Archivi categoria: Tiriticcheide

Maturità 2020

Maturità 2020

di Maurizio Tiriticco

Alla romana! Chepppalle co’ ‘sta maturità ballerina! Ariva ‘n’antro ministro e se cambia! Ma che ve cambiate! Ma lassate perde! Anche perché ‘st’esame de maturità nun c’è piùùù… e da ‘n sacco d’anni! Ma che ministri siete? Ma le leggete le leggi? Allora ve le ricordo io! Anche quella che tanti anni fa ha mannato a quel paese l’esame de maturità!!!

Allora, andiamo con ordine!

N 1) – La legge 5 aprile 1969 n.119 prevedeva che “l’esame di MATURITA’ ha come fine la valutazione globale della personalità del candidato (art. 5)” e che “a conclusione dell’esame di maturità viene formulato, per ciascun candidato, un motivato giudizio, sulla base delle risultanze tratte dall’esito dell’esame, dal curriculum degli studi e da ogni altro elemento posto a disposizione della commissione”.

N. 2) – La legge 10 dicembre 1997 n. 425, all’articolo 6, dal titolo “Certificazioni”, così recita: “Il rilascio e il contenuto delle certificazioni di promozione, di idoneità e di superamento dell’esame di Stato sono ridisciplinati in armonia con le nuove disposizioni al fine di dare trasparenza alle COMPETENZE, CONOSCENZE e CAPACITA’ acquisite, secondo il piano di studi seguito, tenendo conto delle esigenze di circolazione dei titoli di studio nell’ambito dell’Unione europea”.

In effetti, nel giro di una trentina di anni, si è passati dal concetto di MATURITA’ a quello di COMPETENZA. Una vera e propria rivoluzione! Almeno sulla carta e nelle intenzioni dei governanti! Si è trattato di un passaggio non privo di significati – e di conseguenze – profondamente innovativi! Comunque, non saprei fino a che punto abbiano inciso!

In altre parole, il discorso era – ed è tuttora – il seguente: A) – Secondo la “filosofia” del vecchio esame di maturità, un soggetto – nel nostro caso uno studente di 19 anni – può considerarsi “maturo”, anche se non possiede in modo compiuto conoscenze date. E questa era la “filosofia” del vecchio esame di maturità; B) Secondo la “filosofia” del nuovo esame conclusivo dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado, un soggetto – sempre il nostro diciannovenne – deve dimostrare di avere conseguito date CONOSCENZE, CAPACITA’/ABILITA’ e COMPETENZE. Le quali di fatto sono strumenti che, se concretamente posseduti, implicano la maturità di un soggetto. Nonché le sue attitudini ad operare date scelte.

Ed è forse opportuno ricordare che ormai, anche a livello sovranazionale, “si parla” di competenze, che sono soprattutto utili e necessarie per l’esercizio della cosiddetta cittadinanza attiva! Si tratta delle otto competenze necessarie per l’apprendimento permanente, adottate dal Consiglio dell’Unione Europea il 22 maggio 2018. Eccole: 1. competenza alfabetica funzionale; 2. competenza multilinguistica; 3. competenza matematica e competenza in scienze, tecnologie e ingegneria;4. competenza personale, sociale e capacità di imparare ad imparare; 5) competenza personale, sociale e capacità di imparare ad imparare; 6. competenza in materia di cittadinanza;7. competenza imprenditoriale; 8. competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali.

Se questo è il contesto/scenario in cui un giovane OGGI affronta l’ultimo esame della sua carriera scolastica, discutere di storia sì o storia no, di buste e/o… bustarelle, non solo è inutile, ozioso, e improduttivo, ma dimostra l’incapacità operativa della nostra amministrazione scolastica.

Il fatto è che un nostro concittadino qui ed oggi non può non possedere gli strumenti di base per orientarsi in un Paese e in mondo complessi! Anche perché si tratta di una complessitàche tende a crescere, anche per l’incremento di tecnologie sempre più avanzate e, per certi versi, anche meno fruibili e più pericolose! E ciò non riguarda solo il nostro Paese!

Pertanto occorre chiedersi: quali sono le conoscenze minime e fondanti – nonché le competenze – di cui oggi un qualsiasi cittadino – e non solo italiano – deve disporre? A mio giudizio, essenzialmente tre: la padronanza linguistica, quella matematica e l’orientamento spazio/temporale. Ma, che cosa significa sapersi orientare nello SPAZIO e nel TEMPO, ovvero QUI ed ORA? Significa che è assolutamente doveroso conoscere e comprendere che cosa accade “qui ed ora” – eforse anche “un po’ prima” – nel nostro Paese, nella nostra Europa, nel nostro mondo, in questo faticoso e difficile inizio del Terzo Millennio. Anche e soprattutto per comprendere che cosa potrebbe succedere DOPO! Pertanto, è su questi terreni che la scuola oggi deve insistere e misurarsi. E sui quali i nostri diciannovenni devono essere “esaminati”!

Insisto e concludo: sapere LEGGERE e SCRIVERE in modo corretto, compiuto e finalizzato, sapere DOVE e ORA si vive e si opera non sono soltanto i contenuti di QUATTRO MATERIE di studio – quindi di qualsiasi esame finale – ma le quattro conoscenze/abilità/competenze indispensabili per poterci misurare oggi in un mondo difficile che tutti dobbiamo cambiare! In meglio!

Squali e sardine

Squali e sardine

di Maurizio Tiriticco

Ero – e penso ancora di esserlo – un comunista. Lo so! Non ditemi che i tempi sono cambiati e che tanti anni fa c’erano anche i guelfi e i ghibellini, i monarchici e i repubblicani! Esisteva in Italia, fin dai tempi della Rivoluzione di Ottobre e per tutto il ventennio della dittatura fascista, un Partito Comunista d’Italia, in seguito ridenominato Partito Comunista Italiano. E c’era stata anche una Terza Internazionale Comunista! Ed anche una Quarta Internazionale troskista! Poi, dopo anni ed anni e dopo una lunga storia di sacrifici, di lotte e di vittorie, che interessò l’Europa e il nostro Paese – nonché il mondo intero, che si è fatto sempre più piccolo – nel novembre del 1989, con la cosiddetta “svolta della Bolognina”, il mio grande PCI, in forza dell’operazione di un certo Achille Occhetto – in effetti, un modesto Achilletto – venne ridotto ad un PDS, ovvero ad un generico Partito Democratico della Sinistra!

Come se noi, militanti del Partito Comunista Italiano,soprattutto dopo la validissima segreteria di Enrico Berlinguer e la sua rottura con Mosca, ci dovessimo vergognare di essere comunisti! Voglio essere più preciso e ricordare alcuni fatti. Nel giugno del 1969, ad un anno dalla cosiddetta “primavera di Praga”, Enrico Berlinguer intervenne alla Conferenza mondiale dei partiti comunisti, a Mosca, e ribadì l’assoluta indipendenza del PCI dal PCUS, Partito Comunista dell’URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche). Occorre quindi segnalare che, in effetti, ben vent’anni prima della “svolta della Bolognina” – o meglio, della liquidazione del PCI, della sua storia e della svendita del suo patrimonio di lotte e di ideali – noi comunisti avevamo già fatto i conti con la nostra storia! Ed Occhetto, invece, volle avviare la “sua storia” e, di fatto, del PCI fece una vera e propria svendita! Per cui, noi, comunisti italiani di sempre e da sempre, ci ritrovammo con una quercia, il simbolo del PDS! Forse perché con le sue foglie avremmo dovuto ricoprire le nostre vergogne!Inutile sottolineare cha la falce e il martello simboleggiavano il duro lavoro dei contadini e degli operai! Ed è anche vero che in seguito tecnologie sempre più avanzate hanno pressoché cancellato l’uso manuale di strumenti di lavoro che possiamo considerare obsoleti.

Ma non voglio tirarla per le lunghe! Fatto sta che, anno dopo anno, un intero patrimonio di lotte è stato pressoché svenduto! Infine è salito alla ribalta uno sbarbatello, intento soltanto a “rottamare”definitivamente quel che rimaneva di una nobile storia! E non so quanti sono gli iscritti dell’attuale PD che sanno fino in fondo da quali nobili natali provenga questo nuovo partito e come e quanto, però, li abbia, di fatto dimenticati! Lo so! Cambiano le cose, cambiano le situazioni, cambia la storia, cambia la struttura socioeconomica, cambiano i rapporti internazionali, e il ricorrere ai “miei tempi” è dei vecchietti che hanno difficoltà a comprendere il “nuovo”, ma… a tutto c’è sempre un limite! Pertanto, nel vuoto di idee e di prospettive che da anni ci attanaglia – penso al nostro Paese – penso che finalmente qualcosa di veramente nuovo – e di coagulante anche – sia nato in questi giorni! Alludo alle “Sardine d’Italia”!

Così un titolo in prima pagina su “la Repubblica” di oggi! E questo è il sommario: “Una settimana fa non esistevano. Poi, la notte di Bologna antiSalvini. Da allora, migliaia di adesioni sui social. E le piazze si moltiplicano, da Torino a Sorrento. Niente slogan, organizzati a costo zero. La macchina del fango sui promotori”. E questo è l’incipit di Matteo Pucciarelli: “I creatori della pagina Facebook ‘l’arcipelago delle sardine’, passata da 965 (lunedì) a 46.000 iscritti, ieri si sono chiesti: ‘Non è che la cosa ci sta scappando di mano? Sardine, acciughe, alici, ogni declinazione di pesce azzurro, si trasforma in una chiamata in piazza”. Certamente! La chiamata c’è! Ma ora occorre organizzare la risposta! Anche se, con i mezzi di informazione e di coinvolgimento che abbiamo oggi, la risposta è già in atto! La mia è in queste poche righe! Anche se non può contare molto! Un ultranovantenne azzoppato può fare qualcosa, almeno fino a che non gli si azzoppi anche il cervello!

Le sardine sono un’ottima metafora per indicare l’unità di quei tanti individui che sono troppo piccoli per affrontare da soli le insidie del mondo! Altrettanto vale per le formiche, le api, le vespe, insetti troppo piccoli per affrontare i predatori e le insidie della natura! Per cui hanno imparato che l’unione fa la forza! E sono millenni che sopravvivono! Le nostre povere sardine, invece, difficilmente sopravvivono agli squali che, anch’essi in branchi, fanno di loro pasti succolenti.

Ma le italiche sardine di questi giorni sanno che si devono misurare con un uno squalo soltanto, anche se non meno furbo e pericoloso! E dalle nostre sardine discende, per tutti i partiti e partitini dell’opposizione sempre in polemica gli uni contro gli altri, quell’insegnamento che recita “l’unione fa la forza”!

