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Sentenza Consiglio di Stato 18 febbraio 2014, n. 866

N. 00866/2014REG.PROV.COLL.

N. 09003/2013 REG.RIC.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 9003 del 2013, proposto da:
Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

contro

Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Luca Formilan, Francesco Americo, Vittorio Angiolini e Isetta Barsanti Mauceri, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Filippo Aiello in Roma, via Cosseria n. 2;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. LAZIO – ROMA: SEZIONE III BIS n. 08843/2013, resa tra le parti, concernente silenzio-rifiuto sull’obbligo di emanazione dell’ordinanza con la quale sono stabiliti i termini e le modalità per le elezioni e le nomine dei componenti del consiglio superiore della pubblica istruzione;

 

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 18 febbraio 2014 il Cons. Roberto Giovagnoli e uditi per le parti l’avvocato dello Stato Andrea Fedeli e l’avvocato Angiolini;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

– Considerato che, anche alla luce delle peculiarità del rito avverso il silenzio-inadempimento, sussistono i presupposti per definire nel merito il giudizio, atteso che il contraddittorio è integro, l’istruttoria è completa e le parti costituite sono state sentite sul punto;

– ritenuto, anzitutto, che:

a) la sentenza appellata, accogliendo il ricorso proposto ai sensi dell’art. 117 Cod. proc. amm. dalla Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL, ha accertato l’inadempimento da parte del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica dell’obbligo di adottare l’ordinanza, prevista dall’art. 2, comma 9, del d.lgs. n. 233 del 1999, per regolare l’elezione e la composizione dei componenti del Consiglio superiore della pubblica istruzione e, per l’effetto, lo ha condannato ad adottarla nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione in via amministrativa o dalla notificazione della sentenza stessa;

b) il Tribunale amministrativo regionale, disattendendo sul punto l’argomento opposto in primo grado dal Ministero a sostegno della legittimità dell’inerzia, ha rilevato che la disciplina dettata dal d.lgs. n. 233 del 1999 , sebbene in ipotesi in contrasto con il nuovo assetto di competenze tra Stato e Regioni sancito dalla normativa costituzionale sopravvenuta contenuta (in seguito alle modifiche introdotte dalla legge costituzionale n. 3 del 2001) nel Titolo V della Costituzione, deve, tuttavia, continuare a trovare applicazione, in omaggio al c.d. principio di continuità dell’ordinamento, anche nel rinnovato quadro costituzionale, finché non vengano emanate disposizioni legislative conformi al nuovo riparto di competenze;

c) il Ministero ha proposto appello limitandosi a ribadire la contrarietà della disciplina dettata dal d.lgs. n. 233 del 1999 con il nuovo assetto costituzionale del riparto di competenze tra Stato e Regione, e, quindi, l’impossibilità di adottare, in forza di tale contrarietà, l’ordinanza di cui all’art. 2, comma 9, cit.

d) tale motivo di appello non rispetta il requisito della specificità dei motivi, in quanto non contesta specificamente la ratio decidendi della sentenza appellata: quest’ultima non ha negato la possibile o presunta contrarietà della disciplina legislativa statale al nuovo Titolo V, ma ha comunque ritenuto applicabile tale disciplina (ivi compreso l’obbligo di adottare l’ordinanza in oggetto), invocando il c.d. principio di continuità dell’ordinamento (in base al quale le leggi statali preesistenti alla riforma del Titolo V continuano a trovare applicazione fino a quando non sono modificate o abrogate);

e) il Ministero, quindi, avrebbe dovuto specificamente contestare nei motivi di appello la correttezza giuridica del principio della continuità normativa, non limitarsi a ribadire la contrarietà tra normativa statale e competenze regionali.

– Considerato, comunque, che, anche a prescindere da tali profili di inammissibilità, l’appello è infondato nel merito, non potendo lo Stato (nella specie il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca) trincerarsi, per giustificare la propria inerzia applicativa, dietro ad un presunto vizio di incostituzionalità sopravvenuto della legge statale da attuare, vizio derivante, peraltro, secondo la stessa prospettazione del Ministero, dalla violazione di norme costituzionali dirette a tutelare le competenze della Regione rispetto a possibili sconfinamenti da parte dello Stato medesimo.

In primo luogo, infatti, l’Amministrazione non può rifiutarsi di applicare una norma legislativa sostenendone l’incostituzionalità, essendo il relativo scrutinio demandato in via esclusiva alla Corte costituzionale, con la conseguenza che la legge in ipotesi incostituzionale, fino a quando non venga dichiarata tale, vincola tutti i soggetti dell’ordinamento, ivi compresa la Pubblica amministrazione che è quindi tenuta a farne applicazione;

In secondo luogo, comunque, come più volte affermato dalla Corte costituzionale, le norme legislative statali preesistenti, in contrasto con il nuovo assetto di competenze Stato-Regione, non sono incostituzionali, ma “cedevoli”, nel senso che continuano provvisoriamente a trovare applicazione fino all’emanazione delle nuove disposizioni conformi al nuovo assetto di competenze e, in particolare, fino all’emanazione da parte delle Regioni delule attribuzioni legislative loro proprie.

Alla luce delle considerazioni che precedono l’appello deve essere respinto.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate in complessivi € 3.000.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca al pagamento, a favore della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL, delle spese di giudizio che liquida in complessivi

€ 3.000 (tremila/00).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 18 febbraio 2014 con l’intervento dei magistrati:

Luciano Barra Caracciolo, Presidente

Roberto Giovagnoli, Consigliere, Estensore

Vito Carella, Consigliere

Claudio Contessa, Consigliere

Giulio Castriota Scanderbeg, Consigliere

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 24/02/2014

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

Sentenza TAR Lazio 3 ottobre 2013, n. 8843

N. 08843/2013 REG.PROV.COLL.

N. 04375/2013 REG.RIC.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Terza Bis)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

Sul ricorso numero di registro generale 4375 del 2013, proposto da:
Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti Vittorio Angiolini, Isetta Barsanti Mauceri, Luca Formilan, Alessandro Basilico e Francesco Americo, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo, sito in Roma, via Cosseria, n. 2;

contro

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l’accertamento dell’illegittimità del silenzio serbato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel procedimento per le elezioni, le designazioni e le nomine dei componenti del Consiglio superiore della pubblica istruzione.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 3 ottobre 2013 il dott. Giuseppe Chiné e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO

1. Con il ricorso introduttivo dell’odierno giudizio, la Federazione ricorrente, organizzazione sindacale che associa, organizza e tutela le lavoratrici e i lavoratori che si occupano di educazione, istruzione, formazione, ricerca e innovazione tecnologica, ha chiesto accertarsi l’illegittimità del silenzio inadempimento del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, formatosi con riferimento all’obbligo, previsto dall’art. 2, comma 9, del decreto legislativo n. 233 del 1999, di emanare l’ordinanza con la quale vengono stabiliti i termini e le modalità per le elezioni, le designazioni e le nomine dei componenti del Consiglio superiore della pubblica istruzione, impedendo, per tale via, la regolare costituzione del citato organo collegiale consultivo.

A sostegno del gravame ha dedotto che alla data del 31 dicembre 2012 sono definitivamente cessate le funzioni del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, organo collegiale istituito con D.P.R. n. 416 del 1974 e disciplinato dagli artt. 23 e segg. del d. lgs. n. 297 del 1994. Tale organo consultivo, al quale avrebbe dovuto succedere il Consiglio superiore della pubblica istruzione, è stato più volte prorogato dal Legislatore, da ultimo con l’art. 14 del decreto legge n. 261 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 14 del 2012.

