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Scuola e trasporti, le misure saranno varate la prossima settimana. Mattarella: «Va garantito un anno scolastico regolare»

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Arriveranno la settimana prossima le misure su scuola e trasporti: il governo conferma che entro la pausa estiva prevista per il 6 agosto ci sarà il nuovo decreto.

Sulla scuola ieri è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «La pandemia ha imposto grandi sacrifici in tanti ambiti. Ovunque gravi. Sottolineo quelli del mondo della scuola». Per il capo dello Stato «occorre tornare a una vita scolastica ordinata e colmare le lacune che si sono formate. Il regolare andamento del prossimo anno scolastico deve essere un’assoluta priorità. Gli insegnanti, le famiglie, tutti devono avvertire questa responsabilità, questo dovere, e corrispondervi con i loro comportamenti».

Quindi, come ribadito anche dal ministro dell’Iastruzione, Patrizio Bianchi, si punta a riportare in classe tutti gli studenti a settembre e dire addio alla Dad. Altro obiettivo è quello di evitare che il ritorno dalle vacanze si trasformi in un’ondata di nuovi contagi tale da far schizzare la curva del virus e soprattutto far risalire le ospedalizzazioni. E dunque intervenire sui trasporti a lunga percorrenza – treni, aerei e navi – introducendo l’obbligo del green pass, molto probabilmente dalla seconda metà di agosto.

Alle Regioni nelle prossime ore sarà illustrato il Piano messo a punto dal ministero dell’Istruzione sulla base delle indicazioni del Comitato tecnico scientifico: arrivare alla ripresa dell’anno scolastico con almeno il 60% degli studenti tra i 12 e i 19 anni vaccinati (2,4 milioni di persone, 2 se si considera solo chi frequenta le superiori) – percentuale che per il Commissario per l’emergenza Francesco Figliulo è raggiungibile entro la prima decade di settembre – utilizzo della mascherina e distanziamento, con possibilità però di superamento della misura laddove non sia possibile mantenere il metro di distanza, capienza dei traporti pubblici all’80% ed eventuale scaglionamento degli orari d’ingresso, anche se sarebbe preferibile dilazionare quelli degli uffici pubblici anziché della scuola.

Il nodo centrale restano però le vaccinazioni del personale scolastico. Ad oggi la percentuale degli immunizzati è arrivata all’85,5% ma con forti differenze regionali: in base all’ultimo report 4 regioni – Sicilia, Sardegna, Calabria, Liguria – e la provincia di Bolzano hanno oltre il 30% di prof che non hanno fatto neanche la prima dose.

L’obiettivo è quello di arrivare a settembre con il 90% del personale scolastico vaccinato con entrambe le dosi. Problemi di forniture non ce ne sono visto che nei frigoriferi delle Regioni ci sono 4,6 milioni di dosi e ad agosto ne arriverà, oltre ai circa 15 milioni già previsti, un ulteriore milione “grazie – dice palazzo Chigi confermando il completamento della campagna di vaccinazione per fine settembre – alla proficua interlocuzione tra il presidente del Consiglio Mario Draghi e la presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen”.

Il problema dunque è convincere chi non vuole vaccinarsi. E’ probabile che il governo proceda con una forte raccomandazione e poi, se entro il 20 agosto – data in cui le Regioni dovranno fornire a Figliuolo i numeri reali della situazione – non si sarà raggiunto il 90%, potrebbe pensare a introdurre l’obbligo.

«A scuola si va in presenza – conferma il sottosegretario alla Salute Andrea Costa – e per centrare l’obiettivo non possiamo pensare ad un ritorno senza il personale vaccinato. Chi si oppone, se non riusciremo a convincerlo, sarà obbligato». Bianchi è più cauto«Il governo vedrà se c’è bisogno di un’omogeneizzazione di tutto il Paese. Se c’è una regione con solo il 70% dei docenti vaccinati, il generale Figliulo si concentrerà su quella per portarli al livello nazionale».

Anche i presidi hanno riconfermato il loro sostanziale appoggio all’obbligatorietà, attaccando però la politica sia per le “difficoltà” nel decidere sia sui trasporti locali, altro punto critico per la ripresa a settembre: «In un anno e mezzo non si è riusciti a comprare mezzi e ad assumere più autisti» dice il presidente dell’Associazione nazionale presidi Antonello Giannelli. Non sembra invece percorribile anche in Italia, stando a fonti ministeriali sia per problemi di privacy sia per questioni legate ai protocolli sulla quarantena, la scelta della Francia in base alla quale, in caso di contatto positivo in classe, in Dad va solo chi non è vaccinato.

Covid, la scuola dice no al governo. Presidi e sindacati in rivolta: “Regole certe o tornerà la dad”

da la Repubblica

Escono furenti dal primo incontro tecnico del mattino sull’aggiornamento del protocollo di sicurezza per la riapertura delle scuole, di fatto una fumata nera anche perché è assente il rappresentante del Cts dal quale attendevano chiarimenti su distanziamento, vaccinati e l’obbligo di mascherine nelle aule. E le cose non migliorano nel pomeriggio quando al ministro Patrizio Bianchi presidi e sindacati pongono tutte le questioni irrisolte. Non basta dire vaccini: e gli spazi, i trasporti, il numero ridotto di alunni per classi, il tracciamento dei contagi? E ancora tanti interrogativi aperti, uno per tutti: se c’è un contagiato tutta la classe, anche se una buona parte vaccinata, andrà in quarantena, dunque tornerà a fare lezione da casa? La scuola rimane uno dei temini sul quale non accenna a placarsi la tensione nel governo e nella maggioranza. Il suo mondo intanto si ribella, reclama regole certe per evitare la Dad, non si accontenta delle intenzioni, esige fatti sul “ritorno in presenza” più volte assicurato dal ministro. Non ci sono dubbi sulla necessità del ritorno tra i banchi. Solo che ad oggi la sensazione di professori, presidi e genitori – che manifesteranno il 20 settembre con il comitato Priorità alla scuola – è di essere ancora su una barca in balìa del virus e delle sue varianti, nonostante i vaccini.

Bianchi s’impegna e riferire all’esecutivo, non tutto è di sua competenza, e si prepara domani a presentare il piano di rientro in classe alle Regioni. Piano che conterrà alcuni punti fermi: studenti e insegnanti tornano in presenza a settembre, anche dove non sarà possibile il distanziamento. Mentre sul fronte delle vaccinazioni a docenti e bidelli ci sarà una “forte raccomandazione”, quindi – almeno per ora – nessun obbligo. In attesa che aumentino i vaccinati, ad oggi l’85,5% a livello nazionale, con grandi differenze regionali.

Resta alta l’attenzione anche ai trasporti, affinché le agevolazioni per gli studenti rientrino tra le priorità. Sembra inevitabile però il ricorso allo scaglionamento degli orari per l’inizio delle lezioni, come lo scorso anno. L’obbligo sui vaccini attraverso un decreto è legato all’andamento della campagna vaccinale. Bianchi ieri ha fatto un video-appello (“vaccinarsi è un atto di responsabilità collettiva”), i sottosegretari all’Istruzione Lega e 5 Stelle frenano sull’obbligo, mentre l’obiettivo sui ragazzi over 12 è di arrivare al 60% i primi di settembre.

