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Quale Dirigenza nella Scuola dell’autonomia?

Quale Dirigenza nella Scuola dell’autonomia?
Tavola rotonda all’Università con la prof.ssa Tomarchio

di Giuseppe Adernò

 

 

La funzione del dirigente nella scuola di oggi  intreccia responsabilità amministrative e di “datore di lavoro” senza esserlo, e la dimensione educativa che sollecita ascolto, attenzione, dialogo e positiva relazione all’interno della comunità scolastica.

Questi sono stati gli argomenti trattati nel seminario di studio, promosso dal dipartimento di Scienze della formazione dell’Università di Catania, con la guida della Prof.ssa Marinella Tomarchio.

In un’affollatissima aula di studenti e docenti che si preparano al concorso per dirigenti si sono alternati i relatori che hanno presentato il modello organizzativo dell’Educational Leadership negli USA (prof. Christopher Tienken) e la dimensione della leadership distribuita che impegna il dirigente scolastico nel dare identità e autonomia alla scuola che dirige.

La ricerca del prof. Giambattista Bufalino ha, infatti, aperto un ventaglio di considerazioni che presentano nuove prospettive per la dirigenza nella scuola dell’autonomia che la Legge 107 prefigura, in un disegno non ancora ben delineato.

Al centro del sistema resta sempre la scuola, gli studenti che crescono, apprendono, acquisiscono e sviluppano nuove competenze e si preparano ad essere “cittadini” e “lavoratori”.

I molteplici compiti del dirigente che vanno dall’organizzazione degli spazi, al clima di accoglienza e di relazione, dalle complesse norme della sicurezza, alla gestione amministrativa delle risorse, lo rendono quasi un “equilibrista “ si diventa a volte anche “eroe” nel sapere intrecciare e collegare le molteplici dimensioni connesse con il ruolo e la funzione dirigenziale che si connota per lo stile efficace ed efficiente che rendono “la scuola, un corpo vivo, presidio di democrazia e di partecipazione” come ha affermato la prof.ssa Tomarchio.

Leader non si nasce, ma si diventa, e già la professione docente ha tutte le caratteristiche per formare la “teacher leadership” che qualifica il compito del docente educatore, che si prende cura dei suoi alunni, li guida, li accompagna, li stimola e, sapendo “ guardare tutti e osservare ciascuno” diventa artefice di una costruttiva relazione educativa, garanzia per un vero “successo formativo” e per un apprendimento efficace.

Nella tavola rotonda si sono intrecciati in maniera armonica gli interventi dei proff. Gaetano Bonetta, Cristiano Corsini, Roberta Piazza e Raffaella Strongoli .

La centralità pedagogica della scuola assegna alla leadership dirigenziale una specifica connotazione di “leader educativo” che, come disegnato dalla commissione europea deve possedere: coraggio, ottimismo, realismo, coerenza, impegno, capacità di gestire le risorse e risolvere i problemi e tanto “appetito di apprendimento”.

Utilizzando le metafore che corredano la presentazione della leadership all’immagine del castello che prevede un principe, un capitano, un esercito di soldati, degli ordini da eseguire, si contrappone quella dell’orchestra che rende i musicisti attori e protagonisti, il direttore svolge la funzione di coordinamento ed è bello vedere anche “orchestre senza direttore” e la responsabilità diffusa tra i partecipanti diventa garanzia di successo.

Creare e sentirsi “azionisti” nell’impresa educativa della scuola costituisce l’impegno primario del dirigente che guida una comunità scolastica, complessa e variegata, dove i ruoli di ciascun componente hanno sempre una connotazione educativa e si ricerca il miglior bene dello studente che “cresce, diventa uomo, apre i suoi occhi al vero e scopre la dimensione dei valori”.

La valutazione dei dirigenti scolastici tra irrigidimenti e cedimenti

La valutazione dei dirigenti scolastici tra irrigidimenti e cedimenti

di Stefano Stefanel

 

Poiché non mi accade praticamente mai di essere in disaccordo, anche se solo su alcuni punti, con Franco De Anna, ritengo utile esporre in pubblico alcuni commenti al suo ultimi articolo (I primi dati sulla valutazione dei dirigenti scolastici[1]) che mi pare in alcuni momenti risenta di una visione troppo critica del problema. L’articolo, ci tengo a dirlo, è molto interessante e ben argomentato, per quello penso meriti un commento. Leggere Franco De Anna è sempre un regalo in questi di tempi di baccano privo di direzione che si è abbattuto sulla scuola.

 

AUTOVALUTAZIONE NEL PORTFOLIO

Come noto la seconda sezione del Portfolio era dedicata all’autovalutazione del dirigente scolastico dentro uno schema prefissato. De Anna dice che il 16% che non lo ha compilato va sommato al 33% che non ha compilato il Portfolio. Questo passaggio, a mio modo di vedere, non lo si può fare. La scelta di non compilare l’autovalutazione era un’opzione proposta dalla piattaforma, non una decisione spinta dalla contestazione. La contestazione sindacale chiedeva di non compilare il Portfolio e non si è occupata della compilazione dell’autovalutazione, che rientrava invece nelle modalità scelte dal dirigente scolastico di presentarsi. C’è chi ha preferito legare la propria autovalutazione alle azioni e alla documentazione e chi, invece, ha preferito mettere il Nucleo di valutazione davanti al semplice rapporto tra azione e documentazione. Questioni di stile, non di contenuto. Il 16% va, dunque, “riattaccato” alla sua parte originaria e dunque il dato da analizzare riguarda il 67% dei dirigente e non 51% come fa De Anna. Non è un punto da poco, perché tende a spostare la non compilazione entro confini che non le sono propri.

 

LA PROTESTA E’ RIUSCITA O NO?

La protesta sindacale è riuscita e l’esito lo descrive molto bene lo stesso De Anna. Il processo valutativo è stato di fatto snaturato ed ha dato esiti discutibili. Poiché chi non ha compilato il Portfolio ha solo ricevuto una certificazione di “non compilazione”, restano “sul campo” tutti i dirigenti scolastici valutati con la “C” (non espressa, ma facilmente desumibile dalle motivazioni del format) che avrebbero potuto sottrarsi alla “C” semplicemente non compilando il Portfolio. Il vulnus non sta nel mancano riconoscimento economico, ma nel non aver il Miur compreso come una procedura avrebbe potuto reggere realmente solo se fosse stata prevista nei suoi minimi particolari. C’è stata la debolezza evidente di un Ministero che davanti al 33% di valutati che si rifiuta di compilare il documento su cui si basa la valutazione non ha uno straccio di PIANO B. Ritengo che la protesta sia riuscita perché ha snaturato l’idea di valutazione così come era stata pensata. La cosa sorprendente è però che non ha ugualmente fermato il processo. E’ chiaro che non avendo il Miur alcuna idea su come valutare chi non aveva compilato il Portfolio, non ha avuto alcuna forza per valutare comunque (per esempio mettendo i non compilatori davanti alla scelta: skype o visita?) e alla fine si è trovato ad emanare alcune valutazioni che saranno problematiche (perché – ripeto – chi ha preso la C, anche se non c’è scritta la lettera, si convince che faceva meglio a stare fuori da tutto il processo).

Se la protesta ha avuto successo un incredibile grande successo lo ha avuto anche la conclamata attitudine dei dirigenti scolastici a farsi valutare. Il 67% per cento vuole farsi valutare e – pur avendo dubbi sul sistema – si è adeguato alle regole del gioco. Questo vuol dire che il 33% non vuole farsi valutare? Impossibile dirlo: quello che è certo è che chi non vuole farsi valutare sta in quel 33% e si è accodato alla protesta sindacale visto che sull’argomento non passavano altri treni.

 

TROPPA CARTA?

La documentazione obbligatoria non era molta e questo ha permesso ad ogni valutato di decidere cosa inserire in piattaforma. Il protocollo prevedeva anche delle visite che non ci sono state e che sarebbero state utili. Rimane però una domanda che anche De Anna elude: la scelta di chiedere al dirigente di definire e documentare fino a sette sue azioni è corretta dentro un sistema di valutazione? Penso si debba partire da una considerazione ovvia: nulla accade nelle scuole senza che da qualche parte sia stato scritto che deve accadere. Non c’è intenzione del dirigente scolastico che non trovi in un documento il suo logico punto d’origine. La lettura del rapporto tra “azione” scelta dal dirigente e documentazione di questa azione fa vedere molto bene quali scenari organizzativi ci sono in quella scuola, quali rapporti di forza si sono instaurati, quali flussi economici vengono mossi, quali obiettivi sono realmente condivisi. Nulla di cartaceo, ma un esempio evidente e chiaro di come vanno le cose. Le azioni da inserire in Portfolio le sceglie il dirigente, ma se poi documenta tutt’altro le cose diventano subito chiare: stiamo parlando di sogni, pie intenzioni, desideri. La realtà è altra. Il modello è interessante e significativo perché il quadro che esce dal collegamento tra RAV, PDM, PTOF, azioni e documentazione permette chiaramente di distinguere chi sta dirigendo una scuola e ha degli obiettivi da chi invece è una barca in mezzo alle onde.

 

VISITE VALUTATIVE O RICERCHE SOCIILOGICHE?

Le visite sono mancate e sarebbero state certamente più significative del collegamento via Skype[2]: questo è un dato incancellabile e che ha influito non poco su tutta la procedura. Resta però il fatto che molti dirigenti invocano una valutazione che corrisponde ad una ricerca sociologica. Secondo questi colleghi i valutatori dovrebbero seguirli nel loro incedere quotidiano tra sedi, riunioni, reggenze, ecc. Scambiare una visita valutativa con una ricerca sociologica, che dovrebbe sancire il grado di “eroismo” del dirigente, mi pare sia proprio fuori bersaglio. Le visite sono importanti, ma sono visite che seguono la documentazione, non che la precedono o la sostituiscono. Anche qui penso sia da sfatare una leggenda: i dirigenti scolastici amano e subiscono la burocrazia, per questo compilano montagne di documenti. Perché questi documenti non dovrebbero far parte della valutazione? Cosa si capisce seguendo un dirigente che si muove da una riunione all’altra, che riceve persone (che sanno di essere “spiate” dai valutatori), che si rapporta coi problemi? La valutazione è cosa diversa dalla ricerca sociologica. I report valutativi non possono essere delle nuove edizioni del bel libro Gli equilibristi [3].

Certamente un protocollo valutativo senza visita è un protocollo monco: ma la visita non avrebbe spostato l’asse della valutazione e le domande sarebbero partite dalla documentazione, non dal vissuto di quella giornata.

 

I VALUTATORI

Mi ha molto sorpreso che Franco De Anna sia caduto nel tranello che ha cancellato tutte le valutazioni precedenti a questa: quis custodiet ipsos custodes? Se ripartiamo dai valutatori e dalla loro formazione azzeriamo tutto e ne riparliamo tra cinque anni, quando metà dirigenti saranno già andati in pensione. La cosa più sensata da fare sarebbe permettere al valutato di interloquire sulla sua valutazione coi valutatori e – soprattutto – sarebbe naturale che il Miur valutasse i valutatori. De Anna invece propone una strada lunga che di fatto azzera quanto fatto quest’anno e questa mi pare una via di mezzo tra un’impossibile ingenuità (una “velha raposa” come lui, dai !) e una polpetta avvelenata. I valutatori sono stati sottoposti a due giorni di valutazione a febbraio, hanno poi analizzato almeno 25 documentazioni messe in piattaforma dai colleghi, hanno partecipato a incontri con gli altri formatori, hanno seguito i contatti via skype, hanno elaborato il giudizio. Inoltre sono registrati i tempi di consultati di ogni valutatore per ogni profilo e sono in piattaforma i commenti inseriti dai valutatori su quanto analizzato. Tutto questo è formazione: quello che servirebbe oggi è prendere tutti questi dati a valutare i valutatori. Compito non improbo, soprattutto se fatto incrociando questi dati con quanto pensano i valutati ,che possono contestarli, contrastarli, analizzarli. Operazione di grande trasparenza che mostrerebbe con chiarezza i punti deboli dei valutatori, senza ricominciare per l’ennesima volta da capo.


