Alunni stranieri disabili, niente sostegno per un pasticcio burocratico

Alunni stranieri disabili, niente sostegno per un pasticcio burocratico

Per il sostegno, i figli di irregolari devono chiedere la certificazione all’Inps, ma il sito richiede la residenza anagrafica. Il problema è che chi è senza permesso di soggiorno, pur avendo magari un domicilio, non risulta iscritto. Aipd: “Sanare la questione”

da Redattore Sociale
16 gennaio 2014 – 15:04

MILANO – Per un pasticcio burocratico i bambini stranieri con disabilità, che hanno i genitori irregolari, non possono iscriversi alle scuole elementari e medie e ottenere un insegnante di sostegno. La legislazione italiana garantisce il diritto allo studio anche agli alunni figli di irregolari, ma per i disabile c’è una barriera che potremmo definire “weburocratica”. Per avere diritto al sostegno devono chiedere infatti la certificazione delle loro disabilità all’Inps. Ma la richiesta va fatta tramite il sito e ad un certo punto la procedura prevede l’inserimento della residenza anagrafica. Ma chi è senza permesso di soggiorno, pur avendo magari un domicilio, non è iscritto all’anagrafe di un comune e quindi non ha una residenza. Di conseguenza, niente certificazione Inps e niente sostegno scolastico. “Abbiamo fatto presente il problema nel dicembre scorso al ministero dell’Istruzione -spiega Nicola Tagliani dell’Associazione italiana persone down (Aipd)-. La legge garantisce il diritto all’istruzione e al sostegno scolastico a tutti, l’intoppo è quindi solo di tipo burocratico”.

L’Aipd ha già registrato alcuni casi. “Negli anni scorsi sono stati risolti perché in molti comuni c’è una sorta di indirizzo fittizio che viene assegnato ai senza dimora -continua Nicola Tagliani-. Di conseguenza anche per queste famiglie è stata registrata una residenza fittizia e hanno potuto superare l’ostacolo. Noi chiediamo però che questo inghippo burocratico sia sanato perché comunque interferisce sull’esercizio di un diritto fondamentale come quello all’istruzione”. (dp)

TRE PROSSIME SCADENZE IN MATERIA “TRASPARENZA/ANTICORRUZIONE”

TRE  PROSSIME  SCADENZE  IN  MATERIA  “TRASPARENZA/ANTICORRUZIONE”

 

 

1) PRIMA  SCADENZA   31/1/2014: ART. 1, COMMA 32  DELLA L. 190/2012

   (ANTICORRUZIONE)

 

Dalla L. 190  Art 1 comma 32.

Con riferimento ai procedimenti di cui al comma 16, lettera b), del presente articolo,

_______________________________________________________________________

b) scelta del contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi, anche con riferimento alla modalità di selezione prescelta ai sensi del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163;

______________________________________________________________________

le stazioni appaltanti sono in ogni caso tenute a pubblicare nei propri siti web istituzionali: –

– la struttura proponente;

– l’oggetto del bando;

– l’elenco degli operatori invitati a presentare offerte;

– l’aggiudicatario;

– l’importo di aggiudicazione;

– i tempi di completamento dell’opera, servizio o fornitura;

– l’importo delle somme liquidate.

Entro il 31 gennaio di ogni anno, tali informazioni, relativamente all’anno precedente, sono pubblicate in tabelle riassuntive rese liberamente scaricabili in un formato digitale standard aperto che consenta di analizzare e rielaborare, anche a fini statistici, i dati informatici.

Le amministrazioni trasmettono in formato digitale tali informazioni all’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici (AVCP) di lavori, servizi e forniture, che le pubblica nel proprio sito web in una sezione liberamente consultabile da tutti i cittadini, catalogate in base alla tipologia di stazione appaltante e per regione.

 

…..Entro il 30 aprile di ciascun anno, l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture trasmette alla Corte dei conti l’elenco delle amministrazioni che hanno omesso di trasmettere e pubblicare, in tutto o in parte, le informazioni di cui al presente comma in formato digitale standard aperto.

 

33. La mancata o incompleta pubblicazione, da parte delle pubbliche amministrazioni, delle informazioni di cui al comma 31 costituisce violazione degli standard qualitativi ed economici ai sensi dell’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 20 dicembre 2009,

n. 198, ed è comunque valutata ai sensi dell’articolo 21 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni.

Eventuali ritardi nell’aggiornamento dei contenuti sugli strumenti informatici sono sanzionati a carico dei responsabili del servizio.

 

 

ESEMPIO  DI  TABELLA

 

CONTRATTI  DI  FORNITURA  STIPULATI  NELL’ANNO  2013

SOGGETTO  PROPONENTE: I..C. …………………….

OGGETTO ELENCOOPERATORI

INVITATI

AGGIUDI_CATARIO IMPORTO€ TEMPI  DICOMPLETA

MENTO

SOMME  LIQUIDATE
manutenzione apparecchiature informatiche soc xy in quanto l’importo è nei limiti di cui all’art. 34 comma 1 del DI 44/2001 soc xy 1800 31/12/2013 1800€
fornitura e installazione impianto di condizionamento 1) ——-2) ……..

3) ……..

soc. “Alice” 6.500, 32 21/10/2013 6.500,32
 

 

 

La tabella deve essere pubblicata su “AMMINISTRAZIONE  TRASPARENTE”  nella sotto-sezione Bandi di gara e contratti (per chi usa materiali ANDIS, in aggiunta all’ALLEGATO  30)

 

 

 

 

2) SECONDA  SCADENZA  31/1/2014: ADOZIONE  E  TRASMISSIONE  ALLA  CiVIT/ANAC 

    DEL  PROGRAMMA  TRIENNALE  DELLA  TRASPARENZA  E  INTEGRITA’ (PTTI)

 

Tale obbligo consegue alla Delibera N° 50 della CiVIT/ANAC:

 

http://www.anticorruzione.it/?p=8953

 

Confronta anche lo scadenzario:

http://www.civit.it/wp-content/uploads/Allegato-5-calendario1.pdf   .

 

NB:

       1) Occorre inviare alla CiVIT il “link” alla pagina web ove è stato pubblicato il PTTI; dalla

delibera CiVIT 50/2013:Le amministrazioni statali……..sono tenuti a comunicare alla

           CiVIT, all’indirizzo e-mail segreteria.commissione@civit.it  esclusivamente il link

          della pagina nella quale è pubblicato il PTTI,…. specificando nell’oggetto della

          trasmissione la denominazione dell’amministrazione e la dicitura “programma

          triennale per la trasparenza e l’integrità 2014-2016”.

