SCUOLA E OMOFOBIA: DISCRIMINAZIONE ALLA TOSCANA

SCUOLA E OMOFOBIA: DISCRIMINAZIONE ALLA TOSCANA

È virtualmente impossibile essere discriminato, se appartieni a una minoranza in Toscana: il politically correct è così radicato che, proprio per sottolineare che diverso è bello, piuttosto ti fanno Assessore e ti invitano a tutti i dibattiti. E invece, se appartieni a una maggioranza poco rappresentata e molto discriminata come le donne, prima ti maltrattano, poi magari ti uccidono e alla fine si occupano di te solo i giornali, per fare tiratura.

Resta allora pressoché incomprensibile come la Regione Toscana possa aver finanziato l’Associazione “Avvocatura per i diritti LGBT” –e solo quella, fra le 29 riconosciute dall’U.N.A.R. (Ufficio nazionale per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica, presso il Dipartimento per le pari opportunità)- per realizzare il progetto “Omofobia, transfobia e bullismo” in alcune scuole delle province di Siena e Arezzo (V. Deliberazione n. 1137 del 12.11.2011, di € 25.500).

Nulla da eccepire nel merito, come genitori non possiamo non sentirci feriti profondamente quando un ragazzo è oggetto di maltrattamenti o, peggio di tutto, si uccide, per cui ben vengano tutti quei progetti che possano prevenire le discriminazioni.

Il metodo invece lascia qualche perplessità: dove sono finiti i diritti e i doveri dei genitori in merito all’educazione dei propri figli (art. 30 Cost.)? E le responsabilità degli organi collegiali? E non sarebbe stato meglio investire quei soldi in un progetto di più ampio respiro, che facesse trasversalmente prevenzione verso le tante problematiche comportamentali degli alunni in quanto tali e come futuri cittadini, anche in rapporto al numero di problematiche concretamente verificatesi (bullismo e vandalismo, per cominciare, poi i sempre attuali fumo, alcool e droga, ovviamente l’omofobia e, perché no, la violenza sulle donne)?

“I genitori vivono con difficoltà queste situazioni, molto delicate in quanto è facile essere accusati, a torto o a ragione, di omofobia – dichiara Rita Manzani Di Goro, presidente dell’Associazione genitori A.Ge. Toscana – D’altro canto hanno pieno diritto di voler verificare che non vengano veicolati contenuti inadeguati al livello di maturità dei loro figli. E il fatto che siamo state escluse noi Associazioni riconosciute dal Ministero dell’istruzione, che da anni lavoriamo gratuitamente nella scuola e per i genitori, non è certo una buona garanzia”.

Ecco la lettera inviata a tutte le scuole della Toscana, che a sua volta ha preso a modello l’analoga lettera inviata alle scuole lombarde da A.Ge. Lombardia (responsabile Marco D’Adda, agemilanoprov@age.it):

Ai Sigg.ri Presidenti e Consiglieri
dei Consigli di Circolo e d’Istituto

Ai Rappresentanti di classe

e, p.c.
Ai Sigg.ri Dirigenti Scolastici

L O R O    S E D I

Oggetto: Discriminazioni e prevenzione.

Carissimi Genitori,
vi scriviamo perché nella nostra Regione è stato attivato il progetto “Omofobia, transfobia e bullismo”, in attuazione del documento “Strategia Nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”.

Il progetto è già attivo in via sperimentale in alcune scuole delle province di Siena e di Arezzo ed è realizzato a cura dell’Associazione “Avvocatura per i diritti LGBT” con il patrocinio dell’Ufficio scolastico regionale, grazie al finanziamento della Regione Toscana (V. Deliberazione n. 1137 del 12.11.2011, di € 25.500). Destinatari del progetto sono gli operatori scolastici e gli studenti di scuola primaria e secondaria di 1° e 2° grado.

Come genitori siamo favorevoli ad azioni formative per la prevenzione di qualsiasi forma di discriminazione, ivi incluse quelle relative agli orientamenti sessuali: i suicidi di giovani, vittime della cattiveria di compagni, o anche solo la loro emarginazione, non possono non colpirci dolorosamente come genitori.

Nel plaudire a un’iniziativa che si propone di sensibilizzare verso una cultura del rispetto di ogni diversità, ci si chiede tuttavia se sia stato saggio affidare una tematica così delicata a una sola delle 29 Associazioni riconosciute dall’U.N.A.R. (Ufficio nazionale per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica, presso il Dipartimento per le pari opportunità), e se non fosse opportuno coinvolgere anche le altre Associazioni di genitori, in particolare quelle che da decenni operano nella scuola e per i genitori nello spirito del più puro volontariato.

In particolare, ci si chiede se sia stato rispettato il diritto dei genitori di scegliere l’educazione da impartire ai loro figli (art. 30 Cost.) e se siano stati correttamente interpellati gli Organi collegiali preposti (Consiglio di Circolo/Istituto, Collegio dei docenti, Consigli di classe e interclasse), anche in relazione ai materiali distribuiti. Ci risulta infatti che, in determinati contesti, simili progetti siano stati utilizzati per introdurre nelle scuole il concetto di “gender” (*) e le tematiche LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queer e intersessuali), in assenza degli insegnanti e talora con esemplificazioni fin troppo concrete e dettagliate.

L’obiettivo di questa lettera è quello di dare voce alle perplessità delle famiglie coinvolte e anche quello di  consentire ai Consigli di  Circolo e d’Istituto e ai singoli genitori di operare scelte oculate, sapendo che:

1.      L’unica legge che regola i corsi tenuti nella scuola agli alunni da parte di esterni è quella dei Decreti Delegati (ora D.Lgs. 297/1994) che, come noto, stabiliscono che essi debbano essere approvati dal Consiglio di Istituto.
Questo è il punto base irrinunciabile: se siete a conoscenza di corsi o incontri su questi temi tenuti agli alunni da soggetti esterni senza la preventiva approvazione del Consiglio di Circolo/Istituto, del Collegio Docenti e dei Consigli di classe/interclasse, in accordo con la componente dei genitori, vi preghiamo di segnalarcelo con urgenza. L’A.Ge. si farà carico di denunciare il tutto alle Istituzioni competenti.

