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Legno e strutture metalliche reinventano le nuove scuole

da Il Sole 24 Ore 

di Paola Pierotti

Tutti in classe. Alcuni bambini e ragazzi in scuole all’avanguardia come quella di Liscate (Milano) sotto i riflettori per la scelta di aver investito nella digitalizzazione, altri in edifici senza certificato di collaudo statico (posseduto in Italia dal 53,2% delle scuole secondo una ricerca di Cittadinanzattiva) o di agibilità o abitabilità (il 53,8% delle scuole non ce l’ha). Dall’inizio dell’anno scolastico 2018-2019 ogni tre giorni si sono registrati episodi di distacchi di intonaco e crolli (47) all’interno di edifici scolastici. Il tema dell’insicurezza delle scuole rimane una priorità, contestualmente si registra un rinnovato fermento nella fase di progettazione con un boom di concorsi che ha coinvolto centinaia di architetti e specialisti.

Nei giorni scorsi a Torino sono state consegnate le due scuole medie del progetto “Torino fa scuola” promossa dalla Fondazione Agnelli e dalla Compagnia di San Paolo in collaborazione con il Comune e Fondazione per la scuola. Concorso nel 2016, due scuole pronte per il nuovo anno scolastico 2019/2020.

Intanto in circa 20 mesi, comprensivi dei tempi tecnici amministrativi, si sono compiute le fasi di concorso della scuola Panoramica di Riccione. «In questi giorni l’amministrazione sta procedendo alla verifica dell’impresa a cui affidare l’appalto per la realizzazione della scuola, se tutto procede per il meglio – racconta il progettista Daniele Durante, Studio BV36 – entro il mese di ottobre può iniziare il cantiere».

Lo studio Alvisi Kirimoto sta lavorando ad un progetto nato da un vecchio concorso (delle iniziative Menoèpiù) per la realizzazione di una scuola nella periferia Sud Est di Roma, oggi in cantiere dopo l’assegnazione dell’appalto. Una scuola che integra un parco, una biblioteca e un civic center e sfrutta la natura de terreno per “proteggere” i bambini ed essere più efficiente. Lo stesso studio, insieme a Maurizio Milan, e sotto la guida del senatore Renzo Piano sta portando in cantiere la scuola-modello di Sora (una dei progetti-pilota dell’iniziativa Casa Italia). «Siamo ad un passo dalla realizzazione. Entro dicembre – commenta Alvisi – la progettazione esecutiva sarà pronta. Il sito è già a disposizione e il Ministero ha già stanziato i finanziamenti».

Laura Galimberti, assessore all’educazione e istruzione con delega all’edilizia scolastica del Comune di Milano, dopo una lunga esperienza sul tema scuole a scala nazionale con una struttura dedicata a Palazzo Chigi, fa un punto sul settore ribadisce le priorità: apertura al territorio e relazioni tra spazio e didattica innovativa. E poi, qualità architettonica «anche con attenzione al micro-clima interno. Le scuole – ricorda – sono progettate per l’inverno ma bisogna fare i conti con il risparmio energetico e il comfort tutto l’anno, attenzione a orientamento, ventilazione naturale e isolamento, i condizionatori non sono una soluzione». Da sottolineare il tema della certificazione, qualsiasi sia, Casaclima, Leed o altro «consente alle Pa di gestire meglio il processo e avere uno sgravio da parte delle risorse interne nel rapporto con le imprese e la filiera». Apertura all’industrializzazione edilizia «in via Viscontini – racconta – è in corso un cantiere innovativo. Sarà una scuola tutta in legno, e con un cantiere a secco, sale a velocità impressionante».

Anche Cdp è in prima linea sul tema dell’edilizia scolastica, tanto che in questi giorni ha presentato un rapporto con alcuni dati: dal 2010 al 2018 sono stati mobilitati 3 miliardi di euro per la realizzazione di interventi di edilizia scolastica e solo nei primi 6 mesi del 2019 sono stati finanziati investimenti in 91 edifici (una scuola ogni 2 giorni). Da un’attenta lettura dei bandi e dai progetti più sperimentali per l’edilizia scolastica, tipologicamente, le linee guida del 2013 di Francesco Profumo pur non essendo mai entrate in vigore, sembrano di fatto costituire una buona base sia per i concorrenti che per i committenti.

Scuole belle, aperte, permeabili. Ma come? «La scuola – spiega Alvisi – deve essere concepita come un civic center, un presidio culturale e anche di sicurezza soprattutto per aree depresse o sensibili. Senza tralasciare l’aspetto pedagogico che sollecita una maggiore integrazione tra ragazzi sia per fascia d’età che per interessi e culture diverse, la scuola ha il dovere di essere anche un contenitore di per sé educativo». Oggi la scuola non è più considerata solo come luogo di studio, chiuso verso l’esterno, ma spazio da abitare e da vivere in qualsiasi momento della giornata. «L’attenzione del progettista – aggiunge Durante – si concentra così sull’influenza dello spazio sulle dinamiche educative: aspetti come la sostenibilità ambientale, energetica ed economica, la riciclabilità dei componenti e dei materiali di base, le alte prestazioni energetiche e la facilità di manutenzione, possono assumere qualsiasi forma».