        2) il PTTI  deve contenere, fra le altre specifiche stabilite dalla CiVIT/ANAC, una specifica

sezione denominata “OBIETTIVI  STRATEGICI” e tale specifica sezione deve essere

“linkabile”, in vista dell’adempimento descritto nel punto successivo (chi desidera il modello

ANDIS: icmonaci@alice.it )

 

 

 

 

 

3) TERZA  SCADENZA   28/2/2014:  INSERIMENTO  DEI  DATI  DEL  PTTI  SULLA

    PIATTAFORMA  CiVIT/ANAC

 

Entro il 28 febbraio 2014 sul Portale della trasparenza caricare le informazioni sugli aspetti più rilevanti del PTTI secondo il formato standard contenuto nell’allegato 3.” Tra le informazioni richieste figura l’inserimento del link a “obiettivi strategici” (cfr punto 1.3 dell’all. 3 alla delib. CiVIT 50/2013. http://www.civit.it/wp-content/uploads/Allegato-3-scheda-programma-portale1.pdf

 

……………………

TRASPARENZA

UN’IMPORTANTE  PRECISAZIONE

 

Vengono posti vari quesiti interpretativi riguardo alla pubblicazione delle informazioni richieste dall’Art. 1, comma 32  della L. 190/2012 (anticorruzione) :

 

Con riferimento ai procedimenti di cui al comma 16, lettera b), del presente articolo,

_______________________________________________________________________

b) scelta del contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi, ……

______________________________________________________________________

le stazioni appaltanti sono in ogni caso tenute a pubblicare nei propri siti web istituzionali: –

– la struttura proponente;

– l’oggetto del bando;

– l’elenco degli operatori invitati a presentare offerte;

– l’aggiudicatario;

– l’importo di aggiudicazione;

– i tempi di completamento dell’opera, servizio o fornitura;

– l’importo delle somme liquidate.

etc..

 

I dubbi interpretativi riguardano vari aspetti, tra i quali “cosa” considerare appartenente alla categoria “lavori, forniture e servizi”; anche l’acquisto del “gesso per la lavagna” ?

Allo scopo di evitare pubblicazioni indiscriminate di informazioni relative ad ogni acquisizione, ti suggerisco di inserire:

a) nel regolamento d’istituto, nella parte amministrativa;

b) nel programma triennale per la trasparenza e l’integrità (PTTI) la seguente dicitura:

Tenuto conto delle peculiarità dell’istituzione scolastica, della circostanza che la medesima è assoggettata ad una disciplina contabile speciale e delle particolari caratteristiche delle attività negoziali, sono escluse dalla pubblicazione ai sensi dell’Art. 1, comma 32 della L. 190/2012, le informazioni riguardanti le seguenti tipologie di acquisizioni:

1) acquisti effettuati con il fondo di cui all’Art. 17 del DI 44/2001;

2) acquisizioni di beni o servizi di natura occasionale e non programmabili, per importi

    entro il …… (50 ?)…. % del limite di spesa di cui all’Art. 34, comma 1 del predetto decreto.”

 

Per chi usa il PTTI ANDIS, inserire la dicitura in coda al paragrafo:

7) LA  SEZIONE  “AMMINISTRAZIONE  TRASPARENTE”

 

Il presidente provinciale

Giuseppe Guastini

 

PAS: CONCEDERE A TUTTI I PRECARI LE 150 ORE PER IL DIRITTO ALLO STUDIO

PAS, GILDA: CONCEDERE A TUTTI I PRECARI LE 150 ORE PER IL DIRITTO ALLO STUDIO

Consentire a tutti i precari di usufruire delle 150 ore per frequentare i Pas. A chiederlo è la Gilda degli Insegnanti che sta raccogliendo le segnalazioni di molti docenti ai quali viene negato di avvalersi del permesso previsto per il diritto allo studio.

“A livello nazionale – spiega la Gilda – la quota messa a disposizione dall’Amministrazione per il diritto allo studio è del 3% e nel caso dei Pas questa soglia si supera, con il risultato che a rientrarvi sono soltanto i precari con una maggiore anzianità di servizio. Per sanare questa disparità di trattamento, chiediamo al Miur di concedere una deroga al 3% come già successo per i corsi obbligatori di riconversione sul sostegno. Altrimenti – conclude la Gilda – il ministero dell’Istruzione indichi un’altra soluzione in grado di risolvere la questione in modo soddisfacente per tutti i precari”.

Esami di maturità, nel 2013 record di promossi. Meglio abolirli?

da Repubblica.it

Esami di maturità, nel 2013 record di promossi. Meglio abolirli?

I risultati ufficiali dello scorso anno, anticipati da Repubblica.it, evidenziano che la quota di promossi alle prove di stato del secondo grado ha superato il 99 per cento. E i docenti si chiedono se non valga la pena farne a meno

Esami di maturità ancora utili? A guardare i numeri del 2013 un serio dubbio viene, visto che quasi tutti gli ammessi all’esame finale dai docenti interni vengono poi promossi. L’unica selezione all’ultimo anno della scuola superiore la fanno i docenti interni con l’ammissione agli esami. E poi le commissioni  –  metà interne e metà esterne  –  promuovono quasi tutti. L’ultimo dato disponibile  –  che Repubblica. it è in grado di anticipare  –  è più eloquente di qualsiasi articolato ragionamento: nel 2013, la quota di promossi agli esami di stato del secondo grado ha superato il 99 per cento, il migliore risultato in assoluto da quando nel 2006/2007 è stata introdotta l’ammissione agli esami di stato del secondo ciclo. In sostanza, i bocciati alla maturità rappresentano soltanto il 9 per mille.

Studenti più preparati o docenti sempre meno motivati? Nel 2006/2007, i respinti ai nuovi esami di stato, varati nel 1997, furono quasi 3 su cento: il 2,9 per cento, per la precisione. Da allora, la quota di coloro che non riescono a superare le tre prove scritte e il colloquio si è costantemente assottigliata, fino a raggiungere il minimo storico dell’estate appena trascorsa: lo 0,9 per cento, per l’esattezza. Ma allora a cosa servono gli esami se tutto il lavoro di selezione è a carico dei prof interni? Forse solo a mettere alla prova i nervi degli studenti per abituarli al primo “vero esame”? Perché al calo dei bocciati agli esami nel corso degli ultimi sei anni si associa un aumento degli studenti fermati prima di arrivare alle prove finali. Per poi calare anche questi.

