti e inferiore o pari a 250.000
abitanti il limite massimo di cui al primo periodo del presente comma
puo’ essere elevato fino al 13 per cento della dotazione organica
della qualifica dirigenziale a tempo indeterminato a valere sulle
ordinarie facolta’ per le assunzioni a tempo indeterminato. Si
applica quanto previsto dal comma 6-bis. In via transitoria, con
provvedimento motivato volto a dimostrare che il rinnovo sia
indispensabile per il corretto svolgimento delle funzioni essenziali
degli enti, i limiti di cui al presente comma possono essere
superati, a valere sulle ordinarie facolta’ assunzionali a tempo
indeterminato, al fine di rinnovare, per una sola volta, gli
incarichi in corso alla data di entrata in vigore della presente
disposizione e in scadenza entro il 31 dicembre 2012. Contestualmente
gli enti adottano atti di programmazione volti ad assicurare, a
regime, il rispetto delle percentuali di cui al presente comma.
7. COMMA ABROGATO DALLA L. 15 LUGLIO 2002, N. 145.
8. Gli incarichi di funzione dirigenziale di cui al comma 3 cessano
decorsi novanta giorni dal voto sulla fiducia al Governo. (37) (40)
9. Degli incarichi di cui ai commi 3 e 4 e’ data comunicazione al
Senato della Repubblica ed alla Camera dei deputati, allegando una
scheda relativa ai titoli ed alle esperienze professionali dei
soggetti prescelti.
10. I dirigenti ai quali non sia affidata la titolarita’ di uffici
dirigenziali svolgono, su richiesta degli organi di vertice delle
amministrazioni che ne abbiano interesse, funzioni ispettive, di
consulenza, studio e ricerca o altri incarichi specifici previsti
dall’ordinamento, ivi compresi quelli presso i collegi di revisione
degli enti pubblici in rappresentanza di amministrazioni
ministeriali.
11. Per la Presidenza del Consiglio dei ministri, per il Ministero
degli affari esteri nonche’ per le amministrazioni che esercitano
competenze in materia di difesa e sicurezza dello Stato, di polizia e
di giustizia, la ripartizione delle attribuzioni tra livelli
dirigenziali differenti e’ demandata ai rispettivi ordinamenti.
12. Per il personale di cui all’articolo 3, comma 1, il
conferimento degli incarichi di funzioni dirigenziali continuera’ ad
essere regolato secondo i rispettivi ordinamenti di settore. Restano
ferme le disposizioni di cui all’articolo 2 della legge 10 agosto
2000, n. 246.
12-bis. Le disposizioni del presente articolo costituiscono norme
non derogabili dai contratti o accordi collettivi.
————-
AGGIORNAMENTO (37)
La Corte Costituzionale, con sentenza 4 – 7 aprile 2011, n. 124 (in
G.U. 1a s.s. 13/4/2011, n. 16), ha dichiarato “l’illegittimita’
costituzionale dell’art. 19, comma 8, del decreto legislativo 30
marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle
dipendenze delle amministrazioni pubbliche), nel testo vigente prima
dell’entrata in vigore dell’art. 40 del decreto legislativo 27
ottobre 2009, n. 150 (Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in
materia di ottimizzazione della produttivita’ del lavoro pubblico e
di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni), nella
parte in cui dispone che gli incarichi di funzione dirigenziale
generale di cui al comma 5-bis, limitatamente al personale non
appartenente ai ruoli di cui all’art. 23 del d.lgs. n. 165 del 2001,
cessano decorsi novanta giorni dal voto sulla fiducia al Governo”.
————-
AGGIORNAMENTO (40)
La Corte Costituzionale, con sentenza 20 – 25 luglio 2011, n. 246
(in G.U. 1a s.s. 27/7/2011, n. 32) ha dichiarato “l’illegittimita’
costituzionale dell’articolo 19, comma 8, del decreto legislativo 30
marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle
dipendenze delle amministrazioni pubbliche), come modificato
dall’art. 2, comma 159, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262
(Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria),
convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286,
nel testo vigente prima dell’entrata in vigore dell’art. 40 del
decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 (Attuazione della legge 4
marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttivita’
del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche
amministrazioni), nella parte in cui dispone che gli incarichi di
funzione dirigenziale conferiti ai sensi del comma 6 del medesimo
art. 19 del d.lgs. n. 165 del 2001, cessano decorsi novanta giorni
dal voto sulla fiducia al Governo.”
————-
AGGIORNAMENTO (42)
Il D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito con modificazioni dalla
L. 14 settembre 2011, n. 148, ha disposto (con l’art. 1, comma 32)
che “La disposizione del presente comma si applica agli incarichi
conferiti successivamente alla data di entrata in vigore del presente
decreto nonche’ agli incarichi aventi comunque decorrenza successiva
al 1° ottobre 2011”.
——————-
AGGIORNAMENTO (48)
Il D.L. 6 luglio 2012, n. 95, ha disposto (con l’art. 2, comma 20)
che “In attuazione del taglio del 20% operato sulle dotazioni
organiche dirigenziali di I e II fascia della Presidenza del
Consiglio dei ministri, al fine di riorganizzare le strutture della
stessa Presidenza sulla base di criteri di economicita’ e rigoroso
contenimento della spesa, gli incarichi di I e II fascia conferiti ai
sensi dell’articolo 19, commi 5-bis, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, e successive modificazioni, cessano alla data del 1°
ottobre 2012 e non sono rinnovabili, mentre quelli conferiti ai sensi
del comma 6 del medesimo articolo 19 cessano alla scadenza
dell’attuale mandato governativo, ovvero se antecedente alla data
stabilita nel decreto di conferimento dell’incarico.”

Articolo 20
Verifica dei risultati
(Art.20 del d.lgs n.29 del 1993, come sostituito dall’art.6 del
d.lgs n.470 del 1993 e successivamente modificato prima
dall’art.43, comma 1 del d.lgs n.80 del 1998 poi dall’art.6 del
d.lgs n.387 del 1998 e, infine, dagli artt.5, comma 5 e 10, comma 2
del d.lgs n.286 del 1999)

1. Per la Presidenza del Consiglio dei ministri e per le
amministrazioni che esercitano competenze in materia di difesa e
sicurezza dello Stato, di polizia e di giustizia, le operazioni di
verifica sono effettuate dal Ministro per i dirigenti e dal
Consiglio dei ministri per i dirigenti preposti ad ufficio di
livello dirigenziale generale. I termini e le modalita’ di
attuazione del procedimento di verifica dei risultati da parte del
Ministro competente e del Consiglio dei ministri sono stabiliti
rispettivamente con regolamento ministeriale e con decreto del
Presidente della Repubblica adottato ai sensi dell’articolo 17
della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni ed
integrazioni, ovvero, fino alla data di entrata in vigore di tale
decreto, con provvedimenti dei singoli ministeri interessati.

Art. 21
Responsabilita’ dirigenziale
(Art. 2l, commi 1, 2 e 5 del d.lgs. n. 29 del 1993, come
sostituiti prima dall’art. 12 del d.lgs. n. 546 del 1993 e
poi dall’art. 14 del d.lgs. n. 80 del 1998 e successivamente
modificati dall’art. 7 del d.lgs. n. 387 del 1998)

((1. Il mancato raggiungimento degli obiettivi accertato attraverso le risultanze del sistema di valutazione di cui al Titolo II del decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttivita’ del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni ovvero l’inosservanza delle direttive imputabili al dirigente comportano, previa contestazione e ferma restando l’eventuale responsabilita’ disciplinare secondo la disciplina contenuta nel contratto collettivo, l’impossibilita’ di rinnovo dello stesso incarico dirigenziale. In relazione alla gravita’ dei casi, l’amministrazione puo’ inoltre, previa contestazione e nel rispetto del principio del contraddittorio, revocare l’incarico collocando il dirigente a disposizione dei ruoli di cui all’articolo 23 ovvero recedere dal rapporto di lavoro secondo le disposizioni del contratto collettivo. 1-bis. Al di fuori dei casi di cui al comma 1, al dirigente nei confronti del quale sia stata accertata, previa contestazione e nel rispetto del principio del contraddittorio secondo le procedure previste dalla legge e dai contratti collettivi nazionali, la colpevole violazione del dovere di vigilanza sul rispetto, da parte del personale assegnato ai propri uffici, degli standard quantitativi e qualitativi fissati dall’amministrazione, conformemente agli indirizzi deliberati dalla Commissione di cui all’articolo 13 del decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttivita’ del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, la retribuzione di risultato e’ decurtata, sentito il Comitato dei garanti, in relazione alla gravita’ della violazione di una quota fino all’ottanta per cento.))
2. COMMA ABROGATO DALLA L. 15 LUGLIO 2002, N. 145.
3. Restano ferme le disposizioni vigenti per il personale delle
qualifiche dirigenziali delle Forze di polizia, delle carriere
diplomatica e prefettizia e delle Forze armate nonche’ del Corpo
nazionale dei vigili del fuoco.

Art. 22
(( (Comitato dei garanti). 1. I provvedimenti di cui all’articolo 21, commi 1 e 1-bis, sono adottati sentito il Comitato dei garanti, i cui componenti, nel rispetto del principio di genere, sono nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Il Comitato dura in carica tre anni e l’incarico non e’ rinnovabile. 2. Il Comitato dei garanti e’ composto da un consigliere della Corte dei conti, designato dal suo Presidente, e da quattro componenti designati rispettivamente, uno dal Presidente della Commissione di cui all’articolo 13 del decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttivita’ del lavoro pubblico, e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, uno dal Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, scelto tra un esperto scelto tra soggetti con specifica qualificazione ed esperienza nei settori dell’organizzazione amministrativa e del lavoro pubblico, e due scelti tra dirigenti di uffici dirigenziali generali di cui almeno uno appartenente agli Organismi indipendenti di valutazione, estratti a sorte fra coloro che hanno presentato la propria candidatura. I componenti sono collocati fuori ruolo e il posto corrispondente nella dotazione organica dell’amministrazione di appartenenza e’ reso indisponibile per tutta la durata del mandato. Per la partecipazione al Comitato non e’ prevista la corresponsione di emolumenti o rimborsi spese. 3. Il parere del Comitato dei garanti viene reso entro il termine di quarantacinque giorni dalla richiesta; decorso inutilmente tale termine si prescinde dal parere.))

Art. 23
(Ruolo dei dirigenti)

1. In ogni amministrazione dello Stato, anche ad ordinamento
autonomo, e’ istituito il ruolo dei dirigenti, che si articola
nella prima e nella seconda fascia, nel cui ambito sono definite
apposite sezioni in modo da garantire la eventuale specificita’
tecnica. I dirigenti della seconda fascia sono reclutati attraverso
i meccanismi di accesso di cui all’articolo 28. I dirigenti della
seconda fascia transitano nella prima qualora abbiano ricoperto
incarichi di direzione di uffici dirigenziali generali o
equivalenti, in base ai particolari ordinamenti di cui all’articolo
19, comma 11, per un periodo pari almeno a ((cinque anni)) senza
essere incorsi nelle misure previste dall’articolo 21 per le
ipotesi di responsabilita’ dirigenziale. ((33))
2. E’ assicurata la mobilita’ dei dirigenti, nei limiti dei posti
disponibili, in base all’ articolo 30 del presente decreto. I
contratti o accordi collettivi nazionali disciplinano, secondo il
criterio della continuita’ dei rapporti e privilegiando la libera
scelta del dirigente, gli effetti connessi ai trasferimenti e alla
mobilita’ in generale in ordine al mantenimento del rapporto
assicurativo con l’ente di previdenza, al trattamento di fine
rapporto e allo stato giuridico legato all’anzianita’ di servizio e
al fondo di previdenza complementare. La Presidenza del Consiglio
dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica cura una banca
dati informatica contenente i dati relativi ai ruoli delle
amministrazioni dello Stato.
—————
AGGIORNAMENTO (33)
Il D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150, ha disposto (con l’art. 43,
comma 2) che “Per i dirigenti ai quali sia stato conferito
l’incarico di direzione di uffici dirigenziali generali o
equivalenti prima della data di entrata in vigore del presente
decreto, il termine di cui all’articolo 23, comma 1, terzo periodo,
del decreto legislativo n. 165 del 2001, rimane fissato in tre
anni.”

Art. 23-bis
(Disposizioni in materia di mobilita’ tra pubblico e privato).

1. In deroga all’articolo 60 del testo unico delle disposizioni
concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, i
dirigenti delle pubbliche amministrazioni, nonche’ gli appartenenti
alla carriera diplomatica e prefettizia e, limitamente agli
incarichi pubblici, i magistrati ordinari, amministrativi e
contabili e gli avvocati e procuratori dello Stato ((sono collocati, salvo motivato diniego dell’amministrazione di appartenenza in ordine alle proprie preminenti esigenze organizzative, in aspettativa)) senza assegni per lo svolgimento di
attivita’ presso soggetti e organismi, pubblici o privati, anche
operanti in sede internazionale, i quali provvedono al relativo
trattamento previdenziale. Resta ferma la disciplina vigente in
materia di collocamento fuori ruolo nei casi consentiti. Il periodo
di aspettativa comporta il mantenimento della qualifica posseduta.
E’ sempre ammessa la ricongiunzione dei periodi contributivi a
domanda dell’interessato, ai sensi della legge 7 febbraio 1979, n.
29, presso una qualsiasi delle forme assicurative nelle quali abbia
maturato gli anni di contribuzione. Quando l’incarico e’ espletato
presso organismi operanti in sede internazionale, la ricongiunzione
dei periodi contributivi e’ a carico dell’interessato, salvo che
l’ordinamento dell’amministrazione di destinazione non disponga
altrimenti. (25)
2. I dirigenti di cui all’articolo 19, comma 10, sono collocati a
domanda in aspettativa senza assegni per lo svolgimento dei
medesimi incarichi di cui al comma 1 del presente articolo, salvo
motivato diniego dell’amministrazione di appartenenza ((in ordine alle proprie preminenti esigenze organizzative)).
3. Per i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, e per
gli avvocati e procuratori dello Stato, gli organi competenti
deliberano il collocamento in aspettativa, fatta salva per i
medesimi la facolta’ di valutare ragioni ostative all’accoglimento
della domanda.
4. Nel caso di svolgimento di attivita’ presso soggetti diversi
dalle amministrazioni pubbliche, il periodo di collocamento in
aspettativa di cui al comma 1 non puo’ superare i cinque anni e non
e’ computabile ai fini del trattamento di quiescenza e previdenza.
5. L’aspettativa per lo svolgimento di attivita’ o incarichi
presso soggetti privati o pubblici da parte del personale di cui al
comma 1 non puo’ comunque essere disposta se:
a) il personale, nei due anni precedenti, e’ stato addetto a
funzioni di vigilanza, di controllo ovvero, nel medesimo periodo
di tempo, ha stipulato contratti o formulato pareri o avvisi su
contratti o concesso autorizzazioni a favore di soggetti presso
i quali intende svolgere l’attivita’. Ove l’attivita’ che si
intende svolgere sia presso una impresa, il divieto si estende
anche al caso in cui le predette attivita’ istituzionali abbiano
interessato imprese che, anche indirettamente, la controllano o
ne sono controllate, ai sensi dell’articolo 2359 del codice
civile;
b) il personale intende svolgere attivita’ in organismi e imprese
private che, per la loro natura o la loro attivita’, in
relazione alle funzioni precedentemente esercitate, possa
cagionare nocumento all’immagine dell’amministrazione o
comprometterne il normale funzionamento o l’imparzialita’.
6. Il dirigente non puo’, nei successivi due anni, ricoprire
incarichi che comportino l’esercizio delle funzioni individuate
alla lettera a) del comma 5.
7. Sulla base di appositi protocolli di intesa tra le parti, le
amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, possono disporre,
per singoli progetti di interesse specifico dell’amministrazione e
con il consenso dell’interessato, l’assegnazione temporanea di
personale presso altre pubbliche amministrazioni o imprese private.
I protocolli disciplinano le funzioni, le modalita’ di inserimento,
l’onere per la corresponsione del trattamento economico da porre a
carico delle imprese destinatarie. Nel caso di assegnazione
temporanea presso imprese private i predetti protocolli possono
prevedere l’eventuale attribuzione di un compenso aggiuntivo, con
oneri a carico delle imprese medesime.
8. Il servizio prestato dai dipendenti durante il periodo di
assegnazione temporanea di cui al comma 7 costituisce titolo
valutabile ai fini della progressione di carriera.
9. Le disposizioni del presente articolo non trovano comunque
applicazione nei confronti del personale militare e delle Forze di
polizia, nonche’ del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
10. Con regolamento da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma
1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono individuati i soggetti
privati e gli organismi internazionali di cui al comma 1 e sono
definite le modalita’ e le procedure attuative del presente
articolo.
—————
AGGIORNAMENTO (25)
La L. 27 dicembre 2006, n. 296 ha disposto (con l’art. 1, comma
578) che “L’articolo 23-bis, comma 1, del decreto legislativo 30
marzo 2001, n. 165, si interpreta nel senso che ai dirigenti delle
pubbliche amministrazioni, agli appartenenti alla carriera
diplomatica e prefettizia nonche’ ai magistrati ordinari,
amministrativi e contabili, agli avvocati e procuratori dello
Stato, collocati in aspettativa senza assegni presso soggetti e
organismi pubblici, e’ riconosciuta l’anzianita’ di servizio. E’
fatta salva l’esecuzione dei giudicati formatisi alla data di
entrata in vigore della presente legge.

Art. 24
Trattamento economico
(Art. 24 del d.lgs. n. 29 del 1993, come sostituito prima
dall’art. 13 del d.lgs. n. 546 del 1993 e poi dall’art. 16
del d.lgs. n. 80 del 1998 e successivamente modificato
prima dall’art. 9 del d.lgs n. 387 del 1998 e poi
dall’art. 26, comma 6 della legge n. 448 del 1998)

1. La retribuzione del personale con qualifica di dirigente e’
determinata dai contratti collettivi per le aree dirigenziali,
prevedendo che il trattamento economico accessorio sia correlato alle
funzioni attribuite ((, alle connesse responsabilita’ e ai risultati conseguiti )). La graduazione delle funzioni e responsabilita’ ai
fini del trattamento accessorio e’ definita, ai sensi dell’articolo
4, con decreto ministeriale per le amministrazioni dello Stato e con
provvedimenti dei rispettivi organi di governo per le altre
amministrazioni o enti, ferma restando comunque l’osservanza dei
criteri e dei limiti delle compatibilita’ finanziarie fissate dal
Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro
del tesoro, del bilancio e della programmazione economica.
((1-bis. Il trattamento accessorio collegato ai risultati deve costituire almeno il 30 per cento della retribuzione complessiva del dirigente considerata al netto della retribuzione individuale di anzianita’ e degli incarichi aggiuntivi soggetti al regime dell’onnicomprensivita’. 1-ter. I contratti collettivi nazionali incrementano progressivamente la componente legata al risultato, in modo da adeguarsi a quanto disposto dal comma 1-bis, entro la tornata contrattuale successiva a quella decorrente dal 1° gennaio 2010, destinando comunque a tale componente tutti gli incrementi previsti per la parte accessoria della retribuzione. La disposizione di cui al comma 1-bis non si applica alla dirigenza del Servizio sanitario nazionale e dall’attuazione del medesimo comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 1-quater. La parte della retribuzione collegata al raggiungimento dei risultati della prestazione non puo’ essere corrisposta al dirigente responsabile qualora l’amministrazione di appartenenza, decorso il periodo transitorio di sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttivita’ del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, non abbia predisposto il sistema di valutazione di cui al Titolo II del citato decreto legislativo.))
2. Per gli incarichi di uffici dirigenziali di livello generale ai
sensi dell’articolo 19, commi 3 e 4, con contratto individuale e’
stabilito il trattamento economico fondamentale, assumendo come
parametri di base i valori economici massimi contemplati dai
contratti collettivi per le aree dirigenziali, e sono determinati gli
istituti del trattamento economico accessorio, collegato al livello
di responsabilita’ attribuito con l’incarico di funzione ed ai
risultati conseguiti nell’attivita’ amministrativa e di gestione, ed
i relativi importi. Con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze
sono stabiliti i criteri per l’individuazione dei trattamenti
accessori massimi, secondo principi di contenimento della spesa e di
uniformita’ e perequazione.
3. Il trattamento economico determinato ai sensi dei commi 1 e 2
remunera tutte le funzioni ed i compiti attribuiti ai dirigenti in
base a quanto previsto dal presente decreto, nonche’ qualsiasi
incarico ad essi conferito in ragione del loro ufficio o comunque
conferito dall’amministrazione presso cui prestano servizio o su
designazione della stessa; i compensi dovuti dai terzi sono
corrisposti direttamente alla medesima amministrazione e confluiscono
nelle risorse destinate al trattamento economico accessorio della
dirigenza.
4. Per il restante personale con qualifica dirigenziale indicato
dall’articolo 3, comma 1, la retribuzione e’ determinata ai sensi
dell’articolo 2, commi 5 e 7, della legge 6 marzo 1992, n. 216,
nonche’ dalle successive modifiche ed integrazioni della relativa
disciplina.
5. Il bilancio triennale e le relative leggi finanziarie,
nell’ambito delle risorse da destinare ai miglioramenti economici
delle categorie di personale di cui all’articolo 3, indicano te somme
da destinare, in caso di perequazione, al riequilibrio del
trattamento economico del restante personali dirigente civile e
militare non contrattualizzato con il trattamento previsto dai
contratti collettivi nazionali per i dirigenti del comparto
ministeri, tenendo conto dei rispettivi trattamenti economici
complessivi e degli incrementi comunque determinatisi a partire dal
febbraio 1993, e secondo i criteri indicati nell’articolo 1, comma 2,
della legge 2 ottobre 1997, n. 334.
6. I fondi per la perequazione di cui all’articolo 2 della legge 2
ottobre 1997, n. 334, destinati al personale di cui all’articolo 3,
comma 2, sono assegnati alle universita’ e da queste utilizzati per
l’incentivazione dell’impegno didattico dei professori e ricercatori
universitari, con particolare riferimento al sostegno
dell’innovazione didattica, delle attivita’ di orientamento e
tutorato, della diversificazione dell’offerta formativa. Le
universita’ possono destinare allo stesso scopo propri fondi,
utilizzando anche le somme attualmente stanziate per il pagamento
delle supplenze e degli affidamenti. Le universita’ possono erogare,
a valere sul proprio bilancio, appositi compensi incentivanti ai
professori e ricercatori universitari che svolgono attivita’ di
ricerca nell’ambito dei progetti e dei programmi dell’Unione europea
e internazionali. L’incentivazione, a valere sui fondi di cui
all’articolo 2 della predetta legge n. 334 del 1997, e’ erogata come
assegno aggiuntivo pensionabile.
7. I compensi spettanti in base a norme speciali ai dirigenti dei
ruoli di cui all’articolo 23 o equiparati sono assorbiti nel
trattamento economico attribuito ai sensi dei commi precedenti.
8. Ai fini della determinazione del trattamento economico
accessorio le risorse che si rendono disponibili ai sensi del comma 7
confluiscono in appositi fondi istituiti presso ciascuna
amministrazione, unitamente agli altri compensi previsti dal presente
articolo.
9. COMMA ABROGATO DAL D.L. 28 MAGGIO 2004, N. 136, CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 27 LUGLIO 2004, N. 186.

Articolo 25
Dirigenti delle istituzioni scolastiche
(Art.25-bis del d.lgs n.29 del 1993, aggiunto dall’art.1 del d.lgs
n.59 del 1998; Art. 25-ter del d.lgs n.29 del 1993, aggiunto
dall’art.1 del d.lgs n.59 del 1998)

1. Nell’ambito dell’amministrazione scolastica periferica e’
istituita la qualifica dirigenziale per i capi di istituto preposti
alle istituzioni scolastiche ed educative alle quali e’ stata
attribuita personalita’ giuridica ed autonomia a norma dell’articolo
21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni ed
integrazioni. I dirigenti scolastici sono inquadrati in ruoli di
dimensione regionale e rispondono, agli effetti dell’articolo 21, in
ordine ai risultati, che sono valutati tenuto conto della
specificita’ delle funzioni e sulla base delle verifiche effettuate
da un nucleo di valutazione istituito presso l’amministrazione
scolastica regionale, presieduto da un dirigente e composto da
esperti anche non appartenenti all’amministrazione stessa.
2. Il dirigente scolastico assicura la gestione unitaria
dell’istituzione, ne ha la legale rappresentanza, e’ responsabile
della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei
risultati deI servizio. Nel rispetto delle competenze degli organi
collegiali scolastici, spettano al dirigente scolastico autonomi
poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle
risorse umane. In particolare, il dirigente scolastico organizza
l’attivita’ scolastica secondo criteri di efficienza e di efficacia
formative ed e’ titolare delle relazioni sindacali.
3. Nell’esercizio delle competenze di cui al comma 2, il dirigente
scolastico promuove gli interventi per assicurare la qualita’ dei
processi formativi e la collaborazione delle risorse culturali,
professionali, sociali ed economiche del territorio, per l’esercizio
della liberta’ di insegnamento, intesa anche come liberta’ di ricerca
e innovazione metodologica e didattica, per l’esercizio della
liberta’ di scelta educativa delle famiglie e per l’attuazione del
diritto all’apprendimento da parte degli alunni.
4. Nell’ambito delle funzioni attribuite alle istituzioni
scolastiche, spetta al dirigente l’adozione dei provvedimenti di
gestione delle risorse e del personale.
5. Nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative e
amministrative il dirigente puo’ avvalersi di docenti da lui
individuati, ai quali possono essere delegati specifici compiti, ed
e’ coadiuvato dal responsabile amministrativo, che sovrintende, con
autonomia operativa, nell’ambito delle direttive di massima impartite
e degli obiettivi assegnati, ai servizi amministrativi ed ai servizi
generali dell’istituzione scolastica, coordinando il relativo
personale. ((48))
6. Il dirigente presenta periodicamente al consiglio di circolo o
al consiglio di istituto motivata relazione sulla direzione e il
coordinamento dell’attivita’ formativa, organizzativa e’
amministrativa al fine di garantire la piu’ ampia informazione e un
efficace raccordo per l’esercizio delle competenze degli organi della
istituzione scolastica.
7. I capi di istituto con rapporto di lavoro a tempo
indeterminato, ivi compresi i rettori e vicerettori dei convitti
nazionali, le direttrici e vice direttrici degli educandati, assumono
la qualifica di dirigente, previa frequenza di appositi corsi di
formazione, all’atto della preposizione alle istituzioni scolastiche
dotate di autonomia e della personalita’ giuridica a norma
dell’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive
modificazioni ed integrazioni, salvaguardando. per quanto possibile,
la titolarita’ della sede di servizio.
8. Il Ministro della pubblica istruzione, con proprio decreto,
definisce gli obiettivi, i contenuti e la durata della formazione;
determina le modalita’ di partecipazione ai diversi moduli formativi
e delle connesse verifiche; definisce i criteri di valutazione e di
certificazione della qualita’ di ciascun corso; individua gli organi
dell’amministrazione scolastica responsabili dell’articolazione e del
coordinamento dei corsi sul territorio, definendone i criteri;
stabilisce le modalita’ di svolgimento dei corsi con il loro
affidamento ad universita’, agenzie specializzate ed enti pubblici e
privati anche tra loro associati o consorziati.
9. La direzione dei conservatori di musica, delle accademie di
belle arti, degli istituti superiori per le industrie artistiche e
delle accademie nazionali di arte drammatica e di danza, e’
equiparata alla dirigenza dei capi d’istituto. Con decreto del
Ministro della pubblica istruzione sono disciplinate le modalita’ di
designazione e di conferimento e la durata dell’incarico, facendo
salve le posizioni degli attuali direttori di ruolo.
10. Contestualmente all’attribuzione della qualifica dirigenziale,
ai vicerettori dei convitti nazionali e alle vicedirettrici degli
educandati sono soppressi i corrispondenti posti. Alla conclusione
delle operazioni sono soppressi i relativi ruoli.
11. I capi d’istituto che rivestano l’incarico di Ministro o
Sottosegretario di Stato, ovvero siano in aspettativa per mandato
parlamentare o amministrativo o siano in esonero sindacale,
distaccati, comandati, utilizzati o collocati fuori ruolo possono
assolvere all’obbligo di formazione mediante la frequenza di appositi
moduli nell’ambito della formazione prevista dal presente articolo,
ovvero della formazione di cui all’articolo 29. In tale ultimo caso
l’inquadramento decorre ai fini giuridici dalla prima applicazione
degli inquadramenti di cui al comma 7 ed ai fini economici dalla data
di assegnazione ad una istituzione scolastica autonoma.
—————-
AGGIORNAMENTO (48)
Il D.L. 6 luglio 2012, n. 95 ha disposto (con l’art. 14, comma 22)
che “Il comma 5 dell’articolo 25 del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, si interpreta nel senso che la delega ai docenti di
compiti non costituisce affidamento di mansioni superiori o di
funzioni vicarie, anche nel caso in cui detti docenti godano
dell’esonero o semiesonero ai sensi dell’articolo 459 del decreto
legislativo n. 297 del 1994. Il docente delegato puo’ essere
retribuito esclusivamente a carico dei fondi disponibili per la
remunerazione accessoria presso la specifica istituzione scolastica
od educativa ai sensi dell’articolo 88, comma 2, lettera f), del ccnl
relativo al personale scolastico”.

Articolo 26
Norme per la dirigenza del Servizio sanitario nazionale
(Art.26, commi 1, 2-quinquies e 3 del d.lgs n.29 del 1993, modificati
prima dall’art.14 del d.lgs n.546 del 1993 e poi dall’art.45, comma
15 del d.lgs n.80 del 1998)

1. Alla qualifica di dirigente dei ruoli professionale, tecnico ed
amministrativo del Servizio sanitario nazionale si accede mediante
concorso pubblico per titoli ed esami, al quale sono ammessi
candidati in possesso del relativo diploma di laurea, con cinque anni
di servizio effettivo corrispondente alla medesima professionalita’
prestato in enti del Servizio sanitario nazionale nella posizione
funzionale di settimo e ottavo livello, ovvero in qualifiche
funzionali di settimo, ottavo e nono livello di altre pubbliche
amministrazioni. Relativamente al personale del ruolo tecnico e
professionale, l’ammissione e’ altresi’ consentita ai candidati in
possesso di esperienze lavorative con rapporto di lavoro
libero-professionale o di attivita’ coordinata e continuata presso
enti o pubbliche amministrazioni, ovvero di attivita’ documentate
presso studi professionali privati, societa’ o istituti di ricerca,
aventi contenuto analogo a quello previsto per corrispondenti profili
del molo medesimo.
2. Nell’attribuzione degli incarichi dirigenziali determinati in
relazione alla struttura organizzativa derivante dalle leggi
regionali di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 502, si deve tenere conto della posizione funzionale
posseduta dal relativo personale all’atto dell’inquadramento nella
qualifica di dirigente. E’ assicurata la corrispondenza di funzioni,
a parita’ di struttura organizzativa, dei dirigenti di piu’ elevato
livello dei ruoli di cui al comma 1 con i dirigenti di secondo
livello del ruolo sanitario.
3. Fino alla ridefinizione delle piante organiche non puo’ essere
disposto alcun incremento delle dotazioni organiche per ciascuna
delle attuali posizioni funzionali dirigenziali del ruolo sanitario,
professionale, tecnico ed amministrativo.

Articolo 27
Criteri di adeguamento per le pubbliche amministrazioni non statali
(Art.27-bis del d.lgs n.29 del 1993, aggiunto dall’art.17 del d.lgs
n.80 del 1998)

1. Le regioni a statuto ordinario, nell’esercizio della propria
potesta’ statutaria, legislativa e regolamentare, e le altre
pubbliche amministrazioni, nell’esercizio della propria potesta’
statutaria e regolamentare, adeguano ai principi dell’articolo 4 e
del presente capo i propri ordinamenti, tenendo conto delle relative
peculiarita’. Gli enti pubblici non economici nazionali si adeguano,
anche in deroga alle speciali disposizioni di legge che li
disciplinano, adottando appositi regolamenti di organizzazione.
2. Le pubbliche amministrazioni di cui al comma 1 trasmettono,
entro due mesi dalla adozione, le deliberazioni, le disposizioni ed i
provvedimenti adottati in attuazione del medesimo comma alla
Presidenza del Consiglio dei ministri, che ne cura la raccolta e la
pubblicazione.

Sezione II
Accesso alla dirigenza e riordino della Scuola superiore della
pubblica amministrazione

Art. 28
(( Accesso alla qualifica di dirigente della seconda fascia ))

1. L’accesso alla qualifica di dirigente nelle amministrazioni
statali, anche ad ordinamento autonomo, e negli enti pubblici non
economici avviene per concorso per esami indetto dalle singole
amministrazioni ovvero per corso-concorso selettivo di formazione
bandito dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione.
2. Al concorso per esami possono essere ammessi i dipendenti di
ruolo delle pubbliche amministrazioni, muniti di laurea, che abbiano
compiuto almeno cinque anni di servizio o, se in possesso del
((dottorato di ricerca o del)) diploma di specializzazione conseguito
presso le scuole di specializzazione individuate con decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, almeno tre anni di
servizio, svolti in posizioni funzionali per l’accesso alle quali e’
richiesto il possesso del diploma di laurea. Per i dipendenti delle
amministrazioni statali reclutati a seguito di corso-concorso, il
periodo di servizio e’ ridotto a quattro anni. Sono, altresi’,
ammessi soggetti in possesso della qualifica di dirigente in enti e
strutture pubbliche non ricomprese nel campo di applicazione
dell’articolo 1, comma 2, muniti del diploma di laurea, che hanno
svolto per almeno due anni le funzioni dirigenziali. Sono, inoltre,
ammessi coloro che hanno ricoperto incarichi dirigenziali o
equiparati in amministrazioni pubbliche per un periodo non inferiore
a cinque anni, purche’ muniti di diploma di laurea. Sono altresi’
ammessi i cittadini italiani, forniti di idoneo titolo di studio
universitario, che hanno maturato, con servizio continuativo per
almeno quattro anni presso enti od organismi internazionali,
esperienze lavorative in posizioni funzionali apicali per l’accesso
alle quali e’ richiesto il possesso del diploma di laurea.
3. Al corso-concorso selettivo di formazione possono essere
ammessi, con le modalita’ stabilite nel regolamento di cui al comma
5, soggetti muniti di laurea nonche’ di uno dei seguenti titoli:
laurea specialistica, diploma di specializzazione, dottorato di
ricerca, o altro titolo post-universitario rilasciato da istituti
universitari italiani o stranieri, ovvero da primarie istituzioni
formative pubbliche o private, secondo modalita’ di riconoscimento
disciplinate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri,
sentiti il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca e la Scuola superiore della pubblica amministrazione. Al
corso-concorso possono essere ammessi dipendenti di ruolo delle
pubbliche amministrazioni, muniti di laurea, che abbiano compiuto
almeno cinque anni di servizio, svolti in posizioni funzionali per
l’accesso alle quali e’ richiesto il possesso del diploma di laurea.
Possono essere ammessi, altresi’, dipendenti di strutture private,
collocati in posizioni professionali equivalenti a quelle indicate
nel comma 2 per i dipendenti pubblici, secondo modalita’ individuate
con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi
dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. Tali
dipendenti devono essere muniti del diploma di laurea e avere
maturato almeno cinque anni di esperienza lavorativa in tali
posizioni professionali all’interno delle strutture stesse.
4. Il corso di cui al comma 3 ha la durata di dodici mesi ed e’
seguito, previo superamento di esame, da un semestre di applicazione
presso amministrazioni pubbliche o private. Al termine, i candidati
sono sottoposti ad un esame-concorso finale. Ai partecipanti al corso
e al periodo di applicazione e’ corrisposta una borsa di studio a
carico della Scuola superiore della pubblica amministrazione.
5. Con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 1,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro per la
funzione pubblica sentita, per la parte relativa al corso-concorso,
la Scuola superiore della pubblica amministrazione, sono definiti:
a) le percentuali, sul complesso dei posti di dirigente disponibili,
riservate al concorso per esami e, in misura non inferiore al 30
per cento, al corso-concorso;
b) la percentuale di posti che possono essere riservati al personale
di ciascuna amministrazione che indice i concorsi pubblici per
esami;
c) i criteri per la composizione e la nomina delle commissioni
esaminatrici;
d) le modalita’ di svolgimento delle selezioni, prevedendo anche la
valutazione delle esperienze di servizio professionali maturate
nonche’, nella fase di prima applicazione del concorso di cui al
comma 2, una riserva di posti non superiore al 30 per cento per il
personale appartenente da almeno quindici anni alla qualifica
apicale, comunque denominata, della carriera direttiva;
e) l’ammontare delle borse di studio per i partecipanti al
corso-concorso.
6. I vincitori dei concorsi di cui al comma 2, anteriormente al
conferimento del primo incarico dirigenziale, frequentano un ciclo di
attivita’ formative organizzato dalla Scuola superiore della pubblica
amministrazione e disciplinato ai sensi del decreto legislativo 30
luglio 1999, n. 287. Tale ciclo puo’ comprendere anche l’applicazione
presso amministrazioni italiane e straniere, enti o organismi
internazionali, istituti o aziende pubbliche o private. Il medesimo
ciclo formativo, di durata non superiore a dodici mesi, puo’
svolgersi anche in collaborazione con istituti universitari italiani
o stranieri, ovvero primarie istituzioni formative pubbliche o
private.
7. In coerenza con la programmazione del fabbisogno di personale
delle amministrazioni pubbliche ai sensi dell’articolo 39 della legge
27 dicembre 1997, n. 449, le amministrazioni di cui al comma 1
comunicano, entro il 30 giugno di ciascun anno, alla Presidenza del
Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica, il
numero dei posti che si renderanno vacanti nei propri ruoli dei
dirigenti. Il Dipartimento della funzione pubblica, entro il 31
luglio di ciascun anno, comunica alla Scuola superiore della pubblica
amministrazione i posti da coprire mediante corso-concorso di cui al
comma 3. Il corso-concorso e’ bandito dalla Scuola superiore della
pubblica amministrazione entro il 31 dicembre di ciascun anno.
7-bis. Le amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, e
gli enti pubblici non economici comunicano, altresi’, entro il 30
giugno di ciascun anno alla Presidenza del Consiglio dei ministri –
Dipartimento della funzione pubblica i dati complessivi e
riepilogativi relativi ai ruoli, alla dotazione organica, agli
incarichi dirigenziali conferiti, anche ai sensi dell’articolo 19,
commi 5-bis e 6, nonche’ alle posizioni di comando, fuori ruolo,
aspettativa e mobilita’, con indicazione della decorrenza e del
termine di scadenza. Le informazioni sono comunicate e
tempestivamente aggiornate per via telematica a cura delle
amministrazioni interessate, con inserimento nella banca dati
prevista dall’articolo 23, comma 2, se condo le modalita’ individuate
con circolare della Presidenza del Consiglio dei ministri –
Dipartimento della funzione pubblica.
8. Restano ferme le vigenti disposizioni in materia di accesso alle
qualifiche dirigenziali delle carriere diplomatica e prefettizia,
delle Forze di polizia, delle Forze armate e del Corpo nazionale dei
vigili del fuoco.
9. Per le finalita’ di cui al presente articolo, e’ attribuito alla
Scuola superiore della pubblica amministrazione un ulteriore
contributo di 1.500 migliaia di euro a decorrere dall’anno 2002.
10. All’onere derivante dall’attuazione del comma 9, pari a 1.500
migliaia di euro a decorrere dall’anno 2002, si provvede mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del
bilancio triennale 2002-2004, nell’ambito dell’unita’ previsionale di
base di parte corrente “Fondo speciale” dello stato di previsione del
Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2002, allo scopo
parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo
Ministero.

Art. 28-bis
(Accesso alla qualifica di dirigente della prima fascia).

1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 19, comma 4,
l’accesso alla qualifica di dirigente di prima fascia nelle
amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, e negli enti
pubblici non economici avviene, per il cinquanta per cento dei posti,
calcolati con riferimento a quelli che si rendono disponibili ogni
anno per la cessazione dal servizio dei soggetti incaricati, tramite
concorso pubblico per titoli ed esami indetto dalle singole
amministrazioni, sulla base di criteri generali stabiliti con decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri, previo parere della Scuola
superiore della pubblica amministrazione.
2. Nei casi in cui lo svolgimento dei relativi incarichi richieda
specifica esperienza e peculiare professionalita’, alla copertura di
singoli posti e comunque di una quota non superiore alla meta’ di
quelli da mettere a concorso ai sensi del comma 1 si puo’ provvedere,
con contratti di diritto privato a tempo determinato, attraverso
concorso pubblico aperto ai soggetti in possesso dei requisiti
professionali e delle attitudini manageriali corrispondenti al posto
di funzione da coprire. I contratti sono stipulati per un periodo non
superiore a tre anni.
3. Al concorso per titoli ed esami di cui al comma 1 possono essere
ammessi i dirigenti di ruolo delle pubbliche amministrazioni, che
abbiano maturato almeno cinque anni di servizio nei ruoli
dirigenziali e gli altri soggetti in possesso di titoli di studio e
professionali individuati nei bandi di concorso, con riferimento alle
specifiche esigenze dell’Amministrazione e sulla base di criteri
generali di equivalenza stabiliti con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri, previo parere della Scuola superiore della
pubblica amministrazione, sentito il Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca. A tale fine le amministrazioni che
bandiscono il concorso tengono in particolare conto del personale di
ruolo che ha esercitato per almeno cinque anni funzioni di livello
dirigenziale generale all’interno delle stesse ovvero del personale
appartenente all’organico dell’Unione europea in virtu’ di un
pubblico concorso organizzato da dette istituzioni.
4. I vincitori del concorso di cui al comma 1 sono assunti
dall’amministrazione e, anteriormente al conferimento dell’incarico,
sono tenuti all’espletamento di un periodo di formazione presso
uffici amministrativi di uno Stato dell’Unione europea o di un
organismo comunitario o internazionale. In ogni caso il periodo di
formazione e’ completato entro tre anni dalla conclusione del
concorso.
5. La frequenza del periodo di formazione e’ obbligatoria ed e’ a
tempo pieno, per una durata pari a sei mesi, anche non continuativi,
e si svolge presso gli uffici di cui al comma 4, scelti dal vincitore
tra quelli indicati dall’amministrazione.
6. Con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 1,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro per la
pubblica amministrazione e l’innovazione, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze, e sentita la Scuola superiore della
pubblica amministrazione, sono disciplinate le modalita’ di
compimento del periodo di formazione, tenuto anche conto di quanto
previsto nell’articolo 32.
7. Al termine del periodo di formazione e’ prevista, da parte degli
uffici di cui al comma 4, una valutazione del livello di
professionalita’ acquisito che equivale al superamento del periodo di
prova necessario per l’immissione in ruolo di cui all’articolo 70,
comma 13.
8. Le spese sostenute per l’espletamento del periodo di formazione
svolto presso le sedi estere di cui al comma 4 sono a carico delle
singole amministrazioni nell’ambito delle risorse finanziarie
disponibili a legislazione vigente. ((48))

—————-

AGGIORNAMENTO (48)
Il D.L. 6 luglio 2012, n. 95 ha disposto (con l’art. 2, comma 15)
che “Fino alla conclusione dei processi di riorganizzazione di cui al
presente articolo e comunque non oltre il 31 dicembre 2015 sono
sospese le modalita’ di reclutamento previste dall’articolo 28-bis
del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.”

Art. 29
Reclutamento dei dirigenti scolastici
(Art.28-bis del d.lgs n.29 del 1993, aggiunto dall’art. 1
del d.lgs. n. 59 del 1998 e successivamente modificato
dall’art. 11, comma 15 della legge n. 124 del 1999)

1. Il reclutamento dei dirigenti scolastici si realizza mediante un
corso concorso selettivo di formazione, indetto con decreto del
Ministro della pubblica istruzione, svolto in sede regionale con
cadenza periodica, comprensivo di moduli di formazione comune e di
moduli di formazione specifica per la scuola elementare e media, per
la scuola secondaria superiore e per gli istituti educativi. Al corso
concorso e’ ammesso il personale docente ed educativo delle
istituzioni statali che abbia maturato, dopo la nomina in ruolo, un
servizio effettivamente prestato di almeno sette anni con possesso di
laurea, nei rispettivi settori formativi, fatto salvo quanto previsto
al comma 4.
2. Il numero di posti messi a concorso in sede regionale
rispettivamente per la scuola elementare e media, per la scuola
secondaria superiore e per le istituzioni educative e’ calcolato
sommando i posti gia’ vacanti e disponibili per la nomina in ruolo
alla data della sua indizione, residuati dopo gli inquadramenti di
cui all’articolo 25, ovvero dopo la nomina di tutti i vincitori del
precedente concorso, e i posti che si libereranno nel corso del
triennio successivo per collocamento a riposo per limiti di eta’,
maggiorati della percentuale media triennale di cessazioni dal
servizio per altri motivi e di un’ulteriore percentuale del 25 per
cento, tenendo conto dei posti da riservare alla mobilita’.
3. Il corso concorso, si articola in una selezione per titoli, in
un concorso di ammissione, in un periodo di formazione e in un esame
finale. Al concorso di ammissione accedono coloro che superano la
selezione per titoli disciplinata dal bando di concorso. Sono ammessi
al periodo di formazione i candidati utilmente inseriti nella
graduatoria del concorso di ammissione entro il limite del numero dei
posti messi a concorso a norma del comma 2 rispettivamente per la
scuola elementare e media, per la scuola secondaria superiore e per
le istituzioni educative, maggiorati del dieci per cento. Nel primo
corso concorso, bandito per il numero di posti determinato ai sensi
del comma 2 dopo l’avvio delle procedure di inquadramento di cui
all’articolo 25, il 50 per cento dei posti cosi’ determinati e’
riservato a coloro che abbiano effettivamente ricoperto per almeno un
triennio le funzioni di preside incaricato previo superamento di un
esame di ammissione a loro riservato. Ai fini dell’accesso al corso
di formazione il predetto personale viene graduato tenendo conto
dell’esito del predetto esame di ammissione, dei titoli culturali e
professionali posseduti e dell’anzianita’ di servizio maturata quale
preside incaricato.
4. Il periodo di formazione, di durata non inferiore a quello
previsto dal decreto di cui all’articolo 25, comma 2, comprende
periodi di tirocinio ed esperienze presso enti e istituzioni; il
numero dei moduli di formazione comune e specifica, i contenuti, la
durata e le modalita’ di svolgimento sono disciplinati con decreto
del Ministro della pubblica istruzione, d’intesa con il Ministro per
la funzione pubblica, che individua anche i soggetti abilitati a
realizzare la formazione. Con lo stesso decreto sono disciplinati i
requisiti e i limiti di partecipazione al corso concorso per posti
non coerenti con la tipologia del servizio prestato.
5. In esito all’esame finale sono dichiarati vincitori coloro che
l’hanno superato, in numero non superiore ai posti messi a concorso,
rispettivamente per la scuola elementare e media, per la scuola
secondaria superiore e per le istituzioni educative. Nel primo corso
concorso bandito dopo l’avvio delle procedure d’inquadramento di cui
all’articolo 25, il 50 per cento dei posti messi a concorso e’
riservato al personale in possesso dei requisiti di servizio come
preside incaricato indicati al comma 3. I vincitori sono assunti in
ruolo nel limite dei posti annualmente vacanti e disponibili,
nell’ordine delle graduatorie definitive. In caso di rifiuto della
nomina sono depennati dalla graduatoria. L’assegnazione della sede e’
disposta sulla base dei principi del presente decreto, tenuto conto
delle specifiche esperienze professionali. I vincitori in attesa di
nomina continuano a svolgere l’attivita’ docente. Essi possono essere
temporaneamente utilizzati, per la sostituzione dei dirigenti assenti
per almeno tre mesi. Dall’anno scolastico successivo alla data di
approvazione della prima graduatoria non sono piu’ conferiti
incarichi di presidenza.
6. Alla frequenza dei moduli di formazione specifica sono ammessi,
nel limite del contingente stabilito in sede di’ contrattazione
collettiva, anche i dirigenti che facciano domanda di mobilita’
professionale tra i diversi settori. L’accoglimento della domanda e’
subordinato all’esito positivo delL’esame finale relativo ai moduli
frequentati.
7. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su
proposta del Ministro della pubblica istruzione, di concerto col
Ministro per la funzione pubblica sono definiti i criteri per la
composizione delle commissioni esaminatrici. ((29))
—————
AGGIORNAMENTO (29)
Il D.P.R. 10 luglio 2008, n. 140 ha disposto (con l’art. 12, comma
1) che “Con effetto dalla data di entrata in vigore del presente
regolamento sono abrogate le disposizioni dell’articolo 29 del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, che prevedono, ai fini del
reclutamento e della mobilita’ professionale, la distinzione in
settori formativi dei dirigenti scolastici, nonche’ ogni altra
disposizione dello stesso articolo incompatibile con il presente
regolamento.”

Capo III
Uffici, piante organiche, mobilita’ e accessi

Art. 29-bis
(( (Mobilita’ intercompartimentale). 1. Al fine di favorire i processi di mobilita’ fra i comparti di contrattazione del personale delle pubbliche amministrazioni, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previo parere della Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo n. 281 del 1997, sentite le Organizzazioni sindacali e’ definita, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, una tabella di equiparazione fra i livelli di inquadramento previsti dai contratti collettivi relativi ai diversi comparti di contrattazione.))

Art. 30
Passaggio diretto di personale tra amministrazioni diverse
(Art. 33 del d. lgs n. 29 del 1993, come sostituito prima
dall’art. 13 del d.lgs n. 470 del 1993 e poi dall’art. 18
del d.lgs n. 80 del 1998 e successivamente modificato dall’art.20,
comma 2 della Legge n.488 del 1999)

1. Le amministrazioni possono ricoprire posti vacanti in organico
mediante cessione del contratto di lavoro di dipendenti appartenenti
alla stessa qualifica in servizio presso altre amministrazioni, che
facciano domanda di trasferimento. Le amministrazioni devono in ogni
caso rendere pubbliche le disponibilita’ dei posti in organico da
ricoprire attraverso passaggio diretto di personale da altre
amministrazioni, fissando preventivamente i criteri di scelta. Il
trasferimento e’ disposto previo parere favorevole dei dirigenti
responsabili dei servizi e degli uffici cui il personale e’ o sara’
assegnato sulla base della professionalita’ in possesso del
dipendente in relazione al posto ricoperto o da ricoprire.
1-bis. Fermo restando quanto previsto al comma 2, con decreto del
Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, di concerto
con il Ministro dell’economia e delle finanze e previa intesa con la
conferenza unificata, sentite le confederazioni sindacali
rappresentative, sono disposte le misure per agevolare i processi di
mobilita’, anche volontaria, per garantire l’esercizio delle funzioni
istituzionali da parte delle amministrazioni che presentano carenze
di organico.
2. I contratti collettivi nazionali possono definire le procedure e
i criteri generali per l’attuazione di quanto previsto dal comma 1.
In ogni caso sono nulli gli accordi, gli atti o le clausole dei
contratti collettivi volti ad eludere l’applicazione del principio
del previo esperimento di mobilita’ rispetto al reclutamento di nuovo
personale.
2-bis. Le amministrazioni, prima di procedere all’espletamento di
procedure concorsuali, finalizzate alla copertura di posti vacanti in
organico, devono attivare le procedure di mobilita’ di cui al comma
1, provvedendo, in via prioritaria, all’immissione in ruolo dei
dipendenti, provenienti da altre amministrazioni, in posizione di
comando o di fuori ruolo, appartenenti alla stessa area funzionale,
che facciano domanda di trasferimento nei ruoli delle amministrazioni
in cui prestano servizio. Il trasferimento e’ disposto, nei limiti
dei posti vacanti, con inquadramento nell’area funzionale e posizione
economica corrispondente a quella posseduta presso le amministrazioni
di provenienza ((; il trasferimento puo’ essere disposto anche se la vacanza sia presente in area diversa da quella di inquadramento assicurando la necessaria neutralita’ finanziaria.)).
2-ter. L’immissione in ruolo di cui al comma 2-bis, limitatamente
alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero degli
affari esteri, in ragione della specifica professionalita’ richiesta
ai propri dipendenti, avviene previa valutazione comparativa dei
titoli di servizio e di studio, posseduti dai dipendenti comandati o
fuori ruolo al momento della presentazione della domanda di
trasferimento, nei limiti dei posti effettivamente disponibili.
2-quater. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, per
fronteggiare le situazioni di emergenza in atto, in ragione della
specifica professionalita’ richiesta ai propri dipendenti puo’
procedere alla riserva di posti da destinare al personale assunto con
ordinanza per le esigenze della Protezione civile e del servizio
civile, nell’ambito delle procedure concorsuali di cui all’articolo
3, comma 59, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e all’articolo 1,
comma 95, della legge 30 dicembre 2004, n. 311.
2-quinquies. Salvo diversa previsione, a seguito dell’iscrizione
nel ruolo dell’amministrazione di destinazione, al dipendente
trasferito per mobilita’ si applica esclusivamente il trattamento
giuridico ed economico, compreso quello accessorio, previsto nei
contratti collettivi vigenti nel comparto della stessa
amministrazione .
2-sexies. Le pubbliche amministrazioni, per motivate esigenze
organizzative, risultanti dai documenti di programmazione previsti
all’articolo 6, possono utilizzare in assegnazione temporanea, con le
modalita’ previste dai rispettivi ordinamenti, personale di altre
amministrazioni per un periodo non superiore a tre anni, fermo
restando quanto gia’ previsto da norme speciali sulla materia,
nonche’ il regime di spesa eventualmente previsto da tali norme e dal
presente decreto.

Articolo 31
Passaggio di dipendenti per effetto di trasferimento di attivita’
(Art.34 del d.lgs n.29 del 1993, come sostituito dall’art.19 del
d.lgs n.80 del 1998)

1. Fatte salve le disposizioni speciali, nel caso di trasferimento
o conferimento di attivita’, svolte da pubbliche amministrazioni,
enti pubblici o loro aziende o strutture, ad altri soggetti, pubblici
o privati, al personale che passa alle dipendenze ditali soggetti si
applicano l’articolo 2112 del codice civile e si osservano le
procedure di informazione e di consultazione di cui all’articolo 47,
commi da 1 a 4, della legge 29 dicembre 1990, n. 428.

Articolo 32
Scambio di funzionari appartenenti a Paesi diversi e temporaneo
servizio all’estero
(Art.33-bis del d.lgs n.29 del 1993, aggiunto dall’art.11 del d.lgs
n.387 del 1998)

1. Anche al fine di favorire lo scambio internazionale di
esperienze amministrative, i dipendenti delle amministrazioni
pubbliche, a seguito di appositi accordi di reciprocita’ stipulati
tra le amministrazioni interessate, d’intesa con il Ministero degli
affari esteri ed il Dipartimento della funzione pubblica, possono
essere destinati a prestare temporaneamente servizio presso
amministrazioni pubbliche degli Stati membri dell’Unione europea,
degli Stati candidati all’adesione e di altri Stati con cui l’Italia
intrattiene rapporti di collaborazione, nonche’ presso gli organismi
dell’Unione europea e le organizzazioni ed enti internazionali cui
l’Italia aderisce.
2. Il trattamento economico potra’ essere a carico delle
amministrazioni di provenienza, di quelle di destinazione o essere
suddiviso tra esse, ovvero essere rimborsato in tutto o in parte allo
Stato italiano dall’unione europea o da una organizzazione o ente
internazionale.
3. Il personale che presta temporaneo servizio all’estero resta a
tutti gli effetti dipendente dell’amministrazione di appartenenza.
L’esperienza maturata all’estero e’ valutata ai fini dello sviluppo
professionale degli interessati.

Articolo 33
(Eccedenze di personale e mobilita’ collettiva)

1. Le pubbliche amministrazioni che hanno situazioni di
soprannumero o rilevino comunque eccedenze di personale, in relazione
alle esigenze funzionali o alla situazione finanziaria, anche in sede
di ricognizione annuale prevista dall’articolo 6, comma 1, terzo e
quarto periodo, sono tenute ad osservare le procedure previste dal
presente articolo dandone immediata comunicazione al Dipartimento
della funzione pubblica.
2. Le amministrazioni pubbliche che non adempiono alla ricognizione
annuale di cui al comma 1 non possono effettuare assunzioni o
instaurare rapporti di lavoro con qualunque tipologia di contratto
pena la nullita’ degli atti posti in essere.
3. La mancata attivazione delle procedure di cui al presente
articolo da parte del dirigente responsabile e’ valutabile ai fini
della responsabilita’ disciplinare.
4. Nei casi previsti dal comma 1 del presente articolo il dirigente
responsabile deve dare un’informativa preventiva alle rappresentanze
unitarie del personale e alle organizzazioni sindacali firmatarie del
contratto collettivo nazionale del comparto o area.
5. Trascorsi dieci giorni dalla comunicazione di cui al comma 4,
l’amministrazione applica l’articolo 72, comma 11, del decreto-legge
25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6
agosto 2008, n. 133, in subordine, verifica la ricollocazione totale
o parziale del personale in situazione di soprannumero o di eccedenza
nell’ambito della stessa amministrazione, anche mediante il ricorso a
forme flessibili di gestione del tempo di lavoro o a contratti di
solidarieta’, ovvero presso altre amministrazioni, previo accordo con
le stesse, comprese nell’ambito della regione tenuto anche conto di
quanto previsto dall’articolo 1, comma 29, del decreto-legge 13
agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14
settembre 2011, n. 148, nonche’ del comma 6.
6. I contratti collettivi nazionali possono stabilire criteri
generali e procedure per consentire, tenuto conto delle
caratteristiche del comparto, la gestione delle eccedenze di
personale attraverso il passaggio diretto ad altre amministrazioni al
di fuori del territorio regionale che, in relazione alla
distribuzione territoriale delle amministrazioni o alla situazione
del mercato del lavoro, sia stabilito dai contratti collettivi
nazionali. Si applicano le disposizioni dell’articolo 30.
7. Trascorsi novanta giorni dalla comunicazione di cui al comma 4
l’amministrazione colloca in disponibilita’ il personale che non sia
possibile impiegare diversamente nell’ambito della medesima
amministrazione e che non possa essere ricollocato presso altre
amministrazioni nell’ambito regionale, ovvero che non abbia preso
servizio presso la diversa amministrazione secondo gli accordi di
mobilita’.
8. Dalla data di collocamento in disponibilita’ restano sospese
tutte le obbligazioni inerenti al rapporto di lavoro e il lavoratore
ha diritto ad un’indennita’ pari all’80 per cento dello stipendio e
dell’indennita’ integrativa speciale, con esclusione di qualsiasi
altro emolumento retributivo comunque denominato, per la durata
massima di ventiquattro mesi. I periodi di godimento dell’indennita’
sono riconosciuti ai fini della determinazione dei requisiti di
accesso alla pensione e della misura della stessa. E’ riconosciuto
altresi’ il diritto all’assegno per il nucleo familiare di cui
all’articolo 2 del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito,
con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153. (43) ((48))
————-
AGGIORNAMENTO (35)
Il D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla
L. 30 luglio 2010, n. 122, ha disposto (con l’art. 9, comma 25) che ”
In deroga a quanto previsto dall’articolo 33 del decreto legislativo
30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le
unita’ di personale eventualmente risultanti in soprannumero
all’esito delle riduzioni previste dall’articolo 2, comma 8-bis, del
decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con
modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, non costituiscono
eccedenze ai sensi del citato articolo 33 e restano temporaneamente
in posizione soprannumeraria, nell’ambito dei contingenti di ciascuna
area o qualifica dirigenziale.”
————-
AGGIORNAMENTO (43)
La L. 12 novembre 2011, n. 183 ha disposto (con l’art. 16, commi 2
e 3) che
“2. Le procedure di cui all’articolo 33 del decreto legislativo 31
marzo 2001, n. 165, come modificato dal comma 1 del presente
articolo, si applicano anche nei casi previsti dall’articolo 15 del
decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni,
dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.
3. Le disposizioni di cui ai commi precedenti non si applicano ai
concorsi gia’ banditi e alle assunzioni gia’ autorizzate alla data di
entrata in vigore della presente legge.”

——————

AGGIORNAMENTO (48)
Il D.L. 6 luglio 2012, n. 95, ha disposto (con l’art. 2, comma 12)
che “Il periodo di 24 mesi di cui al comma 8 dell’articolo 33 del
decreto legislativo n. 165 del 2001 puo’ essere aumentato fino a 48
mesi laddove il personale collocato in disponibilita’ maturi entro il
predetto arco temporale i requisiti per il trattamento
pensionistico”.

Art. 34
Gestione del personale in disponibilita’
(Art.35-bis del d.lgs n.29 del 1993, aggiunto dall’art.21 del d.lgs
n.80 del 1998)

((1. Il personale in disponibilita’ e’ iscritto in appositi elenchi secondo l’ordine cronologico di sospensione del relativo rapporto di lavoro)).
2. Per le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento
autonomo e per gli enti pubblici non economici nazionali, il
Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio
dei ministri forma e gestisce l’elenco, avvalendosi anche, ai fini
della riqualificazione professionale del personale e della sua
ricollocazione in altre amministrazioni, della collaborazione delle
strutture regionali e provinciali di cui al decreto legislativo 23
dicembre 1997, n. 469, e realizzando opportune forme di coordinamento
con l’elenco di cui al comma 3.
3. Per le altre amministrazioni, l’elenco e’ tenuto dalle
strutture regionali e provinciali di cui al decreto legislativo 23
dicembre 1997, n. 469, e successive modificazioni ed integrazioni,
alle quali sono affidati i compiti di riqualificazione professionale
e ricollocazione presso altre amministrazioni del personale. Le leggi
regionali previste dal decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469,
nel provvedere all’organizzazione del sistema regionale per
l’impiego, si adeguano ai principi di cui al comma 2.
4. Il personale in disponibilita’ iscritto negli appositi elenchi
ha diritto all’indennita’ di cui all’articoLo 33, comma 8, per la
durata massima ivi prevista. La spesa relativa grava sul bilancio
dell’amministrazione di appartenenza sino al trasferimento ad altra
amministrazione, ovvero al raggiungimento del periodo massimo di
fruizione dell’indennita’ di cui al medesimo comma 8. Il rapporto di
lavoro si intende definitivamente risolto a tale data, fermo restando
quanto previsto nell’articolo 33. Gli oneri sociali relativi alla
retribuzione goduta al momento del collocamento in disponibilita’
sono corrisposti dall’amministrazione di appartenenza all’ente
previdenziale di riferimento per tutto il periodo della
disponibilita’.
5. I contratti collettivi nazionali possono riservare appositi
fondi per la riqualificazione professionale del personale trasferito
ai sensi dell’articolo 33 o collocato in disponibilita’ e per
favorire forme di incentivazione alla ricollocazione del personale.
in particolare mediante mobilita’ volontaria.
6. Nell’ambito della programmazione triennale del personale di cui
all’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive
modificazioni ed integrazioni, le nuove assunzioni sono subordinate
alla verificata impossibilita’ di ricollocare il personale in
disponibilita’ iscritto nell’apposito elenco.
7. Per gli enti pubblici territoriali le economie derivanti dalla
minore spesa per effetto del collocamento in disponibilita’ restano a
disposizione del loro bilancio e possono essere utilizzate per la
formazione e la riqualificazione del personale nell’esercizio
successivo.
8. Sono fatte salve le procedure di cui al decreto legislativo 18
agosto 2000, n. 267, relative al collocamento in disponibilita’
presso gli enti locali che hanno dichiarato il dissesto.

Art. 34-bis
Disposizioni in materia di mobilita’ del personale

1. Le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2,con
esclusione delle amministrazioni previste dall’articolo 3, comma 1,
ivi compreso il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, prima di
avviare le procedure di assunzione di personale, sono tenute a
comunicare ai soggetti di cui all’articolo 34, commi 2 e 3, l’area,
il livello e la sede di destinazione per i quali si intende bandire
il concorso nonche’, se necessario, le funzioni e le eventuali
specifiche idoneita’ richieste.
((2. La Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze e le strutture regionali e provinciali di cui all’articolo 34, comma 3, provvedono, entro quindici giorni dalla comunicazione, ad assegnare secondo l’anzianita’ di iscrizione nel relativo elenco il personale collocato in disponibilita’ ai sensi degli articoli 33 e 34. Le predette strutture regionali e provinciali, accertata l’assenza negli appositi elenchi di personale da assegnare alle amministrazioni che intendono bandire il concorso, comunicano tempestivamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica le informazioni inviate dalle stesse amministrazioni. Entro quindici giorni dal ricevimento della predetta comunicazione, la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, provvede ad assegnare alle amministrazioni che intendono bandire il concorso il personale inserito nell’elenco previsto dall’articolo 34, comma 2. A seguito dell’assegnazione, l’amministrazione destinataria iscrive il dipendente in disponibilita’ nel proprio ruolo e il rapporto di lavoro prosegue con l’amministrazione che ha comunicato l’intenzione di bandire il concorso.))
3. Le amministrazioni possono provvedere a organizzare percorsi di
qualificazione del personale assegnato ai sensi del comma 2.
4. Le amministrazioni, ((decorsi due mesi dalla ricezione della comunicazione di cui al comma 1 da parte del Dipartimento della funzione pubblica direttamente per le amministrazioni dello Stato e per gli enti pubblici non economici nazionali, comprese le universita’, e per conoscenza per le altre amministrazioni)), possono
procedere all’avvio della procedura concorsuale per le posizioni per
le quali non sia intervenuta l’assegnazione di personale ai sensi del
comma 2.
5. Le assunzioni effettuate in violazione del presente articolo
sono nulle di diritto. Restano ferme le disposizioni previste
dall’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive
modificazioni.
((5-bis. Ove se ne ravvisi l’esigenza per una piu’ tempestiva ricollocazione del personale in disponibilita’ iscritto nell’elenco di cui all’articolo 34, comma 2, il Dipartimento della funzione pubblica effettua ricognizioni presso le amministrazioni pubbliche per verificare l’interesse all’acquisizione in mobilita’ dei medesimi dipendenti. Si applica l’articolo 4, comma 2, del decreto-legge 12 maggio 1995, n. 163, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 luglio 1995, n. 273.))

Art. 35
Reclutamento del personale
(Art. 36, commi da 1 a 6 del d.lgs n. 29 del 1993, come sostituiti
prima dall’art. 17 del d.lgs n. 546 del 1993 e poi dall’art. 22 del
d.lgs. n. 80 del 1998, successivamente modificati dall’art. 2,
comma 2-ter del decreto legge 17 giugno 1999, n. 180 convertito
con modificazioni dalla legge n. 269 del 1999; Art. 36-bis del
d.lgs. n. 29 del 1993, aggiunto dall’art. 23 del d.lgs n. 80
del 1998 e successivamente modificato dall’art. 274,
comma 1, lett. aa) del d.lgs n. 267 del 2000)

1. L’assunzione nelle amministrazioni pubbliche avviene con
contratto individuale di lavoro:
a) tramite procedure selettive, conformi ai principi del comma 3,
volte all’accertamento della professionalita’ richiesta, che
garantiscano in misura adeguata l’accesso dall’esterno;
b) mediante avviamento degli iscritti nelle liste di collocamento ai
sensi della legislazione vigente per le qualifiche e profili per i
quali e’ richiesto il solo requisito della scuola dell’obbligo,
facendo salvi gli eventuali ulteriori requisiti per specifiche
professionalita’.
2. Le assunzioni obbligatorie da parte delle amministrazioni
pubbliche, aziende ed enti pubblici dei soggetti di cui alla legge 12
marzo 1999, n.68, avvengono per chiamata numerica degli iscritti
nelle liste di collocamento ai sensi della vigente normativa, previa
verifica della compatibilita’ della invalidita’ con le mansioni da
svolgere. Per il coniuge superstite e per i figli del personale delle
Forze armate, delle Forze dell’ordine, del Corpo nazionale dei vigili
del fuoco e del personale della Polizia municipale deceduto
nell’espletamento del servizio, nonche’ delle vittime del terrorismo
e della criminalita’ organizzata di cui alla legge 13 agosto 1980, n.
466, e successive modificazioni ed integrazioni, tali assunzioni
avvengono per chiamata diretta nominativa.
3. Le procedure di reclutamento nelle pubbliche amministrazioni si
conformano ai seguenti principi:
a) adeguata pubblicita’ della selezione e modalita’ di svolgimento
che garantiscan9 l’imparzialita’ e assicurino economicita’ e
celerita’ di espletamento, ricorrendo, ove e’ opportuno,
all’ausilio di sistemi automatizzati, diretti anche a realizzare
forme di preselezione;
b) adozione di meccanismi oggettivi e trasparenti, idonei a
verificare il possesso dei requisiti attitudinali e professionali
richiesti in relazione alla posizione da ricoprire;
c) rispetto delle pari opportunita’ tra lavoratrici e lavoratori;
d) decentramento delle procedure di reclutamento;
e) composizione delle commissioni esclusivamente con esperti di
provata competenza nelle materie di concorso, scelti tra
funzionari delle amministrazioni, docenti ed estranei alle
medesime, che non siano componenti dell’organo di direzione
politica dell’amministrazione, che non ricoprano cariche politiche
e che non siano rappresentanti sindacali o designati dalle
confederazioni ed organizzazioni sindacali o dalle associazioni
professionali.
4. Le determinazioni relative all’avvio di procedure di
reclutamento sono adottate da ciascuna amministrazione o ente sulla
base della programmazione triennale del fabbisogno di personale
deliberata ai sensi dell’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n.
449, e successive modificazioni ed integrazioni. Per le
amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le
agenzie, ivi compresa l’Agenzia autonoma per la gestione dell’albo
dei segretari comunali e provinciali, gli enti pubblici non economici
e gli enti di ricerca, con organico superiore alle 200 unita’,
l’avvio delle procedure concorsuali e’ subordinato all’emanazione di
apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da
adottare su proposta del Ministro per la funzione pubblica di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.
4-bis. L’avvio delle procedure concorsuali mediante l’emanazione di
apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, di cui al
comma 4 si applica anche alle procedure di reclutamento a tempo
determinato per contingenti superiori alle cinque unita’, inclusi i
contratti di formazione e lavoro, e tiene conto degli aspetti
finanziari, nonche’ dei criteri previsti dall’articolo 36.
5. I concorsi pubblici per le assunzioni nelle amministrazioni
dello Stato e nelle aziende autonome si espletano di norma a livello
regionale. Eventuali deroghe, per ragioni tecnico-amministrative o di
economicita’, sono autorizzate dal Presidente del Consiglio dei
ministri. Per gli uffici aventi sede regionale, compartimentale o
provinciale possono essere banditi concorsi unici circoscrizionali
per l’accesso alle varie professionalita’.
5-bis. I vincitori dei concorsi devono permanere nella sede di
prima destinazione per un periodo non inferiore a cinque anni. La
presente disposizione costituisce norma non derogabile dai contratti
collettivi.
5-ter. Le graduatorie dei concorsi per il reclutamento del
personale presso le amministrazioni pubbliche rimangono vigenti per
un termine di tre anni dalla data di pubblicazione. Sono fatti salvi
i periodi di vigenza inferiori previsti da leggi regionali.((Il principio della parita’ di condizioni per l’accesso ai pubblici uffici e’ garantito, mediante specifiche disposizioni del bando, con riferimento al luogo di residenza dei concorrenti, quando tale requisito sia strumentale all’assolvimento di servizi altrimenti non attuabili o almeno non attuabili con identico risultato.)) (27)
6. Ai fini delle assunzioni di personale presso la Presidenza del
Consiglio dei ministri e le amministrazioni che esercitano competenze
istituzionali in materia di difesa e sicurezza dello Stato, di
polizia, di giustizia ordinaria, amministrativa, contabile e di
difesa in giudizio dello Stato, si applica il disposto di cui
all’articolo 26 della legge 1° febbraio 1989, n. 53, e successive
modificazioni ed integrazioni.
7. Il regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi degli
enti locali disciplina le dotazioni organiche, le modalita’ di
assunzione agli impieghi, i requisiti di accesso e le procedure
concorsuali, nel rispetto dei principi fissati dai commi precedenti.
—————
AGGIORNAMENTO (27)
Il D.L. 31 dicembre 2007, n.248 convertito con modificazioni dalla
L. 28 febbraio 2008, n. 31 ha disposto (con l’art. 24-quater, comma
1) che “In deroga alla disposizione di cui all’articolo 35, comma
5-ter, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, per far fronte
alle esigenze relative alla prevenzione degli infortuni e delle morti
sul lavoro, il Ministero del lavoro e della previdenza sociale e’
autorizzato ad utilizzare la graduatoria formata in seguito allo
svolgimento dei concorsi pubblici per esami a complessivi 795 posti
di ispettore del lavoro, indetti con decreto direttoriale 15 novembre
2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – 4ª serie speciale – n. 93
del 23 novembre 2004, fino al 10 dicembre 2010.”

Art. 36
Utilizzo di contratti di lavoro flessibile

1. Per le esigenze connesse con il proprio fabbisogno ordinario le
pubbliche amministrazioni assumono esclusivamente con contratti di
lavoro subordinato a tempo indeterminato seguendo le procedure di
reclutamento previste dall’articolo 35.
2. Per rispondere ad esigenze temporanee ed eccezionali le
amministrazioni pubbliche possono avvalersi delle forme contrattuali
flessibili di assunzione e di impiego del personale previste dal
codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato
nell’impresa, nel rispetto delle procedure di reclutamento vigenti.
Ferma restando la competenza delle amministrazioni in ordine alla
individuazione delle necessita’ organizzative in coerenza con quanto
stabilito dalle vigenti disposizioni di legge, i contratti collettivi
nazionali provvedono a disciplinare la materia dei contratti di
lavoro a tempo determinato, dei contratti di formazione e lavoro,
degli altri rapporti formativi e della somministrazione di lavoro((ed il lavoro accessorio di cui alla lettera d), del comma 1, dell’articolo 70 del medesimo decreto legislativo n. 276 del 2003, e successive modificazioni ed integrazioni)), in applicazione di quanto
previsto dal decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368,
dall’articolo 3 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863,
dall’articolo 16 del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 299, convertito
con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451, dal decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276 per quanto riguarda la
somministrazione di lavoro, nonche’ da ogni successiva modificazione
o integrazione della relativa disciplina con riferimento alla
individuazione dei contingenti di personale utilizzabile. Non e’
possibile ricorrere alla somministrazione di lavoro ((ed il lavoro accessorio di cui alla lettera d), del comma 1, dell’articolo 70 del decreto legislativo n. 276/2003, e successive modificazioni ed integrazioni)) per l’esercizio di funzioni direttive e dirigenziali.
((3. Al fine di combattere gli abusi nell’utilizzo del lavoro flessibile, entro il 31 dicembre di ogni anno, sulla base di apposite istruzioni fornite con Direttiva del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, le amministrazioni redigono , senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, un analitico rapporto informativo sulle tipologie di lavoro flessibile utilizzate da trasmettere, entro il 31 gennaio di ciascun anno, ai nuclei di valutazione o ai servizi di controllo interno di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286, nonche’ alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica che redige una relazione annuale al Parlamento. Al dirigente responsabile di irregolarita’ nell’utilizzo del lavoro flessibile non puo’ essere erogata la retribuzione di risultato. 4. Le amministrazioni pubbliche comunicano, nell’ambito del rapporto di cui al precedente comma 3, anche le informazioni concernenti l’utilizzo dei lavoratori socialmente utili.))
5. In ogni caso, la violazione di disposizioni imperative
riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori, da parte delle
pubbliche amministrazioni, non puo’ comportare la costituzione di
rapporti di lavoro a tempo indeterminato con le medesime pubbliche
amministrazioni, ferma restando ogni responsabilita’ e sanzione. Il
lavoratore interessato ha diritto al risarcimento del danno derivante
dalla prestazione di lavoro in violazione di disposizioni imperative.
Le amministrazioni hanno l’obbligo di recuperare le somme pagate a
tale titolo nei confronti dei dirigenti responsabili, qualora la
violazione sia dovuta a dolo o colpa grave. I dirigenti che operano
in violazione delle disposizioni del presente articolo sono
responsabili anche ai sensi dell’articolo 21 del presente decreto. Di
tali violazioni si terra’ conto in sede di valutazione dell’operato
del dirigente ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo 30
luglio 1999, n. 286.
((5-bis. Le disposizioni previste dall’articolo 5, commi 4-quater, 4-quinquies e 4-sexies del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 si applicano esclusivamente al personale reclutato secondo le procedure di cui all’articolo 35, comma 1, lettera b), del presente decreto)).

Articolo 37
Accertamento delle conoscenze informatiche e di lingue straniere nei
concorsi pubblici
(Art.36-ter del d.lgs n.29 del 1993, aggiunto dall’art.13 del d.lgs
n.387 del 1998)

1. A decorrere dal 1^ gennaio 2000 i bandi di concorso per
l’accesso alle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma
2, prevedono l’accertamento della conoscenza dell’usa delle
apparecchiature e delle applicazioni informatiche piu’ diffuse e di
almeno una lingua straniera.
2. Per i dirigenti il regolamento di cui all’articolo 28 definisce
il livello di conoscenza richiesto e le modalita’ per il relativo
accertamento.
3. Per gli altri dipendenti delle amministrazioni dello Stato, con
regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge
23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni ed integrazioni.
su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sono stabiliti
i livelli di conoscenza, anche in relazione alla professionalita’ cui
si riferisce il bando, e le modalita’ per l’accertamento della
conoscenza medesima. Il regolamento stabilisce altresi’ i casi nei
quali il comma 1 non si applica.

Articolo 38
Accesso dei cittadini degli Stati membri della Unione europea
(Art.37 d.lgs n.29 del 1993, come modificato dall’art.24 del d.lgs
n.80 del 1998)

1. I cittadini degli Stati membri dell’Unione europea possono
accedere ai posti di lavoro presso te amministrazioni pubbliche che
non implicano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri,
ovvero non attengono alla tutela dell’interesse nazionale.
2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi
dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n.400, e successive
modificazioni ed integrazioni, sono individuati i posti e le funzioni
per i quali non puo’ prescindersi dal possesso della cittadinanza
italiana, nonche’ i requisiti indispensabili all’accesso dei
cittadini di cui al comma 1.
((3. Nei casi in cui non sia intervenuta una disciplina adottata al livello dell’Unione europea, all’equiparazione dei titoli di studio e professionali provvede la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica, sentito il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca. Secondo le disposizioni del primo periodo e’ altresi’ stabilita l’equivalenza tra i titoli accademici e di servizio rilevanti ai fini dell’ammissione al concorso e della nomina.))

Articolo 39
Assunzioni obbligatorie delle categorie protette e tirocinio per
portatori di handicap
(Art.42 del d.lgs n.29 del 1993, come sostituito dall’art.19 del
d.lgs n.546 del 1993 e modificato prima dall’art.43, comma 1 del
d.lgs n.80 del 1998 e poi dall’art.22, comma 1 del d.lgs n.387 del
1998)

1. Le amministrazioni pubbliche promuovono o propongono programmi
di assunzioni per portatori di handicap ai sensi dell’articolo 11
della legge 12 marzo 1999, n.68, sulla base delle direttive impartite
dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della
funzione pubblica e dal Ministero del lavoro, della salute e delle
politiche sociali, cui confluisce il Dipartimento degli affari
sociali della Presidenza del Consiglio dei ministri ai sensi
dell’articolo 45, comma 3 del decreto legislativo 30 luglio 1999,
n.300 con le decorrenze previste dall’articolo 10, commi 3 e 4, del
decreto legislativo 30 luglio 1999, n.303.

Titolo III
CONTRATTAZIONE COLLETTIVA E RAPPRESENTATIVITA’ SINDACALE

Art. 40
Contratti collettivi nazionali e integrativi
(Art. 45 del d.lgs. n. 29 del 1993, come sostituito prima
dall’art. 15 del d.lgs. n. 470 del 1993 e dall’art. 1 del
d.lgs. n. 396 del 1997 e successivamente modificato
dall’art. 43, comma 1 del d.lgs. n. 80 del 1998)

(( 1. La contrattazione collettiva determina i diritti e gli obblighi direttamente pertinenti al rapporto di lavoro, nonche’ le materie relative alle relazioni sindacali. Sono, in particolare, escluse dalla contrattazione collettiva le materie attinenti all’organizzazione degli uffici, quelle oggetto di partecipazione sindacale ai sensi dell’articolo 9, quelle afferenti alle prerogative dirigenziali ai sensi degli articoli 5, comma 2, 16 e 17, la materia del conferimento e della revoca degli incarichi dirigenziali, nonche’ quelle di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c), della legge 23 ottobre 1992, n. 421. Nelle materie relative alle sanzioni disciplinari, alla valutazione delle prestazioni ai fini della corresponsione del trattamento accessorio, della mobilita’ e delle progressioni economiche, la contrattazione collettiva e’ consentita negli esclusivi limiti previsti dalle norme di legge. 2. Tramite appositi accordi tra l’ARAN e le Confederazioni rappresentative, secondo le procedure di cui agli articoli 41, comma 5, e 47, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, sono definiti fino a un massimo di quattro comparti di contrattazione collettiva nazionale, cui corrispondono non piu’ di quattro separate aree per la dirigenza.Una apposita sezione contrattuale di un’area dirigenziale riguarda la dirigenza del ruolo sanitario del Servizio sanitario nazionale, per gli effetti di cui all’articolo 15 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni. Nell’ambito dei comparti di contrattazione possono essere costituite apposite sezioni contrattuali per specifiche professionalita’. 3. La contrattazione collettiva disciplina, in coerenza con il settore privato, la struttura contrattuale, i rapporti tra i diversi livelli e la durata dei contratti collettivi nazionali e integrativi. La durata viene stabilita in modo che vi sia coincidenza fra la vigenza della disciplina giuridica e di quella economica. 3-bis. Le pubbliche amministrazioni attivano autonomi livelli di contrattazione collettiva integrativa, nel rispetto dell’articolo 7, comma 5, e dei vincoli di bilancio risultanti dagli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione. La contrattazione collettiva integrativa assicura adeguati livelli di efficienza e produttivita’ dei servizi pubblici, incentivando l’impegno e la qualita’ della performance ai sensi dell’articolo 45, comma 3. A tale fine destina al trattamento economico accessorio collegato alla performance individuale una quota prevalente del trattamento accessorio complessivo comunque denominato Essa si svolge sulle materie, con i vincoli e nei limiti stabiliti dai contratti collettivi nazionali, tra i soggetti e con le procedure negoziali che questi ultimi prevedono; essa puo’ avere ambito territoriale e riguardare piu’ amministrazioni. I contratti collettivi nazionali definiscono il termine delle sessioni negoziali in sede decentrata. Alla scadenza del termine le parti riassumono le rispettive prerogative e liberta’ di iniziativa e decisione. 3-ter. Al fine di assicurare la continuita’ e il migliore svolgimento della funzione pubblica, qualora non si raggiunga l’accordo per la stipulazione di un contratto collettivo integrativo, l’amministrazione interessata puo’ provvedere, in via provvisoria, sulle materie oggetto del mancato accordo, fino alla successiva sottoscrizione. Agli atti adottati unilateralmente si applicano le procedure di controllo di compatibilita’ economico-finanziaria previste dall’articolo 40-bis. 3-quater. La Commissione di cui all’articolo 13 del decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttivita’ del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, fornisce, entro il 31 maggio di ogni anno, all’ARAN una graduatoria di performance delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali. Tale graduatoria raggruppa le singole amministrazioni, per settori, su almeno tre livelli di merito, in funzione dei risultati di performance ottenuti. La contrattazione nazionale definisce le modalita’ di ripartizione delle risorse per la contrattazione decentrata tra i diversi livelli di merito assicurando l’invarianza complessiva dei relativi oneri nel comparto o nell’area di contrattazione. 3-quinquies. La contrattazione collettiva nazionale dispone, per le amministrazioni di cui al comma 3 dell’articolo 41, le modalita’ di utilizzo delle risorse indicate all’articolo 45, comma 3-bis, individuando i criteri e i limiti finanziari entro i quali si deve svolgere la contrattazione integrativa. Le regioni, per quanto concerne le proprie amministrazioni, e gli enti locali possono destinare risorse aggiuntive alla contrattazione integrativa nei limiti stabiliti dalla contrattazione nazionale e nei limiti dei parametri di virtuosita’ fissati per la spesa di personale dalle vigenti disposizioni, in ogni caso nel rispetto dei vincoli di bilancio e del patto di stabilita’ e di analoghi strumenti del contenimento della spesa. Lo stanziamento delle risorse aggiuntive per la contrattazione integrativa e’ correlato all’affettivo rispetto dei principi in materia di misurazione, valutazione e trasparenza della performance e in materia di merito e premi applicabili alle regioni e agli enti locali secondo quanto previsto dagli articoli 16 e 31 del decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttivita’ del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni. Le pubbliche amministrazioni non possono in ogni caso sottoscrivere in sede decentrata contratti collettivi integrativi in contrasto con i vincoli e con i limiti risultanti dai contratti collettivi nazionali o che disciplinano materie non espressamente delegate a tale livello negoziale ovvero che comportano oneri non previsti negli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione. Nei casi di violazione dei vincoli e dei limiti di competenza imposti dalla contrattazione nazionale o dalle norme di legge, le clausole sono nulle, non possono essere applicate e sono sostituite ai sensi degli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile. In caso di accertato superamento di vincoli finanziari da parte delle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti, del Dipartimento della funzione pubblica o del Ministero dell’economia e delle finanze e’ fatto altresi’ obbligo di recupero nell’ambito della sessione negoziale successiva. Le disposizioni del presente comma trovano applicazione a decorrere dai contratti sottoscritti successivamente alla data di entrata in vigore del decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttivita’ del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni. 3-sexies. A corredo di ogni contratto integrativo le pubbliche amministrazioni, redigono una relazione tecnico-finanziaria ed una relazione illustrativa, utilizzando gli schemi appositamente predisposti e resi disponibili tramite i rispettivi siti istituzionalidal Ministero dell’economia e delle finanze di intesa con il Dipartimento della funzione pubblica. Tali relazioni vengono certificate dagli organi di controllo di cui all’articolo 40-bis, comma 1.))
4. Le pubbliche amministrazioni adempiono agli obblighi assunti con
i contratti collettivi nazionali o integrativi dalla data della
sottoscrizione definitiva e ne assicurano l’osservanza nelle forme
previste dai rispettivi ordinamenti.

Art. 40-bis
(( (Controlli in materia di contrattazione integrativa). 1. Il controllo sulla compatibilita’ dei costi della contrattazione collettiva integrativa con i vincoli di bilancio e quelli derivanti dall’applicazione delle norme di legge, con particolare riferimento alle disposizioni inderogabili che incidono sulla misura e sulla corresponsione dei trattamenti accessori e’ effettuato dal collegio dei revisori dei conti, dal collegio sindacale, dagli uffici centrali di bilancio o dagli analoghi organi previsti dai rispettivi ordinamenti. Qualora dai contratti integrativi derivino costi non compatibili con i rispettivi vincoli di bilancio delle amministrazioni, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 40, comma 3-quinquies, sesto periodo. 2. Per le amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, nonche’ per gli enti pubblici non economici e per gli enti e le istituzioni di ricerca con organico superiore a duecento unita’, i contratti integrativi sottoscritti, corredati da una apposita relazione tecnico-finanziaria ed una relazione illustrativa certificate dai competenti organi di controllo previsti dal comma 1, sono trasmessi alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica e al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, che, entro trenta giorni dalla data di ricevimento, ne accertano, congiuntamente, la compatibilita’ economico-finanziaria, ai sensi del presente articolo e dell’articolo 40, comma 3-quinquies. Decorso tale termine, che puo’ essere sospeso in caso di richiesta di elementi istruttori, la delegazione di parte pubblica puo’ procedere alla stipula del contratto integrativo. Nel caso in cui il riscontro abbia esito negativo, le parti riprendono le trattative. 3. Le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, inviano entro il 31 maggio di ogni anno, specifiche informazioni sui costi della contrattazione integrativa, certificate dagli organi di controllo interno, al Ministero dell’economia e delle finanze, che predispone, allo scopo, uno specifico modello di rilevazione, d’intesa con la Corte dei conti e con la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica. Tali informazioni sono volte ad accertare, oltre il rispetto dei vincoli finanziari in ordine sia alla consistenza delle risorse assegnate ai fondi per la contrattazione integrativa sia all’evoluzione della consistenza dei fondi e della spesa derivante dai contratti integrativi applicati, anche la concreta definizione ed applicazione di criteri improntati alla premialita’, al riconoscimento del merito ed alla valorizzazione dell’impegno e della qualita’ della performanceindividuale, con riguardo ai diversi istituti finanziati dalla contrattazione integrativa, nonche’ a parametri di selettivita’, con particolare riferimento alle progressioni economiche. Le informazioni sono trasmesse alla Corte dei conti che, ferme restando le ipotesi di responsabilita’ eventualmente ravvisabili le utilizza, unitamente a quelle trasmesse ai sensi del Titolo V, anche ai fini del referto sul costo del lavoro. 4. Le amministrazioni pubbliche hanno l’obbligo di pubblicare in modo permanente sul proprio sito istituzionale, con modalita’ che garantiscano la piena visibilita’ e accessibilita’ delle informazioni ai cittadini, i contratti integrativi stipulati con la relazione tecnico-finanziaria e quella illustrativa certificate dagli organi di controllo di cui al comma 1, nonche’ le informazioni trasmesse annualmente ai sensi del comma 3. La relazione illustrativa, fra l’altro, evidenzia gli effetti attesi in esito alla sottoscrizione del contratto integrativo in materia di produttivita’ ed efficienza dei servizi erogati, anche in relazione alle richieste dei cittadini. Il Dipartimento per la funzione pubblica di intesa con il Ministero dell’economia e delle finanze e in sede di Conferenza unificata predispone un modello per la valutazione, da parte dell’utenza, dell’impatto della contrattazione integrativa sul funzionamento dei servizi pubblici, evidenziando le richieste e le previsioni di interesse per la collettivita’. Tale modello e gli esiti della valutazione vengono pubblicati sul sito istituzionale delle amministrazioni pubbliche interessate dalla contrattazione integrativa. 5. Ai fini dell’articolo 46, comma 4, le pubbliche amministrazioni sono tenute a trasmettere all’ARAN, per via telematica, entro cinque giorni dalla sottoscrizione, il testo contrattuale con l’allegata relazione tecnico-finanziaria ed illustrativa e con l’indicazione delle modalita’ di copertura dei relativi oneri con riferimento agli strumenti annuali e pluriennali di bilancio. I predetti testi contrattuali sono altresi’ trasmessi al CNEL. 6. Il Dipartimento della funzione pubblica, il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato presso il Ministero dell’economia e delle finanze e la Corte dei conti possono avvalersi ai sensi dell’articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127, di personale in posizione di fuori ruolo o di comando per l’esercizio delle funzioni di controllo sulla contrattazione integrativa. 7. In caso di mancato adempimento delle prescrizioni del presente articolo, oltre alle sanzioni previste dall’articolo 60, comma 2, e’ fatto divieto alle amministrazioni di procedere a qualsiasi adeguamento delle risorse destinate alla contrattazione integrativa. Gli organi di controllo previsti dal comma 1 vigilano sulla corretta applicazione delle disposizioni del presente articolo.))

Art. 41
(( (Poteri di indirizzo nei confronti dell’ARAN). 1. Il potere di indirizzo nei confronti dell’ARAN e le altre competenze relative alle procedure di contrattazione collettiva nazionale sono esercitati dalle pubbliche amministrazioni attraverso le proprie istanze associative o rappresentative, le quali costituiscono comitati di settore che regolano autonomamente le proprie modalita’ di funzionamento e di deliberazione. In ogni caso, le deliberazioni assunte in materia di indirizzo all’ARAN o di parere sull’ipotesi di accordo nell’ambito della procedura di contrattazione collettiva di cui all’articolo 47, si considerano definitive e non richiedono ratifica da parte delle istanze associative o rappresentative delle pubbliche amministrazioni del comparto. 2. E’ costituito un comitato di settore nell’ambito della Conferenza delle Regioni, che esercita, per uno dei comparti di cui all’articolo 40, comma 2, le competenze di cui al comma 1, per le regioni, i relativi enti dipendenti, e le amministrazioni del Servizio sanitario nazionale; a tale comitato partecipa un rappresentante del Governo, designato dal Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali per le competenze delle amministrazioni del Servizio sanitario nazionale. E’ costituito un comitato di settore nell’ambito dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI), dell’Unione delle province d’Italia (UPI) e dell’Unioncamere che esercita, per uno dei comparti di cui all’articolo 40, comma 2, le competenze di cui al comma 1, per i dipendenti degli enti locali, delle Camere di commercio e dei segretari comunali e provinciali. 3. Per tutte le altre amministrazioni opera come comitato di settore il Presidente del Consiglio dei Ministri tramite il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, di concerto con il Ministro dell’economia e finanze. Al fine di assicurare la salvaguardia delle specificita’ delle diverse amministrazioni e delle categorie di personale ivi comprese, gli indirizzi sono emanati per il sistema scolastico, sentito il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, nonche’, per i rispettivi ambiti di competenza, sentiti i direttori delle Agenzie fiscali, la Conferenza dei rettori delle universita’ italiane; le istanze rappresentative promosse dai presidenti degli enti di ricerca e degli enti pubblici non economici ed il presidente del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. 4. Rappresentati designati dai Comitati di settore possono assistere l’ARAN nello svolgimento delle trattative. I comitati di settore possono stipulare con l’ARAN specifici accordi per i reciproci rapporti in materia di contrattazione e per eventuali attivita’ in comune. Nell’ambito del regolamento di organizzazione dell’ARAN per assicurare il miglior raccordo tra i Comitati di settore delle Regioni e degli enti locali e l’ARAN, a ciascun comitato corrisponde una specifica struttura, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 5. Per la stipulazione degli accordi che definiscono o modificano i comparti o le aree di contrattazione collettiva di cui all’articolo 40, comma 2, o che regolano istituti comuni a piu’ comparti le funzioni di indirizzo e le altre competenze inerenti alla contrattazione collettiva sono esercitate collegialmente dai comitati di settore.))
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AGGIORNAMENTO (7)
Il D. Lgs. 3 luglio 2003, n. 173 ha disposto (con l’art. 3, comma
3) che “All’articolo 41, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, e successive modificazioni, dopo le parole: “Ministero
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca”, sono aggiunte le
seguenti: ” e, per il comparto delle Agenzie fiscali, sentiti i
direttori delle medesime””.

Articolo 42
Diritti e prerogative sindacali nei luoghi di lavoro
(Art.47 del d.lgs n.29 del 1993, come sostituito dall’art.6 del d.lgs
n.396 del 1997)

1. Nelle pubbliche amministrazioni la liberta’ e l’attivita’
sindacale sono tutelate nelle forme previste dalle disposizioni della
legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni ed
integrazioni. Fino a quando non vengano emanate norme di carattere
generale sulla rappresentativita’ sindacale che sostituiscano o
modifichino tali disposizioni, le pubbliche amministrazioni, in
attuazione dei criteri di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b)
della legge 23 ottobre 1992, n. 421, osservano le disposizioni
seguenti in materia di rappresentativita’ delle organizzazioni
sindacali ai fini dell’attribuzione dei diritti e delle prerogative
sindacali nei luoghi di lavoro e dell’esercizio della contrattazione
collettiva.
2. In ciascuna amministrazione, ente o struttura amministrativa di
cui al comma 8, le organizzazioni sindacali che, in base ai criteri
dell’articolo 43, siano ammesse alle trattative per la sottoscrizione
dei contratti collettivi, possono costituire rappresentanze sindacali
aziendali ai sensi dell’articolo 19 e seguenti della legge 20 maggio
1970, n. 300, e successive modificazioni ed integrazioni. Ad esse
spettano, in proporzione alla rappresentativita’, le garanzie
previste dagli articoli 23, 24 e 30 della medesima legge n.300 del
1970, e le migliori condizioni derivanti dal contratti collettivi.
3. In ciascuna amministrazione, ente o struttura amministrativa di
cui al comma 8, ad iniziativa anche disgiunta delle organizzazioni
sindacali di cui al comma 2, viene altresi’ costituito, con le
modalita’ di cui ai commi seguenti, un organismo di rappresentanza
unitaria del personale mediante elezioni alle quali e’ garantita la
partecipazione di tutti i lavoratori.
((3-bis. Ai fini della costituzione degli organismi di cui al comma 3, e’ garantita la partecipazione del personale in servizio presso le rappresentanze diplomatiche e consolari nonche’ presso gli istituti italiani di cultura all’estero, ancorche’ assunto con contratto regolato dalla legge locale. Di quanto previsto dal presente comma si tiene conto ai fini del calcolo della rappresentativita’ sindacale ai sensi dell’articolo 43)).
4. Con appositi accordi o contratti collettivi nazionali, tra
l’ARAN e le confederazioni o organizzazioni sindacali rappresentative
ai sensi dell’articolo 43, sono definite la composizione
dell’organismo di rappresentanza unitaria del personale e le
specifiche modalita’ delle elezioni, prevedendo in ogni caso il voto
segreto, il metodo proporzionale e il periodico rinnovo, con
esclusione della prorogabilita’. Deve essere garantita la facolta’ di
presentare liste, oltre alle organizzazioni che, in base ai criteri
dell’articolo 43, siano ammesse alle trattative per la sottoscrizione
dei contratti collettivi, anche ad altre organizzazioni sindacali,
purche’ siano costituite in associazione con un proprio statuto e
purche’ abbiano aderito agli accordi o contratti collettivi che
disciplinano l’elezione e il funzionamento dell’organismo. Per la
presentazione delle liste, puo’ essere richiesto a tutte le
organizzazioni sindacali promotrici un numero di firme di dipendenti
con diritto al voto non superiore al 3 per cento del totale dei
dipendenti nelle amministrazioni, enti o strutture amministrative
fino a duemila dipendenti, e del 2 per cento in quelle di dimensioni
superiori. (33) (34)
5. I medesimi accordi o contratti collettivi possono prevedere
che, alle condizioni di cui al comma 8, siano costituite
rappresentanze unitarie del personale comuni a piu’ amministrazioni
di enti di modeste dimensioni ubicati nel medesimo territorio. Essi
possono altresi’ prevedere che siano costituiti organismi di
coordinamento tra le rappresentanze unitarie del personale nelle
amministrazioni e enti con pluralita’ di sedi o strutture di cui al
comma 8.
6. I componenti della rappresentanza unitaria del personale sono
equiparati ai dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali ai
fini della legge 20 maggio 1970, n.300, e successive modificazioni ed
integrazioni, e del presente decreto. Gli accordi o contratti
collettivi che regolano l’elezione e il funzionamento dell’organismo,
stabiliscono i criteri e le modalita’ con cui sono trasferite ai
componenti eletti della rappresentanza unitaria del personale le
garanzie spettanti alle rappresentanze sindacali aziendali delle
organizzazioni sindacali di cui al comma 2 che li abbiano
sottoscritti o vi aderiscano.
7. I medesimi accordi possono disciplinare le modalita’ con le
quali la rappresentanza unitaria del personale esercita in via
esclusiva i diritti di informazione e di partecipazione riconosciuti
alle rappresentanze sindacali aziendali dall’articolo 9 o da altre
disposizioni della legge e della contrattazione collettiva. Essi
possono altresi’ prevedere che, ai fini dell’esercizio della
contrattazione collettiva integrativa, la rappresentanza unitaria del
personale sia integrata da rappresentanti delle organizzazioni
sindacali firmatarie del contratto collettivo nazionale del compatto.
8. Salvo che i contratti collettivi non prevedano, in relazione
alle caratteristiche del comparto, diversi criteri dimensionali, gli
organismi di cui ai commi 2 e 3 del presente articolo possono essere
costituiti, alle condizioni previste dai commi precedenti, in
ciascuna amministrazione o ente che occupi oltre quindici dipendenti.
Nel caso di amministrazioni o enti con pluralita’ di sedi o strutture
periferiche, possono essere costituiti anche presso le sedi o
struttura periferiche che siano considerate livelli decentrati di
contrattazione collettiva dai contratti collettivi nazionali.
9. Fermo restando quanto previsto dal comma 2, per la costituzione
di rappresentanze sindacali aziendali ai sensi dell’articolo 19 della
legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni ed
integrazioni, la rappresentanza dei dirigenti nelle amministrazioni,
enti o strutture amministrative e’ disciplinata, in coerenza con la
natura delle loro funzioni, agli accordi o contratti collettivi
riguardanti la relativa area contrattuale.
10. Alle figure professionali per le quali nel contratto
collettivo del comparto sia prevista una disciplina distinta ai sensi
dell’articolo 40, comma 2, deve essere garantita una adeguata
presenza negli organismi di rappresentanza unitaria del personale,
anche mediante l’istituzione, tenuto conto della loro incidenza
quantitativa e del numero dei componenti dell’organismo, di specifici
collegi elettorali.
11. Per quanto riguarda i diritti e le prerogative sindacali delle
organizzazioni sindacali delle minoranze linguistiche, nell’ambito
della provincia di Bolzano e della regione Valle d’Aosta, si applica
quanto previsto dall’articolo 9 del decreto del Presidente della
Repubblica 6 gennaio 1978, n. 58, e dal decreto legislativo 28
dicembre 1989 n. 430.

