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Conversando con Vuzzeta

Conversando con Vuzzeta…

Maurizio Tiriticco

… ovvero con l’amico Vittorio Zedda. Che così mi scrive: “Dopo lo scandalo di Bibbiano e le rivelazioni di Palamara, sulla sinistra palude è calato, da sinistra e da destra, un assurdo silenzio. Rotto brevemente solo delle grida di giubilo per l’ascesa di Draghi alla Presidenza del Consiglio. Benaccetto da destra? Mah… Ma la sinistra conosce il curriculum di Draghi  E lo osanna ? Arcani che non si sa se includere nei “misteri gaudiosi” o nei “misteri dolorosi”. Sinistra, “bona”; destra “no bona”. Ovvio, per la dilagante atrofia cerebrale, che vive di schematismi settari irrazionali. Ma l’impressione è che la rassegnazione sia ormai il sentimento prevalente in un Paese abulico di fronte a tutto. Spero solo di sbagliarmi”.

Caro Vuzzeta! Non ti sbagli! I nostri concittadini in effetti non hanno mai brillato né brillano in materia di sensibilità democratica! Forse perché abbiamo raggiunto l’unità nazionale solo alla fine dell’Ottocento, e non certamente per volontà popolare, ma in seguito ad una vera e propria conquista militare. E le camicie rosse di Garibaldi furono il principale strumento – quanto  inconsapevole non so – di questa progressiva conquista! Ricordi? Quando Garibaldi volle provare a “marciare su Roma”, una bella pallottola savoiarda lo ferì ad una gamba! Ma la tragedia fu abilmente trasformata in farsa! Saprai la nota canzonetta “Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba…”. Per non dire poi dei plebisciti con cui le popolazioni “liberate” votarono SI’ al nuovo regno! Una seconda farsa! E poi le prime due grandi leggi nazionali: due “leve obbligatorie”! E così la scuola ed il servizio militare cominciarono ad imporre a tutti i regnicoli la stessa lingua, quella che un nobile lombardo aveva voluto sciacquare in Arno, e la stessa Patria – con la P maiuscola – quella ovviamente imposta dai Savoia, una dinastia che le altre dinastie europee in effetti non avevano mai riconosciuta come tale! Erano considerati nobilastri da quattro soldi e piccoli arrivisti! Che però un abile statista come Cavour era riuscito in qualche modo a riscattare.

Ma non ho finito! Perché, se poi si è affermato il fascismo, non c’è da stupirsi. Quale migliore alleato, capace di liquidare qualsiasi opposizione politica? Cosa disse Re Pippetto quando i fascisti assassinarono Matteotti e Mussolini ebbe l’ardire di assumersene la responsabilità? Nulla! Quando, invece, i carabinieri di Sua Maestà avrebbero dovuto arrestarlo per omicidio dichiarato!!! Invece… tutto va ben, madama la marchesa, dice una nota canzonetta! In realtà al Re faceva comodo un regime dittatoriale! Ma poi se ne liberò, in quel 25 luglio del ’43, a Villa Savoia, quando fece arrestare Mussolini (una trappola vera e propria, indegna di un re) dai carabinieri – l’arma nei secoli fedele – quando questo “comodo” era terminato! In effetti Re Vittorio Emanuele III doveva liberarsi al più presto dell’alleanza con Hitler per poter passare agli Anglo-americani! Perché la Corona doveva essere salvata!!! Il tradimento era da sempre un carattere distintivo di Casa Savoia!

Ma che bella alleanza! Vittorio e Benito! Ricorda! Quando il Duce aprì la Via dell’Impero, dopo aver distrutto un intero quartiere ed avere spaccato in due il Foro Romano, tutti lo applaudirono! E l’allievo Adolfo fu così bravo da superare addirittura il suo maestro. E non solo! Gli impose anche la persecuzione e la distruzione dei nostri concittadini ebrei! La vergogna delle “leggi razziali”!!! Sostenute anche da una “bella” rivista, “La difesa della razza”, diretta da un giovane fascista di grandi speranze, Giorgio Almirante! Ma qui mi taccio per carità di Patria!

Però ti aggiungo una postilla! Anch’io mi sono incazzato per le offese rivolte a Giorgia Meloni! Però le vorrei chiedere che cosa pensa del suo mentore e maestro Giorgio Almirante e della sua adesione convinta e spontanea – era bambina – al Movimento Sociale Italiano! E sai bene che la fiamma di quel partito figura nel logo dei “Fratelli d’Italia”! Puoi dirmi che oggi è storia! Ma è pur sempre magistra vitae! Nel bene e nel male! Cara Giorgia! Avrai giurato fedeltà alla Repubblica! Ma non vorrei che nel tuo cuore conservassi un’altra Repubblica, quella di Salò! Quella “Repubblica Sociale Italiana” con la quale il Duce, tornato al potere – si fa per dire – per volontà di Hitler, prometteva addirittura la socializzazione delle fabbriche!!! Un Mussolini socialista di ritorno? Tutto da ridere, se non si fosse trattato invece, di una grande tragedia!

Caro Vittorio! La nostra bella Repubblica va difesa ogni giorno! E penso che la coppia Mattarella-Draghi costituisca una preziosa garanzia! Oggi, per un domani migliore! Pandemia permettendo.

Conversando con Vittorio

Conversando con Vittorio

di Maurizio Tiriticco

Con l’amico Vittorio ho da anni una corrispondenza pressoché giornaliera – grazie anche a FB – più che altro sui temi della politica. Siamo ambedue di sinistra ed ovviamente contro l’organizzazione capitalistica della società… e del mondo intero! Dato che due grandi rivoluzioni comuniste hanno con gli anni prodotto due Paesi assolutamente capitalisti! La Russia e la Cina. E tra i due, chi sono i “più capitalisti”? Penso i comunisti cinesi, i quali prima ci appestano, poi ci offrono i vaccini. Ma se i vaccini, frettolosamente preparati, ci fanno male o ci accoppano, allora, oltre alla salute, ci vogliono far perdere pure la speranza. Il mondialismo e la globalizzazione economica si danno la zappa sui piedi? Si chiede Vittorio? E scrive. Occorrerà ripristinare i controlli sanitari alle frontiere e sostituire i passaporti con documenti sanitari che riporteranno l’elenco crescente delle patologie contagiose da cui risulteremo guariti, nonché delle vaccinazioni, cui saremo sopravvissuti. Occorrerà ripristinare gli spazi di quarantena per i forestieri in ingresso, come nel medioevo. Ospedaletti, in Liguria, prese il nome proprio da quell’esigenza. Occorrerà potenziare le barriere difensive di tipo sanitario e le migrazioni saranno più temute delle guerre. I missili intercontinentali, invece di testate nucleari che danno scarsa resa economica, saranno dotati di testate piene per metà di virus pestilenziali e per l’altra metà di listini prezzi degli antidoti e dei vaccini acquistabili on-line. La fantascienza è già purtroppo diventata storia.

Questo mi scrive Vittorio! E allora… Che fare? Riprendendo il titolo del grande libello leninista. Caro Vittorio! Io rimango qui – se non “me ne vado” prima e a malincuore – perché mi piace campare e soprattutto vedere che cosa succederà nel tempo lungo con il Governo Draghi! Sai che cosa vorrei tanto? Che questi politicanti da strapazzo, ignoranti e chiacchieroni, tipo Salvini, Di Maio e tutta la squadra del leghistipentastellati scomparissero a poco a poco dalla nostra scena politica! E che, invece tanti piccoli Draghi, a poco a poco, prendessero il loro posto! Io e te ricordiamo politici di grande valore, da Moro a Togliatti, da Berlinguer alla Anselmi, dalla Iotti a De Gasperi! Torneranno uomini e donne politici di quel valore? Penso che sia difficile! Per ora! Anche perché con questo covid e questa scuola a giorni alterni, temo tanto che stiamo varando una stagione di ignoranti!

Ma in questo scenario pressoché drammatico, purtroppo, ciò che non scompare mai è l’Invalsi, che anche in questi giorni si accinge a varare le sue prove, la cui struttura e i cui criteri di misurazione sono lontani mille miglia dalla pratica valutativa dei nostri insegnanti e delle nostre scuole. Da anni recito la solita solfa! Amici dell’Invalsi! Invece di… Invadere… le scuole e affliggere studenti e insegnanti con le vostre diavolerie – perché così appaiono agli occhi dei milioni dei nostri studenti e insegnanti – perché non attivate invece corsi di formazione docenti sulla docimologia? Di cui non sanno nulla? E che, invece, è una disciplina di tutto rispetto? Però assolutamente ignota a tutti i nostri insegnanti! Che da sempre si arrovellano tra i più e i meno, i mezzi voti, tutti assolutamente fuori legge! Perché invece i dieci voti – che sono anche troppi – vanno considerati di norma – ripeto, di norma – solo per intero. E di questa norma i nostri insegnanti e i nostri DS si ricordano solo in sede di scrutini!

Ti immagini una pagella, o una scheda o un quadro finale appeso nell’atrio della scuola (una volta era così) con i voti “arricchiti” da mezzi voti, più e più più, o “impoveriti” da meno e meno meno? Ma lo sai che ci sono scuole che – dato che la norma prevede che il Collegio Docenti all’inizio dell’anno possa decidere in materia di valutazione – decidono di non attribuire né uno né due né tre! Perché altrimenti i poveri alunni entrerebbero in crisi! E ciò avviene perché nessun insegnante ha mai detto loro che cosa significhi misurare una prova e valutare una prestazione, se non addirittura valutare una persona! Che sono operazioni assolutamente diverse. E chi poi ha mai detto loro che una serie di punteggi può essere misurata, dopo la media sacramentale, con altri valori? Eccoli! La mediana, la moda, il gamma, il sigma, i punti Z e i punti T! Diavolerie algebriche? Mah! Queste cose le scrivo da anni, ma chi mi legge? Solo Vuzzeta e pochi altri!

