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Nel giorno della breccia di Porta Pia parte il concorso per i dirigenti

Nel giorno della breccia di Porta Pia parte il concorso per i dirigenti

di Giuseppe Adernò

 

Si apre finalmente la “breccia” che apre il percorso del “concorso di ammissione al corso di formazione dirigenziale”, e prevede  un articolato percorso strutturato in tre fasi

La pubblicazione del “regolamento” sulla Gazzetta Ufficiale costituisce l’avvio di un cammino procedurale articolato e complesso.

Non si tratta, quindi, di un vero “concorso per dirigenti”,  come negli anni passati, ma prevede innanzitutto  una prova preselettiva unica a livello nazionale, svolta al computer, strutturata in 100 quiz che saranno estratti da una banca dati resa nota tramite pubblicazione sul sito del Ministero almeno 20 giorni prima dell’avvio della prova. Le domande punteranno a verificare le conoscenze di base per l’espletamento delle funzioni dirigenziali.

Nei libri di storia leggiamo: “All’alba del 20 settembre 1870, circa 15.000 soldati pontifici, in massima parte zuavi (volontari quasi tutti di provenienza francese, belga o olandese) erano pronti a fronteggiare le mosse degli assedianti, bersaglieri e fanti dell’esercito italiano che aspettavano da giorni la dichiarazione di resa dello Stato pontifici”.

I quindicimila soldati corrispondono al numero simbolico di quanti desiderano vivere l’esperienza dirigenziale e per alcuni  tutto ciò diventa segno di riscatto, di avanzamento di carriera, desiderio di cambiare, di rinnovare la scuola e renderla sempre più di “qualità”.

Termina il “dominio temporale” delle reggenze che provocano danni alla vita della scuola, si annunciano nuovi orizzonti e prospettive di sviluppo se i futuri vincitori, nel ruolo di dirigenti, metteranno in pratica non solo la regolarità delle procedura, ma saranno in grado di dare un’anima alle scuole, molte delle quali  stanno ancora sedute, nel grigiore delle paludi, del fare poco e non correre rischi .

La cultura delle periferie e del piccolo ritorna ad essere valida e preziosa,

Tra i giovani ufficiali del 20 settembre c’era anche Edmondo De Amicis ed il suo nome ricorda il fantastico e sempre affascinante libro “Cuore”, capace di trasmette e rendere visibili i valori della Patria, dell’amicizia, della fedeltà, dell’impegno, dell’eroismo.

Tutte queste qualità appartengono al “dirigente” che resta sempre un “educatore”  e non deve essere un “burocrate” , un “manager”, uno “sceriffo”, un “ducetto”, ma deve avere la qualità di saper  dirigere, senza imporre, guidare, ma non plagiare o assoggettare.

Dopo tante attese, annunci, dichiarazioni, promesse il pomeriggio del 20 settembre, l’esercito

( della scuola) ottenne, quasi senza sforzo, ciò che appariva, solo pochi anni prima, una chimera, un miraggio”

Ecco finalmente  pubblicato l’atteso Regolamento, lungo 32 pagine, con mille richiami a norme e disposizioni al quale seguirà il bando del corso-concorso che definisce le nuove modalità di selezione per il reclutamento dei dirigenti scolastici.

Sono 1.189 i posti vacanti, 1.748 le reggenze, il 31,6%  dei 6.792 dirigenti ha più di 60 anni.  Obiettivo del concorso è la copertura dei posti disponibili per il prossimo triennio 2018-2021.

Il corso-concorso, al quale possono partecipare i docenti e il personale educativo di ruolo con almeno cinque anni di servizio, ed aggiungerei:  fortemente motivati e ricchi di competenze gestionali e organizzative e quindi  capaci di condurre e dirigere una barca nella bufera, prevede tre  fasi previste di selezione a carattere nazionale:

– una concorsuale vera e propria con prova preselettiva unica a livello nazionale e successiva prova scritta che prevede:

–    cinque domande a risposta aperta su: normativa del settore istruzione, organizzazione del lavoro e gestione del personale, programmazione, gestione e valutazione presso le scuole, ambienti di apprendimento, diritto civile e amministrativo, contabilità di Stato, sistemi educativi europei.

–    due domande a risposta chiusa in lingua straniera (livello B2) su: organizzazione degli ambienti di apprendimento, sistemi educativi europei.

I candidati che otterranno il punteggio minimo di 70 punti potranno accedere all’orale che mira ad accertare la preparazione professionale degli aspiranti dirigenti anche attraverso la risoluzione di un caso pratico. Saranno testate anche le conoscenze informatiche e di lingua straniera. Entrambe le fasi sono uniche a livello nazionale.

I candidati che supereranno le prove scritta e orale saranno ammessi, sulla base di una graduatoria che tiene conto anche dei titoli, al corso di formazione dirigenziale e di tirocinio selettivo, finalizzato all’arricchimento delle competenze professionali delle candidate e dei candidati.

Due i mesi di lezione in aula previsti e quattro quelli di tirocinio a scuola, che potranno essere integrati anche da sessioni di formazione a distanza.

Al termine i candidati dovranno affrontare una valutazione scritta e un colloquio orale, per essere dichiarati “vincitori del corso-concorso”  e sarà stilata una graduatoria generale di merito per l’assegnazione della sede.

Sarà quindi un lungo e travagliato cammino con tante fase intermedie di valutazioni e selezioni

Il ruolo della dirigenza, come ha anche dichiarato  la Ministra Valeria Fedeli – è fondamentale nelle scuole: per il coordinamento del lavoro, per tenere insieme la comunità scolastica. Il dirigente è anche un punto di riferimento per le famiglie e contribuisce alla qualità del sistema scolastico.

Scuole ferme e sedute, sono l’espressione di dirigenti bloccati e chiusi, schiacciati dalle carte, affetti da inguaribile “contenziosite  acuta”

Anche la fase di tirocinio sarà una novità che vede in campo molti  docenti che hanno già fatto esperienza di collaboratori vicari e quindi già pronti a tale complessità operativa e metterà alla prova coloro che conoscono bene la teoria e non sempre saranno capaci di trovare  nella pratica le soluzioni possibili ed efficaci.

E’ fondamentale, infatti,   verificare sul campo le capacità gestionali e di organizzazione del lavoro dei candidati, chiamati anche a dimostrare la capacità di inserimento nella comunità scolastica, oltre che le loro conoscenze sulla normativa del settore. Si tratta, in sintesi, di un concorso che tiene conto dei cambiamenti che la professionalità del dirigente ha subito in questi anni per selezionare i migliori profili, valorizzando anche titoli accademici, corsi di formazione ed esperienze fatte.

Così ben disegnata la scuola di domani con queste figure di  eccezionali competenze si presenta bella, affascinante e completa, speriamo che tutto ciò non venga offuscato dalle ataviche ombre sindacali e  grigie raccomandazioni politiche, che non sempre favoriscono coloro che veramente valgono o dalle pesanti procedure dei ricorsi che come macigni fanno da zavorra alla vita sociale e scolastica.

Concorso Dirigenti Scolastici

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n° 220 del 20-09-2017, il Decreto Ministeriale 3 agosto 2017, n. 138, Regolamento per la definizione delle modalità di svolgimento delle procedure concorsuali per l’accesso ai ruoli della dirigenza scolastica, la durata del corso e le forme di valutazione dei candidati ammessi al corso, ai sensi dell’articolo 29 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come modificato dall’articolo 1, comma 217 della legge 28 dicembre 2015, n. 208.


Dirigenti scolastici, in Gazzetta Ufficiale il Regolamento del nuovo concorso. Fedeli: “Selezione di qualità. Sarà abbattuto il fenomeno delle reggenze”

(Mercoledì, 20 settembre 2017) È in Gazzetta Ufficiale il Regolamento che definisce le nuove modalità di selezione per il reclutamento delle e dei dirigenti scolastici. Dopo l’ultimo concorso del 2011 ripartono, infatti, le procedure di assunzione che consentiranno di abbattere il fenomeno delle reggenze. Oggi sono 6.792 i dirigenti scolastici in servizio, 1.189 i posti vacanti, 1.748 le reggenze, tenendo conto anche di scuole sottodimensionate e dei distacchi (comandi) presso altre amministrazioni o sindacali. Il 68,2% dei dirigenti in servizio è una donna, il 31,6% ha più di 60 anni (un dato comunque in calo rispetto al passato), l’età media è di 55,6 anni.

Il Regolamento pubblicato oggi, al quale farà seguito il bando di concorso che sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e sul sito del Ministero dell’Istruzione, prevede un corso-concorso in tre fasi, che ha come obiettivo la copertura dei posti disponibili per il prossimo triennio, il 2018-2021.

“Con il nuovo concorso affronteremo la carenza strutturale di personale dirigente nelle scuole che ha fatto crescere, di anno in anno, il fenomeno delle reggenze, fino a renderlo patologico – sottolinea la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli -. I numeri del bando rappresenteranno una risposta importante, che terrà conto delle necessità attuali e del turn over dei prossimi anni. Il ruolo della dirigenza – prosegue la Ministra – è fondamentale nelle scuole: per il coordinamento del lavoro, per tenere insieme la comunità scolastica. Il dirigente è anche un punto di riferimento per le famiglie. Abbattere il fenomeno delle reggenze significa, dunque, lavorare per la qualità del sistema. Il concorso sarà poi innovativo sotto il profilo della selezione: sarà un corso-concorso, con una fase importante di tirocinio e accompagnamento successiva alle prove scritte che è fondamentale per verificare sul campo le capacità gestionali e di organizzazione del lavoro delle candidate e dei candidati, chiamati anche a dimostrare la capacità di inserimento nella comunità scolastica ed educante, oltre che le loro conoscenze sulla normativa del settore. Si tratta, in sintesi, di un concorso che tiene conto dei cambiamenti che la professionalità del dirigente ha subito in questi anni per selezionare i migliori profili, valorizzando anche titoli ed esperienze fatte dalle e dagli aspiranti, compresi titoli di dottorato o attività di ricerca”.

Le fasi della selezione
Al corso-concorso possono partecipare le docenti e i docenti e il personale educativo di ruolo con almeno cinque anni di servizio. Tre le fasi previste per la selezione: una concorsuale vera e propria, una formativa di due mesi e una di tirocinio presso le scuole.

La fase concorsuale prevede una prova preselettiva unica a livello nazionale nel caso in cui le candidature siano almeno tre volte superiori ai posti messi a bando. Le candidate e i candidati dovranno rispondere a 100 quiz che saranno estratti da una banca dati resa nota tramite pubblicazione sul sito del Ministero almeno 20 giorni prima dell’avvio della prova. Le domande punteranno a verificare le conoscenze di base per l’espletamento delle funzioni dirigenziali. La prova sarà svolta al computer. Sarà ammesso allo scritto, in base al punteggio ottenuto (il massimo è 100), un numero di candidate e candidati pari a tre volte il numero dei posti disponibili per il corso di formazione dirigenziale.

La prova scritta prevede:

– cinque domande a risposta aperta su: normativa del settore istruzione, organizzazione del lavoro e gestione del personale, programmazione, gestione e valutazione presso le scuole, ambienti di apprendimento, diritto civile e amministrativo, contabilità di Stato, sistemi educativi europei.

– due domande a risposta chiusa in lingua straniera (livello B2) su: organizzazione degli ambienti di apprendimento, sistemi educativi europei.

Le candidate e i candidati che otterranno il punteggio minimo di 70 punti potranno accedere all’orale che mira ad accertare la preparazione professionale delle e degli aspiranti dirigenti anche attraverso la risoluzione di un caso pratico. Saranno testate anche le conoscenze informatiche e di lingua straniera. Entrambe le fasi sono uniche a livello nazionale.

Le candidate e i candidati che supereranno le prove scritta e orale saranno ammessi, sulla base di una graduatoria che tiene conto anche dei titoli, al corso di formazione dirigenziale e di tirocinio selettivo, finalizzato all’arricchimento delle competenze professionali delle candidate e dei candidati.

Due i mesi di lezione in aula previsti e quattro quelli di tirocinio a scuola, che potranno essere integrati anche da sessioni di formazione a distanza. Al termine le candidate e i candidati dovranno affrontare una valutazione scritta e un colloquio orale. Saranno dichiarati vincitori del corso-concorso le candidate e i candidati che saranno collocati in posizione utile in graduatoria generale di merito.