2.      In una materia così delicata, non può neppure essere sufficiente un’approvazione formale, magari alla fine della seduta.
Soprattutto a livello di primo ciclo (infanzia, primaria, secondaria di 1° grado) il tema deve essere dibattuto a fondo fra i genitori della classe/scuola, o con le loro Associazioni riconosciute, o nei Comitati genitori dove questi esistono, in modo che il Consiglio di Circolo/Istituto possa deliberare sapendo qual è il desiderio della maggioranza dei genitori di quella scuola.

3.      I genitori devono conoscere in anticipo i contenuti degli incontri e anche partecipare alla loro organizzazione, se lo ritengono opportuno; inoltre devono avere facoltà di chiedere che il loro figlio non vi partecipi, senza che ne consegua alcuna discriminazione.
I genitori devono esigere che per le attività di educazione affettiva, essendo esse aggiuntive rispetto alle attività curricolari, sia preventivamente recepito il consenso delle singole famiglie.

4.      Anche nel caso in cui l’argomento sia trattato dai docenti della scuola, riteniamo necessario che i genitori ne siano informati e possano dare il loro contributo.

5.      Poiché è prevista la distribuzione gratuita di opuscoli su questi temi, dobbiamo esigere che sia osservata la disposizione che prevede il consenso preventivo dei rappresentanti dei genitori nei Consigli di classe e interclasse, nonché l’approvazione del Consiglio di Circolo/Istituto.

6.      Infine il documento “Strategia Nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere” non ha valore di legge e non può quindi essere presentato come un obbligo a cui le scuole debbano sottostare.
Di fatto, esso contiene numerose mancanze e violazioni di diritti e per questo è stato oggetto di una diffida (18/12/2013) da parte dell’associazione “Giuristi per la vita”.

7.      Il documento è palesemente incompleto perché manca qualsiasi riferimento alla responsabilità dei genitori, il cui ruolo nell’educazione, e in particolare su un tema educativo così importante e delicato, è riconosciuto dalla Costituzione e da tutte le leggi sulla scuola; esso non rispetta neppure la raccomandazione europea, che a questo proposito recita: “Tali misure dovrebbero tenere conto del diritto dei genitori di curare l’educazione dei propri figli” (CM/Rec(2010)5 del Consiglio d’Europa).

Invitiamo tutti i Presidenti dei Consigli di Circolo/Istituto a vigilare e a porgere la massima attenzione a questi temi così delicati: è in gioco infatti il diritto dei genitori, garantito dalla Costituzione, di educare i propri figli.

Vi chiediamo infine di distribuire questa lettera agli altri genitori, per mettere a fuoco queste tematiche e condividere una linea d’azione comune.

L’A.Ge. è a vostra completa disposizione per assistervi o darvi ulteriori informazioni (agetoscana@age.it).
Siamo anche disponibili a venire nella vostra scuola per illustrare il ruolo dei genitori e per proporre i nostri incontri di formazione per genitori. Potete trovare tutti i nostri recapiti sul sito dell’A.Ge. Toscana www.agetoscana.it.

Augurandoci che questo possa essere l’inizio di una fattiva collaborazione, porgiamo a voi e a tutti i genitori da voi rappresentati i nostri più cordiali saluti.

Rita Manzani Di Goro
Presidente  A.Ge. Toscana

(*) Per quanto abbiamo potuto capire, l’ideologia di genere (gender) nega che esista una identità sessuata oggettiva e sostiene che l’identità sessuale è il risultato di sovrastrutture culturali e sociali da abbattere. La “queer theory” sostiene che le identità sessuali sono una funzione della rappresentazione. Conseguenza logica: la rappresentazione delle identità sessuali è pre-esistente ad esse e le definisce (da culturagay.it).

Sulle recenti dichiarazione del Ministro Stefania Giannini

COMUNICATO

dell’Associazione Europea Scuola e Professionalità Insegnante

sulle recenti dichiarazione del Ministro Stefania Giannini

 

Le recenti dichiarazioni del neo Ministro dell’Istruzione Prof.ssa Stefania Giannini  meritano una riflessione approfondita non solo e non tanto perché provengono da una cattedra di tale  autorevolezza, ma perché sembrano cogliere alcuni punti nodali della situazione della scuola italiana come non l’avevano fatto i suoi predecessori.

Ripercorriamo alcune di tali dichiarazioni così come sono apparse sui media e senza disporle secondo un ordine di priorità, dedicando loro, di volta in volta, il nostro commento  in spirito collaborativo.

Quando il Ministro afferma la necessità di “premiare gli insegnanti migliori” (Repubblica 27.01.) tocca la spinosa questione della “carriera” dei docenti. Si tratta di una materia in cui hanno cercato di porre le mani diversi ministri, ma immediatamente le hanno ritirate, talvolta dopo essersele gravemente scottate (il riferimento al Ministro Luigi Berlinguer è d’obbligo). AESPI non è contraria in modo pregiudiziale a un intervento di questo genere, ma sottolinea l’opportunità di soddisfare contestualmente  almeno due condizioni. La prima è che la “carriera” si articoli nei limiti della specificità della funzione docente, non sviluppandosi in settori di natura burocratica e amministrativa. E’ ad esempio possibile immaginare una suddivisione del Collegio Docenti in dipartimenti, con un docente a capo di ciascuno. E’ anche possibile ipotizzare l’istituzione di un “Coordinatore della didattica” che affianchi un Dirigente sempre più preso da oneri che con l’insegnamento non hanno a che fare. Non sarebbe invece corretto, a nostro avviso, insistere sulla strada delle attuali “figure di sistema” (o simili) con incombenze prettamente organizzative ed extradidattiche, figure che peraltro si stanno estinguendo di dolce eutanasia a cagione dell’esiguità dei compensi aggiuntivi. La seconda condizione da rispettare è che questa eventuale architettura di quadri legati alla didattica non finisca per deprimere i residuali docenti-peones, i quali rimarrebbero di gran lunga i più numerosi e ai quali, in fin dei conti, spetterebbe l’onere di impartire l’istruzione. Il punto è proprio questo: se la “carriera” finisce per premiare e gratificare l’ennesima ristretta casta di  enfants gâtés annidata all’ombra del Dirigente, si rischia un “effetto-boomerang” di generale disimpegno da parte di quanti rimarrebbero fuori dalla stanza dei bottoni e degli onori, con le ricadute che possiamo immaginare. Sarebbe forse meglio, allora, istituire meccanismi premiali legati non tanto all’articolazione delle funzioni, ma all’aggiornamento presso quelle che restano le principali agenzie culturali della Nazione: le università.  Il superamento di esami (non dunque la semplice certificazione della frequenza) dovrebbe costituire, in quest’ottica, la leva di legittime ambizioni personali oggi depresse e la condizione per un miglioramento stipendiale. Questo secondo modello, fondato sull’eccellenza culturale, è, a parere di AESPI, preferibile al primo.

