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Nota 8 marzo 2019, AOODGOSV 4205

Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali
LOROSEDI
e, p.c. AI Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
SEDE
All’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro – ANPAL
Direzione Generale
direzione.generale@anpal.gov.it
Alla Rete Nazionale dei Centri Regionali di Ricerca, Sperimentazione e Sviluppo per l’istruzione degli adulti
clmm04200b@istruzione.it

Oggetto: Istruzione degli adulti e apprendimento permanente – Avvio Sperimentazione “PIAAC on line”.

L’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL), d’intesa con la scrivente Direzione promuove in collaborazione con la Rete Nazionale dei CPIA- Centri Regionali di Ricerca Sperimentazione e Sviluppo per l’istruzione degli adulti la sperimentazione in oggetto.
Il progetto intende sperimentare nei CPIA lo strumento di self-assessment predisposto dall’OCSEdenominato PIAAC-Formazione&Competenze online (tlPIAAConline”) messo a punto dopo lo svolgimento dell’indagine internazionale OCSE-PIAAC;lo strumento consente ad ogni individuo di poter svolgere, tramite un personal computer collegato ad un portale appositamente dedicato, un’autovalutazione delle proprie competenze cognitive (Iiteracy, numeracy e problem solving) e non cognitive.
Tale sperimentazione rientra fra le attività previste dal Piano Operativo Nazionale della Ricerca che i CPIA-CRRS&S, in accordo con le reti regionali di riferimento, hanno adottato in occasione della V Assemblea della Rete Nazionale dei CPIA-CRRSeS (Montegrotto, 13-15 dicembre 2018), in coerenza con il Piano Nazionale Triennale della Ricerca.
La sperimentazione di “PIAAC online” intende valorizzare il ruolo del CPIA quale struttura di servizio nella predisposizione ed erogazione delle “misure di sistema” (lettura dei fabbisogni formativi del territorio; costruzione di profili di adulti definiti sulla base delle necessità dei contesti sociali e del lavoro; interpretazione dei bisogni di competenze e conoscenze della popolazione adulta; accoglienza e orientamento degli studenti; miglioramento della qualità e dell’efficacia dell’istruzione degli adulti) e di sostenere l’attività della Commissione per la definizione del Patto formativo Individuale, di cui all’art. 5 co. 2 del D.P.R.263/2012.
La sperimentazione prevede, in particolare, l’auto somministrazione dello strumento di autovalutazione previsto dal progetto in oggetto a 500 adulti iscritti ai percorsi di primo livello secondo periodo didattico in possesso del solo titolo conclusivo del primo ciclo di istruzione; essa si svolgerà – dal 12 al 18 marzo pp.vv. – nei CPIA individuati dalla Rete Nazionale dei CRRS&S secondo la progettazione di dettaglio, trasmessa alla Scrivente dali’ ANPAL con nota prot. n. 0001706 del 13.02.2019 che ad ogni buon fine si allega alla presente.
Considerata, pertanto, si invitano le SS.LL. a voler assicurare ogni eventuale forma di supporto alla sua realizzazione.
Sarà cura della Scrivente informare le SS.LL.degli esiti della sperimentazione in parola.
Si ringrazia per la consueta fattiva collaborazione.

IL DIRETTORE GENERALE
Maria Assunta PALERMO

Circolare Ministeriale 17 marzo 2016, n. 3

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

 

Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali

LORO SEDI

 

Ai Dirigenti preposti Uffici Scolastici Regionali

per la Basilicata

per il Friuli Venezia Giulia

per il Molise

per l’Umbria

LORO SEDI

 

Al Sovrintendente agli Studi della Valle d’Aosta

AOSTA

 

Al Sovrintendente Scolastico per la scuola in lingua italiana

BOLZANO

 

All’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua Tedesca

BOLZANO

 

All’Intendente Scolastico per la scuola delle località ladine

BOLZANO

 

Al Dirigente del Dipartimento Istruzione per la Provincia Autonoma di

TRENTO

 

E, p.c.                 Al Sottosegretario di Stato

Onle Gabriele Toccafondi

SEDE

 

Al Capo Dipartimento per il Sistema educativo di istruzione e formazione

SEDE

 

 

OGGETTO: DPR 263/12 – Percorsi di istruzione degli adulti di secondo livello: Valutazione periodica e finale, valutazione intermedia, ammissione agli esami di stato e validità dell’anno scolastico – Disposizioni a carattere transitorio per l’ a.s. 2015-2016.

 

In attesa della definizione dei provvedimenti di cui all’articolo 6, comma 7 del DPR 263/12 e tenuto conto dei quesiti pervenuti alla Scrivente – fermo restando la normativa vigente in materia – con la presente vengono impartite disposizioni a carattere transitorio relative alla valutazione periodica e finale (§ 1); alla valutazione intermedia (§ 2); all’ammissione agli esami di stato (§ 3) e alla regolarità della frequenza (§ 4) degli adulti iscritti e frequentanti i percorsi di istruzione degli adulti di secondo livello nell’a.s. 2015-2016

 

  • Valutazione periodica e finale

 

In riferimento alla valutazione periodica e finale si richiamano le disposizioni dettate dall’art. 4 del DPR 122 del 2009, che si intendono confermate anche per i percorsi di istruzione degli adulti di secondo livello con le seguenti precisazioni.

 

La valutazione, periodica e finale, è definita, ai sensi dell’art. 6, comma 1 del DPR 263/12, sulla base del Patto formativo individuale – elaborato dalla Commissione di cui all’articolo 5 comma 2 del DPR 263/12 – con cui viene formalizzato il percorso di studio personalizzato relativo al periodo didattico frequentato dall’adulto.

 

La valutazione periodica si effettua secondo la suddivisione prevista dall’art. 74, comma 4 del D.L.vo 297/94, come deliberata dal Collegio Docenti ai sensi dell’art. 7, comma lett. c – del D.Lgs.297/94; la valutazione finale si effettua al termine del periodo didattico.

 

Sono ammessi al periodo didattico successivo gli adulti iscritti e regolarmente frequentanti che in sede di scrutinio finale conseguono un voto di comportamento non inferiore a sei decimi e una votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline valutate con l’attribuzione di un unico voto secondo l’ordinamento vigente, ivi comprese quelle per le quali è stato disposto, ad esito della procedura di riconoscimento dei crediti condotta dalla Commissione di cui all’art. 5, comma 2 del DPR 263/12, l’esonero dalla frequenza di tutte le unità di apprendimento ad esse riconducibili.

 

Con l’occasione, si fa presente che nell’ambito delle misure di sistema promosse in applicazione dell’art.11, comma 10, del DPR 263/12, è stato indicato che la misura massima dei crediti riconoscibili ad esito della procedura di riconoscimento non può di norma essere superiore al 50% del monte ore complessivo del periodo didattico frequentato.

 

Agli adulti che in sede di scrutinio finale sono ammessi al periodo successivo viene rilasciata la certificazione prevista dall’articolo 6, comma 6 del DPR 263/12 che costituisce condizione di accesso al periodo didattico successivo; in attesa della definizione dei provvedimenti di cui all’articolo 6, comma 7 del DPR 263/12 è compito della Commissione di cui all’articolo 5, comma 2 del DPR 263/12 predisporre il relativo modello.

 

  • Valutazione intermedia

 

Poiché il primo e il secondo periodo didattico dei percorsi di istruzione degli adulti di secondo livello possono essere fruiti anche in due anni scolastici [(art. 5, comma 1, lettera d) DPR 263/12], al termine del primo anno è prevista la valutazione intermedia degli adulti che hanno richiesto di frequentare il periodo didattico in due anni.

 

La valutazione intermedia è finalizzata ad accertare il livello di acquisizione delle competenze relative alle discipline, indicate nel piano delle UDA di cui al punto 6 del patto formativo individuale ( 3.2 Linee guida, DI 12 marzo 2015), da acquisire ad esito del percorso di studio personalizzato (PSP) al termine dell’anno di riferimento.

 

Qualora in sede di scrutinio ad esito della valutazione intermedia venga accertato un livello insufficiente di acquisizione (inferiore a 6) delle suddette competenze, il consiglio di Classe comunica all’adulto e alla Commissione di cui all’articolo 5, comma 2 del DPR 263/12 le carenze individuate ai fini della revisione del patto formativo individuale e della relativa formalizzazione del percorso di studio personalizzato da frequentare nel secondo anno del periodo didattico di riferimento a cui l’adulto può comunque avere accesso.

 

  • Ammissione all’esame di stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione.

 

Ai fini dell’ammissione all’esame di stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione si richiamano le disposizioni dettate dall’art. 6 del DPR 122 del 2009, che si intendono confermate anche per i percorsi di istruzione degli adulti di secondo livello con le seguenti precisazioni.

 

Gli alunni che, nello scrutinio finale, conseguono una votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline valutate con l’attribuzione di un unico voto secondo l’ordinamento vigente e un voto di comportamento non inferiore a sei decimi, ivi comprese quelle per le quali è stato disposto, ad esito della procedura di riconoscimento dei crediti condotta dalla Commissione di cui all’art. 5, comma 2 del DPR 263/12, l’esonero dalla frequenza di tutte le unità di apprendimento ad esse riconducibili, sono ammessi all’esame di Stato.

 

In sede di scrutinio finale il consiglio di classe, attribuisce il punteggio per il credito scolastico di cui all’articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998, n. 323, e successive modificazioni moltiplicando per due il credito scolastico attribuito ad esito dello scrutinio finale del secondo periodo didattico sulla base della media dei voti assegnati, tenuto conto della tabella A allegata al DM 99/2009.

 

 

 

  • Regolarità della frequenza

 

Ai fini della validità dell’anno scolastico, compreso quello relativo al terzo periodo didattico, per procedere alla valutazione finale (e intermedia) di ciascun adulto, è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario del percorso di studio personalizzato (PSP) definito nel Patto formativo individuale.

Al riguardo, si precisa che il monte ore del percorso di studio personalizzato (PSP) è pari al monte ore complessivo del periodo didattico sottratta la quota oraria utilizzata per le attività di accoglienza e orientamento (pari a non più del 10% del monte ore medesimo) e quella derivante dal riconoscimento dei crediti. Con l’occasione, si ribadisce che nell’ambito delle misure di sistema promosse in applicazione dell’art.11, comma 10, del DPR 263/12, è stato indicato che la misura massima dei crediti riconoscibili ad esito della procedura di riconoscimento non può di norma essere superiore al 50% del monte ore complessivo del periodo didattico frequentato.

Fermo restando la prescritta frequenza, le motivate deroghe in casi eccezionali sono deliberate dal collegio dei docenti a condizione che le assenze complessive non pregiudichino la possibilità di procedere alla valutazione stessa. L’impossibilità di accedere alla valutazione comporta la non ammissione all’esame di stato.

 

Le SS.LL. sono pregate di assicurare la massima diffusione alla presente circolare, avendo cura di accompagnare e sostenere il lavoro delle Commissioni per la definizione del patto formativo individuale (PFI) di cui all’articolo 5, comma 2 del DPR 263/12, attesa la valenza del patto formativo individuale ai fini della valutazione e dell’ammissione all’esame di stato e di vigilare sulla corretta applicazione delle suddette disposizioni.