Profili problematici della legge sulla Buona Scuola

Profili problematici della legge sulla Buona Scuola
S
uggerimenti ragionati ai neodirigenti scolastici

di Francesco G. Nuzzaci

 

I. Premessa

In parte riprendendo tematiche già indagate ed ora riferendo delle prime inerenti pronunce giurisprudenziali, vorremmo qui offrire ai 58 neodirigenti scolastici che a breve prenderanno servizio in Abruzzo e in Campania, ai 9 immessi in ruolo in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali e a quei potenziali 155 che intendessero avvalersi della mobilità interregionale alcuni suggerimenti partitamente mirati alla gestione ex parte principis di alcuni dei profili più problematici della legge 107/15, c.d. Buona scuola: su cui i sindacati di comparto sembrano aver tutt’altro che allentato la morsa.

E’ ben vero che la recente novella apportata dal D. Lgs. 75/17 al Testo unico del pubblico impiego (D. Lgs. 165/01 e s.m.i.) ha disatteso le aspettative dell’Intesa del 30 novembre 2016 tra le confederazioni CGIL-CISL-UIL e la Funzione Pubblica, di rimettere alla signoria del contratto l’intera regolazione del rapporto di pubblico impiego. Ha esteso però l’istituto dell’esame congiunto – già introdotto dalla legge 135/12, c. d. spending review, per le materie concernenti il rapporto di lavoro – a tutti gli aspetti organizzativi degli uffici, così legittimando il Sindacato ad interloquire praticamente sull’intero spazio di azione del dirigente scolastico.

L’esame congiunto, che riguarda anche la singola istituzione scolastica in quanto pubblica amministrazione (art. 1, comma 2, D. Lgs. 165/01, cit.), può autonomamente essere chiesto in qualsivoglia momento dalla rappresentanza sindacale o in seguito alla ricevuta informazione preventiva e si svolge secondo procedure semplificate, con le formalità ridotte al minimo.

Pur non obbligando esso al raggiungimento di un accordo, che invece è essenziale nelle (poche) materie oggetto di contrattazione in senso stretto, può però – ed è bene che lo sia, tutte le volte in cui è possibile – assumere la forma della concertazione, suscettibile di sfociare in un’intesa, che in tal caso le parti dovranno eseguire secondo i principi di correttezza e buona fede.

E in questo nuovo scenario non è da escludere – per usare un eufemismo – che i sindacati di comparto si determinino di utilizzarlo ad ampio spettro per riappropriarsi surrettiziamente degli spazi preclusi alla contrattazione proprio sui punti più sensibili della legge 107/15, nel reiteratamente dichiarato scopo di contrastarla in tutti i modi possibili. E, senza andare troppo per il sottile, avendo già lucrato non pochi punti da un’Amministrazione accondiscendente, punteranno soprattutto i dirigenti scolastici, ventre molle del sistema, nonostante le prime specifiche pronunce giurisdizionali non siano di certo incoraggianti (infra).

Se sarà sicuramente apprezzabile un approccio collaborativo, non potendosi vanificare, per motivi ideologici, un istituto previsto dalla legge, sempre il rispetto della legge dovrà segnare un limite alla disponibilità del dirigente scolastico.

 

II. La mobilità territoriale

Benché la materia involga l’esclusiva competenza dell’Amministrazione (ai sensi dell’art. 15, comma 1, lett. c del D.P.R. 275/99), giusto per evidenziare il contesto entro cui i nuovi assunti dovranno svolgere le proprie funzioni, non è fuori luogo domandarsi se rispetta le regole e i criteri della correttezza e della buona fede l’accordo sottoscritto tra il MIUR e quattro dei cinque sindacati rappresentativi nel comparto Scuola-Università-Ricerca, che per tutti ha ripristinato la mobilità selvaggia, sia su ambito che su scuola, svincolandoli dal loro obbligo di permanenza triennale nella sede già assegnata. Si è così aggirato il divieto del comma 73 della legge 107, al di cui inequivoco tenore dall’anno scolastico 2016-2017 la mobilità territoriale e professionale del personale docente opera tra gli ambiti territoriali.

La giustificazione politica, di validità esclusiva per il solo anno scolastico 2017-2018, presumibilmente per sanarsi in qualche modo i guasti provocati lo scorso anno dall’ algoritmo e per consentire alla tecnostruttura del MIUR di rendersi più efficiente, può anche stimarsi ragionevole o sensata. Sta però di fatto che qui la contrattazione collettiva, pure statuita dall’art. 40 del D. Lgs. 165/01, più che essere andata oltre i limiti previsti dalle norme di legge, ha sortito un effetto abrogativo della legge, senza essersi realizzata la condizione minima per potervi, sia pure in via eccezionale, derogare: di essere tutti felici. Perché è dubbio che lo siano i destinatari del servizio, pregiudicati nel loro diritto alla continuità didattica.

 

III. La chiamata per competenze

Diretta incidenza sulle istituzioni scolastiche ha invece il separato accordo parallelo a quello sulla mobilità, riguardante la definizione dei criteri di individuazione dei docenti per competenze (c.d. chiamata diretta) in un quadro di requisiti stabiliti a livello nazionale che valorizzino il Collegio dei docenti e le sue articolazioni, assicurando imparzialità e trasparenza.

Si sa che, ancor prima che intervenisse la prescritta ratifica del MEF e della Funzione Pubblica, l’Amministrazione è stata solerte nel fornire alle scuole le indicazioni per la sua anticipata applicazione.

Si consideri che i commi 79-82 della legge 107, per la copertura dei posti dell’istituzione scolastica, attribuiscono al suo dirigente il potere di proporre gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento, in coerenza con il PTOF e valutando gli allegati curricula, esperienze e competenze professionali, eventualmente integrabili con un colloquio.

La trasparenza e la pubblicità dei criteri adottati, degli incarichi conferiti e dei curricola dei docenti sono assicurate attraverso la pubblicazione nel sito internet dell’istituzione scolastica.

L’incarico ha durata triennale ed è rinnovato se coerente con il PTOF.

Per contro, con il predetto Accordo si sono dettati e ristretti i requisiti professionali e i titoli culturali sui quali – o parte dei quali – operare il vaglio per l’individuazione dei docenti e in più è stata imposta un’idonea motivazione delle scelte poi effettuate.

Nel contempo è stata attribuita al Collegio dei docenti – che, è bene evidenziarlo, ha già elaborato il PTOF come necessario, e coerente, presupposto della chiamata per competenze – la facoltà di una formale deliberazione, obbligatoria ma non vincolante.

Per obbligo di legge è stato mantenuto il carattere residuale ed eventuale del ricorso a parametri automatici, essenzialmente il punteggio utilizzato/utilizzabile per la mobilità allargata, ma, tra le righe, lo si è suggerito come prioritario, enfatizzandosi la possibilità per il dirigente scolastico, e/o adesso pure del Collegio dei docenti, di rimettere l’intera partita al direttore generale dell’USR, che, in chiave garantista, procede con il seguente ordine di priorità: docenti già di ruolo provenienti dalle operazioni di mobilità; docenti immessi nei ruoli da graduatorie di merito concorsuali; docenti immessi nei ruoli dalle graduatorie ad esaurimento.

Pur tuttavia, per come riassunti i termini della questione, a nostro avviso non può questo secondo accordo – a differenza del primo, che lo sembra palesemente – dirsi contra legem, esso piuttosto assicurando un’opportuna integrazione della norma primaria: imperativa sì, ma, nel caso di specie, non autoconsistente.

A ben vedere, esso rende per esplicito compartecipi alla procedura gli OO.CC., qui il Collegio dei docenti in particolare e senza intestargli la volizione finale e/o attribuirgli un diritto di veto; e in ordine ai quali la legge 107 ripetutamente prescrive al dirigente scolastico di rispettarne le competenze e comunque di valorizzarli. Corrisponde inoltre allo spirito e a puntuali norme della trasparenza e dell’anticorruzione, allineandosi al contenuto della delibera dell’ANAC, n. 430 del 13.04.16, che per il contrasto di possibili fattori corruttivi suggeriva la consultazione degli organi collegiali, la pubblicazione sul sito della scuola dei criteri oggettivi nell’individuazione dei nominativi dei docenti, la determina dirigenziale motivata nell’assegnazione dell’incarico.

Insomma, al di là delle riserve mentali, non può sostenersi che risulta alterata la ratio della legge o che, nel caso di specie, l’Accordo abbia posto in essere una sua interpretazione abrogatrice.

Pertanto non vi è ragione di considerarlo tam quam non esset, per attenersi scrupolosamente al solo testo della legge ed intraprendendo una gratuita prova di forza nei confronti della propria Amministrazione. Sarebbe, quanto meno, un atteggiamento non collaborativo e di sicuro provocherebbe nell’istituzione scolastica un conflitto, politicamente perdente, con i sindacati e la RSU. Un’infelice partenza del neodirigente scolastico!

 

IV. Il bonus premiale

La prennunciata, e a tutt’oggi quiescente, ipotesi di accordo appare invece decisamente precaria in tema di attribuzione del bonus premiale: quanto meno se la si volesse intendere come vincolo contrattuale, dato che l’istituto – pur importando l’(eventuale) erogazione di un salario accessorio – è organicamente disciplinato da norme imperative (commi 126-129 della legge 107), con un procedimento complesso che investe soggetti pubblicistici collegiali (Consiglio d’istituto, Collegio dei docenti) e individuali: dunque, tecnicamente, non nella libera disponibilità del dirigente scolastico.

E’ noto che la legge 107 ha istituito il fondo nazionale per la valorizzazione del merito del personale docente, di natura extracontrattuale, pari a 200 milioni di euro annui e ripartito tra le istituzioni scolastiche in base ai fattori di complessità e alla loro collocazione o meno in aree soggette a maggiore rischio educativo.

Per valorizzazione del merito devono intendersi prestazioni oltre la soglia contrattualmente esigibile, attingibili con criteri eminentemente qualitativi, mentre le prestazioni finanziate con il fondo d’istituto ineriscono a parametri quantitativi, remunerate per numero di ore aggiuntive definite in sede di contrattazione integrativa, anche forfettariamente, per incarichi, progetti, attività et similia al fine di realizzare il piano dell’offerta formativa (ora PTOF).

Il bonus, intrinsecamente selettivo, è assegnato annualmente dal dirigente scolastico con motivata valutazione, sulla base dei criteri individuati dal riconfigurato Comitato di valutazione, sempre da lui presieduto, ora a composizione variabile ma che, nella circostanza, opera nella sua massima estensione, includendo i due docenti scelti dal Collegio dei docenti e il docente scelto dal Consiglio d’istituto, oltre i due rappresentanti dei genitori (un genitore e uno studente nelle scuole superiori) scelti sempre dal Consiglio d’istituto, infine un componente esterno individuato dall’USR tra docenti, dirigenti scolastici, dirigenti tecnici.

I criteri che il Comitato deve individuare ineriscono a:

a) qualità dell’insegnamento e del contributo al miglioramento dell’istituzione scolastica, nonché del successo formativo e scolastico degli studenti;

b) risultati ottenuti dal docente o dal gruppo di docenti in relazione al potenziamento delle competenze degli alunni e dell’innovazione didattica e metodologica, nonché della collaborazione alla ricerca didattica, alla documentazione e alla diffusione di buone pratiche didattiche;

c) responsabilità assunte nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del personale.

Se pure, a livello di informativa, potrebbe esserci un momento di interlocuzione con la parte rappresentativa dei lavorarori (congiuntamente i sindacati provinciali delle sigle sottoscrittrici del CCNL e RSU d’Istituto), non si comprenderebbe la fase temporale in cui collocarla; né, soprattutto, come si potrebbe dar seguito a quanto eventualmente convenuto.

Per queste ragioni, testualmente riportate nella parte motiva, il Tribunale del lavoro di Bari – con sentenza n. 6111 del 07.02.17 – ha rigettato il ricorso per comportamento antisindacale di FLCGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS-CONFSAL contro un dirigente scolastico che aveva rifiutato di negoziare il bonus premiale, preliminarmente ordinandone l’estromissione dal processo, perché il personale della scuola si trova in rapporto organico non con il singolo istituto – legalmente rappresentato dal dirigente scolastico – bensì con l’Amministrazione ministeriale, pertanto la sola dotata di legittimazione passiva (Cassazione: 6372/11, 20521/08, 9752/05). Nel merito ha ritenuto che il dirigente scolastico avesse correttamente operato applicando la disciplina speciale della legge 107/15, completa in ogni suo aspetto e dunque prevalente su quella generale codificata nel D. Lgs. 165/01 in materia di salario accessorio.

Con il medesimo dispositivo il Tribunale di Larino (sentenza n. 1185 del 13.07.17) ha confermato, in un’analoga fattispecie portata alla sua cognizione, la non negoziabilità del predetto bonus e dunque l’insussistenza di un comportamento antisindacale in capo all’Amministrazione (e, a fortiori, in capo al dirigente scolastico).