Irak, 1997

Irak, 1997

di Maurizio Tiriticco

In questi giorni l’Irak è tornato di attualità! La Mesopotamia, il Paese tra i due fiumi – il Tigri e l’Eufrate – nel 2000 a. C espresse una grande civiltà, e noi qui nella nostra penisola eravamo ancora in età neolitica. L’Irak, un grande Paese! Noterelle di un viaggio lontano. Sono stato in Irak – eravamo una decina di amici – dal 13 al 27 agosto del lontano 1997. Era al potere Saddam Hussein ed il Paese – come accade a volte con le dittature – era assolutamente ordinato e pacifico, almeno in apparenza. Non lo raggiungemmo in aereo, per via dell’embargo a cui era costretto, ma in pullman, dalla lontana Giordania, lungo l’autostrada Amman-Bagdad, di ben 950 chilometri. Le tensioni all’interno del Paese indubbiamente c’erano, ma non furono mai avvertite da noi. Per cui, ci siamo potuti muovere liberamente ovunque. Ovviamente, guidati da due irakeni, guide turistiche “per forza”, o meglio ex piloti, ovviamente “a spasso”! Perché i voli aerei erano vietati. Guide che parlavano un ottimo inglese. Ed ancora viaggiammo all’interno del Paese ovviamente lungo un percorso scelto d’autorità.

Prima tappa, Ctesifonte – o meglio le sue rovine – l’antica capitale del Regno dei Parti. Ovviamene c’erano resti di enormi palazzi, colonne e grandi arcate. Sulla via – come del resto su tutte le strade irakene, alcuni villaggi, posti di ristoro e l’immancabile ciai, il the rituale, a volte accompagnato con frutta secca. Sulla strada il centro di Adamiya (Al Kadmia), con una splendida moschea – con più cupole, quelle a cipolla – ed alti minareti, da dove il muezzin nelle ore canoniche lancia la sua preghiera, ovviamente con il sostegno di potenti altoparlanti. Giungemmo infine a Bagdad, ospitati in un hotel centralissimo, il “Babylon”, molto occidentale, dotato di tutti i comfort, ma… ricordo, nella camera una lampadina fulminata… impossibile sostituirla… tutta colpa dell’embargo! Che colpiva anche il commercio più minuto. Ovviamente… ritratti di Saddam ovunque! Dalla mia camera un panorama mozzafiato: il fiume Tigrie la Torre di Saddam.

Copio dal web: “Baghdad fu fondata sulle rive dell’Eufrate tra il 762 e il 767 per volere del califfo Al-Mansur. L’insediamento fu probabilmente realizzato sul sito di un preesistente villaggio persiano. La città sorse nei pressi della più antica  Seleucia”. Il nome della città ha origine incerta: secondo alcuni deriverebbe dal “Dio ha dato”. Un muro circolare sorgeva attorno alla residenza del califfo; così Baghdad divenne conosciuta anche come Città circolare”. Successivamente Baghdad divenne il centro commerciale e culturale dell’epoca d’oro dell’Islam. Al suo acme, superò il milione di abitanti. E’opportuno ricrdare che molte delle storie narrate nelle “Mille e una notte”  sono ambientate nella Baghdad di quel periodo, governata dal Califfo Hārūn al-Rashīd. Fu una città cosmopolita. Vi vivevano musulmani, cristiani, ebrei e zoroastriani provenienti da tutto il Vicino e Medio Oriente nonché dall’Asia Centrale.

Il giorno dopo il nostro arrivo dopo ebbe inizio l’esplorazione di quello splendido paese! Visita alla moschea Kadimain, a pochi chilometri dal centro di Bagdad! Quindi in viaggio verso nord. Prima sosta: lo Zigurrat di Akarkuf. Gli zigurrat sono edifici sacri a base quadrata a forma piramidale, che si elevano molto in altezza e si concludono con una torre ed un sacello. In tempi lontani simboleggiavano l’unione tra la terra e il cielo. Nel viaggio verso nord ci si imbatteva spesso in villaggi poverissimi. E i ragazzini ci correvano dietro. Per loro avevamo acquistato in Italia quaderni, penne e matite, di cui erano bisognosi nonché entusiasti. Non solo! Prendevano con grande cura le bottiglie vuote di plastica di acqua minerale, che portavamo sempre con noi! L’acqua dei loro acquedotti non era affatto raccomandabile. La povertà nei villaggi si toccava con mano.

In serata rientro a Bagdad e il giorno dopo visita al monumento del milite ignoto. Un’enorme conchiglia di cemento armato copre un enorme edificio di un unico piano. E all’interno le tombe degli eroi. Non si dimentichi che la sanguinosissima guerra tra Irak e Iran era stata combattuta tra i due Paesi dal settembre 1980 fino all’agosto del 1988! Diciotto terribili anni di sangue! Ed al mattino, sveglia, colazione sempre abbondante, perché i pranzi ovviamente non erano previsti! Salvo qualche spuntino laddove era possibile. Era molto più importante vedere e i tempi, effettivamente, erano sempre molto stretti Ogni tanto ci di fermava per una sosta, spesso all’ombra di qualche palma e Shaib uno dei due piloti ci dava tutte le informazioni del caso sulle cose viste nonché sulla dolorosa storia del suo Paese! Non diceva nulla su Saddam, ovviamente, ma era ovvio che cosa pensasse della sua dittatura! A volte ci si intratteneva con gli abitanti. Molti giovani si arrangiano molto bene con l’inglese, ovviamente molto meglio di me.

Si esce da Bagdad dalla porta orientale, che si apre su una cinta muraria sulla quale in appositi condotti scorreva l’acqua. E il viaggio continua! Ecco un meraviglioso minareto! Si erge al di sopra della moschea santuario di Jeke Omar al Sawrawardi. All’interno un enorme cortile-giardino. Palme, aiuolo, tanti fiori! Più in là e più in pianura il cimitero del santuario. Centinaia di tombe: parallelepipedi in pietra fitti fitti, l’uno vicinissimo all’altro! Ovviamente, eravamo sempre in viaggio. Più che interessante la visita al sito archeologico di Tell Harmal, , un tempo una fiorente scuola di matematici e di logici. Sono state rinvenute molte tavolette di argilla su cui erano riportate storie della creazione, del diluvio, di Gilgamesh

Il sito è stato scavato dall’archeologo iracheno Taha Baqir del Dipartimento di Antichità e Patrimonio dal 1945 al 1963. Sono state scoperte circa 2000 tavolette contenenti storie sulla creazione del mondo, del diluvio universale. Dell’epopea di Gilgamesh. So che nel 1997/98 il sito è stato studiato da un team dell’Università di Bagdad e dell’Istituto archeologico tedesco guidato da Peter Miglus e Laith Hussein.

E poi l’escursione alla Moschea di Samarra! Un colpo d’occhio formidabile! Una cinta muraria poderosa, scandita ogni una trentina metri, da altrettanti poderosi torrioni. E poi all’interno il minareto “Al Malwiya”, un cono di mattoni che si erge a spirale anch’esso oltre i 30 metri di altezza. Di qui un altro panorama mozzafiato e, sullo sfondo, la moschea dalla cupola d’oro! Ed ancora! I resti del cosiddetto “palazzo dell’amata”… dal Califfo Al-Mu’tadhid. Un complesso monumentale ricchissimo, anche con una grande piscina, ovviamente vuota. La cupola doro… distrutta nel febbraio 2006! Dalla stampa di allora: “Uomini armati hanno fatto esplodere due cariche esplosive contro il mausoleo di Samarra, a 125 km da Bagdad, provocando il crollo di una parte della cupola. Secondo quanto precisato da fonti della polizia, intorno alle 7 locali, un gruppo di uomini armati ha assaltato il mausoleo dell’imam Ali al Hadi e, dopo aver neutralizzato i poliziotti di guardia, ha piazzato due ordigni e li ha fatti esplodere. Secondo gli abitanti locali una parte della cupola, ricoperta d’oro, è crollata in seguito ad esplosioni verificatesi a tre minuti d’intervallo. Gli attentatori sono riusciti a fuggire”.

Ed ancora: Mossul! A 400 chilometri circa da Bagdad! Che qualche anno dopo – estate 2017 – sarà nota al mondo intero per lo strazio che hanno subito i suoi abitanti, tenuti in ostaggio da miliziani dell’Isis. Ma questa è un’altra storia, terribile! L’Isis, o Stato Islamico, è un progetto di egemonia jihadista salafita che punta a ridisegnare il Medio Oriente, riconducendolo alla cosiddetta originaria purezza dell’Islam. E’ stato guidato per anni da Abu Bakr Al Baghdadi, fino alla sua recente scomparsa.

Mossul, l’antica Ninive, importante centro degli Assiri, fu fondata da Assur nel 2640 a,C. Sotto la moschea moderna resistono al tempo i resti del palazzo di Assurbanipal (681-669). Alle porte della città antica figurano alte sculture di cavalli alati, ovviamente oggi giochi per i bambini. Nostra sosta all’hotel Ninive e splendida vista sul Tigri. Sono visibili anche le rovine di Nimrud: è il nome, attribuito nell’ottavo secolo dagli Arabi, all’antica città assira di Kalhu, a sud di Ninive, sul fiume Tigri. E poi ancora: l’antico monastero cattolico dei martiri Mar Behnam e Marth Sarah: siamo nei pressi del villaggio Khidr Ilyas vicino alla città di Beth Khdeda. Ed ancora: i resti del palazzo di Sennacherib (705-681): ruderi con iscrizioni e rilievi. E poi un bellissimo ponte moderno sul Tigri. Ed ancora, i resti del castello del governatore: con un torrione di mattoni pericolosamente pendente.

E poi ancora l’antica città di Hatra. Di fatto era una città carovaniera opportunamente fortificata. Fiorente soprattutto nel secondo secolo d. C., capitale del mondo arabo, fu distrutta e abbandonata nel terzo secolo. Nei pressi un minareto particolarissimo! A forma di banana! Ed ancora: il tempio di Shamash, protetto da possenti muraglioni. Vi si adorava il Dio Sole. Per non dire poi della fortezza rettangolare di Al-Ukhaidir, eretta nel 775 d.C. in ordine ad uno stile difensivo unico. Di fatto è un enorme costruzione a circa 50 km a sud di Karbala.

E il nostro viaggio continua! Cammina cammina, o meglio corri corri, trasportati tutti su jeepponi più robusti che mai, giungiamo al Monastero dei Martiri Mar Behnam e Marth Sarah. Un monastero cattolico siriaco vicino alla città di Beth Khdeda. Nota a margine – La tomba di Mar Benham è stata gravemente danneggiata il 19 marzo 2015 dai miliziani dello Stato islamico. Ed i murales esterni sono stati profanati in tutti gli edifici del monastero. I lavori di riparazione per ripristinare il monastero e la tomba di Mar Behnam alle condizioni pre-ISIS sono stati completati all’inizio di dicembre 2018.

Dopo una lunga traversata in una zona desertica giungiamo finalmente ad Assur, o meglio a quel che ne resta. Mura semidistrutte ed al centro una sorta di piramide altrettanto semidistrutta. O meglio uno zigurrat: anche questo con piattaforme sovrapposte una sull’altra fino a formare una sorta di piramide. Si tratta di strutture religiose, più precisamente delle piattaforme di pietre e mattoni, sovrapposte, diffuse lungo tutta la Mesopotamia, nonché sull’altopiano iranico.

