20/02/2013 – PQM. Proroga termini al 28 febbraio 2013 per la presentazione del Piani di Miglioramento

Oggetto: PON FSE “Competenze per lo sviluppo” – Obiettivo/Azione A.2 “Definizione di strumenti e metodologie per l’autovalutazione/valutazione del servizio scolastico inclusa l’azione di diagnostica”. Quarta annualità progetto nazionale “Qualità e Merito” – PQM. Proroga termini al 28 febbraio 2013 per la presentazione del Piani di Miglioramento

Circolare n. 2186 del 20 febbraio 2013

20/02/2013 – Progetto “Semplificazione e nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale – CAD”

Oggetto: PON FSE “Competenze per lo sviluppo” – Obiettivo H “Migliorare la governance e la valutazione del sistema scolastico” – Accordo ex art. 15 Legge 7 agosto 1990, n. 241 tra Dipartimento per la Programmazione del MIUR e Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio – Atto Aggiuntivo del 01/08/2012. Progetto “Semplificazione e nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale – CAD”, rivolto a personale amministrativo degli Uffici Scolastici e delle scuole nelle Regioni Obiettivo Convergenza – Avvio delle attività formative in Campania e Sicilia (Modulo I) e apertura iscrizioni sul sistema informativo.

Circolare n. 2156 del 19 febbraio 2013

Formazione iniziale: alcuni chiarimenti sul TFA ordinario e speciale

Formazione iniziale: alcuni chiarimenti sul TFA ordinario e speciale

Qualche timido segnale di apertura. Ancora assente la Direzione per l’Università.

A fronte delle nostre pressanti richieste di chiarimenti sulle modalità organizzative e sulla funzionalità dei corsi di TFA, il Dipartimento per l’Istruzione e il Dipartimento per l’Università dovrebbero pubblicare una nota congiunta per garantire un comportamento omogeneo da parte delle Università. Sono state anche fornite alcune informazioni sull’iter del TFA speciale.

TFA ordinario

La nota, che ci è stata presentata in bozza nell’incontro del 19 febbraio, affronta le seguenti questioni:

Durata dei percorsi di tirocinio

Viene chiarito che va rispettata la riduzione dei crediti per chi ha maturato almeno 360 giorni di servizio, ribadita la possibilità di svolgere il tirocinio nella scuola di servizio e che le Università possono riconoscere, secondo le regole previste, ulteriori crediti formativi e/o culturali a chi ne fosse in possesso.

Incompatibilità

Viene data indicazione alle Università di consentire la sospensione dei corsi di Dottorato e dei percorsi di Laurea in considerazione della impossibilità di congelare il TFA (salvo in caso di maternità o gravi malattie). Viene anche chiarito che le attività di ricerca o di insegnamento presso le Università non sono incompatibili con la frequenza del TFA.

Scorrimento delle graduatorie degli aspiranti

Viene chiarito che in caso di rinuncia (per opzione o per altri motivi) di un aspirante ammesso al TFA è possibile effettuare la surroga.

Congelati SSIS

La norma che consente l’accesso ai TFA in soprannumero dei “congelati SSIS” è da considerarsi permanente quindi varrà anche per i prossimi anni accademici.

Problemi organizzativi

Vengono fornite indicazioni per le eventuali convenzioni tra atenei nei casi di numero limitato di corsisti.

Il Decreto sui Tutor coordinatori/organizzatori deve ancora concludere il suo iter: per garantire la rapida attivazione dei tirocini si demanda ai Direttori Regionali la possibilità di individuare propri rappresentanti che in via transitoria garantiscano le attività di individuazione delle sedi e dei docenti tutor.

Si invitano le università a organizzare i corsi in modo da garantire la possibilità di poterli svolgere anche in costanza di un rapporto di lavoro.

Nel corso dell’incontro abbiamo ribadito il grave ritardo con il quale vengono affrontate tutte le questioni relative alla formazione iniziale ed in particolare abbiamo rimarcato la mancata attivazione del corso breve per i maestri, dei TFA per gli insegnamenti artistici e musicali, dei corsi di sostegno e del CLIL.

Il perdurare dell’assenza dei rappresentanti delle Direzioni generali dell’Università e dell’AFAM, malgrado le numerose sollecitazioni ai vari livelli, non ha consentito di affrontare tali questioni che pertanto restano ancora in sospeso, in attesa del ripristino di corrette relazioni sindacali che auspichiamo possano essere garantite dal futuro Ministro.

TFA speciali

Ci è stato comunicato che l’iter del Regolamento è in corso e si attende il concerto dei Ministeri dell’ Economia e della Funzione pubblica, prima della definitiva  adozione da parte del Consiglio dei Ministri.

L’ipotesi è che tali corsi possano essere attivati contestualmente ai TFA ordinari 2012/2013, previsti a breve, per tutti gli insegnamenti compresi quelli afferenti all’AFAM.

Ci è stato anche comunicato che nel testo definitivo è stata eliminata la prescrizione di non essere in possesso di altra abilitazione, che era stata duramente contestata, mentre non è stata accolta la richiesta di individuare come requisito di accesso i 360 giorni in luogo dei tre anni richiesti.