[1] https://www.organizzazionedidattica.com/wp-content/uploads/2018/01/I-primi-dati-sulla-valutazione-dei-dirigenti-scolastici-1.pdf

[2] Se lo Stato vuole un collegamento on line però deve anche dotarsi di una piattaforma autonoma e funzionante, non buttarsi su un prodotto gratuito e quindi irresponsabile.

[3] Gli equilibristi, di Massimo Cerulo, Rubettino 2016.

Valutazione dei Dirigenti scolastici

IL PROCEDIMENTO DI VALUTAZIONE DEI DIRIGENTI SCOLASTICI: I PRIMI DATI

MIUR, DGOSV, Ufficio IX


La prima fase di applicazione del Sistema nazionale di valutazione della dirigenza scolastica ha registrato una partecipazione del 67%. Questa la percentuale di Dirigenti scolastici, su una platea complessiva di 6.477 Ds in servizio oggetto di valutazione, ad aver completato il Portfolio. I nuclei che hanno svolto la valutazione di prima istanza sono stati 347.

Sono i primi dati sul procedimento di valutazione della dirigenza scolastica presentato venerdì dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel corso della riunione con l’Osservatorio per la valutazione della dirigenza scolastica, istituito con il DM 316 del 25 maggio 2017 al fine di monitorare la realizzazione e gli sviluppi del sistema di valutazione dei Dirigenti scolastici, rilevare le eventuali problematiche e proporre possibili soluzioni.

Dall’analisi della prima parte dei Portfolio compilati, dedicata ai dati anagrafici, emerge che oltre il 60% dei Dirigenti scolastici proviene da una formazione umanistica, il 40% ha almeno una certificazione informatica, il 19% ha una certificazione linguistica, il 25% ha almeno una pubblicazione all’attivo. Il 42% ha oltre 10 anni di anzianità di servizio e il 19% dirige da più di 7 anni la stessa scuola.

La seconda parte del Portfolio è riferita all’autovalutazione professionale, effettuata dall’84% dei dirigenti che, nella maggior parte dei casi, hanno evidenziato criticità nel settore del monitoraggio-valutazione-rendicontazione. L’autovalutazione viene effettuata attraverso l’assegnazione di punteggi, da A (forti competenze) a D (forti criticità), a 5 aree tematiche: definizione dell’identità, dell’orientamento strategico e della politica dell’istituzione scolastica; gestione, valorizzazione e sviluppo delle risorse umane; promozione della partecipazione, cura delle relazioni e dei legami con il contesto; gestione delle risorse strumentali e finanziarie, gestione amministrativa e adempimenti normativi; monitoraggio, valutazione e rendicontazione. Nell’assegnazione del punteggio, il dirigente ha la possibilità di motivare lo stesso con una riflessione sulle criticità, orientata al miglioramento.

Nella terza parte del Portfolio sono riportate informazioni e valutazioni relative alle azioni professionali del Dirigente finalizzate al raggiungimento degli obiettivi di gestione dell’istituto. Ne emerge un forte investimento nei processi finalizzati a: Curricolo di progettazione e valutazione dell’attività didattica di istituto (18%), Ambiente di apprendimento (18%) e Inclusione (17%). Sul fronte degli ambienti di apprendimento, il 34% dei Ds afferma di investire in particolare nell’innovazione metodologica, nella consapevolezza e convinzione che l’innovazione delle metodologie di apprendimento sia necessaria alla scuola del futuro.

L’Osservatorio per la valutazione della dirigenza scolastica ha il compito di svolgere una ricognizione delle problematiche rilevate durante il primo periodo di utilizzo del sistema di valutazione, il monitoraggio delle fasi, delle modalità e degli strumenti di valutazione per un miglioramento complessivo del sistema.

Concorso Dirigenti Scolastici

Si sono concluse il 29 dicembre 2017, alle ore 14:00, con 39.264 domande presentate, di cui 35.044 effettivamente inoltrate, le iscrizioni al concorso per dirigenti scolastici bandito dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca lo scorso novembre. Si tratta del primo concorso per l’assunzione di dirigenti scolastici dopo oltre sei anni: l’ultimo risale al 2011.

Delle 35.044 domande inoltrate, il 70,7% sono state inviate da candidate donne, il 29,3% da uomini. L’età media delle candidate e dei candidati è di 49 anni. La Regione nella quale sono state presentate più domande è la Campania (7.039), seguita da Sicilia (5.595), Lazio (3.887), Puglia (3.719) e Lombardia (3.051). Saranno inoltre 15 i candidati residenti all’estero che sosterranno la prova preselettiva nel Lazio, come previsto dall’articolo 6 del bando di concorso emanato a novembre. I posti a bando sono 2.425, di cui 9 destinati al concorso per le scuole di lingua slovena o bilingue presenti in Friuli Venezia Giulia.

“Si tratta di un concorso atteso e molto diverso dal passato, che darà una risposta effettiva al problema delle reggenze – dichiara la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli -. Abbiamo un cronoprogramma di lavoro serrato e abbiamo previsto una modalità di selezione che tiene conto dei cambiamenti intervenuti in questi anni nella professione del dirigente scolastico. Non a caso, il nuovo concorso avrà una fase di tirocinio e accompagnamento successiva alle prove scritte, che sarà fondamentale per verificare sul campo le capacità gestionali e di organizzazione del lavoro delle candidate e dei candidati. La figura del dirigente è una figura centrale per la comunità scolastica. Ne siamo convinti. Anche per questo, con l’ultima legge di bilancio, abbiamo deciso di intervenire, anche qui dopo anni di attese e promesse, per armonizzare la retribuzione di chi dirige le nostre scuole con quella degli altri dirigenti della PA”.

Il calendario della prova preselettiva del concorso, comprensivo del giorno e dell’ora dello svolgimento della prova stessa, sarà reso noto sul numero del 27 febbraio 2018 della 4^ Serie Speciale, Concorsi ed Esami, della Gazzetta Ufficiale. Su quello stesso numero della Gazzetta sarà resa nota anche la data di pubblicazione dell’archivio di 4.000 domande da cui saranno estratti i quesiti della prova preselettiva. La banca dati dei quiz sarà comunque pubblicata sul sito del Miur almeno venti giorni prima dell’inizio della prova. L’elenco delle sedi della prova preselettiva e le ulteriori istruzioni operative saranno comunicati almeno 15 giorni prima della data di svolgimento delle prove, tramite avviso pubblicato sul sito internet del Ministero.

Il nuovo un corso-concorso per dirigenti ha come obiettivo la copertura dei posti disponibili per il prossimo triennio, il 2018-2021. Attualmente sono 6.792 i dirigenti in servizio, 1.189 i posti vacanti, 1.748 le reggenze, tenendo conto anche di scuole sottodimensionate e dei distacchi (comandi) presso altre amministrazioni o sindacali. Il 68,2% dei dirigenti in servizio è una donna, il 31,6% ha più di 60 anni (un dato comunque in calo rispetto al passato), l’età media è di 55,6 anni. I posti banditi corrispondono ai posti vacanti nell’anno scolastico in corso, più quelli che si renderanno liberi a seguito dei pensionamenti nel 2018/2019, 2019/2020 e 2020/2021, detratti quelli che si possono coprire con le graduatorie esistenti nonché quelli delle scuole sottodimensionate (che non possono avere un dirigente titolare). Il concorso consentirà quindi di abbattere il fenomeno delle reggenze sino al 2020/2021, anche perché si tratta di un bando nazionale e non regionale come l’ultimo del 2011. Si eviteranno così casi di graduatorie sguarnite e di altre troppo piene. Nel frattempo, nel corrente anno scolastico, sono stati assunti 58 dirigenti scolastici idonei ancora presenti nelle graduatorie dell’ultimo concorso bandito nel 2011: di questi 52 sono stati assegnati a scuole della Campania e 6 a istituti dell’Abruzzo. A seguito di queste assunzioni, la graduatoria dell’Abruzzo risulta esaurita. Sono state inoltre autorizzate 36 richieste di trattenimento in servizio. In attesa dell’avvio delle prove concorsuali, sono state introdotte misure dedicate ai dirigenti scolastici nella legge di bilancio per l’anno 2018: è stata introdotta la possibilità di estendere al massimo per tre anni (erano due) la possibilità di trattenimento in servizio retribuito per chi è “impegnato in innovativi e riconosciuti progetti didattici internazionali svolti in lingua straniera”.

Il regolamento del concorso, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 20 settembre, prevede tre fasi: una concorsuale vera e propria, una formativa di due mesi e una di tirocinio presso le scuole.

La fase concorsuale prevede una prova preselettiva unica a livello nazionale nel caso in cui le candidature siano almeno tre volte superiori ai posti messi a bando. Le candidate e i candidati dovranno rispondere a 100 quiz che saranno estratti da una banca dati resa nota tramite pubblicazione sul sito del Ministero almeno 20 giorni prima dell’avvio della prova. Le domande punteranno a verificare le conoscenze di base per l’espletamento delle funzioni dirigenziali. La prova sarà svolta al computer. Sarà ammesso allo scritto, in base al punteggio ottenuto (il massimo è 100), un numero di candidate e candidati pari a tre volte il numero dei posti disponibili per il corso di formazione dirigenziale.

La prova scritta prevede:
–    cinque domande a risposta aperta su: normativa del settore istruzione, organizzazione del lavoro e gestione del personale, programmazione, gestione e valutazione presso le scuole, ambienti di apprendimento, diritto civile e amministrativo, contabilità di Stato, sistemi educativi europei.
–    due domande a risposta chiusa in lingua straniera (livello B2) su: organizzazione degli ambienti di apprendimento, sistemi educativi europei.
Le candidate e i candidati che otterranno il punteggio minimo di 70 punti potranno accedere all’orale che mira ad accertare la preparazione professionale delle e degli aspiranti dirigenti anche attraverso la risoluzione di un caso pratico. Saranno testate anche le conoscenze informatiche e di lingua straniera. Entrambe le fasi sono uniche a livello nazionale.

Le candidate e i candidati che supereranno le prove scritta e orale saranno ammessi, sulla base di una graduatoria che tiene conto anche dei titoli, al corso di formazione dirigenziale e di tirocinio selettivo, finalizzato all’arricchimento delle competenze professionali delle candidate e dei candidati.

Due i mesi di lezione in aula previsti e quattro quelli di tirocinio a scuola, che potranno essere integrati anche da sessioni di formazione a distanza. Al termine le candidate e i candidati dovranno affrontare una valutazione scritta e un colloquio orale. Saranno dichiarati vincitori del corso-concorso le candidate e i candidati che saranno collocati in posizione utile in graduatoria generale di merito.


Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 4ª Serie Speciale – Concorsi ed Esami n. 90 del 24 novembre 2017 il Bando del corso-concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le istituzioni scolastiche statali.

Sono 2.425 (9 per il Friuli Venezia Giulia) i posti disponibili.
Le istanze potranno essere presentate on line tramite la piattaforma Polis dal 29 novembre al 29 dicembre 2017.
La data della prova preselettiva (100 quesiti a cui rispondere in 100 minuti) sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 27 febbraio 2018.

http://www.istruzione.it/concorso_ds/domanda_online.shtml


Scuola, in Gazzetta Ufficiale il bando di concorso da 2.425 posti per i dirigenti scolastici. Domande per la partecipazione dal 29 novembre al 29 dicembre. Fedeli: “Da bando risposta importante per abbattimento delle reggenze”

(Venerdì, 24 novembre 2017) Pubblicato il nuovo bando di concorso da 2.425 posti per dirigenti scolastici, di cui 9 destinati al concorso Friuli Venezia Giulia. Il bando è oggi in Gazzetta Ufficiale. Le domande per accedere al concorso si potranno effettuare dalle 9.00 del 29 novembre alle 14.00 del 29 dicembre prossimi, tramite la piattaforma del MIUR Polis. Nei prossimi giorni il Ministero attiverà un’apposita pagina web con tutta la documentazione relativa al concorso.

Attualmente sono 6.792 i dirigenti scolastici in servizio, 1.189 i posti vacanti, 1.748 le reggenze, tenendo conto anche di scuole sottodimensionate e dei distacchi (comandi) presso altre amministrazioni o sindacali. Il 68,2% dei dirigenti in servizio è una donna, il 31,6% ha più di 60 anni (un dato comunque in calo rispetto al passato), l’età media è di 55,6 anni.