Ma torniamo ai nodi da sciogliere. “Abbiamo bisogno di risposte certe e non sottoscriveremo accordi di facciata, chiediamo chiarezza soprattutto al Cts: non saranno i dirigenti scolastici a trasformarsi in virologi” tuona Lena Gissi della Cisl scuola. E così Francesco Sinopoli della Flc-Cgil che avverte: “No agli spot, il governo investa sulla scuola. Invece sul fronte delle risorse dobbiamo registrare un chiaro disinvestimento.

Basti pensare che per sul 2020/2021 per l’organico aggiuntivo erano previsti un miliardo e 850 milioni di euro, mentre per il prossimo anno sono previsti solo 350 milioni”. Per i sindacati rimane troppo vago il parere del Cts sulle misure sanitarie. “È il governo che deve decidere, si assuma le proprie responsabilità – spiega Pino Turi della Uil – Per adesso i nodi strutturali non sono stati risolti”. Il capo dei presidi Antonello Giannelli, dell’Anp, osserva: “Se dobbiamo continuare a praticare il distanziamento la dad è inevitabile, la vaccinazione è la strada per evitarlo”.

Presto defibrillatori nelle scuole e corsi di formazione, approvata la legge

da La Tecnica della Scuola

A breve nelle scuole percorsi formativi per l’uso dei defibrillatori. Lo annuncia sui suoi profili social il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulé, che esulta per l’approvazione in via definitiva, da parte della Commissione Affari Sociali della Camera, della legge che prevede la diffusione dei defibrillatori nei luoghi pubblici e di lavoro e la formazione nelle scuole.

Il tweet del sottosegretario alla difesa: “È stata approvata definitivamente la legge che ho fortemente voluto per diffondere i #defibrillatori ovunque! Abbiamo scritto una pagina di civiltà e buonsenso, migliaia di vite saranno salvate. Grazie a tutti!”

Un tema, quello dei defibrillatori, più volte affrontato dalla Tecnica della Scuola, anche in relazione al recente caso Eriksen. Il presidente del 118 ha ricordato (come riportato dal nostro articolo) la necessità di attuare l’articolo 1, comma 10 della Legge 107/2015, che prevede l’insegnamento delle manovre salvavita agli studenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado: una norma che ad oggi rimane in altissima percentuale non attuata.

Tra l’altro una nota n. 7144 del 25 marzo del ministero dell’Istruzione ha disposto l’assegnazione alle singole scuole di 1.000 euro per l’acquisto di almeno un defibrillatore semiautomatico (DAE): ogni scuola può quindi acquistare questi defibrillatori oppure rinnovare le dotazioni strumentali già a disposizione se acquistata anni fa.

DL su scuola e green pass in stand by, non c’è accordo. Prima la giustizia

da La Tecnica della Scuola

Tutto spostato alla prossima settimana; salta pure la cabina di regia tra il premier Mario Draghi e le forze di maggioranza, perché il dl su scuola, trasporti e green pass  non andrà sul tavolo del Consiglio dei ministri che si riunirà domani. Più della scuola, dei trasporti e del green pass, poté la disfida sulla giustizia tra M5S e Lega con Fi che partono, come è noto, da posizioni assai lontane.

Il decreto per estendere il Green pass ai trasporti e introdurre l’obbligo vaccinale per docenti e personale scolastico per ora dunque resta in stand by, se ne parlerà la prossima settimana. Domani niente dl sul tavolo del Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi. Un’altra settimana ancora, per valutare, così si dice, l’andamento della curva epidemiologica.

Intanto bisogna chiudere il dossier giustizia, che fa fibrillare la maggioranza a causa della mediazione in corso tra Palazzo Chigi e M5S sulla riforma Cartabia, dialogo inviso a Lega e Fi.

Matteo Salvini, lasciando la sede del governo, dopo l’incontro col premier Draghi, rispondendo ai giornalisti ha dichiarato: “Leggevo sui giornali che già oggi o domani ci sarebbero state nuove restrizioni, così non è. Ci pensiamo la settimana prossima, in base ai dati che per fortuna al momento sono sotto controllo”.

“Chiediamo il diritto per tutti i bimbi ad andare in classe, senza distinzioni e senza esclusioni. Io sono per le libertà. Non c’è il mondo diviso in No Vax e Sì Vax. Io mi sono vaccinato e invito tutti coloro che rischiano la vita a vaccinarsi ma nessuno mi convincerà mai che obbligare a vaccinare i bimbi di 12 anni sia una scelta utile. Le libertà per me sono sacre”.

“Prima di ipotizzare ulteriori limitazioni sui trasporti, sui treni, sugli aerei, obblighi per gli insegnanti, obblighi per gli operai, si aspettino dei dati. Perché c’è una stagione turistica in pieno corso e prima di complicare la vita agli operatori commerciali e alle famiglie con dei figli, aspettiamo che ci siano dei dati”.

Il  leader della Lega  ha pure aggiunto: “Giulia Bongiorno sta lavorando in questi minuti sia con Cartabia che con Draghi: noi lavoriamo per risolvere, mi sembra che centinaia di emendamenti li abbia presentati il M5s, non altri”. E dunque, precisa Salvini, a proposito della riforma della giustizia: “Noi accettiamo le proposte di Draghi, non del Movimento 5 stelle. Noi il testo lo abbiamo approvato, è quello che è uscito dal Consiglio dei ministri, qualcun altro ha chiesto di riaprirlo. So che c’è un incontro in corso. Ne sta parlando Giulia Bongiorno in questo momento”.

Dispersione implicita. Ricci (Invalsi): non è colpa della DaD, problemi preesistenti

da La Tecnica della Scuola

Roberto Ricciresponsabile nazionale Invalsi, torna sui dati presentati il 14 luglio e commenta: “I dati Invalsi hanno avuto un certo rilievo nazionale in quanto mostrano una situazione preoccupante del Paese. Nella scuola primaria gli esiti non cambiano in modo sostanziale rispetto al 2019. Gli esiti non cambiano ma sono riconducibili alle grandi differenze esistenti tra le classi e tra le scuole”.

Lo afferma in Commissione Lavoro, in merito all’indagine conoscitiva sulle nuove disuguaglianze prodotte dalla pandemia nel mondo del lavoro.

La diretta dell’audizione Invalsi

“Un altro elemento che rimane è che le piccole differenze che si riscontrano nella scuola primaria poi si amplificano nei gradi successivi. Gli alunni che terminano i traguardi al di sotto di quelli stabiliti dalle indicazioni nazionali che sono legge nazionale dal 2012, passa in italiano dal 34% al 39% nella scuola secondaria di primo grado. Una percentuale che in matematica arriva al 45%. Predittore di insuccesso scolastico”.

“Purtroppo gli insuccessi si concentrano tra gli allievi che fanno parte di un contesto socio-culturale svantaggiato. Sembra che la pandemia e la sospensione della didattica in presenza abbiano tolto benzina proprio nell’ambito di questi contesti”. Una differenza che cresce in determinate classi, segno che la distribuzione dei ragazzi nelle classi non sempre è equa.