Sulla questione degli stipendi – considerati nella loro entità  e non in relazione all’articolazione della carriera – è peraltro interessante quanto ancora più recentemente dichiarato dallo stesso Ministro. La Prof.ssa Giannini afferma che è importante:  “praticare con i fatti che gli insegnanti siano figura fondamentale nella società, non solo all’interno della scuola: questo significa revisione di un contratto che è mortificante. Non solo perché pagato poco ma anche perché non ha meccanismi premiali” (Repubblica 2.03). Dei meccanismi premiali abbiamo già detto. Ciò che conta in questo passaggio è invece la presenza di una non troppo velata critica ai politici che a parole gratificano la categoria degli insegnanti con i più sperticati elogi (“baluardi della democrazia”, “custodi della Costituzione” ecc. ecc.) ma nei fatti li abbandonano nella morta gora di una frustrante condizioni professionale. Non si può negare che questo appello affinché, manzonianamente, “la vita sia il paragone delle parole” appare una piacevole novità rispetto alle ritualistiche e false blandizie di cui gli insegnanti italiani sono stati oggetto da diversi anni in qua.

Condivisibile senza se e senza ma è infine la dichiarata disponibilità del Ministro al rilancio della scuola paritaria, mediante lo sblocco dei fondi già stanziati (223 ml.) ma a tutt’oggi chiusi nel congelatore. Le dichiarazioni della Prof.ssa Giannini sorprendono, anche in questo caso, per il loro andare al fondo della questione. Eravamo infatti abituati a timide e impacciate difese della scuola non statale (anche da parte dei più direttamente interessati) fondate per lo più su considerazioni economicistiche (“le paritarie permettono allo Stato di risparmiare sui costi del sistema istruzione”) o in chiave di pur bonario darwinismo sociale (“la concorrenza fra pubblico e privato stimola tutti gli istituti scolastici sul piano della qualità”); considerazioni pur condivisibili ma che trascurano, forse temendolo in quanto politicamente scorretto, il cuore del problema. Ed ecco questo cuore attinto senza titubanza dal Ministro, il quale ieri mattina ha dichiarato nel corso di una intervista su Rai 1: “La libertà di scelta educativa è un principio europeo ed è un principio di grande civiltà”.

Ecco centrato il punto. La scelta educativa a chi compete? Di fatto allo Stato, secondo quanti si rifanno a un rigido laicismo statolatrico. Alla famiglia, dice AESPI da sempre. Il Ministro Giannini sembra  d’accordo con noi. E’ lecito chiedersi se lo saranno anche certi suoi colleghi di maggioranza: noi ce lo auguriamo per la serenità del Ministro e soprattutto per il bene del nostro sistema di Istruzione.

Milano, 3 marzo 2014

Il Presidente Prof. Angelo Ruggiero

Edilizia scolastica (3 marzo 2014)

Edilizia scolastica: lettera di Renzi ai sindaci (3 marzo 2014)

Caro collega,

stiamo affrontando il momento più duro della crisi economica. Il più difficile dal punto di vista occupazionale. E un sindaco lo sa. Perché il disoccupato, il cassintegrato, il giovane rassegnato, il cinquantenne scoraggiato non si lamentano davanti a Palazzo Chigi: bussano alla porta del Comune. Voi Sindaci siete stati e siete sulla frontiera e paradossalmente lo avete fatto in un tempo di tagli senza precedenti. Grazie, a nome del Governo.

Ma dalla crisi non usciremo semplicemente con una ricetta economica, anche se fin dalla prossima settimana arriveranno i primi provvedimenti economici del nuovo Governo. No, dalla crisi si esce con una scommessa sul valore più grande che un Paese può incentivare: educazione, educazione, educazione.

Investire sull’educazione necessita naturalmente di un progetto ad ampio raggio, che parta dal recupero della dignità sociale delle insegnanti e degli insegnanti. Ci sarà modo per parlarne nel corso dei prossimi mesi. Ora la vostra e nostra priorità è l’edilizia scolastica. Nessun ragionamento sarà credibile finché la stabilità delle aule in cui i nostri figli passano tante ore della loro giornata non sarà considerata il cuore dell’azione amministrativa e di governo.

Non vi propongo un patto istituzionale, ma più semplicemente un metodo di lavoro. Vogliamo che il 2014 segni l’investimento più significativo mai fatto da un Governo centrale sull’edilizia scolastica. Stiamo lavorando per affrontare le assurde ricadute del patto di stabilità interno. Vi chiedo di scegliere all’interno del vostro Comune un edificio scolastico. Di inviarci entro il 15 marzo una nota molto sintetica sullo stato dell’arte. Non vi chiediamo progetti esecutivi o dettagliati: ci occorre – per il momento – l’indicazione della scuola, il valore dell’intervento, le modalità di finanziamento che avete previsto, la tempistica di realizzazione. Semplice e operativo come sanno essere i Sindaci.

Noi cercheremo nei successivi quindici giorni di individuare le strade per semplificare le procedure di gara, che come sapete sono spesso causa di lunghe attese burocratiche, e per liberare fondi dal computo del patto di stabilità interna.

