Centro per l’autismo finanziato il progetto

da Trentino del 19-11-2013

Centro per l’autismo finanziato il progetto

COREDO. Via libera, con un sostanzioso contributo a fondo perduto dalla Provincia, alla realizzazione a Coredo del “Centro Sebastiano” per la disabilità autistica. Complessivamente il contributo – deciso con determina del dirigente del Servizio Politiche Sociali, Luca Comper – ammonta 3.506.800 euro di cui 968.000 per l’acquisto del terreno e 2.638.800 pari al 90% della spesa ammessa per l’esecuzione dell’opera che ammonta ad euro 2.932.00. Beneficiaria del contributo è la Fondazione Trentina per l’Autismo, che ha sede a Mezzolombardo e fa capo a Giovanni Coletti, presidente dell’AGSAT (Associazione genitori soggetti autistici del Trentino). L’opera era prevista nel Piano degli investimenti nel settore dell’assistenza per la XIV Legislatura per un contributo complessivo di 3.510.000 euro pari al 90 per cento della spesa ammessa di 3.900.000 euro. In un primo momento la documentazione per l’erogazione del contributo doveva essere presentata entro il 30 giugno 2012, termine successivamente spostato al 30 giugno 2013. Entro tale data la Fondazione ha presentato la documentazione con relativo quadro che prevede un investimento complessivo di 5 milioni e 200 mila euro per completare l’opera, quadro economico che il 16 settembre scorso ha ottenuto il parere favorevole del Comitato tecnico amministrativo dei lavori pubblici e della Protezione civile. La Fondazione – come risulta dalla determina – ha già sottoscritto il preliminare di acquisto dell’immobile per il “Centro Sebastiano” con la Patrimonio Trentino Spa, proprietaria dell’ex Monopolio di Stato e la relativa rendicontazione deve essere conclusa entro fine 2014. Quanto ai lavori, essi (previa progettazione esecutiva da depositare in tempo utile in Provincia) devono iniziare entro e non oltre il 31 marzo 2015 e terminare, con i collaudi e il rendiconto, entro il 31 dicembre 2016. Per la realizzazione dell’opera la Fondazione ha scelto infatti di procedere con un appalto concorso sia per la progettazione esecutiva sia per i lavori: «Nella valutazione per aggiudicare l’opera oltre all’aspetto economico conterà anche l’innovazione tecnologica, la sostenibilità ambientale, l’uso dei materiali (legno, ecc.) e la funzionalità complessiva del centro» commenta Giovanni Coletti che vede finalmente decollare l’opera. Il progetto definitivo del “Centro Sebastiano” (a firma dell’architetto Berti di Fondo) è stato approvato lo scorso 1° giugno dal cda della Fondazione e quindi riapprovato il 29 ottobre scorso comprendendo anche il maggiore costo per l’acquisto del terreno. Il Centro per l’autismo, che sorgerà a Coredo, inizialmente era previsto a Mollaro, frazione di Taio, ipotesi poi abbandonata – come aveva a suo tempo dichiarato lo stesso Coletti – per disinteresse di quell’amministrazione comunale.

di Giacomo Eccher

Schola reformanda est. Oggi e non domani!

Schola reformanda est. Oggi e non domani!

di Umberto Tenuta

 

C’è un grido che arriva dagli studenti e dai genitori, prima che dalla stampa e prima che dalla società tutta:

 

“La scuola deve essere rinnovata, profondamente, nelle sue finalità, nella sua impostazione metodologica, nei suoi strumenti e nei suoi processi di valutazione.

Non può più andar avanti così!”

 

Tutti i figli di donna hanno diritto al successo formativo, diritto che si identifica con il diritto alla vita.

 

Questo diritto deve essere assicurato dai genitori, ma la società tutta, la Repubblica, le istituzioni più diverse e la scuola, primariamente, deve renderlo possibile-

Se uomini non si nasce ma si diventa, e si diventa, non attraverso un mero processo di sviluppo, così come dall’uovo fecondato nasce il pulcino, ma attraverso un processo di formazione che implica prioritariamente il protagonismo del soggetto e che non può realizzarsi senza il supporto di quello che da qualche decennio viene chiamato sistema formativo integrato, il quale comprende, assieme alla scuola, la famiglia, le chiese, le comunità locali, la società tutta, e non solo lo Stato, perché conosciamo bene, a cominciare dall’educazione spartana, per finire con l’assolutismo di ieri e di oggi, quali sono i rischi che si corrono quando la formazione delle nuove generazioni restano nelle mani esclusive dello Stato.

 

Ma su questo ci siamo già soffermati e ritorneremo a confrontarci con quanti la pensano diversamente da noi.