Ad avviso della ricorrente, essendo ormai cessate le funzioni del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, senza che il Ministero resistente abbia provveduto ad adottare l’ordinanza prevista dall’art. 2, comma 9, del d. lgs. n. 233 del 1999 e, pertanto, abbia reso possibile la costituzione del Consiglio superiore della pubblica amministrazione, si è determinata una situazione di grave vulnus per i principi di rappresentanza e garanzia dell’autonomia e dell’unitarietà del sistema scolastico e formativo, che può finanche pregiudicare le corrette procedure di definizione e validazione di molti atti legislativi e amministrativi inerenti il sistema di istruzione.

Di qui la richiesta al Tribunale Amministrativo Regionale di accertare l’illegittimità dell’inerzia dell’Amministrazione e di ordinare a quest’ultima l’emanazione degli atti necessari per stabilire i termini e le modalità per le elezioni nonché per le designazioni e le nomine dei componenti del Consiglio superiore della pubblica istruzione, provvedendo, ove occorra, alla nomina di un commissario ad acta per l’ipotesi di persistenza inerzia.

2. Si è costituita in giudizio l’Amministrazione intimata, instando per la reiezione del gravame.

3. Alla camera di consiglio del 3 ottobre 2013, sentiti i difensori delle parti come da relativo verbale, il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

1. Il ricorso è fondato nei termini di seguito precisati.

2. La Federazione ricorrente, organizzazione sindacale statutariamente preposta alla organizzazione e tutela delle lavoratrici e lavoratori dei settori della conoscenza in Italia con ampia rappresentatività presso gli operatori scolastici, censura con il rito previsto dall’art. 117 c.p.a. l’inerzia del Ministero resistente che, in violazione dell’art. 2, comma 9, del d. lgs. n. 233 del 1999, non ha provveduto all’emanazione delle misure necessarie per la costituzione del Consiglio superiore della pubblica istruzione e, segnatamente, dell’ordinanza ministeriale richiamata dalla norma citata avente ad oggetto la fissazione dei termini e delle modalità per lo svolgimento delle elezioni dei rappresentanti dei lavoratori della scuola in seno al predetto organismo nonché per le designazioni e le nomine degli altri componenti non elettivi.

3. Osserva il Collegio che risulta effettivamente non contestato tra le parti che: a) alla data del 31 dicembre 2012 sono definitivamente cessate le funzioni del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, organo collegiale istituito con D.P.R. n. 416 del 1974 e disciplinato dagli artt. 23 e segg. del d. lgs. n. 297 del 1994; b) tale organo consultivo, ai sensi del d. lgs. n. 233 del 1999 (secondo le modalità temporali stabile dalla norma transitoria di cui all’art. 8, comma1, del d. lgs. n. 223 del 1999), dovrebbe essere sostituito dal Consiglio superiore della pubblica istruzione, organismo con funzioni consultive composto da trentasei membri (di cui quindici eletti in rappresentanza del personale delle scuole statali nei consigli scolastici locali, tre eletti nelle scuole di lingua tedesca, slovena e della Valle d’Aosta e diciotto di nomina ministeriale); c) per la costituzione del nuovo organo collegiale, ai sensi dell’art. 2, comma 9, del d. lgs. n. 233 del 1999, devono tenersi elezioni per l’individuazione dei rappresentanti dei lavoratori della scuola “su liste unitarie comprensive del personale delle scuole statali di ogni ordine e grado”, secondo i termini e le modalità stabiliti con ordinanza ministeriale; d) con la medesima ordinanza di cui alla lettera c) sono disciplinati i tempi ed i modi per le designazioni e le nomine dei componenti del Consiglio di competenza del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca; e) dopo la scadenza del termine del 31 dicembre 2012 (risultante dall’ultima proroga del Consiglio nazionale della pubblica istruzione stabilita dall’art. 14 del decreto legge n. 261 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 14 del 2012) non è stato costituito il Consiglio superiore della pubblica istruzione, in quanto il Ministero resistente non ha provveduto ad adottare l’ordinanza prevista dall’art. 2, comma 9, del d. lgs. n. 233 del 1999.

4. Con la memoria di costituzione depositata in data 12 settembre 2013 il Ministero resistente, dopo aver confermato che, come dedotto dalla ricorrente, sono allo stato non ancora attuate le previsioni del d. lgs. n. 233 del 1999, ha giustificato l’inerzia nell’emanazione dell’ordinanza ministeriale per regolare l’elezione e la designazione dei componenti del Consiglio superiore della pubblica istruzione argomentando dal nuovo quadro delle competenze costituzionali in materia di istruzione risultante dalla riforma del Titolo V della Costituzione. Più in particolare, ad avviso del Ministero, poiché il nuovo art. 117 Cost. attribuisce alla legislazione concorrente la materia dell’istruzione, “salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale”, non potrebbe essere data attuazione ad una disciplina, come quella scolpita nel d. lgs. n. 233 del 1999, che lascia pochi margini decisori alle regioni nell’iter di formazione degli organismi centrali e territoriali di rappresentanza della scuola. Ha, pertanto, concluso per la necessità di un intervento legislativo che, allineando la disciplina del d. lgs. n. 233 del 1999 al nuovo quadro costituzionale di riparto delle competenze tra Stato e regioni, radichi un nuovo sistema di rappresentanza e consulenza in materia di istruzione scolastica e formazione.

5. Sebbene non possa certamente ignorarsi che il nuovo assetto delle competenze costituzionali tra Stato e regioni, come scolpito dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, in materia di istruzione sia sopravvenuto rispetto al d. lgs. n. 233 del 1999, l’argomento addotto dall’Amministrazione a sostegno della legittimità dell’inerzia censurata nell’odierno giudizio non può essere condiviso.

Come è noto, su di un piano generale, il contrasto tra una norma di legge ed una disposizione costituzionale non legittima il Giudice a disapplicare la prima in ossequio alla seconda, bensì – ove ricorrano i requisiti della rilevanza e della non manifesta infondatezza – a sollevare questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Consulta.

Pertanto, nel caso di specie la presunta non conformità all’art. 117 Cost. delle disposizioni del d. lgs. n. 233 del 1999 non può certamente esimere l’Amministrazione resistente dal dare attuazione a tali ultime disposizioni, almeno fino a quando esse saranno vigenti nell’ordinamento.

Da affatto diverso punto di osservazione deve altresì rilevarsi che una legge statale emanata prima della riforma del Titolo V della Costituzione e recante disposizioni lesive delle nuove competenze regionali deve comunque continuare a trovare applicazione anche nel rinnovato quadro costituzionale, finché non vengano emanate disposizioni legislative conformi al nuovo riparto di competenze. A tale conclusioni conduce il principio di continuità dell’ordinamento, più volte richiamato dalla giurisprudenza della Consulta proprio per dirimere questioni di legittimità costituzionale sollevate in relazione al riformulato art. 117 Cost. (cfr. C. Cost. ord. 23 luglio 2002, n. 383; Id. 22 luglio 2003, n. 270; Id. 21 luglio 2004, nn. 255 e 256) nonché la chiara previsione dell’art. 1, comma 2, della legge 5 giugno 2003, n. 131.

6. In conclusione, l’accertata inadempienza del Ministro dell’istruzione, università e ricerca all’obbligo di adottare l’ordinanza prevista dall’art. 2, comma 9, del d. lgs. n. 233 del 1999 impone l’accoglimento del ricorso nei termini meglio precisati in dispositivo.

7. Le spese di giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie e, per l’effetto, ordina al Ministro dell’istruzione, della ricerca e dell’università di emanare l’ordinanza prevista dall’art. 2, comma 9, del decreto legislativo n. 233 del 1999 entro il termine di 60 (sessanta) giorni dalla comunicazione in via amministrativa o notificazione a cura di parte della presente decisione.

Dopo la scadenza del predetto termine, in caso di persistente inerzia, all’incombente provvederà il Commissario ad acta che si nomina nel Prefetto di Roma, o nel funzionario da quest’ultimo delegato, che vi provvederà entro i successivi 60 (sessanta) giorni.

