9 ottobre Finanza e Occupazione in CdM

Il Consiglio dei Ministri, nel corso della riunione del 9 ottobre, approva un Decreto legge recante disposizioni urgenti in materia di finanza pubblica, di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e di sostegno all’occupazione ed all’attività delle imprese.

Il Consiglio ha approvato, su proposta del presidente del Consiglio, Enrico Letta, e del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni, un decreto legge contenente disposizioni urgenti in materia di finanza pubblica, di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico.
In particolare il decreto legge contempla misure che consentono di contenere il deficit del bilancio 2013 entro un valore non superiore al 3% del Prodotto interno lordo.
Per far fronte ai problemi indotti dal fenomeno dell’immigrazione, il Governo ha disposto la costituzione di un Fondo presso il Ministero dell’Interno con una dotazione di 190 milioni di euro per l’anno 2013.
Inoltre ha incrementato di 20 milioni di euro il Fondo nazionale per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (il fondo è stato istituito con l’articolo 23, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, quinto periodo).
I complessivi 210 milioni di euro a copertura dei provvedimenti provengono per 90 milioni di euro dal Fondo rimpatri; per 70 milioni di euro dalle entrate dell’INPS derivanti dalla regolarizzazione degli immigrati; per 50 milioni di euro mediante corrispondente riduzione del «Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell’usura».

MARIA CHIARA CARROZZA AL ‘PREMIO DE SANCTIS PER LA SAGGISTICA’

DOMANI MARIA CHIARA CARROZZA AL ‘PREMIO DE SANCTIS PER LA SAGGISTICA’

Domani, giovedì 10 ottobre, alle ore 18.00 a Villa Algardi, situata all’interno di Villa Doria Pamphili, il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Maria Chiara Carrozza parteciperà alla 5° edizione del Premio De Sanctis per la Saggistica.

Progetto sperimentale Vales / Incontro ministero – Invalsi – sindacati

La Uil insiste: procedure trasparenti

Progetto sperimentale Vales / Incontro ministero – Invalsi – sindacati

L’8 ottobre 2013 si è svolto un incontro tra il ministero, l’Invalsi e i sindacati scuola. Per la UIL ha partecipato Noemi Ranieri.
In apertura il Miur ha informato della costituzione di un nucleo intercompartimentale, composto da rappresentanti della direzione degli ordinamenti, del personale e dei due dipartimenti, per l’istruzione e per il bilancio, oltre che dai rappresentanti dell’INVALSI e dell’INDIRE, al fine di coordinare tutte le azioni e gli interventi sulla  valutazione di sistema. L’INVALSI ha fornito una informativa su tutte le azioni attualmente in corso.
Le scuole interessate da interventi sperimentali sulla valutazione sono 732 di cui 300 per il progetto VALES, 400 del progetto Valutazione e Miglioramento, finanziato dalle risorse del Fondo Sociale Europeo aperto ad  istituti comprensivi a titolo gratuito.  32 micro sperimentazioni proposte dalle scuole sono state adottate a seguito di particolari esigenze di ricerca. A queste si aggiungono ulteriori scuole  finanziate autonomamente dalla Funzione Pubblica ed assistite dal FORMEZ.
L’INVALSI si avvale al momento di 200 team valutativi, costituiti da 400  tra docenti e dirigenti scolastici già formati o inseriti in un processo formativo  che  si concluderà  il 25 ottobre. A partire dal 21 i primi team inizieranno le attività di valutazione esterna. Nello specifico il progetto Valutazione e Miglioramento, reiterato dal 2012 su tutto il territorio nazionale non ha previsto autovalutazione, si  connota invece per un consistente numero di ore di osservazione in classe. Il progetto Vales invece si avvia solo a seguito degli  esiti di una autovalutazione della scuola. In entrambi i casi la valutazione esterna si avvierà entro la fine dell’autunno.
Alle 100  scuole Vales del centro- nord sarà inviato un finanziamento di 10.000 euro da utilizzare secondo la contrattazione di istituto per la predisposizione di piani di miglioramento, per l’attuazione e per la partecipazione al progetto.
Resta da chiarire l’ammontare delle quote per le 200 scuole delle quattro regioni PON, su cui la UIL ha chiesto un’apposita informativa.
La Uil ha ulteriormente sollecitato procedure trasparenti; in particolare occorre, come prevede la legge, che il ministro emani la direttiva con gli obiettivi a cui le diverse articolazioni del sistema di valutazione facciano riferimento.
Posta come forte criticità la mancanza di coinvolgimento delle scuole e del personale nelle determinazioni dell’Invalsi. Continuiamo ad insistere perché ci sia una sede permanente con informativa e monitoraggio in sede di ministero dell’Istruzione.

Concorso SIFET

Dipartimento per l’Istruzione
Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e per l’Autonomia Scolastica
– Uff.I –

