Basta carnevalate sulla scuola

Scrima, basta carnevalate sulla scuola

La scuola è una cosa seria e merita un dibattito serio. Anche in una campagna elettorale il cui livello continua a essere tutt’altro che esaltante.

È sconcertante la disinvoltura con cui la responsabile scuola del PDL accusa l’attuale governo di aver umiliato in ogni modo la scuola e i docenti, dopo quello che è riuscito a fare il governo espresso dalla sua parte politica, i cui provvedimenti hanno messo in ginocchio il nostro sistema di istruzione.

In tre anni ne ha scardinato anche i settori meglio funzionanti e di qualità riconosciuta in ambito internazionale, ha sottratto più di 8 miliardi, generando precarietà col taglio di 140.000 posti di lavoro, accusando nel frattempo i docenti di “inculcare” idee sbagliate agli studenti.

Altrettanto stupefacente il modo in cui il segretario della Flc Cgil si getta a corpo morto nella disputa elettorale, addebitando all’ultimo governo ogni sciagura. Se la scuola ha subito decurtazioni nell’ultimo anno, lo si deve in realtà alle norme della spending review, approvate dall’intera maggioranza che ha sostenuto quel governo. Norme che – per inciso – noi abbiamo contrastato, evitando che potessero produrre guai ancora peggiori.

L’esasperazione plateale dei toni non rafforza gli argomenti e le ragioni, porta invece a deformare la realtà piegandola alle logiche miopi della polemica elettorale. Sarebbe bene dismettere le maschere da commedia dell’arte, essendo ormai finito il carnevale, e confrontarsi in modo serio su progetti e su ogni impegno di rinnovata attenzione alla nostra scuola e a chi ci lavora.

Roma, 12 febbraio 2013

Francesco Scrima, segretario generale CISL Scuola

Le promesse da marinaio di Monti

Le promesse da marinaio di Monti

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

Certo ci vuole un bella faccia tosta da parte del Presidente del Consiglio Mario Monti per proporre 8 miliardi di investimenti nella prossima legislatura dopo aver proseguito nell’opera di demolizione dell’istruzione pubblica iniziata da Berlusconi.

Il Governo Monti ha voluto applicare le sue ricette liberiste ai comparti della conoscenza con il chiaro intento di privatizzare i saperi. Sono state tagliate ulteriori risorse alle scuole, alle università, agli istituti di ricerca pubblici e all’afam ma sono state aumentate le spese militari e nell’ultima legge di stabilità sono stati distribuiti soldi a pioggia forse perché si avvicinava la campagna elettorale.

I lavoratori della conoscenza hanno continuato a vedere il potere d’acquisto dei salari ridotto dal blocco dei contratti e dalle limitazioni alla contrattazione decentrata. In questi mesi grazie alle riforme del Governo Monti abbiamo avuto nei nostri comparti più precarietà, meno occupazione, meno qualità dell’offerta formativa, meno diritto allo studio e peggiori condizioni di lavoro.

Questi sono i fatti! Il resto sono solo false promesse elettorali.

Lettera aperta al ministro che verrà?

Lettera aperta al ministro che verrà?

 di Maurizio Tiriticco

Perché il punto interrogativo? E’ sufficiente scrivere al ministro per chiedere che intende fare per il nostro Sistema nazionale di Istruzione e Formazione? Od occorre, invece, scrivere all’intero governo? Sono anni che, chiunque sia il ministro dell’istruzione, non solo le cose non migliorano, ma addirittura vanno sempre più peggiorando! E allora mi chiedo: vale la pena chiedere qualcosa a un ministro che tanto vale e varrà quanto il due di briscola? Purtroppo nel nostro Paese esiste da sempre una gerarchia dell’importanza e dell’autorevolezza dei vari dicasteri. Al primo posto figurano gli esteri, gli interni, l’economia e la finanza, l’industria, la giustizia, ma… istruzione, università, beni e attività culturali vengono sempre agli ultimi posti. Perché? E’ presto detto: con la cultura non si mangia! Questo è ciò che si pensa effettivamente da parte di chi aspira a dirigere il Paese. Anche se lo dice a bassa voce! E i programmi sono lì! Aria fritta! L’ho già dimostrato nel mio ultimo “Per un’educazione anche umanistica: dobbiamo crederci?”. I dibattiti di queste giornate sono eloquenti. Si parla di tutto, e purtroppo sempre con buone dosi di approssimazione: le banche sono il leitmotiv quotidiano! E poi l’economia, il lavoro! Quante formulazioni salvifiche! E quanta genericità, purtroppo! La stessa approssimazione con cui un nostro ministro ha tratto dal suo cilindro migliaia di esodati! Non sa come ha fatto e non sa neppure quanti sono!

I livelli sono questi e chi concorre non deve misurarsi con l’avversario con fondate argomentazioni, ma con mitragliate di parole! E i talk show sono l’ideale per questi minestroni! Non più di un minuto a testa, questo vuole – o si pensa che voglia – il pubblico in casa! E poi l’insulto, l’offesa, la lite, la parolaccia! Tutto ciò, purtroppo, è anche atteso e fa spettacolo! E Crozza ci costruisce i suoi gustosissimi siparietti! Poi il minestrone passa sul web per moltiplicarsi all’infinito e il cicaleccio di Twitter fa da amplificatore: e lo chiamano cinguettio! Il nulla elevato a sistema! Offensivo per i nostri uccellini! Parlare di economia, oggi, è difficile! Anche il più agguerrito studioso si trova in grandi difficoltà. Le regole del gioco sono cambiate e cambiano ogni giorno di più e non è facile capire! Figuriamoci argomentare!

Tuttavia, tutti hanno l’asso nella manica! Tutti vantano promesse salvifiche! Promesse che non sono confortate da nulla. Non c’è uno straccio di ricerca, di saggio, anche perché studiare, capire, argomentare richiede tempo e tanta tanta pazienza. Ma i nostri eroi della tivvù quando leggono, quando studiano, quando scrivono? Mai! Se corrono da uno studio televisivo a un altro!? Ebbene, a fronte di questi maltrattati macroproblemi la scuola è poca cosa! Sì, ci sono stati un po’ di tagli, ma in fondo è un carrozzone che comunque cammina! Basta qualche accorgimento, qualche piccola promessa… tanto battono alle porte migliaia di cinquantenni a cui si chiede in prima battuta se sono capaci di operazioni logiche! Come se non le avessero, se fino adesso sono riusciti a sopravvivere in questa società iniqua.

Però, da parte di ricercatori autorevoli si dice e si scrive che la conoscenza è la sfida del futuro! Si veda a questo proposito una nuova ricerca di Edgar Morin e Mauro Ceruti, La nostra Europa, per Cortina Editore: saranno mai ministri dell’istruzione? Mah! E poi si dice e si scrive che il cervello è il carbone della nuova era! Che l’istruzione è quindi un valore immenso! E che non si esaurisce nel breve tempo degli anni scolastici, ma ha tempi lunghi! E che dobbiamo studiare sempre, altrimenti siamo tagliati fuori da tutto! Belli i tempi della zappa che passava di padre in figlio, per decenni, per secoli! Oggi non è più così! Le tecnologie cambiano la nostra vita giorno dopo giorno e il cellulare di ieri oggi è già da gettare, anche se non si sa come e dove perché sarebbe opportuno, anzi necessario riciclarlo! C’è la questione dell’ambiente, che dall’avvio della rivoluzione industriale stiamo facendo a pezzi! Se queste argomentazioni sono vere, non è altrettanto vero che la ricerca, l’istruzione e la cultura dovrebbero essere la materia prima su cui occorre investire?