I posti banditi corrispondono ai posti vacanti nell’anno scolastico in corso, più quelli che si renderanno liberi a seguito dei pensionamenti nel 2018/2019, 2019/2020 e 2020/2021, detratti quelli che si possono coprire con le graduatorie esistenti nonché quelli delle scuole sottodimensionate (che non possono avere un dirigente titolare).
Il concorso consentirà quindi di abbattere il fenomeno delle reggenze sino al 2020/2021, anche perché si tratta di un bando nazionale e non regionale come l’ultimo del 2011. Si eviteranno così casi di graduatorie sguarnite e di altre troppo piene.

“I numeri del bando garantiscono una risposta importante e adeguata a scuole, ragazze e ragazzi e famiglie, garantendo l’abbattimento delle reggenze”, spiega la Ministra Valeria Fedeli. “Il ruolo della dirigenza – ricorda – è fondamentale nelle scuole: per il coordinamento del lavoro, per tenere insieme la comunità scolastica. Il dirigente è un punto di riferimento. Abbattere il fenomeno delle reggenze significa, dunque, lavorare per la qualità del sistema”. Il concorso sarà innovativo sotto il profilo della selezione. “Sarà un corso-concorso, con una fase di tirocinio e accompagnamento successiva alle prove scritte, che è fondamentale per verificare sul campo le capacità gestionali e di organizzazione del lavoro delle candidate e dei candidati, chiamati anche a dimostrare la capacità di inserimento nella comunità scolastica ed educante, oltre che le loro conoscenze sulla normativa del settore. Si tratta, in sintesi, di un concorso che tiene conto dei cambiamenti che la professionalità del dirigente ha subito in questi anni per selezionare i migliori profili, valorizzando anche titoli ed esperienze fatte dalle e dagli aspiranti, compresi titoli di dottorato o attività di ricerca”, chiude Fedeli.

Le modalità del concorso
Al corso-concorso possono partecipare le docenti e i docenti e il personale educativo di ruolo con almeno cinque anni di servizio. È utile anche il servizio precedente al ruolo. Tre le fasi previste per la selezione: una concorsuale vera e propria, una formativa di due mesi e una di tirocinio presso le scuole.
La fase concorsuale prevede una prova preselettiva unica a livello nazionale nel caso in cui le candidature siano almeno tre volte superiori ai posti messi a bando. Le candidate e i candidati dovranno rispondere a 100 quiz che saranno estratti da una banca dati resa nota tramite pubblicazione sul sito del Ministero almeno 20 giorni prima dell’avvio della prova. Le domande punteranno a verificare le conoscenze di base per l’espletamento delle funzioni dirigenziali. La prova sarà svolta al computer. Sarà ammesso allo scritto, in base al punteggio ottenuto (il massimo è 100), un numero di candidate e candidati pari a tre volte il numero dei posti disponibili per il corso di formazione dirigenziale.

La prova scritta prevede:
– cinque domande a risposta aperta su: normativa del settore istruzione, organizzazione del lavoro e gestione del personale, programmazione, gestione e valutazione presso le scuole, ambienti di apprendimento, diritto civile e amministrativo, contabilità di Stato, sistemi educativi europei.
– due domande a risposta chiusa in lingua straniera (livello B2) su: organizzazione degli ambienti di apprendimento, sistemi educativi europei.

Le candidate e i candidati che otterranno il punteggio minimo di 70 punti potranno accedere all’orale che mira ad accertare la preparazione professionale delle e degli aspiranti dirigenti anche attraverso la risoluzione di un caso pratico. Saranno testate anche le conoscenze informatiche e di lingua straniera. Entrambe le fasi sono uniche a livello nazionale.

Le candidate e i candidati che supereranno le prove scritta e orale saranno ammessi, sulla base di una graduatoria che tiene conto anche dei titoli, al corso di formazione dirigenziale e di tirocinio selettivo, finalizzato all’arricchimento delle competenze professionali delle candidate e dei candidati.

Due i mesi di lezione in aula previsti e quattro quelli di tirocinio a scuola, che potranno essere integrati anche da sessioni di formazione a distanza. Al termine le candidate e i candidati dovranno affrontare una valutazione scritta e un colloquio orale. Saranno dichiarati vincitori del corso-concorso le candidate e i candidati che saranno collocati in posizione utile in graduatoria generale di merito.


Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n° 220 del 20-09-2017, il Decreto Ministeriale 3 agosto 2017, n. 138, Regolamento per la definizione delle modalità di svolgimento delle procedure concorsuali per l’accesso ai ruoli della dirigenza scolastica, la durata del corso e le forme di valutazione dei candidati ammessi al corso, ai sensi dell’articolo 29 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come modificato dall’articolo 1, comma 217 della legge 28 dicembre 2015, n. 208.


Dirigenti scolastici, in Gazzetta Ufficiale il Regolamento del nuovo concorso. Fedeli: “Selezione di qualità. Sarà abbattuto il fenomeno delle reggenze”

(Mercoledì, 20 settembre 2017) È in Gazzetta Ufficiale il Regolamento che definisce le nuove modalità di selezione per il reclutamento delle e dei dirigenti scolastici. Dopo l’ultimo concorso del 2011 ripartono, infatti, le procedure di assunzione che consentiranno di abbattere il fenomeno delle reggenze. Oggi sono 6.792 i dirigenti scolastici in servizio, 1.189 i posti vacanti, 1.748 le reggenze, tenendo conto anche di scuole sottodimensionate e dei distacchi (comandi) presso altre amministrazioni o sindacali. Il 68,2% dei dirigenti in servizio è una donna, il 31,6% ha più di 60 anni (un dato comunque in calo rispetto al passato), l’età media è di 55,6 anni.

Il Regolamento pubblicato oggi, al quale farà seguito il bando di concorso che sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e sul sito del Ministero dell’Istruzione, prevede un corso-concorso in tre fasi, che ha come obiettivo la copertura dei posti disponibili per il prossimo triennio, il 2018-2021.

“Con il nuovo concorso affronteremo la carenza strutturale di personale dirigente nelle scuole che ha fatto crescere, di anno in anno, il fenomeno delle reggenze, fino a renderlo patologico – sottolinea la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli -. I numeri del bando rappresenteranno una risposta importante, che terrà conto delle necessità attuali e del turn over dei prossimi anni. Il ruolo della dirigenza – prosegue la Ministra – è fondamentale nelle scuole: per il coordinamento del lavoro, per tenere insieme la comunità scolastica. Il dirigente è anche un punto di riferimento per le famiglie. Abbattere il fenomeno delle reggenze significa, dunque, lavorare per la qualità del sistema. Il concorso sarà poi innovativo sotto il profilo della selezione: sarà un corso-concorso, con una fase importante di tirocinio e accompagnamento successiva alle prove scritte che è fondamentale per verificare sul campo le capacità gestionali e di organizzazione del lavoro delle candidate e dei candidati, chiamati anche a dimostrare la capacità di inserimento nella comunità scolastica ed educante, oltre che le loro conoscenze sulla normativa del settore. Si tratta, in sintesi, di un concorso che tiene conto dei cambiamenti che la professionalità del dirigente ha subito in questi anni per selezionare i migliori profili, valorizzando anche titoli ed esperienze fatte dalle e dagli aspiranti, compresi titoli di dottorato o attività di ricerca”.

Le fasi della selezione
Al corso-concorso possono partecipare le docenti e i docenti e il personale educativo di ruolo con almeno cinque anni di servizio. Tre le fasi previste per la selezione: una concorsuale vera e propria, una formativa di due mesi e una di tirocinio presso le scuole.

La fase concorsuale prevede una prova preselettiva unica a livello nazionale nel caso in cui le candidature siano almeno tre volte superiori ai posti messi a bando. Le candidate e i candidati dovranno rispondere a 100 quiz che saranno estratti da una banca dati resa nota tramite pubblicazione sul sito del Ministero almeno 20 giorni prima dell’avvio della prova. Le domande punteranno a verificare le conoscenze di base per l’espletamento delle funzioni dirigenziali. La prova sarà svolta al computer. Sarà ammesso allo scritto, in base al punteggio ottenuto (il massimo è 100), un numero di candidate e candidati pari a tre volte il numero dei posti disponibili per il corso di formazione dirigenziale.

La prova scritta prevede:

– cinque domande a risposta aperta su: normativa del settore istruzione, organizzazione del lavoro e gestione del personale, programmazione, gestione e valutazione presso le scuole, ambienti di apprendimento, diritto civile e amministrativo, contabilità di Stato, sistemi educativi europei.

– due domande a risposta chiusa in lingua straniera (livello B2) su: organizzazione degli ambienti di apprendimento, sistemi educativi europei.

Le candidate e i candidati che otterranno il punteggio minimo di 70 punti potranno accedere all’orale che mira ad accertare la preparazione professionale delle e degli aspiranti dirigenti anche attraverso la risoluzione di un caso pratico. Saranno testate anche le conoscenze informatiche e di lingua straniera. Entrambe le fasi sono uniche a livello nazionale.

Le candidate e i candidati che supereranno le prove scritta e orale saranno ammessi, sulla base di una graduatoria che tiene conto anche dei titoli, al corso di formazione dirigenziale e di tirocinio selettivo, finalizzato all’arricchimento delle competenze professionali delle candidate e dei candidati.

Due i mesi di lezione in aula previsti e quattro quelli di tirocinio a scuola, che potranno essere integrati anche da sessioni di formazione a distanza. Al termine le candidate e i candidati dovranno affrontare una valutazione scritta e un colloquio orale. Saranno dichiarati vincitori del corso-concorso le candidate e i candidati che saranno collocati in posizione utile in graduatoria generale di merito.

Identità e ruolo dell’ispettore

Identità e ruolo dell’ispettore
Note a margine di un convegno Treelle

di Agostina Melucci

Si è svolto a Roma,  ospitato dal MIUR il 5 u.s., un importante convegno organizzato da TREELLE sulla funzione ispettiva. La meritoria iniziativa del convegno ha rapresentato intrinsecamente un segno di risveglio dell’attenzione verso questa figura da un ventennio piuttosto trascurata e numericamente quasi estinta. La tesi prevalente della proposta  è stata quella  di un “nuovo Ispettorato per assicurare la qualità di tutte le scuole”  entro uno scenario di forte rilevanza della valutazione nel sistema scolastico.

 

Era da una trentina d’anni che non si registrava l’organizzazione di un convegno di carattere nazionale sulla figura e la funzione degli ispettori scolastici, alias ispettori tecnici, alias dirigenti tecnici. Alias che non hanno giovato né all’autopercezione né alla comprensione esterna del nostro status e del nostro ruolo, un po’ come accaduto con direttori didattici e presidi ora definiti anonimamente dirigenti scolastici.

Nel frattempo, il numero di quelli in organico era calato dai 625 del 1990 ai 440 del 2001, ai 301 del 2011 agli attuali 191; in organico, appunto, poiché molti posti sono sempre rimasti scoperti per il blocco del turn over, alcuni dirigenti tecnici svolgono anche funzione di provveditori, altri hanno un distacco presso qualche organizzazione, alcuni –teoricamente assegnati agli USR- lavorano principalmente per la sede centrale del MIUR. Di fatto fino a tre anni fa quelli effettivamente in servizio presso le sedi regionali non superavano la quarantina. Poi vi è stato un piccolo concorso che ha alleviato la situazione  (49 reclutati con il  concorso del 2008  che, sommati a 7 reduci del concorso del 1989,  arrivano a 56)  e vi sono state nomine  (68 di cui 12  con contratto ex cc. 5bis e 6  D.lgs 165/2001  e   56  ex c.94, art.1  Legge 107/2015)  ma il numero è calato di anno in anno, come quello dei rinoceronti bianchi dell’isola di Giava.  E soprattutto precipitava  –differentemente da quanto avveniva in altri Stati europei- la rilevanza del corpo ispettivo nella realtà e nell’immaginario della scuola. Come evidenziato nel convegno cui si fa riferimento dal titolo stesso della relazione di R.Drago,  “C’erano una volta gli ispettori”. Praticamente una lapide.