 

Per ora ci preme sottolineare che tutti i nati di donna hanno diritto alla loro piena formazione umana, perché <<nati non foste a vivere come bruti, ma per seguire virtù e canoscenza>>.

Si badi bene che il Poeta ha ben precisato: <<per seguire virtù e canoscenza>.

 

Ai  nostri giorni, questo diritto non sembra sia assicurato, né pienamente, né a tutti i nati di donna, come emerge chiaramente, non solo dalle statistiche,  ma anche e soprattutto dal contesto della convivenza sociale, civile, democratica.

 

C’è un grido che non possiamo far finta di non sentire.

È il grido della società tutta, ma è il grido soprattutto dei giovani che ogni giorno soffrono nelle scuole, nella società, nelle carceri.

 

Qualcuno potrebbe dire che si tratta di pochi soggetti, di situazione eccezionali.

Non vogliamo entrare nel merito e, facendo nostra la parabola della pecorella smarrita, diciamo che, anche ove si trattasse di casi isolati, di un solo soggetto, non potremmo non comportarci come il buon pastore.

 

E, allora, se quanto detto risulta confortato da tutte le diagnosi che i grandi e piccoli studiosi hanno fatto e vanno facendo da anni, da decenni e da secoli, allora rimbocchiamoci le maniche e, osiamo dire:

 

impegniamoci a rinnovare il sistema formativo integrato

di cui la scuola è istituzione focale

 

Nessuno che abbia delle responsabilità può tirarsi indietro!

 

 

Proposte operative 

Innanzitutto, chiediamo che quanti condividono questo discorso lo approfondiscano e lo sviluppino, anche attraverso interventi in questa rubrica.

Poi chiediamo a tutte le istituzioni educative, che già hanno raccolto il nostro precedente appello nell’articolo SCHOLA Reformanda est, a segnalare le loro iniziative e i loro progetti operativi.

 

Ci disponiamo a raccogliere tutte le proposte intese a rendere effettivo il diritto di tutti i giovani al loro successo formativo.

 

Pertanto, ci aspettiamo interventi propositivi, soprattutto da parte dei genitori, ma siamo certi che saranno numerosi anche gli interventi da parte degli uomini di scuola che con passione assolvono quotidianamente il compito di promuovere la piena formazione dei giovani.

È troppo grande la responsabilità che grava sugli educatori, quali sono primariamente i genitori e poi, in particolare, gli uomini di scuola, perché si possa rimanere sordi a questo pressante appello:

Schola reformanda est!

INVIARE I COMMENTI A: dida@edscuola.it

Nel rispetto dei ruoli e delle competenze

Nel rispetto dei ruoli e delle competenze

di Vincenzo Andraous

Bullismo endemico all’istituzione scolastica come alla collettività intorno?

Mi sono confrontato con la prima linea professorale, ma anche con quell’altra della retrovia, ho incontrato quella genitorialità che non ammette giudizi né sentenze di appello, quando si tratta dei propri figli.

Il fenomeno del bullismo è un problema relazionale, che attraversa le nostre  famiglie, scuole, città, strade, a causa delle nostre ripetute e reiterate mancanze e inefficienze, nessuno può sentirsi autorizzato a non farci i conti.

Per tentare di arginare questo cratere di diseducazione virulenta, è necessario non fare spallucce alle nostre lentezze, e soprattutto alle nostre belle certezze, che non ci consentono di conoscere fino in fondo i dubbi che delimitano aree problematiche di così grande spessore e pericolo per un futuro a misura di uomo per i nostri ragazzi.

E’ l’esperienza a darmi man forte, è la somma degli errori a rendere obbligante un intervento che non può essere procrastinato, tanto meno amputato nella sua incisività da forme di rigetto baronali o peggio padronali, in ambiti che sono demarcati da confini, sì, sottili, ma diventati frontiere da percorrere in lungo e in largo per conoscerne le reali misure di contenimento.

Indipendentemente da chi farà un passo indietro per porsi dove c’è l’intera panoramica da indagare, è  in quest’ottica che dovranno essere presenti quattro poli convergenti: genitori, insegnanti, studenti, territorio, per comunicare tra loro e trasmettere informazioni, movendo una sinergia non di facciata, ma realmente improntata al raggiungimento di obiettivi comuni.

La scuola è di tutti, soprattutto è comunità e condivisione, allora ciascuno abbia il coraggio di mettersi nei panni dell’altro, e una volta tanto, lo faccia con voce liberante, obbligando la scuola, e così se stessi, a muovere dalle gabbie di partenza, quelle recintate con il filo spinato delle deleghe sempre comode.