Nel 2006/2007 i non ammessi agli esami furono quasi 4 su cento. Per arrivare, nel 2009/2010, a sfiorare il 6 per cento. Poi il calo: 5,4 per cento nel 2010/2011 e il 4,5 per cento la scorsa estate. Quello della maturità  –  che ogni anno chiama all’appuntamento 12mila presidenti di commissione, 500mila studenti, 37mila commissari esterni e 75mila membri interni  –  sembra un rito ormai stanco che costa circa 100 milioni solo di compensi per i membri delle commissioni. E tra qualche giorno si ricomincia il giro. Il ministero comunicherà le materie oggetto della seconda prova scritta e a fine maggio le commissioni d’esame che si protrarranno fino a luglio.

Disabilità, cari onorevoli perché non passate un giorno tra i banchi?

da Il Fatto Quotidiano

Disabilità, cari onorevoli perché non passate un giorno tra i banchi?

di Toni Nocchetti

Sarà mai capitato ad un parlamentare italiano, uno di quelli che si vedono sgattaiolare con passo risoluto verso i solenni ingressi dei palazzi del potere di trascorrere una intera giornata in una scuola italiana? Ancora meglio sarebbe interessante sapere se i nostri legislatori abbiano mai indugiato in una classe in cui è accolto un bambino disabile e che impressione ne abbiano riportato.

Se questo accadesse potrebbero scoprire che :le classi che accolgono, contrariamente alle disposizioni ministeriali , due alunni disabili sono spesso formate da più di venti alunni ( nella scuola superiore oltre il 60%)

  1. gli alunni disabili sono ogni anno superiori di migliai di unità alle previsioni che il Miur registra diligentemente al momento delle iscrizioni ( a.s. 2013- 14 : 231.500 contro i previsti 223.000)

  2. gli alunni disabili sono in percentuale maggiore presenti in Trentino Alto Adige ( 6,4%), le regioni del tanto vituperato Meridione patria dei falsi invalidi hanno il minor numero di certificazioni di disabilità (2%) mentre la media più alta spetta al centro nord (2,3%)

  3. gli insegnanti di sostegno, più presenti nelle regioni meridionali, sono sempre meno della metà degli alunni disabili con differenze sfumate tra le regioni

  4. un alunno disabile spesso trascorre in classe un tempo molto inferiore all’orario scolastico dei suoi compagni (mediamente 14 ore su 30)

  5. un alunno disabile su due vede ogni anno cambiare, alla faccia del valore pedagogico della continuità didattica ed affettiva, l’insegnante di sostegno

  6. un alunno disabile in molte scuole, soprattutto nelle grandi città, se deve fare la pipì o mangiare una merendina rischia di non poterlo fare perché privo di assistentato materiale (!)

  7. l’abbandono dall’obbligo scolastico vede, affianco ai motivi noti , la disabilità come elemento essenziale

  8. nelle scuole pubbliche sono accolti oltre il 91% degli alunni disabili

  9. gli alunni disabili sono per circa l’80% di tipo intellettivo

  10. negli ultimi tre anni oltre 15000 famiglie italiane hanno, pagando migliaia di euro per ogni ricorso, ottenuto solo grazie alle sentenze del Tar che per i loro figli disabili il diritto costituzionale allo studio fosse garantito

  11. gli insegnanti di sostegno nella metà dei casi sono diventati tali perché, in soprannumero nelle discipline di elezione, hanno frequentato mini corsi di formazione di poche ore o addirittura nulla (affidare i bambini più fragili ad insegnanti così formati è un po’ come decidere di farsi operare al cuore da un medico della mutua).

Le scoperte potrebbero essere ancora più sorprendenti per i nostri parlamentari ospitati in questo breve soggiorno nella scuole del nostro Paese .

Mi permetto di offrire questi spunti di riflessione all’accorto cittadino del M5Stelle Luigi Gallo ed al responsabile del welfare del Pd Davide Faraone che hanno mostrato preoccupazione sul ritardo della immissione in ruolo dei 4447 insegnanti di sostegno presentati dal ministro Carrozza come un significativo passo avanti per la scuola dell’inclusione.

Si badi bene, immissioni in ruolo non nuovi insegnanti.

Sciopero delle ditte di pulizia esterne, alcune scuole rimangono sporche e chiudono

