GENITORI A SCUOLA: IL SEGRETO DELLA PARTECIPAZIONE

GENITORI A SCUOLA: IL SEGRETO DELLA PARTECIPAZIONE
Firenze, Aula Magna I.S.I.S. “Leonardo da Vinci”, via del Terzolle, 91
Sabato 15 marzo 2014, ore 9,00-12,30

Genitori che a scuola non hanno voce, che scivolano via come acqua piovana. Genitori chiamati ad alzare la mano e a non creare disturbo. Genitori pieni di buona volontà, che presto si allontanano delusi… Che fare per non disperdere questa risorsa silenziosa della scuola italiana? In primo luogo tanta formazione, e poi fare rete, aiutarsi. Coinvolgimento, ci vuole, e di buona qualità. Ci prova l’Associazione genitori A.Ge. Toscana con “Genitori a scuola: il segreto della partecipazione”, un progetto che parte dalla raccolta di tutte le esperienze attive sul territorio, si sviluppa in un gruppo di discussione dedicato e avrà un primo momento di sintesi in un incontro laboratoriale, che si terrà sabato 15 marzo 2014 dalle ore 9,00 alle ore 12,30, presso l’I.S.I.S. Leonardo da Vinci, in via del Terzolle 91 a Firenze.

Sarà un modo nuovo di fare formazione, con i genitori finalmente in cattedra e non ammutoliti ad ascoltare esperti o presunti tali. In netta controtendenza rispetto a tante “Giornate” dedicate sì ai genitori, ma che si rivelano solo un palcoscenico per i soliti noti, sono previsti gruppi di lavoro, tempi rapidissimi, interventi di cinque (5′) minuti, testimonianze e altro ancora. Ecco il programma:

–  ore   9,00  Registrazione e Caffé di benvenuto
–  ore   9,30  Saluti delle Autorità – Introduzione
–  ore 10,00  Gruppi di studio: “Alla ricerca della partecipazione”
–  ore 11,30  Testimonianze di gruppi di genitori attivi nella scuola
–  ore 12,00  Presentazione dei lavori dei gruppi di studio
–  ore 12,30  Conclusioni: “Il segreto della partecipazione”

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con realtà da tempo in prima linea nella partecipazione dei genitori: A.Ge. Bergamo; A.Ge. Vitorchiano; Comitato Genitori S. Nilo di Grottaferrata; Consulta dei Presidenti del Consiglio d’istituto della provincia di Bergamo; Coordinamento Provinciale dei presidenti Consigli d’istituto e di circolo e Comitati genitori di Modena.

Un genitore o un gruppo che vogliono partecipare debbono quindi iscriversi compilando il modulo http:// bit.ly/ HJgRCJ (per favore togliere gli spazi; in caso di problemi di connessione, il modulo è accessibile dalla relativa pagina sul sito agetoscana.it). Poiché la capienza della sala è limitata a 100 posti, non si potranno accettare persone che non hanno prenotato. L’iscrizione è utile anche per ricevere tutti i materiali e gli aggiornamenti dell’iniziativa.

Inoltre:
– Per portare la propria esperienza, potranno iscriversi gratuitamente al gruppo di discussione “Genitori a scuola di partecipazione” su Linkedin.

– Per contribuire a implementare il database delle realtà di genitori impegnati nella scuola, che sarà pubblicato sul sito www.agetoscana.it, potranno  inoltre compilare e inviare entro il 28.2.2014 l’apposita scheda a info@agetoscana.it (N.B.: con l’invio, si intende concessa ad AGe Toscana la liberatoria per la pubblicazione sia della scheda che dei dati).

– Per esprimere il proprio parere sulla riforma degli Organi collegiali della scuola, PRIMA che i decisori politici scelgano in nome nostro ed essere aggiornati sui risultati e su tutte le ulteriori iniziative, dovranno compilare il sondaggio “Organi collegiali, la scuola che vorrei” su http:// bit.ly/ 1fWcEHj (senza spazi).

Si ringraziano l’ISIS “Da Vinci” per l’accoglienza e l’Unicoop Firenze per il buffet.

#openMiur, il lavoro di questi 10 mesi

#openMiur, il lavoro di questi 10 mesi

SCUOLA

  • Con il Decreto L’Istruzione riparte abbiamo previsto un investimento di circa 450 milioni di euro a regime, con provvedimenti come le borse di studio per il trasporto studentesco (15 milioni), fondi per il wireless in aula (15 milioni) e il comodato d’uso di libri e strumenti digitali per la didattica (8 milioni), finanziamenti per potenziare l’orientamento (6,6 milioni) e per la lotta alla dispersione (15 milioni), innovazioni nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro. Ma anche un piano triennale di assunzioni dei docenti e degli Ata, risorse per la formazione dei docenti (10 milioni) e la stabilizzazione di oltre 26mila insegnanti di sostegno, per andare incontro alle esigenze di migliaia di famiglie italiane e dei loro ragazzi. Per la prima volta da anni, inoltre, siamo tornati a finanziare gli istituti musicali e abbiamo potenziato, con un investimento di 13,2 milioni, l’insegnamento della geografia generale ed economica: un’ora in più negli istituti tecnici e professionali al biennio iniziale
    • Già con il Decreto del Fare il governo Letta ha previsto un investimento straordinario per l’edilizia scolastica.  450 milioni di euro, di cui 150 milioni già distribuiti alle Regioni per 692 interventi urgenti, il 29% dei quali per la bonifica dall’amianto. Sul fronte dell’edilizia scolastica inoltre è stata prevista la possibilità per le Regioni di stipulare mutui trentennali agevolati con la Bei, la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa, la Cdp o con istituti bancari. Ma per l’edilizia non bastano le risorse: quindi abbiamo lavorato sulla semplificazione normativa, dando a sindaci e presidenti di Provincia poteri derogatori per intervenire più rapidamente, e sulla trasparenza, riattivando con un accordo con gli enti locali l’Anagrafe dell’edilizia scolastica. Finalmente i dati saranno raccolti con una nuova modalità e procedure più snelle, che prevedono un aggiornamento periodico e costante nel tempo per non interrompere il flusso dei dati. Solo disponendo di dati e informazioni precise, si può intervenire in modo mirato
  • Libri digitali. Dall’anno prossimo i collegi dei docenti potranno adottare libri nella versione elettronica e mista e caleranno i tetti di spesa: nelle prime della secondaria di primo grado e nelle prime e terze delle secondarie di secondo, i tetti saranno tagliati del 10% laddove i libri richiesti saranno in versione mista, e del 30% se i docenti decideranno di adottare solo e-book
    • Migliorato il processo delle iscrizioni on line, con un nuovo portale dedicato, la possibilità di preregistrarsi e di seguire in ogni momento l’iter della domanda inoltrata e di recuperare con più facilità la password. Sono state anche studiate soluzioni ad hoc per i bambini di cittadinanza non italiana privi di codice fiscale
    • In queste settimane abbiamo lavorato all’avvio di una Costituente per la scuola, un percorso di ascolto e partecipazione di tutti gli attori e della società per rimettere l’istruzione al centro e tornare a programmare il futuro della scuola. Per una riforma che non parta dall’alto
  • Storia dell’Arte. Al lavoro per ripotenziare l’insegnamento della storia dell’arte aprendolo anche alle nuove espressioni come la cinematografia, la fotografia o le arti digitali. L’idea è di promuovere l’utilizzo di laboratori scolastici durante il pomeriggio e di attivare un collegamento con il semestre greco e quello italiano di Presidenza del Consiglio dell’Ue puntando sul rilancio della cultura classica