Non si possono affrontare i macroproblemi del lavoro, dell’economia, della moneta se di questi problemi non abbiamo conoscenza! Se la cultura non si mangia, la conoscenza però ha un costo, anzi ha costi lunghi nel tempo! “Fabbricare” un cervello pensante richiede anni e investimenti a lungo termine! Fabbricare una Punto oggi richiede tempi brevi, ma perché a monte, dalla Ford T ad oggi, si è investito soprattutto in conoscenza!

Investire in conoscenza, però, richiede lungimiranza, richiede investimenti alti, i cui benefici non si vedranno domani, ma dopodomani e dopodomani ancora! Insomma bisogna pensare in grande e alla grande! Ma, se l’obiettivo dei nostri concorrenti è quello di una poltrona che in tempi brevi, anzi brevissimi, consenta laute prebende, se non mazzette, allora diamo pure forfait!

Caro ministro! Tu che sarai ancora una volta un illustre sconosciuto, in parte gioirai per l’avvio della tua carriera politica, forse dimostrerai anche tanta buona volontà! Ma non potrai fare nulla, a parte qualche lim, qualche iscrizione on line, un po’ di belletto su una struttura fatiscente! Non potrai fare nulla, se l’intero governo non assume come impegno primario quello della conoscenza e delle ricerca! Per una vera e propria inversione di rotta! E l’impegno di una progettazione a lungo termine che investa sulla scuola, nelle sue strutture fisiche e in quelle culturali! Che dia corpo e risorse perché l’autonomia e i riordini in atto non siano soltanto inapplicati e inapplicabili decreti! Ma ci sarà una decisa volontà politica in questa direzione? Temo di no!

Quanto vorrei essere smentito!

Mobilità: tra marzo e aprile le domande

Mobilità: tra marzo e aprile le domande

Si è svolto un incontro tra i rappresentanti del Miur e le organizzazioni sindacali per affrontare le questioni relative alla modulistica e per esaminare la bozza dell’ordinanza che accompagna il CCNI sulla mobilità del personale, per l’anno scolastico 2013/14.
L’unica novità sostanziale dell’ordinanza riguarda le modalità di presentazione delle domande da parte del personale Ata che, come già avviene per tutto il personale docente, dovranno essere compilate on-line e trasmesse alla scuola via web.
A tal fine il Miur, con nota 9741 del 20.12.2012, ha già dato indicazioni sull’utilizzo di tale modalità.
Nel corso dell’incontro il Miur ha anche informato i sindacati che il CCNI, siglato il 6 dicembre scorso, in data 7 febbraio 2013 e’ stato trasmesso alla Funzione Pubblica e al MEF per la prevista certificazione.
Considerando che per la conclusione dell’iter della certificazione sono previsti trenta giorni, si può ipotizzare la data dell’11 marzo per la firma del contratto.
Dalla firma del contratto decorreranno trenta giorni per la presentazione delle domande.

 

Giovanni CARETTO
Segretario provinciale

Prioritaria l’elezione diretta dei presidi

Appello ai partiti
No a una deriva feudale della scuola italiana
Prioritaria l’elezione diretta dei presidi

Mentre anche il Papa si dimette e il successivo sarà eletto, nella scuola il capo di istituto nominato rimane tale per tutta la vita (lavorativa).
“Una situazione anacronistica che allontana la nostra scuola dal contesto europeo e che rende indifferibile un intervento riformatore volto a superare l’attuale modello dirigistico e monocratico in funzione del quale in questi ultimi anni si è anche organizzata l’offerta formativa sul territorio, compiendo, spesso, scelte deleterie per le comunità locali con pesanti ripercussioni sul diritto costituzionale all’istruzione per tutti” è quanto ha sostenuto il prof. Francesco Greco, presidente dell’Associazione Nazionale Docenti (AND), in un incontro seminariale svolto nei giorni scorsi a Roma presso l’Università “La Sapienza”; in quella occasione, l’AND ha invitato i responsabili nazionali della scuola dei partiti, dei sindacati e del mondo delle autonomie locali a discutere sul tema: “Per un governo democratico della scuola”.
Oggi, l’Associazione Nazionale Docenti rivolge un appello ai partiti ad assumere nei loro programmi la riforma dei sistemi di governo delle scuole, prevedendo un preside eletto e a tempo e una prospettiva di sviluppo per la professione docente, ricordando, anche a coloro che non ritengono la scuola una priorità per il Paese, che ben oltre 10 milioni di persone che ogni giorno sono a contatto con la scuola, hanno sempre più chiara la percezione della deriva feudale verso la quale sta approdando la scuola italiana. Pertanto, non potrà sfuggire l’attenzione che la politica vorrà dedicare all’appello che giunge dal mondo della scuola.

INCONTRO CON IL MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

COMUNICATO SU INCONTRO CON IL MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE SULLA SITUAZIONE DEI COLLEGHI CHE DALL’AUTUNNO 2012 NON PERCEPISCONO LO STIPENDIO

In sostanza ecco quanto accaduto: la piattaforma che doveva accogliere tutti i dati relativi ai docenti con contratti brevi e saltuari è rimasta inutilizzabile fino all’8 febbraio 2013 mentre avrebbe dovuto essere già perfettamente funzionante dal 1° Gennaio 2013. Ovviamente si sono susseguiti ritardi su ritardi e molte scuole sono incorse in diverse tipologie di errori:

Alcune hanno anticipato gli stipendi per prestazioni lavorative che vanno fino al 23 dicembre.

Altre, nell’incertezza dovuta anche a un difetto di comunicazione con lo stesso MIUR, hanno invece pensato che fosse giusto non fare ricorso al proprio bilancio, aspettando che il MEF risolvesse la situazione, e quindi hanno prospettato ai docenti tempi di attesa più o meno lunghi, dai 60 ai 90 giorni, date che a tutt’oggi, a quanto ci è dato sapere, risultano veritiere.

Con diverse note ministeriali, il MEF ha fatto sapere che i sistemi sono andati in tilt per diverse motivazioni: l’enorme numero di dati da inserire e l’aggiornamento dati dei docenti di ruolo.
Il MIUR pensa di risolvere il problema con due emissioni speciali che in prima battuta erano state calendarizzate l’8 febbraio 2013 e il 15 febbraio 2013, ma che per altri disguidi tecnici è stato necessario spostare al 12 e 19 febbraio 2013.
Ad oggi la situazione sembra finalmente volgere al termine perché, nella giornata dell’8 febbraio 2013, appariva sul portale del MEF utilizzato dalle segreterie scolastiche, l’agognato link “Compensi Accessori” e da lì si è potuto procedere con l’inserimento dei dati, sebbene ciò sia avvenuto a singhiozzo visto che, come ammesso dalle segreterie stesse, il sistema, come troppo spesso purtroppo accade, si blocca a causa delle eccessive richieste di accesso da parte degli utenti.
Situazione non nuova, questa, che ogni docente ben conosce, e che si verifica puntualmente ogni qualvolta ci si deve registrare per l’aggiornamento graduatorie, tanto per fare un esempio, oppure per partecipare ad un concorso.