A molte penso che la questione della valutazione sia da sempre ieri, oggi e domani, il tallone d’Achille dell’intero nostro sistema scolastico! E adesso mi aspetto gli insulti! Non da Vittorio!

Finalmente la scuola all’odg

Finalmente la scuola all’odg

di Maurizio Tiriticco

Nell’intervista rilasciata qualche ora fa dal nuovo Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi a TelestenseFerrara ho potuto finalmente riconoscere, dopo anni, se non decenni, che abbiamo a che fare con un ministro che conosce bene non solo i problemi della nostra scuola, ma anche quali sono le finalità e gli obiettivi che un sistema scolastico di un Paese avanzato deve oggi perseguire: anche in previsione di un domani sempre più complesso ed esigente.

In particolare ho apprezzato tra l’altro che il Professor Bianchi – se non ho capito male – avverte la necessità che gli studi scolastici possano terminare al compimento dei 18 anni di età, come del resto avviene in quasi tutti i Paesi ad alto sviluppo: ciò per evitare che cittadini di fatto maggiorenni siano ancora costretti a sedere su banchi scolastici. Ma in particolare ho apprezzato che il Ministro si augura una diversa organizzazione delle attività scolastiche sotto il profilo spazio/temporale, soprattutto per quanto riguarda gli ultimi anni di studi.

E’ da tempo che vado sostenendo la necessità di superare il vincolo… secolare… delle “tre C”, e cioè:

a) in ordine allo spazio, l’aula in cui apprendono alunni della stessa “CLASSE d’ETA’: e ciò anche e soprattutto perché oggi, nell’età adolescenziale, i processi di sviluppo e maturazione si svolgono in tempi molto più rapidi rispetto a quanto avveniva soltanto qualche decennio fa. Dovrebbe essere pertanto possibile costituire gruppi di studio, soprattutto negli ultimi anni di scuola, anche indipendentemente dal vincolo della tradizionale classe d’età;

b) il suono della CAMPANELLA che scandisce tempi eguali per tutte le classi: una consuetudine valida forse più per una caserma che per un istituto scolastico. Ritengo assurdo che tempi di studio, di ricerca, di discussione et al siano eguali per tutti in un intero istituto scolastico, in cui a volte operano financo ottocento o mille studenti;

c) la CATTEDRA, ovvero ciò che attiene alla rigidità degli orari di cattedra: l’ora sacramentale! Almeno in genere è così. Quando, invece, un gruppo X di studio potrebbe avere bisogno di più ore di matematica ed un gruppo Y di meno ore di lingua straniera. E ciò rispetto a quanto in genere viene attualmente programmato sia dalle Indicazioni Nazionali che dalle Linee Guida. Per non dire che si potrebbero anche adottare tempi diversi dall’ora in ordine a dare necessità.

So bene che quanto propongo per certi versi potrebbe forzare il pensiero del Ministro. O non interessarlo affatto. Penso che comunque siano nei suoi pensieri criteri e modi “altri” di “fare scuola”! Occorre anche pensare che il mondo, e non solo il mondo del lavoro, è profondamente cambiato e continuerà a cambiare! E che ciò avverrà sempre più rapidamente, in forza di sempre nuovi apporti delle Tecnologie dell’Informazione, della Comunicazione, della Ricerca scientifica e delle conseguenti ricadute sui processi lavorativi, che saranno sempre più avanzati e innovativi, e che oggi sono addirittura inimmaginabili.

Pertanto, alle nuove generazioni verranno richieste CONOSCENZE, ABILITA’ e COMPETENZE sempre nuove! Finalità e obiettivi che il sistema di istruzione di un Paese avanzato non può e non deve assolutamente ignorare! Pertanto, penso che un Ministro dell’Istruzione di un Paese avanzato, oggi, in un mondo che cambia, sia di fatto uno dei ministri più importanti! Purtroppo mi dispiace ricordare che invece nel nostro Paese… da secoli il Dicastero dell’Istruzione… non lo vuole mai nessuno!!! Comunque… per qualcuno costituisce il primo passo per cominciare a dare la scalata all’ambìto cursus honorum della vita politica!

Ma Patrizio Bianchi il suo cursus honorum lo ha già maturato! Da tempo! Augurissimi!

Invalsi 2021

Invalsi 2021

di Maurizio Tiriticco

Le prove Invalsi ripartono. Che dire? Anche quest’anno, nonostante la situazione precaria in cui si trova l’intero Paese, nonostante un sistema scolastico nazionale che funziona a singhiozzo, nonostante le difficoltà che stanno attraversando insegnanti, dirigenti, studenti e loro famiglie, ebbene… COMUNQUE, puntuali come il primo temporale primaverile, le prove Invalsi si abbatteranno sulle nostre scuole! La norma è soddisfatta! L’articolo 3 della legge 28 marzo 2003, n. 53 – meglio nota come “legge Moratti – recita testualmente: “l’Invalsi, ex Centro Europeo dell’Educazione, è tenuto ad effettuare una periodica valutazione degli apprendimenti del sistema educativo di istruzione e formazione”.

Che tripudio! E non si deve transigere! E così la scuola è salva! Salvaaa??? Niente affatto. Anzi! Oggi soprattutto, con la pandemia che costringe le scuole a “lavorare” a singhiozzo, la scuola è solo in grande sofferenza. Sono anni che vado predicando che il primo compito dell’Invalsi – o meglio dei suoi esperti docimologi – dovrebbe essere unaltro: quello di insegnare agli insegnanti quali sono le tecniche e le metodologie con cui si confezionano prove di verifica cosiddette oggettive, come si somministrano agli studenti e come sono misurate e valutate le risposte date.

E’ la stessa ricerca docimologica che ci insegna come si confeziona una prova oggettiva, come si amministra e come sono trattate le risposte. Si susseguono i seguenti passaggi con cui vengono di seguito calcolati/e: la media, la mediana, la moda, la gamma, il sigma, i punti Z e i punti T. Ma i nostri insegnanti, com’è noto, non vanno mai oltre la media. Per non dire poi le difficoltà che incontrano quando hanno a che fare con i più, i meno, i meno meno, i mezzi! Anche se la norma prescrive che i dieci voti dieci – che sono anche troppi – devono essere assegnati sempre e solo per intero!!! E non solo al termine di trimestri od anni scolastici! Ma loro, da solerti e rigorosi professionisti, non possono fare a meno di spaccare il capello, quando si tratta di valutare. Frequenti e a volte angosciosi sono interrogativi di questo tenore: “Se Antonio ha preso quattro in una interrogazione e poi otto nella successiva e sugli stessi argomenti, che fare? Devo fare la media o l’otto azzera il quattro? Altro che dilemma del prigioniero? Un classico della teoria dei giochi, inventato mezzo secolo fa da Albert Tucker.

Purtroppo, il fatto è che il compito di uno studente, orale, scritto o pratico non è un gioco! E non è un gioco valutarlo! Mai i maghi non svelano mai i trucchi del mestiere altrimenti che maghi sarebbero? La stessa cosa fanno i maghi dell’Invalsi: o meglio non fanno nulla di nulla, perché, se facessero, quella sorta di altare su cui celebrano i loro ritiperderebbe della sua sacralità. Ma, “così va spesso ilmondo”, diceva il Manzoni a proposito dello spavento di Don Abbondio! “Nel secolo decimo settimo”. Ovviamente non dico che gli esperti dell’Invalsi sono dei “bravi”! Anche se, certamente, sono molto bravi in materia di valutazione.

Insegnando si impara

Insegnando si impara

di Maurizio Tiriticco

In genere si dice che sbagliando si impara, anche perchéerrare è una delle condizioni umane. Ed anche i nostri padri lo dicevano: “errare humanum est”. Pertanto, se errare è una condizione ineliminabile della condotta di ciascuno di noi, dagli errori possiamo sempre imparare qualcosa. Anche perché, in effetti, è impossibile non sbagliare mai e, d’altra parte, non è neanche detto che sia sempre possibile imparare dagli errori commessi! Anzi! A volte i capoccioni – o meglio i testardi non molto intelligenti – insistono nell’agire scorretto e persistono così nell’errare. Lo so, in genere si dice che gli insegnanti sanno tutto; e poi ci sono certi professoroni che, quando parlano, sembrano degli oracoli! Sputano una sentenza dopo l’altra! E gli alunni… questi sempre attenti, altrimenti… fioccano i due!

Insomma, sbagliare ed errare! Ma, attenzione! Sono due operazioni diverse. La prima: prendere un abbaglio! Ritenere vero ciò che vero non è! La seconda: errare: sbagliare strada. Ed ancora: la prima operazione riguarda il pensare; la seconda il fare! Comunque, in realtà la nostra vita è sempre piena di abbagli e di strade traverse! Anche se poi, giocando con le parole, molti attraversamenti sono agevolati da apposite strisce bianche! Ora mi chiedo se non ci sia un altro adagio, che arricchisca e completi quello di sempre! Insomma, che lo “sbagliando si impara” non possa coniugarsi ed implementarsi con… l’“insegnando si impara”.Possibile?