 

V. L’organico dell’autonomia

Introdotto in via transitoria come organico potenziato, dall’1 settembre 2016 è compiutamente operativo il riqualificato organico dell’autonomia, quale corpus unitario nel quale confluiscono senza distinzione alcuna tutti i docenti, già titolari di sede e di nuovo ingresso, sia curricolari che di sostegno e di potenziamento: senza gerarchie e inclusi coloro cui vengono affidati compiti di coordinamento e di progettazione. Vi è dunque una loro naturale fungibilità, con i soli limiti del possesso dei titoli abilitanti e/o delle necessarie competenze: perché quel che rileva sono le esigenze didattiche e organizzative della scuola, scaturite dalle priorità delineate dal RAV e dagli obiettivi indicati nel Piano di miglioramento.

Quest’ultimo passaggio è tratto, quasi alla lettera, dalla sentenza – la prima, sembra – del Tribunale di Napoli in funzione di Giudice del lavoro, n. 10670 del 23.03.17, che ha respinto il ricorso di una docente cui era stata tolta la sua cattedra ed impiegata in attività di potenziamento. Il succo della motivazione a sostegno del decisum del magistrato partenopeo è che rientra nelle prerogative del dirigente della scuola l’assegnazione dei docenti alle attività previste dal PTOF, in coerenza con le priorità del RAV e con le azioni indicate nel Piano di miglioramento, come del resto ricade sul dirigente della scuola la responsabilità dei risultati conseguiti.

Sicché, per attrezzarsi di fronte ad un eventuale contenzioso, potremmo suggerire al neodirigente, nell’ordine, di:

  1. promuovere la delibera del Consiglio d’istituto sui criteri di assegnazione dei docenti alle classi, cattedre e attività, coerenti con i poc’anzi menzionati documenti progettuali e acquisire eventuali specifiche proposte dal Collegio dei docenti, dato che le prerogative dei predetti organi, di cui è parola negli artt. 7 e 10 del D. Lgs. 297/94 – c.d. Testo unico della scuola – vanno armonizzate con le nuove disposizioni della legge 107, non potendosi stimarle incompatibili per ius superveniens;
  2. assicurare l’informazione preventiva all’organo rappresentativo dei lavoratori dell’istituzione scolastica (i sindacati provinciali delle sigle firmatarie del CCNL insieme alla RSU) e corrispondere all’eventuale richiesta dell’esame congiunto (non essendo più la materia oggetto di contrattazione, ex art. 40 del D. Lgs. 165/01, cit.);
  3. avviare la concertazione e – ricorrendone i presupposti, a suo responsabile giudizio – stipulare un’intesa che non collida con i cennati criteri (elastici, per definizione), nel mentre dalle proposte eventuali del Collegio dei docenti ci si potrà pur sempre discostare con adeguata motivazione;
  4. infine emanare la determina, quale atto datoriale in luogo del tradizionale decreto di matrice pubblicistica, che ovviamente recepirà ed espressamente menzionerà il contenuto dell’intesa, se sottoscritta.

 

VI. Gli obbligati adempimenti degli organi collegiali

All’indomani dell’approvazione della legge 107, sindacati di comparto, tra gli strumenti per contrastarla, avevano incluso il rifiuto del Collegio dei docenti e del Consiglio d’istituto di indicare i componenti di rispettiva competenza (due e tre) del rivisitato Comitato di valutazione. Di modo che, ridotto al dirigente scolastico e all’eventuale membro esterno designato dall’Amministrazione, esso non avrebbe potuto deliberare i criteri di attribuzione del bonus premiale, difettando il quorum strutturale (duo non faciunt collegium). E, inopinatamente, ebbero a trovare un formidabile assist nell’Amministrazione; che, in risposta ad apposita FAQ, facoltizzò sia il Collegio dei docenti che il Consiglio d’istituto a non provvedere volontariamente alla scelta dei componenti di spettanza.

Ciò nonostante, a due anni di distanza, risultano decisamente marginali i casi in cui ci si è avvalsi di questa – presunta – facoltà. E’ però sempre possibile che qualche neodirigente capiti in una scuola ipersindacalizzata o dominata da RSU particolarmente agguerrite.

Dovrà allora riuscire persuasivo per partecipare agli organi collegiali riottosi che le competenze agli stessi attribuite dalla legge, quali collegi amministrativi incardinati nell’ordinamento statuale, vanno doverosamente, e correttamente, esercitate. Diversamente, se trattasi del Consiglio d’istituto, organo esponenziale della c.d. comunità scolastica e portatore di istanze latamente politiche (sia pure nell’ambito dell’autonomia funzionale, ex art. 1, D.P.R. 275/99), può darsi luogo al suo scioglimento ad opera del direttore generale dell’USR e contestuale nomina del commissario ad acta (art. 28, comma 7, D. Lgs. 297/74). Se invece l’inerzia, o l’esplicito rifiuto, è imputabile al Collegio dei docenti, organo tecnico-professionale, impregiudicata l’azione disciplinare nei confronti di chi risulti inadempiente in seguito a votazione disposta per appello nominale (qualora, qui ricorrendo un’evenienza anomala, si ritenga di potersi superare l’obbligo del voto segreto, imposto tutte le volte in cui si esprimono in qualche modo giudizi sulle persone), sarà il dirigente scolastico, quale suo presidente, a individuare i nominativi con apposito ordine di servizio. E’ questa la soluzione suggerita dall’ufficio legislativo del MIUR, per rimediarsi al precedente pasticcio, e diramata con nota prot. 8209 del 21.07.16: che, in assenza di esplicita previsione nella legge 107/15, richiama la generale disciplina della legge 444/94, di conversione del decreto legge 293/94, applicabile a tutti gli organi di amministrazione attiva, consultiva e di controllo dello Stato e degli enti pubblici, nonché alle persone giuridiche a prevalente partecipazione pubblica, quando alla nomina dei componenti di tali organi concorrono lo Stato o gli enti pubblici.

 

VII. Lo staff del dirigente e i due docenti collaboratori

Il comma 83 della legge 107 autorizza il dirigente scolastico a individuare nell’ambito dell’organico dell’autonomia fino al 10% dei docenti che lo coadiuvino in attività di supporto organizzativo e didattico, con evidente sovrapposizione alle disposizioni figuranti nell’art. 25, comma 5, D. Lgs. 165/01 (docenti individuati dal dirigente scolastico che, nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative e amministrative, può loro affidare specifici compiti) e nell’art. 88 del tuttora vigente CCNL Scuola del 29.11.07 (che, ai fini della loro retribuzione con il fondo d’istituto, limita a due i predetti docenti).

Senonché, sempre nell’art. 88 è previsto l’accesso al fondo d’istituto di tutto il personale (non solo docenti) impegnato in attività-compiti-funzioni per corrispondere alle diverse esigenze didattiche, organizzative, di ricerca e di valutazione necessarie alla realizzazione del POF (ora PTOF), deliberate dal Consiglio d’istituto dopo aver acquisito la delibera del Collegio dei docenti.

E’ quindi da ritenere che ora lo staff del dirigente, in quanto direttamente o indirettamente funzionale alla realizzazione del PTOF, inglobi sia i due docenti collaboratori (ante) che le altre figure organizzatorie, che dunque andranno tutte remunerate con il predetto fondo, in base a parametri di impegno orario ovvero in misura forfetaria; nel mentre, lo si ricorda, il bonus premiale istituito dalla legge 107 evidenzia e remunera la qualità di prestazioni oltre la soglia contrattualmente esigibile (e pertanto l’accesso all’uno non esclude l’accesso all’altro).

Qualora la RSU e i componenti sindacali dovessero persistere nell’opporre un rifiuto a riconoscere tale diritto a soggetti fiduciari della loro controparte datoriale, con il conseguente protrarsi delle trattative che determini un pregiudizio alla funzionalità dell’azione amministrativa, sempre nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede tra le parti il dirigente scolastico potrà provvedere unilateralmente in via provvisoria fino a quando non si raggiunga l’accordo, dandone contestuale comunicazione all’apposito Osservatorio presso l’ARAN (art. 40, comma 3-ter, D. Lgs. 165/01).

In ogni caso il dirigente scolastico dovrà aver formalizzato nei termini la sua proposta contrattuale, avviato e condotto una trattativa secondo correttezza e buona fede. Non può cioè indursi sbrigativamente all’adozione dell’atto unilaterale allegando, a propria giustificazione, un clima di ostilità e di chiusura nei suoi confronti o difficoltà nelle relazioni sindacali: altrimenti, e giustamente, può incorrere in una pronuncia giudiziale di comportamento antisindacale, come da ultimo statuito dal Giudice del lavoro di Brindisi con provvedimento n. 1852 del 01.08.17.

E, per il momento, crediamo possa bastare.

Decreto Dipartimentale 21 agosto 2017, AOODPIT 876

Decreto Dipartimentale 21 agosto 2017, AOODPIT 876

Procedura relativa alla copertura dei posti vacanti di dirigente scolastico ai sensi dell’articolo 1, comma 92, della legge 13 luglio 2015, n. 107. Pubblicazione dell’elenco unico nazionale


ALLEGATO A

Decreto Dipartimentale 21 agosto 2017, AOODPIT 875

Decreto Dipartimentale 21 agosto 2017, AOODPIT 875

Procedura relativa alla copertura dei posti vacanti di dirigente scolastico ai sensi dell’articolo 1, comma 92, della legge 13 luglio 2015, n. 107. Pubblicazione dell’elenco unico nazionale


ALLEGATO A

Scuole sicure…

SCUOLE SICURE O CAPRI ESPIATORI ASSICURATI?

di Carmela De Marco

 

Anticamente il capro espiatorio era un capro utilizzato durante i riti con cui gli ebrei chiedevano il perdono dei propri peccati nel Tempio di Gerusalemme.

Nel giorno designato per l'espiazione (kippūr), il sommo sacerdote caricava tutti i peccati del popolo su un capro e poi lo mandava via nel deserto.

È quello che succede nel nostro Paese ai dirigenti scolastici, da quando sono stati riconosciuti datori di lavoro.

Dal giorno in cui firmano il contratto di incarico triennale, ai dirigenti scolastici vengono affidate tutte le responsabilità e le problematiche che riguardano le strutture scolastiche, di cui la scuola e, per essa, il MIUR, non sono proprietari.

A differenza del capro espiatorio dei peccati del popolo di Gerusalemme, i dirigenti scolastici, in seguito all'affidamento dell’ incarico triennale di una istituzione scolastica, invece di essere mandati nel deserto, hanno due possibilità :

o risolvere "magicamente" ogni problematica che i proprietari degli edifici (Comuni o Province) in tantissimi anni non hanno risolto, oppure vivere, incrociando le dita, il serio rischio di essere imputabili sia a livello civile che penale.

In effetti ci sarebbe una terza possibilità: chiudere le scuole non a norma e che versano in condizioni di serio rischio e pericolo.

Ma quest'ultima possibilità non sarà mai presa in considerazione, poiché, anche in tal caso, i dirigenti incorrerebbero nel penale, interrompendo un pubblico servizio.

Ai dirigenti scolastici il TUSL (testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro), contenente un complesso di norme emanate con il D.Lgs. n. 81 /2008, ha affidato responsabilità di immensa portata.

In sostanza, oltre a provvedere a tutto ciò che riguarda la gestione e l'organizzazione della sicurezza nonché alla formazione del personale dipendente, oltre a richiedere all'Ente locale proprietario di trasmettere ogni certificazione necessaria e di effettuare gli interventi di messa a norma dei locali e degli impianti, i dirigenti scolastici rispondono in toto di ogni incidente o infortunio che possa verificarsi negli edifici scolastici e negli spazi esterni degli stessi edifici.

Lo conferma la recente sentenza a danno di una dirigente scolastica, condannata in primo grado ad un mese di reclusione, con sospensione condizionale della pena, perché ritenuta colpevole dell'infortunio occorso ad uno studente del liceo, appena diplomatosi, che, mentre erano in corso gli esami di maturità, cadde nel cortile interno dell’edificio scolastico in seguito al cedimento di un lastrico che avrebbe dovuto essere inaccessibile. Il ragazzo ferito fu soccorso e ricoverato all’ospedale.

La bidella, dichiarata inidonea al servizio e posta in pensione, non è stata indagata. L’ente proprietario, tenuto alla manutenzione, è stato assolto.

Il ragazzo si è ripreso e sta continuando senza alcun problema gli studi all'università.

Il risarcimento danni dovrà essere quantificato in sede civile, mentre la Dirigente e l’allora responsabile della sicurezza dovranno immediatamente versare alla famiglia del ragazzo 15mila euro come anticipo del risarcimento dei danni subiti dal giovane.