LA CUB SUR DI ROMA auspica vivamente che il MIUR ponga rimedio al più presto questo grave disagio per i lavoratori precari della scuola, i quali svolgono il loro servizio sopportando settimana dopo settimana le difficoltà economiche derivanti dalla mancata corresponsione di un meritato stipendio.

Per CUB Scuola Università Ricerca ROMA
Ettore D’Aleo

DOSSIER ELEZIONI

SCUOLE SEDE DI SEGGIO ELETTORALE: UTILIZZAZIONE DEL PERSONALE

A) IN CASO DI CHIUSURA TOTALE DELLA SCUOLA

In occasione delle prossime elezioni nelle scuole sede di seggio le lezioni saranno sospese a causa della chiusura temporanea dei locali della sede di servizio, di conseguenza, e i docenti e gli ATA non presteranno attività lavorativa
Tali circostanze sono equiparate a quelle disposte dalle autorità competenti per particolari motivi come, per esempio, nevicate, alluvioni, interventi di manutenzione straordinaria, ecc., che precludono al personale e agli allievi l’accesso ai locali: in tali occasioni le assenze, comprese quelle del personale ATA, sono pienamente legittimate e non devono essere “giustificate” e nemmeno essere oggetto di decurtazione economica. Ciò in quanto, l rapporto di lavoro del personale della scuola è di natura civilistica e obbligazionaria tra le parti che lo sottoscrivono.

Il principio giuridico di riferimento è statuito dall’art. 1256 del Codice civile, che recita: “L’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore (nel nostro caso dipendente della scuola), la prestazione diventa impossibile. Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore, finché essa perdura, non è responsabile del ritardo dell’adempimento”.

I giorni di chiusura per causa di forza maggiore devono quindi essere assimilati a servizio effettivamente e regolarmente prestato, in quanto il dipendente non può prestare la propria attività per cause esterne e tale chiusura è “utile” a qualunque titolo: 180 giorni per l’anno di prova, proroga/conferma di una supplenza ecc.

B) IN CASO DI CHIUSURA TOTALE DI UNO O PIU’ PLESSI DELLA SCUOLA

Può accadere che solo uno o più plessi dell’istituzione scolastica siano individuati sede di seggio elettorale.
Nei plessi non individuati sede di seggio elettorale si dovrà svolgere normale attività didattica e dunque questi edifici dovranno necessariamente rimanere aperti: docenti e personale ATA assegnati a tali plessi dovranno recarsi a scuola regolarmente e secondo il proprio orario di servizio.

Nei plessiindividuati sede di seggio elettorale ci troviamo nella fattispecie della chiusura dell’edificio, pertanto non vi sono obblighi di servizio.
a) Ricordiamo che l’O.M. 185/1995 (art. 3, comma 30, prevede che : “Gli insegnanti a disposizione per la temporanea chiusura dei locali della sede di servizio a causa di disinfestazione o di consultazione elettorale non sono da considerare in soprannumero e non possono essere pertanto utilizzati negli altri plessi del circolo o nelle sezioni staccate o scuole coordinate”.

b) Una eventuale disposizione da parte del Dirigente Scolastico, attraverso un ordine di servizio che preveda la prestazione lavorativa di ATA, originariamente assegnati ai plessi dove non si svolgono le elezioni, nel plesso o nei plessi in cui si svolge la normale attività didattica, può avvenire, in relazione a conclamate esigenze di servizio, ma sempre nell’ambito di quanto previsto dalla contrattazione di scuola, ai sensi dell’art. 6, comma 2, lettere h e m del CCNL/2007 ( flessibilità contrattata).

C) IN CASO DI SOSPENSIONE DELLE LEZIONI PER CHIUSURA PARZIALE DI UNO O PIU’ PLESSI DELLA SCUOLA

Può inoltre accadere che uno o più plessi siano utilizzati solo parzialmente, con sospensione dell’attività didattica ma con continuità delle altre attività della Scuola: in tale caso il personale ATA è obbligato a svolgere i proprio servizio secondo la normale programmazione.

I PERMESSI PER LE ELEZIONI:

PERMESSI RETRIBUITI STRAORDINARI PER ESERCITARE IL DIRITTO DI VOTO:

la materia è riassunta dalla circolare della ragioneria generale dello stato Igop n. 23 del 10.3.1992.
I permessi retribuiti straordinari per recarsi a votare spettano solo a coloro i quali hanno chiesto il trasferimento della residenza sul luogo di servizio ma non hanno ottenuto in tempo utile l’iscrizione nelle liste elettorali della nuova residenza.
In questo caso i permessi sono retribuiti e sono concessi secondo i seguenti criteri:

  • un giorno per le distanze da 350 a 700 chilometri;
  • due giorni per le distanze oltre i 700 chilometri o per spostamenti da e per le isole.

PERMESSI RETRIBUITI E NON RETRIBUITI ORDINARI PER ESERCITARE IL DIRITTO DI VOTO:

il personale che ha mantenuto la residenza in comune diverso da quello di servizio (non si è obbligati a farlo) può utilizzare i seguenti permessi per raggiungere il proprio comune di residenza:

  • Il personale con rapporto a tempo indeterminato può fruire da 1 a 3 giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari di cui all’articolo 15, comma 2 del CCNL 2006- 2009 esauriti i quali i docenti possono utilizzare, per gli stessi fini con le stesse modalità, i 6 giorni di ferie di cui all’art. 13, comma 9 del CCNL.
  • Il personale con rapporto a tempo determinato può fruire fino ad un massimo di 6 giorni di permesso non retribuito per motivi personali o familiari di cui all’art. 19, comma 7 del CCNL 2006-2009.

AGEVOLAZIONI SULLE SPESE DI VIAGGIO, su presentazione della tessera elettorale:

  • Elettori residenti in Italia

Treno: Riduzione del 60% sulla tariffa ordinaria (andata e ritorno) sia per la 1^ che per la 2^ classe Nave: Riduzione del 60% sulla tariffa ordinaria (andata e ritorno)

  • Elettori residenti all’estero

Treni: Riduzione del 60% sulla tariffa ordinaria di 1^ classe e gratuità del viaggio per la 2^ classe Aerei (Alitalia): Riduzione del 30% sulla tariffa ordinaria
Nave: Riduzione del 60% nella classe superiore e del 100% nella classe inferiore
Auto: Gratuità del pedaggio autostradale

PERSONALE CHIAMATO AD ADEMPIERE FUNZIONI PRESSO I SEGGI ELETTORALI:
(Presidente o scrutatore nel seggio, rappresentante di lista)

Normativa di riferimento: art. 119 del T.U. n. 361 del 30/3/1957, come modificato dall’art 11 della legge n. 53 del 21/3/1990, e dell’art. 1 della legge 29.1.1992, n. 69.

A tutti i dipendenti (con contratto a tempo indeterminato e determinato anche temporaneo) è riconosciuto il diritto di assentarsi per la durata delle operazioni di voto e di scrutinio. L’assenza è considerata attività lavorativa a tutti gli effetti.