Dal punto di vista tecnologico, il panorama è ampio: dal forte uso del legno a qualsiasi latitudine, alle strutture metalliche con tecnologie a secco, fino al più ordinario cemento armato con murature a cassetta e mattoni faccia a vista. «Esemplare da questo punto di vista il concorso per la scuola di Cesenatico vinto da Iotti+Pavarani – dice Pier Giorgio Giannelli, presidente Ordine Architetti Bologna e coordinatore del concorso – tra il primo ed il secondo passavano 30 o più anni di tecnologia. Dal punto di vista impiantistico invece le soluzioni sono sempre tutte allineate verso standard di qualità elevata».

Global strike for forum, Fioramonti chiede a presidi e docenti più attenzione sul clima

da Il Sole 24 Ore 

di Redazione Scuola

Una lettera ai presidi e ai docenti chiedendo loro di trovare del tempo, nella settimana (cominciata lo scorso 20 settembre) che andrà avanti fino a venerdì prossimo, per realizzare sessioni di discussione e riflessione sui cambiamenti climatici insieme ai ragazzi. L’ha inviata il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, alle scuole, per sollecitare momenti condivisi con gli studenti su ciò che accadrà questa settimana ed il suo significato.

«Nella mia storia di lotte civili e politiche, lo sviluppo sostenibile è sempre stato un punto centrale. Non mi tirerò certo indietro ora che sono ministro. Il Miur sosterrà ogni iniziativa volta a questo cambiamento, alcune in prima persona, come vedrete in questi giorni», scrive il ministro.

Da venerdì scorso il Miur è « aperto alle proposte provenienti da studenti, insegnanti e realtà scolastiche, riservate ai temi dell’ambiente, del cambiamento climatico e del benessere equo e sostenibile». Una pagina web dedicata e un indirizzo di posta sono stati costituiti per raccogliere iniziative e progetti.

«Rendersi partecipi del cambiamento tramite i “venerdì per il futuro” è un compito che tutti dobbiamo condividere. È la lezione più importante della nostra vita», scrive il ministro su Fb.

Nella missiva ai dirigenti scolastici e ai docenti, il titolare del Miur chiede di essere aiutato «su un tema comune e pressante che mi sta molto a cuore: lo sviluppo sostenibile per lottare fattivamente contro il cambiamento climatico. Questa è una battaglia improcrastinabile perchè forse siamo l’ultima generazione che può ancora invertire la rotta del Titanic e consentire la sopravvivenza del genere umano su questo bellissimo pianeta».

Il ministro chiede ai docenti di riservare tempo al tema «sia come ministro che padre di due splendidi bambini che in questo mondo prossimo dovranno viverci. Oltre a questo tempo così dedicato – scrive infine – che spero di poter inserire stabilmente all’interno dell’insegnamento dell’educazione civica programmato per il 2020, sarà benvenuta qualsiasi iniziativa in questa settimana e oltre, che possa sensibilizzare i giovani sul tema».

Nel piano per la scuola più soldi in busta paga ma via il bonus ai prof

da la Repubblica

Corrado Zunino

ROMA — Ha cambiato già tutto, Lorenzo Fioramonti, al ministero dell’istruzione. Gabinetto, segreteria, comunicazione, cerimoniale. Volti nuovi, anche se non c’è stato il tempo di cambiare le targhe alle porte. Le figure ammassate al secondo piano di Viale Trastevere da Marco Bussetti (ex), stipate in regime di collaborazione diretta e fiduciaria, sono andate a casa: «Tabula rasa e si riparte senza zavorre», ama dire ai suoi, e così ha detto a chi ha mandato a casa, Fioramonti.

La “tabula rasa” riguarderà, innanzitutto, il bonus per i docenti, il voucher da 500 euro che i migliori insegnanti — indicati dal dirigente scolastico su indicazione (spesso virtuale) della comunità scolastica — possono spendere in prodotti culturali. Come ogni indicatore di merito, il “bonus” non è gradito a due terzi degli insegnanti italiani (sondaggio del sindacato Gilda) e ha conosciuto nel tempo due significative storture: in diversi istituti il premio viene spalmato, abbassandone il valore, su tutti i docenti. E in diversi casi viene speso per smartphone ed elettrodomestici, non proprio prodotti culturali in senso stretto. Il neoministro ha già detto che vuole girare la quota premiale in stipendio fisso, ma l’importo dedicato a quella voce nel 2018-2019 è pari a 148 milioni: con questo volume si può solo garantire un aumento medio di 12 euro mensili lordi. Serviranno altre risorse pubbliche per arrivare ai 100 euro in più promessi in busta paga.

