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PRESIDIO DEI DOCENTI PRECARI A MONTECITORIO

OGGI POMERIGGIO PRESIDIO DEI DOCENTI PRECARI A MONTECITORIO IL GOVERNO RISPETTI ACCORDI E IMPEGNI ASSUNTI

Roma, 11 novembre – Un presidio dei docenti precari oggi pomeriggio a Montecitorio, a partire dalle ore 15.30, per chiedere con forza il rispetto pieno degli impegni assunti dal Governo prima a Palazzo Chigi nell’aprile scorso, poi nell’accordo del 1° ottobre con il Ministro dell’Istruzione, e disattesi nel Decreto Legge 126/2019 con misure urgenti per la scuola.

Salvaguardare la continuità di servizio dei diplomati magistrali garantendo così anche la continuità didattica, completare l’attuazione del decreto precari e istituire un sistema strutturale di abilitazioni all’insegnamento sono i tre punti al centro del sit-in che animerà piazza Montecitorio.

La scuola esige qualità e la stabilità del lavoro ne è condizione imprescindibile; le misure adottate finora non vanno in questa direzione. Occorrono, dunque, una serie di emendamenti al decreto che, in sede di conversione, ne modifichino il testo mantenendo fede ai patti sottoscritti.

Urge, inoltre, un confronto sulle problematiche rimaste in sospeso e rimandate dall’accordo del 1° ottobre ai Ddl collegati alla Legge di Bilancio. Al riguardo è indispensabile avviare quanto prima la discussione per definirne i contenuti, come prevede l’intesa. Successivamente è necessario adoperarsi affinché i percorsi legislativi si concludano nel più breve tempo possibile, e i provvedimenti possano trovare tempestiva attuazione: lo esige la tempistica che regola l’organizzazione e la gestione del sistema scolastico.

Oltre alla mobilitazione dei docenti precari, è in corso anche quella riguardante gli assistenti amministrativi facenti funzione di DSGA, con quattro assemblee interregionali di cui una già svolta sabato scorso a Milano. I sindacati chiedono che sia riconosciuto il valore della competenza professionale acquisita sul campo, di cui tenere conto nei percorsi di accesso al profilo di DSGA. Occorre al riguardo intervenire con un apposito emendamento in sede di conversione del decreto 126, scongiurando in tal modo le annunciate dimissioni degli interessati dall’incarico

Ingegneria resta la prima scelta, matricole in crescita dell’11,1%

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno

In un Paese penultimo in Europa per il numero di laureati e al tempo stesso terzo per i tassi di disoccupazione giovanile l’aumento degli iscritti all’università è di per sé una buona notizia. Che diventa addirittura doppia se si considera che l’area di studi più gettonata si conferma quella ingegneristica, generalmente la più spendibile sul mercato del lavoro. A confermarlo è il rapporto sugli immatricolati 2018-19 realizzato dal Centro Studi del Consiglio nazionale degli ingegneri. Da cui emerge un incremento delle immatricolazioni nei corsi di ingegneria (+11,1%) in tutti i settori. Anche dove (civile e ambientale) negli anni scorsi si era registrato un calo.

Iscritti in aumento

Nell’anno accademico 2018-19, quasi il 63% dei 298.737 diplomati del 2018 ha scelto di proseguire gli studi all’università; l’anno prima erano stati il 57,2 per cento. A farla da padrone sono stati i corsi di Ingegneria con 45.000 immatricolati, pari al 15% del totale (che diventa il 18% se ai corsi di ingegneria veri e propri si aggiungono quelli che danno comunque il diritto a iscriversi all’Albo di ingegnere o ingegnere junior, come Scienze dell’architettura e Scienze e tecnologie informatiche).

A differenza degli anni scorsi la crescita delle matricole di Ingegneria ha coinvolto tutti gli ambiti. Aumentano infatti dell’8,4% gli immatricolati ai corsi della classe Ingegneria civile ed ambientale e addirittura del 23,8% quelli di Scienze dell’edilizia. Contemporaneamente tornano a crescere, dopo la flessione rilevata nell’ultima indagine, anche quelli di Ingegneria industriale (+11,5) che, con oltre 22.500 nuovi iscritti, si conferma la principale scelta. Ma appare degna di nota anche Ingegneria informatica (15.565 studenti, +12% rispetto all’anno precedente).

Passando alle note dolenti, l’unica classe di laurea “tipica” ingegneristica che nell’anno accademico 2018/19 evidenzia un risultato negativo è quella a ciclo unico in Architettura ed ingegneria edile-architettura. Ma è una crisi che viene da lontano considerando che in 10 anni il numero dei suoi immatricolati si è più che dimezzato, passando dai 3.830 del 2010/2011 ai 1.836 del 2018/19.

Se l’osservazione si estende anche alle classi “ibride”, l’unica altra performance negativa si rileva per Scienze dell’architettura (-10,5% di immatricolazioni rispetto al 2017/18).

Altra buona notizia per l’Italia che vede i corsi Stem ancora appannaggio degli uomini è l’aumento delle donne aspiranti ingegneri: sono ormai più di una su quattro. Con una netta prevalenza per l’ambito civile e ambientale, mentre resta basso il tasso di partecipazione femminile ai corsi del settore industriale (23%) e dell’informazione (22,1%).

Gli atenei più gettonati

Poche novità infine per quanto riguarda la distribuzione per ateneo: i due Politecnici di Milano e Torino si confermano i principali centri italiani di formazione in ingegneria accogliendo, da soli, oltre il 22% di tutti gli immatricolati in Ingegneria. Seguono la Federico II di Napoli (7%), l’Università di Padova (6,3%) e La Sapienza di Roma (5,7%). Laddove spiccano, in negativo, l’ateneo di Firenze, quelli più piccoli di Foggia, Chieti-Pescara e Tuscia oltre ai telematici Niccolò Cusano, Guglielmo Marconi e Pegaso che vedono ridurre in misura consistente il numero di immatricolazioni.


Per quasi 8 giovani su 10, tecnologia e digital hanno un ruolo soprattutto positivo nella loro vita

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Circa metà del campione usa sempre app/siti per prenotare ristoranti e locali o per ordinare cibo che gli viene consegnato a casa; altrettanti utilizzano ‘sempre-spesso’ lo smartphone nelle attività fisiche/sportive; l’84% usa ‘sempre-spesso’ smartphone e pc come navigatore per cercare percorsi e destinazioni, pressoché la totalità degli studenti, circa la metà del campione, usa sempre app/siti per gestire la scuola (registro elettronico di scuola/università): questo quanto emerge dall’indagine condotta da Bva-Doxa per Visa in collaborazione con FEduF, la Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio costituita dall’Abi, su di un campione di 500 ragazzi italiani tra i 18 e 25 anni, sulla percezione del valore del denaro contante ed elettronico nella generazione dei nativi digitali.
Per il 42% del campione, il digital è presente in tutti gli ambiti della vita. In pochi sono d’accordo con la difficoltà di non riuscire a distinguere tra digital e realtà (18%), così come nel ruolo dei social quale strumento per esprimere le proprie emozioni (21%). Un po’ meno della metà sono d’accordo nel constatare che il denaro contante non sparirà (42% accordo 8-10) e consapevoli che i pagamenti dematerializzati hanno facilitato la loro vita (42% accordo 8-10).

Il digital in dettaglio
Lo smartphone entra in modo deciso anche nella mobilità: il 37% utilizza app per sharing di mezzi di trasporto (auto, bici, scooter) e il 42% paga i mezzi pubblici con lo smartphone, il 22% paga la sosta per l’auto con le app. L’uso dello smartphone è diffuso anche per la prenotazione delle vacanze: il 60% del campione lo usa per prenotare aerei, case o alberghi online.

Accanto allo smartphone, si fanno largo gli assistenti vocali con una penetrazione ancora in crescita: i giovani li usano per chiedere informazioni, per ascoltare la musica, ma anche per divertirsi facendo domande assurde.

Il mondo del digital entra in modo significativo nella gestione dell’intrattenimento: il 60% del campione gioca con lo smartphone sempre-spesso, 87% guarda video brevi dai social e ascolta musica, il 66% guarda film e serie tv.

Pagamenti
Il ruolo del digital diventa rilevante anche in ambito pagamenti: dalla gestione degli acquisti online, all’uso dell’app della propria banca, fino all’uso vero e proprio dello smartphone come strumento per effettuare i pagamenti.
Se poco meno della metà possiede un conto corrente personale (47%), l’88% usa le carte per i suoi pagamenti. Tra le carte, la più utilizzata dal campione è la prepagata 60%, seguita dalla carta di debito 46% e quindi dalla carta di credito 33%.
Per la gran parte delle carte in loro possesso è abilitata la modalità contactless (76%), solo il 10% non la usa perché non si fida, a fronte di un 51% che la usa sempre, ogni volta che può.
Nel complesso dei loro pagamenti se il 39% è gestito in ‘contanti’, il restante 60% passa attraverso forme dematerializzate di denaro, tra cui carte (32%), app di pagamenti (12%). I contanti vengono preferiti per la maggior parte dei pagamenti sotto i 15 euro (75%), per gli scambi di denaro con gli amici (56%) e per le spese al bar/fast food (75%). Per i pagamenti degli acquisti nei punti vendita così come nei locali, ristoranti e pizzerie e per la spesa alimentare contanti e carte (nelle diverse forme di carte di debito, credito e prepagata) si alternano in ugual misura.

I giovani del campione sono molto inclini agli acquisti on line, scelti soprattutto per la convenienza dei prezzi e per la comodità di ricevere la merce a casa. Il 41% utilizza le carte prepagate per i propri acquisti on line.

Cercando di mappare i diversi strumenti di pagamento
• il denaro contante è fonte di ‘sicurezza’ (35%) e ‘piace’ da usare (34%), dà inoltre la percezione di controllare meglio i pagamenti.
• le carte ‘fanno sentire adulti’ e ‘danno l’idea di poter comprare più cose’, apprezzate per la comodità e praticità d’uso (andando soprattutto a eliminare la necessità di dover prelevare)
• nel balance tra rischi e benefici, saldo largamente positivo per le carte prepagate, per il 58% riconosce più benefici che rischi. Più critico il balance per la carte di credito e app di pagamento da smartphone.

Metodologia e campione
500 interviste a ragazzi 18-25 anni, realizzate on line sul panel proprietario BVA-Doxa nel mese di ottobre 2019, rappresentative dell’universo di riferimento.


Niente asilo nido per 2 bimbi su 3, male anche metà Stati Ue

da Il Sole 24 Ore

di Cl. T.

Niente asili nido per due bambini su tre: il nostro Paese non ha ancora raggiunto l’obiettivo di garantire l’accesso agli asili nido ad almeno il 33% di bambini sotto i 3 anni.

Il rapporto
Il dato è emerso dal Rapporto Employment and Social Developments in Europe (ESDE) dell’Unione Europea. Mentre la scuola per l’infanzia consente all’Italia di raggiungere il target prefisso nella classe di età 3-6 anni, il nostro paese è ancora lontano da quello previsto per i bambini con meno di 3 anni.

«L’Italia è in ritardo – ha spiegato il presidente dell’Inapp, Stefano Sacchi – due bambini su tre nel nostro Paese non hanno accesso agli asili nido e anche per questo la legge di bilancio per il 2020 potenzia il bonus nido per le famiglie a basso reddito. Allo stesso tempo il Parlamento sta discutendo la delega da assegnare al Governo per la formulazione di un assegno unico per la famiglia e una dote unica per i servizi che dovrebbero sostituire una serie di misure esistenti e ridestinare le risorse attraverso scelte più mirate. Attenzione però all’offerta di servizi: se al Nord il problema è soprattutto di costi elevati dell’asilo nido, in buona parte del Mezzogiorno il problema è la carenza di posti».

Il confronto internazionale
La metà degli Stati membri non ha raggiunto i due obiettivi di Barcellona: garantire l’accesso agli asili nido ad almeno il 33% di bambini sotto i 3 anni, e garantire servizi per l’infanzia ad almeno il 90% dei bambini di età compresa fra i 3 anni e l’età dell’obbligo scolastico.

Mense scolastiche, oltre 80 euro il costo medio a famiglia

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

83 euro, a tanto ammonta la tariffa per la mensa scolastica nell’anno in corso 2019/2020 per una famiglia media italiana, con reddito Isee di 19.900 euro e un bimbo alla scuola primaria. 82 euro invece il costo della mensa nella scuola dell’infanzia.

Il Nord si conferma l’area geografica con le tariffe più elevate, in media 842 euro per nove mesi di mensa nella scuola primaria, e 841 in quella dell’infanzia; segue il Centro, 724 euro nella primaria e 704 euro nell’infanzia; più contenuti i costi al Sud con 644 euro nella primaria e 632 nell’infanzia.

L’Emilia Romagna è la regione più costosa, con una spesa media mensile di 106€ nella primaria e 105 euro nell’infanzia; la Puglia quella più economica con 65€ sia nella primaria che nell’infanzia. Rispetto all’anno precedente, la variazione è stata del +0,81% a livello nazionale, con l’incremento record del +9,79% in Calabria e una riduzione invece del 6,41% in Sardegna. Tariffa invariata in Basilicata, Umbria e Valle d’Aosta.

Il capoluogo più economico è Barletta (32 euro mensili per la mensa nella scuola dell’infanzia e la primaria), i più costosi Torino per la scuola dell’infanzia (132 euro mensili) e Livorno per la primaria (128 euro).

Questi i dati che emergono dalla IV Indagine di Cittadinanzattiva su tariffe e qualità delle mense scolastiche, che ha preso in esame le tariffe di tutti i 110 capoluoghi di provincia sia per la scuola dell’infanzia che per la primaria. Oltre a ciò, attraverso l’intervista a 342 tra alunni di scuola primaria, docenti accompagnatori, genitori, rappresentanti di Commissioni mensa, addetti al servizio di ristorazione, è stato preso in esame un campione di mense scolastiche di 9 regioni (Piemonte, Liguria, Lombardia, Lazio, Marche, Campania, Molise, Basilicata e Puglia) per evidenziare aspetti relativi alla qualità, sicurezza, igiene, costi, sprechi e rifiuti, per un totale di 230 indicatori. L’indagine è scaricabile sul sito www.cittadinanzattiva.it.

«Il costo crescente del servizio ed i timori per una gestione poco sicura e non di qualità delle mense scolastiche ha favorito l’insorgere di soluzioni “fai da te”, come il pasto da casa, che mostrano indubbie criticità ad oggi irrisolte, nonostante la recente sentenza della Cassazione, e parallelamente la diffusione di esperienze innovative e positive di autogestione del servizio in realtà medio-piccole», dichiara Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale Scuola di Cittadinanzattiva. «Per questo chiediamo al ministero della Salute di varare al più presto le nuove linee guida sulla ristorazione scolastica, ferme al 2010, e al Governo di far ripartire un percorso legislativo che ripensi il servizio di ristorazione scolastico, alla luce del Decalogo che abbiamo sottoscritto lo scorso 16 ottobre, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, insieme a Foodinsider, Save the Children, Slow Food ed esperti nazionali ed internazionali. In tale percorso andrebbero coinvolte tutte le organizzazioni civiche che da anni si occupano del tema e gli attori di riferimento del servizio. Esprimiamo apprezzamento per quanto dichiarato dal Ministro Fioramonti circa la volontà di sostenere i Comuni con ulteriori risorse per garantire l’uguaglianza nell’offerta e nell’accesso al servizio mensa in tutto il Paese».

Ben quattordici i casi di problemi igienici-sanitari che hanno riguardato mense scolastiche tra novembre 2018 e novembre 2019, censiti attraverso la rassegna stampa: dai vermi e le larve nel piatto nella mensa di due scuole di Orentano e Villa Campanile, in provincia di Pisa (novembre 2018), ai cibi scaduti ritrovati nella mensa di Giugliano (Napoli, Gennaio 2019), alla sfera di metallo ritrovato nella pasta al sugo a Melegnano (Mi) ad ottobre scorso.

Mense sicure ma poco confortevoli
Un quarto delle scuole prese in esame non dispone di un locale mensa; una su tre è priva di porte antipanico; una su dieci presenta distacchi di intonaco e fili elettrici scoperti.
Quattro bambini su cinque affermano che la loro mensa sia pulita e luminosa, ma anche molto rumorosa. Oltre il 90% la considera sicura, circa il 70% ritiene sia allegra e accogliente; ma due su cinque dichiarano che gli arredi non siano né adatti né confortevoli.

Ai bimbi piace mangiare a scuola, ma solo uno su dieci mangia tutto
Circa tre bambini su cinque affermano di aver sufficiente tempo per mangiare, ma solo in un caso lamentano poca disponibilità da parte del personale addetto a servire i pasti.
I cibi più graditi sono gelati e dolci, pizza e pane, segue a distanza carne, frutta e pasta al pomodoro. I meno graditi invece le verdure cotte o a minestra, il pesce e le verdure crude, la pasta in bianco.

Solo un bimbo su dieci mangia tutti i cibi serviti a mensa, ma ben tre su cinque mangiano con piacere a scuola, soprattutto perché possono farlo con i loro compagni.
Oltre la metà dei genitori e dei docenti afferma che vengono serviti prodotti stagionali, meno di uno su tre prodotti biologici. Circa due su tre afferma che le porzioni sono equilibrate e il menù sufficientemente vario. Due famiglie su cinque giudicano inadeguato il costo delle mensa.

Mense poco green e con tanti sprechi
Secondo l’86% dei rappresentanti delle Commissioni Mensa, per apparecchiare si usano tovaglie di carta e vengono utilizzati piatti, posate, bicchieri usa e getta e si beve acqua minerale nella gran parte dei casi (71%).
Il cibo sprecato giornalmente varia dal 10% al 30%. Di questi solo una piccolissima parte, circa l’11%, verrebbe riciclata. Secondo l’86% dei docenti e dei rappresentanti genitori in Commissione mensa i cibi avanzati vengono buttati.

Bullismo e cyberbullismo, formazione docenti. Iscrizione Piattaforma ELISA: nota Miur

da Orizzontescuola

di redazione

Nota Miur 4920 del 7 novembre 2019: iscrizione alla Piattaforma ELISA (E-learning degli Insegnanti sulle Strategie Antibullismo) e nomina dei referenti scolastici, regionali e provinciali per il contrasto del
bullismo e cyberbullismo a.s. 2019/20.

Con la sopraddetta circolare il Miur promuove l’utilizzo della Piattaforma ELISA: percorso di formazione rivolto ai docenti referenti di bullismo e cyberbullismo, per l’acquisizione delle competenze psico-pedagogiche e sociali per la prevenzione del disagio giovanile.

Per potenziare le possibilità d’intervento nell’ambito del contrasto e della prevenzione di tali fenomeni, le Istituzioni scolastiche sono invitate dal Miur a nominare o riconfermare almeno due docenti referenti per ogni istituzione scolastica.

La Piattaforma ELISA è stata lanciata a partire dall’a.s. 2018/2019 con nota 4146 del 08-10-2018: i docenti iscritti ad oggi sono più di 5000, più di 4.000 sono le scuole coinvolte.

I corsi di formazione in modalità e-learning sono accessibili agli insegnanti referenti per il contrasto del bullismo e del cyberbullismo di ogni scuola del territorio italiano.

Contenuti

I contenuti del percorso di formazione spaziano dalla definizione e le caratteristiche del bullismo e del cyberbullismo, alle azioni per prevenire e intervenire efficacemente su tali fenomeni. La formazione è costituita da 4 corsi per un totale di 25 ore formative così suddivise:

  • CORSO 1 “Bullismo e cyberbullismo: conoscenza, valutazione e indicazioni per la prevenzione” (8 ore);
  • CORSO 2 “Percorsi di prevenzione universale” (7 ore);
  • CORSO 3 “Cyberbullismo: gli aspetti giuridici” (3 ore);
  • CORSO 4 “Percorsi di Prevenzione Indicata” (7 ore)
  • CORSO 5 “Bullismo basato sul pregiudizio” attivo dal 2019/20, rivolto a coloro che hanno terminato il percorso base.

Alla conclusione dei corsi viene fornita al docente l’attestazione relativa alle ore di formazione effettuate su Piattaforma ELISA.

Iscrizione

L’iscrizione prevede la compilazione di un modulo (scaricabile al seguente link https://www.piattaformaelisa.it/elearning/login/index.php) per ogni docente che è stato nominato dal Dirigente Scolastico a partecipare alla formazione su Piattaforma ELISA.

Nota iscrizione piattaforma Elisa

Modulo docenti statali

Modulo docenti paritarie

Anief: concorso DS per sanare contenzioso avverso bandi 2011 e 2017. 4 emendamenti

da Orizzontescuola

di redazione

Comunicato Anief – Decreto scuola: Lo scorrimento delle vigenti graduatorie di merito per i 400 idonei al ruolo di dirigente scolastico, una riserva del 30% dei posti messi a concorso per diventare dirigente tecnico agli attuali 65 dirigenti a tempo determinato utilizzati presso l’amministrazione centrale e periferica con il rinnovo dei contratti in essere fino all’espletamento della nuova procedura.

Sono quattro gli emendamenti che Anief chiede al Parlamento di presentare e approvare in merito alle norme previste all’articolo 2 per i dirigenti scolastici e i dirigenti tecnici. Le proposte mirano a disinnescare il contenzioso avverso le due ultime procedure concorsuali con l’indizione di un nuovo corso concorso riservato ai ricorrenti che hanno impugnato i bandi di concorso, a utilizzare appieno le vigenti graduatorie di merito consentendo l’assunzione di tutti gli idonei, a riservare una quota dei posti vacanti e disponibili alle professionalità dirigenziali ad oggi utilizzate presso il Miur per il coordinamento delle attività presso le 8 mila scuole statali e le 12 mila scuole private con il rinnovo dei contratti scaduti o in scadenza.

Marcello Pacifico, presidente Anief: “Si tratta di soluzioni rapide e utili che permettono di far funzionare le nostre scuole con personale dirigenziale che ha superato una prova concorsuale o che ha prestato da anni servizio presso il Miur, risorse umane da non perdere.”

Le proposte emendative all’articolo 2

2.01

Inserire il comma 1-bis:

“Sono ammessi ad una nuova sessione speciale del corso intensivo di durata di 80 ore complessive i ricorrenti del contenzioso avverso il Decreto direttoriale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca 13 luglio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, 4ª serie speciale, n. 56 del 15 luglio 2011, ovvero il Decreto direttoriale del 20 luglio 2015, n. 499 unitamente ai ricorrenti avverso il Decreto Direttoriale del 23 novembre 2017, 4ª serie speciale, n. 90 del 24 novembre 2017 e a tutti i soggetti non in quiescenza che, alla data di entrata in vigore della presente legge, abbiano svolto la funzione di Dirigente Scolastico per almeno un triennio a seguito di conferma degli incarichi di cui all’articolo 1-sexies del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43. Alla copertura si provvede mediante utilizzo delle risorse destinate alla contrattazione collettiva nazionale di lavoro in favore dei Dirigenti Scolastici integrate da quelle previste dall’articolo 1, comma 86 e seguenti della legge 13 luglio 2015, n. 107, come modificata dall’articolo 1, comma 591, della legge 29 dicembre 2017, n. 205.”

Motivazione [nuovo corso concorso riservato per i ricorrenti avverso bandi 2011, 2015, 2017]: la norma intende semplificare le procedure di reclutamento dei Dirigenti Scolastici prevedendo l’ammissione dei ricorrenti avverso i bandi di concorso 2011, 2015 e 2017 e dei presidi incaricati a un nuovo corso intensivo per l’immissione nei ruoli di Dirigente Scolastico per sanare il contenzioso in corso presso i tribunali amministrativi.

2.02

Inserire il seguente comma:

“1. I candidati risultati idonei al concorso bandito con decreto del direttore generale del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca n. 1259 del 23 novembre 2017 per il reclutamento dei dirigenti scolastici, possono essere assunti secondo l’ordine di ammissione nella graduatoria di merito, nel limite dei posti annualmente vacanti e disponibili, fatto salvo il regime autorizzatorio in materia di assunzioni di cui all’articolo 39, comma 3, della legge 27 dicembre 1997, n. 449. La graduatoria di merito vige per un triennio e comunque fino alla pubblicazione della nuova del concorso successivo.

Motivazione [scorrimento graduatorie idonei concorsi DS]: per la copertura annuale dei posti vacanti e disponibili, a fronte di mille sedi di presidenza ad oggi scoperte e degli attuati 500 candidati risultati idonei dall’ultima procedura concorsuale, risulta necessario dopo l’intervento dell’art. 10 della legge 12 febbraio 2019 n. 12, procedere allo scorrimento delle vigenti graduatorie di merito, scorrimento cui ha già ricorso il Miur per la nomina di ulteriori 80 vincitori lo scorso mese, a seguito delle rinunce da parte di alcuni vincitori della sede di servizio assegnata. La norma riprende quanto già disposto per il personale docente con l’articolo 1, comma 604, della legge 29 dicembre 2017, n. 205, che ha eliminato in corso d’opera il precedente vincolo del 10% degli idonei previsto dalla legge 13 luglio 2015, n. 107.

2.3

Al comma 3, dopo il primo periodo inserire il seguente:

“Al corso concorso è riservata una quota del 30% dei posti per coloro che, avendo i requisiti per partecipare al corso concorso, abbiano, ai sensi dell’articolo 19 comma 5 bis del Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive integrazioni e modifiche, ottenuto l’incarico e svolto le funzioni di dirigente tecnico, per almeno un triennio entro l’a.s. 2019/2020, presso gli uffici dell’amministrazione centrale e periferica del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.”

Motivazione [quota del 30% di riserva al concorso per dirigenti tecnici a t.d.] nel presente decreto sono previste altre due procedure concorsuali riservati una per i docenti e una per i DSGA. Entrambe hanno il carattere di essere procedure chiuse, “riservate” ad una platea determinata di concorrenti e sono accomunate dal fatto che i candidati abbiano svolto per un certo tempo di fatto le stesse funzioni per le quali è bandito il concorso. Appare, pertanto, utile alla luce della quota prevista dall’attuale Testo Unico sulla P.A. prevedere una riserva per non disperdere la professionalità acquisita.

2.4

Al comma 4, dopo il primo periodo inserire il seguente:

“Per tali contratti è prioritariamente perseguita la conferma degli attuali incarichi in essere o cessati nel corrente anno 2019, conferiti ex articolo 19 comma 5-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, presso gli uffici dell’amministrazione centrale e periferica del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.”

Motivazione [conferma incarichi dirigenti tecnici a t.d.] appare ragionevole nelle more del concorso da espletare confermare gli attuali 65 contratti attualmente in essere o cessati nel 2019 per far funzionare l’amministrazione scolastica a fronte di oltre 8 mila sede di dirigenza scolastica e 14 mila scuole private, 8 milioni di studenti e 1,3 milioni di lavoratori.

Tre scioperi a novembre, il decreto scuola non cancella il precariato e stipendi sempre fermi: è solo l’inizio

da La Tecnica della Scuola

Con la seconda decade di novembre, prendono il via le proteste sindacali contro il decreto legge n. 126 sulla scuola, con “misure di straordinaria necessità ed urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti”, il cui testo – approvato dal CdM e approdato in Gazzetta Ufficiale a fine ottobre e giunto alla Camera ad inizio novembre – arriverà in Aula il giorno 25.

Il sit-in di lunedì 11

Si parte con un sit-in organizzato unitariamente da Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda Unams, il pomeriggio di lunedì 11 novembre davanti a Montecitorio, a partire delle ore 15,30. I motivi riguardano il mancato mantenimento degli accordi assunti dall’amministrazione ad inizio ottobre: in particolare le organizzazioni sindacali rivendicano la necessità di “salvaguardare la continuità dei Diplomati Magistrali, un sistema strutturale di abilitazioni all’insegnamento e di completare l’attuazione del Decreto Precari.

I motivi della manifestazione

I sindacati hanno spiegato che nel decreto n. 126 “manca la parte relativa alla proroga delle misure contenute nel decreto dignità sulla continuità didattica, che avevamo concordato con il MIUR nell’Intesa del 18 ottobre”.
Inoltre, insistono, “tutta la partita delle abilitazioni a regime, che è parte integrante dell’Intesa del 1 ottobre con il ministro Fioramonti, rappresenta per noi un tema urgente e irrinunciabile”.

Poi ritengono che è “necessario definire percorsi abilitanti a regime caratterizzati da una formazione in ingresso di qualità e un accesso garantito alle diverse categorie di lavoratori coinvolti: docenti con 3 anni di servizio nelle scuole statali, paritarie e nei percorsi di formazione professionale validi ai fini dell’assolvimento dell’obbligo scolastico; docenti di ruolo che vogliono abilitarsi in altra classe di concorso o per altro grado o ordine di scuola; dottori di ricerca”.

Tfa sostegno: servono più posti

I sindacati chiedono anche di essere convocati al Miur “al più presto anche per aprire il confronto sul V ciclo del Tfa sostegno, rispetto al quale vanno garantiti numeri adeguati ai bisogni della scuola e va assicurato l’accesso a tutti gli idonei del IV ciclo. Chiederemo inoltre di definire meccanismi semplificati di accesso per i docenti che hanno maturato il servizio specifico per almeno 3 anni”.

Infine, sostengono che “in vista dell’imminente avvio dei concorsi, straordinario e ordinario, vogliamo garanzie sulla possibilità di partecipare alle procedure per gli specializzandi che non hanno ancora completato la formazione, in quanto senza la loro partecipazione i concorsi per i posti di sostegno rischiano di andare deserti”.

Lo sciopero del 12 novembre

Il giorno dopo, martedì 12 novembre, le lezioni saranno a rischio, perché i docenti, assieme al personale Ata, ma anche del personale Afam e dell’università, tutti di ruolo e precari, potrebbero incrociare le braccia aderendo allo sciopero Anief.

Il sindacato ha presentato una serie di emendamenti al decreto salva-precari, ritiene importante modificare il decreto salva-precari, ma anche procedere alla stabilizzazione del personale Ata, aumentare gli stipendi del personale, affrontare il problema del sostegno e dei diplomati magistrale.

Il sindacato autonomo chiede al ministro dell’Istruzione che gli insegnanti e il personale scolastico possano decidere di rientrare a insegnare nella propria regione.

Tra gli emendamenti presentati al Parlamento, risulta anche quello sui vincoli ai trasferimenti previsti dalla vigente normativa, facendo cadere i tre anni espandibili a cinque (dal 2020/2021) di permanenza obbligata nella provincia di destinazione dell’immissione in ruolo.

Gli scioperi di fine mese

Il mese di novembre si chiuderà con altri scioperi. Mercoledì 27 è previsto quello del sindacato Feder Ata e sarà riservato al personale amministrativo, tecnico e ausiliario.

Due giorni dopo, venerdì 29 novembre, ha proclamato lo sciopero il Sisa, sindacato indipendente Scuola e Ambientein questa occasione, sarà coinvolto il personale docente e dirigente, di ruolo e precario, in Italia e all’estero.

Qualora, poi, la situazione non si dovesse sbloccare, con il decreto n. 126 sulla scuola sostanzialmente confermato rispetto a quello approdato alla Camera ad inizio mese, allora non è da escludere che anche i sindacati Confederali, assieme a Snals e Gilda, possano decidere di proclamare lo sciopero: soprattutto se dalla legge di Bilancio di fine anno – su cui pesa la poco florida situazione delle casse statali e il monito inviato all’Italia dalla Commissione Ue per far quadrare i conti – non dovessero arrivare i finanziamenti utili a rinnovare il contratto attraverso almeno 100 euro lordi, come più volte promesso dal ministro Lorenzo Fioramonti.

E le premesse non sembrano positive nemmeno sul fronte stipendiale, con i lavoratori della scuola che si ritrovano senza contratto ormai da quasi un anno.

Concorsi pubblici, mezzo milione di assunzioni in tre anni

da La Tecnica della Scuola

Finalmente, lo Stato torna ad assumere. Dopo anni e anni di mancato turn over, la macchina pubblica ha deciso di utilizzare le graduatorie degli idonei e, laddove non siano sufficienti, di realizzare nuovi concorsi pubblici, per coprire almeno 150 mila posti l’anno: l’obiettivo è cancellare la politica della spending review, migliorando quindi i servizi pubblici con la sostituzione, al 100%, del personale che lascia per andare in pensione.

La conferma della ministra Dadone

L’annuncio è stato fatto dalla ministra della Funzione Pubblica Fabiana Dadone, dopo che la precedente manovra aveva rinviato al 15 novembre 2019 lo sblocco delle assunzioni nei ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici.

Sono interessati al cambio di passo anche gli enti locali, ad iniziare dalle Regioni. Per queste ultime, scrive l’Ansa, “si prevede un decreto ad hoc” e quindi “si potranno fare ancora più assunzioni, ancorandole a parametri diversi dai pensionamenti”.
Le 150 mila assunzioni annue tengono conto, hanno spiegato da Palazzo Vidoni, degli ingressi extra finanziati con le passate manovre.

Complessivamente, sommando tutto, si dovrebbe arrivare a 450-500 mila entrate nell’arco di un triennio.

Nuovi concorsi e quali profili

Per raggiungere lo scopo, la scorsa estata, attraverso il decreto Concretezza, si è provveduto a creare i presupposti per realizzare concorsi più veloci, con test a risposta multipla introdotti anche per le prove scritte.

La correzione potrà essere automatizzata e potranno essere create sottocommissioni quando si oltrepassano i 250 candidati.

Non ci sarà poi bisogno di un’autorizzazione preventiva ad assumere (nel limite dell’80% delle facoltà).

Chi gestisce la pubblica amministrazione sembra avere le idee chiare su quali saranno i prossimi concorsi.

L’ex ministro per la PA Giulia Bongiorno, aveva anche individuato le professionalità da reclutare in via prioritaria: esperti in digitalizzazione, in gestione dei fondi strutturali, in semplificazione amministrativa e in controllo di gestione.

E la scuola?

Per la scuola, dove quest’anno si è registrato un numero di supplenze annuali superiori al passato, oltre 200 mila, la disposizione non avrà effetti pratici.

In questi anni, gli istituti scolastici hanno continuato a funzionare senza tenere conto dei blocchi assunzioni previsti per il resto del pubblico impiego. Il turn over, infatti, anche se non al 100%, si è sempre attuato.

Tuttavia, la spinta ai concorsi, ordinari e straordinari previsti nel 2020 per il personale docente, impressa prima dall’ex ministro Marco Bussetti e confermata dall’attuale titolare del Miur Lorenzo Fioramonti, porterà comunque all’assunzione di almeno 48 mila nuovi insegnanti (suddivisi equamente) nel volgere di un biennio.

I corsi abilitanti e di specializzazione

Parallelamente, si abiliteranno decine di migliaia di insegnanti precari attraverso i Pas.

E si specializzeranno quasi 50 mila docenti sul sostegno, per coprire l’alto numero di cattedre destinate alla didattica speciale che ad oggi risultano ancora senza titolare, tanto che a due mesi dall’inizio dell’anno scolastico stanno costringendo i dirigenti scolastici a fare i salti mortali per assumere fuori graduatoria tramite Mad.

Ata penalizzati

Un discorso a parte, purtroppo in negativo, va fatto per il personale Ata della scuola pubblica – assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici – per il quale negli ultimi lustri si è spesso deciso di non procedere ad alcuna assunzione.

E anche quando è stato fatto, non si è mai andati oltre al ricambio derivante dai pensionamenti, sebbene i posti disponibili fossero molti di più.

Disabilità e Governo

Disabilità e Governo

Un appello

Fatti, promesse e aspettative

La cronaca politica delle ultime settimane ha ingenerato forti aspettative di cambiamento fra le persone con disabilità, le loro famiglie, le associazioni e in chiunque si interessi con senso civico di disabilità.

Il primo segnale interpretato positivamente è stato la convocazione da parte del Presidente incaricato, in sede di consultazioni per la formazione del Governo e della stesura del programma, delle organizzazioni delle persone con disabilità, atto unico nella storia repubblicana.

Il Presidente nella sua relazione alle Camere ha sottolineato il tema della disabilità considerando prioritario un intervento organico e annunciando la previsione di uno specifico sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con le relative deleghe e quindi responsabilità e poteri.

Le aspettative conseguentemente non erano compresse in parziali, e pur giuste rivendicazioni, ma soprattutto rivolte ad un radicale cambiamento di rotta nell’affrontare e disporre trasversali e strutturali politiche per la disabilità in questo Paese.

Tuttavia al momento della formazione del nuovo Governo non è stata previsto alcun sottosegretario né circoscritte le deleghe.

Nel corso di una conferenza stampa poco dopo la nomina dei sottosegretari Conte sul punto ha dichiarato: “Ho avuto consultazioni anche con il mondo delle disabilità. Mi hanno chiesto espressamente di tenere le deleghe presso la presidenza del consiglio. Ho accolto questa richiesta. (…) Voglio creare un forum permanente per confrontarci”.

In realtà durante la consultazione le organizzazioni avevano espresso una indicazione più precisa: “A Lei, Professor Conte, valutare se debba essere un dipartimento specifico o un’altra struttura   ad   occuparsi,  in modo non ancillare,   di   disabilità.   Di   certo   riteniamo   che questo attore, oltre ad essere  incardinato nelle più elevate competenze istituzionali, debba disporre di deleghe ampie, forti, chiare e disporre di adeguate risorse; contare su una struttura solida e tecnicamente autorevole e preparata (…).”

In questo scenario non si sono raccolte da parte delle forze politiche che sostengono il Governo richieste di chiarimenti, indicazioni, precisazioni sul perché dell’assenza di quella figura e, ancor più, di come operativamente la Presidenza del Consiglio intenda organizzare la sua azione.

Emergenze indifferibili

Cambiare rotta sulla gestione complessiva e trasversale sulla disabilità comporta un forte impegno organizzativo, una struttura adeguata e tempestiva, una attribuzione di responsabilità a persone autorevoli e preparate, condizioni che, pur nel rispetto del Presidente del Consiglio dei Ministri, difficilmente possono essere garantite rimanendo nell’incertezza o compensate ricorrendo a luoghi di interlocuzione.

Vi sono poi delle emergenze indifferibili che non possono essere più rimandate sine die o lasciate al frammentario intervento di questo o quel soggetto pubblico: c’è necessità di una regia stabile, autorevole, strutturata. Solo per citare alcune priorità ed emergenze:

  • la revisione dei criteri di riconoscimento della disabilità congruenti allaConvenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e funzionali ad elaborare progetti personali;
  • le norme per aumentare l’inclusione lavorativa (stiamo ancora attendendo lelinee guida previste dal 2015) e garantire la conservazione del posto del lavoro a iniziare dalle persone con disabilità intellettiva e dalle donne, cioè da chi subisce una discriminazione plurima;
  • le norme e le risorse per consentire ai progetti per la vita indipendente,autonoma, adulta di uscire da un sperimentalismo che genera incertezza e impedisce di realizzare progetti di vita oltre ad una marcata disomogeneità territoriale;
  • le norme per sostenere, affrontare, sostenere il ruolo dei caregiver familiarigarantendo oltre ai necessari supporti anche diritti soggettivi previdenziali e assicurativi;
  • la verifica e il monitoraggio sulla reale applicazione dei LEA (livelli essenzialidell’assistenza), inclusa la fornitura di ausili, largamente inapplicati nel Paese; – la garanzia di accesso in condizioni di pari opportunità ai servizi di diagnosi, terapia, riabilitazione, strutture e servizi ambulatoriali e ospedalieri a prescindere dalla disabilità;
  • il contrasto alla segregazione e all’isolamento, intervenendo in modo decisoper impedire il riprodursi di luoghi e modelli segreganti e supportando servizi diversificati per l’abitare;
  • la promozione e la garanzia dell’accessibilità (nel senso più ampio delconcetto) e della mobilità quale requisito per l’inclusione e le pari opportunità, anche usando la leva (ad oggi ignorata) del Codice Appalti;
  • la prevenzione delle violenze e dei trattamenti disumani e degradanti;- il contrasto alla povertà e all’impoverimento, per le persone e per le famiglie, derivante dalla disabilità, tema su cui hanno latitato sia il ReI che il Reddito di

Cittadinanza;

  • la reale garanzia dell’inclusione scolastica e della formazione permanente, vistianche i segnali negativi di questi giorni (alunne e alunni con disabilità che non possono iniziare la frequenza per assenza di supporti e sostegni);
  • la governance reale dei programmi e dei piani per la disabilità affinché,nonostante gli sforzi di elaborazione e di condivisione non rimangano lettera morta come gli ultimi due Programmi d’azione biennale;
  • una reale definizione di un piano per la non autosufficienza che garantiscaoltre alle risorse anche modelli di riferimento, livelli essenziali di prestazioni, omogeneità di trattamento su tutto il territorio nazionale.

Potremmo continuare ma già questi elementi fanno comprendere assai bene quali siano le pendenze e quale impegno politico ne debba derivare. Impegno su cui chiediamo conto, civilmente ma in modo determinato.

Chiediamo conto

  • al Presidente del Consiglio: quali siano nel dettaglio e operativamente gli obiettivi che intende perseguire e quali siano le modalità, gli strumenti, le strutture, le risorse che si intende destinarvi. Come siano garantite a questi intenti l’autorevolezza, le deleghe, le attribuzioni, le risorse anche di personale. Ed con quale previsione temporale poiché riteniamo ci sia necessità di una struttura solida e stabile affinché quelle deleghe non rimangano lettera morta.
  • alle Forze politiche che sostengono questo Governo: quale siano state le valutazioni che, dopo la relazione programmatica del Presidente del Consiglio, hanno spinto a non richiedere con forza previsione di uno specifico sottosegretariato alla disabilità e ad accettarne l’assenza. Se abbiano elaborato ipotesi di soluzione dell’evidente lacuna nella compagine governativa e delle conseguenti azioni ora impraticabili e che pure avevano dichiarato come centrali.
  • alle Federazioni delle persone con disabilità e delle loro famiglie: quali siano le azioni che intendano attuare in considerazione del fatto che non è stata accolta l’essenza delle loro richieste in sede delle consultazione e in considerazione delle emergenze elencate sopra ben note da decenni.

Attendiamo, assieme a migliaia di cittadini con disabilità e loro familiari, risposte e ci auguriamo azioni

Se vuoi sottoscrivere l’appello invia una mail a appellodisabilita@hotmail.com indicando il  nominativo e l’eventuale gruppo, associazione, organizzazione di riferimento

Scuola, la ricetta di Fioramonti: no severità e nozionismo, sì innovazione e inclusione

da Orizzontescuola

di redazione

“Puntare sulla severità e sul nozionismo non aiuta i nostri ragazzi.” Così il Ministro Fioramonti commenta i dati della sesta edizione della classifica “Eduscopio” della Fondazione Agnelli.

La ricetta di Fioramonti per la scuola

Ecco invece quali dovrebbero essere i criteri di una buona scuola

L’innovazione e l’inclusione invece producono eccellenza, occupazione e futuro per i giovani. Siamo sulla buona strada ma c’è ancora tanto lavoro da fare per migliorare le nostre scuole.”

Pochi giorni fa il Ministro ha concluso l’illustrazione delle linee programmatiche del Ministero. I vari punti

Sostegno

Mobilità docenti 

Mobilità docenti: il Ministro Fioramonti rispetterà le percentuali concordate tra Miur e sindacati per il contratto 2019/22.

Sicurezza

“E’ chiave e fondamenta da cui partire. Non c’è innovazione e sostenibilità senza scuole sicure. In senso ampio e trasversale.”

Superamento precariato

“E’ mia intenzione avviare un sistema reclutamento moderno. Passando a concorsi fluidi, ravvicinati nel tempo e con gestione più agevole per amministrazione e candidati.

La strada scelta per superare l’emergenza precariato è stata concordata con i sindacati: concorso ordinario e concorso straordinario per chi ha 3 anni di servizio. Impatteremo il precariato. Per i non abilitati, parteciperanno al concorso e avranno possibilità di ottenere l’abilitazione. Il servizio utile per partecipare sarà anche quello delle scuole paritarie”

Diplomati magistrali

“La vicenda ha trovato soluzione concorso straordinario ormai espletato. Nel percorso di trasformazione in legge del decreto scuola sarà possibile inserire il mantenimento in servizio del personale con sentenza di merito.”

DSGA

“Problema copertura posti, ma è in corso il concorso ordinario per 2004 posti. Saranno assunti dal prossimo anno scolastico. Inoltre, ci sarà un concorso straordinario per i facenti funzione, con titoli di studio idonei.”

Educazione civica

“Entrerà in vigore dal prossimo anno”

Ex LSU

“Con il Decreto abbiamo dato risposta certa con processo di internalizzazione, avvieremo un concorso per soli titoli.

Edilizia scolastica

“Attivato una Taskforce, monitoreremo l’utilizzo delle risorse. Nuovo portale anagrafe edilizia scolastica. ”

Nella prima parte dell’audizione aveva parlato di

Valorizzare professione docenti

Docenti più formati, ma anche più pagati, questo secondo il Ministro la ricetta per risollevare le sorti della professione docente. Il suo riferimento è alla media europea degli stipendi della categoria che vede l’Italia fanalino di coda. Fioramonti evidenzia come possa anche essere comprensibile che i docenti danesi o svedesi possano guadagnare di più degli italiani, perché la vita in queste aree del paese è più cara. Ma evidenzia anche come aree dell’Europa che sono paragonabili all’Italia non sono da meno, come ad esempio la Spagna.

Più soldi agli amministrativi

Il Ministro durante il suo intervento ha fatto una sorta di “mea culpa”, ammettendo di non aver subito colto come il lavoro degli amministrativi sia diventato sempre più complesso e difficile. E di come necessiti di un continuo aggiornamento.

Anche in questo caso, quindi: formazione e stipendi adeguati alle responsabilità.

Cibo da casa nelle mense scolastiche, sì se c’è la giusta vigilanza. sentenza

da Orizzontescuola

di Avv. Marco Barone

Lo si potrebbe chiamare l’ennesimo dilemma amletico che si scaglia nella nostra scuola. Si può o non si può consumare il cibo portato da casa, nella mensa scolastica? Dipende. Questa potrebbe essere la risposta.

La Cassazione a Sezioni Unite è stata superata dalla giustizia amministrativa

Sembrava che la Cassazione Sezioni Unite con sentenza n. 20504/2019 avesse messo fine alla questione del consumo del cibo portato da casa nella mensa scolastica. Così si pronunciava nella sua massima di diritto: “il principio secondo cui un diritto soggettivo perfetto e incondizionato all’autorefezione individuale, nell’orario della mensa e nei locali scolastici, non è configurabile e, quindi, non può costituire oggetto di accertamento da parte del giudice ordinario, in favore degli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado”. Ma le cose non stanno proprio così. Per ultimo, una sentenza del TAR Lazio del 25 ottobre 2019 N. 06918/2019 REG.PROV.CAU. N. 11834/2019 REG.RIC ha così affermato: “Ritenuto che il ricorso appare assistito da elementi di fumus boni iuris avuto riguardo ai precedenti giurisprudenziali (Cons. Stato sent. n. 5156/2018, Tar Lazio Sez III Bis ord. 5305/2019) che hanno riconosciuto il diritto degli alunni di consumare presso il locale refettorio della scuola il cibo portato da casa nelle scuole nelle quali è istituto il servizio di refezione scolastica”.

Dunque, si continua a fare riferimento alla sentenza del Consiglio di Stato n. 5156 del 3 settembre 2018. Sentenza che trattava il caso del Comune di Benevento che ha previsto l’obbligatorietà, per tutti gli alunni delle scuole materne ed elementari, del servizio di ristorazione scolastica, stabilendo altresì che nei locali in cui si svolge la refezione scolastica non è consentito consumare cibi diversi da quelli forniti dall’impresa appaltatrice del servizio. Ciò sul presupposto che “il consumo di parti confezionati a domicilio o comunque acquistati autonomamente potrebbe rappresentare un comportamento non corretto dal punto di vista nutrizionale, oltre che una possibile fonte di rischio igienico sanitario”. Il divieto di consumare pasti diversi da quelli forniti dall’impresa appaltatrice del servizio di refezione scolastica, introdotto con tale regolamento, era immediatamente operativo: ed incideva di per sé, in senso manifestamente limitativo nella sfera giuridica dei ricorrenti, come si legge nella sentenza ed era, come tale, idoneo ad arrecare agli stessi una lesione attuale e diretta: vuoi nella qualità di legali rappresentanti (art. 320 Cod. civ.) dei minori immediatamente toccati, quali alunni, dalla disposizione; vuoi nella qualità propria di genitori, come tali titolari della primaria funzione educativa ed alimentare nei confronti dei figli e non solo dell’inerente formale obbligazione (art. 433, n. 3), Cod. civ.) Per i giudici, Da un altro lato, per ciò che concerne la proporzionalità e la necessità della misura, occorre rilevare che la sicurezza igienica degli alimenti portati da casa non può essere esclusa a priori attraverso una regolamento comunale: ma va rimessa al prudente apprezzamento e al controllo in concreto dei singoli direttori scolastici, mediante l’eventuale adozione di misure specifiche, da valutare caso per caso, necessarie ad assicurare, mediante accurato vaglio, la sicurezza generale degli alimenti.

Con l’adeguata vigilanza si può evitare la contaminazione del cibo

Nella sentenza del 21 ottobre 2019 del Consiglio di Stato numero 5305 2019 Reg. Prov.Caut – e 77994 2019 Rec.Ric che è stata segnalata a questo sito si affronta in via cautelare il caso di una scuola dove su 1200 alunni, solo due studenti consumavano il pasto domestico e solo due alunni erano portatori di allergie segnalate con “codice rosso” ed emerge che il divieto assoluto di consumare il pasto domestico assieme ai compagni di scuola, i quali abbiano optato per il servizio mensa, nei locali a ciò destinati, può essere illegittimo. Nel caso concreto, “l’amministrazione non ha dimostrato che tale obiettivo non fosse conseguibile attraverso un mezzo non limitativo della naturale facoltà dei minori ricorrenti alla scelta alimentare e del relativo esercizio nel consueto contesto socio-educativo, in particolare attraverso l’attività di vigilanza da svolgere dall’istituzione scolastica, mediante il proprio personale, nel momento di consumazione del pasto nell’ambito dello stesso refettorio, al fine di evitare rischi di contaminazione di cibi dei due alunni in “codice rosso” e al contempo assicurare la necessaria integrazione de due alunni consumatori di pasti domestici in un momento di particolare rilevanza socio pedagogica.”

Da ricordare che le Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica prevedono che il corpo docente o chi assiste al pasto deve essere maggiormente coinvolto negli interventi per lo sviluppo di corrette abitudini alimentari del bambino e delle famiglie e che “È opportuno prevedere interventi di formazione e aggiornamento per tutti i soggetti coinvolti nella ristorazione scolastica, mirati sia agli aspetti di educazione alla salute che a quelli più strettamente legati alla qualità nutrizionale ed alla sicurezza degli alimenti.”

8 mila euro di premio ai docenti eccellenti, candidati

da Orizzontescuola

di redazione

La Commissione europea ha ha lanciato il concorso “Premio Jan Amos Comenius per l’eccellenza nell’insegnamento dell’Unione europea” destinato alle scuole secondarie dell’UE.

L’iniziativa intende dare visibilità e riconoscimento alle scuole di ciascuno Stato membro che insegnano il funzionamento dell’Unione europea con metodi coinvolgenti e innovativi, sottolineare l’importanza dell’insegnamento e dell’apprendimento dell’UE fin dalla più tenera età e contribuire alla diffusione delle migliori pratiche.

Il concorso “Premio Jan Amos Comenius per l’eccellenza nell’insegnamento dell’Unione europea” è aperto alle scuole secondarie dell’UE. Sono previsti premi per un ammontare di 8000 euro per ciascuno dei 28 Stati membri.

Candidati

Educazione civica: legge prevede anche quella digitale. Ecco le competenze

da Orizzontescuola

di redazione

Anna Ascani, Viceministra al Miur è intervenuta oggi alla Camera sull’educazione civica e ha ricordato che la legge prevede anche quella digitale. Quali sono le competenze richieste.

Per agevolare l’introduzione dell’educazione civica nei percorsi scolastici di ogni ordine e grado e, nello specifico l’educazione civica digitale, verrà costituito a breve un Comitato tecnico scientifico che redigerà apposite Linee guida individuando nuclei tematici fondamentali, traguardi di competenza e obiettivi di apprendimento in rapporto alle diverse fasce della scolarità. Verranno, anche, avviate le opportune attività di  accompagnamento per le scuole” ha spiegato la Viceministra.

Ritengo che il Ministero abbia dimostrato il suo impegno per un’educazione civica digitale e per lo sviluppo del pensiero critico nei giovani. Impegno che proseguirà, immutato se non intensificato, anche nel futuro, sia in sede di attuazione della legge sull’educazione civica sia nelle altre occasioni che si presenteranno” ha proseguito Ascani.

Educazione cittadinanza digitale

La Viceministra ha poi ricordato che la legge sull’educazione civica prevede l’educazione alla cittadinanza digitale. Le competenze digitali richieste sono:

  • analizzare, confrontare e valutare criticamente la credibilità e l’affidabilità delle fonti di dati, informazioni e contenuti digitali;
  • interagire attraverso varie tecnologie digitali e individuare i mezzi e le forme di comunicazione digitali appropriati per un determinato contesto;
  • conoscere le norme comportamentali da osservare nell’ambito dell’utilizzo delle tecnologie digitali e dell’interazione in ambienti digitali, adattare le strategie di comunicazione al pubblico specifico ed essere consapevoli della diversità culturale e generazionale negli ambienti digitali;
  • essere in grado di evitare, usando tecnologie digitali, rischi per la salute e minacce al proprio benessere fisico e psicologico;
  • essere in grado di proteggere sé stessi e gli altri da eventuali pericoli in ambienti digitali;
  • essere consapevoli di come le tecnologie digitali possono influire sul benessere psicofisico e sull’inclusione sociale, con particolare attenzione ai comportamenti riconducibili al bullismo e al cyberbullismo.

Legge sul bullismo: docenti saranno formati su educazione all’intelligenza emotiva

da Orizzontescuola

di redazione

Luigi Gallo (M5S), presidente della VII Commissione Cultura alla Camera: soddisfatti per emendamento legge bullismo che introduce educazione all’intelligenza emotiva.

Siamo molto soddisfatti dell’approvazione, ieri in commissione Giustizia, di un emendamento del MoVimento 5 Stelle a mia prima firma alla proposta di legge sul bullismo volto a introdurre moduli formativi specifici relativi all’educazione in materia di intelligenza emotiva“.

La possibilità di formare gli insegnanti e quindi educare i nostri ragazzi riconoscere i sentimenti propri e quelli altrui e gestire positivamente azioni e relazioni rappresenta un importante segnale di reazione al crescente clima d’odio e di quello che potremmo definire ‘analfabetismo emozionale’ -prosegue il presidente -. Prevedere dei fondi – 200.000 euro l’anno dal 2020 al 2022 – per promuovere l’educazione emotiva, lo sviluppo di relazioni positive tra pari e della comunicazione non violenta, è un segnale importante della sensibilità della maggioranza e del governo rispetto alla necessità di creare i presupposti sociali e culturali non solo per prevenire e contrastare fenomeni di bullismo e cyberbullismo, ma anche di creare i presupposti per sottrarre i nostri giovani alle maglie del linguaggio d’odio e di certa propaganda, che come abbiamo visto anche in queste settimane, tende a estremizzare e radicalizzare linguaggio e prese di posizione, aprendo la strada a forme di razzismo e violenza che solo un’incessante lavoro di prevenzione attraverso la scuola e la cultura può contrastare”.