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Concorso Parlawiki

Cittadinanza e Costituzione – Concorso Parlawiki – Il vocabolario della democrazia – Votate on line il vincitore

Aperta la votazione dal 3 al 15 aprile 2020.
Tutti possono registrarsi e scegliere su https://giovani.camera.it/parlawiki/2019_2020/finalisti i due video migliori tra i 5 finalisti della scuola primaria e altri 5 della scuola media I grado.

In allegato le classi finaliste.

Nota 18 febbraio 2020, AOODGSIP 715

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione Direzione Generale per lo Studente, l’Inclusione e l’Orientamento scolastico

Ai Direttori degli USR di:
LAZIO CAMPANIA LOMBARDIA LIGURIA PUGLIA
p.c. ai Referenti per l’Educazione alla Legalità

OGGETTO: Progetto-concorso “Educational Lotta alla contraffazione” – Iniziativa sulla prevenzione e contrasto del fenomeno della contraffazione – a.s. 2019/20.


Media Education e Cittadinanza attiva

Media Education e Cittadinanza attiva

di Maria Grazia Carnazzola

Il 3 febbraio scorso si è svolto a Roma, presso la nuova aula dei gruppi della Camera dei Deputati, il Convegno “Media Education: più consapevolezza, più opportunità, più futuro”. Tema molto in voga, iniziativa in sé lodevole, effetto “vetrina” compreso.  Cosa ne deriverà, dipenderà dalle azioni conseguenti che il Ministero concretamente porrà in essere perché dal dichiarato si passi all’agito.  Probabilmente seguiranno indicazioni alle scuole in modo che le affermazioni di principio non rimangano, come troppo spesso è accaduto negli ultimi anni, appunto affermazioni di principi validi e condivisibili, ma senza seguito pratico. La domanda di formazione, quale formazione, viene dalla società e alla società deve tornare la risposta, nella forma di un progetto politico che si raccorda con un sistema giuridico e si esplicita in un impianto didattico-metodologico-organizzativo per l’attuazione. Ma il cambiamento lo attuano le scuole.

Per Media Education, generalmente, si intendono tutte quelle attività educative e didattiche consapevolmente finalizzate alla comprensione critica e alla gestione personale dell’informazione e della comunicazione attraverso i media, nella prospettiva della cittadinanza attiva e responsabile. E’ perciò cosa ben diversa dall’uso didattico delle tecnologie: il focus si sposta dall’uso dei mezzi alla consapevolezza dei modi, dei linguaggi, degli scopi della comunicazione- non sempre prevedibili e controllabili- di tali mezzi e alla loro funzione di medium. L’attenzione è posta sull’obiettivo delle informazioni veicolate , sulla grammatica, sulla sintassi , sul lessico  che vengono utilizzati e che connotano la comunicazione ; tutto questo per contribuire a contrastare   la  “mezza cultura” di massa, come sosteneva  U. Cerroni già nel 1991 “È  la modernizzazione delle diseguaglianze tipica della società postindustriale: le masse, istruite dalla scolarità dell’obbligo, partecipi del consumo economico, culturale, tecnologico, sono ormai messe in condizione di avvertire bisogni, consumare beni, recepire convinzioni e posizioni cui adeguarsi: è la tendenza a dividere verticalmente il corpo sociale in una oligarchia tecnocratica che possiede grammaticalmente i nuovi linguaggi e le nuove tecnologie, e in una massa che utilizza tali linguaggi sotto forma di consumo… E’ la barbarie della mezza cultura”.

 Diventare cittadini attivi.

Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”?  Riprendendo il motto reso celebre da Antonio Gramsci, che in un editoriale pubblicato su Ordine Nuovo nel 1920 lo attribuisce a Romain Rolland, bisogna dirsi forte e chiaro che questo nostro tempo ha un estremo bisogno dell’una e dell’altra cosa. Se la scuola deve aiutare a comprendere il presente e a immaginare il futuro come potrebbe essere, servono nel contempo spirito realistico e critico, fondato sulla rappresentazione del mondo così come ci appare nel qui ed ora – sapendo che è una delle rappresentazioni possibili- e la fiducia nel domani che fonda sul dovere sì, ma anche sulla passione e sul desiderio.  Le tecnologie, i social mediano la nostra rappresentazione del mondo e della realtà, ne sono parte integrante; chiediamoci, come adulti e come insegnanti, e aiutiamo i ragazzi a chiederselo, in che modo agiamo e agiscono l’uso dei media, quali sono gli svantaggi e i vantaggi che apporta il loro utilizzo, pervasivo, massiccio e acritico.  Insegniamo loro a scegliere, dopo aver valutato secondo criteri che rimandano a valori come il pluralismo e il pensiero critico. I valori, lo sappiamo bene, si pongono tra l’affettivo/emotivo e il cognitivo: i nostri modelli interni della realtà guidano le nostre azioni, influenzando il sorgere degli stati emotivi che guidano altre risposte. Non sono le situazioni ambientali che creano le emozioni, ma le interpretazioni che se ne danno, come la teoria dell’attribuzione ha ampiamente dimostrato.   La scuola deve rendere conoscibile la contemporaneità, oggetto centrale di studio e di prova di quanto appreso, indagandola con razionalità e con competenza scientifica, utilizzando il pensiero critico-argomentativo che si fonda sull’elaborazione dei dati raccolti, sulla riflessione, sulla sequenzialità del pensiero, sul confronto delle ambiguità insite nelle diverse risposte possibili. Il diritto ad esprimere il proprio pensiero deve essere garantito sempre, nel rispetto dei modi e con le regole del linguaggio e della comunicazione.  Questo si intende quando si parla di educazione civica. Educazione civica e cittadinanza non sono propriamente sinonimi, ma entrambe fanno riferimento alla competenza sociale e ad abilità e atteggiamenti non sempre facilmente riferibili a regole da rispettare. La cittadinanza attiva presuppone senso di appartenenza ed esercizio di democrazia e se democrazia è contrapposizione, prima, e mediazione poi , il linguaggio, l’uso delle parole, la correttezza del dire sono fondamentali e irrinunciabili. Comportamenti corretti quali parlare uno per volta, parlare a voce bassa, esprimere dissenso senza disprezzare, essere gentili, criticare le idee e non chi le esprime, riconoscere il valore degli altri, controllare l’impulsività e la rabbia, comunicare gli stati d’animo e i sentimenti quando necessario, andrebbero promossi e sostenuti. Di cosa si parla altrimenti quando si parla di valutazione del comportamento? E il comportamento non è quell’insieme di tratti che ci permette di partecipare coscientemente e responsabilmente alla vita sociale? Gli adulti dovrebbero riflettere su questi aspetti, a cominciare dai politici e da tutti quelli che offrono spettacoli pietosi in televisione o sui social.

Se non si passa di qui, da questi comportamenti che manifestano il livello di sensibilità alla dimensione interpersonale -che si rilevano ma difficilmente si sanzionano, come fossero dettagli – è giocoforza passare direttamente a manifestazioni eclatanti come il bullismo, che un tempo si chiamava in altro modo, e alla sua amplificazione attraverso i social. I bulli possono essere tali anche perché si confonde il diritto con la rivendicazione, la trasparenza con l’ingerenza. La manomissione dei concetti e delle parole sono passaggi obbligati nella distorsione dell’informazione. Sempre, anche a scuola. E quando mancano le parole giuste per dire, si agisce, anche aggredendo.

Media Education: questione di insegnanti, di allievi, di valori, di etica.

Da sempre gli adulti insegnano quello che i giovani non sanno: le conoscenze, i metodi, le tecniche; oggi le nuove generazioni hanno accesso a una quantità di informazioni come mai nella storia: possono cercarle con estrema rapidità o riceverle senza cercarle. Ma le informazioni vanno collegate, selezionate, sistematizzate, contestualizzate: bisogna dare loro una forma perché diventino conoscenza.  Questo i giovani non lo sanno fare, perché gli strumenti che usano non hanno questo scopo; tocca agli adulti insegnare come si costruisce la conoscenza, come si collegano e si contestualizzano le informazioni, come si verificano e si valutano.

La generazione digitale è diversa dalla generazione Gutenberg, nei modi e nei tempi di apprendimento. Basta partire da lì.  Sostiene Carlo Sini “(Heidegger)…non si è mai chiesto il senso delle operazioni concrete che veniva esercitando, nel far lezione…Queste pratiche le esercitava come “ovvie” e ovviamente importanti, anzi epocali. Ma noi siamo le pratiche che esercitiamo”. (L’alfabeto e l’occidente, pag.132).

