Autoformazione Scuola Digitale

Autoformazione Scuola Digitale

a cura di Massimo Dolce

 

Come è noto, il MIUR ha cercato di diffondere da alcuni anni il “virus  contagioso”  della SCUOLA DIGITALE, promuovendo iniziative destinate a sperimentare e realizzare in tutto il territorio nazionale CLASSI 2.0 E  SCUOLE 2.0 Cioè  CLASSI e SCUOLE CHE SI DIFFERENZIASSERO DA QUELLE TRADIZIONALI che tutti conosciamo. Ha iniziato contemporaneamente a diffondere la LIM, la lavagna interattiva come nuovo strumento tecnologico da integrare nella pratica didattica quotidiana.

. La maggior parte delle  scuole che non sono state incluse nel processo di sperimentazione avviato dal MIUR, si trovano in una posizione  di svantaggio. Uno svantaggio che trae la sua origine essenzialmente dalla mancanza di informazione non facilmente accessibile. Non tutti i Docenti hanno la possibilità di navigare per lungo tempo in Internet per reperire i contenuti di conoscenza riguardanti  LA SCUOLA DIGITALE. Tale svantaggio può essere superato con la predisposizione di una GUIDA articolata, che ponesse a fuoco con estrema semplicità, le condizioni necessarie a realizzare il cambiamento e l’innovazione profonda della scuola di oggi, che la sperimentazione della Scuola. Digitale. prefigura.

Grazie alle tecnologie digitali e ai nuovi dispositivi mobili il metodo di apprendimento delle conoscenze diventa più interattivo, le scuole possono più facilmente dotarsi della infrastruttura tecnologica in grado di supportare le nuove forme di didattica e di apprendimento ‘digitali’.

L’accesso all’apprendimento non è più legato a luoghi fisici come la scuola, ma a spazi virtuali ( internet, web, comunità online, social network, ecc. ) che facilitano la ricerca individuale e l’acquisizione di nuove

. L’introduzione di dispositivi tablet in aula cambia il contesto didattico e favorisce, visivamente e organizzativamente, il passaggio da una aula divisa tra cattedra e banchi degli studenti, ad una più funzionale, fatta di uno o più gruppi che lavorano in team, in isole di formazione-apprendimento di tipo collaborativo e co-operativo.

Il lavoro di gruppo, svolto in classe attraverso l’uso di tablet e altri dispositivi, può continuare anche al di fuori della scuola in una aula virtuale che si realizza attraverso gli spazi della rete, la sua connettività e i suoi strumenti sociali e di collaborazione interattivi. Le nuove aule ( isole) interattive sono funzionali alle nuove pratiche di apprendimento di generazioni cresciute sul web che non hanno sviluppato, come le generazioni a  loro precedenti cresciute sul libro stampato e sulla lettura lineare, l’apprendimento mnemonico ma quello ‘by searching‘.

Le nuove tecnologie, pervasive nella vita personale, sociale e lavorativa delle persone, non possono più essere tenute lontane dalla scuola.

 

CONNOTAZIONI DELLA SCUOLA  DIGITALE    

Le informazioni proposte hanno lo scopo di dare una visione d’insieme della SCUOLA DIGITALE,  che da ora, definiremo LA SCUOLA CHE VOGLIAMO. Gli approfondimenti saranno indispensabili per avere piena consapevolezza e conoscenza della tematica di cui si tratta, sia per porre in essere le tecnologie, gli strumenti didattici digitali , le metodologie innovative che prevedono anche la ristrutturazione degli spazi scolastici., nonchè un nuovo modo di concepire  il rapporto didattico , le finalità educative e formative, i parametri di valutazione, elementi fondanti il nuovo modo di insegnare e di apprendere.

Tutto questo deve essere il risultato di un processo di autoformazione. Non avremo docenti formatori, nè corsi di perfezionamento. Il nostro punto di riferimento sarà INTERNET che contiene un’immensa quantità di indicazioni e di informazioni. Il nostro compito è di cercare e trovare le argomentazioni che ci interessano, confrontarle, valutarle e in fine documentare il lavoro svolto. Si tratta di in lavoro da espletare in piccoli gruppi dislocati nelle varie scuole. Dunque il nucleo formativo è il piccolo gruppo, che in un Istituto comprensivo, dovrebbe essere formato da docenti di scuola materna, elementare e media e negli Istituti di secondo grado da docenti di lettere, di storia e filosofia, di matematica, di storia dell’arte, di religione, e di educazione fisica.

. Compito prioritario dei gruppi di autoformazione è certamente la ricerca attenta e la memorizzazione dei link che consentono  l’approfondimento del processo di apprendimento. Si indicano di seguito alcuni link fondamentali per la scuola digitale

 

 LINK ESSENZIALI

1- Documentazione: Contiene indicazioni riguardanti : Materiali e contenuti didattici – Il clima della classe- Il setting educativo- L’organizzazione didattica – La motivazione e partecipazione degli studenti – Le attività in classe; 2 – Eduteca contiene materiale didattico già disponibile in rete per renderlo fruibile a insegnanti e studenti. 3- eBooks Il libro digitale interattivo e multimediale su cui imparare navigando – cataloghi di  risorse educative digitali di qualità

 4- Machinima  mondi virtuali.

LIM  Lavagna Interattiva Multimedia

Dalla lettura e dalla conoscenza dei video contenuti nei link evidenziati, sarà possibile acquisireil nuovo concetto di apprendimentoche pone   lostudente come  protagonista della costruzione della propria conoscenza per formare un alunno competente che abbia cioè la comprovata capacità di usare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e/o personale. Ciò sarà possibile in un ambiente di apprendimento e in una  organizzazione didattica che  fa riferimento al fatto che le vecchie aule della classe vanno trasformate Non esiste  lo spazio classico dell’aula abbinata alla classe, ma solo l’aula per disciplina, dove il docente aspetta i suoi alunni, preparando il lavoro, il setting, i materiali.

Guida all’autoformazione

La Guida  intende  consolidare il processo di sperimentazione di un nuovo ambiente di apprendimento digitale, con il ricorso ad una pluralità di azioni ed interventi finalizzati a • cambiare le regole del fare scuola; • “rompere” le mura fisiche della classe; • “innovare” spazi e tempi della didattica;• promuovere un cambiamento culturale

La rivoluzione tecnologica in atto non poteva non interessare la scuola. La scuola e la didattica sono oggi oggetto di profondi cambiamenti legati alla rivoluzione digitale ma anche all’affermarsi di nuove metodologie didattiche e di nuove forme di apprendimento. Cambia il contesto dell’insegnamento in aula, da frontale e nozionistico a interattivo e sociale. Nascono nuove didattiche che favoriscono la creattività, la ricerca e la scoperta, la sperimentazione, il coinvolgimento e la motivazione degli studenti, con un nuovo ruolo,    degli insegnanti. L’arrivo del tablet e la sua adozione anche all’interno di molte realtà scolastiche ha impresso un’accelerazione forte verso una evoluzione della scuola in senso digitale e maggiormente tecnologico (il link evidenziato indica anche la possibilità di scelta degli strumenti tecnologici idonei alle attività didattiche nella scuola digitale). La tecnologia, di per sè, non è determinante nel provocare il cambiamento ma è un fattore certamente abilitante per nuove pratiche, nuove metodologie e nuove forme di lavoro che finiscono per incidere profondamente sul modo e sugli spazi che definiscono l’ambito della didattica e dell’apprendimento. Le nuove pratiche ‘scolastiche’ e formative sono facilitate dalla pervasità delle nuove tecnologie e da una nuova generazione di nativi digitali che hanno sviluppato negli ultimi anni nuove forme di relazione con la tecnologia, grazie a Internet, ai social network, ai dispositivi mobili (cellulari, iPod, smartphone, console di gioco e tablet) e alle applicazioni Mobile.

Criteri metodologici

L’introduzione di dispositivi tablet in aula cambia il contesto didattico e favorisce, visivamente e organizzativamente, il passaggio da una aula divisa tra cattedra e banchi degli studenti, ad una più funzionale, fatta di uno o più gruppi che lavorano in team, in isole di formazione-apprendimento di tipo collaborativo e co-operativo.

Si suggeriscono di seguito le modalità organizzative e metodologiche riguardanti la costituzione di gruppi di lavoro nelle singole scuole che abbiano interesse ad affrontare la tematica di cui trattasi. Si delineano i requisiti essenziali necessari per partecipare al gruppo di lavoro:

–     sicura competenza ad operare con il PC;

–     possedere un portatile;

–     navigare in internet.

–     disponibilità a lavorare in orario extrascolastico;

–     condivisione e ferma motivazione alla conoscenza della tematica riguardante “La scuola digitale”.

Ogni gruppo è costituito da 5, compreso il conduttore.

Prima riunione

organizzazione piccoli gruppi di lavoro

Consegna

–     firma dei partecipanti e inizio delle attività.

–     ricerca riferimenti giuridici “La scuola digitale”

–     attraverso i motori di ricerca internet (LINK) ogni partecipante provvede a reperire le fonti normative che disciplinano la materia di cui trattasi: disposizioni ministeriali, circolari applicative, interventi regionali e comunali, iniziative a livello scolastico;

–     ogni partecipante sceglie un settore della ricerca su internet, documentando il lavoro svolto;

–     discussione e documentazione dell’attività realizzata.

