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Pensionamenti ‘quota 100’

Si è svolta il 26 luglio al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), l’informativa sindacale sull’andamento delle certificazioni del diritto a pensione del comparto scuola per il 2019. Erano presenti rappresentanti del MIUR e dell’INPS (l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale) che stanno collaborando attivamente attraverso i loro uffici territoriali.

Al 24 giugno, secondo i dati forniti oggi alle Organizzazioni Sindacali, risulta lavorato il 99,12% delle domande di pensionamento presentate entro il 12 dicembre scorso, secondo le regole di pensionamento vigenti prima dell’introduzione della cosiddetta ‘quota 100’ entrata in vigore successivamente (si tratta della cosiddetta prima platea).

Risulta poi lavorato il 79,77% delle domande relative alla cosiddetta seconda platea, quella che ha presentato domanda entro il 28 febbraio, dopo l’introduzione di ‘quota 100’.

“Siamo particolarmente soddisfatti – commenta il Ministro Marco Bussetti – dell’andamento delle operazioni. Grazie al lavoro di squadra svolto da MIUR e INPS, sia attraverso gli uffici centrali che territoriali, stiamo procedendo molto rapidamente con le certificazioni. L’obiettivo finale è quello di consentire a coloro che nella scuola hanno diritto alla pensione di poterne usufruire da settembre, senza soluzione di continuità con lo stipendio. Anche a quelli che hanno presentato domanda nell’ambito della finestra che si è aperta a seguito dell’introduzione di ‘quota 100’ e dell’‘Opzione donna’”.

Ricerca in Artico

Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, visiterà, il 28 e 29 giugno prossimi, la stazione di ricerca italiana “Dirigibile Italia”, situata a Ny-Ålesund (Isole Svalbard) nel Circolo Polare Artico. La stazione è gestita dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

Bussetti, insieme al presidente del CNR, Massimo Inguscio, visiterà anche le altre infrastrutture scientifiche gestite dal nostro Paese (Climate Change Tower CCT, Stazione di Gruvebadet) e incontrerà i ricercatori italiani attualmente in attività a Ny-Ålesund. Una visita storica, per la prima volta un Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca italiano si reca, infatti, presso la base.

La presenza del Ministro arriva a conclusione delle cerimonie commemorative del novantennale dell’impresa di Umberto Nobile, Generale della Regia Aeronautica Militare Italiana, a bordo del Dirigibile Italia, da cui la nostra base di ricerca ha preso il nome. Bussetti e Inguscio si recheranno presso il pilone di attracco dal quale il dirigibile partì per le sue missioni, inclusa quella che sorvolò il Polo Nord e che purtroppo si concluse tragicamente. Lì apporranno una targa commemorativa.

In occasione della sua visita in Norvegia, il Ministro domani, alle 18.30, incontrerà inoltre presso l’Istituto Italiano di Cultura di Oslo rappresentanti della comunità scientifica italiana. L’incontro sarà un’occasione di discussione, dibattito e scambio di idee sui temi della ricerca del nostro Paese all’estero.

“La comunità scientifica italiana è apprezzata in tutto il mondo. Il lavoro che si svolge presso la base artica ne è una ulteriore dimostrazione – sottolinea il Ministro Bussetti -. Con questa missione vogliamo essere vicini ai nostri ricercatori, incontrarli sul campo, confrontarci con loro e lanciare il messaggio che per questo governo la ricerca è davvero centrale. Continueremo a sostenere la missione artica, fonte di importanti conoscenze scientifiche, e a incrementare i finanziamenti per la ricerca scientifica nel nostro Paese”.

“La ricerca scientifica italiana artica e antartica, con le ricercatrici e i ricercatori del CNR, partecipa e contribuisce da decenni a una migliore conoscenza e divulgazione dello stato di salute della Terra e degli impatti dei cambiamenti climatici sugli esseri umani, sugli animali, sulle piante, sugli oceani e sull’aria che respiriamo. Gli scienziati ed esploratori guidati e ispirati 90 anni fa dal comandante generale Umberto Nobile rappresentano per tutti noi e specialmente per le future generazioni un esempio di valori universali, patrimonio dell’umanità, da coltivare e proteggere per la pace, la fratellanza tra i popoli, il benessere delle persone, la protezione dell’ambiente e il progresso culturale, scientifico e tecnologico”, afferma il presidente del CNR Massimo Inguscio.

L’Artico si sta scaldando più rapidamente di ogni altra regione del pianeta ed è considerato un amplificatore dei processi climatici globali. Per questo le istituzioni internazionali di ricerca scientifica hanno voluto costituire qui una comunità di studiosi per approfondire i processi in atto e individuare le relative strategie di mitigazione e adattamento.

