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Covid, insegnante non indossa la mascherina Ffp2 e gli alunni abbandonano l’aula

da Il Sole 24 Ore

La prof non aveva il Green pass rafforzato – obbligatorio per la categoria da metà dicembre – e per questa ragione nei suoi confronti è scattata una sanzione da 400 euro

di Redazione Scuola

Una professoressa di una scuola media si è rifiutata di indossare in classe la mascherina Ffp2 al posto di quella chirurgica dopo che nei giorni precedenti era stato segnalato un caso di positività al Covid tra gli studenti e gli stessi alunni hanno deciso di abbandonare l’aula per protesta. La prof li ha ripresi col telefonino mentre uscivano dall’aula e ha contattato le forze dell’ordine, ma all’intervento della polizia locale nell’istituto scolastico si è scoperto che la docente non aveva il Green pass rafforzato – obbligatorio per la categoria da metà dicembre – e per questa ragione nei suoi confronti è scattata una sanzione da 400 euro.

La vicenda

La vicenda, accaduta ieri a Modena, è riferita dalla Gazzetta di Modena. Secondo la ricostruzione dell’accaduto, riferita anche dal genitore di uno degli studenti, la docente avrebbe anche espresso posizioni ‘negazioniste’ in merito all’esistenza del Covid. L’episodio del 13 dicembre, con la conseguente decisione degli studenti di uscire dall’aula, sarebbe avvenuto a fronte anche del fatto che la docente era stata già invitata in altre occasioni a indossare la mascherina Ffp2. Sul fatto che l’insegnante fosse comunque in classe nonostante non avesse il super Green pass sono in corso accertamenti per capire se fosse o meno intercorso il periodo di alcuni giorni per potersi mettere in regola.

Ritorno in classe, Bianchi: nessun disastro. Semplificheremo certificati di rientro degli alunni contagiati

da OrizzonteScuola

Di redazione

“Il famoso disastro che ci doveva essere con la riapertura della scuola dopo la pausa di Natale non c’è stato, ci sono stati disagi differenziati zona per zona, ma la scuola ha riaperto e si è affermata la convinzione che la scuola è un elemento fondante, la scuola è la priorità, è un diritto”.

A dirlo il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi intervistato da Radio24. “I presidi hanno lavorato bene, con grandissima responsabilità“, ha aggiunto Bianchi.

Siamo arrivati con un carico di contagi presi nelle tre settimana prima quando la scuola era chiusa, e quindi è chiaro che questo ha avuto effetti differenziati. Però la scuola ha riaperto. E la cosa importante è che maturasse in tutti il principio che essa è un elemento fondante della società. Quindi non è che prima chiude la scuola e poi viene tutto il resto“, ha sottolineato.

Quello che è stato evidente in questa settimana è che nella stragrande parte del Paese non solo si è tornati a scuola, ma si è ritrovato il valore della scuola in presenza. Io non faccio guerre di religione contro la Dad: questa funziona se è parte integrante di un progetto didattico, non se è l’alternativa o il surrogato della scuola“, ha detto Bianchi aggiungendo: “Abbiamo ripristinato questo principio della scuola in presenza, come comunità, come diritto e dall’altra parte abbiamo verificato la possibilità anche di utilizzare strumenti a distanza come parte integrante e integrativa di un progetto didattico“.

È inoltre in corso una “riflessione per semplificare la certificazione del rientro a scuola degli alunni che sono stati contagiati dal Covid e hanno superato la malattia“, ha annunciato il ministro.

Tra le ipotesi, ci sarebbe la certificazione di fine malattia rilasciata dai pediatri, come già succede per altre malattie.

Maturità 2022, Bianchi: “Ci saranno verifiche su quello che hanno fatto i ragazzi. Ma sarà una valutazione serena”

da OrizzonteScuola

Di Fabrizio De Angelis

In merito alla maturità “ci saranno verifiche di quello che hanno fatto i ragazzi. La valutazione è importante in un percorso, ma non sarà né di carattere aggressivo né altro, sarà una valutazione serena come la nostra scuola ha sempre fatto.”

Lo ha detto il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, intervenendo da Fabio Fazio a ‘Che tempo che fa‘ su Rai 3 confermando quanto annunciato in altre circostanze, ovvero che entro gennaio arriverà la decisione in merito all’esame di Stato.

Come abbiamo scritto in precedenza, alla maturità 2022 dovrebbe tornare la prova scritta di italiano, di carattere nazionale, comune a tutti gli indirizzi di studio.

In seguito ci sarebbe l’elaborato che quest’anno sarà chiamata tesi di diploma. Sarà incentrata sulle discipline d’indirizzo e avrà un respiro multidisciplinare. L’argomento della tesi di diploma sarà assegnato dai propri docenti.

Ultima fase, il colloquio, si aprirà con la discussione della ‘tesi di diploma’. Poi saranno esaminati argomenti e materiali scelti dai docenti. Si potranno esporre anche le esperienze di PCTO.

