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Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286

Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286

Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero

 

TITOLO I
PRINCIPI GENERALI

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
  Visto l'articolo 87 della Costituzione;
  Visto  l'articolo  47,  comma  1,  della legge 6 marzo 1998, n. 40,
recante  delega al Governo per l'emanazione di un decreto legislativo
contenente   il   testo  unico  delle  disposizioni  concernenti  gli
stranieri,  nel  quale  devono essere riunite e coordinate tra loro e
con le norme della citata legge 6 marzo 1998, n. 40, con le modifiche
a  tal  fine  necessarie,  le  disposizioni  vigenti  in  materia  di
stranieri   contenute   nel  testo  unico  delle  leggi  di  pubblica
sicurezza,  approvato  con  regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, non
compatibili  con le disposizioni della predetta legge n. 40 del 1998,
le  disposizioni  della  legge  30  dicembre  1986,  n. 943, e quelle
dell'articolo  3,  comma  13,  della  legge  8  agosto  1995  n. 335,
compatibili con le disposizioni della medesima legge n. 40;
  Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400;
  Vista  la  preliminare  deliberazione  del  Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 9 giugno 1998;
  Udito  il  parere  del  Consiglio  di Stato, espresso dalla sezione
consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 15 giugno 1998;
  Acquisito  il  parere delle competenti commissioni del Senato della
Repubblica e della Camera dei deputati;
  Viste  le  deliberazioni del Consiglio dei Ministri, adottate nelle
riunioni del 22 luglio 1998 e del 24 luglio 1998;
  Sulla  proposta  del  Presidente  del  Consiglio  dei Ministri, del
Ministro  per  la  solidarieta'  sociale,  del  Ministro degli affari
esteri,  del  Ministro  dell'interno,  di concerto con il Ministro di
grazia  e giustizia, con il Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione  economica,  con  il  Ministro  della  sanita', con il
Ministro della pubblica istruzione e dell'universita' e della ricerca
scientifica  e  tecnologica,  con  il  Ministro  del  lavoro  e della
previdenza  sociale  e con il Ministro per la funzione pubblica e gli
affari regionali;
                                EMANA
                  il seguente decreto legislativo:

                               Art. 1
                      (Ambito di applicazione)
                 (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 1)

  1. Il presente testo unico, in attuazione dell'articolo 10, secondo
comma,  della  Costituzione,  si  applica, salvo che sia diversamente
disposto, ai cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea e
agli apolidi, di seguito indicati come stranieri.
  ((2.  Il  presente  testo  unico  non si applica ai cittadini degli
Stati  membri  dell'Unione europea, salvo quanto previsto dalle norme
di attuazione dell'ordinamento comunitario)).
  3.  Quando altre disposizioni di legge fanno riferimento a istituti
concernenti persone di cittadinanza diversa da quella italiana ovvero
ad apolidi, il riferimento deve intendersi agli istituti previsti dal
presente  testo  unico.  Sono  fatte  salve  le disposizioni interne,
comunitarie  e  internazionali  piu'  favorevoli comunque vigenti nel
territorio dello Stato.
  4.  Nelle  materie  di  competenza  legislativa  delle  regioni, le
disposizioni   del   presente   testo  unico  costituiscono  principi
fondamentali  ai  sensi  dell'articolo 117 della Costituzione. Per le
materie  di  competenza  delle  regioni  a  statuto  speciale e delle
province  autonome,  esse  hanno  il  valore di norme fondamentali di
riforma economico-sociale della Repubblica.
  5.  Le  disposizioni  del  presente  testo  unico  non si applicano
qualora sia diversamente previsto dalle norme vigenti per lo stato di
guerra.
  6.  Il  regolamento  di  attuazione  del  presente  testo unico, di
seguito  denominato  regolamento  di  attuazione, e' emanato ai sensi
dell'articolo  17,  comma  1,  della legge 23 agosto 1988, n. 400, su
proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, entro centottanta
giorni  dalla  data di entrata in vigore della presente legge 6 marzo
1998, n. 40.
  7. Prima dell'emanazione, lo schema del regolamento di cui al comma
6  e'  trasmesso  al  Parlamento  per l'acquisizione del parere delle
Commissioni  competenti  per  materia,  che si esprimono entro trenta
giorni.  Decorso  tale  termine,  il  regolamento e' emanato anche in
mancanza del parere.
                               Art. 2
                 (Diritti e doveri dello straniero)
                 (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 2
               legge 30 dicembre 1986, n. 943, art. 1)

  1. Allo straniero comunque presente alla frontiera o nel territorio
dello  Stato  sono  riconosciuti i diritti fondamentali della persona
umana  previsti  dalle  norme  di  diritto interno, dalle convenzioni
internazionali  in  vigore  e  dai principi di diritto internazionale
generalmente riconosciuti.
  2.  Lo  straniero  regolarmente  soggiornante  nel territorio dello
Stato  gode  dei  diritti  in  materia civile attribuiti al cittadino
italiano,  salvo  che  le  convenzioni  internazionali  in vigore per
l'Italia  e il presente testo unico dispongano diversamente. Nei casi
in  cui  il  presente  testo  unico  o  le convenzioni internazionali
prevedano  la condizione di reciprocita', essa e' accertata secondo i
criteri e le modalita' previste dal regolamento di attuazione.
  3. La Repubblica italiana, in attuazione della convenzione dell'OIL
n.  143  del  24 giugno 1975, ratificata con legge 10 aprile 1981, n.
158,   garantisce   a   tutti  i  lavoratori  stranieri  regolarmente
soggiornanti  nel  suo  territorio  e  alle  loro famiglie parita' di
trattamento  e  piena  uguaglianza  di diritti rispetto ai lavoratori
italiani.
  4.  Lo  straniero  regolarmente  soggiornante  partecipa  alla vita
pubblica locale.
  5.  Allo  straniero  e'  riconosciuta parita' di trattamento con il
cittadino  relativamente  alla  tutela  giurisdizionale dei diritti e
degli   interessi   legittimi,   nei   rapporti   con   la   pubblica
amministrazione  e nell'accesso ai pubblici servizi, nei limiti e nei
modi previsti dalla legge.
  6.  Ai  fini  della  comunicazione allo straniero dei provvedimenti
concernenti  l'ingresso,  il  soggiorno e l'espulsione, gli atti sono
tradotti,  anche  sinteticamente,  in  una  lingua  comprensibile  al
destinatario,  ovvero,  quando  cio'  non sia possibile, nelle lingue
francese,  inglese  o  spagnola,  con  preferenza per quella indicata
dall'interessato.
  7.  La  protezione diplomatica si esercita nei limiti e nelle forme
previsti  dalle  norme di diritto internazionale. Salvo che vi ostino
motivate   e  gravi  ragioni  attinenti  alla  amministrazione  della
giustizia  e  alla  tutela  dell'ordine  pubblico  e  della sicurezza
nazionale,  ogni  straniero presente in Italia ha diritto di prendere
contatto  con  le autorita' del Paese di cui e' cittadino e di essere
in   cio'   agevolato  da  ogni  pubblico  ufficiale  interessato  al
procedimento.   L'autorita'   giudiziaria,  l'autorita'  di  pubblica
sicurezza   e  ogni  altro  pubblico  ufficiale  hanno  l'obbligo  di
informare,  nei  modi  e  nei  termini  previsti  dal  regolamento di
attuazione, la rappresentanza diplomatica o consolare piu' vicina del
Paese  a cui appartiene lo straniero in ogni caso in cui esse abbiano
proceduto  ad  adottare  nei  confronti  di  costui  provvedimenti in
materia di liberta' personale, di allontanamento dal territorio dello
Stato,  di  tutela  dei  minori di status personale ovvero in caso di
decesso  dello  straniero  o  di ricovero ospedaliero urgente e hanno
altresi' l'obbligo di far pervenire a tale rappresentanza documenti e
oggetti appartenenti allo straniero che non debbano essere trattenuti
per  motivi  previsti  dalla  legge.  Non  si  fa luogo alla predetta
informazione quando si tratta di stranieri che abbiano presentato una
domanda  di  asilo,  di  stranieri ai quali sia stato riconosciuto lo
status di rifugiato, ovvero di stranieri nei cui confronti sono state
adottate misure di protezione temporanea per motivi umanitari.
  8.  Gli  accordi  internazionali  stipulati per le finalita' di cui
all'articolo  11,  comma  4,  possono stabilire situazioni giuridiche
piu'  favorevoli  per  i cittadini degli Stati interessati a speciali
programmi  di  cooperazione  per prevenire o limitare le immigrazioni
clandestine.
  9. Lo straniero presente nel territorio italiano e' comunque tenuto
all'osservanza degli obblighi previsti dalla normativa vigente.
                             Art. 2-bis
       (( (Comitato per il coordinamento e il monitoraggio) ))

  ((1.   E'   istituito   il  Comitato  per  il  coordinamento  e  il
monitoraggio  delle disposizioni del presente testo unico, di seguito
denominato "Comitato".
  2.  Il  Comitato e' presieduto dal Presidente o dal Vice Presidente
del  Consiglio  dei ministri o da un Ministro delegato dal Presidente
del  Consiglio  dei ministri, ed e' composto dai Ministri interessati
ai  temi  trattati  in  ciascuna  riunione  in numero non inferiore a
quattro  e  da  un  presidente  di  regione  o  di provincia autonoma
designato  dalla  Conferenza  dei  presidenti  delle  regioni e delle
province autonome.
  3. Per l'istruttoria delle questioni di competenza del Comitato, e'
istituito   un   gruppo   tecnico   di  lavoro  presso  il  Ministero
dell'interno,  composto  dai  rappresentanti dei Dipartimenti per gli
affari  regionali,  per  le  pari  opportunita', per il coordinamento
delle politiche comunitarie, per l'innovazione e le tecnologie, e dei
Ministeri  degli  affari esteri, dell'interno, della giustizia, delle
attivita'   produttive,  dell'istruzione,  dell'universita'  e  della
ricerca,   del  lavoro  e  delle  politiche  sociali,  della  difesa,
dell'economia e delle finanze, della salute, delle politiche agricole
e   forestali,   per   i   beni   e  le  attivita'  culturali,  delle
comunicazioni,  oltre  che  da un rappresentante del Ministro per gli
italiani  nel  mondo  e  da  tre  esperti  designati dalla Conferenza
unificata  di  cui  all'articolo  8 del decreto legislativo 28 agosto
1997,  n.  281.  Alle  riunioni, in relazione alle materie oggetto di
esame,  possono  essere  invitati  anche rappresentanti di ogni altra
pubblica    amministrazione    interessata    all'attuazione    delle
disposizioni  del  presente  testo  unico, nonche' degli enti e delle
associazioni  nazionali  e  delle organizzazioni dei lavoratori e dei
datori di lavoro di cui all'articolo 3, comma 1.
  4.  Con regolamento, da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 1,
della  legge  23  agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su
proposta  del  Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con
il  Ministro  degli affari esteri, con il Ministro dell'interno e con
il  Ministro per le politiche comunitarie, sono definite le modalita'
di  coordinamento delle attivita' del gruppo tecnico con le strutture
della Presidenza del Consiglio dei ministri.))
                               Art. 3
                        Politiche migratorie
                 (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 3)

  1.  Il  Presidente  del  Consiglio dei Ministri, sentiti i Ministri
interessati,  il  Consiglio  nazionale dell'economia e del lavoro, la
Conferenza  permanente  per  i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province  autonome di Trento e di Bolzano, la Conferenza Stato-citta'
e autonomie locali, gli enti e le associazioni nazionali maggiormente
attivi  nell'assistenza  e  nell'integrazione  degli  immigrati  e le
organizzazioni  dei  lavoratori  e  dei datori di lavoro maggiormente
rappresentative  sul  piano nazionale, predispone ogni tre anni salva
la  necessita'  di  un  termine piu' breve il documento programmatico
relativo  alla  politica  dell'immigrazione  e  degli  stranieri  nel
territorio  dello  Stato, che e' approvato dal Governo e trasmesso al
Parlamento.  Le competenti Commissioni parlamentari esprimono il loro
parere   entro   trenta   giorni   dal   ricevimento   del  documento
programmatico.  Il  documento programmatico e' emanato, tenendo conto
dei  pareri  ricevuti, con decreto del Presidente della Repubblica ed
e'  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Il
Ministro   dell'Interno   presenta   annualmente  al  Parlamento  una
relazione   sui   risultati   raggiunti  attraverso  i  provvedimenti
attuativi del documento programmatico.
  2. Il documento programmatico indica le azioni e gli interventi che
lo  Stato  italiano, anche in cooperazione con gli altri Stati membri
dell'Unione  europea,  con  le  organizzazioni internazionali, con le
istituzioni  comunitarie  e  con  organizzazioni  non governative, si
propone  di  svolgere  in  materia di immigrazione, anche mediante la
conclusione  di  accordi con i Paesi di origine. Esso indica altresi'
le  misure  di  carattere  economico  e  sociale  nei confronti degli
stranieri  soggiornanti nel territorio dello Stato, nelle materie che
non debbono essere disciplinate con legge.
  3.  Il  documento  individua  inoltre  i  criteri  generali  per la
definizione  dei  flussi  di  ingresso  nel  territorio  dello Stato,
delinea  gli  interventi  pubblici  volti  a  favorire  le  relazioni
familiari,  l'inserimento  sociale  e  l'integrazione culturale degli
stranieri  residenti in Italia, nel rispetto delle diversita' e delle
identita'  culturali  delle  persone,  purche'  non  confliggenti con
l'ordinamento  giuridico,  e  prevede ogni possibile strumento per un
positivo reinserimento nei Paesi di origine.
  4.  Con  decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentiti
il  Comitato  di  cui  all'articolo  2-bis,  comma  2,  la Conferenza
unificata  di  cui  all'articolo  8 del decreto legislativo 28 agosto
1997,   n.  281,  e  le  competenti  Commissioni  parlamentari,  sono
annualmente  definite,  entro  il  termine  del 30 novembre dell'anno
precedente  a  quello  di  riferimento  del  decreto,  sulla base dei
criteri  generali  individuati  nel documento programmatico, le quote
massime  di  stranieri  da  ammettere  nel territorio dello Stato per
lavoro subordinato, anche per esigenze di carattere stagionale, e per
lavoro  autonomo, tenuto conto dei ricongiungimenti familiari e delle
misure  di  protezione  temporanea  eventualmente  disposte  ai sensi
dell'articolo  20.  Qualora  se  ne ravvisi l'opportunita', ulteriori
decreti possono essere emanati durante l'anno. I visti di ingresso ed
i permessi di soggiorno per lavoro subordinato, anche per esigenze di
carattere stagionale, e per lavoro autonomo, sono rilasciati entro il
limite  delle  quote  predette.  In caso di mancata pubblicazione del
decreto  di  programmazione  annuale, il Presidente del Consiglio dei
ministri  puo'  provvedere  in  via transitoria, con proprio decreto,
((entro  il 30 novembre, nel limite delle quote stabilite nell'ultimo
decreto emanato)).
  5.   Nell'ambito  delle  rispettive  attribuzioni  e  dotazioni  di
bilancio,  le  regioni, le province, i comuni e gli altri enti locali
adottano  i provvedimenti concorrenti al perseguimento dell'obiettivo
di   rimuovere  gli  ostacoli  che  di  fatto  impediscono  il  pieno
riconoscimento  dei  diritti  e  degli  interessi  riconosciuti  agli
stranieri  nel  territorio  dello  Stato,  con particolare riguardo a
quelli  inerenti all'alloggio, alla lingua, all'integrazione sociale,
nel rispetto dei diritti fondamentali della persona umana.
  6.  Con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei Ministri, da
adottare  di  concerto  con  il  Ministro  dell'interno,  si provvede
all'istituzione  di  Consigli territoriali per l'immigrazione, in cui
siano rappresentati le competenti amministrazioni locali dello Stato,
la  Regione,  gli  enti locali, gli enti e le associazioni localmente
attivi   nel   soccorso   e   nell'assistenza   agli   immigrati,  le
organizzazioni  dei lavoratori e dei datori di lavoro, con compiti di
analisi  delle esigenze e di promozione degli interventi da attuare a
livello locale.
  6-bis.  Fermi  restando  i  trattamenti  dei  dati  previsti per il
perseguimento  delle  proprie  finalita'  istituzionali, il Ministero
dell'interno  espleta, nell'ambito del Sistema statistico nazionale e
senza  oneri  aggiuntivi  a  carico  del  bilancio  dello  Stato,  le
attivita'  di  raccolta  di  dati  a  fini  statistici  sul  fenomeno
dell'immigrazione    extracomunitaria    per   tutte   le   pubbliche
amministrazioni interessate alle politiche migratorie.
  7.   Nella  prima  applicazione  delle  disposizioni  del  presente
articolo, il documento programmatico di cui al comma 1 e' predisposto
entro  novanta  giorni  dalla data di entrata in vigore della legge 6
marzo  1998, n. 40. Lo stesso documento indica la data entro cui sono
adottati i decreti di cui al comma 4.
  8.  Lo  schema  del  documento  programmatico  di cui al comma 7 e'
trasmesso   al   Parlamento   per  l'acquisizione  del  parere  delle
Commissioni  competenti  per  materia,  che si esprimono entro trenta
giorni. Decorso tale termine, il decreto e' emanato anche in mancanza
del parere.

TITOLO II
DISPOSIZIONI SULL’INGRESSO, IL SOGGIORNO E L’ALLONTANAMENTO
DAL TERRITORIO DELLO STATO
CAPO I
DISPOSIZIONI SULL’INGRESSO E IL
SOGGIORNO

                               Art. 4
                 Ingresso nel territorio dello Stato
                 (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 4)

  1.  L'ingresso  nel  territorio  dello  Stato  e'  consentito  allo
straniero in possesso di passaporto valido o documento equipollente e
del  visto  d'ingresso,  salvi  i casi di esenzione, e puo' avvenire,
salvi  i  casi  di  forza  maggiore, soltanto attraverso i valichi di
frontiera appositamente istituiti.
  2.   Il  visto  di  ingresso  e'  rilasciato  dalle  rappresentanze
diplomatiche o consolari italiane nello Stato di origine o di stabile
residenza  dello  straniero.  Per  soggiorni non superiori a tre mesi
sono equiparati ai visti rilasciati dalle rappresentanze diplomatiche
e  consolari italiane quelli emessi, sulla base di specifici accordi,
dalle   autorita'   diplomatiche   o   consolari   di   altri  Stati.
Contestualmente   al  rilascio  del  visto  di  ingresso  l'autorita'
diplomatica   o   consolare  italiana  consegna  allo  straniero  una
comunicazione  scritta  in lingua a lui comprensibile o, in mancanza,
in  inglese,  francese,  spagnolo o arabo, che illustri i diritti e i
doveri  dello  straniero  relativi  all'ingresso  ed  al soggiorno in
Italia.  Qualora  non sussistano i requisiti previsti dalla normativa
in   vigore   per   procedere  al  rilascio  del  visto,  l'autorita'
diplomatica  o consolare comunica il diniego allo straniero in lingua
a lui comprensibile, o, in mancanza, in inglese, francese, spagnolo o
arabo.  In  deroga  a  quanto stabilito dalla legge 7 agosto 1990, n.
241,  e successive modificazioni, per motivi di sicurezza o di ordine
pubblico  il  diniego non deve essere motivato, salvo quando riguarda
le  domande  di  visto presentate ai sensi degli articoli 22, 24, 26,
27,  28,  29,  36  e  39.  La presentazione di documentazione falsa o
contraffatta  o  di  false  attestazioni  a sostegno della domanda di
visto  comporta  automaticamente, oltre alle relative responsabilita'
penali,   l'inammissibilita'  della  domanda.  Per  lo  straniero  in
possesso  di  permesso  di  soggiorno  e'  sufficiente,  ai  fini del
reingresso  nel  territorio dello Stato, una preventiva comunicazione
all'autorita' di frontiera.
  3.  Ferme  restando le disposizioni di cui all'articolo 3, comma 4,
l'Italia,  in  armonia  con  gli  obblighi  assunti  con l'adesione a
specifici  accordi internazionali, consentira' l'ingresso nel proprio
territorio  allo  straniero  che  dimostri  di  essere in possesso di
idonea  documentazione atta a confermare lo scopo e le condizioni del
soggiorno,   nonche'   la  disponibilita'  di  mezzi  di  sussistenza
sufficienti  per  la  durata  del  soggiorno e, fatta eccezione per i
permessi  di soggiorno per motivi di lavoro, anche per il ritorno nel
Paese  di  provenienza.  I  mezzi  di  sussistenza  sono definiti con
apposita  direttiva emanata dal Ministro dell'interno, sulla base dei
criteri  indicati nel documento di programmazione di cui all'articolo
3,  comma  1.  Non e' ammesso in Italia lo straniero che non soddisfi
tali  requisiti  o  che  sia  considerato  una  minaccia per l'ordine
pubblico  o  la  sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con i quali
l'Italia  abbia sottoscritto accordi per la soppressone dei controlli
alle  frontiere  interne e la libera circolazione delle persone o che
risulti  condannato,  anche  ((con  sentenza non definitiva, compresa
quella  adottata))  a seguito di applicazione della pena su richiesta
ai  sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per reati
previsti  dall'articolo  380,  commi  1  e 2, del codice di procedura
penale  ovvero  per  reati  inerenti  gli  stupefacenti,  la liberta'
sessuale,  il  favoreggiamento  dell'immigrazione  clandestina  verso
l'Italia e dell'emigrazione clandestina dall'Italia verso altri Stati
o  per  reati  diretti  al  reclutamento di persone da destinare alla
prostituzione  o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da
impiegare   in   attivita'  illecite.  ((Impedisce  l'ingresso  dello
straniero in Italia anche la condanna, con sentenza irrevocabile, per
uno  dei  reati previsti dalle disposizioni del titolo III, capo III,
sezione  II, della legge 22 aprile 1941, n. 633, relativi alla tutela
del  diritto  di  autore,  e  degli  articoli  473  e  474 del codice
penale)).  Lo straniero per il quale e' richiesto il ricongiungimento
familiare, ai sensi dell'articolo 29, non e' ammesso in Italia quando
rappresenti  una  minaccia concreta e attuale per l'ordine pubblico o
la  sicurezza  dello  Stato  o  di uno dei Paesi con i quali l'Italia
abbia  sottoscritto  accordi  per  la soppressione dei controlli alle
frontiere interne e la libera circolazione delle persone.
  4.  L'ingresso  in  Italia  puo'  essere  consentito  con visti per
soggiorni  di  breve durata, validi fino a 90 giorni, e per soggiorni
di  lunga  durata che comportano per il titolare la concessione di un
permesso  di  soggiorno  in  Italia con motivazione identica a quella
menzionata  nel  visto.  Per  soggiorni  inferiori a tre mesi saranno
considerati  validi  anche  i motivi esplicitamente indicati in visti
rilasciati  da  autorita'  diplomatiche o consolari di altri Stati in
base  a  specifici  accordi  internazionali sottoscritti e ratificati
dall'Italia ovvero a norme comunitarie.
  5.  Il  Ministero  degli  affari  esteri adotta, dandone tempestiva
comunicazione   alle   competenti   Commissioni   parlamentari,  ogni
opportuno provvedimento di revisione o modifica dell'elenco dei Paesi
i  cui  cittadini  siano  soggetti  ad  obbligo  di  visto,  anche in
attuazione di obblighi derivanti da accordi internazionali in vigore.
  6.  Non  possono  fare  ingresso  nel territorio dello Stato e sono
respinti  dalla  frontiera  gli  stranieri espulsi, salvo che abbiano
ottenuto la speciale autorizzazione o che sia trascorso il periodo di
divieto  di  ingresso,  gli  stranieri  che  debbono essere espulsi e
quelli   segnalati,   anche   in   base   ad  accordi  o  convenzioni
internazionali in vigore in Italia, ai fini del respingimento o della
non  ammissione  per  gravi  motivi  di ordine pubblico, di sicurezza
nazionale e di tutela delle relazioni internazionali.
  7. L'ingresso e' comunque subordinato al rispetto degli adempimenti
e delle formalita' prescritti con il regolamento di attuazione.
                             Art. 4-bis 
                     (Accordo di integrazione). 
 
  1. Ai  fini  di  cui  al  presente  testo  unico,  si  intende  con
integrazione quel processo finalizzato a promuovere la convivenza dei
cittadini italiani e di quelli stranieri,  nel  rispetto  dei  valori
sanciti dalla Costituzione  italiana,  con  il  reciproco  impegno  a
partecipare alla vita economica, sociale e culturale della societa'. 
  ((1-bis. Nell'ambito delle attivita' preordinate alla realizzazione
del processo di integrazione di cui  al  comma  1,  sono  fornite  le
informazioni sui diritti conferiti allo straniero con il permesso  di
soggiorno di cui all'articolo 5, comma 8.1.)). 
  2. Entro centottanta giorni dalla data di  entrata  in  vigore  del
presente articolo, con regolamento, adottato ai  sensi  dell'articolo
17, comma 1, della legge 23  agosto  1988,n.  400,  su  proposta  del
Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro dell'interno, di
concerto con il Ministro dell'istruzione,  dell'universita'  e  della
ricerca e il Ministro del lavoro,  della  salute  e  delle  politiche
sociali,  sono  stabiliti  i  criteri   e   le   modalita'   per   la
sottoscrizione,  da  parte  dello  straniero,  contestualmente   alla
presentazione della domanda di rilascio del permesso di soggiorno  ai
sensi dell'articolo 5, di un Accordo di integrazione, articolato  per
crediti,  con  l'impegno  a  sottoscrivere  specifici  obiettivi   di
integrazione, da conseguire nel periodo di validita' del permesso  di
soggiorno.  La  stipula  dell'Accordo  di  integrazione   rappresenta
condizione necessaria per il rilascio del permesso di  soggiorno.  La
perdita integrale dei crediti determina la  revoca  del  permesso  di
soggiorno e l'espulsione dello straniero dal territorio dello  Stato,
eseguita dal questore secondo le modalita' di  cui  all'articolo  13,
comma 4,  ad  eccezione  dello  straniero  titolare  di  permesso  di
soggiorno  per  asilo,  per  richiesta  di  asilo,   per   protezione
sussidiaria, per motivi umanitari, per motivi familiari, di  permesso
di soggiorno UE per  soggiornanti  di  lungo  periodo,  di  carta  di
soggiorno per familiare straniero di cittadino  dell'Unione  europea,
nonche' dello straniero titolare di altro permesso di  soggiorno  che
ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare. 
  3. All'attuazione del presente articolo si provvede con le  risorse
umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione  vigente,
senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 
                               Art. 5 
                        Permesso di soggiorno 
                 (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 5) 
 
  1. Possono soggiornare nel territorio  dello  Stato  gli  stranieri
entrati regolarmente ai sensi dell'articolo 4, che  siano  muniti  di
carta di soggiorno o di permesso di soggiorno rilasciati, e in  corso
di validita', a norma  del  presente  testo  unico  o  che  siano  in
possesso di permesso di soggiorno o  titolo  equipollente  rilasciato
dalla competente  autorita'  di  uno  Stato  appartenente  all'Unione
europea, nei limiti ed alle condizioni previsti da specifici accordi. 
  2. Il permesso di  soggiorno  deve  essere  richiesto,  secondo  le
modalita' previste nel regolamento di attuazione, al  questore  della
provincia in cui lo straniero si trova entro otto  giorni  lavorativi
dal suo ingresso nel territorio dello Stato ed e' rilasciato  per  le
attivita' previste dal visto d'ingresso o dalle disposizioni vigenti.
Il regolamento di attuazione puo'  prevedere  speciali  modalita'  di
rilascio relativamente ai soggiorni brevi per motivi di  turismo,  di
giustizia, di attesa di emigrazione in altro Stato e per  l'esercizio
delle funzioni di ministro di culto nonche' ai soggiorni in  case  di
cura, ospedali, istituti civili e religiosi e altre convivenze. 
  2-bis. Lo straniero  che  richiede  il  permesso  di  soggiorno  e'
sottoposto a rilievi fotodattiloscopici. (6) 
  2-ter. La richiesta di  rilascio  e  di  rinnovo  del  permesso  di
soggiorno e' sottoposta  al  versamento  di  un  contributo,  il  cui
importo e' fissato fra un minimo di 80 e un massimo di 200  euro  con
decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di  concerto  con
il Ministro dell'interno, che stabilisce altresi'  le  modalita'  del
versamento nonche' le modalita' di attuazione della  disposizione  di
cui all'articolo 14-bis, comma 2. Non e' richiesto il versamento  del
contributo per il rilascio ed il rinnovo del  permesso  di  soggiorno
per asilo, per richiesta di asilo, per  protezione  sussidiaria,  per
motivi umanitari. 
  3. La durata del permesso di soggiorno non rilasciato per motivi di
lavoro e' quella prevista dal visto d'ingresso, nei limiti  stabiliti
dal presente testo unico  o  in  attuazione  degli  accordi  e  delle
convenzioni internazionali in vigore. La  durata  non  puo'  comunque
essere: 
    a) superiore a tre mesi, per visite, affari e turismo; 
    b) LETTERA ABROGATA DALLA L. 30 LUGLIO 2002, N. 189; 
    c) inferiore al periodo di frequenza, anche  pluriennale,  di  un
corso di studio di istituzioni scolastiche, universitarie e dell'alta
formazione  artistica,  musicale  e  coreutica   o   per   formazione
debitamente certificata, fatta salva la verifica annuale di profitto;
secondo le previsioni del regolamento di attuazione. Il permesso puo'
essere prolungato per ulteriori dodici  mesi  oltre  il  termine  del
percorso formativo compiuto, secondo  quanto  disposto  dall'articolo
22, comma 11-bis; (49) 
    d) LETTERA ABROGATA DALLA L. 30 LUGLIO 2002, N. 189; 
    e) superiore alle necessita'  specificamente  documentate,  negli
altri casi consentiti dal presente testo unico o dal  regolamento  di
attuazione. 
  3-bis. Il permesso di soggiorno per motivi di lavoro e'  rilasciato
a seguito della stipula del contratto di soggiorno per lavoro di  cui
all'articolo 5-bis. La durata del relativo permesso di soggiorno  per
lavoro e' quella prevista dal contratto di soggiorno e  comunque  non
puo' superare: 
    a) in relazione ad uno o piu' contratti di lavoro stagionale,  la
durata complessiva di nove mesi; 
    b) in relazione ad un contratto di  lavoro  subordinato  a  tempo
determinato, la durata di un anno; 
    c) in relazione ad un contratto di  lavoro  subordinato  a  tempo
indeterminato, la durata di due anni. 
  3-ter. Allo straniero che  dimostri  di  essere  venuto  in  Italia
almeno due anni di seguito per prestare lavoro stagionale puo' essere
rilasciato, qualora si tratti di  impieghi  ripetitivi,  un  permesso
pluriennale, a tale titolo, fino a  tre  annualita',  per  la  durata
temporale annuale di  cui  ha  usufruito  nell'ultimo  dei  due  anni
precedenti con un solo provvedimento. Il relativo visto  di  ingresso
e' rilasciato ogni anno. Il permesso e' revocato  immediatamente  nel
caso in cui lo straniero violi le  disposizioni  del  presente  testo
unico. 
  3-quater. Possono inoltre soggiornare nel  territorio  dello  Stato
gli stranieri muniti di permesso di  soggiorno  per  lavoro  autonomo
rilasciato  sulla  base   della   certificazione   della   competente
rappresentanza diplomatica o consolare italiana della sussistenza dei
requisiti previsti dall'articolo 26  del  presente  testo  unico.  Il
permesso di soggiorno  non  puo'  avere  validita'  superiore  ad  un
periodo di due anni. 
  3-quinquies. La rappresentanza diplomatica o consolare italiana che
rilascia il visto di ingresso per motivi  di  lavoro,  ai  sensi  dei
commi 2 e 3 dell'articolo 4, ovvero il visto di ingresso  per  lavoro
autonomo, ai sensi del comma 5 dell'articolo 26, ne da' comunicazione
anche in via telematica al Ministero dell'interno e all'INPS  nonche'
all'INAIL  per  l'inserimento  nell'archivio  previsto  dal  comma  9
dell'articolo  22  entro  trenta   giorni   dal   ricevimento   della
documentazione.   Uguale   comunicazione   e'   data   al   Ministero
dell'interno per i visti di ingresso per  ricongiungimento  familiare
di cui all'articolo 29 entro  trenta  giorni  dal  ricevimento  della
documentazione. 
  3-sexies.  Nei  casi  di  ricongiungimento  familiare,   ai   sensi
dell'articolo 29, la durata del permesso di soggiorno non puo' essere
superiore a due anni. 
  4.  Il  rinnovo  del  permesso  di  soggiorno  e'  richiesto  dallo
straniero al questore della provincia in cui dimora, almeno  sessanta
giorni prima della scadenza, ed e'  sottoposto  alla  verifica  delle
condizioni previste  per  il  rilascio  e  delle  diverse  condizioni
previste dal presente testo unico.  Fatti  salvi  i  diversi  termini
previsti dal presente testo unico e dal regolamento di attuazione, il
permesso di soggiorno e' rinnovato per una  durata  non  superiore  a
quella stabilita con rilascio iniziale. 
  4-bis. Lo  straniero  che  richiede  il  rinnovo  del  permesso  di
soggiorno e' sottoposto a rilievi fotodattiloscopici. 
  5. Il permesso di soggiorno o il suo rinnovo sono rifiutati  e,  se
il permesso di soggiorno e' stato rilasciato, esso e' revocato quando
mancano o vengono a mancare i requisiti richiesti per l'ingresso e il
soggiorno nel territorio dello Stato,  fatto  salvo  quanto  previsto
dall'articolo 22, comma 9, e sempre che non siano sopraggiunti  nuovi
elementi che ne consentano  il  rilascio  e  che  non  si  tratti  di
irregolarita' amministrative sanabili. Nell'adottare il provvedimento
di rifiuto del rilascio, di  revoca  o  di  diniego  di  rinnovo  del
permesso di soggiorno dello straniero che ha esercitato il diritto al
ricongiungimento familiare ovvero del familiare ricongiunto, ai sensi
dell'articolo  29,  si  tiene  anche  conto  della  natura  e   della
effettivita' dei vincoli familiari dell'interessato e  dell'esistenza
di legami familiari e sociali con il suo  Paese  d'origine,  nonche',
per lo straniero gia' presente sul territorio nazionale, anche  della
durata del suo soggiorno nel medesimo territorio nazionale. (47) 
  5-bis. Nel valutare la pericolosita' dello straniero  per  l'ordine
pubblico e la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi  con  i  quali
l'Italia abbia sottoscritto accordi per la soppressione dei controlli
alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone ai fini
dell'adozione del provvedimento di revoca o di diniego di rinnovo del
permesso di soggiorno per motivi familiari, si tiene conto  anche  di
eventuali condanne per i reati previsti dagli articoli 380, commi 1 e
2, e 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale, ovvero
per i reati di cui all'articolo 12, commi 1 e 3. 
  5-ter. Il permesso di soggiorno e' rifiutato o revocato  quando  si
accerti la violazione del  divieto  di  cui  all'articolo  29,  comma
1-ter. 
  6. Il rifiuto o la revoca del permesso di soggiorno possono  essere
altresi' adottati sulla base di convenzioni o accordi internazionali,
resi esecutivi  in  Italia,  quando  lo  straniero  non  soddisfi  le
condizioni di soggiorno applicabili in uno  degli  Stati  contraenti,
salvo  che  ricorrano  seri  motivi,  in  particolare  di   carattere
umanitario o risultanti da obblighi costituzionali  o  internazionali
dello Stato italiano. Il permesso di soggiorno per  motivi  umanitari
e'  rilasciato  dal  questore  secondo  le  modalita'  previste   nel
regolamento di attuazione. 
  7. Gli stranieri muniti  del  permesso  di  soggiorno  o  di  altra
autorizzazione che conferisce il diritto  a  soggiornare,  rilasciati
dall'autorita' di uno Stato membro dell'Unione europea e  validi  per
il soggiorno in Italia, sono tenuti a dichiarare la loro presenza  al
questore entro  il  termine  di  cui  al  comma  2.  Agli  stessi  e'
rilasciata idonea  ricevuta  della  dichiarazione  di  soggiorno.  Ai
contravventori si applica la sanzione amministrativa del pagamento di
una somma da euro 103 a euro 309. 
  7-bis. Allo straniero di cui al comma 7, che si e'  trattenuto  nel
territorio nazionale oltre i  tre  mesi  dall'ingresso,  il  questore
intima di recarsi immediatamente, e comunque non oltre  sette  giorni
dalla  notifica  dell'intimazione,  nello  Stato  membro  dell'Unione
europea  che  ha  rilasciato  il  permesso  di  soggiorno   o   altra
autorizzazione che conferisce il diritto di soggiornare, in corso  di
validita'. 
  7-ter. Nei confronti dello straniero che ha  violato  l'intimazione
di cui al comma 7-bis e' adottato il provvedimento di  espulsione  ai
sensi dell'articolo 13, comma 2. ((In presenza di  accordi  o  intese
bilaterali con altri Stati  membri  dell'Unione  europea  entrati  in
vigore in data anteriore al  13  gennaio  2009,  l'allontanamento  e'
eseguito)) verso lo Stato membro che ha  rilasciato  il  permesso  di
soggiorno o altra autorizzazione al soggiorno. Qualora  sussistano  i
presupposti per l'adozione del provvedimento di espulsione  ai  sensi
dell'articolo 13, comma 1,  ovvero  dell'articolo  3,  comma  1,  del
decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con  modificazioni,
dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, il provvedimento di espulsione e'
adottato sentito lo Stato membro che ha  rilasciato  il  permesso  di
soggiorno o altra autorizzazione e l'allontanamento e'  eseguito  con
destinazione fuori del territorio dell'Unione europea. 
  7-quater. E' autorizzata la riammissione nel  territorio  nazionale
dello straniero espulso da altro Stato membro dell'Unione europea, in
possesso di un permesso di soggiorno o di  altra  autorizzazione  che
conferisca il diritto di  soggiornare  rilasciati  dall'Italia  e  in
corso di validita', a condizione che non costituisca un pericolo  per
l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato. 
  8. Il permesso  di  soggiorno  e  la  carta  di  soggiorno  di  cui
all'articolo  9  sono  rilasciati  mediante  utilizzo  di   mezzi   a
tecnologia avanzata con caratteristiche  anticontraffazione  conformi
ai modelli da approvare con decreto  del  Ministro  dell'interno,  di
concerto con il  Ministro  per  l'innovazione  e  le  tecnologie,  in
attuazione del regolamento (CE) n. 1030/2002 del  Consiglio,  del  13
giugno 2002, riguardante l'adozione di  un  modello  uniforme  per  i
permessi di soggiorno rilasciati  a  cittadini  di  Paesi  terzi.  Il
permesso  di  soggiorno  e  la  carta  di  soggiorno  rilasciati   in
conformita' ai predetti  modelli  recano  inoltre  i  dati  personali
previsti,  per  la  carta  di  identita'  e   gli   altri   documenti
elettronici, dall'articolo 36  del  testo  unico  delle  disposizioni
legislative   e   regolamentari   in   materia   di    documentazione
amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica  28
dicembre 2000, n. 445. 
  8.1.  Nel  permesso  di  soggiorno  che  autorizza  l'esercizio  di
attivita' lavorativa secondo le norme del presente testo unico e  del
regolamento di attuazione  e'  inserita  la  dicitura:  "perm.  unico
lavoro". 
  8.2. La disposizione di cui al comma 8.1 non si applica: 
    a) agli stranieri di cui agli articoli 9 e 9-ter; 
    b) agli stranieri di cui all'articolo 24; 
    c) agli stranieri di cui all'articolo 26; 
    d) agli stranieri di cui all'articolo 27, comma  1,  lettere  a),
g), h), i) e r); 
    e)  agli  stranieri  che  soggiornano  a  titolo  di   protezione
temporanea o per motivi umanitari, ovvero hanno richiesto il permesso
di soggiorno a tale titolo e sono in attesa di una decisione su  tale
richiesta; 
    f)  agli  stranieri  che  soggiornano  a  titolo  di   protezione
internazionale come definita dall'articolo 2, comma  1,  lettera  a),
del decreto legislativo  19  novembre  2007,  n.  251,  ovvero  hanno
chiesto il riconoscimento della protezione e sono in  attesa  di  una
decisione su tale richiesta; 
    g)  agli  stranieri  che  soggiornano  per  motivi  di  studio  o
formazione. 
  8-bis.  Chiunque  contraffa'  o  altera  un  visto  di  ingresso  o
reingresso, un permesso di soggiorno, un contratto di soggiorno o una
carta di soggiorno, ovvero contraffa' o altera documenti al  fine  di
determinare il rilascio di un visto di ingresso o di  reingresso,  di
un permesso di soggiorno, di un contratto di soggiorno o di una carta
di soggiorno oppure utilizza uno di  tali  documenti  contraffatti  o
alterati, e' punito con la reclusione  da  uno  a  sei  anni.  Se  la
falsita' concerne un atto o parte di un atto che faccia fede  fino  a
querela di falso la reclusione e' da tre a dieci  anni.  La  pena  e'
aumentata se il fatto e' commesso da un pubblico ufficiale. 
  9. Il permesso di soggiorno e' rilasciato, rinnovato  o  convertito
entro sessanta giorni dalla  data  in  cui  e'  stata  presentata  la
domanda, se sussistono i  requisiti  e  le  condizioni  previsti  dal
presente testo unico e dal regolamento di attuazione per il  permesso
di soggiorno richiesto ovvero, in mancanza di questo, per altro  tipo
di permesso da rilasciare in applicazione del presente  testo  unico.
(13) 
  9-bis. In attesa  del  rilascio  o  del  rinnovo  del  permesso  di
soggiorno, anche ove non venga  rispettato  il  termine  di  sessanta
giorni di cui al  precedente  comma,  il  lavoratore  straniero  puo'
legittimamente soggiornare nel  territorio  dello  Stato  e  svolgere
temporaneamente   l'attivita'   lavorativa    fino    ad    eventuale
comunicazione dell'Autorita' di  pubblica  sicurezza,  da  notificare
anche al datore  di  lavoro,  con  l'indicazione  dell'esistenza  dei
motivi ostativi al rilascio o al rinnovo del permesso  di  soggiorno.
L'attivita' di lavoro di  cui  sopra  puo'  svolgersi  alle  seguenti
condizioni: 
    a) che la richiesta del rilascio del permesso  di  soggiorno  per
motivi di  lavoro  sia  stata  effettuata  dal  lavoratore  straniero
all'atto  della  stipula  del  contratto  di  soggiorno,  secondo  le
modalita' previste nel regolamento d'attuazione, ovvero, nel caso  di
rinnovo, la richiesta sia stata presentata prima della  scadenza  del
permesso, ai sensi del precedente comma 4,  e  dell'articolo  13  del
decreto del Presidente della Repubblica del 31 agosto 1999 n. 394,  o
entro sessanta giorni dalla scadenza dello stesso; 
    b) che sia stata rilasciata dal competente  ufficio  la  ricevuta
attestante l'avvenuta presentazione della richiesta di rilascio o  di
rinnovo del permesso. 
 
------------- 
AGGIORNAMENTO (6) 
  Il D.L. 9 settembre 2002,  n.  195,  convertito  con  modificazioni
dalla L. 9 ottobre 2002, n. 222, ha disposto (con l'art. 2, comma  3)
che "In deroga a quanto previsto dall'articolo 5,  comma  2-bis,  del
testo unico approvato con decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286,
come modificato dall'articolo 5, comma 1, lettera b), della legge  30
luglio 2002, n. 189, i lavoratori estracomunitari  che  stipulano  il
contratto di soggiorno per lavoro subordinato ai sensi  dell'articolo
1, comma 5, ovvero altro  contratto  di  lavoro,  sono  sottoposti  a
rilievi fotodattiloscopici entro un anno dalla data di  rilascio  del
permesso di soggiorno e, comunque, in sede di rinnovo dello stesso". 
------------- 
AGGIORNAMENTO (13) 
  Il D.L. 27 luglio 2005, n. 144, convertito con modificazioni  dalla
L. 31 luglio 2005, n. 155, ha disposto (con l'art. 1,  comma  1)  che
"in deroga a quanto previsto dall'articolo 5 del decreto  legislativo
n. 286 del 1998, quando, nel  corso  di  operazioni  di  polizia,  di
indagini o  di  un  procedimento  relativi  a  delitti  commessi  per
finalita'  di  terrorismo,  anche  internazionale,  o  di   eversione
dell'ordine democratico, vi e' l'esigenza di garantire la  permanenza
nel  territorio  dello  Stato  dello  straniero  che  abbia   offerto
all'autorita' giudiziaria o agli organi di polizia una collaborazione
avente le caratteristiche di cui  al  comma  3  dell'articolo  9  del
citato decreto-legge n. 8 del 1991, il questore, autonomamente  o  su
segnalazione dei responsabili di  livello  almeno  provinciale  delle
Forze di polizia ovvero dei direttori dei Servizi  informativi  e  di
sicurezza, ovvero  quando  ne  e'  richiesto  dal  procuratore  della
Repubblica,  rilascia  allo  straniero  uno  speciale   permesso   di
soggiorno, di durata annuale e rinnovabile per eguali periodi". 
------------- 
AGGIORNAMENTO (47) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 3 - 18 luglio  2013,  n.  202
(in G.U. 1a s.s. 24/7/2013, n. 30), ha  dichiarato  "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 5,  comma  5,  del  decreto  legislativo  25
luglio 1998  n.  286  (Disposizioni  sull'ingresso,  il  soggiorno  e
l'allontanamento dal territorio dello  Stato),  nella  parte  in  cui
prevede  che  la  valutazione  discrezionale  in  esso  stabilita  si
applichi solo  allo  straniero  che  «ha  esercitato  il  diritto  al
ricongiungimento familiare» o al «familiare ricongiunto», e non anche
allo straniero «che  abbia  legami  familiari  nel  territorio  dello
Stato»". 
-------------- 
AGGIORNAMENTO (49) 
  Il D.L. 12 settembre 2013, n.  104,  convertito  con  modificazioni
dalla L. 8 novembre 2013, n. 128 ha disposto (con l'art. 9, comma  2)
che "Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore  della  legge  di
conversione del presente decreto,  si  provvede  all'adeguamento  del
regolamento di cui al decreto  del  Presidente  della  Repubblica  31
agosto 1999, n. 394, adottato ai sensi dell'articolo 1, comma 6,  del
testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.  La
disposizione  di  cui  al  comma  1  si  applica  a   decorrere   dal
quindicesimo giorno successivo all'entrata in vigore  delle  predette
norme regolamentari di adeguamento". 
                             Art. 5-bis
        (( (Contratto di soggiorno per lavoro subordinato) ))

  ((1. Il contratto di soggiorno per lavoro subordinato stipulato fra
un datore di lavoro italiano o straniero regolarmente soggiornante in
Italia  e  un  prestatore  di  lavoro,  cittadino  di  uno  Stato non
appartenente all'Unione europea o apolide, contiene:
   a)  la garanzia da parte del datore di lavoro della disponibilita'
di  un  alloggio  per  il lavoratore che rientri nei parametri minimi
previsti  dalla  legge  per  gli  alloggi  di  edilizia  residenziale
pubblica;
   b)  l'impegno  al  pagamento  da  parte del datore di lavoro delle
spese  di  viaggio  per  il  rientro  del  lavoratore  nel  Paese  di
provenienza.
  2.  Non  costituisce  titolo valido per il rilascio del permesso di
soggiorno  il contratto che non contenga le dichiarazioni di cui alle
lettere a) e b) del comma 1.
  3.  Il  contratto di soggiorno per lavoro e' sottoscritto in base a
quanto  previsto  dall'articolo  22  presso  lo  sportello  unico per
l'immigrazione  della  provincia nella quale risiede o ha sede legale
il  datore  di  lavoro  o  dove avra' luogo la prestazione lavorativa
secondo le modalita' previste nel regolamento di attuazione)).
                               Art. 6
             Facolta' ed obblighi inerenti al soggiorno
                 (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 6;
       r.d. 18 giugno 1931, n. 773, artt. 144, comma 2 e 148)

  1.  Il  permesso  di  soggiorno  rilasciato  per  motivi  di lavoro
subordinato, lavoro autonomo e familiari puo' essere utilizzato anche
per  le  altre  attivita' consentite. Quello rilasciato per motivi di
studio  e formazione puo' essere convertito, comunque prima della sua
scadenza,  e  previa  stipula  del  contratto di soggiorno per lavoro
ovvero previo rilascio della certificazione attestante la sussistenza
dei requisiti previsti dall'articolo 26, in permesso di soggiorno per
motivi   di   lavoro   nell'ambito  delle  quote  stabilite  a  norma
dell'articolo   3,   comma  4,  secondo  le  modalita'  previste  dal
regolamento di attuazione.
  2.  Fatta  eccezione  per  i  provvedimenti  riguardanti  attivita'
sportive  e ricreative a carattere temporaneo ((, per quelli inerenti
all'accesso  alle  prestazioni sanitarie di cui all'articolo 35 e per
quelli  attinenti  alle  prestazioni  scolastiche  obbligatorie )), i
documenti  inerenti  al  soggiorno  di  cui  all'articolo 5, comma 8,
devono  essere  esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai
fini  del  rilascio  di  licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri
provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.
  ((3.  Lo  straniero  che,  a  richiesta degli ufficiali e agenti di
pubblica   sicurezza,   non  ottempera,  senza  giustificato  motivo,
all'ordine  di  esibizione  del  passaporto  o  di altro documento di
identificazione  e  del  permesso  di  soggiorno o di altro documento
attestante  la regolare presenza nel territorio dello Stato e' punito
con l'arresto fino ad un ann o e con l'ammenda fino ad euro 2.000)).
  4.  Qualora  vi  sia  motivo  di dubitare della idenlita' personale
dello  straniero, questi e' sottoposto a rilievi fotodattiloscopici e
segnaletici.
  5.  Per  le  verifiche  previste  dal  presente  testo  unico o dal
regolamento  di attuazione, l'autorita' di pubblica sicurezza, quando
vi siano fondate ragioni, richiede agli stranieri informazioni e atti
comprovanti  la  disponibilita'  di  un  reddito da lavoro o da altra
fonte legittima, sufficiente al sostentamento proprio e dei familiari
conviventi nel territorio dello Stato.
  6. Salvo quanto e' stabilito nelle leggi militari, il Prefetto puo'
vietare  agli  stranieri  il  soggiorno  in comuni o in localita' che
comunque  interessano la difesa militare dello Stato. Tale divieto e'
comunicato  agli  stranieri  per  mezzo  della  autorita'  locale  di
pubblica sicurezza o col mezzo di pubblici avvisi. Gli stranieri, che
trasgrediscono al divieto, possono essere allontanati per mezzo della
forza pubblica.
  7.   Le   iscrizioni   e  variazioni  anagrafiche  dello  straniero
regolarmente  soggiornante  sono  effettuate alle medesime condizioni
dei  cittadini  italiani con le modalita' previste dal regolamento di
attuazione.  In  ogni  caso  la  dimora  dello straniero si considera
abituale anche in caso di documentata ospitalita' da piu' di tre mesi
presso   un   centro   di  accoglienza.  Dell'avvenuta  iscrizione  o
variazione l'ufficio da' comunicazione alla questura territorialmente
competente.
  8.  Fuori dei casi di cui al comma 7, gli stranieri che soggiornano
nel  territorio  dello Stato devono comunicare al questore competente
per  territorio,  entro  i  quindici  giorni successivi, le eventuali
variazioni del proprio domicilio abituale.
  9.  Il  documento di identificazione per stranieri e' rilasciato su
modello   conforme   al  tipo  approvato  con  decreto  del  Ministro
dell'interno.  Esso  non  e'  valido  per  l'espatrio,  salvo che sia
diversamente    disposto    dalle   convenzioni   o   dagli   accordi
internazionali.
  10.  Contro  i  provvedimenti  di  cui all'articolo 5 e al presente
articolo  e'  ammesso  ricorso  al tribunale amministrativo regionale
competente.
                               Art. 7
           Obblighi dell'ospitante e del datore di lavoro
               (R.d. 18 giugno 1931, n. 773, art. 147)

  1.  Chiunque,  a  qualsiasi  titolo,  da alloggio ovvero ospita uno
straniero o apolide, anche se parente o affine, ((. . .)) ovvero cede
allo  stesso la proprieta' o il godimento di beni immobili, rustici o
urbani,   posti  nel  territorio  dello  Stato,  e'  tenuto  a  darne
comunicazione scritta, entro quarantotto ore, all'autorita' locale di
pubblica sicurezza.
  2.   La   comunicazione   comprende,  oltre  alle  generalita'  del
denunciante,  quelle  dello  straniero  o  apolide,  gli  estremi del
passaporto  o  del  documento  di  identificazione che lo riguardano,
l'esatta  ubicazione  dell'immobile  ceduto  o  in  cui la persona e'
alloggiata,  ospitata  o presta servizio ed il titolo per il quale la
comunicazione e' dovuta.
  2-bis. Le violazioni delle disposizioni di cui al presente articolo
sono soggette alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma
da 160 a 1.100 euro.
                               Art. 8
                     (Disposizioni particolari)
               (R.d. 18 giugno 1931, n. 773, art. 149)

  1. Le disposizioni del presente capo non si applicano ai componenti
del sacro collegio e del corpo diplomatico e consolare.
                               Art. 9 
   ((Permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo)) 
 
  1. Lo straniero in possesso, da almeno cinque anni, di un  permesso
di soggiorno in corso di validita', che dimostra la disponibilita' di
un reddito non inferiore all'importo annuo  dell'assegno  sociale  e,
nel  caso  di  richiesta  relativa  ai  familiari,  di   un   reddito
sufficiente secondo i parametri indicati nell'articolo 29,  comma  3,
lettera b) e di un alloggio idoneo che rientri nei  parametri  minimi
previsti  dalla  legge  regionale  per  gli   alloggi   di   edilizia
residenziale  pubblica  ovvero  che  sia  fornito  dei  requisiti  di
idoneita' igienico-sanitaria accertati dall'Azienda unita'  sanitaria
locale competente  per  territorio,  puo'  chiedere  al  questore  il
rilascio del ((permesso di soggiorno UE  per  soggiornanti  di  lungo
periodo)), per se' e per i familiari di cui all'articolo 29, comma 1.
(24) (29) 
  ((1-bis. Il permesso di soggiorno  UE  per  soggiornanti  di  lungo
periodo   rilasciato   allo   straniero   titolare   di    protezione
internazionale come definita dall'articolo 2, comma  1,  lettera  a),
del decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251, reca, nella rubrica
«annotazioni», la dicitura  «protezione  internazionale  riconosciuta
dall'Italia il» e riporta, di seguito, la data in cui  la  protezione
e' stata riconosciuta. 
  1-ter. Ai fini del  rilascio  del  permesso  di  soggiorno  UE  per
soggiornanti di lungo periodo di cui al comma 1-bis, non e' richiesta
allo straniero titolare  di  protezione  internazionale  ed  ai  suoi
familiari la documentazione relativa all'idoneita'  dell'alloggio  di
cui al comma 1, ferma restando la necessita' di indicare un luogo  di
residenza ai  sensi  dell'articolo  16,  comma  2,  lettera  c),  del
regolamento di attuazione. Per gli stranieri titolari  di  protezione
internazionale che si trovano nelle condizioni di  vulnerabilita'  di
cui all'articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 30 maggio  2005,
n. 140, la disponibilita' di un alloggio concesso a titolo  gratuito,
a fini assistenziali o caritatevoli, da  parte  di  enti  pubblici  o
privati riconosciuti, concorre  figurativamente  alla  determinazione
del reddito cui al comma 1 nella misura del quindici  per  cento  del
relativo importo.)) 
  2.  Il  ((permesso  di  soggiorno  UE  per  soggiornanti  di  lungo
periodo)) e' a tempo indeterminato ed  e'  rilasciato  entro  novanta
giorni dalla richiesta. 
  2-bis. Il rilascio del ((permesso di soggiorno UE per  soggiornanti
di lungo periodo))  e'  subordinato  al  superamento,  da  parte  del
richiedente, di un test di conoscenza della lingua italiana,  le  cui
modalita' di svolgimento sono determinate con  decreto  del  Ministro
dell'interno,  di   concerto   con   il   Ministro   dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca.Nel caso di permesso di soggiorno CE
rilasciato per lo svolgimento  di  attivita'  di  ricerca  presso  le
universita'  e  gli  enti  vigilati  dal  Ministero  dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca di cui  al  decreto  legislativo  31
dicembre 2009, n. 213, non e' richiesto il superamento  del  test  di
cui al primo periodo. 
  ((2-ter. La disposizione di cui al comma 2-bis non si applica  allo
straniero titolare di protezione internazionale.)) 
  3. La disposizione di cui al comma 1 non si applica agli  stranieri
che: 
   a) soggiornano per motivi di studio o formazione professionale; 
   b) soggiornano a titolo di  protezione  temporanea  o  per  motivi
umanitari ovvero hanno chiesto il permesso di soggiorno a tale titolo
e sono in attesa di una decisione su tale richiesta; 
   c) ((hanno chiesto  la  protezione  internazionale  come  definita
dall'articolo 2, comma 1, lettera  a),  del  decreto  legislativo  19
novembre 2007, n. 251)) e sono ancora  in  attesa  di  una  decisione
definitiva circa tale richiesta; 
   d) sono titolari di un  permesso  di  soggiorno  di  breve  durata
previsto dal presente testo unico e dal regolamento di attuazione; 
   e)godono di uno status giuridico  previsto  dalla  convenzione  di
Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche,  dalla  convenzione  di
Vienna del 1963 sulle relazioni consolari, dalla convenzione del 1969
sulle missioni speciali o dalla convenzione di Vienna del 1975  sulla
rappresentanza degli Stati nelle loro  relazioni  con  organizzazioni
internazionali di carattere universale. 
  4.  Il  ((permesso  di  soggiorno  UE  per  soggiornanti  di  lungo
periodo)) non puo' essere rilasciato agli  stranieri  pericolosi  per
l'ordine pubblico  o  la  sicurezza  dello  Stato.  Nel  valutare  la
pericolosita' si tiene conto anche dell'appartenenza dello  straniero
ad una delle  categorie  indicate  nell'articolo  1  della  legge  27
dicembre 1956, n. 1423, come sostituito dall'articolo 2 della legge 3
agosto 1988, n. 327, o nell'articolo 1 della legge 31 maggio 1965, n.
575, come sostituito dall'articolo 13 della legge 13 settembre  1982,
n. 646, ovvero di eventuali condanne  anche  non  definitive,  per  i
reati previsti dall'articolo 380  del  codice  di  procedura  penale,
nonche', limitatamente ai delitti non colposi, dall'articolo 381  del
medesimo codice. Ai fini dell'adozione di un provvedimento di diniego
di rilascio del permesso di soggiorno di cui  al  presente  comma  il
questore  tiene  conto  altresi'  della  durata  del  soggiorno   nel
territorio  nazionale  e  dell'inserimento   sociale,   familiare   e
lavorativo dello straniero. 
  ((4-bis. Salvo i casi di cui  ai  commi  4  e  7,  il  permesso  di
soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di cui al comma  1-bis
e' rifiutato ovvero revocato nei casi di revoca  o  cessazione  dello
status di  rifugiato  o  di  protezione  sussidiaria  previsti  dagli
articoli 9, 13, 15 e 18 del decreto legislativo 19 novembre 2007,  n.
251. Nei casi di cessazione di cui agli articoli 9 e 15 del  medesimo
decreto legislativo, allo straniero  e'  rilasciato  un  permesso  di
soggiorno UE per soggiornanti di lungo  periodo,  aggiornato  con  la
cancellazione dell'annotazione  di  cui  al  comma  1-bis  ovvero  un
permesso di soggiorno ad  altro  titolo  in  presenza  dei  requisiti
previsti dal presente testo unico.)) 
  5. Ai fini del calcolo del periodo  di  cui  al  comma  1,  non  si
computano i periodi di soggiorno per i motivi indicati nelle  lettere
d) ed e) del comma 3. 
  ((5-bis. Il calcolo del periodo di soggiorno di cui al comma 1, per
il rilascio del permesso di soggiorno UE per  soggiornanti  di  lungo
periodo di cui al comma 1-bis, e' effettuato a partire dalla data  di
presentazione della domanda di protezione internazionale in base alla
quale la protezione internazionale e' stata riconosciuta.)) 
  6.  Le  assenze  dello  straniero  dal  territorio  nazionale   non
interrompono la durata del periodo di cui al comma 1 e  sono  incluse
nel computo del medesimo periodo quando sono  inferiori  a  sei  mesi
consecutivi  e  non  superano   complessivamente   dieci   mesi   nel
quinquennio, salvo che detta interruzione sia dipesa dalla necessita'
di adempiere agli obblighi militari, da gravi e documentati motivi di
salute ovvero da altri gravi e comprovati motivi. 
  7. Il permesso di soggiorno di cui al comma 1 e' revocato: 
   a) se e' stato acquisito fraudolentemente; 
   b) in caso di espulsione, di cui al comma 9; 
   c) quando mancano  o  vengano  a  mancare  le  condizioni  per  il
rilascio, di cui al comma 4; 
   d) in caso di assenza dal territorio dell'Unione per un periodo di
dodici mesi consecutivi; 
   e) in caso di conferimento  di  permesso  di  soggiorno  di  lungo
periodo da parte di altro Stato membro  dell'Unione  europea,  previa
comunicazione da parte di quest'ultimo, e comunque in caso di assenza
dal territorio dello Stato per un periodo superiore a sei anni. 
  8. Lo straniero al quale e' stato revocato il permesso di soggiorno
ai sensi delle lettere d) ed e) del comma 7, puo' riacquistarlo,  con
le stesse modalita' di cui al presente  articolo.  In  tal  caso,  il
periodo di cui al comma 1, e' ridotto a tre anni. 
  9.  Allo  straniero,  cui  sia  stato  revocato  il  ((permesso  di
soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo)) e nei cui  confronti
non debba essere disposta l'espulsione e' rilasciato un  permesso  di
soggiorno per altro tipo in applicazione del presente testo unico. 
  10. Nei confronti del titolare del ((permesso di soggiorno  UE  per
soggiornanti di lungo periodo)), l'espulsione puo' essere disposta: 
   a) per gravi motivi di ordine pubblico o sicurezza dello Stato; 
   b) nei casi di cui all'articolo 3, comma 1, del  decreto-legge  27
luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  31
luglio 2005, n. 155; 
   c) quando lo straniero appartiene ad una delle categorie  indicate
all'articolo  1  della  legge  27  dicembre  1956,  n.  1423,  ovvero
all'articolo 1 della legge 31 maggio 1965, n.  575,  sempre  che  sia
stata applicata, anche in via cautelare,  una  delle  misure  di  cui
all'articolo 14 della legge 19 marzo 1990, n. 55. 
  ((10-bis. L'espulsione del rifugiato o dello straniero ammesso alla
protezione sussidiaria e titolare del permesso di  soggiorno  UE  per
soggiornanti di lungo periodo di cui al comma 1-bis, e'  disciplinata
dall'articolo 20 del decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251.)) 
  11. Ai fini dell'adozione del provvedimento di espulsione di cui al
comma 10, si tiene  conto  anche  dell'eta'  dell'interessato,  della
durata del soggiorno  sul  territorio  nazionale,  delle  conseguenze
dell'espulsione per l'interessato e i suoi familiari,  dell'esistenza
di legami familiari e sociali nel territorio nazionale e dell'assenza
di tali vincoli con il Paese di origine. 
  12.  Oltre  a  quanto  previsto  per  lo   straniero   regolarmente
soggiornante nel territorio dello Stato, il titolare  del  ((permesso
di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo)) puo': 
   a) fare ingresso nel territorio nazionale in esenzione di visto  e
circolare liberamente sul territorio nazionale salvo quanto  previsto
dall'articolo 6, comma 6; 
   b) svolgere nel territorio dello Stato ogni  attivita'  lavorativa
subordinata o  autonoma  salvo  quelle  che  la  legge  espressamente
riserva al cittadino o vieta allo straniero. Per  lo  svolgimento  di
attivita' di lavoro subordinato  non  e'  richiesta  la  stipula  del
contratto di soggiorno di cui all'articolo 5-bis; 
   c)  usufruire  delle  prestazioni  di   assistenza   sociale,   di
previdenza sociale, di  quelle  relative  ad  erogazioni  in  materia
sanitaria, scolastica e sociale, di  quelle  relative  all'accesso  a
beni e servizi a disposizione del pubblico, compreso  l'accesso  alla
procedura per  l'ottenimento  di  alloggi  di  edilizia  residenziale
pubblica, salvo che  sia  diversamente  disposto  e  sempre  che  sia
dimostrata  l'effettiva  residenza  dello  straniero  sul  territorio
nazionale; 
   d) partecipare alla vita pubblica  locale,  con  le  forme  e  nei
limiti previsti dalla vigente normativa. 
  13. E' autorizzata la riammissione sul territorio  nazionale  dello
straniero espulso da altro Stato membro dell'Unione europea  titolare
del ((permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo)) di
cui al comma 1 che non costituisce un pericolo per l'ordine  pubblico
e la sicurezza dello Stato. 
  ((13-bis. E' autorizzata, altresi', la riammissione sul  territorio
nazionale dello straniero titolare del permesso di soggiorno  UE  per
soggiornanti di lungo periodo titolare di  protezione  internazionale
allontanato da altro Stato membro  dell'Unione  europea  e  dei  suoi
familiari, quando nella rubrica 'annotazioni' del  medesimo  permesso
e' riportato che la protezione internazionale e'  stata  riconosciuta
dall'Italia. Entro  trenta  giorni  dal  ricevimento  della  relativa
richiesta di informazione, si provvede a comunicare allo Stato membro
richiedente  se  lo  straniero  beneficia  ancora  della   protezione
riconosciuta dall'Italia.)) 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (24) 
  La Corte costituzionale, con sentenza 29-30 luglio 2008, n. 306 (in
G.U.  1a  s.s.  6/8/2008,  n.  33)  ha  dichiarato   l'illegittimita'
costituzionale  del  comma  1,  nella  parte  in  cui   esclude   che
l'indennita' di accompagnamento, di cui all'art.  1  della  legge  11
febbraio  1980,  n.  18,  possa  essere  attribuita  agli   stranieri
extracomunitari soltanto perche' essi non risultano in  possesso  dei
requisiti di reddito gia' stabiliti per la carta di soggiorno ed  ora
previsti, per effetto del decreto legislativo 8 gennaio  2007,  n.  3
(Attuazione della  direttiva  2003/109/CE  relativa  allo  status  di
cittadini di Paesi  terzi  soggiornanti  di  lungo  periodo)  per  il
permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo. 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (29) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 14-23 gennaio 2009, n. 11 (in
G.U.  1a  s.s.  28/1/2009,  n.  4)  ha  dichiarato   l'illegittimita'
costituzionale del comma 1 del presente articolo 9, "nella  parte  in
cui esclude che la pensione di inabilita', di cui all'art.  12  della
legge 30 marzo 1971, n. 118 (Conversione in legge del d.l. 30 gennaio
1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi  civili),
possa  essere  attribuita  agli  stranieri  extracomunitari  soltanto
perche' essi non risultano in possesso dei requisiti di reddito  gia'
stabiliti per la carta di soggiorno ed ora previsti, per effetto  del
D.Lgs.  n.  3  del  2007,  per  il  permesso  di  soggiorno  CE   per
soggiornanti di lungo periodo". 
                             Art. 9-bis 
Stranieri  in  possesso  di  un  ((permesso  di  soggiorno   UE   per
  soggiornanti di lungo periodo)) rilasciato da altro Stato membro 
 
  1. Lo straniero, titolare di un  ((permesso  di  soggiorno  UE  per
soggiornanti di lungo periodo))  rilasciato  da  altro  Stato  membro
dell'Unione europea  e  in  corso  di  validita',  puo'  chiedere  di
soggiornare sul territorio nazionale per un periodo superiore  a  tre
mesi, al fine di: 
   a) esercitare un'attivita' economica  in  qualita'  di  lavoratore
subordinato o autonomo, ai sensi degli articoli 5, comma 3-bis, 22  e
26. Le certificazioni di cui all'articolo 26  sono  rilasciate  dallo
Sportello unico per l'immigrazione; 
   b) frequentare corsi di studio o di formazione  professionale,  ai
sensi della vigente normativa; 
   c) soggiornare per altro  scopo  lecito  previa  dimostrazione  di
essere in possesso  di  mezzi  di  sussistenza  non  occasionali,  di
importo superiore al doppio dell'importo minimo previsto dalla  legge
per l'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria  e  di  una
assicurazione sanitaria per il periodo del soggiorno. 
  2. Allo straniero di cui al comma 1 e' rilasciato  un  permesso  di
soggiorno secondo le modalita' previste dal presente  testo  unico  e
dal regolamento di attuazione. 
  3.  Ai  familiari  dello  straniero  titolare  del  ((permesso   di
soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo)) e in possesso di  un
valido  titolo  di  soggiorno  rilasciato  dallo  Stato   membro   di
provenienza, e' rilasciato un permesso di  soggiorno  per  motivi  di
famiglia,  ai  sensi  dell'articolo  30,  commi  2,  3  e  6,  previa
dimostrazione  di  aver  risieduto  in  qualita'  di  familiari   del
soggiornante di lungo periodo nel medesimo Stato membro e  di  essere
in possesso dei requisiti di cui all'articolo 29, comma 3. 
  4. Per soggiorni inferiori a tre mesi, allo  straniero  di  cui  ai
commi 1 e 3 si applica l'articolo 5,  comma  7,  con  esclusione  del
quarto periodo. 
  5. Agli stranieri di cui ai commi 1 e 3  e'  consentito  l'ingresso
nel territorio nazionale in esenzione di visto  e  si  prescinde  dal
requisito dell'effettiva residenza all'estero  per  la  procedura  di
rilascio del nulla osta di cui all'articolo 22. 
  6. Il permesso di soggiorno di cui ai commi 2 e 3 e'  rifiutato  e,
se rilasciato, e' revocato, agli stranieri  pericolosi  per  l'ordine
pubblico o la sicurezza dello Stato. Nel valutare la pericolosita' si
tiene conto anche dell'appartenenza  dello  straniero  ad  una  delle
categorie indicate nell'articolo 1 della legge 27 dicembre  1956,  n.
1423, come sostituito dall'articolo 2 della legge 3 agosto  1988,  n.
327, o nell'articolo 1 della legge  31  maggio  1965,  n.  575,  come
sostituito dall'articolo 13 della legge 13 settembre  1982,  n.  646,
ovvero di eventuali condanne,  anche  non  definitive,  per  i  reati
previsti dall'articolo 380 del codice di procedura  penale,  nonche',
limitatamente ai delitti non colposi, dall'articolo 381 del  medesimo
codice. Nell'adottare  il  provvedimento  si  tiene  conto  dell'eta'
dell'interessato,  della  durata   del   soggiorno   sul   territorio
nazionale, delle conseguenze dell'espulsione per  l'interessato  e  i
suoi familiari, dell'esistenza di  legami  familiari  e  sociali  nel
territorio nazionale e dell'assenza di tali vincoli con il  Paese  di
origine. 
  7. Nei confronti degli stranieri di cui al comma 6 e'  adottato  il
provvedimento di espulsione  ai  sensi  dell'articolo  13,  comma  2,
lettera b), e l'allontanamento e' effettuato verso  lo  Stato  membro
dell'Unione europea che ha rilasciato il permesso di  soggiorno.  Nel
caso sussistano i presupposti per  l'adozione  del  provvedimento  di
espulsione ai sensi dell'articolo 13, comma  1,  e  dell'articolo  3,
comma 1, del decreto-legge 27 luglio 2005, n.  144,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n.  155,  l'espulsione  e'
adottata sentito lo Stato membro che ha  rilasciato  il  permesso  di
soggiorno e  l'allontanamento  e'  effettuato  fuori  dal  territorio
dell'Unione europea. ((Nei confronti dello straniero il cui  permesso
di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo  rilasciato  da  un
altro Stato membro dell'Unione europea riporta l'annotazione relativa
alla  titolarita'  di  protezione   internazionale,   come   definita
dall'articolo 2, comma 1, lettera  a),  del  decreto  legislativo  19
novembre 2007, n. 251,  e  dei  suoi  familiari  l'allontanamento  e'
effettuato verso lo Stato membro che ha  riconosciuto  la  protezione
internazionale,  previa  conferma  da  parte  di  tale  Stato   della
attualita' della protezione. Nel caso ricorrano i presupposti di  cui
all'articolo 20 del decreto legislativo 19  novembre  2007,  n.  251,
l'allontanamento  puo'  essere  effettuato   fuori   dal   territorio
dell'Unione europea, sentito lo Stato membro che ha  riconosciuto  la
protezione internazionale, fermo restando il rispetto  del  principio
di cui all'articolo 19, comma 1.)) 
  8. Allo straniero di cui ai commi 1 e 3, in possesso dei  requisiti
di cui all'articolo 9, e'  rilasciato,  entro  novanta  giorni  dalla
richiesta, un ((permesso di soggiorno UE per  soggiornanti  di  lungo
periodo)). Dell'avvenuto rilascio e' informato lo Stato membro che ha
rilasciato il precedente ((permesso di soggiorno UE per  soggiornanti
di lungo periodo)) . ((Se il precedente permesso di soggiorno UE  per
soggiornanti di  lungo  periodo  rilasciato  da  altro  Stato  membro
riporta, nella rubrica 'annotazioni', la  titolarita'  di  protezione
internazionale come definita dall'articolo 2, comma  1,  lettera  a),
del decreto legislativo 19 novembre 2007,  n.  251,  il  permesso  di
soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo  rilasciato  ai  sensi
del presente comma riporta la  medesima  annotazione  precedentemente
inserita. A tal fine, si richiede allo Stato membro che ha rilasciato
il precedente permesso di soggiorno  UE  per  soggiornanti  di  lungo
periodo  di  confermare  se  lo  straniero  benefici   ancora   della
protezione  internazionale  ovvero  se  tale  protezione  sia   stata
revocata con decisione definitiva. Se,  successivamente  al  rilascio
del permesso di soggiorno UE per soggiornante di  lungo  periodo,  e'
trasferita   all'Italia   la   responsabilita'    della    protezione
internazionale, secondo le norme internazionali e  nazionali  che  ne
disciplinano il trasferimento, la rubrica 'annotazioni' del  permesso
di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo e' aggiornata entro
tre mesi in conformita' a tale trasferimento.)) 
  ((8-bis. Entro trenta giorni dalla relativa richiesta, sono fornite
agli altri Stati membri dell'Unione europea le informazioni in merito
allo status di  protezione  internazionale  riconosciuta  dall'Italia
agli stranieri che hanno ottenuto un permesso  di  soggiorno  UE  per
soggiornanti di lungo periodo in tali Stati membri. 
  8-ter. Entro trenta  giorni  dal  riconoscimento  della  protezione
internazionale   ovvero   dal    trasferimento    all'Italia    della
responsabilita' della  protezione  internazionale  di  uno  straniero
titolare di un permesso di soggiorno UE  per  soggiornanti  di  lungo
periodo rilasciato da altro  Stato  membro  dell'Unione  europea,  si
provvede a richiedere a tale Stato  membro  l'inserimento  ovvero  la
modifica della relativa annotazione sul permesso di soggiorno UE  per
soggiornanti di lungo periodo.)) 
                             Art. 9-ter 
(Status di soggiornante di lungo periodo-CE per i titolari  di  Carta
                               blu UE) 
 
  1. Lo straniero titolare di Carta blu UE  rilasciata  da  un  altro
Stato membro ed autorizzato al soggiorno in  Italia  alle  condizioni
previste  dall'articolo  27-quater,  puo'  chiedere  al  Questore  il
rilascio del ((permesso di soggiorno UE  per  soggiornanti  di  lungo
periodo)), di cui all'articolo 9. 
  2. La disposizione di cui al comma 1 si applica agli stranieri  che
dimostrino: 
    a) di aver  soggiornato,  legalmente  ed  ininterrottamente,  per
cinque anni nel territorio dell'Unione in quanto  titolari  di  Carta
blu UE; 
    b) di essere in possesso, da almeno  due  anni,  di  un  permesso
Carta blu UE ai  sensi  dell'articolo  27-quater.  Le  assenze  dello
straniero dal territorio dell'Unione non interrompono la  durata  del
periodo di cui al presente comma  e  sono  incluse  nel  computo  del
medesimo periodo quando sono inferiori a dodici  mesi  consecutivi  e
non superano complessivamente i diciotto mesi nel periodo di cui alla
lettera a). 
  3. Ai titolari di Carta blu UE, in possesso dei requisiti  previsti
al comma 2, e' rilasciato dal questore un ((permesso di soggiorno  UE
per soggiornanti di  lungo  periodo)),  recante  la  dicitura,  nella
rubrica 'annotazioni', 'Ex titolare di Carta blu UE'. 
  4. Il permesso di soggiorno di cui al comma  1  e'  revocato  nelle
ipotesi previste all'articolo 9, comma 7, lettere a), b), c)  ed  e),
nonche' nel caso di assenza dal territorio dell'Unione per un periodo
di ventiquattro mesi consecutivi. 
  5. Ai familiari  dello  straniero  titolare  di  un  ((permesso  di
soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo)), concesso  ai  sensi
del presente  articolo,  in  possesso  di  un  valido  documento,  e'
rilasciato un permesso di soggiorno per motivi di famiglia  ai  sensi
degli articoli  5,  comma  3-sexies,  e  30,  commi  2  e  6,  previa
dimostrazione di essere in possesso dei requisiti di cui all'articolo
29, comma 3. 
  6. Ai familiari  dello  straniero  titolare  di  un  ((permesso  di
soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo))  concesso  ai  sensi
del presente articolo, in possesso dei requisiti di cui  all'articolo
9,  comma  1,  e'  rilasciato  il  ((permesso  di  soggiorno  UE  per
soggiornanti  di  lungo  periodo))   qualora   abbiano   soggiornato,
legalmente ed  ininterrottamente,  per  cinque  anni  nel  territorio
dell'Unione di cui gli ultimi due nel territorio nazionale. 

TITOLO II
DISPOSIZIONI SULL’INGRESSO, IL SOGGIORNO E L’ALLONTANAMENTO
DAL TERRITORIO DELLO STATO
CAPO II
CONTROLLO DELLE FRONTIERE,
RESPINGIMENTO ED ESPULSIONE

                               Art. 10
                            Respingimento
                 (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 8)

  1. La polizia di frontiera respinge gli stranieri che si presentano
ai  valichi  di  frontiera  senza  avere  i  requisiti  richiesti dal
presente testo unico per l'ingresso nel territorio dello Stato.
  2.  Il respingimento con accompagnamento alla frontiera e' altresi'
disposto dal questore nei confronti degli stranieri:
   a)  che  entrando  nel  territorio  dello  Stato  sottraendosi  ai
controlli di frontiera, sono fermati all'ingresso o subito dopo;
   b)   che,  nelle  circostanze  di  cui  al  comma  1,  sono  stati
temporaneamente  ammessi  nel  territorio  per necessita' di pubblico
soccorso.
  ((3.  Il vettore che ha condotto alla frontiera uno straniero privo
dei  documenti  di  cui  all'articolo  4,  o che deve essere comunque
respinto  a  norma  del  presente  articolo,  e'  tenuto  a prenderlo
immediatamente a carico ed a ricondurlo nello Stato di provenienza, o
in  quello che ha rilasciato il documento di viaggio eventualmente in
possesso  dello  straniero. Tale disposizione si applica anche quando
l'ingresso  e'  negato allo straniero in transito, qualora il vettore
che  avrebbe dovuto trasportarlo nel Paese di destinazione rifiuti di
imbarcarlo  o  le  autorita'  dello Stato di destinazione gli abbiano
negato l'ingresso o lo abbiano rinviato nello Stato.))
  4.  Le  disposizioni  dei  commi 1, 2 e 3 e quelle dell'articolo 4,
commi  3  e  6, non si applicano nei casi previsti dalle disposizioni
vigenti  che  disciplinano  l'asilo politico, il riconoscimento dello
status  di  rifugiato,  ovvero  l'adozione  di  misure  di protezione
temporanea per motivi umanitari.
  5.  Per  lo  straniero respinto e' prevista l'assistenza necessaria
presso i valichi di frontiera.
  6.  I  respingimenti  di  cui  al presente articolo sono registrati
dall'autorita' di pubblica sicurezza.
                             Art. 10-bis 
     (Ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato). 
 
  1. Salvo che il fatto costituisca piu' grave  reato,  lo  straniero
che fa ingresso ovvero si trattiene nel territorio  dello  Stato,  in
violazione delle disposizioni del presente  testo  unico  nonche'  di
quelle di cui all'articolo 1 della legge 28 maggio 2007,  n.  68,  e'
punito con l'ammenda da 5.000 a 10.000  euro.  Al  reato  di  cui  al
presente comma non si applica l'articolo 162 del codice penale. 
  2. Le disposizioni  di  cui  al  comma  1  non  si  applicano  allo
straniero destinatario del provvedimento di  respingimento  ai  sensi
dell'articolo  10,  comma  1  ((ovvero  allo  straniero  identificato
durante i  controlli  della  polizia  di  frontiera,  in  uscita  dal
territorio nazionale)). 
  3. Al procedimento penale per  il  reato  di  cui  al  comma  1  si
applicano le disposizioni di  cui  agli  articoli  20-bis,  20-ter  e
32-bis del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274. 
  4.  Ai  fini  dell'esecuzione   dell'espulsione   dello   straniero
denunciato ai sensi del comma 1 non  e'  richiesto  il  rilascio  del
nulla osta di cui all'articolo 13, comma 3, da  parte  dell'autorita'
giudiziaria  competente  all'accertamento  del  medesimo  reato.   Il
questore comunica l'avvenuta esecuzione  dell'espulsione  ovvero  del
respingimento  di  cui  all'articolo  10,  comma   2,   all'autorita'
giudiziaria competente all'accertamento del reato. 
  5. Il giudice, acquisita la notizia dell'esecuzione dell'espulsione
o del respingimento ai sensi dell'articolo  10,  comma  2,  pronuncia
sentenza  di  non  luogo  a  procedere.  Se  lo   straniero   rientra
illegalmente nel territorio dello Stato prima  del  termine  previsto
dall'articolo 13, comma 14, si applica l'articolo 345 del  codice  di
procedura penale. 
  6.  Nel  caso  di  presentazione  di  una  domanda  di   protezione
internazionale di cui al decreto legislativo  19  novembre  2007,  n.
251, il procedimento  e'  sospeso.  Acquisita  la  comunicazione  del
riconoscimento della protezione  internazionale  di  cui  al  decreto
legislativo 19  novembre  2007,  n.  251,  ovvero  del  rilascio  del
permesso di soggiorno nelle ipotesi di cui all'articolo 5,  comma  6,
del presente testo unico, il giudice pronuncia sentenza di non  luogo
a procedere. 
                               Art. 11
      Potenziamento e coordinamento dei controlli di frontiera
                 (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 9)

  1.  Il  Ministro  dell'interno  e  il  Ministro degli affari esteri
adottano il piano generale degli interventi per il potenziamento e il
perfezionamento,  anche  attraverso  l'automazione  delle  procedure,
delle misure di controllo di rispettiva competenza, nell'ambito delle
compatibilita'  con  i  sistemi informativi di livello extranazionale
previsti dagli accordi o convenzioni internazionali in vigore e delle
disposizioni vigenti in materia di protezione dei dati personali.
  1-bis.  Il  Ministro  dell'interno,  sentito,  ove  necessario,  il
Comitato  nazionale  per  l'ordine  e la sicurezza pubblica, emana le
misure  necessarie per il coordinamento unificato dei controlli sulla
frontiera  marittima  e  terrestre italiana. Il Ministro dell'interno
promuove  altresi'  apposite misure di coordinamento tra le autorita'
italiane  competenti  in  materia di controlli sull'immigrazione e le
autorita'    europee    competenti    in    materia    di   controlli
sull'immigrazione  ai  sensi  dell'Accordo di Schengen, ratificato ai
sensi della legge 30 settembre 1993, n. 388.
  2.   Delle  parti  di  piano  che  riguardano  sistemi  informativi
automatizzati   e   dei  relativi  contratti  e'  data  comunicazione
all'Autorita' per l'informatica nella pubblica amministrazione.
  3.  Nell'ambito  e  in  attuazione  delle  direttive  adottate  dal
Ministro dell'interno, i prefetti delle province di confine terrestre
e  i prefetti dei capoluoghi delle regioni interessate alla frontiera
marittima  promuovono  le  misure occorrenti per il coordinamento dei
controlli  di  frontiera  e  della  vigilanza  marittima e terrestre,
d'intesa  con  i prefetti delle altre province interessate, sentiti i
questori e i dirigenti delle zone di polizia di frontiera, nonche' le
autorita'  marittime  e  militari  e  i  responsabili degli organi di
polizia, di livello non inferiore a quello provinciale, eventualmente
interessati,  e  sovrintendono all'attuazione delle direttive emanate
in materia.
  4.  Il  Ministero  degli  affari esteri e il Ministero dell'interno
promuovono   le   iniziative   occorrenti,   d'intesa   con  i  Paesi
interessati,  al fine di accelerare l'espletamento degli accertamenti
e  il  rilascio  dei documenti eventualmente necessari per migliorare
l'efficacia  dei  provvedimenti  previsti dal presente testo unico, e
per la reciproca collaborazione a fini di contrasto dell'immigrazione
clandestina.  A  tale  scopo,  le  intese  di  collaborazione possono
prevedere  la  cessione  a  titolo  gratuito alle autorita' dei Paesi
interessati   di   beni   mobili  ed  apparecchiature  specificamente
individuate, nei limiti delle compatibilita' funzionali e finanziarie
definite  dal  Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica e, se si tratta
di  beni,  apparecchiature  o  servizi  accessori  forniti  da  altre
amministrazioni, con il Ministro competente.
  5.  Per  le  finalita'  di cui al comma 4, il Ministro dell'interno
predispone   uno   o   piu'   programmi   pluriennali  di  interventi
straordinari  per  l'acquisizione  degli  impianti  e mezzi tecnici e
logistici necessari, per acquistare o ripristinare i beni mobili e le
apparecchiature   in   sostituzione   di   quelli   ceduti  ai  Paesi
interessati,   ovvero   per  fornire  l'assistenza  e  altri  servizi
accessori. Se si tratta di beni, apparecchiature o servizi forniti da
altre  amministrazioni,  i programmi sono adottati di concerto con il
Ministro competente.
  ((5-bis. Il Ministero dell'interno, nell'ambito degli interventi di
sostegno  alle  politiche  preventive  di  contrasto all'immigrazione
clandestina dei Paesi di accertata provenienza, contribuisce, per gli
anni  2004  e  2005,  alla  realizzazione,  nel territorio dei Paesi,
interessati,  di  strutture,  utili  ai  fini del contrasto di flussi
irregolari di popolazione migratoria verso il territorio italiano.))
  6.   Presso   i  valichi  di  frontiera  sono  previsti  sevizi  di
accoglienza  al  fine  di  fornire  informazioni  e  assistenza  agli
stranieri  che  intendano presentare domanda di asilo o fare ingresso
in  Italia  per  un  soggiorno  di  durata superiore a tre mesi. Tali
servizi  sono  messi a disposizione, ove possibile, all'interno della
zona di transito.
                               Art. 12 
           Disposizioni contro le immigrazioni clandestine 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 10) 
 
  1. Salvo che il fatto costituisca piu' grave  reato,  chiunque,  in
violazione delle disposizioni del  presente  testo  unico,  promuove,
dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri  nel
territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a  procurarne
illegalmente l'ingresso nel territorio dello Stato, ovvero  di  altro
Stato del quale la persona non  e'  cittadina  o  non  ha  titolo  di
residenza permanente, e' punito con la reclusione  da  uno  a  cinque
anni e con la multa di 15.000 euro per ogni persona. 
  2. Fermo restando  quanto  previsto  dall'articolo  54  del  codice
penale, non costituiscono reato le attivita' di soccorso e assistenza
umanitaria prestate  in  Italia  nei  confronti  degli  stranieri  in
condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato. 
  3. Salvo che il fatto costituisca piu' grave  reato,  chiunque,  in
violazione delle disposizioni del  presente  testo  unico,  promuove,
dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri  nel
territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a  procurarne
illegalmente l'ingresso nel territorio dello Stato, ovvero  di  altro
Stato del quale la persona non  e'  cittadina  o  non  ha  titolo  di
residenza permanente,  e'  punito  con  la  reclusione  da  cinque  a
quindici anni e con la multa di 15.000 euro per ogni persona nel caso
in cui: 
    a) il fatto riguarda l'ingresso  o  la  permanenza  illegale  nel
territorio dello Stato di cinque o piu' persone; 
    b) la persona trasportata e' stata esposta a pericolo per la  sua
vita o  per  la  sua  incolumita'  per  procurarne  l'ingresso  o  la
permanenza illegale; 
    c) la persona  trasportata  e'  stata  sottoposta  a  trattamento
inumano o  degradante  per  procurarne  l'ingresso  o  la  permanenza
illegale; 
    d) il fatto e' commesso da tre o piu'  persone  in  concorso  tra
loro  o  utilizzando  servizi  internazionali  di  trasporto   ovvero
documenti contraffatti o alterati o comunque illegalmente ottenuti; 
    e) gli autori del fatto hanno la disponibilita' di armi o materie
esplodenti. 
  3-bis. Se i fatti di cui al comma 3 sono commessi ricorrendo due  o
piu' delle ipotesi di cui alle lettere a),  b),  c),  d)  ed  e)  del
medesimo comma, la pena ivi prevista e' aumentata. 
  3-ter. La pena detentiva e' aumentata da un terzo alla meta'  e  si
applica la multa di 25.000 euro per ogni persona se i fatti di cui ai
commi 1 e 3: 
    a) sono commessi al fine di reclutare persone da  destinare  alla
prostituzione o comunque  allo  sfruttamento  sessuale  o  lavorativo
ovvero riguardano l'ingresso di  minori  da  impiegare  in  attivita'
illecite al fine di favorirne lo sfruttamento; 
    b) sono commessi al fine di trame profitto, anche indiretto. 
  3-quater. Le circostanze attenuanti,  diverse  da  quelle  previste
dagli articoli 98  e  114  del  codice  penale,  concorrenti  con  le
aggravanti di cui ai commi 3-bis e 3-ter, non possono essere ritenute
equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni  di  pena
si  operano  sulla  quantita'   di   pena   risultante   dall'aumento
conseguente alle predette aggravanti. 
  3-quinquies. Per i delitti previsti dai commi  precedenti  le  pene
sono diminuite fino alla meta' nei  confronti  dell'imputato  che  si
adopera  per  evitare  che  l'attivita'  delittuosa  sia  portata   a
conseguenze ulteriori, aiutando concretamente l'autorita' di  polizia
o  l'autorita'  giudiziaria  nella  raccolta  di  elementi  di  prova
decisivi per la ricostruzione dei fatti, per  l'individuazione  o  la
cattura di uno o piu' autori di reati e per la sottrazione di risorse
rilevanti alla consumazione dei delitti. 
  3-sexies. All'articolo 4-bis, comma 1, terzo periodo,  della  legge
26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, dopo  le  parole:
"609-octies del codice penale" sono inserite  le  seguenti:  "nonche'
dall'articolo 12, commi 3, 3-bis e 3-ter, del testo unico di  cui  al
decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286,". 
  3-septies. COMMA ABROGATO DALLA L. 16 MARZO 2006, N. 146 
  4. Nei casi previsti dai commi 1 e 3 e' obbligatorio  l'arresto  in
flagranza. 
  4-bis. Quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine  ai
reati previsti dal comma 3, e' applicata  la  custodia  cautelare  in
carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non
sussistono esigenze cautelari. ((41)) 
  4-ter. Nei casi previsti dai commi 1 e  3  e'  sempre  disposta  la
confisca del mezzo di trasporto utilizzato per commettere  il  reato,
anche nel caso di applicazione della pena su richiesta delle parti. 
  5. Fuori dei casi previsti dai commi precedenti,  e  salvo  che  il
fatto non costituisca piu' grave reato, chiunque, al fine  di  trarre
un ingiusto profitto dalla condizione di illegalita' dello  straniero
o nell'ambito delle attivita' punite a norma del  presente  articolo,
favorisce la permanenza di  questi  nel  territorio  dello  Stato  in
violazione delle norme del presente testo unico,  e'  punito  con  la
reclusione fino a quattro anni e con la  multa  fino  a  lire  trenta
milioni. Quando il fatto e'  commesso  in  concorso  da  due  o  piu'
persone, ovvero riguarda la permanenza di cinque o piu'  persone,  la
pena e' aumentata da un terzo alla meta'. 
  5-bis. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chiunque  a
titolo oneroso, al fine di trarre  ingiusto  profitto,  da'  alloggio
ovvero cede, anche in locazione, un immobile ad uno straniero che sia
privo di titolo di soggiorno al momento della stipula o  del  rinnovo
del contratto di locazione, e' punito con la reclusione da sei mesi a
tre  anni.  La  condanna  con   provvedimento   irrevocabile   ovvero
l'applicazione  della  pena  su  richiesta  delle   parti   a   norma
dell'articolo 444 del codice di procedura penale, anche se  e'  stata
concessa la sospensione condizionale della pena, comporta la confisca
dell'immobile, salvo che appartenga a persona estranea al  reato.  Si
osservano, in quanto applicabili, le disposizioni vigenti in  materia
di gestione e destinazione dei beni confiscati. Le  somme  di  denaro
ricavate dalla  vendita,  ove  disposta,  dei  beni  confiscati  sono
destinate  al  potenziamento  delle  attivita'   di   prevenzione   e
repressione dei reati in tema di immigrazione clandestina. 
  6. Il vettore aereo, marittimo o terrestre e' tenuto ad  accertarsi
che lo straniero trasportato sia in possesso dei documenti  richiesti
per  l'ingresso  nel  territorio  dello  Stato,  nonche'  a  riferire
all'organo di polizia di frontiera dell'eventuale  presenza  a  bordo
dei  rispettivi  mezzi  di  trasporto  di  stranieri   in   posizione
irregolare. In caso di inosservanza anche di uno solo degli  obblighi
di cui al presente comma, si applica la sanzione  amministrativa  del
pagamento di una somma da euro 3.500 a euro 5.500 per ciascuno  degli
stranieri trasportati. Nei casi piu' gravi e' disposta la sospensione
da uno a dodici mesi, ovvero la revoca della licenza,  autorizzazione
o  concessione  rilasciato  dall'autorita'  amministrativa  italiana,
inerenti all'attivita' professionale svolta e al mezzo  di  trasporto
utilizzato. Si  osservano  le  disposizioni  di  cui  alla  legge  24
novembre 1981, n. 689. 
  7. Nel corso di operazioni  di  polizia  finalizzate  al  contrasto
delle immigrazioni clandestine, disposte nell'ambito delle  direttive
di cui all'articolo 11, comma 3, gli ufficiali e agenti  di  pubblica
sicurezza  operanti  nelle  province  di  confine   e   nelle   acque
territoriali possono procedere al  controllo  e  alle  ispezioni  dei
mezzi di trasporto e delle cose  trasportate,  ancorche'  soggetti  a
speciale regime doganale, quando, anche  in  relazione  a  specifiche
circostanze di  luogo  e  di  tempo,  sussistono  fondati  motivi  di
ritenere che possano essere utilizzati per uno dei reati previsti dal
presente articolo. Dell'esito dei  controlli  e  delle  ispezioni  e'
redatto processo verbale in appositi moduli, che e'  trasmesso  entro
quarantotto ore al procuratore  della  Repubblica  il  quale,  se  ne
ricorrono i presupposti, lo convalida  nelle  successive  quarantotto
ore. Nelle medesime circostanze gli ufficiali di polizia  giudiziaria
possono altresi' procedere a perquisizioni,  con  l'osservanza  delle
disposizioni di cui all'articolo 352, commi 3  e  4,  del  codice  di
procedura penale. 
  8.  I  beni  sequestrati  nel  corso  di  operazioni   di   polizia
finalizzate alla prevenzione e repressione  dei  reati  previsti  dal
presente   articolo,   sono   affidati   dall'autorita'   giudiziaria
procedente in custodia  giudiziale,  salvo  che  vi  ostino  esigenze
processuali, agli organi di polizia che  ne  facciano  richiesta  per
l'impiego in attivita' di polizia ovvero ad altri organi dello  Stato
o ad altri enti pubblici per finalita' di  giustizia,  di  protezione
civile o di tutela ambientale.  I  mezzi  di  trasporto  non  possono
essere in alcun caso alienati. Si applicano, in  quanto  compatibili,
le disposizioni dell'articolo 100, commi 2 e 3, del testo unico delle
leggi  in  materia  di  disciplina  degli  stupefacenti  e   sostanze
psicotrope, approvato con decreto del Presidente della  Repubblica  9
ottobre 1990, n. 309. 
  8-bis.  Nel  caso  che  non  siano  state  presentate  istanze   di
affidamento per mezzi  di  trasporto  sequestrati,  si  applicano  le
disposizioni dell'articolo 301-bis, comma 3, del  testo  unico  delle
disposizioni legislative in materia doganale, di cui al  decreto  del
Presidente della Repubblica 23 gennaio  1973,  n.  43,  e  successive
modificazioni. 
  8-ter.  La  distruzione  puo'  essere  direttamente  disposta   dal
Presidente del Consiglio  dei  Ministri  o  dalla  autorita'  da  lui
delegata, previo nullaosta dell'autorita' giudiziaria procedente. 
  8-quater. Con il provvedimento che dispone la distruzione ai  sensi
del comma 8-ter sono altresi' fissate le modalita' di esecuzione. 
  8-quinquies.  I  beni  acquisiti   dallo   Stato   a   seguito   di
provvedimento definitivo di confisca  sono,  a  richiesta,  assegnati
all'amministrazione o trasferiti all'ente che ne abbiano avuto  l'uso
ai sensi del comma 8 ovvero sono alienati o  distrutti.  I  mezzi  di
trasporto non assegnati, o trasferiti per  le  finalita'  di  cui  al
comma  8,  sono  comunque  distrutti.   Si   osservano,   in   quanto
applicabili,  le  disposizioni  vigenti  in  materia  di  gestione  e
destinazione  dei  beni  confiscati.  Ai  fini  della  determinazione
dell'eventuale  indennita',  si  applica  il  comma  5  dell'articolo
301-bis del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, e successive modificazioni. 
  9. Le somme di denaro confiscate a seguito di condanna per uno  dei
reati previsti dal presente articolo,  nonche'  le  somme  di  denaro
ricavate dalla vendita,  ove  disposta,  dei  beni  confiscati,  sono
destinate  al  potenziamento  delle  attivita'   di   prevenzione   e
repressione  dei  medesimi  reati,  anche  a  livello  internazionale
mediante interventi finalizzati alla collaborazione e alla assistenza
tecnico-operativa con le forze di polizia dei  Paesi  interessati.  A
tal fine, le somme affluiscono ad apposito capitolo dell'entrata  del
bilancio dello Stato per essere assegnate, sulla base  di  specifiche
richieste, ai pertinenti  capitoli  dello  stato  di  previsione  del
Ministero dell'interno, rubrica "Sicurezza pubblica". 
  9-bis. La nave italiana in servizio di polizia,  che  incontri  nel
mare territoriale o nella zona contigua,  una  nave,  di  cui  si  ha
fondato motivo di ritenere che sia adibita o coinvolta nel  trasporto
illecito di migranti, puo' fermarla, sottoporla ad  ispezione  e,  se
vengono rinvenuti elementi che  confermino  il  coinvolgimento  della
nave in un traffico di migranti, sequestrarla conducendo la stessa in
un porto dello Stato. 
  9-ter. Le navi della Marina militare, ferme restando le  competenze
istituzionali  in  materia  di  difesa  nazionale,   possono   essere
utilizzate per concorrere alle attivita' di cui al comma 9-bis. 
  9-quater. I poteri di cui al comma 9-bis possono essere  esercitati
al di fuori delle acque territoriali, oltre che da parte  delle  navi
della Marina militare, anche da  parte  delle  navi  in  servizio  di
polizia,   nei   limiti   consentiti   dalla   legge,   dal   diritto
internazionale o da accordi bilaterali o multilaterali,  se  la  nave
batte la bandiera nazionale o anche quella di altro Stato, ovvero  si
tratti di una nave senza bandiera o con bandiera di convenienza. 
  9-quinquies. Le modalita' di intervento  delle  navi  della  Marina
militare nonche' quelle di raccordo con  le  attivita'  svolte  dalle
altre unita' navali in servizio di polizia sono definite con  decreto
interministeriale   dei   Ministri   dell'interno,   della    difesa,
dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti. 
  9-sexies. Le disposizioni di cui  ai  commi  9-bis  e  9-quater  si
applicano, in quanto compatibili, anche per i  controlli  concernenti
il traffico aereo. 
 
------------- 
AGGIORNAMENTO (41) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 12 - 16 dicembre 2011, n. 331
(in G.U. 1a s.s. 21/12/2011, n. 53) ha  dichiarato  "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 12, comma 4-bis, del decreto legislativo  25
luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle  disposizioni  concernenti  la
disciplina  dell'immigrazione  e   norme   sulla   condizione   dello
straniero), aggiunto dall'art. 1, comma 26, lettera f),  della  legge
15  luglio  2009,  n.  94  (Disposizioni  in  materia  di   sicurezza
pubblica), nella parte in cui - nel prevedere che, quando  sussistono
gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati previsti dal comma  3
del medesimo articolo, e' applicata la custodia cautelare in carcere,
salvo  che  siano  acquisiti  elementi  dai  quali  risulti  che  non
sussistono esigenze cautelari - non fa salva, altresi', l'ipotesi  in
cui  siano  acquisiti  elementi  specifici,  in  relazione  al   caso
concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono  essere
soddisfatte con altre misure". 
                               Art. 13 
                      Espulsione amministrativa 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 11) 
 
  1. Per motivi di ordine pubblico o di  sicurezza  dello  Stato,  il
Ministro dell'interno  puo'  disporre  l'espulsione  dello  straniero
anche non residente nel territorio dello  Stato,  dandone  preventiva
notizia al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro  degli
affari esteri. 
  2. L'espulsione e' disposta dal prefetto, caso per caso, quando  lo
straniero: 
    a)  e'  entrato  nel  territorio  dello  Stato  sottraendosi   ai
controlli di frontiera e non e' stato respinto ai sensi dell'articolo
10; 
    b) si e' trattenuto nel territorio dello Stato in  assenza  della
comunicazione di cui all'articolo 27,  comma  1-bis,  o  senza  avere
richiesto il permesso di soggiorno nel termine prescritto, salvo  che
il ritardo sia dipeso da forza maggiore, ovvero quando il permesso di
soggiorno e' stato revocato o annullato o rifiutato ovvero e' scaduto
da piu' di sessanta giorni e non  ne  e'  stato  chiesto  il  rinnovo
ovvero se lo straniero si e' trattenuto sul territorio dello Stato in
violazione dell'articolo 1, comma 3, della legge 28 maggio  2007,  n.
68; 
    ((c) appartiene a taluna delle categorie indicate negli  articoli
1, 4 e 16, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159;)). 
  2-bis. Nell'adottare il provvedimento di espulsione  ai  sensi  del
comma 2, lettere a) e  b),  nei  confronti  dello  straniero  che  ha
esercitato  il  diritto  al  ricongiungimento  familiare  ovvero  del
familiare ricongiunto, ai sensi  dell'articolo  29,  si  tiene  anche
conto  della  natura  e  della  effettivita'  dei  vincoli  familiari
dell'interessato, della  durata  del  suo  soggiorno  nel  territorio
nazionale nonche' dell'esistenza di  legami  familiari,  culturali  o
sociali con il suo Paese d'origine. 
  2-ter. L'espulsione non e'  disposta,  ne'  eseguita  coattivamente
qualora il provvedimento sia stato gia' adottato, nei confronti dello
straniero identificato in uscita dal territorio nazionale  durante  i
controlli di polizia alle frontiere esterne. 
  3. L'espulsione e' disposta  in  ogni  caso  con  decreto  motivato
immediatamente esecutivo, anche se sottoposto a gravame o impugnativa
da parte  dell'interessato.  Quando  lo  straniero  e'  sottoposto  a
procedimento penale e non si trova in stato di custodia cautelare  in
carcere, il questore, prima di  eseguire  l'espulsione,  richiede  il
nulla osta  all'autorita'  giudiziaria,  che  puo'  negarlo  solo  in
presenza di inderogabili esigenze processuali valutate  in  relazione
all'accertamento della responsabilita' di eventuali  concorrenti  nel
reato o imputati in procedimenti per reati connessi, e  all'interesse
della persona offesa. In tal caso l'esecuzione del  provvedimento  e'
sospesa fino a quando l'autorita' giudiziaria comunica la  cessazione
delle esigenze processuali. Il  questore,  ottenuto  il  nulla  osta,
provvede all'espulsione con le modalita' di cui al comma 4. Il  nulla
osta si intende concesso qualora l'autorita' giudiziaria non provveda
entro sette giorni dalla data  di  ricevimento  della  richiesta.  In
attesa della decisione sulla richiesta di  nulla  osta,  il  questore
puo' adottare  la  misura  del  trattenimento  presso  un  centro  di
permanenza temporanea, ai sensi dell'articolo 14. (14a) 
  3-bis. Nel caso di arresto in flagranza  o  di  fermo,  il  giudice
rilascia il nulla osta all'atto della convalida, salvo  che  applichi
la misura della custodia cautelare in carcere ai sensi  dell'articolo
391, comma 5, del codice di procedura penale, o che ricorra una delle
ragioni per le quali il nulla osta puo' essere negato  ai  sensi  del
comma 3. 
  3-ter. Le disposizioni di cui al comma 3 si  applicano  anche  allo
straniero sottoposto  a  procedimento  penale,  dopo  che  sia  stata
revocata o dichiarata estinta per qualsiasi ragione la  misura  della
custodia cautelare  in  carcere  applicata  nei  suoi  confronti.  Il
giudice, con lo stesso provvedimento con il quale revoca  o  dichiara
l'estinzione  della  misura,  decide  sul  rilascio  del  nulla  osta
all'esecuzione dell'espulsione. Il  provvedimento  e'  immediatamente
comunicato al questore. 
  3-quater. Nei casi previsti dai commi 3, 3-bis e 3-ter, il giudice,
acquisita la prova dell'avvenuta espulsione, se non e'  ancora  stato
emesso il provvedimento che dispone il giudizio,  pronuncia  sentenza
di non luogo a procedere. E' sempre disposta la confisca  delle  cose
indicate nel secondo comma dell'articolo 240 del  codice  penale.  Si
applicano le disposizioni di cui ai commi 13, 13-bis, 13-ter e 14. 
  3-quinquies. Se  lo  straniero  espulso  rientra  illegalmente  nel
territorio dello Stato  prima  del  termine  previsto  dal  comma  14
ovvero, se di durata superiore, prima del termine di prescrizione del
reato piu' grave per il quale si era proceduto nei suoi confronti, si
applica  l'articolo  345  del  codice  di  procedura  penale.  Se  lo
straniero era stato scarcerato per decorrenza dei termini  di  durata
massima della custodia  cautelare,  quest'ultima  e'  ripristinata  a
norma dell'articolo 307 del codice di procedura penale. 
  3-sexies.  COMMA  ABROGATO  DAL  D.L.  27  LUGLIO  2005,  N.   144,
CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 31 LUGLIO 2005, N. 155. 
  3-septies. Nei confronti dello straniero sottoposto alle pene della
permanenza domiciliare o del lavoro di pubblica utilita' per i  reati
di cui all'articolo 10-bis o all'articolo 14, commi 5-ter e 5-quater,
l'espulsione prevista dal presente articolo e' eseguita in ogni  caso
e i giorni residui di permanenza domiciliare o di lavoro di  pubblica
utilita'  non  eseguiti  si  convertono  nella  corrispondente   pena
pecuniaria secondo i criteri di ragguaglio indicati nei commi 2  e  6
dell'articolo 55 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274. 
  4. L'espulsione e' eseguita dal questore con  accompagnamento  alla
frontiera a mezzo della forza pubblica: 
    a) nelle ipotesi di cui ai commi 1 e 2, lettera c), del  presente
articolo ovvero all'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 27  luglio
2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla  legge  31  luglio
2005, n. 155; 
    b) quando sussiste il rischio di fuga, di cui al comma 4-bis; 
    c) quando la domanda di permesso di soggiorno e'  stata  respinta
in quanto manifestamente infondata o fraudolenta; 
    d) qualora, senza un giustificato motivo, lo straniero non  abbia
osservato il termine concesso per la partenza volontaria, di  cui  al
comma 5; 
    e) quando lo straniero abbia violato anche una  delle  misure  di
cui al comma 5.2 e di cui all'articolo 14, comma 1-bis; 
    f) nelle ipotesi di cui agli articoli  15  e  16  e  nelle  altre
ipotesi in cui sia stata disposta l'espulsione dello  straniero  come
sanzione penale o come conseguenza di una sanzione penale; 
    g) nell'ipotesi di cui al comma 5.1. 
  4-bis. Si configura il rischio di fuga di cui al comma  4,  lettera
b), qualora ricorra almeno una delle seguenti circostanze da  cui  il
prefetto accerti, caso per caso, il pericolo che lo  straniero  possa
sottrarsi alla volontaria esecuzione del provvedimento di espulsione: 
    a)  mancato  possesso  del  passaporto  o  di   altro   documento
equipollente, in corso di validita'; 
    b)  mancanza  di  idonea  documentazione  atta  a  dimostrare  la
disponibilita'  di  un  alloggio   ove   possa   essere   agevolmente
rintracciato; 
    c) avere in  precedenza  dichiarato  o  attestato  falsamente  le
proprie generalita'; 
    d) non avere ottemperato ad uno dei  provvedimenti  emessi  dalla
competente autorita', in applicazione  dei  commi  5  e  13,  nonche'
dell'articolo 14; 
    e) avere violato anche una delle misure di cui al comma 5.2. 
  5. Lo straniero, destinatario  di  un  provvedimento  d'espulsione,
qualora non ricorrano le condizioni per  l'accompagnamento  immediato
alla frontiera di cui al comma 4, puo' chiedere al prefetto, ai  fini
dell'esecuzione dell'espulsione, la concessione di un periodo per  la
partenza  volontaria,  anche  attraverso   programmi   di   rimpatrio
volontario ed assistito, di cui  all'articolo  14-ter.  Il  prefetto,
valutato il singolo caso, con lo stesso provvedimento di  espulsione,
intima  lo  straniero  a  lasciare  volontariamente   il   territorio
nazionale, entro un termine compreso tra 7 e 30 giorni. Tale  termine
puo' essere  prorogato,  ove  necessario,  per  un  periodo  congruo,
commisurato alle circostanze specifiche del caso  individuale,  quali
la durata del soggiorno  nel  territorio  nazionale,  l'esistenza  di
minori che frequentano la scuola ovvero di altri legami  familiari  e
sociali, nonche' l'ammissione a programmi di rimpatrio volontario  ed
assistito, di cui all'articolo  14-ter.  La  questura,  acquisita  la
prova  dell'avvenuto  rimpatrio  dello  straniero,avvisa  l'autorita'
giudiziaria  competente  per  l'accertamento   del   reato   previsto
dall'articolo 10-bis,  ai  fini  di  cui  al  comma  5  del  medesimo
articolo. Le  disposizioni  del  presente  comma  non  si  applicano,
comunque,  allo  straniero  destinatario  di  un   provvedimento   di
respingimento, di cui all'articolo 10. 
  5.1. Ai fini dell'applicazione del comma 5, la questura provvede  a
dare  adeguata  informazione  allo  straniero   della   facolta'   di
richiedere un termine per la  partenza  volontaria,  mediante  schede
informative plurilingue. In caso di mancata  richiesta  del  termine,
l'espulsione e' eseguita ai sensi del comma 4. 
  5.2. Laddove sia concesso un termine per la partenza volontaria, il
questore chiede allo straniero di  dimostrare  la  disponibilita'  di
risorse economiche sufficienti derivanti  da  fonti  lecite,  per  un
importo proporzionato al termine concesso, compreso  tra  una  e  tre
mensilita' dell'assegno sociale annuo. Il questore dispone, altresi',
una o piu' delle seguenti misure: a) consegna del passaporto o  altro
documento equipollente  in  corso  di  validita',  da  restituire  al
momento  della  partenza;  b)  obbligo  di   dimora   in   un   luogo
preventivamente   individuato,   dove   possa   essere    agevolmente
rintracciato;  c)  obbligo  di  presentazione,  in  giorni  ed  orari
stabiliti, presso un ufficio della  forza  pubblica  territorialmente
competente. Le misure di cui al secondo  periodo  sono  adottate  con
provvedimento   motivato,   che    ha    effetto    dalla    notifica
all'interessato, disposta ai sensi dell'articolo 3, commi 3 e  4  del
regolamento, recante l'avviso che lo stesso ha facolta' di presentare
personalmente o a mezzo di difensore memorie o deduzioni  al  giudice
della convalida. Il provvedimento e' comunicato entro  48  ore  dalla
notifica al giudice di pace competente per territorio. Il giudice, se
ne ricorrono i presupposti, dispone con decreto  la  convalida  nelle
successive 48 ore. Le misure, su istanza dell'interessato, sentito il
questore, possono essere modificate o revocate dal giudice  di  pace.
Il contravventore anche solo ad una delle predette misure  e'  punito
con la multa da 3.000  a  18.000  euro.  In  tale  ipotesi,  ai  fini
dell'espulsione dello straniero, non e'  richiesto  il  rilascio  del
nulla osta di cui al comma  3  da  parte  dell'autorita'  giudiziaria
competente   all'accertamento   del   reato.   Il   questore   esegue
l'espulsione, disposta ai  sensi  del  comma  4,  anche  mediante  le
modalita' previste all'articolo 14. 
  5-bis.  Nei  casi  previsti  al  comma  4  il   questore   comunica
immediatamente e, comunque, entro quarantotto ore dalla sua adozione,
al giudice di pace territorialmente competente il  provvedimento  con
il quale e' disposto l'accompagnamento alla  frontiera.  L'esecuzione
del provvedimento  del  questore  di  allontanamento  dal  territorio
nazionale e' sospesa fino alla decisione sulla  convalida.  L'udienza
per  la  convalida  si  svolge  in  camera  di   consiglio   con   la
partecipazione necessaria di un difensore tempestivamente  avvertito.
L'interessato e' anch'esso tempestivamente informato e  condotto  nel
luogo in cui il giudice tiene  l'udienza.  Lo  straniero  e'  ammesso
all'assistenza legale da parte di un difensore di fiducia  munito  di
procura speciale.  Lo  straniero  e'  altresi'  ammesso  al  gratuito
patrocinio a spese dello Stato,  e,  qualora  sia  sprovvisto  di  un
difensore,  e'  assistito  da  un  difensore  designato  dal  giudice
nell'ambito dei soggetti iscritti nella tabella di  cui  all'articolo
29 delle norme di attuazione,  di  coordinamento  e  transitorie  del
codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo  28  luglio
1989, n. 271, nonche', ove necessario, da un interprete.  L'autorita'
che ha adottato il provvedimento puo' stare in giudizio personalmente
anche avvalendosi di funzionari appositamente  delegati.  Il  giudice
provvede alla convalida, con decreto motivato, entro  le  quarantotto
ore successive, verificata l'osservanza dei termini,  la  sussistenza
dei requisiti previsti dal presente articolo e sentito l'interessato,
se  comparso.  In  attesa  della  definizione  del  procedimento   di
convalida, lo straniero espulso e' trattenuto in uno  dei  centri  di
identificazione ed espulsione, di cui all'articolo 14, salvo  che  il
procedimento possa essere definito nel luogo in cui e' stato adottato
il provvedimento di allontanamento anche prima del  trasferimento  in
uno dei centri disponibili.  Quando  la  convalida  e'  concessa,  il
provvedimento di accompagnamento alla frontiera diventa esecutivo. Se
la convalida non e' concessa ovvero non e' osservato il  termine  per
la decisione, il  provvedimento  del  questore  perde  ogni  effetto.
Avverso  il  decreto  di  convalida  e'   proponibile   ricorso   per
cassazione.   Il   relativo   ricorso   non   sospende   l'esecuzione
dell'allontanamento  dal  territorio   nazionale.   Il   termine   di
quarantotto ore entro il quale il giudice  di  pace  deve  provvedere
alla  convalida  decorre  dal   momento   della   comunicazione   del
provvedimento alla cancelleria. (37) 
  5-ter. Al fine di assicurare la tempestivita' del  procedimento  di
convalida dei provvedimenti di cui ai commi 4 e  5,  ed  all'articolo
14, comma 1, le questure forniscono al giudice di  pace,  nei  limiti
delle risorse disponibili, il supporto occorrente e la disponibilita'
di un locale idoneo. 
  6. COMMA ABROGATO DALLA L. 30 LUGLIO 2002, N. 189. 
  7. Il decreto di espulsione e il provvedimento di cui  al  comma  1
dell'articolo 14, nonche' ogni altro atto concernente l'ingresso,  il
soggiorno e l'espulsione, sono comunicati all'interessato  unitamente
all'indicazione delle modalita' di impugnazione e ad  una  traduzione
in una lingua da lui conosciuta, ovvero, ove non  sia  possibile,  in
lingua francese, inglese o spagnola. 
  8. Avverso il decreto di espulsione puo' essere presentato  ricorso
all'autorita'  giudiziaria  ordinaria.  Le  controversie  di  cui  al
presente  comma  sono  disciplinate  dall'articolo  18  del   decreto
legislativo 1° settembre 2011, n. 150. (37) 
  9. COMMA ABROGATO DALLA L. 30 LUGLIO 2002, N. 189. 
  10. COMMA ABROGATO DALLA L. 30 LUGLIO 2002, N. 189. 
  11. Contro il decreto ministeriale di cui  al  comma  1  la  tutela
giurisdizionale davanti al giudice amministrativo e' disciplinata dal
codice del processo amministrativo. 
  12. Fatto salvo quanto  previsto  dall'articolo  19,  lo  straniero
espulso e' rinviato allo Stato di appartenenza, ovvero,  quando  cio'
non sia possibile, allo Stato di provenienza. 
  13. Lo straniero destinatario di un provvedimento di espulsione non
puo'  rientrare  nel  territorio  dello  Stato  senza  una   speciale
autorizzazione del Ministro dell'interno. In caso di trasgressione lo
straniero e' punito con la reclusione da uno a  quattro  anni  ed  e'
nuovamente espulso con accompagnamento immediato alla  frontiera.  La
disposizione di cui al  primo  periodo  del  presente  comma  non  si
applica  nei  confronti  dello  straniero  gia'  espulso   ai   sensi
dell'articolo 13, comma 2, lettere a) e b), per  il  quale  e'  stato
autorizzato il ricongiungimento, ai sensi dell'articolo 29. 
  13-bis.  Nel  caso  di  espulsione   disposta   dal   giudice,   il
trasgressore del divieto di reingresso e' punito con la reclusione da
uno a quattro anni. Allo straniero che, gia' denunciato per il  reato
di cui al comma 13 ed espulso, abbia fatto reingresso sul  territorio
nazionale si applica la pena della reclusione da uno a  cinque  anni.
(14) 
  13-ter. Per i reati previsti dai commi 13 e 13-bis e'  obbligatorio
l'arresto dell'autore del fatto anche fuori dei casi di  flagranza  e
si procede con rito direttissimo. 
  14. Il divieto di  cui  al  comma  13  opera  per  un  periodo  non
inferiore a tre anni e non superiore a cinque anni, la cui durata  e'
determinata tenendo conto  di  tutte  le  circostanze  pertinenti  il
singolo caso. Nei casi di espulsione disposta ai sensi dei commi 1  e
2, lettera c), del presente articolo ovvero ai sensi dell'articolo 3,
comma 1, del decreto-legge 27 luglio 2005, n.  144,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge  31  luglio  2005,  n.  155,  puo'  essere
previsto un termine  superiore  a  cinque  anni,  la  cui  durata  e'
determinata tenendo conto  di  tutte  le  circostanze  pertinenti  il
singolo caso. Per i provvedimenti di espulsione di cui al comma 5, il
divieto previsto al comma  13  decorre  dalla  scadenza  del  termine
assegnato e puo' essere  revocato,  su  istanza  dell'interessato,  a
condizione che fornisca la prova  di  avere  lasciato  il  territorio
nazionale entro il termine di cui al comma 5. 
  14-bis. Il divieto di cui al comma 13 e' registrato  dall'autorita'
di  pubblica  sicurezza  e  inserito  nel  sistema  di   informazione
Schengen, di cui alla Convenzione  di  applicazione  dell'Accordo  di
Schengen, resa esecutiva con legge 30 settembre 1993, n. 388. 
  14-ter. In presenza di accordi o intese bilaterali con altri  Stati
membri dell'Unione europea entrati in vigore in data anteriore al  13
gennaio 2009, lo straniero che si trova nelle condizioni  di  cui  al
comma 2 puo' essere rinviato verso tali Stati. 
  15. Le disposizioni di  cui  al  comma  5  non  si  applicano  allo
straniero che dimostri sulla base di  elementi  obiettivi  di  essere
giunto nel territorio dello Stato prima  della  data  di  entrata  in
vigore della legge 6 marzo 1998, n. 40. In tal caso, il questore puo'
adottare la misura di cui all'articolo 14, comma 1. 
  16. L'onere  derivante  dal  comma  10  del  presente  articolo  e'
valutato in lire 4 miliardi per l'anno 1997  e  in  lire  8  miliardi
annui a decorrere dall'anno 1998. 
 