Ai sensi della C.M. n. 132 del 29 aprile 1992, prot. 16888/740/MS. gli interessati hanno diritto a recuperare le giornate non lavorative di impegno ai seggi con giorni di recupero compensativo: due giorni successivi alle operazioni elettorali (se il sabato è non lavorativo), o nel giorno successivo (se il sabato è lavorativo)

PERMESSI PER LO SVOLGIMENTO DELLA CAMPAGNA ELETTORALE:

Il personale con contratto a tempo indeterminato, può richiedere, cumulativamente,

  • per i docenti: tre giorni di permesso retribuito previsti per motivi personali o familiari nonché, dei sei giorni lavorativi di ferie di cui all’art. 15 comma 2 del CCNL 2006-2009 (nota 3121 del 17.4.1996 della Presidenza del Consiglio Dipartimento Funzione Pubblica);
  • per il personale ATA: tre giorni di permesso retribuito previsti per motivi personali o familiari cui all’art. 15 comma 2 del CCNL 2006-2009, nonché, fino a un massimo di quindici giorni di ferie di cui all’art. 13 comma 11 del CCNL 2006-2009

Il personale con contratto a tempo determinato per l’intero anno scolastico (fino al 31 agosto) ovvero fino al termine delle attività didattiche ( fino al 30 giugno) può richiedere la fruizione dei 6 giorni di permesso senza retribuzione, ai sensi del comma 7 dell’art. 19 del CCNL 2006-2009.

Tutto il personale, ad eccezione di quello con contratto temporaneo (supplenze brevi) può fruire di un ulteriore periodo di aspettativa non retribuita, non valida ai fini dell trattamento di quiescenza e di previdenza, ai sensi dell’art. 18 del CCNL del 2006-2009

Incontro con Daniela Valente

Incontro con Daniela Valente

di Mario Coviello

valente1Nell’ambito del Torneo di lettura fra undici scuole in rete della provincia di Potenza sarà nelle scuole di Bella e San Fele in provincia di Potenza il 26,27 e 28 febbraio 2013 per incontrare ragazzi, docenti e genitori Daniela Valente scrittrice, editor della casa editrice “Coccole e Books”, animatrice e formatrice.

Ha scritto “ Mamma farfalla”,illustrazioni di Marcella Brancaforte, edizioni Coccole e caccole. “ In questo libro, sospeso tra Calabria e Sicilia, tra il quotidiano della protagonista di otto anni e l’imprevisto nella sua vita, ci sono i sassolini o l’erba sotto i piedi scalzi, il tuppu ordinato della nonna, le risate dei giochi coi cugini, le donne che raccolgono le nocciole, i calcoli che il nonno fa a matita sul muro, il legno giusto per intrecciare cestini, nomignoli e vezzeggiativi, tasche piene di caramelle mou, gelsomini, gigli, pervinche. C’è una bambina di otto che cresce, un po’ maschiaccio, con le ginocchia piene di lividi e le farfalle nella pancia quando vede Danilo a scuola. C’è la sua mamma, che si taglia i capelli corti corti prima che cadano a causa delle cure che deve fare. C’è il tempo di un’estate – l’adorata estate dai nonni in campagna – in cui la mamma però è lontana. E c’è il tempo dell’inverno, il tempo che passa, le bambine che crescono, la scuola che va avanti, i bruchi che dormono nel bozzolo (i bruchi-pensieri e i bruchi-mamma) e c’è la primavera, piena di farfalle.”(recensione dal sito “ Le letture di Biblioragazzi”)

valente2L’ultimo suo libro è “ Il libro con le pulci”, edizioni Coccole e caccole, con illustrazioni di Sandro Natalini.  “Un cane, una gatta, un bambino. Tre storie che hanno qualcosa in comune: le pulci. Amiche inseparabili, fastidiose inquiline, compagne di una vita. Un libro che fa grattare e ridere dall’inizio alla fine. Provate a leggerlo se ne avete il coraggio!”(marialogos- La merenda letteraria)

Per conoscerla meglio Le abbiamo rivolto alcune domande. Ecco le sue risposte.

Chi è Daniela Valente?
Sono da sempre incuriosita da tutto quello che mi succede intorno, leggendo, scrivendo e lavorando nelle scuole alimento il mio spirito bambino e la capacità di sorprendermi sempre di fronte alle grandi e alle piccole cose.

Perché scrive?
Scrivo perché, pur trovandolo faticoso, è l’unico modo per raccontare e raccontarsi, leggo da sempre moltissimo perché leggere fa viaggiare, sognare, commuovere, ridere… Insomma è un esercizio, un allenamento per il mio cuore e per il mio cervello.

Quali sono gli autori e i libri preferiti di Daniela Valente.
I miei libri preferiti? Leggo tantissima letteratura per ragazzi, non solo per il lavoro che faccio, ma perché la trovo davvero bella, continuano ad incantarmi gli albi illustrati e le storie di avventura. I miei autori preferiti Roald Dahl, Aidan Chambers, Bianca Piztorno. Quando poi scelgo i libri di varia mi piace una certa letteratura americana: Franzen, Roth, tra gli europei  la scrittura del francese Eric – Emmanuel Schmitt autore, tra l’altro, di belle storie che hanno protagonisti i bambini (Oscar e la dama in rosa, Ibrahim e i fiori del Corano, Il bambino di Noè).

Il primo libro che ha letto, chi le ha fatto amare la lettura?
Il primo libro che ho letto? Non proprio femminile… una versione illustrata dell’Isola del tesoro che conservo ancora, e poi da lì ho iniziato a ingoiare di tutto: dai classici della letteratura per ragazzi (Piccole donne in primis) passando per i romanzi rosa che si mescolavano a tutto Hermann Hesse dell’adolescenza, dalla fantascienza di Asimov che mi fece apprezzare un mio compagno di classe, ai racconti dell’orrore di Poe, girando per una vasta raccolta di fumetti di Bonelli che condividevo con mio fratello. Non mi sono fatta mancare nulla. Ancora oggi mi capita di iniziare a leggere due libri contemporaneamente. Ogni luogo ha la sua lettura. La persona che mi ha fatto amare i libri è stata mia madre, anche lei forte lettrice e soprattutto forte narratrice. Adoravo ascoltare da lei le storie di Giufà. Scrivo per raccogliere sensazioni e idee che la vita e gli incontri mi offrono continuamente.

Cosa sta leggendo in questi giorni?
In questo momento sto leggendo Metafisica dei tubi di Amèlie Nothomb.

Ha un luogo dell’anima per leggere e scrivere?
Leggo e scrivo dovunque, ma quando il tempo lo permette, e da noi al sud quasi sempre, è la natura che mi ispira e commuove: il mare, le piante, i fiori, gli animali tutto quello che vive e cresce è rassicurante per me.

Come sceglie le storie che scrive?
La scelta delle storie viene dalla fantasia, ma più spesso dal mio vissuto e si mescolano a quello che sono stata da bambina a quello che vorrei diventare da grande. Sono storie di pancia e di cuore.

valente3Ha avuto tante “vite”: Si è laureata in legge e hai fatto l’avvocato, nelle scuole, nelle biblioteche fa l’animatrice alla lettura, è una formatrice accreditata, ha lavorato con Maria Rita Parsi, è editor di Coccole Books e ha scritto otto libri per bambini e ragazzi. Faccia un bilancio di queste sue esperienze e ci indichi la strada che sta percorrendo.

Le strade che si percorrono non sono quasi mai lineari e nella mia vita ho fatto delle scelte che mi hanno fatto curvare verso direzioni nuove. Non mi spaventa mettermi in discussione e ricominciare, la chiave per riuscire sempre è la passione che si mette nelle cose. Se ti piace fare un lavoro, i risultati saranno buoni, ti sarai divertito facendolo, avrai insegnato a chi ti sta affianco il piacere di fare cose fatte per bene.
Oggi come responsabile editoriale della Coccole Books mi sento privilegiata nel fare un lavoro mai uguale, che mi mette in contatto con il meglio degli altri, con l’unico scopo di produrre occasioni ludiche e insieme costruttive per i bambini.