Condanna il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca a rifondere le spese di giudizio in favore della Federazione ricorrente, che si liquidano in complessivi euro 1500,00.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 3 ottobre 2013 con l’intervento dei magistrati:

Massimo Luciano Calveri, Presidente

Paolo Restaino, Consigliere

Giuseppe Chine’, Consigliere, Estensore

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 15/10/2013

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

Nota CNPI 20 dicembre 2012, MIURAOODGOS Prot. n.8387

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’Istruzione
Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e per l’Autonomia Scolastica
Segreteria del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione

 

All’On.le Ministro – SEDE

 

Oggetto: O.d.G. “Mancata proroga del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione”

 

Adunanza del 20 dicembre 2012

IL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

 

Visto il D.L.vo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modifiche ed integrazioni

Visto l’art. 30 – Capo X – del proprio Regolamento interno

Il CNPI, riunito per la seduta del 20 dicembre 2012, preso atto che nel disegno di legge di stabilità approvato in data odierna dal Senato, su testo proposto dal Governo, non è contenuto alcun provvedimento di proroga del Consiglio, né altri provvedimenti relativi al funzionamento di organi di rappresentanza della scuola

  • denuncia la grave inadempienza che, a legislazione invariata, determina un vuoto normativo che può pregiudicare le corrette procedure di definizione e validazione di molti atti legislativi e amministrativi inerenti il sistema di istruzione.
  • esprime grave preoccupazione anche per la presenza di importanti provvedimenti in corso di approvazione, per l’assenza di un organo nazionale di rappresentanza e garanzia dell’autonomia e dell’unitarietà del sistema scolastico e formativo.

Si chiede pubblicazione nel sito MIUR.

Il Segretario
Maria Grazia Buscema

Il Vice Presidente
Mario Guglietti

Parere CNPI 20 novembre 2012, MIURAOODGOS Prot.n. 7551

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Dipartimento per l’Istruzione

Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e per l’Autonomia Scolastica – Uff. VIII

Segreteria del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione.

 

All’On.le Ministro

SEDE

Oggetto: Parere sullo schema di DPR recante: “regolamento sul Sistema nazionale di valutazione in materia di istruzione e formazione”.

Adunanza del 20 novembre 2012
IL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

Vista la nota prot. n. 5488 del 4.09.2012 con la quale l’ Ufficio Legislativo ha chiesto il parere del C.N.P.I. in merito all’argomento in oggetto;

Visti gli artt. 24 e 25 del D. L.vo n. 297 del 16.4.1994;

Vista la relazione della Commissione consiliare, appositamente costituita per l’esame istruttorio, ed incaricata di riferire al Consiglio in ordine all’argomento in oggetto specificato;

dopo ampio ed approfondito dibattito;

ESPRIME

il proprio parere nei seguenti termini:

Il tema della valutazione nei sistemi di istruzione/formazione, è da tempo al centro degli interventi che i Paesi della comunità europea, e non solo, hanno realizzato nel corso degli anni.
Ovunque i Governi abbiano praticato politiche di valutazione, non sono mancate le reazioni delle categorie interessate e un dibattito che ha consentito progressivi aggiustamenti rispetto alle norme iniziali.

In sostanza il CNPI ritiene che la valutazione nell’ambito del sistema debba essere ricondotta a una pratica che , individuati obiettivi e percorsi, proceda periodicamente per aggiustamenti progressivi utilizzando al meglio i contributi che possono emergere dal confronto con il mondo accademico, con le organizzazioni sindacali e con le associazioni professionali della scuola, con la ricerca educativa e soprattutto con le scuole protagoniste del processo. Tali considerazioni sono state esposte, con positivo riscontro, nell’audizione con il Sottosegretario Elena Ugolini.

Questo tipo di approccio va chiaramente esplicitato nel Regolamento in oggetto che , al contrario, non solo presenta un impianto rigido ma non lascia margini per una reale pratica da parte delle scuole e dei suoi attori, finalizzata alla perfettibilità in itinere del processo.

Nel complesso, il provvedimento appare pertanto segnato da una redazione eccessivamente generica ed affrettata che rende la bozza in esame al di sotto delle esigenze maturate sul versante di questo delicato problema.

I soggetti cardine del sistema, così come delineati dalla bozza ( art.1 e segg), sono tre:

  • l’INVALSI , soggetto che propone i protocolli di valutazione, definisce gli indicatori e coordina il sistema. Un ruolo decisamente forte, impegnativo, impensabile senza un processo di ristrutturazione dell’Ente e delle sue risorse ( di cui, nella bozza, non vi sono tracce);
  • l’INDIRE, soggetto chiamato a fornire alle scuole un supporto per il miglioramento della qualità dell’offerta formativa e dei risultati di apprendimento degli studenti;
  • il CORPO ISPETTIVO, che partecipa ai previsti Nuclei di valutazione. Una figura insomma di facilitatore dei processi funzionali al miglioramento della qualità della scuola; un profilo che non appare coerente con la figura professionale definita dal recente concorso e di cui appare opportuno, alla luce di quanto previsto dal Regolamento sul Snv, ripensarne profilo e funzione.

Il Coordinamento funzionale del sistema è assicurato da una Conferenza costituita presso l’Invalsi e composta dai Presidenti Invalsi e Indire e da un dirigente tecnico del MIUR.

Il CNPI rileva a questo proposito quattro osservazioni:

  1. le scuole rischiano di essere ridotte a puro “oggetto” della valutazione e non parte attiva del processo sperimentale ( e ciò richiederebbe in primo luogo investimenti mirati), in netto contrasto con il profilo giuridico delle IIS che sono riconosciute come titolari di una autonomia costituzionalmente garantita;
  2. compiti e funzioni dei tre soggetti/cardine richiedono un profondo lavoro di ristrutturazione/qualificazione e investimento , senza il quale verrebbero a mancare i presupposti per l’architettura di sistema;
  3. manca qualsiasi riferimento al necessario rapporto con le istituzioni del territorio; una valutazione del sistema non può prescindere da questo nesso così fondamentale per l’analisi e lo sviluppo di una scuola di qualità;
  4. alcun riferimento si rileva nei confronti della Scuola dell’Infanzia che pur vanta significative riflessioni e ricerche legate alla valutazione (vedi la ricerca curata dal MIUR e dal CEDE – oggi INVALSI – del 2001 e lo strumento denominato AV.S.I. – Autovalutazione Scuola Infanzia – ). Il CNPI auspica un progetto di ricerca/azione sulle modalità e criteri di valutazione, coerente con le finalità formative e le peculiarità della Scuola dell’Infanzia.

Il procedimento di valutazione appare composto da quattro fasi:

  1. autovalutazione delle scuole: sulla base dei dati forniti dal sistema informativo del Ministero e dell’Invalsi, le scuole analizzano e verificano il proprio servizio, elaborano un rapporto e formulano un piano di miglioramento;
  2. valutazione esterna: viene effettuate nelle scuole che presentano maggiori difficoltà ed è basata sulle visite del nucleo di valutazione ( un dirigente tecnico del nucleo ispettivo e due esperti scelti e selezionati dall’Invalsi) che contribuiranno al processo valutativo della scuola avendo a riferimento i programmi e i protocolli definiti dalla Conferenza di Coordinamento del S.N.V e alla messa a punto del piano di miglioramento. La limitazione alle sole scuole “ in difficoltà ”rischia di snaturare il significato di valutazione come processo mirato al miglioramento continuo e di oscurare il ruolo positivo che modelli virtuosi di gestione possono produrre nel contesto territoriale dato;
  3. azioni di miglioramento: le scuole definiscono e attuano gli interventi migliorativi con il supporto dell’Indire e/o Università, centri di ricerca, associazioni professionali, ecc.;
  4. rendicontazione sociale: piena trasparenza e diffusione dei risultati raggiunti, attraverso indicatori e dati comparabili, in una logica di miglioramento e condivisione con la comunità di appartenenza, tenendo conto della particolare incidenza che possono determinare le problematiche relative al disagio sociale , alla dispersione scolastica, all’inserimento di alunni con disabilità.