 

Meritoria dunque l’iniziativa della Treelle finanziata dalla fondazione della Cassa di Risparmio delle province lombarde (a proposito di ispettori…..). La  Treelle è un’organizzazione che, come rilevato dal presidente Oliva nell’apertura del convegno, ha sempre dedicato molta attenzione allo status e al ruolo degli ispettori e al sistema di valutazione. Nella visione del prof. Oliva il compito degli ispettori -che il Presidente Treelle torna opportunamente a chiamare con il loro nome- è quella di valutatori del sistema nella sua complessità e nei soggetti che ne fanno parte come dirigenti scolastici. L’Ispettorato non dovrebbe assolvere a compiti di supporto alle scuole; questi, secondo il Nostro,  dovrebbero essere dell’INDIRE, purchè potenziato.

La stima del numero di ispettori necessari (quantità variabile a seconda dei compiti che si intendono assegnare)  andrebbe da 350 a 450 unità con un costo di 45-60 milioni di euro. Tale spesa inciderebbe per una percentuale che va dallo 0,09% e lo 0,12% della spesa statale per l’istruzione statale  che si aggira sui 50 miliardi.

Il tipo di attenzione mostrato dalla TREELLE è forse dovuto alla cultura propria dell’organizzazione, preoccupata secondo un’ottica specifica dell’ efficienza ed efficacia dell’azione delle scuole e dell’Amministrazione scolastica  e del perfezionamento  del Sistema Nazionale di Valutazione. Si tratta peraltro di tematiche cui la costellazione scolastica si sta dedicando con impegno e ogni contributo esterno merita di essere ascoltato.

 

Mi limito a  ripercorrere gli aspetti, a mio giudizio principali, inerenti la funzione ispettiva che emrgono dalla proposta TREELLE,  ampiamente illustrata nel Quaderno presentato in sede di convegno (1).

Dopo il discorso di Rosario Drago, già preside e poi dirigente tecnico incaricato, in cui si è tracciata una gustosa microstoria della funzione e del suo declino dai fasti del primo Novecento all’evanescenza della fine secolo e particolarmente dei primi due decenni del nuovo, Jaap Scheerens – Professore Emerito Università di Twente, Paesi Bassi, ha condotto un ampio prospetto della situazione degli ispettori scolastici in 6 paesi europei con particolare riferimento all’efficienza e all’efficacia della loro azione. Queste,  perseguite già ora da personale con alto livello scientifico e adeguate esperienze nel settore dell’istruzione, potranno essere ulteriormente elevate grazie a un’organizzazione specifica della loro azione (Ispettorati)  in autonomia ma anche in sinergia  con altri apparati valutativi come, in Italia, l’INVALSI.

Il supporto al miglioramento, scrive Schereens  nel suo contributo pubblicato nel Quaderno  (“Per un sistema ispettivo efficiente ed efficace: considerazioni generali”), sta “guadagnando popolarità”;  l’autore è  tuttavia piuttosto scettico e la considera una funzione aggiuntiva rispetto a quelle principali. In tale ruolo, l’ispettore oltre a  restituire  i risultati della valutazione  assume la funzione di “consulente, consigliere, sostegno per le scuole”.    Funzione  controversa in quanto pone l’ispettore in una posizione di coinvolgimento, da “amico critico”  attenuandone il carattere di terzietà rispetto a quello di controllo e valutazione e intaccandone “il lato severo dell’essere valutati e giudicati”.

Anche Ettore Acerra, coordinatore nazionale degli Ispettori, ha inquadrato facendo riferimento al DM 753/2014 la situazione attuale della funzione ispettiva come dedicata principalmente alla valutazione ma comprendente anche  funzioni di indirizzo e supporto tecnico-scientifico alle scuole e all’Amministrazione. Va ripensato il ruolo della funzione ispettiva e delle sue strutture di coordinamento (segreterie tecniche centrali e periferiche) anche  ai fini della formazione (principalmente autoformazione, data la mancanza di un piano nazionale specifico per la categoria) e di un’attività non dispersa tra mille richieste di intervento ma efficace nel conseguimento degli obiettivi più rilevanti.

Giorgio Allulli, consulente della Commissione UE,  ha riferito  delle proposte Treelle. Tali proposte  sono l’esito di un lavoro condotto da Giorgio  Allulli stesso,  Giuseppe Petrolino e da Jaap Scheerens e coordinato da Attilio Oliva.   Ne riporto di seguito gli aspetti che mi sembrano essenziali :

-Istituzione di una Direzione generale dell’ispettorato, incardinata nel Ministero dell’Istruzione, con vocazione tecnica e autonomia funzionale. Al suo vertice andrebbe un Ispettore capo (Direttore generale, I fascia)  da cui dipendono tutti gli ispettori e si articolerebbe in: ufficio studi e ufficio organizzativo (reclutamento, formazione, gestione del personale, valutazione, protocolli di visita…).

– L’Ispettore capo presenta annualmente  al Ministro una Relazione  sull’attività svolta e ogni tre anni un Rapporto sulla valutazione delle scuole con relative proposte di miglioramento.

-Non rientrerebbe in via ordinaria  fra i compiti degli Ispettori la funzione di supporto per il miglioramento delle scuole.

-Revisione del profilo professionale con approfondimento anche  delle competenze in materia di valutazione e analisi quanti-qualitativa.

 -Reclutamento con concorsi triennali seguiti da corso-concorso  e commissione prevalentemente composta da Ispettori.

– Partecipazione limitata nel tempo dei Dirigenti scolastici alla funzione ispettiva.

– Funzioni prevalenti: valutazione esterna delle scuole;  valutazione dei dirigenti scolastici; ispezioni disposte; consulenza  tecnica per il Ministero; autogoverno del corpo ispettivo. Rotazione triennale degli incarichi per ciascuna delle funzioni previste dal profilo.

La Ministra Valeria Fedeli ha concluso il convegno  apprezzando lo sguardo europeo condotto dalla ricerca sfociata nella pubblicazione del Quaderno  e nel convegno, ospitato al MIUR;  ha  ritenuto utile  l’ emanazione di un nuovo Atto di indirizzo  nella prospettiva di rinnovare la  funzione  volta ad  non solo a valutare ma anche ad accompagnare sul piano culturale e tecnico-scientifico i processi di  cambiamento. Ciò implica  nuovi modelli organizzativi e di reclutamento  e  la necessità di formazione. Ha sottolineato l’importanza per il MIUR di  avvalersi di un Rapporto annuale riguardo la valutazione delle scuole.

 

Parere personale*

Ho assunto la funzione ispettiva nelle Marche il 14 marzo del 1991, a seguito del superamento di un concorso indetto nel 1989. La mia biografia professionale vede la ricerca costante di temi di cultura generale e  di pedagogia come di identità professionale;  tanti altri colleghi, in questi decenni, hanno condotto  ricerche, elaborato “manifesti”.  Ricordo con piacere  l’azione meritoria di un’ottima associazione quale è stata l’ANITPI,   associazione che andrebbe riportata a nuova attività. Certo i tempi sono più che maturi per ridefinire la funzione ispettiva-tecnica, in un contesto di autonomia delle istituzioni scolastiche,  di avvio del Sistema Nazionale di Valutazione, di innovazioni introdotte dalla Legge 107 del 2015.

Condivido la proposta di TREELLE riguardo la ripresa e l’autorevole rilancio dell’ idea di  istituire  una Direzione generale autonoma e un Ispettorato, inteso quest’ultimo quale autonomo organismo strutturato  non solo in funzione del controllo delle scuole ma anche della promozione di cultura, dell’innovazione, della ricerca.  Gli ispettori della P. I., alias dirigenti tecnici,  vanno ovviamente impiegati  per la patologia dei casi individuali ma soprattutto per l’orientamento culturale e il miglioramento della qualità delle scuole nei settori in cui la loro preparazione scientifica e tecnica e l’indipendenza di giudizio possono costituire un elemento di impulso e di qualificazione dell’autonomia scolastica.

Requisito per il rilancio della qualità della scuola è il ritenere indispensabile la funzione ispettiva, migliorandone le condizioni di efficienza operativa attraverso un’ adeguata dotazione di personale,  la possibilità di costante formazione, il disporre di mezzi e locali adeguati;  cio’ risulta ancora più necessario in particolare con la scuola dell’autonomia ove è  indispensabile ridefinire, rinnovandola, anche la funzione di controllo esercitata dall’Amministrazione.

Il controllo,  al di fuori ovviamente delle “Ispezioni disposte”, potrebbe essere inteso  e agito quale conoscenza strutturata “in loco” e di offerta in termini di supporto, promozione, accompagnamento, suggerimento.

Gli ispettori intendono porsi come soggetti pensanti e vigilanti nell’interazione costante con le scuole.  In questa prospettiva,  invitano a intendere anche le riforme e le innovazioni come assunzione (non ricevimento dall’alto) di una forma nuova: oltre la lettura dei testi normativi, nella realtà dovranno essere pensate e progettate in primo luogo dalla scuola stessa, chiamata a dar prova di capacità autoprogettuale entro cornici eticamente e scientificamente fondate.

E’ importante che siano organizzati seminari nazionali, anche in ottica europea, almeno due volte l’anno, alcune volte magari insieme ai dirigenti amministrativi e a una rappresentanza dei dirigenti scolastici. E’ “buona prassi” in Emilia-Romagna, da diversi anni organizzare periodicamente incontri congiunti con le due anime dell’Amministrazione.

Occorre  che gli ispettori possano produrre e far valere una elaborazione culturale alta come base della progettazione nazionale, regionale, provinciale  e dello stesso modus operandi  dei vari Uffici, in modo da riportare la cultura e la persona realmente al centro di massimo impegno teleologico dell’organizzazione scolastica.

Un  buon servizio ispettivo può essere l’inizio di una forte ripresa della nostra scuola, come di ogni altra funzione dello Stato. In vista di questa gamma di fini dobbiamo impegnarci per un forte rilancio della nostra missione, da svolgersi nella pienezza di esercizio di quello spessore culturale, di quella fondazionalità scientifica, di quella serenità di valutazione e di espressione e di quella  terzietà che caratterizzano da sempre lo status e le competenze ispettive. Da sempre, ma con particolare attualità oggi.


(1)  cfr. Quaderno n.14,    Un nuovo Ispettorato per assicurare la qualità di tutte le scuole, Genova, Dicembre 2017, TREELLE

*Ho ripreso anche alcune considerazioni tratte da un documento di qualche anno fa (2008) del direttore generale Raimondo Murano e degli ispettori Amilcare Bori, Gabriele Boselli e Contardo Romano.

Bando Concorso Dirigenti Scolastici

Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione

Corso-concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le istituzioni scolastiche statali

(GU 4ª Serie Speciale – Concorsi ed Esami n. 90 del 24-11-2017)

Nota 8 novembre 2017, AOODGRUF 22212

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per le risorse umane e finanziarie – Ufficio VI

A Tutto il personale dirigenziale e non dirigenziale dell’Amm.ne Centrale e Periferica
(per mezzo della pubblicazione sulle News di intranet)

Nota 8 novembre 2017, AOODGRUF 22212

OGGETTO: dPCM 23 marzo 2012 “Limite massimo retributivo per emolumenti o retribuzioni nell’ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con le pubbliche amministrazioni statali”. Obbligo di dichiarazione ricognitiva, di tutti gli incarichi comunque in atto a carico della finanza pubblica, da parte dei titolari di rapporti di lavoro subordinato o autonomo con le pubbliche amministrazioni statali. Anno 2017.

Nota 29 settembre 2017, AOODGOSV 12025

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione
Ufficio 9°
Valutazione del sistema nazionale di istruzione e formazione

Ai Direttori degli Uffici scolastici regionali
Ai Coordinatori dei Nuclei di valutazione
Al Gruppo di lavoro interistituzionale Pro.DI.S
e p.c. Al Capo di Gabinetto
Al Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione

Nota 29 settembre 2017, AOODGOSV 12025

Oggetto: Valutazione Dirigenti scolastici – precisazioni in merito al procedimento di valutazione nei confronti dei Dirigenti scolastici con il Portfolio non compilato

Lettera INVALSI 26 settembre 2017

Gentile Dirigente scolastico,

Come sa, l’INVALSI, avvalendosi della collaborazione di un gruppo di lavoro composto da esperti di diversa provenienza, ha da
tempo elaborato i criteri che presiedono alla valutazione dei dirigenti scolastici. Più recentemente ha organizzato la formazione
dei Nuclei incaricati di istruire il processo di valutazione, il cui esito viene consegnato al Direttore regionale che, sulla base del
loro lavoro, esprimerà la valutazione formale della quale è titolare.

