28 gennaio 2014, sit-in dei dirigenti scolastici: 100 ragioni per dire basta!

28 gennaio 2014, sit-in dei dirigenti scolastici: 100 ragioni per dire basta!

L’ingiusta decurtazione della retribuzione dei dirigenti scolastici non è che una delle cento ragioni alla base della loro protesta.

I dirigenti scolastici sono continuamente gravati di nuovi compiti e sono considerati i soggetti responsabili dell’applicazione di norme ed adempimenti quasi sempre estranei alla scuola.

Far funzionare bene le scuole sta diventando ogni giorno più difficile e pesante.

A queste croniche difficoltà potrebbe aggiungersi ora una riduzione della loro retribuzione, a causa dell’intervento del MEF che si rifiuta di applicare i contratti integrativi già firmati.

Con il sit-in del 28 gennaio i dirigenti scolastici della FLC CGIL vogliono dire BASTA a questa insopportabile situazione e invitano tutti i colleghi a far sentire la loro voce, partecipando numerosi al sit-in e aggiungendo ai tanti motivi di disagio anche un loro motivo.

100 ragioni per dire “basta!” perché ….

…le scuole non sono a norma…
… non posso pagare i supplenti…
…. le ditte di pulizia hanno sospeso il servizio…
…sono stanco di lavorare anche la domenica…
..il MIUR non restituisce alla scuola le somme che ha anticipato…
…i fondi per il MOF diminuiscono continuamente…
…devo fare l’avvocato in Tribunale…
…non ho un numero sufficiente di collaboratori scolastici…..
…non ho certezza di risorse per la gestione della scuola….
…ancora non hanno abrogato il decreto Brunetta…

Area V: fallito il tentativo di conciliazione

Area V: fallito il tentativo di conciliazione

Si è concluso oggi poco dopo le 13 il tentativo di conciliazione esperito sullo stato di agitazione indetto da alcune sigle dell’Area V.
Le parti hanno preso atto che non ci sono al momento fatti nuovi che possano motivare una sospensione delle diverse iniziative promosse dalle sigle sindacali.
Pertanto, tutte le iniziative già assunte in merito alla vertenza sono confermate, mentre altre se ne annunciano per le prossime ore.
Per quanto riguarda Anp, è ovviamente mantenuto il sit-in già indetto per domani 23 gennaio davanti al Ministero, con inizio alle ore 11,30.

Il fallimento del tentativo di conciliazione è la prova che la nostra presenza domani deve essere ancora più convinta e massiccia di prima, per disincagliare una trattativa che si trascina ormai da troppi mesi in modo inconcludente.

“I Giovani ricordano la shoah”

i_giovani_ricordano_shoahMiur, “I Giovani ricordano la shoah” inaugurata oggi mostra a Roma

“Iniziative come questa servono a far riflettere i ragazzi sull’importanza di non tollerare mai alcun atto di discriminazione o razzismo perché poi le conseguenze possono essere quelle che vediamo qui oggi”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, partecipando, oggi, all’inaugurazione, presso il Museo di Roma in Trastevere, della mostra “I Giovani ricordano la Shoah. Dieci anni di memoria attraverso le opere degli alunni delle scuole italiane”.

Sono circa settanta le opere di ragazzi di tutta Italia che hanno vinto i concorsi attivati per approfondire il tema. ” E’ una mostra – ha aggiunto il ministro dopo aver passato in rassegna gli splendidi lavori realizzati dai ragazzi – di altissimo livello, di grande espressività. Si capisce che i ragazzi hanno ben interiorizzato quello che hanno visto e letto”.

La mostra è stata realizzata in collaborazione con l’Ucei, Unione comunità ebraiche italiane, la sovrintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma e l’assessorato alla Cultura del Campidoglio.

Il catalogo della mostra

Sciopero nazionale Area V – Dirigenza scolastica il 14 febbraio 2014

Ministero della Pubblica Istruzione
Gabinetto
Viale Trastevere 76 a
00153 Roma
Dipartimento della Funzione Pubblica
Presidenza del Consiglio dei Ministri
Gabinetto
Corso Vittorio Emanuele II, 118
Palazzo Vidoni
00186 Roma
Commissione di Garanzia per l’Attuazione della Legge sullo Sciopero nei Servizi Pubblici Essenziali
Piazza del Gesù, 46
00186 Roma
Oggetto: Proclamazione dello sciopero nazionale dell’Area V della dirigenza scolastica, per il giorno 14 febbraio 2014.