COMUNICATO

Si è concluso il concorso organizzato dalla SIFET (Società Italiana di Fotogrammetria e Topografia) per l’a.s.2012/2013, destinato agli studenti degli ultimi anni delle scuole secondarie di secondo grado, nei cui corsi di studio siano previsti gli insegnamenti della Topografia e della Fotogrammetria.
L’iniziativa è compresa tra le attività progettate in attuazione del Protocollo d’Intesa stipulato, in data 21 ottobre 2008, tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca e la SIFET
Di seguito si riportano gli istituti vincitori:
1° classificato Istituto di Istruzione Superiore “Augusto Righi” Reggio Calabria
2° classificato Istituto Tecnico Statale per Geometri “A. Bernini” Rovigo
3° classificato ex aequo Istituto di Istruzione Superiore “25 Aprile” Cuorgnè (TO)
4° classificato Istituto Tecnico Statale del Settore Tecnologico “Palladio” Treviso
Una menzione di merito, inoltre, è stata conferita ai seguenti Istituti che hanno proposto lavori particolarmente validi:
Istituto Tecnico Statale per Geometri “Angelo Secchi” – Reggio Emilia
Istituto Tecnico Statale per Geometri “A.D. Bramante” – Macerata
I.I.S. “E. Fermi” – Formia
I.I.S. “M. Casagrande” – Pieve di Soligo (TV)
L’Istituto vincitore è stato premiato con:
– 1500,00 EUR . offerti dal CNGeGL
– Ricevitore satellitare GNSS/GIS oppure ( in alternativa – a scelta dell’Istituto vincitore) livello digitale “Sprinter” offerto dalla ditta Leica;
– Carta tridimensionale da visionare con gli appositi occhialetti, offerta dalla ditta Compagnia Generale Riprese Aeree;
– Corso di aggiornamento online “Dalla Topografia alla Geomatica” per n.1 docente offerto dalla IUL – Italian University onLine
All’Istituto secondo classificato sono stati assegnati:
– 1000,00 EUR offerti dal CNGeGL
– Ricevitore satellitare GNSS/GIS Trimble “Juno” offerto dalla ditta Tecnica e Rilievi
– Programma di raddrizzamento fotogrammetrico offerto dalla ditta Microgeo;
– Carta tridimensionale da visionare con gli appositi occhialetti, offerta dalla ditta Compagnia Generale Riprese Aeree;
– Corso di aggiornamento online “dalla Topografia alla Geomatica” per n.1 docente offerto dalla IUL – Italian University onLine
All’Istituto terzo classificato sono stati assegnati:
– 500,00 EUR offerti dal CNGeGL
– Programma GIS “ArcGIS” offerto dalla ditta Esri Italia
– carta tridimensionale da visionare con gli appositi occhialetti, offerta dalla ditta Compagnia Generale Riprese Aeree;
All’Istituto quarto classificato sono stati assegnati:
– 500,00 EUR offerti dal CNGeGL
– Programma di topografia “Meridiana” offerto dalla ditta Geotop;
– carta tridimensionale da visionare con gli appositi occhialetti, offerta dalla ditta Compagnia Generale Riprese Aeree.
A tutti gli Istituti che hanno partecipato al concorso viene offerto un abbonamento per l’anno 2014 al Bollettino SIFET.
Una sintesi dei lavori premiati sarà pubblicata su uno dei prossimi Bollettini SIFET e sulla rivista GEOCENTRO.

DIRIGENTI SCOLASTICI A qualcuno piace … eletto?

DIRIGENTI SCOLASTICI

A qualcuno piace … eletto?

Leggiamo su un noto quotidiano che un’associazione culturale e liberale ritiene di aver generato un’idea originale e mai venuta in mente a nessuno: e se i presidi li eleggessimo?

Circa una quarantina d’anni fa la proposta già circolava, mieteva un certo consenso negli ambienti dell’estremismo sindacale, laico e cattolico.

Possiamo anche ricominciare a discuterne, come sembra solertemente fare il sottosegretario all’istruzione Toccafondi, in buona compagnia di uno dei più rappresentativi sindacati di categoria.

I dirigenti scolastici, o presidi che chiamar li si voglia, sono letteralmente abbandonati al loro destino, sono mal pagati, mal reclutati, mal valutati.

Un’elezione a suffragio universale potrebbe magicamente risolvere tutti i problemi della categoria e della scuola italiana?

In Italia siamo bravissimi a rivoltare le torte (una volta si rivoltavano abilmente anche i vestiti…), ma siamo disastrosi per quanto riguarda la soluzione seria di problemi delicati.

Ad anno scolastico appena malamente iniziato, con docenti che ancora mancano nelle classi, personale che cambia e ricambia sede, i dirigenti sono già stremati di proprio perché le scuole sono diventate più grandi, e rimangono insicure.

I nuovi dirigenti sono per buona parte bloccati da concorsi tartaruga, che si annullano, si fermano, ricominciano…

Qualcuno non ha nemmeno fatto in tempo a sostenere gli orali, è morto prima!

I sopravvissuti sperano…

E noi possiamo permetterci il lusso di pensare ai presidi elettivi?

Ci permettiamo di ricordare al sottosegretario Toccafondi che il Governo di cui fa parte, con il DECRETO-LEGGE N. 104 DEL 2013, (il pacchetto “L’istruzione riparte”) recante misure urgenti in materia di ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA ha previsto che il reclutamento dei Dirigenti Scolastici si realizzi mediante corso – concorso, bandito annualmente per tutti i posti vacanti e gestito dalla Scuola Nazionale di Amministrazione.

Siamo un Paese che va lontano: mentre è in discussione la conversione di un decreto legge,  se ne immagina già la disapplicazione, prima ancora della sua applicazione…

La genialità davvero ci appartiene!

IL PRESIDENTE NAZIONALE

Gregorio Iannaccone

On. ministro CHIARA Carrozza, abbia papa FRANCESCO a modello

On. ministro CHIARA Carrozza, abbia papa FRANCESCO a modello

Enrico Maranzana

Lo stile comunicativo è la novità  più appariscente del pontificato di Francesco: un vero ritorno alle origini. I messaggi sono concepiti per far evolvere la storia/il vissuto/l’esperienza/il sentire dell’interlocutore, come avveniva con l’insegnamento per parabole.

Si propone la rilettura di un pensiero del papa che, decontestualizzato, sarà proiettato sulla scuola.

Il pontefice nell’intervista rilasciata il 19/8/13 al direttore di Civiltà cattolica ha affrontato questioni vitali per il sistema educativo:  “Ci sono norme e precetti ecclesiali secondari che una volta erano efficaci, ma che adesso hanno perso di valore o significato. La visione della dottrina della Chiesa come un monolite da difendere senza sfumature è errata… Le forme di espressione della verità possono essere multiformi, e questo anzi è necessario per la trasmissione del messaggio evangelico nel suo significato immutabile .. L’uomo è alla ricerca di se stesso, e ovviamente in questa ricerca può anche commettere errori».

 

“Ci sono norme e precetti ecclesiali secondari che una volta erano efficaci”

Erano efficaci perché il mondo era statico, perché l’oggi e il domani erano simili, perché le strategie di conquista dei traguardi erano delle costanti.

Il mondo contemporaneo, invece, è dinamico e complesso: tutto varia e si ristruttura velocemente e incessantemente.