INTERGRUPPO

Alla fine delle attività di ogni gruppo, i coordinatori degli stessi comunicheranno a tutti i partecipanti i risultati ottenuti, i problemi incontrati, le difficoltà superate. Discussione generale e giudizio sintetico sulla documentazione dell’attività svolta.

Seconda riunione

 ricerca su: “Le classi 2.0” istituzione – organizzazione – struttura – finalità;

–      l’avvio delle esperienze nelle scuole di diverso livello;

–      il percorso della sperimentazione;

–      il Piano nazionale scuola digitale;

–      differenze tra classi 2.0 e scuola 2.0

–      discussione e valutazione dell’attività realizzata.

(come sopra)

Terza riunione

–      ricerca: “ La documentazione delle esperienze

–      Il catalogo delle documentazioni

–      Materiali e contenuti didattici – Il clima della classe-

–       Il setting educativo- L’organizzazione didattica-

–      La motivazione e partecipazione degli studenti – Le attività in classe

–      Ricerca di esperienze documentate con video

–      discussione e valutazione dell’attività realizzata.

–      (come sopra)

Quarta riunione

–      L’eduteca: ricerca dello strumento

–      Contenuti specifici e modalità di utilizzazione

–      Guida all’uso dei contenuti

–      I link dell’eduteca: le discipline di studio

–      Discussione, valutazione e documentazione dell’attività realizzata

–      (come sopra)

–      Quinta riunione

–      eBook+ Il libro digitale interattivo e multimediale

–       Modalità operative

–      La L.I.M. funzioni e finalità

–      Video  illustrativi: Esempio di lezione alla lavagna interattiva

–      Contenuti del processo di apprendimento

–      Discussione, valutazione e documentazione dell’attività realizzata.

–      (come sopra)

Sesta riunione

–      “Quando lo spazio insegna” – sintesi illustrativa

–      Ricerca del significato e delle finalità della suddetta espressione

–      Lo spazio di esplorazione – lo spazio individuale – lo spazio informale – La classe: spazio della condivisione e della collaborazione – L’agorà

–      Quali funzioni e quali spazi per la Scuola del futuro?

–       Ripensare lo spazio, il tempo dell’apprendimento e gli arredi per superare la rigidità della classe mono-setting, ancora troppo legata ad una didattica trasmissiva

–      Nuova architettura per le scuole del futuro

–      Discussione, valutazione e documentazione dell’attività realizzata

–      INTERGRUPPO

Sintesi finale del lavoro svolto – documentazione e diffusione del materiale prodotto – archiviazione nel SITO.

UNA RIVOLUZIONE NELLA DIDATTICA

L’ apprendimento è fatto di ricerche con il motore di ricerca, di saperi condivisi online (wikipedia), di esplorazione di nuove conoscenze attraverso link, referenze e collegamenti online, di simulazioni e di esperienze digitali.

Le nuove forme di apprendimento traggono vantaggio dalla creatività individuale e dall’apporto condiviso di conoscenza, talento ed esperienza che ogni membro del team (aula virtuale) si porta appresso ma obbligano anche ad un rimodellamento costante degli spazi (virtuali) e delle forme di apprendimento.

Le nuove forme di didattica e di apprendimento obbligano l’insegnante a cambiare metodi e modalità di valutazione.

I Nuovi contesti didattici: reale/virtuale, aula fisica/online. cambiano profondamente anche il ruolo dell’insegnante, che deve essere protagonista e guida nell’indicare nuove modalità di valutazione dei risultati che tengano conto delle discussioni di gruppo ma anche delle fonti di conoscenza online utilizzate e del modo in cui le nuove conoscenze vengono resi pubblici e condivisi.

Alla valutazione sono chiamati a partecipare gli stessi componenti dei gruppi di lavoro, in modo da favorire nella pratica di gruppo, la consuetudine al lavoro cooperativo e collaborativo, all’onestà intellettuale che agevoli la condivisione pubblica di nuove idee e opinioni e alla accettazione delle ragioni degli altri e di punti di vista diversi e contrapposti.

Tutto ciò introduce forme di didattica più focalizzate all’interesse generale e meno a quello individuale.. Il nuovo contesto didattico reale/virtuale incide sulle forme di apprendimento che diventano sempre più collaborative e tali da favorire la condivisione rapida di conoscenza e di nuove conoscenze e a porre nuovi orizzonti di sviluppo futuro della didattica sia a scuola che fuori della scuola.

I nuovi orizzonti sono resi possibili da una disponibilità grande di nozioni e di informazioni grazie alla rete e ai nuovi dispositivi Mobile, alla più facile e rapida condivisione di conoscenze, alla tracciabilità della conoscenza trovata e prodotta dalla ricerca di gruppo, alla maggiore visibilità dei contenuti e dei risultati prodotti, grazie alla maggiore creatività e partecipazione indotta dalle nuove forme e metodologie didattiche, grazie infine alla possibilità di documentare l’intera evoluzione e fase di ricerca e di lavoro del gruppo.

Le nuove tecnologie introducono molti benefici e vantaggi quali la facilità con cui è possibile comunicare i risultati ottenuti e il lavoro prodotto dal lavoro di gruppo in classe (reale/virtuale) e la costruzione di una memoria storica di gruppo utile per le attività future e per una reinterpretazione critica e dinamica dei risultati ottenuti.

Come detto,    le nuove forme di didattica e di apprendimento obbligano l’insegnante a cambiare metodi e modalità di valutazione del lavoro del discente.

I nuovi contesti offrono all’insegnante la possibilità di utilizzare per la valutazione criteri diversi rispetto ad un loro utilizzo tradizionale. Questi criteri sono: a) l’impegno messo nell’attività di gruppo;b) la creatività espressa, c) la capacità di ideazione e proposizione, la collaborazione, d)la capacità di progettazione e disegno, e)la capacità ad argomentare, dialogare e comunicare, la capacità dialettica,f)  la leadership e/o capacità di esposizione pubblica.

Secondo alcuni esperti e studiosi della didattica e degli effetti della tecnologia delle tecnologie sulla scuola, le tecnologie digitali dell’apprendimento permettono di concretizzare su larga scala la buona utopia del learning by doing di John Dewey” e “a rivitalizzare la realtà molto spesso “autocentrata” e tradizionale della didattica della scuola italiana”.

La realizzazione della scuola digitale contribuirà anche a debellare definitivamente i gravi problemi connessi alla dispersione scolastica, all’integrazione dei disabili e alla promozione degli svantaggiati.

E’ stato detto” La scuola italiana ha la necessità di essere rivitalizzata. Senza un ripensamento radicale del sistema scolastico e universitario e della ricerca il futuro delle prossime generazioni è a rischio. Il loro futuro è anche quello dell’Italia che deve diventare maggiormente competitiva a livello culturale nel contesto europeo e mondiale.”

SOS Scuola!

SOS Scuola!
La scuola è morta! Non lasciamola seppellire! Forse può risorgere

di Umberto Tenuta 

La scuola è morta!

L’aveva già detto nel secolo scorso Reimer.

La scuola morta, e nella sua morte può trascinare i nostri figli.

Anche per questo, accorriamo tutti, uomini di scuola e genitori, nonne e nonni, zie e zii, parenti tutti.

Soccorriamola presto: forse può risorgere!

Certamente avremo anche le preghiere di Francesco, amico di tutti i giovani, voce della salvezza.

Con la sua preghiera farà il miracolo.

Sì, forse il più grande miracolo dopo la Resurrezione di Cristo, che è la resurrezione da ogni morte.

 

Ordunque, accorriamo tutti!

Non lasciamo piangere i nostri giovani.

Non facciamo mancare loro l’acqua della vita, il cibo della loro crescita, l’ossigeno dei loro polmoni!

I giovani hanno bisogno del latte materno.

Ma il latte materno non basta per la loro crescita.

I giovani hanno bisogno di alimentarsi alla fonte di Sofia.

Ne sono bisognosi, assetati, affamati, sin dai primi momenti della loro nascita.

Appena nati, i giovani aprono la bocca, per riempire di ossigeno i loro polmoni, per riempire di latte materno il loro stomaco vuoto.

Sulla faccia da terra non c’è madre sciagurata che non porga loro i suoi capezzoli.

 

Orsù, mamme e papà, soccorriamo la scuola, soffiamo sulla sua bocca per rianimarla, per darle nuova vita.

Ce la faremo, o padri, o padri!

Ce la faremo, tutti assieme, madri e padri, maestre e maestri, innamorati folli dei nostri giovani, che non possono essere lasciati morire di fame, di sete, di sete di latte, fame e sete di sapere saper fare saper essere.

Maestre e maestri, le mamme e i papà sono i vostri più sinceri e più forti alleati nella difesa dei vostri diritti.

Madri e padri, le maestre ed i maestri sono i vostri più sinceri e più forti alleati nella difesa del successo formativo dei vostri figli, che è loro diritto inalienabile, loro diritto soggettivo, il cui mancato e adeguato soddisfacimento è reato perseguibile penalmente.