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AGGIORNAMENTO (33)
Il D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150, ha disposto (con l’art. 65,
comma 3)che “In via transitoria, con riferimento al periodo
contrattuale immediatamente successivo a quello in corso, definiti i
comparti e le aree di contrattazione ai sensi degli articoli 40,
comma 2, e 41, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165, come sostituiti, rispettivamente, dagli articoli 54 e 56 del
presente decreto legislativo, l’ARAN avvia le trattative contrattuali
con le organizzazioni sindacali e le confederazioni rappresentative,
ai sensi dell’articolo 43, commi 1 e 2, del decreto legislativo n.
165 del 2001, nei nuovi comparti ed aree di contrattazione
collettiva, sulla base dei dati associativi ed elettorali rilevati
per il biennio contrattuale 2008-2009. Conseguentemente, in deroga
all’articolo 42, comma 4, del predetto decreto legislativo n. 165 del
2001, sono prorogati gli organismi di rappresentanza del personale
anche se le relative elezioni siano state gia’ indette. Le elezioni
relative al rinnovo dei predetti organismi di rappresentanza si
svolgeranno, con riferimento ai nuovi comparti di contrattazione,
entro il 30 novembre 2010.”
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AGGIORNAMENTO (34)
Il D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150, come modificato dal D.L. 30
dicembre 2009, n. 194, convertito con modificazioni dalla L. 26
febbraio 2010, n. 25 ha disposto (con l’art. 65, comma 3) che “In via
transitoria, con riferimento al periodo contrattuale immediatamente
successivo a quello in corso, definiti i comparti e le aree di
contrattazione ai sensi degli articoli 40, comma 2, e 41, comma 4,
del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come sostituiti,
rispettivamente, dagli articoli 54 e 56 del presente decreto
legislativo, l’ARAN avvia le trattative contrattuali con le
organizzazioni sindacali e le confederazioni rappresentative. in
deroga all’articolo 42, comma 4, del predetto decreto legislativo n.
165 del 2001, sono prorogati gli organismi di rappresentanza del
personale anche se le relative elezioni siano state gia’ indette. Le
elezioni relative al rinnovo dei predetti organismi di rappresentanza
si svolgeranno, con riferimento ai nuovi comparti di contrattazione,
entro il 30 novembre 2010.”

Articolo 43
Rappresentativita’ sindacale ai fini della contrattazione collettiva
(Art.47-bis del d.lgs n.29 del 1993, aggiunto dall’art.7 del d.lgs
n.396 del 1997, modificato dall’art.44, comma 4 del d.lgs n.80 del
1998; Art.44 comma 7 del d.lgs n.80 del 1998, come modificato
dall’art.22, comma 4 del d.lgs n.387 del 1998)

1. L’ARAN ammette alla contrattazione collettiva nazionale le
organizzazioni sindacali che abbiano nel comparto o nell’area una
rappresentativita’ non inferiore al 5 per cento, considerando a tal
fine la media tra il dato associativo e il dato elettorale. Il dato
associativo e’ espresso dalla percentuale delle deleghe per il
versamento dei contributi sindacali rispetto al totale delle deleghe
rilasciate nell’ambito considerato. Il dato elettorale e’ espresso
dalla percentuale dei voti ottenuti nelle elezioni delle
rappresentanze unitarie del personale, rispetto al totale dei voti
espressi nell’ambito considerato.
2. Alla contrattazione collettiva nazionale per il relativo
comparto o area partecipano altresi’ le confederazioni alle quali le
organizzazioni sindacali ammesse alla contrattazione collettiva ai
sensi del comma 1 siano affiliate.
3. L’ARAN sottoscrive i contratti collettivi verificando
previamente, sulla base della rappresentativita’ accertata per
l’ammissione alle trattative ai sensi del comma 1, che le
organizzazioni sindacali che aderiscono all’ipotesi di accordo
rappresentino nel loro complesso almeno il 51 per cento come media
tra dato associativo e dato elettorale neI comparto o nell’area
contrattuale, o almeno il 60 per cento del dato elettorale nel
medesimo ambito.
4. L’ARAN ammette alla contrattazione collettiva per la
stipulazione degli accordi o contratti collettivi che definiscono o
modificano i compatti o le aree o che regolano istituti comuni a
tutte le pubbliche amministrazioni o riguardanti piu’ comparti, le
confederazioni sindacali alle quali, in almeno due comparti o due
aree contrattuali; siano affiliate organizzazioni sindacali
rappresentative ai sensi del comma 1.
5. I soggetti e le procedure della contrattazione collettiva
integrativa sono disciplinati, in conformita’ all’articolo ((40, commi 3-bis e seguenti)), dai contratti collettivi nazionali, fermo
restando quanto previsto dall’articolo 42, comma 7, per gli organismi
di rappresentanza unitaria del personale.
6. Agli effetti dell’accordo tra l’ARAN e le confederazioni
sindacali rappresentative, previsto dall’articolo 50, comma 1, e dei
contratti collettivi che regolano la materia, le confederazioni e le
organizzazioni sindacali ammesse alla contrattazione collettiva
nazionale ai sensi dei commi precedenti, hanno titolo ai permessi,
aspettative e distacchi sindacali, in quota proporzionale alla loro
rappresentativita’ ai sensi del comma 1, tenendo conto anche della
diffusione territoriale e della consistenza delle strutture
organizzative nel comparto o nell’area.
7. La raccolta dei dati sui voti e sulle deleghe e’ assicurata
dall’ARAN. I dati relativi alle deleghe rilasciate a ciascuna
amministrazione nell’anno considerato sono rilevati e trasmessi
all’ARAN non oltre il 31 marzo dell’anno successivo dalle pubbliche
amministrazioni, controfirmati da un rappresentante
dell’organizzazione sindacale interessata, con modalita’ che
garantiscano la riservatezza delle informazioni. Le pubbliche
amministrazioni hanno l’obbligo di indicare il funzionario
responsabile della rilevazione e della trasmissione dei dati. Per il
controllo sulle procedure elettorali e per la raccolta dei dati
relativi alle deleghe l’ARAN si avvale, sulla base di apposite
convenzioni, della collaborazione del Dipartimento della funzione
pubblica, del Ministero del lavoro, delle istanze rappresentative o
associative delle pubbliche amministrazioni.
8. Per garantire modalita’ di rilevazione certe ed obiettive, per
la certificazione dei dati e per la risoluzione delle eventuali
controversie e’ istituito presso l’ARAN un comitato paritetico, che
puo’ essere articolato per comparti, al quale partecipano le
organizzazioni sindacali ammesse alla contrattazione collettiva
nazionale.
9. Il comitato procede alla verifica dei dati relativi ai voti ed
alle deleghe. Puo’ deliberare che non siano prese in considerazione,
ai fini della misurazione del dato associativo, le deleghe a favore
di organizzazioni sindacali che richiedano ai lavoratori un
contributo economico inferiore di piu’ della meta’ rispetto a quello
mediamente richiesto dalle organizzazioni sindacali del comparto o
dell’area.
10. Il comitato delibera sulle contestazioni relative alla
rilevazione dei voti e delle deleghe. Qualora vi sia dissenso, e in
ogni caso quando la contestazione sia avanzata da un soggetto
sindacale non rappresentato nel comitato, la deliberazione e’
adottata su conforme parere del Consiglio nazionale dell’economia e
del lavoro – CNEL, che lo emana entro quindici giorni dalla
richiesta. La richiesta di parere e’ trasmessa dal comitato al
Ministro per la funzione pubblica, che provvede a presentarla al CNEL
entro cinque giorni dalla ricezione.
11. Ai fini delle deliberazioni, l’ARAN e le organizzazioni
sindacali rappresentate nel comitato votano separatamente e il voto
delle seconde e’ espresso dalla maggioranza dei rappresentanti
presenti.
12. A tutte le organizzazioni sindacali vengono garantite adeguate
forme di informazione e di accesso ai dati, nel rispetto della
legislazione sulla riservatezza delle informazioni di cui alla legge
31 dicembre 1996, n. 675, e successive disposizioni correttive ed
integrative.
13. Ai sindacati delle minoranze linguistiche della Provincia di
Bolzano e delle regioni Valle D’Aosta e Friuli Venezia-Giulia,
riconosciuti rappresentativi agli effetti di speciali disposizioni di
legge regionale e provinciale o di attuazione degli Statuti,
spettano, eventualmente anche con forme di rappresentanza in comune,
i medesimi diritti, poteri e prerogative, previsti per le
organizzazioni sindacali considerate rappresentative in base al
presente decreto. Per le organizzazioni sindacali che organizzano
anche lavoratori delle minoranze linguistiche della provincia di
Bolzano e della regione della Val d’Aosta, i criteri per la
determinazione della rappresentativita’ si riferiscono esclusivamente
ai rispettivi ambiti territoriali e ai dipendenti ivi impiegati.

Articolo 44
Nuove forme di partecipazione alla organizzazione del lavoro
(Art.48 del d.lgs n.29 del 1993, come sostituito dall’art.l6 del
d.lgs n.470 del 1993)

1. In attuazione dell’articolo 2, comma 1 lettera a), della legge
23 ottobre 1992, n. 421, la contrattazione collettiva nazionale
definisce nuove forme di partecipazione delle rappresentanze del
personale ai fini dell’organizzazione del lavoro nelle
amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2. Sono
abrogate le norme che prevedono ogni forma di rappresentanza, anche
elettiva, del personale nei consigli di amministrazione delle
predette amministrazioni pubbliche, nonche’ nelle commissioni di
concorso. La contrattazione collettiva nazionale indichera’ forme e
procedure di partecipazione che sostituiranno commissioni del
personale e organismi di gestione, comunque denominati.

Articolo 45
Trattamento economico
(Art.49 del d.lgs n.29 del 1993, come sostituito dall’art.23 del
d.lgs n.546 del 1993)

1. Il trattamento economico fondamentale ed accessorio ((fatto salvo quanto previsto all’articolo 40, commi 3-ter e 3-quater, e all’articolo 47-bis, comma 1,)) e’ definito dai contratti collettivi.
2. Le amministrazioni pubbliche garantiscono ai propri dipendenti
di cui all’articolo 2, comma 2, parita’ di trattamento contrattuale e
comunque trattamenti non inferiori a quelli previsti dai rispettivi
contratti collettivi.
((3. I contratti collettivi definiscono, in coerenza con le disposizioni legislative vigenti, trattamenti economici accessori collegati: a) alla performance individuale; b) alla performance organizzativa con riferimento all’amministrazione nel suo complesso e alle unita’ organizzative o aree di responsabilita’ in cui si articola l’amministrazione; c) all’effettivo svolgimento di attivita’ particolarmente disagiate ovvero pericolose o dannose per la salute.))
((3-bis. Per premiare il merito e il miglioramento della performance dei dipendenti, ai sensi delle vigenti disposizioni di legge, sono destinate, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, apposite risorse nell’ambito di quelle previste per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro.))
4. I dirigenti sono responsabili dell’attribuzione dei trattamenti
economici accessori.
5. Le funzioni ed i relativi trattamenti economici accessori del
personale non diplomatico del Ministero degli affari esteri, per i
servizi che si prestano all’estero presso le rappresentanze
diplomatiche, gli uffici consolari e le istituzioni culturali e
scolastiche, sono disciplinati, limitatamente al periodo di servizio
ivi prestato, dalle disposizioni del decreto del Presidente della
Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni ed
integrazioni, nonche’ dalle altre pertinenti normative di settore del
Ministero degli affari esteri.

Articolo 46
Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche
amministrazioni
(Art.50,commi da 1 a 12 e 16 del d.lgs n.29 del 1993,come sostituiti
prima dall’art.17 del d.lgs n.470 del 1993 e poi dall’art.2 del d.lgs
n.396 del 1997)

1. Le pubbliche amministrazioni sono legalmente rappresentate
dall’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche
amministrazioni – ARAN, agli effetti della contrattazione collettiva
nazionale. L’ARAN esercita a livello nazionale, in base agli
indirizzi ricevuti ai sensi degli articoli 41 e 47, ogni attivita’
relativa alle relazioni sindacali, alla negoziazione dei contratti
collettivi e alla assistenza delle pubbliche amministrazioni ai fini
dell’uniforme applicazione dei contratti collettivi. Sottopone alla
valutazione della commissione di garanzia dell’attuazione della legge
12 giugno 1990, n. 146, e successive modificazioni e integrazioni,
gli accordi nazionali sulle prestazioni indispensabili ai sensi
dell’articolo 2 della legge citata.
2. Le pubbliche amministrazioni possono avvalersi dell’assistenza
dell’ARAN ai fini della contrattazione integrativa. Sulla base di
apposite intese, l’assistenza puo’ essere assicurata anche
collettivamente ad amministrazioni dello stesso tipo o ubicate nello
stesso ambito territoriale. Su richiesta dei comitati di settore, in
relazione all’articolazione della contrattazione collettiva
integrativa nel comparto ed alle specifiche esigenze delle pubbliche
amministrazioni interessate, possono essere costituite, anche per
periodi determinati, delegazioni dell’ARAN su base regionale o
pluriregionale.
((3. L’ARAN cura le attivita’ di studio, monitoraggio e documentazione necessarie all’esercizio della contrattazione collettiva. Predispone a cadenza semestrale, ed invia al Governo, ai comitati di settore dei comparti regioni e autonomie locali e sanita’ e alle commissioni parlamentari competenti, un rapporto sull’evoluzione delle retribuzioni di fatto dei pubblici dipendenti. A tale fine l’ARAN si avvale della collaborazione dell’ISTAT per l’acquisizione di informazioni statistiche e per la formulazione di modelli statistici di rilevazione. L’ARAN si avvale, altresi’, della collaborazione del Ministero dell’economia e delle finanze che garantisce l’accesso ai dati raccolti in sede di predisposizione del bilancio dello Stato, del conto annuale del personale e del monitoraggio dei flussi di cassa e relativi agli aspetti riguardanti il costo del lavoro pubblico. 4. L’ARAN effettua il monitoraggio sull’applicazione dei contratti collettivi nazionali e sulla contrattazione collettiva integrativa e presenta annualmente al Dipartimento della funzione pubblica, al Ministero dell’economia e delle finanze nonche’ ai comitati di settore, un rapporto in cui verifica l’effettivita’ e la congruenza della ripartizione fra le materie regolate dalla legge, quelle di competenza della contrattazione nazionale e quelle di competenza dei contratti integrativi nonche’ le principali criticita’ emerse in sede di contrattazione collettiva nazionale ed integrativa. 5. Sono organi dell’ARAN: a) il Presidente; b) il Collegio di indirizzo e controllo.((33)) 6. Il Presidente dell’ARAN e’ nominato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione previo parere della Conferenza unificata. Il Presidente rappresenta l’agenzia ed e’ scelto fra esperti in materia di economia del lavoro, diritto del lavoro, politiche del personale e strategia aziendale, anche estranei alla pubblica amministrazione, nel rispetto delle disposizioni riguardanti le incompatibilita’ di cui al comma 7-bis. Il Presidente dura in carica quattro anni e puo’ essere riconfermato per una sola volta. La carica di Presidente e’ incompatibile con qualsiasi altra attivita’ professionale a carattere continuativo, se dipendente pubblico, e’ collocato in aspettativa o in posizione di fuori ruolo secondo l’ordinamento dell’amministrazione di appartenenza. 7. Il collegio di indirizzo e controllo e’ costituito da quattro componenti scelti tra esperti di riconosciuta competenza in materia di relazioni sindacali e di gestione del personale, anche estranei alla pubblica amministrazione e dal presidente dell’Agenzia che lo presiede; due di essi sono designati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta, rispettivamente, del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione e del Ministro dell’economia e delle finanze e gli altri due, rispettivamente, dall’ANCI e dall’UPI e dalla Conferenza delle Regioni e delle province autonome. Il collegio coordina la strategia negoziale e ne assicura l’omogeneita’, assumendo la responsabilita’ per la contrattazione collettiva e verificando che le trattative si svolgano in coerenza con le direttive contenute negli atti di indirizzo. Nell’esercizio delle sue funzioni il collegio delibera a maggioranza, su proposta del presidente. Il collegio dura in carica quattro anni e i suoi componenti possono essere riconfermati per una sola volta.))
((7-bis. Non possono far parte del collegio di indirizzo e controllo ne’ ricoprire funzioni di presidente, persone che rivestano incarichi pubblici elettivi o cariche in partiti politici ovvero che ricoprano o abbiano ricoperto nei cinque anni precedenti alla nomina cariche in organizzazioni sindacali. L’incompatibilita’ si intende estesa a qualsiasi rapporto di carattere professionale o di consulenza con le predette organizzazioni sindacali o politiche. L’assenza delle predette cause di incompatibilita’ costituisce presupposto necessario per l’affidamento degli incarichi dirigenziali nell’agenzia.))
8. Per la sua attivita’, l’ARAN si avvale:
a) delle risorse derivanti da contributi posti a carico delle
singole amministrazioni dei vari comparti, corrisposti in misura
fissa per dipendente in servizio. ((La misura annua del contributo individuale e’ definita, sentita l’ARAN, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della pubblica amministrazione e l’innovazione, d’intesa con la Conferenza unificata ed e’ riferita a ciascun triennio contrattuale;))
b) di quote per l’assistenza alla contrattazione integrativa e
per le altre prestazioni eventualmente richieste, poste a carico dei
soggetti che se ne avvalgano.
9. La riscossione dei contributi di cui al comma 8 e’ effettuata:
(( a) per le amministrazioni dello Stato mediante l’assegnazione di risorse pari all’ammontare dei contributi che si prevedono dovuti nell’esercizio di riferimento. L’assegnazione e’ effettuata annualmente sulla base della quota definita al comma 8, lettera a), con la legge annuale di bilancio, con imputazione alla pertinente unita’ previsionale di base dello stato di previsione del ministero dell’economia e finanze;))
b) per le amministrazioni diverse dal]o Stato, mediante un
sistema di trasferimenti da definirsi tramite decreti del Ministro
per la funzione pubblica di concerto con il Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica e, a seconda del comparto,
dei Ministri competenti, nonche’, per gli aspetti di interesse
regionale e locale, previa intesa espressa dalla Conferenza unificata
Stato-regioni e Stato-citta’.
10. L’ARAN ha personalita’ giuridica di diritto pubblico. Ha
autonomia organizzativa e contabile nei limiti del proprio bilancio.
Affluiscono direttamente al bilancio dell’ARAN i contributi di cui al
comma 8. L’ARAN definisce con propri regolamenti le norme concernenti
l’organizzazione interna, il funzionamento e la gestione finanziaria.
I regolamenti sono soggetti al controllo del Dipartimento della
funzione pubblica (( e del Ministero dell’economia e delle finanze, adottati d’intesa con la Conferenza unificata,)) da esercitarsi entro
((quarantacinque giorni))dal ricevimento degli stessi. La gestione
finanziaria e’ soggetta al controllo consuntivo della Corte dei
conti.
11.((Il ruolo del personale dipendente dell’ARAN e’ definito in base ai regolamenti di cui al comma 10 )). Alla copertura dei
relativi posti si provvede nell’ambito delle disponibilita’ di
bilancio tramite concorsi pubblici, ovvero mediante assunzioni con
contratto di lavoro a tempo determinato, regolati dalle norme di
diritto privato.
12.((L’ARAN puo’ altresi’ avvalersi di un contingente di personale, anche di qualifica dirigenziale, proveniente dalle pubbliche amministrazioni rappresentate, in posizione di comando o fuori ruolo in base ai regolamenti di cui al comma 10 )). I dipendenti comandati
o collocati fuori ruolo conservano lo stato giuridico ed il
trattamento economico delle amministrazioni di provenienza. Ad essi
sono attribuite dall’ARAN, secondo le disposizioni contrattuali
vigenti, le voci retributive accessorie, ivi compresa la
produttivita’ per il personale non dirigente e per i dirigenti la
retribuzione di posizione e di risultato. Il collocamento in
posizione di comando o di fuori ruolo e’ disposto secondo le
disposizioni vigenti nonche’ ai sensi dell’articolo 17, comma 14,
della legge 15 maggio 1997, n.127. L’ARAN puo’ utilizzare, sulla base
di apposite intese, anche personale direttamente messo a disposizione
dalle amministrazioni e dagli enti rappresentati, con oneri a carico
di questi. (( L’ARAN puo’ avvalersi di esperti e collaboratori esterni con modalita’ di rapporto stabilite con i regolamenti adottati ai sensi del comma 10, nel rispetto dell’articolo 7, commi 6 e seguenti.))
13. Le regioni a statuto speciale e le province autonome possono
avvalersi, per la contrattazione collettiva di loro competenza, di
agenzie tecniche istituite con legge regionale o provinciale ovvero
dell’assistenza dell’ARAN ai sensi del comma 2.
—————
AGGIORNAMENTO (33)
Il D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150, ha disposto (con l’art. 58,
comma 2) che “Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto si provvede alla nomina dei nuovi organi dell’ARAN
di cui all’articolo 46, comma 5, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, come modificato dal comma 1. Fino alla nomina dei nuovi
organi, e comunque non oltre il termine di cui al precedente periodo,
continuano ad operare gli organi in carica alla data di entrata in
vigore del presente decreto.”

Art. 47
(( (Procedimento di contrattazione collettiva). 1. Gli indirizzi per la contrattazione collettiva nazionale sono emanati dai Comitati di settore prima di ogni rinnovo contrattuale. 2. Gli atti di indirizzo delle amministrazioni di cui all’articolo 41, comma 2, emanati dai rispettivi comitati di settore, sono sottoposti al Governo che, nei successivi venti giorni, puo’ esprimere le sue valutazioni per quanto attiene agli aspetti riguardanti la compatibilita’ con le linee di politica economica e finanziaria nazionale. Trascorso inutilmente tale termine l’atto di indirizzo puo’ essere inviato all’ARAN. 3. Sono altresi’ inviati appositi atti di indirizzo all’ARAN in tutti gli altri casi in cui e’ richiesta una attivita’ negoziale. L’ARAN informa costantemente i comitati di settore e il Governo sullo svolgimento delle trattative. 4. L’ipotesi di accordo e’ trasmessa dall’ARAN, corredata dalla prescritta relazione tecnica, ai comitati di settore ed al Governo entro 10 giorni dalla data di sottoscrizione. Per le amministrazioni di cui all’articolo 41, comma 2, il comitato di settore esprime il parere sul testo contrattuale e sugli oneri finanziari diretti e indiretti a carico dei bilanci delle amministrazioni interessate.Fino alla data di entrata in vigore dei decreti di attuazione della legge 5 maggio 2009, n. 42, il Consiglio dei Ministri puo’ esprimere osservazioni entro 20 giorni dall’invio del contratto da parte dell’ARAN. Per le amministrazioni di cui al comma 3 del medesimo articolo 41, il parere e’ espresso dal Presidente del Consiglio dei Ministri, tramite il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri. 5. Acquisito il parere favorevole sull’ipotesi di accordo, nonche’ la verifica da parte delle amministrazioni interessate sulla copertura degli oneri contrattuali, il giorno successivo l’ARAN trasmette la quantificazione dei costi contrattuali alla Corte dei conti ai fini della certificazione di compatibilita’ con gli strumenti di programmazione e di bilancio di cui all’articolo 1-bis della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. La Corte dei conti certifica l’attendibilita’ dei costi quantificati e la loro compatibilita’ con gli strumenti di programmazione e di bilancio. La Corte dei conti delibera entro quindici giorni dalla trasmissione della quantificazione dei costi contrattuali, decorsi i quali la certificazione si intende effettuata positivamente. L’esito della certificazione viene comunicato dalla Corte all’ARAN, al comitato di settore e al Governo. Se la certificazione e’ positiva, il presidente dell’ARAN sottoscrive definitivamente il contratto collettivo. 6. La Corte dei conti puo’ acquisire elementi istruttori e valutazioni sul contratto collettivo da parte di tre esperti in materia di relazioni sindacali e costo del lavoro individuati dal Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, tramite il Capo del Dipartimento della funzione pubblica di intesa con il Capo del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, nell’ambito di un elenco definito di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Nel caso delle amministrazioni di cui all’articolo 41, comma 2, la designazione di due esperti viene effettuata dall’ANCI, dall’ UPI e dalla Conferenza delle Regioni e delle province autonome. 7. In caso di certificazione non positiva della Corte dei conti le parti contraenti non possono procedere alla sottoscrizione definitiva dell’ipotesi di accordo. Nella predetta ipotesi, il Presidente dell’ARAN, d’intesa con il competente comitato di settore, che puo’ dettare indirizzi aggiuntivi, provvede alla riapertura delle trattative ed alla sottoscrizione di una nuova ipotesi di accordo adeguando i costi contrattuali ai fini delle certificazioni. In seguito alla sottoscrizione della nuova ipotesi di accordo si riapre la procedura di certificazione prevista dai commi precedenti. Nel caso in cui la certificazione non positiva sia limitata a singole clausole contrattuali l’ipotesi puo’ essere sottoscritta definitivamente ferma restando l’inefficacia delle clausole contrattuali non positivamente certificate. 8. I contratti e accordi collettivi nazionali, nonche’ le eventuali interpretazioni autentiche sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana oltre che sul sito dell’ARAN e delle amministrazioni interessate. 9. Dal computo dei termini previsti dal presente articolo sono esclusi i giorni considerati festivi per legge, nonche’ il sabato.))

Art. 47-bis
(( (Tutela retributiva per i dipendenti pubblici.). 1. Decorsi sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge finanziaria che dispone in materia di rinnovi dei contratti collettivi per il periodo di riferimento, gli incrementi previsti per il trattamento stipendiale possono essere erogati in via provvisoria previa deliberazione dei rispettivi comitati di settore, sentite le organizzazioni sindacali rappresentative. salvo conguaglio all’atto della stipulazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro. 2. In ogni caso a decorrere dal mese di aprile dell’anno successivo alla scadenza del contratto collettivo nazionale di lavoro, qualora lo stesso non sia ancora stato rinnovato e non sia stata disposta l’erogazione di cui al comma 1, e’ riconosciuta ai dipendenti dei rispettivi comparti di contrattazione, nella misura e con le modalita’ stabilite dai contratti nazionali, e comunque entro i limiti previsti dalla legge finanziaria in sede di definizione delle risorse contrattuali,una copertura economica che costituisce un’anticipazione dei benefici complessivi che saranno attribuiti all’atto del rinnovo contrattuale.))

Articolo 48
Disponibilita’ destinate alla contrattazione collettiva nelle
amministrazioni pubbliche e verifica
(Art.52 del d.lgs n.29 del 1993, come sostituto prima dall’art.19 del
d.lgs n.470 del 1993 e poi dall’art.5 del d.lgs n.396 del 1997 e
successivamente modificato dall’art.14, commi da 2 a 4 del d.lgs
n.387 del 1998)

1. Il Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, quantifica, in coerenza con i parametri previsti dagli
strumenti di programmazione e di bilancio di cui all’articolo
1-bis della legge 5 agosto 1978, n. 468 e successive modificazioni
e integrazioni. l’onere derivante dalla contrattazione collettiva
nazionale a carico del bilancio dello Stato con apposita norma da
inserire nella legge finanziaria ai sensi dell’articolo 11 della
legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni ed
integrazioni. Allo stesso modo sono determinati gli eventuali
oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato per la
contrattazione integrativa delle amministrazioni dello Stato di
cui all’articolo ((40, comma 3 -bis. ))
((2. Per le amministrazioni di cui all’articolo 41, comma 2, nonche’ per le universita’ italiane, gli enti pubblici non economici e gli enti e le istituzioni di ricerca, ivi compresi gli enti e le amministrazioni di cui all’articolo 70, comma 4, gli oneri derivanti dalla contrattazione collettiva nazionale sono determinati a carico dei rispettivi bilanci nel rispetto dell’articolo 40, comma 3-quinquies. Le risorse per gli incrementi retributivi per il rinnovo dei contratti collettivi nazionali delle amministrazioni regionali, locali e degli enti del Servizio sanitario nazionale sono definite dal Governo, nel rispetto dei vincoli di bilancio, del patto di stabilita’ e di analoghi strumenti di contenimento della spesa, previa consultazione con le rispettive rappresentanze istituzionali del sistema delle autonomie.))
3. I contratti collettivi sono corredati da prospetti contenenti
la quantificazione degli oneri nonche’ l’indicazione della
copertura complessiva per l’intero periodo di validita’
contrattuale, prevedendo con apposite clausole la possibilita’ di
prorogare l’efficacia temporale del contratto ovvero di
sospenderne l’esecuzione parziale o totale in caso di’ accertata
esorbitanza dai limiti di spesa.
4. La spesa posta a carico del bilancio dello Stato e’ iscritta
in apposito fondo dello stato di previsione del Ministero del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica in ragione
dell’ammontare complessivo. In esito alla sottoscrizione dei
singoli contratti di comparto, il Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica e’ autorizzato a
ripartire, con propri decreti, le somme destinate a ciascun
compatto mediante assegnazione diretta a favore dei competenti
capitoli di bilancio, anche di nuova istituzione, per il personale
dell’amministrazione statale, ovvero mediante trasferimento ai
bilanci delle amministrazioni autonome e degli enti in favore dei
quali sia previsto l’apporto finanziario dello Stato a copertura
dei relativi oneri. Per le amministrazioni diverse dalle
amministrazioni dello Stato e per gli altri enti cui si applica il
presente decreto, l’autorizzazione di spesa relativa al rinnovo
dei contratti collettivi e’ disposta nelle stesse forme con cui
vengono approvati i bilanci, con distinta indicazione dei mezzi di
copertura.
5. Le somme provenienti dai trasferimenti di cui al comma 4
devono trovare specifica allocazione nelle entrate dei bilanci
delle amministrazioni ed enti beneficiari, per essere assegnate ai
pertinenti capitoli di spesa dei medesimi bilanci. I relativi
stanziamenti sia in entrata che in uscita non possono essere
incrementati se non con apposita autorizzazione legislativa.
6. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 27 OTTOBRE 2009, N. 150)).
7. Ferme restando le disposizioni di cui al titolo V del
presente decreto, la Corte dei conti, anche nelle sue
articolazioni regionali di controllo, verifica periodicamente gli
andamenti della spesa per il personale delle pubbliche
amministrazioni, utilizzando, per ciascun comparto, insiemi
significativi di amministrazioni. A tal fine, la Corte dei conti
puo’ avvalersi, oltre che dei servizi di controllo interno o
nuclei di valutazione, di esperti designati a sua richiesta da
amministrazioni ed enti pubblici.

Articolo 49
(( (Interpretazione autentica dei contratti collettivi). 1. Quando insorgano controversie sull’interpretazione dei contratti collettivi, le parti che li hanno sottoscritti si incontrano per definire consensualmente il significato delle clausole controverse. 2. L’eventuale accordo di interpretazione autentica, stipulato con le procedure di cui all’articolo 47, sostituisce la clausola in questione sin dall’inizio della vigenza del contratto. Qualora tale accordo non comporti oneri aggiuntivi e non vi sia divergenza sulla valutazione degli stessi, il parere del Presidente del Consiglio dei Ministri e’ espresso tramite il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.))

Articolo 50
Aspettative e permessi sindacali
(Art.54, commi da 1 a 3 e 5 del d.lgs n.29 del 1993, come modificati
prima dall’art.20 del d.lgs n.470 del 1993 poi dall’art.2 del decreto
legge n.254 del 1996, convertito con modificazioni dalla legge n.365
del 1996, e, infine, dall’art.44, comma 5 del d.lgs n.80 del 1998)

1. Al fine del contenimento, della trasparenza e della
razionalizzazione delle aspettative e dei permessi sindacali nel
settore pubblico, la contrattazione collettiva ne determina i
limiti massimi in un apposito accordo, tra l’ARAN e le
confederazioni sindacali rappresentative ai sensi dell’articolo
43.
2. La gestione dell’accordo di cui al comma 1, ivi comprese le
modalita’ di utilizzo e distribuzione delle aspettative e dei
permessi sindacali tra le confederazioni e le organizzazioni
sindacali aventi titolo sulla base della loro rappresentativita’ e
con riferimento a ciascun comparto e area separata di
contrattazione, e’ demandata alla contrattazione collettiva,
garantendo a decorrere dal 1 agosto 1996 in ogni caso
l’applicazione della legge 20 maggio 1970, n.300, e successive
modificazioni ed integrazioni. Per la provincia autonoma di
Bolzano si terra’ conto di quanto previsto dall’articolo 9 del
decreto del Presidente della Repubblica 6 gennaio 1978, n.58.
3. Le amministrazioni pubbliche sono tenute a fornire alla
Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della
funzione pubblica – il numero complessivo ed i nominativi dei
beneficiari dei permessi sindacali.
4. Oltre ai dati relativi ai permessi sindacali, le pubbliche
amministrazioni sono tenute a fornire alla Presidenza del
Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica gli
elenchi nominativi, suddivisi per qualifica, del personale
dipendente collocato in aspettativa, in quanto chiamato a
ricoprire una funzione pubblica elettiva, ovvero per motivi
sindacali. I dati riepilogativi dei predetti elenchi sono
pubblicati in allegato alla relazione annuale da presentare al
Parlamento ai sensi dell’articolo 16 della legge 29marzo 1983, n.
93.

Art. 50-bis.
(( (Personale delle rappresentanze diplomatiche e consolari e degli istituti italiani di cultura all’estero). 1. In considerazione di quanto disposto dall’articolo 42, comma 3-bis, le disposizioni di cui all’articolo 50 si applicano anche al personale in servizio presso le rappresentanze diplomatiche e consolari nonche’ presso gli istituti italiani di cultura all’estero, ancorche’ assunto con contratto regolato dalla legge locale)).

Titolo IV
RAPPORTO Dl LAVORO

Articolo 51
Disciplina del rapporto di lavoro
(Art.55 del d.lgs n.29 del 1993)

1. Il rapporto di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni
pubbliche e’ disciplinato secondo le disposizioni degli articoli
2, commi 2 e 3, e 3, comma 1.
2. La legge 20 maggio 1970, n.300, e successive modificazioni ed
integrazioni, si applica alle pubbliche amministrazioni a
prescindere dal numero dei dipendenti.

Articolo 52
Disciplina delle mansioni
(Art.56 del d.lgs n.29 del 1993, come sostituito dall’art.25 del
d.lgs n.80 del 1998 e successivamente modificato dall’art. 15 del
d.lgs n.387 del 1998)

(( 1. Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali e’ stato assunto o alle mansioni equivalenti nell’ambito dell’area di inquadramentoovvero a quelle corrispondenti alla qualifica superiore che abbia successivamente acquisito per effetto delle procedure selettive di cui all’articolo 35, comma 1, lettera a). L’esercizio di fatto di mansioni non corrispondenti alla qualifica di appartenenza non ha effetto ai fini dell’inquadramento del lavoratore o dell’assegnazione di incarichi di direzione. 1-bis. I dipendenti pubblici, con esclusione dei dirigenti e del personale docente della scuola, delle accademie, conservatori e istituti assimilati, sono inquadrati in almeno tre distinte aree funzionali. Le progressioni all’interno della stessa area avvengono secondo principi di selettivita’, in funzione delle qualita’ culturali e professionali, dell’attivita’ svolta e dei risultati conseguiti, attraverso l’attribuzione di fasce di merito. Le progressioni fra le aree avvengono tramite concorso pubblico, ferma restando la possibilita’ per l’amministrazione di destinare al personale interno, in possesso dei titoli di studio richiesti per l’accesso dall’esterno, una riserva di posti comunque non superiore al 50 per cento di quelli messi a concorso. La valutazione positiva conseguita dal dipendente per almeno tre anni costituisce titolo rilevante ai fini della progressione economica e dell’attribuzione dei posti riservati nei concorsi per l’accesso all’area superiore. 1-ter. Per l’accesso alle posizioni economiche apicali nell’ambito delle aree funzionali e’ definita una quota di accesso nel limite complessivo del 50 per cento da riservare a concorso pubblico sulla base di un corso concorso bandito dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione. ))
2. Per obiettive esigenze di servizio il prestatore di lavoro
puo’ essere adibito a mansioni proprie della qualifica
immediatamente superiore:
a) nel caso di vacanza di posto in organico. per non piu’ di sei
mesi, prorogabili fino a dodici qualora siano state avviate le
procedure per la copertura dei posti vacanti come previsto al
comma 4;
b) nel caso di sostituzione di altro dipendente assente con diritto
alla conservazione del posto, con esclusione dell’assenza per
ferie, per la durata dell’assenza.

3. Si considera svolgimento di mansioni sUperiori, ai fini del
presente articolo, soltanto l’attribuzione in modo prevalente,
sotto il profilo qualitativo, quantitativo e temporale, dei
compiti propri di dette mansioni.
4. Nei casi di cui al comma 2, per il periodo di effettiva
prestazione, il lavoratore ha diritto al trattamento previsto per
la qualifica superiore. Qualora l’utilizzazione del dipendente sia
disposta per sopperire a vacanze dei posti in organico,
immediatamente, e comunque nel termine massimo di novanta giorni
dalla data in cui il dipendente e’ assegnato alle predette
mansioni, devono essere avviate le procedure per la copertura dei
posti vacanti.
5. Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 2, e’ nulla
l’assegnazione del lavoratore a mansioni proprie di una qualifica
superiore, ma al lavoratore e’ corrisposta la differenza di
trattamento economico con la qualifica superiore. Il dirigente che
ha disposto l’assegnazione risponde personalmente del maggior
onere conseguente, se ha agito con dolo o colpa grave.
6. Le disposizioni del presente articolo si applicano in sede di
attuazione della nuova disciplina degli ordinamenti professionali
prevista dai contratti collettivi e con la decorrenza da questi
stabilita. I medesimi contratti collettivi possono regolare
diversamente gli effetti di cui ai commi 2, 3 e 4. Fino a tale
data, in nessun caso lo svolgimento di mansioni superiori rispetto
alla qualifica di appartenenza, puo’ comportare il diritto ad
avanzamenti automatici nell’inquadramento professionale del
lavoratore.

Art. 53
Incompatibilita’, cumulo di impieghi e incarichi
(Art. 58 del d.lgs. n. 29 del 1993, come modificato prima
dall’art. 2 del decreto legge n. 358 del 1993, convertito
dalla legge n. 448 del 1993, poi dall’art. 1 del decreto legge
n. 361 del 1995, convertito con modificazioni dalla legge n. 437
del 1995, e, infine, dall’art. 26 del d.lgs n. 80 del 1998 nonche’
dall’art. 16 del d.lgs n. 387 del 1998)

1. Resta ferma per tutti i dipendenti pubblici la disciplina delle
incompatibilita’ dettata dagli articoli 60 e seguenti del testo unico
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio
1957, n. 3, salva la deroga prevista dall’articolo 23-bis del
presente decreto, nonche’, per i rapporti di lavoro a tempo parziale,
dall’articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio
dei ministri 17 marzo 1989, n. 117 e dall’articolo 1, commi 57 e
seguenti della legge 23 dicembre 1996, n. 662. Restano ferme altresi’
le disposizioni di cui agli articoli 267, comma 1, 273, 274, 508
nonche’ 676 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,
all’articolo 9, commi 1 e 2, della legge 23 dicembre 1992, n. 498,
all’articolo 4, comma 7, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, ed
ogni altra successiva modificazione ed integrazione della relativa
disciplina.
((1-bis. Non possono essere conferiti incarichi di direzione di strutture deputate alla gestione del personale a soggetti che rivestano o abbiano rivestito negli ultimi due anni cariche in partiti politici o in organizzazioni sindacali o che abbiano avuto negli ultimi due anni rapporti continuativi di collaborazione o di consulenza con le predette organizzazioni.))
2. Le pubbliche amministrazioni non possono conferire ai dipendenti
incarichi, non compresi nei compiti e doveri di ufficio, che non
siano espressamente previsti o disciplinati da legge o altre fonti
normative, o che non siano espressamente autorizzati.
3. Ai fini previsti dal comma 2, con appositi regolamenti, da
emanarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto
1988, n. 400, sono individuati gli incarichi consentiti e quelli
vietati ai magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari,
nonche’ agli avvocati e procuratori dello Stato, sentiti, per le
diverse magistrature, i rispettivi istituti.
4. Nel caso in cui i regolamenti di cui al comma 3 non siano
emanati, l’attribuzione degli incarichi e’ consentita nei soli casi
espressamente previsti dalla legge o da altre fonti normative.
5. In ogni caso, il conferimento operato direttamente
dall’amministrazione, nonche’ l’autorizzazione all’esercizio di
incarichi che provengano da amministrazione pubblica diversa da
quella di appartenenza, ovvero da societa’ o persone fisiche, che
svolgano attivita’ d’impresa o commerciale, sono disposti dai
rispettivi organi competenti secondo criteri oggettivi e
predeterminati, che tengano conto della specifica professionalita’,
tali da escludere casi di incompatibilita’, sia di diritto che di
fatto, nell’interesse del buon andamento della pubblica
amministrazione.
6. I commi da 7 a 13 del presente articolo si applicano ai
dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1,
comma 2, compresi quelli di cui all’articolo 3, con esclusione dei
dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale con prestazione
lavorativa non superiore al cinquanta per cento di quella a tempo
pieno, dei docenti universitari a tempo definito e delle altre
categorie di dipendenti pubblici ai quali e’ consentito da
disposizioni speciali lo svolgimento di attivita’
libero-professionali. Gli incarichi retribuiti, di cui ai commi
seguenti, sono tutti gli incarichi, anche occasionali, non compresi
nei compiti e doveri di ufficio, per i quali e’ previsto, sotto
qualsiasi forma, un compenso. Sono esclusi i compensi derivanti:
a) dalla collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e
simili;
b) dalla utilizzazione economica da parte dell’autore o inventore
di opere dell’ingegno e di invenzioni industriali;
c) dalla partecipazione a convegni e seminari;
d) da incarichi per i quali e’ corrisposto solo il rimborso delle
spese documentate;
e) da incarichi per lo svolgimento dei quali il dipendente e’
posto in posizione di aspettativa, di comando o di fuori ruolo;
f) da incarichi conferiti dalle organizzazioni sindacali a
dipendenti presso le stesse distaccati o in aspettativa non
retribuita.
f-bis) da attivita’ di formazione diretta ai dipendenti della
pubblica amministrazione.
7. I dipendenti pubblici non possono svolgere incarichi retribuiti
che non siano stati conferiti o previamente autorizzati
dall’amministrazione di appartenenza. Con riferimento ai professori
universitari a tempo pieno, gli statuti o i regolamenti degli atenei
disciplinano i criteri e le procedure per il rilascio
dell’autorizzazione nei casi previsti dal presente decreto. In caso
di inosservanza del divieto, salve le piu’ gravi sanzioni e ferma
restando la responsabilita’ disciplinare, il compenso dovuto per le
prestazioni eventualmente svolte deve essere versato, a cura
dell’erogante o, in difetto, del percettore, nel conto dell’entrata
del bilancio dell’amministrazione di appartenenza del dipendente per
essere destinato ad incremento del fondo di produttivita’ o di fondi
equivalenti.
8. Le pubbliche amministrazioni non possono conferire incarichi
retribuiti a dipendenti di altre amministrazioni pubbliche senza la
previa autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza dei
dipendenti stessi. Salve le piu’ gravi sanzioni, il conferimento dei
predetti incarichi, senza la previa autorizzazione, costituisce in
ogni caso infrazione disciplinare per il funzionario responsabile del
procedimento; il relativo provvedimento e’ nullo di diritto. In tal
caso l’importo previsto come corrispettivo dell’incarico, ove gravi
su fondi in disponibilita’ dell’amministrazione conferente, e’
trasferito all’amministrazione di appartenenza del dipendente ad
incremento del fondo di produttivita’ o di fondi equivalenti.
9. Gli enti pubblici economici e i soggetti privati non possono
conferire incarichi retribuiti a dipendenti pubblici senza la previa
autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza dei dipendenti
stessi. In caso di inosservanza si applica la disposizione
dell’articolo 6, comma 1, del decreto legge 28 marzo 1997, n. 79,
convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, e
successive modificazioni ed integrazioni. All’accertamento delle
violazioni e all’irrogazione delle sanzioni provvede il Ministero
delle finanze, avvalendosi della Guardia di finanza, secondo le
disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive
modificazioni ed integrazioni. Le somme riscosse sono acquisite alle
entrate del Ministero delle finanze.
10. L’autorizzazione, di cui ai commi precedenti, deve essere
richiesta all’amministrazione di appartenenza del dipendente dai
soggetti pubblici o privati, che intendono conferire l’incarico;
puo’, altresi, essere richiesta dal dipendente interessato.
L’amministrazione di appartenenza deve pronunciarsi sulla richiesta
di autorizzazione entro trenta giorni dalla ricezione della richiesta
stessa. Per il personale che presta comunque servizio presso
amministrazioni pubbliche diverse da quelle di appartenenza,
l’autorizzazione e’ subordinata all’intesa tra le due
amministrazioni. In tal caso il termine per provvedere e’ per
l’amministrazione di appartenenza di 45 giorni e si’ prescinde
dall’intesa se l’amministrazione presso la quale il dipendente presta
servizio non si pronunzia entro 10 giorni dalla ricezione della
richiesta di intesa da parte dell’amministrazione di appartenenza.
Decorso il termine per provvedere, l’autorizzazione, se richiesta per
incarichi da conferirsi da amministrazioni pubbliche, si intende
accordata; in ogni altro caso, si intende definitivamente negata.
11. Entro il 30 aprile di ciascun anno, i soggetti pubblici o
privati che erogano compensi a dipendenti pubblici per gli incarichi
di cui al comma 6 sono tenuti a dare comunicazione
all’amministrazione di appartenenza dei dipendenti stessi dei
compensi erogati nell’anno precedente.
12. Entro il 30 giugno di ciascun anno, le amministrazioni
pubbliche che conferiscono o autorizzano incarichi retribuiti ai
propri dipendenti sono tenute a comunicare, in via telematica o su
apposito supporto magnetico, al Dipartimento della funzione pubblica
l’elenco degli incarichi conferiti o autorizzati ai dipendenti stessi
nell’anno precedente, con l’indicazione dell’oggetto dell’incarico e
del compenso lordo previsto o presunto. L’elenco e’ accompagnato da
una relazione nella quale sono indicate le norme in applicazione
delle quali gli incarichi sono stati conferiti o autorizzati, le
ragioni del conferimento o dell’autorizzazione, i criteri di scelta
dei dipendenti cui gli incarichi sono stati conferiti o autorizzati e
la rispondenza dei medesimi ai principi di buon andamento
dell’amministrazione, nonche’ le misure che si intendono adottare per
il contenimento della spesa. Nello stesso termine e con le stesse
modalita’ le amministrazioni che, nell’anno precedente, non hanno
conferito o autorizzato incarichi ai propri dipendenti, anche se
comandati o fuori ruolo, dichiarano di non aver conferito o
autorizzato incarichi.
13. Entro lo stesso termine di cui al comma 12 le amministrazioni
di appartenenza sono tenute a comunicare al Dipartimento della
funzione pubblica, in via telematica o su apposito supporto
magnetico, per ciascuno dei propri dipendenti e distintamente per
ogni incarico conferito o autorizzato, i compensi, relativi all’anno
precedente, da esse erogati o della cui erogazione abbiano avuto
comunicazione dai soggetti di cui al comma 11.
14. Al fine della verifica dell’applicazione delle norme di cui
all’articolo 1, commi 123 e 127, della legge 23 dicembre 1996, n.
662, e successive modificazioni e integrazioni, le amministrazioni
pubbliche sono tenute a comunicare al Dipartimento della funzione
pubblica, in via telematica o su supporto magnetico, entro il 30
giugno di ciascun anno, i compensi percepiti dai propri dipendenti
anche per incarichi relativi a compiti e doveri d’ufficio; sono
altresi’ tenute a comunicare semestralmente l’elenco dei
collaboratori esterni e dei soggetti cui sono stati affidati
incarichi di consulenza, con l’indicazione della ragione
dell’incarico e dell’ammontare dei compensi corrisposti. Le
amministrazioni rendono noti, mediante inserimento nelle proprie
banche dati accessibili al pubblico per via telematica, gli elenchi
dei propri consulenti indicando l’oggetto, la durata e il compenso
dell’incarico. Entro il 31 dicembre di ciascun anno il Dipartimento
della funzione pubblica trasmette alla Corte dei conti l’elenco delle
amministrazioni che hanno omesso di effettuare la comunicazione,
avente ad oggetto l’elenco dei collaboratori esterni e dei soggetti
cui sono stati affidati incarichi di consulenza.
15. Le amministrazioni che omettono gli adempimenti di cui ai commi
da 11 a 14 non possono conferire nuovi incarichi fino a quando non
adempiono. I soggetti di cui al comma 9 che omettono le comunicazioni
di cui al comma 11 incorrono nella sanzione di cui allo stesso comma
9.
16. Il Dipartimento della funzione pubblica, entro il 31 dicembre
di ciascun anno, riferisce al Parlamento sui dati raccolti, adotta le
relative misure di pubblicita’ e trasparenza e formula proposte per
il contenimento della spesa per gli incarichi e per la
razionalizzazione dei criteri di attribuzione degli incarichi stessi.
((16-bis. La Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica puo’ disporre verifiche del rispetto delle disposizioni del presente articolo e dell’ articolo 1, commi 56 e seguenti, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, per il tramite dell’Ispettorato per la funzione pubblica. A tale fine quest’ultimo opera d’intesa con i Servizi ispettivi di finanza pubblica del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato.))

Articolo 54
Codice di comportamento
(Art.58-bis del d.lgs n.29 del 1993, aggiunto dall’art.26 del d.lgs
n.546 del 1993 e successivamente sostituito dall’art.27 del d.lgs
n.80 del 1998)

1. Il Dipartimento della funzione pubblica, sentite le
confederazioni sindacali rappresentative ai sensi dell’articolo 43,
definisce un codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni, anche in relazione alle necessarie misure
organizzative da adottare al fine di assicurare la qualita’ dei
servizi che le stesse amministrazioni rendono ai cittadini.
2. Il codice e’ pubblicato nella Gazzetta ufficiale e consegnato
al dipendente all’atto dell’assunzione.
3. Le pubbliche amministrazioni formulano all’ARAN indirizzi, ai
sensi dell’articolo 41, comma 1 e dell’articolo 70, comma 4,
affinche’ il codice venga recepito nei contratti, in allegato, e
perche’ i suoi principi vengano coordinati con le previsioni
contrattuali in materia di responsabilita’ disciplinare.
4. Per ciascuna magistratura e per l’Avvocatura dello Stato, gli
organi delle associazioni di categoria adottano un codice etico che
viene sottoposto all’adesione degli appartenenti alla magistratura
interessata. In caso di inerzia il codice e’ adottato dall’organo di
autogoverno.
5. L’organo di vertice di ciascuna pubblica amministrazione
verifica, sentite le organizzazioni sindacali rappresentative ai
sensi dell’articolo 43 e le associazioni di utenti e consumatori,
l’applicabilita’ del codice di cui al comma 1, anche per apportare
eventuali integrazioni e specificazioni al fine della pubblicazione e
dell’adozione di uno specifico codice di comportamento per ogni
singola amministrazione.
6. Sull’applicazione dei codici di cui al presente articolo
vigilano i dirigenti responsabili di ciascuna struttura.
7. Le pubbliche amministrazioni organizzano attivita’ di
formazione del personale per la conoscenza e la corretta applicazione
dei codici di cui al presente articolo.

Articolo 55
(( (Responsabilita’, infrazioni e sanzioni, procedure conciliative). 1. Le disposizioni del presente articolo e di quelli seguenti, fino all’articolo 55-octies, costituiscono norme imperative, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile, e si applicano ai rapporti di lavoro di cui all’articolo 2, comma 2, alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2. 2. Ferma la disciplina in materia di responsabilita’ civile, amministrativa, penale e contabile, ai rapporti di lavoro di cui al comma 1 si applica l’articolo 2106 del codice civile. Salvo quanto previsto dalle disposizioni del presente Capo, la tipologia delle infrazioni e delle relative sanzioni e’ definita dai contratti collettivi. La pubblicazione sul sito istituzionale dell’amministrazione del codice disciplinare, recante l’indicazione delle predette infrazioni e relative sanzioni, equivale a tutti gli effetti alla sua affissione all’ingresso della sede di lavoro. 3. La contrattazione collettiva non puo’ istituire procedure di impugnazione dei provvedimenti disciplinari. Resta salva la facolta’ di disciplinare mediante i contratti collettivi procedure di conciliazione non obbligatoria, fuori dei casi per i quali e’ prevista la sanzione disciplinare del licenziamento, da instaurarsi e concludersi entro un termine non superiore a trenta giorni dalla contestazione dell’addebito e comunque prima dell’irrogazione della sanzione. La sanzione concordemente determinata all’esito di tali procedure non puo’ essere di specie diversa da quella prevista, dalla legge o dal contratto collettivo, per l’infrazione per la quale si procede e non e’ soggetta ad impugnazione. I termini del procedimento disciplinare restano sospesi dalla data di apertura della procedura conciliativa e riprendono a decorrere nel caso di conclusione con esito negativo. Il contratto collettivo definisce gli atti della procedura conciliativa che ne determinano l’inizio e la conclusione. 4. Fermo quanto previsto nell’articolo 21, per le infrazioni disciplinari ascrivibili al dirigente ai sensi degli articoli 55-bis, comma 7, e 55-sexies, comma 3, si applicano, ove non diversamente stabilito dal contratto collettivo, le disposizioni di cui al comma 4 del predetto articolo 55-bis, ma le determinazioni conclusive del procedimento sono adottate dal dirigente generale o titolare di incarico conferito ai sensi dell’articolo 19, comma 3.))

Art. 55-bis
(( (Forme e termini del procedimento disciplinare). 1. Per le infrazioni di minore gravita’, per le quali e’ prevista l’irrogazione di sanzioni superiori al rimprovero verbale ed inferiori alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per piu’ di dieci giorni, il procedimento disciplinare, se il responsabile della struttura ha qualifica dirigenziale, si svolge secondo le disposizioni del comma 2. Quando il responsabile della struttura non ha qualifica dirigenziale o comunque per le infrazioni punibili con sanzioni piu’ gravi di quelle indicate nel primo periodo, il procedimento disciplinare si svolge secondo le disposizioni del comma 4. Alle infrazioni per le quali e’ previsto il rimprovero verbale si applica la disciplina stabilita dal contratto collettivo. 2. Il responsabile, con qualifica dirigenziale, della struttura in cui il dipendente lavora, anche in posizione di comando o di fuori ruolo, quando ha notizia di comportamenti punibili con taluna delle sanzioni disciplinari di cui al comma 1, primo periodo, senza indugio e comunque non oltre venti giorni contesta per iscritto l’addebito al dipendente medesimo e lo convoca per il contraddittorio a sua difesa, con l’eventuale assistenza di un procuratore ovvero di un rappresentante dell’associazione sindacale cui il lavoratore aderisce o conferisce mandato, con un preavviso di almeno dieci giorni. Entro il termine fissato, il dipendente convocato, se non intende presentarsi, puo’ inviare una memoria scritta o, in caso di grave ed oggettivo impedimento, formulare motivata istanza di rinvio del termine per l’esercizio della sua difesa. Dopo l’espletamento dell’eventuale ulteriore attivita’ istruttoria, il responsabile della struttura conclude il procedimento, con l’atto di archiviazione o di irrogazione della sanzione, entro sessanta giorni dalla contestazione dell’addebito. In caso di differimento superiore a dieci giorni del termine a difesa, per impedimento del dipendente, il termine per la conclusione del procedimento e’ prorogato in misura corrispondente. Il differimento puo’ essere disposto per una sola volta nel corso del procedimento. La violazione dei termini stabiliti nel presente comma comporta, per l’amministrazione, la decadenza dall’azione disciplinare ovvero, per il dipendente, dall’esercizio del diritto di difesa. 3. Il responsabile della struttura, se non ha qualifica dirigenziale ovvero se la sanzione da applicare e’ piu’ grave di quelle di cui al comma 1, primo periodo, trasmette gli atti, entro cinque giorni dalla notizia del fatto, all’ufficio individuato ai sensi del comma 4, dandone contestuale comunicazione all’interessato. 4. Ciascuna amministrazione, secondo il proprio ordinamento, individua l’ufficio competente per i procedimenti disciplinari ai sensi del comma 1, secondo periodo. Il predetto ufficio contesta l’addebito al dipendente, lo convoca per il contraddittorio a sua difesa, istruisce e conclude il procedimento secondo quanto previsto nel comma 2, ma, se la sanzione da applicare e’ piu’ grave di quelle di cui al comma 1, primo periodo, con applicazione di termini pari al doppio di quelli ivi stabiliti e salva l’eventuale sospensione ai sensi dell’articolo 55-ter. Il termine per la contestazione dell’addebito decorre dalla data di ricezione degli atti trasmessi ai sensi del comma 3 ovvero dalla data nella quale l’ufficio ha altrimenti acquisito notizia dell’infrazione, mentre la decorrenza del termine per la conclusione del procedimento resta comunque fissata alla data di prima acquisizione della notizia dell’infrazione, anche se avvenuta da parte del responsabile della struttura in cui il dipendente lavora. La violazione dei termini di cui al presente comma comporta, per l’amministrazione, la decadenza dall’azione disciplinare ovvero, per il dipendente, dall’esercizio del diritto di difesa. 5. Ogni comunicazione al dipendente, nell’ambito del procedimento disciplinare, e’ effettuata tramite posta elettronica certificata, nel caso in cui il dipendente dispone di idonea casella di posta, ovvero tramite consegna a mano. Per le comunicazioni successive alla contestazione dell’addebito, il dipendente puo’ indicare, altresi’, un numero di fax, di cui egli o il suo procuratore abbia la disponibilita’. In alternativa all’uso della posta elettronica certificata o del fax ed altresi’ della consegna a mano, le comunicazioni sono effettuate tramite raccomandata postale con ricevuta di ritorno. Il dipendente ha diritto di accesso agli atti istruttori del procedimento. E’ esclusa l’applicazione di termini diversi o ulteriori rispetto a quelli stabiliti nel presente articolo. 6. Nel corso dell’istruttoria, il capo della struttura o l’ufficio per i procedimenti disciplinari possono acquisire da altre amministrazioni pubbliche informazioni o documenti rilevanti per la definizione del procedimento. La predetta attivita’ istruttoria non determina la sospensione del procedimento, ne’ il differimento dei relativi termini. 7. Il lavoratore dipendente o il dirigente, appartenente alla stessa amministrazione pubblica dell’incolpato o ad una diversa, che, essendo a conoscenza per ragioni di ufficio o di servizio di informazioni rilevanti per un procedimento disciplinare in corso, rifiuta, senza giustificato motivo, la collaborazione richiesta dall’autorita’ disciplinare procedente ovvero rende dichiarazioni false o reticenti, e’ soggetto all’applicazione, da parte dell’amministrazione di appartenenza, della sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione, commisurata alla gravita’ dell’illecito contestato al dipendente, fino ad un massimo di quindici giorni. 8. In caso di trasferimento del dipendente, a qualunque titolo, in un’altra amministrazione pubblica, il procedimento disciplinare e’ avviato o concluso o la sanzione e’ applicata presso quest’ultima. In tali casi i termini per la contestazione dell’addebito o per la conclusione del procedimento, se ancora pendenti, sono interrotti e riprendono a decorrere alla data del trasferimento. 9. In caso di dimissioni del dipendente, se per l’infrazione commessa e’ prevista la sanzione del licenziamento o se comunque e’ stata disposta la sospensione cautelare dal servizio, il procedimento disciplinare ha egualmente corso secondo le disposizioni del presente articolo e le determinazioni conclusive sono assunte ai fini degli effetti giuridici non preclusi dalla cessazione del rapporto di lavoro. ))

Art. 55-ter
(( (Rapporti fra procedimento disciplinare e procedimento penale). 1. Il procedimento disciplinare, che abbia ad oggetto, in tutto o in parte, fatti in relazione ai quali procede l’autorita’ giudiziaria, e’ proseguito e concluso anche in pendenza del procedimento penale. Per le infrazioni di minore gravita’, di cui all’articolo 55-bis, comma 1, primo periodo, non e’ ammessa la sospensione del procedimento. Per le infrazioni di maggiore gravita’, di cui all’articolo 55-bis, comma 1, secondo periodo, l’ufficio competente, nei casi di particolare complessita’ dell’accertamento del fatto addebitato al dipendente e quando all’esito dell’istruttoria non dispone di elementi sufficienti a motivare l’irrogazione della sanzione, puo’ sospendere il procedimento disciplinare fino al termine di quello penale, salva la possibilita’ di adottare la sospensione o altri strumenti cautelari nei confronti del dipendente. 2. Se il procedimento disciplinare, non sospeso, si conclude con l’irrogazione di una sanzione e, successivamente, il procedimento penale viene definito con una sentenza irrevocabile di assoluzione che riconosce che il fatto addebitato al dipendente non sussiste o non costituisce illecito penale o che il dipendente medesimo non lo ha commesso, l’autorita’ competente, ad istanza di parte da proporsi entro il termine di decadenza di sei mesi dall’irrevocabilita’ della pronuncia penale, riapre il procedimento disciplinare per modificarne o confermarne l’atto conclusivo in relazione all’esito del giudizio penale. 3. Se il procedimento disciplinare si conclude con l’archiviazione ed il processo penale con una sentenza irrevocabile di condanna, l’autorita’ competente riapre il procedimento disciplinare per adeguare le determinazioni conclusive all’esito del giudizio penale. Il procedimento disciplinare e’ riaperto, altresi’, se dalla sentenza irrevocabile di condanna risulta che il fatto addebitabile al dipendente in sede disciplinare comporta la sanzione del licenziamento, mentre ne e’ stata applicata una diversa. 4. Nei casi di cui ai commi 1, 2 e 3 il procedimento disciplinare e’, rispettivamente, ripreso o riaperto entro sessanta giorni dalla comunicazione della sentenza all’amministrazione di appartenenza del lavoratore ovvero dalla presentazione dell’istanza di riapertura ed e’ concluso entro centottanta giorni dalla ripresa o dalla riapertura. La ripresa o la riapertura avvengono mediante il rinnovo della contestazione dell’addebito da parte dell’autorita’ disciplinare competente ed il procedimento prosegue secondo quanto previsto nell’articolo 55-bis. Ai fini delle determinazioni conclusive, l’autorita’ procedente, nel procedimento disciplinare ripreso o riaperto, applica le disposizioni dell’articolo 653, commi 1 ed 1-bis, del codice di procedura penale. ))

Art. 55-quater
(( (Licenziamento disciplinare). 1. Ferma la disciplina in tema di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo e salve ulteriori ipotesi previste dal contratto collettivo, si applica comunque la sanzione disciplinare del licenziamento nei seguenti casi: a) falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalita’ fraudolente, ovvero giustificazione dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia; b) assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore a tre nell’arco di un biennio o comunque per piu’ di sette giorni nel corso degli ultimi dieci anni ovvero mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall’amministrazione; c) ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall’amministrazione per motivate esigenze di servizio; d) falsita’ documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione dell’instaurazione del rapporto di lavoro ovvero di progressioni di carriera; e) reiterazione nell’ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o moleste o minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell’onore e della dignita’ personale altrui; f) condanna penale definitiva, in relazione alla quale e’ prevista l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ovvero l’estinzione, comunque denominata, del rapporto di lavoro. 2. Il licenziamento in sede disciplinare e’ disposto, altresi’, nel caso di prestazione lavorativa, riferibile ad un arco temporale non inferiore al biennio, per la quale l’amministrazione di appartenenza formula, ai sensi delle disposizioni legislative e contrattuali concernenti la valutazione del personale delle amministrazioni pubbliche, una valutazione di insufficiente rendimento e questo e’ dovuto alla reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione stessa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti dell’amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento di cui all’articolo 54. 3. Nei casi di cui al comma 1, lettere a), d), e) ed f), il licenziamento e’ senza preavviso. ))

Art. 55-quinquies
(( (False attestazioni o certificazioni). 1. Fermo quanto previsto dal codice penale, il lavoratore dipendente di una pubblica amministrazione che attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalita’ fraudolente, ovvero giustifica l’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 400 ad euro 1.600. La medesima pena si applica al medico e a chiunque altro concorre nella commissione del delitto. 2. Nei casi di cui al comma 1, il lavoratore, ferme la responsabilita’ penale e disciplinare e le relative sanzioni, e’ obbligato a risarcire il danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la mancata prestazione, nonche’ il danno all’immagine subiti dall’amministrazione. 3. La sentenza definitiva di condanna o di applicazione della pena per il delitto di cui al comma 1 comporta, per il medico, la sanzione disciplinare della radiazione dall’albo ed altresi’, se dipendente di una struttura sanitaria pubblica o se convenzionato con il servizio sanitario nazionale, il licenziamento per giusta causa o la decadenza dalla convenzione. Le medesime sanzioni disciplinari si applicano se il medico, in relazione all’assenza dal servizio, rilascia certificazioni che attestano dati clinici non direttamente constatati ne’ oggettivamente documentati. ))

Art. 55-sexies
(( (Responsabilita’ disciplinare per condotte pregiudizievoli per l’amministrazione e limitazione della responsabilita’ per l’esercizio dell’azione disciplinare). 1. La condanna della pubblica amministrazione al risarcimento del danno derivante dalla violazione, da parte del lavoratore dipendente, degli obblighi concernenti la prestazione lavorativa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti dell’amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento di cui all’articolo 54, comporta l’applicazione nei suoi confronti, ove gia’ non ricorrano i presupposti per l’applicazione di un’altra sanzione disciplinare, della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino ad un massimo di tre mesi, in proporzione all’entita’ del risarcimento. 2. Fuori dei casi previsti nel comma 1, il lavoratore, quando cagiona grave danno al normale funzionamento dell’ufficio di appartenenza, per inefficienza o incompetenza professionale accertate dall’amministrazione ai sensi delle disposizioni legislative e contrattuali concernenti la valutazione del personale delle amministrazioni pubbliche, e’ collocato in disponibilita’, all’esito del procedimento disciplinare che accerta tale responsabilita’, e si applicano nei suoi confronti le disposizioni di cui all’articolo 33, comma 8, e all’articolo 34, commi 1, 2, 3 e 4. Il provvedimento che definisce il giudizio disciplinare stabilisce le mansioni e la qualifica per le quali puo’ avvenire l’eventuale ricollocamento. Durante il periodo nel quale e’ collocato in disponibilita’, il lavoratore non ha diritto di percepire aumenti retributivi sopravvenuti. 3. Il mancato esercizio o la decadenza dell’azione disciplinare, dovuti all’omissione o al ritardo, senza giustificato motivo, degli atti del procedimento disciplinare o a valutazioni sull’insussistenza dell’illecito disciplinare irragionevoli o manifestamente infondate, in relazione a condotte aventi oggettiva e palese rilevanza disciplinare, comporta, per i soggetti responsabili aventi qualifica dirigenziale, l’applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione in proporzione alla gravita’ dell’infrazione non perseguita, fino ad un massimo di tre mesi in relazione alle infrazioni sanzionabili con il licenziamento, ed altresi’ la mancata attribuzione della retribuzione di risultato per un importo pari a quello spettante per il doppio del periodo della durata della sospensione. Ai soggetti non aventi qualifica dirigenziale si applica la predetta sanzione della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione, ove non diversamente stabilito dal contratto collettivo. 4. La responsabilita’ civile eventualmente configurabile a carico del dirigente in relazione a profili di illiceita’ nelle determinazioni concernenti lo svolgimento del procedimento disciplinare e’ limitata, in conformita’ ai principi generali, ai casi di dolo o colpa grave. ))

Art. 55-septies
(Controlli sulle assenze).

1. Nell’ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo
superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di
malattia nell’anno solare l’assenza viene giustificata esclusivamente
mediante certificazione medica rilasciata da una struttura sanitaria
pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio sanitario
nazionale.
2. In tutti i casi di assenza per malattia la certificazione medica
e’ inviata per via telematica, direttamente dal medico o dalla
struttura sanitaria che la rilascia, all’Istituto nazionale della
previdenza sociale, secondo le modalita’ stabilite per la
trasmissione telematica dei certificati medici nel settore privato
dalla normativa vigente, e in particolare dal decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri previsto dall’articolo 50, comma 5-bis,
del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, introdotto
dall’articolo 1, comma 810, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e
dal predetto Istituto e’ immediatamente inoltrata, con le medesime
modalita’, all’amministrazione interessata.
3. L’Istituto nazionale della previdenza sociale, gli enti del
servizio sanitario nazionale e le altre amministrazioni interessate
svolgono le attivita’ di cui al comma 2 con le risorse finanziarie,
strumentali e umane disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
4. L’inosservanza degli obblighi di trasmissione per via telematica
della certificazione medica concernente assenze di lavoratori per
malattia di cui al comma 2 costituisce illecito disciplinare e, in
caso di reiterazione, comporta l’applicazione della sanzione del
licenziamento ovvero, per i medici in rapporto convenzionale con le
aziende sanitarie locali, della decadenza dalla convenzione, in modo
inderogabile dai contratti o accordi collettivi.
((5. Le pubbliche amministrazioni dispongono per il controllo sulle assenze per malattia dei dipendenti valutando la condotta complessiva del dipendente e gli oneri connessi all’effettuazione della visita, tenendo conto dell’esigenza di contrastare e prevenire l’assenteismo. Il controllo e’ in ogni caso richiesto sin dal primo giorno quando l’assenza si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative. 5-bis. Le fasce orarie di reperibilita’ entro le quali devono essere effettuate le visite di controllo e il regime delle esenzioni dalla reperibilita’ sono stabiliti con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione. Qualora il dipendente debba allontanarsi dall’indirizzo comunicato durante le fasce di reperibilita’ per effettuare visite mediche, prestazioni o accertamenti specialistici o per altri giustificati motivi, che devono essere, a richiesta, documentati, e’ tenuto a darne preventiva comunicazione all’amministrazione. 5-ter. Nel caso in cui l’assenza per malattia abbia luogo per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici l’assenza e’ giustificata mediante la presentazione di attestazione rilasciata dal medico o dalla struttura, anche privati, che hanno svolto la visita o la prestazione.)) ((38))
6. Il responsabile della struttura in cui il dipendente lavora
nonche’ il dirigente eventualmente preposto all’amministrazione
generale del personale, secondo le rispettive competenze, curano
l’osservanza delle disposizioni del presente articolo, in particolare
al fine di prevenire o contrastare, nell’interesse della
funzionalita’ dell’ufficio, le condotte assenteistiche. Si applicano,
al riguardo, le disposizioni degli articoli 21 e 55-sexies, comma 3.

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AGGIORNAMENTO (38)
Il D.L. 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla L.
15 luglio 2011, n. 111, ha disposto (con l’art. 16, comma 10) che “Le
disposizioni dei commi 5, 5-bis e 5-ter, dell’articolo 55-septies,
del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, si applicano anche ai
dipendenti di cui all’articolo 3 del medesimo decreto.”

Art. 55-octies
(( (Permanente inidoneita’ psicofisica). 1. Nel caso di accertata permanente inidoneita’ psicofisica al servizio dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche, di cui all’articolo 2, comma 2, l’amministrazione puo’ risolvere il rapporto di lavoro. Con regolamento da emanarsi, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lettera b), della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono disciplinati, per il personale delle amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, nonche’ degli enti pubblici non economici: a) la procedura da adottare per la verifica dell’idoneita’ al servizio, anche ad iniziativa dell’Amministrazione; b) la possibilita’ per l’amministrazione, nei casi di pericolo per l’incolumita’ del dipendente interessato nonche’ per la sicurezza degli altri dipendenti e degli utenti, di adottare provvedimenti di sospensione cautelare dal servizio, in attesa dell’effettuazione della visita di idoneita’, nonche’ nel caso di mancata presentazione del dipendente alla visita di idoneita’, in assenza di giustificato motivo; c) gli effetti sul trattamento giuridico ed economico della sospensione di cui alla lettera b), nonche’ il contenuto e gli effetti dei provvedimenti definitivi adottati dall’amministrazione in seguito all’effettuazione della visita di idoneita’; d) la possibilita’, per l’amministrazione, di risolvere il rapporto di lavoro nel caso di reiterato rifiuto, da parte del dipendente, di sottoporsi alla visita di idoneita’. ))

Art. 55-novies
(( (Identificazione del personale a contatto con il pubblico). 1. I dipendenti delle amministrazioni pubbliche che svolgono attivita’ a contatto con il pubblico sono tenuti a rendere conoscibile il proprio nominativo mediante l’uso di cartellini identificativi o di targhe da apporre presso la postazione di lavoro. 2. Dall’obbligo di cui al comma 1 e’ escluso il personale individuato da ciascuna amministrazione sulla base di categorie determinate, in relazione ai compiti ad esse attribuiti, mediante uno o piu’ decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, su proposta del Ministro competente ovvero, in relazione al personale delle amministrazioni pubbliche non statali, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano o di Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali. ))((33))
—————
AGGIORNAMENTO (33)
Il D.lgs. 27 ottobre 2009, n. 150, ha disposto (con l’art. 73,
comma 2) che l’obbligo di esposizione di cartellini o targhe
identificativi, previsto dal presente articolo decorre dal
novantesimo giorno successivo all’entrata in vigore del medesimo
decreto.

Articolo 56
((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 27 OTTOBRE 2009, N. 150))

Articolo 57
Pari opportunita’
(Art.61 del d.lgs n.29 del 1993, come sostituito dall’art.29 del
d.lgs n.546 del 1993, successivamente modificato prima dall’art.43,
comma 8 del d.lgs n.80 del 1998 e poi dall’art.l7 del d.lgs n.387 del
1998)

((01. Le pubbliche amministrazioni costituiscono al proprio interno, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, il “Comitato unico di garanzia per le pari opportunita’, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni” che sostituisce, unificando le competenze in un solo organismo, i comitati per le pari opportunita’ e i comitati paritetici sul fenomeno del mobbing, costituiti in applicazione della contrattazione collettiva, dei quali assume tutte le funzioni previste dalla legge, dai contratti collettivi relativi al personale delle amministrazioni pubbliche o da altre disposizioni. 02. Il Comitato unico di garanzia per le pari opportunita’, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni ha composizione paritetica ed e’ formato da un componente designato da ciascuna delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello di amministrazione e da un pari numero di rappresentanti dell’amministrazione in modo da assicurare nel complesso la presenza paritaria di entrambi i generi. Il presidente del Comitato unico di garanzia e’ designato dall’amministrazione. 03. Il Comitato unico di garanzia, all’interno dell’amministrazione pubblica, ha compiti propositivi, consultivi e di verifica e opera in collaborazione con la consigliera o il consigliere nazionale di parita’. Contribuisce all’ottimizzazione della produttivita’ del lavoro pubblico, migliorando l’efficienza delle prestazioni collegata alla garanzia di un ambiente di lavoro caratterizzato dal rispetto dei principi di pari opportunita’, di benessere organizzativo e dal contrasto di qualsiasi forma di discriminazione e di violenza morale o psichica per i lavoratori. 04. Le modalita’ di funzionamento dei Comitati unici di garanzia sono disciplinate da linee guida contenute in una direttiva emanata di concerto dal Dipartimento della funzione pubblica e dal Dipartimento per le pari opportunita’ della Presidenza del Consiglio dei ministri entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione. 05. La mancata costituzione del Comitato unico di garanzia comporta responsabilita’ dei dirigenti incaricati della gestione del personale, da valutare anche al fine del raggiungimento degli obiettivi)).
1. Le pubbliche amministrazioni, al fine di garantire pari
opportunita’ tra uomini e donne per l’accesso al lavoro ed il
trattamento sul lavoro:
a) riservano alle donne, salva motivata impossibilita’, almeno un
terzo dei posti di componente delle commissioni di concorso, fermo
restando il principio di cui all’articolo 35, comma 3, lettera e);
b) adottano propri atti regolamentari per assicurare pari
opportunita’ fra uomini e donne sul lavoro, conformemente alle
direttive impartite dalla Presidenza del Consiglio dei ministri –
Dipartimento della funzione pubblica;
c) garantiscono la partecipazione delle proprie dipendenti ai corsi
di formazione e di aggiornamento professionale in rapporto
proporzionale alla loro presenza nelle amministrazioni interessate
ai corsi medesimi, adottando modalita’ organizzative atte a
favorirne la partecipazione, consentendo la conciliazione fra vita
professionale e vita familiare;
((d) possono finanziare programmi di azioni positive e l’attivita’ dei Comitati unici di garanzia per le pari opportunita’, per la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni, nell’ambito delle proprie disponibilita’ di bilancio)).
((2. Le pubbliche amministrazioni, secondo le modalita’ di cui all’articolo 9, adottano tutte le misure per attuare le direttive dell’Unione europea in materia di pari opportunita’, contrasto alle discriminazioni ed alla violenza morale o psichica, sulla base di quanto disposto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica)).

Titolo V
CONTROLLO DELLA SPESA

Articolo 58
Finalita’
(Art.63 del d.lgs n.29 del 1993, come sostituito dall’art.30 del
d.lgs n.546 del 1993)

1. Al fine di realizzare il piu’ efficace controllo dei bilanci,
anche articolati per funzioni e per programmi, e la rilevazione dei
costi, con particolare riferimento al costo del lavoro, il Ministero
del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, d’intesa
con la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della
funzione pubblica, provvede alla acquisizione delle informazioni sui
flussi finanziari relativi a tutte le amministrazioni pubbliche.
2. Per le finalita’ di cui al comma 1, tutte le amministrazioni
pubbliche impiegano strumenti di rilevazione e sistemi informatici e
statistici definiti o valutati dall’Autorita’ per l’informatica nella
pubblica amministrazione di cui al decreto legislativo 12 febbraio
1993, n.39, e successive modificazioni ed integrazioni, sulla base
delle indicazioni definite dal Ministero del tesoro, d’intesa con la
Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione
pubblica.
3. Per l’immediata attivazione del sistema di controllo della
spesa del personale di cui al comma 1, il Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica d’intesa con la Presidenza
del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica,
avvia un processo di integrazione dei sistemi informativi delle
amministrazioni pubbliche che rilevano i trattamenti economici e le
spese del personale, facilitando la razionalizzazione delle modalita’
di pagamento delle retribuzioni. Le informazioni acquisite dal
sistema informativo del Dipartimento della ragioneria generale dello
Stato sono disponibili per tutte le amministrazioni e gli enti
interessati.

Articolo 59
Rilevazione dei costi
(Art.64 del d.lgs n.29 del 1993, come sostituito dall’art. 31 del
d.lgs n.546 del 1993)

1. Le amministrazioni pubbliche individuano i singoli programmi di
attivita’ e trasmettono alla Presidenza del Consiglio dei ministri –
Dipartimento della funzione pubblica, al Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica tutti gli elementi
necessari alla rilevazione ed al controllo dei costi.
2. Ferme restando le attuali procedure di evidenziazione della
spesa ed i relativi sistemi di controllo, il Ministero del tesoro,
del bilancio e della programmazione economica al fine di
rappresentare i profili economici della spesa, previe intese con la
Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione
pubblica, definisce procedure interne e tecniche di rilevazione e
provvede, in coerenza con le funzioni di spesa riconducibili alle
unita’ amministrative cui compete la gestione dei programmi, ad
un’articolazione dei bilanci pubblici a carattere sperimentale.
3. Per la omogeneizzazione delle procedure presso i soggetti
pubblici diversi dalle amministrazioni sottoposte alla vigilanza
ministeriale, la Presidenza del Consiglio dei ministri adotta
apposito atto di indirizzo e coordinamento.

Art. 60
Controllo del costo del lavoro
(Art. 65 del d.lgs. n. 29 del 1993, come
sostituito dall’art. 32 del d.lgs. n. 546 del 1993)

1. Il Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, d’intesa con la Presidenza del Consiglio dei ministri –
Dipartimento della funzione pubblica, definisce un modello di
rilevazione della consistenza del personale, in servizio e in
quiescenza, e delle relative spese, ivi compresi gli oneri
previdenziali e le entrate derivanti dalle contribuzioni, anche per
la loro evidenziazione a preventivo e a consuntivo, mediante allegati
ai bilanci. Il Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica elabora, altresi’, un conto annuale che
evidenzi anche il rapporto tra contribuzioni e prestazioni
previdenziali relative al personale delle amministrazioni statali.
2. Le amministrazioni pubbliche presentano, entro il mese di maggio
di ogni anno, alla Corte dei conti, per il tramite del Dipartimento
della ragioneria generale dello Stato ed inviandone copia alla
Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della finzione
pubblica, il conto annuale delle spese sostenute per il personale,
rilevate secondo il modello di cui al comma 1. Il conto e’
accompagnato da una relazione, con cui le amministrazioni pubbliche
espongono i risultati della gestione del personale, con riferimento
agli obiettivi che, per ciascuna amministrazione, sono stabiliti
dalle leggi, dai regolamenti e dagli atti di programmazione. La
mancata presentazione del conto e della relativa relazione determina,
per l’anno successivo a quello cui il conto si riferisce,
l’applicazione delle misure di cui all’articolo 30, comma 11, della
legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni ed
integrazioni. Le comunicazioni previste dal presente comma sono
trasmesse, a cura del Ministero dell’economia e delle finanze, anche
all’Unione delle province d’Italia (UPI), all’Associazione nazionale
dei comuni italiani (ANCI) e all’Unione nazionale comuni, comunita’,
enti montani (UNCEM), per via telematica.
3. Gli enti pubblici economici e le aziende che producono servizi
di pubblica utilita’ nonche’ gli enti e le aziende di cui
all’articolo 70, comma 4, sono tenuti a comunicare alla Presidenza
del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica e
al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, il costo annuo del personale comunque utilizzato, in
conformita’ alle procedure definite dal Ministero del tesoro,
d’intesa con il predetto Dipartimento della funzione pubblica.
4. La Corte dei conti riferisce annualmente al Parlamento sulla
gestione delle risorse finanziarie destinate al personale del settore
pubblico, avvalendosi di tutti i dati e delle informazioni
disponibili presso le amministrazioni pubbliche. Con apposite
relazioni in corso d’anno, anche a richiesta del Parlamento, la Corte
riferisce altresi’ in ordine a specifiche materie, settori ed
interventi.
5. Il Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, anche su espressa richiesta del Ministro per la funzione
pubblica, dispone visite ispettive, a cura dei servizi ispettivi di
finanza del Dipartimento della ragioneria generale dello Stato,
coordinate anche con altri analoghi servizi, per la valutazione e la
verifica delle spese, con particolare riferimento agli oneri dei
contratti collettivi nazionali e decentrati, denunciando alla Corte
dei conti le irregolarita’ riscontrate. Tali verifiche vengono
eseguite presso le amministrazioni pubbliche, nonche’ presso gli enti
e le aziende di cui al comma 3. Ai fini dello svolgimento integrato
delle verifiche ispettive, i servizi ispettivi di finanza del
Dipartimento della ragioneria generale dello Stato esercitano presso
le predette amministrazioni, enti e aziende sia le funzioni di cui
all’articolo 3, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica
20 febbraio 1998, n. 38 e all’articolo 2, comma 1, lettera b) del
decreto del Presidente della Repubblica 28 aprile 1998, n. 154, sia i
compiti di cui all’articolo 27, comma quarto, della legge 29 marzo
1983, n. 93.
((6. Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica e’ istituito l’Ispettorato per la funzione pubblica, che opera alle dirette dipendenze del Ministro delegato. L’Ispettorato vigila e svolge verifiche sulla conformita’ dell’azione amministrativa ai principi di imparzialita’ e buon andamento, sull’efficacia della sua attivita’ con particolare riferimento alle riforme volte alla semplificazione delle procedure, sul corretto conferimento degli incarichi, sull’esercizio dei poteri disciplinari, sull’osservanza delle disposizioni vigenti in materia di controllo dei costi, dei rendimenti, dei risultati, di verifica dei carichi di lavoro. Collabora alle verifiche ispettive di cui al comma 5. Nell’ambito delle proprie verifiche, l’Ispettorato puo’ avvalersi della Guardia di Finanza che opera nell’esercizio dei poteri ad essa attribuiti dalle leggi vigenti. Per le predette finalita’ l’Ispettorato si avvale altresi’ di un numero complessivo di dieci funzionari scelti tra esperti del Ministero dell’economia e delle finanze, del Ministero dell’interno, o comunque tra il personale di altre amministrazioni pubbliche, in posizione di comando o fuori ruolo, per il quale si applicano l’articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e l’articolo 56, comma 7, del Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, e successive modificazioni. Per l’esercizio delle funzioni ispettive connesse, in particolare, al corretto conferimento degli incarichi e ai rapporti di collaborazione, svolte anche d’intesa con il Ministero dell’economia e delle finanze, l’Ispettorato si avvale dei dati comunicati dalle amministrazioni al Dipartimento della funzione pubblica ai sensi dell’articolo 53. L’Ispettorato, inoltre, al fine di corrispondere a segnalazioni da parte di cittadini o pubblici dipendenti circa presunte irregolarita’, ritardi o inadempienze delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, puo’ richiedere chiarimenti e riscontri in relazione ai quali l’amministrazione interessata ha l’obbligo di rispondere, anche per via telematica, entro quindici giorni. A conclusione degli accertamenti, gli esiti delle verifiche svolte dall’ispettorato costituiscono obbligo di valutazione, ai fini dell’individuazione delle responsabilita’ e delle eventuali sanzioni disciplinari di cui all’articolo 55, per l’amministrazione medesima. Gli ispettori, nell’esercizio delle loro funzioni, hanno piena autonomia funzionale ed hanno l’obbligo, ove ne ricorrano le condizioni, di denunciare alla Procura generale della Corte dei conti le irregolarita’ riscontrate.))

Art. 61
interventi correttivi del costo del personale
(Art.66 del d.lgs n.29 del 1993)

1. Fermo restando il disposto dell’articolo 11-ter, comma 7, della
legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni ed
integrazioni, e salvi i casi di cui ai commi successivi, qualora si
verifichino o siano prevedibili, per qualunque causa, scostamenti
rispetto agli stanziamenti previsti per le spese destinate al
personale, il Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, informato dall’amministrazione competente,
ne riferisce al Parlamento, proponendo l’adozione di misure
correttive idonee a ripristinare l’equilibrio del bilancio. La
relazione e’ trasmessa altresi’ al nucleo di valutazione della spesa
relativa al pubblico impiego istituito presso il CNEL.
((1-bis. Le pubbliche amministrazioni comunicano alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica e al Ministero dell’economia e delle finanze l’esistenza di controversie relative al rapporti di lavoro dalla cui soccombenza potrebbero derivare oneri aggiuntivi significativamente rilevanti per il numero dei soggetti direttamente o indirettamente interessati o comunque per gli effetti sulla finanza pubblica. La Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica, d’intesa con il Ministero dell’economia e delle finanze, puo’ intervenire nel processo ai sensi dell’articolo 105 del codice di procedura civile)).
2. Le pubbliche amministrazioni che vengono, in qualunque modo, a
conoscenza di decisioni giurisdizionali che comportino oneri a carico
del bilancio, ne danno immediata comunicazione alla Presidenza del
Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica, al
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica.
Ove tali decisioni producano nuovi o maggiori oneri rispetto alle
spese autorizzate, il Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica presenta, entro trenta giorni dalla data di
pubblicazione delle sentenze della Corte costituzionale o dalla
conoscenza delle decisioni esecutive di altre autorita’
giurisdizionali, una relazione al Parlamento, impegnando Governo e
Parlamento a definire con procedura d’urgenza una nuova disciplina
legislativa idonea a ripristinare i limiti della spesa globale.
3. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica provvede, con la stessa procedura di cui al comma 2, a
seguito di richieste pervenute alla Presidenza del Consiglio dei
ministri – Dipartimento della funzione pubblica per la estensione
generalizzata di decisioni giurisdizionali divenute esecutive, atte a
produrre gli effetti indicati nel medesimo comma 2 sulla entita’
della spesa autorizzata.

Articolo 62
Commissario del Governo
(Art. 67 del d.lgs n. 29 del 1993)

1. Il Commissario del Governo, fino all’entrata in vigore del
regolamento di cui all’articolo 11, comma 4, del decreto legislativo
30 luglio 1999, n. 300, rappresenta lo Stato nel territorio
regionale. Egli e’ responsabile, nei confronti del Governo, del
flusso di informazioni degli enti pubblici operanti nel territorio,
in particolare di quelli attivati attraverso gli allegati ai bilanci
e il conto annuale di cui all’articolo 60, comma 1. Ogni
comunicazione del Governo alla regione avviene tramite il Commissario
del Governo.

Titolo VI
GIURISDIZIONE

Art. 63.
Controversie relative ai rapporti di lavoro
(Art.68 del d.lgs n.29 del 1993, come sostituito prima dall’art.33
del d.lgs n.546 del 1993 e poi dall’art.29 del d.lgs n.80 del 1998 e
successivamente modificato dall’art.18 del d.lgs n.387 del 1998)

1. Sono devolute al giudice ordinario, in funzione di giudice del
lavoro, tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle
dipendenze delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1,
comma 2, ad eccezione di quelle relative ai rapporti di lavoro di cui
al comma 4, incluse le controversie concernenti l’assunzione al
lavoro, il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali e la
responsabilita’ dirigenziale, nonche’ quelle concernenti le
indennita’ di fine rapporto, comunque denominate e corrisposte,
ancorche’ vengano in questione atti amministrativi presupposti.
Quando questi ultimi siano rilevanti ai fini della decisione, il
giudice li disapplica, se illegittimi. L’impugnazione davanti al
giudice amministrativo dell’atto amministrativo rilevante nella
controversia non e’ causa di sospensione del processo.
2. Il giudice adotta, nei confronti delle pubbliche
amministrazioni, tutti i provvedimenti, di accertamento, costitutivi
o di condanna, richiesti dalla natura dei diritti tutelati. Le
sentenze con le quali riconosce il diritto all’assunzione, ovvero
accerta che l’assunzione e’ avvenuta in violazione di norme
sostanziali o procedurali, hanno anche effetto rispettivamente
costitutivo o estintivo del rapporto di lavoro.
3. Sono devolute al giudice ordinario, in funzione di giudice del
lavoro, le controversie relative a comportamenti antisindacali delle
pubbliche amministrazioni ai sensi dell’articolo 28 della legge 20
maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni ed integrazioni, e le
controversie, promosse da organizzazioni sindacali, dall’ARAN o dalle
pubbliche amministrazioni, relative alle procedure di contrattazione
collettiva di cui all’articolo 40 e seguenti del presente decreto.
4. Restano devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo
le controversie in materia di procedure concorsuali per l’assunzione
dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, nonche’, in sede di
giurisdizione esclusiva, le controversie relative ai rapporti di
lavoro di cui all’articolo 3, ivi comprese quelle attinenti ai
diritti patrimoniali connessi.
5. Nelle controversie di cui ai commi 1 e 3 e nel caso di cui
all’articolo 64, comma 3, il ricorso per cassazione puo’ essere
proposto anche per violazione o falsa applicazione dei contratti e
accordi collettivi nazionali di cui all’articolo 40.

Art. 63-bis
(( (Intervento dell’ARAN nelle controversie relative ai rapporti di lavoro). ))

((1. L’ARAN puo’ intervenire nei giudizi innanzi al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, aventi ad oggetto le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni di cui agli articoli 1, comma 2, e 70, comma 4, al fine di garantire la corretta interpretazione e l’uniforme applicazione dei contratti collettivi. Per le controversie relative al personale di cui all’articolo 3, derivanti dalle specifiche discipline ordinamentali e retributive, l’intervento in giudizio puo’ essere assicurato attraverso la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica, d’intesa con il Ministero dell’economia e delle finanze. ))

Articolo 64
Accertamento pregiudiziale sull’efficacia, validita’ ed
interpretazione dei contratto collettivi
(Art. 68-bis del d.lgs n.29 del 1993, aggiunto dall’art.30 del d.lgs
n.80 del 1998 e successivamente modificato dall’art.19, commi 1 e 2
del d.lgs n.387 del 1998)

1. Quando per la definizione di una controversia individuale di cui
all’articolo 63, e’ necessario risolvere in via pregiudiziale una
questione concernente l’efficacia, la validita’ o l’interpretazione
delle clausole di un contratto o accordo collettivo nazionale,
sottoscritto dall’ARAN ai sensi dell’articolo 40 e seguenti, il
giudice, con ordinanza non impugnabile, nella quale indica la
questione da risolvere, fissa una nuova udienza di discussione non
prima di centoventi giorni e dispone la comunicazione, a cura della
cancelleria, dell’ordinanza, del ricorso introduttivo e della memoria
difensiva all’ARAN.
2. Entro trenta giorni dalla comunicazione di cui al comma 1, l’ARAN
convoca le organizzazioni sindacali firmatarie per verificare la
possibilita’ di un accordo sull’interpretazione autentica del
contratto o accordo collettivo, ovvero sulla modifica della clausola
controversa. All’accordo sull’interpretazione autentica o sulla
modifica della clausola si applicano le disposizioni dell’articolo
49. Il testo dell’accordo e’ trasmesso, a cura dell’ARAN, alla
cancelleria del giudice procedente, la quale provvede a darne avviso
alle parti almeno dieci giorni prima dell’udienza. Decorsi novanta
giorni dalla comunicazione di cui al comma 1, in mancanza di accordo,
la procedura si intende conclusa.
3. Se non interviene l’accordo sull’interpretazione autentica o sulla
modifica della clausola controversa, il giudice decide con sentenza
sulla sola questione di cui al comma 1, impartendo distinti
provvedimenti per l’ulteriore istruzione o, comunque, per la
prosecuzione della causa. La sentenza e’ impugnabile soltanto con
ricorso immediato per Cassazione, proposto nel termine di sessanta
giorni dalla comunicazione dell’avviso di deposito della sentenza. Il
deposito nella cancelleria del giudice davanti a cui pende la causa
di una copia del ricorso per cassazione, dopo la notificazione alle
altre parti, determina la sospensione del processo.
4. La Corte di cassazione, quando accoglie il ricorso a norma
dell’articolo 383 del codice di procedura civile, rinvia la causa
allo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza cassata. La
riassunzione della causa puo’ essere fatta da ciascuna delle parti
entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla comunicazione
della sentenza di cassazione. In caso di estinzione del processo, per
qualsiasi causa, la sentenza della Corte di cassazione conserva i
suoi effetti.
5. L’ARAN e le organizzazioni sindacali firmatarie possono
intervenire nel processo anche oltre i] termine previsto
dall’articolo 419 del codice di procedura civile e sono legittimate,
a seguito dell’intervento alla proposizione dei mezzi di’
impugnazione delle sentenze che decidono una questione di cui al
comma 1. Possono, anche se non intervenute, presentare memorie nel
giudizio di merito ed in quello per cassazione. Della presentazione
di memorie e’ dato avviso alle parti, a cura della cancelleria.
6. In pendenza del giudizio davanti alla Corte di cassazione, possono
essere sospesi i processi la cui definizione dipende dalla
risoluzione della medesima questione sulla quale la Corte e’ chiamata
a pronunciarsi. Intervenuta la decisione della Corte di cassazione,
il giudice fissa, anche d’ufficio, l’udienza per la prosecuzione del
processo.
7. Quando per la definizione di altri processi e’ necessario
risolvere una questione di cui al comma 1 sulla quale e’ gia’
intervenuta una pronuncia della Corte di cassazione e il giudice non
ritiene di uniformarsi alla pronuncia della Corte, si applica il
disposto del comma 3.
8. La Corte di cassazione, nelle controversie di cui e’ investita ai
sensi del comma 3, puo’ condannare la parte soccombente, a norma
dell’articolo 96 del codice di procedura civile, anche in assenza di
istanza di parte.

Articolo 65
((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 4 NOVEMBRE 2010, N. 183))

Articolo 66
((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 4 NOVEMBRE 2010, N. 183))

Titolo VII
DISPOSIZIONI DIVERSE E NORME TRANSITORIE FINALI

Capo I
Disposizioni diverse

Articolo 67
Integrazione funzionale del Dipartimento della funzione pubblica con
la Ragioneria generale dello Stato
(Art.70 del d.lgs n.29 del 1993, come sostituito dall’art.35 del
d.lgs n.546 del 1993)

1. Il piu’ efficace perseguimento degli obiettivi di cui
all’articolo 48, commi da 1 a 3, ed agli articoli da 58 a 60 e’
realizzato attraverso l’integrazione funzionale della Presidenza del
Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica con il
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica –
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, da conseguirsi
mediante apposite conferenze di servizi presiedute dal Ministro per
la funzione pubblica o da un suo delegato.
2. L’applicazione dei contratti collettivi di lavoro, nazionali e
decentrati, per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche, e’
oggetto di verifica del Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica e della Presidenza del Consiglio dei
ministri – Dipartimento della funzione pubblica, con riguardo,
rispettivamente, al rispetto dei costi prestabiliti ed agli effetti
degli istituti contrattuali sull’efficiente organizzazione delle
amministrazioni pubbliche e sulla efficacia della loro azione.
3. Gli schemi di provvedimenti legislativi e i progetti di’ legge,
comunque sottoposti alla valutazione del Governo, contenenti
disposizioni relative alle amministrazioni pubbliche richiedono il
necessario concerto del Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica e del Dipartimento della funzione pubblica.
I provvedimenti delle singole amministrazioni dello Stato incidenti
nella medesima materia sono adottati d’intesa con il Ministero del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica e con la
Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione
pubblica in apposite conferenze di servizi da indire ai sensi e con
le modalita’ di cui all’articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n.
241, e successive modificazioni ed integrazioni.

