Università: Carrozza incontra Presidente Andisu

Università: Carrozza incontra Presidente Andisu. “Presto ripartirà tavolo tecnico su diritto allo studio”

Il tema del diritto allo studio universitario è stato al centro dell’incontro di oggi tra il  ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Chiara Carrozza e il Presidente dell’Andisu, Marco Moretti, che si è svolto presso la sede del Miur in viale Trastevere.

“Come abbiamo già annunciato a Firenze sabato scorso, presto ripartirà il tavolo tecnico con le Regioni per l’attuazione della legge sul diritto allo studio, che prevede un decreto attuativo sui livelli essenziali delle prestazioni – ha dichiarato il Ministro al termine dell’incontro – Il diritto allo studio rappresenta un problema nazionale che va affrontato con il contributo di tutte le Istituzioni, le Regioni,  il Governo, gli studenti”.

“Come presidente Andisu – ha sottolineato Moretti – sono soddisfatto che si porti finalmente a compimento un percorso cominciato quattro anni fa, il cui obiettivo è garantire alla più ampia platea possibile di studenti meritevoli il diritto allo studio universitario che è soprattutto un diritto di inclusione sociale”.

All’Aias ora ci sono i libri “accessibili” alle persone disabili

Alto Adige del 04-02-2014

All’Aias ora ci sono i libri “accessibili” alle persone disabili

BOLZANO. La Biblioteca “oltre l’HANDICAP” dell’AIAS di Bolzano in via Piacenza 29/a ha inaugurato nei giorni scorsi con un piccolo rinfresco la nuova Sezione di In-books e altri libri accessibili dedicata al progetto di accessibilità alla lettura per persone con disabilità sensoriali e con disturbi dell’apprendimento e della comunicazione. Sono disponibili libri pensati per utenti con esigenze speciali. Questa particolare idea è nata tre anni fa nell’intento di far emergere e mettere a disposizione di chiunque ne avesse bisogno o ne potesse essere interessato, tutte quelle risorse che permettono di accedere alla lettura a persone con disabilità sensoriali (parliamo di persone non vedenti o sorde) o con bisogni comunicativi complessi (pensiamo a tutti coloro che non sono in grado di comprendere il codice alfanumerico o non riescono ad usare il linguaggio verbale) o ancora alle persone con disturbi specifici dell’apprendimento (come ad esempio i dislessici), ma anche, semplicemente, alle persone migranti che ancora non conoscono bene la nostra lingua o ancora a persone con disabilità motorie, ed in particolare per tutti quei bambini che per questi motivi sono limitati o privati della preziosa esperienza della lettura, del piacere di ascoltare una storia o del poter sfogliare e leggere un libro in autonomia. Sì perchè ai bambini che hanno una disabilità spesso si legge meno e con più fatica, perchè è difficile trovare libri adatti alle loro esigenze. La Biblioteca Handicap della Sezione AIAS di Bolzano ha creato in 28 anni di storia un prezioso patrimonio librario e multimediale sui temi legati alle disabilità e alle diversità, che consta di oltre 8000 unità, a disposizione di famiglie, operatori, insegnanti e di tutte quelli persone che per motivi personali o professionali sono interessati a queste tematiche. Ora, con la nuova sezione In-Book offre un ulteriore servizio rendendo fruibili i libri anche a persone che altrimenti non potrebbero godere del piacere della lettura.

Dislessia: dal 5 febbraio gli sportelli gratuiti

Perugia e Castiglione del Lago saranno i luoghi di partenza del progetto di sportelli gratuiti di consulenza sui Dsa e Bes, i disturbi specifici dell’apprendimento e bisogni educativi speciali