“Ad ogni modo, non è vero che la scuola media sia una sorta di buco nero – ribadisce il responsabile Invalsi -, in realtà la scuola media è solo quel settore dell’istruzione in cui le differenze iniziano a essere più visibili, ma le differenze crescono ulteriormente nella scuola superiore”.

Nel caso della scuola secondaria superiore, infatti, anche l’inglese mostra dei segni estremamente negativi”. Il trend è stabile ma al ribasso. In altre parole “dopo 13 anni di scuola non si raggiunge il livello B2, stabilito dal legislatore”.

Dispersione implicita

E torna anche sul tema della dispersione implicita: “Studenti che simultaneamente sia in italiano che in matematica che in inglese terminano il percorso scolastico con competenze al massimo che ci dobbiamo attendere in secondo superiore. Parliamo di 42mila 19enni. Ragazzi in condizione di estrema fragilità pur non essendo realmente dispersi. Conseguono la maturità ma con estrema fragilità”.

Conclude chiamando in causa la DaD: “Ingiusto attribuire questi risultati alla didattica a distanza. La DaD può avere fatto alcune cose e altre no ma è evidente che parliamo di problemi aggravati dalla pandemia ma preesistenti. Se invece vogliamo cercare alcuni aspetti positivi, la scuola conta, eccome, nel fare la differenza. L’importanza di erogare il servizio scolastico in tutte le sue potenzialità è fondamentale per limitare gli effetti che abbiamo visto”.

Classi pollaio? Nessuna evidenza empirica tra dimensioni della classe ed esiti degli apprendimenti

Su sollecitazione del Parlamento Roberto Ricci affronta anche il tema delle classi pollaio e dichiara: “Non spetta a me dire quale soglia faccia di una classe una classe pollaio, ma tutti i dati ci dimostrano che non è rilevabile una relazione diretta tra la dimensione media della classe e gli apprendimenti, quando questa classe è sotto i 25 o 26 studenti, e, nel caso italiano, la quasi totalità delle classi si trova sotto questa soglia. Ma vale la pena notare cosa avviene sotto i casi medi. Si dimostra abbastanza chiaramente nel caso italiano. Per quel tipo di scuole che ospitano la popolazione con un percorso più solido, che spesso proviene da famiglie con più possibilità (vedi i licei), non c’è dimostrazione empirica di correlazione tra dimensione della classe ed esiti degli apprendimenti. Al contrario nei casi della popolazione più fragile (i tecnici) questa relazione c’è. La scuola, insomma, non è un unicum, bisogna tenere in considerazione queste differenze. Riducendo di 2 o 3 unità la classe non c’è evidenza empirica che la didattica sia diversa e abbia un miglioramento, ma le esperienze migliori (best practices) del nord Europa ci mostrano che è fondamentale per gli studenti fragili avere docenti aggiuntivi e attività aggiuntive”. Una strategia fondamentale sarebbe quindi “anziché avere classi più piccole, avere risorse docenti in più per aiutare gli studenti in difficoltà, soprattutto nell’ambito dell’istruzione tecnica e professionale”.

Infine conclude raccomandando di mantenere alta l’attenzione nei confronti della scuola primaria. “La scuola primaria rappresenta le fondamenta dell’edificio. Quando è debole la primaria, rischia di venire compromesso tutto ciò che segue”.

Il sondaggio della Tecnica della Scuola

Nonostante il ruolo dell’Istituto nella rilevazione nazionale delle competenze degli studenti italiani, i più farebbero volentieri a meno delle prove Invalsi. Lo rivela il sondaggio della Tecnica della Scuola, per il quale più del 90% di studenti e genitori non le vuole più; e anche 8 docenti su 10 dicono basta.

Concorso “Antonino Scopelliti”

Un evento dedicato alla scuola, come luogo di condivisione della cultura della legalità, e alla memoria, per commemorare, nel trentennale del suo sacrificio, Antonino Scopelliti, Sostituto Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione, assassinato dalle mafie il 9 agosto 1991.

Giovedì 29 luglio, alle ore 11.00, presso il Ministero dell’Istruzione, si svolge la cerimonia di commemorazione del magistrato reggino. Con l’occasione, condivideranno la propria esperienza gli studenti premiati nelle prime due edizioni del concorso per l’assegnazione delle borse di studio intitolate al magistrato e istituite per volontà della figlia Rosanna e della Fondazione Antonino Scopelliti, da lei presieduta.

Interverranno il Ministro dell’Istruzione, Patrizio BianchiRosanna Scopelliti, il Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione del Ministero, Stefano Versari. Parteciperanno, in videoconferenza, il Sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, il Sindaco di Campo Calabro (RC), Sandro Repaci, e le studentesse e gli studenti premiati.

L’incontro sarà trasmesso in diretta sul canale YouTube del Ministero e sarà disponibile anche sulla pagina Facebook della Fondazione.

Anche quest’anno, per i vincitori del concorso sono state messe a disposizione borse di studio destinate alle studentesse e agli studenti delle classi quinte della scuola primaria, delle terze della secondaria di I grado e per il biennio della secondaria di II grado. Alle candidate e ai candidati è stato proposto di realizzare un elaborato artistico-letterario e/o multimediale sul tema della diffusione di internet, dei social network e delle piattaforme digitali che hanno favorito profonde trasformazioni nei processi di produzione e distribuzione delle notizie e nella fruizione delle informazioni. È stato chiesto a ragazze e ragazzi di cimentarsi in componimenti in poesia o prosa, opere di arte figurativa (pittura, disegno, fotografia, grafica), video o cortometraggi, musica, per spiegare quali percorsi di legalità si possano intraprendere per aumentare il livello di attenzione e di analisi nei confronti dei contenuti presenti online. Sempre con l’obiettivo di promuovere la diffusione della cultura della legalità nelle giovani generazioni, soprattutto tramite la prevenzione e lo sviluppo di consapevolezza e spirito critico.

L’iniziativa viene organizzata dalla Fondazione Antonino Scopelliti, in collaborazione con l’ANP (Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola), con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione e della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Il link alla diretta: https://www.youtube.com/watch?v=5fPir1wXyuw

Piano Scuola e trasporti Il Governo prepara il rientro

da Il Sole 24 Ore

di Marco Ludovico

La svolta di Mario Draghi sull’avvio dell’anno scolastico è in vista per domani. Se si conferma la convocazione del Consiglio dei Ministri, si profila un provvedimento su istruzione e trasporti. Indispensabile per garantire e dare attuazione alle dichiarazioni dell’esecutivo e di tutta la politica: «La scuola deve partire in presenza, basta Dad (didattica a distanza, n.d.r.)». Non tutti sanno, peraltro, come la didattica a distanza non abbia per ora una previsione normativa per il ritorno in classe a settembre. In teoria, dunque, non sarebbe proprio possibile. Molti però temono il suo rinnovo. Ma il nodo e lo snodo più delicato resta l’obbligo vaccinale. Con due profili: il personale scolastico e gli studenti. Per i docenti la misura è possibile. Bisognerà vedere la decisione finale in Cdm. Molto più delicata la decisione per i ragazzi. Al momento appare improbabile. Sulla fascia giovanile ci sono divisioni sull’utilità dei vaccini e gli eventuali rischi, spesso non dichiarati. Intanto ieri a Palermo è morta la bambina di undici anni ricoverata all’ospedale Di Cristina: era stata intubata dopo aver contratto il coronavirus con la variante Delta. La piccola era affetta da una malattia metabolica rara, contagiata dalla sorella maggiore di ritorno dalla Spagna.