Con le persone, al ministero dell’Istruzione, è cambiato il metodo di lavoro. Ieri sera Fioramonti ha affrontato le urgenze — al Miur ci sono sempre urgenze — fino a tarda ora con la viceministra Ascani (Pd), i due sottosegretari Azzolina (M5S) e De Cristofarlo (Leu), gli staff attorno. Tra due giovedì si deve portare in Consiglio dei ministri un nuovo decreto Salvaprecari: si era arenato con il precedente governo per l’opposizione dei grillini (Azzolina, da deputata, in testa), poi la crisi aveva destinato quel “salvo intese” al nulla. Fioramonti ora dice: «I precari della Terza fascia tengono in piedi la scuola». Oggi, però, sono destinati a una precarietà eterna, visto che non hanno abilitazione all’insegnamento e non possono partecipare a concorsi. Il decreto, comunque, riparte: cambierà nome e avrà — rispetto al precedente — selezione e formazione. «Dobbiamo sapere chi sono questi supplenti che ambiscono al ruolo», dicono i collaboratori del ministro.

Il piano di Bussetti era: 55mila precari di Terza fascia con tre anni di insegnamento su otto stagioni saranno avviati a un Percorso speciale lungo un anno in un’università italiana. Al termine passeranno in seconda fascia e avranno accesso ai concorsi per una cattedra. Tutto questo sarà rivisto. Si sta ragionando sull’introduzione di una selezione da organizzare durante il Pas per comprendere il livello di preparazione dei docenti. Il decreto cassato prevedeva, ancora, che metà degli stessi “Terza fascia” avrebbero potuto partecipare al concorsone ordinario per le medie e superiori — 48.536 posti — da bandire in autunno. La nuova discussione rimette in gioco sia le modalità che i numeri di accesso. Di una cosa ministro e vice sono certi: «Il bando straordinario deve partire entro novembre».

Simone Dundam, portavoce dei precari di Terza fascia: «L’unica selezione che accettiamo è quella sui titoli che possediamo e sui servizi che abbiamo fatto a scuola».

L’ultima novità in progetto è quella della mobilità volontaria su cattedra vacante, anche fuori dalla propria regione. «Piuttosto che precari in una regione senza posti», ha spiegato Fioramonti, «ai docenti sarà data la possibilità di trasferirsi in un’altra regione che ha disponibilità per entrare in ruolo. In un anno dimezzeremo il precariato». Archiviata la stagione dell’autonomia differenziata, il ministro dice infine: «Per attrarre docenti le Regioni con un più alto costo del lavoro potranno introdurre benefici per l’affitto e l’acquisto dell’auto ».

Docenti e ATA, chi potrà andare in pensione dal 1° settembre 2020

da Orizzontescuola

di redazione

Pensioni dal 1° settembre 2020: fermo restando che alcune delle misure devono ancora essere confermate, lo Snals ha elaborato una tabella di riepilogo delle situazioni possibili.

Per i pensionamenti del 2020 e 2021 il calcolo previsto dalla legge Fornero per chi ha maturato i 18 anni alla data del 31.12.1995 (con il metodo retributivo fino al 31.12.2011 e contributivo dal 1°.01.2012 alla data della cessazione) cesserà di essere utilizzato per mancanza di aventi diritto. Si presume che la fine di questo calcolo sia per le donne al 31.08.2020 e per gli uomini al 31.08.2021. A tali date sia le donne che gli uomini avranno ampiamente raggiunto i requisiti di massima anzianità richiesti per la pensione anticipata.

La tabella

Si tratta naturalmente di prime indicazioni, alle quali andranno aggiunte quelle relative a Quota 100 e alle altre forme di pensione anticipata.

Concorso DSGA, 5 e 6 novembre le prove scritte. Avviso in Gazzetta Ufficiale

da Orizzontescuola

di redazione

Concorso DSGA: le prove scritte per 2.004 posti si svolgeranno in data 5 e 6 novembre 2019. Avviso in Gazzetta Ufficiale.

L’elenco delle sedi con la loro esatta ubicazione, l’indicazione della destinazione dei candidati distribuiti in ordine alfabetico, nonche’ l’orario di inizio delle operazioni di riconoscimento dei candidati e le ulteriori istruzioni operative, saranno comunicate almeno quindici giorni prima della data di svolgimento delle prove tramite avviso pubblicato sul sito
internet del Ministero (www.miur.gov.it) e degli USR competenti. Tale
pubblicazione ha valore di notifica a tutti gli effetti.

I candidati si dovranno presentare nelle rispettive sedi d’esame
muniti di un documento di riconoscimento in corso di validita’ e del
proprio codice fiscale.

La durata di ciascuna prova e’ pari a 180 minuti.

Ogni ulteriore informazione e documentazione inerente alla
procedura concorsuale e’ disponibile alla pagina
https://www.miur.gov.it/web/guest/concorso-dsga sezione «Prova
scritta».

Leggi l’avviso

Elenco ammessi alla prova scritta per ogni regione

Le prove scritte

I candidati dovranno svolgere due prove scritte:

  • una prova costituita da sei domande a risposta aperta, volta a verificare la preparazione dei candidati sugli argomenti di cui all’Allegato B del DM 863/2018;
  • una prova teorico-pratica, consistente nella risoluzione di un caso concreto attraverso la redazione di un atto su un argomento di cui all’Allegato B del DM 863/2018.

