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Pensioni quota 100, si attendono solo 10mila adesioni fra docenti e Ata

da Orizzontescuola

di redazione

Potrebbero essere fra i 30 mila e i 35 mila i lavoratori del settore scuola che al primo settembre prossimo potrebbero andare in pensione.

A fare un po’ di calcoli è stato il quotidiano Italia Oggi che è partito dagli effetti che potrebbero essere prodotti nel personale scolastico dalla controriforma della legge Fornero, la cosiddetta quota 100.

La nuova formula dovrebbe riguardare in teoria un numero molto più alto di lavoratori della scuola, cioè 52 mila docenti e 22 mila Ata.

Le stime si riferiscono al personale scolastico in servizio nel corrente anno con contratto a tempo indeterminato nelle scuole statali di ogni ordine e grado. I requisiti richiesti, tuttavia, si possono far valere a partire dal 31 dicembre 2019. 

Il ragionamento fatto dal quotidiano è che, sulla base delle anticipazioni circolate, nel settore scuola solo 10 mila lavoratori potrebbero essere interessati a ritirarsi dal lavoro con le nuove regole.

Ma perché dei potenziali 74 mila circa la cifra effettiva si abbassa così tanto? Come già ampiamente scritto anche da Orizzonte Scuola, per il personale scolastico non è possibile applicare le finestre di uscita dal lavoro e la pensione può decorrere solo dal 1° settembre per non danneggiare la continuità didattica.

Il testo del decreto su pensioni quota 100 non è ancora ufficiale e lo diventerà con l’approvazione in Consiglio dei ministri di giovedì prossimo (salvo ulteriori rinvii). Tuttavia non dovrebbero esserci cambiamenti alle disposizioni di cui all’articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n.449.

Proprio quest’ultima condizione fa attestare a circa diecimila i lavoratori che potrebbero presumibilmente andare in pensione nei termini stabiliti dal ministero dell’Istruzione dopo l’entrata in vigore del decreto legge. “Sommando le domande di cessazione dal servizio – spiega Nicola Mondelli nel suo articolo – presentate entro il 12 dicembre 2018 da 15.190 docenti e 4.500 Ata (dati definitivi elaborati dal ministero dell’istruzione) a quelle che potrebbero essere presentare dopo l’entrata in vigore del decreto legge, il prossimo 1° settembre il numero complessivo dei docenti e del personale Ata che lascerebbe il servizio dovrebbe aggirarsi tra le 30.000 e le 35.000 unità“.

Si tratterebbe, sempre secondo Italia Oggi, soprattutto di personale Ata e di docenti di scuola dell’infanzia e di scuola primaria che oltre all’età anagrafica minima possono fare valere una anzianità contributiva superiore a 38 anni, cioè la famosa quota 100.

Credito scolastico: conversione terzo e quarto anno con le nuove tabelle

da Orizzontescuola

di Giulia Boffa

L’USR Lombardia ha pubblicato una circolare in cui ricorda un adempimento importante in vista dei nuovi esami di Stato.

Riportando la Nota ministeriale 3050 del 4 ottobre 2018 avente per oggetto “Esame di stato istruzione secondaria di secondo grado a.s. 2018/2019 – prime indicazioni operative” l’USR ricorda: “Al fine di mettere gli studenti del quinto anno in condizione di avere contezza della propria situazione, i consigli di classe provvederanno ad effettuare tempestivamente e, comunque, non più tardi dello scrutinio di valutazione intermedia, la conversione del credito scolastico conseguito complessivamente nel terzo e nel quarto anno di corso da ciascuno studente, verbalizzandone l’esito.
Inoltre, le scuole avranno cura di comunicare agli studenti e alle famiglie il credito complessivo del terzo e del quarto anno, come risultante dalla suddetta operazione di conversione, mediante i consueti canali di comunicazione scuola- famiglia.”

Circolare

tabelle di conversione

Docenti, i più controllati e meno assenteisti. Però il Governo vuole lettori d’impronte e dell’iride pure a scuola

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

Per combattere dei numeri irrisori sull’assenteismo, il Governo vuole far rilevare la presenza dei docenti a scuola attraverso i dati biometrici: lo prevede il decreto legge Concretezza, in questi giorni alla Camera, dopo il via libera del Senato.

Tutto riscontrabile

Eppure, è difficile pensare che un insegnante possa abbandonare il posto di lavoro senza che nessuno se accorga. Diciamola tutta: è impossibile.

Una volta un insegnante di diritto, dalla battuta pronta, mi disse: “siamo la categoria più controllata al mondo, pur non dovendo timbrare il cartellino”. Come dargli torto? Un ritardo, un’uscita anticipata, un’assenza, anche di pochi minuti, è riscontrabile in tempo reale. Con una classe intera pronta a denunciare o testimoniare l’accaduto.

Per non parlare del collaboratore scolastico addetto al piano o di eventuali altri potenziali “testimoni” presenti a scuola, come i genitori, i colleghi, il personale Ata e via dicendo. Senza dimenticare l’attestazione di presenza sul registro elettronico.

Un caso ogni 15 mila

Stando così le cose, quale motivo può avere portato il ministro della Funzione Pubblica e i suoi consulenti a dire che anche nella scuola si adotterà, previo apposito decreto emesso dal Miur, un sistema di “verifica biometrica” e di video-sorveglianza per contrastare eventuali fenomeni di “assenteismo”?