Sembrerebbe un’assurdità, alla prima lettura: in effetti chi insegna, sa, è depositario di un sapere, quindi… ma in effetti non è sempre così, almeno per chi veramente sa. Il web mi dice che Seneca in una delle sue “Lettere a Lucilio” afferma testualmente: “C’è un duplice vantaggio nell’insegnare perché, mentre si insegna, si impara”. Ed io spesso, quando insegnavo, pur non sapendo nulla della massima di Seneca, in effetti imparavo! Perché un insegnante serio, la sera prima prepara la lezione del giorno dopo. Però avevo anche imparato io qualcosa! Che forse potevo ammorbare i miei poveri alunni… che di fatto erano costretti ad alimentarsi delle… mie chiacchiere! Già! Perché l’alunno – dal latino alumnus – è colui che viene “alimentato”! Anzi, deve essere alimentato!

E mi chiedevo spesso: che fare per non ammorbarli? Idea! E se dicessi loro una cosa per l’altra, un sacco di panzane? Che so, che la Germania è un Paese africano; che l’equatore passa per i poli; che il Sole gira attorno alla Terra; che New York è la capitale dell’America, come reagirebbero? E così fu! Cominciai a fingere di sbagliare! A fingere di non sapere! Ma ora mi chiedo: chissà quantevolte mi sono veramente sbagliato senza rendermi conto! Menomale che la pazienza degli alunni – ed a volte l’ignoranza – è sempre tanta. Insomma, avevo imparato a comportarmi così: esordivo col dire ai miei studenti che non sempre avevo una buona memoria, per cui avrebbero sempre dovuto controllare ciò che dicevo. E poi dicevo veramente qualche corbelleria: le guerre puniche sono state sette; i re di Roma otto; la Divina Commedia l’ha scritta Petrarca; Laura era l’amante di Dante; Londra è la capitate della Francia… e via con balle a volte anche stratosferiche!

E gli alunni un po’ cominciarono a stupirsi di fronte alle panzane più grosse! A volte pensavano di essere loro gli ignoranti! Come si deve a chiunque è costretto ad andare a scuola. A volte mi correggevano, ma erano sempre incerti se – come diciamo a Roma – io lo fossi veramente, scemo, o lo facessi. Comunque la cosa funzionava! E poi la attivammo anche nelle interrogazioni. Uno di loro riferiva, ed io dovevo accorgermi se, quando e come sbagliava! Anzi, errava! E tutti seguivano con attenzione! 

La cosa piacque e poi la trasferimmo anche nei compiti scritti! E in quel caso la cosa era più difficile e impegnativa! Anche perché entravano in gioco anche la punteggiatura, l’andare a capo, la paragrafazione e tutte le diavolerie che SI VEDONO nello scritto, ma che NON SI SENTONO nell’orale! Insomma, impararono che lo studio può essere anche un divertente passatempo: lo studium dei latini! A meno che non entri in gioco l’ira! Il vecchio detto: sine ira et studio! Perché, altrimenti, tutto cambierebbe.

L’importanza delle soft skill

L’importanza delle soft skill

di Maurizio Tiriticco

Nella scuola gli insegnanti si adoperano, in genere e giustamente, affinché i loro studenti acquisiscanoconoscenze, abilità e competenze relative agli ambiti delle discipline di insegnamento, non trascurando il fatto che a volte gli ambiti possono essere anche inter- e pluridisciplinari. E ciò anche in considerazione del fatto che nella vita lavorativa gli ambiti operativi di intervento hanno quasi sempre caratteri inter- e pluridisciplinari, se non addirittura, a volte, transdisciplinari. In effetti, nel mondo del lavoro a volte sono più importanti le competenze cosiddette trasversali, in inglese le hard skill, rispetto a quelle inter- e pluridisciplinari.

Ovviamente le competenze hard sottintendono competenze soft! Ed in effetti nel mondo del lavoro – soprattutto oggi e nelle società ad alto sviluppo – sono richieste, come indispensabili prerequisiti, le cosiddette soft skill. In sintesi sono queste: a) saper comunicare efficacemente; b) saper lavorare in gruppo; c) essere in grado di tenere testa allo stress. Ovviamente c’è un prerequisito essenziale, che alla latina potremmo definire come “compos sui”, ovvero “essere padroni di sé”.

Si tratta, quindi, di competenze comportamentali e relazionali che caratterizzano una persona e indicano il modo in cui si pone rispetto al contesto lavorativo nel quale opera o vorrebbe operare. Le soft skill sono importantissime anche per potersi rapportare in modo ottimale con tutte le persone che fanno parte del proprio ambiente: familiari, parenti, colleghi, responsabili, capi ed eventualmente clienti.Le soft skill dipendono, essenzialmente, dal background socio-culturale di ciascuno di noi, e sono la risultante non solo di anni di studio scolastico, ma anche e soprattutto di una serie di comportamenti ed esperienze di vita lavorativa e non.

Oltre alla comunicazione efficace, all’attitudine al team-work e alla gestione dello stress, ci sono altre soft skills molto importanti, che nel web sono così indicate: a) autonomia: ossia la capacità di svolgere i compiti assegnati senza il bisogno di una costante supervisione; b) autostima e fiducia in se stessi: è fondamentale essere consapevoli delle proprie capacità, al di là delle opinioni altrui, c) capacità di adattamento a dati contesti lavorativi; d) resistenza allo stress e relativo controllo: saper reagire alla pressione lavorativa e mantenere il controllo senza perdere il focus sulle priorità lavorative e non trasmettere ad altri ansie e tensioni; e) pianificare e organizzare; identificare obiettivi e priorità; sapere tener conto del tempo a disposizione e organizzare il lavoro; f) precisione e attenzione ai dettagli: sapere curare i particolari fa spesso la differenza fra un buon lavoratore e uno eccellente; g) tenersi aggiornati: individuare le proprie lacune e le personali aree di miglioramento per acquisire sempre più competenze; h) impegno e determinazione per raggiungere gli obiettivi assegnati e, quando e dove è possibile, andare oltre; h) gestire le informazioni: saper acquisire, organizzare e distribuire dati e informazioni provenienti da altre fonti; i) intraprendenza e spirito di iniziativa come caratteristiche importanti in qualsiasi contesto lavorativo; l) saper comunicare, ovvero saper trasmettere e ricevere in modo chiaro e sintetico informazioni; magari in più lingue; saper ascoltare ed essere disposti a confrontarsi in modo costruttivo; m) problem solving: non perdere il controllo davanti un problema inaspettato e avere la prontezza e la lucidità per intervenire e risolverlo; n) team work: essere capaci e disponibili a lavorare in gruppo; o) esercitare una leadership in situazioni problematiche.

A mio avviso le soft skill dovrebbero costituire nella scuola obiettivi operativi comportamentali altrettanto importanti come quelli disciplinari, pluri- e transdisciplinari. Una volta nelle scuole esisteva la condotta, e con tanto di voto; oggi è stata sostituta dal comportamento; che poi nei singoli istituti viene declinato in più voci, come, ad esempio: rispetto degli altri e degli oggetti; disponibilità alla cittadinanza attiva; gestione dei conflitti; consapevolezza; autovalutazione. E la condotta rinvia direttamente, a mio avviso, alle soft skills.

In conclusione, nella scuola di una società democratica e fondata anche e soprattutto sulla formazione del cittadino, le competenze relazionali, le soft skills, dovrebbero costituireobiettivi di comportamento non meno importanti di quelli che riguardano le discipline di apprendimento. Perché, di fatto, competenze professionali e competenze civiche in un Paese democratico sono strettamente legate.

Della TV

Della TV: spazzatura o cultura?

di Maurizio Tiriticco

Copio quanto segue dal profilo di Amelia La Rocca, su FB, e lo condivido. “””IO VI ACCUSO! Barbara D’Urso, Maria De Filippi, Alfonso Signorini, Alessia Marcuzzi e tutta la schiera della vostra bolgia infernale… io vi accuso. Vi accuso di essere tra i principali responsabili del decadimento culturale del nostro Paese, del suo imbarbarimento sociale, della sua corruzione e corrosione morale, della destabilizzazione mentale delle nuove generazioni, dell’impoverimento etico dei nostri giovani, della distorsione educativa dei nostri ragazzi. Voi, con la vostra televisione trash, i vostri programmi spazzatura, i vostri pseudo-spettacoli artefatti, falsi, ingannevoli, meschini, avete contribuito in prima persona e senza scrupoli al Decadentismo del terzo millennio che stavolta, purtroppo, non porta con sé alcun valore ma solo il nulla cosmico. Siete complici e consapevoli promotori di quel perverso processo mediatico che ha inculcato la convinzione di una realizzazione di sé stessi basata esclusivamente sull’apparenza, sull’ostentazione della fama, del successo e della bellezza, sulla costante ricerca dell’applauso, sull’approvazione del pubblico, sulla costruzione di ciò che gli altri vogliono e non di ciò che siamo. Questo è il vostro mondo, questo è ciò che da anni vomitate dai vostri studi televisivi. Avete sdoganato la maleducazione, l’ignoranza, la povertà morale e culturale come modelli di relazioni e riconoscimento sociale, perché i vostri programmi abbondano con il vostro consenso di cafoni, ignoranti e maleducati. Avete regalato fama e trasformato in modelli da imitare personaggi che non hanno valori, non hanno cultura, non hanno alcuno spessore morale. Rappresentate l’umiliazione dei laureati, la mortificazione di chi studia, di chi investe tempo e risorse nella cultura, di chi, frustrato, abbandona infine l’Italia, perché la ribalta e l’attenzione sono per i teatranti dei vostri programmi. Parlo da insegnante, che vede i propri alunni emulare esasperatamente gli atteggiamenti di boria, di falsità, di apparenza, di provocazione, di ostentazione, di maleducazione che diffondono i personaggi della vostra televisione; che vede replicare nelle proprie aule le stesse tristi e squallide dinamiche da reality, nella convinzione che sia questo e solo questo il modo di relazionarsi con i propri coetanei e di guadagnarsi la loro accettazione e la loro stima; che vede lo smarrimento, la paura, l’isolamento negli occhi di quei ragazzi che invece non si adeguano, non cedono alla seduzione di questo orribile mondo, ma per questo vengono ripagati con l’emarginazione e la derisione. Ho visto nei miei anni di insegnamento prima con perplessità, poi con preoccupazione, ora con terrore, centinaia di alunni comportarsi come replicanti degli imbarazzanti personaggi che popolano le vostre trasmissioni, per cercare di essere come loro. E provo orrore per il compiacimento che trasudano le vostre conduzioni al cospetto di certi personaggi. Io vi accuso, dunque, perché di tutto ciò siete responsabili in prima persona. Spero nella vostra fine professionale e nella vostra estinzione mediatica, perché solo queste potranno essere le giuste pene per gli irreparabili danni causati al Paese. Marco Galice”””.