UNIVERSITÀ

  • Dopo quattro anni di continua flessione, per la prima volta il Fondo di finanziamento ordinario (FFO) delle Università registrerà nel 2014 un segno positivo, con 190 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente. Aumenta anche la quota premiale destinata alle Università virtuose, pari al 16% del Fondo (più di un miliardo)
  • Riforma dei meccanismi premiali delle Università e assegnazione dei fondi correlati per 1/% alla politica del reclutamento e per 3/% alla VQR (Valutazione della qualità della ricerca)
  • Sblocco del turn over dal 20 al 50% per Università ed Enti di ricerca dal 2014.  Così si libereranno posti per 1500 ordinari e 1500 nuovi ricercatori in tenure track sul Ffo nel 2014
  • 150 milioni per aumentare il Fondo per le borse di studio degli studenti universitari a partire dal 2014 che registra quindi un incremento rispetto allo scorso anno
  • Borse di mobilità per gli studenti capaci e meritevoli, ma privi di mezzi. Cinque milioni per il 2013, 5 per il 2014 e 7 milioni per il 2015 da iscrivere sul Fondo di finanziamento ordinario delle università per chi sceglie Regioni diverse dalla propria
    • Piano da 10,6 milioni di euro per cofinanziare tirocini curriculari degli studenti universitari presso soggetti pubblici e privati. Si tratta di stage della durata minima di 3 mesi che prevedono un rimborso spese mensile di massimo 200 euro di contributi statali, ai quali andrà ad aggiungersi un uguale importo da parte del soggetto che offre il tirocinio
    • In elaborazione la riforma del sistema di finanziamento delle università, con l’obiettivo di un sistema più trasparente e più equo. Al centro del nostro lavoro, la definizione del ‘costo standard’ per studente e la revisione del meccanismo dei cosiddetti punti organico
    • Accordo per riavviare il tavolo tecnico per l’attuazione della legge sul diritto allo studio universitario e sulla riforma dei collegi di merito
    • Cancellazione del bonus maturità e riforma dei meccanismi di accesso ai corsi a numero programmato
    • Riforma e nazionalizzazione dei meccanismi di selezione per l’accesso alle scuole di specializzazione in Medicina
    • Semplificazione delle procedure di accreditamento iniziale e periodico dei corsi e delle sedi di studio (AVA) con maggiore rilievo alla valutazione ex post piuttosto che a quella ex ante; oltre ad alcune semplificazioni procedurali, è stato previsto l’allineamento dei requisiti del numero dei docenti richiesti per l’attivazione dei corsi fra Università statali e non statali

RICERCA

  • In arrivo il nuovo Programma nazionale per la ricerca. Almeno 900 milioni l’anno dal MIUR per finanziare ricerca di base e ricerca applicata, su temi simili a quelli della programmazione europea ma declinati in base al contesto italiano. Obiettivo il rilancio della ricerca in Italia, avviare Grandi Progetti Nazionali di innovazione, creare nuova occupazione, favorire la crescita dell’autonomia dei nostri ricercatori e il trasferimento non solo di tecnologici e brevetti, ma anche di competenze, all’interno di una cornice Paese.
    Per la prima volta, il programma mette a sistema i finanziamenti per la ricerca gestiti da altri enti finanziatori italiani e si lanceranno bandi sul Piano Operativo Nazionale (PON 2014-20) a partire dal primo anno, quindi già dal 2014
  • Abbiamo puntato sull’empowerment dei giovani ricercatori. Il primo risultato concreto, è stato il lancio del bando Scientific Indipendence of young Researchers (SIR): 47 milioni per giovani ricercatori che hanno conseguito il dottorato di ricerca o la specializzazione medica da non oltre 6 anni. L’unico criterio di valutazione è la qualità scientifica del progetto e del ricercatore. Il bando sarà ripetuto ogni anno e riprende i modelli utilizzati dai bandi europei per migliorare la competitività internazionale dei giovani ricercatori
  • Sono state completate le procedure per assegnare i finanziamenti su bandi Smart Cities, Cluster Tecnologici, Futuro in Ricerca (FIR 2013), Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN 2013), mobilitando nel 2013 e nel 2014 risorse per oltre 600 milioni. È in fase di ultimazione anche l’assegnazione degli ultimi 700 milioni sui fondi PON e PAC assegnati al MIUR dalla programmazione 2007-2013 dei fondi strutturali europei per finanziare distretti SUD, start-up, contamination labs, infrastrutture e pre-commercial procurement nelle regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia
  • È stata ricostruita la rappresentanza italiana ai tavoli di programmazione europea di Horizon 2020, il programma quadro della ricerca europea che assegnerà circa 80 miliardi di euro nei prossimi 7 anni. L’obiettivo è fare in modo che il sistema della ricerca italiano sia sempre più in grado di cogliere al meglio le opportunità di finanziamenti europei anche grazie una presenza coordinata e forte dei rappresentanti italiani in Europa.