E poi, via verso Kerbala, a sud ovest di Bagdad, la città sacra agli Sciiti. Il 10 ottobre del 680 fu trucidato con tutta la famiglia e il suo séguito il nipote del profeta Maometto, al-Ḥusayn ibn ʿAlī, secondogenito del quarto califfo ʿAlī ibn Abī Ṭālib e della figlia di Maometto, Fāṭima al-Zahrā. Visitiamo una stupenda moschea. Raffinatissimi mosaici multicolori, lampadari multipli altrettanto stupendi. Non manca il minareto, da dove il muezzin per ben cinque volte, di giorno e di notte, lancia le sue invocazioni e gli inviti alla preghiera. Oggi in tutti i minareti sono installati opportuni altoparlanti! Dimenticarsi di pregare è impossibile!

Ma il nostro viaggio continua, sempre verso sud! Fino alla confluenza del Tigri e dell’Eufrate. E poi Bassora, lo Shet el Arab. Ed il mare! E sul lungomare i monumenti ai tanti caduti nella guerra lunga e sanguinosa con l’Iran. E ciascuna statua di soldato indica in direzione dell’Iran! E là che si trova “l’odiato nemico”! Bassora è una bella piccola città. Graziose costruzioni, molte in legno con caratteristiche balconate.

Quindi il ritorno a nord verso Bagdad. Incontriamo le mura e le rovine dell’antica città di Ur, vicino alla città di Nassiriya, tristemente nota per gli attentati contro i nostri soldati, presenti in Irak per garantire la pace! Ma vittime di azioni di guerra!

Risalendo verso il nord, incontriamo altri meravigliosi “monumenti”! An-Nayaf, la città santa! Una grande stupenda moschea a cui si accede dopo un ampio cortile: eretta nel 790 dal califfo Harun-Ar-Rashid. Nella moschea si trova la tomba di Alì, cugino e figlio adottivo di Maometto.

Ma non poteva mancare Babilonia! O meglio “Bab-lli-qui”, cioè la “porta degli dei”. Costruita, distrutta e ricostruita più volte dal 185° a:C. al 322 d.C.! Quella che noi turisti colti, ma allegri, non abbiamo potuto non chiamare Babyilonyland! ’Porte e mura tutte ricostruite! Un vero e proprio parco dei divertimenti, però senza i “calcinculo”! Vi si accede dalla porta di Ishtar, migliorata ed abbellita da Nabucodonosor nel sesto secolo a.C. Lungo le mura si sviluppa la Via delle Processioni, lunga 900 metri. Con rilievi di animali, buoi, gazzelle, animali mitici. Nonché il toro sacro al dio della tempesta, Adad. Ed il drago a testa di serpente, sacro al dio Marduk. Per non dire poi del leone di Babilonia, scultura in pietra, e del teatro di Bablonia.

Poi, sempre proseguendo verso nord, il tempio di Emakh. Ed il palazzo dei califfi Abassidi. Ma, alla fine del viaggio, basta con le ricerche colte! Bisogna portare i ricordini agli amici! Cosa c’è di meglio del Suk di Bagdad? Mah! Di Paesi mediorientale ed africani ne ho visti tanti, ma mi sembra che i suk siano tutti uguali! Le grida, le corse, i turisti curiosi, le sciocchezze che costano poco o niente, ma… com’è noto, basta il pensiero!

Ma il ricordo di quello splendido viaggio di 18 anni fa e degli splendidi amici con cui ho convissuto, dividendo gioie e fatiche non si cancellerà! Mai!

Invalsi sì/no!

Invalsi sì/no!

di Maurizio Tiriticco

Condivido quanto ha scritto il collega GABRIELE BOSELLI. Ho pensato e scritto da sempre che non avrei nulla in contrario su una oggettiva valutazione su scala nazionale del “prodotto scolastico”, ma… e qui il discorso si farebbe lungo, per cui rinvio alle considerazioni di Boselli.

Per quanto mi riguarda, ho sempre segnalato il profondo scollamento che corre tra la “valutazione” degli alunni che si esercita da sempre e come sempre nelle nostre scuole, e la valutazione esercitata dall’Invalsi. I nostri insegnanti sanno tutto della loro personale “disciplina di insegnamento”, ma sanno poco di come si insegna – perché nessuno glielo ha insegnato – e non sanno nulla di come si valutano le prestazioni degli alunni, perché non sanno nulla di una disciplina che si chiama docimologia e che, invece, andrebbe studiata come si studia la matematica, il greco, l’inglese o qualunque altra disciplina.

So che molti collegi docenti, chiamati all’inizio dell’anno, per norma (dpr 275/99, art. 4, c. 4), a decidere in materia di valutazione, si limitano a decidere di non assegnare mai un voto inferiore al 4 o al 3! E ciò è assolutamente extra legem. La norma prescrive una scala decimale che non può essere alterata! Mentre di fatto viene alterata non solo con la cancellazione di alcuni voti, ma anche con lo stesso uso che se ne fa! Come sappiamo, nella pratica scolastica abbondano i PIU’, i MENO; i MENO MENO (!!!), i mezzi voti, ecc. Tutti CENSURABILI! Perché la norma prevede solo VOTI INTERI, da uno a dieci! E, forse, sono anche troppi! In altri Paesi vigono scale valutative di cinque punti! Che manderebbero in tilt tutti i nostri insegnanti!!!

Ribadisco: non esistono che VOTI INTERI! Un genitore che ricorresse contro un quattro e mezzo o contro un tre meno meno assegnati a suo figlio, avrebbe causa vinta. Ciò su cui i collegi dovrebbero decidere, in forza dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, sono le “modalità e i criteri di valutazione degli alunni nel rispetto della normativa nazionale” (copio dal dpr 275/99, art. 4, c. 4). Quindi, non possono decidere di cassare voti a piacimento! Ma SOLO quali criteri adottare nell’uso che ne faranno.

Una seconda questione riguarda le tipologie delle prove di verifica. La scelta adottata dall’Invalsi è quella di somministrare ai nostri alunni in un dato periodo dell’anno scolastico PROVE OGGETTIVE. Sono oggettive perché le risposte attese sono quelle e non altre. E non possono essere che oggettive, se si intende misurare e valutare correttamente ed oggettivamente, appunto, le risposte date. E compararle con altre! E per di più su scala nazionale. E’ una prova oggettiva chiedere ad un alunno di riferire sulle vicende della prima guerra punica o della seconda guerra mondiale. Le risposte sono “quelle e non altre”. Ma la prova è soggettiva se si chiede ad un alunno che cosa pensa della scelta di Napoleone a proposito della campagna di Russia o della scioà o della caduta del muro di Berlino. In effetti, si può riflettere – esprimere giudizi VALUTATIVI – opportunamente e con cognizione di causa solo su CIO’ CHE SI SONOSCE.

Ma torniamo alle prove Invalsi. Tale istituto è stato creato con l’articolo 3 della legge 28 marzo 2003, n. 53, meglio nota come “legge Moratti”. Ed è stato istituito appunto perché attendesse – per la prima volta nella nostra scuola – alla “valutazione degli apprendimenti e della qualità del sistema educativo di istruzione e di formazione”. Un passo in avanti importantissimo per la nostra scuola. Perché non è importante solo insegnare, ma anche conoscere la sua ricaduta, quindi la qualità degli apprendimenti! Pertanto allora, all’Invalsi non abbiamo dato che un benvenuto! Finalmente gli insegnanti sarebbero stati aiutati nella loro difficile azione della valutazione!

Però…questo atteso aiuto non si è verificato affatto! A mio vedere, l’’Invalsi avrebbe dovuto in primo luogo comunicare agli insegnanti quali criteri avrebbe utilizzato nelle sue operazioni! Nonché… insegnare agli insegnanti come si costruisce e come si valuta una prova! Ovviamente, se vogliamo restare nel campo delle prove oggettive! Ma voglio essere più preciso! Occorre conoscere quale differenza corre tra il MISURARE una prova e il VALUTARLA! Un esempio banale: voglio acquistare “quella camicia” che mi piace tantissimo – valutazione – ma non esiste la taglia che fa per me – misurazione. Ma oggi siamo andati oltre! Oggi siparla – e si pratica – di CERTIFICAZIONE delle competenze. Pertanto non occorre soltanto CONOSCERE correttamente, ma essere anche ABILI per saper utilizzare i dati e le informazioni apprese, ed infine anche COMPETENTI per saperle utilizzare con successo per affrontare e superare situazioni nuove. Un bambino è ABILE nel manovrare il volante di un’automobile da fermo, ma non è COMPETENTE se dovesse usarlo in un assetto completodi guida! Una competenza, infatti, richiede ed esige il concorso attivo, mirato e responsabile di operazioni pregresse: negli ambiti delle abilità e delle conoscenze.

Da quanto scritto fin qui consegue che occorre: 1) ISTRUIRE l’ALUNNO in ordine a conoscenze mono- e pluri-disciplinari; e siamo nell’ambito della MISURAZIONE; 2) FORMARE la PERSONA in ordine a date abilità; e siamo nell’ambito della VALUTAZIONE; 3) infine EDUCARE il cittadino in ordine a date competenze (civiche e lavorative); e siamo nell’ambito della CERTIFICAZIONE. Pertanto, un insegnante che pensasse di limitarsi ad insegnare la sua materia e valutarne i relativi apprendimenti, sarebbe un insegnante della scuola che ho frequentata io! Nei lontanianni trenta del secolo scorso!

Quale dovrebbe essere allora il compito primario dell’Invalsi? Non procedere anno dopo anno ad una vera e propria INVALSIONE delle nostre scuole, ma insegnare pazientemente ai nostri insegnanti – ed indirettamente ai loro alunni – come SI MISURA, come SI VALUTA, come si CERTIFICA!

Stay hungry. Stay foolish!

Stay hungry. Stay foolish!
Conversando con Rudy

di Maurizio Tiriticco

L’amico Rudy Janes mi scrive — “Quanta frustrazione da parte degli insegnanti. Quanta arroganza da parte di alunni e genitori. Ma nelle riforme non si è mai affrontato il problema della formazione degli insegnanti e non è mai stato reso obbligatorio l’aggiornamento. Si è abbandonata la scuola a se stessa prosciugando le poche risorse economiche che aveva fino agli anni ottanta. Ti pago poco e ti lascio tranquillo. All’inizio funzionava, ma poi la scuola è stata oberata di impegni e aspettative sempre maggiori da parte della società in rapido mutamento e così si è scavato un solco che sta creando stress e talvolta depressione nel personale scolastico. Con l’ottimismo della ragione, credo fermamente che si possa ancora dare una bella sterzata”.

Caro Rudy! Parole sante, purtroppo, le tue! Io ancora GIRO nelle scuole – quando mi chiamano, ovviamente – a svolgere attività di FORMIS – ovvero, di formazione continua insegnanti in servizio – e constato quanto è più che difficile OGGI il loro lavoro di insegnare. Le cause sono più di una: a) il fatto che cambia la società, cambiano i giovani, ma la scuola è sempre quella che abbiamo frequentato noi due, pur in tempi molto diversi; b) la conseguente forte demotivazione degli alunni; c) il fatto che i docenti, nonostante le nuove – cosiddette – Indicazioni Nazionali e Linee guida – pagine e pagine, peraltro anche interessanti – hanno estrema difficoltà ad attuarle perché l’organizzazione delle concrete attività in aula è quella di sempre! Si tratta delle tre C di cui scrivo da anni; Cattedre, Campanelle e Classi d’età: immutabili! Due esempi banali: a) hai una Ferrari, ma per andare da Roma a Milano hai le strade dei primi del Novecento; b) hai le autostrade più avanzate, ma possiedi una vecchia Topolino. Come tu dici, cambia la società, cambiano i saperi e le concrete competenze lavorative, cambiano i giovani, i loro linguaggi, le loro aspettative, i loro stessi modi di parlare, leggere, interessarsi, interagire tra loro, apprendere, socializzare… e il discorso non avrebbe mai fine, ma la scuola di oggi non riesce a motivarli.

