Applicazione D. Lgs. 14 marzo 2013, n. 33

Al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
On. Maria Chiara CARROZZA
Al Capo di Gabinetto del Ministro
Dott. Luigi FIORENTINO
Ministero Istruzione, Università e Ricerca
Al Capo Dipartimento per l’Istruzione
Dott. Luciano CHIAPPETTA
Ministero Istruzione, Università e Ricerca

OGGETTO: Applicazione D. Lgs. 14 marzo 2013, n. 33.

Le scriventi OO.SS. Snals-Confsal, Cisl-Scuola e Uil-Scuola, rappresentative dell’area V della dirigenza scolastica, chiedono notizie relative all’applicazione del D.Lgs. 14 marzo 2013, n. 33, per quanto attiene alla competenza che fa capo alle amministrazioni di emanare in base all’art. 10 il “programma triennale per la trasparenza e l’integrità”.
La richiesta è motivata dalla prossima scadenza del 31 gennaio entro cui deve essere adottato da tutte le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del D. Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, quindi anche dalle istituzioni scolastiche autonome, il Piano triennale per la trasparenza e l’integrità.
Le OO.SS. scriventi sollecitano codesta spett.le Amministrazione ad impartire le doverose istruzioni operative, volte a dirimere i numerosi dubbi circa l’applicazione del Dlgs 33/2013 alle istituzioni scolastiche, anche per rispondere ai segnali di viva preoccupazione dei dirigenti scolastici che temono di incorrere in eventuali sanzioni per la mancata ottemperanza ad un obbligo di legge.
In attesa di cortese urgente riscontro, si inviano distinti ossequi.

I coordinatori dei dirigenti scolastici
CISL SCUOLA
M. Guglietti
UIL SCUOLA
R. Cirillo
SNALS CONFSAL
P. Ragone

Il Governo trova una soluzione con il ‘balletto degli anni degli scatti’

Di Menna: il Governo trova una soluzione con il ‘balletto degli anni degli scatti’

SCATTI DI ANZIANITA’ | Oggi il decreto del Governo

Il provvedimento approvato oggi dal Consiglio dei Ministri indica una soluzione alla questione del riconoscimento delle anzianità del personale della scuola.

Una soluzione – spiega il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna – raggiunta attraverso un fitto percorso contabile che talvolta differenzia, talvolta pospone di anno in anno il riconoscimento degli scatti.

Per semplificare quello che potrebbe essere un ‘balletto degli anni degli scatti’ – aggiunge Di Menna abbiamo:

2012 – anno che sarà valido solo se si chiude la trattativa all’Aran (è il terzo del triennio di blocco 2010 – 2011 – 2012. In  analogia con quanto già fatto per la validità del 2011, occorre una trattativa per pagare gli scatti maturati).

2013non è valido. Resta infatti in piedi il provvedimento di blocco previsto dal governo.

2014è valido grazie al provvedimento emanato oggi da Palazzo Chigi sia come anzianità che come aumento di stipendio conseguente al riconoscimento delle anzianità degli anni precedenti.

In sostanza viene ripristinata la progressione economica per anzianità prevista dal contratto vigente, ma viene per tutti rallentata per il mancato riconoscimento del 2013.

E’ il blocco del contratto, oltre agli errori commessi dai ministri e dai ministeri, alla base del pasticcio a cui oggi il decreto ha posto rimedio.

Ora occorre dare maggiori certezze su tutti gli aspetti retributivi del personale, cosa che si può fare solo per via contrattuale. A tal fine rimane urgente un incontro con il ministro su tutte le questioni che attengono al rapporto di lavoro e al riconoscimento professionale comprese quelle riguardanti  la seconda posizione economica Ata e del fondo per i dirigenti scolastici.

Decreto legge sugli scatti: un provvedimento ancora insufficiente

Decreto legge sugli scatti: un provvedimento ancora insufficiente

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

Dalle prime informazioni e in attesa di una attenta valutazione del testo del decreto legge approvato oggi, 17 gennaio, dal consiglio dei ministri sul recupero degli scatti di anzianità del personale della scuola, pur valutando positivamente l’ aver scongiurato il prelievo diretto in busta paga per l’anno 2013, rileviamo però che non è previsto alcuno stanziamento aggiuntivo per coprire la validità dell’anno 2012.