Occorre sfuggire gli atteggiamenti ottusi, in cui è difficile affrontare con un minimo di onestà e umiltà il dibattito per arginare il fenomeno del bullismo, si preferisce rifugiarsi in fuorigioco, creando una disattenzione che autorizza l’accantonamento del rispetto delle regole, premiando i soliti furbetti dalla botta facile, dal beverone, dallo spinello acceso.

Occorre prendere in esame iniziative volte a indagare non più e non solo il mondo degli adolescenti, ma quello adulto, e non solo a scuola.

E’ necessario approntare servizi di consulto nell’istituzione scolastica, affinché chi è deputato a leggere oltre che a scrivere un voto, possa ritrovare equilibrio e serenità per riconquistare rigore e autorevolezza, rientrando a pieno titolo nel gioco delle relazioni.

Forse è anche il caso di spiegare a chi è genitore sulla carta, che lo è pure sulla linea mediana della tutela, e che solamente insieme si fa promozione, prevenzione, sviluppando capacità di partecipazione per progettare  interventi rivolti ai ragazzi, azioni di sostegno e accompagnamento urgenti in attesa dell’incontro con il proprio futuro.

Alluvione Sardegna, Miur attiva task force

Alluvione Sardegna, Miur attiva task force
Domani gli esperti del Ministero a Cagliari per una ricognizione

 

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha attivato una task force per far fronte alle conseguenze dell’alluvione che si è abbattuta in queste ore sulla Sardegna. Domani un gruppo di esperti del Miur sarà a Cagliari, alle 12, per una riunione con l’Ufficio Scolastico Regionale.

La task force effettuerà una ricognizione per verificare la situazione degli istituti scolastici in modo da predisporre un piano di intervento immediato. Saranno vagliate tutte le esigenze e le situazioni di disagio in modo da poter prontamente ripristinare il servizio scolastico nella sua piena funzionalità.

LA MIA TERRA, LA NOSTRA TERRA – 10ª edizione

Patrocinio
Regione Campania
Provincia di Salerno
Ente Provinciale Turismo Salerno
Comitato Italiano per l’UNICEF onlus
U.I.L.T. Unione Italiana Libero Teatro
AGITA Teatro
Piano Sociale di Zona Ambito S 5 di Eboli

Campagna (SA)
10 – 22 maggio 2014
LA MIA TERRA, LA NOSTRA TERRA
viaggiare: per cieli, per terre, per mari

10ª edizione

a cura di
COMUNE DI CAMPAGNA
ASS. CULT. “TEATRO DEI DIOSCURI”
IST. COMPRENSIVO “CAMPAGNA CAPOLUOGO”
IST. COMPRENSIVO “G. PALATUCCI”
I.I.S. “T. CONFALONIERI” – I.P.I.A. “G. BRUNO”
PRO LOCO “CITTA’ DI CAMPAGNA”

 

Decreto del Giudice del lavoro di Ancona sulla contrattazione integrativa

Decreto del Giudice del lavoro di Ancona sulla contrattazione integrativa: legittimo il comportamento del DS

Ormai non si contano più i provvedimenti dei giudici di prime cure che respingono sistematicamente i ricorsi per comportamento antisindacale promossi da alcune OO.SS. del comparto scuola, variamente associate tra loro, nei confronti dei dirigenti scolastici che doverosamente applicano le disposizioni del D.Lgs. 150/2009 in materia di contrattazione integrativa. La questione è la solita: la contrattabilità o meno delle lettere h), i) ed m) dell’art.6, comma 2, del CCNL scuola dopo il D.Lgs. 150/2009.
Anche il giudice del lavoro del Tribunale di Ancona si è espresso rigettando il ricorso ex art. 28 nei confronti del DS di un IC di Senigallia presentato da FLC-CGIL, COBAS, CISL e UIL.
Sembra non ci sia più storia almeno per noi che fin dall’inizio abbiamo seguito la vicenda e sostenuto i colleghi dirigenti coinvolti in queste vicende.
La stragrande maggioranza dei pronunciamenti dei tribunali ci sta dando ragione:
  • decreti del giudice di prime cure: venti favorevoli alle nostre tesi contro nove, cinque dei quali revocati nelle sentenze di primo grado.
  • sentenze di primo grado: sei  favorevoli alle nostre tesi contro una (Lucca). La sentenza di primo grado del giudice monocratico di Lucca è stata appellata. Vedremo come andrà a finire in appello.
  • sentenze di Corte d’Appello: una sentenza (Napoli) favorevole alle nostre tesi contro zero. La sentenza di Napoli è particolarmente importante perché resa da una Corte territoriale collegiale (Corte di Appello di Napoli – sezione controversie di lavoro e di previdenza ed assistenza).

