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Il nuovo esame di stato: il dirigente scolastico e il cambiamento possibile

Il nuovo esame di stato: il dirigente scolastico e il cambiamento possibile

di Maria Grazia Carnazzola

La Scuola Secondaria di 2^ grado nel corso dell’appena concluso anno scolastico, ha sperimentato il “Nuovo Esame di Stato”. Molti sono stati i commenti, le prese di posizione pro e contro, i pareri espressi da chi dentro la scuola ci lavora, ma anche da chi il mondo della formazione lo conosce solamente per averlo frequentato tempo addietro. A breve, credo, il Ministero renderà noti alcuni elementi che sono stati oggetto della relazione dei Presidenti di Commissione, così come gli esiti complessivi, passaggio ineludibile per poter ragionare con cognizione di causa, partendo dai dati.  Nel frattempo provo a guardare questa “novità” dal punto di osservazione del dirigente, responsabile dei risultati dell’Istituzione scolastica, garante dei processi formativi, dotato di poteri di direzione, di coordinamento e di controllo, strumenti e condizioni della coerenza e della congruenza della progettazione complessiva dell’Istituzione.

La visione, la condivisione, l’azione.

Oggi si chiede alla scuola di essere ancorata al contesto, di produrre saperi e competenze spendibili nella realtà. Il nuovo Esame di Stato percorre questa strada, indicando quali oggetti di valutazione le competenze, cioè i saperi spendibili, contestualizzati e utilizzabili in situazioni e per scopi di realtà. Gli studenti in uscita dai percorsi di scuola secondaria di secondo grado, Istituti Professionali e Tecnici o Licei, riordinati dai Decreti 87,88,89/2010, rispondono a profili culturali elevati: pensiero critico per affrontare la complessità, capacità di individuare e risolvere problemi, strumenti per cercare e trovare autonomamente nuovi saperi, competenze di cittadinanza attiva e responsabile nei confronti dei propri simili, della sicurezza,  dell’ambiente fisico e culturale… è una formazione alta che si scontra con decenni di obiettivi minimi scambiati per strumento di democrazia e di motivazione allo studio. Gli insoddisfacenti risultati formativi, per usare un eufemismo, testimoniati dalle indagini nazionali e internazionali, impongono un’inversione di tendenza, un’azione che dia a tutti, ma a ciascuno il suo. Questa è personalizzazione. E in questa direzione va il nuovo Esame di Stato che, così come è stato delineato dal D.L.vo 62/2017 e dall’O.M. 205/2019, può essere un ottimo strumento di valutazione complessiva delle competenze sviluppate da ciascuno studente e dell’azione formativa della singola istituzione scolastica.

La struttura e l’organizzazione dell’esame produrranno retroattivamente delle variazioni sulle pratiche didattiche, valutative e di progettazione/programmazione delle singole scuole, magari riportando all’attenzione la necessità di esercitare quella flessibilità funzionale e organizzativa che un’autonomia mai pienamente esercitata avrebbe richiesto. Una autonomia debole sia per le tentazioni centralistiche e le visioni partitiche, e non politiche, dei ministri che si succedono, ma anche per la cultura dell’adempimento che continua a caratterizzare le istituzioni scolastiche che non sempre riescono a condividere le responsabilità culturali e professionali in un progetto mediato e unitario. E dovrà riportare all’attenzione anche il tema del rapporto programmazione/valutazione e dei modelli di intervento che possono veramente incidere strutturalmente sui processi di formazione. Non è, infatti, solamente dilatando i tempi dell’offerta scolastica e del servizio che si incide sulla qualità degli esiti della formazione.

Il ruolo e la funzione del dirigente scolastico, responsabile dei risultati dell’istituzione, con poteri di direzione e di coordinamento, garante dei processi di formazione, si evidenziano in tutte le dimensioni: culturale, organizzativa, di indirizzo, di gestione e di controllo delle azioni finalizzate al cambiamento necessario per una vera formazione strategica per tutti i ragazzi e per il personale della scuola. Tocca al dirigente rendere esplicito il modello di scuola che meglio risponde alle esigenze di quel territorio, coniugando quanto richiesto dalla norma con l’angolo visuale particolare di quel Collegio dei docenti, restituendo e significando gli esiti dei percorsi posti in essere, sapendo bene che un conto è la visione, un altro è la condivisione, altro ancora l’attivazione dei processi da tradurre in azioni per il raggiungimento degli obiettivi.

La scuola e la centralità della formazione.

La concezione della formazione cambia col tempo e si adegua alle esigenze sociali. Ma l’obiettivo primario della scuola pubblica resta lo stesso: la formazione degli studenti; la produttività di una scuola la si misura sugli esiti formativi, ancora prima che sulla qualità del servizio. Le azioni organizzative, l’utilizzo delle risorse, ogni innovazione hanno senso se costruiscono buone pratiche che, coniugando efficienza ed efficacia, offrano uno specifico contributo al risultato formativo. La complessità delle richieste sociali, l’eterogeneità dell’utenza e dei professionisti che vi operano, nonché la molteplicità delle risposte possibili, portano in primo piano la necessità di chiari indirizzi culturali e pedagogici per interpretare i processi di cambiamento in atto che, nella loro realizzazione, hanno bisogno di sistemi di valori, di conoscenze e di significati condivisi. Questo, nel caso della valutazione, richiede alle scuole pensiero forte e pratiche ispirate a valori condivisi, per passare dai dati della misurazione ai giudizi della valutazione, giudizi che assumono valore in relazione a quei processi e a quei valori, rispondendo a principi di coerenza, di trasparenza e di attendibilità, richiesti dall’etica professionale e personale prima ancora che dalla responsabilità sociale e dalla norma. Non sono considerazioni da poco se si pensa ad alcune evidenze. Il mondo del lavoro, le imprese, lamentano una divaricazione tra le certificazioni in uscita dai percorsi di istruzione/formazione e le effettive competenze degli studenti; le indagini internazionali segnalano vistose debolezze negli esiti formativi della scuola italiana; il Mezzogiorno presenta i risultati più bassi nelle prove Invalsi, ma voti più alti all’Esame di Stato; gli studenti, e le loro famiglie, pretendono valutazioni positive confondendole con il diritto allo studio. La Scuola, scuola di massa, travolta dalla discontinuità delle norme e dalla continua richiesta di nuovi adempimenti si focalizza sugli adempimenti trascurando le domande sostanziali, affidando alla valutazione positiva, della quasi totalità degli studenti, una presunta inclusione sociale.

Misurazione, valutazione, certificazione…

L’Esame di Stato ha definito, in parte modificandoli, gli oggetti e gli strumenti dell’accertamento e i criteri di riferimento per la valutazione degli esiti in uscita dalla secondaria di secondo grado. In questo senso il RAV, il PDM e il rapporto di Rendicontazione sociale potranno essere strumenti funzionali, per il dirigente, utili per coinvolgere il Collegio dei docenti e indicare la via per il miglioramento continuo.