Innamorati d’Europa – evento online e Twitter-contest sul programma Erasmus+

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per la Programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per gli Affari Internazionali
Ufficio II

Innamorati d’Europa – evento online e Twitter-contest sul programma Erasmus+
Se il vostro cuore batte per l’Europa è arrivato il momento di farlo sapere! Per chi ama le esperienze di mobilità e cooperazione con Erasmus + arriva un evento informativo online e un contest su Twitter
Si avvicinano le prime scadenze per partecipare alle attività di mobilità e cooperazione del nuovo programma europeo per la scuola, l’istruzione superiore, la formazione e i giovani e le Agenzie Erasmus+ INDIRE,  ISFOL e Agenzia per i Giovani, insieme alle Autorità nazionali di riferimento, organizzano, giovedì 20 febbraio, l’ evento online “Innamorati d’Europa”, per un focus sulle novità per la mobilità e la cooperazione europea. Dalle 14 alle 15 sarà possibile seguire i lavori in diretta streaming collegandosi a questo link: http://streaming.indire.it/streamtwitter/

Programma

  • Apertura dei lavori e saluti delle Agenzie nazionali Erasmus+ Indire, Isfol e ANG
  • Cos’ha in + Erasmus Plus? Le principali novità per la scuola, l’istruzione superiore, la formazione ed i giovani con testimonianze video dei protagonisti: la mobilità per formazione: il ruolo centrale dell’istituto, la mobilità a lungo termine per lo staff, i partenariati strategici cross-settoriali, le borse  per studenti ripetibili per ogni ciclo di studio universitario, il sistema di garanzia di prestiti per gli studenti universitari, traineeship per neolaureati (12 mesi dal titolo)
  • Saluti di chiusura a cura delle Autorità nazionali

Si può partecipare all’evento anche attraverso Twitter, inviando commenti su mobilità e cooperazione possibili in Europa con due hashtag: #AmoErasmusPlus e #ErasmusInLove. Ma non è tutto!

IL CONTEST – Siete innamorati dell’Europa? Ditelo in 140 caratteri!
Dal 14 al 20 febbraio, tutti i tweet inviati con hashtag  #AmoErasmusPlus #ErasmusInLove parteciperanno ad un contest creato ad hoc per l’occasione. I migliori 5 tweet che sapranno meglio riassumere il valore dell’Europa ed il piacere di fare esperienze di vita in un paese straniero saranno raccolti per la creazione di materiale promozionale Erasmus+ in Italia e gli autori verranno premiati con un kit di gadget ufficiali del programma.

Alunni con bisogni educativi speciali (BES): sono 1341 gli iscritti ai corsi

Alunni con bisogni educativi speciali (BES): sono 1341 gli iscritti ai corsi per i docenti delle scuole bergamasche nell’ambito del piano di formazione lombardo

Sono 1.341 gli iscritti ai corsi rivolti ai docenti delle scuole bergamasche di ogni ordine e grado, statali e paritarie, nell’ambito del piano di formazione sui bisogni educativi speciali (Bes) elaborato dall’Ufficio Scolastico Regionale e organizzato dall’Ufficio Scolastico Territoriale di Bergamo.

La prima data in calendario è mercoledì 19 febbraio 2014, ore 16.30-18.30, nell’auditorium dell’Istituto superiore “Giulio Natta” di Bergamo città, via Europa 15, con relatore Antonella Giannellini dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Bergamo (sono convocati gli iscritti a Bergamo del percorso 1 corso 1).

“L’ottimo riscontro di adesioni testimonia la diffusa esigenza da parte delle nostre scuole di impostare interventi sempre più appropriati, efficaci ed efficienti per tutti i bambini e i ragazzi in situazione di difficoltà – spiega Patrizia Graziani, dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Bergamo – L’azione didattica riveste un ruolo fondamentale e tutti gli insegnanti sono chiamati a realizzare la personalizzazione del processo formativo di ogni alunno, anche attraverso l’utilizzo, quando necessario, di misure dispensative e strumenti compensativi”.

Rientrano nella più ampia definizione di bisogni educativi speciali tre grandi sotto-categorie: quella della disabilità; quella dei disturbi specifici di apprendimento (dislessia, disgrafia, discalculia, disortografia) e quella dello svantaggio socioeconomico, linguistico, culturale.

Gli incontri proseguono sino a maggio in diverse sedi scolastiche di città e provincia, e seguono quattro tematiche formative: presupposti teorici e normativa; la didattica di tutti e di ciascuno; l’organizzazione e gli strumenti; la valutazione degli apprendimenti e la valutazione dell’inclusività delle scuole. I formatori sono stati individuati fra dirigenti scolastici e docenti in possesso di particolare esperienza e formazione.

I bisogni di ciascuno studente sono al centro della recente normativa riguardante i bisogni educativi speciali. Con la direttiva del 27 dicembre 2012 il Ministero dell’Istruzione ha accolto gli orientamenti presenti in alcuni Paesi dell’Unione europea che completano il quadro italiano dell’inclusione scolastica. Precise indicazioni sono contenute nella circolare ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013.

Il calendario dei corsi è pubblicato sul sito: www.istruzione.lombardia.gov.it/bergamo

PULIZIE SCUOLE: A FINE FEBBRAIO 24mila SENZA LAVORO O SOTTOPAGATI

PULIZIE SCUOLE, FRATOIANNI (SEL): “A FINE FEBBRAIO 24mila SENZA LAVORO O SOTTOPAGATI. IL GOVERNO ASCOLTI I LAVORATORI E SEL”

Il Coordinatore Nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, On. Nicola Fratoianni, in una nota richiama l’attenzione del governo e della politica sulla situazione dei lavoratori che si occupano delle pulizie nelle scuole, che a fine febbraio potranno trovarsi senza lavoro o sottopagati, per colpa dei tagli del governo.
“Il governo, o quel che ne resta, intervenga subito. SEL ha già presentato due proposte di legge per risolvere la situazione.”

“La situazione dei 24mila lavoratori (ex LSU ed Appalti Storici) che si occupano delle pulizie nelle scuole è drammatica.
Per effetto dei tagli imposti dal Decreto del fare dello scorso giugno, i lavoratori rischiano di trovarsi senza lavoro, o con una paga da fame, circa 400 euro al mese, dopo anni di duro lavoro nelle scuole italiane.
Nell’ultima manovra finanziaria SEL è riuscita ad imporre una proroga per evitare la catastrofe, fino al 28 febbraio prossimo, con la speranza che il governo volesse individuare soluzioni immediate. Ma al momento registriamo solo il silenzio assoluto.
Oggi in tutta Italia ci sono stati scioperi e proteste, mentre a Roma si incontravano una delegazione dei lavoratori con i sindacati per decidere il da farsi. In Campania hanno incrociato le braccia 5mila lavoratori, in Puglia 4mila.”

“Il governo, o quel che ne resta, deve intervenire immediatamente per sanare una situazione disastrosa per i lavoratori e per la qualità dei servizi di pulizia nelle nostre scuole. I continui tagli infatti ricadono sulla pelle dei nostri figli, oltre che dei lavoratori.
SEL – conclude Fratoianni – ha già presentato due proposte di legge per fare in modo che ai lavoratori venga riconosciuto il legittimo diritto al lavoro e ad una paga adeguata, dopo anni di precariato e di incertezze. Il governo deve solo ascoltare le istanze dei lavoratori e delle famiglie e cancellare i tagli scellerati.
Noi continueremo con la nostra battaglia incalzando il governo già nelle prossime ore.”