da Tecnica della Scuola

Sciopero delle ditte di pulizia esterne, alcune scuole rimangono sporche e chiudono
di Alessandro Giuliani
In diversi istituti salta l’igiene minimo. Nel veneziano genitori e insegnanti scendono in strada “armati” di detersivi e ramazze. A Marghera i manifestanti occupano gli attraversamenti pedonali. Anche i lavoratori Lsu del comparto hanno le loro ragioni: protestano contro i tagli ai finanziamenti e a Napoli sfilano in corteo per le strade del centro. In serata raggiunto l’accordo con una delle società appaltatrici del servizio in Veneto. Ma la situazione rimane calda.
Dopo quella edilizia e sugli scatti del personale, la scuola si rende protagonista di un’altra emergenza: quella della mancata pulizia degli istituti. Il 15 gennaio se sono fatti interpreti anche i senatori del Pd Felice Casson, Laura Puppato e Giorgio Santini con un’interrogazione al Presidente del Consiglio e ai ministri dell’Istruzione e del Lavoro in cui hanno segnalato che in seguito alla convenzione Consip per la gestione dei servizi di pulizia e ausiliari delle istituzioni scolastiche si sono verificate notevoli problematiche. Particolarmente critica – hanno spiegato – è la situazione in Veneto, dove i lavoratori sono circa 1.800, e si è già registrata la chiusura di alcuni istituti scolastici.
E proprio nel veneziano, scrive l’Ansa, genitori e insegnanti sono scesi in strada “armati” di detersivi e ramazze, per protestare contro la pesante situazione igienica provocata in molte scuole dallo sciopero degli addetti alle pulizie. In particolare a Marghera, sulla Castellana e sulla Riviera del Brenta i manifestanti hanno occupato molti attraversamenti pedonali, percorrendoli di continuo lentamente, provocando così forti rallentamenti al traffico.
Le “zebre” scelte, in particolare, sono quelle proprio nei pressi delle scuole “sporche”. In Toscana a provocare disagi non sono i lavoratori in sciopero, ma gli uccelli. A Grosseto, infatti, è emergenza per il guano degli storni. Da circa un mese migliaia di uccelli volteggiano per la città e molti parchi e vie sono completamente ricoperte dal guano. Gli storni, prima del tramonto, si riposano in diversi punti del capoluogo maremmano, passando poi la notte sui pini marittimi. Gli escrementi hanno completamente ricoperto anche una scuola elementare e i genitori per protesta, dopo una serie di lettere al Comune, hanno bloccato il traffico nella strada che conduce all’edificio perché la situazione, anche dal punto di vista igienico sanitario, è diventata ormai insopportabile. I genitori ipotizzano anche di presentare un esposto alla procura della Repubblica perché, con il servizio sanitario della Asl, si possa arrivare alla chiusura della scuola per una completa igienizzazione. Intanto il comune di Grosseto ha attuato un servizio di pulizia straordinaria nelle strade e dei giardini pubblici, nonché una radicale potatura delle fronde dei pini. Il 15 gennaio è stato programmato un intervento di bonifica tentando di scacciare gli storni con falchi e poiane grazie a cinque falconieri inviati da Roma e da Pisa.
A criticare l’operato dell’amministrazione è anche l’Anief. Tramite il suo presidente, Marcello Pacifico, ricorda che “bisognerà attendere almeno cinque anni per vedere realizzata l’assunzione dei previsti 1.500 docenti ordinari e di altrettanti nuovi ricercatori”, legata proprio ai risparmi derivanti dalla mancata assunzione in ruolo di un contingente di oltre 11mila collaboratori scolastici. Il via libera alle ditte di pulizie esterne si starebbe però alla lunga rivelando più negativo che positivo. Tanto è vero, continua Pacifico, che “le scuole stanno chiudendo perché sono piene di immondizia. Tanto valeva, allora, assumere in ruolo gli 11.851 collaboratori scolastici messi da parte proprio per risparmiare i fondi destinati a fare spazio ai lavoratori socialmente utili e alle cooperative che li gestiscono. Il personale Ata della scuola avrebbe garantito un servizio migliore e anche quella sorveglianza agli alunni che i pulitori esterni non assolvono”.
Sul piede di guerra la Lav e gli animalisti che chiedono interventi non cruenti. A Napoli i lavoratori Lsu del comparto pulizia delle scuole hanno sfilato in corteo per le strade del centro fino a piazza del Plebiscito. I manifestanti, un migliaio circa, si sono concentrati in piazza Mancini e, attraverso il Corso Umberto e via Medina, si sono diretti verso la sede della Prefettura. La manifestazione ha provocato forti rallentamenti al traffico in centro città. Gli ex Lsu chiedono il riconoscimento dell’ anzianità di servizio prestato nelle scuole, tra il 1996 e il 2011, e l’assunzione come personale Ata.
Intanto, nella serata del 15 gennaio sempre l’Ansa fa sapere che c’é l’impegno della Manutencoop a riportare entro il 23 gennaio la situazione alla normalità nelle 38 scuole in cui si sono verificati disagi sulle 156 del Veneto gestite dalla ditta: questo sarebbe “l’esito dell’incontro svoltosi in serata al ministero dell’Istruzione con i vertici della società Manutencoop che ha preso in appalto nel Veneto il servizio di pulizia nelle scuole”.

Studenti superiori, aumentano gli ammessi e i diplomati

da Tecnica della Scuola

Studenti superiori, aumentano gli ammessi e i diplomati
di A.G.
Incrementi anche di voti maggiori di 80/100 e di 100 e lode: i dati, relativi all’anno scolastico 2012/13, sono contenuti in un Focus sull’argomento pubblicato dal Miur. La Matematica si conferma croce e delizia: tante insufficienze, tante eccellenze. E’ il primo anno di corso il più selettivo.
Tra gli studenti della scuola superiore italiana si registra ancora un incremento di diplomati, con voti maggiori di 80/100 e anche, seppure lievemente, di 100 e lode. I dati, relativi all’anno scolastico 2012/13, sono contenuti in un Focus sull’argomento pubblicato dal ministero dell’Istruzione sul proprio sito internet. Dal Focus, inoltre, emerge che la Matematica resta croce e delizia degli studenti: rimane la disciplina che da un lato registra studenti con il maggior numero di insufficienze (rispetto a italiano e lingue straniere), e dall’altro il maggior numero di eccellenze con la massima votazione. A giugno il 95,5% degli scrutinati dell’ultimo anno di corso è stato ammesso agli esami superati poi dal 99,1% dei candidati. Rispetto all’anno precedente si registra un lieve incremento sia degli studenti ammessi sia dei diplomati. La maggiore percentuale di ammessi si registra in Campania (97%) mentre in Sardegna si registra il più basso tasso di ammissione (89,9%).
Le regioni con la più elevata percentuale di diplomati sono le Marche e il Trentino Alto Adige: rispettivamente il 99,6% e il 99,5%. La distribuzione dei voti fotografa una diminuzione dei diplomati con votazione compresa nella fascia 60-70, mentre aumentano gli studenti diplomati con voto maggiore di 80. Le regioni dove la diminuzione dei voti inferiori a 70 è più rilevante sono la Valle D’Aosta, l’Umbria, il Molise e la Toscana. L’aumento dei voti superiori a 80 si registra in particolare in Trentino, Molise, Liguria e Umbria. Gli studenti che hanno ottenuto un voto tra 91 e 99 sono in aumento dello 0,8% rispetto allo scorso anno. I diplomati con 100 aumentano dello 0,4. In lieve aumento anche i 100 e lode.
Gli studenti con cittadinanza non italiana, che rappresentano circa il 4,6% dei frequentanti l’ultimo anno di corso, registrano un tasso di diploma pari al 98,3%, leggermente inferiore rispetto a quello dei colleghi italiani (99,1%). Ma se si considera il paese di nascita, si rileva che gli studenti con cittadinanza non italiana nati in Italia (le cosiddette seconde generazioni) sono più bravi di quelli nati all’estero: la percentuale di chi ottiene un voto superiore a 90 è rispettivamente di 9,1% e 7,2%.
Quanto agli esiti degli scrutini, il tasso di ammissione alla classe successiva resta sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Il primo anno di corso è il più selettivo, con una percentuale di ammissione alla classe successiva pari all’83,2%. All’aumentare dell’anno di corso la quota dei promossi diviene progressivamente più alta, arrivando a 91 ammessi su 100 al termine del quarto anno. I Licei registrano il maggior numero di ammessi alla classe successiva (94,1%), seguono l’istruzione artistica (87,8%), gli istituti tecnici (85,2%); gli istituti professionali si collocano all’ultimo posto (80,6%) nonostante un piccolo miglioramento rispetto all’anno passato. Gli studenti che non sono stati scrutinati per non aver raggiunto la frequenza dei tre quarti del monte ore annuale complessivo sono pari all’1,8% rispetto all’1,6% dell’anno precedente. Il fenomeno è in aumento e rilevante specialmente nel primo anno di corso (2,9%).