Lo conferma la sentenza definitiva di condanna a quattro anni di reclusione (più la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni) emessa dalla Cassazione nel mese di ottobre 2016 nei riguardi di un dirigente scolastico, a cui sono state contestate la mancata ristrutturazione del vecchio edificio dell’Aquila (costruito nell’Ottocento) e l’assenza di un piano per la sicurezza. Al suddetto dirigente è stata attribuita una «totale inerzia, a fronte di una situazione di evidente rischio per le condizioni in cui versava la palazzina, in presenza dello stillicidio di scosse». La sua colpa, sempre secondo i giudici, è stata quella di «omettere di valutare l’enorme pericolo incombente sul vetusto palazzo e il sol fatto di avere consentito la prosecuzione dell’attività». Il dirigente dell'ufficio tecnico della provincia è stato invece condannato ad una pena di trenta mesi.

I capi delle istituzioni scolastiche, a cui è stata attribuito il ruolo dirigenziale, non hanno i trattamenti stipendiali e le indennità degli altri dirigenti della PA, ma hanno oneri relativi alla sicurezza sicuramente più gravosi.

Ciò che la politica e gli Enti locali non hanno fatto per lunghi, lunghissimi anni, avrebbero dovuto fare e dovrebbero fare loro, i dirigenti scolastici.

Dopo decenni e decenni di mancato intervento e di incuria, dopo lunghi anni in cui agli enti proprietari non sono state assegnate risorse atte alla messa a norma di tutti gli edifici scolastici, ai dirigenti scolastici, diventati datori di lavoro, con tutti gli obblighi e gli oneri connessi alla sicurezza, ma senza la necessaria autonomia di spesa, sono state attribuite responsabilità di immensa portata.

Agli stessi è affidato dal Direttore dell’USR competente un incarico triennale che comporta la conseguenza di essere riconosciuti datori di lavoro per tutti gli edifici dei plessi dell’istituzione scolastica assegnata.

E se gli edifici in cui sono allocati i plessi dovessero presentare condizioni insicure, certificazioni mancanti, impianti non a norma, non basterà richiedere all'ente proprietario quanto necessario, poiché, per il solo fatto di essere datore di lavoro, il dirigente risponde in termini civili e penali di tutto ciò che sia attinente alla sicurezza e alla salute dei lavoratori, degli alunni ( equiparati a lavoratori) e di chiunque si dovesse trovare a subire un infortunio nei locali scolastici.

In campo politico e sociologico il meccanismo che porta ad individuare i capri espiatori ricorre spesso, soprattutto quando gravi problemi, perdurati nel tempo e sottovalutati, sembrano essere diventati quasi irrisolvibili.

Oppure quando si cerca di ledere l'immagine di qualcuno che potrebbe ostacolare il raggiungimento di determinati obiettivi.

Così, si cerca di individuare irragionevolmente in una persona, in un gruppo di persone, o in una situazione la causa a cui attribuire gravi problemi, con l'obiettivo di nascondere le vere cause o i veri colpevoli.

La vigente normativa pone i dirigenti scolastici nel ruolo di datori di lavoro privi di poteri decisionali e di spesa, quindi con pesanti responsabilità e senza gli strumenti adeguati per affrontarle.

Nel contempo, se è vero che gli organi tecnici degli Enti locali proprietari degli edifici scolastici devono effettuare gli interventi di manutenzione facendo i conti con bilanci depauperati e insufficienti per colmare le lacune e per effettuare i necessari interventi, di certo gravare i dirigenti scolastici di ogni responsabilità relativa alla sicurezza dei locali scolastici non concorre a risolvere i problemi.

Se è assolutamente necessario e legittimo che il Dirigente Scolastico metta in atto tutte le misure volte a salvaguardare l’incolumità dei lavoratori e degli alunni , la responsabilità connessa al ruolo dei dirigenti scolastici non può essere trasformata in colpa, o in dolo, o in mancanza personale.

Non risulta più accettabile ed ammissibile, anche ai fini della effettiva tutela della sicurezza di tutto il personale della scuola, che i dirigenti delle istituzioni scolastiche paghino per le inadempienze di altri enti.

Si rende, pertanto, assolutamente necessaria una modifica del D.Lgs 81, volta a ben definire responsabilità e ruoli, nonché ad individuare non capri espiatori, ma soggetti istituzionali che, per ogni competenza e responsabilità attribuite, abbiano autonomia decisionale ed economica.

Alla luce delle problematiche relative alla sicurezza in cui versa la maggioranza degli edifici delle scuole della Repubblica, risulta incomprensibile la critica fatta dall'ANCI agli emendamenti volti alla modifica del D.Lgs 81/2008, ritenuti dai rappresentanti della stessa ANCI " inaccettabili nella sostanza e impraticabili nei fatti"

Le problematiche relative alla sicurezza della maggioranza degli edifici scolastici rappresentano una vera e propria emergenza nazionale che va affrontata non con l'individuazione di capri espiatori che non hanno potere di intervento e autonomia di spesa, ma attraverso un piano nazionale di risanamento dell’edilizia scolastica a cui è necessario che il Governo destini i finanziamenti necessari.

Decreto Ministeriale 3 agosto 2017, n. 138

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

Decreto Ministeriale 3 agosto 2017, n. 138

Regolamento per la definizione delle modalità di svolgimento delle procedure concorsuali per l’accesso ai ruoli della dirigenza scolastica, la durata del corso e le forme di valutazione dei candidati ammessi al corso, ai sensi dell’articolo 29 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come modificato dall’articolo 1, comma 217 della legge 28 dicembre 2015, n. 208. (17G00150)

(GU Serie Generale n° 220 del 20-09-2017)