 
------------- 
AGGIORNAMENTO (9) 
  La Corte costituzionale, con sentenza 8-15 luglio 2004, n. 222  (in
G.U.  1a  s.s.  21/7/2004,  n.  28)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale del comma 5-bis del presente articolo "nella parte  in
cui non prevede che il  giudizio  di  convalida  debba  svolgersi  in
contraddittorio   prima   dell'esecuzione   del   provvedimento    di
accompagnamento alla frontiera, con le garanzie della difesa". 
------------- 
AGGIORNAMENTO (14) 
  La Corte costituzionale, con sentenza 14-28 dicembre 2005,  n.  466
(in G.U. 1a s.s.  4/1/2006,  n.  1)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale  del  comma  13-bis,  secondo  periodo  del   presente
articolo. 
------------- 
AGGIORNAMENTO (14a) 
  Il D.Lgs. 6 febbraio 2007, n. 30, come  modificato  dal  D.Lgs.  28
febbraio 2008, n. 32, ha disposto (con l'art. 20-bis,  comma  2)  che
"Il  nulla  osta  di  cui  all'articolo  13,  comma  3,  del  decreto
legislativo 25 luglio 1998,  n.  286,  si  intende  concesso  qualora
l'autorita' giudiziaria non provveda entro quarantotto ore dalla data
di ricevimento della richiesta". 
------------- 
AGGIORNAMENTO (24) 
  La Corte costituzionale, con sentenza 9-16 luglio 2008, n. 278  (in
G.U.  1a  s.s.  23/7/2008,  n.  31)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale del comma 8 del presente articolo "nella parte in  cui
non consente l'utilizzo del  servizio  postale  per  la  proposizione
diretta, da parte dello straniero, del  ricorso  avverso  il  decreto
prefettizio di espulsione, quando sia stata accertata l'identita' del
ricorrente in applicazione della normativa vigente". 
------------- 
AGGIORNAMENTO (37) 
  Il D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150  ha  disposto  (con  l'art.  36,
comma  1)  che  "Le  norme  del  presente  decreto  si  applicano  ai
procedimenti instaurati  successivamente  alla  data  di  entrata  in
vigore dello stesso." 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 36, comma 2) che "Le norme abrogate
o modificate dal  presente  decreto  continuano  ad  applicarsi  alle
controversie pendenti alla data di entrata in vigore dello stesso". 
                             Art. 13-bis 
  ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 1 SETTEMBRE 2011, N. 150)) ((37)) 
    


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  AGGIORNAMENTO (37) 
  Il D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150  ha  disposto  (con  l'art.  36,
comma  1)  che  "Le  norme  del  presente  decreto  si  applicano  ai
procedimenti instaurati  successivamente  alla  data  di  entrata  in
vigore dello stesso." 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 36, comma 2) che "Le norme abrogate
o modificate dal  presente  decreto  continuano  ad  applicarsi  alle
controversie pendenti alla data di entrata in vigore dello stesso." 
                               Art. 14 
                     Esecuzione dell'espulsione 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 12) 
 
1. Quando non e' possibile  eseguire  con  immediatezza  l'espulsione
mediante accompagnamento alla frontiera o il respingimento,  a  causa
di  situazioni  transitorie  che  ostacolano  la   preparazione   del
rimpatrio o l'effettuazione dell'allontanamento, il questore  dispone
che lo straniero sia trattenuto per il tempo strettamente  necessario
presso il centro di identificazione ed espulsione  piu'  vicino,  tra
quelli  individuati   o   costituiti   con   decreto   del   Ministro
dell'interno, di concerto  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle
finanze.  Tra  le  situazioni  che   legittimano   il   trattenimento
rientrano, oltre a quelle  indicate  all'articolo  13,  comma  4-bis,
anche quelle riconducibili alla necessita' di prestare soccorso  allo
straniero o di effettuare accertamenti supplementari in  ordine  alla
sua identita' o nazionalita' ovvero di acquisire i documenti  per  il
viaggio o la disponibilita' di un mezzo di trasporto idoneo. 
1-bis. Nei casi in cui lo straniero e' in possesso  di  passaporto  o
altro documento equipollente in corso di validita' e l'espulsione non
e' stata disposta ai sensi dell'articolo 13, commi 1 e 2, lettera c),
del presente testo unico o ai sensi dell'articolo  3,  comma  1,  del
decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con  modificazioni,
dalla legge 31 luglio  2005,  n.  155,  il  questore,  in  luogo  del
trattenimento di cui al comma 1,  puo'  disporre  una  o  piu'  delle
seguenti  misure:  a)  consegna  del  passaporto  o  altro  documento
equipollente in corso di validita', da restituire  al  momento  della
partenza;  b)  obbligo  di  dimora  in   un   luogo   preventivamente
individuato, dove possa essere agevolmente rintracciato;  c)  obbligo
di presentazione, in giorni ed orari  stabiliti,  presso  un  ufficio
della forza pubblica territorialmente competente. Le misure di cui al
primo periodo  sono  adottate  con  provvedimento  motivato,  che  ha
effetto   dalla   notifica   all'interessato,   disposta   ai   sensi
dell'articolo 3, commi 3 e 4 del regolamento, recante l'avviso che lo
stesso ha facolta' di presentare personalmente o a mezzo di difensore
memorie o deduzioni al giudice della convalida. Il  provvedimento  e'
comunicato entro 48 ore dalla notifica al giudice di pace  competente
per territorio. Il giudice, se ne ricorrono  i  presupposti,  dispone
con decreto la convalida nelle  successive  48  ore.  Le  misure,  su
istanza  dell'interessato,  sentito  il  questore,   possono   essere
modificate o revocate dal giudice di pace.  Il  contravventore  anche
solo ad una delle predette misure e' punito con la multa da  3.000  a
18.000 euro. In tale ipotesi, ai fini dell'espulsione dello straniero
non e' richiesto il rilascio del nulla osta di cui  all'articolo  13,
comma   3,   da   parte   dell'autorita'    giudiziaria    competente
all'accertamento   del   reato.    Qualora    non    sia    possibile
l'accompagnamento immediato alla frontiera, con le modalita'  di  cui
all'articolo 13, comma 3, il questore provvede ai sensi dei commi 1 o
5-bis del presente articolo. 
  2. Lo straniero e' trattenuto nel  centro  con  modalita'  tali  da
assicurare la necessaria assistenza e il  pieno  rispetto  della  sua
dignita'. Oltre a  quanto  previsto  dall'articolo  2,  comma  6,  e'
assicurata  in  ogni  caso  la  liberta'  di   corrispondenza   anche
telefonica con l'esterno. 
  3. Il questore del luogo in cui si trova il centro trasmette  copia
degli atti al giudice di pace  territorialmente  competente,  per  la
convalida ,  senza  ritardo  e  comunque  entro  le  quarantotto  ore
dall'adozione del provvedimento. 
  4. L'udienza per la convalida si svolge in camera di consiglio  con
la  partecipazione  necessaria  di   un   difensore   tempestivamente
avvertito. L'interessato e'  anch'esso  tempestivamente  informato  e
condotto nel luogo in cui il giudice tiene l'udienza. Lo straniero e'
ammesso all'assistenza legale da parte di  un  difensore  di  fiducia
munito di procura speciale.  Lo  straniero  e'  altresi'  ammesso  al
gratuito patrocinio a spese dello Stato, e, qualora sia sprovvisto di
un difensore, e' assistito da  un  difensore  designato  dal  giudice
nell'ambito dei soggetti iscritti nella tabella di  cui  all'articolo
29 delle norme di attuazione,  di  coordinamento  e  transitorie  del
codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo  28  luglio
1989, n. 271, nonche', ove necessario, da un interprete.  L'autorita'
che ha adottato il provvedimento puo' stare in giudizio personalmente
anche avvalendosi di funzionari appositamente  delegati.  Il  giudice
provvede alla convalida, con decreto motivato, entro  le  quarantotto
ore successive, verificata l'osservanza dei termini,  la  sussistenza
dei requisiti previsti dall'articolo  13  e  dal  presente  articolo,
escluso il requisito della vicinanza del centro di identificazione  e
di espulsione  di  cui  al  comma  1,  e  sentito  l'interessato,  se
comparso. Il provvedimento cessa di avere ogni  effetto  qualora  non
sia osservato il termine per la decisione. La convalida  puo'  essere
disposta  anche  in  occasione  della  convalida   del   decreto   di
accompagnamento alla frontiera, nonche' in sede di esame del  ricorso
avverso il provvedimento di espulsione. (37) 
((5. La convalida comporta la permanenza nel centro per un periodo di
complessivi trenta giorni. Qualora  l'accertamento  dell'identita'  e
della nazionalita' ovvero l'acquisizione di documenti per il  viaggio
presenti gravi difficolta', il giudice, su  richiesta  del  questore,
puo' prorogare il termine di ulteriori trenta giorni. Anche prima  di
tale termine, il questore esegue  l'espulsione  o  il  respingimento,
dandone  comunicazione  senza  ritardo  al  giudice.  Trascorso  tale
termine, il questore puo' chiedere al giudice  di  pace  una  o  piu'
proroghe qualora siano emersi elementi  concreti  che  consentano  di
ritenere probabile l'identificazione ovvero sia necessario al fine di
organizzare le operazioni di  rimpatrio.  In  ogni  caso  il  periodo
massimo di trattenimento dello straniero all'interno  del  centro  di
identificazione e di espulsione non puo' essere superiore  a  novanta
giorni.  Lo  straniero  che  sia  gia'  stato  trattenuto  presso  le
strutture carcerarie per un periodo pari a quello di  novanta  giorni
indicato al periodo precedente,  puo'  essere  trattenuto  presso  il
centro per un periodo massimo di trenta giorni. Nei  confronti  dello
straniero a qualsiasi titolo detenuto, la direzione  della  struttura
penitenziaria  richiede  al  questore  del  luogo   le   informazioni
sull'identita' e sulla nazionalita' dello stesso. Nei  medesimi  casi
il questore avvia la procedura  di  identificazione  interessando  le
competenti autorita' diplomatiche. Ai soli fini dell'identificazione,
l'autorita'  giudiziaria,  su  richiesta  del  questore,  dispone  la
traduzione del detenuto presso il piu' vicino posto di polizia per il
tempo strettamente necessario al compimento di tali operazioni. A tal
fine il Ministro dell'interno e il Ministro della giustizia  adottano
i necessari strumenti di coordinamento)). 
5-bis. Allo scopo di porre fine al soggiorno illegale dello straniero
e di adottare le misure necessarie  per  eseguire  immediatamente  il
provvedimento di espulsione o di respingimento,  il  questore  ordina
allo straniero di lasciare il territorio dello Stato entro il termine
di sette giorni, qualora non sia stato possibile  trattenerlo  in  un
Centro di identificazione ed espulsione, ovvero la permanenza  presso
tale  struttura  non  ne  abbia   consentito   l'allontanamento   dal
territorio nazionale ((, ovvero dalle circostanze concrete non emerga
piu' alcuna prospettiva ragionevole che l'allontanamento possa essere
eseguito e che lo straniero possa essere  riaccolto  dallo  Stato  di
origine o  di  provenienza)).  L'ordine  e'  dato  con  provvedimento
scritto,  recante  l'indicazione,  in  caso  di   violazione,   delle
conseguenze  sanzionatorie.  L'ordine  del   questore   puo'   essere
accompagnato dalla consegna all'interessato, anche su sua  richiesta,
della documentazione necessaria  per  raggiungere  gli  uffici  della
rappresentanza  diplomatica  del  suo  Paese  in  Italia,  anche   se
onoraria, nonche' per rientrare nello Stato di  appartenenza  ovvero,
quando cio' non sia possibile, nello Stato di  provenienza,  compreso
il titolo di viaggio. 
5-ter. La violazione dell'ordine di cui al  comma  5-bis  e'  punita,
salvo che sussista il giustificato motivo, con la multa da  10.000  a
20.000 euro, in caso di respingimento o espulsione disposta ai  sensi
dell'articolo 13, comma 4, o se lo straniero, ammesso ai programmi di
rimpatrio volontario ed assistito, di cui all'articolo 14-ter, vi  si
sia sottratto. Si  applica  la  multa  da  6.000  a  15.000  euro  se
l'espulsione e' stata disposta in  base  all'articolo  13,  comma  5.
Valutato il singolo caso e tenuto conto dell'articolo 13, commi  4  e
5, salvo che lo straniero si trovi in stato di detenzione in carcere,
si procede all'adozione di un nuovo provvedimento di  espulsione  per
violazione all'ordine di  allontanamento  adottato  dal  questore  ai
sensi  del  comma  5-bis  del  presente  articolo.  Qualora  non  sia
possibile procedere all'accompagnamento alla frontiera, si  applicano
le disposizioni di cui ai commi 1  e  5-bis  del  presente  articolo,
nonche', ricorrendone i presupposti, quelle di cui  all'articolo  13,
comma 3. 
5-quater. La violazione  dell'ordine  disposto  ai  sensi  del  comma
5-ter, terzo periodo, e' punita, salvo giustificato  motivo,  con  la
multa da 15.000 a  30.000  euro.  Si  applicano,  in  ogni  caso,  le
disposizioni di cui al comma 5-ter, quarto periodo. 
5-quater.1. Nella valutazione della condotta tenuta  dallo  straniero
destinatario dell'ordine del  questore,  di  cui  ai  commi  5-ter  e
5-quater,   il   giudice   accerta   anche    l'eventuale    consegna
all'interessato della  documentazione  di  cui  al  comma  5-bis,  la
cooperazione  resa  dallo  stesso   ai   fini   dell'esecuzione   del
provvedimento   di   allontanamento,   in   particolare    attraverso
l'esibizione d'idonea documentazione. 
5-quinquies. Al procedimento penale per i reati di cui agli  articoli
5-ter e 5-quater si applicano le disposizioni di  cui  agli  articoli
20-bis, 20-ter e 32-bis, del decreto legislativo 28 agosto  2000,  n.
274. 
5-sexies. Ai fini  dell'esecuzione  dell'espulsione  dello  straniero
denunciato ai sensi dei commi 5-ter e 5-quater, non e'  richiesto  il
rilascio del nulla osta di cui all'articolo 13,  comma  3,  da  parte
dell'autorita' giudiziaria competente all'accertamento  del  medesimo
reato. Il questore  comunica  l'avvenuta  esecuzione  dell'espulsione
all'autorita' giudiziaria competente all'accertamento del reato. 
  5-septies.  Il  giudice,  acquisita  la   notizia   dell'esecuzione
dell'espulsione, pronuncia sentenza di non luogo a procedere.  Se  lo
straniero rientra illegalmente nel territorio dello Stato  prima  del
termine previsto dall'articolo 13, comma 14,  si  applica  l'articolo
345 del codice di procedura penale. 
  6. Contro i decreti di convalida e di proroga di cui al comma 5  e'
proponibile ricorso per cassazione. Il relativo ricorso non  sospende
l'esecuzione della misura. 
  7. Il questore, avvalendosi della forza pubblica,  adotta  efficaci
misure  di  vigilanza  affinche'  lo  straniero  non   si   allontani
indebitamente dal centro e provvede , nel caso la misura sia violata,
a ripristinare il  trattenimento  mediante  l'adozione  di  un  nuovo
provvedimento di trattenimento. Il periodo di trattenimento  disposto
dal nuovo provvedimento e'  computato  nel  termine  massimo  per  il
trattenimento indicato dal comma 5. 
  8. Ai fini dell'accompagnamento anche  collettivo  alla  frontiera,
possono essere stipulate  convenzioni  con  soggetti  che  esercitano
trasporti di linea o con organismi anche internazionali che  svolgono
attivita' di assistenza per stranieri. 
  9. Oltre a quanto previsto dal regolamento di  attuazione  e  dalle
norme in materia di giurisdizione, il Ministro dell'interno adotta  i
provvedimenti occorrenti per  l'esecuzione  di  quanto  disposto  dal
presente   articolo,   anche   mediante   convenzioni    con    altre
amministrazioni dello Stato, con gli enti locali, con i proprietari o
concessionari di aree, strutture e altre installazioni,  nonche'  per
la fornitura di beni e servizi. Eventuali deroghe  alle  disposizioni
vigenti in materia finanziaria e di  contabilita'  sono  adottate  di
concerto  con  il  Ministro  del  tesoro   del   bilancio   e   della
programmazione economica. Il Ministro dell'interno  promuove  inoltre
le intese occorrenti  per  gli  interventi  di  competenza  di  altri
Ministri. 
 
    
-------------
AGGIORNAMENTO (11)
La Corte Costituzionale, con sentenza 8-15 luglio 2004, n. 223  (in
G.U.  1a  s.s.  21/7/2004,  n.  28)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale del comma 5-quinquies  del  presente  articolo,  nella
parte in cui stabilisce che per il reato previsto dal comma 5-ter del
medesimo articolo e' obbligatorio l'arresto dell'autore del fatto.
-------------

    
AGGIORNAMENTO (35) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 13-17 dicembre 2010,  n.  359
(in G.U. 1a s.s. 22/12/2010, n. 51)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale del comma 5-quater del presente articolo, "nella parte
in cui non dispone che l'inottemperanza all'ordine di allontanamento,
secondo quanto gia' previsto per la condotta  di  cui  al  precedente
comma 5-ter,  sia  punita  nel  solo  caso  che  abbia  luogo  "senza
giustificato motivo"". 
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  AGGIORNAMENTO (37) 
  Il D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150  ha  disposto  (con  l'art.  36,
comma  1)  che  "Le  norme  del  presente  decreto  si  applicano  ai
procedimenti instaurati  successivamente  alla  data  di  entrata  in
vigore dello stesso." 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 36, comma 2) che "Le norme abrogate
o modificate dal  presente  decreto  continuano  ad  applicarsi  alle
controversie pendenti alla data di entrata in vigore dello stesso." 
                             Art. 14-bis
                          (( (Fondo rimpatri). ))

  ((1.  E'  istituito,  presso  il  Ministero  dell'interno, un Fondo
rimpatri  finalizzato  a  finanziare  le spese per il rimpatrio degli
stranieri verso i Paesi di origine ovvero di provenienza.
  2.  Nel  Fondo  di cui al comma 1 confluiscono la meta' del gettito
conseguito   attraverso   la   riscossione   del  contributo  di  cui
all'articolo  5,  comma  2-ter,  nonche'  i  contributi eventualmente
disposti  dall'Unione europea per le finalita' del Fondo medesimo. La
quota residua del gettito del contributo di cui all'articolo 5, comma
2-ter,   e'   assegnata   allo  stato  di  previsione  del  Ministero
dell'interno,  per  gli  oneri  connessi  alle  attivita' istruttorie
inerenti al rilascio e al rinnovo del permesso di soggiorno)).
                            Art. 14-ter. 
               (( (Programmi di rimpatrio assistito). 
 
  1. Il Ministero dell'interno, nei limiti delle risorse  di  cui  al
comma  7,  attua,  anche  in  collaborazione  con  le  organizzazioni
internazionali o intergovernative esperte nel settore  dei  rimpatri,
con gli enti locali e con associazioni  attive  nell'assistenza  agli
immigrati, programmi di rimpatrio volontario ed  assistito  verso  il
Paese di origine o di provenienza di cittadini di Paesi terzi,  salvo
quanto previsto al comma 3. 
  2. Con decreto del Ministro dell'interno  sono  definite  le  linee
guida per la realizzazione dei programmi di rimpatrio  volontario  ed
assistito,  fissando  criteri  di   priorita'   che   tengano   conto
innanzitutto delle condizioni di vulnerabilita'  dello  straniero  di
cui  all'articolo  19,   comma   2-bis,   nonche'   i   criteri   per
l'individuazione   delle   organizzazioni,   degli   enti   e   delle
associazioni di cui al comma 1 del presente articolo. 
  3. Nel  caso  in  cui  lo  straniero  irregolarmente  presente  nel
territorio e' ammesso ai programmi di rimpatrio di cui al comma 1, la
prefettura del luogo ove egli si trova ne  da'  comunicazione,  senza
ritardo, alla competente questura, anche  in  via  telematica.  Fatto
salvo quanto  previsto  al  comma  6,  e'  sospesa  l'esecuzione  dei
provvedimenti emessi ai sensi degli articoli 10, comma 2, 13, comma 2
e 14, comma 5-bis. E' sospesa l'efficacia delle misure  eventualmente
adottate dal questore ai sensi degli articoli 13, comma  5.2,  e  14,
comma 1-bis. La questura, dopo avere  ricevuto  dalla  prefettura  la
comunicazione, anche in via telematica, dell'avvenuto rimpatrio dello
straniero,   avvisa   l'autorita'    giudiziaria    competente    per
l'accertamento del reato previsto dall'articolo 10-bis,  ai  fini  di
cui al comma 5 del medesimo articolo. 
  4. Nei confronti dello straniero che si  sottrae  al  programma  di
rimpatrio, i provvedimenti di  cui  al  comma  3  sono  eseguiti  dal
questore con l'accompagnamento immediato  alla  frontiera,  ai  sensi
dell'articolo  13,  comma  4,  anche  con   le   modalita'   previste
dall'articolo 14. 
  5. Le disposizioni del presente  articolo  non  si  applicano  agli
stranieri che: 
    a) hanno gia' beneficiato dei programmi di cui al comma 1; 
    b) si trovano nelle condizioni di cui all'articolo 13,  comma  4,
lettere a), d) e f) ovvero nelle condizioni di cui  all'articolo  13,
comma 4-bis, lettere d) ed e); 
    c) siano destinatari  di  un  provvedimento  di  espulsione  come
sanzione penale o come conseguenza di una sanzione penale  ovvero  di
un provvedimento di estradizione o di un mandato di arresto europeo o
di un mandato di arresto da parte della Corte penale intenazionale. 
  6. Gli stranieri ammessi ai programmi di rimpatrio di cui al  comma
1 trattenuti nei Centri di identificazione  ed  espulsione  rimangono
nel Centro fino  alla  partenza,  nei  limiti  della  durata  massima
prevista dall'articolo 14, comma 5. 
  7. Al finanziamento dei programmi di rimpatrio volontario assistito
di cui al comma 1 si provvede nei limiti : 
    a)  delle  risorse  disponibili  del  Fondo  rimpatri,   di   cui
all'articolo 14-bis, individuate annualmente con decreto del Ministro
dell'interno; 
    b) delle risorse disponibili dei fondi europei destinati  a  tale
scopo, secondo le relative modalita' di gestione.)) 
                                                               ((38)) 
 
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AGGIORNAMENTO (38) 
  Il D.L. 23 giugno 2011, n. 89, convertito con  modificazioni  dalla
L. 2 agosto 2011, n. 129, ha disposto (con l'art. 3, comma 2) che "Il
decreto del Ministro dell'interno di cui  al  comma  2  dell'articolo
14-ter del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, introdotto dal
comma 1, lettera e), e' adottato entro sessanta giorni dalla data  di
entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto". 
                               Art. 15
           ((Espulsione a titolo di misura di sicurezza e
           disposizioni per l'esecuzione dell'espulsione))

  1.  Fuori  dei  casi  previsti  dal  codice penale, il giudice puo'
ordinare  l'espulsione  dello straniero che sia condannato per taluno
dei delitti previsti dagli articoli 380 e 381 del codice di procedura
penale, sempre che risulti socialmente pericoloso.
  ((1-bis.  Della emissione del provvedimento di custodia cautelare o
della  definitiva  sentenza  di  condanna  ad  una pena detentiva nei
confronti di uno straniero proveniente da Paesi extracomunitari viene
data   tempestiva   comunicazione  al  questore  ed  alla  competente
autorita'   consolare   al   fine   di   avviare   la   procedura  di
identificazione   dello  straniero  e  consentire,  in  presenza  dei
requisiti  di  legge,  l'esecuzione  della  espulsione subito dopo la
cessazione del periodo di custodia cautelare o di detenzione)).
                               Art. 16 
(Espulsione a titolo  di  sanzione  sostitutiva  o  alternativa  alla
                             detenzione) 
 
  1. Il giudice, nel pronunciare sentenza di condanna  per  un  reato
non  colposo  o  nell'applicare  la  pena  su  richiesta   ai   sensi
dell'articolo 444 del codice di procedura penale nei confronti  dello
straniero  che  si  trovi  in  taluna   delle   situazioni   indicate
nell'articolo 13, comma 2, quando ritiene di dovere irrogare la  pena
detentiva entro il limite di due anni e non ricorrono  le  condizioni
per  ordinare  la  sospensione  condizionale  della  pena  ai   sensi
dell'articolo 163 del codice penale ovvero nel  pronunciare  sentenza
di condanna per il reato di  cui  all'articolo  10-bis,  qualora  non
ricorrano le cause ostative indicate nell'articolo 14, comma  1,  del
presente  testo  unico,  che   impediscono   l'esecuzione   immediata
dell'espulsione con accompagnamento  alla  frontiera  a  mezzo  della
forza pubblica, puo'  sostituire  la  medesima  pena  con  la  misura
dell'espulsione ((. . .)). Le disposizioni di cui al  presente  comma
si applicano, in caso di  sentenza  di  condanna,  ai  reati  di  cui
all'articolo 14, commi 5-ter e 5-quater. 
  ((1-bis. In caso di  sentenza  di  condanna  per  i  reati  di  cui
all'articolo 10-bis o all'articolo 14, commi  5-ter  e  5-quater,  la
misura dell'espulsione di cui al comma 1 puo' essere disposta per  la
durata stabilita dall'articolo 13, comma 14. Negli altri casi di  cui
al comma 1, la misura dell'espulsione puo'  essere  disposta  per  un
periodo non inferiore a cinque anni)). 
  2. L'espulsione di cui al comma 1 e' eseguita dal questore anche se
la  sentenza  non  e'  irrevocabile,  secondo  le  modalita'  di  cui
all'articolo 13, comma 4. 
  3. L'espulsione di cui al comma 1 non puo' essere disposta nei casi
in cui la condanna riguardi uno o piu' delitti previsti dall'articolo
407, comma 2, lettera a), del codice di procedura  penale,  ovvero  i
delitti previsti dal presente testo unico, puniti con  pena  edittale
superiore nel massimo a due anni. 
  4. Se lo straniero espulso a norma del comma 1 rientra illegalmente
nel territorio dello Stato prima del termine  previsto  dall'articolo
13, comma  14,  la  sanzione  sostitutiva  e'  revocata  dal  giudice
competente. 
  5. Nei confronti dello straniero, identificato,  detenuto,  che  si
trova in taluna delle situazioni indicate nell'articolo 13, comma  2,
che deve scontare una pena detentiva, anche residua, non superiore  a
due anni, e' disposta l'espulsione. Essa non puo' essere disposta nei
casi di condanna per i delitti previsti dall'articolo 12, commi 1, 3,
3-bis e 3-ter, del presente  testo  unico,  ovvero  per  uno  o  piu'
delitti previsti dall'articolo 407, comma 2, lettera a) del codice di
procedura penale, fatta eccezione per quelli consumati o  tentati  di
cui agli articoli 628, terzo comma e 629, secondo comma,  del  codice
penale. In caso di concorso  di  reati  o  di  unificazione  di  pene
concorrenti, l'espulsione e' disposta anche quando sia stata  espiata
la parte di  pena  relativa  alla  condanna  per  reati  che  non  la
consentono. 
  5-bis. Nei casi di  cui  al  comma  5,  all'atto  dell'ingresso  in
carcere  di  un  cittadino  straniero,  la  direzione   dell'istituto
penitenziario richiede al questore del luogo  le  informazioni  sulla
identita' e nazionalita' dello stesso. Nei medesimi casi, il questore
avvia la procedura  di  identificazione  interessando  le  competenti
autorita'  diplomatiche  e  procede  all'eventuale   espulsione   dei
cittadini stranieri identificati.  A  tal  fine,  il  Ministro  della
giustizia ed il Ministro dell'interno adottano i necessari  strumenti
di coordinamento. 
  5-ter. Le informazioni sulla identita' e nazionalita' del  detenuto
straniero  sono  inserite  nella  cartella  personale  dello   stesso
prevista dall'articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica
30 giugno 2000, n. 230. 
  6. Salvo che il questore  comunichi  che  non  e'  stato  possibile
procedere   all'identificazione   dello   straniero,   la   direzione
dell'istituto penitenziario trasmette gli atti utili  per  l'adozione
del  provvedimento  di  espulsione  al  magistrato  di   sorveglianza
competente in relazione al luogo di  detenzione  del  condannato.  Il
magistrato decide con decreto motivato, senza formalita'. Il  decreto
e'  comunicato  al  pubblico  ministero,  allo  straniero  e  al  suo
difensore, i  quali,  entro  il  termine  di  dieci  giorni,  possono
proporre opposizione dinanzi al  tribunale  di  sorveglianza.  Se  lo
straniero non e' assistito da un difensore di fiducia, il  magistrato
provvede alla nomina di un difensore d'ufficio. Il  tribunale  decide
nel termine di 20 giorni. 
  7. L'esecuzione del decreto di espulsione di  cui  al  comma  6  e'
sospesa fino alla decorrenza dei  termini  di  impugnazione  o  della
decisione del tribunale di sorveglianza  e,  comunque,  lo  stato  di
detenzione  permane  fino  a  quando  non  siano  stati  acquisiti  i
necessari documenti di viaggio. L'espulsione e' eseguita dal questore
competente  per  il  luogo  di  detenzione  dello  straniero  con  la
modalita' dell'accompagnamento alla frontiera  a  mezzo  della  forza
pubblica. 
  8. La pena e' estinta alla  scadenza  del  termine  di  dieci  anni
dall'esecuzione dell'espulsione di cui al  comma  5,  sempre  che  lo
straniero non sia rientrato  illegittimamente  nel  territorio  dello
Stato. In tale  caso,  lo  stato  di  detenzione  e'  ripristinato  e
riprende l'esecuzione della pena. 
  9. L'espulsione a titolo di sanzione sostitutiva o alternativa alla
detenzione non si applica ai casi di cui all'articolo 19. 
                               Art. 17
                          Diritto di difesa
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 15)

  1.  Lo  straniero ((parte offesa ovvero)) sottoposto a procedimento
penale e' autorizzato a rientrare in Italia per il tempo strettamente
necessario  per  l'esercizio  del  diritto di difesa, al solo fine di
partecipare  al  giudizio  o  al  compimento  di  atti per i quali e'
necessaria  la  sua  presenza.  L'autorizzazione  e'  rilasciata  dal
questore  anche  per  il  tramite di una rappresentanza diplomatica o
consolare   su   documentata   richiesta  ((della  parte  offesa  o))
dell'imputato o del difensore.

TITOLO II
DISPOSIZIONI SULL’INGRESSO, IL SOGGIORNO E L’ALLONTANAMENTO
DAL TERRITORIO DELLO STATO
CAPO III
DISPOSIZIONI DI CARATTERE
UMANITARIO

                               Art. 18 
             Soggiorno per motivi di protezione sociale 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 16) 
 
  1. Quando, nel corso di operazioni di polizia, di indagini o di  un
procedimento per taluno dei delitti di cui all'articolo 3 della legge
20 febbraio 1958, n. 75, o di quelli previsti dall'articolo  380  del
codice  di  procedura  penale,  ovvero  nel   corso   di   interventi
assistenziali dei servizi sociali degli enti locali, siano  accertate
situazioni di violenza o di grave sfruttamento nei confronti  di  uno
straniero ed emergano concreti pericoli per la sua  incolumita',  per
effetto  dei   tentativi   di   sottrarsi   ai   condizionamenti   di
un'associazione  dedita  ad  uno  dei  predetti   delitti   o   delle
dichiarazioni  rese  nel  corso  delle  indagini  preliminari  o  del
giudizio, il  questore,  anche  su  proposta  del  Procuratore  della
Repubblica, o  con  il  parere  favorevole  della  stessa  autorita',
rilascia uno speciale  permesso  di  soggiorno  per  consentire  allo
straniero  di  sottrarsi   alla   violenza   e   ai   condizionamenti
dell'organizzazione criminale e di partecipare  ad  un  programma  di
assistenza ed integrazione sociale. 
  2. Con la proposta o il parere di cui al comma 1,  sono  comunicati
al  questore  gli  elementi  da  cui  risulti  la  sussistenza  delle
condizioni ivi indicate, con particolare riferimento alla gravita' ed
attualita' del pericolo ed  alla  rilevanza  del  contributo  offerto
dallo  straniero   per   l'efficace   contrasto   dell'organizzazione
criminale, ovvero per la individuazione o  cattura  dei  responsabili
dei  delitti  indicati  nello   stesso   comma.   Le   modalita'   di
partecipazione al programma di  assistenza  ed  integrazione  sociale
sono comunicate al Sindaco. 
  3. Con il regolamento di attuazione sono stabilite le  disposizioni
occorrenti per l'affidamento  della  realizzazione  del  programma  a
soggetti diversi da  quelli  istituzionalmente  preposti  ai  servizi
sociali  dell'ente  locale,  e  per   l'espletamento   dei   relativi
controlli. Con lo stesso regolamento  sono  individuati  i  requisiti
idonei  a  garantire  la  competenza  e  la  capacita'  di   favorire
l'assistenza e l'integrazione sociale, nonche' la  disponibilita'  di
adeguate strutture organizzative dei soggetti predetti. 
  ((3-bis. Per gli stranieri e per i cittadini di cui al comma  6-bis
del presente articolo, vittime dei reati previsti dagli articoli  600
e 601 del codice penale, o che versano nelle ipotesi di cui al  comma
1 del presente articolo si applica, sulla base  del  Piano  nazionale
d'azione contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani,
di cui all'articolo 13, comma 2-bis, della legge 11 agosto  2003,  n.
228, un programma  unico  di  emersione,  assistenza  e  integrazione
sociale che garantisce, in via transitoria,  adeguate  condizioni  di
alloggio, di vitto e di assistenza sanitaria, ai sensi  dell'articolo
13 della legge n. 228 del 2003 e,  successivamente,  la  prosecuzione
dell'assistenza e l'integrazione sociale, ai sensi del comma 1 di cui
al presente articolo. Con decreto del Presidente  del  Consiglio  dei
ministri, di concerto con il Ministro dell'interno, il  Ministro  del
lavoro e delle politiche sociali  e  il  Ministro  della  salute,  da
adottarsi entro sei mesi  dalla  data  di  entrata  in  vigore  della
presente disposizione, previa intesa con la Conferenza Unificata,  e'
definito il  programma  di  emersione,  assistenza  e  di  protezione
sociale  di  cui  al  presente  comma  e  le  relative  modalita'  di
attuazione e finanziamento.)) 
  4. Il  permesso  di  soggiorno  rilasciato  a  norma  del  presente
articolo ha la durata di sei mesi e  puo'  essere  rinnovato  per  un
anno, o per il maggior periodo occorrente per  motivi  di  giustizia.
Esso e' revocato in caso di interruzione del programma o di  condotta
incompatibile  con  le  finalita'   dello   stesso,   segnalate   dal
procuratore  della  Repubblica  o,  per  quanto  di  competenza,  dal
servizio sociale dell'ente locale, o comunque accertate dal questore,
ovvero  quando  vengono  meno  le  altre  condizioni  che  ne   hanno
giustificato il rilascio. 
  5. Il permesso di soggiorno previsto dal presente articolo consente
l'accesso  ai  servizi   assistenziali   e   allo   studio,   nonche'
l'iscrizione nelle liste di collocamento e lo svolgimento  di  lavoro
subordinato, fatti salvi i requisiti minimi di  eta'.  Qualora,  alla
scadenza del permesso di soggiorno, l'interessato  risulti  avere  in
corso un rapporto di lavoro, il permesso  puo'  essere  ulteriormente
prorogato o rinnovato per la  durata  del  rapporto  medesimo  o,  se
questo e' a tempo indeterminato, con le modalita' stabilite per  tale
motivo di soggiorno. Il permesso di soggiorno previsto  dal  presente
articolo puo' essere altresi' convertito in permesso di soggiorno per
motivi di studio  qualora  il  titolare  sia  iscritto  ad  un  corso
regolare di studi. 
  6. Il permesso di soggiorno previsto  dal  presente  articolo  puo'
essere altresi' rilasciato, all'atto delle  dimissioni  dall'istituto
di pena, anche su proposta del procuratore  della  Repubblica  o  del
giudice di sorveglianza presso il tribunale  per  i  minorenni,  allo
straniero che  ha  terminato  l'espiazione  di  una  pena  detentiva,
inflitta per reati commessi durante la minore eta', e ha  dato  prova
concreta  di  partecipazione  a  un   programma   di   assistenza   e
integrazione sociale. 
  6-bis. Le disposizioni  del  presente  articolo  si  applicano,  in
quanto compatibili, anche ai cittadini di  Stati  membri  dell'Unione
europea che si trovano in una situazione di gravita' ed attualita' di
pericolo. 
  7. L'onere derivante dal presente articolo e' valutato  in  lire  5
miliardi per l'anno 1997 e in lire  10  miliardi  annui  a  decorrere
dall'anno 1998. 
                             Art. 18-bis 
 (( (Permesso di soggiorno per le vittime di violenza domestica) )) 
 
  ((1. Quando, nel corso di operazioni di polizia, di indagini  o  di
un procedimento per taluno dei delitti previsti dagli  articoli  572,
582, 583, 583-bis, 605, 609-bis e 612-bis del codice penale o per uno
dei delitti  previsti  dall'articolo  380  del  codice  di  procedura
penale, commessi sul  territorio  nazionale  in  ambito  di  violenza
domestica,  siano  accertate  situazioni  di  violenza  o  abuso  nei
confronti di uno straniero ed emerga un concreto ed attuale  pericolo
per la sua incolumita', come conseguenza della  scelta  di  sottrarsi
alla medesima violenza o per effetto  delle  dichiarazioni  rese  nel
corso delle indagini preliminari o del giudizio, il questore, con  il
parere favorevole dell'autorita'  giudiziaria  procedente  ovvero  su
proposta di quest'ultima, rilascia un permesso di soggiorno ai  sensi
dell'articolo 5, comma 6, per consentire alla  vittima  di  sottrarsi
alla violenza. Ai  fini  del  presente  articolo,  si  intendono  per
violenza domestica uno o piu' atti, gravi ovvero  non  episodici,  di
violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si  verificano
all'interno della famiglia o  del  nucleo  familiare  o  tra  persone
legate, attualmente o in passato, da un vincolo di  matrimonio  o  da
una relazione affettiva, indipendentemente dal fatto che l'autore  di
tali atti condivida o abbia condiviso  la  stessa  residenza  con  la
vittima. 
  2. Con la proposta o il parere di cui al comma 1,  sono  comunicati
al  questore  gli  elementi  da  cui  risulti  la  sussistenza  delle
condizioni ivi indicate, con particolare riferimento alla gravita' ed
attualita' del pericolo per l'incolumita' personale. 
  3. Il medesimo permesso di soggiorno  puo'  essere  rilasciato  dal
questore quando le situazioni di violenza o abuso emergano nel  corso
di interventi assistenziali  dei  centri  antiviolenza,  dei  servizi
sociali   territoriali   o   dei   servizi   sociali    specializzati
nell'assistenza delle vittime di violenza. In tal caso la sussistenza
degli elementi e delle condizioni di cui al comma 2 e'  valutata  dal
questore sulla base della  relazione  redatta  dai  medesimi  servizi
sociali. Ai fini del rilascio del permesso di soggiorno  e'  comunque
richiesto il parere dell'autorita' giudiziaria  competente  ai  sensi
del comma 1. 
  4. Il permesso di soggiorno di cui ai commi 1 e 3  e'  revocato  in
caso  di  condotta  incompatibile  con  le  finalita'  dello  stesso,
segnalata  dal  procuratore  della  Repubblica  o,  per   quanto   di
competenza, dai  servizi  sociali  di  cui  al  coma  3,  o  comunque
accertata dal questore, ovvero quando vengono meno le condizioni  che
ne hanno giustificato il rilascio. 
  4-bis. Nei confronti dello straniero condannato, anche con sentenza
non definitiva, compresa quella adottata a  seguito  di  applicazione
della pena su richiesta ai sensi  dell'articolo  444  del  codice  di
procedura penale, per uno dei delitti di cui al comma 1 del  presente
articolo, commessi in ambito di violenza  domestica,  possono  essere
disposte la revoca del permesso di soggiorno e l'espulsione ai  sensi
dell'articolo 13 del presente testo unico. 
  5. Le disposizioni del presente articolo si  applicano,  in  quanto
compatibili, anche ai cittadini di Stati membri dell'Unione europea e
ai loro familiari.)) 
                               Art. 19 
             (Divieti di espulsione e di respingimento. 
       ((Disposizioni in materia di categorie vulnerabili.)) ) 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 17) 
 
  1. In nessun caso puo' disporsi  l'espulsione  o  il  respingimento
verso  uno  Stato  in  cui  lo  straniero  possa  essere  oggetto  di
persecuzione  per  motivi  di  razza,  di  sesso,   di   lingua,   di
cittadinanza, di religione,  di  opinioni  politiche,  di  condizioni
personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato  verso
un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione. 
  2. Non e' consentita l'espulsione,  salvo  che  nei  casi  previsti
dall'articolo 13, comma 1, nei confronti: 
   a) degli stranieri minori di anni diciotto,  salvo  il  diritto  a
seguire il genitore o l'affidatario espulsi; 
   b) degli stranieri in possesso della carta di soggiorno, salvo  il
disposto dell'articolo 9; 
   c) degli stranieri conviventi con parenti entro il secondo grado o
con il coniuge, di nazionalita' italiana; 
   d) delle donne in stato di gravidanza o nei  sei  mesi  successivi
alla nascita del figlio cui provvedono. (2A) 
((2-bis. Il respingimento o l'esecuzione dell'espulsione  di  persone
affette da disabilita', degli anziani, dei minori, dei componenti  di
famiglie monoparentali con figli minori nonche'  dei  minori,  ovvero
delle vittime di gravi violenze psicologiche, fisiche o sessuali sono
effettuate  con  modalita'  compatibili  con  le  singole  situazioni
personali, debitamente accertate.)) 
 
------------- 
AGGIORNAMENTO (2A) 
  La Corte costituzionale, con sentenza 12 - 27 luglio 2000,  n.  376
(in G.U. 1a s.s. 2/08/2000, n. 32)  ha  dichiarato  "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 17, comma 2, lettera d) della legge 6  marzo
1998, n. 40 (Disciplina dell'immigrazione e  norme  sulla  condizione
dello straniero), ora sostituito dall'art. 19, comma 2, lett. d)  del
d.lgs. 25  luglio  1998,  n.  286  (Testo  unico  delle  disposizioni
concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla  condizione
dello straniero), nella parte  in  cui  non  estende  il  divieto  di
espulsione al marito convivente della donna in stato di gravidanza  o
nei sei mesi successivi alla nascita del figlio". 
                               Art. 20
    (Misure straordinarie di accoglienza per eventi eccezionali)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 18)

  1.  Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato
d'intesa  con  i  Ministri  degli affari esteri, dell'interno, per la
solidarieta'   sociale   e   con  gli  altri  Ministri  eventualmente
interessati,  sono  stabilite,  nei  limiti delle risorse preordinate
allo scopo nell'ambito del Fondo di cui all'articolo 45, le misure di
protezione  temporanea  da  adottarsi, anche in deroga a disposizioni
del  presente  testo  unico,  per  rilevanti  esigenze umanitarie, in
occasione   di   conflitti,  disastri  naturali  o  altri  eventi  di
particolare gravita' in Paesi non appartenenti all'Unione Europea.
  2.  Il  Presidente  del Consiglio dei Ministri o un Ministro da lui
delegato  riferiscono annualmente al Parlamento sull'attuazione delle
misure adottate.

TITOLO III
DISCIPLINA DEL LAVORO

                               Art. 21
                Determinazione dei flussi di ingresso
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 19;
     legge 30 dicembre 1986, n. 943, art. 9, comma 3, e art. 10;
           legge 8 agosto 1995, n. 335, art. 3, comma 13)

  1.  L'ingresso  nel  territorio  dello  Stato  per motivi di lavoro
subordinato,   anche   stagionale,  e  di  lavoro  autonomo,  avviene
nell'ambito  delle  quote  di  ingresso  stabilite nei decreti di cui
all'articolo  3,  comma  4.  ((Nello  stabilire  le  quote  i decreti
prevedono  restrizioni  numeriche all'ingresso di lavoratori di Stati
che  non  collaborano  adeguatamente  nel  contrasto all'immigrazione
clandestina  o  nella riammissione di propri cittadini destinatari di
provvedimenti   di   rimpatrio)).  Con  tali  decreti  sono  altresi'
assegnate  in  via  preferenziale  quote riservate ((ai lavoratori di
origine  italiana  per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo
grado   in   linea  retta  di  ascendenza,  residenti  in  Paesi  non
comunitari,  che  chiedano  di essere inseriti in un apposito elenco,
costituito   presso   le  rappresentanze  diplomatiche  o  consolari,
contenente   le   qualifiche  professionali  dei  lavoratori  stessi,
nonche')) agli Stati non appartenenti all'Unione europea, con i quali
il  Ministro  degli  affari  esteri,  di  concerto  con  il  Ministro
dell'interno e con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale,
abbia  concluso  accordi finalizzati alla regolamentazione dei flussi
d'ingresso  e  delle  procedure  di riammissione. Nell'ambito di tali
intese  possono essere definiti appositi accordi in materia di flussi
per  lavoro  stagionale,  con  le  corrispondenti autorita' nazionali
responsabili  delle  politiche  del  mercato  del lavoro dei paesi di
provenienza.
  2. Le intese o accordi bilaterali di cui al comma 1 possono inoltre
prevedere  la  utilizzazione  in  Italia,  con  contratto  di  lavoro
subordinato,  di  gruppi di lavoratori per l'esercizio di determinate
opere o servizi limitati nel tempo; al termine del rapporto di lavoro
i lavoratori devono rientrare nel paese di provenienza.
  3.  Gli  stessi accordi possono prevedere procedure e modalita' per
il rilascio delle autorizzazioni di lavoro.
  4. I decreti annuali devono tenere conto delle indicazioni fornite,
in  modo  articolato  per  qualifiche  o  mansioni, dal Ministero del
lavoro  e  della previdenza sociale sull'andamento dell'occupazione e
dei  tassi di disoccupazione a livello nazionale e regionale, nonche'
sul  numero  dei  cittadini  stranieri  non  appartenenti  all'Unione
europea iscritti nelle liste di collocamento.
  ((4-bis.  Il  decreto  annuale  ed  i  decreti  infrannuali  devono
altresi' essere predisposti in base ai dati sulla effettiva richiesta
di  lavoro  suddivisi per regioni e per bacini provinciali di utenza,
elaborati dall'anagrafe informatizzata, istituita presso il Ministero
del  lavoro  e  delle  politiche  sociali,  di  cui  al  comma  7. Il
regolamento  di  attuazione prevede possibili forme di collaborazione
con  altre  strutture  pubbliche e private, nei limiti degli ordinari
stanziamenti di bilancio.
  4-ter. Le regioni possono trasmettere, entro il 30 novembre di ogni
anno,  alla  Presidenza del Consiglio dei ministri, un rapporto sulla
presenza  e  sulla  condizione  degli  immigrati  extracomunitari nel
territorio  regionale,  contenente  anche le indicazioni previsionali
relative  ai  flussi  sostenibili nel triennio successivo in rapporto
alla capacita' di assorbimento del tessuto sociale e produttivo)).
  5.  Le  intese  o  accordi  bilaterali  di  cui  al comma 1 possono
prevedere  che  i lavoratori stranieri che intendono fare ingresso in
Italia  per  motivi  di  lavoro  subordinato,  anche  stagionale,  si
iscrivano  in  apposite  liste,  identificate  dalle medesime intese,
specificando  le  loro  qualifiche  o  mansioni,  nonche'  gli  altri
requisiti  indicati dal regolamento di attuazione. Le predette intese
possono  inoltre prevedere le modalita' di tenuta delle liste, per il
successivo  inoltro  agli  uffici  del  Ministero  del lavoro e della
previdenza sociale.
  6.  Nell'ambito  delle  intese  o  accordi di cui al presente testo
unico,  il Ministro degli affari esteri, d'intesa con il Ministro del
lavoro   e   della  previdenza  sociale,  puo'  predisporre  progetti
integrati  per  il  reinserimento  di  lavoratori extracomunitari nei
Paesi  di  origine, laddove ne esistano le condizioni e siano fornite
idonee   garanzie  dai  governi  dei  Paesi  di  provenienza,  ovvero
l'approvazione  di domande di enti pubblici e privati, che richiedano
di predisporre analoghi progetti anche per altri Paesi.
  7.  Il  regolamento  di  attuazione prevede forme di istituzione di
un'anagrafe annuale informatizzata delle offerte e delle richieste di
lavoro subordinato dei lavoratori stranieri e stabilisce le modalita'
di  collegamento  con  l'archivio organizzato dall'Istituto nazionale
della previdenza sociale (I.N.P.S.) e con le questure.
  8.  L'onere derivante dal presente articolo e' valutato in lire 350
milioni annui a decorrere dall'anno 1998.
                               Art. 22 
       Lavoro subordinato a tempo determinato e indeterminato 
 
  1. In ogni provincia  e'  istituito  presso  la  prefettura-ufficio
territoriale del Governo  uno  sportello  unico  per  l'immigrazione,
responsabile  dell'intero  procedimento  relativo  all'assunzione  di
lavoratori   subordinati   stranieri   a   tempo    determinato    ed
indeterminato. 
  2.  Il  datore  di  lavoro  italiano   o   straniero   regolarmente
soggiornante in Italia che intende instaurare in Italia  un  rapporto
di lavoro subordinato a tempo determinato  o  indeterminato  con  uno
straniero residente  all'estero  deve  presentare,  previa  verifica,
presso il centro per l'impiego competente, della indisponibilita'  di
un  lavoratore  presente  sul   territorio   nazionale,   idoneamente
documentata, allo sportello unico per l'immigrazione della  provincia
di residenza ovvero di quella in cui ha sede legale l'impresa, ovvero
di quella ove avra' luogo la prestazione lavorativa: 
    a) richiesta nominativa di nulla osta al lavoro; 
    b) idonea documentazione relativa alle modalita' di  sistemazione
alloggiativa per il lavoratore straniero; 
    c) la proposta di contratto di soggiorno con specificazione delle
relative condizioni, comprensiva dell'impegno al pagamento  da  parte
dello stesso datore di lavoro delle spese di ritorno dello  straniero
nel Paese di provenienza; 
    d)  dichiarazione  di  impegno  a  comunicare   ogni   variazione
concernente il rapporto di lavoro. 
  3.  Nei  casi  in  cui  non  abbia  una  conoscenza  diretta  dello
straniero, il datore di  lavoro  italiano  o  straniero  regolarmente
soggiornante in Italia puo' richiedere, presentando la documentazione
di cui alle lettere b) e c) del comma 2, il nulla osta al  lavoro  di
una o piu' persone iscritte nelle liste di cui all'articolo 21, comma
5,  selezionate  secondo  criteri   definiti   nel   regolamento   di
attuazione. 
  4. COMMA ABROGATO DAL D.L. 28 GIUGNO 2013, N.  76,  CONVERTITO  CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 9 AGOSTO 2013, N. 99. 
  5. Lo sportello unico per l'immigrazione, nel  complessivo  termine
massimo di ((sessanta giorni)) dalla presentazione della richiesta, a
condizione che siano state rispettate le prescrizioni di cui al comma
2 e le prescrizioni del contratto collettivo  di  lavoro  applicabile
alla fattispecie, rilascia, in ogni caso,  sentito  il  questore,  il
nulla  osta  nel  rispetto  dei  limiti  numerici,   quantitativi   e
qualitativi  determinati  a  norma  dell'articolo  3,  comma   4,   e
dell'articolo 21, e, a richiesta del datore di lavoro,  trasmette  la
documentazione,  ivi  compreso  il  codice   fiscale,   agli   uffici
consolari, ove possibile in via telematica. Il nulla osta  al  lavoro
subordinato ha validita' per un periodo  non  superiore  a  sei  mesi
dalla data del rilascio. 
  ((5.1. Le istanze di nulla osta sono esaminate nei limiti  numerici
stabiliti con il decreto di cui all'articolo 3, comma 4.  Le  istanze
eccedenti tali limiti  possono  essere  esaminate  nell'ambito  delle
quote che si rendono successivamente disponibili tra quelle stabilite
con il medesimo decreto.)) 
  5-bis. Il nulla osta al lavoro e' rifiutato se il datore di  lavoro
risulti condannato negli ultimi cinque anni, anche con  sentenza  non
definitiva, compresa quella adottata a seguito di applicazione  della
pena su richiesta ai sensi dell'articolo 444 del codice di  procedura
penale, per: 
    a) favoreggiamento dell'immigrazione clandestina verso l'Italia e
dell'emigrazione clandestina dall'Italia  verso  altri  Stati  o  per
reati  diretti  al  reclutamento  di  persone   da   destinare   alla
prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori  da
impiegare in attivita' illecite; 
    b) intermediazione illecita e sfruttamento del  lavoro  ai  sensi
dell'articolo 603-bis del codice penale; 
    c) reato previsto dal comma 12. 
  5-ter. Il nulla osta al lavoro e', altresi', rifiutato ovvero,  nel
caso sia stato rilasciato, e' revocato se i documenti presentati sono
stati ottenuti mediante frode o sono stati falsificati o contraffatti
ovvero qualora lo straniero non si rechi presso  lo  sportello  unico
per l'immigrazione per la firma del contratto di soggiorno  entro  il
termine di cui al comma 6, salvo che il ritardo sia dipeso  da  cause
di forza  maggiore.  La  revoca  del  nulla  osta  e'  comunicata  al
Ministero degli affari esteri tramite i collegamenti telematici. 
  6. Gli uffici consolari del Paese di residenza o di  origine  dello
straniero provvedono, dopo gli accertamenti di rito, a rilasciare  il
visto di ingresso con  indicazione  del  codice  fiscale,  comunicato
dallo  sportello  unico  per  l'immigrazione.   Entro   otto   giorni
dall'ingresso, lo straniero si reca presso  lo  sportello  unico  per
l'immigrazione che ha rilasciato il  nulla  osta  per  la  firma  del
contratto di  soggiorno  che  resta  ivi  conservato  e,  a  cura  di
quest'ultimo, trasmesso in copia all'autorita'  consolare  competente
ed al centro per l'impiego competente. 
  7. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 16 LUGLIO 2012, N. 109. 
  8. Salvo quanto previsto dall'articolo 23, ai fini dell'ingresso in
Italia per motivi di  lavoro,  il  lavoratore  extracomunitario  deve
essere munito del visto rilasciato dal consolato italiano  presso  lo
Stato di origine o di stabile residenza del lavoratore. 
  9.  Le  questure  forniscono  all'INPS  e   all'INAIL   ,   tramite
collegamenti telematici,  le  informazioni  anagrafiche  relative  ai
lavoratori extracomunitari  ai  quali  e'  concesso  il  permesso  di
soggiorno per motivi di lavoro, o comunque idoneo  per  l'accesso  al
lavoro, e comunicano altresi' il rilascio dei permessi concernenti  i
familiari ai sensi delle disposizioni di cui al  titolo  IV;  l'INPS,
sulla base delle  informazioni  ricevute,  costituisce  un  "Archivio
anagrafico dei lavoratori extracomunitari", da condividere con  altre
amministrazioni pubbliche; lo scambio delle informazioni  avviene  in
base a convenzione tra  le  amministrazioni  interessate.  Le  stesse
informazioni  sono  trasmesse,  in  via  telematica,  a  cura   delle
questure,   all'ufficio   finanziario   competente    che    provvede
all'attribuzione del codice fiscale. 
  10. Lo sportello unico per l'immigrazione fornisce al Ministero del
lavoro e delle politiche sociali il numero ed il tipo di  nulla  osta
rilasciati secondo le classificazioni adottate  nei  decreti  di  cui
all'articolo 3, comma 4. 
  11. La perdita del posto di lavoro non costituisce motivo di revoca
del permesso di soggiorno al lavoratore extracomunitario ed  ai  suoi
familiari  legalmente  soggiornanti.  Il  lavoratore   straniero   in
possesso del permesso di soggiorno per lavoro subordinato  che  perde
il posto di lavoro, anche per dimissioni, puo' essere iscritto  nelle
liste di  collocamento  per  il  periodo  di  residua  validita'  del
permesso di soggiorno, e comunque, salvo che si tratti di permesso di
soggiorno per lavoro stagionale, per un periodo non inferiore  ad  un
anno ovvero per tutto il  periodo  di  durata  della  prestazione  di
sostegno al  reddito  percepita  dal  lavoratore  straniero,  qualora
superiore. Decorso il termine di  cui  al  secondo  periodo,  trovano
applicazione i requisiti reddituali di cui all'articolo 29, comma  3,
lettera b). Il regolamento di attuazione stabilisce le  modalita'  di
comunicazione ai centri per l'impiego, anche ai fini  dell'iscrizione
del lavoratore straniero nelle liste di  collocamento  con  priorita'
rispetto a nuovi lavoratori extracomunitari. 
  11-bis. Lo straniero che ha conseguito in Italia il dottorato o  il
master  universitario  ovvero  la  laurea  triennale  o   la   laurea
specialistica, alla scadenza del permesso di soggiorno per motivi  di
studio,  puo'  essere  iscritto   nell'elenco   anagrafico   previsto
dall'articolo 4 del regolamento di  cui  al  decreto  del  Presidente
della Repubblica 7 luglio 2000, n. 442, per un periodo non  superiore
a dodici  mesi,  ovvero,  in  presenza  dei  requisiti  previsti  dal
presente testo unico, puo' chiedere la  conversione  in  permesso  di
soggiorno per motivi di lavoro. 
  12.  Il  datore  di  lavoro  che  occupa  alle  proprie  dipendenze
lavoratori stranieri privi del permesso  di  soggiorno  previsto  dal
presente articolo, ovvero il cui permesso sia scaduto e del quale non
sia stato chiesto, nei termini  di  legge,  il  rinnovo,  revocato  o
annullato, e' punito con la reclusione da sei mesi a tre anni  e  con
la multa di 5000 euro per ogni lavoratore impiegato. 
  12-bis. Le pene per il fatto previsto dal comma 12  sono  aumentate
da un terzo alla meta': 
    a) se i lavoratori occupati sono in numero superiore a tre; 
    b) se i lavoratori occupati sono minori in eta' non lavorativa; 
    c) se i lavoratori occupati sono sottoposti alle altre condizioni
lavorative  di  particolare  sfruttamento  di  cui  al  terzo   comma
dell'articolo 603-bis del codice penale. 
  12-ter. Con la sentenza di condanna il giudice applica la  sanzione
amministrativa accessoria del pagamento del costo medio di  rimpatrio
del lavoratore straniero assunto illegalmente. 
  12-quater. Nelle ipotesi di particolare sfruttamento lavorativo  di
cui al comma 12-bis, e' rilasciato dal questore, su proposta o con il
parere favorevole del procuratore della  Repubblica,  allo  straniero
che abbia presentato  denuncia  e  cooperi  nel  procedimento  penale
instaurato nei  confronti  del  datore  di  lavoro,  un  permesso  di
soggiorno ai sensi dell'articolo 5, comma 6. 
  12-quinquies. Il permesso di soggiorno di cui al comma 12-quater ha
la durata di sei mesi e puo' essere rinnovato per un anno  o  per  il
maggior periodo occorrente alla definizione del procedimento  penale.
Il  permesso  di  soggiorno  e'  revocato   in   caso   di   condotta
incompatibile  con  le  finalita'   dello   stesso,   segnalata   dal
procuratore della Repubblica o accertata dal questore, ovvero qualora
vengano meno le condizioni che ne hanno giustificato il rilascio. 
  13. Salvo quanto previsto per i lavoratori stagionali dall'articolo
25, comma 5, in caso  di  rimpatrio  il  lavoratore  extracomunitario
conserva i diritti previdenziali e di sicurezza  sociale  maturati  e
puo'  goderne  indipendentemente  dalla  vigenza  di  un  accordo  di
reciprocita' al verificarsi della maturazione dei requisiti  previsti
dalla normativa vigente, al compimento del sessantacinquesimo anno di
eta', anche in  deroga  al  requisito  contributivo  minimo  previsto
dall'articolo 1, comma 20, della legge 8 agosto 1995, n. 335. 
  14. Le attribuzioni degli istituti di  patronato  e  di  assistenza
sociale, di cui alla legge 30 marzo 2001,  n.  152,  sono  estese  ai
lavoratori extracomunitari che prestino regolare attivita' di  lavoro
in Italia. 
  15. I lavoratori italiani ed extracomunitari  possono  chiedere  il
riconoscimento  di  titoli  di  formazione  professionale   acquisiti
all'estero; in assenza di accordi specifici, il Ministro del lavoro e
delle  politiche  sociali,  sentita  la  commissione   centrale   per
l'impiego, dispone condizioni e  modalita'  di  riconoscimento  delle
qualifiche per singoli  casi.  Il  lavoratore  extracomunitario  puo'
inoltre partecipare, a norma del presente  testo  unico,  a  tutti  i
corsi di formazione e di riqualificazione programmati nel  territorio
della Repubblica. 
  16. Le disposizioni di cui al presente articolo si  applicano  alle
regioni a statuto speciale e alle province autonome di  Trento  e  di
Bolzano ai sensi degli statuti e delle relative norme di attuazione. 
                               Art. 23
                    (( (Titoli di prelazione) ))

  ((1.  Nell'ambito  di  programmi approvati, anche su proposta delle
regioni  e  delle province autonome, dal Ministero del lavoro e delle
politiche sociali e dal Ministero dell'istruzione, dell'universita' e
della ricerca e realizzati anche in collaborazione con le regioni, le
province autonome e altri enti locali, organizzazioni nazionali degli
imprenditori  e  datori di lavoro e dei lavoratori, nonche' organismi
internazionali  finalizzati al trasferimento dei lavoratori stranieri
in  Italia  ed  al loro inserimento nei settori produttivi del Paese,
enti ed associazioni operanti nel settore dell'immigrazione da almeno
tre  anni,  possono  essere  previste  attivita'  di  istruzione e di
formazione professionale nei Paesi di origine.
  2. L'attivita' di cui al comma 1 e' finalizzata:
   a)   all'inserimento  lavorativo  mirato  nei  settori  produttivi
italiani che operano all'interno dello Stato;
   b)   all'inserimento  lavorativo  mirato  nei  settori  produttivi
italiani che operano all'interno dei Paesi di origine;
   c)  allo  sviluppo  delle  attivita'  produttive o imprenditoriali
autonome nei Paesi di origine.
  3.  Gli  stranieri che abbiano partecipato alle attivita' di cui al
comma  1  sono preferiti nei settori di impiego ai quali le attivita'
si  riferiscono  ai fini della chiamata al lavoro di cui all'articolo
22,  commi 3, 4 e 5, secondo le modalita' previste nel regolamento di
attuazione del presente testo unico.
  4.  Il  regolamento  di attuazione del presente testo unico prevede
agevolazioni  di  impiego  per  i  lavoratori  autonomi stranieri che
abbiano seguito i corsi di cui al comma 1)).
                               Art. 24 
                         (Lavoro stagionale) 
 
  1.  Il  datore  di  lavoro  italiano   o   straniero   regolarmente
soggiornante in Italia, o le associazioni di categoria per conto  dei
loro associati, che intendano instaurare in  Italia  un  rapporto  di
lavoro subordinato a carattere stagionale con  uno  straniero  devono
presentare   richiesta   nominativa   allo   sportello   unico    per
l'immigrazione della provincia di residenza  ai  sensi  dell'articolo
22. Nei casi  in  cui  il  datore  di  lavoro  italiano  o  straniero
regolarmente soggiornante o le associazioni di categoria non  abbiano
una conoscenza diretta dello straniero, la richiesta, redatta secondo
le modalita' previste dall'articolo 22,  deve  essere  immediatamente
comunicata al centro  per  l'impiego  competente,  che  verifica  nel
termine di cinque giorni  l'eventuale  disponibilita'  di  lavoratori
italiani o comunitari a ricoprire l'impiego  stagionale  offerto.  Si
applicano le disposizioni ((di cui all'articolo 22, commi 3, 5-bis  e
5-ter)). 
  2.  Lo  sportello  unico  per  l'immigrazione   rilascia   comunque
l'autorizzazione nel rispetto del  diritto  di  precedenza  maturato,
decorsi dieci giorni dalla comunicazione di cui  al  comma  1  e  non
oltre venti giorni dalla data di ricezione della richiesta del datore
di lavoro. 
  2-bis. Qualora lo sportello unico  per  l'immigrazione,  decorsi  i
venti giorni di cui al comma 2, non comunichi al datore di lavoro  il
proprio diniego, la richiesta si intende accolta,  nel  caso  in  cui
ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni: 
    a) la richiesta riguardi uno straniero  gia'  autorizzato  l'anno
precedente a prestare lavoro stagionale presso lo  stesso  datore  di
lavoro richiedente; 
    b)  il  lavoratore  stagionale  nell'anno  precedente  sia  stato
regolarmente assunto dal datore  di  lavoro  e  abbia  rispettato  le
condizioni indicate nel permesso di soggiorno. 
  3. L'autorizzazione al lavoro  stagionale  ha  validita'  da  venti
giorni ad un massimo di nove mesi, in corrispondenza della durata del
lavoro stagionale richiesto, anche con  riferimento  all'accorpamento
di gruppi di lavori di piu' breve periodo da svolgere presso  diversi
datori di lavoro. 
  3-bis. Fermo restando il limite di nove mesi di  cui  al  comma  3,
l'autorizzazione al lavoro  stagionale  si  intende  prorogato  e  il
permesso  di  soggiorno  puo'  essere  rinnovato  in  caso  di  nuova
opportunita' di lavoro stagionale offerta dallo  stesso  o  da  altro
datore di lavoro. 
  4. Il lavoratore stagionale, ove  abbia  rispettato  le  condizioni
indicate nel permesso di soggiorno e sia  rientrato  nello  Stato  di
provenienza alla scadenza del medesimo, ha diritto di precedenza  per
il rientro in Italia  nell'anno  successivo  per  ragioni  di  lavoro
stagionale, rispetto ai  cittadini  del  suo  stesso  Paese  che  non
abbiano mai fatto regolare ingresso in Italia per motivi  di  lavoro.
Puo',  inoltre,  convertire  il  permesso  di  soggiorno  per  lavoro
stagionale in permesso di soggiorno per lavoro  subordinato  a  tempo
determinato o indeterminato, qualora se ne verifichino le condizioni. 
  5. Le commissioni regionali  tripartite,  di  cui  all'articolo  4,
comma 1, del decreto legislativo 23 dicembre 1997,  n.  469,  possono
stipulare    con    le    organizzazioni    sindacali    maggiormente
rappresentative a livello regionale dei lavoratori e  dei  datori  di
lavoro, con le regioni e con gli enti  locali,  apposite  convenzioni
dirette a favorire l'accesso dei lavoratori  stranieri  ai  posti  di
lavoro stagionale. Le convenzioni possono individuare il  trattamento
economico e normativo, comunque non inferiore a quello previsto per i
lavoratori italiani e le misure per assicurare idonee  condizioni  di
lavoro  della  manodopera,  nonche'  eventuali  incentivi  diretti  o
indiretti per favorire l'attivazione dei flussi e dei deflussi  e  le
misure complementari relative all'accoglienza. 
  6. Il datore di lavoro che occupa alle sue dipendenze,  per  lavori
di carattere stagionale, uno o piu' stranieri privi del  permesso  di
soggiorno per lavoro stagionale, ovvero il cui permesso sia  scaduto,
revocato o annullato, e' punito ai sensi dell'articolo 22, comma 12. 
                               Art. 25
         Previdenza e assistenza per i lavoratori stagionali
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 23)

  1.  In  considerazione  della durata limitata dei contratti nonche'
della  loro  specificita',  agli  stranieri  titolari  di permesso di
soggiorno  per  lavoro  stagionale  si applicano le seguenti forme di
previdenza  e  assistenza  obbligatoria, secondo le norme vigenti nei
settori di attivita':
   a) assicurazione per l'invalidita', la vecchiaia e i superstiti;
   b)  assicurazione  contro  gli  infortuni sul lavoro e le malattie
professionali;
   c) assicurazione contro le malattie;
   d) assicurazione di maternita'.
  2.  In  sostituzione  dei  contributi  per  l'assegno per il nucleo
familiare    e   per   l'assicurazione   contro   la   disoccupazione
involontaria,  il  datore  di lavoro e' tenuto a versare all'Istituto
nazionale  della  previdenza  sociale  (INPS) un contributo in misura
pari all'importo dei medesimi contributi ed in base alle condizioni e
alle  modalita'  stabilite  per  questi  ultimi. Tali contributi sono
destinati ad interventi di carattere socio-assistenziale a favore dei
lavoratori di cui all'articolo 45.
  3.  Nei decreti attuativi del documento programmatico sono definiti
i  requisiti,  gli  ambiti  e le modalita' degli interventi di cui al
comma 2.
  4.  Sulle  contribuzioni  di  cui  ai  commi  1 e 2 si applicano le
riduzioni  degli oneri sociali previste per il settore di svolgimento
dell'attivita' lavorativa.
  5.  ((Ai  contributi di cui al comma 1, lettera a), si applicano le
disposizioni dell'articolo 22, comma 13, concernenti il trasferimento
degli   stessi  all'istituto  o  ente  assicuratore  dello  Stato  di
provenienza)).  E' fatta salva la possibilita' di ricostruzione della
posizione contributiva in caso di successivo ingresso.
                               Art. 26
              Ingresso e soggiorno per lavoro autonomo
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 24)

  1.  L'ingresso  in Italia dei lavoratori stranieri non appartenenti
all'Unione  europea  che  intendono  esercitare  nel territorio dello
Stato  un'attivita'  non  occasionale  di lavoro autonomo puo' essere
consentito  a  condizione  che  l'esercizio di tali attivita' non sia
riservato  dalla  legge  ai  cittadini italiani, o a cittadini di uno
degli Stati membri dell'Unione Europea.
  2.  In  ogni caso lo straniero che intenda esercitare in Italia una
attivita'  industriale,  professionale,  artigianale  o  commerciale,
ovvero  costituire  societa'  di  capitali  o di persone o accedere a
cariche  societarie,  deve altresi' dimostrare di disporre di risorse
adeguate  per l'esercizio dell'attivita' che intende intraprendere in
Italia;  di  essere  in  possesso  dei requisiti previsti dalla legge
italiana  per  l'esercizio  della  singola  attivita',  compresi, ove
richiesti, i requisiti per l'iscrizione in albi e registri; di essere
in possesso di una attestazione dell'autorita' competente in data non
anteriore  a tre mesi che dichiari che non sussistono motivi ostativi
al   rilascio   dell'autorizzazione  o  della  licenza  prevista  per
l'esercizio dell'attivita' che lo straniero intende svolgere.
  3.  Il lavoratore non appartenente all'Unione europea deve comunque
dimostrare  di  disporre  di idonea sistemazione alloggiativa e di un
reddito  annuo,  proveniente da fonti lecite, di importo superiore al
livello   minimo   previsto   dalla   legge   per  l'esenzione  dalla
partecipazione alla spesa sanitaria ((. . .)).
  4.  Sono  fatte  salve le norme piu' favorevoli previste da accordi
internazionali in vigore per l'Italia.
  5. La rappresentanza diplomatica o consolare, accertato il possesso
dei  requisiti  indicati  dal  presente articolo ed acquisiti i nulla
osta  del Ministero degli affari esteri, del Ministero dell'interno e
del Ministero eventualmente competente in relazione all'attivita' che
lo  straniero  intende  svolgere  in  Italia,  rilascia  il  visto di
ingresso    per   lavoro   autonomo,   con   l'espressa   indicazione
dell'attivita'  cui  il  visto  si  riferisce,  nei  limiti  numerici
stabiliti  a norma dell'articolo 3, comma 4, e dell'articolo 21. ((La
rappresentanza  diplomatica  o  consolare  rilascia,  altresi',  allo
straniero la certificazione dell'esistenza dei requisiti previsti dal
presente articolo ai fini degli adempimenti previsti dall'articolo 5,
comma  3-quater,  per  la  concessione  del permesso di soggiorno per
lavoro autonomo)).
  6.  Le  procedure  di  cui  al  comma  5 sono effettuate secondo le
modalita' previste dal regolamento di attuazione.
  7.  Il visto di ingresso per lavoro autonomo deve essere rilasciato
o  negato  entro  centoventi giorni dalla data di presentazione della
domanda  e  della  relativa  documentazione  e deve essere utilizzato
entro centottanta giorni dalla data del rilascio.
  ((7-bis.  La condanna con provvedimento irrevocabile per alcuno dei
reati  previsti  dalle disposizioni del Titolo III, Capo III, Sezione
II,  della  legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni,
relativi  alla  tutela  del diritto di autore, e dagli articoli 473 e
474  del  codice  penale comporta la revoca del permesso di soggiorno
rilasciato   allo   straniero   e   l'espulsione   del  medesimo  con
accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica)).
                               Art. 27
               Ingresso per lavoro in casi particolari
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 25;
        legge 30 dicembre 1986, n. 943, art. 14, commi 2 e 4)

  1.  Al  di  fuori  degli  ingressi  per lavoro di cui agli articoli
precedenti,  autorizzati  nell'ambito delle quote di cui all'articolo
3,  comma  4,  il  regolamento  di  attuazione disciplina particolari
modalita'  e  termini per il rilascio delle autorizzazioni al lavoro,
dei  visti  di  ingresso  e  dei  permessi  di  soggiorno  per lavoro
subordinato,  per  ognuna  delle  seguenti  categorie  di  lavoratori
stranieri:
   a)  dirigenti  o  personale  altamente  specializzato  di societa'
aventi sede o filiali in Italia ovvero di uffici di rappresentanza di
societa'  estere  che  abbiano  la  sede  principale di attivita' nel
territorio  di  uno  Stato  membro  dell'Organizzazione  mondiale del
commercio,  ovvero dirigenti di sedi principali in Italia di societa'
italiane o di societa' di altro Stato membro dell'Unione europea;
   b) lettori universitari di scambio o di madre lingua;
   c)  I  professori  universitari  destinati a svolgere in Italia un
incarico accademico;
   d) traduttori e interpreti;
   e)   collaboratori   familiari   aventi   regolarmente   in  corso
all'estero,  da  almeno un anno, rapporti di lavoro domestico a tempo
pieno  con cittadini italiani o di uno degli Stati membri dell'Unione
europea  residenti all'estero, che si trasferiscono in Italia, per la
prosecuzione del rapporto di lavoro domestico;
   f) persone che, autorizzate a soggiornare per motivi di formazione
professionale,  svolgano  periodi  temporanei di addestramento presso
datori   di   lavoro  italiani,  effettuando  anche  prestazioni  che
rientrano nell'ambito del lavoro subordinato;
   g) lavoratori alle dipendenze di organizzazioni o imprese operanti
nel  territorio  italiano, che siano stati ammessi temporaneamente, a
domanda  del  datore  di  lavoro,  per  adempiere  funzioni o compiti
specifici,  per  un periodo limitato o determinato, tenuti a lasciare
l'Italia quando tali compiti o funzioni siano terminati;
   h)  lavoratori  marittimi occupati nella misura e con le modalita'
stabilite nel regolamento di attuazione;
   i)  lavoratori  dipendenti  regolarmente  retribuiti  da datori di
lavoro,  persone  fisiche  o  giuridiche,  residenti  o  aventi  sede
all'estero  e  da  questi  direttamente  retribuiti,  i  quali  siano
temporaneamente  trasferiti  dall'estero  presso  persone  fisiche  o
giuridiche,  italiane  o  straniere,  residenti in Italia, al fine di
effettuare nel territorio italiano determinate prestazioni oggetto di
contratto  di  appalto  stipulato  tra  le predette persone fisiche o
giuridiche  residenti  o  aventi  sede in Italia e quelle residenti o
aventi sede all'estero, nel rispetto delle disposizioni dell'articolo
1655 del codice civile, della legge 23 ottobre 1960, n. 1369, e delle
norme internazionali e comunitarie;
   l)  lavoratori  occupati  presso  circhi  o  spettacoli viaggianti
all'estero;
   m)  personale artistico e tecnico per spettacoli lirici, teatrali,
concertistici o di balletto;
   n)  ballerini,  artisti  e musicisti da impiegare presso locali di
intrattenimento;
   o)   artisti   da   impiegare   da   enti   musicali   teatrali  o
cinematografici  o  da imprese radiofoniche o televisive, pubbliche o
private,  o da enti pubblici, nell'ambito di manifestazioni culturali
o folcloristiche;
   p)  stranieri  che  siano  destinati  a svolgere qualsiasi tipo di
attivita' sportiva professionistica presso societa' sportive italiane
ai sensi della legge 23 marzo 1981, n. 91;
   q)  giornalisti corrispondenti ufficialmente accreditati in Italia
e dipendenti regolarmente retribuiti da organi di stampa quotidiani o
periodici, ovvero da emittenti radiofoniche o televisive straniere;
   r)  persone  che,  secondo  le  norme di accordi internazionali in
vigore  per  l'Italia,  svolgono  in Italia attivita' di ricerca o un
lavoro occasionale nell'ambito di programmi di scambi di giovani o di
mobilita' di giovani o sono persone collocate "alla pari";
   r-bis) infermieri professionali assunti presso strutture sanitarie
pubbliche e private.
  1-bis.  Nel  caso  in  cui  i lavoratori di cui alla lettera i) del
comma  1  siano  dipendenti  regolarmente  retribuiti  dai  datori di
lavoro,  persone fisiche o giuridiche, residenti o aventi sede in uno
Stato  membro  dell'Unione  europea,  il  nulla  osta  al  lavoro  e'
sostituito  da  una  comunicazione,  da  parte  del  committente, del
contratto  in  base  al  quale  la  prestazione  di servizi ha luogo,
unitamente  ad  una  dichiarazione  del datore di lavoro contenente i
nominativi  dei  lavoratori da distaccare e attestante la regolarita'
della  loro situazione con riferimento alle condizioni di residenza e
di  lavoro  nello  Stato membro dell'Unione europea in cui ha sede il
datore di lavoro. La comunicazione e' presentata allo sportello unico
della  prefettura-ufficio  territoriale  del  Governo,  ai  fini  del
rilascio del permesso di soggiorno.
  1-ter.  Il nulla osta al lavoro per gli stranieri indicati al comma
1,  lettere  a), c) e g), e' sostituito da una comunicazione da parte
del  datore  di  lavoro  della proposta di contratto di soggiorno per
lavoro subordinato, previsto dall'articolo 5-bis. La comunicazione e'
presentata  con  modalita'  informatiche  allo  sportello  unico  per
l'immigrazione  della prefettura-ufficio territoriale del Governo. Lo
sportello  unico  trasmette  la  comunicazione  al  questore  per  la
verifica  della  insussistenza  di motivi ostativi all'ingresso dello
straniero  ai sensi dell'articolo 31, comma 1, del regolamento di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, e,
ove  nulla  osti  da  parte  del  questore, la invia, con le medesime
modalita'  informatiche,  alla rappresentanza diplomatica o consolare
per   il   rilascio   del   visto  di  ingresso.  Entro  otto  giorni
dall'ingresso  in  Italia  lo  straniero  si reca presso lo sportello
unico  per  l'immigrazione,  unitamente  al  datore di lavoro, per la
sottoscrizione  del  contratto  di  soggiorno  e per la richiesta del
permesso di soggiorno.
  1-quater.  Le  disposizioni  di  cui al comma 1-ter si applicano ai
datori   di   lavoro   che   hanno   sottoscritto  con  il  Ministero
dell'interno,  sentito  il Ministero del lavoro, della salute e delle
politiche  sociali,  un  apposito  protocollo  di  intesa,  con cui i
medesimi   datori  di  lavoro  garantiscono  la  capacita'  economica
richiesta  e l'osservanza delle prescrizioni del contratto collettivo
di lavoro di categoria.
  ((1-quinquies.  I  medici  e  gli  altri professionisti sanitari al
seguito  di  delegazioni  sportive,  in  occasione  di manifestazioni
agonistiche  organizzate  dal Comitato olimpico internazionale, dalle
Federazioni  sportive internazionali, dal Comitato olimpico nazionale
italiano  o  da  organismi, societa' ed associazioni sportive da essi
riconosciuti  o,  nei casi individuati con decreto del Ministro della
salute,  di  concerto  con  il  Ministro del lavoro e delle politiche
sociali,  con  il  Ministro  degli  affari  esteri  e con il Ministro
dell'interno,  al  seguito  di gruppi organizzati, sono autorizzati a
svolgere   la   pertinente   attivita',  in  deroga  alle  norme  sul
riconoscimento  dei titoli esteri, nei confronti dei componenti della
rispettiva  delegazione  o  gruppo  organizzato  e  limitatamente  al
periodo   di   permanenza   della   delegazione   o   del  gruppo.  I
professionisti  sanitari  cittadini  di  uno Stato membro dell'Unione
europea godono del medesimo trattamento, ove piu' favorevole)).
  2.   In  deroga  alle  disposizioni  del  presente  testo  unico  i
lavoratori  extracomunitari  dello  spettacolo possono essere assunti
alle  dipendenze  dei  datori  di  lavoro  per esigenze connesse alla
realizzazione    e   produzione   di   spettacoli   previa   apposita
autorizzazione  rilasciata  dall'ufficio speciale per il collocamento
dei  lavoratori  dello  spettacolo  o  sue  sezioni  periferiche  che
provvedono,  previo nulla osta provvisorio dell'autorita' provinciale
di  pubblica  sicurezza. L'autorizzazione e' rilasciata, salvo che si
tratti  di  personale artistico ovvero di personale da utilizzare per
periodi   non   superiori   a  tra  mesi,  prima  che  il  lavoratore
extracomunitario   entri   nel  territorio  nazionale.  I  lavoratori
extracomunitari   autorizzati   a   svolgere   attivita'   lavorativa
subordinata nel settore dello spettacolo non possono cambiare settore
di attivita' ne' la qualifica di assunzione. Il Ministro del lavoro e
della  previdenza  sociale, determina le procedure e le modalita' per
il rilascio dell'autorizzazione prevista dal presenta comma.
  3.  Rimangono ferme le disposizioni che prevedono il possesso della
cittadinanza italiana per lo svolgimento di determinate attivita'.
  4. Il regolamento di cui all'articolo 1 contiene altresi' norme per
l'attuazione  delle  convenzioni  ed accordi internazionali in vigore
relativamente  all'ingresso  e  soggiorno  dei  lavoratori  stranieri
occupati alle dipendenze di rappresentanze diplomatiche o consolari o
di enti di diritto internazionale aventi sede in Italia.
  5.  L'ingresso  e  il  soggiorno  dei  lavoratori  frontalieri  non
appartenenti  all'Unione  europea  e' disciplinato dalle disposizioni
particolari  previste  negli accordi internazionali in vigore con gli
Stati confinanti.
  5-bis.  Con  decreto  del  Ministro  per  i  beni  e  le  attivita'
culturali,  su  proposta  del  Comitato  olimpico  nazionale italiano
(CONI),  sentiti  i  Ministri  dell'interno  e  del  lavoro  e  delle
politiche   sociali,   e'   determinato  il  limite  massimo  annuale
d'ingresso degli sportivi stranieri che svolgono attivita' sportiva a
titolo  professionistico  o  comunque retribuita, da ripartire tra le
federazioni  sportive  nazionali. Tale ripartizione e' effettuata dal
CONI   con  delibera  da  sottoporre  all'approvazione  del  Ministro
vigilante.  Con  la stessa delibera sono stabiliti i criteri generali
di  assegnazione e di tesseramento per ogni stagione agonistica anche
al fine di assicurare la tutela dei vivai giovanili.
                             Art. 27-bis 
              (Ingresso e soggiorno per volontariato). 
 
  1.  Con  decreto  del  Ministero  della  solidarieta'  sociale,  di
concerto con il Ministero dell'interno  e  degli  affari  esteri,  da
emanarsi entro il 30  giugno  di  ciascun  anno,  e'  determinato  il
contingente annuale degli stranieri ammessi a partecipare a programmi
di volontariato ai sensi del presente testo unico. 
  2. Nell'ambito del contingente di cui  al  comma  1  e'  consentito
l'ingresso e il soggiorno di cittadini stranieri di eta' compresa tra
i  20  e  i  30  anni  per  la  partecipazione  ad  un  programma  di
volontariato, previo rilascio di apposito nulla osta, a seguito della
verifica dei seguenti requisiti: 
   a) appartenenza dell'organizzazione promotrice  del  programma  di
volontariato ad una delle seguenti categorie: 
    1) enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, in base alla legge
20 maggio 1985, n. 222, nonche' enti civilmente riconosciuti in  base
alle leggi di approvazione di intese con le confessioni religiose  ai
sensi dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione; 
    2) organizzazioni non governative  riconosciute  ai  sensi  della
legge 26 febbraio 1987, n. 49; 
    3) associazioni  di  promozione  sociale  iscritte  nel  registro
nazionale di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 383; 
   b)  stipula  di  apposita   convenzione   fra   lo   straniero   e
l'organizzazione promotrice del programma  di  volontariato,  in  cui
siano specificate  le  funzioni  del  volontario,  le  condizioni  di
inquadramento  di  cui  beneficera'  per  espletare  tali   funzioni,
l'orario cui sara' tenuto, le risorse stanziate per  provvedere  alle
sue spese di viaggio, vitto, alloggio e denaro per le  piccole  spese
per  tutta  la  durata  del  soggiorno,  nonche',   ove   necessario,
l'indicazione del percorso di formazione anche per quanto riguarda la
conoscenza della lingua italiana; 
   c) sottoscrizione  da  parte  dell'organizzazione  promotrice  del
programma di volontariato di una polizza assicurativa  per  le  spese
relative all'assistenza sanitaria e alla responsabilita' civile verso
terzi e assunzione della piena responsabilita' per la copertura delle
spese relative al soggiorno del volontario, per l'intero  periodo  di
durata del programma, e per il viaggio  di  ingresso  e  ritorno.  La
sottoscrizione  della  polizza   e'   obbligatoria   anche   per   le
associazioni di cui al n. 3)  della  lettera  a)  del  comma  2,  che
abbiano stipulato convenzioni ai sensi dell'articolo 30 della legge 7
dicembre 2000, n. 383, in deroga a quanto previsto dal  comma  5  del
medesimo articolo. 
  3. La domanda di nulla  osta  e'  presentata  dalla  organizzazione
promotrice del programma di volontariato  allo  Sportello  unico  per
l'immigrazione presso la Prefettura-Ufficio territoriale del  Governo
competente per il luogo  ove  si  svolge  il  medesimo  programma  di
volontariato. Lo Sportello, acquisito dalla Questura il parere  sulla
insussistenza dei motivi ostativi all'ingresso  dello  straniero  nel
territorio nazionale e verificata l'esistenza dei requisiti di cui al
comma 1, rilascia il nulla osta. 
  4. Il nulla osta e' trasmesso, in via telematica,  dallo  sportello
unico per l'immigrazione, alle rappresentanze  consolari  all'estero,
alle quali e' richiesto il relativo visto di ingresso entro sei  mesi
dal rilascio del nulla osta. 
  5. Il permesso di soggiorno e'  richiesto  e  rilasciato  ai  sensi
delle  disposizioni  vigenti,  per  la  durata   del   programma   di
volontariato e di norma per un periodo non superiore ad un  anno.  In
casi  eccezionali,  specificamente  individuati  nei   programmi   di
volontariato e valutati sulla base di apposite direttive che  saranno
emanate dalle Amministrazioni interessate, il permesso puo' avere una
durata superiore e comunque pari a quella del  programma.  In  nessun
caso  il  permesso  di  soggiorno,  che  non   e'   rinnovabile   ne'
convertibile in altra tipologia di permesso di soggiorno, puo'  avere
durata superiore a diciotto mesi. 
  6. Il periodo di durata del permesso  di  soggiorno  rilasciato  ai
sensi della presente disposizione non  e'  computabile  ai  fini  del
rilascio del ((permesso di soggiorno UE  per  soggiornanti  di  lungo
periodo)) di cui all'articolo 9-bis. 
 
                             Art. 27-ter 
           (Ingresso e soggiorno per ricerca scientifica). 
 
  1. L'ingresso ed il soggiorno per periodi superiori a tre mesi,  al
di fuori delle quote di cui all'articolo 3, comma 4, e' consentito  a
favore di stranieri in possesso di un titolo di studio superiore, che
nel Paese dove  e'  stato  conseguito  dia  accesso  a  programmi  di
dottorato. Il cittadino straniero,  denominato  ricercatore  ai  soli
fini  dell'applicazione  delle  procedure   previste   nel   presente
articolo,  e'  selezionato  da  un  istituto  di   ricerca   iscritto
nell'apposito elenco tenuto dal Ministero  dell'universita'  e  della
ricerca. 
  2. L'iscrizione nell'elenco di cui al comma 1,  valida  per  cinque
anni, e' disciplinata con decreto  del  Ministro  dell'universita'  e
della ricerca e, fra l'altro, prevede: 
   a) l'iscrizione nell'elenco  da  parte  di  istituti,  pubblici  o
privati,  che  svolgono  attivita'  di  ricerca  intesa  come  lavoro
creativo svolto su base sistematica per aumentare il  bagaglio  delle
conoscenze, compresa la conoscenza dell'uomo, della cultura  e  della
societa', e  l'utilizzazione  di  tale  bagaglio  di  conoscenze  per
concepire nuove applicazioni; 
   b)  la  determinazione  delle   risorse   finanziarie   minime   a
disposizione  dell'istituto  privato  per  chiedere   l'ingresso   di
ricercatori e il numero consentito; 
   c) l'obbligo dell'istituto di farsi carico  delle  spese  connesse
all'eventuale condizione d'irregolarita' del ricercatore, compresi  i
costi relativi all'espulsione, per un periodo di  tempo  pari  a  sei
mesi dalla cessazione della convenzione  di  accoglienza  di  cui  al
comma 3; 
   d) le  condizioni  per  la  revoca  dell'iscrizione  nel  caso  di
inosservanza alle norme del presente articolo. 
  3. Il ricercatore e  l'istituto  di  ricerca  di  cui  al  comma  1
stipulano una convenzione di accoglienza con cui  il  ricercatore  si
impegna a realizzare il progetto di ricerca e l'istituto  si  impegna
ad accogliere il ricercatore. Il  progetto  di  ricerca  deve  essere
approvato dagli organi di amministrazione dell'istituto medesimo  che
valutano  l'oggetto  della  ricerca,  i  titoli   in   possesso   del
ricercatore rispetto all'oggetto della ricerca, certificati  con  una
copia  autenticata  del   titolo   di   studio,   ed   accertano   la
disponibilita' delle risorse finanziarie per la sua realizzazione. La
convenzione stabilisce il  rapporto  giuridico  e  le  condizioni  di
lavoro del ricercatore, le risorse mensili messe a sua  disposizione,
pari ad almeno il  doppio  dell'assegno  sociale,  le  spese  per  il
viaggio di ritorno,  la  stipula  di  una  polizza  assicurativa  per
malattia per il ricercatore ed i suoi familiari ovvero l'obbligo  per
l'istituto di provvedere alla loro iscrizione al  Servizio  sanitario
nazionale. 
  ((3-bis. La sussistenza delle risorse mensili di cui al comma 3  e'
accertata e  dichiarata  da  parte  dell'istituto  di  ricerca  nella
convenzione di accoglienza, anche nel caso in cui  la  partecipazione
del  ricercatore  al  progetto  di  ricerca  benefici  del   sostegno
finanziario dell'Unione Europea, di un'organizzazione internazionale,
di altro istituto  di  ricerca  o  di  un  soggetto  estero  ad  esso
assimilabile.)) 
  4. La domanda di nulla  osta  per  ricerca  scientifica,  corredata
dell'attestato di iscrizione all'elenco di cui al comma 1 e di  copia
autentica della convenzione di accoglienza di  cui  al  comma  3,  e'
presentata  dall'istituto  di  ricerca  allo  sportello   unico   per
l'immigrazione presso la prefettura-ufficio territoriale del  Governo
competente per il luogo ove si svolge il  programma  di  ricerca.  Lo
Sportello, acquisito dalla Questura il parere sulla insussistenza  di
motivi  ostativi  all'ingresso   dello   straniero   nel   territorio
nazionale, rilascia il nulla osta. 
  5. La convenzione di accoglienza decade automaticamente nel caso di
diniego al rilascio del nulla osta. 
  6. Il visto di ingresso puo' essere richiesto entro sei mesi  dalla
data del rilascio del nulla osta, trasmesso in  via  telematica  alle
rappresentanze consolari all'estero a cura dello Sportello unico  per
l'immigrazione, ed e' rilasciato prioritariamente rispetto  ad  altre
tipologie di visto. 
  7. Il permesso di soggiorno per ricerca scientifica e' richiesto  e
rilasciato, ai sensi del presente testo  unico,  per  la  durata  del
programma  di  ricerca  e  consente  lo  svolgimento   dell'attivita'
indicata nella convenzione  di  accoglienza  nelle  forme  di  lavoro
subordinato,  di  lavoro  autonomo  o  borsa  di  addestramento  alla
ricerca. In caso di proroga del programma di ricerca, il permesso  di
soggiorno e' rinnovato, per una  durata  pari  alla  proroga,  previa
presentazione  del  rinnovo   della   convenzione   di   accoglienza.
Nell'attesa del  rilascio  del  permesso  di  soggiorno  e'  comunque
consentita  l'attivita'  di  ricerca.  Per  le   finalita'   di   cui
all'articolo 9, ai titolari di  permesso  di  soggiorno  per  ricerca
scientifica rilasciato sulla base di una borsa di addestramento  alla
ricerca si applicano le  disposizioni  previste  per  i  titolari  di
permesso per motivi di studio o formazione professionale. 
  8. Il ricongiungimento  familiare  e'  consentito  al  ricercatore,
indipendentemente dalla durata del  suo  permesso  di  soggiorno,  ai
sensi e alle condizioni previste dall'articolo 29  ((,  ad  eccezione
del requisito di cui  alla  lettera  a)  del  comma  3  del  medesimo
articolo)). Ai familiari e' rilasciato un permesso  di  soggiorno  di
durata pari a quello del ricercatore. 
  9. La procedura di cui al comma 4 si applica anche  al  ricercatore
regolarmente soggiornante sul territorio nazionale ad  altro  titolo,
diverso da quello per richiesta di asilo o di protezione  temporanea.
In tale caso, al ricercatore e' rilasciato il permesso  di  soggiorno
di cui al comma 7 in esenzione di visto e si prescinde dal  requisito
dell'effettiva residenza all'estero per la procedura di rilascio  del
nulla osta di cui al comma 4. 
  10. I ricercatori titolari del permesso  di  soggiorno  di  cui  al
comma 7 possono  essere  ammessi,  a  parita'  di  condizioni  con  i
cittadini italiani, a svolgere attivita' di insegnamento collegata al
progetto di ricerca oggetto della convenzione e  compatibile  con  le
disposizioni statutarie e regolamentari dell'istituto di ricerca. 
  11. Nel  rispetto  degli  accordi  internazionali  ed  europei  cui
l'Italia aderisce, lo straniero ammesso come ricercatore in uno Stato
appartenente all'Unione europea puo' fare ingresso  in  Italia  senza
necessita'  del  visto  per  proseguire  la  ricerca  gia'   iniziata
nell'altro Stato. Per soggiorni fino a tre mesi non e'  richiesto  il
permesso di soggiorno  ed  il  nulla  osta  di  cui  al  comma  4  e'
sostituito da una comunicazione allo sportello unico della prefettura
- ufficio territoriale del Governo della provincia in cui  e'  svolta
l'attivita' di ricerca da parte dello straniero,  entro  otto  giorni
dall'ingresso. La comunicazione e' corredata da copia autentica della
convenzione di accoglienza stipulata nell'altro Stato, che preveda un
periodo di ricerca in Italia e la disponibilita' di risorse,  nonche'
una polizza di assicurazione  sanitaria  valida  per  il  periodo  di
permanenza sul territorio nazionale, unitamente ad una  dichiarazione
dell'istituto presso cui si svolge l'attivita'. Per periodi superiori
a  tre  mesi,  il  soggiorno  e'  subordinato  alla   stipula   della
convenzione di accoglienza con un istituto di ricerca di cui comma  1
e si applicano le disposizioni di cui ai commi 4 e 7. In  attesa  del
rilascio del permesso di soggiorno e' comunque consentita l'attivita'
di ricerca. 
                           Art. 27-quater 
(Ingresso e soggiorno per lavoratori altamente qualificati.  Rilascio
                         della Carta blu UE) 
 
  1. L'ingresso ed il soggiorno, per periodi superiori a tre mesi  e'
consentito, al di fuori delle quote di cui all'articolo 3,  comma  4,
agli stranieri, di seguito denominati lavoratori stranieri  altamente
qualificati, che intendono svolgere prestazioni lavorative retribuite
per conto o sotto la direzione o il coordinamento di un'altra persona
fisica o giuridica e che sono in possesso: 
    a) del titolo di istruzione  superiore  rilasciato  da  autorita'
competente  nel  Paese  dove  e'  stato  conseguito  che  attesti  il
completamento di un percorso di istruzione superiore di durata almeno
triennale  e  ((di  una))  qualifica  professionale  superiore,  come
rientrante nei livelli 1, 2 e 3  della  classificazione  ISTAT  delle
professioni CP 2011 e successive modificazioni, attestata  dal  paese
di provenienza e riconosciuta in Italia; 
    b) dei requisiti previsti  dal  decreto  legislativo  6  novembre
2007,   n.   206,   limitatamente   all'esercizio   di    professioni
regolamentate. 
  2. La disposizione di cui al comma 1 si applica: 
    a) agli stranieri in possesso dei requisiti di cui  al  comma  1,
anche se soggiornanti in altro Stato membro; 
    b) ai lavoratori stranieri altamente qualificati, titolari  della
Carta blu rilasciata in un altro Stato membro; 
    c) agli stranieri in possesso dei requisiti di cui  al  comma  1,
regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale. 
  3. Le disposizioni  di  cui  al  comma  1  non  si  applicano  agli
stranieri: 
    a) che soggiornano a  titolo  di  protezione  temporanea,  o  per
motivi umanitari ovvero  hanno  richiesto  il  relativo  permesso  di
soggiorno e sono in attesa di una decisione su tale richiesta; 
    b)  che  soggiornano  in   quanto   beneficiari   di   protezione
internazionale riconosciuta ai sensi della direttiva  2004/83/CE  del
Consiglio del  29  aprile  2004,  cosi'  come  recepita  dal  decreto
legislativo 19 novembre 2007, n. 251, e  della  direttiva  2005/85/CE
del Consiglio del 1° dicembre 2005, cosi' come recepita  dal  decreto
legislativo 28 gennaio  2008,  n.  25,  e  successive  modificazioni,
ovvero hanno chiesto il riconoscimento  di  tale  protezione  e  sono
ancora in attesa di una decisione definitiva; 
    c) che chiedono di soggiornare  in  qualita'  di  ricercatori  ai
sensi dell'articolo 27-ter; 
    d)  che  sono  familiari  di  cittadini  dell'Unione  che   hanno
esercitato o esercitano il loro diritto alla libera  circolazione  in
conformita' alla direttiva 2004/38/CE, del Parlamento europeo  e  del
Consiglio, del 29  aprile  2004,  cosi'  come  recepita  dal  decreto
legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, e successive modificazioni; 
    e) che beneficiano dello status di soggiornante di lungo  periodo
e soggiornano ai sensi  dell'articolo  9-bis  per  motivi  di  lavoro
autonomo o subordinato; 
    f) che fanno ingresso in uno Stato membro in  virtu'  di  impegni
previsti da un accordo internazionale che  agevola  l'ingresso  e  il
soggiorno temporaneo di  determinate  categorie  di  persone  fisiche
connesse al commercio e agli investimenti; 
    g) che soggiornano in qualita' di lavoratori stagionali; 
    h)  che  soggiornano  in  Italia,  in  qualita'   di   lavoratori
distaccati, ai sensi dell'articolo 27, comma 1, lettere  a),  g),  ed
i), in conformita' alla direttiva 96/71/CE, del Parlamento europeo  e
del Consiglio del 16 dicembre 2006, cosi' come recepita  dal  decreto
legislativo 25 febbraio 2000, n. 72, e successive modificazioni; 
    i) che in virtu' di  accordi  conclusi  tra  il  Paese  terzo  di
appartenenza e l'Unione e i suoi Stati membri beneficiano dei diritti
alla  libera  circolazione  equivalente  a   quelli   dei   cittadini
dell'Unione; 
    l) che sono destinatari di un provvedimento di  espulsione  anche
se sospeso. 
  4. La domanda di nulla osta al lavoro per  i  lavoratori  stranieri
altamente  qualificati  e'  presentata  dal  datore  di  lavoro  allo
sportello  unico  per  l'immigrazione  presso  la  prefettura-ufficio
territoriale del  Governo.  La  presentazione  della  domanda  ed  il
rilascio del nulla osta, dei visti di  ingresso  e  dei  permessi  di
soggiorno, sono regolati dalle disposizioni di cui  all'articolo  22,
fatte  salve  le  specifiche  prescrizioni  previste   dal   presente
articolo. 
  5. Il datore di lavoro, in sede di presentazione della  domanda  di
cui al comma 4, oltre quanto previsto dal comma  2  dell'articolo  22
deve indicare, a pena di rigetto della domanda: 
    a) la proposta di contratto  di  lavoro  o  l'offerta  di  lavoro
vincolante della durata di almeno un anno, per lo svolgimento di  una
attivita' lavorativa  che  richiede  il  possesso  di  una  qualifica
professionale superiore, come indicata al comma 1, lettera a); 
    b) il titolo di istruzione e la ((...))  qualifica  professionale
superiore, come indicati al comma  1,  lettera  a),  posseduti  dallo
straniero; 
    c) l'importo dello stipendio annuale  lordo,  come  ricavato  dal
contratto di lavoro ovvero  dall'offerta  vincolante,  che  non  deve
essere  inferiore  al  triplo  del  livello   minimo   previsto   per
l'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria. 
  6. Lo sportello unico  per  l'immigrazione  convoca  il  datore  di
lavoro e rilascia il nulla osta al lavoro non  oltre  novanta  giorni
dalla presentazione della domanda ovvero, entro il medesimo  termine,
comunica al datore di lavoro il rigetto della stessa.  Gli  stranieri
di cui al comma 2, lettera c), del  presente  articolo,  regolarmente
soggiornanti sul territorio nazionale,  accedono  alla  procedura  di
rilascio del  nulla  osta  al  lavoro  a  prescindere  dal  requisito
dell'effettiva residenza all'estero. 
  7.  Il  rilascio  del  nulla  osta  al  lavoro  e'  subordinato  al
preventivo espletamento degli adempimenti previsti dall'articolo  22,
comma 4. 
  8. Il nulla osta al lavoro e' sostituito da una  comunicazione  del
datore di lavoro della proposta di contratto di lavoro o dell'offerta
di lavoro vincolante, formulate ai sensi del comma 5, e si  applicano
le disposizioni di cui all'articolo 27, comma 1-ter, nel caso in  cui
il datore di lavoro abbia sottoscritto con il Ministero dell'interno,
sentito il  Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche  sociali,  un
apposito protocollo di intesa, con cui il medesimo datore  di  lavoro
garantisce la sussistenza delle condizioni previste  dal  comma  5  e
dall'articolo 27, comma 1-quater.  Ai  fini  dell'applicazione  delle
disposizioni del presente comma, il datore di lavoro deve  dichiarare
di non trovarsi nelle condizioni di cui al comma 10. 
  9. Il nulla osta al lavoro e' rifiutato ovvero, nel caso sia  stato
rilasciato, e' revocato se i documenti di cui al comma 5  sono  stati
ottenuti mediante frode  o  sono  stati  falsificati  o  contraffatti
ovvero qualora lo straniero non si rechi presso  lo  sportello  unico
per l'immigrazione per la firma del contratto di soggiorno  entro  il
termine di cui all'articolo 22, comma 6, salvo  che  il  ritardo  sia
dipeso da cause di forza maggiore. Le revoche  del  nulla  osta  sono
comunicate al Ministero degli affari esteri  tramite  i  collegamenti
telematici. 
  10. Il nulla osta al lavoro e' altresi' rifiutato se il  datore  di
lavoro  risulti  condannato  negli  ultimi  cinque  anni,  anche  con
sentenza non  definitiva,  compresa  quella  adottata  a  seguito  di
applicazione della pena su richiesta ai sensi dell'articolo  444  del
codice di procedura penale, per: 
    a) favoreggiamento dell'immigrazione clandestina verso l'Italia e
dell'emigrazione clandestina dall'Italia  verso  altri  Stati  o  per
reati  diretti  al  reclutamento  di  persone   da   destinare   alla
prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori  da
impiegare in attivita' illecite; 
    b) intermediazione illecita e sfruttamento del  lavoro  ai  sensi
dell'articolo 603-bis codice penale; 
    c) reati previsti dall'articolo 22, comma 12. 
  11. Al lavoratore straniero altamente qualificato autorizzato  allo
svolgimento di attivita' lavorative e'  rilasciato  dal  Questore  un
permesso di soggiorno ai sensi dell'articolo 5, comma 8,  recante  la
dicitura 'Carta  blu  UE',  nella  rubrica  'tipo  di  permesso'.  Il
permesso di soggiorno e' rilasciato,  a  seguito  della  stipula  del
contratto di soggiorno per lavoro di cui all'articolo 5-bis  e  della
comunicazione  di  instaurazione  del  rapporto  di  lavoro  di   cui
all'articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 1°  ottobre  1996,  n.
510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996,  n.
608, con durata biennale, nel caso di contratto  di  lavoro  a  tempo
indeterminato, ovvero con durata pari a quella del rapporto di lavoro
piu' tre mesi, negli altri casi. 
  12. Il permesso di soggiorno non e' rilasciato o il suo rinnovo  e'
rifiutato ovvero, nel  caso  sia  stato  concesso,  e'  revocato  nei
seguenti casi: 
    a) se e'  stato  ottenuto  in  maniera  fraudolenta  o  e'  stato
falsificato o contraffatto; 
    b) se risulta che lo straniero non soddisfaceva  o  non  soddisfa
piu' le condizioni d'ingresso e di soggiorno  previste  dal  presente
testo unico o se soggiorna per fini diversi  da  quelli  per  cui  lo
stesso ha ottenuto il nulla osta ai sensi del presente articolo; 
    c) se lo straniero non ha rispettato  le  condizioni  di  cui  al
comma 13; 
    d)  qualora  lo  straniero  non  abbia  risorse  sufficienti  per
mantenere se stesso e, nel caso, i propri familiari, senza  ricorrere
al regime di assistenza sociale nazionale, ad eccezione  del  periodo
di disoccupazione. 
  13. Il titolare di Carta blu UE, limitatamente ai primi due anni di
occupazione legale sul territorio nazionale, esercita  esclusivamente
attivita' lavorative conformi alle condizioni di ammissione  previste
al comma 1 e limitatamente a quelle per le quali e' stata  rilasciata
la Carta blu UE. I cambiamenti di datore  di  lavoro  nel  corso  dei
primi due anni sono soggetti all'autorizzazione preliminare da  parte
delle competenti Direzioni territoriali del lavoro. Decorsi 15 giorni
dalla ricezione della documentazione relativa al nuovo  contratto  di
lavoro o offerta vincolante, il parere della  Direzione  territoriale
competente si intende acquisito. 
  14. E' escluso l'accesso al lavoro se  le  attivita'  dello  stesso
comportano, anche in via occasionale l'esercizio diretto o  indiretto
di pubblici  poteri,  ovvero  attengono  alla  tutela  dell'interesse
nazionale. E' altresi' escluso l'accesso al lavoro nei casi  in  cui,
conformemente  alla  legge  nazionale  o  comunitaria   vigente,   le
attivita' dello stesso siano riservate  ai  cittadini  nazionali,  ai
cittadini dell'Unione o ai cittadini del SEE. 
  15. I titolari di Carta blu UE beneficiano di un trattamento uguale
a  quello  riservato  ai  cittadini,  conformemente  alla   normativa
vigente, ad eccezione dell'accesso al mercato del  lavoro  nei  primi
due anni, come previsto al comma 13. 
  16. Il ricongiungimento familiare  e'  consentito  al  titolare  di
Carta blu UE, indipendentemente dalla  durata  del  suo  permesso  di
soggiorno, ai sensi e alle condizioni previste dall'articolo  29.  Ai
familiari e' rilasciato  un  permesso  di  soggiorno  per  motivi  di
famiglia, ai sensi dell'articolo 30, commi 2, 3 e 6, di durata pari a
quello del titolare di Carta blu UE. 
  17. Dopo diciotto mesi  di  soggiorno  legale  in  un  altro  Stato
membro, lo straniero titolare di Carta blu UE,  rilasciata  da  detto
Stato, puo' fare ingresso in Italia senza necessita'  del  visto,  al
fine di esercitare un'attivita' lavorativa, alle condizioni  previste
dal presente articolo. Entro un  mese  dall'ingresso  nel  territorio
nazionale, il datore di lavoro presenta la domanda di nulla  osta  al
lavoro con la procedura prevista al comma 4  e  alle  condizioni  del
presente articolo. Il nulla osta e' rilasciato entro il termine di 60
giorni. La domanda di nulla osta al lavoro puo' essere presentata dal
datore di lavoro anche se il titolare della Carta  blu  UE  soggiorna
ancora nel territorio del primo Stato membro. Al lavoratore straniero
altamente qualificato autorizzato al lavoro dallo sportello unico  e'
rilasciato dal Questore il permesso  secondo  le  modalita'  ed  alle
condizioni previste dal presente articolo. Dell'avvenuto rilascio  e'
informato lo Stato membro che ha rilasciato la precedente  Carta  blu
UE. Nei confronti dello straniero, cui e' stato rifiutato o  revocato
il nulla osta al lavoro o il permesso ovvero  questo  ultimo  non  e'
stato rinnovato, e' disposta l'espulsione ai sensi dell'articolo 13 e
l'allontanamento e' effettuato  verso  lo  Stato  membro  dell'Unione
europea che aveva rilasciato la Carta blu UE, anche nel caso  in  cui
la Carta blu UE rilasciata dall'altro Stato membro sia scaduta o  sia
stata revocata. Nei confronti del titolare di Carta blu UE  riammesso
in Italia ai sensi del presente comma si  applicano  le  disposizioni
previste dall'articolo 22, comma 11.  Ai  familiari  dello  straniero
titolare di Carta blu UE in possesso di un valido titolo di soggiorno
rilasciato dallo Stato membro  di  provenienza  e  del  documento  di
viaggio valido, e' rilasciato un permesso di soggiorno per motivi  di
famiglia,  ai  sensi  dell'articolo  30,  commi  2,  3  e  6,  previa
dimostrazione di aver risieduto in qualita' di familiare del titolare
di Carta blu UE nel medesimo Stato membro di provenienza e di  essere
in possesso dei requisiti di cui all'articolo 29, comma 3. 
  18. Per quanto non espressamente  previsto  dal  presente  articolo
trovano applicazione le  disposizioni  di  cui  all'articolo  22,  in
quanto compatibili. 