Decreto del Tribunale di Ancona

Pensioni scuola, svolta l’udienza alla Corte Costituzionale

Pensioni scuola, svolta l’udienza alla Corte Costituzionale

Si è tenuta oggi, 19 novembre, la tanto attesa udienza della Corte Costituzionale relativa alla questione di illegittimità dell’art. 24 del decreto-legge 201/2011, che ha modificato la disciplina dei requisiti per l’accesso ai trattamenti pensionistici.

L’udienza fa seguito a una vertenza sostenuta dalla Cisl Scuola e patrocinata dall’avv. Riommi presso il giudice del lavoro di Siena, che ha investito della questione la Corte Costituzionale, il cui pronunciamento dunque avrà effetto erga omnes.

L’udienza di oggi ha visto lo svolgimento di un ampio dibattito tra le parti in causa sulle problematiche legate all’applicazione della norma introdotta dalla riforma Fornero, nonché sulle conseguenze da essa derivanti. I giudici della Corte, esponendo la relazione introduttiva, hanno mostrato di aver ben compreso la questione e le peculiarità proprie della scuola in materia di cessazione dal servizio.

Non è possibile in questo momento ipotizzare quando sarà depositata la decisione della Consulta; per averne notizia, pertanto, sarà necessario seguire costantemente i depositi periodicamente effettuati dalla Corte stessa.

Tribunale di Belluno: Ricorso 6 punti SSIS

Ricorso 6 punti SSIS: il Tribunale di Belluno dà ragione all’ANIEF

Il Giudice del Lavoro di Belluno accoglie il ricorso patrocinato dall’ANIEF e dichiara illegittima la Tabella di valutazione dei titoli delle Graduatorie a Esaurimento nella parte in cui il MIUR ha stabilito un iniquo svilimento delle professionalità acquisite tramite SSIS. Gli Avvocati Fabio Ganci e Walter Miceli, avvalendosi della preziosa collaborazione dei nostri legali sul territorio, ottengono una nuova importante vittoria in favore dei nostri iscritti e ristabiliscono il pieno rispetto della normativa primaria di riferimento che prevede che il bonus premiale di 6 punti sia attribuito riconoscendo il particolare valore formativo dei due anni di abilitazione conseguita tramite SSIS.

L’Avv. Pietro Rosano, alla cui professionalità l’ANIEF ha affidato la tutela dei propri iscritti sul territorio, ottiene sentenza pienamente favorevole nei confronti di una docente precaria e la dichiarazione di illegittimità – con conseguente disapplicazione – del D.M. di aggiornamento delle Graduatorie a Esaurimento in cui il MIUR aveva irragionevolmente mortificato il valore del suo titolo di abilitazione conseguito tramite SSIS. Il Giudice ha dichiarato illegittimo l’operato del MIUR nella parte in cui “attribuisce un punteggio aggiuntivo di 6 punti alle abilitazioni o titoli abilitanti all’insegnamento diversi da quelli conseguiti a seguito di corsi SSIS o assimilati” e condanna contestualmente le amministrazioni convenute “a correggere la graduatoria ad esaurimento del personale docente ed educativo pubblicata dall’ambito territoriale convenuto, valida per il conferimento di incarichi a tempo determinato e indeterminato negli aa.ss. 2011/2014” in relazione alla classe di concorso di interesse della nostra iscritta.

L’ANIEF ha sempre sostenuto che esiste una specifica previsione di legge che attribuisce un valore aggiunto all’abilitazione SSIS rispetto alle altre abilitazioni all’insegnamento in ragione del particolare e professionalizzante percorso di studi che le Scuole di Specializzazione comportavano; è disarmante che proprio il MIUR, che dichiara di voler sempre premiare la professionalità e le competenze acquisite dagli insegnanti, nei Decreti di aggiornamento delle Graduatorie a Esaurimento perseveri nell’illegittima mortificazione di tali percorsi contravvenendo, peraltro, alle espresse disposizioni normative in materia.

Progetto DEAL (Dislessia Evolutiva e Apprendimento delle Lingue)

Progetto DEAL (Dislessia Evolutiva e Apprendimento delle Lingue)

DEAL (Dislessia Evolutiva e Apprendimento delle Lingue) è un progetto di ricerca e formazione che nasce all’interno delle attività del Centro di Didattica delle Lingue con una duplice finalità: da un lato, esplorare le peculiarità del processo di apprendimento linguistico nell’allievo dislessico, con particolare riferimento al contesto di lingua straniera e seconda, dall’altro individuare i principi metodologici, le procedure e le strategie per garantire una glottodidattica accessibile.