Contrariamente a quanto affermato dal Ministro nei giorni scorsi, il governo non ha stanziato le risorse necessarie ad evitare il prelievo dal fondo per il miglioramento dell’offerta formativa. Inoltre è gravissimo non aver previsto alcuna soluzione strutturale per le posizioni economiche del personale ATA.

Ribadiamo la nostra contrarietà alla drastica riduzione del fondo per il miglioramento dell’offerta formativa che determinerà un ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro del personale e della qualità della scuola, oltre alla riduzione del salario accessorio.

Bene decreto ora confronto ampio

Scuola: Mascolo (Ugl), bene decreto ora confronto ampio
(dall’Agenzia ANSA)
“Pur apprezzando il decreto legge varato oggi dal Consiglio dei ministri, ribadiamo la necessità di un confronto urgente con il Governo su altre questioni rimaste irrisolte, a partire dalla situazione relativa alle posizioni economiche del personale Ata e quella dei docenti inidonei”.
Lo dichiara il segretario nazionale dell’Ugl Scuola, Giuseppe Mascolo.
“Non dobbiamo dimenticare – spiega – che se vogliamo un sistema scolastico migliore, a vantaggio di alunni e famiglie, c’è bisogno di nuovi investimenti e di procedere con un piano pluriennale di assunzioni, così come è necessario predisporre un nuovo sistema di reclutamento. Senza dimenticare le forti riduzioni per le somme destinate al Fondo dell’ istituzione scolastica che hanno aggravato ulteriormente una situazione già critica. E’ arrivato il momento – conclude – di avere chiarezza su quali risposte il Governo intenda dare a tutte queste problematiche a oggi irrisolte e che necessitano di provvedimenti urgenti da condividere con tutte le organizzazioni sindacali”.

Assenze del personale docente e Ata nominato con contratto fino all’avente diritto

Assenze del personale docente e Ata nominato con contratto fino all’avente diritto ex art. 40: come vanno considerate?

 

Le nomine con contratti in attesa dell’avente diritto ex art. 40 Legge 449/97 sono sempre state considerate supplenze brevi secondo il regime giuridico previsto dall’art. 19 comma 10 del CCNL 2006-2009, dove a riguardo si legge che per le assenze dal servizio per malattia del personale della scuola, assunto con contratto di lavoro a t.d. stipulato dal dirigente scolastico, nei limiti della durata del contratto, spetta la conservazione del posto per un periodo non superiore a 30 giorni annuali, con retribuzione al 50%.

 

Quanto appena detto ha però negli anni prodotto delle palesi violazioni del diritto nei confronti del supplente che, pur in presenza di nomina fino all’avente titolo ex art. 40, ha occupato un posto che nella sua natura giuridica era fino al 30 giugno o al 31 agosto.

 

A tal proposito è intervenuto durante lo scorso anno scolastico l’USR Veneto che, dopo aver chiesto il parere dell’avvocatura Distrettuale dello Stato di Venezia, ha emanato la nota prot. n. 2957 del 12 marzo 2013 con la quale chiarisce che: “nel caso in cui il contratto stipulato “fino all’avente diritto” si riferisca a posto vacante (31 agosto) o disponibile (30 giugno) e pertanto la liquidazione delle competenze sia a carico degli Uffici del Tesoro, il contratto è equiparabile alla supplenza annuale o fino al termine delle attività didattiche.”

 

Importante anche la nota MIUR 6677/12 che recita: “quando al medesimo docente o ata e sul medesimo posto sia attribuita prima una supplenza temporanea in attesa dell’avente titolo e poi una supplenza annuale o temporanea sino al termine delle attività didattiche, l’intero periodo assume il regime giuridico del provvedimento attribuito a titolo definitivo”.

 

Ora, considerato che anche quest’anno molti docenti e personale ATA hanno un contratto ex art. 40 fino all’avente titolo e viste le diverse segnalazioni che ci giungono, che denunciano posizioni opposte nell’individuazione della normativa da applicare – malattia al 50% o malattia al 100% – l’ANIEF chiede al MIUR di voler intervenire con una nota, indirizzata a tutte le istituzioni scolastiche, che chiarisca in maniera inequivocabile quale sia la disciplina da applicare al contratto stipulato.