RICHIESTA DI ACCESSO AGLI ATTI AL DIPARTIMENTO DELL’INFORMAZIONE E DELL’EDITORIA

LUIGI GALLO M5S: RICHIESTA DI ACCESSO AGLI ATTI AL DIPARTIMENTO DELL’INFORMAZIONE E DELL’EDITORIA

ROMA, 18 feb – Questa mattina è stata inoltrata la “richiesta di accesso agli atti relativi alle convenzioni che il Dipartimento dell’Informazione e dell’Editoria ha stipulato con le agenzie di stampa relativamente agli anni 2013 e 2014” da parte di Luigi Gallo, capogruppo della VII Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione del MoVimento 5 Stelle alla Camera.

Nonostante l’ormai nota contrarietà da parte del M5S al finanziamento pubblico all’editoria, i Parlamentari della VII Commissione sono dalla parte dei lavoratori e dei più deboli che, in questo caso, sono i giornalisti delle agenzie di stampa i cui diritti sono messi in discussione dalle politiche che sta mettendo in campo il governo insieme agli editori.

“Non è accettabile che subito dopo aver intascato questi fondi, si possa anche solo pensare di compiere cure dimagranti, mascherate da operazioni di riassetto aziendale. Il Parlamento rispetto a tutto ciò è sostanzialmente trattato come uno spettatore, mentre dovrebbe avere un ruolo decisionale”.

Con tale richiesta si intende “verificare il contenuto delle convenzioni, analizzare le procedure e le regole poste in essere e quantificare l’ammontare delle ingenti somme pubbliche erogate alle agenzie di stampa nonostante si attuino tagli e si parli di razionalizzazioni”.

«Scuola fino a 18 anni e materna obbligatoria»

da Corriere della Sera

IL DIBATTITO SULL’ISTRUZIONE

«Scuola fino a 18 anni e materna obbligatoria»

Agenda per il nuovo governo: sì al taglio di un anno per le superiori

Ci sarà nel programma del nuovo governo la  riforma dei cicli scolastici : se ne è parlato molto lo scorso anno, e nell’agenda  presentata mercoledì 12 febbraio dal precedente governo  c’era  l’ipotesi è di iniziare la scuola primaria a 5 anni, rendendo obbligatoria la scuola dell’infanzia e concludendo il ciclo a 18 anni con quattro anni di scuole medie superiori. Molti temi insieme e di diversa e non semplice interpretazione. Ci sono però buoni motivi per andare in questa direzione.

Direzione, per altro, nella quale il Ministro Maria Chiara Carrozza si era mossa con un certo coraggio concedendo, per esempio, la possibilità di sperimentare a diversi licei sparsi per l’Italia, sia pubblici che privati, un percorso in quattro anni. Si tratta di rendere più agile l’ingresso nella formazione universitaria ed equiparare il sistema ad altri mediamente performanti in giro per il mondo. I primi esperimenti in questo senso paiono positivi e la preparazione nel complesso non inferiore: risultato che deve far riflettere sul metodo antiquato di fare scuola. È necessario continuare coraggiosamente su questa via, vincendo le resistenze di una parte del sindacato troppo preoccupata della perdita di posti di lavoro.

L’obbligo di entrata nella scuola dell’infanzia può aiutare in maniera significativa, da un lato a prevenire la dispersione scolastica e dall’altro rappresenta un formidabile veicolo per l’integrazione e contro l’emarginazione nelle zone più povere e depresse del Paese. Si tratta di un passaggio culturalmente significativo, in particolare al Sud, dove il tasso di frequenza della scuola dell’infanzia é più basso. Innovazione che troverebbe già pronte una maglia di istituzioni scolastiche pubbliche o private che con qualità mediamente buona presidiano questa parte del sistema educativo italiano. Tale innovazione avrebbe anche l’effetto di aumentare l’offerta con una conseguente maggiore scelta per le famiglie. La scuola italiana ha un gran bisogno di sperimentare, di essere finalmente liberata da laccioli burocratici e sindacali che bloccano scuole, insegnanti e dirigenti che vogliono provare piste innovative per andare avanti sulla strada di una formazione realmente incidente sugli studenti. Ripartire, cosa che non si sente mai, dal ridare un’anima al processo formativo che implementiamo nel percorso scolastico sarebbe una gran boccata d’ossigeno. Oggi siamo di fronte ad un sistema scolastico ancora ancorato ad un impianto gentiliano sconfitto dalla contemporaneità e diamo ai nostri figli una scuola senza anima.

Stefano Blanco

E se fosse meglio iniziare la scuola a 7 anni?

da Corriere della Sera

IL DIBATTITO IN INGHILTERRA

E se fosse meglio iniziare la  scuola   a 7 anni?

Confronto fra il Regno Unito dove si può entrare in classe a 4 anni e il  modello d’eccellenza finlandese che comincia tre anni dopo.  Gli esperti: il gioco   è una palestra di vita indispensabile

A quale età si può iniziare ad andare a scuola e quando è meglio farlo, per un corretto sviluppo emotivo e cognitivo? Una domanda che si pongono tutti i genitori: dai sostenitori dell’anticipo, che iscrivono i figli in prima elementare a poco più di cinque anni, ai fautori dell’attesa, secondo cui sarebbe bene aspettare anche oltre i sei anni. Chi ha ragione? Il dibattito ha ripreso vigore in queste settimane nel Regno Unito, dove l’obbligo scolastico inizia a cinque anni e di fatto, grazie alla possibilità di anticipare, ci sono bimbi di quattro anni già sui banchi: circa 130 esperti hanno scritto al Governo una lettera preoccupata in cui chiedono che i programmi scolastici anglosassoni vengano modificati, portando l’inizio dell’educazione formale in classe a sette anni.