Ciò premesso, il CNPI considera elementi postivi:

  • la previsione di un procedimento di valutazione articolato in varie fasi che parte dalla scuola e ritorna alla scuola;
  • l’assenza di un approccio premiale e/o sanzionatorio che per lungo tempo ha costituito un oggettivo limite del dibattito intorno alla valutazione;
  • l’inclusione fra gli obiettivi del S.N.V.della formazione professionale di competenza regionale; l’importanza della formazione professionale e la sua articolazione normativa e organizzativa a livello regionale, richiede infatti una specifica azione di indirizzo istituzionale a garanzia dell’imprescindibile unitarietà dei percorsi e degli esiti formativi a livello nazionale ed europeo, così come richiesto dalle normative vigenti .In tale contesto va affermato con chiarezza il vincolo per le scuole paritarie ad assumere quanto disposto con il nuovo regolamento.

Il CNPI ritiene tuttavia di evidenziare, in particolare, alcuni elementi non condivisibili e problematici presenti nella bozza di regolamento:

  • un evidente squilibrio fra i soggetti cardine del sistema, con un ruolo eccessivo dell’Invalsi chiamato ad operare senza che siano stati definiti prioritariamente i livelli essenziali di istruzione e formazione;appare inoltre del tutto eluso il ruolo che il personale della scuola può essere chiamato ad assumere in relazione alla costituzione dei previsti nuclei di valutazione;
  • problemi di corretta interpretazione delle norme riguardanti i Dirigenti scolastici ;
  • la definizione di un S.N.V è certamente condizione necessaria per attivare un processo di miglioramento della qualità nelle scuole ma,parimenti, senza un investimento mirato alla formazione degli operatori sulla cultura della valutazione, difficilmente potranno essere raggiunti gli obiettivi che il provvedimento afferma di voler realizzare.

Avendo infine a riferimento l’ottica richiamata in premessa, il CNPI sottolinea quattro punti critici che andrebbero presi in considerazione:

  1. Regioni ed autonomie locali sono soggetti “interessati” al miglioramento dei risultati delle scuole e pertanto debbono essere coinvolte nel processo di valutazione;
  2. in relazione ai provvedimenti in corso per la riforma degli oo.cc della scuola, al di là di specifici dettagli, le scuole, anche in relazione all’attuale Titolo V, non possono essere chiamate solo “ad aderire” a quanto disposto dal Ministero. Del resto solo da una dinamica dialettica positiva tra scuole e amministrazione, può nascere un processo virtuoso di miglioramento reciproco. E’ impensabile infatti che le scuole siano sollecitate a processi di miglioramento senza che siano previste ricadute e modifiche sulla stessa struttura a livello amministrativo ( dal Ministero agli uffici regionali);
  3. e’ assente infine, nella bozza di regolamento, un qualsiasi riferimento ai nuclei di valutazione interna alle IIS; limite grave perché una relazione dialettica tra nuclei interni ed esterni è certamente una delle condizioni per realizzare il miglioramento auspicato;
  4. la realizzazione di quanto previsto dal Regolamento, certamente modificherà sensibilmente impegni, carichi di lavoro, profili ed organizzazione del lavoro del personale impegnato nelle IIS. L’insieme di queste problematiche dovrà trovare nella contrattazione il luogo elettivo per le soluzioni più opportune.

Il CNPI, sulla base di quanto sopra e con l’auspicio che vengano recepite nella stesura finale, formula le seguenti proposte di emendamento:

Emendamento integrativo all’art.2 comma 1

Dopo “decreto legislativo 19 nov. 2004,n°286” aggiungere “ in coerenza con gli obiettivi indicati dalla Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18.06.2009, per garantire i diritti di cittadinanza, l’inclusione sociale, l’opportunità di accesso al lavoro e all’apprendimento permanente di tutti , comprese le persone svantaggiate e in situazione di handicap” .

Emendamento integrativo all’art.2 comma 2

Dopo “ L’Snv supporta… e successive modificazioni”, aggiungere “ nel rispetto delle norme previste dal contratto nazionale-area V”;

Emendamento aggiuntivo all’art.2 ,aggiungere punto 7

“ Ogni tre anni il Ministro dell’Istruzione, tenendo anche conto dell’odg con parere favorevole del Governo e della Commissione affari costituzionali del 28.04.2012, verifica, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni e sentito il CNPI, lo stato di attuazione del processo e definisce, con apposite linee guida, gli obiettivi prioritari per il triennio successivo”

Emendamento sostitutivo all’art.3 lettera c

“ definisce gli indicatori di efficienza ed efficacia e sulla base delle priorità individuate dal Ministro, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni e sentito il CNPI; individua le istituzioni scolastiche e formative nelle quali attivare prioritariamente la valutazione esterna”

Emendamento integrativo all’art.3 lettera f

Dopo “legislazione vigente”, aggiungere..”avvalendosi anche di tutte le risorse professionali presenti nel mondo della scuola”

Emendamento integrativo all’art.6 comma 1 lettera d

Dopo “ comunità di appartenenza” aggiungere “ Il Dirigente scolastico, il Collegio Docenti e il Consiglio di istituto, curano, per le parti di loro competenza, la rendicontazione sociale della istituzione scolastica. Analogamente a quanto previsto per il Pof di cui all’art 3 DPR 275/99, il dirigente scolastico attiva i necessari rapporti con gli Enti Locali e le diverse realtà istituzionali , culturali ,sociali ed economiche, operanti sul territorio”

Emendamento integrativo art.6 comma 3 e abrogazione comma 4

“Tenendo conto di quanto previsto dall’art.25 del Dlgs n°165 e dal contratto nazionale di lavoro-area V…”(segue testo regolamento); conseguentemente si chiede l’abrogazione del comma 4 stesso articolo.

Con le suesposte considerazioni e proposte emendative, si esprime il richiesto parere.

IL SEGRETARIO DEL CNPI

Maria Grazia Buscema

IL VICE PRESIDENTE

Mario Guglietti

Decreto-Legge 29 dicembre 2011, n. 216

Decreto-Legge 29 dicembre 2011, n. 216
(in GU 29 dicembre 2011, n. 302)

Proroga di termini previsti da disposizioni legislative

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

 

Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di provvedere alla proroga di termini previsti da disposizioni legislative al fine di garantire l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa;

 

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 23 dicembre 2011;

 

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell’economia e delle finanze;

 

Emana

 

il seguente decreto-legge:

 

Art. 1 Proroga termini in materia di assunzioni

 

1. Il termine per procedere alle assunzioni di personale a tempo indeterminato di cui all’articolo 1, commi 523, 527 e 643, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, e all’articolo 66, comma 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, è prorogato al 31 dicembre 2012.

 

2. Il termine per procedere alle assunzioni di personale a tempo indeterminato relative alle cessazioni verificatesi nell’anno 2009 e nell’anno 2010, di cui all’articolo 3, comma 102, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni e all’articolo 66, commi 9-bis, 13 e 14, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 e successive modificazioni, è prorogato al 31 dicembre 2012 e le relative autorizzazioni ad assumere, ove previste, possono essere concesse entro il 31 luglio 2012.

 

3. All’articolo 66, comma 13, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, le parole: “Per il triennio 2009-2011” sono sostituite dalle seguenti: “Per il quadriennio 2009-2012”. Al medesimo comma è soppresso il sesto periodo.

 

4. L’efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato, relative alle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni, approvate successivamente al 31 dicembre 2005, è prorogata fino al 31 dicembre 2012. La disposizione di cui all’articolo 1, comma 346, lettera e), della legge 24 dicembre 2007, n. 244, continua ad applicarsi, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente.