Sull’obbligo e le altre misure per la scuola le fonti ufficiali non confermano l’orientamento ma gli indizi sono molti. Alla riunione ieri con i sindacati di docenti e dirigenti, il ministro Patrizio Bianchi ha reso noto: giovedì in Conferenza Stato Regioni sarà condiviso il Piano Scuola 2021/2022. Non sono emersi i contenuti ma la coincidenza con la riunione a palazzo Chigi fa immaginare una convergenza ormai segnata. Certo, l’obbligo vaccinale vede contrario il leader della Lega Matteo Salvini. Bisognerà vedere nel caso come viene configurato dalle norme. Nell’incontro all’Istruzione la cifra del 228mila docenti senza vaccino sollevata dal commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo è stata messa in dubbio: i segnali da diverse Regioni – alcune, peraltro, ha detto il ministro, annoverano il 100% dei docenti vaccinati, e il dato medio è dell’85,5% – raccontano di molti insegnanti con il vaccino fatto in via autonoma, non registrati dunque nel piano iniziale dove erano in priorità di categoria. Se insomma l’obbligo sopraggiunto riguardasse una quota di docenti minoritaria lo scoglio politico potrebbe essere superato. Le criticità più pesanti e ancora non risolte in via ufficiale riguardano le modalità di presenza in classe. Esclusa l’ipotesi improbabile di una classe studentesca tutta vaccinata, ieri non sono stati sciolti i dubbi su distanziamenti e mascherine.

Diventa così probabile una presenza in classe tutti con i dispositivi di protezione in volto (chirurgiche, non FFP2). Soprattutto nelle cosiddette «classi pollaio» numerose soprattutto nella secondaria superiore. Ieri mattina all’Istruzione in un’altra riunione un rappresentante del commissario Figliuolo ha annunciato che nelle classi con uno studente sordo saranno consegnate mascherine trasparenti per tutti i ragazzi, i docenti e il personale a contatto con il non udente.

I dirigenti scolastici continuano a chiedere di introdurre l’obbligo dei vaccini per il personale docente e anche, se possibile, per gli studenti. «Resta comunque la necessità urgente di certezze e di riferimenti – sottolinea Mario Rusconi (Anp) – la ripresa dell’anno scolastico coinvolge gli istituti e le famiglie, tutti in una fase di incertezza e apprensione». E il tema dei trasporti locali in sicurezza, risolto con scarso successo nell’anno ormai concluso, rischia di accentuare le difficoltà scolastiche o ridimensionare l’efficacia delle soluzioni.

La scuola torna ad acquistare 50mila banchi

da Il Sole 24 Ore

di Giovanna Mancini

La pandemia ci sta abituando a una certa ciclicità degli eventi: esattamente come un anno fa, a fine luglio si ricomincia a ragionare su un rientro a scuola in sicurezza e, come un anno fa, emerge la necessità di alcuni istituti di acquistare nuovi banchi adatti a garantire il distanziamento degli alunni in classe, a maggior ragione se l’obiettivo è quello di un rientro al 100% dei ragazzi.

Niente banchi a rotelle, questa volta: si tratta di 50mila scrivanie monoposto tradizionali, con le rispettive sedie, che servono a sostituire altrettante forniture ritenute inadeguate, tra quelle consegnate l’anno scorso nell’ambito del discusso bando Arcuri, che ha previsto la consegna di 2,1 milioni di scrivanie monoposto e 434mila sedute innovative (quelle con le rotelle). Non adeguate nel senso che i banchi sono risultati non conformi agli standard di qualità e alle necessità richieste dalle scuole, che perciò li hanno rifiutati. Da quanto risulta al Sole 24 Ore, si tratterebbe dei lotti prodotti da una delle quattro aziende estere vincitrici del bando di un anno fa. E ora è necessario correre ai ripari. Le scuole interessate sono 450, divise in otto regioni (Lazio, Piemonte, Sardegna, Liguria, Abruzzo, Calabria, Veneto e Trentino-Alto Adige) e il 50% delle richieste arriva dal Lazio.

I fondi per questa nuova fornitura, 6 milioni di euro stanziati attraverso il Decreto Sostegni bis, fanno parte del pacchetto di risorse afferenti alla struttura commissariale del generale Francesco Figliuolo e saranno gestiti dal ministero dell’Istruzione. A differenza dello scorso anno, non ci sarà un bando, ma saranno direttamente gli istituti scolastici interessati ad acquistare i banchi, attraverso il portale e gli strumenti di Consip, l’ente incaricato degli acquisti per la Pubblica amministrazione. Altra differenza con la vicenda della scorsa estate, è che questa volta la struttura commissariale, assieme a Consip e ministero dell’Istruzione, ha voluto confrontarsi con l’associazione delle imprese produttrici, prima di redigere le linee guida per l’acquisto dei materiali.

A raccontarlo è il presidente di Assufficio, l’associazione che rappresenta le aziende italiane produttrici di arredi scolastici. «Siamo stati contattati da un delegato del Commissario Figliuolo – spiega Gianfranco Marinelli – assieme ad alcuni funzionari di Consip e del ministero dell’Istruzione. Hanno chiesto un nostro parere innanzitutto sulle caratteristiche tecniche e di sicurezza che secondo noi questi arredi dovrebbero avere, ma anche sulla fattibilità dei tempi». L’obiettivo del governo è infatti terminare le consegne dei nuovi banchi entro settembre. «La scadenza è un po’ stretta – osserva Marinelli – ma abbiamo fatto un rapido sondaggio tra i nostri associati che producono arredi scolastici e tutti hanno dimostrato interesse e dato la disponibilità a mettersi al lavoro da subito e si dicono certi che i termini richiesti possano essere rispettati».

Per le aziende si tratta del resto di un’opportunità importante da cogliere, in una fase di mercato ancora incerta a causa della pandemia. Basti pensare che, grazie al bando di Arcuri, lo scorso anno queste aziende (per lo più piccole) hanno visto raddoppiare o in alcuni casi persino triplicare i ricavi, a fronte però di uno sforzo produttivo notevole, che richiedeva di consegnare in pochi mesi quantitativi pari alla produzione media italiana di cinque anni. Tanto che era stato necessario coinvolgere, attraverso il bando, anche alcuni produttori esteri.

Qualche problema potrebbe presentarsi vista la scarsità e il costo elevato delle materie prime (compresi legno e metalli necessari per i banchi) ma, visti i numeri contenuti di questa operazione e la possibilità di diluire il lavoro tra più produttori, non ci dovrebbero essere tensioni particolari.

Bianchi ai sindacati, 85% docenti vaccinato. Il 29 luglio piano per rientro a scuola in sicurezza

da OrizzonteScuola

Di redazione

Si è svolto l’incontro sull’avvio dell’anno scolastico 2021/2022, presieduto dal Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi. Presenti le sigle sindacali rappresentative.

Si è parlato della ripresa della didattica in presenza a settembre. La riunione con i rappresentanti sindacali segue quella della mattinata sulla predisposizione del Protocollo di sicurezza in vista della riapertura della scuola. Obiettivo del Ministero è la ripresa della didattica in presenza a settembre.