DISCUSSIONE – In Inghilterra l’inizio «precoce» della scuola elementare fu introdotto alla fine dell’800 per consentire alle donne di rientrare al lavoro prima (quindi senza nessun intento educativo vero e proprio) e poco tempo fa dall’Office for Standards in Education, Children’s Services and Skills è partita la proposta-shock di abbassare a due anni l’inizio dell’insegnamento formale .  Da qui la preoccupazione dei pediatri ed educatori che hanno firmato la lettera, dove si auspica che il Regno Unito prenda piuttosto esempio dai molti Paesi in cui si entra in classe a sette anni: si tratta peraltro di nazioni come Svezia e Finlandia, dove i risultati scolastici e accademici sono mediamente ottimi e dove tutte le indagini mostrano un elevato livello di benessere psicologico fra i bambini. In effetti, scorrendo i dati raccolti dalle varie esperienze educative, pare davvero meglio non mandare i bimbi a scuola troppo presto. Uno studio ad esempio ha dimostrato che alla fine delle elementari i voti di chi ha iniziato l’insegnamento formale molto presto sono peggiori rispetto a quelli dei bimbi a cui è stato consentito di giocare più a lungo: questo perché nei bambini piccoli l’approccio «giocoso» all’apprendimento è più efficace delle classiche lezioni della scuola vera e propria.

GIOCO – Proprio il gioco è infatti la chiave per capire perché non sia il caso di anticipare troppo l’ingresso nelle aule: molti studi nelle discipline più disparate, dall’antropologia alla psicologia, dalle neuroscienze alla pedagogia, hanno dimostrato che il gioco è una modalità scelta dall’evoluzione per aiutare gli umani a imparare meglio e ad «allenarsi» a risolvere i problemi. Giocare aumenta le connessioni cerebrali, soprattutto nel lobo frontale dove risiedono molte funzioni superiori, e gli psicologi evolutivi hanno identificato almeno due meccanismi che rendono questa attività «da bambini» così preziosa per l’apprendimento. «Nel gioco i bimbi spesso fingono che un oggetto sia qualcos’altro: una capacità esclusivamente umana fondamentale per il linguaggio, il disegno e tutte le attività di comunicazione a base di simboli. Un apprendimento attraverso il gioco facilita perciò lo sviluppo di capacità fonologiche e linguistiche», spiega Kathleen Roskos della John Carroll University dell’Ohio in una revisione delle ricerche sul tema. Questo non è però il solo motivo che rende il gioco sociale, fisico o di qualsiasi altro genere così importante per i nostri figli: aiuta infatti i bambini a diventare man mano più consapevoli delle proprie abilità motorie e mentali, portandoli a essere sempre meno dipendenti dal supporto dell’adulto e in grado di gestirsi da soli nelle diverse situazioni. Il gioco insomma «allena» alla vita vera ed è perciò un momento fondamentale per lo sviluppo emotivo e intellettivo dei bambini, un passaggio indispensabile prima di arrivare sui banchi.

DATI – Si può obiettare che anche i piccoli che entrano in classe a quattro o cinque anni in fondo hanno potuto giocare, fino a quel momento: il fatto è che i bimbi hanno bisogno di un periodo più lungo lontani dall’insegnamento formale per poter poi essere davvero pronti a sostenerlo, emotivamente e intellettualmente. Non a caso una ricerca inglese del 2004 su 3000 bimbi ha dimostrato che estendere il periodo di scuola materna basata sul gioco migliora i risultati e il benessere degli studenti durante tutto il ciclo della scuola primaria; un’indagine svolta in Nuova Zelanda, inoltre, ha sottolineato che iniziare a studiare a cinque anni fa sì che poi, a undici anni, il bimbo sia meno interessato alla lettura e addirittura meno in grado di comprendere i testi scritti rispetto a coetanei andati alle elementari a sette anni. Infine, uno studio su quindicenni di 55 Paesi ha confermato che iniziare troppo presto non ha alcun effetto sui risultati scolastici nel lungo periodo, mentre alcuni avanzano perfino l’ipotesiche l’abbandono troppo precoce del gioco libero possa contribuire ad aumentare lo stress e i problemi mentali in bambini e ragazzi. Morale, chi teme che un bimbo di cinque anni all’asilo stia solo «perdendo tempo» farà bene a ricredersi: si può iniziare a studiare anche a sette anni senza per questo restare indietro o riuscire meno bene nella vita. Anzi, giocare un po’ più a lungo da piccoli forse ci rende perfino più «intelligenti» e creativi.

Elena Meli

Al via la selezione italiana di “I giovani e le scienze”

da La Stampa

Al via la selezione italiana di “I giovani e le scienze”

Concorso europeo per studenti tra i 14 e i 21 anni
roma

Fast, Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche, organizza la selezione italiana del concorso “I giovani e le scienze”, voluto da Commissione, Consiglio e Parlamento europei. Scopo dell’iniziativa, avvicinare gli studenti alla ricerca scientifica, individuando e incoraggiando i migliori e favorendone la partecipazione ai più prestigiosi eventi internazionali nel campo della scienza e della tecnica.

L’iniziativa è riservata agli studenti italiani, singoli o in gruppi di tre, con più di 14 e meno di 21 anni – compiuti, rispettivamente entro il 1° e 30 settembre 2014 – che frequentano le scuole secondarie di secondo grado o il primo anno di università. È richiesta la conoscenza della lingua inglese.

I candidati devono presentare studi o progetti originali e innovativi in qualsiasi campo scientifico: dalle scienze della terra, alla fisica, alle scienze ambientali, dell’informazione e sociali. Il testo scritto non deve superare le 10 pagine, cui se ne possono aggiungere altrettante per grafici, foto, illustrazioni. È necessaria una breve sintesi in inglese.

I 30 lavori scelti da un’apposita giuria vengono presentati nella mostra aperta al pubblico a Milano presso il Centro congressi Fast, dal 2 al 5 maggio 2014. Un’ulteriore selezione individuerà i destinatari degli altri premi, tra cui una borsa di studio del valore di 7.000 euro e la partecipazione a fiere scientifiche e forum internazionali.

«Si tratta di un’occasione unica, perché questo concorso apre opportunità straordinarie alle ragazze e ai ragazzi meritevoli e li proietta subito in una dimensione europea, facendo loro incontrare altri studenti di diversi stati e consentendo loro di confrontarsi, di viaggiare e di partecipare ai migliori eventi internazionali collegati al nostro», ha dichiarato Stefano Rossini, presidente Fast.

Stipendi, ecco la ricetta di Renzi

da ItaliaOggi

Stipendi, ecco la ricetta di Renzi

Valutazione delle scuole e premi ai docenti migliori

di Alessandra Ricciardi  

Due gli indizi, e un po’ di rumors, conducono alla valutazione delle scuole e ai premi ai docenti migliori. I punti forti della ricetta che Matteo Renzi vorrebbe provare a mettere in pratica per dare una svolta alla scuola italiana. Una ricetta che però non sarà probabilmente declinata nei capitoli chiave nei primi tre mesi del nuovo governo, visto che le azioni shock sono state concentrate su riforme istituzionali, lavoro, pubblica amministrazione e fisco.