Forse per non essere da meno rispetto ai lavoratori degli altri comparti, si è deciso di introdurre dei lettori di impronte e dell’iride? Forse.

Ma c’è dell’altro, perché oltre ad essere i più controllati, i lavoratori della scuola figurano anche tra i meno assenteisti: la percentuale media di casi di procedimento disciplinare si colloca tra i 60 e gli 80 casi l’anno. A fronte, è bene ricordarlo, di quasi un milione di docenti e Ata. Quindi, stiamo parlando di un caso ogni 10 mila – 15 mila lavoratori onesti.

E forse non è un caso che anche le assenze per malattia degli insegnanti risultino dimezzate rispetto a quelle fatte registrare dagli altri dipendenti pubblici.

Vale la pena?

Quindi, per stanare lo 0,001%, di “furbetti” assenteisti vale la pena spendere svariati milioni di euro (della collettività) per acquistare ed installare dei congegni sofisticati che serviranno a rilevare le impronte digitali, oltre che l’installazione di eventuali sistemi di video-sorveglianza?

Vale la pena formare e sottrarre dal lavoro ordinario almeno 8 mila assistenti amministrativi, diciamo uno per ogni scuola autonoma, che dovranno seguire corsi e spendere non poche energie e diverso tempo per andare a verificare i risultati derivanti delle registrazioni su centinaia di dipendenti che ogni giorni giungono a scuola?

Per i dirigenti è ancora più incomprensibile

Ma il paradosso più grande riguarda i dirigenti scolastici: per il ruolo che rivestono, infatti, il loro rapporto con il datore di lavoro, lo Stato, è di tipo fiduciario. Tanto è vero che, avvalendosi della pian autonomia organizzativa, non sono soggetti ad orari di servizio prefissati.

Fatto sta che anche per i capi d’istituto il decreto Concretezza prevede l’adozione di sistemi di “verifica biometrica” e di video-sorveglianza.

Non a caso, la stessa Anp, il primo sindacato dei presidi, ha già fatto sentire la sua voce in merito.

Concorso Dsga, ecco cosa studiare per le prove

da La Tecnica della Scuola

Di Andrea Carlino

Pubblicato il bando con il quale è indetto il concorso per il reclutamento di Dsga ai sensi dell’articolo 1, comma 605, della legge 27 dicembre 2017 e nel rispetto di quanto stabilito dal decreto ministeriale 863 del 18 dicembre 2018, recante le indicazioni concernenti il concorso per titoli ed esami per l’accesso al profilo professionale del Direttore dei servizi generali e amministrativi.

IL BANDO (clicca qui)

PROGRAMMA D’ESAME E TABELLA CON VALUTAZIONE TITOLI (clicca qui)

Cosa studiare per il concorso

I candidati dovranno prepararsi su determinati argomenti. Le materie d’esame sono:

– Diritto costituzionale e Diritto amministrativo con riferimento al diritto dell’Unione Europea.

– Diritto civile

– Contabilità pubblica in riferimento alla gestione amministrativa delle istituzioni scolastiche

– Diritto del lavoro con riferimento particolare al contratto del pubblico impiego

– Legislazione scolastica

– Ordinamento e gestione amministrativa delle istituzioni scolastiche autonome e stato giuridico del personale scolastico

– Diritto penale con particolare riferimento ai delitti contro la Pubblica amministrazione

Domanda di partecipazione

Fino al 28 gennaio 2019 si potrà presentare domanda di partecipazione per il concorso per il reclutamento di 2.004 Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA) per le scuole statali di ogni ordine e grado.

il concorso è una selezione per titoli ed esami  bandita su base regionale per la copertura dei posti che si prevede risulteranno vacanti e disponibili negli anni scolastici 2018/19, 2019/20 e 2020/21.

Le info utili

La domanda di partecipazione potrà essere presentata esclusivamente online, attraverso l’applicazione POLIS, che sarà disponibile da domani, 29 dicembre 2018, fino a tutto il 28 gennaio 2019. Sarà possibile presentare domanda per una sola Regione.

La prova consisterà in una prova preselettiva (solo se a livello regionale, il numero dei candidati sia superiore a quattro volte il numero dei posti disponibili). La prova, computer based, sarà unica su tutto il territorio nazionale e avrà una durata massima di 100 minuti. Il punteggio della prova preselettiva sarà restituito al termine della prova stessa. All’esito della preselezione, accederà agli scritti un numero di candidati pari a tre volte il numero dei posti messi a concorso per ciascuna Regione.

Seguiranno due prove scritte, di 180 minuti ognuna: una prova costituita da sei domande a risposta aperta, relative agli argomenti indicati nel bando;  una prova teorico-pratica, consistente nella risoluzione di un caso concreto attraverso la redazione di un atto su uno degli argomenti indicati nel bando. La commissione assegnerà alle prove scritte un punteggio massimo di 30 punti ciascuna. Accederanno alla prova orale i candidati che avranno conseguito, in ciascuna delle prove, un punteggio di almeno 21/30.

Infine, la prova orale consisterà in:

  • un colloquio sulle materie d’esame, che accerterà la preparazione professionale del candidato e la sua capacità di risolvere un caso riguardante la funzione di DSGA;
  • una verifica della conoscenza degli strumenti informatici e delle tecnologie della comunicazione più comuni;
  • una verifica della conoscenza della lingua inglese.

La commissione assegnerà alla prova orale un punteggio massimo complessivo di 30 punti. La prova sarà superata dai candidati che conseguiranno un punteggio non inferiore a 21 punti.