 

Pertanto, il personale docente e ATA nominato in attesa dell’avente diritto che si è visto decurtare la retribuzione per assenza di malattia a seguito di diversa applicazione del CCNL, è invitato a rivolgersi alle nostre sedi territoriali o scrivere (anche se docenti) a ata@anief.net per attivare le procedure per il recupero di quanto indebitamente detratto.

 

CDM SCATTI: BENE DECRETO LEGGE, ORA SUBITO TRATTATIVA ALL’ARAN

CDM SCATTI, GILDA: BENE DECRETO LEGGE, ORA SUBITO TRATTATIVA ALL’ARAN

“La nostra mobilitazione ha consentito di ottenere un primo risultato con il dietrofront definitivo del Governo sul prelievo degli scatti 2013 e ha evitato un’indegna decurtazione dei già magri stipendi dei docenti”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta il decreto legge approvato questa mattina dal Consiglio dei ministri.

“Adesso – conclude il leader della Gilda – chiediamo al ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, di convocare con urgenza i sindacati per riavviare in tempi rapidi la trattativa all’Aran e risolvere la questione definitivamente”.

La scomparsa del ricercatore italiano in Antartide

Il cordoglio del Ministro Carrozza per la scomparsa del ricercatore italiano in Antartide

Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza, esprime profondo cordoglio a seguito della scomparsa del Dottor Luigi Michaud, ricercatore del Dipartimento di Scienze Biologiche e Ambientali dell’Ateneo di Messina, che ha perso la vita la scorsa notte mentre partecipava alle attività del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide. Il Ministro esprime vicinanza alla famiglia del Dottor Michaud e a tutta la comunità universitaria di appartenenza del ricercatore.

Il codice contro il cyberbullismo taglia fuori i prof

da Corriere della Sera

Il codice contro il cyberbullismo taglia fuori i prof

di Paolo Romano

Video e foto hard che rimbalzano da un profilo social all’altro, fotomontaggi costruiti per «massacrare» coetanei sui presunti difetti e stranezze, propagazione di notizie false postate ad arte per annientare chi, magari, ti ha rifiutato un bacio o ha preso un voto migliore del tuo.

Sono solo alcuni dei casi possibili inscatolati nell’etichetta di «cyberbullismo»,  fenomeno che sta dilagando a macchia d’olio e che preoccupa per la diffusione capillare con cui si infiltra nei gruppi di giovani e giovanissimi adolescenti.

Gli effetti causati finiscono nelle cronache nere locali, moltissimi i suicidi, altissime le percentuali sulla compromissione del rendimento scolastico (circa il 38% delle vittime, dice un recente rapporto di Save the children), isolamento sociale e disturbi dell’apprendimento. Un’emergenza che coinvolge il lavoro delle forze dell’ordine (a partire dalla polizia postale) e che da tempo è finito sotto la lente di importanti studi di neuropsichiatria infantile.

Una prima risposta istituzionale è venuta, pochi giorni fa, con l’approvazione di una bozza di «codice di autoregolamentazione per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo», siglato dal viceministro dello sviluppo economico, Antonio Catricalà, le associazioni italiane del settore (Confindustria digitale e Assoprovider) e gli operatori su scala globale (Google e Microsoft, tra gli altri).

Un progetto, appunto, ancora in bozza, ma dal quale sono stati curiosamente tagliati fuori gli operatori scolastici, quotidianamente impegnati a contrastare «sul campo» il fenomeno.

Mario Rusconi, consulente del ministero dell’Istruzione e presidente dell’Associazione presidi di Roma e del Lazio, ricorre a una metafora: «E’ come preparare un sontuoso banchetto di nozze, fiori, arredi, piatti raffinati, ma essersi dimenticati di portare gli sposi».

Ma quali sono i limiti di questo codice sul cyberbullismo? «Premesso che va comunque riconosciuta la bontà dell’intervento, è evidente che non si può pensare di coinvolgere gli operatori commerciali e però escludere gli insegnanti e le famiglie, che sono gli interlocutori privilegiati. Sono loro che vivono ogni giorno gli effetti del problema» dice Rusconi.