Valutazione – un autolesionismo rinviare

Valutazione – un autolesionismo rinviare

Tra i provvedimenti in bilico in questa fine legislatura, il Regolamento sul sistema nazionale di valutazione in materia di istruzione e formazione ha ottenuto il parere favorevole dalla VII Commissione del Senato, favorevoli PdL e Lega e con il parere contrario del Partito democratico, ed è tornato al Governo che dovrà decidere se attendere ormai l’improbabile parere della Camera, oppure rinviarlo alla decisione del prossimo esecutivo.

Da un rapido confronto tra il vecchio schema di Regolamento e quello nuovo, non emergono modifiche, solo due integrazioni all’art. 2 punto 6 e all’art. 6 punto 2 sull’uso delle risorse disponibili riguardanti le attività di rilevazione e i compensi per gli esperti impiegati nelle medesime attività.
Nel parere ci sono però molte condivisibili osservazioni:

– La valutazione non deve indirizzarsi solo alle scuole in difficoltà, ma deve rivolgersi a tutte le istituzioni, comprese quelle di eccellenza;
– E’ necessario un consolidamento dell’ INVALSI e un suo cospicuo finanziamento;
– In ordine alla funzione ispettiva, che avrebbe dovuto essere riorganizzata contestualmente, si invita il Governo a determinare, nell’ambito del regolamento di riorganizzazione del MIUR, la consistenza del contingente di ispettori e ad assicurare loro la piena indipendenza ed autonomia;

– Si manifesta preoccupazione per il ruolo delle scuole nel processo di valutazione, che vanno messe nelle condizioni di essere protagoniste del processo di progressivo miglioramento della qualità del servizio nel rispetto del principio di sussidiarietà e in relazione al necessario rapporto con le istituzioni del territorio. A questo fine, occorre assicurare uno spazio idoneo all’autovalutazione delle istituzioni scolastiche;

– Si invita a dare il giusto peso anche ai nuclei di valutazione interna, in relazione dialettica positiva con quelli esterni attraverso il coinvolgimento dei soggetti interessati (stakeholders), come indicato anche dall’Unione europea;

– Infine si auspica che l’attività di valutazione si rapporti in maniera proficua anche con le rilevazioni esterne, come ad esempio, le indagini OCSE-PISA, PIRLS e TIMMS.

Tuttavia siamo convinti che sia necessaria un’approvazione in tempi rapidi del Regolamento per:

  • rispondere alle sollecitazioni della Commissione europea che più volte ha richiesto al nostro Paese di dotarsi di un sistema di valutazione
  • scongiurare così il pericolo di dover rinunciare alla fruizione di circa 30 miliardi di fondi UE per l’istruzione, in bilancio per il 2014-2020
  • rispondere alle sollecitazioni dell’OCSE che nel rapporto annuale appena pubblicato, insiste sulla necessità di migliorare la valutazione nella scuola secondaria.
  • sviluppare un sistema che documenti le esperienze di ricerca e innovazione didattica al fine di progettare azioni di miglioramento per innalzare la qualità dell’offerta formativa e degli apprendimenti della nostra scuola

Riteniamo che questo regolamento possa esser comunque la base per trattare in modo approfondito tutte le criticità che si potranno verificare e apportare in futuro gli opportuni miglioramenti.

Non è certo ignorando ogni volta ciò che è già stato fatto e ogni volta ricominciare, che si può migliorare la scuola in tempi rapidi, ma solo analizzando i risultati ed orientando l’attenzione verso le problematiche più specifiche, superando i condizionamenti e i preconcetti che da più parti ancora si sollevano riguardo la valutazione.
A questo punto si tratterebbe di un atto di autolesionismo rinviare ancora.

 

20/02/2013 – Approvazione elenco scuole presidio per la disseminazione del progetto PQM

Oggetto:  PON FSE “Competenze per lo sviluppo” – Obiettivo/Azione A.2 “Definizione di strumenti e metodologie per l’autovalutazione/valutazione del servizio scolastico inclusa l’azione di diagnostica”. Progetto nazionale “Qualità e Merito” – PQM. Approvazione elenco scuole presidio per la disseminazione del progetto PQM

Elenco scuole Calabria e comunicazione all’USR Calabria
Elenco scuole Campania e comunicazione all’USR Campania
Elenco scuole Puglia e comunicazione all’USR Puglia
Elenco scuole Sicilia e comunicazione all’USR Sicilia

 

La lezione agli studenti: «Il mio passato vi sia d’esempio»

da La Provincia Pavese

alle canossiane

La lezione agli studenti: «Il mio passato vi sia d’esempio»

Una lezione sulla condizione delle carceri, nel salone dell’aula magna dell’Istituto Canossiano di corso Garibaldi

 

PAVIA. Una lezione sulla condizione delle carceri, nel salone dell’aula magna dell’Istituto Canossiano di corso Garibaldi. I ragazzi delle scuole Cairoli e Bordoni hanno potuto ieri assistere allo spettacolo organizzato dall’associazione culturale Demetrio, “Art. 27 e vecchi merletti”, monologo scritto e interpretato da Vincenzo Andraous. «Vogliamo mettere in evidenza – ha spiegato Costantino Leanti, responsabile per le iniziative scolastiche del Demetrio -, una questione importante come il sovraffollamento delle carceri, luoghi che dovrebbero svolgere una funzione di recupero e reinserimento, ma purtroppo nel nostro Paese non funziona così». Uno spettacolo di denuncia, che allo stesso tempo vuole essere l’inizio di un percorso educativo per le nuove generazioni. Così sulle note del sassofono del maestro Andress Villani, Vincenzo Andraous ha raccontato la sua storia e la sua esperienza di condannato all’ergastolo, partendo dalla sua giovinezza di ragazzino contro le regole, fino ad arrivare a spiegare ai tanti giovani presenti in platea cosa vuol dire vivere in carcere, invitandoli a non commettere certi errori e a riflettere sul vero significato di libertà.