Ma è fondamentale che nel giro di poche ore arrivino da voi – all’email sindaci@governo.it che abbiamo appositamente aperto – una sintetica nota sull’individuazione di un edificio scolastico – uno – che riteniate la priorità del Vostro comune.

Con il più caro augurio di buon lavoro,

Matteo Renzi

Giannini firma Accordo per la ricostruzione dello “Science Centre”

“Città della Scienza”, domani a Napoli il ministro Giannini firma Accordo per la ricostruzione dello “Science Centre”

Domani, martedì 4 marzo alle ore 17, a Napoli, presso la “Sala Newton” della “Città della Scienza”, Via Coroglio 57, il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini firmerà l’Accordo di Programma Quadro per la ricostruzione dello “Science Centre” della “Città della Scienza”, distrutto dall’incendio del 4 marzo 2013.

Le parole chiave

Convegno marzo _locandina4

Finalità del convegno nazionale di formazione di sabato 15 marzo Bologna

Lo scopo principale del Convegno è rilanciare il dibattito sulla funzione costituzionale della nostra scuola come Istituzione in grado di rendere esigibile il diritto all’uguaglianza delle opportunità sancito dall’art. 3. Tale rilancio diventa più urgente alla luce del processo di discriminazione sociale ed economica che la crisi sta producendo verso i ceti più deboli anche in campo scolastico visto che Stato e Comuni faticano sempre più a garantire il diritto all’accesso alla scuola dell’infanzia e il processo sta investendo anche la scuola primaria in particolare nelle zone di crescita demografica del nord con ulteriori pesanti conseguenze sull’occupazione femminile.

Di questo vogliamo che studenti, genitori e operatori scolastici discutano con la Professoressa Lorenza Carlassare professore emerito di diritto costituzionale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova e prima donna italiana ordinaria nel settore e con il Prof. Andrea Morrone ordinario di Diritto costituzionale.

Di altrettanto interesse è il confronto fra la Prof. ssa Nadia Urbinati docente di Teoria politica presso il Dipartimento di scienze politiche della Columbia University e il Prof. Andrea Ichino docente di economia politica presso l’università di Bologna. Entrambi si sono attivamente occupati della funzione istituzionale della scuola e in particolare del tema del rapporto fra merito e uguaglianza, tema che non a caso è stato presente nelle prime dichiarazioni del nuovo Ministro dell’istruzione.

Il confronto sulla legge di parità (L. n. 62/2000) fra l’Avv.to Corrado Mauceri membro dell’associazione nazionale Per la Scuola della Repubblica da sempre impegnato nella difesa della funzione costituzionale della scuola statale e il Prof. Osvaldo Roman membro dell’Ufficio legislativo del gruppo PD della Camera e parte attiva nella emanazione della Legge n. 62/2000 permetterà di definire la differenza fra la funzione e i compiti della scuola statale e quelli delle scuole private paritarie.

La legge popolare per una buona scuola per la Repubblica fu depositata presso la Camera dei deputati il 4 agosto 2006 sostenuta da 100.000 firme e da 120 comitati di base locali. Fu incardinata con il n. 1600 nella XV legislatura. La VII commissione ne iniziò la discussione ad aprile 2007. La crisi di governo del gennaio 2008 e l’opposizione di PD e PDL al provvedimento ne interruppero l’iter. Nella XVI legislatura prese il n. 1, ma non fu mai discussa né considerata ai fini dell’emanazione della Legge Gelmini. Dopo due legislature le leggi popolari decadono.
Il Convegno intende analizzare la sua piena attualità e verificare la possibilità di ripresentazione in Parlamento.

Il direttore del corso

Prof. Bruno Moretto

La comprensione del testo: aspetti clinici e trattamento

Formazione Anastasis. Seminario: La comprensione del testo: aspetti clinici e trattamento
Formazione Anastasis: Corso ECM su Strumenti Compensativi e Misure Dispensative per i DSA
Seminario

La comprensione del testo: aspetti clinici e trattamento

5 APRILE 2014 ORE 09:15 > 16.15
NH De La Gare,  P.zza XX Settembre, 2 BO, indicazioni
Un breve profilo dei relatori che partecipano al seminario

Dr.ssa Monica Bertelli

Psicologa e Tutor dell’apprendimento, perfezionata presso l’Università di Padova. Membro del GIpA (Gruppo Informatica per l’Autonomia). Operatrice e Referente di doposcuola specializzati per DSA. Docente nell’ambito del Corso di Alta Formazione per Tecnico dell’Apprendimento in attività doposcolastiche per i DSA, Università di San Marino.
Prof. Cesare Cornoldi

Professore ordinario di Psicologia Generale presso la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Padova, presidente nazionale AIRIPA, svolge da più di 30 anni ricerche nel campo delle problematiche evolutive associate a difficoltà scolastiche.
Dr.ssa Francesca Guaran

Psicologa presso l’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile di San Donà di Piave (VE).
Prof.ssa Laura Lami

Docente a contratto del Dipartimento di Psicologia e Scienza della Formazione, presso l’Università di Bologna. Già responsabile del CeReDiLiCo (Centro Regionale Disabilità Cognitive e Linguistiche Corte Roncati) Emilia Romagna.
Dr. Andrea Ustillani

Formatore della Cooperativa Anastasis esperto in tecnologie informatiche per i DSA e tutor dell’Apprendimento, perfezionato presso l’Università di Padova.
Prof. Claudio Vio

Psicologo-psicoterapeuta, neuropsicologo clinico, dirigente di I livello presso l’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile di San Donà di Piave (VE), docente al Master di II livello in Psicopatologia dell’Apprendimento e alla Scuola di Specialità in Psicologia del Ciclo di Vita dell’Università degli Studi di Padova, professore a contratto di Pedagogia Speciale presso il Corso di laurea in Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Trieste.

Scuola digitale. La classe capovolta (Flipped Classroom)

da TuttoscuolaFOCUS

Scuola digitale. La classe capovolta (Flipped Classroom)

Lezioni a casa e compiti a scuola. Insomma il contrario di quello che finora si è fatto, almeno da quando esistono sistemi scolastici organizzati sulla base di classi e orari.