Università Ca’ Foscari Venezia : Progetto DEAL (Dislessia Evolutiva e Apprendimento delle Lingue)
Scritto da U.R.P. Capaldo il 4 dicembre 2012
L’Università Ca’ Foscari  di Venezia segnala che  è attivo il Progetto DEAL (Dislessia Evolutiva e Apprendimento delle Lingue), uno specifico progetto di ricerca e formazione sulle metodologie glottodidattiche più efficaci per l’insegnamento delle lingue agli allievi dislessici.

Sul sito del progetto (www.unive.it/centrodidatticalingue   > link a destra “Progetto DEAL”) si può trovare:

Proposte di formazione:
a Venezia: sono già disponibili i bandi della III edizione dei MasterClass DEAL, che offrono una formazione di 50 ore (15 in presenza e 35 a distanza) di livello base e avanzato;
presso le istituzioni scolastiche richiedenti (in questo caso il progetto formativo è costruito ad hoc sulla base delle esigenze dell’ente richiedente);
online: sono in uscita entro dicembre i bandi dei moduli di formazione esclusivamente online.
link a pubblicazioni scientifiche, schede operative e materiali creati dallo staff del progetto e dai docenti che hanno partecipato ai corsi DEAL.
Per maggiori informazioni o per richiedere una collaborazione si può contattare l’indirizzo mail deal@unive.it   (Prof. Michele Daloiso). Per rimanere aggiornati sulle  iniziative si può visitare il sito ufficiale del progetto (www.unive.it/centrodidatticalingue) o la pagina www.facebook.com/progetto.deal .

“ITP FIGLI DI UN DIO MINORE?”: IL 20 NOVEMBRE A ROMA CONVEGNO

“ITP FIGLI DI UN DIO MINORE?”: IL 20 NOVEMBRE A ROMA CONVEGNO GILDA

Riflettori puntati sul futuro dei docenti tecnico-pratici di laboratorio nel convegno “Gli ITP sono figli di un dio minore?”, promosso dal Centro Studi Nazionale della Gilda degli Insegnanti e dall’Associazione Docenti Art.33, che si svolgerà domani, mercoledì 20 novembre, al Centro Congressi Cavour di Roma (via Cavour 50/A) a partire dalle 9.45.

Con il massiccio taglio delle unità di lezione (circa un terzo del monte ore complessivo) previsto dalla riforma Gelmini che entrerà a regime nel 2014-2015, gli ITP, le cui prestazioni sono spesso ridotte a una sola ora settimanale per classe, rischiano di perdere le cattedre e di essere convertiti in Ata. “E’ una situazione che ci preoccupa molto – spiega la Gilda degli Insegnanti – perché conferma la tendenza del governo a intervenire con il criterio unico del risparmio economico trascurando l’aspetto professionale e didattico”. Per contrastare questa deriva, durante il convegno la Gilda degli Insegnanti presenterà alcune proposte tese alla salvaguardia dell’identità professionale degli ITP e della qualità dell’istruzione.

All’iniziativa parteciperanno Gian Luca Galletti, sottosegretario del Miur, Michele Aglieri, ricercatore dell’università Cattolica di Milano, e Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti.

‘MISTERIOSO’ DDL SFASCIA-SCUOLA

‘MISTERIOSO’ DDL SFASCIA-SCUOLA. CARROZZA: IL RITORNO DEL SISTEMA APREA
Nuovo governo, vecchie strategie: come con la l. Aprea nell’altra legislatura, tentano di far approvare senza dibattito parlamentare l’eliminazione degli organi collegiali,
il reclutamento diretto e l’abolizione della libertà d’insegnamento. Prime marce indietro: proclamato comunque lo stato d’agitazione