L’articolo 27 della costituzione, cha dà il nome allo spettacolo, parla proprio delle pene per i detenuti. «Sessantasettemila detenuti – ha spiegato Andraous – su 40 mila posti. Oggi il carcere non esiste, è il maggior produttore di sottocultura ed emarginazione». Parole che i giovani hanno ascoltato con attenzione. «Lo spettacolo più bello al quale abbiamo assistito – dicono Fabio e Davide della 5LB del Bordoni -. Consideravamo fino ad oggi giusto punire in modo severo chi sbagliava, ma ora ci rendiamo conto che rieducare è l’unica azione che può dare dei risultati positivi». «È stata una lezione di vita – spiegano Elena, Matteo e Lorena della 4TB Bordoni -. Ammiriamo molto il coraggio di Andraous e la forza con cui ci ha trasmesso informazioni e insegnamenti».

Alessandro Montagna

Scuola: Basta con la politica dei piccoli passi

da l’Unità

Scuola: Basta con la politica dei piccoli passi

Benedetto Vertecchi

CONTINUA LO STILLICIDIO DI PROVVEDIMENTI (O DI ANNUNCI DI PROVVEDIMENTI) SU QUESTO O QUELL’ASPETTO DEL FUNZIONAMENTO DELLE SCUOLE e delle università. Di volta in volta si tratta – sono solo alcuni esempi del calendario scolastico, della scelta dei libri di testo o delle prove di ammissione ai corsi di laurea. Si procede all’insegna della casualità, senza tener conto che in attività complesse, come sono quelle educative, non si possono modificare alcuni aspetti senza produrre mutamenti anche negli altri. A dispetto del gran parlare che si fa dell’educazione scolastica come di un sistema, tutto si può dire dell’azione di governo tranne che sia sostenuta da interpretazioni di sistema. L’effetto è una crescente incertezza fra gli insegnanti e gli allievi, che vedono cambiare le condizioni del loro impegno senza che sia possibile individuare un disegno d’insieme. E non potrebbe essere altrimenti, se solo si considerasse che da troppo tempo alla base degli interventi di politica scolastica non c’è l’intento di sviluppare l’educazione adeguandola al mutare della domanda sociale, ma solo quello di fornire un livello minimo di servizio che realizzi il massimo beneficio col minor impegno di risorse. Sarà bene essere chiari. Adeguare l’educazione alla nuova domanda sociale non significa necessariamente abbracciare qualunque proposta incontri un diffuso consenso, senza chiedersi se tale consenso sia il risultato della generale consapevolezza della necessità di conferire certe caratteristiche al profilo degli allievi (un tempo solo bambini, ragazzi, giovani, ma ora, e sempre più, anche adulti), oppure se non si tratti di una convergenza frutto di un senso comune prevalentemente condizionato da logiche di utilità a breve termine (e non è questa l’ipotesi peggiore) o da condizionamenti operati attraverso gli apparati della comunicazione sociale. Un nuovo senso comune è quello che vorrebbe ottenere una migliore qualità dell’educazione riducendo le risorse a disposizione delle scuole. Se nel caso dell’adeguamento alla domanda c’è, anche se in modo parziale e deviato, una qualche attenzione all’evoluzione dei quadri d’intervento, quando si pretende di mettere sullo stesso piano la riduzione della spesa e il miglioramento della qualità ci si limita a esibire un’ideologia gradita a chi propugna tale riduzione in sede di decisione politica. Da troppo tempo ci siamo abituati ad affermazioni che non meriterebbero alcuna attenzione se non fossero riprese e riproposte in sede politica. Basti pensare alla disinvoltura con la quale si sostiene (ci sono forze politiche che hanno ritenuto di farne un punto qualificante della loro proposta programmatica in vista delle elezioni) l’esigenza di affermare criteri meritocratici nella valutazione degli allievi, degli insegnanti e delle scuole. Sembra non ci si renda conto del ridicolo di ricorrere ad una parola (meritocrazia) che deve la sua fortuna ad un’opera di fantasociologia (mi riferisco a un libro di Michael Young pubblicato oltre cinquant’anni fa, nel quale la parola designava uno scenario da incubo, una sorta di utopia negativa, nella quale gli individui sono apprezzati in relazione al loro quoziente intellettivo e allo sforzo che pongono nel realizzare ciò in cui sono impegnati). Ma, soprattutto, si mostra di non capire quanto siano vari i fattori che concorrono a determinare gli effetti dell’educazione, e come tali effetti non siano da considerarsi realizzati una volta per tutte, ma costituiscano solo l’approssimazione raggiunta in un momento determinato, modificabile in momenti successivi. La politiche di contenimento della spesa per l’educazione, pur imbellettate con esibizioni ideologiche dalle quali si dovrebbe rifuggire se appena le si conoscesse, sono rivelatrici della mancanza di una cultura dell’educazione. Non si capisce, del resto, come potrebbe affermarsi una cultura dell’educazione in assenza di interventi volti a promuovere la ricerca e a sostenere la conoscenza educativa, ai diversi livelli e nei diversi modi in cui è necessario che cresca la consapevolezza dei problemi. C’è bisogno di una ricerca istituzionale, di approfondimenti su tematiche specifiche, di riflessione sulla sapienza che gli insegnanti accumulano cercando soluzione per le tante difficoltà che incontrano nel loro lavoro quotidiano. Riversare sulle scuole provvedimenti abborracciati e scoordinati fra loro è proprio ciò che dovrebbe essere evitato. L’innovazione di cui c’è bisogno non può che derivare dall’affermazione di una nuova politica per la scuola, nella quale non ci sia posto per la distribuzione di perline colorate. Occorre pensare a un progetto di ampio respiro, che sostenga il lungo corso della vita che attende i nostri bambini e i nostri ragazzi. Quelli che al momento sono gli oggetti del desiderio, così come le trovate per razionalizzare questa o quella pratica nell’attività delle scuole, non possono che veder cadere la loro capacità di attrazione in tempi sempre più brevi, perché soggetti da un lato allo sviluppo della tecnologia e, dall’altro, alla pressione del mercato.