Di che cosa avremmo bisogno? O avrebbero bisogno i nostri ragazzi? E ragazze, ovviamente? Non di un qualunque Ministro PI, che considera quel dicastero solo come il primo passo per accedere a dicasteri più appaganti. Ma di un intero governo – o meglio, di una classe dirigente – che ascoltasse e sapesse recepire quali sono OGGI i saperi necessari per un “nuovo nato” che cresce, si sviluppa e apprende in una società che non solo è profondamente cambiata da qualche decina di anni questa parte, ma che è tuttora in profondo e quotidiano cambiamento. E, se il cambiamento non si comprende, non si può neanche governare! La scuola in primis è un luogo di socializzazione tra pari ed in seconda istanza un luogo in cui si dovrebbe apprendere ciò che “serve” a crescere e ad integrarsi in una società che si fa, giorno dopo giorno, sempre più complessa! In ordine ai saperi! Ma anche in ordine ai valori!

Ciò che scrivo non lo penso soltanto io, e neppure soltanto tu! Penso che possa essere condiviso e condivisibile da chiunque oggi svolga l’attività di insegnante. Chiediamoci: quali gratificazioni ha l’insegnante oggi? In primo luogo è fortemente umiliato dall’amministrazione, che lo ricompensa MALISSIMO! E non solo in quanto a stipendio! In secondo luogo in termini di riconoscimento sociale! Ricordo, quando ero piccolo, che un professore di liceo godeva di una larga stima! E, se lo si incontrava per strada, insomma… un briciolo di attenzione lo riscuoteva sempre! Oggi è considerato un vinto, costretto a scegliere di insegnare perché incapace di fare altro! Per non dire poi del processo di femminilizzazione degli insegnanti, che ha cause molto diverse ed anche difficili da ricercare! Sai meglio di me quanto nel rapporto alunno/insegnante – ed alunno/adulto in genere – giochi il processo di identificazione. Pertanto, per un soggetto in età evolutiva, rapportarsi con adulti solo dello stesso genere – in questo caso, il femminile – non è un fattore positivo. In realtà un soggetto che cresce necessita, in famiglia come nel sociale, della presenza costante ed attiva dei due generi.

E il discorso potrebbe continuare: in effetti è la cultura nel suo insieme che, in una società come quella attuale, non appaga, rende poco e male! Le vie per “far soldi” sono molto più rapide e più facili. Anche se un po’ pericolose, ma il gioco vale sempre la candela! In realtà sembrava chissà che cosa quando – decenni fa, anche in seguito a certi film di successo – si cominciò a parlare di “gioventù bruciata”! Un’espressione assolutamente nuova in un mondo in cui i giovani ancora “andavano a scuola” temendo le bocciature e sapendo che prima o poi il “pezzo di carta” li avrebbe aiutati nella ricerca di un lavoro.

Ma oggi sembra che il “pezzo di carta” sia necessario ad… altri usi, lontani mille miglia dal far soldi con un pizzico di coraggio e una buona dose di cinismo. In certe periferie delle nostre città spacciare droga rende molto e subito. E con pochi rischi. Perché andare a scuola in vista di un avvenire che promette poco o niente? E méttici anche questa poco rasserenante prospettiva di un pianeta che è alla viglia della sua fine! Pensa agli incendi della California che fanno il buono – si fa per dire – e il cattivo tempo! O allo scioglimento dei ghiacciai! E allora, come ci ha insegnato qualcuno, tanti secoli fa, “Carpe diem, quam minimum credula postero”! Così ci insegnava Orazio! Di qui anche la necessità di cogliere l‘attimo fuggente! Ricordi “Dead Poets Society”, quel bel film di tanti anni fa diretto da Peter Weir e che aveva come protagonista Robin William?

Ma voglio chiudere con un richiamo alla follia, ma… alla follia positiva! Quella che ci ha ricordato l’accorato appello di Steve Jobs del 2005: “Stay hungry. Stay foolish! Cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita! L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai. Se non hai ancora trovato ciò che fa per te, continua a cercare, non fermarti, come capita per le faccende di cuore, saprai di averlo trovato non appena ce l’avrai davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continua a cercare finché non lo troverai. Non accontentarti. Sii affamato. Sii folle”.

Del web e del linguaggio

Del web e del linguaggio

di Maurizio Tiriticco

Voglio esprimere un grosso GRAZIE al web! O meglio, al World Wide Web! A questa grande opportunità di poter accedere con un semplice click ad informazioni sempre nuove! Ho sempre scritto articoli e saggi; e ricordo la fatica di un tempo lontano, per rintracciare riferimenti, fonti, nomi, testi, date. Poi è venuto il web! E penso e scrivo con maggiore rapidità e sicurezza! Sempre all’erta, per guardarmi dall’eventualità di imbattermi in una di quelle subdole e menzognere fake news! Oggi il web costituisce, comunque, un grande strumento per crescere! Ma è proprio così? Purtroppo me lo devo – e lo devo – chiedere! Perché in effetti sembra che il web oggi sia più che altro il grande megafono per lanciare e moltiplicare ANCHE e – mi sembra – SOPRATTUTTO, insulti e parolacce! E’allora uno strumento che ci rende più incivili? Gutenberg ci ha regalato la stampa; Meucci il telefono; Marconi la radio; John LogieBaird la televisione! “STRUMENTI” stupendi!

E Marshall McLuhan, tanti anni fa, quando i mass media si stavano moltiplicando, ci ha ricordato che il mezzo è il messaggio! Sembrava un’annotazione, un suggerimento, oltre che una provocazione! E forse lo era! In effetti, riconduceva tutta la nostra attenzione, centrata allora – e con gioia – sulla rapidissima moltiplicazione dei MEZZI e sulla diffusione dei MESSAGGI, sulla necessità di non dimenticare, PERO’, la natura dei messaggi che avremmo potuto veicolare! Mi viene da pensare che il buon dio – o l’evoluzione… non so – “ha donato” all’essere umano il pollice opponibile! Da allora ai giorni nostri l’evoluzione della nostra specie ha fatto passi da gigante! E ciò grazie alla continua interazione mano/cervello! Eppure anche i piedi hanno avuto la loro parte! E non è un caso che le loro dita, belle lunghe quanto saltavamo da un ramo ad un altro, si sono ridotte ad un insieme di piccole estremità, delle quali ci ricordiamo soltanto dopo una lunga camminata o quando dobbiamo tagliarci le unghie! E poi sembra che tutto ciò riguardi solo noi umani! Mentre invece gli altri esseri animati – o animali che siano – in realtà sono sempre gli stessi! La rana di Esopo e quella di oggi sono le stesse! Come il lupo e l’agnello, la volpe e l’uva! Sì, ed anche i prodotti della terra! A meno che non intervenga la mano dell’uomo, capace di produrre le uve migliori per ottimi vini! Oppure capace di intervenire su semplici ginepri e ciliegi per produrre graziosi bonsai!

La stessa considerazione vale per tutte le specie animali! I leoni del Colosseo e quelli dei nostri circhi – animali catturati, soggiogati e sfruttati per il cosiddetto nostro piacere – sono quelli di sempre! E il topo di campagna sempre pronto ad arraffare nei granai è anch’esso quello di sempre! Pare che solo noi umani abbiamo fatto passi da gigante! Dallo scheggiare la pietra a cacciare, e ad arare la terra, ad addomesticare gli animali, fino ad oggi, a conquistare lo spazio, i passi sono stati molteplici! Uno sempre più avanti dell’altro! Però… ricordiamolo, con la pietra, oggi, in certi Paesi,possiamo anche “giustiziare” l’adultera! E con l’energia atomica sterminare città intere! Mah! Spesso la mente va troppo avanti rispetto al cuore e spesso, se non sempre, lo travalica! Quanta sapienza abbiamo utilizzato sia per inventare il cannocchiale che per costruire i campi di sterminio! Ed allora, viene da chiedersi: la nostra “società della conoscenza” avrà uno sviluppo vincente?

Chi non ricorda l’ottimismo degli anni Novanta dello scorso secolo? Il Rapporto Faure! Le quattro grande sfide: imparare a conoscere; imparare a fare; imparare a vivere insieme; imparare ad essere! E come non ricordare i “sette saperi per il futuro” di Edgar Morin! Ne voglio ricordare solo due: – insegnare a cogliere le relazioni che corrono tra le parti e il tutto in un mondo complesso; – insegnare a navigare in un oceano di incertezze attraverso arcipelaghi di certezze. E’ un richiamo forte alla necessità di sapere che il Sapere – e non è un gioco di parole! – oggi è un sistema complesso! Di cui non possiamo fare a meno! Perché non è una somma di nozioni, ma un’interazione costante e viva di conoscenze! E perché una conoscenza è a sua volta una interazione viva di dati e informazioni. Occorre ricordarlo: “Antonio”è un dato; “bicicletta” è un altro dato. Ma il fatto che “Antonio vada in bicicletta” costituisce una informazione. Comunque, conoscenze sempre necessarie per produrre poi abilità e poi competenze!

Quando insegnavo, mi piaceva rappresentare ai miei alunni il fatto – immaginario – che noi umani disponiamo di due borse, una in una mano e l’altra nell’altra. Nella prima sono contenuti i dati: di fatto è “il” VOCABOLARIO. Nella seconda sono contenute le regole per legare i dati gli uni con gli altri per costruire le informazioni: di fatto è “la” GRAMMATICA. Ma le due borse alla nostra nascita sono vuote! Quando il neonato dice “pappa” o dice “mamma”, pronuncia dei semplici DATI. Quando è un po’ più grande, articola un pensiero costruito secondo le regole della grammatica e dice: “mamma voglio pappa”. E poi ancora: “mamma, ho fame, voglio mangiare”! Questo ultimo insieme di parole, costruito secondo una prima semplice regola, costituisce una INFORMAZIONE. E così, giorno dopo giorno il bambino costruisce ciò che NESSUN altro essere vivente è in grado di fare: un linguaggio sempre più ricco e sempre più articolato. Anche gli animali – e le stesse piante – dispongono di un linguaggio: ma è di un’estrema semplicità e finalizzato solo alla sopravvivenza! E alla riproduzione!

Le caratteristiche discriminanti del linguaggio umano sono la sua articolazione e la sua riflessività. Che sono poi le condizioni per un suo costante sviluppo. In realtà, non è sempre facile comprendere testi lontani secoli da noi. Penso al Convivio o al Principe, o alle Operette Morali! O alle stravaganze di una “fontana malata”: “Clofclop cloch cloffete, cloppete, clocchete, chchch E’ giù nel cortile la povera fontana malata; che spasimo! Sentirla tossire…”. Invece, il belato della pecora e il ruggito del leone sono quelli di ieri, di oggi e di domani! Il nostro umano “produrre linguaggio” è in continua evoluzione! E penso che il web costituisca oggi e domani unindispensabile e potente strumento di crescita e di arricchimento! Ma – e ciò mi addolora – non per tutti! Le ragioni – quelle più evidenti – sono sotto gli occhi di tutti. Dai un megafono all’ignorante! E sarà felice di urlare al vento le sue parolacce!