L’Italia è stabilmente presente con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) in Artico dal 1997, anno di apertura della stazione “Dirigibile Italia”, e ha conseguito numerosi e importanti risultati scientifici. A questo impegno si aggiunge quello per l’Antartide dove il nostro Paese è presente con due basi di ricerca sulla costa del Mare di Ross con la stazione Mario Zucchelli-MZS e all’interno del continente a Dome-C con la stazione Italo-Francese “Concordia”.

FONDO ISTITUTO

FONDO ISTITUTO, GILDA: SCUOLE ANCORA IN ATTESA DEI SOLDI 

Tutti i soldi previsti per il FIS, Fondo dell’Istituzione Scolastica con cui vengono pagate le funzioni e i progetti svolti dai docenti, sono ancora bloccati in attesa delle verifiche da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze. A sollevare la questione è la Gilda degli Insegnanti in seguito alle numerose rimostranze pervenute dalle scuole in merito al mancato accredito delle somme del FIS per l’anno scolastico 2018/19. 

“Da verifiche che abbiamo effettuato consultando gli uffici del Miur – spiega il coordinatore nazionale della Gilda, Rino Di Meglio – ci risulta che, oltre alle somme relative all’anno scolastico appena concluso, sarebbero bloccate anche le risorse del FIS 2017/18 che non sono mai arrivate agli istituti. Si tratta di una situazione inaccettabile e chiediamo che Miur e Mef accelerino i tempi di accredito dei fondi, così da corrispondere i compensi dovuti ai docenti”. 

La maturità nell’era del link

da la Repubblica

Paolo Di Paolo

«Ma quindi fisica come l’hai collegata? ». L’ansia dei nuovi orali alla maturità 2019 diventa subito un messaggio vocale. Nervoso. Lo intercetto sulla metropolitana, un quarto d’ora dopo essere uscito da uno storico liceo di Roma, il Pilo Albertelli. Via Manin, a pochi passi dalla stazione Termini. Una commissione è al lavoro già da un po’, un’altra cambia di piano perché il caldo, al terzo, è insostenibile. La preside passa sul corridoio, abbraccia i ragazzi, li conforta. Il nuovo esame di Stato — piombato in corso d’anno sulla testa di docenti e studenti — arriva alla sua conclusione “thrilling”. Si manifesta in forma di buste chiuse: tre per candidato. Se ne pesca una, qualche minuto per pensare, e poi via: collegare. Che il punto di partenza sia un brano di Tacito o di Euripide, occorre muoversi di lì per costruire, all’impronta, una rete di ragionamento che tocchi tutte le materie.

La commissione — metà prof interni, metà esterni — sollecita, talvolta indirizza appena. E giudica. «I ragazzi sono molto tesi, forse più del dovuto» mi dice una presidente di commissione. «Li ho rassicurati. Ho detto: è una prova da prendere sul serio, ve la ricorderete per tutta la vita, a differenza di molti altri esami. Ma non è mai morto nessuno ».

Benedetta esce dall’aula, ha appena finito. Esausta, un sorriso incerto. È durata quasi un’ora. Nella busta c’era un testo di Tacito, in latino, sì, ma «abbastanza familiare». Si è presa un po’ di tempo per riflettere, si è avventurata in una riflessione sul potere, tenendo insieme Stalin e Freud e anche la fisica, «in qualche modo».

I nati nel 2000 si ritrovano pionieri anche in questo “Rischiatutto”, come qualche professore critico l’ha ribattezzato, che li costringe a essere fino in fondo “jumping minds”. Menti che saltano o saltellano di materia in materia, improvvisando un ipertesto a voce. Aprono link, su due piedi. Connettono Euripide all’eugenetica passando per gli Inni sacri di Manzoni. Soffro un po’ per la ragazza che, aprendo la busta, si trova davanti il prologo delle Baccanti e, con una velocità notevole, decide di avventurarsi nel tema uomo/religione, parlando, con l’insegnante di fisica, di Dna modificato. Perché lo collega alla religione?, chiede la prof. «Perché è una questione che solleva domande morali, e quindi anche religiose». Salta ai campi magnetici — «fenomeni che un tempo erano spiegati solo col miracoloso»; tratteggia linee su un foglio bianco, evoca le equazioni di Maxwell. Non è finita. Deve raccontare anche la sua esperienza con l’alternanza scuola-lavoro e commentare un articolo della Costituzione. La candidata resiste. I genitori — pochi i rappresentanti della categoria — timidi, piuttosto tesi, ascoltano restando sulla porta. Per fortuna, non c’è il pubblico delle lauree. Un’altra ragazza tira in ballo don Sturzo e la citazione in sé fa un certo effetto: che “una 2000” parli disinvolta di Democrazia cristiana, e di archivi di uomini politici, quasi sorprende gli ascoltatori novecenteschi. La docente di italiano le domanda che effetto fa a un nativo dig itale il contatto con vecchi faldoni. «Toccare con mano — risponde — è diverso». Chissà se è convinta. Il caldo non aiuta, chi attende si sventola. I ragazzi hanno preparato una bottiglia di spumante, comunque vada. Mentre per i commissari arrivano i caffè.