Gli aspetti qualificanti dell’intero processo, sono due:
a) il Dirigente scolastico ha una funzione attiva, avendo un’interlocuzione diretta con il Nucleo mediante la visita a scuola – che comunque deve essere assicurata nell’arco di tre anni – o attraverso un incontro Skype;
b) la formulazione, da parte del Nucleo, di un consiglio di miglioramento professionale che deve accompagnare ogni
valutazione; in tal modo si sottolinea, ancora una volta, la funzione della valutazione che serve a favorire il miglioramento del
valutato e non a stilare graduatorie tra dirigenti scolastici.

Il risultato delle valutazioni serve poi alle Amministrazioni regionali per individuare gli ambiti professionali su cui si deve realizzare
ulteriore formazione per i dirigenti del proprio territorio.
Accanto a questo processo – le cui difficoltà politiche e sindacali di realizzazione non rientrano nell’ambito di intervento del nostro
istituto – l’INVALSI ha avviato una rilevazione degli atteggiamenti, delle percezioni e delle aspettative di tutti i dirigenti scolastici, in
modo da disporre del quadro complessivo delle condizioni in cui si svolge la valutazione della loro attività. Un’autentica
valutazione di impatto, dunque, così poco praticata nel nostro Paese.

Anche in questo caso l’obiettivo è quello di verificare se la valutazione tiene conto della realtà effettiva della professione del
Dirigente scolastico ai fini del suo miglioramento. L’indagine infatti mira a mettere in luce le diverse caratteristiche del contesto di
lavoro di ciascuno Dirigente scolastico, per meglio connotarne le azioni professionali, le aspettative e le opinioni in merito a
questo processo di valutazione. In tal modo si potrebbe ricostruire, anche per il Dirigente, una sorta di “valore aggiunto” che
metta in risalto le caratteristiche del contesto in cui si trova ad operare, così come avviene per le prove INVALSI.

L’INVALSI inoltre, è disponibile a istituire, fin dalle prime azioni di monitoraggio, un tavolo di informazione periodica
dell’andamento di questa parte dell’attività di ricerca riservato ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei dirigenti
scolastici.

Ho ritenuto utile, e doveroso, riassumere in modo molto sintetico il quadro in cui si inseriscono i questionari che le verranno inviati
dall’INVALSI già nel corso dei prossimi giorni. La loro compilazione risulta indispensabile per poter realizzare una valutazione che
veda protagonisti attivi coloro che saranno valutati e non soltanto destinatari finali di azioni svolte da altri. Aggiungo che abbiamo
verificato, con le opportune simulazioni, che la compilazione di questi questionari non richiede più di dieci minuti.

È per queste ragioni che la invito a compilare i questionari, malgrado le molte altre incombenze che caratterizzano la sua vita
quotidiana professionale.

Approfitto dell’occasione per augurarle un buon avvio dell’anno scolastico.

LA PRESIDENTE
Anna Maria Ajello

Nel giorno della breccia di Porta Pia parte il concorso per i dirigenti

Nel giorno della breccia di Porta Pia parte il concorso per i dirigenti

di Giuseppe Adernò

 

Si apre finalmente la “breccia” che apre il percorso del “concorso di ammissione al corso di formazione dirigenziale”, e prevede  un articolato percorso strutturato in tre fasi

La pubblicazione del “regolamento” sulla Gazzetta Ufficiale costituisce l’avvio di un cammino procedurale articolato e complesso.

Non si tratta, quindi, di un vero “concorso per dirigenti”,  come negli anni passati, ma prevede innanzitutto  una prova preselettiva unica a livello nazionale, svolta al computer, strutturata in 100 quiz che saranno estratti da una banca dati resa nota tramite pubblicazione sul sito del Ministero almeno 20 giorni prima dell’avvio della prova. Le domande punteranno a verificare le conoscenze di base per l’espletamento delle funzioni dirigenziali.

Nei libri di storia leggiamo: “All’alba del 20 settembre 1870, circa 15.000 soldati pontifici, in massima parte zuavi (volontari quasi tutti di provenienza francese, belga o olandese) erano pronti a fronteggiare le mosse degli assedianti, bersaglieri e fanti dell’esercito italiano che aspettavano da giorni la dichiarazione di resa dello Stato pontifici”.

I quindicimila soldati corrispondono al numero simbolico di quanti desiderano vivere l’esperienza dirigenziale e per alcuni  tutto ciò diventa segno di riscatto, di avanzamento di carriera, desiderio di cambiare, di rinnovare la scuola e renderla sempre più di “qualità”.

Termina il “dominio temporale” delle reggenze che provocano danni alla vita della scuola, si annunciano nuovi orizzonti e prospettive di sviluppo se i futuri vincitori, nel ruolo di dirigenti, metteranno in pratica non solo la regolarità delle procedura, ma saranno in grado di dare un’anima alle scuole, molte delle quali  stanno ancora sedute, nel grigiore delle paludi, del fare poco e non correre rischi .

La cultura delle periferie e del piccolo ritorna ad essere valida e preziosa,

Tra i giovani ufficiali del 20 settembre c’era anche Edmondo De Amicis ed il suo nome ricorda il fantastico e sempre affascinante libro “Cuore”, capace di trasmette e rendere visibili i valori della Patria, dell’amicizia, della fedeltà, dell’impegno, dell’eroismo.

Tutte queste qualità appartengono al “dirigente” che resta sempre un “educatore”  e non deve essere un “burocrate” , un “manager”, uno “sceriffo”, un “ducetto”, ma deve avere la qualità di saper  dirigere, senza imporre, guidare, ma non plagiare o assoggettare.

Dopo tante attese, annunci, dichiarazioni, promesse il pomeriggio del 20 settembre, l’esercito

( della scuola) ottenne, quasi senza sforzo, ciò che appariva, solo pochi anni prima, una chimera, un miraggio”

Ecco finalmente  pubblicato l’atteso Regolamento, lungo 32 pagine, con mille richiami a norme e disposizioni al quale seguirà il bando del corso-concorso che definisce le nuove modalità di selezione per il reclutamento dei dirigenti scolastici.

Sono 1.189 i posti vacanti, 1.748 le reggenze, il 31,6%  dei 6.792 dirigenti ha più di 60 anni.  Obiettivo del concorso è la copertura dei posti disponibili per il prossimo triennio 2018-2021.

Il corso-concorso, al quale possono partecipare i docenti e il personale educativo di ruolo con almeno cinque anni di servizio, ed aggiungerei:  fortemente motivati e ricchi di competenze gestionali e organizzative e quindi  capaci di condurre e dirigere una barca nella bufera, prevede tre  fasi previste di selezione a carattere nazionale:

– una concorsuale vera e propria con prova preselettiva unica a livello nazionale e successiva prova scritta che prevede:

–    cinque domande a risposta aperta su: normativa del settore istruzione, organizzazione del lavoro e gestione del personale, programmazione, gestione e valutazione presso le scuole, ambienti di apprendimento, diritto civile e amministrativo, contabilità di Stato, sistemi educativi europei.

–    due domande a risposta chiusa in lingua straniera (livello B2) su: organizzazione degli ambienti di apprendimento, sistemi educativi europei.

I candidati che otterranno il punteggio minimo di 70 punti potranno accedere all’orale che mira ad accertare la preparazione professionale degli aspiranti dirigenti anche attraverso la risoluzione di un caso pratico. Saranno testate anche le conoscenze informatiche e di lingua straniera. Entrambe le fasi sono uniche a livello nazionale.

I candidati che supereranno le prove scritta e orale saranno ammessi, sulla base di una graduatoria che tiene conto anche dei titoli, al corso di formazione dirigenziale e di tirocinio selettivo, finalizzato all’arricchimento delle competenze professionali delle candidate e dei candidati.

Due i mesi di lezione in aula previsti e quattro quelli di tirocinio a scuola, che potranno essere integrati anche da sessioni di formazione a distanza.

Al termine i candidati dovranno affrontare una valutazione scritta e un colloquio orale, per essere dichiarati “vincitori del corso-concorso”  e sarà stilata una graduatoria generale di merito per l’assegnazione della sede.

Sarà quindi un lungo e travagliato cammino con tante fase intermedie di valutazioni e selezioni

Il ruolo della dirigenza, come ha anche dichiarato  la Ministra Valeria Fedeli – è fondamentale nelle scuole: per il coordinamento del lavoro, per tenere insieme la comunità scolastica. Il dirigente è anche un punto di riferimento per le famiglie e contribuisce alla qualità del sistema scolastico.

Scuole ferme e sedute, sono l’espressione di dirigenti bloccati e chiusi, schiacciati dalle carte, affetti da inguaribile “contenziosite  acuta”

Anche la fase di tirocinio sarà una novità che vede in campo molti  docenti che hanno già fatto esperienza di collaboratori vicari e quindi già pronti a tale complessità operativa e metterà alla prova coloro che conoscono bene la teoria e non sempre saranno capaci di trovare  nella pratica le soluzioni possibili ed efficaci.

E’ fondamentale, infatti,   verificare sul campo le capacità gestionali e di organizzazione del lavoro dei candidati, chiamati anche a dimostrare la capacità di inserimento nella comunità scolastica, oltre che le loro conoscenze sulla normativa del settore. Si tratta, in sintesi, di un concorso che tiene conto dei cambiamenti che la professionalità del dirigente ha subito in questi anni per selezionare i migliori profili, valorizzando anche titoli accademici, corsi di formazione ed esperienze fatte.

Così ben disegnata la scuola di domani con queste figure di  eccezionali competenze si presenta bella, affascinante e completa, speriamo che tutto ciò non venga offuscato dalle ataviche ombre sindacali e  grigie raccomandazioni politiche, che non sempre favoriscono coloro che veramente valgono o dalle pesanti procedure dei ricorsi che come macigni fanno da zavorra alla vita sociale e scolastica.

Profili problematici della legge sulla Buona Scuola

Profili problematici della legge sulla Buona Scuola
S
uggerimenti ragionati ai neodirigenti scolastici

di Francesco G. Nuzzaci

 

I. Premessa

In parte riprendendo tematiche già indagate ed ora riferendo delle prime inerenti pronunce giurisprudenziali, vorremmo qui offrire ai 58 neodirigenti scolastici che a breve prenderanno servizio in Abruzzo e in Campania, ai 9 immessi in ruolo in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali e a quei potenziali 155 che intendessero avvalersi della mobilità interregionale alcuni suggerimenti partitamente mirati alla gestione ex parte principis di alcuni dei profili più problematici della legge 107/15, c.d. Buona scuola: su cui i sindacati di comparto sembrano aver tutt’altro che allentato la morsa.

E’ ben vero che la recente novella apportata dal D. Lgs. 75/17 al Testo unico del pubblico impiego (D. Lgs. 165/01 e s.m.i.) ha disatteso le aspettative dell’Intesa del 30 novembre 2016 tra le confederazioni CGIL-CISL-UIL e la Funzione Pubblica, di rimettere alla signoria del contratto l’intera regolazione del rapporto di pubblico impiego. Ha esteso però l’istituto dell’esame congiunto – già introdotto dalla legge 135/12, c. d. spending review, per le materie concernenti il rapporto di lavoro – a tutti gli aspetti organizzativi degli uffici, così legittimando il Sindacato ad interloquire praticamente sull’intero spazio di azione del dirigente scolastico.

L’esame congiunto, che riguarda anche la singola istituzione scolastica in quanto pubblica amministrazione (art. 1, comma 2, D. Lgs. 165/01, cit.), può autonomamente essere chiesto in qualsivoglia momento dalla rappresentanza sindacale o in seguito alla ricevuta informazione preventiva e si svolge secondo procedure semplificate, con le formalità ridotte al minimo.