La scuola può continuare ad essere strumento per lo sviluppo sociale e per la crescita del Paese solo se saprà intercettare le trasformazioni in atto e gestirne le complessità, compito di difficoltà elevata che si scontra con il progressivo impoverimento degli strumenti professionali degli insegnanti sotto il profilo culturale e psicopedagogico. La qualità dell’istruzione delle giovani generazioni dipende ancora in buona misura dal sapere degli insegnanti, dalla loro cultura psicopedagogica e dalla loro professionalità che sono altro e molto di più del sapere disciplinare, indispensabile ma non sufficiente. Professionalità dedicate e competenti che tengano insieme le innovazioni con le radici storico-culturali.

Dopo aver parlato tanto di apprendimento significativo, della necessità che ogni nuovo apprendimento si innesti sulla rete degli apprendimenti precedenti, forse è tempo di parlare di insegnamento significativo, che ridisegni, in una visione integrata e non lineare-sommativa, le varie Educazioni, Discipline, Progetti. Tutte le innovazioni, tutti i dibattiti, hanno senso solo se al centro ci stanno la professionalità del docente, che passa anche attraverso le modalità di reclutamento, la formazione in ingresso e i percorsi “di manutenzione” della formazione in servizio che dovrebbe essere obbligatoria e strutturale. Solo così, ritengo, sarà possibile la costruzione e il mantenimento di una solida professionalità docente, valutata e riconosciuta dal contesto sulla base di chiari indicatori di professionalità e di dichiarati sistemi valoriali di riferimento. Senza questo passaggio, nessun cambiamento, nessuna innovazione porterà risultati significativi, sia che si tratti di includere le diversità sia che si tratti di contrastare il degrado culturale anche attraverso l’uso consapevole dei media. Non basta enunciare principi: bisogna delineare il cambiamento, monitorarlo e valutarlo. A volte chi dentro la scuola ci lavora ha la sensazione di essere in un permanente cantiere aperto, dove si susseguono le richieste e i progetti più disparati, a volte richieste e progetti vecchi presentati con parole nuove ripetute come slogan che, svuotandosi di significato, generano disorientamento o convinzione di essere già allineati con l’innovazione. Ben venga la Media Education, con un percorso che attraversi tutte le discipline, un principio ispiratore che orienti e finalizzi l’insegnamento di tutti i saperi e chieda alle scuole una seria riflessione su quello che già si fa e su ciò che di nuovo va messo in campo. Riflettere è il primo passaggio della ricerca per il miglioramento continuo, indispensabile per contrastare la caduta del ruolo e per il riconoscimento dello status di docente. La scuola è un servizio: ha bisogno di professionisti che sappiano agire nella complessità tra vincoli e rischi, che sappiano occuparsi delle trasversalità e non solo degli aspetti specialistici della propria disciplina, perchè in questo caso sarebbero semplicemente dei prestatori d’opera.

Docenti padroni del sapere e del saper fare, esempi di comportamenti deontologici eticamente orientati, perché la correttezza, il rispetto e la responsabilità non si insegnano solo con le parole.

BIBLIOGRAFIA

N. Postman, Ecologia dei media, Armando Editore, Roma 1981;

U. Cerroni, La cultura della democrazia, Mètis, Bari 1991;

P. Cesare Rivoltella, Relazione, Convegno “Media Education”, Roma 3 febbraio 2020;

P.H. Lindsay, D.A. Norman, L’uomo elaboratore di informazioni, Giunti Barbera, 1983;

C.Sini, Pratica del foglio mondo, Jaca Book, Milano 2004;

        Id; L’alfabeto e l’occidente, Jaca Book, Milano 2012.

Metafore per l’insegnamento delle competenze di cittadinanza

Metafore per l’insegnamento delle competenze di cittadinanza

di Pier Gavino Sechi

Una prima possibilità per trattare le competenze di cittadinanza e l’Educazione civica, di prossima introduzione, può certamente consistere nello sviluppo di in un percorso che ne svolga i contenuti alla stregua di una materia in aggiunta a quelle tradizionali. Poiché tale approccio appunto “per aggiunta”, porterebbe, però, con ogni probabilità, sia ad un incremento dei contenuti oggetto di studio, che alla ben più temibile controindicazione di trascurare che si ha vero apprendimento solo di ciò che si agisce  (le neuroscienze confermano ancora una volta la maggiore efficace dell’esperienza diretta) abbiamo sperimentato un’altra  opzione: calare le competenze di cittadinanza direttamente nel vivo della lezione, articolandola in fasi cui assegnare specifiche finalità formative in tal senso.

Descriviamo qui di seguito, perciò, l’agenda-tipo di una lezione, nella forma con cui l’abbiamo esposta all’interno del laboratorio “A bordo con…Vitto”, tenutosi in occasione dell’open day del Convitto Nazionale “Vittorio Emanuele II” di Cagliari.

Ciascuna fase è affiancata dalla corrispondente sottocompetenza di cittadinanza che abbiamo espresso ricorrendo alla metafora dell’astronave, usata dagli economisti per rappresentare la condizione di finitezza del nostro pianeta e delle sue risorse[1]:

1)-RESET…………………………….SELF CONTROL

2)-SIT DOWN…………………….SINCRONIZZAZIONE SPAZIALE

3)-CALIBRAZIONE………….…..LETTURA STATO D’ANIMO

4)-DATAZIONE…………….…….SINCRONIZZAZIONE TEMPORALE

5)-PAROLA DEL GIORNO.……VALORIZZAZIONE QUANTICA

6)-REPORT…………………………TIROCINIO PER UN BUON LEADER

7)-LAVORO COMUNE………..TEAM WORKING

8)-VALUTAZIONE……………….CHECKING

Se si considera che la durata massima della lezione è di 60 minuti, ciascuna fase potrebbe durare una media inferiore ai dieci minuti.

Tuttavia, dall’esperienza condotta in classe, è risultato che se appena adottato il metodo ciascuna fase tende a protrarsi oltre tale media, con l’andare del tempo e la conseguente presa di consapevolezza del metodo da parte degli allievi, si registra un sempre più veloce svolgimento delle fasi inziali della lezione con conseguente aumento del tempo dedicato alla fase 6 e 7.

Ciò che, però, interessa in questa sede è soprattutto sottolineare la valenza che assume la conduzione della lezione secondo tale impostazione al fine di educare gli allievi all’ autodisciplina, all’autonomia e alla autoriflessività. Si tratta peraltro di competenze traversali indotte da una scelta didattica che se fosse condivisa coi docenti del consiglio di classe le porterebbe a livello di cornice (cioè del come si lavora) senza incorrere in quel incremento di contenuti che si avrebbe con l’adozione dell’approccio che sopra appunto abbiamo chiamato “per aggiunta”, il quale, peraltro, lascia ancora una volta del tutto non affrontato il tema di come poi operare il collegamento tra questo quid novis col resto dei contenuti tradizionali.

Al di là dell’anglicismo di alcune formule, atte a rafforzare, come detto, il contesto metaforico, passiamo ora a descrivere ciascuna fase della lezione tipo, per come effettivamente viene svolta quotidianamente, mettendo l’accento sulla finalità di ciascuna.

1)-IL RESET……………………………SELF CONTROL

2)-IL SIT DOWN…………………..…SINCRONIZZAZIONE SPAZIALE

Poiché nel nostro istituto, all’ingresso del docente in classe, deve corrispondere da regolamento l’alzata in piedi degli alunni, considerando che anche su tale aspetto educativo le famiglie possano aver basato la scelta di quest’istituto, si è cercato di aggiungere alla più evidente finalità di tale comportamento (il rispetto da manifestare al docente o a qualsiasi altra figura adulta), un’altra finalità più marcatamente didattica: creare una cesura tra la lezione precedente e quella che sta per iniziare, affinchè gli allievi si concentrino sui nuovi impegni. Solo alla presenza di tutte le condizioni rivelative di tale disposizione d’animo, il docente da il cosiddetto sit down di cui alla seconda fase. Sennonchè mentre il reset risponde ad una esigenza di arresto del flusso informativo proveniente dalla lezione precedente o in corso nella classe, il sit down fa riprendere la comunicazione tra gli allievi indirizzandola verso i contributi della lezione che sta per iniziare.