Mancano i soldi per le emergenze, come avevamo già scritto tempo addietro

da Tecnica della Scuola

Mancano i soldi per le emergenze, come avevamo già scritto tempo addietro
di R.P.
Nel 2013 il “tesoretto” per le emergenze era di circa 400milioni di euro. Per il 2014 risulta dimezzato perchè una parte è stata utilizzata per le iniziative previste dal decreto legge 104.
La risposta data poche ore fa dal ministro Carrozza ad una interrogazione parlamentare non deve sorprendere più di tanto. In tempi non sospetti e cioè almeno un mese e mezzo fa la nostra testata aveva fatto una analisi accurata dei dati contenuti nella legge di stabilità 2014 e aveva scoperto che la tabella 7, quella che indica la disponibilità finanziaria dei diversi capitoli di spesa del Ministero dell’Istruzione, aveva qualche “falla”. Ed è un po’ curioso che queste falle emergano ora mentre già a novembre le forze politiche avrebbero avuto tutto il tempo per accorgersene ed apportare le modifiche del caso. Per esempio, rispetto al 2013, tutti gli stanziamenti destinati all’acquisto di materiali e strumenti didattici per le attività di integrazione degli alunni disabili subiranno una diminuzione: nell’infanzia si passa da 170mila euro a 164, nella primaria si scende da 990mila euro a 902mila, nella secondaria di I grado si scende da 825mila a 752mila e nelle superiori da 593mila a 540mila. A conti fatti sono più di 200mila euro in meno, mentre il numero dei disabili aumenta. L’alternanza scuola-lavoro passa da 410mila euro a 385mila e anche gli Uffici scolastici regionali dovranno risparmiare: avranno 160milioni di euro anziché 173. E’ vero che ci sono un po’ di risorse per voci che non erano esplicitamente presenti nel bilancio dello scorso anno (48milioni per iniziative varie, dal sostegno al merito degli studenti, fino alla lotta alla dispersione), ma se si esamina la “tabella 7” fino in fondo si scopre un dato interessante: lo scorso anno 406milioni di euro rientravano nella voce “risorse da assegnare” e rappresentavano, di fatto, un “tesoretto” al quale poter attingere in corso d’anno. Per il 2014 lo stesso tesoretto è pressoché dimezzato. Non per nulla Carrozza ha dichiarato in queste ore che, ormai, tutte le risorse finanziarie a disposizione sono già state allocate e non c’è nessuna possibilità di intervenire per le emergenze. Ma questo, per l’appunto, lo si sapeva già al momento dell’esame della legge di stabilità.

Carrozza: il Miur non ha più a disposizione risorse per le emergenze

da Tecnica della Scuola

Carrozza: il Miur non ha più a disposizione risorse per le emergenze
di Alessandro Giuliani
Ammissione del Ministro nel corso di un question time alla Camera sugli scatti di anzianità: occorre pensare a un reinvestimento nel fondo di funzionamento delle scuole. Sui 150 euro, ancora in “ballo”, si procederà con una compensazione tra una riduzione e un accredito immediatamente successivo. Ma per i sindacati le cose stanno diversamente.
Il Miur è a corto di fondi. E quelli che ci sono già vincolati. L’ammissione, di quelle forti, è del ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, rispondendo a un’interrogazione sugli “scatti” di stipendio: il Ministero, ha detto, “non ha più a disposizione risorse per ovviare a emergenze essendo tutti i capitoli di spesa vincolati alla missione fondamentale dell’istruzione”. Per questo, “occorre pensare a un reinvestimento nel fondo di funzionamento delle scuole per dare definitivo avvio all’autonomia scolastica e dotare le scuole delle risorse necessarie al potenziamento dell’offerta formativa”. Ma in attesa che arrivino fondi nuovi, il messaggio sembra chiaro: occorre recuperare i soldi attraverso il Fis è l’unica modalità possibile per coprire alcune centinaia di milioni di euro utili a pagare gli scatti di anzianità.
Il responsabile del Miur ha anche ripercorso gli ultimi accadimenti sulla vicenda degli scatti di anzianità passati in busta paga lo scorso anno. “La disponibilità e il buon senso di tutti hanno consentito di definire una soluzione che eviterà il recupero delle somme in questione”, ha assicurato Carrozza. Per poi aggiungere che,”trattandosi di intervenire sugli effetti di un atto del Cdm, questa soluzione non potrà che essere sottoposta al Consiglio dei ministri stesso: ho chiesto che ciò avvenga con urgenza”.
Il Governo – ha aggiunto il ministro Carrozza – “sta lavorando per trovare una soluzione affinché i dipendenti interessati non debbano restituire quanto ricevuto e non debbano avere alcuna decurtazione dello stipendio. Per ottenere questo risultato, si procederà eventualmente con una compensazione tra una riduzione e un accredito immediatamente successivo”.
Carrozza ha quindi ribadito che la soluzione ipotizzata riguarderà tutto il personale scolastico, docente e non docente, aggiungendo che sottoporrà a Consiglio dei ministri anche un’altra questione segnalata nell’ interrogazione e relativa alla retribuzione di mansioni superiori del personale amministrativo, tecnico e ausiliario “per le quali pure vi è stata una percezione in buona fede”.
Tutto risolto quindi? Non proprio, perché per i sindacati la questione è più complessa e ancora lontana dalla soluzione. Soprattutto perché c’è sempre il D.P.R. 122/2013 da superare. Nella stessa giornata, sulla questione degli scatti  Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, reputa che si sono dette e si stanno dicendo tante bugie: oramai siamo al gioco delle tre carte. Ma è il momento di dire basta: come sindacato ci stiamo impegnando al massimo per impugnare, presso la CEDU, l’indebita sottrazione di fondi. È assurdo che anziché stanziare risorse ad hoc, si perseveri nella linea di sottrarre fondi per la formazione. Di questo passo – conclude il sindacalista – ci ritroveremo con i soldi del Miglioramento dell’offerta formativa praticamente quasi tutti dirottati sul canale stipendi”.