CASTIGLIONE DEL LAGO – Partirà dal 5 febbraio in Umbria, a Perugia e Castiglione del Lago per il momento, il progetto di sportelli gratuiti di consulenza sui Dsa e Bes (disturbi specifici dell’apprendimento e bisogni educativi speciali), che nasce a seguito di un avviso pubblico di work experience della Regione Umbria.
L’idea di Costanza Mencaroni, laureata in Servizio Sociale all’Università degli studi di Perugia, che ha presentato il suo progetto all’interno del bando regionale, è quella di favorire lo scambio di informazioni sui servizi che il territorio mette a disposizione di insegnanti, ragazze e ragazzi e loro famiglie in materia di dislessia.
Il progetto nasce dall’iniziativa “Well” (Work experience laureate e laureati), promossa dalla Regione Umbria, ed è finalizzata a ridurre la disoccupazione e promuovere la qualificazione dell’occupazione, innalzando la qualità dell’inserimento lavorativo di laureati e laureate, con particolare riguardo alle donne.
Si tratta di un modello innovativo di work experience che punta a far ricadere sul territorio e sulla collettività i benefici di un’attività lavorativa presso strutture private.
Ad ospitare, coordinare e fornire supporto al progetto, infatti sarà il Centro Fare, centro specialistico sull’apprendimento, accreditato presso la Regione Umbria e il Servizio Sanitario Nazionale, tra i centri d’eccellenza in Italia sui disturbi dell’apprendimento.
Come spiega Marina Locatelli, direttore del Centro Fare, «incentivare lo scambio di informazioni sui servizi che il nostro territorio mette a disposizione del cittadino permettere ai singoli di orientarsi attraverso gli iter burocratici per accedere alle risorse fruibili e creare occasioni di incontro e confronto di esperienze positive».
Come indicato nel Piano di interventi per la famiglia, la programmazione regionale si propone infatti di garantire la “presa in carico professionale” e multidisciplinare del nucleo familiare nella sua interezza, attraverso interventi di empowerment e di sostegno ispirati ai principi di solidarietà, sussidiarietà e reciprocità, valorizzando le reti presenti nella comunità locale e coinvolgendo gli attori pubblici e privati fornitori di beni e servizi.
Spiega Costanza Mencaroni: «Senza rete e senza informazione continuiamo inevitabilmente a fare da soli». È con questa convinzione che nasce dunque, grazie al progetto formativo di work experience, l’idea di mettere a disposizione di insegnanti e famiglie un servizio di consulenza gratuito. Si tratta di un servizio pensato per intercettare le esigenze di orientamento riguardanti i servizi cui potersi rivolgere in caso di dubbio riguardo alle difficoltà di apprendimento manifestate da un bambino; gli aspetti normativi di tutela dei ragazzi con Dsa e Bes; le domande per le agevolazioni che è possibile inoltrare per l’anno 2014 e la consegna della relativa modulistica a chi ne farà richiesta. Obiettivo ultimo è quello di far convergere l’utenza verso i servizi competenti per favorire l’ottimizzazione dei tempi di intervento. Gli sportelli saranno attivi fino a giugno e saranno ospitati presso le sedi del Centro Fare di Perugia e Castiglione del Lago.
Per altre informazioni, orari e prenotazioni 075 44317 – info@centrofare.it.

Percorsi Abilitanti Speciali, l’indifferenza del Miur non è più tollerabile

Percorsi Abilitanti Speciali, l’indifferenza del Miur non è più tollerabile

 

Anief torna a spronare il Ministero: deve dare risposte immediate alle tante questioni irrisolte. Ad iniziare dalla pubblicazione definitiva dei corsi attivati, dei programmi delle lezioni e dei corsisti accolti. Servono risposte per i percorsi formativi che nessuno vuole organizzare, come quello per la scuola dell’infanzia e primaria. Ma soprattutto serve finalmente lungimiranza sulla spendibilità del titolo: chi si è abilitato con i Pas, ma anche attraverso i Tfa ordinari, deve essere inserito già a luglio nella seconda fascia delle graduatorie d’istituto. E contemporaneamente nella terza fascia delle GaE. Essere formati per fare gli insegnanti, ma poi rimanere per strada non ha alcun senso.

 

A due settimane dalla denuncia pubblica dell’Anief sul caos organizzativo che sta caratterizzando l’avvio dei Percorsi Abilitanti Speciali, il sindacato è costretto a inviare un altro altolà al Miur: si fa infatti sempre più urgente la necessità di dare immediata risposta alle tante questioni irrisolte. Ad iniziare dalla pubblicazione definitiva da parte degli atenei dei corsi che effettivamente verranno attivati, al fine di permettere ai tanti candidati ai PAS, una volta acquisita la certezza della mancata attivazione del corso richiesto, di poter avviare la richiesta formale del nulla osta utile allo spostamento in un’altra regione.

 

Va poi data la possibilità a tutti i corsisti PAS di poter fruire dei permessi per il diritto allo studio, anche per un numero inferiore alle 150 previste dal C.C.N.L., vanno sollecitati tutti gli atenei a pubblicare il programma delle lezioni e l’elenco degli ammessi ai corsi. Va valutato per intero il servizio svolto nei Centri di formazione professionale. E va risolto una volta per tutte il problema della mancata organizzazione dei PAS indirizzati ai docenti della scuola dell’infanzia e primaria: evidentemente, non basta aver genericamente fornito la possibilità alle Facoltà di Scienze della formazione primaria di attivare i corsi.