Se la valutazione è un momento strutturale della programmazione, la via può essere quella della condivisione delle trasversalità, come la comprensione del testo, l’uso del lessico specifico, l’argomentare, il riassumere perché l’uso cognitivo della lingua è responsabilità di tutti, come indicato nelle Indicazioni Nazionali per i Licei e nelle Linee Guida per gli Istituti Professionali e Tecnici. Le abilità di studio e lo sviluppo dei processi cognitivi ad esse sottesi, vanno consapevolmente e intenzionalmente promosse da tutti gli insegnamenti disciplinari e da tutti valutati. L’attribuzione delle valutazioni per le competenze disciplinari, espresse in voti dai singoli docenti, si devono conciliare con le valutazioni espresse in livelli dal Consiglio di classe sugli “assi” che fondano le competenze di cittadinanza. È un discorso, questo, che deve essere affrontato con urgenza ed è compito del Dirigente Scolastico porre il problema al Collegio dei docenti.

A livello di disciplina si accertano le abilità e le conoscenze specifiche e il loro utilizzo; a livello di asse si accerta la capacità di integrare le competenze disciplinari nell’affrontare compiti o casi complessi. Uno studente potrebbe ottenere buoni risultati nelle prove di disciplina ma incontrare difficoltà nell’integrare i diversi saperi in un quadro di conoscenza personale, come si è visto anche durante i colloqui dell’Esame di Stato e dalle discrepanze tra la valutazione di ammissione all’esame e gli esiti in uscita.

Restituire con chiarezza agli studenti gli esiti delle prestazioni, mettendo in evidenza i punti di forza e i punti di criticità, indicando i possibili itinerari di rafforzamento, fa della valutazione un momento chiave per l’auto-orientamento e l’autovalutazione, formativo in ogni circostanza ed elemento di contrasto alla dispersione e alle conseguenti disuguaglianze sociali.

Il prossimo settembre …

Il prossimo settembre i Dirigenti dovranno certamente proporre ai Collegi l’analisi dell’andamento dell’Esame di Stato, della convergenza degli esiti con le valutazioni espresse nello scrutinio per l’ammissione e con gli esiti delle prove Invalsi. Sarà l’occasione per riflettere con onestà su ciò che funziona e su cosa non ha funzionato e che deve essere oggetto di riflessione, senza la tentazione delle scusanti riferite alla Commissione troppo severa o alle casualità, lavorando sui dati e non sulle opinioni. In fondo le prove scritte sono state correte anche dai Commissari interni e la valutazione dei colloqui era espressione dell’intera Commissione, all’unanimità o a maggioranza. Sarà l’occasione per prendere atto che la dispersione, in un sistema scolastico dove non è fondata la cultura della verifica misurabile del raggiungimento dei risultati attesi, è un fatto fisiologico e non patologico e che, senza una visione sistemica della valutazione culturale e organizzativa, rimane la certificazione legata più alla progressione scolastica che al bagaglio culturale.

Il dirigente, come è sua responsabilità, dovrà richiamare e indirizzare l’Istituzione che dirige a una attenta riflessione sulle pratiche valutative, promuovendo la condivisione e la standardizzazione degli oggetti, delle procedure e degli strumenti, nonché la codificazione dei tempi, delle forme, delle funzioni e dei criteri.  Sarà suo il delicato e importante compito, attraverso una ben costruita e consapevole autovalutazione, di portare a una riflessione condivisa che la qualità dei risultati degli studenti è strettamente collegata alla qualità dell’azione formativa dei docenti. C. Pontecorvo, ormai parecchi anni fa, scriveva che quando si parla di apprendimento si ritiene necessario associarvi sempre il termine complementare insegnamento: si tratta infatti di un processo di insegnamento-apprendimento (o di istruzione) che è unico… non esprime una contrapposizione ma una necessaria complementarietà che ha fra l’altro delle conseguenze dirette sul piano della valutazione (il suo oggetto non è mai solo l’allievo, ma anche l’insieme del processo di insegnamento.

La necessità di pratiche condivise.

 L’urgenza e la quantità dei cambiamenti, presentati o percepiti come “adempimenti”, e l’impossibilità di tempi di riflessione e di lavoro adeguati, porta i Collegi ad affidare l’elaborazione dei documenti relativi alla valutazione e alla progettazione a ristretti gruppi di lavoro. E’ una pratica necessaria e funzionale, a patto che tali documenti forniscano indirizzi, strumenti e vincoli a tutti i docenti, attraverso significazioni e condivisioni collegiali. In caso contrario diventa evidente lo scollamento tra dichiarato e agito, tra gli atti della progettualità e le pratiche reali.

Lo si vede negli Esami di Stato, ad esempio, confrontando il PTOF, i Documenti del 15 maggio dei Consigli di classe, con l’andamento e le evidenze delle prove scritte e dei colloqui.  Può succedere. E succede in Organizzazioni a legami deboli come sono le Istituzioni scolastiche, dove le parti, e le attività svolte da ciascuna di esse, hanno margini rilevanti di indipendenza. Ma “legame debole o lasco” non significa necessariamente fragile o instabile. Il ruolo del dirigente è anche quello di tenere insieme le varie parti dell’organizzazione, lasciando a ciascuna spazi di autonomia in modo che interagiscano le une con le altre, mantenendo la propria identità e separatezza, sia essa riferita al settore didattico o amministrativo o ai dipartimenti disciplinari o, ancora, ai docenti di disciplina all’interno dei Consigli di classe. Tocca al dirigente scolastico fare in modo che il sistema si adatti ai mutamenti ambientali, restando il più flessibile possibile, conservando, come dice G.Bonazzi le innovazioni annidate nelle sue varie parti ed evitando che un cedimento si espanda alle altre regioni del sistema, evitando l’agire unicamente secondo il criterio concreto di sufficienza piuttosto che secondo il criterio astratto della massima efficienza.

Tocca al dirigente, nell’itinerario di cambiamento, indicare una visione realistica, senza cedere alla tentazione di obiettivi irraggiungibili in quel preciso momento in quella particolare scuola, sollecitando cambiamenti organizzativi e didattici sulla base delle potenzialità presenti e delle condizioni realizzabili.

 Per “…scelte giuste e ben fatte”.

Quali possono essere i valori e le prospettive che orientano le scelte del dirigente scolastico nel disegnare e guidare il cambiamento necessario e nel disegnare i compiti specifici della scuola, nel “guidare un’impresa umana” come la definiva Cesare Scurati, nell’incertezza e nelle complessità del presente e ancora di più del futuro?

