INVALSI, il Ministro passi dalle parole ai fatti

INVALSI, il Ministro passi dalle parole ai fatti: revisione del Regolamento e stabilizzazione dei ricercatori precari

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

L’intervento del Ministro Carrozza in occasione della presentazione del Rapporto Invalsi 2013, è condivisibile nella parte in cui richiama l’importanza, anche il per il nostro paese, di avere un serio Sistema nazionale di valutazione. Anche per la FLC CGIL questa è una necessità.

Riteniamo invece assolutamente non condivisibile continuare a legittimare un Regolamento sul sistema nazionale di valutazione approvato dal precedente Governo già dimissionario, costruito in modo burocratico, senza nessun coinvolgimento del mondo della scuola e numerose criticità nel merito dei contenuti.

L’idea che il sistema di valutazione sia determinato e governato dall’Invalsi non è accettabile. Bisogna discutere, senza schemi precostituiti, della validità delle prove Invalsi sulla base anche di un rigoroso monitoraggio sull’efficacia nel garantire il miglioramento della qualità formativa e di un modello di scuola realmente inclusivo.

Per queste ragioni la FLC CGIL ha avviato una raccolta di firme cambiare il Regolamento e nel contempo ha dato mandato ai propri legali per avviare le procedure per impugnarlo.

Chiediamo al Ministro di passare dalle parole ai fatti: se la valutazione è un percorso, richiamando quanto ha dichiarato questa mattina, avvii questo percorso aprendo una stagione di partecipazione e di ascolto del mondo della scuola.

Infine, sempre per dare sostanza alle parole, non è più rinviabile dare una soluzione ai tanti precari che lavorano presso l’Invalsi.

Valutazione, i ritardi da recuperare

Valutazione, i ritardi da recuperare

“È più che mai urgente riconsegnare il dibattito sulla valutazione del sistema scolastico a un clima di discussione aperta e seria, libera da forzature polemiche pretestuose che non hanno alcuna utilità per la scuola e per chi ci lavora.

La pubblicazione del regolamento, da pochi giorni in Gazzetta Ufficiale, non può rappresentare la conclusione di un percorso, né la blindatura di un modello alla cui messa a punto possono e devono concorrere, in fase di gestione, tutti i soggetti a vario titolo chiamati in causa. La valutazione è processo di grande complessità, i cui protagonisti sono attori diversi con differenti ruoli e competenze. Tra questi in primo luogo le scuole, di cui è fondamentale valorizzare l’apporto chiudendo una stagione di incomprensioni e conflitti e aprendone una di dialogo costruttivo.

L’impianto del regolamento in questo senso può aiutare, trattandosi di un provvedimento finalmente scevro da ossessioni premial punitive, orientato in modo esplicito a sostenere processi di miglioramento della qualità del servizio scolastico, in una dimensione che mette assieme la responsabilità e l’interesse di ogni scuola a sviluppare pratiche di rendicontazione sociale. Di tutto c’è bisogno, meno che di ulteriori ostruzionismi per scelte sicuramente perfettibili, ma il cui difetto maggiore è di giungere troppo in ritardo. È almeno dal 2007, col Quaderno Bianco del governo Prodi, che l’assenza di un sistema di valutazione è denunciata come un grave handicap per la scuola italiana.

I dati presentati oggi nel Rapporto Invalsi 2013 confermano ancora una volta gli squilibri intollerabili di un sistema che va sostenuto più efficacemente nei suoi punti di criticità: valutare non significa peraltro stilare classifiche, ma porre le basi per i necessari processi di miglioramento. Ecco perché la valutazione deve riguardare tutte le scuole, non solo una parte di esse, come indispensabile premessa a una progettazione del lavoro più consapevole e mirata.

I passi concreti che ora vanno compiuti sono quelli di un recupero di tutte le risorse necessarie al buon funzionamento del sistema: risorse economiche e professionali, a partire da quelle di chi lavora in condizioni di intollerabile precarietà presso l’Invalsi. Soprattutto è urgente il coinvolgimento attivo delle scuole, valorizzandone ruoli, competenze ed esperienze, nello sviluppo di una diffusa cultura della valutazione, da promuovere anche attraverso opportune azioni sul piano formativo”.

Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola

MIUR ritarda immissione in ruolo di chi ha adempiuto gli obblighi di leva non in costanza di nomina

Nuove vittorie ANIEF in tribunale: il MIUR ritarda colpevolmente l’immissione in ruolo di chi ha adempiuto gli obblighi di leva non in costanza di nomina

 

Nuovi successi ANIEF presso i Tribunali di Alba e Catanzaro per la tutela di quanti hanno svolto il servizio militare obbligatorio e per questo sono da sempre discriminati dal Ministero dell’Istruzione all’interno delle graduatorie ad esaurimento. Non assegnare il giusto punteggio per il servizio di leva prestato non in costanza di rapporto di lavoro con il MIUR, non permette di avanzare nelle graduatorie ad esaurimento da cui annualmente si attinge per il 50% delle immissioni in ruolo ritardando illegittimamente – di conseguenza – il momento dell’assunzione dei docenti che sono stati sottoposti agli obblighi di leva e non hanno avuto la buona sorte di ottenere anche un concomitante incarico di insegnamento.

 

Lo ha stabilito il Giudice del Lavoro di Alba nell’ulteriore sentenza di accoglimento di un ricorso patrocinato dall’Avv. Giovanni Rinaldi dell’ANIEF in cui la decisione del MIUR di valutare il servizio militare solo se prestato in costanza di nomina, oltre che in contrasto con il D.Lgs. 297/94, è stata ritenuta “discriminatoria nella misura in cui tende a svantaggiare ingiustamente chi abbia adempiuto l’obbligo di leva rispetto a coloro che non vi fossero sottoposti (perché esonerati o di sesso femminile) o che, per pura casualità, abbiano prestato il servizio militare in concomitanza con incarico di insegnamento”. Il Giudice rileva, infatti, che “disparità di trattamento è ravvisabile in particolare nel fatto che l’applicazione dell’art. 2, comma 6 d.m. 44/2011 determina un ritardo nell’immissione in ruolo per tutti coloro che pur avendo conseguito il titolo di studio valido per l’insegnamento non abbiano potuto accedere immediatamente alle relative graduatorie solo perché obbligati a prestare il servizio militare, ponendo tali soggetti in una posizione di obiettivo e ingiustificato svantaggio rispetto a coloro che sono invece esonerati dal medesimo”. MIUR soccombente condannato anche al pagamento di 1.300 Euro di spese di lite.

 

Identico risultato ottengono per l’ANIEF gli Avvocati Angela Fazio e Cinzia Galasso presso il Tribunale di Catanzaro con una sentenza in cui il Giudice ribadisce la validità delle tesi del nostro sindacato e ricorda al MIUR che “la portata assolutamente generale del 7° comma dell’art. 485 D. L.vo297/1994, che non è connotata da limitazioni di sorta, e che non si presta certo a essere derogata da norme di rango secondario quali i D.M. sopra citati, comporta che il riconoscimento del servizio debba necessariamente essere applicato anche alle graduatorie […] onde evitare che chi ha compiuto il proprio dovere verso la nazione si trovi poi ingiustamente svantaggiato nelle procedure pubbliche selettive, nelle quali, paradossalmente e discriminatoriamente, assumerebbero una posizione di vantaggio solo coloro che, per mero caso, abbiano prestato il servizio di leva proprio in concomitanza con un incarico di insegnamento”.

 

I soddisfacenti successi che l’ANIEF ottiene ormai quotidianamente nei tribunali di tutta Italia, screditano con i fatti quei sedicenti conoscitori del diritto scolastico che tentano, spesso goffamente – o probabilmente impegnati più a riscuotere qualche consenso che a enucleare valide disamine giurisprudenziali in subiecta materia – di sminuire il nostro operato. Patrocinare il giusto riconoscimento di un diritto è, per il nostro sindacato, motivo di vanto e di orgoglio perché accettare un’ingiustizia o dimostrarsi inerti contro una discriminazione e non opporvisi in tutte le sedi opportune significa, in qualche modo, esserne complici. Questo dovrebbe far meditare qualche nostro detrattore “esperto del Diritto”, ma non ci aspettiamo molto; del resto si sa: quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.