Maturità 2019, il credito scolastico va indicato già a fine quadrimestre

da La Tecnica della Scuola

Di Andrea Carlino

L’Ufficio scolastico della Lombardia, con una nota dell’11 gennaio, ha chiarito alcuni adempimenti in vista della nuova maturità.

Negli scrutini di fine quadrimestre i consigli di classe per le quinte superiori sono chiamati a un adempimento in più: verbalizzare il credito scolastico che gli studenti hanno maturato in vista della prossima maturità.

La nota dell’USR Lombardia

In corrispondenza delle valutazioni intermedie, si richiama all’attenzione quanto previsto
nella nota ministeriale n.3050 del 4 ottobre 2018

“Al fine di mettere gli studenti del quinto anno in condizione di avere contezza della propria situazione, i consigli di classe provvederanno ad effettuare tempestivamente e, comunque, non più tardi dello scrutinio di valutazione intermedia, la conversione del credito scolastico conseguito complessivamente nel terzo e nel quarto anno di corso da ciascuno studente, verbalizzandone l’esito.

Inoltre, le scuole avranno cura di comunicare agli studenti e alle famiglie il credito complessivo del terzo e del quarto anno, come risultante dalla suddetta operazione di conversione, mediante i consueti canali di comunicazione scuola- famiglia”.

Ricordiamo che l’articolo 15 del decreto legislativo n.62/2017 attribuisce al credito scolastico maturato dagli studenti nel secondo biennio e nell’ultimo anno di corso un peso decisamente maggiore nella determinazione del voto finale dell’esame di Stato rispetto alla precedente normativa, elevandolo da 25 a 40 punti. Di cui 12 per il terzo anno, 13 per il quarto anno e 15 per il quinto. Chiedendo alle scuole di renderlo noto alle famiglie entro gli scrutini di valutazione intermedia, cioè alla fine del primo quadrimestre.

Nuovi maltrattamenti a scuola: si riaccende il dibattito sulla videosorveglianza

da Tuttoscuola

Nuovi casi di maltrattamenti ai danni di fasce deboli, come bimbi, anziani, disabili: nell’ultima settimana si è registrata un’impennata di indagini delle forze dell’ordine che hanno portato ad arresti o sospensioni dall’insegnamento di maestre o educatrici.

La nuova impennata di maltrattamenti acuisce il dibattito sulla videosorveglianza nelle scuole mediante l’installazione di videocamere con interventi di esperti e di esponenti del mondo della scuola.

Per Ilaria Maggi, presidente dell’onlus ‘La via dei colori’, che si occupa proprio di maltrattamenti sui più deboli, le telefonate al numero verde della onlus, attivo da 8 anni, nel 2018 sono quasi raddoppiate: dalle 2000 del 2017 sono diventate 3600.

Si tratta ad esempio di genitori che hanno dubbi su eventuali maltrattamenti ancora da accertare. L’80% delle segnalazioni, ma anche di quelle che poi si trasformano in denunce, riguarda bambini con meno di sei anni”, spiega.

Il dibattito politico che si è aperto sull’istallazione delle telecamere nelle aule, non vede la onlus “La Via dei Colori” contraria, ma la presidente puntualizza: “le telecamere non sono preventive, documentano un problema che già esiste. Serve un protocollo di prevenzione, con un monitoraggio a monte delle assunzioni, bisogna costruire una rete protettiva. Poi se qualcosa sfugge a questa rete, l’occhio elettronico può incastrarlo. Ma noi vogliamo che i nostri figli vengano ripresi sereni dalle telecamere”.

I maltrattamenti all’interno della scuola sono “casi patologici” per il segretario generale della Uil Scuola Pino Turi anche se ammette che “il fenomeno è un segnale di malessere che va analizzato” e “le mele marce” devono essere mandate via.

Un problema così complesso, secondo Turi, non si risolve mettendo le telecamere dentro le scuole, dove “si riverberano i problemi di una società malata con tagli, stipendi inadeguati ed un aumento continuo del numero dei bambini nella scuola dell’infanzia. Nessuno vuole giustificare, ma capire e prevenire: se c’è qualche docente stressato, esaurito – conclude il sindacalista – va curato prima che scoppi”.

Anche per Antonio Di Gioia, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Puglia è necessario puntare sulla formazione: “l’intervento della magistratura segna il fallimento di un sistema di controlli”. Per la presidente della Commissione Bicamerale Infanzia e Adolescenza Licia Ronzulli si è davanti ad “un’emergenza sociale” tornando a ribadire la necessità di “rendere obbligatoria l’installazione delle telecamere a circuito chiuso negli asili e nei centri per anziani e disabili”.

Sicurezza delle scuole: Anp chiede una svolta significativa

da Tuttoscuola

L’Associazione nazionale presidi ha chiesto pubblicamente ai ministri dell’istruzione Bussetti e degli interni Salvini di affrontare seriamente e una volta per tutte il problema della sicurezza degli edifici scolastici con un investimento significativo di risorse finanziarie.

Nella lettera ai due ministri Anp sottolinea che “è in primo luogo urgente intervenire destinando agli Enti locali proprietari risorse economiche commisurate ai necessari interventi di messa in sicurezza degli edifici scolastici, così da adeguare il patrimonio edilizio scolastico alle normative vigenti. In assenza di un cospicuo piano di interventi, la questione della sicurezza delle scuole si riduce ad un improduttivo rituale di controlli e sanzioni, particolarmente gravoso per i dirigenti delle scuole che non hanno sulla materia competenze di intervento diretto, essendo queste poste in capo agli enti proprietari stessi”.