Pur non obbligando esso al raggiungimento di un accordo, che invece è essenziale nelle (poche) materie oggetto di contrattazione in senso stretto, può però – ed è bene che lo sia, tutte le volte in cui è possibile – assumere la forma della concertazione, suscettibile di sfociare in un’intesa, che in tal caso le parti dovranno eseguire secondo i principi di correttezza e buona fede.

E in questo nuovo scenario non è da escludere – per usare un eufemismo – che i sindacati di comparto si determinino di utilizzarlo ad ampio spettro per riappropriarsi surrettiziamente degli spazi preclusi alla contrattazione proprio sui punti più sensibili della legge 107/15, nel reiteratamente dichiarato scopo di contrastarla in tutti i modi possibili. E, senza andare troppo per il sottile, avendo già lucrato non pochi punti da un’Amministrazione accondiscendente, punteranno soprattutto i dirigenti scolastici, ventre molle del sistema, nonostante le prime specifiche pronunce giurisdizionali non siano di certo incoraggianti (infra).

Se sarà sicuramente apprezzabile un approccio collaborativo, non potendosi vanificare, per motivi ideologici, un istituto previsto dalla legge, sempre il rispetto della legge dovrà segnare un limite alla disponibilità del dirigente scolastico.

 

II. La mobilità territoriale

Benché la materia involga l’esclusiva competenza dell’Amministrazione (ai sensi dell’art. 15, comma 1, lett. c del D.P.R. 275/99), giusto per evidenziare il contesto entro cui i nuovi assunti dovranno svolgere le proprie funzioni, non è fuori luogo domandarsi se rispetta le regole e i criteri della correttezza e della buona fede l’accordo sottoscritto tra il MIUR e quattro dei cinque sindacati rappresentativi nel comparto Scuola-Università-Ricerca, che per tutti ha ripristinato la mobilità selvaggia, sia su ambito che su scuola, svincolandoli dal loro obbligo di permanenza triennale nella sede già assegnata. Si è così aggirato il divieto del comma 73 della legge 107, al di cui inequivoco tenore dall’anno scolastico 2016-2017 la mobilità territoriale e professionale del personale docente opera tra gli ambiti territoriali.

La giustificazione politica, di validità esclusiva per il solo anno scolastico 2017-2018, presumibilmente per sanarsi in qualche modo i guasti provocati lo scorso anno dall’ algoritmo e per consentire alla tecnostruttura del MIUR di rendersi più efficiente, può anche stimarsi ragionevole o sensata. Sta però di fatto che qui la contrattazione collettiva, pure statuita dall’art. 40 del D. Lgs. 165/01, più che essere andata oltre i limiti previsti dalle norme di legge, ha sortito un effetto abrogativo della legge, senza essersi realizzata la condizione minima per potervi, sia pure in via eccezionale, derogare: di essere tutti felici. Perché è dubbio che lo siano i destinatari del servizio, pregiudicati nel loro diritto alla continuità didattica.

 

III. La chiamata per competenze

Diretta incidenza sulle istituzioni scolastiche ha invece il separato accordo parallelo a quello sulla mobilità, riguardante la definizione dei criteri di individuazione dei docenti per competenze (c.d. chiamata diretta) in un quadro di requisiti stabiliti a livello nazionale che valorizzino il Collegio dei docenti e le sue articolazioni, assicurando imparzialità e trasparenza.

Si sa che, ancor prima che intervenisse la prescritta ratifica del MEF e della Funzione Pubblica, l’Amministrazione è stata solerte nel fornire alle scuole le indicazioni per la sua anticipata applicazione.

Si consideri che i commi 79-82 della legge 107, per la copertura dei posti dell’istituzione scolastica, attribuiscono al suo dirigente il potere di proporre gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento, in coerenza con il PTOF e valutando gli allegati curricula, esperienze e competenze professionali, eventualmente integrabili con un colloquio.

La trasparenza e la pubblicità dei criteri adottati, degli incarichi conferiti e dei curricola dei docenti sono assicurate attraverso la pubblicazione nel sito internet dell’istituzione scolastica.

L’incarico ha durata triennale ed è rinnovato se coerente con il PTOF.

Per contro, con il predetto Accordo si sono dettati e ristretti i requisiti professionali e i titoli culturali sui quali – o parte dei quali – operare il vaglio per l’individuazione dei docenti e in più è stata imposta un’idonea motivazione delle scelte poi effettuate.

Nel contempo è stata attribuita al Collegio dei docenti – che, è bene evidenziarlo, ha già elaborato il PTOF come necessario, e coerente, presupposto della chiamata per competenze – la facoltà di una formale deliberazione, obbligatoria ma non vincolante.

Per obbligo di legge è stato mantenuto il carattere residuale ed eventuale del ricorso a parametri automatici, essenzialmente il punteggio utilizzato/utilizzabile per la mobilità allargata, ma, tra le righe, lo si è suggerito come prioritario, enfatizzandosi la possibilità per il dirigente scolastico, e/o adesso pure del Collegio dei docenti, di rimettere l’intera partita al direttore generale dell’USR, che, in chiave garantista, procede con il seguente ordine di priorità: docenti già di ruolo provenienti dalle operazioni di mobilità; docenti immessi nei ruoli da graduatorie di merito concorsuali; docenti immessi nei ruoli dalle graduatorie ad esaurimento.

Pur tuttavia, per come riassunti i termini della questione, a nostro avviso non può questo secondo accordo – a differenza del primo, che lo sembra palesemente – dirsi contra legem, esso piuttosto assicurando un’opportuna integrazione della norma primaria: imperativa sì, ma, nel caso di specie, non autoconsistente.

A ben vedere, esso rende per esplicito compartecipi alla procedura gli OO.CC., qui il Collegio dei docenti in particolare e senza intestargli la volizione finale e/o attribuirgli un diritto di veto; e in ordine ai quali la legge 107 ripetutamente prescrive al dirigente scolastico di rispettarne le competenze e comunque di valorizzarli. Corrisponde inoltre allo spirito e a puntuali norme della trasparenza e dell’anticorruzione, allineandosi al contenuto della delibera dell’ANAC, n. 430 del 13.04.16, che per il contrasto di possibili fattori corruttivi suggeriva la consultazione degli organi collegiali, la pubblicazione sul sito della scuola dei criteri oggettivi nell’individuazione dei nominativi dei docenti, la determina dirigenziale motivata nell’assegnazione dell’incarico.

Insomma, al di là delle riserve mentali, non può sostenersi che risulta alterata la ratio della legge o che, nel caso di specie, l’Accordo abbia posto in essere una sua interpretazione abrogatrice.

Pertanto non vi è ragione di considerarlo tam quam non esset, per attenersi scrupolosamente al solo testo della legge ed intraprendendo una gratuita prova di forza nei confronti della propria Amministrazione. Sarebbe, quanto meno, un atteggiamento non collaborativo e di sicuro provocherebbe nell’istituzione scolastica un conflitto, politicamente perdente, con i sindacati e la RSU. Un’infelice partenza del neodirigente scolastico!

 

IV. Il bonus premiale

La prennunciata, e a tutt’oggi quiescente, ipotesi di accordo appare invece decisamente precaria in tema di attribuzione del bonus premiale: quanto meno se la si volesse intendere come vincolo contrattuale, dato che l’istituto – pur importando l’(eventuale) erogazione di un salario accessorio – è organicamente disciplinato da norme imperative (commi 126-129 della legge 107), con un procedimento complesso che investe soggetti pubblicistici collegiali (Consiglio d’istituto, Collegio dei docenti) e individuali: dunque, tecnicamente, non nella libera disponibilità del dirigente scolastico.

E’ noto che la legge 107 ha istituito il fondo nazionale per la valorizzazione del merito del personale docente, di natura extracontrattuale, pari a 200 milioni di euro annui e ripartito tra le istituzioni scolastiche in base ai fattori di complessità e alla loro collocazione o meno in aree soggette a maggiore rischio educativo.

Per valorizzazione del merito devono intendersi prestazioni oltre la soglia contrattualmente esigibile, attingibili con criteri eminentemente qualitativi, mentre le prestazioni finanziate con il fondo d’istituto ineriscono a parametri quantitativi, remunerate per numero di ore aggiuntive definite in sede di contrattazione integrativa, anche forfettariamente, per incarichi, progetti, attività et similia al fine di realizzare il piano dell’offerta formativa (ora PTOF).

Il bonus, intrinsecamente selettivo, è assegnato annualmente dal dirigente scolastico con motivata valutazione, sulla base dei criteri individuati dal riconfigurato Comitato di valutazione, sempre da lui presieduto, ora a composizione variabile ma che, nella circostanza, opera nella sua massima estensione, includendo i due docenti scelti dal Collegio dei docenti e il docente scelto dal Consiglio d’istituto, oltre i due rappresentanti dei genitori (un genitore e uno studente nelle scuole superiori) scelti sempre dal Consiglio d’istituto, infine un componente esterno individuato dall’USR tra docenti, dirigenti scolastici, dirigenti tecnici.

I criteri che il Comitato deve individuare ineriscono a:

a) qualità dell’insegnamento e del contributo al miglioramento dell’istituzione scolastica, nonché del successo formativo e scolastico degli studenti;

b) risultati ottenuti dal docente o dal gruppo di docenti in relazione al potenziamento delle competenze degli alunni e dell’innovazione didattica e metodologica, nonché della collaborazione alla ricerca didattica, alla documentazione e alla diffusione di buone pratiche didattiche;

c) responsabilità assunte nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del personale.

Se pure, a livello di informativa, potrebbe esserci un momento di interlocuzione con la parte rappresentativa dei lavorarori (congiuntamente i sindacati provinciali delle sigle sottoscrittrici del CCNL e RSU d’Istituto), non si comprenderebbe la fase temporale in cui collocarla; né, soprattutto, come si potrebbe dar seguito a quanto eventualmente convenuto.

Per queste ragioni, testualmente riportate nella parte motiva, il Tribunale del lavoro di Bari – con sentenza n. 6111 del 07.02.17 – ha rigettato il ricorso per comportamento antisindacale di FLCGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS-CONFSAL contro un dirigente scolastico che aveva rifiutato di negoziare il bonus premiale, preliminarmente ordinandone l’estromissione dal processo, perché il personale della scuola si trova in rapporto organico non con il singolo istituto – legalmente rappresentato dal dirigente scolastico – bensì con l’Amministrazione ministeriale, pertanto la sola dotata di legittimazione passiva (Cassazione: 6372/11, 20521/08, 9752/05). Nel merito ha ritenuto che il dirigente scolastico avesse correttamente operato applicando la disciplina speciale della legge 107/15, completa in ogni suo aspetto e dunque prevalente su quella generale codificata nel D. Lgs. 165/01 in materia di salario accessorio.

Con il medesimo dispositivo il Tribunale di Larino (sentenza n. 1185 del 13.07.17) ha confermato, in un’analoga fattispecie portata alla sua cognizione, la non negoziabilità del predetto bonus e dunque l’insussistenza di un comportamento antisindacale in capo all’Amministrazione (e, a fortiori, in capo al dirigente scolastico).

 

V. L’organico dell’autonomia

Introdotto in via transitoria come organico potenziato, dall’1 settembre 2016 è compiutamente operativo il riqualificato organico dell’autonomia, quale corpus unitario nel quale confluiscono senza distinzione alcuna tutti i docenti, già titolari di sede e di nuovo ingresso, sia curricolari che di sostegno e di potenziamento: senza gerarchie e inclusi coloro cui vengono affidati compiti di coordinamento e di progettazione. Vi è dunque una loro naturale fungibilità, con i soli limiti del possesso dei titoli abilitanti e/o delle necessarie competenze: perché quel che rileva sono le esigenze didattiche e organizzative della scuola, scaturite dalle priorità delineate dal RAV e dagli obiettivi indicati nel Piano di miglioramento.

Quest’ultimo passaggio è tratto, quasi alla lettera, dalla sentenza – la prima, sembra – del Tribunale di Napoli in funzione di Giudice del lavoro, n. 10670 del 23.03.17, che ha respinto il ricorso di una docente cui era stata tolta la sua cattedra ed impiegata in attività di potenziamento. Il succo della motivazione a sostegno del decisum del magistrato partenopeo è che rientra nelle prerogative del dirigente della scuola l’assegnazione dei docenti alle attività previste dal PTOF, in coerenza con le priorità del RAV e con le azioni indicate nel Piano di miglioramento, come del resto ricade sul dirigente della scuola la responsabilità dei risultati conseguiti.

