Previste 4.447 nuove nomine in ruolo per insegnanti di sostegno

Previste 4.447 nuove nomine in ruolo per insegnanti di sostegno

Riunioni al ministero

Decorrenza settembre 2013

La Uil ha sollecitato procedure rapide anche per le nomine in ruolo per assistenti amministrativi e tecnici

 

Il giorno 20 novembre 2013 si è svolto un incontro tra il Miur e le organizzazioni sindacali nel corso del quale sono stati affrontati i seguenti argomenti: nomine in ruolo docenti di sostegno, organico personale docente, personale docente inidoneo, validità del diploma magistrale ai fini della partecipazione ai corsi di specializzazione per il sostegno, Percorsi abilitanti speciali.
Per la Uil scuola ha partecipato Pasquale Proietti

Nomine in ruolo sul sostegno
Il Miur, in applicazione del comma 3 dell’art. 15 della Legge 128/13, sta procedendo alle nomine in ruolo sui posti di sostegno.
La legge in tre anni porta l’organico di diritto di sostegno dal 70% al 100%.
La prima tranche di nomine dei complessivi 26.684 posti, corrispondente a 4.447 posti, verrà effettuata con decorrenza giuridica 1 settembre 2013.
Il relativo Decreto Interministeriale che autorizza le nomine è stato già firmato dal Ministro dell’istruzione, per avere efficacia deve essere firmato anche dal Ministro dell’economia e delle finanze. Come specificato nella tabella pubblicata qui di seguito.

Organico docenti
Il Miur, in applicazione della Legge 128/13, ha fatto un primo incontro a livello informativo con i sindacati, in anticipo rispetto ai tempi canonici del confronto sulla materia perché alcuni aspetti degli organici hanno ricadute sul CCNI della mobilità in via di definizione.
Il Miur, in applicazione del comma 3-bis dell’art. 15 della Legge 128/13, ha comunicato innanzi tutto l’orientamento dell’amministrazione scolastica di sopprimere, ai fini della mobilità, le “aree” disciplinari di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado.
La suddivisione per “aree”, come prevede la legge, resterà ancora per il triennio 2014/17 limitatamente  alla I fascia d’istituto e alle Graduatorie ad Esaurimento.
Con provvedimenti successivi verranno definite le modalità relative alla gestione dei posti destinati alle nomine in ruolo, che avverranno sulle attuali quattro “aree” distinte, e alle utilizzazioni delle Dotazioni Organiche di Sostegno.
Tutte le norme che riguardano la mobilità verranno definite nel CCNI in fase di definizione.
Il Miur, inoltre, al fine di una gestione più razionale delle risorse ha proposto la definizione di un organico unico negli Istituti d’Istruzione Superiore.
La Uil su questo aspetto ha proposto che, con i dovuti aggiustamenti, possa essere applicato l’organico unico ma limitatamente alle stesse tipologie/ordine di scuole (Tecnico con Tecnico, Professionale con Professionale).
Su questi aspetti le parti si sono riservate ulteriori approfondimenti.
In applicazione del comma 1 dell’art. 5 della Legge 128/13, che prevede l’assegnazione, dall’anno scolastico 2014/15, di un’ora di “geografia generale ed economica” ad una classe del primo biennio degli Istituti Tecnici e Professionali in cui non sia già prevista, il Miur ha manifestato l’orientamento di assegnarla alle classi prime.
Questo aspetto verrà comunque approfondito nel corso dei prossimi incontri.

Docenti inidonei
Il Miur, in applicazione dell’art. 15 della Legge 128/13, ha illustrato ai sindacati una bozza di Decreto Interministeriale dove si prevede che il personale docente inidoneo all’insegnamento possa, a domanda, transitare ed essere inquadrato nei profili professionali di assistente amministrativo e di assistente tecnico del personale Ata.
Coloro che non presenteranno domanda di passaggio nei profili Ata, in attesa delle procedure di mobilità intercompartimentale, potranno essere utilizzati per le iniziative di prevenzione della dispersione scolastica o per attività di supporto alla didattica.
Il personale docente già dichiarato permanentemente inidoneo alla propria funzione sarà sottoposto, entro il 20 dicembre 2013, a nuova visita da parte delle commissioni mediche, per una nuova valutazione dell’inidoneità.
Sulla base degli esiti della visita, se la dichiarazione di inidoneità non dovesse essere confermata il personale interessato tornerà a svolgere la funzione di docente.
Le domande per il transito nei profili del personale Ata dovranno essere presentate, con modalità cartacea, all’Ufficio Scolastico Regionale della provincia di titolarità nelle date che verranno stabilite dalla circolare di trasmissione del Decreto Interministeriale.
Su questi aspetti la Uil, al fine di non rimettere in discussione le supplenze già attribuite al personale Ata in servizio, ha chiesto che le nomine del personale docente inidoneo che dovesse optare per il transito nei profili Ata siano solo giuridiche, con decorrenza 1 settembre 2013 e con raggiungimento della sede al 1 settembre 2014.
La Uil ha chiesto, inoltre, che subito dopo l’effettuazione delle nomine giuridiche, con un quadro organico più definito, si proceda subito alle nomine in ruolo del personale Ata, con decorrenza giuridica 1 settembre 2013 su tutti i posti a quella data disponibili, dando contestualmente seguito alla mobilità professionale.
Per quanto riguarda i passaggi di qualifica, nelle percentuali previste dall’attuale normativa, secondo la Uil scuola si dovrà procedere con nomine di personale idoneo già formato e, lì dove ci sia disponibilità di posti e non ci sia disponibilità di personale già formato, alla nomina, previa formazione, di personale che abbia superato le prove preselettive.
Su questi aspetti ancora non c’è stato uno specifico confronto col ministero.