L’idea è semplice, e secondo Tullio De Mauro, che firma la prefazione a un piccolo manuale che ne parla, scritto da due insegnanti di scuola secondaria superiore che la stanno applicando nelle loro scuole, neanche tanto nuova, visto che a una prospettiva di questo genere avevano a suo avviso guardato non solo Maria Montessori (punto di riferimento costante degli autori) ma perfino Vico e Socrate.

La tesi sostenuta da Maurizio Maglioni e Fabio Biscaro in un agile e ben organizzato volume di meno di novanta pagine (La classe capovolta, Erickson, 2014) è che le grandi opportunità offerte dalle tecnologie digitali e da internet facilitano l’accesso al sapere strutturato – quello contenuto nei tradizionali libri di testo – al punto tale da consentirne la prima acquisizione (sostenuta da videolezioni registrate dagli insegnanti e da semplici indicazioni didattiche) fuori dalle aule scolastiche, a casa o altrove, e in qualunque momento della giornata.

I ‘compiti’ si fanno invece in classe, in piccoli gruppi, assistiti a turno dal docente, con le modalità dell’apprendimento condiviso (cooperative learning) e co-costruito. La lezione frontale in qualche modo resta, ma diventa individuale e a distanza, mentre lo studio da individuale e domestico diventa sociale e laboratoriale. Con il vantaggio, per i singoli studenti, di poter adattare flessibilmente i tempi e i modi dell’apprendimento alle proprie caratteristiche e per gli insegnanti di poter effettuare interventi più mirati e personalizzati.

Per ora in Italia si contano poche esperienze di ‘classi capovolte’ (più diffuse nel mondo anglosassone), ma l’idea sembra ben sintonizzata con la tendenza generale dei sistemi di comunicazione, sollecitata dalla rivoluzione digitale, a ridefinire le coordinate di spazio e tempo in chiave di maggiore mobilità, rapidità, flessibilità, personalizzazione. E’ inevitabile che la scuola debba fare i conti con questo megatrend.

La prima cosa che dovrebbe fare il ministro Giannini? Lo dicono 15 esperti

da TuttoscuolaNews

La prima cosa che dovrebbe fare il ministro Giannini? Lo dicono 15 esperti

Qual è la prima cosa da fare per la scuola, dalla quale dovrebbe partire il lavoro del neo ministro Giannini? Tuttoscuola lo ha chiesto a quindici uomini e donne di scuola, dai segretari generali dei principali sindacati ad esperti come Benedetto Vertecchi ed Anna Maria Poggi, da rappresentanti di associazioni professionali a dirigenti scolastici e ricercatori.

Le risposte, indirizzate principalmente al neo ministro Giannini, non sono univoche, anche se indicano certamente una strada: quella del recupero della centralità della scuola non solo nel dibattito sociale, ma anche nell’attenzione e negli impegni dell’amministrazione centrale e locale.

Di certo, quel che più serve alla scuola è un cambiamento di mentalità, un respiro più grande, qualcosa che permetta di non restare ancorati al proprio particolare.

Nel numero di marzo in uscita della rivista cartacea la rassegna dei quindici interventi. Il numero ospita una nuova puntata del viaggio nella scuola digitale, che cresce e si diffonde sul territorio. Tuttoscuola continua a presentare le iniziative più all’avanguardia. Questo mese siamo andati all’istituto IIS “Alessandrini-Marino- Forti” di Teramo, che coinvolge 60 classi e circa 180 docenti, e all’istituto secondario di primo grado “Gramsci” di Sestu.

Al via le nuove Linee guida per l’orientamento

da TuttoscuolaNews

Al via le nuove Linee guida per l’orientamento  

Da pochi giorni le scuole secondarie di I e II grado stanno esaminando le nuove Linee guida per l’orientamento (http://www.tuttoscuola.com/ts_news_624-1.doc), volute dal ministro Carrozza ed emanate poco prima di lasciare l’incarico.

L’impianto di queste Linee guida era stato inserito nel decreto legge 104/2013, “L’istruzione riparte”, dove all’art. 8 sono state portate integrazioni alle precedenti guide per l’orientamento degli studenti, con l’obiettivo di rilanciare e finanziare l’attività orientativa degli istituti verso gli studenti dell’ultimo anno della secondaria di I grado e per gli ultimi due anni della secondaria di II grado.

La legge ha previsto uno stanziamento di 1,6 milioni per il 2013 e 5 milioni annui a decorrere dal 2014. Le risorse verranno assegnate direttamente alle istituzioni scolastiche in base al numero degli studenti iscritti.

In sede di conversione del decreto legge il Parlamento ha inserito un art. 8bis con l’obiettivo di far conoscere il valore educativo e formativo del lavoro, anche attraverso giornate di formazione in azienda, agli studenti della scuola secondaria superiore, con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali, e sostenere la diffusione dell’apprendistato di alta formazione nei percorsi degli istituti tecnici superiori (ITS).

Finalità di queste Linee guida è “sostenere gli studenti nell’elaborazione di progetti formativi e/o professionali adeguati alle proprie capacità e aspettative, anche attraverso collegamenti stabili con istituzioni locali, associazioni imprenditoriali, Camere di commercio, Agenzie per il lavoro. È altresì rafforzata l’alternanza Scuola-Lavoro per gli studenti degli ultimi due anni della scuola secondaria di secondo grado e l’alternanza università – istituti tecnici superiori – lavoro”.

A settembre, quando il DL 104 era stato varato, probabilmente la Carrozza sperava di arrivare in tempo per orientare le iscrizioni dell’a.s. 2014-15, ma i tempi tecnici dell’Accordo in Conferenza unificata hanno rallentato le procedure, tanto da non poter coinvolgere pienamente, per il 2014, gli studenti del terzo anno della secondaria di I grado.