Autonomia e differenziazione

Autonomia e differenziazione

di Maurizio Tiriticco

La tematica che sarà affrontata al seminario interregionale organizzato dall’ANDiS (Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici) che si svolgerà a Napoli il prossimo 7 novembre è più che interessante, ma… anche scottante! Il tema è il seguente: “Autonomia differenziata e regionalizzazione dell’insegnamento, problemi e prospettive”. Per cui mi corre l’obbligo – ma che brutta espressione! – di avanzare qualche riflessione in proposito.

L’autonomia delle istituzioni scolastiche è un’opportunità validissima, in corso fin dall’a.s. 1999/2000, ma le istituzioni scolastiche che ne hanno attuato i principi fondanti e le conseguenti azioni operative si contano sulle punte delle dita! Basti pensare, ad esempio, a quanto indicato dall’articolo 4 (autonomia didattica) del dpr 275/99, il più corposo quanto a suggerimenti innovativi. Penso che si possano contare sulle punte delle dita le scuole che ne hanno usufruito! Per non dire delle altre opportunità: l’autonomia organizzativa (art. 5); l’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo (art. 6); reti di scuole (art. 7).

Perché questo ritardo? Questo è l’interrogativo a cui il seminario dovrebbe proporsi e a cui rispondere! E ne segue un secondo: che cosa fare per attuare veramente e finalmente quanto indicato dai suddetti articoli? Non è facile rispondere! Anche perché – e mi dispiace scendere sul concreto, ma non potrebbe essere diversamente – perquanto sono “pagati” dirigenti scolastici ed insegnanti – per non dire del personale ATA, investito anch’esso in qualsiasi operazione innovativa – è già tanto se riescono a fare quanto fanno! Eccezioni ce ne sono, e non poche! Ma non sono la regola!

E non voglio dire nulla circa le interessanti proposte innovative che le Indicazioni Nazionali e le Linee Guida hanno successivamente avanzato e proposto – ormai fin dai lontani 2010 e 2012 – alle istituzioni scolastiche! Per non dire poi dei ben 212 commi dell’unico articolo 1 (leggasi uno, proprio uno!)) della legge 107/2015 recante “Riforma del sistema nazionale di istruzione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”, a cui sono seguiti i relativi “provvedimenti attuativi”! Una dozzina? Non ricordo! Poco meno, poco più! Comunque, pagine su pagine, centinaiaaa, chiacchiereee su chiacchiereee! Altro che parole parole parole! Per non dire poi di quanto oggi – ed anche domani – “pensa e fa, dice e scrive” lo stato maggiore che risiede nelle retrovie – ovviamente – di Viale Trastevere! Le prime linee sono sempre della truppa! Uno stato maggiore può proporre le cose più belle del mondo.Ma è chi sta in trincea che non ha affatto vita facile!

Una parola vera, autentica, spassionata, dice sempre qualcosa! Ma un insieme pressoché quotidiano di note, cm, dm, dichiarazioni roboanti e quant’altro non dice nulla! E occorrerebbe un intero anno scolastico soltanto per registrare il tutto ed ascoltarlo! Ma comprenderle è più difficile! Attuarle problematico! Com’è noto, la nostra bella lingua italiana è già complicatina di par suo! E la lingua delle norme – come è stranoto – lo è di più! E quella delle norme del nostro Miur travalica ogni limite! Per non dire poi delle declamatorie che ogni ministro Miur recita appena seduto in poltrona! Meglio dire salito in cattedra, dato che si tratta di scuola! Mah! Le nostre istituzioni scolastiche faticano a stare in piedi – fisicamente – e i nostri insegnanti ad insegnare ad apprendere ad alunni che hanno la testa altrove! E dovrebbero faticare anche per leggere i rebus della “Settimana Enigmistica” del Nostro Miur? Che dire? I nostri studenti devono acquisire non solo le conoscenze di ieri e di oggi, sempre più numerose e complicate, ma anche abilità e competenze! Me cojoni! Detto alla romana! Si tratta di traguardi avanzati! Freschi freschi! Anche perché “ce lo dice l’Europa”! Andiamo a leggere le “otto competenze chiave di cittadinanza per l’apprendimento permanente adottate dal Consiglio dell’Unione Europea il 22 maggio 2018”! Competenze che i nostri insegnanti devono perseguire e i nostri studenti acquisire! Ma i ministri che ne sanno? Se la cantano e se la suonano! “Sono tre parole, ti voglio bene”, recita una vecchia canzone! Ed è la canzone che cantano i ministri che anno dopo anno si susseguono a Viale Trastevere! Una toccata e fuga! Non fanno neanche a tempo a sapere su quale poltrona seggono, che già sono scappati verso poltrone più ambite!

Torniamo a bomba! Il seminario ANDiS è affascinante! E si propone di trattare un tema di grande rilevanza! L’autonomia? Macché! Roba vecchia! Oggi c’è l’autonomia… differenziataaa!!! Sì! Proprio come la monnezza!!! Per cui la scuola primaria “Silvio Pellico” potrebbe essere più autonoma della “Silvio Pellico” e meno autonoma della “Giuseppe Mazzini”. Per non dire della “Giuseppe Garibaldi”, che è in reggenza, per cui gli insegnanti “fanno come gli pare”! Sempre in forza dell’autonomia! Che è differenziata! Apposta! E questa dovrebbe essere la soluzione vincente per tutti i mali della nostra scuola! Pardon! Errata corrigo: del nostro “Sistema Nazionale Educativo di Istruzione e Formazione”! Ricordo che qualcuno, anni fa, ha scritto che le parole sono pietre! Ma le parole della scuola – dico della nostra scuola oggi – sono massi! Rotolano, rotolano, rotolano e il povero Sisifo non ce la fa più! Sono anni che ci prova a fermarle!

E questi indefessi Sisifo della scuola italiana, i nostri validi e pazienti insegnanti, insistono per fermarli! E lo fanno con forza ed ostinazione! Va detto con altrettanta forza che abbiamo dirigenti e docenti che – nonostante un’amministrazione ottusa – ci ricordano i “ragazzi del 99”! Veri eroi, nonostante un’amministrazione, a volte, nemica! Insomma, non vorrei che la corsa verso un “autonomia differenziata” e una “regionalizzazione dell’insegnamento” frantumasse una “cosa” che dobbiamo invece conservare sempre fortemente unitaria! La scuola è nazionale, perché è la scuola degli Italiani tutti! Anche perché giorno dopo giorno giungono da noi tanti nuovi cittadini del mondo che, invece, vogliono diventare Italiani! Non Lombardi o Sardi o Siciliani! E neppure Altoatesini, che ormai sembra diventata addirittura una parolaccia! Stando ad alcuni brutti venti che vengono dal Nord!

E va anche sottolineato che la nostra scuola nazionale ha permesso la costruzione della stessa Unità Nazionale che, purtroppo, abbiamo raggiunta tra gli ultimi in Europa! Grazie a quella cosa che a scuola abbiamo imparato come Risorgimento! Ed a quella seconda cosa che si chiama Resistenza!

Amici dell’Andis! Autonomia sì! Differenziazione no!

Nazistelli senza storia!

Nazistelli senza storia!

di Maurizio Tiriticco

Stephan Ballet, l’attentatore di Halle, non è affatto un “lupo solitario”, come viene definito nella fotina pubblicata da “la Repubblica” di oggi. In effetti neonazi e neofasci sono abbastanza numerosi! Ancora oggi? Sì, purtroppo! Mah! Finché nelle scuole dei Paesi dell’UE non si insegna correttamente e diffusamente che cosa è stato il nazismo, nella sua reale natura, fatti di questo genere si ripeteranno! Non vorrei che certi insegnanti – dato che si tratta di una “storia difficile” – glissassero su quelle terribili vicende di cui i nazisti tedeschi e i fascisti nostrani sono stati responsabili!

Nel Mein Kamps – che, per certi versi, è anche una lettura doverosa, per capire certi fenomeni – Hitler, fin dal 1925, ha espresso fino in fondo il suo dissennato programma! Sostiene che l’umanità è divisa in “razze” e che di queste l’unica considerata pura è quella bianca! E che è quella destinata a governare il mondo! Ovviamente mente! E non so se in buona o mala fede! Perché in effetti, esiste solo una “razza” umana, distinta in più “etnie” Ma per Hitler esiste soltanto quella pura degli uomini bianchi, soprattutto se alti e biondi! E forse anche un po’ pallidoni! Anche se in carne!Ovviamente, anche le donne sono pure, ovviamente se bionde e bene in carne! Le altre? Solo schifezza! Lo sappiamo! Il piano scellerato di Hitler era quello di annientare tutte le razze “impure”, perché solo quella “pura” era da lui considerata degna di governare il mondo. E chiamava a testimonianza tutte le leggende dei Germani antichi, Sigfrido, i Nibelunghi, le Valchirie, il Walhalla! I miti greci e romani? Roba di quart’ordine! Pertanto, i nostri concittadini meridionali, dai capelli nerissimi e dalla carnagione per nulla pallida, pur se fascistoni sfegatati, avrebbero fatto una brutta fine! La stessa che avrebbero fatta gli “alleati” giapponesi!

E va sottolineato che il programma di sterminio non fu solo quello attuato nei campi di concentramento, a tutti noti, Buchenwald, Dachau, e i tanti altri! Fin dalla presa del potere, Hitler cominciò a sterminare tutti i suoi concittadini che noi oggi chiamiamo handicappati. In Germania, fin dal1933, l’anno dell’ascesa al potere di Hitler, ebbero inizio le grandi stragi! Furono uccisi – con medici compiacenti, in barba ad Ippocrate – tutti i bambini disabili, considerati un limite e un peso per lo Stato tedesco! In effetti, era di norma che un vero cittadino tedesco, puro ariano, non potesse sopportare il peso di persone disabili. I soldati alti, belli e biondi che erano arruolati d’imperio nelle SS, erano tenuti di norma ad accoppiarsi solo con giovani tedesche altrettanto bionde e belle, in modo da incrementare così la “pura razza ariana”.

Vennero anche prodotti dei film ad hoc. Ad esempio “Opfer der Vergangenhait”, “Aktion T4”, “Das Erbe”, tutti finalizzati a propagandare la necessità di eliminare tutti coloro che non fossero di pura razza ariana e che avrebbero compromesso l’egemonia del popolo tedesco sul mondo intero! Che orrore! Le vittime accertate del piano di eliminazione dei “deboli” sono state 80.000 fra il 1940 e il 1941. Ma lo sterminio continuò negli anni successivi! In effetti, per il tedesco medio nazista, cose di questo genere non solo erano tollerate. Ma anche di fatto approvate! In funzione della grandezza del Terzo Reich!