 

5. Il termine per procedere alle assunzioni relative all’anno 2011, previste dall’articolo 29, comma 9, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, è prorogato al 31 dicembre 2012; a tal fine, è considerato il limite di cui all’articolo 51, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, come vigente al 31 dicembre 2010.

 

6. I termini di efficacia delle graduatorie per assunzioni a tempo indeterminato relative alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, prorogati dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 28 marzo 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 31 marzo 2011, sono ulteriormente prorogati fino al 31 dicembre 2012.

 

Art. 2 Proroga Commissario straordinario C.R.I.

 

1. L’incarico di commissario straordinario della Croce Rossa Italiana è prorogato fino alla data di ricostituzione degli organi statutari a conclusione del riassetto organizzativo, anche in attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 6, comma 5, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e delle disposizioni di cui all’articolo 2 della legge delega 4 novembre 2010, n. 183, e comunque non oltre il 30 settembre 2012.

 

Art. 3 Proroghe in materia di verifiche sismiche

 

1. Il termine, di cui all’articolo 20, comma 5, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, e successive modificazioni, comprese anche le disposizioni relative alle dighe di ritenuta di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto-legge 29 marzo 2004, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2004, n. 139, è differito al 31 dicembre 2012.

 

Art. 4 Proroga termini per le spese di funzionamento dell’ODI

 

1. All’articolo 2, comma 121, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, le parole: “Per l’anno 2011” sono sostituite dalle seguenti: “Per gli anni 2011 e 2012, previa intesa con le province autonome di Trento e di Bolzano”.

 

Art. 5 Proroga di termini relativi al termovalorizzatore di Acerra

 

1. All’articolo 7, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 26, le parole: “31 dicembre 2011” sono sostituite dalle seguenti: “31 gennaio 2012”.

 

Art. 6 Proroga dei termini in materia di lavoro

 

1. All’articolo 19 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:

 

a) al comma 1, lettera c), le parole: “per il triennio 2009-2011” sono sostituite dalle seguenti: “per gli anni 2009, 2010, 2011 e 2012 nel limite di spesa per il 2012 pari a euro 12 milioni”;

 

b) al comma 1-ter, le parole “biennio 2009-2010” sono sostituite dalle seguenti: “quadriennio 2009-2012”;

 

c) al comma 2, le parole: “per il biennio 2010-2011” sono sostituite dalle seguenti: “per gli anni 2009, 2010, 2011 e 2012 nel limite di spesa per il 2012 pari a euro 13 milioni”.

 

2. I termini di cui all’articolo 70, commi 1, secondo periodo, e 1-bis, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, come prorogati ai sensi dell’articolo 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, e dal D.P.C.M. 25 marzo 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 31 marzo 2011, sono prorogati fino al 31 dicembre 2012.

 

Art. 7 Proroghe in materia di politica estera

 

1. All’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 28 aprile 2010, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2010, n. 98, recante disposizioni urgenti in tema di immunità di Stati esteri dalla giurisdizione italiana e di elezioni degli organismi rappresentativi degli italiani all’estero, le parole: “Fino al 31 dicembre 2011” sono sostituite dalle seguenti: “Fino al 31 dicembre 2012”.

 

Art. 8 Proroga di termini previsti da disposizioni legislative di interesse della Difesa

 

1. Al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

a) all’articolo 2214, comma 1, le parole: “per gli anni dal 2001 al 2011” sono sostituite dalle seguenti: “per gli anni dal 2001 al 2012”;

 

b) all’articolo 2223, comma 1, le parole: “dal 2012” e “Fino al 2011” sono sostituite, rispettivamente, dalle seguenti: “dal 2013” e “Fino al 2012”;

 

c) all’articolo 2243, comma 1, le parole: “sino al 31 dicembre 2012” sono sostituite dalle seguenti: “sino al 31 dicembre 2013”.

 

2. All’articolo 4, comma 9, del decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2008, n. 129, le parole: “2011-2012” sono sostituite dalle seguenti: “2013-2014”.

 

3. Dall’attuazione delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non devono derivare nuovi o maggiori oneri.

 

Art. 9 Programma triennale della pesca

 

1. Il termine di validità del Programma nazionale triennale della pesca e dell’acquacoltura di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 154, adottato con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali 3 agosto 2007, pubblicato nel Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 236 del 10 ottobre 2007, così come prorogato ai sensi dell’articolo 2, comma 5-novies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, è prorogato al 31 dicembre 2012.

 

Art. 10 Proroga di termini in materia sanitaria

 

1. All’articolo 54, comma 3-bis, del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, le parole “dal 1° gennaio 2012” sono sostituite dalle seguenti: “dal 3 luglio 2013”.

 

2. Il termine del 31 gennaio 2011 di cui all’articolo 1, comma 2, secondo periodo, della legge 3 agosto 2007, n. 120, come prorogato ai sensi dell’articolo 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, e dal D.P.C.M. 25 febbraio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 31 marzo 2011, è fissato al 31 dicembre 2012.

 

3. Al fine di consentire alle regioni di completare il programma finalizzato alla realizzazione di strutture sanitarie per l’attività libero professionale intramuraria, ai sensi dell’articolo 1 del decreto legislativo 28 luglio 2000, n. 254, il termine, già stabilito dall’articolo 1-bis del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, è fissato al 31 dicembre 2014.

 

4. Il termine di cui all’articolo 9, comma 1, primo periodo, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, fissato al 31 dicembre 2011 dall’articolo 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, e dal D.P.C.M. 25 febbraio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 31 marzo 2011, è prorogato al 31 dicembre 2012.

 

5. La disposizione di cui all’articolo 64 della legge 23 luglio 2009, n. 99, conseguentemente a quanto disposto al comma 4 del presente articolo, è prorogata fino al 31 dicembre 2012.

 

Art. 11 Proroga di termini in materia di infrastrutture e trasporti

 

1. All’articolo 5, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25 sono apportate le seguenti modificazioni:

 

a) al comma 7-undecies, le parole: “1° gennaio 2012” sono sostituite dalle seguenti parole “1° gennaio 2013”;

 

b) al comma 7-duodecies, le parole: “per gli anni 2010 e 2011” sono sostituite dalle seguenti parole “per gli anni 2010, 2011 e 2012”.

 

2. All’articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 9 maggio 2005, n. 96, e successive modificazioni, le parole: “31 dicembre 2010” sono sostituite dalle seguenti: “30 giugno 2012”.

 

3. All’articolo 21-bis, comma 1, primo e secondo periodo, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, e successive modificazioni, le parole “31 dicembre 2010” sono sostituite dalle seguenti: “31 dicembre 2012”.

 

4. All’articolo 2, comma 3, del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73, le parole: “entro e non oltre il 31 dicembre 2010” sono sostituite dalle seguenti: “entro e non oltre il 30 giugno 2012”.

 

5. Fino alla data di adozione dello statuto dell’Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali, e comunque non oltre il 31 marzo 2012, le funzioni e i compiti ad essa trasferiti ai sensi dell’articolo 36 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, continuano ad essere svolti dai competenti uffici delle Amministrazioni dello Stato e dall’Ispettorato di vigilanza sulle concessionarie autostradali e dagli altri uffici di Anas s.p.a. In caso di mancata adozione dello statuto e del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui all’articolo 36, comma 5, settimo periodo entro il predetto termine, l’Agenzia è soppressa e le attività e i compiti già attribuiti alla medesima sono trasferiti al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a decorrere dal 1° aprile 2012, che rimane titolare delle risorse previste dall’articolo 36, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e cui sono contestualmente trasferite le risorse finanziarie umane e strumentali relative all’Ispettorato di vigilanza sulle concessionarie autostradali di cui al medesimo comma 5.