La scuola, quindi, e’ stata esclusa, eppure potrebbe fare moltissimo. Così come quando si chiede agli insegnanti di occuparsi di educazione stradale o sessuale.  «E’ necessario consolidare una cultura sul cyberbullismo, fornendo indicazioni tecniche su cosa sono e come funzionano i social network, su cos’è la spam, sul corretto uso dei telefonini dentro e fuori le aule scolastiche, solo per fare qualche esempio – spiega Rusconi- Non possiamo farci trovare impreparati su un tema così fondamentale; già nelle prossime settimane, spero entro la fine di febbraio, lanceremo un progetto importante con il Ministero dell’Istruzione e un bouquet di garanti di alto profilo. Abbiamo registrato il dominio Etutorweb (ETW, in acronimo), che diventerà un portale pieno di informazioni e di suggerimenti sul tema». Tra l’altro le scuole, anche sfruttando le dotazioni informatiche del ministero e i loro portali intranet ed internet, «hanno la tecnologia ideale per produrre informazioni utili agli studenti e alle loro famiglie. Le lezioni nelle aule non bastano».

La prima cosa da fare e’ informare gli insegnanti e le  famiglie affinché conoscano la diffusione e la gravità del fenomeno. 

«Professori e genitori non sono preparati e le cronache, purtroppo, lo dimostrano -spiega Rusconi- . Anche per questo bisogna parlare di più e meglio di cyberbullismo, evitando sia approcci moralistici sia scorciatoie sanzionatorie. Credete davvero che una multa possa efficacemente abbattere ogni forma di violenza sui coetanei?»

Dai dati emerge poi che il fenomeno coinvolge fasce di età trasversali e fino agli anni universitari.  «Abbiamo segnalazioni non solo di episodi di cyberbullismo tra adolescenti e preadolescenti della scuola media e superiore,addirittura trabambini della scuola elementare, già a partire dalla seconda e terza classe -afferma Rusconi- Anche per questo, stiamo organizzando a febbraio con il professor Gabriel Levi, uno dei più importanti neuropsichiatri dell’età infantile italiani, una giornata di studio e un convegno, in cui verranno tra l’altro fornite indicazioni non solo di natura pratica e tecnica, ma soprattutto formativa».

Nel 2013 record di gemellaggi elettronici nelle scuole italiane

da La Stampa

Nel 2013 record di gemellaggi elettronici nelle scuole italiane

Tra le regioni più attive la Lombardia, seguita da Sicilia, Lazio e Toscana
firenze

 Dopo i positivi risultati del 2012 (2.800 iscritti, con un +45% rispetto al 2011), nello scorso anno i dati segnano il record assoluto nel numero di docenti, scuole e progetti attivati.

I nuovi docenti iscritti nell’anno solare sono stati circa 4.000, per una crescita del 40% sul 2012.

Numeri da primato anche nelle scuole registrate nell’anno, con circa 1.300 nuovi istituti, 200 unità in più rispetto al 2012. I dati sono stati diffusi da eTwinning/Agenzia nazionale Erasmus+ Indire.

Aumento simile anche nei progetti di gemellaggio attivati nell’anno (circa 1.400 in totale). Dato che porta attualmente l’Italia al secondo posto assoluto in Europa (dopo la Polonia)nel numero di progetti: circa 8.500 gemellaggi attivati (il 7% in Europa).

Attualmente i docenti italiani iscritti nella piattaforma sono 17.500 (8% dei circa 230.000 iscritti in tutta Europa), ed il numero degli istituti ammonta a circa 8.400 (sui 115.000 in Europa).

Tra le regioni italiane il primato come numero di docenti spetta alla Lombardia, con oltre 2100 da 950 scuole, seguono Sicilia (circa 1900 docenti in 860 istituti), Lazio (1600 insegnati in 800 scuole) e Toscana (1350 docenti in 560 istituti).

eTwinning è il portale europeo dei gemellaggi elettronici tra scuole. Un’iniziativa del programma Erasmus+ diretta dalla Commissione Europea nata per integrare e diffondere le possibilità offerte dalle nuove tecnologie nei sistemi scolastici nazionali attraverso una piattaforma online 2.0..