Le commissioni resteranno interne con il solo presidente ad essere esterno. Per regolare il tutto è attesa un’ordinanza ministeriale. Tuttavia, bisogna ricordare che se è vero che la legge di Bilancio 2022 prevede il potere da parte del ministro di intervenire, dall’altro lato il provvedimento dovrà passare anche dalle commissioni parlamentari di competenza, e quindi anche dal Parlamento.

Mascherine Ffp2 solo al 10% dei docenti, Bianchi: per gli altri prezzi calmierati

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

Che Tempo Che Fa, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi parla delle difficoltà sul ritorno in classe di questi giorni. Tra i temi commentati, ci sono anche le mascherine Ffp2: il numero uno del Mi ricorda che il Governo ha “fatto delle scelte individuando delle priorità”, facendo pervenire gratuitamente le mascherine più protettive alle scuole dell’infanzia e ai nidi, dove i bambini non portano sul volto alcuna protezione. Inoltre, il Governo ha deciso di farle assegnare a tutti i docenti e a coloro che operano con alunni che per qualsiasi motivi non possono indossare la mascherina. La Tecnica della Scuola ha calcolato che si tratta di circa 150mila dipendenti, quasi tutti insegnanti: dunque, il 90% non ne avrà diritto.

“Bisogna fare i conti con la realtà”

Bianchi ha detto che “il commissario Figliuolo ha già distribuito 800mila mascherine e altre 9 milioni e 400mila arriveranno nei prossimi quindici giorni”.

Per tutti gli altri, la grande maggioranza, il ministro ha detto che l’Esecutivo Draghi ha “deciso di calmierare il prezzo a 75 centesimi“.

“Si dice: ‘mascherine per tutti’, va bene ma poi bisogna fare i conti con la realtà”, ha sottolineato Bianchi facendo probabilmente intendere che per fornire le mascherine Ffp2 a tutto il personale la spesa pubblica sarebbe stata eccessiva.

“Non ci si può dividere sui vaccini”

Il responsabile del dicastero dell’Istruzione ha anche parlato dei bambini under 12 vaccinati: sono il 25%, ha detto, rispetto al 12% della scorsa settimana mentre per i ragazzi tra i 12 e i 19 anni i vaccinati con una dose o guariti sono l’84,95 per cento e i vaccinati con due dosi sono il 75%.

“Il vaccino è la vera difesa – ha sottolineato – e non ci si può dividere sui vaccini: sono una misura di solidarietà. Se non lo fai per te lo devi fare per il tuo compagno di banco“, ha detto il ministro.

Convergenza e migliorare

Il titolare del Mi, sempre a colloquio con Fabio Fazio, ha detto che quello che stiamo vivendo “è un momento delicato: serve la massima unione e convergenza“. In caso contrario, “ci si divide non si va da nessuna parte”.

Sui protocolli per il rientro a scuola, diversificati a seconda dei cicli scolastici, così come sono stati approvati il 5 gennaio dal CdM, Bianchi ha detto che “possono essere sempre migliorati ma con l’aiuto di tutti”.

“Il dato importante è che la scuola ha riaperto, con molti problemi, alcune situazioni di difficoltà ma ha riaperto”, ha concluso il ministro.

Le Regioni chiedono di rivedere i criteri sulle ordinanze di chiusura delle scuole

da La Tecnica della Scuola

Di Pasquale Almirante

Regioni chiedendo al Governo di rivedere i criteri e le competenze sulle ordinanze che dispongono la sospensione delle lezioni in presenza nelle scuole, invitandolo a non limitare esclusivamente alle zone rosse la possibilità delle Regioni di emanare ordinanze sulla Dad.

Dopo il caso Sicilia, dove da un giorno all’altro si è passati dalla riapertura delle scuole, dopo le vacanze di Natale, alla successiva chiusura per ordinanza dell’Assessorato all’Istruzione, e poi ancora alla riapertura; e dopo ancora il caso Napoli, dove il Tar ha imposto al Governatore della Regione di aprire le scuole, a seguito della sua decisione di chiuderle dopo le vacanze di Natale per un presunto aumento di casi di contagi, le Regioni chiedono al Governo di rivedere i criteri sulla decisone di tenere le scuole chiuse o aperte.

È infatti competenza della Regione chiudere le scuole, solo se la stessa è stata collocata dal ministero della Salute in zona arancione o rossa, negli alti casi devono sottostare alle disposizioni del ministero dell’Istruzione che deve per quanto è possibile consentire la scuola in presenza e per almeno 200 giorni l’anno.

I presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e i sindaci possono derogare alle attività in presenza, per specifiche aree del territorio o per singoli istituti, esclusivamente in zona rossa o arancione e in circostanze di eccezionale e straordinaria necessità dovuta all’insorgenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica.

In ogni caso anche la Didattica a distanza è computata come giornata di lezione a tutti gli effetti.