Articolo 68
Aspettativa per mandato parlamentare
(Art.71, commi da 1 a 3 e 5 del d.lgs n.29 del 1993)

1. I dipendenti delle pubbliche amministrazioni eletti al
Parlamento nazionale, al Parlamento europeo e nei Consigli regionali
sono collocati in aspettativa senza assegni per la durata del
mandato. Essi possono optare per la conservazione, in luogo
dell’indennita’ parlamentare e dell’analoga indennita’ corrisposta ai
consiglieri regionali, del trattamento economico in godimento presso
l’amministrazione di appartenenza, che resta a carico della medesima.
2. Il periodo di aspettativa e’ utile ai fini dell’anzianita’ di
servizio e del trattamento di quiescenza e di previdenza.
3. Il collocamento in aspettativa ha luogo all’atto della
proclamazione degli eletti; di questa le Camere ed i Consigli
regionali danno comunicazione alle amministrazioni di appartenenza
degli eletti per i conseguenti provvedimenti.
4. Le regioni adeguano i propri ordinamenti ai principi di cui ai
commi 1, 2 e 3.

Capo II
Norme transitorie e finali

Art. 69
Norme transitorie
(Art. 25, comma 4 del d.lgs. n. 29 del 1993; art. 50, comma 14 del
d.lgs. n. 29 del 1993, come sostituito prima dall’art. 17 del d.lgs.
n. 470 del 1993 e poi dall’art. 2 del d.lgs. n. 396 del 1997; art.
72, commi 1 e 4 del d.lgs. n. 29 del 1993, come sostituiti dall’art.
36 del d.lgs. n. 546 del 1993; art. 73, comma 2 del d.lgs. n. 29 del
1993, come sostituito dall’art. 37 del d.lgs. n. 546 del 1993; art.
28, comma 2 del d.lgs. n. 80 del 1998; art. 45, commi 5, 9, 17 e 25
del d.lgs. n. 80 del 1998, come modificati dall’art. 22, comma 6 del
d.lgs. n. 387 del 1998; art. 24, comma 3 del d.lgs. n. 387 del 1998)

1. Salvo che per le materie di cui all’articolo 2, comma 1, lettera
c), della legge 23 ottobre 1992, n. 421, gli accordi sindacali
recepiti in decreti deI Presidente della Repubblica in base alla
legge 29 marzo 1983, n. 93, e le norme generali e speciali del
pubblico impiego, vigenti alla data del 13 gennaio 1994 e non
abrogate, costituiscono, limitatamente agli istituti del rapporto di
lavoro, la disciplina di cui all’articolo 2, comma 2. Tali
disposizioni sono inapplicabili a seguito della stipulazione dei
contratti collettivi del quadriennio 1994-1997, in relazione ai
soggetti e alle materie dagli stessi contemplati. Tali disposizioni
cessano in ogni caso di produrre effetti dal momento della
sottoscrizione, per ciascun ambito di riferimento, dei contratti
collettivi del quadriennio 1998-2001.
2. In attesa di una nuova regolamentazione contrattuale della
materia, resta ferma per i dipendenti di cui all’articolo 2, comma 2,
la disciplina vigente in materia di trattamento di fine rapporto.
3. Il personale delle qualifiche ad esaurimento di cui agli
articoli 60 e 61 del decreto del Presidente della Repubblica 30
giugno 1972. n. 748, e successive modificazioni ed integrazioni, e
quello di cui all’articolo 15 della legge 9 marzo 1989, n. 88, i cui
ruoli sono contestualmente soppressi dalla data del 21 febbraio 1993,
conserva le qualifiche ad personam. A tale personale sono attribuite
funzioni vicarie del dirigente e funzioni di direzione di uffici di
particolare rilevanza non riservati al dirigente, nonche’ compiti di
studio, ricerca, ispezione e vigilanza ad esse delegati dal
dirigente. Il trattamento economico e’ definito tramite il relativo
contratto collettivo. ((3))
4. La disposizione di cui all’articolo 56, comma 1, si applica, per
ciascun ambito di riferimento, a far data dalla entrata in vigore dei
contratti collettivi del quadriennio contrattuale 1998-2001.
5. Le disposizioni di cui all’articolo 22, commi 17 e 18, della
legge 29 dicembre 1994, n. 724, continuano ad applicarsi alle
amministrazioni che non hanno ancora provveduto alla determinazione
delle dotazioni organiche previa rilevazione dei carichi di lavoro.
6. Con riferimento ai rapporti di lavoro di cui all’articolo 2,
comma 3, del presente decreto, non si applica l’articolo 199 del
decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3.
7. Sono attribuite al giudice ordinario, in funzione di giudice del
lavoro, le controversie di cui all’articolo 63 del presente decreto,
relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro
successivo al 30 giugno 1998. Le controversie relative a questioni
attinenti al periodo del rapporto di lavoro anteriore a tale data
restano attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice
amministrativo solo qualora siano state proposte, a pena di
decadenza, entro il 15 settembre 2000.
8. Fino all’entrata in vigore della nuova disciplina derivante dal
contratto collettivo per il comparto scuola, relativo al quadriennio
1998-2001, continuano ad applicarsi al personale della scuola le
procedure di cui all’articolo 484 del decreto legislativo 16 aprile
1994, n.297.
9. Per i primi due bandi successivi alla data del 22 novembre 1998,
relativi alla copertura di posti riservati ai concorsi di cui
all’articolo 28, comma 2, lettera b, del presente decreto, con il
regolamento governativo di cui al comma 3, del medesimo articolo e’
determinata la quota di posti per i quali sono ammessi soggetti anche
se non in possesso del previsto titolo di specializzazione.
10. Sino all’applicazione dell’articolo 46, comma 12. l’ARAN
utilizza personale in posizione di comando e fuori ruolo nei limiti
massimi delle tabelle previste dal decreto del Presidente della
Repubblica 25 gennaio 1994. n. 144, come modificato dall’articolo 8,
comma 4, della legge 15 maggio 1997, n. 127.
11. In attesa di una organica normativa nella materia, restano
ferme le norme che disciplinano, per i dipendenti delle
amministrazioni pubbliche, l’esercizio delle professioni per le quali
sono richieste l’abilitazione o l’iscrizione ad ordini o albi
professionali. Il personale di cui all’articolo 6, comma 5, del
decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive
modificazioni ed integrazioni, puo’ iscriversi, se in possesso dei
prescritti requisiti, al relativo ordine professionale.
—————
AGGIORNAMENTO (3)
La L. 15 luglio 2002, n. 145 ha disposto (con l’art. 5, comma 1)
che ” Nei limiti del 50 per cento dei posti disponibili nell’ambito
della dotazione organica dei dirigenti di seconda fascia dei ruoli di
ciascuna amministrazione, il personale di cui all’articolo 69, comma
3, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in servizio alla
data di entrata in vigore della presente legge, e’ inquadrato, previo
superamento di concorso riservato per titoli di servizio e
professionali, da espletarsi entro centottanta giorni dalla medesima
data, nella seconda fascia dirigenziale.”

Art. 70
Norme finali
(Art. 73, commi 1, 3, 4, 5 e 6-bis del d.lgs n. 29 del 1993, come
modificati dall’art. 21 del d.lgs n. 470 del 1993, successivamente
sostituiti dall’art. 37 del d.lgs n. 546 del 1993 e modificati
dall’art. 9, comma 2 del d.lgs n. 396 del 1997, dall’art. 45, comma 4
del d.lgs n. 80 del 1998 e dall’art. 20 del d.lgs n. 387 del 1998;
art. 45, commi 1, 2, 7, 10, 11, 21, 22 e 23 del d.lgs n. 80 del 1998,
come modificati dall’art. 22, comma 6 del d.lgs n. 387 del 1998,
dall’art. 89 della legge n. 342 del 2000 e dall’art. 51, comma 13,
della legge n. 388 del 2000)

1. Restano salve per la regione Valle d’Aosta le competenze in
materia, le norme di attuazione e la disciplina sul bilinguismo.
Restano comunque salve, per la provincia autonoma di Bolzano, le
competenze in materia, le norme di attuazione, la disciplina vigente
sul bilinguismo e la riserva proporzionale di’ posti nel pubblico
impiego.
2. Restano ferme le disposizioni di cui al titolo IV, capo II del
decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267, riguardanti i segretari
comunali e provinciali, e alla legge 7 marzo 1986, n. 65 – esclusi
gli articoli 10 e 13 – sull’ordinamento della Polizia municipale. Per
il personale disciplinato dalla stessa legge 7 marzo 1986, n. 65 il
trattamento economico e normativo e’ definito nei contratti
collettivi previsti dal presente decreto, nonche’, per i segretari
comunali e provinciali, dall’art. 11, comma 8 del Decreto del
Presidente della Repubblica 4 dicembre 1997, n. 465.
3. Il rapporto di lavoro dei dipendenti degli enti locali e’
disciplinato dai contratti collettivi previsti dal presente decreto
nonche’ dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
4. Le aziende e gli enti di cui alle leggi 26 dicembre 1936, n.
2174, e successive modificazioni ed integrazioni, 13 luglio 1984. n.
312, 30 maggio 1988, n.l86, 11 luglio 1988, n. 266, 31 gennaio 1992,
n. 138, legge 30 dicembre 1986, n. 936 , decreto legislativo 25
luglio 1997, n. 250 , decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 39
adeguano i propri ordinamenti ai principi di cui al titolo I. I
rapporti di lavoro dei dipendenti dei predetti enti ed aziende
nonche’ della Cassa depositi e prestiti sono regolati da contratti
collettivi ed individuali in base alle disposizioni di cui agli
articoli 2, comma 2, all’articolo 8, comma 2, ed all’articolo 60,
comma 3. ((PERIODO SOPPRESSO DAL D.LGS. 27 OTTOBRE 2009, N. 150. PERIODO SOPPRESSO DAL D.LGS. 27 OTTOBRE 2009, N. 150. PERIODO SOPPRESSO DAL D.LGS. 27 OTTOBRE 2009, N. 150.))
5. Le disposizioni di cui all’articolo 7 del decreto-legge 19
settembre 1992, n. 384, convertito, con modificazioni, dalla legge 14
novembre 1992, n. 438, vanno interpretate nel senso che le medesime,
salvo quelle di cui al comma 7, non si riferiscono al personale di
cui al decreto legislativo 26 agosto 1998, n. 319.
6. A decorrere dal 23 aprile 1998, le disposizioni che conferiscono
agli organi di governo l’adozione di atti di gestione e di atti o
provvedimenti amministrativi di cui all’articolo 4, comma 2, del
presente decreto, si intendono nel senso che la relativa competenza
spetta ai dirigenti.
7. A decorrere dal 23 aprile 1998, le disposizioni vigenti a tale
data, contenute in leggi, regolamenti, contratti collettivi o
provvedimenti amministrativi riferite ai dirigenti generali si
intendono riferite ai dirigenti di uffici dirigenziali generali.
8. Le disposizioni del presente decreto si applicano al personale
della scuola. Restano ferme le disposizioni di cui all’articolo 21
della legge 15 marzo 1997, n. 59 e del decreto legislativo 12
febbraio 1993, n. 35. Sono fatte salve le procedure di reclutamento
del personale della scuola di cui al decreto legislativo 16 aprile
1994, n. 297 e successive modificazioni ed integrazioni.
9. Per il personale della carriera prefettizia di cui all’articolo
3, comma I del presente decreto, gli istituti della partecipazione
sindacale di cui all’articolo 9 del medesimo decreto sono
disciplinati attraverso apposito regolamento emanato ai sensi
dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive
modificazioni ed integrazioni.
10. I limiti di cui all’articolo 19, comma 6, del presente decreto
non si applicano per la nomina dei direttori degli Enti parco
nazionale.
11. Le disposizioni in materia di mobilita’ di cui agli articoli 30
e seguenti del presente decreto non si applicano al personale del
Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
12. In tutti i casi, anche se previsti da normative speciali, nei
quali enti pubblici territoriali, enti pubblici non economici o altre
amministrazioni pubbliche, dotate di autonomia finanziaria sono
tenute ad autorizzare la utilizzazione da parte di altre pubbliche
amministrazioni di proprio personale, in posizione di comando, di
fuori ruolo, o in altra analoga posizione, l’amministrazione che
utilizza il personale rimborsa all’amministrazione di appartenenza
l’onere relativo al trattamento fondamentale. La disposizione di cui
al presente comma si’ applica al personale comandato, fuori ruolo o
in analoga posizione presso l’ARAN a decorrere dalla completa
attuazione del sistema di finanziamento previsto dall’articolo 46,
commi 8 e 9, del presente decreto, accertata dall’organismo di
coordinamento di cui all’articolo 41, comma 6 del medesimo decreto.
Il trattamento economico complessivo del personale inserito nel ruolo
provvisorio ad esaurimento del Ministero delle finanze istituito
dall’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 9 luglio 1998, n.
283, in posizione di comando, di’ fuori ruolo o in altra analoga
posizione, presso enti pubblici territoriali, enti pubblici non
economici o altre amministrazioni pubbliche dotate di autonomia
finanziaria, rimane a carico dell’amministrazione di appartenenza.
13. In materia di reclutamento, le pubbliche amministrazioni
applicano la disciplina prevista dal decreto del Presidente della
Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, e successive modificazioni ed
integrazioni, per le parti non incompatibili con quanto previsto
dagli articoli 35 e 36, salvo che la materia venga regolata, in
coerenza con i principi ivi previsti, nell’ambito dei rispettivi
ordinamenti.

Articolo 71
Disposizioni inapplicabili a seguito della sottoscrizione di
contratti collettivi

1. Ai sensi dell’art. 69, comma 1, secondo periodo, a seguito
della stipulazione dei contratti collettivi per il quadriennio
1994-1997, cessano di produrre effetti per ciascun ambito di
riferimento le norme di cui agli allegati A) e B) al presente
decreto, con le decorrenze ivi previste, in quanto contenenti le
disposizioni espressamente disapplicate dagli stessi contratti
collettivi. Rimangono salvi gli effetti di quanto previsto dallo
stesso comma 1 dell’articolo 69, con riferimento all’inapplicabilita’
delle norme incompatibili con quanto disposto dalla contrattazione
collettiva nazionale.
2. Per il personale delle Regioni ed autonomie locali, cessano di
produrre effetti, a seguito della stipulazione dei contratti
collettivi della tornata 1998-2001, le norme contenute nell’allegato
C), con le decorrenze ivi previste.
3. Alla fine della tornata contrattuale 1998-2001 per tutti i
comparti ed aree di contrattazione verranno aggiornati gli allegati
del presente decreto, ai sensi dell’articolo 69, comma 1, ultimo
periodo. La contrattazione relativa alla tornata contrattuale
1998-2001, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, provvedera’ alla
disapplicazione espressa delle disposizioni generali o speciali del
pubblico impiego, legislative o recepite in decreto del Presidente
della Repubblica, che risulteranno incompatibili con la stipula dei
contratti collettivi nazionali o dei contratti quadro.

Articolo 72
Abrogazioni di norme
(Art. 74 del d.lgs n. 29 del 1993, come sostituito dall’art. 38 del
d.lgs n. 546 del 1993 e modificato prima dall’art. 43, comma 2 del
d.lgs n. 80 del 1998 e poi dall’art. 21 del d.lgs n. 387 del 1998;
art. 43, commi 1, 3, 4, 5, 6 e 7 del d.lgs n. 80 del 1998, come
modificati dall’art. 22, commi da 1 a 3 del d.lgs n. 387 del 1998;
art. 28, comma 2 del d.lgs n. 80 del 1998)

1. Sono abrogate o rimangono abrogate le seguenti norme:
a) articolo 32 del decreto del Presidente della Repubblica 10
gennaio 1957, n. 3;
b) capo I, titolo I, del decreto del Presidente della Repubblica
30 giugno 1972, n. 748, e successive modificazioni ed integrazioni,
ad eccezione delle disposizioni di cui agli articoli da 4 a 12,
nonche’ 15, 19, 21, 24 e 25, che, nei limiti di rispettiva
applicazione, continuano ad applicarsi al personale dirigenziale
delle carriere previste dall’articolo 15, comma 1, secondo periodo
del presente decreto, nonche’ le altre disposizioni del medesimo
decreto n. 748 del 1972 incompatibili con quelle del presente
decreto;
c) articolo 5, commi secondo e terzo della legge 11 agosto 1973,
n. 533;
d) articoli 4, commi decimo, undicesimo, dodicesimo e tredicesimo
e 6 della legge 11 luglio 1980, n. 312;
e) articolo 2 del decreto legge 6 giugno 1981, n. 283,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 1981, n. 432;
f) articoli da 2 a 15, da 17 a 21, 22, a far data dalla
stipulazione dei contratti collettivi per il quadriennio 1994-1997;
23, 26, comma quarto, 27, comma primo, n. 5, 28 e 30, comma terzo
della legge 29 marzo 1983, n. 93;
g) legge 10 luglio 1984, n. 301, ad esclusione delle disposizioni
che riguardano l’accesso alla qualifica di primo dirigente del Corpo
forestale dello Stato;
h) articolo 2 della legge 8 marzo 1985, n. 72;
i) articoli 27 e 28 del decreto del Presidente della Repubblica 8
maggio 1987, n. 266, come integrato dall’articolo 10 del decreto del
Presidente della Repubblica 17 settembre 1987, n. 494;
j) decreto del Presidente della Repubblica 5 dicembre 1987, n.
551;
k) articoli 4, commi 3 e 4, e articolo 5 della legge 8 luglio
1988, n. 254;
l) articolo 17, comma 1, lettera e), della legge 23 agosto 1988,
n. 400;
m) articolo 9 della legge 9 maggio 1989, n. 168;
n) articoli 4, comma 9, limitatamente alla disciplina sui
contratti di lavoro riguardanti i dipendenti delle amministrazioni,
aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale; e 10, comma 2 della
legge 30 dicembre 1991, n. 412;
o) articolo 2, comma 8, del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333,
convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n. 359,
limitatamente al personale disciplinato dalla legge 4 giugno 1985, n.
281;
p) articolo 7, comma 1, del decreto-legge 19 settembre 1992, n.
384, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 novembre 1992, n.
438, limitatamente al personale disciplinato dalle leggi 4 giugno
1985, n. 281 e 10 ottobre 1990, n. 287;
q) articolo 10, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 533;
r) articolo 10 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 534;
s) articolo 6-bis del decreto legge 18 gennaio 1993, n. 9,
convertito, con modificazioni, dalla legge 18 marzo 1993, n. 67;
t) decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29;
u) articolo 3, commi 5, 6, 23, 27, 31 ultimo periodo e da 47 a 52
della legge 24 dicembre 1993, n. 537;
v) articolo 3, comma 1, lettera e), della legge 14 gennaio 1994,
n. 20;
w) decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 settembre
1994, n. 716;
x) articolo 2, lettere b), d) ed e) del decreto del Presidente
del Consiglio dei ministri 18 ottobre 1994, n. 692, a decorrere dalla
data di attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 19 del
presente decreto;
y) articolo 22, comma 15, della legge 23 dicembre 1994, n. 724;
z) decreto del Ministro per la funzione pubblica 27 febbraio
1995, n. 112;
aa) decreto legislativo 4 novembre 1997, n. 396;
bb)decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 ad eccezione degli
articoli da 33 a 42 e 45, comma 18;
cc) decreto legislativo 29 ottobre 1998, n. 387 ad eccezione
degli articoli 19, commi da 8 a 18 e 23.
2. Agli adempimenti e alle procedure gia’ previsti dall’articolo 31
del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni e integrazioni, continuano ad essere tenute le
amministrazioni che non vi hanno ancora provveduto alla data di
entrata in vigore del presente decreto.
3. A far data dalla stipulazione dei contratti collettivi per il
quadriennio 1994-1997, per ciascun ambito di riferimento, sono
abrogate tutte le disposizioni in materia di sanzioni disciplinari
per i pubblici impiegati incompatibili con le disposizioni del
presente decreto.
4. A far data dalla stipulazione dei contratti collettivi per il
quadriennio 1994-1997, per ciascun ambito di riferimento, ai
dipendenti di cui all’articolo 2, comma 2, non si applicano gli
articoli da 100 a 123 del decreto del Presidente della Repubblica 10
gennaio 1957, n. 3, e le disposizioni ad essi collegate.
5. A far data dalla entrata in vigore dei contratti collettivi del
quadriennio 1998-2001, per ciascun ambito di’ riferimento, cessano di
produrre effetti i commi 7, 8 e 9 dell’articolo 55 del presente
decreto.
6. Contestualmente alla definizione della normativa contenente la
disciplina di cui all’articolo 50, sono abrogate le disposizioni che
regolano la gestione e la fruizione delle aspettative e dei permessi
sindacali nelle amministrazioni pubbliche.

Articolo 73
Norma di rinvio

1. Quando leggi, regolamenti, decreti, contratti collettivi od
altre norme o provvedimenti, fanno riferimento a norme del d.lgs n.29
del 1993 ovvero del d.lgs n.396 del 1997, del d.lgs n.80 del 1998 e
387 del 1998, e fuori dai casi di abrogazione per incompatibilita’,
il riferimento si intende effettuato alle corrispondenti disposizioni
del presente decreto, come riportate da ciascun articolo.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’
inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della
Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo
e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi’ 30 marzo 2001

CIAMPI

Amato, Presidente del Consiglio dei
Ministri
Bassanini, Ministro per la funzione
pubblica

Visto, il Guardasigilli: Fassino


Allegato A
(Art. 71, comma 1)

Norme generali e speciali del pubblico impiego, vigenti alla
data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 29 del 1993 e
dei relativi decreti correttivi emanati ai sensi dell’art. 2, comma 5
della legge 23 ottobre 1992, n. 421, che cessano di produrre effetti
a seguito della sottoscrizione dei contratti collettivi per il
quadriennio 1994-1997 per il personale non dirigenziale ai sensi
dell’art. 69, comma 1, secondo periodo del presente decreto.
I. Ministeri
1. Dal 17 maggio 1995 (art. 43 CCNL 1994-1997):
a) articoli da 12 a 17, 36, 37, da 39 a 41, 68, commi da 1 a
8; 70, 71, da 78 a 87, da 91 a 99, 134, 146, commi 1, lettera d) e
parte successiva, e 2, decreto del Presidente della Repubblica 10
gennaio 1957, n. 3;
b) articoli 18, da 30 a 34 e 61, decreto del Presidente
della Repubblica 3 maggio 1957, n. 686;
c) art. 15, legge 11 luglio 1980, n. 312;
d) art. 25, legge 29 marzo 1983, n. 93;
e) art. 8, legge 8 agosto 1985, n. 455;
f) art. 4, comma 4, decreto-legge 19 dicembre 1984, n. 853,
convertito con legge 17 dicembre 1985, n. 17;
g) art. 4, da 11 a 14, 18, 20 e 21, comma 1, lettera b),
decreto Presidente della Repubblica 1o febbraio 1986, n. 13;
h) art. 10, decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 10 giugno 1986;
i) art. 19, comma 8, legge 1o dicembre 1986, n. 870;
j) art. 23, comma 8, legge 30 dicembre 1986, n. 936;
k) articoli 13, 15, 16, 18, 19, 32 e 50, decreto Presidente
della Repubblica 8 maggio 1987, n. 266;
l) art. 4, decreto-legge 28 agosto 1987, n. 356, convertito
con legge 27 ottobre 1987, n. 436;
m) articoli da 5 a 7, decreto Presidente della Repubblica 17
settembre 1987, n. 494;
n) art. 9, comma 4, decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86,
convertito con legge 20 maggio 1988, n. 160;
o) articoli 4, 15 e 16, decreto del Presidente della
Repubblica 23 agosto 1988, n. 395;
p) legge 22 giugno 1988, n. 221;
q) articoli 1, comma 1; 2, comma 1; da 3 a 6, decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 17 marzo 1989, n. 117;
r) art. 3, comma 1, lettera i) punto 2, legge 10 ottobre
1989, n. 349;
s) articoli 2 e 3, legge 29 dicembre 1989, n. 412;
t) articoli 7, 8, commi da 12 a 14; 10, 14, decreto del
Presidente della Repubblica 17 gennaio 1990, n. 44;
u) art. 14, legge 7 agosto 1990, n. 245;
v) art. 10, commi 1 e 2, decreto-legge 29 marzo 1991, n.
108, convertito con legge 1o giugno 1991, n. 169;
w) art. 1, legge 25 febbraio 1992, n. 209;
x) art. 3, comma 3, decreto-legge 4 dicembre 1992, n. 469,
convertito con legge 1o febbraio 1993, n. 23.
y) art. 3, commi da 37 a 41, legge 24 dicembre 1993, n. 537.
2. Dal 13 gennaio 1996 (art. 10, CCNL integrativo del 12
gennaio 1996):
a) articoli 9, commi 7 e 8; da 10 a 12, decreto del
Presidente della Repubblica 8 maggio 1987, n. 266.
3. Dal 23 ottobre 1997 (art. 8, CCNL integrativo del 22
ottobre 1997):
a) articoli 10, 67, 69, 70 e 124, decreto del Presidente
della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3;
b) art. 50, legge 18 marzo 1968, n. 249;
c) articoli 29 e 31, decreto del Presidente della Repubblica
8 maggio 1987, n. 266;
d) articoli da 14 a 16, decreto del Presidente della
Repubblica 18 maggio 1987, n. 269;
e) articoli 15 e 21, decreto del Presidente della Repubblica
4 agosto 1990, n. 335;
f) art. 1, legge 15 gennaio 1991, n. 14.
4. Dal 27 febbraio 1998 (art. 7 CCNL integrativo del 26
febbraio 1998, relativo al personale dell’amministrazione civile
dell’interno):
a) articoli 9, 10 e 11, fatto salvo il disposto della legge
del 27 ottobre 1977, n. 801; 13, 17, 18, limitatamente al personale
della carriera di ragioneria; da 20 a 27 e 43, decreto del Presidente
della Repubblica 24 aprile 1982, n. 340.
II. Enti pubblici non economici
1. Dal 7 luglio 1995 (art. 50, CCNL 1994 -1997):
a) articoli 8, comma 1; 9, comma 1 e 2, salvo quanto
previsto dall’art. 3, decreto del Presidente della Repubblica 26
maggio 1976, n. 411, e comma 3, per la parte relativa alle assenze
per gravidanza e puerperio e per infermita’; 11, 12, 23, 27 e 28,
legge 20 marzo 1975, n. 70;
b) articoli 7 e 18, decreto del Presidente della Repubblica
26 maggio 1976, n. 411;
c) articoli 6, 17 e 21, decreto del Presidente della
Repubblica 16 ottobre 1979, n. 509;
d) articoli 2 e 5, decreto del Presidente della Repubblica
25 giugno 1983, n. 346;
e) articoli 22 e 25, legge 29 marzo 1983, n. 93;
f) articoli 4, 7, 8, da 11 a 14, 18, 20 e 21 lettera b),
decreto del Presidente della Repubblica 1o febbraio 1986, n. 13;
g) articoli 5, commi da 1 a 7; 7, da 10 a 16 e 24, decreto
del Presidente della Repubblica 8 maggio 1987, n. 267;
h) art. 7, decreto del Presidente della Repubblica 17
settembre 1987, n. 494;
i) articoli 2, 4, 15 e 16, decreto del Presidente della
Repubblica 23 agosto 1988, n. 395;
j) articoli 1, comma 1; 2, comma 1; da 3 a 6, decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 17 marzo 1989, n. 117;
k) articoli 5 e 13, decreto del Presidente della Repubblica
13 gennaio 1990, n. 43;
l) art. 3, commi da 37 a 42, legge 24 dicembre 1993, n. 537.
2. Dal 12 ottobre 1996 (art. 96 CCNL 1994-97 per il personale
con qualifica dirigenziale – sezione II):
a) articoli 9 e 10, decreto del Presidente della Repubblica
10 gennaio 1957, n. 3;
b) articoli 8, comma 1; 9, comma 1; commi 1, 2 e 3, per la
parte relativa alle assenze per gravidanza e puerperio e per
infermita’; 11, 12, 23, 27 e 28, legge 20 marzo 1975, n. 70;
c) articoli 17 e 18, decreto del Presidente della Repubblica
26 maggio 1976, n. 411;
d) articoli 6, 17, 21, decreto del Presidente della
Repubblica 16 ottobre 1979, n. 509;
e) articoli 2 e 7, con le decorrenze di cui all’art. 66
ultimo periodo del contratto collettivo nazionale del lavoro per il
personale con qualifica dirigenziale, decreto del Presidente della
Repubblica 25 giugno 1983, n. 346 ;
f) art. 22 e 25, legge 29 marzo 1983, n. 93;
g) articoli da 11 a 14 e da 18 a 21, decreto del Presidente
della Repubblica 1o febbraio 1986, n. 13;
h) articoli 4, 5, commi da 1 a 7; 7, 9, con le decorrenze di
cui all’art. 66, ultimo periodo del Contratto collettivo nazionale
del lavoro, per il personale con qualifica dirigenziale; da 10 a 16 e
24, decreto del Presidente della Repubblica 8 maggio 1987, n. 267;
i) articoli 7 e 10, decreto del Presidente della Repubblica
17 settembre 1987, n. 494;
j) articoli 2, 4 e 15, decreto del Presidente della
Repubblica 23 agosto 1988, n. 395;
k) articoli 1, da 3 a 5, 12 e 13, decreto del Presidente
della Repubblica 13 gennaio 1990, n. 43;
l) art. 17, decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio
1994, n. 487;
m) art. 3, commi da 37 a 42, legge 24 dicembre 1993, n. 537.
III. Regioni ed autonomie locali
1.Dal 7 luglio 1995 (art. 47 CCNL 1994-1997):
a) articoli da 12 a 17, 37, 68, commi da 1 a 7; 70 e 71,
decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3;
b) articoli da 30 a 34, decreto del Presidente della
Repubblica 3 maggio 1957, n. 686;
c) art. 9, decreto del Presidente della Repubblica 11
novembre 1980, n. 810;
d) art. 25, legge 29 marzo 1983, n. 93;
e) articoli 7, 8, da 17 a 19, decreto del Presidente della
Repubblica 25 giugno 1983, n. 347;
f) articoli 4, 11 e da 18 a 21, decreto del Presidente della
Repubblica 1o febbraio 1986, n. 13;
g) articoli 2, 4, lettera a) comma 1 e lettera b) commi 6 e
7; 11, commi da 1 a 11; 14, 15, da 25 a 29, 34, comma 1, lettera a) e
b); 56 e 61, decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 1987,
n. 268;
h) articoli 4 e 16, decreto del Presidente della Repubblica
23 agosto 1988, n. 395;
i) art. 7, comma 6, legge 29 dicembre 1988, n. 554,
disapplicato fino al 13 maggio 1996;
j) articoli 1, comma 1; 2, comma 1; da 3 a 6, decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 17 marzo 1989, n. 117;
k) articoli 1 e 5, decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 30 marzo 1988, n. 127;
l) articoli 3 e 4, 5, con effetto dal 1o gennaio 1996; 6,
con effetto dal 1o gennaio 1996; 16, da 30 a 32, da 43 a 47, decreto
del Presidente della Repubblica 3 agosto 1990, n. 333;
m) art. 51, commi 9 e 10, legge 8 giugno 1990, n. 142 ;
n) art. 3, commi 23 e da 37 a 41, legge 24 dicembre 1993, n.
537.
2. Dal 14 maggio 1996 (art. 10 del CCNL integrativo del 13
maggio 1996):
a) art. 124, decreto del Presidente della Repubblica 10
gennaio 1957, n. 3;
b) art. 25, decreto del Presidente della Repubblica 25
giugno 1983, n. 347;
c) art. 18, decreto del Presidente della Repubblica 3 agosto
1990, n. 333.
IV. Sanita’
1. Dal 2 settembre 1995 (art. 56 CCNL 1994-1997):
a) articoli da 12 a 17; da 37 a 41, 67, 68, commi da 1 a 7;
da 69 a 71, da 78 a 123, 129 e 130, decreto del Presidente della
Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3;
b) articoli da 30 a 34 e 61, decreto del Presidente della
Repubblica 3 maggio 1957 n. 686;
c) art. 7, comma 3, legge 30 dicembre 1971, n. 1204,
limitatamente ai primi 30 giorni di permessi retribuiti fruibili nel
primo triennio di vita del bambino;
d) articoli 9, comma 4; 14, 27, comma 1, limitatamente alla
parola “doveri”; 27, comma 4; 32, 33, 37, 38, da 39 a 42, 47, 51, 52,
da 54 a 58, 60, 61 e 63, ultimo comma, decreto del Presidente della
Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761;
e) articoli 18, commi 3 e 4, 19 e 20, decreto del Ministro
della sanita’ 30 gennaio 1982;
f) art. 25, legge 29 marzo 1983, n. 93;
g) decreto del Presidente della Repubblica 25 giugno 1983,
n. 348;
h) articoli 4, 11, da 18 a 21, decreto del Presidente della
Repubblica 1o febbraio 1986, n. 13;
i) articoli da 2 a 4, 11, 16, 26, 28, 29, 31, 38, 40, 55, 57
e 112, decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n.
270;
j) art. 46, decreto del Presidente della Repubblica 17
settembre 1987, n. 494;
k) decreto Presidente del Consiglio dei Ministri 30 marzo
1989, n. 127;
l) art. 7, comma 6, ultimi due periodi, legge 29 dicembre
1988, n. 554;
m) art. 4 decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto
1988, n. 395;
n) articoli 1, comma 1; 2, comma 1; da 3 a 6, decreto
Presidente del Consiglio dei Ministri 17 marzo 1989, n. 117;
o) articoli 1, da 3 a 7; 23, commi 1, 4 e 5; 34, da 41 a 43,
46, comma 1, relativamente all’indennita’ di bilinguismo e comma 2,
ultimo periodo; 49, comma 1, primo periodo e comma 2, per la parte
riferita al medesimo periodo del comma 1 nonche’ commi da 3 a 7; da
50 a 52 e da 57 a 67, con effetto dal 1o gennaio 1996, fatto salvo
quanto disposto dall’art. 47, comma 8 del contratto collettivo
nazionale del lavoro per il quale la disapplicazione dell’art. 57,
lettera b) dello stesso decreto del Presidente della Repubblica
decorre dal 1o gennaio 1997; 68, commi da 4 a 7, decreto del
Presidente della Repubblica 28 novembre 1990, n. 384;
p) art. 3, commi 23 e da 37 a 41, legge 24 dicembre 1993, n.
537.
2. Dal 2 settembre 1995 (art. 14, comma 2, e art. 18, comma 1
CCNL del 22 maggio 1997):
a) art. 87, del decreto del Presidente della Repubblica 20
maggio 1987, n. 270.
V. Istituzioni ed enti di ricerca
1. Dall’8 ottobre 1996 (art. 55 CCNL 1994-1997):
a) articoli 9, 10, da 12 a 17, 36, 37, 39, 40, 41, 68 commi
da 1 a 7, e 8 ad esclusione della parte relativa all’equo indennizzo;
70, 71, da 78 a 87, da 91 a 99, 124, 126, 127, 129, 130, 131, 134,
decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3;
b) art. 14, 18, da 30 a 34 e 61, decreto del Presidente
della Repubblica 3 maggio 1957, n. 686;
c) articoli 8, comma 1, 9, commi 1 e 3, per la parte
relativa alle assenze per gravidanza, puerperio e infermita’; 11, 12,
23, 36, 39, legge 20 marzo 1975, n. 70;
d) articoli 7, 18, 52, 53 e 65, decreto del Presidente della
Repubblica 26 maggio 1976, n. 411;
e) articoli 11, commi 3 e 4; 21, decreto del Presidente
della Repubblica 16 ottobre 1979, n. 509;
f) articoli 22 e 25, legge 29 marzo 1983, n. 93;
g) articoli 4, 7, 8, 11, 18, 20 commi 1, 2, 4; 21 lettera
b), decreto del Presidente della Repubblica 1o febbraio 1986, n. 13;
h) articoli da 3 a 6, da 9 a 11, 29 e 36, decreto del
Presidente della Repubblica 28 settembre 1987, n. 568;
i) articoli 2 e 4, decreto del Presidente della Repubblica
23 agosto 1988, n. 395;
j) art. 7, commi da 2 a 6, legge 29 dicembre 1988, n. 554;
k) articoli 1, comma 1; 2, comma 1; da 3 a 6, decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 17 marzo 1989, n. 117;
l) art. 1, decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, 30 marzo 1989, n. 127
m) articoli 11, 15, 16, 17, comma 15; 21, con esclusione del
comma 5; 23, fatti salvi gli effetti delle assunzioni gia’ avvenute
alla data di stipulazione del Contratto collettivo nazionale del
lavoro; 34, 37, 38, comma 3, 39, decreto del Presidente della
Repubblica 12 febbraio 1991, n. 171;
n) art. 3, commi da 37 a 41, della legge 24 dicembre 1993,
n. 537.
VI. Scuola
1. Dal 5 agosto 1995 (art. 82 CCNL 1994-97):
a) art. 39, regio decreto 30 aprile 1924, n. 965;
b) art. 350, regio decreto 26 aprile 1928, n. 1297;
c) art. 2, comma 1, decreto legislativo n. 576 del 1948;
d) articoli 12, da 13 a 17, solo con riferimento al
personale ATA, da 14 a 17, 37, 39, 40, comma 1; 68, comma 7; 70, 71,
solo con riferimento al personale ATA; da 78 a 87, da 91 a 99, da 100
a 123 e 134, decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957,
n. 3;
e) articoli da 30 a 34 e 61, decreto del Presidente della
Repubblica 3 maggio 1957, n. 686;
f) art. 28, legge 15 novembre 1973, n. 734;
g) articoli 60, commi da 1 a 10; 88, commi 1 e 3, decreto
del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n. 417;
h) art. 50, legge 11 luglio 1980, n. 312;
i) art. 19, legge 20 maggio 1982, n. 270;
j) art. 25, legge 29 marzo 1983, n. 93;
k) art. 7, comma 15, legge 22 dicembre 1984, n. 887;
l) decreto del Presidente della Repubblica 7 marzo 1985, n.
588;
m) articoli 4, da 18 a 20, 21, lett. b), decreto del
Presidente della Repubblica 1o febbraio 1986, n. 13;
n) articoli 2, comma 7; 5, con esclusione del comma 2; 7, 9,
11, 12, commi 1, 5, 6 e 8; da 13 a 21, 23 e 30, decreto del
Presidente della Repubblica 10 aprile 1987, n. 209;
o) art. 67, decreto del Presidente della Repubblica n. 494
del 1987;
p) articoli 4, 11 e 16, decreto del Presidente della
Repubblica 23 agosto 1988, n. 395;
q) articoli 2, 3, commi da 1 a 5, 8 e 9; 4, commi 1, 2 e 12;
da 6 a 13, 14, commi da 1 a 6, 7, primo periodo, da 8 a 11, 14, 18,
19 e 21; 15, 16, 18, 20, da 23 a 26, 28 e 29, decreto del Presidente
della Repubblica 23 agosto 1988, n. 399;
r) articoli 1, commi 1 e 3; da 2 a 6, decreto del Presidente
del Consiglio 17 marzo 1989, n. 117;
s) articoli 3, commi 37, 38, 39, 40, 41; 4, comma 20, legge
24 dicembre 1993, n. 537.
2. Dal 2 maggio 1996 (art. 9 dell’accordo successivo, con
riguardo al personale in servizio presso le istituzioni educative):
a) articoli da 92 a 102, regio decreto 1o settembre 1925, n.
2009;
b) art. 14, comma 16, decreto del Presidente della
Repubblica 23 agosto 1988, n. 399.
VII. Universita’
1. Dal 22 maggio 1996 (art. 56 del CCNL 1994-1997):
a) articoli 9, 10, da 12 a 17, 36, 37, da 39 a 41, 68, commi
da 1 a 8; 70, 71, da 78 a 87, da 91 a 99, 124, 126, 127, da 129 a 131
e 134, decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3;
b) articoli 14, 18, da 30 a 34 e 61 del decreto del
Presidente della Repubblica 3 maggio 1957, n. 686;
c) art. 50, legge 18 marzo 1968 n. 249;
d) art. 5, legge 25 ottobre 1977, n. 808;
e) articoli 15 e 170, legge 11 luglio 1980, n. 312;
f) art. 26, decreto del Presidente della Repubblica 11
luglio 1980, n. 382;
g) articoli 22 e 25, legge 29 marzo 1983, n. 93;
h) articoli 4, 7, 8, da 11 a 14, da 18 a 20 e 21, lettera
b), decreto del Presidente della Repubblica 1o febbraio 1986, n. 13;
i) articoli 2, 23, commi da 1 a 3; 24, comma 3, legge 29
gennaio 1986, n. 23;
j) articoli da 2 a 7; 8, con la decorrenza prevista nello
stesso art. 56 del Contratto collettivo nazionale del lavoro, 9, 12,
13, 20, comma 5; 23 comma 2; da 24 a 28, decreto del Presidente della
Repubblica 28 settembre 1987, n. 567;
k) articoli 2, 4, 15 e 16, decreto del Presidente della
Repubblica 23 agosto 1988, n. 395;
l) art. 7, commi da 2 a 6, legge 29 dicembre 1988, n. 554;
m) articoli 1, comma 1; 2, commi 1; da 3 a 6, decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 marzo 1989 n. 117;
n) art. 1, decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
30 marzo 1989, n. 127;
o) articoli 5, 7, 10, 13, commi 1 e 2; 14, 16, 18, commi 2 e
3; 27, commi 3 e 4, decreto del Presidente della Repubblica 3 agosto
1990, n. 319;
p) art. 3, commi da 37 a 41, legge 24 dicembre 1993, n. 537.
VIII. Aziende autonome
1. Dal 6 aprile 1996 (art. 73 CCNL 1994-1997):
a) articoli 10, da 12 a 17, 36, 37, 39, 40, 41, comma 1, 68,
commi da 1 a 8; 70, 71, da 78 a 87, da 91 a 99 e 134, decreto del
Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3;
b) articoli 18, da 30 a 34 e 61, decreto del Presidente
della Repubblica 3 maggio 1957, n. 686;
c) art. 50, legge 18 marzo 1968, n. 249;
d) art. 15, legge 11 luglio 1980, n. 312;
e) art. 25, legge 29 marzo 1983, n. 93;
f) articoli 4, 11, 18, 20 e 21, decreto del Presidente della
Repubblica 1o febbraio 1986, n. 13;
g) art. 10, decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri del 10 giugno 1986;
h) art. 53, decreto del Presidente della Repubblica 17
settembre 1987, n. 494;
i) articoli da 2 a 5, 11, da 14 a 16, 27, 37 e 105 lett. d),
decreto del Presidente della Repubblica 18 maggio 1987, n. 269;
j) art. 6, legge 10 agosto 1988, n. 357;
k) articoli 4 e 16, decreto del Presidente della Repubblica
23 agosto 1988, n. 395;
l) art. 32, commi da 1 a 5, legge 5 dicembre 1988, n. 521;
m) articoli 1, comma 1; 2, comma 1; da 3 a 6, decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 17 marzo 1989, n. 117;
n) articoli 5, 15 e 21, decreto del Presidente della
Repubblica 4 agosto 1990, n. 335;
o) articoli 3, commi 23, 37, 38, 39, 40, 4; 4, comma 20,
legge del 24 dicembre 1993, n. 537.
IX. Enea
1. Dal 4 agosto 1997 (art. 79 CCNL 1994 1997):
a) art. 3, commi da 39 a 41, legge 24 dicembre 1993, n. 537;
b) articoli 1, 1-bis, 1-ter, da 2 a 19, 19-bis, 19-ter, 20,
20-bis, 22, da 24 a 27, da 29 a 33, da 35 a 39, 41, 42,
comma 1, da 44 a 55, 57, 59, 60, da 63 a 79 del C.C.L. ENEA
31 dicembre 1988 – 30 dicembre 1991;
c) Parte generale, allegati, appendici e codici di
autoregolamentazione del diritto di sciopero afferenti al previgente
C.C.L. ENEA 31 dicembre 1988-30 dicembre 1991.


Allegato B
(Art. 71, comma 1)

Norme generali e speciali del pubblico impiego, vigenti alla data
di entrata in vigore del decreto legislativo n. 29 del 1993 e dei
relativi decreti correttivi emanati ai sensi dell’art. 2, comma 5
della legge 23 ottobre 1992, n. 421, che cessano di produrre effetti
a seguito della sottoscrizione dei contratti collettivi per il
quadriennio 1994-1997 per il personale dirigenziale ai sensi
dell’art. 69, comma 1, secondo periodo del presente decreto.
I. Ministeri
1. Dal 10 gennaio 1997 (art. 45 CCNL 1994-1997):
a) articoli 10, 12, 36, 37, da 39 a 41, 68, commi da 1 a 8;
70, 71, da 78 a 87, da 91 a 99 e 200, decreto del Presidente della
Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3;
b) articoli 18, da 30 a 34, decreto del Presidente della
Repubblica 3 maggio 1957, n. 686;
c) art. 20, da 47 a 50, del decreto del Presidente della
Repubblica 30 giugno 1972, n. 748;
d) decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1977,
n. 422;
e) articoli da 133 a 135, legge 11 luglio 1980, n. 312;
f) decreto-legge 27 settembre 1982, n. 681, convertito con
legge 20 novembre 1982, n. 869;
g) legge 17 aprile 1984, n. 79;
h) art. 8, legge 8 agosto 1985, n. 455;
i) art. 4, comma 4, decreto-legge 19 dicembre 1984, n. 853,
convertito con legge 17 dicembre 1985, n. 17;
j) articoli da 12 a 14, decreto del Presidente della
Repubblica 1o febbraio 1986, n. 13;
k) art. 19, comma 8, legge 1o dicembre 1986, n. 870;
l) art. 23, comma 8, legge 30 dicembre 1986, n. 936;
m) art. 4, decreto-legge 28 agosto 1987, n. 356, convertito
con legge 27 ottobre 1987, n. 436;
n) art. 9, comma 4, decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86,
convertito con legge 20 maggio 1988, n. 160;
o) legge 22 giugno 1988, n. 221;
p) art. 3, comma 1, lettera i) parte 2, legge 10 ottobre
1989, n. 349;
q) articoli 2 e 3, legge 29 dicembre 1989, n. 412;
r) art. 14, legge 7 agosto 1990, n. 245;
s) art. 10, commi 1 e 2, decreto-legge 29 marzo 1991, n.
108, convertito con legge 1o giugno 1991, n. 169;
t) art. 1, legge 25 febbraio 1992, n. 209;
u) art. 3, comma 3, decreto-legge 4 dicembre 1992, n. 469,
convertito con legge 1o febbraio 1993, n. 23;
v) art. 3, commi da 37 a 41, legge 24 dicembre 1993, n. 537.
2. Dal 30 settembre 1997 (art. 15 CCNL integrativo 30
settembre 1997):
a) art. 18, comma 2-bis, decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 502.
II. Enti pubblici non economici
1. Dal 12 ottobre 1996 (art. 50 CCNL 1994-1997):
a) articoli 9, 10, 37, 66, 68, commi da 1 a 7; 70 e 71,
decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3;
b) art. 20, decreto del Presidente della Repubblica 30
giugno 1972, n. 748;
c) articoli 9, comma 2; 23, legge 20 marzo 1975, n. 70;
d) art. 4, legge 17 aprile 1984, n. 79;
e) articoli 2, 3, commi 1 e 2, decreto-legge 11 gennaio
1985, n. 2, convertito, con modificazioni, con legge 8 marzo 1985, n.
72;
f) articoli 5, 6, 12, commi 1 e 2; 14, 15 e 16, comma 1,
decreto del Presidente della Repubblica 5 dicembre 1987, n. 551;
g) art. 13, comma 4, legge 9 marzo 1989, n. 88;
h) art. 5, comma 3, decreto-legge 24 novembre 1990, n. 344,
convertito con legge 23 gennaio 1991, n. 21;
i) art. 3, commi da 37 a 42, legge 24 dicembre 1993, n. 537.
III. Regioni ed autonomie locali
1. Dall’11 aprile 1996 (art. 48 CCNL 1994-1997):
a) articoli 12, 37, 68, commi da 1 a 7; 70 e 71, decreto del
Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3;
b) articoli da 30 a 34, decreto del Presidente della
Repubblica del 3 maggio 1957, n. 686;
c) art. 9, decreto del Presidente della Repubblica 11
novembre 1980 n. 810;
d) art. 25, legge 29 marzo 1983 n. 93;
e) art. 7, da 17 a 19, 25, decreto del Presidente della
Repubblica 25 giugno 1983 n. 347;
f) articoli 11, da 18 a 21, decreto del Presidente della
Repubblica 1o febbraio 1986 n. 13;
g) art. 2, 15, da 25 a 29, 34, comma 1, lettera d); da 40 a
42, 56, 61 e 69, comma 1, decreto del Presidente della Repubblica 13
maggio 1987 n. 268;
h) articoli 4, 16, decreto del Presidente della Repubblica
23 agosto 1988 n. 395;
i) art. 51, commi 9 e 10, legge 8 giugno 1990 n. 142, salvo
che per i limitati casi di cui all’art. 46;
j) articoli 3, 4, 16, da 30 a 32, da 37 a 40, 43, 44, 46,
decreto del Presidente della Repubblica 3 agosto 1990 n. 333;
k) articoli 3, commi dal 37 a 41, legge 24 dicembre 1993, n.
537.
IV. Sanita’
1. Per il personale con qualifica dirigenziale medica e
veterinaria, dal 6 dicembre 1996 (articoli 14, comma 6, 72, comma 7 e
75 CCNL 1994-1997):
a) articoli 12, da 37 a 41, 67, 68, commi da 1 a 7; da 69 a
71, da 78 a 123, con l’avvertenza che i procedimenti disciplinari in
corso alla data di stipulazione del Contratto collettivo nazionale
del lavoro vengono portati a termine secondo le norme e le procedure
vigenti alla data del loro inizio, decreto del Presidente della
Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3;
b) articoli da 30 a 34, decreto del Presidente della
Repubblica 3 maggio 1957, n. 686;
c) art. 7, comma 3, legge 30 dicembre 1971, n. 1204,
limitatamente ai primi 30 giorni di assenza retribuita in ciascun
anno di vita del bambino fino al compimento del terzo anno;
d) articoli 14, 16, 27, comma 4; 32, 33, 35, 37, 38, 47, 51,
52, 54, 55, 56, comma a punti 1) e 2); 57, 60, 61, decreto del
Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761;
e) articoli 18 e 20, decreto del Ministro della sanita’ 30
gennaio 1982;
f) art. 25, legge 29 marzo 1983, n. 93;
g) decreto del Presidente della Repubblica 25 giugno del
1983, n. 348;
h) articoli da 18 a 21, decreto del Presidente della
Repubblica 1o febbraio 1986, n. 13;
i) art. 69, comma 1, decreto del Presidente della Repubblica
13 maggio 1987, n. 268;
j) articoli 28, 29, 38, 53, 54, da 73 a 78, 80, da 82 a 90,
92, comma 8; 112, decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio
1987, n. 270;
k) art. 4, decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto
1988, n. 395;
l) articoli 38 e 43, decreto del Presidente della Repubblica
3 agosto 1990, n. 333;
m) articoli 7; da 73 a 76; 79; 86; 102; 104; 108; 109, 110,
commi 1, 5 e 6; da 111 a 114, 116, 118, 119, 123, fatto salvo quanto
previsto dall’art. 65, comma 9, del Contratto collettivo nazionale
del lavoro 1994-1997 per il quale la disapplicazione della lettera b)
del sesto comma decorre dal 1o gennaio 1997; da 124 a 132; 134, commi
da 4 a 6, decreto del Presidente della Repubblica 28 novembre 1990,
n. 384;
n) art. 18, commi 1 lettera f) e 2-bis, eccetto l’ultimo
periodo del secondo capoverso, decreto legislativo 30 dicembre 1992,
n. 502;
o) art. 3, commi da 37 a 41, legge 24 dicembre 1993, n. 537.
2. Dal 6 agosto 1997 (art. 1 comma 14 del CCNL del 5 agosto
1997):
a) art. 9, comma 4, decreto del Presidente della Repubblica
20 dicembre 1979, n. 761;
b) art. 9, comma 17, legge 20 maggio 1985, n. 207,
limitatamente alla durata dell’incarico;
c) art. 3, comma 23, legge 24 dicembre 1993, n. 537.
3. Per il personale con qualifica dirigenziale sanitaria
professionale, tecnica, amministrativa, dal 6 dicembre 1996 (articoli
14, comma 6 e 72 CCNL 1994 – 1997):
a) articoli 12, da 37 a 41, 67, 68, commi da 1 a 7; da 69 a
71, da 78 a 123, con l’avvertenza che i procedimenti disciplinari in
corso alla data di stipulazione del Contratto collettivo nazionale
del lavoro vengono portati a termine secondo le norme e le procedure
vigenti alla data del loro inizio, decreto del Presidente della
Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3;
b) articoli da 30 a 34, decreto del Presidente della
Repubblica 3 maggio 1957 n. 686;
c) art. 7, comma 3, legge 30 dicembre 1971, n. 1204,
limitatamente ai primi trenta giorni di assenza retribuita in ciascun
anno di vita del bambino fino al compimento del terzo anno;
d) articoli 14, 16, 27, comma 4; 32, 33, 37, 38, 47, 51, 52,
54, 55, 56, comma 1, punto 1) e 2); 57, 60 e 61, decreto del
Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761;
e) articoli 18 e 20, decreto del Ministro della sanita’ 30
gennaio 1982;
f) art. 25, legge 29 marzo 1983, n. 93;
g) decreto del Presidente della Repubblica 25 giugno 1983,
n. 348;
h) articoli da 18 a 21, decreto del Presidente della
Repubblica 1 febbraio 1986, n. 13;
i) art. 69, comma 1, decreto del Presidente della Repubblica
13 maggio 1987, n. 268;
j) articoli da 2 a 4, 16, 18, 26, 28, 29, 38 e 112, decreto
del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270;
k) art. 4, decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto
1988, n. 395;
l) articoli 38 e 43, decreto del Presidente della Repubblica
3 agosto 1990, n. 333;
m) articoli da 3 a 7, 9, 10 nei limiti definiti dall’art 72
del Contratto collettivo nazionale del lavoro; 16, 34, 41, da 44 a
47, 53, da 57 a 67, nei limiti definiti dall’art. 72 del contratto
collettivo nazionale del lavoro; 68, commi 4, 5 e 9; 76, decreto del
Presidente della Repubblica 28 novembre 1990, n. 384 ;
n) art. 3, commi da 37 a 41, legge 24 dicembre 1993, n. 537;
o) art. 18, commi 1 p.to f) e 2-bis, eccetto l’ultimo
periodo del secondo capoverso, decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 502.
4. Dal 6 agosto 1997 (articolo 1 comma 14 del CCNL del 5
agosto 1997):
a) art. 9, comma 4, decreto del Presidente della Repubblica
20 dicembre 1979, n. 761;
b) art. 7, comma 6, legge 29 dicembre 1988, n. 554;
c) art. 9, comma 17, legge 20 maggio 1985, n. 207,
limitatamente alla durata dell’incarico;
d) articoli 1 e 5, decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 30 marzo 1989, n. 127;
e) art. 3, comma 23, legge 24 dicembre 1993, n. 537.
V. Istituzioni ed enti di ricerca
1. Dal 6 Marzo 1998 (art. 80 CCNL 1994-1997):
a) articoli 9, 10, 12, 36, 37, da 39 a 41, 68, commi da 1 a
7 e comma 8, con esclusione del riferimento all’equo indennizzo; 70,
71, da 78 a 122, 124, 126, 127, da 129 a 131, decreto del Presidente
della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3;
b) articoli 14 e 18, decreto del Presidente della Repubblica
3 maggio 1957, n. 686;
c) articoli 8, comma 1, relativamente all’obbligo di
residenza; 9, commi 1 e 3; 11, 12, 23 e 39, legge 20 marzo 1975, n.
70;
d) articoli. 52, 53 e 65, decreto del Presidente della
Repubblica 26 maggio 1976, n. 411;
e) articoli 11, commi 3 e 4; 17, decreto del Presidente
della Repubblica 16 ottobre 1979, n. 509;
f) articoli 22 e 25, legge 29 marzo 1983, n. 93;
g) articoli 7, 8, 18, 20, commi 1, 2 e 4; 21, lettera b),
decreto del Presidente della Repubblica 1o febbraio 1986, n. 13;
h) articoli 1, da 3 a 6, 9, 10, 36, decreto del Presidente
della Repubblica 28 settembre 1987, n. 568;
i) articoli 2 e 4, decreto del Presidente della Repubblica
23 agosto 1988, n. 395;
l) articoli 1, 11, 17, commi 1 e da 5 a 13, con la
decorrenza prevista dall’art. 80 del contratto collettivo nazionale
del lavoro; 18, commi 1, 2 e 5, con la decorrenza prevista dall’art.
80 del contratto collettivo nazionale del lavoro e 6; 19, commi 1 e
2; 34, 38, comma 3; 39, decreto del Presidente della Repubblica del
12 febbraio 1991, n. 171;
m) art. 3, commi da 37 a 41, legge 24 dicembre 1993, n. 537.
VI. Universita’
1. Dal 6 febbraio 1997 (art. 50 CCNL 1994-1997):
a) articoli 9, 10, 12, 36, 37, da 39 a 41, 66, 68, commi da
1 a 7; 70, 71, da 78 a 87, da 91 a 122, 124, 126, 127, 129 e 131,
decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3;
b) articoli 18, 30, da 31 a 34, decreto del Presidente della
Repubblica 3 maggio 1957, n. 686;
c) art. 20, decreto del Presidente della Repubblica 30
giugno 1972, n. 748;
d) articoli 15, da 133 a 135, legge 11 luglio 1980, n. 312;
e) art. 4, legge 17 aprile 1984, n. 79;
f) art. 4, legge 10 luglio 1984, n. 301;
g) art. 2, 3 comma 2, decreto-legge 11 gennaio 1985, n. 2,
convertito con legge 8 marzo 1985, n. 72;
h) art. 21, decreto del Presidente della Repubblica 1o
febbraio 1986, n. 13;
i) art. 1, decreto-legge 27 dicembre 1989, n. 413,
convertito con legge 28 febbraio 1990, n. 37;
j) art. 3, commi da 37 a 42, legge 24 dicembre 1993, n. 537;
k) art. 13, del decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 21 aprile 1994, n. 439.
VII. Aziende autonome
1. Dall’11 novembre 1997 (art. 53 CCNL 1994-1997):
a) articoli 10, 12, 36, 37, da 39 a 41, 68, commi da 1 a 8;
da 69 a 71, da 78 a 87, da 91 a 99 e 200, con le decorrenze previste
dall’art. 53 lett. h, del contratto collettivo nazionale del lavoro,
decreto del Presidente della Repubblica del 10 gennaio 1957, n. 3;
b) articoli 18, da 30 a 34, decreto del Presidente della
Repubblica 3 maggio 1957 n. 686;
c) legge 3 luglio 1970, n. 483, per la parte relativa al
personale con qualifica dirigenziale;
d) articoli 20, da 47 a 50, decreto del Presidente della
Repubblica, 30 giugno 1972, n. 748:
e) decreto del Presidente della Repubblica, 22 luglio 1977,
n. 422;
f) articoli da 133 a 135, legge 11 luglio 1980, n. 312;
g) decreto-legge 27 settembre 1982, n. 681, convertito con
legge 20 novembre 1982, n. 869;
h) articolo 11, comma 3, legge 13 maggio 1983, n. 197;
i) legge 17 aprile 1984, n. 79;
j) articoli da 12 a 14, decreto del Presidente della
Repubblica 1o febbraio 1986, n. 13;
k) decreto-legge 10 maggio 1986, n. 154, convertito con
legge 11 luglio 1986, n. 341;
l) art. 13 decreto-legge 4 agosto 1987, n. 325, convertito
con legge 3 ottobre 1987, n. 402;
m) art. 6, decreto-legge 7 settembre 1987, n. 370,
convertito con legge 4 novembre 1987, n. 460;
n) art. 9, comma 4, decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86,
convertito con legge 20 maggio 1988, n. 160;
o) art. 6, legge 10 agosto 1988, n. 357;
p) art. 3 commi da 37 a 41, legge 24 dicembre 1993, n. 537.
VIII. Enea
1. Dal 4 agosto 1997 (art. 90 CCNL 4 agosto 1997):
a) art. 3, commi da 39 a 41, legge 24 dicembre 1993, n. 537;
b) articoli 1, 1-bis, 1-ter, da 2 a 16, 16-bis, 17, 18, 19,
19-bis, 19-ter, 20, 20-bis, 22, da 24 a 27, da 29 a 39, 41,
42, da 44 a 55, 57, 59, 60, 63, 64, 67, 69, 70, 75, da 77 a
79 del previgente CCL ENEA 31 dicembre 1988 – 30 dicembre
1991;
c) Parte generale, gli allegati, e le appendici ed i Codici
di autoregolamentazione del diritto di sciopero afferenti al
previgente CCL ENEA 31 dicembre 1988-30 dicembre 1991.


Allegato C
(Art. 71, comma 2)

Norme generali e speciali del pubblico impiego, vigenti alla data
di entrata in vigore del decreto legislativo n. 29 del 1993 e dei
relativi decreti correttivi emanati ai sensi dell’art. 2, comma 5
della legge 23 ottobre 1992, n. 421, che cessano di produrre effetti
a seguito della sottoscrizione dei contratti collettivi nazionali per
il quadriennio 1998-2001 per il personale delle Regioni ed autonomie
locali (ai sensi dell’art. 69, comma 1, terzo periodo del presente
decreto).
I. Personale non dirigenziale
1. Dal 1o aprile 1999 (art. 28 CCNL 1998-2001):
a) articoli 10, 27, e allegato A, decreto del Presidente
della Repubblica 25 giugno 1983, n. 347;
b) allegato A, decreto del Presidente della Repubblica 31
maggio 1984, n. 665;
c) articoli 10, 21, escluso comma 4, da 57 a 59, 62, comma
1; 69, comma 1; 71 e 73, del decreto del Presidente della Repubblica
13 maggio 1987, n. 268;
d) articoli 22, comma 1, 33, escluso comma 5; da 34 a 36,
del decreto del Presidente della Repubblica 3 agosto 1990, n. 333 e
tabelle 1, 2 e 3 allegate;
e) articoli 16, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 253,
dalla data di effettiva attuazione del comma 3, art. 21 del Contratto
collettivo nazionale del lavoro.

Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286

Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286

Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero

 

TITOLO I
PRINCIPI GENERALI

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
  Visto l'articolo 87 della Costituzione;
  Visto  l'articolo  47,  comma  1,  della legge 6 marzo 1998, n. 40,
recante  delega al Governo per l'emanazione di un decreto legislativo
contenente   il   testo  unico  delle  disposizioni  concernenti  gli
stranieri,  nel  quale  devono essere riunite e coordinate tra loro e
con le norme della citata legge 6 marzo 1998, n. 40, con le modifiche
a  tal  fine  necessarie,  le  disposizioni  vigenti  in  materia  di
stranieri   contenute   nel  testo  unico  delle  leggi  di  pubblica
sicurezza,  approvato  con  regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, non
compatibili  con le disposizioni della predetta legge n. 40 del 1998,
le  disposizioni  della  legge  30  dicembre  1986,  n. 943, e quelle
dell'articolo  3,  comma  13,  della  legge  8  agosto  1995  n. 335,
compatibili con le disposizioni della medesima legge n. 40;
  Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400;
  Vista  la  preliminare  deliberazione  del  Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 9 giugno 1998;
  Udito  il  parere  del  Consiglio  di Stato, espresso dalla sezione
consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 15 giugno 1998;
  Acquisito  il  parere delle competenti commissioni del Senato della
Repubblica e della Camera dei deputati;
  Viste  le  deliberazioni del Consiglio dei Ministri, adottate nelle
riunioni del 22 luglio 1998 e del 24 luglio 1998;
  Sulla  proposta  del  Presidente  del  Consiglio  dei Ministri, del
Ministro  per  la  solidarieta'  sociale,  del  Ministro degli affari
esteri,  del  Ministro  dell'interno,  di concerto con il Ministro di
grazia  e giustizia, con il Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione  economica,  con  il  Ministro  della  sanita', con il
Ministro della pubblica istruzione e dell'universita' e della ricerca
scientifica  e  tecnologica,  con  il  Ministro  del  lavoro  e della
previdenza  sociale  e con il Ministro per la funzione pubblica e gli
affari regionali;
                                EMANA
                  il seguente decreto legislativo:

                               Art. 1
                      (Ambito di applicazione)
                 (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 1)

  1. Il presente testo unico, in attuazione dell'articolo 10, secondo
comma,  della  Costituzione,  si  applica, salvo che sia diversamente
disposto, ai cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea e
agli apolidi, di seguito indicati come stranieri.
  ((2.  Il  presente  testo  unico  non si applica ai cittadini degli
Stati  membri  dell'Unione europea, salvo quanto previsto dalle norme
di attuazione dell'ordinamento comunitario)).
  3.  Quando altre disposizioni di legge fanno riferimento a istituti
concernenti persone di cittadinanza diversa da quella italiana ovvero
ad apolidi, il riferimento deve intendersi agli istituti previsti dal
presente  testo  unico.  Sono  fatte  salve  le disposizioni interne,
comunitarie  e  internazionali  piu'  favorevoli comunque vigenti nel
territorio dello Stato.
  4.  Nelle  materie  di  competenza  legislativa  delle  regioni, le
disposizioni   del   presente   testo  unico  costituiscono  principi
fondamentali  ai  sensi  dell'articolo 117 della Costituzione. Per le
materie  di  competenza  delle  regioni  a  statuto  speciale e delle
province  autonome,  esse  hanno  il  valore di norme fondamentali di
riforma economico-sociale della Repubblica.
  5.  Le  disposizioni  del  presente  testo  unico  non si applicano
qualora sia diversamente previsto dalle norme vigenti per lo stato di
guerra.
  6.  Il  regolamento  di  attuazione  del  presente  testo unico, di
seguito  denominato  regolamento  di  attuazione, e' emanato ai sensi
dell'articolo  17,  comma  1,  della legge 23 agosto 1988, n. 400, su
proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, entro centottanta
giorni  dalla  data di entrata in vigore della presente legge 6 marzo
1998, n. 40.
  7. Prima dell'emanazione, lo schema del regolamento di cui al comma
6  e'  trasmesso  al  Parlamento  per l'acquisizione del parere delle
Commissioni  competenti  per  materia,  che si esprimono entro trenta
giorni.  Decorso  tale  termine,  il  regolamento e' emanato anche in
mancanza del parere.
                               Art. 2
                 (Diritti e doveri dello straniero)
                 (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 2
               legge 30 dicembre 1986, n. 943, art. 1)

  1. Allo straniero comunque presente alla frontiera o nel territorio
dello  Stato  sono  riconosciuti i diritti fondamentali della persona
umana  previsti  dalle  norme  di  diritto interno, dalle convenzioni
internazionali  in  vigore  e  dai principi di diritto internazionale
generalmente riconosciuti.
  2.  Lo  straniero  regolarmente  soggiornante  nel territorio dello
Stato  gode  dei  diritti  in  materia civile attribuiti al cittadino
italiano,  salvo  che  le  convenzioni  internazionali  in vigore per
l'Italia  e il presente testo unico dispongano diversamente. Nei casi
in  cui  il  presente  testo  unico  o  le convenzioni internazionali
prevedano  la condizione di reciprocita', essa e' accertata secondo i
criteri e le modalita' previste dal regolamento di attuazione.
  3. La Repubblica italiana, in attuazione della convenzione dell'OIL
n.  143  del  24 giugno 1975, ratificata con legge 10 aprile 1981, n.
158,   garantisce   a   tutti  i  lavoratori  stranieri  regolarmente
soggiornanti  nel  suo  territorio  e  alle  loro famiglie parita' di
trattamento  e  piena  uguaglianza  di diritti rispetto ai lavoratori
italiani.
  4.  Lo  straniero  regolarmente  soggiornante  partecipa  alla vita
pubblica locale.
  5.  Allo  straniero  e'  riconosciuta parita' di trattamento con il
cittadino  relativamente  alla  tutela  giurisdizionale dei diritti e
degli   interessi   legittimi,   nei   rapporti   con   la   pubblica
amministrazione  e nell'accesso ai pubblici servizi, nei limiti e nei
modi previsti dalla legge.
  6.  Ai  fini  della  comunicazione allo straniero dei provvedimenti
concernenti  l'ingresso,  il  soggiorno e l'espulsione, gli atti sono
tradotti,  anche  sinteticamente,  in  una  lingua  comprensibile  al
destinatario,  ovvero,  quando  cio'  non sia possibile, nelle lingue
francese,  inglese  o  spagnola,  con  preferenza per quella indicata
dall'interessato.
  7.  La  protezione diplomatica si esercita nei limiti e nelle forme
previsti  dalle  norme di diritto internazionale. Salvo che vi ostino
motivate   e  gravi  ragioni  attinenti  alla  amministrazione  della
giustizia  e  alla  tutela  dell'ordine  pubblico  e  della sicurezza
nazionale,  ogni  straniero presente in Italia ha diritto di prendere
contatto  con  le autorita' del Paese di cui e' cittadino e di essere
in   cio'   agevolato  da  ogni  pubblico  ufficiale  interessato  al
procedimento.   L'autorita'   giudiziaria,  l'autorita'  di  pubblica
sicurezza   e  ogni  altro  pubblico  ufficiale  hanno  l'obbligo  di
informare,  nei  modi  e  nei  termini  previsti  dal  regolamento di
attuazione, la rappresentanza diplomatica o consolare piu' vicina del
Paese  a cui appartiene lo straniero in ogni caso in cui esse abbiano
proceduto  ad  adottare  nei  confronti  di  costui  provvedimenti in
materia di liberta' personale, di allontanamento dal territorio dello
Stato,  di  tutela  dei  minori di status personale ovvero in caso di
decesso  dello  straniero  o  di ricovero ospedaliero urgente e hanno
altresi' l'obbligo di far pervenire a tale rappresentanza documenti e
oggetti appartenenti allo straniero che non debbano essere trattenuti
per  motivi  previsti  dalla  legge.  Non  si  fa luogo alla predetta
informazione quando si tratta di stranieri che abbiano presentato una
domanda  di  asilo,  di  stranieri ai quali sia stato riconosciuto lo
status di rifugiato, ovvero di stranieri nei cui confronti sono state
adottate misure di protezione temporanea per motivi umanitari.
  8.  Gli  accordi  internazionali  stipulati per le finalita' di cui
all'articolo  11,  comma  4,  possono stabilire situazioni giuridiche
piu'  favorevoli  per  i cittadini degli Stati interessati a speciali
programmi  di  cooperazione  per prevenire o limitare le immigrazioni
clandestine.
  9. Lo straniero presente nel territorio italiano e' comunque tenuto
all'osservanza degli obblighi previsti dalla normativa vigente.
                             Art. 2-bis
       (( (Comitato per il coordinamento e il monitoraggio) ))

  ((1.   E'   istituito   il  Comitato  per  il  coordinamento  e  il
monitoraggio  delle disposizioni del presente testo unico, di seguito
denominato "Comitato".
  2.  Il  Comitato e' presieduto dal Presidente o dal Vice Presidente
del  Consiglio  dei ministri o da un Ministro delegato dal Presidente
del  Consiglio  dei ministri, ed e' composto dai Ministri interessati
ai  temi  trattati  in  ciascuna  riunione  in numero non inferiore a
quattro  e  da  un  presidente  di  regione  o  di provincia autonoma
designato  dalla  Conferenza  dei  presidenti  delle  regioni e delle
province autonome.
  3. Per l'istruttoria delle questioni di competenza del Comitato, e'
istituito   un   gruppo   tecnico   di  lavoro  presso  il  Ministero
dell'interno,  composto  dai  rappresentanti dei Dipartimenti per gli
affari  regionali,  per  le  pari  opportunita', per il coordinamento
delle politiche comunitarie, per l'innovazione e le tecnologie, e dei
Ministeri  degli  affari esteri, dell'interno, della giustizia, delle
attivita'   produttive,  dell'istruzione,  dell'universita'  e  della
ricerca,   del  lavoro  e  delle  politiche  sociali,  della  difesa,
dell'economia e delle finanze, della salute, delle politiche agricole
e   forestali,   per   i   beni   e  le  attivita'  culturali,  delle
comunicazioni,  oltre  che  da un rappresentante del Ministro per gli
italiani  nel  mondo  e  da  tre  esperti  designati dalla Conferenza
unificata  di  cui  all'articolo  8 del decreto legislativo 28 agosto
1997,  n.  281.  Alle  riunioni, in relazione alle materie oggetto di
esame,  possono  essere  invitati  anche rappresentanti di ogni altra
pubblica    amministrazione    interessata    all'attuazione    delle
disposizioni  del  presente  testo  unico, nonche' degli enti e delle
associazioni  nazionali  e  delle organizzazioni dei lavoratori e dei
datori di lavoro di cui all'articolo 3, comma 1.
  4.  Con regolamento, da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 1,
della  legge  23  agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su
proposta  del  Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con
il  Ministro  degli affari esteri, con il Ministro dell'interno e con
il  Ministro per le politiche comunitarie, sono definite le modalita'
di  coordinamento delle attivita' del gruppo tecnico con le strutture
della Presidenza del Consiglio dei ministri.))
                               Art. 3
                        Politiche migratorie
                 (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 3)

  1.  Il  Presidente  del  Consiglio dei Ministri, sentiti i Ministri
interessati,  il  Consiglio  nazionale dell'economia e del lavoro, la
Conferenza  permanente  per  i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province  autonome di Trento e di Bolzano, la Conferenza Stato-citta'
e autonomie locali, gli enti e le associazioni nazionali maggiormente
attivi  nell'assistenza  e  nell'integrazione  degli  immigrati  e le
organizzazioni  dei  lavoratori  e  dei datori di lavoro maggiormente
rappresentative  sul  piano nazionale, predispone ogni tre anni salva
la  necessita'  di  un  termine piu' breve il documento programmatico
relativo  alla  politica  dell'immigrazione  e  degli  stranieri  nel
territorio  dello  Stato, che e' approvato dal Governo e trasmesso al
Parlamento.  Le competenti Commissioni parlamentari esprimono il loro
parere   entro   trenta   giorni   dal   ricevimento   del  documento
programmatico.  Il  documento programmatico e' emanato, tenendo conto
dei  pareri  ricevuti, con decreto del Presidente della Repubblica ed
e'  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Il
Ministro   dell'Interno   presenta   annualmente  al  Parlamento  una
relazione   sui   risultati   raggiunti  attraverso  i  provvedimenti
attuativi del documento programmatico.
  2. Il documento programmatico indica le azioni e gli interventi che
lo  Stato  italiano, anche in cooperazione con gli altri Stati membri
dell'Unione  europea,  con  le  organizzazioni internazionali, con le
istituzioni  comunitarie  e  con  organizzazioni  non governative, si
propone  di  svolgere  in  materia di immigrazione, anche mediante la
conclusione  di  accordi con i Paesi di origine. Esso indica altresi'
le  misure  di  carattere  economico  e  sociale  nei confronti degli
stranieri  soggiornanti nel territorio dello Stato, nelle materie che
non debbono essere disciplinate con legge.
  3.  Il  documento  individua  inoltre  i  criteri  generali  per la
definizione  dei  flussi  di  ingresso  nel  territorio  dello Stato,
delinea  gli  interventi  pubblici  volti  a  favorire  le  relazioni
familiari,  l'inserimento  sociale  e  l'integrazione culturale degli
stranieri  residenti in Italia, nel rispetto delle diversita' e delle
identita'  culturali  delle  persone,  purche'  non  confliggenti con
l'ordinamento  giuridico,  e  prevede ogni possibile strumento per un
positivo reinserimento nei Paesi di origine.
  4.  Con  decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentiti
il  Comitato  di  cui  all'articolo  2-bis,  comma  2,  la Conferenza
unificata  di  cui  all'articolo  8 del decreto legislativo 28 agosto
1997,   n.  281,  e  le  competenti  Commissioni  parlamentari,  sono
annualmente  definite,  entro  il  termine  del 30 novembre dell'anno
precedente  a  quello  di  riferimento  del  decreto,  sulla base dei
criteri  generali  individuati  nel documento programmatico, le quote
massime  di  stranieri  da  ammettere  nel territorio dello Stato per
lavoro subordinato, anche per esigenze di carattere stagionale, e per
lavoro  autonomo, tenuto conto dei ricongiungimenti familiari e delle
misure  di  protezione  temporanea  eventualmente  disposte  ai sensi
dell'articolo  20.  Qualora  se  ne ravvisi l'opportunita', ulteriori
decreti possono essere emanati durante l'anno. I visti di ingresso ed
i permessi di soggiorno per lavoro subordinato, anche per esigenze di
carattere stagionale, e per lavoro autonomo, sono rilasciati entro il
limite  delle  quote  predette.  In caso di mancata pubblicazione del
decreto  di  programmazione  annuale, il Presidente del Consiglio dei
ministri  puo'  provvedere  in  via transitoria, con proprio decreto,
((entro  il 30 novembre, nel limite delle quote stabilite nell'ultimo
decreto emanato)).
  5.   Nell'ambito  delle  rispettive  attribuzioni  e  dotazioni  di
bilancio,  le  regioni, le province, i comuni e gli altri enti locali
adottano  i provvedimenti concorrenti al perseguimento dell'obiettivo
di   rimuovere  gli  ostacoli  che  di  fatto  impediscono  il  pieno
riconoscimento  dei  diritti  e  degli  interessi  riconosciuti  agli
stranieri  nel  territorio  dello  Stato,  con particolare riguardo a
quelli  inerenti all'alloggio, alla lingua, all'integrazione sociale,
nel rispetto dei diritti fondamentali della persona umana.
  6.  Con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei Ministri, da
adottare  di  concerto  con  il  Ministro  dell'interno,  si provvede
all'istituzione  di  Consigli territoriali per l'immigrazione, in cui
siano rappresentati le competenti amministrazioni locali dello Stato,
la  Regione,  gli  enti locali, gli enti e le associazioni localmente
attivi   nel   soccorso   e   nell'assistenza   agli   immigrati,  le
organizzazioni  dei lavoratori e dei datori di lavoro, con compiti di
analisi  delle esigenze e di promozione degli interventi da attuare a
livello locale.
  6-bis.  Fermi  restando  i  trattamenti  dei  dati  previsti per il
perseguimento  delle  proprie  finalita'  istituzionali, il Ministero
dell'interno  espleta, nell'ambito del Sistema statistico nazionale e
senza  oneri  aggiuntivi  a  carico  del  bilancio  dello  Stato,  le
attivita'  di  raccolta  di  dati  a  fini  statistici  sul  fenomeno
dell'immigrazione    extracomunitaria    per   tutte   le   pubbliche
amministrazioni interessate alle politiche migratorie.
  7.   Nella  prima  applicazione  delle  disposizioni  del  presente
articolo, il documento programmatico di cui al comma 1 e' predisposto
entro  novanta  giorni  dalla data di entrata in vigore della legge 6
marzo  1998, n. 40. Lo stesso documento indica la data entro cui sono
adottati i decreti di cui al comma 4.
  8.  Lo  schema  del  documento  programmatico  di cui al comma 7 e'
trasmesso   al   Parlamento   per  l'acquisizione  del  parere  delle
Commissioni  competenti  per  materia,  che si esprimono entro trenta
giorni. Decorso tale termine, il decreto e' emanato anche in mancanza
del parere.

TITOLO II
DISPOSIZIONI SULL’INGRESSO, IL SOGGIORNO E L’ALLONTANAMENTO
DAL TERRITORIO DELLO STATO
CAPO I
DISPOSIZIONI SULL’INGRESSO E IL
SOGGIORNO

                               Art. 4
                 Ingresso nel territorio dello Stato
                 (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 4)

  1.  L'ingresso  nel  territorio  dello  Stato  e'  consentito  allo
straniero in possesso di passaporto valido o documento equipollente e
del  visto  d'ingresso,  salvi  i casi di esenzione, e puo' avvenire,
salvi  i  casi  di  forza  maggiore, soltanto attraverso i valichi di
frontiera appositamente istituiti.
  2.   Il  visto  di  ingresso  e'  rilasciato  dalle  rappresentanze
diplomatiche o consolari italiane nello Stato di origine o di stabile
residenza  dello  straniero.  Per  soggiorni non superiori a tre mesi
sono equiparati ai visti rilasciati dalle rappresentanze diplomatiche
e  consolari italiane quelli emessi, sulla base di specifici accordi,
dalle   autorita'   diplomatiche   o   consolari   di   altri  Stati.
Contestualmente   al  rilascio  del  visto  di  ingresso  l'autorita'
diplomatica   o   consolare  italiana  consegna  allo  straniero  una
comunicazione  scritta  in lingua a lui comprensibile o, in mancanza,
in  inglese,  francese,  spagnolo o arabo, che illustri i diritti e i
doveri  dello  straniero  relativi  all'ingresso  ed  al soggiorno in
Italia.  Qualora  non sussistano i requisiti previsti dalla normativa
in   vigore   per   procedere  al  rilascio  del  visto,  l'autorita'
diplomatica  o consolare comunica il diniego allo straniero in lingua
a lui comprensibile, o, in mancanza, in inglese, francese, spagnolo o
arabo.  In  deroga  a  quanto stabilito dalla legge 7 agosto 1990, n.
241,  e successive modificazioni, per motivi di sicurezza o di ordine
pubblico  il  diniego non deve essere motivato, salvo quando riguarda
le  domande  di  visto presentate ai sensi degli articoli 22, 24, 26,
27,  28,  29,  36  e  39.  La presentazione di documentazione falsa o
contraffatta  o  di  false  attestazioni  a sostegno della domanda di
visto  comporta  automaticamente, oltre alle relative responsabilita'
penali,   l'inammissibilita'  della  domanda.  Per  lo  straniero  in
possesso  di  permesso  di  soggiorno  e'  sufficiente,  ai  fini del
reingresso  nel  territorio dello Stato, una preventiva comunicazione
all'autorita' di frontiera.
  3.  Ferme  restando le disposizioni di cui all'articolo 3, comma 4,
l'Italia,  in  armonia  con  gli  obblighi  assunti  con l'adesione a
specifici  accordi internazionali, consentira' l'ingresso nel proprio
territorio  allo  straniero  che  dimostri  di  essere in possesso di
idonea  documentazione atta a confermare lo scopo e le condizioni del
soggiorno,   nonche'   la  disponibilita'  di  mezzi  di  sussistenza
sufficienti  per  la  durata  del  soggiorno e, fatta eccezione per i
permessi  di soggiorno per motivi di lavoro, anche per il ritorno nel
Paese  di  provenienza.  I  mezzi  di  sussistenza  sono definiti con
apposita  direttiva emanata dal Ministro dell'interno, sulla base dei
criteri  indicati nel documento di programmazione di cui all'articolo
3,  comma  1.  Non e' ammesso in Italia lo straniero che non soddisfi
tali  requisiti  o  che  sia  considerato  una  minaccia per l'ordine
pubblico  o  la  sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con i quali
l'Italia  abbia sottoscritto accordi per la soppressone dei controlli
alle  frontiere  interne e la libera circolazione delle persone o che
risulti  condannato,  anche  ((con  sentenza non definitiva, compresa
quella  adottata))  a seguito di applicazione della pena su richiesta
ai  sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per reati
previsti  dall'articolo  380,  commi  1  e 2, del codice di procedura
penale  ovvero  per  reati  inerenti  gli  stupefacenti,  la liberta'
sessuale,  il  favoreggiamento  dell'immigrazione  clandestina  verso
l'Italia e dell'emigrazione clandestina dall'Italia verso altri Stati
o  per  reati  diretti  al  reclutamento di persone da destinare alla
prostituzione  o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da
impiegare   in   attivita'  illecite.  ((Impedisce  l'ingresso  dello
straniero in Italia anche la condanna, con sentenza irrevocabile, per
uno  dei  reati previsti dalle disposizioni del titolo III, capo III,
sezione  II, della legge 22 aprile 1941, n. 633, relativi alla tutela
del  diritto  di  autore,  e  degli  articoli  473  e  474 del codice
penale)).  Lo straniero per il quale e' richiesto il ricongiungimento
familiare, ai sensi dell'articolo 29, non e' ammesso in Italia quando
rappresenti  una  minaccia concreta e attuale per l'ordine pubblico o
la  sicurezza  dello  Stato  o  di uno dei Paesi con i quali l'Italia
abbia  sottoscritto  accordi  per  la soppressione dei controlli alle
frontiere interne e la libera circolazione delle persone.
  4.  L'ingresso  in  Italia  puo'  essere  consentito  con visti per
soggiorni  di  breve durata, validi fino a 90 giorni, e per soggiorni
di  lunga  durata che comportano per il titolare la concessione di un
permesso  di  soggiorno  in  Italia con motivazione identica a quella
menzionata  nel  visto.  Per  soggiorni  inferiori a tre mesi saranno
considerati  validi  anche  i motivi esplicitamente indicati in visti
rilasciati  da  autorita'  diplomatiche o consolari di altri Stati in
base  a  specifici  accordi  internazionali sottoscritti e ratificati
dall'Italia ovvero a norme comunitarie.
  5.  Il  Ministero  degli  affari  esteri adotta, dandone tempestiva
comunicazione   alle   competenti   Commissioni   parlamentari,  ogni
opportuno provvedimento di revisione o modifica dell'elenco dei Paesi
i  cui  cittadini  siano  soggetti  ad  obbligo  di  visto,  anche in
attuazione di obblighi derivanti da accordi internazionali in vigore.
  6.  Non  possono  fare  ingresso  nel territorio dello Stato e sono
respinti  dalla  frontiera  gli  stranieri espulsi, salvo che abbiano
ottenuto la speciale autorizzazione o che sia trascorso il periodo di
divieto  di  ingresso,  gli  stranieri  che  debbono essere espulsi e
quelli   segnalati,   anche   in   base   ad  accordi  o  convenzioni
internazionali in vigore in Italia, ai fini del respingimento o della
non  ammissione  per  gravi  motivi  di ordine pubblico, di sicurezza
nazionale e di tutela delle relazioni internazionali.
  7. L'ingresso e' comunque subordinato al rispetto degli adempimenti
e delle formalita' prescritti con il regolamento di attuazione.
                             Art. 4-bis 
                     (Accordo di integrazione). 
 
  1. Ai  fini  di  cui  al  presente  testo  unico,  si  intende  con
integrazione quel processo finalizzato a promuovere la convivenza dei
cittadini italiani e di quelli stranieri,  nel  rispetto  dei  valori
sanciti dalla Costituzione  italiana,  con  il  reciproco  impegno  a
partecipare alla vita economica, sociale e culturale della societa'. 
  ((1-bis. Nell'ambito delle attivita' preordinate alla realizzazione
del processo di integrazione di cui  al  comma  1,  sono  fornite  le
informazioni sui diritti conferiti allo straniero con il permesso  di
soggiorno di cui all'articolo 5, comma 8.1.)). 
  2. Entro centottanta giorni dalla data di  entrata  in  vigore  del
presente articolo, con regolamento, adottato ai  sensi  dell'articolo
17, comma 1, della legge 23  agosto  1988,n.  400,  su  proposta  del
Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro dell'interno, di
concerto con il Ministro dell'istruzione,  dell'universita'  e  della
ricerca e il Ministro del lavoro,  della  salute  e  delle  politiche
sociali,  sono  stabiliti  i  criteri   e   le   modalita'   per   la
sottoscrizione,  da  parte  dello  straniero,  contestualmente   alla
presentazione della domanda di rilascio del permesso di soggiorno  ai
sensi dell'articolo 5, di un Accordo di integrazione, articolato  per
crediti,  con  l'impegno  a  sottoscrivere  specifici  obiettivi   di
integrazione, da conseguire nel periodo di validita' del permesso  di
soggiorno.  La  stipula  dell'Accordo  di  integrazione   rappresenta
condizione necessaria per il rilascio del permesso di  soggiorno.  La
perdita integrale dei crediti determina la  revoca  del  permesso  di
soggiorno e l'espulsione dello straniero dal territorio dello  Stato,
eseguita dal questore secondo le modalita' di  cui  all'articolo  13,
comma 4,  ad  eccezione  dello  straniero  titolare  di  permesso  di
soggiorno  per  asilo,  per  richiesta  di  asilo,   per   protezione
sussidiaria, per motivi umanitari, per motivi familiari, di  permesso
di soggiorno UE per  soggiornanti  di  lungo  periodo,  di  carta  di
soggiorno per familiare straniero di cittadino  dell'Unione  europea,
nonche' dello straniero titolare di altro permesso di  soggiorno  che
ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare. 
  3. All'attuazione del presente articolo si provvede con le  risorse
umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione  vigente,
senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 
                               Art. 5 
                        Permesso di soggiorno 
                 (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 5) 
 
  1. Possono soggiornare nel territorio  dello  Stato  gli  stranieri
entrati regolarmente ai sensi dell'articolo 4, che  siano  muniti  di
carta di soggiorno o di permesso di soggiorno rilasciati, e in  corso
di validita', a norma  del  presente  testo  unico  o  che  siano  in
possesso di permesso di soggiorno o  titolo  equipollente  rilasciato
dalla competente  autorita'  di  uno  Stato  appartenente  all'Unione
europea, nei limiti ed alle condizioni previsti da specifici accordi. 
  2. Il permesso di  soggiorno  deve  essere  richiesto,  secondo  le
modalita' previste nel regolamento di attuazione, al  questore  della
provincia in cui lo straniero si trova entro otto  giorni  lavorativi
dal suo ingresso nel territorio dello Stato ed e' rilasciato  per  le
attivita' previste dal visto d'ingresso o dalle disposizioni vigenti.
Il regolamento di attuazione puo'  prevedere  speciali  modalita'  di
rilascio relativamente ai soggiorni brevi per motivi di  turismo,  di
giustizia, di attesa di emigrazione in altro Stato e per  l'esercizio
delle funzioni di ministro di culto nonche' ai soggiorni in  case  di
cura, ospedali, istituti civili e religiosi e altre convivenze. 
  2-bis. Lo straniero  che  richiede  il  permesso  di  soggiorno  e'
sottoposto a rilievi fotodattiloscopici. (6) 
  2-ter. La richiesta di  rilascio  e  di  rinnovo  del  permesso  di
soggiorno e' sottoposta  al  versamento  di  un  contributo,  il  cui
importo e' fissato fra un minimo di 80 e un massimo di 200  euro  con
decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di  concerto  con
il Ministro dell'interno, che stabilisce altresi'  le  modalita'  del
versamento nonche' le modalita' di attuazione della  disposizione  di
cui all'articolo 14-bis, comma 2. Non e' richiesto il versamento  del
contributo per il rilascio ed il rinnovo del  permesso  di  soggiorno
per asilo, per richiesta di asilo, per  protezione  sussidiaria,  per
motivi umanitari. 
  3. La durata del permesso di soggiorno non rilasciato per motivi di
lavoro e' quella prevista dal visto d'ingresso, nei limiti  stabiliti
dal presente testo unico  o  in  attuazione  degli  accordi  e  delle
convenzioni internazionali in vigore. La  durata  non  puo'  comunque
essere: 
    a) superiore a tre mesi, per visite, affari e turismo; 
    b) LETTERA ABROGATA DALLA L. 30 LUGLIO 2002, N. 189; 
    c) inferiore al periodo di frequenza, anche  pluriennale,  di  un
corso di studio di istituzioni scolastiche, universitarie e dell'alta
formazione  artistica,  musicale  e  coreutica   o   per   formazione
debitamente certificata, fatta salva la verifica annuale di profitto;
secondo le previsioni del regolamento di attuazione. Il permesso puo'
essere prolungato per ulteriori dodici  mesi  oltre  il  termine  del
percorso formativo compiuto, secondo  quanto  disposto  dall'articolo
22, comma 11-bis; (49) 
    d) LETTERA ABROGATA DALLA L. 30 LUGLIO 2002, N. 189; 
    e) superiore alle necessita'  specificamente  documentate,  negli
altri casi consentiti dal presente testo unico o dal  regolamento  di
attuazione. 
  3-bis. Il permesso di soggiorno per motivi di lavoro e'  rilasciato
a seguito della stipula del contratto di soggiorno per lavoro di  cui
all'articolo 5-bis. La durata del relativo permesso di soggiorno  per
lavoro e' quella prevista dal contratto di soggiorno e  comunque  non
puo' superare: 
    a) in relazione ad uno o piu' contratti di lavoro stagionale,  la
durata complessiva di nove mesi; 
    b) in relazione ad un contratto di  lavoro  subordinato  a  tempo
determinato, la durata di un anno; 
    c) in relazione ad un contratto di  lavoro  subordinato  a  tempo
indeterminato, la durata di due anni. 
  3-ter. Allo straniero che  dimostri  di  essere  venuto  in  Italia
almeno due anni di seguito per prestare lavoro stagionale puo' essere
rilasciato, qualora si tratti di  impieghi  ripetitivi,  un  permesso
pluriennale, a tale titolo, fino a  tre  annualita',  per  la  durata
temporale annuale di  cui  ha  usufruito  nell'ultimo  dei  due  anni
precedenti con un solo provvedimento. Il relativo visto  di  ingresso
e' rilasciato ogni anno. Il permesso e' revocato  immediatamente  nel
caso in cui lo straniero violi le  disposizioni  del  presente  testo
unico. 
  3-quater. Possono inoltre soggiornare nel  territorio  dello  Stato
gli stranieri muniti di permesso di  soggiorno  per  lavoro  autonomo
rilasciato  sulla  base   della   certificazione   della   competente
rappresentanza diplomatica o consolare italiana della sussistenza dei
requisiti previsti dall'articolo 26  del  presente  testo  unico.  Il
permesso di soggiorno  non  puo'  avere  validita'  superiore  ad  un
periodo di due anni. 
  3-quinquies. La rappresentanza diplomatica o consolare italiana che
rilascia il visto di ingresso per motivi  di  lavoro,  ai  sensi  dei
commi 2 e 3 dell'articolo 4, ovvero il visto di ingresso  per  lavoro
autonomo, ai sensi del comma 5 dell'articolo 26, ne da' comunicazione
anche in via telematica al Ministero dell'interno e all'INPS  nonche'
all'INAIL  per  l'inserimento  nell'archivio  previsto  dal  comma  9
dell'articolo  22  entro  trenta   giorni   dal   ricevimento   della
documentazione.   Uguale   comunicazione   e'   data   al   Ministero
dell'interno per i visti di ingresso per  ricongiungimento  familiare
di cui all'articolo 29 entro  trenta  giorni  dal  ricevimento  della
documentazione. 
  3-sexies.  Nei  casi  di  ricongiungimento  familiare,   ai   sensi
dell'articolo 29, la durata del permesso di soggiorno non puo' essere
superiore a due anni. 
  4.  Il  rinnovo  del  permesso  di  soggiorno  e'  richiesto  dallo
straniero al questore della provincia in cui dimora, almeno  sessanta
giorni prima della scadenza, ed e'  sottoposto  alla  verifica  delle
condizioni previste  per  il  rilascio  e  delle  diverse  condizioni
previste dal presente testo unico.  Fatti  salvi  i  diversi  termini
previsti dal presente testo unico e dal regolamento di attuazione, il
permesso di soggiorno e' rinnovato per una  durata  non  superiore  a
quella stabilita con rilascio iniziale. 
  4-bis. Lo  straniero  che  richiede  il  rinnovo  del  permesso  di
soggiorno e' sottoposto a rilievi fotodattiloscopici. 
  5. Il permesso di soggiorno o il suo rinnovo sono rifiutati  e,  se
il permesso di soggiorno e' stato rilasciato, esso e' revocato quando
mancano o vengono a mancare i requisiti richiesti per l'ingresso e il
soggiorno nel territorio dello Stato,  fatto  salvo  quanto  previsto
dall'articolo 22, comma 9, e sempre che non siano sopraggiunti  nuovi
elementi che ne consentano  il  rilascio  e  che  non  si  tratti  di
irregolarita' amministrative sanabili. Nell'adottare il provvedimento
di rifiuto del rilascio, di  revoca  o  di  diniego  di  rinnovo  del
permesso di soggiorno dello straniero che ha esercitato il diritto al
ricongiungimento familiare ovvero del familiare ricongiunto, ai sensi
dell'articolo  29,  si  tiene  anche  conto  della  natura  e   della
effettivita' dei vincoli familiari dell'interessato e  dell'esistenza
di legami familiari e sociali con il suo  Paese  d'origine,  nonche',
per lo straniero gia' presente sul territorio nazionale, anche  della
durata del suo soggiorno nel medesimo territorio nazionale. (47) 
  5-bis. Nel valutare la pericolosita' dello straniero  per  l'ordine
pubblico e la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi  con  i  quali
l'Italia abbia sottoscritto accordi per la soppressione dei controlli
alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone ai fini
dell'adozione del provvedimento di revoca o di diniego di rinnovo del
permesso di soggiorno per motivi familiari, si tiene conto  anche  di
eventuali condanne per i reati previsti dagli articoli 380, commi 1 e
2, e 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale, ovvero
per i reati di cui all'articolo 12, commi 1 e 3. 
  5-ter. Il permesso di soggiorno e' rifiutato o revocato  quando  si
accerti la violazione del  divieto  di  cui  all'articolo  29,  comma
1-ter. 
  6. Il rifiuto o la revoca del permesso di soggiorno possono  essere
altresi' adottati sulla base di convenzioni o accordi internazionali,
resi esecutivi  in  Italia,  quando  lo  straniero  non  soddisfi  le
condizioni di soggiorno applicabili in uno  degli  Stati  contraenti,
salvo  che  ricorrano  seri  motivi,  in  particolare  di   carattere
umanitario o risultanti da obblighi costituzionali  o  internazionali
dello Stato italiano. Il permesso di soggiorno per  motivi  umanitari
e'  rilasciato  dal  questore  secondo  le  modalita'  previste   nel
regolamento di attuazione. 
  7. Gli stranieri muniti  del  permesso  di  soggiorno  o  di  altra
autorizzazione che conferisce il diritto  a  soggiornare,  rilasciati
dall'autorita' di uno Stato membro dell'Unione europea e  validi  per
il soggiorno in Italia, sono tenuti a dichiarare la loro presenza  al
questore entro  il  termine  di  cui  al  comma  2.  Agli  stessi  e'
rilasciata idonea  ricevuta  della  dichiarazione  di  soggiorno.  Ai
contravventori si applica la sanzione amministrativa del pagamento di
una somma da euro 103 a euro 309. 
  7-bis. Allo straniero di cui al comma 7, che si e'  trattenuto  nel
territorio nazionale oltre i  tre  mesi  dall'ingresso,  il  questore
intima di recarsi immediatamente, e comunque non oltre  sette  giorni
dalla  notifica  dell'intimazione,  nello  Stato  membro  dell'Unione
europea  che  ha  rilasciato  il  permesso  di  soggiorno   o   altra
autorizzazione che conferisce il diritto di soggiornare, in corso  di
validita'. 
  7-ter. Nei confronti dello straniero che ha  violato  l'intimazione
di cui al comma 7-bis e' adottato il provvedimento di  espulsione  ai
sensi dell'articolo 13, comma 2. ((In presenza di  accordi  o  intese
bilaterali con altri Stati  membri  dell'Unione  europea  entrati  in
vigore in data anteriore al  13  gennaio  2009,  l'allontanamento  e'
eseguito)) verso lo Stato membro che ha  rilasciato  il  permesso  di
soggiorno o altra autorizzazione al soggiorno. Qualora  sussistano  i
presupposti per l'adozione del provvedimento di espulsione  ai  sensi
dell'articolo 13, comma 1,  ovvero  dell'articolo  3,  comma  1,  del
decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con  modificazioni,
dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, il provvedimento di espulsione e'
adottato sentito lo Stato membro che ha  rilasciato  il  permesso  di
soggiorno o altra autorizzazione e l'allontanamento e'  eseguito  con
destinazione fuori del territorio dell'Unione europea. 
  7-quater. E' autorizzata la riammissione nel  territorio  nazionale
dello straniero espulso da altro Stato membro dell'Unione europea, in
possesso di un permesso di soggiorno o di  altra  autorizzazione  che
conferisca il diritto di  soggiornare  rilasciati  dall'Italia  e  in
corso di validita', a condizione che non costituisca un pericolo  per
l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato. 
  8. Il permesso  di  soggiorno  e  la  carta  di  soggiorno  di  cui
all'articolo  9  sono  rilasciati  mediante  utilizzo  di   mezzi   a
tecnologia avanzata con caratteristiche  anticontraffazione  conformi
ai modelli da approvare con decreto  del  Ministro  dell'interno,  di
concerto con il  Ministro  per  l'innovazione  e  le  tecnologie,  in
attuazione del regolamento (CE) n. 1030/2002 del  Consiglio,  del  13
giugno 2002, riguardante l'adozione di  un  modello  uniforme  per  i
permessi di soggiorno rilasciati  a  cittadini  di  Paesi  terzi.  Il
permesso  di  soggiorno  e  la  carta  di  soggiorno  rilasciati   in
conformita' ai predetti  modelli  recano  inoltre  i  dati  personali
previsti,  per  la  carta  di  identita'  e   gli   altri   documenti
elettronici, dall'articolo 36  del  testo  unico  delle  disposizioni
legislative   e   regolamentari   in   materia   di    documentazione
amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica  28
dicembre 2000, n. 445. 
  8.1.  Nel  permesso  di  soggiorno  che  autorizza  l'esercizio  di
attivita' lavorativa secondo le norme del presente testo unico e  del
regolamento di attuazione  e'  inserita  la  dicitura:  "perm.  unico
lavoro". 
  8.2. La disposizione di cui al comma 8.1 non si applica: 
    a) agli stranieri di cui agli articoli 9 e 9-ter; 
    b) agli stranieri di cui all'articolo 24; 
    c) agli stranieri di cui all'articolo 26; 
    d) agli stranieri di cui all'articolo 27, comma  1,  lettere  a),
g), h), i) e r); 
    e)  agli  stranieri  che  soggiornano  a  titolo  di   protezione
temporanea o per motivi umanitari, ovvero hanno richiesto il permesso
di soggiorno a tale titolo e sono in attesa di una decisione su  tale
richiesta; 
    f)  agli  stranieri  che  soggiornano  a  titolo  di   protezione
internazionale come definita dall'articolo 2, comma  1,  lettera  a),
del decreto legislativo  19  novembre  2007,  n.  251,  ovvero  hanno
chiesto il riconoscimento della protezione e sono in  attesa  di  una
decisione su tale richiesta; 
    g)  agli  stranieri  che  soggiornano  per  motivi  di  studio  o
formazione. 
  8-bis.  Chiunque  contraffa'  o  altera  un  visto  di  ingresso  o
reingresso, un permesso di soggiorno, un contratto di soggiorno o una
carta di soggiorno, ovvero contraffa' o altera documenti al  fine  di
determinare il rilascio di un visto di ingresso o di  reingresso,  di
un permesso di soggiorno, di un contratto di soggiorno o di una carta
di soggiorno oppure utilizza uno di  tali  documenti  contraffatti  o
alterati, e' punito con la reclusione  da  uno  a  sei  anni.  Se  la
falsita' concerne un atto o parte di un atto che faccia fede  fino  a
querela di falso la reclusione e' da tre a dieci  anni.  La  pena  e'
aumentata se il fatto e' commesso da un pubblico ufficiale. 
  9. Il permesso di soggiorno e' rilasciato, rinnovato  o  convertito
entro sessanta giorni dalla  data  in  cui  e'  stata  presentata  la
domanda, se sussistono i  requisiti  e  le  condizioni  previsti  dal
presente testo unico e dal regolamento di attuazione per il  permesso
di soggiorno richiesto ovvero, in mancanza di questo, per altro  tipo
di permesso da rilasciare in applicazione del presente  testo  unico.
(13) 
  9-bis. In attesa  del  rilascio  o  del  rinnovo  del  permesso  di
soggiorno, anche ove non venga  rispettato  il  termine  di  sessanta
giorni di cui al  precedente  comma,  il  lavoratore  straniero  puo'
legittimamente soggiornare nel  territorio  dello  Stato  e  svolgere
temporaneamente   l'attivita'   lavorativa    fino    ad    eventuale
comunicazione dell'Autorita' di  pubblica  sicurezza,  da  notificare
anche al datore  di  lavoro,  con  l'indicazione  dell'esistenza  dei
motivi ostativi al rilascio o al rinnovo del permesso  di  soggiorno.
L'attivita' di lavoro di  cui  sopra  puo'  svolgersi  alle  seguenti
condizioni: 
    a) che la richiesta del rilascio del permesso  di  soggiorno  per
motivi di  lavoro  sia  stata  effettuata  dal  lavoratore  straniero
all'atto  della  stipula  del  contratto  di  soggiorno,  secondo  le
modalita' previste nel regolamento d'attuazione, ovvero, nel caso  di
rinnovo, la richiesta sia stata presentata prima della  scadenza  del
permesso, ai sensi del precedente comma 4,  e  dell'articolo  13  del
decreto del Presidente della Repubblica del 31 agosto 1999 n. 394,  o
entro sessanta giorni dalla scadenza dello stesso; 
    b) che sia stata rilasciata dal competente  ufficio  la  ricevuta
attestante l'avvenuta presentazione della richiesta di rilascio o  di
rinnovo del permesso. 
 