 

Si ringrazia per la cortese collaborazione.

 

IL DIRETTORE GENERALE
Carmela Palumbo


Migliorare le competenze degli adulti italiani

Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca
Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Migliorare le competenze degli adulti italiani
Rapporto della Commissione di esperti sul Progetto PIAAC

piaac

 


25 febbraio CPIA in Gazzetta Ufficiale

Nella Gazzetta Ufficiale n. 47, del 25 febbraio 2013, è pubblicato il Decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2012 , n. 263 che detta le norme generali per la graduale ridefinizione, a partire dall’anno scolastico 2013-2014, dell’assetto organizzativo e didattico dei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti ivi compresi i corsi serali, in attuazione del piano programmatico di interventi di cui all’articolo 64, comma 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.

Decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2012, n. 263

Decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2012 , n. 263
(GU n.47 del 25-2-2013)

Regolamento recante norme generali per la ridefinizione  dell'assetto
organizzativo didattico dei Centri d'istruzione per gli  adulti,  ivi
compresi i corsi serali, a  norma  dell'articolo  64,  comma  4,  del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. (13G00055)
 

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

  Visti gli articoli 87 e 117 della Costituzione; 
  Visto l'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400; 
  Visto il decreto-legge 25 giugno  2008,  n.  112,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ed  in  particolare
l'articolo 64 che prevede, al comma 3, la  predisposizione  da  parte
del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca di  un
piano   programmatico   di   interventi   volti   ad   una   maggiore
razionalizzazione  dell'utilizzo  delle  risorse  disponibili  e  che
conferiscano  una  maggiore  efficacia  ed  efficienza   al   sistema
scolastico e, al comma 4, in attuazione del piano e nel quadro di una
piu' ampia  revisione  dell'assetto  ordinamentale,  organizzativo  e
didattico  del  sistema  scolastico,  l'emanazione   di   regolamenti
governativi, ai sensi dell'articolo  17,  comma  2,  della  legge  23
agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, per la ridefinizione
dei curricoli vigenti nei diversi ordini di scuola  anche  attraverso
la razionalizzazione dei  piani  di  studio  e  dei  relativi  quadri
orario, nonche',  alla  lettera  f),  la  ridefinizione  dell'assetto
organizzativo didattico dei Centri d'istruzione per gli  adulti,  ivi
compresi i corsi serali, previsto dalla vigente normativa; 
  Visto   il   piano   programmatico   predisposto    dal    Ministro
dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, di concerto con il
Ministro dell'economia e delle finanze, ai  sensi  dell'articolo  64,
comma 3, del citato decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito,
con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133; 
  Visto il testo unico delle leggi in materia di istruzione approvato
con  decreto  legislativo  16  aprile  1994,  n.  297,  e  successive
modificazioni; 
  Visto il decreto legislativo  19  febbraio  2004,  n.  59,  recante
definizione delle norme generali relative alla scuola dell'infanzia e
al primo ciclo dell'istruzione, a norma dell'articolo 1  della  legge
28 marzo 2003, n. 53; 
  Visto il  decreto  legislativo  15  aprile  2005,  n.  76,  recante
definizione delle norme generali sul diritto-dovere all'istruzione  e
alla formazione, a norma dell'articolo 2, comma 1, lettera c),  della
legge 28 marzo 2003, n. 53; 
  Visto il  decreto  legislativo  15  aprile  2005,  n.  77,  recante
definizione   delle   norme    generali    relative    all'alternanza
scuola-lavoro, a norma dell'articolo 4 della legge 28 marzo 2003,  n.
53; 
  Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e  successive
modificazioni, recante norme  generali  e  livelli  essenziali  delle
prestazioni relativi  al  secondo  ciclo  del  sistema  educativo  di
istruzione e formazione, a norma dell'articolo 2 della legge 28 marzo
2003, n. 53; 
  Vista la legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante  disposizioni  per
la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello  Stato  (legge
finanziaria 2007), ed in particolare l'articolo 1, comma 632; 
  Vista la legge 11 gennaio  2007,  n.  1,  recante  disposizioni  in
materia  di  esami  di  Stato  conclusivi  dei  corsi  di  studio  di
istruzione secondaria superiore e delega al  Governo  in  materia  di
raccordo tra la scuola e le universita'; 
  Visto il decreto-legge 31  gennaio  2007,  n.  7,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40,  ed  in  particolare
l'articolo 13; 
  Visto il decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169; 
  Visto il decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,  recante  disposizioni
urgenti  per  la   stabilizzazione   finanziaria,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111; 
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 2 marzo  1998,  n.
157,   concernente   regolamento   recante   norme   di    attuazione
dell'articolo 1, comma 20, della legge  28  dicembre  1995,  n.  549,
concernente  l'aggregazione  di  istituti  scolastici  di  istruzione
secondaria superiore; 
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo  1999,  n.
275, concernente regolamento recante norme in  materia  di  autonomia
delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell'articolo 21 della  legge
15 marzo 1997, n. 59; 
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n.
230,   concernente   regolamento   recante   norme   sull'ordinamento
penitenziario e sulle misure privative e limitative  della  liberta',
ed in particolare gli articoli 41 e 43; 
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009,  n.
81, recante norme per la riorganizzazione della rete scolastica e  il
razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della  scuola,  ai
sensi dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n.
112, convertito, con modificazioni, dalla legge  6  agosto  2008,  n.
133; 
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009,  n.
89, recante revisione  dell'assetto  ordinamentale,  organizzativo  e
didattico della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione,
ai sensi dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008,
n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008,  n.
133; 
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n.
122,  concernente  regolamento  recante  coordinamento  delle   norme
vigenti  per  la  valutazione  degli  alunni  e  ulteriori  modalita'
applicative  in  materia,  ai  sensi  degli  articoli  2  e   3   del
decreto-legge  1°   settembre   2008,   n.   137,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169; 
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010,  n.
87, concernente regolamento  recante  norme  per  il  riordino  degli
istituti professionali,  a  norma  dell'articolo  64,  comma  4,  del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133; 
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010,  n.
88, concernente regolamento  recante  norme  per  il  riordino  degli
istituti tecnici a norma dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge
25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge  6
agosto 2008, n. 133; 
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010,  n.
89,   concernente   regolamento   recante   revisione    dell'assetto
ordinamentale,  organizzativo  e  didattico   dei   licei   a   norma
dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n.  112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133; 
  Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in  data
25 gennaio 2008, recante linee  guida  per  la  riorganizzazione  del
Sistema  dell'istruzione  e  formazione  tecnica   superiore   e   la
costituzione degli istituti tecnici superiori; 
  Visto il decreto del Ministro della pubblica istruzione  22  agosto
2007, n. 139, concernente regolamento recante  norme  in  materia  di
adempimento dell'obbligo di istruzione,  ai  sensi  dell'articolo  1,
comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296; 
  Visto il decreto del Ministro della pubblica istruzione 25  ottobre
2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 3 del  4  gennaio  2008,
recante  riorganizzazione  dei  Centri  territoriali  permanenti  per
l'educazione  degli  adulti  e  dei  corsi  serali,   in   attuazione
dell'articolo 1, comma 632, della legge 27 dicembre 2006, n. 296; 
  Visto il decreto del Ministro dell'istruzione,  dell'universita'  e
della ricerca 27 gennaio 2010, n. 9, di applicazione dell'articolo 4,
comma 3, del citato decreto 22 agosto 2007, n. 139, con  allegato  il
modello di certificazione dei saperi  e  delle  competenze  acquisiti
nell'assolvimento dell'obbligo di istruzione; 
  Visto il comma 2-bis dell'articolo 9  del  decreto  legislativo  25
luglio 1998, n. 286, introdotto dall'articolo 1,  comma  22,  lettera
i), della legge 15 luglio 2009, n. 94, che subordina il rilascio  del
permesso di  soggiorno  CE  per  soggiornanti  di  lungo  periodo  al
superamento di un test di conoscenza della lingua  italiana,  le  cui
modalita' di svolgimento sono determinate con  decreto  del  Ministro
dell'interno,  di   concerto   con   il   Ministro   dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca; 
  Vista la raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del
18 dicembre 2006 relativa alle competenze chiave per  l'apprendimento
permanente; 
  Vista la raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del
23 aprile 2008 sulla costituzione del quadro europeo delle qualifiche
dell'apprendimento permanente; 
  Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  Ministri,
adottata nella riunione del 12 giugno 2009; 
  Visto il parere del Consiglio nazionale della pubblica  istruzione,
espresso nell'Adunanza del 16 dicembre 2009; 
  Considerato che la maggior parte delle osservazioni  del  Consiglio
nazionale della pubblica istruzione trovano accoglimento,  altre  una
parziale attuazione, compatibilmente  con  i  vincoli  imposti  dalla
finanza  pubblica,  altre  ancora  saranno  recepite   con   separati
provvedimenti da assumere nella fase applicativa del riordino; 
  Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui  all'articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto  1997,  n.  281,  espresso  nella
seduta del 6 maggio 2010; 
  Considerato  che  la  Conferenza  unificata,  di  cui  al   decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella seduta del 6 maggio 2010 ha
espresso   parere   favorevole,   con    alcune    condizioni    che,
compatibilmente con i vincoli imposti dalla  finanza  pubblica,  sono
state accolte; 
  Udito il parere del Consiglio di Stato espresso dall'Adunanza della
sezione consultiva per gli atti normativi nella seduta del 14  giugno
2010; 
  Acquisiti i pareri delle Commissioni del Senato della Repubblica  e
della  Camera  dei  deputati   competenti   per   materia   espressi,
rispettivamente, il 20 ottobre 2010 e il 10 novembre 2010; 
  Considerato che le condizioni contenute nei predetti  pareri  delle
competenti    Commissioni    parlamentari    trovano    accoglimento,
compatibilmente con i vincoli imposti dalla finanza pubblica; 
  Considerato, in particolare, che la VII  Commissione  della  Camera
dei Deputati ha ritenuto necessario «ottimizzare le risorse  umane  e
strumentali  disponibili  attraverso   la   previsione   di   modelli
organizzativi "a rete" sul territorio, idonei a  sviluppare  rapporti
stabili e organici tra i centri provinciali  per  l'istruzione  degli
adulti, dotati di una propria  autonomia  a  norma  dell'articolo  1,
comma 632, della citata legge n. 296 del 2006, e le altre sedi  nelle
quali si attuano i percorsi del secondo ciclo, in modo da  assicurare
all'utenza la piu' ampia e  diversificata  offerta  di  istruzione  e
formazione  nel  rispetto  dei  principi  di  efficacia,  efficienza,
economicita' e contenimento della spesa pubblica»; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella
riunione del 4 ottobre 2012; 
  Sulla proposta del  Ministro  dell'istruzione,  dell'universita'  e
della ricerca, di concerto con  il  Ministro  dell'economia  e  delle
finanze; 