Anp, nel sottolineare che il problema della sicurezza delle scuole è di estrema gravità, elenca la situazione attuale: una media di 44 crolli all’anno, una scuola su quattro con manutenzione inadeguata, solo il 12,3% delle scuole presenti in zone sismiche risulta progettato o adeguato alla normativa tecnica di costruzione antisismica.

La metà delle scuole non ha mai ricevuto dall’ente proprietario il certificato di idoneità statica, di collaudo statico, di agibilità e di prevenzione incendi.Gli impianti elettrici sono completamente a norma in meno di un’aula su quattro e soltanto nel 15% delle palestre e nel 9% delle mense. Nel 18% delle scuole a più piani, non sono presenti scale di sicurezza, né vi sono uscite di sicurezza sui corridoi.

Ogni giorno anche queste scuole prive di criteri elementari di sicurezza sono affollate di alunni e personale scolastico.

Dislessia Amica Livello Avanzato

AID e Fondazione TIM avviano Dislessia Amica Livello Avanzato il nuovo progetto formativo dedicato alle scuole

Il corso è gratuito e certifica le scuole amiche della dislessia a supporto degli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), sensibilizzando gli insegnanti verso le modalità e le strategie di apprendimento più funzionali alla loro inclusione

L’iniziativa è parte integrante del progetto Dislessia 2.0, la piattaforma digitale integrata di Fondazione TIM dedicata ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento

Anche quest’anno AID con la collaborazione di Fondazione TIM e di intesa con il MIUR, prosegue il suo impegno nel supportare il corpo docente ad implementare le modalità e le strategie di apprendimento più adeguate per gli studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA). È online, infatti, Dislessia Amica Livello Avanzato, il nuovo percorso formativo gratuito, su piattaforma e-learning, fruibile da tutto il corpo docente degli Istituti scolastici italiani di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell’infanzia.

L’iniziativa è il proseguimento del percorso intrapreso con Dislessia Amica, negli anni scolastici 2016/2017 e 2017/2018, volto ad ampliare le conoscenze e le competenze dei docenti, per rendere la scuola realmente inclusiva. Il programma formativo Dislessia Amica ha finora certificato il 60% delle scuole italiane statali come amiche della dislessia e punta a raggiungere la quasi totalità delle scuole di ogni ordine e grado.

Il corso, con contenuti completamente nuovi rispetto alla prima edizione, ha una durata di 50 ore ed è strutturato in due fasi: la prima prevede cinque moduli obbligatori e comuni per tutti i docenti, intervallati da verifiche intermedie. La seconda fase è, invece, caratterizzata da contenuti specifici relativi al grado scolastico di appartenenza del docente iscritto: infanzia, primaria, secondaria di I grado e secondaria di II grado.

Il percorso di e-learning può essere fruito da tutti gli insegnanti delle istituzioni scolastiche, statali e paritarie, che saranno iscritti al progetto dal proprio dirigente scolastico. Attraverso percorsi metodologici, materiali di approfondimento, indicazioni operative e video lezioni, gli insegnanti potranno apprendere modalità e strategie di apprendimento più funzionali per gli studenti con DSA.

Ogni scuola in fase di registrazione potrà scegliere, nell’ambito delle disponibilità per ciascun turno, il periodo in cui intraprendere il percorso formativo: I° TURNO (marzo-maggio 2019); II° TURNO (ottobre-dicembre 2019); III° TURNO (gennaio-marzo 2020).

Al termine del corso la scuola potrà ottenere la certificazione ”Dislessia Amica – livello avanzato”,se almeno il 60% dei docenti iscritti al corso avrà completato con successo il percorso formativo nel tempo prestabilito. Allo stesso tempo, il singolo docente riceverà un attestato di partecipazione al termine del percorso formativo solo se approfondirà i contenuti di tutti i moduli e completerà i questionari nel tempo prestabilito.

Attraverso questo nuovo progetto, AID si propone di coinvolgere un numero ancora più esteso di scuole e di insegnanti, rispetto ai risultati raggiunti nella prima edizione, e verificare l’impatto complessivo del progetto Dislessia Amica, in termini didattici, attraverso questionari di valutazione e di gradimento.

Dislessia Amica Livello Avanzato rientra in Dislessia 2.0, la piattaforma di Fondazione TIM con un approccio digitale integrato ai Disturbi Specifici dell’apprendimento.

Maturità, il credito per terzo e quarto anno va indicato già a fine quadrimestre

da Il Sole 24 Ore

di Eu. B.

Negli scrutini di fine quadrimestre i consigli di classe per le quinte superiori sono chiamati a un adempimento in più: verbalizzare il credito scolastico che gli studenti hanno maturato in vista della prossima maturtà. Da quest’anno, infatti, 40 punti su 100 saranno attribuiti. A ricordarlo è una nota dell’Ufficio scolastico della Lombardia.

La circolare sugli esami
Le istruzioni che il Miur ha inviato alle scuole nei mesi scorsi con la nota 4 ottobre 2018 n. 3050 ricorda che «l’articolo 15 del Dlgs 62/2017 attribuisce al credito scolastico maturato dagli studenti nel secondo biennio e nell’ultimo anno di corso un peso decisamente maggiore nella determinazione del voto finale dell’esame di Stato rispetto alla precedente normativa», elevandolo da 25 a 40 punti. Di cui 12 per il terzo anno, 13 per il quarto anno e 15 per il quinto. Chiedendo alle scuole di renderlo noto alle famiglie entro «gli scrutini di valutazione intermedia». E cioè entro la fine del trimestre o quadrimestre.