Diploma magistrale e specializzazione su sostegno
Il Miur ha posto all’attenzione dei sindacati una proposta che prevede la possibilità per chi è in possesso del “diploma magistrale” di partecipare ai corsi di specializzazione per il sostegno, riservati al personale già in possesso di abilitazione.
Sulla proposta del Miur si sono registrati orientamenti diversi pertanto l’argomento sarà oggetto di ulteriori approfondimenti nei prossimi incontri.

Percorsi Abilitanti Speciali
Come anticipato nel report del 13 novembre scorso, il Miur, accogliendo le richieste sindacali, sta per emanare una nota con la quale riapre i termini di presentazione delle domande per le “150 ore” per il diritto allo studio, la nuova scadenza dovrebbe essere il 15 dicembre.
Con lo stesso provvedimento, al fine di venire incontro al maggior numero di richieste, darà indicazioni ai Direttori regionali per una gestione flessibile del monte ore complessivo da attribuire al personale interessato.

Retribuzione supplenti
Sempre nella giornata di ieri, parallelamente agli altri incontri, si è tenuta una riunione, per la Uil scuola ha partecipato Antonello Lacchei, su alcuni aspetti relativi al pagamento delle supplenze brevi e saltuarie (retribuzione della domenica nel caso di servizio prestato nella stessa settimana in più scuole, retribuzione dei completamenti dei part time) per definire regole comuni di comportamento che siano rispettose del contratto e gestibili dal sistema.
I rappresentanti del Miur si sono impegnati a presentare già dal prossimo incontro una prima circolare per fornire istruzioni alle scuole.

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Comparto Ministero e Area I – Sciopero

Sciopero per l’intera giornata del 25 novembre 2013 del personale delle categorie pubbliche e private – proclamazioni

Via libera Parlamento Ue a Horizon 2020

Carrozza: Ottima notizia via libera Parlamento Ue a Horizon 2020

“Il via libera del Parlamento europeo al Programma di ricerca Horizon 2020 è un’ottima notizia”. Lo dichiara il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza. “Si tratta di uno stanziamento senza precedenti che mette la ricerca al centro dell’agenda europea – aggiunge il Ministro – Se a questo aggiungiamo che almeno la metà dei Fondi Strutturali e d’Investimento Europei deve essere dedicata alla ricerca, l’orizzonte diventa davvero sfidante. Per questo il sistema italiano si sta attrezzando, accentuando la dimensione europea del Programma Nazionale per la Ricerca, nella preparazione del quale sono coinvolte le Regioni insieme alle Amministrazioni centrali, le imprese, le università, gli enti di ricerca. È un appuntamento che il nostro Paese non può permettersi di perdere”, conclude Carrozza.

Monito Ue non resti inascoltato

Scuola, Mascolo (Ugl):
“Monito Ue non resti inascoltato”
“Il richiamo della Commissione Europea conferma quanto sosteniamo da tempo, ovvero che per la scuola servono misure concrete e non provvedimenti tampone”.
Lo dichiara il segretario nazionale dell’Ugl Scuola, Giuseppe Mascolo, spiegando che “nonostante le nostre continue richieste di procedere con l’immissione in ruolo con copertura di tutti i posti vacanti in organico di diritto, oggi sono ancora tanti i precari della scuola e ciò dimostra quindi che l’utilizzo di tali tipologie contrattuali è ancora troppo diffuso. Questo, oltre a discriminare fortemente chi svolge mansioni importanti, danneggia il sistema scolastico che paga anche i costi dei tanti ricorsi presentati con un aumento considerevole delle spese. Non dimentichiamo inoltre che i contratti a tempo determinato dovrebbero trovare applicazione solo in caso di supplenze brevi e saltuarie”.
“Il monito Commissione Ue non resti inascoltato e si stabilisca – conclude – un piano di assunzioni pluriennale che dia stabilità al lavoro e garantisca continuità nell’insegnamento e servizi migliori”.

Un ulteriore colpo all’obbligo di istruzione?