3)-LA CALIBRAZIONE………….…..LETTURA DELLO STATO D’ANIMO

La calibrazione, attraverso cui cogliere lo stato d’animo di ciascun allievo (potrebbe già essere questo un segno di accoglienza ed inclusione senza rinviare tali obiettivi a chissà quale altra ed indefinita pratica…), l’abbiamo esercitata cogliendo il suggerimento di quanto faceva Daniel Pennac ai tempi della sua esperienza di insegnante a Parigi[2]. Egli esplorava l’umore degli allievi con un uso meditato dell’appello, pratica invece da noi spesso bollata come fastidiosa procedura burocratica, quando invece può svolgere una importante funzione sia relazionale (chiamare le persone per nome…) che sul versante della sicurezza (una rilevazione approssimativa dei presenti, infatti, potrebbe rappresentare un serio problema in caso di emergenza…).

4)-LA DATAZIONE…………….………SINCRONIZZAZIONE TEMPORALE

Un’altra forma di sincronizzazione è quella temporale, con la quale si cerca di affrontare quel disordine nella strutturazione del tempo che se nelle vecchie generazioni poteva ingenerarsi, al limite a causa dei doppi o a volte tripli turni di lezione o dopo qualche viaggio esotico, oggi trova la sua assai più potente causa nell’esposizione al web, in grado di operare un vero e proprio stravolgimento del ciclo circadiano del sonno[3].

Nella pratica quotidiana questa funzione di adesione al qui ed ora lo abbiamo ottenuto attraverso la datazione ossia la tradizionale e semplice annotazione della data del giorno da appore in cima al foglio del quaderno dedicato alla materia. Foglio su cui prendere appunti manualmente non senza ver spiegato agli allievi che prendere manualmente appunti è una fase importante dello studio, cui soccorrono gli stessi contributi dell’Università di Milano con l’enucleazione della cosiddetta memoria gestuale.

5)-LA PAROLA DEL GIORNO.……VALORIZZAZIONE QUANTICA

Tale fase risponde all’esigenza di arricchire il vocabolario dell’alunno e di valorizzare ciascun termine della lingua secondo il principio che ogni competenza deve essere sorretta dalla conoscenza e valorizzazione di ogni singolo elemento come una cattedrale che basa la propria imponenza sulla stabilità e forza di ogni sua pietra. Allo scopo soccorre l’iscrizione degli alunni ad un sito (nella specie https://unaparolaalgiorno.it) che invia, tramite sms quotidiano, l’analisi etimologica di un termine nuovo che si analizza in classe con la rapidità necessaria a dare corso alle altre fasi. Tale momento è anche una simbolica professione di umiltà: fare in modo che ogni alunno porti a casa ogni giorno almeno una parola nuova…come segno tangibile di molte ore di lezione.

6)-IL REPORT……………………………TIROCINIO PER UN BUON LEADER

Saper fare un buon report non è solo un tentativo per celare le insidie della classica interrogazione, ma si propone quale competenza atta a racchiudere in un discorso organico l’intero percorso sviluppato sino a quel determinato momento. Del resto si tratta di uno strumento la cui padronanza produce effetti positivi su tutta una serie di altri campi quali quello del saper fare un riassunto, saper individuare le miles stones di un percorso, senza escludere la valorizzazione del materiale raccolto che a sua volta rinvia alla competenza del saper prendere appunti, organizzare una mappa concettuale e dunque racchiudere in uno spazio fisico padroneggiabile quanto deve essere successivamente “svolto” come una matassa per produrre un testo scritto, si tratti di una relazione, di un  tema o di una prova scritta per una selezione. Ovviamente il giudizio dell’insegnante sarà tanto più lusinghiero quanto più l’alunno non solo riuscirà ad abbracciare il numero maggiore possibile di argomenti trattati, ma, soprattutto, quanto più dimostrerà di averli fatti propri e, perché no, di collegarli ai contenuti di altre fonti di informazione sia interne alla disciplina che esterne, quali esperienze extrascolastiche o letture personali.

7)-IL LAVORO COMUNE………………..TEAM WORKING

Tale fase rappresenta il cuore della lezione tradizionale. Essa nella nostra proposta non perde ovviamente la sua importanza ma non è più l’unico momento in cui si svolga il processo di insegnamento-apprendimento, consentendo all’insegnante l’introduzione di nuovi argomenti o la ripresa di quelli già svolti  utilizzando il più possibile metodologie interattive, tra le quali, la sottoposizione alla classe di prove di realtà, di studio di casi, previa, eventualmente, la divisione in piccoli gruppi allo scopo di implementare la competenza della collaborazione.

Le competenze di cittadinanza e l’uso di metodologie interattive, a nostro modo di vedere, costituiscono un connubio inscindibile che richiede una preparazione specifica sul versante delle metodologie di gestione della classe, senza la quale si determina il rischio non solo di appesantire il processo di insegnamento-apprendimento, con, soprattutto in certi contesti, una crescita dell’impegno del docente sul versante del rispetto della disciplina e quindi sul terreno del controllo, ma soprattutto di perdere  un’occasione irripetibile. Ossia di disporre della scuola come un luogo da cui guardare all’esterno, alla cosiddetta Realtà, avendo la possibilità di osservarla e di progettare stili di gestione della sua complessità senza che ancora ne sia iniziato l’attraversamento. In altre parole con la protezione di quella dimensione “del come se…” tipica di quello che Karl Popper chiama “Mondo 3”[4]. Cioè una dimensione reale realtà simile a quella esterna ma in cui si possono commettere errori utili a mettere meglio a fuoco le strategie di azione. Una sorta di palestra o di macchina del tempo di cui la velocità sia regolabile secondo i ritmi della comunicazione umana e in cui l’insegnante faccia da sparring partner che insegna a cadere e ad andare al tappeto ma senza danni irreparabili (ioci causa, per scomodare il linguaggio giuridico).

8)-LA VALUTAZIONE………………….CHECKING

Questa fase finale tende ad insegnare l’autoriflessione. L’alunno viene invitato a dare una valutazione (su scala Likert da 0 a 5[5]) sull’esperienza appena vissuta a seguito di un lavoro lungo il quale si cerca di comunicare che il suo contributo non solo è atteso ma è parte integrante della lezione. In altri termini non si tratta di dare un giudizio su una sessione di lavoro incentrata sul docente e sulla sua lezione cattedratica, ma di includere nella valutazione anche il proprio contributo affinchè l’esperienza risulti il più possibile significativa.

Considerazioni finali

La scelta di fare delle competenze di cittadinanza l’impalcatura della lezione di diritto ed economia, ma pure di quella di qualsiasi altra disciplina, ci sembra possa offrire l’occasione  per accomunare le diverse discipline sul piano metodologico, con una importante conseguenza: renderne i contenuti immediatamente spendibili sul versante del problem solving.

Non deve apparire impossibile immaginare, infatti, che di fronte ai problemi che gli alunni studiano a scuola e vivranno in futuro, questa possa proporsi come fonte di “strategie” utili ad affrontarli.

Torna utile infatti rammentare il richiamo moreniano che una testa ben fatta sia preferibile a una testa ben  piena[6].


[1] Cfr. Kenneth E. Boulding, The Economics of the Coming Spaceship Earth In H. Jarrett (ed.) 1966.

[2] Daniel Pennac, Diario di scuola, Feltrinelli 2008.

[3] Per un approfondimento sulla sua importanza cfr https://shorturl.me/fFY5

[4] Karl Popper, I tre mondi, il Mulino, 2012

[5] Cfr https://bit.ly/2v66Vkm

[6] Edgar Morin, La testa ben fatta, Raffaello Cortina Editore, 1999.

Educazione Civica in aula

Educazione Civica in aula…

di Maurizio Tiriticco

…costantemente e sempre! Ma perché? Cerco di rispondere. Ho sempre guardato con sospetto, anche quando insegnavo, all’insegnamento, tout court, dell’Educazione Civica. Infatti, non c’è nulla di peggio di un insegnante cattedratico e direttivo che dice agli alunni: “Ora vi insegno l’Educazione Civica”! In realtà, invece, non c’è nulla di meglio quando un insegnante con i suoi alunni legge e commenta la nostra bella Carta Costituzionale. Tullio De Mauro a suo tempo constatò che la Costituzione è comprensibile da tutti. Ha affermato infatti che, anche se il testo è costituito di 9369 parole (circa 30 cartelle), le singole frasi non superano in media le 20 parole e i lemmi utilizzati sono 1357, di cui 1002, cioè il 92,13 per cento del testo, appartengono al vocabolario di base della lingua italiana. In altre parole, i Padri e le Madri Costituenti si preoccuparono del fatto che gli Italiani tutti – nell’immediato dopoguerra l’analfabetismo era ancora presente – potessero leggere e far proprio quel Patto costituzionale del tutto nuovo rispetto a quello Statuto Albertino, risalente al lontano 1848, di cui il fascismo per altro aveva fatto strame!