In Italia i prof imparano da soli

da Tecnica della Scuola

In Italia i prof imparano da soli
di P.A.
Delle lettere a Il Fatto mettono in luce un vecchio problema della scuola italiana: la mancanza di aggiornamento e di esperienza didattica all’inizio della carriera 
“Sono uno dei tanti (troppi!), che da vent’anni non riceve formazione. In Italia siamo in migliaia ma pochi lo ammettono. Nessuna scuola obbliga i docenti ad aggiornarsi. Tanto meno il Ministero della Pubblica Istruzione”. Fra l’altro aggiunge il docente “insegno Educazione motoria senza avere competenze e nemmeno esperienza didattica”. “L’art. 63 del contratto stabilisce persino i termini e i modi per garantire il diritto alla formazione. Ma nella pratica partecipare ad un corso di formazione per un docente significa pagarsi il viaggio, trovarsi un sostituto nelle sue ore, recuperare le stesse in altri momenti dell’attività didattica sacrificando la propria vita. Il tutto con la certezza che non vi sarà alcun riconoscimento professionale e nemmeno remunerativo”. E così ci si arrangia, anche se, dice un altro docente, “io ce la metto tutta. Ho acquisito strumenti per segnare la strada ad altri, dalla vita, ma ho imparato a fare il maestro da solo”. “Quando a trent’anni sono sbarcato nel pianeta scuola”, scrive un altro, “nessuno si è preoccupato di dirmi come s’insegna italiano in una prima, musica in una terza o matematica in quinta. Mi hanno istruito a compilare, verbalizzare, programmare, fare crocette su un foglio e sull’altro ancora ma nulla di più.” Ancor più drammatico sapere da alcuni studenti della facoltà di Scienze della Formazione primaria che nei corsi universitari la didattica è ridotta al lumicino. Anche da questi scritti si forma la domanda: la proposta laburista, di licenziare i docenti se dopo un esame quinquennale risultano impreparati, ha un senso anche in Italia? Parrebbe di si, a condizione che la scuola si preoccupi di formare i docenti senza aggravio per gli stessi o i docenti siano messi nelle condizioni economiche e professionali (abolizione del precariato) tali da poter essere obbligati a frequentare corsi in maniera autonoma. La scuola italiana ha bisogno di professionisti che siano costantemente formati e supportati, pronti ad affrontare le nuove situazioni famigliari e sociali degli allievi. Spesso qualcuno mi chiede: “Se tu fossi Ministro qual è il primo atto che faresti?”. La risposta è semplice: “Nessun monitoraggio, nessuna valutazione ma la formazione obbligatoria a costo zero per tutti i docenti, dalla scuola dell’infanzia alla scuola di secondo grado. Fatta la formazione poi si fanno i monitoraggi”.

Pas per infanzia e primaria: qualcosa si muove?

da Tecnica della Scuola

Pas per infanzia e primaria: qualcosa si muove?
di Lara La Gatta
Riaperte dal Miur le funzioni per l’acquisizione dell’offerta formativa da parte delle Università. I percorsi abilitanti saranno attivati prioritariamente presso gli atenei già sede dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria
Buone notizie per l’attivazione dei Pas per l’insegnamento nella scuola primaria e dell’infanzia.
Quello della nota prot. n. 77 del 14/1/2014 è di certo una risposta del Miur alle polemiche di questi giorni, circa la mancata attivazione, da parte di tante Università, dei percorsi abilitanti speciali per tutti gli insegnamenti, in particolare per la scuola dell’infanzia e primaria, per i quali il numero dei candidati è spesso molto elevato.
“Tenendo conto delle richieste pervenute – si legge nella nota – e al fine di valorizzare e tutelare gli aspetti qualitativi dei percorsi P AS, il Miur  procederà ad autorizzare l’attivazione di tali percorsi prioritariamente presso le Università già sede dei corsi di laurea in Scienze della formazione primaria classe LM-85bis”.
Le Università dovranno inserire la propria offerta formativa potenziale all’interno dell’apposita banca dati RAD, che resterà aperta fino al 23 gennaio prossimo.
In un’ottica di programmazione pluriennale, sarà possibile inserire i dati relativi all’utenza sostenibile da parte dei singoli atenei relativamente agli anni accademici 2013/14, 2014/15, 2015/16.
Vista l’urgenza, una volta acquisite le informazioni richieste, il Miur procederà procedere tempestivamente ad autorizzare l’attivazione del relativi percorsi abilitanti speciali (PAS).
“Si tratta di un primo risultato delle proteste e delle iniziative finalizzate agarantire parità di trattamento per tutti i docenti in possesso dei requisitie la conclusione dei primi corsi entro luglio 2014”, scrive la FLC Cgil.
“Non in tutte le realtà sarà possibile svolgere i corsi nel solo primo anno – continua il sindacato – e quindi sarà necessario individuare strumenti normativi che permettano, di anno in anno, di poter far valere l’abilitazione conseguita. Questo non vale solo per i PAS ma anche per le abilitazioni conseguita con la laurea in Scienze della Formazione Primaria, in modo da rispondere alle legittime aspettative di lavoro dei docenti abilitati”.
Anche la Cisl scuola accoglie con favore l’intervento del Miur. “La comunicazione potrebbe rappresentare il segnale di un possibile superamento delle resistenze finora opposte da parte delle Università all’attivazione dei percorsi, pur in presenza di un’elevata domanda. Ad ogni buon conto abbiamo richiesto la convocazione delle OOSS per un’informativa in merito e per un confronto sull’intera partita dei PAS, anche a seguito di segnalazioni delle nostre strutture periferiche in relazione a numerosi problemi riscontrati sui territori”.

Cisl-scuola: sugli scatti mezze verità del ministro

da tuttoscuola.com

Cisl-scuola: sugli scatti mezze verità del ministro

La questione degli scatti concessi-cancellati-restituiti riserva ancora qualche polemica, come quella, ad esempio, originata da un’intervista del ministro su cui la Cisl-scuola ha avuto da ridire.

La ministra Carrozza, – esordisce il sindacato di Scrima – intervenendo a una nota trasmissione televisiva, ha dichiarato che per il pagamento degli scatti di anzianità al personale della scuola si vedrà costretta, parrebbe suo malgrado, ad applicare accordi “che si trascinano dal passato” e che mettono “in sofferenza i fondi per il funzionamento della scuola”. Come sempre accade, le mezze verità possono dar luogo a uno stravolgimento dei fatti che un sindacato come la Cisl, protagonista degli accordi cui la ministra allude, non può in alcun modo tollerare. Vale dunque la pena fare alcune precisazioni.

La Cisl-scuola precisa, quindi, cosa è effettivamente avvenuto negli ultimi tre anni, dopo che la legge Tremonti-Gelmini aveva azzerato la progressione di carriera per anzianità.