Che dire? La TV potrebbe essere un importante ed essenziale strumento di socializzazione a certi valori, non dico di educazione civica perché sarebbe troppo. ma… Comunque, voglio dire la mia. Siccome sono vecchio e mezzo rinco, vedo tanta TV e a volte sul canale5 vedo “uomini e donne”: giovani belli e belle… e boni e bone, queste poi con cosce sempre in bella mostra, ma… non solo questa trasmissione è il nulla, o il vuoto assoluto, ma tutti e tutte straparlano, anche in buon italiano, ovviamente il più semplice possibile, vomitando però ovvietà e sciocchezze, litigi inventati, appuntamenti mancati, amori traditi! Recitazioni ben riuscite! Lacrime e sorrisi! Litigi e riappacificazioni. Per non dire poi del… chillàvvisto! Un’altra perla di Mediaset! Lacrime a torrenti! Discussioni accalorate! Pentimenti e perdoni! Baci e abbracci finali, ovviamente come previsto da copione! Che dire? Sono trasmissioni che, a mio vedere, rappresentano e certificano – se si possono usare questi verbi – l’Italia peggiore! O forse, addirittura, un’Italia che non c’è! Quella che oggi in effetti è in grande sofferenza: un covid che non perdona: che costringe a tapparci in casa, a chiudere negozi, ristoranti, esercizi e attività commerciali! Ma certamente non le trasmissioni di Mediaset. Ed ora mi aspetto una bella denuncia da parte di Maria o di Maurizio.

Comunque, che tristezza! Far soldi giocando sporco sull’ignoranza di tanti nostri concittadini! Per di più rafforzandola! Mi chiedo: a che serve un’istruzione obbligatoria decennale, se poi è accompagnata, seguita e addirittura contrastata da una d/istruzione di massa quotidiana e consapevole? Maurizio e Maria mi diranno: “Ma la TV nazionale è finanziata dal canone! Può fare a meno del trash! Noi, invece, siamo una TV libera e dobbiamo contare necessariamente su un alto ascolto e su un’alta pubblicità!”. E non hanno torto! E allora il ragionamento è un altro: tira in ballo il mercato! Ed è quel mercato culturale – si fa per dire – che purtroppo è attivo in una società capitalistica! Le perle ai porci non si possono dare! E neppure l’uva alle volpi La saggezza di Esopo e di Fedro! Capitalismo? Di che cosa si tratta? E’ un vocabolo ormai desueto! Certamente! Tanto desueto, perché ormai è diventato il motore socio-economico del mondo intero!

Le grandi speranze delle grandi rivoluzioni sono state tradite! A partire da quella dei Soviet! Quando Stalin, con i processi farsa del 1936, fece fucilare tutta la vecchia guardia del 1917. E che dire del povero Trotsky, che con la sua “Rivoluzione Tradita” aveva osato denunciare la scelta di Stalin della “rivoluzione in un solo Paese”? La scelta che avrebbe giustificato la terribile dittatura staliniana. Anche lui fu assassinato in esilio a Coyoavàn, nel Messico, il 21 agosto del 1940, da un sicario di Stalin. Per non dire poi della fine della rivoluzione maoista! In effetti oggi sia la Russia di Putin che la Cina di Xì Jinping non sono affatto Paesi socialisti – parola d’ordine: a ciascuno secondo il suo lavoro – né tantomeno comunisti – parola d’ordine: a ciascuno secondo i suoi bisogni. Sono Paesi assolutamente capitalisti! In cui la parola d’ordine sembra essere quella famosa: “Arricchitevi”! E’ attribuita a François Guizot. E potremmo aggiungere: “A danno dei più”!

Che dire? La speranza di un mondo migliore è sempre più lontana! Ma la certezza di una TV trash è sempre presente! E molto attiva!

Una tendenza malata?

Una tendenza malata?

di Maurizio Tiriticco

Sull’ultimo numero di “Scuola7”, edizioni Tecnodid, Mauro Piras scrive: “””Il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato i dati sulle iscrizioni per il 2021-2022. Si conferma in modo vistoso l’aumento delle iscrizioni nei LICEI, che arrivano al 57,8% degli iscritti (dal 56,3% dell’anno scorso). Tra gli Istituti, i TECNICI sono in lieve calo, con il 30,3% (dal 30,8%), mentre è sempre grave la crisi dei PROFESSIONALI, che arretrano pesantemente, scendendo all’11,9% (dal 12,9%). Dentro i Licei, il CLASSICO è più o meno stabile al 6,5% (dal 6,7%). Lo SCIENTIFICO è il più scelto, in aumento al 26,9% (dal 26,2%): diminuisce l’opzione tradizionale, 15,1% contro il 15,5% dell’anno scorso, cresce di molto l’opzione SCIENZE APPLICATE, 10% contro l’8,9%. Cresce parecchio il LICEO DELLE SCIENZE UMANE, dall’8,7 dell’anno scorso al 9,7% di quest’anno: al suo interno, è in aumento in particolare l’opzione ECONOMICO-SOCIALE, dal 2,7 al 3,2%; è in leggero calo il LINGUISTICO con l’8,4% (dall’8,8), mentre cresce l’ARTISTICO dal 4,4% al 5,1%. Tra i Tecnici il SETTORE ECONOMICO scende dall’11,2 al 10%, mentre cresce il SETTORE TECNOLOGICO dal 19,6% sale al 20,3%. Non ci sono dati disaggregati per i PROFESSIONALI”””.

In conclusione: tutti al LICEO! Ma perché? Tento di dare qualche risposta, ovviamente con tutto il beneficio di inventario. Potrei dire: l’incultura di una Nazione? O meglio, di un intero Popolo? Per non essere accusato di una visione – diciamo così – destrorsa. In effetti, sembra che l’apporto delle tecnologie al mondo del lavoro, che ha prodotto effetti profondamente innovativi sulle diverse professionalità manuali, abbassando notevolmente la fatica fisica, non abbia invece prodotto particolari effetti sulla percezione dei più. Mi spiego meglio: ho sempre davanti agli occhi le immagini dei grandi lavori di demolizione che Mussolini realizzò su un intero quartiere centrale di Roma, l’Alessandrino, al fine di costruire una grande strada che unisse il Campidoglio al Colosseo, attraversando il Foro Romano, la Via dell’Impero, oggi Via dei Fori Imperiali. Il tutto è reperibile sul web: si vedono operai malmessi, affaticati, sporchi, sudati, comunque solerti e veloci! Anche perché Mussolini in persona – con tanto di basco e di stivali – aveva dato il primo colpo di piccone. Ma poi, con il passare degli anni, o dei decenni, e soprattutto con l’avvento delle tecnologie, il lavoro manuale faticoso – penso, ovviamente, ai Paesi ad alto sviluppo – in effetti è stato ampiamente superato: ed in larghissima misura è stato affidato alle macchine. E l’operaio di oggi in genere è in tuta arancione, con tanto di elmetto e di guanti!

Ma perché questa lunga digressione? La risposta è nelle cose, o meglio sarebbe. Di fatto, oggi avviarsi a studi professionali e/o tecnici non significa più “sporcarsi le mani” e sudare per la fatica fisica! Perché il “lavoro sporco” – se mi è concessa questa espressione – ormai è stato affidato alle macchine ed alla cosiddetta intelligenza artificiale. Maperché è il liceo scientifico quello più gettonato? Semplice, almeno a mio parere: Il classico? Troppe chiacchiere inutili; e poi ci sono pure il latino e il greco: vade retro! Fatica sprecata! Lo scientifico, invece, costituisce quella presunta via di mezzo tra il pensar sottile ed il faticar di braccia: vada quindi per lo scientifico! E, quando, e se, la “vocazione” è questa, viene da chiedersi: scelte simili sono veramente ragionate? Sono coerenti con lo sviluppo del lavoro delle professioni? Ed, al limite, con lo sviluppo stesso di un Paese? Io credo di no. Ma qui entra in gioco – almeno a mio avviso – la questione dell’orientamento, o meglio di un’attività che dovrebbe accompagnare costantemente il lavoro degli insegnanti dei primi otto anni dell’istruzione obbligatoria. E che non si deve ridurre ad un frettoloso giudizio finale formulato per l’alunno. Che in genere è così: se “va bene”, gli viene consigliato il liceo, se “va così così”, il tecnico, se “se la cava soltanto”, il professionale.

Ma qui mi fermo. Perché criticare è facile. Più difficile è orientare; ma soprattutto orientare gli insegnanti ad orientare. Ricordo che, quando ero in servizio – cent’anni fa, poco più poco meno – con la Direzione Generale per la scuola media – oggi non più esistente – organizzavamospesso corsi di aggiornamento – si chiamavano così – per gli insegnanti proprio sull’orientamento, perché venisse inteso come concetto ed attivato come attività pratica parallela a quella dell’insegnamento quotidiano. Oggi non so se su questa tematica esista da parte del MI una particolare attenzione. Ma qui mi taccio. E chi sa, mi risponda!