Un notevole contributo alla riflessione lo si può trovare nel testo di Howard Gardner “Cinque chiavi per il futuro”. Accanto alle sottolineature che Gardner fa in tutte le sue opere sulla necessità che  la finalità della scuola si inscriva nell’ambito dello sviluppo delle intelligenze multiple, e quindi dei differenti profili personali di intelligenza da valorizzare attraverso percorsi di personalizzazione di insegnamento e di valutazione, lo studioso esprime la sua convinzione che i processi di formazione e di alfabetizzazione culturale, cioè il sapere e il comprendere, debbano poggiare sulla essenzializzazione dei contenuti di istruzione.  Ciò a vantaggio di curricoli che promuovano la conoscenza dei modi di pensare delle principali discipline e, per tale via, di giungere alla comprensione del proprio mondo: “promuovere nuovi modi di pensare per rispondere, agendo con rigore e con creatività alle richieste della società contemporanea”. La sfida è quella di “costruire” menti sintetiche, disciplinate, creative, etiche. Cinque sono, infatti, le chiavi che permetteranno ai giovani di rivolgersi con tranquillità al futuro: l’intelligenza disciplinare (padronanza delle teorie e interpretazioni del mondo); l’intelligenza sintetica (per integrare idee e conoscenze di diverse aree); l’intelligenza creativa(  per affrontare e risolvere problemi nuovi); l’intelligenza rispettosa (per essere consapevoli delle differenze tra uomini e culture diverse); l’intelligenza etica (per accettare e gestire consapevolmente le proprie responsabilità personali e professionali). Modi di pensare, chiavi di lettura che possono guidare anche l’azione del dirigente nella sua duplice veste di manager e di leader. Il lavoro del dirigente scolastico, ispirato a criteri di efficienza e di efficacia, non può prescindere da modi di pensare e di essere che gli permettano di accogliere e di raccogliere i continui flussi di informazione per raccordarli e restituirli in forma di decisioni, di indirizzi, di controllo e di gestione perché la scuola sia veramente un luogo di “adeguatezza funzionale” e di eccellenza formativa. Una leadership che dia concretezza ai cambiamenti necessari dei comportamenti di tutti i componenti dell’Istituzione scolastica. Comportamenti che rimandano a una leadership di tipo trasformazionale, nell’impegno sul versante della sperimentazione e della ricerca, per dare concretezza ai cambiamenti e alle pratiche, ancorchè inusuali, ma produttivi di risultati apprezzabili.  Questo richiede approcci mentali rispettosi, con una forte connotazione etica, continua Gardner, di tutte le richieste di accoglienza e di valorizzazione delle domande che giungono da dentro e da fuori la scuola, per esprimersi in una interazione veramente produttiva.

La professione di dirigente scolastico richiede solide e dinamiche conoscenze giuridiche e regolamentari, amministrative, sociologiche e psicopedagogiche, ma deve anche poggiare su una personale idea di scuola e di percorsi professionali, da rivisitare criticamente attraverso confronti aperti con la complessità e la specificità delle situazioni come ad esempio quella del nuovo Esame di Stato. La progettualità dell’Istituzione scolastica si interseca con i temi della leadership dirigenziale, con i tempi e con i modi con cui si esercitano le responsabilità di indirizzo, di monitoraggio, di valutazione e di implementazione dei processi, supportate da forti competenze tecniche, sociologicamente e pedagogicamente orientate da una gestione etica degli spazi di autonomia. E da quell’autorevolezza che può derivare solo da solidi principi e da gerarchie di valori che sostanzino i criteri di scelta e le direttive per quell’etica professionale che Gardner ritiene irrinunciabile.

BIBLIOGRAFIA

C.Pontecorvo, Psicologia dell’educazione- Conoscere a scuola, Il Mulino, Bologna 1986;

L. Fischer, Sociologia della scuola, Il Mulino, Bologna 2003;

G. Bonazzi, Dire, fare, pensare. Decisioni e creazione di senso nelle organizzazioni, FrancoAngeli, Milano 1999;

H. Gardner, Cinque chiavi per il futuro, Feltrinelli, Milano 2007;

H. Gardner, Sapere e comprendere-Discipline di studio e discipline della mente, Feltrinelli, Milano 1999;

H. Gardner, Educazione e sviluppo della mente. Intelligenze multiple e apprendimento, Erickson, Trento 2005;

D.P.R. 87/88/89/2010;

D. L. vo 62/2017;

O.M. 205/2019;

D.M. 37/2019.

Calendario festività ed esami a.s. 2019/2020

Ordinanza Ministeriale 11 luglio 2019, AOOUFGAB 662
Calendario delle festività e degli esami per l’a.s. 2019/2020


Pubblicato il calendario con le date delle prove scritte della Maturità 2020. La prima prova scritta si terrà su tutto il territorio nazionale mercoledì 17 giugno 2020 alle 8.30. La seconda prova si svolgerà, come di consueto, il giorno seguente, giovedì 18 giugno, sempre a partire dalle 8.30.

Inoltre disponibili indicazioni sulle date di svolgimento della prima prova scritta suppletiva, che si svolgerà il primo luglio 2020 alle 8.30, sull’Esame di Stato conclusivo del primo periodo didattico dei percorsi di primo livello per gli adulti iscritti e frequentanti i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, e specifiche informazioni riguardanti i candidati per i quali il patto formativo individuale prevede un percorso di studio personalizzato.

L’Esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione invece si svolgerà, per l’anno scolastico 2019/2020, nel periodo compreso tra il termine delle lezioni e il 30 giugno 2020, secondo i calendari definiti dalle commissioni d’esame insediate presso le istituzioni scolastiche statali e paritarie.

Scrutini finali a.s. 2018/2019


Scuola, i dati degli scrutini: alla Secondaria di II grado il 21% degli studenti deve recuperare almeno un’insufficienza, ma diminuiscono le bocciature. Stabili le promozioni nel I grado

Diminuiscono gli studenti non ammessi all’anno successivo nella Scuola secondaria di II grado, come anche gli alunni che devono recuperare almeno un’insufficienza. I promossi crescono dell’1,1%, mentre nella Secondaria di I grado restano sostanzialmente stabili. Questo il quadro che emerge dalle rilevazioni sugli esiti degli scrutini finali della Secondaria di I e II grado e degli Esami conclusivi del I ciclo d’istruzione per l’anno scolastico 2018/2019.

La Secondaria di I grado
Gli ammessi alla classe successiva nella Secondaria di I grado sono il 98% degli scrutinati, rispetto al 98,1% dell’anno scorso. La Regione con la più alta percentuale di ammessi è la Basilicata (99,3%), seguita da Puglia (98,7%) e Calabria (98,6%). Gli ammessi all’Esame di Stato conclusivo del primo ciclo sono stati il 98,4%, rispetto al 98% del 2017/2018. L’Esame è stato poi superato dal 99,5% degli esaminati, l’anno scorso i licenziati erano stati il 99,8%.

La Secondaria di II grado
Gli studenti promossi salgono al 72,2% rispetto al 71,1% dell’anno scorso. Quelli che dovranno ripetere l’anno scolastico nella Secondaria di II grado sono il 6,8%, in calo rispetto al 7,4% del 2017/2018. La maggiore percentuale di non ammessi alla classe successiva si registra negli Istituti professionali (10,4%), comunque in calo rispetto al 12,1% dello scorso anno. Scendono le non ammissioni anche nei Licei (dal 4,2% al 4%) e negli Istituti tecnici (dal 9,8% al 9,5%). Lo scoglio principale nella Secondaria di II grado si conferma il primo anno di corso, con il 10,3% di non ammessi all’anno successivo.