Parte I

DISPOSIZIONI COMUNI

IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE,
DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante disciplina
dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del
Consiglio dei ministri e in particolare l’articolo 17, commi 3 e 4,
relativi alla potesta’ regolamentare dello Stato;
Visto l’articolo 29, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, come sostituito dall’articolo 1, comma 217, della legge
28 dicembre 2015, n. 208, recante la disciplina del reclutamento dei
dirigenti scolastici, ove si dispone che lo stesso si realizzi
mediante corso-concorso selettivo di formazione bandito dal Ministero
dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, sentito il
Ministero dell’economia e delle finanze e che con decreto del
Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, sono
definite le modalita’ di svolgimento delle procedure concorsuali, la
durata del corso e le forme di valutazione dei candidati ammessi al
corso;
Visto l’articolo 97, ultimo comma, della Costituzione, ai sensi del
quale «agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede
mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge»;
Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, recante
approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti
in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e
grado;
Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59, recante delega al Governo per
il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali,
per la riforma della pubblica amministrazione e per la
semplificazione amministrativa e, in particolare, l’articolo 21 che
attribuisce l’autonomia alle istituzioni scolastiche e
contestualmente conferisce ai capi d’istituto la qualifica
dirigenziale;
Vista la legge 27 dicembre 1997, n. 449, recante misure per la
stabilizzazione della finanza pubblica e, in particolare, l’articolo
39 che disciplina il regime autorizzatorio in materia di assunzioni
di personale delle amministrazioni pubbliche;
Visto il decreto legislativo 30 giugno 1999, n. 233, e successive
modificazioni, e, in particolare, l’articolo 2 che disciplina le
competenze del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione;
Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme
generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche e, in particolare, l’articolo 25 che
disciplina compiti e funzioni dei dirigenti scolastici;
Visto il decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, recante
attuazione della direttiva 1999/70/CE relativa all’accordo quadro sul
lavoro a tempo determinato concluso dall’UNICE, dal CEEP e dal CES;
Vista la legge 24 dicembre 2012, n. 228, recante disposizioni per
la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge
di stabilita’ 2013) e, in particolare, l’articolo 1, commi 102, 103 e
107, concernenti l’equipollenza tra titoli rilasciati dalle
istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e
lauree magistrali;
Visto il decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, recante riordino
della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicita’, trasparenza
e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche
amministrazioni, e successive modificazioni;
Visto il decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con
modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128 e, in particolare,
l’articolo 17, comma 1-ter riguardante il corso-concorso per le
scuole con lingua di insegnamento slovena e con insegnamento bilingue
sloveno-italiano della regione autonoma Friuli Venezia Giulia;
Visto il decreto-legge 7 aprile 2014, n. 58, convertito, con
modificazioni, dalla legge 5 giugno 2014, n. 87 e, in particolare,
l’articolo 1, comma 2-ter riguardante la prima tornata del
corso-concorso nazionale per il reclutamento dei dirigenti
scolastici;
Visto il decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con
modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, recante misure
urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per
l’efficienza degli uffici giudiziari e, in particolare, l’articolo 6
concernente il divieto di incarichi dirigenziali a soggetti in
quiescenza;
Vista la legge 13 luglio 2015, n. 107 e, in particolare, l’articolo
1, commi da 87 a 92, concernenti interventi di selezione, conferma e
immissione nei ruoli dei dirigenti scolastici;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n.
487, concernente regolamento recante norme sull’accesso agli impieghi
nelle pubbliche amministrazioni e le modalita’ di svolgimento dei
concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei
pubblici impieghi;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 marzo
1995 concernente la determinazione dei compensi da corrispondere ai
componenti delle commissioni esaminatrici e al personale addetto alla
sorveglianza di tutti i tipi di concorso indetti dalle
amministrazioni pubbliche;
Visto il decreto interministeriale del 12 marzo 2012 con cui sono
rideterminati i compensi per i componenti delle commissioni dei
concorsi finalizzati al reclutamento dei dirigenti scolastici, fermo
restando quello previsto dal citato decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri 23 marzo 1995 per i segretari delle
commissioni, come ridotto ai sensi dell’articolo 6, comma 3, del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge, con
modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010,
n. 122;
Dato atto che il citato articolo 1, comma 2-ter, del decreto-legge
n. 58 del 2014 prevede che, in sede di prima applicazione, il bando
del corso-concorso nazionale per il reclutamento nazionale dei
dirigenti scolastici riservi una quota dei posti ai soggetti «gia’
vincitori ovvero utilmente collocati nelle graduatorie di concorso
successivamente annullate in sede giurisdizionale, ai soggetti che
hanno un contenzioso pendente, che abbiano avuto una sentenza
favorevole almeno nel primo grado di giudizio ovvero non abbiano
avuto, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto, alcuna sentenza definitiva […] contenzioso legato
ai concorsi per dirigente scolastico di cui al decreto direttoriale
22 novembre 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – 4ª Serie
speciale – n. 94 del 26 novembre 2004, e al decreto del Ministro
della pubblica istruzione 3 ottobre 2006, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale – 4ª Serie speciale – n. 76 del 6 ottobre 2006, ovvero
avverso la rinnovazione della procedura concorsuale ai sensi della
legge 3 dicembre 2010, n. 202, nonche’ ai soggetti che hanno avuto la
conferma degli incarichi di presidenza di cui all’articolo 1-sexies
del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con
modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43.»
Dato atto che il citato articolo 1, commi da 87 a 92, della legge
n. 107 del 2015 prevede che i soggetti gia’ vincitori, ovvero
utilmente collocati nelle graduatorie, ovvero che abbiano superato
positivamente tutte le fasi di procedure concorsuali successivamente
annullate in sede giurisdizionale, relative al concorso per esami e
titoli per il reclutamento di dirigenti scolastici indetto con
decreto direttoriale del Ministero dell’istruzione, dell’universita’
e della ricerca 13 luglio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale –
4ª Serie speciale – n. 56 del 15 luglio 2011, nonche’ i soggetti che
abbiano avuto una sentenza favorevole almeno nel primo grado di
giudizio, ovvero non abbiano avuto, alla data di entrata in vigore
della presente legge, alcuna sentenza definitiva, nell’ambito del
contenzioso riferito ai concorsi per dirigente scolastico di cui al
decreto direttoriale del Ministero dell’istruzione, dell’universita’
e della ricerca 22 novembre 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
– 4ª Serie speciale – n. 94 del 26 novembre 2004, e al decreto del
Ministro della pubblica istruzione 3 ottobre 2006, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale – 4ª Serie speciale – n. 76 del 6 ottobre 2006,
ovvero avverso la rinnovazione della procedura concorsuale ai sensi
della legge 3 dicembre 2010, n. 202, siano destinatari di un corso
intensivo di formazione e successiva prova finale volta
all’immissione nei ruoli dei dirigenti scolastici;
Dato atto che il corso intensivo di formazione volto all’immissione
nei ruoli dei dirigenti scolastici di cui al citato articolo 1, comma
87, della legge n. 107 del 2015, si e’ svolto nel mese di agosto 2015
e che i partecipanti che hanno superato la relativa prova finale sono
stati immessi in ruolo;
Dato atto che il citato articolo 1, comma 2-ter, del decreto-legge
n. 58 del 2014 e che l’articolo 17 del decreto-legge n. 104 del 2013,
comma 1-ter, qualificano il corso-concorso quale nazionale;
Ritenuto che la circostanza che il corso-concorso sia nazionale
comporta la necessita’ che la graduatoria di merito del concorso di
ammissione al corso di formazione dirigenziale e del successivo corso
di formazione e tirocinio siano entrambe nazionali;
Considerata l’interpretazione della clausola 4 della citata
direttiva 1999/70/CE, fornita dalla Corte di giustizia dell’Unione
europea con le pronunce 8 settembre 2011, n. C-177/10 e 18 ottobre
2012, quest’ultima intervenuta nei procedimenti C-302/11 e C-304/11,
nonche’ della sentenza del Consiglio di Stato, sez. VI, n. 4724 del
18 settembre 2014 di conferma dell’illegittimita’ del bando di
concorso per il reclutamento di dirigenti scolastici emanato con
decreto direttoriale del 13 luglio 2011 nella parte in cui
prescriveva che il requisito del servizio di insegnamento
effettivamente prestato dovesse essere maturato dopo la nomina in
ruolo;
Ritenuto pertanto che l’articolo 29, comma 1, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come sostituito dalla legge 28
dicembre 2015, n. 208, comma 217, sia da interpretare in senso
conforme alla disciplina comunitaria sopra richiamata, nonche’ alla
giurisprudenza europea e comunitaria formatasi in materia e che
pertanto il requisito dell’anzianita’ di servizio richiesta per la
partecipazione al concorso sia da intendersi nel senso che i cinque
anni di servizio possono essere maturati anche precedentemente
all’entrata in ruolo, ferma restando la conferma in ruolo;
Dato atto che la materia disciplinata dal presente regolamento non
rientra tra quelle per le quali e’ prevista l’acquisizione del parere
obbligatorio del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione a
norma dell’articolo 2, comma 2, del decreto legislativo n. 233 del
1999;
Ritenuto comunque opportuno acquisire detto parere, al fine di
avvalersi del supporto tecnico-scientifico del Consiglio Superiore
della Pubblica Istruzione;
Acquisito il parere del Consiglio Superiore della Pubblica
Istruzione nella seduta del 13 luglio 2016;
Ritenuto di poter accogliere le richieste di modifica formulate dal
Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione nel citato parere, ad
eccezione di quelle di seguito considerate;
Considerata non accoglibile la richiesta del Consiglio Superiore
della Pubblica Istruzione di modifica dell’articolo 4, comma 7,
relativamente all’aumento della percentuale del numero di candidati
ammissibili al corso di formazione rispetto ai posti determinati, in
quanto vincolata dal limite posto dall’articolo 29 del decreto
legislativo n. 165 del 2001, come sostituito dall’articolo 1, comma
217, della legge 28 dicembre 2015, n. 208;
Considerata altresi’ non accoglibile la richiesta del Consiglio
Superiore della Pubblica Istruzione di modifica dell’articolo 8,
comma 2, riferita all’aumento della percentuale del numero dei
candidati ammissibili alla prova scritta sulla base delle risultanze
delle prove preselettive, in ragione dell’incidenza finanziaria sui
costi della procedura concorsuale;
Ritenuto di poter aderire alla proposta di modifica dell’articolo
12, comma 3, tesa a riconoscere, nell’ambito della prova orale di cui
all’articolo 11, comma 1, un maggior punteggio massimo attribuibile
dalla Commissione nell’accertamento della conoscenza
dell’informatica, incrementando il punteggio massimo riconoscibile da
4 a 6 punti;
Ritenuto di confermare tra le cause ostative all’incarico di
Presidente e componente della Commissione di cui all’articolo 16,
comma 2, lettera a), l’aver ricoperto la carica di rappresentante
sindacale unitario, attesa la disposizione di cui all’articolo 35,
comma 3, lettera e), del decreto legislativo n. 165 del 2001;
Ritenuto di poter accogliere quasi integralmente le proposte di
modifica alla Tabella di valutazione dei titoli richieste dal
Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione – tendenti,
principalmente, ad attribuire diverso e maggior peso alle esperienze
professionali rispetto a titoli culturali, pur in considerazione
della prioritaria esigenza di garantire prevalenza alla valutazione
dei titoli culturali specifici inerenti la funzione dirigenziale
scolastica rispetto a titoli di servizio ed esperienze professionali
piu’ strettamente riconducibili alla funzione docente;
Acquisito il parere del Consiglio di Stato n. 2190/2016 (affare n.
1738/2016) espresso dalla sezione consultiva per gli atti normativi
nell’adunanza del 28 settembre 2016;
Considerate le osservazioni formulate dal Capo dell’Ufficio
legislativo del Ministro per la semplificazione e la pubblica
amministrazione con nota prot. 422/1G/UL/P del 5 dicembre 2016,
acquisite su invito, in data 2 dicembre 2016, del Dipartimento per
gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei
ministri;
Ritenuto di poter accogliere le proposte indicate nella su
richiamata nota, relative agli articoli 6, 17 e 18;
Ritenuto che la deroga a quanto previsto dall’articolo 8 del
decreto del Presidente della Repubblica n. 487 del 1994 sui concorsi
per titoli ed esami in relazione all’articolo 12, possa ritenersi
superata sulla base del parere n. 3183/2015 reso dal Consiglio di
Stato su analoga disposizione, in quanto nella valutazione dei titoli
culturali nonche’ di quelli di servizio e professionali, non e’
riservato all’Amministrazione alcun margine di discrezionalita’, come
si evince dalla Tabella di valutazione dei titoli, nella cui nuova
formulazione e’ stata eliminata la valutazione di libri ed articoli,
unica caratterizzata da profili di discrezionalita’;
Ritenuta di conseguenza superata anche l’osservazione formulata dal
Capo dell’Ufficio legislativo del Ministro per la semplificazione e
la pubblica amministrazione in merito all’articolo 5 in quanto i
titoli utili da presentare, i criteri di valutazione e il punteggio
da attribuire sono analiticamente enunciati nella Tabella di
valutazione dei titoli;
Considerate le osservazioni formulate dal Ministero dell’economia e
delle finanze, con note prot. 3273 del 14 dicembre 2016 e prot. 95968
del 14 dicembre 2016, acquisite su invito, in data 2 dicembre 2016,
del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della
Presidenza del Consiglio dei ministri;
Ritenuto di poter accogliere le osservazioni indicate nella su
richiamata nota relative agli articoli 1, 15, 18, 21 e 24;
Ritenuto altresi’ di accogliere le osservazioni relative
all’articolo 8, specificando al comma 7 che anche la valutazione
della prova preselettiva avviene mediante l’ausilio di sistemi
informatizzati e inserendo all’articolo 13 l’ulteriore comma 4;
Ritenuto invece, in relazione all’articolo 4, comma 2, di non dover
richiamare l’articolo 19, commi 5 e 5-ter, del decreto-legge 6 luglio
2011 n. 98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011,
n. 111, in conformita’ all’osservazione del Consiglio di Stato di cui
al punto 4.4 del parere n. 1684 reso nell’adunanza del 22giugno 2017,
trattandosi di disposizioni riferite a bienni scolastici ormai
decorsi ma delle quali verra’ garantita comunque l’applicazione, ai
fini dell’individuazione dei posti da mettere a bando, sino a che non
sara’ adottato il decreto interministeriale MIUR-MEF, previo concerto
in Conferenza Unificata, di cui all’articolo 19, comma 5-ter, del
medesimo decreto-legge;
Ritenuto altresi’ di acquisire nuovamente il parere del Consiglio
di Stato e del Consiglio superiore della pubblica istruzione, in
considerazione delle modifiche introdotte successivamente al rilascio
dei rispettivi pareri;
Acquisito il nuovo parere del Consiglio Superiore della Pubblica
Istruzione nella seduta del 10 maggio 2017;
Ritenuto di poter accogliere tutte le richieste formulate dal
Consiglio superiore della pubblica istruzione nel menzionato parere,
ad eccezione di quelle di seguito indicate;
Ritenuto di non poter accogliere la richiesta di modificare
l’articolo 8, comma 6, per ragioni organizzative, in quanto la
proposta non consente di assicurare la contemporaneita’ della prova
in caso di un numero di candidati superiore alle postazioni
disponibili per l’espletamento della prova medesima;
Ritenuto di non poter accogliere la richiesta di modifica
dell’articolo 12, comma 2, con riferimento alla possibilita’ di
assegnare un punteggio negativo alle risposte errate ai quesiti
formulati in lingua straniera, in quanto detta valutazione negativa
sarebbe a diminuzione di quella effettivamente conseguita da ciascun
candidato nelle materie disciplinari del concorso;
Ritenuto di non poter accogliere la richiesta di modificare
l’articolo 12, comma 3, con riferimento al punteggio massimo
attribuibile in sede di colloquio, ritenendo il diverso peso
attribuito alla valutazione della conoscenza della lingua straniera
rispetto a quella dell’informatica congruo e coerente con le esigenze
di reclutamento di cui al presente regolamento;
Ritenuta accolta la richiesta di adozione di linee guida nazionali
con l’emanazione del provvedimento di cui all’articolo 17, comma 8;
Ritenuto di non poter accogliere la richiesta di modificare
l’articolo 17, comma 5, con riferimento all’esclusione della
possibilita’ che il tirocinio possa essere effettuato in scuole
affidate in reggenza al dirigente scolastico tutor, in quanto
l’attivita’ di reggenza del Dirigente scolastico assicura il
necessario affiancamento e osservazione delle attivita’ svolte dal
tirocinante;
Ritenuto di non poter accogliere la richiesta di modifica
dell’articolo 17, comma 9 con riferimento alla richiesta di limitare
la selezione da parte delle Universita’, individuate per la
realizzazione del corso di formazione, di dirigenti scolastici e
dell’amministrazione scolastica per l’espletamento della formazione
di tipo pratico o laboratoriale, apparendo cio’ possibilmente lesivo
dell’autonomia didattico-organizzativa delle Universita’ medesime,
fermo restando quanto previsto dal comma 8 del medesimo articolo;
Ritenuto di non poter accogliere le richieste di modifica della
tabella di valutazione dei titoli, formulate con il secondo parere,
in quanto si ritiene opportuno valorizzare adeguatamente il titolo di
dottore di ricerca e le attivita’ di ricerca svolte;
Sentite le organizzazioni sindacali il 23 giugno 2016;
Acquisito il parere del Consiglio di Stato n. 1684/2017 espresso
dalla sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 22
giugno 2017;
Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri
effettuata, a norma dell’articolo 17, commi 3 e 4, della citata legge
n. 400 del 1988, cosi’ come attestata dalla Presidenza del Consiglio
dei ministri con nota n. 8626 del 1° agosto 2017;

Adotta
il seguente regolamento:

Art. 1

Oggetto

1. Il presente regolamento e’ emanato in attuazione dell’articolo
29, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, come
sostituito dall’articolo 1, comma 217, della legge 28 dicembre 2015,
n. 208, e definisce le modalita’ di svolgimento delle procedure
concorsuali nazionali, organizzate su base regionale, per il
reclutamento dei dirigenti scolastici nei ruoli regionali di cui
all’articolo 25 del citato decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,
la durata del corso di formazione dirigenziale e tirocinio e le forme
di valutazione dei candidati ammessi al corso medesimo.

Art. 2

Definizioni

1. Ai fini del presente regolamento si intende per:
a) «Ministero», il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca;
b) «Ministro», il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
della ricerca;
c) «USR», gli Uffici scolastici regionali di cui all’articolo 75
del decreto legislativo 30 luglio 1999, n.300 recante riforma
dell’organizzazione del Governo, a norma dell’articolo 11 della legge
15 marzo 1997, n. 59;
d) «Bando», ciascun bando di concorso adottato in attuazione del
presente regolamento.
e) «Testo Unico», il testo unico delle disposizioni legislative
vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine
e grado, approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297.
f) «Legge», la legge 13 luglio 2015, n. 107 recante riforma del
sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino
delle disposizioni legislative vigenti;
g) «Decreto-legge», il decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104,
convertito con modificazioni dalla legge 8 novembre 2013, n. 128
recante misure urgenti in materia di istruzione, universita’ e
ricerca;
h) «CEF», il Common European Framework of References for
Languages come definito dal Consiglio Europeo;
i) «Commissione del concorso», la Commissione esaminatrice dei
candidati al concorso di ammissione al corso di formazione
dirigenziale;
l) «Sotto-commissione del concorso», ciascuna delle
Sotto-commissioni esaminatrici dei candidati al concorso di
ammissione al corso di formazione dirigenziale;
m) «Commissione del corso», ciascuna delle Commissioni
esaminatrici dei partecipanti al corso di formazione dirigenziale e
tirocinio;
n) «Direttore generale», il Direttore generale preposto alla
direzione competente per gli indirizzi generali relativi alla
disciplina giuridica ed economica del personale scolastico;
o) «CRUI», la Conferenza dei Rettori delle Universita’ Italiane;
p) «Semiesonero», esenzione al cinquanta percento dai normali
obblighi di servizio, ferma restando la validita’ a tutti gli effetti
della quota di servizio non prestato come servizio di istituto nella
scuola.