Sostegno, Inidonei, Ata: incontro al Miur

da Tecnica della Scuola

Sostegno, Inidonei, Ata: incontro al Miur
di P.A.
La Flc-Cgil fa il punto dell’incontro al Miur coi sindacati sulla situazione dei docenti di sostegno, inidonei ed immissioni in ruolo Ata
Intanto, dice Flc-Cgil, è stata confermata l’immissione in ruolo imminente di 4.447 docenti di sostegno con decorrenza giuridica 1º settembre 2013. La ripartizione di questi posti verrà effettuata in proporzione all’attuale consistenza dell’organico di diritto di ciascuna regione. Per i futuri contingenti (13.342 posti per il 2014/2015 ed altri 8.895 per il 2015/2016, per un totale in 3 anni di 26.684) il Miur si è impegnato a presentare una proposta di ripartizione che cercherà, al contrario, di riequilibrare, almeno in parte, le situazioni diverse (anche in modo significativo) da regione a regione, rispetto alla quota media nazionale di organico di diritto rispetto a quello complessivo di fatto. Per quanto riguarda invece i docenti inidonei è ancora in corso il monitoraggio delle domande presentate in attuazione della legge n. 128/13. Ad oggi solo 8 Direzioni scolastiche regionali (Basilicata, Liguria, Molise, Puglia, Calabria, Marche e Piemonte) hanno comunicato i loro dati e da questi (riguardanti 1.135 docenti inidonei su circa 3.500, quindi 1/3), emerge che solo 66 docenti inidonei hanno chiesto il passaggio nei ruoli Ata, mentre 680 di loro hanno chiesto la mobilità per altro comparto pubblico e 389 una nuova visita medica. In dirittura di arrivo la procedura da parte del Mef per l’assunzione di 3.740 Ata complessivi con decorrenza giuridica 1º settembre 2013. Nei prossimi giorni verrà discussa con i sindacati una ripartizione di questi posti.

Perplessità nell’obbligo della formazione dei docenti

da Tecnica della Scuola

Perplessità nell’obbligo della formazione dei docenti
di P.A.
Educazione 2.0 fa risaltare una falla all’interno del decreto legge del ministro Carrozza: “L’istruzione riparte”, dove è prevista una spesa di 10 milioni di euro, oltre alle risorse europee, per attività di formazione e d’aggiornamento che saranno obbligatorie per il personale scolastico
L’attenzione di Fabrizio Foschi, si concentra sul fatto che se per un verso la formazione e l’aggiornamento fanno parte del profilo identitario del docente, “la curvatura verso l’obbligatorietà implica una nuova concezione della professione che la legge, però, non prevede affatto”. L’obbligatorietà infatti implica, secondo Educazione 2.0, la valorizzazione della professione docente e quindi anche la progressione giuridica ed economica degliinsegnanti, insieme all’attribuzione “di crediti spendibili nella progressione della carriera”. Ma ci sarebbe pure un’altra questione imprescindibile, quella della libera scelta da parte del docente dell’ente o del soggetto riconosciuto presso il quale svolgere l’attività di aggiornamento, poste tuttavia alcune condizioni uguali per tutti coloro che accedono a percorsi di riqualificazione. “Non sembra, purtroppo, che sia questa la direzione nella quale è stato indirizzato il presente impegno formativo”, mentre “non è prevista la formazione come itinerario di crescita del docente, bensì i temi proposti riguardano la risposta ad alcune emergenze sociali cui la scuola dovrebbe porre rimedio. Una scelta di campo dettata da un modello d’istruzione visto come intervento sulle storture del sistema, che prescinde completamente da una presa d’atto del soggetto che dovrebbe promuovere i singoli interventi: il docente, la sua vocazione alla comunicazione, la necessità di rinnovarla attraverso percorsi che mettano a fuoco i contenuti dell’insegnamento e l’ambito scolastico come luogo d’insegnamento/apprendimento”. “Tralasciare il potenziamento del soggetto significa inevitabilmente mortificarlo a un ruolo di secondo piano. E tuttavia non sarebbe stato male accompagnare l’indicazione prescrittiva all’aggiornamento con aperture nuove e gratificanti verso la professione docente, che è spesso citata come esempio di categoria demotivata, ma per la maggior parte non lo è affatto, malgrado non si faccia granché di ciò che sarebbe possibile fare per risollevarne la credibilità” I temi dell’aggiornamento in breve sono i seguenti: 
 
a) rafforzamento delle conoscenze e delle competenze di ciascun alunno […] per migliorare gli esiti nelle valutazioni nazionali svolte dall’Invalsi; 
b) aumento delle competenze per potenziare i processi d’integrazione a favore di alunni con disabilità e bisogni educativi speciali; c) potenziamento delle competenze nelle aree ad alto rischio socio-educativo […]; 
d) aumento delle competenze riguardanti l’educazione all’affettività […]; 
 e) aumento delle capacità nella gestione e nella programmazione dei sistemi scolastici; 
f) aumento delle competenze riguardanti i processi di digitalizzazione e d’innovazione tecnologica; 
 g) aumento delle competenze per favorire i percorsi di alternanza scuola-lavoro […]. Come si vede “i temi proposti riguardano la risposta ad alcune emergenze sociali cui la scuola dovrebbe porre rimedio, attraverso la funzione del docente”