TITOLO IV
DIRITTO ALL’UNITA’ FAMILIARE E TUTELA DEI MINORI

                               Art. 28
                   (Diritto all'unita' familiare)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 26)

  ((1. Il diritto a mantenere o a riacquistare l'unita' familiare nei
confronti  dei  familiari  stranieri e' riconosciuto, alle condizioni
previste  dal  presente testo unico, agli stranieri titolari di carta
di  soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore a un
anno  rilasciato  per motivi di lavoro subordinato o autonomo, ovvero
per asilo, per studio, per motivi religiosi o per motivi familiari.))
  2.  Ai  familiari  stranieri  di  cittadini italiani o di uno Stato
membro  dell'Unione  Europea continuano ad applicarsi le disposizioni
el decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1965, n. 1656,
fatte  salve  quelle  piu'  favorevoli  della  presente  legge  o del
regolamento di attuazione.
  3.   In  tutti  i  procedimenti  amministrativi  e  giurisdizionali
finalizzati  a  dare  attuazione  al  diritto  all'unita' familiare e
riguardanti  i  minori,  deve  essere  preso  in  considerazione  con
carattere   di   priorita'  il  superiore  interesse  del  fanciullo,
conformemente  a  quanto  previsto  dall'articolo  3,  comma 1, della
Convenzione   sui   diritti  del  fanciullo  del  20  novembre  1989,
ratificata  e  resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n.
176.
                               Art. 29 
                    (Ricongiungimento familiare). 
 
  1. Lo straniero puo' chiedere il ricongiungimento  per  i  seguenti
familiari: 
   a) coniuge non legalmente separato e  di  eta'  non  inferiore  ai
diciotto anni; 
   b) figli minori, anche del coniuge o nati  fuori  del  matrimonio,
non coniugati, a condizione che l'altro genitore, qualora  esistente,
abbia dato il suo consenso; 
   c) figli maggiorenni a carico, qualora per ragioni  oggettive  non
possano provvedere alle proprie indispensabili esigenze  di  vita  in
ragione del loro stato di salute che comporti invalidita' totale; 
   d) genitori a carico, qualora non abbiano altri figli nel Paese di
origine o di  provenienza,  ovvero  genitori  ultrasessantacinquenni,
qualora gli altri figli siano impossibilitati al  loro  sostentamento
per documentati, gravi motivi di salute. 
  1-bis. Ove gli stati di cui al comma 1, lettere b), c)  e  d),  non
possano essere documentati  in  modo  certo  mediante  certificati  o
attestazioni rilasciati da competenti autorita' straniere, in ragione
della mancanza  di  una  autorita'  riconosciuta  o  comunque  quando
sussistano  fondati   dubbi   sulla   autenticita'   della   predetta
documentazione, le rappresentanze diplomatiche o consolari provvedono
al rilascio di certificazioni, ai sensi dell'articolo 49 del  decreto
del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n.  200,  sulla  base
dell'esame del DNA (acido desossiribonucleico),  effettuato  a  spese
degli interessati. 
  1-ter. Non e' consentito il ricongiungimento dei familiari  di  cui
alle lettere a) e d) del comma 1,  quando  il  familiare  di  cui  si
chiede il ricongiungimento e' coniugato con  un  cittadino  straniero
regolarmente soggiornante con altro coniuge nel territorio nazionale. 
  2. Ai fini del ricongiungimento si considerano minori  i  figli  di
eta'  inferiore  a  diciotto  anni  al  momento  della  presentazione
dell'istanza di ricongiungimento. I  minori  adottati  o  affidati  o
sottoposti a tutela sono equiparati ai figli. 
  3. Salvo quanto previsto dall'articolo  29-bis,  lo  straniero  che
richiede il ricongiungimento deve dimostrare la disponibilita': 
   a) di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari, nonche'
di idoneita' abitativa, accertati dai competenti uffici comunali. Nel
caso di un figlio di eta' inferiore agli anni quattordici al  seguito
di  uno  dei  genitori,  e'  sufficiente  il  consenso  del  titolare
dell'alloggio nel quale il minore effettivamente dimorera'; 
   b) di un reddito  minimo  annuo  derivante  da  fonti  lecite  non
inferiore all'importo  annuo  dell'assegno  sociale  aumentato  della
meta'  dell'importo  dell'assegno  sociale  per  ogni  familiare   da
ricongiungere. Per il ricongiungimento di due o piu'  figli  di  eta'
inferiore agli anni quattordici ((...)) e' richiesto, in  ogni  caso,
un reddito non inferiore al doppio  dell'importo  annuo  dell'assegno
sociale. Ai fini della determinazione  del  reddito  si  tiene  conto
anche del reddito annuo complessivo dei familiari conviventi  con  il
richiedente; 
   b-bis) di una assicurazione sanitaria o di altro titolo idoneo,  a
garantire la copertura di tutti i rischi nel territorio  nazionale  a
favore  dell'ascendente  ultrasessantacinquenne  ovvero   della   sua
iscrizione al Servizio sanitario nazionale, previo  pagamento  di  un
contributo il cui importo e' da determinarsi con decreto del Ministro
del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di  concerto  con
il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro  il  30
ottobre 2008 e  da  aggiornarsi  con  cadenza  biennale,  sentita  la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni  e  le
province autonome di Trento e di Bolzano. 
  4. E' consentito l'ingresso, al seguito dello straniero titolare di
carta di soggiorno o di un visto di ingresso per  lavoro  subordinato
relativo a contratto di durata non inferiore a un anno, o per  lavoro
autonomo non occasionale, ovvero per studio o per  motivi  religiosi,
dei familiari con i quali e' possibile attuare il ricongiungimento, a
condizione che ricorrano i requisiti di disponibilita' di alloggio  e
di reddito di cui al comma 3. 
  5. Salvo quanto disposto dall'articolo 4, comma  6,  e'  consentito
l'ingresso per ricongiungimento al figlio minore,  gia'  regolarmente
soggiornante in Italia con l'altro genitore,  del  genitore  naturale
che dimostri il possesso dei requisiti di disponibilita' di  alloggio
e di reddito di cui al comma 3. Ai fini  della  sussistenza  di  tali
requisiti si tiene conto del possesso  di  tali  requisiti  da  parte
dell'altro genitore. 
  6. Al familiare autorizzato all'ingresso ovvero alla permanenza sul
territorio  nazionale  ai  sensi  dell'articolo  31,  comma   3,   e'
rilasciato, in deroga a quanto previsto dall'articolo 5, comma 3-bis,
un  permesso  per   assistenza   minore,   rinnovabile,   di   durata
corrispondente a quella stabilita dal Tribunale per i  minorenni.  Il
permesso di soggiorno consente di svolgere  attivita'  lavorativa  ma
non puo' essere convertito in permesso per motivi di lavoro. 
  7.  La  domanda  di  nulla  osta  al  ricongiungimento   familiare,
corredata della documentazione relativa ai requisiti di cui al  comma
3, e' presentata allo sportello unico per  l'immigrazione  presso  la
prefettura-ufficio territoriale del governo competente per  il  luogo
di dimora del richiedente, il quale ne rilascia copia  contrassegnata
con timbro datario e sigla del dipendente incaricato del ricevimento. 
L'ufficio, acquisito dalla questura il parere sulla insussistenza dei
motivi  ostativi  all'ingresso   dello   straniero   nel   territorio
nazionale,  di  cui  all'articolo  4,  comma  3,  ultimo  periodo,  e
verificata l'esistenza dei requisiti di cui al comma 3,  rilascia  il
nulla osta ovvero  un  provvedimento  di  diniego  dello  stesso.  Il
rilascio del visto nei confronti del familiare per il quale e'  stato
rilasciato  il  predetto  nulla  osta  e'  subordinato  all'effettivo
accertamento dell'autenticita',  da  parte  dell'autorita'  consolare
italiana,  della  documentazione   comprovante   i   presupposti   di
parentela, coniugio, minore eta' o stato di salute. 
  8. Il nulla osta al ricongiungimento familiare e' rilasciato  entro
centottanta giorni dalla richiesta. 
  9. La richiesta di ricongiungimento familiare  e'  respinta  se  e'
accertato che il matrimonio o l'adozione hanno avuto luogo allo scopo
esclusivo di consentire all'interessato di entrare o soggiornare  nel
territorio dello Stato. 
  10. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano: 
   a) quando il soggiornante chiede il riconoscimento dello status di
rifugiato e la sua  domanda  non  e'  ancora  stata  oggetto  di  una
decisione definitiva; 
   b)  agli  stranieri  destinatari  delle   misure   di   protezione
temporanea, disposte ai sensi del decreto legislativo 7 aprile  2003,
n. 85, ovvero delle misure di cui all'articolo 20; 
   c) nelle ipotesi di cui all'articolo 5, comma 6. 
                             Art. 29-bis
          (( (Ricongiungimento familiare dei rifugiati). ))

  ((1.  Lo  straniero  al  quale  e'  stato riconosciuto lo status di
rifugiato  puo'  richiedere  il  ricongiungimento  familiare  per  le
medesime  categorie  di  familiari  e  con la stessa procedura di cui
all'articolo  29.  Non  si applicano, in tal caso, le disposizioni di
cui all'articolo 29, comma 3.
  2.  Qualora  un rifugiato non possa fornire documenti ufficiali che
provino  i  suoi vincoli familiari, in ragione del suo status, ovvero
della   mancanza   di  un'autorita'  riconosciuta  o  della  presunta
inaffidabilita'   dei  documenti  rilasciati  dall'autorita'  locale,
rilevata  anche in sede di cooperazione consolare Schengen locale, ai
sensi  della decisione del Consiglio europeo del 22 dicembre 2003, le
rappresentanze  diplomatiche  o  consolari  provvedono al rilascio di
certificazioni,  ai sensi dell'articolo 49 del decreto del Presidente
della  Repubblica  5 gennaio 1967, n. 200, sulla base delle verifiche
ritenute  necessarie,  effettuate  a  spese  degli  interessati. Puo'
essere  fatto  ricorso,  altresi',  ad  altri  mezzi  atti  a provare
l'esistenza  del  vincolo  familiare,  tra  cui  elementi  tratti  da
documenti  rilasciati  dagli organismi internazionali ritenuti idonei
dal  Ministero degli affari esteri. Il rigetto della domanda non puo'
essere motivato unicamente dall'assenza di documenti probatori.
  3.  Se  il  rifugiato  e' un minore non accompagnato, e' consentito
l'ingresso  ed  il  soggiorno,  ai  fini  del ricongiungimento, degli
ascendenti diretti di primo grado.))
                               Art. 30 
             Permesso di soggiorno per motivi familiari 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 28) 
 
  1. Fatti salvi i casi di rilascio  o  di  rinnovo  della  carta  di
soggiorno,  il  permesso  di  soggiorno  per  motivi   familiari   e'
rilasciato: 
   a) allo straniero che ha fatto ingresso in  Italia  con  visto  di
ingresso per ricongiungimento familiare, ovvero con visto di ingresso
al seguito del proprio familiare nei casi previsti dall'articolo  29,
ovvero con visto di ingresso per ricongiungimento al figlio minore; 
   b) agli stranieri regolarmente soggiornanti  ad  altro  titolo  da
almeno un anno che abbiano contratto matrimonio nel territorio  dello
Stato con cittadini  italiani  o  di  uno  Stato  membro  dell'Unione
europea, ovvero con cittadini stranieri regolarmente soggiornanti; 
   c) al familiare straniero regolarmente soggiornante,  in  possesso
dei requisiti per il ricongiungimento con il cittadino italiano o  di
uno Stato membro dell'Unione europea residenti in Italia, ovvero  con
straniero  regolarmente  soggiornante  in  Italia.  In  tal  caso  il
permesso del familiare e' convertito in  permesso  di  soggiorno  per
motivi familiari. La conversione puo' essere richiesta entro un  anno
dalla data  di  scadenza  del  titolo  di  soggiorno  originariamente
posseduto dal familiare. Qualora detto cittadino sia un rifugiato  si
prescinde dal possesso di un valido permesso di  soggiorno  da  parte
del familiare; 
   d) al genitore  straniero,  anche  naturale,  di  minore  italiano
residente in Italia. In tal caso il permesso di soggiorno per  motivi
familiari e' rilasciato anche a prescindere dal possesso di un valido
titolo di soggiorno, a condizione che il genitore richiedente non sia
stato privato della potesta' genitoriale secondo la legge italiana. 
  1-bis. Il permesso di soggiorno nei casi di cui al comma 1, lettera
b),  e'  immediatamente  revocato  qualora  sia  accertato   che   al
matrimonio non  e'  seguita  l'effettiva  convivenza  salvo  che  dal
matrimonio sia nata prole. La richiesta di rilascio o di rinnovo  del
permesso di soggiorno dello straniero di cui al comma 1, lettera  a),
e' rigettata e il permesso di soggiorno e' revocato se  e'  accertato
che il matrimonio o l'adozione hanno avuto luogo allo scopo esclusivo
di permettere all'interessato di  soggiornare  nel  territorio  dello
Stato. 
  2. Il permesso di soggiorno per motivi familiari consente l'accesso
ai servizi  assistenziali,  l'iscrizione  a  corsi  di  studio  o  di
formazione professionale, l'iscrizione nelle liste  di  collocamento,
lo svolgimento di lavoro subordinato o autonomo,  fermi  i  requisiti
minimi di eta' per lo svolgimento di attivita' di lavoro. 
  3. Il permesso di soggiorno  per  motivi  familiari  ha  la  stessa
durata del permesso di soggiorno del familiare straniero in  possesso
dei requisiti per il ricongiungimento ai sensi dell'articolo 29 ed e'
rinnovabile insieme con quest'ultimo. 
  4. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 6 FEBBRAIO 2007, N. 30. 
  5. In caso di morte del familiare in possesso dei requisiti per  il
ricongiungimento e in caso di separazione legale  o  di  scioglimento
del matrimonio o, per il figlio che non possa ottenere  la  carta  di
soggiorno, al compimento del diciottesimo anno di eta',  il  permesso
di  soggiorno  puo'  essere  convertito  in   permesso   per   lavoro
subordinato, per lavoro autonomo o  per  studio,  fermi  i  requisiti
minimi di eta' per lo svolgimento di attivita' di lavoro. 
  ((6. Contro il diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare
e del permesso di soggiorno per motivi familiari, nonche' contro  gli
altri  provvedimenti  dell'autorita'  amministrativa  in  materia  di
diritto all'unita' familiare, l'interessato puo' proporre opposizione
all'autorita' giudiziaria ordinaria.  L'opposizione  e'  disciplinata
dall'articolo 20 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.))
((37)) 
    


---------------
    
  AGGIORNAMENTO (37) 
  Il D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150  ha  disposto  (con  l'art.  36,
comma  1)  che  "Le  norme  del  presente  decreto  si  applicano  ai
procedimenti instaurati  successivamente  alla  data  di  entrata  in
vigore dello stesso." 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 36, comma 2) che "Le norme abrogate
o modificate dal  presente  decreto  continuano  ad  applicarsi  alle
controversie pendenti alla data di entrata in vigore dello stesso." 
                               Art. 31
                 (Disposizioni a favore dei minori)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 29)

  1.  Il  figlio  minore  dello  straniero  con  questi  convivente e
regolarmente  soggiornante  e'  iscritto  nel permesso di soggiorno o
nella  carta  di  soggiorno  di  uno o di entrambi i genitori fino al
compimento  del  quattordicesimo  anno  di eta' e segue la condizione
giuridica   del  genitore  con  il  quale  convive,  ovvero  la  piu'
favorevole  tra quelle dei genitori con cui convive. Fino al medesimo
limite  di eta' il minore che risulta affidato ai sensi dell'articolo
4  della  legge  4  maggio  1983, n. 184, e' iscritto nel permesso di
soggiorno  o  nella  carta  di  soggiorno dello straniero al quale e'
affidato  e  segue  la  condizione giuridica di quest'ultimo, se piu'
favorevole.  L'assenza  occasionale e temporanea dal territorio dello
Stato  non  esclude  il  requisito  della  convivenza  e  il  rinnovo
dell'iscrizione.
  2.  Al  compimento  del  quattordicesimo  anno  di  eta'  al minore
iscritto  nel  permesso  di  soggiorno o nella carta di soggiorno del
genitore ovvero dello straniero affidatario e' rilasciato un permesso
di  soggiorno  per  motivi  familiari valido fino al compimento della
maggiore eta', ovvero una carta di soggiorno.
  3.  Il  Tribunale per i minorenni, per gravi motivi connessi con lo
sviluppo  psicofisico  e tenuto conto dell'eta' e delle condizioni di
salute  del  minore  che  si  trova  nel  territorio  italiano,  puo'
autorizzare  l'ingresso o la permanenza del familiare, per un periodo
di  tempo  determinato, anche in deroga alle altre disposizioni della
presente legge. L'autorizzazione e' revocata quando vengono a cessare
i  gravi motivi che ne giustificavano il rilascio o per attivita' del
familiare   incompatibili  con  le  esigenze  del  minore  o  con  la
permanenza   in   Italia.   I   provvedimenti  sono  comunicati  alla
rappresentanza   diplomatica  o  consolare  e  al  questore  per  gli
adempimenti di rispettiva competenza.
  4.  Qualora ai sensi del presente testo unico debba essere disposta
l'espulsione di un minore straniero, il provvedimento e' adottato, su
richiesta del questore, dal tribunale per i minorenni.
                               Art. 32 
Disposizioni concernenti minori affidati al compimento della maggiore
                                eta' 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 30) 
 
  1. Al compimento  della  maggiore  eta',  allo  straniero  nei  cui
confronti sono state applicate le disposizioni  di  cui  all'articolo
29, commi 1 e 2, e, fermo restando quanto previsto dal  comma  1-bis,
ai minori che sono stati affidati  ai  sensi  dell'articolo  2  della
legge 4 maggio 1983, n. 184, puo' essere rilasciato  un  permesso  di
soggiorno per motivi di  studio  di  accesso  al  lavoro,  di  lavoro
subordinato o autonomo, per esigenze sanitarie o di cura. Il permesso
di soggiorno  per  accesso  al  lavoro  prescinde  dal  possesso  dei
requisiti di cui all'articolo 23. 
  1-bis. Il permesso di soggiorno di  cui  al  comma  1  puo'  essere
rilasciato per motivi di studio,  di  accesso  al  lavoro  ovvero  di
lavoro subordinato o autonomo, al compimento della maggiore eta',  ((
. . . )) ai minori stranieri  non  accompagnati,  affidati  ai  sensi
dell'articolo 2 della legge 4 maggio 1983, n. 184, ovvero  sottoposti
a  tutela,  ((previo  parere  positivo  del  Comitato  per  i  minori
stranieri di cui all'articolo 33 del presente testo unico, ovvero  ai
minori stranieri non accompagnati)) che siano stati  ammessi  per  un
periodo non inferiore a due  anni  in  un  progetto  di  integrazione
sociale e civile gestito da un ente  pubblico  o  privato  che  abbia
rappresentanza nazionale e che comunque  sia  iscritto  nel  registro
istituito presso la Presidenza del Consiglio dei  ministri  ai  sensi
dell'articolo 52 del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  31
agosto 1999, n. 394. 
  1-ter. L'ente gestore dei progetti deve  garantire  e  provare  con
idonea documentazione, al momento del compimento della maggiore  eta'
del minore straniero di cui al  comma  1-bis,  che  l'interessato  si
trova sul territorio nazionale da  non  meno  di  tre  anni,  che  ha
seguito il progetto per non meno di due anni, ha la disponibilita' di
un alloggio e frequenta  corsi  di  studio  ovvero  svolge  attivita'
lavorativa retribuita nelle forme e con le modalita'  previste  dalla
legge italiana, ovvero e' in possesso di contratto di lavoro anche se
non ancora iniziato. 
  1-quater. Il numero dei permessi di soggiorno rilasciati  ai  sensi
del presente  articolo  e'  portato  in  detrazione  dalle  quote  di
ingresso definite annualmente nei  decreti  di  cui  all'articolo  3,
comma 4. 
                               Art. 33
                  (Comitato per i minori stranieri)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 31)

  1.  Al  fine  di  vigilare  sulle modalita' di soggiorno dei minori
stranieri  temporaneamente  ammessi  sul  territorio dello Stato e di
coordinare   le   attivita'   delle  amministrazioni  interessate  e'
istituito, senza ulteriori oneri a carico del bilancio dello Stato un
Comitato  presso la Presidenza del Consiglio dei ministri composto da
rappresentanti  dei  ministeri degli Affari esteri, dell'interno e di
grazia  e  giustizia,  del  Dipartimento per gli affari sociali della
Presidenza  del Consiglio dei ministri, nonche' da due rappresentanti
dell'Associazione   nazionale  dei  comuni  italiani  (ANCI),  da  un
rappresentante   dell'Unione   province   d'Italia  (UPI)  e  da  due
rappresentanti   di   organizzazioni   maggiormente   rappresentative
operanti nel settore dei problemi della famiglia.
  ((2.  Con  decreto  del Presidente del Consiglio dei Ministri o del
Ministro  da  lui  delegato,  sentiti i Ministri degli affari esteri,
dell'interno  e  di  grazia  e giustizia, sono definiti i compiti del
Comitato  di  cui  al  comma 1, concernenti la tutela dei diritti dei
minori stranieri in conformita' alle previsioni della Convenzione sui
diritti  del  fanciullo  del  20  novembre  1989,  ratificata  e resa
esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176. In particolare
sono stabilite:
   a)  le  regole  e  le modalita' per l'ingresso ed il soggiorno nel
territorio  dello  Stato dei minori stranieri in eta' superiore a sei
anni, che entrano in Italia nell'ambito di programmi solidaristici di
accoglienza  temporanea  promossi  da  enti,  associazioni o famiglie
italiane, nonche' per l'affidamento temporaneo e per il rimpatrio dei
medesimi;
   b)   le   modalita'   di  accoglienza  dei  minori  stranieri  non
accompagnati  presenti  nel territorio dello Stato, nell'ambito delle
attivita'  dei  servizi  sociali  degli  enti  locali  e i compiti di
impulso  e  di  raccordo  del  Comitato  di  cui  al  comma  1 con le
amministrazioni  interessate  ai fini dell'accoglienza, del rimpatrio
assistito  e  del ricongiungimento del minore con la sua famiglia nel
Paese d'origine o in un Paese terzo.))
  ((2-bis.  Il  provvedimento  di  rimpatrio del minore straniero non
accompagnato  per  le  finalita'  di  cui al comma 2, e' adottato dal
Comitato di cui al comma 1. Nel caso risulti instaurato nei confronti
dello  stesso  minore  un  procedimento  giurisdizionale, l'autorita'
giudiziaria rilascia il nulla osta, salvo che sussistano inderogabili
esigenze processuali.))
  3.  Il  Comitato  si  avvale, per l'espletamento delle attivita' di
competenza,  del  personale  e dei mezzi in dotazione al Dipartimento
degli  affari  sociali della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed
ha sede presso il Dipartimento medesimo.

TITOLO V
DISPOSIZIONI IN MATERIA SANITARIA, NONCHE’ DI
ISTRUZIONE, ALLOGGIO, PARTECIPAZIONE ALLA VITA
PUBBLICA E INTEGRAZIONE SOCIALE.
CAPO I
DISPOSIZIONI IN MATERIA SANITARIA

                               Art. 34
                    (Assistenza per gli stranieri
              iscritti al Servizio sanitario nazionale)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 32)

  1.  Hanno l'obbligo di iscrizione al Servizio sanitario nazionale e
hanno  parita' di trattamento e piena uguaglianza di diritti e doveri
rispetto   ai  cittadini  italiani  per  quanto  attiene  all'obbligo
contributivo, all'assistenza erogata in Italia dal Servizio sanitario
nazionale e alla sua validita' temporale:
  a)  gli  stranieri  regolarmente  soggiornanti che abbiano in corso
regolari attivita' di lavoro subordinato o di lavoro autonomo o siano
iscritti nelle liste di collocamento;
  b) gli stranieri regolarmente soggiornanti o che abbiano chiesto il
rinnovo  del  titolo di soggiorno, per lavoro subordinato, per lavoro
autonomo,  per  motivi  familiari,  per  asilo  politico,  per  asilo
umanitario,   per  richiesta  di  asilo,  per  attesa  adozione,  per
affidamento, per acquisto della cittadinanza.
  2.  L'assistenza  sanitaria  spetta  altresi' ai familiari a carico
regolarmente  soggiornanti.  Nelle  more  dell'iscrizione al servizio
sanitario nazionale ai minori figli di stranieri iscritti al servizio
sanitario  nazionale  e'  assicurato  fin  dalla  nascita il medesimo
trattamento dei minori iscritti.
  3.  Lo  straniero  regolarmente soggiornante, non rientrante tra le
categorie indicate nei commi 1 e 2 e' tenuto ad assicurarsi contro il
rischio  di  malattie,  infortunio  e  maternita' mediante stipula di
apposita polizza assicurativa con un istituto assicurativo italiano o
straniero,   valida   sul   territorio   nazionale,  ovvero  mediante
iscrizione  al  servizio  sanitario  nazionale  valida  anche  per  i
familiari  a carico. Per l'iscrizione al servizio sanitario nazionale
deve  essere  corrisposto  a  titolo  di partecipazione alle spese un
contributo annuale, di importo percentuale pari a quello previsto per
i  cittadini  italiani,  sul reddito complessivo conseguito nell'anno
precedente  in  Italia  e  all'estero.  L'ammontare del contributo e'
determinato  con  decreto del Ministro della sanita', di concerto con
il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica
e non puo' essere inferiore al contributo minimo previsto dalle norme
vigenti.
  4.  L'iscrizione  volontaria  al  servizio sanitario nazionale puo'
essere altresi' richiesta:
  a)  dagli  stranieri soggiornanti in Italia titolari di permesso di
soggiorno per motivi di studio;
  b)  dagli  stranieri regolarmente soggiornanti collocati alla pari,
ai  sensi dell'accordo europeo sul collocamento alla pari, adottato a
Strasburgo  il 24 novembre 1969, ratificato e reso esecutivo ai sensi
della legge 18 maggio 1973 n. 304.
  5.  I  soggetti  di  cui al comma 4 sono tenuti a corrispondere per
l'iscrizione   al   servizio   sanitario   nazionale,   a  titolo  di
partecipazione  alla  spesa,  un contributo annuale forfettario negli
importi  e  secondo le modalita' previsti dal decreto di cui al comma
3.
  6.  Il contributo per gli stranieri indicati al comma 4, lettere a)
e b) non e' valido per i familiari a carico.
  7.  Lo  straniero  assicurato  al  servizio  sanitario nazionale e'
iscritto  nella  azienda  sanitaria  locale  del comune in cui dimora
secondo le modalita' previste dal regolamento di attuazione.
                               Art. 35
               (Assistenza sanitaria per gli stranieri
            non iscritti al Servizio sanitario nazionale)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 33)

  1.  Per le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini stranieri non
iscritti  al  Servizio sanitario nazionale devono essere corrisposte,
dai  soggetti  tenuti  al  pagamento  di tali prestazioni, le tariffe
determinate  dalle regioni e province autonome ai sensi dell'articolo
8,  commi  5 e 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e
successive modificazioni.
  2.  Restano  salve le norme che disciplinano l'assistenza sanitaria
ai  cittadini  stranieri  in  Italia  in  base  a  trattati e accordi
internazionali    bilaterali    o   multilaterali   di   reciprocita'
sottoscritti dall'Italia.
  3. Ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in
regola  con  le  norme  relative  all'ingresso  ed al soggiorno, sono
assicurate,   nei   presidi   pubblici   ed   accreditati,   le  cure
ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorche'
continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di
medicina   preventiva  a  salvaguardia  della  salute  individuale  e
collettiva. Sono, in particolare, garantiti:
  a) la tutela sociale della gravidanza e della maternita', a parita'
di  trattamento  con  le  cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29
luglio  1975,  n.  405,  e  22 maggio 1978, n. 194, e del decreto del
Ministro  della  sanita'  6  marzo  1995,  pubblicato  nella Gazzetta
Ufficiale  n.  87  del 13 aprile 1995, a parita' di trattamento con i
cittadini italiani;
  b)   la   tutela  della  salute  del  minore  in  esecuzione  della
Convenzione   sui   diritti  del  fanciullo  del  20  novembre  1989,
ratificata  e  resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n.
176;
  c) le vaccinazioni secondo la normativa e nell'ambito di interventi
di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni;
  d) gli interventi di profilassi internazionale;
  e) la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed
eventuale bonifica dei relativi focolai.
  4.  Le  prestazioni  di  cui  al comma 3 sono erogate senza oneri a
carico   dei   richiedenti   qualora   privi  di  risorse  economiche
sufficienti,  fatte  salve  le  quote  di partecipazione alla spesa a
parita' con i cittadini italiani.
  5.  L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non
in  regola  con le norme sul soggiorno non puo' comportare alcun tipo
di  segnalazione  all'autorita', salvo i casi in cui sia obbligatorio
il referto, a parita' di condizioni con il cittadino italiano.
  6.  Fermo  restando  il finanziamento delle prestazioni ospedaliere
urgenti  o  comunque  essenziali a carico del Ministero dell'interno,
agli  oneri  recati dalle rimanenti prestazioni contemplate nel comma
3,   nei  confronti  degli  stranieri  privi  di  risorse  economiche
sufficienti,  si  provvede nell'ambito delle disponibilita' del Fondo
sanitario  nazionale,  con  corrispondente  riduzione  dei  programmi
riferiti agli interventi di emergenza.
                               Art. 36
               (Ingresso e soggiorno per cure mediche)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 34)

  1.  Lo  straniero  che  intende  ricevere  cure mediche in Italia e
l'eventuale  accompagnatore  possono  ottenere uno specifico visto di
ingresso  ed  il  relativo  permesso  di  soggiorno.  A tale fine gli
interessati  devono  presentare  una  dichiarazione  della  struttura
sanitaria  italiana prescelta che indichi il tipo di cura, la data di
inizio della stessa e la durata presunta del trattamento terapeutico,
devono   attestare   l'avvenuto   deposito  di  una  somma  a  titolo
cauzionale,  tenendo  conto  del  costo presumibile delle prestazioni
sanitarie  richieste,  secondo modalita' stabilite dal regolamento di
attuazione,  nonche' documentare la disponibilita' in Italia di vitto
e  alloggio  per  l'accompagnatore  e per il periodo di convalescenza
dell'interessato.  La  domanda  di rilascio del visto o di rilascio o
rinnovo  del  permesso puo' anche essere presentata da un familiare o
da chiunque altro vi abbia interesse.
  2.  Il trasferimento per cure in Italia con rilascio di permesso di
soggiorno  per  cure  mediche  e'  altresi' consentito nell'ambito di
programmi  umanitari  definiti  ai  sensi  dell'articolo 12, comma 2,
lettera  c),  del  decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come
modificato  dal  decreto  legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, previa
autorizzazione del Ministero della sanita', d'intesa con il ministero
degli  affari  esteri.  Le  aziende  sanitarie  locali  e  le aziende
ospedaliere,   tramite   le  regioni,  sono  rimborsate  delle  spese
sostenute che fanno carico al fondo sanitario nazionale.
  3.  Il  permesso  di  soggiorno per cure mediche ha una durata pari
alla  durata  presunta  del trattamento terapeutico ed e' rinnovabile
finche' durano le necessita' terapeutiche documentate.
  4.  Sono  fatte  salve  le  disposizioni  in  materia di profilassi
internazionale.

TITOLO V
DISPOSIZIONI IN MATERIA SANITARIA, NONCHE’ DI
ISTRUZIONE, ALLOGGIO, PARTECIPAZIONE ALLA VITA
PUBBLICA E INTEGRAZIONE SOCIALE.
CAPO II
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ISTRUZIONE
DIRITTO ALLO STUDIO E PROFESSIONE

                               Art. 37
                      (Attivita' professionali)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 35)

  1.  Agli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, in possesso
dei titoli professionali legalmente riconosciuti in Italia abilitanti
all'esercizio  delle  professioni,  e'  consentita,  in  deroga  alle
disposizioni  che  prevedono il requisito della cittadinanza italiana
entro  un  anno  dalla  data di entrata in vigore dalla legge 6 marzo
1998,  n. 40, l'iscrizione agli Ordini o Collegi professionali o, nel
caso  di  professioni  sprovviste  di  albi,  l'iscrizione in elenchi
speciali  da  istituire presso i Ministeri competenti, secondo quanto
previsto dal regolamento di attuazione. L'iscrizione ai predetti albi
o  elenchi e' condizione necessaria per l'esercizio delle professioni
anche con rapporto di lavoro subordinato. Non possono usufruire della
deroga  gli stranieri che sono stati ammessi in soprannumero ai corsi
di diploma, di laurea o di specializzazione, salvo autorizzazione del
Governo dello Stato di appartenenza.
  2.   Le   modalita',  le  condizioni  ed  i  limiti  temporali  per
l'autorizzazione   all'esercizio   delle   professioni   e   per   il
riconoscimento dei relativi titoli abilitanti non ancora riconosciuti
in  Italia  sono  stabiliti  con  il  regolamento  di  attuazione. Le
disposizioni  per  il  riconoscimento dei titoli saranno definite dai
Ministri  competenti,  di concerto con il Ministro dell'universita' e
della   ricerca   scientifica   e  tecnologica,  sentiti  gli  Ordini
professionali e le associazioni di categoria interessate.
  3.  Gli stranieri di cui al comma l, a decorrere dalla scadenza del
termine  ivi  previsto,  possono  iscriversi  agli Ordini, Collegi ed
elenchi   speciali   nell'ambito   delle   quote   definite  a  norma
dell'articolo  3,  comma  4, e secondo percentuali massime di impiego
definite  in  conformita'  ai  criteri  stabiliti  dal regolamento di
attuazione.
  4.  In  caso  di  lavoro  subordinato  e'  garantita  la parita' di
trattamento retributivo e previdenziale con i cittadini italiani.

TITOLO V
DISPOSIZIONI IN MATERIA SANITARIA, NONCHE’ DI ISTRUZIONE,
ALLOGGIO, PARTECIPAZIONE ALLA VITA PUBBLICA E INTEGRAZIONE
SOCIALE.
CAPO II
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ISTRUZIONE
DISE DIRITTO
ALLO STUDIO E PROFESSIONE

                               Art. 38
       (Istruzione degli stranieri. Educazione interculturale)
                 (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 36
        legge 30 dicembre 1986, n. 943, art. 9, commi 4 e 5)

  1.  I  minori  stranieri  presenti  sul  territorio  sono  soggetti
all'obbligo  scolastico;  ad  essi si applicano tutte le disposizioni
vigenti  in  materia di diritto all'istruzione, di accesso ai servizi
educativi, di partecipazione alla vita della comunita' scolastica.
  2. L'effettivita' del diritto allo studio e' garantita dallo Stato,
dalle  Regioni  e  dagli  enti locali anche mediante l'attivazione di
appositi   corsi  ed  iniziative  per  l'apprendimento  della  lingua
italiana.
  3.  La  comunita'  scolastica accoglie le differenze linguistiche e
culturali  come  valore da porre a fondamento del rispetto reciproco,
dello scambio tra le culture e della tolleranza; a tale fine promuove
e  favorisce  iniziative  volte  alla  accoglienza, alla tutela della
cultura  e  della  lingua d'origine e alla realizzazione di attivita'
interculturali comuni.
  4.  Le  iniziative e le attivita' di cui al comma 3 sono realizzate
sulla   base   di  una  rilevazione  dei  bisogni  locali  e  di  una
programmazione  territoriale  integrata,  anche in convenzione con le
associazioni  degli  stranieri,  con le rappresentanze diplomatiche o
consolari  dei  Paesi  di  appartenenza  e  con  le organizzazioni di
volontariato.
  5.Le  istituzioni  scolastiche,  nel  quadro  di una programmazione
territoriale degli interventi, anche sulla base di convenzioni con le
Regioni e gli enti locali, promuovono:
   a)  l'accoglienza degli stranieri adulti regolarmente soggiornanti
mediante  l'attivazione  di  corsi  di  alfabetizzazione nelle scuole
elementari e medie;
   b)  la  realizzazione  di  un'offerta  culturale  valida  per  gli
stranieri  adulti  regolarmente soggiornanti che intendano conseguire
il titolo di studio della scuola dell'obbligo;
   c)   la   predisposizione  di  percorsi  integrativi  degli  studi
sostenuti  nel  Paese  di  provenienza  al fine del conseguimento del
titolo dell'obbligo o del diploma di scuola secondaria superiore;
   d) la realizzazione ed attuazione di corsi di lingua italiana;
   e)  la  realizzazione  di corsi di formazione, anche nel quadro di
accordi di collaborazione internazionale in vigore per l'Italia.
  6.  Le  regioni,  anche  attraverso  altri  enti locali, promuovono
programmi  culturali  per  i diversi gruppi nazionali, anche mediante
corsi  effettuati presso le scuole superiori o istituti universitari.
Analogamente  a quanto disposto per i figli dei lavoratori comunitari
e  per  i  figli  degli emigrati italiani che tornano in Italia, sono
attuati specifici insegnamenti integrativi, nella lingue e cultura di
origine.
  7.  Con  regolamento  adottato  ai sensi dell'articolo 17, comma 1,
della  legge  23 agosto 1988, n. 400, sono dettate le disposizioni di
attuazione del presente capo, con specifica indicazione:
   a)   delle   modalita'  di  realizzazione  di  specifici  progetti
nazionali  e  locali,  con particolare riferimento all'attivazione di
corsi intensivi di lingua italiana nonche' dei corsi di formazione ed
aggiornamento  del  personale  ispettivo,  direttivo  e docente delle
scuole  di  ogni  ordine  e grado e dei criteri per l'adattamento dei
programmi di insegnamento;
   b)  dei criteri per il riconoscimento dei titoli di studio e degli
studi  effettuati  nei  paesi di provenienza ai fini dell'inserimento
scolastico,  nonche'  dei  criteri e delle modalita' di comunicazione
con  le  famiglie  degli  alunni  stranieri,  anche  con l'ausilio di
mediatori culturali qualificati;
   c) dei criteri per l'iscrizione e l'inserimento nelle classi degli
stranieri  provenienti  dall'estero, per la ripartizione degli alunni
stranieri nelle classi e per l'attivazione di specifiche attivita' di
sostegno linguistico;
   d)  dei criteri per la stipula delle convenzioni di cui ai commi 4
e 5.
                               Art. 39 
                 Accesso ai corsi delle universita' 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 37) 
 
  1. In materia di accesso all'istruzione universitaria e di relativi
interventi per il diritto allo studio e'  assicurata  la  parita'  di
trattamento tra lo straniero e il cittadino italiano,  nei  limiti  e
con le modalita' di cui al presente articolo. 
  2. Le universita', nella loro autonomia e  nei  limiti  delle  loro
disponibilita'   finanziarie,   assumono    iniziative    volte    al
conseguimento degli obiettivi  del  documento  programmatico  di  cui
all'articolo  3,  promuovendo  l'accesso  degli  stranieri  ai  corsi
universitari di cui all'articolo l della legge 19 novembre  1990,  n.
341, tenendo conto  degli  orientamenti  comunitari  in  materia,  in
particolare  riguardo  all'inserimento  di  una  quota  di   studenti
universitari stranieri, stipulando apposite  intese  con  gli  atenei
stranieri  per  la  mobilita'   studentesca,   nonche'   organizzando
attivita' di orientamento e di accoglienza. 
  3. Con il regolamento di attuazione sono disciplinati: 
   a) gli adempimenti richiesti agli stranieri per  il  conseguimento
del visto di ingresso e del  permesso  di  soggiorno  per  motivi  di
studio  anche  con  riferimento  alle  modalita'  di  prestazione  di
garanzia di copertura economica da parte di enti o cittadini italiani
o stranieri regolarmente soggiornanti nel territorio dello  Stato  in
luogo della dimostrazione di disponibilita' di mezzi  sufficienti  di
sostentamento da parte dello studente straniero; 
   b) la rinnovabilita' del  permesso  di  soggiorno  per  motivi  di
studio, anche ai fini della  prosecuzione  del  corso  di  studi  con
l'iscrizione ad un corso di laurea diverso da quello per il quale  lo
straniero ha fatto ingresso, previa autorizzazione  dell'universita',
e l'esercizio di attivita' di lavoro subordinato o autonomo da  parte
dello straniero titolare di tale permesso; 
   c) l'erogazione di borse di studio, sussidi e premi agli  studenti
stranieri, anche a partire da anni di corso successivi al  primo,  in
coordinamento con la concessione  delle  provvidenze  previste  dalla
normativa vigente in materia di diritto allo studio  universitario  e
senza obbligo di reciprocita'; 
   d) i criteri per la valutazione della condizione  economica  dello
straniero ai fini dell'uniformita'  di  trattamento  in  ordine  alla
concessione delle provvidenze di cui alla lettera c); 
   e) la realizzazione di corsi di lingua italiana per gli  stranieri
che intendono accedere all'istruzione universitaria in Italia; 
   f) il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all'estero. 
  4. ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 23 DICEMBRE 2013, N.  145,  CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 21 FEBBRAIO 2014, N. 9)). 
  4-bis. Nel rispetto degli accordi  internazionali  ed  europei  cui
l'Italia aderisce, lo straniero in possesso di un titolo di soggiorno
per studio rilasciato da uno Stato appartenente  all'Unione  europea,
in quanto iscritto ad un corso universitario  o  ad  un  istituto  di
insegnamento superiore, puo' fare ingresso in  Italia  per  soggiorni
superiori a tre mesi senza necessita' del visto  per  proseguire  gli
studi  gia'  iniziati  nell'altro  Stato  o  per  integrarli  con  un
programma di studi  ad  esso  connessi,  purche'  abbia  i  requisiti
richiesti per il soggiorno  ai  sensi  del  presente  testo  unico  e
qualora congiuntamente: 
   a) partecipi ad un programma di scambio comunitario  o  bilaterale
con lo Stato di origine ovvero sia stato  autorizzato  a  soggiornare
per motivi di studio in uno Stato appartenente all'Unione europea per
almeno due anni; 
   b) corredi la  richiesta  di  soggiorno  con  una  documentazione,
proveniente dalle autorita' accademiche  del  Paese  dell'Unione  nel
quale ha svolto il corso di studi, che attesti che il nuovo programma
di studi da svolgere in Italia  e'  effettivamente  complementare  al
programma di studi gia' svolto. 
  4-ter. Le condizioni di cui al comma 4-bis,  lettera  a)  non  sono
richieste qualora il  programma  di  studi  dello  straniero  preveda
obbligatoriamente che una parte di esso si svolga in Italia. 
  5. E' comunque consentito l'accesso ai corsi  universitari  e  alle
scuole di specializzazione delle universita', a parita' di condizioni
con gli studenti  italiani,  agli  stranieri  titolari  di  carta  di
soggiorno, ovvero di permesso di soggiorno per lavoro  subordinato  o
per lavoro autonomo, per motivi familiari, per  asilo  politico,  per
asilo umanitario, o  per  motivi  religiosi,  ovvero  agli  stranieri
regolarmente soggiornanti da almeno un anno in possesso di titolo  di
studio  superiore  conseguito  in  Italia,  nonche'  agli  stranieri,
ovunque residenti, che sono titolari dei diplomi finali delle  scuole
italiane  all'estero  o  delle  scuole  straniere  o  internazionali,
funzionanti in Italia o all'estero, oggetto di intese bilaterali o di
normative speciali per il  riconoscimento  dei  titoli  di  studio  e
soddisfino  le  condizioni  generali  richieste  per  l'ingresso  per
studio. 
                             Art. 39-bis
                     (( (Soggiorno di studenti,
           scambio di alunni, tirocinio professionale). ))

  ((1.  E' consentito l'ingresso e il soggiorno per motivi di studio,
secondo  le  modalita'  stabilite  nel regolamento di attuazione, dei
cittadini stranieri:
   a)  maggiori  di  eta' ammessi a frequentare corsi di studio negli
istituti  di  istruzione secondaria superiore e corsi di istruzione e
formazione tecnica superiore;
   b)  ammessi  a  frequentare  corsi  di  formazione professionale e
tirocini  formativi nell'ambito del contingente annuale stabilito con
decreto  del  Ministro  della solidarieta' sociale, di concerto con i
Ministri  dell'interno  e  degli affari esteri, sentita la Conferenza
permanente  per  i  rapporti  tra  lo Stato, le regioni e le province
autonome  di  Trento  e  di Bolzano, di cui al decreto legislativo 29
agosto 1997, n. 281;
   c)  minori  di  eta'  non inferiore a quindici anni in presenza di
adeguate forme di tutela;
   d) minori di eta' non inferiore a quattordici anni che partecipano
a  programmi  di  scambio  o  di  iniziative  culturali approvati dal
Ministero   degli   affari   esteri,  dal  Ministero  della  pubblica
istruzione,  dal  Ministero  dell'universita'  e  della ricerca o dal
Ministero  per  i  beni  e le attivita' culturali per la frequenza di
corsi di studio presso istituti e scuole secondarie nazionali statali
o paritarie o presso istituzioni accademiche.))

TITOLO V
DISPOSIZIONI IN MATERIA SANITARIA, NONCHE’ DI
ISTRUZIONE, ALLOGGIO, PARTECIPAZIONE ALLA VITA
PUBBLICA E INTEGRAZIONE SOCIALE.
CAPO III
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ALLOGGIO E
ASSISTENZA SOCIALE

                               Art. 40 
            Centri di accoglienza. Accesso all'abitazione 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 38) 
 
  1. Le regioni, in collaborazione con le province e con i  comuni  e
con  le   associazioni   e   le   organizzazioni   di   volontariato,
predispongono centri di accoglienza destinati ad ospitare,  anche  in
strutture ospitanti cittadini italiani o  cittadini  di  altri  Paesi
dell'Unione europea, stranieri regolarmente soggiornanti  per  motivi
diversi dal turismo,  che  siano  temporaneamente  impossibilitati  a
provvedere autonomamente alle  proprie  esigenze  alloggiative  e  di
sussistenza. PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 30 LUGLIO 2002, N. 189. 
  1-bis. L'accesso alle misure di integrazione sociale  e'  riservato
agli stranieri non  appartenenti  a  Paesi  dell'Unione  europea  che
dimostrino di essere in regola  con  le  norme  che  disciplinano  il
soggiorno in Italia ai sensi del presente testo unico e delle leggi e
regolamenti vigenti in materia. 
  2.  I  centri   di   accoglienza   sono   finalizzati   a   rendere
autosufficienti gli stranieri  ivi  ospitati  nel  piu'  breve  tempo
possibile. I centri di  accoglienza  provvedono,  ove  possibile,  ai
servizi  sociali  e  culturali  idonei  a  favorire   l'autonomia   e
l'inserimento  sociale  degli  ospiti.  Ogni  regione   determina   i
requisiti gestionali e strutturali dei centri e consente  convenzioni
con enti privati e finanziamenti. 
  3. Per centri di accoglienza si intendono le strutture alloggiative
che,  anche  gratuitamente,  provvedono   alle   immediate   esigenze
alloggiative ed alimentari, nonche', ove  possibile,  all'offerta  di
occasioni di  apprendimento  della  lingua  italiana,  di  formazione
professionale, di scambi culturali con  la  popolazione  italiana,  e
all'assistenza  socio-sanitaria  degli  stranieri  impossibilitati  a
provvedervi autonomamente per il  tempo  strettamente  necessario  al
raggiungimento dell'autonomia personale per le esigenze  di  vitto  e
alloggio nel territorio in cui vive lo straniero. 
  4. Lo straniero regolarmente soggiornante puo' accedere ad  alloggi
sociali,  collettivi  o  privati,  predisposti,  secondo  i   criteri
previsti dalle leggi regionali, dai comuni di  maggiore  insediamento
degli stranieri o da associazioni,  fondazioni  o  organizzazioni  di
volontariato ovvero da altri enti pubblici o privati, nell'ambito  di
strutture  alloggiative,  prevalentemente  organizzate  in  forma  di
pensionato, aperte ad italiani e stranieri,  finalizzate  ad  offrire
una sistemazione alloggiativa dignitosa a  pagamento,  secondo  quote
calmierate, nell'attesa del reperimento di un alloggio  ordinario  in
via definitiva. 
  5. COMMA ABROGATO DALLA L. 30 LUGLIO 2002, N. 189. 
  6. Gli stranieri titolari di carta di  soggiorno  e  gli  stranieri
regolarmente soggiornanti in possesso di permesso di soggiorno almeno
biennale  e  che  esercitano  una  regolare   attivita'   di   lavoro
subordinato o di  lavoro  autonomo  hanno  diritto  di  accedere,  in
condizioni di parita' con  i  cittadini  italiani,  agli  alloggi  di
edilizia residenziale pubblica e ai servizi di intermediazione  delle
agenzie sociali eventualmente predisposte da  ogni  regione  o  dagli
enti locali per agevolare l'accesso alle  locazioni  abitative  e  al
credito agevolato  in  materia  di  edilizia,  recupero,  acquisto  e
locazione della prima casa di abitazione. ((53)) 
 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (53) 
  Il D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, come modificato dal  D.Lgs.  21
febbraio 2014, n. 18, ha disposto (con l'art. 29,  comma  3-ter)  che
"L'accesso ai benefici relativi all'alloggio  previsti  dall'articolo
40, comma 6, del decreto legislativo  25  luglio  1998,  n.  286,  e'
consentito ai titolari dello status  di  rifugiato  e  di  protezione
sussidiaria, in condizioni di parita' con i cittadini italiani". 
                               Art. 41
                        (Assistenza sociale)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 39)

  1. Gli stranieri titolari della carta di soggiorno o di permesso di
soggiorno  di  durata  non  inferiore  ad  un  anno, nonche' i minori
iscritti  nella  loro  carta  di  soggiorno  o  nel  loro permesso di
soggiorno,  sono  equiparati  ai  cittadini  italiani  ai  fini della
fruizione delle provvidenze e delle prestazioni, anche economiche, di
assistenza  sociale,  incluse  quelle  previste  per  coloro che sono
affetti  da  morbo di Hansen o da tubercolosi, per i sordomuti, per i
ciechi civili, per gli invalidi civili e per gli indigenti.

TITOLO V
DISPOSIZIONI IN MATERIA SANITARIA, NONCHE’ DI
ISTRUZIONE, ALLOGGIO, PARTECIPAZIONE ALLA VITA
PUBBLICA E INTEGRAZIONE SOCIALE.
CAPO IV
DISPOSIZIONI SULL’INTEGRAZIONE SOCIALE, SULLE
DISCRIMINAZIONI E ISTITUZIONE DEL FONDO PER LE
POLITICHE MIGRATORIE

                               Art. 42
                  (Misure di integrazione sociale)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 40;
               legge 30 dicembre 1986, n. 943, art. 2)

  1.  Lo Stato, le regioni, le province e i comuni, nell'ambito delle
proprie  competenze,  anche  in collaborazione con le associazioni di
stranieri  e  con  le  organizzazioni  stabilmente  operanti  in loro
favore,  nonche'  in  collaborazione  con  le  autorita'  o  con enti
pubblici e privati dei Paesi di origine, favoriscono:
   a)  le attivita' intraprese in favore degli stranieri regolarmente
soggiornanti  in  Italia,  anche  al  fine  di effettuare corsi della
lingua  e  della cultura di origine, dalle scuole e dalle istituzioni
culturali  straniere legalmente funzionanti nella Repubblica ai sensi
del decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 389, e
successive modificazioni ed integrazioni;
   b)   la   diffusione   di  ogni  informazione  utile  al  positivo
inserimento  degli  stranieri  nella societa' italiana in particolare
riguardante  i  loro diritti e i loro doveri, le diverse opportunita'
di  integrazione  e  crescita  personale  e comunitaria offerte dalle
amministrazioni   pubbliche   e  dall'associazionismo,  nonche'  alle
possibilita' di un positivo reinserimento nel Paese di origine;
   c)  la conoscenza e la valorizzazione delle espressioni culturali,
ricreative,   sociali,   economiche   e   religiose  degli  stranieri
regolarmente soggiornanti in Italia e ogni iniziativa di informazione
sulle  cause dell'immigrazione e di prevenzione delle discriminazioni
razziali  o  della  xenofobia, anche attraverso la raccolta presso le
biblioteche  scolastiche  e  universitarie,  di  libri,  periodici  e
materiale  audiovisivo  prodotti  nella lingua originale dei Paesi di
origine degli stranieri residenti in Italia o provenienti da essi;
   d)  la  realizzazione di convenzioni con associazioni regolarmente
iscritte  nel  registro  di  cui al comma 2 per l'impiego all'interno
delle  proprie strutture di stranieri, titolari di carta di soggiorno
o  di  permesso  di  soggiorno di durata non inferiore a due anni, in
qualita'  di mediatori interculturali al fine di agevolare i rapporti
tra  le  singole  amministrazioni  e  gli  stranieri  appartenenti ai
diversi gruppi etnici, nazionali, linguistici e religiosi;
   e)  l'organizzazione di corsi di formazione, ispirati a criteri di
convivenza  in  una  societa'  multiculturale  e  di  prevenzione  di
comportamenti  discriminatori,  xenofobi  o  razzisti, destinati agli
operatori  degli  organi  e  uffici pubblici e degli enti privati che
hanno  rapporti  abituali  con  stranieri o che esercitano competenze
rilevanti in materia di immigrazione.
  2.  Per  i  fini  indicati  nel  comma  1  e'  istituito  presso la
Presidenza  del  Consiglio dei Ministri - Dipartimento per gli affari
sociali  un registro delle associazioni selezionate secondo criteri e
requisiti previsti nel regolamento di attuazione.
  3. Ferme restando le iniziative promosse dalle regioni e dagli enti
locali,   allo  scopo  di  individuare,  con  la  partecipazione  dei
cittadini  stranieri,  le  iniziative  idonee  alla  rimozione  degli
ostacoli  che  impediscono  l'effettivo  esercizio  dei diritti e dei
doveri  dello  straniero,  e' istituito presso il Consiglio nazionale
dell'economia  e del lavoro, un organismo nazionale di coordinamento.
I1  Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, nell'ambito delle
proprie  attribuzioni,  svolge  compiti  di  studio  e  promozione di
attivita'  volte  a  favorire  la partecipazione degli stranieri alla
vita  pubblica e la circolazione delle informazioni sull'applicazione
del presente testo unico.
  4.  Ai fini dell'acquisizione delle osservazioni degli enti e delle
associazioni   nazionali   maggiormente   attivi   nell'assistenza  e
nell'integrazione  degli  immigrati di cui all'articolo 3, comma 1, e
del collegamento con i Consigli territoriali di cui all'art. 3, comma
6,  nonche'  dell'esame  delle problematiche relative alla condizione
degli  stranieri  immigrati,  e'  istituita  presso la Presidenza del
Consiglio  dei  Ministri,  la Consulta per i problemi degli stranieri
immigrati  e  delle  loro  famiglie,  presieduta  dal  Presidente del
Consiglio  dei  Ministri  o  da  un  Ministro  da lui delegato. Della
Consulta  sono  chiamati  a far parte, con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri:
   ((a)  rappresentanti  delle  associazioni  e  degli  enti presenti
nell'organismo  di cui al comma 3 e rappresentanti delle associazioni
che  svolgono  attivita'  particolarmente  significative  nel settore
dell'immigrazione in numero non inferiore a dieci;))
   b)  rappresentanti  ((degli  stranieri)) extracomunitari designati
dalle associazioni piu' rappresentative operanti in Italia, in numero
non inferiore a sei;
   c)   rappresentanti   designati   dalle  confederazioni  sindacali
nazionali dei lavoratori, in numero non inferiore a quattro;
   d)   rappresentanti   designati   dalle  organizzazioni  sindacali
nazionali  dei  datori  di  lavoro  dei diversi settori economici, in
numero non inferiore a tre;
   e)  ((otto))  esperti  designati rispettivamente dai Ministeri del
lavoro   e  della  previdenza  sociale,  della  pubblica  istruzione,
dell'interno,  ((di  grazia e giustizia,)) degli affari esteri, delle
finanze  e  dai  Dipartimenti della solidarieta' sociale e delle pari
opportunita';
   ((f)  otto  rappresentanti  delle  autonomie  locali,  di  cui due
designati  dalle  regioni, uno dall'Associazione nazionale dei comuni
italiani  (ANCI),  uno  dall'Unione  delle  province italiane (UPI) e
quattro  dalla  Conferenza unificata di cui al decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281;)).
   g)  due rappresentanti del Consiglio nazionale dell'economia e del
lavoro (CNEL).
   ((g-bis)  esperti  dei  problemi  dell'immigrazione  in numero non
superiore a dieci.))
  5.  Per  ogni  membro  effettivo  della  Consulta  e'  nominato  un
supplente.
  6.  Resta ferma la facolta' delle regioni di istituire, in analogia
con  quanto  disposto  al  comma  4, lettere a), b), c), d) e g), con
competenza  nelle  materie loro attribuite dalla Costituzione e dalle
leggi  dello  Stato, consulte regionali per i problemi dei lavoratori
extracomunitari e delle loro famiglie.
  7.   Il  regolamento  di  attuazione  stabilisce  le  modalita'  di
costituzione  e  funzionamento della Consulta di cui al comma 4 e dei
consigli territoriali.
  8. La partecipazione alla Consulte di cui ai commi 4 e 6 dei membri
di  cui  al  presente  articolo  e  dei  supplenti  e'  gratuita, con
esclusione  del  rimborso delle eventuali spese di viaggio per coloro
che  non  siano  dipendenti  della  pubblica  amministrazione  e  non
risiedano nel comune nel quale hanno sede i predetti organi.
                               Art. 43
(Discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 41)

  1.  Ai  fini  del  presente  capo, costituisce discriminazione ogni
comportamento   che,  direttamente  o  indirettamente,  comporti  una
distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza,
il   colore,   l'ascendenza   o  l'origine  nazionale  o  etnica,  le
convinzioni e le pratiche religiose, e che abbia lo scopo o l'effetto
di  distruggere  o di compromettere il riconoscimento, il godimento o
l'esercizio,  in  condizioni  di  parita',  dei diritti umani e delle
liberta'   fondamentali   in  campo  politico  economico,  sociale  e
culturale e in ogni altro settore della vita pubblica.
  2. In ogni caso compie un atto di discriminazione:
   a)  il  pubblico  ufficiale  o  la  persona incaricata di pubblico
servizio  o  la  persona esercente un servizio di pubblica necessita'
che  nell'esercizio  delle  sue  funzioni  compia  od ometta atti nei
riguardi  di  un  cittadino straniero che, soltanto a causa della sua
condizione  di  straniero o di appartenente ad una determinata razza,
religione, etnia o nazionalita', lo discriminino ingiustamente;
   b)  chiunque  imponga condizioni piu' svantaggiose o si rifiuti di
fornire  beni o servizi offerti al pubblico ad uno straniero soltanto
a  causa  della  sua condizione di straniero o di appartenente ad una
determinata razza, religione, etnia o nazionalita';
   c)  chiunque illegittimamente imponga condizioni piu' svantaggiose
o  si  rifiuti  di  fornire  l'accesso all'occupazione, all'alloggio,
all'istruzione,  alla  formazione  e  ai  servizi  sociali  e  socio-
assistenziali  allo  straniero  regolarmente  soggiornante  in Italia
soltanto   in   ragione  della  sua  condizione  di  straniero  o  di
appartenente   ad   una   determinata   razza,   religione,  etnia  o
nazionalita';
   d)  chiunque  impedisca, mediante azioni od omissioni, l'esercizio
di  un'attivita' economica legittimamente intrapresa da uno straniero
regolarmente  soggiornante  in  Italia, soltanto in ragione della sua
condizione  di  straniero o di appartenente ad una determinata razza,
confessione religiosa, etnia o nazionalita';
   e)  il  datore  di  lavoro  o  i  suoi  preposti i quali, ai sensi
dell'articolo  15 della legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificata
e  integrata  dalla  legge  9 dicembre l977, n. 903, e dalla legge 11
maggio  1990,  n.  108,  compiano  qualsiasi atto o comportamento che
produca    un    effetto    pregiudizievole    discriminando,   anche
indirettamente,  i  lavoratori  in ragione della loro appartenenza ad
una  razza,  ad  un  gruppo  etnico o linguistico, ad una confessione
religiosa, ad una cittadinanza. Costituisce discriminazione indiretta
ogni  trattamento pregiudizievole conseguente all'adozione di criteri
che  svantaggino  in  modo  proporzionalmente  maggiore  i lavoratori
appartenenti  ad  una  determinata  razza,  ad  un determinato gruppo
etnico  o  linguistico, ad una determinata confessione religiosa o ad
una   cittadinanza   e   riguardino  requisiti  non  essenziali  allo
svolgimento dell'attivita' lavorativa.
  3.  Il  presente  articolo  e l'articolo 44 si applicano anche agli
atti  xenofobi,  razzisti o discriminatori compiuti nei confronti dei
cittadini  italiani,  di apolidi e di cittadini di altri Stati membri
dell'Unione europea presenti in Italia.
                               Art. 44 
               Azione civile contro la discriminazione 
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 42) 
 
  ((1. Quando  il  comportamento  di  un  privato  o  della  pubblica
amministrazione produce  una  discriminazione  per  motivi  razziali,
etnici,  linguistici,  nazionali,   di   provenienza   geografica   o
religiosi, e' possibile ricorrere all'autorita' giudiziaria ordinaria
per domandare la cessazione del comportamento  pregiudizievole  e  la
rimozione degli effetti della discriminazione.)) ((38)) 
  ((2. Alle controversie previste dal presente  articolo  si  applica
l'articolo 28 del decreto legislativo 1° settembre  2011,  n.  150.))
((38)) 
  3. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 1 SETTEMBRE 2011, N. 150)). ((38)) 
  4. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 1 SETTEMBRE 2011, N. 150)). ((38)) 
  5. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 1 SETTEMBRE 2011, N. 150)). ((38)) 
  6. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 1 SETTEMBRE 2011, N. 150)). ((38)) 
  7. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 1 SETTEMBRE 2011, N. 150)). ((38)) 
  ((8. Chiunque elude l'esecuzione di  provvedimenti,  diversi  dalla
condanna  al  risarcimento  del  danno,  resi   dal   giudice   nelle
controversie previste  dal  presente  articolo  e'  punito  ai  sensi
dell'articolo 388, primo comma, del codice penale.)) ((38)) 
  9. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 1 SETTEMBRE 2011, N. 150)). ((38)) 
  10. Qualora il datore di lavoro  ponga  in  essere  un  atto  o  un
comportamento discriminatorio di carattere collettivo, anche in  casi
in cui  non  siano  individuabili  in  modo  immediato  e  diretto  i
lavoratori  lesi  dalle  discriminazioni,  il  ricorso  puo'   essere
presentato dalle rappresentanze locali delle organizzazioni sindacali
maggiormente rappresentativi a livello nazionale. ((PERIODO SOPPRESSO
DAL D.LGS. 1 SETTEMBRE 2011, N. 150)). ((38)) 
  11. Ogni accertamento di atti  o  comportamenti  discriminatori  ai
sensi dell'articolo 43 posti in essere da imprese  alle  quali  siano
stati accordati benefici ai sensi delle leggi vigenti dello  Stato  o
delle regioni, ovvero che  abbiano  stipulato  contratti  di  appalto
attinenti  all'esecuzione  di  opere  pubbliche,  di  servizi  o   di
forniture, e'  immediatamente  comunicato  dal  pretore,  secondo  le
modalita'   previste   dal   regolamento    di    attuazione,    alle
amministrazioni pubbliche o enti pubblici  che  abbiano  disposto  la
concessione del beneficio,  incluse  le  agevolazioni  finanziarie  o
creditizie, o dell'appalto. Tali amministrazioni o enti  revocano  il
beneficio  e,  nei  casi  piu'  gravi,  dispongono  l'esclusione  del
responsabile per due  anni  da  qualsiasi  ulteriore  concessione  di
agevolazioni finanziarie o creditizie, ovvero da qualsiasi appalto. 
  12. Le regioni, in collaborazione con le province e con  i  comuni,
con le associazioni di immigrati e del volontariato sociale, ai  fini
dell'applicazione delle norme del presente articolo  e  dello  studio
del fenomeno, predispongono centri di osservazione, di informazione e
di assistenza legale per gli stranieri, vittime delle discriminazioni
per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. 
-------------- 
AGGIORNAMENTO (38) 
  Il D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150  ha  disposto  (con  l'art.  36,
commi 1 e 2) che "1. Le norme del presente decreto  si  applicano  ai
procedimenti instaurati  successivamente  alla  data  di  entrata  in
vigore dello stesso. 
  2. Le norme abrogate o modificate dal presente  decreto  continuano
ad applicarsi alle controversie pendenti  alla  data  di  entrata  in
vigore dello stesso." 
                               Art. 45
            (Fondo nazionale per le politiche migratorie)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 43)

  1.  Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e' istituito il
Fondo   nazionale   per   le   politiche   migratorie,  destinato  al
finanziamento  delle iniziative di cui agli articoli 20, 38, 40, 42 e
46,  inserite  nei programmi annuali o pluriennali dello Stato, delle
regioni,  delle  province  e  dei  comuni. La dotazione del Fondo, al
netto  delle  somme  derivanti  dal  contributo di cui al comma 3, e'
stabilita  in  lire  12.500  milioni  per l'anno 1997, in lire 58.000
milioni  per  l'anno  1998  e in lire 68.000 milioni per l'anno 1999.
Alla  determinazione del Fondo per gli anni successivi si provvede ai
sensi dell'articolo 11, comma 3, lett. d), della legge 5 agosto 1978,
n.   468,  e  successive  modificazioni  ed  integrazioni.  Al  Fondo
affluiscono  altresi'  le  somme  derivanti da contributi e donazioni
eventualmente   disposti  da  privati,  enti,  organizzazioni,  anche
internazionali,  da  organismi  dell'Unione europea, che sono versati
all'entrata del bilancio dello Stato per essere assegnati al predetto
Fondo.  Il  Fondo e' annualmente ripartito con decreto del presidente
del  Consiglio  dei Ministri, di concerto con i Ministri interessati.
Il   regolamento   di  attuazione  disciplina  le  modalita'  per  la
presentazione, l'esame, l'erogazione, la verifica, la rendicontazione
e la revoca del finanziamento del Fondo.
  2.  Lo  Stato,  le  regioni, le province e i comuni adottano, nelle
materie  di  propria  competenza,  programmi  annuali  o  pluriennali
relativi a proprie iniziative e attivita' concernenti l'immigrazione,
con   particolare   riguardo   all'effettiva  e  completa  attuazione
operativa  del  presente testo unico e del regolamento di attuazione,
alle  attivita'  culturali, formative, informative, di integrazione e
di promozione di pari opportunita'. I programmi sono adottati secondo
i  criteri  e  le  modalita' indicati dal regolamento di attuazione e
indicano  le  iniziative  pubbliche  e  private  prioritarie  per  il
finanziamento da parte del Fondo, compresa l'erogazione di contributi
agli enti locali per l'attuazione del programma.
  3.  Con  effetto dal mese successivo alla data di entrata in vigore
della  presente  legge  6  marzo  1998, n. 40, e comunque da data non
successiva  al  1 gennaio 1998, il 95 per cento delle somme derivanti
dal  gettito  del  contributo  di cui all'articolo 13, comma 2, della
legge  30  dicembre 1986, n. 943, e' destinato al finanziamento delle
politiche  del  Fondo  di  cui  al  comma  1.  Con  effetto  dal mese
successivo  alla  data  di entrata in vigore del presente testo unico
tale  destinazione  e' disposta per l'intero ammontare delle predette
somme.   A   tal  fine  le  predette  somme  sono  versate  dall'INPS
all'entrata del bilancio dello Stato per essere assegnate al predetto
Fondo.  Il contributo di cui all'articolo 13, comma 2, della legge 30
dicembre 1986, n. 943, e' soppresso a decorrere dal 1 gennaio 2000.
                               Art. 46
           (Commissione per le politiche di integrazione)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 44)

  1.  Presso  la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento
per  gli  affari sociali e' istituita la Commissione per le politiche
di integrazione.
  2. La Commissione ha i compiti di predisporre per il Governo, anche
ai  fini  dell'obbligo di riferire al Parlamento, il rapporto annuale
sullo  stato  di  attuazione delle politiche per l'integrazione degli
immigrati, di formulare proposte di interventi di adeguamento di tali
politiche  nonche'  di  fornire  risposta a quesiti posti dal Governo
concernenti  le  politiche  per l'immigrazione, interculturali, e gli
interventi contro il razzismo.
  3.  La  Commissione  e' composta da rappresentanti del Dipartimento
per   gli   affari   sociali   ((e   del  Dipartimento  per  le  pari
opportunita'))  della  Presidenza  del  Consiglio  dei ministri e dei
Ministeri   degli   affari   esteri,   dell'interno,  ((di  grazia  e
giustizia,))del  lavoro  e  della  previdenza sociale, della sanita',
della  pubblica  istruzione,  nonche'  da  un numero massimo di dieci
esperti,  con  qualificata esperienza nel campo dell'analisi sociale,
giuridica  ed  economica dei problemi dell'immigrazione, nominati con
decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,  sentito  il
Ministro per la solidarieta' sociale. Il presidente della commissione
e'  scelto  tra  i  professori  universitari  di  ruolo esperti nelle
materie  suddette  ed e' collocato in posizione di fuori ruolo presso
la  Presidenza  del Consiglio dei ministri. Possono essere invitati a
partecipare  alle  sedute  della  commissione  i rappresentanti della
Conferenza  permanente  per  i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province   autonome   di   Trento  e  di  Bolzano,  della  Conferenza
Stato-citta' ed autonomie locali e di altre amministrazioni pubbliche
interessate a singole questioni oggetto di esame.
  4.   Con   il   decreto   di   cui  al  comma  3  sono  determinati
l'organizzazione della segreteria della commissione, istituita presso
il Dipartimento per gli affari sociali della Presidenza del Consiglio
dei  ministri,  nonche'  i rimborsi ed i compensi spettanti ai membri
della  commissione  e  ad  esperti  dei  quali la commissione intenda
avvalersi per lo svolgimento dei propri compiti.
  5.  Entro  i  limiti  dello  stanziamento  annuale  previsto per il
funzionamento  della  commissione dal decreto di cui all'articolo 45,
comma  1,  la  Commissione  puo'  affidare l'effettuazione di studi e
ricerche  ad  istituzioni  pubbliche  e private, a gruppi o a singoli
ricercatori  mediante  convenzioni  deliberate  dalla  commissione  e
stipulate dal presidente della medesima, e provvedere all'acquisto di
pubblicazioni  o  materiale  necessario per lo svolgimento dei propri
compiti.
  6.  Per  l'adempimento  dei  propri  compiti  la  commissione  puo'
avvalersi  della  collaborazione  di  tutte  le amministrazioni dello
Stato,  anche  ad  ordinamento  autonomo,  degli enti pubblici, delle
Regioni e degli enti locali.

TITOLO VI
NORME FINALI

                               Art. 47
                            (Abrogazioni)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 46)

  1.  Dalla  data di entrata in vigore del presente testo unico, sono
abrogati:
   a) gli articoli 144, 147, 148 e 149 del testo unico delle leggi di
pubblica  sicurezza,  approvato  con regio decreto 18 giugno 1931, n.
773;
   b)  le  disposizioni  della  legge  30  dicembre  1986, n. 943, ad
eccezione dell'art. 3;
   c) il comma 13 dell'articolo 3 della legge 8 agosto 1995, n. 335.
  2. Restano abrogate le seguenti disposizioni:
   a)  l'articolo  151  del  testo  unico  delle  leggi  di  pubblica
sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773;
   b) l'articolo 25 della legge 22 maggio 1975, n. 152;
   c) l'articolo 12 della legge 30 dicembre 1986, n. 943;
   d)  l'articolo 5, commi sesto, settimo e ottavo, del decreto legge
30  dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge
29 febbraio 1980, n 33;
   e)  gli  articoli 2 e seguenti del decreto-legge 30 dicembre 1989,
n.  416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990,
n. 39;
   f) l'articolo 4 della legge 18 gennaio 1994, n 50;
   g)   l'articolo   116   del  testo  unico  approvato  con  decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297.
  3  All'art.  20,  comma  2,  della  legge  2 dicembre 1991, n. 390,
restano soppresse le parole:
"sempre  che  esistano trattati o accordi internazionali bilaterali o
multilaterali  di reciprocita' tra la Repubblica italiana e gli Stati
di  origine  degli  studenti,  fatte  salve  le  diverse disposizioni
previste  nell'ambito  dei  programmi  in  favore dei Paesi in via di
sviluppo".
  4.  A  decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento di
attuazione  del  presente  testo  unico sono abrogate le disposizioni
ancora in vigore del Titolo V del regolamento di esecuzione del Testo
unico  18  giugno  1941,  n.  773, delle leggi di pubblica sicurezza,
approvato con regio decreto 6 maggio 1940, n. 635.
                               Art. 48
                       (Copertura finanziaria)
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 48)

  1. All'onere derivante dall'attuazione della legge 6 marzo 1998, n.
40 e del presente testo unico, valutato in lire 42.500 milioni per il
1997  e  in lire 124.000 milioni per ciascuno degli anni 1998 e 1999,
si provvede:
   a)  quanto  a lire 22.500 milioni per l'anno 1997 e a lire 104.000
milioni per ciascuno degli anni 1998 e 1999, mediante riduzione dello
stanziamento  iscritto  ai  fini  del bilancio triennale 1997-1999 al
capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica per l'anno 1997, allo scopo
parzialmente  utilizzando,  quanto  a  lire 22.500 milioni per l'anno
1997  e  a  lire  29.000 milioni per ciascuno degli anni 1998 e 1999,
l'accantonamento  relativo  al  Ministero  del  tesoro; quanto a lire
50.000  milioni  per ciascuno degli anni 1998 e 1999 l'accantonamento
relativo  alla  Presidenza  del Consiglio dei Ministri; quanto a lire
20.000  milioni per ciascuno degli anni 1998 e 1999, l'accantonamento
relativo  al Ministero della pubblica istruzione; quanto a lire 5.000
milioni  per  ciascuno  degli  anni  1998  e  1999,  l'accantonamento
relativo al Ministero degli affari esteri;
   b) quanto a lire 20.000 milioni per ciascuno degli anni 1997, 1998
e  1999,  mediante riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del
bilancio  triennale  1997-1999,  al  capitolo  9001  dello  stato  di
previsione   del   Ministero   del   tesoro,  del  bilancio  e  della
programmazione  economica  per  l'anno  1997, allo scopo parzialmente
utilizzando l'accantonamento relativo al ministero dell'interno.
  2.  Il  Ministro  del  tesoro,  del bilancio e della programmazione
economica  e'  autorizzato  ad  apportare,  con  propri  decreti,  le
occorrenti variazioni di bilancio.
                               Art. 49
                ((Disposizioni finali e transitorie))
                (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 49)

  1.  Nella prima applicazione delle disposizioni della legge 6 marzo
1998,  n.  40,  del  presente  testo  unico  si  provvede a dotare le
questure  che  ancora  non ne fossero provviste delle apparecchiature
tecnologiche  necessarie  per  la  trasmissione in via telematica dei
dati di identificazione personale nonche' delle operazioni necessarie
per   assicurare  il  collegamento  tra  le  questure  e  il  sistema
informativo della Direzione centrale della polizia criminale.
  ((1-bis.  Agli  stranieri  gia' presenti nel territorio dello Stato
anteriormente  alla  data  di  entrata  in vigore della legge 6 marzo
1998,  n.  40,  in  possesso  dei  requisiti stabiliti dal decreto di
programmazione  dei flussi per il 1998 emanato ai sensi dell'articolo
3,  comma  4,  in  attuazione  del  documento  programmatico  di  cui
all'articolo  3,  comma 1, che abbiano presentato la relativa domanda
con  le  modalita'  e nei termini previsti dal medesimo decreto, puo'
essere rilasciato il permesso di soggiorno per i motivi ivi indicati.
Per gli anni successivi al 1998, gli ingressi per motivi di lavoro di
cui   all'articolo  3,  comma  4,  restano  disciplinati  secondo  le
modalita'  ivi  previste.  In  mancanza  dei  requisiti richiesti per
l'ingresso  nel  territorio  dello  Stato,  si  applicano  le  misure
previste dal presente testo unico.))
  2.  All'onere conseguente all'applicazione del comma 1, valutato in
lire  8.000  milioni  per  l'anno  1998,  si  provvede a carico delle
risorse  di  cui  all'articolo  48  e comunque nel rispetto del tetto
massimo di spesa ivi previsto.
  ((2-bis. Per il perfezionamento delle operazioni di identificazione
delle    persone    detenute    o    internate,    il    Dipartimento
dell'amministrazione  penitenziaria adotta modalita' di effettuazione
dei  rilievi  segnaletici  conformi  a  quelle  gia'  in  atto per le
questure  e  si  avvale  delle  procedure  definite  d'intesa  con il
Dipartimento della pubblica sicurezza.))
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
  Dato a Roma, addi' 25 luglio 1998
                              SCALFARO
                                    PRODI,  Presidente  del Consiglio
                                  dei Ministri
                                    TURCO,     Ministro     per    la
                                  solidarieta' sociale
                                    DINI,   Ministro   degli   affari
                                  esteri
                                    NAPOLITANO, Ministro dell'interno
                                    FLICK, Ministro di grazia e
                                  giustizia
                                    CIAMPI,  Ministro del tesoro, del
                                  bilancio   e  della  programmazione
                                  economica
                                    BINDI, Ministro della sanita'
                                    BERLINGUER, Ministro della
                                  pubblica        istruzione        e
                                  dell'universita'  e  della  ricerca
                                  scientifica e tecnologica
                                    TREU, Ministro del lavoro e della
                                  previdenza sociale
                                    BASSANINI,    Ministro   per   la
                                  funzione   pubblica  e  gli  affari
                                  regionali
  Visto, il Guardasigilli: FLICK

 

 

Decreto Legislativo 17 marzo 1995, n.111

Decreto Legislativo 17 marzo 1995, n.111

Attuazione della direttiva n. 90/314/cee concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti “tutto compreso” (1)

(Gazzetta Ufficiale del 14 aprile 1995, n.88)

(1) Il presente decreto è stato abrogato dal D. Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, cd. Codice del Consumo.

1. Ambito di applicazione.

Le disposizioni del presente decreto si applicano ai pacchetti turistici definiti all’art. 2, venduti od offerti in vendita nel territorio nazionale dall’organizzatore o dal venditore, di cui agli articoli 3 e 4, in possesso di regolare autorizzazione.
Il presente decreto si applica altresì ai pacchetti turistici negoziati fuori dai locali commerciali, ferme restando le disposizioni del decreto legislativo 15 gennaio 1992, n. 50.

  1. Pacchetti turistici.

I pacchetti turistici hanno ad oggetto i viaggi, le vacanze ed i circuiti «tutto compreso», risultanti dalla prefissata combinazione di almeno due degli elementi di seguito indicati, venduti od offerti in vendita ad un prezzo forfettario, e di durata superiore alle ventiquattro ore ovvero estendentisi per un periodo di tempo comprendente almeno una notte:
a) trasporto;
b) alloggio;
c) servizi turistici non accessori al trasporto o all’alloggio di cui all’art. 7, lettere i) e m), che costituiscano parte significativa del «pacchetto turistico».
La fatturazione separata degli elementi di uno stesso “pacchetto turistico” non sottrae l’organizzatore o il venditore agli obblighi del presente decreto.

  1. Organizzatore di viaggio.

Ai fini del presente decreto l’organizzatore di viaggio è:
a) colui che è in possesso dell’autorizzazione ai sensi dell’art. 9 della legge 17 maggio 1983, n. 217, realizza la combinazione degli elementi di cui all’art. 2 e si obbliga in nome proprio e verso corrispettivo forfettario a procurare a terzi pacchetti turistici;
b) l’associazione senza scopo di lucro di cui all’art. 10 della legge 17 maggio 1983, n. 217, nei limiti ivi stabiliti.
L’organizzatore può vendere pacchetti turistici direttamente o tramite un venditore.

  1. Venditore.

Ai fini del presente decreto il venditore è:
a) colui che, in possesso dell’autorizzazione ai sensi dell’art. 9 della legge 17 maggio 1983, n. 217, vende, o si obbliga a procurare pacchetti tunstici realizzati ai sensi dell’art. 2 verso un corrispettivo forfettario;
b) l’associazione senza scopo di lucro di cui all’art. 10 della legge 17 maggio 1983, n. 217, nei limiti ivi stabiliti.

  1. Consumatore.

Ai fini del presente decreto, consumatore è l’acquirente, il cessionario di un pacchetto turistico o qualunque persona anche da nominare, purché soddisfi a tutte le condizioni richieste per la fruizione del servizio, per conto della quale il contraente principale si impegna ad acquistare senza remunerazione un pacchetto turistico.

  1. Forma del contratto di vendita di pacchetti turistici.

Il contratto di vendita di pacchetti turistici è redatto in forma scritta in termini chiari e precisi.
Al consumatore deve essere rilasciata una copia del contratto stipulato, sottoscritto o timbrato dall’organizzatore o venditore.

  1. Elementi del contratto di vendita di pacchetti turistici.

Il contratto contiene i seguenti elementi:
a) destinazione, durata, data d’inizio e conclusione, qualora sia previsto un soggiorno frazionato, durata del medesimo con relative date di inizio e fine;
b) nome, indirizzo, numero di telefono ed estremi dell’autorizzazione all’esercizio dell’organizzatore o venditore che sottoscrive il contratto;
c) prezzo del pacchetto turistico, modalità della sua revisione, diritti e tasse sui servizi di atterraggio, sbarco ed imbarco nei porti ed aeroporti e gli altri oneri posti a carico del viaggiatore;
d) importo, comunque non superiore al venticinque per cento del prezzo, da versarsi all’atto della prenotazione, nonché il termine per il pagamento del saldo; il suddetto importo è versato a titolo di caparra ma gli effetti di cui all’art. 1385 del codice civile non si producono allorché il recesso dipenda da fatto sopraggiunto non imputabile, ovvero sia giustificato dal grave inadempimento della controparte;
e) estremi della copertura assicurativa e delle ulteriori polizze convenute con il viaggiatore;
f) presupposti e modalità di intervento del fondo di garanzia di cui all’art. 21;
g) mezzi, caratteristiche e tipologie di trasporto, data, ora, luogo della partenza e del ritorno, tipo di posto assegnato;
h) ove il pacchetto turistico includa la sistemazione in albergo, l’ubicazione, la categoria turistica, il livello, l’eventuale idoneità all’accoglienza di persone disabili, nonché le principali caratteristiche, la conformità alla regolamentazione dello Stato membro ospitante, i pasti forniti;
i) itinerario, visite, escursioni o altri servizi inclusi nel pacchetto turistico, ivi compresa la presenza di accompagnatori e guide turistiche;
l) termine entro cui il consumatore deve essere informato dell’annullamento del viaggio per la mancata adesione del numero minimo dei partecipanti previsto;
m) accordi specifici sulle modalità del viaggio espressamente convenuti tra l’organizzatore o il venditore e il consumatore al momento della prenotazione;
n) eventuali spese poste a carico del consumatore per la cessione del contratto ad un terzo;
o) termine entro il quale il consumatore deve presentare reclamo per l’inadempimento o l’inesatta esecuzione del contratto;
p) termine entro il quale il consumatore deve comunicare la propria scelta in relazione alle modifiche delle condizioni contrattuali di cui all’art. 12.

  1. Informazione del consumatore.

Nel corso delle trattative e comunque prima della conclusione del contratto, il venditore o l’organizzatore forniscono per iscritto informazioni di carattere generale concernenti le condizioni applicabili ai cittadini dello Stato membro dell’Unione europea in materia di passaporto e visto con l’indicazione dei termini per il rilascio, nonché gli obblighi sanitari e le relative formalità per l’effettuazione del viaggio e del soggiorno.
Prima dell’inizio del viaggio l’organizzatore ed il venditore comunicano al consumatore per iscritto le seguenti informazioni:
a) orari, località di sosta intermedia e coincidenze;
b) generalità e recapito telefonico di eventuali rappresentanti locali dell’organizzatore o venditore ovvero di uffici locali contattabili dal viaggiatore in caso di difficoltà;
c) recapito telefonico dell’organizzatore o venditore utilizzabile in caso di difficoltà in assenza di rappresentanti locali
d) per i viaggi ed i soggiorni di minorenne all’estero, recapiti telefonici per stabilire un contatto diretto con costui o con il responsabile locale del suo soggiono;
e) circa la sottoscrizione facoltativa di un contratto di assicurazione a copertura delle spese sostenute dal consumatore per l’annullamento del contratto o per il rimpatrio in caso di incidente o malattia.
Quando il contratto è stipulato nell’imminenza della partenza, le indicazioni contenute nel comma 1 devono essere fornite contestualmente alla stipula del contratto.
È fatto comunque divieto di fornire informazioni ingannevoli sulle modalità del servizio offerto, sul prezzo e sugli altri elementi del contratto qualunque sia il mezzo mediante il quale dette informazioni vengono comunicate al consumatore.

  1. Opuscolo informativo.

L’opuscolo, ove posto a disposizione del consumatore, indica in modo chiaro e preciso:
a) la destinazione, il mezzo, il tipo, la categoria di trasporto utilizzato;
b) la sistemazione in albergo o altro tipo di alloggio, l’ubicazione, la categoria o il livello e le caratteristiche principali, la sua approvazione e classificazione dello Stato ospitante;
c) i pasti forniti;
d) l’itinerario;
e) le informazioni di carattere generale applicabili al cittadino di uno Stato membro dell’Unione europea in materia di passaporto e visto con indicazione dei termini per il rilascio, nonché gli obblighi sanitari e le relative formalità da assolvere per l’effettuazione del viaggio e del soggiorno;
f) l’importo o la percentuale di prezzo da versare come acconto e le scadenze per il versamento del saldo;
g) l’indicazione del numero minimo di partecipanti eventualmente necessario per l’effettuazione del viaggio tutto compreso e del termine entro il quale il consumatore deve essere informato dell’annullamento del pacchetto turistico;
h) i termini, le modalità, il soggetto nei cui riguardi si esercita il diritto di recesso ai sensi dell’art. 5 del decreto legislativo del 15 gennaio 1992, n. 50, nel caso di contratto negoziato fuori dei locali commerciali.
Le informazioni contenute nell’opuscolo vincolano l’organizzatore e il venditore in relazione alle rispettive responsabilità, a meno che le modifiche delle condizioni ivi indicate non siano comunicate per iscritto al consumatore prima della stipulazione del contratto o vengano concordate dai contraenti, mediante uno specifico accordo scritto, successivamente alla stipulazione.

  1. Cessione del contratto.

Il consumatore può sostituire a sé un terzo che soddisfi tutte le condizioni per la fruizione del servizio, nei rapporti derivanti dal contratto, ove comunichi per iscritto all’organizzatore o al venditore, entro e non oltre quattro giorni lavorativi prima della partenza, di trovarsi nell’impossibilità di usufruire del pacchetto turistico e le generalità del cessionario.
Il cedente ed il cessionario sono solidamente obbligati nei confronti dell’organizzatore o del venditore al pagamento del prezzo e delle spese ulteriori eventualmente derivanti dalla cessione.

  1. Revisione del prezzo.

La revisione del prezzo forfettario di vendita di pacchetto turistico convenuto dalle parti è ammessa solo quando sia stata espressamente prevista nel contratto, anche con la definizione delle modalità di calcolo, in conseguenza della variazione del costo del trasporto, del carburante, dei diritti e delle tasse quali quelle di atterraggio, di sbarco o imbarco nei porti o negli aeroporti, del tasso di cambio applicato.
La revisione al rialzo non può in ogni caso essere superiore al 10% del prezzo nel suo originario ammontare.
Quando l’aumento del prezzo supera la percentuale di cui al comma 2, l’acquirente può recedere dal contratto, previo rimborso delle somme già versate alla controparte.
Il prezzo non può in ogni caso essere aumentato nei venti giorni che precedono la partenza.

  1. Modifiche delle condizioni contrattuali.

Prima della partenza l’organizzatore o il venditore che abbia necessità di modificare in modo significativo uno o più elementi del contratto, ne dà immediato avviso in forma scritta al consumatore, indicando il tipo di modifica e la variazione del prezzo che ne consegue.
Ove non accetti la proposta di modifica di cui al comma 1, il consumatore può recedere, senza pagamento di penale, ed ha diritto a quanto previsto nell’art. 13.
Il consumatore comunica la propria scelta all’organizzatore o al venditore entro due giorni lavorativi dal momento in cui ha ricevuto l’avviso indicato al comma 2.
Dopo la partenza, quando una parte essenziale dei servizi previsti dal contratto non può essere effettuata, l’organizzatore predispone adeguate soluzioni alternative per la prosecuzione del viaggio programmato non comportanti oneri di qualsiasi tipo a carico del consumatore, oppure rimborsa quest’ultimo nei limiti della differenza tra le prestazioni originariamente previste e quelle effettuate, salvo il risarcimento del danno.
Se non è possibile alcuna soluzione alternativa o il consumatore non l’accetta per un giustificato motivo, l’organizzatore gli mette a disposizione un mezzo di trasporto equivalente per il ritorno al luogo di partenza o ad altro luogo convenuto, e gli restituisce la differenza tra il costo delle prestazioni previste e quello delle prestazioni effettuate fino al momento del rientro anticipato.

  1. Diritti del consumatore in caso di recesso o annullamento del servizio.

Quando il consumatore recede dal contratto nei casi previsti dagli articoli 11 e 12, o il pacchetto turistico viene cancellato prima della partenza per qualsiasi motivo, tranne che per colpa del consumatore, questi ha diritto di usufruire di un’altro pacchetto turistico di qualità equivalente o superiore senza supplemento di prezzo, o di un pacchetto turistico qualitativamente inferiore previa restituzione della differenza del prezzo, oppure gli è rimborsata, entro sette giorni lavorativi dal momento del recesso o della cancellazione, la somma di danaro già corrisposta.
Nei casi previsti dal comma 1 il consumatore ha diritto ad essere risarcito di ogni ulteriore danno dipendente dalla mancata esecuzione del contratto.
Il comma 2 non si applica quando la cancellazione del pacchetto turistico dipende dal mancato raggiungimento del numero minimo di partecipanti richiesto ed il consumatore sia stato informato in forma scritta almeno venti giorni prima della data prevista per la partenza, oppure da causa di forza maggiore, escluso in ogni caso l’eccesso di prenotazioni.

  1. Mancato o inesatto adempimento.

In caso di mancato o inesatto adempimento delle obbligazioni assunte con la vendita del pacchetto turistico l’organizzatore e il venditore sono tenuti al risarcimento del danno, secondo le rispettive responsabilità, se non provano che il mancato o inesatto adempimento è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a loro non imputabile.
L ‘organizzatore o il venditore che si avvale di altri prestatori di servizi è comunque tenuto a risarcire il danno sofferto dal consumatore, salvo il diritto di rivalersi nei loro confronti.

  1. Responsabilità per danni alla persona. (1)

Il danno derivante alla persona dall’inadempimento o dalla inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico è risarcibile nei limiti delle convenzioni internazionali che disciplinano la materia, di cui sono parte l’Italia o l’Unione europea, ed, in particolare, nei limiti previsti dalla convenzione di Varsavia del 12 ottobre 1929 sul trasporto aereo internazionale, resa esecutiva con legge 19 maggio 1932, n. 841, dalla convenzione di Berna del 25 febbraio 1961 sul trasporto ferroviario, resa esecutiva con legge 2 marzo 1963 n. 806, e dalla convenzione di Bruxelles del 23 aprile 1970 (C.C.V.), resa esecutiva con legge 27 dicembre 1977, n. 1084, per ogni altra ipotesi di responsabilità dell’organizzatore e del venditore, così come recepite nell’ordinamento. (2)
ll diritto al risarcimento del danno si prescrive in tre anni dalla data del rientro del viaggiatore nel luogo di partenza, salvo il termine di diciotto o dodici mesi per quanto attiene all’inadempimento di prestazioni di trasporto comprese nel pacchetto turistico per le quali si applica l’art. 2951 del codice civile.
È nullo ogni accordo che stabilisca limiti di risarcimento inferiori a quelli di cui al comma 1. (2)

(1) La Corte Costituzionale, con sentenza 30 marzo 2012, n. 75, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo “nella parte in cui, limitatamente alla responsabilità per danni alla persona, pone come limite all’obbligo di ristoro dei danni quello indicato dalla Convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio, firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970, ratificata con la legge 27 dicembre 1977, n. 1084 (Ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio – CCV).”
(2) Questo comma è stato abrogato dal D. Lgs. 9 maggio 2006, n. 96.

  1. Responsabilità per danni diversi da quelli alla persona.

Le parti contraenti possono convenire in forma scritta, fatta salva in ogni caso l’applicazione dell’art. 1341, secondo comma, del codice civile, limitazioni al risarcimento del danno, diverso dal danno alla persona, derivante dall’inadempimento o dall’inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico.
La limitazione di cui al comma 1 non può essere, a pena di nullità, comunque inferiore a quanto previsto dall’art. 13 della convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio (C.C.V.), firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970, resa esecutiva con legge 29 dicembre 1977, n. 1084.
In assenza di specifica pattuizione, il risarcimento del danno è ammesso nei limiti previsti dall’art. 13 della convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio (C.C.V.), firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970, resa esecutiva con legge 29 dicembre 1977, n. 1084 e dall’art. 1783 e seguenti del codice civile.
Il diritto al risarcimento del danno si prescrive in un anno dal rientro del viaggiatore nel luogo della partenza.

  1. Esonero di responsabilità.

L’organizzatore ed il venditore sono esonerati dalla responsabilità di cui agli articoli 15 e 16, quando la mancata o inesatta esecuzione del contratto è imputabile al consumatore o è dipesa dal fatto di un terzo a carattere imprevedibile o inevitabile, ovvero da un caso fortuito o di forza maggiore.
L’organizzatore o il venditore apprestano con sollecitudine ogni rimedio utile al soccorso del consumatore al fine di consentirgli la prosecuzione del viaggio, salvo in ogni caso il diritto al risarcimento del danno nel caso in cui l’inesatto adempimento del contratto sia a questo ultimo imputabile.

  1. Diritto di surrogazione.

L’organizzatore o il venditore, che hanno risarcito il consumatore, sono surrogati in tutti i diritti e azioni di quest’ultimo verso i terzi responsabili.
Il consumatore fornisce all’organizzatore o al venditore tutti i documenti, le informazioni e gli elementi in suo possesso utili per l’esercizio del diritto di surroga.

  1. Reclamo.

Ogni mancanza nell’esecuzione del contratto deve essere contestata dal consumatore senza ritardo affinché l’organizzatore, il suo rappresentante locale o l’accompagnatore vi pongano tempestivamente rimedio.
Il consumatore può altresì sporgere reclamo mediante l’invio di una raccomandata, con avviso di ricevimento, all’organizzatore o al venditore, entro e non oltre dieci giorni lavorativi dalla data del rientro presso la località di partenza.

  1. Assicurazione.

L’organizzatore e il venditore devono essere coperti dall’assicurazione per la responsabilità civile verso il consumatore per il risarcimento dei danni di cui agli articoli 15 e 16.
È fatta salva la facoltà di stipulare polizze assicurative di assistenza al turista.

  1. Fondo di garanzia.

È istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – rubrica 43 relativa alle spese per il turismo e lo spettacolo – un fondo nazionale di garanzia, per consentire, in caso di insolvenza o di fallimento del venditore o dell’organizzatore, il rimborso del prezzo versato ed il rimpatrio del consumatore nel caso di viaggi all’estero, nonché per fornire una immediata disponibilità economica in caso di rientro forzato di turisti da Paesi extracomunitari in occasione di emergenze, imputabili o meno al comportamento dell’organizzatore.
Il fondo è alimentato annualmente da una quota pari al 2% (1) dell’ammontare del premio delle polizze di assicurazione obbligatoria di cui all’art. 20 che è versata all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnata, con decreto del Ministro del tesoro, al fondo di cui al comma 1.
Il fondo interviene, per le finalità di cui al comma 1, nei limiti dell’importo corrispondente alla quota così come determinata ai sensi del comma 2.
Il fondo potrà avvalersi del diritto di rivalsa nei confronti del soggetto inadempiente.
Entro tre mesi dalla pubblicazione del presente decreto verranno determinate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di concerto con il Ministro del tesoro le modalità di gestione e di funzionamento del fondo.

(1) Le parole: “allo 0,5%” sono state così sostituite dalla L. 5 marzo 2001, n. 57.

  1. Entrata in vigore.

Il presente decreto entra in vigore sei mesi dopo la data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297

Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297
(GU n.115 del 19-5-1994 – Suppl. Ordinario n. 79)

Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
   Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione; 
   Vista la legge 10 aprile 1991, n. 121, cosi' come modificata dalla
legge 26 aprile 1993, n. 126, che autorizza il Governo ad emanare  un
testo  unico  concernente  le  disposizioni  legislative  vigenti  in
materia di istruzione, esclusa quella  universitaria,  relative  alle
scuole di ogni ordine e grado; 
   Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400; 
   Viste le preliminari deliberazioni  del  Consiglio  dei  Ministri,
adottate nelle riunioni del 7 settembre e del 22 dicembre 1993; 
   Acquisito il parere delle competenti commissioni permanenti  della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; 
   Udito il parere del Consiglio  di  Stato,  espresso  nell'adunanza
generale del 17 marzo 1994; 
   Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata  nella
riunione dell'8 aprile 1994; 
   Sulla proposta del Ministro della pubblica istruzione; 
             E M A N A il seguente decreto-legislativo: 
                               Art. 1. 
   1. E' approvato l'unito testo unico delle disposizioni legislative
vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine
e grado, composto di 676 articoli e vistato dal Ministro proponente. 
   Il  presente  decreto,  munito  del  sigillo  dello  Stato,  sara'
inserito  nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti   normativi   della
Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo
e di farlo osservare. 
    Dato a Roma, addi' 16 aprile 1994 
                              SCALFARO 
                                     CIAMPI, Presidente del Consiglio 
                                  dei Ministri 
                                      JERVOLINO RUSSO, Ministro della 
                                  pubblica istruzione 
Visto, il Guardasigilli: CONSO 

Parte I
NORME GENERALI

                   TESTO UNICO DELLE DISPOSIZIONI 
            LEGISLATIVE VIGENTI IN MATERIA DI ISTRUZIONE 
             RELATIVE ALLE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO 
                               Art. 1. 
Formazione della personalita' degli alunni e liberta' di insegnamento 
  1. Nel rispetto delle  norme  costituzionali  e  degli  ordinamenti
della scuola stabiliti  dal  presente  testo  unico,  ai  docenti  e'
garantita la liberta' di insegnamento intesa come autonomia didattica
e come libera espressione culturale del docente. 
  2. L'esercizio di tale liberta' e' diretto a promuovere, attraverso
un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della
personalita' degli alunni. 
  3.   Egarantita   l'autonomia   professionale   nello   svolgimento
dell'attivita' didattica, scientifica e di ricerca. 
                               Art. 2. 
Tutela della liberta' di coscienza degli alunni e diritto allo studio 
 
  1. L'azione di promozione di cui  all'articolo  1  e'  attuata  nel
rispetto della coscienza morale e civile degli alunni. 
  2.  A  favore  degli  alunni  sono  attuate  iniziative  dirette  a
garantire il diritto allo studio. 
                               Art. 3. 
                        Comunita' scolastica 
 
  1. Al fine di realizzare,  nel  rispetto  degli  ordinamenti  della
scuola dello Stato e delle competenze e delle responsabilita' proprie
del personale ispettivo, direttivo e docente, la partecipazione  alla
gestione della scuola dando ad essa il carattere di una comunita' che
interagisce  con  la  piu'  vasta  comunitasociale  e  civica,   sono
istituiti,  a  livello  di  circolo,   di   istituto,   distrettuale,
provinciale e nazionale, gli organi collegiali di cui al titolo 1. 
  2. Le disposizioni recate dal predetto titolo I si applicano fino a
che non si sara' provveduto al riordinamento degli organi  collegiali
in base alla delega legislativa conferita al Governo dall'articolo  4
della legge 24 dicembre 1993, n. 537. 
                               Art. 4. 
                          Comunita' Europea 
  1.  L'ordinamento   scolastico   italiano,   nel   rispetto   della
responsabilita' degli  Stati  membri  della  Comunita'  Europea,  per
quanto riguarda il contenuto dell'insegnamento e l'organizzazione del
sistema di istruzione, favorisce la cooperazione tra gli Stati membri
per lo sviluppo di una istruzione di qualita' e della sua  dimensione
europea (( in conformita' a quanto  previsto  dall'articolo  126  del
trattato dellla Comunita' europea, quale sostituito  dall'articolo  G
n. 36 del trattato sull'Unione europea )) sottoscritto  a  Maastricht
il 7 agosto 1992 e ratificato con legge 3 novembre 1992, n. 454. 
  2. Ai sensi dell'articolo 1 del  decreto  legislativo  26  novembre
1992 n. 470 e' riconosciuto il diritto di  soggiorno  nel  territorio
della Repubblica agli studenti cittadini di uno  Stato  membro  della
Comunita' europea, iscritti ad un istituto per conseguirvi, a  titolo
principale, una formazione professionale. 

TITOLO I
ORGANI COLLEGIALI DELLA SCUOLA E ASSEMBLEE DEGLI STUDENTI E
DEI
GENITORI
Capo I
ORGANI COLLEGIALI A LIVELLO DI CIRCOLO E DI
ISTITUTO
E ASSEMBLEE DEGLI STUDENTI E DEI GENITORI
Sezione I: Organi
collegiali a livello di circolo e di istituto

                               Art. 5. 
        Consiglio di intersezione, di interclasse e di classe 
 
  1. Il consiglio di intersezione nella scuola materna, il  consiglio
di interclasse nelle scuole elementari e il consiglio di classe negli
istituti di istruzione secondaria sono rispettivamente  composti  dai
docenti delle sezioni dello stesso plesso nella scuola  materna,  dai
docenti dei gruppi di classi parallele o dello stesso ciclo  o  dello
stesso plesso nella scuola elementare e dai docenti di  ogni  singola
classe  nella  scuola  secondaria.  Fanno  parte  del  consiglio   di
intersezione, di interclasse  e  del  consiglio  di  classe  anche  i
docenti di sostegno che ai sensi dell'articolo  315,  comma  5,  sono
contitolari delle classi interessate. (64) 
  1-bis.  Gli  insegnanti  tecnico-pratici,  anche  quando  il   loro
insegnamento si svolge in compresenza, fanno parte, a pieno titolo  e
con pienezza di  voto  deliberativo,  del  consiglio  di  classe.  Le
proposte di voto per le valutazioni periodiche e finali relative alle
materie  il  cui  insegnamento  e'   svolto   in   compresenza   sono
autonomamente formulate, per  gli  ambiti  di  rispettiva  competenza
didattica, dal singolo docente, sentito l'altro insegnante.  Il  voto
unico viene assegnato  dal  consiglio  di  classe  sulla  base  delle
proposte formulate, nonche' degli elementi di  giudizio  forniti  dai
due docenti interessati. 
  2.  Fanno  parte,  altresi',  del  consiglio  di  intersezione,  di
interclasse o di classe. 
    a) nella scuola materna e nella scuola elementare,  per  ciascuna
delle sezioni o delle classi interessate un rappresentante eletto dai
genitori degli alunni iscritti; 
    b) nella scuola media, quattro rappresentanti eletti dai genitori
degli alunni iscritti alla classe; 
    c) nella scuola secondaria superiore, due  rappresentanti  eletti
dai  genitori  degli  alunni  iscritti  alla  classe,   nonche'   due
rappresentanti degli studenti, eletti dagli studenti della classe; 
    d) ((LETTERA ABROGATA DAL D.P.R. 29 OTTOBRE  2012,  N.  263  COME
MODIFICATO DALL'AVVISO DI RETTIFICA IN G.U. 3/5/2013, N.102)). 
  3. Nella scuola dell'obbligo alle riunioni del consiglio di  classe
e di interclasse puo' partecipare, qualora non faccia gia' parte  del
consiglio  stesso,  un  rappresentante  dei  genitori  degli   alunni
iscritti alla classe o alle classi interessate, figli  di  lavoratori
stranieri residenti in Italia che abbiano la cittadinanza di uno  dei
Paesi membri della comunita' europea. 
  4. Del consiglio di classe fanno parte a  titolo  consultivo  anche
gli  assistenti  addetti  alle  esercitazioni  di   laboratorio   che
coadiuvano  i  docenti  delle  corrispondenti  materie   tecniche   e
scientifiche, negli istituti tecnici, negli istituti professionali  e
nei licei. Le proposte di voto per le valutazioni periodiche e finali
sono formulate  dai  docenti  di  materie  tecniche  e  scientifiche,
sentiti gli assistenti coadiutori. 
  5. Le funzioni di segretario  del  consiglio  sono  attribuite  dal
direttore didattico o dal  preside  a  uno  dei  docenti  membro  del
consiglio stesso. 
  6. Le competenze  relative  alla  realizzazione  del  coordinamento
didattico e dei rapporti interdisciplinari spettano al  consiglio  di
intersezione, di interclasse e di classe con  la  sola  presenza  dei
docenti. 
  7. Negli istituti e scuole di istruzione secondaria  superiore,  le
competenze relative alla valutazione periodica e finale degli  alunni
spettano al consiglio di classe con la sola presenza dei docenti. 
  8. I consigli di intersezione, di  interclasse  e  di  classe  sono
presieduti rispettivamente dal  direttore  didattico  e  dal  preside
oppure da  un  docente,  membro  del  consiglio,  loro  delegato;  si
riuniscono in ore non coincidenti con  l'orario  delle  lezioni,  col
compito di formulare al  collegio  dei  docenti  proposte  in  ordine
all'azione educativa e didattica e ad iniziative di sperimentazione e
con quello  di  agevolare  ed  estendere  i  rapporti  reciproci  tra
docenti, genitori ed alunni. In particolare esercitano le  competenze
in materia di programmazione valutazione e  sperimentazione  previste
dagli articoli 126, 145, 167, 177 e 277. Si pronunciano su ogni altro
argomento attribuito dal presente testo  unico,  dalle  leggi  e  dai
regolamenti alla loro competenza. 
  9. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
  10. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
  11. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (64) 
  Il D.P.R. 29 ottobre 2012, n. 263 ha disposto (con l'art. 11, comma
4) che "4. Sono abrogate le disposizioni  contenute  all'articolo  5,
comma  1,  lettera  d),  e  agli  articoli  137  e  169  del  decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297." 
                               Art. 6. 
Consiglio di intersezione, di interclasse e di  classe  nelle  scuole
                      con particolari finalita' 
 
  1. Gli specialisti che  operano  in  modo  continuativo  sul  piano
medico,  socio-psico-pedagogico  e  dell'orientamento  partecipano  a
pieno titolo ai consigli di intersezione, di interclasse e di  classe
costituiti nelle scuole funzionanti presso gli istituti  statali  per
non vedenti e presso  gli  istituti  statali  per  sordomuti  nonche'
presso le altre istituzioni statali o convenzionate con il  Ministero
della pubblica istruzione  per  speciali  compiti  di  istruzione  ed
educazione di minori portatori di handicap e di minori  in  stato  di
difficolta' e presso le  altre  scuole  indicate  nell'articolo  324,
limitatamente alle sezioni o classi a cui e' diretta l'attivita'  dei
predetti specialisti. 
                               Art. 7. 
                        Collegio dei docenti 
 
  1. Il collegio dei docenti e' composto  dal  personale  docente  di
ruolo e non di ruolo in servizio nel circolo o nell'istituto,  ed  e'
presieduto dal direttore didattico  o  dal  preside.  Fanno  altresi'
parte del collegio dei docenti i docenti di sostegno che ai sensi del
successivo articolo 315,  comma  5,  assumono  la  contitolarita'  di
classi del circolo o istituto.  Nelle  ipotesi  di  piu'  istituti  o
scuole di istruzione secondaria superiore di diverso  ordine  e  tipo
aggregati, ogni istituto  o  scuola  aggregata  mantiene  un  proprio
collegio dei docenti per le competenze di cui al comma 2. 
  2. Il collegio dei docenti: 
   a) ha potere deliberante in materia di funzionamento didattico del
circolo  o  dell'istituto.  In  particolare  cura  la  programmazione
dell'azione educativa anche al fine di  adeguare,  nell'ambito  degli
ordinamenti della  scuola  stabiliti  dallo  Stato,  i  programmi  di
insegnamento alle specifiche esigenze ambientali  e  di  favorire  il
coordinamento  interdisciplinare.  Esso  esercita  tale  potere   nel
rispetto della liberta' di insegnamento garantita a ciascun docente; 
    b) formula proposte al direttore didattico o al  preside  per  la
formazione, la composizione delle classi e l'assegnazione ad esse dei
docenti, per la formulazione  dell'orario  delle  lezioni  e  per  lo
svolgimento delle  altre  attivita'  scolastiche,  tenuto  conto  dei
criteri generali indicati dal consiglio di circolo o d'istituto; 
    c) delibera, ai fini della valutazione degli alunni e  unitamente
per tutte le classi, la suddivisione dell'anno scolastico  in  due  o
tre periodi; 
    d) valuta periodicamente  l'andamento  complessivo  dell'  azione
didattica per verificarne l'efficacia in rapporto agli orientamenti e
agli obiettivi programmati,  proponendo,  ove  necessario,  opportune
misure per il miglioramento dell'attivita' scolastica; 
    e) provvede all'adozione dei libri di testo, sentiti  i  consigli
di interclasse  o  di  classe  e,  nei  limiti  delle  disponibilita'
finanziarie indicate dal consiglio di circolo  o  di  istituto,  alla
scelta dei sussidi didattici; 
    f)  adotta  o  promuove  nell'ambito  delle  proprie   competenze
iniziative di sperimentazione in conformita'  degli  articoli  276  e
seguenti; 
    g) promuove iniziative di aggiornamento dei docenti del circolo o
dell'istituto; 
    h) elegge, in numero di uno nelle scuole fino a  200  alunni,  di
due nelle scuole fino a 500 alunni, di tre nelle scuole  fino  a  900
alunni, e di quattro nelle scuole con piu' di 900 alunni,  i  docenti
incaricati di collaborare col direttore didattico o col preside;  uno
degli eletti sostituisce il direttore didattico o preside in caso  di
assenza o impedimento. Nelle scuole di cui  all'articolo  6,  le  cui
sezioni o classi siano tutte finalizzate all'istruzione ed educazione
di minori portatori di handicap anche nei casi in cui il numero degli
alunni del circolo o istituto sia inferiore a  duecento  il  collegio
dei  docenti  elegge  due  docenti  incaricati  di  collaborare   col
direttore didattico o preside; 
    i) elegge i suoi rappresentanti nel consiglio  di  circolo  o  di
istituto; 
    l) elegge, nel suo seno, i docenti che fanno parte  del  comitato
per la valutazione del servizio del personale docente; 
    m) programma ed attua le iniziative per il sostegno degli  alunni
portatori di handicap; 
    n) nelle  scuole  dell'obbligo  che  accolgono  alunni  figli  di
lavoratori stranieri residenti in Italia  e  di  lavoratori  italiani
emigrati adotta le iniziative previste dagli articoli 115 e 116; 
    o) esamina, allo scopo di individuare i mezzi per ogni  possibile
recupero, i casi di scarso profitto  o  di  irregolare  comportamento
degli alunni, su iniziativa dei docenti  della  rispettiva  classe  e
sentiti gli specialisti che operano in modo continuativo nella scuola
con compiti medico, socio-psico-pedagogici e di orientamento; 
    p) esprime al direttore didattico o al preside parere  in  ordine
alla sospensione  dal  servizio  e  alla  sospensione  cautelare  del
personale docente quando ricorrano ragioni di particolare urgenza  ai
sensi degli articoli 468 e 506; 
    q) esprime parere, per gli  aspetti  didattici,  in  ordine  alle
iniziative dirette alla educazione della salute  e  alla  prevenzione
delle tossicodipendenze previste dall'articolo 106  del  testo  unico
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre  1990
n. 309; 
    r) si pronuncia su ogni altro argomento attribuito  dal  presente
testo unico, dalle leggi e dai regolamenti, alla sua competenza. 
  3. Nell'adottare le proprie deliberazioni il collegio  dei  docenti
tiene conto  delle  eventuali  proposte  e  pareri  dei  consigli  di
intersezione, di interclasse o di classe. 
  4. Il collegio dei docenti si insedia all'inizio  di  ciascun  anno
scolastico e si riunisce ogni qualvolta il direttore didattico  o  il
preside ne ravvisi la necessita' oppure quando almeno  un  terzo  dei
suoi componenti ne faccia richiesta; comunque, almeno una  volta  per
ogni trimestre o quadrimestre. 
  5. Le  riunioni  del  collegio  hanno  luogo  durante  l'orario  di
servizio in ore non coincidenti con l'orario di lezione. 
  6. Le funzioni di  segretario  del  collegio  sono  attribuite  dal
direttore didattico o dal preside ad uno dei docenti eletto  a  norma
del precedente comma 2, lettera h). 
                               Art. 8. 
        Consiglio di circolo o di istituto e giunta esecutiva 
 
  1. Il  consiglio  di  circolo  o  di  istituto,  nelle  scuole  con
popolazione scolastica  fino  a  500  alunni,  e'  costituito  da  14
componenti, di cui 6 rappresentanti del personale  docente,  uno  del
personale amministrativo, tecnico e ausiliario, 6 dei genitori  degli
alunni, il  direttore  didattico  o  il  preside;  nelle  scuole  con
popolazione scolastica superiore a 500 alunni  e'  costituito  da  19
componenti,  di  cui  8  rappresentanti  del  personale  docente,   2
rappresentanti del personale amministrativo, tecnico e ausiliario e 8
rappresentanti dei genitori degli alunni, il direttore didattico o il
preside. 
  2.  Negli   istituti   di   istruzione   secondaria   superiore   i
rappresentanti dei genitori degli alunni sono ridotti,  in  relazione
alla popolazione scolastica, a tre e a  quattro;  in  tal  caso  sono
chiamati a far parte del consiglio altrettanti rappresentanti  eletti
dagli studenti. 
  3. Gli studenti che non abbiano  raggiunto  la  maggiore  eta'  non
hanno voto deliberativo sulle materie di cui al primo ed  al  secondo
comma, lettera b), dell'articolo 10. 
  4. I rappresentanti del personale docente sono eletti dal  collegio
dei docenti nel proprio seno; quelli  del  personale  amministrativo,
tecnico ed ausiliario dal corrispondente personale di ruolo o non  di
ruolo in servizio nel circolo o nell'istituto;  quelli  dei  genitori
degli alunni  sono  eletti  dai  genitori  stessi  o  da  chi  ne  fa
legalmente le  veci;  quelli  degli  studenti,  ove  previsti,  dagli
studenti dell'istituto. 
  5.  Possono  essere  chiamati  a  partecipare  alle  riunioni   del
consiglio  di  circolo  o  di  istituto,  a  titolo  consultivo,  gli
specialisti che operano in modo continuativo nella scuola con compiti
medico, psico-pedagogici e di orientamento. 
  6. Il consiglio di circolo o di istituto e' presieduto da  uno  dei
membri, eletto, a maggioranza assoluta dei  suoi  componenti,  tra  i
rappresentanti dei genitori degli alunni. Qualora  non  si  raggiunga
detta maggioranza nella prima votazione, il presidente  e'  eletto  a
maggioranza relativa dei votanti. Puo' essere eletto  anche  un  vice
presidente. 
  7. Il consiglio di circolo o di istituto elegge nel  suo  seno  una
giunta  esecutiva,  composta  di  un   docente,   di   un   impiegato
amministrativo o tecnico o ausiliario e di due genitori. Della giunta
fanno parte di diritto il direttore didattico o il  preside,  che  la
presiede ed ha la rappresentanza del circolo o dell'istituto,  ed  il
capo  dei  servizi  di  segreteria  che  svolge  anche  funzioni   di
segretario della giunta stessa. 
  8.  Negli  istituti   di   istruzione   secondaria   superiore   la
rappresentanza dei genitori e' ridotta di una unita'; in tal caso  e'
chiamato a far parte della giunta esecutiva un rappresentante  eletto
dagli studenti. 
  9. Le riunioni del consiglio hanno luogo in ore non coincidenti con
l'orario di lezione. 
  10. I consigli di circolo o  di  istituto  e  la  giunta  esecutiva
durano in carica per tre anni scolastici. Coloro che  nel  corso  del
triennio perdono i requisiti per essere eletti in  consiglio  vengono
sostituiti dai primi  dei  non  eletti  nelle  rispettive  liste.  La
rappresentanza studentesca viene rinnovata annualmente. 
  11. Le funzioni  di  segretario  del  consiglio  di  circolo  o  di
istituto sono affidate dal presidente  ad  un  membro  del  consiglio
stesso. 
                               Art. 9. 
Consiglio di circolo o  di  istituto  nelle  scuole  con  particolari
                              finalita' 
 
  1. Ai consigli di  circolo  o  di  istituto  delle  scuole  di  cui
all'articolo 6 partecipa il legale rappresentante dell'ente gestore e
il legale rappresentante della istituzione a cui  sono  affidati  gli
alunni che frequentano dette scuole. 
  2. Agli stessi partecipa un rappresentante  degli  specialisti  che
operano in modo continuativo sul piano medico, socio-psico-pedagogico
e dell'orientamento nel circolo o istituto. 
                              Art. 10. 
Attribuzioni del consiglio di circolo o di istituto  e  della  giunta
                              esecutiva 
 
  1. Il consiglio di circolo o  di  istituto  elabora  e  adotta  gli
indirizzi generali e determina le forme di autofinanziamento. 
  2. Esso delibera il bilancio preventivo e  il  conto  consuntivo  e
dispone  in  ordine  all'impiego  dei  mezzi  finanziari  per  quanto
concerne il funzionamento amministrativo e didattico  del  circolo  o
dell'istituto. 
  3. Il consiglio di circolo o di istituto, fatte salve le competenze
del  collegio  dei  docenti  e  dei  consigli  di  intersezione,   di
interclasse, e di classe, ha potere deliberante,  su  proposta  della
giunta, per quanto  concerne  l'organizzazione  e  la  programmazione
della  vita  e  dell'attivita'  della  scuola,   nei   limiti   delle
disponibilita' di bilancio, nelle seguenti materie: 
    a) adozione del regolamento interno del circolo o dell'  istituto
che deve fra l'altro, stabilire le  modalita'  per  il  funzionamento
della biblioteca e per l'uso delle attrezzature culturali, didattiche
e sportive, per la vigilanza degli alunni  durante  l'ingresso  e  la
permanenza nella scuola nonche' durante l'uscita dalla medesima,  per
la partecipazione del pubblico alle sedute  del  consiglio  ai  sensi
dell'articolo 42; 
    b)  acquisto,  rinnovo   e   conservazione   delle   attrezzature
tecnico-scientifiche  e  dei  sussidi  didattici,   compresi   quelli
audio-televisivi e le dotazioni librarie, e acquisto dei materiali di
consumo occorrenti per le esercitazioni; 
    c) adattamento del calendario scolastico alle specifiche esigenze
ambientali; 
    d) criteri generali per la programmazione educativa; 
    e) criteri per la programmazione e l'attuazione  delle  attivita'
parascolastiche, interscolastiche, extrascolastiche, con  particolare
riguardo ai corsi di recupero e di sostegno,  alle  libere  attivita'
complementari, alle visite guidate e ai viaggi di istruzione; 
    f) promozione di contatti con altre scuole o istituti al fine  di
realizzare scambi di informazioni e di esperienze e di  intraprendere
eventuali iniziative di collaborazione; 
    g)  partecipazione  del  circolo  o  dell'istituto  ad  attivita'
culturali, sportive e ricreative di particolare interesse educativo; 
    h)  forme  e  modalita'  per   lo   svolgimento   di   iniziative
assistenziali  che  possono  essere  assunte  dal  circolo  o   dall'
istituto. 
  4. Il consiglio di  circolo  o  di  istituto  indica,  altresi',  i
criteri  generali  relativi  alla  formazione  delle   classi,   all'
assegnazione ad  esse  dei  singoli  docenti,  all'adattamento  dell'
orario  delle  lezioni  e  delle  altre  attivita'  scolastiche  alle
condizioni ambientali e al coordinamento organizzativo  dei  consigli
di intersezione, di interclasse o di  classe;  esprime  parere  sull'
andamento  generale,  didattico  ed  amministrativo,  del  circolo  o
dell'istituto, e stabilisce i criteri per l'espletamento dei  servizi
amministrativi. 
  5.  Esercita  le  funzioni  in  materia   di   sperimentazione   ed
aggiornamento previste dagli articoli 276 e seguenti. 
  6. Esercita le competenze in materia di uso  delle  attrezzature  e
degli edifici scolastici ai sensi dell'articolo 94. 
  7. Delibera, sentito per gli  aspetti  didattici  il  collegio  dei
docenti, le iniziative dirette alla educazione della  salute  e  alla
prevenzione delle tossicodipendenze previste  dall'articolo  106  del
testo unico approvato con decreto del Presidente della  Repubblica  9
ottobre 1990 n. 309. 
  8. Si pronuncia su ogni altro argomento attribuito dal testo unico,
dalle leggi e dai regolamenti, alla sua competenza. 
  9.  Sulle  materie  devolute  alla  sua  competenza,   esso   invia
annualmente una relazione al provveditore agli studi e  al  consiglio
scolastico provinciale. 
  10. La giunta esecutiva predispone  il  bilancio  preventivo  e  il
conto consuntivo; prepara i lavori del  consiglio  di  circolo  o  di
istituto, fermo restando  il  diritto  di  iniziativa  del  consiglio
stesso, e cura l'esecuzione delle relative delibere. 
  11. La giunta esecutiva ha altresi' competenza per i  provvedimenti
disciplinari  a  carico  degli  alunni,  di  cui   all'ultimo   comma
dell'articolo 5. Le  deliberazioni  sono  adottate  su  proposta  del
rispettivo consiglio di classe. 
  12. Contro  le  decisioni  in  materia  disciplinare  della  giunta
esecutiva e' ammesso ricorso al provveditore agli studi che decide in
via  definitiva  sentita  la   sezione   del   consiglio   scolastico
provinciale avente competenza per il grado di scuola a cui appartiene
l'alunno. 
                              Art. 11. 
          (( (Comitato per la valutazione dei docenti). )) 
 
  ((1. Presso ogni istituzione scolastica ed educativa e'  istituito,
senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, il comitato per
la valutazione dei docenti. 
  2. Il comitato ha durata di tre anni scolastici, e' presieduto  dal
dirigente scolastico ed e' costituito dai seguenti componenti: 
    a) tre docenti dell'istituzione scolastica, di cui due scelti dal
collegio dei docenti e uno dal consiglio di istituto; 
    b) due rappresentanti dei genitori, per la scuola dell'infanzia e
per il primo ciclo di istruzione; un rappresentante degli studenti  e
un rappresentante dei genitori, per il secondo ciclo  di  istruzione,
scelti dal consiglio di istituto; 
    c) un  componente  esterno  individuato  dall'ufficio  scolastico
regionale tra docenti, dirigenti scolastici e dirigenti tecnici. 
  3. Il comitato  individua  i  criteri  per  la  valorizzazione  dei
docenti sulla base: 
    a)  della  qualita'  dell'insegnamento  e   del   contributo   al
miglioramento  dell'istituzione  scolastica,  nonche'  del   successo
formativo e scolastico degli studenti; 
    b) dei risultati ottenuti dal docente o dal gruppo di docenti  in
relazione  al  potenziamento  delle   competenze   degli   alunni   e
dell'innovazione   didattica   e    metodologica,    nonche'    della
collaborazione alla ricerca didattica,  alla  documentazione  e  alla
diffusione di buone pratiche didattiche; 
    c) delle responsabilita' assunte nel coordinamento  organizzativo
e didattico e nella formazione del personale. 
  4. Il comitato esprime altresi' il proprio parere  sul  superamento
del periodo di formazione e di prova  per  il  personale  docente  ed
educativo.  A  tal  fine  il  comitato  e'  composto  dal   dirigente
scolastico, che lo presiede, dai docenti di cui al comma  2,  lettera
a), ed e' integrato dal docente a cui sono affidate  le  funzioni  di
tutor. 
  5. Il comitato valuta  il  servizio  di  cui  all'articolo  448  su
richiesta   dell'interessato,   previa   relazione   del    dirigente
scolastico; nel caso  di  valutazione  del  servizio  di  un  docente
componente del comitato, ai lavori non partecipa l'interessato  e  il
consiglio di istituto provvede all'individuazione di un sostituto. Il
comitato esercita altresi' le competenze per  la  riabilitazione  del
personale docente, di cui all'articolo 501)). 
                                                               ((67)) 
-------------- 
AGGIORNAMENTO (67) 
  La L. 13 luglio 2015, n. 107 ha disposto (con l'art. 1, comma  129)
che la presente modifica ha effetto dall'inizio dell'anno  scolastico
successivo a quello in corso alla data di  entrata  in  vigore  della
legge 107/2015. 