Il prefigurare l’ambiente in cui vivremo è molto, molto aleatorio.

adesso hanno perso di valore o significato

Ieri la trasmissione della conoscenza era la finalità istituzionale.

Nel mondo contemporaneo, vista l’impossibilità di prevedere quello che sarà, la mission, il baricentro dell’istituzione scolastica è la promozione delle capacità dei giovani [art. 2 legge 53/2003].

Le capacità sono qualità che gli individui esibiscono quando affrontano e risolvono problemi loro ignoti.

Le capacità STANNO alle abilità COME l’ignoto STA all’esplorato.

Le abilità si manifestano nei comportamenti pre-acquisiti.

Le capacità STANNO all’educazione COME le abilità STANNO all’addestramento.

Le capacità sono la stella polare della programmazione educativa; le abilità sono lo strumento per rilevarne gli esiti.

“La visione della dottrina della Chiesa come un monolite da difendere senza sfumature è errata”

L’apparato scolastico, governo compreso, ho frapposto una strenua e vincente resistenza a tutte le innovazioni introdotte dal legislatore: il mandato conferito alle scuole è frainteso e banalizzato .. e i risultati si vedono! [CFR in rete “L’autovalutazione di istituto: quanta confusione!]

 

le forme di espressione della verità possono essere multiformi

Ieri il rapporto tra i docenti e i discenti era simile a quello che intercorre tra il medico e il paziente: la comunicazione era unidirezionale e avveniva sotto forma di lezione cattedratica.

La variabilità dell’orientamento dell’attuale sistema educativo, variabilità  derivante dalla varietà delle qualità da promuovere e consolidare, implica l’individuazione della strumentazione più idonea a sollecitare nei giovani processi di modifica stabile del loro comportamento [apprendimento]. Non è casuale che i nuovi regolamenti di riordino del 2010 asseriscano che il fondamento della progettazione didattica debba essere il laboratorio ove si affrontano i problemi che le discipline hanno risolto, scrivendone la loro storia.

Non solo, essendo unica la finalità del sistema, la gestione dei processi formativi, di quelli educativi e dell’istruzione  deve essere unitaria, convergente e coordinata. Ne discende la necessita di una struttura organizzativa adeguata.

 

la trasmissione del messaggio evangelico nel suo significato immutabile

Ieri le discipline erano il riferimento certo, depositato nei sacri testi: una visione che oggi appare parziale, troppo limitata per definire gli oggetti del sapere umano.

L’immagine dei diversi settori della conoscenza è da intendere come un processo che inizia con la percezione d’un problema, prosegue con l’applicazione d’un appropriato metodo di ricerca, ricerca premiata dalla conquista della soluzione. Questa costituisce la piattaforma di cattura di nuove questioni.

 

l’uomo è alla ricerca di se stesso, e ovviamente in questa ricerca può anche commettere errori

La consolidata prassi di stigmatizzare l’errore deriva dalla certezza del sapere: il suo sinonimo è: “sbagliato”.

L’errore, nel nuovo contesto

  • assume il suo significato etimologico: andare di qua e di là;
  • scaturisce dallo scostamento che distanzia l’obiettivo dal risultato;
  • è da valorizzare essendo portatore d’informazioni;
  • è la necessaria premessa al riconsiderare i passi compiuti durante i processi di ricerca per individuare e rimuovere le cause dell’insuccesso.

Per evitare la riduzione di questa trasposizione del pensiero papale a astratto/teorico/irrealizzabile si propone un’esemplificazione “La storia di un triangolo”, visibile in rete: mostra un approccio laboratoriale al teorema di Pitagora.

Commissione Cultura della Camera e carriera dei docenti

Commissione Cultura della Camera e carriera dei docenti, ancora maestose, e pericolose, banalità

La CUB Scuola Università Ricerca risponde con lo sciopero di venerdì 18 ottobre

Colpisce, quando si legge quanto ha deliberato recentemente la Commissione Cultura della Camera, la serena inconsapevolezza con la quale si affronta la condizione retributiva del personale della scuola.

In una situazione che vede

un contratto bloccato già da quattro anni per quanto riguarda il passato e non si sa sino a quando per il futuro
una riduzione secca della retribuzione media dei docenti, per non parlare di quella del personale non docente
stipendi fra i più bassi rispetto agli altri paesi europei

la Commissione riesce, con supremo sprezzo del ridicolo, ad affermare:

“la valorizzazione del personale docente passa per la definizione di nuove modalità di sviluppo di carriera dei docenti stessi, con l’avvio di un sistema di valutazione delle prestazioni professionali collegato ad una progressione di carriera, svincolata dalla mera anzianità di servizio”.

Se dovessimo valutare le “prestazioni professionali” di coloro che hanno steso e votato questa frase dovremmo decidere che le loro retribuzioni, straordinariamente superiori a quelle dei docenti e di tutti i coloro che lavorano, vanno seccamente ridotte.

Valutazioni didattiche a parte, è evidente che questi signori insistono nell’idea che si debbano porre gli insegnanti in concorrenza fra di loro.
Ciò mentre è ben noto che la scuola funziona bene solo quando valorizza la dimensione collegiale e cooperativa del lavoro, quando è una vera comunità educante e non l’arena dove ci si batte per conquistare le grazie dei dirigenti e – ci si passi la citazione carducciana – tirare quattro paghe per il lesso.

Contro questa deriva demente la CUB Scuola Università Ricerca ha indetto lo sciopero di venerdì 18 ottobre con manifestazioni nazionali a Milano e Roma come primo momento di risposta.