Diverso è invece il discorso relativo all’apertura di Hub vaccinali nelle stesse scuole per agevolare i ragazzi alla somministrazione degli anticorpi. E infatti a seguire questo progetto, dopo la Puglia, c’è anche in Campania dove ha debuttato un altro hub in una scuola elementare. Ma sarebbero pure molte le Regioni che si dicono pronte ad allestire i centri vaccinali, come il Piemonte, la Toscana, l’Umbria, l’Abruzzo.

Stati Generali della scuola

Stati Generali della scuola dal 18 al 20 febbraio

Roma, 14 gennaio – Siamo organizzazioni, movimenti e realtà sociali del Paese. Dallo scoppio della pandemia la scuola è tornata al centro del dibattito ma le sue carenze strutturali non sono mai state affrontate veramente mettendo in campo le risorse necessarie per interventi strutturali. L’edilizia scolastica, le classi sovraffollate, l’ecologia integrale, il diritto allo studio, i trasporti pubblici, il benessere psicologico sono solo alcuni dei temi che abbiamo messo al centro del dibattito negli scorsi mesi.

Da un anno abbiamo avviato e aderito alla campagna “Cantiere Scuola”, abbiamo discusso e ci siamo confrontati per ricostruire un nuovo immaginario del sistema educativo del nostro paese. Il 19 Novembre, il 10 e il 16 dicembre a migliaia siamo scesi nelle piazze del paese, abbiamo occupato e autogestito scuole.

È giunta l’ora di mettere a sistema tutte le riflessioni e i ragionamenti che abbiamo prodotto. È a partire dalla scuola e dai luoghi della formazione che possiamo immaginare una società più equa e avviare l’uscita del nostro paese dalla crisi economica e sociale.

Per questo convochiamo gli “Stati Generali della Scuola” dal 18 al 20 febbraio a Roma.

Sarà un momento fondamentale per una riflessione collettiva sul ruolo sociale e politico della scuola. Saranno tre giorni di dibattito in cui ci confronteremo su come il sistema educativo del nostro paese debba cambiare.

Invitiamo tutte le organizzazioni e i movimenti del paese a partecipare a questo momento.

Invitiamo la politica tutta ad ascoltare le riflessioni e le elaborazioni che tutte e tutti costruiremo.

Unione degli Studenti – UdS

Rete della Conoscenza
Link – coordinamento universitario

Federazione Lavoratori della Conoscenza – CGIL

Coordinamento Nazionale Precari Scuola
ActionAid Italia

Sbilanciamoci

Arci
Libera

Legambiente

Priorità alla Scuola

Aumentano le classi in DAD

Covid: aumentano le classi in DAD, personale assente fino al 30%

La Gilda degli Insegnanti fotografa la situazione delle scuole italiane

La scuola italiana naviga a vista nel mare tempestoso di Omicron. Da Nord a Sud sono in costante crescita i casi di docenti e alunni positivi al Covid che costringono sempre più numerosi istituti a ricorrere alla didattica a distanza. Dall’indagine condotta dalla Gilda degli Insegnanti su tutto il territorio nazionale attraverso le proprie sedi provinciali, emerge una situazione molto preoccupante che rispecchia l’andamento generale dei contagi. 

Nella provincia di Crotone, tutti i sindaci hanno disposto la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado fino al 15 gennaio, con possibilità di proroga di una settimana, a causa non solo dell’emergenza epidemiologica ma anche della difficoltà di tracciamento da parte dell’Asp. Solo il sindaco di Crotone, ritenendo illegittima l’ordinanza di chiusura, le ha tenute aperte, ragione per la quale gli studenti delle superiori sono in stato di agitazione. In ogni scuola si registrano diversi casi di positività tra il personale docente e Ata e tra gli studenti; diverse famiglie hanno fatto richiesta di attivazione della didattica digitale integrata. Resta, irrisolto, il problema dei trasporti. Scenario analogo a nel capoluogo calabrese, dove le aule scolastiche resteranno off limits, anche qui, fino al 15. 

Restando ancora al Sud, la situazione si presenta grave a Palermo dove, come in tutto il resto della regione, dal 14 si ritorna in classe nonostante nella maggior parte delle scuole si registri almeno un paio di casi di positività per almeno i tre quarti delle classi. 

In continua evoluzione la situazione altra Bergamo e Brescia, dove si assiste a un crescendo di assenze tra il personale scolastico e gli studenti, che oscillano in media tra il 10 e il 15%, con punte del 30% in poche scuole. Aumentano dal 5 al 15% anche le classi in DAD.

A Mantova le lezioni sono riprese regolarmente il 7 gennaio, ma sono in aumento i casi in città e in provincia. Frequente il ricorso alla didattica digitale integrata con circa 7-10 ragazzi in ogni classe assenti per quarantene o contagi. 

Molti gli studenti in quarantena fiduciaria a Venezia, dove il trend dei contagi è in crescita. 