Le scriventi Organizzazioni sindacali, preso atto dell’esito negativo del tentativo di conciliazione esperito in data 21 e 22 gennaio 2014 con l’apposito Organismo nazionale collegiale costituito presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, comunica la proclamazione dello sciopero nazionale del personale dell’Area V della dirigenza scolastica, con le seguenti modalità:
– Sciopero per l’intera giornata del giorno 14 febbraio 2014
Lo sciopero è motivato dalle insufficienti risposte fornite dall’Amministrazione dell’Istruzione alle richieste contenute nella nota del 14 gennaio 2014, con la quale veniva proclamato lo stato di agitazione del personale dell’Area V della dirigenza scolastica, considerando che allo stato dei fatti non sono state fornite solide garanzie circa la concreta prospettiva di dare immediato corso ai contratti integrativi regionali per la retribuzione di posizione e di risultato per l’a.s. 2012/2013, sulla base della quantificazione del Fondo Unico Nazionale determinata dal MIUR e comunicata alle OO.SS. nel corso dell’informativa alle OO.SS. resa il 20 dicembre 2012.

Distinti saluti.

CISL SCUOLA
Francesco Scrima

UIL SCUOLA
Massimo Di Menna

SNALS CONFSAL
Marco Paolo Nigi

Esclusione dei docenti interessati ai corsi PAS A043

Esclusi PAS A043 per problemi con i titoli d’accesso: il Miur interviene

 

Il MIUR risponde alla richiesta di intervento, inviata dall’ANIEF il 9 gennaio, a seguito di numerose segnalazioni di esclusione dei docenti interessati ai corsi PAS A043.

Con la nota prot. n. 475 del 21 gennaio 2014 il MIUR ha precisato al riguardo che le disposizioni contenute nel Decreto Ministeriale n. 354 del 10 agosto 1998, costituivo degli Ambiti Disciplinari, già utilizzate per i titoli di abilitazione conseguiti attraverso le SSIS e, in analogia, per le abilitazioni conseguite attraverso i percorsi di TFA, possono essere applicate anche ai Percorsi Abilitanti Speciali.

Pertanto, per le classi di concorso ricomprese in ambiti disciplinari, in deroga a quanto previsto dal D.M. 39/1998, i titoli di accesso sono quelli elencati nel sopracitato D.M. 354/1998 e successive modificazioni ed integrazioni.

A questo punto chiediamo, in particolare agli Uffici Scolastici Regionali di Piemonte e Lombardia, di rivedere urgentemente la situazione dei docenti esclusi.

SCATTI 2012: SUBITO TRATTATIVA ALL’ARAN O IN FUMO 120 MLN GIA’ STANZIATI

SCATTI 2012, FGU-GILDA: SUBITO TRATTATIVA ALL’ARAN O IN FUMO 120 MLN GIA’ STANZIATI

Aprire subito la trattativa all’Aran, evitando così di perdere i 120 milioni di euro già stanziati e di attivare procedure inaccettabili di restituzione degli scatti non contrattualizzati. La richiesta, indirizzata al Governo e al ministro della Pubblica Istruzione Maria Chiara Carrozza, arriva dalla Fgu-Gilda degli Insegnanti.

“Il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri il 17 gennaio e non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale – spiega la Fgu-Gilda – ha risolto solo in parte le urgenze relative alle trattenute che il Mef intendeva applicare sulle buste paghe dei docenti in mancanza dell’accordo sugli scatti del 2012-13. La copertura finanziaria appare ancora incerta. Di fronte a 120 milioni di euro disponibili, frutto delle economie derivanti dalla ‘riforma Gelmini’, mancano ancora oltre 250 milioni per garantire il riconoscimento degli scatti del 2012 e affrontare in parte la situazione del 2013. Il Governo – incalza il sindacato – non ha trovato alcuna risorsa aggiuntiva ed è quindi necessario e urgente l’atto di indirizzo interministeriale che consente l’apertura all’Aran della contrattazione per l’eventuale utilizzazione di fondi del Mof”.