Sicché, per attrezzarsi di fronte ad un eventuale contenzioso, potremmo suggerire al neodirigente, nell’ordine, di:

  1. promuovere la delibera del Consiglio d’istituto sui criteri di assegnazione dei docenti alle classi, cattedre e attività, coerenti con i poc’anzi menzionati documenti progettuali e acquisire eventuali specifiche proposte dal Collegio dei docenti, dato che le prerogative dei predetti organi, di cui è parola negli artt. 7 e 10 del D. Lgs. 297/94 – c.d. Testo unico della scuola – vanno armonizzate con le nuove disposizioni della legge 107, non potendosi stimarle incompatibili per ius superveniens;
  2. assicurare l’informazione preventiva all’organo rappresentativo dei lavoratori dell’istituzione scolastica (i sindacati provinciali delle sigle firmatarie del CCNL insieme alla RSU) e corrispondere all’eventuale richiesta dell’esame congiunto (non essendo più la materia oggetto di contrattazione, ex art. 40 del D. Lgs. 165/01, cit.);
  3. avviare la concertazione e – ricorrendone i presupposti, a suo responsabile giudizio – stipulare un’intesa che non collida con i cennati criteri (elastici, per definizione), nel mentre dalle proposte eventuali del Collegio dei docenti ci si potrà pur sempre discostare con adeguata motivazione;
  4. infine emanare la determina, quale atto datoriale in luogo del tradizionale decreto di matrice pubblicistica, che ovviamente recepirà ed espressamente menzionerà il contenuto dell’intesa, se sottoscritta.

 

VI. Gli obbligati adempimenti degli organi collegiali

All’indomani dell’approvazione della legge 107, sindacati di comparto, tra gli strumenti per contrastarla, avevano incluso il rifiuto del Collegio dei docenti e del Consiglio d’istituto di indicare i componenti di rispettiva competenza (due e tre) del rivisitato Comitato di valutazione. Di modo che, ridotto al dirigente scolastico e all’eventuale membro esterno designato dall’Amministrazione, esso non avrebbe potuto deliberare i criteri di attribuzione del bonus premiale, difettando il quorum strutturale (duo non faciunt collegium). E, inopinatamente, ebbero a trovare un formidabile assist nell’Amministrazione; che, in risposta ad apposita FAQ, facoltizzò sia il Collegio dei docenti che il Consiglio d’istituto a non provvedere volontariamente alla scelta dei componenti di spettanza.

Ciò nonostante, a due anni di distanza, risultano decisamente marginali i casi in cui ci si è avvalsi di questa – presunta – facoltà. E’ però sempre possibile che qualche neodirigente capiti in una scuola ipersindacalizzata o dominata da RSU particolarmente agguerrite.

Dovrà allora riuscire persuasivo per partecipare agli organi collegiali riottosi che le competenze agli stessi attribuite dalla legge, quali collegi amministrativi incardinati nell’ordinamento statuale, vanno doverosamente, e correttamente, esercitate. Diversamente, se trattasi del Consiglio d’istituto, organo esponenziale della c.d. comunità scolastica e portatore di istanze latamente politiche (sia pure nell’ambito dell’autonomia funzionale, ex art. 1, D.P.R. 275/99), può darsi luogo al suo scioglimento ad opera del direttore generale dell’USR e contestuale nomina del commissario ad acta (art. 28, comma 7, D. Lgs. 297/74). Se invece l’inerzia, o l’esplicito rifiuto, è imputabile al Collegio dei docenti, organo tecnico-professionale, impregiudicata l’azione disciplinare nei confronti di chi risulti inadempiente in seguito a votazione disposta per appello nominale (qualora, qui ricorrendo un’evenienza anomala, si ritenga di potersi superare l’obbligo del voto segreto, imposto tutte le volte in cui si esprimono in qualche modo giudizi sulle persone), sarà il dirigente scolastico, quale suo presidente, a individuare i nominativi con apposito ordine di servizio. E’ questa la soluzione suggerita dall’ufficio legislativo del MIUR, per rimediarsi al precedente pasticcio, e diramata con nota prot. 8209 del 21.07.16: che, in assenza di esplicita previsione nella legge 107/15, richiama la generale disciplina della legge 444/94, di conversione del decreto legge 293/94, applicabile a tutti gli organi di amministrazione attiva, consultiva e di controllo dello Stato e degli enti pubblici, nonché alle persone giuridiche a prevalente partecipazione pubblica, quando alla nomina dei componenti di tali organi concorrono lo Stato o gli enti pubblici.

 

VII. Lo staff del dirigente e i due docenti collaboratori

Il comma 83 della legge 107 autorizza il dirigente scolastico a individuare nell’ambito dell’organico dell’autonomia fino al 10% dei docenti che lo coadiuvino in attività di supporto organizzativo e didattico, con evidente sovrapposizione alle disposizioni figuranti nell’art. 25, comma 5, D. Lgs. 165/01 (docenti individuati dal dirigente scolastico che, nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative e amministrative, può loro affidare specifici compiti) e nell’art. 88 del tuttora vigente CCNL Scuola del 29.11.07 (che, ai fini della loro retribuzione con il fondo d’istituto, limita a due i predetti docenti).

Senonché, sempre nell’art. 88 è previsto l’accesso al fondo d’istituto di tutto il personale (non solo docenti) impegnato in attività-compiti-funzioni per corrispondere alle diverse esigenze didattiche, organizzative, di ricerca e di valutazione necessarie alla realizzazione del POF (ora PTOF), deliberate dal Consiglio d’istituto dopo aver acquisito la delibera del Collegio dei docenti.

E’ quindi da ritenere che ora lo staff del dirigente, in quanto direttamente o indirettamente funzionale alla realizzazione del PTOF, inglobi sia i due docenti collaboratori (ante) che le altre figure organizzatorie, che dunque andranno tutte remunerate con il predetto fondo, in base a parametri di impegno orario ovvero in misura forfetaria; nel mentre, lo si ricorda, il bonus premiale istituito dalla legge 107 evidenzia e remunera la qualità di prestazioni oltre la soglia contrattualmente esigibile (e pertanto l’accesso all’uno non esclude l’accesso all’altro).

Qualora la RSU e i componenti sindacali dovessero persistere nell’opporre un rifiuto a riconoscere tale diritto a soggetti fiduciari della loro controparte datoriale, con il conseguente protrarsi delle trattative che determini un pregiudizio alla funzionalità dell’azione amministrativa, sempre nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede tra le parti il dirigente scolastico potrà provvedere unilateralmente in via provvisoria fino a quando non si raggiunga l’accordo, dandone contestuale comunicazione all’apposito Osservatorio presso l’ARAN (art. 40, comma 3-ter, D. Lgs. 165/01).

In ogni caso il dirigente scolastico dovrà aver formalizzato nei termini la sua proposta contrattuale, avviato e condotto una trattativa secondo correttezza e buona fede. Non può cioè indursi sbrigativamente all’adozione dell’atto unilaterale allegando, a propria giustificazione, un clima di ostilità e di chiusura nei suoi confronti o difficoltà nelle relazioni sindacali: altrimenti, e giustamente, può incorrere in una pronuncia giudiziale di comportamento antisindacale, come da ultimo statuito dal Giudice del lavoro di Brindisi con provvedimento n. 1852 del 01.08.17.

E, per il momento, crediamo possa bastare.

Decreto Dipartimentale 21 agosto 2017, AOODPIT 876

Decreto Dipartimentale 21 agosto 2017, AOODPIT 876

Procedura relativa alla copertura dei posti vacanti di dirigente scolastico ai sensi dell’articolo 1, comma 92, della legge 13 luglio 2015, n. 107. Pubblicazione dell’elenco unico nazionale


ALLEGATO A

Decreto Dipartimentale 21 agosto 2017, AOODPIT 875

Decreto Dipartimentale 21 agosto 2017, AOODPIT 875

Procedura relativa alla copertura dei posti vacanti di dirigente scolastico ai sensi dell’articolo 1, comma 92, della legge 13 luglio 2015, n. 107. Pubblicazione dell’elenco unico nazionale


ALLEGATO A

Decreto del Presidente della Repubblica 9 agosto 2017

Decreto del Presidente della Repubblica 9 agosto 2017

Autorizzazione al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ad assumere a tempo indeterminato, per l’anno scolastico 2017-2018, sui posti effettivamente vacanti e disponibili, n. 259 dirigenti scolastici. (17A07185)

(GU Serie Generale n.250 del 25-10-2017)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visto l’art. 39, commi 3 e 3-bis, della legge 27 dicembre 1997, n.
449, recante misure per la stabilizzazione della finanza pubblica,
che disciplina le procedure di autorizzazione ad assumere per le
amministrazioni dello Stato;
Visto il decreto legislativo del 30 marzo 2001, n. 165, recante
norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche;
Visto il decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, concernente
disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria e in
particolare l’art. 19, e successive modificazioni ed integrazioni,
che reca disposizioni in materia di razionalizzazione della spesa
relativa all’organizzazione scolastica;
Visto il decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con
modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, concernente misure
urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per
l’efficienza degli uffici giudiziari e, in particolare, l’art. 3,
comma 1, che nell’ambito della disciplina delle facolta’ di
assunzione da parte di alcune amministrazioni, ribadisce
l’applicazione della normativa di settore per il comparto scuola;
Visto il decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con
modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, recante misure
urgenti in materia di istruzione, universita’ e ricerca;
Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive
modificazioni ed integrazioni, recante approvazione del testo unico
delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione,
relative alle scuole di ogni ordine e grado;
Vista la legge 3 maggio 1999, n. 124, recante disposizioni urgenti
in materia di personale scolastico;
Vista la legge 13 luglio 2015, n. 107, recante la riforma del
sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino
delle disposizioni legislative vigenti;
Visto l’art. 17, comma 1-bis, del decreto-legge n. 104 del 2013,
come modificato dall’art. 1, comma 2-bis, del decreto-legge 7 aprile
2014, n. 58, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno
2014, n. 87, che prevede la trasformazione in graduatorie ad
esaurimento delle graduatorie regionali del concorso a dirigente
scolastico, indetto con decreto del direttore generale del Ministero
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca del 13 luglio 2011,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – 4ª serie speciale – n. 56 del
15 luglio 2011, per la copertura di n. 2.386 posti complessivi;
Visto l’art. 1, comma 87, della legge 13 luglio 2015, n. 107, che
prevede l’adozione di un decreto del Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca per definire le modalita’ di
svolgimento di un corso intensivo di formazione e della relativa
prova scritta finale, volto all’immissione dei soggetti di cui al
successivo comma 88 dello stesso articolo nei ruoli dei dirigenti
scolastici nonche’ per le finalita’ di cui al successivo comma 90;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca del 20 luglio 2015 n. 499 adottato ai sensi dell’art.
1, commi 87 e 90, della legge 13 luglio 2015, n. 107;
Visto l’art. 1, comma 92, della legge n. 107 del 2015, che prevede
che: «per garantire la tempestiva copertura dei posti vacanti di
dirigente scolastico, a conclusione delle operazioni di mobilita’ e
previo parere dell’ufficio scolastico regionale di destinazione,
fermo restando l’accantonamento dei posti destinati ai soggetti di
cui al comma 88, i posti autorizzati per l’assunzione di dirigenti
scolastici sono conferiti nel limite massimo del 20% ai soggetti
idonei inclusi nelle graduatorie regionali del concorso per il
reclutamento di dirigenti scolastici bandito con decreto direttoriale
del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca 13
luglio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – 4ª serie speciale
– n. 56 del 15 luglio 2011. Il Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca, con proprio decreto, predispone le
necessarie misure applicative»;
Visto il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca del 27 agosto 2015, n. 635, che disciplina le procedure
per la copertura dei posti vacanti di dirigente scolastico ai sensi
dell’art. 1, comma 92, della legge 13 luglio 2015, n. 107;
Vista la legge 28 dicembre 2015, n. 208, recante disposizioni per
la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge
di stabilita’ 2016), ed in particolare l’art. 1, comma 257, che
prevede, al fine di assicurare continuita’ alle attivita’ previste
negli accordi sottoscritti con scuole o universita’ dei Paesi
stranieri, il personale della scuola impegnato in innovativi e
riconosciuti progetti didattici internazionali svolti in lingua
straniera, al raggiungimento dei requisiti per la quiescenza, puo’
chiedere di essere autorizzato al trattenimento in servizio
retribuito per non piu’ di due anni;
Vista la nota del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca del 7 luglio 2017, n. 20519, recante richiesta di
autorizzazione, per l’anno scolastico 2017/2018, a fronte di un
numero di posti di dirigente scolastico vacanti al 1° settembre 2017
pari a n. 1.268 unita’, e un numero di cessazioni con decorrenza 1°
settembre 2017 pari a n. 467 unita’, alle nomine in ruolo di n. 259
dirigenti scolastici, di cui n. 58 unita’ per immissione in ruolo dei
soggetti inclusi nelle graduatorie del concorso di cui al D.D.G. 13
luglio 2011 delle Regioni Abruzzo e Campania, n. 1 unita’ per
riammissione in servizio, n. 36 unita’ per trattenimento in servizio
ai sensi dell’art. 1, comma 257, della legge n. 208 del 2015, n. 9
unita’ per compensare gli effetti di esecuzione di provvedimenti
giurisdizionali e n. 155 unita’ ai sensi dell’art. 1, comma 92, della
legge n. 107 del 2015;
Vista la nota del Gabinetto del Ministero dell’economia e delle
finanze del 1° agosto 2017, n. 15539/2017, che trasmette la nota del
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del 28 luglio
2017, n. 156952, con la quale si comunica di non avere osservazioni
da formulare in merito alle autorizzazioni ad assumere, in favore del
Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, n. 259
unita’ di dirigenti scolastici;
Ritenuto di accordare al Ministero dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca l’autorizzazione ad assumere a tempo
indeterminato n. 259 dirigenti scolastici, di cui n. 58 unita’ per
immissione in ruolo dei soggetti inclusi nelle graduatorie del
concorso di cui al D.D.G. 13 luglio 2011 delle Regioni Abruzzo e
Campania, n. 1 unita’ per riammissione in servizio, n. 36 unita’ per
trattenimento in servizio ai sensi dell’art. 1, comma 257, della
legge n. 208 del 2015, n. 9 unita’ a compensazione degli effetti di
esecuzione di provvedimenti giurisdizionali e n. 155 unita’ ai sensi
dell’art. 1, comma 92, della legge n. 107 del 2015;
Vista la legge 12 gennaio 1991, n. 13, recante determinazione degli
atti amministrativi da adottarsi nella forma del decreto del
Presidente della Repubblica, e in particolare l’art. 1, comma 1,
lettera ii), che contempla tutti gli atti per i quali e’ intervenuta
la deliberazione del Consiglio dei ministri;
Sulla proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica
amministrazione e del Ministro dell’economia e delle finanze;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 7 agosto 2017;