ESAMI STATO: NO AL COMPENSO FORFETTARIO PER COMMISSARI INTERNI

ESAMI STATO, GILDA: NO AL COMPENSO FORFETTARIO PER COMMISSARI INTERNI

“Ancora una volta sono i docenti a pagare il prezzo più alto di tagli e mancanza di coperture finanziarie. Non è ammissibile, infatti, che per gli esami di Stato i commissari interni, seppure nominati su due classi in una stessa commissione, vengano pagati con un unico compenso forfettario”. Il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglio, torna a puntare l’indice contro la nota ministeriale emanata nel novembre 2012 che “in maniera unilaterale e soprattutto da un anno all’altro finirebbe col modificare una normativa consolidata”.

“Il punto di riferimento per la corresponsione degli emolumenti deve rimanere il decreto interministeriale del 2007 – ribadisce Di Meglio dopo un incontro sul tema a viale Trastevere – Ci auguriamo quindi che sul fronte risorse arrivi al più presto un parere dal ministero dell’Economia e che, di conseguenza, il Miur torni sui suoi passi”.

In caso contrario, però, la Gilda non rimarrà con le mani in mano: “Già nei mesi scorsi, dai nostri coordinatori provinciali sono partite diffide indirizzate al ministero dell’Istruzione – conclude il sindacato – Non escludiamo, dunque, in assenza di risposte soddisfacenti, azioni giudiziarie contro l’amministrazione”.

Ricorsi Stabilizzazione: la Corte d’Appello di Bari rigetta il ricorso del MIUR

Ricorsi Stabilizzazione ANIEF: la Corte d’Appello di Bari rigetta il ricorso del MIUR

La Sezione Lavoro della Corte d’Appello di Bari ha rigettato il ricorso proposto dal MIUR avverso la sentenza del Tribunale di Trani ottenuta dall’ANIEF nel 2012 che riconosceva il diritto di una nostra iscritta alla stipula di un contratto di lavoro a tempo indeterminato per palese violazione da parte del MIUR della normativa comunitaria sul divieto di reiterazione dei contratti a termine per più di 36 mesi.

Il Giudice del Lavoro di Trani aveva completamente accolto il ricorso patrocinato dall’Avv. Michele Ursini, alla cui competenza e professionalità l’ANIEF ha affidato la tutela dei propri iscritti sul territorio, riconoscendo il diritto di una docente precaria all’immediata stipula di un contratto di lavoro a tempo indeterminato con decorrenza giuridica ed economica retrodatata all’anno scolastico 2005/2006. Per troppi anni, infatti, il Ministero dell’Istruzione aveva mantenuto la docente in servizio a tempo determinato abusando illecitamente del lavoro precario e ponendosi in aperto contrasto con quanto disposto in materia dalla direttiva 1999/70/CE. Il Ministero dell’istruzione, con pervicace ostinazione, ha pensato bene di presentare appello, opponendosi a quanto stabilito dalla sentenza di primo grado pienamente favorevole alle tesi portate avanti dal nostro sindacato.

L’ANIEF, ancora una volta, ha tutelato con successo i diritti dei docenti precari e augura alla propria iscritta una lunga e proficua carriera al servizio del Ministero dell’Istruzione da svolgere, grazie al determinante intervento del nostro sindacato, con il doveroso contratto di lavoro a tempo indeterminato che il MIUR le voleva nuovamente negare.

RILEVAZIONI NAZIONALI SUGLI APPRENDIMENTI 2012-­13

INVALSI

RILEVAZIONI NAZIONALI SUGLI APPRENDIMENTI 2012-­13

La rilevazione degli apprendimenti nelle classi II e V primaria, nelle classi I e III (Prova nazionale) della scuola secondaria di primo grado e nella II classe della scuola secondaria di secondo grado