Copio dal web. “””Il film “Opfer der Vergangenheit” (Vittima del passato), del 1937, metteva a confronto il popolo ‘sano’con scene tratte dalle corsie degli istituti psichiatrici, popolate di esseri ‘deformi’ e ‘degenerati’ e concludeva che ciò era dovuto ad una violazione delle regole della selezione naturale, a cui si sarebbe dovuto porre rimedio ripristinandole con “metodi umani”. La prima del film si tenne a Berlino, introdotta dal leader dei medici del Reich, Wagner, e successivamente proiettato a lungo in 5300 centri cinematografici, dislocati in tutta la Germania”””. I crimini nazisti furono tremendi e numerosi, tutti contro le cosiddette “razze inferiori” e contro i disabili tutti, che lo Stato nazista non si poteva permettere di tenere in vita,perché era destinato a dominare il mondo intero e non poteva gettare i marchi in quisquiglie! Mah! Mi chiedo: i tanti nazistelli e fascistelli che tuttora purtroppo popolano e a volte anche numerosi i Paesi dell’Unione Europea,conoscono fino in fondo la storia a cui si ispirano? Se no, la studiassero! Se sì, sappiano che la democrazia è vincente sulle loro ignobili attese!

Di qui l’estrema necessità che la storia del Novecento, ma proprio tutta e fino ai nostri giorni, sia oggetto di studio nelle nostre scuole! Se un alunno dice che le Guerre Puniche sono state due o che le Guerre d’Indipendenza – quelle che hanno permesso al nostro Paese di giungere all’Unità nazionale – sono state quattro, l’insegnante potrebbe anche glissare! Ma guai a quell’insegnante che non giunge ai cosiddetti nostri giorni: E’ notorio che molti dei nostri ragazzi vivono “sdraiati” – c’è anche un bel libro di Michele Serra in proposito – sull’eterno presente di spesso inutili e ridondanti messaggini. Per cui, ciò che è accaduto ieri e ciò che potrà accadere domani, in fondo, interessa poco! Nooo!!! E’dovere di tutti gli insegnati delle scuole europee insegnare ad apprendere la nostra storia recente! E contemporanea! Perché il rischio di certi tremendi ritorni è sempre dietro l’angolo.

I giovani hanno bisogno di storia!

I giovani hanno bisogno di storia!

di Maurizio Tiriticco

La “lettera di Corrado Augias” pubblicata quotidianamente su “la Repubblica”, oggi 5 ottobre alla pagina 37, ha come titolo ”Solo una cultura più diffusa può soffocare il fascismo” e costituisce una produttiva risposta ad Anna Maria Pica di Roma, la quale, tra l’altro, scrive: “La scuola deve avere un suo ruolo, mettendo certi temi al centro dell’attenzione dei ragazzi. Una proposta: far leggere in classe alle medie (come si fa alle superiori con Manzoni) Primo Levi. Non solo ‘Se questo è un uomo’, ma anche il bellissimo saggio ‘I sommersi e i salvati’. E’ italiano uno dei più grandi testimoni (sul piano umano e letterario) dell’olocausto. Facciamolo conoscere ai nostri ragazzi”.

Sullo stesso quotidiano, a pag. 42, leggo un pezzo firmato da s. fidal titolo “Ripristinare il tema di storia. Il ministro ci sta pensando”. Il che mi ha sollecitato un grande piacere ed interesse. Premetto qualche considerazione sugli esami che ancora insistiamo a chiamare di maturità e che di maturità non sono! O dovrebbero non esserlo! Faccio un po’di storia! Fu il Ministro dell’Istruzione pro tempore Luigi Berlinguer a dar nuovo corpo e nuova veste ad un esame che necessitava di una profonda riforma. Soprattutto per dare una risposta ai tempi cambiati! Andiamo con ordine! Con la legge di riforma 425 del 1997 (ministro pro tempore, appunto, Luigi Berlinguer) si afferma che gli esami conclusivi degli studi secondari superiori “hanno come fine la verifica della preparazione di ciascun candidato in relazione agli OBIETTIVI generali e specifici propri di ciascun indirizzo di studi” (art. 1, comma1). E la legge recita anche che la CERTIFICAZIONE rilasciata deve “dare trasparenza alle COMPETENZE, CONOSCENZE e CAPACITA’ acquisite secondo il piano di studi seguito, tenendo conto delle esigenze di circolazione dei titoli di studio nell’ambito dell’Unione Europea” (art. 6). I caratteri maiuscoli non sono casuali! Intendono sottolineare su quali concetti insisteva l’innovazione.

Si intendeva così abbandonare e superare contenuti e forme di quegli esami che da sempre erano chiamati di maturità. I quali erano stati ridisciplinati dalla legge 119 del 1969 che così recitava: “L’esame di maturità ha come fine la valutazione globale della personalità del candidato” (art. 5), e “a conclusione dell’esame di maturità viene formulato, per ciascun candidato, un motivato giudizio, sulla base delle risultanze tratte dall’esito dell’esame, dal curriculum degli studi e da ogni altro elemento posto a disposizione della commissione” (art. 8). Quindi, con la riforma del 1997 si intendeva passare da un esame centrato su una genericaMATURITA’ ad un esame che, invece, accertasse il conseguimento, da parte dello studente, di concrete, misurabili e valutabili COMPETENZE, CONOSCENZE e CAPACITA’. In effetti, valeva il principio che un soggetto può essere “maturo”, ma “non competente”. O meglio, maturo come persona, ma ignorante in materia di determinate conoscenze! Quelle che di fatto costituiscono la materia prima di ogni competenza.

Pertanto, stante la vaghezza del concetto stesso di “maturità”, ciò che dovrebbe contare – e conta effettivamente – è ciò che il soggetto sa e sa fare. In quanto un fare presuppone sempre un sapere! E non è affatto un caso che oggi tanti nostri giovani sono fin troppo maturi, o meglio “se la sanno cavare”, indipendentemente dalla scuola; ma invece sono assolutamente incompetenti a fronte di un mondo del lavoro sempre più complesso e che richiede CONOSCENZE di base mirate, articolate e complesse.

Il cambiamento proposto nel lontano 1997 – sono trascorsi più di venti anni – avrebbe dovuto essere epocale, ma, caduto il ministropro tempore, è caduta anche, di fatto, la sua riforma! O meglio, lo spirito che l’animava. Peccato! Per la nostra scuola e, soprattutto per i nostri giovani! Eppure, se andiamo a leggere le “Linee guida” varate nell’ormai lontano 2010 – sia quelle relative agli istituti tecniciche quelle relative agli istituti professionali, le terminalità di ciascun percorso di studi sono indicate e descritte, appunto, in date COMPETENZE, risultanti, appunto, dall’interazione produttiva e responsabile di date CONOSCENZE e di date ABILITA’. Le “Indicazioni Nazionali” relative ai licei, invece, glissano fortemente sulla interazione tra conoscenze abilità e competenze. Come se gli studi liceali conducessero ad una sorta di “cultura altra”! Se non, addirittura, “alta”! Indipendente dal “sapere” e dal “fare”! Insomma…un Gentile sempre resistente!? Pertanto, i “risultati di apprendimento comuni a tutti i percorsi liceali” risultano agglutinati in sei aree: metodologica; logico-argomentativa; linguistica e comunicativa; storico-umanistica; scientifica, matematica e tecnologica. Ovviamente, in materia di linguaggio innovativo – se mi è concessa questa espressione – la declinazione in opportuni e mirati obiettivi di apprendimento non è affatto carente, ma – come si suol dire – almeno a mio avviso, rimangono sollecitazioni che – sempre a mio avviso – scarsamente incidono sul concreto insegnare ad apprendere nelle singole aule liceali giorno dopo giorno. Le eccezioni, indubbiamente, non mancano, ma temo che si contino sulle punte delle dita! Di ambedue le mani!

In tale contesto/scenario, l’enfasi sulle competenze può condurre certamente ad una forte sottolineatura delle cose dell’OGGI e del DOMANi, ma anche a far perdere di vista ciò che è accaduto IERI! Ma gli accadimenti di ieri, vicini o lontani, sono fondanti per comprendere quelli di oggi e per pensare a quelli di domani! Occorre forse rinnovare l’accorato appello di Ugo Foscolo: “Italiani! Io vi esorto alle istorie!” Siamo all’Università di Padova; è il 22 gennaio 1809. Foscolo pronuncia la sua orazione inaugurale dal titolo “Dell’origine e dell’ufficio della letteratura”. Voglio ricordare una precedente accorata affermazione di Ugo Foscolo, l’incipit delle “Ultime lettere di Jacopo Ortis”: “Dai Colli Euganei, 17 ottobre 1997. Il sacrificio della Patria nostra è consumato. Tutto è perduto! E la vita, se pure ci sarà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure e le nostre infamie”. E’ evidente come nel giro di pochi anni la visione del Foscolo si sia rovesciata! Nell’ottobre del 1997 viene firmato il ”Trattato di Campoformio”! Mentre il 17 marzo del 1805 viene creato il Regno d’Italia di cui, due mesi dopo, Napoleone fu incoronato Re! Insomma da un Italia occupata (“Soldats! Vous etes nus et mal nourris! Je vais vous conduire dansle plus fertiles plaines du mond”: così Napoleone aveva esortato le sue truppe sul Passo del Moncenisio, lanciando la “campagna d’italia”) si passò ad un Italia Regno! E qui mi fermo!

Io non sono Foscolo, ma anch’io vi esorto alla storia! Al suo studio! In realtà, la sua conoscenza, o meglio dei fatti vicini e lontani nel tempo, è fondante per comprendere l’oggi e per progettare il futuro. Ma la storia si svolge non solo nel tempo, ma anche nello spazio! Pertanto Storia e Geografia non sono soltanto materie di studio scolastico, ma alimento quotidiano di ciascuno di noi, se vuole essere e vivere come un cittadino attivo e responsabile della nostra bella Repubblica! Che dobbiamo rendere ancora più bella!

Un Miur allo sbando?

Un Miur allo sbando?

di Maurizio Tiriticco

Premetto che non ho letto altri commenti, quindi potrei anche sbagliarmi, ma… a me sembra che con la lettera – non è una CM, almeno pare – avente per oggetto: “Venerdì 27 settembre, Partecipazione degli studenti al 3° Global Strike For Future sul tema dei cambiamenti climatici”, firmata dal Capo Dipartimento Carmela Palumbo, il Miur si stia cacciando – come si suol dire – in un bell’impiccio! Di cui non so quanto sia consapevole. Ma so che il Miur, comunque, trasferisce – per non dire “scarica” – allaresponsabilità dei Collegi dei Docenti una bella grana!

In altre parole, il Ministro “esprime l’auspicio che le scuole, nella propria autonomia, possano considerare l’assenza degli studenti per la giornata del 27 p.v. motivata dalla partecipazione alla manifestazione, utilizzando le ordinarie modalità di giustificazione delle assenze adottate dalle stesse scuole”.

E non solo! “Si invitano, inoltre, i Collegi dei docenti a valutare la possibilità che tale giornata non incida sul numero massimo delle assenze consentite dal monte ore personalizzato degli studenti, stante il valore civico che la partecipazione riveste”.