La nota dell’Usr Lombardia
In vista di questo adempimento una nota dell’Ufficio scolastico della Lombardia invita i consigli di classe a effettuare «la conversione del credito scolastico conseguito complessivamente nel terzo e nel quarto anno di corso da ciascuno studente» verbalizzandone l’esito. E le scuole a darne notizia attraverso i tradizionali strumenti di comunicazione scuola-famiglie.

Educazione motoria nella primaria finanziata con i fondi per la formazione dei docenti

da La Tecnica della Scuola

Di Reginaldo Palermo

Approvato alla Camera il 18 dicembre scorso in modo quasi plebiscitario, il disegno di legge per l’introduzione di 2 ore di educazione motoria nella scuola primaria è già stato depositato al Senato dove potrebbe essere esaminato dalla Commissione già a partire dalle prossime settimane.

12mila docenti specializzati

Il provvedimento prevede appunto l’assunzione di circa 12mila docenti specializzati da inserire nell’organico della suola primaria.
Per la verità l’applicazione della norma è subordinata alla approvazione di un decreto legislativo che il Governo dovrà adottare entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge di cui si sta parlando ora.
Il percorso non sarà affatto semplice perchè è prevista anche una procedura concorsuale per il reclutamento dei docenti esperti che dovranno possedere una laurea specifica.

Si parte (forse) nel 2021/22. Il problema delle risorse

Un rapido calcolo fa concludere che la novità potrebbe entrare in vigore, nella migliore delle ipotesi, a partire dal 2021/2022: se la legge sarà approvata nei prossimi mesi, il Governo avrà tempo fino alla primavera del 2020 per adottare il decreto legislativo.
A quel punto dovrà prendere avvio la procedura di reclutamento: se il concorso si avviasse nell’autunno del 2020 i vincitori potrebbero assumere servizio a partire dal 1° settembre 2021. Sempre che non intervengano ostacoli politici o amministrativi.
Come è già stato evidenziato nel corso del dibattito che si è svolto alla Camera le risorse fin qui stanziate bastano solamente per avviare una prima sperimentazione: per adesso, infatti, ci sono pochi milioni che possono servire appena per 200 assunzioni al massimo, anche se si parla di un importante “tesoretto” di 400 milioni che il ministero dell’Istruzione avrebbe individuato nelle “pieghe del bilancio”.
Per ora, però, a partire dal 2020, ci sono una decina di milioni all’anno: la metà di questa somma verrà ricavata dai fondi che la legge 107 ha stanziato per le attività di formazione dei docenti.
Nonostante il consenso che tutte le forze politiche stanno esprimendo sulla proposta, il percorso del disegno di legge non sembra quindi in discesa.

Formazione docenti neo-assunti: nuovi materiali

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Sul portale Indire dedicato alla formazione dei docenti neo-assunti o che hanno richiesto il passaggio di ruolo sono disponibili, nella sezione toolkit, alcuni materiali messi a disposizione dalle regioni Campania, Emilia Romagna, Sardegna, Sicilia, Umbria e Veneto.

Si tratta di documenti utili per le diverse fasi della formazione raccolti in cartelle zip scaricabili suddivise per tipologie di attività: modelli di patto per lo sviluppo professionale, documenti utili per le visite di studio (schede di osservazione, linee guida), documenti utili per l’attività e l’osservazione peer to peer (modelli di registro, modelli di calendario, modelli di report finale) e modelli di attestazione (attestazione delle ore in presenza, attestazione dell’attività peer to peer).

VAI ALLA SEZIONE TOOLKIT

Concorso Dsga, seconda posizione economica e svolgimento mansioni di Dsga: cosa indicare?

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Agli assistenti amministrativi titolari della seconda posizione economica, che nel medesimo anno scolastico hanno svolto le mansioni di DSGA, sono riconosciuti i punteggi previsti dall’allegato C Lettere C.1 e C.2 del Bando o solamente quello di cui al punto C.1? 

A questa domanda il Miur ha risposto con la FAQ n. 7, precisando che “il medesimo anno scolastico di servizio, ai fini dell’attribuzione del punteggio di cui alla lettera C dell’allegato C del Decreto Ministeriale protocollo 863 del 18 dicembre 2018, può essere valutato una sola volta e in via alternativa. Spetterà al candidato scegliere se indicare di aver prestato l’anno di servizio come assistente amministrativo titolare della seconda posizione economica o, alternativamente, nelle mansioni di DSGA. In questo ultimo caso l’anno di servizio dovrà essere ulteriore rispetto ai tre anni eventualmente utilizzati quale titolo di accesso”.

Regione di svolgimento delle prove

Segnaliamo anche un’ulteriore FAQ, la n. 8, riguardante la regione in cui si svolgeranno le prove:

D: in merito al bando di concorso pubblico per 2004 direttori dei servizi generali ed amministrativi, vorrei sapere se per espletamento delle prove a livello regionale significa che se nella domanda di partecipazione indico Lazio, svolgerò le prove nel Lazio, compresa l’eventuale prova preselettiva?

