PAS Tfa Speciale, Tfa Ordinario e Sostegno

PAS Tfa Speciale, Tfa Ordinario e Sostegno 2014, ultime notizie

08-03-2014 – Matteo Carriero

Ultime notizie sui PAS – Tfa speciali con avvio a Bolzano, sul TFA Ordinario con bando forse a giugno e il TFA Sostegno

Notizie su PAS e Tfa Ordinario e Sostegno 2014

Vediamo gli ultimi aggiornamenti per i PAS – Tfa speciale e le ultime notizie sul TFA Sostegno 2014e il TFA Ordinario: dove iniziano i corsi, dove stanno per chiudersi le iscrizioni, come prepararsi alle prove.

Pas Tfa Speciale 2014, ultime notizie: a Bolzano si parte 

Tra le ultime notizie sui Pas – Tfa Speciali 2014abbiamo l’avvio dei corsi per la primaria a Bolzano, con data di inizio fissata al 15 marzo ed esborso pari a 2mila e 500 euro, con immatricolazioni possibili dal 10 al 26 marzo prossimo. Nel frattempo continua a imperversare la confusione per l’inserimento dei diplomati al magistrale nella II fascia delle graduatorie.

Ricordiamo inoltre che per i Pas – Tfa speciali aSiena le immatricolazioni si chiudono l’11 marzo.

Tfa Ordinario 2014, ultime notizie: il bando a giugno oppure no?

Si resta ancorati, per il Tfa Ordinario 2014, alla notizia resa nota dagli onorevoli Chmienti e Uva delM5S di un possibile bando a giugno 2014. La famosa emanazione del bando promessa per febbraio, va da sé, non è stata rispettata, ma questa non è certo una sorpresa considerando l’ormai ingente mole di scadenze costantemente non rispettate dal MIUR. Ricordiamo tuttavia che la Cgil aveva parlato di bando addirittura a dicembre, pertanto al momento è difficile sbilanciarsi su quando questo possa arrivare realmente.

Tfa Sostegno 2014, ultime notizie sulla specializzazione: risultati a Palermo

Per quanto riguarda i Tfa Sostegno 2014 le ultime notizie sui corsi di specializzazione vedono la pubblicazione dei risultati delle prove preselettive da parte dell’Università di Palermo. Importante comunicazione giunge inoltre da Genova, dove i corsi per la Specializzazione Sostegno partiranno lunedì prossimo, 10 marzo 2014.

http://news.supermoney.eu/lavoro/2014/03/pas-tfa-speciale-tfa-ordinario-e-sostegno-2014-ultime-notizie-0072099.html

IL CAOS DEL CONCORSO A DIRIGENTE SCOLASTICO CONTINUA, ANZI AUMENTA…

IL CAOS DEL CONCORSO A DIRIGENTE SCOLASTICO CONTINUA, ANZI AUMENTA…

La sconcertante vicenda del reclutamento dei dirigenti scolastici del nostro Paese, attraverso una procedura concorsuale il cui inizio sembra perdersi nella notte dei tempi e la conclusione  appartenere alla fantascienza, è un esempio chiaro e palpabile di come si sta pervicacemente distruggendo la scuola italiana.

Per scriverne la storia ancora incompiuta dovremmo ripercorrerne l’infinito poema: dalle esclusione cervellotica degli aspiranti in alcune regioni, dai test preselettivi sbagliati, da certe nomine di commissari poco affidabili (come sta in più casi dimostrando la Magistratura), da sospensioni, reiterazione di prove, annullamenti, convocazioni, nomine, rinvii…

E’ un concorso che non si sta facendo mancare proprio niente, che ha collezionato il peggio, che sta rendendo poco credibile l’Amministrazione Scolastica e i suoi vari ministri che continuano a succedersi, con grande sconforto dei possibili nuovi dirigenti, del personale della scuola, dell’opinione pubblica.

E’ per questo che chiediamo un intervento diretto del Capo del Governo per porre fine a questa situazione di caos diffuso.