Madri e padri, maestre e maestri, sulla nostra comune bandiera scriviamo:

il successo formativo dei giovani è un diritto assoluto!

Ab-soluto, assoluto, che non può essere disatteso, per nessun motivo, anche se dobbiamo metterci tutti in giro, col berretto in mano, per fare una colletta a favore della Resurrezione dello scuola.

 

Maestre e maestri, madri e padri, gente tutta, svegliatevi!

Svegliatevi dal sonno e gridate tutti

La scuola è la vita dei nostri giovani!

La vita non può esser negata ai nostri giovani!

 

La scuola deve risorgere: la scuola è la più grande e più importante istituzione sociale, economica, politica della nazione.

Senza di essa tutto muore.

Ma nessun giovane può essere lasciato morire sul ciglio della strada.

Occorre che tutti, oh madri e padri, oh maestre e maestri, oh ministre e ministri, soffiamo il nostro alito di vita sulla bocca della morente scuola, perché i suoi polmoni si riempiano dell’ossigeno della vita!

Canteremo assieme, madri e padri, maestre e maestri, studentesse e studenti, l’inno della tua gloria, oh scuola di vita, oh scuola di sapienza, oh scuola della gioia di vivere, di essere giovani.

Il dono più grande che noi tutti possiamo fare ai giovani, a noi stessi, alla società è la resurrezione della scuola italiana.

 

Facciamo rinascere la scuola dei nostri giovani: facciamola risorgere, facciamola diventare la scuola della gioia di crescere, di vivere, di diventare uomini più grandi di noi.

 

Viva la scuola!

 

Una nuova opportunità per i bimbi dislessici: arriva nelle scuole il “Libro parlato”

Una nuova opportunità per i bimbi dislessici: arriva nelle scuole il “Libro parlato”

Grazie a questo importante progetto, che coinvolge per due anni 13 scuole di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, i bimbi affetti da dislessia, che rappresentano circa il 4% degli studenti, possono migliorare notevolmente le loro capacità di apprendimento

da Ravenna Today

27 gennaio 2014

Firmata la convenzione della Rete Romagna per l’iniziativa Lions sul ‘Libro Parlato’ per i bimbi dislessici. Grazie a questo importante progetto, che coinvolge per due anni 13 scuole di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini,  i bimbi affetti da dislessia, che rappresentano circa il 4% degli studenti, possono migliorare notevolmente le loro capacità di apprendimento grazie all’ausilio di audiolibri ed ebook.

Dopo oltre un anno di lavoro dei responsabili Lions (Officer), è ai nastri di partenza un progetto totalmente innovativo ed unico per distribuire i servizi del ‘Libro Parlato Lions’ direttamente agli studenti di 13 scuole delle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, di competenza della Prima e Seconda Circoscrizione del Distretto Lions 108 A.

Sabato mattina, infatti, nell’ambito della seconda riunione dei Clubs della Prima Circoscrizione del Distretto Lions 108A a Ravenna, è stata firmata la convenzione che consente la distribuzione dei servizi del ‘Libro Parlato Lions’ agli studenti dislessici e con problemi di apprendimento nelle scuole romagnole attraverso una rete denominata “Rete Romagna LPL”.

La rete è composta da 13 istituti. Forlì Cesena: gli Istituti Comprensivi di di Santa Sofia (CTS), Valle del Montone, Gatteo e Predappio; la Scuola media Dante Arfelli di Cesenatico, la Direzione Didattica del 3° Circolo di Cesena e l’Istituto Superiore  “Ruffilli”di Forlì. Rimini: Direzione Didattica di Cattolica (CTSP), l’Istituto Comprensivo  Centro Storico di Rimini e l’Istituto Tecnico Commerciale  “Molari”di Santarcangelo. Ravenna: Istituto tecnico Commerciale G. “Oriani” – Faenza (CTS) e gli Istituti Comprensivi “Randi” di Ravenna e “Berti” di Bagnacavallo.

Il progetto è nato per rispondere in modo concreto alla forte richiesta della scuola di un supporto alle necessità degli alunni con DSA (dislessia), un disturbo che interessa una percentuale importante di studenti (circa il 4%) che, attraverso opportuni ausili (ebook ed audiolibri, come quelli forniti dall´Associazione del Libro Parlato Lions), potrebbero migliorare notevolmente le loro capacità di apprendimento.

La convenzione, resa possibile grazie alla disponibilità ed all´interessamento della Dirigente dell´Ufficio Scolastico Territoriale di Forlí-Cesena e Rimini Prof.ssa Agostina Melucci, ed ai successivi contatti con il Centro del Libro Parlato di Verbania, permetterà l´attivazione della rete (costituita da un totale tredici scuole-nodo) per un periodo di due anni, tenendo conto delle particolari necessità delle strutture scolastiche dislocate sul territorio romagnolo. Il primo livello della rete è costituito da tre centri di supporto territoriale (CTS) con competenze su ognuna delle tre province romagnole.

I centri di riferimento
Per la Provincia di Forlí-Cesena il Centro di riferimento sará ubicato presso l´Istituto Comprensivo di Santa Sofia, per la Provincia di Rimini è presso il Circolo Didattico di Cattolica, mentre per quella di Ravenna sarà il Centro Risorse Handicap e Svantaggio (CRHS) di Faenza, che ha sede presso l’Istituto Oriani, dove già dall’anno scolastico 2005/2006 si opera per sostenere concretamente le scuole del territorio nell’acquisizione e nell’uso efficiente delle nuove tecnologie per l’integrazione scolastica e per promuovere attività di formazione e consulenza a docenti e famiglie.

Assistenza domiciliare ai disabili, servizio vitale che rischia di morire

Assistenza domiciliare ai disabili, servizio vitale che rischia di morire

Roma e Napoli: sono due delle città in cui più forte si sente la crisi di questo pezzo fondamentale di welfare cittadino. Nella capitale la “coperta è troppo corta”, restano fuori la metà degli aventi diritto. A Napoli servizio interrotto per i 900 utenti

da Redattore Sociale
27 gennaio 2014

ROMA – Assistenza domiciliare, il servizio “scoppia”. L’allarme arriva principalmente da Roma e Napoli, ma la situazione è critica in molti comuni italiani: complice il taglio alle risorse degli enti locali, ma anche la mancanza di una gestione unitaria a livello nazionale, sono molte le persone con disabilità che vedono ridursi notevolmente (se non addirittura scomparire) un servizio fondamentale per la gestione della quotidianità propria e della propria famiglia. Così, a Napoli l’intera popolazione di oltre 900 cittadini con disabilità non può più contare sul fondamentale aiuto dell’assistente domiciliare inviato dal comune: un sostegno sociale (non sanitario) fondamentale per la gestione di piccole e grandi incombenze che, in assenza di questo servizio, gravano interamente sui familiari. La sospensione di un servizio così rimette infatti in discussione l’intera organizzazione familiare, soprattutto nei casi di più grave disabilità e di ridotta autonomia: abbandonare il lavoro diventa per molti caregivers una necessità, tanto più gravosa in tempi di crisi economica.

I problemi sono quelli comuni a tutti i principali servizi del welfare locale: liste d’attesa, insufficienza delle risorse, ritardi nei pagamenti dovuti dalle amministrazioni agli enti gestori, precarietà dei lavoratori impiegati nei servizi, inadeguatezza del sistema di verifica e misurazione del bisogno, ecc. Vediamo più da vicino cosa sta accadendo a Roma e a Napoli.
A Roma, sono circa 4.500 gli utenti disabili in carico al servizio di assistenza domiciliare a Roma: 2 mila, ovvero poco meno della metà, quelli in lista d’attesa. La situazione è ancora più critica per gli anziani: nel loro caso, il servizio prende il nome di Saisa e copre circa 4mila utenti, mentre ne lascia scoperti quasi altrettanti (3.700). La situazione non è migliorata, ma anzi pare addirittura peggiorata, con la delibera 355/2012, voluta dalla precedente giunta e avviata in alcuni municipi, i cui effetti più immediati sono stati ulteriori tagli alle prestazioni, con notevole disagio di utenti e famiglie. In termini numerici, l’applicazione della riforma, finora avvenuta solo in alcuni municipi, ha prodotto due risultati principali: da un lato, l’aumento del 13% del costo orario delle cooperative (da 19,17 a 21,92 euro); dall’altro, la riduzione fino al 29% delle ore di prestazione erogata alle persone con un bisogno assistenziale alto.