 

Ma, una volta superati questi aspetti organizzativi, il nodo più difficile da sciogliere rimane sicuramente quello della spendibilità del titolo: premesso che gli atenei organizzatori dovranno ottemperare all’indicazione del Miur di assegnare i titoli di abilitazione entro la fine del prossimo mese di luglio: ciò permetterebbe l’immediato inserimento dei neo-abilitati nella seconda fascia delle graduatorie d’Istituto, la cui “finestra” di aggiornamento dovrebbe chiudersi più o meno in quei giorni.

 

Ma soprattutto, il Ministro Carrozza colga l’occasione per inserire i prossimi abilitati tramite i Pas, come attraverso i Tfa ordinari, all’interno delle graduatorie permanenti, da qualche anno ribattezzate “ad esaurimento”, perché rappresentano l’unico canale di assunzione, per il 50% dei posti vacanti, destinato al personale abilitato attraverso i corsi universitari. Mantenere in vita una norme astrusa, come quella introdotta con la Legge 296 del dicembre 2006, significa perpetrare nell’errore di formare di docenti e poi precludergli la possibilità di essere stabilizzati. Senza un intervento del Ministro, infatti, quasi 100mila precari, tra abilitati Pas e Tfa, verranno collocati in una graduatoria fuori fascia, che non avrà valenza ai fini dell’assunzione in ruolo. Mentre tutti i corsi abilitanti attivati dal 1999 ad oggi hanno sempre consentito l’inserimento nella terza fascia delle GaE.

 

Quel che devono comprendere al Ministero dell’Istruzione – sostiene Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – è che coloro che sono stati selezionati per fare gli insegnanti hanno il diritto di essere inseriti nella terza fascia di quelle graduatorie, le GaE, dove sono stati collocati i loro colleghi abilitati in precedenza allo stesso modo: tramite le università. E lo Stato ha il dovere di dare seguito a questa legittima richiesta. Perché il bivio che l’amministrazione scolastica ha artificiosamente creato negli ultimi anni non si sarebbe dovuto mai creare. Anche se con ritardo, è giunto il momento di rimuoverlo. Altrimenti – conclude il sindacalista Anief-Confedir – sarà compito delle aule di tribunale permettere a questi docenti di fare quello per cui sono stati formati: insegnare”.

 

PAS: ANCORA CAOS SUI CORSI, CARROZZA INTERVENGA

PAS, GILDA: ANCORA CAOS SUI CORSI, CARROZZA INTERVENGA

“Alla scadenza per la presentazione delle domande di partecipazione ai Pas, si brancola ancora nel buio e la confusione regna sovrana”. A lanciare l’allarme è la Gilda degli Insegnanti. “Dalle numerose segnalazioni che continuano ad arrivarci – spiega la Gilda – sembra che i corsi siano al palo per molte classi di concorso, in particolare per la scuola dell’infanzia e la primaria, a causa delle resistenze del settore universitario. A tutt’oggi mancano le necessarie delucidazioni sulla validità abilitante dei titoli di scuola magistrale ottenuti dal 1997 al 2001. Chiediamo al ministro Carrozza di intervenire con urgenza – conclude la Gilda – per evitare che un provvedimento così importante per la scuola e le migliaia di docenti precari venga travolto dalla macchina burocratica del Miur e dagli interessi degli atenei”.

Il ruolo dei PON FSE e FESR per lo sviluppo delle competenze digitali

 ATTI DEL CONVEGNO

SCUOLA DIGITALE:
AMBIENTI E STRUMENTI PER LA DIDATTICA – VERSO EUROPA 2020

31 gennaio 2014 ore 9.30 – 18.00
Media Conference Room
Polo Professionale “Luigi Scarambone”
Via Dalmazio Birago, 89 Lecce


 

melilli

Il ruolo dei PON FSE e FESR per lo sviluppo delle competenze digitali

di Vincenzo Melilli
(Referente Regionale PON USR Puglia U.O. 2 – Ufficio III – Dirigente USR Puglia Ufficio VIII Ambito Territoriale Provincia di Brindisi)

Laboratorio multimediale (14)

Ricorsi Stabilizzazione

Ricorsi Stabilizzazione: ‘a segno’ un’altra sentenza ANIEF. Docente precaria firma il contratto a tempo indeterminato

 