Sondaggio su stipendi gennaio: 150 euro in meno per molti

da Tecnica della Scuola

Sondaggio su stipendi gennaio: 150 euro in meno per molti
di R.P.
Come si prevedeva, quasi tutt coloro che hanno avuto lo scatto a gennaio 2013 non stanno riscontrando variazioni. Molti invece dichiarano la trattenuta di 150 euro. Ma tanti precari non hanno nè cedolino nè stipendio.  Visita la pagina FB per leggere i commenti dei lettori.
Alle ore 9 della mattina del 16 gennaio sono quasi 9mila le persone che si sono collegate con la nostra pagina facebook  dedicata alla questione del cedolino del mese di gennaio. E’ del tutto evidente  che questo è il tema del giorno che sta tenendo con il fiato sospeso decine di migliaia di docenti e Ata di tutta Italia, anche perché non tutti riescono già a visualizzare il contenuto del cedolino. Molti, per esempio, hanno potuto vedere la cifra complessiva ma senza poter capire come essa è composta. Comunque, per il momento, sembrano emergere alcune costanti che dimostrerebbero le previsioni dei giorni scorsi. Chi ha avuto lo scatto a gennaio 2013 percependo il nuovo stipendio (e relativi arretrati) ad aprile segnala in genere di non aver riscontrato differenze significative (in alcuni casi, anzi, ci sono soldi in più – una cinquantina di euro – dovuti al fatto che a gennaio non vengono ancora calcolate le trattenute regionali e comunali). Sarcastici i commenti dei precari: “Potrei leggere il cedolino se lo avessi”. Come è noto, infatti, ci sono ancora decine di migliaia di supplenti che devono ricevere gli stipendi di novembre e dicembre e quindi, per loro, parlare di cedolino di gennaio è quasi una beffa. I problemi più evidenti riguardano certamente chi ha avuto lo scatto a settembre e che adesso segnala di ritrovarsi con 150 euro in meno. Chiarissimo il commento di una lettrice che scrive: “Nel mio cedolino di gennaio mi ritrovo retrocessa alla classe 21, anziché 28, come era stato accreditato ad aprile 2013 con i relativi emolumenti ed, ovviamente, con lo stipendio inferiore a quello percepito con lo scatto di anzianità. Inoltre il successivo scatto risulta nel 2019, eliminando quello del 31/12/2013”. Non conoscendo la situazione individuale è difficile entrare nel merito, ma resta il fatto che molti docenti e Ata  si troveranno in una situazione analoga: classe stipendiale “aggiornata” e 150 euro in meno. Ma su questo punto bisognerà attendere qualche giorno perché, se si deve prestar fede alle spiegazioni del MEF, chi ha avuto la detrazione di 150 euro dovrebbe avere a stretto giro un accredito di pari importo. Per capire meglio la situazione bisognerà però aspettare l’esito della riunione del Consiglio dei Ministri che il 17 gennaio dovrebbe decidere qualcosa; augurandoci che abbiano torto i superstiziosi che parlano già del “venerdì nero della scuola” trattandosi proprio di un venerdì 17.