La vicenda dei 350 neo dirigenti della Lombardia, che avevano lasciato le loro classi, salutato alunni e famiglie, colleghi e assessori, cercato nuova casa e immaginato di cambiare lavoro dal giorno successivo e alla fine rispediti a destinazione come merce avariata, rappresenta l’ultimo farsesco (ma per i diretti interessati, drammatico) epilogo.

Se non si interverrà subito e con qualche idea chiara, si spegneranno definitivamente i residui entusiasmi che eroicamente sopravvivono e diventeranno gracide le voci dei bambini che cantano nelle scuole.

 

IL PRESIDENTE NAZIONALE

Gregorio Iannaccone

 

Nomina vincitori concorso a dirigenti scolastici regione Lombardia

On. Sen. Stefania Giannini
Ministro Istruzione, Università e Ricerca
Viale Trastevere, 76/a
00153 Roma

Oggetto: Nomina vincitori concorso a dirigenti scolastici regione Lombardia.
Richiesta incontro urgente.

Questa organizzazione, la più rappresentativa della categoria dei dirigenti delle istituzioni scolastiche, in relazione al sopravvenuto blocco nelle procedure di nomina ed assunzione in servizio dei vincitori del concorso in oggetto, chiede alla S.V. un incontro urgente, per un confronto di merito sulla questione e al fine di rimuovere le criticità che l’inattesa decisione ha provocato nelle scuole della regione, oltre che nei diretti interessati.
Data la situazione di grande tensione che si è venuta a creare nella regione, ed il grande numero di istituzioni scolastiche coinvolte, si deve sottolineare la necessità che l’incontro avvenga nei tempi più brevi possibili.
Nella stessa occasione, si intende rappresentare alla S.V. l’esigenza di avviare al più presto a soluzione l’altra emergenza, aperta pochi giorni fa dalla sentenza del Consiglio di Stato che ha disposto la parziale rinnovazione dell’analogo concorso in Toscana.
E’ gradita l’occasione per porgere distinti saluti.

Giorgio Rembado
presidente nazionale Anp

Nomine dirigenti in Lombardia, una scelta di buon senso

Nomine dirigenti in Lombardia, una scelta di buon senso

Botta e risposta sulle nomine dei dirigenti scolastici in Lombardia, per le quali il MIUR (vedi comunicato stampa del 7 marzo) ha dato indicazioni di procedere al momento solo giuridicamente, rinviando al 1° settembre l’effettiva presa di servizio. Una decisione che fa salvi, doverosamente, i legittimi interessi dei neo dirigenti ed evita, altrettanto giustamente, una tornata di nomine ad anno scolastico inoltrato, con tutte le ricadute che ciò comporterebbe per la continuità didattica e organizzativa. Una scelta che la Cisl Scuola condivide, ma che irrita invece l’on. Centemero, responsabile scuola di Forza Italia, che se la prende con la ministra accusandola di aver ceduto alle pressioni di “un importante sindacato nazionale”. Un’accusa nemmeno tanto velata, alla quale risponde il segretario generale Cisl Scuola Francesco Scrima con la seguente dichiarazione:

Sulle nomine dei neo dirigenti in Lombardia la posizione del Miur, in questa fase dell’anno scolastico, appare di assoluto buon senso per chiunque conosca i problemi della scuola vivendoli davvero ogni giorno.
Qui non si tratta di difendere l’interesse dei precari contro quello dei neo dirigenti: è un modo molto miope, oltre che sbagliato, porre la questione in questi termini.
Per chi ha vinto un concorso va ovviamente salvaguardato il diritto a essere assunto, e questo avviene per i neo dirigenti lombardi, che vedono rinviare al nuovo anno scolastico la sola presa di servizio. La ragione è ovvia, ed è la stessa che impedisce di assumere il personale scolastico ad anno in corso, quando dare il via a una rotazione di docenti e dirigenti avrebbe ricadute negative sia sulla continuità didattica che per la continuità dell’organizzazione degli uffici. I diritti dei precari peraltro, in questo contesto, entrano in gioco con altrettanta legittimità di quelli di altri, se proprio vogliamo assumere la chiave di lettura dell’on. Centemero, la quale ovviamente si considera al di sopra delle parti quando si avventura in stravaganti accuse al ministro e al sindacato che l’avrebbe, a suo dire, pesantemente condizionata. Il potere che ci viene attribuito, in realtà è solo la ragionevolezza che porta a non separare mai la tutela degli interessi dei lavoratori da quella più generale del buon andamento della scuola e del buon servizio che deve rendere agli alunni
“.