L’8 Novembre la Carrozza ha presentato al Consiglio dei Ministri una legge delega, collegata alla legge di stabilità (e quindi non sottoponibile neppure a referendum abrogativo), per affiderebbe al governo la revisione generale dell’assetto scolastico. Tra le materie oggetto di tale “riassetto” (praticamente tutte) sono presenti: reclutamento del personale, organi collegiali, stato giuridico e trattamento economico del personale.
Per quanto attiene al reclutamento del personale scolastico, si prevede “il ricorso al corso-concorso per l’accesso all’insegnamento presso le istituzioni scolastiche”, vale a dire una riforma del reclutamento che apre definitivamente la strada alla cosiddetta “chiamata diretta” degli insegnanti da parte del dirigente scolastico, una via già tentata nello scorso anno dall’on. Aprea in veste di assessore all’istruzione della regione Lombardia e contro cui si è scagliato unanime il dissenso del mondo della scuola, consapevole del rischio per il nostro sistema di istruzione pubblico di non essere più in grado di garantire il rispetto del principio del merito nella scelta degli insegnanti, e di vedere sacrificate anche le scuole pubbliche alle logiche del clientelismo locale. Le proteste hanno già prodotto il ritiro di questa parte …staremo a vedere.
Per quanto riguarda la riforma degli organi collegiali, si parla di “mantenimento delle sole funzioni consultive” ed è quindi evidente la volontà di una modifica sostanziale all’attuale normativa con la definitiva rinuncia al principio democratico della collegialità che, a partire dai decreti delegati 416 e 417 del 1974 (tutt’ora vigenti), è stato posto a fondamento irrinunciabile per il buon funzionamento delle nostre istituzioni scolastiche. Ecco il sacrificio definitivo della libertà di insegnamento, garantito dalla Costituzione, ed esercitato in particolare nell’ambito del Collegio dei docenti, attraverso il ruolo deliberante imprescindibilmente esercitato dagli insegnanti nella definizione degli obiettivi e delle scelte didattico-educative della scuola. Anche il Consiglio di istituto (con studenti e genitori) perderebbe ogni prerogativa, venendo assoggettato anch’esso alla discrezionalità dei dirigenti scolastici.
Per quanto riguarda la riforma dello stato giuridico dei docenti (e di tutto il personale della scuola) è prevista “la precisa definizione dei rapporti tra le diverse fonti di disciplina pubblicistica e negoziale”; ciò permetterà illegittimamente al governo che, non dimentichiamolo, in questo caso è anche parte datoriale, di intervenire, senza alcuna mediazione, sul contratto di lavoro di docenti ed ata. Si tratta della definitiva privatizzazione del rapporto di lavoro, con l’eliminazione di ogni autonomia professionale e la totale subordinazione disciplinare, ancora una volta, alla discrezionalità dei dirigenti scolastici, secondo una logica aziendalista ed impiegatizia che nulla ha a che fare con una comunità educante e non mancherà di aprire la porta a forme di valutazione altrettanto discrezionali. Per i docenti, in particolare, tale normativa fa il paio con l’obbligo, disposto nell’altro decreto-scuola approvato da questo Governo, di assoggettarsi a corsi punitivi in ordine all’esito delle vergognose prove (a test) Invalsi.
Risulta evidente come, ancorando questo decreto legge alla legge di stabilità, il Ministro Carrozza stia cercando di sottrarre l’argomento all’attenzione dell’opinione pubblica, come tentò di fare la Commissione cultura della Camera nella scorsa legislatura quando, in occasione della discussione in Parlamento della legge che vedeva come prima firmataria l’On. Aprea, approvò il testo e, invece di metterlo all’esame del Parlamento, ne chiese “il trasferimento in sede legislativa” per stringere i tempi di approvazione. In quell’occasione fu la ferma opposizione espressa dal mondo della scuola nei confronti di un modus operandi (e di un dispositivo) profondamente antidemocratico ad ostacolare l’approvazione del provvedimento.
Ora il nuovo Ministro Carrozza (e con lei PD, PDL, Scelta Civica ed ‘”Alfaniani”) ci riprova.
Di tutt’altra natura sono gli interventi necessari per il nostro sistema di istruzione: rifinanziamento, dopo i drastici tagli degli ultimi anni (8,5 miliardi di euro con l’intonsa controriforma Gelmini), per allineare gli investimenti dell’Italia a quelli degli altri paesi dell’OCSE, e non altro minimalismo al ribasso (riduzione dei licei a 4 anni) come auspica la Carrozza.

Stefano d’Errico (Segretario nazionale)

ACCADDE IN SICILIA E POTREBBE ACCADERE OVUNQUE

DIRIGENTISCUOLA-CONFEDIR: ACCADDE IN SICILIA E POTREBBE ACCADERE OVUNQUE

 

Una recentissima vicenda, ma dalle origini risalenti, di seguito sintetizzata, costituisce l’emblema di una dirigenza scolastica inconferente, frutto velenoso di un’autonomia cartacea che l’ha schiacciata su una dimensione prettamente burocratica, facendone il terminale su cui si scaricano tutte le  disfunzioni di sistema.

Sicché nulla ha essa da temere se gli studenti non apprendono o i docenti (pochi, per fortuna) sono acclaratamente degli incompetenti o palesemente schizzati. Ma guai a dimenticare di mettere le carte a posto (beninteso, se lo si è effettivamente dimenticato) e poi di seguirne l’andamento labirintico tra gli interstizi dell’apparato ministeriale e nelle aule dei tribunali: si paga – o meglio, si è chiamati a pagare – anche dopo dieci e passa anni, quando si pensa di potersi godere in santa pace la meritata pensione. E con cifre tutt’altro che simboliche, ammontanti a 48.512 euro, oltre rivalutazione, interessi e spese!