Anche le scuole di Torino non se la passano bene: in media si contano per ogni classe 3 studenti in DDI, 6 assenti, 4-5 in DAD. Molti anche i docenti assenti, il che richiede il ricorso a continue supplenze. Nota dolente anche le connessioni internet, come segnalano gli insegnanti di un liceo della provincia di Ivrea che lamentano di lavorare con classi dimezzate e di disporre di una rete internet insufficiente a reggere la didattica mista. “La maggior parte delle volte dobbiamo intervenire con i nostri cellulari attivando gli hotspot. Una situazione insostenibile”, commentano. 

A Frosinone, e in circa 20 comuni della provincia, la ripresa delle attività didattiche è stata posticipata alla prossima settimana dopo un vertice tra i primi cittadini e i dirigenti scolastici. La decisione ha interessato una gran parte delle circa 80 scuole della provincia. 

Nella provincia di Cagliari le lezioni sono iniziate in presenza il 10, anche se in molte scuole gli studenti non sono entrati e sono stati rilevati casi di docenti in malattia in misura superiore allo standard. In provincia di Nuoro e di Oristano molti sindaci hanno emanato ordinanze di chiusura delle scuole per qualche giorno, come a Macomer, Ghilarza, Oristano, Bosa, Tresnuraghes. In quasi tutti gli istituti ci sono da 5 positivi in su e si applica la DAD o la DDI.

A Roma la situazione nelle scuole superiori e medie è di 4-5 alunni per classe positivi o in quarantena, quindi in DAD e DDI. Il 10- 15% dei docenti in alcuni istituti sono positivi o in isolamento. Molti docenti non sono tornati in classe dopo le vacanze natalizie perché positivi e, in alcuni casi, ci sono volute fino a due settimane per la guarigione.

Da Ferrara si fa notare che i referenti Covid e i dirigenti scolastici sono ormai come i dipendenti delle ASL, impiegati a tracciare e, a causa della mole di lavoro, non riescono a stare al passo e a predisporre in tempi brevi la DAD per chi ne ha diritto.

“L’affermazione che la scuola sia aprioristicamente un luogo sicuro è poco più di una battuta – commenta il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglio – perché soltanto in rari casi gli interventi messi in atto da qualche ente locale hanno reso davvero sicura la riapertura. In linea generale, però, ben poco è stato fatto per rendere la scuola più sicura di quanto fosse prima dell’inizio della pandemia. Avevamo perfettamente ragione, dunque, quando qualche giorno fa abbiamo sostenuto che il Governo stava mettendo la polvere sotto il tappeto e che le chiusure degli istituti scolastici sarebbero inevitabilmente arrivate con il progredire della pandemia”. 

Caos riapertura scuole in Sicilia, ricorsi e proteste. Braccio di ferro Regione-Comuni

da Il Sole 24 Ore

Continuano a fioccare i ricorsi contro le ordinanze dei primi cittadini che portano il Tar ad esprimersi nel merito e – come accaduto a Messina – a riaprire le aule

di Redazione Scuola

Tra ricorsi, sentenze e proteste, il ritorno in classe in Sicilia si trasforma in una giornata di caos, frutto del braccio di ferro tra la task force regionale, che ieri ha stabilito le riaperture, e i sindaci che poche ore dopo l’hanno sconfessata richiudendo tutto, almeno fino a lunedì. E, come se non bastasse, continuano a fioccare i ricorsi contro le ordinanze dei primi cittadini che portano il Tar ad esprimersi nel merito e – come accaduto a Messina – a riaprire le aule. Ed intanto, sempre sul tema scuola, è attesa la prossima riunione della Conferenza delle Regioni, durante la quale si discuterà presumibilmente del documento – sollecitato dalla Campania (sconfessata dal Tar dopo l’ordinanza che disponeva lo slittamento per l’apertura delle scuole) – per chiedere al governo maggiore coinvolgimento, attraverso le ordinanze, nella disciplina della didattica a distanza.

Governatori divisi

Una richiesta che però divide gli stessi governatori, con una frangia di oltranzisti – guidati da Vincenzo De Luca – e un’altra di attendisti, tra cui il presidente della Puglia, Michele Emiliano. Sul tavolo, poi, potrebbe arrivare anche la proposta dell’assessore regionale ai trasporti della Liguria, Gianni Berrino, di aumentare in zona arancione la capienza dei mezzi pubblici all’80%, come avviene già in zona gialla. A dominare, dunque, è l’incertezza, diretta conseguenza dell’impennata di contagi Omicron in tutta Italia. E così il 13 gennaio la Sicilia, già alle prese con la crisi che ha travolto il presidente Musumeci, si è svegliata ancora più divisa, con tante scuole ancora chiuse e poche aperte. Sono restati a casa gli studenti di Catania, ma anche quelli di Palermo e di Agrigento, seppur in attesa dell’ennesima decisione del Tar sul ricorso di alcuni genitori. Scuole chiuse anche a Trapani, anche se alcuni comuni hanno deciso per la riapertura. «In Sicilia regna il caos sulla riapertura delle scuole, mentre nel resto d’Italia tutte sono aperte – denuncia la deputata siciliana del Movimento 5 Stelle, Rosalba Cimino -. Rimandare non porta a nulla, occorre aprire e garantire la sicurezza con i mezzi necessari».