Meridionale e siciliana ha scelto di rimanere e lavorare nel sud. Perché?
Meridionale e siciliana: sono isolana e ne vado fiera, vivo da molti anni in Calabria con mio marito (compagno di vita e di avventure) e i miei due figli. Ho scelto di rimanere perché penso che questa terra così ricca, abbia bisogno di persone che la apprezzano e le diano valore.

Da sempre si occupa di giovani, bambini e ragazzi nelle scuole, nelle biblioteche, nelle piazze. Chi sono i giovani meridionali oggi? Di cosa hanno bisogno?
I ragazzi sono la chiave del cambiamento, se c’è qualcosa che deve cambiare, dobbiamo partire da loro, raccontando con il nostro esempio quanto sono fortunati per quello che hanno  e quanto occorre impegnarsi per costruire il nuovo più buono. I ragazzi oggi hanno solo bisogno di buoni esempi e tocca a noi darglieli. Genitori, educatori, insegnanti tutti possono fare la differenza.

Come sono gli insegnanti della scuola pubblica italiana che ha conosciuto?
La scuola vive un momento di grande difficoltà, per cambiamenti, assenza di risorse, burocrazie che devono conciliarsi con i diritti. I docenti che ho il piacere di incontrare sono spesso una forza della natura… Occorre una grande pazienza per fare il lavoro più importante del mondo: l’educatore e se non ci sono intorno i giusti riconoscimenti il rischio è rimanere sconsolati. L’alleanza, la rete tra le buone prassi, e ce ne sono tante, può essere un elemento di forza.

Si faccia infine una domanda e si dia una risposta per darci la possibilità di conoscerla ancora meglio.
Daniela…Cosa vuoi fare da grande? Continuare ad avere un cuore bambino.

MANIFESTO DELLA SCUOLA LOMBARDA

Domani, martedì 12 febbraio alle ore 17-19 presso l’Istituto Bertarelli corso di P.ta Romana 110, un gruppo numeroso di dirigenti, docenti, genitori e gestori di scuole lombarde invitano l’on. Valentina Aprea a confrontarsi con le proposte per la scuola contenute in un MANIFESTO DELLA SCUOLA LOMBARDA da essi firmato. Le chiederanno anche di sottoscrivere il Manifesto come segno del suo impegno a realizzare quanto in esso contenuto.

Introduzione Manifesto per la scuola lombarda

Al centro del dibattito elettorale è da tutti giustamente posta la questione economica. Ma essa non sarà risolvibile senza affrontare decisamente il cambiamento del sistema formativo con la sua capacità di stabilire con il ‘lavoro’ – riconosciuto nella sua dimensione educativa prima che in quella produttiva – un rapporto stabile e saldamente radicato.
La scuola, troppo spesso considerata strumento per preparare al  lavoro, deve invece riprendere il suo compito di ‘preparazione alla vita’ e nella vita, oggi più di ieri, il lavoro ha un ruolo decisivo nella realizzazione della persona.
Nella fase storica che stiamo vivendo, il tema della occupabilità assume la rilevanza che nel dopo guerra ha assunto quello dell’accesso da parte di tutti all’istruzione. E’ su tale nuovo terreno che si misurerà la stessa funzione culturale e sociale della scuola; in questa nuova prospettiva dovrà essere collocata ed affrontata la stessa tematica legata alla dispersione ed all’insuccesso formativo, giacché il problema, oggi, non è più solo quello di tenere nel circuito scolastico i giovani, ma di offrire loro una effettiva chance di successo nella vita.
La Regione Lombardia con le scelte compiute per la Istruzione e Formazione Professionale si è già concretamente impegnata in questa direzione. Occorre che nella prossima legislatura si misuri in modo organico e deciso con tutte le competenze, esclusive e concorrenti, che le sono state attribuite con la riforma del titolo V della Costituzione, facendo riferimento a scelte su cui è ormai manifesta una significativa convergenza:
diffusione, stabilizzazione, istituzionalizzazione del rapporto tra scuola e lavoro, nelle diverse forme con cui può essere presente (alternanza, stage, apprendistato, ecc.);
sostegno all’esercizio dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, in particolare nel loro rapporto con il territorio, nella definizione dell’offerta formativa, nell’uso delle ampie possibilità offerte dalla legge di adattare il curricolo alle condizioni specifiche del contesto e alle possibilità di scelta dell’utenza;
valorizzazione del lavoro docente – orientato ad un approccio centrato sull’apprendimento – attraverso il riconoscimento della qualità del servizio prestato.

VALUTAZIONE del SISTEMA ISTRUZIONE – FARE PRESTO

VALUTAZIONE del SISTEMA ISTRUZIONE – FARE PRESTO

perche’ non aderiamo al documento sulla valutazione

Alcune associazioni professionali hanno divulgato un documento sulla Valutazione lodevolmente offerto come contributo all’apertura di un dibattito tra tutti i soggetti interessati. Proprio perché siamo fortemente interessati alla promozione nel nostro Paese di un sistema di valutazione efficace, esprimiamo le nostre idee sulla Valutazione di sistema e i punti del documento sui quali non concordiamo, anche alla luce di un sondaggio tra gli insegnanti presentato nel nostro convegno annuale 2012.

Siamo in forte ritardo

Circa un decennio fa Luigi Berlinguer sosteneva che Autonomia e Valutazione fossero inscindibili perché l’autonomia scolastica non può esistere senza Valutazione altrimenti diventa autoreferenzialità, deregulation selvaggia. Il fatto che siamo in forte ritardo, ce lo ha confermato anche il commissario europeo Olli Rehn in una delle 39 domande rivolte al precedente governo nel 2011. Concordiamo, quindi, con gli amici delle associazioni su questo punto. E’ da lì che bisogna partire perchè crediamo che la completa attuazione dell’Autonomia porti inevitabilmente con se tutte manutenzioni necessarie come la semplificazione burocratica, la valutazione, la valorizzazione degli insegnanti che passa attraverso la carriera per una nuova organizzazione del lavoro professionale, la nuova governance delle Scuole improntata su basi statutarie in attuazione, finalmente, del Titolo V della Costituzione. Tuttavia, contrariamente a quanto ipotizzato nel documento, riteniamo che anche in assenza di tutti i punti precedentemente elencati, un sistema di valutazione funzionante sia in grado comunque di attivare processi di miglioramento del sistema di istruzione e formazione.

Inoltre, il fatto sostenuto che l’esplicitazione di un’idea di Scuola (peraltro già contenuta nella nostra Costituzione) sia “premessa ineludibile” per la costruzione di un sistema nazionale di Valutazione, ci sembra un pretesto strumentale per non far approvare il Regolamento di valutazione del governo, che può essere certamente migliorabile, ma volerlo azzerare aspettando un nuovo taumaturgico governo che reimposti addirittura i fondamentali, ha il sapore di un “cupio dissolvi” da clima preelettorale.