------------- 
AGGIORNAMENTO (6) 
  Il D.L. 9 settembre 2002,  n.  195,  convertito  con  modificazioni
dalla L. 9 ottobre 2002, n. 222, ha disposto (con l'art. 2, comma  3)
che "In deroga a quanto previsto dall'articolo 5,  comma  2-bis,  del
testo unico approvato con decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286,
come modificato dall'articolo 5, comma 1, lettera b), della legge  30
luglio 2002, n. 189, i lavoratori estracomunitari  che  stipulano  il
contratto di soggiorno per lavoro subordinato ai sensi  dell'articolo
1, comma 5, ovvero altro  contratto  di  lavoro,  sono  sottoposti  a
rilievi fotodattiloscopici entro un anno dalla data di  rilascio  del
permesso di soggiorno e, comunque, in sede di rinnovo dello stesso". 
------------- 
AGGIORNAMENTO (13) 
  Il D.L. 27 luglio 2005, n. 144, convertito con modificazioni  dalla
L. 31 luglio 2005, n. 155, ha disposto (con l'art. 1,  comma  1)  che
"in deroga a quanto previsto dall'articolo 5 del decreto  legislativo
n. 286 del 1998, quando, nel  corso  di  operazioni  di  polizia,  di
indagini o  di  un  procedimento  relativi  a  delitti  commessi  per
finalita'  di  terrorismo,  anche  internazionale,  o  di   eversione
dell'ordine democratico, vi e' l'esigenza di garantire la  permanenza
nel  territorio  dello  Stato  dello  straniero  che  abbia   offerto
all'autorita' giudiziaria o agli organi di polizia una collaborazione
avente le caratteristiche di cui  al  comma  3  dell'articolo  9  del
citato decreto-legge n. 8 del 1991, il questore, autonomamente  o  su
segnalazione dei responsabili di  livello  almeno  provinciale  delle
Forze di polizia ovvero dei direttori dei Servizi  informativi  e  di
sicurezza, ovvero  quando  ne  e'  richiesto  dal  procuratore  della
Repubblica,  rilascia  allo  straniero  uno  speciale   permesso   di
soggiorno, di durata annuale e rinnovabile per eguali periodi". 
------------- 
AGGIORNAMENTO (47) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 3 - 18 luglio  2013,  n.  202
(in G.U. 1a s.s. 24/7/2013, n. 30), ha  dichiarato  "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 5,  comma  5,  del  decreto  legislativo  25
luglio 1998  n.  286  (Disposizioni  sull'ingresso,  il  soggiorno  e
l'allontanamento dal territorio dello  Stato),  nella  parte  in  cui
prevede  che  la  valutazione  discrezionale  in  esso  stabilita  si
applichi solo  allo  straniero  che  «ha  esercitato  il  diritto  al
ricongiungimento familiare» o al «familiare ricongiunto», e non anche
allo straniero «che  abbia  legami  familiari  nel  territorio  dello
Stato»". 
-------------- 
AGGIORNAMENTO (49) 
  Il D.L. 12 settembre 2013, n.  104,  convertito  con  modificazioni
dalla L. 8 novembre 2013, n. 128 ha disposto (con l'art. 9, comma  2)
che "Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore  della  legge  di
conversione del presente decreto,  si  provvede  all'adeguamento  del
regolamento di cui al decreto  del  Presidente  della  Repubblica  31
agosto 1999, n. 394, adottato ai sensi dell'articolo 1, comma 6,  del
testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.  La
disposizione  di  cui  al  comma  1  si  applica  a   decorrere   dal
quindicesimo giorno successivo all'entrata in vigore  delle  predette
norme regolamentari di adeguamento". 
                             Art. 5-bis
        (( (Contratto di soggiorno per lavoro subordinato) ))

  ((1. Il contratto di soggiorno per lavoro subordinato stipulato fra
un datore di lavoro italiano o straniero regolarmente soggiornante in
Italia  e  un  prestatore  di  lavoro,  cittadino  di  uno  Stato non
appartenente all'Unione europea o apolide, contiene:
   a)  la garanzia da parte del datore di lavoro della disponibilita'
di  un  alloggio  per  il lavoratore che rientri nei parametri minimi
previsti  dalla  legge  per  gli  alloggi  di  edilizia  residenziale
pubblica;
   b)  l'impegno  al  pagamento  da  parte del datore di lavoro delle
spese  di  viaggio  per  il  rientro  del  lavoratore  nel  Paese  di
provenienza.
  2.  Non  costituisce  titolo valido per il rilascio del permesso di
soggiorno  il contratto che non contenga le dichiarazioni di cui alle
lettere a) e b) del comma 1.
  3.  Il  contratto di soggiorno per lavoro e' sottoscritto in base a
quanto  previsto  dall'articolo  22  presso  lo  sportello  unico per
l'immigrazione  della  provincia nella quale risiede o ha sede legale
il  datore  di  lavoro  o  dove avra' luogo la prestazione lavorativa
secondo le modalita' previste nel regolamento di attuazione)).
                               Art. 6
             Facolta' ed obblighi inerenti al soggiorno
                 (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 6;
       r.d. 18 giugno 1931, n. 773, artt. 144, comma 2 e 148)

  1.  Il  permesso  di  soggiorno  rilasciato  per  motivi  di lavoro
subordinato, lavoro autonomo e familiari puo' essere utilizzato anche
per  le  altre  attivita' consentite. Quello rilasciato per motivi di
studio  e formazione puo' essere convertito, comunque prima della sua
scadenza,  e  previa  stipula  del  contratto di soggiorno per lavoro
ovvero previo rilascio della certificazione attestante la sussistenza
dei requisiti previsti dall'articolo 26, in permesso di soggiorno per
motivi   di   lavoro   nell'ambito  delle  quote  stabilite  a  norma
dell'articolo   3,   comma  4,  secondo  le  modalita'  previste  dal
regolamento di attuazione.
  2.  Fatta  eccezione  per  i  provvedimenti  riguardanti  attivita'
sportive  e ricreative a carattere temporaneo ((, per quelli inerenti
all'accesso  alle  prestazioni sanitarie di cui all'articolo 35 e per
quelli  attinenti  alle  prestazioni  scolastiche  obbligatorie )), i
documenti  inerenti  al  soggiorno  di  cui  all'articolo 5, comma 8,
devono  essere  esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai
fini  del  rilascio  di  licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri
provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.
  ((3.  Lo  straniero  che,  a  richiesta degli ufficiali e agenti di
pubblica   sicurezza,   non  ottempera,  senza  giustificato  motivo,
all'ordine  di  esibizione  del  passaporto  o  di altro documento di
identificazione  e  del  permesso  di  soggiorno o di altro documento
attestante  la regolare presenza nel territorio dello Stato e' punito
con l'arresto fino ad un ann o e con l'ammenda fino ad euro 2.000)).
  4.  Qualora  vi  sia  motivo  di dubitare della idenlita' personale
dello  straniero, questi e' sottoposto a rilievi fotodattiloscopici e
segnaletici.
  5.  Per  le  verifiche  previste  dal  presente  testo  unico o dal
regolamento  di attuazione, l'autorita' di pubblica sicurezza, quando
vi siano fondate ragioni, richiede agli stranieri informazioni e atti
comprovanti  la  disponibilita'  di  un  reddito da lavoro o da altra
fonte legittima, sufficiente al sostentamento proprio e dei familiari
conviventi nel territorio dello Stato.
  6. Salvo quanto e' stabilito nelle leggi militari, il Prefetto puo'
vietare  agli  stranieri  il  soggiorno  in comuni o in localita' che
comunque  interessano la difesa militare dello Stato. Tale divieto e'
comunicato  agli  stranieri  per  mezzo  della  autorita'  locale  di
pubblica sicurezza o col mezzo di pubblici avvisi. Gli stranieri, che
trasgrediscono al divieto, possono essere allontanati per mezzo della
forza pubblica.
  7.   Le   iscrizioni   e  variazioni  anagrafiche  dello  straniero
regolarmente  soggiornante  sono  effettuate alle medesime condizioni
dei  cittadini  italiani con le modalita' previste dal regolamento di
attuazione.  In  ogni  caso  la  dimora  dello straniero si considera
abituale anche in caso di documentata ospitalita' da piu' di tre mesi
presso   un   centro   di  accoglienza.  Dell'avvenuta  iscrizione  o
variazione l'ufficio da' comunicazione alla questura territorialmente
competente.
  8.  Fuori dei casi di cui al comma 7, gli stranieri che soggiornano
nel  territorio  dello Stato devono comunicare al questore competente
per  territorio,  entro  i  quindici  giorni successivi, le eventuali
variazioni del proprio domicilio abituale.
  9.  Il  documento di identificazione per stranieri e' rilasciato su
modello   conforme   al  tipo  approvato  con  decreto  del  Ministro
dell'interno.  Esso  non  e'  valido  per  l'espatrio,  salvo che sia
diversamente    disposto    dalle   convenzioni   o   dagli   accordi
internazionali.
  10.  Contro  i  provvedimenti  di  cui all'articolo 5 e al presente
articolo  e'  ammesso  ricorso  al tribunale amministrativo regionale
competente.
                               Art. 7
           Obblighi dell'ospitante e del datore di lavoro
               (R.d. 18 giugno 1931, n. 773, art. 147)

  1.  Chiunque,  a  qualsiasi  titolo,  da alloggio ovvero ospita uno
straniero o apolide, anche se parente o affine, ((. . .)) ovvero cede
allo  stesso la proprieta' o il godimento di beni immobili, rustici o
urbani,   posti  nel  territorio  dello  Stato,  e'  tenuto  a  darne
comunicazione scritta, entro quarantotto ore, all'autorita' locale di
pubblica sicurezza.
  2.   La   comunicazione   comprende,  oltre  alle  generalita'  del
denunciante,  quelle  dello  straniero  o  apolide,  gli  estremi del
passaporto  o  del  documento  di  identificazione che lo riguardano,
l'esatta  ubicazione  dell'immobile  ceduto  o  in  cui la persona e'
alloggiata,  ospitata  o presta servizio ed il titolo per il quale la
comunicazione e' dovuta.
  2-bis. Le violazioni delle disposizioni di cui al presente articolo
sono soggette alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma
da 160 a 1.100 euro.
                               Art. 8
                     (Disposizioni particolari)
               (R.d. 18 giugno 1931, n. 773, art. 149)

  1. Le disposizioni del presente capo non si applicano ai componenti
del sacro collegio e del corpo diplomatico e consolare.
                               Art. 9 
   ((Permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo)) 
 
  1. Lo straniero in possesso, da almeno cinque anni, di un  permesso
di soggiorno in corso di validita', che dimostra la disponibilita' di
un reddito non inferiore all'importo annuo  dell'assegno  sociale  e,
nel  caso  di  richiesta  relativa  ai  familiari,  di   un   reddito
sufficiente secondo i parametri indicati nell'articolo 29,  comma  3,
lettera b) e di un alloggio idoneo che rientri nei  parametri  minimi
previsti  dalla  legge  regionale  per  gli   alloggi   di   edilizia
residenziale  pubblica  ovvero  che  sia  fornito  dei  requisiti  di
idoneita' igienico-sanitaria accertati dall'Azienda unita'  sanitaria
locale competente  per  territorio,  puo'  chiedere  al  questore  il
rilascio del ((permesso di soggiorno UE  per  soggiornanti  di  lungo
periodo)), per se' e per i familiari di cui all'articolo 29, comma 1.
(24) (29) 
  ((1-bis. Il permesso di soggiorno  UE  per  soggiornanti  di  lungo
periodo   rilasciato   allo   straniero   titolare   di    protezione
internazionale come definita dall'articolo 2, comma  1,  lettera  a),
del decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251, reca, nella rubrica
«annotazioni», la dicitura  «protezione  internazionale  riconosciuta
dall'Italia il» e riporta, di seguito, la data in cui  la  protezione
e' stata riconosciuta. 
  1-ter. Ai fini del  rilascio  del  permesso  di  soggiorno  UE  per
soggiornanti di lungo periodo di cui al comma 1-bis, non e' richiesta
allo straniero titolare  di  protezione  internazionale  ed  ai  suoi
familiari la documentazione relativa all'idoneita'  dell'alloggio  di
cui al comma 1, ferma restando la necessita' di indicare un luogo  di
residenza ai  sensi  dell'articolo  16,  comma  2,  lettera  c),  del
regolamento di attuazione. Per gli stranieri titolari  di  protezione
internazionale che si trovano nelle condizioni di  vulnerabilita'  di
cui all'articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 30 maggio  2005,
n. 140, la disponibilita' di un alloggio concesso a titolo  gratuito,
a fini assistenziali o caritatevoli, da  parte  di  enti  pubblici  o
privati riconosciuti, concorre  figurativamente  alla  determinazione
del reddito cui al comma 1 nella misura del quindici  per  cento  del
relativo importo.)) 
  2.  Il  ((permesso  di  soggiorno  UE  per  soggiornanti  di  lungo
periodo)) e' a tempo indeterminato ed  e'  rilasciato  entro  novanta
giorni dalla richiesta. 
  2-bis. Il rilascio del ((permesso di soggiorno UE per  soggiornanti
di lungo periodo))  e'  subordinato  al  superamento,  da  parte  del
richiedente, di un test di conoscenza della lingua italiana,  le  cui
modalita' di svolgimento sono determinate con  decreto  del  Ministro
dell'interno,  di   concerto   con   il   Ministro   dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca.Nel caso di permesso di soggiorno CE
rilasciato per lo svolgimento  di  attivita'  di  ricerca  presso  le
universita'  e  gli  enti  vigilati  dal  Ministero  dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca di cui  al  decreto  legislativo  31
dicembre 2009, n. 213, non e' richiesto il superamento  del  test  di
cui al primo periodo. 
  ((2-ter. La disposizione di cui al comma 2-bis non si applica  allo
straniero titolare di protezione internazionale.)) 
  3. La disposizione di cui al comma 1 non si applica agli  stranieri
che: 
   a) soggiornano per motivi di studio o formazione professionale; 
   b) soggiornano a titolo di  protezione  temporanea  o  per  motivi
umanitari ovvero hanno chiesto il permesso di soggiorno a tale titolo
e sono in attesa di una decisione su tale richiesta; 
   c) ((hanno chiesto  la  protezione  internazionale  come  definita
dall'articolo 2, comma 1, lettera  a),  del  decreto  legislativo  19
novembre 2007, n. 251)) e sono ancora  in  attesa  di  una  decisione
definitiva circa tale richiesta; 
   d) sono titolari di un  permesso  di  soggiorno  di  breve  durata
previsto dal presente testo unico e dal regolamento di attuazione; 
   e)godono di uno status giuridico  previsto  dalla  convenzione  di
Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche,  dalla  convenzione  di
Vienna del 1963 sulle relazioni consolari, dalla convenzione del 1969
sulle missioni speciali o dalla convenzione di Vienna del 1975  sulla
rappresentanza degli Stati nelle loro  relazioni  con  organizzazioni
internazionali di carattere universale. 
  4.  Il  ((permesso  di  soggiorno  UE  per  soggiornanti  di  lungo
periodo)) non puo' essere rilasciato agli  stranieri  pericolosi  per
l'ordine pubblico  o  la  sicurezza  dello  Stato.  Nel  valutare  la
pericolosita' si tiene conto anche dell'appartenenza dello  straniero
ad una delle  categorie  indicate  nell'articolo  1  della  legge  27
dicembre 1956, n. 1423, come sostituito dall'articolo 2 della legge 3
agosto 1988, n. 327, o nell'articolo 1 della legge 31 maggio 1965, n.
575, come sostituito dall'articolo 13 della legge 13 settembre  1982,
n. 646, ovvero di eventuali condanne  anche  non  definitive,  per  i
reati previsti dall'articolo 380  del  codice  di  procedura  penale,
nonche', limitatamente ai delitti non colposi, dall'articolo 381  del
medesimo codice. Ai fini dell'adozione di un provvedimento di diniego
di rilascio del permesso di soggiorno di cui  al  presente  comma  il
questore  tiene  conto  altresi'  della  durata  del  soggiorno   nel
territorio  nazionale  e  dell'inserimento   sociale,   familiare   e
lavorativo dello straniero. 
  ((4-bis. Salvo i casi di cui  ai  commi  4  e  7,  il  permesso  di
soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di cui al comma  1-bis
e' rifiutato ovvero revocato nei casi di revoca  o  cessazione  dello
status di  rifugiato  o  di  protezione  sussidiaria  previsti  dagli
articoli 9, 13, 15 e 18 del decreto legislativo 19 novembre 2007,  n.
251. Nei casi di cessazione di cui agli articoli 9 e 15 del  medesimo
decreto legislativo, allo straniero  e'  rilasciato  un  permesso  di
soggiorno UE per soggiornanti di lungo  periodo,  aggiornato  con  la
cancellazione dell'annotazione  di  cui  al  comma  1-bis  ovvero  un
permesso di soggiorno ad  altro  titolo  in  presenza  dei  requisiti
previsti dal presente testo unico.)) 
  5. Ai fini del calcolo del periodo  di  cui  al  comma  1,  non  si
computano i periodi di soggiorno per i motivi indicati nelle  lettere
d) ed e) del comma 3. 
  ((5-bis. Il calcolo del periodo di soggiorno di cui al comma 1, per
il rilascio del permesso di soggiorno UE per  soggiornanti  di  lungo
periodo di cui al comma 1-bis, e' effettuato a partire dalla data  di
presentazione della domanda di protezione internazionale in base alla
quale la protezione internazionale e' stata riconosciuta.)) 
  6.  Le  assenze  dello  straniero  dal  territorio  nazionale   non
interrompono la durata del periodo di cui al comma 1 e  sono  incluse
nel computo del medesimo periodo quando sono  inferiori  a  sei  mesi
consecutivi  e  non  superano   complessivamente   dieci   mesi   nel
quinquennio, salvo che detta interruzione sia dipesa dalla necessita'
di adempiere agli obblighi militari, da gravi e documentati motivi di
salute ovvero da altri gravi e comprovati motivi. 
  7. Il permesso di soggiorno di cui al comma 1 e' revocato: 
   a) se e' stato acquisito fraudolentemente; 
   b) in caso di espulsione, di cui al comma 9; 
   c) quando mancano  o  vengano  a  mancare  le  condizioni  per  il
rilascio, di cui al comma 4; 
   d) in caso di assenza dal territorio dell'Unione per un periodo di
dodici mesi consecutivi; 
   e) in caso di conferimento  di  permesso  di  soggiorno  di  lungo
periodo da parte di altro Stato membro  dell'Unione  europea,  previa
comunicazione da parte di quest'ultimo, e comunque in caso di assenza
dal territorio dello Stato per un periodo superiore a sei anni. 
  8. Lo straniero al quale e' stato revocato il permesso di soggiorno
ai sensi delle lettere d) ed e) del comma 7, puo' riacquistarlo,  con
le stesse modalita' di cui al presente  articolo.  In  tal  caso,  il
periodo di cui al comma 1, e' ridotto a tre anni. 
  9.  Allo  straniero,  cui  sia  stato  revocato  il  ((permesso  di
soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo)) e nei cui  confronti
non debba essere disposta l'espulsione e' rilasciato un  permesso  di
soggiorno per altro tipo in applicazione del presente testo unico. 
  10. Nei confronti del titolare del ((permesso di soggiorno  UE  per
soggiornanti di lungo periodo)), l'espulsione puo' essere disposta: 
   a) per gravi motivi di ordine pubblico o sicurezza dello Stato; 
   b) nei casi di cui all'articolo 3, comma 1, del  decreto-legge  27
luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  31
luglio 2005, n. 155; 
   c) quando lo straniero appartiene ad una delle categorie  indicate
all'articolo  1  della  legge  27  dicembre  1956,  n.  1423,  ovvero
all'articolo 1 della legge 31 maggio 1965, n.  575,  sempre  che  sia
stata applicata, anche in via cautelare,  una  delle  misure  di  cui
all'articolo 14 della legge 19 marzo 1990, n. 55. 
  ((10-bis. L'espulsione del rifugiato o dello straniero ammesso alla
protezione sussidiaria e titolare del permesso di  soggiorno  UE  per
soggiornanti di lungo periodo di cui al comma 1-bis, e'  disciplinata
dall'articolo 20 del decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251.)) 
  11. Ai fini dell'adozione del provvedimento di espulsione di cui al
comma 10, si tiene  conto  anche  dell'eta'  dell'interessato,  della
durata del soggiorno  sul  territorio  nazionale,  delle  conseguenze
dell'espulsione per l'interessato e i suoi familiari,  dell'esistenza
di legami familiari e sociali nel territorio nazionale e dell'assenza
di tali vincoli con il Paese di origine. 
  12.  Oltre  a  quanto  previsto  per  lo   straniero   regolarmente
soggiornante nel territorio dello Stato, il titolare  del  ((permesso
di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo)) puo': 
   a) fare ingresso nel territorio nazionale in esenzione di visto  e
circolare liberamente sul territorio nazionale salvo quanto  previsto
dall'articolo 6, comma 6; 
   b) svolgere nel territorio dello Stato ogni  attivita'  lavorativa
subordinata o  autonoma  salvo  quelle  che  la  legge  espressamente
riserva al cittadino o vieta allo straniero. Per  lo  svolgimento  di
attivita' di lavoro subordinato  non  e'  richiesta  la  stipula  del
contratto di soggiorno di cui all'articolo 5-bis; 
   c)  usufruire  delle  prestazioni  di   assistenza   sociale,   di
previdenza sociale, di  quelle  relative  ad  erogazioni  in  materia
sanitaria, scolastica e sociale, di  quelle  relative  all'accesso  a
beni e servizi a disposizione del pubblico, compreso  l'accesso  alla
procedura per  l'ottenimento  di  alloggi  di  edilizia  residenziale
pubblica, salvo che  sia  diversamente  disposto  e  sempre  che  sia
dimostrata  l'effettiva  residenza  dello  straniero  sul  territorio
nazionale; 
   d) partecipare alla vita pubblica  locale,  con  le  forme  e  nei
limiti previsti dalla vigente normativa. 
  13. E' autorizzata la riammissione sul territorio  nazionale  dello
straniero espulso da altro Stato membro dell'Unione europea  titolare
del ((permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo)) di
cui al comma 1 che non costituisce un pericolo per l'ordine  pubblico
e la sicurezza dello Stato. 
  ((13-bis. E' autorizzata, altresi', la riammissione sul  territorio
nazionale dello straniero titolare del permesso di soggiorno  UE  per
soggiornanti di lungo periodo titolare di  protezione  internazionale
allontanato da altro Stato membro  dell'Unione  europea  e  dei  suoi
familiari, quando nella rubrica 'annotazioni' del  medesimo  permesso
e' riportato che la protezione internazionale e'  stata  riconosciuta
dall'Italia. Entro  trenta  giorni  dal  ricevimento  della  relativa
richiesta di informazione, si provvede a comunicare allo Stato membro
richiedente  se  lo  straniero  beneficia  ancora  della   protezione
riconosciuta dall'Italia.)) 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (24) 
  La Corte costituzionale, con sentenza 29-30 luglio 2008, n. 306 (in
G.U.  1a  s.s.  6/8/2008,  n.  33)  ha  dichiarato   l'illegittimita'
costituzionale  del  comma  1,  nella  parte  in  cui   esclude   che
l'indennita' di accompagnamento, di cui all'art.  1  della  legge  11
febbraio  1980,  n.  18,  possa  essere  attribuita  agli   stranieri
extracomunitari soltanto perche' essi non risultano in  possesso  dei
requisiti di reddito gia' stabiliti per la carta di soggiorno ed  ora
previsti, per effetto del decreto legislativo 8 gennaio  2007,  n.  3
(Attuazione della  direttiva  2003/109/CE  relativa  allo  status  di
cittadini di Paesi  terzi  soggiornanti  di  lungo  periodo)  per  il
permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo. 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (29) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 14-23 gennaio 2009, n. 11 (in
G.U.  1a  s.s.  28/1/2009,  n.  4)  ha  dichiarato   l'illegittimita'
costituzionale del comma 1 del presente articolo 9, "nella  parte  in
cui esclude che la pensione di inabilita', di cui all'art.  12  della
legge 30 marzo 1971, n. 118 (Conversione in legge del d.l. 30 gennaio
1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi  civili),
possa  essere  attribuita  agli  stranieri  extracomunitari  soltanto
perche' essi non risultano in possesso dei requisiti di reddito  gia'
stabiliti per la carta di soggiorno ed ora previsti, per effetto  del
D.Lgs.  n.  3  del  2007,  per  il  permesso  di  soggiorno  CE   per
soggiornanti di lungo periodo". 
                             Art. 9-bis 
Stranieri  in  possesso  di  un  ((permesso  di  soggiorno   UE   per
  soggiornanti di lungo periodo)) rilasciato da altro Stato membro 
 
  1. Lo straniero, titolare di un  ((permesso  di  soggiorno  UE  per
soggiornanti di lungo periodo))  rilasciato  da  altro  Stato  membro
dell'Unione europea  e  in  corso  di  validita',  puo'  chiedere  di
soggiornare sul territorio nazionale per un periodo superiore  a  tre
mesi, al fine di: 
   a) esercitare un'attivita' economica  in  qualita'  di  lavoratore
subordinato o autonomo, ai sensi degli articoli 5, comma 3-bis, 22  e
26. Le certificazioni di cui all'articolo 26  sono  rilasciate  dallo
Sportello unico per l'immigrazione; 
   b) frequentare corsi di studio o di formazione  professionale,  ai
sensi della vigente normativa; 
   c) soggiornare per altro  scopo  lecito  previa  dimostrazione  di
essere in possesso  di  mezzi  di  sussistenza  non  occasionali,  di
importo superiore al doppio dell'importo minimo previsto dalla  legge
per l'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria  e  di  una
assicurazione sanitaria per il periodo del soggiorno. 
  2. Allo straniero di cui al comma 1 e' rilasciato  un  permesso  di
soggiorno secondo le modalita' previste dal presente  testo  unico  e
dal regolamento di attuazione. 
  3.  Ai  familiari  dello  straniero  titolare  del  ((permesso   di
soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo)) e in possesso di  un
valido  titolo  di  soggiorno  rilasciato  dallo  Stato   membro   di
provenienza, e' rilasciato un permesso di  soggiorno  per  motivi  di
famiglia,  ai  sensi  dell'articolo  30,  commi  2,  3  e  6,  previa
dimostrazione  di  aver  risieduto  in  qualita'  di  familiari   del
soggiornante di lungo periodo nel medesimo Stato membro e  di  essere
in possesso dei requisiti di cui all'articolo 29, comma 3. 
  4. Per soggiorni inferiori a tre mesi, allo  straniero  di  cui  ai
commi 1 e 3 si applica l'articolo 5,  comma  7,  con  esclusione  del
quarto periodo. 
  5. Agli stranieri di cui ai commi 1 e 3  e'  consentito  l'ingresso
nel territorio nazionale in esenzione di visto  e  si  prescinde  dal
requisito dell'effettiva residenza all'estero  per  la  procedura  di
rilascio del nulla osta di cui all'articolo 22. 
  6. Il permesso di soggiorno di cui ai commi 2 e 3 e'  rifiutato  e,
se rilasciato, e' revocato, agli stranieri  pericolosi  per  l'ordine
pubblico o la sicurezza dello Stato. Nel valutare la pericolosita' si
tiene conto anche dell'appartenenza  dello  straniero  ad  una  delle
categorie indicate nell'articolo 1 della legge 27 dicembre  1956,  n.
1423, come sostituito dall'articolo 2 della legge 3 agosto  1988,  n.
327, o nell'articolo 1 della legge  31  maggio  1965,  n.  575,  come
sostituito dall'articolo 13 della legge 13 settembre  1982,  n.  646,
ovvero di eventuali condanne,  anche  non  definitive,  per  i  reati
previsti dall'articolo 380 del codice di procedura  penale,  nonche',
limitatamente ai delitti non colposi, dall'articolo 381 del  medesimo
codice. Nell'adottare  il  provvedimento  si  tiene  conto  dell'eta'
dell'interessato,  della  durata   del   soggiorno   sul   territorio
nazionale, delle conseguenze dell'espulsione per  l'interessato  e  i
suoi familiari, dell'esistenza di  legami  familiari  e  sociali  nel
territorio nazionale e dell'assenza di tali vincoli con il  Paese  di
origine. 
  7. Nei confronti degli stranieri di cui al comma 6 e'  adottato  il
provvedimento di espulsione  ai  sensi  dell'articolo  13,  comma  2,
lettera b), e l'allontanamento e' effettuato verso  lo  Stato  membro
dell'Unione europea che ha rilasciato il permesso di  soggiorno.  Nel
caso sussistano i presupposti per  l'adozione  del  provvedimento  di
espulsione ai sensi dell'articolo 13, comma  1,  e  dell'articolo  3,
comma 1, del decreto-legge 27 luglio 2005, n.  144,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n.  155,  l'espulsione  e'
adottata sentito lo Stato membro che ha  rilasciato  il  permesso  di
soggiorno e  l'allontanamento  e'  effettuato  fuori  dal  territorio
dell'Unione europea. ((Nei confronti dello straniero il cui  permesso
di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo  rilasciato  da  un
altro Stato membro dell'Unione europea riporta l'annotazione relativa
alla  titolarita'  di  protezione   internazionale,   come   definita
dall'articolo 2, comma 1, lettera  a),  del  decreto  legislativo  19
novembre 2007, n. 251,  e  dei  suoi  familiari  l'allontanamento  e'
effettuato verso lo Stato membro che ha  riconosciuto  la  protezione
internazionale,  previa  conferma  da  parte  di  tale  Stato   della
attualita' della protezione. Nel caso ricorrano i presupposti di  cui
all'articolo 20 del decreto legislativo 19  novembre  2007,  n.  251,
l'allontanamento  puo'  essere  effettuato   fuori   dal   territorio
dell'Unione europea, sentito lo Stato membro che ha  riconosciuto  la
protezione internazionale, fermo restando il rispetto  del  principio
di cui all'articolo 19, comma 1.)) 
  8. Allo straniero di cui ai commi 1 e 3, in possesso dei  requisiti
di cui all'articolo 9, e'  rilasciato,  entro  novanta  giorni  dalla
richiesta, un ((permesso di soggiorno UE per  soggiornanti  di  lungo
periodo)). Dell'avvenuto rilascio e' informato lo Stato membro che ha
rilasciato il precedente ((permesso di soggiorno UE per  soggiornanti
di lungo periodo)) . ((Se il precedente permesso di soggiorno UE  per
soggiornanti di  lungo  periodo  rilasciato  da  altro  Stato  membro
riporta, nella rubrica 'annotazioni', la  titolarita'  di  protezione
internazionale come definita dall'articolo 2, comma  1,  lettera  a),
del decreto legislativo 19 novembre 2007,  n.  251,  il  permesso  di
soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo  rilasciato  ai  sensi
del presente comma riporta la  medesima  annotazione  precedentemente
inserita. A tal fine, si richiede allo Stato membro che ha rilasciato
il precedente permesso di soggiorno  UE  per  soggiornanti  di  lungo
periodo  di  confermare  se  lo  straniero  benefici   ancora   della
protezione  internazionale  ovvero  se  tale  protezione  sia   stata
revocata con decisione definitiva. Se,  successivamente  al  rilascio
del permesso di soggiorno UE per soggiornante di  lungo  periodo,  e'
trasferita   all'Italia   la   responsabilita'    della    protezione
internazionale, secondo le norme internazionali e  nazionali  che  ne
disciplinano il trasferimento, la rubrica 'annotazioni' del  permesso
di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo e' aggiornata entro
tre mesi in conformita' a tale trasferimento.)) 
  ((8-bis. Entro trenta giorni dalla relativa richiesta, sono fornite
agli altri Stati membri dell'Unione europea le informazioni in merito
allo status di  protezione  internazionale  riconosciuta  dall'Italia
agli stranieri che hanno ottenuto un permesso  di  soggiorno  UE  per
soggiornanti di lungo periodo in tali Stati membri. 
  8-ter. Entro trenta  giorni  dal  riconoscimento  della  protezione
internazionale   ovvero   dal    trasferimento    all'Italia    della
responsabilita' della  protezione  internazionale  di  uno  straniero
titolare di un permesso di soggiorno UE  per  soggiornanti  di  lungo
periodo rilasciato da altro  Stato  membro  dell'Unione  europea,  si
provvede a richiedere a tale Stato  membro  l'inserimento  ovvero  la
modifica della relativa annotazione sul permesso di soggiorno UE  per
soggiornanti di lungo periodo.)) 
                             Art. 9-ter 
(Status di soggiornante di lungo periodo-CE per i titolari  di  Carta
                               blu UE) 
 
  1. Lo straniero titolare di Carta blu UE  rilasciata  da  un  altro
Stato membro ed autorizzato al soggiorno in  Italia  alle  condizioni
previste  dall'articolo  27-quater,  puo'  chiedere  al  Questore  il
rilascio del ((permesso di soggiorno UE  per  soggiornanti  di  lungo
periodo)), di cui all'articolo 9. 
  2. La disposizione di cui al comma 1 si applica agli stranieri  che
dimostrino: 
    a) di aver  soggiornato,  legalmente  ed  ininterrottamente,  per
cinque anni nel territorio dell'Unione in quanto  titolari  di  Carta
blu UE; 
    b) di essere in possesso, da almeno  due  anni,  di  un  permesso
Carta blu UE ai  sensi  dell'articolo  27-quater.  Le  assenze  dello
straniero dal territorio dell'Unione non interrompono la  durata  del
periodo di cui al presente comma  e  sono  incluse  nel  computo  del
medesimo periodo quando sono inferiori a dodici  mesi  consecutivi  e
non superano complessivamente i diciotto mesi nel periodo di cui alla
lettera a). 
  3. Ai titolari di Carta blu UE, in possesso dei requisiti  previsti
al comma 2, e' rilasciato dal questore un ((permesso di soggiorno  UE
per soggiornanti di  lungo  periodo)),  recante  la  dicitura,  nella
rubrica 'annotazioni', 'Ex titolare di Carta blu UE'. 
  4. Il permesso di soggiorno di cui al comma  1  e'  revocato  nelle
ipotesi previste all'articolo 9, comma 7, lettere a), b), c)  ed  e),
nonche' nel caso di assenza dal territorio dell'Unione per un periodo
di ventiquattro mesi consecutivi. 
  5. Ai familiari  dello  straniero  titolare  di  un  ((permesso  di
soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo)), concesso  ai  sensi
del presente  articolo,  in  possesso  di  un  valido  documento,  e'
rilasciato un permesso di soggiorno per motivi di famiglia  ai  sensi
degli articoli  5,  comma  3-sexies,  e  30,  commi  2  e  6,  previa
dimostrazione di essere in possesso dei requisiti di cui all'articolo
29, comma 3. 
  6. Ai familiari  dello  straniero  titolare  di  un  ((permesso  di
soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo))  concesso  ai  sensi
del presente articolo, in possesso dei requisiti di cui  all'articolo
9,  comma  1,  e'  rilasciato  il  ((permesso  di  soggiorno  UE  per
soggiornanti  di  lungo  periodo))   qualora   abbiano   soggiornato,
legalmente ed  ininterrottamente,  per  cinque  anni  nel  territorio
dell'Unione di cui gli ultimi due nel territorio nazionale. 

TITOLO II
DISPOSIZIONI SULL’INGRESSO, IL SOGGIORNO E L’ALLONTANAMENTO
DAL TERRITORIO DELLO STATO
CAPO II
CONTROLLO DELLE FRONTIERE,
RESPINGIMENTO ED ESPULSIONE

                               Art. 10
                            Respingimento
                 (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 8)

  1. La polizia di frontiera respinge gli stranieri che si presentano
ai  valichi  di  frontiera  senza  avere  i  requisiti  richiesti dal
presente testo unico per l'ingresso nel territorio dello Stato.
  2.  Il respingimento con accompagnamento alla frontiera e' altresi'
disposto dal questore nei confronti degli stranieri:
   a)  che  entrando  nel  territorio  dello  Stato  sottraendosi  ai
controlli di frontiera, sono fermati all'ingresso o subito dopo;
   b)   che,  nelle  circostanze  di  cui  al  comma  1,  sono  stati
temporaneamente  ammessi  nel  territorio  per necessita' di pubblico
soccorso.
  ((3.  Il vettore che ha condotto alla frontiera uno straniero privo
dei  documenti  di  cui  all'articolo  4,  o che deve essere comunque
respinto  a  norma  del  presente  articolo,  e'  tenuto  a prenderlo
immediatamente a carico ed a ricondurlo nello Stato di provenienza, o
in  quello che ha rilasciato il documento di viaggio eventualmente in
possesso  dello  straniero. Tale disposizione si applica anche quando
l'ingresso  e'  negato allo straniero in transito, qualora il vettore
che  avrebbe dovuto trasportarlo nel Paese di destinazione rifiuti di
imbarcarlo  o  le  autorita'  dello Stato di destinazione gli abbiano
negato l'ingresso o lo abbiano rinviato nello Stato.))
  4.  Le  disposizioni  dei  commi 1, 2 e 3 e quelle dell'articolo 4,
commi  3  e  6, non si applicano nei casi previsti dalle disposizioni
vigenti  che  disciplinano  l'asilo politico, il riconoscimento dello
status  di  rifugiato,  ovvero  l'adozione  di  misure  di protezione
temporanea per motivi umanitari.
  5.  Per  lo  straniero respinto e' prevista l'assistenza necessaria
presso i valichi di frontiera.
  6.  I  respingimenti  di  cui  al presente articolo sono registrati
dall'autorita' di pubblica sicurezza.
                             Art. 10-bis 
     (Ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato). 
 
  1. Salvo che il fatto costituisca piu' grave  reato,  lo  straniero
che fa ingresso ovvero si trattiene nel territorio  dello  Stato,  in
violazione delle disposizioni del presente  testo  unico  nonche'  di
quelle di cui all'articolo 1 della legge 28 maggio 2007,  n.  68,  e'
punito con l'ammenda da 5.000 a 10.000  euro.  Al  reato  di  cui  al
presente comma non si applica l'articolo 162 del codice penale. 
  2. Le disposizioni  di  cui  al  comma  1  non  si  applicano  allo
straniero destinatario del provvedimento di  respingimento  ai  sensi
dell'articolo  10,  comma  1  ((ovvero  allo  straniero  identificato
durante i  controlli  della  polizia  di  frontiera,  in  uscita  dal
territorio nazionale)). 
  3. Al procedimento penale per  il  reato  di  cui  al  comma  1  si
applicano le disposizioni di  cui  agli  articoli  20-bis,  20-ter  e
32-bis del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274. 
  4.  Ai  fini  dell'esecuzione   dell'espulsione   dello   straniero
denunciato ai sensi del comma 1 non  e'  richiesto  il  rilascio  del
nulla osta di cui all'articolo 13, comma 3, da  parte  dell'autorita'
giudiziaria  competente  all'accertamento  del  medesimo  reato.   Il
questore comunica l'avvenuta esecuzione  dell'espulsione  ovvero  del
respingimento  di  cui  all'articolo  10,  comma   2,   all'autorita'
giudiziaria competente all'accertamento del reato. 
  5. Il giudice, acquisita la notizia dell'esecuzione dell'espulsione
o del respingimento ai sensi dell'articolo  10,  comma  2,  pronuncia
sentenza  di  non  luogo  a  procedere.  Se  lo   straniero   rientra
illegalmente nel territorio dello Stato prima  del  termine  previsto
dall'articolo 13, comma 14, si applica l'articolo 345 del  codice  di
procedura penale. 
  6.  Nel  caso  di  presentazione  di  una  domanda  di   protezione
internazionale di cui al decreto legislativo  19  novembre  2007,  n.
251, il procedimento  e'  sospeso.  Acquisita  la  comunicazione  del
riconoscimento della protezione  internazionale  di  cui  al  decreto
legislativo 19  novembre  2007,  n.  251,  ovvero  del  rilascio  del
permesso di soggiorno nelle ipotesi di cui all'articolo 5,  comma  6,
del presente testo unico, il giudice pronuncia sentenza di non  luogo
a procedere. 
                               Art. 11
      Potenziamento e coordinamento dei controlli di frontiera
                 (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 9)

  1.  Il  Ministro  dell'interno  e  il  Ministro degli affari esteri
adottano il piano generale degli interventi per il potenziamento e il
perfezionamento,  anche  attraverso  l'automazione  delle  procedure,
delle misure di controllo di rispettiva competenza, nell'ambito delle
compatibilita'  con  i  sistemi informativi di livello extranazionale
previsti dagli accordi o convenzioni internazionali in vigore e delle
disposizioni vigenti in materia di protezione dei dati personali.
  1-bis.  Il  Ministro  dell'interno,  sentito,  ove  necessario,  il
Comitato  nazionale  per  l'ordine  e la sicurezza pubblica, emana le
misure  necessarie per il coordinamento unificato dei controlli sulla
frontiera  marittima  e  terrestre italiana. Il Ministro dell'interno
promuove  altresi'  apposite misure di coordinamento tra le autorita'
italiane  competenti  in  materia di controlli sull'immigrazione e le
autorita'    europee    competenti    in    materia    di   controlli
sull'immigrazione  ai  sensi  dell'Accordo di Schengen, ratificato ai
sensi della legge 30 settembre 1993, n. 388.
  2.   Delle  parti  di  piano  che  riguardano  sistemi  informativi
automatizzati   e   dei  relativi  contratti  e'  data  comunicazione
all'Autorita' per l'informatica nella pubblica amministrazione.
  3.  Nell'ambito  e  in  attuazione  delle  direttive  adottate  dal
Ministro dell'interno, i prefetti delle province di confine terrestre
e  i prefetti dei capoluoghi delle regioni interessate alla frontiera
marittima  promuovono  le  misure occorrenti per il coordinamento dei
controlli  di  frontiera  e  della  vigilanza  marittima e terrestre,
d'intesa  con  i prefetti delle altre province interessate, sentiti i
questori e i dirigenti delle zone di polizia di frontiera, nonche' le
autorita'  marittime  e  militari  e  i  responsabili degli organi di
polizia, di livello non inferiore a quello provinciale, eventualmente
interessati,  e  sovrintendono all'attuazione delle direttive emanate
in materia.
  4.  Il  Ministero  degli  affari esteri e il Ministero dell'interno
promuovono   le   iniziative   occorrenti,   d'intesa   con  i  Paesi
interessati,  al fine di accelerare l'espletamento degli accertamenti
e  il  rilascio  dei documenti eventualmente necessari per migliorare
l'efficacia  dei  provvedimenti  previsti dal presente testo unico, e
per la reciproca collaborazione a fini di contrasto dell'immigrazione
clandestina.  A  tale  scopo,  le  intese  di  collaborazione possono
prevedere  la  cessione  a  titolo  gratuito alle autorita' dei Paesi
interessati   di   beni   mobili  ed  apparecchiature  specificamente
individuate, nei limiti delle compatibilita' funzionali e finanziarie
definite  dal  Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica e, se si tratta
di  beni,  apparecchiature  o  servizi  accessori  forniti  da  altre
amministrazioni, con il Ministro competente.
  5.  Per  le  finalita'  di cui al comma 4, il Ministro dell'interno
predispone   uno   o   piu'   programmi   pluriennali  di  interventi
straordinari  per  l'acquisizione  degli  impianti  e mezzi tecnici e
logistici necessari, per acquistare o ripristinare i beni mobili e le
apparecchiature   in   sostituzione   di   quelli   ceduti  ai  Paesi
interessati,   ovvero   per  fornire  l'assistenza  e  altri  servizi
accessori. Se si tratta di beni, apparecchiature o servizi forniti da
altre  amministrazioni,  i programmi sono adottati di concerto con il
Ministro competente.
  ((5-bis. Il Ministero dell'interno, nell'ambito degli interventi di
sostegno  alle  politiche  preventive  di  contrasto all'immigrazione
clandestina dei Paesi di accertata provenienza, contribuisce, per gli
anni  2004  e  2005,  alla  realizzazione,  nel territorio dei Paesi,
interessati,  di  strutture,  utili  ai  fini del contrasto di flussi
irregolari di popolazione migratoria verso il territorio italiano.))
  6.   Presso   i  valichi  di  frontiera  sono  previsti  sevizi  di
accoglienza  al  fine  di  fornire  informazioni  e  assistenza  agli
stranieri  che  intendano presentare domanda di asilo o fare ingresso
in  Italia  per  un  soggiorno  di  durata superiore a tre mesi. Tali
servizi  sono  messi a disposizione, ove possibile, all'interno della
zona di transito.
                               Art. 12 
           Disposizioni contro le immigrazioni clandestine 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 10) 
 
  1. Salvo che il fatto costituisca piu' grave  reato,  chiunque,  in
violazione delle disposizioni del  presente  testo  unico,  promuove,
dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri  nel
territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a  procurarne
illegalmente l'ingresso nel territorio dello Stato, ovvero  di  altro
Stato del quale la persona non  e'  cittadina  o  non  ha  titolo  di
residenza permanente, e' punito con la reclusione  da  uno  a  cinque
anni e con la multa di 15.000 euro per ogni persona. 
  2. Fermo restando  quanto  previsto  dall'articolo  54  del  codice
penale, non costituiscono reato le attivita' di soccorso e assistenza
umanitaria prestate  in  Italia  nei  confronti  degli  stranieri  in
condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato. 
  3. Salvo che il fatto costituisca piu' grave  reato,  chiunque,  in
violazione delle disposizioni del  presente  testo  unico,  promuove,
dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri  nel
territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a  procurarne
illegalmente l'ingresso nel territorio dello Stato, ovvero  di  altro
Stato del quale la persona non  e'  cittadina  o  non  ha  titolo  di
residenza permanente,  e'  punito  con  la  reclusione  da  cinque  a
quindici anni e con la multa di 15.000 euro per ogni persona nel caso
in cui: 
    a) il fatto riguarda l'ingresso  o  la  permanenza  illegale  nel
territorio dello Stato di cinque o piu' persone; 
    b) la persona trasportata e' stata esposta a pericolo per la  sua
vita o  per  la  sua  incolumita'  per  procurarne  l'ingresso  o  la
permanenza illegale; 
    c) la persona  trasportata  e'  stata  sottoposta  a  trattamento
inumano o  degradante  per  procurarne  l'ingresso  o  la  permanenza
illegale; 
    d) il fatto e' commesso da tre o piu'  persone  in  concorso  tra
loro  o  utilizzando  servizi  internazionali  di  trasporto   ovvero
documenti contraffatti o alterati o comunque illegalmente ottenuti; 
    e) gli autori del fatto hanno la disponibilita' di armi o materie
esplodenti. 
  3-bis. Se i fatti di cui al comma 3 sono commessi ricorrendo due  o
piu' delle ipotesi di cui alle lettere a),  b),  c),  d)  ed  e)  del
medesimo comma, la pena ivi prevista e' aumentata. 
  3-ter. La pena detentiva e' aumentata da un terzo alla meta'  e  si
applica la multa di 25.000 euro per ogni persona se i fatti di cui ai
commi 1 e 3: 
    a) sono commessi al fine di reclutare persone da  destinare  alla
prostituzione o comunque  allo  sfruttamento  sessuale  o  lavorativo
ovvero riguardano l'ingresso di  minori  da  impiegare  in  attivita'
illecite al fine di favorirne lo sfruttamento; 
    b) sono commessi al fine di trame profitto, anche indiretto. 
  3-quater. Le circostanze attenuanti,  diverse  da  quelle  previste
dagli articoli 98  e  114  del  codice  penale,  concorrenti  con  le
aggravanti di cui ai commi 3-bis e 3-ter, non possono essere ritenute
equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni  di  pena
si  operano  sulla  quantita'   di   pena   risultante   dall'aumento
conseguente alle predette aggravanti. 
  3-quinquies. Per i delitti previsti dai commi  precedenti  le  pene
sono diminuite fino alla meta' nei  confronti  dell'imputato  che  si
adopera  per  evitare  che  l'attivita'  delittuosa  sia  portata   a
conseguenze ulteriori, aiutando concretamente l'autorita' di  polizia
o  l'autorita'  giudiziaria  nella  raccolta  di  elementi  di  prova
decisivi per la ricostruzione dei fatti, per  l'individuazione  o  la
cattura di uno o piu' autori di reati e per la sottrazione di risorse
rilevanti alla consumazione dei delitti. 
  3-sexies. All'articolo 4-bis, comma 1, terzo periodo,  della  legge
26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, dopo  le  parole:
"609-octies del codice penale" sono inserite  le  seguenti:  "nonche'
dall'articolo 12, commi 3, 3-bis e 3-ter, del testo unico di  cui  al
decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286,". 
  3-septies. COMMA ABROGATO DALLA L. 16 MARZO 2006, N. 146 
  4. Nei casi previsti dai commi 1 e 3 e' obbligatorio  l'arresto  in
flagranza. 
  4-bis. Quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine  ai
reati previsti dal comma 3, e' applicata  la  custodia  cautelare  in
carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non
sussistono esigenze cautelari. ((41)) 
  4-ter. Nei casi previsti dai commi 1 e  3  e'  sempre  disposta  la
confisca del mezzo di trasporto utilizzato per commettere  il  reato,
anche nel caso di applicazione della pena su richiesta delle parti. 
  5. Fuori dei casi previsti dai commi precedenti,  e  salvo  che  il
fatto non costituisca piu' grave reato, chiunque, al fine  di  trarre
un ingiusto profitto dalla condizione di illegalita' dello  straniero
o nell'ambito delle attivita' punite a norma del  presente  articolo,
favorisce la permanenza di  questi  nel  territorio  dello  Stato  in
violazione delle norme del presente testo unico,  e'  punito  con  la
reclusione fino a quattro anni e con la  multa  fino  a  lire  trenta
milioni. Quando il fatto e'  commesso  in  concorso  da  due  o  piu'
persone, ovvero riguarda la permanenza di cinque o piu'  persone,  la
pena e' aumentata da un terzo alla meta'. 
  5-bis. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chiunque  a
titolo oneroso, al fine di trarre  ingiusto  profitto,  da'  alloggio
ovvero cede, anche in locazione, un immobile ad uno straniero che sia
privo di titolo di soggiorno al momento della stipula o  del  rinnovo
del contratto di locazione, e' punito con la reclusione da sei mesi a
tre  anni.  La  condanna  con   provvedimento   irrevocabile   ovvero
l'applicazione  della  pena  su  richiesta  delle   parti   a   norma
dell'articolo 444 del codice di procedura penale, anche se  e'  stata
concessa la sospensione condizionale della pena, comporta la confisca
dell'immobile, salvo che appartenga a persona estranea al  reato.  Si
osservano, in quanto applicabili, le disposizioni vigenti in  materia
di gestione e destinazione dei beni confiscati. Le  somme  di  denaro
ricavate dalla  vendita,  ove  disposta,  dei  beni  confiscati  sono
destinate  al  potenziamento  delle  attivita'   di   prevenzione   e
repressione dei reati in tema di immigrazione clandestina. 
  6. Il vettore aereo, marittimo o terrestre e' tenuto ad  accertarsi
che lo straniero trasportato sia in possesso dei documenti  richiesti
per  l'ingresso  nel  territorio  dello  Stato,  nonche'  a  riferire
all'organo di polizia di frontiera dell'eventuale  presenza  a  bordo
dei  rispettivi  mezzi  di  trasporto  di  stranieri   in   posizione
irregolare. In caso di inosservanza anche di uno solo degli  obblighi
di cui al presente comma, si applica la sanzione  amministrativa  del
pagamento di una somma da euro 3.500 a euro 5.500 per ciascuno  degli
stranieri trasportati. Nei casi piu' gravi e' disposta la sospensione
da uno a dodici mesi, ovvero la revoca della licenza,  autorizzazione
o  concessione  rilasciato  dall'autorita'  amministrativa  italiana,
inerenti all'attivita' professionale svolta e al mezzo  di  trasporto
utilizzato. Si  osservano  le  disposizioni  di  cui  alla  legge  24
novembre 1981, n. 689. 
  7. Nel corso di operazioni  di  polizia  finalizzate  al  contrasto
delle immigrazioni clandestine, disposte nell'ambito delle  direttive
di cui all'articolo 11, comma 3, gli ufficiali e agenti  di  pubblica
sicurezza  operanti  nelle  province  di  confine   e   nelle   acque
territoriali possono procedere al  controllo  e  alle  ispezioni  dei
mezzi di trasporto e delle cose  trasportate,  ancorche'  soggetti  a
speciale regime doganale, quando, anche  in  relazione  a  specifiche
circostanze di  luogo  e  di  tempo,  sussistono  fondati  motivi  di
ritenere che possano essere utilizzati per uno dei reati previsti dal
presente articolo. Dell'esito dei  controlli  e  delle  ispezioni  e'
redatto processo verbale in appositi moduli, che e'  trasmesso  entro
quarantotto ore al procuratore  della  Repubblica  il  quale,  se  ne
ricorrono i presupposti, lo convalida  nelle  successive  quarantotto
ore. Nelle medesime circostanze gli ufficiali di polizia  giudiziaria
possono altresi' procedere a perquisizioni,  con  l'osservanza  delle
disposizioni di cui all'articolo 352, commi 3  e  4,  del  codice  di
procedura penale. 
  8.  I  beni  sequestrati  nel  corso  di  operazioni   di   polizia
finalizzate alla prevenzione e repressione  dei  reati  previsti  dal
presente   articolo,   sono   affidati   dall'autorita'   giudiziaria
procedente in custodia  giudiziale,  salvo  che  vi  ostino  esigenze
processuali, agli organi di polizia che  ne  facciano  richiesta  per
l'impiego in attivita' di polizia ovvero ad altri organi dello  Stato
o ad altri enti pubblici per finalita' di  giustizia,  di  protezione
civile o di tutela ambientale.  I  mezzi  di  trasporto  non  possono
essere in alcun caso alienati. Si applicano, in  quanto  compatibili,
le disposizioni dell'articolo 100, commi 2 e 3, del testo unico delle
leggi  in  materia  di  disciplina  degli  stupefacenti  e   sostanze
psicotrope, approvato con decreto del Presidente della  Repubblica  9
ottobre 1990, n. 309. 
  8-bis.  Nel  caso  che  non  siano  state  presentate  istanze   di
affidamento per mezzi  di  trasporto  sequestrati,  si  applicano  le
disposizioni dell'articolo 301-bis, comma 3, del  testo  unico  delle
disposizioni legislative in materia doganale, di cui al  decreto  del
Presidente della Repubblica 23 gennaio  1973,  n.  43,  e  successive
modificazioni. 
  8-ter.  La  distruzione  puo'  essere  direttamente  disposta   dal
Presidente del Consiglio  dei  Ministri  o  dalla  autorita'  da  lui
delegata, previo nullaosta dell'autorita' giudiziaria procedente. 
  8-quater. Con il provvedimento che dispone la distruzione ai  sensi
del comma 8-ter sono altresi' fissate le modalita' di esecuzione. 
  8-quinquies.  I  beni  acquisiti   dallo   Stato   a   seguito   di
provvedimento definitivo di confisca  sono,  a  richiesta,  assegnati
all'amministrazione o trasferiti all'ente che ne abbiano avuto  l'uso
ai sensi del comma 8 ovvero sono alienati o  distrutti.  I  mezzi  di
trasporto non assegnati, o trasferiti per  le  finalita'  di  cui  al
comma  8,  sono  comunque  distrutti.   Si   osservano,   in   quanto
applicabili,  le  disposizioni  vigenti  in  materia  di  gestione  e
destinazione  dei  beni  confiscati.  Ai  fini  della  determinazione
dell'eventuale  indennita',  si  applica  il  comma  5  dell'articolo
301-bis del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, e successive modificazioni. 
  9. Le somme di denaro confiscate a seguito di condanna per uno  dei
reati previsti dal presente articolo,  nonche'  le  somme  di  denaro
ricavate dalla vendita,  ove  disposta,  dei  beni  confiscati,  sono
destinate  al  potenziamento  delle  attivita'   di   prevenzione   e
repressione  dei  medesimi  reati,  anche  a  livello  internazionale
mediante interventi finalizzati alla collaborazione e alla assistenza
tecnico-operativa con le forze di polizia dei  Paesi  interessati.  A
tal fine, le somme affluiscono ad apposito capitolo dell'entrata  del
bilancio dello Stato per essere assegnate, sulla base  di  specifiche
richieste, ai pertinenti  capitoli  dello  stato  di  previsione  del
Ministero dell'interno, rubrica "Sicurezza pubblica". 
  9-bis. La nave italiana in servizio di polizia,  che  incontri  nel
mare territoriale o nella zona contigua,  una  nave,  di  cui  si  ha
fondato motivo di ritenere che sia adibita o coinvolta nel  trasporto
illecito di migranti, puo' fermarla, sottoporla ad  ispezione  e,  se
vengono rinvenuti elementi che  confermino  il  coinvolgimento  della
nave in un traffico di migranti, sequestrarla conducendo la stessa in
un porto dello Stato. 
  9-ter. Le navi della Marina militare, ferme restando le  competenze
istituzionali  in  materia  di  difesa  nazionale,   possono   essere
utilizzate per concorrere alle attivita' di cui al comma 9-bis. 
  9-quater. I poteri di cui al comma 9-bis possono essere  esercitati
al di fuori delle acque territoriali, oltre che da parte  delle  navi
della Marina militare, anche da  parte  delle  navi  in  servizio  di
polizia,   nei   limiti   consentiti   dalla   legge,   dal   diritto
internazionale o da accordi bilaterali o multilaterali,  se  la  nave
batte la bandiera nazionale o anche quella di altro Stato, ovvero  si
tratti di una nave senza bandiera o con bandiera di convenienza. 
  9-quinquies. Le modalita' di intervento  delle  navi  della  Marina
militare nonche' quelle di raccordo con  le  attivita'  svolte  dalle
altre unita' navali in servizio di polizia sono definite con  decreto
interministeriale   dei   Ministri   dell'interno,   della    difesa,
dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti. 
  9-sexies. Le disposizioni di cui  ai  commi  9-bis  e  9-quater  si
applicano, in quanto compatibili, anche per i  controlli  concernenti
il traffico aereo. 
 
------------- 
AGGIORNAMENTO (41) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 12 - 16 dicembre 2011, n. 331
(in G.U. 1a s.s. 21/12/2011, n. 53) ha  dichiarato  "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 12, comma 4-bis, del decreto legislativo  25
luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle  disposizioni  concernenti  la
disciplina  dell'immigrazione  e   norme   sulla   condizione   dello
straniero), aggiunto dall'art. 1, comma 26, lettera f),  della  legge
15  luglio  2009,  n.  94  (Disposizioni  in  materia  di   sicurezza
pubblica), nella parte in cui - nel prevedere che, quando  sussistono
gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati previsti dal comma  3
del medesimo articolo, e' applicata la custodia cautelare in carcere,
salvo  che  siano  acquisiti  elementi  dai  quali  risulti  che  non
sussistono esigenze cautelari - non fa salva, altresi', l'ipotesi  in
cui  siano  acquisiti  elementi  specifici,  in  relazione  al   caso
concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono  essere
soddisfatte con altre misure". 
                               Art. 13 
                      Espulsione amministrativa 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 11) 
 
  1. Per motivi di ordine pubblico o di  sicurezza  dello  Stato,  il
Ministro dell'interno  puo'  disporre  l'espulsione  dello  straniero
anche non residente nel territorio dello  Stato,  dandone  preventiva
notizia al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro  degli
affari esteri. 
  2. L'espulsione e' disposta dal prefetto, caso per caso, quando  lo
straniero: 
    a)  e'  entrato  nel  territorio  dello  Stato  sottraendosi   ai
controlli di frontiera e non e' stato respinto ai sensi dell'articolo
10; 
    b) si e' trattenuto nel territorio dello Stato in  assenza  della
comunicazione di cui all'articolo 27,  comma  1-bis,  o  senza  avere
richiesto il permesso di soggiorno nel termine prescritto, salvo  che
il ritardo sia dipeso da forza maggiore, ovvero quando il permesso di
soggiorno e' stato revocato o annullato o rifiutato ovvero e' scaduto
da piu' di sessanta giorni e non  ne  e'  stato  chiesto  il  rinnovo
ovvero se lo straniero si e' trattenuto sul territorio dello Stato in
violazione dell'articolo 1, comma 3, della legge 28 maggio  2007,  n.
68; 
    ((c) appartiene a taluna delle categorie indicate negli  articoli
1, 4 e 16, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159;)). 
  2-bis. Nell'adottare il provvedimento di espulsione  ai  sensi  del
comma 2, lettere a) e  b),  nei  confronti  dello  straniero  che  ha
esercitato  il  diritto  al  ricongiungimento  familiare  ovvero  del
familiare ricongiunto, ai sensi  dell'articolo  29,  si  tiene  anche
conto  della  natura  e  della  effettivita'  dei  vincoli  familiari
dell'interessato, della  durata  del  suo  soggiorno  nel  territorio
nazionale nonche' dell'esistenza di  legami  familiari,  culturali  o
sociali con il suo Paese d'origine. 
  2-ter. L'espulsione non e'  disposta,  ne'  eseguita  coattivamente
qualora il provvedimento sia stato gia' adottato, nei confronti dello
straniero identificato in uscita dal territorio nazionale  durante  i
controlli di polizia alle frontiere esterne. 
  3. L'espulsione e' disposta  in  ogni  caso  con  decreto  motivato
immediatamente esecutivo, anche se sottoposto a gravame o impugnativa
da parte  dell'interessato.  Quando  lo  straniero  e'  sottoposto  a
procedimento penale e non si trova in stato di custodia cautelare  in
carcere, il questore, prima di  eseguire  l'espulsione,  richiede  il
nulla osta  all'autorita'  giudiziaria,  che  puo'  negarlo  solo  in
presenza di inderogabili esigenze processuali valutate  in  relazione
all'accertamento della responsabilita' di eventuali  concorrenti  nel
reato o imputati in procedimenti per reati connessi, e  all'interesse
della persona offesa. In tal caso l'esecuzione del  provvedimento  e'
sospesa fino a quando l'autorita' giudiziaria comunica la  cessazione
delle esigenze processuali. Il  questore,  ottenuto  il  nulla  osta,
provvede all'espulsione con le modalita' di cui al comma 4. Il  nulla
osta si intende concesso qualora l'autorita' giudiziaria non provveda
entro sette giorni dalla data  di  ricevimento  della  richiesta.  In
attesa della decisione sulla richiesta di  nulla  osta,  il  questore
puo' adottare  la  misura  del  trattenimento  presso  un  centro  di
permanenza temporanea, ai sensi dell'articolo 14. (14a) 
  3-bis. Nel caso di arresto in flagranza  o  di  fermo,  il  giudice
rilascia il nulla osta all'atto della convalida, salvo  che  applichi
la misura della custodia cautelare in carcere ai sensi  dell'articolo
391, comma 5, del codice di procedura penale, o che ricorra una delle
ragioni per le quali il nulla osta puo' essere negato  ai  sensi  del
comma 3. 
  3-ter. Le disposizioni di cui al comma 3 si  applicano  anche  allo
straniero sottoposto  a  procedimento  penale,  dopo  che  sia  stata
revocata o dichiarata estinta per qualsiasi ragione la  misura  della
custodia cautelare  in  carcere  applicata  nei  suoi  confronti.  Il
giudice, con lo stesso provvedimento con il quale revoca  o  dichiara
l'estinzione  della  misura,  decide  sul  rilascio  del  nulla  osta
all'esecuzione dell'espulsione. Il  provvedimento  e'  immediatamente
comunicato al questore. 
  3-quater. Nei casi previsti dai commi 3, 3-bis e 3-ter, il giudice,
acquisita la prova dell'avvenuta espulsione, se non e'  ancora  stato
emesso il provvedimento che dispone il giudizio,  pronuncia  sentenza
di non luogo a procedere. E' sempre disposta la confisca  delle  cose
indicate nel secondo comma dell'articolo 240 del  codice  penale.  Si
applicano le disposizioni di cui ai commi 13, 13-bis, 13-ter e 14. 
  3-quinquies. Se  lo  straniero  espulso  rientra  illegalmente  nel
territorio dello Stato  prima  del  termine  previsto  dal  comma  14
ovvero, se di durata superiore, prima del termine di prescrizione del
reato piu' grave per il quale si era proceduto nei suoi confronti, si
applica  l'articolo  345  del  codice  di  procedura  penale.  Se  lo
straniero era stato scarcerato per decorrenza dei termini  di  durata
massima della custodia  cautelare,  quest'ultima  e'  ripristinata  a
norma dell'articolo 307 del codice di procedura penale. 
  3-sexies.  COMMA  ABROGATO  DAL  D.L.  27  LUGLIO  2005,  N.   144,
CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 31 LUGLIO 2005, N. 155. 
  3-septies. Nei confronti dello straniero sottoposto alle pene della
permanenza domiciliare o del lavoro di pubblica utilita' per i  reati
di cui all'articolo 10-bis o all'articolo 14, commi 5-ter e 5-quater,
l'espulsione prevista dal presente articolo e' eseguita in ogni  caso
e i giorni residui di permanenza domiciliare o di lavoro di  pubblica
utilita'  non  eseguiti  si  convertono  nella  corrispondente   pena
pecuniaria secondo i criteri di ragguaglio indicati nei commi 2  e  6
dell'articolo 55 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274. 
  4. L'espulsione e' eseguita dal questore con  accompagnamento  alla
frontiera a mezzo della forza pubblica: 
    a) nelle ipotesi di cui ai commi 1 e 2, lettera c), del  presente
articolo ovvero all'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 27  luglio
2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla  legge  31  luglio
2005, n. 155; 
    b) quando sussiste il rischio di fuga, di cui al comma 4-bis; 
    c) quando la domanda di permesso di soggiorno e'  stata  respinta
in quanto manifestamente infondata o fraudolenta; 
    d) qualora, senza un giustificato motivo, lo straniero non  abbia
osservato il termine concesso per la partenza volontaria, di  cui  al
comma 5; 
    e) quando lo straniero abbia violato anche una  delle  misure  di
cui al comma 5.2 e di cui all'articolo 14, comma 1-bis; 
    f) nelle ipotesi di cui agli articoli  15  e  16  e  nelle  altre
ipotesi in cui sia stata disposta l'espulsione dello  straniero  come
sanzione penale o come conseguenza di una sanzione penale; 
    g) nell'ipotesi di cui al comma 5.1. 
  4-bis. Si configura il rischio di fuga di cui al comma  4,  lettera
b), qualora ricorra almeno una delle seguenti circostanze da  cui  il
prefetto accerti, caso per caso, il pericolo che lo  straniero  possa
sottrarsi alla volontaria esecuzione del provvedimento di espulsione: 
    a)  mancato  possesso  del  passaporto  o  di   altro   documento
equipollente, in corso di validita'; 
    b)  mancanza  di  idonea  documentazione  atta  a  dimostrare  la
disponibilita'  di  un  alloggio   ove   possa   essere   agevolmente
rintracciato; 
    c) avere in  precedenza  dichiarato  o  attestato  falsamente  le
proprie generalita'; 
    d) non avere ottemperato ad uno dei  provvedimenti  emessi  dalla
competente autorita', in applicazione  dei  commi  5  e  13,  nonche'
dell'articolo 14; 
    e) avere violato anche una delle misure di cui al comma 5.2. 
  5. Lo straniero, destinatario  di  un  provvedimento  d'espulsione,
qualora non ricorrano le condizioni per  l'accompagnamento  immediato
alla frontiera di cui al comma 4, puo' chiedere al prefetto, ai  fini
dell'esecuzione dell'espulsione, la concessione di un periodo per  la
partenza  volontaria,  anche  attraverso   programmi   di   rimpatrio
volontario ed assistito, di cui  all'articolo  14-ter.  Il  prefetto,
valutato il singolo caso, con lo stesso provvedimento di  espulsione,
intima  lo  straniero  a  lasciare  volontariamente   il   territorio
nazionale, entro un termine compreso tra 7 e 30 giorni. Tale  termine
puo' essere  prorogato,  ove  necessario,  per  un  periodo  congruo,
commisurato alle circostanze specifiche del caso  individuale,  quali
la durata del soggiorno  nel  territorio  nazionale,  l'esistenza  di
minori che frequentano la scuola ovvero di altri legami  familiari  e
sociali, nonche' l'ammissione a programmi di rimpatrio volontario  ed
assistito, di cui all'articolo  14-ter.  La  questura,  acquisita  la
prova  dell'avvenuto  rimpatrio  dello  straniero,avvisa  l'autorita'
giudiziaria  competente  per  l'accertamento   del   reato   previsto
dall'articolo 10-bis,  ai  fini  di  cui  al  comma  5  del  medesimo
articolo. Le  disposizioni  del  presente  comma  non  si  applicano,
comunque,  allo  straniero  destinatario  di  un   provvedimento   di
respingimento, di cui all'articolo 10. 
  5.1. Ai fini dell'applicazione del comma 5, la questura provvede  a
dare  adeguata  informazione  allo  straniero   della   facolta'   di
richiedere un termine per la  partenza  volontaria,  mediante  schede
informative plurilingue. In caso di mancata  richiesta  del  termine,
l'espulsione e' eseguita ai sensi del comma 4. 
  5.2. Laddove sia concesso un termine per la partenza volontaria, il
questore chiede allo straniero di  dimostrare  la  disponibilita'  di
risorse economiche sufficienti derivanti  da  fonti  lecite,  per  un
importo proporzionato al termine concesso, compreso  tra  una  e  tre
mensilita' dell'assegno sociale annuo. Il questore dispone, altresi',
una o piu' delle seguenti misure: a) consegna del passaporto o  altro
documento equipollente  in  corso  di  validita',  da  restituire  al
momento  della  partenza;  b)  obbligo  di   dimora   in   un   luogo
preventivamente   individuato,   dove   possa   essere    agevolmente
rintracciato;  c)  obbligo  di  presentazione,  in  giorni  ed  orari
stabiliti, presso un ufficio della  forza  pubblica  territorialmente
competente. Le misure di cui al secondo  periodo  sono  adottate  con
provvedimento   motivato,   che    ha    effetto    dalla    notifica
all'interessato, disposta ai sensi dell'articolo 3, commi 3 e  4  del
regolamento, recante l'avviso che lo stesso ha facolta' di presentare
personalmente o a mezzo di difensore memorie o deduzioni  al  giudice
della convalida. Il provvedimento e' comunicato entro  48  ore  dalla
notifica al giudice di pace competente per territorio. Il giudice, se
ne ricorrono i presupposti, dispone con decreto  la  convalida  nelle
successive 48 ore. Le misure, su istanza dell'interessato, sentito il
questore, possono essere modificate o revocate dal giudice  di  pace.
Il contravventore anche solo ad una delle predette misure  e'  punito
con la multa da 3.000  a  18.000  euro.  In  tale  ipotesi,  ai  fini
dell'espulsione dello straniero, non e'  richiesto  il  rilascio  del
nulla osta di cui al comma  3  da  parte  dell'autorita'  giudiziaria
competente   all'accertamento   del   reato.   Il   questore   esegue
l'espulsione, disposta ai  sensi  del  comma  4,  anche  mediante  le
modalita' previste all'articolo 14. 
  5-bis.  Nei  casi  previsti  al  comma  4  il   questore   comunica
immediatamente e, comunque, entro quarantotto ore dalla sua adozione,
al giudice di pace territorialmente competente il  provvedimento  con
il quale e' disposto l'accompagnamento alla  frontiera.  L'esecuzione
del provvedimento  del  questore  di  allontanamento  dal  territorio
nazionale e' sospesa fino alla decisione sulla  convalida.  L'udienza
per  la  convalida  si  svolge  in  camera  di   consiglio   con   la
partecipazione necessaria di un difensore tempestivamente  avvertito.
L'interessato e' anch'esso tempestivamente informato e  condotto  nel
luogo in cui il giudice tiene  l'udienza.  Lo  straniero  e'  ammesso
all'assistenza legale da parte di un difensore di fiducia  munito  di
procura speciale.  Lo  straniero  e'  altresi'  ammesso  al  gratuito
patrocinio a spese dello Stato,  e,  qualora  sia  sprovvisto  di  un
difensore,  e'  assistito  da  un  difensore  designato  dal  giudice
nell'ambito dei soggetti iscritti nella tabella di  cui  all'articolo
29 delle norme di attuazione,  di  coordinamento  e  transitorie  del
codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo  28  luglio
1989, n. 271, nonche', ove necessario, da un interprete.  L'autorita'
che ha adottato il provvedimento puo' stare in giudizio personalmente
anche avvalendosi di funzionari appositamente  delegati.  Il  giudice
provvede alla convalida, con decreto motivato, entro  le  quarantotto
ore successive, verificata l'osservanza dei termini,  la  sussistenza
dei requisiti previsti dal presente articolo e sentito l'interessato,
se  comparso.  In  attesa  della  definizione  del  procedimento   di
convalida, lo straniero espulso e' trattenuto in uno  dei  centri  di
identificazione ed espulsione, di cui all'articolo 14, salvo  che  il
procedimento possa essere definito nel luogo in cui e' stato adottato
il provvedimento di allontanamento anche prima del  trasferimento  in
uno dei centri disponibili.  Quando  la  convalida  e'  concessa,  il
provvedimento di accompagnamento alla frontiera diventa esecutivo. Se
la convalida non e' concessa ovvero non e' osservato il  termine  per
la decisione, il  provvedimento  del  questore  perde  ogni  effetto.
Avverso  il  decreto  di  convalida  e'   proponibile   ricorso   per
cassazione.   Il   relativo   ricorso   non   sospende   l'esecuzione
dell'allontanamento  dal  territorio   nazionale.   Il   termine   di
quarantotto ore entro il quale il giudice  di  pace  deve  provvedere
alla  convalida  decorre  dal   momento   della   comunicazione   del
provvedimento alla cancelleria. (37) 
  5-ter. Al fine di assicurare la tempestivita' del  procedimento  di
convalida dei provvedimenti di cui ai commi 4 e  5,  ed  all'articolo
14, comma 1, le questure forniscono al giudice di  pace,  nei  limiti
delle risorse disponibili, il supporto occorrente e la disponibilita'
di un locale idoneo. 
  6. COMMA ABROGATO DALLA L. 30 LUGLIO 2002, N. 189. 
  7. Il decreto di espulsione e il provvedimento di cui  al  comma  1
dell'articolo 14, nonche' ogni altro atto concernente l'ingresso,  il
soggiorno e l'espulsione, sono comunicati all'interessato  unitamente
all'indicazione delle modalita' di impugnazione e ad  una  traduzione
in una lingua da lui conosciuta, ovvero, ove non  sia  possibile,  in
lingua francese, inglese o spagnola. 
  8. Avverso il decreto di espulsione puo' essere presentato  ricorso
all'autorita'  giudiziaria  ordinaria.  Le  controversie  di  cui  al
presente  comma  sono  disciplinate  dall'articolo  18  del   decreto
legislativo 1° settembre 2011, n. 150. (37) 
  9. COMMA ABROGATO DALLA L. 30 LUGLIO 2002, N. 189. 
  10. COMMA ABROGATO DALLA L. 30 LUGLIO 2002, N. 189. 
  11. Contro il decreto ministeriale di cui  al  comma  1  la  tutela
giurisdizionale davanti al giudice amministrativo e' disciplinata dal
codice del processo amministrativo. 
  12. Fatto salvo quanto  previsto  dall'articolo  19,  lo  straniero
espulso e' rinviato allo Stato di appartenenza, ovvero,  quando  cio'
non sia possibile, allo Stato di provenienza. 
  13. Lo straniero destinatario di un provvedimento di espulsione non
puo'  rientrare  nel  territorio  dello  Stato  senza  una   speciale
autorizzazione del Ministro dell'interno. In caso di trasgressione lo
straniero e' punito con la reclusione da uno a  quattro  anni  ed  e'
nuovamente espulso con accompagnamento immediato alla  frontiera.  La
disposizione di cui al  primo  periodo  del  presente  comma  non  si
applica  nei  confronti  dello  straniero  gia'  espulso   ai   sensi
dell'articolo 13, comma 2, lettere a) e b), per  il  quale  e'  stato
autorizzato il ricongiungimento, ai sensi dell'articolo 29. 
  13-bis.  Nel  caso  di  espulsione   disposta   dal   giudice,   il
trasgressore del divieto di reingresso e' punito con la reclusione da
uno a quattro anni. Allo straniero che, gia' denunciato per il  reato
di cui al comma 13 ed espulso, abbia fatto reingresso sul  territorio
nazionale si applica la pena della reclusione da uno a  cinque  anni.
(14) 
  13-ter. Per i reati previsti dai commi 13 e 13-bis e'  obbligatorio
l'arresto dell'autore del fatto anche fuori dei casi di  flagranza  e
si procede con rito direttissimo. 
  14. Il divieto di  cui  al  comma  13  opera  per  un  periodo  non
inferiore a tre anni e non superiore a cinque anni, la cui durata  e'
determinata tenendo conto  di  tutte  le  circostanze  pertinenti  il
singolo caso. Nei casi di espulsione disposta ai sensi dei commi 1  e
2, lettera c), del presente articolo ovvero ai sensi dell'articolo 3,
comma 1, del decreto-legge 27 luglio 2005, n.  144,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge  31  luglio  2005,  n.  155,  puo'  essere
previsto un termine  superiore  a  cinque  anni,  la  cui  durata  e'
determinata tenendo conto  di  tutte  le  circostanze  pertinenti  il
singolo caso. Per i provvedimenti di espulsione di cui al comma 5, il
divieto previsto al comma  13  decorre  dalla  scadenza  del  termine
assegnato e puo' essere  revocato,  su  istanza  dell'interessato,  a
condizione che fornisca la prova  di  avere  lasciato  il  territorio
nazionale entro il termine di cui al comma 5. 
  14-bis. Il divieto di cui al comma 13 e' registrato  dall'autorita'
di  pubblica  sicurezza  e  inserito  nel  sistema  di   informazione
Schengen, di cui alla Convenzione  di  applicazione  dell'Accordo  di
Schengen, resa esecutiva con legge 30 settembre 1993, n. 388. 
  14-ter. In presenza di accordi o intese bilaterali con altri  Stati
membri dell'Unione europea entrati in vigore in data anteriore al  13
gennaio 2009, lo straniero che si trova nelle condizioni  di  cui  al
comma 2 puo' essere rinviato verso tali Stati. 
  15. Le disposizioni di  cui  al  comma  5  non  si  applicano  allo
straniero che dimostri sulla base di  elementi  obiettivi  di  essere
giunto nel territorio dello Stato prima  della  data  di  entrata  in
vigore della legge 6 marzo 1998, n. 40. In tal caso, il questore puo'
adottare la misura di cui all'articolo 14, comma 1. 
  16. L'onere  derivante  dal  comma  10  del  presente  articolo  e'
valutato in lire 4 miliardi per l'anno 1997  e  in  lire  8  miliardi
annui a decorrere dall'anno 1998. 
 
 
------------- 
AGGIORNAMENTO (9) 
  La Corte costituzionale, con sentenza 8-15 luglio 2004, n. 222  (in
G.U.  1a  s.s.  21/7/2004,  n.  28)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale del comma 5-bis del presente articolo "nella parte  in
cui non prevede che il  giudizio  di  convalida  debba  svolgersi  in
contraddittorio   prima   dell'esecuzione   del   provvedimento    di
accompagnamento alla frontiera, con le garanzie della difesa". 
------------- 
AGGIORNAMENTO (14) 
  La Corte costituzionale, con sentenza 14-28 dicembre 2005,  n.  466
(in G.U. 1a s.s.  4/1/2006,  n.  1)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale  del  comma  13-bis,  secondo  periodo  del   presente
articolo. 
------------- 
AGGIORNAMENTO (14a) 
  Il D.Lgs. 6 febbraio 2007, n. 30, come  modificato  dal  D.Lgs.  28
febbraio 2008, n. 32, ha disposto (con l'art. 20-bis,  comma  2)  che
"Il  nulla  osta  di  cui  all'articolo  13,  comma  3,  del  decreto
legislativo 25 luglio 1998,  n.  286,  si  intende  concesso  qualora
l'autorita' giudiziaria non provveda entro quarantotto ore dalla data
di ricevimento della richiesta". 
------------- 
AGGIORNAMENTO (24) 
  La Corte costituzionale, con sentenza 9-16 luglio 2008, n. 278  (in
G.U.  1a  s.s.  23/7/2008,  n.  31)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale del comma 8 del presente articolo "nella parte in  cui
non consente l'utilizzo del  servizio  postale  per  la  proposizione
diretta, da parte dello straniero, del  ricorso  avverso  il  decreto
prefettizio di espulsione, quando sia stata accertata l'identita' del
ricorrente in applicazione della normativa vigente". 
------------- 
AGGIORNAMENTO (37) 
  Il D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150  ha  disposto  (con  l'art.  36,
comma  1)  che  "Le  norme  del  presente  decreto  si  applicano  ai
procedimenti instaurati  successivamente  alla  data  di  entrata  in
vigore dello stesso." 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 36, comma 2) che "Le norme abrogate
o modificate dal  presente  decreto  continuano  ad  applicarsi  alle
controversie pendenti alla data di entrata in vigore dello stesso". 
                             Art. 13-bis 
  ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 1 SETTEMBRE 2011, N. 150)) ((37)) 
    


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  AGGIORNAMENTO (37) 
  Il D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150  ha  disposto  (con  l'art.  36,
comma  1)  che  "Le  norme  del  presente  decreto  si  applicano  ai
procedimenti instaurati  successivamente  alla  data  di  entrata  in
vigore dello stesso." 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 36, comma 2) che "Le norme abrogate
o modificate dal  presente  decreto  continuano  ad  applicarsi  alle
controversie pendenti alla data di entrata in vigore dello stesso." 
                               Art. 14 
                     Esecuzione dell'espulsione 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 12) 
 
1. Quando non e' possibile  eseguire  con  immediatezza  l'espulsione
mediante accompagnamento alla frontiera o il respingimento,  a  causa
di  situazioni  transitorie  che  ostacolano  la   preparazione   del
rimpatrio o l'effettuazione dell'allontanamento, il questore  dispone
che lo straniero sia trattenuto per il tempo strettamente  necessario
presso il centro di identificazione ed espulsione  piu'  vicino,  tra
quelli  individuati   o   costituiti   con   decreto   del   Ministro
dell'interno, di concerto  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle
finanze.  Tra  le  situazioni  che   legittimano   il   trattenimento
rientrano, oltre a quelle  indicate  all'articolo  13,  comma  4-bis,
anche quelle riconducibili alla necessita' di prestare soccorso  allo
straniero o di effettuare accertamenti supplementari in  ordine  alla
sua identita' o nazionalita' ovvero di acquisire i documenti  per  il
viaggio o la disponibilita' di un mezzo di trasporto idoneo. 
1-bis. Nei casi in cui lo straniero e' in possesso  di  passaporto  o
altro documento equipollente in corso di validita' e l'espulsione non
e' stata disposta ai sensi dell'articolo 13, commi 1 e 2, lettera c),
del presente testo unico o ai sensi dell'articolo  3,  comma  1,  del
decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con  modificazioni,
dalla legge 31 luglio  2005,  n.  155,  il  questore,  in  luogo  del
trattenimento di cui al comma 1,  puo'  disporre  una  o  piu'  delle
seguenti  misure:  a)  consegna  del  passaporto  o  altro  documento
equipollente in corso di validita', da restituire  al  momento  della
partenza;  b)  obbligo  di  dimora  in   un   luogo   preventivamente
individuato, dove possa essere agevolmente rintracciato;  c)  obbligo
di presentazione, in giorni ed orari  stabiliti,  presso  un  ufficio
della forza pubblica territorialmente competente. Le misure di cui al
primo periodo  sono  adottate  con  provvedimento  motivato,  che  ha
effetto   dalla   notifica   all'interessato,   disposta   ai   sensi
dell'articolo 3, commi 3 e 4 del regolamento, recante l'avviso che lo
stesso ha facolta' di presentare personalmente o a mezzo di difensore
memorie o deduzioni al giudice della convalida. Il  provvedimento  e'
comunicato entro 48 ore dalla notifica al giudice di pace  competente
per territorio. Il giudice, se ne ricorrono  i  presupposti,  dispone
con decreto la convalida nelle  successive  48  ore.  Le  misure,  su
istanza  dell'interessato,  sentito  il  questore,   possono   essere
modificate o revocate dal giudice di pace.  Il  contravventore  anche
solo ad una delle predette misure e' punito con la multa da  3.000  a
18.000 euro. In tale ipotesi, ai fini dell'espulsione dello straniero
non e' richiesto il rilascio del nulla osta di cui  all'articolo  13,
comma   3,   da   parte   dell'autorita'    giudiziaria    competente
all'accertamento   del   reato.    Qualora    non    sia    possibile
l'accompagnamento immediato alla frontiera, con le modalita'  di  cui
all'articolo 13, comma 3, il questore provvede ai sensi dei commi 1 o
5-bis del presente articolo. 
  2. Lo straniero e' trattenuto nel  centro  con  modalita'  tali  da
assicurare la necessaria assistenza e il  pieno  rispetto  della  sua
dignita'. Oltre a  quanto  previsto  dall'articolo  2,  comma  6,  e'
assicurata  in  ogni  caso  la  liberta'  di   corrispondenza   anche
telefonica con l'esterno. 
  3. Il questore del luogo in cui si trova il centro trasmette  copia
degli atti al giudice di pace  territorialmente  competente,  per  la
convalida ,  senza  ritardo  e  comunque  entro  le  quarantotto  ore
dall'adozione del provvedimento. 
  4. L'udienza per la convalida si svolge in camera di consiglio  con
la  partecipazione  necessaria  di   un   difensore   tempestivamente
avvertito. L'interessato e'  anch'esso  tempestivamente  informato  e
condotto nel luogo in cui il giudice tiene l'udienza. Lo straniero e'
ammesso all'assistenza legale da parte di  un  difensore  di  fiducia
munito di procura speciale.  Lo  straniero  e'  altresi'  ammesso  al
gratuito patrocinio a spese dello Stato, e, qualora sia sprovvisto di
un difensore, e' assistito da  un  difensore  designato  dal  giudice
nell'ambito dei soggetti iscritti nella tabella di  cui  all'articolo
29 delle norme di attuazione,  di  coordinamento  e  transitorie  del
codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo  28  luglio
1989, n. 271, nonche', ove necessario, da un interprete.  L'autorita'
che ha adottato il provvedimento puo' stare in giudizio personalmente
anche avvalendosi di funzionari appositamente  delegati.  Il  giudice
provvede alla convalida, con decreto motivato, entro  le  quarantotto
ore successive, verificata l'osservanza dei termini,  la  sussistenza
dei requisiti previsti dall'articolo  13  e  dal  presente  articolo,
escluso il requisito della vicinanza del centro di identificazione  e
di espulsione  di  cui  al  comma  1,  e  sentito  l'interessato,  se
comparso. Il provvedimento cessa di avere ogni  effetto  qualora  non
sia osservato il termine per la decisione. La convalida  puo'  essere
disposta  anche  in  occasione  della  convalida   del   decreto   di
accompagnamento alla frontiera, nonche' in sede di esame del  ricorso
avverso il provvedimento di espulsione. (37) 
((5. La convalida comporta la permanenza nel centro per un periodo di
complessivi trenta giorni. Qualora  l'accertamento  dell'identita'  e
della nazionalita' ovvero l'acquisizione di documenti per il  viaggio
presenti gravi difficolta', il giudice, su  richiesta  del  questore,
puo' prorogare il termine di ulteriori trenta giorni. Anche prima  di
tale termine, il questore esegue  l'espulsione  o  il  respingimento,
dandone  comunicazione  senza  ritardo  al  giudice.  Trascorso  tale
termine, il questore puo' chiedere al giudice  di  pace  una  o  piu'
proroghe qualora siano emersi elementi  concreti  che  consentano  di
ritenere probabile l'identificazione ovvero sia necessario al fine di
organizzare le operazioni di  rimpatrio.  In  ogni  caso  il  periodo
massimo di trattenimento dello straniero all'interno  del  centro  di
identificazione e di espulsione non puo' essere superiore  a  novanta
giorni.  Lo  straniero  che  sia  gia'  stato  trattenuto  presso  le
strutture carcerarie per un periodo pari a quello di  novanta  giorni
indicato al periodo precedente,  puo'  essere  trattenuto  presso  il
centro per un periodo massimo di trenta giorni. Nei  confronti  dello
straniero a qualsiasi titolo detenuto, la direzione  della  struttura
penitenziaria  richiede  al  questore  del  luogo   le   informazioni
sull'identita' e sulla nazionalita' dello stesso. Nei  medesimi  casi
il questore avvia la procedura  di  identificazione  interessando  le
competenti autorita' diplomatiche. Ai soli fini dell'identificazione,
l'autorita'  giudiziaria,  su  richiesta  del  questore,  dispone  la
traduzione del detenuto presso il piu' vicino posto di polizia per il
tempo strettamente necessario al compimento di tali operazioni. A tal
fine il Ministro dell'interno e il Ministro della giustizia  adottano
i necessari strumenti di coordinamento)). 
5-bis. Allo scopo di porre fine al soggiorno illegale dello straniero
e di adottare le misure necessarie  per  eseguire  immediatamente  il
provvedimento di espulsione o di respingimento,  il  questore  ordina
allo straniero di lasciare il territorio dello Stato entro il termine
di sette giorni, qualora non sia stato possibile  trattenerlo  in  un
Centro di identificazione ed espulsione, ovvero la permanenza  presso
tale  struttura  non  ne  abbia   consentito   l'allontanamento   dal
territorio nazionale ((, ovvero dalle circostanze concrete non emerga
piu' alcuna prospettiva ragionevole che l'allontanamento possa essere
eseguito e che lo straniero possa essere  riaccolto  dallo  Stato  di
origine o  di  provenienza)).  L'ordine  e'  dato  con  provvedimento
scritto,  recante  l'indicazione,  in  caso  di   violazione,   delle
conseguenze  sanzionatorie.  L'ordine  del   questore   puo'   essere
accompagnato dalla consegna all'interessato, anche su sua  richiesta,
della documentazione necessaria  per  raggiungere  gli  uffici  della
rappresentanza  diplomatica  del  suo  Paese  in  Italia,  anche   se
onoraria, nonche' per rientrare nello Stato di  appartenenza  ovvero,
quando cio' non sia possibile, nello Stato di  provenienza,  compreso
il titolo di viaggio. 
5-ter. La violazione dell'ordine di cui al  comma  5-bis  e'  punita,
salvo che sussista il giustificato motivo, con la multa da  10.000  a
20.000 euro, in caso di respingimento o espulsione disposta ai  sensi
dell'articolo 13, comma 4, o se lo straniero, ammesso ai programmi di
rimpatrio volontario ed assistito, di cui all'articolo 14-ter, vi  si
sia sottratto. Si  applica  la  multa  da  6.000  a  15.000  euro  se
l'espulsione e' stata disposta in  base  all'articolo  13,  comma  5.
Valutato il singolo caso e tenuto conto dell'articolo 13, commi  4  e
5, salvo che lo straniero si trovi in stato di detenzione in carcere,
si procede all'adozione di un nuovo provvedimento di  espulsione  per
violazione all'ordine di  allontanamento  adottato  dal  questore  ai
sensi  del  comma  5-bis  del  presente  articolo.  Qualora  non  sia
possibile procedere all'accompagnamento alla frontiera, si  applicano
le disposizioni di cui ai commi 1  e  5-bis  del  presente  articolo,
nonche', ricorrendone i presupposti, quelle di cui  all'articolo  13,
comma 3. 
5-quater. La violazione  dell'ordine  disposto  ai  sensi  del  comma
5-ter, terzo periodo, e' punita, salvo giustificato  motivo,  con  la
multa da 15.000 a  30.000  euro.  Si  applicano,  in  ogni  caso,  le
disposizioni di cui al comma 5-ter, quarto periodo. 
5-quater.1. Nella valutazione della condotta tenuta  dallo  straniero
destinatario dell'ordine del  questore,  di  cui  ai  commi  5-ter  e
5-quater,   il   giudice   accerta   anche    l'eventuale    consegna
all'interessato della  documentazione  di  cui  al  comma  5-bis,  la
cooperazione  resa  dallo  stesso   ai   fini   dell'esecuzione   del
provvedimento   di   allontanamento,   in   particolare    attraverso
l'esibizione d'idonea documentazione. 
5-quinquies. Al procedimento penale per i reati di cui agli  articoli
5-ter e 5-quater si applicano le disposizioni di  cui  agli  articoli
20-bis, 20-ter e 32-bis, del decreto legislativo 28 agosto  2000,  n.
274. 
5-sexies. Ai fini  dell'esecuzione  dell'espulsione  dello  straniero
denunciato ai sensi dei commi 5-ter e 5-quater, non e'  richiesto  il
rilascio del nulla osta di cui all'articolo 13,  comma  3,  da  parte
dell'autorita' giudiziaria competente all'accertamento  del  medesimo
reato. Il questore  comunica  l'avvenuta  esecuzione  dell'espulsione
all'autorita' giudiziaria competente all'accertamento del reato. 
  5-septies.  Il  giudice,  acquisita  la   notizia   dell'esecuzione
dell'espulsione, pronuncia sentenza di non luogo a procedere.  Se  lo
straniero rientra illegalmente nel territorio dello Stato  prima  del
termine previsto dall'articolo 13, comma 14,  si  applica  l'articolo
345 del codice di procedura penale. 
  6. Contro i decreti di convalida e di proroga di cui al comma 5  e'
proponibile ricorso per cassazione. Il relativo ricorso non  sospende
l'esecuzione della misura. 
  7. Il questore, avvalendosi della forza pubblica,  adotta  efficaci
misure  di  vigilanza  affinche'  lo  straniero  non   si   allontani
indebitamente dal centro e provvede , nel caso la misura sia violata,
a ripristinare il  trattenimento  mediante  l'adozione  di  un  nuovo
provvedimento di trattenimento. Il periodo di trattenimento  disposto
dal nuovo provvedimento e'  computato  nel  termine  massimo  per  il
trattenimento indicato dal comma 5. 
  8. Ai fini dell'accompagnamento anche  collettivo  alla  frontiera,
possono essere stipulate  convenzioni  con  soggetti  che  esercitano
trasporti di linea o con organismi anche internazionali che  svolgono
attivita' di assistenza per stranieri. 
  9. Oltre a quanto previsto dal regolamento di  attuazione  e  dalle
norme in materia di giurisdizione, il Ministro dell'interno adotta  i
provvedimenti occorrenti per  l'esecuzione  di  quanto  disposto  dal
presente   articolo,   anche   mediante   convenzioni    con    altre
amministrazioni dello Stato, con gli enti locali, con i proprietari o
concessionari di aree, strutture e altre installazioni,  nonche'  per
la fornitura di beni e servizi. Eventuali deroghe  alle  disposizioni
vigenti in materia finanziaria e di  contabilita'  sono  adottate  di
concerto  con  il  Ministro  del  tesoro   del   bilancio   e   della
programmazione economica. Il Ministro dell'interno  promuove  inoltre
le intese occorrenti  per  gli  interventi  di  competenza  di  altri
Ministri. 
 