“Bisogna fare in fretta – denuncia la Fgu-Gilda – perché le scuole non hanno certezza delle risorse da utilizzare in sede di contrattazione di istituto e il personale rischia di lavorare gratuitamente. Per questo confermiamo lo stato di agitazione e mobilitazione della categoria che, in assenza di soluzioni, potrà portare allo sciopero generale. Intanto – conclude il sindacato – apprezziamo la tempestiva convocazione da parte del ministero dell’Istruzione che incontrerà i sindacati martedì 28 gennaio”.

Sicilia, Calabria e Lazio, il record delle «bigiate»

da Corriere della Sera

I DATI DELLA RICERCA OCSE/PISA 2012

Sicilia, Calabria e Lazio, il record delle «bigiate»

Marche,  Toscana e Bolzano, quasi inesistenti le assenze ingiustificate

Francesca Borgonovi, ricercatrice Ocse-Pisa

L’adolescenza è, per molti studenti, un momento per testare i limiti e sfidare l’autorità sia in famiglia che nella scuola. I risultati che emergono dalle analisi degli ultimi risultati PISA 2012 mostrano che molti – anzi troppi – studenti 15enni tendono a far tardi a lezione, saltano lezioni o, peggio ancora, giorni di scuola. In media il 18% degli studenti nei paesi OCSE dichiara di aver saltato lezioni nelle due settimane prima del test PISA, e il 15% dichiara di aver saltato almeno un giorno di scuola nello stesso periodo.  Chi salta lezioni o giorni di scuola mostra livelli di competenze inferiori rispetto a chi si presenta regolarmente in classe. Partecipare in maniera regolare alle lezioni serve: si impara di più in classe che fuori.

NEL MONDO – A livello internazionale, i sistemi scolastici con i risultati migliori sono i sistemi dove gli studenti o non possono o non vogliono saltare lezioni o giorni di scuola: paesi come la Svizzera e i Paesi Bassi, con alti livelli di competenze sono paesi dove quasi nessuno studente salta lezioni o giorni di scuola. I risultati eccellenti nel test PISA dei Paesi e sistemi educativi asiatici riflettono il fatto che quasi nessuno studente in Giappone, Korea, Hong-Kong e Shanghai salti la scuola senza autorizzazione. In questi Paesi l’intera comunità scolastica si assicura che gli studenti partecipino in maniera regolare alle lezioni: ad esempio, in Giappone ogni studente ha un insegnante dedicato che si occupa di monitorare il suo andamento scolastico e i suoi comportamenti. Questo insegnante interagisce in maniera regolare con lo studente e la sua famiglia al di fuori della scuola ed è responsabile per lo studente nei confronti della comunità intera. Questa responsabilità e questo impegno sono compensati sia in termini salariali sia in termini di prestigio sociale.

E IN ITALIA? – L’Italia è uno dei Paesi dove il problema del saltare lezioni e giorni di scuola è più forte e la variazione tra diverse aree geografiche è molto accentuata: nelle Marche, in Toscana e a Bolzano più del 95% degli studenti dichiara di non aver saltato nemmeno una lezione nelle due settimane prima del test PISA, mentre in Calabria il 70% degli studenti dichiara di non aver saltato lezioni. In generale a livello internazionale, le differenze di condizione socio-economica delle famiglie contano poco nel determinare se uno studente salta o no lezioni o giorni di scuola. In media, il 18% degli studenti socio-economicamente svantaggiati e il 12% degli studenti con condizione più favorevole hanno dichiarato di aver saltato giorni di scuola. In Italia tali differenze sono invece molto accentuate: ad esempio in Sicilia il 43% degli studenti svantaggiati e il 30% degli studenti più avvantaggiati hanno dichiarato di aver saltato giorni di scuola nelle due settimane prima del test PISA, una differenza di quasi 13 punti percentuali. La differenza è molto alta anche nel Lazio, dove il 27% degli studenti più svantaggiati e il 15% egli studenti più avvantaggiati ha dichiarato di saltare giorni di scuola e in Abruzzo, dove la differenza è di quasi 10 punti percentuali. Nell’ambito Italiano le uniche regioni dove le differenze socio-economiche non sono legate alla probabilità che gli studenti saltino giorni di scuola sono la Liguria e la Sardegna.

Istruzione professionale al centro per portare i giovani dalla scuola al lavoro

da La Stampa

Istruzione professionale al centro per portare i giovani dalla scuola al lavoro

Le proposte del Forum giovani per scuole e atenei, in occasione della pubblicazione del Rapporto McKinsey «Education to Employment»
ROMA

La valorizzazione dell’istruzione professionale, attraverso l’aumento delle ore laboratoriali e un investimento fattivo nel miglioramento della qualità didattica dei percorsi. È una delle proposte avanzate dal Forum nazionale dei giovani alla luce del Rapporto McKinsey «Education to Employment» , presentato a Bruxelles.