Durata

Ciascuna delle due prove ha una durata pari a 180 minuti, incrementabili per i candidati disabili, per i quali sono previsti tempi aggiuntivi di svolgimento, secondo quanto previsto dall’articolo 20 della legge n. 104/92.

Valutazione

La commissione assegna a tutte e due le prove scritte un punteggio massimo di 30 punti.

Per la prova consistente nelle 6 domande a risposta aperta, la commissione assegna un punteggio da 0 a 5 punti per ciascuna risposta esatta.

Per la prova di carattere  teorico-pratico, la commissione assegna un punteggio da 0 a 30 punti.

La commissione procede prima alla correzione delle sei domande a risposta aperta; nel caso in cui il candidato non raggiunga il punteggio minimo di 21 punti, non procede alla correzione della prova di carattere teorico-pratico.

La prova è superata se si consegue un punteggio di almeno 21/30 in ciascuna delle due prove.

Voto finale

Il voto finale delle due prove:

– è unico

– può essere di 30 punti al massimo

– deriva della media aritmetica dei risultati conseguiti nelle due prove

La prova sarà corretta sulla base di una griglia elaborata dal comitato tecnico-scientifico che predisporrà le prove. La griglia sarà pubblicata sul sito del Miur prima dell’espletamento della prova medesima.

Più soldi per la scuola, Fioramonti: tassa di un euro per i voli nazionali

da Orizzontescuola

di redazione

“Un euro per un volo nazionale e un euro  e 50 per un volo internazionale”, questa l’idea del Ministro Fioramonti per trovare più soldi per la scuola.

Ad essere tassate potrebbero essere anche le bevande zuccherate e merendine.

E’ questa la copertura individuata dal Ministro, suggerita per trovare i due miliardi per la scuola.

. L’idea potrebbe anche rientrare sotto le iniziative ‘green’ che il governo punta a proporre anche per spuntare nuova flessibilità da Bruxelles, ma, al momento, non sarebbe in realtà tra quelle prese in considerazione per finanziare la prossima legge di Bilancio.

Bonus merito nello stipendio? Un aumento di 148 euro l’anno

da Orizzontescuola

di redazione

Da qualche giorno circola la notizia che il Ministro dell’Istruzione avrebbe sostenuto la volontà di trasferire il bonus merito nello stipendio dei docenti.

67% docenti contrario ad assegnazione da parte del dirigente

Il bonus merito ha creato grande dibattito fin dalla sua istituzione, perché è stato visto come uno strumento nelle mani del dirigente per premiare i docenti in modo discrezionale.

Un sondaggio avviato dalla Gilda degli insegnanti, infatti, riporta tali risultati. Il 67% degli intervistati, infatti, ha detto di essere contrario a questa forma di premio e soltanto per 1 docente su 5 (19%) avrebbe sortito un effetto migliorativo sulla scuola pubblica. Secondo il 79%, il bonus previsto dalla “Buona Scuola” accentua situazioni di conflitto e di inutile competitività tra i docenti. I due terzi degli intervistati, pari al 64%, si è espresso anche contro la presenza di studenti, genitori e soggetti esterni nel Comitato di valutazione e appena l’8% ritenne giusto affidare a questo organismo la definizione dei criteri per l’assegnazione del bonus merito.”

Insomma, una vera e propria bocciatura. Risulta quindi spiegabile l’interesse per la notizia dalla dubbia fondatezza.

Converrebbe dividerlo a tutti i docenti nello stipendio?

Il problema della confluenza del bonus nella busta paga sta anche nell’entità della cifra da distribuire. Infatti, se si considera che che il fondo per il bonus è di 148milioni di euro l’anno, bisogna considerare che dovrebbe essere distribuito tra tutti i docenti, inclusi i precari che per legge possono riceverlo. Cifra, quindi da dividere per 769mila docenti di ruolo cui aggiungere circa 150mila precari. La somma che i docenti si dividerebbero sarebbe di 148 euro l’anno lordi. Cifra, ovviamente, da prendere con il beneficio dell’inventario.

La domanda, quindi, è: meglio a pochi ma con cifre più significative, o a tutti con una cifra non certo elevatissima?

Fioramonti scrive ai docenti: dedicate del tempo a riflessioni su cambiamenti climatici

da Orizzontescuola

di redazione

Il Ministro Fioramonti scrive ai dirigenti scolastici, ai docenti e alla scuola tutta, al fine di sensibilizzare sul tema ambientale e sul contrasto al cambiamento climatico, dichiarando la disponibilità del Miur a sostenere ogni iniziativa utile al riguardo.

Settimana 20-27 settembre

Il Ministro ricorda che oggi inizia la settimana della sensibilizzazione al contrasto al cambiamento climatico, settimana che culminerà nella mobilitazione globale del 27 settembre, cui parteciperanno anche in Italia numerosi giovani seguendo il messaggio di Greta Thunberg.

Cosa chiede Fioramonti

Il Ministro chiede alle scuole o meglio ai docenti di dedicare delle ore di lezione a discussioni e riflessioni sui cambiamenti climatici.

Qualsiasi altra iniziativa proposta dalle scuole sarà ben accetta.

Il Ministro esprime poi l’auspicio di inserire stabilmente, all’interno dell’insegnamento dell’Ed. Civica, la tematica dell’emergenza climatica.

Il Ministero, prosegue Fioramonti, sarà sempre aperto alle proposte provenienti da studenti, insegnanti e realtà scolastiche in genere, riservate ai temi ambiente, del cambiamento climatico e del benessere equo e sostenibile.

Pagina WEB e casella di posta dedicata

Alla fine della lettera, il Ministro comunica che il Miur ha costituito in questi giorni una pagina WEB dedicata e una casella di posta elettronica al fine di raccogliere tutte le vostre iniziative e cercare di realizzarle.

Nella predetta pagina web e casella di posta sarà possibile caricare i vostri progetti, le vostre iniziative, le foto e tutto ciò che vorrete condividere con noi. 

Scuola senza DSGA, può il dirigente conferire l’incarico? Sentenza

da Orizzontescuola

di Avv. Marco Barone

In un contenzioso complesso, dove si denunciava l’ipotesi di sussistenza di condotte vessatorie ai danni di un lavoratore ATA di una scuola, si affrontano varie questioni, tra cui quella del mancato conferimento, all’inizio dell’anno scolastico dell’incarico di DSGA e/o vice DSGA, con preclusione dello svolgimento di funzioni legate alla propria qualifica, e conseguente demansionamento

La Corte d’Appello Roma Sez. V, Sent., 10-07-2019 sul punto si pronuncia nei modi che ora seguono.

Il conferimento dell’incarico di DSGA non è di competenza del DS

“Contrariamente a quanto dedotto dall’appellante, il Tribunale ha anche analizzato le singole condotte asseritamente vessatorie poste in essere dalla dirigente, affermando, quanto al mancato conferimento dell’incarico di DSGA, che lo stesso non era imputabile alla Dirigente Scolastica, tale nomina non essendo di sua competenza”

La normativa

“ in merito alla figura del Dirigente Amministrativo Servizi Generali Amministrativi, le norme contenute nel CCNL 2006/2009 sono:

l’art. 47, il quale prevede che: “I compiti del personale ATA sono costituiti: a) dalle attività e mansioni espressamente previste dall’area di appartenenza; b) da incarichi specifici che nei limiti delle disponibilità e nell’ambito dei profili professionali, comportano l’assunzione di responsabilità ulteriori, e dallo svolgimento di compiti di particolare responsabilità, rischio o disagio, necessari per la realizzazione del piano dell’offerta formativa, come descritto dal piano delle attività”.

In base all’art. 47, comma 3 CCNL: “L’attribuzione degli incarichi, di cui al comma 1 lettera b) è effettuata dal dirigente scolastico, secondo le modalità, i criteri e i compensi definiti dalla contrattazione di istituto nell’ambito del piano delle attività”.

L’art. 56, commi 4 e 5. Comma 4: “Il Dsga è sostituito, nei casi di assenza, dal coordinatore amministrativo che, a sua volta è sostituito secondo le vigenti disposizioni in materia di supplenze. Fino alla concreta e completa attivazione del profilo di coordinatore amministrativo, il Dsga è sostituito dall’assistente amministrativo con incarico conferito ai sensi dell’art. 47”. Comma 5: “In caso di assenza del Dsga dall’inizio dell’anno scolastico, su posto vacante e disponibile, il relativo incarico a tempo determinato verrà conferito sulla base delle graduatorie permanenti”.

In sintesi, gli articoli del Contratto nazionale prevedono i presupposti che ricorrono in caso di assenza del DSGA, il quale può essere sostituito dal Coordinatore amministrativo (profilo mai attivato), dall’assistente amministrativo, in base alle posizioni economiche ricoperte e con conferimento d’incarico specifico (dietro disponibilità) da parte del dirigente scolastico.

L’art. 14 CCNI, inoltre, prevede quanto segue.

Il comma 1 dispone che “I posti del profilo professionale di direttore dei servizi generali e amministrativi non assegnati a mezzo di contratti di lavoro a tempo determinato fino al termine dell’anno scolastico, a causa dell’esaurimento della graduatoria permanente di cui all’articolo 7 del D.M. n. 146 del 2000, sono ricoperti dagli assistenti amministrativi titolari e/o in servizio nella medesima istituzione scolastica, beneficiari della seconda posizione economica di cui all’articolo 2 della sequenza contrattuale 25 luglio 2008, le cui modalità attuative sono regolamentate dall’Accordo nazionale 12 marzo 2009”.

Il comma 2 prevede che “In assenza di personale di cui al comma 1 il dirigente scolastico provvede mediante incarico da conferire ai sensi dell’articolo 47 del C.C.N.L. 29 novembre 2007 e sempre con personale in servizio nell’istituzione scolastica che si renda disponibile, ivi compresi gli assistenti amministrativi beneficiari della prima posizione economica di cui all’articolo 2 della sequenza contrattuale 25 luglio 2008”.

Il comma 3 “In via esclusivamente residuale, rispetto alla fattispecie di cui al comma 2, si procede alla copertura dei posti vacanti e/o disponibili per tutto l’anno scolastico mediante provvedimento di utilizzazione di personale appartenente ai profili professionali di responsabile amministrativo ovvero di assistente amministrativo di altra scuola della medesima provincia”.

Solo quando non c’è alcun ATA disposto ad accettare l’incarico DSGA si ricorre all’utilizzazione elenchi provinciali

“Solo qualora non vi fosse nessun Assistente Amministrativo, all’interno all’Istituzione scolastica, disposto ad accettare l’incarico, questo viene attribuito, mediante provvedimento di utilizzazione, agli Assistenti Amministrativi collocati in posizione utile negli apposito elenchi provinciali del personale aspirante alle utilizzazioni (comma 4 art. 14 CCNI).

In virtù di tali norme , il provvedimento del dirigente scolastico può ritenersi immune dai vizi denunciati, rispondendo, peraltro, a criteri di ragionevolezza e, quindi, di imparzialità.”

Non c’è demansionamento se non viene conferito l’incarico DSGA

“Peraltro, non può ipotizzarsi alcun demansionamento nell’ipotesi in cui si lamenti il mancato conferimento di un incarico in relazione al quale non sussiste alcun diritto.”

Friday for future, studenti in piazza in tutto il mondo

da La Tecnica della Scuola

Migliaia di studenti sono scesi in strada in Australia, Thailandia, Indonesia ed India, dando inizio allo ‘sciopero globale’, in vista del summit Onu sul clima, in programma da lunedì a New York.

Manifestazioni e cortei sono in programma a breve in Giappone, Filippine e Birmania: saranno 150 i Paesi coinvolti in tutto il mondo.

Il clou è previsto proprio a New York, dove Greta Thunberg guiderà le manifestazioni: a oltre un milione di studenti è stata garantita la ‘giustificazione’ dalle autorità, potranno saltare scuola senza penalizzazioni.

Scuole pericolose, un crollo ogni tre giorni

da La Tecnica della Scuola

Ogni anno che passa, gli edifici scolastici fanno sempre più paura: lo dice il Rapporto di Cittadinanzattiva, dal quale emerge che oggi in Italia negli istituti scolastici si registra un crollo ogni tre giorni, il peggior dato degli ultimi anni.

Il Sud arranca

Ne deriva, si legge nel rapporto, la necessità di fondi e di interventi in un alto numero di scuole. L’ultimo studio sulla sicurezza scolastica, evidenzia come solo una scuola su quattro sia in possesso del certificato di agibilità statica, una su tre di quello di prevenzione incendi e dell’agibilità igienico-sanitaria, poco più della metà del collaudo statico.

Emergono notevoli disomogeneità tra le varie aree del Paese: il Sud è molto indietro, poichè qui nemmeno il 20% delle scuole è in regola con questi adempimenti.

Nelle scuole nelle aree a rischio sismico, sono state solo 1.700 le verifiche di vulnerabilità sismica effettuate rispetto alle oltre 4.000 richieste dagli enti locali; fanalino di coda Calabria (solo 2% con verifica), Campania (4%) e Sicilia (7%), regioni in cui insistono un maggior numero di scuole in zone ad elevata sismicità.

A questo proposito, gli ultimi governi, a partire dal quello del Partito Democratico, hanno stanziato diversi miliardi di euro per la sicurezza.

Anche l’attuale esecutivo M5S-Pd ha previsto somme ingenti. “Sull’edilizia scolastica abbiamo molti fondi – ha detto il ministro Lorenzo Fioramonti durante la trasmissione Porta e Porta – ma abbiamo difficoltà a spenderli perché nel rapporto tra il governo e gli enti locali che in genere gestiscono questi percorsi c’è sempre difficoltà, io ho chiesto che nel mio ministero si crei un ufficio per accompagnare gli enti locali“.

Codacons: poco o nulla è stato fatto

Per il Codacons, il 46,8% degli edifici scolastici presenti sul territorio nazionale non possiede il certificato di collaudo statico, e il 53,8% non ha quello di agibilità o abitabilità: “nonostante i piani annunciati a reti unificate dai vari governi, infatti, poco o nulla è stato fatto per garantire salute e sicurezza di studenti e personale scolastico”.

“Basti pensare – conclude l’associazione dei consumatori – al problema dell’amianto, che dal recente censimento risulta ancora presente in 2.400 scuole, con un bacino di 350.000 alunni e 50.000 docenti coinvolti”, denuncia il Codacons.

Nei giorni scorsi, l’associazione dei consumatori ha denunciato che a partire dal 2001 l’amianto ha provocato 39 vittime: ancora oggi, lo respirano 50 mila docenti, Ata, dirigenti scolastici e 350 mila alunni.

Cittadinanzattiva: semplificare le procedure

Secondo Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale scuola di Cittadinanzattiva, è “prioritario che gli Enti locali garantiscano con urgenza gli interventi ordinari e straordinari di manutenzione e le indagini diagnostiche su soffitti e solai per scongiurare altri crolli. Poichè le procedure burocratiche per l’utilizzo effettivo dei fondi disponibili per l’edilizia scolastica sono eccessivamente farraginose: occorrono anche tre anni dalla progettazione alla effettiva realizzazione degli interventi di messa in sicurezza o costruzione di un nuovo edificio scolastico.

Per questi motivi, prosegue Bizzari, “chiediamo al nuovo Governo e al neo ministro Fioramonti di intervenire per la semplificazione delle procedure ed istituire o ripristinare con urgenza una struttura tecnica ed informativa per l’edilizia scolastica che sia di supporto agli Enti locali con carenza di risorse tecniche o umane, o di piccole dimensioni, per agevolarli nel reperimento di dati aggiornati sullo stato delle scuole, nell’accesso ai fondi e nella progettazione degli interventi”.

Sindacati europei, basta precariato. Nella scuola italiana sono 205 mila

da La Tecnica della Scuola

Nel corso del convegno a Palermo, promosso dalla Cesi, la Confederazione europea dei sindacati indipendenti che rappresenta 5 milioni di dipendenti e dirigenti del lavoro pubblico e privato, a cui partecipano rappresentanti sindacali, politici, esperti, legali, giovani lavoratori provenienti da tutta Europa per trovare delle soluzioni alla piaga del lavoro precario diffusa non soltanto in Italia, ma in tutta Europa, è stato affermato: “Negli ultimi dieci anni il precariato nella scuola è quasi raddoppiato da 115mila a 205mila supplenti, nonostante le tantissime immissioni in ruolo autorizzate. Su 180mila immissioni in ruolo ne sono state fatte soltanto 90mila perché il sistema di reclutamento adottato dalla politica negli ultimi anni è stato sbagliato”.

Le soluzioni chieste al ministro

“Al ministro Fioramonti  abbiamo dato alcune soluzioni da inserire nel prossimo decreto che vogliamo chiamare ‘salva-scuola’: stabilizzare il personale Ata, assumere i docenti dalle graduatorie d’istituto da cui vengono chiamati come supplenti per risolvere il problema con la copertura delle cattedre ancora scoperte”.

Il convegno, finanziato dalla Commissione Europea, vuol fare il punto  sulla attuazione della direttiva comunitaria, vuol trovare soluzioni comuni, ma vuole lanciare un segnale chiaro e forte a livello europeo: Stop al lavoro precario in Italia e in Europa e offrire maggiore stabilità e protezione sociale; bisogna correre ai ripari contro la deriva del precariato e il dilagare dei contratti atipici che non hanno colmato le lacune del mercato del lavoro, intrappolando i lavoratori a livelli bassi di protezione sociale, quando ci sono.

I numeri del precariato

Dal sondaggio di ‘Eurofound’ si evince che nell’Unione Europea i contratti a tempo indeterminato full time sono scesi dal 62% nel 2003 al 59% nel 2014 e che la percentuale di contratti a tempo determinato è del 7%; lavoro temporanei/a termine, part time e freelance/autonomi rappresentano rispettivamente l’1,5%, il 7% e il 10% dell’occupazione totale. Il 4% dei cittadini dell’Unione Europea ammette di aver svolto un lavoro non in regola/in nero negli ultimi 12 mesi (2016).

Dirigenti scolastici: quante assunzioni nei prossimi anni?

da La Tecnica della Scuola

Quanti saranno i posti che verranno assegnati ai dirigenti scolastici vincitori del concorso il prossimo anno scolastico 2020/21 ?
E’ il tormentone che circola in diversi gruppi sui social formati da coloro, provenienti da ogni parte d’Italia considerata la natura nazionale dell’ultimo concorso per DS, che sono in attesa di nomina e rientrano nei 2900 posti che dovranno essere assegnati a coloro che si sono piazzati in posizione utile.

2900 posti a concorso

Per i restanti (hanno superato le prove 3420 candidati) sarà necessario un provvedimento ad hoc che consenta l’utilizzo della graduatoria ai fini dell’affidamento dell’incarico dirigenziale per eventuali ulteriori vuoti d’organico oltre i 2900, ovvero una misura che non farebbe meraviglia venisse adottata, come avvenuto in passato.
Ad essere interessati dunque sono oltre un migliaio di persone, considerato che per l’a.s. 2019/20 la graduatoria si è fermata alla posizione 2045.
Dare risposte precise non è semplice in questa occasione. Vero è che da un’analisi abbastanza sommaria, ulteriori posti sarebbe stato possibile assegnarli già quest’anno. Infatti risultano ancora molte scuole non sottodimensionate date in reggenza e dunque tecnicamente idonee ad essere affidate ad un unico dirigente individuato dalla graduatoria.