Dai dati a disposizione, secondo quanto raccolto, risulta che la copertura vaccinale del personale scolastico sia pari all’85,5% su base nazionale. Il Ministero, come più volte affermato dal ministro Bianchi, registra il ritardo di alcune regioni, presumibilmente dovuto ad imprecisioni nelle procedure di rilevazione.

Bianchi si è detto soddisfatto anche della risposta da parte degli studenti. Complessivamente il Ministero dell’Istruzione ritiene che il mondo della scuola abbia reagito con grande responsabilità a questa fase.

Il Ministro dell’Istruzione, poi, ha sottolineato le risorse ingenti messe negli ultimi mesi e ha ricordato l’esperienza degli Esami di Stato, svolti in piena sicurezza e l’attivazione del Piano Estate: “L’obiettivo di tutto il governo è la riapertura in presenza a settembre. Il mondo della scuola ha reagito con responsabilità alla campagna di vaccinazione. Il Governo si è predisposto per tempo alla ripresa, stanziando in totale per la sicurezza più di 1,6 miliardi negli ultimi mesi. Ora siamo pronti per il Piano scuola che condivideremo con Regioni e autonomie locali in Conferenza Unificata”.

Il Ministro ha preso atto delle richieste avanzate dalle sigle sindacali, sia sulle questioni strettamente attinenti alla riapertura a settembre, sia su temi più generali. Si è impegnato a farsi portavoce di tali istanze nelle sedi opportune, tanto a livello locale quanto centrale.

Presumibilmente tra qualche giorno il Ministro illustrerà le modalità di rientro a settembre. Fonti ministeriali riportate dalle agenzie di stampa indicano il 29 luglio il giorno in cui Bianchi illustrerà il piano scuola alla Conferenza Stato-Regioni.

A tal proposito, il CTS raccomanda “laddove possibile in termini di condizioni strutturali-Iogistiche esistenti nei presìdi scolastici, pagando attenzione a evitare di penalizzare la didattica in presenza … di mantenere il distanziamento interpersonale in posizione seduta“. Il distanziamento, quindi, continua a costituire misura prioritaria di sicurezza.

L’impossibilità di mantenere i necessari distanziamenti nelle aule, si legge sulla nota di commento del Ministero dell’Istruzione, non determinerà però l’automatica interruzione della didattica in presenza quanto, piuttosto, esigerà l’adozione delle altre misure, ormai ben note, di prevenzione del contagio. Ivi incluso l’obbligo di indossare mascherine chirurgiche nei locali chiusi.

Inoltre, il CTS raccomanda di assicurare l’osservanza dell’obbligo di indossare dispositivi di protezione delle vie aeree in particolare per le persone non vaccinate e di garantire la tutela degli studenti le cui condizioni patologiche, pur consentendo la frequenza scolastica, li espongano a maggiori rischi associati al contagio da Covid-19.

Anp: “Rientro in presenza dipende dalla vaccinazione di studenti e docenti”

Antonello Giannelli, presidente Nazionale ANP, intervenendo nella riunione online con il ministro Bianchi, ha detto: “Le condizioni per un rientro duraturo e in presenza dipendono essenzialmente dall’esito della campagna vaccinale per personale della scuola e studenti. L’alternativa a questo, deve essere chiaro a tutti, è la didattica a distanza. Il parere del CTS del 12 luglio non è sufficientemente preciso e deve essere tradotto in concrete indicazioni per le scuole”.

“È inoltre fondamentale” ha concluso Giannelli “rivedere il protocollo per la gestione dei casi e focolai da SARS-CoV 2 nelle scuole e che si presti fin d’ora la dovuta attenzione al problema del tracciamento dei casi da parte delle ASL”.

Anief: “Fa sensazione l’assenza del Comitato Tecnico Scientifico alla riunione tecnica con i sindacati”

Marcello Pacifico, presidente di Anief, intervenendo nella riunione online con il ministro Bianchi, ha stigmatizzato l’assenza del Comitato Tecnico Scientifico dall’incontro tenuto in mattinata al Ministero dell’Istruzione sul protocollo di sicurezza: “Chiediamo un intervento deciso sul dimensionamento scolastico. Non sono d’accordo sull’obbligo vaccinale, ma anche l’Europa, tramite una raccomandazione del Consiglio, ci mette in guardia. Chiediamo una risposta certa sulla questione del distanziamento, legato a filo doppio alla questione del dimensionamento scolastico”.

Gilda: “Fuorviante parlare dell’obbligo vaccinale per i docenti”

“Troviamo fuorviante il dibattito sull’obbligatorietà della vaccinazione anti Covid per i docenti. Se vogliamo davvero mettere la Dad in soffitta, non possiamo ridurre la questione soltanto a questo aspetto, soprattutto se consideriamo che la percentuale di insegnanti immunizzata è molto elevata, a dimostrazione del senso di responsabilità che caratterizza la nostra categoria. Tra l’altro, come ha spiegato il ministro Bianchi, non c’è alcuna certezza sul numero reale dei docenti che mancano ancora all’appello vaccinale perché alcune Regioni non avrebbero ancora registrato i relativi dati”. Ad affermarlo è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti.

“Settembre è ormai dietro l’angolo e amareggia dover constatare che anche questo anno scolastico non sarà all’insegna della sicurezza a causa dei soliti ritardi e dell’inadeguatezza delle misure adottate. Così come desta forti perplessità non aver mai ottenuto i dati sui contagi nelle scuole, fondamentali per ogni tipo di decisione e da noi sempre richiesti”.

Flc Cgil: Servono investimenti mirati e non spot

Raggiungere la massima copertura vaccinale è una misura di sicurezza e un dovere civico che fin da subito abbiamo promosso, ma per avere davvero tutti in presenza a settembre servono risorse, spazi, interventi sul trasporto pubblico e misure straordinarie.” Così Francesco Sinopoli, segretario generale FLC CGIL a margine di una giornata apertasi con l’incontro MI – sindacati sul protocollo per la sicurezza e conclusasi con l’incontro delle parti sociali con il Ministro Bianchi in vista della riapertura a settembre.

Il ministro Bianchi ha comunicato che siamo oltre l’85% di personale vaccinato, una stima che potrebbe essere al ribasso se si tiene conto che è ferma all’interruzione della corsia preferenziale per le lavoratrici e i lavoratori della scuola e che tanto personale si è vaccinato successivamente. Dovrà essere lo Stato a valutare l’eventuale obbligo vaccinale se ritiene questa percentuale insufficiente, ma non si scambi l’obbligo con la soluzione di tutti i problemi. Ci sono 8 milioni di studenti non vaccinati, un virus in continuo mutamento e il nodo dei trasporti completamente trascurato, servono serietà e prontezza nell’affrontare tutti gli scenari possibili. Ci aspettiamo su questo – aggiunge Sinopoli- delle indicazioni chiare da parte del CTS che finora non sono arrivate,e senza misure per garantire il distanziamento a settembre ci ritroveremo per forza a ricorrere alla didattica a distanza”.