Mah! Esprimo i miei dubbi, stante anche la mia lunga esperienza di dirigente tecnico. Com’è noto, un alunno, di fatto un minore, viene affidato ad un certo orario ad una data istituzione scolastica, che ne è responsabile fino al suono della campanella di uscita. Sta di fatto, e di diritto, che l’istituzione scolastica è responsabile dell’alunno dall’ora di INGRESSO in istituto all’ora di USCITA.

Com’è noto, esistono particolari “uscite” – ad esempio, la visita ad un museo cittadino – ed i cosiddetti “viaggi di istruzione”. In tali casi la responsabilità della vigilanza è affidata sempre agli insegnanti accompagnatori, che devono rispondere della condotta e dello status di ogni singolo alunno, anche – se del caso – 24 ore su 24.

Stando alla lettera della CM, i Collegi dei Docenti – di fatto ogni singolo insegnante – POTREBBERO eDOVREBBERO AUTORIZZARE l’assenza di ogni alunno del loro istituto per il venerdì 27 p,v.

Ma mi chiedo, e se lo chiederebbe qualunque genitore: la VIGILILANZA che la scuola e i suoi insegnanti DEVONO GARANTIRE a ciascun alunno CHE FINE FA? In realtà, che cosa ne sa un insegnante se il suo alunno x partecipa o meno alla manifestazione del 3° Global Strike For Future? E se, invece, va altrove? Per non dire poi che un alunno potrebbe incorrere in un qualsiasi incidente, possibile anche se la manifestazione sarà totalmente pacifica!

E allora io personalmente – e me ne assumo la responsabilità – consiglierei ai Collegi dei Docenti e ai singoli insegnanti di pensarci mille volte prima di autorizzare gli studenti a partecipare ad un evento sul quale e del quale,di diritto (stante la formulazione assurda della CM) e di fatto,NON POSSONO AVERE alcun controllo. E penso che anche qualsiasi genitore sarebbe preoccupato di sapere che suo figlio partecipa ad una manifestazione senza che gli insegnanti a cui lo ha affidato possa esercitare la dovuta vigilanza.

Lettera a un’amica di sempre

Lettera a un’amica di sempre

di Maurizio Tiriticco

Cara Barbara! Da tempo abbiamo tante perplessità per come questo PD “fa politica”! Spesso altalenante! La dichiarazione di un leader viene poi smentita da un altro leader! A volte penso che si tratti più di un movimento di opinione che di un movimento – o addirittura – un partito. Ormai di Renzi e delle sue mosse politiche c’è solo da preoccuparsi! A volte mi chiedo: ma esiste una sinistra nel nostro Paese? Lo so! I tempi cambiano e certe categorie di far politica, valide qualche decennio fa, cambiano anch’esse. Tutto lecito e comprensibile… ma, mi sai dire quante sinistre oggi ci sono? Mi sembra che il PD sia prolifico di figli, figliastri e trovatelli! Delle destre, invece, sappiamo tutto! Il triangolo Berlusconi, Meloni, Salvini! Bello solido, almeno fino ad oggi! Purtroppo mi sembra che ormai, in quanto a organizzazioni politiche di sinistra – o di centro-sinistra – c’è solo un gran polverone, che vola di qua e di là a seconda di come tirano i venti! Quindi, per capirci qualcosa, forse ci dovremmo affidare alle “previsioni del tempo”! Previsioni, appunto, perché i venti obbediscono a leggi planetarie! Invece i venticelli delle politiche nostrane viaggiano extra legem!

Che tristezza e che delusione! Noi due – e tanti come noi – veniamo da un’Italia diversa! Dove la politica era una cosa seria. Berlinguer era Berlinguer! Moro era Moro. Guidavano due grandi partiti popolari, avversari, ma sempre e comunque alla ricerca di punti in comune, anche di un compromesso, ma dignitoso, e che fosse “storico”, appunto. I politicastri di oggi di storia non sanno nulla e, per quanto riguarda il domani… campa cavallo, perché l’erba cresce! Mah! Mi sai dire qual’è la Pandora dei giorni nostri che ha aperto il vaso donatogli da Zeus con la raccomandazione di custodirlo gelosamente? So già che non potrai rispondermi, perché in effetti sono centinaia le Pandore che si sono date da fare per aprirlo! E adesso non sanno come controllare la bufera che hanno provocato!

E un Paese nella bufera politica, civica, civile e culturale anche, prima o poi collassa! Campano bene solo i telegiornali! Perché i giornali non li compra più nessuno! Perché leggere – e comprendere, soprattutto – costa fatica! E il tasso di alfabetizzazione funzionale dei nostri concittadini – tutti, comunque, cellularizzati – cade sempre più. E, purtroppo, è proprio in forza di questa caduta che le sillabazioni elementari di Salvini hanno avuto successo! Per di più sostenute dalle migliaia di selfie che astutamente rilasciava a tanti nostri connazionali impazzi per lui e per la sua dialettica elementare! Ma, per certi versi, efficace! Sostenuta dalla esibizione di rosari, crocifissi e madonnine, accarezzati e baciati!

Che tristezza, carissima! Oggi le nostre istituzioni scolastiche e i nostri insegnanti hanno un gran da fare! E i nostri concittadini alunni non dovranno più imparare soltanto a leggere, scrivere e far di conto, ma dovranno anche essere educati “civicamente”! Siamo un Paese, una Repubblica, un Popolo che possono vantare di avere scritto tanti anni fa, dopo una dittatura e una guerra perduta – per non dire anche dopo di una monarchia traditrice – una delle Costituzioni Democratiche più belle del mondo. Ebbene, parta immediatamente l’insegnamento dell’Educazione Civica, o meglio si insegni ai nostri ragazzi e ragazze come e perché si possa e si debba esercitare una cittadinanza attiva e responsabile! Ed oggi, non solo in chiave nazionale, ma anche europea!

Lo so! Non c’è ancora la norma “perfetta”: firmata dal Presidente della Repubblica e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Ma, per educare civilmente i nostri ragazzi e ragazze non è necessario aspettare una firma e una pubblicazione! La scuola stessa – in un Paese democratico – è di per sé laboratorio di convivenza e di educazione civile Concetti e comportamenti che nella scuola si vivono e che la scuola devono partire! La scuola, la prima piccola comunità di cittadini. Piccoli, ma pur sempre cittadini a tutto tondo! L’aula, dunque, intesa certamente come un piccolo ambiente, nel quale, però, si impara anche, per l’intero lungo periodo scolastico, a come di deve vivere nell’ambiente Paese.

E nell’ambiente Unione Europa

R. Maragliano, Scrivere – Zona franca

Roberto Maragliano, uno più uno

di Maurizio Tiriticco

“Scrivere” e “Zona franca” sono le due ultime pubblicazioni di Roberto Maragliano, che insieme potrebbero avere come titolo “le nuove grammatiche della scrittura”, nonché, ovviamente, anche “le nuove grammatiche della lettura”. Maragliano è noto per avere insegnato per ben quarant’anni nelle Università di Sassari, Firenze, Salento, Sapienza e Roma Tre! Oggi è felicemente pensionato! Almeno così è formalmente, ma… un cervello pensante e una penna scrivente – per non dire anche di “dita battenti”, dato che la tastiera è ormai una sorta di silenziosa “penna/carta” – difficilmente vanno in pensione, oggi soprattutto, quando è in atto una rivoluzione delle penne e, forse, delle stesse tastiere! Anche perché, tra gli artefici più convinti e produttivi di questa odierna rivoluzione, Maragliano è uno dei più convinti e attivi protagonisti. E di una rivoluzione che in effetti non ha mai fine! Stante il fatto che il progress delle “diavolerie scrittorie” marcia al cubo o, come si suol dire, alla potenza di tre… e domani forse di quattro o di cinque…
Insomma, oggi si scrive e si legge dal mattino alla sera e ovunque! Sulla metropolitana i miei conviaggiatori non fanno altro che smanettare sui cellulari! Mi chiedo: ma che mai avranno da dirsi? Insomma, dal Paese di analfabeti che eravamo al tempo dell’Unità nazionale, ora siamo tutti diventati infaticabili scrittori/lettori. Il web mi dice che, “all’indomani dell’unificazione, nel 1861, l’Italia contava una media del 78% di analfabeti con punte massime del 91% in Sardegna e del 90% in Calabria e Sicilia, bilanciata dai valori minimi del 57% in Piemonte e del 60% in Lombardia”. Oggi invece il 100% degli Italiani – o poco meno – sa leggere e scrivere! Comunque, che cosa scriva e che cosa legga è un altro conto! E di questo si preoccupava il compianto Tullio De Mauro. Il web, il World Wide Web, questa sterminata rete scrittoria mondiale, consente tutto! Quindi, benedetto sia il web, che non mi costringe a cercare fonti e informazioni sulle centinaia di volumi affastellati nella mia libreria! E quando penso che un Dante o un Galileo hanno scritto quelle “cose eccezionali”, penso anche che disponevano senz’altro di un web personale, di una memoria fondante come parte costitutiva della loro intelligenza e della loro competenza produttiva.
Forse, l’assenza del web sollecitava ed esigeva competenze mnemoniche! Ma oggi? Maragliano ci dice che il possesso di una scrittura ricca e complessa è tuttora patrimonio di pochi e che la società non riesce a garantirne un effettivo allargamento (p. 26). Infatti, se pensiamo alle nostre scuole e alle nostre università, “vediamo che sono frequenti, e quasi rituali … le lamentele nei confronti di giovani che, approdando agli studi accademici, e collocandosi dunque, almeno formalmente, nella fascia alta della stratificazione culturale, mostrano una palese, drammatica incapacità di produrre testi di una qualche complessità”. Eppure – dico io – smanettano dal mattino alla sera sui loro cellulari per scambiarsi messaggini. “Messaggini”, appunto, molto ini e con tanto di virgolette. Si tratta di quegli atti comunicativi che Jakobson ha definito tanti anni fa, fàtici, di contatto, appunto: “Io ci sono e tu?” “Ci sono anch’io!”. E così all’infinito, per tutta la giornata e tutti i giorni a seguire! E mai atti – sempre per dirla con Jakobson – metalinguistici e referenziali! Ricchi di informazioni e di significati! Insomma – a mio avviso – è come se l’estrema possibilità comunicativa arricchisca lo strumento ma impoverisca il messaggio.
Pertanto, a mio avviso, quel “verba volant, scripta manent” del buon tempo antico, ricordato anche da Maragliano (p. 53), non ha più senso perché oggi volano sia le parole dette che quelle scritte! E non solo! Con un “canc” tutto sparisce! E chi di noi, “scrittori tecnologici” non ricorda quante volte ha cancellato tutto, solo per un errore di digitazione? Insomma, oggi avanza una strana scrittura! Che rivoluziona tutte le precedenti, quelle che alla fine hanno portato alla “carta/penna”! Prodotti materiali! La gran parte dei quali è giunta fino i nostri giorni! E che, forse, durerà! Oggi prevalgono e dominano prodotti virtuali. Che vivono e muoiono con un click! Afferma Maragliano in una presentazione in ppt reperita sul web: “A seconda della logica di riferimento, il contenuto di ordine e disordine cambia. Scrivere una lettera come una email è disordine, dentro la logica testuale. Scrivere una email come una lettera è disordine, dentro la logica reticolare. Occorre dunque maturare una concezione anfibia della scrittura, dove il rapporto fra ordine e disordine sia costantemente messo in gioco. Occorre accettare e capire che ‘scrivere’ è un verbo transitivo. Insomma, occorre essere ad un tempo testuali e reticolari”.