 

6. Fermo restando quanto previsto al comma 5, all’articolo 36, comma 4, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, le parole: “A decorrere dalla data di cui al comma 1” sono sostituite dalle seguenti: “Entro la data del 31 marzo 2012”.

 

Art. 12 Modifica del termine per la concessione della miniera di carbone del Sulcis

 

1. All’articolo 11, comma 14, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, e successive modificazioni, le parole: «entro il 31 dicembre 2011» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 31 dicembre 2012».

 

Art. 13 Proroga di termini in materia ambientale

 

1. Fino al 31 dicembre 2012, ai Presidenti degli Enti parco di cui alla legge 6 dicembre 1991, n. 394, non si applica il comma 2 dell’articolo 6 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

 

2. Il termine di cui all’articolo 2, comma 186-bis, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, e successive modificazioni, come prorogato ai sensi dell’articolo 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, e dal D.P.C.M. 25 febbraio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 31 marzo 2011, è prorogato al 31 dicembre 2012.

 

3. All’articolo 6, comma 2, secondo periodo, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, le parole: “9 febbraio 2012” sono sostituite dalle seguenti: “2 aprile 2012.”

 

4. All’articolo 39, comma 9, del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, le parole “31 dicembre 2011” sono sostituite dalle seguenti: “2 luglio 2012”.

 

5. Il termine di cui all’articolo 11, comma 2-ter, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 26, come prorogato ai sensi dell’articolo 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, e dal D.P.C.M. 25 febbraio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 31 marzo 2011, è prorogato al 31 dicembre 2012.

 

6. Il termine di cui all’articolo 6, comma 1, lettera p), del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, e successive modificazioni, come da ultimo prorogato ai sensi dell’articolo 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, e dal D.P.C.M. 25 febbraio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 31 marzo 2011, è prorogato al 31 dicembre 2012.

 

7. Il termine di cui all’articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 27 marzo 2006, n. 161, e successive modificazioni, come prorogato ai sensi dell’articolo 1, commi 1 e 2 del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, e dal D.P.C.M. 25 febbraio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 31 marzo 2011, è prorogato al 31 dicembre 2012.

 

Art. 14 Proroga del Consiglio nazionale della pubblica istruzione e Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale

 

1. Il termine di cui all’articolo 7, comma 4-quater, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, come prorogato ai sensi dell’articolo 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, e dal D.P.C.M. 25 febbraio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 31 marzo 2011, è prorogato al 31 dicembre 2012. Ai componenti del Consiglio nazionale della pubblica istruzione si applica l’articolo 6, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

 

2. Il termine di cui all’articolo 7, comma 4, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, come prorogato ai sensi dell’articolo 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, e dal D.P.C.M. 25 febbraio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 31 marzo 2011, è prorogato al 31 dicembre 2012.

 

Art. 15 Proroga di termini in materia di amministrazione dell’interno

 

1. Il termine di cui all’articolo 2, comma 6, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, è prorogato sino al 30 giugno 2012, fermo restando quanto disposto dalla stessa norma. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a euro 10.311.907, si provvede mediante riduzione del fondo di cui all’articolo 33, comma 8, della legge 12 novembre 2011, n. 183, nella quota parte destinata al Ministero dell’interno.

 

2. All’articolo 1, comma 6-septies, del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2007, n. 17, le parole: «Fino al 31 dicembre 2011» sono sostituite dalle seguenti: «Fino al 31 dicembre 2012».

 

3. Sono prorogate, per l’anno 2012, le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 1-bis, del decreto-legge 30 dicembre 2004, n. 314, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° marzo 2005, n. 26.

 

4. Il termine di cui all’articolo 3, secondo comma, del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, relativo all’apposizione delle impronte digitali sulle carte di identità, è prorogato al 31 dicembre 2012.

 

5. Il termine di cui all’articolo 7, comma 31-sexies, primo periodo, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è prorogato di 180 giorni decorrenti dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

 

6. All’articolo 3, comma 5, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, le parole: “sino al 31 dicembre 2011” sono sostituite dalle seguenti: “fino al 31 dicembre 2012”.

 

7. Il termine stabilito dall’articolo 23, comma 9, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, come da ultimo prorogato dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 marzo 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 31 marzo 2011, è ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2012 per le strutture ricettive turistico-alberghiere con oltre venticinque posti letto, esistenti alla data di entrata in vigore del decreto del Ministro dell’interno del 9 aprile 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 116 del 20 maggio 1994, che non abbiano completato l’adeguamento alle disposizioni di prevenzione incendi e siano ammesse, a domanda, al piano straordinario biennale di adeguamento antincendio, approvato con decreto del Ministro dell’interno da adottarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

 

8. In caso di omessa presentazione dell’istanza, di mancata ammissione al piano straordinario ovvero nel caso in cui, alla data del 31 dicembre 2012, non risulti ancora completato l’adeguamento antincendio delle strutture ricettive di cui al comma 7, si applicano le sanzioni di cui all’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151.

 

Art. 16 Proroga in materia di investimenti degli enti previdenziali in Abruzzo

 

1. Allo scopo di assicurare maggiore rapidità ed efficacia al programma di ricostruzione in Abruzzo, gli enti previdenziali proseguono per l’anno 2012 gli investimenti previsti dall’articolo 14, comma 3, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, da realizzare anche in forma diretta, nel rispetto dei vincoli autorizzativi e sulla base verifiche di compatibilità con i saldi strutturali di finanza pubblica di cui all’articolo 8, comma 15, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, entro un tetto di spesa pluriennale definito con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

 

2. Gli investimenti di cui al comma 1, effettuati nell’ambito delle aree della ricostruzione del tessuto urbano, del settore sociale, del settore turistico ricettivo, del settore sanitario e del settore cultura, vengono individuati con provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77.

 

Art. 17 Infrastrutture carcerarie

 

1. La gestione commissariale di cui all’articolo 44-bis del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, è prorogata al 31 dicembre 2012. A tale fine è nominato, con decorrenza dal 1° gennaio 2012, un apposito commissario straordinario, con le modalità di cui all’articolo 20 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.

 

2. Ferme restando le prerogative attribuite al Ministro della giustizia, al commissario straordinario nominato ai sensi del comma 1 sono attribuiti i poteri, già esercitati dal Capo dell’amministrazione penitenziaria, di cui all’articolo 44-bis del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14. Al Commissario straordinario nominato ai sensi del comma 1 non spetta alcun tipo di compenso.

 

Art. 18 Funzionalità dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile ENEA

 

1. Al fine di continuare a garantire il controllo sulla ordinaria amministrazione e sullo svolgimento delle attività istituzionali fino all’avvio del funzionamento dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), istituita ai sensi dell’articolo 37 della legge 23 luglio 2009, n. 99, il collegio dei revisori dei conti già operante in seno all’Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente – ENEA, soppresso ai sensi del medesimo articolo 37, continua ad esercitare le sue funzioni fino alla nomina del nuovo organo di controllo dell’Agenzia.

 

Art. 19 Proroga dei termini per l’emanazione di provvedimenti in materia di adeguamento e armonizzazione dei sistemi contabili

 

1. Al decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 91, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

a) all’articolo 4, comma 3, le parole: “centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto” sono sostituite dalle seguenti: “il 31 dicembre 2012”;

 

b) all’articolo 8, comma 7, le parole: “centoventi giorni” sono sostituite dalle seguenti: “il 31 dicembre 2012”;

 

c) all’articolo 11, comma 3, le parole: “centoventi giorni” sono sostituite dalle seguenti: “il 31 dicembre 2012”;

 

d) all’articolo 11, comma 4, le parole: “centottanta giorni” sono sostituite dalle seguenti: “il 31 dicembre 2012”;

 

e) all’articolo 12, le parole: “novanta giorni” sono sostituite dalle seguenti: “il 31 dicembre 2012”;

 

f) all’articolo 14, comma 2, le parole: “entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto” sono sostituite dalle seguenti: “entro il 31 dicembre 2012”;

 

g) all’articolo 16, comma 2, le parole: “novanta giorni” sono sostituite dalle seguenti: “il 31 dicembre 2012”;

 

h) all’articolo 18, comma 1, le parole: “centottanta giorni” sono sostituite dalle seguenti: “il 31 dicembre 2012”;

 

i) all’articolo 23, comma 1, le parole: “31 dicembre 2011” sono sostituite dalle seguenti: “il 31 dicembre 2012”;

 

l) all’articolo 25, comma 1, le parole: “novanta giorni” sono sostituite dalle seguenti: “il 31 dicembre 2012” e le parole: “a partire dal 2012” sono sostituite dalle seguenti: “a partire dal 2013”.