R: L’art. 2, comma 2 del bando di concorso stabilisce che “Le procedure concorsuali si svolgono su base regionale e per un numero di posti messi a concorso per la singola regione come indicato al successivo comma 8”. Ciò significa che il candidato potrà concorrere per una sola regione. Le prove concorsuali si svolgeranno nella regione prescelta, tuttavia, nel caso in cui i posti disponibili in una regione siano esigui, si procederà ad accorpare le commissioni.

Le altre FAQ

  • D: Al link http://www.miur.gov.it/web/guest/concorso-dsga è scritto “ATTENZIONE: Per poter presentare la domanda di partecipazione al concorso, è necessario registrarsi all’applicazione POLIS. Successivamente all’inserimento dei dati richiesti, l’interessato è tenuto a RECARSI PRESSO UN ISTITUTO SCOLASTICO O UN UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE O PROVINCIALE OPPURE PRESSO l’URP del MIUR, ai fini della sottoscrizione del modulo di adesione prodotto dal sistema e dell’identificazione fisica, che dovrà essere effettuata in presenza del personale MIUR preposto per la conseguente conferma dell’abilitazione.” vuol dire che dopo aver inserito l’istanza devo recarmi a scuola per consegnarla fisicamente?
    R: No. E’ la registrazione al servizio POLIS che implica di doversi recare presso una scuola o un UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE O PROVINCIALE per il completamento della stessa. Una volta completata la registrazione, la fase di inserimento dell’istanza non prevede la presentazione del cartaceo del pdf prodotto.
  • D: Come deve essere registrato il voto di laurea o del diploma di istruzione secondaria di secondo grado?
    R: Per il voto sono a disposizione tre diversi campi numerici: nel primo deve essere inserito il voto conseguito ad eccezione dell’eventuale parte decimale, nel secondo la parte decimale del voto (se il voto è intero inserire 0) e nel terzo la base effettiva con cui il voto è stato conseguito. I diplomi di laurea e le lauree di nuovo ordinamento (LS e LM) hanno base 110. Alcuni diplomi di laurea di vecchio ordinamento (es. politecnico) avevano base 100. Per i diplomi di istruzione secondaria di secondo grado o maturità la base potrà essere 60, per i vecchi diplomi, e 100 per i nuovi diplomi. Infine il campo “lode” va spuntato solo se la lode è stata effettivamente conseguita. Il campo non digitabile corrispondente alla voce “Votazione in centesimi” è calcolato automaticamente dal sistema e rappresenta il valore assunto dal voto di laurea se questo fosse su base 100. Il valore si ottiene con una semplice proporzione matematica.
  • D: Quando all’articolo 2 comma 5 del bando di concorso si afferma che “Ai sensi dell’art. 1, comma 605, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, in deroga ai requisiti di cui al precedente comma 4, sono ammessi a partecipare al concorso gli assistenti amministrativi che, alla data di entrata in vigore della predetta legge, hanno maturato almeno tre interi anni di servizio, anche non continuativi, sulla base di incarichi annuali, negli ultimi otto, nelle mansioni di direttore dei servizi generali ed amministrativi” i tre anni di servizio si intendono svolti solo nelle scuole pubbliche o anche nelle scuole paritarie?
    R: I tre anni interi di servizio si intendono svolti solo nelle scuole pubbliche.
  • D: Sto compilando l’istanza del concorso DSGA e appartengo alla tipologia B (Assistente Amministrativo in possesso del requisito di accesso dei tre anni di servizio, di cui all’art. 2 comma 5 del bando, con diritto alla riserva del 30% dei posti); ho notato che nella sezione del titolo di accesso i servizi in qualità di DSGA sono riportati dal più recente al meno recente per tre annualità. Ho un servizio del 2017/18 ma questo non viene riportato. Perché?
    R. : Il 2017/18 non è fra le annualità che è possibile indicare in quanto, ai sensi dell’art. 3 comma 2 del  Decreto Ministeriale protocollo 863 del 18 dicembre 2018, i tre interi anni di servizio nelle mansioni di DSGA devono essere stati prestati entro l’entrata in vigore della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (1° gennaio 2018).
  • D: Il mio titolo di laurea specialistica (o magistrale) non è ricompreso tra quelli elencati nell’Allegato A del DM 863 del 18 dicembre 2018, ma è equiparato ad un diploma di laurea vecchio ordinamento, che, a sua volta, è equipollente a uno dei diplomi di laurea vecchio ordinamento, previsti quali titoli di accesso alla procedura concorsuale dal DM 863 del 18 dicembre 2018 ( giurisprudenza, economia e commercio o scienze politiche), posso presentare ugualmente la domanda di partecipazione al concorso?
    R. No, i titoli di diploma di laurea di vecchio ordinamento, laurea specialistica e laurea magistrale che costituiscono titolo di accesso alla procedura concorsuale sono quelli elencati nell’Allegato A del DM 863 del 18 dicembre 2018. Le equipollenze tra le lauree del vecchio ordinamento, normate dai relativi decreti, non possono essere estese secondo una proprietà transitiva ad altre lauree quindi vigono solo per le lauree del vecchio ordinamento e a senso unico, ossia che se un titolo X è equipollente a un titolo Y, il titolo Y non è automaticamente equipollente al titolo X.
  • D: Nel compilare la domanda, ho riscontrato che tra i titoli di preferenza non è contemplato l’esito positivo dello stage presso uffici giudiziari (comma 14 art. 73 D.L. 69/2013). Vorrei sapere sotto quale voce del format inserire il possesso del suddetto titolo.
    R: nella piattaforma Istanze online è possibile selezionare tra le preferenze lo stage svolto presso uffici giudiziari ex art. 73 D.L. 69/2013, conclusosi con esito positivo.