Art. 3

Articolazione in fasi del corso-concorso

1. I corsi-concorso banditi ai sensi del presente regolamento si
articolano nelle seguenti fasi:
a) eventuale prova pre-selettiva;
b) concorso di ammissione al corso di formazione dirigenziale;
c) corso di formazione dirigenziale e tirocinio;

Art. 4

Determinazione del contingente dei posti del concorso
e del corso di formazione

1. Il numero dei posti da mettere a concorso e’ determinato con il
Bando ai sensi dei commi 2, 3 e 4.
2. Sono messi a concorso i posti da dirigente scolastico presso le
istituzioni scolastiche statali, inclusi i centri provinciali per
l’istruzione degli adulti, che risultino vacanti e disponibili alla
data di indizione del corso-concorso.
3. Sono altresi’ messi a concorso i posti che si prevede si rendano
vacanti e disponibili, nel triennio successivo, per collocamento a
riposo per limiti di eta’, tenuto ulteriormente conto della
percentuale media di cessazione dal servizio per altri motivi.
4. Dai posti determinati ai sensi dei commi 2 e 3 sono detratti
quelli occorrenti per l’assunzione dei vincitori dei concorsi
precedentemente banditi.
5. Alla frequenza del corso di formazione dirigenziale sono ammessi
candidati in numero superiore a quello dei posti determinati ai sensi
dei commi 2, 3 e 4 nella percentuale del venti per cento in piu’.
L’eventuale frazione di posto e’ arrotondata all’unita’ intera
superiore.

Parte II

CONCORSO DI AMMISSIONE AL CORSO DI FORMAZIONE DIRIGENZIALE

Art. 5

Bando di concorso per l’ammissione al corso
di formazione dirigenziale

1. Il Bando specifica:
a) i requisiti generali di ammissione al concorso di accesso al
corso di formazione dirigenziale, ai sensi dell’articolo 6;
b) i termini, il contenuto e le modalita’ di presentazione delle
istanze di partecipazione al concorso di accesso al corso di
formazione dirigenziale, ai sensi dell’articolo 7;
c) il numero dei candidati ammessi alla frequenza del corso di
formazione dirigenziale ai sensi dell’articolo 4, comma 5, nonche’
dei posti messi a concorso ai sensi dell’articolo 4, comma 1;
d) le modalita’ di svolgimento dell’eventuale prova preselettiva
e di quelle selettive, ai sensi degli articoli da 8 a 12;
e) le modalita’ di svolgimento del corso di formazione
dirigenziale e del tirocinio, ai sensi dell’articolo 17;
f) le modalita’ di versamento, direttamente nei pertinenti
capitoli del bilancio dello Stato, del contributo posto a carico dei
candidati per far parzialmente fronte alle spese della procedura
concorsuale, individuato in un importo pari a 10 euro, ai sensi
dell’articolo 4, comma 3-septies, del decreto-legge 31 agosto 2013,
n. 101;
g) le modalita’ di informazione e di comunicazione ai candidati;
h) i documenti richiesti per l’assunzione.

Art. 6

Requisiti di ammissione

1. Al concorso per l’accesso al corso di formazione dirigenziale
puo’ partecipare il personale docente ed educativo delle istituzioni
scolastiche ed educative statali assunto con contratto a tempo
indeterminato, confermato in ruolo ai sensi della normativa vigente,
purche’ in possesso di diploma di laurea magistrale, specialistica
ovvero di laurea conseguita in base al previgente ordinamento, di
diploma accademico di secondo livello rilasciato dalle istituzioni
dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica ovvero di
diploma accademico di vecchio ordinamento congiunto con diploma di
istituto secondario superiore, che abbia effettivamente reso, nelle
istituzioni scolastiche ed educative del sistema nazionale di
istruzione, un servizio di almeno cinque anni, ove il servizio di
insegnamento, anche se maturato antecedentemente alla stipula del
contratto a tempo indeterminato, si intende prestato per un anno
intero se ha avuto la durata di almeno centottanta giorni o se sia
stato prestato ininterrottamente dal primo febbraio fino al termine
delle operazioni di scrutinio finale.

Art. 7

Istanza di partecipazione al concorso

1. I candidati presentano l’istanza di partecipazione al concorso
esclusivamente a mezzo delle apposite funzioni rese disponibili nel
sistema informativo del Ministero.
2. Il contenuto dell’istanza di partecipazione e’ disciplinato dal
Bando, che indica altresi’ quali suoi elementi siano necessari a pena
di esclusione dal concorso. Nell’istanza e’ comunque indicata, a pena
di esclusione, la lingua straniera, scelta tra inglese, francese,
tedesco o spagnolo, da utilizzare ai fini dell’attuazione
dell’articolo 10, comma 3 e dell’articolo 11, comma 2.

Art. 8

Prova preselettiva

1. Qualora il numero dei candidati al concorso pubblico per
l’ammissione al corso di formazione dirigenziale sia complessivamente
superiore a tre volte quello dei posti disponibili a livello
nazionale ai sensi dell’articolo 4, comma 5, e’ svolta una prova
preselettiva nazionale.
2. Sulla base delle risultanze della prova preselettiva, alla prova
scritta di cui all’articolo 10 e’ ammesso un numero di candidati pari
a tre volte quello dei posti disponibili per il corso di formazione
dirigenziale di cui all’articolo 4, comma 5. Sono, altresi’, ammessi
tutti i candidati che abbiano conseguito nella prova preselettiva un
punteggio pari a quello del candidato collocato nell’ultima posizione
utile.
3. La mancata presentazione per l’espletamento della prova
preselettiva nel giorno, ora e sede stabiliti, comunque giustificata
e a qualsiasi causa dovuta, comporta l’esclusione dal concorso.
4. La prova preselettiva consiste in un test articolato in cento
quesiti a risposta multipla vertenti sulle medesime materie di cui
all’articolo 10, comma 2.
5. La prova si svolge nelle sedi individuate dagli USR,
eventualmente anche in piu’ sessioni in relazione al numero dei
candidati.
6. I quesiti di cui al comma 4 sono estratti da una banca dati resa
nota tramite pubblicazione sul sito del Ministero almeno 20 giorni
prima dell’avvio della prova.
7. Lo svolgimento e la valutazione della prova preselettiva
avvengono mediante l’ausilio di sistemi informatizzati. Il punteggio
di cui al comma 8 e’ restituito al termine della stessa.
8. Ai fini dell’ammissione alla prova scritta, alla prova
preselettiva e’ attribuito un punteggio massimo di 100,0 punti,
ottenuti sommando 1,0 punti per ciascuna risposta esatta, 0,0 punti
per ciascuna risposta non data e sottraendo 0,3 punti per ciascuna
risposta errata. Il punteggio cosi’ conseguito non concorre alla
formazione del punteggio finale nella graduatoria di merito del
concorso di accesso al corso di formazione dirigenziale e tirocinio.
9. L’elenco dei candidati ammessi a sostenere la prova scritta e’
pubblicato sul sito internet del Ministero.

Art. 9

Prove di esame

1. Le prove di esame del concorso pubblico per l’ammissione al
corso di formazione dirigenziale e tirocinio si articolano in una
prova scritta, da svolgersi con l’ausilio di sistemi informatici, e
una prova orale.

Art. 10

Prova scritta

1. La prova scritta consiste in cinque quesiti a risposta aperta e
in due quesiti in lingua straniera di cui al comma 3.
2. I cinque quesiti a risposta aperta vertono sulle seguenti
materie:
a) normativa riferita al sistema educativo di istruzione e di
formazione e agli ordinamenti degli studi in Italia con particolare
attenzione ai processi di riforma in atto;
b) modalita’ di conduzione delle organizzazioni complesse, con
particolare riferimento alla realta’ delle istituzioni scolastiche ed
educative statali;
c) processi di programmazione, gestione e valutazione delle
istituzioni scolastiche, con particolare riferimento alla
predisposizione e gestione del Piano Triennale dell’Offerta
Formativa, all’elaborazione del Rapporto di Autovalutazione e del
Piano di Miglioramento, nel quadro dell’autonomia delle istituzioni
scolastiche e in rapporto alle esigenze formative del territorio;
d) organizzazione degli ambienti di apprendimento, con
particolare riferimento all’inclusione scolastica, all’innovazione
digitale e ai processi di innovazione nella didattica;
e) organizzazione del lavoro e gestione del personale, con
particolare riferimento alla realta’ del personale scolastico;
f) valutazione ed autovalutazione del personale, degli
apprendimenti e dei sistemi e dei processi scolastici;
g) elementi di diritto civile e amministrativo, con particolare
riferimento alle obbligazioni giuridiche e alle responsabilita’
tipiche del dirigente scolastico, nonche’ di diritto penale con
particolare riferimento ai delitti contro la Pubblica Amministrazione
e in danno di minorenni;
h) contabilita’ di Stato, con particolare riferimento alla
programmazione e gestione finanziaria presso le istituzioni
scolastiche ed educative statali e relative aziende speciali;
i) sistemi educativi dei Paesi dell’Unione Europea.
3. Ciascuno dei due quesiti in lingua straniera e’ articolato in
cinque domande a risposta chiusa, volte a verificare la comprensione
di un testo nella lingua prescelta dal candidato tra inglese,
francese, tedesco e spagnolo. Detti quesiti, che vertono sulle
materie di cui al comma 2, lettere d) o i), sono formulati e svolti
dal candidato nella lingua straniera prescelta, al fine della
verifica della relativa conoscenza al livello B2 del CEF.
4. Sono ammessi alla prova orale i candidati che conseguono nella
prova scritta il punteggio minimo previsto dall’articolo 12, comma 2,
ultimo periodo.

Art. 11

Prova orale

1. La prova orale consiste in un colloquio sulle materie d’esame di
cui all’articolo 10che accerta la preparazione professionale del
candidato sulle medesime e sulla verifica della capacita’ di
risolvere un caso riguardante la funzione del dirigente scolastico.
2. La prova orale verifica altresi’ la conoscenza degli strumenti
informatici e delle tecnologie della comunicazione normalmente in uso
presso le istituzioni scolastiche, nonche’ la conoscenza della lingua
prescelta dal candidato tra francese, inglese, tedesco e spagnolo al
livello B2 del CEF, attraverso la lettura e traduzione di un testo
scelto dalla Commissione ed una conversazione nella lingua prescelta.
3. La prova orale e’ superata dai candidati che riportano il
punteggio minimo previsto dall’articolo 12, comma 3, ultimo periodo.

Art. 12

Valutazione delle prove e dei titoli

1. Per la valutazione della prova scritta, di quella orale e per la
valutazione dei titoli, la Commissione del concorso ha a disposizione
un punteggio massimo pari rispettivamente a 100, 100 e 30 punti.
2. A ciascuno dei cinque quesiti della prova scritta non espressi
in lingua straniera, la Commissione del concorso attribuisce un
punteggio nel limite massimo di 16 punti. A ciascuno dei quesiti in
lingua straniera la Commissione attribuisce un punteggio nel limite
massimo di 10 punti, 2 per ciascuna risposta corretta. Il punteggio
complessivo della prova scritta e’ dato dalla somma dei punteggi
ottenuti in ciascuna dei sette quesiti. I candidati che ottengono un
punteggio complessivo pari o superiore a 70 punti superano la prova
scritta e sono ammessi a quella orale.
3. Al colloquio sulle materie d’esame, all’accertamento della
conoscenza dell’informatica e all’accertamento della conoscenza della
lingua straniera prescelta dal candidato, nell’ambito della prova
orale, la Commissione del concorso attribuisce un punteggio nel
limite massimo rispettivamente di 82, 6 e 12. Il punteggio
complessivo della prova orale e’ dato dalla somma dei punteggi
ottenuti al colloquio e nell’accertamento della conoscenza
dell’informatica e della lingua. La prova orale e’ superata dai
candidati che ottengono un punteggio complessivo pari o superiore a
70 punti.
4. La Commissione del concorso determina il punteggio da
riconoscere ai titoli soltanto per i candidati che hanno superato la
prova orale. Sono valutabili i titoli professionali e culturali
indicati, con il punteggio attribuibile a ciascuno di essi, nella
tabella A allegata che costituisce parte integrante e sostanziale del
presente regolamento.
5. I candidati che superano le prove scritta ed orale sono inseriti
nella graduatoria generale di merito per l’accesso al corso di
formazione dirigenziale, col punteggio dato dalla somma dei punteggi
di cui ai commi 2, 3 e 4.