In effetti, anche semanticamente c’è un pasticcio: insegnare l’“Educazione Civica”! Mah Semmai educare al senso civico! Oppure insegnare i principi fondanti di una società democratica. Comunque, a parte il pasticcio semantico, torniamo al nocciolo della questione. Non vorrei che, stante il futuro obbligo dell’insegnamento dell’Educazione Civica, o meglio all’esercizio concreto, in aula e per la vita, di una Cittadinanza Attiva, questa diventasse un’ulteriore noiosa materia di studio, eventualmente resa ancora più noiosa da un insegnante demotivato e che ritiene che il “nuovo insegnamento” toglie tempi e spazi preziosi – come spesso si suol dire – alla “propria disciplina”. Ho sempre pensato e scritto – ed anche attuato, quando insegnavo, almeno penso – che il miglior modo di insegnare qualcosa a qualcuno è quello di coinvolgere questo qualcuno e, se si vuole, renderlo addirittura complice dell’operazione! In realtà, a monte di tutto c’è sempre la concreta metodologia che un insegnante adotta quando entra in aula e sa di avere a che fare con soggetti che a tutto pensano, fuorché al prestare attenzione a ciò che dirà! Ed è proprio in questo verbo “dire” la chiave di tutto! Perché in realtà per un insegnante il dire è il “fare lezione”, dire cose a lui note, ma assolutamente nuove per la platea che è tenuta ad ascoltarlo.

E non c’è nulla di peggio di un rapporto tra umani fondato solo sul dire. Perché gli umani intessono i loro rapporti essenzialmente sul fare. Pertanto, ho sempre tentato di sostituire al “dire” il “fare”, o meglio al fare insieme. E ciò valeva non solo per le mie discipline di insegnamento – le cinque materie cosiddette di base, italiano, latino, greco, storia e geografia! Ahimè! Il ginnasio di un tempo! – ma anche per l’educazione civica! O cosiddetta tale! In effetti non è un’espressione che susciti un immediato entusiasmo! Ma, se la leghiamo alla concreta realtà dell’imparare a “stare insieme” in quelle lunghe ore di aula, allora le cose cambiano. Occorre cercare di “stare insieme”, insegnanti ed alunni, nel modo più produttivo possibile, quindi in primo luogo cercare di attenuare, se non di rompere, quel diaframma che da sempre vede da un lato una persona che sa e parla e dall’altro altre persone, nel nostro caso adolescenti, che invece non sanno e devono invece ascoltare e apprendere. Ovviamente il diaframma concettualmente resta, ma fattivamente può e deve essere superato. Il segreto per far ciò è quello di rendere protagonisti attivi i soggetti che sono tenuti ad apprendere.

La questione è quindi di metodo! Ed il metodo migliore è quello di avviare, condurre e realizzare una didattica attiva, coinvolgente: una didattica laboratoriale. Chi legge può trovare sul web tutte le definizioni che si possono dare di questa tipologia didattica, la quale per altro è anche suggerita e consigliata sia dalle Indicazioni Nazionali (istruzione obbligatoria e licei) che dalle Linee Guida (istruzione tecnica ed istruzione professionale) recentemente pubblicate dal Ministero dell’Istruzione.

Sostanzialmente si tratta di cancellare, e non solo visivamente, quel diaframma che da sempre divide chi insegna da chi apprende, cioè la cattedra, che in genere è anche sostenuta da una pedana, la quale da sempre intende sottolineare l’autorità di chi sa nei confronti di coloro che non sanno e che sono disposti su dei banchi, spesso scomodi, o disadorni tavolini. Dove sono disposti gli alunni, che devono essere “alimentati” – questo è il significato latino del termine – e che, in genere, sono disposti in modo tale che uno di loro debba per un intero anno scolastico vedere la nuca del compagno davanti. Ma a questo proposito ci sovviene la prossemica, quella disciplina che studia come e perché le posizioni spaziali condizionino i rapporti interpersonali. Maestro ed alunni, cattedre e banchi! Disposizione spaziale studiata da sempre per giustificare la lezione cattedratica.

Rompere uno schema spaziale per costruirne un altro è essenziale per rompere una tipologia di rapporti interpersonali in favore di un’altra. E va aggiunto che si tratta di uno schema che deve essere rotto! E proprio oggi perché l’insegnante e il libro di testo non sono più i depositari unici del sapere. Oggi è sufficiente un click sul cellulare per accedere ad ogni tipologia di informazioni e di conoscenze. L’importante è sapere come, quando e perché usare quel click. A fronte di tale fenomenologia, il sapere stesso dell’insegnante viene messo a dura prova. Il sapere certamente, ma anche la metodologia. In altri termini dovremmo essere passati dall’insegnante inteso come fonte del sapere all’insegnante inteso, invece, come mediatore dei saperi. Pertanto, sotto il profilo spaziale, nulla di meglio che gli alunni possano essere posti in cerchio, o comunque in modo tale che possano vedersi vicendevolmente negli occhi.

Si tratta di un contesto/scenario non solo fisico! Perché oggi l’insegnante è più un metodologo, un amministratore dei saperi – se mi è concessa questa espressione – che un incontestabile depositario di conoscenze. Ovviamente, la cultura disciplinare deve sempre essere forte, nonché quella pluri- ed interdisciplinare. Ma è soprattutto il metodo a farla da padrone! Ed oggi una corretta gestione della dinamica di gruppo, o meglio la già ricordata didattica laboratoriale è quella necessaria e vincente. E’ una didattica con cui si apprende a stare insieme, a lavorare insieme, a studiare insieme, a produrre insieme. Ed è sotto questo profilo che va letta e, quindi, correttamente realizzata quell’Educazione alla Cittadinanza attiva a cui ci richiama una recente normativa. Pertanto, occorre sottolineare con forza il fatto che ciascun insegnante, qualunque materia insegni, è pur sempre anche- e forse soprattutto – un educatore civico!

Protocollo d’intesa Camera-MIUR-Giustizia

Scuola, firmato Protocollo d’intesa Camera-MIUR-Giustizia: incontri sulla legalità e la Costituzione negli istituti penali minorili

Una serie di incontri con gli studenti negli istituti penitenziari minorili, per promuovere i valori e i principi della democrazia e della Costituzione. Questo l’obiettivo del Protocollo d’intesa sottoscritto oggi, presso l’Istituto Penale per i Minorenni “Nicola Fornelli” di Bari, dal Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Lorenzo Fioramonti e dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Il Protocollo rinnova l’intesa siglata lo scorso anno. Camera dei Deputati, MIUR e Ministero della Giustizia promuoveranno l’educazione alla legalità, il contrasto della devianza e il reinserimento sociale, tramite incontri e iniziative negli istituti minorili e nelle scuole, dedicati all’approfondimento e allo studio della nostra Carta Costituzionale.

“È dall’istruzione che cominciamo a ricostruire questo Paese e dobbiamo iniziare soprattutto dai luoghi dove si vivono le maggiori difficoltà, dove incontriamo coloro che devono avere una seconda possibilità – ha dichiarato il Ministro Lorenzo Fioramonti-. Partire da chi ha commesso degli errori, da chi si è trovato a vivere in realtà più svantaggiate rispetto agli altri, ha un valore simbolico per il resto del Paese. Abbiamo il dovere di portare qui la presenza della Stato e degli operatori della scuola”.

“Dobbiamo sostenere i ragazzi che hanno fatto uno sbaglio, che hanno commesso dei crimini – ha proseguito il Ministro -. Soltanto se forniamo le condizioni e gli strumenti per il riscatto dei nostri giovani, senza esclusioni, soltanto se, attraverso la scuola, aiutiamo a colmare i divari insostenibili e inaccettabili di una società profondamente ingiusta, rispettiamo gli elementi principali della nostra Costituzione e della democrazia partecipativa. L’istruzione è un grande volano di sviluppo e questo accordo serve a fare in modo che non sia più dimenticato il suo ruolo rivoluzionario e radicalmente emancipatorio”.

Le attività dell’intesa saranno pianificate e coordinate, nel rispetto dell’autonomia scolastica, da un comitato paritetico composto da due rappresentanti della Camera dei Deputati e due di entrambi i Ministeri.