E’ la richiesta del MIUR che,soccombente nel giudizio civile, ha esercitato l’azione di rivalsa siccome figurante nell’atto di citazione della Procura Regionale della Corte dei Conti, notificato ad

un malcapitato collega siciliano per aver egli, quand’era in servizio, omesso di chiamare in causa la compagnia assicuratrice, entro i termini, per l’infortunio di uno studente nell’ora di educazione fisica.

Si accerterà in giudizio se vi sia stata colpevole omissione o meno, ovvero se l’Amministrazione ministeriale sia stata o meno prontamente( e formalmente) attivata e abbia ottemperato a quanto di competenza oppure si sia lavate le mani.

Ed in giudizio il nostro collega pensionato, iscrittosi a DIRIGENTISCUOLA-CONFEDIR praticamente qualche giorno prima che gli venisse notificato l’atto di citazione, potrà far valere la garanzia, retroattiva, della polizza assicurativa “Tutela legale”, una delle sei dell’intero pacchetto offerto  ai soci, che, non essendo uno specchio per le allodole (si vedano i massimali e le condizioni), ha un costo pari a circa la metà della quota associativa pro-capite.

Potrà dunque – e solo per questo evento, e senza sottolimiti annuali – contare sull’importo sino a 25.000 euro per pagarsi un legale di propria fiducia e sufficienti a coprirlo sino al ricorso in Cassazione, se necessario.

Non essendosi peritato il collega, oggi in quiescenza,di tutelarsi per tempo,antecedente l’origine della sequenza dei fatti ora addebitatigli, formuliamo l’auspicio che al MIUR non riesca di provare in giudizio il dolo o la colpa grave del convenuto,di modo che egli possa uscirne assolto.

A coloro che sono in servizio reiteriamo  l’invito a dotarsi, senza indugi, della copertura assicurativa predisposta da DIRIGENTISCUOLA-CONFEDIR per i propri soci ,e di  mantenere l’iscrizione per almeno cinque anni, pari al periodo prescrizionale, una volta che si è collocati in pensione.

Certamente,la nostra Associazione professionale-sindacale di dirigenti scolastici ha la giusta ambizione di non servire solo per una protezione difensiva. Ma,per intanto e prosaicamente, serve ANCHE a questo: almeno sino a quando continueremo ad essere i capri espiatori delle inefficienze dell’Amministrazione e delle aberrazioni del sistema.

Nelle piazze e nelle scuole contro la legge di stabilità

da Il Fatto Quotidiano

Nelle piazze e nelle scuole contro la legge di stabilità

di Federico Del Giudice

L’Unione Europea ha bocciato la legge di stabilità del Governo Letta: debito troppo alto, tradito il Patto di stabilità. I rimproveri della troika europea stroncano la manovra e ritirano i fondi “bonus” promessi per dare respiro agli investimenti, chiedono intanto più tagli per la riduzione del debito e un riallineamento complessivo delle politiche del governo ai dettami di rigore e austerità. La risposta del governo non si è fatta attendere: Palazzo Chigi ha sottolineato come con le privatizzazioni contenute nella legge di stabilità e con la spending review si daranno maggiori garanzie di rispetto dei vincoli Ue.

La sfiducia più grave alle politiche del governo è arrivata però nei giorni scorsi dalle piazze degli studenti, senza ricevere nessuna risposta o giustificazione da parte della politica. In oltre 100.000 gli studenti hanno invaso le strade di tutto il Paese, provando a raggiungere regioni, province e tutti i luoghi nevralgici delle città per protestare contro la legge di stabilità e le politiche di austerità del governo Letta. Da Torino e Pisa, fino a Roma, Napoli e Bari una generazione stanca di subire la gestione ingiusta di questa crisi è scesa in campo per dare l’ultimatum a chi vuole continuare a tutelare grandi capitali e speculatori, svendendo i diritti e la dignità delle persone. Il governo si è dimostrato per l’ennesima volta sordo alle istanze della popolazione e succube dei ricatti della troika europea: sceglie l’austerità contro chi rivendica giustizia sociale dalle piazze e dai luoghi della formazione distrutti dai tagli di questi anni.

L’austerità uccide la democrazia! I vincoli dell’Unione Europea vogliono rendere cronica l’emergenza economica per speculare sui diritti e la vita di tutte e tutti, rafforzando un modello economico insostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale. Dal basso perciò gli studenti delle mense e degli studentati liberati, le scuole in mobilitazione hanno denunciato l’autoritarismo di un governo che è più interessato a compiacere gli interessi dei poteri forti piuttosto che quelli di una generazione espulsa dai percorsi di formazione e costretta a fuggire dal Paese. Abbiamo rivendicato il rifinanziamento totale del diritto allo studio, la messa in sicurezza delle scuole, pretendiamo welfare, reddito e casa per tutti.