Il Mitreo di San Clemente

Il Mitreo di San Clemente

di Maurizio Tiriticco

Seguo sempre con estremo interesse le trasmissioni del programma “freedom”, sulla Rete1 di mediaset, magistralmente dirette ogni venerdì da Roberto Giacobbo. Particolarmente interessante è stata quella di ieri sera, 29 gennaio, in cui, tra altri inserti, figurava quello dedicato al Mitreo del Circo Massimo, in Roma. In effetti, nella capitale vi sono altri Mitrei, ed uno si trova perfino ad Ostia Antica. Mi sembra opportuno ricordare che uno dei Mitrei romani più noti e, forse, più ricchi di storia, è quello che si trova tra Via Labicana e Via di S. Giovanni in Laterano. Ed esattamente al primo livello sotterraneo della Basilica di San Clemente, che si sviluppa su ben tre piani.

Mitreo, il culto di Mitra! Una divinità orientale! Il culto del “Dio Sole”, onnisciente, infallibile, sempre vigile e che mai riposa! La sua nascita veniva celebrata il giorno del solstizio d’inverno, in persiano Shab-e Yalda, come si addice a un dio della luce. In Mesopotamia Mitra era identificato con Shamash, Dio del sole e della giustizia. Ma fu un dio noto anche in Roma, in quanto introdotto dai soldati reduci dalle campagne di guerra condotte in Oriente. E noto soprattutto in quel periodo che precedette il diffondersi del cristianesimo.

Ebbene, avrei preferito che, a proposito del culto di Mitra nella Roma antica, Giacobbo avesse anche ricordato che nella Basilica di San Clemente di Via Labicana, nel primo livello sotterraneo, nella navata centrale, vicino all’accesso della navata sinistra si trova uno dei Mitrei forse più noti e più ricchi di storia. Contiene, forse, gli affreschi più famosi del cristianesimo primitivo, non solo per l’importanza artistica, ma anche perché nel riquadro inferiore si trovano trascrizioni di frasi espresse in una lingua intermedia fra il latino e il volgare. Queste iscrizioni, databili tra il 1084 e l’inizio del 1100, costituiscono il primo esempio in cui il volgare italiano appare scritto ed anche usato con intento artistico. L’esempio più famoso, il “sao co chelle terre….”, ovvero il cosiddetto “placito capuano” è del 960. Il dipinto rappresenta un frammento della “Passione di San Clemente”, un testo latino anteriore al VI secolo. Viene rappresentato il patrizio Sisinnio nell’atto di ordinare ai suoi servi, Gosmario, Albertello e Carboncello, di legare e trascinare San Clemente. Ma Sisinnio, per miracolo divino, in effetti è farneticante e cieco. Ed i servi, ciechi come il loro padrone, invece di trascinare il santo, trascinano una colonna di marmo.

Ma la cosa forse più interessante è quanto vi è scritto. Si leggono queste espressioni: Sisinnio dice: «Fili de le pute, traite, Gosmari, Albertel, traite. Falite dereto co lo palo, Carvoncelle!». E San Clemente dice: «Duritiam cordis vestris, saxa traere meruistis». Traduzione: Sisinnio: «Figli di puttana, tirate! Gosmario, Albertello, tirate! Carvoncello, spingi da dietro con il palo», San Clemente: «A causa della durezza del vostro cuore, avete meritato di trascinare sassi». La prima parte è tutta in volgare, con chiare influenze romanesche. Da notare che le espressioni “de”, “le” e “co” “le” sono già preposizioni articolate, che non esistevano nella lingua latina. La seconda parte è scritta in latino, ed è una libera citazione dalla Passio, dove il testo suona così: “Duritia cordis tui in saxa conversa est, et cum saxa deos aestimas, saxa trahere meruisti.”. Ovvero: “La durezza del tuo cuore è convertita in pietra; e poiché stimi dèi le pietre, hai meritato di trascinare pietre”. Probabilmente la citazione è stata abbreviata per adattarla allo spazio disponibile nella composizione dell’affresco. Ed ancora: la frase non solo è stata volta al plurale (vestris, meruistis); ma soprattutto non rispetta più la sintassi e le concordanze nella flessione nominale (“duritiam” invece della forma dell’ablativo “duritia”, che ora sarebbe necessaria; “vestris” invece di “vestri”, come richiederebbe la concordanza; “traere” invece della forma corretta: “trahere”. Evidentemente il pittore, e soprattutto colui che gli dettava il testo, non aveva più familiarità con l’uso latino.

Io ho la fortuna di abitare vicino alla Basilica di San Clemente che, pur essendo basilica, è una chiesa non monumentale e consente riflessione e preghiera; anche i laici pregano… a loro modo! Ma soprattutto ti permette di riandare indietro nello spazio (tre piani sottoterra) e nel tempo (anno mille). Ed il che non è facile, oggi soprattutto, quando il covid ci ammorba e ci preoccupa come una peste edizione anni 2000!

Conversando con Maria Grazia

Conversando con Maria Grazia

di Maurizio Tiriticco

CARISSIMA! Nel tuo ultimo pezzo su edscuola dal titolo “La generazione fortunata” hai scritto tra l’altro: “”Ritengo, e l’ho scritto spesso, che questa non sia una crisi personale o di qualche settore produttivo o sociale: è una crisi dell’intero sistema, una crisi globale e come tale la dobbiamo pensare e insegnare a pensarla perché, forse, la generazione nuova non potrà semplicemente prendere il posto della precedente, ma dovrà radicalmente modificare il modo di stare nel mondo. Penso sia doveroso che la GENERAZIONE FORTUNATA, quella che ha vissuto i primi “progressi” legati alla crescita economica, ma che sa com’era il mondo di prima, faccia con chi è arrivato dopo una riflessione seria su quello che sta succedendo, anche solo per chiedersi se la conoscenza di quanto è accaduto nel recentissimo passato possa essere di giovamento ai ragazzi nell’immaginare come potrebbe essere il domani, per fare in modo che i loro ideali non rimangano soltanto sogni”””.

Ebbene, io ritengo di appartenere ad una precedente GENERAZIONE, ma SFORTUNATA (sono nato nel 1928)… si fa per dire?, quella che è stata “allevata” nel culto di: Dio, Patria e Famiglia;Credere Obbedire e Combattere; Mussolini ha sempre ragione; Spezzeremo le catene che ci soffocano sul nostro mare; Libro e moschetto balilla perfetto; Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi; E’ l’aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende… e potrei continuare… tutti gli slogan che hanno alimentato la mia infanzia e adolescenza.

Che poi diventavano altrettanti temi a scuola, in larga misura ispirati al regime ed alle sue opere. Ed io, tutto sommato, avevo una buona penna ed ebbi in sorte di poter partecipare agli “agonali”, concorsi riservati solo a pochi balilla, “eletti”. Di fatto perché bene o male scrivevamo senza incorrere in troppi errori ed esaltando, anche e soprattutto, le parole del Duce e le “opere del regime”. Ed io, ovviamente, un po’ perché ci credevo, un po’ per sentirmi bravo, scrivevo e scrivevo esaltando il mio Duce e le sue opere, e quasi ritualmente scrivevo anche che ero fiero di appartenere a “un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori”.

Era un’affermazione forte, tratta da un discorso che Mussolini aveva tenuto il 2 ottobre 1935 contro le Nazioni Unite, che avevano condannato l’Italia per l’aggressione all’Abissinia, affermazione che poi futrascritta con caratteri cubitali sul Palazzo della Civiltà, a Roma, nel Quartiere dell’E42. Come sai, si tratta del palazzo principale dell’Esposizione Universale Romana (EUR), che avrebbe dovuto essere inaugurata il 28 ottobre del 1942, ventennale della Marcia su Roma! Ma poi il 10 giugno del 1940 Mussolini, per non essere da meno nei confronti di Hitler, che il primo settembre 1939, con l’invasine della Polonia, aveva dato inizio alla seconda guerra mondiale, pensò bene di dichiarare la guerra contro la Francia e la “Perfida Albione”, pensando di cavarsela con un migliaio di morti – parole sue – per poi sedersi al tavolo della pace. Pertanto, i lavori di costruzione dell’E42 vennero sospesi.

Non mi dilungo! Sai meglio di me che poi è venuta la “botta” del 25 luglio, seguita a breve dall’altra “botta”dell’8 settembre… ed il povero Maurizio!?!?!? Che sconsolato si chiedeva: “Ma che diavolo è successo?Dovevamo conquistare il mondo”. Lo cantavo spesso nelle rituali adunate del sabato fascista: “Sole che sorgi, libero e giocondo, sui Colli nostri i tuoi cavalli doma! Tu non vedrai nessuna cosa al mondo maggior di Roma”. E, avviato agli studi classici, sapevo anche che si trattava della traduzione del Carmen Saecularedi Orazio, che così recita: ”Alme sol possis nihil Urbe Roma visere maius”. E cantavamo che avremmo dovuto “riconquistare” Nizza e Savoia, Tunisi e Malta e che avremmo dovuto “spezzare la catene che ci soffocano sul nostro mare”, il Mare Nostrum il Mediterraneo.