Sezione II:
Assemblee degli studenti e dei genitori

                              Art. 12. 
                        Diritto di assemblea 
 
  1. Gli studenti della scuola  secondaria  superiore  e  i  genitori
degli alunni delle scuole di ogni ordine e  grado  hanno  diritto  di
riunirsi in assemblea nei locali della scuola, secondo  le  modalita'
previste dai successivi articoli. 
                              Art. 13. 
                       Assemblee studentesche 
 
  1. Le assemblee  studentesche  nella  scuola  secondaria  superiore
costituiscono  occasione  di  partecipazione   democratica   per   l'
approfondimento  dei  problemi  della  scuola  e  della  societa'  in
funzione della formazione culturale e civile degli studenti. 
  2.  Le  assemblee  studentesche  possono  essere  di  classe  o  di
istituto. 
  3. In relazione al numero degli alunni ed alla  disponibilita'  dei
locali l'assemblea di  istituto  puo'  articolarsi  in  assemblea  di
classi parallele. 
  4. I rappresentanti degli studenti nei consigli di  classe  possono
esprimere un comitato studentesco di istituto. 
  5. Il  comitato  studentesco  puo'  esprimere  pareri  o  formulare
proposte direttamente al consiglio di istituto. 
  6. Econsentito lo svolgimento di una assemblea di istituto  ed  una
di classe al mese nel limite, la prima, delle ore di lezione  di  una
giornata e, la seconda, di due ore. L'assemblea di  classe  non  puo'
essere tenuta sempre lo stesso giorno della settimana durante  l'anno
scolastico. Altra assemblea mensile puo' svolgersi fuori  dell'orario
delle lezioni, subordinatamente alla disponibilita' dei locali.  Alle
assemblee di istituto svolte durante l'orario delle  lezioni,  ed  in
numero  non  superiore  a   quattro,   puo'   essere   richiesta   la
partecipazione di esperti di problemi sociali, culturali, artistici e
scientifici, indicati dagli studenti  unitamente  agli  argomenti  da
inserire nell'ordine del giorno.  Detta  partecipazione  deve  essere
autorizzata dal consiglio d'istituto. 
  7. A richiesta degli studenti,  le  ore  destinate  alle  assemblee
possono essere utilizzate per lo svolgimento di attivita' di ricerca,
di seminario e per lavori di gruppo. 
  8. Non possono aver  luogo  assemblee  nel  mese  conclusivo  delle
lezioni. All'assemblea di classe o  di  istituto  possono  assistere,
oltre al preside od un suo delegato, i docenti che lo desiderino. 
                              Art. 14. 
             Funzionamento delle assemblee studentesche 
 
  1. L'assemblea di istituto deve darsi un regolamento per il proprio
funzionamento che viene inviato in visione al consiglio di istituto. 
  2.  L'assemblea  di  istituto  e'  convocata  su  richiesta   della
maggioranza del comitato studentesco di istituto o su  richiesta  del
10% degli studenti. 
  3. La data di convocazione e  l'ordine  del  giorno  dell'assemblea
devono essere preventivamente presentati al preside. 
  4. Il comitato studentesco, ove costituito,  ovvero  il  presidente
eletto dall'assemblea, garantisce l'esercizio democratico dei diritti
dei partecipanti. 
  5. Il preside ha potere di intervento nel caso  di  violazione  del
regolamento o  in  caso  di  constatata  impossibilita'  di  ordinato
svolgimento dell'assemblea. 
                              Art. 15. 
                       Assemblee dei genitori 
 
  1. Le assemblee dei genitori possono essere di sezione, di classe o
di istituto. 
  2. I rappresentanti dei genitori nei consigli di  intersezione,  di
interclasse o di classe possono esprimere un  comitato  dei  genitori
del circolo o dell'istituto. 
  3. Qualora le assemblee  si  svolgano  nei  locali  del  circolo  o
istituto, la data e l'orario  di  svolgimento  di  ciascuna  di  esse
debbono  essere  concordate  di  volta  in  volta  con  il  direttore
didattico o preside. 
  4. Nel caso previsto dal comma 3 l'assemblea di sezione o di classe
e' convocata  su  richiesta  dei  genitori  eletti  nei  consigli  di
intersezione, di interclasse o di classe; l'assemblea di istituto  e'
convocata su richiesta del presidente dell'assemblea, ove  sia  stato
eletto, o della maggioranza del comitato dei genitori, oppure qualora
la  richiedano  cento  genitori  negli   istituti   con   popolazione
scolastica fino  a  500,  duecento  negli  istituti  con  popolazione
scolastica fino a 1000, trecento negli altri. 
  5. Il direttore didattico o il preside, sentita la giunta esecutiva
del consiglio di circolo o di istituto, autorizza la convocazione e i
genitori promotori ne  danno  comunicazione  mediante  affissione  di
avviso all'albo, rendendo noto anche l'ordine del giorno. L'assemblea
si svolge fuori dell'orario delle lezioni. 
  6. L'assemblea dei  genitori  deve  darsi  un  regolamento  per  il
proprio funzionamento che viene inviato in visione  al  consiglio  di
circolo o di istituto. 
  7. In relazione al numero dei partecipanti  e  alla  disponibilita'
dei locali, l'assemblea di istituto puo' articolarsi in assemblee  di
classi parallele. 
  8. All'assemblea di  sezione,  di  classe  o  di  istituto  possono
partecipare con diritto di parola il direttore didattico o il preside
e  i  docenti  rispettivamente  della   sezione,   della   classe   o
dell'istituto. 

Capo II
ORGANI COLLEGIALI A LIVELLO DISTRETTUALE

                              Art. 16. 
             Istituzione e fini del distretto scolastico 
 
  1. Su proposta delle regioni, sentiti gli enti locali interessati e
gli organi dell'amministrazione scolastica periferica  competenti,  i
cui pareri sono allegati alle deliberazioni regionali, il  territorio
di ciascuna regione e' suddiviso,  con  decreto  del  Ministro  della
pubblica istruzione, in comprensori che assumono la denominazione  di
"distretti scolastici". I  decreti  dovranno  indicare  le  sedi  dei
distretti.  Con  la  stessa  procedura  si  provvede  alle  eventuali
variazioni. 
  2. Ai fini del precedente comma le regioni provvedono  ad  adeguare
la delimitazione dei distretti scolastici in  modo  che,  di  regola,
essa coincida con gli  ambiti  territoriali  dei  distretti  previsti
dall'articolo 3, comma 5,  lettera  b)  del  decreto  legislativo  30
dicembre 1992,  n.  502  quali  articolazioni  dell'unita'  sanitaria
locale. 
  3. Il distretto scolastico realizza la  partecipazione  democratica
delle comunita' locali  e  delle  forze  sociali  alla  vita  e  alla
gestione della scuola nelle forme e nei modi previsti dai  successivi
articoli. 
  4. Esso opera per il potenziamento e lo sviluppo delle  istituzioni
scolastiche ed educative e delle attivita' connesse  e  per  la  loro
realizzazione, con l'obiettivo del pieno esercizio del  diritto  allo
studio, della crescita culturale e civile della  comunita'  locale  e
del migliore funzionamento dei servizi scolastici. 
  5. Il distretto scolastico ha autonomia  amministrativa  ed  ha  la
gestione dei fondi  necessari  per  il  proprio  funzionamento.  (26)
((26a)) 
    
---------------

    
AGGIORNAMENTO (26) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo". 
    
-----------------

    
AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con  l'art.  8,comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 
                              Art. 17. 
                    Determinazione dei distretti 
 
  1. Nella determinazione dei distretti si tiene conto  dei  seguenti
criteri: 
   a)  il  distretto  scolastico  deve  corrispondere  ad  un  ambito
territoriale subprovinciale e ad  una  popolazione  non  superiore  a
100.000 abitanti. Puo'  estendersi  fino  a  200.000  nelle  zone  di
intensa  urbanizzazione.  Nessun  distretto  scolastico  puo'   avere
estensione maggiore della  provincia.  In  casi  eccezionali,  di  un
distretto potranno far parte comuni limitrofi anche se facenti  parte
di diversa provincia. Nell'ambito dei distretti scolastici dovra', di
regola, essere assicurata la presenza di tutti gli ordini e gradi  di
scuola, ad eccezione delle universita', delle accademie di belle arti
e dei conservatori di musica; 
    b) nella delimitazione dell'area del distretto, si fa riferimento
alle caratteristiche  sociali,  economiche  e  culturali  della  zona
interessata, nonche'  alla  distribuzione  della  popolazione,  delle
infrastrutture,  di  altri  organismi  e  servizi,  con   particolare
riferimento  a  quelli  sanitari  e  di  medicina  preventiva,   alle
comunicazioni  e  ai  trasporti,  tenendo  conto   della   espansione
urbanistica e dello sviluppo demografico e scolastico; 
    c) si deve evitare lo smembramento  del  territorio  comunale  in
distretti  diversi,  a  meno  che  non  esistano  i  presupposti  per
l'istituzione nello stesso comune di piu' distretti. (26) ((26 a)) 
    
---------------

    
AGGIORNAMENTO (26) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo". 
    
-----------------

    
AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con  l'art.  8,comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 
                              Art. 18. 
                        Organi del distretto 
 
  1. L'organo di governo del distretto  scolastico  e'  il  consiglio
scolastico distrettuale. 
  2. Esso e' composto come segue: 
    a) tre rappresentanti del personale direttivo in  servizio  nelle
scuole  ed  istituti  statali  compresi  nel  distretto,  eletti  dal
corrispondente personale in servizio nelle medesime scuole; 
    b) cinque rappresentanti del personale docente di ruolo e non  di
ruolo in servizio nelle  scuole  ed  istituti  statali  compresi  nel
distretto, eletti dal  corrispondente  personale  in  servizio  nelle
medesime scuole; i seggi sono assegnati in modo tale da assicurare di
regola la rappresentanza dei diversi ordini di scuola  esistenti  nel
distretto; 
    c) un rappresentante del personale direttivo e uno del  personale
docente in servizio nelle scuole pareggiate, parificate, e legalmente
riconosciute  comprese  nel  distretto,  eletti  dal   corrispondente
personale in servizio nelle medesime scuole; 
    d) sette rappresentanti eletti dai genitori degli alunni iscritti
alle scuole statali, pareggiate, parificate e legalmente riconosciute
comprese nel distretto, riservando almeno un posto ai genitori  degli
alunni delle scuole non statali; 
    e)  tre  membri  non  appartenenti  al  personale  della  scuola,
residenti nel distretto,  designati  dalle  organizzazioni  sindacali
piu' rappresentative che organizzano sul piano nazionale i lavoratori
dipendenti; 
    f) due rappresentanti  dei  lavoratori  autonomi,  residenti  nel
distretto,  designati  dalle  organizzazioni  sindacali  maggiormente
rappresentative sul piano nazionale; 
    g) tre  rappresentanti,  residenti  nel  distretto,  delle  forze
sociali rappresentative di interessi generali,  di  cui  1  designato
dalla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura,  tra
gli imprenditori, e gli altri 2, designati dal consiglio provinciale,
che siano espressione di enti, associazioni e istituzioni  culturali,
i quali per  gli  scopi  perseguiti  e  i  risultati  ottenuti  siano
ritenuti capaci di concorrere allo sviluppo e al miglioramento  della
scuola; 
    h) sette rappresentanti eletti dagli  alunni  degli  istituti  di
istruzione secondaria superiore  statali,  pareggiati,  parificati  e
legalmente riconosciuti compresi nel distretto, riservando  un  posto
agli alunni delle scuole non statali, qualora esistenti; 
    i) tre rappresentanti dell'amministrazione  provinciale,  di  cui
uno riservato alla minoranza, eletti, anche al di fuori  del  proprio
seno, dal consiglio provinciale. Quando il territorio  del  distretto
interessa piu' provincie, i rappresentanti vengono  eletti  nel  modo
seguente: ogni consiglio provinciale elegge tre consiglieri,  di  cui
uno  riservato  alla  minoranza,  che   congiuntamente   eleggono   i
rappresentanti delle provincie nel consiglio scolastico distrettuale,
anche al di fuori del proprio seno  e  garantendo  la  rappresentanza
della minoranza; 
    l) due rappresentanti del  personale  amministrativo,  tecnico  e
ausiliario di ruolo e non di ruolo in servizio nelle  scuole  statali
comprese  nel  distretto,  eletti  dal  corrispondente  personale  in
servizio nelle medesime scuole. 
  3. Del consiglio scolastico distrettuale  fanno  altresi'  parte  7
rappresentanti del comune, di cui 2 riservati alla minoranza, eletti,
anche fuori del proprio seno, dal consiglio comunale  del  comune  se
esso coincide col distretto. 
  4. Quando il territorio del distretto si estende su piu' comuni  il
numero dei rappresentanti e' elevato a 11, di cui  2  riservati  alla
minoranza. 
  5. Nei casi previsti  dal  precedente  comma  i  consigli  comunali
compresi nell'ambito del distretto provvedono ad eleggere ciascuno  3
consiglieri, di cui 1 riservato alla  minoranza,  che  congiuntamente
eleggono  i  rappresentanti   comunali   del   consiglio   scolastico
distrettuale, garantendo la rappresentanza della minoranza. 
  6. Se in un comune sono istituiti piu' distretti, esso avra'  sette
rappresentanti per ogni  distretto,  dei  quali  due  riservati  alla
minoranza. 
  7.  Qualora  nell'ambito  del   distretto   non   esistano   scuole
pareggiate, parificate e legalmente riconosciute i posti previsti per
i rappresentanti di cui al comma 2, lettera c) vanno ad aggiungersi a
quelli di cui alle lettere a) e b) e cade  la  riserva  di  cui  alla
lettera d) ultima parte. 
  8.  Il  consiglio  elegge  nel  proprio  ambito  il  presidente   a
maggioranza assoluta dei suoi componenti; qualora  non  si  raggiunga
detta maggioranza nella prima votazione, il presidente  e'  eletto  a
maggioranza relativa dei votanti. 
  9. Il  consiglio  puo'  eleggere  nel  proprio  ambito  una  giunta
esecutiva. Essa e' composta dal presidente del  consiglio  scolastico
distrettuale, che la presiede, e da altri sei membri eletti, con voto
limitato a due nomi, dal consiglio stesso. 
  10. I compiti di segreteria sono svolti da  impiegati  appartenenti
ai ruoli del personale amministrativo,  tecnico  e  ausiliario  delle
scuole ed istituti aventi sede nel distretto. 
  11. Il consiglio scolastico distrettuale resta  in  carica  per  un
triennio. Esso  si  riunisce  almeno  ogni  tre  mesi;  si  riunisce,
altresi', ogni qualvolta almeno  un  terzo  dei  suoi  componenti  ne
faccia richiesta. 
  12. Le designazioni di cui al comma 2, lettere e), f) e g)  nonche'
l'elezione  dei  rappresentanti  dei  comuni   sono   richieste   dal
provveditore agli studi alle organizzazioni e agli  enti  interessati
all'atto in cui vengono indette le elezioni dei membri indicati nelle
lettere a), b), c) e d) del comma 2. La richiesta  deve  indicare  la
data nella quale si svolgeranno tali elezioni. 
  13. Il presidente del consiglio scolastico distrettuale rappresenta
il distretto, mantiene i rapporti per i problemi di comune  interesse
con i  comuni,  la  provincia  e  la  regione  a  cui  appartiene  il
territorio del distretto, nonche' con gli organi dell'amministrazione
scolastica periferica e con le istituzioni scolastiche  ed  educative
operanti nel territorio distrettuale. 
  14. I presidenti dei consigli scolastici distrettuali di uno stesso
comune o di una stessa provincia possono  riunirsi  per  esaminare  i
problemi di comune interesse. A tali riunioni possono  partecipare  i
competenti assessori comunali, provinciali  e  regionali,  nonche'  i
rappresentanti dell'amministrazione scolastica periferica. 
  15. La giunta esecutiva prepara i lavori del  consiglio  scolastico
distrettuale, fissa l'ordine del giorno  e  cura  l'esecuzione  delle
delibere del consiglio stesso. 
  16. Le funzioni di segretario del  consiglio  sono  attribuite  dal
presidente ad uno dei membri del consiglio stesso. (26) ((26a)) 
    
---------------

    
AGGIORNAMENTO (26)
Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo".
    
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AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con l'art. 8,  comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 
                              Art. 19. 
           Funzioni del consiglio scolastico distrettuale 
 
  1. Il consiglio scolastico distrettuale, entro il mese di luglio di
ogni anno, elabora, nel quadro delle direttive generali  fissate  dal
Ministro della pubblica istruzione e previe opportune  intese,  anche
attraverso una riunione annua, alla quale possono essere invitati tre
membri,  compreso  il  presidente,  dei  consigli  di  circolo  o  di
istituto, con gli organi  competenti  delle  istituzioni  scolastiche
interessate, con il provveditore agli studi, con le regioni e con gli
enti locali, nell'ambito delle rispettive  competenze,  un  programma
per l'anno scolastico successivo attinente: 
    a)    allo    svolgimento    di    attivita'     parascolastiche,
extrascolastiche e interscolastiche; 
    b) ai servizi di orientamento scolastico  e  professionale,  e  a
quelli di assistenza scolastica ed educativa; 
    c)  ai  servizi  di   medicina   scolastica   e   di   assistenza
socio-psico-pedagogica; 
    d) ai corsi di  istruzione  degli  adulti  e  alle  attivita'  di
educazione permanente e di istruzione ricorrente; 
    e)  al  potenziamento  delle  attivita'  culturali   e   sportive
destinate agli alunni; 
    f) ad attivita' di sperimentazione; 
    g)     all'integrazione      specialistica,      al      servizio
socio-psico-pedagogico e a forme  particolari  di  sostegno  per  gli
alunni portatori di handicap nella scuole di ogni ordine e grado. 
  2. In attuazione del predetto  programma  il  consiglio  scolastico
distrettuale ha il potere di avanzare  concrete  specifiche  proposte
agli enti e organi competenti anche in ordine  alla  priorita'  delle
diverse iniziative. 
  3. Il consiglio  scolastico  distrettuale  predispone  altresi'  un
programma per assicurare la necessaria integrazione specialistica e i
servizi di sostegno per i fanciulli sordomuti che adempiono l'obbligo
scolastico nelle scuole  speciali  o  nelle  classi  ordinarie  delle
pubbliche scuole elementari e medie. 
  4.  Il  consiglio  scolastico  distrettuale  stabilisce  i  criteri
generali per  il  coordinamento  dell'uso  delle  attrezzature  della
scuola da parte di altre scuole che  ne  facciano  richiesta  per  lo
svolgimento di attivita' della scuola e l'organizzazione dei  servizi
necessari. 
  5. Inoltre il consiglio scolastico distrettuale formula proposte: 
   al provveditore agli studi, alla regione, agli  enti  locali,  per
quanto  di  rispettiva  competenza,  per  tutto  cio'   che   attiene
all'istituzione,  alla  localizzazione  e  al   potenziamento   delle
istituzioni scolastiche, nonche' all'organizzazione e  allo  sviluppo
dei servizi e delle strutture relative, anche al fine  di  costituire
unita' scolastiche territorialmente  e  socialmente  integrate  e  di
assicurare, di regola, la presenza  nel  distretto  di  scuole  dello
Stato di ogni ordine e grado, ad eccezione delle  universita',  delle
accademie di belle arti e dei conservatori di musica; 
   al Ministro della pubblica  istruzione  ed  al  provveditore  agli
studi per la migliore utilizzazione del personale della scuola, fatte
salve, le garanzie di legge per il personale stesso; 
   al Ministro  della  pubblica  istruzione,  per  l'inserimento  nei
programmi  scolastici  di  studi  e  ricerche  utili  alla   migliore
conoscenza delle realtalocali. 
  6.  Il  consiglio  scolastico  distrettuale  esprime  parere   ogni
qualvolta ne sia richiesto dal provveditore agli studi, dalla regione
o dagli enti locali, parere che e' obbligatorio quando si  tratti  di
interventi attinenti al programma elaborato ai sensi del comma  1  ma
in esso non previsti. 
  7. Il consiglio scolastico  distrettuale  provvede  ai  compiti  di
assistenza scolastica che siano  affidati  o  delegati  al  distretto
dalla regione o dagli enti locali, avendo di mira il coordinamento  e
l'integrazione delle attivita' assistenziali svolte nel distretto con
i restanti servizi scolastici, al fine  della  piena  attuazione  del
diritto allo studio. 
  8.  Il  consiglio   scolastico   distrettuale   promuove   altresi'
iniziative di orientamento scolastico. 
  9. Ai sensi dell'articolo 10 della legge 21 dicembre 1978 n. 845 le
regioni si avvalgono dei consigli scolastici distrettuali per compiti
di consultazione e di programmazione in  materia  di  orientamento  e
formazione  professionale  e  per   l'attuazione   delle   iniziative
rientranti nelle funzioni dei distretti scolastici. 
  10. Il consiglio scolastico distrettuale predispone annualmente una
relazione sull'attivita' svolta e sui risultati raggiunti e la  invia
al provveditore agli studi e al consiglio scolastico provinciale. 
  11. Il consiglio scolastico distrettuale  delibera  il  regolamento
interno, il bilancio  preventivo,  il  conto  consuntivo  nonche'  in
ordine all'impiego dei mezzi finanziari. 
  12. Si pronuncia su ogni altro argomento  attribuito  dal  presente
testo unico, dalle leggi e dai regolamenti, alla sua competenza. 
  13. Gli studenti che non abbiano raggiunto  la  maggiore  eta'  non
hanno voto deliberativo sulle materie di cui al comma 11, riguardanti
il bilancio preventivo, il conto  consuntivo  nonche'  l'impiego  dei
mezzi finanziari. (26) ((26 a)) 
    
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AGGIORNAMENTO (26) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo". 
    
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AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con  l'art.  8,comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 

Capo III
ORGANI COLLEGIALI A LIVELLO PROVINCIALE

                              Art. 20. 
                  Consiglio scolastico provinciale 
  1. Il consiglio scolastico provinciale comprende nell'ambito  della
sua competenza le scuole  materne,  elementari,  medie  e  secondarie
superiori della provincia. 
  2. Il numero complessivo dei componenti  del  consiglio  scolastico
provinciale e' determinato come segue: 
    a) in proporzione alla popolazione  scolastica  della  provincia:
12, 16, 20 seggi quando il numero degli alunni iscritti  alle  scuole
statali, pareggiate, parificate e  legalmente  riconosciute  indicate
nel comma 1 sia rispettivamente non superiore a 100.000 compreso  fra
100.001 e 300.000, superiore a 300.000; 
    b) in proporzione al numero delle unita' scolastiche delle scuole
di cui alla precedente lettera a) comprese nella provincia:  12,  16,
20  seggi   quando   il   numero   delle   unita'   scolastiche   sia
rispettivamente  non  superiore  a  100,  compreso  fra  101  e  300,
superiore a 300; 
    c) in proporzione  al  numero  degli  appartenenti  al  personale
direttivo e docente delle scuole di cui alla precedente lettera a)  e
al  personale  amministrativo,  tecnico  e  ausiliario  delle  scuole
medesime che siano statali: 12,  16,  20  seggi  quando  il  suddetto
personale sia rispettivamente  in  numero  non  superiore  a  10.000,
compreso fra 10.001 e 30.000, superiore a 30.000; 
    d) 6 altri componenti. 
  3. Fanno parte del consiglio scolastico provinciale: 
    a) il provveditore agli studi; 
    b) i rappresentanti del personale direttivo e docente di ruolo  e
non di ruolo delle scuole statali indicate nel comma  1,  eletti  dal
corrispondente personale in servizio nelle suddette scuole; 
    c) i rappresentanti  del  personale  amministrativo,  tecnico  ed
ausiliario di ruolo e non di ruolo delle scuole statali indicate  nel
comma 1,  eletti  dal  corrispondente  personale  in  servizio  nelle
suddette scuole; 
    d)  i   rappresentanti   del   personale   degli   uffici   dell'
amministrazione scolastica periferica  funzionanti  nella  provincia,
eletti dal corrispondente personale in servizio nei suddetti uffici; 
    e) i rappresentanti  del  personale  direttivo  e  docente  delle
scuole pareggiate, parificate e legalmente riconosciute indicate  nel
comma 1, designati dal Ministro della pubblica istruzione; 
    f) i rappresentanti  dei  genitori  degli  alunni  iscritti  alle
scuole  statali  pareggiate,  parificate  e  legalmente  riconosciute
comprese nella provincia, eletti dai genitori dei suddetti alunni; 
    g) tre rappresentanti dei comuni della  provincia,  eletti  dalle
rappresentanze comunali dei consigli distrettuali della provincia  in
cui sono indette le elezioni:  dei  tre  seggi  disponibili,  uno  e'
riservato alla minoranza; 
    h)  l'assessore  alla  pubblica  istruzione  dell'amministrazione
provinciale o, in sua rappresentanza, un consigliere provinciale; 
    i) un rappresentante del consiglio regionale, esclusa la  regione
Trentino-Alto Adige; 
    l) i rappresentanti del mondo dell'economia e del lavoro  di  cui
al comma 7. 
  4. La meta' dei seggi e' riservata ai rappresentanti del  personale
docente di ruolo e non di ruolo delle  scuole  statali  indicate  nel
comma 1 e del personale docente delle scuole pareggiate, parificate e
legalmente riconosciute indicate nel comma medesimo,  rispettivamente
in ragione del 90 per  cento  e  del  10  per  cento.  I  seggi  sono
ripartiti   fra   i   docenti   dei   diversi   ordini   di    scuola
proporzionalmente  alla   loro   consistenza   numerica   a   livello
provinciale. Le frazioni di unita' non inferiori a cinque  decimi  si
arrotondano all'unita' successiva. 
  5. Il residuo numero  dei  seggi,  detratto  il  numero  dei  seggi
riservato ai componenti di cui alle lettere a), g),  h),  ed  i)  del
comma 3, e' attribuito secondo le seguenti proporzioni: 
   a)  il  20  per  cento  ai  rappresentanti  eletti  del  personale
direttivo delle scuole statali in modo che sia garantita la  presenza
di un direttore didattico, di un preside di  scuola  media  e  di  un
preside di scuola secondaria superiore; 
    b) il  10  per  cento  ai  rappresentanti  eletti  del  personale
amministrativo, tecnico e ausiliario di ruolo e non  di  ruolo  delle
scuole statali; 
    c) il 5 per cento ai rappresentanti eletti  del  personale  degli
uffici dell'amministrazione scolastica periferica  funzionanti  nella
provincia; 
    d) il 5 per cento  dei  rappresentanti  del  personale  dirigente
delle  scuole  pareggiate,  parificate  e   legalmente   riconosciute
comprese nella provincia; 
    e) il 25 per cento ai rappresentanti eletti  dei  genitori  degli
alunni  iscritti  alle  scuole  statali,  pareggiate,  parificate   e
legalmente riconosciute, comprese nella provincia, riservando  almeno
un posto ai genitori degli alunni delle scuole non statali; 
    f) il 35 per cento ai rappresentanti del mondo dell'  economia  e
del lavoro. 
  6. Nella determinazione del numero dei  quozienti  le  frazioni  di
unita' non  inferiori  a  cinque  decimi  si  arrotondano  all'unita'
successiva; e' comunque fatta salva la riserva di almeno  il  50  per
cento dei seggi a favore del personale docente. 
  7. I seggi di cui alla lettera f) del comma  5  sono  attribuiti  a
persone residenti nella provincia, in ragione  del  60  per  cento  a
rappresentanti, non appartenenti al  personale  della  scuola,  delle
organizzazioni sindacali piu'  rappresentative  che  organizzano  sul
piano nazionale i lavoratori dipendenti, in ragione del 20 per  cento
a   rappresentanti   dei   lavoratori   autonomi,   designati   dalle
organizzazioni  sindacali  maggiormente  rappresentative  sul   piano
nazionale, e in ragione del 20 per cento a rappresentanti  del  mondo
dell'economia,  designati  dalla  camera  di  commercio,   industria,
artigianato e agricoltura. 
  8. Il consiglio scolastico provinciale  dura  in  carica  tre  anni
scolastici. Esso si  riunisce  almeno  ogni  tre  mesi;  si  riunisce
altresi' ogni qualvolta almeno un terzo dei suoi componenti ne faccia
richiesta. 
  9. Le elezioni dei  rappresentanti  delle  categorie  di  cui  alle
lettere b), c), d) e f) del comma 3 hanno luogo secondo le  modalita'
di cui all'articolo 31. (26) ((26a)) 
    
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AGGIORNAMENTO (26) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo". 
    
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AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con  l'art.  8,comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 
                              Art. 21. 
             Organi del consiglio scolastico provinciale 
 
  1. Il consiglio scolastico provinciale  elegge  il  presidente,  la
giunta esecutiva e i consigli di disciplina per il personale  docente
appartenente  ai  ruoli  provinciali  con  esclusione  del  personale
docente appartenente ai ruoli della scuola secondaria superiore. 
  2. Il presidente e' eletto a maggioranza  assoluta  dei  componenti
del consiglio nel  suo  seno;  parimenti  vengono  eletti  anche  due
vicepresidenti. Qualora non si raggiunga  nella  prima  votazione  la
maggioranza prescritta, il  presidente  e  il  vice  presidente  sono
eletti a maggioranza relativa dei votanti. 
  3. Le funzioni di segretario del consiglio  scolastico  provinciale
sono attribuite dal  presidente  ad  uno  dei  membri  del  consiglio
stesso. 
  4. La giunta esecutiva e' formata da otto membri e dal provveditore
agli studi, che ne e' presidente; gli otto membri sono eletti nel suo
seno dal consiglio, riservando almeno il 50 per cento ai docenti. 
  5.  Sono  formati  tre  distinti  consigli  di  disciplina  per  il
personale docente della scuola materna,  della  scuola  elementare  e
della scuola media. Ciascun consiglio e' formato  da  quattro  membri
effettivi e da quattro supplenti, eletti, nell'ambito  del  consiglio
scolastico   provinciale,   dalle   corrispondenti   categorie    ivi
rappresentate  come  segue:  uno  effettivo  e   uno   supplente   in
rappresentanza  del  personale  direttivo  e  tre  effettivi  e   tre
supplenti in rappresentanza del  personale  docente,  rispettivamente
della scuola materna, elementare, media. Ove in seno al consiglio  di
disciplina non sia possibile assicurare la presenza  di  uno  o  piu'
appartenenti alle categorie del predetto personale, i  rappresentanti
sono designati dal consiglio scolastico provinciale  che  li  sceglie
tra il personale di ruolo in servizio nella provincia. 
  6. I consigli di disciplina sono presieduti dal  provveditore  agli
studi. 
  7. Le funzioni di segretario sono esercitate  da  un  impiegato  di
qualifica  funzionale  non   inferiore   alla   sesta   in   servizio
nell'ufficio scolastico provinciale. (26) ((26a)) 
    
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AGGIORNAMENTO (26)
Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo".
    
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AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con  l'art.  8,comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 
                              Art. 22. 
            Funzioni del consiglio scolastico provinciale 
 
  1. Il consiglio scolastico provinciale: 
   a) esprime pareri al provveditore agli studi e  alla  regione  sui
piani  annuali  e  pluriennali  di  sviluppo   e   di   distribuzione
territoriale delle istituzioni scolastiche ed educative,  indicandone
le priorita', tenendo conto delle proposte  dei  consigli  scolastici
distrettuali della provincia; tali  pareri  sono  vincolanti  per  le
materie demandate alla competenza del provveditore agli studi; 
    b) indica i criteri  generali  per  il  coordinamento  a  livello
provinciale dei  servizi  di  orientamento  scolastico,  di  medicina
scolastica  e  di  assistenza  psico-pedagogica,  tenuto  conto   dei
programmi formulati dai consigli scolastici distrettuali; 
    c) approva i piani provinciali istitutivi dei corsi di istruzione
ed educazione degli adulti; 
    d) formula al Ministro della pubblica istruzione e  alla  regione
proposte  per  il  coordinamento  delle  iniziative  in  materia   di
adempimento dell'obbligo scolastico, di attuazione del  diritto  allo
studio, nonche' di educazione permanente; 
    e) accerta e indica il fabbisogno di edilizia scolastica  per  la
formulazione dei relativi piani di finanziamento; 
    f) determina i criteri generali per l'utilizzazione, al di  fuori
dell'orario scolastico, dei locali e delle attrezzature delle  scuole
ed esprime al provveditore agli studi parere in ordine  al  piano  di
utilizzazione degli edifici e locali scolastici disponibili; 
    g) esprime al provveditore  agli  studi  pareri  obbligatori  sui
ritardi di promozione, sulla decadenza e sulla dispensa dal servizio,
sulla riammissione in servizio del  personale  docente  della  scuola
materna, elementare e media; 
    h) esprime al  provveditore  agli  studi  parere  vincolante  sui
trasferimenti d'ufficio del personale docente della  scuola  materna,
elementare e media per accertata situazione  di  incompatibilita'  di
permanenza nella scuola o nella sede; 
    i) esprime al provveditore agli studi parere  obbligatorio  sulle
proposte  di  ripartizione  dei  fondi  destinati   alle   spese   di
funzionamento dei distretti scolastici, dei circoli didattici e degli
istituti; 
    l) formula  annualmente  una  relazione  sull'andamento  generale
dell'attivita' scolastica e dei servizi scolastici  della  provincia,
anche  sulla   base   delle   relazioni   dei   consigli   scolastici
distrettuali,   dei   consigli   di   circolo   e   di   istituto   e
dell'amministrazione scolastica periferica; 
    m) esprime parere sul piano  predisposto  dal  provveditore  agli
studi al fine di favorire  la  realizzazione  del  nuovo  ordinamento
della scuola elementare e di garantire la  necessaria  disponibilita'
di organico; 
    n) esercita le competenze previste dall'articolo  105  del  testo
unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre
1990 n. 309 in ordine all'organizzazione dei corsi di  studio  per  i
docenti sull'educazione sanitaria e sui danni  derivanti  ai  giovani
dall'uso  delle  sostanze  stupefacenti  o  psicotrope,  nonche'  sul
fenomeno criminoso nel suo insieme; 
    o) compila gli elenchi del personale docente per la nomina  nelle
commissioni giudicatrici di concorsi  come  previsto  dall'  articolo
404, comma 4. 
   p) predispone programmi e  forme  di  integrazione  e  sostegno  a
favore degli alunni sordomuti come previsto dall'articolo 323,  comma
4. 
   q) esprime parere al provveditore agli studi in ordine ai  ricorsi
proposti contro le decisioni in materia  disciplinare  degli  alunni,
adottate dai consigli  di  classe  e  dalla  giunta  esecutiva  degli
istituti; 
    r) provvede su ogni altro argomento devoluto alla sua  competenza
in merito alla organizzazione e al funzionamento della  scuola  e  ad
ogni altra attivita' ad essa connessa e  si  pronunzia  su  tutte  le
questioni che il provveditore agli studi ritenga di sottoporgli;. 
    s) si pronuncia su ogni altro argomento attribuito  dal  presente
testo unico, dalle leggi e dai regolamenti, alla sua competenza. 
  2. Il consiglio scolastico provinciale funziona  unitariamente  per
le materie comuni a tutte le scuole e si  articola,  con  regolamento
interno, in sezioni verticali per singole materie e  orizzontali  per
gradi di scuola, anche agli effetti dell'esame dei  ricorsi  relativi
alle sanzioni disciplinari comminate agli alunni. 
  3. La giunta esecutiva prepara i lavori  del  consiglio  scolastico
provinciale, fissa l'ordine del  giorno  e  cura  l'esecuzione  delle
delibere del consiglio stesso. 
  4.  I  consigli  di  disciplina   hanno   competenza   in   materia
disciplinare relativamente al personale docente della scuola materna,
elementare e media. 
  5.  Salvo  che  non  sia  diversamente  disposto,  sulle  questioni
attinenti allo stato giuridico del  personale  docente  il  consiglio
scolastico provinciale delibera per sezione orizzontale  relativa  al
settore di scuola a cui appartiene il personale  interessato  con  la
sola presenza della componente direttiva e docente. (26) ((26a)) 
    
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AGGIORNAMENTO (26)
Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo".
    
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AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con  l'art.  8,comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 

Capo IV
ORGANI COLLEGIALI A LIVELLO NAZIONALE

                              Art. 23. 
            Consiglio nazionale della pubblica istruzione 
  1. Il Consiglio nazionale della pubblica  istruzione,  istituito  a
norma del decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974,  n.
416, sostituisce le sezioni seconda e terza del  consiglio  superiore
della pubblica istruzione, le sezioni quarta e quinta  del  consiglio
superiore delle antichita'  e  belle  arti  per  quanto  concerne  le
materie scolastiche, e il consiglio di disciplina di cui all'articolo
18 della legge 30 dicembre 1947, n. 1477. 
  2. Il Consiglio nazionale della pubblica istruzione e'  formato  da
74 componenti, secondo le proporzioni indicate nel comma successivo. 
  3. Fanno parte del Consiglio nazionale della pubblica istruzione: 
   a) 47 rappresentanti del personale docente di ruolo e non di ruolo
delle scuole statali di ogni ordine e grado,  esclusa  l'universita',
eletti dal personale docente in servizio nelle predette scuole, cosi'
ripartite: 4 per la scuola materna, 14 per la scuola  elementare,  14
per la scuola media, 11 per gli  istituti  di  istruzione  secondaria
superiore, 3 per le scuole di istruzione artistica, 1 per  le  scuole
statali italiane all'estero; 
    b)  3  rappresentanti  del   personale   docente   delle   scuole
pareggiate,  parificate  e  legalmente  riconosciute,  designati  dal
Ministro della pubblica istruzione; 
    c)  3  rappresentanti  degli  ispettori   tecnici,   eletti   dal
corrispondente personale di ruolo; 
    d) 3 rappresentanti dei presidi, di cui uno di scuola media, 1 di
istituto  di  istruzione  secondaria  superiore  e  1  di  scuole  di
istruzione artistica, eletti dal corrispondente personale di ruolo; 
    e)  2  rappresentanti  dei  direttori   didattici,   eletti   dal
corrispondente personale di ruolo; 
    f)  1  rappresentante  del  personale  dirigente   delle   scuole
pareggiate,  parificate  e  legalmente  riconosciute,  designato  dal
Ministro della pubblica istruzione; 
    g) 3  rappresentanti  del  personale  amministrativo,  tecnico  e
ausiliario di ruolo e non di ruolo delle scuole statali,  eletti  dal
personale corrispondente in servizio nelle predette scuole; 
    h)  5  rappresentanti  del  mondo  dell'economia  e  del  lavoro,
designati dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro; 
    i) 2 rappresentanti del personale dell'amministrazione centrale e
dell'amministrazione scolastica periferica, di cui uno appartenente a
qualifica funzionale non inferiore alla settima, eletti dal personale
di ruolo in servizio nei predetti uffici; 
    l) 2 rappresentanti del consiglio universitario nazionale, eletti
nel suo seno; 
    m) 3 rappresentanti complessivi del personale docente,  direttivo
ed ispettivo, rispettivamente, uno per le scuole di  lingua  tedesca,
uno per le scuole di lingua slovena ed uno per le scuole della  Valle
d'Aosta, eletti dal medesimo personale  in  servizio  nelle  predette
scuole. 
  4. Il Consiglio nazionale e' integrato da un  rappresentante  della
provincia di Bolzano, ai sensi dell'articolo 9  del  testo  unificato
dei decreti del Presidente della Repubblica 20 giugno 1973 n. 116 e 4
dicembre 1981 n. 761  approvato  con  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 10 febbraio 1983, n. 89, quando e' chiamato  ad  esprimere
il parere sul progetto della Provincia di modifica dei  programmi  di
insegnamento e di esame. 
  5. Non  sono  eleggibili  nel  consiglio  nazionale  i  membri  del
Parlamento nazionale. I  membri  del  Consiglio  nazionale  non  sono
rieleggibili piu' di una volta. Il Consiglio  nazionale  si  riunisce
almeno una volta ogni trimestre; si riunisce altresi' ogni  qualvolta
almeno un terzo dei suoi membri ne faccia richiesta. 
  6. Il Consiglio nazionale dura in carica cinque anni. 
  7. Il personale di ruolo e non di ruolo delle  scuole  statali  che
sia stato eletto nell'ufficio di presidenza e  nei  consigli  per  il
contenzioso puo' chiedere di essere esonerato  dal  servizio  per  la
durata del mandato. 
  8. Il relativo periodo e' valido a tutti gli effetti, come servizio
di istituto nella scuola. 
  9. Le elezioni dei  rappresentanti  delle  categorie  di  cui  alle
lettere a), c), d), e), g) ed i) del comma 3 sono effettuate  con  le
modalita' di cui al successivo articolo 31. 
  10. Per le elezioni dei rappresentanti delle  scuole  di  cui  alla
lettera m) del precedente comma 3, da effettuarsi con le modalita' di
cui al successivo articolo 31 le relative liste  possono  comprendere
fino a tre candidati ciascuna. (26)((26a)) 
    
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AGGIORNAMENTO (26)
Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo".
    
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AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con  l'art.  8,comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 
                              Art. 24. 
      Organi del Consiglio nazionale della pubblica istruzione 
  1. Il Consiglio nazionale della pubblica istruzione  e'  presieduto
dal Ministro della pubblica istruzione. Il consiglio elegge  nel  suo
seno, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, un vice presidente; 
qualora  nella  prima  votazione  non  si   raggiunga   la   predetta
maggioranza, il vicepresidente e' eletto a maggioranza  relativa  dei
votanti. 
  2. Il Consiglio nazionale elegge altresi': 
   a) l'ufficio di presidenza; 
    b) il consiglio di disciplina per il personale ispettivo tecnico; 
    c) il consiglio di disciplina per il  personale  direttivo  delle
scuole ed istituti statali di ogni ordine e grado; 
    d) il consiglio di disciplina per il personale docente di ruolo e
non di  ruolo  degli  istituti  di  istruzione  secondaria  superiore
statali e degli istituti di istruzione artistica statali. 
  3. L'ufficio di presidenza e' costituito da  7  consiglieri  eletti
dal consiglio nel suo seno. 
  4. Il consiglio di disciplina per il personale ispettivo tecnico e'
formato da 5  membri  effettivi  e  da  5  supplenti,  designati  dal
Consiglio nazionale tra il personale ispettivo tecnico in servizio. I
3  rappresentanti  del  predetto  personale  eletti   nel   consiglio
nazionale  sono  di  diritto  membri  effettivi  del   consiglio   di
disciplina. 
  5. Il consiglio di disciplina  per  il  personale  direttivo  delle
scuole ed istituti statali di ogni ordine e grado  e'  formato  da  5
rappresentanti  del  personale  direttivo  componenti  del  Consiglio
nazionale in qualita' di membri effettivi e  da  5  membri  supplenti
designati dal Consiglio nazionale tra il personale direttivo di ruolo
in servizio rispettando le proporzioni di cui alle lettere d)  ed  e)
del comma 3 dell'articolo 23. 
  6. Il consiglio di disciplina per il personale docente di  ruolo  e
non di  ruolo  degli  istituti  di  istruzione  secondaria  superiore
statali e degli istituti di istruzione artistica statali  e'  formato
da 5 membri effettivi e da 5 membri supplenti  eletti  dal  Consiglio
nazionale  nel  suo  seno  e  appartenenti  al  personale   medesimo,
assicurando in ogni caso  la  presenza  di  un  rappresentante  dell'
istruzione artistica in  qualita'  di  membro  effettivo  ed  uno  in
qualita' di supplente. 
  7. Ciascun consiglio di disciplina elegge tra i  propri  membri  il
presidente. 
  8. Il presidente del consiglio di disciplina e' sostituito, in caso
di assenza o di impedimento, dal membro  effettivo  piu'  anziano  di
eta' di ciascun consiglio. 
  9. Ciascun comitato a carattere orizzontale di cui al comma  3  del
successivo articolo 25 elegge, nel suo  seno,  un  consiglio  per  il
contenzioso, composto di 3 membri appartenenti al personale direttivo
e docente, di cui uno con funzione di presidente. 
  10.  Al  Consiglio  nazionale  sono  assegnati,  nei  limiti  delle
dotazioni  organiche,  un  funzionario  della  carriera  dirigenziale
dell'amministrazione  della  pubblica  istruzione  con  qualifica  di
dirigente  e  5  funzionari   dell'amministrazione   della   pubblica
istruzione con qualifica funzionale non inferiore alla settima per le
funzioni di segretario degli organi previsti nel presente capo e  per
sovrintendere ai servizi di segreteria. 
  11. Con decreto  del  Ministero  della  pubblica  istruzione  sara'
determinato, nei limiti delle  dotazioni  organiche,  il  numero  del
personale delle altre  qualifiche  necessario  per  il  funzionamento
degli uffici. (26) ((26a)) 
    
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AGGIORNAMENTO (26)
Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo".
    
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AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con  l'art.  8,comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 
                              Art. 25. 
     Funzioni del Consiglio nazionale della pubblica istruzione 
  1. Il Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione  svolge  le
seguenti funzioni: 
    a)  formula  annualmente,  sulla  base  delle   relazioni   dell'
amministrazione scolastica, una valutazione analitica  dell'andamento
generale dell'attivita' scolastica e dei relativi servizi; 
    b) formula proposte ed esprime pareri obbligatori in ordine  alla
promozione  della  sperimentazione  e  della  innovazione  sul  piano
nazionale e locale, e ne valuta  i  risultati,  propone  al  Ministro
della pubblica istruzione  sei  nominativi  per  la  scelta  dei  tre
componenti dei consigli direttivi di esperti degli istituti regionali
di  ricerca,  sperimentazione  ed  aggiornamento  educativi   e   del
consiglio direttivo di esperti  della  biblioteca  di  documentazione
pedagogica; 
    c) esprime, anche di propria iniziativa,  pareri  su  proposte  o
disegni di legge e in  genere  in  materia  legislativa  e  normativa
attinente alla pubblica istruzione; 
    d) esprime pareri obbligatori: sui ritardi di  promozione,  sulla
decadenza e  sulla  dispensa  dal  servizio,  sulla  riammissione  in
servizio del personale ispettivo e direttivo di ruolo delle scuole  e
istituti di ogni ordine e grado e  del  personale  docente  di  ruolo
della scuola secondaria superiore;  sulla  utilizzazione  in  compiti
diversi del personale dichiarato inidoneo per motivi di salute; sulla
restituzione ai ruoli di provenienza del personale direttivo nei casi
di incapacita' o di persistente  insufficiente  rendimento  attinente
alla funzione direttiva; 
  e)  esprime  parere  vincolante  sui  trasferimenti  d'ufficio  del
personale direttivo e del personale docente di ruolo  degli  istituti
di istruzione secondaria superiore, ivi compresi i licei artistici  e
gli istituti d'arte, per accertata situazione di incompatibilita'  di
permanenza nella scuola o nella sede; 
    f) esprime pareri obbligatori  in  ordine  alle  disposizioni  di
competenza del Ministro  della  pubblica  istruzione  in  materia  di
concorsi, valutazione dei titoli e ripartizione dei posti di cui agli
articoli 404, 416, 419, 422, 425 e 427 in materia di utilizzazioni di
cui all'articolo 455, in materia di trasferimenti e passaggi  di  cui
agli articoli 463 e 471 in materia di titoli  valutabili  e  punteggi
per il conferimento delle supplenze, al personale docente, in materia
di  concorsi  e  conferimento  delle  supplenze  per   il   personale
amministrativo, tecnico e ausilario, di cui agli articoli 553 e 581; 
    g) esprime i pareri obbligatori previsti  dagli  articoli  119  e
seguenti in ordine all'ordinamento della scuola elementare; 
    h) esprime il parere obbligatorio previsto dall'articolo  74,  in
materia di calendario scolastico; 
    i)   esercita   le   ulteriori   funzioni   consultive   previste
dall'articolo  391  in  ordine  al  riconoscimento  del  diploma   di
baccelleriato internazionale; 
    l) esprime il parere obbligatorio sui  piani  e  i  programmi  di
formazione  e  le  modalita'  di  verifica  finale   dei   corsi   di
riconversione professionale del personale docente della scuola, anche
ai  fini  del  valore  abilitante  degli  stessi  corsi,   ai   sensi
dell'articolo 473; 
    m)  esprime  parere  obbligatorio  al  Ministro  della   pubblica
istruzione in materia di titoli valutabili e relativo  punteggio  per
gli incarichi e le supplenze  di  insegnamento  nei  conservatori  di
musica, nelle accademie di belle arti,  nell'accademia  nazionale  di
danza e nell'accademia nazionale  di  arte  drammatica,  esclusi  gli
insegnamenti della regia e della recitazione, e in materia di criteri
per la  formazione  della  commissione  centrale  competente  per  la
decisione dei ricorsi; 
    n) si pronuncia su ogni altro argomento attribuito  dal  presente
testo unico, dalle leggi e dai regolamenti alla sua competenza; 
    o) si pronuncia sulle questioni che il  Ministro  della  pubblica
istruzione ritenga sottoporgli. 
  2. Nei casi di questioni  generali  in  materia  di  programmazione
dello sviluppo della scuola e  di  contenuti  culturali  e  didattici
nonche' di riforma di struttura di uno degli  ordini  scolastici,  il
parere e' obbligatorio. 
  3.  Il  Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione  funziona
attraverso  cinque  comitati   a   carattere   orizzontale   relativi
rispettivamente alla scuola materna,  alla  scuola  elementare,  alla
scuola media, alla scuola  secondaria  superiore,  agli  istituti  di
istruzione  artistica;  attraverso  appositi  comitati  a   carattere
verticale per materie e problemi specifici  relativi  a  due  o  piu'
degli indicati  settori;  come  corpo  unitario  per  le  materie  di
interesse generale. Il comitato relativo agli istituti di  istruzione
artistica e' competente  anche  nelle  materie  concernenti  i  licei
artistici e gli istituti d'arte. 
  4. La composizione e il funzionamento dei comitati sono determinati
con regolamento interno. Ai comitati partecipano  a  pieno  titolo  i
rappresentanti delle scuole di lingua tedesca, di  lingua  slovena  e
della Valle d'Aosta, quando si trattino  argomenti  concernenti  tali
scuole. 
  5. Il presidente del Consiglio nazionale della pubblica  istruzione
presiede il Consiglio stesso,  ne  dispone  la  convocazione  e  puo'
presiedere i comitati previsti dal comma 3. 
  6. Il vice presidente sostituisce il  presidente  in  caso  di  sua
assenza o impedimento. 
  7. I consigli di disciplina  sono  competenti  per  i  procedimenti
disciplinari per i quali sia prevista la irrogazione di una  sanzione
superiore alla censura e che rispettivamente riguardino il  personale
ispettivo, direttivo delle scuole e istituti di ogni ordine e grado e
il personale docente delle scuole secondarie superiori. 
  8. I consigli per  il  contenzioso,  nell'ambito  delle  rispettive
competenze, esprimono  parere  vincolante  sui  ricorsi  proposti  al
Ministro della pubblica  istruzione,  ove  previsti,  in  materia  di
trasferimenti e in materia disciplinare.  Esprimono  altresi'  pareri
sulle materie indicate alle lettere d) ed e) del comma 1 del presente
articolo. (26) ((26a)) 
    
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AGGIORNAMENTO (26)
Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 ha disposto (con l'art. 8,comma  2)
che "Con effetto dal 1 settembre 2001 gli articoli contenuti nei capi
II, III e IV, titolo I della parte I del testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  concernenti  i  consigli
scolastici distrettuali e provinciali e il Consiglio nazionale  della
pubblica istruzione sono sostituiti dalle disposizioni  di  cui  agli
articoli da 1 a 7 del presente  decreto  legislativo;  sono  abrogate
tutte le ulteriori disposizioni contenute nel decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia riferimento a modalita' di
elezione e di funzionamento e a competenze  del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione,  dei  consigli  scolastici  provinciali  e
distrettuali incompatibili col presente decreto legislativo".
    
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AGGIORNAMENTO (26a) 
  Il D.Lgs 30 giugno 1999, n. 233 come modificato dal D.L 23 novembre
2001, n. 411,convertito con modificazioni dalla L. 31 dicembre  2001,
n. 463 ha disposto (con  l'art.  8,comma  2)che  "Con  effetto  dalla
costituzione dei nuovi organi collegiali locali  e  regionali  e  del
Consiglio superiore della pubblica istruzione gli articoli  contenuti
nei capi II, III e IV,  titolo  I  della  parte  I  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernenti
i consigli scolastici  distrettuali  e  provinciali  e  il  Consiglio
nazionale   della   pubblica   istruzione   sono   sostituiti   dalle
disposizioni di cui agli articoli da  1  a  7  del  presente  decreto
legislativo; sono abrogate tutte le ulteriori disposizioni  contenute
nel decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nelle quali si faccia
riferimento a modalita' di elezione e di funzionamento e a competenze
del Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  dei  consigli
scolastici provinciali  e  distrettuali  incompatibili  col  presente
decreto legislativo". 

Capo V
AUTONOMIA AMMINISTRATIVA E VIGILANZA

                              Art. 26. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 27. 
                      Autonomia amministrativa 
  1. I consigli di circolo e di  istituto  e  i  consigli  scolastici
distrettuali gestiscono i fondi loro assegnati per  il  funzionamento
amministrativo e didattico sulla base di un bilancio preventivo. 
  2. L'esercizio finanziario ha durata annuale e coincide con  l'anno
solare. Il  consiglio  di  circolo  o  di  istituto  e  il  consiglio
scolastico distrettuale rendono il conto consuntivo annuale. 
  3.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  4. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  5. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  6. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  7.  Gli  ordini  di  pagamento  di  spese  disposte  dal  consiglio
scolastico distrettuale sono firmati  dal  presidente  del  consiglio
stesso e da altro membro a tal fine designato dal consiglio medesimo. 
  8.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  9. A decorrere dall'anno finanziario 1994 le spese per le supplenze
annuali e temporanee sono sostenute dalle istituzioni scolastiche  di
ogni ordine e grado con  imputazione  ai  rispettivi  bilanci  e  con
applicazione dell'articolo 27, comma 4. 
  10.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  11.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  12. Al pagamento delle retribuzioni delle supplenze  temporanee  di
breve durata provvedono i capi di istituto ed i consigli di circolo e
di istituto, utilizzando le apposite  risorse,  entro  i  limiti  dei
finanziamenti a tal fine previsti  e  nell'esercizio  dei  poteri  di
gestione  di  cui  sono  rispettivamente   responsabili   nell'ambito
dell'autonomia scolastica, in base ad effettive inderogabili esigenze
che impongano il ricorso a tali supplenze. 
  13. Gli enti, le istituzioni ed i privati che erogano contributi  a
favore delle istituzioni di cui al  precedente  primo  comma  possono
ottenere copia del bilancio preventivo e del conto consuntivo. 
  14.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  15.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  16.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  17.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  18.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  19.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  20.(( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
                              Art. 28. 
                              Vigilanza 
  1. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  2. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  3. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  4. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  5. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  6. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  7. In caso di  persistenti  e  gravi  irregolarita'  o  di  mancato
funzionamento del consiglio di circolo o di istituto (( . .  .)),  il
provveditore agli studi, sentito il consiglio scolastico provinciale,
procede allo scioglimento del consiglio. 
  8. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  9. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
                              Art. 29. 
               Istituzioni con personalita' giuridica 
 
  1. Negli istituti  con  personalita'  giuridica,  le  funzioni  del
consiglio di amministrazione sono esercitate dalla  giunta  esecutiva
del consiglio di istituto, salve  le  competenze  proprie  di  quest'
ultimo. 
  2. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  3. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  4. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  5. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  6. Gli enti, le istituzioni ed i privati che erogano  contributi  a
favore delle istituzioni di cui al comma 1 possono ottenere copia del
bilancio preventivo e del conto consuntivo. 

Capo VI
NORME COMUNI

                              Art. 30. 
        Categorie di eleggibili nei singoli organi collegiali 
 
  1. L'elettorato attivo e  passivo  per  le  singole  rappresentanze
negli  organi  collegiali  previste  dalla  presente   parte   spetta
esclusivamente ai componenti delle rispettive categorie  partecipanti
a tali organismi. 
  2. L'elettorato attivo e passivo per l'elezione dei  rappresentanti
dei genitori negli organi collegiali spetta ai genitori degli alunni,
o a chi ne fa legalmente le veci. 
  3. L'elettorato attivo e passivo per l'elezione dei  rappresentanti
degli  alunni  spetta  agli  studenti  delle  classi   della   scuola
secondaria superiore, qualunque sia la loro eta'. 
                              Art. 31. 
                              Elezioni 
  1. Le elezioni dei rappresentanti dei genitori e degli  alunni  nei
consigli di intersezione, di interclasse e di classe hanno luogo  per
ciascuna componente sulla base di una unica lista comprendente  tutti
gli elettori. Ciascun elettore puo' votare la  meta'  dei  membri  da
eleggere se gli elegendi sono in numero superiore a uno. 
  2. Le elezioni dei  rappresentanti  da  eleggere  nei  consigli  di
circolo o di istituto,  nei  consigli  scolastici  distrettuali,  nei
consigli scolastici  provinciali  e  nel  Consiglio  nazionale  della
pubblica istruzione hanno luogo con il  sistema  proporzionale  sulla
base di liste di candidati per ciascuna componente. 
  (( 3. Le liste dei  candidati  sono  contrassegnate  da  un  numero
progressivo riflettente l'ordine di presentazione )). 
  4. (( IL D.L. 28 AGOSTO 1995, N. 361, CONVERTITO CON  MODIFICAZIONI
DALLA L. 27 OTTOBRE 1995, N.  437  HA  DISPOSTO  (CON  L'ART.  2)  LA
SOSTITUZIONE DEL PRESENTE COMMA CON L'ATTUALE COMMA 3 )). 
  5. (( IL D.L. 28 AGOSTO 1995, N. 361, CONVERTITO CON  MODIFICAZIONI
DALLA L. 27 OTTOBRE 1995, N.  437  HA  DISPOSTO  (CON  L'ART.  2)  LA
SOSTITUZIONE DEL PRESENTE COMMA CON L'ATTUALE COMMA 3 )). 
  6. Nessun elettore puo' concorrere alla presentazione  di  piu'  di
una lista; nessun candidato puo' essere incluso  in  piu'  liste  per
elezioni dello stesso livello ne puo' presentarne alcuna. 
  7. Ciascuna lista puo' comprendere un numero di candidati  sino  al
doppio  del  numero  dei  rappresentanti  da  eleggere  per  ciascuna
categoria. 
  8. Ogni elettore puo' esprimere il proprio voto di  preferenza  per
un solo candidato quando  il  numero  di  seggi  da  attribuire  alla
categoria sia non superiore a tre; puo' esprimere  non  piu'  di  due
preferenze quando il numero dei seggi da attribuire sia non superiore
a cinque; negli altri casi  puo'  esprimere  un  numero  di  voti  di
preferenza  non  superiori  a  un  terzo  del  numero  dei  seggi  da
attribuire. 
  9. Il voto e' personale, libero e segreto. 
                              Art. 32. 
       (( Liste dei candidati del personale docente e direttivo )) 
  1. Per i rappresentanti del personale docente di  ruolo  e  non  di
ruolo delle scuole statali nel consiglio scolastico provinciale e nel
Consiglio nazionale della pubblica istruzione, le liste dei candidati
debbono essere distinte rispettivamente per  la  scuola  materna,  la
scuola elementare,  la  scuola  media,  gli  istituti  di  istruzione
secondaria superiore e gli istituti di  istruzione  artistica.  Sono,
pertanto, eleggibili per i rispettivi posti solo docenti appartenenti
al grado e ordine di scuola da rappresentare. 
  2. Per quanto previsto dal comma 1 il personale docente  dei  licei
artistici e degli istituti d'arte esercita il diritto  di  elettorato
unitamente  al  personale  docente  degli  istituti   di   istruzione
artistica. 
  3. Per le elezioni del personale direttivo nel Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione, i presidi  dei  licei  artistici  e  degli
istituti d'arte esercitano il diritto  di  elettorato  unitamente  al
personale direttivo degli istituti di istruzione artistica . 
                              Art. 33. 
                     Svolgimento delle elezioni 
  1. Con  ordinanza  del  Ministro  della  pubblica  istruzione  sono
stabilite le modalita' per lo  svolgimento  delle  elezioni,  per  la
proclamazione  degli  eletti  e  per  l'insediamento   degli   organi
collegiali elettivi  in  applicazione  del  presente  titolo,  e,  in
particolare per: 
    a) la formazione, a cura di  ogni  scuola,  degli  elenchi  degli
elettori divisi per categoria; 
    b) l'istituzione di commissioni elettorali a vari livelli con  la
partecipazione di persone facenti parte di tutte le  categorie  degli
elettori; 
    c) la costituzione dei seggi con la nomina dei presidenti,  degli
scrutatori e dei rappresentanti  di  lista,  scelti  tra  le  persone
facenti parte di tutte le categorie degli elettori; 
    d) lo svolgimento della propaganda elettorale che, al fine di non
turbare l'attivita' didattica, va fatta al  di  fuori  delle  ore  di
lezione; 
    e) la formazione delle liste, e la predisposizione dei vari  tipi
di schede; 
   (( e-bis) il numero degli elettori necessario per la presentazione
delle liste dei candidati alle elezioni degli organi collegiali della
scuola e del Consiglio nazionale della pubblica istruzione )); 
    f) lo svolgimento dello scrutinio che,  comunque,  deve  avvenire
immediatamente dopo la chiusura delle operazioni di voto; 
    g) la proclamazione degli eletti; 
    h) la convocazione dell'organo; 
    i) la presentazione  di  ricorsi  con  indicazione  degli  organi
decidenti. 
  2. Le elezioni delle rappresentanze nei singoli organi  collegiali,
distinte  per  ciascuna  categoria  rappresentata,  sono  effettuate,
quando e' possibile, congiuntamente. 
  3. Le votazioni si svolgono di norma in un giorno non lavorativo  e
in quello successivo secondo le modalita' da stabilirsi  in  base  al
comma 1. 
                              Art. 34. 
      Nomina dei membri e costituzione degli organi collegiali 
 
  1.  Il  comitato  di  valutazione  dei  docenti,  il  consiglio  di
intersezione,  di  interclasse  e  di  classe   sono   nominati   con
provvedimento del direttore didattico o del preside. 
  2. Il consiglio di circolo o di istituto, il  consiglio  scolastico
distrettuale e il consiglio scolastico provinciale sono nominati  con
decreto del provveditore agli studi. 
  3. Il Consiglio nazionale della pubblica istruzione e' nominato con
decreto del Ministro della pubblica istruzione. 
                              Art. 35. 
                     Surroga dei membri cessati 
 
  1. Per la sostituzione dei membri elettivi degli organi  collegiali
a durata pluriennale, di cui al presente titolo, venuti a cessare per
qualsiasi causa, o che abbiano perso i requisiti di eleggibilita', si
procede alla nomina di coloro che, in possesso dei  detti  requisiti,
risultino i primi fra i non eletti delle rispettive liste. In caso di
esaurimento delle liste si procede ad elezioni suppletive. 
  2. I rappresentanti delle  regioni  e  degli  enti  locali  possono
essere sostituiti dai rispettivi organi nel  caso  siano  intervenute
nuove elezioni. 
  3. In ogni caso i membri subentrati cessano anch'essi dalla  carica
allo scadere del periodo di durata dell'organo. 
                              Art. 36. 
               Elezione e partecipazione dei genitori 
nelle scuole con particolari finalita' 
 
  1. I genitori residenti fuori dei comuni ove hanno sede le scuole o
istituzioni di cui all'articolo 6,  possono  esercitare  l'elettorato
attivo esprimendo il loro voto per corrispondenza. 
  2. La commissione elettorale ha cura  di  assicurare  l'espressione
diretta e segreta  del  voto,  secondo  le  modalita'  stabilite  con
ordinanza del Ministro della pubblica istruzione. 
                              Art. 37. 
      Costituzione degli organi e validita' delle deliberazioni 
 
  1. L'organo collegiale e' validamente costituito anche nel caso  in
cui  non  tutte   le   componenti   abbiano   espresso   la   propria
rappresentanza. 
  2. Per la validita' dell'adunanza del  collegio  dei  docenti,  del
consiglio  di  circolo  e  di  istituto,  del  consiglio   scolastico
distrettuale,  del  consiglio  scolastico  provinciale   e   relative
sezioni, del Consiglio nazionale della pubblica istruzione e relativi
comitati, nonche' delle rispettive giunte, e' richiesta  la  presenza
di almeno la meta' piu' uno dei componenti in carica. 
  3. Le deliberazioni sono adottate a maggioranza assoluta  dei  voti
validamente espressi, salvo  che  disposizioni  speciali  prescrivano
diversamente. In caso di parita', prevale il voto del presidente. 
  4. La votazione e' segreta  solo  quando  si  faccia  questione  di
persone. 
                              Art. 38. 
                              Decadenza 
 
  1. I membri eletti e quelli designati, i  quali  non  intervengono,
senza giusitificati motivi, a tre sedute consecutive  dell'organo  di
cui fanno parte, decadono dalla carica e  vengono  surrogati  con  le
modalita' previste dall'articolo 35. 
                              Art. 39. 
                  Adunanze degli organi collegiali 
 
  1. Le adunanze degli organi  collegiali  della  scuola  di  cui  al
presente titolo si svolgono in orario compatibile con gli impegni  di
lavoro dei componenti eletti o designati. 
                              Art. 40. 
                          Regolamenti tipo 
 
  1. In mancanza dei regolamenti interni previsti dal presente titolo
gli  organi  collegiali  operano  sulla  base  di  regolamenti   tipo
predisposti dal Ministero della pubblica istruzione. 
                              Art. 41. 
        Rimborso spese ai componenti degli organi collegiali 
 
  1. La partecipazione agli organi collegiali previsti  dal  presente
titolo e' gratuita. 
  2. Ai componenti degli organi collegiali a livello  distrettuale  e
provinciale spetta il rimborso delle spese di viaggio. 
  3. Ai componenti del Consiglio nazionale della pubblica  istruzione
spetta il trattamento di missione nei casi  e  secondo  le  modalita'
previsti dalle vigenti disposizioni. 
                              Art. 42. 
Pubblicita' delle sedute del consiglio di circolo e  istituto  e  del
                  consiglio scolastico distrettuale 
 
  1. Alle sedute del consiglio  di  circolo  e  di  istituto  possono
assistere gli elettori delle componenti rappresentate nel consiglio e
i membri dei consigli circoscrizionali di cui  alla  legge  8  giugno
1990, n. 142. 
 2. Le sedute del consiglio scolastico distrettuale sono pubbliche. 
  3. Il consiglio di circolo e di  istituto  stabilisce  nel  proprio
regolamento le modalita' di ammissione in relazione  all'accertamento
del titolo di elettore  e  alla  capienza  ed  idoneita'  dei  locali
disponibili, nonche' le altre norme atte ad assicurare la  tempestiva
informazione e l'ordinato svolgimento delle riunioni. 
  4. Il consiglio di circolo o d'istituto e il  consiglio  scolastico
distrettuale stabiliscono, nel proprio regolamento, le modalita'  con
cui invitare a partecipare alle proprie riunioni rappresentanti della
provincia, del comune o dei comuni interessati, dei  loro  organi  di
decentramento  democratico,  delle   organizzazioni   sindacali   dei
lavoratori dipendenti o autonomi operanti nel territorio, al fine  di
approfondire  l'esame  di  problemi,  riguardanti  la   vita   e   il
funzionamento della scuola, che interessino anche le comunita' locali
o componenti sociali e sindacali  operanti  nelle  comunita'  stesse.
Analogo  invito  puo'  essere  rivolto   dal   consiglio   scolastico
distrettuale ai rappresentanti dei consigli di circolo o di  istituto
compresi nel suo ambito o dai consigli di circolo o  di  istituto  ai
rappresentanti del consiglio scolastico distrettuale. 
  5. Per il  mantenimento  dell'ordine  il  presidente  esercita  gli
stessi poteri a tal fine conferiti dalla  legge  a  chi  presiede  le
riunioni del consiglio comunale. 
  6. Qualora il comportamento del pubblico  non  consenta  l'ordinato
svolgimento  dei  lavori  o  la  liberta'   di   discussione   e   di
deliberazione, il presidente dispone la sospensione della seduta e la
sua ulteriore prosecuzione in forma non pubblica. 
  7.  Alle  sedute  del  consiglio  scolastico  distrettuale  e   del
consiglio di circolo e di istituto non e' ammesso il pubblico  quando
siano in discussione argomenti concernenti persone. 
                              Art. 43. 
                       Pubblicita' degli atti 
 
  1. Gli atti del consiglio di circolo o di istituto sono  pubblicati
in apposito albo della scuola. 
  2.  I  pareri  e  le   deliberazioni   del   consiglio   scolastico
distrettuale sono pubblicati in apposito  albo  presso  la  sede  del
distretto e negli albi del  comune  e  dei  comuni  e  delle  scuole,
compresi nel distretto; quelli del consiglio  scolastico  provinciale
sono pubblicati nell'albo del provveditorato agli studi e negli  albi
dei distretti e delle scuole della provincia;  quelli  del  Consiglio
nazionale della pubblica istruzione sono  pubblicati  nel  bollettino
ufficiale del Ministero della pubblica istruzione. 
  3. Non sono soggetti a pubblicazione all'albo gli atti  concernenti
singole persone, salvo contraria richiesta dell'interessato. 
  4. Si osservano inoltre le disposizioni in materia  di  accesso  ai
documenti amministrativi, di cui alla legge 7 agosto 1990 n. 241. 

Capo VII
ORGANI COLLEGIALI DELLA SCUOLA MATERNA

                              Art. 44. 
                Consigli di circolo di scuola materna 
 
  1. Presso ogni direzione didattica di  scuola  materna  statale  e'
costituito il consiglio  di  circolo.  Esso  e'  formato  secondo  le
disposizioni di cui all'articolo 8. 
  2. Il consiglio di circolo ha potere  deliberante,  oltre  che  per
quanto riguarda l'approvazione del  bilancio  preventivo,  del  conto
consuntivo e in  ordine  all'impiego  dei  mezzi  finanziari  per  il
funzionamento amministrativo e didattico del  circolo,  sui  seguenti
argomenti: 
    a) adozione del regolamento interno del circolo,  che  deve,  fra
l'altro, stabilire le modalita' per la vigilanza dei bambini  durante
l'ingresso e la permanenza  nella  scuola  nonche'  durante  l'uscita
dalla medesima; 
    b) determinazione dei criteri di  attuazione  degli  orientamenti
dell'attivita'  educativa  e  per   l'organizzazione   dell'attivita'
medesima; 
    c) acquisto, conservazione e rinnovo  delle  attrezzature  e  del
materiale di gioco necessari al funzionamento del circolo; 
    d) le forme e le  modalita'  per  lo  svolgimento  di  iniziative
assistenziali che possano essere assunte dal circolo, per l'opera  di
prevenzione sanitaria e per l'attivita' dell'assistenza sociale; 
    e) promozione di contatti con altri circoli al fine di realizzare
scambi di informazioni e di esperienze e di  intraprendere  eventuali
iniziative di collaborazione; 
    f) partecipazione del circolo ad attivita' ricreative  e  ludiche
di particolare interesse educativo. 
  3. Per quanto non e' previsto  nel  presente  articolo  si  applica
quanto disposto dall'articolo 10. 
                              Art. 45. 
Comitato per la  valutazione  del  servizio  dei  docenti  di  scuola
                               materna 
 
  1. Per la composizione e  il  funzionamento  del  comitato  per  la
valutazione del servizio dei docenti di  scuola  materna  si  applica
quanto disposto dall'articolo 11. 
                              Art. 46. 
               Collegio degi docenti di scuola materna 
  1. Presso ogni direzione didattica di  scuola  materna  statale  e'
istituito il collegio dei docenti. Esso e' composto  dai  docenti  di
ruolo e non di ruolo del  circolo  ed  e'  presieduto  dal  direttore
didattico. Fanno parte del collegio anche i docenti di sostegno, che,
ai sensi dell'articolo 315, comma 5, sono contitolari  delle  sezioni
interessate. 
  ((2. Il collegio dei docenti svolge i compiti di cui  al  comma  2,
lettere b), h), i), l), dell'articolo 7. )) Inoltre: 
    a) cura la programmazione dell'azione educativa anche al fine  di
adeguare  gli  orientamenti  educativi   alle   specifiche   esigenze
ambientali e dello sviluppo psicofisico dei bambini; 
    b) provvede alla scelta delle attrezzature  e  del  materiale  di
gioco; 
    c) adotta iniziative di sperimentazione metodologica  nel  quadro
della disciplina di cui all'articolo 277; 
    d) adotta iniziative per promuovere l'aggiornamento dei docenti e
i rapporti di informazione e di collaborazione  con  i  genitori  dei
bambini. 
  3. Per quanto non previsto dal presente articolo si applica  quanto
disposto dall'articolo 7. 
                              Art. 47. 
   Norma transitoria sugli organi collegiali della scuola materna 
 
  1. Fino a quando non siano costituite le  direzioni  didattiche  di
scuola materna: 
    a) si estendono in  quanto  applicabili  le  norme  del  presente
titolo sugli organi di gestione; 
    b) il collegio dei docenti di scuola materna e il comitato per la
valutazione  del  servizio  vengono  istituiti  presso  la  direzione
didattica della scuola elementare del circolo di appartenenza; 
    c) i docenti della scuola materna partecipano alle  elezioni  del
consiglio  di  circolo  della  scuola  elementare  in  cui   prestano
servizio. Ai rappresentanti del predetto personale sono riservati uno
o due dei seggi da attribuire al personale docente a  seconda  che  i
componenti del consiglio di circolo siano rispettivamente 14 o 19. 

Capo VIII
NORME PARTICOLARI

                              Art. 48. 
    Tutela delle minoranze nelle province di Trieste e di Gorizia 
 
  1. Nei consigli scolastici distrettuali e nei  consigli  scolastici
provinciali delle province di Trieste e  di  Gorizia  un  quarto  dei
rappresentanti del personale docente delle scuole statali e un quinto
dei  rappresentanti  dei  genitori  degli   alunni   sono   riservati
rispettivamente ai docenti e ai genitori degli  alunni  delle  scuole
statali con lingua d'insegnamento slovena. 
  2. Nei consigli scolastici distrettuali delle province di Trieste e
di Gorizia un quinto dei rappresentanti  degli  alunni  e'  riservato
agli alunni delle scuole statali con lingua di insegnamento slovena. 
  3. Nelle stesse province i consigli  scolastici  distrettuali  e  i
consigli scolastici provinciali sono tenuti, quando trattano problemi
comunque riguardanti il funzionamento  delle  scuole  con  lingua  di
insegnamento slovena e i  piani  provinciali  relativi  ai  corsi  di
istruzione degli adulti e alle attivita' di educazione  permanente  e
di istruzione ricorrente degli adulti di lingua  materna  slovena,  a
richiedere il parere della commissione di cui all'articolo 624. 
  4.  Tali  consigli,  qualora  assumano,   nel   loro   compito   di
formulazione del programma, decisioni difformi dal parere di  cui  al
comma 3, debbono adeguatamente motivarne le ragioni di merito. 
  5. Qualora trattasi di delibere adottate dai predetti organi  nelle
anzidette  materie  da  inviare  alle  competenti  autorita'  per  le
ulteriori determinazioni,  sono  allegati  i  pareri  espressi  dalla
commissione di cui al comma 3. 
                              Art. 49. 
    Disposizioni particolari per le province di Trento e Bolzano 
 
  1. Sono fatte salve le disposizioni vigenti in  materia  di  organi
collegiali della scuola per le province di Trento e di Bolzano. 
                              Art. 50. 
Conservatori di musica. Accademie di belle arti. Accademie  nazionali
   di danza e d'arte drammatica e Istituti superiori per le industrie
   artistiche. 
 
  1. Le norme del presente titolo non si applicano ai conservatori di
musica, alle accademie di belle arti, all'Accademia nazionale  d'arte
drammatica  all'Accademia  nazionale  di  danza  ed   agli   Istituti
superiori  per  le  industrie  artistiche,  salvo   quelle   che   si
riferiscono al comitato di valutazione di  cui  all'articolo  11;  al
Consiglio nazionale  della  pubblica  istruzione  e,  nell'ambito  di
questo ultimo, ai consigli di disciplina e per il contenzioso. 
  2. Alle istituzioni di cui al comma 1 si applicano le  norme  della
parte II, titolo VI. 

TITOLO II
RAZIONALIZZAZIONE DELLA RETE SCOLASTICA, ISTITUZIONE DELLE SCUOLE E
ISTITUTI DI OGNI ORDINE E GRADO, FORMAZIONE DELLE SEZIONI E DELLE
CLASSI E CALENDARIO SCOLASTICO.
Capo I
RAZIONALIZZAZIONE DELLA RETE SCOLASTICA

                              Art. 51. 
    Piano pluriennale di razionalizzazione della rete scolastica 
 
  1. Allo scopo di assicurare  il  graduale  ridimensionamento  delle
unita' scolastiche, il Ministro della pubblica istruzione  stabilisce
i criteri, tempi e modalita' per la definizione e l'articolazione  di
un piano pluriennale di razionalizzazione della rete scolastica. 
  2. Il piano pluriennale e' definito ed approvato  con  decreto  del
Ministro della  pubblica  istruzione  ed  e'  aggiornato  annualmente
tenendo conto dei mutamenti intervenuti. 
  3. Il piano deve tener conto, per ciascuna  provincia,  del  numero
degli alunni frequentanti i vari gradi e ordini di scuola, delle  sue
prevedibili variazioni in  relazione  all'evoluzione  demografica  in
atto nell'ambito territoriale considerato, nonche'  delle  specifiche
esigenze socioeconomiche  in  esso  esistenti.  In  particolare,  con
effetto dalla data di entrata in vigore dei  decreti  legislativi  da
emanarsi ai sensi dell'articolo 4 della legge 24  dicembre  1993,  n.
537 ed ai fini da essa previsti, esso terra' conto altresi' dell'eta'
degli alunni, del numero degli alunni portatori  di  handicap,  delle
esigenze delle zone definite  a  rischio  per  problemi  di  devianza
giovanile  e  minorile  e,  con   specifica   considerazione,   delle
necessita' e dei disagi  che  possono  determinarsi  in  relazioni  a
situazioni locali, soprattutto nelle comunita' e zone montane e nelle
piccole isole. 
  4. A partire dall'anno scolastico 1989-90 si deve procedere  ad  un
graduale ridimensionamento delle unita' scolastiche  sulla  base  dei
seguenti parametri: almeno 50 posti  di  insegnamento,  ivi  compresi
quelli relativi  alle  sezioni  di  scuola  materna,  per  i  circoli
didattici: almeno 12 classi per le scuole medie; almeno 25 classi per
gli  istituti  e  scuole  di  istruzione  secondaria  superiore,  ivi
compresi   i   licei   artistici   e   gli   istituti   d'arte.    Il
ridimensionamento   deve   essere   effettuato   senza   pregiudicare
l'erogazione del servizio nel territorio. 
  5. Il piano deve prevedere le fusioni e le soppressioni  necessarie
di unita' scolastiche, determinandone modalita' e  tempi  sulla  base
delle  previsioni  sulle  cessazioni  dal  servizio   del   personale
scolastico interessato. 
  6.  Il   Ministro   della   pubblica   istruzione   puo'   disporre
l'aggregazione anche di istituti di istruzione  secondaria  superiore
di diverso ordine e  tipo.  Nei  comuni  montani  con  meno  di  5000
abitanti possono essere costituiti  istituti  comprensivi  di  scuola
materna, elementare e media secondo criteri e modalita' stabiliti con
ordinanza del Ministro della pubblica istruzione. 
  7. Nell'ipotesi di cui al comma 6  gli  oneri  di  personale  e  di
funzionamento che, ai sensi delle vigenti disposizioni,  risultino  a
carico  di  piu'  enti  sono  ripartiti  sulla  base  di  un'apposita
convenzione da stipularsi tra il provveditore agli studi e  gli  enti
interessati. 
                              Art. 52. 
Razionalizzazione della distribuzione territoriale delle  istituzioni
                              educative 
 
  1. Il piano  di  razionalizzazione  di  cui  all'articolo  51  deve
prevedere anche la graduale soppressione dei convitti nazionali,  dei
convitti annessi  agli  istituti  tecnici  e  professionali  e  degli
educandati femminili dello Stato che accolgono meno di 30  convittori
o semiconvittori. 
  2. Per i criteri e le modalita' si applicano le disposizioni di cui
all'articolo 51. 

Capo II
ISTITUZIONE DELLE SCUOLE STATALI MATERNE, ELEMENTARI
E DEGLI ISTITUTI DI ISTRUZIONE SECONDARIA E ARTISTICA

                              Art. 53. 
Istituzione  delle  scuole  statali  e  delle  istituzioni  educative
                               statali 
 
  1. L'istituzione delle scuole statali materne, elementari, medie  e
secondarie superiori viene effettuata dagli organi statali competenti
secondo le  norme  degli  articoli  successivi,  sentite  le  regioni
interessate sull'ordine di priorita' ai fini della loro attivita'  di
programmazione regionale. Restano ferme le  competenze  dei  consigli
scolastici provinciali. 
  2. I convitti nazionali e gli educandati femminili dello Stato sono
istituiti con decreto del  Ministro  della  pubblica  istruzione,  di
concerto con i Ministri dell'interno e del tesoro. 
                              Art. 54. 
                  Istituzione delle scuole materne 
 
  1. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di  concerto
con  il  Ministro  del  tesoro,  e'  determinato,  distintamente  per
ciascuna provincia, il  piano  annuale  delle  nuove  istituzioni  di
sezioni di scuola materna statali, su motivate proposte formulate dai
provveditori agli studi, sentiti i consigli scolastici provinciali  e
considerate le richieste dei comuni. 
  2. Le sezioni di scuole materne statali sono istituite con  decreto
del   provveditore   agli   studi.   Ai   fini    della    precedenza
nell'istituzione delle scuole sara' tenuto conto delle  sedi  ove  si
accertino maggiori condizioni obiettive di bisogno,  con  particolare
riferimento alle zone depresse o di accelerata urbanizzazione. 
                              Art. 55. 
                 Istituzione delle scuole elementari 
 
  1. Le scuole elementari sono istituite con decreto del provveditore
agli studi. 
  2. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione il territorio
del provveditorato agli studi e' ripartito in  circoli  didattici  la
cui direzione ha sede in una delle scuole. 
  3. Le nuove istituzioni e gli adeguamenti sono  effettuati  tenendo
prioritariamente presenti  le  necessita'  derivanti  dallo  sviluppo
della popolazione scolastica, la situazione ambientale  e  l'esigenza
che ogni circolo sia compreso in un unico distretto scolastico. 
  4. Il Ministro della  pubblica  istruzione  adegua  annualmente  la
distribuzione sul territorio dei  circoli  didattici  esistenti,  nei
limiti del complessivo organico dei direttori  didattici  di  cui  al
comma 6 e in conformita' al piano pluriennale previsto  dall'articolo
51. 
  5. Il numero complessivo di alunni per ciascun plesso  deve  essere
superiore a venti, ad eccezione  dei  plessi  ubicati  nelle  piccole
isole e nelle  zone  di  montagna,  nelle  quali  le  difficolta'  di
collegamento non consentano la  possibilita'  di  accorpamento  o  di
trasporto degli alunni in altre scuole. 
  6.  Il  ruolo  organico  del  personale  direttivo   della   scuola
elementare e' stabilito in 5000 posti. 
                              Art. 56. 
                   Istituzione delle scuole medie 
 
  1. Le scuole medie sono istituite con decreto  del  Ministro  della
pubblica istruzione di concerto con il Ministro del tesoro. 
  2. Ciascuna scuola ha, di regola, non oltre 24 classi. 
  3. Possono funzionare classi collaterali, nonche'  corsi  e  classi
distaccati in frazioni dello stesso comune o in comuni viciniori. 
  4. Nelle localita' nelle quali,  per  ragioni  topografiche  e  per
mancanza di idonee comunicazioni,  non  possano  funzionare  corsi  o
classi distaccati, ne' possa organizzarsi il trasporto gratuito degli
alunni, il Ministro della pubblica istruzione,  d'intesa  con  quello
degli interni e con quello del tesoro,  promuove  iniziative  atte  a
consentire il compimento dell'istruzione  media  obbligatoria,  sulla
base degli insegnamenti previsti dal presente testo unico, sempreche'
vi siano almeno quindici obbligati che abbiano conseguito la  licenza
elementare. 
                              Art. 57. 
Istituzione dei ginnasi-licei classici, dei licei scientifici,  degli
                         istituti magistrali 
 
  1. I ginnasi-licei classici,  i  licei  scientifici,  gli  istituti
magistrali sono istituiti con decreto  del  Ministro  della  pubblica
istruzione di concerto con il Ministro del tesoro. 
                              Art. 58. 
                 Istituzione delle scuole magistrali 
 
  1. Le scuole magistrali sono istituite, nel numero massimo di otto,
con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di  concerto  con
il Ministro del tesoro, a seguito di convenzione con gli enti locali. 
                              Art. 59. 
                 Istituzione degli istituti tecnici 
 
  1. Gli istituti di istruzione tecnica sono  istituiti  con  decreto
del Ministro della pubblica istruzione, di concerto  con  i  Ministri
dell'interno e del tesoro e  con  gli  altri  Ministri  eventualmente
interessati. 
  2. Il decreto determina il contributo annuo a  carico  dello  Stato
per la istituzione e il funzionamento  degli  istituti  e  gli  oneri
assunti dagli enti locali e gli eventuali oneri assunti, agli  stessi
fini, da enti e privati. Lo stesso decreto  puo'  inoltre  istituire,
sempre che non ne derivi maggior  onere  per  l'erario,  un  convitto
annesso   all'istituto    tecnico    e    determinarne    le    norme
sull'ordinamento, sul funzionamento e sull'amministrazione. 
  3. Il decreto istitutivo di istituti aventi finalita' e ordinamenti
speciali determina altresi' la finalita' degli  istituti,  la  durata
dell'insegnamento, le materie di insegnamento, i titoli di ammissione
degli alunni, i diplomi che saranno rilasciati. 
                              Art. 60. 
              Istituzione degli istituti professionali 
  1. Gli  istituti  professionali  sono  istituiti  con  decreto  del
Ministro della pubblica  istruzione,  di  concerto  con  il  Ministro
dell'interno e con il Ministro del tesoro e con  gli  altri  Ministri
eventualmente   interessati,   acquisita   l'indicazione   vincolante
dell'ordine di priorita' della regione competente. 
  2. Il decreto determina il contributo annuo a  carico  dello  Stato
per la istituzione e il funzionamento  degli  istituti  e  gli  oneri
assunti dagli enti locali e gli eventuali oneri assunti, agli  stessi
fini, da enti e privati. Lo stesso decreto puo' inoltre istituire, ((
sempre che non ne derivi maggior onere per l'erario )),  un  convitto
annesso  all'istituto   professionale   e   determinarne   le   norme
sull'ordinamento, sul funzionamento e sull'amministrazione. 
  3. Il decreto istitutivo  determina  altresi'  la  finalita'  degli
istituti, la durata dell'insegnamento, le materie di insegnamento,  i
titoli di ammissione degli alunni, i diplomi che saranno  rilasciati.
Le successive modificazioni  all'ordinamento  didattico  dei  singoli
istituti, che non comportino maggiori oneri  per  il  bilancio  dello
Stato,  sono  disposte  con  decreto  del  Ministro  della   pubblica
istruzione. 
                              Art. 61. 
                  Istituzione degli istituti d'arte 
 
  1. Gli istituti d'arte sono  istituiti  con  decreto  del  Ministro
della pubblica istruzione, di concerto con il Ministro del tesoro. 
  2. Il decreto istitutivo fissa il numero e la natura delle  sezioni
che  compongono  l'istituto,  il  numero  delle  ore  settimanali  di
insegnamento da affidare per incarico, indica il contributo  annuo  a
carico  dello  Stato  per  l'istituzione  e  il  funzionamento  dell'
istituto e gli eventuali oneri assunti, agli stessi fini, da  enti  e
privati. 
                              Art. 62. 
                   Istituzione dei licei artistici 
 
  1. I licei artistici sono istituiti con decreto del Ministro  della
pubblica istruzione di concerto con il Ministro del tesoro. 
  2. Il decreto istitutivo stabilisce il contributo  annuo  a  carico
dello  Stato  e  determina,  nell'ambito  dell'ordinamento  didattico
vigente, i corsi che costituiscono l'Istituto. 
                              Art. 63. 
Istituzione dei conservatori di  musica,  delle  accademie  di  belle
   arti; dell'accademia nazionale d'arte drammatica e  dell'accademia
   nazionale di danza; degli  istituti  superiori  per  le  industrie
   artistiche. 
 
  1. I conservatori  di  musica,  le  accademie  di  belle  arti,  l'
accademia nazionale d'arte  drammatica  e  l'accademia  nazionale  di
danza e gli istituti  superiori  per  le  industrie  artistiche  sono
istituiti con decreto  del  Ministro  della  pubblica  istruzione  di
concerto con il Ministro del tesoro. Con le stesse modalita'  possono
essere  istituite  in  comuni  diversi  da  quelli  in  cui  ha  sede
l'istituto,  sezioni  staccate  con  uno  o  piu'  corsi,  e,  per  i
conservatori di musica, anche limitatamente al periodo inferiore. Per
gli istituti superiori per le industrie  artistiche  si  provvede  in
conformita' a quanto previsto dall'articolo 217. 
  2. Il decreto istitutivo stabilisce il contributo  annuo  a  carico
dello  Stato;  determina,  nell'ambito   dell'ordinamento   didattico
vigente, i corsi  che  costituiscono  l'istituto;  fissa  la  tabella
concernente i posti di ruolo del personale direttivo e docente e  gli
insegnamenti da conferire per  incarico  nonche'  i  posti  di  ruolo
direttivo amministrativo e  del  restante  personale  amministrativo,
tecnico e ausiliario. 
  3. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione  di  concerto
con il Ministro del tesoro le scuole di musica esistenti  presso  gli
Istituti per ciechi "I. Cavazza"  di  Bologna,  "D.  Martuscelli"  di
Napoli, "S. Alessio"  di  Roma,  "Istituto  per  ciechi"  di  Milano,
"Configliachi" di Padova possono essere  trasformate  in  sezioni  di
conservatori, anche se abbiano sede nello stesso Comune.  Il  decreto
istitutivo fissa  le  modalita'  di  funzionamento  di  tali  sezioni
speciali,  nonche'  le  norme  concernenti  il  numero  dei  corsi  e
l'inquadramento in ruolo  del  personale  docente  e  amministrativo,
tecnico e ausiliario. La ripartizione  fra  i  singoli  Istituti  dei
posti e degli insegnamenti relativi alle predette sezioni e' disposta
con decreto del Ministro della pubblica istruzione. 

Capo III
ISTITUZIONE DELLE SCUOLE E ISTITUTI A CARATTERE ATIPICO
Sezione I: Istituto statale Augusto Romagnoli di specializzazione per
gli educatori dei minorati della vista.

                              Art. 64. 
           Istituto statale "Augusto Romagnoli". Finalita' 
 
  1. L'Istituto statale Augusto Romagnoli di specializzazione per gli
educatori dei minorati della vista e'  alle  dirette  dipendenze  del
Ministero della pubblica istruzione ed assolve i seguenti compiti: 
    a) specializza gli educatori e i docenti per gli istituti  e  per
le scuole dei minorati della vista; 
    b) specializza gli educatori e i docenti per gli istituti  e  per
le scuole per minorati psichici privi della vista; 
    c) effettua e promuove ricerche, studi  e  pubblicazioni  per  il
progresso educativo dei minorati della vista; 
    d) presta opera di assistenza e consulenza tecnica in materia  di
istruzione ed educazione speciale; 
    e) organizza corsi speciali di aggiornamento e di perfezionamento
per gli educatori dei minorati della vista; 
    f) promuove la ricerca e lo studio di materiale  didattico  e  di
apparecchi ad uso dei minorati della vista. 
                              Art. 65. 
                Convitto - scuole annesse - strutture 
 
  1. All'istituto statale "Augusto Romagnoli" di specializzazione per
gli educatori dei minorati della vista e' annesso, in  forza  di  una
convenzione da stipularsi tra il Ministero della pubblica  istruzione
e un  istituto  per  ciechi  dotato  di  personalita'  giuridica,  un
convitto di educandi minorati della vista. 
  2. Presso il predetto istituto  statale  funzionano,  ai  fini  del
tirocinio degli allievi: 
    a) la scuola materna; 
    b) la scuola  elementare  con  classi  speciali  per  ambliopi  e
tardivi; 
   c) una scuola media per il compimento dell'obbligo scolastico. 
  3. L'istituto dispone di: 
    a) una biblioteca in caratteri Braille e in stampa comune; 
    b) un gabinetto per gli studi di psicologia. 
                              Art. 66. 
                Funzionamento. Ammissione. Personale 
 
  1.  Le  norme  relative  al  funzionamento  dell'istituto   statale
"Augusto  Romagnoli"  di  specializzazione  per  gli  educatori   dei
minorati della vista  sono  stabilite  con  apposito  regolamento  da
emanarsi con decreto del Ministro della pubblica istruzione,  sentite
le  associazioni  e  gli  enti  interessati  con  l'osservanza  delle
disposizioni di cui all'articolo 17 della legge 23  agosto  1988,  n.
400. 
  2.  I  ciechi  sono  ammessi  ai  corsi   aventi   i   compiti   di
specializzazione di cui al comma 1, lettere a) e b) dell'articolo  64
senza limiti di numero. Il numero  dei  posti  riservati  ai  vedenti
viene stabilito dal Ministero della pubblica  istruzione  sulla  base
delle norme regolamentari di cui al comma 1 del presente articolo. 
  3. I corsi aventi compiti di specializzazione per gli educatori dei
minorati  della  vista,  di  cui  al  comma  1,  lettere  a)   e   b)
dell'articolo 64 hanno la durata di almeno un anno. 
  4. Il ruolo organico del personale dell'istituto  statale  "Augusto
Romagnoli" di specializzazione per gli educatori dei  minorati  della
vista comprende le seguenti qualifiche: 
   preside; 
   docente di pedagogia; 
   docente di tirocinio; 
   assistente di tirocinio; 
   docente di didattica musicale; 
   istruttore tecnico pratico; 
   assistenti; 
   docenti di scuola materna; 
   personale amministrativo, tecnico e ausiliario. 
  5. Il preside dell'istituto statale  di  specializzazione  per  gli
educatori dei minorati della vista dirige anche le scuole annesse  di
cui all'articolo 65, comma 2 lettere a), b), c). Ai posti di preside,
di docente e di assistente si accede ai sensi degli  articoli  398  e
seguenti salvo quanto disposto dal presente capo. 
  6. Il posto di docente di didattica della musica  della  scuola  di
specializzazione e' conferito mediante concorso pubblico  per  titoli
ed esami fra coloro che sono forniti del diploma di composizione o di
magistero  di  pianoforte   e   del   diploma   di   specializzazione
dell'istituto "Augusto Romagnoli". 
  7. Al docente di didattica musicale si  applicano  le  norme  sullo
stato giuridico e il trattamento economico degli insegnanti di musica
degli istituti magistrali. 
  8.  Gli  insegnamenti  della  psicologia,  della  pediatria,  dell'
educazione fisica, dell'oculistica, sono  affidati  per  incarico  su
proposta del preside dell'istituto. 
  9. Le nomine provvisorie a posti di ruolo vacanti  o  per  supplire
titolari assenti  sono  conferite  ai  sensi  degli  articoli  520  e
seguenti. 
  10. Il posto di istruttore tecnico-pratico viene conferito mediante
concorso al quale possono partecipare coloro  che  sono  forniti  del
diploma dell'istituto statale di specializzazione "Augusto Romagnoli"
e in possesso di un titolo di studio non inferiore  alla  licenza  di
scuola media. All'istruttore tecnico-pratico si  applicano  le  norme
giuridiche  e  il  trattamento  economico  previsto  per  i   docenti
tecnico-pratici. 
  11. I posti del personale docente e del personale assistente  fanno
parte di distinti ruoli speciali provinciali. 
  12. Il personale amministrativo, tecnico e ausiliario appartiene ai
ruoli provinciali. 

Sezione II: Istituti per sordomuti e istituti per non vedenti

                              Art. 67. 
Istituti per sordomuti di Roma, Milano e Palermo e istituti  per  non
                               vedenti 
  1. L'ordinamento degli istituti per sordomuti  di  Roma,  Milano  e
Palermo e' stabilito con regolamento governativo. 
  2. Per gli istituti per non vedenti si  applicano  le  disposizioni
richiamate nell'articolo 322. 
  3. L'accesso a posti di ruolo nelle  sezioni  e  classi  di  scuole
statali funzionanti negli istituti per non vedenti e  negli  istituti
per sordomuti ha luogo mediante concorsi speciali. 
  4. Detti concorsi si  svolgono  secondo  le  modalitastabilite  dal
presente  testo  unico,  rispettivamente,  per  il  reclutamento  del
personale direttivo e per il reclutamento del  personale  docente.  I
programmi di esame saranno adeguati alle  specifiche  caratteristiche
educative e didattiche delle predette istituzioni. 
  5. Ai concorsi speciali di cui al comma 4 sono ammessi coloro  che,
in possesso dei requisiti di  cui  al  presente  testo  unico,  siano
forniti di apposito titolo di specializzazione conseguito al  termine
di un corso biennale teorico-pratico presso  l'istituto  statale  "A.
Romagnoli" di specializzazione per i  minorati  della  vista,  presso
l'istituto professionale  di  Stato  per  sordomuti  "A.  Magarotto",
nonche'  presso  altri  istituti  riconosciuti  dal  Ministero  della
pubblica istruzione. I programmi del predetto corso sono (( approvati
con decreto del Ministro della pubblica  istruzione  )),  sentito  il
Consiglio nazionale della pubblica istruzione. 
  6. L'accesso ai  ruoli  del  personale  assistente-educatore  degli
istituti statali per sordomuti e per non vedenti  ha  luogo  mediante
concorsi per titoli ed esami, e mediante concorsi per soli titoli, ai
quali possono  partecipare  soltanto  coloro  che,  in  possesso  dei
requisiti di cui al presente testo unico e del diploma  di  maturita'
magistrale, abbiano conseguito apposito titolo di specializzazione al
termine di un corso biennale teorico-pratico presso scuole o istituti
riconosciuti dal Ministero della pubblica istruzione. I programmi del
predetto corso  sono  approvati  con  decreto  del  Ministro  per  la
pubblica istruzione, sentito il Consiglio  nazionale  della  pubblica
istruzione. 
  7. Per lo svolgimento  dei  concorsi  si  applicano  le  norme  del
presente testo unico. 
  8. Il servizio prestato dal  personale  assistente-educatore  negli
istituti di cui al comma 1 e' riconosciuto come titolo valutabile nei
concorsi magistrali. 

Sezione III: Scuola nazionale professionale di massofisioterapia.

                              Art. 68. 
         Scuola nazionale professionale di massofisioterapia 
                         Ammissione - Titoli 
 
  1. Nell'istituto d'istruzione professionale per i ciechi di Firenze
e' istituita una Scuola nazionale professionale di  massofisioterapia
riservata soltanto ai ciechi per  il  conseguimento  del  diploma  di
massofisioterapia. 
  2. Il titolo di studio minimo per l'ammissione  e'  la  licenza  di
scuola media. 
  3. L'ammissione  e'  subordinata  al  superamento  da  parte  degli
aspiranti di un esame preliminare che si effettua  con  le  modalita'
stabilite dal regolamento di cui all'articolo 69. 
  4. La durata dell'insegnamento nella scuola nazionale professionale
per  massofisioterapia  e'  di  tre  anni,  distinti  in  un  biennio
culturale  e  professionale  teorico-pratico  e  di  un  terzo   anno
riservato al perfezionamento con  tirocinio  di  pratica  giornaliera
effettiva per non meno di 6 mesi presso ospedali o ambulatori o  enti
similari, indicati dal Ministero della sanita'. 
  5.  Al  termine  del  primo  corso  si  sostiene,  previo  giudizio
favorevole  di  scrutinio  finale,  in  unica  sessione,  l'esame  di
idoneita' per l'ammissione al secondo corso; al termine  del  secondo
corso si sostengono, ancora previo giudizio favorevole  di  scrutinio
finale, in unica sessione: 1) gli esami di licenza  con  i  quali  si
consegue titolo  equipollente  a  tutti  gli  effetti  a  diploma  di
qualifica professionale; 2) gli esami di idoneita'  per  l'ammissione
al terzo corso. 
  6. Al termine del terzo corso si sostiene l'esame di Stato  per  il
conseguimento  del   diploma   per   l'esercizio   professionale   di
massofisioterapia. 
                              Art. 69. 
                             Regolamento 
 
  1. Le norme relative al funzionamento della  scuola,  ai  programmi
culturali e professionali della medesima sono stabilite con  apposito
regolamento governativo da emanarsi su proposta  del  Ministro  della
pubblica istruzione, di concerto con i Ministri della sanita'  e  del
tesoro, secondo le disposizioni di cui all'articolo 17 della legge 23
agosto 1988 n. 400. 
                              Art. 70. 
                              Organico 
 
  1. L'organico  della  scuola  e'  costituito  secondo  la  seguente
tabella: 
 Personale docente: 
   Di ruolo - 2 Docenti tecnico professionali. 
   Incaricato - 1 Cultura medica professionale 
   Incaricato - 1 Cultura generale, cultura civica e tiflologica 
   Incaricato - 1 Matematica, contabilita' e scienze 
   Incaricato - 1 Lingue straniere 
   Incaricato - 1 Educazione fisica 
   Incaricato - 2 Dattilografia in nero e Braille 
   Incaricato - 1 Educazione alla vita di relazione. 
  Non si da' luogo all'incarico quando  non  sia  possibile  affidare
l'insegnamento per completamento di orario al  personale  docente  di
altra scuola o dell'istituto professionale. 
Personale amministrativo e tecnico: 
   Di ruolo - 1 Collaboratore amministrativo 
   Incaricato - 1 Tecnico vedente di gabinetto. 
  2. E' conferito per incarico l'insegnamento delle materie culturali
in generale. 
  3. L'insegnamento medico professionale e' conferito  anch'esso  per
incarico con retribuzione pari  a  quella  iniziale  dei  docenti  di
scuola media superiore. 
  4. I due docenti tecnico-pratici massofisioterapisti  sono  assunti
in  organico  per  concorso  per  titoli  ed  esami   fra   diplomati
massofisioterapisti di preferenza ciechi. Ad essi  per  completamento
d'orario  puoessere  affidato  -  a  giudizio  della   presidenza   -
l'insegnamento in parte di materie professionali. 
  5. Per l'accesso  ai  posti  di  ruolo  del  personale  docente  si
applicano le disposizioni di cui agli articoli 398 e seguenti. 
                              Art. 71. 
                               Rinvio 
 
  1. Per quanto non previsto nella presente sezione si  applicano  le
disposizioni di cui alla parte III del presente testo  unico  nonche'
quelle del regio decreto 29 agosto 1941, n. 1449,  sul  riordinamento
dell'istruzione professionale per i ciechi. 

Capo IV
FORMAZIONE DELLE CLASSI E DELLE SEZIONI

                              Art. 72. 
      ((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 27 DICEMBRE 1997, N. 449 )) 
                              Art. 73. 
            Piano concernente il rapporto allievi-classi 
 
  1. Il rapporto allievi-classi, previsto dal  piano  pluriennale  di
cui all'articolo 5, comma 6, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, e'
ridefinito, per gli anni scolastici 1993-94, 1994-95  e  1995-96,  in
conformita' al disposto dell'articolo 4, commi 10 e 11,  della  legge
24 dicembre 1993, n. 537. 