Intanto, a Napoli, Sergio e Giovanna Dell’Aversana, due fratelli cinquantenni, entrambi disabili gravi e completamente allettati, oggi possono contare solo sull’aiuto della madre anziana. Anche loro, infatti, come altri 905 disabili gravi e anziani del capoluogo campano, non avranno più l’Adi, il servizio di assistenza domiciliare integrata del comune di Napoli, gestito da un gruppo di cooperative e consorzi che qualche giorno fa hanno scritto al sindaco Luigi de Magistris e all’assessore alle Politiche sociali Roberta Gaeta, dicendo di aver avviato le procedure di licenziamento collettivo. La decisione è stata presa dopo mesi di incontri tra l’assessore Gaeta, i responsabili delle cooperative coinvolte e i rappresentanti sindacali, e dopo aver verificato che gli impegni assunti dall’amministrazione comunale,  più volte ribaditi anche a mezzo stampa, non sono stati rispettati. Risultato: enorme disagio per i cittadini disabili e le loro famiglie. (cl)

Applicazione contratti integrativi regionali anno scolastico 2012‐2013 e precedenti

L’Associazione nazionale DIRIGENTISCUOLA-CONFEDIR (Di.S.-Conf), unica associazione di categoria rappresentante solo i dirigenti scolastici, chiede al Ministro Carrozza di tutelare la categoria e difenderla dalla “buttata” del Ministro Saccomani  che, unilateralmente, ha deciso di bloccare i CC.II.RR. già sottoscritti e scaduti, con l’intento di scippare dalle tasche dei dirigenti scolastici circa 2.000 euro l’anno, oppure di dimettersi.

Perché una richiesta, peraltro, inusuale, da parte di un’Associazione di Dirigenti Scolastici, di coloro ai quali la Nazione affida l’educazione e la formazione dei propri figli,  di dimissioni del Ministro della Pubblica Istruzione?

“ Per un quadro completo basta leggere la nota inviata alle Autorità. Perché

– afferma il Segretario Generale della Di.S.Conf. e aggiunto Confedir Attilio Fratta –

quando un Ministro dichiara pubblicamente che Lei non c’entra niente con la decisone del collega Saccomani, che  non condivide la sua decisione, che i dirigenti scolastici sono già molto sottopagati, che la colpa è del MEF,  vuol semplicemente dire che non ha voce in capitolo, che non ha alcun potere decisionale. Delle due l’una: o il ministro Carrozza, magari con l’aiuto del Presidente Letta, costringe Saccomani a ritirare il suo unilaterale, illegittimo e vergognoso provvedimento, peraltro mai reso pubblico, oppure difenda almeno la Sua dignità dimettendosi. La scuola non ha bisogno di un ministro fantoccio. Tocca a lei difendere e tutelare i suoi dirigenti che non possono essere costretti a ricorrere continuamente, con tutto quello che comporta, ai Giudici per vedersi riconosciuti i loro diritti. Ricorrere al Giudice deve essere un’eccezione, una patologia, non la norma. Può dirsi “normale”un Paese nel quale il cittadino è costretto a ricorrere continuamente dal Giudice per far rispettare le leggi violate da chi le ha emanate? O da chi prende provvedimenti calpestando i più elementari valori e principi sanciti dalla Costituzione? Se non si inverte questa tendenza prima o poi ci vorrà la ghigliottina perché, e non solo i dirigenti scolastici, ma il Popolo è stanco; ma evidentemente il Potere, le Istituzioni non si rendono conto che il Popolo “ha fame Maestà!”. “Dattegli le brioches” risposte Maria Antonietta… e le conseguenze le conosciamo. Peraltro come può un dirigente inculcare principi continuamente calpestati e nei quali non crede più?  Un educatore insegna ciò che è non ciò che sa!”

Il Segretario Generale Dirigentiscuola e Segretario Generale aggiunto Confedir
Attilio Fratta

Foggia 27 gennaio 2014

On. Maria Chiara Carrozza
Ministro Istruzione, Università e Ricerca

Dott. Fabrizio Saccomanni
Ministro dell’Economia e delle Finanze

E, p.c.
On. Giorgio Napolitano
Presidente della Repubblica

On. Enrico Letta
Presidente del Consiglio dei Ministri
– On. Presidente del Senato della Repubblica
Sen. Pietro Grasso
– On. Presidente della Camera dei Deputati
On. Laura Boldrini
– Dott. Luciano Chiappetta
Capo Dipartimento MIUR

Oggetto: Applicazione contratti integrativi regionali anno scolastico 2012‐2013 e precedenti: 2010/2011 e 2011/2012

On. Ministro Carrozza

non è usuale, per dei Dirigenti Scolastici, istituzionalmente preposti alla formazione e all’educazione alla convivenza civile e democratica dei cittadini, oltre che al rispetto delle Istituzioni, usare toni ed espressioni poco ortodossi.
L’ indecente e inqualificabile spettacolo a cui stiamo assistendo da oltre un mese e che ci preoccupa, ci costringe a dimenticare che siamo educatori e, come cittadini e lavoratori, a gridare che siamo stanchi e stufi di essere calpestati e maltrattati proprio da quello Stato che serviamo e difendiamo formando i cittadini.
I Dirigenti Scolastici, per colpa delle complicità di chi ora sbraita, organizza sit-in, proclama stati di agitazioni e scioperi, a differenza di tutti gli altri dirigenti di pari fascia, sono confinati nella “riserva indiana” dell’area V e percepiscono meno della metà della retribuzione accessoria degli altri colleghi di pari fascia. Vi è di più! Tra gli stessi dirigenti scolastici vi è disparità di trattamento derivanti da una logica di squallido sfruttamento e patto scellerato stipulato con le OO.SS. della ex-pentiade complici di questa inqualificabile situazione.
Ai Dirigenti Scolastici, immessi nei ruoli dal 2011 è stata perfino scippata la loro retribuzione individuale di anzianità (R.I.A.): unico caso nel pubblico impiego!
Siamo stati costretti in centinaia e centinaia a ricorrere al Giudice del lavoro per vedere riconosciuti quei sacrosanti principi costituzionali che cerchiamo di inculcare ai nostri alunni. Lo Stato e le Istituzioni che dovrebbero essere i garanti e i difensori della Costituzione, dei principi della stessa e delle Leggi, e punire, a mezzo della Giustizia, coloro che li violano, è il primo a violarli.
I Dirigenti scolastici sono stati costretti a ricorrere ai Giudici per vedersi riconosciuti i diritti violati dallo Stato e, di recente, negati, con la Sentenza n. 310, anche dalla suprema Corte.
Come si può arrivare ad affermare, a chiare lettere, che la Legge non è uguale per tutti? Come si può arrivare a sostenere che in periodi di crisi finanziaria i diritti soggettivi possono essere calpestati? Come si può arrivare ad affermare che lo stesso principio non vale per i Magistrati? Non sono anche loro cittadini dello Stato? La legge non è uguale anche per loro? Dobbiamo forse insegnare ai nostri alunni che la Legge è uguale per tutti, ma non tutti sono uguali per la Legge?
In questo scenario apocalittico si inserisce il novello Quintino Sella che, calpestando brutalmente la legge e interpretandola, o facendola interpretare, con argomentazioni illogiche e irrazionali, non contento del blocco delle retribuzioni da “pezzenti” dei Dirigenti Scolastici, intende bloccare, UNILATERALMENTE, i contratti integrativi regionali, già sottoscritti e relativi all’a.s. 2012/2013, già concluso da mesi.
Solo il D.G. della Campania è arrivato fino al punto di inventarsi il “contratto unilaterale”, uno dei tanti istituti giuridici del codice Bouchè e per il quale la scrivente organizzazione ne ha chiesto la rimozione. In precedenza analoghe situazioni, per chi ha memoria, si sono verificate in Puglia, in Sardegna e in Abruzzo …. ma con la complicità degli sprovveduti, incapaci e improvvisati sindacalisti che hanno firmato i relativi CC.II.RR.
Il MEF, evidentemente, ha preso esempio da Buochè. Il primo adotta contratti unilaterali, il secondo annulla contratti in modo unilaterale dandone informativa alle OO.SS.
L’informativa, come è sempre successo, consiste anche nel consegnare alle parti i provvedimenti oggetto della stessa.
I documenti “incriminati” non sono stati consegnati o le OO.SS., che li hanno ricevuti, si guardano bene dal pubblicarli? Su quali basi giuridiche si fonda la presa di posizione del MEF è, forse, coperta da segreto di Stato o è legittimo chiedere che vengano pubblicati i provvedimenti?
I Dirigenti Scolastici hanno almeno il diritto di sapere perché saranno scippati?
Sembrerebbe che il Mef abbia preso a pretesto la legge 122/2010. Ma la L. 122/2010, non impone, abusivamente, il blocco degli stipendi? Blocco degli stipendi, in lingua italiana, è forse sinonimo di decurtazione dello stipendio? Chissà poi perché la decurtazione dovrebbe essere applicata solo per i Dirigenti Scolastici, categoria che non solo non percepisce aumenti, ma, addirittura, subisce una diminuzione del già miserevole stipendio!
Cos’è un’altra battuta di Saccomani? Un’altra provocazione pari a quella dei docenti, rientrata solo perché Il Presidente Letta ha tirato le orecchie al titolare del MEF che si è giustificato, come il bambino colto con le dita nella marmellata, asserendo che si era trattato solo di una incomprensione con Lei, egregio Ministro Carrozza, una specie di difetto di comunicazione che ha messo in serio imbarazzo il Presidente Letta costretto a minimizzare la “bravata” nelle varie interviste televisive.
Evidentemente la lezione e la magra figura non è bastata! Ci ha riprovato nuovamente!
Dobbiamo anche noi indignarci a mezzo stampa? Dobbiamo fare lo sciopero della fame, incatenarci davanti al Palazzaccio? Dobbiamo organizzare sit-in e proclamare scioperi di facciata come le OO.SS. che hanno firmato i CC.II.RR. “incriminati” e che, probabilmente, calmate le acque, firmeranno anche i nuovi per ratificare lo scippo?
La sfiducia nello Stato e nelle Istituzioni, che approvano oltre 200 balzelli con la legge di stabilità, è tale che prima o poi il Popolo si ribellerà. Non è che il ministro Saccomani, non sapendo dove andare a prendere i soldi per finanziare i “balzelli” della Legge di stabilità, ha pensato di scipparli ai Dirigenti scolastici?
Cosa volete che facciamo? Dobbiamo ricorrere ai forconi anche noi, dobbiamo diventare provocatori?)
Orbene egr. Ministro Carrozza lei che ha gridato allo scandalo quando si è resa conto delle retribuzioni dei docenti e dei Dirigenti, cosa ha fatto e cosa intende fare?
Tocca a Lei difendere il Suo Ministero e i Suoi Dirigenti. Non può lavarsi le mani dando la colpa solo al MEF o scrollandosi le spalle dicendo che non ha soldi.
Alzi la voce, tiri fuori i muscoli e, se non sarà ascoltata faccia la cosa più corretta e nobile che un Ministro deve fare: si dimetta motivando alla categoria, al Parlamento e al popolo italiano le Sue dimissioni. Dica ad alta voce che lo Stato vuole distruggere la scuola italiana, che calpesta i diritti e non rispetta i principi costituzionali, ragion per cui, indignata, si dimette.
Noi non proclamiamo stati di agitazione, non chiediamo tavoli di concertazione, non organizziamo sit-in e non proclamiamo scioperi inutili e distruttivi dell’immagine di un Paese che sta cadendo a pezzi.
In questo mese ci siamo limitati a pubblicare sul nostro sito (www.dirigentiscuola.org) e non solo, una serie di documenti e articoli facendo calcoli e commenti.
Noi chiediamo e pretendiamo che sia Lei a difenderci o a tutelarci. E’ Suo preciso dovere.
Al Presidente Letta che ci legge, reiteriamo lo stesso invito.
Convochi, anche questa volta, il neo Quintillo Sella, gli ri-tiri le orecchie una seconda volta e gli dica di smetterla con queste trovate da circo e, se recidivo gli ritiri anche la fiducia. Non ha alcun diritto di fare il terrorista seminando panico con ricadute sul funzionamento delle istituzioni che i dirigenti …. DIRIGONO.
Se i provvedimenti “incriminati” non saranno immediatamente pubblicati, le nostre reazioni non saranno di facciata e sapremo bene come regolarci al momento opportuno Nel frattempo preannunciamo che, in caso contrario, faremo formale richiesta di accesso agli atti per poi rivolgerci ai Giudici ancora una volta.
Ci sarà pure un Giudice a Berlino!!!
In attesa di riscontro, si coglie l’occasione per distintamente salutare le autorità in indirizzo invitate a fare ognuna la sua parte.