Le sospensioni del giudizio scendono dal 21,5% del 2017/2018 al 21%. Sardegna (26,7%) e Lombardia (25%) sono le Regioni con le percentuali più alte. Quelle con il numero minore di studenti con sospensione del giudizio sono Puglia (14,4%) e Calabria (15,4%). Rispetto alla tipologia di percorso di studio, la quota maggiore di studenti con insufficienze da recuperare si trova negli Istituti Tecnici (26,4%), seguiti dai Licei (19,2%) e dagli Istituti Professionali (16,8%).

In attesa delle verifiche sui giudizi sospesi, la percentuale dei ragazzi promossi nella Secondaria di II grado è pari al 72,2%. Il picco delle promozioni si conferma nei Licei (76,8%) mentre nei Professionali la percentuale è pari a 72,8% e nei Tecnici è del 64,1%.

Le Regioni dove si registra la percentuale più alta di ragazzi che hanno superato l’anno scolastico nello scrutinio di giugno sono Puglia (79,3%), Calabria (79%) e Umbria (78,7%). Quelle con meno promossi risultano Sardegna (63,3%) e Lombardia (67,8%).

Nota 1 agosto 2019, AOODGOSV 17271

Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche con progetti EsaBac ed EsaBac techno
e, p.C.,
Direttori generali e dirigenti preposti agli Uffici scolastici regionali
Referenti regionali EsaBac
LORO SEDI
Direzione generale per i contratti, gli acquisti e per i sistemi informativi e la statistica
SEDE
M.me Laurence Emile Besse
Attachée de coopération éducative
Ambasciata di Francia in Italia
laurence.emile-besse@institutfrancais.it

Oggetto: Esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione nelle scuole con progetti EsaBac ed EsaBac techno – a.s. 2018/19.

I risultati dell’Esame di Stato


Il 61,7% dei candidati prende un voto superiore a 70/100, erano il 64,5% nel 2018. Giù i 60, in aumento le lodi (ma non i 100 ‘puri’) e i voti nella fascia 61-70

Sono disponibili dal 22 luglio i primi risultati relativi agli Esami di Stato della Scuola secondaria di II grado. In base alle rilevazioni effettuate dal MIUR, si registra un aumento dei diplomati con 100 e lode: sono l’1,6%, l’anno scorso erano l’1,3%. Diminuiscono complessivamente gli studenti che hanno conseguito un voto superiore a 70/100: sono il 61,7%, rispetto al 64,5% di un anno fa.

Quest’anno, è stato ammesso all’Esame il 96,1% dei candidati scrutinati (nel 2018 era stato il 96%). I diplomati finali risultano essere il 99,7%, erano il 99,6% nel 2018.

Se le lodi aumentano, i diplomati con il 100 ‘secco’ sono in leggero calo: sono il 5,6%, nel 2018 erano il 5,7%. Cresce la percentuale dei ragazzi con voto compreso tra 91 e 99, dal 9% al 9,8%. Diminuiscono sensibilmente i voti nella fascia 81-90, dal 19,6% al 16%; calano leggermente i 71-80, dal 28,9% al 28,7%.

In aumento i punteggi al di sotto del 70, il 38,3% rispetto al 35,5% del 2018. I 61-70 sono il 31,4% (erano il 27,7% nel 2018). I 60 scendono dal 7,8% al 6,9%.

Complessivamente, i 100 e lode sono 7.365, in termini assoluti. La Regione con il più alto numero assoluto di diplomati con lode è la Campania (1.287), seguita da Puglia (1.225) e Sicilia (817). Guardando al rapporto percentuale tra diplomati con lode e diplomati totali, la percentuale più alta viene registrata in Puglia (3,4%), seguita da Calabria (2,6%) e Umbria (2,4%) (in allegato la tabella completa).

Nei Licei le votazioni si confermano mediamente più alte: il 2,5% ha conseguito la lode, il 7,7% ha avuto 100, il 12,3% tra 91 e 99, il 18,5% tra 81 e 90, il 29,2% tra 71 e 80. Tra i Licei, è l’indirizzo Classico a primeggiare nei risultati al di sopra della fascia tra 80 e 100.

Decreto del Presidente della Repubblica 28 giugno 2019, n. 94

Regolamento concernente modalità e criteri di valutazione delle prove degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado nella Regione Valle d’Aosta. (19G00102)
(GU Serie Generale n.196 del 22-08-2019)

Nota 11 giugno 2019, AOODGCASIS 1500

Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca
Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per i contratti, gli acquisti e per i sistemi informativi e la statistica
Ufficio Gestione Patrimonio Informativo e Statistica

Ai Dirigenti/ Coordinatori scolastici delle istituzioni scolastiche statali e paritarie
e p.c.
Al Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Al Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Agli Uffici Scolastici per Ambito Territoriale e
Direzioni Generali Regionali
Al Sovrintendente Scolastico per la Regione Valle d’Aosta
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Trento
Al Sovrintendente Scolastico per la scuola in lingua italiana di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua tedesca di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la scuola delle località ladine di Bolzano

OGGETTO: Precisazione comunicazione esiti finali in Anagrafe Studenti – a.s. 2018/2019.

In relazione alla nota prot. 1479 del 6/6/2019 si precisa che, per quanto riguarda gli esami di Stato delle scuole secondarie di primo grado, il paragrafo a pag.5 “Il risultato nelle prove INVALSI, espresso in livelli descrittivi, viene riportato in un’apposita sezione della certificazione finale delle competenze. La funzione per la produzione della certificazione delle competenze, comprensiva della sezione INVALSI, è resa disponibile dal 20 giugno 2019 al 6 luglio 2019 nell’area SIDI.“ riporta un refuso nel periodo che deve essere inteso “dal 1° luglio al 15 luglio” come già indicato nel prospetto di sintesi.

IL DIRETTORE GENERALE
Gianna Barbieri

Nota 10 giugno 2019, AOODGOSV 12629

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione
Ufficio V

Ai Dirigenti Scolastici degli Istituti Tecnici statali e degli Istituti Professionali statali per tramite degli Uffici Scolastici Regionali e la Sovrintendenza di Trento
Ai Dirigenti Scolastici degli Istituti Professionali Statali per il tramite del Collegio Nazionale degli. Agrotecnici e Agrotecnici laureati
LORO SEDI
Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Ai Dirigenti degli Ambiti Territoriali Provinciali
LORO SEDI
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia Autonoma di BOLZANO
All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua tedesca
BOLZANO
All’Intendente Scolastico per la scuola delle località ladine
BOLZANO
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia Autonoma di TRENTO
Al Sovrintendente agli Studi per la Regione Autonoma Valle d’Aosta
AOSTA
Alla Direzione Generale per lo studente, lo sviluppo e l’internazionalizzazione della formazione superiore
SEDE
Direzione generale per la programmazione, il coordinamento e il finanziamento delle istituzioni della formazione superiore
SEDE
Al Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati FORLÌ

OGGETTO: Commissioni esaminatrici per gli Esami di Stato di abilitazione all’esercizio della libera professione di Perito Industriale, Agrotecnico Perito Agrario e Geometra – Sessione 2019 – Reperimento dei Presidenti (Docenti Universitari e Dirigenti Scolastici) e dei Commissari (Docenti di scuola secondaria superiore) – Istruzioni.