                              E m a n a 
                      il seguente regolamento: 

                               Art. 1 

                               Oggetto 

  1. Il presente regolamento detta le norme generali per la  graduale
ridefinizione  ai  sensi  dell'articolo  11,  a   partire   dall'anno
scolastico 2013-2014,  dell'assetto  organizzativo  e  didattico  dei
Centri provinciali per l'istruzione degli adulti ivi compresi i corsi
serali, di seguito denominati:  «Centri»,  in  attuazione  del  piano
programmatico di interventi di cui  all'articolo  64,  comma  3,  del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni,
dalla  legge  6  agosto  2008,  n.  133,   di   seguito   denominato:
«decreto-legge  n.  112  del  2008»,  al   fine   di   una   maggiore
razionalizzazione dell'utilizzo delle  risorse  umane  e  strumentali
disponibili, che conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza al
sistema scolastico. 
  2. La ridefinizione di cui al comma 1, si realizza nel quadro della
riorganizzazione di cui all'articolo 1, comma  632,  della  legge  27
dicembre 2006, n. 296, e all'articolo 64, comma 4,  lettera  f),  del
citato decreto-legge n. 112 del 2008, e riguarda i Centri  nei  quali
sono ricondotti, a partire dall'anno scolastico 2013-2014 e  comunque
entro l'anno scolastico  2014-2015,  nel  rispetto  della  competenza
esclusiva delle regioni e delle province  autonome  di  Trento  e  di
Bolzano in materia di programmazione dell'offerta formativa, i Centri
territoriali permanenti per l'istruzione  e  la  formazione  in  eta'
adulta di cui all'ordinanza del Ministro della pubblica istruzione 29
luglio 1997, n. 455, e i corsi serali per il conseguimento di  titoli
di studio, ivi compresi  i  corsi  della  scuola  dell'obbligo  e  di
istruzione secondaria superiore negli istituti di prevenzione e  pena
attivati ai sensi della normativa previgente. 
  3. Per effetto della ridefinizione di cui al comma 1, i percorsi di
istruzione degli adulti  sono  riorganizzati  nei  percorsi  indicati
all'articolo 4, comma 1, lettere a) e c), realizzati  dai  Centri  di
cui all'articolo 2, e nei percorsi indicati all'articolo 4, comma  1,
lettera  b),  realizzati  dalle  istituzioni   scolastiche   di   cui
all'articolo 4, comma 6.
                               Art. 2 

                        Identita' dei Centri 

  1. I Centri costituiscono una tipologia di  istituzione  scolastica
autonoma, dotata dello specifico assetto didattico e organizzativo di
cui agli articoli 4 e 5, articolata in reti territoriali di servizio,
di norma su  base  provinciale,  nel  rispetto  della  programmazione
regionale e dimensionata secondo i criteri e i parametri definiti  ai
sensi  della  normativa  vigente  e  con  l'osservanza  dei   vincoli
stabiliti per la finanza pubblica. 
  2.  I  Centri  realizzano  un'offerta  formativa   finalizzata   al
conseguimento di titoli di studio rilasciati al termine dei  percorsi
di cui all'articolo 4, comma 1, lettere a) e c). 
  3. I Centri hanno la medesima autonomia attribuita alle istituzioni
scolastiche di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo
1999, n. 275; sono dotati di un proprio organico;  hanno  i  medesimi
organi collegiali delle istituzioni scolastiche, con gli  adattamenti
di cui all'articolo 7, comma 1, che  tiene  conto  della  particolare
natura dell'utenza; sono organizzati in modo da stabilire uno stretto
raccordo con le  autonomie  locali,  il  mondo  del  lavoro  e  delle
professioni; realizzano un'offerta formativa strutturata per  livelli
di apprendimento. 
  4.  I  punti  di  erogazione  del  servizio  relativi   alle   reti
territoriali di cui al  comma  1  sono  determinati  sulla  base  dei
criteri ivi definiti. 
  5. I Centri possono ampliare l'offerta formativa, nell'ambito della
loro autonomia e nei limiti delle risorse allo  scopo  disponibili  e
delle dotazioni organiche assegnate ai  sensi  dell'articolo  64  del
decreto-legge n. 112 del  2008  e  dell'articolo  19,  comma  7,  del
decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,  convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 15 luglio 2011,  n.  111,  secondo  quanto  previsto  dal
decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 1999, nel rispetto
delle competenze delle regioni e degli enti locali in materia  e  nel
quadro di accordi con gli enti locali ed altri  soggetti  pubblici  e
privati,  con  particolare  riferimento  alle   strutture   formative
accreditate dalle regioni.
                               Art. 3 

                               Utenza 

  1. Ai Centri possono iscriversi gli adulti anche stranieri che  non
hanno assolto l'obbligo di istruzione o che non sono in possesso  del
titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione. Ai fini di
cui all'articolo 9, comma 2-bis, del decreto  legislativo  25  luglio
1998, n. 286, inserito dall'articolo 1, comma 22, lettera  i),  della
legge 15 luglio 2009, n. 94, resta comunque ferma la possibilita' per
gli adulti stranieri in eta' lavorativa, anche in possesso di  titoli
di studio conseguiti nei Paesi di origine, di iscriversi ai  percorsi
di alfabetizzazione e di apprendimento della lingua italiana, di  cui
all'articolo 4, comma 1, lettera c). 
  2. Ai Centri possono iscriversi anche coloro che hanno compiuto  il
sedicesimo anno di eta' e che non sono  in  possesso  del  titolo  di
studio conclusivo del primo ciclo di istruzione,  ferma  restando  la
possibilita', a seguito di accordi specifici  tra  regioni  e  uffici
scolastici  regionali,  di  iscrivere,   nei   limiti   dell'organico
assegnato e in presenza di particolari e  motivate  esigenze,  coloro
che hanno compiuto il quindicesimo anno di eta'. 
  3. Alle istituzioni scolastiche di cui  all'articolo  4,  comma  6,
possono iscriversi, per frequentare i percorsi di secondo livello  di
cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), gli adulti, anche stranieri,
che sono in possesso del titolo di studio conclusivo del primo  ciclo
di istruzione, nonche' coloro che hanno compiuto il  sedicesimo  anno
di eta' e che, gia' in possesso del titolo di studio  conclusivo  del
primo ciclo di istruzione, dimostrano di  non  poter  frequentare  il
corso diurno. 
  4. Al fine di garantire agli iscritti, di cui ai commi 1,  2  e  3,
organici interventi di accoglienza e orientamento, le commissioni  di
cui all'articolo 5, commi  2  e  3,  predispongono,  nell'ambito  dei
compiti loro assegnati e nel quadro di specifici accordi di rete  tra
i Centri di cui all'articolo 2 e le istituzioni  scolastiche  di  cui
all'articolo 4, comma 6, misure di  sistema  destinate,  altresi',  a
favorire  gli  opportuni  raccordi  tra  i  percorsi  di   istruzione
realizzati  dai  Centri  e  quelli   realizzati   dalle   istituzioni
scolastiche di cui all'articolo 4, comma 6. A tale fine le domande di
iscrizione sono trasmesse oltre che alle istituzioni di cui al  comma
3 anche ai Centri con i quali i  predetti  istituti  hanno  stipulato
accordi di rete.
                               Art. 4 