    
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AGGIORNAMENTO (11)
La Corte Costituzionale, con sentenza 8-15 luglio 2004, n. 223  (in
G.U.  1a  s.s.  21/7/2004,  n.  28)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale del comma 5-quinquies  del  presente  articolo,  nella
parte in cui stabilisce che per il reato previsto dal comma 5-ter del
medesimo articolo e' obbligatorio l'arresto dell'autore del fatto.
-------------

    
AGGIORNAMENTO (35) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 13-17 dicembre 2010,  n.  359
(in G.U. 1a s.s. 22/12/2010, n. 51)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale del comma 5-quater del presente articolo, "nella parte
in cui non dispone che l'inottemperanza all'ordine di allontanamento,
secondo quanto gia' previsto per la condotta  di  cui  al  precedente
comma 5-ter,  sia  punita  nel  solo  caso  che  abbia  luogo  "senza
giustificato motivo"". 
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  AGGIORNAMENTO (37) 
  Il D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150  ha  disposto  (con  l'art.  36,
comma  1)  che  "Le  norme  del  presente  decreto  si  applicano  ai
procedimenti instaurati  successivamente  alla  data  di  entrata  in
vigore dello stesso." 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 36, comma 2) che "Le norme abrogate
o modificate dal  presente  decreto  continuano  ad  applicarsi  alle
controversie pendenti alla data di entrata in vigore dello stesso." 
                             Art. 14-bis
                          (( (Fondo rimpatri). ))

  ((1.  E'  istituito,  presso  il  Ministero  dell'interno, un Fondo
rimpatri  finalizzato  a  finanziare  le spese per il rimpatrio degli
stranieri verso i Paesi di origine ovvero di provenienza.
  2.  Nel  Fondo  di cui al comma 1 confluiscono la meta' del gettito
conseguito   attraverso   la   riscossione   del  contributo  di  cui
all'articolo  5,  comma  2-ter,  nonche'  i  contributi eventualmente
disposti  dall'Unione europea per le finalita' del Fondo medesimo. La
quota residua del gettito del contributo di cui all'articolo 5, comma
2-ter,   e'   assegnata   allo  stato  di  previsione  del  Ministero
dell'interno,  per  gli  oneri  connessi  alle  attivita' istruttorie
inerenti al rilascio e al rinnovo del permesso di soggiorno)).
                            Art. 14-ter. 
               (( (Programmi di rimpatrio assistito). 
 
  1. Il Ministero dell'interno, nei limiti delle risorse  di  cui  al
comma  7,  attua,  anche  in  collaborazione  con  le  organizzazioni
internazionali o intergovernative esperte nel settore  dei  rimpatri,
con gli enti locali e con associazioni  attive  nell'assistenza  agli
immigrati, programmi di rimpatrio volontario ed  assistito  verso  il
Paese di origine o di provenienza di cittadini di Paesi terzi,  salvo
quanto previsto al comma 3. 
  2. Con decreto del Ministro dell'interno  sono  definite  le  linee
guida per la realizzazione dei programmi di rimpatrio  volontario  ed
assistito,  fissando  criteri  di   priorita'   che   tengano   conto
innanzitutto delle condizioni di vulnerabilita'  dello  straniero  di
cui  all'articolo  19,   comma   2-bis,   nonche'   i   criteri   per
l'individuazione   delle   organizzazioni,   degli   enti   e   delle
associazioni di cui al comma 1 del presente articolo. 
  3. Nel  caso  in  cui  lo  straniero  irregolarmente  presente  nel
territorio e' ammesso ai programmi di rimpatrio di cui al comma 1, la
prefettura del luogo ove egli si trova ne  da'  comunicazione,  senza
ritardo, alla competente questura, anche  in  via  telematica.  Fatto
salvo quanto  previsto  al  comma  6,  e'  sospesa  l'esecuzione  dei
provvedimenti emessi ai sensi degli articoli 10, comma 2, 13, comma 2
e 14, comma 5-bis. E' sospesa l'efficacia delle misure  eventualmente
adottate dal questore ai sensi degli articoli 13, comma  5.2,  e  14,
comma 1-bis. La questura, dopo avere  ricevuto  dalla  prefettura  la
comunicazione, anche in via telematica, dell'avvenuto rimpatrio dello
straniero,   avvisa   l'autorita'    giudiziaria    competente    per
l'accertamento del reato previsto dall'articolo 10-bis,  ai  fini  di
cui al comma 5 del medesimo articolo. 
  4. Nei confronti dello straniero che si  sottrae  al  programma  di
rimpatrio, i provvedimenti di  cui  al  comma  3  sono  eseguiti  dal
questore con l'accompagnamento immediato  alla  frontiera,  ai  sensi
dell'articolo  13,  comma  4,  anche  con   le   modalita'   previste
dall'articolo 14. 
  5. Le disposizioni del presente  articolo  non  si  applicano  agli
stranieri che: 
    a) hanno gia' beneficiato dei programmi di cui al comma 1; 
    b) si trovano nelle condizioni di cui all'articolo 13,  comma  4,
lettere a), d) e f) ovvero nelle condizioni di cui  all'articolo  13,
comma 4-bis, lettere d) ed e); 
    c) siano destinatari  di  un  provvedimento  di  espulsione  come
sanzione penale o come conseguenza di una sanzione penale  ovvero  di
un provvedimento di estradizione o di un mandato di arresto europeo o
di un mandato di arresto da parte della Corte penale intenazionale. 
  6. Gli stranieri ammessi ai programmi di rimpatrio di cui al  comma
1 trattenuti nei Centri di identificazione  ed  espulsione  rimangono
nel Centro fino  alla  partenza,  nei  limiti  della  durata  massima
prevista dall'articolo 14, comma 5. 
  7. Al finanziamento dei programmi di rimpatrio volontario assistito
di cui al comma 1 si provvede nei limiti : 
    a)  delle  risorse  disponibili  del  Fondo  rimpatri,   di   cui
all'articolo 14-bis, individuate annualmente con decreto del Ministro
dell'interno; 
    b) delle risorse disponibili dei fondi europei destinati  a  tale
scopo, secondo le relative modalita' di gestione.)) 
                                                               ((38)) 
 
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AGGIORNAMENTO (38) 
  Il D.L. 23 giugno 2011, n. 89, convertito con  modificazioni  dalla
L. 2 agosto 2011, n. 129, ha disposto (con l'art. 3, comma 2) che "Il
decreto del Ministro dell'interno di cui  al  comma  2  dell'articolo
14-ter del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, introdotto dal
comma 1, lettera e), e' adottato entro sessanta giorni dalla data  di
entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto". 
                               Art. 15
           ((Espulsione a titolo di misura di sicurezza e
           disposizioni per l'esecuzione dell'espulsione))

  1.  Fuori  dei  casi  previsti  dal  codice penale, il giudice puo'
ordinare  l'espulsione  dello straniero che sia condannato per taluno
dei delitti previsti dagli articoli 380 e 381 del codice di procedura
penale, sempre che risulti socialmente pericoloso.
  ((1-bis.  Della emissione del provvedimento di custodia cautelare o
della  definitiva  sentenza  di  condanna  ad  una pena detentiva nei
confronti di uno straniero proveniente da Paesi extracomunitari viene
data   tempestiva   comunicazione  al  questore  ed  alla  competente
autorita'   consolare   al   fine   di   avviare   la   procedura  di
identificazione   dello  straniero  e  consentire,  in  presenza  dei
requisiti  di  legge,  l'esecuzione  della  espulsione subito dopo la
cessazione del periodo di custodia cautelare o di detenzione)).
                               Art. 16 
(Espulsione a titolo  di  sanzione  sostitutiva  o  alternativa  alla
                             detenzione) 
 
  1. Il giudice, nel pronunciare sentenza di condanna  per  un  reato
non  colposo  o  nell'applicare  la  pena  su  richiesta   ai   sensi
dell'articolo 444 del codice di procedura penale nei confronti  dello
straniero  che  si  trovi  in  taluna   delle   situazioni   indicate
nell'articolo 13, comma 2, quando ritiene di dovere irrogare la  pena
detentiva entro il limite di due anni e non ricorrono  le  condizioni
per  ordinare  la  sospensione  condizionale  della  pena  ai   sensi
dell'articolo 163 del codice penale ovvero nel  pronunciare  sentenza
di condanna per il reato di  cui  all'articolo  10-bis,  qualora  non
ricorrano le cause ostative indicate nell'articolo 14, comma  1,  del
presente  testo  unico,  che   impediscono   l'esecuzione   immediata
dell'espulsione con accompagnamento  alla  frontiera  a  mezzo  della
forza pubblica, puo'  sostituire  la  medesima  pena  con  la  misura
dell'espulsione ((. . .)). Le disposizioni di cui al  presente  comma
si applicano, in caso di  sentenza  di  condanna,  ai  reati  di  cui
all'articolo 14, commi 5-ter e 5-quater. 
  ((1-bis. In caso di  sentenza  di  condanna  per  i  reati  di  cui
all'articolo 10-bis o all'articolo 14, commi  5-ter  e  5-quater,  la
misura dell'espulsione di cui al comma 1 puo' essere disposta per  la
durata stabilita dall'articolo 13, comma 14. Negli altri casi di  cui
al comma 1, la misura dell'espulsione puo'  essere  disposta  per  un
periodo non inferiore a cinque anni)). 
  2. L'espulsione di cui al comma 1 e' eseguita dal questore anche se
la  sentenza  non  e'  irrevocabile,  secondo  le  modalita'  di  cui
all'articolo 13, comma 4. 
  3. L'espulsione di cui al comma 1 non puo' essere disposta nei casi
in cui la condanna riguardi uno o piu' delitti previsti dall'articolo
407, comma 2, lettera a), del codice di procedura  penale,  ovvero  i
delitti previsti dal presente testo unico, puniti con  pena  edittale
superiore nel massimo a due anni. 
  4. Se lo straniero espulso a norma del comma 1 rientra illegalmente
nel territorio dello Stato prima del termine  previsto  dall'articolo
13, comma  14,  la  sanzione  sostitutiva  e'  revocata  dal  giudice
competente. 
  5. Nei confronti dello straniero, identificato,  detenuto,  che  si
trova in taluna delle situazioni indicate nell'articolo 13, comma  2,
che deve scontare una pena detentiva, anche residua, non superiore  a
due anni, e' disposta l'espulsione. Essa non puo' essere disposta nei
casi di condanna per i delitti previsti dall'articolo 12, commi 1, 3,
3-bis e 3-ter, del presente  testo  unico,  ovvero  per  uno  o  piu'
delitti previsti dall'articolo 407, comma 2, lettera a) del codice di
procedura penale, fatta eccezione per quelli consumati o  tentati  di
cui agli articoli 628, terzo comma e 629, secondo comma,  del  codice
penale. In caso di concorso  di  reati  o  di  unificazione  di  pene
concorrenti, l'espulsione e' disposta anche quando sia stata  espiata
la parte di  pena  relativa  alla  condanna  per  reati  che  non  la
consentono. 
  5-bis. Nei casi di  cui  al  comma  5,  all'atto  dell'ingresso  in
carcere  di  un  cittadino  straniero,  la  direzione   dell'istituto
penitenziario richiede al questore del luogo  le  informazioni  sulla
identita' e nazionalita' dello stesso. Nei medesimi casi, il questore
avvia la procedura  di  identificazione  interessando  le  competenti
autorita'  diplomatiche  e  procede  all'eventuale   espulsione   dei
cittadini stranieri identificati.  A  tal  fine,  il  Ministro  della
giustizia ed il Ministro dell'interno adottano i necessari  strumenti
di coordinamento. 
  5-ter. Le informazioni sulla identita' e nazionalita' del  detenuto
straniero  sono  inserite  nella  cartella  personale  dello   stesso
prevista dall'articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica
30 giugno 2000, n. 230. 
  6. Salvo che il questore  comunichi  che  non  e'  stato  possibile
procedere   all'identificazione   dello   straniero,   la   direzione
dell'istituto penitenziario trasmette gli atti utili  per  l'adozione
del  provvedimento  di  espulsione  al  magistrato  di   sorveglianza
competente in relazione al luogo di  detenzione  del  condannato.  Il
magistrato decide con decreto motivato, senza formalita'. Il  decreto
e'  comunicato  al  pubblico  ministero,  allo  straniero  e  al  suo
difensore, i  quali,  entro  il  termine  di  dieci  giorni,  possono
proporre opposizione dinanzi al  tribunale  di  sorveglianza.  Se  lo
straniero non e' assistito da un difensore di fiducia, il  magistrato
provvede alla nomina di un difensore d'ufficio. Il  tribunale  decide
nel termine di 20 giorni. 
  7. L'esecuzione del decreto di espulsione di  cui  al  comma  6  e'
sospesa fino alla decorrenza dei  termini  di  impugnazione  o  della
decisione del tribunale di sorveglianza  e,  comunque,  lo  stato  di
detenzione  permane  fino  a  quando  non  siano  stati  acquisiti  i
necessari documenti di viaggio. L'espulsione e' eseguita dal questore
competente  per  il  luogo  di  detenzione  dello  straniero  con  la
modalita' dell'accompagnamento alla frontiera  a  mezzo  della  forza
pubblica. 
  8. La pena e' estinta alla  scadenza  del  termine  di  dieci  anni
dall'esecuzione dell'espulsione di cui al  comma  5,  sempre  che  lo
straniero non sia rientrato  illegittimamente  nel  territorio  dello
Stato. In tale  caso,  lo  stato  di  detenzione  e'  ripristinato  e
riprende l'esecuzione della pena. 
  9. L'espulsione a titolo di sanzione sostitutiva o alternativa alla
detenzione non si applica ai casi di cui all'articolo 19. 
                               Art. 17
                          Diritto di difesa
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 15)

  1.  Lo  straniero ((parte offesa ovvero)) sottoposto a procedimento
penale e' autorizzato a rientrare in Italia per il tempo strettamente
necessario  per  l'esercizio  del  diritto di difesa, al solo fine di
partecipare  al  giudizio  o  al  compimento  di  atti per i quali e'
necessaria  la  sua  presenza.  L'autorizzazione  e'  rilasciata  dal
questore  anche  per  il  tramite di una rappresentanza diplomatica o
consolare   su   documentata   richiesta  ((della  parte  offesa  o))
dell'imputato o del difensore.

TITOLO II
DISPOSIZIONI SULL’INGRESSO, IL SOGGIORNO E L’ALLONTANAMENTO
DAL TERRITORIO DELLO STATO
CAPO III
DISPOSIZIONI DI CARATTERE
UMANITARIO

                               Art. 18 
             Soggiorno per motivi di protezione sociale 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 16) 
 
  1. Quando, nel corso di operazioni di polizia, di indagini o di  un
procedimento per taluno dei delitti di cui all'articolo 3 della legge
20 febbraio 1958, n. 75, o di quelli previsti dall'articolo  380  del
codice  di  procedura  penale,  ovvero  nel   corso   di   interventi
assistenziali dei servizi sociali degli enti locali, siano  accertate
situazioni di violenza o di grave sfruttamento nei confronti  di  uno
straniero ed emergano concreti pericoli per la sua  incolumita',  per
effetto  dei   tentativi   di   sottrarsi   ai   condizionamenti   di
un'associazione  dedita  ad  uno  dei  predetti   delitti   o   delle
dichiarazioni  rese  nel  corso  delle  indagini  preliminari  o  del
giudizio, il  questore,  anche  su  proposta  del  Procuratore  della
Repubblica, o  con  il  parere  favorevole  della  stessa  autorita',
rilascia uno speciale  permesso  di  soggiorno  per  consentire  allo
straniero  di  sottrarsi   alla   violenza   e   ai   condizionamenti
dell'organizzazione criminale e di partecipare  ad  un  programma  di
assistenza ed integrazione sociale. 
  2. Con la proposta o il parere di cui al comma 1,  sono  comunicati
al  questore  gli  elementi  da  cui  risulti  la  sussistenza  delle
condizioni ivi indicate, con particolare riferimento alla gravita' ed
attualita' del pericolo ed  alla  rilevanza  del  contributo  offerto
dallo  straniero   per   l'efficace   contrasto   dell'organizzazione
criminale, ovvero per la individuazione o  cattura  dei  responsabili
dei  delitti  indicati  nello   stesso   comma.   Le   modalita'   di
partecipazione al programma di  assistenza  ed  integrazione  sociale
sono comunicate al Sindaco. 
  3. Con il regolamento di attuazione sono stabilite le  disposizioni
occorrenti per l'affidamento  della  realizzazione  del  programma  a
soggetti diversi da  quelli  istituzionalmente  preposti  ai  servizi
sociali  dell'ente  locale,  e  per   l'espletamento   dei   relativi
controlli. Con lo stesso regolamento  sono  individuati  i  requisiti
idonei  a  garantire  la  competenza  e  la  capacita'  di   favorire
l'assistenza e l'integrazione sociale, nonche' la  disponibilita'  di
adeguate strutture organizzative dei soggetti predetti. 
  ((3-bis. Per gli stranieri e per i cittadini di cui al comma  6-bis
del presente articolo, vittime dei reati previsti dagli articoli  600
e 601 del codice penale, o che versano nelle ipotesi di cui al  comma
1 del presente articolo si applica, sulla base  del  Piano  nazionale
d'azione contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani,
di cui all'articolo 13, comma 2-bis, della legge 11 agosto  2003,  n.
228, un programma  unico  di  emersione,  assistenza  e  integrazione
sociale che garantisce, in via transitoria,  adeguate  condizioni  di
alloggio, di vitto e di assistenza sanitaria, ai sensi  dell'articolo
13 della legge n. 228 del 2003 e,  successivamente,  la  prosecuzione
dell'assistenza e l'integrazione sociale, ai sensi del comma 1 di cui
al presente articolo. Con decreto del Presidente  del  Consiglio  dei
ministri, di concerto con il Ministro dell'interno, il  Ministro  del
lavoro e delle politiche sociali  e  il  Ministro  della  salute,  da
adottarsi entro sei mesi  dalla  data  di  entrata  in  vigore  della
presente disposizione, previa intesa con la Conferenza Unificata,  e'
definito il  programma  di  emersione,  assistenza  e  di  protezione
sociale  di  cui  al  presente  comma  e  le  relative  modalita'  di
attuazione e finanziamento.)) 
  4. Il  permesso  di  soggiorno  rilasciato  a  norma  del  presente
articolo ha la durata di sei mesi e  puo'  essere  rinnovato  per  un
anno, o per il maggior periodo occorrente per  motivi  di  giustizia.
Esso e' revocato in caso di interruzione del programma o di  condotta
incompatibile  con  le  finalita'   dello   stesso,   segnalate   dal
procuratore  della  Repubblica  o,  per  quanto  di  competenza,  dal
servizio sociale dell'ente locale, o comunque accertate dal questore,
ovvero  quando  vengono  meno  le  altre  condizioni  che  ne   hanno
giustificato il rilascio. 
  5. Il permesso di soggiorno previsto dal presente articolo consente
l'accesso  ai  servizi   assistenziali   e   allo   studio,   nonche'
l'iscrizione nelle liste di collocamento e lo svolgimento  di  lavoro
subordinato, fatti salvi i requisiti minimi di  eta'.  Qualora,  alla
scadenza del permesso di soggiorno, l'interessato  risulti  avere  in
corso un rapporto di lavoro, il permesso  puo'  essere  ulteriormente
prorogato o rinnovato per la  durata  del  rapporto  medesimo  o,  se
questo e' a tempo indeterminato, con le modalita' stabilite per  tale
motivo di soggiorno. Il permesso di soggiorno previsto  dal  presente
articolo puo' essere altresi' convertito in permesso di soggiorno per
motivi di studio  qualora  il  titolare  sia  iscritto  ad  un  corso
regolare di studi. 
  6. Il permesso di soggiorno previsto  dal  presente  articolo  puo'
essere altresi' rilasciato, all'atto delle  dimissioni  dall'istituto
di pena, anche su proposta del procuratore  della  Repubblica  o  del
giudice di sorveglianza presso il tribunale  per  i  minorenni,  allo
straniero che  ha  terminato  l'espiazione  di  una  pena  detentiva,
inflitta per reati commessi durante la minore eta', e ha  dato  prova
concreta  di  partecipazione  a  un   programma   di   assistenza   e
integrazione sociale. 
  6-bis. Le disposizioni  del  presente  articolo  si  applicano,  in
quanto compatibili, anche ai cittadini di  Stati  membri  dell'Unione
europea che si trovano in una situazione di gravita' ed attualita' di
pericolo. 
  7. L'onere derivante dal presente articolo e' valutato  in  lire  5
miliardi per l'anno 1997 e in lire  10  miliardi  annui  a  decorrere
dall'anno 1998. 
                             Art. 18-bis 
 (( (Permesso di soggiorno per le vittime di violenza domestica) )) 
 
  ((1. Quando, nel corso di operazioni di polizia, di indagini  o  di
un procedimento per taluno dei delitti previsti dagli  articoli  572,
582, 583, 583-bis, 605, 609-bis e 612-bis del codice penale o per uno
dei delitti  previsti  dall'articolo  380  del  codice  di  procedura
penale, commessi sul  territorio  nazionale  in  ambito  di  violenza
domestica,  siano  accertate  situazioni  di  violenza  o  abuso  nei
confronti di uno straniero ed emerga un concreto ed attuale  pericolo
per la sua incolumita', come conseguenza della  scelta  di  sottrarsi
alla medesima violenza o per effetto  delle  dichiarazioni  rese  nel
corso delle indagini preliminari o del giudizio, il questore, con  il
parere favorevole dell'autorita'  giudiziaria  procedente  ovvero  su
proposta di quest'ultima, rilascia un permesso di soggiorno ai  sensi
dell'articolo 5, comma 6, per consentire alla  vittima  di  sottrarsi
alla violenza. Ai  fini  del  presente  articolo,  si  intendono  per
violenza domestica uno o piu' atti, gravi ovvero  non  episodici,  di
violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si  verificano
all'interno della famiglia o  del  nucleo  familiare  o  tra  persone
legate, attualmente o in passato, da un vincolo di  matrimonio  o  da
una relazione affettiva, indipendentemente dal fatto che l'autore  di
tali atti condivida o abbia condiviso  la  stessa  residenza  con  la
vittima. 
  2. Con la proposta o il parere di cui al comma 1,  sono  comunicati
al  questore  gli  elementi  da  cui  risulti  la  sussistenza  delle
condizioni ivi indicate, con particolare riferimento alla gravita' ed
attualita' del pericolo per l'incolumita' personale. 
  3. Il medesimo permesso di soggiorno  puo'  essere  rilasciato  dal
questore quando le situazioni di violenza o abuso emergano nel  corso
di interventi assistenziali  dei  centri  antiviolenza,  dei  servizi
sociali   territoriali   o   dei   servizi   sociali    specializzati
nell'assistenza delle vittime di violenza. In tal caso la sussistenza
degli elementi e delle condizioni di cui al comma 2 e'  valutata  dal
questore sulla base della  relazione  redatta  dai  medesimi  servizi
sociali. Ai fini del rilascio del permesso di soggiorno  e'  comunque
richiesto il parere dell'autorita' giudiziaria  competente  ai  sensi
del comma 1. 
  4. Il permesso di soggiorno di cui ai commi 1 e 3  e'  revocato  in
caso  di  condotta  incompatibile  con  le  finalita'  dello  stesso,
segnalata  dal  procuratore  della  Repubblica  o,  per   quanto   di
competenza, dai  servizi  sociali  di  cui  al  coma  3,  o  comunque
accertata dal questore, ovvero quando vengono meno le condizioni  che
ne hanno giustificato il rilascio. 
  4-bis. Nei confronti dello straniero condannato, anche con sentenza
non definitiva, compresa quella adottata a  seguito  di  applicazione
della pena su richiesta ai sensi  dell'articolo  444  del  codice  di
procedura penale, per uno dei delitti di cui al comma 1 del  presente
articolo, commessi in ambito di violenza  domestica,  possono  essere
disposte la revoca del permesso di soggiorno e l'espulsione ai  sensi
dell'articolo 13 del presente testo unico. 
  5. Le disposizioni del presente articolo si  applicano,  in  quanto
compatibili, anche ai cittadini di Stati membri dell'Unione europea e
ai loro familiari.)) 
                               Art. 19 
             (Divieti di espulsione e di respingimento. 
       ((Disposizioni in materia di categorie vulnerabili.)) ) 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 17) 
 
  1. In nessun caso puo' disporsi  l'espulsione  o  il  respingimento
verso  uno  Stato  in  cui  lo  straniero  possa  essere  oggetto  di
persecuzione  per  motivi  di  razza,  di  sesso,   di   lingua,   di
cittadinanza, di religione,  di  opinioni  politiche,  di  condizioni
personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato  verso
un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione. 
  2. Non e' consentita l'espulsione,  salvo  che  nei  casi  previsti
dall'articolo 13, comma 1, nei confronti: 
   a) degli stranieri minori di anni diciotto,  salvo  il  diritto  a
seguire il genitore o l'affidatario espulsi; 
   b) degli stranieri in possesso della carta di soggiorno, salvo  il
disposto dell'articolo 9; 
   c) degli stranieri conviventi con parenti entro il secondo grado o
con il coniuge, di nazionalita' italiana; 
   d) delle donne in stato di gravidanza o nei  sei  mesi  successivi
alla nascita del figlio cui provvedono. (2A) 
((2-bis. Il respingimento o l'esecuzione dell'espulsione  di  persone
affette da disabilita', degli anziani, dei minori, dei componenti  di
famiglie monoparentali con figli minori nonche'  dei  minori,  ovvero
delle vittime di gravi violenze psicologiche, fisiche o sessuali sono
effettuate  con  modalita'  compatibili  con  le  singole  situazioni
personali, debitamente accertate.)) 
 
------------- 
AGGIORNAMENTO (2A) 
  La Corte costituzionale, con sentenza 12 - 27 luglio 2000,  n.  376
(in G.U. 1a s.s. 2/08/2000, n. 32)  ha  dichiarato  "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 17, comma 2, lettera d) della legge 6  marzo
1998, n. 40 (Disciplina dell'immigrazione e  norme  sulla  condizione
dello straniero), ora sostituito dall'art. 19, comma 2, lett. d)  del
d.lgs. 25  luglio  1998,  n.  286  (Testo  unico  delle  disposizioni
concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla  condizione
dello straniero), nella parte  in  cui  non  estende  il  divieto  di
espulsione al marito convivente della donna in stato di gravidanza  o
nei sei mesi successivi alla nascita del figlio". 
                               Art. 20
    (Misure straordinarie di accoglienza per eventi eccezionali)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 18)

  1.  Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato
d'intesa  con  i  Ministri  degli affari esteri, dell'interno, per la
solidarieta'   sociale   e   con  gli  altri  Ministri  eventualmente
interessati,  sono  stabilite,  nei  limiti delle risorse preordinate
allo scopo nell'ambito del Fondo di cui all'articolo 45, le misure di
protezione  temporanea  da  adottarsi, anche in deroga a disposizioni
del  presente  testo  unico,  per  rilevanti  esigenze umanitarie, in
occasione   di   conflitti,  disastri  naturali  o  altri  eventi  di
particolare gravita' in Paesi non appartenenti all'Unione Europea.
  2.  Il  Presidente  del Consiglio dei Ministri o un Ministro da lui
delegato  riferiscono annualmente al Parlamento sull'attuazione delle
misure adottate.

TITOLO III
DISCIPLINA DEL LAVORO

                               Art. 21
                Determinazione dei flussi di ingresso
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 19;
     legge 30 dicembre 1986, n. 943, art. 9, comma 3, e art. 10;
           legge 8 agosto 1995, n. 335, art. 3, comma 13)

  1.  L'ingresso  nel  territorio  dello  Stato  per motivi di lavoro
subordinato,   anche   stagionale,  e  di  lavoro  autonomo,  avviene
nell'ambito  delle  quote  di  ingresso  stabilite nei decreti di cui
all'articolo  3,  comma  4.  ((Nello  stabilire  le  quote  i decreti
prevedono  restrizioni  numeriche all'ingresso di lavoratori di Stati
che  non  collaborano  adeguatamente  nel  contrasto all'immigrazione
clandestina  o  nella riammissione di propri cittadini destinatari di
provvedimenti   di   rimpatrio)).  Con  tali  decreti  sono  altresi'
assegnate  in  via  preferenziale  quote riservate ((ai lavoratori di
origine  italiana  per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo
grado   in   linea  retta  di  ascendenza,  residenti  in  Paesi  non
comunitari,  che  chiedano  di essere inseriti in un apposito elenco,
costituito   presso   le  rappresentanze  diplomatiche  o  consolari,
contenente   le   qualifiche  professionali  dei  lavoratori  stessi,
nonche')) agli Stati non appartenenti all'Unione europea, con i quali
il  Ministro  degli  affari  esteri,  di  concerto  con  il  Ministro
dell'interno e con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale,
abbia  concluso  accordi finalizzati alla regolamentazione dei flussi
d'ingresso  e  delle  procedure  di riammissione. Nell'ambito di tali
intese  possono essere definiti appositi accordi in materia di flussi
per  lavoro  stagionale,  con  le  corrispondenti autorita' nazionali
responsabili  delle  politiche  del  mercato  del lavoro dei paesi di
provenienza.
  2. Le intese o accordi bilaterali di cui al comma 1 possono inoltre
prevedere  la  utilizzazione  in  Italia,  con  contratto  di  lavoro
subordinato,  di  gruppi di lavoratori per l'esercizio di determinate
opere o servizi limitati nel tempo; al termine del rapporto di lavoro
i lavoratori devono rientrare nel paese di provenienza.
  3.  Gli  stessi accordi possono prevedere procedure e modalita' per
il rilascio delle autorizzazioni di lavoro.
  4. I decreti annuali devono tenere conto delle indicazioni fornite,
in  modo  articolato  per  qualifiche  o  mansioni, dal Ministero del
lavoro  e  della previdenza sociale sull'andamento dell'occupazione e
dei  tassi di disoccupazione a livello nazionale e regionale, nonche'
sul  numero  dei  cittadini  stranieri  non  appartenenti  all'Unione
europea iscritti nelle liste di collocamento.
  ((4-bis.  Il  decreto  annuale  ed  i  decreti  infrannuali  devono
altresi' essere predisposti in base ai dati sulla effettiva richiesta
di  lavoro  suddivisi per regioni e per bacini provinciali di utenza,
elaborati dall'anagrafe informatizzata, istituita presso il Ministero
del  lavoro  e  delle  politiche  sociali,  di  cui  al  comma  7. Il
regolamento  di  attuazione prevede possibili forme di collaborazione
con  altre  strutture  pubbliche e private, nei limiti degli ordinari
stanziamenti di bilancio.
  4-ter. Le regioni possono trasmettere, entro il 30 novembre di ogni
anno,  alla  Presidenza del Consiglio dei ministri, un rapporto sulla
presenza  e  sulla  condizione  degli  immigrati  extracomunitari nel
territorio  regionale,  contenente  anche le indicazioni previsionali
relative  ai  flussi  sostenibili nel triennio successivo in rapporto
alla capacita' di assorbimento del tessuto sociale e produttivo)).
  5.  Le  intese  o  accordi  bilaterali  di  cui  al comma 1 possono
prevedere  che  i lavoratori stranieri che intendono fare ingresso in
Italia  per  motivi  di  lavoro  subordinato,  anche  stagionale,  si
iscrivano  in  apposite  liste,  identificate  dalle medesime intese,
specificando  le  loro  qualifiche  o  mansioni,  nonche'  gli  altri
requisiti  indicati dal regolamento di attuazione. Le predette intese
possono  inoltre prevedere le modalita' di tenuta delle liste, per il
successivo  inoltro  agli  uffici  del  Ministero  del lavoro e della
previdenza sociale.
  6.  Nell'ambito  delle  intese  o  accordi di cui al presente testo
unico,  il Ministro degli affari esteri, d'intesa con il Ministro del
lavoro   e   della  previdenza  sociale,  puo'  predisporre  progetti
integrati  per  il  reinserimento  di  lavoratori extracomunitari nei
Paesi  di  origine, laddove ne esistano le condizioni e siano fornite
idonee   garanzie  dai  governi  dei  Paesi  di  provenienza,  ovvero
l'approvazione  di domande di enti pubblici e privati, che richiedano
di predisporre analoghi progetti anche per altri Paesi.
  7.  Il  regolamento  di  attuazione prevede forme di istituzione di
un'anagrafe annuale informatizzata delle offerte e delle richieste di
lavoro subordinato dei lavoratori stranieri e stabilisce le modalita'
di  collegamento  con  l'archivio organizzato dall'Istituto nazionale
della previdenza sociale (I.N.P.S.) e con le questure.
  8.  L'onere derivante dal presente articolo e' valutato in lire 350
milioni annui a decorrere dall'anno 1998.
                               Art. 22 
       Lavoro subordinato a tempo determinato e indeterminato 
 
  1. In ogni provincia  e'  istituito  presso  la  prefettura-ufficio
territoriale del Governo  uno  sportello  unico  per  l'immigrazione,
responsabile  dell'intero  procedimento  relativo  all'assunzione  di
lavoratori   subordinati   stranieri   a   tempo    determinato    ed
indeterminato. 
  2.  Il  datore  di  lavoro  italiano   o   straniero   regolarmente
soggiornante in Italia che intende instaurare in Italia  un  rapporto
di lavoro subordinato a tempo determinato  o  indeterminato  con  uno
straniero residente  all'estero  deve  presentare,  previa  verifica,
presso il centro per l'impiego competente, della indisponibilita'  di
un  lavoratore  presente  sul   territorio   nazionale,   idoneamente
documentata, allo sportello unico per l'immigrazione della  provincia
di residenza ovvero di quella in cui ha sede legale l'impresa, ovvero
di quella ove avra' luogo la prestazione lavorativa: 
    a) richiesta nominativa di nulla osta al lavoro; 
    b) idonea documentazione relativa alle modalita' di  sistemazione
alloggiativa per il lavoratore straniero; 
    c) la proposta di contratto di soggiorno con specificazione delle
relative condizioni, comprensiva dell'impegno al pagamento  da  parte
dello stesso datore di lavoro delle spese di ritorno dello  straniero
nel Paese di provenienza; 
    d)  dichiarazione  di  impegno  a  comunicare   ogni   variazione
concernente il rapporto di lavoro. 
  3.  Nei  casi  in  cui  non  abbia  una  conoscenza  diretta  dello
straniero, il datore di  lavoro  italiano  o  straniero  regolarmente
soggiornante in Italia puo' richiedere, presentando la documentazione
di cui alle lettere b) e c) del comma 2, il nulla osta al  lavoro  di
una o piu' persone iscritte nelle liste di cui all'articolo 21, comma
5,  selezionate  secondo  criteri   definiti   nel   regolamento   di
attuazione. 
  4. COMMA ABROGATO DAL D.L. 28 GIUGNO 2013, N.  76,  CONVERTITO  CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 9 AGOSTO 2013, N. 99. 
  5. Lo sportello unico per l'immigrazione, nel  complessivo  termine
massimo di ((sessanta giorni)) dalla presentazione della richiesta, a
condizione che siano state rispettate le prescrizioni di cui al comma
2 e le prescrizioni del contratto collettivo  di  lavoro  applicabile
alla fattispecie, rilascia, in ogni caso,  sentito  il  questore,  il
nulla  osta  nel  rispetto  dei  limiti  numerici,   quantitativi   e
qualitativi  determinati  a  norma  dell'articolo  3,  comma   4,   e
dell'articolo 21, e, a richiesta del datore di lavoro,  trasmette  la
documentazione,  ivi  compreso  il  codice   fiscale,   agli   uffici
consolari, ove possibile in via telematica. Il nulla osta  al  lavoro
subordinato ha validita' per un periodo  non  superiore  a  sei  mesi
dalla data del rilascio. 
  ((5.1. Le istanze di nulla osta sono esaminate nei limiti  numerici
stabiliti con il decreto di cui all'articolo 3, comma 4.  Le  istanze
eccedenti tali limiti  possono  essere  esaminate  nell'ambito  delle
quote che si rendono successivamente disponibili tra quelle stabilite
con il medesimo decreto.)) 
  5-bis. Il nulla osta al lavoro e' rifiutato se il datore di  lavoro
risulti condannato negli ultimi cinque anni, anche con  sentenza  non
definitiva, compresa quella adottata a seguito di applicazione  della
pena su richiesta ai sensi dell'articolo 444 del codice di  procedura
penale, per: 
    a) favoreggiamento dell'immigrazione clandestina verso l'Italia e
dell'emigrazione clandestina dall'Italia  verso  altri  Stati  o  per
reati  diretti  al  reclutamento  di  persone   da   destinare   alla
prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori  da
impiegare in attivita' illecite; 
    b) intermediazione illecita e sfruttamento del  lavoro  ai  sensi
dell'articolo 603-bis del codice penale; 
    c) reato previsto dal comma 12. 
  5-ter. Il nulla osta al lavoro e', altresi', rifiutato ovvero,  nel
caso sia stato rilasciato, e' revocato se i documenti presentati sono
stati ottenuti mediante frode o sono stati falsificati o contraffatti
ovvero qualora lo straniero non si rechi presso  lo  sportello  unico
per l'immigrazione per la firma del contratto di soggiorno  entro  il
termine di cui al comma 6, salvo che il ritardo sia dipeso  da  cause
di forza  maggiore.  La  revoca  del  nulla  osta  e'  comunicata  al
Ministero degli affari esteri tramite i collegamenti telematici. 
  6. Gli uffici consolari del Paese di residenza o di  origine  dello
straniero provvedono, dopo gli accertamenti di rito, a rilasciare  il
visto di ingresso con  indicazione  del  codice  fiscale,  comunicato
dallo  sportello  unico  per  l'immigrazione.   Entro   otto   giorni
dall'ingresso, lo straniero si reca presso  lo  sportello  unico  per
l'immigrazione che ha rilasciato il  nulla  osta  per  la  firma  del
contratto di  soggiorno  che  resta  ivi  conservato  e,  a  cura  di
quest'ultimo, trasmesso in copia all'autorita'  consolare  competente
ed al centro per l'impiego competente. 
  7. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 16 LUGLIO 2012, N. 109. 
  8. Salvo quanto previsto dall'articolo 23, ai fini dell'ingresso in
Italia per motivi di  lavoro,  il  lavoratore  extracomunitario  deve
essere munito del visto rilasciato dal consolato italiano  presso  lo
Stato di origine o di stabile residenza del lavoratore. 
  9.  Le  questure  forniscono  all'INPS  e   all'INAIL   ,   tramite
collegamenti telematici,  le  informazioni  anagrafiche  relative  ai
lavoratori extracomunitari  ai  quali  e'  concesso  il  permesso  di
soggiorno per motivi di lavoro, o comunque idoneo  per  l'accesso  al
lavoro, e comunicano altresi' il rilascio dei permessi concernenti  i
familiari ai sensi delle disposizioni di cui al  titolo  IV;  l'INPS,
sulla base delle  informazioni  ricevute,  costituisce  un  "Archivio
anagrafico dei lavoratori extracomunitari", da condividere con  altre
amministrazioni pubbliche; lo scambio delle informazioni  avviene  in
base a convenzione tra  le  amministrazioni  interessate.  Le  stesse
informazioni  sono  trasmesse,  in  via  telematica,  a  cura   delle
questure,   all'ufficio   finanziario   competente    che    provvede
all'attribuzione del codice fiscale. 
  10. Lo sportello unico per l'immigrazione fornisce al Ministero del
lavoro e delle politiche sociali il numero ed il tipo di  nulla  osta
rilasciati secondo le classificazioni adottate  nei  decreti  di  cui
all'articolo 3, comma 4. 
  11. La perdita del posto di lavoro non costituisce motivo di revoca
del permesso di soggiorno al lavoratore extracomunitario ed  ai  suoi
familiari  legalmente  soggiornanti.  Il  lavoratore   straniero   in
possesso del permesso di soggiorno per lavoro subordinato  che  perde
il posto di lavoro, anche per dimissioni, puo' essere iscritto  nelle
liste di  collocamento  per  il  periodo  di  residua  validita'  del
permesso di soggiorno, e comunque, salvo che si tratti di permesso di
soggiorno per lavoro stagionale, per un periodo non inferiore  ad  un
anno ovvero per tutto il  periodo  di  durata  della  prestazione  di
sostegno al  reddito  percepita  dal  lavoratore  straniero,  qualora
superiore. Decorso il termine di  cui  al  secondo  periodo,  trovano
applicazione i requisiti reddituali di cui all'articolo 29, comma  3,
lettera b). Il regolamento di attuazione stabilisce le  modalita'  di
comunicazione ai centri per l'impiego, anche ai fini  dell'iscrizione
del lavoratore straniero nelle liste di  collocamento  con  priorita'
rispetto a nuovi lavoratori extracomunitari. 
  11-bis. Lo straniero che ha conseguito in Italia il dottorato o  il
master  universitario  ovvero  la  laurea  triennale  o   la   laurea
specialistica, alla scadenza del permesso di soggiorno per motivi  di
studio,  puo'  essere  iscritto   nell'elenco   anagrafico   previsto
dall'articolo 4 del regolamento di  cui  al  decreto  del  Presidente
della Repubblica 7 luglio 2000, n. 442, per un periodo non  superiore
a dodici  mesi,  ovvero,  in  presenza  dei  requisiti  previsti  dal
presente testo unico, puo' chiedere la  conversione  in  permesso  di
soggiorno per motivi di lavoro. 
  12.  Il  datore  di  lavoro  che  occupa  alle  proprie  dipendenze
lavoratori stranieri privi del permesso  di  soggiorno  previsto  dal
presente articolo, ovvero il cui permesso sia scaduto e del quale non
sia stato chiesto, nei termini  di  legge,  il  rinnovo,  revocato  o
annullato, e' punito con la reclusione da sei mesi a tre anni  e  con
la multa di 5000 euro per ogni lavoratore impiegato. 
  12-bis. Le pene per il fatto previsto dal comma 12  sono  aumentate
da un terzo alla meta': 
    a) se i lavoratori occupati sono in numero superiore a tre; 
    b) se i lavoratori occupati sono minori in eta' non lavorativa; 
    c) se i lavoratori occupati sono sottoposti alle altre condizioni
lavorative  di  particolare  sfruttamento  di  cui  al  terzo   comma
dell'articolo 603-bis del codice penale. 
  12-ter. Con la sentenza di condanna il giudice applica la  sanzione
amministrativa accessoria del pagamento del costo medio di  rimpatrio
del lavoratore straniero assunto illegalmente. 
  12-quater. Nelle ipotesi di particolare sfruttamento lavorativo  di
cui al comma 12-bis, e' rilasciato dal questore, su proposta o con il
parere favorevole del procuratore della  Repubblica,  allo  straniero
che abbia presentato  denuncia  e  cooperi  nel  procedimento  penale
instaurato nei  confronti  del  datore  di  lavoro,  un  permesso  di
soggiorno ai sensi dell'articolo 5, comma 6. 
  12-quinquies. Il permesso di soggiorno di cui al comma 12-quater ha
la durata di sei mesi e puo' essere rinnovato per un anno  o  per  il
maggior periodo occorrente alla definizione del procedimento  penale.
Il  permesso  di  soggiorno  e'  revocato   in   caso   di   condotta
incompatibile  con  le  finalita'   dello   stesso,   segnalata   dal
procuratore della Repubblica o accertata dal questore, ovvero qualora
vengano meno le condizioni che ne hanno giustificato il rilascio. 
  13. Salvo quanto previsto per i lavoratori stagionali dall'articolo
25, comma 5, in caso  di  rimpatrio  il  lavoratore  extracomunitario
conserva i diritti previdenziali e di sicurezza  sociale  maturati  e
puo'  goderne  indipendentemente  dalla  vigenza  di  un  accordo  di
reciprocita' al verificarsi della maturazione dei requisiti  previsti
dalla normativa vigente, al compimento del sessantacinquesimo anno di
eta', anche in  deroga  al  requisito  contributivo  minimo  previsto
dall'articolo 1, comma 20, della legge 8 agosto 1995, n. 335. 
  14. Le attribuzioni degli istituti di  patronato  e  di  assistenza
sociale, di cui alla legge 30 marzo 2001,  n.  152,  sono  estese  ai
lavoratori extracomunitari che prestino regolare attivita' di  lavoro
in Italia. 
  15. I lavoratori italiani ed extracomunitari  possono  chiedere  il
riconoscimento  di  titoli  di  formazione  professionale   acquisiti
all'estero; in assenza di accordi specifici, il Ministro del lavoro e
delle  politiche  sociali,  sentita  la  commissione   centrale   per
l'impiego, dispone condizioni e  modalita'  di  riconoscimento  delle
qualifiche per singoli  casi.  Il  lavoratore  extracomunitario  puo'
inoltre partecipare, a norma del presente  testo  unico,  a  tutti  i
corsi di formazione e di riqualificazione programmati nel  territorio
della Repubblica. 
  16. Le disposizioni di cui al presente articolo si  applicano  alle
regioni a statuto speciale e alle province autonome di  Trento  e  di
Bolzano ai sensi degli statuti e delle relative norme di attuazione. 
                               Art. 23
                    (( (Titoli di prelazione) ))

  ((1.  Nell'ambito  di  programmi approvati, anche su proposta delle
regioni  e  delle province autonome, dal Ministero del lavoro e delle
politiche sociali e dal Ministero dell'istruzione, dell'universita' e
della ricerca e realizzati anche in collaborazione con le regioni, le
province autonome e altri enti locali, organizzazioni nazionali degli
imprenditori  e  datori di lavoro e dei lavoratori, nonche' organismi
internazionali  finalizzati al trasferimento dei lavoratori stranieri
in  Italia  ed  al loro inserimento nei settori produttivi del Paese,
enti ed associazioni operanti nel settore dell'immigrazione da almeno
tre  anni,  possono  essere  previste  attivita'  di  istruzione e di
formazione professionale nei Paesi di origine.
  2. L'attivita' di cui al comma 1 e' finalizzata:
   a)   all'inserimento  lavorativo  mirato  nei  settori  produttivi
italiani che operano all'interno dello Stato;
   b)   all'inserimento  lavorativo  mirato  nei  settori  produttivi
italiani che operano all'interno dei Paesi di origine;
   c)  allo  sviluppo  delle  attivita'  produttive o imprenditoriali
autonome nei Paesi di origine.
  3.  Gli  stranieri che abbiano partecipato alle attivita' di cui al
comma  1  sono preferiti nei settori di impiego ai quali le attivita'
si  riferiscono  ai fini della chiamata al lavoro di cui all'articolo
22,  commi 3, 4 e 5, secondo le modalita' previste nel regolamento di
attuazione del presente testo unico.
  4.  Il  regolamento  di attuazione del presente testo unico prevede
agevolazioni  di  impiego  per  i  lavoratori  autonomi stranieri che
abbiano seguito i corsi di cui al comma 1)).
                               Art. 24 
                         (Lavoro stagionale) 
 
  1.  Il  datore  di  lavoro  italiano   o   straniero   regolarmente
soggiornante in Italia, o le associazioni di categoria per conto  dei
loro associati, che intendano instaurare in  Italia  un  rapporto  di
lavoro subordinato a carattere stagionale con  uno  straniero  devono
presentare   richiesta   nominativa   allo   sportello   unico    per
l'immigrazione della provincia di residenza  ai  sensi  dell'articolo
22. Nei casi  in  cui  il  datore  di  lavoro  italiano  o  straniero
regolarmente soggiornante o le associazioni di categoria non  abbiano
una conoscenza diretta dello straniero, la richiesta, redatta secondo
le modalita' previste dall'articolo 22,  deve  essere  immediatamente
comunicata al centro  per  l'impiego  competente,  che  verifica  nel
termine di cinque giorni  l'eventuale  disponibilita'  di  lavoratori
italiani o comunitari a ricoprire l'impiego  stagionale  offerto.  Si
applicano le disposizioni ((di cui all'articolo 22, commi 3, 5-bis  e
5-ter)). 
  2.  Lo  sportello  unico  per  l'immigrazione   rilascia   comunque
l'autorizzazione nel rispetto del  diritto  di  precedenza  maturato,
decorsi dieci giorni dalla comunicazione di cui  al  comma  1  e  non
oltre venti giorni dalla data di ricezione della richiesta del datore
di lavoro. 
  2-bis. Qualora lo sportello unico  per  l'immigrazione,  decorsi  i
venti giorni di cui al comma 2, non comunichi al datore di lavoro  il
proprio diniego, la richiesta si intende accolta,  nel  caso  in  cui
ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni: 
    a) la richiesta riguardi uno straniero  gia'  autorizzato  l'anno
precedente a prestare lavoro stagionale presso lo  stesso  datore  di
lavoro richiedente; 
    b)  il  lavoratore  stagionale  nell'anno  precedente  sia  stato
regolarmente assunto dal datore  di  lavoro  e  abbia  rispettato  le
condizioni indicate nel permesso di soggiorno. 
  3. L'autorizzazione al lavoro  stagionale  ha  validita'  da  venti
giorni ad un massimo di nove mesi, in corrispondenza della durata del
lavoro stagionale richiesto, anche con  riferimento  all'accorpamento
di gruppi di lavori di piu' breve periodo da svolgere presso  diversi
datori di lavoro. 
  3-bis. Fermo restando il limite di nove mesi di  cui  al  comma  3,
l'autorizzazione al lavoro  stagionale  si  intende  prorogato  e  il
permesso  di  soggiorno  puo'  essere  rinnovato  in  caso  di  nuova
opportunita' di lavoro stagionale offerta dallo  stesso  o  da  altro
datore di lavoro. 
  4. Il lavoratore stagionale, ove  abbia  rispettato  le  condizioni
indicate nel permesso di soggiorno e sia  rientrato  nello  Stato  di
provenienza alla scadenza del medesimo, ha diritto di precedenza  per
il rientro in Italia  nell'anno  successivo  per  ragioni  di  lavoro
stagionale, rispetto ai  cittadini  del  suo  stesso  Paese  che  non
abbiano mai fatto regolare ingresso in Italia per motivi  di  lavoro.
Puo',  inoltre,  convertire  il  permesso  di  soggiorno  per  lavoro
stagionale in permesso di soggiorno per lavoro  subordinato  a  tempo
determinato o indeterminato, qualora se ne verifichino le condizioni. 
  5. Le commissioni regionali  tripartite,  di  cui  all'articolo  4,
comma 1, del decreto legislativo 23 dicembre 1997,  n.  469,  possono
stipulare    con    le    organizzazioni    sindacali    maggiormente
rappresentative a livello regionale dei lavoratori e  dei  datori  di
lavoro, con le regioni e con gli enti  locali,  apposite  convenzioni
dirette a favorire l'accesso dei lavoratori  stranieri  ai  posti  di
lavoro stagionale. Le convenzioni possono individuare il  trattamento
economico e normativo, comunque non inferiore a quello previsto per i
lavoratori italiani e le misure per assicurare idonee  condizioni  di
lavoro  della  manodopera,  nonche'  eventuali  incentivi  diretti  o
indiretti per favorire l'attivazione dei flussi e dei deflussi  e  le
misure complementari relative all'accoglienza. 
  6. Il datore di lavoro che occupa alle sue dipendenze,  per  lavori
di carattere stagionale, uno o piu' stranieri privi del  permesso  di
soggiorno per lavoro stagionale, ovvero il cui permesso sia  scaduto,
revocato o annullato, e' punito ai sensi dell'articolo 22, comma 12. 
                               Art. 25
         Previdenza e assistenza per i lavoratori stagionali
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 23)

  1.  In  considerazione  della durata limitata dei contratti nonche'
della  loro  specificita',  agli  stranieri  titolari  di permesso di
soggiorno  per  lavoro  stagionale  si applicano le seguenti forme di
previdenza  e  assistenza  obbligatoria, secondo le norme vigenti nei
settori di attivita':
   a) assicurazione per l'invalidita', la vecchiaia e i superstiti;
   b)  assicurazione  contro  gli  infortuni sul lavoro e le malattie
professionali;
   c) assicurazione contro le malattie;
   d) assicurazione di maternita'.
  2.  In  sostituzione  dei  contributi  per  l'assegno per il nucleo
familiare    e   per   l'assicurazione   contro   la   disoccupazione
involontaria,  il  datore  di lavoro e' tenuto a versare all'Istituto
nazionale  della  previdenza  sociale  (INPS) un contributo in misura
pari all'importo dei medesimi contributi ed in base alle condizioni e
alle  modalita'  stabilite  per  questi  ultimi. Tali contributi sono
destinati ad interventi di carattere socio-assistenziale a favore dei
lavoratori di cui all'articolo 45.
  3.  Nei decreti attuativi del documento programmatico sono definiti
i  requisiti,  gli  ambiti  e le modalita' degli interventi di cui al
comma 2.
  4.  Sulle  contribuzioni  di  cui  ai  commi  1 e 2 si applicano le
riduzioni  degli oneri sociali previste per il settore di svolgimento
dell'attivita' lavorativa.
  5.  ((Ai  contributi di cui al comma 1, lettera a), si applicano le
disposizioni dell'articolo 22, comma 13, concernenti il trasferimento
degli   stessi  all'istituto  o  ente  assicuratore  dello  Stato  di
provenienza)).  E' fatta salva la possibilita' di ricostruzione della
posizione contributiva in caso di successivo ingresso.
                               Art. 26
              Ingresso e soggiorno per lavoro autonomo
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 24)

  1.  L'ingresso  in Italia dei lavoratori stranieri non appartenenti
all'Unione  europea  che  intendono  esercitare  nel territorio dello
Stato  un'attivita'  non  occasionale  di lavoro autonomo puo' essere
consentito  a  condizione  che  l'esercizio di tali attivita' non sia
riservato  dalla  legge  ai  cittadini italiani, o a cittadini di uno
degli Stati membri dell'Unione Europea.
  2.  In  ogni caso lo straniero che intenda esercitare in Italia una
attivita'  industriale,  professionale,  artigianale  o  commerciale,
ovvero  costituire  societa'  di  capitali  o di persone o accedere a
cariche  societarie,  deve altresi' dimostrare di disporre di risorse
adeguate  per l'esercizio dell'attivita' che intende intraprendere in
Italia;  di  essere  in  possesso  dei requisiti previsti dalla legge
italiana  per  l'esercizio  della  singola  attivita',  compresi, ove
richiesti, i requisiti per l'iscrizione in albi e registri; di essere
in possesso di una attestazione dell'autorita' competente in data non
anteriore  a tre mesi che dichiari che non sussistono motivi ostativi
al   rilascio   dell'autorizzazione  o  della  licenza  prevista  per
l'esercizio dell'attivita' che lo straniero intende svolgere.
  3.  Il lavoratore non appartenente all'Unione europea deve comunque
dimostrare  di  disporre  di idonea sistemazione alloggiativa e di un
reddito  annuo,  proveniente da fonti lecite, di importo superiore al
livello   minimo   previsto   dalla   legge   per  l'esenzione  dalla
partecipazione alla spesa sanitaria ((. . .)).
  4.  Sono  fatte  salve le norme piu' favorevoli previste da accordi
internazionali in vigore per l'Italia.
  5. La rappresentanza diplomatica o consolare, accertato il possesso
dei  requisiti  indicati  dal  presente articolo ed acquisiti i nulla
osta  del Ministero degli affari esteri, del Ministero dell'interno e
del Ministero eventualmente competente in relazione all'attivita' che
lo  straniero  intende  svolgere  in  Italia,  rilascia  il  visto di
ingresso    per   lavoro   autonomo,   con   l'espressa   indicazione
dell'attivita'  cui  il  visto  si  riferisce,  nei  limiti  numerici
stabiliti  a norma dell'articolo 3, comma 4, e dell'articolo 21. ((La
rappresentanza  diplomatica  o  consolare  rilascia,  altresi',  allo
straniero la certificazione dell'esistenza dei requisiti previsti dal
presente articolo ai fini degli adempimenti previsti dall'articolo 5,
comma  3-quater,  per  la  concessione  del permesso di soggiorno per
lavoro autonomo)).
  6.  Le  procedure  di  cui  al  comma  5 sono effettuate secondo le
modalita' previste dal regolamento di attuazione.
  7.  Il visto di ingresso per lavoro autonomo deve essere rilasciato
o  negato  entro  centoventi giorni dalla data di presentazione della
domanda  e  della  relativa  documentazione  e deve essere utilizzato
entro centottanta giorni dalla data del rilascio.
  ((7-bis.  La condanna con provvedimento irrevocabile per alcuno dei
reati  previsti  dalle disposizioni del Titolo III, Capo III, Sezione
II,  della  legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni,
relativi  alla  tutela  del diritto di autore, e dagli articoli 473 e
474  del  codice  penale comporta la revoca del permesso di soggiorno
rilasciato   allo   straniero   e   l'espulsione   del  medesimo  con
accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica)).
                               Art. 27
               Ingresso per lavoro in casi particolari
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 25;
        legge 30 dicembre 1986, n. 943, art. 14, commi 2 e 4)

  1.  Al  di  fuori  degli  ingressi  per lavoro di cui agli articoli
precedenti,  autorizzati  nell'ambito delle quote di cui all'articolo
3,  comma  4,  il  regolamento  di  attuazione disciplina particolari
modalita'  e  termini per il rilascio delle autorizzazioni al lavoro,
dei  visti  di  ingresso  e  dei  permessi  di  soggiorno  per lavoro
subordinato,  per  ognuna  delle  seguenti  categorie  di  lavoratori
stranieri:
   a)  dirigenti  o  personale  altamente  specializzato  di societa'
aventi sede o filiali in Italia ovvero di uffici di rappresentanza di
societa'  estere  che  abbiano  la  sede  principale di attivita' nel
territorio  di  uno  Stato  membro  dell'Organizzazione  mondiale del
commercio,  ovvero dirigenti di sedi principali in Italia di societa'
italiane o di societa' di altro Stato membro dell'Unione europea;
   b) lettori universitari di scambio o di madre lingua;
   c)  I  professori  universitari  destinati a svolgere in Italia un
incarico accademico;
   d) traduttori e interpreti;
   e)   collaboratori   familiari   aventi   regolarmente   in  corso
all'estero,  da  almeno un anno, rapporti di lavoro domestico a tempo
pieno  con cittadini italiani o di uno degli Stati membri dell'Unione
europea  residenti all'estero, che si trasferiscono in Italia, per la
prosecuzione del rapporto di lavoro domestico;
   f) persone che, autorizzate a soggiornare per motivi di formazione
professionale,  svolgano  periodi  temporanei di addestramento presso
datori   di   lavoro  italiani,  effettuando  anche  prestazioni  che
rientrano nell'ambito del lavoro subordinato;
   g) lavoratori alle dipendenze di organizzazioni o imprese operanti
nel  territorio  italiano, che siano stati ammessi temporaneamente, a
domanda  del  datore  di  lavoro,  per  adempiere  funzioni o compiti
specifici,  per  un periodo limitato o determinato, tenuti a lasciare
l'Italia quando tali compiti o funzioni siano terminati;
   h)  lavoratori  marittimi occupati nella misura e con le modalita'
stabilite nel regolamento di attuazione;
   i)  lavoratori  dipendenti  regolarmente  retribuiti  da datori di
lavoro,  persone  fisiche  o  giuridiche,  residenti  o  aventi  sede
all'estero  e  da  questi  direttamente  retribuiti,  i  quali  siano
temporaneamente  trasferiti  dall'estero  presso  persone  fisiche  o
giuridiche,  italiane  o  straniere,  residenti in Italia, al fine di
effettuare nel territorio italiano determinate prestazioni oggetto di
contratto  di  appalto  stipulato  tra  le predette persone fisiche o
giuridiche  residenti  o  aventi  sede in Italia e quelle residenti o
aventi sede all'estero, nel rispetto delle disposizioni dell'articolo
1655 del codice civile, della legge 23 ottobre 1960, n. 1369, e delle
norme internazionali e comunitarie;
   l)  lavoratori  occupati  presso  circhi  o  spettacoli viaggianti
all'estero;
   m)  personale artistico e tecnico per spettacoli lirici, teatrali,
concertistici o di balletto;
   n)  ballerini,  artisti  e musicisti da impiegare presso locali di
intrattenimento;
   o)   artisti   da   impiegare   da   enti   musicali   teatrali  o
cinematografici  o  da imprese radiofoniche o televisive, pubbliche o
private,  o da enti pubblici, nell'ambito di manifestazioni culturali
o folcloristiche;
   p)  stranieri  che  siano  destinati  a svolgere qualsiasi tipo di
attivita' sportiva professionistica presso societa' sportive italiane
ai sensi della legge 23 marzo 1981, n. 91;
   q)  giornalisti corrispondenti ufficialmente accreditati in Italia
e dipendenti regolarmente retribuiti da organi di stampa quotidiani o
periodici, ovvero da emittenti radiofoniche o televisive straniere;
   r)  persone  che,  secondo  le  norme di accordi internazionali in
vigore  per  l'Italia,  svolgono  in Italia attivita' di ricerca o un
lavoro occasionale nell'ambito di programmi di scambi di giovani o di
mobilita' di giovani o sono persone collocate "alla pari";
   r-bis) infermieri professionali assunti presso strutture sanitarie
pubbliche e private.
  1-bis.  Nel  caso  in  cui  i lavoratori di cui alla lettera i) del
comma  1  siano  dipendenti  regolarmente  retribuiti  dai  datori di
lavoro,  persone fisiche o giuridiche, residenti o aventi sede in uno
Stato  membro  dell'Unione  europea,  il  nulla  osta  al  lavoro  e'
sostituito  da  una  comunicazione,  da  parte  del  committente, del
contratto  in  base  al  quale  la  prestazione  di servizi ha luogo,
unitamente  ad  una  dichiarazione  del datore di lavoro contenente i
nominativi  dei  lavoratori da distaccare e attestante la regolarita'
della  loro situazione con riferimento alle condizioni di residenza e
di  lavoro  nello  Stato membro dell'Unione europea in cui ha sede il
datore di lavoro. La comunicazione e' presentata allo sportello unico
della  prefettura-ufficio  territoriale  del  Governo,  ai  fini  del
rilascio del permesso di soggiorno.
  1-ter.  Il nulla osta al lavoro per gli stranieri indicati al comma
1,  lettere  a), c) e g), e' sostituito da una comunicazione da parte
del  datore  di  lavoro  della proposta di contratto di soggiorno per
lavoro subordinato, previsto dall'articolo 5-bis. La comunicazione e'
presentata  con  modalita'  informatiche  allo  sportello  unico  per
l'immigrazione  della prefettura-ufficio territoriale del Governo. Lo
sportello  unico  trasmette  la  comunicazione  al  questore  per  la
verifica  della  insussistenza  di motivi ostativi all'ingresso dello
straniero  ai sensi dell'articolo 31, comma 1, del regolamento di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, e,
ove  nulla  osti  da  parte  del  questore, la invia, con le medesime
modalita'  informatiche,  alla rappresentanza diplomatica o consolare
per   il   rilascio   del   visto  di  ingresso.  Entro  otto  giorni
dall'ingresso  in  Italia  lo  straniero  si reca presso lo sportello
unico  per  l'immigrazione,  unitamente  al  datore di lavoro, per la
sottoscrizione  del  contratto  di  soggiorno  e per la richiesta del
permesso di soggiorno.
  1-quater.  Le  disposizioni  di  cui al comma 1-ter si applicano ai
datori   di   lavoro   che   hanno   sottoscritto  con  il  Ministero
dell'interno,  sentito  il Ministero del lavoro, della salute e delle
politiche  sociali,  un  apposito  protocollo  di  intesa,  con cui i
medesimi   datori  di  lavoro  garantiscono  la  capacita'  economica
richiesta  e l'osservanza delle prescrizioni del contratto collettivo
di lavoro di categoria.
  ((1-quinquies.  I  medici  e  gli  altri professionisti sanitari al
seguito  di  delegazioni  sportive,  in  occasione  di manifestazioni
agonistiche  organizzate  dal Comitato olimpico internazionale, dalle
Federazioni  sportive internazionali, dal Comitato olimpico nazionale
italiano  o  da  organismi, societa' ed associazioni sportive da essi
riconosciuti  o,  nei casi individuati con decreto del Ministro della
salute,  di  concerto  con  il  Ministro del lavoro e delle politiche
sociali,  con  il  Ministro  degli  affari  esteri  e con il Ministro
dell'interno,  al  seguito  di gruppi organizzati, sono autorizzati a
svolgere   la   pertinente   attivita',  in  deroga  alle  norme  sul
riconoscimento  dei titoli esteri, nei confronti dei componenti della
rispettiva  delegazione  o  gruppo  organizzato  e  limitatamente  al
periodo   di   permanenza   della   delegazione   o   del  gruppo.  I
professionisti  sanitari  cittadini  di  uno Stato membro dell'Unione
europea godono del medesimo trattamento, ove piu' favorevole)).
  2.   In  deroga  alle  disposizioni  del  presente  testo  unico  i
lavoratori  extracomunitari  dello  spettacolo possono essere assunti
alle  dipendenze  dei  datori  di  lavoro  per esigenze connesse alla
realizzazione    e   produzione   di   spettacoli   previa   apposita
autorizzazione  rilasciata  dall'ufficio speciale per il collocamento
dei  lavoratori  dello  spettacolo  o  sue  sezioni  periferiche  che
provvedono,  previo nulla osta provvisorio dell'autorita' provinciale
di  pubblica  sicurezza. L'autorizzazione e' rilasciata, salvo che si
tratti  di  personale artistico ovvero di personale da utilizzare per
periodi   non   superiori   a  tra  mesi,  prima  che  il  lavoratore
extracomunitario   entri   nel  territorio  nazionale.  I  lavoratori
extracomunitari   autorizzati   a   svolgere   attivita'   lavorativa
subordinata nel settore dello spettacolo non possono cambiare settore
di attivita' ne' la qualifica di assunzione. Il Ministro del lavoro e
della  previdenza  sociale, determina le procedure e le modalita' per
il rilascio dell'autorizzazione prevista dal presenta comma.
  3.  Rimangono ferme le disposizioni che prevedono il possesso della
cittadinanza italiana per lo svolgimento di determinate attivita'.
  4. Il regolamento di cui all'articolo 1 contiene altresi' norme per
l'attuazione  delle  convenzioni  ed accordi internazionali in vigore
relativamente  all'ingresso  e  soggiorno  dei  lavoratori  stranieri
occupati alle dipendenze di rappresentanze diplomatiche o consolari o
di enti di diritto internazionale aventi sede in Italia.
  5.  L'ingresso  e  il  soggiorno  dei  lavoratori  frontalieri  non
appartenenti  all'Unione  europea  e' disciplinato dalle disposizioni
particolari  previste  negli accordi internazionali in vigore con gli
Stati confinanti.
  5-bis.  Con  decreto  del  Ministro  per  i  beni  e  le  attivita'
culturali,  su  proposta  del  Comitato  olimpico  nazionale italiano
(CONI),  sentiti  i  Ministri  dell'interno  e  del  lavoro  e  delle
politiche   sociali,   e'   determinato  il  limite  massimo  annuale
d'ingresso degli sportivi stranieri che svolgono attivita' sportiva a
titolo  professionistico  o  comunque retribuita, da ripartire tra le
federazioni  sportive  nazionali. Tale ripartizione e' effettuata dal
CONI   con  delibera  da  sottoporre  all'approvazione  del  Ministro
vigilante.  Con  la stessa delibera sono stabiliti i criteri generali
di  assegnazione e di tesseramento per ogni stagione agonistica anche
al fine di assicurare la tutela dei vivai giovanili.
                             Art. 27-bis 
              (Ingresso e soggiorno per volontariato). 
 
  1.  Con  decreto  del  Ministero  della  solidarieta'  sociale,  di
concerto con il Ministero dell'interno  e  degli  affari  esteri,  da
emanarsi entro il 30  giugno  di  ciascun  anno,  e'  determinato  il
contingente annuale degli stranieri ammessi a partecipare a programmi
di volontariato ai sensi del presente testo unico. 
  2. Nell'ambito del contingente di cui  al  comma  1  e'  consentito
l'ingresso e il soggiorno di cittadini stranieri di eta' compresa tra
i  20  e  i  30  anni  per  la  partecipazione  ad  un  programma  di
volontariato, previo rilascio di apposito nulla osta, a seguito della
verifica dei seguenti requisiti: 
   a) appartenenza dell'organizzazione promotrice  del  programma  di
volontariato ad una delle seguenti categorie: 
    1) enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, in base alla legge
20 maggio 1985, n. 222, nonche' enti civilmente riconosciuti in  base
alle leggi di approvazione di intese con le confessioni religiose  ai
sensi dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione; 
    2) organizzazioni non governative  riconosciute  ai  sensi  della
legge 26 febbraio 1987, n. 49; 
    3) associazioni  di  promozione  sociale  iscritte  nel  registro
nazionale di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 383; 
   b)  stipula  di  apposita   convenzione   fra   lo   straniero   e
l'organizzazione promotrice del programma  di  volontariato,  in  cui
siano specificate  le  funzioni  del  volontario,  le  condizioni  di
inquadramento  di  cui  beneficera'  per  espletare  tali   funzioni,
l'orario cui sara' tenuto, le risorse stanziate per  provvedere  alle
sue spese di viaggio, vitto, alloggio e denaro per le  piccole  spese
per  tutta  la  durata  del  soggiorno,  nonche',   ove   necessario,
l'indicazione del percorso di formazione anche per quanto riguarda la
conoscenza della lingua italiana; 
   c) sottoscrizione  da  parte  dell'organizzazione  promotrice  del
programma di volontariato di una polizza assicurativa  per  le  spese
relative all'assistenza sanitaria e alla responsabilita' civile verso
terzi e assunzione della piena responsabilita' per la copertura delle
spese relative al soggiorno del volontario, per l'intero  periodo  di
durata del programma, e per il viaggio  di  ingresso  e  ritorno.  La
sottoscrizione  della  polizza   e'   obbligatoria   anche   per   le
associazioni di cui al n. 3)  della  lettera  a)  del  comma  2,  che
abbiano stipulato convenzioni ai sensi dell'articolo 30 della legge 7
dicembre 2000, n. 383, in deroga a quanto previsto dal  comma  5  del
medesimo articolo. 
  3. La domanda di nulla  osta  e'  presentata  dalla  organizzazione
promotrice del programma di volontariato  allo  Sportello  unico  per
l'immigrazione presso la Prefettura-Ufficio territoriale del  Governo
competente per il luogo  ove  si  svolge  il  medesimo  programma  di
volontariato. Lo Sportello, acquisito dalla Questura il parere  sulla
insussistenza dei motivi ostativi all'ingresso  dello  straniero  nel
territorio nazionale e verificata l'esistenza dei requisiti di cui al
comma 1, rilascia il nulla osta. 
  4. Il nulla osta e' trasmesso, in via telematica,  dallo  sportello
unico per l'immigrazione, alle rappresentanze  consolari  all'estero,
alle quali e' richiesto il relativo visto di ingresso entro sei  mesi
dal rilascio del nulla osta. 
  5. Il permesso di soggiorno e'  richiesto  e  rilasciato  ai  sensi
delle  disposizioni  vigenti,  per  la  durata   del   programma   di
volontariato e di norma per un periodo non superiore ad un  anno.  In
casi  eccezionali,  specificamente  individuati  nei   programmi   di
volontariato e valutati sulla base di apposite direttive che  saranno
emanate dalle Amministrazioni interessate, il permesso puo' avere una
durata superiore e comunque pari a quella del  programma.  In  nessun
caso  il  permesso  di  soggiorno,  che  non   e'   rinnovabile   ne'
convertibile in altra tipologia di permesso di soggiorno, puo'  avere
durata superiore a diciotto mesi. 
  6. Il periodo di durata del permesso  di  soggiorno  rilasciato  ai
sensi della presente disposizione non  e'  computabile  ai  fini  del
rilascio del ((permesso di soggiorno UE  per  soggiornanti  di  lungo
periodo)) di cui all'articolo 9-bis. 
 
                             Art. 27-ter 
           (Ingresso e soggiorno per ricerca scientifica). 
 
  1. L'ingresso ed il soggiorno per periodi superiori a tre mesi,  al
di fuori delle quote di cui all'articolo 3, comma 4, e' consentito  a
favore di stranieri in possesso di un titolo di studio superiore, che
nel Paese dove  e'  stato  conseguito  dia  accesso  a  programmi  di
dottorato. Il cittadino straniero,  denominato  ricercatore  ai  soli
fini  dell'applicazione  delle  procedure   previste   nel   presente
articolo,  e'  selezionato  da  un  istituto  di   ricerca   iscritto
nell'apposito elenco tenuto dal Ministero  dell'universita'  e  della
ricerca. 
  2. L'iscrizione nell'elenco di cui al comma 1,  valida  per  cinque
anni, e' disciplinata con decreto  del  Ministro  dell'universita'  e
della ricerca e, fra l'altro, prevede: 
   a) l'iscrizione nell'elenco  da  parte  di  istituti,  pubblici  o
privati,  che  svolgono  attivita'  di  ricerca  intesa  come  lavoro
creativo svolto su base sistematica per aumentare il  bagaglio  delle
conoscenze, compresa la conoscenza dell'uomo, della cultura  e  della
societa', e  l'utilizzazione  di  tale  bagaglio  di  conoscenze  per
concepire nuove applicazioni; 
   b)  la  determinazione  delle   risorse   finanziarie   minime   a
disposizione  dell'istituto  privato  per  chiedere   l'ingresso   di
ricercatori e il numero consentito; 
   c) l'obbligo dell'istituto di farsi carico  delle  spese  connesse
all'eventuale condizione d'irregolarita' del ricercatore, compresi  i
costi relativi all'espulsione, per un periodo di  tempo  pari  a  sei
mesi dalla cessazione della convenzione  di  accoglienza  di  cui  al
comma 3; 
   d) le  condizioni  per  la  revoca  dell'iscrizione  nel  caso  di
inosservanza alle norme del presente articolo. 
  3. Il ricercatore e  l'istituto  di  ricerca  di  cui  al  comma  1
stipulano una convenzione di accoglienza con cui  il  ricercatore  si
impegna a realizzare il progetto di ricerca e l'istituto  si  impegna
ad accogliere il ricercatore. Il  progetto  di  ricerca  deve  essere
approvato dagli organi di amministrazione dell'istituto medesimo  che
valutano  l'oggetto  della  ricerca,  i  titoli   in   possesso   del
ricercatore rispetto all'oggetto della ricerca, certificati  con  una
copia  autenticata  del   titolo   di   studio,   ed   accertano   la
disponibilita' delle risorse finanziarie per la sua realizzazione. La
convenzione stabilisce il  rapporto  giuridico  e  le  condizioni  di
lavoro del ricercatore, le risorse mensili messe a sua  disposizione,
pari ad almeno il  doppio  dell'assegno  sociale,  le  spese  per  il
viaggio di ritorno,  la  stipula  di  una  polizza  assicurativa  per
malattia per il ricercatore ed i suoi familiari ovvero l'obbligo  per
l'istituto di provvedere alla loro iscrizione al  Servizio  sanitario
nazionale. 
  ((3-bis. La sussistenza delle risorse mensili di cui al comma 3  e'
accertata e  dichiarata  da  parte  dell'istituto  di  ricerca  nella
convenzione di accoglienza, anche nel caso in cui  la  partecipazione
del  ricercatore  al  progetto  di  ricerca  benefici  del   sostegno
finanziario dell'Unione Europea, di un'organizzazione internazionale,
di altro istituto  di  ricerca  o  di  un  soggetto  estero  ad  esso
assimilabile.)) 
  4. La domanda di nulla  osta  per  ricerca  scientifica,  corredata
dell'attestato di iscrizione all'elenco di cui al comma 1 e di  copia
autentica della convenzione di accoglienza di  cui  al  comma  3,  e'
presentata  dall'istituto  di  ricerca  allo  sportello   unico   per
l'immigrazione presso la prefettura-ufficio territoriale del  Governo
competente per il luogo ove si svolge il  programma  di  ricerca.  Lo
Sportello, acquisito dalla Questura il parere sulla insussistenza  di
motivi  ostativi  all'ingresso   dello   straniero   nel   territorio
nazionale, rilascia il nulla osta. 
  5. La convenzione di accoglienza decade automaticamente nel caso di
diniego al rilascio del nulla osta. 
  6. Il visto di ingresso puo' essere richiesto entro sei mesi  dalla
data del rilascio del nulla osta, trasmesso in  via  telematica  alle
rappresentanze consolari all'estero a cura dello Sportello unico  per
l'immigrazione, ed e' rilasciato prioritariamente rispetto  ad  altre
tipologie di visto. 
  7. Il permesso di soggiorno per ricerca scientifica e' richiesto  e
rilasciato, ai sensi del presente testo  unico,  per  la  durata  del
programma  di  ricerca  e  consente  lo  svolgimento   dell'attivita'
indicata nella convenzione  di  accoglienza  nelle  forme  di  lavoro
subordinato,  di  lavoro  autonomo  o  borsa  di  addestramento  alla
ricerca. In caso di proroga del programma di ricerca, il permesso  di
soggiorno e' rinnovato, per una  durata  pari  alla  proroga,  previa
presentazione  del  rinnovo   della   convenzione   di   accoglienza.
Nell'attesa del  rilascio  del  permesso  di  soggiorno  e'  comunque
consentita  l'attivita'  di  ricerca.  Per  le   finalita'   di   cui
all'articolo 9, ai titolari di  permesso  di  soggiorno  per  ricerca
scientifica rilasciato sulla base di una borsa di addestramento  alla
ricerca si applicano le  disposizioni  previste  per  i  titolari  di
permesso per motivi di studio o formazione professionale. 
  8. Il ricongiungimento  familiare  e'  consentito  al  ricercatore,
indipendentemente dalla durata del  suo  permesso  di  soggiorno,  ai
sensi e alle condizioni previste dall'articolo 29  ((,  ad  eccezione
del requisito di cui  alla  lettera  a)  del  comma  3  del  medesimo
articolo)). Ai familiari e' rilasciato un permesso  di  soggiorno  di
durata pari a quello del ricercatore. 
  9. La procedura di cui al comma 4 si applica anche  al  ricercatore
regolarmente soggiornante sul territorio nazionale ad  altro  titolo,
diverso da quello per richiesta di asilo o di protezione  temporanea.
In tale caso, al ricercatore e' rilasciato il permesso  di  soggiorno
di cui al comma 7 in esenzione di visto e si prescinde dal  requisito
dell'effettiva residenza all'estero per la procedura di rilascio  del
nulla osta di cui al comma 4. 
  10. I ricercatori titolari del permesso  di  soggiorno  di  cui  al
comma 7 possono  essere  ammessi,  a  parita'  di  condizioni  con  i
cittadini italiani, a svolgere attivita' di insegnamento collegata al
progetto di ricerca oggetto della convenzione e  compatibile  con  le
disposizioni statutarie e regolamentari dell'istituto di ricerca. 
  11. Nel  rispetto  degli  accordi  internazionali  ed  europei  cui
l'Italia aderisce, lo straniero ammesso come ricercatore in uno Stato
appartenente all'Unione europea puo' fare ingresso  in  Italia  senza
necessita'  del  visto  per  proseguire  la  ricerca  gia'   iniziata
nell'altro Stato. Per soggiorni fino a tre mesi non e'  richiesto  il
permesso di soggiorno  ed  il  nulla  osta  di  cui  al  comma  4  e'
sostituito da una comunicazione allo sportello unico della prefettura
- ufficio territoriale del Governo della provincia in cui  e'  svolta
l'attivita' di ricerca da parte dello straniero,  entro  otto  giorni
dall'ingresso. La comunicazione e' corredata da copia autentica della
convenzione di accoglienza stipulata nell'altro Stato, che preveda un
periodo di ricerca in Italia e la disponibilita' di risorse,  nonche'
una polizza di assicurazione  sanitaria  valida  per  il  periodo  di
permanenza sul territorio nazionale, unitamente ad una  dichiarazione
dell'istituto presso cui si svolge l'attivita'. Per periodi superiori
a  tre  mesi,  il  soggiorno  e'  subordinato  alla   stipula   della
convenzione di accoglienza con un istituto di ricerca di cui comma  1
e si applicano le disposizioni di cui ai commi 4 e 7. In  attesa  del
rilascio del permesso di soggiorno e' comunque consentita l'attivita'
di ricerca. 
                           Art. 27-quater 
(Ingresso e soggiorno per lavoratori altamente qualificati.  Rilascio
                         della Carta blu UE) 
 
  1. L'ingresso ed il soggiorno, per periodi superiori a tre mesi  e'
consentito, al di fuori delle quote di cui all'articolo 3,  comma  4,
agli stranieri, di seguito denominati lavoratori stranieri  altamente
qualificati, che intendono svolgere prestazioni lavorative retribuite
per conto o sotto la direzione o il coordinamento di un'altra persona
fisica o giuridica e che sono in possesso: 
    a) del titolo di istruzione  superiore  rilasciato  da  autorita'
competente  nel  Paese  dove  e'  stato  conseguito  che  attesti  il
completamento di un percorso di istruzione superiore di durata almeno
triennale  e  ((di  una))  qualifica  professionale  superiore,  come
rientrante nei livelli 1, 2 e 3  della  classificazione  ISTAT  delle
professioni CP 2011 e successive modificazioni, attestata  dal  paese
di provenienza e riconosciuta in Italia; 
    b) dei requisiti previsti  dal  decreto  legislativo  6  novembre
2007,   n.   206,   limitatamente   all'esercizio   di    professioni
regolamentate. 
  2. La disposizione di cui al comma 1 si applica: 
    a) agli stranieri in possesso dei requisiti di cui  al  comma  1,
anche se soggiornanti in altro Stato membro; 
    b) ai lavoratori stranieri altamente qualificati, titolari  della
Carta blu rilasciata in un altro Stato membro; 
    c) agli stranieri in possesso dei requisiti di cui  al  comma  1,
regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale. 
  3. Le disposizioni  di  cui  al  comma  1  non  si  applicano  agli
stranieri: 
    a) che soggiornano a  titolo  di  protezione  temporanea,  o  per
motivi umanitari ovvero  hanno  richiesto  il  relativo  permesso  di
soggiorno e sono in attesa di una decisione su tale richiesta; 
    b)  che  soggiornano  in   quanto   beneficiari   di   protezione
internazionale riconosciuta ai sensi della direttiva  2004/83/CE  del
Consiglio del  29  aprile  2004,  cosi'  come  recepita  dal  decreto
legislativo 19 novembre 2007, n. 251, e  della  direttiva  2005/85/CE
del Consiglio del 1° dicembre 2005, cosi' come recepita  dal  decreto
legislativo 28 gennaio  2008,  n.  25,  e  successive  modificazioni,
ovvero hanno chiesto il riconoscimento  di  tale  protezione  e  sono
ancora in attesa di una decisione definitiva; 
    c) che chiedono di soggiornare  in  qualita'  di  ricercatori  ai
sensi dell'articolo 27-ter; 
    d)  che  sono  familiari  di  cittadini  dell'Unione  che   hanno
esercitato o esercitano il loro diritto alla libera  circolazione  in
conformita' alla direttiva 2004/38/CE, del Parlamento europeo  e  del
Consiglio, del 29  aprile  2004,  cosi'  come  recepita  dal  decreto
legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, e successive modificazioni; 
    e) che beneficiano dello status di soggiornante di lungo  periodo
e soggiornano ai sensi  dell'articolo  9-bis  per  motivi  di  lavoro
autonomo o subordinato; 
    f) che fanno ingresso in uno Stato membro in  virtu'  di  impegni
previsti da un accordo internazionale che  agevola  l'ingresso  e  il
soggiorno temporaneo di  determinate  categorie  di  persone  fisiche
connesse al commercio e agli investimenti; 
    g) che soggiornano in qualita' di lavoratori stagionali; 
    h)  che  soggiornano  in  Italia,  in  qualita'   di   lavoratori
distaccati, ai sensi dell'articolo 27, comma 1, lettere  a),  g),  ed
i), in conformita' alla direttiva 96/71/CE, del Parlamento europeo  e
del Consiglio del 16 dicembre 2006, cosi' come recepita  dal  decreto
legislativo 25 febbraio 2000, n. 72, e successive modificazioni; 
    i) che in virtu' di  accordi  conclusi  tra  il  Paese  terzo  di
appartenenza e l'Unione e i suoi Stati membri beneficiano dei diritti
alla  libera  circolazione  equivalente  a   quelli   dei   cittadini
dell'Unione; 
    l) che sono destinatari di un provvedimento di  espulsione  anche
se sospeso. 
  4. La domanda di nulla osta al lavoro per  i  lavoratori  stranieri
altamente  qualificati  e'  presentata  dal  datore  di  lavoro  allo
sportello  unico  per  l'immigrazione  presso  la  prefettura-ufficio
territoriale del  Governo.  La  presentazione  della  domanda  ed  il
rilascio del nulla osta, dei visti di  ingresso  e  dei  permessi  di
soggiorno, sono regolati dalle disposizioni di cui  all'articolo  22,
fatte  salve  le  specifiche  prescrizioni  previste   dal   presente
articolo. 
  5. Il datore di lavoro, in sede di presentazione della  domanda  di
cui al comma 4, oltre quanto previsto dal comma  2  dell'articolo  22
deve indicare, a pena di rigetto della domanda: 
    a) la proposta di contratto  di  lavoro  o  l'offerta  di  lavoro
vincolante della durata di almeno un anno, per lo svolgimento di  una
attivita' lavorativa  che  richiede  il  possesso  di  una  qualifica
professionale superiore, come indicata al comma 1, lettera a); 
    b) il titolo di istruzione e la ((...))  qualifica  professionale
superiore, come indicati al comma  1,  lettera  a),  posseduti  dallo
straniero; 
    c) l'importo dello stipendio annuale  lordo,  come  ricavato  dal
contratto di lavoro ovvero  dall'offerta  vincolante,  che  non  deve
essere  inferiore  al  triplo  del  livello   minimo   previsto   per
l'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria. 
  6. Lo sportello unico  per  l'immigrazione  convoca  il  datore  di
lavoro e rilascia il nulla osta al lavoro non  oltre  novanta  giorni
dalla presentazione della domanda ovvero, entro il medesimo  termine,
comunica al datore di lavoro il rigetto della stessa.  Gli  stranieri
di cui al comma 2, lettera c), del  presente  articolo,  regolarmente
soggiornanti sul territorio nazionale,  accedono  alla  procedura  di
rilascio del  nulla  osta  al  lavoro  a  prescindere  dal  requisito
dell'effettiva residenza all'estero. 
  7.  Il  rilascio  del  nulla  osta  al  lavoro  e'  subordinato  al
preventivo espletamento degli adempimenti previsti dall'articolo  22,
comma 4. 
  8. Il nulla osta al lavoro e' sostituito da una  comunicazione  del
datore di lavoro della proposta di contratto di lavoro o dell'offerta
di lavoro vincolante, formulate ai sensi del comma 5, e si  applicano
le disposizioni di cui all'articolo 27, comma 1-ter, nel caso in  cui
il datore di lavoro abbia sottoscritto con il Ministero dell'interno,
sentito il  Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche  sociali,  un
apposito protocollo di intesa, con cui il medesimo datore  di  lavoro
garantisce la sussistenza delle condizioni previste  dal  comma  5  e
dall'articolo 27, comma 1-quater.  Ai  fini  dell'applicazione  delle
disposizioni del presente comma, il datore di lavoro deve  dichiarare
di non trovarsi nelle condizioni di cui al comma 10. 
  9. Il nulla osta al lavoro e' rifiutato ovvero, nel caso sia  stato
rilasciato, e' revocato se i documenti di cui al comma 5  sono  stati
ottenuti mediante frode  o  sono  stati  falsificati  o  contraffatti
ovvero qualora lo straniero non si rechi presso  lo  sportello  unico
per l'immigrazione per la firma del contratto di soggiorno  entro  il
termine di cui all'articolo 22, comma 6, salvo  che  il  ritardo  sia
dipeso da cause di forza maggiore. Le revoche  del  nulla  osta  sono
comunicate al Ministero degli affari esteri  tramite  i  collegamenti
telematici. 
  10. Il nulla osta al lavoro e' altresi' rifiutato se il  datore  di
lavoro  risulti  condannato  negli  ultimi  cinque  anni,  anche  con
sentenza non  definitiva,  compresa  quella  adottata  a  seguito  di
applicazione della pena su richiesta ai sensi dell'articolo  444  del
codice di procedura penale, per: 
    a) favoreggiamento dell'immigrazione clandestina verso l'Italia e
dell'emigrazione clandestina dall'Italia  verso  altri  Stati  o  per
reati  diretti  al  reclutamento  di  persone   da   destinare   alla
prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori  da
impiegare in attivita' illecite; 
    b) intermediazione illecita e sfruttamento del  lavoro  ai  sensi
dell'articolo 603-bis codice penale; 
    c) reati previsti dall'articolo 22, comma 12. 
  11. Al lavoratore straniero altamente qualificato autorizzato  allo
svolgimento di attivita' lavorative e'  rilasciato  dal  Questore  un
permesso di soggiorno ai sensi dell'articolo 5, comma 8,  recante  la
dicitura 'Carta  blu  UE',  nella  rubrica  'tipo  di  permesso'.  Il
permesso di soggiorno e' rilasciato,  a  seguito  della  stipula  del
contratto di soggiorno per lavoro di cui all'articolo 5-bis  e  della
comunicazione  di  instaurazione  del  rapporto  di  lavoro  di   cui
all'articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 1°  ottobre  1996,  n.
510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996,  n.
608, con durata biennale, nel caso di contratto  di  lavoro  a  tempo
indeterminato, ovvero con durata pari a quella del rapporto di lavoro
piu' tre mesi, negli altri casi. 
  12. Il permesso di soggiorno non e' rilasciato o il suo rinnovo  e'
rifiutato ovvero, nel  caso  sia  stato  concesso,  e'  revocato  nei
seguenti casi: 
    a) se e'  stato  ottenuto  in  maniera  fraudolenta  o  e'  stato
falsificato o contraffatto; 
    b) se risulta che lo straniero non soddisfaceva  o  non  soddisfa
piu' le condizioni d'ingresso e di soggiorno  previste  dal  presente
testo unico o se soggiorna per fini diversi  da  quelli  per  cui  lo
stesso ha ottenuto il nulla osta ai sensi del presente articolo; 
    c) se lo straniero non ha rispettato  le  condizioni  di  cui  al
comma 13; 
    d)  qualora  lo  straniero  non  abbia  risorse  sufficienti  per
mantenere se stesso e, nel caso, i propri familiari, senza  ricorrere
al regime di assistenza sociale nazionale, ad eccezione  del  periodo
di disoccupazione. 
  13. Il titolare di Carta blu UE, limitatamente ai primi due anni di
occupazione legale sul territorio nazionale, esercita  esclusivamente
attivita' lavorative conformi alle condizioni di ammissione  previste
al comma 1 e limitatamente a quelle per le quali e' stata  rilasciata
la Carta blu UE. I cambiamenti di datore  di  lavoro  nel  corso  dei
primi due anni sono soggetti all'autorizzazione preliminare da  parte
delle competenti Direzioni territoriali del lavoro. Decorsi 15 giorni
dalla ricezione della documentazione relativa al nuovo  contratto  di
lavoro o offerta vincolante, il parere della  Direzione  territoriale
competente si intende acquisito. 
  14. E' escluso l'accesso al lavoro se  le  attivita'  dello  stesso
comportano, anche in via occasionale l'esercizio diretto o  indiretto
di pubblici  poteri,  ovvero  attengono  alla  tutela  dell'interesse
nazionale. E' altresi' escluso l'accesso al lavoro nei casi  in  cui,
conformemente  alla  legge  nazionale  o  comunitaria   vigente,   le
attivita' dello stesso siano riservate  ai  cittadini  nazionali,  ai
cittadini dell'Unione o ai cittadini del SEE. 
  15. I titolari di Carta blu UE beneficiano di un trattamento uguale
a  quello  riservato  ai  cittadini,  conformemente  alla   normativa
vigente, ad eccezione dell'accesso al mercato del  lavoro  nei  primi
due anni, come previsto al comma 13. 
  16. Il ricongiungimento familiare  e'  consentito  al  titolare  di
Carta blu UE, indipendentemente dalla  durata  del  suo  permesso  di
soggiorno, ai sensi e alle condizioni previste dall'articolo  29.  Ai
familiari e' rilasciato  un  permesso  di  soggiorno  per  motivi  di
famiglia, ai sensi dell'articolo 30, commi 2, 3 e 6, di durata pari a
quello del titolare di Carta blu UE. 
  17. Dopo diciotto mesi  di  soggiorno  legale  in  un  altro  Stato
membro, lo straniero titolare di Carta blu UE,  rilasciata  da  detto
Stato, puo' fare ingresso in Italia senza necessita'  del  visto,  al
fine di esercitare un'attivita' lavorativa, alle condizioni  previste
dal presente articolo. Entro un  mese  dall'ingresso  nel  territorio
nazionale, il datore di lavoro presenta la domanda di nulla  osta  al
lavoro con la procedura prevista al comma 4  e  alle  condizioni  del
presente articolo. Il nulla osta e' rilasciato entro il termine di 60
giorni. La domanda di nulla osta al lavoro puo' essere presentata dal
datore di lavoro anche se il titolare della Carta  blu  UE  soggiorna
ancora nel territorio del primo Stato membro. Al lavoratore straniero
altamente qualificato autorizzato al lavoro dallo sportello unico  e'
rilasciato dal Questore il permesso  secondo  le  modalita'  ed  alle
condizioni previste dal presente articolo. Dell'avvenuto rilascio  e'
informato lo Stato membro che ha rilasciato la precedente  Carta  blu
UE. Nei confronti dello straniero, cui e' stato rifiutato o  revocato
il nulla osta al lavoro o il permesso ovvero  questo  ultimo  non  e'
stato rinnovato, e' disposta l'espulsione ai sensi dell'articolo 13 e
l'allontanamento e' effettuato  verso  lo  Stato  membro  dell'Unione
europea che aveva rilasciato la Carta blu UE, anche nel caso  in  cui
la Carta blu UE rilasciata dall'altro Stato membro sia scaduta o  sia
stata revocata. Nei confronti del titolare di Carta blu UE  riammesso
in Italia ai sensi del presente comma si  applicano  le  disposizioni
previste dall'articolo 22, comma 11.  Ai  familiari  dello  straniero
titolare di Carta blu UE in possesso di un valido titolo di soggiorno
rilasciato dallo Stato membro  di  provenienza  e  del  documento  di
viaggio valido, e' rilasciato un permesso di soggiorno per motivi  di
famiglia,  ai  sensi  dell'articolo  30,  commi  2,  3  e  6,  previa
dimostrazione di aver risieduto in qualita' di familiare del titolare
di Carta blu UE nel medesimo Stato membro di provenienza e di  essere
in possesso dei requisiti di cui all'articolo 29, comma 3. 
  18. Per quanto non espressamente  previsto  dal  presente  articolo
trovano applicazione le  disposizioni  di  cui  all'articolo  22,  in
quanto compatibili. 

TITOLO IV
DIRITTO ALL’UNITA’ FAMILIARE E TUTELA DEI MINORI

                               Art. 28
                   (Diritto all'unita' familiare)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 26)

  ((1. Il diritto a mantenere o a riacquistare l'unita' familiare nei
confronti  dei  familiari  stranieri e' riconosciuto, alle condizioni
previste  dal  presente testo unico, agli stranieri titolari di carta
di  soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore a un
anno  rilasciato  per motivi di lavoro subordinato o autonomo, ovvero
per asilo, per studio, per motivi religiosi o per motivi familiari.))
  2.  Ai  familiari  stranieri  di  cittadini italiani o di uno Stato
membro  dell'Unione  Europea continuano ad applicarsi le disposizioni
el decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1965, n. 1656,
fatte  salve  quelle  piu'  favorevoli  della  presente  legge  o del
regolamento di attuazione.
  3.   In  tutti  i  procedimenti  amministrativi  e  giurisdizionali
finalizzati  a  dare  attuazione  al  diritto  all'unita' familiare e
riguardanti  i  minori,  deve  essere  preso  in  considerazione  con
carattere   di   priorita'  il  superiore  interesse  del  fanciullo,
conformemente  a  quanto  previsto  dall'articolo  3,  comma 1, della
Convenzione   sui   diritti  del  fanciullo  del  20  novembre  1989,
ratificata  e  resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n.
176.
                               Art. 29 
                    (Ricongiungimento familiare). 
 