Per il momento, le intenzioni riformatrici potrebbero limitarsi al più tranquillo capitolo della messa in sicurezza degli edifici scolastici e alla digitalizzazione della didattica. Ma se la legislatura dovesse con il governo Renzi arrivare oltre l’asticella del 2105, ci sarebbe modo di procedere con una riforma più ampia. In questo scenario sarebbe coerente a viale Trastevere la figura di Stefania Giannini, segretario di Scelta civica e già rettore dell’Università per stranieri di Perugia dal 2004 al 2013, giudicata libera dai condizionamenti «conservatori» in materia che pesano su parte del Pd. É spuntato anche il nome di Andrea Olivero (Popolari per l’Italia), che però ha negato, confermando la richiesta per il partito di confermare Mario Mauro, oggi ministro della Difesa, e che nasce proprio come esperto di scuola. Ma l’importanza del dicastero dell’istruzione, università e ricerca è tale che non è escluso, stando a rumors di Palazzo Chigi, che possa fare gola proprio ai democrat. Le carte comunque saranno svelate a breve, il nuovo governo dovrebbe insediarsi entro questa settimana.Renzi non aveva fatto mistero, nel programma per le primarie poi perse nel 2012 contro Pier Luigi Bersani, di puntare alla piena valutazione del sistema scolastico e alla diversificazione salariale. E poi, formazione continua ed obbligatoria dei docenti ed ampia autonomia scolastica, «anche riguardo alla selezione del personale didattico e amministrativo, con una piena responsabilizzazione dei rispettivi vertici e il corrispondente pieno recupero da parte loro delle prerogative programmatorie e dirigenziali necessarie».

La valutazione è al centro anche del programma di coalizione, Impegno Italia, che il premier uscente, Enrico Letta, un giorno prima di dimettersi aveva presentato e che Renzi, nel corso della direzione del partito che ha defenestrato l’ex premier, aveva assunto come base programmatica per il nuovo governo: avvio a regime di un sistema nazionale, incentrato sull’Invalsi, «condiviso e affidabile di valutazione delle scuole, che permetta di premiare il merito». Almeno su questo insomma Renzi e Letta vanno d’accordo. Dai rumors che giungono dalla segreteria renziana pare inoltre che, pur essendosi battuti per il riconoscimento e la tutela degli scatti di anzianità, una revisione della carriera, in base al merito, sia ormai inevitabile. E poi la riduzione di un anno della durata del percorso scolastico: presente nel programma di Letta, anche i renziani sono favorevoli. E la Giannini? I un’intervista ha avuto modo di dire, in merito ai diversi rendimenti tra Nord e Sud ai test Ocse-Pisa: «Le quattro leve che porteranno ad un maggiore equilibrio sono: autonomia reale ai singoli istituti scolastici, valutazione, riqualificazione del personale docente (formazione e aggiornamento), sostegno alle famiglie (anticipazione del diritto allo studio)».

L’abuso delle supplenze davanti ai giudici Ue

da ItaliaOggi

L’abuso delle supplenze davanti ai giudici Ue

La commissione europea propende per la condanna dell’Italia. ma l’ultima parola spetterà alla consulta

di Antimo Di Geronimo  

Precariato, la reiterazione dei contratti di supplenza giunge al vaglio della Corte di giustizia europea. E’ stata fissata al 27 marzo prossimo l’udienza di trattazione, davanti alla Corte di Bruxelles, di alcune questioni pregiudiziali sollevate da diversi giudici italiani in riferimento alla questione della reiterazione dei contratti a termine. Tra questi, c’è anche il Giudice delle leggi. E cioè la nostra Corte costituzionale, che ha sollevato due questioni con l’ordinanza 207 del 3 luglio scorso. In particolare, la Consulta ha interrogato la Corte di Bruxelles per sapere se la normativa europea collide con l’articolo 4 della legge 124/99, che regola le supplenze e, in caso affermativo, se le esigenze di riorganizzazione del sistema scolastico italiano possano giustificare una deroga al divieto di reiterazione dei contratti a termine. Il giudizio, peraltro, è già a buon punto. Perché la Commissione europea ha già depositato le proprie osservazioni. Che sembrerebbero andare nel senso di una sostanziale condanna del fenomeno della reiterazione dei contratti. Salvo rimettere nelle mani del giudice nazionale la facoltà di verificare se nell’ordinamento interno sussistano sufficienti strumenti per sanzionarne l’abuso. Sanzioni che costituirebbero una sorta di esimente per il legislatore nazionale, tale da consentire la prosecuzione della reiterazione senza troppi problemi. In particolare, la Commissione ha affermato che: «Non può ritenersi obiettivamente giustificata _ una legislazione nazionale, quale quella italiana in causa, che consente il rinnovo di contratti a tempo determinato per la copertura di vacanze nell’organico del personale_in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale di ruolo» si legge nel documento della Commissione «senza che vi sia alcuna certezza sul momento in cui tali procedure saranno espletate e, pertanto, senza prevedere criteri obiettivi e trasparenti per di verificare se il rinnovo dei contratti in questione risponda effettivamente ad una’esigenza temporanea reale, sia atta a raggiungere lo scopo perseguito e necessaria a tal fine.». Dunque, fin qui, per la Commissione, sembrerebbe che la soccombenza in giudizio dell’Italia dovrebbe essere scontata. Ma infine l’organo collegiale afferma che, comunque,: «Spetta al giudice nazionale verificare se tali condizioni ricorrano nel caso di specie.». Insomma l’Italia non sembrerebbe aver legiferato come dovuto. Ma in ogni caso la decisione finale spetta al giudice italiano. Che deve verificare se le cose stanno effettivamente così. E tale verifica è già stata fatta dalla Cassazione, che però ha deciso nel senso che le condizioni sussistono (sezione lavoro, sentenza 10127/2012). E quindi sarebbe legittima non solo la reiterazione dei contratti, ma anche la differenza retributiva tra i precari e il personale di ruolo. Fin qui la posizione della Commissione sulla faccenda della legittimità dell’articolo 4 della legge 124/99. Sul resto, però, il collegio conviene per l’illegittimità della normativa italiana nella misura in cui: «nel settore scolastico, non prevede alcuna misura diretta a reprimere il ricorso abusivo a contratti di lavoro a termine successivi.». Resta da vedere cosa deciderà la Corte di giustizia, a cui spetta il responso finale. E poi bisognerà attendere la decisione definitiva della nostra Corte costituzionale. In ogni caso, se Bruxelles dovesse censurare il legislatore italiano, non è detto che la Corte costituzionale informi la propria decisione a quella della Corte di giustizia. A maggior ragione se la decisione dei giudici comunitari dovesse tradursi in una mera enunciazione di principio con relativo rinvio al giudice nazionale, in ciò cogliendo l’invito della Commissione. In questo caso, infatti, la Consulta avrebbe gioco facile a decidere nel senso della costituzionalità delle norme indubbiate, magari suggerendo un’interpretazione costituzionalmente orientata che vada nella direzione suggerita da Bruxelles

Spending review, si ricomincia?

da ItaliaOggi

Spending review, si ricomincia?