In piazza

E il 14 gennaio a scendere in piazza saranno gli stessi studenti, che hanno indetto uno sciopero contro il «rientro insicuro» e i «problemi strutturali» che attanagliano la scuola ormai da decenni. «Dopo quasi due anni di pandemia – le parole di Luca Redolfi, coordinatore dell’Unione degli Studenti – è inaccettabile che la scuola continui a farsi trovare impreparata, il Governo ha delle responsabilità politiche gravi in questo disastroso rientro e noi studenti non siamo stati ascoltati».

Rientro a scuola: se le condizioni sono queste, per 7 studenti su 10 meglio la Dad

da Il Sole 24 Ore

Per Skuola.net i ragazzi chiedono screening e mascherine Ffp2 gratis per tutti. Alunni con presidi, sindaci e presidenti di Regione che hanno chiesto il rinvio del rientro a scuola in presenza

di Redazione Scuola

Se le condizioni sono queste, era meglio restare in Dad: ben 7 studenti su 10 si dicono in disaccordo con la decisione del Governo di tornare a scuola in presenza. L’imperversare della variante Omicron, classi sparse tra scuola e casa, freddo polare in aula per mantenere l’aria salubre, la mancanza di mascherine Ffp2: queste le maggiori criticità segnalate dai 3.000 alunni di scuole medie e superiori intervistati da Skuola.net alla vigilia dello sciopero nazionale degli studenti, indetto per il 14 gennaio. Dando loro la possibilità di far sentire la propria opinione – finora l’unica voce assente dal dibattito – su come mettere in sicurezza l’anno scolastico ma soprattutto la salute dei suoi protagonisti.

Con presidi e amministratori

Così come parecchi presidi e amministratori locali, dunque, anche gli studenti si mostrano contrari alla decisione di rientrare in presenza. Il 69% degli intervistati, infatti, avrebbe agito diversamente: tra questi, circa la metà (45%) avrebbe aspettato che la variante Omicron rallentasse la sua corsa, senza avere una data precisa in mente; un altro 36% avrebbe proseguito con la Dad direttamente per tutto il mese di gennaio; il 19% si sarebbe limitato a chiudere le scuole per una settimana. Forse per questo ben 1 su 4 racconta che nel proprio istituto ci sono state manifestazioni di protesta circa la gestione del rientro tra i banchi. Tuttavia, la ferma volontà di riaprire è sposata appieno da 3 studenti su 10. Convinti che la situazione sia sì da tenere sotto osservazione, ma non così drammatica da imporre nuove chiusure. Non a caso, è il 65% dei favorevoli alla scuola in presenza a sostenere che, se si gestiscono bene le positività, tutto può proseguire tranquillamente. Mentre il 27% di loro è contento di tornare in classe, in quanto si è visto che la Dad non può sostituire la scuola tradizionale, quindi meglio rischiare.

Verso lo sciopero

Ma, anche tra le fila di chi appoggia la linea dell’Esecutivo, c’è chi pensa che lo sciopero del 14 dicembre è l’occasione di ribadire i problemi che hanno afflitto la scuola per tutto l’autunno, soprattutto quelli che rendono complicata la lotta al virus: classi pollaio, assembramenti sui mezzi di trasporto pubblico, ecc. Per questo, gli studenti chiedono una nuova strategia. Sempre secondo il sondaggio di Skuola.net, oltre l’80% dei ragazzi allestirebbe regolari campagne di screening per tenere costantemente sotto controllo la diffusione dei contagi tra la comunità scolastica: una metà di loro concentrerebbe i test nelle zone dove volta per volta il virus ha una maggiore incidenza, l’altra metà li farebbe a tappeto su tutti gli alunni. Inoltre, per proteggersi ancora di più, circa 2 studenti su 3 sono fortemente convinti della necessità che gli istituti forniscano gratuitamente in dotazione a tutti gli alunni delle mascherine Ffp2, anche laddove è possibile mantenere il metro di distanza. Un altro 17% le distribuirebbe solo nei contesti in cui il corretto distanziamento non è praticabile; il 15% le darebbe solo agli studenti che ne facciano richiesta. Appena il 6% non vede perché non ci si debba fidare delle mascherine chirurgiche.Se le Ffp2distribuite a scuola sembrano essere ancora un miraggio, un elemento che non manca nelle classi è il freddo. Il Generale Inverno sta prendendo piede anche a causa della scarsa diffusione degli strumenti per la purificazione dell’aria. Secondo un’altra rilevazione di Skuola.net svolta prima della chiusura per le vacanze di Natale, infatti, ben il 60% dei ragazzi lamentava disagi per le basse temperature in aula soprattutto per la necessità di tenere aperte le finestre per garantire il necessario ricambio d’aria. Per Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net «già dai primi giorni di scuola si sono moltiplicate le proteste negli istituti, fino ad arrivare allo sciopero nazionale annunciato per il 14 gennaio. Il mondo della scuola, rappresentato da presidi, insegnanti, lavoratori in generale e studenti, è compatto nel chiedere più sicurezza e più chiarezza nella gestione della quarta ondata. Le scuole devono rimanere aperte, ma perché questo sia possibile è necessario ascoltare le esigenze di chi le vive quotidianamente e assicurargli le migliori condizioni. E investire le risorse necessarie: gli studenti chiedono a gran voce mascherine Ffp2 gratis per tutti, screening regolari per prevenire l’ingresso di positivi a scuola e di intervenire seriamente sul tema della sanificazione dell’aria, visto che nella maggior parte dei casi il problema si risolve semplicemente spalancando porte e finestre».