Le intese cui l’on. Carrozza fa riferimento sono due: la prima, nel 2010, consentì di utilizzare per il recupero degli scatti risorse che avevano in origine un’altra destinazione (il 30% delle economie realizzate annualmente dal MIUR, che la legge finalizzava alla valorizzazione del merito); la seconda, nel 2012, ci vide costretti – noi sì, in assenza di altre risorse – a dirottare sulle anzianità una quota di quelle che il contratto destina al pagamento delle attività di “miglioramento dell’offerta formativa”. Proprio perché si trattava di risorse contrattuali, fu necessaria un’apposita intesa negoziale, definita e sottoscritta all’ARAN. Nel firmarla, eravamo ben consapevoli di ridurre la possibilità di pagare prestazioni aggiuntive, ma altrettanto convinti della necessità di tutelare in via prioritaria un elemento fondamentale della retribuzione di tutti”.

Il sindacato cislino precisa che quella fu una scelta “…alla quale fummo dunque “costretti” dall’impossibilità di percorrere strade diverse, legate a risorse aggiuntive mai rese disponibili. Ottenere il recupero degli scatti mantenendo inalterate le risorse del MOF, soluzione ovviamente auspicabile, si rivelava in quei frangenti impresa fuori della realtà. Da qui un risultato che qualcuno ha contestato, ma senza essere in grado di proporre alternative diverse dalla mera enunciazione di obiettivi più ambiziosi: un po’ poco, se è vero che l’efficacia dell’azione sindacale si misura su quanto si ottiene, non su ciò che viene semplicemente richiesto.

L’incontro richiesto al ministro servirà a fare chiarezza su passato, presente e futuro degli scatti di anzianità?

Saranno davvero gli studenti a pagare gli scatti dei professori?

da tuttoscuola.com

Saranno davvero gli studenti a pagare gli scatti dei professori?

Si è aperta un’altra polemica sugli scatti di anzianità dei docenti e riguarda le risorse utilizzate e da utilizzare per finanziare gli scatti.

La Cisl-scuola, dopo aver messo i punti sulle “i” sui pregressi accordi sindacali in materia confutando alcune dichiarazioni del ministro, è intervenuta anche sulla questione-risorse per pagare gli scatti.

A quanti si stracciano le vesti perché “gli scatti dei professori li pagheranno gli studenti” (titolo perentorio e sbrigativo del Sole 24 ore), – precisa il comunicato della Cisl-scuola – vogliamo ricordare che in realtà è accaduto in questi anni esattamente l’opposto: se per ridare valore al 2011 abbiamo dovuto usare risorse contrattuali, è perché i soldi destinati agli scatti d’anzianità sono stati usati a copertura dei posti in organico autorizzati in più, soprattutto per il sostegno. Giusto e doveroso, sia chiaro, perché si trattava di dare risposte adeguate alla domanda formativa, come da noi sempre rivendicato: inaccettabile che ai conseguenti costi si sia fatto fronte, com’è avvenuto, penalizzando le retribuzioni del personale.

Questi i fatti, al di là delle banalizzazioni e delle vere e proprie distorsioni della realtà con cui ci tocca troppo spesso misurarci”.

Conclude, infine il sindacato, rivolgendosi al ministro: “Ad ogni buon conto, se la ministra Carrozza non vuole essere “costretta” a subire intese che non le piacciono, convinca governo e parlamento a darci le risorse in più che servono: saremo i primi ad essere soddisfatti. Ma se per caso non fosse in grado, non si lasci coinvolgere in polemiche costruite ad arte e insista perché il recupero di validità del 2012 avvenga il più rapidamente possibile, nell’unico modo oggi praticabile, su cui peraltro la sua Amministrazione sta lavorando da mesi. Crediamo non a sua insaputa”.

Emergenza pulizie scuole

da tuttoscuola.com

Emergenza pulizie scuole

“Intervenire subito per garantire la pulizia delle scuole”. Lo chiedono i senatori del Pd Felice Casson, Laura Puppato e Giorgio Santini con un’interrogazione al Presidente del Consiglio e ai ministri dell’Istruzione e del Lavoro segnalando che a seguito della convenzione Consip per la gestione dei servizi di pulizia e ausiliari delle istituzioni scolastiche si sono verificate notevoli problematicità.

Su tutto il territorio nazionale, spiegano i parlamentari, sia nei territori presso i quali sono già operative le convenzioni CONSIP sia in quelli presso i quali suddetta convenzione non c’è, si stanno già riscontrando tensioni e preoccupazioni circa il futuro sia del servizio che di questi lavoratori“.

Particolarmente  critica è la situazione in Veneto, dove i lavoratori sono circa 1800, e si è già registrata la chiusura di alcuni istituti. Ma le scuole a rischio, sottolineano i parlamentari, sono 151, 62, in provincia di Venezia, 36 trevigiane, 17 veronesi, 13 rodigine e padovane e 10 vicentine.

E’ necessario – concludono i senatori Pd – convocare  con la massima urgenza il tavolo, peraltro previsto dalla legge, che ha come compito quello di assicurare il servizio di pulizia nelle scuole e i livelli occupazionali e retributivi per i lavoratori attualmente impegnati in tali mansioni“.

Maestre e Maestri speciali

Maestre e Maestri speciali
Maestre speciali, maestri speciali, per studenti tutti speciali, tutti uguali, tutti con BES.

di Umberto Tenuta

Dal 1975 è lotta continua nelle nostre scuole, lotta tra maestre normali e maestre speciali, tra studenti normali e studenti speciali, tra genitori speciali e genitori non speciali!

Oh, quante incomprensioni, quanti contrasti, in venticinque anni, io e la mia beneamata Lily abbiamo dovuto dirimere, tra maestre speciali e maestre normali, tra genitori speciali e genitori normali!

Perché?

Ma, ovvio, cosa contavano le leggi?

Le maestre speciali non erano state nominate per gli alunni speciali? E, allora, che di essi si occupassero loro, mica le maestre normali?

Ma le leggi non parlavano di inserimento, pardon, integrazione nelle classi normali, e non più classi speciali? E allora degli alunni speciali si occupassero anche le maestre normali!

Quale rebus!

Oh! Quanti dibattiti di illustri Pedagogisti che ancora gli alunni speciali all’università non li vedevano!

Ma, se , allora, quindi… come si fa a non capire?

E, voi genitori cosa volete?

Quante e quali quistioni! ……la quale e ‘l quale, a voler dir lo vero

Ma, inventività degli Italiani, popolo di navigatori e di poeti, la soluzione è stata ben subito trovata: lo stanzino, pardon, l’aula laboratoriale!