Tagliati 7 direzioni generali al Miur, ma potrebbe non bastare

di Emanuela Micucci e Alessandra Ricciardi  

La spending review taglia 7 dirigenti generali al Miur e riduce da 12 a 9 le direzioni generali. In attesa di avere entro il 28 febbraio il quadro completo della riorganizzazione di tutti i ministeri, una delle ultime sedute del cdm presieduto dal premier uscente, Enrico Letta, ha approvato i due primi regolamenti per la riorganizzazione del Miur e del ministero della salute in attuazione del decreto legge sulla revisione della spesa pubblica (n.95 del 2012). Obiettivi del decreto: riduzione numerica di tutto l’apparato amministrativo e realizzare miglioramenti qualitativi e funzionali attraverso la riorganizzazione dell’intera struttura del Miur, centrale e periferica, evitando interferenze, duplicazioni, sovrapposizioni di competenze e funzioni. Ma potrebbe non essere finita. Perché tra i primi punti del programma annunciato dal premier incaricato Matteo Renzi c’è anche la pubblica amministrazione, con uno snellimento delle strutture burocratiche anche centrali. E dunque non è affatto escluso che la struttura ministeriale sia oggetto a breve di una nuova messa a punto che si accompagni a una revisione anche degli incarichi.

Il decreto legge sulla spending review ha previsto la riduzione almeno del 20% della dotazione organica degli uffici dirigenziali e un’altra almeno del 10% della spesa sostenuta per il personale non dirigenziale. Il nuovo regolamento che riorganizza il Miur, allora, riduce da 34 a 27 i posti di dirigente generale. Un taglio di 7 dirigenti generali che si realizzerà in due modi: da una parte sopprimendo 3 direzioni centrali del Miur: una di queste è quella della formazione professionale che ha scatenato le ire degli industriali, e che proprio un ministro renziano potrebbe invece ripristinare; dall’altra parte affidando a dirigenti non generali alla direzione degli uffici scolastici generali con un numero di studenti inferiore a 150.000 cioè gli usr di Molise, Basilicata, Umbria e Friuli Venezia Giulia. Per quanto riguarda gli uffici dirigenziali di livello non generale, invece, la riduzione della dotazione organica è stata superiore al 20%, a causa di compensazioni orizzontali, operate dal funzione pubblica, e verticali, con enti di ricerca. Il Miur riduce di 113 uffici la nuova dotazione organica degli uffici dirigenziali di livello non generale: si passa da 544 a 413 posti, di cui 191 dirigenti tecnici e 222 dirigenti amministrativi. Per il personale di livello non dirigenziale alla prevista riduzione del 10% si sono aggiunte compensazioni verticali e orizzontali, arrivando a -1.056 posti corrispondenti a un risparmio di spesa di 34.958.508 euro: si passa così a 7.034 a 5.978 posti. Dunque, la dotazione organica complessiva del Miur sarà di 6.418 unità. Con l’obiettivo di mettere al centro dell’azione amministrativa del ministero lo studente in tutto il suo percorso, i 3 nuovi dipartimenti saranno quello per il sistema educativo di istruzione e di formazione, che si occuperà di istruzione e comprenderà anche, Its, Ifts, l’alternanza scuola-lavoro e i rapporti con le regioni; il dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca, competente per università e Afam, che si interesserà anche di internazionalizzazione; e il dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, che comprenderà anche gli interventi sull’innovazione digitale, l’edilizia scolastica e i fondi strutturali.

Al senato copertura dal fondo di istituto

da ItaliaOggi

Al senato copertura dal fondo di istituto

Nuovo pasticcio a viale Trastevere questa volta tocca agli Ata

A.R.

Le assicurazioni fornite dai vertici del dicastero dell’istruzione sul fatto che non ci sarebbero stati interventi sugli stipendi del personale Ata del mese di febbraio sono state smentite da una nota comparsa su NoiPA, in cui si annuncia che da febbraio sarà sospesa l’erogazione dei compensi al personale che ne beneficia dal 2011. «Il fatto che non si sia proceduto al recupero delle somme liquidate in precedenza non rende meno grave quanto sta accadendo», accusano Cisl scuola, Uil scuola, Snals-Confsal e Gilda, «visto che l’amministrazione ha fornito in sede di conciliazione notizie inesatte». Insomma l’ennesimo pasticcio burocratico, questa volta sulle posizioni stipendiali del personale ausiliario, tecnico e amministrativo. Intanto al senato, in merito alla conversione del decreto legge scuola, il presidente della commissione cultura, il renziano Andrea Marcucci, ha presentato un emendamento che rende non più esigibili gli aumenti pagati per il 2011 e il 2012 e indica la copertura finanziaria per le mancati entrate: 17 milioni prelevati dal Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche.