                          Assetto didattico 

  1. I percorsi di istruzione degli adulti sono riorganizzati in: 
    a) percorsi di primo livello: i percorsi di istruzione  di  primo
livello realizzati dai Centri di cui all'articolo 2, sono finalizzati
al conseguimento del titolo di studio conclusivo del primo  ciclo  di
istruzione e della  certificazione  attestante  l'acquisizione  delle
competenze di base connesse  all'obbligo  di  istruzione  di  cui  al
decreto del Ministro della pubblica istruzione  22  agosto  2007,  n.
139, relative alle attivita' e agli insegnamenti di cui al  comma  2,
lettera b); 
    b) percorsi di secondo  livello:  i  percorsi  di  istruzione  di
secondo livello, realizzati dalle istituzioni scolastiche di  cui  al
comma 6, sono finalizzati al conseguimento del diploma di  istruzione
tecnica, professionale e artistica; 
    c) percorsi di alfabetizzazione e di apprendimento  della  lingua
italiana: i percorsi di alfabetizzazione  e  di  apprendimento  della
lingua italiana, realizzati  dai  Centri  di  cui  all'articolo  2  e
destinati agli adulti stranieri di cui  all'articolo  3,  nei  limiti
dell'organico assegnato, sono  finalizzati  al  conseguimento  di  un
titolo attestante il raggiungimento di un livello di conoscenza della
lingua italiana non inferiore al livello A2 del Quadro comune europeo
di riferimento per le lingue elaborato dal Consiglio d'Europa. 
  2. I percorsi di primo livello di cui al comma 1, lettera a),  sono
articolati in due periodi didattici cosi' strutturati: 
    a) il primo periodo didattico e' finalizzato al conseguimento del
titolo di studio conclusivo del primo ciclo; 
    b) il secondo periodo didattico e' finalizzato  al  conseguimento
della certificazione attestante l'acquisizione  delle  competenze  di
base connesse all'obbligo di istruzione di cui al citato decreto  del
Ministro della pubblica istruzione 22 agosto 2007, n.  139,  relative
alle attivita' e insegnamenti generali comuni a tutti  gli  indirizzi
degli istituti  professionali  e  degli  istituti  tecnici,  di  cui,
rispettivamente, al decreto del Presidente della Repubblica 15  marzo
2010, n. 87, e al decreto del Presidente della  Repubblica  15  marzo
2010, n. 88. 
  3.  I  percorsi  di  secondo  livello  di  istruzione   tecnica   e
professionale di cui al comma 1, lettera b), sono articolati  in  tre
periodi didattici, cosi' strutturati: 
    a) il primo periodo  didattico  e'  finalizzato  all'acquisizione
della certificazione necessaria per l'ammissione al  secondo  biennio
dei percorsi degli istituti tecnici  o  professionali,  in  relazione
all'indirizzo scelto dallo studente. Tale periodo si  riferisce  alle
conoscenze, abilita' e competenze previste per il primo  biennio  dai
corrispondenti ordinamenti degli istituti tecnici o professionali con
riferimento alle singole aree di indirizzo; 
    b) il secondo periodo didattico e'  finalizzato  all'acquisizione
della certificazione necessaria per l'ammissione all'ultimo anno  dei
percorsi  degli  istituti  tecnici  o  professionali,  in   relazione
all'indirizzo scelto dallo studente. Tale periodo si  riferisce  alle
conoscenze, abilita' e competenze previste per il secondo biennio dai
corrispondenti ordinamenti degli istituti tecnici o professionali con
riferimento alle singole aree di indirizzo; 
    c) il terzo periodo didattico e' finalizzato all'acquisizione del
diploma  di  istruzione  tecnica  o   professionale,   in   relazione
all'indirizzo scelto dallo studente. Tale periodo si  riferisce  alle
conoscenze, abilita' e competenze  previste  per  l'ultimo  anno  dai
corrispondenti ordinamenti degli istituti tecnici o professionali con
riferimento alle singole aree di indirizzo. 
  4. I percorsi di primo livello relativi al primo periodo  didattico
di cui al comma 2, lettera a), hanno un  orario  complessivo  di  400
ore, articolato secondo le indicazioni contenute nelle linee guida di
cui  all'articolo  11,  comma  10,  destinato  allo  svolgimento   di
attivita' e  insegnamenti  obbligatori  relativi  ai  saperi  e  alle
competenze attesi in esito ai percorsi  della  scuola  secondaria  di
primo grado. I percorsi sono organizzati anche con  riferimento  alle
competenze chiave in materia di cittadinanza da acquisire al  termine
dell'istruzione obbligatoria  di  cui  all'allegato  al  decreto  del
Ministro della pubblica istruzione 22 agosto 2007, n. 139. In assenza
della  certificazione  conclusiva  della  scuola  primaria,  l'orario
complessivo puo' essere incrementato fino ad un massimo di  ulteriori
200 ore, in relazione ai saperi e  alle  competenze  possedute  dallo
studente. Tale quota, articolata  secondo  le  indicazioni  contenute
nelle linee guida di cui  all'articolo  11,  comma  10,  puo'  essere
utilizzata anche ai fini  dell'alfabetizzazione  in  lingua  italiana
degli adulti stranieri, di cui al comma 1, lettera c). 
  5.  L'orario  complessivo  obbligatorio  dei  percorsi  di  cui  al
presente articolo e' cosi' determinato: 
    a) i percorsi di  primo  livello,  relativi  al  secondo  periodo
didattico di cui al comma 2, lettera b), hanno un orario  complessivo
pari  al  70  per  cento  di  quello  previsto   dai   corrispondenti
ordinamenti degli istituti tecnici  o  professionali  per  l'area  di
istruzione generale,  articolato  secondo  le  indicazioni  contenute
nelle linee guida di cui all'articolo 11, comma 10; 
    b) i percorsi di secondo livello di cui al comma 3,  lettere  a),
b) e c), hanno, rispettivamente, un orario complessivo pari al 70 per
cento  di  quello  previsto  dai  corrispondenti  ordinamenti   degli
istituti  tecnici  o  professionali  con  riferimento   all'area   di
istruzione generale e alle singole aree di indirizzo. 
  6. I percorsi di secondo livello di cui al  comma  1,  lettera  b),
relativi agli istituti tecnici,  agli  istituti  professionali  e  ai
licei artistici, con riferimento ai periodi didattici di cui al comma
3, lettere a), b) e c), sono realizzati dalle istituzioni scolastiche
presso  le  quali  funzionano  i  percorsi  di  istruzione   tecnica,
professionale e artistica, rimanendo in esse incardinati, a tale fine
individuate nell'ambito della competenza esclusiva  delle  regioni  e
delle province  autonome  di  Trento  e  di  Bolzano  in  materia  di
programmazione dell'offerta formativa, nel rispetto dei criteri e dei
parametri  definiti  ai  sensi  della   normativa   vigente   e   con
l'osservanza dei vincoli stabiliti per la finanza pubblica. 
  7.  Nell'ambito   dell'ampliamento   dell'offerta   formativa,   le
istituzioni scolastiche presso le  quali  funzionano  i  percorsi  di
istruzione liceale possono prevedere, altresi', la  realizzazione  di
percorsi finalizzati al conseguimento di altri diplomi di  istruzione
liceale oltre a quello di liceo artistico nei  limiti  delle  risorse
disponibili  a  legislazione  vigente  e  delle  dotazioni  organiche
definite ai sensi dell'articolo 64 del decreto-legge n. 112 del  2008
e dall'articolo 19, comma 7, del decreto-legge 6 luglio 2011, n.  98,
convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. 
  8. I percorsi di istruzione artistica di cui al  comma  1,  lettera
b), sono realizzati  con  riferimento  alle  conoscenze,  abilita'  e
competenze  previste  dai  corrispondenti   ordinamenti   del   liceo
artistico secondo i periodi didattici di cui  al  comma  3,  l'orario
complessivo di cui al comma 5 e i criteri generali di cui al comma 9,
definiti secondo le indicazioni contenute nelle linee  guida  di  cui
all'articolo 11, comma 10. 
  9. Ai fini di cui al presente articolo, con le linee guida  di  cui
all'articolo  11,  comma  10,  approvate  con  decreto  del  Ministro
dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, di concerto con il
Ministro  dell'economia   e   delle   finanze   avente   natura   non
regolamentare sono definiti i criteri generali  e  le  modalita'  per
rendere sostenibili, per lo studente, i carichi orari di cui ai commi
4 e 5, attraverso: 
    a)  il  riconoscimento  dei  crediti  comunque  acquisiti   dallo
studente  per  l'ammissione  ai  percorsi  del  tipo  e  del  livello
richiesto; 
    b) la  personalizzazione  del  percorso  di  studio  relativo  al
livello richiesto, che lo studente puo'  completare  anche  nell'anno
scolastico successivo, secondo quanto previsto  dal  patto  formativo
individuale di cui all'articolo 5, comma 1, lettera e); 
    c) la fruizione a distanza di una parte del percorso previsto, di
regola, per non piu' del 20 per cento del  corrispondente  monte  ore
complessivo; 
    d)  la  realizzazione  di   attivita'   di   accoglienza   e   di
orientamento,  finalizzate  alla  definizione  del  Patto   formativo
individuale, per non piu' del 10 per cento del  corrispondente  monte
ore complessivo del percorso.
                               Art. 5 

                        Assetto organizzativo 

  1. I percorsi di istruzione,  di  cui  all'articolo  4  sono  cosi'
organizzati: 
    a) si riferiscono al profilo educativo, culturale e professionale
dello studente a conclusione del primo ciclo e del secondo ciclo  del
sistema educativo di istruzione per gli istituti  professionali,  per
gli istituti tecnici e per  i  licei  artistici,  come  definiti  dai
regolamenti adottati rispettivamente con decreto del Presidente della
Repubblica del 20 marzo 2009, n. 89,  decreto  del  Presidente  della
Repubblica del 15 marzo 2010, n. 88,  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 15 marzo 2010, n.  87,  e  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 15 marzo 2010, n. 89; 
    b) si riferiscono alle indicazioni nazionali e  ai  risultati  di
apprendimento,  declinati  in  termini  di  conoscenze,  abilita'   e
competenze, relativi agli insegnamenti stabiliti secondo le modalita'
previste dai regolamenti di cui alla lettera a),  secondo  i  criteri
contenuti nelle linee guida di cui all'articolo 11, comma 10; 
    c) sono progettati  per  unita'  di  apprendimento,  intese  come
insieme  autonomamente  significativo  di  conoscenze,   abilita'   e
competenze, correlate ai  livelli  e  ai  periodi  didattici  di  cui
all'articolo 4, da erogare anche a  distanza,  secondo  le  modalita'
stabilite nelle linee guida di cui all'articolo 11,  comma  10.  Tali
unita' di apprendimento rappresentano il necessario  riferimento  per
il riconoscimento dei crediti; 
    d) sono realizzati per gruppi  di  livello  relativi  ai  periodi
didattici di cui all'articolo 4,  che  costituiscono  il  riferimento
organizzativo per la  costituzione  delle  classi  e  possono  essere
fruiti per  ciascun  livello  anche  in  due  anni  scolastici,  come
previsto dalle linee guida di cui all'articolo 11, comma 10; 
    e) sono organizzati in modo da  consentire  la  personalizzazione
del percorso, sulla base di un Patto formativo  individuale  definito
previo  riconoscimento  dei  saperi  e  delle   competenze   formali,
informali e non  formali  posseduti  dall'adulto  secondo  i  criteri
generali  e  le  modalita'  stabilite  nelle  linee  guida   di   cui
all'articolo 11, comma 10. 
  2. Ai fini dell'ammissione al periodo didattico cui l'adulto chiede
di accedere avendone titolo, i Centri costituiscono,  nel  quadro  di
specifici accordi di rete  con  le  istituzioni  scolastiche  di  cui
all'articolo 4, comma 6, commissioni per  la  definizione  del  Patto
formativo individuale di cui al comma 1,  lettera  e),  composte  dai
docenti dei periodi didattici di cui  alla  lettera  d)  e,  per  gli
adulti stranieri, eventualmente integrate da  esperti  e/o  mediatori
linguistici in relazione alla tipologia di utenti e di  percorsi.  La
partecipazione  alle  suddette  commissioni  costituisce  obbligo  di
servizio per  il  personale  docente;  per  gli  esperti  esterni  la
partecipazione non deve comportare  maggiori  oneri  a  carico  della
finanza pubblica. 
  3. L'ammissione al livello successivo e'  subordinata  al  possesso
della certificazione relativa al livello precedente.  Le  commissioni
di cui al comma 2 possono sottoporre l'adulto interessato, sulla base
dei titoli e delle certificazioni prodotte,  a  eventuali  prove  per
accertare  il  livello  delle  conoscenze,  abilita'   e   competenze
possedute, ferma restando la necessita' di valorizzare il  patrimonio
culturale e professionale della persona a partire dalla ricostruzione
della sua storia individuale.
                               Art. 6 