Un ulteriore colpo all’obbligo di istruzione?

 di Maurizio Tiriticco

Nella nota Invalsi n. 12537 del 18 u. s. leggo tra l’altro: “Per il presente anno scolastico, le prove della seconda secondaria di secondo grado rimangono ancora indifferenziate rispetto ai macro-indirizzi di studio, ma sono già in corso le azioni necessarie per giungere, a partire dal 2015, a una parziale differenziazione delle prove stesse in funzione delle diverse tipologie di scuola”.

Ricordo agli amici dell’Invalsi che, con l‘articolo 1, comma 622, della legge 296/06, l’obbligo di istruzione è stato innalzato di due anni in tutti gli indirizzi degli istituti secondari di secondo grado. In particolare, all’articolo 2, c. 1 del dm applicativo 139/07 si legge: “I saperi e le competenze (articolati in conoscenze e abilità, n.d.a) assicurano !’equivalenza formativa di tutti i percorsi, nel rispetto dell’identità dell’offerta formativa e degli obiettivi che caratterizzano i curricoli dei diversi ordini, tipi e indirizzi di studio”. Ne risulta che è l’equivalenza formativa che costituisce il valore aggiunto dall’innalzamento dell’obbligo rispetto alla specificità dei singoli indirizzi.

In particolare, il citato dm individua 16 competenze culturali, distinte in quattro assi pluridisciplinari (dei linguaggi, matematico, scientifico-tecnologico, storico-sociale (allegato 1) e 8 competenze chiave di cittadinanza (allegato 2). Per ciascuna delle competenze culturali sono dettagliatamente descritte le conoscenze e le abilità che concorrono alla loro acquisizione. Un analogo dettaglio riguarda le competenze chiave per l’esercizio della cittadinanza attiva e viene specificato che “l’elevamento dell’obbligo a dieci anni intende favorire il pieno sviluppo della persona nella costruzione del Sé, di corrette e significative relazioni con gli altri e di una positiva interazione con la realtà naturale e sociale” (allegato 2).

Tale assunto normativo è coerente con le finalità dell’istruzione obbligatoria, sancita dall’articolo 33 della Costituzione, che va letta e attuata nella lettera e nello spirito dell’articolo 3, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che “impediscono il pieno sviluppo e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Pertanto, in ordine sia al dispositivo costituzionale che alle citate disposizioni normative – e se le parole hanno un senso – risulta che la preoccupazione del costituzionalista, del legislatore e della stessa amministrazione è che TUTTI i nostri studenti “obbligati” raggiungano indistintamente quelle competenze, culturali e di cittadinanza, che garantiscono l’unitarietà dell’istruzione di base pur nell’articolazione di diversi percorsi.

Pertanto, se si optasse per una scelta di prove differenziate, si romperebbe tale unitarietà e si proporrebbero inevitabilmente prove “più facili”, quando si passa dall’istruzione liceale a quella tecnica e professionale. E si legittimerebbe di fatto quella differenza civile e culturale tra cittadini, contro la quale, invece, una istruzione obbligatoria per sua natura è impegnata a battersi. Ricordo che la recente indagine Isfol-Piaac, realizzata in 24 Paesi avanzati del mondo, ha dimostrato che il nostro Paese si colloca all’ultimo posto della graduatoria nelle competenze alfabetiche.

E’ una situazione contro la quale occorre battersi! Perché i cittadini tutti – non uno di meno – acquisiscano quelle competenze civiche e culturali di base che sono assolutamente irrinunciabili E che sono “uguali” per tutti! Di qui l’interrogativo: in questa battaglia l’Invalsi vuole essere uno strumento di unitarietà o di differenziazione?

Task force di esperti per frenare l’autismo

da Il Gazzettino del 21-11-2013

Task force di esperti per frenare l’autismo

CONEGLIANO. L’azienda sanitaria mette in campo una task force di esperti a sostegno dei malati di autismo. Nel territorio dell’Usl 7 sono 160 le persone seguite per disturbi dello spettro autistico. Di queste, 120 sono under 18, mentre 40 sono adulte. Quest’anno scolastico sono 85 i bambini e i ragazzi autistici seguiti da insegnanti di sostegno e addetti all’assistenza. I disturbi dello spettro autistico «colpiscono prevalentemente i maschi – spiega Giuseppe Bazzo, direttore dei servizi sociali dell’Usl – e si manifestano quasi sempre entro i primi tre anni di vita».
Negli ultimi decenni si è osservato un aumento nella frequenza di tali disturbi «riconducibile, fra l’altro, – prosegue Bazzo – a uno sviluppo e a una maggiore appropriatezza degli strumenti e dei criteri diagnostici impiegati». Proprio questo progresso delle tecnologie favorisce altresì la diagnosi precoce della malattia a partire dal secondo anno di vita e permette di mettere in atto precocemente gli interventi riabilitativi più efficaci. Per migliorare l’inclusione scolastica e i percorsi formativi rivolti a bambini e adolescenti con disturbi dello spettro autistico è stato messo a punto un progetto di formazione per insegnanti e addetti all’assistenza che operano nelle scuole.
Una vera e propria task force che coinvolge l’ufficio scolastico territoriale di Treviso, il centro territoriale per l’inclusione di Conegliano, Pieve di Soligo e Vittorio Veneto, i presidi di riabilitazione La Nostra Famiglia di Conegliano-Pieve di Soligo, la fondazione Oltre il Labirinto onlus e l’associazione nazionale genitori soggetti autistici. «La peculiarità e complessità delle persone con questo tipo di disturbo – sottolinea Bazzo – richiedono che il progetto riabilitativo, oltre che altamente individualizzato e precoce, sia rivolto a tutti gli spazi di vita; in tal senso, l’integrazione e la condivisione degli obiettivi e degli interventi delle diverse istituzioni e delle associazioni delle famiglie costituiscono una condizione necessaria per una positiva evoluzione del quadro clinico e dell’adattamento del bambino nei vari contesti di vita». Il progetto di info – formazione partirà il 26 novembre.