IL BANDO (clicca qui)

Concorso scuola 2019, aperto a tutti i laureati con 24 CFU

da La Tecnica della Scuola

Di Fabrizio De Angelis

Come diventare insegnante nel 2019? E’ la domanda che riceviamo spesso nelle prime settimane del nuovo anno. La domanda non è casuale però: la legge di bilancio 2019, fra gli interventi previsti per la scuola e l’istruzione, prevede una riforma del reclutamento per la scuola secondaria di primo e secondo grado.

Adesso che le manovra è stata approvata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale, possiamo dunque analizzare i punti che riguardano proprio il reclutamento di nuovi docenti della scuola secondaria.

Concorso aperto a tutti i laureati

Il primo punto su cui soffermarsi è quello relativo al fatto che i prossimi concorsi per il reclutamento di nuovi docenti nella scuola secondaria prevedono la partecipazione di tutti i candidati in possesso della laurea magistrale ma privi di abilitazione. A questo requisito, tuttavia, deve essere aggiunto il possesso dei 24 CFU, ovvero crediti formativi universitari nelle “discipline antropo-psico-pedagogiche e metodologie e tecnologie didattiche”, che restano requisito d’accesso come previsto dal Decreto Legislativo n. 59/2017.

Questo vuol dire che per partecipare al prossimo concorso docenti non sarà necessario possedere un’abilitazione all’insegnamento (TFA o SSIS), ma solo i requisti appena descritti, ovvero laurea e 24 CFU.

Per quanto riguarda i posti banditi per il sostegno, oltre ad i requisiti dei posti comuni, sarà necessario avere la specializzazione sul sostegno.

La riforma prevede la possibilità di concorrere in un’unica regione e per una sola classe di concorso “distintamente” per il primo e secondo grado e per i posti di sostegno, a cui si accede, ricordiamo, se in possesso del titolo e della specializzazione.

Si formerà una graduatoria di vincitori che avrà valenza biennale, così come sarà biennale l’indizione delle procedure concorsuali.

La graduatoria sarà composta da un numero di candidati pari, al massimo, ai posti messi a concorso. Pertanto non sono previsti idonei.

Addio al FIT triennale: chi vince farà un anno di formazione e prova

Un altro punto molto importante della riforma del reclutamento è quello dell’abolizione del sistema di formazione iniziale adottato dal decreto Legislativo n. 59/2017, in merito ai tre anni di formazione iniziale e tirocinio che i vincitori di concorso dovevano sostenere prima di entrare in ruolo.

Infatti, in base alla legge di bilancio 2019, il termine FIT viene sostituito in “percorso annuale di formazione iniziale e prova“. Questo percorso sarà annuale, cioè una volta vinto il concorso, il docente dovrà frequentare questo anno di “transizione” alla cattedra definitiva. Prima però sarà necessaria una valutazione finale.
Un volta confermato in ruolo il docente vincitore di concorso, questo dovrà restare altri quattro anni nella stessa scuola in cui ha superato l’annualità di formazione e prova, per un totale di cinque anni di blocco sulla stessa sede.

Le prove del concorso

Le prove del concorso saranno in totale tre: due scritti e un’orale per il posto comune, mentre per il concorso sui posti di sostengo è previsto uno scritto a carattere nazionale e un orale.

Il primo scritto sarà valutato come superato con una valutazione di sette decimi, il suo superamento è necessario per accedere alla seconda prova, che si riterrà superata sempre con sette decimi.

Per quanto riguarda la prova orale, oltre a valutare le conoscenze nelle materie di competenze, verificherà la conoscenza di una lingua straniera europea almeno al livello B.

Ogni commissione pubblicherà la propria graduatoria per chi ha superato le prove, sommando i punteggi ai titoli.

I precari storici hanno una riserva del 10%

In questa nuova impostazione del reclutamento non è previsto nessun concorso riservato ai precari almeno con 36 mesi di servizio, diversamente da quanto espresso dai decreto attuativo alla legge 107.
Ne consegue che al prossimo concorso docenti potranno partecipare anche i precari storici con almeno 3 anni di servizio negli ultimi otto.
Questi partecipanti, non avranno una procedura riservata ad hoc
, quindi, ma una riserva del 10% dei posti totali sul concorso ordinario per laureati non abilitati.

Inoltre, per questi candidati con tre annualità di servizio negli ultimi otto anni non sono richiesti i 24 CFU e potranno
concorrere in una delle classi di concorso in cui hanno
lavorato almeno 1 anno.

Il primo concorso della riforma nel 2019

L’intenzione del Governo è quella di emanare il primo concorso dopo la riforma già nel 2019. In base a quanto anticipato da fonti parlamentari non è escluso che il bando di concorso del 2019 possa arrivare già prima dell’estate, anche se ovviamente, come l’esperienza insegna, il tutto potrebbe posticiparsi oltre.

Infatti, i tempi necessari per redigere e pubblicare decreto ministeriale e bando di concorso, allegati compresi, potrebbe richiedere diversi mesi.