Concorso infanzia e primaria, prove orali: il candidato estrae la traccia 24 ore prima

da OrizzonteScuola

Di redazione

Come predisposto dall’art. 5, c. 2 del D.D. 2215/2021 – Concorso ordinario per il reclutamento di personale docente nelle scuole dell’Infanzia e Primaria sui posti comuni e di sostegno – ciascun candidato estrae ventiquattro ore prima dell’orale la traccia su cui svolgerà la prova. Gli Uffici scolastici regionali stanno pubblicando in queste settimane i calendari delle prove orali.

Hanno accesso alla prova orale i candidati che hanno superato le prove scritte svolte entro il 21 dicembre 2021.

Il comma 2 dell’art 5:

I temi delle prove orali sono predisposti da ciascuna commissione giudicatrice secondo il programma di cui all’Allegato A del Decreto Ministeriale 05 novembre 2021, n. 325. Le commissioni le predispongono in numero pari a tre volte quello dei candidati ammessi alla prova. Ciascun candidato estrae la traccia, su cui svolgere la prova, 24 ore prima dell’orario
programmato per la propria prova. Le tracce estratte sono escluse dai successivi sorteggi.

A tal proposito l’Usr per la Lombardia, con  nota apposita, chiarisce:

  • Ciascun candidato ha facoltà di delegare una persona di propria fiducia, munita di delega e documento di identità del delegante e del delegato, per l’estrazione della traccia; in tal caso l’estrazione sarà effettuata dal delegato, a cui verrà consegnata la traccia.
  • Qualora il candidato risulti assente alle operazioni di estrazione e non abbia delegato persona di propria fiducia, la Commissione, una volta terminate le estrazioni dei candidati presenti, provvederà d’ufficio ad estrarre le tracce per i candidati assenti e ad inviarle agli interessati all’indirizzo mail indicato nella domanda di partecipazione al concorso, nei tempi tecnici di gestione della procedura nell’ambito della sessione di estrazione.

Obbligo vaccinale, per i dirigenti scolastici il controllo è a cura dei direttori degli USR

da OrizzonteScuola

Di Fabrizio De Angelis

Nella giornata del 12 gennaio il Senato ha approvato in prima lettura il DL n.172 del 26 novembre 2021 relativo all’estensione degli obblighi vaccinali per il personale scolastico. Per il personale scolastico è già in vigore l’obbligo dal 15 dicembre. Tuttavia, sono state apportate alcune aggiunte o correzioni al testo originario. Fra le modifiche viene specificato come funziona il controllo dell’obbligo vaccinale per i dirigenti scolastici.

A verificare lo stato vaccinale di insegnanti e Ata è il dirigente scolastico che a sua volta è obbligato alla vaccinazione. Con le modifiche introdotte al testo dal Senato, è esplicitato che i controllori per i Ds sono i direttori degli Uffici Scolastici regionali: “i direttori degli uffici scolastici regionali e le autorità degli enti locali e regionali territorialmente competenti verificano, rispettivamente, l’adempimento del predetto obbligo vaccinale da parte dei dirigenti scolastici e dei responsabili delle scuole paritarie nonché delle altre istituzioni di cui al comma 1, lettera a)“.

Per quanto riguarda le attività di verifica e l’adozione dell’atto di accertamento, queste “sono svolte secondo le modalità e con gli effetti di cui al comma 3”.

Inoltre, “in caso di sospensione dei dirigenti scolastici, la reggenza delle istituzioni scolastiche statali è attribuita ad altro dirigente per la durata della sospensione“.

IL TESTO APPROVATO IN SENATO

L’obbligo vaccinale per il personale scolastico è previsto dal comma 1 dell’articolo 2: dal 15 dicembre 2021 vige l’obbligo vaccinale, relativo sia al ciclo primario (o all’eventuale dose unica prevista) che alla somministrazione della dose di richiamo successiva ad esso, al personale scolastico, al personale del comparto della difesa, sicurezza e soccorso pubblico, al personale che svolge a qualsiasi titolo la propria attività lavorativa nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie e al personale che svolge a qualsiasi titolo la propria attività lavorativa alle dirette dipendenze del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria o del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità.

Docenti precari di Religione assunti e licenziati per decenni, la Corte di Giustizia europea dice basta

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

Anche il trattamento dei docenti di religione non di ruolo, al pari degli altri precari, sconfina nell’abuso dei contratti a termine: l’idoneità diocesana e la conseguente revoca, infatti, anche se attuati nel rispetto del Concordato, non costituiscono una ragione oggettiva per perpetrare nel tempo determinato anche per decenni. E nemmeno giustificano il ricorso al 30% “fisso” di supplenti (gestiti in modo diretto dalla Cei) nella disciplina. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia europea, che con una importante sentenza del 13 gennaio sulla causa 282/19 rimessa dal Tribunale di Napoli ha confermato i dubbi dello stesso Tribunale campano, il quale aveva sollevato più di qualche dubbio avendo riscontrato la poca compatibilità delle continue assunzioni e licenziamenti di diverse migliaia di precari di Religione con i contenuti dell’articolo 267 del Trattato dell’Unione.

La violazione della direttiva Ue

Alla pari dei supplenti su disciplina comune, la Corte di Giustizia Ue, in effetti, ha ritenuto che l’Italia stia da diversi anni praticando una violazione della clausola 5 della direttiva comunitaria 1999/70: una prassi che non è giustificata dall’idoneità diocesana rilasciata dall’autorità ecclesiastica.

Se da una parte per esigenze di flessibilità si può ricorrere a contratti a termine, la Corte Ue ha rilevato che non è possibile “ammettere che contratti di lavoro a tempo determinato possano essere rinnovati per la realizzazione, in modo permanente e duraturo, di compiti che rientrano nella normale attività del settore dell’insegnamento”.

Cosa accadrà ora?

A questo punto, spetta al giudice nazionale comprendere quali possono essere i rimedi da adottare. A meno che non intervenga il legislatore.

Alla “partita” sono interessati almeno 15mila docenti precari di Religione cattolica, il cui unico e ultimo concorso è addirittura del 2003 con alcune centinaia di vincitori ancora da assumere: nel decreto Milleproroghe, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 30 dicembre scorso, è stato stabilito che il prossimo concorso dovrà essere bandito dal Ministero entro il prossimo 31 dicembre.

Una delle possibilità, proprio alla luce della sentenza della Corte di Giustizia europea, è che quel concorso possa contenere una fetta maggiore di docenti di religione precari “storici”: nell’ultima bozza, infatti, la procedura riservata avrebbe riguardato solo qualche migliaio di docenti con almeno 36 mesi di servizio alle spalle.

Un’esigenza da provvisoria a permanente

Secondo l’Anief, che ha promosso il ricorso e ora si accinge a fare altrettanto nei tribunali italiani, la Corte di Giustizia europea ha confermato che “l’esigenza provvisoria non si può trasformare in un’esigenza permanente che nel caso di specie dura da 15 anni”.

“Né lo Stato italiano come peraltro ha fatto altre volte può invocare interessi finanziari che non possono costituire obiettivo di una politica tesa a disapplicare la prevenzione del ricorso abusivo ai contratti a termine”, ha aggiunto il sindacato.

Le richieste dello Snadir

Anche lo Snadir si impegna “a verificare tutte le possibili ulteriori strade che sarà possibile percorrere affinché si realizzi una giusta stabilizzazione lavorativa di questa categoria di insegnanti”.

Il primo sindacato dei docenti di Religione torna con l’occasione a chiedere una procedura straordinaria non selettiva per coloro che hanno speso almeno 36 mesi di servizio nell’insegnamento della religione; lo scorrimento annuale delle graduatorie della procedura straordinaria sino a totale esaurimento di ciascuna graduatoria e della Graduatoria di Merito del 2004; l’aumento della dotazione organica di posti dal 70% al 90% nell’organico di diritto in un triennio”.

Covid scuola. Quando e chi deve indossare Ffp2 in classe. Ma insegnanti e alunni la usano correttamente?

da La Tecnica della Scuola

Di Carla Virzì

Chi ha l’obbligo di indossare mascherine Ffp2 in classe secondo le nuove disposizioni del Governo?

Mascherina Ffp2 e alunni

Per quanto riguarda gli alunni, le nuove disposizioni prevedono che nella scuola secondaria di I e II grado (Scuola media, liceo, istituti tecnici etc etc), fino a un caso di positività nella classe è prevista l’auto-sorveglianza da parte degli alunni (tenuti a monitorare i propri eventuali sintomi) e l’uso, in aula, delle mascherine FFP2; con due casi positivi nella classe, saranno coloro che diano dimostrazione di avere concluso il ciclo vaccinale primario o di essere guariti da meno di centoventi giorni oppure di avere effettuato la dose di richiamo, a dovere ricorrere alle mascherine di tipo FFP2, con didattica in presenza e in regime di auto-sorveglianza.