Per la CUB Scuola Università Ricerca
Il Coordinatore Nazionale

Cosimo Scarinzi

AUTORIZZATI ULTERIORI 43 POSTI AGGIUNTIVI DI PERSONALE ATA E 776 POSTI DI SOSTEGNO IN DEROGA

A.S. 2013/14

AUTORIZZATI ULTERIORI 43 POSTI AGGIUNTIVI DI PERSONALE ATA

E 776 POSTI DI SOSTEGNO IN DEROGA  PER LE SCUOLE DELL’EMILIA ROMAGNA

 

Sono complessivamente 43 i posti aggiuntivi di personale ATA autorizzati dall’Ufficio Scolastico Regionale per fare fronte a particolari situazioni di complessità e criticità segnalate dagli Uffici territoriali. 17 di questi posti sono destinati alle istituzioni scolastiche di Bologna (12 unità di personale con profilo di collaboratore scolastico sono assegnate per garantire il servizio a seguito della statalizzazione dell’Istituto “Aldini-Valeriani” di Bologna).  Con queste ulteriori assegnazioni, a cui si aggiungono i 336 posti aggiuntivi di personale ATA già precedentemente autorizzati nel mese di agosto, i posti riservati al personale ATA in regione nel prossimo a.s. 2013/14 sono complessivamente 13.309.

E’ stato inoltre autorizzato dall’Ufficio Scolastico Regionale anche il funzionamento in deroga di 776 posti di sostegno in considerazione della gravità dei casi segnalati dagli Uffici territoriali e dell’aumento del numero di alunni con disabilità grave in regione.

Nel dettaglio, la provincia di Reggio Emilia registra il numero più elevato di assegnazioni di posti di sostegno in deroga (145), seguono Modena (133) e Bologna (122).

Complessivamente il totale posti personale docente (comune e sostegno)  in regione è pari a 47.822 unità, di cui 6.668 destinati a posti di sostegno.

“Queste ulteriori assegnazioni di personale docente ed ATA” – afferma il Vice Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia Romagna Stefano Versari – “rappresentano il massimo sforzo attuato dall’Ufficio per dare una risposta concreta ed efficace alle situazioni di maggiore difficoltà registrate nelle istituzioni scolastiche del territorio e dimostrano la volontà dell’Amministrazione di garantire la qualità e la continuità dei servizi scolastici”.

08/10/2013 – Azione F3 – Istruzioni operative per la riprogettazione

Oggetto: PON POR FSE “Competenze per lo sviluppo” – Circolare prot. n. AOODGAI/199 del 08/01/2013 Azione F3 “Realizzazione di prototipi di azioni educative in aree di grave esclusione sociale e culturale, anche attraverso la valorizzazione delle reti esistenti” – II fase della procedura avviata con Circolare prot. n. AOODGAI/11666 del 31/07/2012 – Anni scolastici 2012/2013 e 2013/2014. Piano di Azione Coesione – Priorità Istruzione. Istruzioni operative per la riprogettazione.

Nota prot. 9823 del 4 ottobre 2013 e Linee guida per la riprogettazione

Giornata dello Sport Paralimpico, a Palermo mille studenti coinvolti

Giornata dello Sport Paralimpico, a Palermo mille studenti coinvolti
La manifestazione si svolgerà anche a Milano, Modena, Città di Castello e Cagliari. Gli studenti con disabilità potranno provare 17 discipline sportive. Caironi, Morlacchi, Minetti, ecc…: tanti i testimonial del mondo paralimpico

da Redattore Sociale
09 ottobre 2013 – 15:00

PALERMO – Con 17 discipline sportive partirà domani mattina anche a Palermo l’ottava edizione della Giornata nazionale dello sport paralimpico. Quest’anno ad essere coinvolti maggiormente saranno oltre mille studenti con disabilità delle scuole di Palermo e provincia che potranno provare tutte le attività sportive paralimpiche.
L’evento, organizzato dal Comitato Italiano Paralimpico e da Enel Cuore Onlus, con il supporto della Fondazione Italiana Paralimpica e il patrocinio di UNICEF, in collaborazione con RCS – La Gazzetta dello Sport, oltre che nel capoluogo siciliano si svolgerà contemporaneamente a Milano, Modena, Città di Castello e Cagliari.
Gli sport che animeranno la giornata sono: atletica leggera, basket e minibasket in carrozzina, tennis, tennistavolo, adaptive rowing, hockey, scherma, tiro con l’arco, torball, bocce, tiro a segno, calcio a 5, showdown, arrampicata, vela, nuoto e canoa.
Nello spazio antistante lo stadio di calcio Renzo Barbera si svolgeranno 15 discipline sportive compreso il simulatore di vela e di canottaggio mentre nella piscina comunale ci saranno dimostrazioni di nuoto e canoa.
Molti sono i testimonial del mondo paralimpico che hanno aderito all’evento del 10 ottobre, tra questi Martina Caironi (atletica leggera), Enzo Masiello (sci nordico), Annalisa Minetti (atletica leggera), Luca Agoletto (rowing), Federico Morlacchi (nuoto), Giulia Ghiretti (nuoto), Veronica Floreno (tiro con l’arco), Antonino Lisotta (tiro con l’arco), Fabio Azzolini (tiro con l’arco), Massimo Dalla Casa (tiro a segno).
“Per noi è importantissimo che Palermo, come unica città del sud, sia sta scelta insieme ad altre quattro città d’Italia per questa manifestazione – dice Roberta Cascio, presidente regionale del Cip -. Dalla nostra terra sono usciti, già da parecchi anni, diversi campioni paralimpici. E’ un evento rivolto principalmente ai ragazzi delle scuole come occasione per loro di provare diverse discipline sportive non necessariamente a livello agonistico ma anche per puro divertimento. E’ sicuramente un modo per fare sentire anche alla cittadinanza che ci siamo e che la pratica sportiva è aperta a tutte le forme di disabilità. Lo sport può aiutare tantissimo. Spesso abbiamo ragazzi incidentati che, proprio attraverso l’inizio di una disciplina sportiva, non si chiudono in loro stessi ma si riprendono la loro vita in tutti i sensi, studiando, ritornando al lavoro e magari, sposandosi”.
A proposito dello stato dei servizi sportivi della città dedicati alle persone con disabilità la presidente regionale del Cip precisa che ancora “la situazione degli impianti sportivi per i ragazzi con disabilità non è rosea. Stiamo facendo varie battaglie e tra i risultati va apprezzata la sensibilità del comune che ha nominato un consulente solo per lo sport con disabilità. C’è ancora  però tanto da fare perchè abbiamo, per esempio, campioni di tiro con l’arco e di scherma che si allenano in una struttura ospedaliera”.
“Sarà una giornata di festa. Non faccio differenza tra sport paralimpici o olimpici – afferma il vice sindaco di Palermo Cesare La Piana -. Questa è senz’altro una delle manifestazioni sportive più grandi che ospitiamo in città e di questo siamo fieri. Lo sport paralimpico è quello che si sta distinguendo di più per la sua notevole vivacità”.
“Auspicando che un giorno ci possano davvero essere – aggiunge il presidente regionale del Coni Giovanni Caramazza -, a partire da questa città, le pari opportunità tra pratica dello sport olimpico e paralimpico abbattendo barriere e creando nuovi impianti, accogliamo con grande gioia questa manifestazione -. Per quanto ci riguarda stiamo anche lavorando ad una legge quadro che possa inserire al più presto il Cip in tutti i comitati di programmazione sportiva”. (set)