A seguito di una delle sentenze ottenute dall’ANIEF per la stabilizzazione dei precari con più di 36 mesi di servizio su posti vacanti e disponibili, un’altra docente ha finalmente stipulato l’agognato contratto a tempo indeterminato che il MIUR le aveva sempre negato reiterando con lei, colpevolmente, innumerevoli contratti a termine in evidente contrasto con quanto disposto dalla normativa europea. L’Avv. Michele Ursini raggiunge l’ennesimo “obiettivo stabilizzazione” grazie ai ricorsi patrocinati per il nostro sindacato; il Ministero dell’Istruzione dovrà ora eseguire anche la condanna al risarcimento del danno cagionato per un totale di 18.000 Euro oltre accessori.

 

Il Giudice del Lavoro di Trani, accogliendo senza riserve tutte le richieste del nostro legale, aveva dato piena ragione all’ANIEF e, costatato l’evidente abuso di contratti a termine perpetrato dal MIUR nei confronti della nostra iscritta, aveva dichiarato “che il rapporto di lavoro tra la ricorrente e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca deve essere “considera(to) a tempo indeterminato”, con decorrenza dal 1° aprile 2009 […] con conseguente ricostruzione della carriera i fini previdenziali, pensionistici, di anzianità e retributivi e di risarcirle il danno in misura pari ad “un’indennità onnicomprensiva” di 9 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto”, maggiorata degli accessori di legge”. Il MIUR non ha potuto far altro che eseguire l’ulteriore sentenza ottenuta dal nostro sindacato e convocare la docente per l’effettiva stipula del contratto a tempo indeterminato retrodatato con effetti giuridici ed economici al 2009.

 

Successo pieno per l’ANIEF, dunque, che ha permesso a un’altra docente precaria non solo la possibilità di vedersi riconosciuto il giusto diritto all’immissione in ruolo dopo molteplici contratti a tempo determinato stipulati con il MIUR, ma anche al risarcimento del danno subito per l’illecita reiterazione di contratti a termine per un totale di più di 18.000 Euro.

Dieci minuti e mia figlia è iscritta. Viva la semplicità

da Corriere della Sera

IL COMMENTO DI PAOLO CONTI

Dieci  minuti  e mia figlia è iscritta. Viva la semplicità

Unico «intoppo» il codice della scuola.  Gli istituti dovrebbero metterlo  in evidenza  sui loro siti per aiutare i genitori

Ho iscritto questa mattina alle 9 mia figlia alla Scuola secondaria di primo grado, cioè alla ex scuola media. Con la mamma avevamo le idee ben chiare a proposito della lingua e di altri dettagli. Quindi il compito era in partenza molto facile. Ma devo ammettere (io che ho sempre avuto un pessimo rapporto con la burocrazia di questo nostro difficile Paese) che il tragitto on line prestava pochissime occasioni di incomprensione o di difficoltà. Non solo, ma proseguendo di schermata in schermata se capitava di dimenticare qualche dettaglio, il campo vuoto era segnalato con molta chiarezza. Sono arrivato alla fine dell’iter in non più di dieci minuti. Mai un’interruzione di linea, e nemmeno un segnale di ingolfamento. Quando ho chiuso la pratica ho ricevuto la e-mail di conferma in tempo reale, due secondi o forse tre dopo aver cliccato su “invio”

Bisogna insomma dare atto al Ministero dell’Istruzione, e al suo apparato tecnico, che quest’anno la macchina on line funziona bene, almeno a giudicare dalle primissime ore. Mi sento però di suggerire un dettaglio non secondario a tutte le scuole italiane.

Nella domanda occorre armarsi del Codice della scuola (peraltro rintracciabile rapidamente proprio sul sito del Ministero). Sarebbe un atto di cortesia verso i genitori se gli Istituti decidessero di ricordare sulla front page del sito quel codice, almeno fino al 28 febbraio. Spesso quella sigla si nasconde nelle pieghe delle varie pagine, non esistendo uno standard dei siti scolastici. Un dettaglio, lo ripeto, ma può essere di aiuto. In quanto al resto (una volta tanto) grazie al Ministero dell’Istruzione, da un papà che iscrive una figlia

Paolo Conti

I compiti ? Li fanno mamma e papà

da La Stampa

I compiti ? Li fanno mamma e papà

Un’indagine su 2000 famiglie  con figli dai 5 ai 15 anni rivela che  un  genitore su 6 li fa al posto dei figli

Un genitore su sei fa i compiti a casa al posto dei figli: si tratta di molto più che un aiuto o un supporto, ma di mamme e papà che si mettono sui libri dei figli e fanno tutto il lavoro al posto loro; per di più in oltre un terzo dei casi mentre i figli fanno altro in giro per casa.