Che dirti? Che, dopo quel 25 luglio del ‘43, finalmente i miei genitori poterono parlare e parlarmi! Guai se a scuola me ne fossi uscito con qualche espressione critica verso il regime! Mio padre impiegato statale, obbligato a portare all’occhiello della giacca il distintivo con su scritto PNF, Partito Nazionale Fascista – anche se tutti lo leggevamo Per Necessità Famigliari – se la sarebbe vista molto brutta! Ma poi seguirono i miei lunghi conversari con lo zio Lele – di cui parlo diffusamente nel mio “Balilla Moschettiere” – socialista da sempre. A cui debbo molto! Perché mi aiutò a capire che cosa fosse il fascismo e a diventare convinto antifascista ed in seguito convinto comunista! Con tanto di tessera e di azione politica, nel quartiere, a scuola e, poi all’Università. Ma qui mi fermo! Per non sbrodolarmi nei ricordi… Buona giornata, carissima! Qui c’è un bel Sole… che non è quello di Orazio né quello del Duce, ma semplicemente il sole…

Lettera alla Ministra Azzolina

Lettera alla Ministra Azzolina

di Maurizio Tiriticco

Gentilissima! In un Suo recente intervento, Lei ha detto, tra l’altro: “Credo fermamente che la lezione principale appresa durante la pandemia Covid-19 risieda nella crescente consapevolezza del ruolo fondamentale svolto dall’ISTRUZIONE e dalla FORMAZIONE per accrescere la resilienza e promuovere lo sviluppo e il benessere delle popolazioni e dei Paesi europei… Tra i risultati più rilevanti del Pilastro europeo dei diritti sociali, che sancisce una serie di principi e diritti fondamentali in ambito sociale, vi è il rinnovato impegno ad offrire ai nostri bambini, giovani e adulti un’ISTRUZIONE, una FORMAZIONE e un apprendimento permanente di alta qualità e inclusivo…”.

A questo proposito, ritengo opportuno ricordarLe che nell’articolo 1, comma 2 del dPR 275/99, istitutivo dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, si legge che tale autonomia “è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di EDUCAZIONE, FORMAZIONE e ISTRUZIONE mirati alla sviluppo della persona umana…”. Pertanto, le tipologie di intervento nelle nostre scuole sono tre, non due.

In realtà sono tre sostantivi che indicano tre concetti/azioni diverse. L’EDUCAZIONE attiene ai VALORI, alla necessità che i nuovi nati, giunti in età scolastica, siano avviati anche e in primo luogo alla condivisione dei “principi fondamentali” che sostengono la nostra convivenza civile e che sono descritti negli articoli 1-12 della Costituzione repubblicana. La FORMAZIONE attiene alla promozione di date abilità operative, al saper fare. L’ISTRUZIONE attiene alla acquisizione delle conoscenze disciplinari, inter- e pluridisciplinari, di cui ai singoli gradi ed ordini di studio. I processi EDUCATIVI, pertanto, sono fondanti per quanto concerne i VALORI che i cittadini di un Paese e di una comunità sociale sono tenuti a condividere.

E mi piace ricordare che non è un caso il fatto che il regime fascista ridenominò il dicastero dell’ISTRUZIONE con quello dell’EDUCAZIONE NAZIONALE. Ciò perché in effetti la scuola fascista aveva come prima finalità non quella di ISTRUIRE, ma quella di EDUCARE! Perché le nuove generazioni diventassero in primo luogo fedeli sudditi del regime! E va ricordato che negli studi superiori postuniversitari si studiava anche e in primo luogo la “Mistica Fascista”. Si trattava di una corrente di pensiero fideista, ovviamente tutta interna al fascismo. Ciò avvenne perché molti intellettuali fascisti tentarono di uscire da un ambito esclusivamente politico per crearne uno addirittura spirituale. Ed una “Scuola di Mistica Fascista” fu fondata a Milano il 10 aprile del 1930, che si sviluppò per l’impegno costante di Niccolò Giani con l’appoggio determinante di Arnaldo Mussolini, fratello minore di Benito. In alcune università italiane fu addirittura istituita la cattedra di Mistica fascista, attiva fino alla caduta del fascismo, quando il 25 luglio del 1943 Mussolini venne destituito dei suoi poteri dal Re Vittorio Emanuele III ed imprigionato.

Con il regime fascista tutte le fasi di sviluppo/crescita di un nuovo nato erano dettagliatamente scandite, controllate e guidate. Venne addirittura istituita la cosiddetta Leva Fascista. Si trattava di una manifestazione che si celebrava ogni 21 aprile, anniversario della nascita di Roma. Con questa si sanciva il passaggio tra i vari livelli organizzativi giovanili, secondo cui era strutturato il modello educativo fascista. La Leva consisteva nel contemporaneo passaggio: dei Figli della Lupa nelle file dei Balilla, prima Escursionisti, poi Moschettieri; delle Piccole Italiane nelle file delle Giovani Italiane prima e delle Giovani Fasciste successivamente; degli Avanguardisti nei Gruppi dei fascisti universitari (GUF) o nelle file dei Giovani Fascisti. Molti giovani venivano anche arruolati nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN). L’atto terminale della Leva consisteva nell’iscrizione nel Partito Nazionale Fascista. Tutti i cittadini italiani erano di fatto e di diritto iscritti al PNF e i maschi portavano tutti sull’occhiello della giacca il relativo distintivo con la scritta PNF. E in gran sottovoce si diceva che tale scritta significasse… in realtà… Per Necessità Famigliari.

Gentilissima! Mi scusi se sono andato oltre il seminato. Di fatto intendevo soltanto sottolinearLe che l’EDUCAZIONE costituisce l’insieme dei valori che un dato regime è tenuto a perseguire. E che in un regime di libertà non possiamo fare a meno di condurre le nuove generazioni alla condivisione dei principi democratici. Pertanto un insegnante è tenuto senz’altro ad INSEGNARE e a FORMARE, ma anche e forse in primo luogo ad EDUCARE.

Con la stima di sempre, distinti saluti!

Anche le aquile prima o poi…

Anche le aquile prima o poi…

di Maurizio Tiriticco

…perdono le penne! E quando in effetti non sono aquile, ma credono solo di esserlo, allora la loro perdita mette a nudo un corpicino abbastanza mal messo! E questa potrebbe essere una metafora circa la meteora Trump! Apparso dal tutto/nulla delle sue ricchezze e dei suoi grattacieli, a questo tutto/nulla è tornato, confortato però dalla bella Melania, sempre elegante, bella e sorridente, ma sempre zitta, come si conviene alla moglie di un uomo che alla sua donna chiede solo di essere, appunto, tanto bella quanto silente! La meteora Trump! Perché di fatto le meteore non rispettano alcuna disciplina nell’immenso universo! Come invece fanno i pianeti, almeno quelli del sistema solare, tutti ubbidienti alle loro orbite, ai loro millenari girotondi intorni alla Grande Stella della nostra porzione di universo, il Sole. Ed è così che poi le meteore invece, vanagloriose, piene di sé ed assolutamente indisciplinate, prima o poi diventano… per le sacre scritture comete che segnano la via per raggiungere la grotta dove è nato Nostro Signore… ma per i nostri occhi semplici stelle cadenti… ma non diciamolo agli astronomi, che forse ci boccerebbero! E poi? Ricordi di scuola: “Dieci agosto”! Ecco l’incipit:“San Lorenzo, lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla arde e cade, perché sì gran pianto nel concavo cielo sfavilla”. Ed ecco l’excipit: “E tu, Cielo, dall’alto dei monti sereni, infinito, immortale, oh! d’un pianto di stelle lo inondi quest’atomo opaco del male!”.

Torniamo a noi! Ricordiamolo: il Trump è stato eletto da tanti cittadini americani ed oggi altrettanti cittadini americani soffrono della caduta del loro idolo e sembra che attendano da lui solo un cenno per dare nuovamente l’assalto alla Casa Bianca, che già hanno sporcato, per la prima volta in secoli di storia americana. Penso di non avere un’alta considerazione del cittadino medio statunitense: forse è solo una cattiva intuizione, indubbiamente non confortata da prove! Comunque, ogni tanto ci azzecco! E aggiungo: mi sembra che il popolo americano, o meglio, statunitense, soffra di una sorta di dispersione – se si può dir così – geografica e storica. In effetti gli USA costituiscono quasi un continente; ed hanno conosciuto sul loro vasto territorio ben due guerre, prima la Guerra d’Indipendenza e poi la Guerra civile. Per non dire poi che gli “abitanti” che c’erano prima, i nativi, in effetti sono stati in larga misura ammazzati oppure ammucchiati nelle “riserve”, una sorta di campi di concentramento, e purtroppo ancora aperti. Il web mi dice che le riserve indiane sono 326 e che ciascuna è associata ad un particolare Stato. E mi dice anche che non tutte le 567 tribù riconosciute hanno una riserva. Per non dire poi della popolazione nera, lontana nipote di schiavi rapiti dalle loro terre africane per raccogliere cotone. Il web mi dice che alla metà del XIX secolo la cintura del cotone si estendeva dalMaryland al Texas orientale. Che la produzione di cotone più intensiva avveniva in Georgia, Tennessee,Alabama, e Mississippi, nonché in parte di Florida,Louisiana e Texas. E che l’alta produttività dipendeva dal sistema delle piantagioni e, soprattutto, dalloschiavismo, combinati con la fertilità del terreno, e da un clima più che favorevole. Paesi del Sud degli Stati Uniti di un Nordamerica che nel loro insieme si estendono per circa un milione di kmq, dall’Atlantico al Pacifico.