Scuola, caos concorsone: l’11 marzo si pronuncia il Consiglio di Stato

da  Repubblica

Scuola, caos concorsone: l’11 marzo si pronuncia il Consiglio di Stato

 di Corrado Zunino

          Quello dell’Istruzione sembra un ministero senza guida. Sul reclutamento degli insegnanti il Miur procede all’impronta, in attesa che il prossimo Consiglio di Stato ribalti l’ultima, improvvida e probabilmente illegittima decisione. Venerdì scorso alcune centinaia di vincitori di concorso sono venuti a ricordare sotto le finestre romane del neoministro Stefania Giannini che loro, appunto, hanno vinto un concorso lungo un anno (test selettivo, poi scritto, poi la prova d’insegnamento), eppure non entrano in classe. I manifestanti rappresentano 17 mila idonei alla professione che non possono insegnare. Selezionati e poi lasciati a casa. Le loro conoscenze sono state accertate (inutilmente) da commissioni di Stato.

Stiamo parlando del famoso concorsone dei trecentomila voluto dall’ex ministro Francesco Profumo, il bando pubblico tornato in vita dopo 13 anni, il 24 settembre 2012: aveva selezionato una classe insegnante mediamente più giovane. Quel concorso non è stato solo importante e affollato, ma ha assunto un valore simbolico, quello di uno Stato che si riappropria della selezione dei suoi docenti. In dirittura d’arrivo lo Stato si è però rimangiato le sue intenzioni e i suoi risultati.

Nelle discipline senza più candidati l’amministrazione vuole assumere i vincitori dei vecchi concorsi a cattedra (l’ultimo è del 1999): in molti casi svolgono altri lavori e non sono più interessati all’insegnamento. Nelle discipline senza candidati i vincitori di concorso non sono stati neppure inseriti nelle cosiddette graduatorie a scorrimento, e questo nega la legge che ha sotteso il bando: metà dei posti saranno riservati, appunto, ai vincitori del concorso, metà attraverso le graduatorie. Niente, il ministero ha deciso di cambiare ancora una volta le regole del gioco, a gara in corso. Di più, con i concorrenti sul traguardo. Il prossimo appuntamento è per l’11 marzo, quando si esprimerà il Consiglio di Stato.

Il caos reclutamento nella scuola e nelle università quindi continua senza che si intraveda una soluzione. Per gli iscritti alle graduatorie, che ad aprile saranno aggiornate, l’amministrazione ha lasciato fuori i 13 mila abilitati tramite Tirocinio formativo e stessa sorte è prevista, come sostiene il sindacato Anief, per i 70 mila abilitati tramite i percorsi speciali (Pas). Alcune settimane fa, altro esempio, il Miur ha ratificato le 4.447 assunzioni di insegnanti di sostegno penalizzando i vincitori del concorso a cattedra: nella scelta dei docenti da immettere in ruolo il ministero ha riesumato i vincitori delle vecchie graduatorie.

Corsi di recupero, ormai si fanno solo nella metà degli istituti

da Tecnica della Scuola

Corsi di recupero, ormai si fanno solo nella metà degli istituti
di Alessandro Giuliani
La denuncia arriva dall’Anief, che fornisce dati sconfortanti: tanti problemi organizzativi e i casi di pagamento da parte delle famiglie è raddoppiato in un anno. Per il presidente, Marcello Pacifico, è tutta colpa dei tagli al ‘Mof’: il Miur ha stanziato solo un terzo dei fondi del 2011, da 1.480 a 521 milioni. E il futuro è fosco: col nuovo contratto il Fondo d’istituto potrebbe essere sacrificato per pagare scatti e merito.
Ogni anno che passa i corsi di recupero delle insufficienze si stanno rivelando è un vero flop. Stavolta la denuncia arriva dall’Anief, che fornisce dati sconfortanti: metà delle scuole non li attivano, e laddove vengono organizzati, i casi di pagamento da parte delle famiglie è raddoppiato in un anno. Per il sindacato autonomo le indicazioni introdotte con l’articolo 2 dell’ordinanza ministeriale 92/2007, voluta dall’ex ministro Giuseppe Fioroni per fare in modo che alle istituzioni scolastiche superiori venga conferito “l’obbligo di attivare gli interventi di recupero” da destinare anche agli “studenti che riportano voti di insufficienza negli scrutini intermedi”, si sono piegate agli interessi ragionieristici del Ministero dell’Economia. Sino a trasformarsi in una debacle del servizio pubblico di recupero dei cosiddetti “debiti”.
Il fenomeno, sottolinea il sindacato, va di pari passo al crollo di tutte le attività extra-didattiche: dalle gite all’attività motoria pomeridiana, fino ai corsi di teatro, fotografia, lingua, recupero e di valenza sociale.
“Tutta colpa dei tagli al ‘Miglioramento dell’offerta formativa’ – ricorda il presidente Anief, Marcello Pacifico – attuati dai Governi nell’ultimo biennio: quest’anno il Miur ha stanziato per le scuole appena un terzo dei fondi del 2011 (da 1.480 a 521 milioni). Poi ci meravigliamo se i dati sull’abbandono scolastico rimangono elevati”.
Il sindacato cita una recente indagine del portale Skuola.net dal quale è emerso che nelle superiori in media a uno studente su due quest’anno non viene data la possibilità di frequentare i corsi di recupero, un dato raddoppiato rispetto a quello dello scorso anno. Altrettanto preoccupante, sottolinea l’Anief, è il fatto che anche laddove si svolgono i corsi, vi sono comunque tanti problemi organizzativi di cui fanno le spese gli alunni. Ma la notizia che fa più riflettere è che sono in sensibile crescita (l’11%, contro il 5% dello scorso anno) gli istituti che pretendono dei contributi per la frequenza. Il sindacato cita i casi di un liceo scientifico di Cosenza, dove il dirigente scolastico ha deciso di istituire solo lezioni di recupero a 7-8 euro l’ora, o di alcuni istituti di Bologna dove i corsi di recupero sono tenuti dagli alunni più bravi o dagli studenti universitari. La riduzione del Miglioramento dell’offerta formativa, sottolinea l’Anief, ha comportato anche tagli al Fondo d’istituto che va a retribuire, oltre ai corsi di recupero, anche le altre attività a supporto della didattica, come i corsi di teatro, fotografia, lingua, gite, progetti di valenza sociale come ad esempio quelli sul bullismo. E in prospettiva, concludono, andrà sempre peggio: “l’amministrazione scolastica, come ha confermato in questi giorni il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, ha intenzione attraverso il rinnovo del contratto di trasformare il Fondo d’Istituto in un ‘tesoretto’ per il merito dei docenti. Perché la “vera intenzione dei nostri governanti – continua Pacifico – è quella di arrivare a pagare gli aumenti in busta paga, gli attuali scatti automatici, esclusivamente attraverso il Fis”. Uno scenario che, se davvero dovesse concretizzarsi, accontenterebbe davvero una ristretta cerchia di dipendenti. Aumentando il malcontento che già ora non è certo lieve.