  1. Lo straniero puo' chiedere il ricongiungimento  per  i  seguenti
familiari: 
   a) coniuge non legalmente separato e  di  eta'  non  inferiore  ai
diciotto anni; 
   b) figli minori, anche del coniuge o nati  fuori  del  matrimonio,
non coniugati, a condizione che l'altro genitore, qualora  esistente,
abbia dato il suo consenso; 
   c) figli maggiorenni a carico, qualora per ragioni  oggettive  non
possano provvedere alle proprie indispensabili esigenze  di  vita  in
ragione del loro stato di salute che comporti invalidita' totale; 
   d) genitori a carico, qualora non abbiano altri figli nel Paese di
origine o di  provenienza,  ovvero  genitori  ultrasessantacinquenni,
qualora gli altri figli siano impossibilitati al  loro  sostentamento
per documentati, gravi motivi di salute. 
  1-bis. Ove gli stati di cui al comma 1, lettere b), c)  e  d),  non
possano essere documentati  in  modo  certo  mediante  certificati  o
attestazioni rilasciati da competenti autorita' straniere, in ragione
della mancanza  di  una  autorita'  riconosciuta  o  comunque  quando
sussistano  fondati   dubbi   sulla   autenticita'   della   predetta
documentazione, le rappresentanze diplomatiche o consolari provvedono
al rilascio di certificazioni, ai sensi dell'articolo 49 del  decreto
del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n.  200,  sulla  base
dell'esame del DNA (acido desossiribonucleico),  effettuato  a  spese
degli interessati. 
  1-ter. Non e' consentito il ricongiungimento dei familiari  di  cui
alle lettere a) e d) del comma 1,  quando  il  familiare  di  cui  si
chiede il ricongiungimento e' coniugato con  un  cittadino  straniero
regolarmente soggiornante con altro coniuge nel territorio nazionale. 
  2. Ai fini del ricongiungimento si considerano minori  i  figli  di
eta'  inferiore  a  diciotto  anni  al  momento  della  presentazione
dell'istanza di ricongiungimento. I  minori  adottati  o  affidati  o
sottoposti a tutela sono equiparati ai figli. 
  3. Salvo quanto previsto dall'articolo  29-bis,  lo  straniero  che
richiede il ricongiungimento deve dimostrare la disponibilita': 
   a) di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari, nonche'
di idoneita' abitativa, accertati dai competenti uffici comunali. Nel
caso di un figlio di eta' inferiore agli anni quattordici al  seguito
di  uno  dei  genitori,  e'  sufficiente  il  consenso  del  titolare
dell'alloggio nel quale il minore effettivamente dimorera'; 
   b) di un reddito  minimo  annuo  derivante  da  fonti  lecite  non
inferiore all'importo  annuo  dell'assegno  sociale  aumentato  della
meta'  dell'importo  dell'assegno  sociale  per  ogni  familiare   da
ricongiungere. Per il ricongiungimento di due o piu'  figli  di  eta'
inferiore agli anni quattordici ((...)) e' richiesto, in  ogni  caso,
un reddito non inferiore al doppio  dell'importo  annuo  dell'assegno
sociale. Ai fini della determinazione  del  reddito  si  tiene  conto
anche del reddito annuo complessivo dei familiari conviventi  con  il
richiedente; 
   b-bis) di una assicurazione sanitaria o di altro titolo idoneo,  a
garantire la copertura di tutti i rischi nel territorio  nazionale  a
favore  dell'ascendente  ultrasessantacinquenne  ovvero   della   sua
iscrizione al Servizio sanitario nazionale, previo  pagamento  di  un
contributo il cui importo e' da determinarsi con decreto del Ministro
del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di  concerto  con
il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro  il  30
ottobre 2008 e  da  aggiornarsi  con  cadenza  biennale,  sentita  la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni  e  le
province autonome di Trento e di Bolzano. 
  4. E' consentito l'ingresso, al seguito dello straniero titolare di
carta di soggiorno o di un visto di ingresso per  lavoro  subordinato
relativo a contratto di durata non inferiore a un anno, o per  lavoro
autonomo non occasionale, ovvero per studio o per  motivi  religiosi,
dei familiari con i quali e' possibile attuare il ricongiungimento, a
condizione che ricorrano i requisiti di disponibilita' di alloggio  e
di reddito di cui al comma 3. 
  5. Salvo quanto disposto dall'articolo 4, comma  6,  e'  consentito
l'ingresso per ricongiungimento al figlio minore,  gia'  regolarmente
soggiornante in Italia con l'altro genitore,  del  genitore  naturale
che dimostri il possesso dei requisiti di disponibilita' di  alloggio
e di reddito di cui al comma 3. Ai fini  della  sussistenza  di  tali
requisiti si tiene conto del possesso  di  tali  requisiti  da  parte
dell'altro genitore. 
  6. Al familiare autorizzato all'ingresso ovvero alla permanenza sul
territorio  nazionale  ai  sensi  dell'articolo  31,  comma   3,   e'
rilasciato, in deroga a quanto previsto dall'articolo 5, comma 3-bis,
un  permesso  per   assistenza   minore,   rinnovabile,   di   durata
corrispondente a quella stabilita dal Tribunale per i  minorenni.  Il
permesso di soggiorno consente di svolgere  attivita'  lavorativa  ma
non puo' essere convertito in permesso per motivi di lavoro. 
  7.  La  domanda  di  nulla  osta  al  ricongiungimento   familiare,
corredata della documentazione relativa ai requisiti di cui al  comma
3, e' presentata allo sportello unico per  l'immigrazione  presso  la
prefettura-ufficio territoriale del governo competente per  il  luogo
di dimora del richiedente, il quale ne rilascia copia  contrassegnata
con timbro datario e sigla del dipendente incaricato del ricevimento. 
L'ufficio, acquisito dalla questura il parere sulla insussistenza dei
motivi  ostativi  all'ingresso   dello   straniero   nel   territorio
nazionale,  di  cui  all'articolo  4,  comma  3,  ultimo  periodo,  e
verificata l'esistenza dei requisiti di cui al comma 3,  rilascia  il
nulla osta ovvero  un  provvedimento  di  diniego  dello  stesso.  Il
rilascio del visto nei confronti del familiare per il quale e'  stato
rilasciato  il  predetto  nulla  osta  e'  subordinato  all'effettivo
accertamento dell'autenticita',  da  parte  dell'autorita'  consolare
italiana,  della  documentazione   comprovante   i   presupposti   di
parentela, coniugio, minore eta' o stato di salute. 
  8. Il nulla osta al ricongiungimento familiare e' rilasciato  entro
centottanta giorni dalla richiesta. 
  9. La richiesta di ricongiungimento familiare  e'  respinta  se  e'
accertato che il matrimonio o l'adozione hanno avuto luogo allo scopo
esclusivo di consentire all'interessato di entrare o soggiornare  nel
territorio dello Stato. 
  10. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano: 
   a) quando il soggiornante chiede il riconoscimento dello status di
rifugiato e la sua  domanda  non  e'  ancora  stata  oggetto  di  una
decisione definitiva; 
   b)  agli  stranieri  destinatari  delle   misure   di   protezione
temporanea, disposte ai sensi del decreto legislativo 7 aprile  2003,
n. 85, ovvero delle misure di cui all'articolo 20; 
   c) nelle ipotesi di cui all'articolo 5, comma 6. 
                             Art. 29-bis
          (( (Ricongiungimento familiare dei rifugiati). ))

  ((1.  Lo  straniero  al  quale  e'  stato riconosciuto lo status di
rifugiato  puo'  richiedere  il  ricongiungimento  familiare  per  le
medesime  categorie  di  familiari  e  con la stessa procedura di cui
all'articolo  29.  Non  si applicano, in tal caso, le disposizioni di
cui all'articolo 29, comma 3.
  2.  Qualora  un rifugiato non possa fornire documenti ufficiali che
provino  i  suoi vincoli familiari, in ragione del suo status, ovvero
della   mancanza   di  un'autorita'  riconosciuta  o  della  presunta
inaffidabilita'   dei  documenti  rilasciati  dall'autorita'  locale,
rilevata  anche in sede di cooperazione consolare Schengen locale, ai
sensi  della decisione del Consiglio europeo del 22 dicembre 2003, le
rappresentanze  diplomatiche  o  consolari  provvedono al rilascio di
certificazioni,  ai sensi dell'articolo 49 del decreto del Presidente
della  Repubblica  5 gennaio 1967, n. 200, sulla base delle verifiche
ritenute  necessarie,  effettuate  a  spese  degli  interessati. Puo'
essere  fatto  ricorso,  altresi',  ad  altri  mezzi  atti  a provare
l'esistenza  del  vincolo  familiare,  tra  cui  elementi  tratti  da
documenti  rilasciati  dagli organismi internazionali ritenuti idonei
dal  Ministero degli affari esteri. Il rigetto della domanda non puo'
essere motivato unicamente dall'assenza di documenti probatori.
  3.  Se  il  rifugiato  e' un minore non accompagnato, e' consentito
l'ingresso  ed  il  soggiorno,  ai  fini  del ricongiungimento, degli
ascendenti diretti di primo grado.))
                               Art. 30 
             Permesso di soggiorno per motivi familiari 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 28) 
 
  1. Fatti salvi i casi di rilascio  o  di  rinnovo  della  carta  di
soggiorno,  il  permesso  di  soggiorno  per  motivi   familiari   e'
rilasciato: 
   a) allo straniero che ha fatto ingresso in  Italia  con  visto  di
ingresso per ricongiungimento familiare, ovvero con visto di ingresso
al seguito del proprio familiare nei casi previsti dall'articolo  29,
ovvero con visto di ingresso per ricongiungimento al figlio minore; 
   b) agli stranieri regolarmente soggiornanti  ad  altro  titolo  da
almeno un anno che abbiano contratto matrimonio nel territorio  dello
Stato con cittadini  italiani  o  di  uno  Stato  membro  dell'Unione
europea, ovvero con cittadini stranieri regolarmente soggiornanti; 
   c) al familiare straniero regolarmente soggiornante,  in  possesso
dei requisiti per il ricongiungimento con il cittadino italiano o  di
uno Stato membro dell'Unione europea residenti in Italia, ovvero  con
straniero  regolarmente  soggiornante  in  Italia.  In  tal  caso  il
permesso del familiare e' convertito in  permesso  di  soggiorno  per
motivi familiari. La conversione puo' essere richiesta entro un  anno
dalla data  di  scadenza  del  titolo  di  soggiorno  originariamente
posseduto dal familiare. Qualora detto cittadino sia un rifugiato  si
prescinde dal possesso di un valido permesso di  soggiorno  da  parte
del familiare; 
   d) al genitore  straniero,  anche  naturale,  di  minore  italiano
residente in Italia. In tal caso il permesso di soggiorno per  motivi
familiari e' rilasciato anche a prescindere dal possesso di un valido
titolo di soggiorno, a condizione che il genitore richiedente non sia
stato privato della potesta' genitoriale secondo la legge italiana. 
  1-bis. Il permesso di soggiorno nei casi di cui al comma 1, lettera
b),  e'  immediatamente  revocato  qualora  sia  accertato   che   al
matrimonio non  e'  seguita  l'effettiva  convivenza  salvo  che  dal
matrimonio sia nata prole. La richiesta di rilascio o di rinnovo  del
permesso di soggiorno dello straniero di cui al comma 1, lettera  a),
e' rigettata e il permesso di soggiorno e' revocato se  e'  accertato
che il matrimonio o l'adozione hanno avuto luogo allo scopo esclusivo
di permettere all'interessato di  soggiornare  nel  territorio  dello
Stato. 
  2. Il permesso di soggiorno per motivi familiari consente l'accesso
ai servizi  assistenziali,  l'iscrizione  a  corsi  di  studio  o  di
formazione professionale, l'iscrizione nelle liste  di  collocamento,
lo svolgimento di lavoro subordinato o autonomo,  fermi  i  requisiti
minimi di eta' per lo svolgimento di attivita' di lavoro. 
  3. Il permesso di soggiorno  per  motivi  familiari  ha  la  stessa
durata del permesso di soggiorno del familiare straniero in  possesso
dei requisiti per il ricongiungimento ai sensi dell'articolo 29 ed e'
rinnovabile insieme con quest'ultimo. 
  4. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 6 FEBBRAIO 2007, N. 30. 
  5. In caso di morte del familiare in possesso dei requisiti per  il
ricongiungimento e in caso di separazione legale  o  di  scioglimento
del matrimonio o, per il figlio che non possa ottenere  la  carta  di
soggiorno, al compimento del diciottesimo anno di eta',  il  permesso
di  soggiorno  puo'  essere  convertito  in   permesso   per   lavoro
subordinato, per lavoro autonomo o  per  studio,  fermi  i  requisiti
minimi di eta' per lo svolgimento di attivita' di lavoro. 
  ((6. Contro il diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare
e del permesso di soggiorno per motivi familiari, nonche' contro  gli
altri  provvedimenti  dell'autorita'  amministrativa  in  materia  di
diritto all'unita' familiare, l'interessato puo' proporre opposizione
all'autorita' giudiziaria ordinaria.  L'opposizione  e'  disciplinata
dall'articolo 20 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.))
((37)) 
    


---------------
    
  AGGIORNAMENTO (37) 
  Il D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150  ha  disposto  (con  l'art.  36,
comma  1)  che  "Le  norme  del  presente  decreto  si  applicano  ai
procedimenti instaurati  successivamente  alla  data  di  entrata  in
vigore dello stesso." 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 36, comma 2) che "Le norme abrogate
o modificate dal  presente  decreto  continuano  ad  applicarsi  alle
controversie pendenti alla data di entrata in vigore dello stesso." 
                               Art. 31
                 (Disposizioni a favore dei minori)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 29)

  1.  Il  figlio  minore  dello  straniero  con  questi  convivente e
regolarmente  soggiornante  e'  iscritto  nel permesso di soggiorno o
nella  carta  di  soggiorno  di  uno o di entrambi i genitori fino al
compimento  del  quattordicesimo  anno  di eta' e segue la condizione
giuridica   del  genitore  con  il  quale  convive,  ovvero  la  piu'
favorevole  tra quelle dei genitori con cui convive. Fino al medesimo
limite  di eta' il minore che risulta affidato ai sensi dell'articolo
4  della  legge  4  maggio  1983, n. 184, e' iscritto nel permesso di
soggiorno  o  nella  carta  di  soggiorno dello straniero al quale e'
affidato  e  segue  la  condizione giuridica di quest'ultimo, se piu'
favorevole.  L'assenza  occasionale e temporanea dal territorio dello
Stato  non  esclude  il  requisito  della  convivenza  e  il  rinnovo
dell'iscrizione.
  2.  Al  compimento  del  quattordicesimo  anno  di  eta'  al minore
iscritto  nel  permesso  di  soggiorno o nella carta di soggiorno del
genitore ovvero dello straniero affidatario e' rilasciato un permesso
di  soggiorno  per  motivi  familiari valido fino al compimento della
maggiore eta', ovvero una carta di soggiorno.
  3.  Il  Tribunale per i minorenni, per gravi motivi connessi con lo
sviluppo  psicofisico  e tenuto conto dell'eta' e delle condizioni di
salute  del  minore  che  si  trova  nel  territorio  italiano,  puo'
autorizzare  l'ingresso o la permanenza del familiare, per un periodo
di  tempo  determinato, anche in deroga alle altre disposizioni della
presente legge. L'autorizzazione e' revocata quando vengono a cessare
i  gravi motivi che ne giustificavano il rilascio o per attivita' del
familiare   incompatibili  con  le  esigenze  del  minore  o  con  la
permanenza   in   Italia.   I   provvedimenti  sono  comunicati  alla
rappresentanza   diplomatica  o  consolare  e  al  questore  per  gli
adempimenti di rispettiva competenza.
  4.  Qualora ai sensi del presente testo unico debba essere disposta
l'espulsione di un minore straniero, il provvedimento e' adottato, su
richiesta del questore, dal tribunale per i minorenni.
                               Art. 32 
Disposizioni concernenti minori affidati al compimento della maggiore
                                eta' 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 30) 
 
  1. Al compimento  della  maggiore  eta',  allo  straniero  nei  cui
confronti sono state applicate le disposizioni  di  cui  all'articolo
29, commi 1 e 2, e, fermo restando quanto previsto dal  comma  1-bis,
ai minori che sono stati affidati  ai  sensi  dell'articolo  2  della
legge 4 maggio 1983, n. 184, puo' essere rilasciato  un  permesso  di
soggiorno per motivi di  studio  di  accesso  al  lavoro,  di  lavoro
subordinato o autonomo, per esigenze sanitarie o di cura. Il permesso
di soggiorno  per  accesso  al  lavoro  prescinde  dal  possesso  dei
requisiti di cui all'articolo 23. 
  1-bis. Il permesso di soggiorno di  cui  al  comma  1  puo'  essere
rilasciato per motivi di studio,  di  accesso  al  lavoro  ovvero  di
lavoro subordinato o autonomo, al compimento della maggiore eta',  ((
. . . )) ai minori stranieri  non  accompagnati,  affidati  ai  sensi
dell'articolo 2 della legge 4 maggio 1983, n. 184, ovvero  sottoposti
a  tutela,  ((previo  parere  positivo  del  Comitato  per  i  minori
stranieri di cui all'articolo 33 del presente testo unico, ovvero  ai
minori stranieri non accompagnati)) che siano stati  ammessi  per  un
periodo non inferiore a due  anni  in  un  progetto  di  integrazione
sociale e civile gestito da un ente  pubblico  o  privato  che  abbia
rappresentanza nazionale e che comunque  sia  iscritto  nel  registro
istituito presso la Presidenza del Consiglio dei  ministri  ai  sensi
dell'articolo 52 del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  31
agosto 1999, n. 394. 
  1-ter. L'ente gestore dei progetti deve  garantire  e  provare  con
idonea documentazione, al momento del compimento della maggiore  eta'
del minore straniero di cui al  comma  1-bis,  che  l'interessato  si
trova sul territorio nazionale da  non  meno  di  tre  anni,  che  ha
seguito il progetto per non meno di due anni, ha la disponibilita' di
un alloggio e frequenta  corsi  di  studio  ovvero  svolge  attivita'
lavorativa retribuita nelle forme e con le modalita'  previste  dalla
legge italiana, ovvero e' in possesso di contratto di lavoro anche se
non ancora iniziato. 
  1-quater. Il numero dei permessi di soggiorno rilasciati  ai  sensi
del presente  articolo  e'  portato  in  detrazione  dalle  quote  di
ingresso definite annualmente nei  decreti  di  cui  all'articolo  3,
comma 4. 
                               Art. 33
                  (Comitato per i minori stranieri)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 31)

  1.  Al  fine  di  vigilare  sulle modalita' di soggiorno dei minori
stranieri  temporaneamente  ammessi  sul  territorio dello Stato e di
coordinare   le   attivita'   delle  amministrazioni  interessate  e'
istituito, senza ulteriori oneri a carico del bilancio dello Stato un
Comitato  presso la Presidenza del Consiglio dei ministri composto da
rappresentanti  dei  ministeri degli Affari esteri, dell'interno e di
grazia  e  giustizia,  del  Dipartimento per gli affari sociali della
Presidenza  del Consiglio dei ministri, nonche' da due rappresentanti
dell'Associazione   nazionale  dei  comuni  italiani  (ANCI),  da  un
rappresentante   dell'Unione   province   d'Italia  (UPI)  e  da  due
rappresentanti   di   organizzazioni   maggiormente   rappresentative
operanti nel settore dei problemi della famiglia.
  ((2.  Con  decreto  del Presidente del Consiglio dei Ministri o del
Ministro  da  lui  delegato,  sentiti i Ministri degli affari esteri,
dell'interno  e  di  grazia  e giustizia, sono definiti i compiti del
Comitato  di  cui  al  comma 1, concernenti la tutela dei diritti dei
minori stranieri in conformita' alle previsioni della Convenzione sui
diritti  del  fanciullo  del  20  novembre  1989,  ratificata  e resa
esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176. In particolare
sono stabilite:
   a)  le  regole  e  le modalita' per l'ingresso ed il soggiorno nel
territorio  dello  Stato dei minori stranieri in eta' superiore a sei
anni, che entrano in Italia nell'ambito di programmi solidaristici di
accoglienza  temporanea  promossi  da  enti,  associazioni o famiglie
italiane, nonche' per l'affidamento temporaneo e per il rimpatrio dei
medesimi;
   b)   le   modalita'   di  accoglienza  dei  minori  stranieri  non
accompagnati  presenti  nel territorio dello Stato, nell'ambito delle
attivita'  dei  servizi  sociali  degli  enti  locali  e i compiti di
impulso  e  di  raccordo  del  Comitato  di  cui  al  comma  1 con le
amministrazioni  interessate  ai fini dell'accoglienza, del rimpatrio
assistito  e  del ricongiungimento del minore con la sua famiglia nel
Paese d'origine o in un Paese terzo.))
  ((2-bis.  Il  provvedimento  di  rimpatrio del minore straniero non
accompagnato  per  le  finalita'  di  cui al comma 2, e' adottato dal
Comitato di cui al comma 1. Nel caso risulti instaurato nei confronti
dello  stesso  minore  un  procedimento  giurisdizionale, l'autorita'
giudiziaria rilascia il nulla osta, salvo che sussistano inderogabili
esigenze processuali.))
  3.  Il  Comitato  si  avvale, per l'espletamento delle attivita' di
competenza,  del  personale  e dei mezzi in dotazione al Dipartimento
degli  affari  sociali della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed
ha sede presso il Dipartimento medesimo.

TITOLO V
DISPOSIZIONI IN MATERIA SANITARIA, NONCHE’ DI
ISTRUZIONE, ALLOGGIO, PARTECIPAZIONE ALLA VITA
PUBBLICA E INTEGRAZIONE SOCIALE.
CAPO I
DISPOSIZIONI IN MATERIA SANITARIA

                               Art. 34
                    (Assistenza per gli stranieri
              iscritti al Servizio sanitario nazionale)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 32)

  1.  Hanno l'obbligo di iscrizione al Servizio sanitario nazionale e
hanno  parita' di trattamento e piena uguaglianza di diritti e doveri
rispetto   ai  cittadini  italiani  per  quanto  attiene  all'obbligo
contributivo, all'assistenza erogata in Italia dal Servizio sanitario
nazionale e alla sua validita' temporale:
  a)  gli  stranieri  regolarmente  soggiornanti che abbiano in corso
regolari attivita' di lavoro subordinato o di lavoro autonomo o siano
iscritti nelle liste di collocamento;
  b) gli stranieri regolarmente soggiornanti o che abbiano chiesto il
rinnovo  del  titolo di soggiorno, per lavoro subordinato, per lavoro
autonomo,  per  motivi  familiari,  per  asilo  politico,  per  asilo
umanitario,   per  richiesta  di  asilo,  per  attesa  adozione,  per
affidamento, per acquisto della cittadinanza.
  2.  L'assistenza  sanitaria  spetta  altresi' ai familiari a carico
regolarmente  soggiornanti.  Nelle  more  dell'iscrizione al servizio
sanitario nazionale ai minori figli di stranieri iscritti al servizio
sanitario  nazionale  e'  assicurato  fin  dalla  nascita il medesimo
trattamento dei minori iscritti.
  3.  Lo  straniero  regolarmente soggiornante, non rientrante tra le
categorie indicate nei commi 1 e 2 e' tenuto ad assicurarsi contro il
rischio  di  malattie,  infortunio  e  maternita' mediante stipula di
apposita polizza assicurativa con un istituto assicurativo italiano o
straniero,   valida   sul   territorio   nazionale,  ovvero  mediante
iscrizione  al  servizio  sanitario  nazionale  valida  anche  per  i
familiari  a carico. Per l'iscrizione al servizio sanitario nazionale
deve  essere  corrisposto  a  titolo  di partecipazione alle spese un
contributo annuale, di importo percentuale pari a quello previsto per
i  cittadini  italiani,  sul reddito complessivo conseguito nell'anno
precedente  in  Italia  e  all'estero.  L'ammontare del contributo e'
determinato  con  decreto del Ministro della sanita', di concerto con
il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica
e non puo' essere inferiore al contributo minimo previsto dalle norme
vigenti.
  4.  L'iscrizione  volontaria  al  servizio sanitario nazionale puo'
essere altresi' richiesta:
  a)  dagli  stranieri soggiornanti in Italia titolari di permesso di
soggiorno per motivi di studio;
  b)  dagli  stranieri regolarmente soggiornanti collocati alla pari,
ai  sensi dell'accordo europeo sul collocamento alla pari, adottato a
Strasburgo  il 24 novembre 1969, ratificato e reso esecutivo ai sensi
della legge 18 maggio 1973 n. 304.
  5.  I  soggetti  di  cui al comma 4 sono tenuti a corrispondere per
l'iscrizione   al   servizio   sanitario   nazionale,   a  titolo  di
partecipazione  alla  spesa,  un contributo annuale forfettario negli
importi  e  secondo le modalita' previsti dal decreto di cui al comma
3.
  6.  Il contributo per gli stranieri indicati al comma 4, lettere a)
e b) non e' valido per i familiari a carico.
  7.  Lo  straniero  assicurato  al  servizio  sanitario nazionale e'
iscritto  nella  azienda  sanitaria  locale  del comune in cui dimora
secondo le modalita' previste dal regolamento di attuazione.
                               Art. 35
               (Assistenza sanitaria per gli stranieri
            non iscritti al Servizio sanitario nazionale)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 33)

  1.  Per le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini stranieri non
iscritti  al  Servizio sanitario nazionale devono essere corrisposte,
dai  soggetti  tenuti  al  pagamento  di tali prestazioni, le tariffe
determinate  dalle regioni e province autonome ai sensi dell'articolo
8,  commi  5 e 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e
successive modificazioni.
  2.  Restano  salve le norme che disciplinano l'assistenza sanitaria
ai  cittadini  stranieri  in  Italia  in  base  a  trattati e accordi
internazionali    bilaterali    o   multilaterali   di   reciprocita'
sottoscritti dall'Italia.
  3. Ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in
regola  con  le  norme  relative  all'ingresso  ed al soggiorno, sono
assicurate,   nei   presidi   pubblici   ed   accreditati,   le  cure
ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorche'
continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di
medicina   preventiva  a  salvaguardia  della  salute  individuale  e
collettiva. Sono, in particolare, garantiti:
  a) la tutela sociale della gravidanza e della maternita', a parita'
di  trattamento  con  le  cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29
luglio  1975,  n.  405,  e  22 maggio 1978, n. 194, e del decreto del
Ministro  della  sanita'  6  marzo  1995,  pubblicato  nella Gazzetta
Ufficiale  n.  87  del 13 aprile 1995, a parita' di trattamento con i
cittadini italiani;
  b)   la   tutela  della  salute  del  minore  in  esecuzione  della
Convenzione   sui   diritti  del  fanciullo  del  20  novembre  1989,
ratificata  e  resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n.
176;
  c) le vaccinazioni secondo la normativa e nell'ambito di interventi
di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni;
  d) gli interventi di profilassi internazionale;
  e) la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed
eventuale bonifica dei relativi focolai.
  4.  Le  prestazioni  di  cui  al comma 3 sono erogate senza oneri a
carico   dei   richiedenti   qualora   privi  di  risorse  economiche
sufficienti,  fatte  salve  le  quote  di partecipazione alla spesa a
parita' con i cittadini italiani.
  5.  L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non
in  regola  con le norme sul soggiorno non puo' comportare alcun tipo
di  segnalazione  all'autorita', salvo i casi in cui sia obbligatorio
il referto, a parita' di condizioni con il cittadino italiano.
  6.  Fermo  restando  il finanziamento delle prestazioni ospedaliere
urgenti  o  comunque  essenziali a carico del Ministero dell'interno,
agli  oneri  recati dalle rimanenti prestazioni contemplate nel comma
3,   nei  confronti  degli  stranieri  privi  di  risorse  economiche
sufficienti,  si  provvede nell'ambito delle disponibilita' del Fondo
sanitario  nazionale,  con  corrispondente  riduzione  dei  programmi
riferiti agli interventi di emergenza.
                               Art. 36
               (Ingresso e soggiorno per cure mediche)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 34)

  1.  Lo  straniero  che  intende  ricevere  cure mediche in Italia e
l'eventuale  accompagnatore  possono  ottenere uno specifico visto di
ingresso  ed  il  relativo  permesso  di  soggiorno.  A tale fine gli
interessati  devono  presentare  una  dichiarazione  della  struttura
sanitaria  italiana prescelta che indichi il tipo di cura, la data di
inizio della stessa e la durata presunta del trattamento terapeutico,
devono   attestare   l'avvenuto   deposito  di  una  somma  a  titolo
cauzionale,  tenendo  conto  del  costo presumibile delle prestazioni
sanitarie  richieste,  secondo modalita' stabilite dal regolamento di
attuazione,  nonche' documentare la disponibilita' in Italia di vitto
e  alloggio  per  l'accompagnatore  e per il periodo di convalescenza
dell'interessato.  La  domanda  di rilascio del visto o di rilascio o
rinnovo  del  permesso puo' anche essere presentata da un familiare o
da chiunque altro vi abbia interesse.
  2.  Il trasferimento per cure in Italia con rilascio di permesso di
soggiorno  per  cure  mediche  e'  altresi' consentito nell'ambito di
programmi  umanitari  definiti  ai  sensi  dell'articolo 12, comma 2,
lettera  c),  del  decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come
modificato  dal  decreto  legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, previa
autorizzazione del Ministero della sanita', d'intesa con il ministero
degli  affari  esteri.  Le  aziende  sanitarie  locali  e  le aziende
ospedaliere,   tramite   le  regioni,  sono  rimborsate  delle  spese
sostenute che fanno carico al fondo sanitario nazionale.
  3.  Il  permesso  di  soggiorno per cure mediche ha una durata pari
alla  durata  presunta  del trattamento terapeutico ed e' rinnovabile
finche' durano le necessita' terapeutiche documentate.
  4.  Sono  fatte  salve  le  disposizioni  in  materia di profilassi
internazionale.

TITOLO V
DISPOSIZIONI IN MATERIA SANITARIA, NONCHE’ DI
ISTRUZIONE, ALLOGGIO, PARTECIPAZIONE ALLA VITA
PUBBLICA E INTEGRAZIONE SOCIALE.
CAPO II
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ISTRUZIONE
DIRITTO ALLO STUDIO E PROFESSIONE

                               Art. 37
                      (Attivita' professionali)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 35)

  1.  Agli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, in possesso
dei titoli professionali legalmente riconosciuti in Italia abilitanti
all'esercizio  delle  professioni,  e'  consentita,  in  deroga  alle
disposizioni  che  prevedono il requisito della cittadinanza italiana
entro  un  anno  dalla  data di entrata in vigore dalla legge 6 marzo
1998,  n. 40, l'iscrizione agli Ordini o Collegi professionali o, nel
caso  di  professioni  sprovviste  di  albi,  l'iscrizione in elenchi
speciali  da  istituire presso i Ministeri competenti, secondo quanto
previsto dal regolamento di attuazione. L'iscrizione ai predetti albi
o  elenchi e' condizione necessaria per l'esercizio delle professioni
anche con rapporto di lavoro subordinato. Non possono usufruire della
deroga  gli stranieri che sono stati ammessi in soprannumero ai corsi
di diploma, di laurea o di specializzazione, salvo autorizzazione del
Governo dello Stato di appartenenza.
  2.   Le   modalita',  le  condizioni  ed  i  limiti  temporali  per
l'autorizzazione   all'esercizio   delle   professioni   e   per   il
riconoscimento dei relativi titoli abilitanti non ancora riconosciuti
in  Italia  sono  stabiliti  con  il  regolamento  di  attuazione. Le
disposizioni  per  il  riconoscimento dei titoli saranno definite dai
Ministri  competenti,  di concerto con il Ministro dell'universita' e
della   ricerca   scientifica   e  tecnologica,  sentiti  gli  Ordini
professionali e le associazioni di categoria interessate.
  3.  Gli stranieri di cui al comma l, a decorrere dalla scadenza del
termine  ivi  previsto,  possono  iscriversi  agli Ordini, Collegi ed
elenchi   speciali   nell'ambito   delle   quote   definite  a  norma
dell'articolo  3,  comma  4, e secondo percentuali massime di impiego
definite  in  conformita'  ai  criteri  stabiliti  dal regolamento di
attuazione.
  4.  In  caso  di  lavoro  subordinato  e'  garantita  la parita' di
trattamento retributivo e previdenziale con i cittadini italiani.

TITOLO V
DISPOSIZIONI IN MATERIA SANITARIA, NONCHE’ DI ISTRUZIONE,
ALLOGGIO, PARTECIPAZIONE ALLA VITA PUBBLICA E INTEGRAZIONE
SOCIALE.
CAPO II
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ISTRUZIONE
DISE DIRITTO
ALLO STUDIO E PROFESSIONE

                               Art. 38
       (Istruzione degli stranieri. Educazione interculturale)
                 (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 36
        legge 30 dicembre 1986, n. 943, art. 9, commi 4 e 5)

  1.  I  minori  stranieri  presenti  sul  territorio  sono  soggetti
all'obbligo  scolastico;  ad  essi si applicano tutte le disposizioni
vigenti  in  materia di diritto all'istruzione, di accesso ai servizi
educativi, di partecipazione alla vita della comunita' scolastica.
  2. L'effettivita' del diritto allo studio e' garantita dallo Stato,
dalle  Regioni  e  dagli  enti locali anche mediante l'attivazione di
appositi   corsi  ed  iniziative  per  l'apprendimento  della  lingua
italiana.
  3.  La  comunita'  scolastica accoglie le differenze linguistiche e
culturali  come  valore da porre a fondamento del rispetto reciproco,
dello scambio tra le culture e della tolleranza; a tale fine promuove
e  favorisce  iniziative  volte  alla  accoglienza, alla tutela della
cultura  e  della  lingua d'origine e alla realizzazione di attivita'
interculturali comuni.
  4.  Le  iniziative e le attivita' di cui al comma 3 sono realizzate
sulla   base   di  una  rilevazione  dei  bisogni  locali  e  di  una
programmazione  territoriale  integrata,  anche in convenzione con le
associazioni  degli  stranieri,  con le rappresentanze diplomatiche o
consolari  dei  Paesi  di  appartenenza  e  con  le organizzazioni di
volontariato.
  5.Le  istituzioni  scolastiche,  nel  quadro  di una programmazione
territoriale degli interventi, anche sulla base di convenzioni con le
Regioni e gli enti locali, promuovono:
   a)  l'accoglienza degli stranieri adulti regolarmente soggiornanti
mediante  l'attivazione  di  corsi  di  alfabetizzazione nelle scuole
elementari e medie;
   b)  la  realizzazione  di  un'offerta  culturale  valida  per  gli
stranieri  adulti  regolarmente soggiornanti che intendano conseguire
il titolo di studio della scuola dell'obbligo;
   c)   la   predisposizione  di  percorsi  integrativi  degli  studi
sostenuti  nel  Paese  di  provenienza  al fine del conseguimento del
titolo dell'obbligo o del diploma di scuola secondaria superiore;
   d) la realizzazione ed attuazione di corsi di lingua italiana;
   e)  la  realizzazione  di corsi di formazione, anche nel quadro di
accordi di collaborazione internazionale in vigore per l'Italia.
  6.  Le  regioni,  anche  attraverso  altri  enti locali, promuovono
programmi  culturali  per  i diversi gruppi nazionali, anche mediante
corsi  effettuati presso le scuole superiori o istituti universitari.
Analogamente  a quanto disposto per i figli dei lavoratori comunitari
e  per  i  figli  degli emigrati italiani che tornano in Italia, sono
attuati specifici insegnamenti integrativi, nella lingue e cultura di
origine.
  7.  Con  regolamento  adottato  ai sensi dell'articolo 17, comma 1,
della  legge  23 agosto 1988, n. 400, sono dettate le disposizioni di
attuazione del presente capo, con specifica indicazione:
   a)   delle   modalita'  di  realizzazione  di  specifici  progetti
nazionali  e  locali,  con particolare riferimento all'attivazione di
corsi intensivi di lingua italiana nonche' dei corsi di formazione ed
aggiornamento  del  personale  ispettivo,  direttivo  e docente delle
scuole  di  ogni  ordine  e grado e dei criteri per l'adattamento dei
programmi di insegnamento;
   b)  dei criteri per il riconoscimento dei titoli di studio e degli
studi  effettuati  nei  paesi di provenienza ai fini dell'inserimento
scolastico,  nonche'  dei  criteri e delle modalita' di comunicazione
con  le  famiglie  degli  alunni  stranieri,  anche  con l'ausilio di
mediatori culturali qualificati;
   c) dei criteri per l'iscrizione e l'inserimento nelle classi degli
stranieri  provenienti  dall'estero, per la ripartizione degli alunni
stranieri nelle classi e per l'attivazione di specifiche attivita' di
sostegno linguistico;
   d)  dei criteri per la stipula delle convenzioni di cui ai commi 4
e 5.
                               Art. 39 
                 Accesso ai corsi delle universita' 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 37) 
 
  1. In materia di accesso all'istruzione universitaria e di relativi
interventi per il diritto allo studio e'  assicurata  la  parita'  di
trattamento tra lo straniero e il cittadino italiano,  nei  limiti  e
con le modalita' di cui al presente articolo. 
  2. Le universita', nella loro autonomia e  nei  limiti  delle  loro
disponibilita'   finanziarie,   assumono    iniziative    volte    al
conseguimento degli obiettivi  del  documento  programmatico  di  cui
all'articolo  3,  promuovendo  l'accesso  degli  stranieri  ai  corsi
universitari di cui all'articolo l della legge 19 novembre  1990,  n.
341, tenendo conto  degli  orientamenti  comunitari  in  materia,  in
particolare  riguardo  all'inserimento  di  una  quota  di   studenti
universitari stranieri, stipulando apposite  intese  con  gli  atenei
stranieri  per  la  mobilita'   studentesca,   nonche'   organizzando
attivita' di orientamento e di accoglienza. 
  3. Con il regolamento di attuazione sono disciplinati: 
   a) gli adempimenti richiesti agli stranieri per  il  conseguimento
del visto di ingresso e del  permesso  di  soggiorno  per  motivi  di
studio  anche  con  riferimento  alle  modalita'  di  prestazione  di
garanzia di copertura economica da parte di enti o cittadini italiani
o stranieri regolarmente soggiornanti nel territorio dello  Stato  in
luogo della dimostrazione di disponibilita' di mezzi  sufficienti  di
sostentamento da parte dello studente straniero; 
   b) la rinnovabilita' del  permesso  di  soggiorno  per  motivi  di
studio, anche ai fini della  prosecuzione  del  corso  di  studi  con
l'iscrizione ad un corso di laurea diverso da quello per il quale  lo
straniero ha fatto ingresso, previa autorizzazione  dell'universita',
e l'esercizio di attivita' di lavoro subordinato o autonomo da  parte
dello straniero titolare di tale permesso; 
   c) l'erogazione di borse di studio, sussidi e premi agli  studenti
stranieri, anche a partire da anni di corso successivi al  primo,  in
coordinamento con la concessione  delle  provvidenze  previste  dalla
normativa vigente in materia di diritto allo studio  universitario  e
senza obbligo di reciprocita'; 
   d) i criteri per la valutazione della condizione  economica  dello
straniero ai fini dell'uniformita'  di  trattamento  in  ordine  alla
concessione delle provvidenze di cui alla lettera c); 
   e) la realizzazione di corsi di lingua italiana per gli  stranieri
che intendono accedere all'istruzione universitaria in Italia; 
   f) il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all'estero. 
  4. ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 23 DICEMBRE 2013, N.  145,  CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 21 FEBBRAIO 2014, N. 9)). 
  4-bis. Nel rispetto degli accordi  internazionali  ed  europei  cui
l'Italia aderisce, lo straniero in possesso di un titolo di soggiorno
per studio rilasciato da uno Stato appartenente  all'Unione  europea,
in quanto iscritto ad un corso universitario  o  ad  un  istituto  di
insegnamento superiore, puo' fare ingresso in  Italia  per  soggiorni
superiori a tre mesi senza necessita' del visto  per  proseguire  gli
studi  gia'  iniziati  nell'altro  Stato  o  per  integrarli  con  un
programma di studi  ad  esso  connessi,  purche'  abbia  i  requisiti
richiesti per il soggiorno  ai  sensi  del  presente  testo  unico  e
qualora congiuntamente: 
   a) partecipi ad un programma di scambio comunitario  o  bilaterale
con lo Stato di origine ovvero sia stato  autorizzato  a  soggiornare
per motivi di studio in uno Stato appartenente all'Unione europea per
almeno due anni; 
   b) corredi la  richiesta  di  soggiorno  con  una  documentazione,
proveniente dalle autorita' accademiche  del  Paese  dell'Unione  nel
quale ha svolto il corso di studi, che attesti che il nuovo programma
di studi da svolgere in Italia  e'  effettivamente  complementare  al
programma di studi gia' svolto. 
  4-ter. Le condizioni di cui al comma 4-bis,  lettera  a)  non  sono
richieste qualora il  programma  di  studi  dello  straniero  preveda
obbligatoriamente che una parte di esso si svolga in Italia. 
  5. E' comunque consentito l'accesso ai corsi  universitari  e  alle
scuole di specializzazione delle universita', a parita' di condizioni
con gli studenti  italiani,  agli  stranieri  titolari  di  carta  di
soggiorno, ovvero di permesso di soggiorno per lavoro  subordinato  o
per lavoro autonomo, per motivi familiari, per  asilo  politico,  per
asilo umanitario, o  per  motivi  religiosi,  ovvero  agli  stranieri
regolarmente soggiornanti da almeno un anno in possesso di titolo  di
studio  superiore  conseguito  in  Italia,  nonche'  agli  stranieri,
ovunque residenti, che sono titolari dei diplomi finali delle  scuole
italiane  all'estero  o  delle  scuole  straniere  o  internazionali,
funzionanti in Italia o all'estero, oggetto di intese bilaterali o di
normative speciali per il  riconoscimento  dei  titoli  di  studio  e
soddisfino  le  condizioni  generali  richieste  per  l'ingresso  per
studio. 
                             Art. 39-bis
                     (( (Soggiorno di studenti,
           scambio di alunni, tirocinio professionale). ))

  ((1.  E' consentito l'ingresso e il soggiorno per motivi di studio,
secondo  le  modalita'  stabilite  nel regolamento di attuazione, dei
cittadini stranieri:
   a)  maggiori  di  eta' ammessi a frequentare corsi di studio negli
istituti  di  istruzione secondaria superiore e corsi di istruzione e
formazione tecnica superiore;
   b)  ammessi  a  frequentare  corsi  di  formazione professionale e
tirocini  formativi nell'ambito del contingente annuale stabilito con
decreto  del  Ministro  della solidarieta' sociale, di concerto con i
Ministri  dell'interno  e  degli affari esteri, sentita la Conferenza
permanente  per  i  rapporti  tra  lo Stato, le regioni e le province
autonome  di  Trento  e  di Bolzano, di cui al decreto legislativo 29
agosto 1997, n. 281;
   c)  minori  di  eta'  non inferiore a quindici anni in presenza di
adeguate forme di tutela;
   d) minori di eta' non inferiore a quattordici anni che partecipano
a  programmi  di  scambio  o  di  iniziative  culturali approvati dal
Ministero   degli   affari   esteri,  dal  Ministero  della  pubblica
istruzione,  dal  Ministero  dell'universita'  e  della ricerca o dal
Ministero  per  i  beni  e le attivita' culturali per la frequenza di
corsi di studio presso istituti e scuole secondarie nazionali statali
o paritarie o presso istituzioni accademiche.))

TITOLO V
DISPOSIZIONI IN MATERIA SANITARIA, NONCHE’ DI
ISTRUZIONE, ALLOGGIO, PARTECIPAZIONE ALLA VITA
PUBBLICA E INTEGRAZIONE SOCIALE.
CAPO III
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ALLOGGIO E
ASSISTENZA SOCIALE

                               Art. 40 
            Centri di accoglienza. Accesso all'abitazione 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 38) 
 
  1. Le regioni, in collaborazione con le province e con i  comuni  e
con  le   associazioni   e   le   organizzazioni   di   volontariato,
predispongono centri di accoglienza destinati ad ospitare,  anche  in
strutture ospitanti cittadini italiani o  cittadini  di  altri  Paesi
dell'Unione europea, stranieri regolarmente soggiornanti  per  motivi
diversi dal turismo,  che  siano  temporaneamente  impossibilitati  a
provvedere autonomamente alle  proprie  esigenze  alloggiative  e  di
sussistenza. PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 30 LUGLIO 2002, N. 189. 
  1-bis. L'accesso alle misure di integrazione sociale  e'  riservato
agli stranieri non  appartenenti  a  Paesi  dell'Unione  europea  che
dimostrino di essere in regola  con  le  norme  che  disciplinano  il
soggiorno in Italia ai sensi del presente testo unico e delle leggi e
regolamenti vigenti in materia. 
  2.  I  centri   di   accoglienza   sono   finalizzati   a   rendere
autosufficienti gli stranieri  ivi  ospitati  nel  piu'  breve  tempo
possibile. I centri di  accoglienza  provvedono,  ove  possibile,  ai
servizi  sociali  e  culturali  idonei  a  favorire   l'autonomia   e
l'inserimento  sociale  degli  ospiti.  Ogni  regione   determina   i
requisiti gestionali e strutturali dei centri e consente  convenzioni
con enti privati e finanziamenti. 
  3. Per centri di accoglienza si intendono le strutture alloggiative
che,  anche  gratuitamente,  provvedono   alle   immediate   esigenze
alloggiative ed alimentari, nonche', ove  possibile,  all'offerta  di
occasioni di  apprendimento  della  lingua  italiana,  di  formazione
professionale, di scambi culturali con  la  popolazione  italiana,  e
all'assistenza  socio-sanitaria  degli  stranieri  impossibilitati  a
provvedervi autonomamente per il  tempo  strettamente  necessario  al
raggiungimento dell'autonomia personale per le esigenze  di  vitto  e
alloggio nel territorio in cui vive lo straniero. 
  4. Lo straniero regolarmente soggiornante puo' accedere ad  alloggi
sociali,  collettivi  o  privati,  predisposti,  secondo  i   criteri
previsti dalle leggi regionali, dai comuni di  maggiore  insediamento
degli stranieri o da associazioni,  fondazioni  o  organizzazioni  di
volontariato ovvero da altri enti pubblici o privati, nell'ambito  di
strutture  alloggiative,  prevalentemente  organizzate  in  forma  di
pensionato, aperte ad italiani e stranieri,  finalizzate  ad  offrire
una sistemazione alloggiativa dignitosa a  pagamento,  secondo  quote
calmierate, nell'attesa del reperimento di un alloggio  ordinario  in
via definitiva. 
  5. COMMA ABROGATO DALLA L. 30 LUGLIO 2002, N. 189. 
  6. Gli stranieri titolari di carta di  soggiorno  e  gli  stranieri
regolarmente soggiornanti in possesso di permesso di soggiorno almeno
biennale  e  che  esercitano  una  regolare   attivita'   di   lavoro
subordinato o di  lavoro  autonomo  hanno  diritto  di  accedere,  in
condizioni di parita' con  i  cittadini  italiani,  agli  alloggi  di
edilizia residenziale pubblica e ai servizi di intermediazione  delle
agenzie sociali eventualmente predisposte da  ogni  regione  o  dagli
enti locali per agevolare l'accesso alle  locazioni  abitative  e  al
credito agevolato  in  materia  di  edilizia,  recupero,  acquisto  e
locazione della prima casa di abitazione. ((53)) 
 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (53) 
  Il D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, come modificato dal  D.Lgs.  21
febbraio 2014, n. 18, ha disposto (con l'art. 29,  comma  3-ter)  che
"L'accesso ai benefici relativi all'alloggio  previsti  dall'articolo
40, comma 6, del decreto legislativo  25  luglio  1998,  n.  286,  e'
consentito ai titolari dello status  di  rifugiato  e  di  protezione
sussidiaria, in condizioni di parita' con i cittadini italiani". 
                               Art. 41
                        (Assistenza sociale)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 39)

  1. Gli stranieri titolari della carta di soggiorno o di permesso di
soggiorno  di  durata  non  inferiore  ad  un  anno, nonche' i minori
iscritti  nella  loro  carta  di  soggiorno  o  nel  loro permesso di
soggiorno,  sono  equiparati  ai  cittadini  italiani  ai  fini della
fruizione delle provvidenze e delle prestazioni, anche economiche, di
assistenza  sociale,  incluse  quelle  previste  per  coloro che sono
affetti  da  morbo di Hansen o da tubercolosi, per i sordomuti, per i
ciechi civili, per gli invalidi civili e per gli indigenti.

TITOLO V
DISPOSIZIONI IN MATERIA SANITARIA, NONCHE’ DI
ISTRUZIONE, ALLOGGIO, PARTECIPAZIONE ALLA VITA
PUBBLICA E INTEGRAZIONE SOCIALE.
CAPO IV
DISPOSIZIONI SULL’INTEGRAZIONE SOCIALE, SULLE
DISCRIMINAZIONI E ISTITUZIONE DEL FONDO PER LE
POLITICHE MIGRATORIE

                               Art. 42
                  (Misure di integrazione sociale)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 40;
               legge 30 dicembre 1986, n. 943, art. 2)

  1.  Lo Stato, le regioni, le province e i comuni, nell'ambito delle
proprie  competenze,  anche  in collaborazione con le associazioni di
stranieri  e  con  le  organizzazioni  stabilmente  operanti  in loro
favore,  nonche'  in  collaborazione  con  le  autorita'  o  con enti
pubblici e privati dei Paesi di origine, favoriscono:
   a)  le attivita' intraprese in favore degli stranieri regolarmente
soggiornanti  in  Italia,  anche  al  fine  di effettuare corsi della
lingua  e  della cultura di origine, dalle scuole e dalle istituzioni
culturali  straniere legalmente funzionanti nella Repubblica ai sensi
del decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 389, e
successive modificazioni ed integrazioni;
   b)   la   diffusione   di  ogni  informazione  utile  al  positivo
inserimento  degli  stranieri  nella societa' italiana in particolare
riguardante  i  loro diritti e i loro doveri, le diverse opportunita'
di  integrazione  e  crescita  personale  e comunitaria offerte dalle
amministrazioni   pubbliche   e  dall'associazionismo,  nonche'  alle
possibilita' di un positivo reinserimento nel Paese di origine;
   c)  la conoscenza e la valorizzazione delle espressioni culturali,
ricreative,   sociali,   economiche   e   religiose  degli  stranieri
regolarmente soggiornanti in Italia e ogni iniziativa di informazione
sulle  cause dell'immigrazione e di prevenzione delle discriminazioni
razziali  o  della  xenofobia, anche attraverso la raccolta presso le
biblioteche  scolastiche  e  universitarie,  di  libri,  periodici  e
materiale  audiovisivo  prodotti  nella lingua originale dei Paesi di
origine degli stranieri residenti in Italia o provenienti da essi;
   d)  la  realizzazione di convenzioni con associazioni regolarmente
iscritte  nel  registro  di  cui al comma 2 per l'impiego all'interno
delle  proprie strutture di stranieri, titolari di carta di soggiorno
o  di  permesso  di  soggiorno di durata non inferiore a due anni, in
qualita'  di mediatori interculturali al fine di agevolare i rapporti
tra  le  singole  amministrazioni  e  gli  stranieri  appartenenti ai
diversi gruppi etnici, nazionali, linguistici e religiosi;
   e)  l'organizzazione di corsi di formazione, ispirati a criteri di
convivenza  in  una  societa'  multiculturale  e  di  prevenzione  di
comportamenti  discriminatori,  xenofobi  o  razzisti, destinati agli
operatori  degli  organi  e  uffici pubblici e degli enti privati che
hanno  rapporti  abituali  con  stranieri o che esercitano competenze
rilevanti in materia di immigrazione.
  2.  Per  i  fini  indicati  nel  comma  1  e'  istituito  presso la
Presidenza  del  Consiglio dei Ministri - Dipartimento per gli affari
sociali  un registro delle associazioni selezionate secondo criteri e
requisiti previsti nel regolamento di attuazione.
  3. Ferme restando le iniziative promosse dalle regioni e dagli enti
locali,   allo  scopo  di  individuare,  con  la  partecipazione  dei
cittadini  stranieri,  le  iniziative  idonee  alla  rimozione  degli
ostacoli  che  impediscono  l'effettivo  esercizio  dei diritti e dei
doveri  dello  straniero,  e' istituito presso il Consiglio nazionale
dell'economia  e del lavoro, un organismo nazionale di coordinamento.
I1  Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, nell'ambito delle
proprie  attribuzioni,  svolge  compiti  di  studio  e  promozione di
attivita'  volte  a  favorire  la partecipazione degli stranieri alla
vita  pubblica e la circolazione delle informazioni sull'applicazione
del presente testo unico.
  4.  Ai fini dell'acquisizione delle osservazioni degli enti e delle
associazioni   nazionali   maggiormente   attivi   nell'assistenza  e
nell'integrazione  degli  immigrati di cui all'articolo 3, comma 1, e
del collegamento con i Consigli territoriali di cui all'art. 3, comma
6,  nonche'  dell'esame  delle problematiche relative alla condizione
degli  stranieri  immigrati,  e'  istituita  presso la Presidenza del
Consiglio  dei  Ministri,  la Consulta per i problemi degli stranieri
immigrati  e  delle  loro  famiglie,  presieduta  dal  Presidente del
Consiglio  dei  Ministri  o  da  un  Ministro  da lui delegato. Della
Consulta  sono  chiamati  a far parte, con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri:
   ((a)  rappresentanti  delle  associazioni  e  degli  enti presenti
nell'organismo  di cui al comma 3 e rappresentanti delle associazioni
che  svolgono  attivita'  particolarmente  significative  nel settore
dell'immigrazione in numero non inferiore a dieci;))
   b)  rappresentanti  ((degli  stranieri)) extracomunitari designati
dalle associazioni piu' rappresentative operanti in Italia, in numero
non inferiore a sei;
   c)   rappresentanti   designati   dalle  confederazioni  sindacali
nazionali dei lavoratori, in numero non inferiore a quattro;
   d)   rappresentanti   designati   dalle  organizzazioni  sindacali
nazionali  dei  datori  di  lavoro  dei diversi settori economici, in
numero non inferiore a tre;
   e)  ((otto))  esperti  designati rispettivamente dai Ministeri del
lavoro   e  della  previdenza  sociale,  della  pubblica  istruzione,
dell'interno,  ((di  grazia e giustizia,)) degli affari esteri, delle
finanze  e  dai  Dipartimenti della solidarieta' sociale e delle pari
opportunita';
   ((f)  otto  rappresentanti  delle  autonomie  locali,  di  cui due
designati  dalle  regioni, uno dall'Associazione nazionale dei comuni
italiani  (ANCI),  uno  dall'Unione  delle  province italiane (UPI) e
quattro  dalla  Conferenza unificata di cui al decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281;)).
   g)  due rappresentanti del Consiglio nazionale dell'economia e del
lavoro (CNEL).
   ((g-bis)  esperti  dei  problemi  dell'immigrazione  in numero non
superiore a dieci.))
  5.  Per  ogni  membro  effettivo  della  Consulta  e'  nominato  un
supplente.
  6.  Resta ferma la facolta' delle regioni di istituire, in analogia
con  quanto  disposto  al  comma  4, lettere a), b), c), d) e g), con
competenza  nelle  materie loro attribuite dalla Costituzione e dalle
leggi  dello  Stato, consulte regionali per i problemi dei lavoratori
extracomunitari e delle loro famiglie.
  7.   Il  regolamento  di  attuazione  stabilisce  le  modalita'  di
costituzione  e  funzionamento della Consulta di cui al comma 4 e dei
consigli territoriali.
  8. La partecipazione alla Consulte di cui ai commi 4 e 6 dei membri
di  cui  al  presente  articolo  e  dei  supplenti  e'  gratuita, con
esclusione  del  rimborso delle eventuali spese di viaggio per coloro
che  non  siano  dipendenti  della  pubblica  amministrazione  e  non
risiedano nel comune nel quale hanno sede i predetti organi.
                               Art. 43
(Discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 41)

  1.  Ai  fini  del  presente  capo, costituisce discriminazione ogni
comportamento   che,  direttamente  o  indirettamente,  comporti  una
distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza,
il   colore,   l'ascendenza   o  l'origine  nazionale  o  etnica,  le
convinzioni e le pratiche religiose, e che abbia lo scopo o l'effetto
di  distruggere  o di compromettere il riconoscimento, il godimento o
l'esercizio,  in  condizioni  di  parita',  dei diritti umani e delle
liberta'   fondamentali   in  campo  politico  economico,  sociale  e
culturale e in ogni altro settore della vita pubblica.
  2. In ogni caso compie un atto di discriminazione:
   a)  il  pubblico  ufficiale  o  la  persona incaricata di pubblico
servizio  o  la  persona esercente un servizio di pubblica necessita'
che  nell'esercizio  delle  sue  funzioni  compia  od ometta atti nei
riguardi  di  un  cittadino straniero che, soltanto a causa della sua
condizione  di  straniero o di appartenente ad una determinata razza,
religione, etnia o nazionalita', lo discriminino ingiustamente;
   b)  chiunque  imponga condizioni piu' svantaggiose o si rifiuti di
fornire  beni o servizi offerti al pubblico ad uno straniero soltanto
a  causa  della  sua condizione di straniero o di appartenente ad una
determinata razza, religione, etnia o nazionalita';
   c)  chiunque illegittimamente imponga condizioni piu' svantaggiose
o  si  rifiuti  di  fornire  l'accesso all'occupazione, all'alloggio,
all'istruzione,  alla  formazione  e  ai  servizi  sociali  e  socio-
assistenziali  allo  straniero  regolarmente  soggiornante  in Italia
soltanto   in   ragione  della  sua  condizione  di  straniero  o  di
appartenente   ad   una   determinata   razza,   religione,  etnia  o
nazionalita';
   d)  chiunque  impedisca, mediante azioni od omissioni, l'esercizio
di  un'attivita' economica legittimamente intrapresa da uno straniero
regolarmente  soggiornante  in  Italia, soltanto in ragione della sua
condizione  di  straniero o di appartenente ad una determinata razza,
confessione religiosa, etnia o nazionalita';
   e)  il  datore  di  lavoro  o  i  suoi  preposti i quali, ai sensi
dell'articolo  15 della legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificata
e  integrata  dalla  legge  9 dicembre l977, n. 903, e dalla legge 11
maggio  1990,  n.  108,  compiano  qualsiasi atto o comportamento che
produca    un    effetto    pregiudizievole    discriminando,   anche
indirettamente,  i  lavoratori  in ragione della loro appartenenza ad
una  razza,  ad  un  gruppo  etnico o linguistico, ad una confessione
religiosa, ad una cittadinanza. Costituisce discriminazione indiretta
ogni  trattamento pregiudizievole conseguente all'adozione di criteri
che  svantaggino  in  modo  proporzionalmente  maggiore  i lavoratori
appartenenti  ad  una  determinata  razza,  ad  un determinato gruppo
etnico  o  linguistico, ad una determinata confessione religiosa o ad
una   cittadinanza   e   riguardino  requisiti  non  essenziali  allo
svolgimento dell'attivita' lavorativa.
  3.  Il  presente  articolo  e l'articolo 44 si applicano anche agli
atti  xenofobi,  razzisti o discriminatori compiuti nei confronti dei
cittadini  italiani,  di apolidi e di cittadini di altri Stati membri
dell'Unione europea presenti in Italia.
                               Art. 44 
               Azione civile contro la discriminazione 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 42) 
 
  ((1. Quando  il  comportamento  di  un  privato  o  della  pubblica
amministrazione produce  una  discriminazione  per  motivi  razziali,
etnici,  linguistici,  nazionali,   di   provenienza   geografica   o
religiosi, e' possibile ricorrere all'autorita' giudiziaria ordinaria
per domandare la cessazione del comportamento  pregiudizievole  e  la
rimozione degli effetti della discriminazione.)) ((38)) 
  ((2. Alle controversie previste dal presente  articolo  si  applica
l'articolo 28 del decreto legislativo 1° settembre  2011,  n.  150.))
((38)) 
  3. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 1 SETTEMBRE 2011, N. 150)). ((38)) 
  4. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 1 SETTEMBRE 2011, N. 150)). ((38)) 
  5. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 1 SETTEMBRE 2011, N. 150)). ((38)) 
  6. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 1 SETTEMBRE 2011, N. 150)). ((38)) 
  7. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 1 SETTEMBRE 2011, N. 150)). ((38)) 
  ((8. Chiunque elude l'esecuzione di  provvedimenti,  diversi  dalla
condanna  al  risarcimento  del  danno,  resi   dal   giudice   nelle
controversie previste  dal  presente  articolo  e'  punito  ai  sensi
dell'articolo 388, primo comma, del codice penale.)) ((38)) 
  9. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 1 SETTEMBRE 2011, N. 150)). ((38)) 
  10. Qualora il datore di lavoro  ponga  in  essere  un  atto  o  un
comportamento discriminatorio di carattere collettivo, anche in  casi
in cui  non  siano  individuabili  in  modo  immediato  e  diretto  i
lavoratori  lesi  dalle  discriminazioni,  il  ricorso  puo'   essere
presentato dalle rappresentanze locali delle organizzazioni sindacali
maggiormente rappresentativi a livello nazionale. ((PERIODO SOPPRESSO
DAL D.LGS. 1 SETTEMBRE 2011, N. 150)). ((38)) 
  11. Ogni accertamento di atti  o  comportamenti  discriminatori  ai
sensi dell'articolo 43 posti in essere da imprese  alle  quali  siano
stati accordati benefici ai sensi delle leggi vigenti dello  Stato  o
delle regioni, ovvero che  abbiano  stipulato  contratti  di  appalto
attinenti  all'esecuzione  di  opere  pubbliche,  di  servizi  o   di
forniture, e'  immediatamente  comunicato  dal  pretore,  secondo  le
modalita'   previste   dal   regolamento    di    attuazione,    alle
amministrazioni pubbliche o enti pubblici  che  abbiano  disposto  la
concessione del beneficio,  incluse  le  agevolazioni  finanziarie  o
creditizie, o dell'appalto. Tali amministrazioni o enti  revocano  il
beneficio  e,  nei  casi  piu'  gravi,  dispongono  l'esclusione  del
responsabile per due  anni  da  qualsiasi  ulteriore  concessione  di
agevolazioni finanziarie o creditizie, ovvero da qualsiasi appalto. 
  12. Le regioni, in collaborazione con le province e con  i  comuni,
con le associazioni di immigrati e del volontariato sociale, ai  fini
dell'applicazione delle norme del presente articolo  e  dello  studio
del fenomeno, predispongono centri di osservazione, di informazione e
di assistenza legale per gli stranieri, vittime delle discriminazioni
per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. 
-------------- 
AGGIORNAMENTO (38) 
  Il D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150  ha  disposto  (con  l'art.  36,
commi 1 e 2) che "1. Le norme del presente decreto  si  applicano  ai
procedimenti instaurati  successivamente  alla  data  di  entrata  in
vigore dello stesso. 
  2. Le norme abrogate o modificate dal presente  decreto  continuano
ad applicarsi alle controversie pendenti  alla  data  di  entrata  in
vigore dello stesso." 
                               Art. 45
            (Fondo nazionale per le politiche migratorie)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 43)

  1.  Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e' istituito il
Fondo   nazionale   per   le   politiche   migratorie,  destinato  al
finanziamento  delle iniziative di cui agli articoli 20, 38, 40, 42 e
46,  inserite  nei programmi annuali o pluriennali dello Stato, delle
regioni,  delle  province  e  dei  comuni. La dotazione del Fondo, al
netto  delle  somme  derivanti  dal  contributo di cui al comma 3, e'
stabilita  in  lire  12.500  milioni  per l'anno 1997, in lire 58.000
milioni  per  l'anno  1998  e in lire 68.000 milioni per l'anno 1999.
Alla  determinazione del Fondo per gli anni successivi si provvede ai
sensi dell'articolo 11, comma 3, lett. d), della legge 5 agosto 1978,
n.   468,  e  successive  modificazioni  ed  integrazioni.  Al  Fondo
affluiscono  altresi'  le  somme  derivanti da contributi e donazioni
eventualmente   disposti  da  privati,  enti,  organizzazioni,  anche
internazionali,  da  organismi  dell'Unione europea, che sono versati
all'entrata del bilancio dello Stato per essere assegnati al predetto
Fondo.  Il  Fondo e' annualmente ripartito con decreto del presidente
del  Consiglio  dei Ministri, di concerto con i Ministri interessati.
Il   regolamento   di  attuazione  disciplina  le  modalita'  per  la
presentazione, l'esame, l'erogazione, la verifica, la rendicontazione
e la revoca del finanziamento del Fondo.
  2.  Lo  Stato,  le  regioni, le province e i comuni adottano, nelle
materie  di  propria  competenza,  programmi  annuali  o  pluriennali
relativi a proprie iniziative e attivita' concernenti l'immigrazione,
con   particolare   riguardo   all'effettiva  e  completa  attuazione
operativa  del  presente testo unico e del regolamento di attuazione,
alle  attivita'  culturali, formative, informative, di integrazione e
di promozione di pari opportunita'. I programmi sono adottati secondo
i  criteri  e  le  modalita' indicati dal regolamento di attuazione e
indicano  le  iniziative  pubbliche  e  private  prioritarie  per  il
finanziamento da parte del Fondo, compresa l'erogazione di contributi
agli enti locali per l'attuazione del programma.
  3.  Con  effetto dal mese successivo alla data di entrata in vigore
della  presente  legge  6  marzo  1998, n. 40, e comunque da data non
successiva  al  1 gennaio 1998, il 95 per cento delle somme derivanti
dal  gettito  del  contributo  di cui all'articolo 13, comma 2, della
legge  30  dicembre 1986, n. 943, e' destinato al finanziamento delle
politiche  del  Fondo  di  cui  al  comma  1.  Con  effetto  dal mese
successivo  alla  data  di entrata in vigore del presente testo unico
tale  destinazione  e' disposta per l'intero ammontare delle predette
somme.   A   tal  fine  le  predette  somme  sono  versate  dall'INPS
all'entrata del bilancio dello Stato per essere assegnate al predetto
Fondo.  Il contributo di cui all'articolo 13, comma 2, della legge 30
dicembre 1986, n. 943, e' soppresso a decorrere dal 1 gennaio 2000.
                               Art. 46
           (Commissione per le politiche di integrazione)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 44)

  1.  Presso  la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento
per  gli  affari sociali e' istituita la Commissione per le politiche
di integrazione.
  2. La Commissione ha i compiti di predisporre per il Governo, anche
ai  fini  dell'obbligo di riferire al Parlamento, il rapporto annuale
sullo  stato  di  attuazione delle politiche per l'integrazione degli
immigrati, di formulare proposte di interventi di adeguamento di tali
politiche  nonche'  di  fornire  risposta a quesiti posti dal Governo
concernenti  le  politiche  per l'immigrazione, interculturali, e gli
interventi contro il razzismo.
  3.  La  Commissione  e' composta da rappresentanti del Dipartimento
per   gli   affari   sociali   ((e   del  Dipartimento  per  le  pari
opportunita'))  della  Presidenza  del  Consiglio  dei ministri e dei
Ministeri   degli   affari   esteri,   dell'interno,  ((di  grazia  e
giustizia,))del  lavoro  e  della  previdenza sociale, della sanita',
della  pubblica  istruzione,  nonche'  da  un numero massimo di dieci
esperti,  con  qualificata esperienza nel campo dell'analisi sociale,
giuridica  ed  economica dei problemi dell'immigrazione, nominati con
decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,  sentito  il
Ministro per la solidarieta' sociale. Il presidente della commissione
e'  scelto  tra  i  professori  universitari  di  ruolo esperti nelle
materie  suddette  ed e' collocato in posizione di fuori ruolo presso
la  Presidenza  del Consiglio dei ministri. Possono essere invitati a
partecipare  alle  sedute  della  commissione  i rappresentanti della
Conferenza  permanente  per  i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province   autonome   di   Trento  e  di  Bolzano,  della  Conferenza
Stato-citta' ed autonomie locali e di altre amministrazioni pubbliche
interessate a singole questioni oggetto di esame.
  4.   Con   il   decreto   di   cui  al  comma  3  sono  determinati
l'organizzazione della segreteria della commissione, istituita presso
il Dipartimento per gli affari sociali della Presidenza del Consiglio
dei  ministri,  nonche'  i rimborsi ed i compensi spettanti ai membri
della  commissione  e  ad  esperti  dei  quali la commissione intenda
avvalersi per lo svolgimento dei propri compiti.
  5.  Entro  i  limiti  dello  stanziamento  annuale  previsto per il
funzionamento  della  commissione dal decreto di cui all'articolo 45,
comma  1,  la  Commissione  puo'  affidare l'effettuazione di studi e
ricerche  ad  istituzioni  pubbliche  e private, a gruppi o a singoli
ricercatori  mediante  convenzioni  deliberate  dalla  commissione  e
stipulate dal presidente della medesima, e provvedere all'acquisto di
pubblicazioni  o  materiale  necessario per lo svolgimento dei propri
compiti.
  6.  Per  l'adempimento  dei  propri  compiti  la  commissione  puo'
avvalersi  della  collaborazione  di  tutte  le amministrazioni dello
Stato,  anche  ad  ordinamento  autonomo,  degli enti pubblici, delle
Regioni e degli enti locali.

TITOLO VI
NORME FINALI

                               Art. 47
                            (Abrogazioni)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 46)

  1.  Dalla  data di entrata in vigore del presente testo unico, sono
abrogati:
   a) gli articoli 144, 147, 148 e 149 del testo unico delle leggi di
pubblica  sicurezza,  approvato  con regio decreto 18 giugno 1931, n.
773;
   b)  le  disposizioni  della  legge  30  dicembre  1986, n. 943, ad
eccezione dell'art. 3;
   c) il comma 13 dell'articolo 3 della legge 8 agosto 1995, n. 335.
  2. Restano abrogate le seguenti disposizioni:
   a)  l'articolo  151  del  testo  unico  delle  leggi  di  pubblica
sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773;
   b) l'articolo 25 della legge 22 maggio 1975, n. 152;
   c) l'articolo 12 della legge 30 dicembre 1986, n. 943;
   d)  l'articolo 5, commi sesto, settimo e ottavo, del decreto legge
30  dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge
29 febbraio 1980, n 33;
   e)  gli  articoli 2 e seguenti del decreto-legge 30 dicembre 1989,
n.  416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990,
n. 39;
   f) l'articolo 4 della legge 18 gennaio 1994, n 50;
   g)   l'articolo   116   del  testo  unico  approvato  con  decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297.
  3  All'art.  20,  comma  2,  della  legge  2 dicembre 1991, n. 390,
restano soppresse le parole:
"sempre  che  esistano trattati o accordi internazionali bilaterali o
multilaterali  di reciprocita' tra la Repubblica italiana e gli Stati
di  origine  degli  studenti,  fatte  salve  le  diverse disposizioni
previste  nell'ambito  dei  programmi  in  favore dei Paesi in via di
sviluppo".
  4.  A  decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento di
attuazione  del  presente  testo  unico sono abrogate le disposizioni
ancora in vigore del Titolo V del regolamento di esecuzione del Testo
unico  18  giugno  1941,  n.  773, delle leggi di pubblica sicurezza,
approvato con regio decreto 6 maggio 1940, n. 635.
                               Art. 48
                       (Copertura finanziaria)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 48)

  1. All'onere derivante dall'attuazione della legge 6 marzo 1998, n.
40 e del presente testo unico, valutato in lire 42.500 milioni per il
1997  e  in lire 124.000 milioni per ciascuno degli anni 1998 e 1999,
si provvede:
   a)  quanto  a lire 22.500 milioni per l'anno 1997 e a lire 104.000
milioni per ciascuno degli anni 1998 e 1999, mediante riduzione dello
stanziamento  iscritto  ai  fini  del bilancio triennale 1997-1999 al
capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica per l'anno 1997, allo scopo
parzialmente  utilizzando,  quanto  a  lire 22.500 milioni per l'anno
1997  e  a  lire  29.000 milioni per ciascuno degli anni 1998 e 1999,
l'accantonamento  relativo  al  Ministero  del  tesoro; quanto a lire
50.000  milioni  per ciascuno degli anni 1998 e 1999 l'accantonamento
relativo  alla  Presidenza  del Consiglio dei Ministri; quanto a lire
20.000  milioni per ciascuno degli anni 1998 e 1999, l'accantonamento
relativo  al Ministero della pubblica istruzione; quanto a lire 5.000
milioni  per  ciascuno  degli  anni  1998  e  1999,  l'accantonamento
relativo al Ministero degli affari esteri;
   b) quanto a lire 20.000 milioni per ciascuno degli anni 1997, 1998
e  1999,  mediante riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del
bilancio  triennale  1997-1999,  al  capitolo  9001  dello  stato  di
previsione   del   Ministero   del   tesoro,  del  bilancio  e  della
programmazione  economica  per  l'anno  1997, allo scopo parzialmente
utilizzando l'accantonamento relativo al ministero dell'interno.
  2.  Il  Ministro  del  tesoro,  del bilancio e della programmazione
economica  e'  autorizzato  ad  apportare,  con  propri  decreti,  le
occorrenti variazioni di bilancio.
                               Art. 49
                ((Disposizioni finali e transitorie))
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 49)

  1.  Nella prima applicazione delle disposizioni della legge 6 marzo
1998,  n.  40,  del  presente  testo  unico  si  provvede a dotare le
questure  che  ancora  non ne fossero provviste delle apparecchiature
tecnologiche  necessarie  per  la  trasmissione in via telematica dei
dati di identificazione personale nonche' delle operazioni necessarie
per   assicurare  il  collegamento  tra  le  questure  e  il  sistema
informativo della Direzione centrale della polizia criminale.
  ((1-bis.  Agli  stranieri  gia' presenti nel territorio dello Stato
anteriormente  alla  data  di  entrata  in vigore della legge 6 marzo
1998,  n.  40,  in  possesso  dei  requisiti stabiliti dal decreto di
programmazione  dei flussi per il 1998 emanato ai sensi dell'articolo
3,  comma  4,  in  attuazione  del  documento  programmatico  di  cui
all'articolo  3,  comma 1, che abbiano presentato la relativa domanda
con  le  modalita'  e nei termini previsti dal medesimo decreto, puo'
essere rilasciato il permesso di soggiorno per i motivi ivi indicati.
Per gli anni successivi al 1998, gli ingressi per motivi di lavoro di
cui   all'articolo  3,  comma  4,  restano  disciplinati  secondo  le
modalita'  ivi  previste.  In  mancanza  dei  requisiti richiesti per
l'ingresso  nel  territorio  dello  Stato,  si  applicano  le  misure
previste dal presente testo unico.))
  2.  All'onere conseguente all'applicazione del comma 1, valutato in
lire  8.000  milioni  per  l'anno  1998,  si  provvede a carico delle
risorse  di  cui  all'articolo  48  e comunque nel rispetto del tetto
massimo di spesa ivi previsto.
  ((2-bis. Per il perfezionamento delle operazioni di identificazione
delle    persone    detenute    o    internate,    il    Dipartimento
dell'amministrazione  penitenziaria adotta modalita' di effettuazione
dei  rilievi  segnaletici  conformi  a  quelle  gia'  in  atto per le
questure  e  si  avvale  delle  procedure  definite  d'intesa  con il
Dipartimento della pubblica sicurezza.))
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
  Dato a Roma, addi' 25 luglio 1998
                              SCALFARO
                                    PRODI,  Presidente  del Consiglio
                                  dei Ministri
                                    TURCO,     Ministro     per    la
                                  solidarieta' sociale
                                    DINI,   Ministro   degli   affari
                                  esteri
                                    NAPOLITANO, Ministro dell'interno
                                    FLICK, Ministro di grazia e
                                  giustizia
                                    CIAMPI,  Ministro del tesoro, del
                                  bilancio   e  della  programmazione
                                  economica
                                    BINDI, Ministro della sanita'
                                    BERLINGUER, Ministro della
                                  pubblica        istruzione        e
                                  dell'universita'  e  della  ricerca
                                  scientifica e tecnologica
                                    TREU, Ministro del lavoro e della
                                  previdenza sociale
                                    BASSANINI,    Ministro   per   la
                                  funzione   pubblica  e  gli  affari
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Decreto Legislativo 17 marzo 1995, n.111

Decreto Legislativo 17 marzo 1995, n.111

Attuazione della direttiva n. 90/314/cee concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti “tutto compreso” (1)

(Gazzetta Ufficiale del 14 aprile 1995, n.88)

(1) Il presente decreto è stato abrogato dal D. Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, cd. Codice del Consumo.

1. Ambito di applicazione.

Le disposizioni del presente decreto si applicano ai pacchetti turistici definiti all’art. 2, venduti od offerti in vendita nel territorio nazionale dall’organizzatore o dal venditore, di cui agli articoli 3 e 4, in possesso di regolare autorizzazione.
Il presente decreto si applica altresì ai pacchetti turistici negoziati fuori dai locali commerciali, ferme restando le disposizioni del decreto legislativo 15 gennaio 1992, n. 50.

  1. Pacchetti turistici.

I pacchetti turistici hanno ad oggetto i viaggi, le vacanze ed i circuiti «tutto compreso», risultanti dalla prefissata combinazione di almeno due degli elementi di seguito indicati, venduti od offerti in vendita ad un prezzo forfettario, e di durata superiore alle ventiquattro ore ovvero estendentisi per un periodo di tempo comprendente almeno una notte:
a) trasporto;
b) alloggio;
c) servizi turistici non accessori al trasporto o all’alloggio di cui all’art. 7, lettere i) e m), che costituiscano parte significativa del «pacchetto turistico».
La fatturazione separata degli elementi di uno stesso “pacchetto turistico” non sottrae l’organizzatore o il venditore agli obblighi del presente decreto.

  1. Organizzatore di viaggio.

Ai fini del presente decreto l’organizzatore di viaggio è:
a) colui che è in possesso dell’autorizzazione ai sensi dell’art. 9 della legge 17 maggio 1983, n. 217, realizza la combinazione degli elementi di cui all’art. 2 e si obbliga in nome proprio e verso corrispettivo forfettario a procurare a terzi pacchetti turistici;
b) l’associazione senza scopo di lucro di cui all’art. 10 della legge 17 maggio 1983, n. 217, nei limiti ivi stabiliti.
L’organizzatore può vendere pacchetti turistici direttamente o tramite un venditore.

  1. Venditore.

Ai fini del presente decreto il venditore è:
a) colui che, in possesso dell’autorizzazione ai sensi dell’art. 9 della legge 17 maggio 1983, n. 217, vende, o si obbliga a procurare pacchetti tunstici realizzati ai sensi dell’art. 2 verso un corrispettivo forfettario;
b) l’associazione senza scopo di lucro di cui all’art. 10 della legge 17 maggio 1983, n. 217, nei limiti ivi stabiliti.

  1. Consumatore.

Ai fini del presente decreto, consumatore è l’acquirente, il cessionario di un pacchetto turistico o qualunque persona anche da nominare, purché soddisfi a tutte le condizioni richieste per la fruizione del servizio, per conto della quale il contraente principale si impegna ad acquistare senza remunerazione un pacchetto turistico.

  1. Forma del contratto di vendita di pacchetti turistici.

Il contratto di vendita di pacchetti turistici è redatto in forma scritta in termini chiari e precisi.
Al consumatore deve essere rilasciata una copia del contratto stipulato, sottoscritto o timbrato dall’organizzatore o venditore.

  1. Elementi del contratto di vendita di pacchetti turistici.

Il contratto contiene i seguenti elementi:
a) destinazione, durata, data d’inizio e conclusione, qualora sia previsto un soggiorno frazionato, durata del medesimo con relative date di inizio e fine;
b) nome, indirizzo, numero di telefono ed estremi dell’autorizzazione all’esercizio dell’organizzatore o venditore che sottoscrive il contratto;
c) prezzo del pacchetto turistico, modalità della sua revisione, diritti e tasse sui servizi di atterraggio, sbarco ed imbarco nei porti ed aeroporti e gli altri oneri posti a carico del viaggiatore;
d) importo, comunque non superiore al venticinque per cento del prezzo, da versarsi all’atto della prenotazione, nonché il termine per il pagamento del saldo; il suddetto importo è versato a titolo di caparra ma gli effetti di cui all’art. 1385 del codice civile non si producono allorché il recesso dipenda da fatto sopraggiunto non imputabile, ovvero sia giustificato dal grave inadempimento della controparte;
e) estremi della copertura assicurativa e delle ulteriori polizze convenute con il viaggiatore;
f) presupposti e modalità di intervento del fondo di garanzia di cui all’art. 21;
g) mezzi, caratteristiche e tipologie di trasporto, data, ora, luogo della partenza e del ritorno, tipo di posto assegnato;
h) ove il pacchetto turistico includa la sistemazione in albergo, l’ubicazione, la categoria turistica, il livello, l’eventuale idoneità all’accoglienza di persone disabili, nonché le principali caratteristiche, la conformità alla regolamentazione dello Stato membro ospitante, i pasti forniti;
i) itinerario, visite, escursioni o altri servizi inclusi nel pacchetto turistico, ivi compresa la presenza di accompagnatori e guide turistiche;
l) termine entro cui il consumatore deve essere informato dell’annullamento del viaggio per la mancata adesione del numero minimo dei partecipanti previsto;
m) accordi specifici sulle modalità del viaggio espressamente convenuti tra l’organizzatore o il venditore e il consumatore al momento della prenotazione;
n) eventuali spese poste a carico del consumatore per la cessione del contratto ad un terzo;
o) termine entro il quale il consumatore deve presentare reclamo per l’inadempimento o l’inesatta esecuzione del contratto;
p) termine entro il quale il consumatore deve comunicare la propria scelta in relazione alle modifiche delle condizioni contrattuali di cui all’art. 12.

  1. Informazione del consumatore.

Nel corso delle trattative e comunque prima della conclusione del contratto, il venditore o l’organizzatore forniscono per iscritto informazioni di carattere generale concernenti le condizioni applicabili ai cittadini dello Stato membro dell’Unione europea in materia di passaporto e visto con l’indicazione dei termini per il rilascio, nonché gli obblighi sanitari e le relative formalità per l’effettuazione del viaggio e del soggiorno.
Prima dell’inizio del viaggio l’organizzatore ed il venditore comunicano al consumatore per iscritto le seguenti informazioni:
a) orari, località di sosta intermedia e coincidenze;
b) generalità e recapito telefonico di eventuali rappresentanti locali dell’organizzatore o venditore ovvero di uffici locali contattabili dal viaggiatore in caso di difficoltà;
c) recapito telefonico dell’organizzatore o venditore utilizzabile in caso di difficoltà in assenza di rappresentanti locali
d) per i viaggi ed i soggiorni di minorenne all’estero, recapiti telefonici per stabilire un contatto diretto con costui o con il responsabile locale del suo soggiono;
e) circa la sottoscrizione facoltativa di un contratto di assicurazione a copertura delle spese sostenute dal consumatore per l’annullamento del contratto o per il rimpatrio in caso di incidente o malattia.
Quando il contratto è stipulato nell’imminenza della partenza, le indicazioni contenute nel comma 1 devono essere fornite contestualmente alla stipula del contratto.
È fatto comunque divieto di fornire informazioni ingannevoli sulle modalità del servizio offerto, sul prezzo e sugli altri elementi del contratto qualunque sia il mezzo mediante il quale dette informazioni vengono comunicate al consumatore.

  1. Opuscolo informativo.

L’opuscolo, ove posto a disposizione del consumatore, indica in modo chiaro e preciso:
a) la destinazione, il mezzo, il tipo, la categoria di trasporto utilizzato;
b) la sistemazione in albergo o altro tipo di alloggio, l’ubicazione, la categoria o il livello e le caratteristiche principali, la sua approvazione e classificazione dello Stato ospitante;
c) i pasti forniti;
d) l’itinerario;
e) le informazioni di carattere generale applicabili al cittadino di uno Stato membro dell’Unione europea in materia di passaporto e visto con indicazione dei termini per il rilascio, nonché gli obblighi sanitari e le relative formalità da assolvere per l’effettuazione del viaggio e del soggiorno;
f) l’importo o la percentuale di prezzo da versare come acconto e le scadenze per il versamento del saldo;
g) l’indicazione del numero minimo di partecipanti eventualmente necessario per l’effettuazione del viaggio tutto compreso e del termine entro il quale il consumatore deve essere informato dell’annullamento del pacchetto turistico;
h) i termini, le modalità, il soggetto nei cui riguardi si esercita il diritto di recesso ai sensi dell’art. 5 del decreto legislativo del 15 gennaio 1992, n. 50, nel caso di contratto negoziato fuori dei locali commerciali.
Le informazioni contenute nell’opuscolo vincolano l’organizzatore e il venditore in relazione alle rispettive responsabilità, a meno che le modifiche delle condizioni ivi indicate non siano comunicate per iscritto al consumatore prima della stipulazione del contratto o vengano concordate dai contraenti, mediante uno specifico accordo scritto, successivamente alla stipulazione.

  1. Cessione del contratto.

Il consumatore può sostituire a sé un terzo che soddisfi tutte le condizioni per la fruizione del servizio, nei rapporti derivanti dal contratto, ove comunichi per iscritto all’organizzatore o al venditore, entro e non oltre quattro giorni lavorativi prima della partenza, di trovarsi nell’impossibilità di usufruire del pacchetto turistico e le generalità del cessionario.
Il cedente ed il cessionario sono solidamente obbligati nei confronti dell’organizzatore o del venditore al pagamento del prezzo e delle spese ulteriori eventualmente derivanti dalla cessione.

  1. Revisione del prezzo.

La revisione del prezzo forfettario di vendita di pacchetto turistico convenuto dalle parti è ammessa solo quando sia stata espressamente prevista nel contratto, anche con la definizione delle modalità di calcolo, in conseguenza della variazione del costo del trasporto, del carburante, dei diritti e delle tasse quali quelle di atterraggio, di sbarco o imbarco nei porti o negli aeroporti, del tasso di cambio applicato.
La revisione al rialzo non può in ogni caso essere superiore al 10% del prezzo nel suo originario ammontare.
Quando l’aumento del prezzo supera la percentuale di cui al comma 2, l’acquirente può recedere dal contratto, previo rimborso delle somme già versate alla controparte.
Il prezzo non può in ogni caso essere aumentato nei venti giorni che precedono la partenza.

  1. Modifiche delle condizioni contrattuali.

Prima della partenza l’organizzatore o il venditore che abbia necessità di modificare in modo significativo uno o più elementi del contratto, ne dà immediato avviso in forma scritta al consumatore, indicando il tipo di modifica e la variazione del prezzo che ne consegue.
Ove non accetti la proposta di modifica di cui al comma 1, il consumatore può recedere, senza pagamento di penale, ed ha diritto a quanto previsto nell’art. 13.
Il consumatore comunica la propria scelta all’organizzatore o al venditore entro due giorni lavorativi dal momento in cui ha ricevuto l’avviso indicato al comma 2.
Dopo la partenza, quando una parte essenziale dei servizi previsti dal contratto non può essere effettuata, l’organizzatore predispone adeguate soluzioni alternative per la prosecuzione del viaggio programmato non comportanti oneri di qualsiasi tipo a carico del consumatore, oppure rimborsa quest’ultimo nei limiti della differenza tra le prestazioni originariamente previste e quelle effettuate, salvo il risarcimento del danno.
Se non è possibile alcuna soluzione alternativa o il consumatore non l’accetta per un giustificato motivo, l’organizzatore gli mette a disposizione un mezzo di trasporto equivalente per il ritorno al luogo di partenza o ad altro luogo convenuto, e gli restituisce la differenza tra il costo delle prestazioni previste e quello delle prestazioni effettuate fino al momento del rientro anticipato.

  1. Diritti del consumatore in caso di recesso o annullamento del servizio.

Quando il consumatore recede dal contratto nei casi previsti dagli articoli 11 e 12, o il pacchetto turistico viene cancellato prima della partenza per qualsiasi motivo, tranne che per colpa del consumatore, questi ha diritto di usufruire di un’altro pacchetto turistico di qualità equivalente o superiore senza supplemento di prezzo, o di un pacchetto turistico qualitativamente inferiore previa restituzione della differenza del prezzo, oppure gli è rimborsata, entro sette giorni lavorativi dal momento del recesso o della cancellazione, la somma di danaro già corrisposta.
Nei casi previsti dal comma 1 il consumatore ha diritto ad essere risarcito di ogni ulteriore danno dipendente dalla mancata esecuzione del contratto.
Il comma 2 non si applica quando la cancellazione del pacchetto turistico dipende dal mancato raggiungimento del numero minimo di partecipanti richiesto ed il consumatore sia stato informato in forma scritta almeno venti giorni prima della data prevista per la partenza, oppure da causa di forza maggiore, escluso in ogni caso l’eccesso di prenotazioni.

  1. Mancato o inesatto adempimento.

In caso di mancato o inesatto adempimento delle obbligazioni assunte con la vendita del pacchetto turistico l’organizzatore e il venditore sono tenuti al risarcimento del danno, secondo le rispettive responsabilità, se non provano che il mancato o inesatto adempimento è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a loro non imputabile.
L ‘organizzatore o il venditore che si avvale di altri prestatori di servizi è comunque tenuto a risarcire il danno sofferto dal consumatore, salvo il diritto di rivalersi nei loro confronti.

  1. Responsabilità per danni alla persona. (1)

Il danno derivante alla persona dall’inadempimento o dalla inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico è risarcibile nei limiti delle convenzioni internazionali che disciplinano la materia, di cui sono parte l’Italia o l’Unione europea, ed, in particolare, nei limiti previsti dalla convenzione di Varsavia del 12 ottobre 1929 sul trasporto aereo internazionale, resa esecutiva con legge 19 maggio 1932, n. 841, dalla convenzione di Berna del 25 febbraio 1961 sul trasporto ferroviario, resa esecutiva con legge 2 marzo 1963 n. 806, e dalla convenzione di Bruxelles del 23 aprile 1970 (C.C.V.), resa esecutiva con legge 27 dicembre 1977, n. 1084, per ogni altra ipotesi di responsabilità dell’organizzatore e del venditore, così come recepite nell’ordinamento. (2)
ll diritto al risarcimento del danno si prescrive in tre anni dalla data del rientro del viaggiatore nel luogo di partenza, salvo il termine di diciotto o dodici mesi per quanto attiene all’inadempimento di prestazioni di trasporto comprese nel pacchetto turistico per le quali si applica l’art. 2951 del codice civile.
È nullo ogni accordo che stabilisca limiti di risarcimento inferiori a quelli di cui al comma 1. (2)

(1) La Corte Costituzionale, con sentenza 30 marzo 2012, n. 75, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo “nella parte in cui, limitatamente alla responsabilità per danni alla persona, pone come limite all’obbligo di ristoro dei danni quello indicato dalla Convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio, firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970, ratificata con la legge 27 dicembre 1977, n. 1084 (Ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio – CCV).”
(2) Questo comma è stato abrogato dal D. Lgs. 9 maggio 2006, n. 96.

  1. Responsabilità per danni diversi da quelli alla persona.

Le parti contraenti possono convenire in forma scritta, fatta salva in ogni caso l’applicazione dell’art. 1341, secondo comma, del codice civile, limitazioni al risarcimento del danno, diverso dal danno alla persona, derivante dall’inadempimento o dall’inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico.
La limitazione di cui al comma 1 non può essere, a pena di nullità, comunque inferiore a quanto previsto dall’art. 13 della convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio (C.C.V.), firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970, resa esecutiva con legge 29 dicembre 1977, n. 1084.
In assenza di specifica pattuizione, il risarcimento del danno è ammesso nei limiti previsti dall’art. 13 della convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio (C.C.V.), firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970, resa esecutiva con legge 29 dicembre 1977, n. 1084 e dall’art. 1783 e seguenti del codice civile.
Il diritto al risarcimento del danno si prescrive in un anno dal rientro del viaggiatore nel luogo della partenza.

  1. Esonero di responsabilità.

L’organizzatore ed il venditore sono esonerati dalla responsabilità di cui agli articoli 15 e 16, quando la mancata o inesatta esecuzione del contratto è imputabile al consumatore o è dipesa dal fatto di un terzo a carattere imprevedibile o inevitabile, ovvero da un caso fortuito o di forza maggiore.
L’organizzatore o il venditore apprestano con sollecitudine ogni rimedio utile al soccorso del consumatore al fine di consentirgli la prosecuzione del viaggio, salvo in ogni caso il diritto al risarcimento del danno nel caso in cui l’inesatto adempimento del contratto sia a questo ultimo imputabile.

  1. Diritto di surrogazione.

L’organizzatore o il venditore, che hanno risarcito il consumatore, sono surrogati in tutti i diritti e azioni di quest’ultimo verso i terzi responsabili.
Il consumatore fornisce all’organizzatore o al venditore tutti i documenti, le informazioni e gli elementi in suo possesso utili per l’esercizio del diritto di surroga.

  1. Reclamo.

Ogni mancanza nell’esecuzione del contratto deve essere contestata dal consumatore senza ritardo affinché l’organizzatore, il suo rappresentante locale o l’accompagnatore vi pongano tempestivamente rimedio.
Il consumatore può altresì sporgere reclamo mediante l’invio di una raccomandata, con avviso di ricevimento, all’organizzatore o al venditore, entro e non oltre dieci giorni lavorativi dalla data del rientro presso la località di partenza.

  1. Assicurazione.

L’organizzatore e il venditore devono essere coperti dall’assicurazione per la responsabilità civile verso il consumatore per il risarcimento dei danni di cui agli articoli 15 e 16.
È fatta salva la facoltà di stipulare polizze assicurative di assistenza al turista.

  1. Fondo di garanzia.

È istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – rubrica 43 relativa alle spese per il turismo e lo spettacolo – un fondo nazionale di garanzia, per consentire, in caso di insolvenza o di fallimento del venditore o dell’organizzatore, il rimborso del prezzo versato ed il rimpatrio del consumatore nel caso di viaggi all’estero, nonché per fornire una immediata disponibilità economica in caso di rientro forzato di turisti da Paesi extracomunitari in occasione di emergenze, imputabili o meno al comportamento dell’organizzatore.
Il fondo è alimentato annualmente da una quota pari al 2% (1) dell’ammontare del premio delle polizze di assicurazione obbligatoria di cui all’art. 20 che è versata all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnata, con decreto del Ministro del tesoro, al fondo di cui al comma 1.
Il fondo interviene, per le finalità di cui al comma 1, nei limiti dell’importo corrispondente alla quota così come determinata ai sensi del comma 2.
Il fondo potrà avvalersi del diritto di rivalsa nei confronti del soggetto inadempiente.
Entro tre mesi dalla pubblicazione del presente decreto verranno determinate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di concerto con il Ministro del tesoro le modalità di gestione e di funzionamento del fondo.

(1) Le parole: “allo 0,5%” sono state così sostituite dalla L. 5 marzo 2001, n. 57.

  1. Entrata in vigore.

Il presente decreto entra in vigore sei mesi dopo la data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297

Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297
(GU n.115 del 19-5-1994 – Suppl. Ordinario n. 79)

Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
   Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione; 
   Vista la legge 10 aprile 1991, n. 121, cosi' come modificata dalla
legge 26 aprile 1993, n. 126, che autorizza il Governo ad emanare  un
testo  unico  concernente  le  disposizioni  legislative  vigenti  in
materia di istruzione, esclusa quella  universitaria,  relative  alle
scuole di ogni ordine e grado; 
   Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400; 
   Viste le preliminari deliberazioni  del  Consiglio  dei  Ministri,
adottate nelle riunioni del 7 settembre e del 22 dicembre 1993; 
   Acquisito il parere delle competenti commissioni permanenti  della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; 
   Udito il parere del Consiglio  di  Stato,  espresso  nell'adunanza
generale del 17 marzo 1994; 
   Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata  nella
riunione dell'8 aprile 1994; 
   Sulla proposta del Ministro della pubblica istruzione; 
             E M A N A il seguente decreto-legislativo: 
                               Art. 1. 
   1. E' approvato l'unito testo unico delle disposizioni legislative
vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine
e grado, composto di 676 articoli e vistato dal Ministro proponente. 
   Il  presente  decreto,  munito  del  sigillo  dello  Stato,  sara'
inserito  nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti   normativi   della
Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo
e di farlo osservare. 
    Dato a Roma, addi' 16 aprile 1994 
                              SCALFARO 
                                     CIAMPI, Presidente del Consiglio 
                                  dei Ministri 
                                      JERVOLINO RUSSO, Ministro della 
                                  pubblica istruzione 
Visto, il Guardasigilli: CONSO 

Parte I
NORME GENERALI

                   TESTO UNICO DELLE DISPOSIZIONI 
            LEGISLATIVE VIGENTI IN MATERIA DI ISTRUZIONE 
             RELATIVE ALLE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO 
                               Art. 1. 
Formazione della personalita' degli alunni e liberta' di insegnamento 
  1. Nel rispetto delle  norme  costituzionali  e  degli  ordinamenti
della scuola stabiliti  dal  presente  testo  unico,  ai  docenti  e'
garantita la liberta' di insegnamento intesa come autonomia didattica
e come libera espressione culturale del docente. 
  2. L'esercizio di tale liberta' e' diretto a promuovere, attraverso
un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della
personalita' degli alunni. 
  3.   Egarantita   l'autonomia   professionale   nello   svolgimento
dell'attivita' didattica, scientifica e di ricerca. 
                               Art. 2. 
Tutela della liberta' di coscienza degli alunni e diritto allo studio 
 
  1. L'azione di promozione di cui  all'articolo  1  e'  attuata  nel
rispetto della coscienza morale e civile degli alunni. 
  2.  A  favore  degli  alunni  sono  attuate  iniziative  dirette  a
garantire il diritto allo studio. 
                               Art. 3. 
                        Comunita' scolastica 
 
  1. Al fine di realizzare,  nel  rispetto  degli  ordinamenti  della
scuola dello Stato e delle competenze e delle responsabilita' proprie
del personale ispettivo, direttivo e docente, la partecipazione  alla
gestione della scuola dando ad essa il carattere di una comunita' che
interagisce  con  la  piu'  vasta  comunitasociale  e  civica,   sono
istituiti,  a  livello  di  circolo,   di   istituto,   distrettuale,
provinciale e nazionale, gli organi collegiali di cui al titolo 1. 
  2. Le disposizioni recate dal predetto titolo I si applicano fino a
che non si sara' provveduto al riordinamento degli organi  collegiali
in base alla delega legislativa conferita al Governo dall'articolo  4
della legge 24 dicembre 1993, n. 537. 
                               Art. 4. 
                          Comunita' Europea 
  1.  L'ordinamento   scolastico   italiano,   nel   rispetto   della
responsabilita' degli  Stati  membri  della  Comunita'  Europea,  per
quanto riguarda il contenuto dell'insegnamento e l'organizzazione del
sistema di istruzione, favorisce la cooperazione tra gli Stati membri
per lo sviluppo di una istruzione di qualita' e della sua  dimensione
europea (( in conformita' a quanto  previsto  dall'articolo  126  del
trattato dellla Comunita' europea, quale sostituito  dall'articolo  G
n. 36 del trattato sull'Unione europea )) sottoscritto  a  Maastricht
il 7 agosto 1992 e ratificato con legge 3 novembre 1992, n. 454. 
  2. Ai sensi dell'articolo 1 del  decreto  legislativo  26  novembre
1992 n. 470 e' riconosciuto il diritto di  soggiorno  nel  territorio
della Repubblica agli studenti cittadini di uno  Stato  membro  della
Comunita' europea, iscritti ad un istituto per conseguirvi, a  titolo
principale, una formazione professionale. 