Se poi pensiamo alla bandiera USA, le 50 stelle rappresentano i cinquanta stati federati e le 13 strisce le tredici colonie originarie. Ma tutto a celebrazione dell’uomo bianco! Dei nativi nulla! Ignoti! Eppure quella bandiera viene comunemente chiamata Stars and Stripes o meno comunemente Old Glory. Ma sempre a gloria dell’uomo bianco! Mi sembra anche che le città degli USA siano tutte eguali, nella loro planimetria e nei loro edifici, prive anche di monumenti che vengano da lontano a testimoniare e a certificare uno spessore storico. Che i cittadini USA non possono vantare. Noi romani, ad esempio possiamo vantare un Colosseo, un San Pietro, un Palazzo Madama e mille altri “oggetti” che sono la spina dorsale del nostro passato e del nostro presente. E così è per tutte le nostre città. Castel dell’Ovo o Santa Chiara sono una “cosa”, il Cenacolo un’altra “cosa”, per non dire della Torre di Pisa o della Laguna di Venezia o dei trulli di Alberobello. Chi nasce qui, in Italia, beve cultura, anche se, al limite, non va a scuola. Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Palermo sono tutte diverse per storia e per testimonianze di un passato che viene da lontano. Lo stesso accade per tutti i Paesi europei. Invece non è così per centinaia di città statunitensi, quelle disperse per tutti i cinquanta Stati che compongono gli USA. Un nuovo nato negli USA, che nasca a San Francisco o a New York, non può avvertire, crescendo, quelle differenze che distinguono con estrema chiarezza un bambino nato a Londra, o a Lisbona, o ad Atene o a Palermo.

Concludendo, penso che noi in Italia, o in altri Paesi europei, oggi, un Trump non lo potremmo esprimere. Là invece, milioni di americani prima lo hanno eletto ed ora se lo coccolano, in attesa di chissà quale palingenesi. Però non mi si venga a dire che qui in Europa non siamo affatto da meno. In effetti, abbiamo espresso il fascismo ed il nazismo! Perché questa è tutta un’altra storia. Che non si può liquidare in qualche battuta. Comunque, si è trattato di una malattia che abbiamo riconosciuta, combattuta e sconfitta! Invece, i sostenitori di Trump sono tanti e, forse, stanno pure pensando a una rivincita! Anche se gli anticorpi di una grande democrazia sono presenti ed attivi! E la coppia Biden/Kamala è una promessa ed una garanzia!

Conversando con Massimo

Conversando con Massimo

di Maurizio Tiriticco

Caro Massimo Palozza! Buono il tuo pezzo sulla DAD che hai pubblicato su FB! Sostieni e dimostri che si tratta di una didattica “altra”, non di un suo impoverimento, come da molte parti si crede. In effetti, la DAD ha una sua specificità che, però, solo coloro che hanno lavorato con le scuole che una volta si chiamavano “per corrispondenza” conoscono. Ricordo Radio Elettra di Milano, Accademia, di Roma, oggi non più operativa, ed il BAICR sempre di Roma, attivo su corsi a distanza per professionisti ed anche insegnanti, ai quali, modestamente, ho lavorato anch’io fino a qualche anno fa.

Ma vorrei andare un po’ indietro! Anzi, molto indietro, quando nella scuola italiana vennero adottati i “libri di testo”. Una gran gioia per editori ed autori, a volte improvvisati, ma tutti certi che avrebbero fatto… un sacco di soldi!!! Di fatto i libri di testo diventarono obbligatori. Il problema era, ma lo è ancora: la cultura, quella vera, può essere somministrata in pillole? Che di fatto spesso la impoveriscono e la umiliano? Mi spiego meglio: l’Apologia di Socrate o il Critone, opere somme di Platone – e non dico nulla della Critica della ragion pura, di Kant – che io mi sono dovuto cibare all’Università, quando dovetti affrontate l’esame di filosofia – è meglio leggerle direttamente o averne a che fare con le sbrigative sintesi dei manuali di filosofia? La risposta è difficile! Certamente, quando penso che uno studente in un triennio, 16/19 anni – poco più, poco meno – deve “conoscere” tutto ciò che pensatori illustri, complessi e difficili. hanno prodotto in materia di riflessione filosofica nel corso di ben duemila anni, semplicemente mi si accappona la pelle! Ricordo il mio Eustachio Paolo Lamanna, manuale di filosofia al liceo – anni quaranta – in ben tre volumi, nonché professori che in aula in larga misura parlavano per sé stessi! E molti di noi – di fatto e purtroppo – la filosofia finivano con l‘odiarla!

Ma, a proposito dei libri di testo, mi piace – o dovrei dire mi dispiace – ricordare che negli anni del fascismo, o – se vuoi – nella cosiddetta Era Fascista, i cui anni si contavano in cifre romane su tutti i documenti nonché sui nostri compiti a scuola da un 28 ottobre all’altro – ricorrenza della Marcia su Roma del 1922 – i libri di testo delle scuole elementari erano “libri di Stato”, ovviamente tutti eguali e tutti in linea con il regime. Per le scuole secondarie i testi erano sì di diversi autori, ma… guai se la censura fascista non li avesse attentamente vagliati!

Torniamo a bomba! Mi piace ricordare che a scuola correva un adagio largamente condiviso da noi studenti, che recitava così: “la filosofia è quella cosa con la quale e senza la quale tutto resta tale e quale”! Ma poi frequentai l’Università di Roma! Professori come Guido De Ruggero, Ugo Spirito, Natalino Sapegno, Ettore Paratore, Pantaleo Carabellese, Alberto Moravia omonimo dell’Alberto più famoso, con cui mi laureai! Compilai una tesi su “La questione religiosa in Francia agli inizi del secolo XIX”. Ne erano protagonisti Benjamin Constant e Anne Louise Germaine Necker, baronessa di Staël-Holstein, meglio nota come Madame de Staël, e non ricordo chi altro!

Ma adesso mi piace anche ricopiarti “Il saggio del marchesino Eufemio”, di Giuseppe Gioacchino Belli, che, comunque, conoscerai: “A dì trenta settembre il marchesino, d’alto ingegno perché d’alto lignaggio, diè nel castello avito il suo gran saggio: di toscan, di francese e di latino. Ritto all’ombra feudal d’un baldacchino, con voce ferma e signoril coraggio, senza libri provò che paggio e maggio scrìvonsi con due g come cuggino. Quindi, passando al gallico idioma, fè noto che jambon vuol dir prosciutto, e Rome è una città simile a Roma”.

Ma torniamo a bomba! Penso veramente che sia giunta l’ora di mandare in cantina i libri di testo! Abbiamo OGGI a disposizione una biblioteca universale, a fronte della quale  quella di Alessandria, di IERI, era un semplice bugigattolo! Alludo al WEB, ovviamente! Oggi abbiamo tutto lo scibile umano a disposizione! Basta un semplice click! Ma ovviamente, occorre sempre una lettura che potremmo chiamare comparativa, al fine di imparare a saper discernere il grano dal loglio. E tocca, quindi, agli insegnanti l’arduo compito di insegnare non più le COSE, ma come si fa RICERCA, perché quelle COSE, ovviamente quelle “buone” siano ritrovate, certamente, ma anche e soprattutto analizzate, quindi fatte proprie e/o respinte. Perché in effetti la cultura, quella vera, non si trasmette, ma si ricerca e si produce! In un continuum, che potrebbe e dovrebbe fare di ciascun vivente un ricercatore a vita! Ma è una scommessa! Lo so… e in tempi di pandemia l prima scommessa è scampare al covid…

La democrazia sotto attacco!

La democrazia sotto attacco!

di Maurizio Tiriticco

Ieri, sei gennaio, Washington, Campidoglio: un violento attacco alla democrazia! E non solo a quella degli Stati Uniti! Ma a tutte le democrazie del Pianeta! Fa orrore vedere folle di ignoranti incivili attaccare e devastare la sede più importante della democrazia statunitense! Mai un episodio simile, a partire da quel 4 luglio 1776, quando dai delegati al secondo congresso continentale fu votata la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America.

Che cosa è accaduto negli Stati Uniti in questi ultimi anni di amministrazione trumpiana? Mi preoccupa una deriva dittatoriale che, se dovesse procedere, affiancherebbe gli Stati Uniti alla Russia e alla Cina, attualmente Paesi non propriamente modelli di libertà e di democrazia! E la nostra Europa sarebbe così stretta da tre grandi dittature? Nooo!!! Maiii!!! Allora teniamoci stretta questa Unione Europea, anche con tutti i suoi difetti! Ed anche se l’arroganza di uno statista britannico ha scagliato la prima pietra per distruggerla! Alludo, ovviamente, a quell’Alexander Boris de Pfeffel Johnson, leader del Partito Conservatore e primo ministro del Regno Unito.

Quando ero in servizio come ispettore del Ministero dell’Istruzione, ho sempre lavorato, nelle opportune sedi della Comunità Economica Europea prima e della Unione Europea poi – o a Strasburgo o a Bruxelles, a volte anche a Parigi – per l’attivazione e la diffusione nelle scuole europee della cosiddetta Dimensione Europea dell’Educazione, che dovrebbe anche oggi costituire uno dei pilastri dell’Educazione Civica, disciplina, purtroppo, quasi sempre ignorata nelle nostre scuole! E’ triste! I nostri studenti devono sapere tutto delle Guerre Puniche e delle Guerre d’Indipendenza, ma possono ignorare i primi dodici articoli della nostra Costituzione, quelli che ne sanciscono i “principi fondamentali” E nulla sanno dei due Trattati di Roma del lontano 1957! Perché, non a caso, proprio a Roma – capitale di un Paese che eppure aveva perso la guerra – nacque il primo nucleo di quella che poi è diventata l’Unione Europea.E ciò poté accadere perché la Resistenza ci aveva riscattato dall’ignominia della dittatura fascista e dell’avventura bellica in cui Mussolini ci aveva condotti!