                    Valutazione e certificazione 

  1. La valutazione  e'  definita  sulla  base  del  Patto  formativo
individuale di cui all'articolo 5, comma 1, lettera e),  in  modo  da
accertare le competenze degli adulti in  relazione  ai  risultati  di
apprendimento attesi  in  esito  a  ciascun  periodo  didattico,  con
l'obiettivo di valorizzare le  competenze  comunque  acquisite  dalla
persona in contesti formali, non formali e informali. 
  2. Il primo periodo didattico dei percorsi di primo  livello  e  il
terzo periodo didattico dei percorsi di secondo livello si concludono
entrambi con un esame di Stato, per il rilascio  rispettivamente  del
titolo di studio conclusivo della scuola secondaria di  primo  grado,
previo superamento delle prove di cui al comma 3,  e  del  titolo  di
studio conclusivo dei percorsi di istruzione tecnica, professionale e
artistica, previo superamento delle prove previste a conclusione  dei
percorsi del corrispondente ordine, tipo e  indirizzo.  I  titoli  di
studio sono validi per il proseguimento degli studi  e  a  tutti  gli
altri effetti. 
  3. L'esame di Stato conclusivo dei percorsi di cui all'articolo  4,
comma 2, lettera a), consiste nelle seguenti prove  deliberate  dalle
commissioni d'esame, la cui  partecipazione  costituisce  obbligo  di
servizio per il personale docente, formate secondo i criteri definiti
con il decreto di cui al comma 7 adottato di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze: 
    a) tre prove scritte, di cui la prima in italiano  riguardante  i
risultati di apprendimento relativi  all'asse  dei  linguaggi  ovvero
all'asse storico-sociale; la seconda in una  delle  lingue  straniere
indicate nel Patto formativo  individuale;  la  terza  riguardante  i
risultati di apprendimento relativi all'asse matematico; 
    b) la specifica prova  scritta  a  carattere  nazionale,  di  cui
all'articolo 11, comma 4-ter, del  decreto  legislativo  19  febbraio
2004, n. 59, cosi' come modificato  dall'articolo  1,  comma  4,  del
decreto-legge   7   settembre   2007,   n.   147,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 25 ottobre 2007, n. 176; 
    c) un colloquio pluridisciplinare teso ad accertare le competenze
relative ai risultati di apprendimento attesi in esito  al  percorso,
tenuto conto del Patto formativo individuale, in modo da  valorizzare
le competenze comunque acquisite nei contesti formali, non formali ed
informali. 
  4. L'ammissione all'esame di Stato di cui al comma  3  e'  disposta
dai docenti del gruppo di livello di cui  all'articolo  7,  comma  1,
lettera a), previo accertamento dell'effettivo svolgimento  da  parte
dell'adulto del percorso personalizzato definito sulla base del Patto
formativo individuale di cui all'articolo 5,  comma  1,  lettera  e),
fermo restando che non possono essere ammessi agli esami  gli  adulti
che non hanno frequentato, per documentati motivi, almeno il  70  per
cento del percorso ivi previsto. 
  5. L'esame di Stato di cui al comma 3 si conclude con  un  motivato
giudizio complessivo redatto dalle commissioni di esame ivi  previste
secondo i criteri determinati con il decreto di cui al comma 7. 
  6. Al termine di ciascun periodo didattico e' previsto il  rilascio
di apposita certificazione, ai sensi dell'articolo 8 del decreto  del
Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 122,  redatta  secondo
le linee guida di cui al  comma  7,  che  costituisce  condizione  di
accesso al periodo didattico successivo. Al termine dei  percorsi  di
cui all'articolo 4, comma 1, lettera  c),  e'  altresi'  previsto  il
rilascio di apposita certificazione. 
  7.  Con  uno  o  piu'   decreti   del   Ministro   dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca, avente  natura  non  regolamentare,
sono definiti i criteri di cui ai commi 3 e 5, nonche' le linee guida
per la valutazione e  la  certificazione,  ivi  compresi  i  relativi
modelli.
                               Art. 7 

                    Organi collegiali dei Centri 

  1.  I  Centri  costituiscono  i  loro  organi  di  governo   e   ne
disciplinano il funzionamento  secondo  le  disposizioni  di  cui  al
titolo I del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive
modificazioni, con gli specifici adattamenti di seguito indicati: 
    a) il consiglio di classe e' composto dai docenti del  gruppo  di
livello di cui  all'articolo  5,  comma  1,  lettera  d),  e  da  tre
studenti, eletti dal relativo gruppo; 
    b) il collegio dei docenti  puo'  essere  articolato  in  sezioni
funzionali alla specificita' dell'assetto organizzativo  e  didattico
dei Centri, senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica; 
    c) la rappresentanza dei genitori nel  consiglio  di  istituto  e
nella giunta esecutiva e'  sostituita  con  la  rappresentanza  degli
studenti; 
    d) il collegio dei docenti elegge nel proprio ambito il  comitato
per la valutazione del servizio degli insegnanti di cui  all'articolo
11 del citato decreto legislativo n. 297  del  1994,  assicurando  la
rappresentanza di ciascuna delle due tipologie di docenti in servizio
nei Centri. 
  2. Fino alla costituzione del consiglio di istituto e della  giunta
esecutiva  le  relative  funzioni   sono   svolte   dal   commissario
straordinario nominato dal direttore generale dell'ufficio scolastico
regionale senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
                               Art. 8 

                  Gestione amministrativo-contabile 

  1. Per la gestione amministrativo-contabile dei Centri si applicano
le norme contenute nel decreto del Ministro della pubblica istruzione
1° febbraio 2001, n. 44, e successive modificazioni. 
  2. Il riscontro di regolarita' amministrativa e contabile presso  i
Centri e' effettuato da due revisori dei conti nominati ai sensi  del
regolamento di cui al comma 1 come modificato dall'articolo 1,  comma
616, della legge 27 dicembre 2006,  n.  296,  fermo  restando  che  i
Centri devono  essere  inseriti  in  ambiti  territoriali  scolastici
esistenti.
                               Art. 9 

                         Dotazioni organiche 

  1. A partire dall'anno scolastico 2013-2014, la dotazione  organica
dei Centri ha carattere  funzionale  ed  e'  definita,  in  relazione
all'assetto didattico ed organizzativo di cui agli articoli  4  e  5,
sulla base dei dati comunicati dal dirigente scolastico del centro al
competente ufficio scolastico regionale con  riferimento  alla  serie
storica degli alunni scrutinati, in  relazione  ai  percorsi  di  cui
all'articolo 4, lettere a) e c). 
  2. L'organico di cui al comma 1 e' determinato, nell'ambito  e  nei
limiti degli organici definiti a legislazione vigente, con  l'annuale
decreto  interministeriale  adottato  dal  Ministro  dell'istruzione,
dell'universita'  e  della  ricerca,  di  concerto  con  il  Ministro
dell'economia e  delle  finanze,  con  riferimento  al  rapporto  non
superiore a 10 docenti ogni  160  studenti,  individuato  sulla  base
dell'organico  gia'  previsto  dall'articolo  4  dell'ordinanza   del
Ministro della pubblica istruzione 29 luglio 1997, n. 455,  ai  sensi
dell'articolo 9, comma 4, del decreto  del  Ministro  della  pubblica
istruzione  in  data  25  ottobre  2007,  pubblicato  nella  Gazzetta
Ufficiale n.  3  del  4  gennaio  2008,  fermo  restando  l'obiettivo
complessivo di riduzione delle dotazioni organiche previsto dal Piano
programmatico predisposto ai sensi dell'articolo  64,  comma  3,  del
decreto-legge n. 112 del 2008, anche in relazione a  quanto  disposto
dall'articolo 19 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,  convertito,
con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. 
  3. A partire dell'anno scolastico 2013-2014 la  dotazione  organica
delle istituzioni scolastiche di cui  all'articolo  4,  comma  6,  e'
definita per i percorsi di secondo livello, di  cui  all'articolo  4,
comma  1,  lettera  b),  in  relazione   all'assetto   didattico   ed
organizzativo di cui  agli  articoli  4  e  5,  tenuto  conto  che  i
rispettivi quadri orari sono pari al 70 per cento di quelli  previsti
dai corrispondenti ordinamenti, sulla base dei  dati  comunicati  dal
dirigente  scolastico  dell'istituzione  scolastica   al   competente
ufficio scolastico regionale con riferimento alla serie storica degli
alunni scrutinati, di quelli ammessi agli esami  finali,  nonche'  di
quelli che hanno conseguito una certificazione relativa ai  saperi  e
alle  competenze  previsti   per   l'assolvimento   dell'obbligo   di
istruzione, di cui al regolamento emanato con  decreto  del  Ministro
della pubblica istruzione 22 agosto 2007, n. 139. 
  4. L'organico di cui al comma 3 e' determinato, nell'ambito  e  nei
limiti degli  organici  definiti  a  legislazione  vigente,  mediante
l'annuale   decreto   interministeriale   adottato    dal    Ministro
dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, di concerto con il
Ministro dell'economia e delle  finanze  fermo  restando  l'obiettivo
complessivo di riduzione delle dotazioni organiche previsto dal Piano
programmatico predisposto ai sensi dell'articolo  64,  comma  3,  del
decreto-legge n. 112 del 2008, anche in relazione a  quanto  disposto
dall'articolo 19 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,  convertito,
con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. 
  5. A partire dall'anno scolastico 2013-2014, la dotazione  organica
del personale amministrativo e ausiliario e' definita, nei limiti  di
organico disponibile a legislazione vigente, determinato in relazione
agli indici previsti dal regolamento emanato ai  sensi  dell'articolo
64, comma 4, lettera e), del decreto-legge n.  112  del  2008;  ferma
restando la dotazione organica del personale ATA a livello  regionale
definita ai sensi del suddetto regolamento, il direttore dell'ufficio
scolastico regionale puo' assegnare ai Centri unita' di personale del
profilo di assistente tecnico ovvero, in  alternativa,  prevedere  la
stipula di accordi tra le  istituzioni  scolastiche  interessate  per
collaborazioni plurime. 
  6. Il decreto di cui al comma 2 contiene anche  i  criteri  per  la
determinazione degli  organici  nella  fase  di  passaggio  al  nuovo
ordinamento di cui al presente regolamento.
                               Art. 10 

                Monitoraggio e valutazione di sistema 

  1. I percorsi di istruzione di cui  al  presente  regolamento  sono
oggetto   di   costante   monitoraggio   da   parte   del   Ministero
dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca,  anche  attraverso
l'Istituto  nazionale  di  documentazione,  innovazione   e   ricerca
educativa. 
  2. I risultati di apprendimento dei percorsi  di  cui  al  presente
regolamento  sono  oggetto  di   valutazione   periodica   da   parte
dell'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo e di
istruzione. 
  3. Il Ministro presenta al Parlamento, ogni tre anni,  un  apposito
rapporto sui risultati del monitoraggio sui percorsi di istruzione di
cui al presente regolamento e  della  valutazione  dei  risultati  di
apprendimento.
                               Art. 11 