Art. 13

Predisposizione delle prove

1. Con decreto del Ministro e’ istituito un Comitato
tecnico-scientifico per la redazione:
a) dei quesiti a risposta multipla della prova preselettiva;
b) dei quesiti a risposta aperta e a risposta chiusa in lingua
straniera della prova scritta;
c) dei quadri di riferimento in base ai quali sono costruite e
valutate tutte le prove di cui al presente articolo, incluse quelle
di cui ai commi 6 e 7 dell’articolo 17.
2. Il Comitato tecnico-scientifico di cui al comma 1 e’ nominato
per ogni tornata concorsuale ed e’ composto da soggetti di comprovata
qualificazione nelle materie oggetto del concorso, scelti tra docenti
universitari, avvocati di Stato, magistrati della Corte dei conti,
dirigenti scolastici, dirigenti amministrativi di ruolo e dirigenti
tecnici di ruolo. Il Comitato puo’ comprendere anche soggetti
collocati in quiescenza da non piu’ di tre anni dalla data di
pubblicazione del Bando. Al Comitato sono aggregati componenti
esperti per ciascuna delle lingue straniere prescelte dai candidati,
designati tra docenti universitari, docenti di ruolo abilitati
all’insegnamento per le classi di concorso della relativa lingua.
3. I quesiti in cui si articola la prova orale di cui all’articolo
11, commi 1 e 2, sono predisposti dalla Commissione del concorso, che
sceglie altresi’ i testi da leggere e tradurre di cui al citato comma
2.
4. Ai componenti del Comitato tecnico-scientifico non spettano
compensi, indennita’, emolumenti o gettoni di presenza comunque
denominati.

Art. 14

Graduatoria del concorso e ammissione
al corso di formazione dirigenziale

1. All’esito del concorso di accesso al corso di formazione
dirigenziale, i candidati sono collocati in una graduatoria generale
nazionale per merito e titoli, sulla base del punteggio di cui
all’articolo 12, comma 5. A parita’ di punteggio complessivo si
applicano le preferenze di cui all’articolo 5, commi 4 e 5, del
decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n.487.
2. Ai corsi di formazione dirigenziale sono ammessi i candidati
utilmente inseriti nella graduatoria generale nazionale per merito e
titoli del concorso di ammissione, entro il limite del numero dei
posti disponibili ai sensi dell’articolo 4, comma 5.
3. La graduatoria generale nazionale per merito e titoli del
concorso di ammissione al corso di formazione e’ approvata con
decreto del direttore generale, ed e’ pubblicata sul sito internet
del Ministero. Della pubblicazione si da’ avviso nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana.

Art. 15

Commissione del concorso

1. La Commissione esaminatrice dei candidati al concorso di
ammissione al corso di formazione dirigenziale e’ nominata con
decreto del direttore generale.
2. La Commissione e’ composta da un presidente e due componenti e
puo’ comprendere anche soggetti collocati in quiescenza da non piu’
di tre anni, dalla data di pubblicazione del Bando. La commissione e’
integrata da un componente esperto per ciascuna delle lingue
straniere prescelte dai candidati. In sede di prova orale, alla
commissione e’ aggregato un ulteriore componente esperto in
informatica.
3. Il presidente e’ scelto tra magistrati amministrativi, ordinari,
contabili, avvocati e procuratori dello Stato, dirigenti di
amministrazioni pubbliche, ove possibile diverse dal Ministero, che
ricoprano o abbiano ricoperto un incarico di direzione di uffici
dirigenziali generali, professori di prima fascia di universita’
statali e non statali. Soltanto in caso di comprovata carenza di
personale nelle qualifiche citate, la funzione di presidente e’
esercitata da dirigenti amministrativi o tecnici, anche appartenenti
all’amministrazione scolastica centrale e periferica o da dirigenti
scolastici, con un’anzianita’, nei ruoli dirigenziali, di almeno
dieci anni.
4. I componenti sono designati uno fra i dirigenti scolastici con
un’anzianita’, nei ruoli dirigenziali, di almeno cinque anni di
servizio e l’altro fra i dirigenti tecnici oppure fra i dirigenti
amministrativi di comprovata qualificazione nelle materie oggetto del
concorso, in entrambi i casi con un’anzianita’, nei ruoli
dirigenziali, di almeno cinque anni.
5. I componenti aggregati esperti di lingua straniera sono
designati indifferentemente tra i professori universitari di prima o
seconda fascia della relativa lingua ovvero tra i docenti di ruolo
abilitati nell’insegnamento per le classi di concorso della relativa
lingua, in quest’ultimo caso purche’ in possesso di almeno cinque
anni di servizio specifico.
6. I componenti aggregati esperti di informatica sono designati tra
i docenti di ruolo abilitati nell’insegnamento della classe di
concorso A-41, purche’ in possesso di almeno cinque anni di servizio
specifico.
7. Le funzioni di segretario sono svolte da personale appartenente
al personale amministrativo della terza area.
8. Qualora il numero dei candidati ammessi alla prova scritta sia
superiore alle duecentocinquanta unita’, la composizione della
commissione iniziale e’ integrata in modo da costituire una
sottocommissione per ogni gruppo, o frazione, di duecentocinquanta
candidati, inclusi i membri aggregati. Ogni sottocommissione e’
composta da un presidente aggiunto, due componenti aggiunti ed un
segretario aggiunto, scelti tra le categorie individuate ai sensi dei
commi 3, 4 e 7. Il presidente della commissione iniziale coordina i
lavori delle sottocommissioni.
9. Il provvedimento di nomina della commissione e delle eventuali
sottocommissioni indica almeno un supplente per ciascun componente,
scelto secondo le modalita’ di nomina previste dal presente articolo.
10. La composizione delle commissioni e’ tale da garantire la
presenza di entrambi i generi, salvi i casi di motivata
impossibilita’.
11. Per i compensi dei componenti delle commissioni, delle
sottocommissioni e del personale addetto alla vigilanza di concorso
si applicano il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23
marzo 1995 e il decreto interministeriale del 12 marzo 2012, fermo
restando quanto previsto dall’articolo 6, comma 3, del decreto-legge
31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge, con modificazioni,
dall’articolo 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010, n. 122.

Art. 16

Condizioni personali ostative all’incarico di presidente e componente
della Commissione e delle sottocommissioni del concorso

1. Sono condizioni ostative all’incarico di presidente, componente
e componente aggregato della Commissione e delle sottocommissioni del
concorso:
a) avere riportato condanne penali o avere in corso procedimenti
penali per i quali sia stata formalmente iniziata l’azione penale;
b) avere in corso procedimenti disciplinari ai sensi delle norme
disciplinari dei rispettivi ordinamenti;
c) essere incorsi nelle sanzioni disciplinari previste nei
rispettivi ordinamenti;
d) essere stati collocati a riposo da piu’ di tre anni dalla data
di pubblicazione del Bando e, se in quiescenza, non aver superato il
settantesimo anno d’eta’ alla medesima data.
2. I presidenti, i componenti e i componenti aggregati della
Commissione e delle sottocommissioni del concorso, inoltre:
a) non possono essere componenti dell’organo di direzione
politica dell’amministrazione, ricoprire cariche politiche e essere
rappresentanti sindacali, anche presso le Rappresentanze sindacali
unitarie, o essere designati dalle confederazioni ed organizzazioni
sindacali o dalle associazioni professionali; ne’ esserlo stati
nell’anno antecedente alla data di indizione del concorso;
b) non debbono essere parenti o affini entro il quarto grado con
un concorrente;
c) non debbono svolgere, o aver svolto nell’anno antecedente alla
data di indizione del concorso, attivita’ o corsi di preparazione ai
concorsi per il reclutamento dei dirigenti scolastici;
d) non debbono essere stati destituiti o licenziati dall’impiego
per motivi disciplinari, per ragioni di salute o per decadenza
dall’impiego comunque determinata.

Parte III

CORSO DI FORMAZIONE DIRIGENZIALE E TIROCINIO

Art. 17

Svolgimento del corso di formazione dirigenziale e tirocinio

1. Il corso di formazione dirigenziale e tirocinio selettivo e’
finalizzato all’arricchimento delle competenze professionali e
culturali possedute dai candidati, in relazione alle funzioni proprie
del dirigente scolastico, con particolare riguardo alle modalita’ di
direzione della scuola alla luce delle innovazioni previste dalla
legge, ai processi, all’innovazione e agli strumenti della didattica,
all’organizzazione e alla gestione delle risorse umane e ai legami
con il contesto e il territorio.
2. Il corso di formazione dirigenziale puo’ essere organizzato a
livello regionale e comprende due mesi di formazione generale e
quattro mesi di tirocinio integrati da sessioni di formazione
erogabili anche a distanza.
3. Il corso di formazione dirigenziale, che e’ parte integrante
della procedura concorsuale ed e’ svolto presso le Universita’, si
compone di quattro moduli formativi che vertono sulle seguenti
materie:
MODULO FORMATIVO A) Gestione unitaria delle istituzioni
scolastiche: l’autonomia scolastica. Organizzazione del sistema
educativo di istruzione e formazione. Organizzazione degli ambienti
di apprendimento con particolare riferimento all’inclusione
scolastica e alla progettazione. Innovazione digitale e metodologica.
Alternanza scuola-lavoro: attori e progetti. Reti tra scuole e
rapporto con il territorio.
MODULO FORMATIVO B) Organizzazione del lavoro, gestione e
valorizzazione del personale scolastico, con particolare attenzione
alla formazione in servizio. La programmazione e la gestione
dell’organico dell’autonomia. Leadership per l’apprendimento e il
successo formativo degli studenti, con particolare riferimento alle
tematiche relative all’inclusione scolastica e all’orientamento.
Management e relazione con gli stakeholders esterni ed interni. La
rendicontazione sociale al servizio dell’autonomia scolastica e dei
processi di valutazione.
MODULO FORMATIVO C) La responsabilita’ civile, penale ed erariale
del dirigente scolastico. La gestione amministrativo-contabile delle
istituzioni scolastiche con particolare riferimento al bilancio
annuale e alla sua correlazione con la programmazione triennale
dell’offerta formativa. Gestione contenzioso scolastico e
procedimenti disciplinari. Diritto di accesso e trasparenza.
Sicurezza sui luoghi di lavoro. La disciplina dei contratti pubblici
relativa a lavori, servizi e forniture applicata al contesto delle
istituzioni scolastiche. Relazioni sindacali.
MODULO FORMATIVO D) Il processo di valutazione delle istituzioni
scolastiche e del personale scolastico, con particolare riferimento
ai dirigenti scolastici. Il Piano Triennale dell’Offerta Formativa.
Il Rapporto di Autovalutazione e il Piano di Miglioramento delle
istituzioni scolastiche. Progettazione e rendicontazione di attivita’
finanziate con fondi nazionali ed europei.
4. Sono ammessi al tirocinio tutti i candidati che abbiano
frequentato almeno 180 ore delle 240 previste per il corso di
formazione dirigenziale, fermo restando quanto previsto dall’articolo
21. La relativa certificazione e’ rilasciata dall’Universita’ presso
la quale si svolge il corso di formazione.
5. Il tirocinio dura quattro mesi ed e’ svolto presso istituzioni
scolastiche che abbiano presentato candidature e appositamente
individuate dagli USR prima dell’inizio del corso di formazione e
tirocinio. Il tirocinio deve essere svolto in scuole dimensionate ai
sensi dell’articolo 19, commi 5 e 5-ter del decreto-legge n. 98/2011,
e le funzioni di tutor vanno affidate al dirigente titolare. Il
tirocinio puo’ anche essere effettuato nelle scuole affidate in
reggenza al dirigente tutor.
6. Sono ammessi alla prova scritta i candidati che hanno effettuato
il tirocinio. A tal fine il Dirigente scolastico della scuola
individuata ai sensi del comma 5 certifica la frequenza del candidato
per almeno i tre quarti dei giorni di effettivo funzionamento della
scuola secondo il calendario scolastico, fermo restando quanto
previsto dall’articolo 21. La prova scritta consiste in un elaborato
di carattere teorico-pratico, sulle materie oggetto dei moduli
formativi previsti dal comma 3 ed e’ valutata in centesimi dalla
Commissione di cui all’articolo 18. Superano la prova coloro che
conseguono una votazione almeno pari a 70 centesimi.
7. Sono ammessi al colloquio finale i candidati che hanno superato
la prova di cui al comma 6. I candidati presentano alla commissione
di cui all’articolo 18 una relazione scritta sulle attivita’ svolte
durante il tirocinio e sostengono il colloquio finale. Il colloquio
finale consiste in quattro domande, una per ognuno dei moduli
formativi previsti dal comma 3, estratte dal candidato, nonche’ in
una domanda di carattere tecnico pratico relativa al tirocinio
svolto. A ciascuna delle cinque domande viene attribuito un punteggio
nel limite massimo di venti punti. Il colloquio e’ valutato, in
centesimi, dalla Commissione di cui all’articolo 18. Superano il
colloquio coloro che conseguono una votazione almeno pari a 70
centesimi. I candidati che superano il colloquio sono inseriti nella
relativa graduatoria generale di merito di cui all’articolo 19.
8. Il MIUR, sentita la CRUI, provvede a declinare i contenuti
didattici e le modalita’ di realizzazione dei singoli moduli
formativi del corso di formazione, di cui al comma 3 del presente
articolo.
9. Allo scopo di assicurare l’unitarieta’ del progetto formativo,
anche nel caso di coinvolgimento di piu’ Universita’, individuate
dalla CRUI, una delle quali designata quale sede amministrativa, le
Universita’ si avvalgono, per lo svolgimento degli specifici
insegnamenti e delle attivita’ formative, ivi comprese quelle volte
all’esame di casi pratici, sia attraverso l’esposizione di esperienze
che mediante le tecniche della simulazione e del role-playing, di
personale in possesso di qualificata e documentata competenza nelle
materie oggetto dei moduli formativi di cui al comma 3, scelto tra
docenti universitari, dirigenti dell’amministrazione scolastica,
dirigenti scolastici individuati d’intesa con gli Uffici scolastici
regionali ed esperti esterni.
10. Le Universita’, dandone tempestiva informazione agli
interessati, individuano le sedi di svolgimento del corso di
formazione e il calendario delle relative attivita’ formative. Con
decreto del direttore generale sono stabilite le modalita’ di scelta
della sede di svolgimento del corso di formazione secondo l’ordine
della graduatoria di cui all’articolo 14, le norme che i candidati
sono tenuti ad osservare durante la frequenza del corso e, infine, la
validita’ dei periodi di formazione e di tirocinio in caso di assenze
da parte dei candidati stessi.
11. Durante il corso di formazione dirigenziale e tirocinio i
partecipanti beneficiano del semiesonero dal servizio. Le spese di
viaggio, vitto e alloggio sono a carico dei partecipanti.