Le competenze per vivere e lavorare oggi – Principali evidenze dall’Indagine PIAAC

Le competenze per vivere e lavorare oggi – Principali evidenze dall’Indagine PIAAC, Roma, Isfol, 2013 (Isfol Research Paper, 9)

Indagine ISFOL PIAAC : Programme for the International Assessment of Adult Competencies

Il Programma PIAAC (Programme for the International Assessment of Adult Competencies) è un’indagine internazionale per la valutazione delle competenze degli adulti promossa dall’OCSE e attuata da 24 Paesi di Europa, America e Asia.

L’attuazione e il coordinamento della partecipazione italiana a PIAAC sono responsabilità del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

L’ISFOL ha avuto l’incarico di progettare e realizzare l’indagine campionaria per quanto concerne il territorio nazionale italiano e di realizzare il rapporto nazionale.

PIAAC si focalizza sulle competenze cognitive e lavorative necessarie ad assicurare un’attiva partecipazione all’economia e alla società del XXI Secolo. PIAAC raccoglie una vasta mole di dati sulle competenze alfabetiche (literacy) e numeriche (numeracy) e consente, per la prima volta in un’indagine internazionale, la valutazione delle competenze utilizzate nei luoghi di lavoro.

I dati che sono forniti contribuiscono all’analisi dei legami tra le competenze cognitive chiave e un vasto spettro di variabili demografiche ed economico-sociali.

 

LE COMPETENZE PER VIVERE E LAVORARE OGGI
PRINCIPALI EVIDENZE DALL’INDAGINE PIAAC

Questo paper presenta le prime evidenze empiriche emerse dal Programma OCSE PIAAC (Programme for the International Assessment of Adult Competencies), realizzato in Italia dall’ISFOL su incarico e sotto la responsabilità del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Queste prime
evidenze empiriche fanno riferimento ai dati italiani e riguardano la distribuzione delle competenze tra la popolazione adulta italiana con età compresa tra i 16 e i 65 anni. I dati sono stati raccolti nel 2011-2012.

PIAAC è un’indagine internazionale per la valutazione delle competenze degli adulti (16-65 anni), promossa dall’OCSE e realizzata in 24 Paesi di Europa, America e Asia. PIAAC rappresenta l’evoluzione delle indagini IALS (International Adult Literacy Survey) e ALL (Adult Literacy and Lifeskills Survey) sugli adulti ed è complementare all’indagine PISA, dedicata all’analisi dei livelli di competenza degli studenti (15enni). PIAAC si focalizza sulle competenze cognitive e lavorative necessarie ad assicurare un’attiva partecipazione all’economia e alla società del XXI Secolo.
Le persone intervistate – rappresentative della popolazione adulta italiana – sono stati adulti lavoratori e non, con età compresa tra i 16 e i 65 anni, residenti in Italia. Il paper presenta i risultati più interessanti dell’indagine principale. Questa indagine ha visto coinvolti circa 4600 rispondenti, selezionati da famiglie estratte dalle liste anagrafiche dei Comuni italiani.

SKILLS FOR LIFE AND WORK
KEY FINDINGS FROM THE PIAAC SURVEY

This research paper aims to present the preliminary, empirical evidences from the OECD Programme for the International Assessment of Adult Competencies (PIAAC), underway in Italy under the scientific responsibility of ISFOL and commissioned by the Ministry of Employment and Social Policies. These empirical evidences are related to the Italian data and regard the distribution of competencies among the Italian adult population. Data have been collected in 2011-2012.

PIAAC is a study geared to assessing the competencies of the adult population and follows on from the Programme for International Student Assessment (PISA), the Adult Literacy and Lifeskills Survey (ALL), and the International Adult Literacy Survey (IALS). PIAAC focuses on the cognitive and workplace skills that are required for successful participation in the economy and society of the 21st century.
The study respondents are employed and unemployed adults aged 16-65 years – a representative sample of the Italian population – residing in Italy. The paper presents the most interesting results of the main survey. This survey involved about 4600 respondents from households taken from Italian municipal registry office lists.

Le competenze per vivere e lavorare oggi

Ocse, italiani “analfabeti” del millennio. Carrozza: serve una inversione di marcia

da Repubblica.it

Ocse, italiani “analfabeti” del millennio. Carrozza: serve una inversione di marcia    

Secondo l’organizzazione internazionale, gli adulti del Belpaese sono in fondo alla classifica europea che stima la capacità e preparazione letteraria e matematica di 24 paesi europei. Il ministro: a preoccupare maggiormente è la condizione dielle donne e dei neet, i giovani che né studiano né lavorano