Appello in difesa della geografia

La Geografia è praticamente l’unica materia , nelle scuole superiori, che tratta in maniera completa le tematiche ambientali e della sostenibilità oltre che quelle degli squilibri Nord-Sud.
Purtroppo con il cd “riordino Gelmini” la materia, già Cenerentola, è quasi del tutto scomparsa dal panorama dell’istruzione superiore nonostante la stringente attualità dei suoi programmi in un mondo sempre più complesso e globalizzato.
Del resto basti vedere i titoli degli ultimi Esami di Stato (Brics, Economia/Democrazia,viaggio) per capirne l’importanza.
Appello nazionale in difesa della Geografia http://firmiamo.it/appello-in-difesa-della–geografia#petition
Al momento , tra gli altri, a tre giorni dall’inizio hanno già firmato : Ermete Realacci (Presidente Commissione Ambiente della Camera dei Deputati) ,Giorgio Nebbia (Prof. emerito Univ. Di Bari),Roberta De Monticelli (Filosofa – Univ . San Raffaele) , Edo Ronchi (Presidente Fondazione Sviluppo Sostenibile – già Ministro dell’Ambiente) ,Giulio Rapetti Mogol (autore) , Giuseppe Onufrio (Direttore di Greenpeace Italia) ,Paolo Rumiz (Scrittore e giornalista) ,Vezio De Lucia (Urbanista),Tessa Gelisio (Giornalista televisiva) ,Marco Boato (Sociologo Univ. di Trento ed ex parlamentare),Carlo Da Pozzo (Ordinario di Geografia – Univ.di Pisa) ,Laura Cassi (Ordinaria di Geografia – Univ. Di Firenze) ,Massimo Scalia (Fisico Univ.di Roma La Sapienza ed ex parlamentare) ,Cristina Morra (Geografa),Vittorio Emiliani (Giornalista – Presidente Comitato per la Bellezza) ,Grazia Francescato (Giornalista – ex Portavoce dei Verdi), Fabio Renzi (Segretario generale di Symbola)
Prof. Riccardo Canesi
(Coordinamento Toscano Insegnanti di Geografia – AIIG La Spezia/Massa e Carrara)

Dotazioni organiche dirigenti scolastici: mancano 2.162 posti rispetto all’a.s. 2011/2012

Dotazioni organiche dirigenti scolastici: mancano 2.162 posti rispetto all’a.s. 2011/2012

ANIEF avvia il ricorso al Tar Lazio contro il D.M. 573 del 28 giugno 2013 perché emanato su piani regionali di dimensionamento illegittimi che, nell’a.s. 2012-2013, incuranti della sentenza n. 147/12 della Consulta, hanno soppresso il 20% delle scuole autonome. Sei dirigente scolastico? Recupera il tuo posto, se sono stati violati i criteri del D.P.R. 233/98. Chiedi le istruzioni operative a ricorso.ds@anief.net per aderire entro il 29.07.13, prima dell’inizio dell’anno scolastico.

La sentenza n. 110 dell’11 gennaio 2013 del Consiglio di Stato, in tema di piani di dimensionamento scolastico adottati nell’a.s. 2012-2013 (creazione di istituti comprensivi di 1.000 alunni) sul presupposto di un articolo di legge dichiarato incostituzionale (c. 4, art. 19, L. 111/11), è chiara: l’atto amministrativo derivato va annullato. “La pronuncia di illegittimità costituzionale di una norma di legge determina la cessazione della sua efficacia erga omnes ed impedisce, dopo la pubblicazione della sentenza, che essa possa essere applicata ai rapporti, in relazione ai quali la norma dichiarata incostituzionale risulti anche rilevante, stante l’effetto retroattivo dell’annullamento […] travolge gli atti impugnati, privandoli del loro fondamento normativo”.

E questo è il caso del decreto n. 573 del 28 giugno 2013 di determinazione degli organici di dirigente scolastico che il ministro Carrozza ha disposto per l’a.s. 2013-2014. Tra le sue premesse, infatti, si fa riferimento alla consistenza delle istituzioni scolastiche come individuate in base ai piani di dimensionamento adottati dalle Regioni negli anni precedenti. Ma tali piani, almeno, per l’a.s. 2012-2013, sono stati adottati su presupposti illegittimi dopo la sentenza della Corte costituzionale, né sembra che la stessa sia stata recepita dalle Regioni, considerato che la consistenza organica predisposta dal Miur per posti di dirigente scolastico era di 10.211 posti (al netto dei CPIA di cui si attende la regolamentazione) per l’a.s. 2011/2012, ridotta a 7.978 posti per l’a.s. 2012-2013 a seguito dei piani di dimensionamento adottati in applicazione della norma dichiarata incostituzionale, e rimasta quasi inalterata, 8.049 per l’a.s. 2013-2014 a seguito dei nuovi piani di dimensionamento regionali adottati quest’anno e che avrebbero dovuto ripristinare l’organico precedente piuttosto che confermare i tagli, spesso in violazione dei criteri previsti dal D.P.R. 233/1998, come ha denunciato l’ANIEF già il 3 gennaio scorso. Cosa fare allora? Prendere atto passivamente che non vi sono posti per dirigente scolastico o che gli stessi possano essere ridotti di 1/5 contro la legge oppure ricorrere alla magistratura amministrativa per ripristinare l’organico preesistente?