Il Segretario Generale Dirigentiscuola e
Segretario Generale aggiunto Confedir

Obblighi di trasparenza – pubblicazione dati sui contratti di appalto

Obblighi di trasparenza – pubblicazione dati sui contratti di appalto

Ci pervengono, da parte dei colleghi, numerose richieste di chiarimenti circa gli adempimenti cui le scuole sarebbero tenute entro il 31 gennaio prossimo in materia di pubblicità e trasparenza, con particolare riferimento ai contratti di appalto. Forniamo al riguardo alcune precisazioni, che riteniamo utili a fugare molte preoccupazioni, non sempre fondate.

1 – il Piano per la Trasparenza e l’Integrità

Secondo l’ANP, le scuole non devono redigere e pubblicare questo documento per le ragioni più volte esplicitate e rese note. Sullo stesso argomento, peraltro, il MIUR ha indetto per il 29 gennaio una specifica riunione con le OO.SS.; ogni rilevante informazione sarà da noi prontamente pubblicata su queste pagine.

2 – gli obblighi di pubblicità dei dati relativi ai contratti di appalto

Si tratta di un obbligo previsto dall’art. 1, c. 32 della Legge 190/2012 “anticorruzione”, regolamentato dall’AVCP (Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici) con Deliberazione n. 26/2013, cui le scuole sono tenute ad adempiere.

Ogni Stazione Appaltante – e le istituzioni scolastiche sono tali – ha l’obbligo di pubblicare sul proprio sito internet, entro il 31 gennaio di ogni anno, alcuni dati (precisati nella citata Deliberazione) relativi alle procedure di aggiudicazione dei contratti di appalto avviate durante il precedente anno solare.

In fase di prima attuazione (quella attuale) devono essere ricomprese le procedure avviate durante il periodo 1° dicembre 2012 – 31 dicembre 2013.

Il formato di pubblicazione deve essere lo standard “aperto” XML.

Tale file può essere creato con varie modalità: tramite i pacchetti gestionali in uso presso le segreterie scolastiche (qualora il pacchetto non ne disponesse, sono generalmente disponibili a prezzo contenuto le relative estensioni), tramite software “open source” liberamente scaricabile dalla rete, tramite redazione manuale utilizzando programmi come Wordpad o Word. Le ultime due possibilità richiedono il possesso di competenze informatiche di medio livello.

L’indirizzo internet al quale pubblicare il file XML deve avere la seguente struttura:

www.nomesitoscuola.it/AmministrazioneTrasparente/BandiContratti/nomefile.xml

ad esempio:
www.liceofermi.it/AmministrazioneTrasparente/BandiContratti/appalti_2013.xml

Tale indirizzo deve essere comunicato all’AVCP – entro il 31 gennaio 2014 – utilizzando l’apposito modulo in formato PDF liberamente scaricabile seguendo questo link.

L’AVCP provvederà al controllo dell’avvenuta pubblicazione con procedure automatizzate, a partire dal 1° febbraio 2014 e fino al 30 aprile, effettuando fino a cinque tentativi di accesso, ad intervalli di almeno 72 ore. Solo se tutti e cinque i tentativi di accesso risulteranno infruttuosi, l’istituzione scolastica verrà considerata inadempiente.

Ne deriva che le scuole possono provvedere a caricare materialmente il file con i dati almeno fino a tutto il 12 febbraio prossimo. Resta fermo invece l’obbligo di comunicare entro il 31 gennaio all’AVCP l’indirizzo Internet a cui il file verrà pubblicato.

L’ANP ha già tenuto numerosi seminari presso le sue sezioni territoriali ed è disponibile ad effettuarne di ulteriori qualora gli iscritti ne ravvisassero l’esigenza.

Corso di Specializzazione per il Sostegno

Corso di Specializzazione per il Sostegno – Nuova conferma per l’ANIEF dal TAR Lazio: i candidati con diploma magistrale hanno pieno diritto a partecipare alle prove

 

Confermato dal TAR Lazio il diritto degli iscritti ANIEF a partecipare alle prove per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità. Stavolta è il bando emanato dall’Università della Calabria ad essere sospeso con una nuova ordinanza cautelare ottenuta dall’Avv. Tiziana Sponga. L’Ordinanza conferma pienamente i provvedimenti d’urgenza già ottenuti dal nostro sindacato per l’ammissione alle prove dei ricorrenti in possesso del diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002.

 

Il MIUR con due note dello scorso dicembre ha illegittimamente previsto che la partecipazione ai corsi di specializzazione per il sostegno di cui al D.M. 706/2013 “non può essere estesa anche ai docenti in possesso del solo diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/02”; secondo la normativa vigente, invece, (D.Lgs. 297/94 e DPR 323/98) tale diploma ha valore abilitante permanente. L’ANIEF, impugnando al TAR Lazio anche le determinazioni ministeriali contrarie a quanto previsto dalla specifica normativa di settore, ha ottenuto nuovamente ragione in favore dei propri iscritti illegittimamente esclusi dalla possibilità di conseguire l’ulteriore specializzazione per le attività didattiche di sostegno.

 

L’ANIEF ricorda che per alcune regioni è ancora possibile ricorrere al TAR Lazio in base alla data di pubblicazione dei bandi emanati dalle singole università. I candidati in possesso del diploma magistrale conseguito entro il 2001/2002 che hanno presentato regolare domanda di partecipazione al corso per la specializzazione di sostegno possono richiedere immediatamente le istruzioni operative per l’instaurazione del contenzioso inviando una mail a sostegno.magistrale@anief.net.

Su sicurezza edifici Governo stanzi risorse adeguate

Scuola, Mascolo (Ugl): “Su sicurezza edifici Governo stanzi risorse adeguate”

“Prendiamo atto di quanto previsto dal Dpcm diffuso oggi ma auspichiamo che il governo provveda in tempi brevi a stanziare le risorse necessarie per mettere in campo gli interventi in materia di riqualificazione e messa in sicurezza degli edifici scolastici”.
E’ quanto afferma il segretario nazionale dell’Ugl Scuola, Giuseppe Mascolo, nel corso del direttivo provinciale di categoria che oggi si è tenuto a Catania, evidenziando come “le criticità della scuola sono numerose e vanno affrontate nel loro complesso a partire dalla sicurezza degli edifici, fino alla restituzione delle somme trattenute sullo stipendio di gennaio e inerenti gli scatti di anzianità, che auspichiamo vengano restituite a febbraio”.
“Non dobbiamo inoltre dimenticare che la semplificazione dell’operato dell’amministrazione deve essere uno dei primi ostacoli da superare per evitare interpretazioni ambigue delle norme che continuano a generare contenziosi inutili ed evitabili”.
“Auspichiamo che il governo ascolti le richieste dei lavoratori, emerse chiaramente nella riunione odierna, attuando delle politiche serie per una scuola di qualità, a vantaggio dei lavoratori, alunni e famiglie”.