Di seguito la dichiarazione dell’on. Centemero, peraltro anch’essa neo dirigente scolastica per effetto del concorso svoltosi in Lombardia.

Se è vera la notizia secondo cui un importante sindacato nazionale avrebbe molto pesato sulla decisione della Ministra Giannini di non immettere in ruolo i vincitori del concorso per dirigenti scolastici in Lombardia allo scopo di tutelare i supplenti precari, iscritti al sindacato stesso, suggerisco al Presidente Renzi di scegliere un’altra Ministra che abbia meno a cuore il placet sindacale. Ma forse Renzi non rappresenta quel cambiamento che, a parole, vorrebbe far credere“.

Milano, “Scienzabile – inclusione e gioco tra scienza e disabilità”

Milano, “Scienzabile – inclusione e gioco tra scienza e disabilità”

Verrà presentato martedì 11 marzo, con una conferenza stampa, il progetto “Scienzabile – inclusione e gioco tra scienza e disabilità”, nato dalla collaborazione tra la fondazione De Agostini, l’associazione L’abilità e il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano. Il progetto prevede lo studio e la sperimentazione di percorsi di visita alle collezioni e attività di laboratorio per bambini con disabilità tra i 6 e i 10 anni per strutturare un percorso educativo permanente. E’ prevista anche la realizzazione di materiali educat! ivi, scaricabili dal sito del Museo e destinati a genitori e insegnanti, per preparare il bambino alla visita.
Presso la Sala del Cenacolo del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, ore 11.30, in via San Vittore 21.

Per informazioni e iscrizioni, entro lunedì 10 marzo, e-mail: stampa@museoscienza.it

Milano, un corso di formazione sulla capacità dei servizi per la disabilità a generare valore sociale

Milano, un corso di formazione sulla capacità dei servizi per la disabilità a generare valore sociale

Si intitola: “Generare valore sociale. Il contributo dei servizi per la disabilità alla qualità della vita di tutti noi” il corso di formazione organizzato dalla Provincia di Milano e rivolto a: coordinatori, dirigenti, psicologi, assistenti sociali, educatori, volontari. Le giornate saranno caratterizzate da lezioni frontali e da esercitazioni pratiche, nelle quali sarà favorito il confronto interprofessionale anche con l’ausilio di case studies. Il corso si articola in quattro giornate formative a partire dal 26 marzo. Sono stati richiesti i crediti ECM.

Presso la sede della Provincia viale Piceno 60, Milano. Occorre iscriversi entro il 16 marzo.

Per informazioni: tel. 02 77403142.

A rischio 100 milioni per ristrutturazioni in 700 scuole: troppi ritardi burocratici

da Repubblica.it

A rischio 100 milioni per ristrutturazioni in 700 scuole: troppi ritardi burocratici

Il ministro Giannini ha dovuto prorogare le scadenze: meno di un terzo dei lavori erano stati avviati. Alle lentezze si uniscono norme eccessivamente complicate

di SALVO INTRAVAIA

La burocrazia-lumaca mette a rischio oltre 100 milioni per l’edilizia scolastica. E, in uno dei suoi primi atti, il ministro Giannini è costretta a prorogare di due mesi la scadenza per l’affidamento dei lavori di ristrutturazione urgenti in quasi 700 scuole. Il premier Matteo Renzi, stando ad un comunicato del ministero dell’Istruzione, aveva ragione: uno dei problemi più pesanti di cui soffre il nostro Paese è la burocrazia. Per rispettare i termini stabiliti dal decreto del Fare, che ha messo a disposizione 150 milioni per la messa in sicurezza le scuole più sgarrupate d’Italia, varato dal precedente governo, gli enti locali  –  comuni e province  –  avranno tempo fino a fine aprile.