La ministra Giannini e le scuole paritarie

da Tecnica della Scuola

La ministra Giannini e le scuole paritarie
di Pasquale Almirante
Repubblica esamina le dichiarazioni della ministra dell’istruzione, Stefania Giannini, nella parte relativa ai rapporti dello Stato con le scuole private paritarie, giudicandole posizioni “molto preoccupanti”. Ma ha cambiato pure i termini: bisogna finanziarle per garantire l’eguaglianza piena e non più la parità
“Il fine è far cadere ogni barriera che distingue i due ordini di scuola allo scopo di non dover più giustificare i finanziamenti pubblici, che a quel punto sarebbero dovuti”. “I soldi pubblici”, scrive sempre Repubblica, “sono infatti già stati accreditati per un ammontare di 483 milioni che tengono in piedi un settore in estrema difficoltà”, giustificandoli come «libertà effettiva di scelta educativa dei genitori».
Ma se c’è emorragia di studenti dalle private alle pubbliche, logica vorrebbe che si diano più risorse alle pubbliche, sia perché ne hanno presumibilmente più bisogno sia perché se lo meritano, avendo attratto più studenti, nonostante le “classi pollaio” esito della riforma Gelmini”. Una contraddizione di termini per Repubblica perché così le scuole private, che perdono studenti (in cinque anni uno su cinque), riceverebbero soldi non meritati, risultando così centrali di assistenzialismo, pratica assistenziale lungamente e aspramente lottata dalle destre che però sollecitano tali finanziamenti. “Non è dunque chiaro con quale logica la ministra applica la coppia merito/ bisogno, perché qui sembra di capire che le pubbliche siano punite proprio per ricevere gli studenti che abbandonano le private, le quali per non saper trattenere gli studenti ricevono invece i finanziamenti”. “È chiaro che i soldi pubblici servono a tenere queste scuole in vita, non a premiare il merito o il buon rendimento”. “Tenerle in vita, si sostiene, perché sono il luogo dove si concretizza la «libertà educativa dei genitori».  Ma perché i genitori scelgono di iscrivere i figli alla scuola pubblica? Presumibilmente questa loro scelta libera è dettata da ragioni di merito: la scuola pubblica è, nonostante tutto, migliore e vince sul mercato della libertà educativa. Ma a seguire le parole del ministro sembra di capire che lo Stato interverrebbe quando la scelta è già stata fatta, ovvero per finanziarne il residuo (cioè il risultato di quella scelta) non per garantirla”. Quindi, dov’è il merito? “Qui vediamo in azione l’opposto del criterio del merito e del bisogno legato al merito, e inoltre una stridente contraddizione con il principio della libera scelta. Un argomento insidioso per giustificare il tampone di emorragia con i soldi pubblici è che un alunno delle scuole private costa meno di un alunno delle scuole pubbliche. Nel contesto di razionalizzazione mercatista della spesa pubblica nella quale ci troviamo, non si fatica a intuire quale sarà il passo successivo: meglio finanziare le scuole private che quelle pubbliche perché costano meno all’erario. Questo sarebbe un epilogo fatale per la scuola pubblica”. E infine, conclude REpubblica: “A giudicare da queste prime dichiarazioni della ministra Giannini, nel settore dell’istruzione il governo promette di essere un governo della restaurazione, ovvero di voler chiudere la disputa tenuta aperta dalla nostra Costituzione, decretando che tutte le scuole sono pubbliche, quelle dello Stato e quelle private parificate, che tutte devono essere “eguali”. La maggioranza parlamentare ha il potere di farlo. Ma l’opinione pubblica e politica ha il dovere di criticare questa scelta e di operare per fermarla o cambiarla”.