Portfolio delle Competenze di Cittadinanza

Portfolio delle Competenze di Cittadinanza
Buona pratica per l’Educazione Civica trasversale

di Giuseppe Adernò

Mentre il MIUR prepara le Linee guida per l’insegnamento trasversale dell’Educazione civica, si propone alle scuole di mettere in atto l’avvio di un portfolio di documentazione e di competenze del senso civico scaturito dalle opportunità formative che la scuola offre ai propri studenti e sarebbe auspicabile che tali opportunità fossero destinate agli studenti di tutte le classi della scuola.

La logica del portfolio delle competenze che è stata avviata e applicata per alcuni anni nella scuola, (Riforma Moratti – Prof. Bertagna) consente di documentare e diventare memoria delle attività proposte, delle esperienze realizzate che contribuiscono e formare, rinsaldare, consolidare le competenze civiche nell’ottica della formazione del cittadino attivo e responsabile.

Pianificare per classe le proposte culturali e formative del senso civico, sviluppando i molteplici ambiti di azione dell’educazione civica, significa predisporre un “piano di lavoro” organico e graduale di approfondimenti che si riferiscono allo studio della Costituzione, all’ordinamento democratico dello Stato, alla cultura europea, ai diversi ambiti educativi pertinenti all’educazione: digitale, stradale, alla salute, all’ambiente, alla legalità, all’affettività, al rispetto, (bullismo), alla cultura di genere, alla solidarietà e all’accoglienza.

Per ciascuno di questi ambiti, un vero caleidoscopio educativo, si possono predisporre interventi diversi per classi e in un quadro sinottico di gradualità si completa il percorso formativo del ciclo primario e del ciclo secondario, raggiungendo le tappe di verifica e di valutazione del processo formativo delle competenze di cittadinanza.

Il voto che collegialmente viene assegnato allo studente non scaturisce, quindi, da personali sensazioni e opinioni soggettive, ma risulta da documentata partecipazione attiva e risposta adeguata agli stimoli culturali e formativi ricevuti e acquisiti.

Il portfolio delle competenze, che diventa così personalizzato, raccoglie e documenta le esperienze che ogni studente ha condiviso, indicando i segni di un’autovalutazione di sintesi per ciascuna delle attività svolte, adoperando la formula: “Oggi ho capito che…. Ho imparato…… Sono convinto di….. M’impegno ad agire secondo…”

Nella scuola si svolgono tante attività, si promuovono iniziative e progetti, ma spesso manca il momento magico della sintesi finale e personalizzata, che costituisce la vera essenza dell’efficacia dell’attività svolta, quale momento di concentrazione, di assimilazione e di riflessione personale,

Se questo esercizio non viene svolto con puntualità e precisione, la proposta d’insegnamento non produce apprendimento e quindi non contribuisce alla modifica del modo di pensare, di sentire e di agire dello studente e spesso i ragazzi, quando tornano a casa dopo aver fatto qualcosa di diverso dall’ordinario scolastico, affrontando tematiche di legalità e di educazione civica, ai genitori che chiedono: “Cosa avete fatto oggi a scuola?” rispondono, gettando la cartella a terra, con un banale e superficiale: “Niente!”

Eppure sono state svolte attività, progetti, iniziative, incontri di ampliamento dell’offerta formativa che hanno impegnato la scuola e i docenti nell’organizzazione dell’evento e dell’attività, ma se la risposta è quel tragico “Niente!”, è necessario rivedere alcuni passaggi e colmare dei vuoti tra i quali quello dell’autovalutazione al termine di ogni attività e progetto.

La scheda proposta, che va personalizzata e graduata per tipologia di scuola e di classe, costituisce una traccia di lavoro che il Coordinatore dell’Educazione Civica potrà proporre ai Colleghi e ciascun docente operativamente e con saggia creatività pedagogica, potrà usare in classe con i propri studenti.

Le voci indicate nella colonna “ambito” potranno essere ulteriormente scalettati con altre voci specifiche secondo la tipologia di classe e di contesto e la colonna delle ore dedicate alle specifiche attività consentirà di verificare che si va ben oltre le 33 ore richieste, documentando i contributi formativi della scuola e le competenze sociali e civiche di cittadinanza che ciascun alunno sviluppa e acquisisce, sono le competenze trasversali che favoriscono la maturazione del senso civico, lo spirito d’iniziativa, e la dimensione progettuale e imprenditoriale che fanno parte delle otto competenze chiave indicate dall’Unione Europea (18 dicembre 2006) e che consentono alle persone di partecipare in modo efficace e costruttivo alla vita sociale e lavorativa”.

Ciascuna delle attività didattiche e formative che si ritiene possano afferire agli ambiti dell’Educazione civica, se documentata attraverso una scheda similare, renderà più agevole e puntuale la formulazione di una valutazione oggettiva e dettagliata, dando così ragione e motivazione del voto che s’intende proporre per la valutazione intermedia e finale.

Come già l’esperienza del progetto didattico del Consiglio Comunale dei Ragazzi, lezione di Educazione Civica applicata attraverso un “imparare facendo”, nella “Scuola piccola città”,  anche questa proposta di “Portfolio delle competenze di cittadinanza” potrà costituire una “buona pratica” da presentare alla fine dell’anno al Ministero, come indicato all’art. 9 della Legge 20 agosto 2019, n. 92, al fine di  essere inserita nell’Albo delle buone pratiche di Educazione Civica”.

Un percorso (possibile) su Cittadinanza e Costituzione

Un percorso (possibile) su Cittadinanza e Costituzione

di Pier Gavino Sechi

Non s’insegna affatto agli uomini ad essere onest’uomini,
si insegna loro  tutto il resto. (B. Pascal)

Premessa.

A conclusione del primo quinquennio del Liceo Sportivo, che ha coinciso, come noto, con l’introduzione della riforma dell’esame di Stato e con un ruolo di rilievo assegnato alle tematiche di Cittadinanza e Costituzione e a pochi giorni dall’ inizio del nuovo anno scolastico, si può fare una prima serie di osservazioni, se non proprio un bilancio, su come gli allievi si sono preparati per  questa novità, ed in particolare per quella del colloquio in cui bisogna dimostrare il possesso delle competenze di Cittadinanza.

Il presente contributo cercherà, a tal fine, di dare conto del taglio dato, in una classe quinta del liceo scientifico sportivo presso il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II di Cagliari, ai diversi contenuti richiamati dalla formula Cittadinanza e Costituzione, secondo il punto di vista dell’insegnante di diritto, data quantomeno l’assonanza tra quella formula e i contenuti curriculari della propria materia di insegnamento.

Così, pur nella pluralità di percorsi possibili, dando risalto al termine Cittadinanza presente nella formula, si è deciso di assumere come fulcro le cosiddette life-skills.

Si è partiti dalla seguente loro formulazione risalente al 2006, per il vantaggio che offre, rispetto a quella della Raccomandazione UE del 2018, di mettere in correlazione le competenze con le discipline didattiche, fotografando più nitidamente, ad avviso di chi scrive, la situazione attuale dei programmi di insegnamento:

  1. Comunicazione nella madrelingua.
  2. Comunicazione nelle lingue straniere.
  3. Competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia.
  4. Competenza digitale.
  5. Imparare ad imparare.
  6. Competenze sociali e civiche.
  7. Spirito di iniziativa e imprenditorialità
  8. Consapevolezza ed espressione culturale.

Poiché alcune competenze coincidono con gli obiettivi specifici di talune materie ma altre ne prescindono, come l’imparare ad imparare che abbiamo inteso collegato al problem solving, per cui la sua trattazione richiede quella santa alleanza tra ambiti disciplinari auspicata da Edgar Morin nella sua opera La testa ben fatta, 2000, abbiamo scelto di metterlo alla base del nostro lavoro, in vista, appunto, del nuovo esame di stato.

I contenuti trattati nel corso dell’anno scolastico vengono di seguito esposti come un unico filo logico che attraversa le singole discipline nell’intento di tracciare un percorso che possa unificarle al fine di dotare gli alunni dell’ormai classica valigetta degli attrezzi con cui affrontare da cittadini consapevoli i problemi del domani.

FILOSOFIA

L’uomo deve apprendere (costantemente?) che bisogna comportarsi con rettitudine, a causa della sua debolezza originaria rispetto alle altre specie viventi, accresciuta in seguito dall’eliocentrismo, dal darwinismo, dalle teorie di Freud (per cui l’uomo non può nemmeno più dirsi padrone…in casa propria) e da ultimo dall’”artificialità” della sostituzione dei risultati della tecnica alla natura.