L’ANIEF, vista l’inerzia delle altre OO.SS., ha deciso di agire e spera questa volta di avere interventi al Tar Lazio ad adiuvandum e non ad opponendum da parte dei sindacati della dirigenza. Il ricorso per essere discusso tempestivamente, seppur in una fase cautelare, prima dell’inizio dell’anno scolastico 2013-2014, deve essere notificato nei primi giorni di agosto. Pertanto, si invitano tutti i dirigenti interessati a chiedere le istruzioni operative già nei prossimi giorni, comunque entro il 29 luglio prossimo a ricorso.ds@anief.net.

Atto amministrativo

Anno scolastico

Posti attivati

Scuole autonome

Scuole sottodimensionate

CPIA

Posti

totali

D.M. 51/11

2011/2012

10.211

10.211

109

10.304

D.M. 72/12

2012/2013

7.978

9.117

– 1.153

128

8.092

D.M. 573/13

2013/2014

8.049

8.639

– 590

144

8.193

Differenza

2011-2013

– 2.162

*

*

*

– 2.111

 

D’ACCORDO CON CARROZZA, MA A PAROLE SEGUANO FATTI

SCUOLA: MASCOLO (UGL), D’ACCORDO CON CARROZZA, MA A PAROLE SEGUANO FATTI
(dall’Agenzia Adnkronos)

”Siamo d’accordo con il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, quando afferma che la scuola ha dato troppo, ma ora alle parole devono seguire i fatti”.
Lo dichiara il segretario nazionale dell’Ugl Scuola, Giuseppe Mascolo, per il quale ”non bisogna dimenticare che i tagli effettuati non hanno colpito solo le risorse economiche, ma anche gli organici di diritto che, anche per l’anno scolastico 2013/2014, continueranno ad essere ridotti”
. ‘Per quanto riguarda la cosiddetta ‘quota 96′ – aggiunge – e’ necessario affrontare immediatamente il problema perche’ non si puo’ continuare a non tenere conto delle specificita’ della scuola e, soprattutto, mantenere in servizio chi, per raggiunti limiti di eta’ ed esigenze personali, ha delle difficolta’ a portare avanti il proprio lavoro”.
”E’ necessario dunque – conclude – trovare soluzioni concrete alle problematiche che da anni caratterizzano il settore scolastico, a partire da una modifica dei parametri per il calcolo degli organici nelle scuole, che non possono ridursi solo ad un calcolo matematico ma devono tenere presente importanti fattori, come ad esempio quelli legati al territorio. Allo stesso tempo occorre rimodulare il sistema di reclutamento del personale tenendo conto che la meritocrazia deve essere valutata con parametri precisi, e non discrezionali”.

Concorso a Cattedra

Concorso a Cattedra: somma scritti + laboratorio e diploma magistrale linguistico, il TAR Lazio concede piena tutela agli iscritti ANIEF

L’ANIEF ottiene nuovamente ragione presso il TAR del Lazio che, su richiesta dei nostri legali, emana altri due provvedimenti monocratici d’urgenza e permette ai nostri iscritti di proseguire l’iter concorsuale accedendo alla prova orale da cui il MIUR li aveva iniquamente esclusi.

L’Avv. Tiziana Sponga, patrocinando per l’ANIEF le ragioni dei docenti in possesso del diploma magistrale a sperimentazione linguistica conseguito entro l’a.s. 2001/2002, ha ottenuto (con decreto monocratico n. 2736/2013) l’ammissione con riserva alle prove orali di quei candidati che si sono rivolti al nostro sindacato per la tutela dei propri diritti dopo che il MIUR aveva deciso, peraltro tardivamente, di escluderli categoricamente dalla possibilità di proseguire l’iter concorsuale non ritenendo valido il loro diploma per l’accesso all’insegnamento nella scuola primaria.

L’Avv. Marco Di Pietro, con decreto monocratico n. 2733/2013 emanato in favore di altri 40 iscritti ANIEF, ha ottenuto l’ammissione con riserva alla prova orale dei candidati esclusi dal MIUR per non aver superato la prova pratica o di laboratorio ma che, sommando il punteggio ottenuto nella prova laboratoriale a quello conseguito nelle precedenti prove scritte, avevano raggiunto comunque il punteggio complessivo, pari almeno a 28/40, previsto dal D.Lgs. 297/94 per l’accesso all’orale.