Shoah, oggi in classe si celebra il funerale della memoria

da Il Fatto Quotidiano

Shoah, oggi in classe si celebra il funerale della memoria

di Alex Corlazzoli

Oggi in classe non parlerò di Olocausto. Leggerò solo la cronaca della notizia apparsa ieri sui quotidiani, delle teste di maiale spedite a Roma, alla sinagoga, all’ambasciata di Israele e al museo. Riguarderò con i miei allievi le orribili scritte contro gli ebrei fatte sui muri della capitale: “Hanna Frank bugiardona; Olocausto menzogna mondiale”.

Non celebrerò il 27 gennaio perché nelle mie classi la memoria non dura quanto un orgasmo. Voglio dirlo con le parole dello storico francese Georges Bensoussan, responsabile editoriale del Mémorial de la Shoah di Parigi: “Non si può insegnare la Shoah ai bambini, non si può mostrare loro Treblinka. Perché è una memoria troppo pesante, troppo dura da portare e finisce per colpevolizzarli. Si può, anzi si deve, insegnare loro cosa c’è intorno alla Shoah, cosa sono il razzismo o l’intolleranza. Alle elementari puoi parlare di Anna Frank. Delle camere a gas, no”.

Il 27 gennaio, nelle scuole italiane, si celebra il funerale della memoria. Ogni anno puntualmente qualche collega mi dice: “Tu che te ne intendi, oggi parli degli ebrei?”. Come se si dovessero ricordare solo gli ebrei e non lo sterminio dei rom, degli omosessuali, dei prigionieri politici. Eppure gli articoli 1 e 2 della legge n. 211 del 20 luglio 2000 definiscono così le finalità e le celebrazioni del Giorno della Memoria: “La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, ‘Giorno della Memoria’, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.

Forse oggi il problema sta proprio nel fatto che abbiamo ripulito le nostre coscienze istituendo una giornata della memoria. Abbiamo relegato il compito di ricordare a quei docenti volenterosi che il 27 gennaio mostrano ai propri alunni La vita è bella e le immagini Auschwitz, dimenticando di parlare, per esempio, delle leggi razziali e scordando di studiare con dovizia il fascismo. Stamattina il ministro della Pubblica istruzione, Maria Chiara Carrozza, parteciperà alla classica inaugurazione di una mostra e poi da domani nelle scuole si torna a far finta di nulla. Una memoria da “operazione edicola” dove per l’occasione è spuntato persino un Dvd della Nazionale italiana che visita il campo di sterminio di Birkenau.

La memoria deve diventare vita. Nelle mie classi ricordo l’Olocausto quando parlo di razzismo e intolleranza leggendo con i bambini Girogirotonda di Federico Taddia, la storia di una piccola rom, che lava i vetri agli incroci o quando abbiamo ospitato il partigiano bolognese 86enne Armando Gasiani che ha passato ai miei ragazzi il testimone.

Faccio memoria di quella tragedia quando ogni giorno leggo il quotidiano con loro, quando in storia, arrivato al capitolo sulla civiltà ebraica, nonostante il libro di quinta citi a malapena la Shoah, mi fermo per qualche giorno a scoprire chi erano gli ebrei nel nostro territorio, cosa facevano e che fine hanno fatto. Onoro i rom, gli omosessuali, i partigiani, gli ebrei quando parliamo di Europa perché come scrive Bensoussan “bisogna avere ben chiaro che in realtà l’Unione Europea l’ha istituita per celebrare la rifondazione dell’Europa. L’unità europea è stata costruita sull’antinazismo e il simbolo del nazismo, ciò che lo differenzia dall’altro grande totalitarismo, il comunismo, è appunto la Shoah. È la Giornata della Memoria europea, non ebrea. È l’Europa dei lumi contro la notte della ragione”.

Non abbiamo bisogno di mostre, di dvd, di inaugurazioni, di belle parole a tempo determinato ma di assumere i valori che la Storia ci ha insegnato a tempo indeterminato, vivendoli nelle nostre classi ogni giorno.

Se ancora oggi c’è qualcuno, forse anche giovane, che si è permesso di scrivere sui muri della capitale “Hanna Frank bugiardona” è perché la scuola non ha svolto in maniera adeguata il suo compito.

Alunni disabili e sostegno, il caos italiano

da Corriere della Sera

presidi del Lazio invitano i genitori a fare ricorso  PREVentivo al Tar

Alunni disabili e sostegno, il caos italiano

Docenti aumentati, ma l’assegnazione è sbilanciata a favore di Sud e isole. Il ministero dell’Economia chiede di razionalizzare i criteri per stabilire chi ha diritto all’aiuto.  Sindacati divisi

Valentina Santarpia

Duecentomila bambini e ragazzi disabili che frequentano le nostre scuole, poco più di 103 mila insegnanti di sostegno, una norma – quella italiana – che ci mette ai primi posti nelle classifiche Ocse sull’integrazione, ma che poi fatica a tenere il passo con le esigenze delle famiglie. Un esempio su tutti: nel Lazio ci sono genitori che sono stati invitati dai presidi a fare ricorso preventivo al Tar per ottenere l’assegnazione delle ore di assistenza che spetterebbero al proprio figlio. Eppure si tratta di una regione con il migliore rapporto insegnanti di sostegno/alunni. Un sistema molto poco efficiente ma costoso. Da qui l’idea di «razionalizzare»: ci sta lavorando il ministero dell’Economia e delle finanze, in uno dei gruppi guidati dal commissario alla spending review Carlo Cottarelli.

Sotto la lente di ingrandimento non c’è il numero di insegnanti: quest’anno, per la prima volta dopo anni, quelli che aiutano i ragazzi disabili a integrarsi nelle scuole e a partecipare alle attività didattiche sono cresciuti (+8,8%) più che gli stessi studenti disagiati (+3,7%). E il decreto istruzione approvato a ottobre prevede la stabilizzazione di 26 mila docenti (dei 43 mila precari che lavorano nel sostegno) nei prossimi tre anni: 4.447 entreranno in ruolo già nel 2014. Ma ci sono troppe discrepanze tra regione e regione per numero di disabili certificati dalle Asl, e di conseguenza per numero di ore di assistenza richieste agli uffici regionali scolastici. Se la media degli studenti disabili in Italia, ad esempio, è del 2,63%, rispetto agli studenti nelle classi, ci sono regioni dove la quota si alza, come l’Abruzzo (3,28%) e il Lazio (3,31%), e altre dove si abbassa drasticamente, come la Basilicata (1,95%). Ma anche l’assegnazione degli insegnanti è fortemente sbilanciata: rispetto a un rapporto medio nazionale sceso a 1,90 alunni disabili per docente, si registra infatti uno stato di non equa distribuzione dei posti di sostegno, pesantemente a favore del Sud e delle Isole, con il Molise a 1,45, la Basilicata a 1,57, la Calabria e la Campania a 1,58. Da qui la necessità di uniformare i criteri di assegnazione dei punti di disabilità, adottando protocolli standard e ottimizzando le prestazioni del servizio.

I sindacati temono che dietro la razionalizzazione si nasconda l’idea di tagliare le ore e gli insegnanti. L’Anief aveva già lanciato l’allarme giorni fa, quando sembrava che la stabilizzazione della prima tranche di insegnanti di sostegno stesse slittando. Mimmo Pantaleo, della Cgil scuola, precisa: «Se si parla di riorganizzazione del sistema del sostegno, va bene, purché non si tocchino i numeri degli insegnanti. È inconcepibile anche solo pensarci, la nostra capacità di integrazione è uno degli aspetti più qualificanti della scuola italiana. Anzi, bisognerebbe ricordarsi che l’assistenza ai disabili a scuola è anche data dai collaboratori scolastici, che spesso li supportano per i servizi igienici, la mensa, gli spostamenti: anche a loro va riconosciuto il giusto compenso economico».

«Un riequilibrio ci deve essere – sostiene invece Francesco Scrima, Cisl -. Significa che dobbiamo evitare ciò che accade ora, e cioè che qualche regione abbia di più e altre di meno. Per quanto riguarda gli insegnanti, bisognerebbe ripristinare il principio originale della norma sull’integrazione, e cioè che l’insegnante è di sostegno alla classe e non solo all’alunno».  Avverte invece Massimo Di Menna, della Uil: «Non vorrei che razionalizzazione fosse un modo elegante per dire che si vogliono tagliare i costi».  Ma il ministero dell’Economia replica: «Vogliamo usare meglio il lavoro degli insegnanti e riorganizzare la distribuzione del personale. Stiamo lavorando con le associazioni di disabili e dei genitori dei disabili».