Capo V
CALENDARIO SCOLASTICO

                              Art. 74. 
     Calendario scolastico per le scuole di ogni ordine e grado 
  1. Nella scuola materna, elementare, media e negli istituti di 
istruzione secondaria superiore, l'anno scolastico ha inizio il 1 
settembre e termina il 31 agosto. 
  2. Le attivita' didattiche,  comprensive  anche  degli  scrutini  e
degli esami, e quelle  di  aggiornamento,  si  svolgono  nel  periodo
compreso tra il 1 settembre ed il 30 giugno con eventuale conclusione
nel mese di luglio degli esami di maturita'. 
  3. Allo svolgimento delle lezioni sono assegnati almeno 200 giorni.
  4.  L'anno  scolastico  puo'  essere  suddiviso,  ai   fini   della
  valutazione degli alunni, in due o tre periodi su deliberazione del
  collegio dei docenti da adottarsi per tutte le classi. 
  5. Il Ministro della  pubblica  istruzione,  sentito  il  Consiglio
nazionale  della  pubblica   istruzione,   determina,   con   propria
ordinanza, il termine delle attivita' didattiche e delle lezioni,  le
scadenze  per  le  valutazioni  periodiche  ed  il  calendario  delle
festivita' e degli esami. 
  6. (( COMMA ABROGATO DAL D.L. 28 GIUGNO 1995, N. 253 CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 8 AGOSTO 1995, n. 352 )). 
  7. Il sovrintendente scolastico regionale, sentiti la regione ed i 
consigli scolastici provinciali, determina la data  di  inizio  delle
lezioni ed il calendario relativo al loro svolgimento,  nel  rispetto
del disposto dei precedenti commi. 
  (( 7-bis. La determinazione delle date di inizio e  di  conclusione
delle lezioni e il calendario delle festivita' di cui ai commi 5 e  7
devono essere tali da consentire, oltre allo  svolgimento  di  almeno
200 giorni di effettive lezioni, la  destinazione  aggiuntiva  di  un
congruo numero di giorni per  lo  svolgimento,  anche  antimeridiano,
degli interventi di cui all'articolo 193-bis, comma 1. )) 
                               Art. 75 
Calendario scolastico per i conservatori di musica, le  accademie  di
belle arti, l'accademia nazionale di danza, l'accademia nazionale  di
                        arte drammatica e gli 
istituti superiori per le industrie artistiche 
 
  1. Per i conservatori di musica, per le accademie  di  belle  arti,
per l'accademia nazionale di danza, per l'accademia nazionale di arte
drammatica e per gli istituti superiori per le industrie  artistiche,
le norme relative all'anno scolastico e alle prove  di  esame  per  i
corsi a carattere post-secondario  sono  stabilite  con  decreto  del
Ministro della pubblica istruzione, tenendo conto delle  disposizioni
relative agli ordinamenti scolastici e delle particolari esigenze  di
detti istituti. ((41)) 
    
----------------

    
AGGIORNAMENTO (41) 
  Il D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212 ha disposto (con l'art. 14,comma 1)
che  "  per  ciascuna  istituzione,  con  l'emanazione  del  relativo
regolamento didattico  di  cui  all'articolo  10,  cessano  di  avere
efficacia le disposizioni legislative e  regolamentari  incompatibili
con  il  presente  regolamento  e  segnatamente  le  seguenti  norme:
articoli 75, 206 comma 1, lettera c),  207,  208,  209  limitatamente
alle Accademie, 210, 211, 217, 218, 219, 239, commi 1 e 5, 250,  252,
372, 374, 376 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297." 

TITOLO III
REGIONI
Capo I
TRASFERIMENTO DELLE FUNZIONI AMMINISTRATIVE
IN MATERIA DI ISTRUZIONE: INDICAZIONI NORMATIVE

                              Art. 76. 
Trasferimento delle funzioni amministrative in materia di  istruzione
                  alle regioni a statuto ordinario 
 
  1.  Le  regioni  a  statuto  ordinario   esercitano   le   funzioni
amministrative in materia di istruzione in applicazione  dei  decreti
del Presidente della Repubblica 14 gennaio  1972  n.  3,  14  gennaio
1972, n. 4, 15 gennaio 1972 n. 8, 15 gennaio 1972 n. 10, e 24  luglio
1977 n. 616. 
                              Art. 77. 
Norme di attuazione dello statuto speciale della regione  Sicilia  in
                        materia di istruzione 
  1. La  regione  Sicilia  esercita  le  funzioni  amministrative  in
materia di istruzione in applicazione (( dei decreti  del  Presidente
della Repubblica 16 febbraio 1979 )) n. 143 e 14 maggio 1985 n. 246. 
                              Art. 78. 
Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Sardegna  in
                        materia di istruzione 
 
  1. La regione  Sardegna  esercita  le  funzioni  amministrative  in
materia di istruzione in  applicazione  dei  decreti  del  Presidente
della Repubblica 22 maggio 1975 n. 480 e 19 giugno 1979 n. 348. 
                              Art. 79. 
Norme di  attuazione  dello  statuto  speciale  della  regione  Valle
                  d'Aosta in materia di istruzione 
  1. La regione Valle d'Aosta esercita le funzioni amministrative  in
materia di istruzione in applicazione  del  decreto  legislativo  del
Capo provvisorio dello Stato 11 novembre 1946 n. 365, del decreto del
Presidente della Repubblica 31 ottobre 1975 n. 861, (( della legge 16
maggio 1978 n. 196, )) del decreto del Presidente della Repubblica 22
febbraio 1982 n. 182 e del decreto legislativo 28  dicembre  1989  n.
433. 
                              Art. 80. 
Norme  di   attuazione   dello   statuto   speciale   della   regione
           Friuli-Venezia Giulia in materia di istruzione 
 
  1.  La  regione  Friuli-Venezia   Giulia   esercita   le   funzioni
amministrative in materia di istruzione in applicazione  dei  decreti
del Presidente della Repubblica 25 novembre 1975 n. 902 e 15  gennaio
1987 n. 469. 
  2. Le istituzioni scolastiche nella  provincia  di  Gorizia  e  nel
territorio di Trieste  sono  altresi'  disciplinate  dalla  legge  19
luglio 1961 n. 1012 e dalla legge 22 dicembre  1973,  n.  932,  salvo
quanto  previsto  in  materia  di  personale  dagli  articoli  425  e
seguenti. 
                              Art. 81. 
Norme  di   attuazione   dello   statuto   speciale   della   regione
            Trentino-Alto Adige in materia di istruzione 
 
  1.  La   regione   Trentino-Alto   Adige   esercita   le   funzioni
amministrative in materia di istruzione in applicazione  dei  decreti
del Presidente della  Repubblica  1  novembre  1973,  n.  689,  e  19
novembre 1987, n. 526 e dei decreti legislativi 16 marzo 1992, n. 266
e n. 267, fermo restando quanto previsto dai successivi commi. 
  2. La provincia di Bolzano esercita le funzioni  amministrative  in
materia di istruzione  previste  dal  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 10  febbraio  1983,  n.  89,  di  approvazione  del  testo
unificato dei decreti del Presidente della Repubblica 20 gennaio 1973
n. 116 e 4 dicembre 1981 n. 761, dai  decreti  del  Presidente  della
Repubblica 20 gennaio 1973 n. 115 e 15  luglio  1988  n.  301  e  dal
decreto legislativo 16 marzo 1992 n. 265. 
  3. La provincia di Trento esercita le  funzioni  amministrative  in
materia  scolastica  previste  dai  decreti  del   Presidente   della
Repubblica 12 agosto 1976 n. 667, 15 luglio 1988 n. 405 e dal decreto
legislativo 16 dicembre 1993, n. 592. 

Capo II
FORMAZIONE PROFESSIONALE E SISTEMA SCOLASTICO

                              Art. 82. 
  Raccordi fra la formazione professionale e il sistema scolastico 
 
  1. A coloro che abbiano conseguito  una  qualifica  o  mediante  la
frequenza di uno dei corsi di formazione professionale previsti dalla
legge 21 dicembre 1978, n. 845 o  direttamente  sul  lavoro  e'  data
facolta' di accesso  alle  diverse  classi  della  scuola  secondaria
superiore secondo le modalita' previste dal relativo ordinamento. Per
gli allievi che frequentano attivita'  di  formazione  professionale,
privi del titolo di assolvimento dell'obbligo scolastico, le  regioni
adottano, con il consenso dei medesimi, misure  atte  a  favorire  la
necessaria integrazione con  le  attivita'  didattiche  che  dovranno
essere attuate a cura della competente autorita'  scolastica,  a  cui
compete altresi' il conferimento del titolo. (42) ((42a)) 
  2.  Per  lo  svolgimento  delle  attivita'  rientranti  nelle  loro
attribuzioni le regioni possono utilizzare le sedi e le  attrezzature
degli istituti scolastici ai sensi  degli  articoli  95  e  96.  (42)
((42a)) 
  3. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e
di Bolzano esercitano nelle  materie  di  cui  al  presente  capo  le
competenze ad esse spettanti ai sensi dei rispettivi statuti e  delle
relative norme di attuazione. 
  4. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, d'intesa con
i  Ministri  della  difesa,  delle  finanze  e  del  lavoro  e  della
previdenza sociale,  e'  stabilita,  sulla  base  degli  insegnamenti
impartiti, la equipollenza dei titoli conseguiti al termine dei corsi
di  formazione  generale,   professionale   e   di   perfezionamento,
frequentati dagli arruolati  e  dai  sottoufficiali  in  applicazione
della legge 10 maggio  1983  n.  212,  con  quelli  rilasciati  dagli
istituti professionali,  ivi  compresi  quelli  conseguibili  con  la
frequenza dei corsi sperimentali di cui  al  decreto  del  Presidente
della Repubblica 19 marzo 1970, n. 253, anche ai fini dell'ammissione
agli esami di  maturita'  professionale.  In  relazione  al  suddetto
decreto sono rilasciati agli interessati i relativi titoli. 
  5.  In  materia  di  interventi  di  formazione  professionale   si
applicano anche le disposizioni dell'articolo 9 del decreto-legge  20
maggio 1993 n. 148, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  19
luglio 1993, n. 236. (42) ((42a)) 
 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (42)
Il D.Lgs 17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 31,  comma
2) che le disposizioni dei commi 1,  2  e  5  del  presente  articolo
continuano ad applicarsi limitatamente  alle  classi  di  istituti  e
scuole di istruzione secondaria superiore ancora funzionanti  secondo
il precedente ordinamento, ed agli alunni ad essi  iscritti,  e  sono
abrogate a decorrere  dall'anno  scolastico  successivo  al  completo
esaurimento delle predette classi.
 
    
-------------


    
AGGIORNAMENTO (42a) 
  Il D.L. 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni  dalla
L. 2 aprile 2007, n. 40 nel modificare l'art. 31, comma 2  del  D.Lgs
17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 2, comma  8-ter)  che
"Dalle abrogazioni previste dall'articolo 31, comma  2,  del  decreto
legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, sono escluse le disposizioni del
testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, che
fanno riferimento agli istituti tecnici e professionali." 

TITOLO IV
EDILIZIA E ATTREZZATURE SCOLASTICHE

                              Art. 83. 
Competenze delle regioni a statuto ordinario in materia  di  edilizia
                             scolastica 
 
  1.  Le  funzioni  amministrative  in  materia  di  lavori  pubblici
concernenti le opere di edilizia scolastica sono esercitate,  per  il
rispettivo territorio, dalle regioni a statuto ordinario. 
  2. Tra le opere di edilizia scolastica  di  cui  al  comma  1  sono
comprese quelle relative ai licei artistici e agli istituti d' arte. 
                              Art. 84. 
Competenze delle regioni a statuto speciale in  materia  di  edilizia
                             scolastica 
 
  1. A  norma  dell'articolo  1  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 14  maggio  1985  n.  246  nel  territorio  della  regione
siciliana le attribuzioni degli organi centrali  e  periferici  dello
Stato   in   materia   di   edilizia   scolastica   sono   esercitate
dall'amministrazione regionale. 
  2. A  norma  dell'articolo  1  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 19  giugno  1979  n.  348  nel  territorio  della  regione
Sardegna le funzioni amministrative in materia di edilizia scolastica
sono esercitate dall'amministrazione regionale. 
  3.  A  norma  rispettivamente  dell'articolo  26  del  decreto  del
Presidente della Repubblica 25 novembre 1975 n. 902 e dell'articolo 1
della  legge  16  maggio  1978  n.  196  si  applicano  alla  regione
Friuli-Venezia Giulia e alla regione Valle  d'Aosta  le  disposizioni
contenute nell'articolo 83 in ordine al trasferimento delle  funzioni
amministrative in materia di edilizia scolastica. 
  4. A  norma  dell'articolo  5  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 1 novembre 1973 n. 687 sono esercitate dalle  province  di
Trento e Bolzano, per il rispettivo territorio, le attribuzioni degli
organi centrali e periferici  dello  Stato  in  materia  di  edilizia
scolastica. 
                              Art. 85. 
Competenze dei  comuni  e  delle  province  in  materia  di  edilizia
                             scolastica 
 
  1. Il comune esercita in materia di edilizia scolastica  i  compiti
attribuiti dalla legislazione statale e regionale che  sono  connessi
alla istruzione materna, elementare e media. 
  2. La provincia  esercita  in  materia  di  edilizia  scolastica  i
compiti attribuiti dalla legislazione statale e  regionale  che  sono
connessi alla  istruzione  secondaria  superiore  e  alla  formazione
professionale. 
  3. La materia dell'edilizia scolastica nella  scuola  elementare  e
media comprende  altresi'  gli  oneri  per  l'arredamento  e  per  le
attrezzature. 
  4. Gli edifici per le scuole materne statali possono essere annessi
ad edifici per scuole elementari statali. 
                              Art. 86. 
Principi  fondamentali  per  l'esecuzione  delle  opere  di  edilizia
                             scolastica 
 
  1. Le regioni, comprese quelle a statuto  speciale,  emanano  norme
legislative per l'affidamento e l'esecuzione delle opere di  edilizia
scolastica, nei limiti dei principi fondamentali  che  seguono  e  di
quelli stabiliti dalla legge quadro in materia di lavori pubblici  11
febbraio 1994, n. 109: 
    a) dovra' essere previsto che per l'esecuzione  delle  opere  gli
enti obbligati, province e comuni  e  consorzi  costituiti  tra  tali
enti, operino, ove possibile con piani organici,  per  incentivare  i
processi di industrializzazione edilizia; 
    b) dovranno essere previsti i tempi per l'acquisizione delle aree
occorrenti da parte degli enti competenti e dovra'  essere  garantita
l'osservanza delle norme tecniche di cui al successivo  articolo  90,
comma 6; 
    c)  dovranno  essere  previsti  i  tempi  per  la  progettazione,
approvazione  ed  esecuzione  delle  opere,  nonche'   le   procedure
surrogatorie regionali per i casi di inadempienza. 
                              Art. 87. 
                      Patrimonio indisponibile 
 
  1. Le opere realizzate ai sensi dell'articolo  86  appartengono  al
patrimonio indisponibile degli enti competenti  con  destinazione  ad
uso scolastico e con i conseguenti oneri di manutenzione. 
                              Art. 88. 
                   Aree per l'edilizia scolastica 
 
  1.  Per  l'individuazione  di  aree   da   destinare   all'edilizia
scolastica, non conformi alle previsioni degli strumenti urbanistici,
si applicano le disposizioni di cui all'articolo  10  della  legge  5
agosto 1975, n. 412. 
  2. In ogni caso vanno osservate le  norme  tecniche  relative  alla
edilizia scolastica e agli indici minimi di funzionalita'  didattica,
edilizia e urbanistica stabiliti con il decreto di  cui  al  comma  6
dell'articolo 90. 
                              Art. 89. 
          Edifici scolastici, palestre ed impianti sportivi 
 
  1. I  nuovi  edifici  scolastici,  comprensivi  di  palestre  e  di
impianti  sportivi,  devono  essere  distribuiti  sul  territorio   e
progettati  in  modo  da  realizzare  un  sistema  a   dimensioni   e
localizzazioni ottimali il quale: 
    a) configuri ogni edificio scolastico come struttura inserita  in
un contesto urbanistico e sociale che garantisca a tutti  gli  alunni
di formarsi nelle migliori  condizioni  ambientali  ed  educative  e,
compatibilmente con la preminente attivita' didattica  della  scuola,
consenta la fruibilita' dei servizi scolastici, educativi,  culturali
e  sportivi  da  parte   della   comunita',   secondo   il   concetto
dell'educazione permanente e consenta anche la piena attuazione della
partecipazione alla gestione della scuola; 
    b)  favorisca  l'integrazione  tra  piu'  scuole  di  uno  stesso
distretto scolastico, assicurando  il  coordinamento  e  la  migliore
utilizzazione delle attrezzature scolastiche e dei  servizi,  nonche'
la interrelazione tra le diverse esperienze educative; 
    c) consenta una facile accessibilita' alla scuola  per  le  varie
eta' scolari tenendo conto,  in  relazione  ad  esse,  delle  diverse
possibilita' di trasporto e permetta la scelta tra i  vari  indirizzi
di studi indipendentemente dalle condizioni economiche e sociali; 
    d) permetta la massima adattabilita' degli edifici scolastici per
l'attuazione  del  tempo  pieno  e  lo  svolgimento  delle  attivita'
integrative, in  relazione  al  rinnovamento  e  aggiornamento  delle
attivita' didattiche o di ogni altra attivita' di tempo prolungato. 
  2. Tutti gli edifici scolastici devono comprendere un'area  per  le
esercitazioni all'aperto. 
  3. Gli edifici per le scuole e istituti di istruzione secondaria  e
artistica devono essere dotati di una palestra  coperta,  quando  non
superino le 20 classi, e di due palestre quando le classi siano  piu'
di 20. Alla palestra devono essere annessi i locali  per  i  relativi
servizi. 
  4. Le aree e le palestre sono considerate  locali  scolastici  agli
effetti della  manutenzione,  della  illuminazione,  della  custodia,
della somministrazione del riscaldamento e della provvista  di  acqua
da parte degli enti locali. 
  5. Le attrezzature delle  palestre  fanno  parte  integrante  dell'
arredamento scolastico. 
  6.  Sono  privilegiati  i  progetti  volti  a  realizzare  impianti
sportivi polivalenti di uso  comune  a  piu'  scuole  e  aperti  alle
attivita' sportive delle comunita' locali e  delle  altre  formazioni
sociali operanti nel  territorio.  A  tal  fine  il  Ministero  della
pubblica istruzione e il Dipartimento per il turismo e lo  spettacolo
della presidenza del Consiglio dei Ministri  definiscono  d'intesa  i
criteri tecnici a cui  devono  corrispondere  gli  impianti  sportivi
polivalenti, nonche' lo schema di convenzione  da  stipulare  tra  le
autorita' scolastiche competenti e gli enti locali interessati per la
utilizzazione integrata degli impianti medesimi. 
  7. A norma dell'articolo 24 della legge 5 febbraio 1992 n. 104  gli
edifici scolastici, e relative palestre e impianti  sportivi,  devono
essere realizzati in conformita' alle norme dirette alla eliminazione
ed al superamento delle barriere architettoniche. 
                              Art. 90. 
    (( ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 11 GENNAIO 1996, N. 23)) 
                              Art. 91. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 11 GENNAIO 1996, N. 23)) 
                              Art. 92. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 11 GENNAIO 1996, N. 23)) 
                              Art. 93. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 11 GENNAIO 1996, N. 23)) 
                              Art. 94. 
Piano  di  utilizzazione  degli  edifici  scolastici  e   uso   delle
                            attrezzature 
  1. (( COMMA ABROGATO DALLA L. 11 GENNAIO 1996, N. 23)). 
  2. (( COMMA ABROGATO DALLA L. 11 GENNAIO 1996, N. 23)). 
  3. (( COMMA ABROGATO DALLA L. 11 GENNAIO 1996, N. 23)). 
  4. (( COMMA ABROGATO DALLA L. 11 GENNAIO 1996, N. 23)). 
  5. Il consiglio di circolo  o  di  istituto  consente  l'uso  delle
attrezzature della scuola da parte di altre scuole  che  ne  facciano
richiesta,  per  lo  svolgimento  di  attivita'  didattiche   durante
l'orario scolastico,  sempreche'  non  si  pregiudichino  le  normali
attivita'  della  scuola.  Il   consiglio   scolastico   distrettuale
stabilisce  i  criteri  generali  per  il  coordinamento  dell'uso  e
dell'organizzazione dei servizi necessari. 
                              Art. 95. 
Uso delle sedi e delle  attrezzature  scolastiche  nei  rapporti  tra
                          scuola e regioni 
 
  1. Per la realizzazione delle attivita' di formazione professionale
le regioni possono utilizzare le sedi degli  istituti  di  istruzione
secondaria superiore e le attrezzature di cui sono dotate, secondo le
norme previste dai commi 4 e 5, dell'articolo 96. 
  2.  Le  regioni,   mediante   apposite   convenzioni,   mettono   a
disposizione del sistema scolastico attrezzature e  personale  idonei
allo svolgimento di attivita' di lavoro e di  formazione  tecnologica
nell'ambito della  scuola  dell'obbligo  e  della  scuola  secondaria
superiore. 
                              Art. 96. 
Uso delle attrezzature delle scuole per attivita' diverse  da  quelle
                             scolastiche 
 
  1.  Per  lo  svolgimento  delle  attivita'  rientranti  nelle  loro
attribuzioni,  e'  consentito  alle  regioni  ed  agli  enti   locali
territoriali l'uso dei locali e delle  attrezzature  delle  scuole  e
degli istituti scolastici dipendenti  dal  Ministero  della  pubblica
istruzione,  secondo  i  criteri  generali  deliberati  dai  consigli
scolastici provinciali ai sensi della lettera f) dell'articolo 22. 
  2. A tal fine sono stipulate apposite convenzioni tra le regioni  e
gli enti locali territoriali con i competenti organi dello Stato. 
  3. In esse sono stabiliti  le  procedure  per  l'utilizzazione  dei
locali e delle attrezzature, i soggetti responsabili  e  le  spese  a
carico della regione per il personale, le  pulizie,  il  consumo  del
materiale e l'impiego dei servizi strumentali. 
  4.  Gli  edifici  e  le  attrezzature  scolastiche  possono  essere
utilizzati fuori dell'orario del servizio  scolastico  per  attivita'
che realizzino la funzione della scuola  come  centro  di  promozione
culturale, sociale e civile; il comune o la provincia hanno  facolta'
di disporne la temporanea concessione, previo assenso dei consigli di
circolo o  di  istituto,  nel  rispetto  dei  criteri  stabiliti  dal
consiglio scolastico provinciale. 
  5.  Le  autorizzazioni  sono  trasmesse  di  volta  in  volta,  per
iscritto, agli interessati che  hanno  inoltrato  formale  istanza  e
devono   stabilire   le   modalita'   dell'uso   e   le   conseguenti
responsabilita'  in  ordine  alla  sicurezza,  all'igiene   ed   alla
salvaguardia del patrimonio. 
  6. Nell'ambito delle strutture scolastiche, in orari  non  dedicati
all'attivita' istituzionale o  nel  periodo  estivo,  possono  essere
attuate, a norma dell'articolo 1 della legge 19 luglio 1991  n.  216,
iniziative volte a tutelare e favorire la  crescita,  la  maturazione
individuale e la socializzazione della persona di eta' minore al fine
di fronteggiare il rischio di coinvolgimento dei minori in  attivita'
criminose. 
                              Art. 97. 
Finanziamento delle opere di edilizia scolastica e  delle  spese  per
                      l'arredamento scolastico 
 
  1. Per il finanziamento delle opere di edilizia scolastica e  delle
spese per l'arredamento concernenti scuole statali di ogni  ordine  e
grado si osservano le disposizioni della legge 23 dicembre  1991,  n.
430 nei limti dei  relativi  stanziamenti  e  con  le  modalita'  ivi
stabilite. 
                              Art. 98. 
                 Accesso dei fonogrammi nelle scuole 
 
  1. In applicazione dell'articolo 8 della legge 5 febbraio 1992,  n.
93, il Ministro della  pubblica  istruzione  emana  disposizioni  per
incentivare l'accesso dei fonogrammi  anche  musicali  registrati  su
disco, nastro e  supporti  analoghi  nella  scuola,  quale  mezzo  di
diffusione della cultura  ed  ausilio  di  incentivazione  educativa,
determinandone i criteri e i programmi nell'ambito degli stanziamenti
di bilancio gia' autorizzati. 

Parte II
ORDINAMENTO SCOLASTICO
TITOLO I
LA SCUOLA MATERNA STATALE
Capo I
FINALITA’ E ORDINAMENTO DELLA SCUOLA MATERNA

                              Art. 99. 
                        Finalita' e caratteri 
 
  1.(( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )) ((39)) 
  2.(( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )) ((39)) 
  3. L'iscrizione e' facoltativa; la frequenza e' gratuita. 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo commi 1 e 2 continuano ad
applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi
di scuola elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo  il
precedente ordinamento ed  agli  alunni  ad  essi  iscritti,  e  sono
abrogate, a decorrere dall'anno  scolastico  successivo  al  completo
esaurimento delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 100. 
                     Requisiti per l'ammissione 
 
  1. L'ammissione alla scuola materna e' subordinata al possesso  del
requisito  dell'eta'  ((  .  .  .  ))  e  alla  presentazione   della
certificazione delle vaccinazioni di cui all'articolo 117. 
                              Art. 101. 
                      Formazione delle sezioni 
 
  1. La istituzione delle scuole  materne  e  la  composizione  delle
sezioni sono stabilite a norma degli articoli 54, 72 e 73. 
  2. Le scuole materne  statali  sono  composte  normalmente  di  tre
sezioni corrispondenti all'eta' dei bambini; le sezioni  non  possono
comunque superare il numero di nove. 
  3. Sono consentite sezioni con  bambini  di  eta'  diverse  e,  nei
centri minori, scuole costituite di una sola sezione. 
  4. Alla formazione delle sezioni provvede il direttore della scuola
sulla base di criteri generali stabiliti dal consiglio di  circolo  e
delle proposte del collegio dei docenti. 
                              Art. 102. 
         Integrazione nelle sezioni di bambini handicappati 
 
  1. Ai bambini handicappati e' garantito il diritto alla  educazione
nelle sezioni comuni di scuola materna, ai sensi  ed  in  conformita'
agli articoli 312 e seguenti. 
                              Art. 103. 
               Direzione della scuola materna statale 
 
  1. Fino a quando non sia costituito il ruolo  dei  direttori  della
scuola  materna,  la  direzione  delle  scuole  materne  statali   e'
affidata, nell'ambito del proprio  circolo,  al  direttore  didattico
della scuola elementare. 
                              Art. 104. 
   ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )) ((39)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3) che le disposizioni del presente articolo continuano ad applicarsi
limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi di  scuola
elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente
ordinamento ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate,  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 105. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 106. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 107. 
Oneri relativi alla manutenzione  e  gestione  delle  scuole  materne
   statali, alle loro attrezzature ed edilizia 
  1. La manutenzione, il riscaldamento, le spese normali di  gestione
e la custodia degli edifici  delle  scuole  materne  statali  sono  a
carico del comune ove hanno sede le scuole. E'  ugualmente  a  carico
del comune il personale di custodia. 
  2. Gli oneri per l'attrezzatura, l'arredamento e  il  materiale  di
gioco delle scuole materne statali sono  a  carico  dello  Stato.  Le
attrezzature, l'arredamento  ed  il  materiale  forniti  dallo  Stato
restano in proprieta' dei comuni  per  essere  utilizzati  unicamente
secondo l'originaria destinazione. 
  3. I contributi dello Stato previsti dall'articolo 7 della legge 16
settembre 1960, n. 1014, riguardano anche le spese di pertinenza  dei
comuni previste dal comma 1. 
  4. Nella ripartizione dei contributi tra i comuni  ai  sensi  della
lettera a) del comma 1 dell'articolo 8 (( della citata legge n. 1014,
del 1960, )) sara' preso in  considerazione  anche  il  numero  degli
alunni iscritti nelle scuole materne statali esistenti nel territorio
di ciascun comune. 
                              Art. 108. 
                        Assistenza scolastica 
 
  1. L'assistenza, compresa quella  sanitaria  e  assicurativa,  agli
alunni della scuola materna statale e' regolata secondo le  norme  in
vigore per gli alunni della scuola elementare. 

TITOLO II
L’ISTRUZIONE OBBLIGATORIA: DISPOSIZIONI
COMUNI ALLA SCUOLA ELEMENTARE E MEDIA
Capo I
OBBLIGO SCOLASTICO

                              Art. 109. 
                        Istruzione obbligatoria 
 
  1. In attuazione dell'articolo 34 della Costituzione,  l'istruzione
inferiore e' impartita nella scuola elementare e media.  Essa  ha  la
durata di almeno otto anni ed e' obbligatoria e gratuita. 
  2. (( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )). ((39)) 
  3. (( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )). ((39)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo commi 2 e 3 continuano ad
applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi
di scuola elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo  il
precedente ordinamento ed  agli  alunni  ad  essi  iscritti,  e  sono
abrogate, a decorrere dall'anno  scolastico  successivo  al  completo
esaurimento delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 110. 
                   Soggetti all'obbligo scolastico 
 
  1. Sono soggetti all'obbligo scolastico i fanciulli  dal  sesto  al
quattordicesimo anno di eta'. 
  2. Agli alunni handicappati e' consentito  il  completamento  della
scuola dell'obbligo anche fino al compimento del diciottesimo anno di
eta'. 
  3.  L'individuazione  dell'alunno  come  persona  handicappata   va
effettuata con le modalitadi cui all'articolo 313. 
                              Art. 111. 
          Modalita' di adempimento dell'obbligo scolastico 
 
  1.  All'obbligo  scolastico  si  adempie  frequentando  le   scuole
elementari e medie statali o  le  scuole  non  statali  abilitate  al
rilascio di  titoli  di  studio  riconosciuti  dallo  Stato  o  anche
privatamente, secondo le norme del presente testo unico. 
  2. I genitori dell'obbligato o chi ne  fa  le  veci  che  intendano
provvedere privatamente o direttamente all'istruzione  dell'obbligato
devono dimostrare di averne la capacita' tecnica od economica e darne
comunicazione anno per anno alla competente autorita'. 
                              Art. 112. 
                 Adempimento dell'obbligo scolastico 
 
  1.  Ha  adempiuto  all'obbligo  scolastico   l'alunno   che   abbia
conseguito il diploma di licenza della scuola media; chi non  l'abbia
conseguito  e'  prosciolto  dall'obbligo  se,   al   compimento   del
quindicesimo anno di eta', dimostri di  avere  osservato  per  almeno
otto anni le norme sull'obbligo scolastico. 
                              Art. 113. 
        Responsabili dell'adempimento dell'obbligo scolastico 
 
  1.   Rispondono   dell'adempimento    dell'obbligo    i    genitori
dell'obbligato o chiunque a qualsiasi titolo ne faccia le veci. 
                              Art. 114. 
         Vigilanza sull'adempimento dell'obbligo scolastico 
 
  1. Il sindaco ha l'obbligo di trasmettere ogni  anno,  prima  della
riapertura  delle  scuole,  ai  direttori  didattici   l'elenco   dei
fanciulli  che  per  ragioni  di  eta'  sono   soggetti   all'obbligo
scolastico, con l'indicazione del nome dei genitori o di chi ne fa le
veci. 
  2.  Iniziato  l'anno  scolastico,  l'elenco  degli   obbligati   e'
confrontato con i registri dei fanciulli  iscritti  nelle  scuole  al
fine di accertare chi siano gli inadempienti. 
  3. L'elenco degli inadempienti viene, su  richiesta  dell'autorita'
scolastica, affisso nell'albo pretorio per la durata di un mese. 
  4. Trascorso il mese dell'affissione di cui al comma 3, il  sindaco
ammonisce la persona  responsabile  dell'adempimento  invitandola  ad
ottemperare alla legge. 
  5. Ove essa non provi di procurare  altrimenti  l'istruzione  degli
obbligati o non  giustifichi  con  motivi  di  salute,  o  con  altri
impedimenti gravi, l'assenza dei fanciulli dalla scuola  pubblica,  o
non ve li presenti entro una settimana dall'ammonizione,  il  sindaco
procede ai sensi dell'articolo 331 del codice  di  procedura  penale.
Analoga procedura e'  adottata  in  caso  di  assenze  ingiustificate
durante il corso dell'anno scolastico  tali  da  costituire  elusione
dell'obbligo scolatico. 
  6. Si considerano giustificate  le  assenze  dalla  scuola  di  cui
all'articolo 17, comma 4, della legge 22  novembre  1988,  n.  516  e
all'articolo 4, comma 4, della legge 8 marzo 1989 n. 101. 

Capo II
DISPOSIZIONI SULLA SCOLARITA’ DEI CITTADINI STRANIERI

                              Art. 115. 
Formazione scolastica dei figli di cittadini comunitari residenti  in
                               Italia 
  1. In attuazione della direttiva CEE n. 77/486 del 25 luglio  1977,
gli alunni figli di stranieri residenti in Italia  ((che  abbiano  la
cittadinanza di uno dei  Paesi  membri  dell'Unione  Europea,))  sono
iscritti alla classe della scuola d'obbligo successiva, per numero di
anni di studio, a quella frequentata con esito positivo nel Paese  di
provenienza. 
  2. La domanda di iscrizione  va  presentata  al  provveditore  agli
studi, che individua, possibilmente nell'ambito del distretto in  cui
e' domiciliato l'alunno,  la  scuola  piu'  idonea  per  struttura  e
disponibilita' a garantire il migliore inserimento. 
  3. L'iscrizione effettuata ai sensi del presente  articolo  non  e'
soggetta a ratifica da parte del Ministero. 
  4. L'assegnazione alle classi degli alunni iscritti  ai  sensi  del
presente articolo e' effettuata, ove possibile,  raggruppando  alunni
dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il
numero di cinque per ogni classe. 
  5. Nelle scuole che accolgono gli alunni di cui al precedente comma
1, la programmazione educativa deve comprendere apposite attivita' di
sostegno o di integrazione, in favore degli alunni medesimi, al  fine
di: 
   a) adattare l'insegnamento della lingua  italiana  e  delle  altre
materie di studio alle loro specifiche esigenze; 
    b) promuovere l'insegnamento della lingua  e  della  cultura  del
Paese  d'origine  coordinandolo  con  l'insegnamento  delle   materie
obbligatorie comprese nel piano di studi. 
  6. Per l'attuazione di quanto previsto  nel  precedente  comma,  si
provvede secondo le disposizioni contenute nell'articolo 455. 
  7. Alle riunioni del consiglio di classe  e  di  interclasse,  puo'
partecipare, qualora non faccia gia' parte del consiglio  stesso,  un
rappresentante dei genitori degli alunni medesimi. 
  8.  Il  Ministero  della  pubblica   istruzione   adotta   apposite
iniziative  per  l'aggiornamento   dei   docenti   che   impartiscono
l'insegnamento nelle attivita' di cui al comma 5. 
  9.  Ai  fini  dell'attuazione  del  comma  5,   lettera   b),   per
l'insegnamento della lingua e della cultura di  origine,  ove  queste
non  siano  oggetto  d'insegnamento  nella  provincia  di   residenza
dell'alunno, si provvede nel quadro di intese tra i  Ministeri  degli
affari  esteri  e  della  pubblica  istruzione  e  la  rappresentanza
diplomatica  dello  Stato  di  cui   l'alunno   medesimo   abbia   la
cittadinanza. 
                              Art. 116. 
(( IL D.LGS. 25 LUGLIO 1998, N. 286 HA CONFERMATO  L'ABROGAZIONE  DEL
                        PRESENTE ARTICOLO )) 

Capo III
CERTIFICAZIONI SANITARIE PER L’AMMISSIONE ALLA SCUOLA DELL’OBBLIGO

                              Art. 117. 
                           Certificazioni 
 
  1. All'atto della prima iscrizione alla frequenza o,  in  mancanza,
della prima ammissione ad esami  di  idoneita'  o  di  licenza  della
scuola dell'obbligo e' presentata certificazione  delle  vaccinazioni
antidifterica ed antitetanica ai sensi delle leggi 6 giugno  1939  n.
891 e 20 marzo 1968, n. 419; della vaccinazione antipoliomelitica  ai
sensi della legge 4 febbraio 1966 n. 51;  della  vaccinazione  contro
l'epatite virale B, ai sensi della legge 27 maggio 1991 n. 165. 

Parte II
ORDINAMENTO SCOLASTICO
TITOLO III
LA SCUOLA ELEMENTARE
Capo I
FINALITA’ E ORDINAMENTO DELLA SCUOLA ELEMENTARE

                              Art. 118. 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )) 
 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (36) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo continuano ad  applicarsi
limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi di  scuola
elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente
ordinamento ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate,  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 119. 
   (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 ))((39)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo continuano ad  applicarsi
limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi di  scuola
elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente
ordinamento ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate,  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 120. 
                    Circoli e direttori didattici 
 
  1. La circoscrizione territoriale dei provveditorati agli studi  e'
divisa, a norma dell'articolo 55, in circoli didattici. 
  2. Al circolo didattico e'  preposto  il  direttore  didattico  che
svolge le funzioni previste dall'articolo 396. 
                              Art. 121. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 122. 
                       Formazione delle classi 
 
  1. Alla formazione delle classi  provvede  il  direttore  didattico
sulla base dei criteri generali stabiliti dal consiglio di circolo  e
delle proposte del collegio dei docenti. 
  2. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  3. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
                              Art. 123. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 124. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 125. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 126. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 127. 
                         Docenti di sostegno 
 
  1. Al fine di realizzare interventi  atti  a  superare  particolari
situazioni di difficolta' di apprendimento determinate  da  handicap,
si utilizzano docenti di sostegno il cui organico  e'  determinato  a
norma dell'articolo 443 del presente testo unico, ed  i  cui  compiti
devono essere coordinati, nel quadro della programmazione dell'azione
educativa, con l'attivita' didattica generale. 
  2. I docenti di sostegno fanno parte  integrante  dell'organico  di
circolo ed in esso assumono la titolarita'. Essi, dopo cinque anni di
appartenenza al ruolo dei docenti di sostegno,  possono  chiedere  il
trasferimento al ruolo comune, nel limite  dei  posti  disponibili  e
vacanti delle dotazioni  organiche  derivanti  dall'applicazione  dei
commi 5, 7 e 8 dell'articolo 133 del presente testo unico. 
  3. I docenti di sostegno assumono la contitolarita' delle classi in
cui operano; collaborano con i docenti del  modulo  organizzativo  di
cui all'articolo 121, con i genitori e,  con  gli  specialisti  delle
strutture territoriali, per programmare ed attuare progetti educativi
personalizzati; partecipano alla programmazione educativa e didattica
e alla elaborazione e verifica  delle  attivita'  di  competenza  dei
consigli di interclasse e dei collegi dei docenti. 
  4. L'utilizzazione in  posti  di  sostegno  di  docenti  privi  dei
prescritti  titoli  di  specializzazione  e'  consentito,  nei   modi
previsti dall'articolo 455, unicamente qualora  manchino  docenti  di
ruolo o non di ruolo specializzati. 
  5.  Nell'ambito  dell'organico  di  circolo  puo'  essere  prevista
l'utilizzazione fino a un massimo di ventiquattro ore di un  docente,
fornito di titoli specifici o di esperienze in campo psicopedagogico,
con il compito di  intervenire  nella  prevenzione  e  nel  recupero,
agevolare l'inserimento e l'integrazione degli alunni  in  situazione
di difficolta' e interagire con i servizi specialistici e ospedalieri
del territorio,  nel  rispetto  delle  funzioni  di  coordinamento  e
rappresentativita', del direttore didattico. A tal fine, il  collegio
dei  docenti,  in  sede  di  programmazione,  propone  al   direttore
didattico i necessari adattamenti  in  materia  di  costituzione  dei
moduli. 
  6. L'esperienza di integrazione degli alunni portatori di  handicap
e' oggetto di verifiche biennali compiute dal Ministro della pubblica
istruzione che riferisce al Parlamento e, sulla  base  delle  stesse,
impartisce adeguate disposizioni. 
                          Art. 128. 
             Programmazione ed organizzazione didattica 
 
  1. La programmazione dell'attivita' didattica,  nella  salvaguardia
della liberta' di insegnamento, e' di competenza dei docenti  che  vi
provvedono sulla  base  della  programmazione  dell'azione  educativa
approvata dal collegio dei docenti in attuazione dell'articolo 7. 
  2.COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
  3.(( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )). ((39)) 
  4.(( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )). ((39)) 
  5. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
  6. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
  7. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
  8. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
  9. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
    
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AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo commi 3 e 4 continuano ad
applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi
di scuola elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo  il
precedente ordinamento ed  agli  alunni  ad  essi  iscritti,  e  sono
abrogate, a decorrere dall'anno  scolastico  successivo  al  completo
esaurimento delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 129. 
  (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )) ((39)) 
    
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AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
4)che  le  disposizioni  del  presente  articolo  sono  abrogate,   a
decorrere dall'anno scolastico successivo alla  data  di  entrata  in
vigore del presente decreto 59/2004. 
                              Art. 130. 
                  Progetti formativi di tempo lungo 
 
  2. Le attivita' di tempo pieno, di cui all'articolo 1  della  legge
24 settembre 1971, n. 820, potranno proseguire  ((  .  .  .  ))  alle
seguenti condizioni: 
    a)  che  esistano   le   strutture   necessarie   e   che   siano
effettivamente funzionanti; 
    b) che l'orario settimanale, ivi compreso il  "tempo-mensa",  sia
stabilito in quaranta ore; 
    c)  che  la  programmazione  didattica  e  l'articolazione  delle
discipline  siano  uniformate  ai  programmi   vigenti   e   che   l'
organizzazione didattica preveda  la  suddivisione  dei  docenti  per
ambiti disciplinari come previsto dall'articolo 128. (39) (( 46 )) 
    
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AGGIORNAMENTO (39)
Il  D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art. 19,comma
4)che   le  disposizioni  del  presente  articolo  sono  abrogate,  a
decorrere  dall'anno  scolastico  successivo  alla data di entrata in
vigore del presente decreto 59/2004.
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AGGIORNAMENTO (46) 
  Il D.L. 7 settembre 2007,  n.  147,  convertito  con  modificazioni
dalla L. 25 ottobre 2007, n. 176 ha disposto (con l'art. 1, comma  1)
che "al fine di realizzare gli  obiettivi  formativi  del  curriculum
arricchito e' reintrodotta, nella scuola  primaria,  l'organizzazione
di classi funzionanti a tempo pieno, con  un  orario  settimanale  di
quaranta  ore,   comprensivo   del   tempo   dedicato   alla   mensa.
Conseguentemente e' richiamato in vigore l'articolo 130, comma 2, del
testo unico delle disposizioni  legislative  vigenti  in  materia  di
istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado,  di  cui  al
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297". 
                              Art. 131. 
                       Orario di insegnamento 
  1. L'orario di insegnamento per i docenti elementari e'  costituito
di ventiquattro  ore  settimanali  di  attivita'  didattica,  di  cui
ventidue ore di insegnamento e due ore dedicate  alla  programmazione
didattica da attuarsi in incontri collegiali dei docenti  di  ciascun
modulo, in tempi non coincidenti con l'orario delle lezioni. 
  2. Nell'ambito delle ore di insegnamento,  una  quota  puo'  essere
destinata al recupero individualizzato  o  per  gruppi  ristretti  di
alunni  con  ritardo  nei  processi  di  apprendimento,   anche   con
riferimento ad alunni stranieri, in particolare provenienti da  paesi
extracomunitari. 
  3. L'orario settimanale di insegnamento  di  ciascun  docente  deve
essere distribuito in non meno di cinque giorni la settimana. 
  4. A partire dal 1 settembre e  fino  all'inizio  delle  lezioni  i
collegi dei docenti  si  riuniscono  per  la  definizione  del  piano
annuale di attivita' didattica e per lo svolgimento di iniziative  di
aggiornamento. 
  5. (( COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1996, N. 662 )). 
  6. A tal fine si puo' provvedere anche mediante la  prestazione  di
ore  di  insegnamento  in  eccedenza   all'orario   obbligatorio   di
ventiquattro ore settimanali, da retribuire secondo  le  disposizioni
vigenti. 
  7. Nell'orario di cui al comma 1 e' compresa l'assistenza educativa
svolta nel tempo dedicato alla mensa. 
                              Art. 132. 
          Piano straordinario pluriennale di aggiornamento 
 
  1.  Ad  integrazione  dei  normali  programmi   di   attivita'   di
aggiornamento, di cui agli articoli 282,  283  e  284,  in  relazione
all'attuazione dei nuovi programmi di cui al decreto  del  Presidente
della Repubblica 12 febbraio 1985, n. 104  e  del  nuovo  ordinamento
previsto dal presente capo, il  Ministro  della  pubblica  istruzione
attua, con la  collaborazione  delle  Universita'  e  degli  Istituti
regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento  educativi,  un
programma straordinario di  attivita'  di  aggiornamento  con  durata
pluriennale per tutto il personale ispettivo, direttivo e docente, da
realizzarsi nei limiti degli stanziamenti a tal fine  iscritti  nello
stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione. 
  2. A tal fine i provveditori agli studi,  avvalendosi  anche  degli
ispettori  tecnici  e  dei  direttori  didattici,  collaborano   alla
gestione dei piani di cui al comma  1  e  determinano  i  periodi  di
esonero dal servizio eventualmente necessari. 
  3. Le iniziative di aggiornamento,  opportunamente  articolate  per
ambiti disciplinari onde consentire la migliore rispondenza a  quanto
stabilito  dall'articolo  128  devono   assicurare   la   complessiva
acquisizione degli obiettivi fissati dai nuovi programmi, di  cui  al
decreto del Presidente della Repubblica 12 febbraio 1985, n. 104,  ed
offrire ai docenti momenti di approfondimento della programmazione  e
dello svolgimento dell'attivita' didattica. In  una  fase  successiva
del piano saranno  attivati  corsi  di  aggiornamento  sulle  singole
discipline per consentire ai docenti  approfondimenti  ulteriori,  in
base alle loro propensioni o attitudini professionali. 
  4. Ad  integrazione  di  quanto  previsto  nei  commi  1,  2  e  3,
universita',  associazioni  professionali  e  scientifiche,  enti   e
istituzioni a carattere  nazionale  e  che  abbiano,  fra  gli  scopi
statutari, la formazione professionale dei docenti, possono stipulare
convenzioni con gli istituti regionali di ricerca, sperimentazione  e
aggiornamento educativi per la gestione di progetti di  aggiornamento
che  siano   riconosciuti   di   sicuro   interesse   scientifico   e
professionale e di specifica utilita' ai fini del piano  pluriennale.
Il  Ministro  della  pubblica  istruzione,  con  propria   ordinanza,
stabilisce le modalita' per la stipula delle  convenzioni  nonche'  i
requisiti tecnico-scientifici e operativi che devono essere posseduti
dalle associazioni, dagli enti ed istituzioni. 
  5. Qualora non sussista la possibilita' di provvedere alle esigenze
di servizio, conseguenti  all'attuazione  del  piano  pluriennale  di
aggiornamento, nell'ambito del circolo, con personale disponibile  ai
sensi  dell'articolo  121,  si  procede  alla  nomina  di   supplenti
temporanei in sostituzione dei docenti impegnati nelle  attivita'  di
aggiornamento. 
  6. Analogamente e' consentito procedere alla  nomina  di  supplenti
temporanei, verificandosi  le  condizioni  di  cui  al  comma  5,  in
sostituzione dei docenti  chiamati  a  prestare  la  loro  opera  per
l'attuazione del piano pluriennale di aggiornamento  in  qualita'  di
docenti, di esperti, di animatori, di conduttori  dei  gruppi  o  per
qualsiasi altra funzione prevista dal progetto approvato. 
                              Art. 133. 
          Disposizioni per la gradualita' e la fattibilita' 
 
  1.  Al  fine   di   favorire   la   realizzazione   della   riforma
dell'ordinamento della scuola elementare operata con le  disposizioni
di cui al presente capo e di garantire la  necessaria  disponibilita'
di organico i provveditori agli studi, sentiti i consigli  scolastici
provinciali e presi gli  opportuni  contatti  con  gli  enti  locali,
curano  l'apprestamento  delle  condizioni  di   fattibilita'   della
riforma, predisponendo un apposito piano. 
  2. Il piano deve  fondarsi  sulla  preliminare  ricognizione  delle
risorse  disponibili  e  sulla   conseguente   individuazione   delle
esigenze; sulla valutazione dell'andamento  demografico  e  sui  suoi
effetti in ordine alla popolazione  scolastica  di  ciascun  circolo;
sullo stato delle strutture e dei servizi  e  sulle  possibilita'  di
provvedere da parte  degli  enti  locali  interessati  alle  relative
esigenze. 
  3.  Compatibilmente  con  le  capacita'  edilizie,   sono   operati
opportuni accorpamenti di  plessi  e  conseguente  concentrazione  di
alunni nelle classi. 
  4. Al fine di assicurare la disponibilita' necessaria  di  organico
per l'attuazione del modulo organizzativo  di  cui  all'articolo  121
senza  ulteriori  oneri,  i  posti  comunque  attivati  in   ciascuna
provincia alla  data  del  30  giugno  1990,  sono  consolidati,  per
l'utilizzazione secondo quanto previsto dai  successivi  commi,  fino
alla completa introduzione, su tutto  il  territorio  nazionale,  dei
nuovi ordinamenti. 
  5. Il modulo organizzativo e didattico di cui  agli  articoli  121,
128 e 130, si realizza gradualmente, con  la  conversione  dei  posti
istituiti o comunque assegnati ai sensi delle vigenti disposizioni. 
  6.  Soddisfatte  le  esigenze  di  cui  all'articolo  121  i  posti
eventualmente  residui  nell'organico  provinciale   possono   essere
redistribuiti, man mano che si rendano vacanti, nelle province  nelle
quali sia necessaria ulteriore disponibilita' per  l'attivazione  del
nuovo modulo organizzativo. 
  7. Con  ordinanza  del  Ministro  della  pubblica  istruzione  sono
impartite disposizioni al fine  di  consentire  il  trasferimento,  a
domanda, di docenti elementari dalle  province  nelle  quali  risulti
coperto l'organico di cui all'articolo 121 alle province nelle  quali
sia necessaria ulteriore disponibilita' di personale. 
  8. L'attuazione degli  articoli  121,  125,  129  e  130  non  deve
comunque comportare incremento di posti rispetto a  quelli  esistenti
alla data del 30 giugno 1990, ivi compresi i  posti  delle  dotazioni
organiche aggiuntive. A partire dal 30 giugno 1990 e'  abrogata  ogni
altra disposizione per la determinazione delle  dotazioni  organiche,
ivi comprese quelle aggiuntive, in materia di ruoli provinciali della
scuola  elementare.  Efatto  comunque  divieto  di  assumere,   sotto
qualsiasi forma, personale non di ruolo oltre i  limiti  posti  dalla
consistenza dell'organico consolidato, di cui al comma 5. 
  9. Al termine di ogni quadriennio, a partire dal  30  giugno  1990,
con decreto del Ministro della pubblica istruzione di concerto con il
Ministro del tesoro, viene determinata, in relazione  agli  andamenti
demografici  e  alla   distribuzione   territoriale   della   domanda
scolastica, nonche' all'attuazione del programma del nuovo modulo, la
quota di sostituzione del personale che cessa dal servizio. 
                              Art. 134. 
           Relazione sull'attuazione del nuovo ordinamento 
 
  1. Entro il mese di marzo di  ciascun  anno,  i  provveditori  agli
studi trasmettono al Ministro della pubblica istruzione ed alla Corte
dei conti una  relazione  finanziaria  sugli  oneri  sostenuti  nella
provincia di propria  competenza  nell'ultimo  anno  scolastico,  per
l'attuazione del nuovo ordinamento previsto  dal  presente  capo.  La
Corte dei conti, in sede di relazione al  Parlamento  sul  rendiconto
generale dello Stato,  riferisce  in  apposita  sezione  sui  profili
finanziari, a  livello  provinciale,  connessi  all'attuazione  delle
disposizioni di cui al presente capo. 
  2. Entro quattro anni a partire  dall'inizio  dell'anno  scolastico
1990-91,  il  Ministro  della  pubblica   istruzione   riferisce   al
Parlamento  sui  risultati  conseguiti  nell'attuazione   del   nuovo
ordinamento della scuola  elementare,  anche  al  fine  di  apportare
eventuali modifiche. 

Capo II
CORSI DI ISTRUZIONE PER SOGGETTI ANALFABETI,SCARSAMENTE
ALFABETIZZATI E ANALFABETI DI RITORNO

                              Art. 135. 
  Corsi di scuola dell'obbligo negli istituti di prevenzione e pena 
 
  1. Ai sensi della legge 26 luglio  1975,  n.  354,  negli  istituti
penitenziari, la  formazione  culturale  e  professionale  e'  curata
mediante l'organizzazione dei corsi della scuola d'obbligo e di corsi
di addestramento professionale, secondo gli  orientamenti  vigenti  e
con l'ausilio di metodi adeguati alla condizione dei soggetti. 
  2.  Per  l'insegnamento  elementare  presso  le   carceri   e   gli
stabilimenti penitenziari e' istituito, un ruolo speciale,  al  quale
si accede mediante concorso per titoli ed esami  riservato  a  coloro
che,  essendo  in  possesso   dei   requisiti   prescritti   per   la
partecipazione al  concorso  per  posti  di  ruolo  normale,  abbiano
conseguito il titolo di specializzazione di cui al comma 7. 
  3. I programmi e le modalita' delle prove di esame  sono  stabiliti
con ordinanza del Ministro della pubblica istruzione di concerto  con
il Ministro di grazia e giustizia. 
  4. I docenti iscritti nel ruolo speciale  delle  scuole  elementari
carcerarie vengono nominati nelle scuole carcerarie della provincia e
possono chiedere il trasferimento ad altra provincia limitatamente ai
posti disponibili nel medesimo ruolo. Ad essi spetta  il  trattamento
giuridico ed economico dei docenti elementari di ruolo normale. 
  5. I docenti medesimi,  dopo  10  anni  di  permanenza  nel  ruolo,
possono, su domanda, ottenere il passaggio nel ruolo normale. 
  6. All'eventuale aumento del numero dei posti del  ruolo  speciale,
quale risulta fissato in prima applicazione dalla  legge  3  febbraio
1963, n. 72,  si  provvede  in  conformita'  delle  disposizioni  che
regolano il normale incremento delle classi delle scuole elementari. 
  7. I docenti elementari del ruolo speciale debbono  essere  forniti
dei titoli di specializzazione stabiliti  con  decreto  del  Ministro
della pubblica istruzione di concerto con il  Ministro  di  grazia  e
giustizia. Per il rilascio dei predetti  titoli  il  Ministero  della
pubblica istruzione d'intesa con il Ministero di grazia  e  giustizia
istituisce ed autorizza appositi corsi di specializzazione. 
                              Art. 136. 
                         Scuole reggimentali 
 
  1. I militari in servizio non provvisti di attestato di adempimento
dell'obbligo  scolastico  o  per  i  quali  sia  accertato  che   non
conservino  l'istruzione  ricevuta  nelle  scuole   elementari   sono
obbligati a frequentare la scuola elementare reggimentale. 
  2.  L'autorita'  militare  stabilisce  dove  l'insegnamento   debba
tenersi. 
  3. Il corso elementare nelle  predette  scuole  e'  diviso  in  due
periodi della durata di cinque mesi ciascuno. 
  4. Alla fine di ciascun periodo hanno luogo in ciascuna scuola  gli
esami di proscioglimento dall'istruzione elementare dei militari  che
hanno compiuto il corso elementare. 
  5. I provveditori agli  studi  sono  autorizzati  a  provvedere  al
funzionamento  delle  scuole  per   militari   assegnando   ad   esse
annualmente, sentite le autorita' militari e con  il  consenso  degli
interessati,  docenti  del  ruolo  nell'ambito  delle  disponibilita'
dell'organico provinciale determinato a norma dell'articolo 121. 
  6. Gli orari, i diari nonche' le altre modalita' di  organizzazione
e di funzionamento delle  scuole  per  militari  sono  stabiliti  con
ordinanza del Ministro della pubblica istruzione di concerto  con  il
Ministro della difesa. 
                              Art. 137. 
      ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 29 OTTOBRE 2012, N. 263)) 
                              Art. 138. 
                 Riconoscimento del grado di cultura 
 
  1. Coloro che abbiano  superato  i  14  anni  possono  chiedere  il
riconoscimento  del  loro  grado  di  cultura  nelle  forme  e   alle
condizioni prescritte con regolamento. 

Capo III
SCUOLE ELEMENTARI ANNESSE A PARTICOLARI ISTITUZIONI; SCUOLE SPECIALI; CLASSI AD INDIRIZZO DIDATTICO DIFFERENZIATO.

                              Art. 139. 
Scuole elementari annesse ai Convitti  nazionali  e  agli  educandati
                              femminili 
 
  1. Agli alunni convittori e semiconvittori dei  convitti  nazionali
l'istruzione  obbligatoria  e'  impartita  all'interno  dei   singoli
istituti. 
  2.  Le  scuole  elementari  annesse  ai  convitti  nazionali   sono
istituite e funzionano nelle forme stabilite  dalle  disposizioni  in
vigore per le altre scuole elementari statali. 
  3. Le supplenze annuali e temporanee per le scuole  elementari  dei
convitti nazionali sono conferite con le modalita'  previste  per  le
corrispondenti scuole statali. 
  4. Spetta ai convitti nazionali fornire locali idonei e sufficienti
alle classi esistenti e provvedere  a  quanto  occorre  per  il  loro
funzionamento. 
  5.  Alle  scuole  annesse  possono  essere  iscritti  anche  alunni
esterni. 
  6. Le disposizioni del presente articolo si  applicano  anche  alle
scuole elementari annesse agli educandati femminili dello Stato. 
                              Art. 140. 
     Scuole elementari annesse all'Istituto "Augusto Romagnoli" 
  1.   Presso   l'Istituto    statale    "Augusto    Romagnoli"    di
specializzazione per gli educatori dei minorati della vista funziona,
ai fini del tirocinio degli allievi,  ((  la  scuola  elementare  con
classi per ambliopi e tardivi. )) 
  2. Il preside dell'istituto dirige anche la scuola elementare. 
                              Art. 141. 
              Scuole per alunni non vedenti e sordomuti 
 
  1. Per gli alunni non vedenti o sordomuti  l'istruzione  elementare
e' impartita nelle classi comuni o nelle scuole di cui agli  articoli
322 e 323. 
                              Art. 142. 
        Sezioni e classi ad indirizzo didattico differenziato 
 
  1. Le sezioni di scuola materna e le classi  di  scuola  elementare
gia' gestite dall'Opera nazionale Montessori in Roma, poi statizzate,
continuano a funzionare in via sperimentale con il metodo  Montessori
e sono annesse ad un circolo didattico viciniore. 
  2. Gli arredi  e  le  attrezzature  didattiche  in  dotazione  alle
sezioni e classi, rimangono destinate al loro funzionamento. 
  3.  L'Opera  nazionale  Montessori  presta  la  propria  assistenza
tecnica  alla  sperimentazione  dell'insegnamento   con   il   metodo
Montessori da attuare nelle sezioni di scuola materna e nelle  classi
elementari statali, secondo quanto previsto in  apposita  convenzione
da stipulare tra il Ministero della pubblica istruzione e l'Opera,  e
in quelle gestite da enti pubblici e privati, da  associazioni  e  da
privati, secondo quanto previsto in apposite convenzioni da stipulare
tra il gestore e l'Opera. 
  4. Il personale docente da assegnare alle sezioni di scuola materna
ed alle classi di scuola elementare che attuano il metodo  Montessori
deve essere in possesso dell'apposita specializzazione. 

Capo IV
ITINERARIO SCOLASTICO

                              Art. 143. 
                    Iscrizione alla prima classe 
 
  1. (( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )). ((39)) 
  2. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
  3. All'atto della prima iscrizione e' presentata la  certificazione
sanitaria di cui all'articolo 117. 
    
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AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
4)che  le  disposizioni  del  comma  1  del  presente  articolo  sono
abrogate, a decorrere dall'anno scolastico successivo  alla  data  di
entrata in vigore del presente decreto 59/2004. 
                              Art. 144. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 145. 
   (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 ))((39)) 
    
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AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo continuano ad  applicarsi
limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi di  scuola
elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente
ordinamento ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate,  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 146. 
        Abolizione esami di riparazione e di seconda sessione 
 
  1. Sono aboliti nella scuola elementare gli esami di riparazione  e
quelli di seconda sessione. 
  2.  Gli  alunni  che,  per  assenze  determinate  da  malattia,  da
trasferimento della famiglia o da altri gravi impedimenti  di  natura
oggettiva, non  abbiano  potuto  essere  valutati  al  termine  delle
lezioni, sono ammessi a sostenere, prima  dell'inizio  delle  lezioni
dell'anno scolastico successivo, prove suppletive che  si  concludono
con il giudizio complessivo di ammissione o di  non  ammissione  alla
classe successiva. 
                              Art. 147. 
   (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 ))((39)) 
    
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AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
4)che le disposizioni del presente articolo sono abrogate a decorrere
dall'anno scolastico successivo alla data di entrata  in  vigore  del
presente decreto 59/2004. 
                              Art. 148. 
  (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )) ((39)) 
    
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AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo continuano ad  applicarsi
limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi di  scuola
elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente
ordinamento ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate,  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 149. 
  (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )) ((39)) 
    
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AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo continuano ad  applicarsi
limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi di  scuola
elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente
ordinamento ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate,  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette sezioni e classi 
                              Art. 150. 
   (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 ))((39)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo continuano ad  applicarsi
limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi di  scuola
elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente
ordinamento ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate,  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette sezioni e classi. 

Capo V
LIBRI DI TESTO E BIBLIOTECHE SCOLASTICHE

                              Art. 151. 
                       Adozione libri di testo 
 
  1. ((Fermo restando quanto previsto dall'articolo 4, comma  5,  del
regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo
1999, n. 275,)) I libri di testo ((possono essere)) adottati, secondo
modalita'  stabilite  dal  regolamento,  dal  collegio  dei  docenti,
sentiti i consigli d'interclasse. 
                              Art. 152. 
     Libri di testo per l'insegnamento della religione cattolica 
 
  1. I criteri per la scelta dei libri di  testo  per  l'insegnamento
della religione  cattolica  sono  determinati  con  l'intesa  tra  le
competenti autorita' scolastiche e la Conferenza episcopale italiana,
prevista al punto 5 del Protocollo  addizionale  annesso  all'accordo
tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, ratificato con  la  legge
25 marzo 1985, n. 121. 
                              Art. 153. 
           Determinazione del prezzo massimo di copertina 
  1. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di  concerto
con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato,  e'
stabilito il prezzo massimo di copertina  per  ciascun  ciclo  e  per
ciascun  volume,  in  relazione  alle  caratteristiche  tecniche  dei
singoli volumi. 
  2. Per gli  acquisti  effettuati  a  carico  delle  amministrazioni
pubbliche tenute alla fornitura  gratuita  dei  libri  di  testo  sul
prezzo di copertina sara' effettuato uno sconto. 
  3. Il Ministro  della  pubblica  istruzione,  di  concerto  con  il
Ministro per l'industria, il commercio e l'artigianato e' autorizzato
a modificare, anno per anno, ove occorra in relazione al variare  dei
costi, i prezzi di cui al primo comma nonche' a  stabilire  le  norme
per l'attuazione dello sconto. ((23)) 
    
---------------

    
AGGIORNAMENTO (23) 
La L. 23 dicembre 1998, n. 448, ha disposto (con l'art. 27, comma  4)
che "Le disposizioni di cui agli articoli 153, 154, 155 e 631,  commi
3, 4 e 5, del testo unico approvato con decreto legislativo 16 aprile
1994, n. 297, seguitano ad applicarsi alla materia dei libri di testo
fino a tutto l'anno scolastico 1999-2000, al termine del  quale  sono
abrogate." 
                              Art. 154. 
 Norme sulla compilazione libri di testo e obblighi per gli editori 
  1. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione  di  concerto
con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato sono
emanate le norme e le avvertenze per la  compilazione  dei  libri  di
testo per la scuola elementare. 
  2. Gli  editori  che  pubblicano  libri  di  testo  per  le  scuole
elementari, prima di iniziarne la diffusione  sul  mercato  librario,
devono  farne  denunzia  al  Ministero  della  pubblica   istruzione,
unendovi cinque esemplari di  ciascun  testo  pubblicato,  sul  quale
dev'essere indicato il prezzo di vendita. Il prezzo non  puo'  essere
modificato  durante  l'anno  scolastico  successivo  alla   data   di
presentazione del libro al Ministero. 
  3. Il Ministero rimette all'editore ricevuta  delle  pubblicazioni,
con lettera raccomandata. ((23)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (23) 
La L. 23 dicembre 1998, n. 448, ha disposto  (con  l'art.  27,  comma
4)che "Le disposizioni di cui agli articoli  153,  154,  155  e  631,
commi 3, 4 e 5, del testo unico approvato con decreto legislativo  16
aprile 1994, n. 297, seguitano ad applicarsi alla materia  dei  libri
di testo fino a tutto l'anno scolastico  1999-2000,  al  termine  del
quale sono abrogate." 
                              Art. 155. 
                 Divieto di adozione libri di testo 
  1. Il Ministro della pubblica istruzione  quando  accerti  che  sia
stato messo in commercio,  ed,  eventualmente,  gia'  adottato  nelle
scuole  un  testo,  per  il  quale  l'editore  non  abbia   osservato
compiutamente l'obbligo stabilito  dal  comma  2  dell'articolo  154,
dispone il divieto di adozione del testo nelle pubbliche  scuole  per
un periodo non superiore a cinque anni. 
  2.  Il  Ministro  della  pubblica  istruzione  ha  la  facolta'  di
disporre, caso per caso, ed in qualsiasi momento, su conforme  parere
del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, con  provvedimento
motivato, il divieto di adozione dei libri di  testo,  nei  quali  il
contenuto  o  l'esposizione  della  materia  non  corrispondono  alle
prescrizioni didattiche ed alle esigenze educative,  quali  risultano
dai programmi ufficiali. ((23)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (23) 
La L. 23 dicembre 1998, n. 448, ha disposto (con l'art. 27, comma  4)
che "Le disposizioni di cui agli articoli 153, 154, 155 e 631,  commi
3, 4 e 5, del testo unico approvato con decreto legislativo 16 aprile
1994, n. 297, seguitano ad applicarsi alla materia dei libri di testo
fino a tutto l'anno scolastico 1999-2000, al termine del  quale  sono
abrogate." 
                              Art. 156. 
                  Fornitura gratuita libri di testo 
  1. Agli alunni delle  scuole  elementari,  statali  o  abilitate  a
rilasciare titoli di studio aventi valore legale, i libri  di  testo,
compresi quelli per i ciechi, sono forniti gratuitamente dai  comuni,
secondo modalita' stabilite dalla legge regionale, ferme restando  le
competenze di cui agli articoli 151 e 154, comma 1. (6) 
  2. Per le classi di scuola elementare, che svolgono sperimentazioni
ai sensi degli articoli 277  e  278,  qualora  siano  previste  forme
alternative all'uso del libro di testo, e' consentita l'utilizzazione
della somma equivalente al costo del libro di testo per l'acquisto da
parte del consiglio di circolo di altro materiale  librario,  secondo
le   indicazioni   bibliografiche   contenute   nel    progetto    di
sperimentazione. ((24)) 
    
----------------
AGGIORNAMENTO (6)
La  Corte  costituzionale  con sentenza 15-30 dicembre 1994, n. 454
(in  G.U.  1a  s.s.  4/1/1995,  n. 1) ha dichiarato "la illegittimita'
costituzionale  dell'art. 156, comma 1,
 del d.P.R. 16 aprile 1994 n. 297 (Approvazione del testo unico  delle
 disposizioni  legislative  vigenti in materia di istruzione, relative
 alle scuole di ogni ordine e grado), nella parte in cui esclude dalla
 fornitura gratuita  dei  libri  di  testo  gli  alunni  delle  scuole
 elementari che adempiono all'obbligo scolastico in modo diverso dalla
 frequenza  presso  scuole  statali o abilitate a rilasciare titoli di
 studio aventi valore legale."
------------------


    
AGGIORNAMENTO (24) 
  La L. 23 dicembre 1998, n. 448, ha disposto (con l'art. 27,comma 4)
che il comma 2 del presente articolo, si intende riferito a tutta  la
scuola dell'obbligo. 
                              Art. 157. 
                  Divieto commercio libri di testo 
 
  1. E' fatto  divieto  ai  docenti,  ai  direttori  didattici,  agli
ispettori tecnici ed, in genere, a tutti  i  funzionari  preposti  ai
servizi dell'istruzione elementare di  esercitare  il  commercio  dei
libri di testo. 
 2. Nei riguardi di contravventori si provvede in via disciplinare. 
                              Art. 158. 
                       Biblioteche scolastiche 
 
  1. Ogni classe elementare, esclusa  la  prima,  ha  una  biblioteca
scolastica per uso degli alunni. 
  2. Le dotazioni librarie e  le  modalita'  per  la  gestione  delle
biblioteche di classe e della biblioteca di circolo sono stabilite ai
sensi dell'articolo 10. 
  3. Al mantenimento e all'incremento delle biblioteche di classe  si
provvede anche con: 
   a) sussidi delle provincie, dei comuni e di altri enti locali; 
    b) con eventuali donazioni e lasciti privati. 

Capo VI
MANUTENZIONE E GESTIONE DEGLI EDIFICI SCOLASTICI

                              Art. 159. 
                      Oneri a carico dei comuni 
 
  1.   Spetta   ai   comuni   provvedere   al   riscaldamento,   alla
illuminazione, ai servizi, alla custodia delle scuole  e  alle  spese
necessarie per  l'acquisto,  la  manutenzione,  il  rinnovamento  del
materiale didattico, degli arredi scolastici, ivi compresi gli armadi
o scaffali per le biblioteche scolastiche, degli attrezzi  ginnici  e
per le forniture dei registri e degli stampati occorrenti  per  tutte
le scuole elementari, salvo che per le  scuole  annesse  ai  convitti
nazionali ed agli educandati femminili dello Stato, per le  quali  si
provvede ai sensi dell'articolo 139. 
  2. Sono inoltre a carico dei comuni  le  spese  per  l'arredamento,
l'illuminazione, il riscaldamento, la custodia  e  la  pulizia  delle
direzioni didattiche nonche' la fornitura alle stesse degli  stampati
e degli oggetti di cancelleria. 
                              Art. 160. 
                       Contributi dello Stato 
 
  1. Lo Stato contribuisce, ai sensi e con  i  criteri  di  cui  agli
articoli 7 e 8 della legge 16 settembre 1960  n.  1014  e  successive
modificazioni, alle spese per l'istruzione statale di pertinenza  dei
comuni e delle province. 

TITOLO IV
LA SCUOLA MEDIA
Capo I
FINALITA’ E ORDINAMENTO DELLA SCUOLA MEDIA

                              Art. 161. 
                Finalita' e durata della scuola media 
 
  1. L'istruzione obbligatoria  successiva  a  quella  elementare  e'
impartita gratuitamente nella scuola media. 
  2. (( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )). ((39)) 
  3. Non e' ammessa abbreviazione alcuna della durata  triennale  del
corso. 
    
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AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo, comma  2  continuano  ad
applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi
di scuola elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo  il
precedente ordinamento ed  agli  alunni  ad  essi  iscritti,  e  sono
abrogate, a decorrere dall'anno  scolastico  successivo  al  completo
esaurimento delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 162. 
           Istituzione delle cattedre e dei posti di ruolo 
 
  1. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione  di  concerto
con quello del tesoro, sono indicate le materie o i gruppi di materie
per i quali possono costituirsi cattedre di ruolo. 
  2. Le condizioni per l'istituzione delle cattedre e  dei  posti  di
ruolo, nonche' gli obblighi d'insegnamento, sono ugualmente stabiliti
con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di  concerto  con
quello del tesoro. 
  3. Le cattedre di educazione tecnica e di educazione  fisica  nelle
scuole medie sono costituite in modo che il relativo insegnamento sia
impartito per classi e non per gruppi e, rispettivamente, per squadre
e per sesso. 
  4. Le dotazioni  organiche  dei  ruoli  provinciali  del  personale
docente della scuola media,  di  cui  all'articolo  444,  comprendono
anche i  posti  di  sostegno  a  favore  degli  alunni  portatori  di
handicap,  di  tempo  pieno,  di  attivita'  integrative,  di  libere
attivita' complementari e di attivita'  di  istruzione  degli  adulti
finalizzate al conseguimento del titolo di studio. 
  5. (( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )). ((39)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
4)che  le  disposizioni  del  presente  articolo  sono  abrogate,   a
decorrere dall'anno scolastico successivo alla  data  di  entrata  in
vigore del presente decreto 59/2004. 
                              Art. 163. 
                      Direzione degli istituti 
 
  1. Ad ogni istituto e' preposto un preside che svolge  le  funzioni
previste dall'articolo 396. 
                              Art. 164. 
                       Formazione delle classi 
 
  1. Alla formazione delle classi e alla  assegnazione  ad  esse  dei
singoli docenti provvede il preside sulla base dei  criteri  generali
stabiliti dal consiglio di istituto e delle proposte del collegio dei
docenti. 
  2. In caso di presenza di alunni  stranieri  si  procede  ai  sensi
dell'articolo 115, comma 4, del presente testo unico. 
                              Art. 165. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 166. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 167. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 168. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 

Capo II
CORSI D’ISTRUZIONE PER SOGGETTI ANALFABETI, PRIVI DI TITOLO
DI STUDIO, ANALFABETI DI RITORNO

                              Art. 169. 
      ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 29 OTTOBRE 2012, N. 263)) 
                              Art. 170. 
          Integrazione di corsi di formazione professionale 
 
  1. Per le  attivita'  didattiche  da  svolgere,  nell'ambito  della
scuola media, ad integrazione di corsi di  formazione  professionale,
si applica quanto disposto dall'articolo 82. 
                              Art. 171. 
  Corsi di scuola dell'obbligo negli istituti di prevenzione e pena 
 
  1. Per i corsi di istruzione media negli istituti  penitenziari  si
applicano le disposizioni di cui all'articolo 135, commi 1 e 6. 
                              Art. 172. 
              Recupero scolastico di tossicodipendenti 
 
  1. I corsi statali sperimentali  di  scuola  media  per  lavoratori
possono essere istituiti anche presso gli  enti,  le  cooperative  di
solidarieta' sociale e  le  associazioni  iscritti  all'albo  di  cui
all'articolo 116 del testo unico approvato con decreto del Presidente
della Repubblica 9 ottobre 1990 n. 309, entro i limiti numerici e con
le modalita' di svolgimento di cui alle vigenti disposizioni. 

Capo III
SCUOLE MEDIE ANNESSE A PARTICOLARI ISTITUTI E SCUOLE SPECIALI

                              Art. 173. 
Scuole  medie  annesse  ai  Convitti  nazionali  e  agli   educandati
                              femminili 
 
  1. Agli alunni convittori e semiconvittori dei  Convitti  nazionali
l'istruzione  obbligatoria  e'  impartita  all'interno  dei   singoli
istituti. 
  2. A tal fine, ai Convitti nazionali sono annesse oltre alle scuole
elementari di cui all'articolo 139, anche scuole medie statali. 
  3. Le scuole medie annesse ai Convitti nazionali, sono istituite  e
funzionano nelle forme stabilite dalle disposizioni  vigenti  per  le
altre scuole medie statali. 
  4. Alle scuole medie annesse possono essere iscritti  anche  alunni
esterni. 
  5. Le disposizioni del presente articolo si  applicano  anche  alle
scuole medie annesse agli educandati femminili dello Stato. 
                              Art. 174. 
Scuole medie annesse agli istituti d'arte e ai conservatori di musica 
 
  1.  Nelle  scuole  medie  annesse  agli  istituti   d'arte   e   ai
conservatori di musica la funzione di direzione e' svolta dal preside
dell'istituto o dal direttore del conservatorio. 
  2. I programmi, gli orari di insegnamento e le prove di esame nelle
predette scuole medie sono integrati, con decreto del Ministro  della
pubblica istruzione, in relazione agli insegnamenti specializzati. 
                              Art. 175. 
              Scuole medie per non vedenti o sordomuti 
 
  1. Per gli alunni non vedenti o  sordomuti  l'istruzione  media  e'
impartita nelle classi comuni delle scuole medie o  nelle  scuole  di
cui agli articoli 322 e 323. 

Capo IV
ITINERARIO SCOLASTICO

                              Art. 176. 
  (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )) ((39)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo continuano ad  applicarsi
limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi di  scuola
elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente
ordinamento ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate,  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 177. 
  (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )) ((39)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo continuano ad  applicarsi
limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi di  scuola
elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo il precedente
ordinamento ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate,  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 178. 
              Accesso alle classi successive alla prima 
 
  1.(( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )). ((39)) 
  2.(( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )).((39)) 
  3.(( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )). ((39)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo commi 1 e 3 continuano ad
applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi
di scuola elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo  il
precedente ordinamento ed  agli  alunni  ad  essi  iscritti,  e  sono
abrogate, a decorrere dall'anno  scolastico  successivo  al  completo
esaurimento delle predette sezioni e classi. 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 19, comma 4)  che  le  disposizioni
del comma 2 del presente articolo sono abrogate a decorrere dall'anno
scolastico successivo alla data di entrata  in  vigore  del  presente
decreto 59/2004. 
                              Art. 179. 
     Abolizione degli esami di riparazione e di seconda sessione 
 
  1. Sono aboliti nella scuola  media  gli  esami  di  riparazione  e
quelli di seconda sessione. 
  2.  Gli  alunni  che  per  assenze  determinate  da  malattia,   da
trasferimento della famiglia o da altri gravi impedimenti  di  natura
oggettiva non abbiano potuto essere valutati al termine delle lezioni
in una o piu' discipline, sono ammessi a sostenere, prima dell'inizio
delle  lezioni  dell'anno  scolastico,  prove   suppletive   che   si
concludono con  il  giudizio  complessivo  di  ammissione  o  di  non
ammissione alla classe successiva. 
                              Art. 180. 
                         Esami di idoneita' 
 
  1. Gli esami di idoneita' alla  frequenza  della  seconda  e  terza
classe si svolgono in un'unica sessione. 
  2. Per i candidati agli esami di idoneita' che siano stati  assenti
per gravi e comprovati motivi,  sono  ammesse  prove  suppletive  che
devono  concludersi  prima  dell'inizio   delle   lezioni   dell'anno
scolastico successivo. 
  3. Sono sedi di esami  di  idoneita'  tutte  le  scuole  statali  o
pareggiate o legalmente riconosciute. 
  4. La  commissione  per  gli  esami  di  idoneita'  e'  nominata  e
presieduta dal preside della scuola in cui l'esame  ha  luogo  ed  e'
composta di docenti della classe cui il  candidato  aspira  e  di  un
docente della classe immediatamente inferiore. 
                              Art. 181. 
                 Norme sullo svolgimento degli esami 
 
  1. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione,  sentito  il
Consiglio nazionale della  pubblica  istruzione,  sono  stabilite  le
prove e le modalita' di svolgimento degli esami  di  idoneita'  e  di
licenza. 
  2. Per le prove di esame di alunni  handicappati  sono  adottati  i
criteri stabiliti dall'articolo 318. 
                              Art. 182. 
                          R i p e t e n z a 
 
  1. Una stessa classe di  scuola  statale  pareggiata  o  legalmente
riconosciuta puo' essere frequentata soltanto per due anni, salvo nei
casi in cui  sia  necessario  completare  il  periodo  di  istruzione
obbligatoria ai sensi dell'articolo 112. 
  2. Agli  alunni  handicappati  puo'  essere  consentita  una  terza
ripetenza in singole classi, a norma dell'articolo 316. 
                              Art. 183. 
                   Ammissione all'esame di licenza 
 
  1. Al termine della terza classe si sostiene l'esame di licenza  al
quale sono ammessi gli alunni giudicati idonei (( . . . )). 
  2.(( COMMA ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )). ((39)) 
  3. Al momento dell'ammissione agli esami di licenza  e'  presentata
certificazione dell'avvenuta vaccinazione contro l'epatite virale B. 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le disposizioni del presente articolo  comma  2  continuano  ad
applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi
di scuola elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo  il
precedente ordinamento ed  agli  alunni  ad  essi  iscritti,  e  sono
abrogate, a decorrere dall'anno  scolastico  successivo  al  completo
esaurimento delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 184. 
             Sede e sessione unica dell'esame di licenza 
 
  1. Sono sedi di esame di licenza di scuola media  le  scuole  medie
statali e pareggiate nonche', per i soli alunni  interni,  le  scuole
medie legalmente riconosciute, salvo  quanto  previsto  dall'articolo
362, comma 3, per le scuole medie legalmente riconosciute  dipendenti
dall'autorita' ecclesiastica. 
  2. L'esame di licenza media si sostiene in  un'unica  sessione  con
possibilita' di prove suppletive per i candidati assenti per gravi  e
comprovati motivi. 
  3. Le prove suppletive devono concludersi prima  dell'inizio  delle
lezioni dell'anno scolastico successivo. 
                              Art. 185 
             Esame di licenza e commissione esaminatrice 
 
  1. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
  2. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275. 
  3. La Commissione esaminatrice dell'esame di licenza e' composta di
tutti i docenti delle terze classi  della  scuola  che  insegnino  le
materie di cui al primo comma; nonche' i docenti che realizzano forme
di integrazione  e  sostegno  a  favore  degli  alunni  portatori  di
handicap;  il  presidente   della   commissione   e'   nominato   dal
provveditore agli studi, il  quale  lo  sceglie  dalle  categorie  di
personale indicate dal regolamento. 
  (( 4. L'esito dell'esame conclusivo del primo ciclo e espresso  con
valutazione complessiva in decimi e illustrato con una certificazione
analitica dei traguardi  di  competenza  e  del  livello  globale  di
maturazione raggiunti dall'alunno; conseguono il diploma gli studenti
che ottengono una valutazione non inferiore a sei decimi)). 
  5. Il candidato privatista che non ottenga la  licenza  e  che  non
abbia la idoneita' alla terza classe della scuola media, ha facolta',
a giudizio della commissione, di iscriversi alla terza classe. 
                              Art. 186. 
                        Valore della licenza 
 
  1. L'esame di licenza media e' esame di Stato. 
  2. Il diploma di licenza media da' accesso a  tutte  le  scuole  ed
istituti di istruzione secondaria di secondo grado. 
                              Art. 187. 
                    Rilascio diplomi e attestati 
 
  1. I diplomi  di  licenza  sono  rilasciati  dal  presidente  della
commissione esaminatrice. 
  2. Possono essere rilasciati certificati di licenza, ma non possono
essere rilasciati duplicati dei relativi diplomi. 
  3. In caso di smarrimento, purche' l'interessato o,  se  questi  e'
minore, il padre o chi ne fa le veci, ne faccia domanda  dichiarando,
su carta legale, sotto la sua personale  responsabilita',  l'avvenuto
smarrimento, il diploma di licenza e' sostituito  da  un  certificato
rilasciato dal preside. 
  4. I certificati indicati nel comma 3  devono  contenere  esplicita
menzione del loro  valore  sostitutivo,  a  tutti  gli  effetti,  del
diploma originario smarrito. 
  5.  Sono  disposte  dai  provveditori  agli  studi   le   eventuali
rettifiche dei dati anagrafici sui registri di esame, sui  diplomi  e
su tutti gli altri atti scolastici. 
  6. Nei diplomi di licenza della scuola media non e' fatta  menzione
delle  prove  differenziate  sostenute  dagli  alunni  portatori   di
handicap. 
  7. Il rilascio degli attestati e dei diplomi di licenza agli alunni
della scuola media e' gratuito. 
  8. Della medesima agevolazione godono gli alunni delle scuole medie
pareggiate o legalmente riconosciute. 
  9. Ai candidati che  abbiano  superato  esami  di  idoneita'  o  di
licenza presso una scuola statale o presso una delle scuole  previste
dal comma 8, il rilascio degli attestati, dell'attestato di idoneita'
e del diploma di licenza, e' del pari gratuito. 
  10. I diplomi e  gli  attestati,  di  cui  sopra,  sono  esenti  da
qualsiasi imposta, tassa o contributo. 

Capo V
LIBRI DI TESTO

                              Art. 188. 
                     Adozione dei libri di testo 
 
  1. ((Fermo restando quanto previsto dall'articolo 4, comma  5,  del
regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo
1999, n. 275,)) I libri di testo ((possono essere)) adottati  secondo
modalita'  stabilite  da  apposito  regolamento,  dal  collegio   dei
docenti, sentiti i consigli di classe. 
                              Art. 189. 
     Libri di testo per l'insegnamento della religione cattolica 
 
  1. I criteri per la scelta dei libri di  testo  per  l'insegnamento
della religione cattolica sono determinati  secondo  quanto  previsto
dall'articolo 152. 

Capo VI
GESTIONE E MANUTENZIONE DEGLI EDIFICI SCOLASTICI

                              Art. 190. 
         Oneri a carico dei comuni e contributi dello Stato 
 
  1. I  comuni  sono  tenuti  a  fornire,  oltre  ai  locali  idonei,
l'arredamento,   l'acqua,   il    telefono,    l'illuminazione,    il
riscaldamento,  la  manutenzione  ordinaria  e  strordinaria,   e   a
provvedere all'eventuale adattamento e ampliamento dei locali stessi. 
  2. Analoghi oneri sono posti a carico dei comuni nei quali  abbiano
sede le classi e i corsi distaccati di cui al comma  4  dell'articolo
56. 
  3. Lo Stato contribuisce ai sensi e  con  i  criteri  di  cui  agli
articoli 7 e 8 della legge 16 settembre 1960  n.  1014  e  successive
modificazioni, alle spese per l'istruzione statale di pertinenza  dei
comuni e delle province. 

TITOLO V
ISTITUTI E SCUOLE DI ISTRUZIONE SECONDARIA SUPERIORE
Capo I
FINALITA’ ED ORDINAMENTO

                              Art. 191. 
     Degli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore 
 
  1. L'istruzione secondaria superiore  comprende  tutti  i  tipi  di
istituti e scuole immediatamente successivi  alla  scuola  media;  ad
essi si accede con la licenza di scuola media. (42) (42a) 
  2. Sono istituti e scuole di  istruzione  secondaria  superiore  il
ginnasio-liceo classico, il liceo scientifico, gli istituti  tecnici,
il liceo artistico, l'istituto magistrale, la scuola magistrale,  gli
istituti professionali e gli istituti d'arte. (42) (42a) 
  3. Il ginnasio-liceo classico e quello scientifico hanno  per  fine
precipuo quello di preparare agli studi universitari; ((. .  .));  il
liceo artistico  ha  per  fine  quello  di  impartire  l'insegnamento
dell'arte, indipendentemente dalle  sue  applicazioni  all'industria;
((. . .)); gli istituti d'arte hanno  per  fine  precipuo  quello  di
addestrare al lavoro ed alla produzione artistica,  a  seconda  delle
tradizioni, delle industrie e delle materie proprie del  luogo.  Fino
all'attuazione dell'articolo 3 della legge 19 novembre 1990, n.  341,
concernente la  riforma  degli  ordinamenti  didattici  universitari,
l'istituto  magistrale  conserva,  quale  fine  precipuo,  quello  di
preparare i docenti della scuola elementare;  la  scuola  magistrale,
quello  di  preparare  i  docenti  della  scuola  materna.  ((PERIODO
SOPPRESSO DAL D.P.R. 15 MARZO 2010, N. 88)). (42) (42a) ((53)) 
  4. Il ginnasio-liceo classico, il liceo scientifico e gli  istituti
tecnici hanno durata di cinque anni; il liceo artistico e  l'istituto
magistrale hanno la durata di quattro anni; gli istituti d'arte e  la
scuola magistrale hanno la durata di tre anni; gli  istituti  tecnici
agrari con ordinamento speciale per la viticoltura e l'enologia hanno
la durata di sei anni. La  durata  degli  istituti  professionali  e'
stabilita con decreto del Ministro della pubblica istruzione, secondo
quanto previsto dall'articolo 60, comma 3. Gli istituti tecnici,  gli
istituti professionali, i licei artistici e gli istituti d'arte  sono
articolati in indirizzi e sezioni. In particolare, il liceo artistico
si articola in due sezioni: la prima ha  lo  scopo  di  avviare  allo
studio della pittura, scultura, decorazione e scenografia; la seconda
quello di avviare allo studio dell'architettura; le due sezioni hanno
comune il primo biennio. (42) (42a) 
  5. I diplomati degli istituti e  scuole  di  istruzione  secondaria
superiore possono accedere a qualsiasi corso di laurea o  di  diploma
universitario, ferme restando le condizioni e le  modalita'  previste
dal presente capo per gli istituti e scuole di  durata  inferiore  al
quinquennio. I diplomati  degli  istituti  magistrali  hanno  accesso
diretto alla Facolta' di magistero. I diplomati del  liceo  artistico
hanno accesso diretto all'Accademia di  belle  arti,  se  provenienti
dalla prima sezione, ed alla Facolta' di architettura, se provenienti
dalla seconda. (42) (42a) 
  6. Gli istituti magistrali ed i licei  artistici  sono  completati,
per consentire l'iscrizione degli alunni a corsi di laurea diversi da
quelli di cui al  comma  5,  da  un  corso  annuale  integrativo,  da
organizzarsi dai provveditori agli studi, in ogni provincia, sotto la
responsabilita' didattica e scientifica delle universita', sulla base
di disposizioni impartite dal  Ministro  della  pubblica  istruzione.
Negli istituti professionali, nonche' negli istituti d'arte,  che  ne
facciano richiesta, sono istituiti, in via sperimentale, estendendone
la durata a cinque anni, previo parere di una commissione di esperti,
nominata e presieduta dal Ministro della pubblica  istruzione,  corsi
annuali, biennali o  triennali,  atti  a  consentire  una  formazione
corrispondente a  quella  degli  istituti  di  istruzione  secondaria
superiore di durata quinquennale. Ai predetti corsi integrativi,  che
per gli istituti professionali non possono superare il numero di 700,
sono ammessi i licenziati degli  istituti  professionali  di  analogo
indirizzo e, rispettivamente,  i  licenziati  degli  istituti  d'arte
sempre di analogo indirizzo. Al  termine  dei  corsi  integrativi  si
consegue il diploma di maturita' professionale o, rispettivamente, di
maturita' d'arte applicata, i quali danno accesso a  qualsiasi  corso
di laurea o di  diploma  universitario.  I  corsi  integrativi  degli
istituti professionali possono essere istituiti anche presso sedi  di
istituti tecnici. Con le medesime modalita' sono istituiti presso gli
istituti professionali, in numero non superiore a 50, corsi  speciali
intesi ad accentuare la componente culturale del loro primo  biennio.
(42) (42a) 
  7. Agli istituti e scuole di istruzione secondaria  superiore  sono
annessi, a seconda delle rispettive finalita' ed indirizzi, gabinetti
scientifici, laboratori, officine, reparti di lavorazione ed aziende. 
  8. Ad ogni istituto e' preposto un preside, che svolge le  funzioni
previste dall'articolo 396. (42) (42a) 
  9.  Gli  istituti  e  scuole  di  cui  al  presente  articolo  sono
complessivamente   indicati,    nei    successivi    articoli,    con
l'espressione:  "istituti   e   scuole   di   istruzione   secondaria
superiore". (42) (42a) 
 
    
-------------
AGGIORNAMENTO (42)
Il  D.Lgs 17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 31, comma
2) che le  disposizioni dei commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 8 e 9 del presente 
articolo continuano ad applicarsi limitatamente alle classi di 
istituti e scuole di istruzione secondaria superiore ancora funzionanti 
secondo il  precedente  ordinamento,  ed agli alunni ad essi iscritti, 
e sono abrogate a decorrere dall'anno scolastico successivo al completo
esaurimento  delle  predette classi.



    
    
---------------


    
AGGIORNAMENTO (42a)
Il D.L. 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni  dalla
L. 2 aprile 2007, n. 40 nel modificare l'art. 31, comma 2  del  D.Lgs
17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 2, comma  8-ter)  che
""Dalle abrogazioni previste dall'articolo 31, comma 2,  del  decreto
legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, sono escluse le disposizioni del
testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, che
fanno riferimento agli istituti tecnici e professionali."
   
    
    
---------------
   
   
    
AGGIORNAMENTO (53) 
  Il D.P.R. 15 marzo 2010, n. 87 ha disposto (con l'art. 10, comma 1)
che: 
 "1. A decorrere  dalla  data  di  entrata  in  vigore  del  presente
regolamento, all'articolo 191, comma 3, del  decreto  legislativo  16
aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni,  sono  apportate  le
seguenti modificazioni: 
    a) al primo periodo, le parole: "gli istituti professionali hanno
per  fine  precipuo  quello  di  fornire  la  specifica  preparazione
teorico-pratica per l'esercizio di mansioni qualificate  nei  settori
commerciale  e  dei  servizi,  industriale  e  artigiano,  agrario  e
nautico" sono soppresse; 
    b) l'ultimo periodo." 

Capo II
CARRIERA SCOLASTICA DEGLI ALUNNI

                              Art. 192. 
Norme  generali  sulla  carriera  scolastica  degli  alunni  e  sulle
           capacita' di scelte scolastiche e di iscrizione 
 
  1. Gli alunni  accedono  alle  classi  successive  alla  prima  per
scrutinio di promozione dalla classe  immediatamente  inferiore.  Per
coloro che non provengano da istituti e scuole statali, pareggiati  o
legalmente riconosciuti, l'accesso alle classi successive alla  prima
ha luogo per esame di idoneita'. (42) ((42a)) 
  2. Gli esami integrativi per gli alunni  promossi  ed  i  candidati
dichiarati idonei  ad  una  classe,  i  quali  vogliano  ottenere  il
passaggio ad una  classe  corrispondente  di  istituto  o  scuola  di
diverso tipo o di un diverso indirizzo o sezione, sono  disciplinati,
anche per quanto riguarda le prove da sostenere,  dai  regolamenti  e
dall'ordinanza che, per gli scrutini ed esami, sono  da  emanarsi  ai
sensi dell'articolo 205, comma 1. Analogamente si  provvede  per  gli
esami integrativi dei candidati privatisti che siano in  possesso  di
diploma di maturita', di abilitazione o di qualifica. (42) ((42a)) 
  3. Subordinatamente al requisito dell'eta',  che  non  puo'  essere
inferiore a quella di chi abbia seguito normalmente gli  studi  negli
istituti e scuole statali del  territorio  nazionale  a  partire  dai
dieci anni, il consiglio di classe puo'  consentire  l'iscrizione  di
giovani provenienti dall'estero,  i  quali  provino,  anche  mediante
l'eventuale esperimento nelle materie e prove indicate  dallo  stesso
consiglio di classe, sulla base dei titoli di  studio  conseguiti  in
scuole estere aventi riconoscimento  legale,  di  possedere  adeguata
preparazione sull'intero programma prescritto  per  l'idoneita'  alla
classe cui aspirano. 
  4. Una stessa classe di istituto o  scuola  statale,  pareggiata  o
legalmente riconosciuta puo' frequentarsi soltanto per due  anni.  In
casi  assolutamente  eccezionali,  il  collegio  dei  docenti,  sulla
proposta del consiglio di classe, con la sola componente dei docenti,
ove particolari gravi circostanze lo giustifichino, puo'  consentire,
con deliberazione motivata, l'iscrizione per un terzo  anno.  Qualora
si tratti di alunni handicappati, il collegio dei  docenti  sente,  a
tal fine, gli specialisti di cui all'articolo 316. 
  5. E' consentito, subordinatamente alla decorrenza  dell'intervallo
prescritto,  sostenere  nello  stesso  anno,  ma  non  nella   stessa
sessione, due diversi esami, anche in istituti  di  diverso  tipo.  A
tale effetto lo scrutinio finale per la promozione non  si  considera
come sessione di esame. (42) ((42a)) 
  6. L'alunno d'istituto o scuola statale,  pareggiata  o  legalmente
riconosciuta puo' presentarsi ad  esami  di  idoneita'  solo  per  la
classe immediatamente superiore a quella successiva  alla  classe  da
lui frequentata, o agli esami di licenza con cui si chiuda la  classe
immediatamente successiva  a  quella  da  lui  frequentata,  purche',
nell'uno e nell'altro caso, abbia ottenuto da  questa  la  promozione
per effetto di scrutinio finale; egli conserva  la  sua  qualita'  di
alunno  di  istituto  o  scuola  statale,  pareggiata  o   legalmente
riconosciuta. (42) ((42a)) 
  7. Al termine di ciascun trimestre o  quadrimestre  ed  al  termine
delle lezioni il consiglio di classe delibera i voti di profitto e di
condotta degli alunni. (42) ((42a)) 
  8. A  conclusione  degli  studi  si  sostengono,  a  seconda  degli
specifici  ordinamenti,  esami   di   qualifica,   di   licenza,   di
abilitazione o di maturita', secondo quanto previsto  dagli  articoli
successivi. (42) ((42a)) 
  9. Le scelte in ordine ad insegnamenti opzionali e  ad  ogni  altra
attivita' culturale e formativa sono effettuate  personalmente  dallo
studente. 
  10. I moduli relativi alle scelte di cui al comma 9 ed al  comma  4
dell'articolo 310 devono essere allegati alla domanda di iscrizione. 
  11. La domanda  di  iscrizione  a  tutte  le  classi  della  scuola
secondaria superiore  di  studenti  minori  di  eta',  contenente  la
specifica elencazione dei documenti allegati relativi alle scelte  di
cui al comma 9 del presente articolo e al comma 4 dell'articolo  310,
e' sottoscritta per ogni anno scolastico da uno dei genitori o da chi
esercita  la   potesta',   nell'adempimento   della   responsabilita'
educativa di cui all'articolo 147 del codice civile. 
 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (42)
Il D.Lgs 17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 31,  comma
2) che le disposizioni dei commi 1, 2, 5,  6,  7  e  8  del  presente
articolo  continuano  ad  applicarsi  limitatamente  alle  classi  di
istituti  e  scuole  di  istruzione   secondaria   superiore   ancora
funzionanti secondo il precedente ordinamento, ed agli alunni ad essi
iscritti, e sono abrogate a decorrere dall'anno scolastico successivo
al completo esaurimento delle predette classi.
    

    
    
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AGGIORNAMENTO (42a) 
  Il D.L. 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni  dalla
L. 2 aprile 2007, n. 40 nel modificare l'art. 31, comma 2  del  D.Lgs
17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 2, comma  8-ter)  che
"Dalle abrogazioni previste dall'articolo 31, comma  2,  del  decreto
legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, sono escluse le disposizioni del
testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, che
fanno riferimento agli istituti tecnici e professionali." 
                              Art. 193. 
Scrutini  finali  di  promozione,  esami  di   idoneita'   ed   esami
                             integrativi 
 
  1. I voti di profitto e di condotta degli  alunni,  ai  fini  della
promozione alle classi successive alla  prima,  sono  deliberati  dal
consiglio di classe al termine delle lezioni, con  la  sola  presenza
dei docenti. La promozione  e'  conferita  agli  alunni  che  abbiano
ottenuto voto non inferiore ai sei decimi in ciascuna disciplina o in
ciascun gruppo di discipline. Gli  studenti  che,  al  termine  delle
lezioni, a giudizio  del  consiglio  di  classe  non  possono  essere
valutati, per malattia o trasferimento della famiglia, sono ammessi a
sostenere,  prima  dell'inizio  delle  lezioni  dell'anno  scolastico
successivo, prove suppletive che si concludono  con  un  giudizio  di
ammissione o non ammissione alla classe successiva. 
  2. L'ammissione agli esami di idoneita', di cui  all'articolo  192,
e' subordinata all'avvenuto conseguimento,  da  parte  dei  candidati
privatisti, della licenza della scuola media tanti anni prima  quanti
ne occorrono  per  il  corso  normale  degli  studi.  Ai  fini  della
partecipazione agli esami di idoneita' sono  equiparati  ai  suddetti
candidati privatisti, coloro che, prima del  15  marzo,  cessino  dal
frequentare l'istituto o  scuola  statale,  pareggiata  o  legalmente
riconosciuta. Supera gli esami di idoneita' chi abbia  conseguito  in
ciascuna delle prove scritte ed in quella orale voto non inferiore ai
sei decimi. 
  3. Sono dispensati dall'obbligo dell'intervallo  dal  conseguimento
della licenza di scuola media i candidati  che  abbiano  compiuto  il
diciottesimo anno di eta' il  giorno  precedente  quello  dell'inizio
delle prove scritte degli esami di idoneita'; coloro  che,  nell'anno
in corso, abbiano compiuto o compiano il ventitreesimo anno  di  eta'
sono altresi' dispensati dalla presentazione di qualsiasi  titolo  di
studio inferiore. Tale eta' e' abbassata a ventun anni per gli  esami
di idoneita' nelle scuole magistrali. 
  4. Gli esami di idoneita' di cui  all'articolo  192,  comma  1,  si
svolgono in un'unica sessione estiva. 
  5. Gli esami integrativi, di cui  all'articolo  192,  comma  2,  si
svolgono in un'unica sessione speciale, che deve aver  termine  prima
dell'inizio delle lezioni. (42) ((42a)) 
 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (42)
Il D.Lgs 17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 31,  comma
2) che le disposizioni del presente articolo continuano ad applicarsi
limitatamente  alle  classi  di  istituti  e  scuole  di   istruzione
secondaria  superiore  ancora  funzionanti  secondo   il   precedente
ordinamento, ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette classi.
    



    
    
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AGGIORNAMENTO (42a) 
  Il D.L. 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni  dalla
L. 2 aprile 2007, n. 40 nel modificare l'art. 31, comma 2  del  D.Lgs
17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 2, comma  8-ter)  che
"Dalle abrogazioni previste dall'articolo 31, comma  2,  del  decreto
legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, sono escluse le disposizioni del
testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, che
fanno riferimento agli istituti tecnici e professionali." 
                            Art. 193-bis. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                            Art. 193-ter. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 

Capo III
ESAMI FINALI

                              Art. 194. 
                Esami finali nella scuola magistrale 
 
  1. Al termine  del  corso  di  studi  della  scuola  magistrale  si
sostengono gli esami per il conseguimento del titolo di  abilitazione
all'insegnamento nelle scuole materne. PERIODO ABROGATO DAL  D.L.  28
GIUGNO 1995, N. 253 CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA  L.  8  AGOSTO
1995, n. 352 . 
  2. Possono sostenere gli esami gli alunni che  abbiano  frequentato
l'ultimo anno del corso di studi e che siano stati dichiarati ammessi
nel relativo scrutinio finale. 
  3. I privatisti che domandino  di  essere  ammessi  a  sostenere  i
predetti esami debbono aver compiuto il  diciottesimo  anno  di  eta'
entro il termine prescritto per la  presentazione  della  domanda  di
ammissione o aver conseguito in una precedente sessione la maturita'. 
  4. Gli esami consistono in due prove scritte,  rispettivamente,  di
lingua e letteratura italiana e di pedagogia e in una prova orale  di
storia e geografia, di matematica, computisteria e scienze  naturali,
di igiene e  puericultura,  di  religione,  di  musica  e  canto,  di
economia domestica, di plastica e di disegno, nonche'  in  una  prova
pratica costituita da un saggio di lezione. La prova  orale  relativa
all'insegnamento della  religione  cattolica  non  e'  sostenuta  dai
candidati che scelgano di non avvalersi di tale insegnamento. 
  5. I privatisti non possono essere ammessi alla  prova  pratica,  e
conseguentemente non potra' essere  loro  rilasciato  il  diploma  di
abilitazione, se, dopo aver superato le altre  prove  di  esame,  non
abbiano compiuto un anno di tirocinio debitamente attestato. La prova
pratica deve essere sostenuta, al  termine  dell'anno,  nella  stessa
scuola magistrale nella quale si sostennero  gli  altri  esami.  (42)
((42a)) 
 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (42)
Il D.Lgs 17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 31,  comma
2) che le disposizioni del presente articolo continuano ad applicarsi
limitatamente  alle  classi  di  istituti  e  scuole  di   istruzione
secondaria  superiore  ancora  funzionanti  secondo   il   precedente
ordinamento, ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette classi.


    
    
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AGGIORNAMENTO (42a) 
  Il D.L. 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni  dalla
L. 2 aprile 2007, n. 40 nel modificare l'art. 31, comma 2  del  D.Lgs
17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 2, comma  8-ter)  che
"Dalle abrogazioni previste dall'articolo 31, comma  2,  del  decreto
legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, sono escluse le disposizioni del
testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, che
fanno riferimento agli istituti tecnici e professionali." 
                              Art. 195. 
                         Esami di qualifica 
 
  1. L'alunno che superi l'esame  finale  dei  corsi  degli  istituti
professionali consegue un diploma di qualifica, che  varra'  ai  fini
degli inquadramenti contrattuali, dopo un periodo di inserimento  nel
lavoro, da definirsi in sede di contrattazione collettiva, o comunque
non superiore a tre mesi. Tale qualifica va trascritta  nel  libretto
di lavoro. 
  2. Ai fini dell'accesso alle qualifiche funzionali previste  per  i
vari comparti dell'impiego pubblico, il diploma di cui al comma 1  e'
riconosciuto  nei  limiti  che,  in   relazione   ai   vari   profili
professionali, sono stabiliti in sede di  contrattazione  collettiva.
Esso da' diritto a particolare  valutazione  nei  concorsi  per  soli
titoli e per titoli ed esami per l'assunzione in ruoli  di  carattere
tecnico ai quali si accede con  il  possesso  di  licenza  di  scuola
media. 
  3. Con apposito regolamento, da  emanarsi  ai  sensi  dell'articolo
205, comma 1, sono stabiliti i requisiti di ammissione agli esami, le
relative prove di esame, i criteri di valutazione e  la  composizione
delle commissioni giudicatrici. 
  4. Le norme  regolamentari  si  attengono,  di  norma,  a  principi
analoghi a quelli cui e' conformata  la  disciplina  degli  esami  di
maturita', salvo che per la composizione delle  commissioni,  per  la
quale valgono criteri analoghi a quelli concernenti  la  composizione
delle commissioni giudicatrici degli esami di idoneita'. 
  5. Gli esami di qualifica si svolgono in  unica  sessione  annuale.
(42) ((42a)) 
 
    
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AGGIORNAMENTO (42)
Il D.Lgs 17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 31,  comma
2) che le disposizioni del presente articolo continuano ad applicarsi
limitatamente  alle  classi  di  istituti  e  scuole  di   istruzione
secondaria  superiore  ancora  funzionanti  secondo   il   precedente
ordinamento, ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette classi.


    
    
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AGGIORNAMENTO (42a) 
  Il D.L. 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni  dalla
L. 2 aprile 2007, n. 40 nel modificare l'art. 31, comma 2  del  D.Lgs
17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 2, comma  8-ter)  che
"Dalle abrogazioni previste dall'articolo 31, comma  2,  del  decreto
legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, sono escluse le disposizioni del
testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, che
fanno riferimento agli istituti tecnici e professionali." 
                              Art. 196. 
                 Esami di licenza di maestro d'arte 
 
  1. Con apposito regolamento, da emanarsi secondo  le  modalita',  i
principi ed i criteri indicati nell'articolo 195,  sono  stabiliti  i
requisiti di ammissione agli esami di licenza di maestro  d'arte,  le
relative prove di esame, i criteri di valutazione e  la  composizione
delle commissioni giudicatrici. 
  2. COMMA ABROGATO DAL D.L. 28 GIUGNO 1995, N.  253  CONVERTITO  CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 8 AGOSTO 1995, n. 352. (42) ((42a)) 
 
    
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AGGIORNAMENTO (42)
Il D.Lgs 17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 31,  comma
2) che le disposizioni del presente articolo continuano ad applicarsi
limitatamente  alle  classi  di  istituti  e  scuole  di   istruzione
secondaria  superiore  ancora  funzionanti  secondo   il   precedente
ordinamento, ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette classi.


    
    
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AGGIORNAMENTO (42a) 
  Il D.L. 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni  dalla
L. 2 aprile 2007, n. 40 nel modificare l'art. 31, comma 2  del  D.Lgs
17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 2, comma  8-ter)  che
"Dalle abrogazioni previste dall'articolo 31, comma  2,  del  decreto
legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, sono escluse le disposizioni del
testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, che
fanno riferimento agli istituti tecnici e professionali." 
                              Art. 197. 
                         Esami di maturita' 
  1. A conclusione degli studi svolti  nel  ginnasio-liceo  classico,
nel liceo scientifico, nel liceo artistico, nell'istituto  tecnico  e
nell'istituto magistrale si sostiene un esame di  maturita',  che  e'
esame di Stato e si svolge  in  unica  sessione  annuale.  Il  titolo
conseguito nell'esame di maturita' a conclusione dei corsi di  studio
dell'istituto   tecnico   e   dell'istituto    magistrale    abilita,
rispettivamente, all'esercizio della professione ed  all'insegnamento
nella scuola elementare; restano ferme  le  particolari  disposizioni
recate da leggi speciali. 
  2. Si sostiene altresi' un esame di Stato in unica sessione per  il
conseguimento del diploma di maturita' professionale e  di  maturita'
d' arte applicata al termine dei  corsi  integrativi  degli  istituti
professionali e, rispettivamente, degli istituti d'arte. 
  3. Il diploma di maturita' professionale e' equipollente  a  quello
che si ottiene presso gli istituti tecnici di analogo indirizzo.  Con
il decreto di cui all'articolo 205  e'  stabilita  la  validita'  dei
titoli  conseguiti  negli  istituti  professionali  che  non  abbiano
analogo indirizzo negli istituti tecnici. Ai fini  dell'accesso  alle
qualifiche funzionali  previste  per  i  vari  comparti  dell'impiego
pubblico, il predetto diploma, al pari di quello di maturita'  d'arte
applicata, e' riconosciuto nei  limiti  che,  in  relazione  ai  vari
profili professionali,  sono  stabiliti  in  sede  di  contrattazione
collettiva. 
  4. Possono sostenere  gli  esami  di  maturita'  gli  alunni  degli
istituti  e  scuole  di  istruzione  secondaria  superiore   statali,
pareggiati  o  legalmente  riconosciuti,  che   abbiano   frequentato
l'ultimo anno di corso ovvero l'anno  integrativo  o  l'ultimo  degli
anni integrativi istituiti presso gli istituti  professionali  o  gli
istituti d'arte statali, pareggiati o legalmente riconosciuti, previa
ammissione deliberata  motivatamente  dal  consiglio  di  classe  con
almeno la meta' dei voti, sulla base di uno scrutinio finale inteso a
valutare il grado di preparazione del candidato nelle singole materie
di studio dell'ultimo anno  di  corso,  con  la  formulazione  di  un
giudizio analitico sul  profitto  conseguito  in  ciascuna  di  dette
materie. Agli alunni non ammessi e' comunicata, a loro richiesta,  la
motivazione del giudizio negativo risultante dallo scrutinio. 
  5. Qualsiasi cittadino che abbia compiuto il diciottesimo  anno  di
eta' entro il termine prescritto per la presentazione  della  domanda
di ammissione e dimostri di avere  adempiuto  all'obbligo  scolastico
puo' chiedere di essere ammesso all'esame di maturita'.  I  candidati
non considerati nel comma 4 sono sottoposti, per le  materie  per  le
quali non e' prevista specifica prova negli  esami  di  maturita',  a
prove orali integrative dinanzi alla stessa commissione esaminatrice,
tenendo conto del titolo di studio di cui il candidato e'  provvisto.
La commissione esaminatrice terra' altresi' conto di eventuali  altre
maturita' o abilitazioni precedentemente conseguite. 
  6. L'esame di maturita' ha come fine la valutazione  globale  della
personalita' del candidato, considerata con riguardo  anche  ai  suoi
orientamenti culturali e professionali. 
  7. L'esame consta di due prove scritte e di un colloquio. 
  8. La prima prova scritta consiste nella  trattazione  di  un  tema
scelto dal candidato tra quattro che gli vengono proposti e tende  ad
accertare le sue capacita' espressive e critiche;  la  seconda  prova
scritta, che per gli esami di maturita' tecnica, professionale  e  d'
arte applicata, puo' essere grafica o  scritto-grafica,  e'  indicata
dal Ministero della pubblica istruzione entro il 10 maggio e verte su
materie comprese nella tabella n. 1 allegata al presente testo unico. 
I casi in cui gli esami possano constare di una  sola  prova  scritta
sono determinati con il regolamento di cui all'articolo 205, comma 1. 
  9. Nelle scuole in cui l'insegnamento si svolge in  lingua  diversa
da quella italiana, le prove sono  svolte  nella  rispettiva  lingua.
Nelle scuole delle Valli ladine le prove saranno svolte, a scelta dei
candidati, in lingua italiana o in lingua tedesca. Per le scuole  con
lingua  d'insegnamento  diversa  da  quella  italiana,  il  Ministero
provvede alla traduzione dei temi proposti nella rispettiva lingua d'
insegnamento. 
  10. I temi sono inviati dal Ministero. Qualora  essi  non  giungano
tempestivamente,  il  presidente   della   commissione   esaminatrice
provvede a  che  ciascun  commissario  presenti  una  terna  di  temi
mezz'ora prima dell'inizio della prova, estraendone a  sorte  quattro
per la prima prova ed uno per la seconda. 
  11. La valutazione degli elaborati viene effettuata collegialmente. 
  12. Il colloquio,  nell'ambito  dei  programmi  svolti  nell'ultimo
anno,  verte  su  concetti  essenziali   di   due   materie,   scelte
rispettivamente  dal  candidato  e  dalla  commissione  fra   quattro
indicate dal Ministero entro il 10 maggio, e comprende la discussione
sugli  elaborati.  A  richiesta  del  candidato  il  colloquio   puo'
svolgersi anche su un'ulteriore materia di insegnamento: in tal caso,
il presidente puo' nominare, ove occorra, un membro aggregato, che ha
solamente voto consultivo. Il  colloquio,  che  e'  collegiale,  deve
svolgersi alla presenza di almeno cinque componenti la commissione. 
  13. A conclusione dell'esame  di  maturita'  viene  formulato,  per
ciascun candidato, un motivato giudizio sulla base  delle  risultanze
tratte dall'esito dell'esame, dal curriculum degli studi  e  da  ogni
altro elemento posto a disposizione della commissione.  Il  candidato
lavoratore studente puo', a sua  discrezione,  porre  a  disposizione
della commissione copia del libretto di lavoro ed  una  dichiarazione
dell'azienda da cui dipende, che attesti la mansione che egli svolge,
la sua qualifica e l'orario di lavoro. 
  14. Il giudizio, se positivo, si conclude con la  dichiarazione  di
maturita' espressa a maggioranza. A parita' di voti prevale  il  voto
del  presidente.  Il  giudizio  di  maturita'  e'  integrato  da  una
valutazione espressa da tutti i componenti la  commissione,  ciascuno
dei quali assegna un punteggio compreso tra 6 e 10. Nel caso  in  cui
della commissione facciano parte membri aggregati a pieno titolo,  la
valutazione  complessiva   e'   rapportata   a   sessantesimi.   Tale
valutazione e' valida ad ogni effetto di legge. Per ciascun candidato
maturo  la  commissione  esprime   anche   la   propria   valutazione
relativamente all'orientamento dimostrato ai fini della scelta  degli
studi universitari e, per la maturita' artistica e di arte applicata,
ai fini della scelta degli studi nella  facolta'  di  architettura  o
nell'accademia  di  belle  arti.  Alla  formulazione  del   giudizio,
all'attribuzione del punteggio ed alla valutazione  sull'orientamento
partecipa l'intera commissione. 
  15. I diplomi di maturita' recano il punteggio attribuito a ciascun
candidato; il giudizio e  la  valutazione  sull'orientamento  vengono
comunicati per iscritto a richiesta dell'interessato. 
  16. I candidati non maturi  di  istituti  e  scuole  di  istruzione
secondaria superiore statali, pareggiati  o  legalmente  riconosciuti
sono ammessi a ripetere l'ultima classe per un massimo di  altri  due
anni; gli  altri  candidati  non  maturi  possono  essere  ammessi  a
frequentare l'ultima classe, a giudizio  espresso  dalla  maggioranza
semplice della commissione. 
  17. Ai candidati che, in seguito a grave malattia da accertare  con
visita fiscale o per gravissimo motivo di famiglia riconosciuto  tale
dalla  commissione,  si  trovino  nell'assoluta   impossibilita'   di
partecipare alle prove scritte, e'  data  facolta'  di  sostenere  le
prove  stesse  in  un  periodo  fissato  dal  Ministero  prima  della
conclusione degli esami; per l'invio dei temi si seguono le modalita'
di cui al comma 10. 
  18. La norma sul rinvio delle  prove  scritte  per  coloro  che  si
trovino  nell'assoluta  impossibilita'  di  parteciparvi  secondo  il
normale diario si applica anche agli altri tipi di esami previsti nel
presente capo.((16)) 
    
--------------
AGGIORNAMENTO ((16))
  La L. 10 dicembre 1997, n. 425 ha disposto (con l'art.  8,comma  2)
che  dalla  data  di  entrata  in  vigore  del  regolamento  di   cui
all'articolo 1 della legge 425/1997, sono abrogati: gli articoli 197,
198, commi 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10, nonche' l'articolo 361, commi 1,
2 e 3, del testo unico approvato con decreto  legislativo  16  aprile
1994, n. 297.