Scuola, un esercito di 137mila precari. Ma il ministero dell’Istruzione rassicura

da Repubblica.it

Scuola, un esercito di 137mila precari. Ma il ministero dell’Istruzione rassicura

La denuncia dei sindacati: le 11mila immissioni in ruolo autorizzate lo scorso settembre dal ministro Carrozza non bastano. Il precariato è in aumento e i supplenti non ricevono lo stipendio a fine mese

ROMA – Precari della scuola in aumento, nonostante i concorsi e le immissioni in ruolo. E la Flc Cgil denuncia gli enormi ritardi nel pagamento degli stipendi. Insomma, il problema del precariato nella scuola sembra davvero senza soluzione: oggi, quasi un docente della scuola italiana su 5 è supplente. Con tutte le conseguenze negative per gli stessi precari, costretti a cambiare scuola ogni anno e vivere in un continuo stato di incertezza, e per gli alunni obbligati a cambiare spesso docenti. A denunciare l’impennata dei precari è l’Anief, il sindacato di Marcello Pacifico, che parla di vero e proprio “esercito dei precari che ha raggiunto quota 137mila”. E punta il dito contro il “governo che adotta misure blande e continua a ignorare le direttive UE sulle assunzioni”. “Senza contare – continua Pacifico – le decine di migliaia di contratti stipulati per supplenze brevi”.

Secondo i dati provvisori, relativi al 5 novembre scorso, i docenti supplenti – fino al termine delle lezioni e fino al 31 agosto – quest’anno ammontano a 118.468 unità. Lo scorso anno si fermarono a 107.875. Il resto dei precari – 18.428 in totale – è costituito da personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario) che è rimasto pressoché invariato nell’arco di 12 mesi. La cosa sorprendente di questi numeri è che i precari della scuola sono aumentati nonostante le 11mila immissioni in ruolo autorizzate lo scorso settembre dal ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza. Assunzioni che avrebbero dovuto contribuire a sfoltire le fila di coloro che attendono il posto fisso. E invece no. L’incremento ha interessato tutti i supplenti. Quelli annuali, seduti sulle cattedre vacanti, che crescono di 2mila e 500 unità, e i colleghi nominati fino al termine delle lezioni, che si impennano di quasi 8mila unità.

Intanto, migliaia di supplenti non ricevono lo stipendio a fine mese. “Le segreterie – denuncia la Flc Cgil –  continuano ad essere subissate dalle ricorrenti e legittime richieste dei lavoratori che non ricevono lo stipendio”. “Il problema è serio – continuano da via Serra – e va ricondotto a due cose essenziali: il ministero, nonostante gli annunci e le buone intenzioni dichiarate, continua a sottovalutare la situazione dal punto
di vista finanziario avendo esaurito i soldi da erogare; il sistema è mal regolato tanto che non fa leggere correttamente i contratti caricati dalle scuole”. Ma sulla questione degli stipendi arriva una buona notizia: la stessa Cgil annuncia che “Il ministero, da noi interpellato, ha garantito che dalla prossima settimana saranno disponibili emissioni speciali, al fine di garantire il pagamento dei contratti inseriti a sistema entro il 31 ottobre.