Abbiamo continuato  a mobilitarci anche sabato quando siamo stati un fiume un piena nelle piazze di Susa, Gradisca, Napoli e Pisa, città attraversate da battaglie emblematiche contro l’inquinamento ambientale, la gestione autoritaria dei territori e per la chiusura immediata di quelle carceri disumane che sono i CIE. Da questa settimana ripartiremo invece nelle scuole in protesta, con autogestioni ed occupazioni, finché non ci saranno risposte da parte del governo.

Germania, dove gli stage funzionano

da Corriere della Sera

IL DIBATTITO/ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO

Germania, dove gli stage funzionano

Uno studente su due viene assunto dall’azienda dove ha lavorato durante gli studi di formazione professionale

Paolo Lepri

Non solo scuola (Schule) per trovare lavoro (Arbeit) Che cos’è il sistema «duale» tedesco, di cui si parla tanto, soprattutto in un Paese come il nostro, che è ai primi posti nella classifica europea della disoccupazione giovanile ? Per spiegarlo, lasciamo la parola a una delle sue più appassionate sostenitrici, la ministra del Lavoro tedesca Ursula von der Leyen, una donna di cui sentiremo parlare ancora molto nei prossimi anni. «È alla base del nostro successo attuale. La metà dei ragazzi tedeschi frequenta un corso di formazione professionale. Abbiamo trecentoquaranta vocazioni diverse, dall’infermiere al bancario, dal meccanico all’elettronico. È una combinazione di teoria e pratica: tre giorni alla settimana di training in azienda e due giorni in aula. E il certificato professionale, al completamento dei 2 o 3 anni di formazione non esclude la possibilità di frequentare l’università in seguito. Alcuni amministratori delegati di successo hanno cominciato così».

RICETTA ANTIDISOCCUPAZIONE – Tutto chiaro? Alle parole della ministra va aggiunto che i buoni risultati di questa formula sono una delle ragioni, non l’unica, che porta la Germania ad avere una quota record di senza lavoro tra le giovani generazioni, soltanto il 7,5 per cento circa.  Sempre nella stessa intervista, pubblicata dal Corriere della Sera , Ursula von der Leyen ha ricordato tra l’altro che questo virtuoso mix tra scuola e lavoro esiste anche in Austria e Svizzera, non solo in Germania. Ma andrebbe citato forse il caso dell’Olanda, altra nazione all’avanguardia nell’occupazione giovanile, dove quasi due terzi dei liceali escono dalla scuola almeno una volta per un’esperienza lavorativa e la metà dei giovani frequenta un istituto professionale. Tutto si basa su «una partnership tra pubblico e privato», perché, dice ancora la teorica delle «quote femminili» ai vertici delle aziende, «le imprese devono offrire i posti e pagare la retribuzione dei giovani, e poi serve un ente che gestisca i certificati, in Germania lo fa la Camera di Commercio».

L’ASSUNZIONE – Si può sottolineare ancora che il sistema duale rappresenta naturalmente un riuscito intreccio tra teoria e pratica , che vede sviluppare al massimo la collaborazione tra la scuola professionale e le aziende. Una volta superato l’esame, il giovane ha di fronte a se la possibilità di entrare immediatamente nel mercato del lavoro oppure di proseguire gli studi. In terza ipotesi, può scegliere di ottenere un diploma di maggiore specializzazione frequentando un nuovo corso dopo l’esperienza lavorativa . Generalmente, secondo i dati del governo tedesco, una quota oscillante tra il 50 e il 60 per cento degli apprendisti viene assunta dall’azienda dove ha svolto la formazione professionale. Certo, il sistema tedesco è difficile da riprodurre senza profonde riforme del sistema scolastico e del mercato del lavoro. Il modello della scuola «a tempo pieno», rilevano gli esperti tedeschi, è completamente superato perché non tiene conto del mercato. Quello che si può fare intanto – e se ne è parlato alle conferenze europee che si sono tenute in questi ultimi mesi – è incentivare e facilitare l’afflusso di giovani stranieri nel mercato del lavoro in Germania, anche con accordi bilaterali tra i governi. Il ministro degli esteri Guido Westerwelle ha sottolineato recentemente che il sistema duale è una garanzia per disporre di specialisti ben preparati e riempire i vuoti esistenti anche nel suo Paese, combattendo così concretamente la disoccupazione giovanile. Esistono settori, come quelli della tecnologia elettronica o informatica e quelli della ristorazione e della sanità, in cui le porte della Germania sono aperte e le opportunità elevate. E’ il momento di approfittarne. Anche se questa nuova emigrazione non è una festa.