 

Art. 20 Conservazione somme iscritte nel conto della competenza e dei residui per l’anno 2011 sul Fondo per il 5 mille del gettito IRPEF

 

1. Le somme iscritte in bilancio in conto competenza e nel conto dei residui nell’ambito della missione «Fondi da ripartire» e del programma «Fondi da assegnare», capitolo n. 3094, dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, per l’anno finanziario 2011, non impegnate al termine dell’esercizio stesso, sono conservate in bilancio per essere utilizzate nell’esercizio successivo. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato a ripartire per l’anno 2012, tra i pertinenti capitoli delle amministrazioni interessate, le somme conservate nel conto dei residui del predetto Fondo.

 

Art. 21 Proroga di norme nel settore postale

 

1. Sono prorogati fino alla conclusione delle procedure di inquadramento e comunque non oltre il 31 dicembre 2012, i comandi del personale appartenente a Poste Italiane S.p.A. che non sia stato ancora inquadrato, ai sensi dell’articolo 3, comma 112, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, nei ruoli delle Amministrazioni presso cui presta servizio in posizione di comando o presso le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, ai sensi degli articoli 30, 33 e 34-bis del predetto decreto.

 

2. Il termine di cui al comma 1-bis dell’articolo 2 decreto-legge 5 agosto 2010, n. 125, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° ottobre 2010, n. 163, è prorogato al 31 dicembre 2013.

 

3. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al termine di cui al comma 2, i gestori dei servizi postali sono autorizzati ad applicare apposite tariffe per le spedizioni di prodotti editoriali con riferimento alle associazioni ed organizzazioni senza fini di lucro e alle associazioni d’arma e combattentistiche, ferma anche per queste la necessità dell’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione (ROC) e con esclusione dei prodotti di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b), del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 46. Non si applica l’articolo 3, comma 1, del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 46.

 

Art. 22 Continuità degli interventi a favore delle imprese

 

1. Al fine di assicurare la necessaria continuità degli interventi in essere a sostegno delle imprese, le convenzioni di cui all’articolo 3, comma 1, della legge 26 novembre 1993, n. 489, possono essere prorogate, per motivi di pubblico interesse, sino alla piena operatività delle norme attuative dell’articolo 5, comma 5-sexies, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e comunque non oltre due anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Resta ferma la riduzione di almeno il 10% delle commissioni di cui all’articolo 41, comma 16-undecies, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, nei limiti delle risorse disponibili.

 

Art. 23 Esercizio dell’attività di consulenza finanziaria

 

1. Il termine di cui al comma 14, primo periodo, dell’articolo 19 del decreto legislativo 17 settembre 2007, n. 164, è prorogato al 31 dicembre 2012.

 

Art. 24 Adempimenti relativi alla rilevazione del Patrimonio delle Amministrazione pubbliche finalizzata alla redazione del Rendiconto patrimoniale a valori di mercato

 

1. All’articolo 12, comma 13, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, le parole: “31 gennaio 2012” sono sostituite dalle seguenti: “31 luglio 2012” e all’articolo 2, comma 222, periodo tredicesimo, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, le parole: “31 gennaio” sono sostituite dalle seguenti: “31 luglio”.

 

Art. 25 Proroga della partecipazione dell’Italia ai programmi del Fondo monetario internazionale per fronteggiare la crisi finanziaria tramite la stipula di un accordo di prestito bilaterale

 

1. Al fine di fronteggiare la crisi finanziaria, in attuazione degli impegni assunti in occasione del Vertice dei Capi di Stato e di Governo dell’Area Euro del 9 dicembre 2011 e della riunione dei Ministri delle finanze dell’Unione europea del 19 dicembre, le disposizioni urgenti per la partecipazione dell’Italia agli interventi del Fondo Monetario internazionale per fronteggiare gravi crisi finanziarie dei Paesi aderenti di cui al decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, sono prorogate e si provvede all’estensione della linea di credito già esistente.

 

2. In attuazione del comma 1, la Banca d’Italia è autorizzata a svolgere le trattative con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) per la conclusione di un accordo di prestito bilaterale per un ammontare pari a 23 miliardi e 480 milioni di euro. L’accordo diventa esecutivo a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge.

 

3. Su tale prestito è accordata la garanzia dello Stato per il rimborso del capitale, per gli interessi maturati e per la copertura di eventuali rischi di cambio.

 

4. I rapporti derivanti dal predetto prestito saranno regolati mediante convenzione tra il Ministero dell’economia e delle finanze e la Banca d’Italia.

 

5. È altresì autorizzata l’eventuale confluenza del suddetto prestito nello strumento di prestito NAB in aggiunta alla linea di credito già esistente.

 

6. Per la concessione della garanzia dello Stato, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 8, comma 4, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, anche mediante l’eventuale utilizzo delle risorse finanziarie ivi previste. Conseguentemente l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 8, comma 4, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, è incrementata di 100 milioni di euro per l’anno 2012. Al relativo onere si provvede mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa prevista all’articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, relativa al Fondo per interventi urgenti ed indifferibili. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Art. 26 Proseguimento delle attività di documentazione, di studio e di ricerca in materia di federalismo fiscale e di contabilità e finanza pubblica

 

1. Il termine del 31 dicembre 2011 previsto dall’articolo 1, comma 17 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, è prorogato al 31 dicembre 2013. Al medesimo comma sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “, nonché per assicurare la formazione specialistica nonché la formazione linguistica di base dei dipendenti del Ministero previa stipula di apposite convenzioni anche con primarie istituzioni universitarie italiane ed europee”.

 

Art. 27 Disposizioni urgenti in materia di trasporto pubblico locale e di spese per investimenti delle regioni

 

1. All’articolo 21, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, i periodi secondo, terzo e quarto, sono sostituiti dai seguenti: “Entro il mese di febbraio 2012, il Governo, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, definisce, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, per il periodo 2012-2014, gli obiettivi di efficientamento e di razionalizzazione del trasporto pubblico locale nel suo complesso, le conseguenti misure da adottare entro il primo trimestre del 2012 nonché le modalità di monitoraggio ed i coerenti criteri di riparto del fondo di cui al presente comma. Con la predetta intesa sono stabiliti i compiti dell’Osservatorio istituito ai sensi dell’articolo 1, comma 300, della legge 24 dicembre 2007, n. 244; tra i predetti compiti sono comunque inclusi il monitoraggio sull’attuazione dell’intesa e la predisposizione del piano di ripartizione del predetto fondo, che è approvato con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.”.

 

2. All’articolo 8 della legge 12 novembre 2011, n. 183, dopo il comma 2 è inserito il seguente: “2-bis. Resta fermo il limite del 25 per cento per l’indebitamento autorizzato dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano, fino al 31 dicembre 2011, limitatamente agli impegni assunti alla data del 14 novembre 2011 per spese di investimento finanziate dallo stesso, derivanti da obbligazioni giuridicamente perfezionate e risultanti da apposito prospetto da allegare alla legge di assestamento del bilancio 2012. L’istituto finanziatore può concedere i finanziamenti di cui al primo periodo soltanto se relativi agli impegni compresi nel citato prospetto; a tal fine, è tenuto ad acquisire apposita attestazione dall’ente territoriale.”.