Decreta:

Art. 1

Il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca e’
autorizzato, per l’anno scolastico 2017/2018, ad assumere a tempo
indeterminato un numero di unita’ pari a n. 259 dirigenti scolastici.

Art. 2

Il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca
trasmette, entro il 31 dicembre 2017, per le necessarie verifiche,
alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per la
funzione pubblica e al Ministero dell’economia e delle finanze –
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, i dati
concernenti il personale assunto ai sensi dell’art. 1 del presente
decreto.
Il presente decreto, previa registrazione da parte della Corte dei
conti, sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana.
Dato a Roma, addi’ 9 agosto 2017

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri

Madia, Ministro per la semplificazione
e la pubblica amministrazione

Padoan, Ministro dell’economia e delle
finanze

Registrato alla Corte dei conti il 29 settembre 2017
Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia e affari esteri,
reg.ne prev. n. 2003

Scuole sicure…

SCUOLE SICURE O CAPRI ESPIATORI ASSICURATI?

di Carmela De Marco

 

Anticamente il capro espiatorio era un capro utilizzato durante i riti con cui gli ebrei chiedevano il perdono dei propri peccati nel Tempio di Gerusalemme.

Nel giorno designato per l'espiazione (kippūr), il sommo sacerdote caricava tutti i peccati del popolo su un capro e poi lo mandava via nel deserto.

È quello che succede nel nostro Paese ai dirigenti scolastici, da quando sono stati riconosciuti datori di lavoro.

Dal giorno in cui firmano il contratto di incarico triennale, ai dirigenti scolastici vengono affidate tutte le responsabilità e le problematiche che riguardano le strutture scolastiche, di cui la scuola e, per essa, il MIUR, non sono proprietari.

A differenza del capro espiatorio dei peccati del popolo di Gerusalemme, i dirigenti scolastici, in seguito all'affidamento dell’ incarico triennale di una istituzione scolastica, invece di essere mandati nel deserto, hanno due possibilità :

o risolvere "magicamente" ogni problematica che i proprietari degli edifici (Comuni o Province) in tantissimi anni non hanno risolto, oppure vivere, incrociando le dita, il serio rischio di essere imputabili sia a livello civile che penale.

In effetti ci sarebbe una terza possibilità: chiudere le scuole non a norma e che versano in condizioni di serio rischio e pericolo.

Ma quest'ultima possibilità non sarà mai presa in considerazione, poiché, anche in tal caso, i dirigenti incorrerebbero nel penale, interrompendo un pubblico servizio.

Ai dirigenti scolastici il TUSL (testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro), contenente un complesso di norme emanate con il D.Lgs. n. 81 /2008, ha affidato responsabilità di immensa portata.

In sostanza, oltre a provvedere a tutto ciò che riguarda la gestione e l'organizzazione della sicurezza nonché alla formazione del personale dipendente, oltre a richiedere all'Ente locale proprietario di trasmettere ogni certificazione necessaria e di effettuare gli interventi di messa a norma dei locali e degli impianti, i dirigenti scolastici rispondono in toto di ogni incidente o infortunio che possa verificarsi negli edifici scolastici e negli spazi esterni degli stessi edifici.

Lo conferma la recente sentenza a danno di una dirigente scolastica, condannata in primo grado ad un mese di reclusione, con sospensione condizionale della pena, perché ritenuta colpevole dell'infortunio occorso ad uno studente del liceo, appena diplomatosi, che, mentre erano in corso gli esami di maturità, cadde nel cortile interno dell’edificio scolastico in seguito al cedimento di un lastrico che avrebbe dovuto essere inaccessibile. Il ragazzo ferito fu soccorso e ricoverato all’ospedale.

La bidella, dichiarata inidonea al servizio e posta in pensione, non è stata indagata. L’ente proprietario, tenuto alla manutenzione, è stato assolto.

Il ragazzo si è ripreso e sta continuando senza alcun problema gli studi all'università.

Il risarcimento danni dovrà essere quantificato in sede civile, mentre la Dirigente e l’allora responsabile della sicurezza dovranno immediatamente versare alla famiglia del ragazzo 15mila euro come anticipo del risarcimento dei danni subiti dal giovane.

Lo conferma la sentenza definitiva di condanna a quattro anni di reclusione (più la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni) emessa dalla Cassazione nel mese di ottobre 2016 nei riguardi di un dirigente scolastico, a cui sono state contestate la mancata ristrutturazione del vecchio edificio dell’Aquila (costruito nell’Ottocento) e l’assenza di un piano per la sicurezza. Al suddetto dirigente è stata attribuita una «totale inerzia, a fronte di una situazione di evidente rischio per le condizioni in cui versava la palazzina, in presenza dello stillicidio di scosse». La sua colpa, sempre secondo i giudici, è stata quella di «omettere di valutare l’enorme pericolo incombente sul vetusto palazzo e il sol fatto di avere consentito la prosecuzione dell’attività». Il dirigente dell'ufficio tecnico della provincia è stato invece condannato ad una pena di trenta mesi.

I capi delle istituzioni scolastiche, a cui è stata attribuito il ruolo dirigenziale, non hanno i trattamenti stipendiali e le indennità degli altri dirigenti della PA, ma hanno oneri relativi alla sicurezza sicuramente più gravosi.

Ciò che la politica e gli Enti locali non hanno fatto per lunghi, lunghissimi anni, avrebbero dovuto fare e dovrebbero fare loro, i dirigenti scolastici.

Dopo decenni e decenni di mancato intervento e di incuria, dopo lunghi anni in cui agli enti proprietari non sono state assegnate risorse atte alla messa a norma di tutti gli edifici scolastici, ai dirigenti scolastici, diventati datori di lavoro, con tutti gli obblighi e gli oneri connessi alla sicurezza, ma senza la necessaria autonomia di spesa, sono state attribuite responsabilità di immensa portata.

Agli stessi è affidato dal Direttore dell’USR competente un incarico triennale che comporta la conseguenza di essere riconosciuti datori di lavoro per tutti gli edifici dei plessi dell’istituzione scolastica assegnata.

E se gli edifici in cui sono allocati i plessi dovessero presentare condizioni insicure, certificazioni mancanti, impianti non a norma, non basterà richiedere all'ente proprietario quanto necessario, poiché, per il solo fatto di essere datore di lavoro, il dirigente risponde in termini civili e penali di tutto ciò che sia attinente alla sicurezza e alla salute dei lavoratori, degli alunni ( equiparati a lavoratori) e di chiunque si dovesse trovare a subire un infortunio nei locali scolastici.

In campo politico e sociologico il meccanismo che porta ad individuare i capri espiatori ricorre spesso, soprattutto quando gravi problemi, perdurati nel tempo e sottovalutati, sembrano essere diventati quasi irrisolvibili.

Oppure quando si cerca di ledere l'immagine di qualcuno che potrebbe ostacolare il raggiungimento di determinati obiettivi.

Così, si cerca di individuare irragionevolmente in una persona, in un gruppo di persone, o in una situazione la causa a cui attribuire gravi problemi, con l'obiettivo di nascondere le vere cause o i veri colpevoli.

La vigente normativa pone i dirigenti scolastici nel ruolo di datori di lavoro privi di poteri decisionali e di spesa, quindi con pesanti responsabilità e senza gli strumenti adeguati per affrontarle.

Nel contempo, se è vero che gli organi tecnici degli Enti locali proprietari degli edifici scolastici devono effettuare gli interventi di manutenzione facendo i conti con bilanci depauperati e insufficienti per colmare le lacune e per effettuare i necessari interventi, di certo gravare i dirigenti scolastici di ogni responsabilità relativa alla sicurezza dei locali scolastici non concorre a risolvere i problemi.

Se è assolutamente necessario e legittimo che il Dirigente Scolastico metta in atto tutte le misure volte a salvaguardare l’incolumità dei lavoratori e degli alunni , la responsabilità connessa al ruolo dei dirigenti scolastici non può essere trasformata in colpa, o in dolo, o in mancanza personale.

Non risulta più accettabile ed ammissibile, anche ai fini della effettiva tutela della sicurezza di tutto il personale della scuola, che i dirigenti delle istituzioni scolastiche paghino per le inadempienze di altri enti.

Si rende, pertanto, assolutamente necessaria una modifica del D.Lgs 81, volta a ben definire responsabilità e ruoli, nonché ad individuare non capri espiatori, ma soggetti istituzionali che, per ogni competenza e responsabilità attribuite, abbiano autonomia decisionale ed economica.

Alla luce delle problematiche relative alla sicurezza in cui versa la maggioranza degli edifici delle scuole della Repubblica, risulta incomprensibile la critica fatta dall'ANCI agli emendamenti volti alla modifica del D.Lgs 81/2008, ritenuti dai rappresentanti della stessa ANCI " inaccettabili nella sostanza e impraticabili nei fatti"

Le problematiche relative alla sicurezza della maggioranza degli edifici scolastici rappresentano una vera e propria emergenza nazionale che va affrontata non con l'individuazione di capri espiatori che non hanno potere di intervento e autonomia di spesa, ma attraverso un piano nazionale di risanamento dell’edilizia scolastica a cui è necessario che il Governo destini i finanziamenti necessari.