Sono mesi che lo ripetiamo: sul prossimo anno scolastico occorre confermare e potenziare le misure già previste per garantire la sicurezza, a partire dall’organico aggiuntivo ‘Covid’ necessario per sdoppiare le classi e garantire il distanziamento. Ma sul fronte delle risorse – sottolinea Sinopoli– dobbiamo registrare un chiaro disinvestimento da parte di questo governo. Basti pensare che sull’anno scolastico 2020/2021 per l’organico aggiuntivo erano previsti un miliardo e 850 milioni di euro, mentre per il prossimo anno sono previsti solo 350 milioni. L’eventuale eliminazione di questo personale aggiuntivo non va sottovalutata, rischia di costringere le scuole a ricomporre classi già sdoppiate l’anno scorso, in assenza di vaccinazione degli alunni e senza alcuna garanzia di distanziamento”.

Il rientro in presenza non può diventare uno spot, non può essere soltanto evocato, ha bisogno di azioni concrete: non c’è più tempo, il governo investa sulla scuola in presenza” conclude Sinopoli.

Cisl Scuola: Non c’è solo la questione vaccini

Sulla percentuale di vaccinati tra il personale scolastico le stime diffuse nei giorni scorsi vanno abbondantemente riviste. È stato lo stesso Ministro dell’Istruzione, in apertura dell’incontro di oggi con i segretari generali dei sindacati scuola, a rilevare come più dell’85% del personale si sia vaccinato, una percentuale destinata a salire se si conteggiano anche coloro che si sono sottoposti alla vaccinazione al di là della cosiddetta corsia preferenziale”, dice la Cisl Scuola.

Si conferma in sostanza la necessità di non circoscrivere l’attenzione solo a questo tema, pur rilevante, mentre è urgente e indispensabile affrontare tutti gli altri aspetti che incidono sulla possibilità di garantire le attività didattiche in condizioni di sicurezza“, prosegue il sindacato guidato da Maddalena Gissi.

Che queste debbano svolgersi per tutti in presenza è obiettivo al quale sia i sindacati che il Ministro intendono assegnare un’assoluta priorità. I tempi tuttavia sono molto stretti per sciogliere molti dei nodi su cui da tempo la CISL Scuola ha richiamato l’attenzione: evitare il sovraffollamento delle aule, garantire le necessarie dotazioni di sicurezza e tutte le azioni di supporto alle scuole sotto il profilo sanitario, assicurare una gestione dei servizi di trasporto tale da prevenire eccessivi assembramenti attraverso regole opportune sulla capienza dei mezzi. Non è stato confortante, a tale riguardo, l’andamento dell’incontro svoltosi in mattinata sull’aggiornamento del protocollo di sicurezza, rivelatosi del tutto interlocutorio: il rischio è che si arrivi all’avvio del nuovo anno scolastico senza avere risolto i tanti problemi che da tempo e più volte sono stati evidenziati”.

È chiaro che si tratta di questioni che investono responsabilità e competenze di soggetti diversi (enti locali, Regioni, aziende sanitarie) e sulle quali è indispensabile una diretta assunzione di iniziativa da parte dell’intero governo. In tal senso è rivolto anche l’impegno assunto dal Ministro a riferire in sede di Esecutivo, nel più breve tempo possibile, gli esiti del confronto in atto con le organizzazioni sindacali“, conclude la Cisl Scuola.

Turi (UIL) serve un quadro preciso per prendere decisioni importanti

Contratto e patto
Stanno insieme: se non si attiva il patto non si può rinnovare il contratto.
Inizio anno scolastico
Ci sono ancora classi parametrate in modo standardizzato con un numero di alunni troppo alto. Bisogna agire in base alle situazioni oggettive. Servono misure mirate.
Burocrazia
E’ il grande male della scuola italiana. Il carrierismo ha rovinato pezzi importanti del nostro paese.
Non facciamo lo stesso errore con la scuola, che può cambiare e uscire dalla crisi solo come comunità.
Interessi
La scuola è guardata a vista da molti soggetti interessati alle modifiche che andranno realizzate.
IL ministro si riappropri delle scelte che sono state prese fuori dalla scuola e che, invece, intendono incidere sul sistema nazionale di istruzione.
Vaccino obbligatorio
E’ ipotesi che si può realizzare solo attraverso una norma di legge.
E’ solo attraverso una legge che possono essere tutelati i ‘lavoratori fragili’ della scuola.
Precarietà
Bisogna smettere di sfruttare il personale e mettere le basi dei diritti e dei doveri. Per questo è importante parlare di contratto, parlare di figure professionali, parlare di scuola comunità.
Dati contagi e vaccinazioni
Vorremmo conoscere il quadro esatto in relazione al sistema di istruzione nazionale. Scelte proficue possono essere prese solo se il quadro di intervento è chiaro.

Anquap: Su ripartenza coinvolgere Ata e Dsga

Ripartire in presenza è fondamentale, un altro anno in Dad sarebbe disastroso”. Il presidente di Anquap, Associazione Nazionale Quadri Amministrazioni Pubbliche, Giorgio Germani, in linea con le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, al termine delle consultazioni con i sindacati scolastici. “Siamo perfettamente d’accordo con tutte le azioni necessarie per far ritornare la scuola in presenza, compresa l’obbligatorietà vaccinale per tutti i dipendenti scolastici a contatto con gli alunni. Però – sottolinea il presidente – ad oggi ancora non abbiamo notizie sulle assunzioni del personale ATA e dei DSGA dal primo settembre prossimo. Pretendiamo un coinvolgimento, visto il ruolo fondamentale del personale scolastico per la ripartenza”.

Sulla riforma della scuola, Germani aggiunge: “Si dia corso al Patto sottoscritto il 20 maggio. Assolutamente necessario rivedere la governance, riscrivere il testo unico e valorizzare il lavoro del personale ATA e dei DSGA, spesso non considerati. È prioritario prevedere dei riconoscimenti economici adeguati e creare un’area specifica del Middle Management, nonostante la contrarietà di vari sindacati”.

Borse di studio INPS per corsi di lingue in Italia: scadenza 29 luglio

da La Tecnica della Scuola

Entro le ore 12 del 29 luglio è possibile presentare domanda per il bando di concorso INPS per l’erogazione di borse di studio per corsi di lingue in Italia.

Il bando, in particolare, riguarda i corsi finalizzati a sostenere gli esami per la certificazione (diploma linguistico) del livello di conoscenza della lingua secondo il quadro comune europeo di riferimento (CEFR) riservato a studenti che hanno frequentato nell’anno scolastico 2020/2021 gli ultimi due anni della scuola primaria e la scuola secondaria di primo e di secondo grado.

I destinatari sono figli o orfani ed equiparati dei dipendenti e dei pensionati della pubblica amministrazione iscritti alla gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali e dei pensionati utenti della gestione dipendenti pubblici.

Le borse di studio in totale sono 6.100:

  • fino a n. 600 borse per ragazzi frequentanti la classe quarta e quinta della scuola primaria;
  • fino a n. 2000 borse per ragazzi frequentanti la scuola secondaria di primo grado (ex scuole medie);
  • fino a n. 3500 borse per ragazzi frequentanti la scuola secondaria di secondo grado.

L’importo massimo di ciascuna borsa è pari a € 800,00 per la frequenza del corso di preparazione all’esame.