Lo rivela un’indagine su 2000 famiglie – con figli dai 5 ai 15 anni – presentata in occasione del Bett educational technology trade-show, un grande evento dedicato all’insegnamento che si è svolto a Londra.

Tra i motivi principali di questo atteggiamento antieducativo da parte di mamma e papà c’è il desiderio dei genitori che i propri figli prendano bei voti (per 4 intervistati su dieci è una grande gioia se i figli vanno bene in qualcosa cui loro hanno dato un contributo a casa).

E non è tutto; i compiti dei figli sono spesso motivo di tensioni e discussioni tra i coniugi che spesso (come confessa una coppia su 20) litigano perché non sono d’accordo sul modo di gestire il problema compiti: in genere uno dei due lamenta la svogliatezza e il disinteresse dell’altro nell’aiutare il figlio; o al contrario dice che il coniuge interferisce troppo e che dovrebbe lasciare il figlio fare le cose più in autonomia.

Va bene aiutare ogni tanto i figli, ammonisce Russell Hobby, segretario generale del «National Association of Head Teachers», ma farli al posto loro significa rubargli occasioni importanti di apprendimento e crescita

Iscrizioni on line, come stanno le cose?

da Tecnica della Scuola

Iscrizioni on line, come stanno le cose?
di A.G.
Al termine della prima giornata, il resoconto della qualità del servizio telematico approntato dal Ministero è fatto di “voci” alterne: da Sud a Nord si lamentano connessioni lente, scollegamenti e impossibilità a portare a termine le domande. Ma i numeri danno ragione al Miur: rispetto al 2013 le iscrizioni sono più che raddoppiate. Intanto Viale Trastevere ricorda alle scuola che sono tenute ad effettuare le iscrizioni per conto di quelle famiglie che non dispongono della strumentazione informatica necessaria.
Il ministro snocciola numeri più che positivi, ma gli intoppi digitali non sembrerebbero legati a fatti isolati: le connessioni difficoltose sono state riscontrate in Calabria: “il sistema faceva le bizze e mi scollegava spesso ed era molto lento nell’accesso e una volta riuscito ad entrare molto lento nell’acquisire dati”, ha scritto Lucio Ficara dopo il tentativo fallito di iscrizione del figlio. E problemi simili si sono riscontrati anche in altre regioni. Come in Piemonte. Dove, a detta di Claudia Porchietto, assessore regionale al Lavoro e alla Formazione professionale, “non si riesce a effettuare l’iscrizione on line per le scuole medie inferiori e superiori presso il sito del ministero all’Istruzione”. Sul suo account di Facebook, Porchietto sostiene che sarebbero molte le adesioni di cittadini piemontesi che hanno riscontrato la stessa difficoltà. L’assessore aveva già denunciato “l’inefficienza del ministero a predisporre l’accesso internet per l’iscrizione alle scuole professionali”.
Eppure, per voce del sito internet Skuola.net si tratterebbe di casi isolati: dopo aver svolto un confronto sui dati in archivio, il portale specializzato ha fatto sapere che rispetto alla prima giornata di iscrizioni on line dell’anno scorso, le domande già inoltrate alle scuole risultano essere più che raddoppiate in questa tornata. Lo scorso anno le domande registrate alla fine della prima giornata furono, infatti, circa 25.000 a fronte delle 60.000 di oggi. Numeri, del resto, messi bene in evidenza anche dal ministro Carrozza.  “Il risultato dimostra che c’e’ stato un passo avanti tecnologico sia da parte del ministero sia da parte dell’utenza” osserva il responsabile di Skuola.net, Daniele Grassucci, ricordando che non è necessario affrettarsi a fare l’iscrizione perché arrivare prima non da’ priorità nella scelta.  In serata, il Miur ha inviato una nota a dirigenti scolastici, AT e Usr nella quale ricorda che “come lo scorso anno”, le scuole sono tenute “ad effettuare le iscrizioni per conto di quelle famiglie che non dispongono della strumentazione informatica necessaria”.