Prove Invalsi, si cambia. Ma nel 2015

da Tecnica della Scuola

Prove Invalsi, si cambia. Ma nel 2015
di A.G.
A sottolinearlo è l’istituto nazionale di valutazione in una lettera ai dirigenti scolastici: i test standardizzati dell’a.s. 2013/14 si svolgeranno a maggio nelle classi II e V primaria, II secondaria di secondo grado. A giugno toccherà agli alunni impegnati negli esami di terza media. Dal prossimo a.s. il sistema entrerà a regime interessando anche l’ultimo anno delle superiori, con test diversi da corso a corso.
Dal prossimo anno scolastico, il 2014/15, dovrebbe entrare a regime la rilevazione Invalsi nell’ultimo anno delle Superiori, in relazione alla quale sta continuando il percorso per la definizione di prove universali da condurre su computer e programmate per gennaio-febbraio 2015. A sottolinearlo è stato, nelle ultime ore, l’Istituto nazionale per la valutazione in una lettera indirizzata ai dirigenti scolastici per fornire le indicazioni per le rilevazioni degli apprendimenti relative all’anno scolastico in corso.
Ne consegue, che con modalità sostanzialmente immutate rispetto allo scorso anno, le prove Invalsi per l’a.s. 2013/14 si svolgeranno nel maggio 2014 nelle classi II primaria, V primaria e II secondaria di secondo grado. Nella terza classe della secondaria di primo grado la rilevazione sugli apprendimenti verrà invece condotta in giugno (19 giugno 2014), all’interno dell’esame conclusivo del I ciclo.
“Per il presente anno scolastico – si legge nella nota dell’istituto nazionale di valutazione – le prove della seconda secondaria di secondo grado rimangono ancora indifferenziate rispetto ai macro-indirizzi di studio, ma sono già in corso le azioni necessarie per giungere, a partire dal 2015, a una parziale differenziazione delle prove stesse in funzione delle diverse tipologie di scuola. Le attività e le sperimentazioni già avviate nel precedente anno scolastico verranno portate a termine e generalizzate negli anni successivi. Nel corrente anno scolastico si sta procedendo, ad esempio, a pre-testare un ampio insieme di possibili quesiti. La sperimentazione in questione – si spiega nella nota – non ha solo la finalità di validare le singole domande e la loro formulazione, ma anche quella di definire il grado di equivalenza tra queste – in modo da consentire la costruzione di un ampio insieme di quesiti da cui poi in maniera casuale scegliere quelli rivolti ai singoli studenti – e di strutturare una prova che abbia un certo grado di differenziazione tra i diversi percorsi di studi secondari di secondo grado”.
Infine, la predetta sperimentazione servirà anche all’individuazione delle possibili soluzioni tecniche e operative idonee per lo svolgimento delle prove stesse mediante computer.

Ecco come salvaremo gli Itp

da Tecnica della Scuola

Ecco come salvaremo gli Itp
di A.G.
La Gilda presenta le proposte per scongiurare il ridimensionamento degli insegnanti tecnico-pratici: rivedere gli impianti orari didattici, impiegarli nelle formule di alternanza scuola-lavoro e di tutoraggio, affidargli gli uffici tecnici, stimolare il potenziamento dei laboratori di informatica, matematica, fisica e chimica. Per il sottosegretario Galletti sono proposte di buon senso su cui è possibile ragionare.
La Gilda degli insegnanti ha presentato il suo progetto a salvaguardia della figura degli insegnanti tecnico-pratici: nel corso di un convegno a Roma, il sindacato ha chiesto alle istituzioni preposte di inserire nei decreti attuativi della legge 128/2013 la valorizzazione degli Itp. Con il massiccio taglio delle unità di lezione (circa un terzo del monte ore complessivo) previsto dalla riforma Gelmini che entrerà a regime nel 2014-2015, gli Itp, le cui prestazioni sono spesso ridotte a una sola ora settimanale per classe, rischiano di perdere le cattedre e di essere convertiti in Ata. “E’ una situazione che ci preoccupa molto – spiega la Gilda degli Insegnanti – perché conferma la tendenza del governo a intervenire con il criterio unico del risparmio economico. Riciclare in questo modo il personale significa sperperare competenze professionali e impoverire l’offerta didattica, arrecando quindi un danno sia agli insegnanti sia agli alunni”, hanno sottolineato i rappresentanti delle Gilda.
Tra le proposte indicate dal sindacato per evitare quella che gli Itp definiscono una “mortificazione inaccettabile”, figura anche quella di rivedere gli impianti orari didattici, portando a due le ore di laboratorio per classe. Ma pure studiare nuove modalità di impiego degli insegnanti tecnico-pratici nelle formule di alternanza scuola-lavoro e di tutoraggio dello studente; favorire, su richiesta, la loro conversione in coordinatori di uffici tecnici degli istituti dove prestano servizio; stimolare il potenziamento dei laboratori di informatica, matematica, fisica e chimica.
Le istanze della Gilda sono state accolte con favore dal sottosegretario al ministero dell’Istruzione, Gian Luca Galletti: “Si tratta di proposte di buon senso sulle quali è possibile ragionare – ha affermato l’esponente del Miur durante il suo intervento al convegno – e di cui terremo conto nel monitoraggio sul funzionamento degli ultimi 3 anni degli istituti tecnico professionali che faremo entro 90 giorni a partire dall’8 novembre”.