Tfa speciali e nuove classi di concorso, ad introdurli sarà il nuovo Ministro

da Tecnica della Scuola

Tfa speciali e nuove classi di concorso, ad introdurli sarà il nuovo Ministro
di Alessandro Giuliani
Le nostre anticipazioni erano corrette. Il 19 febbraio l’amministrazione ha comunicato che sui corsi abilitanti riservati mancano ancora i pareri di Mef, Funzione Pubblica e Cdm. E anche sulle nuove discipline i sindacati hanno chiesto di rimandare tutto a dopo le elezioni.
Ancora una riunione interlocutoria tra amministrazione e sindacati. Nel corso dell’incontro tenuto al Miur, le organizzazioni dei lavoratori hanno preso atto, dal capo dipartimento Lucrezia Stellacci e dal direttore generale Luciano Chiappetta, come anticipato dalla Tecnica della Scuola, che le modifiche al reclutamento, necessarie per introdurre i cosiddetti Tfa speciali, sono state inviate al ministero dell’Economia e alla Funzione Pubblica. Che dovranno esprimere il previsto parere di merito. Solo dopo aver completato questo iter, il testo sarà sottoposto al Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva. E solo dopo quest’ultimo atto, il ministro (che non sarà più Francesco Profumo) firmerà il decreto finale. L’unica modifica su cui i dirigenti si sono detti disponibili rimane, al momento, quella di aprire l’accesso ai corsi abilitanti (non utili comunque ad entrare nelle GaE) ai docenti già abilitati in altra classe di concorso. Niente da fare, invece, per coloro che intendevano accedere ai Tfa speciali attraverso solamente 360 giorni di servizio a partire dal 1999/2000 allo scorso anno scolastico (quello in corso non sembrerebbe valido). In ogni caso, i corsi prenderanno il via non prima di maggio.
Per quanto riguarda i Tfa ordinari, in corso, il Miur si è impegnato ad emanare una nota di chiarimento su tutte le questioni relative all’organizzazione. L’intenzione manifestata dai vertici del Miur rimane quella di chiedere i corsi entro l’anno scolastico in corso.
Nessuna novità nemmeno sul fronte del regolamento riguardante le nuove classi di concorso, utili a governare comunque solo il nuovo reclutamento. I sindacati, che hanno ottenuto da tempo l’esclusione del regolamento ai fini della mobilità, degli organici e delle GaE, hanno espresso delle incongruenze su alcune delle nuove discipline. Ma soprattutto l’esigenza, visto che è caduta l’urgenza del provvedimento, di posticipare l’approvazione del testo (con relativi allegati) a dopo le elezioni. E il Miur non è sembrato in disaccordo.

Non applicare l’art. 6 del contratto scuola è considerato comportamento antisindacale

da Tecnica della Scuola

Non applicare l’art. 6 del contratto scuola è considerato comportamento antisindacale
di L.F.
Da qualche anno, nella contrattazione d’Istituto di molte scuole è iniziato un braccio di ferro tra chi chiede l’applicazione integrale dell’art. 6 del CCNL scuola 2006-2009 e chi invece è sostenitore della legge n.150/2009, nota come legge Brunetta, che abrogherebbe una parte del su citato art. 6 del contratto collettivo
E così alcuni dirigenti scolastici particolarmente ligi ritengono, illegittimamente e assumendosene tutte le responsabilità, di non trattare con le RSU, in sede di contrattazione d’Istituto, le materie di cui all’art. 6, lettere h) ; i) ed m) del CCNL scuola 2006-2009, in quanto secondo loro questa materia di organizzazione del lavoro del personale scolastico, dall’entrata in vigore della legge n.150/2009, tocca esclusivamente alle decisioni insindacabili del dirigente. A dire che questo atteggiamento è illegittimo ed anche antisindacale è una recentissima sentenza del Tribunale di Lucca. Infatti, il 7 febbraio 2013, il giudice del lavoro del tribunale lucchese, in composizione monocratica, dichiara il comportamento antisindacale di un dirigente scolastico che si è rifiutato di applicare l’art. 6 del contratto nella parte in cui si sarebbero dovute contrattare le modalità di utilizzazione del personale docente in rapporto al piano dell’offerta formativa e al piano delle attività, le modalità di utilizzazione del personale Ata in relazione al relativo piano delle attività formulato dal DSGA, sentito il personale medesimo. Inoltre il Ds in questione non ha voluto discutere insieme alle RSU i criteri riguardanti le assegnazioni del personale docente, educativo ed Ata alle sezioni staccate e ai plessi, ricadute sull’organizzazione del lavoro e del servizio derivanti dall’intensificazione delle prestazioni legate alla definizione dell’unità didattica. Ritorni pomeridiani; criteri e modalità relativi alla organizzazione del lavoro e all’articolazione dell’orario del personale docente, educativo ed Ata, nonché i criteri per l’individuazione del personale docente, educativo ed Ata da utilizzare nelle attività retribuite con il fondo di istituto. Questo dirigente scolastico è stato condannato al pagamento di € 3000, per le spese processuali. Adesso attendiamo, entra 60 giorni, la deposizione delle motivazioni di tale sentenza, che comunque segna un punto importante a favore del rispetto delle norme contrattuali e mette un freno ad atteggiamenti di un evidente eccesso di autoritarismo, che oltre a fare spendere soldi allo Stato per spese processuali varie, fanno male a tutta la scuola.