ROMA – Cittadini italiani in fondo alla classifica sui saperi essenziali per orientarsi nella società del terzo millennio. E in Italia, si ritorna a parlare di analfabetismo funzionale. Non importa, in altre parole, se gli italiani sanno tecnicamente leggere, scrivere e far di conto. Ma l’uso che sono in grado di fare delle informazioni che possono acquisire anche attraverso le tecnologie digitali. Nell’ultima classifica stilata dall’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), e diffusi oggi dall’Isfol, sulle competenze principali degli adulti il nostro Paese figura all’ultimo posto. Ci piazziamo in fondo alla classica – ultimi tra 24 paesi – per competenze in lettura e al penultimo posto sia per competenze in matematica sia per capacità di risolvere problemi in ambienti ricchi di tecnologia, come quelli delle società moderne.
L’ANALISI DI TITO BOERI
Una maglia nera che preoccupa la politica e che fa il paio con gli scarsi risultati dei quindicenni italiani nei test Ocse-Pisa in lettura, matematica e scienze. “I dati dell’Indagine PIAAC (Programme for the international assessment of adult competencies) dell’Ocse sono allarmanti e impongono un’inversione di marcia”, dichiarano Enrico Giovannini e Maria Chiara Carrozza, rispettivamente a capo del dicastero del Lavoro e delle politiche sociali e del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. “Desta particolare preoccupazione – continuano – la condizione dei cosiddetti Neet, giovani che né studiano né lavorano: l’abbandono precoce dei percorsi di formazione rischia di pregiudicare il loro futuro, i dati Ocse lo dicono chiaramente”.
“Così come – concludono i due membri del governo Letta – è evidente che in Italia c’è un capitale femminile sottoutilizzato sul piano professionale, uno spreco di risorse e talenti che il nostro Paese non può più permettersi”. Ma quali sono le competenze indagate dall’Ocse? E a quale livello siamo in Italia? Per quanto riguarda la literacy proficiency, gli esperti parigini hanno preso in considerazione le capacità degli adulti di età compresa fra i 15 e i 65 anni “di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.
Una competenza che prescinde dalla semplice capacità strumentale di leggere e scrivere. E in un mondo che utilizza ormai dati, tabelle e grafici per illustrare tantissimi aspetti della vita comune – dallo spread che, ci dà indicazioni sulle condizioni della nostra economia, alle previsioni del tempo – non sapere “accedere, utilizzare, interpretare e comunicare le informazioni numeriche”,  la numeracy proficiency , si trasforma in un gap considerevole per i cittadini italiani alle prese con una delle più gravi crisi del mercato del lavoro degli ultimi trent’anni. Nel Belpaese arranchiamo anche per capacità dell’uso delle tecnologie digitali e quelle offerte dalle reti internet “per acquisire informazioni, comunicare e svolgere compiti pratici”.
Oltre un quarto degli italiani, il 28%, si piazzano a livello più basso, o addirittura al di sotto di tale livello, per competenze in Lettura. Percentuale che scende al 15% nei paesi Ocse e al 12% in Norvegia. Quasi un terzo della popolazione che leggendo un libro o qualsiasi altro testo scritto riesce ad interpretare soltanto informazioni semplici. Stesso discorso quando occorre confrontarsi con dati, tabelle e grafici. Gli italiani che si piazzano ai livelli più bassi  –  al primo livello o sotto il livello più basso  –  sono addirittura 32%. In Spagna che ci contende il gradino più basso sono il 31 per cento abbondante. La Finlandia si piazza al secondo posto col 13 per cento e il Giappone è in testa con appena l’8 per cento di adulti con scarse competenze matematiche.
“La clamorosa bocciatura emersa oggi dal rapporto Ocse-Isfol – commenta Marcello Pacifico, presidente Anief  – conferma quello che il

sindacato sostiene da tempo: occorre prima di tutto agire con urgenza per rendere obbligatoria la frequenza della scuola sino alla fine delle superiori. Poi è indispensabile restituire ai nostri allievi quel 10 per cento di tempo scuola sottratto nell’ultimo  con le riforme Gelmini e infine – continua il sindacalista  –  invertire il trend dei cosiddetti Neet, quei 2 milioni e mezzo di giovani che vivono le loro giornate senza studiare né lavorare”.

E se eleggessimo i presidi invece di nominarli?

da Corriere della Sera

LA PROPOSTA

E se eleggessimo i presidi invece di nominarli?

Scuola, tra autonomia, meritocrazia,  procedure  e leadership

Valentina Santarpia

E se i presidi, anziché partecipare ad un concorso interno, venissero eletti? Proprio come se fossero politici alle prese con il confronto pubblico, dovrebbero dimostrare ai propri elettori, cioè famiglie, studenti e docenti, cosa sono in grado di fare. Ed essere votati – e quindi messi a capo di un istituto – oppure bocciati, in base al proprio operato e alle proprie capacità.  A lanciare la provocazione è l’associazione di cultura liberale Società libera, che da dieci anni pubblica rapporti sulle liberalizzazioni nei vari settori della società. Stavolta nel mirino dei suoi studi è finita la scuola, e soprattutto quell’autonomia tanto sbandierata ma poco realizzata nei fatti: “L’autonomia resta uno slogan – sottolinea il direttore dell’associazione Vincenzo Olita – ma ormai le scuole affogano nella burocrazia, è più importante partecipare ai consigli di classe e compilare scartoffie che capire come far funzionare la didattica. Allora – da qui la proposta – perché non diamo a chi le governa reale autonomia di gestione? Un preside eletto –spiega Olita – potrebbe far funzionare un istituto a dovere, e avrebbe tutto l’interesse a dimostrare capacità di organizzazione e di funzionamento, per essere rieletto”.

I RISCHI- Il rischio dietro l’angolo è l’eccessiva differenziazione tra i vari istituti: perché, di fatto, un preside eletto diventerebbe un capo  assoluto  in grado di decidere norme e regolamenti della scuola stessa. “E’ vero, il rischio c’è, ma deve essere visto come una potenzialità. Continuiamo a dire che vanno premiati capacità e merito, ma se non ci sono ambiti dove dimostrarli, metterli in pratica, come si fa?”. Secondo Società libera, questo preside eletto potrebbe durare in carica un paio di anni, e poi tornare a sottoporsi al giudizio della sua platea di elettori. Rispetto a quanto avviene con i sindaci, potrebbero anche essere rieletti a vita: “Non siamo per la rottamazione- spiega Olita- Se un dirigente scolastico riesce a bastonare i professori poco volenterosi, a incentivare quelli bravi, a dare stimoli ai propri studenti, se ha davvero a cuore la crescita di tutto il tessuto scolastico di cui si occupa, se porta avanti un percorso amministrativo e didattico proficuo, può anche continuare ed essere riconfermato fino alla pensione”.