Busta uno, busta due, busta tre: al posto della vecchia, e un po’ meccanica, tesina, ora c’è da affidarsi al caso. E poi, per quanto possibile, correggerlo. L’immagine di un fungo atomico, una poesia, un problema, una formula matematica. La tessera di un puzzle da completare sul momento. Che funzioni o no, si verifica sul campo. I maturandi si sentono cavie. I docenti sono un po’ spiazzati: «Credo ci sia in fondo poca convinzione — mi dice una di loro — su quanto, troppo frettolosamente, è stato cambiato. Giocando, forse con spericolatezza, sull’ultimo tassello del lungo e complesso percorso educativo, ma senza riflettere a sufficienza su quanto vada ripensato a monte». Sì, chiedere ai ragazzi del 2000 di connettere, di non pensare al sapere come a una somma di compartimenti stagni, di disegnare reti può essere sensato. Ma se l’allenamento non comincia in tempo, se diventa un esperimento dell’ultima ora dell’ultimo giorno fra i banchi di scuola, somiglia a un gioco. Tardivo, e perfino un po’ avventato.

Bussetti rilancia l’autonomia

da ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

Maggiore autonomia agli atenei affinché possano sprigionare le energie di cui dispongono. L’annuncio che il progetto di riforma dell’autonomia universitaria, in attuazione di quanto previsto dalla legge n. 240/2010, resta nell’agenda di governo è giunto ieri dal ministro dell’istruzione, università e ricerca Marco Bussetti nella prima della tre giorni del Processo di Bologna, il meeting preparatorio in vista della nuovo comunicato dei ministri dell’istruzione dell’area paneuropea che si avrà nel 2020. Ancora non definiti, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, i tempi del progetto complessivo di riforma così come la sua architettura.

L’Italia è uno dei paesi fondatori del Processo di Bologna, che ha tra le principali finalità quella di armonizzare i sistemi europei di formazione superiore al fine di creare uno Spazio Europeo della Formazione Superiore (European Higher Education Area – Ehea). Tale Spazio europeo dell’istruzione superiore è il risultato della volontà politica ad oggi di 48 paesi, rispetto ai 29 firmatari iniziali, che nel corso degli ultimi venti anni hanno costruito un’area comune per gli scambi accademici, utilizzando strumenti e linguaggi comuni.

«Abbiamo creato un sistema europeo di trasferimento di crediti, un sistema sempre più dialogante grazie alla volontà dei singoli stati, che deve puntare a cogliere le sfide della maggiore competitività, del trasferimento tecnologico e della richiesta di sempre maggiore formazione», spiega il responsabile del segretario del processo di Bologna, Luca Lantero, direttore del Cimea, che evidenzia come «il numero degli studenti nel settore della formazione superiore aumenterà drasticamente, creando una esigenza globale di formazione a livello terziario di qualità».

Per l’Italia, Bussetti ha rivendicato la necessità di realizzare attraverso l’istruzione superiore la mediazione necessaria a superare gli squilibri tra stati. In tal senso un ruolo fondamentale è quello che hanno le università ed enti di ricerca. E ha declinato gli obiettivi: ricerca come motore dell’innovazione e della crescita, internazionalizzazione, trasferimento tecnologico e più peso al partenariato pubblico-privato.

Inoltre, «gli attori chiave del sistema formativo di quello economico devono cooperare in sinergia per superare il gap tra offerta formativa e domanda delle imprese, allineare i curriculum di studio alle future professioni dei ragazzi». E poi sostegno all’utilizzabilità dei brevetti, esportazioni tecnologiche, collaborazioni università e imprese. Perché questo sia possibile, ha detto Bussetti, «dobbiamo lavorare per garantire una maggiore autonomia degli atenei affinché possano sprigionare tutte le energie positive di cui dispongono, siano maggiormente liberi di competere tra di loro, e venga garantita una ancora più alta qualità didattica e organizzativa».

Il riferimento è all’attuazione dell’articolo 1, comma 2 della legge 30 dicembre 2010, n. 240 il quale prevede che «in attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 33 e al titolo V della parte II della Costituzione, ciascuna università opera ispirandosi a principi di autonomia e di responsabilità». Sulla base di accordi con il Miur, «le università che hanno conseguito la stabilità e sostenibilità del bilancio, nonché risultati di elevato livello nel campo della didattica e della ricerca, possono sperimentare propri modelli funzionali e organizzativi, ivi comprese modalità di composizione e costituzione degli organi di governo e forme sostenibili di organizzazione della didattica e della ricerca su base policentrica».