A Frenzy in Italy Over Teaching Jobs

da The New York Times

December 20, 2012

A Frenzy in Italy Over Teaching Jobs

By ELISABETTA POVOLEDO

ROME — In a bad economy, jobs teaching at Italy’s public schools have become “a ship to jump on for everyone who is swimming in the sea,” said Luisa Ribolzi, an education expert.

Now imagine that the last ship passed in 1999.

That was the last time Italy held open examinations to fill teaching positions in its public schools. So when the exams opened this week, it set off something of a nationwide frenzy among Italy’s despairing underemployed educators, drawing more than 321,000 hopefuls for just about 11,500 openings.

The ratios said as much about the dim job prospects facing Italians with unemployment now topping 11 percent — and nearly 14 percent for people age 24 to 35 — as they did about the rigidities and turf-mindedness of a public education sector that has for years been dented by hiring freezes and job cuts.

The teaching exam is supposed to take place every three years. But the Education Ministry has continued to postpone the costly process, while aspiring teachers and unions have fumed. Hiring teachers on temporary contracts, in the meantime, has cost the state less than hiring full-time employees, critics charge.

Ministry officials say this year’s exam was intended to right past wrongs and allow a new generation of teachers to enter a teaching work force whose average age is 50, one of the oldest in Europe, freezing out aspiring young applicants. As it is, the average age of candidates this year was more than 38.

What is clear, critics said, is that the current complicated system for allotting teaching jobs — which differentiates between permanent jobs and annual, or even shorter, contracts that keep many in precarious employment conditions at low wages — does not work.

“It essentially kills young people who are kept on a leash year after year,” said Marco Paolo Nigi, secretary general of the autonomous teachers’ union, Snals-Confsal. “It’s shameful. And it’s a system we’re trying to change.”

While the exam opened the market to pre-qualified job-seekers, its return left few people happy, becoming instead an occasion for fresh scrutiny of an education and hiring system that many like Mr. Nigi agree is in desperate need of reform.

The test itself — the first to involve a computer — is designed to assess candidates’ logic, comprehension, math and linguistic abilities. Questions ranged from “what happens when you press control, shift, alt on a computer” to choosing between “would and could” in the English language portion. Some criticized the exam for ignoring abilities like passion or love of children that cannot be measured.

“There are better ways to determine merit,” said Romina De Cesaris, 37, a history and philosophy teacher who has been working on temporary contract in Pescara, on the Adriatic coast, for the past 10 years. “This mega-quiz is offensive for those of us who have teaching backgrounds. You can pass a quiz and still not have the didactic competence to teach students.”

Some education experts seemed to agree. While the teacher-to-student ratio in Italy is one of the most favorable in Europe, that has not necessarily translated into better education, according to Andreas Schleicher, the special adviser on education to the head of the Organization for Economic Cooperation and Development, which groups 34 countries in Europe and beyond.

While the country has improved in recent years, “in terms of student performance, Italy is below the O.E.C.D. norm,” he said. “You have a large number of teachers, but they are poorly paid and have relatively low levels of training. Other systems prioritize the quality of teachers over the size of the classes.”

Nonetheless, on Monday and Tuesday aspiring teachers sat down to answer 50 questions in 50 minutes, the first phase of a lengthy process that will land fewer than one in 30 a teaching job. Of the more than 260,000 candidates who took the test, fewer than 34 percent could answer 35 of the 50 questions correctly, the threshold to pass.

Typical among those trying their luck was Valentina, 34, who did not want her full name printed to preserve her privacy. She has been practicing law in Rome for the past eight years without managing to be hired full-time by a legal firm.

So she dusted off her high school education certificate — one of several qualifications that granted access to the state test — hoping for change of career. “Maybe this will work,” she said doubtfully, waiting at the gate of a high school in a middle-class neighborhood of Rome.

If she passes the pre-selection, and then a written and an oral exam, she will secure one of 118 nursery school posts available in the Lazio region, where Rome is located, and earn around €1,200, or $1,590. “How sad,” she sighed, musing on her general employment prospects.

While thousands like her welcomed the chance to enter teaching, many others protested that the Education Ministry had posted a new competition even while thousands of qualified teachers continued to languish on a list of eligible candidates for posts.

“Because there is no regularity in the recruitment of teachers, a selection that in other countries takes place in the normal order of things in Italy assumes a ritual character,” said Ms. Ribolzi, the education expert, who is also vice president of the National Agency for the Evaluation of Universities and Research Institutes.