Due scuole su cinque cadono a pezzi

da La Stampa

sicurezza. gli istituti dimenticati

Due scuole su cinque cadono a pezzi

Mappatura impossibile, manutenzioni lumaca, sicurezza inesistente: Renzi chiede di investire 5 miliardi di euro

flavia amabile

ROMA

Cinque miliardi. Matteo Renzi, segretario del Pd, lancia il suo affondo su uno dei più gravi e urgenti problemi da risolvere: la sicurezza delle scuole frequentate ogni giorno da otto milioni di studenti. Intervistato dal Tg3 chiede «cinque miliardi di investimenti per ristrutturare gli edifici». Ma non solo. Precisa che «l’Europa deve accettare» che l’investimento resti «fuori del patto di stabilità».

È la stessa strada percorsa dal governo Letta che a fine dicembre aveva annunciato di aver recuperato oltre 6 miliardi di fondi europei non spesi che correvano il rischio di perdersi. La novità è la destinazione. Renzi chiede che cinque miliardi vadano per intero alla ristrutturazione delle scuole. Senza dividere le somme in mille capitoli diversi, un po’ al turismo, un po’ al lavoro e così via come è sempre accaduto finora. L’incapacità di affrontare sul serio l’emergenza è tale che da quasi venti anni il Miur lavora alla mappatura completa degli interventi urgenti da fare nelle scuole, un’altra tela di Penelope infinita a cui mancano ancora troppi dati mentre quelli che sono stati inviati con il tempo finiscono per essere superati, e quindi inutili.

Il Miur ha pubblicato soltanto una volta una parte dei dati a sua disposizione, nell’autunno del 2012 quando ministro era Francesco Profumo. Le cifre raccontano quello che vivono ogni giorno gli studenti sulla loro pelle. Il 4% degli edifici è stato costruito prima del 1900. E la maggior parte, il 44% delle scuole, in un periodo che va dal 1961 al 1980. Solo il 17,7% degli edifici è in possesso del certificato di prevenzione incendi. Il 33% non possiede un impianto idrico antincendio; un edificio su due non ha una scala interna di sicurezza; quattro su dieci non hanno la dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico. Ancora più serio è l’allarme sismico, quasi 4 edifici su 10 sono in zone ad alto rischio.

Se i dati del ministero si fermano qui, altre associazioni tentano ogni anno di restituire una fotografia ancora più dettagliata dello «scuolicidio», la distruzione lenta e costante degli istituti con indagini a campione. Secondo il rapporto 2013 di CittadinanzAttiva in una scuola su sette ci sono lesioni strutturali evidenti, presenti in gran parte sulla facciata esterna dell’edificio, il 20% delle aule presenta distacchi di intonaco: muffe, infiltrazioni e umidità sono stati rilevati in quasi un terzo dei bagni (31%) e in un’aula e palestra su quattro. Il 39% delle scuole presenta uno stato di manutenzione del tutto inadeguato molto in aumento rispetto al 2012 quando erano il 21%. Più della metà delle scuole non possiede il certificato di agibilità statica, oltre 6 su 10 non hanno quello di agibilità igienico sanitaria, altrettante non hanno quello di prevenzione incendi. Solo un quarto delle scuole è in regola con tutte le certificazioni. Temperature ed aerazione non sono adeguate nella gran parte delle aule, visto che il 51% di esse è senza tapparelle o persiane e il 28% ha le finestre rotte. Il 10% delle sedie e dei banchi è rotto e in oltre un terzo dei casi (39%) gli arredi non sono a norma, adeguati ad esempio all’altezza degli alunni.

Legambiente ha analizzato anche le disparità tra le diverse parti d’Italia. Dal rapporto Ecosistema Scuola 2013 emerge che se Trento, Prato e Piacenza sono i primi tre capoluoghi di provincia per qualità dell’edilizia scolastica, bisogna invece arrivare alla 23esima posizione per trovare il primo capoluogo di provincia del Sud che è l’Aquila, seguito da Lecce alla 27esima posizione.

Dirigenti scolastici: quel diritto alla perequazione che sembra un sogno

da TuttoscuolaNews

Dirigenti scolastici: quel diritto alla perequazione che sembra un sogno

Dirigenti pubblici gli uni, dirigenti pubblici gli altri: ma quanta sperequazione tra dirigenti amministrativi di 2.a fascia e dirigenti scolastici!

Prima del 2000, quando a capo degli istituti c’era il personale direttivo (presidi e direttori didattici), la dirigenza pubblica era lontana, per funzioni e per retribuzione.

Dal 2000 con l’autonomia scolastica i capi d’istituto sono diventati dirigenti scolastici con nuove funzioni, nuove responsabilità e maggiori carichi di lavoro conseguenti ad aggregazioni di scuole.

Ma erano tanti, troppi per il bilancio statale, e nel primo contratto nazionale ottenevano una retribuzione complessiva pressoché pari al 70% di quella dei colleghi dirigenti amministrativi. L’obiettivo era quello di raggiungere la completa perequazione, ma..

Dal 2000 ad oggi, nonostante la razionalizzazione degli organici, è aumentato il numero dei dipendenti a carico (docenti e personale ATA) a causa del ridimensionamento delle istituzioni scolastiche. In media attualmente ogni dirigente scolastico ha cento dipendenti e più.

Per effetto anche dell’autonomia scolastica, il dirigente scolastico, come capo dell’istituzione, è l’apicale e risponde in prima persona dei risultati.

La funzione dirigenziale fin dall’inizio ha posto a carico dei dirigenti scolastici nuove competenze e responsabilità con carichi di lavoro notevoli. Per effetto di innovazioni che negli ultimi anni hanno riguardato i servizi pubblici, essi hanno ampliato competenze e responsabilità personali, quali, ad esempio, l’applicazione del regolamento della privacy, la responsabilità per la trasparenza dei siti web, la titolarità delle relazioni sindacali, la contrattazione integrativa d’istituto con le RSU, la responsabilità come sostituto d’imposta, l’assunzione diretta del personale supplente, l’attuazione delle norme anticorruzione. Tutto questo senza considerare le altre competenze ordinarie di direzione, di gestione e di coordinamento (in allegato la tabella comparativa curata da Tuttoscuola e ripresa da molti nei giorni scorsi: http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=32491 ).

E la perequazione retributiva? Si è persa per strada. Dal 70% circa, anziché salire verso il 100%, è scesa verso il 50%: retribuzione lorda complessiva media di un dirigente scolastico 55 mila contro quella di un dirigente di II fascia di 110 mila.

Il rilancio e la credibilità della scuola passano anche dall’effettivo riconoscimento della funzione dirigenziale e da una reale perequazione.

Petizione sul ripristino della monetizzazione ferie non godute

da Tecnica della Scuola

Petizione sul  ripristino della monetizzazione ferie non godute
di Aldo Domenico Ficara
Presentata una petizione dal titolo “Ripristino monetizzazione ferie non godute. Regolarizzazione degli stipendi supplenti temporanei. Adeguamento scatti stipendiali personale precario“
Nella nota prot. 72696 del 4/09/2013, con la quale il MEF – RGS aveva fornito chiarimenti sulla retribuzione delle ferie non godute dal personale scolastico nell’a.s. 2012/13, al fine della corretta applicazione dell’art. 5 comma 8 del D. L. 95/2012 e dell’art. 1 commi 54, 55 e 56 della Legge 24 dicembre 2012 n. 228, tra le altre cose veniva scritto: “ Si ricorda che i giorni di sospensione delle lezioni comprendono, oltre a luglio ed agosto, anche i primi giorni di settembre e gli ultimi di giugno secondo il calendario scolastico, le vacanze natalizia e pasquale, l’eventuale sospensione per l’organizzazione dei seggi elettorali e per i concorsi, ecc…In relazione a quanto sopra espresso, le Ragionerie Territoriali dello Stato esamineranno la posizione dei dipendenti scolastici interessati dal compenso sostitutivo delle ferie riscontrando la posizione giuridica nella quale sono stati collocati durante i periodi di sospensione delle lezioni, al fine di verificare, in caso di mancata fruizione delle ferie, se per quei giorni vi sia assenza ad altro titolo. Infine, per quanto riguarda le ferie maturate sino al 31 dicembre 2012 e quindi prima dell’entrata in vigore del comma di cui trattasi, le stesse sono monetizzabili unicamente nei casi di cui alla citata nota DFP 32937/2012 “. Di pochi giorni fa la notizia della presentazione di una petizione dal titolo “Ripristino monetizzazione ferie non godute. Regolarizzazione degli stipendi supplenti temporanei. Adeguamento scatti stipendiali personale precario “ proposta da un gruppo Facebook ( Difendiamo il piano triennale di immissione in ruolo ) che condivide tra insegnanti argomenti riguardanti il mondo scolastico. L’oggetto della petizione è il seguente: L’istruzione e la ricerca sono il motore propulsivo di un Paese, la base da cui ripartire, invece, in questi ultimi anni i tagli alla spesa pubblica hanno fortemente penalizzato questo settore . Proprio in relazione a questa petizione girano in Facebook commenti su una percezione di mancato impegno delle testate di informazione scolastica nella diffusione mediatica della notizia.