Altri interventi, secondo il Forum, dovrebbero riguardare forme di sostegno all’occupazione giovanile e di incontro tra domanda-offerta di lavoro, come ad esempio la Youth Guarantee; una riorganizzazione degli strumenti di alternanza tra istruzione e lavoro sia nelle scuole sia negli atenei, come, ad esempio, lo stage; la necessità che le scuole si interfaccino con il proprio tessuto imprenditoriale territoriale per poter garantire una formazione che valichi gli insegnamenti teorici.

A parere del Forum deve essere prioritario per il Paese ricercare un piano di rifinanziamento complessivo dell’istruzione pubblica a partire da cinque ambiti d’azione fondamentali: edilizia scolastica, partecipazione e protagonismo studentesco, istruzione tecnica e professionale e collegamento tra saperi e lavoro, diritto allo studio, strumenti didattici e formazione degli insegnanti.

«Le politiche di definanziamento in materia d’istruzione degli ultimi governi – afferma Giuseppe Failla, portavoce del Forum – hanno reso drammatico lo stato in cui versano scuole e università. Il tasso di abbandono scolastico al 17,6% e il drastico calo delle immatricolazioni all’università non soltanto pongono il nostro Paese a una distanza abissale dagli obiettivi di Europa 2020, ma impongono anche una riflessione complessiva sulle scelte economiche da prendere in una fase ancora di profonda crisi. L’Italia, infatti, è tra i Paesi che spende meno per Scuola e Università pubblica».

«Riteniamo che la “bolla formativa”, ossia l’incapacità del mercato del lavoro di assorbire i nostri laureati, siga – aggiunge Stefano Vitale, Consigliere del Forum con delega a Scuola, Università e Ricerca – un’analisi attenta e una risposta politica chiara. I nostri laureati non sono troppi, troppi sono i nostri giovani disoccupati. Bisogna costruire dei legami profondi tra mercato del lavoro e istruzione, mettendo in discussione il modello produttivo attuale a partire dalle scuole e dalle università e voltando pagina rispetto a quelle forme di lavoro precario oggi molto diffuse». E per Failla «è evidente come le risorse stanziate dal DL Istruzione dello scorso Settembre «siano in questo quadro positivi ma assolutamente insufficienti».

Miur, chiarimenti sulla cessazione dal servizio

da Tecnica della Scuola

Miur, chiarimenti sulla cessazione dal servizio
di Giovanni Sicali
l Miur ha diramato la nota del 21.1.14 prot. n. 481 con utili chiarimenti sulle cessazioni dal servizio2014. Tre sono i punti posti in attenzione:
1) le donne per l’opzione contributiva devono avere al 31.12.2013 57 anni di età e 3 mesi in considerazione dell’aumento della speranza di vita. Quindi non bastano i soli 57 anni; 2) per la “Non penalizzazione” della pensione anticipata rispetto ai 62 anni sono considerati servizio effettivo anche i permessi previsti dell’art. 3 comma 3 legge 104/92; 3) il personale che nel corso del 2011 ha usufruito del congedo dei due anni o dei 3 giorni di permesso per assistenza a familiare portatore di handicap grave e che matura i requisiti anagrafici e contributivi ante Fornero entro 3 anni dalla legge 201/2011, ed interessato alla presentazione della domanda entro il 26.2.2014 alla Direzione territoriale del lavoro, può presentare DOMANDA CARTACEA di pensionamento anche oltre il termine del 7 febbraio.

Caro Presidente

Caro Presidente

di Vincenzo Andraous

Leggo di tante menti alte che offrono il fianco a ogni causa nobile e giusta, quando c’è di mezzo il carcere, penso che occorra avere rispetto per le vittime del reato, ma anche per il cittadino detenuto.

Indipendentemente dalle strumentalizzazioni, dalle speculazioni, dalle pance bene pizzicate, questa marmellata di parole e pronunciamenti, non è di oggi, né di ieri, ma dell’altro ieri.