“METODO DEMOCRATICO” – La parola chiave è leadership: “Attualmente un preside non è altro che un professore che, per guadagnare qualche soldo in più, fa un concorso e diventa responsabile di istituto. Ma chi si preoccupa della sua capacità di organizzare, dirigere, coinvolgere? Solo un leader può avere a che fare tutti i giorni con 1000 studenti, svariate classi, decine di professori e gestire al meglio le risorse che ha”. Il metodo pensato è “molto democratico- conclude Olita: chi attira voti attira anche studenti, e diventa un centro catalizzatore di energie positive”. Pura fantascienza? Non è detto. Il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi e il presidente dell’associazione nazionale presidi Giorgio Rembado sono rimasti colpiti dalla proposta, e hanno accettato di intervenire al seminario su “Scuola e dirigenti scolastici” organizzato da Società libera per il 29 novembre ad Arezzo. Anche se Toccafondi chiarisce: “Questo governo non si tira indietro su questo terreno, e sono disposto a discutere un’adeguata selezione dei dirigenti scolastici. Ma per farlo è fondamentale mettere in fila le priorità. Se si considera che il 40% dei giovani non trova lavoro e che 137.000 aziende non trovano lavoratori con qualifiche specifiche, penso che altre siano le emergenze”.

«Subito modifiche, garantire i controlli»

da Corriere della Sera

IL RISCHIO DI HACKERAGGIO

«Subito modifiche, garantire i controlli»

I sindacati incalzano. Il ministero: decidono le scuola

Valentina Santarpia

«Il ministero doveva pensarci prima, e garantire i dovuti controlli»: sono sul piede di guerra i sindacati dopo la pubblicazione dell’indiscrezione che rivela che i registri elettronici possono essere «accessibili», non solo da esperti, ma anche da studenti che se la cavano con l’informatica. In pratica, il nuovo strumento digitale che da quest’anno avrebbe dovuto completamente sostituire il vecchio registro cartaceo, non è protetto: l’insegnante, per accedervi, inserisce un ID (un nome utente) e una password, ma il sistema non prevede quei codici di sicurezza che invece sono utilizzati per i passaggi di denaro, ad esempio per le transazioni bancarie on line e per lo shopping dai siti di e-commerce. Con il rischio- neanche troppo remoto – che un alunno bravo a maneggiare i sistemi informatici vi acceda, cambiando voti, presenze e giocando magari qualche scherzetto agli amici.

«SONO LE SCUOLE A DECIDERE»- Ma il Ministero dell’istruzione respinge ogni responsabilità sul controllo sui registri elettronici. E chiarisce che sono gli istituti scolastici «nella loro autonomia a  individuare le soluzioni informatiche più adatte alle loro necessità». In pratica, la norma che istituisce il registro elettronico nelle scuole prevede «che gli istituti si dotino di questo strumento senza obbligarli a fare riferimento ad un unico prodotto per lasciare libertà a docenti e dirigenti di scegliere i sistemi che trovano più adatti e funzionali». Questo significa che il sistema non è unico né centrale, e che quindi «non ci possono essere controlli centrali sui registri, né test». E’ vero invece che il ministero ha avviato un monitoraggio dell’Osservatorio tecnologico sull’introduzione del registro elettronico nelle classi, sia sotto un profilo quantitativo che qualitativo. Monitoraggio di cui non sono ancora noti i risultati, ma che potrebbe chiarire anche quante risorse mancano al processo di dematerializzazione, che sostituirà la carta con il digitale nelle scuole: a dicembre dell’anno scorso sono stati stanziati 40 milioni. Ma è difficile che bastino ad ammodernare tutti gli 8000 istituti scolastici in Italia

LA PRIVACY TRASCURATA – «Fin dall’inizio di questa vicenda avevamo sollevato il problema della sicurezza della privacy», attacca Mimmo Pantaleo, segretario scuola della Cgil. «Come al solito il ministero, pur di far passare il messaggio che stava introducendo qualcosa di nuovo, non ha pensato alle conseguenze». Tutta colpa dell’ex ministro Francesco Profumo, che ha fortemente spinto per i registri elettronici? «No, anche l’attuale ministro avrebbe dovuto pensare che era necessario testare il sistema prima di introdurlo per capire se c’erano delle falle, dei varchi attraverso cui violare la privacy degli studenti. Non c’è solo la possibilità che qualche studente commetta un reato modificando i propri dati, ma si mette così in discussione tutto il sistema di valutazione».

SICUREZZA E APPALTI -«Perché non è stato introdotto il criterio della sicurezza per acquistare i registri elettronici?», si chiede invece Massimo Di Menna, della Uil. «Avrebbero dovuto pensarci prima di procedere agli appalti, inserendo come elemento fondamentale per la partecipazione la garanzia della sicurezza». Ma ora che la frittata è fatta, come si fa? «Bisogna assolutamente trovare una soluzione, laddove il sistema non è protetto da interventi esterni va modificato e reso sicuro. Va bene l’innovazione, ma deve essere portata avanti con gradualità e senza superficialità, come spesso avviene nella scuola. Si pensa molto di più agli aspetti gestionali e ai costi, che non alla quotidianità, al lavoro che si trovano a dover affrontare gli insegnanti. E per fortuna- conclude Di Menna- che le scuole che hanno già adottato i registri elettronici non sono così tante».  «Appunto, quante sono»?, incalza Francesco Scrima, della Cisl.

MONITORAGGIO MANCATO – Perché un altro tasto dolente è il monitoraggio, che il ministero avrebbe dovuto presentare lo scorso 25 settembre, sull’introduzione del registro elettronico nelle classi. «Ad oggi mi sembra questo il vero problema – insiste Scrima- Non sapere ancora realmente quante scuole hanno adottato lo strumento, e se sono realmente operative, cioè usano solo il registro elettronico e non anche quello cartaceo come supporto, perché magari gli insegnanti non sono ancora stati addestrati e temono di fare errori. Non voglio demonizzare il nuovo registro – conclude il segretario scuola Cisl – ma sicuramente deve dare la garanzia di riservatezza, anche nei riguardi di eventuali studenti poco corretti: altrimenti non ha senso averlo introdotto».