Iscrizioni on line, Carrozza dà i numeri

da Tecnica della Scuola

Iscrizioni on line, Carrozza dà i numeri
di A.G.
Intervenendo a Baobab su Radio Uno, il Ministro ha detto che ci sono già 400 mila registrazioni confermate, 67 mila domande inviate di cui 49.000 inoltrate. Il responsabile del Miur ha anche sottolineato il favore incontrato da questa procedura avviata dal suo predecessore Profumo: alle famiglie è stato sottoposto un questionario sul gradimento del servizio e l’80% di chi ha consegnato la domanda si é detto soddisfatto.
Nessun riferimento agli intoppi digitali per le iscrizioni al nuovo anno scolastico. Nel primo giorno di inoltro della scelta dell’istituto, il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, si limita a rendere pubblici i numeri che stanno caratterizzando questa seconda tornata di iscrizioni on line.
Ci risultano, ha detto il responsabile del Miur intervenendo a Baobab su Radio Uno, “già 400 mila registrazioni confermate, 67 mila domande inviate di cui 49.000 inoltrate”. Il ministro ha anche sottolineato il favore incontrato da questa procedura avviata dal suo predecessore Francesco Profumo: “Alle famiglie – ha spiegato Carrozza è stato sottoposto un questionario sul gradimento del servizio e l’80% di chi ha consegnato la domanda si é detto soddisfatto dell’efficienza del servizio. E l’81% ha detto di apprezzare le iscrizioni on line”.
“Gli italiani – ha concluso il Ministro – devono imparare a usufruire dei servizi della Pubblica amministrazione altrimenti è inutile sviluppare l’Agenda digitale”. Anche se, aggiungiamo noi, alla luce degli investimenti non certo trascendentali del Governo, avranno tempo per adeguarsi.

Primi intoppi digitali per le iscrizioni a scuola

da Tecnica della Scuola

Primi intoppi digitali per le iscrizioni a scuola
di Lucio Ficara
Per questo primo giorno si segnalano i soliti problemi. Connessione lenta, difficoltà nell’inserimento dei dati. Bisognerà riprovare domani.
Eppure il Ministro dell’Istruzione aveva pubblicamente garantito che non ci sarebbero stati intoppi di natura digitale per le iscrizioni dei nostri figli alle prime classi dei vari ordini di scuola. In anticipo su tutti noi, con precisione il 21 gennaio 2014, il ministro dell’istruzione, Maria Chiara Carrozza con un tweet annunciava che a partire dal 3 febbraio si sarebbero potute inviare le iscrizioni on line al primo anno per gli studenti delle scuole primarie e secondarie italiane.  Il Ministro si era anche sbilanciato sostenendo che il sistema on line delle iscrizioni funzionava bene. Il ministro, sempre su twitter rassicurava che aveva provato il sistema per iscrivere on line gli alunni a scuola simulando l’iscrizione di suo figlio a Pisa. Oggi invece ho provato io personalmente a iscrivere mio figlio a Reggio Calabria ed ho passato due ore inutilmente nel cercare di iscriverlo. Niente da fare, non ci sono proprio riuscito, il sistema faceva le bizze e mi scollegava spesso ed era molto lento nell’accesso e una volta riuscito ad entrare molto lento nell’acquisire dati. Inoltre, a metà domanda, pur avendo una connessione perfetta, il sistema andava in tilt, facendo comparire una pagina web in cui si evidenziava il numero di errore di collegamento. Non fa nulla riproverò domani, ma resta evidente che nel primo giorno dedicato alle iscrizioni, almeno nel mio caso si sono registrati intoppi digitali. Mi piacerebbe sapere se il disguido è circoscritto o se altri utenti hanno avuto le mie stesse difficoltà. In tal caso il sistema ha funzionato bene per l’iscrizione del figlio del Ministro a Pisa, in quanto attuato in tempi precedenti all’avvio ufficiale delle iscrizioni e quindi con un bassissimo traffico di collegamenti, mentre oggi che i contatti con il sistema sono numerosi il collegamento è ballerino e difficoltoso.

Gli studenti di Scienze della Formazione Primaria scendono in piazza: i Pas non vanno attivati!