Allora perché un Governo dovrebbe accettare un’eredità imposta e non condivisa? Perché dovrebbe sopportare un nodo storico che non le appartiene, legando a propria volta  una zavorra che la sua antitesi politica non ha voluto impegnarsi a sciogliere.

Di certo si potrà obiettare che impedimenti di ordine tecnico e giuridico hanno fatto si che tale argomento restasse a mezz’aria. Sta di fatto che ora il fardello è rimpallato a destra, a sinistra, di volta in volta rinculando senza alcun gioco di sponda.

Ecco perchè Le scrivo caro Presidente, vorrei dirLe che davvero gli uomini cambiano, perché davvero l’uomo della pena non è più l’uomo della condanna: nonostante il carcere mantenga perversamente il suo meccanismo di deresponsabilizzazione e infantilizzazione, di maggior riproduttore di sottocultura.

In questa condanna alla condanna, ci sono attimi che attraversano l’esistenza dell’uomo detenuto, e proprio nel sapere, nella ricerca della propria dignità, nasce l’esigenza di un’autoliberazione possibile e non più prorogabile.

La vita, anche all’interno di una prigione, può riservare incontri con te stesso e con gli altri, che disotturano le intercapedini dell’anima: le visioni unidimensionali, gli assoluti, i vicoli ciechi si sgretolano, i  dis-valori di un tempo si accasciano nei valori che sono venuti avanti.

Allora l’uomo che convive con la propria pena, coglie il senso di ciò che si porta dentro, il peso del dramma, quel bagaglio personale come non è possibile immaginare.

Venti, trenta, quarant’anni di carcere demoliscono certezze e ideologie, rendono l’uomo invisibile a tal punto da risultare difficile dialogare con un’identità scomposta, che occorre ritrovare e ricostruire, unicamente insieme agli altri.

Caro Presidente, chi sbaglia e paga ( assai meglio sarebbe ripara ), il suo debito con la collettività con decenni di carcere, attraversa davvero tempi e contesti di un lungo viaggio di ritorno, lento e sottocarico.  Non c’è più l’uomo sconosciuto a se stesso, ma qualcuno che tenta di riparare al male fatto, con una dignità ritrovata, accorciando le distanze tra una giusta e doverosa esigenza di giustizia per chi è stato offeso, quella società che è tale perché offre, a chi è protagonista della propria rinascita, opportunità di riscatto e di riconciliazione.

Lei ha parlato con lo sguardo in alto del fallimento e dell’ingiustizia in cui versa il carcere italiano, ritengo sia stato un atto doveroso il Suo, che non Le porterà voti o ulteriori consensi,  un atto coraggioso oltre che giusto, soprattutto per la ricerca ostinata di una Giustizia giusta perchè equa, che comprenda un granello di pietà, perché la pietà non è un atto di debolezza.

Penso ai tanti uomini che in un carcere sopravvivono a se stessi, inchiodati alle loro storie anonime, blindate, dimenticate.

Non esiste amnistia, indulto, sanatoria d’accatto, per il detenuto, non esistono slanci in avanti utopistici, esistono solamente uomini sconfitti, perché in un carcere non sopravvivono miti vincenti, ma esistenze sconfitte dal tempo e dalle miserie che ci portiamo addosso.

Caro Presidente, in conclusione che dirLe ancora, se non che quando il carcere è allo stremo fino al punto di uccidere, è un carcere senza scopo nè utilità, forse c’è davvero bisogno di cambiarlo, non cancellarlo, ma neppure mantenerlo così com’è.

Cè urgenza e necessità di un nuovo percorso penitenziario che sappia finalmente scegliere fra tanti dubbi, un progetto significativo su cui giocarsi un pezzo di vita, per il bene di tutti, società libera e cittadini detenuti.