Ata sorvegliati e schedati, dirigenti controllati

da ItaliaOggi

NicolaMondelli

L’Aula di Palazzo Madama ha finalmente approvato in seconda lettura il disegno di legge di iniziativa del Governo contenente interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell’assenteismo. Le modifiche apportate in sede parlamentare riguardano l’istituzione presso il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del consiglio dei ministri di un Nucleo della concretezza; le misure per il contrasto dell’assenteismo; le misure per accelerare le assunzioni mirate e il ricambio generazionale nella pubblica amministrazione e le disposizioni per la mobilità tra il settore del lavoro pubblico e quello privato.

Due sono sostanzialmente le misure indicate per contrastare e combattere l’assenteismo nelle pubbliche amministrazioni: l’introduzione di sistemi di verifica biometrica dell’identità (impronte digitali) e di apparecchi di videosorveglianza degli accessi.

Ai fini della verifica dell’osservanza dell’orario di lavoro anche le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado dovranno pertanto predisporre – nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e della dotazione di uno specifico fondo che dovrà essere istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze – sistemi di verifica biometrica dell’identità e di video sorveglianza degli accessi, in sostituzione dei diversi sistemi di rilevazione automatica attualmente in uso. Per l’anno 2019 il fondo potrà contare su 35 milioni di euro. L’utilizzo del fondo sarà disposto, previa ricognizione dei fabbisogni, con uno o più decreti del presidente del consiglio dei ministri.

Negli istituti e scuole di ogni ordine e grado entrambe le misure verifica biometrica dell’identità e videosorveglianza agli accessi) troveranno applicazione esclusivamente nei confronti del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario. Dall’ambito di applicazione delle predette norme è escluso, invece, il personale docente ed educativo delle scuole di ogni ordine e grado e delle istituzioni educative.

I dirigenti scolastici delle predette scuole e istituzioni saranno soggetti ad accertamento esclusivamente ai fini della verifica dell’accesso, secondo modalità che dovranno essere stabilite, nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, con decreto del Ministro della pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

Tanto il sistema di verifica biometrica dell’identità quanto quello di videosorveglianza degli accessi non potranno certamente essere operativi, né per gli Ata e né per i dirigenti scolastici, con l’inizio del prossimo anno scolastico. La pubblicazione della nuova legge in Gazzetta Ufficiale, che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni e comunque entro il corrente mese, non sarà infatti sufficiente a renderli operativi. Perché ciò possa avvenire dovranno prima essere emanati i decreti attuativi previsti dalla legge, sempre che nel frattempo non intervengano fatti politicamente ed economicamente di tale rilevanza da consigliare un rinvio. Una data credibile per una seppur graduale istituzione delle apparecchiature necessarie per rendere possibile la verifica biometrica dell’identità e la videosorveglianza degli accessi potrebbe essere quella dell’inizio dell’anno scolastico 2020/2021.

Dl crescita

Dl crescita: no ad una scuola discriminante e subalterna alle aziende

“Il credito d’imposta concesso alle imprese che decidono di donare risorse agli istituti professionali e assumere giovani diplomati negli stessi, previsto nel decreto crescita, aumenta le discriminazioni a scapito degli studenti che vivono nelle aree più povere del Paese. Si tratta, quindi, di un provvedimento inaccettabile che mette a rischio i principi dell’indipendenza e della libertà d’insegnamento, nonché dell’uguaglianza tra gli studenti. Principi costituzionali che dovrebbero caratterizzare la scuola più di qualsiasi altra istituzione”.  Lo dice  la FLC CGIL.
“La realizzazione, la riqualificazione e l’ammodernamento dei laboratori scolastici non possono e non debbono dipendere dalle donazioni delle aziende, ma devono dipendere integralmente dall’impegno di risorse pubbliche. È lo Stato che deve garantire le stesse condizioni a tutte le scuole, da Nord a Sud, a prescindere dal contesto economico in cui l’istituzione scolastica si trova. Così facendo, invece, ci troveremo ad avere scuole di serie a e di serie b”. 
“Inoltre, c’è il pericolo concreto che le istituzioni scolastiche beneficiarie smarriscano l’obiettivo primario dell’istruzione pubblica, ovvero quello di fornire valori di cittadinanza oltre che competenze e abilità generali, puntando sull’apprendimento delle competenze professionali funzionali alle aziende donatrici”.