da Tecnica della Scuola

Gli studenti di Scienze della Formazione Primaria scendono in piazza: i Pas non vanno attivati!
di Alessandro Giuliani
Il 4 febbraio manifestazione a Roma contro i Percorsi abilitanti speciali: sono senza selezione e dalla brevissima durata, il cui unico requisito di ammissione è dato dall’aver maturato almeno 540 giorni di servizio. Grazie ai quali si ritroveranno davanti in graduatoria. Ma non è detto…
Contro l’attivazione dei Percorsi abilitanti speciali, hanno deciso di scendere in piazza: sono gli studenti delle facoltà di Scienze della Formazione Primaria di tutta Italia, che si sono dati appuntamento martedì 4 febbraio a Roma per partecipare ad una vera e propria manifestazione. Ritengono che i nuovi abilitati con i Pas potranno inserirsi in II fascia d’Istituto per le supplenze proprio come gli studenti Sfp con una differenza: il riconoscimento degli anni di servizio maturati senza abilitazione all’insegnamento.
Le loro ragioni sono raccolte in un comunicato, firmato dal Coordinamento nazionale degli studenti di Scienze della Formazione Primaria. “Gli studenti di Scienze della Formazione Primaria immatricolati dal 2008-2009 non hanno più diritto – spiegano – a essere inseriti nelle graduatorie a esaurimento (Gae). Nonostante le graduatorie a esaurimento siano state chiuse, il vecchio percorso quadriennale ha continuato a immatricolare e selezionare studenti fino al 2010. Ora, man mano che questi laureati si affacciano al mondo della scuola, l’unica strada da intraprendere è l’inserimento nelle graduatorie di II fascia d’Istituto per le supplenze, a patto che queste graduatorie siano riaperte (per il 2014 è prevista una ‘finestra’ la prossima primavera). A oggi, pur se laureati e abilitati questi molti ‘insegnanti’ non sono in nessuna graduatoria e nel frattempo vengono chiamate persone non abilitate per le supplenze. E oggi, oltre al danno – prosegue il Coordinamento – la beffa: i Pas. I percorsi abilitanti speciali (PAS) sono corsi senza selezione e della brevissima durata (circa 5-8 mesi) il cui unico requisito di ammissione è dato dall’aver maturato almeno 540 giorni di servizio nel sistema scolastico nazionale nelle scuole statali e non statali. Questi ‘nuovi abilitati con i Pas’ possono inserirsi in II fascia d’Istituto per le supplenze proprio come gli studenti Sfp con una differenza: il riconoscimento degli anni di servizio maturati senza abilitazione all’insegnamento”.
Il problema è quindi sempre quello del probabile scavalcamento in graduatoria degli abilitati coi Pas a danno dei giovani abilitati senza supplenze alle spalle. “Cosa resta a tutti gli studenti prossimi alla laurea e ai neolaureati? Solo un profondo senso di rassegnazione e la certezza di aver sbagliato le proprie scelte. Meglio: di averle sbagliate perché sono cambiate le regole del gioco in corsa, senza preavviso, senza alcuna considerazione di carattere pedagogico e scientifico. Non è un caso, infatti, che tutte le università sede dei corsi di laurea di Formazione Primaria (sono 25, in Italia), sono contrarie ad attivare questi Pas”.
Una constatazione, quest’ultima, cui il Miur non ha in effetti ancora trovato una soluzione. Intanto, però, la maggior parte di Pas stanno partendo. E in estate, quando termineranno il percorso abilitante, la polemica avrà assunto dimensioni ancora più grandi.
Per quanto riguarda il punteggio da assegnare a coloro che hanno conseguito l’abilitazione tramite Pas, a quanto ci risulta al Miur stanno studiando un regolamento attraverso cui assegnare loro un punteggio minore rispetto ai corsi più impegnativi (attraverso sia i Tfa sia gli stessi corsi di Scienze della Formazione Primaria). Basterà come soluzione, sempre che arrivi, per calmare la piazza? Gli anni di servizio svolti come precari potrebbero infatti sempre fare la differenza…