         Disciplina transitoria, abrogazioni e norme finali 

  1. L'attuazione del nuovo assetto  organizzativo  e  didattico  dei
Centri e' graduale e, per l'anno 2012-2013,  si  realizza  attraverso
progetti assistiti a livello nazionale senza nuovi e maggiori oneri a
carico della  finanza  pubblica.  Tutti  i  Centri  territoriali  per
l'educazione degli adulti di cui  all'ordinanza  del  Ministro  della
pubblica istruzione 29 luglio 1997, n. 455, e i corsi serali  per  il
conseguimento di diplomi di istruzione secondaria  superiore  di  cui
all'ordinamento previgente cessano di funzionare il 31 agosto 2015. 
  2. A partire dall'anno scolastico 2013-2014,  le  disposizioni  del
presente regolamento si applicano alle classi prime, seconde, terze e
quarte dei  corsi  serali  dell'istruzione  tecnica,  dell'istruzione
professionale e dei licei artistici, al fine di rendere conformi  gli
ordinamenti dei corsi serali con quelli dei corsi  diurni  in  vigore
per le citate quattro classi dall'anno scolastico 2013-2014. 
  3. La composizione degli organi collegiali di cui all'articolo 7 si
applica ai Centri istituiti e funzionanti a partire dal 1°  settembre
2013. 
  4. Sono abrogate le disposizioni contenute all'articolo 5, comma 2 (*),
lettera d), e agli articoli 137 e  169  del  decreto  legislativo  16
aprile 1994, n. 297. E', altresi', abrogata ogni  altra  disposizione
non  legislativa  comunque  incompatibile  con  quelle  del  presente
regolamento. 
  5. Il presente regolamento entra in vigore il giorno  successivo  a
quello  della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale   della
Repubblica italiana. 
  6. Dall'attuazione del presente  regolamento  non  devono  derivare
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 
  7. Il riscontro di regolarita' amministrativa e  contabile  di  cui
all'articolo 8, comma 2, e' effettuato a partire dall'anno scolastico
in cui e' riconosciuta l'autonomia a ciascun  centro.  A  tale  fine,
l'ufficio scolastico regionale territorialmente  competente  provvede
entro 30 giorni dalla costituzione di un nuovo centro  ad  assegnarlo
ad un pre-esistente ambito territoriale scolastico. 
  8. Ai Centri territoriali per l'educazione degli adulti e ai  corsi
serali per il conseguimento di titoli di studio di cui al comma 1  si
applicano le disposizioni previste dagli articoli 3 e 9. 
  9. L'istituzione dei Centri avviene esclusivamente in  presenza  di
una  corrispondente  riduzione  di  ulteriori  autonomie  scolastiche
rispetto  all'obiettivo  complessivo  di  riduzione  delle  autonomie
previsto dal Piano programmatico predisposto ai  sensi  dell'articolo
64, comma 3, del decreto-legge n. 112 del 2008, aggiuntiva rispetto a
quella determinatasi per effetto  delle  disposizioni  contenute  nel
comma 5 dell'articolo 19 del decreto-legge  6  luglio  2011,  n.  98,
convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio  2011,  n.  111,
nonche' fermo restando il conseguimento dell'obiettivo finanziario di
cui all'articolo 1 del decreto Presidente della Repubblica  20  marzo
2009, n. 81. Sono fatti salvi i Centri gia' istituiti senza  nuovi  o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica, per l'anno scolastico
2009/2010 ai sensi del citato decreto  del  Ministro  della  pubblica
istruzione 25 ottobre 2007, previsto in applicazione dell'articolo 1,
comma 632, della legge 27  dicembre  2006,  n.  296,  fermo  restando
quanto previsto dall'articolo 2, comma 1. 
  10. Il passaggio al nuovo ordinamento e' definito da  linee  guida,
approvate con decreto del Ministro dell'istruzione,  dell'universita'
e della ricerca, di concerto con il Ministro  dell'economia  e  delle
finanze, a sostegno  dell'autonomia  organizzativa  e  didattica  dei
Centri,  con  particolare  riferimento  all'applicazione  del   nuovo
assetto didattico  dei  percorsi  di  primo  e  secondo  livello  con
l'adattamento dei piani di studio di cui ai regolamenti emanati con i
citati decreti del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010,  numeri
87, 88 e 89, ai criteri e alle modalita'  per  la  definizione  degli
strumenti di flessibilita' di cui all'articolo  4,  comma  9,  ed  e'
accompagnato da misure nazionali di sistema per  l'aggiornamento  dei
dirigenti, dei docenti e  del  personale  amministrativo,  tecnico  e
ausiliario dei Centri con le risorse umane, finanziarie e strumentali
disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per
la finanza pubblica. 
  11. La regione autonoma Valle d'Aosta e  le  province  autonome  di
Trento  e  di  Bolzano  provvedono  alla   finalita'   del   presente
regolamento nell'ambito delle competenze ad esse spettanti  ai  sensi
dello Statuto speciale e  delle  rispettive  norme  di  attuazione  e
secondo quanto disposto dai rispettivi ordinamenti. 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 

    Dato a Roma, addi' 29 ottobre 2012 

                             NAPOLITANO 

                                  Monti, Presidente del Consiglio dei
                                  Ministri 

                                  Profumo, Ministro  dell'istruzione,
                                  dell'universita' e della ricerca 

                                  Grilli,  Ministro  dell'economia  e
                                  delle finanze 

Visto, il Guardasigilli: Severino

Registrato alla Corte dei conti il 15 febbraio 2013
Ufficio di controllo sugli atti del MIUR, del MIBAC, del Min. salute e del Min. lavoro, registro n. 2, foglio n. 164

(*) AVVISO DI RETTIFICA (GU n.102 del 3-5-2013)
Comunicato relativo al decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2012, n. 263, concernente: «Regolamento recante norme generali per la ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei Centri d’istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, a norma dell’art. 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.». (Decreto del Presidente della Repubblica pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – serie generale – n. 47 del 25 febbraio 2013). (13A03930)

4 ottobre Approvato Regolamento CPIA

Il Consiglio dei Ministri, nel corso della seduta del 4 ottobre, approva definitivamente il Regolamento per i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti

Di seguito un estratto del comunicato stampa del Consiglio dei Ministri:

DEFINIZIONE ASSETTO ORGANIZZATIVO DIDATTICO DEI CENTRI DI ISTRUZIONE DEGLI ADULTI

(…) Il Consiglio ha poi approvato in via definitiva, su proposta del Ministro dell’istruzione, università e ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, il provvedimento per la ridefinizione dell’organizzazione didattica dei Centri d’istruzione per gli adulti, compresi i corsi serali. All’approvazione preliminare, data dal Consiglio dei Ministri il 12 giugno 2009, sono seguiti i pareri del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, della Conferenza unificata, del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari competenti.
Il provvedimento offre anzitutto una risposta importante, attesa da anni, per superare il preoccupante “deficit formativo” della popolazione, che ancora permane in Italia, dove oltre 28 milioni di cittadini adulti sono in possesso, al massimo, di un titolo di studio conclusivo del primo ciclo e oltre l’80% della popolazione adulta non raggiunge il livello 3, ovvero “il livello necessario per garantire il pieno inserimento nella società della conoscenza”. La ridefinizione dell’organizzazione didattica è inoltre giustificata da alcuni importanti cambiamenti demografici. Il primo riguarda la radicale trasformazione della popolazione italiana: l’attuale indice di vecchiaia è già il più alto in Europa. Secondo l’ISTAT la popolazione italiana nel 2050 sarà composta per il 34,4 % da over 65enni (oggi al 19%, mentre all’inizio degli anni ’80 era al 13,1%). Aumenta anche la presenza degli stranieri. Secondo l’ultimo rapporto della Caritas gli stranieri regolari in Italia rappresentano il 7,5% e nei prossimi dieci anni si prevede che raggiungeranno il 10% fino ad arrivare, nel 2050, al 20%. Infine, un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dalla mobilità sociale che nel nostro Paese è tra le più basse in Europa: più della metà di quanti hanno un genitore con, al massimo, la licenza media tende a riprodurre questa situazione e solo il 5% di questi raggiunge la laurea.
Il sistema didattico attualmente in vigore non è adeguato ad affrontare questi cambiamenti. Gli adulti hanno incontrato, sino ad oggi, molte difficoltà a innalzare i loro livelli di istruzione e formazione, perché l’attuale organizzazione didattica dei corsi per adulti è rigida e ripropone, in larga misura, gli stessi modelli seguiti per i ragazzi con meno di 18 anni, senza alcun riconoscimento delle conoscenze e delle competenze acquisite sul lavoro e nella vita quotidiana dalle persone (come avviene, da tempo, in molti Paesi dell’Ue). Con le nuove norme contenute nel regolamento potrà emergere progressivamente e messo in valore il grande capitale umano, rappresentato dai “saperi sommersi”, di cui sono dotati gli Italiani e coloro che vivono e lavorano nel nostro Paese.
Questi gli strumenti previsti:
1. l’organizzazione per classi è superata dall’organizzazione in due livelli: il primo per il conseguimento della “licenza media” e delle competenze per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione; il secondo, per il conseguimento di un diploma di istruzione tecnica, di istruzione professionale e di liceo artistico;
2. il riconoscimento dei crediti, comunque acquisiti dalle persone, anche nel tempo libero, con la definizione del “Patto formativo individuale”. Ciascun adulto potrà sapere a quale livello si inserisce e quale percorso didattico dovrà seguire. Rispetto ai percorsi per i ragazzi, l’orario è ridotto del 30%. E’ previsto anche l’insegnamento a distanza per il 20% del percorso. Non si dovrà ricominciare dunque nelle materie per le quali l’adulto ha ottenuto riconoscimento di quello che sa;
3. ai Centri d’istruzione per gli adulti possono iscriversi anche i giovani di sedici anni che non hanno assolto all’obbligo di istruzione e gli adulti stranieri per seguire percorsi di alfabetizzazione e di apprendimento della lingua italiana, con il rilascio della relativa certificazione necessaria per l’ingresso nel mondo del lavoro;
4. gli organi collegiali dei Centri territoriali saranno diversi da quelli delle scuole ordinarie. Ad esempio, il consiglio di classe sarà sostituito dal consiglio di livello.
I Centri d’istruzione per gli adulti opereranno su base provinciale e organizzeranno i servizi formativi in modo che siano prossimi ai luoghi dove le persone vivono e lavorano, soprattutto attraverso accordi di rete con altre istituzioni scolastiche e altri soggetti del territorio. Ciò consentirà anche alle persone che si trovano in luoghi disagiati di poter accedere ai servizi di istruzione.
Con l’entrata in vigore delle nuove norme, le Regioni potranno compiere, entro il prossimo dicembre, gli atti di esclusiva competenza per programmare l’istituzione dei centri con i nuovi modelli organizzativi e didattici, che entreranno in vigore a partire dall’anno scolastico 2013/2014.

 

7 febbraio Prosegue iter procedurale approvazione Riforma CPIA

Il 7 febbraio lo Schema di Decreto del Presidente della Repubblica recante “Norme generali per la ridefinizione dell’assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali” viene inoltrato al Dipartimento per l’istruzione e al Gabinetto del Ministro, con le proposte di integrazione apportate a seguito dei pareri espressi dal CNPI, dal Consiglio di Stato, dalla Conferenza Unificata, e dalle commissioni parlamentari di Senato e Camera. Seguirà l’inoltro del provvedimento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la definitiva approvazione

Nota 15 dicembre 2010, Prot. n. 9103

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Dipartimento per l’Istruzione

Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e per l’Autonomia Scolastica

Uff.III

Ai Direttori Generali

degli Uffici Scolastici Regionali

LORO SEDI

Al Sovrintendente Scolastico per

la scuola in lingua italiana

B O L Z A N O

All’Intendente Scolastico

per la scuola in lingua tedesca

B O L Z A N O

All’Intendente Scolastico per la

scuola delle località ladine

B O L Z A N O

Al Sovrintendente Scolastico

per la Regione Valle d’Aosta

A O S T A

Al Dipartimento Istruzione

Per la Provincia di

TRENTO

Agli Uffici Scolastici provinciali

LORO SEDI

Ai Dirigenti scolastici delle scuole statali e paritarie

LORO SEDI

e, p.c. Al Gabinetto del Ministro

SEDE

All’Ufficio Legislativo

SEDE

Oggetto: A.S. 2010/2011- esame di Stato conclusivo primo ciclo istruzione – prova nazionale – candidati dei Centri di istruzione per gli adulti

Come è noto, la prova scritta a carattere nazionale di cui all’art. 11, comma 4 ter, del decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, non ha trovato applicazione, per gli anni scolastici 2007/08, 2008/2009 e 2009/2010, agli studenti frequentanti i Centri Territoriali Permanenti “in considerazione della particolare ridefinizione in atto del sistema di istruzione degli adulti” (cfr. C.M. n. 32 del 14 marzo 2008 e C.M. n. 54 del 26 maggio 2008; nota n. 13002 del 16 dicembre 2008,nota n. 12666 del 16 dicembre 2009).