The infrequency of the civil service exam, combined with the general lack of employment possibilities, made for “an avalanche of applications for every competition that arises, regardless of whether it is in the private or public sector,” said Arnaldo Agostini, editor in chief of Lavoro Facile, a bi-monthly magazine that lists job openings.

The school overhaul passed in the past decade — which introduced, and then withdrew, several measures to certify teachers — have merely complicated matters, while repeated cuts to the education budget have made fewer jobs available, critics said.

“The education system in Italy has had no overall planning,” said Massimo Gargiulo, a spokesman for the Schools of Rome Committee, one of several groups advocating the rights of teachers with temporary contracts. Many of them have expressed their opposition to the exam because of the competition it added.

Mr. Gargiulo said that, even before the exam was offered this week, there already were some 200,000 teachers waiting to be hired — with all the right prerequisites. (The Education Ministry was unable to provide statistics.) The increased competition, he said, would make the odds of getting hired even worse.

“Right now I have 50 people ahead of me to teach Greek in Rome, but the test will put tens of thousands of other contenders in the ranking,” Mr. Gargiulo said. “It’s not a competition, it’s a lottery.”

Miur, memorandum europeo su formazione professionale

da Tecnica della Scuola

Miur, memorandum europeo su formazione professionale
“Individuare i primi progetti-pilota e dare attuazione agli impegni di collaborazione assunti tra Italia e Germania attraverso il Memorandum d’intesa e cooperazione – in materia di formazione professionale, apprendistato e istruzione – stipulato a Berlino lo scorso mese di dicembre
E’ questo il compito della task force bilaterale Italia – Germania che oggi, alla presenza del Sottosegretario di Stato Elena Ugolini, si è riunita per la prima volta a Bologna, presso la Ducati Motor Holding. Le delegazioni italiana e tedesca hanno analizzato, in particolare, due casi di eccellenza del settore della meccanica-meccatronica e della robotica: Ducati e Comau. Si tratta di casi di eccellenza non solo in termini imprenditoriali ma anche in termini di sviluppo di raccordi sistematici con le filiere formative di riferimento, a livello secondario e post-secondario. Il raccordo e l’allineamento tra le filiere produttive e le filiere formative è, infatti, il principale obiettivo delle Linee Guida per la realizzazione dei Poli tecnico-professionali, recentemente adottate dal Governo, previa intesa con le Regioni. La Task Force ha deciso di avviare progetti – pilota di formazione duale a partire dall’esperienza realizzata da Ducati e da quella sviluppata da Comau. La realizzazione dei progetti-pilota sarà inserita anche, in una logica multi -regionale, nell’ambito della ri-programmazione del Piano di Azione Coesione (PAC), con particolare riferimento alle quattro Regioni del PON, per rilanciare la qualità dell’istruzione tecnica e professionale e la competitività delle filiere produttive territoriali. “Rafforzare la dimensione europea rende ancora più attrattiva l’offerta formativa dell’istruzione tecnica e professionale – ha dichiarato il Sottosegretario Elena Ugolini – e questo è un elemento di particolare soddisfazione, che sono certa sarà mantenuto anche dal prossimo Governo”. La necessità di passare in tempi rapidi alla fase attuativa del Memorandum è stata confermata anche dal Consiglio dell’Unione europea della scorsa settimana che ha ribadito l’importanza di adottare azioni immediate, specialmente in periodo di crisi, per aiutare i giovani a trovare un’occupazione, garantendo un loro competenze le necessarie per inserirsi nel mondo del lavoro. Proprio per stimolare i Paesi membri ad affrontare il problema della disoccupazione giovanile con maggiore efficacia, l’Ue ha suonato un campanello d’allarme affiche venga dato spazio alla cultura del lavoro in tutti i percorsi di istruzione e formazione attraverso l’alternanza scuola-lavoro e l’apprendistato. Diffondere l’alternanza scuola-lavoro nella scuola italiana è una priorità sulla quale richiamare l’attenzione di dirigenti scolastici, docenti, giovani e loro famiglie, e di tutti i soggetti istituzionali e sociali interessati ad aiutare le nuove generazioni nella costruzione del loro futuro e a partecipare alla crescita sociale ed economica del Paese. Un numero crescente di scuole si è già messo in gioco per realizzare stage e tirocini nei percorsi di studio, in modo da: – attuare modalità di apprendimento flessibili ed equivalenti sotto il profilo culturale ed educativo, collegando sistematicamente la formazione in aula con l’esperienza pratica in contesti di lavoro; – far acquisire agli studenti, nel corso degli studi, competenze spendibili anche nel mercato del lavoro, favorendone l’orientamento per valorizzare vocazioni personali, interessi e stili di apprendimento personali; – realizzare un organico collegamento nei processi formativi con il mondo del lavoro e delle professioni, ivi compreso il volontariato e il privato sociale; – correlare i loro piani dell’offerta formativa allo sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio”.