La Commissione Ue incalza l’Italia: basta discriminare i precari

da Tecnica della Scuola

La Commissione Ue incalza l’Italia: basta discriminare i precari
di Alessandro Giuliani
Da Bruxelles è giunta la richiesta di chiarimenti sul mancato adeguamento degli stipendi del personale precario di lunga data a quelli corrisposti al personale di ruolo. Poiché sullo stesso argomento è avviata da tempo una procedura d’infrazione, all’Italia sono stati concessi solo 60 giorni di tempo per rispondere. Esultano Anief e Cisl.
La Commissione Europea sembra sempre più intenzionata ad andare a fondo sul trattamento discriminante che lo Stato italiano riserva ai supplenti della scuola pubblica: il 20 novembre, da Bruxelles è giunta la richiesta di chiarimenti sul mancato adeguamento degli stipendi del personale precario di lunga data a quelli corrisposti al personale di ruolo. Poiché sullo stesso argomento è avviata da tempo una procedura d’infrazione, all’Italia sono stati concessi solo 60 giorni di tempo per rispondere a Bruxelles. In caso contrario, la Commissione la porterà dinanzi alla Corte Ue.
La Commissione Ue, ricorda, in un comunicato, che tanti supplenti italiani “sono impiegati con contratti a termine ma ‘continuativi’, per molti anni, che li lasciano in condizioni precarie nonostante svolgano un lavoro permanente come gli altri. E le leggi non prevedono misure per prevenire tali abusi. Inoltre, ricevono un salario più basso dello staff permanente nonostante abbiano le stesse qualifiche ed esperienze”. In conclusione, per la Commissione, la situazione dei precari è contraria alla direttiva sul lavoro a tempo determinato.
Secondo l’Anief, “ancora una volta la Commissione Ue dimostra il proprio interesse per le vicende della scuola italiana che, in violazione della Direttiva 1999/70/CE, continua a mantenere in stato di precarietà centinaia di migliaia di docenti e Ata, senza il lavoro dei quali il nostro sistema di istruzione sarebbe compromesso. La richiesta della Commissione Ue conferma, dunque, che ha fatto bene l’Anief a presentare un anno fa a Bruxelles e Strasburgo, attraverso il proprio presidente, Marcello Pacifico, una denuncia, a nome di migliaia di precari, proprio per la reiterata violazione nel pubblico impiego” di quella direttiva comunitaria.
Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, “l’equiparazione stipendiale, infatti, è fondamentale anche ai fini della stipula dei contratti su tutti i posti vacanti, sino al 31 agosto, e verso la stabilizzazione degli oltre 137mila supplenti della nostra scuola”.
Anche per il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima, “la via maestra per tutelare i precari, risolvendo anche le questioni di natura retributiva che li riguardano, è dare stabilità al loro lavoro. In questo senso ci siamo battuti per avere il piano triennale del 2011, reso possibile – spiega il sindacalista – da una nostra intesa all’Aran, e incalzeremo il Governo perché dia piena attuazione a quello previsto dal decreto sulla scuola recentemente convertito in legge, assicurando anche nei prossimi anni la copertura con personale di ruolo di tutti i posti vacanti e disponibili”. S
tabilizzare i rapporti di lavoro, a parere di Scrima, risolverebbe anche gli aspetti economici su cui interviene oggi la Commissione Ue. “Chi è assunto a tempo indeterminato può infatti – osserva – far valere anche ai fini economici l’anzianità accumulata col lavoro precario, come da sempre avviene quando si entra in ruolo. I nostri contratti, peraltro, hanno sempre riconosciuto al lavoratore precario lo stesso stipendio iniziale del personale di ruolo: impossibile invece, fino all’ultimo contratto firmato nell’ormai lontano 2007, veder accolta la richiesta di attribuirgli anche gli scatti di anzianità, per l’indisponibilità della parte pubblica a fornire la necessaria copertura economica. Continueremo dunque a perseguire con ancor più decisione un obiettivo, la stabilità del lavoro, che è da sempre al centro della nostra attenzione e della nostra iniziativa. Lo faremo in ogni sede di confronto, a partire dall’incontro col ministro in programma venerdì mattina”.

JOB&Orienta a Verona dal 21 al 23 novembre

da Tecnica della Scuola

JOB&Orienta a Verona dal 21 al 23 novembre
di An.C.
Indagini e testimonianze che valorizzano il ruolo della scuola nell’accompagnare i giovani verso il lavoro e insieme sollecitano a rafforzare strumenti che ne favoriscano l’occupazione.
Si apre domani il  “JOB&Orienta”, il salone nazionale dell’orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro, in programma alla Fiera di Verona fino a sabato 23. L’evento, giunto alla 23a edizione e promosso da VeronaFiere e Regione del Veneto, in collaborazione con Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca e Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, sarà quest’anno incentrato sul tema “Trovare lavoro a scuola”: nei tre giorni si parlerà della necessità di rafforzare il ruolo della scuola come soggetto attivo del mercato del lavoro, di valorizzare già tra i banchi la formazione in assetto lavorativo, infine di potenziare ogni canale e strumento utile a orientare i giovani nelle scelte formative e a supportarli nell’ingresso nel mondo del lavoro.  Urgenze sempre più pressanti – alla luce dei desolanti dati nazionali sulla disoccupazione degli under 24, arrivata ormai al 40,4% (dati Istat settembre 2013) -, che sono state sancite come centrali anche dal “decreto scuola” approvato a inizio mese. Un decreto che ha reso finalmente l’orientamento attività didattica obbligatoria, stanziato fondi per implementare il sistema di alternanza scuola-lavoro, le attività di stage, il tirocinio, la didattica in laboratorio, e per la formazione dei docenti in tema di percorsi scuola-lavoro. Previsti gli interventi del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Enrico Giovannini e dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza.