    

Capo IV
NORME COMUNI A VARI TIPI DI ESAME

                              Art. 198. 
                        Commissioni di esame 
 
  1. La commissione per gli  esami  di  idoneita'  e  per  gli  esami
integrativi e' nominata dal preside ed e' composta di  docenti  della
classe  cui  il  candidato  aspira  e  di  un  docente  della  classe
immediatamente inferiore, in modo da rappresentare tutte  le  materie
comprese nel programma di esame. Il numero dei componenti deve essere
proporzionato al numero presumibile dei  candidati  e  non  puo'  mai
essere inferiore a 3, compreso il presidente, che e' il preside od un
docente da lui delegato. Il preside provvede  alla  sostituzione  dei
commissari che vengano, per qualsiasi ragione, a mancare. 
  2. La commissione per gli esami finali della scuola  magistrale  e'
composta dai docenti della scuola ed e' presieduta da  un  preside  o
docente  scelto  dal  Ministero  della  pubblica  istruzione  tra  le
categorie  indicate   con   regolamento,   da   emanarsi   ai   sensi
dell'articolo 205, comma 1. 
  3. La commissione per  gli  esami  di  maturita'  e'  nominata  dal
Ministro della pubblica istruzione ed e' composta dal presidente e da
cinque  membri,  di  cui  uno   appartenente   alla   stessa   classe
dell'istituto statale, pareggiato o legalmente  riconosciuto  che  ha
curato la preparazione dei candidati. Il membro interno piu'  anziano
per servizio in ciascuna commissione e' anche membro effettivo per  i
privatisti. (16) 
  4. Il presidente della commissione di cui  al  comma  3  e'  scelto
nelle seguenti categorie: 
    a) docenti universitari di prima e seconda  fascia,  anche  fuori
ruolo; 
    b) ricercatori universitari confermati, liberi docenti incaricati
o  assistenti  universitari  del   ruolo   ad   esaurimento   purche'
appartengano a settori scientifico-disciplinari cui  sono  riferibili
le materie attinenti all'esame ovvero siano stati docenti di ruolo di
istituti e scuole  di  istruzione  secondaria  superiore,  statali  o
pareggiati; 
    c)  provveditori  agli  studi  a   riposo   purche'   provenienti
dall'insegnamento o dal ruolo dei presidi degli istituti e scuole  di
istruzione secondaria superiore; 
    d) presidi di ruolo  o  a  riposo  degli  istituti  e  scuole  di
istruzione secondaria superiore statali o pareggiati; 
    e) docenti degli  istituti  e  scuole  di  istruzione  secondaria
superiore, statali o pareggiati, che da almeno un  anno  siano  stati
compresi in una graduatoria di  merito  nei  concorsi  a  preside  di
istituti e scuole di istruzione secondaria superiore  o  che  abbiano
conseguito l'ultima  classe  di  stipendio  o  che  abbiano  superato
l'esame per merito distinto ed il cui  insegnamento  di  cattedra  si
svolga nell'ultimo triennio o quadriennio che  prepara  all'esame  di
maturita'. In caso di assoluta necessita', il Ministro puo'  derogare
alle limitazioni previste dalla lettera b) circa l'utilizzazione  dei
liberi   docenti,   fermo   restando   il   criterio   del    settore
scientifico-disciplinare attinente all'esame. (16) 
  5. I membri della commissione giudicatrice degli esami di maturita'
sono scelti tra i  docenti  di  ruolo  degli  istituti  e  scuole  di
istruzione secondaria superiore o tra i docenti abilitati che abbiano
insegnato negli stessi istituti  e  scuole  per  almeno  un  anno  le
materie su cui verte l'esame. Per il membro interno si deroga a detti
requisiti quando manchino docenti di ruolo o abilitati tra i  docenti
della classe. Dall'anno scolastico  1994-95  e  fino  all'entrata  in
vigore della riforma dell'istruzione secondaria di  secondo  grado  e
degli esami di maturita', i membri  delle  commissioni  giudicatrici,
con esclusione del membro  interno,  sono  scelti  tra  il  personale
docente di altre scuole o istituti statali ubicati nella provincia di
cui fa parte il comune sede di esame e tra il personale  docente  che
abbia l'abituale dimora nella medesima provincia e, per le specifiche
discipline per le quali non sia possibile effettuare nomine in ambito
provinciale, tra il personale proveniente da provincia  limitrofa  e,
in  subordine,  da  altra   provincia   della   stessa   regione   o,
ulteriormente in  subordine,  di  altra  regione.  Delle  commissioni
giudicatrici non possono comunque far parte  i  docenti  appartenenti
alla stessa scuola sede di esame, ad eccezione  del  membro  interno.
(16) 
  6. Il presidente delle commissioni degli  esami  di  maturita'  nei
licei artistici e' scelto, oltre che nella  categoria  indicata  alla
lettera  a)  del  comma  4,  anche  tra  i  ricercatori  universitari
confermati, i liberi docenti incaricati  od  assistenti  universitari
del   ruolo   ad   esaurimento   purche'   appartengano   a   settori
scientifico-disciplinari  attinenti  all'esame,  ovvero  siano  stati
docenti di ruolo dei licei artistici statali  o  pareggiati,  nonche'
tra i docenti di ruolo delle accademie di belle arti e tra i  docenti
di ruolo dei licei artistici che abbiano conseguito da almeno un anno
l'ultima classe di stipendio o che abbiano superato l'esame di merito
distinto. I commissari per le materie artistiche sono  scelti  tra  i
docenti di ruolo dei licei artistici e delle accademie di belle  arti
e tra i docenti supplenti annuali che insegnino da almeno un  biennio
le materie  su  cui  verte  l'esame;  i  commissari  per  le  materie
culturali sono scelti tra i docenti di ruolo dei  licei  artistici  e
tra i docenti di cui al comma 5. (16) 
  7. Nelle commissioni  di  maturita'  per  gli  istituti  tecnici  e
professionali, un membro puo' essere scelto  dal  Ministero  tra  gli
estranei  all'insegnamento,  purche'  munito  del  titolo  di  studio
attinente all'indirizzo specifico cui  si  riferisce  l'esame  e  sia
fornito di particolare competenza nel corrispondente settore tecnico; 
nelle    medesime    commissioni,    limitatamente    alle    materie
tecnico-professionali, in caso di necessita' e di  urgenza,  si  puo'
prescindere dal requisito dell'abilitazione. (16) 
  8. In caso di necessita' e' data facolta' al presidente di nominare
membri aggregati, a pieno titolo, per le materie  per  le  quali  non
risultino nominati membri effettivi. (16) 
  9.  Nella  sua  prima  riunione  la  commissione  elegge  il   vice
presidente. Ad ogni commissione giudicatrice di  esame  di  maturita'
sono assegnati, di regola, non piu' di ottanta candidati. (16) 
  10. Concluse le operazioni di nomina dei presidenti  e  dei  membri
delle commissioni  degli  esami  di  maturita',  il  Ministero  della
pubblica istruzione trasmette l'elenco  dei  docenti,  i  quali,  pur
avendo presentato domanda, sono stati esclusi dalla nomina,  ai  vari
provveditorati agli studi di appartenenza dei richiedenti.  Nel  caso
in cui dopo le nomine intervenissero rinunce, i  provveditorati  agli
studi nominano i sostituti dei presidenti e  dei  commissari  che  ne
abbiano fatto domanda - ove possibili  -  nell'ambito  degli  elenchi
trasmessi. (16) (42) ((42a)) 
 
    
-------------
AGGIORNAMENTO (16)
La  L.  10 dicembre 1997, n. 425 ha disposto (con l'art. 8,comma 2)
che   dalla  data  di  entrata  in  vigore  del  regolamento  di  cui
all'articolo  1  della  suddetta  legge  425/1997, sono abrogati: gli
articoli 197, 198, commi 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10, nonche' l'articolo
361,  commi  1,  2  e  3,  del  testo  unico  approvato  con  decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297.

-------------

    
AGGIORNAMENTO (42)
Il D.Lgs 17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 31,  comma
2) che le disposizioni del presente articolo continuano ad applicarsi
limitatamente  alle  classi  di  istituti  e  scuole  di   istruzione
secondaria  superiore  ancora  funzionanti  secondo   il   precedente
ordinamento, ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette classi.
    

    
    
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AGGIORNAMENTO (42a) 
  Il D.L. 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni  dalla
L. 2 aprile 2007, n. 40 nel modificare l'art. 31, comma 2  del  D.Lgs
17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 2, comma  8-ter)  che
"Dalle abrogazioni previste dall'articolo 31, comma  2,  del  decreto
legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, sono escluse le disposizioni del
testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, che
fanno riferimento agli istituti tecnici e professionali." 
                              Art. 199. 
Norme comuni agli esami di maturita', di abilitazione, di qualifica e
                    di licenza di maestro d'arte 
 
  1. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 23 LUGLIO 1998, N. 323. 
  2. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 23 LUGLIO 1998, N. 323. 
  3. Non sono concesse altre abbreviazioni dell'intervallo prescritto
all'infuori di quelle indicate nei commi 1 e 2. 
  4. I candidati respinti in uno degli esami di cui al  comma  1  non
sono ammessi a sostenere, nello stesso anno, altro esame dello stesso
grado. 
  5. Coloro che provengono da istituti che preparano al sacerdozio  o
alla vita religiosa possono sostenere gli esami di maturita' e quelli
di abilitazione all'insegnamento  nelle  scuole  materne,  oltre  che
negli istituti e scuole statali, negli istituti e  scuole  legalmente
riconosciuti dipendenti dall'autorita' ecclesiastica, che siano  sedi
degli esami di Stato. 
  6. Ai fini del rilascio dei  diplomi  e  documenti  scolastici,  si
applicano le disposizioni di cui  all'articolo  187.  Il  certificato
sostitutivo del diploma di abilitazione, di qualifica, di  licenza  e
di maturitaerilasciato dal provveditore agli studi. (16) (42) ((42a)) 
 
    
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AGGIORNAMENTO (16)
La  L.  10  dicembre  1997,  n. 425 ha disposto (con l'art. 8,comma
2)che dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui all'art.
1 della L. 425/1997, si intendono espunti i riferimenti agli esami di
maturita' di cui al presente articolo.

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AGGIORNAMENTO (42)
Il D.Lgs 17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 31,  comma
2) che le disposizioni del presente articolo continuano ad applicarsi
limitatamente  alle  classi  di  istituti  e  scuole  di   istruzione
secondaria  superiore  ancora  funzionanti  secondo   il   precedente
ordinamento, ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette classi.

    
    
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AGGIORNAMENTO (42a) 
  Il D.L. 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni  dalla
L. 2 aprile 2007, n. 40 nel modificare l'art. 31, comma 2  del  D.Lgs
17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 2, comma  8-ter)  che
"Dalle abrogazioni previste dall'articolo 31, comma  2,  del  decreto
legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, sono escluse le disposizioni del
testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, che
fanno riferimento agli istituti tecnici e professionali." 

Capo V
NORME FINALI SUGLI ISTITUTI E SCUOLE DI ISTRUZIONE SECONDARIA SUPERIORE

                              Art. 200. 
                Tasse scolastiche e casi di dispensa 
 
  1. Negli istituti e scuole di istruzione  secondaria  superiore  le
tasse scolastiche sono: 
    a) tassa di iscrizione; 
    b) tassa di frequenza; 
    c) tassa per esami di  idoneita',  integrativi,  di  licenza,  di
qualifica, di maturita' e di abilitazione; 
    d) tassa di rilascio dei relativi diplomi. 
  2. Gli importi per esse determinati dalla tabella  E  annessa  alla
legge 28 febbraio 1986, n. 41 (legge finanziaria 1986) sono adeguati,
con decreti del Presidente del Consiglio dei  Ministri,  su  proposta
del Ministro delle finanze, previa deliberazione  del  Consiglio  dei
Ministri, secondo le modalita' previste dall'articolo 7, comma 1, del
decreto-legge 27 aprile 1990, n.  90,  convertito  con  modificazioni
dalla legge 26 giugno 1990, n. 165. 
  3. A  decorrere  dalla  data  di  entrata  in  vigore  dei  decreti
legislativi da emanarsi ai  sensi  dell'articolo  4  della  legge  24
dicembre 1993, n. 537, le tasse di iscrizione e  di  frequenza  negli
istituti e scuole di istruzione secondaria superiore, ivi compresi  i
licei artistici e gli istituti d'arte, e  le  tasse  di  esame  e  di
diploma sono annualmente determinate con decreto del  Ministro  delle
finanze, di concerto con i  Ministri  del  tesoro  e  della  pubblica
istruzione. I relativi  introiti  sono  acquisiti  ai  bilanci  delle
istituzioni scolastiche interessate per le esigenze di funzionamento,
amministrativo e didattico. 
  4. Nella determinazione delle tasse di cui al comma 3 sono previste
misure differenziate in relazione a fasce di reddito, sulla base  del
reddito del nucleo familiare, risultante  dall'annuale  dichiarazione
effettuata ai fini fiscali. 
  5. Sono dispensati dal pagamento delle tasse scolastiche: 
   gli studenti che abbiano conseguito  il  giudizio  complessivo  di
ottimo nella licenza media o una votazione non  inferiore  agli  otto
decimi di media negli scrutini finali; 
   gli  studenti  appartenenti  a  nuclei   familiari   con   redditi
complessivi non superiori ai limiti di cui all'articolo 28, comma  4,
della legge 28 febbraio 1986, n. 41 (legge finanziaria 1986),  limiti
che, ai sensi dell'articolo 21, comma 9, della legge 11  marzo  1988,
n. 67 (legge finanziaria 1988) sono rivalutati, a decorrere dall'anno
1988, in ragione del  tasso  di  inflazione  annuo  programmato,  con
arrotondamento alle lire 1.000 superiori. 
  6. Ai fini dell'individuazione del reddito di cui  al  comma  5  si
tiene conto del solo reddito personale dello studente,  se  derivante
dal rapporto di lavoro dipendente; in mancanza di  reddito  personale
da lavoro dipendente, si tiene  conto  del  reddito  complessivo  dei
familiari tenuti all'obbligazione del mantenimento. 
  7.  Sono  dispensati  altresi'  dalle  tasse  scolastiche,  nonche'
dall'imposta di bollo, gli alunni e i candidati  che  appartengono  a
famiglie di disagiata condizione economica e rientrino in  una  delle
seguenti categorie: 
    a) orfani di guerra, di caduti per la lotta  di  liberazione,  di
civili caduti per fatti di guerra, di caduti per causa di servizio  o
di lavoro; 
    b) figli di mutilati o invalidi di  guerra  o  per  la  lotta  di
liberazione, di  militari  dichiarati  dispersi,  di  mutilati  o  di
invalidi civili per fatti di guerra, di mutilati o invalidi per causa
di servizio o di lavoro; 
    c) ciechi civili. 
  8. Alla stessa condizione la dispensa  e'  concessa  a  coloro  che
siano essi stessi mutilati od invalidi di guerra o per  la  lotta  di
liberazione,  mutilati  od  invalidi  civili  per  fatti  di  guerra,
mutilati od invalidi per causa di servizio o di lavoro. 
  9. Ai fini della dispensa e' condizione il  voto  in  condotta  non
inferiore ad otto decimi. 
  10. Gli studenti stranieri che si iscrivano negli istituti e scuole
statali ed i figli di cittadini  italiani  residenti  all'estero  che
vengano a compiere  i  loro  studi  in  Italia  sono  dispensati  dal
pagamento delle tasse; per gli  studenti  stranieri  la  dispensa  e'
concessa a condizioni di reciprocita'. 
  11. I benefici previsti dal  presente  articolo  si  perdono  dagli
alunni che incorrano nella punizione disciplinare  della  sospensione
superiore a cinque giorni od in punizioni disciplinari piu' gravi.  I
benefici stessi sono sospesi per  i  ripetenti,  tranne  in  casi  di
comprovata infermita'. 
                              Art. 201. 
Competenze  della  provincia  in  materia  di  istruzione  secondaria
                              superiore 
 
  1. Ai sensi dell'articolo 14, comma 1, lettera i),  della  legge  8
giugno 1990, n. 142 recante  il  nuovo  ordinamento  delle  autonomie
locali spettano alla provincia le funzioni amministrative concernenti
i compiti connessi all'istruzione secondaria superiore, ivi  compresa
quella artistica, con riguardo anche all'edilizia scolastica, secondo
le modalita' stabilite dalla legislazione statale e regionale. 
                              Art. 202. 
                 Modelli viventi nei licei artistici 
 
  1. Per l'assunzione dei modelli  viventi  nei  licei  artistici  si
applicano le disposizioni di cui all'articolo 275. 

Capo VI
ISTITUZIONI EDUCATIVE

                              Art. 203. 
                         Convitti nazionali 
 
  1. I convitti nazionali hanno per fine di curare l'educazione e  lo
sviluppo intellettuale e fisico dei giovani che vi sono accolti. 
  2. I predetti istituti hanno personalita' giuridica pubblica e sono
sottoposti alla tutela dei provveditori agli studi, cui sono inviati,
per l'approvazione, gli atti  e  le  deliberazioni  dei  consigli  di
amministrazione che sono indicati  dal  regolamento  da  emanarsi  ai
sensi dell'articolo 205. 
  3.  L'amministrazione  di  ciascun  convitto  e'  affidata  ad   un
consiglio di amministrazione, composto: 
    a) dal rettore, presidente; 
    b) da due delegati, l'uno dal consiglio provinciale e l'altro dal
consiglio comunale del luogo dove ha sede  il  convitto,  scelti  dai
consigli medesimi anche fuori del loro seno; 
    c)  da  due  persone  nominate  dal   Ministro   della   pubblica
istruzione, una delle quali fra  il  personale  direttivo  e  docente
delle scuole medie frequentate dai convittori; 
    d) da un funzionario dell'amministrazione finanziaria,  designato
dal direttore dell'ufficio corrispondente alle  soppresse  intendenze
di finanza secondo la tabella  allegata  al  decreto  del  Presidente
della Repubblica 27 marzo 1992, n. 287. 
  4. Il consiglio di amministrazione del  convitto  e'  nominato  con
decreto del Ministro della pubblica istruzione; esso dura  in  carica
tre  anni  e  puo'  essere  confermato.  Il  consigliere  che   senza
giustificato motivo,  non  intervenga  a  tre  adunanze  consecutive,
decade dal suo ufficio. Le funzioni di presidente  e  di  consigliere
sono gratuite. 
  5. Il consiglio di amministrazione puo' essere sciolto dal Ministro
della  pubblica  istruzione  quando,  richiamato  all'osservanza   di
obblighi imposti per legge, persista a violarli, o  per  altri  gravi
motivi; in tal caso, l'amministrazione dell'ente  e'  affidata  dallo
stesso ministro ad un commissario  straordinario.  Le  indennita'  da
corrispondere al predetto commissario sono determinate dal decreto di
nomina e poste a carico del bilancio dell'ente. 
  6. Il consiglio di amministrazione dei convitti approva il bilancio
di previsione e delibera sul conto consuntivo, autorizza il rettore a
stare in giudizio, cura a che tutte le spese siano fatte  nei  limiti
del bilancio stesso, delibera sui contratti e le  convenzioni,  sulla
misura  delle  rette  e  di  ogni  altra   contribuzione,   cura   la
conservazione e l'incremento del patrimonio, vigila sul  personale  e
sul funzionamento dell'istituzione. 
  7. I componenti il consiglio di amministrazione  sono  responsabili
verso l'istituto dei danni economici ad esso arrecati  a  seguito  di
inosservanza delle leggi e dei regolamenti con dolo o colpa grave. 
  8. I convitti possono richiedere, per la tutela dei loro interessi,
e quando non trattisi di contestazioni  con  lo  Stato,  l'assistenza
dell'Avvocatura dello Stato. 
  9. Ai convitti nazionali possono essere annesse scuole  elementari,
scuole medie ed istituti e scuole di istruzione secondaria superiore. 
Il rettore svolge, in tal caso, le funzioni di direzione delle scuole
ed istituti annessi. 
  10. Ad ogni convitto nazionale e' concesso il gratuito perpetuo uso
degli immobili dello Stato posti a servizio  dell'istituto  medesimo,
qualunque sia l'epoca in cui l'assegnazione e' stata  realizzata.  Le
opere di manutenzione ordinaria degli immobili  statali  concessi  in
uso fanno carico al Ministero dei lavori pubblici. 
  11. Ai fini dell'esenzione da imposte e tasse, gli istituti statali
di educazione sono equiparati ad ogni  effetto  alle  amministrazioni
dello Stato. 
  12.  Agli  istituti  tecnici  ed  agli  istituti  professionali   e
particolarmente a quelli ad indirizzo agrario possono essere  annessi
convitti per alunni che frequentano l'istituto. L'amministrazione  di
detti convitti e' affidata al  consiglio  di  istituto  ed  alla  sua
giunta esecutiva, secondo le  rispettive  attribuzioni.  Ai  convitti
predetti, ai fini di una razionale utilizzazione delle loro strutture
e del personale in servizio, possono essere  ammessi  anche  studenti
provenienti da scuole ed istituti di istruzione secondaria  superiore
diversi da quelli cui i convitti stessi sono  ammessi,  purche'  cio'
non comporti modifiche alla consistenza  organica  del  personale  in
servizio. 
                              Art. 204. 
Educandati femminili dello Stato ed istituti pubblici  di  educazione
                              femminile 
 
  1. Gli educandati femminili dello Stato hanno per  fine  di  curare
l'educazione e lo sviluppo intellettuale e fisico delle  giovani  che
vi sono accolte. 
  2.  Ai  predetti  istituti  e'  attribuita  personalita'  giuridica
pubblica; essi sono sottoposti  alla  tutela  dei  provveditori  agli
studi,  cui  sono  inviati  per  l'approvazione,  gli   atti   e   le
deliberazioni dei consigli di amministrazione, che  saranno  indicati
dal regolamento da emanarsi ai sensi dell'articolo 205. 
  3. L'amministrazione  di  ciascun  educandato  e'  affidata  ad  un
consiglio  di  amministrazione,  composto  da  un  presidente  e  due
consiglieri,  salvo  diversa  disposizione  dello  statuto  e   salvo
aggregazione, deliberata dallo stesso consiglio, di altri due  membri
designati da opere od enti di assistenza e  previdenza  che  assumano
l'obbligo di  affidare  all'educandato  un  ragguardevole  numero  di
giovani; alle sedute del consiglio partecipa, con voto consultivo, la
direttrice dell'educandato, la cui presenza e'  prescritta,  ai  fini
della validita' della seduta, quando  si  tratti  dell'ordinamento  e
dell'andamento educativo e didattico dell'istituto; le proposte della
direttrice in  questa  materia,  qualora  non  siano  state  accolte,
saranno allegate,  insieme  alle  sue  osservazioni,  al  verbale  da
sottoporsi all'autorita' vigilante. 
  4. Il consiglio di amministrazione dell'educandato e' nominato  con
decreto del Ministro della pubblica istruzione; esso dura  in  carica
tre anni e puo' essere confermato. Le funzioni  di  presidente  e  di
consigliere  sono  gratuite.  Quando  un  membro  del  consiglio   di
amministrazione cessi dalla carica, per qualsiasi motivo, durante  il
triennio,  si  procede  alla  sua  sostituzione,   limitatamente   al
rimanente periodo. 
  5. Il consiglio di amministrazione puo' essere sciolto dal Ministro
della  pubblica  istruzione  quando,  richiamato  all'osservanza   di
obblighi imposti per legge, persista a violarli, o  per  altri  gravi
motivi; in tal caso, l'amministrazione dell'ente  e'  affidata  dallo
stesso ministro, per la durata massima di un anno, ad un  commissario
straordinario. Le indennita' da corrispondere al predetto commissario
sono determinate dal decreto di nomina e poste a carico del  bilancio
dell'ente. 
  6. Il consiglio di amministrazione degli  educandati  delibera  uno
statuto che contiene  le  norme  relative  alla  costituzione  ed  al
funzionamento    del    consiglio    di    amministrazione    stesso,
all'amministrazione del patrimonio ed all'ammissione  delle  allieve,
ferma restando l'osservanza dei principi informativi delle originarie
tavole di  fondazione.  Lo  statuto  e'  approvato  con  decreto  del
Ministro della pubblica istruzione, di concerto con il  Ministro  del
tesoro, sentito il Consiglio di Stato. 
  7.  Il  consiglio  di  amministrazione  delibera  sul  bilancio  di
previsione, sul conto consuntivo,  sui  contratti  e  convenzioni  di
qualsiasi  natura,  sulla  misura  delle  rette  e  di   ogni   altra
contribuzione e sulle azioni da promuovere o sostenere  in  giudizio;
cura  la  conservazione  e  l'incremento   del   patrimonio;   vigila
direttamente sulla  direttrice  e,  per  suo  tramite,  sul  restante
personale di ogni categoria e grado e sul funzionamento del  convitto
e delle scuole, ed esercita tutte le altre  attribuzioni  affidategli
dalle leggi, dai regolamenti e dagli statuti. 
  8. Agli educandati femminili dello  Stato  possono  essere  annesse
scuole elementari, scuole medie ed istituti e  scuole  di  istruzione
secondaria superiore. La direttrice svolge, in tal caso, le  funzioni
di direzione delle scuole ed istituti annessi. 
  9. Per  l'assistenza  da  parte  dell'Avvocatura  dello  Stato,  si
applica agli educandati femminili dello Stato quanto previsto  per  i
convitti nazionali. 
  10. Ad ogni educandato femminile statale e'  concesso  il  gratuito
perpetuo  uso  degli  immobili   dello   Stato   posti   a   servizio
dell'istituto medesimo, qualunque sia l'epoca in  cui  l'assegnazione
e'  stata  realizzata.  Le  opere  di  manutenzione  ordinaria  degli
immobili statali concessi in uso fanno carico al Ministero dei lavori
pubblici. 
  11. Ai fini dell'esenzione da imposte e tasse, gli istituti statali
di educazione sono equiparati ad ogni  effetto  alle  amministrazioni
dello Stato. 
  12. Il presente articolo si  applica,  oltre  che  agli  educandati
femminili dello Stato, agli altri  istituti  pubblici  di  educazione
femminile di cui al  regio  decreto  1›  ottobre  1931,  n.  1312,  e
successive modificazioni, salvo che per quelle disposizioni che siano
riferibili esclusivamente ad istituzioni statali. 
  13. La direzione dell'Educandato statale di Napoli e'  affidata  ad
un direttore didattico o ad un preside delle scuole annesse. 

Capo VII
MATERIE DEMANDATE ALLA DISCIPLINA REGOLAMENTARE

                              Art. 205. 
                             Regolamenti 
  1. Con propri decreti da adottarsi secondo  la  procedura  prevista
dall'articolo 17, commi 3 e 4, della legge 23 agosto 1988, n. 400, il
Ministro della pubblica istruzione emana uno o piu'  regolamenti  per
l'esecuzione delle disposizioni relative agli scrutini ed agli esami. 
Il Ministro della  pubblica  istruzione  determina  annualmente,  con
propria ordinanza, le modalita' organizzative degli scrutini ed esami
stessi. 
  2. Con uno o piu' regolamenti, da adottarsi, secondo  la  procedura
di  cui  al  comma  1,  con  decreto  del  Ministro  della   pubblica
istruzione, di concerto con il Ministro del tesoro, sono  determinate
le  materie  di  insegnamento,  con  il  relativo  quadro  orario,  e
l'eventuale articolazione in indirizzi e  sezioni  di  quei  tipi  di
istituto  o  scuola  per  i  quali   essa   sia   prevista,   nonche'
l'istituzione di corsi di specializzazione di  durata  annuale  negli
istituti tecnici ad indirizzo agrario e di corsi  di  perfezionamento
negli istituti  tecnici  ad  indirizzo  industriale,  sempreche'  sia
possibile far fronte alla relativa spesa con i fondi disponibili  nei
bilanci  degli  istituti  stessi.  Con  decreto  del  Ministro  della
pubblica istruzione sono definiti i  programmi  di  insegnamento.  E'
fatto  salvo,  per  gli  istituti  professionali,   quanto   previsto
dall'articolo 60, comma 3. 
((2-bis. Per ottimizzare le  risorse  disponibili  nell'ambito  della
programmazione  regionale  dell'offerta   formativa   integrata   fra
istruzione e formazione professionale di  cui  all'articolo  138  del
decreto  legislativo  31   marzo   1998,   n.   112,   i   corsi   di
specializzazione e perfezionamento di cui al comma 2  possono  essere
istituiti in tutti gli istituti di  istruzione  secondaria  superiore
nell'ambito delle attuali disponibilita' di bilancio)). 
  3. Per gli istituti aventi finalita' ed  ordinamento  speciali  gli
indirizzi, le sezioni e le materie di insegnamento, con  il  relativo
quadro orario, sono determinati con il decreto che provvede alla loro
istituzione. 
  4. Il Ministro della pubblica istruzione  stabilisce,  con  proprio
decreto, la  validita'  dei  titoli  di  maturita'  conseguiti  negli
istituti  professionali  che  non  abbiano  analogo  indirizzo  negli
istituti tecnici. 
  5. Con uno o piu' regolamenti da adottarsi, secondo la procedura di
cui al comma 1, con decreto del Ministro della  pubblica  istruzione,
di concerto con il Ministro del tesoro, sono  dettate  norme  per  il
funzionamento dei  convitti  nazionali,  degli  educandati  femminili
dello Stato e delle altre istituzioni educative statali, nonche'  per
la definizione delle modalita' con  le  quali  il  personale  docente
delle scuole e degli istituti annessi partecipa allo  svolgimento  di
particolari   attivita'   formative   da    realizzare    nell'ambito
dell'istituzione educativa. 
  6. Fino all'emanazione delle norme  di  cui  al  presente  articolo
restano ferme le disposizioni vigenti. 

TITOLO VI
ISTRUZIONE ARTISTICA

                              Art. 206 
                  Istituti di istruzione artistica 
 
  1. L'istruzione artistica e' impartita: 
    a) negli istituti d'arte. 
    b) nei licei artistici. 
    c) negli istituti superiori di istruzione artistica, intendendosi
in essi compresi le accademie di belle arti, gli  istituti  superiori
per le industrie artistiche, i conservatori di musica e le  accademie
nazionali di arte drammatica e di danza. (41) 
  2.  Gli  istituti  ed  enti  che  hanno  il  fine   di   promuovere
l'istruzione artistica sono sottoposti alla vigilanza  del  Ministero
della pubblica istruzione, che la esercita attraverso i  provveditori
agli studi per quanto concerne gli istituti di cui alle lettere a)  e
b) del comma 1 e direttamente per quanto concerne gli istituti di cui
alla lettera c) del medesimo comma 1. 
  3. Gli istituti d'arte ed  i  licei  artistici  sono  disciplinati,
fatto salvo  quanto  previsto  nel  presente  titolo  per  tutti  gli
istituti di istruzione artistica,  dalle  norme  del  presente  testo
unico concernenti gli istituti di istruzione secondaria superiore  di
cui all'articolo 191. 
  4.  Gli  istituti  di  istruzione  artistica  non  statali  possono
ottenere il riconoscimento legale  o  il  pareggiamento,  secondo  le
disposizioni della parte seconda, titolo ottavo. (42) ((42a)) 
 
    
-------------
AGGIORNAMENTO (41)
Il D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212 ha disposto (con l'art. 14,comma 1)
che " per   ciascuna  istituzione,  con  l'emanazione  del  relativo
regolamento  didattico  di  cui  all'articolo  10,  cessano  di avere
efficacia  le  disposizioni legislative e regolamentari incompatibili
con  il  presente  regolamento  e  segnatamente  le  seguenti  norme:
articoli 75,  206  comma  1,  lettera c), 207, 208, 209 limitatamente
alle  Accademie, 210, 211, 217, 218, 219, 239, commi 1 e 5, 250, 252,
372, 374, 376 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297."
-------------

    
AGGIORNAMENTO (42)
Il D.Lgs 17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 31,  comma
2) che le disposizioni del presente articolo continuano ad applicarsi
limitatamente  alle  classi  di  istituti  e  scuole  di   istruzione
secondaria  superiore  ancora  funzionanti  secondo   il   precedente
ordinamento, ed agli alunni ad  essi  iscritti,  e  sono  abrogate  a
decorrere dall'anno scolastico  successivo  al  completo  esaurimento
delle predette classi.

    
    
---------------


    
AGGIORNAMENTO (42a) 
  Il D.L. 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni  dalla
L. 2 aprile 2007, n. 40 nel modificare l'art. 31, comma 2  del  D.Lgs
17 ottobre 2005, n. 226 ha disposto (con l'art. 2, comma  8-ter)  che
"Dalle abrogazioni previste dall'articolo 31, comma  2,  del  decreto
legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, sono escluse le disposizioni del
testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, che
fanno riferimento agli istituti tecnici e professionali." 

TITOLO VI
ISTRUZIONE ARTISTICA
Capo I
ACCADEMIE DI BELLE ARTI

                              Art. 207 
                              Finalita' 
 
  1. Le Accademie di belle arti  hanno  il  fine  di  preparare  all'
esercizio dell'arte. 
  2. Nelle accademie  si  svolgono  i  corsi  di  pittura,  scultura,
decorazione e scenografia. 
  3. I corsi hanno durata di quattro anni. 
  4. All'accademia di belle arti si accede con esame di ammissione  e
con il possesso di un  titolo  di  studio  di  istruzione  secondaria
superiore. 
  5. Non sono sottoposti ad esame  di  ammissione  gli  aspiranti  in
possesso della licenza di maestro d'arte, del diploma di maturita' di
arte applicata o del diploma di maturita' artistica-prima sezione. 
  6. Allo stesso corso dell'accademia non si puo' essere iscritti per
piu' di cinque anni. 
  7. I diplomi di licenza dei corsi di studio dell'accademia di belle
arti hanno valore di qualifica accademica. Essi sono  inoltre  titoli
validi per l'ammissione ai concorsi a cattedre di insegnamento  negli
istituti  di   istruzione   secondaria,   secondo   quanto   previsto
dall'articolo 402. ((41)) 
    
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AGGIORNAMENTO (41) 
  Il D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212 ha disposto (con l'art. 14,comma 1)
che  "  per  ciascuna  istituzione,  con  l'emanazione  del  relativo
regolamento didattico  di  cui  all'articolo  10,  cessano  di  avere
efficacia le disposizioni legislative e  regolamentari  incompatibili
con  il  presente  regolamento  e  segnatamente  le  seguenti  norme:
articoli 75, 206 comma 1, lettera c),  207,  208,  209  limitatamente
alle Accademie, 210, 211, 217, 218, 219, 239, commi 1 e 5, 250,  252,
372, 374, 376 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297." 
                              Art. 208 
                            Insegnamenti 
 
  1.  Nel  corso  di  pittura  si   impartiscono   gli   insegnamenti
fondamentali delle seguenti  materie:  figura  disegnata  e  dipinta,
tecniche  del  disegno  e  della  pittura,  tecniche  dell'incisione,
pittura, anatomia artistica, storia dell'arte e del costume. 
  2.  Nel  corso  di  scultura  si  impartiscono   gli   insegnamenti
fondamentali delle seguenti materie: figura  disegnata  e  modellata,
tecniche del disegno, della plastica e della scultura, tecniche della
scultura applicata, scultura, anatomia artistica, storia dell'arte  e
del costume. 
  3. Nel  corso  di  decorazione  si  impartiscono  gli  insegnamenti
fondamentali delle seguenti materie: tecniche  del  disegno  e  della
composizione  decorativa,   tecniche   dell'incisione,   decorazione,
plastica ornamentale, anatomia  artistica,  anatomia  degli  animali,
storia dell'arte e del costume. 
  4. Nel  corso  di  scenografia  si  impartiscono  gli  insegnamenti
fondamentali di scenografia, stile, storia  dell'arte  e  storia  del
costume. 
  5. Oltre gli insegnamenti di  cui  ai  commi  1,  2,  3  e  4  sono
impartiti gli insegnamenti complementari  di  cui  all'articolo  261,
comma 2, lettera a). ((41)) 
    
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AGGIORNAMENTO (41) 
  Il D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212 ha disposto (con l'art. 14,comma 1)
che  "  per  ciascuna  istituzione,  con  l'emanazione  del  relativo
regolamento didattico  di  cui  all'articolo  10,  cessano  di  avere
efficacia le disposizioni legislative e  regolamentari  incompatibili
con  il  presente  regolamento  e  segnatamente  le  seguenti  norme:
articoli 75, 206 comma 1, lettera c),  207,  208,  209  limitatamente
alle Accademie, 210, 211, 217, 218, 219, 239, commi 1 e 5, 250,  252,
372, 374, 376 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297." 
                              Art. 209 
                Insegnamento delle materie artistiche 
 
  1. L'insegnamento delle materie artistiche nei  corsi  di  pittura,
scultura, decorazione,  scenografia  e'  impartito,  nel  limite  del
numero degli alunni di cui all'articolo 265, comma 1, cumulativamente
a tutti gli alunni dal rispettivo docente. ((41)) 
    
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AGGIORNAMENTO (41) 
  Il D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212 ha disposto (con l'art. 14,comma 1)
che  "  per  ciascuna  istituzione,  con  l'emanazione  del  relativo
regolamento didattico  di  cui  all'articolo  10,  cessano  di  avere
efficacia le disposizioni legislative e  regolamentari  incompatibili
con  il  presente  regolamento  e  segnatamente  le  seguenti  norme:
articoli 75, 206 comma 1, lettera c),  207,  208,  209  limitatamente
alle Accademie, 210, 211, 217, 218, 219, 239, commi 1 e 5, 250,  252,
372, 374, 376 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297." 
                              Art. 210 
                Insegnamento delle materie di cultura 
 
  1. Per le materie di cultura, gli insegnamenti  sono  impartiti  di
regola separatamente agli alunni  di  ciascun  anno  di  corso.  Sono
riuniti in unica classe soltanto gli  alunni  di  quegli  anni  dello
stesso corso o di corsi diversi fra  i  quali  vi  sia  identita'  di
programma, sempre che non eccedano il numero di trentacinque. ((41)) 
    
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AGGIORNAMENTO (41) 
  Il D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212 ha disposto (con l'art. 14,comma 1)
che  "  per  ciascuna  istituzione,  con  l'emanazione  del  relativo
regolamento didattico  di  cui  all'articolo  10,  cessano  di  avere
efficacia le disposizioni legislative e  regolamentari  incompatibili
con  il  presente  regolamento  e  segnatamente  le  seguenti  norme:
articoli 75, 206 comma 1, lettera c),  207,  208,  209  limitatamente
alle Accademie, 210, 211, 217, 218, 219, 239, commi 1 e 5, 250,  252,
372, 374, 376 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297." 
                              Art. 211 
    Insegnamenti della storia dell'arte e dell'anatomia artistica 
 
  1.  Gli  insegnamenti  della  storia  dell'arte   e   dell'anatomia
artistica debbono sempre impartirsi separatamente agli alunni dei due
ultimi anni di ciascuno dei corsi di pittura, scultura,  decorazione.
La stessa disposizione si applica  per  l'insegnamento  della  storia
dell'arte nel corso di scenografia. ((41)) 
    
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AGGIORNAMENTO (41) 
  Il D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212 ha disposto (con l'art. 14,comma 1)
che  "  per  ciascuna  istituzione,  con  l'emanazione  del  relativo
regolamento didattico  di  cui  all'articolo  10,  cessano  di  avere
efficacia le disposizioni legislative e  regolamentari  incompatibili
con  il  presente  regolamento  e  segnatamente  le  seguenti  norme:
articoli 75, 206 comma 1, lettera c),  207,  208,  209  limitatamente
alle Accademie, 210, 211, 217, 218, 219, 239, commi 1 e 5, 250,  252,
372, 374, 376 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297." 
                              Art. 212 
                              Direttore 
 
  1. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
  2. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
  3. L'incarico puo' essere conferito, in via eccezionale, anche a 
persona che, per opere compiute o per insegnamenti dati,  sia  venuta
in meritata fama di singolare perizia nella sua arte. 
  4. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
  5. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
                              Art. 213 
     (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )) 
                              Art. 214. 
                         A s s i s t e n t i 
 
  1.  In  corrispondenza  delle  singole   cattedre   relative   agli
insegnamenti fondamentali  presso  le  accademie  di  belle  arti  e'
previsto un posto di assistente. 
  2. L'assistente svolge attivita' didattica coadiuvando  il  docente
della cattedra in corrispondenza della quale e' istituito il posto. 
  (( 2-bis. Gli assistenti fanno parte delle commissioni d'esame)). 
  3. L'orario settimanale obbligatorio dell'assistente e' di 16 ore. 
  4. L'assistente puo' essere  trasferito  ad  altra  cattedra  della
stessa materia o di materia affine, anche in altra sede,  su  domanda
dell'interessato. 
                              Art. 215. 
               Scuole operaie e scuole libere del nudo 
 
  1. Presso le accademie  di  belle  arti  possono  essere  istituite
scuole operaie serali e festive e scuole libere del nudo. 
  2. Nelle dette scuole gli insegnamenti sono impartiti da docenti di
ruolo o, in mancanza, da supplenti. 
                              Art. 216 
     (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )) 

Capo II
ISTITUTI SUPERIORI PER LE INDUSTRIE ARTISTICHE

                              Art. 217 
           Istituti superiori per le industrie artistiche 
 
  1. Con il concorso degli enti locali il  Ministero  della  pubblica
istruzione puo' promuovere l'istituzione di istituti superiori per le
industrie artistiche con il fine  di  raccogliere  ed  integrare  gli
insegnamenti e le esercitazioni relative alle  tecniche  delle  varie
arti, alle  nozioni  pratiche  e  teoriche  necessarie  per  il  buon
andamento di una  industria,  alle  cognizioni  di  cultura  generale
indispensabili per assumere funzioni  tecniche  e  direttive  in  una
industria artistica. 
  2. A tali istituti si accede, nei limiti dei posti disponibili, con
il  possesso  del  diploma  di  istituto  di  istruzione   secondaria
superiore con corso di studi di durata quinquennale. 
  3. Lo Stato puo'  assumere  a  suo  carico  la  meta'  della  spesa
occorrente per l'istituzione e il mantenimento di questi istituti. 
  4. Fatto salvo quanto previsto nel presente articolo, agli istituti
superiori per le industrie artistiche si  applicano  le  disposizioni
relative alle accademie di belle arti. ((41)) 
    
----------------

    
AGGIORNAMENTO (41) 
  Il D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212 ha disposto (con l'art. 14,comma 1)
che  "  per  ciascuna  istituzione,  con  l'emanazione  del  relativo
regolamento didattico  di  cui  all'articolo  10,  cessano  di  avere
efficacia le disposizioni legislative e  regolamentari  incompatibili
con  il  presente  regolamento  e  segnatamente  le  seguenti  norme:
articoli 75, 206 comma 1, lettera c),  207,  208,  209  limitatamente
alle Accademie, 210, 211, 217, 218, 219, 239, commi 1 e 5, 250,  252,
372, 374, 376 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297." 

Capo III
ACCADEMIE NAZIONALI DI ARTE DRAMMATICA E DI DANZA
Sezione I: Accademia nazionale di arte drammatica

                              Art. 218 
                              Finalita' 
 
  1. L'Accademia nazionale d'arte drammatica, con sede in Roma, ha il
fine di formare attori e registi del teatro drammatico. 
  2. Il funzionamento dell'accademia e' disciplinato con  regolamento
governativo adottato ai sensi dell'articolo 17 della legge 23  agosto
1988, n. 400. 
  3.  Oltre  agli  insegnamenti  fondamentali   nell'Accademia   sono
impartiti gli insegnamenti complementari  di  cui  all'articolo  261,
comma 2, lettera a). ((41)) 
    
----------------

    
AGGIORNAMENTO (41) 
  Il D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212 ha disposto (con l'art. 14,comma 1)
che  "  per  ciascuna  istituzione,  con  l'emanazione  del  relativo
regolamento didattico  di  cui  all'articolo  10,  cessano  di  avere
efficacia le disposizioni legislative e  regolamentari  incompatibili
con  il  presente  regolamento  e  segnatamente  le  seguenti  norme:
articoli 75, 206 comma 1, lettera c),  207,  208,  209  limitatamente
alle Accademie, 210, 211, 217, 218, 219, 239, commi 1 e 5, 250,  252,
372, 374, 376 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297." 
                              Art. 219 
                      Ammissione all'Accademia 
 
  1. Al primo anno di corso dell'Accademia si  accede  a  seguito  di
esame. ((41)) 
    
----------------

    
AGGIORNAMENTO (41) 
  Il D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212 ha disposto (con l'art. 14,comma 1)
che  "  per  ciascuna  istituzione,  con  l'emanazione  del  relativo
regolamento didattico  di  cui  all'articolo  10,  cessano  di  avere
efficacia le disposizioni legislative e  regolamentari  incompatibili
con  il  presente  regolamento  e  segnatamente  le  seguenti  norme:
articoli 75, 206 comma 1, lettera c),  207,  208,  209  limitatamente
alle Accademie, 210, 211, 217, 218, 219, 239, commi 1 e 5, 250,  252,
372, 374, 376 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297." 
                              Art. 220 
                              Direttore 
 
  1. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
  2. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
  3. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
  4. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
  5. Il Ministro puo' in via eccezionale, conferire senza concorso il
posto  di  direttore  a  persona  che,  per  opere  compiute  o   per
insegnamenti dati, sia venuta in meritata fama di  singolare  perizia
nella sua arte. Il Ministro puo' esonerare dal periodo  di  prova  la
persona cosi' nominata. 
  6. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
                              Art. 221 
     (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )) 
                              Art. 222 
     (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )) 
                              Art. 223. 
                     Scritturazioni ed incarichi 
 
  1. Per l'insegnamento della regia e della recitazione, il direttore
provvede  a  scritturare,  previa  deliberazione  del  consiglio   di
amministrazione, artisti di riconosciuto valore,  mediante  contratto
di diritto privato. La  relativa  spesa  e'  a  carico  del  bilancio
dell'Accademia. 
  2. Gli altri insegnamenti sono conferiti per pubblico concorso. 
                              Art. 224. 
     Ammissione in teatri e compagnie sovvenzionate dallo Stato 
 
  1. Ogni  anno,  i  tre  allievi  che  conseguano  con  le  migliori
classificazioni  il  diploma  di  licenza  della   Accademia   d'arte
drammatica, hanno diritto di essere ammessi, per un anno, in teatri e
in compagnie sovvenzionate dallo Stato. 

Sezione II: Accademia nazionale di danza

                              Art. 225. 
                  Corsi e finalita' dell'Accademia 
 
  1. L'Accademia nazionale di danza comprende un corso normale, della
durata di otto anni, con il fine di formare danzatori  e  danzatrici,
un corso di  perfezionamento,  della  durata  di  tre  anni,  per  la
formazione di solisti, docenti e compositori di danza ed un corso  di
avviamento coreutico, della durata di tre anni. 
  2. Il corso normale e' diviso in tre periodi: periodo  inferiore  e
periodo medio, ciascuno della durata di tre anni; periodo  superiore,
della durata di due anni. 
  3. L'ammissione al  corso  di  avviamento  coreutico  e  gli  esami
relativi  al  corso  stesso   sono   disciplinati   con   regolamento
ministeriale. 
                              Art. 226. 
                         Ammissione ai corsi 
 
  1. Al primo anno del corso normale si accede a  seguito  di  esame,
con il possesso della licenza elementare. 
  2. Coloro che siano in possesso del diploma  di  danzatore  possono
iscriversi al corso di perfezionamento. 
                              Art. 227. 
                         Attestati e diplomi 
 
  1. A coloro che  abbiano  superato  tutti  gli  esami  del  secondo
periodo e' rilasciato l'attestato di compimento del periodo stesso. 
  2. A coloro che abbiano superato tutti gli esami del terzo  periodo
e' rilasciato il diploma di danzatore. 
  3. A coloro che abbiano superato  tutti  gli  esami  del  corso  di
perfezionamento e' rilasciato il relativo diploma. 
  4. A coloro che abbiano superato l'esame al termine  del  corso  di
avviamento coreutico e' rilasciato il relativo attestato. 
  5. Il collegio docenti puo' proporre al  Ministero  della  pubblica
istruzione  il  rilascio,  in  via  eccezionale,   del   diploma   di
abilitazione di maestro di danza ad artisti italiani e stranieri  che
siano venuti in chiara fama di singolare perizia nella loro  arte  in
campo internazionale. 
                              Art. 228 
                              Direttore 
 
  1. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
  2. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
  3. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
  4. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
  5. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
  6. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
  7. Il Ministro puo', in via eccezionale, conferire  senza  concorso
il posto di direttore  a  persona  che,  per  opere  compiute  o  per
insegnamenti dati, sia venuta in meritata fama di  singolare  perizia
nella sua arte. Il Ministro puo' esonerare dal periodo  di  prova  la
persona cosi' nominata. 
                              Art. 229 
     (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )) 
                              Art. 230 
     (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )) 
                              Art. 231 
     (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )) 
                              Art. 232. 
                       Materie di insegnamento 
 
  1. Presso l'Accademia nazionale di danza vengono impartite  lezioni
delle seguenti materie artistiche e culturali: 
Corso normale (otto anni): 
  Inferiore (3 anni): 
   tecnica della danza; 
  Medio (3 anni): 
   tecnica della danza; 
   composizione della danza; 
   solfeggio; 
   storia dell'arte, 5› e 6› anno; 
   storia della musica, 5› e 6› anno. 
  Superiore (2 anni): 
   tecnica della danza; 
   composizione della danza; 
   teoria della danza; 
   storia dell'arte; 
   storia della musica; 
   solfeggio; 
Corso di perfezionamento (3 anni): 
   tecnica della danza; 
   composizione della danza; 
   teoria della danza; 
   storia dell'arte; 
   storia della musica; 
   storia della danza e del costume; 
   pianoforte (facoltativo). 
  2. Le materie del corso di avviamento coreutico sono stabilite  con
regolamento ministeriale. 
  3. Oltre agli insegnamenti di cui ai commi 1  e  2,  nell'Accademia
sono impartiti gli insegnamenti  complementari  di  cui  all'articolo
261, comma 2, lettera a). 
                              Art. 233. 
                  Obblighi scolastici degli allievi 
  1.  E'  fatto  obbligo  a  tutti  gli  allievi  dei  corsi  normali
dell'Accademia Nazionale di danza di frequentare la scuola media o un
istituto di istruzione secondaria superiore. 
  2. Coloro  che  gia'  frequentano  scuole  pubbliche  o  legalmente
riconosciute o  pareggiate,  o  che  studiano  privatamente,  possono
ottenere l'iscrizione ad anni successivi al 1  del  corso  normale  a
seconda degli anni di scuola secondaria gia' superati. 
  3. Presso tali scuole essi sono esentati dalla frequenza dei  corsi
di educazione fisica e dai relativi esami. 
                              Art. 234. 
               Personale del corso di perfezionamento 
 
  1.  Il  personale  del  corso  di  perfezionamento  e'  scelto  dal
Consiglio di amministrazione tra artisti di riconosciuto valore ed e'
scritturato annualmente secondo  le  consuetudini  vigenti  per  tale
genere di contratti. Quando la scelta cada sul direttore o su docenti
dell'Accademia la nomina sara' fatta con incarico annuale. 
  2. In ogni caso la retribuzione e' fissata di volta  in  volta  dal
Consiglio di amministrazione e al pagamento di essa si  provvede  con
le sovvenzioni concesse annualmente dalla  Presidenza  del  Consiglio
dei Ministri - Dipartimento competente in materia di spettacolo. 
                              Art. 235. 
     Insegnamento della composizione e della tecnica della danza 
 
  1. Gli  orari  relativi  alle  materie  di  insegnamento  impartite
nell'Accademia sono stabiliti con i decreti concernenti le  modalita'
ed  i  criteri  per  la  determinazione  degli   organici,   di   cui
all'articolo 265. 
                              Art. 236. 
                       Pianisti accompagnatori 
  1.  I  pianisti   accompagnatori   coadiuvano   i   docenti   degli
insegnamenti in corrispondenza dei quali sono istituiti  i  posti  di
pianista, svolgendo la propria opera nei limiti delle direttive  date
dai docenti medesimi e dal direttore. 
                              Art. 237. 
                        S o v v e n z i o n i 
 
  1. Per le spese relative al saggio  annuale  ed  alle  assegnazioni
delle borse di studio stabilite in numero  complessivo  di  quindici,
per i tre anni di corso, nonche' per le retribuzioni degli insegnanti
nel corso di perfezionamento sara' provveduto, per ciascun  esercizio
finanziario, con apposite sovvenzioni concesse dal Dipartimento della
Presidenza del Consiglio  dei  Ministri,  competente  in  materia  di
spettacolo. 
                              Art. 238. 
Obblighi particolari degli enti pubblici e degli  enti  sovvenzionati
                             dallo Stato 
 
  1. Gli enti pubblici e gli enti sovvenzionati dallo Stato, i  quali
promuovano e organizzino spettacoli di danza o  nei  quali  la  danza
abbia particolare rilievo, sono tenuti ad  impiegare,  nei  corpi  di
ballo  o  nei  gruppi  danzatori  o  danzatrici,  con  preferenza,  i
diplomati della Accademia nazionale di danza  o  di  scuole  ad  essa
pareggiate. 
  2. Coloro che conseguano il diploma di danzatore sono ammessi,  con
facilitazioni da determinarsi e in quanto provvisti  del  diploma  di
istituto d'istruzione secondaria superiore,  agli  istituti  preposti
alla formazione dei docenti di educazione fisica  negli  istituti  di
istruzione secondaria. 
  3. Qualora una scuola per il conseguimento di  detto  titolo  venga
istituita  presso  l'Accademia  di  danza  essa  dovra'   uniformarsi
nell'ordinamento e nei programmi a quelli degli istituti  di  cui  al
comma 2. 

Capo IV
CONSERVATORI DI MUSICA

                              Art. 239 
                              Finalita' 
 
  1. I Conservatori di musica hanno per fine  l'istruzione  musicale.
((41)) 
  2. Al conservatorio di musica si accede con esame di ammissione. 
  3. I  requisiti  necessari  per  l'ammissione  sono  stabiliti  con
regolamento. Fino all'emanazione  di  nuove  norme  regolamentari  al
riguardo, si applicano le disposizioni del regio decreto 11  dicembre
1930, n. 1945 e successive modificazioni. 
  4. COMMA ABROGATO DALLA L. 3 MAGGIO 1999, N. 124. 
  5. Presso i conservatori  di  musica  funzionano  le  scuole  medie
annesse di cui articolo 174, al fine  dell'assolvimento  dell'obbligo
scolastico. ((41)) 
  6. Restano ferme le norme particolari relative al conservatorio  di
musica di Bolzano, adottate in attuazione dello statuto speciale  per
il Trentino-Alto Adige. 
    
----------------

    
AGGIORNAMENTO (41) 
  Il D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212 ha disposto (con l'art. 14,comma 1)
che  "  per  ciascuna  istituzione,  con  l'emanazione  del  relativo
regolamento didattico  di  cui  all'articolo  10,  cessano  di  avere
efficacia le disposizioni legislative e  regolamentari  incompatibili
con  il  presente  regolamento  e  segnatamente  le  seguenti  norme:
articoli 75, 206 comma 1, lettera c),  207,  208,  209  limitatamente
alle Accademie, 210, 211, 217, 218, 219, 239, commi 1 e 5, 250,  252,
372, 374, 376 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297." 
                              Art. 240. 
               Insegnamento nei conservatori di musica 
 
  1. L'insegnamento nei conservatori di musica  e'  disciplinato  con
regolamento. Fino  all'emanazione  di  nuove  norme  in  materia,  si
applicano le disposizioni del regio decreto 11 dicembre 1930, n. 1945
e successive modificazioni. 
  2. All'elenco delle scuole di cui all'articolo 1, primo  comma  del
regio decreto 11 dicembre 1930, n. 1945  e'  aggiunta  la  scuola  di
chitarra. 
  3. Oltre agli  insegnamenti  fondamentali,  nei  conservatori  sono
impartiti gli insegnamenti complementari  di  cui  all'articolo  261,
comma 2, lettera a). 
                              Art. 241 
                              Direttore 
 
  1. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
  2. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
  3. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
  4. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
  5. Il Ministro puo', in via eccezionale, conferire senza concorso i
posti  di  direttore  a  persone  che,  per  opere  compiute  o   per
insegnamenti dati, siano venuti in meritata fama di singolare perizia
nella loro arte. Il Ministro puo' esonerare dal periodo di  prova  il
personale cosi' nominato. 
  6. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
                              Art. 242 
     (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )) 
                              Art. 243 
     (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )) 
                              Art. 244. 
                  Conservatori di musica statizzati 
  1. I rapporti conseguenti alla statizzazione  dei  conservatori  di
musica sotto indicati restano definiti dalle convenzioni annesse alle
rispettive leggi di statizzazione: 
   "G. Tardini" di Trieste (legge 13 marzo 1958, n. 248); 
   "Nicolo' Paganini" di Genova e "Francesco  Morlacchi"  di  Perugia
(legge 22 marzo 1974, n. 111); 
   "F. E. Dall'Abaco" di Verona, "L. Canepa" di Sassari, "A. Vivaldi"
di Alessandria, "U. Giordano" di Foggia, "L. D'Annunzio" di  Pescara,
"G. Frescobaldi" di Ferrara, "T. Schipa" di Lecce, "G.  Nicolini"  di
Piacenza, "A. Venturi" di Brescia, e "C. Pollini"  di  Padova,  liceo
musicale pareggiato "A. Corelli" di Messina  trasformato  in  sezione
staccata del conservatorio di musica  di  Reggio  Calabria  (legge  8
agosto 1977, n. 663); 
   "V. Gianferri" di Trento (legge 13 agosto 1980, n. 473); 
   (( "S. Tomadini" di Udine (legge 6 agosto 1981, n. 466).)) 
  ((2. I rapporti conseguenti alla statizzazione dei conservatori  di
Bolzano, Cagliari e Pesaro sono definiti dalle  convenzioni  previste
dalla legge 30 novembre  1930,  n.  1968.  Per  il  conservatorio  di
Bolzano resta salvo il disposto dell'art. 239, comma 6. )) 
                              Art. 245. 
          Disciplina della professione di maestro di canto 
 
  1.  Nessuno  puo'  assumere  il  titolo  di  maestro  di  canto  ed
esercitare la relativa professione se  non  abbia  conseguito  in  un
conservatorio di musica statale o in un istituto musicale  pareggiato
il diploma di canto nel ramo didattico, salvo il disposto  del  comma
2. 
  2. Il docente di canto nei conservatori di musica statali  e  negli
istituti musicali pareggiati e coloro che siano stati titolari  delle
cattedre di canto in tali  istituti  hanno  diritto  di  assumere  il
titolo di maestro di canto e di esercitare  la  relativa  professione
ancorche' siano sprovvisti del diploma di cui al comma 1. 
  3. E' istituito un albo professionale  dei  maestri  di  canto.  Le
norme  concernenti  la  formazione  dell'albo,  le  condizioni  e  le
modalita' per l'iscrizione ed ogni altra norma per l'attuazione delle
disposizioni di cui al presente articolo sono stabilite  con  decreto
del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con il  Ministro  del
tesoro. 
  4. Le norme di cui al presente articolo non si applicano  a  coloro
che insegnano canto nel campo della musica religiosa o corale  ovvero
che insegnano musica e canto negli istituti di istruzione  secondaria
oppure  si  trovino  in   possesso   del   titolo   di   abilitazione
all'insegnamento dell'educazione musicale nelle scuole medie, purche'
esercitino  la  loro  attivita'  entro  i   limiti   del   rispettivo
insegnamento. 
                              Art. 246. 
Disciplina delle professioni di docente di materie musicali in scuole
                     di musica e di orchestrale 
 
  1. Nessuno puo' esercitare la professione  di  docente  di  materie
musicali in istituti o scuole di musica, ne' fare parte di  orchestre
che si producono in luoghi pubblici o  aperti  al  pubblico,  se  non
abbia conseguito in un conservatorio di musica o in un istituto 
musicale pareggiato il titolo previsto rispettivamente ai commi 
2 e 3. 
  2. Per esercitare la professione di docente di materie musicali  in
istituti o scuole di musica e' prescritto  il  possesso  del  diploma
relativo allo strumento o agli strumenti che  formano  la  rispettiva
materia d'insegnamento. 
  3. Per far parte delle orchestre di cui al comma 1 si richiede: 
    a) il diploma, quando si voglia far parte di orchestre sinfoniche
o liriche; 
    b) l'attestato di compimento del  periodo  medio  oppure,  se  il
corso regolare di studi consti di due soli  periodi,  l'attestato  di
compimento del periodo inferiore,  quando  si  voglia  far  parte  di
orchestre di operette. 
  4. Le orchestre della RAI - Radiotelevisione italiana - S.p.a. sono
comprese,  agli  effetti  della  presente  legge,  nel  novero  delle
orchestre sinfoniche o liriche. 
  5. Il diploma o l'attestato, rispettivamente a norma  del  presente
articolo, debbono essere relativi allo strumento o agli strumenti che
si vogliono suonare in orchestra. 
  6. Le disposizioni di cui al comma  1,  non  si  applicano  ne'  ai
luoghi di culto, e, in generale, agli istituti,  collegi  o  convitti
religiosi  o   che   siano   sotto   la   dipendenza   di   autorita'
ecclesiastiche, sempre  che  le  rispettive  attivita'  artistiche  e
didattiche siano dirette a scopo di culto,  ne'  ai  conservatori  di
musica e agli istituti pareggiati. 
  7. Le disposizioni di  cui  al  comma  3  non  si  applicano:  alle
orchestre dei caffe', cinematografi e delle sale  da  ballo,  con  un
numero di persone non superiori a sei; alle orchestre costituite,  in
occasione di saggi scolastici, da allievi di istituzioni pubbliche di
assistenza e di beneficienza di collegi o  convitti;  alle  orchestre
costituite per feste di beneficenza; alle bande musicali. 
  8. Coloro che ai sensi  del  presente  articolo  possono  insegnare
materie musicali o far parte di orchestre possono essere iscritti  in
appositi albi. Le norme concernenti  la  formazione  degli  albi,  le
condizioni  per  esservi  iscritto,  la  determinazione  dell'oggetto
professionale e la  disciplina  sugli  iscritti  sono  stabilite  con
decreto del Ministro  di  grazia  e  giustizia,  di  concerto  con  i
ministri del tesoro e della pubblica istruzione. 
                              Art. 247. 
  Normalizzazione dell'intonazione di base degli strumenti musicali 
 
  1.  Il  suono  di  riferimento  per  l'intonazione  di  base  degli
strumenti musicali e' la nota "La", la cui altezza deve corrispondere
alla frequenza di 440 Hertz (HZ), misurata alla temperatura  ambiente
di 20 gradi centigradi. 
  2. E' fatto obbligo agli  istituti  di  istruzione  musicale,  alle
istituzioni e organizzazioni, comunque sovvenzionate dallo Stato o da
enti  pubblici,  che  gestiscono  e  utilizzano  orchestre  o   altri
complessi  strumentali,  e  all'ente  concessionario   del   servizio
pubblico radiotelevisivo,  di  adottare  stabilmente  come  suono  di
riferimento per l'intonazione la nota "La", di cui al comma  1.  Sono
in ogni caso fatte salve le esigenze di ricerca e artistiche,  quando
non vengano eseguiti brani di musica e spettacoli lirici. 
  3. Per ottemperare a quanto disposto dai commi  1  e  2,  e'  fatto
obbligo di utilizzare per la  intonazione  strumenti  di  riferimento
pratico (diapason a forchetta, regoli metallici, piastre,  generatori
elettronici, eccetera) tarati alla frequenza di 440 Hertz e dotati di
relativo marchio di garanzia, indicante la frequenza  prescritta.  E'
ammessa la tolleranza, in piu' o in meno, non superiore a 0,5 Hertz. 
  4. I contributi dello Stato o degli enti pubblici sono condizionati
anche alla comprovata osservanza delle norme del presente articolo. 
  5. L'utilizzazione di strumenti di riferimento  non  conformi  alla
norma di cui al comma 3 e'  punita  con  la  sanzione  amministrativa
pecuniaria per ogni esemplare da lire centomila a lire un milione. 
  6. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione sono indicati
gli  istituti  specializzati  autorizzati  a  fornire  la   frequenza
campione  per  la  taratura  degli  strumenti  di  riferimento  e  ad
esercitare funzioni di controllo. 
  7. All'attuazione delle norme del presente articolo si provvede con
regolamento adottato  dal  Ministro  della  pubblica  istruzione,  di
concerto con la Presidenza del Consiglio dei ministri. 
                              Art. 248. 
                    Accompagnatori al pianoforte 
 
  1.  In  corrispondenza  delle  singole  cattedre   di   canto   nei
Conservatori di musica e' istituito un  posto  di  accompagnatore  al
pianoforte. 
  2.  Gli  accompagnatori  al  pianoforte  coadiuvano  i   rispettivi
docenti, svolgendo la propria opera nei limiti delle  direttive  date
dai titolari e dai direttori. 

Capo V
ALUNNI, ESAMI E TASSE

                              Art. 249. 
                             A l u n n i 
 
  1. Agli  alunni  degli  istituti  di  cui  al  presente  titolo  si
applicano, in materia disciplinare,  le  disposizioni  relative  agli
alunni degli istituti di istruzione secondaria superiore. Le sanzioni
disciplinari adottate dagli  organi  competenti  sono  comunicate  al
Ministero. 
  2. Negli istituti di cui al  presente  titolo  gli  stranieri  sono
iscritti all'anno di corso per  il  quale  siano  ritenuti  idonei  a
giudizio del collegio dei docenti. 
                              Art. 250 
                             Privatisti 
 
  1. Non puo' presentarsi all'esame di  ammissione  all'accademia  di
belle arti chi non abbia conseguito  almeno  quattro  anni  prima  la
licenza di scuola media. 
  2. I periodi di tempo che devono intercorrere fra gli esami che  si
svolgono nei conservatori di musica sono stabiliti con regolamento. 
  3. Le limitazioni di cui ai  commi  1  e  2  non  si  applicano  ai
candidati che abbiano raggiunto il ventiduesimo anno di eta'. 
  4. All'esame di licenza  dell'Accademia  di  belle  arti  non  sono
ammessi candidati privatisti. ((41)) 
    
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AGGIORNAMENTO (41) 
  Il D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212 ha disposto (con l'art. 14,comma 1)
che  "  per  ciascuna  istituzione,  con  l'emanazione  del  relativo
regolamento didattico  di  cui  all'articolo  10,  cessano  di  avere
efficacia le disposizioni legislative e  regolamentari  incompatibili
con  il  presente  regolamento  e  segnatamente  le  seguenti  norme:
articoli 75, 206 comma 1, lettera c),  207,  208,  209  limitatamente
alle Accademie, 210, 211, 217, 218, 219, 239, commi 1 e 5, 250,  252,
372, 374, 376 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297." 
                              Art. 251. 
                          Orari e programmi 
 
  1. (( Gli orari di insegnamento e i programmi  ))  di  esame  negli
istituti di cui al presente titolo sono  approvati  con  decreto  del
ministro. 
                              Art. 252 
                                Esami 
 
  1. Nelle accademie  e  nei  conservatori  si  sostengono  esami  di
ammissione, di promozione, di idoneita', di licenza e di diploma. 
  2. Con l'esame di ammissione si accede al primo anno dei  corsi  di
studio. 
  3. Agli anni successivi si accede, per  gli  alunni  dell'istituto,
mediante esame di promozione e, per  i  candidati  esterni,  mediante
esami di idoneita'. 
  4. L'esame di diploma e'  sostenuto  al  compimento  dei  corsi  di
studio. 
  5. Presso l'Accademia nazionale di danza si  sostiene  un  esame  a
conclusione del corso di perfezionamento e del  corso  di  avviamento
coreutico. 
  6. Nell'anno scolastico si svolgono due sessioni di esame. 
  7. Il candidato che nella prima sessione non superi  o  non  compia
l'esame e' ammesso a sostenere o  a  ripetere  le  prove  solo  nella
seconda sessione dello stesso anno. 
  8. Le commissioni d'esame sono composte da docenti dell'istituto e,
per gli esami di compimento  dei  periodi  inferiore  e  medio  e  di
diploma nei Conservatori di musica,  sono  integrate  da  uno  o  due
membri esterni. Esse sono nominate dal direttore dell'istituto e sono
presiedute dallo stesso direttore o da un  docente  di  ruolo  o,  in
mancanza, da un docente non di ruolo. ((41)) 
    
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AGGIORNAMENTO (41) 
  Il D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212 ha disposto (con l'art. 14,comma 1)
che  "  per  ciascuna  istituzione,  con  l'emanazione  del  relativo
regolamento didattico  di  cui  all'articolo  10,  cessano  di  avere
efficacia le disposizioni legislative e  regolamentari  incompatibili
con  il  presente  regolamento  e  segnatamente  le  seguenti  norme:
articoli 75, 206 comma 1, lettera c),  207,  208,  209  limitatamente
alle Accademie, 210, 211, 217, 218, 219, 239, commi 1 e 5, 250,  252,
372, 374, 376 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297." 
                              Art. 253. 
                          Tasse scolastiche 
 
  1. Le tasse dovute negli istituti di cui al presente titolo sono le
seguenti: 
 A. Conservatori di musica (con esclusione delle scuole annesse): 
   tassa di esame di ammissione; 
   tassa di immatricolazione; 
   tassa di frequenza di ciascuno anno; 
   tassa per il rilascio dei diplomi e delle licenze. 
 B. Accademie di belle arti (comprese le annesse  scuole  libere  del
nudo). Accademie nazionali di arte drammatica e di danza: 
   tassa di esame di ammissione alle varie scuole; 
   tassa di immatricolazione; 
   tassa di frequenza di ciascun anno; 
   tassa di diploma. 
  2. Gli importi delle tasse di cui al comma 1  sono  determinati  ai
sensi e con le modalita' dell'articolo 7, comma 1 del  decreto  legge
27 aprile 1990, n. 90 convertito con  modificazione  dalla  legge  26
giugno 1990, n. 165, sulla base di quelli stabiliti nella  tabella  E
allegata alla legge 28 febbraio 1986, n. 41 (legge finanziaria 1986). 
  3. Le tasse di frequenza possono essere  pagate  in  due  rate:  la
prima all'atto dell'iscrizione, la seconda entro il mese di gennaio. 
  4. Sono dispensati dal pagamento delle tasse: 
   gli studenti che abbiano  conseguito,  a  seconda  del  titolo  di
studio richiesto per l'iscrizione al primo anno di corso, il giudizio
complessivo di ottimo nella licenza media o  una  media  di  sessanta
sessantesimi nell'esame di maturita'; 
   gli studenti che abbiano conseguito, nella valutazione  conclusiva
degli esami di corso, una votazione non inferiore  agli  otto  decimi
nei  conservatori  di  musica  ed  a  ventiquattro  trentesimi  nelle
accademie; 
   gli  studenti  appartenenti  a  nuclei   familiari   con   redditi
complessivi non superiori ai  limiti  stabiliti  con  l'articolo  28,
comma 4, della legge 28  febbraio  1986,  n.  41  (legge  finanziaria
1986), come rivalutati ai sensi dell'articolo 21, comma 9 della legge
11  marzo  1988,  n.  67  (legge  finanziaria  1988)   e   successive
modificazioni. 
  5. Ai fini dell'individuazione del reddito di cui al  terzo  alinea
del comma 4 si tiene conto del solo reddito personale dello studente,
se derivante da rapporto di lavoro dipendente; in mancanza di reddito
personale da lavoro dipendente si tiene conto del reddito complessivo
dei familiari tenuti all'obbligazione del mantenimento. 
  6. Sono altresi' dispensati dal  pagamento  delle  tasse,  comprese
quelle di bollo e di diploma, gli orfani di guerra o per  ragioni  di
guerra o di caduti per la lotta di liberazione, i figli dei  mutilati
o invalidi di guerra o per la lotta di liberazione o  di  dispersi  o
prigionieri di guerra,  coloro  che  siano  essi  stessi  mutilati  o
invalidi di guerra o per la lotta di liberazione, i ciechi civili. Il
predetto beneficio e' sospeso per i ripetenti. 
  7. Salvo che per l'Accademia nazionale di danza,  gli  studenti  di
cittadinanza straniera sono dispensati dal pagamento delle tasse. 

Capo VI
DISPOSIZIONI COMUNI AI CONSERVATORI DI MUSICA, ALLE ACCADEMIE DI BELLE ARTI E ALLE ACCADEMIE NAZIONALI DI ARTE DRAMMATICA E DI DANZA.

                              Art. 254 
     (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )) 
                              Art. 255 
     (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )) 
                              Art. 256 
     (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )) 
                              Art. 257 
     (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )) 
                              Art. 258. 
                        Esercizio finanziario 
 
  1. L'esercizio finanziario  degli  istituti  ha  durata  annuale  e
coincide con l'anno solare. 
  2.  Per  la  gestione  autonoma  degli  istituti,  il  servizio  di
tesoreria e'  affidato,  in  base  ad  apposita  convenzione,  ad  un
istituto di credito di notoria solidita' che lo  disimpegna  mediante
conto corrente bancario fruttifero. 
  3.  Tutte  le  entrate  e  tutti  i   pagamenti   sono   effettuati
dall'istituto  bancario  che  disimpegna  il  servizio  di  tesoreria
mediante reversali d'entrata e  mandati  di  pagamento  emessi  dagli
istituti e firmati nei modi di cui all'articolo 259, comma 1. 
  4. Gli istituti hanno l'obbligo di trasmettere all'ente  incaricato
del servizio di tesoreria le firme autografe delle persone  abilitate
alla sottoscrizione degli ordini di riscossione e  di  pagamento.  Le
somme maturate per interessi sono iscritte, in entrata, nel  bilancio
dell'esercizio successivo alla loro maturazione. 
  5. A decorrere dal 1› gennaio 1994 il servizio di cassa e' affidato
all'Ente poste italiane. Per il predetto  servizio  si  applicano  le
disposizioni di cui all'articolo 27, comma 5. 
                              Art. 259. 
          Servizi amministrativi, di segreteria e contabili 
 
  1. Ad ogni istituto sono assegnati non piu' di due impiegati  della
VIII qualifica funzionale del ruolo dei direttori amministrativi, dei
quali l'impiegato con maggiore anzianita' di  qualifica  sovraintende
ai  servizi  di  segreteria,  amministrativi  e   contabili   ed   e'
responsabile   della   osservanza   delle   norme    legislative    e
regolamentari.  Questi   provvede   anche   alla   esecuzione   delle
deliberazioni   del   consiglio   di   amministrazione    e    firma,
congiuntamente al presidente del consiglio medesimo  e,  in  caso  di
assenza o impedimento di  quest'ultimo,  al  consigliere  incaricato,
tutti  i  documenti  contabili  concernenti  la   gestione   autonoma
dell'istituto; ha inoltre le  mansioni  di  funzionario  delegato  ai
termini  degli  articoli  325  e   seguenti   del   regolamento   per
l'amministrazione del patrimonio e per la contabilita' generale dello
Stato, approvato  con  regio  decreto  23  maggio  1924,  n.  827,  e
successive modificazioni, ed e' sottoposto alle disposizioni  vigenti
in materia. Egli risponde al direttore dell'istituto dei  servizi  di
segreteria  e  di  quelli   connessi   all'attuazione   delle   norme
legislative e regolamentari. 
  2. Il rapporto informativo sul direttore dei servizi di segreteria,
amministrativi e contabili e' compilato dal direttore  dell'istituto,
sentito il parere del presidente del consiglio di amministrazione. Il
dirigente  preposto  all'istruzione  artistica  esprime  il  giudizio
complessivo. 
  3.  L'impiegato  del  ruolo  dei   direttori   amministrativi   che
sovrintende ai servizi di segreteria, amministrativi e contabili puo'
essere incaricato di mansioni  di  carattere  ispettivo  sui  servizi
amministrativi degli istituti di istruzione artistica esistenti nella
provincia dove ha sede l'istituto  in  cui  egli  e'  titolare  e  in
province limitrofe. 
  4. Possono essere comandati  presso  il  Ministero  della  pubblica
istruzione   non   piu'   di   due   direttori   amministrativi   per
l'espletamento di compiti ispettivi sui servizi amministrativi  degli
istituti di istruzione artistica e sul personale addetto  ai  servizi
stessi. 
                              Art. 260. 
                 Servizi di economato e di archivio 
 
  1. Ad ogni istituto e' assegnato un coordinatore amministrativo con
il compito di coadiuvare il  direttore  dei  servizi  di  segreteria,
amministrativi e contabili, e di  provvedere  ai  pagamenti  relativi
alle piccole  spese  d'ufficio  con  l'apposito  fondo  posto  a  sua
disposizione dal presidente del consiglio  di  amministrazione;  egli
inoltre    attende    alla    compilazione    ed    all'aggiornamento
dell'inventario dei beni mobili di proprieta' dell'istituto,  di  cui
assume la responsabilita' in qualita' di consegnatario. 
  2. Per i servizi di archivio, di protocollo, di registrazione e  di
copia e per mansioni di collaborazione contabile  ed  amministrativa,
ad  ogni  istituto  possono  essere  assegnati  non  piu'  di  cinque
impiegati della quarta qualifica funzionale. 

Capo VII
DISPOSIZIONI COMUNI A TUTTI GLI ISTITUTI DI ISTRUZIONE ARTISTICA

                              Art. 261. 
                      Iniziative di promozione 
 
  1.  Il  Ministro  della  pubblica  istruzione  ha  la  facolta'  di
promuovere  presso  gli  istituti  di   istruzione   artistica   ogni
iniziativa che sia riconosciuta utile  all'incremento  delle  arti  e
delle industrie collegate. 
  2. Al fine anzidetto il  Ministro  della  pubblica  istruzione,  di
concerto, ove occorra, con altri  Ministri  competenti,  ed  entro  i
limiti dei fondi stanziati in bilancio, e' autorizzato: 
    a)   ad   istituire   insegnamenti   complementari    permanenti,
facoltativi ed obbligatori,  per  discipline  che,  pur  non  essendo
comprese nei programmi ordinari,  siano  riconosciute  necessarie  ai
fini dell'incremento dell'arte e delle industrie artistiche; 
    b) a  favorire  l'organizzazione  di  esposizioni  artistiche  ed
industriali presso istituti di istruzione  artistica  od  altri  enti
disposti a tale organizzazione; 
    c) a promuovere comitati o consorzi temporanei o  permanenti  per
particolari imprese a favore dell'arte e delle industrie artistiche. 
  3. I posti di insegnamento di cui al comma 2,  lettera  a),  aventi
carattere permanente sono determinati, ai fini della  loro  copertura
con  le  procedure  concorsuali  di  cui  all'articolo  270,   previa
definizione didattica dei corsi medesimi da effettuarsi  con  decreto
del Ministro della pubblica istruzione sentito il Consiglio nazionale
della pubblica istruzione. 
  4. Gli istituti di istruzione artistica  possono  contribuire  alle
attivita' di cui al comma 2, lettere b) e c) anche con fondi  forniti
dal proprio bilancio. 
                              Art. 262. 
                        Locali e arredamento 
 
  1. I fondi stanziati nello stato di previsione del Ministero  della
pubblica  istruzione  per  spese  di  uffici  e  di   locali   e   di
rappresentanza, per acquisto e conservazione di materiale artistico e
didattico e per le altre esigenze  di  funzionamento  sono  ripartiti
annualmente tra gli istituti. 
  2.  I  progetti  dei  lavori  e  forniture  per   la   costruzione,
ristrutturazione e manutenzione straordinaria di immobili destinati a
sede di accademie, istituti superiori per  le  industrie  artistiche,
conservatori e licei artistici e per i quali  sono  contratti  mutui,
sono approvati dal Ministro della pubblica istruzione, ferma restando
l'osservanza  delle  disposizioni  vigenti  in  materia   di   tutela
storico-artistica, ambientale e di difesa del suolo. 
  3. L'approvazione del progetto dei lavori equivale a  dichiarazione
di pubblica utilita'. 
                              Art. 263. 
    Uso dei locali e proventi dei lavori eseguiti nelle officine 
 
  1. Il consiglio di amministrazione e'  autorizzato  a  concedere  a
privati l'uso di locali dell'istituto  per  fini  analoghi  a  quelli
dell'istituto stesso e l'uso di strumenti a scopo di studio. 
  2. Gli eventuali proventi di tali concessioni  sono  inscritti  nel
bilancio dell'istituto per l'esercizio seguente. 
  3. I lavori eseguiti nelle officine degli istituti  d'arte  possono
essere venduti al pubblico a profitto del bilancio dell'istituto. 

Capo VIII
PERSONALE DELLE ACCADEMIE E DEI CONSERVATORI
Sezione I: Ruoli e organici

                              Art. 264. 
Ruoli, qualifiche e stato giuridico del personale delle  accademie  e
                          dei conservatori 
 
  1. I ruoli del personale delle accademie e dei conservatori sono  i
seguenti: 
   ruoli dei direttori dei conservatori di musica e  delle  accademie
nazionali di arte drammatica e di danza; 
   ruoli del personale docente  dei  conservatori  di  musica,  delle
accademie di belle arti e delle accademie nazionali d'arte drammatica
e di danza; 
   ruoli degli  assistenti  delle  accademie  di  belle  arti,  degli
accompagnatori  al  pianoforte   dei   conservatori   di   musica   e
dell'accademia   nazionale   d'arte    drammatica,    dei    pianisti
accompagnatori e delle assistenti educatrici dell'accademia nazionale
di danza; 
   ruoli del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario. 
  2. L'identificazione delle qualifiche e delle aree  funzionali  del
personale appartenenti ai ruoli di cui al comma 1 e' disciplinata con
i procedimenti e i  contratti  previsti  dal  decreto  legislativo  3
febbraio 1993, n. 29 e successive modificazioni. 
  3. I ruoli del personale di cui al comma 1 sono nazionali. 
  4.  Salvo  quanto  previsto  nel  presente  titolo  in  materia  di
reclutamento e di orario di  servizio,  al  personale  direttivo  dei
conservatori  di  musica,  dell'accademia  nazionale   di   danza   e
dell'accademia nazionale di arte drammatica ed al  personale  docente
delle predette  istituzioni  e  delle  accademie  di  belle  arti  si
applicano le norme contenute  nella  parte  III  del  presente  testo
unico, relative al personale direttivo e  docente  delle  istituzioni
scolastiche. 
  5.  Agli  assistenti  delle   accademie   di   belle   arti,   agli
accompagnatori   al   pianoforte   dei   conservatori   di    musica,
dell'accademia  nazionale  d'  arte   drammatica   e   dell'accademia
nazionale di  danza  ed  ai  pianisti  accompagnatori  dell'accademia
nazionale di danza si applicano le norme contenute  nella  parte  III
del presente testo unico, relative al personale docente. 
  6. Alle assistenti educatrici dell'accademia nazionale di danza  si
applicano le  disposizioni  concernenti  lo  stato  giuridico  ed  il
trattamento economico del personale educativo dei convitti  nazionali
e degli educandati. 
  7. Salvo quanto ivi previsto in ordine  ai  ruoli  provinciali,  al
personale amministrativo, tecnico ed ausiliario si applicano le norme
contenute nella parte III  del  presente  testo  unico,  relative  al
personale amministrativo, tecnico  ed  ausiliario  delle  istituzioni
scolastiche.  Al  personale  appartenente  al  ruolo  dei   direttori
amministrativi si applicano, fino a quando  non  saranno  efficaci  i
contratti previsti dal decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.  29  e
relativi al personale del comparto della scuola, le  norme  di  stato
giuridico e sul trattamento economico  del  corrispondente  personale
del comparto "Ministeri". 
                              Art. 265. 
                              Organici 
 
  1. Le modalita' ed i criteri per la determinazione delle  dotazioni
organiche relative agli insegnamenti delle accademie di  belle  arti,
dei conservatori di  musica  e  delle  accademie  nazionali  di  arte
drammatica e di danza sono stabiliti con decreto del  Ministro  della
pubblica istruzione, di concerto con il Ministro  del  tesoro,  sulla
base, per quanto riguarda il numero degli allievi dei conservatori di
musica, delle norme di cui  all'articolo  15  del  regio  decreto  11
dicembre 1930, n. 1945 e, per le accademie di belle arti, delle norme
del presente titolo, tenuto conto che, per le accademie medesime, non
puo' essere superato il numero di 80 alunni per ogni insegnamento  di
ciascun corso. 
  2. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione  di  concerto
con il Ministro del tesoro sono altresi' determinati i posti relativi
agli insegnamenti di cui all'articolo 261, comma 3. 
  3.  Con  la  medesima  modalita'  di  cui  ai  commi  1  e  2  sono
determinate, prima dell'inizio di ogni anno scolastico, le  dotazioni
organiche del personale amministrativo, tecnico e ausiliario. 
  4. L'organico del personale appartenente al ruolo delle  assistenti
educatrici dell'Accademia nazionale di danza e'  determinato  in  una
unita' per ogni 100 allievi. 
  5. A decorrere dall'anno scolastico 1994-1995,  gli  organici  sono
rideterminati in relazione alle prevedibili cessazioni  dal  servizio
e, comunque, nel limite delle effettive esigenze di funzionamento dei
vari insegnamenti. I criteri e le modalita' per  la  rideterminazione
degli organici e la programmazione delle nuove nomine in  ruolo  sono
stabiliti con decreto del  Ministro  della  pubblica  istruzione,  di
concerto con i Ministri del tesoro e per la funzione pubblica. 
                              Art. 266. 
                         Orario di servizio 
 
  1. L'orario di servizio e'  stabilito  in  sede  di  contrattazione
collettiva ai sensi del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29  e
successive modificazioni. 
  2. Fino a quando non saranno efficaci i contratti collettivi di cui
al comma 1, si applicano le norme vigenti. 
                              Art. 267. 
                         Cumulo di impieghi 
 
  1. Il divieto di cumulo di impieghi di  cui  all'articolo  508  del
presente  testo  unico  non  si  applica  al  personale  docente  dei
conservatori di musica e delle accademie di belle arti, nei limiti di
quanto previsto nell'articolo 273. 
  2. L'esercizio contemporaneo dell'insegnamento nei conservatori  di
musica e di altre attivita'  presso  enti  lirici  o  istituzioni  di
produzione musicale e' regolato dagli articoli 273 e 274. 
                              Art. 268. 
       Competenze in materia di stato giuridico del personale 
 
  1. Nei riguardi del personale docente, amministrativo,  tecnico  ed
ausiliario, degli assistenti, degli accompagnatori delle Accademie di
belle arti, dei conservatori di musica e delle Accademie nazionali di
arte drammatica e di danza e' attribuita al direttore  dell'accademia
o del conservatorio la competenza a provvedere: a)  alla  concessione
dei congedi straordinari e delle aspettative,  per  qualsiasi  motivo
essi siano richiesti; b) all'irrogazione delle sanzioni  disciplinari
dell'avvertimento scritto e  della  censura;  c)  alle  ricostruzioni
della  carriera  ed  agli   inquadramenti   retributivi,   anche   in
conseguenza degli accordi contrattuali, nonche' ai riscatti,  computi
e ricongiunzioni ed al trattamento di quiescenza. 
  2. Il dirigente preposto all'istruzione artistica provvede: a) alla
nomina  e  conferma  in  ruolo;  b)  alla  concessione  dei   congedi
straordinari  e  delle  aspettative  ai  direttori  ed  ai  direttori
amministrativi delle istituzioni di cui al  comma  1,  per  qualsiasi
motivo detti provvedimenti siano richiesti; c) alla  concessione  del
prolungamento eccezionale delle aspettative; d) all'irrogazione delle
sanzioni  disciplinari  nei  riguardi  dei  direttori  e  di   quelle
superiori alla censura nei riguardi del rimanente personale. 
  3. Per il periodo di prova del personale docente e del personale ad
esso assimilato previsto dal presente articolo, non si  applicano  le
disposizioni del presente testo  unico  che  disciplinano  l'anno  di
formazione. 

Sezione II: Reclutamento

                              Art. 269. 
           Accesso ai ruoli direttivi e relativi concorsi 
 
  1. L'accesso ai ruoli del personale direttivo dei  conservatori  di
musica e delle accademie nazionali di  arte  drammatica  e  di  danza
avviene mediante concorsi per titoli ed esami. 
  2. I concorsi constano di una prova scritta e di  una  prova  orale
dirette ad accertare la preparazione  culturale  e  l'attitudine  del
candidato all'esercizio della funzione direttiva nei conservatori  di
musica e nelle predette accademie. 
  3. Coloro i quali superano il concorso e sono  utilmente  collocati
in graduatoria rispetto ai posti messi a concorso  sono  nominati  in
ruolo e sono ammessi ad un anno di prova. Le nomine sono disposte nei
limiti dei posti vacanti dopo le riduzioni di organico conseguenti ad
eventuali soppressioni; esse non sono, in ogni  caso,  effettuate  su
posti dei quali  si  preveda  la  soppressione  nell'anno  scolastico
successivo. 
  4. Per la partecipazione al concorso per  direttore  dell'Accademia
nazionale di danza e' richiesto il requisito di cui all'articolo 228,
comma 5. 
  5. Per quanto riguarda le modalita' di  svolgimento  dei  concorsi,
gli orientamenti programmatici per le  prove  di  esame  e  i  titoli
valutabili si applicano le disposizioni di cui alla parte III, titolo
I, capo II, sezione III del presente testo unico. 
  6. Le  commissioni  giudicatrici  sono  presiedute  da  un  docente
universitario di ruolo di discipline afferenti alle prove concorsuali
o da un ispettore tecnico ovvero  da  un  direttore  di  ruolo  delle
predette istituzioni e composte da due direttori di  ruolo  e  da  un
funzionario  dell'Amministrazione  della  pubblica   istruzione   con
qualifica non inferiore a dirigente. 
  7. Il presidente e' scelto per  sorteggio  dal  dirigente  preposto
all'istruzione  artistica  tra  coloro  i  quali  siano  compresi  in
appositi elenchi compilati, per i docenti universitari, dal Consiglio
universitario nazionale e, per il personale direttivo  ed  ispettivo,
dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione. I due direttori di
ruolo, componenti della commissione, sono scelti  per  sorteggio  tra
coloro che siano inclusi in apposito elenco compilato  dal  Consiglio
nazionale della pubblica istruzione. 
  8. In materia di esoneri si applicano le disposizioni  dettate  per
le  commissioni  giudicatrici  dei  concorsi  di   reclutamento   del
personale docente delle altre istituzioni scolastiche. 
  9. Ai componenti delle  commissioni  sono  corrisposti  i  compensi
previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 11 gennaio 1956,
n. 5, e successive modificazioni, in misura triplicata. 
                              Art. 270. 
Accesso ai ruoli  del  personale  docente,  degli  assistenti,  degli
   accompagnatori al pianoforte e dei pianisti accompagnatori 
  1. (( L'accesso ai ruoli del personale docente ed assistente, delle
assistenti educatrici,  degli  accompagnatori  al  pianoforte  e  dei
pianisti accompagnatori dei Conservatori di musica,  delle  Accademie
di belle arti e delle Accademie nazionali di  arte  drammatica  e  di
danza ha luogo, per il 50 per cento dei posti a tal fine  annualmente
assegnabili, mediante concorsi per titoli ed esami e, per il restante
50 per cento, attingendo a graduatorie nazionali permanenti. )) 
  2. Le tipologie delle classi di concorso sono definite con  decreto
del  Ministro  della  pubblica  istruzione,  sentito   il   Consiglio
nazionale della  pubblica  istruzione,  per  aree  disciplinari,  nel
rispetto dell'esigenza di assicurare una adeguata specializzazione. 
  3. Per l'ammissione ai concorsi a posti di assistente si  applicano
le stesse norme che regolano  i  concorsi  per  l'insegnamento  delle
materie artistiche. Per i concorsi a posti di  assistente  di  storia
dell'arte e' necessario altresi' essere in  possesso  del  titolo  di
studio richiesto per la partecipazione ai concorsi per l'insegnamento
della stessa materia nei licei classici. 
  4.  ((  I  concorsi  sono  indetti  a   livello   nazionale,   ogni
quinquennio, dal Ministero della pubblica istruzione. L'indizione  e'
subordinata alla  previsione  del  verificarsi,  nel  quinquennio  di
riferimento,  di  una  effettiva  disponibilita'  di  cattedre  e  di
posti.)) Nei concorsi per titoli ed esami per l'accesso  ai  predetti
ruoli la valutazione dei titoli culturali, artistici e  professionali
precede le prove di esame, alle quali sono ammessi coloro  che  hanno
riportato un punteggio superiore a 15/30. 
  5. I concorsi per titoli ed esami constano  di  una  o  piu'  prove
scritte, scrittografiche o  pratiche,  in  relazione  agli  specifici
insegnamenti e di una prova orale. 
  6. Ciascuna prova scritta, scrittografica o pratica, e' finalizzata
all'accertamento  della  preparazione  culturale  e  delle  capacita'
professionali. 
  7.  La  prova   orale   e'   finalizzata   all'accertamento   della
preparazione sulle problematiche e sulle metodologie didattiche,  sui
contenuti   degli   specifici   programmi   d'insegnamento    nonche'
sull'ordinamento generale e sullo stato giuridico del  personale  cui
si  riferiscono  i  posti  e  le  cattedre  oggetto  del  concorso  e
sull'ordinamento di cui  alla  parte  II,  titolo  VII,  capo  I  del
presente testo unico. 
  8. Le commissioni giudicatrici dei concorsi  per  titoli  ed  esami
dispongono di 100  punti,  dei  quali  30  per  le  prove  scritte  o
pratiche, 40 per la prova orale e 30 per i titoli. Superano le  prove
scritte o pratiche e la prova orale i candidati che abbiano riportato
una votazione non inferiore a punti 18 su 30 in ciascuna delle  prove
scritte o pratiche e a punti 24 su 40 nella prova orale. 
  9. Per l'espletamento di particolari prove concorsuali il  Ministro
della pubblica istruzione provvede, di concerto con il  Ministro  del
tesoro,  a  stipulare  convenzioni  per  l'utilizzazione  di   idonee
strutture recettive e per quanto altro occorra. La durata di ciascuna
prova scritta, scrittografica e pratica, non puo'  superare  in  ogni
caso le 12 ore. 
  10. Coloro i quali superano il concorso e sono utilmente  collocati
in graduatoria rispetto ai posti messi a concorso  sono  nominati  in
ruolo e sono ammessi ad un anno di  formazione  didattico-musicale  o
didattico-artistica, le cui modalita' sono stabilite con decreto  del
Ministro della pubblica istruzione, sentito  il  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione. Le nomine sono  disposte  nei  limiti  dei
posti  vacanti  dopo  la  riduzione  di  organico  attuata  ai  sensi
dell'articolo 265, comma 5; esse non sono, in ogni  caso,  effettuate
su posti dei quali si preveda la  soppressione  nell'anno  scolastico
successivo. 
  (( 10-bis. Le graduatorie restano valide fino all'entrata in vigore
della graduatoria relativa al concorso successivo corrispondente. )) 
  11. L'anno di formazione e' valido come periodo di prova. 
  12. Fermo quanto disposto dal comma 10, per il personale di cui al 
  presente articolo non si applicano le disposizioni sull'anno di 
formazione dettate per il personale docente delle  altre  istituzioni
scolastiche. 
  13. (( Per quanto non previsto nel presente articolo  si  applicano
le disposizioni dettate per i concorsi per titoli ed esami e  per  le
graduatorie permanenti relative  al  personale  docente  delle  altre
istituzioni scolastiche)). 
  14. Il Ministro puo', in via  eccezionale,  conferire  i  posti  di
docente a persone che, per opere compiute o per insegnamenti dati, 
  siano venuti in meritata fama di singolare perizia nella loro arte.
Il Ministro puoesonerare dal periodo  di  prova  il  personale  cosi'
nominato. (4) 
 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (4) 
  Si riporta in nota  il  testo  dell'avviso  di  rettifica  in  G.U.
21/11/1994, n. 272 :" Alla pag. 86, all'art.  270,  il  comma  14  si
compone di due  periodi,  che  devono  intendersi  conseguenti  l'uno
all'altro". 
                              Art. 271. 
                      Commissioni giudicatrici 
 
  1. Le commissioni giudicatrici sono presiedute da un  direttore  di
ruolo o da un docente di ruolo  che  abbia  espletato  l'incarico  di
direzione per almeno cinque anni, ovvero da un docente della  materia
cui si riferisce il concorso con un'anzianita' giuridica nel ruolo di
almeno dieci anni e composte da  due  docenti  di  ruolo  con  almeno
cinque anni di anzianita' nel ruolo, titolari degli insegnamenti  cui
si riferisce il concorso. 
  2. I presidenti delle  commissioni  giudicatrici  sono  scelti  per
sorteggio dal dirigente preposto all'istruzione artistica fra  coloro
i quali siano compresi in appositi elenchi  compilati  dal  Consiglio
nazionale della pubblica istruzione. I  componenti  sono  scelti  per
sorteggio tra i docenti, in possesso dei requisiti di cui al comma 1,
che ne abbiano fatto domanda. La nomina a componente  delle  predette
commissioni giudicatrici non puo' essere,  di  regola,  conferita  al
medesimo docente per piu'  di  due  volte  immediatamente  successive
nella medesima sede. 
  3. Le commissioni giudicatrici si costituiscono in sottocommissioni
quando il  numero  dei  concorrenti  sia  superiore  a  duecento.  Il
presidente della commissione assicura il coordinamento  di  tutte  le
sottocommissioni cosi' costituite. 
  4. Per i concorsi relativi a particolari  discipline,  in  caso  di
mancanza di docenti titolari dell'insegnamento, la nomina puo' essere
conferita a docenti di ruolo titolari dell'insegnamento di discipline
affini, ovvero,  ove  cio'  non  sia  possibile,  a  persone  esperte
estranee alla scuola. 
  5. A ciascuna commissione e' assegnato un segretario, scelto tra il
personale amministrativo, con qualifica funzionale non inferiore alla
quarta. Le commissioni dei concorsi per soli titoli  sono  costituite
secondo modalita' definite con ordinanza del Ministro della  pubblica
istruzione. 
  6. Per quanto non previsto dal presente articolo  si  applicano  le
disposizioni dettate per i concorsi per il  personale  docente  delle
altre istituzioni scolastiche. 
                           Art. 272. 
                    Conferimento delle supplenze 
  1. Per il conferimento delle  supplenze  annuali  e  temporanee  si
applicano,  per  quanto  non  previsto  diversamente   dal   presente
articolo, le disposizioni recate dagli articoli 520 e 521. 
  2.  Le  nomine  di  supplenza  sono  conferite  dal  direttore  del
Conservatorio  o  dell'Accademia,  che  le  firma  congiuntamente  al
direttore  amministrativo,  sulla  base  di   graduatorie   nazionali
compilate da commissioni nominate dal Ministero. 
  3. Le  commissioni  sono  costituite  dal  presidente,  scelto  dal
dirigente  preposto  all'istruzione  artistica  tra  i  direttori  di
conservatorio o di accademia, e da tre docenti di ruolo della materia
per la quale si deve compilare la  graduatoria  per  il  conferimento
delle supplenze. Le commissioni sono nominate ogni tre anni. 
  4. Le graduatorie hanno carattere permanente. 
  5. Il Ministro della pubblica istruzione dispone ogni triennio, con
propria ordinanza, l'integrazione delle graduatorie di cui  al  comma
2, con l'inclusione di nuovi aspiranti e l'aggiornamento delle stesse
con la valutazione di nuovi titoli. 
  6. Qualora il numero  degli  aspiranti  sia  superiore  a  500,  le
commissioni possono costituirsi in sottocommissioni, ciascuna con  un
numero di componenti pari a quello della commissione originaria. Alle
sottocommissioni  e'  preposto  il   presidente   della   commissione
originaria, la quale a sua volta e' integrata da un altro  componente
e si trasforma in sottocommissione, in modo che il  presidente  possa
assicurare  il  coordinamento  di  tutte  le  sottocommissioni  cosi'
costituite. 
  7. Le commissioni possono  funzionare  anche  presso  alcune  delle
istituzioni interessate, scelte dal dirigente preposto all'istruzione
artistica; alle commissioni  costituite  in  sottocommissioni,  sara'
assegnata comunque una unica sede. 
  8. Ciascun aspirante indica nella domanda fino a tre conservatori o
accademie presso cui aspira alle supplenze, fermo restando il diritto
al conferimento di supplenze presso tutti i conservatori o accademie,
sulla base della posizione in graduatoria. 
  9. Il disposto di cui ai commi 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10 si applica per
la formazione delle graduatorie da compilare dopo che avranno cessato
di avere validita', secondo le disposizioni vigenti,  le  graduatorie
compilate secondo le disposizioni dell'articolo  67  della  legge  11
luglio 1980, n. 312. 
  10. Coloro i quali sono inseriti nelle graduatorie dei concorsi per
soli titoli hanno diritto alla precedenza assoluta  nel  conferimento
delle supplenze annuali e temporanee in uno degli  istituti  indicati
nella domanda di supplenza. 
  11. La precedenza assoluta di cui al comma  10  opera  dopo  quella
prevista dall'articolo 17, comma 5 del decreto legge 3 maggio 1988 n. 
140, convertito con modificazioni dalla legge 4 luglio 1988 n. 246, a
favore di coloro che sono compresi nelle graduatorie  ad  esaurimento
compilate ai fini delle immissioni in ruolo, senza concorso, previste
dal medesimo decreto legge. 
  12. Il Ministro della pubblica istruzione  stabilisce  con  proprio
decreto, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione,  i
titoli valutabili e il relativo punteggio. Ai titoli di studio  e  di
servizio possono essere assegnati non piu' di  15  punti;  ai  titoli
artistico-culturali e professionali possono essere assegnati non piu'
di 40 punti. Gli aspiranti che riportino un punteggio inferiore a  24
per tali ultimi titoli non sono inclusi nelle graduatorie. 
  13.  Avverso  i  provvedimenti   di   esclusione   ed   avverso   i
provvedimenti adottati sulla base delle graduatorie definitive per il
conferimento delle supplenze e' ammesso ricorso da parte dei  singoli
interessati,  entro  il  termine  di  15   giorni   dalla   data   di
pubblicazione  all'albo  delle  graduatorie   e   dei   provvedimenti
conseguenti, ad una commissione centrale presso  il  Ministero  della
pubblica istruzione, formata secondo criteri  stabiliti  con  decreto
del  Ministro  della  pubblica  istruzione,  sentito   il   Consiglio
nazionale della pubblica Istruzione. 
  14. Resta fermo quanto previsto, in materia di scritturazione e  di
incarichi, dall'articolo 223  per  l'Accademia  d'arte  drammatica  e
dall'articolo 234 in materia di incarichi per  l'Accademia  nazionale
di danza. 
  15.   Per   il   conferimento   delle   supplenze   al    personale
amministrativo,  tecnico  e  ausiliario   delle   accademie   e   dei
conservatori di musica si applicano le disposizioni di cui alla parte
III, titolo III, del presente testo unico; le competenze  in  materia
dei capi di istituto, presidi o direttori didattici, ivi previste, si
intendono riferite ai direttori di accademia o di conservatorio. 
  16. Restano ferme, per quanto riguarda il conservatorio  di  musica
di Bolzano, le norme particolari in  materia  di  conferimento  delle
supplenze adottate  in  attuazione  dello  statuto  speciale  per  il
Trentino-Alto Adige. ((25)) 
    
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AGGIORNAMENTO (25) 
  La L. 3 maggio 1999, n. 124 ha disposto (con l'art. 4, comma 14)che
"dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui  al  comma  5
sono abrogati gli articoli 272, 520, 521, 522, 523,  524,  525,  581,
582, 585 e 586 del testo unico." 
                              Art. 273. 
                     Contratti di collaborazione 
  1. I conservatori  di  musica,  per  lo  svolgimento  di  attivita'
didattiche ed artistiche per le quali non  sia  possibile  provvedere
con personale di ruolo, possono stipulare contratti di collaborazione
con il personale dipendente da enti lirici o da altre istituzioni  di
produzione musicale, previa autorizzazione dei rispettivi  competenti
organi di amministrazione. Analogamente possono provvedere i predetti
enti e istituzioni di produzione musicale nei confronti del personale
docente  dipendente  dai  conservatori,  previa  autorizzazione   del
competente organo di amministrazione del conservatorio. 
  2. Tali contratti di collaborazione, se stipulati dai  conservatori
di musica, vengono disposti secondo l'ordine di apposite  graduatorie
compilate  in  base  alle  norme  relative  al   conferimento   delle
supplenze. I  contratti  medesimi  possono  riferirsi  esclusivamente
all'insegnamento di discipline corrispondenti all'attivita' artistica
esercitata. 
  3.  I  contratti  di  collaborazione  hanno  durata  annuale  e  si
intendono tacitamente rinnovati nel caso in cui il  posto  non  venga
occupato da un docente di ruolo. 
  4. I  titolari  dei  contratti  assumono  gli  stessi  obblighi  di
servizio dei docenti. 
  5.  Il  compenso  per  le  attivita'  previste  nel  contratto   di
collaborazione  ha  carattere  onnicomprensivo  e  deve  essere  pari
all'entita' del trattamento economico complessivo che compete  ad  un
docente di ruolo alla prima classe di stipendio con esclusione  della
tredicesima mensilita', delle quote di aggiunta di famiglia e di ogni
altra indennita' di cui le norme vigenti vietano il cumulo. 
  6.  Dopo  un  quinquennio  anche  non  consecutivo   di   attivita'
contrattuale il compenso viene calcolato con le modalita' di  cui  al
precedente comma sulla base della seconda  classe  di  stipendio  del
personale di ruolo. 
  7.  Gli  enti  possono  stipulare  con  il  personale  docente  dei
conservatori di musica e delle  accademie  di  belle  arti  contratti
annuali o  biennali,  rinnovabili  per  le  attivita'  di  rispettiva
competenza. 
  8.  Nello  stato  di  previsione  del  Ministero   della   pubblica
istruzione eiscritto, in apposito capitolo, uno stanziamento per  far
fronte  all'onere  derivante  ai  conservatori  per  la  stipula  dei
contratti di collaborazione. 
  (( 9. Il Ministero della pubblica istruzione provvede )) ogni  anno
alla  ripartizione  di  tale  stanziamento  tra  i  conservatori   in
relazione alle esigenze accertate. 
                              Art. 274. 
Contratti di collaborazione per il personale in  servizio  alla  data
                         del 13 luglio 1980 
 
  1. I docenti dei conservatori di  musica  che,  alla  data  del  13
luglio 1980,  abbiano  esercitato,  oltre  l'insegnamento,  attivita'
presso enti lirici  o  istituzioni  di  produzione  musicale  e  che,
avvalendosi della facolta'  di  scelta  del  rapporto  di  dipendenza
organica per l'una o l'altra attivita', abbiano optato, entro  il  31
ottobre 1993, per la  dipendenza  dagli  enti  lirici  o  istituzioni
predette, perdendo  conseguentemente  la  qualita'  di  titolari  nei
conservatori di musica,  hanno  la  precedenza  assoluta  rispetto  a
qualsiasi altro aspirante, ai fini della  stipula  del  contratto  di
collaborazione con il conservatorio dal  quale  dipendevano  all'atto
dell'opzione. 
  2. Il contratto di cui al comma 1 ha durata triennale e puo' essere
rinnovato per periodi non superiori a due anni e comunque  non  oltre
il compimento del 60› anno di eta'. 
  3. In tali casi i posti restano indisponibili per  l'intera  durata
del contratto. 
  4.  Il  compenso  per  le  attivita'  previste  nel  contratto   di
collaborazione  relativo  al  personale  contemplato   nel   presente
articolo ha carattere onnicomprensivo  ed  e'  pari  all'entita'  del
trattamento economico complessivo in godimento da parte  dei  singoli
interessati  all'atto  dell'opzione  con   le   esclusioni   indicate
nell'articolo 273. Dopo un quinquennio di attivita'  contrattuale  il
compenso  e'  rivalutato  secondo  quanto   previsto   al   comma   6
dell'articolo 273, qualora il compenso stesso risulti inferiore  allo
stipendio della seconda classe. 
  5. Per le situazioni di cumulo verificatesi  prima  del  13  luglio
1980,  non  si  daluogo  alla  riduzione  dello  stipendio   di   cui
all'articolo 99 del  regio  decreto  30  dicembre  1923,  n.  2960  e
successive modificazioni, sino  alla  scadenza  del  termine  del  31
ottobre 1993. 
  6. Nel caso in cui i titolari dei contratti usufruiscano  anche  di
trattamento di pensione ordinaria, i compensi dovuti per i  contratti
sono ridotti  di  un  quinto  e  comunque  in  misura  non  superiore
all'importo della pensione in  godimento,  salvo  diversa  disciplina
derivante dal riordinamento dei trattamenti pensionistici. 
                              Art. 275. 
        ((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 3 MAGGIO 1999, N. 124)) 

TITOLO VII
NORME COMUNI
Capo I
SPERIMENTAZIONE, RICERCA EDUCATIVA,
FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO
Sezione I: Sperimentazione e ricerca educativa

                              Art. 276. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 277. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 278. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 279. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 280. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 281. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 

Sezione II: Aggiornamento culturale del personale ispettivo,
direttivo e docente

                              Art. 282. 
                          Criteri generali 
 
  1. L'aggiornamento e' un diritto-dovere fondamentale del  personale
ispettivo, direttivo e docente. Esso e' inteso come adeguamento delle
conoscenze allo sviluppo delle scienze per singole discipline e nelle
connessioni    interdisciplinari;    come    approfondimento    della
preparazione didattica;  come  partecipazione  alla  ricerca  e  alla
innovazione didattico-pedagogica. 
  2.  L'aggiornamento  si  attua  sulla  base  di  programmi  annuali
nell'ambito del circolo didattico, dell'istituto, del distretto e con
iniziative promosse sul  piano  regionale  e  nazionale  anche  dagli
istituti regionali di cui all'articolo 287. 
  3. I circoli didattici e  gli  istituti,  anche  sulla  base  delle
proposte dei distretti, favoriscono con  l'organizzazione  di  idonee
attrezzature e di  servizi,  l'autoaggiornamento  e  l'aggiornamento,
anche  in  relazione  alle  esigenze  risultanti  dalla   valutazione
dell'andamento didattico del circolo o dell'istituto e  di  eventuali
iniziative di sperimentazione. 
                              Art. 283. 
      Iniziative di aggiornamento delle istituzioni scolastiche 
 
  1. Nell'ambito del piano nazionale di aggiornamento  e  nei  limiti
degli stanziamenti annuali  di  bilancio,  possono  essere  assegnati
fondi direttamente ad istituzioni scolastiche ed  educative  di  ogni
ordine e grado, per la realizzazione di  attivita'  di  aggiornamento
destinate  al  personale  della   medesima   istituzione   scolastica
destinataria e di altre istituzioni scolastiche. 
  2. Alla liquidazione delle spese per le finalita' di cui al comma 1
provvedono  le  istituzioni   scolastiche   interessate,   ai   sensi
dell'articolo 27 e delle istruzioni amministrativo-contabili  emanate
ai sensi del medesimo articolo 27. 
  3. Per la somministrazione dei fondi di cui al comma 1 si  provvede
mediante ordinativi diretti intestati  alle  istituzioni  scolastiche
oppure mediante ordinativi tratti su fondi messi a  disposizione  dei
provveditori agli studi con aperture di credito dal  Ministero  della
pubblica istruzione. Detti ordinativi si estinguono con le  modalita'
stabilite dalle istruzioni amministrativo-contabili di cui  al  comma
2. 
                              Art. 284. 
               Specifiche iniziative di aggiornamento 
 
  1.  Il  Ministero  della  pubblica  istruzione  adotta   ai   sensi
dell'articolo 115 apposite iniziative per l'aggiornamento dei docenti
che impartiscono l'insegnamento nelle  attivita'  di  sostegno  e  di
integrazione nelle scuole dell'obbligo che accolgono alunni figli  di
lavoratori stranieri residenti in Italia che abbiano la  cittadinanza
di uno dei Paesi membri della Comunita' europea. 
  2. In sede di formazione di piani di aggiornamento e formazione del
personale della scuola e' data priorita' alle iniziative  in  materia
di educazione alla salute, e di prevenzione  delle  tossicodipendenze
come previsto dall'articolo 104 del testo unico approvato con decreto
del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. 
  3. Per il personale in servizio presso le istituzioni scolastiche e
culturali all'estero  il  Ministero  della  pubblica  istruzione,  di
concerto   con   il   Ministero   degli   affari   esteri,   promuove
l'organizzazione di corsi di aggiornamento. 
                              Art. 285. 
Consulenza  tecnico-scientifica  in  materia   di   aggiornamento   e
   collaborazione con universita' ed istituti di ricerca 
 
  1. Alle  attivita'  di  aggiornamento  del  personale  direttivo  e
docente  nell'ambito  del  circolo  didattico,   dell'istituto,   del
distretto, regionale e nazionale, prestano la  propria  assistenza  e
collaborazione gli ispettori tecnici. 
  2. Possono essere chiamati a prestare la loro opera anche esperti e
docenti universitari stranieri per l'aggiornamento dei docenti  delle
scuole con lingua  d'insegnamento  diversa  da  quella  italiana.  L'
utilizzazione  del  predetto  personale  e'  regolata  con   apposito
disciplinare tipo approvato dal Ministro della pubblica istruzione di
concerto con il Ministro del tesoro. 
  3.  Gli  istituti   regionali   di   ricerca,   sperimentazione   e
aggiornamento educativi, possono organizzare direttamente  iniziative
di aggiornamento previo accordo con i consigli dei  circoli  o  degli
istituti interessati ovvero prestare, per lo stesso  fine,  opera  di
collaborazione tecnico-scientifica. 
  4. Ai fini del coordinamento  con  l'istruzione  universitaria,  il
Ministro della pubblica istruzione,  come  previsto  dall'articolo  4
della legge 9 maggio 1989 n. 168, sente il Ministro  dell'universita'
e  della  ricerca  scientifica  e  tecnologica  sulle  iniziative  di
aggiornamento e  di  specializzazione  per  il  personale  ispettivo,
direttivo e docente delle scuole di ogni ordine e grado,  attuate  in
collaborazione con le universita' ed eventualmente con  gli  istituti
regionali di ricerca, sperimentazione e  aggiornamento  educativi,  i
cui oneri fanno carico al bilancio della pubblica istruzione. 
  5. Le universita', ai sensi dell'articolo 8, comma 2,  della  legge
19 novembre 1990 n. 341, possono partecipare  alla  progettazione  ed
alla realizzazione di attivita' culturali  e  formative  promosse  da
terzi,  con  specifico  riferimento  alle  iniziative  di  formazione
organizzate da regioni, province autonome, enti locali e istituti  di
istruzione secondaria, attraverso apposite  convenzioni  e  consorzi,
anche di diritto privato. 
                              Art. 286. 
Piano  straordinario  pluriennale  di  aggiornamento  per  la  scuola
   elementare 
 
  1.  Ad  integrazione  dei  normali  programmi   di   attivita'   di
aggiornamento, in relazione all'attuazione del  nuovo  ordinamento  e
dei nuovi programmi per  la  scuola  elementare,  il  Ministro  della
pubblica istruzione  attua  un  piano  straordinario  pluriennale  di
aggiornamento ai sensi dell'articolo 132. 