Stop al pagamento delle tasse scolastiche per redditi Isee sotto ventimila euro

da Il Sole 24 Ore

di Laura Virli

Il ministero dell’Istruzione ha recentemente emanato il decreto ministeriale 370/2019, riguardante l’esonero totale dal pagamento delle tasse scolastiche, in ottemperanza dell’articolo 4 del Dlgs 63/2017.

Soglia d’esenzione a 20mila euro
Con tale decreto il Miur ha stabilito che gli studenti delle classi quarte delle scuole secondarie di secondo grado dell’anno scolastico 2018/2019 e 2019/2020, appartenenti a nuclei familiari il cui valore dell’Indicatore della situazione economica equivalente (lsee) è pari o inferiore a ventimila euro sono esonerati dal pagamento delle tasse scolastiche.
Le tasse scolastiche, espressione della potestà impositiva dello Stato, vanno pagate obbligatoriamente per il quarto e quinto anno degli istituti di istruzione secondaria di secondo grado, praticamente dopo il compimento del sedicesimo anno di età e l’assolvimento dell’obbligo scolastico.
La normativa vigente prevede quattro distinti tipi di tributo: di iscrizione, di frequenza, di esame e di rilascio di diploma.
Per la tassa di iscrizione si versano € 6,04, per la tassa di frequenza € 15,13, per la tassa per esami di idoneità, integrativi, di licenza, di maturità e di abilitazione € 12,092, per la tassa di rilascio dei diplomi € 15,13.
Essendo il decreto uscito con notevole ritardo, il Miur ha emanato la circolare n. 13053 del 14 giugno 2019 per rendere noto che saranno fornite successive indicazioni, nel caso di famiglie che hanno già versato le tasse, pur essendo esonerabili. Questo perché, al momento, sono in corso interlocuzioni con l’Agenzia delle entrate volte a definire la relativa procedura di rimborso di quanto non dovuto.

Requisiti richiesti
Per ottenere l’esonero per motivi economici è necessario che lo studente abbia ottenuto un voto di comportamento non inferiore a otto decimi, che non abbia ricevuto una sanzione disciplinare superiore a cinque giorni di sospensione, e che sia stato promosso (tranne i casi di comprovata infermità).
Il beneficio dell’esonero è riconosciuto su specifica domanda della famiglia, nella quale è individuato il valore Isee riportato in un’attestazione in corso di validità.

Altri casi di esonero
Restano esonerati dal pagamento delle tasse scolastiche, ai sensi della norma vigente, anche gli studenti che abbiano conseguito una votazione non inferiore alla media di otto decimi negli scrutini finali, e i figli di cittadini italiani residenti all’estero che svolgono i loro studi in Italia.
Per gli studenti stranieri che si iscrivono nelle istituzioni scolastiche statali l’esonero dal pagamento delle tasse scolastiche è concesso se è prevista anche nel paese d’origine.

Maturità, l’esame orale «è come un quiz televisivo»

da Il Sole 24 Ore

di Scuola24

Un esame come «un quiz televisivo, ma non così difficile». Dopo i 45 minuti più temuti dell’anno per gli studenti, e in attesa del verdetto dei prof, arriva il bilancio dei ragazzi sulla nuova prova orale della maturità 2019, cominciata ieri mattina: il colloquio con le buste. La
novità, la scelta di tre buste predisposte dalla commissione contenenti alcuni materiali per avviare l’interrogazione, si è rivelata per gli esaminandi meno ardua del previsto. E nel primo giorno, tra le aule dell’istituto Carlo Cattaneo di Milano, ha fatto capolino anche il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti. «Ho evitato volutamente un liceo – ha spiegato Bussetti – proprio perché volevo dare risalto anche a questa tipologia di scuola tecnico
professionale. Ho visto che tutto procedeva bene e che i ragazzi erano un po’ più tranquilli. Mi ha fatto piacere».

I maturandi sembrano essere riusciti a vincere lo spauracchio. Alla vigilia, per gli studenti, il fatto di «non sapere con quale argomento iniziasse l’orale rendeva difficile organizzare il ripasso». Secondo la websurvey di Skuola.net quasi nove ragazzi su dieci si erano infatti detti preoccupati. Poi le paure sono state superate. Neppure il tempo di rimpiangere la vecchia tesina degli anni precedenti, che i primi esaminandi – a fine colloquio – hanno commentato con serenità l’esito dell’esame. Ma quasi uno studente su due – sempre
secondo il sondaggio – ha spiegato di aver avuto qualche anticipazione. «Non è così difficile, i professori ci lasciano comunque parlare, è in stile colloquio. Non ci sono le solite singole domande. Certo, con le buste sembra di essere ad un quiz della tv», hanno commentato alcuni ragazzi all’uscita di un liceo romano. E altri: «Così siamo più autonomi, riusciamo ad orientarci da soli negli argomenti».