Tutte le date della mobilità a.s. 2014/2015

da Tecnica della Scuola

Tutte le date della mobilità a.s. 2014/2015
di Lara La Gatta
Oltre alle scadenze per la presentazione delle domande, l’O.M. n. 32 del 28 febbraio 2014 contiene anche tutte le altre date riguardanti i trasferimenti e passaggi
L’O.M. n. 32 del 28 febbraio 2014 (vai alla notizia) contiene tutte le indicazioni per la presentazione delle domande di mobilità per l’a.s. 2014/2015 in applicazione del CCNI sottoscritto il 26 febbraio scorso.
Sono confermate le scadenze dal 28 febbraio al 29 marzo 2014 per l’invio delle istanze per il personale docente ed educativo e dall’11 marzo al 9 aprile 2014 per il personale Ata.
Oltre a queste, l’Ordinanza contiene altre date che riguardano trasferimenti e passaggi.
Per il personale docente della scuola dell’infanzia, il termine ultimo di comunicazione al SIDI delle domande di mobilità e dei posti disponibili è l’11 aprile, mentre la pubblicazione dei movimenti è fissata al 6 maggio. Per i docenti della scuola primaria, la comunicazione al SIDI  dovrà avvenire entro il 6 maggio, mentre i movimenti saranno pubblicati il 27 maggio. Il 26 maggio è il termine ultimo per la comunicazione a SIDI per i docenti della scuola secondaria di I grado, il 17 giugno la pubblicazione dei movimenti. Per quanto riguarda i docenti della scuola secondaria di II grado, il termine per il SIDI è il 14 giugno, la pubblicazione dei movimenti il 4 luglio.
Passando al personale educativo, queste sono le scadenze: termine ultimo comunicazione al SIDI delle domande di mobilità e dei posti disponibili 5 maggio, pubblicazione dei movimenti 26 maggio.
Infine, per il personale Ata, la comunicazione a SIDI dovrà avvenire entro il 5 luglio, mentre la pubblicazione dei trasferimenti è fissata al 25 luglio.
Ricordiamo anche che il termine ultimo per la presentazione della richiesta di revoca delle domande è fissato a dieci giorni prima del termine ultimo per la comunicazione al SIDI o all’ufficio dei posti disponibili.
A marzo ci sono anche altre due scadenze da tener presenti: il personale, il cui rientro e restituzione al ruolo di provenienza viene disciplinato dall’art. 5, commi 1 e 2, del C.C.N.I. sulla mobilità, deve presentare domanda all’Ufficio scolastico regionale – Ufficio territorialmente competente rispetto alla provincia scelta per il rientro, entro il 14 marzo 2014 nel caso di personale docente, entro il 26 marzo 2014 nel caso di personale A.T.A., ai fini dell’assegnazione di sede di titolarità prima delle operazioni di mobilità. Nell’impossibilità di ottenere le sedi richieste, per mancanza di disponibilità, gli interessati sono riammessi nei termini e possono presentare domanda di mobilità al predetto ufficio, il quale la acquisisce al sistema informativo per l’assegnazione della sede definitiva nel corso delle operazioni di movimento.

Renzi, la scuola e la sfida per l’Europa sociale

da Tecnica della Scuola

Renzi, la scuola e la sfida per l’Europa sociale
di P.A.
Il presidente del consiglio, Matteo Renzi, intervenendo al congresso del Pse a Roma, ha ancora puntato l’attenzione sulla scuola e sul ruolo dei docenti il cui lavoro e funzione devono essere rivalutati. “L’Unione europea non è la causa dei suoi problemi ma il luogo della loro soluzione”
”Si è perso il senso della grandezza della sfida” che deve portare i giovani a considerare l’Europa ”non un contenitore strano ma un luogo per loro naturale”. Una ”sfida da vincere” avendo ”attenzione alla scuola, all’università e alla ricerca”. Puntando sull’educazione dei giovani, sull’innovazione, sottolinea Renzi, si può costruire ” l’Europa sociale” con un sistema che garantisca veramente il diritto allo studio. A questo proposito Renzi ricorda che ”Firenze è diventata grande nel Rinascimento perché’ la sua grandezza culturale è stata favorita dai banchieri fiorentini, che investirono in operazioni culturali significative. Denari – sottolinea – che vennero investiti in una gigantesca operazione educativa. Addirittura venne creato un meccanismo che permetteva a tutti di vivere la scuola come libertà”. Se tutto questo accadrà, sostiene Renzi, ”il Pd sarà orgoglioso di fare parte” di questa Europa e ”lo sarà anche il governo che vuole arrivare al semestre di presidenza non solo avendo adempiuto agli obblighi ma per discutere di un nuovo modello di Europa”. Ma per fare questo, avverte ancora una volta il premier, l’Italia ”dovrà’ mettere ordine tra le sue priorità di riforma: riforme strutturali, dal lavoro alla giustizia; nuova legge elettorale con riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione; e infine quella gigantesca scommessa educativa, tecnologica sulla scuola a cominciare dal restituire agli insegnanti il valore che meritano”. Parlando di scuola, Renzi cita John Kennedy ricordando i suoi interventi sul tema, ”compiuti non perché’ con obiettivi alla portata di mano ma perché’ era un obiettivo difficile sui cui dover convogliare le risorse Usa. Ecco – dice il premier – analoga cosa è per noi: l’Unione europea non è la causa dei suoi problemi ma il luogo della loro soluzione”

Concorso a Ds: soldi, “gente nostra” e “popolo loro”

da Tecnica della Scuola

Concorso a Ds: soldi, “gente nostra” e “popolo loro”
di Aldo Domenico Ficara
Le notizie provenienti dal sito web “Il Mattino.it” riguardanti le intercettazioni sul concorso per dirigenti scolastici svolto in Campania, mettono in evidenza alcuni passaggi che inducono a riflettere sull’inadeguatezza del sistema di reclutamento per selezionare la governance delle nostre scuole
Nelle intercettazioni si parla di 100mila euro richiesti per assicurare la cattedra di presidenza; infatti, in un articolo di Leandro Del Gaudio pubblicato su “Il Mattino.it” si scrive: “Inchiesta della Guardia di finanza sull’ultimo concorsone in Campania per diventare dirigente scolastico, spuntano le intercettazioni telefoniche raccolte in questi mesi. È il 17 settembre del 2011, quando l’ex dirigente P. E. (uno dei target dell’indagine) parla al telefono con un non meglio identificato Tonino: e si lamenta del fatto che c’è chi ha percepito la somma di 100mila euro per assicurare, ad alcuni suoi discenti, il passaggio alle prove selettive e finali del concorso per dirigente scolastico”. In un altro articolo di Leandro Del Gaudio si evidenzia la presenza di cordate finalizzate alla vincita della cattedra di presidenza infatti si scrive: “Quindi? Se me mettono a me (in commissione, ndr) devo far vincere pure a questa, sicuramente”. Interlocutore: “Va bene, ma ci mettiamo pure gente nostra dentro, però”. La dicitura “gente nostra“ fa intendere persone protette da poteri decisionali all’interno del concorso. Infine, come abbiamo riportato in un precedente articolo  il riferimento quasi irriverente al popolo, una sorta di “parco buoi” dell’istruzione, inteso come la massa di docenti partecipanti al concorso, ma ignari di tutte queste devianze concorsuali intercettate dalle autorità competenti. In sintesi, per riassumere alcuni passi di questo travagliato concorso, si consiglia il video dal titolo “Amarcord sul concorso per Ds: una selezione nata nelle aule, condivisa nei Tar e arrivata nelle procure“.