TITOLO I
ORGANI COLLEGIALI DELLA SCUOLA E ASSEMBLEE DEGLI STUDENTI E
DEI
GENITORI
Capo I
ORGANI COLLEGIALI A LIVELLO DI CIRCOLO E DI
ISTITUTO
E ASSEMBLEE DEGLI STUDENTI E DEI GENITORI
Sezione I: Organi
collegiali a livello di circolo e di istituto

                               Art. 5. 
        Consiglio di intersezione, di interclasse e di classe 
 
  1. Il consiglio di intersezione nella scuola materna, il  consiglio
di interclasse nelle scuole elementari e il consiglio di classe negli
istituti di istruzione secondaria sono rispettivamente  composti  dai
docenti delle sezioni dello stesso plesso nella scuola  materna,  dai
docenti dei gruppi di classi parallele o dello stesso ciclo  o  dello
stesso plesso nella scuola elementare e dai docenti di  ogni  singola
classe  nella  scuola  secondaria.  Fanno  parte  del  consiglio   di
intersezione, di interclasse  e  del  consiglio  di  classe  anche  i
docenti di sostegno che ai sensi dell'articolo  315,  comma  5,  sono
contitolari delle classi interessate. (64) 
  1-bis.  Gli  insegnanti  tecnico-pratici,  anche  quando  il   loro
insegnamento si svolge in compresenza, fanno parte, a pieno titolo  e
con pienezza di  voto  deliberativo,  del  consiglio  di  classe.  Le
proposte di voto per le valutazioni periodiche e finali relative alle
materie  il  cui  insegnamento  e'   svolto   in   compresenza   sono
autonomamente formulate, per  gli  ambiti  di  rispettiva  competenza
didattica, dal singolo docente, sentito l'altro insegnante.  Il  voto
unico viene assegnato  dal  consiglio  di  classe  sulla  base  delle
proposte formulate, nonche' degli elementi di  giudizio  forniti  dai
due docenti interessati. 
  2.  Fanno  parte,  altresi',  del  consiglio  di  intersezione,  di
interclasse o di classe. 
    a) nella scuola materna e nella scuola elementare,  per  ciascuna
delle sezioni o delle classi interessate un rappresentante eletto dai
genitori degli alunni iscritti; 
    b) nella scuola media, quattro rappresentanti eletti dai genitori
degli alunni iscritti alla classe; 
    c) nella scuola secondaria superiore, due  rappresentanti  eletti
dai  genitori  degli  alunni  iscritti  alla  classe,   nonche'   due
rappresentanti degli studenti, eletti dagli studenti della classe; 
    d) ((LETTERA ABROGATA DAL D.P.R. 29 OTTOBRE  2012,  N.  263  COME
MODIFICATO DALL'AVVISO DI RETTIFICA IN G.U. 3/5/2013, N.102)). 
  3. Nella scuola dell'obbligo alle riunioni del consiglio di  classe
e di interclasse puo' partecipare, qualora non faccia gia' parte  del
consiglio  stesso,  un  rappresentante  dei  genitori  degli   alunni
iscritti alla classe o alle classi interessate, figli  di  lavoratori
stranieri residenti in Italia che abbiano la cittadinanza di uno  dei
Paesi membri della comunita' europea. 
  4. Del consiglio di classe fanno parte a  titolo  consultivo  anche
gli  assistenti  addetti  alle  esercitazioni  di   laboratorio   che
coadiuvano  i  docenti  delle  corrispondenti  materie   tecniche   e
scientifiche, negli istituti tecnici, negli istituti professionali  e
nei licei. Le proposte di voto per le valutazioni periodiche e finali
sono formulate  dai  docenti  di  materie  tecniche  e  scientifiche,
sentiti gli assistenti coadiutori. 
  5. Le funzioni di segretario  del  consiglio  sono  attribuite  dal
direttore didattico o dal  preside  a  uno  dei  docenti  membro  del
consiglio stesso. 
  6. Le competenze  relative  alla  realizzazione  del  coordinamento
didattico e dei rapporti interdisciplinari spettano al  consiglio  di
intersezione, di interclasse e di classe con  la  sola  presenza  dei
docenti. 
  7. Negli istituti e scuole di istruzione secondaria  superiore,  le
competenze relative alla valutazione periodica e finale degli  alunni
spettano al consiglio di classe con la sola presenza dei docenti. 
  8. I consigli di intersezione, di  interclasse  e  di  classe  sono
presieduti rispettivamente dal  direttore  didattico  e  dal  preside
oppure da  un  docente,  membro  del  consiglio,  loro  delegato;  si
riuniscono in ore non coincidenti con  l'orario  delle  lezioni,  col
compito di formulare al  collegio  dei  docenti  proposte  in  ordine
all'azione educativa e didattica e ad iniziative di sperimentazione e
con quello  di  agevolare  ed  estendere  i  rapporti  reciproci  tra
docenti, genitori ed alunni. In particolare esercitano le  competenze
in materia di programmazione valutazione e  sperimentazione  previste
dagli articoli 126, 145, 167, 177 e 277. Si pronunciano su ogni altro
argomento attribuito dal presente testo  unico,  dalle  leggi  e  dai
regolamenti alla loro competenza. 
  9. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
  10. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
  11. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (64) 
  Il D.P.R. 29 ottobre 2012, n. 263 ha disposto (con l'art. 11, comma
4) che "4. Sono abrogate le disposizioni  contenute  all'articolo  5,
comma  1,  lettera  d),  e  agli  articoli  137  e  169  del  decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297." 
                               Art. 6. 
Consiglio di intersezione, di interclasse e di  classe  nelle  scuole
                      con particolari finalita' 
 
  1. Gli specialisti che  operano  in  modo  continuativo  sul  piano
medico,  socio-psico-pedagogico  e  dell'orientamento  partecipano  a
pieno titolo ai consigli di intersezione, di interclasse e di  classe
costituiti nelle scuole funzionanti presso gli istituti  statali  per
non vedenti e presso  gli  istituti  statali  per  sordomuti  nonche'
presso le altre istituzioni statali o convenzionate con il  Ministero
della pubblica istruzione  per  speciali  compiti  di  istruzione  ed
educazione di minori portatori di handicap e di minori  in  stato  di
difficolta' e presso le  altre  scuole  indicate  nell'articolo  324,
limitatamente alle sezioni o classi a cui e' diretta l'attivita'  dei
predetti specialisti. 
                               Art. 7. 
                        Collegio dei docenti 
 
  1. Il collegio dei docenti e' composto  dal  personale  docente  di
ruolo e non di ruolo in servizio nel circolo o nell'istituto,  ed  e'
presieduto dal direttore didattico  o  dal  preside.  Fanno  altresi'
parte del collegio dei docenti i docenti di sostegno che ai sensi del
successivo articolo 315,  comma  5,  assumono  la  contitolarita'  di
classi del circolo o istituto.  Nelle  ipotesi  di  piu'  istituti  o
scuole di istruzione secondaria superiore di diverso  ordine  e  tipo
aggregati, ogni istituto  o  scuola  aggregata  mantiene  un  proprio
collegio dei docenti per le competenze di cui al comma 2. 
  2. Il collegio dei docenti: 
   a) ha potere deliberante in materia di funzionamento didattico del
circolo  o  dell'istituto.  In  particolare  cura  la  programmazione
dell'azione educativa anche al fine di  adeguare,  nell'ambito  degli
ordinamenti della  scuola  stabiliti  dallo  Stato,  i  programmi  di
insegnamento alle specifiche esigenze ambientali  e  di  favorire  il
coordinamento  interdisciplinare.  Esso  esercita  tale  potere   nel
rispetto della liberta' di insegnamento garantita a ciascun docente; 
    b) formula proposte al direttore didattico o al  preside  per  la
formazione, la composizione delle classi e l'assegnazione ad esse dei
docenti, per la formulazione  dell'orario  delle  lezioni  e  per  lo
svolgimento delle  altre  attivita'  scolastiche,  tenuto  conto  dei
criteri generali indicati dal consiglio di circolo o d'istituto; 
    c) delibera, ai fini della valutazione degli alunni e  unitamente
per tutte le classi, la suddivisione dell'anno scolastico  in  due  o
tre periodi; 
    d) valuta periodicamente  l'andamento  complessivo  dell'  azione
didattica per verificarne l'efficacia in rapporto agli orientamenti e
agli obiettivi programmati,  proponendo,  ove  necessario,  opportune
misure per il miglioramento dell'attivita' scolastica; 
    e) provvede all'adozione dei libri di testo, sentiti  i  consigli
di interclasse  o  di  classe  e,  nei  limiti  delle  disponibilita'
finanziarie indicate dal consiglio di circolo  o  di  istituto,  alla
scelta dei sussidi didattici; 
    f)  adotta  o  promuove  nell'ambito  delle  proprie   competenze
iniziative di sperimentazione in conformita'  degli  articoli  276  e
seguenti; 
    g) promuove iniziative di aggiornamento dei docenti del circolo o
dell'istituto; 
    h) elegge, in numero di uno nelle scuole fino a  200  alunni,  di
due nelle scuole fino a 500 alunni, di tre nelle scuole  fino  a  900
alunni, e di quattro nelle scuole con piu' di 900 alunni,  i  docenti
incaricati di collaborare col direttore didattico o col preside;  uno
degli eletti sostituisce il direttore didattico o preside in caso  di
assenza o impedimento. Nelle scuole di cui  all'articolo  6,  le  cui
sezioni o classi siano tutte finalizzate all'istruzione ed educazione
di minori portatori di handicap anche nei casi in cui il numero degli
alunni del circolo o istituto sia inferiore a  duecento  il  collegio
dei  docenti  elegge  due  docenti  incaricati  di  collaborare   col
direttore didattico o preside; 
    i) elegge i suoi rappresentanti nel consiglio  di  circolo  o  di
istituto; 
    l) elegge, nel suo seno, i docenti che fanno parte  del  comitato
per la valutazione del servizio del personale docente; 
    m) programma ed attua le iniziative per il sostegno degli  alunni
portatori di handicap; 
    n) nelle  scuole  dell'obbligo  che  accolgono  alunni  figli  di
lavoratori stranieri residenti in Italia  e  di  lavoratori  italiani
emigrati adotta le iniziative previste dagli articoli 115 e 116; 
    o) esamina, allo scopo di individuare i mezzi per ogni  possibile
recupero, i casi di scarso profitto  o  di  irregolare  comportamento
degli alunni, su iniziativa dei docenti  della  rispettiva  classe  e
sentiti gli specialisti che operano in modo continuativo nella scuola
con compiti medico, socio-psico-pedagogici e di orientamento; 
    p) esprime al direttore didattico o al preside parere  in  ordine
alla sospensione  dal  servizio  e  alla  sospensione  cautelare  del
personale docente quando ricorrano ragioni di particolare urgenza  ai
sensi degli articoli 468 e 506; 
    q) esprime parere, per gli  aspetti  didattici,  in  ordine  alle
iniziative dirette alla educazione della salute  e  alla  prevenzione
delle tossicodipendenze previste dall'articolo 106  del  testo  unico
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre  1990
n. 309; 
    r) si pronuncia su ogni altro argomento attribuito  dal  presente
testo unico, dalle leggi e dai regolamenti, alla sua competenza. 
  3. Nell'adottare le proprie deliberazioni il collegio  dei  docenti
tiene conto  delle  eventuali  proposte  e  pareri  dei  consigli  di
intersezione, di interclasse o di classe. 
  4. Il collegio dei docenti si insedia all'inizio  di  ciascun  anno
scolastico e si riunisce ogni qualvolta il direttore didattico  o  il
preside ne ravvisi la necessita' oppure quando almeno  un  terzo  dei
suoi componenti ne faccia richiesta; comunque, almeno una  volta  per
ogni trimestre o quadrimestre. 
  5. Le  riunioni  del  collegio  hanno  luogo  durante  l'orario  di
servizio in ore non coincidenti con l'orario di lezione. 
  6. Le funzioni di  segretario  del  collegio  sono  attribuite  dal
direttore didattico o dal preside ad uno dei docenti eletto  a  norma
del precedente comma 2, lettera h). 
                               Art. 8. 
        Consiglio di circolo o di istituto e giunta esecutiva 
 
  1. Il  consiglio  di  circolo  o  di  istituto,  nelle  scuole  con
popolazione scolastica  fino  a  500  alunni,  e'  costituito  da  14
componenti, di cui 6 rappresentanti del personale  docente,  uno  del
personale amministrativo, tecnico e ausiliario, 6 dei genitori  degli
alunni, il  direttore  didattico  o  il  preside;  nelle  scuole  con
popolazione scolastica superiore a 500 alunni  e'  costituito  da  19
componenti,  di  cui  8  rappresentanti  del  personale  docente,   2
rappresentanti del personale amministrativo, tecnico e ausiliario e 8
rappresentanti dei genitori degli alunni, il direttore didattico o il
preside. 
  2.  Negli   istituti   di   istruzione   secondaria   superiore   i
rappresentanti dei genitori degli alunni sono ridotti,  in  relazione
alla popolazione scolastica, a tre e a  quattro;  in  tal  caso  sono
chiamati a far parte del consiglio altrettanti rappresentanti  eletti
dagli studenti. 
  3. Gli studenti che non abbiano  raggiunto  la  maggiore  eta'  non
hanno voto deliberativo sulle materie di cui al primo ed  al  secondo
comma, lettera b), dell'articolo 10. 
  4. I rappresentanti del personale docente sono eletti dal  collegio
dei docenti nel proprio seno; quelli  del  personale  amministrativo,
tecnico ed ausiliario dal corrispondente personale di ruolo o non  di
ruolo in servizio nel circolo o nell'istituto;  quelli  dei  genitori
degli alunni  sono  eletti  dai  genitori  stessi  o  da  chi  ne  fa
legalmente le  veci;  quelli  degli  studenti,  ove  previsti,  dagli
studenti dell'istituto. 
  5.  Possono  essere  chiamati  a  partecipare  alle  riunioni   del
consiglio  di  circolo  o  di  istituto,  a  titolo  consultivo,  gli
specialisti che operano in modo continuativo nella scuola con compiti
medico, psico-pedagogici e di orientamento. 
  6. Il consiglio di circolo o di istituto e' presieduto da  uno  dei
membri, eletto, a maggioranza assoluta dei  suoi  componenti,  tra  i
rappresentanti dei genitori degli alunni. Qualora  non  si  raggiunga
detta maggioranza nella prima votazione, il presidente  e'  eletto  a
maggioranza relativa dei votanti. Puo' essere eletto  anche  un  vice
presidente. 
  7. Il consiglio di circolo o di istituto elegge nel  suo  seno  una
giunta  esecutiva,  composta  di  un   docente,   di   un   impiegato
amministrativo o tecnico o ausiliario e di due genitori. Della giunta
fanno parte di diritto il direttore didattico o il  preside,  che  la
presiede ed ha la rappresentanza del circolo o dell'istituto,  ed  il
capo  dei  servizi  di  segreteria  che  svolge  anche  funzioni   di
segretario della giunta stessa. 
  8.  Negli  istituti   di   istruzione   secondaria   superiore   la
rappresentanza dei genitori e' ridotta di una unita'; in tal caso  e'
chiamato a far parte della giunta esecutiva un rappresentante  eletto
dagli studenti. 
  9. Le riunioni del consiglio hanno luogo in ore non coincidenti con
l'orario di lezione. 
  10. I consigli di circolo o  di  istituto  e  la  giunta  esecutiva
durano in carica per tre anni scolastici. Coloro che  nel  corso  del
triennio perdono i requisiti per essere eletti in  consiglio  vengono
sostituiti dai primi  dei  non  eletti  nelle  rispettive  liste.  La
rappresentanza studentesca viene rinnovata annualmente. 
  11. Le funzioni  di  segretario  del  consiglio  di  circolo  o  di
istituto sono affidate dal presidente  ad  un  membro  del  consiglio
stesso. 
                               Art. 9. 
Consiglio di circolo o  di  istituto  nelle  scuole  con  particolari
                              finalita' 
 
  1. Ai consigli di  circolo  o  di  istituto  delle  scuole  di  cui
all'articolo 6 partecipa il legale rappresentante dell'ente gestore e
il legale rappresentante della istituzione a cui  sono  affidati  gli
alunni che frequentano dette scuole. 
  2. Agli stessi partecipa un rappresentante  degli  specialisti  che
operano in modo continuativo sul piano medico, socio-psico-pedagogico
e dell'orientamento nel circolo o istituto. 
                              Art. 10. 
Attribuzioni del consiglio di circolo o di istituto  e  della  giunta
                              esecutiva 
 
  1. Il consiglio di circolo o  di  istituto  elabora  e  adotta  gli
indirizzi generali e determina le forme di autofinanziamento. 
  2. Esso delibera il bilancio preventivo e  il  conto  consuntivo  e
dispone  in  ordine  all'impiego  dei  mezzi  finanziari  per  quanto
concerne il funzionamento amministrativo e didattico  del  circolo  o
dell'istituto. 
  3. Il consiglio di circolo o di istituto, fatte salve le competenze
del  collegio  dei  docenti  e  dei  consigli  di  intersezione,   di
interclasse, e di classe, ha potere deliberante,  su  proposta  della
giunta, per quanto  concerne  l'organizzazione  e  la  programmazione
della  vita  e  dell'attivita'  della  scuola,   nei   limiti   delle
disponibilita' di bilancio, nelle seguenti materie: 
    a) adozione del regolamento interno del circolo o dell'  istituto
che deve fra l'altro, stabilire le  modalita'  per  il  funzionamento
della biblioteca e per l'uso delle attrezzature culturali, didattiche
e sportive, per la vigilanza degli alunni  durante  l'ingresso  e  la
permanenza nella scuola nonche' durante l'uscita dalla medesima,  per
la partecipazione del pubblico alle sedute  del  consiglio  ai  sensi
dell'articolo 42; 
    b)  acquisto,  rinnovo   e   conservazione   delle   attrezzature
tecnico-scientifiche  e  dei  sussidi  didattici,   compresi   quelli
audio-televisivi e le dotazioni librarie, e acquisto dei materiali di
consumo occorrenti per le esercitazioni; 
    c) adattamento del calendario scolastico alle specifiche esigenze
ambientali; 
    d) criteri generali per la programmazione educativa; 
    e) criteri per la programmazione e l'attuazione  delle  attivita'
parascolastiche, interscolastiche, extrascolastiche, con  particolare
riguardo ai corsi di recupero e di sostegno,  alle  libere  attivita'
complementari, alle visite guidate e ai viaggi di istruzione; 
    f) promozione di contatti con altre scuole o istituti al fine  di
realizzare scambi di informazioni e di esperienze e di  intraprendere
eventuali iniziative di collaborazione; 
    g)  partecipazione  del  circolo  o  dell'istituto  ad  attivita'
culturali, sportive e ricreative di particolare interesse educativo; 
    h)  forme  e  modalita'  per   lo   svolgimento   di   iniziative
assistenziali  che  possono  essere  assunte  dal  circolo  o   dall'
istituto. 
  4. Il consiglio di  circolo  o  di  istituto  indica,  altresi',  i
criteri  generali  relativi  alla  formazione  delle   classi,   all'
assegnazione ad  esse  dei  singoli  docenti,  all'adattamento  dell'
orario  delle  lezioni  e  delle  altre  attivita'  scolastiche  alle
condizioni ambientali e al coordinamento organizzativo  dei  consigli
di intersezione, di interclasse o di  classe;  esprime  parere  sull'
andamento  generale,  didattico  ed  amministrativo,  del  circolo  o
dell'istituto, e stabilisce i criteri per l'espletamento dei  servizi
amministrativi. 
  5.  Esercita  le  funzioni  in  materia   di   sperimentazione   ed
aggiornamento previste dagli articoli 276 e seguenti. 
  6. Esercita le competenze in materia di uso  delle  attrezzature  e
degli edifici scolastici ai sensi dell'articolo 94. 
  7. Delibera, sentito per gli  aspetti  didattici  il  collegio  dei
docenti, le iniziative dirette alla educazione della  salute  e  alla
prevenzione delle tossicodipendenze previste  dall'articolo  106  del
testo unico approvato con decreto del Presidente della  Repubblica  9
ottobre 1990 n. 309. 
  8. Si pronuncia su ogni altro argomento attribuito dal testo unico,
dalle leggi e dai regolamenti, alla sua competenza. 
  9.  Sulle  materie  devolute  alla  sua  competenza,   esso   invia
annualmente una relazione al provveditore agli studi e  al  consiglio
scolastico provinciale. 
  10. La giunta esecutiva predispone  il  bilancio  preventivo  e  il
conto consuntivo; prepara i lavori del  consiglio  di  circolo  o  di
istituto, fermo restando  il  diritto  di  iniziativa  del  consiglio
stesso, e cura l'esecuzione delle relative delibere. 
  11. La giunta esecutiva ha altresi' competenza per i  provvedimenti
disciplinari  a  carico  degli  alunni,  di  cui   all'ultimo   comma
dell'articolo 5. Le  deliberazioni  sono  adottate  su  proposta  del
rispettivo consiglio di classe. 
  12. Contro  le  decisioni  in  materia  disciplinare  della  giunta
esecutiva e' ammesso ricorso al provveditore agli studi che decide in
via  definitiva  sentita  la   sezione   del   consiglio   scolastico
provinciale avente competenza per il grado di scuola a cui appartiene
l'alunno. 
                              Art. 11. 
          (( (Comitato per la valutazione dei docenti). )) 
 
  ((1. Presso ogni istituzione scolastica ed educativa e'  istituito,
senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, il comitato per
la valutazione dei docenti. 
  2. Il comitato ha durata di tre anni scolastici, e' presieduto  dal
dirigente scolastico ed e' costituito dai seguenti componenti: 
    a) tre docenti dell'istituzione scolastica, di cui due scelti dal
collegio dei docenti e uno dal consiglio di istituto; 
    b) due rappresentanti dei genitori, per la scuola dell'infanzia e
per il primo ciclo di istruzione; un rappresentante degli studenti  e
un rappresentante dei genitori, per il secondo ciclo  di  istruzione,
scelti dal consiglio di istituto; 
    c) un  componente  esterno  individuato  dall'ufficio  scolastico
regionale tra docenti, dirigenti scolastici e dirigenti tecnici. 
  3. Il comitato  individua  i  criteri  per  la  valorizzazione  dei
docenti sulla base: 
    a)  della  qualita'  dell'insegnamento  e   del   contributo   al
miglioramento  dell'istituzione  scolastica,  nonche'  del   successo
formativo e scolastico degli studenti; 
    b) dei risultati ottenuti dal docente o dal gruppo di docenti  in
relazione  al  potenziamento  delle   competenze   degli   alunni   e
dell'innovazione   didattica   e    metodologica,    nonche'    della
collaborazione alla ricerca didattica,  alla  documentazione  e  alla
diffusione di buone pratiche didattiche; 
    c) delle responsabilita' assunte nel coordinamento  organizzativo
e didattico e nella formazione del personale. 
  4. Il comitato esprime altresi' il proprio parere  sul  superamento
del periodo di formazione e di prova  per  il  personale  docente  ed
educativo.  A  tal  fine  il  comitato  e'  composto  dal   dirigente
scolastico, che lo presiede, dai docenti di cui al comma  2,  lettera
a), ed e' integrato dal docente a cui sono affidate  le  funzioni  di
tutor. 
  5. Il comitato valuta  il  servizio  di  cui  all'articolo  448  su
richiesta   dell'interessato,   previa   relazione   del    dirigente
scolastico; nel caso  di  valutazione  del  servizio  di  un  docente
componente del comitato, ai lavori non partecipa l'interessato  e  il
consiglio di istituto provvede all'individuazione di un sostituto. Il
comitato esercita altresi' le competenze per  la  riabilitazione  del
personale docente, di cui all'articolo 501)). 
                                                               ((67)) 
-------------- 
AGGIORNAMENTO (67) 
  La L. 13 luglio 2015, n. 107 ha disposto (con l'art. 1, comma  129)
che la presente modifica ha effetto dall'inizio dell'anno  scolastico
successivo a quello in corso alla data di  entrata  in  vigore  della
legge 107/2015. 

Sezione II:
Assemblee degli studenti e dei genitori

                              Art. 12. 
                        Diritto di assemblea 
 
  1. Gli studenti della scuola  secondaria  superiore  e  i  genitori
degli alunni delle scuole di ogni ordine e  grado  hanno  diritto  di
riunirsi in assemblea nei locali della scuola, secondo  le  modalita'
previste dai successivi articoli. 
                              Art. 13. 
                       Assemblee studentesche 
 
  1. Le assemblee  studentesche  nella  scuola  secondaria  superiore
costituiscono  occasione  di  partecipazione   democratica   per   l'
approfondimento  dei  problemi  della  scuola  e  della  societa'  in
funzione della formazione culturale e civile degli studenti. 
  2.  Le  assemblee  studentesche  possono  essere  di  classe  o  di
istituto. 
  3. In relazione al numero degli alunni ed alla  disponibilita'  dei
locali l'assemblea di  istituto  puo'  articolarsi  in  assemblea  di
classi parallele. 
  4. I rappresentanti degli studenti nei consigli di  classe  possono
esprimere un comitato studentesco di istituto. 
  5. Il  comitato  studentesco  puo'  esprimere  pareri  o  formulare
proposte direttamente al consiglio di istituto. 
  6. Econsentito lo svolgimento di una assemblea di istituto  ed  una
di classe al mese nel limite, la prima, delle ore di lezione  di  una
giornata e, la seconda, di due ore. L'assemblea di  classe  non  puo'
essere tenuta sempre lo stesso giorno della settimana durante  l'anno
scolastico. Altra assemblea mensile puo' svolgersi fuori  dell'orario
delle lezioni, subordinatamente alla disponibilita' dei locali.  Alle
assemblee di istituto svolte durante l'orario delle  lezioni,  ed  in
numero  non  superiore  a   quattro,   puo'   essere   richiesta   la
partecipazione di esperti di problemi sociali, culturali, artistici e
scientifici, indicati dagli studenti  unitamente  agli  argomenti  da
inserire nell'ordine del giorno.  Detta  partecipazione  deve  essere
autorizzata dal consiglio d'istituto. 
  7. A richiesta degli studenti,  le  ore  destinate  alle  assemblee
possono essere utilizzate per lo svolgimento di attivita' di ricerca,
di seminario e per lavori di gruppo. 
  8. Non possono aver  luogo  assemblee  nel  mese  conclusivo  delle
lezioni. All'assemblea di classe o  di  istituto  possono  assistere,
oltre al preside od un suo delegato, i docenti che lo desiderino. 
                              Art. 14. 
             Funzionamento delle assemblee studentesche 
 
  1. L'assemblea di istituto deve darsi un regolamento per il proprio
funzionamento che viene inviato in visione al consiglio di istituto. 
  2.  L'assemblea  di  istituto  e'  convocata  su  richiesta   della
maggioranza del comitato studentesco di istituto o su  richiesta  del
10% degli studenti. 
  3. La data di convocazione e  l'ordine  del  giorno  dell'assemblea
devono essere preventivamente presentati al preside. 
  4. Il comitato studentesco, ove costituito,  ovvero  il  presidente
eletto dall'assemblea, garantisce l'esercizio democratico dei diritti
dei partecipanti. 
  5. Il preside ha potere di intervento nel caso  di  violazione  del
regolamento o  in  caso  di  constatata  impossibilita'  di  ordinato
svolgimento dell'assemblea. 
                              Art. 15. 
                       Assemblee dei genitori 
 
  1. Le assemblee dei genitori possono essere di sezione, di classe o
di istituto. 
  2. I rappresentanti dei genitori nei consigli di  intersezione,  di
interclasse o di classe possono esprimere un  comitato  dei  genitori
del circolo o dell'istituto. 
  3. Qualora le assemblee  si  svolgano  nei  locali  del  circolo  o
istituto, la data e l'orario  di  svolgimento  di  ciascuna  di  esse
debbono  essere  concordate  di  volta  in  volta  con  il  direttore
didattico o preside. 
  4. Nel caso previsto dal comma 3 l'assemblea di sezione o di classe
e' convocata  su  richiesta  dei  genitori  eletti  nei  consigli  di
intersezione, di interclasse o di classe; l'assemblea di istituto  e'
convocata su richiesta del presidente dell'assemblea, ove  sia  stato
eletto, o della maggioranza del comitato dei genitori, oppure qualora
la  richiedano  cento  genitori  negli   istituti   con   popolazione
scolastica fino  a  500,  duecento  negli  istituti  con  popolazione
scolastica fino a 1000, trecento negli altri. 
  5. Il direttore didattico o il preside, sentita la giunta esecutiva
del consiglio di circolo o di istituto, autorizza la convocazione e i
genitori promotori ne  danno  comunicazione  mediante  affissione  di
avviso all'albo, rendendo noto anche l'ordine del giorno. L'assemblea
si svolge fuori dell'orario delle lezioni. 
  6. L'assemblea dei  genitori  deve  darsi  un  regolamento  per  il
proprio funzionamento che viene inviato in visione  al  consiglio  di
circolo o di istituto. 
  7. In relazione al numero dei partecipanti  e  alla  disponibilita'
dei locali, l'assemblea di istituto puo' articolarsi in assemblee  di
classi parallele. 
  8. All'assemblea di  sezione,  di  classe  o  di  istituto  possono
partecipare con diritto di parola il direttore didattico o il preside
e  i  docenti  rispettivamente  della   sezione,   della   classe   o
dell'istituto. 

Capo II
ORGANI COLLEGIALI A LIVELLO DISTRETTUALE

                              Art. 16. 
             Istituzione e fini del distretto scolastico 
 
  1. Su proposta delle regioni, sentiti gli enti locali interessati e
gli organi dell'amministrazione scolastica periferica  competenti,  i
cui pareri sono allegati alle deliberazioni regionali, il  territorio
di ciascuna regione e' suddiviso,  con  decreto  del  Ministro  della
pubblica istruzione, in comprensori che assumono la denominazione  di
"distretti scolastici". I  decreti  dovranno  indicare  le  sedi  dei
distretti.  Con  la  stessa  procedura  si  provvede  alle  eventuali
variazioni. 
  2. Ai fini del precedente comma le regioni provvedono  ad  adeguare
la delimitazione dei distretti scolastici in  modo  che,  di  regola,
essa coincida con gli  ambiti  territoriali  dei  distretti  previsti
dall'articolo 3, comma 5,  lettera  b)  del  decreto  legislativo  30
dicembre 1992,  n.  502  quali  articolazioni  dell'unita'  sanitaria
locale. 
  3. Il distretto scolastico realizza la  partecipazione  democratica
delle comunita' locali  e  delle  forze  sociali  alla  vita  e  alla
gestione della scuola nelle forme e nei modi previsti dai  successivi
articoli. 
  4. Esso opera per il potenziamento e lo sviluppo delle  istituzioni
scolastiche ed educative e delle attivita' connesse  e  per  la  loro
realizzazione, con l'obiettivo del pieno esercizio del  diritto  allo
studio, della crescita culturale e civile della  comunita'  locale  e
del migliore funzionamento dei servizi scolastici. 
  5. Il distretto scolastico ha autonomia  amministrativa  ed  ha  la
gestione dei fondi  necessari  per  il  proprio  funzionamento.  (26)
((26a)) 
    
---------------

    
AGGIORNAMENTO (26) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo". 
    
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AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con  l'art.  8,comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 
                              Art. 17. 
                    Determinazione dei distretti 
 
  1. Nella determinazione dei distretti si tiene conto  dei  seguenti
criteri: 
   a)  il  distretto  scolastico  deve  corrispondere  ad  un  ambito
territoriale subprovinciale e ad  una  popolazione  non  superiore  a
100.000 abitanti. Puo'  estendersi  fino  a  200.000  nelle  zone  di
intensa  urbanizzazione.  Nessun  distretto  scolastico  puo'   avere
estensione maggiore della  provincia.  In  casi  eccezionali,  di  un
distretto potranno far parte comuni limitrofi anche se facenti  parte
di diversa provincia. Nell'ambito dei distretti scolastici dovra', di
regola, essere assicurata la presenza di tutti gli ordini e gradi  di
scuola, ad eccezione delle universita', delle accademie di belle arti
e dei conservatori di musica; 
    b) nella delimitazione dell'area del distretto, si fa riferimento
alle caratteristiche  sociali,  economiche  e  culturali  della  zona
interessata, nonche'  alla  distribuzione  della  popolazione,  delle
infrastrutture,  di  altri  organismi  e  servizi,  con   particolare
riferimento  a  quelli  sanitari  e  di  medicina  preventiva,   alle
comunicazioni  e  ai  trasporti,  tenendo  conto   della   espansione
urbanistica e dello sviluppo demografico e scolastico; 
    c) si deve evitare lo smembramento  del  territorio  comunale  in
distretti  diversi,  a  meno  che  non  esistano  i  presupposti  per
l'istituzione nello stesso comune di piu' distretti. (26) ((26 a)) 
    
---------------

    
AGGIORNAMENTO (26) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo". 
    
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AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con  l'art.  8,comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 
                              Art. 18. 
                        Organi del distretto 
 
  1. L'organo di governo del distretto  scolastico  e'  il  consiglio
scolastico distrettuale. 
  2. Esso e' composto come segue: 
    a) tre rappresentanti del personale direttivo in  servizio  nelle
scuole  ed  istituti  statali  compresi  nel  distretto,  eletti  dal
corrispondente personale in servizio nelle medesime scuole; 
    b) cinque rappresentanti del personale docente di ruolo e non  di
ruolo in servizio nelle  scuole  ed  istituti  statali  compresi  nel
distretto, eletti dal  corrispondente  personale  in  servizio  nelle
medesime scuole; i seggi sono assegnati in modo tale da assicurare di
regola la rappresentanza dei diversi ordini di scuola  esistenti  nel
distretto; 
    c) un rappresentante del personale direttivo e uno del  personale
docente in servizio nelle scuole pareggiate, parificate, e legalmente
riconosciute  comprese  nel  distretto,  eletti  dal   corrispondente
personale in servizio nelle medesime scuole; 
    d) sette rappresentanti eletti dai genitori degli alunni iscritti
alle scuole statali, pareggiate, parificate e legalmente riconosciute
comprese nel distretto, riservando almeno un posto ai genitori  degli
alunni delle scuole non statali; 
    e)  tre  membri  non  appartenenti  al  personale  della  scuola,
residenti nel distretto,  designati  dalle  organizzazioni  sindacali
piu' rappresentative che organizzano sul piano nazionale i lavoratori
dipendenti; 
    f) due rappresentanti  dei  lavoratori  autonomi,  residenti  nel
distretto,  designati  dalle  organizzazioni  sindacali  maggiormente
rappresentative sul piano nazionale; 
    g) tre  rappresentanti,  residenti  nel  distretto,  delle  forze
sociali rappresentative di interessi generali,  di  cui  1  designato
dalla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura,  tra
gli imprenditori, e gli altri 2, designati dal consiglio provinciale,
che siano espressione di enti, associazioni e istituzioni  culturali,
i quali per  gli  scopi  perseguiti  e  i  risultati  ottenuti  siano
ritenuti capaci di concorrere allo sviluppo e al miglioramento  della
scuola; 
    h) sette rappresentanti eletti dagli  alunni  degli  istituti  di
istruzione secondaria superiore  statali,  pareggiati,  parificati  e
legalmente riconosciuti compresi nel distretto, riservando  un  posto
agli alunni delle scuole non statali, qualora esistenti; 
    i) tre rappresentanti dell'amministrazione  provinciale,  di  cui
uno riservato alla minoranza, eletti, anche al di fuori  del  proprio
seno, dal consiglio provinciale. Quando il territorio  del  distretto
interessa piu' provincie, i rappresentanti vengono  eletti  nel  modo
seguente: ogni consiglio provinciale elegge tre consiglieri,  di  cui
uno  riservato  alla  minoranza,  che   congiuntamente   eleggono   i
rappresentanti delle provincie nel consiglio scolastico distrettuale,
anche al di fuori del proprio seno  e  garantendo  la  rappresentanza
della minoranza; 
    l) due rappresentanti del  personale  amministrativo,  tecnico  e
ausiliario di ruolo e non di ruolo in servizio nelle  scuole  statali
comprese  nel  distretto,  eletti  dal  corrispondente  personale  in
servizio nelle medesime scuole. 
  3. Del consiglio scolastico distrettuale  fanno  altresi'  parte  7
rappresentanti del comune, di cui 2 riservati alla minoranza, eletti,
anche fuori del proprio seno, dal consiglio comunale  del  comune  se
esso coincide col distretto. 
  4. Quando il territorio del distretto si estende su piu' comuni  il
numero dei rappresentanti e' elevato a 11, di cui  2  riservati  alla
minoranza. 
  5. Nei casi previsti  dal  precedente  comma  i  consigli  comunali
compresi nell'ambito del distretto provvedono ad eleggere ciascuno  3
consiglieri, di cui 1 riservato alla  minoranza,  che  congiuntamente
eleggono  i  rappresentanti   comunali   del   consiglio   scolastico
distrettuale, garantendo la rappresentanza della minoranza. 
  6. Se in un comune sono istituiti piu' distretti, esso avra'  sette
rappresentanti per ogni  distretto,  dei  quali  due  riservati  alla
minoranza. 
  7.  Qualora  nell'ambito  del   distretto   non   esistano   scuole
pareggiate, parificate e legalmente riconosciute i posti previsti per
i rappresentanti di cui al comma 2, lettera c) vanno ad aggiungersi a
quelli di cui alle lettere a) e b) e cade  la  riserva  di  cui  alla
lettera d) ultima parte. 
  8.  Il  consiglio  elegge  nel  proprio  ambito  il  presidente   a
maggioranza assoluta dei suoi componenti; qualora  non  si  raggiunga
detta maggioranza nella prima votazione, il presidente  e'  eletto  a
maggioranza relativa dei votanti. 
  9. Il  consiglio  puo'  eleggere  nel  proprio  ambito  una  giunta
esecutiva. Essa e' composta dal presidente del  consiglio  scolastico
distrettuale, che la presiede, e da altri sei membri eletti, con voto
limitato a due nomi, dal consiglio stesso. 
  10. I compiti di segreteria sono svolti da  impiegati  appartenenti
ai ruoli del personale amministrativo,  tecnico  e  ausiliario  delle
scuole ed istituti aventi sede nel distretto. 
  11. Il consiglio scolastico distrettuale resta  in  carica  per  un
triennio. Esso  si  riunisce  almeno  ogni  tre  mesi;  si  riunisce,
altresi', ogni qualvolta almeno  un  terzo  dei  suoi  componenti  ne
faccia richiesta. 
  12. Le designazioni di cui al comma 2, lettere e), f) e g)  nonche'
l'elezione  dei  rappresentanti  dei  comuni   sono   richieste   dal
provveditore agli studi alle organizzazioni e agli  enti  interessati
all'atto in cui vengono indette le elezioni dei membri indicati nelle
lettere a), b), c) e d) del comma 2. La richiesta  deve  indicare  la
data nella quale si svolgeranno tali elezioni. 
  13. Il presidente del consiglio scolastico distrettuale rappresenta
il distretto, mantiene i rapporti per i problemi di comune  interesse
con i  comuni,  la  provincia  e  la  regione  a  cui  appartiene  il
territorio del distretto, nonche' con gli organi dell'amministrazione
scolastica periferica e con le istituzioni scolastiche  ed  educative
operanti nel territorio distrettuale. 
  14. I presidenti dei consigli scolastici distrettuali di uno stesso
comune o di una stessa provincia possono  riunirsi  per  esaminare  i
problemi di comune interesse. A tali riunioni possono  partecipare  i
competenti assessori comunali, provinciali  e  regionali,  nonche'  i
rappresentanti dell'amministrazione scolastica periferica. 
  15. La giunta esecutiva prepara i lavori del  consiglio  scolastico
distrettuale, fissa l'ordine del giorno  e  cura  l'esecuzione  delle
delibere del consiglio stesso. 
  16. Le funzioni di segretario del  consiglio  sono  attribuite  dal
presidente ad uno dei membri del consiglio stesso. (26) ((26a)) 
    
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AGGIORNAMENTO (26)
Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo".
    
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AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con l'art. 8,  comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 
                              Art. 19. 
           Funzioni del consiglio scolastico distrettuale 
 
  1. Il consiglio scolastico distrettuale, entro il mese di luglio di
ogni anno, elabora, nel quadro delle direttive generali  fissate  dal
Ministro della pubblica istruzione e previe opportune  intese,  anche
attraverso una riunione annua, alla quale possono essere invitati tre
membri,  compreso  il  presidente,  dei  consigli  di  circolo  o  di
istituto, con gli organi  competenti  delle  istituzioni  scolastiche
interessate, con il provveditore agli studi, con le regioni e con gli
enti locali, nell'ambito delle rispettive  competenze,  un  programma
per l'anno scolastico successivo attinente: 
    a)    allo    svolgimento    di    attivita'     parascolastiche,
extrascolastiche e interscolastiche; 
    b) ai servizi di orientamento scolastico  e  professionale,  e  a
quelli di assistenza scolastica ed educativa; 
    c)  ai  servizi  di   medicina   scolastica   e   di   assistenza
socio-psico-pedagogica; 
    d) ai corsi di  istruzione  degli  adulti  e  alle  attivita'  di
educazione permanente e di istruzione ricorrente; 
    e)  al  potenziamento  delle  attivita'  culturali   e   sportive
destinate agli alunni; 
    f) ad attivita' di sperimentazione; 
    g)     all'integrazione      specialistica,      al      servizio
socio-psico-pedagogico e a forme  particolari  di  sostegno  per  gli
alunni portatori di handicap nella scuole di ogni ordine e grado. 
  2. In attuazione del predetto  programma  il  consiglio  scolastico
distrettuale ha il potere di avanzare  concrete  specifiche  proposte
agli enti e organi competenti anche in ordine  alla  priorita'  delle
diverse iniziative. 
  3. Il consiglio  scolastico  distrettuale  predispone  altresi'  un
programma per assicurare la necessaria integrazione specialistica e i
servizi di sostegno per i fanciulli sordomuti che adempiono l'obbligo
scolastico nelle scuole  speciali  o  nelle  classi  ordinarie  delle
pubbliche scuole elementari e medie. 
  4.  Il  consiglio  scolastico  distrettuale  stabilisce  i  criteri
generali per  il  coordinamento  dell'uso  delle  attrezzature  della
scuola da parte di altre scuole che  ne  facciano  richiesta  per  lo
svolgimento di attivita' della scuola e l'organizzazione dei  servizi
necessari. 
  5. Inoltre il consiglio scolastico distrettuale formula proposte: 
   al provveditore agli studi, alla regione, agli  enti  locali,  per
quanto  di  rispettiva  competenza,  per  tutto  cio'   che   attiene
all'istituzione,  alla  localizzazione  e  al   potenziamento   delle
istituzioni scolastiche, nonche' all'organizzazione e  allo  sviluppo
dei servizi e delle strutture relative, anche al fine  di  costituire
unita' scolastiche territorialmente  e  socialmente  integrate  e  di
assicurare, di regola, la presenza  nel  distretto  di  scuole  dello
Stato di ogni ordine e grado, ad eccezione delle  universita',  delle
accademie di belle arti e dei conservatori di musica; 
   al Ministro della pubblica  istruzione  ed  al  provveditore  agli
studi per la migliore utilizzazione del personale della scuola, fatte
salve, le garanzie di legge per il personale stesso; 
   al Ministro  della  pubblica  istruzione,  per  l'inserimento  nei
programmi  scolastici  di  studi  e  ricerche  utili  alla   migliore
conoscenza delle realtalocali. 
  6.  Il  consiglio  scolastico  distrettuale  esprime  parere   ogni
qualvolta ne sia richiesto dal provveditore agli studi, dalla regione
o dagli enti locali, parere che e' obbligatorio quando si  tratti  di
interventi attinenti al programma elaborato ai sensi del comma  1  ma
in esso non previsti. 
  7. Il consiglio scolastico  distrettuale  provvede  ai  compiti  di
assistenza scolastica che siano  affidati  o  delegati  al  distretto
dalla regione o dagli enti locali, avendo di mira il coordinamento  e
l'integrazione delle attivita' assistenziali svolte nel distretto con
i restanti servizi scolastici, al fine  della  piena  attuazione  del
diritto allo studio. 
  8.  Il  consiglio   scolastico   distrettuale   promuove   altresi'
iniziative di orientamento scolastico. 
  9. Ai sensi dell'articolo 10 della legge 21 dicembre 1978 n. 845 le
regioni si avvalgono dei consigli scolastici distrettuali per compiti
di consultazione e di programmazione in  materia  di  orientamento  e
formazione  professionale  e  per   l'attuazione   delle   iniziative
rientranti nelle funzioni dei distretti scolastici. 
  10. Il consiglio scolastico distrettuale predispone annualmente una
relazione sull'attivita' svolta e sui risultati raggiunti e la  invia
al provveditore agli studi e al consiglio scolastico provinciale. 
  11. Il consiglio scolastico distrettuale  delibera  il  regolamento
interno, il bilancio  preventivo,  il  conto  consuntivo  nonche'  in
ordine all'impiego dei mezzi finanziari. 
  12. Si pronuncia su ogni altro argomento  attribuito  dal  presente
testo unico, dalle leggi e dai regolamenti, alla sua competenza. 
  13. Gli studenti che non abbiano raggiunto  la  maggiore  eta'  non
hanno voto deliberativo sulle materie di cui al comma 11, riguardanti
il bilancio preventivo, il conto  consuntivo  nonche'  l'impiego  dei
mezzi finanziari. (26) ((26 a)) 
    
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AGGIORNAMENTO (26) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo". 
    
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AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con  l'art.  8,comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 

Capo III
ORGANI COLLEGIALI A LIVELLO PROVINCIALE

                              Art. 20. 
                  Consiglio scolastico provinciale 
  1. Il consiglio scolastico provinciale comprende nell'ambito  della
sua competenza le scuole  materne,  elementari,  medie  e  secondarie
superiori della provincia. 
  2. Il numero complessivo dei componenti  del  consiglio  scolastico
provinciale e' determinato come segue: 
    a) in proporzione alla popolazione  scolastica  della  provincia:
12, 16, 20 seggi quando il numero degli alunni iscritti  alle  scuole
statali, pareggiate, parificate e  legalmente  riconosciute  indicate
nel comma 1 sia rispettivamente non superiore a 100.000 compreso  fra
100.001 e 300.000, superiore a 300.000; 
    b) in proporzione al numero delle unita' scolastiche delle scuole
di cui alla precedente lettera a) comprese nella provincia:  12,  16,
20  seggi   quando   il   numero   delle   unita'   scolastiche   sia
rispettivamente  non  superiore  a  100,  compreso  fra  101  e  300,
superiore a 300; 
    c) in proporzione  al  numero  degli  appartenenti  al  personale
direttivo e docente delle scuole di cui alla precedente lettera a)  e
al  personale  amministrativo,  tecnico  e  ausiliario  delle  scuole
medesime che siano statali: 12,  16,  20  seggi  quando  il  suddetto
personale sia rispettivamente  in  numero  non  superiore  a  10.000,
compreso fra 10.001 e 30.000, superiore a 30.000; 
    d) 6 altri componenti. 
  3. Fanno parte del consiglio scolastico provinciale: 
    a) il provveditore agli studi; 
    b) i rappresentanti del personale direttivo e docente di ruolo  e
non di ruolo delle scuole statali indicate nel comma  1,  eletti  dal
corrispondente personale in servizio nelle suddette scuole; 
    c) i rappresentanti  del  personale  amministrativo,  tecnico  ed
ausiliario di ruolo e non di ruolo delle scuole statali indicate  nel
comma 1,  eletti  dal  corrispondente  personale  in  servizio  nelle
suddette scuole; 
    d)  i   rappresentanti   del   personale   degli   uffici   dell'
amministrazione scolastica periferica  funzionanti  nella  provincia,
eletti dal corrispondente personale in servizio nei suddetti uffici; 
    e) i rappresentanti  del  personale  direttivo  e  docente  delle
scuole pareggiate, parificate e legalmente riconosciute indicate  nel
comma 1, designati dal Ministro della pubblica istruzione; 
    f) i rappresentanti  dei  genitori  degli  alunni  iscritti  alle
scuole  statali  pareggiate,  parificate  e  legalmente  riconosciute
comprese nella provincia, eletti dai genitori dei suddetti alunni; 
    g) tre rappresentanti dei comuni della  provincia,  eletti  dalle
rappresentanze comunali dei consigli distrettuali della provincia  in
cui sono indette le elezioni:  dei  tre  seggi  disponibili,  uno  e'
riservato alla minoranza; 
    h)  l'assessore  alla  pubblica  istruzione  dell'amministrazione
provinciale o, in sua rappresentanza, un consigliere provinciale; 
    i) un rappresentante del consiglio regionale, esclusa la  regione
Trentino-Alto Adige; 
    l) i rappresentanti del mondo dell'economia e del lavoro  di  cui
al comma 7. 
  4. La meta' dei seggi e' riservata ai rappresentanti del  personale
docente di ruolo e non di ruolo delle  scuole  statali  indicate  nel
comma 1 e del personale docente delle scuole pareggiate, parificate e
legalmente riconosciute indicate nel comma medesimo,  rispettivamente
in ragione del 90 per  cento  e  del  10  per  cento.  I  seggi  sono
ripartiti   fra   i   docenti   dei   diversi   ordini   di    scuola
proporzionalmente  alla   loro   consistenza   numerica   a   livello
provinciale. Le frazioni di unita' non inferiori a cinque  decimi  si
arrotondano all'unita' successiva. 
  5. Il residuo numero  dei  seggi,  detratto  il  numero  dei  seggi
riservato ai componenti di cui alle lettere a), g),  h),  ed  i)  del
comma 3, e' attribuito secondo le seguenti proporzioni: 
   a)  il  20  per  cento  ai  rappresentanti  eletti  del  personale
direttivo delle scuole statali in modo che sia garantita la  presenza
di un direttore didattico, di un preside di  scuola  media  e  di  un
preside di scuola secondaria superiore; 
    b) il  10  per  cento  ai  rappresentanti  eletti  del  personale
amministrativo, tecnico e ausiliario di ruolo e non  di  ruolo  delle
scuole statali; 
    c) il 5 per cento ai rappresentanti eletti  del  personale  degli
uffici dell'amministrazione scolastica periferica  funzionanti  nella
provincia; 
    d) il 5 per cento  dei  rappresentanti  del  personale  dirigente
delle  scuole  pareggiate,  parificate  e   legalmente   riconosciute
comprese nella provincia; 
    e) il 25 per cento ai rappresentanti eletti  dei  genitori  degli
alunni  iscritti  alle  scuole  statali,  pareggiate,  parificate   e
legalmente riconosciute, comprese nella provincia, riservando  almeno
un posto ai genitori degli alunni delle scuole non statali; 
    f) il 35 per cento ai rappresentanti del mondo dell'  economia  e
del lavoro. 
  6. Nella determinazione del numero dei  quozienti  le  frazioni  di
unita' non  inferiori  a  cinque  decimi  si  arrotondano  all'unita'
successiva; e' comunque fatta salva la riserva di almeno  il  50  per
cento dei seggi a favore del personale docente. 
  7. I seggi di cui alla lettera f) del comma  5  sono  attribuiti  a
persone residenti nella provincia, in ragione  del  60  per  cento  a
rappresentanti, non appartenenti al  personale  della  scuola,  delle
organizzazioni sindacali piu'  rappresentative  che  organizzano  sul
piano nazionale i lavoratori dipendenti, in ragione del 20 per  cento
a   rappresentanti   dei   lavoratori   autonomi,   designati   dalle
organizzazioni  sindacali  maggiormente  rappresentative  sul   piano
nazionale, e in ragione del 20 per cento a rappresentanti  del  mondo
dell'economia,  designati  dalla  camera  di  commercio,   industria,
artigianato e agricoltura. 
  8. Il consiglio scolastico provinciale  dura  in  carica  tre  anni
scolastici. Esso si  riunisce  almeno  ogni  tre  mesi;  si  riunisce
altresi' ogni qualvolta almeno un terzo dei suoi componenti ne faccia
richiesta. 
  9. Le elezioni dei  rappresentanti  delle  categorie  di  cui  alle
lettere b), c), d) e f) del comma 3 hanno luogo secondo le  modalita'
di cui all'articolo 31. (26) ((26a)) 
    
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AGGIORNAMENTO (26) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo". 
    
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AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con  l'art.  8,comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 
                              Art. 21. 
             Organi del consiglio scolastico provinciale 
 
  1. Il consiglio scolastico provinciale  elegge  il  presidente,  la
giunta esecutiva e i consigli di disciplina per il personale  docente
appartenente  ai  ruoli  provinciali  con  esclusione  del  personale
docente appartenente ai ruoli della scuola secondaria superiore. 
  2. Il presidente e' eletto a maggioranza  assoluta  dei  componenti
del consiglio nel  suo  seno;  parimenti  vengono  eletti  anche  due
vicepresidenti. Qualora non si raggiunga  nella  prima  votazione  la
maggioranza prescritta, il  presidente  e  il  vice  presidente  sono
eletti a maggioranza relativa dei votanti. 
  3. Le funzioni di segretario del consiglio  scolastico  provinciale
sono attribuite dal  presidente  ad  uno  dei  membri  del  consiglio
stesso. 
  4. La giunta esecutiva e' formata da otto membri e dal provveditore
agli studi, che ne e' presidente; gli otto membri sono eletti nel suo
seno dal consiglio, riservando almeno il 50 per cento ai docenti. 
  5.  Sono  formati  tre  distinti  consigli  di  disciplina  per  il
personale docente della scuola materna,  della  scuola  elementare  e
della scuola media. Ciascun consiglio e' formato  da  quattro  membri
effettivi e da quattro supplenti, eletti, nell'ambito  del  consiglio
scolastico   provinciale,   dalle   corrispondenti   categorie    ivi
rappresentate  come  segue:  uno  effettivo  e   uno   supplente   in
rappresentanza  del  personale  direttivo  e  tre  effettivi  e   tre
supplenti in rappresentanza del  personale  docente,  rispettivamente
della scuola materna, elementare, media. Ove in seno al consiglio  di
disciplina non sia possibile assicurare la presenza  di  uno  o  piu'
appartenenti alle categorie del predetto personale, i  rappresentanti
sono designati dal consiglio scolastico provinciale  che  li  sceglie
tra il personale di ruolo in servizio nella provincia. 
  6. I consigli di disciplina sono presieduti dal  provveditore  agli
studi. 
  7. Le funzioni di segretario sono esercitate  da  un  impiegato  di
qualifica  funzionale  non   inferiore   alla   sesta   in   servizio
nell'ufficio scolastico provinciale. (26) ((26a)) 
    
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AGGIORNAMENTO (26)
Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo".
    
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AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con  l'art.  8,comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 
                              Art. 22. 
            Funzioni del consiglio scolastico provinciale 
 
  1. Il consiglio scolastico provinciale: 
   a) esprime pareri al provveditore agli studi e  alla  regione  sui
piani  annuali  e  pluriennali  di  sviluppo   e   di   distribuzione
territoriale delle istituzioni scolastiche ed educative,  indicandone
le priorita', tenendo conto delle proposte  dei  consigli  scolastici
distrettuali della provincia; tali  pareri  sono  vincolanti  per  le
materie demandate alla competenza del provveditore agli studi; 
    b) indica i criteri  generali  per  il  coordinamento  a  livello
provinciale dei  servizi  di  orientamento  scolastico,  di  medicina
scolastica  e  di  assistenza  psico-pedagogica,  tenuto  conto   dei
programmi formulati dai consigli scolastici distrettuali; 
    c) approva i piani provinciali istitutivi dei corsi di istruzione
ed educazione degli adulti; 
    d) formula al Ministro della pubblica istruzione e  alla  regione
proposte  per  il  coordinamento  delle  iniziative  in  materia   di
adempimento dell'obbligo scolastico, di attuazione del  diritto  allo
studio, nonche' di educazione permanente; 
    e) accerta e indica il fabbisogno di edilizia scolastica  per  la
formulazione dei relativi piani di finanziamento; 
    f) determina i criteri generali per l'utilizzazione, al di  fuori
dell'orario scolastico, dei locali e delle attrezzature delle  scuole
ed esprime al provveditore agli studi parere in ordine  al  piano  di
utilizzazione degli edifici e locali scolastici disponibili; 
    g) esprime al provveditore  agli  studi  pareri  obbligatori  sui
ritardi di promozione, sulla decadenza e sulla dispensa dal servizio,
sulla riammissione in servizio del  personale  docente  della  scuola
materna, elementare e media; 
    h) esprime al  provveditore  agli  studi  parere  vincolante  sui
trasferimenti d'ufficio del personale docente della  scuola  materna,
elementare e media per accertata situazione  di  incompatibilita'  di
permanenza nella scuola o nella sede; 
    i) esprime al provveditore agli studi parere  obbligatorio  sulle
proposte  di  ripartizione  dei  fondi  destinati   alle   spese   di
funzionamento dei distretti scolastici, dei circoli didattici e degli
istituti; 
    l) formula  annualmente  una  relazione  sull'andamento  generale
dell'attivita' scolastica e dei servizi scolastici  della  provincia,
anche  sulla   base   delle   relazioni   dei   consigli   scolastici
distrettuali,   dei   consigli   di   circolo   e   di   istituto   e
dell'amministrazione scolastica periferica; 
    m) esprime parere sul piano  predisposto  dal  provveditore  agli
studi al fine di favorire  la  realizzazione  del  nuovo  ordinamento
della scuola elementare e di garantire la  necessaria  disponibilita'
di organico; 
    n) esercita le competenze previste dall'articolo  105  del  testo
unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre
1990 n. 309 in ordine all'organizzazione dei corsi di  studio  per  i
docenti sull'educazione sanitaria e sui danni  derivanti  ai  giovani
dall'uso  delle  sostanze  stupefacenti  o  psicotrope,  nonche'  sul
fenomeno criminoso nel suo insieme; 
    o) compila gli elenchi del personale docente per la nomina  nelle
commissioni giudicatrici di concorsi  come  previsto  dall'  articolo
404, comma 4. 
   p) predispone programmi e  forme  di  integrazione  e  sostegno  a
favore degli alunni sordomuti come previsto dall'articolo 323,  comma
4. 
   q) esprime parere al provveditore agli studi in ordine ai  ricorsi
proposti contro le decisioni in materia  disciplinare  degli  alunni,
adottate dai consigli  di  classe  e  dalla  giunta  esecutiva  degli
istituti; 
    r) provvede su ogni altro argomento devoluto alla sua  competenza
in merito alla organizzazione e al funzionamento della  scuola  e  ad
ogni altra attivita' ad essa connessa e  si  pronunzia  su  tutte  le
questioni che il provveditore agli studi ritenga di sottoporgli;. 
    s) si pronuncia su ogni altro argomento attribuito  dal  presente
testo unico, dalle leggi e dai regolamenti, alla sua competenza. 
  2. Il consiglio scolastico provinciale funziona  unitariamente  per
le materie comuni a tutte le scuole e si  articola,  con  regolamento
interno, in sezioni verticali per singole materie e  orizzontali  per
gradi di scuola, anche agli effetti dell'esame dei  ricorsi  relativi
alle sanzioni disciplinari comminate agli alunni. 
  3. La giunta esecutiva prepara i lavori  del  consiglio  scolastico
provinciale, fissa l'ordine del  giorno  e  cura  l'esecuzione  delle
delibere del consiglio stesso. 
  4.  I  consigli  di  disciplina   hanno   competenza   in   materia
disciplinare relativamente al personale docente della scuola materna,
elementare e media. 
  5.  Salvo  che  non  sia  diversamente  disposto,  sulle  questioni
attinenti allo stato giuridico del  personale  docente  il  consiglio
scolastico provinciale delibera per sezione orizzontale  relativa  al
settore di scuola a cui appartiene il personale  interessato  con  la
sola presenza della componente direttiva e docente. (26) ((26a)) 
    
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AGGIORNAMENTO (26)
Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo".
    
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AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con  l'art.  8,comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 

Capo IV
ORGANI COLLEGIALI A LIVELLO NAZIONALE

                              Art. 23. 
            Consiglio nazionale della pubblica istruzione 
  1. Il Consiglio nazionale della pubblica  istruzione,  istituito  a
norma del decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974,  n.
416, sostituisce le sezioni seconda e terza del  consiglio  superiore
della pubblica istruzione, le sezioni quarta e quinta  del  consiglio
superiore delle antichita'  e  belle  arti  per  quanto  concerne  le
materie scolastiche, e il consiglio di disciplina di cui all'articolo
18 della legge 30 dicembre 1947, n. 1477. 
  2. Il Consiglio nazionale della pubblica istruzione e'  formato  da
74 componenti, secondo le proporzioni indicate nel comma successivo. 
  3. Fanno parte del Consiglio nazionale della pubblica istruzione: 
   a) 47 rappresentanti del personale docente di ruolo e non di ruolo
delle scuole statali di ogni ordine e grado,  esclusa  l'universita',
eletti dal personale docente in servizio nelle predette scuole, cosi'
ripartite: 4 per la scuola materna, 14 per la scuola  elementare,  14
per la scuola media, 11 per gli  istituti  di  istruzione  secondaria
superiore, 3 per le scuole di istruzione artistica, 1 per  le  scuole
statali italiane all'estero; 
    b)  3  rappresentanti  del   personale   docente   delle   scuole
pareggiate,  parificate  e  legalmente  riconosciute,  designati  dal
Ministro della pubblica istruzione; 
    c)  3  rappresentanti  degli  ispettori   tecnici,   eletti   dal
corrispondente personale di ruolo; 
    d) 3 rappresentanti dei presidi, di cui uno di scuola media, 1 di
istituto  di  istruzione  secondaria  superiore  e  1  di  scuole  di
istruzione artistica, eletti dal corrispondente personale di ruolo; 
    e)  2  rappresentanti  dei  direttori   didattici,   eletti   dal
corrispondente personale di ruolo; 
    f)  1  rappresentante  del  personale  dirigente   delle   scuole
pareggiate,  parificate  e  legalmente  riconosciute,  designato  dal
Ministro della pubblica istruzione; 
    g) 3  rappresentanti  del  personale  amministrativo,  tecnico  e
ausiliario di ruolo e non di ruolo delle scuole statali,  eletti  dal
personale corrispondente in servizio nelle predette scuole; 
    h)  5  rappresentanti  del  mondo  dell'economia  e  del  lavoro,
designati dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro; 
    i) 2 rappresentanti del personale dell'amministrazione centrale e
dell'amministrazione scolastica periferica, di cui uno appartenente a
qualifica funzionale non inferiore alla settima, eletti dal personale
di ruolo in servizio nei predetti uffici; 
    l) 2 rappresentanti del consiglio universitario nazionale, eletti
nel suo seno; 
    m) 3 rappresentanti complessivi del personale docente,  direttivo
ed ispettivo, rispettivamente, uno per le scuole di  lingua  tedesca,
uno per le scuole di lingua slovena ed uno per le scuole della  Valle
d'Aosta, eletti dal medesimo personale  in  servizio  nelle  predette
scuole. 
  4. Il Consiglio nazionale e' integrato da un  rappresentante  della
provincia di Bolzano, ai sensi dell'articolo 9  del  testo  unificato
dei decreti del Presidente della Repubblica 20 giugno 1973 n. 116 e 4
dicembre 1981 n. 761  approvato  con  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 10 febbraio 1983, n. 89, quando e' chiamato  ad  esprimere
il parere sul progetto della Provincia di modifica dei  programmi  di
insegnamento e di esame. 
  5. Non  sono  eleggibili  nel  consiglio  nazionale  i  membri  del
Parlamento nazionale. I  membri  del  Consiglio  nazionale  non  sono
rieleggibili piu' di una volta. Il Consiglio  nazionale  si  riunisce
almeno una volta ogni trimestre; si riunisce altresi' ogni  qualvolta
almeno un terzo dei suoi membri ne faccia richiesta. 
  6. Il Consiglio nazionale dura in carica cinque anni. 
  7. Il personale di ruolo e non di ruolo delle  scuole  statali  che
sia stato eletto nell'ufficio di presidenza e  nei  consigli  per  il
contenzioso puo' chiedere di essere esonerato  dal  servizio  per  la
durata del mandato. 
  8. Il relativo periodo e' valido a tutti gli effetti, come servizio
di istituto nella scuola. 
  9. Le elezioni dei  rappresentanti  delle  categorie  di  cui  alle
lettere a), c), d), e), g) ed i) del comma 3 sono effettuate  con  le
modalita' di cui al successivo articolo 31. 
  10. Per le elezioni dei rappresentanti delle  scuole  di  cui  alla
lettera m) del precedente comma 3, da effettuarsi con le modalita' di
cui al successivo articolo 31 le relative liste  possono  comprendere
fino a tre candidati ciascuna. (26)((26a)) 
    
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AGGIORNAMENTO (26)
Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo".
    
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AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con  l'art.  8,comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 
                              Art. 24. 
      Organi del Consiglio nazionale della pubblica istruzione 
  1. Il Consiglio nazionale della pubblica istruzione  e'  presieduto
dal Ministro della pubblica istruzione. Il consiglio elegge  nel  suo
seno, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, un vice presidente; 
qualora  nella  prima  votazione  non  si   raggiunga   la   predetta
maggioranza, il vicepresidente e' eletto a maggioranza  relativa  dei
votanti. 
  2. Il Consiglio nazionale elegge altresi': 
   a) l'ufficio di presidenza; 
    b) il consiglio di disciplina per il personale ispettivo tecnico; 
    c) il consiglio di disciplina per il  personale  direttivo  delle
scuole ed istituti statali di ogni ordine e grado; 
    d) il consiglio di disciplina per il personale docente di ruolo e
non di  ruolo  degli  istituti  di  istruzione  secondaria  superiore
statali e degli istituti di istruzione artistica statali. 
  3. L'ufficio di presidenza e' costituito da  7  consiglieri  eletti
dal consiglio nel suo seno. 
  4. Il consiglio di disciplina per il personale ispettivo tecnico e'
formato da 5  membri  effettivi  e  da  5  supplenti,  designati  dal
Consiglio nazionale tra il personale ispettivo tecnico in servizio. I
3  rappresentanti  del  predetto  personale  eletti   nel   consiglio
nazionale  sono  di  diritto  membri  effettivi  del   consiglio   di
disciplina. 
  5. Il consiglio di disciplina  per  il  personale  direttivo  delle
scuole ed istituti statali di ogni ordine e grado  e'  formato  da  5
rappresentanti  del  personale  direttivo  componenti  del  Consiglio
nazionale in qualita' di membri effettivi e  da  5  membri  supplenti
designati dal Consiglio nazionale tra il personale direttivo di ruolo
in servizio rispettando le proporzioni di cui alle lettere d)  ed  e)
del comma 3 dell'articolo 23. 
  6. Il consiglio di disciplina per il personale docente di  ruolo  e
non di  ruolo  degli  istituti  di  istruzione  secondaria  superiore
statali e degli istituti di istruzione artistica statali  e'  formato
da 5 membri effettivi e da 5 membri supplenti  eletti  dal  Consiglio
nazionale  nel  suo  seno  e  appartenenti  al  personale   medesimo,
assicurando in ogni caso  la  presenza  di  un  rappresentante  dell'
istruzione artistica in  qualita'  di  membro  effettivo  ed  uno  in
qualita' di supplente. 
  7. Ciascun consiglio di disciplina elegge tra i  propri  membri  il
presidente. 
  8. Il presidente del consiglio di disciplina e' sostituito, in caso
di assenza o di impedimento, dal membro  effettivo  piu'  anziano  di
eta' di ciascun consiglio. 
  9. Ciascun comitato a carattere orizzontale di cui al comma  3  del
successivo articolo 25 elegge, nel suo  seno,  un  consiglio  per  il
contenzioso, composto di 3 membri appartenenti al personale direttivo
e docente, di cui uno con funzione di presidente. 
  10.  Al  Consiglio  nazionale  sono  assegnati,  nei  limiti  delle
dotazioni  organiche,  un  funzionario  della  carriera  dirigenziale
dell'amministrazione  della  pubblica  istruzione  con  qualifica  di
dirigente  e  5  funzionari   dell'amministrazione   della   pubblica
istruzione con qualifica funzionale non inferiore alla settima per le
funzioni di segretario degli organi previsti nel presente capo e  per
sovrintendere ai servizi di segreteria. 
  11. Con decreto  del  Ministero  della  pubblica  istruzione  sara'
determinato, nei limiti delle  dotazioni  organiche,  il  numero  del
personale delle altre  qualifiche  necessario  per  il  funzionamento
degli uffici. (26) ((26a)) 
    
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AGGIORNAMENTO (26)
Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo".
    
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AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con  l'art.  8,comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 
                              Art. 25. 
     Funzioni del Consiglio nazionale della pubblica istruzione 
  1. Il Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione  svolge  le
seguenti funzioni: 
    a)  formula  annualmente,  sulla  base  delle   relazioni   dell'
amministrazione scolastica, una valutazione analitica  dell'andamento
generale dell'attivita' scolastica e dei relativi servizi; 
    b) formula proposte ed esprime pareri obbligatori in ordine  alla
promozione  della  sperimentazione  e  della  innovazione  sul  piano
nazionale e locale, e ne valuta  i  risultati,  propone  al  Ministro
della pubblica istruzione  sei  nominativi  per  la  scelta  dei  tre
componenti dei consigli direttivi di esperti degli istituti regionali
di  ricerca,  sperimentazione  ed  aggiornamento  educativi   e   del
consiglio direttivo di esperti  della  biblioteca  di  documentazione
pedagogica; 
    c) esprime, anche di propria iniziativa,  pareri  su  proposte  o
disegni di legge e in  genere  in  materia  legislativa  e  normativa
attinente alla pubblica istruzione; 
    d) esprime pareri obbligatori: sui ritardi di  promozione,  sulla
decadenza e  sulla  dispensa  dal  servizio,  sulla  riammissione  in
servizio del personale ispettivo e direttivo di ruolo delle scuole  e
istituti di ogni ordine e grado e  del  personale  docente  di  ruolo
della scuola secondaria superiore;  sulla  utilizzazione  in  compiti
diversi del personale dichiarato inidoneo per motivi di salute; sulla
restituzione ai ruoli di provenienza del personale direttivo nei casi
di incapacita' o di persistente  insufficiente  rendimento  attinente
alla funzione direttiva; 
  e)  esprime  parere  vincolante  sui  trasferimenti  d'ufficio  del
personale direttivo e del personale docente di ruolo  degli  istituti
di istruzione secondaria superiore, ivi compresi i licei artistici  e
gli istituti d'arte, per accertata situazione di incompatibilita'  di
permanenza nella scuola o nella sede; 
    f) esprime pareri obbligatori  in  ordine  alle  disposizioni  di
competenza del Ministro  della  pubblica  istruzione  in  materia  di
concorsi, valutazione dei titoli e ripartizione dei posti di cui agli
articoli 404, 416, 419, 422, 425 e 427 in materia di utilizzazioni di
cui all'articolo 455, in materia di trasferimenti e passaggi  di  cui
agli articoli 463 e 471 in materia di titoli  valutabili  e  punteggi
per il conferimento delle supplenze, al personale docente, in materia
di  concorsi  e  conferimento  delle  supplenze  per   il   personale
amministrativo, tecnico e ausilario, di cui agli articoli 553 e 581; 
    g) esprime i pareri obbligatori previsti  dagli  articoli  119  e
seguenti in ordine all'ordinamento della scuola elementare; 
    h) esprime il parere obbligatorio previsto dall'articolo  74,  in
materia di calendario scolastico; 
    i)   esercita   le   ulteriori   funzioni   consultive   previste
dall'articolo  391  in  ordine  al  riconoscimento  del  diploma   di
baccelleriato internazionale; 
    l) esprime il parere obbligatorio sui  piani  e  i  programmi  di
formazione  e  le  modalita'  di  verifica  finale   dei   corsi   di
riconversione professionale del personale docente della scuola, anche
ai  fini  del  valore  abilitante  degli  stessi  corsi,   ai   sensi
dell'articolo 473; 
    m)  esprime  parere  obbligatorio  al  Ministro  della   pubblica
istruzione in materia di titoli valutabili e relativo  punteggio  per
gli incarichi e le supplenze  di  insegnamento  nei  conservatori  di
musica, nelle accademie di belle arti,  nell'accademia  nazionale  di
danza e nell'accademia nazionale  di  arte  drammatica,  esclusi  gli
insegnamenti della regia e della recitazione, e in materia di criteri
per la  formazione  della  commissione  centrale  competente  per  la
decisione dei ricorsi; 
    n) si pronuncia su ogni altro argomento attribuito  dal  presente
testo unico, dalle leggi e dai regolamenti alla sua competenza; 
    o) si pronuncia sulle questioni che il  Ministro  della  pubblica
istruzione ritenga sottoporgli. 
  2. Nei casi di questioni  generali  in  materia  di  programmazione
dello sviluppo della scuola e  di  contenuti  culturali  e  didattici
nonche' di riforma di struttura di uno degli  ordini  scolastici,  il
parere e' obbligatorio. 
  3.  Il  Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione  funziona
attraverso  cinque  comitati   a   carattere   orizzontale   relativi
rispettivamente alla scuola materna,  alla  scuola  elementare,  alla
scuola media, alla scuola  secondaria  superiore,  agli  istituti  di
istruzione  artistica;  attraverso  appositi  comitati  a   carattere
verticale per materie e problemi specifici  relativi  a  due  o  piu'
degli indicati  settori;  come  corpo  unitario  per  le  materie  di
interesse generale. Il comitato relativo agli istituti di  istruzione
artistica e' competente  anche  nelle  materie  concernenti  i  licei
artistici e gli istituti d'arte. 
  4. La composizione e il funzionamento dei comitati sono determinati
con regolamento interno. Ai comitati partecipano  a  pieno  titolo  i
rappresentanti delle scuole di lingua tedesca, di  lingua  slovena  e
della Valle d'Aosta, quando si trattino  argomenti  concernenti  tali
scuole. 
  5. Il presidente del Consiglio nazionale della pubblica  istruzione
presiede il Consiglio stesso,  ne  dispone  la  convocazione  e  puo'
presiedere i comitati previsti dal comma 3. 
  6. Il vice presidente sostituisce il  presidente  in  caso  di  sua
assenza o impedimento. 
  7. I consigli di disciplina  sono  competenti  per  i  procedimenti
disciplinari per i quali sia prevista la irrogazione di una  sanzione
superiore alla censura e che rispettivamente riguardino il  personale
ispettivo, direttivo delle scuole e istituti di ogni ordine e grado e
il personale docente delle scuole secondarie superiori. 
  8. I consigli per  il  contenzioso,  nell'ambito  delle  rispettive
competenze, esprimono  parere  vincolante  sui  ricorsi  proposti  al
Ministro della pubblica  istruzione,  ove  previsti,  in  materia  di
trasferimenti e in materia disciplinare.  Esprimono  altresi'  pareri
sulle materie indicate alle lettere d) ed e) del comma 1 del presente
articolo. (26) ((26a)) 
    
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AGGIORNAMENTO (26)
Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo".
    
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AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con  l'art.  8,comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 

Capo V
AUTONOMIA AMMINISTRATIVA E VIGILANZA

                              Art. 26. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 27. 
                      Autonomia amministrativa 
  1. I consigli di circolo e di  istituto  e  i  consigli  scolastici
distrettuali gestiscono i fondi loro assegnati per  il  funzionamento
amministrativo e didattico sulla base di un bilancio preventivo. 
  2. L'esercizio finanziario ha durata annuale e coincide con  l'anno
solare. Il  consiglio  di  circolo  o  di  istituto  e  il  consiglio
scolastico distrettuale rendono il conto consuntivo annuale. 
  3.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  4. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  5. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  6. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  7.  Gli  ordini  di  pagamento  di  spese  disposte  dal  consiglio
scolastico distrettuale sono firmati  dal  presidente  del  consiglio
stesso e da altro membro a tal fine designato dal consiglio medesimo. 
  8.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  9. A decorrere dall'anno finanziario 1994 le spese per le supplenze
annuali e temporanee sono sostenute dalle istituzioni scolastiche  di
ogni ordine e grado con  imputazione  ai  rispettivi  bilanci  e  con
applicazione dell'articolo 27, comma 4. 
  10.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  11.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  12. Al pagamento delle retribuzioni delle supplenze  temporanee  di
breve durata provvedono i capi di istituto ed i consigli di circolo e
di istituto, utilizzando le apposite  risorse,  entro  i  limiti  dei
finanziamenti a tal fine previsti  e  nell'esercizio  dei  poteri  di
gestione  di  cui  sono  rispettivamente   responsabili   nell'ambito
dell'autonomia scolastica, in base ad effettive inderogabili esigenze
che impongano il ricorso a tali supplenze. 
  13. Gli enti, le istituzioni ed i privati che erogano contributi  a
favore delle istituzioni di cui al  precedente  primo  comma  possono
ottenere copia del bilancio preventivo e del conto consuntivo. 
  14.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  15.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  16.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  17.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  18.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  19.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  20.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
                              Art. 28. 
                              Vigilanza 
  1. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  2. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  3. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  4. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  5. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  6. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  7. In caso di  persistenti  e  gravi  irregolarita'  o  di  mancato
funzionamento del consiglio di circolo o di istituto (( . .  .)),  il
provveditore agli studi, sentito il consiglio scolastico provinciale,
procede allo scioglimento del consiglio. 
  8. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  9. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
                              Art. 29. 
               Istituzioni con personalita' giuridica 
 
  1. Negli istituti  con  personalita'  giuridica,  le  funzioni  del
consiglio di amministrazione sono esercitate dalla  giunta  esecutiva
del consiglio di istituto, salve  le  competenze  proprie  di  quest'
ultimo. 
  2. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  3. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  4. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  5. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  6. Gli enti, le istituzioni ed i privati che erogano  contributi  a
favore delle istituzioni di cui al comma 1 possono ottenere copia del
bilancio preventivo e del conto consuntivo. 

Capo VI
NORME COMUNI

                              Art. 30. 
        Categorie di eleggibili nei singoli organi collegiali 
 
  1. L'elettorato attivo e  passivo  per  le  singole  rappresentanze
negli  organi  collegiali  previste  dalla  presente   parte   spetta
esclusivamente ai componenti delle rispettive categorie  partecipanti
a tali organismi. 
  2. L'elettorato attivo e passivo per l'elezione dei  rappresentanti
dei genitori negli organi collegiali spetta ai genitori degli alunni,
o a chi ne fa legalmente le veci. 
  3. L'elettorato attivo e passivo per l'elezione dei  rappresentanti
degli  alunni  spetta  agli  studenti  delle  classi   della   scuola
secondaria superiore, qualunque sia la loro eta'. 
                              Art. 31. 
                              Elezioni 
  1. Le elezioni dei rappresentanti dei genitori e degli  alunni  nei
consigli di intersezione, di interclasse e di classe hanno luogo  per
ciascuna componente sulla base di una unica lista comprendente  tutti
gli elettori. Ciascun elettore puo' votare la  meta'  dei  membri  da
eleggere se gli elegendi sono in numero superiore a uno. 
  2. Le elezioni dei  rappresentanti  da  eleggere  nei  consigli  di
circolo o di istituto,  nei  consigli  scolastici  distrettuali,  nei
consigli scolastici  provinciali  e  nel  Consiglio  nazionale  della
pubblica istruzione hanno luogo con il  sistema  proporzionale  sulla
base di liste di candidati per ciascuna componente. 
  (( 3. Le liste dei  candidati  sono  contrassegnate  da  un  numero
progressivo riflettente l'ordine di presentazione )). 
  4. (( IL D.L. 28 AGOSTO 1995, N. 361, CONVERTITO CON  MODIFICAZIONI
DALLA L. 27 OTTOBRE 1995, N.  437  HA  DISPOSTO  (CON  L'ART.  2)  LA
SOSTITUZIONE DEL PRESENTE COMMA CON L'ATTUALE COMMA 3 )). 
  5. (( IL D.L. 28 AGOSTO 1995, N. 361, CONVERTITO CON  MODIFICAZIONI
DALLA L. 27 OTTOBRE 1995, N.  437  HA  DISPOSTO  (CON  L'ART.  2)  LA
SOSTITUZIONE DEL PRESENTE COMMA CON L'ATTUALE COMMA 3 )). 
  6. Nessun elettore puo' concorrere alla presentazione  di  piu'  di
una lista; nessun candidato puo' essere incluso  in  piu'  liste  per
elezioni dello stesso livello ne puo' presentarne alcuna. 
  7. Ciascuna lista puo' comprendere un numero di candidati  sino  al
doppio  del  numero  dei  rappresentanti  da  eleggere  per  ciascuna
categoria. 
  8. Ogni elettore puo' esprimere il proprio voto di  preferenza  per
un solo candidato quando  il  numero  di  seggi  da  attribuire  alla
categoria sia non superiore a tre; puo' esprimere  non  piu'  di  due
preferenze quando il numero dei seggi da attribuire sia non superiore
a cinque; negli altri casi  puo'  esprimere  un  numero  di  voti  di
preferenza  non  superiori  a  un  terzo  del  numero  dei  seggi  da
attribuire. 
  9. Il voto e' personale, libero e segreto. 
                              Art. 32. 
       (( Liste dei candidati del personale docente e direttivo )) 
  1. Per i rappresentanti del personale docente di  ruolo  e  non  di
ruolo delle scuole statali nel consiglio scolastico provinciale e nel
Consiglio nazionale della pubblica istruzione, le liste dei candidati
debbono essere distinte rispettivamente per  la  scuola  materna,  la
scuola elementare,  la  scuola  media,  gli  istituti  di  istruzione
secondaria superiore e gli istituti di  istruzione  artistica.  Sono,
pertanto, eleggibili per i rispettivi posti solo docenti appartenenti
al grado e ordine di scuola da rappresentare. 
  2. Per quanto previsto dal comma 1 il personale docente  dei  licei
artistici e degli istituti d'arte esercita il diritto  di  elettorato
unitamente  al  personale  docente  degli  istituti   di   istruzione
artistica. 
  3. Per le elezioni del personale direttivo nel Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione, i presidi  dei  licei  artistici  e  degli
istituti d'arte esercitano il diritto  di  elettorato  unitamente  al
personale direttivo degli istituti di istruzione artistica . 
                              Art. 33. 
                     Svolgimento delle elezioni 
  1. Con  ordinanza  del  Ministro  della  pubblica  istruzione  sono
stabilite le modalita' per lo  svolgimento  delle  elezioni,  per  la
proclamazione  degli  eletti  e  per  l'insediamento   degli   organi
collegiali elettivi  in  applicazione  del  presente  titolo,  e,  in
particolare per: 
    a) la formazione, a cura di  ogni  scuola,  degli  elenchi  degli
elettori divisi per categoria; 
    b) l'istituzione di commissioni elettorali a vari livelli con  la
partecipazione di persone facenti parte di tutte le  categorie  degli
elettori; 
    c) la costituzione dei seggi con la nomina dei presidenti,  degli
scrutatori e dei rappresentanti  di  lista,  scelti  tra  le  persone
facenti parte di tutte le categorie degli elettori; 
    d) lo svolgimento della propaganda elettorale che, al fine di non
turbare l'attivita' didattica, va fatta al  di  fuori  delle  ore  di
lezione; 
    e) la formazione delle liste, e la predisposizione dei vari  tipi
di schede; 
   (( e-bis) il numero degli elettori necessario per la presentazione
delle liste dei candidati alle elezioni degli organi collegiali della
scuola e del Consiglio nazionale della pubblica istruzione )); 
    f) lo svolgimento dello scrutinio che,  comunque,  deve  avvenire
immediatamente dopo la chiusura delle operazioni di voto; 
    g) la proclamazione degli eletti; 
    h) la convocazione dell'organo; 
    i) la presentazione  di  ricorsi  con  indicazione  degli  organi
decidenti. 
  2. Le elezioni delle rappresentanze nei singoli organi  collegiali,
distinte  per  ciascuna  categoria  rappresentata,  sono  effettuate,
quando e' possibile, congiuntamente. 
  3. Le votazioni si svolgono di norma in un giorno non lavorativo  e
in quello successivo secondo le modalita' da stabilirsi  in  base  al
comma 1. 
                              Art. 34. 
      Nomina dei membri e costituzione degli organi collegiali 
 
  1.  Il  comitato  di  valutazione  dei  docenti,  il  consiglio  di
intersezione,  di  interclasse  e  di  classe   sono   nominati   con
provvedimento del direttore didattico o del preside. 
  2. Il consiglio di circolo o di istituto, il  consiglio  scolastico
distrettuale e il consiglio scolastico provinciale sono nominati  con
decreto del provveditore agli studi. 
  3. Il Consiglio nazionale della pubblica istruzione e' nominato con
decreto del Ministro della pubblica istruzione. 
                              Art. 35. 
                     Surroga dei membri cessati 
 
  1. Per la sostituzione dei membri elettivi degli organi  collegiali
a durata pluriennale, di cui al presente titolo, venuti a cessare per
qualsiasi causa, o che abbiano perso i requisiti di eleggibilita', si
procede alla nomina di coloro che, in possesso dei  detti  requisiti,
risultino i primi fra i non eletti delle rispettive liste. In caso di
esaurimento delle liste si procede ad elezioni suppletive. 
  2. I rappresentanti delle  regioni  e  degli  enti  locali  possono
essere sostituiti dai rispettivi organi nel  caso  siano  intervenute
nuove elezioni. 
  3. In ogni caso i membri subentrati cessano anch'essi dalla  carica
allo scadere del periodo di durata dell'organo. 
                              Art. 36. 
               Elezione e partecipazione dei genitori 
nelle scuole con particolari finalita' 
 
  1. I genitori residenti fuori dei comuni ove hanno sede le scuole o
istituzioni di cui all'articolo 6,  possono  esercitare  l'elettorato
attivo esprimendo il loro voto per corrispondenza. 
  2. La commissione elettorale ha cura  di  assicurare  l'espressione
diretta e segreta  del  voto,  secondo  le  modalita'  stabilite  con
ordinanza del Ministro della pubblica istruzione. 
                              Art. 37. 
      Costituzione degli organi e validita' delle deliberazioni 
 
  1. L'organo collegiale e' validamente costituito anche nel caso  in
cui  non  tutte   le   componenti   abbiano   espresso   la   propria
rappresentanza. 
  2. Per la validita' dell'adunanza del  collegio  dei  docenti,  del
consiglio  di  circolo  e  di  istituto,  del  consiglio   scolastico
distrettuale,  del  consiglio  scolastico  provinciale   e   relative
sezioni, del Consiglio nazionale della pubblica istruzione e relativi
comitati, nonche' delle rispettive giunte, e' richiesta  la  presenza
di almeno la meta' piu' uno dei componenti in carica. 
  3. Le deliberazioni sono adottate a maggioranza assoluta  dei  voti
validamente espressi, salvo  che  disposizioni  speciali  prescrivano
diversamente. In caso di parita', prevale il voto del presidente. 
  4. La votazione e' segreta  solo  quando  si  faccia  questione  di
persone. 
                              Art. 38. 
                              Decadenza 
 
  1. I membri eletti e quelli designati, i  quali  non  intervengono,
senza giusitificati motivi, a tre sedute consecutive  dell'organo  di
cui fanno parte, decadono dalla carica e  vengono  surrogati  con  le
modalita' previste dall'articolo 35. 
                              Art. 39. 
                  Adunanze degli organi collegiali 
 
  1. Le adunanze degli organi  collegiali  della  scuola  di  cui  al
presente titolo si svolgono in orario compatibile con gli impegni  di
lavoro dei componenti eletti o designati. 
                              Art. 40. 
                          Regolamenti tipo 
 
  1. In mancanza dei regolamenti interni previsti dal presente titolo
gli  organi  collegiali  operano  sulla  base  di  regolamenti   tipo
predisposti dal Ministero della pubblica istruzione. 
                              Art. 41. 
        Rimborso spese ai componenti degli organi collegiali 
 
  1. La partecipazione agli organi collegiali previsti  dal  presente
titolo e' gratuita. 
  2. Ai componenti degli organi collegiali a livello  distrettuale  e
provinciale spetta il rimborso delle spese di viaggio. 
  3. Ai componenti del Consiglio nazionale della pubblica  istruzione
spetta il trattamento di missione nei casi  e  secondo  le  modalita'
previsti dalle vigenti disposizioni. 
                              Art. 42. 
Pubblicita' delle sedute del consiglio di circolo e  istituto  e  del
                  consiglio scolastico distrettuale 
 
  1. Alle sedute del consiglio  di  circolo  e  di  istituto  possono
assistere gli elettori delle componenti rappresentate nel consiglio e
i membri dei consigli circoscrizionali di cui  alla  legge  8  giugno
1990, n. 142. 
 2. Le sedute del consiglio scolastico distrettuale sono pubbliche. 
  3. Il consiglio di circolo e di  istituto  stabilisce  nel  proprio
regolamento le modalita' di ammissione in relazione  all'accertamento
del titolo di elettore  e  alla  capienza  ed  idoneita'  dei  locali
disponibili, nonche' le altre norme atte ad assicurare la  tempestiva
informazione e l'ordinato svolgimento delle riunioni. 
  4. Il consiglio di circolo o d'istituto e il  consiglio  scolastico
distrettuale stabiliscono, nel proprio regolamento, le modalita'  con
cui invitare a partecipare alle proprie riunioni rappresentanti della
provincia, del comune o dei comuni interessati, dei  loro  organi  di
decentramento  democratico,  delle   organizzazioni   sindacali   dei
lavoratori dipendenti o autonomi operanti nel territorio, al fine  di
approfondire  l'esame  di  problemi,  riguardanti  la   vita   e   il
funzionamento della scuola, che interessino anche le comunita' locali
o componenti sociali e sindacali  operanti  nelle  comunita'  stesse.
Analogo  invito  puo'  essere  rivolto   dal   consiglio   scolastico
distrettuale ai rappresentanti dei consigli di circolo o di  istituto
compresi nel suo ambito o dai consigli di circolo o  di  istituto  ai
rappresentanti del consiglio scolastico distrettuale. 
  5. Per il  mantenimento  dell'ordine  il  presidente  esercita  gli
stessi poteri a tal fine conferiti dalla  legge  a  chi  presiede  le
riunioni del consiglio comunale. 
  6. Qualora il comportamento del pubblico  non  consenta  l'ordinato
svolgimento  dei  lavori  o  la  liberta'   di   discussione   e   di
deliberazione, il presidente dispone la sospensione della seduta e la
sua ulteriore prosecuzione in forma non pubblica. 
  7.  Alle  sedute  del  consiglio  scolastico  distrettuale  e   del
consiglio di circolo e di istituto non e' ammesso il pubblico  quando
siano in discussione argomenti concernenti persone. 
                              Art. 43. 
                       Pubblicita' degli atti 
 
  1. Gli atti del consiglio di circolo o di istituto sono  pubblicati
in apposito albo della scuola. 
  2.  I  pareri  e  le   deliberazioni   del   consiglio   scolastico
distrettuale sono pubblicati in apposito  albo  presso  la  sede  del
distretto e negli albi del  comune  e  dei  comuni  e  delle  scuole,
compresi nel distretto; quelli del consiglio  scolastico  provinciale
sono pubblicati nell'albo del provveditorato agli studi e negli  albi
dei distretti e delle scuole della provincia;  quelli  del  Consiglio
nazionale della pubblica istruzione sono  pubblicati  nel  bollettino
ufficiale del Ministero della pubblica istruzione. 
  3. Non sono soggetti a pubblicazione all'albo gli atti  concernenti
singole persone, salvo contraria richiesta dell'interessato. 
  4. Si osservano inoltre le disposizioni in materia  di  accesso  ai
documenti amministrativi, di cui alla legge 7 agosto 1990 n. 241. 

Capo VII
ORGANI COLLEGIALI DELLA SCUOLA MATERNA

                              Art. 44. 
                Consigli di circolo di scuola materna 
 
  1. Presso ogni direzione didattica di  scuola  materna  statale  e'
costituito il consiglio  di  circolo.  Esso  e'  formato  secondo  le
disposizioni di cui all'articolo 8. 
  2. Il consiglio di circolo ha potere  deliberante,  oltre  che  per
quanto riguarda l'approvazione del  bilancio  preventivo,  del  conto
consuntivo e in  ordine  all'impiego  dei  mezzi  finanziari  per  il
funzionamento amministrativo e didattico del  circolo,  sui  seguenti
argomenti: 
    a) adozione del regolamento interno del circolo,  che  deve,  fra
l'altro, stabilire le modalita' per la vigilanza dei bambini  durante
l'ingresso e la permanenza  nella  scuola  nonche'  durante  l'uscita
dalla medesima; 
    b) determinazione dei criteri di  attuazione  degli  orientamenti
dell'attivita'  educativa  e  per   l'organizzazione   dell'attivita'
medesima; 
    c) acquisto, conservazione e rinnovo  delle  attrezzature  e  del
materiale di gioco necessari al funzionamento del circolo; 
    d) le forme e le  modalita'  per  lo  svolgimento  di  iniziative
assistenziali che possano essere assunte dal circolo, per l'opera  di
prevenzione sanitaria e per l'attivita' dell'assistenza sociale; 
    e) promozione di contatti con altri circoli al fine di realizzare
scambi di informazioni e di esperienze e di  intraprendere  eventuali
iniziative di collaborazione; 
    f) partecipazione del circolo ad attivita' ricreative  e  ludiche
di particolare interesse educativo. 
  3. Per quanto non e' previsto  nel  presente  articolo  si  applica
quanto disposto dall'articolo 10. 
                              Art. 45. 
Comitato per la  valutazione  del  servizio  dei  docenti  di  scuola
                               materna 
 
  1. Per la composizione e  il  funzionamento  del  comitato  per  la
valutazione del servizio dei docenti di  scuola  materna  si  applica
quanto disposto dall'articolo 11. 
                              Art. 46. 
               Collegio degi docenti di scuola materna 
  1. Presso ogni direzione didattica di  scuola  materna  statale  e'
istituito il collegio dei docenti. Esso e' composto  dai  docenti  di
ruolo e non di ruolo del  circolo  ed  e'  presieduto  dal  direttore
didattico. Fanno parte del collegio anche i docenti di sostegno, che,
ai sensi dell'articolo 315, comma 5, sono contitolari  delle  sezioni
interessate. 
  ((2. Il collegio dei docenti svolge i compiti di cui  al  comma  2,
lettere b), h), i), l), dell'articolo 7. )) Inoltre: 
    a) cura la programmazione dell'azione educativa anche al fine  di
adeguare  gli  orientamenti  educativi   alle   specifiche   esigenze
ambientali e dello sviluppo psicofisico dei bambini; 
    b) provvede alla scelta delle attrezzature  e  del  materiale  di
gioco; 
    c) adotta iniziative di sperimentazione metodologica  nel  quadro
della disciplina di cui all'articolo 277; 
    d) adotta iniziative per promuovere l'aggiornamento dei docenti e
i rapporti di informazione e di collaborazione  con  i  genitori  dei
bambini. 
  3. Per quanto non previsto dal presente articolo si applica  quanto
disposto dall'articolo 7. 
                              Art. 47. 
   Norma transitoria sugli organi collegiali della scuola materna 
 
  1. Fino a quando non siano costituite le  direzioni  didattiche  di
scuola materna: 
    a) si estendono in  quanto  applicabili  le  norme  del  presente
titolo sugli organi di gestione; 
    b) il collegio dei docenti di scuola materna e il comitato per la
valutazione  del  servizio  vengono  istituiti  presso  la  direzione
didattica della scuola elementare del circolo di appartenenza; 
    c) i docenti della scuola materna partecipano alle  elezioni  del
consiglio  di  circolo  della  scuola  elementare  in  cui   prestano
servizio. Ai rappresentanti del predetto personale sono riservati uno
o due dei seggi da attribuire al personale docente a  seconda  che  i
componenti del consiglio di circolo siano rispettivamente 14 o 19. 

Capo VIII
NORME PARTICOLARI

                              Art. 48. 
    Tutela delle minoranze nelle province di Trieste e di Gorizia 
 
  1. Nei consigli scolastici distrettuali e nei  consigli  scolastici
provinciali delle province di Trieste e  di  Gorizia  un  quarto  dei
rappresentanti del personale docente delle scuole statali e un quinto
dei  rappresentanti  dei  genitori  degli   alunni   sono   riservati
rispettivamente ai docenti e ai genitori degli  alunni  delle  scuole
statali con lingua d'insegnamento slovena. 
  2. Nei consigli scolastici distrettuali delle province di Trieste e
di Gorizia un quinto dei rappresentanti  degli  alunni  e'  riservato
agli alunni delle scuole statali con lingua di insegnamento slovena. 
  3. Nelle stesse province i consigli  scolastici  distrettuali  e  i
consigli scolastici provinciali sono tenuti, quando trattano problemi
comunque riguardanti il funzionamento  delle  scuole  con  lingua  di
insegnamento slovena e i  piani  provinciali  relativi  ai  corsi  di
istruzione degli adulti e alle attivita' di educazione  permanente  e
di istruzione ricorrente degli adulti di lingua  materna  slovena,  a
richiedere il parere della commissione di cui all'articolo 624. 
  4.  Tali  consigli,  qualora  assumano,   nel   loro   compito   di
formulazione del programma, decisioni difformi dal parere di  cui  al
comma 3, debbono adeguatamente motivarne le ragioni di merito. 
  5. Qualora trattasi di delibere adottate dai predetti organi  nelle
anzidette  materie  da  inviare  alle  competenti  autorita'  per  le
ulteriori determinazioni,  sono  allegati  i  pareri  espressi  dalla
commissione di cui al comma 3. 
                              Art. 49. 
    Disposizioni particolari per le province di Trento e Bolzano 
 
  1. Sono fatte salve le disposizioni vigenti in  materia  di  organi
collegiali della scuola per le province di Trento e di Bolzano. 
                              Art. 50. 
Conservatori di musica. Accademie di belle arti. Accademie  nazionali
   di danza e d'arte drammatica e Istituti superiori per le industrie
   artistiche. 
 
  1. Le norme del presente titolo non si applicano ai conservatori di
musica, alle accademie di belle arti, all'Accademia nazionale  d'arte
drammatica  all'Accademia  nazionale  di  danza  ed   agli   Istituti
superiori  per  le  industrie  artistiche,  salvo   quelle   che   si
riferiscono al comitato di valutazione di  cui  all'articolo  11;  al
Consiglio nazionale  della  pubblica  istruzione  e,  nell'ambito  di
questo ultimo, ai consigli di disciplina e per il contenzioso. 
  2. Alle istituzioni di cui al comma 1 si applicano le  norme  della
parte II, titolo VI. 