Non vorremmo che, al di là delle affermazioni di rito, si vogliano dilazionare ulteriormente le scelte sulla valutazione col risultato di buttare a mare quanto è stato fatto negli ultimi dieci anni…

Ai critici della Valutazione esterna si oppongono dati scientifici forniti proprio dall’analisi delle Prove Invalsi 2011 che ha mostrato come non ci sia equità nella distribuzione dell’offerta formativa delle scuole tra il Nord e il Sud e tra scuola e scuola nell’ambito dello stesso Sud (con eccezione della Puglia). Inoltre il risultati Invalsi sono perfettamente coerenti con i dati, disaggregati sul territorio, dell’indagine OCSE-PISA 2009.

Se pretendiamo quindi, giustamente, equità, come certamente gli estensori del documento auspicano, questa si può realizzare solo con una Valutazione di sistema che, inoltre, è stata progettata anche per fornire supporto ai docenti per il miglioramento dei percorsi didattici, fuori da ogni logica ”puntiva” che una certa parte conservatrice vuole oggi ancora attribuirgli. Concordiamo quindi con la premessa del documento delle associazioni, che la vuole esclusa da una logica di mera premialità. I risultati della Valutazione, quando sono chiari e ben compresi modificano la didattica, il funzionamento e l’organizzazione delle scuole e anche le decisioni del legislatore.

La Valutazione e la politica

Dissentiamo, tuttavia, col fatto di definire la valutazione un atto politico. La valutazione è oggettiva perché costruita su basi scientifiche. Certamente è politico l’uso, i rimedi e tutte quelle azioni che i decisori politici faranno in conseguenza dei risultati ottenuti. La scelta politica, in questo caso non può iniziare se non dopo un’analisi dei dati oggettivi ottenuti dalla valutazione. Il metodo sperimentale insegna.

Inoltre, concordiamo sulla necessità di una rendicontazione sociale sugli esiti dei processi valutativi, ma ci stupisce la riproposizione, nel documento, di un’ennesima “consultazione nazionale sulla scuola” i cui esiti dovrebbero essere discussi addirittura in Parlamento. E’ ancora vivo in noi il ricordo della consultazione sull’Autonomia del 1998: ”la parola alle Scuole” i cui esiti non vennero mai recepiti nell’apposto Regolamento. Questa proposta, inoltre, ci sembra assolutamente incongrua con la dichiarata volontà di attivare un processo “in tempi rapidi”.

Rispetto a “che cosa valutare”, riteniamo che in tema di valutazione e autovalutazione non si debbano valorizzare solo le esperienze fatte da ricercatori, Università ed Enti di ricerca, come indicato nel documento. E’ storia recente che tutte le associazioni del Forum del MIUR, di cui fanno parte alcune delle associazioni firmatarie del documento, si siano battute per valorizzare le buone pratiche delle Scuola rispetto all’Università e perché questa non occupasse tutti gli spazi e non prevalesse sulle Scuole nella formazione iniziale degli insegnanti.

Le prove nazionali

Quanto alle prove nazionali d’esame le riteniamo assolutamente utili e non concordiamo sul fatto che distorcano gli esiti del percorso individuale, dal momento che il processo di apprendimento emerge dall’accertamento del livello di competenza raggiunto e proprio attraverso queste prove, finalmente, l’esame assume un carattere più realistico di accertamento con riguardo alle competenze, evitando la ripetizione di quanto è già stato accertato dagli insegnanti nel corso dell’anno.

Solo con le prove nazionali somministrate a tutti, si impedisce alle Scuole autonome di divenire autoreferenziali e si rafforza il carattere unitario e di coesione nazionale che tutti richiediamo al nostro sistema istruzione in termini di livelli di apprendimento. Per queste ragioni l’Apef auspica una prossima introduzione della prova nazionale anche all’esame del II ciclo.

La valorizzazione dei professionisti

Di questo tema urgente anzi urgentissimo, la nostra associazione ne ha fatto la sua ragione sociale. Basti ricordare che lo Stato giuridico degli insegnanti risale ai decreti delegati del ’77. Troviamo quindi incongruo ribadire, nel documento, che possa trovare nel contratto nazionale l’unico luogo possibile di definizione perché il fatto che debba essere il Parlamento a definire un nuovo stato giuridico dei docenti è sostenuto da inoppugnabili argomenti di natura giuridica:

– Lo stato giuridico dei docenti fa certamente parte di quelle norme generali che la Riforma del Titolo V° assegna allo Stato proprio per garantire la tenuta di tutto il sistema istruzione;

– La funzione docente si fonda su un principio costituzionale: quello che l’articolo 33 individua nella libertà d’insegnamento: essa pertanto non può essere ridotta a materia patrizia ma va declinata per legge;

– L’art. 97 della Costituzione recita che “i pubblici uffici (quindi anche le Scuole) sono organizzati secondo disposizioni di legge…” pertanto attribuire alla contrattazione la disciplina delle funzioni e le responsabilità che caratterizzano le articolazioni della professione di dipendenti pubblici, come sono gli insegnanti sarebbe una palese invasione dell’ambito legislativo;

– L’art.21 della legge 59/97 al comma 16, istituiva la dirigenza ai capi d’istituto individuando contestualmente nuove figure professionali per i docenti. La dirigenza ai capi d’Istituto è stata data ai dirigenti per via legislativa, non c’è motivo perché, per i docenti, si debba procedere per via contrattuale.

A corollario di queste argomentazioni ricordiamo che la contrattazione si è dimostrata in tutti questi anni incapace di ridefinire i contorni della professione docente su un piano di differenziazione delle competenze e di valorizzazione delle professionalità. Salvo la riverniciatura nominalistica delle funzioni obiettivo, tutti i contratti dal ’95 ad oggi, non sono stati in grado di disegnare le nuove responsabilità nell’organizzazione del lavoro didattico coerenti con l’Autonomia. I docenti, oggi, stanno ancora aspettando.

La scelta censuaria

Noi riteniamo che le prove Invalsi debbano essere somministrate su base censuaria, proprio in virtù della grande funzione di supporto che dà agli insegnanti di ogni singola scuola, la restituzione dei risultati, come confermato nel nostro sondaggio tra gli insegnanti (www.apefassociazione.it). Perchè privare molte scuole di questo essenziale supporto riproponendo la scelta campionaria, come prevede il documento?

Ci sembra, francamente un tabù idelogico, dal momento che il PD aveva già presentato un emendamento per la somministrazione delle prove INVALSI in via campionaria, al testo del decreto sulle Semplificazioni, adducendo le ragioni di una maggiore scientificità dei test. Ragioni che lasciano perplessi dato che è evidente che il metodo campionario non può influire certo sulla maggiore o minore scientificità.

Inoltre, la valutazione di sistema attuata dall’INVALSI, combina le informazioni derivanti sia dalle rilevazioni degli apprendimenti degli alunni al termine di ogni ciclo di istruzione, sia dall’osservazione del processo di funzionamento della scuola nella sua globalità, in modo tale che ogni scuola, al momento della restituzione dei risultati, abbia un quadro più fedele della propria situazione che gli consente di comprendere se le difficoltà derivano dal contesto o dal modus operandi. Perché solo in questo modo ed in questa fase la singola scuola può far rientrare il controllo dei”processi che determinano quegli esiti”.

Noi riteniamo che questa eventualità, ci riporterebbe indietro di 10 anni. E’ appena il caso di ricordare che i tre Progetti pilota sulla Valutazione delle Scuole partiti nel 2001, che prevedevano l’adesione volontaria delle scuole, nell’ultimo anno videro l’adesione di circa 9.700 scuole: cioè la quasi totalità, segno evidente della maturità del mondo scolastico rispetto al tema della valutazione.