Secondo la prova, sono state previste tante buste quanti sono i candidati più due unità, in modo tale da assicurare anche all’ultimo candidato la possibilità di scegliere tra tre buste.
In queste ultime non ci sono domande o quiz, ma piuttosto dei materiali di spunto: un testo, un documento, un progetto, un problema, un disegno, una fotografia. Tutti comunque legati al percorso di studi che è stato effettuato durante il percorso scolastico. Da qui è partito il colloquio per l’esame orale che permette alla commissione di fare le sue verifiche sul programma svolto, ma anche sui progetti legati alla cittadinanza e alla Costituzione.

Ovviamente, anche le prove scritte sono oggetto del colloquio. La commissione alla fine dell’esame orale, che dura in media 45 minuti, assegna un punteggio, con un massimo di 20 punti per la valutazione del colloquio.

Mobilità docenti, accolte più della metà delle domande di trasferimento. Bussetti: grande lavoro con un mese di anticipo

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

Quasi 70 mila richieste di trasferimenti soddisfatte su poco meno di 130 mila domande. Sono questi i macro-numeri che il ministero dell’Istruzione ha voluto rendere pubblici, nel giorno della pubblicazione dei movimenti provinciali ed interprovinciali.

Le domande presentate

Le domande di mobilità presentate quest’anno sono state 129.802: ben 107.788 per la mobilità territoriale, le rimanenti per quella professionale. Oltre 115mila gli insegnanti coinvolti (si potevano presentare più domande), di cui oltre 94mila donne.

La maggior parte spostamenti su Comune o Provincia

Alla fine della procedura è stato soddisfatto oltre il 55% delle domande di mobilità, contro il 45,28% di un anno fa.

In particolare, sono state accolte 58.948 domande di mobilità territoriale, il 54,7% del totale di quelle presentate.

Quasi 9.000 sono stati gli spostamenti fuori regione garantiti agli insegnanti, contro i 7.493 del 2018.

Bussetti: compiuto un grande sforzo

I risultati della mobilità dei docenti pubblicati il 25 giugno, ha detto il ministro dell’Istruzione, “dimostrano che è stato fatto un grande lavoro. La macchina amministrativa ha lavorato bene e molto rapidamente, consentendo agli insegnanti di conoscere con oltre un mese di anticipo i risultati delle domande presentate”.

“Ringrazio il personale degli uffici periferici del Miur per il grande impegno profuso. Sono riusciti a lavorare velocemente tutte le pratiche. Da uomo di scuola e da ex dirigente territoriale, so bene quale sforzo è stato compiuto, abbiamo il dovere di riconoscerlo”.

I risultati in una sola giornata

“Voglio sottolineare – ha proseguito il ministro – che quest’anno, proprio grazie al grande lavoro fatto dagli Uffici territoriali, compresi coloro che hanno lavorato sulle pratiche pensionistiche, fra cui quelle di ‘Quota 100’, siamo riusciti a pubblicare i risultati della mobilità in una sola giornata anziché in più giorni, come accadeva fino allo scorso anno”.

“Credo – ha concluso Bussetti – che si sia trattato di un segnale di attenzione importante nei confronti dei nostri docenti e della scuola. Ora proseguiremo rapidamente con le altre operazioni relative all’avvio del nuovo anno scolastico. Stiamo giocando d’anticipo per garantire una partenza ordinata ai nostri ragazzi e insegnanti”.

Regionalizzazione scuola, blitz Lega: il 26 giugno il testo in CdM, il M5S potrebbe spaccarsi, sindacati in piazza divisi

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

Sulla regionalizzazione della scuola siamo alla prova del nove: mentre la Lega tenta di far approvare l’impianto normativo, inserendo il testo in Consiglio dei ministri, i sindacati affilano le armi e scendono in piazza perché ritengono, in sostanza, che l’autonomia differenziata spezzetterebbe l’unita scolastica nazionale e il diritto allo studio. Anche se non protesteranno uniti e questo, in qualche modo, potrebbe indebolirli.

La manifestazione del 25 giugno davanti Montecitorio

Martedì 25 giugno davanti a Montecitorio, dalle ore 14.00, si svolgerà la manifestazione “No alla regionalizzazione scolastica, difendere la Scuola di Stato“.

All’evento, promosso da un Comitato spontaneo nazionale, ci saranno ache diversi sindacati: Cobas, Unicobas, Anief, AND (Associazione nazionale docenti), ADIDA (Associazione docenti invisibili da abilitare) e Gilda degli insegnanti.