Prof gratis nei musei, del decreto ancora non c’è traccia

da Tecnica della Scuola

Prof gratis nei musei, del decreto ancora non c’è traccia
di A.G.
La denuncia arriva anche stavolta dalla Uil Scuola: è legittimo domandarsi, qual è l’impedimento che ne impedisce la concreta realizzazione? Basterebbe lavorare in team. Intanto, gli insegnanti continuano a pagare l’entrata ai musei. Mentre per tutto il 2014 l’accesso sarebbe dovuto essere gratuito. Diktat del sindacato: se tra 7 giorni non arriverà il via libera daremo avvio a procedure legali per il rimborso delle spese.
La denuncia arriva anche stavolta dalla Uil Scuola: è legittimo domandarsi, qual è l’impedimento, che cosa, a legge approvata, ne impedisce la concreta realizzazione? Intanto, gli insegnanti continuano a pagare l’entrata ai musei. Mentre per tutto il 2014 l’accesso sarebbe dovuto essere gratuito. Diktat del sindacato: se tra 7 giorni non arriverà il via libera daremo avvio a procedure legali per il rimborso delle spese.
A 15 giorni dalla prima denuncia, ancora non c’è traccia del decreto interministeriale per l’entrata dei prof gratis nei musei e nei siti archeologici. A ricordarlo è anche stavolta la Uil scuola, che attraverso un comunicato insiste nel sottolineare il ritardo nell’emanazione di un provvedimento che doveva rappresentare l’ultimo tassello di una legge già in vigore.
“Doveva essere emanato entro l’11 gennaio. Sono passate più di tre settimane ma, malgrado le rassicurazioni del ministero dei Beni culturali, giunte due settimane fa dopo la denuncia della Uil scuola, a oggi di quel provvedimento non c’è traccia. Risultato, gli insegnanti continuano a pagare l’entrata ai musei. L’entrata gratuita ai musei per gli insegnanti è l’esempio emblematico di un modo di procedere che riguarda diffusamente molti altri provvedimenti – spiega il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna. E’ legittimo domandarsi, qual è l’impedimento, che cosa, a legge approvata, ne impedisce la concreta realizzazione? Non sarebbe opportuno che, quando le firme necessarie sono più d’una – chiarisce Di Menna – circostanza che nella scuola accade piuttosto spesso – i rappresentanti dei ministeri coinvolti si incontrassero e lavorassero in team fino alla conclusione dell’iter del provvedimento. I ricercatori internazionali lo fanno. I ministeriali italiani si scrivono. Questo sistema – continua Di Menna – fa stare il nostro Paese sempre un passo indietro, produce ritardi, penalizza il sistema legislativo, aumenta i costi. Il risultato concreto è che gli insegnanti, che potrebbero entrare gratis, pagano per accedere ai musei. Chi li rimborserà? Tra una settimana – rilancia il segretario della Uil Scuola – se saremo di fronte a un rinvio che raggiunge il mese, daremo avvio a procedure legali per il rimborso delle spese”.
Considerando l’alto numero di potenziali beneficiari dell’entrata gratuita nei musei e nei siti archeologici, circa 800mila docenti, forse l’amministrazione di competenza farebbe bene a pubblicare il prima possibile il decreto mancante.

La scelta della scuola? Un campo di battaglia: 1 su 3 ancora indeciso

da Tecnica della Scuola

La scelta della scuola? Un campo di battaglia: 1 su 3 ancora indeciso
di P.A.
Indeciso ancora un ragazzo su tre ma a inizio gennaio erano circa la metà. Il 70% ancora preferirebbe il liceo, anche se storicamente gli iscritti al liceo sono circa la metà
A dirlo un sondaggio di Skuola.net, secondo i cui dati si evince che la gran parte degli indecisi punta al liceo, che quindi risulta troppo spesso una scelta generica quando non si hanno le idee chiare. Quanto agli stati d’animo, un ragazzo su quattro sta affrontando questa decisione con ansia e paura. Il 25% degli studenti inoltre fra gli elementi considerati nella scelta, non sottovaluta il fattore occupazione, cioè sceglie non la scuola che preferirebbe frequentare, ma quella che offre maggiori possibilità di impiego. “Il tema della disoccupazione non può essere ignorato dagli studenti e uno su quattro pensa al futuro occupazionale nella scelta della scuola, tema che qualche anno fa non veniva affrontato e che oggi diventa invece molto importante”, spiega Skuola.net. E ancora 1 ragazzo su 5 afferma di non averne tratto giovamento dagli orientamenti ritenuti inutili. E se queste non sono state bocciate dai ragazzi è perché il più delle volte erano completamente assenti, stando a quanto afferma 1 su 4. Si orienta verso un indirizzo tecnico – professionale solo il 30% dei ragazzi, tendenza che si conferma ogni anno per essere poi smentita dopo le iscrizioni, quando si registra un sostanziale equilibro tra chi sceglie il liceo e chi un percorso di istruzione tecnica – professionale. Sembra inoltre che i genitori incoraggiano oltre il 60% dei ragazzi a fare quello che desidera lasciandolo libero di scegliere. Anche gli insegnanti sembrano cavarsela bene nel far vivere ai loro studenti la scelta delle superiori nel migliore dei modi. Infatti 1 su 2 incoraggia i ragazzi a seguire le loro passioni e abilità. Per 3 studenti di terza media su 5, la scuola migliore è quella dove si studiano le materie che piacciono di più, anche se nella decisione finale le possibilità di trovare un lavoro sono quelle che influenzano in maniera primaria il 25% dei ragazzi.