Sezione III : Istituti di ricerca, sperimentazione e aggiornamento
educativi

                              Art. 287. 
 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 6 MARZO 2001, N. 190 )) 
                              Art. 288. 
 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 6 MARZO 2001, N. 190 )) 
                              Art. 289. 
 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 6 MARZO 2001, N. 190 )) 
                              Art. 290. 
 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 6 MARZO 2001, N. 190 )) 
                              Art. 291. 
 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 6 MARZO 2001, N. 190 )) 
                              Art. 292. 
 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 6 MARZO 2001, N. 190 )) 
                              Art. 293. 
 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 6 MARZO 2001, N. 190 )) 
                              Art. 294. 
 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 6 MARZO 2001, N. 190 )) 
                              Art. 295. 
 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 6 MARZO 2001, N. 190 )) 

Sezione IV: Disposizioni per le regioni a statuto speciale

                              Art. 296. 
          Disposizioni speciali per il Trentino-Alto Adige 
 
  1. Le disposizioni del  presente  capo  si  applicano  anche  nelle
province autonome di Trento e di Bolzano, fatte salve  le  competenze
in  materia  loro  attribuite   dallo   statuto   speciale   per   il
Trentino-Alto Adige,  approvato  con  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 31 agosto 1972, n. 670. 
  2. Ai sensi dell'articolo 28  del  testo  unificato  approvato  con
decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 1983  n.  89,  la
Provincia di Bolzano istituisce  uno  o  piu'  istituti  di  ricerca,
sperimentazione  ed  aggiornamento   educativi,   in   relazione   al
particolare ordinamento scolastico vigente  nella  provincia  stessa.
Per l'utilizzazione di personale della scuola negli istituti  di  cui
al presente comma lo Stato provvede ai sensi dell'articolo 294, commi
2, 3, 4 e 6, per un numero di  unita'  di  comando  da  stabilire  d'
intesa con la provincia ai sensi dell'articolo  4  del  citato  testo
unificato. 
  3. Ai sensi dell'articolo  13  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica  15  luglio  1988  n.  405,  la   provincia   di   Trento,
nell'esercizio delle proprie competenze, istituisce  un  istituto  di
ricerca,   sperimentazione   ed    aggiornamento    educativi.    Per
l'utilizzazione di personale della scuola  nell'istituto  di  cui  al
presente comma, lo Stato provvede ai sensi dell'articolo  294,  commi
2, 3, 4 e 6, per un numero di unita' di comando da stabilire d'intesa
con la provincia ai sensi dell'articolo 5 del citato testo unificato. 
                              Art. 297. 
             Disposizioni speciali per la Valle d'Aosta 
 
  1. Ai sensi dell'articolo 33 della legge 16 maggio 1978 n. 196, con
legge regionale, emanata ai  sensi  e  nei  limiti  dell'articolo  3,
lettera g), della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n.  4,  puo'
essere istituito,  sentito  il  consiglio  scolastico  regionale,  un
istituto  regionale  di  ricerca,  sperimentazione  ed  aggiornamento
educativi per la Valle d'Aosta, secondo gli articoli 287 e seguenti. 
  2. L'istituto di cui al comma  1  svolge  le  funzioni  di  cui  al
presente  capo  con  particolare  riguardo  alle  esigenze   connesse
all'attuazione degli articoli 39 e 40 della legge  costituzionale  26
febbraio 1948 n. 4. 
 3. Il consiglio direttivo dell'istituto e' nominato dalla regione. 
  4. I cinque rappresentanti del personale direttivo  e  docente,  di
cui al primo alinea, dell'articolo 289, comma 1, sono eletti,  al  di
fuori del consiglio scolastico regionale, da tutti  gli  appartenenti
alle corrispondenti categorie in servizio nella regione. 
  5. I tre membri, di cui al terzo alinea dell'articolo 289, comma 1,
sono scelti dalla regione su sei nominativi  proposti  dal  consiglio
scolastico regionale al di fuori dei propri membri. 
  6. I quattro membri, di cui al  quarto  alinea  dell'articolo  289,
comma  1,  sono  scelti  d'intesa  fra  il  Ministro  della  pubblica
istruzione e la regione, su otto nominativi  proposti  dal  Consiglio
universitario nazionale. 
  7. Il presidente e' eletto dal consiglio  direttivo  tra  i  membri
scelti dal consiglio regionale. 
  8. La regione nomina il segretario dell'istituto, scegliendolo  tra
le categorie di cui all'articolo 294, comma 1. 
  9.  La  regione  provvede   all'espletamento   dei   concorsi   per
l'assegnazione di personale  comandato  presso  l'istituto,  a  norma
dell'articolo  294,  commi  2  e  seguenti.  L'assegnazione  di  tale
personale  e'  comunque  subordinata  all'accertamento  della   piena
conoscenza della lingua francese. 
  10. Qualora il personale da assegnare  non  presti  servizio  nelle
scuole del territorio regionale, la regione inoltra la  richiesta  di
assegnazione al Ministero della pubblica istruzione, il quale  adotta
il provvedimento di comando. 
  11. I contributi di cui all'articolo 295, comma 1,  lettera  a),  e
comma 2, nonche' gli oneri per il personale comandato, sono a  carico
del bilancio della regione. 
  12. Le competenze amministrative in materia di  sperimentazione  ed
innovazione di ordinamenti, strutture e di aggiornamento culturale  e
professionale del personale direttivo e  docente  della  scuola  sono
esercitate, previa reciproca intesa, dallo Stato o dalla  regione,  a
seconda che si tratti di iniziative di interesse nazionale ovvero  di
interesse regionale. 
                              Art. 298. 
                Disposizioni speciali per la Sicilia 
 
  1. Nelle materie previste dal  presente  capo  la  regione  Sicilia
svolge  le  funzioni  amministrative  contemplate  dal  decreto   del
Presidente della Repubblica 14 maggio 1985, n. 246. 

Sezione V : Norme finali

                              Art. 299. 
                         Sede degli istituti 
 
  1. Gli istituti regionali di cui al presente capo,  fino  a  quando
non avranno la disponibilita' di propri locali, hanno sede presso gli
uffici scolastici regionali, e nelle province  di  Trento  e  Bolzano
presso gli uffici scolastici provinciali. 
                              Art. 300. 
                   Norme transitorie sul personale 
 
  1. Il personale assunto dal soppresso  Centro  didattico  nazionale
denominato Centro europeo dell'educazione ed in servizio alla data di
entrata in vigore della legge 30 luglio 1973, n. 477, e' assunto, con
decreto del Ministero  della  pubblica  istruzione,  in  qualita'  di
diurnista nelle categorie del personale non di ruolo di cui al  regio
decreto 4 febbraio 1937, n. 100 e  successive  modificazioni,  tenuto
conto del titolo di studio posseduto e delle mansioni esercitate. 
  2. Ai fini del collocamento nei ruoli organici dell'amministrazione
centrale e periferica del  Ministero  della  pubblica  istruzione  si
applica il disposto della legge 4 febbraio 1966, n. 32, e  i  periodi
di anzianita' richiesti dalla legge stessa sono  ridotti  a  meta'  a
decorrere dalla data di assunzione di cui al comma 2. 
  3. Il servizio prestato dal personale direttivo e docente presso  i
soppressi centri didattici e'  valido,  a  tutti  gli  effetti,  come
servizio di istituto nella scuola. 
                              Art. 301. 
                       Statuti e norme finali 
 
  1. I  consigli  direttivi  degli  Istituti  regionali  di  ricerca,
sperimentazione  ed  aggiornamento  educativi,  del  Centro   europeo
dell'educazione  e  della  Biblioteca  di  documentazione  pedagogica
deliberano  lo  statuto  per   il   funzionamento   e   la   gestione
amministrativo-contabile  dell'ente.  Lo  statuto  e'  approvato  con
decreto del Ministro della pubblica istruzione, di  concerto  con  il
Ministro del tesoro ed il Ministro della funzione pubblica, udito  il
Consiglio di Stato. 
  2. Al riordinamento degli istituti di cui al comma  1  si  provvede
con i decreti legislativi da  emanarsi  in  attuazione  della  delega
recata dall'articolo 4 della legge 24 dicembre 1993, n. 537. 

Capo II
ORDINAMENTO DELL’INSEGNAMENTO DELL’EDUCAZIONE FISICA

                              Art. 302. 
                  Organizzazione dell'insegnamento 
  1. L'insegnamento dell'educazione fisica e' obbligatorio  in  tutte
le scuole ed istituti di istruzione secondaria. 
  2. (( COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1996, N. 662 )). 
                              Art. 303. 
                Esoneri dalle esercitazioni pratiche 
 
  1. Il capo d'istituto  concede  esoneri  temporanei  o  permanenti,
parziali o totali, dalle esercitazioni pratiche incompatibili con  lo
stato di salute, su richiesta delle famiglie degli alunni e previ gli
opportuni controlli medici sullo stato fisico degli alunni stessi  da
effettuarsi tramite la competente unita' sanitaria locale. 
  2. L'esonero e' concesso anche ai candidati privatisti  agli  esami
da sostenersi presso l'istituto, sulla base di idonea  certificazione
rilasciata agli interessati dalla competente unita' sanitaria locale. 
                              Art. 304 
      (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 22 GIUGNO 2009, N. 122 )) 
                              Art. 305. 
                               Sussidi 
 
  1. Il Ministero della pubblica istruzione  puo'  concedere  sussidi
per le scuole allo scopo di adattare e arredare i locali destinati  a
palestre. 
  2.  La  corresponsione  dei  sussidi  prevista  dal  comma   1   e'
subordinata all'esecuzione dei lavori o alla fornitura degli attrezzi
o arredi,cui il sussidio si riferisce, esecuzione o fornitura che  e'
controllata dal provveditore agli studi. 
                              Art. 306. 
        Docenti di educazione fisica a disposizione del CONI 
 
  1.  Il  Ministro  della  pubblica   istruzione   puo'   mettere   a
disposizione del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (C.O.N.I.), per
una durata non superiore ad un anno, in relazione alle Olimpiadi,  ai
campionati del mondo ovvero a manifestazioni  internazionali  a  essi
comparabili, docenti di ruolo o non di ruolo di educazione fisica che
siano atleti o preparatori tecnici di  livello  nazionale  in  quanto
facenti parte di rappresentative nazionali,  al  fine  di  consentire
loro la preparazione atletica e la preparazione alle  gare  sportive.
Durante tale periodo la retribuzione spettante ai predetti docenti e'
a carico del C.O.N.I. 
  2. Il periodo trascorso nella posizione prevista  nel  comma  1  e'
valido a tutti gli effetti, come servizio  d'istituto  nella  scuola,
salvo che ai fini del compimento del periodo di prova e  del  diritto
al congedo ordinario. 
  3. Per i docenti non di ruolo di educazione fisica il  disposto  di
cui al comma 1 si applica nei limiti di durata della nomina. 
  4. I posti che si rendono disponibili in applicazione del  presente
articolo  possono  essere  conferiti  soltanto   mediante   supplenze
temporanee. 
                              Art. 307. 
          (( (Organizzazione e coordinamento periferico) )) 
  ((1. L'organizzazione e il coordinamento periferico del servizio di
educazione  fisica  sono  di  competenza  degli   uffici   scolastici
regionali e del dirigente ad essi preposto, che puo' avvalersi  della
collaborazione di un dirigente scolastico o di un docente di ruolo di
educazione fisica, il quale puo' essere  dispensato  in  tutto  o  in
parte dall'insegnamento)). ((67)) 
 
------------ 
AGGIORNAMENTO (67) 
  La L. 23 dicembre 2014, n. 190, ha disposto (con  l'art.  1,  comma
328) che la presente modifica ha effetto dal 1 settembre 2015. 
                              Art. 308. 
                      Ruoli organici e cattedre 
 
  1. I docenti di educazione fisica  appartengono  a  distinti  ruoli
provinciali per la scuola media e per la scuola secondaria superiore. 
  2. La cattedra di ruolo si istituisce in ogni scuola, anche  quando
essa abbia un numero settimanale di ore di lezione  inferiore  a  18,
solo nel caso in  cui  sia  possibile  il  completamento  dell'orario
presso altre scuole o istituti possibilmente nell'ambito del medesimo
distretto e, comunque, in numero non superiore a tre. In tale caso la
cattedra e' istituita presso la scuola  o  istituto  avente  l'orario
piu' elevato. 
  3. Per le esercitazioni complementari di  avviamento  alla  pratica
sportiva, il docente puo' assumere, in aggiunta all'orario d'obbligo,
altre sei ore. 

Capo III
INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA E DIRITTI
DELLE ALTRE CONFESSIONI RELIGIOSE
Sezione I: Insegnamento della religione cattolica

                              Art. 309. 
               Insegnamento della religione cattolica 
 
  1. Nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e  grado
l'insegnamento della religione cattolica e' disciplinato dall'accordo
tra la Repubblica Italiana e la  Santa  Sede  e  relativo  protocollo
addizionale, ratificato con legge 25  marzo  1985  n.  121,  e  dalle
intese previste dal predetto protocollo addizionale, punto 5, lettera
b). 
  2. Per l'insegnamento della religione cattolica il capo di istituto
conferisce  incarichi  annuali  d'intesa  con  l'ordinario  diocesano
secondo le disposizioni richiamate nel comma 1. 
  3. I docenti incaricati dell'insegnamento della religione cattolica
fanno parte della componente docente negli organi scolastici con  gli
stessi diritti e doveri degli  altri  docenti,  ma  partecipano  alle
valutazioni periodiche e finali solo  per  gli  alunni  che  si  sono
avvalsi dell'insegnamento della religione cattolica. 
  4. Per l'insegnamento della religione cattolica, in luogo di voti e
di esami,  viene  redatta  a  cura  del  docente  e  comunicata  alla
famiglia, per gli alunni che di esso si sono  avvalsi,  una  speciale
nota, da consegnare unitamente alla scheda o alla pagella scolastica,
riguardante l'interesse con il quale l'alunno segue l'insegnamento  e
il profitto che ne ritrae. 
                              Art. 310. 
Diritto degli studenti  delle  scuole  di  ogni  ordine  e  grado  di
   scegliere se avvalersi o  non  avvalersi  dell'insegnamento  della
   religione cattolica. 
  1. Ai sensi dell'articolo 9 dell'accordo tra la Repubblica Italiana
e la Santa Sede, ratificato con la legge 25 marzo 1985, n.  121,  nel
rispetto  della  liberta'  di  coscienza  e   della   responsabilita'
educativa dei genitori, e' garantito a ciascuno, nelle scuole di ogni
ordine e grado, il diritto di scegliere se avvalersi o non  avvalersi
dell'insegnamento della religione cattolica. 
  2.  All'atto  dell'iscrizione  gli  studenti  o  i  loro   genitori
esercitano tale  diritto,  su  richiesta  dell'autorita'  scolastica,
senza che  la  loro  scelta  possa  dar  luogo  ad  alcuna  forma  di
discriminazione. 
  3. Il diritto di avvalersi o  di  non  avvalersi  dell'insegnamento
della religione cattolica nella scuola materna,  elementare  e  media
((e' esercitato, per ogni anno scolastico,  all'atto  dell'iscrizione
non d'ufficio  ,  dai  genitori))  o  da  chi  esercita  la  potesta'
nell'adempimento della responsabilita' educativa di cui  all'articolo
147 del codice civile. 
  4.  Gli  studenti  della  scuola  secondaria  superiore  esercitano
personalmente all'atto dell'iscrizione, per ogni anno  scolastico,  a
richiesta dell'autorita'  scolastica,  il  diritto  di  scegliere  se
avvalersi  o  non   avvalersi   dell'insegnamento   della   religione
cattolica. 
 Sezione II: Diritti delle altre confessioni religiose diverse dalla 
cattolica 

Sezione II: Diritti delle altre confessioni religiose diverse
dalla cattolica.

                              Art. 311. 
  Diritti delle altre confessioni religiose diverse dalla cattolica 
 
  1. La Repubblica Italiana, nel garantire la liberta'  di  coscienza
di  tutti,  riconosce  agli  alunni  delle   scuole   pubbliche   non
universitarie,  il  diritto  di  avvalersi  o  di  non  avvalersi  di
insegnamenti religiosi. 
  2. Per dare reale efficacia all'attuazione del diritto di avvalersi
o di non avvalersi di  insegnamenti  religiosi,  si  provvede  a  che
l'insegnamento religioso ed ogni eventuale pratica  religiosa,  nelle
classi in cui sono  presenti  alunni  che  hanno  dichiarato  di  non
avvalersene, non abbiano  luogo  in  occasione  dell'insegnamento  di
altre materie, ne' secondo orari  che  abbiano  per  i  detti  alunni
effetti comunque discriminanti. 
  3.  Per  le  confessioni  religiose  diverse  dalla  cattolica   si
osservano le disposizioni della legge 24 giugno  1929,  n.  1159,  in
quanto applicabili, e quelle delle leggi emanate a seguito di  intese
tra lo Stato e singole confessioni religiose. 
  4. Per le chiese rappresentate dalla Tavola Valdese si osservano le
disposizioni di cui agli articoli 9 e 10 della legge 11 agosto  1984,
n. 449. 
  5. Per l'Unione italiana delle chiese cristiane avventiste  del  7›
giorno si osservano le disposizioni di cui  agli  articoli  11  e  12
della legge 22 novembre 1988, n. 516. 
  6. Per le Assemblee di Dio in Italia si osservano  le  disposizioni
di cui agli articoli 8 e 9 della legge 22 novembre 1988, n. 517. 
  7. Per l'Unione delle Comunita' ebraiche italiane si  osservano  le
disposizioni di cui agli articoli 11 e 12 della legge 8  marzo  1989,
n. 101. 

Capo IV
ALUNNI IN PARTICOLARI CONDIZIONI
Sezione I: Alunni handicappati
Paragrafo I: Diritto all’educazione, all’istruzione e alla
integrazione dell’alunno handicappato

                              Art. 312. 
                          Principi generali 
 
  1. L'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti  delle  persone
handicappate sono disciplinati dalla legge quadro 5 febbraio 1992  n.
104,  le  cui  disposizioni,   per   quanto   concerne   il   diritto
all'educazione, all'istruzione  e  all'integrazione  scolastica  sono
richiamate nel presente paragrafo. 
                              Art. 313. 
                       Soggetti aventi diritto 
 
  1. Epersona handicappata colui che presenta una minorazione fisica,
psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che  e'  causa  di
difficolta'  di  apprendimento,  di  relazione  o   di   integrazione
lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale  o
di emarginazione. 
  2. L'individuazione dell'alunno come persona handicappata, ai  fini
dell'esercizio  dei  diritti  previsti  dalla  presente  sezione,  e'
effettuata secondo i  criteri  stabiliti  nell'atto  di  indirizzo  e
coordinamento  di  cui  al  comma  6  dell'articolo  314.  In  attesa
dell'adozione dell'atto di indirizzo  e  coordinamento,  al  fine  di
garantire i  necessari  interventi  di  sostegno,  all'individuazione
provvedono, nel rispetto delle relative competenze, uno  psicologo  o
un medico specialista nella patologia denunciata, in servizio  presso
l'unita' sanitaria locale di residenza dell'alunno. 
                              Art. 314. 
              Diritto all'educazione ed all'istruzione 
 
  1. Egarantito il  diritto  all'educazione  e  all'istruzione  della
persona handicappata nelle sezioni di scuola materna e  nelle  classi
comuni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. 
  2. L'integrazione scolastica ha come obiettivo  lo  sviluppo  delle
potenzialita' della persona  handicappata  nell'apprendimento,  nella
comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione. 
  3. L'esercizio del diritto all'educazione e all'istruzione non puo'
essere  impedito  da  difficolta'  di  apprendimento  ne'  da   altre
difficolta' derivanti dalle disabilita' connesse all'handicap. 
  4. All'individuazione  dell'alunno  come  persona  handicappata  ed
all'acquisizione  della  documentazione  risultante  dalla   diagnosi
funzionale fa seguito un profilo dinamico-funzionale, ai  fini  della
formulazione  di  un  piano  educativo  individualizzato,  alla   cui
definizione provvedono  congiuntamente,  con  la  collaborazione  dei
genitori della  persona  handicappata,  gli  operatori  delle  unita'
sanitarie locali e, per ciascun grado di  scuola,  personale  docente
specializzato  della  scuola  con  la  partecipazione   del   docente
operatore psico-pedagogico individuato secondo criteri stabiliti  dal
Ministro  della   pubblica   istruzione.   Il   profilo   indica   le
caratteristiche fisiche, psichiche, sociali ed affettive  dell'alunno
e pone in rilievo sia le  difficolta'  di  apprendimento  conseguenti
alla situazione di handicap e le possibilita'  di  recupero,  sia  le
capacita'  possedute  che  devono  essere  sostenute,  sollecitate  e
progressivamente rafforzate e sviluppate nel  rispetto  delle  scelte
culturali della persona handicappata. 
  5.  Alla  elaborazione  del  profilo  dinamico-funzionale  iniziale
seguono, con il  concorso  degli  operatori  delle  unita'  sanitarie
locali, della scuola e delle famiglie, verifiche per controllare  gli
effetti dei diversi interventi e l'influenza esercitata dall'ambiente
scolastico. 
  6. I compiti attribuiti alle unita' sanitarie locali dai commi 4  e
5 sono svolti secondo le modalita'  indicate  con  apposito  atto  di
indirizzo e coordinamento emanato ai sensi dell'articolo 5, comma  1,
della legge 23 dicembre 1978, n. 833. 
  7. Il profilo dinamico-funzionale e' aggiornato a conclusione della
scuola materna, della  scuola  elementare  e  della  scuola  media  e
durante il corso di istruzione secondaria superiore. 
  8.  Ai  minori  handicappati   soggetti   all'obbligo   scolastico,
temporaneamente impediti  per  motivi  di  salute  a  frequentare  la
scuola,  sono  comunque   garantite   l'educazione   e   l'istruzione
scolastica. A tal fine il provveditore agli studi,  d'intesa  con  le
unita' sanitarie locali e i centri di recupero e  di  riabilitazione,
pubblici e privati, convenzionati con i Ministeri della sanita' e del
lavoro e della previdenza sociale, provvede alla istituzione,  per  i
minori ricoverati, di classi ordinarie quali sezioni  staccate  della
scuola statale. A tali classi possono essere ammessi anche  i  minori
ricoverati nei centri di degenza, che non versino  in  situazioni  di
handicap e per i quali sia accertata l'impossibilita' della frequenza
della scuola dell'obbligo per  un  periodo  non  inferiore  a  trenta
giorni  di  lezione.  La  frequenza   di   tali   classi,   attestata
dall'autorita' scolastica  mediante  una  relazione  sulle  attivita'
svolte dai docenti in  servizio  presso  il  centro  di  degenza,  e'
equiparata ad ogni effetto alla frequenza delle classi alle  quali  i
minori sono iscritti. 
  9. Negli ospedali, nelle cliniche e nelle divisioni pediatriche gli
obiettivi di cui al presente articolo possono essere perseguiti anche
mediante  l'utilizzazione  di  personale  in  possesso  di  specifica
formazione psico-pedagogica che abbia una esperienza acquisita presso
i nosocomi o segua un periodo di tirocinio di un anno sotto la  guida
di personale esperto. 
                              Art. 315. 
                       Integrazione scolastica 
  1.  L'integrazione  scolastica  della  persona  handicappata  nelle
sezioni e nelle classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado  si
realizza,  fermo  restando  quanto  previsto  dagli  articoli  322  e
seguenti anche attraverso: 
     a) la  programmazione  coordinata  dei  servizi  scolastici  con
quelli sanitari, socio-assistenziali, culturali, ricreativi, sportivi
e con altre attivita' sul  territorio  gestite  da  enti  pubblici  o
privati. A tale scopo gli enti locali, gli  organi  scolastici  e  le
unita' sanitarie locali,  nell'ambito  delle  rispettive  competenze,
stipulano gli accordi di programma di cui all'articolo 27 della legge
8 giugno 1990, n. 142. (4) 
  Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, d'intesa con  i
Ministri per gli affari sociali e della  sanita',  sono  fissati  gli
indirizzi per la stipula degli accordi di programma. Tali accordi  di
programma  sono  finalizzati  alla  predisposizione,   attuazione   e
verifica  congiunta  di  progetti  educativi,  riabilitativi   e   di
socializzazione individualizzati, nonche' a forme di integrazione tra
attivita' scolastiche e attivita' integrative extrascolastiche. Negli
accordi  sono  altresi'  previsti  i  requisiti  che  devono   essere
posseduti dagli enti pubblici e privati ai fini della  partecipazione
alle attivita' di collaborazione coordinate; 
    b) la dotazione alle scuole di attrezzature tecniche e di sussidi
didattici nonche' di ogni  altra  forma  di  ausilio  tecnico,  ferma
restando la dotazione individuale  di  ausili  e  presidi  funzionali
all'effettivo esercizio  del  diritto  allo  studio,  anche  mediante
convenzioni con centri specializzati, aventi funzione  di  consulenza
pedagogica,  di  produzione  e  adattamento  di  specifico  materiale
didattico; 
    c) la sperimentazione di cui agli  articoli  276  e  seguenti  da
realizzare nelle classi frequentate da alunni con handicap. 
  2. Nelle scuole di ogni ordine e grado, fermo  restando,  ai  sensi
del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e
successive modificazioni, l'obbligo per gli enti  locali  di  fornire
l'assistenza per  l'autonomia  e  la  comunicazione  personale  degli
alunni con handicap fisici o sensoriali, sono garantite attivita'  di
sostegno mediante l'assegnazione di docenti specializzati. 
  3. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 27 DICEMBRE 1997, N. 449)). 
  4. Nella scuola media e  nella  scuola  secondaria  superiore  sono
garantite attivita' didattiche di  sostegno,  con  priorita'  per  le
iniziative sperimentali di cui al comma 1, lettera c), realizzate con
docenti  di   sostegno   specializzati,   nelle   aree   disciplinari
individuate  sulla  base  del  profilo  dinamico-funzionale   e   del
conseguente piano educativo individualizzato. 
  5. I docenti di sostegno assumono la contitolarita' delle sezioni e
delle  classi  in  cui  operano,  partecipano   alla   programmazione
educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle  attivita'
di competenza dei consigli di intersezione, di interclasse, di classe
e dei collegi dei docenti. 
 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (4) 
  Si riporta in nota  il  testo  dell'avviso  di  rettifica  in  G.U.
21/11/1994, n. 272 :" Alla pag.  97,  all'art.315,  al  comma  1,  la
lettera  a)  si  compone  di  due  periodi,  che  devono   intendersi
conseguenti l'uno all'altro". 
                              Art. 316. 
        Modalita' di attuazione dell'integrazione scolastica 
 
  1. Il Ministero della pubblica istruzione provvede alla  formazione
e all'aggiornamento  del  personale  docente  per  l'acquisizione  di
conoscenze in  materia  di  integrazione  scolastica  degli  studenti
handicappati ai sensi dell'articolo 26  del  decreto  del  Presidente
della Repubblica 23 agosto 1988 n. 399, nel rispetto delle  modalita'
di coordinamento con il Ministero dell'universita'  e  della  ricerca
scientifica e tecnologica di cui all'articolo 4 della legge 9  maggio
1989,  n.  168.  Il  Ministero  della  pubblica  istruzione  provvede
altresi': 
    a)  all'attivazione  di  forme  sistematiche   di   orientamento,
particolarmente qualificate per la persona handicappata,  con  inizio
almeno dalla prima classe della scuola media; 
    b)  all'organizzazione  dell'attivita'  educativa   e   didattica
secondo il  criterio  della  flessibilita'  nell'articolazione  delle
sezioni  e  delle   classi,   anche   aperte,   in   relazione   alla
programmazione scolastica individualizzata; 
    c) a garantire la continuita' educativa fra i  diversi  gradi  di
scuola, prevedendo forme obbligatorie di consultazione tra docenti di
scuole di grado diverso in modo da  promuovere  il  massimo  sviluppo
dell'esperienza scolastica della persona handicappata  in  tutti  gli
ordini e gradi di scuola consentendo il  completamento  della  scuola
dell'obbligo anche sino al compimento del diciottesimo anno di  eta';
nell'interesse  dell'alunno,  con  deliberazione  del  collegio   dei
docenti, sentiti gli specialisti di cui all'articolo 314, su proposta
del consiglio di classe, puo' essere consentita una  terza  ripetenza
in singole classi. 
  2. Fino alla prima applicazione  dell'articolo  9  della  legge  19
novembre 1990 n. 341, relativamente alle scuole di  specializzazione,
si applicano le disposizioni contenute nell'articolo 325. 
  3. L'utilizzazione in  posti  di  sostegno  di  docenti  privi  dei
prescritti  titoli  di  specializzazione  e'  consentita   unicamente
qualora manchino docenti di ruolo o non di ruolo specializzati. Resta
salvo il disposto dell'articolo 455, comma 12. 
  4. Gli accordi di  programma  di  cui  all'articolo  315  comma  1,
lettera  a),  possono  prevedere   lo   svolgimento   di   corsi   di
aggiornamento comuni per il  personale  delle  scuole,  delle  unita'
sanitarie locali e degli enti locali, impegnati in piani educativi  e
di recupero individualizzati. Resta salvo il  disposto  dell'articolo
479, comma 10. 
                              Art. 317. 
           Gruppi di lavoro per l'integrazione scolastica 
 
  1. Presso ogni  ufficio  scolastico  provinciale  e'  istituito  un
gruppo di lavoro composto  da:  un  ispettore  tecnico  nominato  dal
provveditore agli studi, un esperto della scuola utilizzato ai  sensi
dell'articolo 455, due  esperti  designati  dagli  enti  locali,  due
esperti delle unita' sanitarie locali, tre  esperti  designati  dalle
associazioni delle persone handicappate maggiormente  rappresentative
a livello provinciale nominati dal provveditore agli studi sulla base
dei criteri indicati dal Ministro  della  pubblica  istruzione  entro
novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge 5 febbraio
1992 n. 104. Il gruppo di lavoro dura in carica tre anni. 
  2. Presso ogni circolo  didattico,  scuola  media  ed  istituto  di
istruzione secondaria superiore sono costituiti gruppi di studio e di
lavoro composti  da  docenti,  operatori  dei  servizi,  familiari  e
studenti con il compito di collaborare alle iniziative educative e di
integrazione predisposte dal piano educativo. 
  3. I gruppi di lavoro di cui al comma 1 hanno compiti di consulenza
e proposta al provveditore agli studi,  di  consulenza  alle  singole
scuole, di collaborazione con gli enti locali e le  unita'  sanitarie
locali per la conclusione e la verifica dell'esecuzione degli accordi
di programma di cui all'articolo 315 e agli articoli 39  e  40  della
legge 5 febbraio 1992 n. 104, per  l'impostazione  e  attuazione  dei
piani  educativi  individualizzati,  nonche'  per   qualsiasi   altra
attivita' inerente all'integrazione degli alunni  in  difficolta'  di
apprendimento. 
  4. I gruppi di lavoro predispongono annualmente  una  relazione  da
inviare al Ministro della pubblica istruzione ed al presidente  della
giunta regionale. Il presidente della giunta regionale puo' avvalersi
della relazione ai fini della  verifica  dello  stato  di  attuazione
degli accordi di programma di cui alle  disposizioni  richiamate  nel
comma 3. 
                              Art. 318. 
             Valutazione del rendimento e prove d'esame 
 
  1. Nella valutazione degli alunni handicappati da parte dei docenti
e' indicato, sulla base del  piano  educativo  individualizzato,  per
quali discipline siano stati adottati particolari criteri  didattici,
quali attivita' integrative e di sostegno siano state  svolte,  anche
in  sostituzione  parziale  dei  contenuti  programmatici  di  alcune
discipline. 
  2. Nella scuola dell'obbligo sono  predisposte,  sulla  base  degli
elementi conoscitivi di cui al comma 1, prove d'esame  corrispondenti
agli  insegnamenti  impartiti  e  idonee  a  valutare  il   progresso
dell'allievo in rapporto alle  sue  potenzialita'  e  ai  livelli  di
apprendimento iniziali. 
  3. Nell'ambito della scuola secondaria superiore,  per  gli  alunni
handicappati sono consentite prove equipollenti e tempi  piu'  lunghi
per l'effettuazione delle prove scritte o grafiche e la  presenza  di
assistenti per l'autonomia e la comunicazione. 
  4. Gli alunni handicappati sostengono  le  prove  finalizzate  alla
valutazione del rendimento scolastico, comprese quelle di esame,  con
l'uso degli ausili loro necessari. 

Paragrafo II: Interventi specifici e forme di integrazione e sostegno

                              Art. 319. 
                          Posti di sostegno 
  1. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 27 DICEMBRE 1997, N. 449)). 
  2. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 27 DICEMBRE 1997, N. 449)). 
  3. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 27 DICEMBRE 1997, N. 449)). 
  4. Per l'assegnazione o l'utilizzazione nei  posti  di  sostegno  i
docenti devono essere forniti di apposito titolo di  specializzazione
rilasciato ai sensi dell'articolo 325. 
  5. L'utilizzazione nei posti di  sostegno  dei  docenti  privi  dei
prescritti  titoli  e'  consentita,  a   norma   dell'articolo   315,
unicamente  qualora  manchino  docenti  di  ruolo  o  non  di   ruolo
specializzati; trovano applicazione,  al  riguardo,  le  disposizioni
contenute nell'articolo 455, comma 12. 
                              Art. 320. 
Interventi a favore di alunni  portatori  di  handicap  nella  scuola
                             elementare 
 
  1. Per  quanto  concerne  gli  interventi  a  favore  degli  alunni
portatori di handicap nella scuola elementare trovano applicazione le
disposizioni contenute nell'articolo 127. 
  2. Sulla base del programma predisposto  dal  consiglio  scolastico
distrettuale   possono   essere   assicurate   ulteriori   forme   di
integrazione  specialistica  e  di   sostegno,   nonche'   interventi
socio-psico-pedagogici, secondo le rispettive competenze, dallo Stato
e dagli enti locali, nei limiti delle  rispettive  disponibilita'  di
bilancio. 
                              Art. 321. 
             Programmazione educativa nella scuola media 
 
  1. Nell'ambito  delle  attivita'  rientranti  nella  programmazione
educativa di cui all'articolo 167 sono previste forme di integrazione
e di  sostegno  a  favore  degli  alunni  portatori  di  handicap  da
realizzare mediante l'utilizzazione dei docenti di sostegno. 
  2. Nelle classi che accolgono alunni portatori di  handicap  devono
essere  assicurati  la  necessaria  integrazione  specialistica,   il
servizio  socio-psico-pedagogico  e  forme  particolari  di  sostegno
secondo le rispettive competenze, dallo Stato  e  dagli  enti  locali
preposti, nei limiti delle rispettive disponibilita'  di  bilancio  e
sulla  base  del  programma  predisposto  dal  consiglio   scolastico
distrettuale. 

Paragrafo III: Scuole speciali per non vedenti e per sordomuti ed
altre scuole con particolari finalita’

                              Art. 322. 
            Obbligo scolastico per gli alunni non vedenti 
 
  1. L'obbligo scolastico si adempie per gli alunni non vedenti nelle
classi ordinarie delle scuole elementari e medie oppure nelle  scuole
speciali di cui ai commi successivi. 
  2.  Scuole  elementari  statali  speciali  funzionano  presso   gli
istituti per non vedenti di cui alla tabella allegata alla  legge  26
ottobre 1952 n. 1463 ed altre scuole di tale tipologia possono essere
istituite - con le modalita' di cui all'articolo 55  -  presso  altri
istituti  per  non   vedenti   che   siano   riconosciuti   ai   fini
dell'assolvimento dell'obbligo scolastico con  decreto  del  Ministro
della pubblica istruzione. 
  3. Nelle province in cui le suddette scuole statali funzionano,  il
personale docente e'  iscritto  in  ruoli  speciali  provinciali.  Il
personale direttivo appartiene ad apposito ruolo speciale nazionale. 
  4. Gli istituti di cui al precedente comma 2 continuano a fornire i
locali occorrenti e  a  provvedere,  oltreche'  ad  ogni  arredamento
scolastico,  ai  vari  servizi,  alle  spese  di  manutenzione  e  al
funzionamento dei relativi internati, a  tal  fine  obbligandosi  con
apposita convenzione da stipularsi  con  il  competente  provveditore
agli studi.  Le  convenzioni  sopra  indicate  sono  sottoposte  alla
approvazione del Ministero della pubblica istruzione. 
  5. Gli alunni, nelle scuole elementari per non vedenti, non possono
superare il numero di 15 per ciascuna classe. 
  6. Nelle scuole elementari per non vedenti possono istituirsi corsi
preparatori per coloro che, pur avendo  conoscenze  scolastiche  gia'
acquisite  da  vedenti,  abbiano  bisogno  di  apprendere  i   metodi
tiflologici ai fini della prosecuzione degli studi. 
  7. Oltre alle scuole medie  derivanti  dalla  trasformazione  delle
scuole secondarie di avviamento  professionale  per  ciechi,  possono
essere istituite, con le modalita' di  cui  all'articolo  56,  scuole
medie speciali per non vedenti. 
  8. I programmi e gli orari delle  scuole  medie  speciali  per  non
vedenti sono determinati con  decreto  del  Ministro  della  pubblica
istruzione  anche  in  relazione  alle  esigenze  degli  insegnamenti
speciali in atto presso le scuole gia' esistenti. 
                              Art. 323. 
             Obbligo scolastico per gli alunni sordomuti 
 
  1. L'obbligo scolastico si adempie per gli alunni  sordomuti  nelle
classi ordinarie delle scuole elementari e medie oppure nelle  scuole
speciali di cui ai commi successivi. 
  2. Scuole elementari statali e scuole medie statali per  sordomuti,
oltre a quelle statizzate gia' gestite dall'Ente nazionale protezione
e assistenza sordomuti (E.N.S.),  possono  essere  istituite  con  le
modalita' di cui agli articoli 55 e 56. 
  3. Nelle scuole che accolgono alunni sordomuti sono  assicurati  la
necessaria integrazione specialistica e i servizi di sostegno secondo
le rispettive competenze dallo Stato e dagli enti locali preposti, in
attuazione di un programma che deve essere predisposto dal  consiglio
scolastico distrettuale. 
  4. I consigli scolastici provinciali,  in  accordo,  con  gli  enti
locali, sentite le associazioni dei minorati dell'udito, e sulla base
dei  programmi  di  cui  al  comma  3,   predispongono,   a   livello
provinciale, i programmi e le forme  di  integrazione  e  sostegno  a
favore degli alunni sordomuti. 
  5. Allo stesso fine gli enti  locali  favoriscono  il  processo  di
integrazione  sociale  dei   ragazzi   sordomuti   anche   attraverso
l'istituzione di servizi sociali aperti al di fuori delle  scuole  di
cui al comma 2. 
  6. Fino all'entrata in vigore della legge  sulla  nuova  disciplina
dei convitti dipendenti dal Ministero della  pubblica  istruzione,  i
convitti annessi alle istituzioni scolastiche statizzate, di  cui  al
comma  2,  sono  posti,  in  via  transitoria,  alle  dipendenze  del
Ministero medesimo. 
  7. Dei consigli delle istituzioni statizzate di cui ai commi 2 e  6
fanno parte un rappresentante  dei  non  udenti,  nominato  dall'Ente
nazionale  protezione  e   assistenza   sordomuti   (E.N.S.)   e   un
rappresentante del comune in cui ha sede l'istituzione. 
  8.  Gli  immobili  di  proprieta'  dell'E.N.S.   adibiti   a   sedi
scolastiche e convittuali,  nonche'  gli  arredi  e  le  attrezzature
didattiche  e  scientifiche  assegnati  in   proprieta'   ai   comuni
conservano la destinazione originaria e comunque, anche nel  caso  di
loro  trasformazione  patrimoniale,  devono   essere   destinati   ad
istituzioni scolastiche o a servizi sociali. 
                              Art. 324. 
                  Scuole con particolari finalita' 
 
  1.  Sono  scuole  con  particolari  finalita',   ai   sensi   delle
disposizioni del presente testo unico, oltre alle scuole  funzionanti
presso gli istituti statali per non vedenti e  gli  istituti  statali
per sordomuti anche le scuole funzionanti  presso  altre  istituzioni
statali o convenzionate con il Ministero  della  pubblica  istruzione
per speciali compiti di istruzione ed educazione di minori  portatori
di handicap e di minori in stato di difficolta', nonche' le scuole  e
gli  istituti  statali  che  si  avvalgono,  agli  stessi  fini,   di
interventi specializzati a carattere continuativo. 

Paragrafo IV: Titoli di specializzazione per l’insegnamento agli
alunni portatori di handicap, non vedenti e sordomuti.

                              Art. 325. 
Istituzioni abilitate in  via  transitoria  a  rilasciare  titoli  di
   specializzazione per l'insegnamento agli alunni handicappati,  non
   vedenti e sordomuti. 
 
  1. Il personale direttivo e docente preposto alle  scuole  per  non
vedenti e per sordomuti, alle scuole  con  particolari  finalita'  ed
alle sezioni e  classi  delle  scuole  comuni  che  accolgono  alunni
portatori di handicap deve essere  fornito  -  fino  all'applicazione
dell'articolo 9 della legge 19 novembre 1990 n.  341  -  di  apposito
titolo di specializzazione da  conseguire  al  termine  di  un  corso
teorico-pratico  di  durata  biennale  presso   scuole   o   istituti
riconosciuti dal Ministero della pubblica istruzione. I programmi del
predetto corso sono approvati con decreto del Ministro della pubblica
istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione. 
  2. Al predetto corso sono ammessi coloro che siano in possesso  dei
requisiti prescritti per  l'accesso  ai  posti  di  ruolo  a  cui  si
riferisce la specializzazione. 
  3. Sono validi altresi' quali titoli di specializzazione  i  titoli
conseguiti in base a norme vigenti prima della  data  di  entrata  in
vigore del decreto del Presidente della Repubblica 31 ottobre 1975 n. 
970, anche se il loro conseguimento abbia avuto luogo dopo tale data,
purche' a seguito di corsi indetti prima della data medesima. 

Sezione II: Alunni in particolari situazioni di disagio

                              Art. 326. 
Interventi a favore di  alunni  a  rischio  e  di  prevenzione  delle
                          tossicodipendenze 
  1. A favore dei minori indicati  nell'articolo  1  della  legge  19
luglio  1991  n.  216  sono  attuati,  nell'ambito  delle   strutture
scolastiche e con le modalita' ivi previste,  interventi  finalizzati
ad eliminare le condizioni di disagio. Ai sensi degli  articoli  104,
105 e 106 del testo unico approvato con decreto del Presidente  della
Repubblica 9 ottobre 1990 n. 309, concernenti interventi  in  materia
di educazione  alla  salute,  di  informazione  sui  danni  derivanti
dall'alcolismo, dal tabagismo, dall'uso delle sostanze stupefacenti o
psicotrope, nonche' dalle  patologie  correlate,  si  applicano,  nel
settore scolastico, le disposizioni di cui ai commi seguenti. 
  2. Il Ministero della pubblica istruzione promuove  e  coordina  le
attivita' di educazione alla  salute  e  di  informazione  sui  danni
derivanti dall'alcoolismo, dal  tabagismo,  dall'uso  delle  sostanze
stupefacenti o psicotrope, nonche' dalle patologie correlate. 
  3. Le attivita' di cui al comma 2 si inquadrano  nello  svolgimento
ordinario   dell'attivita'   educativa   e   didattica,    attraverso
l'approfondimento   di   specifiche   tematiche   nell'ambito   delle
discipline curricolari. 
  4. Il Ministro della pubblica istruzione approva programmi  annuali
differenziati per tipologie di iniziative e relative  metodologie  di
applicazione, per la promozione di  attivita'  da  realizzarsi  nelle
scuole, sulla base delle proposte formulate da un  apposito  comitato
tecnico-scientifico  da  lui  costituito  con  decreto,  composto  da
venticinque  membri,  di  cui  diciotto  esperti  nel   campo   della
prevenzione, compreso almeno un esperto  di  mezzi  di  comunicazione
sociale, rappresentanti delle amministrazioni statali che si occupano
di prevenzione, repressione e recupero nelle materie di cui al  comma
2 e sette esponenti di associazioni giovanili e dei genitori. 
  5. Il comitato,  che  funziona  sia  unitariamente  sia  attraverso
gruppi  di  lavoro   individuati   nel   decreto   istitutivo,   deve
approfondire, nella formulazione dei programmi, le tematiche: 
    a) della pedagogia preventiva; 
    b)  dell'impiego  degli  strumenti  didattici,  con   particolare
riferimento ai libri di testo, ai sussidi audiovisivi,  ai  mezzi  di
comunicazione di massa; 
    c)  dell'incentivazione  di  attivita'  culturali,  ricreative  e
sportive, da svolgersi eventualmente anche all'esterno della scuola; 
    d) del coordinamento con le  iniziative  promosse  o  attuate  da
altre  amministrazioni  pubbliche  con  particolare   riguardo   alla
prevenzione primaria. 
  6. Alle riunioni del comitato, quando vengono trattati argomenti di
loro interesse, possono essere invitati rappresentanti delle regioni,
delle province autonome e dei comuni. 
  7. In sede di formazione di piani di aggiornamento e formazione del
personale della scuola e' data priorita' alle iniziative  in  materia
di educazione alla salute e di prevenzione delle tossicodipendenze. 
  8. Il provveditore agli  studi  promuove  e  coordina,  nell'ambito
provinciale, la realizzazione delle iniziative previste nei programmi
annuali e di quelle che possono essere deliberate  dalle  istituzioni
scolastiche nell'esercizio della loro autonomia. 
  9. Nell'esercizio di tali compiti il provveditore si avvale  di  un
comitato tecnico provinciale o, in relazione alle esigenze  emergenti
nell'ambito   distrettuale   o   interdistrettuale,    di    comitati
distrettuali o interdistrettuali, costituiti con suo decreto,  i  cui
membri sono scelti tra esperti nei campi dell'educazione alla  salute
e della prevenzione e recupero dalle  tossicodipendenze  nonche'  tra
rappresentanti di associazioni  di  familiari.  Detti  comitati  sono
composti da sette membri. 
  10.  Alle  riunioni  dei  comitati  possono   essere   invitati   a
partecipare rappresentanti delle  autorita'  di  pubblica  sicurezza,
degli enti locali  territoriali  e  delle  unita'  sanitarie  locali,
nonche' esponenti di associazioni giovanili. 
  11.  All'attuazione  delle   iniziative   concorrono   gli   organi
collegiali  della  scuola,  nel  rispetto  dell'autonomia   ad   essi
riconosciuta.  Le   istituzioni   scolastiche   interessate   possono
avvalersi anche dell' assistenza del servizio ispettivo tecnico. 
  12. Il provveditore agli studi d'intesa con il consiglio scolastico
provinciale, e sentito il  comitato  tecnico  provinciale,  organizza
corsi di studio per i docenti delle scuole di  ogni  ordine  e  grado
sulla educazione sanitaria e sui danni derivanti ai giovani  dall'uso
di sostanze stupefacenti o psicotrope, nonche' sul fenomeno criminoso
nel suo insieme, con il supporto di mezzi audiovisivi ed opuscoli.  A
tal fine puo' stipulare, con i fondi  a  sua  disposizione,  apposite
convenzioni con enti locali,  universita',  istituti  di  ricerca  ed
enti, cooperative di solidarieta'  sociale  e  associazioni  iscritti
all'albo regionale o provinciale da istituirsi a norma  dall'articolo
116 del testo  unico  approvato  con  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. (( Ai fini delle  assegnazioni  di
cui all'articolo 105, comma 7, del medesimo testo unico approvato con
decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, ai  predetti
corsi di studio sono equiparate le  altre  iniziative  di  formazione
sulla  stessa  materia  promosse  dall'amministrazione  scolastica  a
livello  nazionale  e   periferico   o   da   enti   e   associazioni
professionali, previa autorizzazione dell'amministrazione medesima)). 
  13. I corsi statali sperimentali di  scuola  media  per  lavoratori
possono essere istituiti anche presso gli  enti,  le  cooperative  di
solidarieta' sociale e le  associazioni  iscritti  nell'albo  di  cui
all'articolo 116 del testo unico approvato con decreto del Presidente
della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, entro i  limiti  numerici  e
con le modalita' di svolgimento di cui alle vigenti  disposizioni.  I
corsi saranno finalizzati anche all'inserimento  o  al  reinserimento
nell'attivita' lavorativa. 
  14.  Le  utilizzazioni  del  personale  docente  di  ruolo  di  cui
all'articolo 456, possono essere  disposte,  nel  limite  massimo  di
cento unita', ai fini del recupero scolastico e dell'acquisizione  di
esperienze  educative,  anche  presso  gli  enti  e  le  associazioni
iscritti nell'albo di cui all'articolo 116 del testo unico  approvato
con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, a
condizione che tale personale abbia  documentatamente  frequentato  i
corsi di cui al comma 12. 
  15. Il Ministero della pubblica istruzione assegna  annualmente  ai
provveditorati agli studi, in proporzione alla popolazione scolastica
di ciascuno, fondi per le attivita' di educazione alla  salute  e  di
prevenzione delle  tossicodipendenze  da  ripartire  tra  le  singole
scuole sulla base dei criteri elaborati dai comitati provinciali, con
particolare riguardo alle iniziative di cui al comma 17. 
  16.  L'onere  derivante  dal  funzionamento  del  comitato  tecnico
-scientifico di cui al comma 4 e dei comitati di cui al  comma  9  e'
valutato in complessive lire 4 miliardi in ragione d'anno a decorrere
dall'anno 1990. Il Ministro della  pubblica  istruzione  con  proprio
decreto disciplina l'istituzione  e  il  funzionamento  del  comitato
tecnico-scientifico  e  dei  comitati  provinciali,  distrettuali   e
interdistrettuali e l'attribuzione dei  compensi  ai  componenti  dei
comitati stessi. 
  17. I provveditori agli studi, di intesa con i consigli di istituto
e  con  i  servizi  pubblici  per  l'assistenza  socio-sanitaria   ai
tossicodipendenti, istituiscono centri di informazione  e  consulenza
rivolti agli studenti all'interno delle scuole secondarie superiori. 
  18. I centri possono realizzare progetti di attivita' informativa e
di consulenza concordati dagli organi collegiali della scuola  con  i
servizi pubblici e con gli enti ausiliari presenti sul territorio. Le
informazioni e le  consulenze  sono  erogate  nell'assoluto  rispetto
dell'anomimato di chi si rivolge al servizio. 
  19. Gruppi di almeno venti studenti anche  di  classi  e  di  corsi
diversi, allo scopo  di  far  fronte  alle  esigenze  di  formazione,
approfondimento   ed   orientamento    sulle    tematiche    relative
all'educazione   alla    salute    ed    alla    prevenzione    delle
tossicodipendenze,  possono   proporre   iniziative   da   realizzare
nell'ambito  dell'istituto  con  la  collaborazione   del   personale
docente,  che  abbia  dichiarato  la  propria   disponibilita'.   Nel
formulare le proposte i gruppi possono esprimere loro  preferenze  in
ordine ai docenti chiamati a collaborare alle iniziative. 
  20. Le iniziative di cui al comma 19 rientrano tra quelle  previste
dall'articolo 10 comma 2, lettera e), del  presente  testo  unico,  e
sono deliberate dal consiglio d'istituto, sentito,  per  gli  aspetti
didattici, il collegio dei docenti. 
  21. La  partecipazione  degli  studenti  alle  iniziative,  che  si
svolgono in orario aggiuntivo a quello delle materie curricolari,  e'
volontaria. 
  22. Ai fini dell'accesso  ai  finanziamenti  da  valere  sul  fondo
nazionale di intervento per la lotta alla droga, istituito presso  la
Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per  gli  affari
sociali,   il   Ministero   della   pubblica    istruzione    propone
all'approvazione del Ministro per gli affari sociali progetti  mirati
alla  prevenzione  e  al  recupero  dalle  tossicodipendenze,  previa
predisposizione di studi  di  fattibilita',  indicanti  i  tempi,  le
modalita' e gli obiettivi che si intendono conseguire. 

Capo V
NORME SUL DIRITTO ALLO STUDIO

                              Art. 327. 
                             Interventi 
 
  1. Le funzioni amministrative  trasferite  alle  regioni  ai  sensi
degli  articoli  42,  43  e  45  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 24 luglio 1977 n. 616 in materia di  diritto  allo  studio
concernono tutte le strutture, i servizi e le attivita'  destinate  a
facilitare, mediante erogazioni e provvidenze in  denaro  o  mediante
servizi  individuali  o  collettivi,  a  favore   degli   alunni   di
istituzioni scolastiche pubbliche o  private,  anche  se  adulti,  l'
assolvimento dell'obbligo scolastico nonche', per gli studenti capaci
e meritevoli ancorche' privi di mezzi, la prosecuzione  degli  studi.
Le funzioni  suddette  concernono  fra  l'altro:  gli  interventi  di
assistenza medico-psichica; l'assistenza  ai  minorati  pisco-fisici;
l'erogazione gratuita dei libri di testo  agli  alunni  delle  scuole
elementari. 
  2. Le funzioni amministrative indicate nel comma 1 sono  attribuite
ai comuni che le svolgono secondo le modalita' previste  dalla  legge
regionale. La regione promuove le opportune forme  di  collaborazione
tra i comuni interessati. 
  3. Restano ferme le competenze degli organi  scolastici  in  merito
alla scelta dei libri di testo e le competenze degli  organi  statali
concernenti le caratteristiche tecniche e pedagogiche dei medesimi. 
  4. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e
di Bolzano esercitano nelle  materie  di  cui  al  presente  capo  le
competenze ad esse spettanti ai sensi dei rispettivi statuti e  delle
relative norme di attuazione. 

Capo VI
DISCIPLINA DEGLI ALUNNI

                              Art. 328. 
                        Sanzioni disciplinari 
 
  1. Le norme disciplinari relative agli alunni delle scuole medie  e
delle scuole e  istituti  di  istruzione  secondaria  superiore,  ivi
compresi gli alunni dei licei artistici e degli istituti d'arte, sono
stabilite con regolamento, salvo quanto disposto dai commi seguenti. 
  2. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  3. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  4. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  5. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  6. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )). 
  7.  Le  norme  disciplinari  relative  agli  alunni  delle   scuole
elementari sono stabilite con regolamento. 
  8. Le disposizioni degli articoli precedenti si applicano,  secondo
il relativo ordine di scuola, agli alunni  delle  scuole  annesse  ai
convitti nazionali e agli educandati femminili dello Stato. 
  9.  Le  norme  disciplinari  relative  agli  alunni  dei   convitti
nazionali e  degli  educandati  femminili  dello  Stato,  concernenti
infrazioni  da  essi   compiute   in   qualita'   di   convittori   o
semiconvittori, sono stabilite con regolamento. 

Capo VII
NORME PARTICOLARI IN MATERIA DI PROGRAMMI

                              Art. 329. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 
                              Art. 330. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 8 MARZO 1999, N. 275 )) 

((Capo VIII))

                            Art. 330-bis 
      (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 30 GIUGNO 2003, N. 196 )) 

TITOLO VIII
ISTRUZIONE NON STATALE
Capo I
SCUOLA MATERNA

                              Art. 331 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
          MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) 
                              Art. 332 
 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
          MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) 
                              Art. 333 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
          MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) 
                              Art. 334 
           Titolo di studio prescritto per l'insegnamento 
 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
       MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) ((43)) 
    
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AGGIORNAMENTO (43) 
  Il D.L. 5 dicembre 2005, n. 250 convertito con modificazioni  dalla
L. 3 febbraio 2006, n. 27 ha disposto (con l'art. 1-bis, comma  7)che
"l'articolo 334 del citato testo unico si applica limitatamente  agli
effetti di cui all'articolo 1, comma 4-bis,  secondo  periodo,  della
legge 10 marzo 2000, n. 62". 
                              Art. 335 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
          MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) 
                              Art. 336 
        Cittadini ed enti di Stati membri dell'Unione Europea 
 
  1. E' fatta salva l'applicazione della normativa comunitaria  sulla
equiparazione ai cittadini ed enti italiani, per  quanto  attiene  l'
apertura e la gestione delle scuole private  e  l'esercizio  in  esse
dell'insegnamento, dei cittadini ed enti  degli  stati  membri  dell'
Unione Europea. ((40)) 
    
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AGGIORNAMENTO (40) 
  Il D.L. 5 dicembre 2005, n. 250, convertito con modificazioni dalla
L. 3 febbraio 2006, n. 27 ha disposto (con l'art. 1-bis,comma 7)  che
sono fatte salve le disposizioni degli articoli 336, 339,  340,  341,
342, 345, 352, comma 6, degli articoli 353, 358,  comma  5,  e  degli
articoli 362 e 363, che si  applicano  con  riferimento  alle  scuole
paritarie, nonche' per le disposizioni dell'articolo 366, riguardanti
le scuole e le istituzioni culturali straniere in Italia. 
                              Art. 337 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
          MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) 
                              Art. 338 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
          MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) 
                              Art. 339. 
               Sussidi alle scuole materne non statali 
  1. Alle scuole materne  non  statali  che  accolgono  gratuitamente
alunni di disagiate condizioni economiche o che somministrano ad essi
la  refezione  scolastica  gratuita,  il  Ministero  della   pubblica
istruzione, tenendo conto del numero degli  alunni  accolti  e  delle
condizioni  economiche  e  sociali  della  zona,  puo'  corrispondere
assegni,  premi,  sussidi  e  contributi  entro   il   limite   dello
stanziamento iscritto a  tal  fine  nello  stato  di  previsione  del
medesimo Ministero.(( 40 )) 
    
---------------

    
AGGIORNAMENTO (40) 
  Il D.L. 5 dicembre 2005, n. 250, convertito con modificazioni dalla
L. 3 febbraio 2006, n. 27 ha disposto (con l'art. 1-bis,comma 7)  che
sono fatte salve le disposizioni degli articoli 336, 339,  340,  341,
342, 345, 352, comma 6, degli articoli 353, 358,  comma  5,  e  degli
articoli 362 e 363, che si  applicano  con  riferimento  alle  scuole
paritarie, nonche' per le disposizioni dell'articolo 366, riguardanti
le scuole e le istituzioni culturali straniere in Italia. 
                              Art. 340 
             Ripartizione dello stanziamento di bilancio 
 
  1. Le domande presentate  dalle  scuole  materne  per  ottenere  l'
erogazione  degli  assegni,  premi,  sussidi  e  contributi   debbono
pervenire al Ministero della pubblica  istruzione,  entro  i  termini
stabiliti dal Ministro, per il tramite dei  provveditori  agli  studi
che su di esse esprimono il loro motivato avviso,  sentiti  i  pareri
del consiglio scolastico provinciale e del  comitato  provinciale  di
assistenza e beneficienza. 
  2. Il Ministro, in base alle domande pervenute,  compila  il  piano
annuale di ripartizione delle  somme  di  cui  al  comma  1,  tenendo
soprattutto  presenti  le   esigenze   delle   scuole   materne   del
Mezzogiorno, delle isole e delle localita' dichiarate  economicamente
depresse ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo
1978, n. 218. ((40)) 
    
---------------

    
AGGIORNAMENTO (40) 
  Il D.L. 5 dicembre 2005, n. 250, convertito con modificazioni dalla
L. 3 febbraio 2006, n. 27 ha disposto (con l'art. 1-bis,comma 7)  che
sono fatte salve le disposizioni degli articoli 336, 339,  340,  341,
342, 345, 352, comma 6, degli articoli 353, 358,  comma  5,  e  degli
articoli 362 e 363, che si  applicano  con  riferimento  alle  scuole
paritarie, nonche' per le disposizioni dell'articolo 366, riguardanti
le scuole e le istituzioni culturali straniere in Italia. 
                              Art. 341 
        Provvidenze disposte da altre amministrazioni o enti 
 
  1. Nella concessione degli assegni, premi, sussidi e contributi  si
tiene conto delle  provvidenze  eventualmente  disposte  allo  stesso
titolo da parte di altre amministrazioni o enti. ((40)) 
    
---------------

    
AGGIORNAMENTO (40) 
  Il D.L. 5 dicembre 2005, n. 250, convertito con modificazioni dalla
L. 3 febbraio 2006, n. 27 ha disposto (con l'art. 1-bis,comma 7)  che
sono fatte salve le disposizioni degli articoli 336, 339,  340,  341,
342, 345, 352, comma 6, degli articoli 353, 358,  comma  5,  e  degli
articoli 362 e 363, che si  applicano  con  riferimento  alle  scuole
paritarie, nonche' per le disposizioni dell'articolo 366, riguardanti
le scuole e le istituzioni culturali straniere in Italia. 
                              Art. 342 
    Predeterminazione dei criteri per la concessione dei sussidi 
 
  1.  Ai  fini  di  cui  all'articolo  339  si  applica  il  disposto
dell'articolo 12 della legge 7 agosto 1990, n. 241. ((40)) 
    
---------------

    
AGGIORNAMENTO (40) 
  Il D.L. 5 dicembre 2005, n. 250, convertito con modificazioni dalla
L. 3 febbraio 2006, n. 27 ha disposto (con l'art. 1-bis,comma 7)  che
sono fatte salve le disposizioni degli articoli 336, 339,  340,  341,
342, 345, 352, comma 6, degli articoli 353, 358,  comma  5,  e  degli
articoli 362 e 363, che si  applicano  con  riferimento  alle  scuole
paritarie, nonche' per le disposizioni dell'articolo 366, riguardanti
le scuole e le istituzioni culturali straniere in Italia. 

Capo II
ISTRUZIONE ELEMENTARE

                              Art. 343 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
         MODIFICAZIONI DALLA LEGGE 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) 
                              Art. 344 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
       MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) ((43)) 
    
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AGGIORNAMENTO (43) 
  Il D.L. 5 dicembre 2005, n. 250,convertito con modificazioni  dalla
L. 3 febbraio 2006, n. 27 ha disposto (con l'art. 1-bis,comma 6)  che
"nelle scuole che non hanno chiesto ovvero ottenuto il riconoscimento
della parita' di cui alla citata legge n. 62 del  2000,  i  corsi  di
studio gia' attivati, alla data di entrata in vigore della  legge  di
conversione del presente decreto,  sulla  base  di  provvedimenti  di
parificazione, riconoscimento  legale  e  pareggiamento  adottati  ai
sensi degli articoli 344, 355, 356 e 357 del citato  testo  unico  di
cui al decreto legislativo n. 297 del 1994, continuano  a  funzionare
fino al loro completamento. Le convenzioni in  corso  con  le  scuole
parificate non paritarie di cui all'articolo 344 del  medesimo  testo
unico si intendono risolte di diritto al termine dell'anno scolastico
in cui si completano i corsi funzionanti in  base  alle  convenzioni;
conseguentemente,  i  contributi  statali  previsti  dalle   predette
convenzioni sono progressivamente ridotti  in  ragione  delle  classi
funzionanti in ciascun anno scolastico e degli  alunni  frequentanti,
fino al completamento dei corsi. " 
                              Art. 345 
                             Convenzioni 
 
  1. Le condizioni e le modalita' per la stipula della convenzione ed
i requisiti prescritti per i gestori e per i docenti  sono  stabiliti
con regolamento governativo. 
  2. E' fatta salva l'applicazione della normativa comunitaria  sulla
equiparazione ai cittadini ed enti italiani, per quanto  concerne  l'
apertura e la gestione delle scuole parificate e l'esercizio in  esse
dell'insegnamento, dei cittadini ed enti  degli  Stati  membri  dell'
Unione Europea. ((43)) 
    
---------------

    
AGGIORNAMENTO (43) 
  Il D.L. 5 dicembre 2005, n. 250, convertito con modificazioni dalla
L. 3 febbraio 2006, n. 27 ha disposto (con l'art. 1-bis,comma 7)  che
sono fatte salve le disposizioni degli articoli 336, 339,  340,  341,
342, 345, 352, comma 6, degli articoli 353, 358,  comma  5,  e  degli
articoli 362 e 363, che si  applicano  con  riferimento  alle  scuole
paritarie, nonche' per le disposizioni dell'articolo 366, riguardanti
le scuole e le istituzioni culturali  straniere  in  Italia;  inoltre
l'articolo 353 si applica anche alle scuole non paritarie. 
                              Art. 346 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
          MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) 
                              Art. 347 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
          MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) 
                              Art. 348 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
          MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) 
                              Art. 349 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
          MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) 
                              Art. 350 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
          MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) 
                              Art. 351 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
          MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) 

Capo III
ISTRUZIONE SECONDARIA

                              Art. 352 
                           Scuole e corsi 
 
  1. (( COMMA ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE  2005,  N.  250,CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )). 
  2. (( COMMA ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE  2005,  N.  250,CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )). 
  3. (( COMMA ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE  2005,  N.  250,CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )). 
  4. (( COMMA ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE  2005,  N.  250,CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )). 
  5. (( COMMA ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE  2005,  N.  250,CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )). 
  6. Sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto ordinario
in ordine  alle  istituzioni  formative  che  operano  nelle  materie
spettanti alle regioni stesse ai sensi  delle  disposizioni  vigenti.
Sono fatte salve altresi' le competenze  attribuite  alle  regioni  a
statuto speciale ed alle province autonome dai rispettivi  statuti  e
relative norme di attuazione. ((43)) 
    
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AGGIORNAMENTO (43) 
  Il D.L. 5 dicembre 2005, n. 250, convertito con modificazioni dalla
L. 3 febbraio 2006, n. 27 ha disposto (con l'art. 1-bis,comma 7)  che
sono fatte salve le disposizioni degli articoli 336, 339,  340,  341,
342, 345, 352, comma 6, degli articoli 353, 358,  comma  5,  e  degli
articoli 362 e 363, che si  applicano  con  riferimento  alle  scuole
paritarie, nonche' per le disposizioni dell'articolo 366, riguardanti
le scuole e le istituzioni culturali  straniere  in  Italia;  inoltre
l'articolo 353 si applica anche alle scuole non paritarie. 
                              Art. 353 
                          Soggetto gestore 
 
  1. Le scuole non statali e i corsi di cui all'articolo 352  possono
essere aperti al pubblico e gestiti soltanto  da  cittadini  italiani
che abbiano compiuto il trentesimo anno di eta' e siano  in  possesso
dei necessari requisiti professionali  e  morali.  A  tal  fine  sono
equiparati ai cittadini dello Stato  gli  italiani  non  appartenenti
alla Repubblica. 
  2. La stessa facolta' di  cui  al  comma  1  e'  riconosciuta  alle
persone giuridiche italiane ma in tal caso i requisiti sopra indicati
per le persone fisiche devono  essere  posseduti  dal  rappresentante
legale dell'ente. 
  3. E' fatta salva l'applicazione della normativa comunitaria  sulla
equiparazione ai cittadini ed enti italiani, per quanto  concerne  l'
apertura e la gestione di istituzioni scolastiche, dei  cittadini  ed
enti degli Stati membri dell'Unione Europea. 
  4. Non sono considerati stranieri agli effetti di  quanto  previsto
dall'articolo 366 e sono quindi  sottoposti  all'esclusiva  vigilanza
del Ministero della pubblica  istruzione,  in  conformita'  a  quanto
previsto nel presente titolo, le scuole,  i  corsi  e  gli  organismi
culturali mantenuti da  enti  religiosi  stranieri  dipendenti  dalla
Santa Sede che abbiano ottenuto la personalita' giuridica in Italia. 
  5. Fatto salvo quanto previsto nei commi 3  e  4  l'apertura  e  il
funzionamento  di  scuole  e  corsi  gestiti  da  cittadini  ed  enti
stranieri sono disciplinati dall'articolo 366. ((43)) 
    
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AGGIORNAMENTO (43) 
  Il D.L. 5 dicembre 2005, n. 250, convertito con modificazioni dalla
L. 3 febbraio 2006, n. 27 ha disposto (con l'art. 1-bis,comma 7)  che
sono fatte salve le disposizioni degli articoli 336, 339,  340,  341,
342, 345, 352, comma 6, degli articoli 353, 358,  comma  5,  e  degli
articoli 362 e 363, che si  applicano  con  riferimento  alle  scuole
paritarie, nonche' per le disposizioni dell'articolo 366, riguardanti
le scuole e le istituzioni culturali  straniere  in  Italia;  inoltre
l'articolo 353 si applica anche alle scuole non paritarie. 
                              Art. 354 
 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250,CONVERTITO  CON
          MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) 
                              Art. 355 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
       MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) ((43)) 
    
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AGGIORNAMENTO (43) 
  Il D.L. 5 dicembre 2005, n. 250, convertito con modificazioni dalla
L. 3 febbraio 2006, n. 27 ha  disposto  (con  l'art.  1-bis,comma  6)
"nelle scuole che non hanno chiesto ovvero ottenuto il riconoscimento
della parita' di cui alla citata legge n. 62 del  2000,  i  corsi  di
studio gia' attivati, alla data di entrata in vigore della  legge  di
conversione del presente decreto,  sulla  base  di  provvedimenti  di
parificazione, riconoscimento  legale  e  pareggiamento  adottati  ai
sensi degli articoli 344, 355, 356 e 357 del citato  testo  unico  di
cui al decreto legislativo n. 297 del 1994, continuano  a  funzionare
fino al loro completamento." 
                              Art. 356 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
       MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) ((43)) 
    
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AGGIORNAMENTO (43) 
  Il D.L. 5 dicembre 2005, n. 250, convertito con modificazioni dalla
L. 3 febbraio 2006, n. 27 ha  disposto  (con  l'art.  1-bis,comma  6)
"nelle scuole che non hanno chiesto ovvero ottenuto il riconoscimento
della parita' di cui alla citata legge n. 62 del  2000,  i  corsi  di
studio gia' attivati, alla data di entrata in vigore della  legge  di
conversione del presente decreto,  sulla  base  di  provvedimenti  di
parificazione, riconoscimento  legale  e  pareggiamento  adottati  ai
sensi degli articoli 344, 355, 356 e 357 del citato  testo  unico  di
cui al decreto legislativo n. 297 del 1994, continuano  a  funzionare
fino al loro completamento." 
                              Art. 357 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
       MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) ((43)) 
    
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AGGIORNAMENTO (43) 
  Il D.L. 5 dicembre 2005, n. 250, convertito con modificazioni dalla
L. 3 febbraio 2006, n. 27 ha  disposto  (con  l'art.  1-bis,comma  6)
"nelle scuole che non hanno chiesto ovvero ottenuto il riconoscimento
della parita' di cui alla citata legge n. 62 del  2000,  i  corsi  di
studio gia' attivati, alla data di entrata in vigore della  legge  di
conversione del presente decreto,  sulla  base  di  provvedimenti  di
parificazione, riconoscimento  legale  e  pareggiamento  adottati  ai
sensi degli articoli 344, 355, 356 e 357 del citato  testo  unico  di
cui al decreto legislativo n. 297 del 1994, continuano  a  funzionare
fino al loro completamento." 
                              Art. 358. 
                 Oneri a carico del soggetto gestore 
  1. (( COMMA ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE  2005,  N.  250,CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )). 
  2.(( IL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON  MODIFICAZIONI
DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006,  N.  27  HA  CONFERMATO  L'ABROGAZIONE  DEL
PRESENTE COMMA)). 
  3. (( COMMA ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE  2005,  N.  250,CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )). 
  4. (( COMMA ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE  2005,  N.  250,CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )). 
  5. Resta fermo il rilascio gratuito degli attestati e diplomi  agli
alunni delle scuole medie, ai sensi dell'articolo 187. ((43)) 
    
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AGGIORNAMENTO (43) 
  Il D.L. 5 dicembre 2005, n. 250, convertito con modificazioni dalla
L. 3 febbraio 2006, n. 27 ha disposto (con l'art. 1-bis,comma 7)  che
sono fatte salve le disposizioni degli articoli 336, 339,  340,  341,
342, 345, 352, comma 6, degli articoli 353, 358,  comma  5,  e  degli
articoli 362 e 363, che si  applicano  con  riferimento  alle  scuole
paritarie, nonche' per le disposizioni dell'articolo 366, riguardanti
le scuole e le istituzioni culturali straniere in Italia. 
                              Art. 359 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
          MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) 
                              Art. 360 
        Personale direttivo e docente delle scuole pareggiate 
 
  1. (( COMMA ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE  2005,  N.  250,CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )). 
  2. (( COMMA ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE  2005,  N.  250,CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )). 
  3. (( COMMA ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE  2005,  N.  250,CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )). 
  4. (( COMMA ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE  2005,  N.  250,CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )). 
  5. (( COMMA ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE  2005,  N.  250,CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )). 
  6. Ai docenti di scuole  secondarie  pareggiate  che  passino,  per
effetto di statizzazione o di concorso, alle dipendenze dello  Stato,
sono applicabili, per quanto si riferisce al  periodo  di  prova,  le
norme vigenti per i docenti dei ruoli statali. Ad essi e  ai  presidi
e' riconosciuto utile, agli effetti della progressione  di  carriera,
il servizio di ruolo prestato nelle scuole pareggiate. ((43)) 
  7. (( COMMA ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE  2005,  N.  250,CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )). 
    
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AGGIORNAMENTO (43) 
  Il D.L. 5 dicembre 2005, n. 250,convertito con modificazioni  dalla
L. 3 febbraio 2006, n. 27 ha disposto (con l'art. 1-bis,comma 7)  che
a  decorrere  dalla  data  di  entrata  in  vigore  della  legge   di
conversione  del  presente  decreto   250/2005   sono   abrogate   le
disposizioni contenute nella parte II, titolo VIII, capi I, II e III,
del testo unico di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994,  fatto
salvo il comma 6 dell'articolo 360, le cui disposizioni continuano ad
applicarsi nei confronti del personale dirigente e  docente  gia'  di
ruolo nelle scuole pareggiate che sia assunto con  rapporto  a  tempo
indeterminato nelle scuole statali in applicazione delle disposizioni
vigenti. 
                              Art. 361 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
          MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) 
                               Art. 362 
           Scuole dipendenti dalle autorita' ecclesiastiche 
 
    



1. Qualora si debba procedere alla sospensione o revoca del 
  pareggiamento o riconoscimento  legale  di  una  scuola  dipendente
  dall'  autorita'  ecclesiastica,   il   Ministro   della   pubblica
  istruzione ne da' preventiva notificazione motivata  alla  medesima
  autorita'. 
    2. I laureati in sacra teologia, di cui all'articolo 10 
  dell'Accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede, ratificato
  con legge 25 marzo 1985, n. 121, e i laureati in  altre  discipline
  ecclesiastiche  sono  ammessi   a   partecipare   agli   esami   di
  abilitazione o di concorso per il conseguimento dell'abilitazione o
  dell'  idoneita',  ai  soli  fini  dell'insegnamento  nelle  scuole
  dipendenti  dalle  autorita'  ecclesiastiche   relativamente   alle
  discipline per cui  sono  richieste  le  lauree  in  lettere  o  in
  filosofia. Agli stessi fini, i laureati in diritto  canonico  e  in
  utroque iure sono ammessi a partecipare agli esami di  abilitazione
  o di  concorso  per  il  conseguimento  dell'abilitazione  o  della
  idoneita', relativamente alle discipline giuridiche. 
    3. Coloro che provengono da istituti che preparano al sacerdozio 
  o alla vita religiosa possono  sostenere,  in  qualita'  di  alunni
  esterni, esami di ammissione, d'idoneita' e di licenza,  con  piena
  validita',  a  tutti   gli   effetti,   nelle   scuole   legalmente
  riconosciute dipendenti dall'autorita' ecclesiastica. Essi  possono
  altresi' sostenere gli esami di maturita' o di abilitazione,  oltre
  che nelle scuole statali, nelle  scuole  dipendenti  dall'anzidetta
  autorita' che siano sede degli esami di Stato. ((43))


    
    
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  AGGIORNAMENTO (43) 
  Il D.L. 5 dicembre 2005, n. 250, convertito con modificazioni dalla
L. 3 febbraio 2006, n. 27 ha disposto (con l'art. 1-bis,comma 7)  che
sono fatte salve le disposizioni degli articoli 336, 339,  340,  341,
342, 345, 352, comma 6, degli articoli 353, 358,  comma  5,  e  degli
articoli 362 e 363, che si  applicano  con  riferimento  alle  scuole
paritarie, nonche' per le disposizioni dell'articolo 366, riguardanti
le scuole e le istituzioni culturali straniere in Italia. 
                               Art. 363 
                           Licei linguistici 
 
    



1. I Licei linguistici privati possono ottenere il riconoscimento 
  legale se conformati ad uno dei seguenti licei linguistici: 
      a) Civica scuola superiore femminile "Alessandro Manzoni" di 
  Milano; 
      b) Civica scuola superiore femminile "Grazia Deledda" gia' 
  "Regina Margherita" di Genova; 
      c) Istituto di cultura e lingue "Marcelline" di Milano; 
      d) Liceo linguistico femminile "Santa Caterina da Siena" di 
  Venezia-Mestre; 
      e) Liceo linguistico "Orsoline del Sacro Cuore" di Cortina 
  d'Ampezzo. 
    2. Il corso di studi dei licei linguistici e' di durata 
  quinquennale. I programmi sono approvati con decreto  del  Ministro
  della pubblica istruzione. 
    3. Il titolo di studio finale assume la denominazione di licenza 
  linguistica.  Gli  esami  di  licenza  hanno   luogo   davanti   ad
  un'apposita commissione giudicatrice, costituita in  analogia  alle
  norme che regolano gli esami di maturita' a conclusione degli studi
  nelle scuole secondarie superiori. 
    4. La licenza linguistica e' titolo d'istruzione secondaria 
  superiore e da' accesso alle facolta' universitarie. ((43))
  
    
    
  ---------------


    
  AGGIORNAMENTO (43) 
  Il D.L. 5 dicembre 2005, n. 250, convertito con modificazioni dalla
L. 3 febbraio 2006, n. 27 ha disposto (con l'art. 1-bis,comma 7)  che
sono fatte salve le disposizioni degli articoli 336, 339,  340,  341,
342, 345, 352, comma 6, degli articoli 353, 358,  comma  5,  e  degli
articoli 362 e 363, che si  applicano  con  riferimento  alle  scuole
paritarie, nonche' per le disposizioni dell'articolo 366, riguardanti
le scuole e le istituzioni culturali straniere in Italia. 
                               Art. 364 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
          MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) 
                               Art. 365 
(( ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 5 DICEMBRE 2005, N. 250, CONVERTITO CON
          MODIFICAZIONI DALLA L. 3 FEBBRAIO 2006, N. 27 )) 
                               Art. 366 
          Scuole ed istituzioni culturali straniere in Italia 
 
  1. Fatto salvo quanto previsto per i cittadini ed enti degli  Stati
membri dell'Unione Europea  e  quanto  stabilito  nell'articolo  353,
comma 4, i cittadini e gli enti stranieri, che intendono istituire  o
gestire, nel territorio della Repubblica, scuole di qualunque  ordine
e grado, ed organismi culturali di qualunque tipo,  quali  accademie,
corsi di lingue, istituti di cultura e d'arte, doposcuola,  convitti,
collegi, pensionati, corsi di  conferenze  e  simili,  devono  essere
muniti di una speciale autorizzazione. Le domande  di  autorizzazione
devono  essere  presentate  al  prefetto  della  provincia,  che   le
trasmette al Ministero degli affari esteri, il quale  le  inoltra  al
Ministero della pubblica istruzione, che delibera  sulla  concessione
dell'autorizzazione. 
  2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano  anche  a  quelle
scuole e  a  quegli  organismi  culturali  di  proprieta'  o  diretta
emanazione di persone od enti italiani,  indirettamente  promossi  da
enti o persone straniere o che  siano  controllati  da  tali  enti  o
persone o che comunque con essi abbiano  rapporti  amministrativi,  a
meno che non si versi nelle ipotesi di cui  ai  commi  3  e  4  dell'
articolo 353. 
  3. La vigilanza ed il controllo  sulle  scuole  e  sugli  organismi
culturali di cui ai commi 1 e 2 sono esercitati dal  Ministero  della
pubblica istruzione e dai provveditorati agli studi. Per  l'esercizio
di tali funzioni apposite direttive sono impartite dal Ministro della
pubblica istruzione, di concerto con il Ministro degli affari esteri. 
  4. Il Ministro della pubblica istruzione puo', con proprio decreto,
emanato di concerto con il Ministro degli affari esteri, ordinare  la
soppressione di quegli organismi culturali e la  chiusura  di  quelle
scuole straniere che, a suo giudizio, non  siano  ritenute  idonee  a
continuare  la  propria  attivita'.   In   casi,   pero',   d'urgenza
determinata da particolari contingenze, il  prefetto  competente  per
territorio  puo'  ordinare  la  chiusura  provvisoria  di  scuole  od
organismi culturali stranieri, informandone i competenti Ministeri. 
  5. Le scuole  e  gli  organismi  culturali  stranieri  istituiti  a
seguito di accordi internazionali, svolgono la propria attivita'  nel
modo indicato nei detti accordi. Sono tuttavia tenuti  a  fornire  al
Ministero della pubblica istruzione tutte le notizie  che  da  questo
siano ad essi eventualmente richieste.((43)) 
    
  ---------------


    
  AGGIORNAMENTO (43) 
  Il D.L. 5 dicembre 2005, n. 250, convertito con modificazioni dalla
L. 3 febbraio 2006, n. 27 ha disposto (con l'art. 1-bis,comma 7)  che
sono fatte salve le disposizioni degli articoli 336, 339,  340,  341,
342, 345, 352, comma 6, degli articoli 353, 358,  comma  5,  e  degli
articoli 362 e 363, che si  applicano  con  riferimento  alle  scuole
paritarie, nonche' per le disposizioni dell'articolo 366, riguardanti
le scuole e le istituzioni culturali straniere in Italia. 

Capo IV
ISTITUTI MUSICALI E SCUOLA DI MUSICA

                               Art. 367 
                     Istituti musicali pareggiati 
 
  1. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
  2. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )). 
  3. Il trattamento  giuridico  ed  economico  dei  direttori  e  dei
docenti  di  ruolo,  nonche'  del  personale  direttivo   e   docente
incaricato e' quello stabilito per il  corrispondente  personale  dei
conservatori di musica. 
  4. Lo svolgimento della carriera dei direttori  e  dei  docenti  di
ruolo degli Istituti musicali pareggiati e' corrispondente  a  quello
stabilito per i direttori e i docenti dei conservatori di musica. 
                              Art. 368 
     (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )) 
                              Art. 369 
     (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )) 

Capo V
SCUOLE DI DANZA

                              Art. 370 
     (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )) 
                              Art. 371 
     (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 28 FEBBRAIO 2003, N. 132 )) 
                              Art. 372 
           Esami e rilascio dei diplomi e degli attestati 
 
  1. Gli esami nelle scuole di danza pareggiate sono presieduti da un
commissario di nomina ministeriale. 
  2. I diplomi e gli  attestati  rilasciati  dalle  scuole  di  danza
pareggiate sono parificati a  tutti  gli  effetti  ai  corrispondenti
titoli rilasciati dall'Accademia nazionale di danza. ((41)) 
    
----------------

    
AGGIORNAMENTO (41) 
  Il D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212 ha disposto (con l'art. 14,comma 1)
che  "  per  ciascuna  istituzione,  con  l'emanazione  del  relativo
regolamento didattico  di  cui  all'articolo  10,  cessano  di  avere
efficacia le disposizioni legislative e  regolamentari  incompatibili
con  il  presente  regolamento  e  segnatamente  le  seguenti  norme:
articoli 75, 206 comma 1, lettera c),  207,  208,  209  limitatamente
alle Accademie, 210, 211, 217, 218, 219, 239, commi 1 e 5, 250,  252,
372, 374, 376 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297." 
                              Art. 373. 
                 Denominazione delle scuole di danza 
 
  1. Nessuna scuola di danza o di ballo,  all'infuori  dell'Accademia
nazionale di danza, puo' assumere o conservare  la  denominazione  di
Accademia. 
                              Art. 374 
                                Spese 
 
  1. Le spese di viaggio e le indennita' per i commissari  e  per  il
funzionario amministrativo di cui all'articolo  371,  determinate  in
base alle disposizioni vigenti per il similare personale che si  reca
presso gli istituti musicali pareggiati, gravano a  carico  dell'ente
che provvede al mantenimento della scuola. ((41)) 
    
----------------

    
AGGIORNAMENTO (41) 
  Il D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212 ha disposto (con l'art. 14,comma 1)
che  "  per  ciascuna  istituzione,  con  l'emanazione  del  relativo
regolamento didattico  di  cui  all'articolo  10,  cessano  di  avere
efficacia le disposizioni legislative e  regolamentari  incompatibili
con  il  presente  regolamento  e  segnatamente  le  seguenti  norme:
articoli 75, 206 comma 1, lettera c),  207,  208,  209  limitatamente
alle Accademie, 210, 211, 217, 218, 219, 239, commi 1 e 5, 250,  252,
372, 374, 376 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297." 
                              Art. 375. 
           Impiego di personale negli spettacoli di danza 
 
  1. Gli enti pubblici e gli enti sovvenzionati dallo Stato  i  quali
promuovano e organizzino spettacoli di danza o  nei  quali  la  danza
abbia particolare rilievo, sono tenuti  ad  impiegare  nei  corpi  di
ballo  o  nei  gruppi  di  danzatrici  con  preferenza  le  diplomate
dell'Accademia nazionale di danza o di scuole ad essa pareggiate. 

Capo VI
ACCADEMIE DI BELLE ARTI

                              Art. 376 
                           Riconoscimento 
 
  1. Gli istituti mantenuti da pubbliche amministrazioni  o  da  enti
forniti di personalita' giuridica possono ottenere  il  pareggiamento
delle accademie di belle arti statali o il riconoscimento legale.  Le
relative  condizioni  e  modalita'  sono  stabilite  con  regolamento
governativo adottato ai sensi dell'articolo 17 della legge 23  agosto
1988, n. 400. ((41)) 
    
----------------

    
AGGIORNAMENTO (41) 
  Il D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212 ha disposto (con l'art. 14,comma 1)
che  "  per  ciascuna  istituzione,  con  l'emanazione  del  relativo
regolamento didattico  di  cui  all'articolo  10,  cessano  di  avere
efficacia le disposizioni legislative e  regolamentari  incompatibili
con  il  presente  regolamento  e  segnatamente  le  seguenti  norme:
articoli 75, 206 comma 1, lettera c),  207,  208,  209  limitatamente
alle Accademie, 210, 211, 217, 218, 219, 239, commi 1 e 5, 250,  252,
372, 374, 376 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297." 

TITOLO IX
RICONOSCIMENTO DEI TITOLI DI STUDIO
E SCAMBI CULTURALI
Capo I
RICONOSCIMENTO DEI TITOLI DI STUDIO

                              Art. 377. 
Riconoscimento dei titoli di studio conseguiti nelle scuole  italiane
                             all'estero 
 
  1. I titoli di studio conseguiti nelle scuole  italiane  all'estero
sono riconosciuti secondo quanto disposto dagli articoli 629,  634  e
635. 
                              Art. 378. 
 
Titoli di studio conseguiti in scuole italiane all'estero pareggiate 
o aventi riconoscimento legale 
  1. I titoli di studio conseguiti  nelle  scuole  italiane  medie  e
negli istituti e  scuole  di  istruzione  secondaria  superiore  all'
estero, pareggiati o aventi riconoscimento legale, sono validi per la
iscrizione ad istituti in Italia, anche se di tipo  diverso,  secondo
le modalita' previste dall'articolo 192, comma 3. 
  2. Per  l'ammissione  alla  prima  classe  della  scuola  media  si
prescinde  dal  giudizio  sull'equipollenza  del  titolo   presentato
purche' risulti che questo, nel paese di origine, corrispondeva ad un
corso di studi valido per l'ammissione a scuole medie. 
                              Art. 379 
Riconoscimento  dei  titoli  di  studio  conseguiti  all'estero   dai
            lavoratori italiani e loro congiunti emigrati 
 
  1. I (( cittadini di Stati membri dell'Unione europea, degli  Stati
aderenti  all'Accordo  sullo  Spazio  economico   europeo   e   della
Confederazione elvetica )) che abbiano conseguito  ((  in  uno  Stato
diverso dall'Italia )) un titolo di  studio  nelle  scuole  straniere
corrispondenti  alle  scuole  italiane  elementare  e  media  possono
ottenere l'equipollenza a tutti gli effetti di legge con i titoli  di
studio italiani a condizione che sostengano una prova integrativa  di
lingua e cultura generale italiana secondo le  norme  e  i  programmi
stabiliti con provvedimento del Ministro della  pubblica  istruzione,
d'intesa con il Ministro degli affari esteri. 
  2. Dalla prova integrativa sono esentati coloro  che  producano  l'
attestato di frequenza con profitto delle classi o corsi istituiti ((
in uno Stato diverso dall'Italia )) dal Ministero degli affari esteri
ai sensi dell'articolo 636, comma 1, lettere a) e b), ovvero siano in
possesso di un titolo straniero che comprenda la lingua italiana  tra
le materie classificate. 
  3. I provveditori agli studi, accertate le condizioni previste  nei
commi 1 e 2, rilasciano il documento comprovante l'equipollenza sulla
base di tabelle stabilite con decreto  del  Ministro  della  pubblica
istruzione sentito il Consiglio nazionale della pubblica  istruzione,
di concerto con il Ministro degli affari esteri. 
  4. I (( cittadini di Stati membri dell'Unione europea, degli  Stati
aderenti  all'Accordo  sullo  Spazio  economico   europeo   e   della
Confederazione elvetica )) che abbiano conseguito  ((  in  uno  Stato
diverso  dall'Italia))  un  titolo  finale  di  studio  nelle  scuole
straniere  corrispondenti  agli  istituti  italiani   di   istruzione
secondaria superiore o di istruzione professionale  possono  ottenere
l'equipollenza a tutti gli effetti di legge con i  titoli  di  studio
finali italiani a condizione  che  sostengano  le  prove  integrative
eventualmente ritenute necessarie  per  ciascun  tipo  di  titolo  di
studio straniero da una apposita commissione  nominata  dal  Ministro
della pubblica istruzione,  composta  di  7  membri,  uno  dei  quali
designato dal Ministero degli affari esteri. 
  5. Le prove sono sostenute nella sede  stabilita  dal  provveditore
agli studi al quale e' stata presentata la domanda dell'interessato. 
  6. I programmi e le  modalita'  di  svolgimento  delle  prove  sono
stabiliti con provvedimento del Ministro della  pubblica  istruzione,
sentito il Consiglio nazionale della  pubblica  istruzione,  d'intesa
con il Ministro degli affari esteri. 
  7.  Il  documento  comprovante  l'equipollenza  e'  rilasciato  dal
provveditore agli studi. 
  8. La validita' in Italia di attestati di  qualifica  professionale
acquisiti (( in uno Stato diverso dall'Italia )) da ((  cittadini  di
Stati membri dell'Unione europea, degli  Stati  aderenti  all'Accordo
sullo Spazio economico europeo e della  Confederazione  elvetica  )),
diversi da quelli considerati nel terzo comma dell' articolo 4  della
legge 3 marzo 1971, n. 153, e' concessa  sulla  base  di  tabelle  di
equipollenza approvate con provvedimenti del Ministro  del  lavoro  e
della previdenza sociale, da emanarsi d'intesa con il Ministro  degli
affari esteri e sentito il Ministro della pubblica istruzione ove  si
tratti  di  questioni  rientranti  anche  nella  sua  competenza.  Il
documento comprovante  l'estensione  della  validita'  e'  rilasciato
dall'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione. 
  9. (( COMMA ABROGATO DALLA L. 25 GENNAIO 2006, N. 29 )). 
                              Art. 380 
       (( ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 25 GENNAIO 2006, N. 29 )) 
                              Art. 381. 
Riconoscimento dei  titoli  di  studio  conseguiti  all'  estero  dai
   cittadini  che  hanno  acquisito  la  cittadinanza  italiana   per
   matrimonio o naturalizzazione. 
 
  1. Coloro  che  abbiano  acquisito  la  cittadinanza  italiana  per
matrimonio  o  per   naturalizzazione   possono   beneficiare   delle
disposizioni   di   cui   all'articolo   379,   relativamente    alle
dichiarazioni di equipollenza dei titoli di  studio  conseguiti  all'
estero nelle scuole straniere  corrispondenti  alle  scuole  italiane
elementari e medie e dei titoli finali  di  studio  conseguiti  nelle
scuole  straniere  corrispondenti  ai  titoli  di  studio  finali  di
istruzione secondaria superiore. 
  2. Gli interessati devono esibire al provveditorato agli  studi,  a
cui inoltrano la prescritta domanda di  equipollenza,  documentazione
idonea a comprovare la precedente condizione di cittadino straniero. 
  3. Le prove di  cui  all'articolo  379,  comma  1,  possono  essere
sostenute dai soggetti di  cui  al  comma  1  del  presente  articolo
soltanto dopo  un  soggiorno  in  Italia  di  almeno  sei  mesi.  Gli
interessati possono comprovare il requisito di cui al presente  comma
con qualunque documento proveniente  dalla  pubblica  amministrazione
che sia idoneo a provarlo. 
                              Art. 382. 
Riconoscimento dei titoli di studio conseguiti in scuole straniere in
   Italia da cittadini italiani residenti  o  che  abbiano  risieduto
   all'estero  per  motivi  di  lavoro  o  professionali  o  da  loro
   congiunti. 
 
  1. I cittadini italiani residenti  o  che  abbiano  risieduto  all'
estero per motivi di  lavoro  o  professionali  e  i  loro  congiunti
possono beneficiare  delle  disposizioni  di  cui  all'articolo  379,
relativamente  alle  dichiarazioni  di  equipollenza  dei  titoli  di
studio, conseguiti nelle scuole straniere in  Italia,  corrispondenti
alla licenza elementare e media italiana e ai titoli finali di studio
dell'istruzione secondaria superiore, a condizione  che  l'iscrizione
presso dette scuole straniere sia avvenuta per  l'esigenza  didattica
di concludere il ciclo di  studi  presso  una  scuola  straniera  del
medesimo o di un ordinamento scolastico simile a quello della  scuola
frequentata all'estero. 
  2. A tal fine il Ministero della  pubblica  istruzione,  verificato
che la domanda di iscrizione e' conforme a quanto disposto nel  comma
1 ed accertato che la scuola  straniera  in  Italia  e'  riconosciuta
dallo Stato di riferimento ed autorizzata ai sensi dell'articolo  366
rilascia nulla osta alla prosecuzione degli studi  presso  la  scuola
straniera. 
  3. La  dichiarazione  di  equipollenza  del  titolo  di  studio  e'
rilasciata dal  provveditorato  agli  studi  a  cui  gli  interessati
inoltrano la relativa domanda, corredata dal nulla  osta  di  cui  al
comma 2, nonche' da un attestato rilasciato dall'autorita'  consolare
comprovante la condizione di cittadino italiano residente o che abbia
risieduto all'estero per motivi di lavoro o  professionali  propri  o
dei propri congiunti. 
                              Art. 383. 
Equipollenza dei titoli di studio conseguiti all'estero dai profughi 
 
  1. I cittadini italiani ed i loro familiari a carico, anche  se  di
cittadinanza non italiana, con la qualifica di profugo  di  cui  all'
articolo 1 della legge 26 dicembre 1981, n.  763  e  dall'articolo  1
della legge 15 ottobre 1991, n. 344, in possesso di titoli finali  di
studio, possono ottenerne l'equipollenza con i corrispondenti  titoli
finali di studio italiani. Coloro i quali siano in possesso di titoli
di studio intermedi possono ottenerne l'equipollenza  coi  titoli  di
studio finali italiani di grado immediatamente inferiore. 
  2. Il provvedimento, con cui viene riconosciuta l'equipollenza,  e'
emanato dal provveditore agli studi della provincia nella  quale  gli
interessati hanno stabilito o intendono stabilire la loro  residenza.
Le modalita', le condizioni e  i  presupposti  per  l'emanazione  del
suddetto provvedimento sono stabiliti con decreto del Ministro  della
pubblica istruzione, sentito il Ministro degli affari esteri. 
  3. Sono fatte salve le  disposizioni  in  materia  di  prosecuzione
degli  studi  presso  le  scuole  italiane  statali,   pareggiate   o
legalmente riconosciute, di cui agli articoli 377 e 378. 
                              Art. 384. 
Riconoscimento  dei  titoli  di  studio  conseguiti   dai   cittadini
   jugoslavi appartenenti alla minoranza italiana 
 
  1. Ai cittadini della ex  Jugoslavia  appartenenti  alla  minoranza
italiana, costretti a lasciare il loro Paese per eventi bellici o per
motivi  di  guerra  civile,  che   abbiano   ottenuto   il   permesso
straordinario di soggiorno ai sensi dell'articolo 1  della  legge  23
dicembre 1991 n. 423 e  successive  modificazioni,  si  applicano  le
disposizioni di cui all'articolo 383. 
  2. I soggetti di cui al  comma  1,  provenienti  da  scuole  aventi
riconoscimento  legale  secondo  l'ordinamento  scolastico  della  ex
Jugoslavia, che chiedono l'iscrizione  ad  una  classe  della  scuola
dell'obbligo, sono iscritti, indipendentemente dall'eta', alla classe
a cui si viene iscritti nella scuola italiana  dell'obbligo  dopo  un
numero di anni di  scolarita'  corrispondente  a  quelli  frequentati
all'estero con esito positivo. Il carattere legale  della  scuola  di
provenienza e' attestato dalla  competente  autorita'  diplomatica  o
consolare italiana. La disposizione  di  cui  al  presente  comma  si
applica anche ai cittadini italiani che sono costretti a lasciare  la
ex Jugoslavia per eventi bellici o per motivi di guerra civile. 
  3. Ai fini dell'iscrizione  a  classi  di  istituti  di  istruzione
secondaria superiore si applica l'articolo 378. 
                              Art. 385. 
Riconoscimento dei titoli di studio  conseguiti  nell'area  culturale
   tedesca dai cittadini italiani di madre lingua  tedesca  residenti
   nella provincia di Bolzano. 
 
  1. A norma dell'articolo  29  del  testo  unificato  approvato  con
decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 1983,  n.  89  le
disposizioni  contenute  nell'articolo  379  si  applicano  anche  ai
cittadini italiani di madre lingua tedesca residenti in provincia  di
Bolzano che abbiano conseguito nei paesi dell'area culturale  tedesca
un titolo finale  di  studio  in  scuole  corrispondenti  a  istituti
italiani  di  istruzione  secondaria  superiore  non   esistenti   in
provincia di Bolzano tra quelli con insegnamento in lingua tedesca. 
  2.  La  provincia,  ai  sensi  dell'articolo  9  del  citato  testo
unificato, puo' adeguare le prove integrative e i  programmi  d'esame
previsti dall'articolo 379, nonche' le modalita' di svolgimento delle
prove  stesse,  al   particolare   ordinamento   delle   scuole   con
insegnamento in lingua tedesca. Le  competenze  spettanti,  ai  sensi
dell'articolo  379,  al  provveditore  agli  studi  sono   esercitate
dall'intendente per la scuola in lingua tedesca. 
  3. Su  richiesta  della  provincia,  il  ministero  della  pubblica
istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione,
dichiara la equipollenza dei  titoli  rilasciati  all'estero  per  la
specializzazione all'insegnamento  nelle  scuole  aventi  particolare
finalita' di cui all'articolo 324, ivi comprese  le  scuole  per  non
vedenti e sordomuti funzionanti nella provincia di Bolzano. 
                              Art. 386. 
 
Riconoscimento dei titoli di studio conseguiti in scuole elvetiche da 
cittadini italiani residenti a Campione d'Italia 
  1.  I  benefici  previsti  dai  precedenti  articoli  379  e   382,
relativamente all'equipollenza dei titoli di studio conseguiti  nelle
scuole elvetiche corrispondenti alle scuole  italiane  di  istruzione
secondaria superiore e di istruzione professionale, e dei  titoli  di
studio conseguiti nelle scuole elvetiche corrispondenti ai titoli  di
studio finali d'istruzione secondaria superiore italiani, sono estesi
ai cittadini residenti a Campione d'Italia. 
                              Art. 387. 
Riconoscimento  dei  titoli  di  studio  e  professionali   e   delle
   qualifiche di mestiere acquisiti dai cittadini extracomunitari nei
   paesi di origine. 
 
  1.  Con   decreto   del   Presidente   della   Repubblica,   previa
deliberazione del Consiglio dei ministri, su  proposta  del  Ministro
della pubblica istruzione, e' disciplinato,  in  conformita'  con  la
normativa comunitaria, il  riconoscimento  dei  titoli  di  studio  e
professionali, nonche' delle qualifiche  di  mestiere  acquisite  dai
cittadini extracomunitari nei paesi  di  origine,  e  sono  istituiti
altresi' gli eventuali corsi di  adeguamento  e  di  integrazione  da
svolgersi presso istituti scolastici italiani. 
                              Art. 388. 
Riconoscimento reciproco dei titoli di studio conseguiti in Italia  e
                   nella Repubblica di San Marino 
 
  1. A norma dell'accordo tra la Repubblica Italiana e la  Repubblica
di San Marino, ratificato e reso esecutivo con la  legge  18  ottobre
1984 n. 760, i titoli di studio conseguiti in ciascuno dei due  Stati
sono  riconosciuti  nell'altro  Stato  secondo  le  disposizioni  ivi
previste. 
                              Art. 389. 
 Formazione scolastica dei figli dei lavoratori migranti comunitari 
 
  1. In materia di formazione scolastica  dei  figli  dei  lavoratori
migranti comunitari si applicano le disposizioni di cui  all'articolo
115. 
                              Art. 390. 
Scuole europee. Riconoscimento dei titoli  di  studio  post-secondari
   rilasciati da un Paese membro della Comunita' europea. 
 
  1. Per l'equivalenza con i diplomi nazionali dei titoli  di  studio
rilasciati  dalla  scuola   europea   di   Lussemburgo   e   per   il
riconoscimento degli studi ivi compiuti si applicano le  disposizioni
statutarie rese esecutive in Italia con la legge 3  gennaio  1960  n.
102 e le loro successive modificazioni. 
  2. Per le scuole europee istituite in altri Paesi  della  Comunita'
si applicano le disposizioni di cui al Protocollo del 13 aprile  1962
reso esecutivo in Italia con la legge 19 maggio 1965 n.  577  e  loro
successive modificazioni. 
  3. Ai sensi del decreto legislativo 27 gennaio  1992,  n.  115,  il
Ministro della pubblica istruzione, si pronuncia con le modalita' ivi
previste, sul riconoscimento dei titoli di  formazione  professionale
che diano accesso all'insegnamento nelle scuole statali e non statali
di istruzione secondaria e artistica, compresi i  conservatori  e  le
accademie. 
  4. Nei casi in cui non sia intervenuta  una  disciplina  a  livello
comunitario, alla equiparazione dei titoli di studio e  professionali
si  provvede  ai  sensi  dell'articolo  37,  comma  3,  del   decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29. 
                              Art. 391. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 18 APRILE 1996, N. 777 )) 
                              Art. 392. 
       (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 18 APRILE 1994, N. 777 )) 
                              Art. 393. 
Riconoscimento dei titoli  di  studio  rilasciati  dall'International
                          School of Trieste 
 
  1. Sono riconosciuti  a  tutti  gli  effetti  i  titoli  di  studio
rilasciati dall'International School of  Trieste.  Il  riconoscimento
dei titoli di studio e' subordinato all'accertamento della conoscenza
della lingua italiana da parte dei candidati mediante prove d'esame. 

Capo II
SCAMBI CULTURALI

                              Art. 394. 
                          Scambi culturali 
 
  1. Gli scambi di classi,  gli  scambi  di  alunni,  gli  scambi  di
docenti e le  altre  iniziative  dirette  a  costituire  rapporti  in
collaborazione tra le istituzioni scolastiche  italiane  e  di  altri
Paesi sono disposte sulla base di accordi tra lo Stato italiano  e  i
Paesi  interessati,  o  sulla  base  di  programmi  predisposti   dai
competenti   organi   della   Comunita'   Europea   o   delle   altre
organizzazioni internazionali a cui l'Italia partecipa. 
  2. Per gli scambi di docenti si applica inoltre l'articolo 457. 

Parte Terza
PERSONALE
TITOLO I
PERSONALE DOCENTE, EDUCATIVO,
DIRETTIVO E ISPETTIVO
Capo I
FUNZIONE DOCENTE, DIRETTIVA E ISPETTIVA

                              Art. 395. 
                          Funzione docente 
 
  1. La funzione  docente  e'  intesa  come  esplicazione  essenziale
dell'attivita' di trasmissione  della  cultura,  di  contributo  alla
elaborazione di essa e di impulso alla partecipazione dei  giovani  a
tale  processo  e  alla  formazione  umana  e  critica   della   loro
personalita'. 
  2. I docenti delle scuole di ogni ordine e grado, oltre a  svolgere
il loro normale orario di insegnamento, espletano le altre  attivita'
connesse con la funzione docente, tenuto conto dei rapporti  inerenti
alla  natura  dell'attivita'  didattica  e  della  partecipazione  al
governo della comunita' scolastica. 
  In particolare essi: 
    a) curano il proprio  aggiornamento  culturale  e  professionale,
anche nel quadro delle iniziative promosse dai competenti organi; 
    b) partecipano alle riunioni degli organi collegiali di cui fanno
parte; 
    c) partecipano  alla  realizzazione  delle  iniziative  educative
della scuola, deliberate dai competenti organi; 
    d) curano i rapporti con i genitori degli alunni delle rispettive
classi; 
    e) partecipano ai lavori delle commissioni di esame e di concorso
di cui siano stati nominati componenti. 
                              Art. 396. 
                         Funzione direttiva 
 
  1. Il personale direttivo assolve alla funzione di promozione e  di
coordinamento delle attivita' di circolo o di istituto;  a  tal  fine
presiede  alla  gestione  unitaria  di  dette  istituzioni,  assicura
l'esecuzione delle deliberazioni degli organi collegiali ed  esercita
le  specifiche  funzioni  di  ordine   amministrativo,   escluse   le
competenze di carattere contabile, di ragioneria e di economato,  che
non implichino assunzione di responsabilita' proprie  delle  funzioni
di ordine amministrativo. 
  2. In particolare, al personale direttivo spetta: 
    a) la rappresentanza del circolo o dell'istituto; 
    b) presiedere  il  collegio  dei  docenti,  il  comitato  per  la
valutazione del servizio dei docenti,  i  consigli  di  intersezione,
interclasse, o di  classe,  la  giunta  esecutiva  del  consiglio  di
circolo o di istituto; 
    c) curare l'esecuzione delle  deliberazioni  prese  dai  predetti
organi collegiali e dal consiglio di circolo o di istituto; 
    d) procedere alla formazione delle  classi,  all'assegnazione  ad
esse dei singoli docenti, alla formulazione dell'orario,  sulla  base
dei criteri generali stabiliti dal consiglio di circolo o  d'istituto
e delle proposte del collegio dei docenti; 
    e) promuovere  e  coordinare,  nel  rispetto  della  liberta'  di
insegnamento, insieme con  il  collegio  dei  docenti,  le  attivita'
didattiche, di sperimentazione e  di  aggiornamento  nell'ambito  del
circolo o dell'istituto; 
    f) adottare o proporre, nell'ambito della propria  competenza,  i
provvedimenti resi necessari da inadempienze o carenze del  personale
docente, amministrativo, tecnico e ausiliario; 
    g)  coordinare  il  calendario  delle  assemblee  nel  circolo  o
nell'istituto; 
    h) tenere i rapporti con l'amministrazione scolastica  nelle  sue
articolazioni centrali e periferiche, con gli enti locali  che  hanno
competenze relative al circolo e all'istituto e con  gli  organi  del
distretto scolastico; 
    i) curare i rapporti con gli specialisti che  operano  sul  piano
medico e socio-psico-pedagogico; 
    l) curare l'attivita' di esecuzione delle normative giuridiche  e
amministrative riguardanti gli alunni e i docenti,  ivi  compresi  la
vigilanza  sull'adempimento  dell'obbligo  scolastico,   l'ammissione
degli alunni, il rilascio dei certificati, il rispetto dell'orario  e
del calendario, la  disciplina  delle  assenze,  la  concessione  dei
congedi  e  delle  aspettative,  l'assunzione  dei  provvedimenti  di
emergenza e di quelli richiesti  per  garantire  la  sicurezza  della
scuola. 
  3. Il direttore didattico, sulla base  di  quanto  stabilito  dalla
programmazione  dell'azione  educativa,  dispone  l'assegnazione  dei
docenti alle classi di  ciascuno  dei  moduli  organizzativi  di  cui
all'articolo 121 del presente  testo  unico  e  l'assegnazione  degli
ambiti  disciplinari  ai  docenti,  avendo  cura  di   garantire   le
condizioni  per  la  continuita'  didattica,  nonche'   la   migliore
utilizzazione delle  competenze  e  delle  esperienze  professionali,
assicurando, ove possibile, una opportuna rotazione nel tempo. 
  4. Le disposizioni di cui ai precedenti commi si applicano anche ai
rettori e vice rettori dei convitti nazionali ed  alle  direttrici  e
vicedirettrici  degli  educandati  femminili  dello  Stato,  con  gli
adattamenti resi  necessari  dall'organizzazione  e  dalle  finalita'
proprie di dette istituzioni. 
  5. In caso di assenza o di impedimento del  titolare,  la  funzione
direttiva e' esercitata dal docente scelto dal direttore didattico  o
dal preside tra  i  docenti  eletti  ai  sensi  dell'articolo  7  del
presente testo unico. 
                              Art. 397. 
                         Funzione ispettiva 
  1.  La  funzione  ispettiva  concorre,  secondo  le  direttive  del
Ministro della pubblica istruzione e nel quadro delle norme  generali
sull'istruzione, alla realizzazione delle finalita' di  istruzione  e
di formazione, affidate alle istituzioni scolastiche ed educative. 
  2. Essa e' esercitata da ispettori tecnici  che  operano  in  campo
nazionale, in campo regionale e provinciale. 
  3. Gli ispettori tecnici contribuiscono a promuovere  e  coordinare
le attivita' di aggiornamento del personale direttivo e docente delle
scuole di ogni ordine e grado; formulano proposte e pareri in  merito
ai programmi di insegnamento  e  di  esame  e  al  loro  adeguamento,
all'impiego   dei   sussidi   didattici   e   delle   tecnologie   di
apprendimento, nonche' alle  iniziative  di  sperimentazione  di  cui
curano  il  coordinamento;  possono  essere  sentiti   dai   consigli
scolastici provinciali in  relazione  alla  loro  funzione;  svolgono
attivita' di assistenza tecnico-didattica a favore delle  istituzioni
scolastiche (( ed attendono alle  ispezioni  disposte  dal  Ministero
della pubblica istruzione, )) dal sovrintendente scolastico regionale
o dal provveditore agli  studi;  prestano  la  propria  assistenza  e
collaborazione  nelle  attivita'  di  aggiornamento   del   personale
direttivo e docente nell'ambito del circolo didattico, dell'istituto,
del distretto, regionale e nazionale. 
  4. Gli ispettori tecnici svolgono altresi' attivita' di studio,  di
ricerca  e  di  consulenza  tecnica  per  il  Ministro,  i  direttori
generali, i capi dei servizi centrali, i sovrintendenti scolastici  e
i provveditori agli studi. 
  5. Al termine di ogni anno scolastico, il  corpo  ispettivo  redige
una relazione sull'andamento generale dell'attivita' scolastica e dei
servizi. 

Capo II
RECLUTAMENTO
Sezione I: Norme generali

                              Art. 398. 
 
Ruoli del personale degli istituti e delle scuole di ogni ordine e 
grado, ivi compresi i licei artistici e gli istituti d'arte 
  1. I ruoli del personale direttivo e ispettivo sono nazionali. 
  2. I ruoli del personale docente sono provinciali. Sono,  altresi',
provinciali i ruoli del personale educativo, al quale si applicano le
disposizioni  concernenti  lo  stato  giuridico  ed  il   trattamento
economico dei docenti elementari. 
  3.  I  ruoli   nazionali   e   provinciali   sono   rispettivamente
amministrati dal Ministero della pubblica istruzione e  dagli  uffici
scolastici provinciali. 