Ferie ai precari non più monetizzabili, il M5S vuole cancellare la norma

da Tecnica della Scuola

Ferie ai precari non più monetizzabili, il M5S vuole cancellare la norma
di A.G.
Depositata alla Camera una proposta di legge per porre fine al provvedimento introdotto con la spending review: in ballo circa 1.100 euro l’anno che lo Stato ha deciso di sottrarre per fare cassa. Per l’on. Silvia Chimienti, prima firmataria del ddl, quello delle ferie non godute è forse il più grande furto perpetrato ai danni dei docenti non di ruolo.
Finisce in Parlamento la spinosa questione delle ferie non godute dei docenti precari della scuola italiana. Il 20 gennaio il M5S ha depositato alla Camera una proposta di legge, a prima firma dell’on. Silvia Chimienti, per porre fine al provvedimento, introdotto con la spending review, che ha introdotto il divieto della monetizzazione delle ferie non fruite dal personale docente a tempo determinato. Secondo i “grillini”, sarebbe una decisione attesa da decine di migliaia di docenti: quelli “che dal 1° gennaio 2013, retroattivamente, si sono visti recapitare in busta paga oltre 1.000 euro in meno l’anno, nel silenzio assordante di tutte le forze politiche.
E la decisione, arrivata con l’ultima legge di stabilità del Governo Monti, di ridurre gli effetti del provvedimento iniziale non è bastata: oggi, infatti, per quantificare le ferie non fruite da pagare ai docenti precari occorre detrarre tutti i giorni in cui l’attività didattica è sospesa. Significa, quindi, detrarre le festività natalizie e pasquali e ai ponti vari, ma anche i primi dieci giorni di settembre, durante i quali tanti insegnanti precari già nominati sono a disposizione ma l’anno scolastico non è ancora iniziato.
“Così facendo, secondo quanto disposto dalla nota del MEF, retroattivamente a partire dal 1 gennaio 2013, – sostiene il M5S – i giorni di ferie monetizzabili rischiano di essere pari a zero, visto che i giorni di sospensione delle lezioni sono addirittura superiori ai giorni di ferie maturati in un contratto-tipo, che va dal 1° settembre al 30 giugno”.
La posizione del partito è nelle parole di Silvia Chimienti: “quello delle ferie non godute è forse il più grande furto perpetrato ai danni dei docenti precari. In Italia, 130 mila persone vengono assunte con contratti a termine e, pur avendo gli stessi identici obblighi dei colleghi di ruolo non si vedono riconosciuti gli stessi diritti perché, ad esempio, non si vedono retribuite le mensilità di luglio e agosto”.
“Ma a questo danno – prosegue il deputato grillino – si è aggiunta una enorme beffa: un docente precario che lavora dal 1° settembre al 30 giugno matura circa 35 giorni di ferie che, se non fruiti e dunque monetizzati, equivarrebbero a 1.100 euro circa. Fino al 2013 questi soldi venivano regolarmente corrisposti al lavoratore in busta paga e costituivano una sorta di risarcimento economico per i periodi di disoccupazione. Con la legge di stabilità però il governo Monti ha cancellato un diritto acquisito e ha sconfessato il contenuto del contratto collettivo dei docenti. Noi del M5S siamo gli unici ad aver presentato una proposta per chiedere il ripristino della situazione precedente alla legge di stabilità e alla spending review. E ora che faranno gli altri partiti?”.

Renzi: “Ora avanti su scuola e lavoro, il governo non ha più alibi”

da Tecnica della Scuola

Renzi: “Ora avanti su scuola e lavoro, il governo non ha più alibi”
di Pasquale Almirante
Matteo Renzi, il segretario del Pd, scrive a Gianni Cuperlo, che si è dimesso da presidente per delle offese personali ricevute, dicendogli che ora è tempo, dopo l’accordo con Fi sulla legge elettorale, di pensare alla scuola
Cuperlo, dimettendosi da presidente del Pd, si è detto “allarmato dalla concezione di partito di Renzi e per il confronto al suo interno che non può piegare verso l’omologazione, di linguaggio e pensiero”. Immediata la replica del segretario Pd che, dopo avere ribadito “una netta ostilità di Forza Italia” su possibili aggiustamenti alla legge elettorale, ha scritto: “Adesso che la strada per le riforme è decisamente in discesa, adesso che abbiamo dimostrato che la politica quando vuole decide, è il momento di concentrarsi su tre cose. 1) L’elenco di provvedimenti di “Impegno 2014” da approvare rapidamente. 2) Il piano per il lavoro. 3) La grande campagna sulla scuola e per la scuola”. E alla fine ha chiosato: “Adesso possiamo dire che questa legislatura e questo governo non hanno più alibi, è il momento di correre. Basta chiacchiere, bisogna fare”.