TITOLO II
RAZIONALIZZAZIONE DELLA RETE SCOLASTICA, ISTITUZIONE DELLE SCUOLE E
ISTITUTI DI OGNI ORDINE E GRADO, FORMAZIONE DELLE SEZIONI E DELLE
CLASSI E CALENDARIO SCOLASTICO.
Capo I
RAZIONALIZZAZIONE DELLA RETE SCOLASTICA

                              Art. 51. 
    Piano pluriennale di razionalizzazione della rete scolastica 
 
  1. Allo scopo di assicurare  il  graduale  ridimensionamento  delle
unita' scolastiche, il Ministro della pubblica istruzione  stabilisce
i criteri, tempi e modalita' per la definizione e l'articolazione  di
un piano pluriennale di razionalizzazione della rete scolastica. 
  2. Il piano pluriennale e' definito ed approvato  con  decreto  del
Ministro della  pubblica  istruzione  ed  e'  aggiornato  annualmente
tenendo conto dei mutamenti intervenuti. 
  3. Il piano deve tener conto, per ciascuna  provincia,  del  numero
degli alunni frequentanti i vari gradi e ordini di scuola, delle  sue
prevedibili variazioni in  relazione  all'evoluzione  demografica  in
atto nell'ambito territoriale considerato, nonche'  delle  specifiche
esigenze socioeconomiche  in  esso  esistenti.  In  particolare,  con
effetto dalla data di entrata in vigore dei  decreti  legislativi  da
emanarsi ai sensi dell'articolo 4 della legge 24  dicembre  1993,  n.
537 ed ai fini da essa previsti, esso terra' conto altresi' dell'eta'
degli alunni, del numero degli alunni portatori  di  handicap,  delle
esigenze delle zone definite  a  rischio  per  problemi  di  devianza
giovanile  e  minorile  e,  con   specifica   considerazione,   delle
necessita' e dei disagi  che  possono  determinarsi  in  relazioni  a
situazioni locali, soprattutto nelle comunita' e zone montane e nelle
piccole isole. 
  4. A partire dall'anno scolastico 1989-90 si deve procedere  ad  un
graduale ridimensionamento delle unita' scolastiche  sulla  base  dei
seguenti parametri: almeno 50 posti  di  insegnamento,  ivi  compresi
quelli relativi  alle  sezioni  di  scuola  materna,  per  i  circoli
didattici: almeno 12 classi per le scuole medie; almeno 25 classi per
gli  istituti  e  scuole  di  istruzione  secondaria  superiore,  ivi
compresi   i   licei   artistici   e   gli   istituti   d'arte.    Il
ridimensionamento   deve   essere   effettuato   senza   pregiudicare
l'erogazione del servizio nel territorio. 
  5. Il piano deve prevedere le fusioni e le soppressioni  necessarie
di unita' scolastiche, determinandone modalita' e  tempi  sulla  base
delle  previsioni  sulle  cessazioni  dal  servizio   del   personale
scolastico interessato. 
  6.  Il   Ministro   della   pubblica   istruzione   puo'   disporre
l'aggregazione anche di istituti di istruzione  secondaria  superiore
di diverso ordine e  tipo.  Nei  comuni  montani  con  meno  di  5000
abitanti possono essere costituiti  istituti  comprensivi  di  scuola
materna, elementare e media secondo criteri e modalita' stabiliti con
ordinanza del Ministro della pubblica istruzione. 
  7. Nell'ipotesi di cui al comma 6  gli  oneri  di  personale  e  di
funzionamento che, ai sensi delle vigenti disposizioni,  risultino  a
carico  di  piu'  enti  sono  ripartiti  sulla  base  di  un'apposita
convenzione da stipularsi tra il provveditore agli studi e  gli  enti
interessati. 
                              Art. 52. 
Razionalizzazione della distribuzione territoriale delle  istituzioni
                              educative 
 
  1. Il piano  di  razionalizzazione  di  cui  all'articolo  51  deve
prevedere anche la graduale soppressione dei convitti nazionali,  dei
convitti annessi  agli  istituti  tecnici  e  professionali  e  degli
educandati femminili dello Stato che accolgono meno di 30  convittori
o semiconvittori. 
  2. Per i criteri e le modalita' si applicano le disposizioni di cui
all'articolo 51. 

Capo II
ISTITUZIONE DELLE SCUOLE STATALI MATERNE, ELEMENTARI
E DEGLI ISTITUTI DI ISTRUZIONE SECONDARIA E ARTISTICA

                              Art. 53. 
Istituzione  delle  scuole  statali  e  delle  istituzioni  educative
                               statali 
 
  1. L'istituzione delle scuole statali materne, elementari, medie  e
secondarie superiori viene effettuata dagli organi statali competenti
secondo le  norme  degli  articoli  successivi,  sentite  le  regioni
interessate sull'ordine di priorita' ai fini della loro attivita'  di
programmazione regionale. Restano ferme le  competenze  dei  consigli
scolastici provinciali. 
  2. I convitti nazionali e gli educandati femminili dello Stato sono
istituiti con decreto del  Ministro  della  pubblica  istruzione,  di
concerto con i Ministri dell'interno e del tesoro. 
                              Art. 54. 
                  Istituzione delle scuole materne 
 
  1. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di  concerto
con  il  Ministro  del  tesoro,  e'  determinato,  distintamente  per
ciascuna provincia, il  piano  annuale  delle  nuove  istituzioni  di
sezioni di scuola materna statali, su motivate proposte formulate dai
provveditori agli studi, sentiti i consigli scolastici provinciali  e
considerate le richieste dei comuni. 
  2. Le sezioni di scuole materne statali sono istituite con  decreto
del   provveditore   agli   studi.   Ai   fini    della    precedenza
nell'istituzione delle scuole sara' tenuto conto delle  sedi  ove  si
accertino maggiori condizioni obiettive di bisogno,  con  particolare
riferimento alle zone depresse o di accelerata urbanizzazione. 
                              Art. 55. 
                 Istituzione delle scuole elementari 
 
  1. Le scuole elementari sono istituite con decreto del provveditore
agli studi. 
  2. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione il territorio
del provveditorato agli studi e' ripartito in  circoli  didattici  la
cui direzione ha sede in una delle scuole. 
  3. Le nuove istituzioni e gli adeguamenti sono  effettuati  tenendo
prioritariamente presenti  le  necessita'  derivanti  dallo  sviluppo
della popolazione scolastica, la situazione ambientale  e  l'esigenza
che ogni circolo sia compreso in un unico distretto scolastico. 
  4. Il Ministro della  pubblica  istruzione  adegua  annualmente  la
distribuzione sul territorio dei  circoli  didattici  esistenti,  nei
limiti del complessivo organico dei direttori  didattici  di  cui  al
comma 6 e in conformita' al piano pluriennale previsto  dall'articolo
51. 
  5. Il numero complessivo di alunni per ciascun plesso  deve  essere
superiore a venti, ad eccezione  dei  plessi  ubicati  nelle  piccole
isole e nelle  zone  di  montagna,  nelle  quali  le  difficolta'  di
collegamento non consentano la  possibilita'  di  accorpamento  o  di
trasporto degli alunni in altre scuole. 
  6.  Il  ruolo  organico  del  personale  direttivo   della   scuola
elementare e' stabilito in 5000 posti. 
                              Art. 56. 
                   Istituzione delle scuole medie 
 
  1. Le scuole medie sono istituite con decreto  del  Ministro  della
pubblica istruzione di concerto con il Ministro del tesoro. 
  2. Ciascuna scuola ha, di regola, non oltre 24 classi. 
  3. Possono funzionare classi collaterali, nonche'  corsi  e  classi
distaccati in frazioni dello stesso comune o in comuni viciniori. 
  4. Nelle localita' nelle quali,  per  ragioni  topografiche  e  per
mancanza di idonee comunicazioni,  non  possano  funzionare  corsi  o
classi distaccati, ne' possa organizzarsi il trasporto gratuito degli
alunni, il Ministro della pubblica istruzione,  d'intesa  con  quello
degli interni e con quello del tesoro,  promuove  iniziative  atte  a
consentire il compimento dell'istruzione  media  obbligatoria,  sulla
base degli insegnamenti previsti dal presente testo unico, sempreche'
vi siano almeno quindici obbligati che abbiano conseguito la  licenza
elementare. 
                              Art. 57. 
Istituzione dei ginnasi-licei classici, dei licei scientifici,  degli
                         istituti magistrali 
 
  1. I ginnasi-licei classici,  i  licei  scientifici,  gli  istituti
magistrali sono istituiti con decreto  del  Ministro  della  pubblica
istruzione di concerto con il Ministro del tesoro. 
                              Art. 58. 
                 Istituzione delle scuole magistrali 
 
  1. Le scuole magistrali sono istituite, nel numero massimo di otto,
con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di  concerto  con
il Ministro del tesoro, a seguito di convenzione con gli enti locali. 
                              Art. 59. 
                 Istituzione degli istituti tecnici 
 
  1. Gli istituti di istruzione tecnica sono  istituiti  con  decreto
del Ministro della pubblica istruzione, di concerto  con  i  Ministri
dell'interno e del tesoro e  con  gli  altri  Ministri  eventualmente
interessati. 
  2. Il decreto determina il contributo annuo a  carico  dello  Stato
per la istituzione e il funzionamento  degli  istituti  e  gli  oneri
assunti dagli enti locali e gli eventuali oneri assunti, agli  stessi
fini, da enti e privati. Lo stesso decreto  puo'  inoltre  istituire,
sempre che non ne derivi maggior  onere  per  l'erario,  un  convitto
annesso   all'istituto    tecnico    e    determinarne    le    norme
sull'ordinamento, sul funzionamento e sull'amministrazione. 
  3. Il decreto istitutivo di istituti aventi finalita' e ordinamenti
speciali determina altresi' la finalita' degli  istituti,  la  durata
dell'insegnamento, le materie di insegnamento, i titoli di ammissione
degli alunni, i diplomi che saranno rilasciati. 
                              Art. 60. 
              Istituzione degli istituti professionali 
  1. Gli  istituti  professionali  sono  istituiti  con  decreto  del
Ministro della pubblica  istruzione,  di  concerto  con  il  Ministro
dell'interno e con il Ministro del tesoro e con  gli  altri  Ministri
eventualmente   interessati,   acquisita   l'indicazione   vincolante
dell'ordine di priorita' della regione competente. 
  2. Il decreto determina il contributo annuo a  carico  dello  Stato
per la istituzione e il funzionamento  degli  istituti  e  gli  oneri
assunti dagli enti locali e gli eventuali oneri assunti, agli  stessi
fini, da enti e privati. Lo stesso decreto puo' inoltre istituire, ((
sempre che non ne derivi maggior onere per l'erario )),  un  convitto
annesso  all'istituto   professionale   e   determinarne   le   norme
sull'ordinamento, sul funzionamento e sull'amministrazione. 
  3. Il decreto istitutivo  determina  altresi'  la  finalita'  degli
istituti, la durata dell'insegnamento, le materie di insegnamento,  i
titoli di ammissione degli alunni, i diplomi che saranno  rilasciati.
Le successive modificazioni  all'ordinamento  didattico  dei  singoli
istituti, che non comportino maggiori oneri  per  il  bilancio  dello
Stato,  sono  disposte  con  decreto  del  Ministro  della   pubblica
istruzione. 
                              Art. 61. 
                  Istituzione degli istituti d'arte 
 
  1. Gli istituti d'arte sono  istituiti  con  decreto  del  Ministro
della pubblica istruzione, di concerto con il Ministro del tesoro. 
  2. Il decreto istitutivo fissa il numero e la natura delle  sezioni
che  compongono  l'istituto,  il  numero  delle  ore  settimanali  di
insegnamento da affidare per incarico, indica il contributo  annuo  a
carico  dello  Stato  per  l'istituzione  e  il  funzionamento  dell'
istituto e gli eventuali oneri assunti, agli stessi fini, da  enti  e
privati. 
                              Art. 62. 
                   Istituzione dei licei artistici 
 
  1. I licei artistici sono istituiti con decreto del Ministro  della
pubblica istruzione di concerto con il Ministro del tesoro. 
  2. Il decreto istitutivo stabilisce il contributo  annuo  a  carico
dello  Stato  e  determina,  nell'ambito  dell'ordinamento  didattico
vigente, i corsi che costituiscono l'Istituto. 
                              Art. 63. 
Istituzione dei conservatori di  musica,  delle  accademie  di  belle
   arti; dell'accademia nazionale d'arte drammatica e  dell'accademia
   nazionale di danza; degli  istituti  superiori  per  le  industrie
   artistiche. 
 
  1. I conservatori  di  musica,  le  accademie  di  belle  arti,  l'
accademia nazionale d'arte  drammatica  e  l'accademia  nazionale  di
danza e gli istituti  superiori  per  le  industrie  artistiche  sono
istituiti con decreto  del  Ministro  della  pubblica  istruzione  di
concerto con il Ministro del tesoro. Con le stesse modalita'  possono
essere  istituite  in  comuni  diversi  da  quelli  in  cui  ha  sede
l'istituto,  sezioni  staccate  con  uno  o  piu'  corsi,  e,  per  i
conservatori di musica, anche limitatamente al periodo inferiore. Per
gli istituti superiori per le industrie  artistiche  si  provvede  in
conformita' a quanto previsto dall'articolo 217. 
  2. Il decreto istitutivo stabilisce il contributo  annuo  a  carico
dello  Stato;  determina,  nell'ambito   dell'ordinamento   didattico
vigente, i corsi  che  costituiscono  l'istituto;  fissa  la  tabella
concernente i posti di ruolo del personale direttivo e docente e  gli
insegnamenti da conferire per  incarico  nonche'  i  posti  di  ruolo
direttivo amministrativo e  del  restante  personale  amministrativo,
tecnico e ausiliario. 
  3. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione  di  concerto
con il Ministro del tesoro le scuole di musica esistenti  presso  gli
Istituti per ciechi "I. Cavazza"  di  Bologna,  "D.  Martuscelli"  di
Napoli, "S. Alessio"  di  Roma,  "Istituto  per  ciechi"  di  Milano,
"Configliachi" di Padova possono essere  trasformate  in  sezioni  di
conservatori, anche se abbiano sede nello stesso Comune.  Il  decreto
istitutivo fissa  le  modalita'  di  funzionamento  di  tali  sezioni
speciali,  nonche'  le  norme  concernenti  il  numero  dei  corsi  e
l'inquadramento in ruolo  del  personale  docente  e  amministrativo,
tecnico e ausiliario. La ripartizione  fra  i  singoli  Istituti  dei
posti e degli insegnamenti relativi alle predette sezioni e' disposta
con decreto del Ministro della pubblica istruzione. 

Capo III
ISTITUZIONE DELLE SCUOLE E ISTITUTI A CARATTERE ATIPICO
Sezione I: Istituto statale Augusto Romagnoli di specializzazione per
gli educatori dei minorati della vista.

                              Art. 64. 
           Istituto statale "Augusto Romagnoli". Finalita' 
 
  1. L'Istituto statale Augusto Romagnoli di specializzazione per gli
educatori dei minorati della vista e'  alle  dirette  dipendenze  del
Ministero della pubblica istruzione ed assolve i seguenti compiti: 
    a) specializza gli educatori e i docenti per gli istituti  e  per
le scuole dei minorati della vista; 
    b) specializza gli educatori e i docenti per gli istituti  e  per
le scuole per minorati psichici privi della vista; 
    c) effettua e promuove ricerche, studi  e  pubblicazioni  per  il
progresso educativo dei minorati della vista; 
    d) presta opera di assistenza e consulenza tecnica in materia  di
istruzione ed educazione speciale; 
    e) organizza corsi speciali di aggiornamento e di perfezionamento
per gli educatori dei minorati della vista; 
    f) promuove la ricerca e lo studio di materiale  didattico  e  di
apparecchi ad uso dei minorati della vista. 
                              Art. 65. 
                Convitto - scuole annesse - strutture 
 
  1. All'istituto statale "Augusto Romagnoli" di specializzazione per
gli educatori dei minorati della vista e' annesso, in  forza  di  una
convenzione da stipularsi tra il Ministero della pubblica  istruzione
e un  istituto  per  ciechi  dotato  di  personalita'  giuridica,  un
convitto di educandi minorati della vista. 
  2. Presso il predetto istituto  statale  funzionano,  ai  fini  del
tirocinio degli allievi: 
    a) la scuola materna; 
    b) la scuola  elementare  con  classi  speciali  per  ambliopi  e
tardivi; 
   c) una scuola media per il compimento dell'obbligo scolastico. 
  3. L'istituto dispone di: 
    a) una biblioteca in caratteri Braille e in stampa comune; 
    b) un gabinetto per gli studi di psicologia. 
                              Art. 66. 
                Funzionamento. Ammissione. Personale 
 
  1.  Le  norme  relative  al  funzionamento  dell'istituto   statale
"Augusto  Romagnoli"  di  specializzazione  per  gli  educatori   dei
minorati della vista  sono  stabilite  con  apposito  regolamento  da
emanarsi con decreto del Ministro della pubblica istruzione,  sentite
le  associazioni  e  gli  enti  interessati  con  l'osservanza  delle
disposizioni di cui all'articolo 17 della legge 23  agosto  1988,  n.
400. 
  2.  I  ciechi  sono  ammessi  ai  corsi   aventi   i   compiti   di
specializzazione di cui al comma 1, lettere a) e b) dell'articolo  64
senza limiti di numero. Il numero  dei  posti  riservati  ai  vedenti
viene stabilito dal Ministero della pubblica  istruzione  sulla  base
delle norme regolamentari di cui al comma 1 del presente articolo. 
  3. I corsi aventi compiti di specializzazione per gli educatori dei
minorati  della  vista,  di  cui  al  comma  1,  lettere  a)   e   b)
dell'articolo 64 hanno la durata di almeno un anno. 
  4. Il ruolo organico del personale dell'istituto  statale  "Augusto
Romagnoli" di specializzazione per gli educatori dei  minorati  della
vista comprende le seguenti qualifiche: 
   preside; 
   docente di pedagogia; 
   docente di tirocinio; 
   assistente di tirocinio; 
   docente di didattica musicale; 
   istruttore tecnico pratico; 
   assistenti; 
   docenti di scuola materna; 
   personale amministrativo, tecnico e ausiliario. 
  5. Il preside dell'istituto statale  di  specializzazione  per  gli
educatori dei minorati della vista dirige anche le scuole annesse  di
cui all'articolo 65, comma 2 lettere a), b), c). Ai posti di preside,
di docente e di assistente si accede ai sensi degli  articoli  398  e
seguenti salvo quanto disposto dal presente capo. 
  6. Il posto di docente di didattica della musica  della  scuola  di
specializzazione e' conferito mediante concorso pubblico  per  titoli
ed esami fra coloro che sono forniti del diploma di composizione o di
magistero  di  pianoforte   e   del   diploma   di   specializzazione
dell'istituto "Augusto Romagnoli". 
  7. Al docente di didattica musicale si  applicano  le  norme  sullo
stato giuridico e il trattamento economico degli insegnanti di musica
degli istituti magistrali. 
  8.  Gli  insegnamenti  della  psicologia,  della  pediatria,  dell'
educazione fisica, dell'oculistica, sono  affidati  per  incarico  su
proposta del preside dell'istituto. 
  9. Le nomine provvisorie a posti di ruolo vacanti  o  per  supplire
titolari assenti  sono  conferite  ai  sensi  degli  articoli  520  e
seguenti. 
  10. Il posto di istruttore tecnico-pratico viene conferito mediante
concorso al quale possono partecipare coloro  che  sono  forniti  del
diploma dell'istituto statale di specializzazione "Augusto Romagnoli"
e in possesso di un titolo di studio non inferiore  alla  licenza  di
scuola media. All'istruttore tecnico-pratico si  applicano  le  norme
giuridiche  e  il  trattamento  economico  previsto  per  i   docenti
tecnico-pratici. 
  11. I posti del personale docente e del personale assistente  fanno
parte di distinti ruoli speciali provinciali. 
  12. Il personale amministrativo, tecnico e ausiliario appartiene ai
ruoli provinciali. 

Sezione II: Istituti per sordomuti e istituti per non vedenti

                              Art. 67. 
Istituti per sordomuti di Roma, Milano e Palermo e istituti  per  non
                               vedenti 
  1. L'ordinamento degli istituti per sordomuti  di  Roma,  Milano  e
Palermo e' stabilito con regolamento governativo. 
  2. Per gli istituti per non vedenti si  applicano  le  disposizioni
richiamate nell'articolo 322. 
  3. L'accesso a posti di ruolo nelle  sezioni  e  classi  di  scuole
statali funzionanti negli istituti per non vedenti e  negli  istituti
per sordomuti ha luogo mediante concorsi speciali. 
  4. Detti concorsi si  svolgono  secondo  le  modalitastabilite  dal
presente  testo  unico,  rispettivamente,  per  il  reclutamento  del
personale direttivo e per il reclutamento del  personale  docente.  I
programmi di esame saranno adeguati alle  specifiche  caratteristiche
educative e didattiche delle predette istituzioni. 
  5. Ai concorsi speciali di cui al comma 4 sono ammessi coloro  che,
in possesso dei requisiti di  cui  al  presente  testo  unico,  siano
forniti di apposito titolo di specializzazione conseguito al  termine
di un corso biennale teorico-pratico presso  l'istituto  statale  "A.
Romagnoli" di specializzazione per i  minorati  della  vista,  presso
l'istituto professionale  di  Stato  per  sordomuti  "A.  Magarotto",
nonche'  presso  altri  istituti  riconosciuti  dal  Ministero  della
pubblica istruzione. I programmi del predetto corso sono (( approvati
con decreto del Ministro della pubblica  istruzione  )),  sentito  il
Consiglio nazionale della pubblica istruzione. 
  6. L'accesso ai  ruoli  del  personale  assistente-educatore  degli
istituti statali per sordomuti e per non vedenti  ha  luogo  mediante
concorsi per titoli ed esami, e mediante concorsi per soli titoli, ai
quali possono  partecipare  soltanto  coloro  che,  in  possesso  dei
requisiti di cui al presente testo unico e del diploma  di  maturita'
magistrale, abbiano conseguito apposito titolo di specializzazione al
termine di un corso biennale teorico-pratico presso scuole o istituti
riconosciuti dal Ministero della pubblica istruzione. I programmi del
predetto corso  sono  approvati  con  decreto  del  Ministro  per  la
pubblica istruzione, sentito il Consiglio  nazionale  della  pubblica
istruzione. 
  7. Per lo svolgimento  dei  concorsi  si  applicano  le  norme  del
presente testo unico. 
  8. Il servizio prestato dal  personale  assistente-educatore  negli
istituti di cui al comma 1 e' riconosciuto come titolo valutabile nei
concorsi magistrali. 

Sezione III: Scuola nazionale professionale di massofisioterapia.

                              Art. 68. 
         Scuola nazionale professionale di massofisioterapia 
                         Ammissione - Titoli 
 
  1. Nell'istituto d'istruzione professionale per i ciechi di Firenze
e' istituita una Scuola nazionale professionale di  massofisioterapia
riservata soltanto ai ciechi per  il  conseguimento  del  diploma  di
massofisioterapia. 
  2. Il titolo di studio minimo per l'ammissione  e'  la  licenza  di
scuola media. 
  3. L'ammissione  e'  subordinata  al  superamento  da  parte  degli
aspiranti di un esame preliminare che si effettua  con  le  modalita'
stabilite dal regolamento di cui all'articolo 69. 
  4. La durata dell'insegnamento nella scuola nazionale professionale
per  massofisioterapia  e'  di  tre  anni,  distinti  in  un  biennio
culturale  e  professionale  teorico-pratico  e  di  un  terzo   anno
riservato al perfezionamento con  tirocinio  di  pratica  giornaliera
effettiva per non meno di 6 mesi presso ospedali o ambulatori o  enti
similari, indicati dal Ministero della sanita'. 
  5.  Al  termine  del  primo  corso  si  sostiene,  previo  giudizio
favorevole  di  scrutinio  finale,  in  unica  sessione,  l'esame  di
idoneita' per l'ammissione al secondo corso; al termine  del  secondo
corso si sostengono, ancora previo giudizio favorevole  di  scrutinio
finale, in unica sessione: 1) gli esami di licenza  con  i  quali  si
consegue titolo  equipollente  a  tutti  gli  effetti  a  diploma  di
qualifica professionale; 2) gli esami di idoneita'  per  l'ammissione
al terzo corso. 
  6. Al termine del terzo corso si sostiene l'esame di Stato  per  il
conseguimento  del   diploma   per   l'esercizio   professionale   di
massofisioterapia. 
                              Art. 69. 
                             Regolamento 
 
  1. Le norme relative al funzionamento della  scuola,  ai  programmi
culturali e professionali della medesima sono stabilite con  apposito
regolamento governativo da emanarsi su proposta  del  Ministro  della
pubblica istruzione, di concerto con i Ministri della sanita'  e  del
tesoro, secondo le disposizioni di cui all'articolo 17 della legge 23
agosto 1988 n. 400. 
                              Art. 70. 
                              Organico 
 
  1. L'organico  della  scuola  e'  costituito  secondo  la  seguente
tabella: 
 Personale docente: 
   Di ruolo - 2 Docenti tecnico professionali. 
   Incaricato - 1 Cultura medica professionale 
   Incaricato - 1 Cultura generale, cultura civica e tiflologica 
   Incaricato - 1 Matematica, contabilita' e scienze 
   Incaricato - 1 Lingue straniere 
   Incaricato - 1 Educazione fisica 
   Incaricato - 2 Dattilografia in nero e Braille 
   Incaricato - 1 Educazione alla vita di relazione. 
  Non si da' luogo all'incarico quando  non  sia  possibile  affidare
l'insegnamento per completamento di orario al  personale  docente  di
altra scuola o dell'istituto professionale. 
Personale amministrativo e tecnico: 
   Di ruolo - 1 Collaboratore amministrativo 
   Incaricato - 1 Tecnico vedente di gabinetto. 
  2. E' conferito per incarico l'insegnamento delle materie culturali
in generale. 
  3. L'insegnamento medico professionale e' conferito  anch'esso  per
incarico con retribuzione pari  a  quella  iniziale  dei  docenti  di
scuola media superiore. 
  4. I due docenti tecnico-pratici massofisioterapisti  sono  assunti
in  organico  per  concorso  per  titoli  ed  esami   fra   diplomati
massofisioterapisti di preferenza ciechi. Ad essi  per  completamento
d'orario  puoessere  affidato  -  a  giudizio  della   presidenza   -
l'insegnamento in parte di materie professionali. 
  5. Per l'accesso  ai  posti  di  ruolo  del  personale  docente  si
applicano le disposizioni di cui agli articoli 398 e seguenti. 
                              Art. 71. 
                               Rinvio 
 
  1. Per quanto non previsto nella presente sezione si  applicano  le
disposizioni di cui alla parte III del presente testo  unico  nonche'
quelle del regio decreto 29 agosto 1941, n. 1449,  sul  riordinamento
dell'istruzione professionale per i ciechi. 

Capo IV
FORMAZIONE DELLE CLASSI E DELLE SEZIONI

                              Art. 72. 
      ((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 27 DICEMBRE 1997, N. 449 )) 
                              Art. 73. 
            Piano concernente il rapporto allievi-classi 
 
  1. Il rapporto allievi-classi, previsto dal  piano  pluriennale  di
cui all'articolo 5, comma 6, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, e'
ridefinito, per gli anni scolastici 1993-94, 1994-95  e  1995-96,  in
conformita' al disposto dell'articolo 4, commi 10 e 11,  della  legge
24 dicembre 1993, n. 537. 

Capo V
CALENDARIO SCOLASTICO

                              Art. 74. 
     Calendario scolastico per le scuole di ogni ordine e grado 
  1. Nella scuola materna, elementare, media e negli istituti di 
istruzione secondaria superiore, l'anno scolastico ha inizio il 1 
settembre e termina il 31 agosto. 
  2. Le attivita' didattiche,  comprensive  anche  degli  scrutini  e
degli esami, e quelle  di  aggiornamento,  si  svolgono  nel  periodo
compreso tra il 1 settembre ed il 30 giugno con eventuale conclusione
nel mese di luglio degli esami di maturita'. 
  3. Allo svolgimento delle lezioni sono assegnati almeno 200 giorni.
  4.  L'anno  scolastico  puo'  essere  suddiviso,  ai   fini   della
  valutazione degli alunni, in due o tre periodi su deliberazione del
  collegio dei docenti da adottarsi per tutte le classi. 
  5. Il Ministro della  pubblica  istruzione,  sentito  il  Consiglio
nazionale  della  pubblica   istruzione,   determina,   con   propria
ordinanza, il termine delle attivita' didattiche e delle lezioni,  le
scadenze  per  le  valutazioni  periodiche  ed  il  calendario  delle
festivita' e degli esami. 
  6. (( COMMA ABROGATO DAL D.L. 28 GIUGNO 1995, N. 253 CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 8 AGOSTO 1995, n. 352 )). 
  7. Il sovrintendente scolastico regionale, sentiti la regione ed i 
consigli scolastici provinciali, determina la data  di  inizio  delle
lezioni ed il calendario relativo al loro svolgimento,  nel  rispetto
del disposto dei precedenti commi. 
  (( 7-bis. La determinazione delle date di inizio e  di  conclusione
delle lezioni e il calendario delle festivita' di cui ai commi 5 e  7
devono essere tali da consentire, oltre allo  svolgimento  di  almeno
200 giorni di effettive lezioni, la  destinazione  aggiuntiva  di  un
congruo numero di giorni per  lo  svolgimento,  anche  antimeridiano,
degli interventi di cui all'articolo 193-bis, comma 1. )) 
                               Art. 75 
Calendario scolastico per i conservatori di musica, le  accademie  di
belle arti, l'accademia nazionale di danza, l'accademia nazionale  di
                        arte drammatica e gli 
istituti superiori per le industrie artistiche 
 
  1. Per i conservatori di musica, per le accademie  di  belle  arti,
per l'accademia nazionale di danza, per l'accademia nazionale di arte
drammatica e per gli istituti superiori per le industrie  artistiche,
le norme relative all'anno scolastico e alle prove  di  esame  per  i
corsi a carattere post-secondario  sono  stabilite  con  decreto  del
Ministro della pubblica istruzione, tenendo conto delle  disposizioni
relative agli ordinamenti scolastici e delle particolari esigenze  di
detti istituti. ((41)) 
    
----------------

    
AGGIORNAMENTO (41) 
  Il D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212 ha disposto (con l'art. 14,comma 1)
che  "  per  ciascuna  istituzione,  con  l'emanazione  del  relativo
regolamento didattico  di  cui  all'articolo  10,  cessano  di  avere
efficacia le disposizioni legislative e  regolamentari  incompatibili
con  il  presente  regolamento  e  segnatamente  le  seguenti  norme:
articoli 75, 206 comma 1, lettera c),  207,  208,  209  limitatamente
alle Accademie, 210, 211, 217, 218, 219, 239, commi 1 e 5, 250,  252,
372, 374, 376 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297." 

TITOLO III
REGIONI
Capo I
TRASFERIMENTO DELLE FUNZIONI AMMINISTRATIVE
IN MATERIA DI ISTRUZIONE: INDICAZIONI NORMATIVE

                              Art. 76. 
Trasferimento delle funzioni amministrative in materia di  istruzione
                  alle regioni a statuto ordinario 
 
  1.  Le  regioni  a  statuto  ordinario   esercitano   le   funzioni
amministrative in materia di istruzione in applicazione  dei  decreti
del Presidente della Repubblica 14 gennaio  1972  n.  3,  14  gennaio
1972, n. 4, 15 gennaio 1972 n. 8, 15 gennaio 1972 n. 10, e 24  luglio
1977 n. 616. 
                              Art. 77. 
Norme di attuazione dello statuto speciale della regione  Sicilia  in
                        materia di istruzione 
  1. La  regione  Sicilia  esercita  le  funzioni  amministrative  in
materia di istruzione in applicazione (( dei decreti  del  Presidente
della Repubblica 16 febbraio 1979 )) n. 143 e 14 maggio 1985 n. 246. 
                              Art. 78. 
Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Sardegna  in
                        materia di istruzione 
 
  1. La regione  Sardegna  esercita  le  funzioni  amministrative  in
materia di istruzione in  applicazione  dei  decreti  del  Presidente
della Repubblica 22 maggio 1975 n. 480 e 19 giugno 1979 n. 348. 
                              Art. 79. 
Norme di  attuazione  dello  statuto  speciale  della  regione  Valle
                  d'Aosta in materia di istruzione 
  1. La regione Valle d'Aosta esercita le funzioni amministrative  in
materia di istruzione in applicazione  del  decreto  legislativo  del
Capo provvisorio dello Stato 11 novembre 1946 n. 365, del decreto del
Presidente della Repubblica 31 ottobre 1975 n. 861, (( della legge 16
maggio 1978 n. 196, )) del decreto del Presidente della Repubblica 22
febbraio 1982 n. 182 e del decreto legislativo 28  dicembre  1989  n.
433. 
                              Art. 80. 
Norme  di   attuazione   dello   statuto   speciale   della   regione
           Friuli-Venezia Giulia in materia di istruzione 
 
  1.  La  regione  Friuli-Venezia   Giulia   esercita   le   funzioni
amministrative in materia di istruzione in applicazione  dei  decreti
del Presidente della Repubblica 25 novembre 1975 n. 902 e 15  gennaio
1987 n. 469. 
  2. Le istituzioni scolastiche nella  provincia  di  Gorizia  e  nel
territorio di Trieste  sono  altresi'  disciplinate  dalla  legge  19
luglio 1961 n. 1012 e dalla legge 22 dicembre  1973,  n.  932,  salvo
quanto  previsto  in  materia  di  personale  dagli  articoli  425  e
seguenti. 
                              Art. 81. 
Norme  di   attuazione   dello   statuto   speciale   della   regione
            Trentino-Alto Adige in materia di istruzione 
 
  1.  La   regione   Trentino-Alto   Adige   esercita   le   funzioni
amministrative in materia di istruzione in applicazione  dei  decreti
del Presidente della  Repubblica  1  novembre  1973,  n.  689,  e  19
novembre 1987, n. 526 e dei decreti legislativi 16 marzo 1992, n. 266
e n. 267, fermo restando quanto previsto dai successivi commi. 
  2. La provincia di Bolzano esercita le funzioni  amministrative  in
materia di istruzione  previste  dal  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 10  febbraio  1983,  n.  89,  di  approvazione  del  testo
unificato dei decreti del Presidente della Repubblica 20 gennaio 1973
n. 116 e 4 dicembre 1981 n. 761, dai  decreti  del  Presidente  della
Repubblica 20 gennaio 1973 n. 115 e 15  luglio  1988  n.  301  e  dal
decreto legislativo 16 marzo 1992 n. 265. 
  3. La provincia di Trento esercita le  funzioni  amministrative  in
materia  scolastica  previste  dai  decreti  del   Presidente   della
Repubblica 12 agosto 1976 n. 667, 15 luglio 1988 n. 405 e dal decreto
legislativo 16 dicembre 1993, n. 592. 

Capo II
FORMAZIONE PROFESSIONALE E SISTEMA SCOLASTICO

                              Art. 82. 
  Raccordi fra la formazione professionale e il sistema scolastico 
 
  1. A coloro che abbiano conseguito  una  qualifica  o  mediante  la
frequenza di uno dei corsi di formazione professionale previsti dalla
legge 21 dicembre 1978, n. 845 o  direttamente  sul  lavoro  e'  data
facolta' di accesso  alle  diverse  classi  della  scuola  secondaria
superiore secondo le modalita' previste dal relativo ordinamento. Per
gli allievi che frequentano attivita'  di  formazione  professionale,
privi del titolo di assolvimento dell'obbligo scolastico, le  regioni
adottano, con il consenso dei medesimi, misure  atte  a  favorire  la
necessaria integrazione con  le  attivita'  didattiche  che  dovranno
essere attuate a cura della competente autorita'  scolastica,  a  cui
compete altresi' il conferimento del titolo. (42) ((42a)) 
  2.  Per  lo  svolgimento  delle  attivita'  rientranti  nelle  loro
attribuzioni le regioni possono utilizzare le sedi e le  attrezzature
degli istituti scolastici ai sensi  degli  articoli  95  e  96.  (42)
((42a)) 
  3. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e
di Bolzano esercitano nelle  materie  di  cui  al  presente  capo  le
competenze ad esse spettanti ai sensi dei rispettivi statuti e  delle
relative norme di attuazione. 
  4. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, d'intesa con
i  Ministri  della  difesa,  delle  finanze  e  del  lavoro  e  della
previdenza sociale,  e'  stabilita,  sulla  base  degli  insegnamenti
impartiti, la equipollenza dei titoli conseguiti al termine dei corsi
di  formazione  generale,   professionale   e   di   perfezionamento,
frequentati dagli arruolati  e  dai  sottoufficiali  in  applicazione
della legge 10 maggio  1983  n.  212,  con  quelli  rilasciati  dagli
istituti professionali,  ivi  compresi  quelli  conseguibili  con  la
frequenza dei corsi sperimentali di cui  al  decreto  del  Presidente
della Repubblica 19 marzo 1970, n. 253, anche ai fini dell'ammissione
agli esami di  maturita'  professionale.  In  relazione  al  suddetto
decreto sono rilasciati agli interessati i relativi titoli. 
  5.  In  materia  di  interventi  di  formazione  professionale   si
applicano anche le disposizioni dell'articolo 9 del decreto-legge  20
maggio 1993 n. 148, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  19
luglio 1993, n. 236. (42) ((42a)) 
 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (42)
Il D.Lgs 17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 31,  comma
2) che le disposizioni dei commi 1,  2  e  5  del  presente  articolo
continuano ad applicarsi limitatamente  alle  classi  di  istituti  e
scuole di istruzione secondaria superiore ancora funzionanti  secondo
il precedente ordinamento, ed agli alunni ad essi  iscritti,  e  sono
abrogate a decorrere  dall'anno  scolastico  successivo  al  completo
esaurimento delle predette classi.
 
    
-------------


    
AGGIORNAMENTO (42a) 
  Il D.L. 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni  dalla
L. 2 aprile 2007, n. 40 nel modificare l'art. 31, comma 2  del  D.Lgs
17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 2, comma  8-ter)  che
"Dalle abrogazioni previste dall'articolo 31, comma  2,  del  decreto
legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, sono escluse le disposizioni del
testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, che
fanno riferimento agli istituti tecnici e professionali." 

TITOLO IV
EDILIZIA E ATTREZZATURE SCOLASTICHE

                              Art. 83. 
Competenze delle regioni a statuto ordinario in materia  di  edilizia
                             scolastica 
 
  1.  Le  funzioni  amministrative  in  materia  di  lavori  pubblici
concernenti le opere di edilizia scolastica sono esercitate,  per  il
rispettivo territorio, dalle regioni a statuto ordinario. 
  2. Tra le opere di edilizia scolastica  di  cui  al  comma  1  sono
comprese quelle relative ai licei artistici e agli istituti d' arte. 
                              Art. 84. 
Competenze delle regioni a statuto speciale in  materia  di  edilizia
                             scolastica 
 
  1. A  norma  dell'articolo  1  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 14  maggio  1985  n.  246  nel  territorio  della  regione
siciliana le attribuzioni degli organi centrali  e  periferici  dello
Stato   in   materia   di   edilizia   scolastica   sono   esercitate
dall'amministrazione regionale. 
  2. A  norma  dell'articolo  1  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 19  giugno  1979  n.  348  nel  territorio  della  regione
Sardegna le funzioni amministrative in materia di edilizia scolastica
sono esercitate dall'amministrazione regionale. 
  3.  A  norma  rispettivamente  dell'articolo  26  del  decreto  del
Presidente della Repubblica 25 novembre 1975 n. 902 e dell'articolo 1
della  legge  16  maggio  1978  n.  196  si  applicano  alla  regione
Friuli-Venezia Giulia e alla regione Valle  d'Aosta  le  disposizioni
contenute nell'articolo 83 in ordine al trasferimento delle  funzioni
amministrative in materia di edilizia scolastica. 
  4. A  norma  dell'articolo  5  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 1 novembre 1973 n. 687 sono esercitate dalle  province  di
Trento e Bolzano, per il rispettivo territorio, le attribuzioni degli
organi centrali e periferici  dello  Stato  in  materia  di  edilizia
scolastica. 
                              Art. 85. 
Competenze dei  comuni  e  delle  province  in  materia  di  edilizia
                             scolastica 
 
  1. Il comune esercita in materia di edilizia scolastica  i  compiti
attribuiti dalla legislazione statale e regionale che  sono  connessi
alla istruzione materna, elementare e media. 
  2. La provincia  esercita  in  materia  di  edilizia  scolastica  i
compiti attribuiti dalla legislazione statale e  regionale  che  sono
connessi alla  istruzione  secondaria  superiore  e  alla  formazione
professionale. 
  3. La materia dell'edilizia scolastica nella  scuola  elementare  e
media comprende  altresi'  gli  oneri  per  l'arredamento  e  per  le
attrezzature. 
  4. Gli edifici per le scuole materne statali possono essere annessi
ad edifici per scuole elementari statali. 
                              Art. 86. 
Principi  fondamentali  per  l'esecuzione  delle  opere  di  edilizia
                             scolastica 
 
  1. Le regioni, comprese quelle a statuto  speciale,  emanano  norme
legislative per l'affidamento e l'esecuzione delle opere di  edilizia
scolastica, nei limiti dei principi fondamentali  che  seguono  e  di
quelli stabiliti dalla legge quadro in materia di lavori pubblici  11
febbraio 1994, n. 109: 
    a) dovra' essere previsto che per l'esecuzione  delle  opere  gli
enti obbligati, province e comuni  e  consorzi  costituiti  tra  tali
enti, operino, ove possibile con piani organici,  per  incentivare  i
processi di industrializzazione edilizia; 
    b) dovranno essere previsti i tempi per l'acquisizione delle aree
occorrenti da parte degli enti competenti e dovra'  essere  garantita
l'osservanza delle norme tecniche di cui al successivo  articolo  90,
comma 6; 
    c)  dovranno  essere  previsti  i  tempi  per  la  progettazione,
approvazione  ed  esecuzione  delle  opere,  nonche'   le   procedure
surrogatorie regionali per i casi di inadempienza. 
                              Art. 87. 
                      Patrimonio indisponibile 
 
  1. Le opere realizzate ai sensi dell'articolo  86  appartengono  al
patrimonio indisponibile degli enti competenti  con  destinazione  ad
uso scolastico e con i conseguenti oneri di manutenzione. 
                              Art. 88. 
                   Aree per l'edilizia scolastica 
 
  1.  Per  l'individuazione  di  aree   da   destinare   all'edilizia
scolastica, non conformi alle previsioni degli strumenti urbanistici,
si applicano le disposizioni di cui all'articolo  10  della  legge  5
agosto 1975, n. 412. 
  2. In ogni caso vanno osservate le  norme  tecniche  relative  alla
edilizia scolastica e agli indici minimi di funzionalita'  didattica,
edilizia e urbanistica stabiliti con il decreto di  cui  al  comma  6
dell'articolo 90. 
                              Art. 89. 
          Edifici scolastici, palestre ed impianti sportivi 
 
  1. I  nuovi  edifici  scolastici,  comprensivi  di  palestre  e  di
impianti  sportivi,  devono  essere  distribuiti  sul  territorio   e
progettati  in  modo  da  realizzare  un  sistema  a   dimensioni   e
localizzazioni ottimali il quale: 
    a) configuri ogni edificio scolastico come struttura inserita  in
un contesto urbanistico e sociale che garantisca a tutti  gli  alunni
di formarsi nelle migliori  condizioni  ambientali  ed  educative  e,
compatibilmente con la preminente attivita' didattica  della  scuola,
consenta la fruibilita' dei servizi scolastici, educativi,  culturali
e  sportivi  da  parte   della   comunita',   secondo   il   concetto
dell'educazione permanente e consenta anche la piena attuazione della
partecipazione alla gestione della scuola; 
    b)  favorisca  l'integrazione  tra  piu'  scuole  di  uno  stesso
distretto scolastico, assicurando  il  coordinamento  e  la  migliore
utilizzazione delle attrezzature scolastiche e dei  servizi,  nonche'
la interrelazione tra le diverse esperienze educative; 
    c) consenta una facile accessibilita' alla scuola  per  le  varie
eta' scolari tenendo conto,  in  relazione  ad  esse,  delle  diverse
possibilita' di trasporto e permetta la scelta tra i  vari  indirizzi
di studi indipendentemente dalle condizioni economiche e sociali; 
    d) permetta la massima adattabilita' degli edifici scolastici per
l'attuazione  del  tempo  pieno  e  lo  svolgimento  delle  attivita'
integrative, in  relazione  al  rinnovamento  e  aggiornamento  delle
attivita' didattiche o di ogni altra attivita' di tempo prolungato. 
  2. Tutti gli edifici scolastici devono comprendere un'area  per  le
esercitazioni all'aperto. 
  3. Gli edifici per le scuole e istituti di istruzione secondaria  e
artistica devono essere dotati di una palestra  coperta,  quando  non
superino le 20 classi, e di due palestre quando le classi siano  piu'
di 20. Alla palestra devono essere annessi i locali  per  i  relativi
servizi. 
  4. Le aree e le palestre sono considerate  locali  scolastici  agli
effetti della  manutenzione,  della  illuminazione,  della  custodia,
della somministrazione del riscaldamento e della provvista  di  acqua
da parte degli enti locali. 
  5. Le attrezzature delle  palestre  fanno  parte  integrante  dell'
arredamento scolastico. 
  6.  Sono  privilegiati  i  progetti  volti  a  realizzare  impianti
sportivi polivalenti di uso  comune  a  piu'  scuole  e  aperti  alle
attivita' sportive delle comunita' locali e  delle  altre  formazioni
sociali operanti nel  territorio.  A  tal  fine  il  Ministero  della
pubblica istruzione e il Dipartimento per il turismo e lo  spettacolo
della presidenza del Consiglio dei Ministri  definiscono  d'intesa  i
criteri tecnici a cui  devono  corrispondere  gli  impianti  sportivi
polivalenti, nonche' lo schema di convenzione  da  stipulare  tra  le
autorita' scolastiche competenti e gli enti locali interessati per la
utilizzazione integrata degli impianti medesimi. 
  7. A norma dell'articolo 24 della legge 5 febbraio 1992 n. 104  gli
edifici scolastici, e relative palestre e impianti  sportivi,  devono
essere realizzati in conformita' alle norme dirette alla eliminazione
ed al superamento delle barriere architettoniche. 
                              Art. 90. 
    (( ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 11 GENNAIO 1996, N. 23)) 
                              Art. 91. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 11 GENNAIO 1996, N. 23)) 
                              Art. 92. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 11 GENNAIO 1996, N. 23)) 
                              Art. 93. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 11 GENNAIO 1996, N. 23)) 
                              Art. 94. 
Piano  di  utilizzazione  degli  edifici  scolastici  e   uso   delle
                            attrezzature 
  1. (( COMMA ABROGATO DALLA L. 11 GENNAIO 1996, N. 23)). 
  2. (( COMMA ABROGATO DALLA L. 11 GENNAIO 1996, N. 23)). 
  3. (( COMMA ABROGATO DALLA L. 11 GENNAIO 1996, N. 23)). 
  4. (( COMMA ABROGATO DALLA L. 11 GENNAIO 1996, N. 23)). 
  5. Il consiglio di circolo  o  di  istituto  consente  l'uso  delle
attrezzature della scuola da parte di altre scuole  che  ne  facciano
richiesta,  per  lo  svolgimento  di  attivita'  didattiche   durante
l'orario scolastico,  sempreche'  non  si  pregiudichino  le  normali
attivita'  della  scuola.  Il   consiglio   scolastico   distrettuale
stabilisce  i  criteri  generali  per  il  coordinamento  dell'uso  e
dell'organizzazione dei servizi necessari. 
                              Art. 95. 
Uso delle sedi e delle  attrezzature  scolastiche  nei  rapporti  tra
                          scuola e regioni 
 
  1. Per la realizzazione delle attivita' di formazione professionale
le regioni possono utilizzare le sedi degli  istituti  di  istruzione
secondaria superiore e le attrezzature di cui sono dotate, secondo le
norme previste dai commi 4 e 5, dell'articolo 96. 
  2.  Le  regioni,   mediante   apposite   convenzioni,   mettono   a
disposizione del sistema scolastico attrezzature e  personale  idonei
allo svolgimento di attivita' di lavoro e di  formazione  tecnologica
nell'ambito della  scuola  dell'obbligo  e  della  scuola  secondaria
superiore. 
                              Art. 96. 
Uso delle attrezzature delle scuole per attivita' diverse  da  quelle
                             scolastiche 
 
  1.  Per  lo  svolgimento  delle  attivita'  rientranti  nelle  loro
attribuzioni,  e'  consentito  alle  regioni  ed  agli  enti   locali
territoriali l'uso dei locali e delle  attrezzature  delle  scuole  e
degli istituti scolastici dipendenti  dal  Ministero  della  pubblica
istruzione,  secondo  i  criteri  generali  deliberati  dai  consigli
scolastici provinciali ai sensi della lettera f) dell'articolo 22. 
  2. A tal fine sono stipulate apposite convenzioni tra le regioni  e
gli enti locali territoriali con i competenti organi dello Stato. 
  3. In esse sono stabiliti  le  procedure  per  l'utilizzazione  dei
locali e delle attrezzature, i soggetti responsabili  e  le  spese  a
carico della regione per il personale, le  pulizie,  il  consumo  del
materiale e l'impiego dei servizi strumentali. 
  4.  Gli  edifici  e  le  attrezzature  scolastiche  possono  essere
utilizzati fuori dell'orario del servizio  scolastico  per  attivita'
che realizzino la funzione della scuola  come  centro  di  promozione
culturale, sociale e civile; il comune o la provincia hanno  facolta'
di disporne la temporanea concessione, previo assenso dei consigli di
circolo o  di  istituto,  nel  rispetto  dei  criteri  stabiliti  dal
consiglio scolastico provinciale. 
  5.  Le  autorizzazioni  sono  trasmesse  di  volta  in  volta,  per
iscritto, agli interessati che  hanno  inoltrato  formale  istanza  e
devono   stabilire   le   modalita'   dell'uso   e   le   conseguenti
responsabilita'  in  ordine  alla  sicurezza,  all'igiene   ed   alla
salvaguardia del patrimonio. 
  6. Nell'ambito delle strutture scolastiche, in orari  non  dedicati
all'attivita' istituzionale o  nel  periodo  estivo,  possono  essere
attuate, a norma dell'articolo 1 della legge 19 luglio 1991  n.  216,
iniziative volte a tutelare e favorire la  crescita,  la  maturazione
individuale e la socializzazione della persona di eta' minore al fine
di fronteggiare il rischio di coinvolgimento dei minori in  attivita'
criminose. 
                              Art. 97. 
Finanziamento delle opere di edilizia scolastica e  delle  spese  per
                      l'arredamento scolastico 
 
  1. Per il finanziamento delle opere di edilizia scolastica e  delle
spese per l'arredamento concernenti scuole statali di ogni  ordine  e
grado si osservano le disposizioni della legge 23 dicembre  1991,  n.
430 nei limti dei  relativi  stanziamenti  e  con  le  modalita'  ivi
stabilite. 
                              Art. 98. 
                 Accesso dei fonogrammi nelle scuole 
 
  1. In applicazione dell'articolo 8 della legge 5 febbraio 1992,  n.
93, il Ministro della  pubblica  istruzione  emana  disposizioni  per
incentivare l'accesso dei fonogrammi  anche  musicali  registrati  su
disco, nastro e  supporti  analoghi  nella  scuola,  quale  mezzo  di
diffusione della cultura  ed  ausilio  di  incentivazione  educativa,
determinandone i criteri e i programmi nell'ambito degli stanziamenti
di bilancio gia' autorizzati. 

Parte II
ORDINAMENTO SCOLASTICO
TITOLO I
LA SCUOLA MATERNA STATALE
Capo I
FINALITA’ E ORDINAMENTO DELLA SCUOLA MATERNA

                              Art. 99. 
                        Finalita' e caratteri 
 
  1.(( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )) ((39)) 
  2.(( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )) ((39)) 
  3. L'iscrizione e' facoltativa; la frequenza e' gratuita. 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo commi 1 e 2 continuano ad
applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi
di scuola elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo  il
precedente ordinamento ed  agli  alunni  ad  essi  iscritti,  e  sono
abrogate, a decorrere dall'anno  scolastico  successivo  al  completo
esaurimento delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 100. 
                     Requisiti per l'ammissione 
 
  1. L'ammissione alla scuola materna e' subordinata al possesso  del
requisito  dell'eta'  ((  .  .  .  ))  e  alla  presentazione   della
certificazione delle vaccinazioni di cui all'articolo 117. 
                              Art. 101. 
                      Formazione delle sezioni 
 
  1. La istituzione delle scuole  materne  e  la  composizione  delle
sezioni sono stabilite a norma degli articoli 54, 72 e 73. 
  2. Le scuole materne  statali  sono  composte  normalmente  di  tre
sezioni corrispondenti all'eta' dei bambini; le sezioni  non  possono
comunque superare il numero di nove. 
  3. Sono consentite sezioni con  bambini  di  eta'  diverse  e,  nei
centri minori, scuole costituite di una sola sezione. 
  4. Alla formazione delle sezioni provvede il direttore della scuola
sulla base di criteri generali stabiliti dal consiglio di  circolo  e
delle proposte del collegio dei docenti. 
                              Art. 102. 
         Integrazione nelle sezioni di bambini handicappati 
 
  1. Ai bambini handicappati e' garantito il diritto alla  educazione
nelle sezioni comuni di scuola materna, ai sensi  ed  in  conformita'
agli articoli 312 e seguenti. 
                              Art. 103. 
               Direzione della scuola materna statale 
 
  1. Fino a quando non sia costituito il ruolo  dei  direttori  della
scuola  materna,  la  direzione  delle  scuole  materne  statali   e'
affidata, nell'ambito del proprio  circolo,  al  direttore  didattico
della scuola elementare. 
                              Art. 104. 
   ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )) ((39)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3) che le disposizioni del presente articolo continuano ad applicarsi
limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi di  scuola
elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente
ordinamento ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate,  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 105. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 106. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 107. 
Oneri relativi alla manutenzione  e  gestione  delle  scuole  materne
   statali, alle loro attrezzature ed edilizia 
  1. La manutenzione, il riscaldamento, le spese normali di  gestione
e la custodia degli edifici  delle  scuole  materne  statali  sono  a
carico del comune ove hanno sede le scuole. E'  ugualmente  a  carico
del comune il personale di custodia. 
  2. Gli oneri per l'attrezzatura, l'arredamento e  il  materiale  di
gioco delle scuole materne statali sono  a  carico  dello  Stato.  Le
attrezzature, l'arredamento  ed  il  materiale  forniti  dallo  Stato
restano in proprieta' dei comuni  per  essere  utilizzati  unicamente
secondo l'originaria destinazione. 
  3. I contributi dello Stato previsti dall'articolo 7 della legge 16
settembre 1960, n. 1014, riguardano anche le spese di pertinenza  dei
comuni previste dal comma 1. 
  4. Nella ripartizione dei contributi tra i comuni  ai  sensi  della
lettera a) del comma 1 dell'articolo 8 (( della citata legge n. 1014,
del 1960, )) sara' preso in  considerazione  anche  il  numero  degli
alunni iscritti nelle scuole materne statali esistenti nel territorio
di ciascun comune. 
                              Art. 108. 
                        Assistenza scolastica 
 
  1. L'assistenza, compresa quella  sanitaria  e  assicurativa,  agli
alunni della scuola materna statale e' regolata secondo le  norme  in
vigore per gli alunni della scuola elementare. 

TITOLO II
L’ISTRUZIONE OBBLIGATORIA: DISPOSIZIONI
COMUNI ALLA SCUOLA ELEMENTARE E MEDIA
Capo I
OBBLIGO SCOLASTICO

                              Art. 109. 
                        Istruzione obbligatoria 
 
  1. In attuazione dell'articolo 34 della Costituzione,  l'istruzione
inferiore e' impartita nella scuola elementare e media.  Essa  ha  la
durata di almeno otto anni ed e' obbligatoria e gratuita. 
  2. (( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )). ((39)) 
  3. (( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )). ((39)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo commi 2 e 3 continuano ad
applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi
di scuola elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo  il
precedente ordinamento ed  agli  alunni  ad  essi  iscritti,  e  sono
abrogate, a decorrere dall'anno  scolastico  successivo  al  completo
esaurimento delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 110. 
                   Soggetti all'obbligo scolastico 
 
  1. Sono soggetti all'obbligo scolastico i fanciulli  dal  sesto  al
quattordicesimo anno di eta'. 
  2. Agli alunni handicappati e' consentito  il  completamento  della
scuola dell'obbligo anche fino al compimento del diciottesimo anno di
eta'. 
  3.  L'individuazione  dell'alunno  come  persona  handicappata   va
effettuata con le modalitadi cui all'articolo 313. 
                              Art. 111. 
          Modalita' di adempimento dell'obbligo scolastico 
 
  1.  All'obbligo  scolastico  si  adempie  frequentando  le   scuole
elementari e medie statali o  le  scuole  non  statali  abilitate  al
rilascio di  titoli  di  studio  riconosciuti  dallo  Stato  o  anche
privatamente, secondo le norme del presente testo unico. 
  2. I genitori dell'obbligato o chi ne  fa  le  veci  che  intendano
provvedere privatamente o direttamente all'istruzione  dell'obbligato
devono dimostrare di averne la capacita' tecnica od economica e darne
comunicazione anno per anno alla competente autorita'. 
                              Art. 112. 
                 Adempimento dell'obbligo scolastico 
 
  1.  Ha  adempiuto  all'obbligo  scolastico   l'alunno   che   abbia
conseguito il diploma di licenza della scuola media; chi non  l'abbia
conseguito  e'  prosciolto  dall'obbligo  se,   al   compimento   del
quindicesimo anno di eta', dimostri di  avere  osservato  per  almeno
otto anni le norme sull'obbligo scolastico. 
                              Art. 113. 
        Responsabili dell'adempimento dell'obbligo scolastico 
 
  1.   Rispondono   dell'adempimento    dell'obbligo    i    genitori
dell'obbligato o chiunque a qualsiasi titolo ne faccia le veci. 
                              Art. 114. 
         Vigilanza sull'adempimento dell'obbligo scolastico 
 
  1. Il sindaco ha l'obbligo di trasmettere ogni  anno,  prima  della
riapertura  delle  scuole,  ai  direttori  didattici   l'elenco   dei
fanciulli  che  per  ragioni  di  eta'  sono   soggetti   all'obbligo
scolastico, con l'indicazione del nome dei genitori o di chi ne fa le
veci. 
  2.  Iniziato  l'anno  scolastico,  l'elenco  degli   obbligati   e'
confrontato con i registri dei fanciulli  iscritti  nelle  scuole  al
fine di accertare chi siano gli inadempienti. 
  3. L'elenco degli inadempienti viene, su  richiesta  dell'autorita'
scolastica, affisso nell'albo pretorio per la durata di un mese. 
  4. Trascorso il mese dell'affissione di cui al comma 3, il  sindaco
ammonisce la persona  responsabile  dell'adempimento  invitandola  ad
ottemperare alla legge. 
  5. Ove essa non provi di procurare  altrimenti  l'istruzione  degli
obbligati o non  giustifichi  con  motivi  di  salute,  o  con  altri
impedimenti gravi, l'assenza dei fanciulli dalla scuola  pubblica,  o
non ve li presenti entro una settimana dall'ammonizione,  il  sindaco
procede ai sensi dell'articolo 331 del codice  di  procedura  penale.
Analoga procedura e'  adottata  in  caso  di  assenze  ingiustificate
durante il corso dell'anno scolastico  tali  da  costituire  elusione
dell'obbligo scolatico. 
  6. Si considerano giustificate  le  assenze  dalla  scuola  di  cui
all'articolo 17, comma 4, della legge 22  novembre  1988,  n.  516  e
all'articolo 4, comma 4, della legge 8 marzo 1989 n. 101. 

Capo II
DISPOSIZIONI SULLA SCOLARITA’ DEI CITTADINI STRANIERI

                              Art. 115. 
Formazione scolastica dei figli di cittadini comunitari residenti  in
                               Italia 
  1. In attuazione della direttiva CEE n. 77/486 del 25 luglio  1977,
gli alunni figli di stranieri residenti in Italia  ((che  abbiano  la
cittadinanza di uno dei  Paesi  membri  dell'Unione  Europea,))  sono
iscritti alla classe della scuola d'obbligo successiva, per numero di
anni di studio, a quella frequentata con esito positivo nel Paese  di
provenienza. 
  2. La domanda di iscrizione  va  presentata  al  provveditore  agli
studi, che individua, possibilmente nell'ambito del distretto in  cui
e' domiciliato l'alunno,  la  scuola  piu'  idonea  per  struttura  e
disponibilita' a garantire il migliore inserimento. 
  3. L'iscrizione effettuata ai sensi del presente  articolo  non  e'
soggetta a ratifica da parte del Ministero. 
  4. L'assegnazione alle classi degli alunni iscritti  ai  sensi  del
presente articolo e' effettuata, ove possibile,  raggruppando  alunni
dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il
numero di cinque per ogni classe. 
  5. Nelle scuole che accolgono gli alunni di cui al precedente comma
1, la programmazione educativa deve comprendere apposite attivita' di
sostegno o di integrazione, in favore degli alunni medesimi, al  fine
di: 
   a) adattare l'insegnamento della lingua  italiana  e  delle  altre
materie di studio alle loro specifiche esigenze; 
    b) promuovere l'insegnamento della lingua  e  della  cultura  del
Paese  d'origine  coordinandolo  con  l'insegnamento  delle   materie
obbligatorie comprese nel piano di studi. 
  6. Per l'attuazione di quanto previsto  nel  precedente  comma,  si
provvede secondo le disposizioni contenute nell'articolo 455. 
  7. Alle riunioni del consiglio di classe  e  di  interclasse,  puo'
partecipare, qualora non faccia gia' parte del consiglio  stesso,  un
rappresentante dei genitori degli alunni medesimi. 
  8.  Il  Ministero  della  pubblica   istruzione   adotta   apposite
iniziative  per  l'aggiornamento   dei   docenti   che   impartiscono
l'insegnamento nelle attivita' di cui al comma 5. 
  9.  Ai  fini  dell'attuazione  del  comma  5,   lettera   b),   per
l'insegnamento della lingua e della cultura di  origine,  ove  queste
non  siano  oggetto  d'insegnamento  nella  provincia  di   residenza
dell'alunno, si provvede nel quadro di intese tra i  Ministeri  degli
affari  esteri  e  della  pubblica  istruzione  e  la  rappresentanza
diplomatica  dello  Stato  di  cui   l'alunno   medesimo   abbia   la
cittadinanza. 
                              Art. 116. 
(( IL D.LGS. 25 LUGLIO 1998, N. 286 HA CONFERMATO  L'ABROGAZIONE  DEL
                        PRESENTE ARTICOLO )) 

Capo III
CERTIFICAZIONI SANITARIE PER L’AMMISSIONE ALLA SCUOLA DELL’OBBLIGO

                              Art. 117. 
                           Certificazioni 
 
  1. All'atto della prima iscrizione alla frequenza o,  in  mancanza,
della prima ammissione ad esami  di  idoneita'  o  di  licenza  della
scuola dell'obbligo e' presentata certificazione  delle  vaccinazioni
antidifterica ed antitetanica ai sensi delle leggi 6 giugno  1939  n.
891 e 20 marzo 1968, n. 419; della vaccinazione antipoliomelitica  ai
sensi della legge 4 febbraio 1966 n. 51;  della  vaccinazione  contro
l'epatite virale B, ai sensi della legge 27 maggio 1991 n. 165. 

Parte II
ORDINAMENTO SCOLASTICO
TITOLO III
LA SCUOLA ELEMENTARE
Capo I
FINALITA’ E ORDINAMENTO DELLA SCUOLA ELEMENTARE

                              Art. 118. 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )) 
 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (36) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo continuano ad  applicarsi
limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi di  scuola
elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente
ordinamento ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate,  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 119. 
   (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 ))((39)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo continuano ad  applicarsi
limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi di  scuola
elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente
ordinamento ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate,  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 120. 
                    Circoli e direttori didattici 
 
  1. La circoscrizione territoriale dei provveditorati agli studi  e'
divisa, a norma dell'articolo 55, in circoli didattici. 
  2. Al circolo didattico e'  preposto  il  direttore  didattico  che
svolge le funzioni previste dall'articolo 396. 
                              Art. 121. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 122. 
                       Formazione delle classi 
 
  1. Alla formazione delle classi  provvede  il  direttore  didattico
sulla base dei criteri generali stabiliti dal consiglio di circolo  e
delle proposte del collegio dei docenti. 
  2. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  3. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
                              Art. 123. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 124. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 125. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 126. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 127. 
                         Docenti di sostegno 
 
  1. Al fine di realizzare interventi  atti  a  superare  particolari
situazioni di difficolta' di apprendimento determinate  da  handicap,
si utilizzano docenti di sostegno il cui organico  e'  determinato  a
norma dell'articolo 443 del presente testo unico, ed  i  cui  compiti
devono essere coordinati, nel quadro della programmazione dell'azione
educativa, con l'attivita' didattica generale. 
  2. I docenti di sostegno fanno parte  integrante  dell'organico  di
circolo ed in esso assumono la titolarita'. Essi, dopo cinque anni di
appartenenza al ruolo dei docenti di sostegno,  possono  chiedere  il
trasferimento al ruolo comune, nel limite  dei  posti  disponibili  e
vacanti delle dotazioni  organiche  derivanti  dall'applicazione  dei
commi 5, 7 e 8 dell'articolo 133 del presente testo unico. 
  3. I docenti di sostegno assumono la contitolarita' delle classi in
cui operano; collaborano con i docenti del  modulo  organizzativo  di
cui all'articolo 121, con i genitori e,  con  gli  specialisti  delle
strutture territoriali, per programmare ed attuare progetti educativi
personalizzati; partecipano alla programmazione educativa e didattica
e alla elaborazione e verifica  delle  attivita'  di  competenza  dei
consigli di interclasse e dei collegi dei docenti. 
  4. L'utilizzazione in  posti  di  sostegno  di  docenti  privi  dei
prescritti  titoli  di  specializzazione  e'  consentito,  nei   modi
previsti dall'articolo 455, unicamente qualora  manchino  docenti  di
ruolo o non di ruolo specializzati. 
  5.  Nell'ambito  dell'organico  di  circolo  puo'  essere  prevista
l'utilizzazione fino a un massimo di ventiquattro ore di un  docente,
fornito di titoli specifici o di esperienze in campo psicopedagogico,
con il compito di  intervenire  nella  prevenzione  e  nel  recupero,
agevolare l'inserimento e l'integrazione degli alunni  in  situazione
di difficolta' e interagire con i servizi specialistici e ospedalieri
del territorio,  nel  rispetto  delle  funzioni  di  coordinamento  e
rappresentativita', del direttore didattico. A tal fine, il  collegio
dei  docenti,  in  sede  di  programmazione,  propone  al   direttore
didattico i necessari adattamenti  in  materia  di  costituzione  dei
moduli. 
  6. L'esperienza di integrazione degli alunni portatori di  handicap
e' oggetto di verifiche biennali compiute dal Ministro della pubblica
istruzione che riferisce al Parlamento e, sulla  base  delle  stesse,
impartisce adeguate disposizioni. 
                          Art. 128. 
             Programmazione ed organizzazione didattica 
 
  1. La programmazione dell'attivita' didattica,  nella  salvaguardia
della liberta' di insegnamento, e' di competenza dei docenti  che  vi
provvedono sulla  base  della  programmazione  dell'azione  educativa
approvata dal collegio dei docenti in attuazione dell'articolo 7. 
  2.COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
  3.(( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )). ((39)) 
  4.(( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )). ((39)) 
  5. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
  6. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
  7. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
  8. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
  9. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo commi 3 e 4 continuano ad
applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi
di scuola elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo  il
precedente ordinamento ed  agli  alunni  ad  essi  iscritti,  e  sono
abrogate, a decorrere dall'anno  scolastico  successivo  al  completo
esaurimento delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 129. 
  (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )) ((39)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
4)che  le  disposizioni  del  presente  articolo  sono  abrogate,   a
decorrere dall'anno scolastico successivo alla  data  di  entrata  in
vigore del presente decreto 59/2004. 
                              Art. 130. 
                  Progetti formativi di tempo lungo 
 
  2. Le attivita' di tempo pieno, di cui all'articolo 1  della  legge
24 settembre 1971, n. 820, potranno proseguire  ((  .  .  .  ))  alle
seguenti condizioni: 
    a)  che  esistano   le   strutture   necessarie   e   che   siano
effettivamente funzionanti; 
    b) che l'orario settimanale, ivi compreso il  "tempo-mensa",  sia
stabilito in quaranta ore; 
    c)  che  la  programmazione  didattica  e  l'articolazione  delle
discipline  siano  uniformate  ai  programmi   vigenti   e   che   l'
organizzazione didattica preveda  la  suddivisione  dei  docenti  per
ambiti disciplinari come previsto dall'articolo 128. (39) (( 46 )) 
    
------------------
AGGIORNAMENTO (39)
Il  D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art. 19,comma
4)che   le  disposizioni  del  presente  articolo  sono  abrogate,  a
decorrere  dall'anno  scolastico  successivo  alla data di entrata in
vigore del presente decreto 59/2004.
---------------


    
AGGIORNAMENTO (46) 
  Il D.L. 7 settembre 2007,  n.  147,  convertito  con  modificazioni
dalla L. 25 ottobre 2007, n. 176 ha disposto (con l'art. 1, comma  1)
che "al fine di realizzare gli  obiettivi  formativi  del  curriculum
arricchito e' reintrodotta, nella scuola  primaria,  l'organizzazione
di classi funzionanti a tempo pieno, con  un  orario  settimanale  di
quaranta  ore,   comprensivo   del   tempo   dedicato   alla   mensa.
Conseguentemente e' richiamato in vigore l'articolo 130, comma 2, del
testo unico delle disposizioni  legislative  vigenti  in  materia  di
istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado,  di  cui  al
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297". 
                              Art. 131. 
                       Orario di insegnamento 
  1. L'orario di insegnamento per i docenti elementari e'  costituito
di ventiquattro  ore  settimanali  di  attivita'  didattica,  di  cui
ventidue ore di insegnamento e due ore dedicate  alla  programmazione
didattica da attuarsi in incontri collegiali dei docenti  di  ciascun
modulo, in tempi non coincidenti con l'orario delle lezioni. 
  2. Nell'ambito delle ore di insegnamento,  una  quota  puo'  essere
destinata al recupero individualizzato  o  per  gruppi  ristretti  di
alunni  con  ritardo  nei  processi  di  apprendimento,   anche   con
riferimento ad alunni stranieri, in particolare provenienti da  paesi
extracomunitari. 
  3. L'orario settimanale di insegnamento  di  ciascun  docente  deve
essere distribuito in non meno di cinque giorni la settimana. 
  4. A partire dal 1 settembre e  fino  all'inizio  delle  lezioni  i
collegi dei docenti  si  riuniscono  per  la  definizione  del  piano
annuale di attivita' didattica e per lo svolgimento di iniziative  di
aggiornamento. 
  5. (( COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1996, N. 662 )). 
  6. A tal fine si puo' provvedere anche mediante la  prestazione  di
ore  di  insegnamento  in  eccedenza   all'orario   obbligatorio   di
ventiquattro ore settimanali, da retribuire secondo  le  disposizioni
vigenti. 
  7. Nell'orario di cui al comma 1 e' compresa l'assistenza educativa
svolta nel tempo dedicato alla mensa. 
                              Art. 132. 
          Piano straordinario pluriennale di aggiornamento 
 
  1.  Ad  integrazione  dei  normali  programmi   di   attivita'   di
aggiornamento, di cui agli articoli 282,  283  e  284,  in  relazione
all'attuazione dei nuovi programmi di cui al decreto  del  Presidente
della Repubblica 12 febbraio 1985, n. 104  e  del  nuovo  ordinamento
previsto dal presente capo, il  Ministro  della  pubblica  istruzione
attua, con la  collaborazione  delle  Universita'  e  degli  Istituti
regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento  educativi,  un
programma straordinario di  attivita'  di  aggiornamento  con  durata
pluriennale per tutto il personale ispettivo, direttivo e docente, da
realizzarsi nei limiti degli stanziamenti a tal fine  iscritti  nello
stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione. 
  2. A tal fine i provveditori agli studi,  avvalendosi  anche  degli
ispettori  tecnici  e  dei  direttori  didattici,  collaborano   alla
gestione dei piani di cui al comma  1  e  determinano  i  periodi  di
esonero dal servizio eventualmente necessari. 
  3. Le iniziative di aggiornamento,  opportunamente  articolate  per
ambiti disciplinari onde consentire la migliore rispondenza a  quanto
stabilito  dall'articolo  128  devono   assicurare   la   complessiva
acquisizione degli obiettivi fissati dai nuovi programmi, di  cui  al
decreto del Presidente della Repubblica 12 febbraio 1985, n. 104,  ed
offrire ai docenti momenti di approfondimento della programmazione  e
dello svolgimento dell'attivita' didattica. In  una  fase  successiva
del piano saranno  attivati  corsi  di  aggiornamento  sulle  singole
discipline per consentire ai docenti  approfondimenti  ulteriori,  in
base alle loro propensioni o attitudini professionali. 
  4. Ad  integrazione  di  quanto  previsto  nei  commi  1,  2  e  3,
universita',  associazioni  professionali  e  scientifiche,  enti   e
istituzioni a carattere  nazionale  e  che  abbiano,  fra  gli  scopi
statutari, la formazione professionale dei docenti, possono stipulare
convenzioni con gli istituti regionali di ricerca, sperimentazione  e
aggiornamento educativi per la gestione di progetti di  aggiornamento
che  siano   riconosciuti   di   sicuro   interesse   scientifico   e
professionale e di specifica utilita' ai fini del piano  pluriennale.
Il  Ministro  della  pubblica  istruzione,  con  propria   ordinanza,
stabilisce le modalita' per la stipula delle  convenzioni  nonche'  i
requisiti tecnico-scientifici e operativi che devono essere posseduti
dalle associazioni, dagli enti ed istituzioni. 
  5. Qualora non sussista la possibilita' di provvedere alle esigenze
di servizio, conseguenti  all'attuazione  del  piano  pluriennale  di
aggiornamento, nell'ambito del circolo, con personale disponibile  ai
sensi  dell'articolo  121,  si  procede  alla  nomina  di   supplenti
temporanei in sostituzione dei docenti impegnati nelle  attivita'  di
aggiornamento. 
  6. Analogamente e' consentito procedere alla  nomina  di  supplenti
temporanei, verificandosi  le  condizioni  di  cui  al  comma  5,  in
sostituzione dei docenti  chiamati  a  prestare  la  loro  opera  per
l'attuazione del piano pluriennale di aggiornamento  in  qualita'  di
docenti, di esperti, di animatori, di conduttori  dei  gruppi  o  per
qualsiasi altra funzione prevista dal progetto approvato. 
                              Art. 133. 
          Disposizioni per la gradualita' e la fattibilita' 
 
  1.  Al  fine   di   favorire   la   realizzazione   della   riforma
dell'ordinamento della scuola elementare operata con le  disposizioni
di cui al presente capo e di garantire la  necessaria  disponibilita'
di organico i provveditori agli studi, sentiti i consigli  scolastici
provinciali e presi gli  opportuni  contatti  con  gli  enti  locali,
curano  l'apprestamento  delle  condizioni  di   fattibilita'   della
riforma, predisponendo un apposito piano. 
  2. Il piano deve  fondarsi  sulla  preliminare  ricognizione  delle
risorse  disponibili  e  sulla   conseguente   individuazione   delle
esigenze; sulla valutazione dell'andamento  demografico  e  sui  suoi
effetti in ordine alla popolazione  scolastica  di  ciascun  circolo;
sullo stato delle strutture e dei servizi  e  sulle  possibilita'  di
provvedere da parte  degli  enti  locali  interessati  alle  relative
esigenze. 
  3.  Compatibilmente  con  le  capacita'  edilizie,   sono   operati
opportuni accorpamenti di  plessi  e  conseguente  concentrazione  di
alunni nelle classi. 
  4. Al fine di assicurare la disponibilita' necessaria  di  organico
per l'attuazione del modulo organizzativo  di  cui  all'articolo  121
senza  ulteriori  oneri,  i  posti  comunque  attivati  in   ciascuna
provincia alla  data  del  30  giugno  1990,  sono  consolidati,  per
l'utilizzazione secondo quanto previsto dai  successivi  commi,  fino
alla completa introduzione, su tutto  il  territorio  nazionale,  dei
nuovi ordinamenti. 
  5. Il modulo organizzativo e didattico di cui  agli  articoli  121,
128 e 130, si realizza gradualmente, con  la  conversione  dei  posti
istituiti o comunque assegnati ai sensi delle vigenti disposizioni. 
  6.  Soddisfatte  le  esigenze  di  cui  all'articolo  121  i  posti
eventualmente  residui  nell'organico  provinciale   possono   essere
redistribuiti, man mano che si rendano vacanti, nelle province  nelle
quali sia necessaria ulteriore disponibilita' per  l'attivazione  del
nuovo modulo organizzativo. 
  7. Con  ordinanza  del  Ministro  della  pubblica  istruzione  sono
impartite disposizioni al fine  di  consentire  il  trasferimento,  a
domanda, di docenti elementari dalle  province  nelle  quali  risulti
coperto l'organico di cui all'articolo 121 alle province nelle  quali
sia necessaria ulteriore disponibilita' di personale. 
  8. L'attuazione degli  articoli  121,  125,  129  e  130  non  deve
comunque comportare incremento di posti rispetto a  quelli  esistenti
alla data del 30 giugno 1990, ivi compresi i  posti  delle  dotazioni
organiche aggiuntive. A partire dal 30 giugno 1990 e'  abrogata  ogni
altra disposizione per la determinazione delle  dotazioni  organiche,
ivi comprese quelle aggiuntive, in materia di ruoli provinciali della
scuola  elementare.  Efatto  comunque  divieto  di  assumere,   sotto
qualsiasi forma, personale non di ruolo oltre i  limiti  posti  dalla
consistenza dell'organico consolidato, di cui al comma 5. 
  9. Al termine di ogni quadriennio, a partire dal  30  giugno  1990,
con decreto del Ministro della pubblica istruzione di concerto con il
Ministro del tesoro, viene determinata, in relazione  agli  andamenti
demografici  e  alla   distribuzione   territoriale   della   domanda
scolastica, nonche' all'attuazione del programma del nuovo modulo, la
quota di sostituzione del personale che cessa dal servizio. 
                              Art. 134. 
           Relazione sull'attuazione del nuovo ordinamento 
 
  1. Entro il mese di marzo di  ciascun  anno,  i  provveditori  agli
studi trasmettono al Ministro della pubblica istruzione ed alla Corte
dei conti una  relazione  finanziaria  sugli  oneri  sostenuti  nella
provincia di propria  competenza  nell'ultimo  anno  scolastico,  per
l'attuazione del nuovo ordinamento previsto  dal  presente  capo.  La
Corte dei conti, in sede di relazione al  Parlamento  sul  rendiconto
generale dello Stato,  riferisce  in  apposita  sezione  sui  profili
finanziari, a  livello  provinciale,  connessi  all'attuazione  delle
disposizioni di cui al presente capo. 
  2. Entro quattro anni a partire  dall'inizio  dell'anno  scolastico
1990-91,  il  Ministro  della  pubblica   istruzione   riferisce   al
Parlamento  sui  risultati  conseguiti  nell'attuazione   del   nuovo
ordinamento della scuola  elementare,  anche  al  fine  di  apportare
eventuali modifiche. 

Capo II
CORSI DI ISTRUZIONE PER SOGGETTI ANALFABETI,SCARSAMENTE
ALFABETIZZATI E ANALFABETI DI RITORNO

                              Art. 135. 
  Corsi di scuola dell'obbligo negli istituti di prevenzione e pena 
 
  1. Ai sensi della legge 26 luglio  1975,  n.  354,  negli  istituti
penitenziari, la  formazione  culturale  e  professionale  e'  curata
mediante l'organizzazione dei corsi della scuola d'obbligo e di corsi
di addestramento professionale, secondo gli  orientamenti  vigenti  e
con l'ausilio di metodi adeguati alla condizione dei soggetti. 
  2.  Per  l'insegnamento  elementare  presso  le   carceri   e   gli
stabilimenti penitenziari e' istituito, un ruolo speciale,  al  quale
si accede mediante concorso per titoli ed esami  riservato  a  coloro
che,  essendo  in  possesso   dei   requisiti   prescritti   per   la
partecipazione al  concorso  per  posti  di  ruolo  normale,  abbiano
conseguito il titolo di specializzazione di cui al comma 7. 
  3. I programmi e le modalita' delle prove di esame  sono  stabiliti
con ordinanza del Ministro della pubblica istruzione di concerto  con
il Ministro di grazia e giustizia. 
  4. I docenti iscritti nel ruolo speciale  delle  scuole  elementari
carcerarie vengono nominati nelle scuole carcerarie della provincia e
possono chiedere il trasferimento ad altra provincia limitatamente ai
posti disponibili nel medesimo ruolo. Ad essi spetta  il  trattamento
giuridico ed economico dei docenti elementari di ruolo normale. 
  5. I docenti medesimi,  dopo  10  anni  di  permanenza  nel  ruolo,
possono, su domanda, ottenere il passaggio nel ruolo normale. 
  6. All'eventuale aumento del numero dei posti del  ruolo  speciale,
quale risulta fissato in prima applicazione dalla  legge  3  febbraio
1963, n. 72,  si  provvede  in  conformita'  delle  disposizioni  che
regolano il normale incremento delle classi delle scuole elementari. 
  7. I docenti elementari del ruolo speciale debbono  essere  forniti
dei titoli di specializzazione stabiliti  con  decreto  del  Ministro
della pubblica istruzione di concerto con il  Ministro  di  grazia  e
giustizia. Per il rilascio dei predetti  titoli  il  Ministero  della
pubblica istruzione d'intesa con il Ministero di grazia  e  giustizia
istituisce ed autorizza appositi corsi di specializzazione. 
                              Art. 136. 
                         Scuole reggimentali 
 
  1. I militari in servizio non provvisti di attestato di adempimento
dell'obbligo  scolastico  o  per  i  quali  sia  accertato  che   non
conservino  l'istruzione  ricevuta  nelle  scuole   elementari   sono
obbligati a frequentare la scuola elementare reggimentale. 
  2.  L'autorita'  militare  stabilisce  dove  l'insegnamento   debba
tenersi. 
  3. Il corso elementare nelle  predette  scuole  e'  diviso  in  due
periodi della durata di cinque mesi ciascuno. 
  4. Alla fine di ciascun periodo hanno luogo in ciascuna scuola  gli
esami di proscioglimento dall'istruzione elementare dei militari  che
hanno compiuto il corso elementare. 
  5. I provveditori agli  studi  sono  autorizzati  a  provvedere  al
funzionamento  delle  scuole  per   militari   assegnando   ad   esse
annualmente, sentite le autorita' militari e con  il  consenso  degli
interessati,  docenti  del  ruolo  nell'ambito  delle  disponibilita'
dell'organico provinciale determinato a norma dell'articolo 121. 
  6. Gli orari, i diari nonche' le altre modalita' di  organizzazione
e di funzionamento delle  scuole  per  militari  sono  stabiliti  con
ordinanza del Ministro della pubblica istruzione di concerto  con  il
Ministro della difesa. 
                              Art. 137. 
      ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 29 OTTOBRE 2012, N. 263)) 
                              Art. 138. 
                 Riconoscimento del grado di cultura 
 
  1. Coloro che abbiano  superato  i  14  anni  possono  chiedere  il
riconoscimento  del  loro  grado  di  cultura  nelle  forme  e   alle
condizioni prescritte con regolamento. 

Capo III
SCUOLE ELEMENTARI ANNESSE A PARTICOLARI ISTITUZIONI; SCUOLE SPECIALI; CLASSI AD INDIRIZZO DIDATTICO DIFFERENZIATO.

                              Art. 139. 
Scuole elementari annesse ai Convitti  nazionali  e  agli  educandati
                              femminili 
 
  1. Agli alunni convittori e semiconvittori dei  convitti  nazionali
l'istruzione  obbligatoria  e'  impartita  all'interno  dei   singoli
istituti. 
  2.  Le  scuole  elementari  annesse  ai  convitti  nazionali   sono
istituite e funzionano nelle forme stabilite  dalle  disposizioni  in
vigore per le altre scuole elementari statali. 
  3. Le supplenze annuali e temporanee per le scuole  elementari  dei
convitti nazionali sono conferite con le modalita'  previste  per  le
corrispondenti scuole statali. 
  4. Spetta ai convitti nazionali fornire locali idonei e sufficienti
alle classi esistenti e provvedere  a  quanto  occorre  per  il  loro
funzionamento. 
  5.  Alle  scuole  annesse  possono  essere  iscritti  anche  alunni
esterni. 
  6. Le disposizioni del presente articolo si  applicano  anche  alle
scuole elementari annesse agli educandati femminili dello Stato. 
                              Art. 140. 
     Scuole elementari annesse all'Istituto "Augusto Romagnoli" 
  1.   Presso   l'Istituto    statale    "Augusto    Romagnoli"    di
specializzazione per gli educatori dei minorati della vista funziona,
ai fini del tirocinio degli allievi,  ((  la  scuola  elementare  con
classi per ambliopi e tardivi. )) 
  2. Il preside dell'istituto dirige anche la scuola elementare. 
                              Art. 141. 
              Scuole per alunni non vedenti e sordomuti 
 
  1. Per gli alunni non vedenti o sordomuti  l'istruzione  elementare
e' impartita nelle classi comuni o nelle scuole di cui agli  articoli
322 e 323. 
                              Art. 142. 
        Sezioni e classi ad indirizzo didattico differenziato 
 
  1. Le sezioni di scuola materna e le classi  di  scuola  elementare
gia' gestite dall'Opera nazionale Montessori in Roma, poi statizzate,
continuano a funzionare in via sperimentale con il metodo  Montessori
e sono annesse ad un circolo didattico viciniore. 
  2. Gli arredi  e  le  attrezzature  didattiche  in  dotazione  alle
sezioni e classi, rimangono destinate al loro funzionamento. 
  3.  L'Opera  nazionale  Montessori  presta  la  propria  assistenza
tecnica  alla  sperimentazione  dell'insegnamento   con   il   metodo
Montessori da attuare nelle sezioni di scuola materna e nelle  classi
elementari statali, secondo quanto previsto in  apposita  convenzione
da stipulare tra il Ministero della pubblica istruzione e l'Opera,  e
in quelle gestite da enti pubblici e privati, da  associazioni  e  da
privati, secondo quanto previsto in apposite convenzioni da stipulare
tra il gestore e l'Opera. 
  4. Il personale docente da assegnare alle sezioni di scuola materna
ed alle classi di scuola elementare che attuano il metodo  Montessori
deve essere in possesso dell'apposita specializzazione. 

Capo IV
ITINERARIO SCOLASTICO

                              Art. 143. 
                    Iscrizione alla prima classe 
 
  1. (( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )). ((39)) 
  2. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
  3. All'atto della prima iscrizione e' presentata la  certificazione
sanitaria di cui all'articolo 117. 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
4)che  le  disposizioni  del  comma  1  del  presente  articolo  sono
abrogate, a decorrere dall'anno scolastico successivo  alla  data  di
entrata in vigore del presente decreto 59/2004. 
                              Art. 144. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 145. 
   (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 ))((39)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo continuano ad  applicarsi
limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi di  scuola
elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente
ordinamento ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate,  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 146. 
        Abolizione esami di riparazione e di seconda sessione 
 
  1. Sono aboliti nella scuola elementare gli esami di riparazione  e
quelli di seconda sessione. 
  2.  Gli  alunni  che,  per  assenze  determinate  da  malattia,  da
trasferimento della famiglia o da altri gravi impedimenti  di  natura
oggettiva, non  abbiano  potuto  essere  valutati  al  termine  delle
lezioni, sono ammessi a sostenere, prima  dell'inizio  delle  lezioni
dell'anno scolastico successivo, prove suppletive che  si  concludono
con il giudizio complessivo di ammissione o di  non  ammissione  alla
classe successiva. 
                              Art. 147. 
   (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 ))((39)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
4)che le disposizioni del presente articolo sono abrogate a decorrere
dall'anno scolastico successivo alla data di entrata  in  vigore  del
presente decreto 59/2004. 
                              Art. 148. 
  (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )) ((39)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo continuano ad  applicarsi
limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi di  scuola
elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente
ordinamento ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate,  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 149. 
  (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )) ((39)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo continuano ad  applicarsi
limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi di  scuola
elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente
ordinamento ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate,  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette sezioni e classi 
                              Art. 150. 
   (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 ))((39)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo continuano ad  applicarsi
limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi di  scuola
elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente
ordinamento ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate,  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette sezioni e classi. 

Capo V
LIBRI DI TESTO E BIBLIOTECHE SCOLASTICHE

                              Art. 151. 
                       Adozione libri di testo 
 
  1. ((Fermo restando quanto previsto dall'articolo 4, comma  5,  del
regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo
1999, n. 275,)) I libri di testo ((possono essere)) adottati, secondo
modalita'  stabilite  dal  regolamento,  dal  collegio  dei  docenti,
sentiti i consigli d'interclasse. 
                              Art. 152. 
     Libri di testo per l'insegnamento della religione cattolica 
 
  1. I criteri per la scelta dei libri di  testo  per  l'insegnamento
della religione  cattolica  sono  determinati  con  l'intesa  tra  le
competenti autorita' scolastiche e la Conferenza episcopale italiana,
prevista al punto 5 del Protocollo  addizionale  annesso  all'accordo
tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, ratificato con  la  legge
25 marzo 1985, n. 121. 
                              Art. 153. 
           Determinazione del prezzo massimo di copertina 
  1. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di  concerto
con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato,  e'
stabilito il prezzo massimo di copertina  per  ciascun  ciclo  e  per
ciascun  volume,  in  relazione  alle  caratteristiche  tecniche  dei
singoli volumi. 
  2. Per gli  acquisti  effettuati  a  carico  delle  amministrazioni
pubbliche tenute alla fornitura  gratuita  dei  libri  di  testo  sul
prezzo di copertina sara' effettuato uno sconto. 
  3. Il Ministro  della  pubblica  istruzione,  di  concerto  con  il
Ministro per l'industria, il commercio e l'artigianato e' autorizzato
a modificare, anno per anno, ove occorra in relazione al variare  dei
costi, i prezzi di cui al primo comma nonche' a  stabilire  le  norme
per l'attuazione dello sconto. ((23)) 
    
---------------

    
AGGIORNAMENTO (23) 
La L. 23 dicembre 1998, n. 448, ha disposto (con l'art. 27, comma  4)
che "Le disposizioni di cui agli articoli 153, 154, 155 e 631,  commi
3, 4 e 5, del testo unico approvato con decreto legislativo 16 aprile
1994, n. 297, seguitano ad applicarsi alla materia dei libri di testo
fino a tutto l'anno scolastico 1999-2000, al termine del  quale  sono
abrogate." 
                              Art. 154. 
 Norme sulla compilazione libri di testo e obblighi per gli editori 
  1. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione  di  concerto
con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato sono
emanate le norme e le avvertenze per la  compilazione  dei  libri  di
testo per la scuola elementare. 
  2. Gli  editori  che  pubblicano  libri  di  testo  per  le  scuole
elementari, prima di iniziarne la diffusione  sul  mercato  librario,
devono  farne  denunzia  al  Ministero  della  pubblica   istruzione,
unendovi cinque esemplari di  ciascun  testo  pubblicato,  sul  quale
dev'essere indicato il prezzo di vendita. Il prezzo non  puo'  essere
modificato  durante  l'anno  scolastico  successivo  alla   data   di
presentazione del libro al Ministero. 
  3. Il Ministero rimette all'editore ricevuta  delle  pubblicazioni,
con lettera raccomandata. ((23)) 
    
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AGGIORNAMENTO (23) 
La L. 23 dicembre 1998, n. 448, ha disposto  (con  l'art.  27,  comma
4)che "Le disposizioni di cui agli articoli  153,  154,  155  e  631,
commi 3, 4 e 5, del testo unico approvato con decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, seguitano ad applicarsi alla materia  dei  libri
di testo fino a tutto l'anno scolastico  1999-2000,  al  termine  del
quale sono abrogate." 
                              Art. 155. 
                 Divieto di adozione libri di testo 
  1. Il Ministro della pubblica istruzione  quando  accerti  che  sia
stato messo in commercio,  ed,  eventualmente,  gia'  adottato  nelle
scuole  un  testo,  per  il  quale  l'editore  non  abbia   osservato
compiutamente l'obbligo stabilito  dal  comma  2  dell'articolo  154,
dispone il divieto di adozione del testo nelle pubbliche  scuole  per
un periodo non superiore a cinque anni. 
  2.  Il  Ministro  della  pubblica  istruzione  ha  la  facolta'  di
disporre, caso per caso, ed in qualsiasi momento, su conforme  parere
del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, con  provvedimento
motivato, il divieto di adozione dei libri di  testo,  nei  quali  il
contenuto  o  l'esposizione  della  materia  non  corrispondono  alle
prescrizioni didattiche ed alle esigenze educative,  quali  risultano
dai programmi ufficiali. ((23)) 
    
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AGGIORNAMENTO (23) 
La L. 23 dicembre 1998, n. 448, ha disposto (con l'art. 27, comma  4)
che "Le disposizioni di cui agli articoli 153, 154, 155 e 631,  commi
3, 4 e 5, del testo unico approvato con decreto legislativo 16 aprile
1994, n. 297, seguitano ad applicarsi alla materia dei libri di testo
fino a tutto l'anno scolastico 1999-2000, al termine del  quale  sono
abrogate." 
                              Art. 156. 
                  Fornitura gratuita libri di testo 
  1. Agli alunni delle  scuole  elementari,  statali  o  abilitate  a
rilasciare titoli di studio aventi valore legale, i libri  di  testo,
compresi quelli per i ciechi, sono forniti gratuitamente dai  comuni,
secondo modalita' stabilite dalla legge regionale, ferme restando  le
competenze di cui agli articoli 151 e 154, comma 1. (6) 
  2. Per le classi di scuola elementare, che svolgono sperimentazioni
ai sensi degli articoli 277  e  278,  qualora  siano  previste  forme
alternative all'uso del libro di testo, e' consentita l'utilizzazione
della somma equivalente al costo del libro di testo per l'acquisto da
parte del consiglio di circolo di altro materiale  librario,  secondo
le   indicazioni   bibliografiche   contenute   nel    progetto    di
sperimentazione. ((24)) 
    
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AGGIORNAMENTO (6)
La  Corte  costituzionale  con sentenza 15-30 dicembre 1994, n. 454
(in  G.U.  1a  s.s.  4/1/1995,  n. 1) ha dichiarato "la illegittimita'
costituzionale  dell'art. 156, comma 1,
 del d.P.R. 16 aprile 1994 n. 297 (Approvazione del testo unico  delle
 disposizioni  legislative  vigenti in materia di istruzione, relative
 alle scuole di ogni ordine e grado), nella parte in cui esclude dalla
 fornitura gratuita  dei  libri  di  testo  gli  alunni  delle  scuole
 elementari che adempiono all'obbligo scolastico in modo diverso dalla
 frequenza  presso  scuole  statali o abilitate a rilasciare titoli di
 studio aventi valore legale."
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AGGIORNAMENTO (24) 
  La L. 23 dicembre 1998, n. 448, ha disposto (con l'art. 27,comma 4)
che il comma 2 del presente articolo, si intende riferito a tutta  la
scuola dell'obbligo. 
                              Art. 157. 
                  Divieto commercio libri di testo 
 
  1. E' fatto  divieto  ai  docenti,  ai  direttori  didattici,  agli
ispettori tecnici ed, in genere, a tutti  i  funzionari  preposti  ai
servizi dell'istruzione elementare di  esercitare  il  commercio  dei
libri di testo. 
 2. Nei riguardi di contravventori si provvede in via disciplinare. 
                              Art. 158. 
                       Biblioteche scolastiche 
 
  1. Ogni classe elementare, esclusa  la  prima,  ha  una  biblioteca
scolastica per uso degli alunni. 
  2. Le dotazioni librarie e  le  modalita'  per  la  gestione  delle
biblioteche di classe e della biblioteca di circolo sono stabilite ai
sensi dell'articolo 10. 
  3. Al mantenimento e all'incremento delle biblioteche di classe  si
provvede anche con: 
   a) sussidi delle provincie, dei comuni e di altri enti locali; 
    b) con eventuali donazioni e lasciti privati. 

Capo VI
MANUTENZIONE E GESTIONE DEGLI EDIFICI SCOLASTICI

                              Art. 159. 
                      Oneri a carico dei comuni 
 
  1.   Spetta   ai   comuni   provvedere   al   riscaldamento,   alla
illuminazione, ai servizi, alla custodia delle scuole  e  alle  spese
necessarie per  l'acquisto,  la  manutenzione,  il  rinnovamento  del
materiale didattico, degli arredi scolastici, ivi compresi gli armadi
o scaffali per le biblioteche scolastiche, degli attrezzi  ginnici  e
per le forniture dei registri e degli stampati occorrenti  per  tutte
le scuole elementari, salvo che per le  scuole  annesse  ai  convitti
nazionali ed agli educandati femminili dello Stato, per le  quali  si
provvede ai sensi dell'articolo 139. 
  2. Sono inoltre a carico dei comuni  le  spese  per  l'arredamento,
l'illuminazione, il riscaldamento, la custodia  e  la  pulizia  delle
direzioni didattiche nonche' la fornitura alle stesse degli  stampati
e degli oggetti di cancelleria. 
                              Art. 160. 
                       Contributi dello Stato 
 
  1. Lo Stato contribuisce, ai sensi e con  i  criteri  di  cui  agli
articoli 7 e 8 della legge 16 settembre 1960  n.  1014  e  successive
modificazioni, alle spese per l'istruzione statale di pertinenza  dei
comuni e delle province. 

TITOLO IV
LA SCUOLA MEDIA
Capo I
FINALITA’ E ORDINAMENTO DELLA SCUOLA MEDIA

                              Art. 161. 
                Finalita' e durata della scuola media 
 
  1. L'istruzione obbligatoria  successiva  a  quella  elementare  e'
impartita gratuitamente nella scuola media. 
  2. (( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )). ((39)) 
  3. Non e' ammessa abbreviazione alcuna della durata  triennale  del
corso. 
    
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AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo, comma  2  continuano  ad
applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi
di scuola elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo  il
precedente ordinamento ed  agli  alunni  ad  essi  iscritti,  e  sono
abrogate, a decorrere dall'anno  scolastico  successivo  al  completo
esaurimento delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 162. 
           Istituzione delle cattedre e dei posti di ruolo 
 
  1. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione  di  concerto
con quello del tesoro, sono indicate le materie o i gruppi di materie
per i quali possono costituirsi cattedre di ruolo. 
  2. Le condizioni per l'istituzione delle cattedre e  dei  posti  di
ruolo, nonche' gli obblighi d'insegnamento, sono ugualmente stabiliti
con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di  concerto  con
quello del tesoro. 
  3. Le cattedre di educazione tecnica e di educazione  fisica  nelle
scuole medie sono costituite in modo che il relativo insegnamento sia
impartito per classi e non per gruppi e, rispettivamente, per squadre
e per sesso. 
  4. Le dotazioni  organiche  dei  ruoli  provinciali  del  personale
docente della scuola media,  di  cui  all'articolo  444,  comprendono
anche i  posti  di  sostegno  a  favore  degli  alunni  portatori  di
handicap,  di  tempo  pieno,  di  attivita'  integrative,  di  libere
attivita' complementari e di attivita'  di  istruzione  degli  adulti
finalizzate al conseguimento del titolo di studio. 
  5. (( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )). ((39)) 
    
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AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
4)che  le  disposizioni  del  presente  articolo  sono  abrogate,   a
decorrere dall'anno scolastico successivo alla  data  di  entrata  in
vigore del presente decreto 59/2004. 
                              Art. 163. 
                      Direzione degli istituti 
 
  1. Ad ogni istituto e' preposto un preside che svolge  le  funzioni