Commissioni esami di Stato

da Tecnica della Scuola

Commissioni esami di Stato
di Andrea Toscano
Con circolare n. 7  del 19 febbraio 2013, il Miur ha dettato le indicazioni sulla formazione delle commissioni degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio d’istruzione secondaria di secondo grado per l’anno scolastico 2012/2013.
In premessa nella C.M. n. 7 del 19 febbraio (che contiene ben 14 allegati) si ricorda che con precedente decreto ministeriale n. 15 del 28 gennaio sono state individuate le materie oggetto della seconda prova scritta degli esami di “maturità” nonché le materie affidate ai commissari esterni e si evidenzia che la circolare fornisce precisazioni, indicazioni, istruzioni e chiarimenti su: formazione delle commissioni, con particolare riguardo all’abbinamento delle classi e alla designazione dei commissari interni; partecipazione alle commissioni del personale avente titolo; adempimenti richiesti ai dirigenti scolastici ed agli Uffici scolastici periferici; criteri di nomina dei presidenti e dei commissari esterni.
In particolare, ogni due classi (a ciascuna classe sono assegnati non più di trentacinque candidati) sono nominati un presidente unico e commissari esterni comuni alle classi stesse, in numero pari a quello dei commissari interni di ciascuna classe e, comunque, non superiore a tre. In ogni caso, è assicurata la presenza dei commissari delle materie oggetto della prima e seconda prova scritta.
Ogni commissione di istituto legalmente riconosciuto è abbinata a una commissione di istituto statale o paritario.
Nella circolare a firma del direttore generale Carmela Palumbo sono poi passati in rassegna gli “adempimenti preliminari” nonché “la formazione e l’abbinamento delle classi, tenendo conto delle classi di corsi legalmente riconosciuti eventualmente assegnate”, sulla base dei criteri elencati nella stessa C.M.
Inoltre, viene ricordato che “subito dopo l’indicazione delle materie affidate ai commissari esterni, della materia oggetto della seconda prova scritta e dell’effettuazione delle operazioni di abbinamento delle classi/commissioni, ciascun consiglio di classe designa i commissari interni”, tenendo conto di specifici criteri.
Gli allegati, che costituiscono parte integrante della circolare n. 7/2013 sono i seguenti:
1. Modello per la formulazione delle proposte di configurazione delle commissioni (mod. ES-0), con le relative istruzioni per la compilazione;
2. Modello per l’individuazione dei commissari interni (mod. ES-C), con le relative istruzioni per la compilazione;
3. Scheda di partecipazione, in qualità di presidente e/o commissario, alle commissioni degli esami di Stato (mod. ES-1), con le relative istruzioni per la compilazione;
4. Scheda di partecipazione, in qualità di presidente, alle commissioni degli esami di Stato, riservata agli aspiranti provenienti dal mondo universitario e dalle istituzioni Afam (mod. ES-2), con le relative istruzioni per la compilazione;
5. Elenco recante l’indicazione dei termini degli adempimenti amministrativi e tecnici;
6. Elenco delle priorità tra le categorie degli aventi titolo alla nomina a presidente;
7. Elenco delle priorità tra le categorie degli aventi titolo alla nomina a commissario;
8. Elenco delle istituzioni di Alta formazione artistica musicale e coreutica da indicare nel modello ES-2 per la nomina a presidente;
9. Elenco delle istituzioni universitarie da indicare nel modello ES-2 per la nomina a presidente;
10. Elenco degli Uffici scolastici regionali cui trasmettere i modelli ES-2;
11. Elenco delle classi di concorso da indicare sul modello ES-1;
12. Riepilogo degli adempimenti dei dirigenti scolastici e dei direttori generali regionali;
13. Elenco indirizzi di studio per i quali la seconda prova scritta è lingua straniera, associata alla classe di concorso 46/A – Lingue e civiltà straniere, affidata a commissari esterni;
14. Elenco indirizzi di studio per i quali la materia lingua straniera, associata alla classe di concorso 46/A – Lingue e civiltà straniere, è stata individuata tra le altre materie affidate a commissari esterni.

Gli allegati n. 6 e n. 7 riportano, nell’ordine di priorità ai fini della nomina, le categorie di personale aventi titolo ad essere presidente di commissione e commissario. Le nomine vengono disposte dal Direttore generale regionale “che, a tale fine, si avvale delle procedure automatiche del Sistema informativo”.
I presidenti delle commissioni e i membri esterni “vengono scelti nell’ambito delle categorie di personale avente titolo alla nomina, secondo gli ordini di precedenza e nel rispetto dei criteri di cui agli articoli 5,6,7,8 del D.M. 17 gennaio 2007, n. 6, recante modalità e termini per l’affidamento delle materie oggetto degli esami di Stato ai commissari esterni e i criteri e le modalità di nomina, designazione e sostituzione dei componenti delle commissioni degli esami conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore”.
Nella circolare ministeriale si evidenzia anche quale personale è obbligato alla presentazione della scheda e il personale che, invece, ha facoltà di presentare l’istanza, per presidente di commissione d’esame o commissario esterno.

Test universitari: polemiche sull’anticipo a luglio

da tuttoscuola.com

La Flc Cgil chiede il rinvio a settembre
Test universitari: polemiche sull’anticipo a luglio

Posticipare a settembre i test di ammissione ai corsi universitari a numero chiuso “dando seguito così alle richieste che provengono dagli studenti e dal mondo della scuola“. La richiesta è contenuta in una lettera inviata al ministro dell’Istruzione Francesco Profumo dal segretario generale della Flc Cgil, Mimmo Pantaleo.

A suo giudizio “La decisione di anticipare al mese di luglio le date dei test di ammissione ai corsi universitari a numero chiuso, che come da noi più volte sostenuto andrebbero aboliti per lasciare spazio a prove di orientamento e non di selezione, produce conseguenze negative rilevanti“.