Il colloquio degli Esami di Stato del secondo ciclo di istruzione

CARLO DE NITTI[1]

Il colloquio degli Esami di Stato del secondo ciclo di istruzione dopo il D. Lgs. 62/2017: idee per riflettere

PREMESSA

Una delle innovazioni introdotte dal D. Lgs. 62/2017 che, al termine di questo anno scolastico comincerà ad espletare i suoi effetti con la sessione unica 2019 degli Esami di Stato conclusivi del secondo ciclo di istruzione, è costituita dalle modalità di svolgimento del colloquio orale. Su tale argomento sono incentrate le righe che seguono: esso sta creando apprensione in molti studenti ed in parecchi docenti, poiché – com’è noto – ogni novità destabilizza chi è vissuto nelle certezze precedenti, quelle create da una pratica ventennale determinata dalla previgente normativa sulla materia de qua. In questa sede, si cercherà di fornire una lettura analitica “pratica” della novellata normativa sulla materia.

FONTI NORMATIVE

  1. D. Lgs. 62 del 13.04.2017 “Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, a norma dell’articolo 1 commi 180 e 181 lettera i), della legge 13 luglio 2015 n° 107;
  2. Nota 3050 del 04.10.2018 avente per oggetto “Esame di Stato conclusivo dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado a.s. 2018/2019 – prime indicazioni operative”;
  3. D.M. 769 del 26.11.2018;
  4. D.M. 37 del 18.01.2019 con tutti gli allegati;
  5. O.M. 205 dell’11.03.2019;
  6. Indicazioni nazionali per i licei (D.I. M.I.U.R.- M.E.F. 7 ottobre 2010, n. 211: Schema di regolamento recante “Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali di cui all’articolo 10, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, in relazione all’articolo 2, commi 1 e 3, del medesimo regolamento.”;
  7. Linee guida secondo biennio e quinto anno (Direttiva M.I.U.R. 16.01.2012 n. 4):
  8. Linee guida secondo biennio e quinto anno – ulteriori articolazioni delle aree di indirizzo (opzioni) (Direttiva M.I.U.R. 01.08.2012 n. 69)
  9. Linee guida secondo biennio e quinto anno (Direttiva M.I.U.R. 16.01.2012 n. 5)
  10. Linee guida secondo biennio e quinto anno – ulteriori articolazioni delle aree di indirizzo (opzioni) (Direttiva M.I.U.R. 01.08.2012 n. 70)
  11. L. 170/2010;
  12. Linee Guida (D.M. 5669/2011);
  13. Nota M.I.U.R. 562 del 03.04.2019;
  14. Nota M.I.U.R. 788 del 06.05.2019.

QUADRO DI RIFERIMENTO

Il colloquio è disciplinato dall’art. 17, c. 9, del D. Lgs. 62/2017 ed ha la finalità di accertare da parte della Commissione il conseguimento del profilo educativo, culturale e professionale della studentessa o dello studente.

A tal fine, la commissione propone al candidato di analizzare testi, documenti, esperienze, progetti e problemi per verificare l’acquisizione dei contenuti (sotto forma di conoscenze) e dei metodi propri delle singole discipline (metacognizione), nonché la capacità di utilizzare le conoscenze acquisite e metterle in relazione per argomentare in maniera critica e personale in una disciplina non linguistica, utilizzando anche la lingua straniera, secondo la metodologia C.L.I.L.

Nell’ambito del colloquio, il candidato interno espone, mediante una breve relazione e/o un elaborato multimediale, le esperienze svolte nell’ambito dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, denominati con la previgente normativa percorsi di alternanza scuola lavoro[2].

Nella relazione e/o nell’elaborato, il candidato, oltre a illustrare natura e caratteristiche delle attività svolte e a correlarle alle competenze specifiche e trasversali acquisite, sviluppa una riflessione in un’ottica orientativa sulla significatività e sulla ricaduta di tali attività sulle opportunità di studio e/o di lavoro post-diploma.

Parte del colloquio è inoltre dedicata alle attività, ai percorsi e ai progetti svolti nell’ambito di «Cittadinanza e Costituzione», inseriti nel curriculum scolastico secondo quanto previsto all’art. 1 del D.L. 137/2008, convertito con modificazioni dalla L. 169/2008, illustrati nel documento del consiglio di classe e realizzati in coerenza con gli obiettivi del P.T.O.F.

Il colloquio si svolge a partire da materiali scelti dalla commissione, attinenti alle Indicazioni nazionali per i Licei e alle Linee guida per gli istituti tecnici e professionali, in un’unica soluzione temporale e alla presenza dell’intera commissione. Ad essa il compito di curare l’equilibrata articolazione e durata delle fasi del colloquio ed il coinvolgimento delle diverse discipline, evitando però una rigida distinzione tra le stesse, mediante nodi concettuali caratterizzanti le diverse discipline.

A parere di chi scrive, la durata del colloquio non può essere aprioristicamente definita da un presidente con mere funzioni, ahilui!, da metronomo, ma non è possibile ritenere lontano dal vero chi identifichi in media il tempo di durata dei colloqui tra i quarantacinque ed i sessanta minuti. Sarà lo snodarsi dei colloqui dei singoli candidati a definire, in situazione, la durata dei medesimi[3].

Affinché tale coinvolgimento sia quanto più possibile ampio, i commissari conducono l’esame anche relativamente alla discussione degli elaborati relativi alle due prove scritte, come già avveniva con la previgente normativa.

Nella predisposizione degli stessi materiali, da cui si sviluppa il colloquio, la commissione tiene conto del percorso didattico effettivamente svolto, in coerenza con il documento di ciascun consiglio di classe, al fine di considerare le metodologie adottate, i progetti e le esperienze svolte, sempre nel rispetto delle Indicazioni nazionali per i Licei e delle Linee guida per gli Istituti tecnici e professionali.

Tale indicazione ministeriale rende chiarezza a quanti sono in preda al dubbio se inserire nelle “buste” testi, brani, immagini etc già sviluppati durante l’anno dai docenti della classe o no. La risposta è patentemente positiva, fermo restando che il materiale proposto non deve essere necessariamente vincolato ad una disciplina specifica. Un’opera d’arte non vale solo per parlare di storia dell’arte: ad esempio, da Guernica si può partire per parlare della guerra civile spagnola, della repubblica e del successivo franchismo e non solo del pittore andaluso. Oppure: chi impedisce al candidato di utilizzare un brano da Cornelio Tacito per parlare di storia, del 1956 e della destalinizzazione, vista la ben celebre battuta di Concetto Marchesi sul rapporto tra lo storico del principato e Nerone, rispetto a quello tra Nikita Krusciov e Stalin? Oppure chi potrebbe pensare che sia strano parlare di Ignazio Silone o di Tommaso Fiore dinanzi al Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo?