Regolamento di contabilità: Nuovo Piano dei conti delle istituzioni scolastiche

da Tuttoscuola

Attenzione alta per il recente Regolamento di contabilità del 28 agosto 2018, n. 129, a testimonianza che il nuovo contesto normativo consente di intervenire in modo rapido ed efficace sulla gestione amministrativa delle istituzioni scolastiche.

Nelle more della  pubblicazione della guida operativa, la competente direzione generale (DGRUF) ha provveduto, nel frattempo,  ad adottare un  nuovo piano dei conti in cui l’articolazione degli aggregati di spesa prevista nel programma annuale è stata modificata per consentire una rappresentazione omogenea delle finalità di utilizzo delle risorse da parte delle istituzioni scolastiche e una possibile lettura integrata da parte dell’Amministrazione.
In particolare, rispetto ai progetti, è stato inserito, come già per gli aggregati “A” e “G”, un ulteriore livello di classificazione, non modificabile, mentre sono state modificate/aggiunte voci all’aggregato “A”.

Ciascuna scuola potrà definire e descrivere i singoli progetti/attività come preferisce, ma dovrà classificarli in funzione delle opzioni disponibili; è infatti concesso alle scuole di inserire un terzo livello di classificazione. Non vi sono, pertanto, cambiamenti rispetto ai precedenti schemi in relazione alla descrizione dei singoli progetti/attività, ma esclusivamente rispetto alla classificazione degli stessi.

Con particolare riferimento alle progettualità riferite ai PON, la classificazione delle stesse all’interno del programma annuale dovrà avvenire in funzione della finalità, e non invece della fonte di finanziamento. In tale prospettiva, al fine di determinare la giusta imputazione dei progetti riportati, è necessario conoscere la finalità degli stessi.

Le diverse operazioni gestionali che la scuola effettuerà nel corso dell’esercizio finanziario faranno pertanto riferimento al progetto definito dalla scuola (nel nostro esempio, Inclusione sociale e lotta al disagio 2019 – fondi PON FSE), garantendo una rappresentazione dei fatti contabili puntuale con riferimento ad ogni singolo progetto attivato dalla scuola, in continuità rispetto a quanto accade attualmente.
In sintesi, per ciascuna singola progettualità, fermo restando la necessità di una classificazione della stessa, le scuole avranno un apposito schema per la programmazione e la rendicontazione delle risorse ivi utilizzate, garantendo l’evidenza delle fonti di finanziamento utilizzate.

Segnaliamo in tema di nuovo Regolamento l’esaustivo articolo del direttore generale per le risorse umane e finanziarie del MIUR Jacopo Greco sul numero di dicembre di Tuttoscuola, intitolato “Il nuovo Regolamento amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche e percorso di accompagnamento”.

Il liceo del futuro: sarà quello in cui gli alunni scelgono le materie?

da Tuttoscuola

L’economista Andrea Ichino, insieme a Guido Tabellini (anch’egli economista, già rettore dell’università Bocconi), aveva avanzato già nel 2013, in un fortunato ebook intitolato Liberiamo la scuola(collana ‘I corsivi del Corriere della Sera’), la proposta di sperimentare una scuola fortemente autonoma, gestita da genitori, docenti e enti non profit che definiscono gli obiettivi del progetto educativo negoziandone il finanziamento con le autorità scolastiche nazionali e/o locali, sul modello delle Grant Maintained Schoolsinglesi degli anni Ottanta e delle Charter Schools, tuttora assai diffuse negli Usa.

Un modello in cui il ruolo dello Stato e/o delle autonomie amministrative locali si limita al finanziamento dell’istruzione scolastica pubblica e privata, lasciando alle scuole autonome il compito di gestirla insieme alle famiglie. Proposta non lontanissima da quella storica di Dario Antiseri (“buono scuola” in capo alle famiglie) e da quella più recente del ‘costo standard’, sostenuta da Anna Monia Alfieri, salvo che per il suo carattere marcatamente sperimentale.

Ora, in un corsivo pubblicato lo scorso 11 gennaio sul Corriere della Sera, Ichino integra la sua proposta del 2013 entrando in maggiori dettagli per quanto riguarda le caratteristiche dei piani di studio individuali, che a suo avviso dovrebbero essere costituiti da materie scelte dagli studenti dopo una fase iniziale di esplorazione e orientamento in cui vengono loro offerte materie sia dell’area umanistica sia di quella tecnico-scientifica.  Solo successivamente essi sarebbero tenuti a “decidere, con l’aiuto degli insegnanti, in quali materie continuare con studi avanzati e in quali invece mantenere solo i corsi base obbligatori per tutti”. L’esame finale sarebbe poi centrato solo sulle materie scelte, e le prove sarebbero corrette a livello nazionale in modo standardizzato.

Una maggiore personalizzazione dei percorsi educativi è sostenuta da tempo da Tuttoscuola, recentemente ribadita (si veda il dossier La scuola colabrodo) nell’ambito delle misure suggerite per rimuovere alla radice le cause della dispersione scolastica e per valorizzare i talenti individuali.  I sistemi scolastici come quello italiano che offrono solo ‘pacchetti a menù fisso’, argomenta Ichino, “sono un relitto di una società classista che non vuole la mobilità sociale. Sono anche inadatti a un mondo sempre più incerto, che richiede tempo per capire in quale ambito specifico cercare lavoro e cosa sia necessario per essere adeguatamente preparati”.

Una provocazione, quella di Andrea Ichino, ma ci auguriamo dia luogo, quanto meno, ad un confronto pubblico su un tema di grande rilievo per il futuro della nostra scuola secondaria.