Sezione II: Reclutamento del personale docente ed educativo

                              Art. 399 
                          Accesso ai ruoli 
 
  1. L'accesso ai ruoli del personale docente della  scuola  materna,
elementare e  secondaria,  ivi  compresi  i  licei  artistici  e  gli
istituti d'arte, ha luogo, per il 50 per cento dei posti a  tal  fine
annualmente assegnabili, mediante concorsi per titoli ed esami e, per
il restante 50 per cento, attingendo alle graduatorie  permanenti  di
cui all'articolo 401. 
  2. Nel caso in cui la graduatoria di  un  concorso  per  titoli  ed
esami sia esaurita e rimangano posti ad esso assegnati, questi  vanno
ad aggiungersi a quelli  assegnati  alla  corrispondente  graduatoria
permanente.  Detti  posti  vanno  reintegrati  in   occasione   della
procedura concorsuale successiva. 
  3. I docenti destinatari di nomina a  tempo  indeterminato  possono
chiedere   il    trasferimento,    l'assegnazione    provvisoria    o
l'utilizzazione  in  altra  provincia  dopo  tre  anni  di  effettivo
servizio nella provincia di titolarita'. La disposizione del presente
comma non si applica al personale di cui all'articolo 21 della  legge
5 febbraio 1992, n. 104 e al personale di cui all'articolo 33,  comma
5, della medesima legge. ((67)) 
------------- 
AGGIORNAMENTO (67) 
  La L. 13 luglio 2015, n. 107 ha disposto (con l'art. 1, comma  108)
che  "Per  l'anno  scolastico   2016/2017   e'   avviato   un   piano
straordinario di mobilita' territoriale e professionale  su  tutti  i
posti  vacanti  dell'organico  dell'autonomia,  rivolto  ai   docenti
assunti a tempo indeterminato entro l'anno scolastico 2014/2015. Tale
personale partecipa, a domanda, alla mobilita' per tutti  gli  ambiti
territoriali a livello nazionale, in deroga al vincolo  triennale  di
permanenza nella provincia, di cui all'articolo  399,  comma  3,  del
testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n.  297,  e
successive modificazioni, per tutti i  posti  vacanti  e  disponibili
inclusi quelli assegnati  in  via  provvisoria  nell'anno  scolastico
2015/2016 ai soggetti di cui al comma  96,  lettera  b),  assunti  ai
sensi del comma 98, lettere b) e c). Successivamente,  i  docenti  di
cui al comma 96, lettera b), assunti a tempo indeterminato a  seguito
del piano straordinario di assunzioni ai sensi del comma 98,  lettere
b) e c), e  assegnati  su  sede  provvisoria  per  l'anno  scolastico
2015/2016,  partecipano  per   l'anno   scolastico   2016/2017   alle
operazioni di mobilita' su tutti gli ambiti  territoriali  a  livello
nazionale,  ai  fini   dell'attribuzione   dell'incarico   triennale.
Limitatamente all'anno scolastico  2015/2016,  i  docenti  assunti  a
tempo indeterminato  entro  l'anno  scolastico  2014/2015,  anche  in
deroga  al  vincolo  triennale  sopra  citato,   possono   richiedere
l'assegnazione provvisoria interprovinciale". 
                              Art. 400. 
                    Concorsi per titoli ed esami 
 
  01. ((I concorsi per titoli ed esami sono nazionali e sono  indetti
su base regionale, con cadenza triennale, per tutti i posti vacanti e
disponibili,  nei  limiti  delle  risorse  finanziarie   disponibili,
nonche' per i posti che si rendano tali  nel  triennio.  Le  relative
graduatorie  hanno  validita'   triennale   a   decorrere   dall'anno
scolastico successivo a quello di approvazione delle stesse e perdono
efficacia  con  la  pubblicazione  delle  graduatorie  del   concorso
successivo  e  comunque  alla  scadenza  del   predetto   triennio)).
L'indizione  dei  concorsi  e'  subordinata   alla   previsione   del
verificarsi nell'ambito della regione, nel triennio  di  riferimento,
di un'effettiva ((vacanza e)) disponibilita' di cattedre o  di  posti
di insegnamento, tenuto conto di quanto  previsto  dall'articolo  442
per le nuove nomine e dalle  disposizioni  in  materia  di  mobilita'
professionale del personale docente recate dagli specifici  contratti
collettivi nazionali decentrati, nonche' del numero dei  passaggi  di
cattedra o di ruolo attuati a  seguito  dei  corsi  di  riconversione
professionale. Per la scuola secondaria resta fermo  quanto  disposto
dall'articolo 40, comma 10, della legge 27 dicembre 1997, n. 449. 
  02. ((All'indizione dei concorsi di cui al comma 01))  provvede  il
Ministero della pubblica istruzione, che determina altresi' l'ufficio
dell'amministrazione   scolastica   periferica   responsabile   dello
svolgimento dell'intera procedura concorsuale  e  della  approvazione
della  relativa  graduatoria   regionale.   Qualora,   ((in   ragione
dell'esiguo numero dei posti conferibili)), si  ponga  l'esigenza  di
contenere gli  oneri  relativi  al  funzionamento  delle  commissioni
giudicatrici, il Ministero dispone  l'aggregazione  territoriale  dei
concorsi,   indicando   l'ufficio   dell'amministrazione   scolastica
periferica  che  deve  curare  l'espletamento  dei   concorsi   cosi'
accorpati. I vincitori del concorso scelgono, nell'ordine in cui sono
inseriti nella graduatoria, il posto di ruolo fra  quelli  ((messi  a
concorso)) nella regione. 
  03.  I  bandi  relativi  al  personale  educativo,  nonche'  quelli
relativi al personale docente della scuola  materna  e  della  scuola
elementare, fissano, oltre ai posti di ruolo normale, i  posti  delle
scuole e  sezioni  speciali  da  conferire  agli  aspiranti  che,  in
possesso  dei  titoli  di  specializzazione  richiesti,  ne  facciano
domanda. 
  1. I concorsi constano di una o  piu'  prove  scritte,  grafiche  o
pratiche e di una prova orale e sono integrati dalla valutazione  dei
titoli di studio e degli eventuali titoli accademici,  scientifici  e
professionali,   nonche',   per   gli    insegnamenti    di    natura
artistico-professionale,  anche  dei  titoli  artistico-professionali
((...)). 
  2. E' stabilita piu'  di  una  prova  scritta,  grafica  o  pratica
soltanto quando si tratti di concorsi  per  l'accesso  ai  ruoli  del
personale docente della scuola  secondaria,  dei  licei  artistici  e
degli  istituti  d'arte  e  la  classe  di  concorso  comprenda  piu'
insegnamenti che richiedono tale forma di accertamento. 
  3. Nel concorso per esami e titoli per  l'accesso  all'insegnamento
nella scuola elementare, oltre alle  prove  di  cui  al  comma  1,  i
candidati possono sostenere una prova facoltativa, scritta  e  orale,
di accertamento della conoscenza di una o  piu'  lingue  straniere  e
della specifica capacita' didattica in relazione  alle  capacita'  di
apprendimento proprie della fascia di eta' dei discenti. Detta  prova
e' integrata da una valutazione di titoli  specifici;  ad  essa  sono
ammessi i candidati che abbiano conseguito  la  votazione  di  almeno
ventotto quarantesimi sia nella prova scritta che nella prova orale. 
  4. Per  la  valutazione  della  prova  facoltativa  le  commissioni
giudicatrici dispongono di dieci punti, in aggiunta a quelli previsti
dal comma 9. 
  5. Il Ministero  della  pubblica  istruzione  determina  le  lingue
straniere  oggetto  della  prova,  nonche',  sentito   il   Consiglio
nazionale  della  pubblica  istruzione,  i  relativi  programmi,   il
punteggio  minimo  necessario  per   il   superamento   della   prova
facoltativa ed i criteri di ripartizione del punteggio aggiuntivo  di
cui al comma 4 tra prova d'esame e titoli.  E'  attribuita  specifica
rilevanza al possesso della laurea in lingue e letterature straniere,
per il cui conseguimento siano stati sostenuti almeno  due  esami  in
una delle lingue straniere come sopra determinate. 
  6. Fermo restando quanto previsto per la prova facoltativa  di  cui
al  comma  3,  ciascuna  prova  scritta  consiste  nella  trattazione
articolata di argomenti culturali e professionali. La prova orale  e'
finalizzata all'accertamento della preparazione  sulle  problematiche
educative e  didattiche,  sui  contenuti  degli  specifici  programmi
d'insegnamento e sugli ordinamenti. 
  7. Per  il  personale  educativo  le  prove  vertono  su  argomenti
attinenti ai compiti di istituto. 
  8. Le prove di esame del concorso e i relativi programmi, nonche' i
criteri di ripartizione del punteggio dei titoli, sono stabiliti  dal
Ministero della pubblica istruzione, sentito il  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione. 
  9. Le commissioni giudicatrici dispongono di  cento  punti  di  cui
quaranta per le prove scritte, grafiche o pratiche, quaranta  per  la
prova orale e venti per i titoli. 
  10. Superano le prove scritte, grafiche o pratiche e la prova orale
i candidati che abbiano  riportato  una  votazione  non  inferiore  a
ventotto quarantesimi. 
  11.  La  valutazione  delle  prove  scritte  e  grafiche  ha  luogo
congiuntamente  secondo  le  modalita'  stabilite  dal  decreto   del
Presidente  della  Repubblica  10  marzo  1989,  n.  116.   Peraltro,
l'attribuzione ad una prova di un punteggio che, riportato a  decimi,
sia inferiore a sei preclude la valutazione della prova successiva. 
  12.  Fino  al  termine  dell'ultimo  anno  dei  corsi   di   studio
universitari per il rilascio dei titoli previsti dagli articoli 3 e 4
della legge 19  novembre  1990,  n.  341,  i  candidati  che  abbiano
superato la prova e le prove scritte, grafiche o pratiche e la  prova
orale conseguono l'abilitazione all'insegnamento, qualora questa  sia
prescritta ed essi ne siano sprovvisti. I candidati  che  siano  gia'
abilitati  possono  avvalersi   dell'eventuale   migliore   punteggio
conseguito nelle predette prove per i concorsi successivi e  per  gli
altri fini consentiti dalla legge. 
  13. Terminate la prova o le prove scritte, grafiche o pratiche e la
prova orale si da' luogo alla valutazione dei titoli nei riguardi dei
soli candidati che hanno superato dette prove. 
  14. Nei concorsi per titoli ed esami ((puo' essere)) attribuito  un
particolare  punteggio  anche  all'inclusione  nelle  graduatorie  di
precedenti concorsi per titoli ed esami, relativi alla stessa  classe
di concorso o al medesimo posto. 
  15. La graduatoria di merito e' compilata sulla  base  della  somma
dei punteggi riportati nella prova o nelle prove scritte, grafiche  o
pratiche, nella prova orale e  nella  valutazione  dei  titoli.  ((La
predetta graduatoria e' composta da un numero di  soggetti  pari,  al
massimo, ai posti messi a concorso, maggiorati del 10 per cento)). 
  15-bis. Nei concorsi per titoli ed esami per l'accesso ai ruoli del
personale docente della scuola secondaria puo' essere  attribuito  un
punteggio aggiuntivo per il  superamento  di  una  prova  facoltativa
sulle tecnologie informatiche. 
  16.  L'ufficio  che  ha  curato  lo  svolgimento  delle   procedure
concorsuali provvede anche all'approvazione delle graduatorie. 
  17. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 13 LUGLIO 2015, N. 107)). 
  18. COMMA ABROGATO DALLA L. 3 MAGGIO 1999, N. 124. 
  19. Conseguono la nomina i candidati ((dichiarati  vincitori))  che
si collocano in una posizione utile  in  relazione  al  numero  delle
cattedre o posti ((messi a concorso)). 
  20. I provvedimenti di nomina sono adottati dal  provveditore  agli
studi territorialmente competente.  I  titoli  di  abilitazione  sono
invece rilasciati dal sovrintendente scolastico regionale. 
  21. La rinuncia alla nomina ((...))  comporta  la  decadenza  dalla
graduatoria per la quale la nomina stessa e' stata conferita. 
                              Art. 401 
                       Graduatorie permanenti 
 
  1.  Le  graduatorie  relative  ai  concorsi  per  soli  titoli  del
personale docente della scuola materna, elementare e secondaria,  ivi
compresi i licei artistici e gli istituti d'arte, sono trasformate in
graduatorie permanenti, da utilizzare per le assunzioni in  ruolo  di
cui all'articolo 399, comma 1. 
  2. Le graduatorie permanenti di cui al comma 1 sono  periodicamente
integrate con l'inserimeno dei docenti che hanno  superato  le  prove
dell'ultimo concorso regionale per titoli ed esami, per  la  medesima
classe di concorso e il medesimo  posto,  e  dei  docenti  che  hanno
chiesto il trasferimento dalla corrispondente graduatoria  permanente
di altra  provincia.  Contemporaneamente  all'inserimento  dei  nuovi
aspiranti  e'   effettuato   l'aggiornamento   delle   posizioni   di
graduatoria di  coloro  che  sono  gia'  compresi  nella  graduatoria
permanente. 
  3. (( COMMA ABROGATO DAL D.L. 7 APRILE 2004, N. 97, CONVERTITO  CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 4 GIUGNO 2004, N. 143 )). 
  4. La collocazione nella  graduatoria  permanente  non  costituisce
elemento valutabile nei corrispondenti concorsi per titoli ed esami. 
  5.  Le  graduatorie  permanenti  sono  utilizzabili  soltanto  dopo
l'esaurimento delle corrispondenti  graduatorie  compilate  ai  sensi
dell'articolo 17 del decreto-legge 3 maggio 1988, n. 140, convertito,
con modificazioni, dalla legge 4 luglio 1988, n. 246,  e  trasformate
in graduatorie nazionali  dall'articolo  8-bis  del  decreto-legge  6
agosto 1988, n. 323, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  6
ottobre 1988, n. 426, nonche' delle graduatorie  provinciali  di  cui
agli articoli 43 e 44 della legge 20 maggio 1982, n. 270. 
  6.   La   nomina   in   ruolo    e'    disposta    dal    dirigente
dell'amministrazione scolastica territorialmente competente. 
  7.  Le  disposizioni  concernenti  l'anno  di  formazione  di   cui
all'articolo 440 si applicano anche al personale docente  assunto  in
ruolo ai sensi del presente articolo. 
  8. La rinuncia alla nomina in ruolo  comporta  la  decadenza  dalla
graduatoria per la quale la nomina stessa e' stata conferita. 
  9. Le norme di  cui  al  presente  articolo  si  applicano,  con  i
necessari adattamenti, anche  al  personale  educativo  dei  convitti
nazionali, degli educandati  femminili  dello  Stato  e  delle  altre
istituzioni educative. (32) 
 
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AGGIORNAMENTO (4) 
  Si riporta in nota  il  testo  dell'avviso  di  rettifica  in  G.U.
21/11/1994, n. 272 :" Alla pag. 117,  all'art.401,  il  comma  3,  si
compone di due  periodi,  che  devono  intendersi  conseguenti  l'uno
all'altro". 
    
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AGGIORNAMENTO (33)
Il  D.L.  3 luglio 2001, n. 255, convertito con modificazioni dalla
L. 20 agosto 2001, n. 333, ha disposto (con l'art. 2, comma 3) che il
presente  articolo  si  interpreta  nel  senso  che  l'integrazione e
l'aggiornamento   delle   graduatorie  si  realizza  sulla  base  del
punteggio  spettante  a  ciascun  candidato  con  la salvaguardia, in
posizione di parita', dell'anzianita' di iscrizione in graduatoria.
---------------

    
                              Art. 402. 
                  Requisiti generali di ammissione 
  1. Fino al termine dell'ultimo anno dei corsi di studi universitari
per il rilascio dei titoli previsti dagli articoli 3 e 4 della  legge
19 novembre 1990, n. 341, ai fini dell'ammissione ai concorsi a posti
e a cattedre di insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado, ivi
compresi i licei artistici e gli istituti  d'arte,  e'  richiesto  il
possesso dei seguenti titoli di studio: 
    a) diploma conseguito presso le scuole magistrali o (( presso gli
istituti magistrali, od abilitazione valida,  ))  per  i  concorsi  a
posti di docente di scuola materna; 
    b) diploma  conseguito  presso  gli  istituti  magistrali  per  i
concorsi a posti di docente elementare; 
    c) laurea conformemente a quanto stabilito  ((  con  decreto  del
Ministro  della  pubblica  istruzione,  od  abilitazione  valida  per
l'insegnamento )) della disciplina o  gruppo  di  discipline  cui  il
concorso si riferisce, per  i  concorsi  a  cattedre  e  a  posti  di
insegnamento nelle scuole secondarie, tranne che per gli insegnamenti
per i quali  e'  sufficiente  il  diploma  di  istruzione  secondaria
superiore. 
  2. Per le classi di concorso per le quali e' prevista  l'ammissione
sulla base dei titoli artistico-professionali e artistici,  si  tiene
conto  dei  titoli  medesimi  in  luogo   del   titolo   di   studio.
L'accertamento dei titoli, qualora non sia gia' avvenuto, e'  operato
dalla  medesima  commissione   giudicatrice   del   concorso,   prima
dell'inizio delle prove di esame. 
  3.  Per  l'ammissione  agli  esami  di  concorso  a   cattedre   di
insegnamento dell'educazione musicale sono validi anche gli attestati
finali di corsi musicali straordinari di durata complessiva di  studi
non inferiore a sette anni svolti presso i Conservatori di  musica  e
gli  istituti  musicali  pareggiati.  Gli  attestati  rilasciati,   a
decorrere dal 1990, sono validi soltanto se conseguiti  all'esito  di
corsi i cui programmi abbiano ottenuto l'approvazione ministeriale. 
  4. Alla data di scadenza dei termini di presentazione della domanda
e', altresi', richiesto il possesso dei requisiti per l'ammissione ai
concorsi di accesso agli impieghi civili dello Stato. 
  5. Si applicano le deroghe e  le  elevazioni  del  limite  di  eta'
previste dalle norme vigenti. 
  6. Non si applica alcun limite di eta'  per  la  partecipazione  ai
concorsi  per  titoli  ed  esami  al  solo  fine  del   conseguimento
dell'abilitazione. Non  si  applica  alcun  limite  di  eta'  per  la
partecipazione ai concorsi per soli titoli. 
                              Art. 403. 
                  Requisito specifico di ammissione 
 
  1. Per i concorsi a cattedre o a posti di insegnamento nelle scuole
aventi particolari finalita', in aggiunta ai titoli di studio di  cui
all'articolo 402 e' richiesto il titolo di specializzazione. 
                              Art. 404. 
                      Commissioni giudicatrici 
 
  1. Le commissioni giudicatrici dei concorsi  per  titoli  ed  esami
sono presiedute da un professore universitario  o  da  un  preside  o
direttore didattico o da un ispettore tecnico e sono composte da  due
docenti di ruolo con almeno cinque  anni  di  anzianita'  nel  ruolo,
titolari degli insegnamenti  cui  si  riferisce  il  concorso  ed  in
possesso  dei  requisiti  stabiliti  dal  Ministro   della   pubblica
istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione. 
A ciascuna commissione e' assegnato  un  segretario,  scelto  tra  il
personale amministrativo con qualifica funzionale non inferiore  alla
quarta. 
  2. Il presidente ed i  componenti  delle  commissioni  giudicatrici
sono nominati, a seconda della competenza a  curarne  l'espletamento,
dal sovrintendente scolastico regionale ovvero dal provveditore  agli
studi. Almeno un terzo dei componenti della Commissione  deve  essere
di sesso femminile, salvo motivata impossibilita'. 
  3. Essi sono scelti nell'ambito della regione in cui si svolgono  i
concorsi stessi. 
  4. Ai fini della nomina sono compilati elenchi distinti  a  seconda
che trattasi  di  personale  direttivo  e  docente  della  scuola  in
quiescenza, ovvero di personale che, contestualmente alla domanda  di
inclusione negli elenchi stessi, abbia espresso formale rinuncia alla
facolta' di chiedere l'esonero dal servizio e di personale che a tale
esonero non  intenda  rinunciare;  i  nominativi  sono  tratti  dagli
elenchi, facendo piu' frequente ricorso, nell'ordine, al primo ed  al
secondo di essi. Il personale in quiescenza non deve aver superato il
settantesimo anno di eta' al momento dell'inizio del concorso. Per il
personale ispettivo e  direttivo,  gli  elenchi  sono  compilati  dal
Consiglio nazionale  della  pubblica  istruzione;  per  il  personale
docente, dai consigli scolastici provinciali. 
  5. Per i professori universitari gli  elenchi  sono  compilati  dal
Consiglio universitario nazionale. 
  6. Ai fini di cui all'articolo 400,  comma  3,  il  Ministro  della
pubblica  istruzione  determina,  con  proprio  decreto,  sentito  il
Consiglio nazionale della pubblica  istruzione,  criteri  integrativi
per la nomina delle commissioni  giudicatrici,  nonche'  i  requisiti
professionali e culturali dei relativi componenti.  Nella  formazione
delle predette commissioni e' assicurata la  presenza  di  almeno  un
componente idoneo ai fini dell'accertamento  della  conoscenza  della
lingua straniera oggetto della  prova  facoltativa,  ricorrendo,  ove
necessario,  alla  nomina  di  membri  aggregati,  in  possesso   dei
requisiti stabiliti con il predetto decreto. 
  7. Ove non sia possibile reperire  tra  gli  insegnanti  elementari
componenti effettivi o aggregati in possesso dei requisiti di cui  al
comma 6, sono nominati membri  aggregati  insegnanti  appartenenti  a
diversi ordini di scuola, secondo i criteri dettati  dal  decreto  di
cui al medesimo comma 6. 
  8. I membri aggregati per la lingua straniera svolgono  le  proprie
funzioni limitatamente alla valutazione della relativa prova. 
  9. Il Ministro della pubblica istruzione  stabilisce,  con  propria
ordinanza, sentito il Consiglio nazionale della pubblica  istruzione,
le modalita' di formazione degli  elenchi  e  di  costituzione  delle
commissioni giudicatrici. 
  10. Modalita' analoghe sono seguite per la scelta dei componenti le
commissioni  giudicatrici  dei  concorsi  per  il  reclutamento   del
personale educativo delle istituzioni educative  statali.  Esse  sono
presiedute preferibilmente da un rettore dei convitti  nazionali,  da
una  direttrice  degli  educandati  femminili  dello  Stato,  da   un
direttore delle scuole speciali statali, ovvero  dal  preside  di  un
istituto  tecnico  o  professionale  con  annesso  convitto,  e  sono
composte da due istitutori o istitutrici o assistenti  educatori  con
almeno cinque anni di anzianita' nel ruolo. 
  11. Qualora il numero dei  concorrenti  sia  superiore  a  500,  le
commissioni sono integrate, seguendo le medesime modalita' di scelta,
con tre altri componenti, di cui uno puo' essere scelto tra i presidi
e i direttori didattici, per ogni gruppo di 500  o  frazione  di  500
concorrenti. 
  12. In tal caso essi si  costituiscono  in  sottocommissioni,  alle
quali e' preposto il presidente della commissione originaria,  che  a
sua volta e' integrata da un  altro  componente  e  si  trasforma  in
sottocommissione, in modo  che  il  presidente  possa  assicurare  il
coordinamento di tutte le sottocommissioni cosi' costituite. 
  13.  Alla  sostituzione  dei  presidenti  e   dei   componenti   le
commissioni  e  le  sottocommissioni  giudicatrici,  rinunciatari   o
decaduti dalla nomina, provvede l'ufficio  scolastico  preposto  allo
svolgimento delle procedure concorsuali. 
  14. COMMA ABROGATO DALLA L. 3 MAGGIO 1999, N. 124. 
  15. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2012, N. 228)). 
  16.  Qualora  il  concorso  si  concluda  oltre  il  tempo  massimo
assegnato, l'importo complessivo dei gettoni di presenza, determinato
in base al totale delle giornate in cui  vi  sono  state  sedute,  e'
ridotto al cinquanta per cento. Nei confronti dei componenti  che  si
dimettano dall'incarico o siano dichiarati decaduti per comportamenti
loro  attribuibili  e'  operata  un'uguale   riduzione   sull'importo
calcolato in  base  al  numero  delle  giornate  in  cui  essi  hanno
effettivamente partecipato alle sedute. 
                              Art. 405. 
 Norme comuni ai concorsi per il reclutamento del personale docente 
 
  1. Il Ministro della pubblica  istruzione,  provvede,  con  proprio
decreto, sentito il Consiglio nazionale  della  pubblica  istruzione,
alla revisione periodica della tipologia delle classi di concorso per
l'accesso ai ruoli del personale docente,  ivi  compresi  quelli  dei
conservatori  di  musica  e  delle  accademie,  in  modo   che   esse
corrispondano  ad  ampie  aree  disciplinari,  pur  nel  rispetto  di
un'adeguata specializzazione. 
                              Art. 406. 
                             Esclusione 
 
  1. L'esclusione dal concorso e' disposta per difetto dei  requisiti
o  per  intempestivita'  della  domanda  o  di   documenti   la   cui
presentazione sia richiesta dal bando a pena di decadenza. 
  2. L'esclusione e' disposta dall'organo che cura lo svolgimento del
concorso con provvedimento motivato  di  cui  e'  data  comunicazione
all'interessato. 

Sezione III: Reclutamento del personale direttivo

                              Art. 407. 
                              Concorsi 
 
  1. I concorsi per titoli ed esami per il reclutamento del personale
direttivo sono indetti distintamente per tipi e gradi di scuole e per
tipi di istituzioni educative, ogni tre anni. 
  2. Le graduatorie dei concorsi hanno validita' triennale. 
  3. I posti da mettere a concorso sono determinati in  relazione  al
numero  dei  posti  che  si  prevede  siano  vacanti  e   disponibili
all'inizio di ciascuno dei tre anni indicati  nel  bando.  Le  nomine
sono disposte nei limiti dei  posti  vacanti  dopo  le  riduzioni  di
organico conseguenti ad eventuali soppressioni;  esse  non  sono,  in
ogni caso, effettuate su posti dei quali si preveda  la  soppressione
nell'anno scolastico successivo. 
                              Art. 408. 
                       Requisiti di ammissione 
 
  1. Ai concorsi  possono  partecipare  i  docenti  ed  il  personale
educativo, forniti di laurea, che appartengono ai ruoli  del  tipo  e
grado di scuola o di istituzione cui si riferisce il posto  direttivo
e che abbiano maturato, dopo la nomina  nei  ruoli,  un  servizio  di
almeno cinque anni effettivamente prestato. 
  2.  Ai  fini  dell'ammissione  ai  concorsi  direttivi,   sono   da
considerare equiparati  agli  appartenenti  ai  ruoli  del  personale
docente del tipo di scuola cui si riferiscono  i  concorsi  medesimi,
coloro i quali vi abbiano appartenuto in passato e conservino  titolo
alla restituzione a detti ruoli. 
  3. Fermo restando il  requisito  dell'anzianita'  di  servizio,  si
osservano, per l'accesso ai posti direttivi di ciascun tipo  e  grado
di scuola e di istituzione educativa, le particolari norme di cui  ai
successivi articoli. 
                              Art. 409. 
                 Scuola materna e scuola elementare 
 
  1. Ai concorsi a posti di direttore didattico di scuola  elementare
sono ammessi i docenti delle scuole materne ed elementari forniti  di
una delle lauree che saranno determinate dal bando, o di  diploma  di
abilitazione alla vigilanza scolastica. 
                              Art. 410. 
                            Scuola media 
 
 1. Ai concorsi a posti di preside della scuola media sono ammessi: 
    a) i docenti di ruolo della scuola  media  forniti  di  qualsiasi
laurea, nonche' i docenti di ruolo di educazione fisica laureati; 
    b) i docenti laureati  di  ruolo  nelle  scuole  ed  istituti  di
istruzione secondaria di secondo grado, nei licei artistici  e  negli
istituti d'arte,  nonche'  i  vice  rettori  aggiunti  del  ruolo  ad
esaurimento, che nelle prove d'esame di un  concorso  a  cattedre  di
scuola media abbiano riportato la votazione di almeno sette decimi. 
                              Art. 411. 
                     Scuole secondarie superiori 
 
  1. Ai concorsi a posti di  preside  di  liceo  classico,  di  liceo
scientifico,  di  istituto  magistrale,  di  istituti  tecnici  e  di
istituti professionali, esclusi  quelli  di  cui  al  comma  3,  sono
ammessi i docenti laureati appartenenti ai ruoli del tipo di scuola o
di istituto cui si riferisce il posto direttivo,  nonche'  i  docenti
laureati che  abbiano  titolo  al  trasferimento  o  al  passaggio  a
cattedre di insegnamento  del  tipo  di  scuola  o  istituto  cui  si
riferisce il posto direttivo. 
  2. Ai medesimi concorsi sono altresi' ammessi i  presidi  di  ruolo
della scuola media, i vice rettori dei Convitti nazionali e  le  vice
direttrici degli educandati femminili dello Stato,  che  nelle  prove
d'esame di un concorso a cattedre del tipo di istituto o scuola,  cui
si riferisce il concorso direttivo, abbiano riportato la votazione di
almeno 7 decimi. 
  3. Ai concorsi a posti di preside degli  istituti  tecnici  agrari,
industriali  e   nautici   e   degli   istituti   professionali   per
l'agricoltura, per l'industria e l'artigianato  e  per  le  attivita'
marinare sono ammessi i docenti appartenenti ai ruoli dei  rispettivi
tipi  di  istituto  forniti  di  una  delle  lauree   richieste   per
l'ammissione  ai  concorsi  a  cattedre  di  materie  tecniche  degli
istituti stessi. 
  4. I docenti di materie non  tecniche  degli  istituti  di  cui  al
precedente comma, sono ammessi  a  concorsi  indicati  nel  comma  1,
purche' abbiano titolo al passaggio a cattedre di insegnamento  degli
istituti e scuole ivi indicate. 
                              Art. 412. 
                 Licei artistici ed istituti d'arte 
 
  1. Ai concorsi a posti di  preside  dei  licei  artistici  e  degli
istituti d'arte sono ammessi  i  docenti  appartenenti  ai  ruoli  di
materie artistiche, professionali, di storia dell'arte  o  di  storia
dell'arte  applicata,  delle  accademie  di  belle  arti,  dei  licei
artistici e degli istituti d'arte, forniti di laurea o del diploma di
accademia di belle arti. 
  2. Si prescinde dal possesso dei  titoli  di  studio  indicati  nel
comma 1 per i docenti di materie artistico-professionali  e  di  arte
applicata, nominati nei ruoli dei licei artistici  e  degli  istituti
d'arte per effetto di precedenti norme che non prevedono tali  titoli
e nei casi in cui per l'accesso all'insegnamento  non  sia  richiesto
alcun titolo di studio ai sensi dell'articolo 402. 
                              Art. 413. 
                       Istituti di educazione 
 
  1. Ai concorsi a posti di vice rettore  dei  convitti  nazionali  e
vice direttrice degli educandati femminili dello Stato, sono ammessi,
rispettivamente, gli  istitutori  e  le  istitutrici  delle  predette
istituzioni, forniti di laurea  e  di  abilitazione  all'insegnamento
negli  istituti  e  scuole  di  istruzione  secondaria,  che  abbiano
maturato, dopo la nomina nei ruoli, un  servizio  di  almeno  5  anni
effettivamente prestato, nonche' i vice rettori aggiunti del ruolo ad
esaurimento con un servizio di almeno 5 anni effettivamente prestato. 
Partecipano inoltre  i  docenti  di  ruolo  nelle  scuole  elementari
forniti di laurea e di abilitazione all'insegnamento negli istituti e
scuole di istruzione secondaria che abbiano prestato almeno 5 anni di
effettivo servizio di ruolo, nonche' i docenti di ruolo,  forniti  di
laurea, che abbiano prestato almeno  5  anni  di  servizio  effettivo
nelle scuole ed istituti di istruzione secondaria  ed  artistica.  Ai
predetti concorsi sono altresi' ammessi anche  gli  istitutori  e  le
istitutrici  dei   convitti   annessi   agli   istituti   tecnici   e
professionali che abbiano maturato, dopo  la  nomina  nei  ruoli,  un
servizio di almeno 5 anni effettivamente prestato, e siano forniti di
laurea e abilitazione all'insegnamento negli  istituti  e  scuole  di
istruzione secondaria. 
  2. Ai concorsi a posti di  rettore  dei  convitti  nazionali  e  di
direttrice  degli  educandati  femminili  dello  Stato  sono  ammessi
rispettivamente i vice rettori e le vice  direttrici  con  anzianita'
nel relativo ruolo  di  almeno  2  anni  di  servizio  effettivamente
prestato. 
  3. Per quanto non previsto specificamente per i concorsi di cui  al
presente articolo si applicano le norme generali che disciplinano  il
reclutamento del personale direttivo della scuola. 
                              Art. 414. 
                      Commissioni giudicatrici 
 
  1. Le commissioni dei concorsi per il  reclutamento  del  personale
direttivo sono nominate con decreto del direttore generale o capo del
servizio centrale competente e sono composte da: 
    a) un docente universitario, con funzione di presidente; 
    b) un ispettore tecnico del contingente relativo  al  settore  di
scuola cui si riferisce il concorso; 
    c) due direttori didattici, presidi, rettori o  direttrici  delle
scuole o istituzioni cui si riferisce il concorso; 
    d) un funzionario dell'amministrazione della pubblica  istruzione
con qualifica di dirigente. 
  2. I membri di cui alle lettere a) e c) sono scelti tra  i  docenti
universitari ed il personale direttivo che abbia superato il  periodo
di prova, compresi in appositi elenchi. 
  3. Almeno un terzo dei componenti della commissione deve essere  di
sesso femminile, salvo motivata impossibilita'. 
  4. Gli elenchi sono compilati,  per  i  docenti  universitari,  dal
Consiglio universitario nazionale; per il  personale  direttivo,  dal
Consiglio nazionale della pubblica istruzione. 
  5. L'inclusione negli elenchi e' effettuata a domanda sulla base di
specifici  requisiti  culturali,   professionali   e   di   servizio,
determinati  dal  Ministro  della  pubblica  istruzione,  sentite  le
organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative  nel  comparto.
Possono presentare domanda anche coloro i quali siano stati collocati
a riposo da non piu' di tre anni. 
  6. Gli elenchi proposti  sono  aggiornati  ogni  quattro  anni.  Le
persone che abbiano  fatto  parte  di  commissioni  giudicatrici  non
possono essere nominate nel quadriennio successivo. 
  7.  Qualora  manchino  le  proposte  e  non   si   sia   provveduto
tempestivamente  alle  integrazioni,   l'organo   competente   nomina
direttamente i componenti le commissioni medesime. 
  8. Qualora il numero  dei  concorrenti  sia  superiore  a  500,  le
commissioni di cui al comma 1 sono  integrate,  secondo  le  medesime
modalita' di scelta, con altri cinque componenti per ogni  gruppo  di
500 o frazione di 500 concorrenti. 
  9. Sino a quando non saranno modificate le norme di cui al  decreto
del Presidente della Repubblica 11 gennaio 1956, n. 5, ai  componenti
le commissioni  giudicatrici  previste  dal  presente  articolo  sono
corrisposti i compensi stabiliti dal predetto decreto del  Presidente
della Repubblica e successive modificazioni, in misura triplicata. Il
compenso al presidente e' determinato con  riferimento  ad  una  sola
sottocommissione con il maggior numero di candidati. 
                              Art. 415. 
                    Prove di esame e valutazione 
 
  1. I concorsi per il reclutamento del personale direttivo  constano
di una prova scritta e  di  una  prova  orale  dirette  ad  accertare
l'attitudine  e  la  capacita'  del  candidato  all'esercizio   della
funzione direttiva. 
  2. Le  commissioni  dispongono  di  100  punti,  dei  quali  40  da
assegnare alla prova scritta, 40 alla prova orale  e  20  ai  titoli.
Sono ammessi alla prova orale coloro che hanno riportato almeno punti
28 su 40 assegnati alla prova scritta. 
  3. Nei concorsi a posti di preside  dei  licei  artistici  e  degli
istituti d'arte, le commissioni dispongono di 100 punti, dei quali 25
da assegnare alla prova scritta, 25 alla prova orale e 50 ai  titoli.
Sono ammessi alla prova orale coloro che hanno riportato almeno punti
17,50 su 25 assegnati alla prova scritta. 
  4. Sono inclusi in graduatoria gli aspiranti  che  hanno  riportato
almeno 56 degli 80 punti assegnati alle prove d'esame, con  non  meno
di punti 28 su 40 in ciascuna prova,  e,  nei  concorsi  a  posti  di
preside dei licei artistici e degli istituti d'arte, almeno 35 dei 50
punti, con non meno di 17,50 su 25 in ciascuna prova. 
  5. La prova scritta verte su problematiche attinenti alle finalita'
formative e sociali della scuola, con particolare riguardo al tipo di
scuola o istituzione educativa cui si riferisce  il  concorso,  e  ai
mezzi  per  perseguirle;  la  prova  orale  verte  sugli  aspetti  di
carattere socio-culturale e pedagogico  dell'azione  direttiva  nella
scuola,   nonche'   sull'ordinamento   scolastico   e   la   relativa
legislazione. 
  6. La valutazione dei titoli viene effettuata solo per i  candidati
che abbiano superato la prova scritta e la prova orale. 
  7. Il disposto di cui al comma 6 si applica  anche  alle  procedure
concorsuali in atto alla data del 1› febbraio 1994, per le quali  non
si sia provveduto alla valutazione dei titoli. 
  8. Il Ministro della pubblica istruzione, tenuto conto  del  numero
di domande di partecipazione, puo' disporre, con  propria  ordinanza,
lo  svolgimento  della  prova   scritta   in   ambito   regionale   o
interregionale. In tal caso, il sovrintendente scolastico della  sede
ove ha luogo la prova scritta cura l'organizzazione delle  operazioni
relative allo svolgimento di tale prova. 
                              Art. 416. 
Determinazione degli orientamenti programmatici di esame e criteri di
               ripartizione dei punteggi per i titoli 
 
  1. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione,  sentito  il
Consiglio nazionale della pubblica istruzione, sono stabiliti  per  i
concorsi per il reclutamento del personale direttivo: 
    a) gli orientamenti programmatici  per  le  prove  di  esame  dei
concorsi  relativi  a  ciascun  tipo  di  scuola  e  di   istituzione
educativa,  nell'ambito  degli  argomenti  indicati  nel   precedente
articolo 415; 
    b) i titoli valutabili, con  particolare  riguardo  ad  incarichi
direttivi espletati, e le relative tabelle di valutazione. 
                              Art. 417. 
                             Graduatorie 
 
  1. Le graduatorie dei concorsi a posti del personale direttivo sono
compilate  sulla  base  del   punteggio   risultante,   per   ciascun
concorrente, dalla somma dei voti riportati nelle prove  di  esame  e
dei punti assegnati per i titoli. 
  2. Nei casi di parita' di  punteggio  si  applicano  i  criteri  di
preferenza stabiliti dall'articolo 5 del testo  unico  approvato  con
decreto del Presidente della Repubblica 10  gennaio  1957,  n.  3,  e
successive modificazioni e integrazioni. 
  3.  Oltre  al  punteggio  complessivo  deve  essere   distintamente
indicata per ogni concorrente la votazione di esame. 
  4.  Le  graduatorie  sono  approvate  con  decreto  del  competente
direttore generale o capo del servizio centrale e sono  utilizzabili,
nell'ordine in  cui  i  concorrenti  vi  risultino  inclusi,  per  il
conferimento dei soli  posti  messi  a  concorso,  esclusa  qualsiasi
riserva a favore di particolari categorie. 
                              Art. 418. 
                             Esclusioni 
 
  1. Nei  limiti  del  successivo  articolo  497,  sono  esclusi  dai
concorsi a posti del personale direttivo, con provvedimento  motivato
del direttore generale  o  capo  del  servizio  centrale  competente,
coloro che abbiano riportato, dopo la nomina nei ruoli del  personale
docente  ed  educativo,  una  sanzione  disciplinare  superiore  alla
censura, salvo che sia intervenuta la riabilitazione. 

Sezione IV: Reclutamento del personale ispettivo

                              Art. 419. 
                    Ruolo degli ispettori tecnici 
 
  1. Il Ministro della  pubblica  istruzione  provvede,  con  proprio
decreto, sentito il Consiglio nazionale  della  pubblica  istruzione,
alla ripartizione dei posti del ruolo unico degli  ispettori  tecnici
tra  la  scuola  materna,  elementare   e   secondaria,   nell'ambito
dell'Amministrazione centrale e di quella periferica e, relativamente
alla scuola secondaria, alla suddivisione per settori disciplinari. 
  2. Agli ispettori tecnici si applicano  le  disposizioni  di  stato
giuridico e di trattamento economico gia' previste per gli  ispettori
tecnici centrali dal  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  30
giugno 1972, n. 748 e successive modificazioni ed integrazioni. 
                              Art. 420. 
                Concorsi a posti di ispettore tecnico 
 
  1. L'accesso al ruolo del personale ispettivo tecnico  si  consegue
mediante concorsi  per  titoli  ed  esami,  distinti  a  seconda  dei
contingenti  risultanti  dalla  ripartizione  di  cui  al   comma   1
dell'articolo 419. 
  2. Ai predetti concorsi sono ammessi: 
    a) per il contingente relativo alla scuola materna, i  direttori,
i docenti di scuola materna, ed il personale direttivo  della  scuola
elementare; 
    b) per il contingente relativo alla scuola elementare, i  docenti
elementari, gli istitutori, le istitutrici e i direttori didattici di
scuola elementare; 
    c) per i contingenti relativi alla scuola media e  agli  istituti
di istruzione secondaria superiore, nonche' agli istituti  d'arte  ed
ai licei artistici, i presidi e i docenti della scuola media e  degli
istituti di istruzione secondaria superiore, i vice rettori  aggiunti
del ruolo ad esaurimento, i vice rettori e  i  rettori  dei  convitti
nazionali, le  vice  direttrici  e  le  direttrici  degli  educandati
femminili dello Stato, nonche'  i  presidi  e  i  docenti  dei  licei
artistici e degli istituti d'arte,  i  docenti  dei  conservatori  di
musica e delle accademie di belle arti. 
  3. Per l'ammissione ai concorsi di  cui  al  presente  articolo  e'
richiesto  il  possesso  della  laurea,  salvo   i   casi   in   cui,
limitatamente     all'istruzione     artistica,     per     l'accesso
all'insegnamento o a posti di preside, essa non sia prevista. 
  4. Il personale docente ed  educativo  deve  avere  una  anzianita'
complessiva di effettivo servizio di ruolo di almeno 9 anni. 
  5.  Ai  fini  dell'ammissione  ai  concorsi  ispettivi,   sono   da
considerare equiparati  agli  appartenenti  ai  ruoli  del  personale
docente del tipo di scuola, cui si riferiscono i  concorsi  medesimi,
coloro i quali vi abbiano appartenuto in passato e conservino  titolo
alla restituzione ai detti ruoli. 
  6. I concorsi a posti di ispettore tecnico sono  indetti  ogni  due
anni dal Ministero della pubblica istruzione, nei  limiti  dei  posti
disponibili nei contingenti relativi ai vari gradi e tipi di  scuola,
e tenuto conto dei settori d'insegnamento. 
  7. I bandi stabiliscono altresi' le modalita' di partecipazione, il
termine di presentazione delle domande, i titoli di  ammissione  e  i
titoli valutabili, nonche' il calendario delle prove scritte. 
                              Art. 421. 
                      Commissioni esaminatrici 
 
  1. Le commissioni dei concorsi a posti di  ispettore  tecnico  sono
nominate con decreto del  direttore  generale  o  capo  del  servizio
centrale competente e sono composte da: 
    a) tre docenti universitari, dei quali almeno due che  professino
un insegnamento compreso nel settore disciplinare di cui trattasi; 
    b) un funzionario dell'amministrazione della pubblica  istruzione
con qualifica di dirigente; 
    c) un ispettore tecnico. 
  2. Almeno un terzo dei componenti  della  commissione  esaminatrice
deve essere di sesso femminile, salvo motivata impossibilita'. 
  3. Per i concorsi relativi al contingente per gli istituti d'arte e
i licei artistici, i membri di cui alla lettera  a)  sono  scelti,  a
seconda del tipo di concorso, anche tra  i  direttori  ed  i  docenti
delle  accademie  di  belle  arti,  dei   conservatori   di   musica,
dell'Accademia nazionale di danza e dell'Accademia  nazionale  d'arte
drammatica. 
  4. Il presidente e' nominato tra i membri di cui  alla  lettera  a)
del comma 1. 
  5. Sino a quando non saranno modificate le norme di cui al  decreto
del Presidente della Repubblica 11 gennaio 1956, n. 5, ai  componenti
le commissioni  giudicatrici  previste  dal  presente  articolo  sono
corrisposti i compensi stabiliti dal predetto decreto del  Presidente
della Repubblica e successive modificazioni, in misura triplicata. 
                              Art. 422. 
                            Prove d'esame 
 
  1. I concorsi per titoli ed esami di ispettore tecnico constano  di
tre prove scritte e di una prova orale. 
  2. Le commissioni giudicatrici dispongono di 100 punti, di  cui  45
da attribuire alle prove scritte, 25  alla  prova  orale  e  30  alla
valutazione dei titoli. 
  3. Sono ammessi alla prova orale i candidati che abbiano  riportato
nelle prove scritte una votazione media non inferiore a punti  36  su
45, con non meno di punti 10,50 su 15 in ciascuna di esse.  La  prova
orale si intende superata dai candidati  che  abbiano  riportato  una
votazione non inferiore a punti 20 su 25. 
  4. Nei concorsi relativi ai contingenti per la  scuola  materna  ed
elementare,   la   prima   prova   scritta    verte    su    problemi
pedagogico-didattici con particolare riguardo al tipo di  scuola;  la
seconda su argomenti socio-culturali di carattere generale; la  terza
sugli ordinamenti scolastici  italiani  ed  esteri,  con  particolare
riguardo a quelli dei Paesi della Comunita' europea. 
  5. Nei concorsi relativi ai contingenti per la scuola media  e  per
gli istituti di  istruzione  secondaria  superiore,  la  prima  prova
scritta  verte  su  problemi  pedagogico-didattici;  la  seconda   su
argomenti attinenti agli insegnamenti compresi nei  relativi  settori
disciplinari; la  terza  sugli  ordinamenti  scolastici  italiani  ed
esteri, con particolare riguardo a quelli dei Paesi  della  Comunita'
europea. 
  6.  La  prova  orale  e'  intesa  ad  accertare  la  capacita'   di
elaborazione personale e di valutazione critica dei candidati,  anche
mediante la discussione sugli argomenti delle prove scritte,  nonche'
sulla legislazione scolastica italiana. 
  7. La valutazione dei titoli e' effettuata  soltanto  nei  riguardi
dei candidati che abbiano superato la prova orale. 
  8. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione,  sentito  il
Consiglio nazionale  della  pubblica  istruzione,  sono  stabiliti  i
programmi delle prove di esame ed i titoli valutabili. 
                              Art. 423. 
                             Graduatorie 
 
  1. Le graduatorie dei concorsi a posti di  ispettore  tecnico  sono
approvate con decreto del direttore generale competente. 
  2. Nelle graduatorie i concorrenti, che hanno superato le prove  di
esame ed il colloquio con la valutazione prescritta,  sono  collocati
in base al punteggio risultante dalla  somma  dei  voti  delle  prove
anzidette e dei punti assegnati per i titoli. 
  3. A parita' di punteggio si  applicano  i  criteri  di  preferenza
stabiliti dall'articolo 5 del testo unico approvato con  decreto  del
Presidente della Repubblica 10  gennaio  1957,  n.  3,  e  successive
modificazioni e integrazioni. 
  4. I candidati collocati in graduatoria in posizione  eccedente  il
numero dei posti messi a concorso  hanno  titolo,  nell'ordine  della
graduatoria, a surrogare i vincitori che rinunzino alla nomina  o  ne
siano dichiarati decaduti, entro un anno dalla data  di  approvazione
della graduatoria stessa. 
                              Art. 424. 
                             Esclusioni 
 
  1. Nei limiti di cui al successivo articolo 497, sono  esclusi  dai
concorsi a posti del personale ispettivo tecnico,  con  provvedimento
motivato del direttore generale, oltre coloro che risultino  sforniti
dei requisiti prescritti,  coloro  che  abbiano  riportato,  dopo  la
nomina nei ruoli del personale della scuola, la sanzione disciplinare
superiore alla censura, salvo che sia intervenuta la riabilitazione. 

Sezione V: Reclutamento del personale docente, direttivo ed ispettivo
delle scuole con lingua d’insegnamento diversa dall’italiano.
Paragrafo I: Scuole con lingua d’insegnamento slovena di Trieste e
Gorizia.

                              Art. 425. 
                 Reclutamento del personale docente 
 
  1. Per l'accesso  ai  ruoli  del  personale  docente  della  scuola
materna,  della  scuola  elementare,  degli  istituti  e  scuole   di
istruzione secondaria e degli istituti d'arte e dei  licei  artistici
con lingua di  insegnamento  slovena  nelle  province  di  Trieste  e
Gorizia sono indetti appositi concorsi per titoli ed esami e per soli
titoli a norma del presente testo unico. 
  2. A tali concorsi sono ammessi  i  cittadini  italiani  di  lingua
materna slovena in possesso dei requisiti prescritti  dai  precedenti
articoli. 
  3. Per l'ammissione ai concorsi a cattedre di lingua italiana e  di
lingua e lettere italiane negli  istituti  e  scuole  con  lingua  di
insegnamento slovena e' richiesta adeguata  conoscenza  della  lingua
slovena, da dimostrare, sia per l'ammissione ai concorsi  per  titoli
ed esami sia per l'ammissione ai concorsi  per  soli  titoli  con  un
colloquio dinanzi ad una  commissione  di  tre  membri  nominata  dal
sovrintendente scolastico regionale del Friuli-Venezia Giulia. 
  4. Sono esonerati dal colloquio di cui al comma 3 gli aspiranti che
abbiano insegnato lingua italiana per almeno tre  anni  nelle  scuole
con lingua di insegnamento slovena. 
  5. Nei concorsi a posti di docente della  scuola  materna  e  della
scuola elementare e a cattedre di istituti  o  scuole  di  istruzione
secondaria e degli istituti  d'arte  e  licei  artistici  diverse  da
quelle di lingua italiana e di lingua e lettere  italiane,  le  prove
dei concorsi per titoli ed esami si svolgono in  lingua  slovena;  ai
concorsi per soli titoli sono ammessi esclusivamente coloro che hanno
maturato  l'anzianita'  di  servizio   di   cui   alla   lettera   b)
dell'articolo 401 nelle scuole con lingua di insegnamento slovena. 
  6. Ai concorsi a posti di insegnamento nelle scuole con  lingua  di
insegnamento slovena sono ammessi anche coloro che siano in  possesso
di un titolo di studio conseguito all'estero dichiarato  equipollente
dal  Ministero  della  pubblica  istruzione,  sentito  il   Consiglio
nazionale della pubblica istruzione, ai soli fini dell'ammissione  ai
predetti concorsi. 
  7. Ai fini previsti dagli articoli 403 e  481  il  Ministero  della
pubblica istruzione, sentito il Consiglio  nazionale  della  pubblica
istruzione, puo' dichiarare equipollenti titoli  di  specializzazione
conseguiti all'estero a seguito della frequenza di  corsi  in  lingua
slovena, sulla base della durata e dei contenuti dei corsi stessi. 
                              Art. 426. 
            Bandi di concorso e commissioni esaminatrici 
 
  1. I concorsi per la scuola materna e per la scuola elementare  con
lingua di insegnamento slovena sono provinciali e  sono  indetti  dai
provveditori agli studi di Trieste e di Gorizia; i  concorsi  per  la
scuola media e per gli istituti e  scuole  di  istruzione  secondaria
superiore con lingua di insegnamento slovena sono  regionali  e  sono
indetti dal sovrintendente scolastico  regionale  del  Friuli-Venezia
Giulia. 
  2. Con propria ordinanza, il  Ministro  della  pubblica  istruzione
impartisce  le  disposizioni  generali   per   l'organizzazione   dei
concorsi. L'ufficio che ha  curato  lo  svolgimento  delle  procedure
concorsuali provvede, con atto  avente  carattere  definitivo,  anche
all'approvazione delle relative graduatorie e all'assegnazione  della
sede  ai  vincitori.  I  conseguenti  provvedimenti  di  nomina  sono
comunque  adottati  dal  provveditore  agli  studi   territorialmente
competente.  I   titoli   di   abilitazione   sono   rilasciati   dal
sovrintendente scolastico regionale. 
  3. Le commissioni esaminatrici, ad eccezione di quelle dei concorsi
per l'insegnamento di lingua italiana e di lingua e lettere italiane,
sono formate da personale che abbia  piena  conoscenza  della  lingua
slovena. 
  4. I presidenti delle commissioni giudicatrici, di cui al comma  3,
sono scelti di regola tra coloro che prestano servizio  nelle  scuole
con lingua d'insegnamento slovena  o  che  abbiano  conoscenza  della
lingua slovena. 
  5. Gli elenchi del personale direttivo e docente da nominare  nelle
commissioni giudicatrici  sono  compilati,  ogni  quadriennio,  dalla
commissione di cui all'articolo 624, che  assiste  il  sovrintendente
scolastico  della  regione  Friuli-Venezia  Giulia  per  i   problemi
riguardanti il funzionamento delle scuole con  lingua  d'insegnamento
slovena. 
  6. Per quanto non previsto dal presente articolo  si  applicano  le
disposizioni dettate dall'articolo 404 e, in particolare,  quella  di
cui al comma 3. 

Paragrafo II: Scuole con lingua d’insegnamento tedesca, scuole delle
localita’ ladine della provincia di Bolzano e scuole delle localita’
ladine della provincia di Trento.

                              Art. 427. 
                 Reclutamento del personale docente 
 
  1. Per l'accesso  ai  ruoli  del  personale  docente  della  scuola
elementare, degli istituti e scuole di istruzione  secondaria,  degli
istituti d'arte e licei artistici con lingua d'insegnamento tedesca e
delle scuole elementari,  secondarie  e  artistiche  delle  localita'
ladine della provincia di Bolzano, sono indetti appositi concorsi per
titoli ed esami e per titoli a norma del presente testo unico. 
  2. A tali concorsi sono ammessi  i  cittadini  italiani  di  lingua
materna tedesca e, limitatamente alle scuole delle localita'  ladine,
i  cittadini  dei  gruppi  linguistici  previsti  dal   decreto   del
Presidente della Repubblica 10 febbraio 1983, n. 89. 
  3. Nei concorsi per titoli ed esami previsti dal presente articolo,
ad eccezione di quelli per l'insegnamento dell'italiano, le prove  si
svolgono in lingua tedesca. Ai concorsi per soli titoli sono  ammessi
esclusivamente coloro che hanno maturato l'anzianita' di servizio  di
cui alla lettera b) dell'articolo 401  nelle  scuole  con  lingua  di
insegnamento tedesca o nelle scuole delle localita' ladine. 
  4. Ai posti di insegnamento nelle scuole con lingua di insegnamento
tedesca della provincia di Bolzano e ai posti di  insegnamento  delle
classi di concorso di tedesco nella scuola media in  lingua  italiana
della provincia di Bolzano e di tedesco negli istituti di  istruzione
secondaria superiore in lingua italiana della provincia  di  Bolzano,
possono accedere anche coloro che siano in possesso di un  titolo  di
studio conseguito all'estero, dichiarato equipollente  dal  Ministero
della pubblica  istruzione,  sentito  il  Consiglio  nazionale  della
pubblica  istruzione  ai  soli  fini   dell'insegnamento.   ((PERIODO
SOPPRESSO DALLA L. 13 LUGLIO 2015, N. 107)). 
  5. Nelle scuole d'istruzione primaria e secondaria della  provincia
di Bolzano i concorsi relativi alle discipline da impartire in lingua
diversa da quella italiana  si  svolgono  nella  predetta  lingua  di
insegnamento. 
  6. Per l'insegnamento della seconda lingua, italiana o  tedesca,  a
seconda che si tratti di scuole in lingua  tedesca  o  di  scuole  in
lingua italiana, e' richiesta una adeguata  conoscenza  della  lingua
d'insegnamento della scuola in cui si presta servizio, da  accertarsi
a norma del titolo I del decreto del Presidente della  Repubblica  26
luglio 1976, n. 752 e successive  modificazioni.  Nei  confronti  del
personale non di ruolo il relativo attestato conserva validita' oltre
il  sesto  anno  dalla  data  del  conseguimento,   anche   ai   fini
dell'accesso  al  ruolo,  sempreche'  gli  interessati  continuino  a
prestare servizio in qualita' di docenti non di ruolo  o  si  trovino
inclusi nelle relative graduatorie. 
  7. Per il reclutamento del personale  docente  delle  scuole  delle
localita'  ladine  della  provincia  di  Trento   si   applicano   le
disposizioni del decreto legislativo 16 dicembre 1993, n. 592. 
                              Art. 428. 
            Bandi di concorsi e commissioni esaminatrici 
 
  1. I concorsi di cui  all'articolo  427  sono  provinciali  e  sono
indetti dai competenti intendenti scolastici. 
  2. Le graduatorie sono approvate dagli  intendenti  scolastici  con
provvedimenti aventi carattere definitivo. 
  3. Le commissioni esaminatrici dei concorsi a posti di insegnamento
nelle scuole in lingua tedesca, ad eccezione di quelle  dei  concorsi
per il ruolo dei docenti di lingua italiana nelle  scuole  elementari
in lingua tedesca e di quelle  dei  concorsi  per  l'insegnamento  di
lingua italiana e di lingua  e  lettere  italiane  negli  istituti  e
scuole di istruzione secondaria  e  negli  istituti  d'arte  e  licei
artistici, sono formate, di norma, da  personale  di  lingua  materna
tedesca. 
  4. Le commissioni dei concorsi a posti di insegnamento nelle scuole
delle localita' ladine sono formate  da  personale  di  madre  lingua
corrispondente a quella nella quale e' impartito  l'insegnamento  cui
si riferisce il concorso. 

Paragrafo III: Disposizioni comuni al personale delle scuole in
lingua slovena delle scuole in lingua tedesca e delle scuole delle localita’ ladine.

                              Art. 429. 
                Reclutamento del personale direttivo 
 
  1. Ai concorsi a posti di personale direttivo delle scuole di  ogni
tipo e grado e delle istituzioni educative con lingua di insegnamento
slovena, o con lingua  di  insegnamento  tedesca  o  delle  localita'
ladine sono ammessi i docenti ed  il  personale  educativo  di  ruolo
delle rispettive scuole ed  istituzioni  in  possesso  dei  requisiti
prescritti dal presente testo unico. 
  2. Detti concorsi, per le scuole o istituzioni in  lingua  slovena,
sono regionali e sono indetti dal sovrintendente scolastico regionale
del Friuli-Venezia Giulia; per le  scuole  o  istituzioni  in  lingua
tedesca o delle localita' ladine sono provinciali e sono indetti  dai
competenti intendenti scolastici. 
  3. Gli organi predetti approvano le graduatorie  con  provvedimenti
aventi carattere definitivo. 
  4. Per il reclutamento del personale direttivo delle  scuole  delle
localita'  ladine  della  provincia  di  Trento   si   applicano   le
disposizioni del decreto legislativo 16 dicembre 1993, n. 592. 
                              Art. 430. 
                Reclutamento del personale ispettivo 
 
  1. Nei concorsi a posti di ispettore tecnico e' riservato  apposito
contingente da destinare alle scuole di cui al presente capo. 
  2. Concorre ai posti del predetto contingente il personale  docente
e direttivo delle scuole di ogni ordine e grado e  delle  istituzioni
educative con lingua di insegnamento diversa  dall'italiano,  purche'
in possesso dei requisiti prescritti dal presente testo unico. 
                              Art. 431. 
               Prove d'esame e valutazione dei titoli 
 
  1. Il Ministro per la pubblica  istruzione,  sentito  il  Consiglio
nazionale della pubblica istruzione, stabilisce, per i  concorsi  per
titoli ed esami del personale docente e per i concorsi  a  posti  del
personale direttivo delle scuole ed istituzioni di  cui  al  presente
capo, i programmi delle prove di esame e i titoli valutabili. 
  2. Con lo stesso  decreto  sono  stabilite  le  valutazioni  per  i
concorsi per soli titoli a posti del personale docente. 
                              Art. 432. 
                               Rinvio 
 
  1. Per quanto non e' previsto dal presente  capo  si  applicano  le
norme di carattere  generale  che  disciplinano  i  concorsi  per  il
reclutamento del personale ispettivo  tecnico,  direttivo  e  docente
della scuola. 
  2.  Sono  fatte  salve  le  disposizioni  contenute  nello  statuto
speciale per  il  Trentino-Alto  Adige  e  nelle  relative  norme  di
attuazione in materia  di  ordinamento  scolastico  in  provincia  di
Bolzano. 

Sezione VI: Norme sulle commissioni di concorso

                              Art. 433. 
                          Incompatibilita' 
 
  1. Non possono far parte delle commissioni giudicatrici di concorso
coloro che abbiano relazioni di parentela o affinita' entro il quarto
grado con uno o piu' concorrenti. 
                              Art. 434. 
                      Esonero dall'insegnamento 
 
  1.  Il  personale  direttivo  e  docente  nominato   presidente   o
componente delle commissioni giudicatrici dei concorsi per titoli  ed
esami o per soli titoli, puo'  essere  esonerato,  a  domanda,  dagli
obblighi di servizio per tutto il periodo di partecipazione ai lavori
delle commissioni. 
  2. Se detti lavori si concludono dopo il  31  marzo,  il  personale
docente, eventualmente esonerato, che nel corso dell'anno  scolastico
abbia prestato servizio nella scuola per almeno tre mesi, riprende il
suo posto di insegnamento. In caso diverso, o qualora i lavori  della
commissione si concludano dopo il 30 aprile, viene  utilizzato  nella
scuola in supplenze o in attivita' parascolastiche  o  nei  corsi  di
recupero e di sostegno. 
  3. Il posto occupato dal  personale  esonerato  e'  conferito  come
supplenza di durata pari al periodo dell'esonero. 
  4.  Il  periodo  di  partecipazione  ai  lavori  delle  commissioni
esaminatrici e' valido a tutti gli effetti come servizio di  istituto
nella scuola. 
                              Art. 435. 
              Norma comune sulle procedure concorsuali 
 
  1. Al fine di assicurare l'ordinato  svolgimento  delle  prove  dei
concorsi per titoli ed esami, puo'  essere  chiamato  a  svolgere  le
funzioni di vigilanza, in caso di necessita', il personale direttivo,
docente,  educativo,  amministrativo,  tecnico  ed   ausiliario,   in
servizio nelle scuole prescelte  quali  sede  d'esame.  Le  procedure
attuative sono oggetto di  specifica  ordinanza  del  Ministro  della
pubblica istruzione,  emanata  sentite  le  organizzazioni  sindacali
della scuola maggiormente rappresentative. 

Sezione VII: Nomine in ruolo

                              Art. 436. 
                  Nomina ed assegnazione della sede 
 
  1. Per il personale docente le nomine sono conferite nei limiti  di
cui agli articoli 442 e 470, comma 1. L'assegnazione  della  sede  e'
disposta,  secondo  l'ordine  di  graduatoria,  tenuto  conto   delle
preferenze espresse dagli aventi diritto  con  riferimento  sia  alle
cattedre e posti disponibili negli istituti e  scuole  sia  ai  posti
delle dotazioni organiche aggiuntive. 
  2. Nel caso di mancata accettazione della nomina entro  il  termine
stabilito, e di accettazione condizionata, l'interessato decade dalla
nomina. La rinuncia alla nomina in ruolo comporta la decadenza  dalla
graduatoria per la quale la nomina stessa e' stata conferita. 
  3. Il personale, che ha  accettato  la  nomina  con  l'assegnazione
della sede, decade da eventuali precedenti impieghi pubblici di ruolo
e non di ruolo, con effetto dalla data stabilita per l'assunzione del
servizio.  La  cattedra  o  il  posto  precedentemente  occupato   e'
immediatamente disponibile a tutti gli effetti, qualora  trattasi  di
personale contemplato dal presente testo unico. 
  4. Decade parimenti dalla nomina il personale,  che,  pur  avendola
accettata, non assume servizio senza  giustificato  motivo  entro  il
termine stabilito. 
  5. Il personale scolastico di  ruolo  in  servizio  all'estero,  il
quale a seguito del superamento di  un  concorso  possa  accedere  ad
altro ruolo, puo' chiedere la proroga dell'assunzione in  servizio  e
dell'effettuazione del relativo periodo di prova, per un periodo  non
superiore a tre anni.  I  relativi  effetti  giuridici  ed  economici
decorrono dalla data di effettiva assunzione del servizio. 
                              Art. 437. 
              Nomina in prova e decorrenza della nomina 
  (( 1. Il personale docente, educativo e direttivo della scuola )) e
delle istituzioni educative e' nominato in prova. 
  2. La nomina decorre dalla data di inizio dell'anno scolastico. 
  3. Il personale docente ed educativo cosi' nominato, e' ammesso  ai
sensi dell'articolo 440, ad un anno di formazione, che e' valido come
periodo di prova. 
                              Art. 438. 
                              P r o v a 
 
  1. La prova ha la durata di un  anno  scolastico.  A  tal  fine  il
servizio effettivamente prestato deve  essere  non  inferiore  a  180
giorni nell'anno scolastico. 
  2. Negli istituti e scuole di istruzione secondaria od artistica il
periodo di prova del personale docente e' valido  anche  se  prestato
per un orario inferiore a quello di cattedra. 
  3. Durante il periodo di prova il personale deve  essere  impiegato
sulla cattedra, sul posto o nell'ufficio per il quale  la  nomina  e'
stata conseguita. Non costituisce interruzione della prova il periodo
di  frequenza  di  corsi  di  formazione  o   aggiornamento   indetti
dall'amministrazione scolastica. 
  4. Per il personale direttivo la conferma in ruolo e' disposta  con
decreto  del  direttore  generale  o  capo  del   servizio   centrale
competente, tenuto conto degli elementi forniti dal provveditore agli
studi  e  di  elementi  acquisiti  a  seguito  di  eventuale   visita
ispettiva. 
  5. Qualora nell'anno scolastico non siano stati prestati 180 giorni
di effettivo servizio, la prova e' prorogata di un  anno  scolastico,
con provvedimento motivato, dall'organo competente per la conferma in
ruolo. 
  6. I provvedimenti di cui al presente articolo sono definitivi. 
                              Art. 439. 
                    Esito sfavorevole della prova 
 
  1. In caso di esito sfavorevole della prova, il  provveditore  agli
studi, sentito il consiglio scolastico provinciale,  se  trattasi  di
personale docente della scuola materna, elementare e media o  sentito
il Consiglio nazionale della  pubblica  istruzione,  se  trattasi  di
personale docente degli istituti o scuole  di  istruzione  secondaria
superiore, ovvero, il direttore generale o capo del servizio centrale
competente, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione,
se trattasi  di  altro  personale  appartenente  a  ruoli  nazionali,
provvede: alla dispensa dal servizio o, se il personale  proviene  da
altro ruolo docente  o  direttivo,  alla  restituzione  al  ruolo  di
provenienza, nel quale il personale interessato assume  la  posizione
giuridica ed economica che gli sarebbe derivata dalla permanenza  nel
ruolo stesso; ovvero,  a  concedere  la  proroga  di  un  altro  anno
scolastico al fine di acquisire maggiori elementi di valutazione. 
                              Art. 440. 
                         Anno di formazione 
 
  1.  Durante  l'anno  di  formazione  il  Ministero  della  pubblica
istruzione  assicura,  promuovendo  opportune  intese   a   carattere
nazionale con gli istituti regionali di  ricerca,  sperimentazione  e
aggiornamento educativi e le universita', e tramite i  provveditorati
agli studi, la realizzazione di specifiche iniziative di formazione. 
  2. L'anno di formazione ha inizio con l'anno scolastico  dal  quale
decorrono le nomine e termina con la fine delle lezioni; per  la  sua
validita' e' richiesto un servizio minimo di 180 giorni. 
  3. L'anno di formazione e' svolto, anche per i docenti nominati  in
relazione  a  disponibilita'  risultanti  dalle  dotazioni  organiche
aggiuntive, in una scuola o istituzione dello stesso tipo  di  quelle
cui si riferiscono i posti messi a concorso. I docenti  sono  addetti
all'espletamento delle attivita' istituzionali, ivi  comprese  quelle
relative all'utilizzazione  dei  docenti  delle  dotazioni  organiche
aggiuntive previste dall'articolo 455. 
  4. Ai fini della conferma in ruolo i docenti, al termine  dell'anno
di formazione, discutono con  il  comitato  per  la  valutazione  del
servizio una relazione sulle esperienze  e  sulle  attivita'  svolte.
Sulla base di essa e degli altri elementi di valutazione forniti  dal
capo d'istituto, il comitato per la valutazione del servizio  esprime
il parere per la conferma in ruolo. 
  5. Il disposto di cui al  comma  4  non  si  applica  al  personale
educativo dei convitti nazionali, degli  educandati  femminili  dello
Stato, dei convitti annessi agli istituti tecnici e  professionali  e
dell'Accademia nazionale di danza. 
  6. Compiuto l'anno di formazione il personale docente  consegue  la
conferma in ruolo con decreto  del  provveditore  agli  studi  tenuto
conto del parere del comitato per la  valutazione  del  servizio.  Il
provvedimento e' definitivo. 

Sezione VIII: Organici

                              Art. 441. 
              Istituzione delle cattedre e posti orario 
  1. Negli istituti statali di istruzione secondaria le cattedre sono
istituite anche utilizzando le ore di insegnamento disponibili  nelle
classi funzionanti che non concorrono a costituire un corso completo,
purche' nel complesso le ore di insegnamento non  siano  inferiori  a
quelle previste  per  l'istituzione  di  una  cattedra  della  stessa
materia. 
  2. A tal fine sono impiegate anche le ore disponibili nelle sezioni
staccate o nelle scuole coordinate o in corsi (( e  classi  di  altri
istituti funzionanti )) sia nella stessa sede  sia  in  sede  diversa
della medesima provincia sempre  che  sia  facilmente  raggiungibile,
nonche' le ore disponibili dei corsi serali. 
                              Art. 442. 
  (( ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS 19 FEBBRAIO 2004, N. 59 )) ((39)) 
    
------------------

    
AGGIORNAMENTO (39) 
  Il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 ha disposto (con l'art.  19,comma
3)che le  disposizioni  del  presente  articolo  sono  continuano  ad
applicarsi limitatamente alle sezioni di scuola materna e alle classi
di scuola elementare e di scuola media ancora funzionanti secondo  il
precedente ordinamento ed  agli  alunni  ad  essi  iscritti,  e  sono
abrogate, a decorrere dall'anno  scolastico  successivo  al  completo
esaurimento delle predette sezioni e classi. 
                              Art. 443. 
       ((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 27 DICEMBRE 1997, N. 449)) 
                              Art. 444. 
Criteri di determinazione delle  dotazioni  dei  ruoli  organici  del
   personale docente degli istituti e scuole di istruzione secondaria
   ed artistica. 
 
  1. Le dotazioni dei ruoli  organici  del  personale  docente  degli
istituti  e  scuole  di  istruzione  secondaria  ed  artistica   sono
determinate  sulla  base  dell'accertamento  di  tutti  i  posti   di
insegnamento,  corrispondenti  a  cattedre  o   posti   orario,   che
funzionano all'inizio dell'anno scolastico successivo,  tenuto  conto
del numero delle classi esistenti nell'anno scolastico in corso. 
  2.  I  posti  orario  di  cui  all'articolo  441  sono   costituiti
prioritariamente  nell'ambito  di  ciascun  istituto  o   scuola   e,
successivamente, per l'utilizzazione massima possibile delle frazioni
di ore ai fini dell'istituzione  di  posti  di  ruolo  organico,  tra
istituti e scuole, possibilmente nell'ambito del medesimo distretto e
comunque in numero non superiore a tre, per mezzo  di  raggruppamenti
fissi tali da assicurare stabilita' al ruolo organico medesimo. 
  3. Le dotazioni organiche sono determinate,  su  base  provinciale,
dal provveditore agli studi, secondo modalita'  e  criteri  che,  nel
rispetto delle norme del presente testo  unico,  sono  stabiliti  dal
Ministro della pubblica istruzione con apposita ordinanza da  emanare
d'intesa con il Ministro del tesoro. 
                              Art. 445. 
        (( ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1996, N. 662 )) 
                              Art. 446 
                  Organici del personale educativo 
 
  1. (( COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 20 MARZO 2009, N. 81 )). 
  2. A decorrere dall'anno scolastico  1994-1995  gli  organici  sono
rideterminati in relazione alle prevedibili cessazioni  dal  servizio
e, comunque, nel limite delle effettive esigenze previste  dal  piano
di cui all'articolo 52. 
  3. I criteri e le modalita' per la rideterminazione degli  organici
medesimi e  la  programmazione  delle  nuove  nomine  in  ruolo  sono
stabiliti con la procedura di cui all'articolo 442, comma 4. 
  4. Nelle istituzioni convittuali per non vedenti o per sordomuti le
dotazioni organiche di cui al comma 1 sono raddoppiate. 
  5. La determinazione degli organici e' effettuata in relazione alle
sedi di funzionamento del convitto. 
  6. Le variazioni degli organici del personale educativo disposte ai
sensi del comma 1 sono effettuate, entro il 31 marzo  di  ogni  anno,
con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di  concerto  con
il Ministro del tesoro. 

Capo III
DIRITTI E DOVERI
Sezione I: Congedi e aspettative

                              Art. 447. 
                       Disciplina contrattuale 
 
  1. In attesa che siano perfezionati i contratti collettivi  cui  il
decreto  legislativo  3  febbraio   1993,   n.   29,   e   successive
modificazioni, affida la disciplina di tutte le materie  relative  al
rapporto di lavoro con le pubbliche amministrazioni, nel quadro della
sua riconduzione alla disciplina del rapporto di  lavoro  subordinato
nell'impresa, i diritti e doveri  del  personale  della  scuola  sono
definiti dagli articoli che seguono. 
  2. Resta comunque ferma la garanzia della liberta' di  insegnamento
e  dell'autonomia  professionale  nello  svolgimento   dell'attivita'
didattica. 
                              Art. 448. 
           Valutazione del servizio del personale docente 
 
  1. Il personale docente puo' chiedere la valutazione  del  servizio
prestato per un periodo non superiore all'ultimo trennio. 
  2. Alla valutazione  del  servizio  provvede  il  comitato  per  la
valutazione del servizio  di  cui  all'articolo  11,  sulla  base  di
apposita relazione del direttore didattico o  del  preside  che,  nel
caso in cui il docente  abbia  prestato  servizio  in  altra  scuola,
acquisisce gli opportuni elementi di informazione. 
  3.  La  valutazione  e'  motivata  tenendo  conto  delle   qualita'
intellettuali, della preparazione culturale  e  professionale,  anche
con riferimento  a  eventuali  pubblicazioni,  della  diligenza,  del
comportamento nella scuola, dell'efficacia  dell'azione  educativa  e
didattica, delle eventuali sanzioni disciplinari,  dell'attivita'  di
aggiornamento, della partecipazione ad attivita' di  sperimentazione,
della collaborazione con altri docenti e con gli organi della scuola,
dei rapporti con le  famiglie  degli  alunni,  nonche'  di  attivita'
speciali nell'ambito scolastico e di ogni altro elemento che valga  a
delineare le caratteristiche e le attitudini personali, in  relazione
alla funzione docente. Essa non si conclude con giudizio complessivo,
ne' analitico, ne' sintetico e non e' traducibile in punteggio. 
  4. Avverso la  valutazione  del  servizio  e'  ammesso  ricorso  al
provveditore agli  studi  che,  sentita  la  competente  sezione  per
settore scolastico del consiglio scolastico  provinciale,  decide  in
via definitiva. 
                              Art. 449. 
                          Congedo ordinario 
  1. Sino al perfezionamento dei contratti collettivi di  lavoro,  di
cui  all'articolo  447,  rimane  fermo  il  diritto   del   personale
direttivo, docente ed educativo ((  a  trenta  giorni  lavorativi  di
congedo ordinario nell'anno scolastico.)) 
  2. Il diritto al congedo ordinario e' irrinunciabile. 
  3. Il congedo ordinario deve essere fruito, compatibilmente con  le
esigenze  di  servizio,  durante  i  periodi  di  sospensione   delle
attivita'  didattiche;  durante  la  rimanente  parte  dell'anno,  la
fruizione del congedo medesimo  e'  consentita  per  un  periodo  non
superiore a sei giornate lavorative.  Per  il  personale  docente  ed
educativo,  l'esercizio  di  tale  facolta'   e'   subordinato   alla
possibilita' di sostituire il personale che se ne  avvale  con  altro
personale in servizio nella stessa sede e, comunque, alla  condizione
che non vengano a determinarsi oneri aggiuntivi anche per l'eventuale
corresponsione di compensi per ore eccedenti. 
  4. La ricorrenza  del  Santo  Patrono,  se  ricadente  in  giornata
lavorativa, e' considerata aggiuntiva al congedo ordinario. 
  5. Al personale della scuola e' attribuito, in aggiunta ai  periodi
di congedo, sei giornate complessive di riposo da  fruire  nel  corso
dell'anno solare come segue: 
    a) due giornate aggiunte al congedo ordinario; 
    b) quattro giornate, a richiesta degli interessati, tenendo conto
dell'esigenza di servizio. 
  6. Le quattro giornate di riposo, di cui alla lettera b) del  comma
5, devono essere fruite dal personale  docente  nel  corso  dell'anno
solare cui si riferiscono e, in ogni caso, esclusivamente durante  il
periodo tra il termine delle lezioni e degli esami e  l'inizio  delle
lezioni dell'anno scolastico successivo,  ovvero  durante  i  periodi
intrannuali di sospensione dell'attivita' didattica. 
                              Art. 450. 
                 Congedi straordinari e aspettative 
 
  1. Per i congedi straordinari e  le  aspettative  si  applicano  le
disposizioni del testo unico approvato  con  decreto  del  Presidente
della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, come modificate dall'articolo
3 della legge 24 dicembre 1993, n.  537.  L'aspettativa  per  mandato
parlamentare e' disciplinata dall'articolo 71 del decreto legislativo
3 febbraio 1993, n. 29. 
  2. Il periodo massimo stabilito per  il  congedo  straordinario  e'
computato per anno scolastico. 
  3. Resta salvo quanto previsto  dall'articolo  454  in  materia  di
congedi straordinari per attivita' artistiche e sportive. 
  4. Il personale docente che sia stato collocato in aspettativa  per
infermita' o per motivi di famiglia, per un periodo non  inferiore  a
centocinquanta giorni continuativi, e rientri in servizio dopo il  30
aprile, e' impiegato nella scuola di titolarita' per supplenze o  per
lo svolgimento di altri compiti connessi con il  funzionamento  della
scuola medesima. Quando il rientro in servizio  coinvolga  le  classi
terminali dei cicli di studio, il periodo di assenza continuativa per
aspettativa e' ridotto, ai fini predetti, a novanta giorni. 
                              Art. 451. 
         Organi competenti a disporre congedi e aspettative 
 
  1. I congedi straordinari e le  aspettative,  a  qualunque  titolo,
sono concessi dal provveditore agli studi per il personale direttivo; 
dal direttore didattico o dal preside per il personale docente. 
  2. Per il personale dei conservatori di musica e delle accademie si
applica il disposto dell'articolo 268. 
                              Art. 452. 
                Proroga eccezionale dell'aspettativa 
 
  1.   L'organo   competente   a   concedere    l'aspettativa    puo'
eccezionalmente  consentire,  a  domanda,  ove  ricorrano  motivi  di
particolare gravita', una  proroga,  senza  assegni,  di  durata  non
superiore a sei mesi, delle aspettative quando sia stato esaurito  il
periodo massimo fruibile di  cui  all'articolo  70  del  testo  unico
approvato con decreto del  Presidente  della  Repubblica  10  gennaio
1957, n. 3. 
  2. Il periodo di proroga eccezionale non  e'  valido  ne'  ai  fini
della carriera ne' ai fini del trattamento di quiescenza. 
  3. Per la  determinazione  dell'organo  competente  a  disporre  la
concessione  del  prolungamento  eccezionale  delle  aspettative  nei
riguardi del personale dei conservatori di musica e  delle  accademie
si applica il disposto dell'articolo 268. 

Sezione II: Utilizzazione ed esoneri

                              Art. 453. 
                     Incarichi e borse di studio 
  1. Il personale docente, direttivo e  ispettivo-tecnico  che  abbia
conseguito  la  conferma  in  ruolo,  puo'  essere  autorizzato   dal
Ministero della pubblica istruzione, compatibilmente con le  esigenze
di servizio, e, per quanto possibile, nel rispetto  dell'esigenza  di
continuita' dell'insegnamento, ad accettare incarichi temporanei  per
la partecipazione a commissioni giudicatrici di concorso o di esame e
per l'espletamento di attivita' di studio, di ricerca e di consulenza
tecnica presso amministrazioni statali, enti pubblici, Stati  o  enti
stranieri, organismi od enti internazionali e a partecipare, per  non
piu' di  cinque  giorni,  a  convegni  e  congressi  di  associazioni
professionali del personale ispettivo, direttivo e docente. 
((2. Per la pertecipazione alle commissioni giudicatrici di  concorso
e di esami e ai convegni e congressi di cui al  comma  1  e  per  gli
incarichi di cui al comma 4 il personale puo'  essere  esonerato  dai
normali obblighi di servizio per la durata dell'incarico)). 
  3.((COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448)). 
  4. Nei casi di incarichi relativi all'espletamento di attivita'  di
studio,  di  ricerca   e   di   consulenza   tecnica   presso   altre
amministrazioni statali,  enti  pubblici,  Stati  o  enti  stranieri,
organismi  ed  enti  internazionali,  gli  assegni  sono   a   carico
dell'amministrazione  o  dell'ente  presso  cui  vengono  svolti  gli
incarichi stessi. 
  5. Non possono essere autorizzati  nuovi  incarichi  se  non  siano
trascorsi almeno tre anni  scolastici  dalla  cessazione  dell'ultimo
incarico conferito. 
  6. Il periodo trascorso nello svolgimento delle attivita'  previste
dal presente articolo e' valido, a tutti gli effetti,  come  servizio
d'istituto nella scuola. 
  7.  Le  stesse  disposizioni  trovano  applicazione  allorche'   il
personale risulti  assegnatario  di  borse  di  studio  da  parte  di
amministrazioni statali, di enti pubblici, di Stati o enti stranieri,
di organismi o enti internazionali. 
  8. Per gli incarichi di durata superiore a 6 mesi  l'autorizzazione
di cui al comma 1 e'  disposta  di  concerto  con  il  Ministero  del
tesoro, qualora al personale interessato sia concesso  l'esonero  dai
normali obblighi di servizio. 
  9.((PERIODO ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N.  448)).  Possono
essere autorizzati altresi' incarichi presso enti pubblici,  Stati  o
enti stranieri, organismi o enti internazionali, con assegni a carico
dell'ente  presso  cui  vengono  svolti  gli  incarichi  stessi.   Al
personale assegnatario di borse di studio da parte di Amministrazioni
statali, di enti pubblici, di Stati o enti stranieri, di organismi ed
enti internazionali si applica il  disposto  di  cui  all'articolo  2
della legge 13 agosto 1984, n. 476. 
                              Art. 454. 
                   Attivita' artistiche e sportive 
  1. Tenuto conto delle esigenze di servizio e, per quanto possibile,
nel rispetto del criterio di continuita'  dell'insegnamento,  possono
essere concessi congedi straordinari con diritto alla  corresponsione
degli interi assegni, al personale ispettivo, direttivo e docente  di
materie artistiche degli istituti  di  istruzione  artistica  per  lo
svolgimento di  attivita'  artistiche  e  ai  docenti  di  educazione
fisica, su  richiesta  del  C.O.N.I.,  per  particolari  esigenze  di
attivita' tecnico-sportiva. Detti congedi non possono avere, per ogni
anno scolastico, durata complessiva superiore a 30 giorni. Essi  sono
cumulabili con i congedi straordinari. 
  (( 2. Il Ministero della pubblica  istruzione  ))  puo'  mettere  a
disposizione del C.O.N.I., per una durata non superiore ad  un  anno,
in relazione  alle  Olimpiadi,  ai  Campionati  del  mondo  ovvero  a
manifestazioni internazionali ad essi comparabili, docenti di ruolo e
non di ruolo di educazione fisica  che  siano  atleti  e  preparatori
tecnici  di  livello   nazionale   in   quanto   facenti   parte   di
rappresentative nazionali, al fine di consentire loro la preparazione
atletica e la partecipazione alle gare sportive. Durante tale periodo
la retribuzione  spettante  ai  predetti  docenti  e'  a  carico  del
C.O.N.I. 
  3. Il periodo trascorso nella posizione prevista  nel  comma  2  e'
valido a tutti gli effetti, come servizio  d'istituto  nella  scuola,
salvo che ai fini del compimento del periodo di prova e  del  diritto
al congedo ordinario. 
  4. Per i docenti non di ruolo di educazione fisica il  disposto  di
cui al comma 2, si applica nei limiti di durata della nomina. 
  5. I posti che si rendono disponibili in applicazione del  presente
articolo  possono  essere  conferiti  soltanto   mediante   supplenze
temporanee. 
                              Art. 455. 
Utilizzazione  del  personale  docente  delle   dotazioni   organiche
          aggiuntive e di altro personale docente di ruolo 
 
  1. L'utilizzazione dei docenti delle dotazioni organiche aggiuntive
e' finalizzata alla copertura di posti e cattedre da attribuire  alle
supplenze annuali, nonche' di posti comunque disponibili per l'intero
anno scolastico, in misura  prevalente  rispetto  a  tutte  le  altre
attivita' previste dai successivi commi. Relativamente alle attivita'
previste dai commi 7 e 11, l'utilizzazione e' consentita  nel  limite
del 15 per cento delle dotazioni organiche medesime. 
  2. Fermo restando quanto disposto dal comma 1, l'utilizzazione  dei
docenti delle predette dotazioni  organiche  aggiuntive  assicura  il
soddisfacimento, nell'ordine, delle seguenti esigenze: 
    a) copertura dei posti di insegnamento che non possono concorrere
a costituire cattedre o posti orario; 
    b)  copertura  dei  posti  di  insegnamento  comunque  vacanti  e
disponibili per un periodo anche inferiore a 5 mesi  nell'ambito  del
distretto o dei distretti viciniori; 
    c) sostituzione dei docenti destinati ai compiti di cui al  comma
7; 
    d) sostituzione dei docenti impegnati nella  realizzazione  delle
scuole a tempo pieno; 
    e) sostituzione dei docenti impegnati nello svolgimento dei corsi
di istruzione per adulti finalizzati al conseguimento dei  titoli  di
studio e per l'insegnamento nei corsi sperimentali  di  scuola  media
per lavoratori; 
    f) sostituzione dei docenti  utilizzati  ai  sensi  dell'articolo
456, comma 1; 
    g) partecipazione, nella scuola media, e, per quanto compatibile,
nella  scuola  materna,  alla  realizzazione   della   programmazione
educativa. 
  3. Ai fini di cui al comma 2, il provveditore agli studi  definisce
il contingente su base distrettuale ed assegna a  ciascun  circolo  o
scuola, in relazione alle esigenze, un contingente di  docenti  della
dotazione aggiuntiva per la scuola materna e media. 
  4.  In  caso   di   eccedenza   detto   personale   e'   utilizzato
prioritariamente presso circoli didattici o scuole materne  e  scuole
medie dello stesso distretto o del distretto viciniore. 
  5. Negli istituti e scuole di  istruzione  secondaria  superiore  i
docenti della dotazione aggiuntiva sono  assegnati  dal  provveditore
agli studi per coprire le esigenze di cui ai punti a), b),  c)  e  f)
del comma 2. 
  6. Il personale docente della dotazione  aggiuntiva  dipende  dalle
scuole cui e' stato assegnato all'inizio dell'anno scolastico. 
  7. Il personale docente di ruolo, incluso  quello  delle  dotazioni
organiche aggiuntive - nel  rispetto  delle  priorita'  indicate  nei
commi 1 e 2 - che sia in possesso di specifici requisiti, puo' essere
utilizzato anche per periodi di tempo determinati, per tutto o  parte
del normale orario di servizio, in attivita'  didattiche-educative  e
psico-pedagogiche previste dalla programmazione  di  ciascun  circolo
didattico o scuola, secondo criteri e modalita' da definirsi mediante
apposita ordinanza del Ministro della pubblica istruzione, sentito il
Consiglio  nazionale  della  pubblica  istruzione,  con   particolare
riferimento all'attivita' di sostegno, di recupero e di  integrazione
degli alunni  portatori  di  handicap  e  di  quelli  che  presentano
specifiche difficolta' di  apprendimento,  nonche'  per  insegnamenti
speciali e attivita' integrative o complementari. 
  8. I docenti di ruolo, a domanda o con il  loro  consenso,  possono
essere utilizzati per corsi ed iniziative di istruzione degli  adulti
finalizzati al conseguimento di titoli di studio. 
  9. Per tali attivita', ivi compresi i corsi sperimentali di  scuola
media per lavoratori, si provvede esclusivamente  mediante  personale
docente di ruolo, purche' nell'ambito della  provincia  sia  comunque
disponibile personale docente di ruolo in  soprannumero  o  personale
docente delle dotazioni organiche aggiuntive. 
  10. Il numero massimo dei corsi che  possono  essere  istituiti  in
ciascuna  provincia  e'  determinato  nei  limiti   delle   dotazioni
organiche di cui all'articolo 162. 
  11. L'utilizzazione del personale docente secondo  quanto  previsto
nei commi 7 e 8 e' disposta dal capo d'istituto, nei limiti  numerici
risultanti dalla disponibilita' di personale di ruolo assegnato  alla
scuola,  purche'  il   personale   docente   cosi'   utilizzato   sia
sostituibile con altro  personale  di  ruolo  assegnato  alla  scuola
stessa. Nei limiti predetti e' possibile concedere esoneri parziali o
totali dal servizio per i docenti di ruolo  che  siano  impegnati  in
attivita' di aggiornamento o che frequentino regolarmente i corsi per
il conseguimento di titoli di specializzazione e  di  perfezionamento
attinenti la loro utilizzazione  e  richiesti  dalle  leggi  e  dagli
ordinamenti scolastici, ivi compresi i corsi di cui all'articolo 325,
purche' organizzati,  nell'ambito  delle  disponibilita'  finanziarie
previste dall'apposito capitolo dello stato di previsione della spesa
del Ministero della pubblica istruzione, o direttamente dal Ministero
della pubblica istruzione, o sulla base di convenzioni a tal fine  da
questo stipulate, da istituti universitari. Alle convenzioni con  gli
istituti universitari  si  applicano  le  disposizioni  di  cui  all'
articolo 66 del decreto del Presidente  della  Repubblica  11  luglio
1980, n. 382. 
  12. E' fatto divieto di spostare personale titolare nelle dotazioni
organiche aggiuntive, dopo  il  ventesimo  giorno  dall'inizio  delle
lezioni, dalla sede cui e' stato assegnato. Nella scuola dell'obbligo
i posti relativi al  sostegno  degli  alunni  portatori  di  handicap
vengono  coperti  prioritariamente   con   personale   specializzato,
secondariamente con  personale  di  ruolo,  compresi  i  titolari  di
dotazioni organiche aggiuntive, che ne faccia domanda, ed infine  con
personale eventualmente in soprannumero. 
  13. Per la scuola media e per gli istituti e scuole  di  istruzione
secondaria superiore, per  i  licei  artistici  e  per  gli  istituti
d'arte, la ripartizione delle  dotazioni  aggiuntive  tra  i  singoli
insegnamenti  e'  effettuata  dai  provveditori  agli  studi  secondo
modalita'  stabilite  dal  Ministro  della  pubblica  istruzione  con
proprio decreto, tenuto conto delle  esigenze  di  utilizzazione  del
personale relative a ciascuno degli insegnamenti medesimi, sulla base
anche delle consistenze di personale in servizio. 
                              Art. 456. 
           Utilizzazioni in compiti connessi con la scuola 
  1.((COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448 )). 
  2.((COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448 )). 
  3.((COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448 )). 
  4.((COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448 )). 
  5.((COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448 )). 
  6.((COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448 )). 
  7.((COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448 )). 
  8.((COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448 )). 
  9.((COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448 )). 
  10.((COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448 )). 
  11.((COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448 )). 
  12. Non si applicano al personale della scuola le disposizioni  che
prevedono comandi,  con  riguardo  alla  generalita'  dei  dipendenti
civili dello Stato e degli altri dipendenti pubblici, senza specifico
riferimento allo stesso personale della scuola;  fanno  eccezione  le
disposizioni contenute nella legge 11 marzo 1953, n. 87, nella  legge
9 agosto 1948, n. 1077, nel regio decreto 24 luglio 1924, n.  1100  e
nella legge 23 agosto 1988, n. 400. Possono, inoltre, essere disposti
comandi di personale della  scuola  presso  l'Istituto  superiore  di
educazione  fisica  (I.S.E.F.)  di  Roma  e   presso   gli   I.S.E.F.
pareggiati, purche' con oneri a loro carico. 
  13. Restano  ferme  le  norme  che  l'articolo  294  detta  per  la
dotazione di personale necessaria  al  funzionamento  degli  istituti
regionali di ricerca, sperimentazione ed aggiornamento educativi, del
Centro europeo dell'educazione e della Biblioteca  di  documentazione
pedagogica, nonche' le norme di cui alla legge 16 gennaio 1967, n. 3,
alla legge 13 agosto 1980, n. 464, e alla legge 2 dicembre  1967,  n.
1213, nel limite di un contingente di docenti della scuola elementare
e di direttori didattici non superiore a duecento  unita'.  E'  fatto
altresi'  salvo  quanto   disposto   dall'articolo   458   circa   il
mantenimento ad esaurimento nell'assegnazione ai compiti  attualmente
svolti dal personale della scuola che trovasi  nelle  condizioni  ivi
previste. 
  14. Il presente articolo non si applica  ai  comandi,  disposti  in
base ad accordi internazionali, presso enti od organismi stranieri od
internazionali. Non si applica  altresi'  ai  comandi  relativi  allo
svolgimento di compiti di insegnamento che  le  vigenti  disposizioni
pongono a carico del Ministero della pubblica istruzione. 
  15.((COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448 )). 
  16.((COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448 )). 
  17.((COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448 )). 
                              Art. 457. 
                 Scambio di docenti con altri paesi 
 
  1. Econsentito, anche in assenza di specifici accordi culturali, lo
scambio di docenti con altri Paesi  e,  in  particolare,  con  quelli
della Comunita' europea. 
  2. L'attuazione dello scambio e' disciplinata con regolamento. 
                              Art. 458. 
                     Mantenimento ad esaurimento 
 
  1. Il  personale  direttivo  e  docente  della  scuola  elementare,
assegnato, alla data di entrata in vigore della legge 20 maggio 1982,
n. 270,  ad  attivita'  parascolastiche  di  assistenza  e  vigilanza
sanitaria, ad attivita' di servizio sociale scolastico e ad attivita'
connesse  alla  rieducazione  dei  minorenni  alle   dipendenze   del
Ministero di grazia e giustizia, ai sensi dell'articolo 5 della legge
2   dicembre   1967,   n.   1213,   e'   mantenuto   ad   esaurimento
nell'assegnazione ai compiti svolti. 
  2.  Dalla  data  del  1›  gennaio  1994,  i  docenti  mantenuti  ad
esaurimento  nell'assegnazione  a  compiti  diversi  da   quelli   di
istituto,  sono  restituiti  in  via  temporanea  all'insegnamento  e
utilizzati, in ambito distrettuale, dal provveditore agli studi della
sede di attuale servizio in supplenze  temporanee  di  breve  durata,
salvo che i docenti interessati chiedano  di  essere  inquadrati  nei
ruoli  dell'amministrazione  in   cui   prestano   servizio   o   che
l'amministrazione stessa non se ne assuma, comunque, l'onere. 
                              Art. 459. 
       ((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 2014, N. 190)) 
 

Sezione III: Mobilita’ del personale direttivo e docente
Paragrafo I: Norme generali

                              Art. 460. 
                 Trasferimenti a domanda e d'ufficio 
 
  1. I trasferimenti del personale direttivo,  docente  ed  educativo
sono disposti a domanda o d'ufficio. 
                              Art. 461. 
                          Norme procedurali 
 
  1. Non si da' luogo a spostamenti di personale  dopo  il  ventesimo
giorno  dall'inizio  dell'anno  scolastico,   anche   se   riguardano
movimenti  limitati  all'anno  scolastico   medesimo   e   anche   se
concernenti personale delle dotazioni organiche aggiuntive. 
  2. I provvedimenti che comportino movimenti di  personale  gia'  in
attivita'  di  insegnamento,  adottati  dopo  il   ventesimo   giorno
dall'inizio dell'anno scolastico, salvi gli effetti  giuridici,  sono
eseguiti, per quanto riguarda il  raggiungimento  della  nuova  sede,
dopo l'inizio dell'anno scolastico successivo. 

Paragrafo II: Mobilita’ a domanda

                              Art. 462. 
                            Trasferimenti 
 
  1. I trasferimenti a domanda hanno luogo  annualmente  con  effetto
dall'inizio dell'anno scolastico successivo. 
  2. I trasferimenti del personale appartenente ai ruoli  provinciali
sono disposti dal provveditore agli  studi  e  quelli  del  personale
appartenente ai ruoli nazionali dal direttore  generale  o  capo  del
servizio centrale competente. 
  3. I docenti appartenenti ai ruoli  provinciali  debbono  inoltrare
domanda  ai  provveditori  agli  studi  competenti  territorialmente,
indicando le sedi desiderate in ordine di preferenza. 
  4. Le domande di trasferimento debbono essere presentate tramite il
provveditore agli studi che amministra il ruolo cui gli aspiranti  al
trasferimento appartengono. 
  5. I provveditori agli studi competenti a disporre il trasferimento
formano una graduatoria degli aspiranti sulla base della  tabella  di
valutazione  di  cui  all'articolo  463,   con   l'osservanza   delle
precedenze previste per particolari categorie di docenti. 
  6. Con  ordinanza  del  Ministro  della  pubblica  istruzione  sono
annualmente stabiliti il termine per la presentazione delle  domande,
i documenti che  gli  aspiranti  debbono  produrre  a  corredo  delle
domande stesse e gli adempimenti propri del provveditore agli studi. 
  7. Le modifiche e le  integrazioni  alle  ordinanze  relative  alla
mobilita' e alla utilizzazione del personale della scuola ha luogo in
sede di contrattazione. 
                              Art. 463. 
                       Tabella di valutazione 
 
  1.  I  trasferimenti  a  domanda   sono   disposti   tenuto   conto
dell'anzianita' di servizio di ruolo, delle esigenze  di  famiglia  e
dei titoli da valutarsi sulla base di apposita tabella approvata  con
decreto del Ministro della pubblica istruzione sentito  il  Consiglio
nazionale della pubblica istruzione. Per il  personale  direttivo  e'
valutabile la durata del servizio nel ruolo di appartenenza. 
  2.  Nella  tabella  di  valutazione  e'   previsto   un   punteggio
particolare per il personale direttivo, docente ed educativo, che sia
rimasto nella stessa sede o scuola per almeno 3 anni. 
  3. L'anzianita' di servizio di ruolo e' valutata  in  modo  che  il
servizio prestato dopo  la  nomina  nel  ruolo  di  appartenenza  sia
computato in misura doppia rispetto ad altro servizio riconosciuto  o
valutato. E' altresi' attribuito  un  punteggio  per  il  superamento
delle prove di concorsi per titoli ed esami per l'accesso al ruolo di
appartenenza o ai ruoli di pari livello o di livello superiore. 
  4. Ai soli fini dei trasferimenti  e  dei  passaggi  del  personale
docente ed educativo,  la  valutazione  dell'anzianita'  relativa  ai
servizi pre-ruolo ha luogo anche prima del completamento del  periodo
di prova. 
                              Art. 464. 
            Trasferimenti nell'ambito dello stesso comune 
 
  1. I trasferimenti nell'ambito dello stesso  comune  sono  disposti
con precedenza rispetto ai trasferimenti da comune diverso. 
                              Art. 465 
            Trasferimenti provinciali e interprovinciali 
 
  1. Sino all'attuazione di quanto previsto dall'articolo 470,  comma
1, i trasferimenti nell'ambito  della  provincia  sono  disposti  con
precedenza rispetto ai trasferimenti da altra provincia. 
  2. I trasferimenti da altra provincia sono disposti sia sul 50  per
cento dei posti che risultano annualmente vacanti e disponibili,  sia
per compensazione. 
  3. Ai trasferimenti sono assegnati esclusivamente le cattedre ed  i
posti di insegnamento la cui disponibilita', nella misura fissata dal
comma 2, si venga a verificare entro il 31 marzo di ciascun anno. 
  4. Le cattedre ed  i  posti  di  insegnamento  che  risultino,  per
qualsiasi causa, disponibili e vacanti dopo  tale  data  sono  invece
assegnati, nella misura intera,  alle  nuove  nomine  in  ruolo,  che
saranno disposte su sedi provvisorie. 
  ((5. Le disposizioni contenute nel presente articolo  si  applicano
altresi'  per  i  trasferimenti  e  le  nuove  nomine  del  personale
direttivo e del personale educativo.)) 
                              Art. 466. 
                        Trasferimenti annuali 
 
  1. I trasferimenti a domanda del personale  direttivo,  docente  ed
educativo sono disposti anche su posti lasciati vacanti a seguito del
collocamento fuori ruolo, del comando o dell'esonero dal servizio dei
titolari, purche' tali posizioni di stato siano di durata  annuale  e
siano  note  all'inizio  dello  svolgimento   delle   operazioni   di
trasferimento. 
  2. I trasferimenti sui posti  di  cui  al  comma  1  sono  disposti
limitatamente all'anno scolastico cui si riferisce la  vacanza.  Essi
sono prorogati d'ufficio qualora la vacanza stessa venga a  protrarsi
anche all'anno scolastico successivo. 
  3. Il trasferimento, ai sensi del presente  articolo,  puo'  essere
chiesto dagli interessati in  via  subordinata  al  non  accoglimento
della domanda di trasferimento definitivo. L'eventuale  proroga  puo'
essere disposta soltanto se l'interessato non chieda  ed  ottenga  il
trasferimento definitivo. 
  4. Ai trasferimenti di cui al presente articolo si provvede secondo
i medesimi criteri seguiti per i trasferimenti a domanda definitivi. 
  5. I docenti trasferiti ai sensi del  presente  articolo  rimangono
titolari delle  rispettive  sedi  di  provenienza,  alle  quali  sono
restituiti nel caso in cui venga meno la disponibilita' dei posti  in
cui sono stati trasferiti. I posti delle sedi di provenienza  possono
essere assegnati, per trasferimento, ai sensi del presente articolo. 

Paragrafo III: Mobilita’ d’ufficio

                              Art. 467. 
                       Trasferimenti d'ufficio 
 
  1. Si fa luogo al  trasferimento  d'ufficio  soltanto  in  caso  di
soppressione di posto o di cattedre ovvero per  accertata  situazione
di incompatibilita' di permanenza del personale nella scuola o  nella
sede. 
  2. In caso di soppressione di posto o di cattedra si  tiene  conto,
ai fini della scelta del personale da trasferire, ove piu' siano  gli
interessati, delle esigenze di famiglia e dell'anzianita' di servizio
di ruolo di cui alla tabella prevista dall'articolo 463. 
  3. Ai fini dei trasferimenti  d'ufficio  del  personale  direttivo,
docente ed educativo per soppressione di posto o di  cattedra,  nella
tabella di cui all'articolo 463 e' previsto un punteggio  particolare
per  il  servizio  di  ruolo   nella   scuola   di   titolarita'   e,
subordinatamente, nella sede. 
  4. Ai fini della scelta del personale  da  trasferire  in  caso  di
soppressione di posto o di cattedra, si  tiene  conto  di  tutti  gli
elementi previsti dalla tabella di valutazione. 
  5. I  trasferimenti  d'ufficio  per  soppressione  di  posto  o  di
cattedra sono disposti con precedenza  rispetto  ai  trasferimenti  a
domanda del personale proveniente da altro comune o, in mancanza,  da
altro distretto. 
                              Art. 468. 
         (( (Trasferimento per incompatibilita' ambientale) 
 
  1. Quando ricorrano ragioni d'urgenza, il  trasferimento  d'ufficio
per accertata situazione  di  incompatibilita'  di  permanenza  nella
scuola o  nella  sede  puo'  essere  disposto  anche  durante  l'anno
scolastico. Se ricorrono ragioni di particolare urgenza, puo'  essere
nel frattempo disposta la sola sospensione dal servizio da parte  del
dirigente scolastico, sentito il collegio dei docenti, se trattasi di
personale docente ed educativo, o da  parte  del  dirigente  preposto
all'ufficio  scolastico   regionale,   se   trattasi   di   dirigente
scolastico. Il provvedimento deve  essere  immediatamente  comunicato
per la convalida al dirigente dell'ufficio scolastico  regionale,  se
disposto nei confronti di personale docente ed educativo,  ovvero  al
capo  del  competente  dipartimento  del  Ministero  della   pubblica
istruzione,  se  riguarda  dirigenti  scolastici.  In   mancanza   di
convalida,  e  in  ogni  caso  in  mancanza  di  presentazione  della
richiesta di parere dell'organo collegiale competente, nel termine di
dieci  giorni  dall'adozione,  il  provvedimento  di  sospensione  e'
revocato di diritto. 
  2. Qualora le ragioni d'urgenza di cui al comma 1 siano dovute alla
sussistenza di gravi e comprovati fattori di turbamento dell'ambiente
scolastico e di pregiudizio del rapporto tra l'istituzione scolastica
e le famiglie degli alunni, conseguenti a specifici comportamenti  di
uno o piu' docenti, lesivi della dignita' delle persone  che  operano
nell'ambito scolastico, degli studenti e dell'istituzione scolastica,
tali  da  risultare  incompatibili  con  la  funzione  educativa,  il
dirigente  scolastico,  nella  garanzia  del  rispetto  dei  principi
costituzionali e del principio  di  parita'  di  trattamento  di  cui
all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 9  luglio  2003,  n.
216,  attuativo  della  direttiva  2000/78/CE,   puo'   adottare   il
provvedimento di sospensione senza sentire il collegio  dei  docenti,
con le modalita' previste dal comma 1. Nel caso in cui i fatti di cui
al primo periodo del presente comma siano riferibili a  comportamenti
di dirigenti scolastici, il provvedimento di sospensione e'  adottato
dal  dirigente  preposto  all'ufficio  scolastico  regionale   e   la
convalida e' operata, entro il termine di dieci giorni, dal capo  del
competente dipartimento  del  Ministero  della  pubblica  istruzione.
Entro il termine di cinque giorni dall'adozione del provvedimento  di
sospensione, il docente o il dirigente scolastico interessati possono
produrre proprie memorie difensive all'organo competente  a  disporre
la  convalida.  In  mancanza  di  convalida,  il   provvedimento   di
sospensione e' revocato di diritto)). 
                              Art. 469. 
                          Organi competenti 
 
  (( 1. Il trasferimento d'ufficio per soppressione  di  posto  o  di
cattedra e' disposto dal dirigente  preposto  all'ufficio  scolastico
regionale.  Il  trasferimento  d'ufficio  del  personale  docente  ed
educativo, determinato da accertata situazione di incompatibilita' di
permanenza nella scuola o  nella  sede,  e'  disposto  dal  dirigente
preposto all'ufficio scolastico regionale, su parere  del  competente
consiglio di disciplina del consiglio scolastico provinciale  per  il
personale docente della scuola dell'infanzia, della scuola primaria e
della  scuola  secondaria  di  primo  grado,  ovvero  su  parere  del
corrispondente consiglio per il contenzioso del  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione per il personale docente degli  istituti  e
scuole di istruzione secondaria superiore  e  artistica.  I  suddetti
pareri devono essere resi nel termine di novanta giorni successivi al
ricevimento  della  richiesta,  prorogabile  di  trenta  giorni   per
l'effettuazione di ulteriori e specifici adempimenti  istruttori  che
si   rendano   necessari.   Decorso   inutilmente    tale    termine,
l'amministrazione puo' procedere all'adozione del provvedimento.)) 
  2. ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 7 SETTEMBRE 2007, N.  147  CONVERTITO,
CON 
MODIFICAZIONI, DALLA L. 25 OTTOBRE 2007, N. 176)). 
  ((3. Qualora, per mancanza di sedi  disponibili,  il  trasferimento
d'ufficio debba aver luogo per provincia diversa  da  quella  in  cui
l'interessato presta servizio, la sede e'  stabilita  sulla  base  di
criteri di viciniorita' e raggiungibilita'. )) 

Paragrafo IV: Passaggi

                              Art. 470. 
                       Mobilita' professionale 
 
  1. Specifici accordi contrattuali tra le  organizzazioni  sindacali
ed  il  Ministero  della  pubblica  istruzione  definiscono  tempi  e
modalita'  per  il  conseguimento  dell'equiparazione  tra  mobilita'
professionale  (passaggi  di  cattedra   e   di   ruolo)   e   quella
territoriale, nonche' per il superamento della ripartizione tra posti
riservati alla mobilita' da fuori provincia e quelli  riservati  alle
immissioni in ruolo, in modo che queste ultime siano  effettuate  sui
posti  residui  che  rimangono  vacanti   e   disponibili   dopo   il
completamento delle operazioni relative alla mobilita'  professionale
e territoriale in ciascun anno scolastico. 
  2. Con gli accordi di cui al comma  1  sono  parimenti  determinati
l'ordine di priorita' tra le varie operazioni di mobilita', i criteri
e le modalita' di formazione delle relative  graduatorie,  nonche'  i
criteri per  finalizzare  le  utilizzazioni,  di  cui  al  successivo
articolo 479, ai passaggi di cattedra e di ruolo, fermo restando  che
i passaggi a posti di  sostegno  sono  subordinati  al  possesso  del
prescritto titolo  di  specializzazione.  Per  i  passaggi  di  ruolo
previsti  dal  presente   articolo   si   prescinde   dal   requisito
dell'anzianita'. 
  3. Nei passaggi di cattedra o di ruolo, quando vi  siano  posti  di
sostegno vacanti e disponibili, si  da'  precedenza,  ai  fini  della
copertura  dei  posti  stessi,  a  coloro  che,  avendo  i  requisiti
richiesti per i  passaggi  medesimi,  siano  forniti  del  prescritto
titolo di specializzazione. 
                              Art. 471. 
                Passaggi di cattedra e di presidenza 
 
  1. I passaggi di cattedra e di presidenza  sono  effettuati  con  i
criteri stabiliti per i trasferimenti e successivamente ad essi. 
  2. La  percentuale  delle  cattedre  e  dei  posti  disponibili  da
applicare annualmente per i  passaggi  di  cattedra  e  di  ruolo  e'
stabilita in sede di contrattazione. 
  3. I passaggi di cattedra e di  presidenza  sono  disposti  secondo
quanto  previsto  da  apposite  tabelle  approvate  con  decreto  del
Ministro della pubblica istruzione, sentito  il  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione. 
                              Art. 472. 
                          Passaggi di ruolo 
 
  1. I passaggi di ruolo del  personale  docente  ed  educativo  sono
disposti annualmente dopo i trasferimenti ed i passaggi di cattedra. 
  2. Possono essere disposti passaggi del  personale  docente  da  un
ruolo ad altro di scuole di grado superiore secondo  quanto  previsto
dalla tabella n. 2 allegata al presente testo unico. 
  3. I passaggi predetti sono effettuati secondo i  criteri  previsti
per  i  trasferimenti,  esclusa  la  valutazione  delle  esigenze  di
famiglia. 
  4. I passaggi possono essere disposti, oltre che da un ruolo ad  un
altro superiore, da un ruolo ad altro inferiore, nei medesimi casi in
cui sono consentiti i correlativi passaggi inversi. 
  5. I passaggi sono consentiti altresi' al personale  educativo,  al
personale docente diplomato delle scuole secondarie ed artistiche  ed
al personale docente delle  scuole  materne,  con  le  modalita'  del
presente articolo. 
  6. L'assegnazione  della  sede  e'  disposta  secondo  l'ordine  di
graduatoria  e  tenuto  conto   delle   preferenze   espresse   dagli
interessati. 
                              Art. 473. 
                Corsi di riconversione professionale 
 
  1.  Al  fine  di   rendere   possibile   una   maggiore   mobilita'
professionale all'interno del comparto della scuola, in  relazione  a
fenomeni di diminuzione della  popolazione  scolastica  e  quindi  di
emergenza di situazioni di soprannumerarieta' del personale  docente,
ovvero in relazione a cambiamenti negli ordinamenti degli studi e nei
programmi di insegnamento, sono  effettuati  corsi  di  riconversione
professionale, aventi, ove necessario, anche valore abilitante. 
  2. I corsi sono organizzati dai  provveditori  agli  studi  e  sono
programmati, secondo le esigenze, sulla base di piani periodici,  che
possono prevedere forme di convenzioni con  universita'  ed  enti  di
ricerca, nonche' con enti  ed  organizzazioni  esterni  ed  organismi
aventi  strutture  e  tecnologie  avanzate.  Nei  corsi  con   valore
abilitante e' comunque garantita la  presenza  di  personale  docente
universitario e di personale direttivo e docente della scuola ai fini
della valutazione finale. I  coordinatori  e  i  docenti  chiamati  a
curare l'attivita' didattica e formativa sono nominati  dagli  stessi
provveditori  agli  studi;  i  corsi  medesimi  si  svolgono  secondo
modalita' che ne rendono compatibile  la  frequenza  con  la  normale
prestazione del servizio  da  parte  dei  partecipanti,  nonche'  del
coordinatore e dei docenti qualora questi ultimi siano  stati  scelti
tra il personale della scuola. Per le iniziative  che  riguardano  un
numero  limitato  di  partecipanti  o  che   richiedono   particolari
qualificazioni  tecnico-professionali,  i  piani  periodici   possono
prevedere corsi a carattere nazionale,  interregionale  o  regionale,
con modalita' organizzative  che  escludono  comunque  la  nomina  di
personale supplente in sostituzione del personale  che  partecipa  ai
corsi. ((25)) 
  3. I corsi sono svolti soltanto per quegli insegnamenti per i quali
vi  sia  disponibilita'  di  posti  o  cattedre  e   sono   destinati
prioritariamente ai docenti  utilizzati  per  l'insegnamento  cui  si
riferiscono i corsi stessi. 
  4. Requisito di ammissione ai corsi, di cui al  presente  articolo,
e' il possesso del titolo di studio previsto per  l'insegnamento  cui
si riferiscono i corsi stessi. 
  5. Gli specifici  accordi  contrattuali  di  cui  all'articolo  470
definiscono criteri di programmazione e modalita' di svolgimento  dei
corsi di riconversione professionale, con riguardo  anche  alla  loro
distribuzione territoriale. I piani ed i programmi di formazione e le
modalita' di verifica finale dei corsi,  anche  ai  fini  del  valore
abilitante degli stessi, sono approvati dal Ministro  della  pubblica
istruzione, con decreto da emanarsi sentito  il  Consiglio  nazionale
della pubblica istruzione. Nella formulazione dei programmi si terra'
conto  della  nuova  tipologia  delle  classi  di  concorso  di   cui
all'articolo 405. 
  6. I compensi dovuti ai  coordinatori  ed  ai  docenti,  che  hanno
svolto attivita' didattica e formativa, sono determinati,  fino  alla
sottoscrizione dei contratti collettivi di cui  all'articolo  45  del
decreto  legislativo  3  febbraio   1993,   n.   29,   e   successive
modificazioni, con decreto del Ministro della pubblica istruzione, da
emanarsi di concerto con il Ministro del tesoro e con  la  Presidenza
del Consiglio dei Ministri - Dipartimento  della  funzione  pubblica,
sulla base di  parametri  analoghi  a  quelli  relativi  ai  compensi
previsti, di norma, per i corsi di aggiornamento.  I  relativi  oneri
gravano sugli appositi capitoli dello stato di previsione della spesa
del Ministero della pubblica istruzione  fino  all'attivazione  della
predetta contrattazione collettiva. 
    
---------------

    
AGGIORNAMENTO (25) 
  La L. 3 maggio 1999, n. 124 ha disposto (con  l'art.  11,comma  13)
che "l'articolo 473, comma 2, secondo periodo, del testo  unico  deve
intendersi nel senso che nei corsi con valore abilitante la  presenza
di personale docente universitario e  di  personale  direttivo  della
scuola e' garantita in modo cumulativo o alternativo." 
                              Art. 474. 
                          Organi competenti 
 
  1. I provvedimenti relativi ai passaggi, sono adottati dagli organi
competenti a disporre i trasferimenti a domanda. 

Paragrafo V: Assegnazioni provvisorie

                              Art. 475. 
                  Assegnazioni provvisorie di sede 
  1. Il personale direttivo e docente  delle  scuole  materne,  delle
scuole elementari, della scuola media, degli  istituti  o  scuole  di
istruzione secondaria superiore, che abbia chiesto e non ottenuto  il
trasferimento, puo', a domanda, essere provvisoriamente assegnato  ad
una delle sedi richieste per trasferimento. 
  2.  Puo'  essere  altresi'  presentata  domanda   di   assegnazione
provvisoria di sede per sopraggiunti gravi motivi da parte di  coloro
i quali non abbiano presentato domanda di trasferimento  nei  termini
stabiliti. 
  3. Le assegnazioni provvisorie di sede sono disposte per cattedre o
posti comunque disponibili per l'intero anno scolastico. 
  4.  Non  sono  consentite  assegnazioni  provvisorie  di  sede  nei
confronti di personale di prima nomina. 
  ((5. La concessione  delle  assegnazioni  provvisorie  di  sede  e'
limitata alle sole ipotesi di  ricongiungimento  al  coniuge  o  alla
famiglia)) per esigenze di assistenza ai figli minori o inabili ed ai
genitori anziani o per  gravi  esigenze  di  salute.  Hanno  altresi'
titolo a chiedere l'assegnazione provvisoria di sede  gli  insegnanti
trasferiti d'ufficio per soppressione di posto. 
  6. La disposizione di cui al comma 5 si applica anche al  personale
delle istituzioni educative statali. 
  7. Le assegnazioni provvisorie possono essere disposte soltanto per
posti ai quali non sia possibile destinare ne' personale  docente  di
ruolo, anche delle  dotazioni  aggiuntive,  ne'  eventuale  personale
docente non di ruolo non licenziabile in servizio nella provincia. 
                              Art. 476. 
                          Organo competente 
 
  1. L'assegnazione provvisoria e'  disposta  dal  provveditore  agli
studi subito dopo i trasferimenti e le nomine del personale di ruolo,