Alla protesta saranno presenti pure diverse associazioni e comitati, tra cui l’Accademia nazionale Docenti, Donne a scuola, Professione Insegnante, Civesscuola, Per la Scuola della Repubblica, Illuminitalia ed il Comitato Nazionale contro Mobbing-bossing scolastico (2007) O.n.l.u.s. e molte altre.

Davanti al Parlamento, il 25 giugno ci sarà anche lo scrittore Pino Aprile, esperto sulla questione meridionale, da noi intervistato qualche mese fa.

E a sostenere la protesta sembra che possano esserci anche alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle.

Una eventualità che se dovesse verificarsi, andrebbe a determinare una spaccatura all’interno del M5S. Le premesse ci sono tutte.

Come si comporterà il M5S?

Se qualche giorno fa il leader politico dei grillini, Luigi Di Maio, ha ribadito il suo no a stipendi e concorsi differenziati, con effetti diretti su comparti come Scuola e Sanità, successivamente la ministra per il Sud, Barbara Lezzi, rispondendo a una domanda, nel corso dell’audizione sull’Autonomia in Commissione Federalismo fiscale, è sembrata più timorosa delle spese legate ai finanziamenti locali che dagli effetti dell’autonomia differenziata: la Lezzi ha detto che “la Stefani (la ministra leghista per gli affari regionali e le autonomie n.d.r.) ha fatto un ottimo lavoro e che “se il ministro Stefani vorrà presentarlo anche nel Consiglio dei ministri di oggi sono prontissima a recepirlo”.

La possibilità che ciò avvenga, che il testo arrivi all’esame del Governo, dopo lo stop di metà febbraio, si è fatta sempre più concreta. Il testo dovrebbe essere inserito nel confronto di metà settimana, mercoledì 26 giugno tra i vari ministri e il premier Giuseppe Conte, con la Lega che stavolta potrebbe arrivare più forte all’appuntamento decisivo (indispensabile per l’approdo del testo alle Camere), a seguito del successo riscontrato in occasione delle rinnovo dei parlamentari italiani a Bruxelles.

Va poi sottolineata una mezza apertura da parte del leader politico del M5S, Luigi Di Maio, che alcuni giorni fa ha fatto intendere che se ne potrebbe parlare laddove si preveda, in parallelo, “un grande piano per il Sud”.

Flash Mob il 26 giugno

Proprio per mercoledì 26 giugno, le sigle sindacali Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Gilda Unams, Snals Confsal, hanno organizzato un Flash Mob per ribadire il no all’autonomia differenziata.

“È di questi giorni – si legge in una nota sindacale unitaria – l’accelerazione da parte del Governo sul tema e proprio in questi giorni e proprio mercoledì 26 discuterà il tema . Questo progetto rischia di frammentare il nostro sistema d’istruzione, creando cittadini e lavoratori di serie A e di serie B. Non possiamo tollerare tutto questo e da mesi ci mobilitiamo in tutto il paese contro questo disegno”.

“Per questo come organizzazioni sindacali saremo in piazza per ribadire il nostro no al progetto di riforma”, concludono i sindacati.

Il nuovo sito del Miur: tra le novità una chat per interagire con il pubblico

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

Una veste grafica rinnovata, contenuti riorganizzati per permettere una navigazione più efficace, uno spazio per le buone pratiche del sistema di istruzione e il mondo Miur.

È on line da oggi il nuovo sito istituzionale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in una versione più aggiornata e dinamica, pensata per offrire un servizio migliore agli utenti e valorizzare le iniziative di scuole, università ed enti di ricerca.

Tra le principali novità, l’introduzione di una chatbot nella sezione relativa all’Ufficio relazioni con il pubblico: gli utenti avranno a disposizione un’assistente virtuale in grado di offrire loro le informazioni di cui hanno bisogno. Inoltre, l’accesso ai servizi on line del portale sarà finalmente consentito anche tramite SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale che garantisce sicurezza e protezione dei dati a tutti i cittadini e alle imprese che ne fanno uso.

Il sito diventa sempre più mobile-friendly, per assicurare la piena fruibilità dei contenuti anche da smartphone e dispositivi mobili. Vengono introdotti un nuovo motore di ricerca e una sezione denominata “Le storie”, grazie alla quale gli utenti potranno conoscere le eccellenze del sistema di istruzione e formazione italiano.

Infine, per consentire un accesso semplificato agli argomenti e ai servizi di maggior interesse e facilitarne la consultazione, sarà disponibile sul sito una finestra dinamica che conterrà, in evidenza, i temi più ricercati con tutti gli aggiornamenti in tempo reale su atti, normativa e notizie pubblicati.

RAV e rendicontazione sociale delle scuole: cosa c’è da sapere

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

E’ tempo di Rapporto di Autovalutazione (RAV), che è un documento che è stato introdotto dal DPR 80 del 28/03/2013.