SCARICA IL BANDO

Frutta e verdure nelle scuole: scadenza 28 luglio per l’a.s. 2021/22

da La Tecnica della Scuola

Torna anche per l’a.s. 2021/22 “Frutta e verdura nelle scuole”, il programma promosso dall’Unione Europea, realizzato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, e svolto in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il Ministero della Salute, Agea, le Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano.

Il programma è rivolto ai bambini che frequentano la scuola primaria (6-11 anni) e ha lo scopo di incrementare il consumo dei prodotti ortofrutticoli e di accrescere la consapevolezza dei benefici di una sana alimentazione.

L’obiettivo del programma è quello di:

  • divulgare il valore ed il significato della stagionalità dei prodotti;
  • promuovere il coinvolgimento delle famiglie affinché il processo di educazione alimentare avviato a scuola continui anche in ambito familiare;
  • diffondere l’importanza della qualità certificata: prodotti a denominazione di origine (DOP, IGP), di produzione biologica;
  • sensibilizzare gli alunni al rispetto dell’ambiente, approfondendo le tematiche legate alla riduzione degli sprechi dei prodotti alimentari.

“Frutta e verdura nelle scuole” prevede la realizzazione di specifiche giornate a tema, quali visite a fattorie didattiche, corsi di degustazione, attivazione di laboratori sensoriali, al fine di incoraggiare i bambini al consumo di frutta e verdura e sostenerli nella conquista di abitudini alimentari sane.

Per aderire alla campagna per l’a.s. 2021/22 c’è tempo fino al 28 luglio 2021.

L’iscrizione di un plesso comporta necessariamente l’obbligo di iscrivere tutte le classi dello stesso e di indicare anche una stima degli alunni di ciascuna classe.

COME ISCRIVERSI

PON Reti locali, al via le candidature: c’è tempo fino al 14 settembre

da La Tecnica della Scuola

Da oggi, 27 luglio 2021, e fino alle ore 12.00 del 14 settembre 2021 è possibile presentare la candidatura per il nuovo avviso PON per la realizzazione di reti locali, cablate e wireless, nelle scuole.

La nota n. 20480 del 20 luglio 2021 contiene tutte le indicazioni per l’inoltro della domanda.

Inoltre, è disponibile il manuale per la generazione del Codice Unico Progetto (CUP).

SCARICA IL MANUALE

L’obiettivo è quello di dotare gli edifici scolastici di un’infrastruttura di rete capace di coprire gli spazi didattici e amministrativi delle scuole, nonché di consentire la connessione alla rete da parte del personale scolastico, delle studentesse e degli studenti, assicurando, altresì, il cablaggio degli spazi, la sicurezza informatica dei dati, la gestione e autenticazione degli accessi.

La misura prevede la realizzazione di reti che possono riguardare singoli edifici scolastici o aggregati di edifici con il ricorso a tecnologie sia wired (cablaggio) sia wireless (WiFi), LAN e WLAN.

Gli interventi per la realizzazione di reti locali, cablate e wireless, nelle scuole dovranno essere realizzati, collaudati e conclusi con tempestività e comunque entro e non oltre il 31 dicembre 2022.

Il video appello del Ministro

Il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha diffuso il 27 luglio, sui propri canali social e su quelli del Ministero, un appello alla vaccinazione.

“Al Ministero stiamo lavorando per preparare il rientro in presenza e in sicurezza a settembre”, spiega il Ministro. “Il lavoro che stiamo portando avanti è articolato, ci vede impegnati come governo, insieme ai territori e alle istituzioni locali, con le organizzazioni sindacali, con le singole scuole, con le famiglie. È un lavoro di squadra, che richiama tutti alla propria parte di responsabilità. Ognuno di noi può fare qualcosa, può dare il proprio contributo. Vaccinarsi è il modo in cui ciascuno di noi può mettere in sicurezza se stesso e gli altri. È un atto di responsabilità collettiva e di solidarietà. Significa prenderci cura di noi stessi e degli altri. Il vaccino è la chiave che la scienza ci ha fornito per tornare alla nostra normalità. Dobbiamo avere fiducia. Si tratta di un gesto semplice, eppure potentissimo. Vacciniamoci”.

Il video è accompagnato dall’hashtag #ioMIvaccino dove “MI” ricorda le iniziali del Ministero. Nei prossimi giorni il MI porterà avanti la campagna social avviata oggi con il video del Ministro.

Il video

Avvio anno scolastico 2021-2022

Avvio anno scolastico 2021-2022: servono decisioni politiche e indicazioni tecniche chiare. L’ANP incontra il Ministro Bianchi

L’ANP ha partecipato oggi, in videoconferenza, a due incontri dedicati all’avvio dell’anno scolastico 2021/22. Nel corso della mattinata abbiamo preso parte al tavolo, convocato dal Capo Dipartimento Jacopo Greco, finalizzato all’aggiornamento del protocollo di sicurezza per le istituzioni scolastiche; nel pomeriggio il Presidente Nazionale, Antonello Giannelli, ha incontrato il Ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi per discutere delle problematiche relative all’avvio del prossimo anno scolastico. 

Al tavolo convocato dal Dott. Greco dovevano essere presenti anche un rappresentante del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) e un rappresentante della struttura del Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19.  In apertura, il Capo Dipartimento ha evidenziato la natura istruttoria dell’incontro in vista della redazione del Protocollo e ha comunicato l’assenza del rappresentante del CTS, mentre ha preso parte all’incontro il Colonnello Latorre in rappresentanza della struttura commissariale. 

Quest’ultimo ha dichiarato che saranno distribuite mascherine chirurgiche a tutte le scuole, prevedendo la consegna di mascherine trasparenti certificate ai docenti e agli studenti delle classi in cui sono presenti studenti non udenti. Non si darà luogo, invece, alla distribuzione delle mascherine FFP2 perché il CTS ritiene sufficientemente efficaci quelle chirurgiche. Il colonnello Latorre ha affermato, infine, che i dati relativi alla situazione vaccinale del personale scolastico saranno trasmessi alle organizzazioni sindacali tramite il Ministero dell’istruzione. 

L’ANP, che ha già inviato al Ministero un documento dettagliato con richieste di chiarimento e proposte – ad es., su distanziamento e utilizzo dei DPI; spazi e organico di potenziamento; trasporti e scaglionamento delle entrate e delle uscite; gestione delle quarantene e tracciamento dei casi di contagio; lavoratori fragili; determinazioni delle Regioni e normativa nazionale – ha ribadito la necessità di ricevere indicazioni chiare da parte del decisore politico sull’obbligo vaccinale del personale scolastico e sul distanziamento.  

Il Protocollo di intesa del 6 agosto 2020 fu sottoscritto per attuare il documento tecnico del CTS del 28 maggio 2020 e le indicazioni contenute nel verbale del CTS del 22 giugno 2020, nonché alla luce di scelte politiche che erano già state compiute e cristallizzate nel Piano scuola 2020-2021 (D.M. 39/2020). 