Ancora una volta l’ANIEF, unico sindacato che si è prontamente mosso per denunciare le tante parzialità e incongruenze presenti nel D.D.G. n. 82/2012 di indizione del concorso a cattedra, ha dimostrato di saper attivare un’azione legale vincente ed efficace che darà ora a centinaia di aspiranti docenti la possibilità di poter proseguire l’iter concorsuale accedendo alla prova orale.

 

Oltre 7 mila soprannumeri nelle superiori

da tuttoscuola.com

Oltre 7 mila soprannumeri nelle superiori

A trasferimenti delle superiori appena pubblicati, la Cgil-scuola ha provveduto ad elaborare il quadro complessivo delle disponibilità dei posti vacanti e di quelli in soprannumero, come aveva fatto puntualmente subito dopo la pubblicazione dei trasferimenti dei docenti di scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado.

I posti che risultano vacanti nella secondaria di II grado dal prossimo anno scolastico sono quasi 7mila (6.919) a cui si aggiungono altri 481 posti di sostegno.

Complessivamente i posti vacanti per tutti gli ordini di scuola sono 20.295 (posti comuni) a cui vanno aggiunti 3.202 posti di sostegno.

Su tutti questi posti vacanti è virtualmente possibile effettuare immissioni in ruolo (MEF permettendo, naturalmente). I posti che eventualmente non verranno coperti, saranno assegnati a docenti con contratto annuale.

Supera invece le 7mila unità (7.056) il numero di professori che nelle superiori si troveranno in soprannumero da settembre, portando quindi il totale complessivo generale del soprannumero nei vari ordini di scuola a 7.592.

Maturità, crollano i 100 e lode l’anno nero dei superbravi i presidi: regole troppo rigide

da la Repubblica

Maturità, crollano i 100 e lode l’anno nero dei superbravi i presidi: regole troppo rigide

Delusione da nord a sud. A Milano niente encomi nei licei storici

SALVO INTRAVAIA

LA SCUOLA italiana perde i suoi cervelloni. Sembra che non riesca più a formare studenti degni di lode, quella che dal 2007 le commissioni possono attribuire ai ragazzi particolarmente brillanti. Dal 2010 al 2012 il crollo dei diplomati con 100 e lode è netto: meno 46% nelle scuole statali, meno 74 nelle paritarie.E QUEST’ANNO andrà ancora peggio: il numero dei superbravi è destinato ad assottigliarsi ancora. Così mentre gli scrutini sono ancora in corso montano le proteste dei presidi che chiedono una norma “più flessibile”. Anche perché ora la lode vale 10 punti di bonus per l’accesso a Medicina e alle altre facoltà a numero chiuso. Da Nord a Sud, i capi d’istituto censurano l’eccessiva rigidità delle regole per l’attribuzione del massimo punteggio. «Ci sono polemiche diffuse sulla scarsità delle lodi – ammette Gregorio Iannaccone, presidente dell’Associazione nazionale dei dirigenti scolastici – ma non stiamo parlando della tessera del pane. La lode è un fatto eccezionale che necessita di regole rigide». Più diplomatico Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi: «Non si può inflazionare il massimo dei voti – commenta – Ma qualunque meccanismo rigido che vincola ai risultati degli anni precedenti non consente alla commissione d’esame nessuna flessibilità di giudizio e si trasforma in una tagliola». A Milano, in appena due anni, le eccellenze si sono dimezzate. E per la prima volta i classici Berchet, Manzoni e Parini sono rimasti senza superbravi. «Questi criteri sono ingiusti. C’è tutto un sistema da ripensare», si lamentano i presidi meneghini. In calo le lodi anche a Torino e nelle altre grandi città. Da tre anni, lo scientifico Cannizzaro di Palermo non vede studenti lodati. «Attribuire la lode – spiega il preside Leonardo Saguto – è diventato troppo difficile: basta un niente per farla svanire. Occorrerebbe dare più spazio al percorso scolastico e maggiori margini alle commissioni». A Napoli, niente lodi al liceo classico Vittorio Emanuele, e solo tre all’Umberto, il liceo del presidente Giorgio Napolitano, che l’anno scorso ne contò otto. Nella Capitale, i superbravi scarseggiano anche nei licei, che hanno sempre fatto il pieno. Righi e Tacito sono in attesa di salutare il primo genietto cum laude. Una sola lode, finora, al Visconti e due al Mamiani. «Folle il fatto – spiega Alessandra Francucci, preside del liceo scientifico Sabin di Bologna – che non sia concesso di avere un voto inferiore all’8 in pagella ed è un peccato perché così non si valorizzano i ragazzi». Anche nel capoluogo emiliano si contano pochissime eccellenze: solo tre, e tutte conquistate da donne, nello storico liceo classico Galvani. Dal 2012, per aggiudicarsi la lode occorre il massimo punteggio nelle prove d’esame – 75 in tutto – e presentarsi alla commissione col massimo credito scolastico: 25 punti, che si ottengono con una media, nelle pagelle degli ultimi tre anni, superiore a 9, e senza essersi aggiudicati neanche un 7. In più, le decisioni sul punteggio da attribuire agli studenti devono essere state assunte all’unanimità. Fino al 2009, il percorso per arrivare al voto record era più semplice: bastavano le prove e il credito al top. E per quest’ultimo bisognava presentarsi con una media in pagella superiore a otto decimi. Poi la Gelmini ha inasprito le regole, entrate a regime nel 2012, e anche per gli studenti eccellenti l’esame di maturità è diventato più difficile