Compiti a casa: valgono ancora le vecchie circolari?

da Tecnica della Scuola

Compiti a casa: valgono ancora le vecchie circolari?
di Reginaldo Palermo
La risposta è certa: assolutamente no. Con l’entrata in vigore dell’autonomia, le circolari ministeriali (soprattutto se emanate prima del 1999) non hanno alcun valore prescrittivo. Lo dice anche il Ministero.
Sulla questione dei compiti a casa si sta sviluppando sui social network un interessante e acceso dibattito. Ovviamente i pareri non sono uniformi, anzi spesso divergono. Uno degli aspetti  che più di altri sembra interessare i docenti e quello dei compiti a casa per il fine settimana. E’ giusto assegnarli o è meglio permettere agli alunni di dedicare il fine settimana ad esperienze significative sia sotto l’aspetto culturale sia sotto il profilo sociale? A sostegno della tesi che nel fine settimana non si possono assegnare compiti e che nella giornata del lunedì non si possono neppure interrogare gli alunni molti fanno riferimento ad una circolare ministeriale del 1969 (precisamente la n.  177 del 14 maggio di quell’anno) che così recita: “Questo Ministero è venuto nella determinazione di disporre che agli alunni delle scuole elementari e secondarie di ogni grado e tipo non vengano assegnati compiti scolastici da svolgere o preparare a casa per il giorno successivo a quello festivo, di guisa che nel predetto giorno non abbiano luogo, in linea di massima, interrogazioni degli alunni, almeno che non si tratti, ovviamente, di materia, il cui orario cada soltanto in detto giorno”. I sostenitori di questa tesi aggiungono anche che tale circolare non è mai stata modificata o abrogata. In proposito bisogna però fare un po’ di chiarezza. Intanto va detto che le circolari si trovano all’ultimo scalino delle fonti normative, dopo decreti, regolamenti e leggi (sopra a tutto quanto stanno ovviamente le norme costituzionali). Va poi aggiunto che dopo il 1969 non poche leggi sono intervenute a normare il funzionamento delle scuole: si va dai “decreti delegati” del 1974 fino agli ordinamenti del 2009. Soprattutto va tenuto conto che il DPR 275/99 (e cioè il regolamento dell’autonomia) riconosce alle istituzioni scolastiche piena autonomia in materia organizzativa, didattica e di ricerca. Tanto è vero che, ormai, di circolari ministeriali che “prescrivono” e “dispongono”  non ve ne sono più (le stesse circolari su iscrizioni, esami, scrutini, ecc.. – a ben vedere – danno istruzioni più che altro sulle procedure e sulla scadenze) Prendiamo ad esempio un altro problema, quello delle gite scolastiche e ragioniamo per analogia. Con una nota dell’11 aprile 2012 (si badi, una nota e cioè neppure una circolare !) il Miur chiariva che “a decorrere dal 1° settembre 2000, il “Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche”, emanato con il D.P.R. n. 275/1999, ha configurato la completa autonomia delle scuole anche in tale settore [e cioè in quello delle gite scolastiche]; pertanto, la previgente normativa in materia (a titolo esemplificativo, si citano: C.M. n. 291 del 14/10/1992; D.L.vo n. 111 del 17/3/1995; C.M. n. 623 del 2/10/1996; C.M. n. 181 del 17/3/1997; D.P.C.M. n. 349 del 23/7/1999), costituisce opportuno riferimento per orientamenti e suggerimenti operativi, ma non riveste più carattere prescrittivo”. Sarebbe davvero curioso se su tema come quello dei compiti a casa, che riguarda anche la libertà di insegnamento, le scuole fossero “tenute per mano” dal Ministero. Senza dimenticare, infine, che l’articolo 117 della  Costituzione richiama espressamente l’autonomia delle istituzioni scolastiche. Detto tutto ciò è ovvio che non sarebbe male se le scuole affrontassero il problema cercando di adottare soluzioni condivise e trasparenti dichiarando in modo esplicito nel proprio POF e nel regolamento di istituto quali sono i criteri a cui i docenti decidono di attenersi. Ma, parlare di una circolare ministeriale del 1969 come fonte certa per dirimere una questione che è innanzitutto culturale e pedagogica ci sembra davvero fuori luogo.