Italia, un adulto su due non ha il diploma

da Corriere della Sera

L’INDAGINE  ISFOL

Italia, un adulto su due non ha il diploma

Ultimi in italiano e penultimi in matematica nella classifica dei Paesi Ocse

Vittoria Gallina

Italiani bocciati in italiano e matematica. Nel nostro Paese le competenze linguistiche e scientifiche sono al di sotto della media dei Paesi dell’Ocse. Ultimi nelle «competenze alfabetiche» dietro Spagna e Francia (penultima e terzultima), ben distanti da Giappone e Finlandia che guidano la classifica internazionale insieme alla maggioranza dei Paesi del Nord Europa. Penultimi invece in matematica, gli italiani, migliori solo degli spagnoli.

Sono i risultati del  programma PIAAC (Program for the International Assessment of Adult Competencies), l’indagine internazionale promossa dall’OCSE che valuta le competenze degli adulti (16-65 anni); il primo rapporto contiene i risultati relativi a 24Paesi di Europa, America e Asia (l’indagine in Italia è stata realizzata da Isfol). PIAAC si colloca entro un ampio progetto dell’OCSE volto a sviluppare negli anni analisi ricorrenti sulle competenze delle popolazioni, dopo che la  rivoluzione tecnologica  ha prodotto trasformazioni significative nel mercato del lavoro a livello mondiale, che si esprimono nella richiesta abilità, competenze e conoscenze nuove in relazione alla necessità di gestire processi complessi, al fine di reperire e di produrre informazioni, di possedere livelli elevati di abilità cognitive ed anche di abilità sociali (capacità di interagire in modo efficace nel lavoro e nella vita quotidiana).

Il rapporto evidenzia i risultati dei sistemi di istruzione e il rapporto tra questi e il mercato del lavoro, analizza le information processing skills in relazione alla possibilità di migliorare le prospettive occupazionali di tutta la popolazione, individua le fasce di popolazione a rischio e misura il match o il mismatch esistente tra le competenze offerte, disponibili sul mercato del lavoro e quelle richieste dal mercato del lavoro , in senso globale e nei singoli paesi.

COMPETENZE E SCOLARIZZAZIONE – Le competenze della popolazione 16-65 anni sono sicuramente correlate con i livelli di istruzione, questo si conferma in tutti i paesi. Gli adulti italiani dimostrano un limitato possesso di competenze , raggiungono infatti punteggi inferiori alla media Ocse, che li collocano all’ultimo posto della graduatoria relativa alle competenze alfabetiche funzionali (literacy) ed al penultimo della competenze matematiche funzionali (numeracy). Giappone, Finlandia ed in genere i Paesi del Nord Europa occupano i primi posti delle due graduatorie, Italia e Spagna si scambiano l’ultimo e il penultimo posto della graduatoria di literacy e di numeracy. Appare utile ricordare che la popolazione italiana 25-64 anni, che non ha un diploma di secondaria superiore, è circa il 45% , contro un dato europeo del 25% ; in Europa la Germania ha raggiunto l’obiettivo di Lisbona 2010 ( contenere sotto il 15% la popolazione priva di diploma), mentre la Spagna raggiunge il 47% .Se poi si osserva chi, nella stessa popolazione, raggiunge un titolo post diploma, troviamo che l’Italia conta un 15% circa di popolazione, contro l’Europa che supera il 27%: da notare che in Italia i percorsi post diploma sono praticamente solo percorsi accademici a differenza di quanto accade negli altri Paesi, che hanno percorsi di alta specializzazione superiore; a questo va aggiunto il dato degli abbandoni scolastici relativi ai 15-19enni, non presenti a scuola, che arriva al 18% (dati Ocse Education at a glance 2010-11.12).

DISPARITA’ NORD-SUD – Esaminando i dati PIAAC per aree geografiche, si nota, in Italia, la distanza tra il nord e il sud del Paese e, confrontando i punteggi raggiunti per ciascun livello di istruzione, i punteggi conseguiti dalla popolazione italiana sono più bassi rispetto ai punteggi medi Ocse, soprattutto nei livelli di istruzione più elevata.  Il vantaggio derivante dalla partecipazione ad attività di studio o formazione in età adulta appare evidente in Italia, come negli altri paesi, ma il problema italiano è lo scarso coinvolgimento degli adulti in queste attività: in Italia partecipa il 24% degli adulti contro la media Ocse del 52%.

OCCUPAZIONE E COMPETENZE –  Il settore di popolazione, esclusi gli studenti, che raggiunge i migliori risultati sono i lavoratori occupati e , in particolare quelli che si impegnano in attività di formazione; tuttavia anche per gli occupati si evidenziano differenze significative nei livelli di competenza tra i residenti nel nord e nel sud del paese.

I NEET E I GIOVANI A RISCHIO – Lo studio mette sotto osservazione i Neet , 16-29enni che non studiano, non lavorano e non cercano lavoro. Si tratta di early school leavers, ma non solo, che non hanno concluso precorsi di studio, che avevano intrapreso. Il punteggio medio di questi giovani si colloca sotto la media nazionale e le loro competenze sono molto limitate rispetto a quelle dei coetanei che studiano e lavorano.

QUALCHE MIGLIORAMENTO, LE DONNE –  Osservando le tre indagini cui l’Italia ha partecipato (Ials International Adult literacy survey e ALL Adult Literacy and Lifeskills) è possibile evidenziare un fatto sicuramente positivo: le donne raggiungono il punteggio dei maschi per quanto riguarda le competenze alfabetiche (literacy), questo risultato si deve alle buone performance delle più giovani, che compensa le limitate prestazioni delle donne anziane. L’indagine mette in luce inoltre un patrimonio di competenze femminili che il nostro paese non utilizza (le disoccupate hanno competenze più elevate dei disoccupati maschi in literacy e numeracy)  Si nota un miglioramento complessivo, soprattutto in relazione alla riduzione della popolazione con limitatissime competenze funzionali, al limite dell’analfabetismo. Si riduce la distanza dei punteggi conseguiti dai più giovani e dai più anziani ( si passa da 63 a 30 punti circa di differenza.).