Siamo convinti che, nel valore aggiunto della pluralità di opinioni che ha contraddistinto sempre il lavoro del Forum delle associazioni, la valutazione rimane certamente un tema cruciale e condiviso su cui dobbiamo impegnarci tutti.

A.P.E.F

Associazione professionale del Forum presso il MIUR

 

Tutti alla guerra dell’abilitazione

da ItaliaOggi

Tutti alla guerra dell’abilitazione

di Alessandra Ricciardi
È la patata bollente che toccherà a chi arriverà al prossimo governo della scuola. Dopo i tagli cruenti agli organici effettuati negli anni passati, dopo la conseguente riforma degli ordinamenti, andata in porto tra mille difficoltà, e la riforma della valutazione, derubricata da strumento per la differenziazione dei salari dei docenti a strumento di supporto per la didattica e il rendimento delle scuole, gli schieramenti politici su questi fronti ora ci vanno cauti.

Ma un dossier dovrà essere necessariamente affrontato ed è quello dell’abilitazione e del reclutamento degli insegnanti, sul quale lo scontro che è in corso in merito ai tfa speciali è solo un antipasto. Si tratta dei tirocini abilitativi ad hoc per chi ha almeno tre anni di servizio, il cui decreto ha incassato nei giorni scorsi il parere favorevole delle commissioni parlamentari competenti. Un atto di fine legislatura, sollecitato a tutte le forze politiche, a partire dalla Lega Nord, che non si sono sottratte a dare il via libera anche se non sono mancati malumori, nel Pdl come nello stesso Pd. Sta di fatto che il ministro Francesco Profumo autorizzerà a giorni i corsi che consentiranno agli aspiranti prof di agguantare all’abilitazione all’insegnamento, in parallelo ai colleghi dei tfa ordinari. Per partecipare ai corsi speciali è necessaria un’anzianità di servizio di tre anni di lavoro svolti tra il 1999/2000 e il 2011/2012. Saranno ammessi dunque anche coloro che avevano tentato di partecipare ai tirocini ordinari, ma non hanno superato la preselezione. Con il tfa speciale, una volta superato l’esame finale, sarà riconosciuta l’abilitazione e l’opportunità, quindi, di partecipare, come per chi supera gli ordinari, al nuovo concorso che sarà bandito dal prossimo ministro. Per gli ammessi ai tfa ordinari, i tirocini speciali rappresentano l’ennesima sanatoria che lede il principio della selezione meritocratica ed esclude, tra l’altro, i più giovani. L’associazione docenti italiani parla di «inciucio all’italiana». A parere dell’associazione presieduta da Alessandra Cenerini, le rassicurazioni giunte dal ministero, ovvero che chi seguirà il percorso ordinario non sarà scavalcato in graduatoria di istituto da quelli che frequenteranno il tfa speciale, non bastano: «C’è già chi chiede la riapertura delle graduatorie permanenti, avremo di nuovo decine di migliaia di aspiranti al ruolo senza nessuna selezione, tutti a lottare per un posto ope legis. Non si rilancia così la professione». Per il miur, invece, i tfa speciali consentiranno di riconoscere l’esperienza professionale maturata sul campo dai prof non abilitati, impiegati per anni dalle scuole come supplenti e senza i quali sarebbe stato difficile assicurare il regolare svolgimento delle lezioni. Ragionamento condiviso anche dai sindacati.

Il problema di come selezionare i docenti, di come dare giusta soddisfazione alle aspettative di chi già lavora nella scuola senza abilitazione, circa 300 mila i precari, e di chi invece vorrebbe intraprendere ex novo la professione, di come insomma contemperare merito e anzianità di servizio, resta tutto sullo sfondo. Irrisolto. Spiega Massimo Di Menna, segretario della Uil scuola: «Il motivo della querelle? Dipende dal fatto che non sono stati banditi i concorsi ordinari sui posti disponibili all’atto di chiusura delle Siss». Francesco Scrima, segretario della Cisl scuola: «Tutte le questioni che in qualche modo si collegano al reclutamento nella scuola sono difficili e delicate, dato lo squilibrio fra domanda e offerta di lavoro e la concorrenza fra molti interessi diversi, rispetto ai quali serve equilibrio». Sollecita a fare in fretta, Mimmo Pantaleo, segretario Flc-Cgil: «I corsi vanno attivati in contemporanea a quelli ordinari, modificando il decreto proposto da Profumo, per riconoscere la dignità del lavoro».

E ora tocca agli esuberi

da ItaliaOggi

E ora tocca agli esuberi

Scaduto lo scorso martedi 5 il termine entro il quale i docenti e il personale Ata potevano presentare o ritirare la domanda di dimissioni volontarie, di collocamento a riposo per compimento del limite massimo di servizio o di trattenimento in servizio oltre il raggiungimento del limite di età, rimane in sospeso – ai fini dell’accesso al trattamento pensionistico con decorrenza 1° settembre 2013 – la posizione degli esuberi. Si tratta di alcune migliaia di docenti individuati o da individuare in situazione di esubero e nei cui confronti potrebbe trovare applicazione quanto previsto dall’art. 14, commi 17 e 20 bis della legge 7 agosto 2012, n. 135.

I due commi dispongono che il personale docente a tempo indeterminato che, terminate le operazioni di mobilità e di assegnazione dei posti, risulti in soprannumero nella propria classe di concorso nella provincia in cui presta servizio, dovrà essere assegnato per la durata dell’anno scolastico un posto nella provincia, con priorità sul personale a tempo determinato. L’assegnazione potrà essere disposta, tra l’altro, su posti rimasti disponibili in altri gradi di istruzione o altre classi di concorso, su posti di sostegno disponibili all’inizio dell’anno scolastico se il docente è in possesso del previsto titolo di specializzazione oppure qualora abbia frequentato un apposito corso di formazione.

Qualora il docente non risulterà essere proficuamente utilizzabile, potrà essere collocato in quiescenza nel caso in cui risulti avere maturato, entro il 31 agosto 2012, i requisiti richiesti per l’accesso al trattamento pensionistico in base alla disciplina vigente prima dell’entrata in vigore dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 e cioè 65 anni di età se uomo e 61 se donna, unitamente a 20 anni di contribuzione e eventuali deroghe, 40 anni di contribuzione, indipendentemente dall’età ovvero la maturazione della quota 96.

Contratti dei supplenti nel caos

da ItaliaOggi

Contratti dei supplenti nel caos

Carlo Forte

 ministero dell’istruzione ha inviato alle scuole i nuovi moduli per i contratti di supplenza con una nota emanata il 5 febbraio scorso (939). Ma il nuovo formulario rischia di ingenerare caos circa le disposizioni sulla monetizzazione delle ferie. I moduli, infatti, recano la seguente dicitura da inserire in tutti i nuovi contratti: «La liquidazione relativa alle ferie non godute spetta esclusivamente nel limite di quelle non godibili per incapienza rispetto ai giorni di sospensione delle attività didattiche compresi nel contratto».