Mascherina Ffp2 e insegnanti

Come abbiamo anticipato, ufficialmente le mascherine Ffp2 spettano ai maestri della scuola dell’infanzia, più il personale (docente e non docente) che opera a contatto con gli alunni fino a 6 anni, e a coloro che anche negli altri gradi di scuola facciano didattica con alunni esentati dall’indossare le mascherine per varie motivazioni, perché disabili o “fragili”.

Per questo motivo nel periodo di emergenza sanitaria fino al 31 marzo 2022, al personale preposto alle attività scolastiche e didattiche in presenza di bambini e alunni esonerati dall’obbligo di utilizzo delle mascherine il Ministero fornirà dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo FFP2.

Inoltre la NOTA dell’8 gennaio del MI chiarisce che la mascherina Ffp2 va usata anche in presenza di casi positivi in classe da parte del personale scolastico di scuola primaria e secondaria che abbia svolto attività in presenza nella classe dei casi positivi per almeno 4 ore, anche non continuative, nelle 48 ore precedenti l’insorgenza del primo caso, in quanto è quanto viene disposto in regime di auto-sorveglianza per un caso positivo, laddove per due casi positivi si applica quanto previsto dalla Circolare del Ministero della Salute 0060136-30/12/2021 per i contatti stretti (ad ALTO RISCHIO).

Come va usata correttamente la mascherina Ffp2?

La mascherina Ffp2 “innanzitutto deve essere indossata nella maniera giusta, deve coprire il naso e la bocca in modo aderente con la stanghetta metallica ben attaccata sul naso. E poi va cambiata dopo 6 ore di utilizzo, va riposta in bustina e manipolata il meno possibile” dice all’Adnkronos Salute Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma.

“Attenzione poi se si è raffreddati – avverte Andreoni – In questo caso la mascherina si deteriora più rapidamente e quindi va cambiata più spesso. Le Ffp2 aiutano ad abbassare il rischio di contagio e di trasmissione, ma è opportuno che non si riutilizzino. Vanno usate una sola volta e poi cambiate”.

Anche il virologo Fabrizio Pregliasco, docente di Igiene all’università Statale di Milano, ribadisce all’Adnkronos Salute le regole fondamentali per un uso corretto delle Ffp2.

“Intanto va ricordato – ammonisce l’esperto – che la Ffp2 va gettata dopo 6-8 ore di utilizzo: non è un dispositivo di protezione riutilizzabile. Invenzioni caserecce come spruzzarle di disinfettante e poi metterle all’aria potrebbero danneggiarle rendendole inefficaci: meglio buttarle via dopo una giornata di utilizzo”.

“Molta attenzione – avverte poi il virologo – va fatta nel momento in cui si toglie: va tenuta sempre dagli elastici, per evitare la contaminazione dalla parte esterna, nel caso ci fosse stata un’esposizione al virus”. Insomma, bisogna cercare di non toccarla “e se succede dobbiamo subito lavarci o disinfettare le mani”.

Per lo stesso motivo “non dobbiamo metterla in tasca – ammonisce Pregliasco – o peggio ancora appoggiarla sul tavolo dove stiamo mangiando. L’ideale sarebbe riporla in una bustina e lavarsi le mani”. Bisogna pensare sempre che sull’esterno della mascherina potrebbe essere presente il virus, raccomanda il medico. Assolutamente da evitare anche i baci sulla guancia, ‘tanto abbiamo la mascherina’: “Non è una buona idea – dice l’esperto – Potremmo rischiare di ‘spalmare’ il virus sulla guancia del malcapitato”.

Proroga contratti COVID: si può sostituire il supplente in caso di rinuncia

da La Tecnica della Scuola

In caso di rinuncia del supplente alla proroga del contratto COVID fino al 31 marzo 2022, la scuola può assegnare una nuova supplenza ad un altro docente e ATA.

Il chiarimento è contenuto nella faq n. F000423 pubblicata dal Ministro dell’Istruzione, riguardante la possibilità di conferire un incarico temporaneo, in sostituzione di un contratto terminato il 30 dicembre 2021 e non prorogato per motivi di rifiuto del personale docente ed ATA precedentemente individuato.

Il Ministero ha così risposto:

Con riferimento al quesito posto, si ritiene che nella specifica ipotesi in cui il destinatario della proroga del contratto manifesti la propria indisponibilità alla prosecuzione del rapporto di lavoro a tempo determinato si possa individuare un diverso soggetto cui conferire l’incarico sino al 31 marzo seguendo le regole previste dalla normativa vigente. Tale possibilità appare coerente con la finalità della norma di legge che intende continuare a soddisfare le esigenze di funzionamento delle istituzioni scolastiche connesse all’emergenza epidemiologica. Tale soluzione peraltro non determina un aggravio di spesa in quanto le risorse stanziate assicurano la relativa copertura finanziaria.