Le “patate bollenti” del nuovo Governo

da Tecnica della Scuola

Le “patate bollenti” del nuovo Governo
di Alessandro Giuliani
Sono diverse le questioni che dovranno essere affrontate dall’Esecutivo di Matteo Renzi: dalla copertura degli scatti di anzianità ai decreti attuativi mancanti del decreto Istruzione, dai problemi per l’avvio di Pas e del secondo ciclo Tfa alle questioni del Regolamento sulla formazione iniziale dei prof, degli ex Lsu e della Costituente. Sullo sfondo c’è poi la grana più grande: il rinnovo del contratto.
La contrattazione per la copertura degli scatti di anzianità dei docenti, i decreti attuativi del decreto Istruzione, i nodi da sciogliere sui Pas, l’avvio dei nuovi corsi abilitanti, la questione degli ex Lsu, il Regolamento sulla formazione iniziale degli insegnanti, la Costituente. Sono solo alcune fra le questioni spinose e più urgenti del mondo della scuola e dell’università che dovranno essere affrontate dal nuovo Esecutivo guidato da Matteo Renzi.
Rimane in “sospeso” sicuramente il destino del decreto ‘scatti’, che è in discussione al Senato. Così come entro giugno va chiusa all’Aran la contrattazione proprio per la copertura degli scatti degli insegnanti.
Ci sono poi da approvare alcune decine di decreti attuativi della Legge 128/13, il cosiddetto decreto Istruzione: emblematico, a tal proposito, è quello relativo all’entrata gratuita nei musei e nei siti archeologici per tutti i docenti in servizio, che sarebbe dovuto diventare esecutivo ormai da cinque settimane. Proprio in queste ore il ministro uscente, Maria Chiara Carrozza, ha però annunciato via twitter: “Ho firmato il decreto per l’ingresso degli insegnanti nei musei spero che vadano in tanti!”.
A non trovare soluzione è anche la vicenda dei Pas, i corsi di abilitazione per il personale con almeno tre annualità di supplenze, con diverse discipline e classi di concorso che ancora non sanno se potranno partecipare ai corsi universitari: in quasi tutte le regioni “tremano” in particolare gli aspiranti docenti della scuola dell’infanzia e del primo ciclo.
Sarebbe praticamente pronto il bando per l’avvio del secondo ciclo dei Tfa ordinari (si tratta di circa 29mila posti, quasi un terzo in più del primo bando), ma manca ancora il via libera del Tesoro. Mentre è al Consiglio di Stato il decreto che modifica in parte il Regolamento sulla formazione iniziale degli insegnanti per consentire, fra l’altro, ai cosiddetti ‘tieffini’ di spendere da subito il loro titolo nelle graduatorie di istituto.
Particolarmente delicata e urgente è anche la “partita” che riguarda gli ex Lsu (lavoratori socialmente utili): il primo marzo scade, infatti, la proroga degli ex appalti storici deliberata con la Legge di stabilità dal governo Letta che ha ereditato il nuovo sistema di gare nazionali (Consip) per le pulizie deciso dall’ex governo Berlusconi. Da gennaio i nuovi appalti Consip hanno cominciato a partire, a poco a poco, nelle Regioni, di pari passo con le proteste dei lavoratori che temono per il loro posto di lavoro. Il governo Letta si è impegnato a stanziare risorse a favore degli ex Lsu fino al prossimo primo marzo su sollecitazione del ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza che ha chiesto l’attivazione di un tavolo a Palazzo Chigi anche con i ministeri dell’Economia e del Lavoro per risolvere definitivamente la questione. Proprio a ridosso dell’uscita di scena il ministro Carrozza ha chiesto che sia avviato un monitoraggio per calcolare, provincia per provincia, scuola per scuola, le ore necessarie per le pulizie e le eventuali integrazioni necessarie in termini di personale o di ore. Allo studio anche l’ipotesi di una eventuale reinternalizzazione del servizio ma, visto il precipitare degli eventi politici, l’auspicio ora, a viale Trastevere, è una ulteriore proroga di un mese dei contratti in scadenza in attesa di una soluzione più complessiva.
Fra le altre partite da chiudere con urgenza c’è il bando per l’accesso alle scuole di specializzazione medica già inviato al Consiglio di Stato. Resta sospeso, poi, il bando per i ricercatori ‘senior’ che è pronto ma dovrà fare il suo iter mentre è stato emanato quello per gli under 40. Da chiudere la contrattazione sui Pon per la ricerca e l’istruzione e attende il passaggio al Cipe il Programma nazionale della ricerca che il Ministro Carrozza ha illustrato nel Consiglio dei Ministri dello scorso 31 gennaio. Sulla rampa di lancio resta, infine, la Costituente della Scuola: un punto sicuramente caro anche a Renzi ed il suo entourage. Ma che necessita impegno e risorse per essere portato fino in fondo. Infine, se il Governo durerà, c’è da affrontare il nodo del nuovo contratto, con l’amministrazione che tenterà di cancellare i tradizionali aumenti automatici “a pioggia”: al momento, vista anche la penuria di fondi, ma anche le resistenze dei lavoratori, risulta forse quello più difficile da sciogliere.

I direttori degli Usr guadagnano più dei parlamentari: tagliamogli lo stipendio

da Tecnica della Scuola

I direttori degli Usr guadagnano più dei parlamentari: tagliamogli lo stipendio
di A.G.
La proposta è del leghista Mario Pittoni: sono condizioni non più compatibili con la situazione economica del Paese. Così si manterrebbero in vita gli uffici regionali che stanno per essere chiusi. In effetti, tra paga base e indennità i dirigenti di prima fascia arrivano a percepire 15mila euro al mese.
Tagliare gli stipendi dei dirigenti di prima fascia: quelli che nella scuola, a capo ad esempio degli Usr o in seno al Miur, percepiscono qualcosa come 15mila euro lorde al mese. A proporlo è il leghista Mario Pittoni, che nella passata legislatura ha ricoperto il ruolo di capogruppo della Lega Nord in commissione Cultura al Senato e continua a occuparsi di istruzione per il Carroccio
“Invece di togliere il direttore generale alla struttura scolastica di alcune regioni – ha detto Pittoni – se l’obiettivo del Governo è solo quello di ridurre la spesa senza intaccare la qualità, non sarebbe più logico rivedere gli emolumenti piuttosto generosi dei dirigenti di prima fascia?”.
Secondo l’ex parlamentare, “il decreto legge sulla spending review (n. 95 del 2012) prevede la riduzione almeno del 20% della dotazione organica degli uffici dirigenziali. Ma se scopo dell’operazione è, come dichiarato, quello di risparmiare realizzando “miglioramenti qualitativi e funzionali”, la strada non può essere quella di mettere ai posti di comando persone meno preparate. Si riveda semmai i contratti di lavoro, che per gli alti dirigenti prevedono condizioni non più compatibili con la situazione economica del Paese, con cifre spesso parecchio superiori a quelle dei parlamentari”.
“A Roma – continua il leghista – mi sono battuto a lungo contro il declassamento di parte degli Usr. Ora però siamo di fronte a un Decreto del presidente del consiglio dei ministri, la cui entrata in vigore è prevista il prossimo 28 febbraio. Anche il Friuli-Venezia Giulia (145.200 studenti contro i 150.000 che in base al Dpcm consentiranno di avere un direttore generale) non ha scampo, nonostante sia regione a Statuto speciale in ragione delle peculiarità che gli sono state riconosciute a livello costituzionale in relazione alla presenza di ben tre lingue minoritarie (il sistema scolastico del Fvg prevede corsi plurilingue per quelle riconosciute e tutelate dalla legge 482 del dicembre 1999)”.
Staremo a vedere se, seppure in pieno regime di spending review, la proposta di Pittini dovesse almeno essere presa in considerazione.