 

Art. 28 Proroga della convenzione con il Centro di produzione s.p.a.

 

1. Al fine di consentire la proroga per l’intero anno 2012 della convenzione tra il Ministero dello sviluppo economico e il Centro di produzione s.p.a., ai sensi dell’articolo 1, comma 1, della legge 11 luglio 1998, n. 224, è autorizzata la spesa di sette milioni di euro per l’anno 2012.

 

2. All’onere derivante dal comma 1, pari a sette milioni di euro per l’anno 2012, si provvede mediante corrispondente riduzione della autorizzazione di spesa di cui all’articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, relativa al Fondo per interventi urgenti ed indifferibili. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Art. 29 Proroghe di termini in materia fiscale

 

1. Alla lettera a) del comma 5 dell’articolo 2 del decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216, le parole: “nel 2011” sono sostituite dalle seguenti: “entro il 30 aprile 2012”.

 

2. L’applicazione delle disposizioni dell’articolo 2, comma 6, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, decorre:

 

a) dal 1° gennaio 2012 con riferimento agli interessi e agli altri proventi derivanti da conti correnti e depositi bancari e postali, anche se rappresentati da certificati, maturati a partire dalla predetta data;

 

b) dal giorno successivo alla data di scadenza del contratto di pronti contro termine stipulato anteriormente al 1° gennaio 2012 e avente durata non superiore a 12 mesi, relativamente ai redditi di cui all’articolo 44, comma 1, lettera g-bis), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e agli interessi ed altri proventi delle obbligazioni e titoli similari di cui al decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239.

 

3. L’applicazione delle disposizioni di cui al comma 13, lettera a), numeri 1) e 2) e al comma 25, lettera b), dell’articolo 2 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, decorre dal 1° gennaio 2012 con riferimento agli interessi e proventi maturati a partire dalla predetta data.

 

4. All’articolo 3, comma 12, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, le parole: «30 settembre 2009» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2010» e le parole: «30 settembre 2012» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2013».

 

5. All’articolo 36, commi 4-quinquies e 4-sexies, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, le parole: «30 settembre 2012», ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2013», le parole: «30 settembre 2009» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2010» e le parole: «1° ottobre 2012», sono sostituite dalle seguenti: «1° gennaio 2014».

 

6. All’articolo 23, comma 23, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, le parole: «novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto» sono sostituite dalle seguenti: «il 31 marzo 2012».

 

7. All’articolo 42, comma 2, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, le parole: «gennaio 2011» e «dall’anno 2010» sono sostituite rispettivamente dalle seguenti: «gennaio 2014» e «dall’anno 2013».

 

8. Restano salvi gli effetti delle domande di variazione della categoria catastale presentate ai sensi del comma 2-bis dell’articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, anche dopo la scadenza dei termini originariamente previsti dallo stesso comma e comunque entro e non oltre il 31 marzo 2012 in relazione al riconoscimento del requisito di ruralità, fermo restando il classamento originario degli immobili rurali ad uso abitativo.

 

9. Il termine del 1° gennaio 2012 di decorrenza per l’applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 40, commi 01 e 02, e 43, comma 1, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, è differito al 30 giugno 2012 relativamente ai certificati da produrre al conservatore dei registri immobiliari per l’esecuzione di formalità ipotecarie, nonché ai certificati ipotecari e catastali rilasciati dall’Agenzia del territorio.

 

10. Al primo periodo del comma 196-bis dell’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, le parole: “31 dicembre 2011” sono sostituite dalle seguenti: “31 dicembre 2012”.

 

11. I termini indicati dal comma 31, lettere a) e b), dell’articolo 14 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e sue successive modificazioni, sono prorogati di 6 mesi.

 

12. Il termine del 31 dicembre 2011, previsto dalla Tabella 1 allegata al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 marzo 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 31 marzo 2011, relativo alle attività di sperimentazione di cui all’articolo 12, comma 1, lettera p-bis), del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, è prorogato al 31 dicembre 2012.

 

13. All’articolo 24 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111:

 

a) al comma 34, le parole: “entro il 30 novembre 2011” sono sostituite dalle seguenti: “entro il 30 giugno 2012”;

 

b) al comma 37, le parole: “entro il 30 ottobre 2011” sono sostituite dalle seguenti: “entro il 30 giugno 2012”.

 

14. Per l’anno di imposta 2011 il termine per deliberare l’aumento o la diminuzione dell’aliquota dell’addizionale regionale all’IRPEF è prorogato al 31 dicembre 2011; in ogni caso l’aumento o la diminuzione si applicano sull’aliquota di base dell’1,23 per cento e le maggiorazioni già vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto si intendono applicate sulla predetta aliquota di base dell’1,23 per cento.

 

15. Nel limite massimo di spesa di 70 milioni di euro per l’anno 2011, è disposta nei confronti dei soggetti interessati dalle eccezionali avversità atmosferiche verificatesi nel mese di ottobre 2011 nel territorio delle province di La Spezia e Massa Carrara e nei giorni dal 4 all’8 novembre 2011 nel territorio della provincia di Genova, la proroga al 16 luglio 2012 dei termini degli adempimenti e versamenti tributari nonché dei versamenti relativi ai contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali che scadono rispettivamente nel periodo dal 1° ottobre 2011 al 30 giugno 2012 e dal 4 novembre 2011 al 30 giugno 2012. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato. Il versamento delle somme oggetto di proroga è effettuato a decorrere dal 16 luglio 2012 in un numero massimo di sei rate mensili di pari importo. La sospensione si applica limitatamente agli adempimenti e ai versamenti tributari relativi alle attività svolte nelle predette aree. Con ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri sono stabiliti i criteri per l’individuazione dei soggetti che usufruiscono dell’agevolazione anche ai fini del rispetto del predetto limite di spesa. A tal fine i Commissari delegati, avvalendosi dei comuni, predispongono l’elenco dei soggetti beneficiari dell’agevolazione. Agli oneri di cui al presente comma, si provvede per il 2011 mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, relativo al Fondo per interventi strutturali di politica economica. Il predetto Fondo è incrementato, per l’anno 2012, a valere sulle maggiori entrate derivanti dal presente comma, per il corrispondente importo di 70 milioni di euro.

 

16. All’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 20 ottobre 2008, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2008, n. 199, come da ultimo modificato dall’articolo 2, comma 12-sexies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, in materia di esecuzione dei provvedimenti di rilascio per finita locazione di immobili ad uso abitativo, le parole: «al 31 dicembre 2011» sono sostituite dalle seguenti: «al 31 dicembre 2012». Ai fini della determinazione della misura dell’acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuto per l’anno 2013 non si tiene conto dei benefici fiscali di cui all’articolo 2, comma 1, della legge 8 febbraio 2007, n. 9. Alle minori entrate derivanti dall’attuazione del presente comma, valutate in 3,38 milioni di euro per l’anno 2013, si provvede mediante parziale utilizzo della quota delle entrate previste, per il medesimo anno, dall’articolo 1, comma 238, secondo periodo, della legge 30 dicembre 2004, n. 311. A tal fine, dopo il secondo periodo dell’articolo 1, comma 238, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, è aggiunto il seguente: «La riassegnazione di cui al precedente periodo è limitata, per l’anno 2013, all’importo di euro 8.620.000.».

 

Art. 30 Entrata in vigore

 

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

 

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

23 dicembre Prorogato il CNPI

Il Consiglio dei Ministri, nel corso della riunione del 23 dicembre; approva un decreto-legge che proroga alcuni termini previsti da disposizioni legislative: prorogati al 31 dicembre 2012 (art. 14) il Consiglio nazionale della pubblica istruzione ed il Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale.