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Il paradosso delle assunzioni “Una cattedra su due scoperta”

da La Stampa

flavia amabile

ROMA

Ogni giorno ha il suo numero. Nel mondo della scuola da qualche tempo va così. I più belli sono i numeri di agosto, hanno il sapore di autunni radiosi con classi e anni scolastici in cui finalmente tutto funzionerà al meglio. Poi arrivano i numeri di settembre e ottobre a rovinare tutto, e si scopre che verrà assunta solo una parte della cifra annunciata, e che bisognerà fare ricorso ai supplenti soprattutto nelle materie scientifiche, per il sostegno e per le cattedre al Nord. Una novità? No, in realtà è così ogni anno.

L’ultima cifra a diversi zeri annunciata dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina risale a giovedì sera: in prima serata televisiva per raggiungere una platea di spettatori più ampia possibile, ha annunciato 97.223 assunzioni a tempo pieno con 1,3 miliardi in più per finanziare l’aumento di organico, l’affitto degli spazi, le risorse per gli enti locali. Il miliardo e trecentomila euro era notizia nota, ora si ha il dettaglio sulle assunzioni. Comprendono 84.808 docenti, 11.323 personale Ata (in larga parte bidelli), 472 insegnanti di

religione cattolica, 91 educatori. Ci sono risorse anche per 529 dirigenti scolastici: 458 assunzioni avverranno per scorrimento della graduatoria del concorso del 2017 (fra le quali anche quella della stessa ministra), 29 dalla graduatoria del 2011 e 42 per «trattenimenti in servizio».

Tutto bene, quindi, si assume, la ministra era molto soddisfatta. Ma davvero le 84 mila assunzioni saranno la soluzione ai problemi di distanziamento e di carenze di organico della scuola? Alle cifre di giovedì sera se ne possono aggiungere altre di ieri, dell’altro ieri e persino dello scorso anno per raccontare in modo più realistico che cosa accadrà all’inizio del prossimo anno scolastico.

«Quello che è sempre accaduto – spiega Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda insegnanti –. Questi 84 mila di cui si parla sono posti messi a disposizione dal ministero ma nei fatti ogni anno in media se ne assegna la metà». E gli altri vanno a ingrossare le eterne graduatorie.

Lo scorso anno il Mef aveva autorizzato l’assunzione di 53.627 insegnanti ma alla fine ne erano stati assunti 25mila lasciando senza una cattedra circa 22mila aspiranti docenti. Una cifra che quest’anno rischia almeno di raddoppiare. Secondo la Gilda le assunzioni effettive saranno 20mila, una stima condivisa dall’Anief mentre la Uil scuola è invece più ottimista, e parla di 30mila. In ogni caso restano fuori almeno 60mila aspiranti insegnanti di ruolo.

Com’è possibile? Dipende dallo scarto tra posti disponibili nelle scuole e insegnanti disponibili a insegnare: troppo pochi quelli che effettuano il sostegno o hanno un’abilitazione nelle materie scientifiche o sono disposti a trasferirsi al Nord.

«Non è colpa della ministra Azzolina, è il sistema che non funziona. È un sistema che, per esempio, andrà a chiamare insegnanti precari presenti nelle graduatorie che risalgono al 2016 e che avrebbero dovuto essere triennali e invece sono ancora piene di precari alle soglie del 2021», conclude Di Meglio.

Ogni anno quindi si ripropone lo stesso problema e ogni anno i sindacati a loro volta lo ripropongono, con le soluzioni possibili. «In tempi non sospetti avevamo chiesto un modello di reclutamento più efficace pensando proprio a questi effetti -avverte Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl scuola -. Se non programmano da subito un sistema di reclutamento come il doppio canale, le cattedre vacanti aumenteranno. Che sia chiaro, la scuola non può coprire tutti i posti che si liberano per le supplenze ma garantire le coperture dei posti vacanti dopo i trasferimenti è un dovere ministeriale».

Un dovere che ogni anno resta vacante come i posti degli insegnanti e che risulta assolto soltanto grazie ai supplenti: quest’anno si prevede che saranno oltre 200mila, un aumento di probabilmente almeno il 10% rispetto allo scorso anno. Sempre a proposito di cifre. —


Supplenti e di ruolo, ecco tutti gli insegnanti (ancora pochi) in arrivo per settembre

da la Repubblica

Corrado Zunino

Le domande inserite nel sistema delle Graduatorie per le supplenze, come anticipato dalla nostra newsletter Dietro la lavagna (qui il link per iscrivervi e riceverla), sono 753.750. A dimostrazione che la fame di scuola è diffusa tanto al Sud quanto al Nord, in Lombardia sono state presentate 104.781 domande, nel Lazio 86.976, in Campania 84.857. Giovedì 6 agosto è terminato l’inserimento, per la prima volta digitale, e ora le domande costruiranno le Graduatorie provinciali e di istituto da cui si attingerà per le supplenze dell’anno scolastico che si va ad aprire il prossimo 14 settembre.

Diverse istanze sono state immesse per due o tre ruoli diversi. Le domande su carta erano arrivate a quota un milione, quindi, sottratti i docenti che nel frattempo sono entrati in ruolo e coloro, tra i 400 mila laureati, che non avevano ottenuto in tempo i 24 crediti formativi universitari, resta una quota larga di precari che nel passaggio carta-digitale si sono perduti per strada. Ancora, gruppi di precari hanno denunciato il cambio dei criteri e dei punteggi in corsa, operazione che ha sfavorito, per esempio, le vecchie supplenze annuali rispetto a quelle spezzate. Repubblica ha chiesto ai docenti precari di raccontare la loro esperienza con l’inserimento nelle Gps (dietrolalavagna@repubblica.it). In tutta la fase di avvio, iniziata il 22 luglio, ci sono stati diversi problemi di blocco del sistema e di mancata memorizzazione dei dati, cosa che, più saltuariamente, è avvenuta fino all’ultimo giorno. Ricorsi di massa sono probabili. La pubblicazione delle graduatorie è attesa per il primo settembre e le assegnazioni dei posti entro il 14 settembre.

Per le emergenze della prossima stagione, il ministero delle Finanze ha autorizzato prima 40.000 docenti a tempo determinato, i cosiddetti insegnanti Covid che in caso di nuovo lockdown saranno licenziati anzitempo, e giovedì sera altre 97.223 assunzioni a tempo pieno, oltreché 1,3 miliardi di euro aggiuntivi (ulteriore organico, affitto di spazi, risorse per gli enti locali). Di queste, 84.808 saranno per docenti, 472 per gli insegnanti di religione cattolica, 91 per gli educatori, 11.323 per il personale Ata (perlopiù  bidelli). Ci sono risorse per 529 dirigenti scolastici: 458 assunzioni avverranno per scorrimento della graduatoria del concorso del 2017 (da qui nasce la polemica sull’autoassunzione della ministra che ha vinto la stessa prova), 29 dalla graduatoria del 2011 e 42 per “trattenimenti in servizio”.

Serve tener conto che l’anno scorso, in una stagione senza gli obblighi del distanziamento, il Mef aveva autorizzato 53.627 docenti e, alla fine, ne erano stati assegnati soltanto 25 mila. Diverse Graduatorie a esaurimento e di merito sono, appunto, esaurite e da lì non si può più attingere per reclutare docenti. Il problema “dell’assenza di ruoli” riguarda in particolare il Nord e le discipline scientifiche. Quest’anno, secondo le stime sindacali, andrà peggio: le stesse graduatorie risultano ancora più sguarnite. La Uil scuola sostiene che le assunzioni possibili saranno 15 mila, l’Anief le ha calcolate in 20 mila. La Flc Cgil ora dichiara: “Siamo lontani dal coprire i posti scoperti per l’Anno scolastico 2020-2021, prevediamo che i supplenti necessari saranno oltre 200 mila. Andrebbe chiarito che i numeri annunciati per l’assunzione dei docenti sono frutto dei pensionamenti e degli oltre 50 mila posti non assegnati l’anno scorso per carenza di candidati. Su questo ritardo di arruolamento grava la scelta di aver rinviato un concorso straordinario che, inascoltati, avevamo richiesto diventasse una procedura snella e veloce”.

Supplenti e di ruolo, ecco tutti gli insegnanti (ancora pochi) in arrivo per settembre

A proposito della ripartizione degli insegnanti supplenti – i primi 40.000 – c’è stata un’insistita polemica tra la ministra Lucia Azzolina e diversi assessori regionali. I docenti sono stati assegnati, per volontà della ministra, per metà tenendo conto del numero degli studenti presenti sul territorio e per l’altra metà seguendo le richieste avanzate dagli Uffici scolastici regionali. Come si può vedere dalla tabella, le richieste dal Sud sono state più forti e, rivelano alcuni sindacati, in alcune regioni settentrionali c’è stata una pressione dei provveditori sui dirigenti scolastici per calmierare, appunto, le richieste.

Il risultato è stato che la Calabria, con il 3,6 per cento degli studenti, ha avuto 30,6 milioni di euro (necessari per pagare gli insegnanti supplenti) per il 2020 quando l’Emilia Romagna, che ha il doppio degli alunni iscritti, ha ricevuto quasi 7 milioni in meno. Ancora, la Lombardia, con il 15,7 per cento degli alunni totali, ha ottenuto 37,8 milioni, quasi sette in meno della Campania (la regione più premiata con 44,3 milioni) che pure ha solo l’11,2 per cento degli studenti. Alla richiesta di spiegazioni dell’assessora toscana Cristina Grieco, responsabile, tra l’altro, del tavolo delle regioni per l’istruzione, la ministra ha risposto: “Ci sono territori in difficoltà che hanno più bisogno”. In totale, la prima ripartizione ha impegnato 340 milioni di euro per il 2020 e prevede di impiegarne altri 540 per la prossima stagione.

Infine, nella prima settimana di ottobre – lo ha promesso Lucia Azzolina – prenderà il via il concorso straordinario per le scuole medie e superiori che darà 32.000 cattedre (la scadenza per iscriversi è domani, lunedì 10 agosto). Si attendono le date per i due concorsi ordinari – superiori e infanzia-primaria – per i quali si sono presentati e 507 mila candidati (430.585 mila e 76.757 mila, rispettivamente). I posti a bando sono 33.000 per le superiori e 12.863 per elementari e infanzia.


Immissioni in ruolo insegnanti 2020/21, domanda per call veloce dal 28 agosto al 1° settembre

da OrizzonteScuola

Di redazione

Le immissioni in ruolo dell’anno scolastico 2020/21 prevedono una novità per gli insegnanti: sono state autorizzate dal MEF 84.808 assunzioni ma è possibile (anzi probabile) che numerosi posti siano stati assegnati a province e classi di concorso in cui non ci sia il numero sufficienti di insegnanti a coprirli tutti.

Per evitare che questi posti vadano dispersi aumentando il fenomeno della supplentite nel decreto Legge 126/2019 convertito con modificazioni nella Legge 20 dicembre 2019 è stata prevista una procedura straordinaria di immissioni in ruolo, la “chiamata veloce”.

Immissioni in ruolo ordinarie

Da Gae e concorsi 2016 e 2018 + fasce aggiuntive, la fase si concluderà entro il 26 agosto

Chiamata veloce dal 27 agosto

Sui posti che rimarranno disponibili.

Il Ministero ha pubblicato un apposito decreto che disciplina le operazioni.

Cosa fanno gli USR

“Contano” quanti posti sono rimasti non coperti, cancellando dal sistema i docenti che hanno rinunciato all’immissione in ruolo e gli aspiranti già  destinatari di proposte di assunzione a tempo indeterminato nel corso delle operazioni ordinarie.

Gli uffici comunicano sul sito i posti rimasti vacanti e disponibili e li inseriscono nella piattaforma al fine di consentire ai docenti aventi titolo di presentare istanza,

Gli uffici accantonano i posti per i vincitori del concorso straordinario per il ruolo che avranno retrodatazione giuridica dal 1° settembre 2020, nonchè per i vincitori del concorso ordinario infanzia primaria e ordinario secondaria.

Tabelle contenenti i posti relativi alle procedure concorsuali recentemente avviate che dovranno essere accantonate per l’a.s. 2020/21 nell’ambito della procedura assunzionale per chiamata (allegati Callegato D ed allegato E).

Domande dei docenti ed elenchi

Le istanze saranno disponibili per via telematica per 5 giorni nel periodo compreso tra il 28 agosto 2020 e il 1 settembre 2020.

Gli USR pubblicano entro il 2 settembre 2020, gli elenchi degli aspiranti, graduati sulla base dei punteggi di cui all’articolo 4, comma 3 del D.M. 8 giugno 2020 n. 25 suddivisi per ciascuna delle procedure di cui al comma 2 dell’articolo 5 del suddetto decreto e dispongono, entro il 7 settembre 2020, le assunzioni a tempo indeterminato, con decorrenza giuridica a partire dal 1° settembre dell’anno scolastico di riferimento, dei soggetti che risultano in posizione utile.

Nel caso in cui gli elenchi non contengano un numero sufficiente di aspiranti provenienti dalle GAE per la copertura dei relativi posti, si procede all’immissione in ruolo attingendo dalle altre graduatorie e viceversa.

I dirigenti dei competenti uffici dell’USR procedono all’individuazione dei soggetti aventi titolo all’immissione in ruolo. In caso di accettazione o rinuncia sul posto individuato, l’aspirante decade dalle altre procedure di chiamata di cui al richiamato decreto. In caso di rinuncia non si dà luogo a rifacimento delle procedure già espletate, ma allo scorrimento delle posizioni dai rispettivi elenchi. Al termine della procedura, gli elenchi cessano di avere efficacia.

Vincolo quinquennale

Anche per i docenti assunti da chiamata veloce scatterà dal 1° settembre 2020 il vincolo quinquennale sulla scuola di assunzione

Concorso dirigenti scolastici 2017, Ministero rettifica la graduatoria generale di merito

da OrizzonteScuola

Di redazione

Concorso Dirigenti Scolastici 2017: il Ministero ha rettificato la graduatoria generale di merito con Decreto del Capo dipartimento istruzione n. 986 del 6 agosto 2020.

Perché è stata rettificata la graduatoria del concorso Dirigenti Scolastici

La rettifica avviene in seguito a provvedimenti giurisdizionali con i quali il Giudice Amministrativo ha disposto la rivalutazione dei titoli con conseguente modifica del punteggio e posizione in graduatoria per i ricorrenti risultati vittoriosi.

La nuova graduatoria

Il decreto  –

Problematiche del concorso Dirigenti Scolastici

La rettifica della graduatoria è indipendente dalla problematica di cui si è parlato in questi giorni in seguito al decreto cautelare che ha permesso la scelta di una nuova sede per candidati che avevano rinunciato all’immissione in ruolo nel 2019 e che erano stati depennati dalla graduatoria con decreto dipartimentale del 9 ottobre 2019. Leggi tutto

Scelta preferenza regioni entro il 10 agosto

Il 10 agosto sarà chiusa la funzione per la scelta delle regioni per l’immissione in ruolo di 529 nuovi Dirigenti Scolastici.

Sentenza del Consiglio di Stato

E’ attesa per l’udienza del 15 ottobre prossimo la decisione del Consiglio di Stato sulla legittimità o meno della procedura.

Concorso dirigenti: Tar Lazio ordina scelta regioni a ricorrenti, rischio slittamento assunzioni 1 settembre

da OrizzonteScuola

Di redazione

Il Tar del Lazio, con l’Ordinanza cautelare del 7 agosto 2020 ordina al Ministero dell’Istruzione di consentire l’accesso alla funzione Polis di scelta della regione anche a 12 vincitori rinunciatari e depennati dalla graduatoria con decreto dipartimentale del 9 ottobre 2019.

Il Tar Lazio “Accoglie e per l’effetto ordina all’amministrazione di consentire ai ricorrenti di accedere alla funzione Polis nei sensi di cui in motivazione. Resta fissata per la trattazione collegiale la camera di consiglio dell’8 settembre 2020“. E’ quanto si legge nel decreto del Tar del 7 agosto.

I ricorrenti possono accedere alla funzione Polis per la presentazione dell’ordine di preferenza tra le 18 regioni disponibili per nomina a tempo indeterminato sulle sedi in atto vacanti e disponibili, entro il termine ultimo del 10 agosto p.v.

Preoccupazione dalle Organizzazioni sindacali. “La Cisl Scuola esprime forte preoccupazione per gli effetti che il decreto potrebbe avere sulle assunzioni che debbono essere concluse entro il 31 agosto“, scrive in una nota Serafin, segretaria nazionale CISL Scuola con delega per la Dirigenza Scolastica.

Siamo fortemente preoccupati – afferma la Flc Cgil – che tale decisione, pur non esprimendosi nel merito del diritto dei ricorrenti ad ottenere quanto richiesto, possa rappresentare per molti dei vincitori in attesa dell’incarico dal 1° settembre 2020 il rischio di non vedersi attribuita la regione loro spettante in base alla posizione occupata in graduatoria“.

Dubbi da parte dell’ANP, che in un comunicato scrive: “La nostra Costituzione prevede espressamente il diritto di ricorrere all’autorità giudiziaria per risolvere le situazioni di contenzioso. Ovviamente rispettiamo il principio costituzionale ma troviamo molto discutibile che ci si debba appellare di continuo ai Giudici per vedere rispettate delle regole che dovrebbero essere scontate e note dall’inizio“. L’Associazione dei presidi ha chiesto un incontro urgente al Capo Dipartimento Bruschi per esaminare la questione.

Decreto del Tar del 7 agosto 2020

Decreto del 9 ottobre 2019 con elenco depennati

Rientro a scuola, presidi: mancano 20 mila aule. Anci, lezioni anche in case e b&b

da OrizzonteScuola

Di redazione

Rientro a scuola sempre più vicino, ma mancano gli spazi. Lo denunciano i dirigenti scolastici. L’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) pensa all’utilizzo di case e b&b

Sono circa 20mila le aule che dovranno essere allestite in spazi alternativi agli istituti in vista dell’inizio del prossimo anno scolastico. Per oltre il 50% non sono ancora stati trovati gli spazi. Le criticità maggiori si registrano nelle grandi città come Roma. E’ quanto riferisce l’Associazione Nazionale Presidi, secondo cui il numero di coloro che dovranno fare lezioni in luoghi alternativi alla propria scuola sarebbe aggiornato a 400mila alunni.

Anci: lezioni nelle case

Compatibilmente con le risorse disponibili, prevediamo presto la pubblicazione di Avvisi Pubblici in diversi Comuni, per il reperimento di spazi alternativi dove poter allestire le aule per ospitare le classi che dovranno fare lezioni nei luoghi alternativi al proprio istituto“. Lo riferisce Cristina Giachi, responsabile Scuola dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci).

Gli avvisi pubblici, in quanto tali, saranno aperti a tutti – ha aggiunto Giachi -. Laddove sarà necessario, oltre a musei, cinema e centri congressi, potrebbero partecipare anche hotel, Bed & Breakfast e perfino appartamenti singoli, purché le strutture rispettino i requisiti di capienza e sicurezza“. Il riferimento alle risorse per gli Enti locali sull’affitto degli spazi aggiuntivi, previste nel decreto legge di agosto approvato pochi giorni fa.

Gallone: Azzolina riapra scuole infanzia il 7 settembre

Il ministro Azzolina si impegni a far ripartire le scuole materne il 7 settembre. Rinviare al 14 la riapertura, con una nuova programmata chiusura pochi giorni dopo per allestire i seggi elettorali delle amministrative, significa di fatto un blocco dei servizi all’infanzia intollerabile e ingiustificato. Fa bene la Regione Lombardia a far sentire la sua voce, ma è chiaro il tentativo di un governo, da sempre impreparato sull’argomento, che vuole cercare in ogni modo di prendere tempo. Ora più che mai si avverte l’urgenza di quei Patti educativi tra le scuole pubbliche e le scuole paritarie che noi di Forza Italia invochiamo da tempo. Solo in questo modo si potrà garantire un rapido rientro nelle aule, fornire servizi all’altezza e piena libertà d’istruzione, consentendo inoltre un notevole risparmio per le casse dello Stato. Il discorso vale per le scuole materne, ma anche per le elementari, medie e superiori. Proprio in queste ore l’associazione nazionale dei presidi ha lanciato un grido d’allarme che il ministro non può e non deve ignorare. Mancano all’appello 20mila aule, quando siamo comunque nell’imminenza del nuovo anno scolastico e sono ben 400mila gli alunni che saranno costretti a studiare in spazi alternativi. Una vergogna nazionale che potrebbe essere sanata rapidamente, abbandonando l’arma di un inutile e antistorico pregiudizio e dando finalmente vita ad un sistema scolastico proiettato verso il futuro e in grado di adempiere alla sua vera missione: garantire un’istruzione libera e di qualità per tutti“.

Lo dichiara Alessandra Gallone, vicepresidente dei senatori di Forza Italia.

Anticipo TFS statali, la Dadone annuncia firma accordo quadro con ABI

da OrizzonteScuola

Di redazione

Il ministro Dadone annuncia su Facebook che ha apposto la sua firma sull’accordo quadro con l’ABI per l’anticipo TFS dipendenti statali. Siamo al capitolo finale.

Finalmente una buona notizia per tutti coloro che attendono di poter presentare domanda per l’anticipo TFS erogato dalle banche, previsto dal DL 4/2019 e che ancora non è entrato in vigore a causa della lentezza burocratica.

Venerdì 7 agosto il Ministro Fabiana Dadone ha postato su Facebook un video in cui annuncia di aver apposto la sua firma dell’accordo quadro con l’ABI che stabilisce, tra le altre cose, le modalità per presentare domanda di anticipo TFS per coloro che sono andati in pensione.

Nel video il Ministro si scusa con tutti coloro che hanno dovuto attendere più di anno per poter vedere riconosciuto il diritto all’anticipo del TFS,  una misura che sarebbe dovuta entrare in vigore con la stessa pensione quota 100 per permettere di ricevere, insieme al trattamento pensionistico anche parte del trattamento di fine servizio.

Il decreto per l’entrata in vigore definitiva dell’anticipo TFS è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale solo poche settimane fa ma ancora mancava l’accordo quadro con ABI.

Dopo la firma del ministro Dadone, in ogni caso, l’accordo quadro dovrà essere sottoscritto anche dal Ministro del Lavoro, dal ministro dell’Economia e delle Finanze e dall ABI.

Solo quando saranno apposte tutte le firme l’INPS potrà iniziare ad accettare le domande. Ma da quel che annuncia il ministro Dadone siamo giunti al capitolo finale di una odissea durata oltre un anno,

La Dadone accompagna il video con un post in cui scrive:

“Siamo arrivati finalmente al capitolo finale per l’anticipo del #TFS: ho appena posto la mia firma sull’accordo quadro con l’Associazione delle banche italiane che stabilisce le modalità per la presentazione della domanda.

Non appena anche l’Abi, il Ministro del Lavoro e il Ministro dell’Economia e Finanze apporranno la firma, l’Inps potrà iniziare ad accettare le domande.

So che è passato molto tempo dall’emanazione del decreto, circa 3 mesi, e so che molti di voi si aspettavano, giustamente, tempi più brevi. Ma, come ben sapete, avendone seguito l’iter, si è trattato di un passaggio molto lungo e complicato, il cui perfezionamento ha coinvolto tre ministeri (Lavoro, Mef e Funzione pubblica) oltre naturalmente ad Abi e Inps. La bozza di accordo ha inoltre richiesto il parere del Garante Privacy e dell’Agcm. Siamo ora al giro delle firme finali.

Un processo articolato, dicevamo: ho cercato di accelerare al massimo il lavoro del nostro dipartimento e ho stimolato le altre amministrazioni in merito. Mi avete giustamente scritto in tanti, anche quotidianamente: ora finalmente, una volta apposte le firme che auspico non tarderanno, l’Inps potrà ricevere le vostre domande per vedere, finalmente, riconosciuto un vostro sacrosanto diritto.”

Test sierologici a docenti e Ata. Le prime grane arrivano nel Lazio

da La Tecnica della Scuola

La somministrazione dei test sierologici al personale docente e Ata non sarà una operazione semplicissima.

Un primo assaggio sulle difficoltà che potranno intervenire arriva dal Lazio dove già si è aperto un delicato contenzioso fra i dirigenti scolastici e l’assessorato regionale della Sanità.

Tanto che nelle ultime ore l’Anp Lazio ha anche inviato una nota alla Regione sottolineando che “il protocollo sottoscritto dalla ministra e dalla OO.SS. prevede che i test non siano svolti in locali scolastici” e chiedendo quindi che la disposizione “venga rigorosamente osservata, annullando precedenti comunicazioni ad alcune scuole individuate come sede per la somministrazione dei test”.

“In un’ottica di collaborazione – sostiene il presidente dell’Anp Lazio Mario Rusconi – le scuole forniranno i dati relativi al personale, ma non potranno farsi carico dell’organizzazione degli appuntamenti. Pur comprendendo la difficoltà a svolgere tale compito da parte delle ASL, è altrettanto evidente ed oggettiva la difficoltà ad individuare personale da parte dei Ds a causa di segreterie con poco personale e spesso senza Dsga a dare indicazioni e seguire gli assistenti amministrativi”. 

Il contenzioso riguarda proprio il fatto che la Regione, anche per il tramite dell’Ufficio scolastico regionale, ha chiesto ai dirigenti scolastici di individuare uno o più addetti per la trasmissione dei dati all’assessorato alla Sanità e per definire il calendario delle somministrazioni.

“Ma – rileva Rusconi – non rientra nelle competenze della Regione dare disposizioni del genere ai DS  senza considerare che  questo eventuale nuovo incarico da assegnare ad alcuni assistenti amministrativi implica dei passaggi a livello di contrattazione integrativa di istituto, quanto meno per la definizione dei criteri con cui individuarli”.
Per il momento non si ha notizia di prese di posizione di altri sindacati, ma è probabile che nei prossimi giorni, in mancanza di un intervento del Ministero, la situazione si complichi.

Adesso, la patata bollente passa nelle mani dell’Ufficio scolastico regionale che dovrà cercare di dirimere la questione in tempi rapidi dal momento che all’’ultima settimana di agosto mancano solamente una decina di giorni lavorativi.
A meno che Regione e Ministero non pensino che – siccome sottoporsi al test non sarà obbligatorio – il problema potrebbe risultare alla fine ridotto a poche decine di migliaia di docenti e Ata in tutta Italia.

Ritorno a ottobre: tre scenari di rischio e la grande paura dell’infezione a scuola

da la Repubblica

Corrado Zunino

Ecco lo studio per preparare ottobre, annunciato dal ministro Roberto Speranza ieri al Senato. “Il lungo lavoro fatto dal ministero della Salute insieme all’Istituto superiore di Sanità” si è tradotto in sei pagine larghe che prefigurano tre scenari possibili sul fronte Covid, rivelano che l’allerta clinica si prolungherà a tutto l’inverno (quindi, fino a marzo 2021) e ammettono che i maggiori rischi di un ritorno del contagio saranno sulla scuola: “Non è nemmeno noto l’impatto che potranno avere le misure di riorganizzazione scolastica che si stanno mettendo in campo in questi giorni”. Speranza lo ha ribadito, però: “A scuola si tornerà e si tornerà in sicurezza”.

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Le linee guida per ottobre si chiamano “Preparedness“, preparazione a “minimizzare i rischi posti dalle malattie infettive e per mitigare il loro impatto”. Sono state chiuse lunedì 3 agosto e diventeranno un documento che ispirerà la prossima circolare ministeriale. Sul piano concreto, si sa, ripartiranno a breve le crociere e gli scuolabus, restano ferme le discoteche e a porte chiuse gli stadi, si sta discutendo con forza sulla capienza dei treni locali (50 per cento dei posti assegnati, dice la Salute sostenuta dal Comitato tecnico scientifico, 80 per cento dicono le Regioni). Ma che cosa c’è alla base di queste decisioni? Qual è il percorso che porta a queste prime conclusioni?

Prima dell’11 marzo (lockdown nazionale), la trasmissibilità del virus è stata stimata a R0=3 in diverse regioni. Dall’11 al 25 marzo, due settimane quindi, il valore è calato in tutte le aree a valori compresi tra 0,5 e 0,7, che si sono mantenuti tali fino al termine di maggio, quando la graduale riapertura ha portato un leggero ma costante incremento di Rt che oggi posiziona il range tra 0,9 e 1, con focolai fortemente contagianti ma anche facilmente controllabili.

Dicevamo della linea di positività che da giugno è tornata gradualmente a salire. Gli esperti dell’Istituto superiore e del ministero ammettono di non sapere in che condizioni arriveremo a fine estate, e prefigurano tre scenari. Il primo ipotizza una situazione sostanzialmente invariata (focolai presenti) con un impatto modesto delle scuole sulla trasmissibilità e le sue fonti d’infezione, considerate inevitabili ma tenute sotto controllo. Il secondo scenario evidenzia una situazione di trasmissibilità “sostenuta e diffusa” con Rt tra 1 e 1,25: non si riesce a tenere traccia, in questo caso, dei nuovi focolai, inclusi quelli scolastici. Infine, situazione peggiore, si contempla questa possibilità: “Situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta del sistema sanitario e valori regionali sistematicamente compresi tra 1,25 e 1,5”.

 

Allo stato attuale, “appare bassa la probabilità di osservare ipotesi di trasmissione caratterizzati da Rt maggiore di 1,5 per periodi lunghi (almeno un mese), ma al centro della questione c’è sempre la scuola, la grande incognita di fine estate (il 14 settembre si riparte). Epidemiologi e igienisti plurigraduati confessano di non avere un’idea di che cosa succederà: “Non è nota la reale trasmissibilità di SarsCov-2 nelle scuole, anche se iniziano ad essere disponibili evidenze scientifiche di epidemia in ambienti educativi”. Più in generale, “non è noto quanto i bambini, prevalentemente asintomatici, trasmettano il virus rispetto agli adulti”. Tutto questo, “rende molto incerto il ruolo della trasmissione nelle scuole”.

La trasmissione locale in Italia è avvenuta quando, ormai, il numero dei casi era già elevato e la situazione clinica “grave e critica”. L’impatto in termini di morbilità e mortalità, dice il rapporto, “è stato elevatissimo“. Al 29 luglio scorso, i casi confermati erano 246.602 di cui 34.213 i morti (letalità complessiva, 13,9 per cento). “La gestione dell’epidemia nei territori più colpiti è stata caratterizzata dal rapido sovraccarico dei servizi territoriali e assistenziali: saturazione dei posti letto, elevata necessità di materiali di consumo, attrezzature e personale sanitario”. Ancora, “l’elevata trasmissibilità del patogeno in contesti assistenziali” ha messo in crisi gli operatori sanitari e trasmesso il virus “negli ospedali, in residenze socio-assistenziali, in case di riposo”.

Pe evitare tutto questo sarà necessario: potenziare in tempi rapidi la dotazione di posti letto in terapia intensiva e riconvertire posti letto in terapia sub intensiva e area medica, quindi realizzare presidi di assistenza dedicati alla gestione di casi Covid-19, formare un numero sufficiente di operatori sanitari in grado di operare in ambiente intensivo e rafforzare i servizi territoriali per l’accertamento, l’isolamento, la quarantena. Dotarsi infine, dopo le infinite difficoltà di marzo-maggio, di mascherine, kit di laboratorio, ventilatori. Il grande buco del coronavirus italiano.

Serve, per tutto questo, la messa a punto di un Piano operativo per “contenere eventuali focolai permettendo una stabilizzazione della trasmissione a livelli abbastanza bassi e che non determino un sovraccarico del Servizio sanitario nazionale”. Anche perché, recentemente, “è stata osservata un’importante decrescita dell’età media dei casi”.

Scuola finlandese, un modello in declino

da La Tecnica della Scuola

C’era una volta… Cominciano così molte favole e potremmo fare iniziare allo stesso modo quella del modello scolastico che sino a qualche anno fa vantava risultati di eccellenza nelle indagini internazionali e che da oltre un lustro in modo marcato (ma il trend involutivo si può fare risalire già a una decina di anni fa) mostra però segni di regresso: parliamo del modello finlandese ormai in declino come testimoniano i dati degli ultimi due rilevamenti Pisa (acronimo di Programme for International Student Assessment) che è un’indagine internazionale promossa dall’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).

Tralasciando il discorso che, peraltro, diversi osservatori che vivono quotidianamente la scuola contestano il modo in cui sono strutturate nonché l’efficacia e la validità di tali “indagini”, soprattutto se da alcuni poi prese a pretesto per proporre o avallare iniziative di riforme, attraverso confronti improponibili (poiché ogni Stato e ciascun sistema scolastico hanno una propria specificità e non c’è quasi mai omogeneità), ricordiamo che le ultime rilevazioni Ocse Pisa risalgono al 2018, quando si è svolto lo Studio principale (Main Study) riguardante l’analisi e l’elaborazione dei dati, mentre nel 2017 sono state svolte le effettive Prove cognitive sul campo (Field Trial) che hanno coinvolto oltre mezzo milione di quindicenni di 79 diversi Paesi. Ma i dati sono stati diffusi solo a dicembre dell’anno scorso: la diffusione dei “report” avviene sempre con molto ritardo rispetto allo svolgimento del rilevamento, che riguarda i livelli di competenze in Lettura, Matematica e Scienze (a cui negli ultimi anni si è aggiunta, su base volontaria, la prova di Financial Literacy).

Le rilevazioni internazionali Ocse Pisa 2018 e i dati italiani

Nella pagina web https://www.invalsiopen.it/risultati-ocse-pisa-2018/ sono riportati e commentati i risultati delle ultime rilevazioni Ocse Pisa per quanto concerne gli studenti italiani. Risultati che non sono poi così negativi come in molti hanno voluto sottolineare, se si tiene conto che sostanzialmente in Matematica sono nella media Ocse (a fianco ad esempio di Paesi come Australia, Nuova Zelanda, Federazione Russa, Lussemburgo, Portogallo, Spagna, e una decina di punti sopra gli Stati Uniti e meno della Francia) e nella prova di Lettura (comprensione del testo) il risultato è di poco inferiore alla media dei Paesi dell’Ocse, anche se la situazione è disomogenea considerando i vari contesti territoriali (si registrano risultati peggiori soprattutto in alcune regioni del Sud, ma i dati andrebbero analizzati tenendo conto dei contesti sociali ed economici differenti, altrimenti si rischia, come capita spesso, di ingenerare confusione o di giungere a conclusioni sbagliate).

E per il nostro Paese, rispetto alla rilevazione precedente nella Lettura e nella Matematica il punteggio non si discosta in maniera significativa da quello della rilevazione Pisa 2015. In Scienze invece si registra una diminuzione di 13 punti e il punteggio complessivo ottenuto nel 2018 è di oltre 20 punti inferiore alla media Ocse.

Risultati a confronto: il regresso (netto in matematica) dei risultati dei quindicenni finlandesi

Ma i risultati Ocse Pisa 2018 per quanto riguarda l’Italia sono stati analizzati nei mesi scorsi con molta attenzione (qualche volta con “enfasi” spesso negativa), noi adesso vogliamo dare un’occhiata ai risultati internazionali (esaminando particolarmente quelli inerenti alla Finlandia) e a tale fine ci viene in aiuto sempre la pagina web https://www.invalsiopen.it/risultati-ocse-pisa-2018/ nella parte finale dedicata agli “Approfondimenti”.

In particolare, per avere un quadro delle rilevazioni anche a livello internazionale, con dati comparativi rispetto alle precedenti edizioni delle rilevazioni Pisa, vi invito a leggere l’Appendice A1 – Tabelle internazionali e nazionali di Lettura e l’Appendice A2 – Tabelle internazionali e nazionali di Matematica e Scienze; e poiché in questo articolo ci occupiamo della Finlandia vi fornisco qualche dettaglio in più su come ricercare le tabelle che dimostrano il regresso in termini di punteggio dei ragazzi finlandesi che hanno partecipato alle prove.

Nel foglio di Microsoft Excel che si apre cliccando sui link delle Appendici citate, nella tabella 3.8 si trova il riferimento ai punteggi (anno 2018 e anni di rilevazione precedenti, in modo da poter comparare i dati fra i vari Paesi e anche di un singolo Paese in relazione ad anni differenti) inerenti alla Matematica. Per la Finlandia si va dal punteggio di 548 nel 2006 sino al punteggio 507 del 2018 (15a posizione, mentre prima del “crollo” che si registra a partire dall’indagine del 2012 era ancora al 5° posto nel 2009). Nella tabella 4.8 riferimenti alle prove di Scienze: per la Finlandia 563 punti nel 2006, scesi sino a 522 nel 2018. Nel foglio Excel relativo alla Lettura il suddetto riferimento comparativo si trova nella tabella 2.8: per la Finlandia da 547 punti del 2006 a 520 del 2018, quindi un regresso più contenuto rispetto a Matematica e Scienze.

Ma nonostante questa involuzione ancora oggi molti tessono le lodi e talvolta decantano “il primato” del sistema scolastico finlandese, e qualcuno gli attribuisce il titolo di “miglior sistema scolastico del mondo”. Quando, invece, il risultato migliore è stato conseguito dagli alunni delle aree cinesi di Beijing (Pechino)-Shanghai-Jiangsu-Zhejiang (B-S-J-Z), non solo in Matematica e Scienze ma anche in “Lettura”, dove il sistema di insegnamento/apprendimento è ben diverso da quello proposto nel Paese del Nord Europa.

Chi ancora considera quella finlandese la “scuola migliore del mondo” tace sui dati in discesa registrati ormai da circa un decennio

E a parte le aree dei territori cinesi citati, ci sono anche Paesi dell’area occidentale che hanno sorpassato come qualità di risultati ottenuti il “modello finlandese”. Delle serie: “quando i modelli diventano mode!”.

Chiariamo: il livello scolastico finlandese, stando alle indagini Ocse Pisa, resta comunque elevato (a parte forse il “crollo” in Matematica), ma è innegabile che il trend negativo sia piuttosto marcato rispetto agli “allori” degli anni precedenti, particolarmente per quanto riguarda le conoscenze in matematica e in scienze.

Ed è strano che chi ancora oggi tesse sperticatamente le lodi del sistema finlandese non tenga conto di questi risultati riguardanti quelle stesse rilevazioni (Ocse Pisa) che nel primo decennio del nuovo Secolo avevano avallato il “mito della scuola quasi perfetta” e da imitare. Lascia francamente perplessi che i dati che avevano posto positivamente all’attenzione generale il modello finlandese vengano adesso taciuti da chi continua a considerarla la “scuola migliore del mondo”.

Peraltro il peggioramento dei dati concernenti i quindicenni “discendenti delle popolazioni finniche” era già stato evidenziato negli anni precedenti: nei risultati del 2015 il punteggio della Finlandia era calato in tutte le tre categorie: 11 punti in meno in Scienze, 10 in Matematica, 5 in Lettura (tranne eccezioni, gli altri Paesi di “prima fascia” nelle rilevazioni del 2012 avevano invece fatto registrare nel Rapporto Ocse Pisa successivo gli stessi risultati o erano migliorati).

Ma non tutti, per vari motivi, sono estimatori del sistema scolastico finlandese

Ma a prescindere dai numeri chiari del declino in termini di livello di competenze nelle indagini internazionali, il sistema scolastico finlandese aveva (e nonostante tutto ha ancora, forse perché certi “luoghi comuni” sono difficili da accantonare) sì tanti estimatori ma anche molti elementi che suscitavano per alcuni aspetti giudizi non certamente entusiastici, per usare un eufemismo!

Ma su come è impostato il curricolo di studio nella Repubblica di Finlandia ritorneremo con un altro successivo articolo (per quanto riguarda l’obbligo scolastico ad esempio è previsto un anno in meno rispetto all’Italia), così come sui sistemi di inclusione e sull’applicazione di un metodo di insegnamento di tipo “multidisciplinare” (diverso da interdisciplinare) per consentire un apprendimento che deve fornire agli studenti capacità adeguate a sviluppare un’autonomia più marcata presentando diversi fenomeni da vari punti di vista, secondo molti osservatori però a discapito delle conoscenze (che generano competenze) delle varie singole discipline. O sul fatto che non esistono le canoniche classi su base prettamente anagrafica, come le intendiamo noi: gli alunni sono divisi per interessi e livello di apprendimento: “alla faccia” del concetto di integrazione e del “non lasceremo indietro nessuno” (parole di “azzoliniana” memoria… anche per giustificare i Pai-Piani di apprendimento individualizzato post Dad, ma usate in questi mesi non solo da lei). La divisione per livello di apprendimento se può essere “galvanizzante” ed utile per un dodicenne che si trova in un gruppo con dei sedicenni diventa penso “penalizzante” e poco “incentivante” per un ragazzo di sedici anni che si ritrovasse viceversa in un gruppo di dodicenni.

Un uso eccessivo delle nuove tecnologie tra i motivi del calo del rendimento degli studenti finlandesi?

Ma questi aspetti li descriveremo meglio in un prossimo articolo a breve, così come i motivi che secondo pedagogisti, docenti, psichiatri, sindacalisti sono alla base del declino del “modello Finlandia”. Per quanto attiene ai motivi per ora ci limitiamo a citarne uno: c’è chi addossa parte della responsabilità del calo del rendimento degli studenti finlandesi alle nuove tecnologie, che vengono utilizzate per un numero di ore troppo elevato condizionando negativamente la lucidità dei ragazzi e la loro capacità di concentrazione.

A tal proposito interessane il parere di Pasi Sahlberg, docente finlandese, figura di spicco nelle politiche dell’istruzione del Paese del Nord Europa, che intervistato tempo fa dal “Washington Post” ha evidenziato che “secondo le nuove ricerche sugli effetti di internet sul cervello, e quindi anche sull’apprendimento, le conseguenze principali sono tre: un processo di elaborazione delle informazioni più superficiale, una maggiore tendenza alla distrazione e un’alterazione dei meccanismi di autocontrollo. Se così fosse, ci sono ragioni per credere che l’aumento dell’utilizzo di tecnologie digitali per la comunicazione, l’interazione e l’intrattenimento renderà più difficile concentrarsi su questioni concettuali complesse, come quelle affrontate nella matematica e nelle scienze. È interessante notare come la maggior parte dei Paesi sia alla prese con lo stesso fenomeno di distrazione digitale tra i giovani”.

85mila posti per le assunzioni, ma molti rimarranno scoperti. Flc: “Non bastano”

da La Tecnica della Scuola

Sono poco meno di 85mila le assunzioni di docenti autorizzate dal Consiglio dei Ministri nella seduta serale del 7 agosto.
I numeri sono importanti ma i sindacati fanno già osservare che sono del tutto insufficienti e “che – sottolinea la Flc-Cgil – sono ancora lontani dal coprire i posti scoperti per l’anno scolastico 2020-2021, che prevediamo essere più di 200 mila, dunque più del doppio delle stabilizzazioni annunciate”.

Ma il problema, per la verità, potrebbe essere anche più complesso perchè non è neppure detto che tutti gli 85mila posti possano essere coperti, come peraltro è già avvenuto più volte in passato.

Per esempio scorrendo le tabelle che il Ministero ha consegnato alle organizzazioni sindacali si può constatare che vengono messe a disposizione per le assunzioni diverse centinaia di cattedre di matematica e discipline scientifiche nelle regioni del nord dove, però, le stesse graduatorie sono spesso esaurite.
Lo stesso discorso vale, per diverse province del nord, per altre tipologie di cattedre.

Analizzando i dati generali suddivisi per regione si può constatare che la metà dei posti si concentra in 4 regioni del nord (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto) mentre nelle regioni del sud dove è più alto il numero di docenti iscritti nelle graduatorie (Sicilia, Calabria, Campania e Puglia) sono disponibili circa 13mila cattedre.
La distribuzione dei posti, quindi, sarà certamente oggetto di proteste e contestazioni e non soddisferà le richieste e le aspirazioni di tanti precari che attendono da anni una sistemazione definitiva.è

Abruzzo 1.165
Basilicata 563
Calabria 1.667
Campania 4.594
Emilia Romagna 7.409
Friuli Venezia Giulia 2.032
Lazio 7.524
Liguria 2.907
Lombardia 19.678
Marche 1.798
Molise 310
Piemonte 8.908
Puglia 3.705
Sardegna 2.789
Sicilia 3.241
Toscana 6.462
Umbria 1.094
Veneto 8.962
TOTALE 84.808

TABELLA DISPONIBILITA’ DEI POSTI

Graduatorie provinciali supplenze: sono oltre 750mila le domande pervenute

da Tuttoscuola

Sono 753.750 le domande per l’inserimento nelle Graduatorie provinciali e di istituto per le supplenze pervenute entro i termini, che scadevano alle 23.59 dello scorso giovedì 6 agosto. Per la prima volta, quest’anno, la procedura è stata interamente digitalizzata.

Oltre 800mila gli utenti totali che, durante il periodo di apertura delle domande, dal 22 luglio al 6 agosto, si sono connessi al sistema, per un totale di 8.659.102 accessi all’istanza online. Il 58% degli accessi è stato effettuato tramite desktop, il 39% tramite dispositivo mobile, il 3% da tablet.

Le prime tre Regioni interessate per numero di domande inoltrate sono Lombardia (104.781), Lazio (86.976), Campania (84.857).

Segue la tabella con le domande inoltrate Regione per Regione.

Regioni   Istanze inoltrate  
Abruzzo   20.762  
Basilicata   8.421  
Calabria   33.778  
Campania   84.857  
Emilia Romagna   54.012  
Friuli Venezia Giulia   10.145  
Lazio   86.976  
Liguria   14.461  
Lombardia   104.781  
Marche   21.577  
Molise   4.642  
Piemonte   48.725  
Puglia   57.313  
Sardegna   23.960  
Sicilia   70.806  
Toscana   48.503  
Umbria   12.662  
Veneto   47.369  
TOTALE        753.750  

Da CdM via libera a 97.223 assunzioni e 1,3 miliardi aggiuntivi per la ripresa di settembre

da Tuttoscuola

Il Consiglio dei Ministri, nella riunione avvenuta nella serata dello scorso 7 agosto, ha dato il via libera all’autorizzazione all’assunzione a tempo indeterminato di 97.223 unità tra docenti, personale educativo, ATA e dirigenti scolastici.  Nel dettaglio, l’autorizzazione prevede che si possano assumere:

– 84.808 unità di personale docente;
– 472 unità di insegnanti di religione cattolica;
– 91 unità di personale educativo;
– 11.323 unità di personale ATA, di cui 532 destinate alla trasformazione a tempo pieno di contratti a tempo parziale e 11 a tempo parziale;
– 529 dirigenti scolastici (458 assunzioni da scorrimento della graduatoria del concorso del 2017, 29 dalla graduatoria del 2011 e 42 per trattenimenti in servizio).

Inoltre, con l’approvazione del Dl Agosto il Consiglio dei Ministri ha autorizzato lo stanziamento di ulteriori 1,3 miliardi di euro per la ripresa di settembre che, sommati agli oltre 1,6 miliardi del Decreto Rilancio, portano le risorse per la riapertura di settembre a un totale di oltre 2,9 miliardi di euro. In particolare, questo stanziamento sarà impiegato per ulteriore organico, affitto di spazi, risorse per gli Enti locali.