Ecco in dettaglio i contenuti dei due trattati: a) il Trattato che istituì l’Euratom, ovvero la Comunità europea dell’energia atomica: b) il Trattato che istituìla CEE, la Comunità Economica Europea, oggi Unione Europea. Ed è importante sottolineare che la Formazione Professionale allora venne intesa e descritta come leva delle politiche del lavoro. Ma forse più al servizio del mercato che della persona: resisteva allora il concetto della FP come addestramento all’uso delle macchine nei processi lavorativi. Concetto oggi assolutamente superato, almeno credo: stante in primo luogo lo sviluppo delle tecnologie.

E non dobbiamo neanche ignorare il Trattato di Maastricht del 1992! Perché in quell’anno nacque concretamente l’Unione Europea: con quell’atto politico si balzava dalla dimensione economica – che pur ci aveva salvato dalla notte in cui la guerra fascista ci aveva gettati – a quella più propriamente politica. E l’istruzione venne intesa come uno dei primi fondanti fattori di sviluppo! Ovvero, come quella dimensione culturale che potesse e dovesse implementare ed arricchire quella puramente economica! Mi piace ricordare che, con l’avvio della Dimensione Europea dell’Educazione, non si intendeva affatto modificare gli ordinamenti scolastici dei singoli Paesi, ma si intendeva sottolineare la necessità di individuare tre percorsi curricolari comunia tutti gli studenti europei. 1) le origini storiche, culturali, civili dell’Europa; 2) lo sviluppo della ricerca scientifica e delle tecnologie; 3) la diffusione delle competenze linguistiche.

E in seguito ci fu un secondo Maastricht! Quando il 15 dicembre del 2004 ben 32 ministri dell’istruzione europei sottolinearono la necessità di giungere ad un sistema unitario di formazione e qualificazione professionale al fine di rilasciare certificazioni leggibili e spendibili in tutti i Paesi dell’Unione. Insomma, per l’Europa come nazione comune abbiamo seminato tanto, ma… quanto abbiamo raccolto? Non so! E avolte mi chiedo anche: ma i nostri concittadini queste cose le sanno? E la nostra Ministra Azzolina queste cose le sa? Comunque, in questa notte che si è abbattuta sugli USA, non dimentichiamo che l’Europa, l’Unione Europea, oggi composta di 27 Paesi – dopo l’addio che ci ha dato la Gran Bretagna – deve assolutamente costituire a livello mondiale un inattaccabile presidio di libertà.

Sperando sempre cha la parte migliore del popolo degli Stati Uniti prevalga sugli scalmanati sostenitoridi un certo Trump, un ex Presidente che non vuole arrendersi alla sconfitta!

Conversando con Massimo

Conversando con Massimo

di Maurizio Tiriticco

Massimo Palozza è stato un mio alunno nei lontani anni sessanta, quelli della contestazione studentesca, attiva da Berkeley a Pechino, da Parigi a Roma! E gridavamo: “Ce n’est qu’un debut! Continuerons le combat”! E gridavamo anche: “Viva Marx, viva Lenin, viva Mai Tsè Tung”! La “lunga marcia” e la conquista del potere da parte dei compagni comunisti cinesi ci infiammava moltissimo! Ma non gridavamo soltanto nei cortei! Facevamo anche! Discutendo soprattutto, nelle sedi dei partiti, nelle piazze, nelle strade, davanti alle fabbriche e alle scuole. Insomma, se poi in quegli anni qualcosa è cambiato, nel costume, nei rapporti interpersonali, nel discutere, nei partiti financo, insomma io professore e Massimo studente un pezzettino di questo qualcosa lo abbiamo costruito anche noi! Senza superbia, senza millanteria. Con l’umiltà di chi la storia la fa, ma riflettendoci sopra, pezzettino per pezzettino, giorno dopo giorno! E troppo spesso per farla raccontare ad altri! Agli storici, che si avvalgono di documenti, non di fatti concreti, a cui non possono accedere. E allora, guai a dire “ai miei tempi”! Perché il tempo è sempre nostro, di ciascuno di noi, dal sorgere del sole di ogni mattino. Ed ogni giorno è diverso! E deve essere sempre una ulteriore conquista! Di pensiero e di azione. Ma… bando ai ricordi e, come si suol dire, torniamo a noi. Ebbene, penso che sul Sessantotto la ricerca storica non si sia molto diffusa! E vorrei che qualcuno mi smentisse. Io ho provato a scrivere qualcosa in merito, qualche decennio dopo. E penso che “Il mio Sessantotto” giri ancora sul web. E’ stato pubblicato nel luglio 2010 in un volume collettaneo, ricco di preziosi contributi, dal titolo ”Tutta colpa del ‘68”; sottotitolo: “la nascita del Sindacato Scuola della CGIL”, a cura di Dario Missaglia e Alessandro Pazzaglia; prefazione di Domenico Pantaleo.

Caro Massimo! Con il passar degli anni tante cose sono cambiate, anche le nostre teste, i nostri pensieri. Con nostalgia senz’altro, ma sempre con l’occhio critico sul passato, come si suol dire. E guai a dire “ai miei tempi”! Perché, come dicevano i Latini, “ruit hora”, e con le ore, passano i giorni, i mesi, gli anni e i decenni, le “cose”, le innumeri “cose” di questo mondo, i costumi, le idee, i sentimenti, gli atteggiamenti ed i concreti quotidiani comportamenti. Se io oggi, povero vecchietto malandato, mi lasciassi crescere i capelli, sarei solo ridicolo! Ma il capello lungo allora era il segno della contestazione! Uno dei tanti!Perché, oltre ai segni, c’era anche la realtà di una scelta di vita.

Torniamo a bomba! Con il corso degli anni io e Massimo siamo diventati amici e ci scriviamo costantemente su FB.Lui ha scelto l’insegnamento ed oggi è, come me, un felice pensionato. Nonché un esperto della immagine, del colore e della fotografia! E su FB ne pubblica sempre di molto belle! I soggetti? La ricca natura della splendida Ciociaria. Ebbene, oggi Massimo mi ha scritto quanto segue:

“Caro Maurizio! Non so se hai visto quella pubblicità in cui, in un prossimo futuro, i nonni raccontano ai nipoti di questa pandemia come se fossero degli eroi sopravvissuti a chissà quale cataclisma. Di tutto stanno facendo un dramma, dalla processione di bare che sfilava negli autocarri militari a Bergamo, fino ai poveri nonni costretti alla solitudine natalizia dal lockdown di queste festività. E tu vuoi parlare di valutazione, di promozioni garantite, di conoscenze, abilità e competenze non acquisite? Si sono fermati i cervelli della gente, amico mio, e non so più se ciò è da imputare alla paura di questa pandemia oppure al fatto che alla maggioranza degli esseri umani sta facendo comodo. Mio nonno, cavaliere di Vittorio Veneto, nacque per sua sfortuna nel 1899 ed è inutile che ti stia spiegando il perché gli fu conferita quella onorificenza! Aveva 17 anni quando fu chiamato al fronte e ne aveva 74 quando nel 1973 morì. La prima guerra mondiale l’ha vissuta in prima persona e dopo visse l’influenza spagnola, il ventennio fascista, la crisi del 1929 e la seconda guerra mondiale. Mi piacerebbe tanto sapere cosa penserebbe oggi di quest’Italia, che si spaventa per qualche migliaio di morti, che diventa compassionevole nei riguardi degli anziani soli, ma nello stesso tempo mette in ginocchio la cultura per favorire l’economia e la produttività!

“Ma questo lo possiamo capire tu ed io ed altri che hanno la nostra stessa visione del mondo e non so più cosa aspettarmi da questo… da un mondo dove la manipolazione delle menti crea falsi miti e falsi eroi e dove le nuove generazioni vengono educate al solo scopo di consolidare e riprodurre il consenso al sistema di vita capitalistico. Un sistema di vita e di produzione diventato prevalentemente digitale e dove le competenze sono ridotte ai minimi termini, competenze che per lo più non sono valutabili, dato che quelle richieste si modificano ad un ritmo tale da non permettere una loro regolamentazione. E allora? Dovremmo forse valutare la capacità di giudizio o la capacità di interpretazione scientifica della realtà, o meglio le conoscenze filosofiche o le abilità scientifiche? Ma chi le insegna queste cose ai nostri alunni?”

Caro Massimo! Che ne so? So solo che mia nonna Zenaide mi raccontava dei suoi due figli maschi – aveva anche quattro femmine, tra cui Jole mia madre – Dario e Decio, nati nel 1898 e nel 1899. Il primo fu spedito militare in Libia in quella assurda, infinita e inutile guerra coloniale, e lì fatto prigioniero ed in seguito scomparso. Come sai, i libici si opposero per anni all’occupazione italiana, guidati da quell’Omar Al Mukhtar, che in seguito fu catturato, processato – si fa per dire – e impiccato nel 1931 dai fascisti italiani occupanti come un volgare delinquente. il secondo, fu spedito al fronte insieme a tanti altri “ragazzi del ’99”, contro gli austroungarici e lì fu ucciso, nel suo primo giorno di quella stupida quanto inutile guerra, da una sventagliata di mitragliatrice, appena balzato fuori dalla trincea al grido di “avanti Savoia”!

Caro Massimo! Che cosa dirti? So solo che la storia non la facciamo noi, uomini e donne del giorno dopo giorno, ma uomini e donne che non sono guidati dagli interessi semplici di ciascuno di noi, ma da interessi “altri”, dettati dall’economia in primo luogo, ma non quella del pane quotidiano, quella del dollaro, del rublo, dello yen. E tutto ciò finché quell’agognato sol dell’avvenire non splenderà davvero sul nostro orizzonte! Utopia? Non so! Un forte abbraccio! Maurizio