La riforma del Titolo V della Costituzione toccherà anche la scuola?

da Tecnica della Scuola

La riforma del Titolo V della Costituzione toccherà anche la scuola?
di Lucio Ficara
Ma se il Parlamento metterà mano ad una riforma che rivedrà l’autonomia scolastica, ha ancora senso parlare di “Costituente” per la scuola?
Nell’ormai celebre patto del Nazzareno, avvenuto nella stanza del segretario del PD sotto il quadro che ritrae Che Guevara e Fidel Castro mentre giocano a golf, tra Matteo Renzi, il riabilitato Silvio Berlusconi e Gianni Letta, non soltanto si raggiunge l’accordo sulla nuova legge elettorale, ma si decide anche di presentare, in tempi strettissimi, una riforma costituzionale, che prevede sia la  trasformazione del Senato in Camera delle autonomie, sia la modifica del titolo V della Costituzione. Dopo anni di paralisi politica su questi temi, adesso tutto sembra correre alla velocità della luce, senza che si possa ponderare alcunché. Renzi dichiara pubblicamente che la riforma del Titolo V approvata con il referendum dell’ottobre del 2001 è stata un palese errore. Adesso, continua Renzi, è giunto il momento di porre rimedio a quell’errore riformando ulteriormente il Titolo V della Costituzione. A noi che ci occupiamo di scuola ed istruzione, la domanda che sorge spontanea è: “La riforma del Titolo V della Costituzione toccherà anche la scuola e la sua autonomia scolastica?”  Questo non è dato saperlo, ma è probabile di sì. Infatti bisogna specificare che attualmente esiste, per quanto attiene provvedimenti legislativi su materia d’Istruzione, un caos normativo causato dall’influenza di vari poteri politici chiamati ad intervenire. Quali sono questi poteri politici? Si parte dallo Stato, si passa alle regioni e province, si termina con comuni, enti locali e scuole. Ci troviamo in una situazione di incertezza e di caos per il fatto che non c’è più un’unica autorità che esplica il servizio scolastico, ma ad esso partecipano congiuntamente, nell’ambito delle proprie competenze territoriali, molteplici enti pubblici, che poi si trovano in disaccordo su norme e provvedimenti da prendere. L’esempio più lampante è rappresentato dalla questione dei  dimensionamenti scolastici, che a causa dei contrasti interni alla Conferenza Stato-Regioni, trova sempre forme di resistenza e di caos legislativo, che disorientano e non convincono. Ci piacerebbe sapere, alla luce dell’esperienza ultra decennale dell’autonomia scolastica, legittimata costituzionalmente dalla riforma del Titolo V, quale direzione si intende prendere a livello di riforma costituzionale, per ridisegnare un sistema scolastico nazionale che sia più uniforme possibile e garantisca il diritto allo studio, in modo anche permanente, a tutti i cittadini italiani. Un’altra domanda che ci pare opportuna è la seguente: “Se Renzi punta in tempi strettissimi di avviare i disegni di legge di riforma costituzionale riguardanti il Titolo V, che senso ha parlare di Costituente della Scuola, se i giochi saranno belli e che decisi dal Parlamento?” Ci piacerebbe avere delle risposte chiare e precise.

44 scuole a rischio in Sardegna

da Tecnica della Scuola

44 scuole a rischio in Sardegna
di P.A.
Sarebbero 44 su 270  le scuole sottodimensionate (meno di 600 alunni) in Sardegna. Corsa contro il tempo per presentare, entro i termini stabiliti dalla Regione, i loro piani di dimensionamento, rispettosi delle linee guide predisposte dall’assessorato regionale solo pochi giorni fa
E partono le critiche e le polemiche sull’operato e sulle scelte della Regione. Dice il vice direttore dell’ufficio scolastico regionale: ”Le province e gli enti locali stanno facendo, in questi giorni, una rincorsa folle contro il tempo, convocando conferenze di servizio e riunioni. Da una parte c’è la speranza che riescano a farcela e dall’altra che da parte della Regione venga concesso qualche giorno in più. È impensabile che dopo mesi passati a elaborare le linee guida, venga lasciato così poco tempo per un operazione tanto complessa”. Secondo il vicedirettore dell’ufficio scolastico e i sindacati le procedure del dimensionamento indicate dalla Regione non farebbe altro che ripetere l’iter responsabile dell’annullamento da parte del Tar del precedente piano varato per il 2013-2014. “Che la procedura scelta sia la stessa bocciata dal Tar è incontrovertibile, un dato di fatto. Sul piano tecnico, per quanto riguarda le procedure, la Regione ha la possibilità di rimediare. Potrebbe, per esempio, decidere che il pronunciamento della VIII commissione consiliare sia solo consultivo e non vincolante, invece, fino ad ora si sono fatti male da soli”.