Italiaspa, nessuno tocchi l’istruzione

da Tecnica della Scuola

Italiaspa, nessuno tocchi l’istruzione
Gli italiani non sembrano per nulla disposti a rinunciare ai fondi destinati alla scuola
Da una ricerca della fondazione ItaliaSpa condotta in collaborazione con Ixè, emerge che il 72% degli intervistati ritiene che la scuola sia tra i servizi pubblici che hanno bisogno di maggior impulso distaccando addirittura, e di molto sia i servizi alla persona e agli anziani (33%) che strade e viabilità (14%). L’Italia, del resto, è il paese che spende meno in Istruzione rispetto a Spagna, Francia e Gran Bretagna con solo il 4,2% del pil (67 miliardi di euro). Poco anche per una nazione con una scarsa natalità. Non ci si può meravigliare dunque se il rischio è quello di chiusura di plessi per mancanza di risorse per le pulizie come sembra stia accadendo in alcune realtà venete. “Gli italiani sembrano aver capito, più della politica, che il nostro Paese dovrà ripartire proprio dall’investimento su una scuola di qualità, un percorso necessariamente di lungo periodo capace però di formare una nuova generazione di imprenditori del made in Italy unica vera strada per competere in un mondo così mal globalizzato”, commenta Sergio Marini, presidente della fondazione ItaliaSpa

Ex Lsu: sindacati chiedono la proroga fino a giugno

da tuttoscuola.com

Ex Lsu: sindacati chiedono la proroga fino a giugno

Si è svolto questa mattina al ministero dell’Istruzione il programmato incontro con le segreterie generali dei sindacati Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltrasporti finalizzato alla risoluzione della vertenza che coinvolge i 24.000 addetti Ex Lsu dei servizi in appalto di pulizia delle scuole per i quali la Legge di Stabilità ha garantito la copertura economica solo fino al 28 febbraio 2014.

Come riferisce l’agenzia Dire i sindacati hanno sottolineato l’urgenza di prevedere l’aumento delle risorse per assicurare l’erogazione del servizio e per gli interventi di sostegno al reddito, già drasticamente ridotti del 25% in seguito all’attuazione dagli interventi di spending review varati dai governi che si sono succeduti negli anni.

Tra le proposte sindacali anche quella della proroga del servizio almeno fino al 30 giugno 2014 con la possibilità di prevedere la ricollocazione di una parte degli addetti presso gli enti locali favorendo una riduzione del bacino occupazionale del settore dei servizi ed individuando nel contempo, attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali, il percorso per l’avvio al pensionamento di coloro che possiedono i requisiti per il raggiungimento della pensione di vecchiaia.

Il Miur, riservandosi di valutare le proposte presentate, ha riconvocato i sindacati già per la prossima settimana ed ha formalmente annunciato l’attivazione del tavolo interministeriale con il coinvolgimento anche dei dicasteri del Lavoro e dell’Economia e Finanze.

Gemellaggi elettronici: Italia seconda in Europa

da tuttoscuola.com

Gemellaggi elettronici: Italia seconda in Europa

Un 2013 all’insegna dei gemellaggi elettronici eTwinning nelle scuole italiane. Come riferisce l’agenzia Dire dopo i positivi risultati del 2012 (2.800 iscritti, con un +45% rispetto al 2011), nello scorso anno i dati segnano il record assoluto nel numero di docenti, scuole e progetti attivati. I nuovi docenti iscritti nell’anno solare sono stati circa 4.000, per una crescita del 40% sul 2012.

Numeri da primato anche nelle scuole registrate, con circa 1.300 nuovi istituti, 200 unità in più rispetto al 2012. Aumento simile  anche per i progetti di gemellaggio elettronico attivati nell’anno (circa 1.400). Dati che hanno fatto registrare un incremento significativo, che porta oggi l’Italia al secondo posto assoluto in Europa (dopo la Polonia), con circa 8.500 gemellaggi attivati in totale (circa il 7% in Europa).

Siamo molto felici di questi risultati e ci auguriamo di continuare su questa strada, intrapresa ormai da alcuni anni”, è il commento del capo dell’Unità Italiana eTwinning Donatella Nucci, dell’Indire.

Attualmente i docenti italiani iscritti nella piattaforma sono 17.500 (8% dei circa 230.000 iscritti in tutta Europa), ed il numero degli istituti ammonta a circa 8.400 (sui 115.000 in Europa). Tra le regioni italiane il primato come numero di docenti eTwinning spetta alla Lombardia, con oltre 2100 docenti da 950 scuole, seguono Sicilia (circa 1900 docenti in 860 istituti), Lazio (1600 insegnati in 800 scuole) e Toscana (1350 docenti in 560 istituti).

Quanto ai Paesi partner dei gemellaggi elettronici, i dati evidenziano una preferenza dei docenti italiani ad attivare progetti con i colleghi di Polonia e Francia. Seguono poi tutti gli altri paesi aderenti all’azione.