Ciò che ho scritto fin qui riguarda “Scrivere. Formarsi e formare dentro gli ambienti della comunicazione digitale” (Luca Sossella editore, editore). Ma a questo volume si lega direttamente il secondo volume citato all’inizio: “Zona franca, per una scuola inclusiva del digitale” (Armando editore). Pertanto: quali ricadute sul “fare scuola” provoca questa rivoluzione digitale? Copio dalla quarta di copertina: “Il modello di scuola centrata sul ‘leggere, scrivere, far di conto’, definito nel passaggio tra Ottocento e Novecento in ambito europeo e che attraverso varie vicissitudini si è affermato a livello mondiale, sta mostrando a suo tempo i suoi limiti. E’ entrata definitivamente in crisi la scuola del libro e della scrittura, ove la ricezione agisce attraverso il ricorso esclusivo alla lettura dei testi via via più complessi e la produzione di documenti scritti via via più articolati”.
Il volume è agile, come è nello stile di Maragliano, e ricco di suggestioni e di indicazioni per gli insegnanti. “La proposta che faccio ora è dunque che, con molta modestia, ci si attrezzi (mentalmente soprattutto) al fine di sperimentare un approccio ‘indisciplinato’ al sapere. Si tratta di accettare (e lavorare su) l’idea che la conoscenza si presenta a noi tutti sotto forma di frammenti, alla stregua di mattoncini di esperienza e conoscenza utilizzando i quali, servendoci di modelli, noi andremmo a costituire e costruire il sapere… L’ordinamento disciplinare è un modello di sapere. Su di esso si è edificata la scuola che noi conosciamo e che in buona parte pratichiamo” (p. 87). Mi sovviene la mia considerazione di sempre: il fatto che il nostro fare scuola è strettamente legato al “triangolo delle tre C”… che dovrebbe essere equilatero. A meno che non sia un triangolo delle Bermuda, dove tutto affonda e tutto si perde! Detto in termini scolastici, esiste la Cattedra, su cui siede il depositario di quei saperi che l’in/segnante, con le sue lezioni, “segna”, appunto, sulla testa dell’“alunno”, il soggetto che deve “essere alimentato”, appunto. Esiste la Classe, ovvero un insieme di alunni, e tutti della medesima età, perché si suppone che tutti crescano e apprendano, in ordine all’età, nozioni dopo nozioni, dalla più facile alla più difficile, dalla più semplice alla più complessa. Esiste la Campanella che inesorabilmente scandisce, ora dopo ora, i tempi eguali per tutti, alunni e insegnanti del medesimo edificio scolastico! Per cui, come dicevamo da studenti, tutti attendevamo con ansia l’ultimo frizzante suono perché, “cum campanella sonat, tota canaglia scappat”.
In effetti abbiamo costruito in un passato forse ormai lontano – e in tutto il mondo colto e civile, credo – saperi di cui abbiamo fatto buon uso, fatta eccezione di quell’energia atomica che ha dissolto due città giapponesi nell’ormai lontano 1945. Il fatto è che il sapere non ha una morale! Ed è proprio il sapere di ieri che è messo in discussione. Che era fatti di oggetti sempre nuovi, “accumulati” l’uno dopo l’altro. L’Enciclopedia Treccani, con cui nel lontano 1925 Giovanni Treccani e Giovanni Gentile pensarono do offrire agli italiani lo scibile umano, necessitò ben presto di più volumi aggiuntivi. Perché i saperi aumentano e, appunto, si accumulano. Ma oggi i saperi non si accumulano più! Perché non sono oggetti fisici, ma virtuali. Sullo schermo del mio PC può apparire lo scibile mondiale di oggi e di ieri! La biblioteca di Alessandria di ieri e la biblioteca del Congresso degli Stati Uniti di Washington di oggi “mi fanno un baffo”, per dirla alla romana.
In tale ricco, complesso e stimolante scenario di saperi sempre nuovi, il compito primo e primario della scuola è quello di sapersi costituire, appunto, come una zona franca, inclusiva in primo luogo del digitale. Purtroppo “il digitale è pericoloso per la scuola stessa. Per questa scuola, ovviamente. Ma siamo capaci di pensarne un’altra?” (p. 46). E la scuola è legata ancora alle tre C di sempre! In realtà ancora oggi ogni acquisizione di sapere è misurato fisicamente e temporalmente e la misurazione, fatta di orari e di verifiche e di pagine da studiare, rappresenta la condizione stessa di quelle acquisizioni. Insomma sostiene Maragliano, “il digitale porta rotture su tutti questi fronti, dunque dà fastidio. A meno che non lo si subordini a quell’assetto, rinunciando alle sue prerogative. A meno che non lo si addomestichi”. Insomma il digitale arricchisce. “Con il digitale si è pienamente affermata l’integrazione dei codici, e sono saltati i presupposti della divisione tra mass media scritturali (sapere di scuola) e mass madia audiovisuali (sapere di intrattenimento). Sta, di conseguenza, venendo alla luce una logica di pensiero diversa da quella che abbiamo sempre considerato dominante (il che era giusto) ed esclusiva (il che era sbagliato)” (p. 49).
Ne consegue che le nostre istituzioni scolastiche hanno dinanzi a sé un infinito universo da affrontare e da percorrere, e con successo! Quando, invece, sembrano dimostrare una sorta di “risentimento nei confronti di un mondo visto come opaco, pericoloso, ostile. Ed è proprio qui, su questo modo di essere che dovrebbero lavorare delegittimandone i presupposti non solo con iniziative dal basso, ma anche con una coraggiosa presa di coscienza del problema, da far maturare ai livelli più alti della cultura e della politica” (p. 50). Insomma, è estremamente necessario che nelle scuole si comprenda che oggi non esiste un solo codice per apprendere, conoscere, produrre, ma codici altri che già quotidianamente gli alunni “percorrono” e che la scuola, invece, sembra loro precludere!
Insomma, la scuola deve essere oggi una zona franca, assolutamente inclusiva del digitale!

Lettera al Presidente Sergio Mattarella

Lettera al Presidente Sergio Mattarella

Gentile Presidente! Ho ascoltato con l’attenzione che sempre dedico alle Sue parole le Sue considerazioni a proposito della necessità della adozione del “libro di testo” nelle istituzioni scolastiche. Mi permetto di avanzarLe alcune considerazioni. IERI il libro di testo e la lezione dell’insegnante erano le due uniche fonti di conoscenza e di apprendimento: nonché depositarie esclusive dei contenuti dei diversi saperi! OGGI il web offre tutte le fonti e le informazioni possibili! Non a caso il web è letteralmente un’enciclopedia universale mondiale, per di più offerta gratuitamente in tutte le lingue! E che si arricchisce giorno dopo giorno! Ed offre informazioni che, comunque, vanno sempre controllate! E con grande attenzione! Perché le cosiddette fac news sono sempre dietro l’angolo! Di conseguenza, penso che il ruolo dell’insegnante – soprattutto OGGI. a fronte di un mondo virtuale ricco di informazioni – deve cambiare! Da DEPOSITARIO del sapere dovrebbe diventare CONTROLLORE e MEDIATORE dei saperi!
Ne consegue la primazia della didattica! Ed ovviamente, di una didattica inclusiva: quella che oggi chiamiamo e pratichiamo nelle scuole – almeno da parte degli insegnanti più motivati ed avanzati – la cosiddetta “didattica laboratoriale”! La “lezione frontale” aveva forse un senso in una società in cui l’istituzione scolastica e i suoi insegnanti erano, per così dire, i “depositari del sapere”, ma oggi il sapere è a portata di mano! Anzi di dita! Ovviamente occorre saperlo cercare ed accedervi con pazienza, cura e intelligenza. Necessitiamo quindi di insegnanti che in primo luogo sappiano guidare ed orientare i nostri studenti in questo immenso mare dei saperi!
Va anche sottolineato che, ormai da alcuni anni, sia le Indicazioni Nazionali (relative all’istruzione obbligatoria e ai licei) che le Linee Guida (relative all’istruzione tecnica e all’istruzione professionale) sottolineano appunto l’esigenza di una didattica capace di liquidare quella fondata sulla lezione frontale: si tratta della cosiddetta “didattica laboratoriale”. Che di fatto è estremamente necessaria, se si vuole veramente EDUCARE, FORMARE ed ISTRUIRE i nostri alunni in modo tale che ciascuno possa raggiungere il suo personale SUCCESSO FORMATIVO. Si tratta di una didattica che non implica la presenza di un laboratorio in senso stretto (scientifico, linguistico informatico, ecc.), ma che affida all’insegnante il compito di orientare, dirigere coinvolgere gli alunni dell’aula a ricercare e produrre: ovviamente più sul WEB, in quanto a ricerca, e più sul PC in quanto a prodotto. Ne consegue che – potremmo dire – “il libro non si legge, ma si scrive”!
Si tratta di attività, impegni ed obiettivi che implicitamente abbiamo assunto con il varo dell’“autonomia delle istituzioni scolastiche”. Il referente normativo è il comma 2 dell’articolo 1 del dPR 275 dell’8 marzo 1999. Si tratta del “Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, redatto ai sensi dell’articolo 21 della legge 15 marzo1997, n. 59”. Va aggiunto, inoltre che oggi i nostri insegnanti sono impegnati a far raggiungere ai loro alunni non solo CONOSCENZE – come nelle scuole di sempre – ma anche ABILITA’ e COMPETENZE. In effetti, non c’è un “sapere” che non implichi e che non si debba esprimere e tradurre in un “saper fare”.
Mi corre anche l’obbligo di ricordarLe che ormai il nostro sistema di istruzione è tenuto a coordinarsi con i sistemi scolastici dei 28 Paesi dell’Unione Europea. E Le ricordo anche che il 22 maggio del 2018 il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato una nuova Raccomandazione sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente che tutti i cittadini dell’Unione sono tenuti a conseguire. E’ un documento che pone l’accento non solo sui saperi, ma anche sul valore della complessità e dello sviluppo sostenibile. Le competenze sono le seguenti: 1)• competenza alfabetica funzionale; 2• competenza multilinguistica; 3• competenza matematica e competenza in scienze, tecnologie e ingegneria; 4• competenza digitale; 5• competenza personale, sociale e capacità di imparare ad imparare; 6• competenza in materia di cittadinanza; 7• competenza imprenditoriale; 8• competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali.
So bene che questa citazione ha poco a che fare con il “libro di testo sì o no”! Ma – almeno a mio vedere – ha molto a che fare con le modalità nuove, molto intriganti, ovviamente, nonché interagenti, con cui oggi i nostri ragazzi possono accedere alle informazioni. Di qui un nuovo ruolo dell’insegnante: animatore di attività di ricerca, conduttore di attività laboratoriali! E, in tale contesto/scenario, la lezione di un tempo, coadiuvata e sostenuta dalle informazioni contenute sul “libro di testo” poco ha a che fare con la scuola di oggi! E di domani! Almeno a mio vedere!

Distinti saluti!
Maurizio Tiriticco