Il ministro non sembra peraltro incline ad accogliere la richiesta del sindacato e delle organizzazioni studentesche perché a suo avviso, come ha sottolineato ieri a Bruxelles, dove si era recato in occasione del Consiglio UE sulla ricerca, l’anticipo pone l’Italia in linea con gli altri Paesi europei, ed è una scelta volta a “rendere il sistema più ordinato” e a offrire “un miglior servizio agli studenti” che avrebbero più tempo per valutare e considerare eventuali alternative non a ridosso dell’inizio dei corsi universitari.

Perciò, ha aggiunto il ministro, “abbiamo preannunciato l’operazione a marzo dell’anno scorso e nei prossimi giorni daremo le prime indicazioni sui contenuti dei test, che saranno allineati a quelli dell’esame di maturità, creando così una continuità nella preparazione“. E comunque, ha concluso Profumo, “il 10% della valutazione sarà determinato dal risultato della maturità“.

In arrivo il Regolamento della valutazione?

da tuttoscuola.com

In arrivo il Regolamento della valutazione?

16 comitati, reti di scuole e associazioni, tra cui il Cidi, la Fnism e l’Associazione nazionale per la scuola della Repubblica, e alcune organizzazioni di genitori e studenti rivolgono ai candidati capilista che si candidano al nuovo Parlamento un appello volto a fermare l’approvazione da parte del Governo del Dpr sul Servizio Nazionale di Valutazione.

Nel documento si chiede ai candidati a “intervenire per fermare il tentativo in atto da parte del Governo di emanare a Camere sciolte il D.P.R. contenente il regolamento sul sistema nazionale di valutazione” anche in considerazione delle “gravi criticità giuridiche e di merito del testo in discussione” evidenziate dal CNPI e dal Consiglio di Stato.

“Ci pare inaccettabile”, si legge nell’appello, “che il Governo, che è in carica solo per l’ordinaria amministrazione, possa emanare in queste condizioni un decreto di questa importanza e procedere alle nomine dei Cda di Indire e Invalsi. Le chiediamo di intervenire perché la definizione delle linee della valutazione scolastica sia affidata al prossimo Parlamento e al prossimo Governo previa consultazione delle Istituzioni scolastiche”.

L’iter procedurale del provvedimento, peraltro, è stato completato, e sul piano formale il Governo potrebbe emanare il Regolamento. Se andare o meno in questa direzione dipenderà quindi da valutazioni riguardanti l’opportunità politica della decisione. Anche il Pd e la Flc-Cgil hanno chiesto al Governo in carica di soprassedere.

Iscrizioni, il ministro chiama il milionesimo iscritto

da tuttoscuola.com

Iscrizioni, il ministro chiama il milionesimo iscritto

Non capita tutti i giorni di ricevere una telefonata da un ministro. E quella che è giunta in casa Tovani, a Fabbriche di Vallico, piccolo comune montano della Media Valle del Serchio (Lucca), ha lasciato il segno. A riceverla è stato Diego, un bambino di appena cinque anni, l’iscritto on line numero un milione al prossimo anno scolastico. Il ministro della Pubblica istruzione, Francesco Profumo, ha voluto celebrare l’evento non solo con la chiamata ma anche con un lungo collegamento video con la scuola elementare di Fabbriche e con il sindaco, Oreste Giurlani.

Dopo la telefonata con il ministro ho avuto modo di riparlare con il signor Tovani e mi ha detto di essere stato molto colpito dalla cosa. In casa sua c’era grande eccitazione, soprattutto dei suoi due figli Diego e Matteo”, ha raccontato Giurlani. Il giorno da protagonista Diego era a casa con l’influenza. “Avete vinto con la milionesima iscrizione on line – ha scherzato il ministro Profumo – ma siete stati battuti dall’influenza”.

Il ministro si è poi intrattenuto con il padre, Mirco, operaio in un’azienda cartotecnica, poi il botta e risposta con Diego e l’invito per una visita di due giorni a Roma, da organizzare nel prossimo autunno, insieme alla sua futura classe e alle insegnanti, alla famiglia e al sindaco Giurlani.

Un premio speciale”, l’ha definito il responsabile del dicastero, che ha precisato che lui ci sarà anche se non più in qualità di ministro. E dopo uno scambio di impressioni con la direttrice didattica, Profumo ha sottolineato il lavoro svolto dal corpo docente e dal Comune: “Anche questo esempio ci dice che in Italia si possono fare ottime cose”.

Il sindaco Oreste Giurlani ha rifatto la storia della scuola, nata per sostituire un vecchio edificio degli anni ’70, ormai non più utilizzabile. “La scuola è costata un milione e mezzo di euro – ha spiegato il primo cittadino – è tutta in legno, antisismica e dotata di strumenti super tecnologici. Nonostante le pluriclassi, è protagonista di progetti all’avanguardia. Nella notte dell’allarme terremoto, nelle scorse settimane, è stata utilizzata come luogo di riparo notturno per tanti cittadini impauriti”.

Anche in montagna – ha sottolineato il ministro – si può dare l’esempio di come modernizzare il Paese”. Il colloquio si è chiuso con i saluti e i ringraziamenti e con la promessa di Profumo di visitare questo piccolo comune montano di appena 700 abitanti. “Verrò volentieri a trovarvi e così pranzeremo anche insieme”, ha promesso il Ministro. “L’aspetto davvero molto volentieri – ha concluso Giurlani –. Oltretutto la cucina toscana è ottima, ne vale proprio la pena”.