Reclutamento, basta corsi e corsetti: è l’ora del concorso unico per formarsi, abilitarsi e l’assunzione

da Tecnica della Scuola

Reclutamento,  basta corsi e corsetti: è l’ora del concorso unico per formarsi, abilitarsi e l’assunzione
di Alessandro Giuliani
La Uil Scuola chiede un meccanismo che preveda la sottrazione agli atenei dei corsi abilitanti con costi a carico dei giovani aspiranti docenti già laureati, mentre formazione iniziale e reclutamento vanno cedute alle reti di scuole. Occorre una fase transitoria per assorbire il precariato, aumentato a causa di scelte spesso confuse. Basta pure alla corsa all’ultimo punto per scalare le graduatoria, con i precari costretti a frequentare corsi costosi e non sempre di qualità. Il sindacato chiede quindi di mettere Tfa e Pas sullo stesso piano. E siccome anche il Ministro ha detto di voler eliminare certe storture…
Il sistema di gestione dei docenti precari della scuola è fuori controllo: tanti interessi apparentemente contrapposti, di abilitati, abilitandi, specializzati e specializzandi, vincitori di concorso ecc. a vario titolo inseriti in graduatorie ed elenchi che molto complicano le aspettative e le possibili soluzioni ai problemi. È giunto quindi il momento di unire la fase concorsuale con quella formativa. A lanciare l’allarme sulla cattiva gestione delle centinaia di migliaia di supplenze che ogni anno si stipulano nella scuola italiana è la Uil Scuola. Il sindacato Confederale sostiene che è giunta l’ora di “rafforzare la professionalità e riconoscere status e funzione sociale”. E traccia, per superare l’attuale situazione di stallo, le operazioni che andrebbero adottate.
“Nell’ immediato – scrive l’organizzazione guidata da Massimo Di Menna – occorre orientare l’azione politica verso un meccanismo che preveda un totale cambiamento ed una fase transitoria di assorbimento del consistente precariato, aumentato a causa di scelte spesso confuse”.
L’obiettivo è impostare il reclutamento finalmente valorizzando “la specificità dell’esperienza scolastica con modelli che favoriscano il raccordo tra azione didattica e professionale, fondata sulla stabilità di organici funzionali e pluriennali, che diano continuità al servizio ed al progetto, cui devono corrispondere contratti a tempo indeterminato o, comunque, pluriennali”. Inoltre, andrebbe “mantenuto il meccanismo del reclutamento avviato dalla legge 124/1999, con cui l’accesso ai posti è suddiviso in parti uguali tra chi proviene dalle graduatorie ad esaurimento e dal concorso”.
A ancora: “va individuato un nuovo rapporto tra formazione iniziale e reclutamento secondo tempi e modalità di immediata corrispondenza tra le due fasi”. Per la Uil Scuola, in pratica, “vanno evitati i meccanismi che spostano impropriamente i costi a carico dei precari e dei giovani aspiranti insegnanti (già laureati) a vantaggio delle università”. Perché “il legame tra formazione iniziale e reclutamento si rafforza riconoscendo il ruolo delle reti di scuole, consentendo un uso flessibile delle risorse. La scuola è sede di elaborazione didattica e di ricerca educativa, quindi deve essere anche contesto formativo per i suoi operatori, a partire dalla formazione iniziale”.
Il sindacato ritiene quindi maturi per l’approvazione di un provvedimento normativo che modernizzi il sistema. “Ma occorre prevedere una fase concorsuale unica, abilitante e per le assunzioni. Con l’attuale sistema – sottolineano dalla Uil – un giovane laureato per accedere all’insegnamento deve superare una selezione che consente l’ammissione ad un percorso abilitante a pagamento (circa tremila euro) gestito dalle università, che grava finanziariamente sulle famiglie, superato ciò deve partecipare ad un altro concorso per essere assunto. Deve poi applicarsi in un anno di formazione ulteriore per la conferma in ruolo. Tranne l’ultima, le diverse fasi del percorso sono condotte fuori dalla verifica e dalla esperienza scolastica. Noi proponiamo un sistema più semplice: concorso ed abilitazione in un’unica fase con modello di accesso simile a quello della magistratura. La verifica, con attività di tutoraggio, va condotta a cura delle scuole, da parte degli insegnanti, per la durata di due anni”.
La proposta prevede anche una fase transitoria. Nella quale va comunque “garantito il precariato attraverso le attuali graduatorie ad esaurimento e riserva per le assunzioni per i nuovi abilitati, TFA e PAS, con uguale valore delle abilitazioni”. Per la Uil, dunque, va assolutamente “evitato il protrarsi di una situazione che vede i docenti precari impegnati in una corsa all’ultimo punto per salire in graduatoria: una sorta di tassa sul precariato. Che i precari debbono pagare per frequentare corsi costosi, non sempre di qualità, la cui finalità è dare punti senza garantire un posto di lavoro”.
Non sappiamo se vedremo attuato uno scenario di questo genere. Di sicuro, però, la Uil Scuola lo presenterà al Miur. E lo porterà sul tavolo di discussione avviato a Viale Trastevere proprio per rivedere le norme sul reclutamento. Anche perché più di un punto – come il mantenimento della metà delle assunzioni da riservare ai precari inseriti nelle GaE o la valorizzazione delle scuole di rete – collima con le modifiche auspicate anche dal ministro Carrozza. Resta da capire se per la realizzazione del nuovo reclutamento sono maturi i tempi. Soprattutto quelli politici.

Nuovo contratto: bisognerà tener conto del diverso impegno dei docenti?

da Tecnica della Scuola

Nuovo contratto: bisognerà tener conto del diverso impegno dei docenti?
di Lucio Ficara
I docenti che devono correggere centinaia e centinaia di prove scritte in un anno percepiscono lo stesso stipendio di chi non ha questa incombenza. Sono in molti a non essere più d’accordo con questo meccanismo. Forse anche al Miur ci stanno pensando.
Dopo la pantomimica vicenda degli scatti di anzianità, che ha visto protagonisti il ministro dell’Economia Saccomanni e quello dell’Istruzione Carrozza, alla quale è stata messa una toppa maldestra, con il decreto “scatti” appena depositato in Senato, il Governo ritiene, con diverse dichiarazioni pubbliche, che il meccanismo degli scatti d’anzianità per tutto il personale scolastico è un sistema che non è più sostenibile. Al Miur stanno pensando, per il futuro,  ad un sistema di scatto stipendiale legato ad altri parametri che non siano soltanto riferiti all’anzianità di servizio. Per il ministro Carrozza bisognerebbe pensare, in riferimento al raggiungimento dello scatto stipendiale, ad un percorso più virtuoso che tenga conto della specificità del ruolo dell’insegnante, un percorso che sia in grado di valorizzare l’impegno individuale, la capacità di lavorare in gruppo e l’aggiornamento. Se questo è l’intendimento di viale Trastevere, ci domandiamo: “Perché gli stipendi dei docenti non devono tenere in alcun conto dei carichi di lavoro obbligatori ed oggettivi che alcuni docenti svolgono, mentre altri sono  esentati dal sostenerli?” La correzione di migliaia di compiti, che un insegnante di materie con obbligo di valutazione scritta oltre che orale svolge dedicando centinaia di ore di lavoro, non è al momento riconosciuta né economicamente né  socialmente. Si tratta delle ore di lavoro, previste dall’art.29 del contratto collettivo nazionale della scuola, per quanto riguarda la preparazione delle verifiche scritte e la loro correzione. La norma contrattuale è percepita, dai docenti che hanno l’obbligo della verifica scritta, come una vera e propria ingiustizia, perché non riconosce economicamente un considerevole carico di lavoro aggiuntivo all’attività d’insegnamento. Ma quante ore mediamente ad anno scolastico dedica un docente per preparare e correggere le prove scritte? Facciamo qualche piccolo calcolo. Ad esempio, un docente di matematica e fisica che ha in media  4 classi per 18 ore di orario cattedra, dove, in due classi, insegna sia matematica che fisica e in altre due solo fisica, si troverà a correggere 1100 elaborati ad anno scolastico. Questo carico di lavoro, che non tutti i docenti hanno, si traduce in un impegno orario di lavoro, tra preparazione della verifica e correzione della stessa,  di almeno 250 ore annue. Se queste ore fossero riconosciute, come sarebbe giusto, come attività aggiuntiva di lavoro funzionale all’insegnamento dovrebbero essere pagate a 17,50  eur all’ora, producendo un aumento salariale annuo di 4375 euro lorde. Questo mancato riconoscimento economico del lavoro svolto per la preparazione degli elaborati scritti e la loro correzione, con relativa valutazione, è vista dai docenti che, per statuto normativo sono obbligati a somministrare un congruo numero di verifiche scritte, come una palese ingiustizia. Se il sistema degli scatti stipendiali riconosciuti soltanto per anzianità è ormai giunto al capolinea, come sostengono al Miur, allora bisognerà riconoscere, pe un nuovo sistema di avanzamento economico di carriera, anche il lavoro oggettivo e prioritario di chi è chiamato obbligatoriamente a somministrare un congruo numero di prove scritte, ed è poi chiamato a correggerle e valutarle.