Per l’anno scolastico corrente l’O.M. relativa al calendario scolastico (n. 53 del 25 giugno 2010) stabilisce che (art. 2) l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione per gli studenti iscritti e frequentanti i Centri per l’istruzione degli adulti possa essere effettuato in un’unica sessione speciale, nel mese di gennaio 2011, in data da definirsi dal Ministero.

Ciò premesso, in considerazione del fatto che è ancora in atto la ridefinizione dell’assetto organizzativo – didattico di tali Centri, si soprassiede, anche per l’anno scolastico 2010/2011, alla somministrazione, agli studenti iscritti e frequentanti i Centri di cui trattasi, della prova scritta a carattere nazionale in argomento.

Conseguentemente, l’individuazione della data nella quale tenere, nel corso del corrente anno scolastico, la sessione di esame è rimessa alle determinazioni organizzative dei singoli Centri.

Si precisa che l’esonero dalla prova nazionale riguarda, come detto, unicamente gli studenti iscritti e frequentanti i Centri di cui trattasi e non anche i candidati adulti (interni ed esterni) dei corsi ordinari.

IL DIRETTOR GENERALE

F.to Mario Petrini

10 novembre Parere 7a Camera sui CPIA

La settima Commissione della Camera esprime parere favorevole con condizioni e osservazione sullo Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante norme generali per la ridefinizione dell’assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali.

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE

La Commissione VII (Cultura, scienza e istruzione),

esaminato lo schema di decreto del Presidente della Repubblica «Norme generali per la ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei Centri d’istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, adottato ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»;

considerato che la riorganizzazione dei centri territoriali permanenti per l’educazione degli adulti e dei corsi serali, era stata avviata con la legge 27 dicembre 2006, n. 296, legge finanziaria per il 2007 e con il successivo decreto del Ministro della pubblica istruzione del 25 ottobre 2007;

tenuto conto delle indicazioni emerse nel corso delle audizioni informali di rappresentanti delle associazioni di categoria, rappresentanti sindacali, dirigenti scolastici ed esperti, svolte dalla Commissione Cultura, scienza e istruzione, nelle sedute del 28 aprile 2010, 4 e 11 maggio 2010 e 21 settembre 2010;

preso atto del parere espresso dalla Conferenza unificata in data 6 maggio 2010, pervenuto il 18 maggio 2010, e di quello del Consiglio di Stato espresso il 22 luglio 2010, trasmesso dal Governo il 27 luglio 2010;

rilevata la necessità di dare attuazione al citato articolo 64, comma 4, lettera f), della legge n. 133 del 2008 attraverso una ridefinizione dell’assetto organizzativo e didattico dei centri per l’istruzione degli adulti, compresi i corsi serali, idonea a superare le criticità emerse nel previgente sistema, in modo da garantire, tra l’altro, l’acquisizione e lo sviluppo delle competenze connesse all’assolvimento dell’obbligo di istruzione, comprese le competenze chiave di cittadinanza, al fine di innalzare i livelli di istruzione della popolazione adulta, anche immigrata, in coerenza con le Raccomandazioni dell’Unione Europea in materia;

rilevato che appare condivisibile il complessivo assetto organizzativo e didattico articolato in percorsi di primo e secondo livello, finalizzati i primi al conseguimento del titolo di studio conclusivo del primo ciclo e della certificazione dei saperi e delle competenze connesse all’assolvimento dell’obbligo di istruzione, i secondi al conseguimento del titolo di studio conclusivo del secondo ciclo;

ritenuto che risulta altresì condivisibile la previsione di strumenti specifici per la sostenibilità dei carichi orario delle lezioni, soprattutto ai fini del riconoscimento dei crediti comunque acquisiti dall’adulto in contesti formali, informali e non formali, da considerare nella definizione del patto formativo individuale per la personalizzazione del percorso e della sua fruizione anche a distanza nei limiti previsti;

considerato opportuno valorizzare, comunque, i positivi risultati conseguiti dai progetti di innovazione destinati alle fasce deboli della popolazione, ivi compresa quella immigrata, realizzati dai Centri territoriali e dagli Istituti scolastici impegnati nell’attuazione dei corsi serali;

precisato che, nel rispetto delle competenze esclusive delle Regioni in materia di programmazione dell’offerta formativa, i Centri erogano i percorsi di secondo livello soltanto attraverso accordi con le istituzioni scolastiche sedi dei percorsi di istruzione tecnica, professionale, artistica e, nell’ambito dell’ampliamento dell’offerta formativa, anche liceale, come richiesto nel parere espresso dalla Conferenza unificata sullo schema in esame. I Centri si configurano pertanto quale punto di riferimento per tutti gli adulti che intendono conseguire titoli di studio, ferma restando ogni altra opportunità di ampliamento dell’offerta formativa nel quadro di accordi con le Regioni e gli Enti locali;

ritenuto necessario ottimizzare le risorse umane e strumentali disponibili attraverso la previsione di modelli organizzativi «a rete» sul territorio, idonei a sviluppare rapporti stabili e organici tra i centri provinciali per l’istruzione degli adulti, dotati di una propria autonomia a norma dell’articolo 1, comma 632, della citata legge n. 296 del 2006, e le altre sedi nelle quali si attuano i percorsi del secondo ciclo, in modo da assicurare all’utenza la più ampia e diversificata offerta di istruzione e formazione nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza, economicità e contenimento della spesa pubblica;

tenuto conto che, allo stato degli atti, il provvedimento in esame potrà essere perfezionato e reso efficace soltanto a partire dall’anno scolastico 2011/ 2012;

esprime

PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti condizioni:

1) ferma restando l’impostazione organizzativa e didattica, che consente di riconoscere i crediti acquisiti dagli adulti e di personalizzare i percorsi sulla base del patto formativo individuale e che prevede un’articolazione organizzativa per gruppi di livello, si ritiene necessario coordinare lo schema di regolamento in esame con la disciplina introdotta dai decreti del Presidente della Repubblica n. 87, 88 e 89 del 2010, riguardanti rispettivamente gli istituti professionali, gli istituti tecnici e i licei, in modo da renderlo coerente, nell’impianto e nei termini utilizzati, con il nuovo assetto della scuola secondaria superiore quale risulta dagli indicati regolamenti;

2) al fine di innalzare i livelli di istruzione della popolazione adulta, anche immigrata, per rispondere ai nuovi fabbisogni di istruzione indotti dalle rapide trasformazioni in atto della struttura demografica della popolazione, appare necessario modificare il provvedimento in esame in modo da assicurare centralità, nell’offerta formativa dei centri, all’acquisizione delle competenze di base connesse all’adempimento dell’obbligo di istruzione e all’esercizio della cittadinanza attiva, anche per sostenere meglio gli adulti nei percorsi di secondo livello per il conseguimento di un titolo di studio di istruzione secondaria superiore;

3) in considerazione del fatto che ai Centri territoriali compete, nella loro autonomia organizzativa e didattica, la gestione degli strumenti di flessibilità di cui all’articolo 4, comma 7, anche ai fini dell’orientamento e dell’accoglienza necessari alla definizione del patto formativo individuale, funzionale alla personalizzazione dei percorsi, si ritiene necessario, inoltre, all’articolo 4, dopo il comma 5, inserire il seguente: «5-bis. I percorsi di cui al comma 1, lettera b), sono realizzati dai Centri attraverso gli accordi di rete di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 1999, con particolare riferimento all’articolo 7, stipulati con le istituzioni scolastiche presso le quali funzionano i percorsi di istruzione tecnica, professionale ei artistica»;

4) appare necessario, inoltre, che le materie di cui all’articolo 4, comma 7 siano disciplinate con uno strumento flessibile, come le linee guida, per sostenere gradualmente il passaggio al nuovo ordinamento dei percorsi per l’istruzione degli adulti, nel rispetto dell’autonomia dei centri;

5) si considera necessario altresì prevedere misure nazionali di accompagnamento per l’introduzione del nuovo assetto organizzativo e didattico dei Centri, che comprendano prioritariamente l’aggiornamento del personale scolastico;

6) è necessario ridefinire i tempi previsti all’articolo 11, comma 1, stabilendo che il termine del 31 agosto 2011 fissato per la cessazione del previgente ordinamento sia sostituito quello del 31 agosto 2013;

e con la seguente osservazione:

il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca valuti l’opportunità di adottare tutte le iniziative necessarie, anche nell’ambito dei contratti collettivi di lavoro del personale della scuola, per assicurare ai Centri territoriali personale in possesso di specifici titoli culturali e di esperienze maturate nel settore dell’istruzione degli adulti.

20 ottobre Parere 7a Senato su CPIA

Il 20 ottobre la settima Commissione del Senato esprime parere favorevole con condizioni sullo Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante norme generali per la ridefinizione dell’assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali.

PARERE APPROVATO SULL’ATTO DEL GOVERNO N. 194

La Commissione,

esaminato, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 e dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,lo schema di decreto del Presidente della Repubblica in titolo,

premesso che il provvedimento si propone di compiere una generale revisione dell’organizzazione scolastica nel settore, improntata a principi di efficacia, efficienza ed economicità, e di realizzare il contenimento della spesa pubblica specificamente imposta dalla legge di autorizzazione;

tenuto conto che il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, in risposta ai rilievi del Consiglio di Stato, ha chiarito che gli obiettivi economici fondanti della disciplina adottata si ravvisano essenzialmente negli articoli 3, 9 e 11, commi 8 e 9. Infatti:

– l’articolo 3 stabilisce che ai Centri possono iscriversi gli adulti in età lavorativa (da 16 a 65 anni), anche stranieri, che non hanno assolto l’obbligo di istruzione o non sono in possesso di un titolo di studio di scuola secondaria superiore. Queste disposizioni si applicano anche ai Centri territoriali permanenti (CTP) e ai corsi serali attualmente funzionanti, ai sensi dell’articolo 11;

– l’articolo 9 dispone che dall’anno scolastico 2010-2011 l’organico dei docenti ha carattere funzionale ed è definito, nei limiti dell’organico determinato a legislazione vigente, sulla base della serie storica degli alunni scrutinati (e non di quelli iscritti), di quelli ammessi agli esami finali e di quelli che hanno conseguito una certificazione. Si prevede, inoltre, che il decreto annuale rechi anche i criteri per la determinazione degli organici nella fase transitoria; ai sensi dell’articolo 11, infine, le disposizioni dell’articolo 9 si applicano ai CTP e ai corsi serali attualmente funzionanti;

– l’articolo 11 prevede la cessazione del funzionamento dei Centri territoriali permanenti (CTP) e dei corsi serali il 31 agosto 2011, sicché gli studenti iscritti proseguiranno il percorso nei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA);

considerato che la Conferenza unificata, nella seduta del 6 maggio 2010, ha reso parere favorevole al provvedimento;

preso atto dei chiarimenti resi dal rappresentante del Governo in Commissione e in particolare che:

· la riorganizzazione dei corsi non è volta ad impoverire l’attuale offerta formativa, bensì a potenziarla e valorizzarla, strutturandola in maniera organica e articolandola per livelli anziché per classi;

· la determinazione effettiva del numero di Centri è rimessa alla competenza esclusiva delle Regioni;

· l’organizzazione in rete dei corsi, lungi dal pregiudicare il numero effettivo delle sedi, renderà l’offerta del servizio più vicina alle persone;

· la riduzione del numero delle ore di lezione si inscrive nell’ottica di valorizzare i saperi e le competenze già possedute dagli adulti, secondo le indicazioni europee in materia di apprendimento permanente e in linea con alcune esperienze dell’istruzione tecnica e professionale già realizzate in ambito nazionale (progetti Sirio e Aliforti);

· la personalizzazione dei percorsi consentirà un’offerta formativa più adeguata ai reali fabbisogni degli adulti,

condivisi i rilievi del Consiglio di Stato,

esprime parere favorevole, con le seguenti condizioni:

1. il riordino sia attuato salvaguardando il livello e la qualità complessivi dell’offerta formativa attuale, affinché non si risolva in una intollerabile penalizzazione delle fasce più deboli della popolazione;

2. sia riconosciuta ampia autonomia ai Centri nella definizione dei percorsi individuali, anche superando il limite del 20 per cento per la fruizione del servizio a distanza di cui all’articolo 4, comma 7, lettera c);

3. sia abbassata a 15 anni l’età di accesso ai Centri;

4. nell’ambito degli accordi di rete di cui all’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 1999 tra i licei e i Centri, sia prevista la possibilità, nei limiti delle dotazioni organiche definite in applicazione dell’articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008, di realizzare percorsi finalizzati al conseguimento di altri diplomi di istruzione liceale oltre a quello di liceo artistico di cui all’articolo 4, comma 6;

5. siano fatti salvi i centri già istituiti, senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica, per l’anno scolastico 2009-2010, ai sensi del decreto ministeriale 25 ottobre 2007, emanato in applicazione dell’articolo 1, comma 632, della legge 27 dicembre 2006, n. 296;

6. sia previsto che la Regione autonoma Valle d’Aosta e le Province autonome di Trento e Bolzano provvedono alle finalità del regolamento nell’ambito delle competenze ad esse spettanti ai sensi dello Statuto speciale e delle relative norme di attuazione e secondo quanto disposto dai rispettivi ordinamenti;

7. siano indicate esplicitamente le disposizioni del precedente decreto ministeriale superate dalla nuova disciplina, eventualmente rimettendo a un successivo atto amministrativo l’elencazione delle ordinanze e circolari non più attuali.

22 settembre Riforma Istruzione Adulti in 7a Senato

La settima Commissione del Senato riprende l’esame, sospeso nella seconda seduta pomeridiana del 6 luglio, dello Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante norme generali per la ridefinizione dell’assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali.

Il relatore PITTONI (LNP) comunica che nel frattempo è giunto il parere del Consiglio di Stato, di cui segnala alcune osservazioni. In primo luogo, è stato rilevato che i criteri concernenti la razionalizzazione e contenimento dei costi appaiono iterativi di prescrizioni già attuate ed è stata segnalata la scarsa incisività dell’atto, dato che l’articolo 11 dello schema si limita a recare, al comma 4, l’abrogazione esplicita dell’articolo 5, comma 1, lettera d), degli articoli 136 e 169 del decreto legislativo n. 297 del 1994, nonché di ogni altra disposizione non legislativa comunque incompatibile con quella del regolamento in oggetto. Al riguardo, rende nota la risposta del Ministero, il quale ha illustrato le modalità di realizzazione degli obiettivi economici fondanti la disciplina adottata, la cui portata si ravvisa negli articoli 3, 9 e 11, commi 8 e 9, dell’atto. Rammenta infatti che, secondo l’articolo 3, ai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA) possono iscriversi gli adulti in età lavorativa – ovvero da 16 a 65 anni -, anche stranieri, che non hanno assolto l’obbligo di istruzione o non sono in possesso di un titolo di studio di scuola secondaria superiore. Queste disposizioni si applicano anche ai Centri territoriali permanenti (CTP) e ai corsi serali attualmente funzionanti, ai sensi dell’articolo 11. Si sofferma poi sull’articolo 9, in virtù del quale dall’anno scolastico 2010-2011 l’organico dei docenti ha carattere funzionale ed è definito sulla base della serie storica degli alunni scrutinati (e non di quelli iscritti), di quelli ammessi agli esami finali e di quelli che hanno conseguito una certificazione. Dopo aver specificato che il decreto annuale reca anche i criteri per la determinazione degli organici nella fase transitoria, pone l’accento sull’articolo 11, che estende le disposizioni dell’articolo 9 ai CTP e ai corsi serali attualmente funzionanti, ferma restando la loro cessazione alla data del 31 agosto 2011; gli studenti iscritti proseguiranno il percorso nei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA).

Sempre nell’ottica del contenimento dei costi si colloca il ridimensionamento dell’offerta formativa entro l’anno scolastico 2010-2011. Il provvedimento prevede, difatti, che l’istituzione dei Centri avvenga solo in presenza di una corrispondente riduzione di altre autonomie scolastiche, ai fini del rispetto di un’economia di spesa non inferiore a 85 milioni di euro entro l’anno scolastico 2011-2012, come previsto dall’articolo 1, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009.

Il relatore dà poi conto degli ulteriori rilievi del Consiglio di Stato, secondo il quale lo schema in esame riassume al più alto livello regolamentare prescrizioni che in precedenza erano recate dal decreto ministeriale 25 ottobre 2007, di natura non regolamentare. A giudizio del Consiglio di Stato dunque appare necessario che il regolamento indichi esplicitamente le disposizioni del citato decreto ministeriale travolte dalla nuova disciplina, rimettendo a un successivo atto amministrativo l’elencazione delle ordinanze e circolari non più attuali.

In terzo luogo il Consiglio di Stato si esprime favorevolmente riguardo al contenuto dell’articolo 6, con cui si introduce la valutazione dei partecipanti ai corsi per adulti, finora rimessa ad ordinanze ministeriali, ma necessaria per completare l’assetto didattico dei predetti corsi. Infine, segnala che il Consiglio di Stato ha avanzato alcune proposte emendative che egli recepirà nel parere, unitamente agli ulteriori rilievi eventualmente espressi nel dibattito parlamentare.

Avviandosi alla conclusione,svolge alcune considerazioni di natura finanziaria. Il provvedimento concorre infatti all’attuazione dell’articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008, cui sono stati ascritti, complessivamente, risparmi non inferiori a 456 milioni di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l’anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012. La relazione tecnica allegata a quel decreto-legge affermava che detti obiettivi dovranno realizzarsi mediante l’adozione di un piano triennale (2009-2011) che preveda interventi strutturali, tra cui quelli disposti dal provvedimento in esame, finalizzati al conseguimento delle economie indicate al comma 6. La medesima relazione puntualizza che la riduzione della spesa di personale, conseguente alla riconduzione ai nuovi orari settimanali, viene calcolata prendendo come parametro lo stipendio iniziale di un insegnante della scuola di primo grado o laureato della scuola secondaria di secondo grado, come determinato dal contratto collettivo nazionale 2006-2009.

Con riferimento agli articoli da 1 a 11 del provvedimento in titolo, osserva quindi che la relativa relazione tecnica non espone dati ed elementi a sostegno dell’effettiva possibilità di costituire 150 CPIA e altrettanti posti di dirigente scolastico e di direttore dei servizi generali amministrativi senza ulteriori spese a carico del bilancio dello Stato. Rileva in proposito che, in base alla relazione tecnica, l’istituzione dei CPIA nel numero previsto è subordinata alla realizzazione di «ulteriori economie» rispetto a quelle conseguenti alla razionalizzazione della rete scolastica. A tale riguardo giudica importante precisare l’entità e la modulazione temporale sia dell’onere ascrivibile alla creazione delle nuove autonomie scolastiche sia delle «ulteriori economie» da conseguire per garantire l’invarianza della spesa. Segnala inoltre che non sono indicate le tipologie di spesa da comprimere per conseguire detti ulteriori risparmi. Tenuto conto che, nel caso in cui dette economie, ulteriori rispetto a quelle previste dal piano programmatico di cui all’articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008, non dovessero essere realizzate, non si potrebbe dare seguito alla disposizione contenuta nell’articolo 1, reputa essenziale acquisire elementi di valutazione circa l’effettiva praticabilità di tali riduzioni di spesa.

Il seguito dell’esame è rinviato.

21 settembre Riforma Istruzione Adulti in 7a Camera

La settima Commissione della Camera riprende le audizioni sullo Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante norme generali per la ridefinizione dell’assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali

Nota 31 agosto 2010, Prot. n.2665

Dipartimento per l’istruzione

Ai Direttori generali degli Uffici Scolastici Regionali

LORO SEDI

e, p.c.

Al Direttore generale per gli ordinamenti scolastici e per l’autonomia scolastica

Al Direttore generale per il personale scolastico

Al Direttore generale per l’istruzione e formazione tecnica superiore e per i rapporti con i sistemi formativi delle Regioni

SEDE

Oggetto: Ordinamento dei corsi serali per l’istruzione degli adulti – Risposta ai quesiti

Si fa riferimento ai quesiti formulati in relazione all’argomento in oggetto che riguardano, in particolare, il funzionamento delle prime classi dei corsi serali degli istituti secondari superiori nell’anno scolastico 2010/2011.

In attesa della definizione del regolamento concernente il nuovo assetto organizzativo e didattico dei corsi di istruzione per gli adulti, ancora all’esame delle competenti Commissioni parlamentari, la circolare n. 59 del 23 luglio 2010 ha indicato che “i docenti permangono in servizio presso i centri territoriali permanenti di titolarità e i corsi serali degli istituti di secondo grado come già previsto dalla nota n. 1033 del 22 aprile 2009”.

Ciò stante si fa presente comunque che le prime classi dei corsi serali degli anzidetti istituti devono far riferimento ai nuovi ordinamenti della scuola secondaria superiore di cui ai dd.PP.RR. nn. 87, 88 e 89/2010 e, per gli istituti tecnici e professionali, alle linee guida di cui rispettivamente alle direttive n. 57 e 65/2010. Tali indicazioni si applicano anche ai progetti di sperimentazione didattica e organizzativa “Sino” e “Aliforti” rispettivamente per gli istituti tecnici e professionali. Resta inteso che le classi successive alla prime proseguono sulla base dei previgenti ordinamenti.

Ai fini dell’adattamento dei corsi serali ai nuovi ordinamenti, le SS.LL. vorranno comunicare ai dirigenti scolastici degli istituti interessati che possono utilizzare le quote di autonomia previste dai nuovi ordinamenti.

Il Capo del Dipartimento

Giuseppe Cosentino