Flc-Cgil e Uil scuola: il richiamo Ue esige una soluzione

da tuttoscuola.com

Flc-Cgil e Uil scuola: il richiamo Ue esige una soluzione

Un richiamo ulteriore che dovrebbe spingere a trovare una soluzione strutturale“. Così il segretario della Uil scuola, Massimo Di Menna, commenta lo stop alla discriminazione degli insegnanti precari arrivato oggi da Bruxelles.

Più volte abbiamo sollecitato il Governo a considerare oltre all’ingiustizia la non legittimità dei rapporti di lavoro precari nella scuola” spiega il sindacalista sottolineando che a oggi ci sono ancora oltre 130.000 persone con contratto a tempo determinato che fanno funzionare la scuola.

“Nonostante i continui richiami, la risposta data con il Piano di immissioni in ruolo è – osserva Di Menna – una soluzione parziale perchè ci sono ancora posti in organico di diritto coperti con contratti annuali reiterati di anno in anno. La soluzione – prosegue il leader della Uil scuola – è nell’organico funzionale, lasciando l’adozione dei contratti a tempo determinato solo per i casi dove c’e’ una motivazione contingente, come, ad esempio, una supplenza di 20 giorni per malattia.

Anche per Mimmo Pantaleo, segretario della Flc-Cgil, il pronunciamento della Commissione Europea contro le discriminazioni degli insegnanti precari in Italia “è di straordinaria importanza“.

Il sindacalista ricorda che la Flc sostiene da anni che nella scuola “è stata ripetutamente violata la direttiva europea sul lavoro a tempo determinato precarizzando strutturalmente il lavoro di migliaia di docenti e negando sistematicamente la loro stabilizzazione“.

La Flc-Cgil ha promosso – sottolinea Pantaleo – un ricorso alla Corte di iustizia Europea. Adesso il Governo metta in campo un piano pluriennale che consente la stabilizzazione dei precari andando oltre gli stessi contenuti della legge sull’istruzione recentemente approvata dal Parlamento. Non ci potrà essere nessuno scambio tra assunzione in ruolo dei precari e riduzione dei diritti contrattuali, come stabilito dalla legge sull’istruzione, ma il Governo è obbligato alla stabilizzazioni. Su questo punto la Flc-Cgil – avverte il sindacalista – sarà intransigente e non permetterà ulteriori perdite di tempo”.

La Gilda teme per lo spreco di professionalità degli insegnanti tecnico-pratici

da tuttoscuola.com

La Gilda teme per lo spreco di professionalità degli insegnanti tecnico-pratici

Inserire nei decreti attuativi della legge 128/2013 la valorizzazione  degli ITP, gli insegnanti tecnico-pratici. A chiederlo è la Gilda degli  Insegnanti che questa mattina al Centro Congressi Cavour di Roma ha  dedicato al tema il convegno “Gli ITP sono figli di un dio minore?”. Con  il massiccio taglio delle unità di lezione (circa un terzo del monte  ore complessivo) previsto dalla riforma Gelmini che entrerà a regime nel  2014-2015, gli ITP, le cui prestazioni sono spesso ridotte a una sola  ora settimanale per classe, rischiano di perdere le cattedre e di essere  convertiti in Ata. “E’ una situazione che ci preoccupa molto – spiega  la Gilda degli Insegnanti – perché conferma la tendenza del governo a  intervenire con il criterio unico del risparmio economico. Riciclare in  questo modo il personale significa sperperare competenze professionali e  impoverire l’offerta didattica, arrecando quindi un danno sia agli  insegnanti che agli alunni”.

Ecco alcune delle strade indicate dal sindacato per evitare quella  che gli ITP definiscono una “mortificazione inaccettabile”: rivedere gli  impianti orari didattici, portando a due le ore di laboratorio per  classe; studiare nuove modalità di impiego degli insegnanti  tecnico-pratici nelle formule di alternanza scuola-lavoro e di  tutoraggio dello studente; favorire, su richiesta, la loro conversione  in coordinatori di uffici tecnici degli istituti dove prestano servizio;  stimolare il potenziamento dei laboratori di informatica, matematica,  fisica e chimica.

Le istanze della Gilda sono state accolte con favore dal  sottosegretario al ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Gian  Luca Galletti: “Si tratta di proposte di buon senso sulle quali è  possibile ragionare – ha affermato l’esponente del Miur durante il suo  intervento al convegno – e di cui terremo conto nel monitoraggio sul  funzionamento degli ultimi 3 anni degli istituti tecnico professionali  che faremo entro 90 giorni a partire dall’8 novembre”.