Di fronte a tutto ciò, per progettare l’agire, può essere utile individuare tre livelli di azione frutto del pensiero medievale: quello personale, quello sociale e quello planetario.

BIOLOGIA

A tale condizione di debolezza la specie umana ha reagito producendo quello che Rita Levi Montalcini ha chiamato “errore evolutivo”, dato dal formarsi nell’uomo di un cervello più giovane innestato in quello più antico, sede degli impulsi rettiliani. Si tratta di “due cervelli” non ancora ben coordinati fra loro, con effetti legati alla lotta tra razionalità e irrazionalità. Le acquisizioni delle neuroscienze sulla conformazione del cervello della millennial generation sono utili, in particolare, per capire l’adeguatezza e la necessità di cambiamento delle condizioni in cui avviene il dialogo educativo a scuola

DIRITTO

Poiché altra forma di reazione alla debolezza è stata l’istituzionalizzazione dei rapporti sociali, si è elaborato un regolamento all’interno del gruppo classe, volto a disciplinare i comportamenti di ciascuno in vista del perseguimento di un obiettivo che, secondo l’approccio win-win, giovi simultaneamente al singolo e al gruppo come il benessere e il coinvolgimento di tutti. Ciò permette di trattare attivamente il tema delle regole dell’interpretazione, con cenni all’ermeneutica e alle fallacie logiche.

MATEMATICA

La costruzione della società è vista come l’applicazione della teoria dei giochi con riferimento alla categoria dei “giochi” a somma diversa da zero in contrapposizione di quella dei giochi a somma zero (win-lose).

ITALIANO

Il gioco in cui, pur senza rendercene conto siamo costantemente impegnati è quello della comunicazione umana. Si tratta, a ben vedere, di un gioco la cui competenza si da per scontata tanto che poche sono le occasioni per un insegnamento-apprendimento effettivo anche solo a partire dai suoi assiomi e dai suoi effetti pragmatici, in quanto la comunicazione è innanzitutto comportamento, secondo gli insegnamenti tratti dal filone di opere della cosiddetta scuola di Palo Alto (fondata in USA nel 1959)  guidata da Gregory Bateson. Ciò che si pratica invece è una pura “trasmissione” di informazioni e, a scuola, di saperi, secondo l’approccio depositario secondo cui il maestro avrebbe il compito di riempire i vasi, di diversa capacità, costituiti dai propri allievi. Interessante in tal senso il testo di Daniele Novara  L’ascolto si impara. Domande legittime per una pedagogia dell’ascolto, 1997.

DIRITTO

Un collegamento tra la competenza del comunicare a livello personale e  quella da impiegare in chiave sociale, è costituita dai temi della presa delle decisioni, dei rapporti tra maggioranza (nelle sue diverse forme: semplice, assoluta e qualificata) e minoranza con un ritorno, opportuno, al piano individuale grazie alla trattazione sia della concezione non monolitica del potere di G. Sharp, e dell’assertività (alla base della cittadinanza attiva) intesa come il possesso di competenze connesse al saper chiedere, al saper opporre un rifiuto, al saper formulare e  ricevere una critica. Tutte sottocompetenze su cui è possibile effettuare in sede laboratoriale un’osservazione, stabilire un percorso di miglioramento e osservarne gli esiti in un arco temporale dato. Tale tema lo abbiamo visto legato a quelli del carisma e della reputazione considerate fondamentali sul piano economico. Il saper chiedere può essere inteso come saper esercitare i propri diritti e dunque saper soddisfare le proprie legittime aspettative. Così come il saper dire di no può essere inteso come sapersi opporre a richieste illegittime sino alle diverse forme di resistenza. Dal canto loro, infine, il saper fare le critiche vuol dire anche saper manifestare la propria opinione, esercitare il potere di critica, e il saper ricevere le critiche può senz’altro corrispondere al saper cogliere i feedback nella lettura dei contesti sociali e presupposto per il problem posing e il problem solving a livello sociale.

A partire dai giochi a somma diversa da zero, l’assertivo viene identificato come chi, pur partendo da una posizione di accerchiamento da parte di altre “posizioni esistenziali” (il prevaricatore e il remissivo, in primis, ma anche il distruttivo, nella misura in cui non rappresenta una fonte di risorse su cui poter contare) è in grado di stabilire una strategia cooperativa grazie all’esercizio del “dilemma del prigioniero” per come descritto nel testo Enrico Euli, Antonello Soriga, Pier Gavino Sechi e Stefano Puddu Crespellani, Percorsi di formazione alla nonviolenza, 1992.

MATEMATICA

A tale “gioco”, Robert Axelrod ha dedicato il fondamentale testo Giochi di reciprocità, 1984, che indica come strategia vincente quella Tit for Tat, “colpo su colpo”, che ha il pregio di basare la sua efficacia non tanto su considerazioni morali, quanto su “conti alla mano”.

FILOSOFIA

Ciò permette di ridefinire in chiave positiva l’egoismo secondo le indicazioni del testo di Vittorio Hösle, Filosofia della crisi ecologica, 1997. La suddetta strategia colpo su colpo viene praticata nel contesto di una serie di presupposti morali, che, come per il detto “occhio per occhio…”, cercano di garantire la proporzione della reazione rispetto al torto subito. Essi sono fondamentalmente tre: 1)-cooperare sempre fino a che non si subisce l’azione opportunistica; 2)-reagire ma entro la stessa misura nei confronti dell’opportunista (qualcosa di non dissimile dal concetto di difesa legittima); 3)-riprendere a cooperare con l’opportunista sino a che eventualmente non se ne subisca nuovamente la prevaricazione: l’obbligo morale insito in ciò consiste nel divieto della cosiddetta vendetta irreversibile e smisurata (cosiddetta defezione ad oltranza). Ci si può (deve) difendere, dunque, senza cessare di essere cooperativi, poichè la “cooperazione ad oltranza”, per quanto significativa a livello di morale individuale, lascia campo libero alle strategie distruttive. In altri termini l’imperativo categorico non è solo quello di essere cooperativi, ma anche quello di fare in modo che la relativa strategia sappia conservarsi e (persino) diffondersi.

BIOLOGIA

Rispetto a questo secondo obiettivo, però, viene in evidenza la problematicità del rapporto tra livello sociale (quello mediano accennato all’inizio) e livello planetario, nella misura in cui dallo stesso dilemma del prigioniero ricaviamo la necessità che, perché si affermi la cooperazione, è necessaria la presenza in misura sufficiente del fattore tempo. Elemento questo invece assai ridotto, per stare alle attuali condizioni del nostro pianeta. Da questo punto di vista un approfondimento sulla necessità di superare gli attuali  modelli di produzione e consumo non può trascurare le opere di un autore come Jeremy Rifkin.

ECONOMIA

Tale consapevolezza sostiene un diverso approccio rispetto alla realtà, poiché spinge a focalizzare un aspetto della Cittadinanza che è rappresentato dalla propria versione attiva, al fine di riprogettare l’uso delle risorse proprie e del contesto secondo la metafora della macchina del tempo o dell’astronave usata dagli scienziati per richiamare l’attenzione sulla finitezza delle risorse e sul decadimento delle condizioni di vita (entropia secondo gli insegnamenti di Georgescu-Roegen)

ARTE ED ESPRESSIONE CULTURALE

A partire dalle immagini ambivalenti sino ad esercizi proposti dalla Gestalt per poi proseguire anche con semplici esercizi di logica è possibile operare un collegamento col problem solving e col pensiero laterale con un cenno all’importante fenomeno della serendipità dato il suo ruolo anche in campo scientifico.

Il problem solving viene assunto come l’elemento fondante dell’approccio critico in grado di cogliere l’ambivalenza sempre presente negli accadimenti i quali devono essere sempre spiegati col ricorso non solo alla logica lineare ma pure, secondo l’indicazione della legge economica della parsimonia, alla logica circolare specie per spiegare il comportamento umano e gli effetti della comunicazione (cosiddetta, come detto, pragmatica).

FILOSOFIA

Tenere tale tipo di approccio implica resilienza secondo i suggerimenti forniti dal testo di Martin Seligman, Imparare l’ottimismo, 2010, che propone la saldatura con il filone che va dalla maieutica di Socrate, sino, attraverso i contributi di Carl Rogers, alle proposte della maieutica reciproca di Danilo Dolci. Ad esse si connettono personali contributi utili per mantenere “in esercizio” il senso critico, educando gli alunni   a ricercare le cause di ciò che loro accade in fattori sui quali possano esercitare una effettiva influenza (dal mondo sportivo si possono prendere le metafore del coaching e dello sparring partner…).