Ovviamente, solo per gli alunni con BES!

L’alunno entra nell’aula per l’appello, ma subito ne esce e va nell’altra aula, quella laboratoriale, la quale, con le carenze edilizie odierne, spesso si riduce allo stanzino, non più aula!

L’alunno entra ed esce dall’aula, a suo piacimento, oddio, non proprio a suo piacimento, perché se dipendesse da lui, resterebbe nell’aula, ma a piacimento della maestra normale, la quale è molto preoccupata che in aula sarebbe discriminato, mentre, uscendo, è valorizzato.

Figurati! Un’aula, piccola sì, ma tutta per lui!

 

Capite che in una situazione del genere, qualche conflitto può pure nascere.

Quanto tempo dentro l’aula e quanto tempo nel laboratorio?

Quanti e quali interventi della maestra normale e quanti e quali interventi della maestra speciale?

E come si permette la maestra speciale di imbrattare con la sua firma la pagella del figlio del dottore?

E la pagella dell’alunno con BES la deve firmare anche la maestra normale?  Mica lei ha seguito un bel corso biennale di specializzazione? Lei, la maestra normale, i soldi non li ha!

Oddio, laddove non ci sono monarchie assolute, contrasti ce ne sono sempre, mica siamo nell’agorà di Atene?

E, ancora, quante questioni sui fascicoli personali: per tutti gli studenti o solo per gli alunni con BES?

E il medico dell’ASL che fa, non è ancora intervenuto, verrà, solo per l’alunno con BES?

 

Certo, quarant’anni dovrebbero bastare per chiudere questa vicenda, che un merito certo lo ha, quello di aver consentito che a tutti figli di donna fosse riconosciuto il diritto costituzionale alla piena formazione della loro personalità.

Ma, attenzione, le leggi son ma chi pon mano ad elle?

Chi ne assicura il pieno adempimento? E come lo si assicura?

Quanti alunni per ogni classe con e senza BES? Quante maestre speciali e quante maestre non speciali, pardon, normali?

 

Oddio, finiamola una buona volta questa incresciosa situazione!

Finiamola in modo equo per tutte le parti in causa.

Non siamo forse giunti alla consapevolezza che tutti gli esseri umani sono unici, singolari, irripetibili nei sette miliardi di esseri umani che oggi popolano la terra?

Che bello! Siamo tutti unici, singolari, irripetibili, speciali, tutti con BES. Un mondo di donne e di uomini unici, irripetibili, singolari, speciali!

E quindi, anche i nostri figli, tutti figli di donna, unici e irripetibili, tutti speciali.

Conclusione, questa, alla quale ai nostri giorni è pervenuto il più accreditato discorso socio-psico-pedagogico: come le Cose dei bambini di Maria Montessori, una scuola speciale per tutti i giovani, tutti speciali, tutti con BES!

E allora che ci fanno le maestre normali e le maestre speciali? Ancora, ancora, ancora privilegi?

In una società democratica quale la nostra, per diritto costituzionale, tutti i cittadini e, quindi, tutte le Maestre sono uguali, irripetibili, uniche, singolari, speciali!

Una scuola del successo formativo, una scuola speciale per tutti gli studenti, tutti speciali!

Per tutti: dirigenti speciali, docenti speciali, aule speciali, tecnologie speciali, interventi speciali..!

Ma alla FIAT non è così, anche se in essa si opera su macchine, e non si opera su persone, come nella scuola?

Nella FIAT non sono forse specialisti coloro  che si occupano della scocca, della sua verniciatura, della sua rifinitura, della sua pulitura? E non sono specialisti coloro che si occupano dei pistoni, delle valvole, dei carburatori, dei tubi di scappamento…?

Suvvia, ma vagliamo proprio paragonare gli esseri umani alle macchine?

Alle macchine assicuriamo trattamenti speciali. E agli esseri umani?

Ma che forse, o Maestra, non porti il tuo figlioletto dall’oculista quando ti dice che da lontano non ci vede bene, dal dentista quando il dentino di latte tarda a cadere, dall’ortopedico quando gli fa male il ginocchio?

Suvvia, anche a scuola, da domani, anzi da oggi, facciamo la stessa cosa.

Il dirigente scolastico, un po’ generico, come Marchionne, all’inizio dell’anno scolastico riunisce tutti gli operatori scolastici, pardon, tutte le donne e tutti gli uomini di scuola, a prescindere dai ruoli ascritti, e, sulla base delle loro provate competenze, li assegna: ogni operatore scolastico al posto giusto, nel momento giusto, con l’alunno giusto, come nel TEAM TEACHING!

 

E, gli studenti?

Anche gli studenti escono dalla notte hegeliana, nella quale tutte le vacche sono nere, ed a ciascuno viene riconosciuta la sua personalità unica, singolare, speciale, irripetibile nei sette miliardi di esseri umani che popolano la Terra.

Non più classi, non più scolaresche, non più la scansione annuale, non più le valutazioni trimestrali, annuali, finali!

Una scuola per tutti speciale, anche per i maestri, ciascuno valorizzato nelle sue competenze, nei suoi amori specifici, per la poesia, per la musica, per il canto, per il cielo stellato, il mare, per gli oceani…; per i Faraoni, Alessandro Magno, Cesare, Napoleone, Garibaldi; per Talete, Socrate, Platone, Kant; per Euclide, Pitagora, Leibniz, De Fermat…

Avremo una scuola tutta speciale, tutta eccellente, tutta gioiosa!

Gioia di apprendere, gioia di aiutare gli studenti, gioia di valorizzare tutte le maestre, gioia di cantare, gioia di suonare il flauto dolce, il violino…

CA’ ZOIOSA!

Casa, quindi, del successo formativo per tutti gli studenti, tutti speciali, tutte con BES!

 

I costi?

Non so se aumenteranno, nel momento in cui saranno valorizzate tutte le competenze che sono presenti nelle nostre scuole ma che quasi sempre restano sconosciute.

 

Care maestre, cari maestri, tutti speciali, scendiamo sulla nostra terra patria e rimbocchiamoci le maniche per trasformare tutte le nostre scuole nelle case della gioia di imparare secondo i propri BES!

Saremo felici tutti, Onorevole Ministra Carrozza, gli ispettori, i dirigenti scolastici, le care maestre, i cari maestri, le care mamme, i cari papà..

Ma saranno felici soprattutto tutte le studentesse e tutti gli studenti!

 

È questa, Onorevole Ministra Carrozza, la sua unica ragion di stare seduta sulla stessa poltrona di Giovanni Gentile!