Art. 18

Commissione del corso di formazione dirigenziale
e tirocinio

1. La commissione esaminatrice del corso di formazione dirigenziale
e del tirocinio, composta da soggetti diversi da quelli di cui
all’articolo 15, e’ nominata dal direttore generale nel rispetto di
quanto previsto dall’articolo 16 e, ove possibile, dall’articolo 15,
comma 10, ed e’ costituita da tre componenti, di cui uno con funzione
di presidente.
2. Il presidente e’ scelto tra magistrati amministrativi, ordinari,
contabili, avvocati o procuratori dello Stato, dirigenti di pubbliche
amministrazioni, ove possibile diverse dal Ministero, che ricoprano o
che abbiano ricoperto un incarico di direzione di uffici dirigenziali
generali, professori di prima fascia di universita’ statali e non
statali. Soltanto in caso di comprovata carenza di personale nelle
qualifiche citate, la funzione di presidente e’ esercitata da
dirigenti amministrativi o tecnici, anche appartenenti
all’amministrazione scolastica centrale e periferica o da dirigenti
scolastici, con un’anzianita’, nei ruoli dirigenziali, di almeno
dieci anni.
3. I restanti due componenti sono designati fra i dirigenti
scolastici con un’anzianita’, nei ruoli dirigenziali, di almeno
cinque anni di servizio e fra i dirigenti tecnici oppure fra i
dirigenti amministrativi di comprovata qualificazione nelle materie
oggetto del corso, in tutti i casi con un’anzianita’, nei ruoli
dirigenziali, di almeno cinque anni.
4. Le funzioni di segretario sono svolte da personale appartenente
al personale amministrativo della terza area, scelto fra soggetti
diversi da quelli che hanno svolto le medesime funzioni ai sensi
dell’articolo 15.
5. La composizione della commissione iniziale puo’ essere integrata
in modo da costituire una sottocommissione per ogni gruppo, o
frazione, di duecentocinquanta candidati. Ogni sottocommissione e’
composta da un presidente aggiunto, due componenti aggiunti ed un
segretario aggiunto, scelti tra le categorie individuate ai sensi dei
commi precedenti. Il presidente della commissione iniziale coordina i
lavori delle sottocommissioni.
6. Per i compensi dei componenti delle commissioni, delle
sottocommissioni si applicano il decreto del Presidente del Consiglio
dei ministri 23 marzo 1995 e il decreto interministeriale del 12
marzo 2012, fermo restando quanto previsto dall’articolo 6, comma 3,
del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge, con
modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010,
n. 122.

Art. 19

Graduatoria generale di merito

1. La graduatoria generale di merito conclusiva del corso-concorso
e’ nazionale ed e’ formulata in base alla somma dei punteggi
conseguiti da ciascun candidato nelle prove di cui all’articolo 17,
commi 6 e 7. A parita’ di merito trovano applicazione le vigenti
disposizioni in materia di precedenze e preferenze per l’ammissione
all’impiego nelle amministrazioni statali.
2. La graduatoria generale di merito e’ approvata con decreto del
direttore generale ed e’ pubblicata sul sito internet e sulla rete
intranet del Ministero. Della pubblicazione si da’ avviso nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
3. La graduatoria generale di merito ha validita’ sino
all’approvazione della graduatoria successiva.

Art. 20

Vincitori

1. Sono dichiarati vincitori del corso-concorso, per un numero
massimo pari a quello dei posti messi a concorso con il relativo
Bando, ai sensi dell’articolo 4, comma 1, i candidati utilmente
collocati nella graduatoria generale di merito conclusiva del corso
di formazione dirigenziale e tirocinio.
2. Il ruolo regionale in cui i vincitori sono assunti e’
determinato, nel limite dei posti vacanti e disponibili ciascun anno
e in ciascun USR, sulla base dell’ordine di graduatoria e delle
preferenze espresse dai vincitori stessi all’atto dello scorrimento
della graduatoria. I vincitori sono invitati, dal competente USR, a
sottoscrivere il contratto individuale di lavoro a tempo
indeterminato previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro
relativo alla dirigenza scolastica. Resta fermo il regime
autorizzatorio in materia di assunzioni di cui all’articolo 39, commi
3 e 3-bis, della legge 27 dicembre 1997, n. 449.
3. I soggetti che rinunciano all’assunzione sono esclusi dalla
graduatoria. Sono altresi’ depennati dalla graduatoria coloro che,
senza giustificato motivo, non prendono servizio nel termine indicato
dall’amministrazione con l’atto di invito alla sottoscrizione del
contratto ai sensi del comma 2, o che non perfezionano l’assunzione
con la presentazione, entro trenta giorni, dei documenti richiesti
dal Bando per l’assunzione medesima.
4. I dirigenti assunti a seguito della procedura concorsuale
definita dal presente regolamento sono tenuti alla permanenza in
servizio nella regione di iniziale assegnazione per un periodo pari
alla durata minima dell’incarico dirigenziale previsto dalla
normativa vigente.
5. Le assunzioni disposte mediante scorrimento delle graduatorie di
cui al presente regolamento avvengono in ogni caso entro il limite
massimo dei posti effettivamente vacanti e disponibili in ciascun USR
per anno scolastico, ferma restando la procedura autorizzatoria di
cui all’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449.

Art. 21

Riammissione al corso successivo

1. I candidati che non possono iniziare o proseguire la frequenza
del corso di formazione dirigenziale o del tirocinio per maternita’ o
per gravi motivi comprovati, entro dieci giorni dall’inizio del corso
o dall’interruzione della frequenza, da idonea documentazione, sono
ammessi di diritto, su loro richiesta, alla frequenza del corso di
formazione dirigenziale e tirocinio di cui all’articolo 17 relativo
alla procedura immediatamente successiva.

Parte IV

DISPOSIZIONI FINALI

Art. 22

Disposizioni finanziarie

1. Le risorse iscritte nello stato di previsione del Ministero per
lo svolgimento dei corsi-concorsi a posti da dirigente scolastico,
ivi comprese quelle successivamente riassegnate ai pertinenti
capitoli ai sensi dell’articolo 5, comma 1, lettera f) del presente
decreto, nonche’ dell’articolo 1, comma 218, della legge 28 dicembre
2015, n. 208, costituiscono limite di spesa ai fini della cadenza
temporale del Bando e della numerosita’ dei posti.

Art. 23

Disposizioni particolari per le scuole con lingua di insegnamento
slovena e con insegnamento bilingue sloveno-italiano

1. Ai sensi dell’articolo 17, comma 1-ter, del decreto-legge,
contestualmente al corso-concorso nazionale viene bandito il
corso-concorso anche per le scuole con lingua di insegnamento slovena
e con insegnamento bilingue sloveno-italiano della Regione autonoma
Friuli-Venezia Giulia.
2. Il corso-concorso e’ bandito dall’USR per il Friuli-Venezia
Giulia in analogia con le disposizioni di cui al presente
regolamento, al fine di garantire un identico standard formativo
della dirigenza scolastica.
3. Al fine di salvaguardare la specificita’ delle istituzioni
scolastiche di cui al comma 1, il corso-concorso prevede lo
svolgimento di almeno un modulo in lingua slovena ed e’ integrato con
contenuti specifici afferenti alle predette istituzioni scolastiche,
ove hanno luogo le attivita’ di tirocinio.
4. Il numero di posti messi a concorso e’ stabilito, ed
accantonato, col Bando ai sensi dell’articolo 4.
5. Il bando del corso-concorso per le scuole con lingua di
insegnamento slovena e con insegnamento bilingue sloveno-italiano
stabilisce le modalita’ di svolgimento del concorso, i criteri per la
valutazione dei titoli nonche’ la sede di svolgimento delle prove di
ammissione. Parte della prova scritta e delle prove orali e’ svolta
in lingua slovena. Sono applicate, in quanto compatibili, le norme
previste dal presente regolamento.
6. Nella commissione giudicatrice deve essere presente almeno un
membro con piena conoscenza della lingua slovena.

Art. 24

Disposizioni particolari per le Province autonome di Trento e Bolzano

1. Sono fatte salve le potesta’ attribuite in materia alle Province
autonome di Trento e Bolzano dallo statuto speciale di autonomia e
dalle relative norme di attuazione.

Art. 25

Disposizioni transitorie

1. Ai posti determinati ai sensi dell’articolo 4, commi 2 e 3, sono
detratti quelli occorrenti per lo scorrimento delle graduatorie di
cui all’articolo 17, comma 1-bis, del decreto-legge, nonche’ per le
procedure di cui all’articolo 1, commi 88 e 92, della legge.
2. Limitatamente al primo corso-concorso bandito ai sensi del
presente regolamento, una quota dei posti disponibili per l’accesso
al corso di formazione dirigenziale e’ riservata ai soggetti di cui
all’articolo 1, comma 2-ter, del decreto-legge 7 aprile 2014, n.58,
convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 2014, n.87,
purche’ non rientrino tra le fattispecie di cui all’articolo 1, comma
87, della legge.
3. La quota di riserva di cui al comma 2 e’ determinata dal Bando
in misura non superiore al cinque per cento dei posti
complessivamente disponibili determinati ai sensi dell’articolo 4,
comma 4. La riserva opera ai fini dello scorrimento della graduatoria
di cui all’articolo 14, comma 1.

Art. 26

Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica Italiana ed e’ finalizzato alla copertura dei posti a
decorrere dall’anno scolastico successivo.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Roma, 3 agosto 2017

Il Ministro: Fedeli
Visto, il Guardasigilli: Orlando

Registrato alla Corte dei conti il 14 settembre 2017
Ufficio controllo atti MIUR, MIBAC, Min. salute e Min. lavoro e
politiche sociali, reg.ne prev. n. 2005


Tabella A