Scuola, l’Italia bocciata in Europa

da l’Unità

Scuola, l’Italia bocciata in Europa

Siamo l’unico Paese dell’area Ocse che dal 1995 non ha aumentato la spesa pubblica per studente della scuola primaria e secondaria e che ha fortemente ridotto la spesa pubblica per studente dell’università

Nicola Cacace

MENTRE LE SPESE PER ISTRUZIONE AUMENTANO IN TUTTO IL MONDO,RICCO E POVERO, PER FRONTEGGIARE LA CRESCENTE COMPLESSITÀ E VARIABILITÀ DEI LAVORI,l’Italia, marcia in direzione opposta. Siamo l’unico Paese dell’area Ocse che dal 1995 non ha aumentato la spesa pubblica per studente della scuola primaria e secondaria e che ha fortemente ridotto la spesa pubblica per studente dell’università. In anni in cui la strumentazione tecnica ed informatica di supporto agli studi aumenta continuamente, noi riduciamo i fondi pubblici. Nello stesso periodo, 15 anni, i Paesi dell’Ocse hanno aumentato del 62% la spesa per istruzione primaria e secondaria mentre in media mantenevano invariata la spesa per studente universitario. Questo per quanto riguarda le tendenze medie, che non dicono tutto. Perché il divario nei livelli assoluti di spesa pubblica tra Paesi del Nord e del Sud Europa si allarga sempre più. In Europa, nella politica dell’istruzione, invece di esserci convergenza c’è divergenza. Serve una Maastricht dell’istruzione per ridurre questi divari. Mentre i norvegesi investono 731 euro per cittadino nell’università , Francia e Germania ne investono 304 e l’Italia solo 104. Per effetto di una drastica riduzione dei fondi per l’università, in Italia aumenta continuamente la quota privata delle famiglie, per cui l’università sta diventando sempre più un business per famiglie agiate. Se quest’anno non ci sarà un ripristino del finanziamento decurtato di 300 milioni di euro, auspicato anche dal ministro Maria Chiara Carrozza, la posizione dell’Italia nella classifica delle università europee peggiorerà ulteriormente, così come la posizione del Paese nella divisione internazionale del lavoro. Ed i lodevoli Piani predisposti dall’Europa, anche sotto la spinta del nostro governo, per avviare qualche centinaio di migliaia di giovani dalla scuola o dall’inattività al lavoro, rischiano di infrangersi contro il muro della fragilità delle fondamenta culturali. Il muro delle carenze di cultura, basica e superiore, per poter rispondere positivamente agli sforzi di orientamento ed avviamento al lavoro da parte degli ispettorati al lavoro a ciò preposti. Come oggi abbiamo difficoltà quasi insormontabili ad avviare un minatore del Sulcis ad una diversa esperienza lavorativa, date le sue carenze culturali di base, così potremo avere difficoltà simili ad avviare un suo figliolo ad acquisire le conoscenze necessarie a svolgere un qualsiasi lavoro disponibile, se la scuola non gli avrà dato gli strumenti culturali necessari ad orientarsi nel difficile e mutevole mondo dei lavori di oggi. Investire sul futuro non significa solo investire nelle infrastrutture materiali, strade, energia, innovazione, significa soprattutto investire sui giovani. L’Italia è già il Paese più vecchio del mondo, con meno giovani relativamente ad altri Paesi, se poi rinuncia anche ad investire sui suoi pochi giovani, soprattutto nella loro cultura, si condanna anche ad una fine ingloriosa e certa, in un mondo globale dai rapidi cambiamenti. Si condanna ad una vecchiaia inesorabile e crescente, dove, con i vecchi, resta solo la parte «peggiore» dei giovani, i migliori essendo fuggiti verso lidi più attraenti.