Ue: discriminati gli insegnanti con contratti a termine

da tuttoscuola.com

Ue: discriminati gli insegnanti con contratti a termine

In Italia coloro che lavorano nelle scuole pubbliche con un contratto a termine sono discriminati rispetto agli insegnanti e al personale che ha un contratto a tempo indeterminato. E’ quanto sostiene la Commissione europea che ha inviato alle autorità italiane un “avviso motivato”, secondo passaggio della procedura di infrazione Ue, dando a Roma due mesi di tempo per notificare la trasposizione nella legislazione nazionale delle norme Ue sull’argomento.

La Commissione Ue, spiega un comunicato, ha ricevuto numerosi ricorsi che indicano come questo tipo di staff è trattato in modo meno favorevole di quello permanente. In particolare, sono impiegati con contratti a termine ma ‘continuativi’, per molti anni, che li lasciano in condizioni precarie nonostante svolgano un lavoro permanente come gli altri. E le leggi non prevedono misure per prevenire tali abusi. Inoltre, ricevono un salario più basso dello staff permanente nonostante abbiano le stesse qualifiche ed esperienze.

Per la Commissione la situazione dei precari è contraria alla direttiva sul lavoro a tempo determinato.

Monitoraggio 2013 – Alternanza Scuola-Lavoro

alternanzaMonitoraggio 2013 – Alternanza Scuola-Lavoro

Alternanza scuola lavoro: +20% di studenti coinvolti, +57% di licei partecipanti

(Roma, 21 novembre 2013) L’alternanza scuola lavoro fa passi avanti nella scuola secondaria di II grado con un +20% di studenti coinvolti nell’ultimo anno scolastico (il 2012-2013) e un +57% di licei partecipanti. Sono gli esiti del monitoraggio realizzato dall’Indire per conto del Miur da cui risulta anche che il 45,6% delle scuole secondarie di secondo grado ha utilizzato l’alternanza come metodologia didattica per sviluppare le competenze previste dall’ordinamento degli studi. Dei 3.177 istituti coinvolti, il 44% sono professionali, il 34% tecnici, il 20% licei, l’1,5% altri istituti. Sono stati realizzati 11.600 percorsi, di cui 7.783 (67,1%) negli istituti professionali, 2.556 (22%) negli istituti tecnici, 903 (7,8%) nei licei e 86 (lo 0,7%) in altri istituti. I percorsi hanno formato 227.886 studenti accolti da 77.991 strutture ospitanti, 45.365 sono imprese.

Nell’anno scolastico concluso a giugno, il 2012-2013, l’alternanza ha registrato aumenti sia per quanto riguarda gli istituti coinvolti (+34,3%), sia per la partecipazione degli studenti (+20,3%), sia per i percorsi realizzati (+18,5%), che per le strutture ospitanti (+19,2%). Per quanto riguarda gli istituti, nel 2012/13 l’incremento più forte ha riguardato i licei (da 403 a 635, pari al 57,6%), seguiti dagli istituti tecnici (+46%). In aumento anche gli istituti professionali (+19,8%) e gli altri ordini di studio (+11,9%).

Il numero dei percorsi è aumentato del 18,5% rispetto all’anno scolastico precedente, con un picco nei licei che sono passati  dai 637 percorsi dell’anno scolastico 2011-12 ai 903 dell’anno scolastico 2012-13 (+41,8%). La percentuale degli studenti in alternanza è più alta negli istituti professionali (28,3%), seguono gli istituti tecnici (6,3%) e i licei (2,4%). La maggior parte degli studenti  in alternanza  (il 48,2%) si concentra nelle classi IV,  seguono le classi V (28,8%), le III (17,2%), le II (5,5%) e le I (0,4%). La maggior parte dei percorsi di alternanza è annuale (5.924 percorsi, il 51,1%). La valutazione delle competenze viene effettuata attraverso relazioni finali (in 489 scuole), questionari di valutazione (in 478 scuole), griglie di osservazione (in 448 scuole), schede di autovalutazione (in 300 scuole), compiti di realtà (in 185 scuole), altre modalità (in 31 scuole). L’esperienza di alternanza, infine, viene riconosciuta nei percorsi scolastici come credito scolastico (in 935 scuole), come integrazione al voto delle singole discipline (in 444 scuole), come integrazione alla media dello studente (in 213 scuole), in altro modo (in 31 scuole).

Il dl Scuola ‘L’Istruzione riparte’ convertito in Parlamento il 7 novembre scorso prevede un rafforzamento dei percorsi di alternanza: sono previste misure per far conoscere agli studenti il valore educativo e formativo del lavoro, anche attraverso giornate di formazione in azienda. Verrà poi avviato un programma sperimentale per gli anni 2014/2016 per permettere agli studenti degli ultimi due anni della scuola secondaria di secondo grado periodi di formazione presso le aziende.