Peraltro, non paiono lontani dall’ortodossia della previsione normativa quei consigli di classe che abbiano invenuto in sede di documento del 15 maggio quattro o cinque snodi concettuali -ad esempio, i diritti umani, il lavoro, la pace, l’ambiente, la guerra,la salute, la naturada declinare nellediverse discipline presenti in sede d’esame … Ne vien fuori un amplissimo “florilegio” da cui prelevare materiali per la formulazione dei contenuti delle buste[4]

Ogni commissione d’esame dedicherà un’apposita sessione della propria attività alla preparazione del colloquio: provvede per ogni classe, in coerenza con il percorso didattico illustrato nel documento del consiglio di classe, alla predisposizione dei materiali da proporre in numero pari a quello dei candidati da esaminare nella classe ovvero nella commissione aumentato di due, affinchè anche l’ultimo candidato possa sorteggiare tra tre buste. Il giorno della prova orale il candidato sorteggerà i materiali sulla base dei quali verrà condotto il colloquio. Le modalità di sorteggio saranno previste in modo da evitare la riproposizione degli stessi materiali a diversi candidati.

La commissione dispone di venti punti per la valutazione del colloquio e procede all’attribuzione del punteggio del colloquio sostenuto da ciascun candidato nello stesso giorno nel quale il colloquio viene espletato, secondo i criteri di valutazione stabiliti in precedenza.

Il livello minimo perché il colloquio possa essere considerato sufficiente non è esplicitato nel più volte citato decreto così come nella successiva O.M. 205/2019 – come lo era nella normativa previgente (notoriamente 20/30) – del resto, parimenti nelle prove scritte. A parere di chi scrive, esso non può essere allocato se non intorno ai 12/20: scendendo al di sotto, il candidato correrebbe il rischio di non raggiungere il punteggio di 60/100 indispensabile per conseguire il superamento dell’Esame.

Chi scrive queste righe ritiene che, forse, non sarebbe superfluo, da parte di chi ne ha la competenza, assicurare che tutti i contenuti delle buste estratti, le relative buste anonime e le due non sortite con il loro contenuto siano conservate agli atti della Commissione d’esame ed inserite, a conclusione della sessione d’esame nel cosiddetto ”pacco”[5].

NOTA M.I.U.R. 562 del 03 aprile 2019

La Nota M.I.U.R. del 3 aprile u.s. n° 562 fornisce alcuni chiarimenti ed utili spunti di riflessione in ordine agli alunni con bisogni educativi speciali, ribadendo che l’inclusione scolastica rappresenta un valore primario. Essa si ispira ai principi costituzionali di eguaglianza e pari dignità sociale di ogni cittadino, concretizzati nell’applicazione costante e sicura delle norme vigenti.

Tali disposizioni mirano ad assicurare agli alunni con bisogni educativi speciali, gli adeguati strumenti di supporto indispensabili per la loro partecipazione alla vita scolastica su un piano di uguaglianza con gli altri compagni e compagne di classe. Esistono, infatti, caratteristiche personali, collegate all’esperienza vissuta e a condizioni di salute, anche di natura transitoria, che necessitano di tutela, di “cura educativa”, che si esplicita nel Piano Didattico Personalizzato. Esso ha, pertanto, la funzione, anche con riferimento agli alunni con bisogni educativi speciali, di dichiarare e di sistematizzare gli interventi educativi e didattici, di coinvolgere attivamente la famiglia, nonché di garantire la verifica e il monitoraggio degli obiettivi raggiunti.

È anche attraverso tale strumento – argomenta la Nota – che si realizza un sistema scolastico più equo ed inclusivo, in cui la prospettiva pedagogica rivesta maggiore significatività di quella clinica. Pertanto non deve prevalere la logica dell’adempimento burocratico ma il principio della “cura educativa”, fondato sulla responsabilità dei consigli di classe e sulla corresponsabilità dell’azione educativa.

NOTA M.I.U.R. 788 del 06 maggio 2019

Ciò viene ulteriormente esplicitato nell’ultima Nota del M.I.U.R., la 788 del 6 maggio u.s., avente per oggetto: “Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione 2018/2019 – Precisazioni sulle modalità di svolgimento del colloquio”.

Nell’ambito del nuovo esame di Stato, importanti innovazioni sono state apportate all’ultima prova, il colloquio, al fine di renderlo più coerente con il quadro ordinamentale e per disporre di uno strumento più efficace di verifica, da parte delle Commissioni, del livello di raggiungimento degli obiettivi e dei traguardi di apprendimento previsti dai profili di ciascun indirizzo. Il quadro normativo e le indicazioni successivamente che il M.I.U.R. fornisce definiscono le finalità e la struttura del colloquio, sottolineando la sua natura pluridisciplinare ed integrata nonchè la sua importanza decisiva al fine di raccogliere elementi di valutazione significativi sul livello di “preparazione” del candidato e sulle sue capacità di affrontare con autonomia e responsabilità le tematiche e le situazioni problematiche proposte. In altre parole, il colloquio di esame non vuole sostituirsi o, peggio, costituire una riproposizione – in versione minor, impoverita nei tempi e negli strumenti – delle verifiche disciplinari che ciascun consiglio di classe ha effettuato nell’ambito del percorso formativo e il cui esito complessivo è attestato dal credito scolastico, che passa dal 25 al 40 per cento del voto finale, con il parallelo calo dal 75 al 60 per cento del valore delle prove. Il colloquio ha, invece, la finalità di sviluppare una interlocuzione coerente con il profilo di uscita, valorizzando i nuclei fondanti delle discipline.

Già l’art. 17, c. 9, del D. Lgs. 62/2017 individuava in modo puntuale la struttura del colloquio. A tal fine, la commissione propone al candidato di analizzare testi, documenti, esperienze, progetti, problemi per verificare l’acquisizione dei contenuti e dei metodi propri delle singole discipline, la capacità di utilizzare le conoscenze acquisite e di collegarle per argomentare in maniera critica e personale anche utilizzando la lingua straniera. Nell’ambito del colloquio il candidato espone, mediante una breve relazione e/o un elaborato multimediale, l’esperienza svolta relativamente ai percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento.

Il colloquio accerta altresì le conoscenze e competenze maturate dal candidato nell’ambito delle attività relative a Cittadinanza e Costituzione”. Il D.M. 37/2019 chiarisce e integra tale previsione In particolare, all’art. 2, al fine di scegliere e proporre al candidato i materiali spunto per l’avvio del colloquio, viene individuata una puntuale procedura alla quale le commissioni d’esame dovranno attenersi. L’art. 19 dell’O.M. n. 205 del 2019 fornisce ulteriori indicazioni operative sulle modalità di svolgimento del colloquio.