STORIA E LETTERATURA

Una scelta in tal senso può permettere il collegamento ad una materia, come la storia, dalla quale mutuare esempi di soluzioni a problemi e difficoltà per analizzare le ragioni dei successi o delle sconfitte di personaggi storici. Non molto diversamente dalla letteratura in cui i personaggi delle opere possono prestarsi ad essere analizzati dal punto di vista delle soluzioni e delle strategie che adoperano per affrontare le proprie difficoltà esistenziali. A proposito invece delle strategie per i cambiamenti “messianici” vale la pena fare un riferimento ai testi di Serge Latouche e di Cornelius Castoriadis quest’ultimo assai critico nei riguardi dei grandi ma terribili tentativi storici di operare trasformazioni secondo paradigmi meccanicistici e rigidi, rei, aggiungiamo noi, come tipicamente tentato dai dittatori, di applicare forzosamente ai contesti sociali analisi e regole tipiche dei contesti personali. Ritorna così il riferimento a Vittorio Hösle sull’uso, ma in questo caso distorto, dell’egoismo. Per quanto concerne la storia il suggerimento iniziale potrebbe essere quello di trarre spunto dall’opera di Ervin Laszlo, Evoluzione, 1986 per un approccio al fenomeno storico che incrocia i parametri sia della sostenibilità ambientale che delle forme di energia che hanno alimentato e determinato il succedersi delle diverse civiltà.

In chiusura va sottolineato come sia indispensabile perché quello appena descritto o gli innumerevoli altri percorsi possibili siano efficaci, che i docenti del consiglio di classe condividano a loro volta uno spirito cooperativo, sappiano operare in team e sappiano prendere decisioni appropriate man mano che si sviluppa il percorso. In una parola siano a loro volta “esperti” nell’uso delle competenze che si ratta di mostrare agli alunni. Perché, a ben vedere, non c’è nulla di davvero decisivo per “sabotare” un percorso sulla carta pure estremamente interessante che questo: pretendere che i nostri allievi pensino, operino e maturino ciò che noi stessi per primi non conosciamo. Ma ciò richiederebbe una riflessione sui temi dell’aggiornamento in servizio  sia sulle competenze organizzative (che non sono altro che competenze di cittadinanza di cui dotare, stavolta i docenti), indispensabili nella conduzione delle fasi di lavoro in cui condividere decisioni programmatiche, sia su quelle didattiche, con una conoscenza, almeno per grandi linee, delle principali teorie che in campo psicologico e didattico non devono mancare nella valigia di un insegnante che si concepisce come professionista autoriflessivo, secondo le indicazioni di Donald Schön. Perché in fondo, il docente, agli occhi degli alunni,  non è altro che un modello di scelta, tra quelle anche per loro   possibili.

Di qui il fascino e al contempo la (dolce) responsabilità che rende unico il nostro lavoro.

La scuola nelle Aule di Senato e Camera

Anche quest’anno il Parlamento apre le porte a studentesse, studenti e insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado. Sostenere la scuola nella formazione di cittadine e cittadini attivi e partecipi, consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri, diffondere i valori della Costituzione e quelli dell’integrazione europea. Sono questi gli obiettivi e i temi che Senato della Repubblica, Camera dei deputati e Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca propongono per l’anno scolastico 2019-2020, rinnovando i bandi – già disponibili online – per i progetti a sostegno dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” nelle scuole.

La collaborazione tra Parlamento, MIUR e Uffici scolastici regionali promuoverà l’approfondimento e la ricerca sui princìpi della Carta costituzionale, la conoscenza delle istituzioni e la partecipazione alla vita democratica. Ogni scuola d’Italia potrà aderire ai progetti proposti per arricchire la propria offerta formativa, realizzare percorsi didattici innovativi, collegarsi più strettamente al proprio territorio, avvalendosi delle risorse offerte da Senato, Camera e MIUR.

Prende il via con questo anno scolastico un nuovo progetto dedicato ai temi della tutela e della sostenibilità ambientale: il concorso “Senato & Ambiente”, frutto della collaborazione tra il Senato e il MIUR, è rivolto alle scuole secondarie di II grado ed è inserito nei Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento. Alla fine dell’anno scolastico i migliori progetti saranno premiati in Senato dove le classi vincitrici illustreranno il lavoro e le proposte elaborate, e presenteranno una risoluzione a conclusione delle proprie attività.

Si conferma il concorso “Dalle aule parlamentari alle aule di scuola. Lezioni di Costituzione”, bandito sin dal 2007 dalle tre istituzioni e rivolto alle scuole secondarie di II grado allo scopo di premiare i progetti – video, e-book, siti internet e blog – che saranno capaci di valorizzare la Costituzione e dimostreranno capacità di ricerca, originalità, efficacia didattica e competenza comunicativa. Premi speciali sono previsti per l’utilizzo delle più avanzate tecnologie informatiche e per progetti di promozione della legalità. Per questa edizione la cerimonia conclusiva si svolgerà il 2 giugno 2020 presso l’Aula di Palazzo Montecitorio in concomitanza con le celebrazioni della Festa della Repubblica.

Anche quest’anno le scuole avranno poi la possibilità di conoscere da vicino il Parlamento attraverso le visite e le attività didattiche organizzate da Senato e Camera. A Palazzo Madama gli studenti vincitori del concorso “Un giorno in Senato”, inserito nei Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, approfondiranno i meccanismi del procedimento legislativo nelle sue diverse fasi. A Palazzo Montecitorio proseguono le “Giornate di formazione” organizzate dalla Camera dei deputati. Le visite permetteranno alle ragazze e ai ragazzi di entrare direttamente nei luoghi delle Istituzioni parlamentari e conoscerne “sul campo” il ruolo e le funzioni.

Per quanto riguarda le altre iniziative di formazione si rinnovano “Vorrei una legge che…”, nato dalla collaborazione tra Senato e MIUR, che invita studentesse e studenti delle scuole primarie a elaborare una propria proposta di legge e illustrarla in modo creativo, e “Testimoni dei diritti”, che impegna i ragazzi delle scuole medie a confrontarsi sui princìpi della Dichiarazione universale dei diritti umani, a verificarne l’attuazione nel proprio territorio e formulare eventuali proposte volte ad assicurarne il rispetto.

Viene confermata l’iniziativa “Parlawiki-Costruisci il vocabolario della democrazia”, ideato dalla Camera dei deputati e dal MIUR nel 2009 per le classi quinte delle scuole primarie e le secondarie di I grado, che potranno illustrare alcune “parole chiave” della democrazia attraverso il linguaggio multimediale.

Anche per l’a.s. 2019-2020 le attività di formazione della Camera continueranno a svolgersi sul territorio tramite il rinnovo del Protocollo d’intesa tra Camera dei deputati, MIUR e Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (D.A.P.), volto a diffondere i valori e i principi della democrazia rappresentativa e della Costituzione attraverso la realizzazione di un piano di incontri delle scuole negli istituti penitenziari minorili.

I bandi sono consultabili in sezioni appositamente dedicate sui siti www.senato.it, www.camera.it, www.miur.gov.it.

Patto educativo alla primaria: da quest’anno o è differito?

Patto educativo alla primaria: da quest’anno o è differito?

di Cinzia Olivieri

La Legge 20 agosto 2019, n. 92 Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica è stata pubblicata sulla GU n.195 del 21.08.2019 ed è entrata in vigore il 05/09/2019.

L’Art. 2 di detto provvedimento dispone che: “1. Ai fini di cui all’articolo 1, a decorrere dal 1° settembre del primo anno scolastico successivo all’entrata in vigore della presente legge, nel primo e nel secondo ciclo di istruzione è istituito l’insegnamento trasversale dell’educazione civica, …”. Come ha precisato anche  il  CSPI nel suo parere dell’11/09/2019 con riferimento allo schema di decreto istitutivo della sperimentazione nazionale per l’insegnamento trasversale dell’educazione civica, quindi, indiscutibilmente la legge è entrata in vigore il 5 settembre dell’anno in corso, già iniziato, ma tale insegnamento “decorrerà a partire dal prossimo anno scolastico (2020/21) circostanza peraltro riconosciuta nello schema di decreto in esame che istituisce una sperimentazione per il vigente anno scolastico 2019/20”.