A scuola fino a 18 anni

da Tecnica della Scuola

A scuola fino a 18 anni
Innalzare l’obbligo scolastico a 18 anni e inserire l’insegnamento delle materie giuridico economiche nel biennio dei licei. Questa la proposta di legge che il senatore Roberto Ruta (PD) ha depositato in Parlamento
La formazione scolastica, dice Ruta, è fondamentale per la preparazione dei giovani ad affrontare nel migliore dei modi la sfida del futuro, e quindi le scelte per l’università o per il lavoro; e poi aggiunge: “meglio investire in scuola, università e lavoro che spendere un mare di soldi pe gli F35”. “Non si può lasciare la scuola a sedici anni” ha affermato Ruta “Inoltre per quanto riguarda la necessità di introdurre le materie giuridiche teniamo presente che tutti gli ordinamenti giuridici del mondo fanno riferimento al diritto romano e che queste materie sono la chiave per la piena consapevolezza dei diritti e dei doveri del cittadino, delle sue opportunità e delle sue responsabilità. Sono conoscenze utilissime ad aumentare le competenze e le capacità critiche dei giovani ”. Il senatore spiega anche come è maturata la proposta di legge. “L’idea – spiega il senatore -nasce dall’appello promosso dal professor Franco Labella che nel 2009 è stato sottoscritto da alcune migliaia di docenti universitari e personalità di rilievo come Stefano Rodotà, Alessandro Pace, Moni Ovadia e che rimase inascoltato dall’allora ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini. Il ddl riprende a pieno quella proposta – conclude Ruta – perché eliminare dal piano di studi il diritto e l’economia mi sembra una scelta del tutto non europea, soprattutto se consideriamo che lo studio di discipline giuridiche ed economiche è una costante nei piani di studio delle scuole superiori degli altri paesi dell’Unione

Si lamentano disservizi nella “Gestione accessoria”

da Tecnica della Scuola

Si lamentano disservizi nella “Gestione accessoria”
di Aldo Domenico Ficara
Nel blog “ Supplenti della scuola senza stipendio “ ( già il titolo dice tutto ) si lamenta un disservizio della Gestione Accessoria (ex Cedolino Unico) e si Richiedono chiarimenti in forma pubblica.
A tal proposito il gruppo Facebook Supplenti della Scuola per la qualità e dignità del lavoro scrive: “ Con la presente si chiedono urgenti chiarimenti circa il lamentato disservizio della Gestione Accessoria (ex Cedolino Unico) da parte delle segreterie scolastiche. In particolare, molte segreterie dichiarano che, a causa di un persistente malfunzionamento del sistema, gli Istituti Scolastici non riuscirebbero a procedere alla liquidazione degli stipendi e dei compensi accessori. Premesso che il sistema NoiPa ha diramato due messaggi (088 e 089 del 9 luglio) fissando una data e un orario perentorio per l’inserimento dei dati, pena l’esclusione dall’emissione speciale del 17 luglio e dall’emissione urgente del 18 luglio, chiediamo di sapere, qualora i disservizi lamentati dalle segreterie scolastiche fossero reali, quali provvedimenti urgenti si intendano adottare per sbloccare entro 24 ore questo impedimento tecnico. Potreste così consentire alle migliaia di supplenti in attesa dello stipendio di esercitare il proprio diritto costituzionale ad essere retribuiti per il lavoro svolto “. Un problema che potrebbe creare difficoltà anche nel pagamento dei compensi dei docenti impegnati negli esami di stato 2012-13