Come previsto dal citato D.M., il colloquio viene avviato con l’analisi e il commento del materiale che la commissione propone al candidato, per poi svilupparsi in una più ampia e distesa trattazione di carattere pluridisciplinare che espliciti al meglio il conseguimento degli obiettivi del profilo educativo, culturale e professionale (P.E.C.U.P.). Risulta perciò di fondamentale importanza la scelta di materiali che possano favorire la trattazione dei nodi concettuali caratterizzanti le diverse discipline. In coerenza con il quadro normativo, i materiali possono essere di diverso tipo. Essi possono essere costituiti da:

  • testi (es. brani in poesia o in prosa, in lingua italiana o straniera);
  • documenti (es. spunti tratti da giornali o riviste, foto di beni artistici e monumenti, riproduzioni di opere d’arte, ma anche grafici, tabelle con dati significativi, etc.);
  • esperienze e progetti (es.: spunti tratti anche dal documento del consiglio di classe)
  • problemi (es.: situazioni problematiche legate alla specificità dell’indirizzo, semplici casi pratici e professionali).

E’ opportuno che la commissione, in sede di riunione preliminare, individui i criteri alla base della scelta e la tipologia dei materiali da proporre ai candidati. La Nota ne esemplifica alcuni, cui non sarà certo facile non attenersi, senza incorrere in grossolane topiche:

  • la coerenza con gli obiettivi del P.E.C.U.P.;
  • la coerenza con il percorso didattico effettivamente svolto (documento del consiglio di classe);
  • la possibilità di trarre spunti per un colloquio pluridisciplinare.

La coerenza con il P.E.C.U.P.  e con il percorso didattico effettivamente svolto non può che essere assoluta e totale, pena lo scantonamento in una forma di effimera “recita a soggetto” che sicuramente disorienta i giovani candidati, ed espone le commissioni ai marosi funesti del sempre

possibile contenzioso amministrativo, conseguente alla sessione d’esame, in cui risulterebbero de plano patentemente soccombenti. A parere di chi scrive, il massimo della coerenza tra documento proposto e percorso didattico effettivamente svolto si realizza proponendo documenti (o stralci significativi di essi) presi all’interno di quanto effettivamente realizzato nel corso dell’anno scolastico, come sostenuto anche in precedenza in queste righe.

Al punto che, al fine di non creare disparità di trattamento tra i candidati, il M.I.U.R. prescrive che ogni commissione porrà particolare attenzione alla scelta delle tipologie, anche in relazione alla natura degli indirizzi, e all’equivalenza del livello di complessità dei materiali.

La scelta dei materiali, alla quale dovrà essere dedicata un’apposita sessione di lavoro (i.e. seduta), sarà effettuata distintamente per ogni classe, tenendo conto del collegamento con lo specifico percorso formativo e con il documento del consiglio di classe che lo illustra in modo dettagliato. Data la natura del colloquio, nel corso del quale dovranno essere privilegiati la trasversalità ed un approccio integrato e pluridisciplinare, il materiale non potrà essere costituito ovviamente da domande o serie di domande, ma dovrà consentire al candidato, sulla base delle conoscenze e abilità acquisite nel percorso di studi, di condurre il colloquio in modo personale, attraverso l’analisi e il commento del materiale stesso. Non tutte le aree disciplinari potranno trovare una stretta attinenza al materiale proposto, per cui i commissari di tutte le discipline si inseriranno rogressivamente nello svolgimento del colloquio al fine di verificare le competenze acquisite in tutti gli ambiti disciplinari.

E’ indubbio il maggiore valore e il significato che il D. Lgs. 62/2017 ed i successivi provvedimenti ministeriali attribuiscono al documento del consiglio di classe, che deve illustrare in modo dettagliato il percorso formativo svolto dagli studenti. E’ perciò necessario che tale documento descriva non solo i contenuti svolti, ma anche l’attuazione della progettazione didattica in termini di attività, progetti, esperienze. Fermo restando il carattere informativo ed orientativo del documento, è bene ricordare che la competenza nella scelta dei materiali per il colloquio è normativamente affidata in via esclusiva alla commissione d’esame. Il consiglio di classe, perciò, descriverà il percorso formativo e didattico che potrà orientare il lavoro della commissione, ma non potrà sostituirsi alla commissione stessa nell’indicare i materiali da utilizzare per lo spunto iniziale del colloquio.

E’ evidente che nella Nota di cui si parla, il M.I.U.R. suggerisce che i materiali siano individuati dalla Commissione in modo solidale tra membri esterni ed interni (i quali illo tempore hanno collaborato alla stesura del Documento del consiglio di classe).

In breve sintesi, prosegue la Nota MIUR, il colloquio è caratterizzato da quattro momenti: 1) l’avvio dai materiali di cui all’art. 19, c. 1, secondo periodo, dell’O.M. 205/2019 e la successiva trattazione di carattere pluridisciplinare; 2) l’esposizione, attraverso una breve relazione e/o elaborato multimediale, dell’esperienza svolta relativamente ai percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento; 3) l’accertamento delle conoscenze e competenze maturate nell’ambito delle attività relative a “Cittadinanza e Costituzione”; 4) la discussione delle prove scritte.

In un siffatto contesto, per i candidati con disabilità o disturbi specifici dell’apprendimento, l’esame di Stato è disciplinato, come è noto, dall’art. 20 del D. Lgs. 62/2017, nonché dagli artt. 20 e 21 dell’O.M. 205/2019. In particolare, per lo svolgimento del colloquio trovano applicazione, rispettivamente, l’art. 20, c. 7, e l’art. 21, c. 5, della più volte citata O.M., i quali prevedono che le commissioni d’esame sottopongano ai candidati con disabilità o disturbi specifici dell’apprendimento i materiali di cui all’art. 19, c. 1, predisposti in coerenza con il P.E.I. o il P.D.P. di ciascuno. Pertanto, non trova applicazione per i candidati con disabilità o disturbi specifici dell’apprendimento la procedura di cui all’art. 19, c. 5, dell’O.M. 205/2019.

Non sfugge ad alcuna persona interessata all’argomento – compresi i presidenti delle commissioni d’esame ed i commissari delle medesime – che la non applicazione della procedura “usuale” – la scelta tra le buste – non possa essere sufficiente per salvaguardare i diritti di tutt*. La prassi corrente debba essere integrata, da parte delle singole Commissioni “sul campo”, con l’indicazione, anche negli appositi verbali d’esame, del modus operandi con cui intendono perseguire le finalità degli esami (e la loro assoluta legittimità giuridica), tutelando in pari tempo dei candidati “speciali”. Non è del tutto superfluo rammemorare che i docenti specializzati che hanno seguito i candidati durante l’anno scolastico sono membri aggregati alle Commissioni costituite.