Cambio di scenario con il nuovo Governo

I posti autorizzati però dal MEF per l’a.s.2019/20 non sono stati sufficienti ad assicurare a tutti i vincitori la nomina da quest’anno e sebbene qualcuno, prefigurando nuovi scenari frutto più di un legittimo desiderio che di fondata possibilità, ipotizza anche un ulteriore scorrimento in autunno alla luce del mutato quadro politico, è verosimile che dovrà aspettare il 2020/21 o addirittura il 2021/22 per assumere il ruolo di dirigente scolastico.
Un’attesa che comunque ha generato nei futuri dirigenti – almeno stando a diversi commenti – la sensazione di vivere una condizione nuova e diversa dal punto di vista professionale. Infatti essi vivono la propria esperienza di docente come qualcosa che presto si concluderà dovendo affrontare una nuova carriera professionale che comporterà per loro compiti diversi.
Una condizione che impone, per senso di responsabilità di non staccare la spina in attesa della nomina e dunque pensare a quelli che saranno i prossimi impegni per cui sarà necessario continuare ad aggiornarsi.

C’è anche chi sta già facendo “tirocinio”

Ci sono molti dirigenti, da quanto è dato sapere, che hanno pensato di inserire nel proprio staff i futuri colleghi per coinvolgerli maggiormente nelle problematiche dirigenziali (una sorta di learning by doing) e prepararli al ruolo che svolgeranno, ed è senz’altro una buona opportunità per chi è in stand by.
Ma tornando all’incipit: quanto tempo sarà necessario per completare l’assegnazione dei 2900 posti messi a bando ? C’è chi parla di almeno 500 posti il prossimo anno o addirittura 1000, completando così il quadro delle assunzioni. Non v’è dubbio che per rispondere sarà innanzitutto necessario conoscere il numero dei pensionamenti, così come un ruolo non irrilevante spetterà alla formazione di governo ed in particolare al neo ministro Fioramonti, al quale qualcuno non è escluso presto rivolga un appello affinché contenga il più possibile il numero delle reggenze. Se dovesse il neo ministro scegliere la strada di ridurre il numero minimo di studenti per mantenere l’autonomia scolastica, le reali possibilità di chiudere questo concorso con l’assunzione di vincitori ed idonei sarebbero tante. E si potrebbe ripartire così con un nuovo bando per offrire una nuova possibilità in tempi ragionevoli, diversamente dal passato, a chi in quest’ultimo concorso per diventare dirigente scolastico non è riuscito a entrare in graduatoria.

27 SETTEMBRE SCIOPERO GENERALE

SCIOPERO GENERALE: LA SCUOLA CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Dal 20 al 27 Settembre in centinaia di nazioni sarà organizzata la Climate Action Week, un’intera settimana di mobilitazione per portare il tema della crisi climatica al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale.

A conclusione di questa settimana, il 27 Settembre, si terrà il 3° Global Strike For Future, durante il quale si riempiranno anche le piazze italiane per richiedere a gran voce una politica contro i cambiamenti climatici e in difesa dell’ambiente, più ambiziosa e radicale a livello globale, europeo e nazionale.

Il sindacato UNIcobas ritiene che il mondo dell’istruzione, in tutte le sue componenti, debba essere soggetto attivo nelle giornate di mobilitazione internazionale ed invita le lavoratrici ed i lavoratori della scuola, gli studenti e i loro famigliari a partecipare compatti al terzo sciopero globale:

• per mettere in discussione la visione del mondo dominante oggi, basata sul progresso lineare infinito, che considera il nostro pianeta un fondo inesauribile a cui attingere liberamente, fino a mettere in pericolo l’esistenza stessa del pianeta, come potrebbe accadere se solo la temperatura globale nel 2100 risultasse di oltre 2 gradi Celsius superiore a quella dell’era preindustriale
• per favorire lo sviluppo, tra le donne e gli uomini di buona volontà, di culture, sensibiltà e pratiche ambientali, per promuovere l’apprendimento di stili di vita e valori rispettosi dei limiti imposti dalla natura
• per abbandonare l’antropocentrismo improntato alla diseguaglianza e all’istinto predatorio, per abbracciare un biocentrismo egualitario ed autogestito che prenda spunto dal progetto di ecologia sociale del libertario Murray Bookchin
• per riconoscere che solo tramite la politica e l’azione collettiva si può cambiare il mondo, capovolgendo completamente la visione della vita basata sull’individualismo esasperato, imposta a livello globale con l’affermazione del neoliberismo
• per affermare, senza se e senza ma, che non può esistere alcun ambientalismo se non è accompagnato da una critica pratica al sistema capitalistico, causa prima dell’inquinamento da micro-plastiche, da idrocarburi ecc…, dello sfruttamento e della distruzione della natura che ci circonda
• per fare nostre le parole del sindacalista, ambientalista brasiliano Chico Mendes (ucciso poco più di trent’anni fa perché si opponeva alla devastazione della foresta amazzonica) il quale diceva che “l’ambientalismo senza lotta di classe è solo giardinaggio” … e noi non vogliamo andare in pensione, ma vogliamo continuare ad essere protagonisti della trasformazione dello stato presente delle cose!