Con questa norma si intende regolamentare il Sistema Nazionale di Valutazione che, al fine di migliorare la qualità dell’offerta formativa e degli apprendimenti, ha il compito di valutare l’efficienza e l’efficacia del sistema educativo di istruzione e formazione.

Le istituzioni scolastiche (statali e paritarie) sono state chiamate dal 2015 a sviluppare un’attività di analisi e di valutazione interna partendo da dati ed informazioni secondo il percorso delineato dal Rapporto di autovalutazione (RAV), elaborato on line attraverso una piattaforma operativa unitaria.

Il RAV è quindi strutturato in quattro grandi aree:

Area Descrittiva: viene descritto il contesto territoriale in cui la scuola è inserita e le risorse in esso presenti;
Area Valutativa: con riguardo sia agli esiti riportati dagli studenti che alle pratiche educativo-didattiche ed organizzativo-gestionali;
Area Riflessiva: con oggetto il processo stesso di autovalutazione;
Area Proattiva: orientata alla definizione delle priorità per migliorare gli esiti

La nota del Miur

Dal 30 maggio al 31 dicembre 2019 viene resa disponibile la piattaforma per la predisposizione della Rendicontazione sociale 2019, che costituisce la fase conclusiva del ciclo di valutazione delle istituzioni scolastiche, per la prima volta chiamate a dare conto dei risultati raggiunti con riferimento alle priorità e ai traguardi individuati al termine del processo di autovalutazione.

Ciascuna scuola dichiara quanto realizzato, evidenziando i risultati raggiunti grazie all’autonomia che ne ha caratterizzato le azioni, e orienta le scelte future, in modo da fissare le priorità strategiche del triennio successivo.

L’attività di rendicontazione dovrà essere conclusa con la pubblicazione nel portale “Scuola in Chiaro”.

Le scuole che hanno utilizzato la piattaforma per l’elaborazione del PTOF all’interno del portale SIDI troveranno precaricate nel RAV le coppie “Priorità” e “Traguardi”, conservando la possibilità di  modificarle ulteriormente. Il RAV, una volta, verrà pubblicato direttamente nell’apposita sezione del portale “Scuola  in Chiaro”.

Entro dicembre, comunque, tutti i RAV verranno ripubblicati automaticamente sul portale “Scuola in Chiaro”, salvo che la scuola non vi abbia già provveduto autonomamente.

Per le scuole paritarie, esclusivamente per quanto riguarda l’elaborazione del Rapporto di autovalutazione, seguirà una specifica nota con l’indicazione della tempistica e della modalità di compilazione.

Pubblicati i risultati della mobilità dei docenti

Scuola, Bussetti: “Su mobilità fatto grande lavoro”
Soddisfatto oltre il 50% delle richieste

I risultati della mobilità dei docenti pubblicati oggi “dimostrano che è stato fatto un grande lavoro. La macchina amministrativa ha lavorato bene e molto rapidamente, consentendo agli insegnanti di conoscere con oltre un mese di anticipo i risultati delle domande presentate. Ringrazio il personale degli uffici periferici del Miur per il grande impegno profuso. Sono riusciti a lavorare velocemente tutte le pratiche. Da uomo di scuola e da ex dirigente territoriale so bene quale sforzo è stato compiuto, abbiamo il dovere di riconoscerlo”. Così il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti.

Le domande di mobilità presentate quest’anno sono state 129.802: 107.788 per mobilità territoriale, le rimanenti per quella professionale. Oltre 115mila gli insegnanti coinvolti (si potevano presentare più domande), di cui oltre 94mila donne. 

Alla fine della procedura è stato soddisfatto oltre il 55% delle domande di mobilità, contro il 45,28% di un anno fa. In particolare, sono state accolte 58.948 domande di mobilità territoriale, il 54,7% del totale di quelle presentate. Quasi 9.000 sono stati gli spostamenti fuori regione garantiti agli insegnanti, contro i 7.493 del 2018.

“Voglio sottolineare – prosegue il Ministro – che quest’anno, proprio grazie al grande lavoro fatto dagli Uffici territoriali, compresi coloro che hanno lavorato sulle pratiche pensionistiche, fra cui quelle di ‘Quota 100’, siamo riusciti a pubblicare i risultati della mobilità in una sola giornata anziché in più giorni, come accadeva fino allo scorso anno. Credo si sia trattato di un segnale di attenzione importante nei confronti dei nostri docenti e della scuola. Ora proseguiremo rapidamente con le altre operazioni relative all’avvio del nuovo anno scolastico. Stiamo giocando d’anticipo per garantire una partenza ordinata ai nostri ragazzi e insegnanti”.