Ma questa clausola non tiene conto del fatto che i contratti cui fa riferimento la nota ministeriale non consentono di fruire delle ferie nel periodo di sospensione delle attività didattiche (luglio e agosto). La nota, infatti, reca i moduli per stipulare i contratti di supplenza breve, quelli fino a nomina dell’avente diritto e quelli sulle disponibilità che insorgono dopo il 31 dicembre (dunque con termine non oltre il 30 giugno). E dunque, in assenza di disposizioni precise da parte dell’amministrazione centrale, è molto probabile che i dirigenti scolastici adotteranno interpretazioni non uniformi. Tanto più che la normativa di riferimento sulla limitazione del diritto alla monetizzazione delle ferie è piuttosto complessa. Specialmente per quanto riguarda i periodi di vigenza. Ciò è dovuto al fatto che l’articolo 5 comma del decreto legge 95/2012, nel prevedere il divieto di monetizzazione, in prima battuta non aveva previsto eccezioni. E quindi, nel periodo che va dal 7 luglio scorso fino al 31 dicembre 2012, stando alla lettera della norma, il diritto alla monetizzazione è cessato del tutto.

Anche se la Funzione pubblica era già intervenuta l’8 ottobre scorso, per spiegare che quando le ferie non possono essere fruite per cause di forza maggiore, l’indennità avrebbe dovuto comunque essere versata. Dal 1° gennaio, però, è entrata in vigore una nuova versione del comma 8 dell’articolo 5, che introduce una deroga in favore del «personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario supplente breve e saltuario o docente con contratto fino al termine delle lezioni o delle attività didattiche».

La novella prevede, infatti, che la monetizzazione spetta, in forma ridotta, «limitatamente alla differenza tra i giorni di ferie spettanti e quelli in cui è consentito al personale in questione di fruire delle ferie». Ma le nuove disposizioni, pur essendo entrate in vigore il 1 gennaio scorso, non dovrebbero applicarsi prima del 1° settembre prossimo. Perché la novella prevede la disapplicazione del trattamento più favorevole previsto nel contratto solo a partire dal 1 settembre 2013 (art. 1, comma 56, della legge 228/2012). Pertanto, nel periodo che va dal 1° gennaio al 31 agosto di quest’anno dovrebbero ancora trovare applicazioni le disposizioni contrattuali. In particolare, dovrebbe continuare ad essere applicato il comma 15, dell’art. 13 del contratto, che prevede la monetizzazione all’atto della cessazione, in caso di mancata fruizione delle ferie. E il comma 2, dell’art. 19 che lo prevede in modo particolare per i precari. Resta il fatto, però, che per giungere a queste conclusioni è necessario mettere in relazione più norme. E quindi, per fugare dubbi e, soprattutto, per prevenire l’insorgenza di interpretazioni in contrasto che potrebbero alimentare il contenzioso, sarebbe opportuno che l’amministrazione centrale intervenisse con un chiarimento. Così da assicurare l’uniforme applicazione delle nuove norme su tutto il territorio nazionale. Nel frattempo la Gilda minaccia di ricorrere al giudice: «Il ministero dell’Istruzione faccia subito un passo indietro sulle ferie non godute dei supplenti o andremo direttamente nelle aule di tribunale per difendere i diritti dei nostri iscritti», denuncia Rino Di Meglio, coordinatore nazionale. Chiedono un passo indiestro anche gli altri sindacati della scuola.

Nuove classi di concorso? Finite nel cassetto

da ItaliaOggi

Nuove classi di concorso? Finite nel cassetto

Il decreto sulle nuove classi di concorso non si farà. Perlomeno non in questa legislatura. Secondo quanto risulta a Italia Oggi, il ministero dell’istruzione ha preso atto del coro unanime di proteste da parte dei sindacati e degli addetti ai lavori per la troppa celerità imposta da viale Trastevere all’iter di formazione del provvedimento. E alla fine ha deciso di rimandare tutto alla prossima legislatura. Dunque, anche quest’anno si andrà avanti con le confluenze. E cioè utilizzando le tabelle predisposte dal ministero dell’istruzione per la gestione degli esuberi. Tabelle che servono ad individuare i criteri di ricollocazione dei docenti rispetto alle discipline, anche se provengono da classi di concorso diverse. Si tratta di un metodo già sperimentato che consente di limitare al minimo i trasferimenti d’ufficio, di fatto anticipando gli effetti dell’accorpamento delle classi di concorso che dovrebbe avvenire con il nuovo decreto. Un provvedimento espressamente previsto dall’art. 64 del decreto legge 112/2008, che dovrebbe seguire l’iter dei regolamenti governativi. Viale Trastevere, invece, voleva procedere con un decreto ministeriale, per aggirare i pareri parlamentari. E ciò avrebbe potuto offrire il fianco ai ricorsifici. Che avrebbero avuto gioco facile a farlo annullare dal Tar. Il tutto con esiti imprevedibili sulla stabilità degli organici e sugli esiti dei trasferimenti

Dimensionamento rete scolastica: nulla di fatto

da Tecnica della Scuola

Dimensionamento rete scolastica: nulla di fatto
di P.A.
Le Regioni, comunica la Flc-Cgil, non sottoscrivono l’Intesa. I Ministeri dell’Economia e dell’Istruzione non intendono applicare neppure la media dei 900 alunni. Si continua a tagliare. E le promesse gridate durante questa campagna elettorale?
Il motivo per cui la Conferenza delle Regioni non ha sottoscritto l’Intesa, che doveva essere firmata il 7 febbraio 2012, sarebbe dovuta al fatto che il Governo (MEF e MIUR), in sede tecnica il 5 febbraio, ha manifestato l’intenzione di non voler rispettare il criterio di assegnazione dei dirigenti scolastici in base al numero di scuole risultanti dal parametro medio di 900 alunni.
Sembra che anche implementando questo parametro salterebbe comunque l’obiettivo di risparmio di 200 milioni di euro.
“In altri termini, non importa al Governo aver istituito scuole con 900 alunni di media, perché, nel momento in cui dovessero ancora sussistere scuole con meno di 600 alunni (aree urbane) e di 400 alunni (aree montane), si taglierebbero comunque Ds e direttori corrispondenti al numero delle scuole sottodimensionate. Per questo in un suo comunicato la Conferenza delle Regioni sottolinea che non intende sottoscrivere nessuna intesa finché non saranno eliminati i comma 5 e 5 bis dell’articolo 19 della legge 111/2011 riguardanti la non assegnazione di Ds e direttori dei servizi per le scuole al di sotto di 600 (aree urbane) e 400 alunni (aree montane)”.
Per Flc l’atteggiamento “rigorista” del Governo nasce dal fatto che l’obiettivo è solamente quello di tenere ben fermo il risparmio già incamerato. E se il criterio dei 900 alunni di media non fa centrare l’obiettivo di 200 milioni di risparmio anch’esso è destinato ad essere travolto.
“A questo punto”, continua il comunicato della Flc, “dato che in ogni caso le decisioni di dimensionamento per l’anno scolastico 2013-14 sono state assunte, crediamo che per il futuro vi sia la necessità di un nuovo inizio, basato su un confronto vero, di massa, con le scuole; che vi sia una revisione della normativa; che vi sia una ridiscussione che abbia a criterio regolatore la garanzia di una dimensionalità pensata come Livello essenziale di prestazione di qualità.
Il prossimo incontro della Conferenza delle Regioni è previsto il 21 febbraio 2013.
Lascia tuttavia molta perplessità questo atteggiamento “rigorista” del Governo di fronte al fatto che durante questa accesa e disinvolta, per promesse, campagna elettorale si stanno trovando soldi e finanziamenti per ogni luogo e posto, e tutti fondi da attingere dal martoriato bilancio dello Stato.