Cosa dovrebbe attuare, per contro, il Protocollo di intesa 2021-2022? Le indicazioni fornite dal verbale del CTS del 12 luglio 2021 sono ambigue e per di più rese sulla base di un presupposto (il raggiungimento di una percentuale di vaccinati tra il personale scolastico e la popolazione scolastica over 12 pari al 60% a settembre) ad oggi di incerta realizzazione. Non risulta ancora aggiornato il rapporto dell’ISS 58/2020 per quanto riguarda tracciamento e gestione delle quarantene. Né alcuna scelta è stata finora compiuta dal decisore politico in relazione a dette indicazioni, visto che non è stato ancora adottato il Piano scuola 2021/22. In definitiva, mancano ad oggi il documento tecnico con le relative misure e le scelte politiche cui il prossimo Protocollo dovrebbe dare attuazione.  

Il Capo Dipartimento Greco, in conclusione, ha definito l’incontro odierno interlocutorio poiché è emersa la necessità che il CTS fornisca ulteriori precisazioni in merito al distanziamento e all’impiego dei DPI. 

Nel pomeriggio l’ANP ha poi incontrato il Ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi che ha sottolineato, in premessa, come l’obiettivo prioritario del Governo sia la ripresa delle lezioni in presenza da settembre. I dati della vaccinazione sono infatti incoraggianti: ad oggi l’85,5% del personale scolastico risulta vaccinato con punte del 100% in alcune aree, mentre in talune regioni la quota è più bassa poiché molti sono stati vaccinati fuori dal percorso riservato al personale scolastico. Anche la vaccinazione dei ragazzi over 12 sta procedendo bene.  

Il Ministro ha sottolineato, inoltre, l’importanza del parere del CTS del 12 luglio 2021 che prescrive, dove possibile, di mantenere il distanziamento; dove non è possibile, dovranno essere impiegati comunque le mascherine e gli altri DPI. 

Il Ministro ha anche ricordato che sono state stanziate risorse ingenti per contrastare l’emergenza e ha comunicato di aver chiesto al Ministro dei Trasporti di attribuire precedenza al trasporto degli studenti nelle fasce orarie di interesse per la scuola, in quanto questa non deve essere sempre l’ammortizzatore di tutto il sistema. Il Ministro si è infine dichiarato pronto ad adottare il Piano scuola 2021/22 che sarà condiviso il 29 luglio in Conferenza unificata Stato-Regioni.  

Il Presidente dell’ANP ha espresso apprezzamento per gli impegni assunti circa la ripresa in presenza delle attività didattiche, anche alla luce degli esiti Invalsi: se la DAD non ha determinato di per sé tali esiti, non si può negare che abbia peggiorato la situazione, specie per le fasce sociali più i deboli. Ha però sottolineato che è fondamentale assumere tempestivamente le decisioni necessarie per passare dalle parole ai fatti e per garantire concretamente la ripresa in presenza: se non si farà a meno del distanziamento, la DAD sarà inevitabile, soprattutto per le scuole superiori nei centri urbani più grandi, in quanto l’edilizia scolastica non ha accompagnato efficacemente i processi di urbanizzazione. Il Presidente ha affermato che non ritiene sufficientemente chiaro il parere espresso dal CTS nel verbale del 12 luglio, a fronte di quesiti posti con precisione dal Ministero dell’istruzione: in particolare, non si rileva con certezza se si possa derogare al distanziamento qualora si utilizzino le mascherine chirurgiche.  

L’ANP ha anche puntualizzato che è fondamentale chiarire se la vaccinazione renda superflua la misura del distanziamento, anche considerando la significativa quota di personale scolastico finora vaccinato. Non possiamo, inoltre, ignorare la questione della vaccinazione degli studenti (circa quattro milioni): si tratta di uno sforzo organizzativo notevole e serve dunque un deciso impegno visti i tempi molto ristretti.  

Deve essere infine rivista la procedura di tracciamento e messa in quarantena in caso di studenti (o docenti): se sarà mantenuta quella in vigore l’anno scorso, sarà inevitabile ricorrere di nuovo alla DAD. Occorrono anche in questo caso indicazioni chiare, perché non riteniamo possibile demandare alle singole scuole il bilanciamento tra i diritti – entrambi di rango costituzionale – alla salute e all’istruzione. L’autonomia scolastica ha la finalità di facilitare il raggiungimento del successo formativo degli studenti, non certo quella di tutelare la salute pubblica. 

A fronte delle perplessità dimostrate, il Ministro Bianchi ha annunciato che intende adottare specifiche linee guida, anche a chiarimento del parere del CTS, e che organizzerà a breve un altro incontro con le organizzazioni sindacali sull’avvio del prossimo anno scolastico. 

L’ANP continuerà, come sempre, a tenere tempestivamente aggiornati tutti i colleghi in merito agli esiti dei successivi incontri. 

Rientro in presenza non diventi uno spot

Scuola, il rientro in presenza non diventi uno spot: il governo investa sulla riapertura

Roma, 27 luglio – “Raggiungere la massima copertura vaccinale è una misura di sicurezza e un dovere civico che fin da subito abbiamo promosso, ma per avere davvero tutti in presenza a settembre servono risorse, spazi, interventi sul trasporto pubblico e misure straordinarie.” Così Francesco Sinopoli, segretario generale FLC CGIL a margine di una giornata apertasi con l’incontro MI – sindacati sul protocollo per la sicurezza e conclusasi con l’incontro delle parti sociali con il Ministro Bianchi in vista della riapertura a settembre.

“Il ministro Bianchi ha comunicato che siamo oltre l’85% di personale vaccinato, una stima che potrebbe essere al ribasso se si tiene conto che è ferma all’interruzione della corsia preferenziale per le lavoratrici e i lavoratori della scuola e che tanto personale si è vaccinato successivamente. Dovrà essere lo Stato a valutare l’eventuale obbligo vaccinale se ritiene questa percentuale insufficiente, ma non si scambi l’obbligo con la soluzione di tutti i problemi. Ci sono 8 milioni di studenti non vaccinati, un virus in continuo mutamento e il nodo dei trasporti completamente trascurato, servono serietà e prontezza nell’affrontare tutti gli scenari possibili. Ci aspettiamo su questo – aggiunge Sinopoli- delle indicazioni chiare da parte del CTS che finora non sono arrivate,e senza misure per garantire il distanziamento a settembre ci ritroveremo per forza a ricorrere alla didattica a distanza”.

“Sono mesi che lo ripetiamo: sul prossimo anno scolastico occorre confermare e potenziare le misure già previste per garantire la sicurezza, a partire dall’organico aggiuntivo ‘Covid’ necessario per sdoppiare le classi e garantire il distanziamento. Ma sul fronte delle risorse – sottolinea Sinopoli- dobbiamo registrare un chiaro disinvestimento da parte di questo governo. Basti pensare che sull’anno scolastico 2020/2021 per l’organico aggiuntivo erano previsti un miliardo e 850 milioni di euro, mentre per il prossimo anno sono previsti solo 350 milioni. L’eventuale eliminazione di questo personale aggiuntivo non va sottovalutata, rischia di costringere le scuole a ricomporre classi già sdoppiate l’anno scorso, in assenza di vaccinazione degli alunni e senza alcuna garanzia di distanziamento”.

“Il rientro in presenza non può diventare uno spot, non può essere soltanto evocato, ha bisogno di azioni concrete: non c’è più tempo, il governo investa sulla scuola in presenza” conclude Sinopoli.