Il parere negativo all’avvio della sperimentazione trova ragioni articolate, di legittimità e di merito, non certo solo collegate alle predette scadenze giuridiche.

Il CSPI  ha dunque suggerito di utilizzare l’anno scolastico in corso tra l’altro per: “preparare studenti e genitori al significato del nuovo insegnamento, anche in previsione delle opportune ridefinizioni dei patti di corresponsabilità che devono essere estesi alla scuola primaria e revisionati nella scuola secondaria di primo e secondo grado, come prevede l’art. 7 della legge n. 92 …”.Recita infatti tale articolo: “1.   Al   fine   di    valorizzare    l’insegnamento    trasversale dell’educazione  civica  e  di  sensibilizzare  gli   studenti   alla cittadinanza responsabile, la scuola rafforza la  collaborazione  con le   famiglie,   anche   integrando    il    Patto    educativo    di corresponsabilità di cui all’articolo 5-bis del regolamento  di  cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno  1998,  n.  249, estendendolo alla scuola primaria. Gli articoli  da  412  a  414  del regolamento di cui al regio decreto 26 aprile  1928,  n.  1297,  sono abrogati”.

Quindi l’integrazione ed estensione del patto alla primaria ha la funzione di rafforzare la collaborazione ed è finalizzata alla valorizzazione dell’educazione civica. Potremmo definirla come attività propedeutica all’insegnamento.

Ma se devono ritenersi già abrogati gli articoli da 412 a 414 del RD 1297/1928 con l’entrata in vigore del provvedimento (con la conseguente necessità di definire il procedimento disciplinare alla primaria), il differimento della decorrenza al prossimo anno scolastico posticipa anche l’estensione ed adeguamento del patto?

L’art. 7 non individua una scadenza entro la quale tale adempimento deve realizzarsi e quindi, in coerenza con quanto suggerito  dal CSPI, è opportuno le scuole comincino sin d’ora a lavorare in maniera condivisa e serena per la migliore revisione del patto, secondo le aspettative della norma che neanche prevede sanzioni per eventuali ritardi, non avendo appunto indicato un termine.

Del resto l’art. 5 bis del dpr 249/98 stabilisce che la sottoscrizione del patto educativo avviene contestualmente all’iscrizione. Quindi si potrebbe pensare ad una sua revisione prima dell’inizio di quelle al prossimo anno scolastico.

Ma occorrerà lavorare ancor prima sui regolamenti interni, distinti dal patto che non regola né i comportamenti sanzionabili né il procedimento disciplinare, i quali dovranno essere calati in una realtà complessa come quella della scuola primaria dove gli alunni non sono imputabili, tenendo conto anche del contesto in cui dovranno essere applicati.

Sarà necessario riflettere sull’inadeguatezza ed inopportunità di “mezzi disciplinari” come la sospensione, l’esclusione dagli scrutini o dagli esami e persino l’espulsione, pur previsti dall’art. 412 del RD 1297/1928, e sulle garanzie  di un procedimento nei confronti di minori che per legge (art. 85 c.p.) non hanno la capacità di intendere e volere.

Bisognerà piuttosto ragionare, in coerenza con il dpr 235/07, sulle sanzioni sostitutive ovvero sulle possibili ipotesi di conversione in attività in favore della comunità scolastica.

Potrebbe essere anche l’occasione per riflettere su quanto espresso dalla recente sentenza della Cassazione a SSUU (n. 20594/2019) che riconosce la possibilità agli alunni (ed ai loro genitori) di “partecipare al procedimento amministrativo” e quindi di “esercitare diritti procedimentali, al fine di influire sulle scelte riguardanti le modalità di gestione del servizio mensa, rimesse all’autonomia organizzativa delle istituzioni scolastiche” all’indomani dell’ordinanza cautelare del Tar Lazio (n. 6011/2019) che ha riconosciuto il diritto degli alunni a consumare il pasto da casa nei locali scolastici. Perché il bilanciamento degli interessi non implica banalmente il sacrificio della minoranza ma la ricerca di una soluzione che  pur accordando la tutela ad un interesse comporti tuttavia meno limitazioni a quello in contrasto.

Insegnamento dell’educazione civica

La nota 13 settembre 2019, AOODPIT 1830, sulla base di quanto disposto dall’articolo 2 della legge 20 agosto 2019, n. 92 e del parere negativo espresso dal CSPI l’11 settembre 2019, stabilisce che “(…) l’insegnamento dell’educazione civica è istituito a partire dall’anno scolastico 2020/2021. (…) Conseguentemente, e per il solo anno scolastico 2019/2020, nelle scuole di ogni ordine e grado continuerà ad essere impartito l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”, di cui alla legge 30 ottobre 2008, n. 169, e continueranno ad essere applicati l’articolo 2, comma 4, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62, relativo alla valutazione di tale insegnamento, e il successivo articolo 17, comma 10, concernente il colloquio nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione“.

Nota 13 settembre 2019, AOODPIT 1830
Insegnamento dell’educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado. Avvio dall’anno scolastico 2020/2021


Educazione civica, Fioramonti: “Risorse aggiuntive e confronto con dirigenti, docenti e studenti per introduzione da settembre 2020”

(Mercoledì, 11 settembre 2019) “Abbiamo appreso del parere negativo del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione relativo alla sperimentazione sull’insegnamento dell’Educazione civica – dichiara il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Lorenzo Fioramonti -. Sentirò a breve associazioni di dirigenti, docenti e studenti per discutere con loro della possibilità di avviare una seria programmazione a partire da gennaio 2020 (con tanto di fondi aggiuntivi in Legge di Bilancio), per fare quello che il precedente Ministro non aveva fatto, cioè preparare in modo efficace le scuole nell’ottica dell’introduzione dell’Educazione civica nel settembre 2020, come previsto dalla legge”.


L’11 settembre 2019 il Consiglio Superiore della Pubblica istruzione (CSPI) ha espresso all’unanimità parere negativo alla sperimentazione da quest’anno scolastico della Legge 20 agosto 2019, n. 92, per l’introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica.


Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ha inviato il 27 agosto 2019 al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (il CSPI, che è organo consultivo del MIUR) il decreto che consente l’avvio fin dall’anno scolastico 2019/2020 dello studio obbligatorio dell’Educazione Civica reintrodotto da una legge varata in via definitiva, lo scorso 1 agosto, dal Parlamento che entrerà in vigore nei primi giorni di settembre.

Il decreto consente di partire già da questo anno scolastico con l’insegnamento obbligatorio dell’Educazione Civica attraverso una sperimentazione nazionale in tutte le scuole del primo e secondo ciclo di istruzione del sistema nazionale di istruzione.

Il parere del Cspi è obbligatorio in caso di sperimentazioni nazionali. Di qui la richiesta inviata oggi dal Ministro Bussetti al Consiglio affinché si esprima con procedura d’urgenza per poter procedere, poi, alla successiva firma. Sempre al Cspi, ai primi di agosto, sono state inviate le Linee Guida per lo studio dell’Educazione Civica necessarie alle scuole per poter attuare la norma.


Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.195 del 21 agosto 2019, la Legge 20 agosto 2019, n. 92, per l’introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica.

La Legge entra in vigore il 5 settembre 2019.

Legge 20 agosto 2019, n. 92
Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica


L’Aula del Senato, giovedì 1 agosto, con 193 voti favorevoli, nessun contrario e 38 astensioni, ha approvato in via definitiva il Disegno di Legge “Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica” (A.S. 1264), già approvato dalla Camera dei deputati il 2 maggio 2019.

Nota 13 settembre 2019, AOODPIT 1830

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione

Ai Direttori generali e ai Dirigenti preposti agli Uffici scolastici regionali
Ai Dirigenti scolastici delle istituzioni scolastiche statali e ai Coordinatori didattici delle scuole paritarie
Al Sovrintendente scolastico per la Regione Valle d’Aosta
Al Sovrintendente scolastico per la scuola in lingua italiana di Bolzano
All’Intendente scolastico per la scuola in lingua tedesca di Bolzano
All’Intendente scolastico per la scuola delle località ladine di Bolzano
Al Dirigente del Dipartimento istruzione e cultura per la Provincia di Trento
e, pc. Al Gabinetto dell’On. Ministro
All’Ufficio Stampa
SEDE

Oggetto: Insegnamento dell’educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado. Avvio dall’anno scolastico 2020/2021.