Potrebbe essere praticabile – è possibile ritenere, forse, senza commettere un errore marchiano – da parte delle Commissioni coinvolte in queste problematiche, la “via” di un sorteggio che, salvaguardando le forme (i.e. non faccia sentire discriminati i candidati speciali) ed il rispetto assoluto e totale della normativa vigente, garantisca i diritti dei candidati medesimi mediante prassi diversificate tanto corrette quanto efficaci: ogni Commissione interessata saprà, di certo, invenire la migliore modalità di colloquio per tutti i candidati[6].

BIBLIOGRAFIA / SITIGRAFIA[7]

  1. ETTORE ACERRA, Esami di Stato (II ciclo di istruzione), in AA.VV., Repertorio 2019. Dizionario normativo della scuola, Napoli 2019, Tecnodid;
  2. SERGIO AURIEMMA, Esami di Stato (I ciclo di istruzione), in AA.VV., Repertorio 2019. Dizionario normativo della scuola, Napoli 2019, Tecnodid;
  3. MARIO CASTOLDI, Valutare e certificare le competenze, Roma 2016, Carocci;
  4. TOMMASO MONTEFUSCO, Le competenze. Progettare, valutare, certificare, Bari 2013, Edizioni Dal Sud;
  5. TOMMASO MONTEFUSCO, La didattica laboratoriale. Manuale di buone pratiche. Cosa fare, come fare, Bari 2015, Edizioni Dal Sud;
  6. TOMMASO MONTEFUSCO, Competenze chiave europee RAV. Quali sono, come si valutano, con quali rubriche. Con espansione online, Milano 2018, Pearson Academy.

www.pugliausr.gov.it

           L’Esame di Stato del secondo ciclo nel quadro delineato dal D.Lgs. 62/2017.

www.turrisicolonna.gov.it

RINGRAZIAMENTI

Queste righe non sarebbero nate se non fossi stato onorato da parte del Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia, dott.ssa ANNA CAMMALLERI – a cui, in questa sede, mi è gradito rivolgere un deferente pensiero di ringraziamento – dell’opportunità di svilupparli, in primo luogo, all’interno di un Gruppo di lavoro nell’ambito del corso “Valutarcompetenze” organizzato dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia dalla Scuola Polo l’I.I.S.S. “Galileo Ferraris” di Molfetta, presso l’I.I.S.S. “Elena di Savoia – Piero Calamandrei” di Bari.

Altresì, in questa sede, mi piace ringraziare per la stima e per l’amicizia di cui mi onorano:

  • il Coordinatore dei Dirigenti Tecnici dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia, prof. FRANCESCO FORLIANO, sempre prodigo di idee e di consigli intellettuali e professionali efficaci che hanno stimolato le mie riflessioni, permeandole di quanto in esse si può riscontrare di positivo ed utile al fine di applicare correttamente la normativa sulla materia;
  • la prof.ssa MONICA LOGOZZO, dirigente scolastico presso il M.I.U.R., qualificata interlocutrice e lettrice dei “materiali” empaticamente attenta;
  • il prof. LUIGI MELPIGNANO, dirigente scolastico dell’I.I.S.S. “Galileo Ferraris” di Molfetta, con cui sono sempre felice di collaborare, in spirito di amicale condivisione;

Altrettanto, con sentimenti di amicizia e stima, ringrazio:

  • la prof.ssa DANIELA PAPARESTA e tutt* i/le docenti dell’I.I.S.S. “Elena di Savoia – Piero Calamandrei” di Bari che hanno interloquito intorno alla novellata normativa, che vede quest’anno la sua prima applicazione. A tutt* loro il mio grazie più sincero.

[1] CARLO DE NITTI (Bari 1960) opera nel mondo della scuola pugliese da oltre trenta anni: da dodici è dirigente scolastico nel capoluogo di regione.

[2] Essi erano previsti dal D. Lgs. 77/2005, e così rinominati dall’art. 1, c. 784, della L. 145/2018.

[3] La media, come tutte le statistiche, si fa dopo, a posteriori… alla maniera del volo della hegeliana “nottola di Minerva”.

[4] Considerazione a latere da presidente di commissione: in una classe di dimensioni medie di 22/24 candidati, se sei commissari propongono un documento ciascuno su cinque snodi concettuali, ce n’è d’avanzo per essere efficacemente rispondenti al dettato normativo.

[5] Il fine è palmare a chiunque, sebbene non giurista, abbia un minimo di dimestichezza con le “cose di pseudo-scuola”: una civilissima forma di autotutela …

[6] Il delineato quadro normativo e l’aristotelica “phronesis” delle Commissioni appianeranno ogni criticità eventualmente insorgente.

[7] La bibliografia/sitigrafia presentata è volutamente minimale, essendo queste righe il risultato dell’esperienza di un ‘pratico’, nel senso che a questa parola attribuiva, nel 2010, Loredana Perla nel suo volume Didattica dell’implicito. Ciò che l’insegnante non sa, (Brescia, La Scuola).

Nota 6 giugno 2019, AOODGOSV 12396

Direttori generali e Dirigenti preposti agli UU.SS.RR.
Provincia autonoma di Bolzano
Direzione istruzione e formazione italiana
Provincia autonoma di Bolzano
Direzione istruzione e formazione tedesca
Provincia autonoma di Bolzano
Direzione istruzione, formazione e cultura ladina
BOLZANO
Dipartimento istruzione e cultura della Provincia di
TRENTO
Regione autonoma Valle di Aosta
Dipartimento sovraintendenza agli studi
AOSTA
Coordinatore della Struttura tecnica Esami di Stato
SEDE
E p. c. Capo di Gabinetto dell’Ono Ministro
Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Capo del Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direttore generale per i contratti, gli acquisti e per i sistemi informativi e la statistica
Direttore generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione
Direttore generale per le risorse umane e finanziarie
Direttore Generale per il personale Scolastico
Ufficio Stampa
SEDE

OGGETTO: Adempimenti di carattere operativo e organizzativo relativi all’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione – anno scolastico 2018-2019.

Nota 6 giugno 2019, AOODGCASIS 1479

Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca
Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per i contratti, gli acquisti e per i sistemi informativi e la statistica
Ufficio Gestione Patrimonio Informativo e Statistica

Ai Dirigenti/ Coordinatori scolastici delle istituzioni scolastiche statali e paritarie
e p.c.
Al Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Al Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Agli Uffici Scolastici per Ambito Territoriale e
Direzioni Generali Regionali
Al Sovrintendente Scolastico per la Regione Valle d’Aosta
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Trento
Al Sovrintendente Scolastico per la scuola in lingua italiana di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua tedesca di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la scuola delle località ladine di Bolzano

OGGETTO: Comunicazione esiti finali in Anagrafe Studenti – a.s. 2018/2019.

Nota 4 giugno 2019, AOODGOSV 11981

A tutti gli Istituti professionali per il tramite degli Uffici Scolastici Regionali

OGGETTO: Nuovi percorsi di Istruzione professionale ai sensi del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61 – Valutazione intermedia degli apprendimenti nel biennio – Indicazioni per gli scrutini dall’anno scolastico 2018/2019