Entro lo scorso 28 febbraio, scadenza prefissata dal decreto, erano stati affidati lavori per meno di un quarto della somma stanziata dal Enrico Letta. “Lo scorso novembre  –  si legge nel sito del ministero dell’Istruzione  –  il Miur ha dichiarato finanziabili 692 interventi in base graduatorie fornite dalle regioni. Il termine per l’affidamento dei lavori scadeva il 28 febbraio 2014. Il ministero ha monitorato e sollecitato costantemente”. Ma il 27 febbraio, ad un giorno dalla scadenza, “risultavano affidati soltanto 207 interventi per un totale di  35,7 milioni di euro. In altre parole, poco meno del 30 per cento del totale dei lavori finanziabili e appena il 24 per cento delle risorse disponibili.

E “per evitare di vanificare il lavoro fatto negli scorsi mesi è stata disposta la proroga”, spiegano da viale Trastevere. Tra le regioni più lente la Sardegna, con appena un lavoro affidato sui 24 ammessi a finanziamento: il 4 per cento. Seguita da Lazio, Abruzzo, Molise ma anche Lombardia e Liguria, con meno di un quarto di lavori affidati. Le due regioni più virtuose sono Toscana e Emilia Romagna con tassi di completamento delle procedure vicine al 50 per cento. Ma al di là della lentezza delle singole regioni, con tutta probabilità, c’è anche un problema di norme eccessivamente complicate che costringono gli enti locali ad eccessivi perdite di tempo.

E’ stato proprio il presidente del consiglio Renzi a dichiarare nel suo discorso di insediamento guerra alla burocrazia definendola “la madre di tutte le battaglie”. In effetti, i due miliardi e mezzo di euro “promessi” dall’inquilino di Palazzo Chigi per rimettere in piedi una buona parte dei plessi scolastici meno sicuri sono già disponibili. L’Ance  –  l’Associazione nazionale dei costruttori edili  –  ha infatti calcolato che tra il 2004 e il 2013 sono stati stanziati 3,6 miliardi tra fondi nazionali e fondi europei destinati ai malmessi edifici scolastici nostrani.

Una buona fetta dei 13 milioni di euro stimati nel 2008 dalla Protezione civile per mettere in sicurezza tutti i 36mila plessi scolastici italiani. Ma di quel gruzzolo soltanto poco più un miliardo è stato realmente “attivato”, come si dice con termine burocratico. La restante parte, oltre 2,5 miliardi è ancora in attesa di essere speso e il nuovo governo non sembra intenzionato a farsi scappare l’occasione. Anche perché le scuole del Belpaese sono piuttosto datate se è vero che due e edifici scolastici su tre hanno quasi 50 anni di vita e quasi uno su cinque è stato costruito ai tempi del Regno o durante il fascismo: ha cioè 70 anni di vita alle spalle.

Unicef: l’istruzione come salvavita per le bambine

da La Stampa

8 marzo

Unicef:  l’istruzione come salvavita per le bambine

Lanciata l’iniziativa #8marzodellebambine nella Giornata nazionale della donna
roma

#8marzodellebambine: «L’istruzione come salvavita». È l’iniziativa lanciata da Unicef Italia in coincidenza della Giornata nazionale della donna «per sottolineare il dramma dell’infanzia negata».

«L’istruzione delle bambine è l’investimento più potente che una nazione possa fare, perché accelera la lotta contro la povertà, le malattie, la disuguaglianza e la discriminazione di genere», premette il presidente dell’associazione, Giacomo Guerrera.

In occasione della Giornata, l’Unicef Italia lancerà un cartone animato sui matrimoni precoci e una videogallery animata con storie sui temi degli abusi sessuali, mutilazioni genitali femminili, matrimoni precoci.

«Trentuno milioni di bambine, nel mondo, sono escluse dalla scolarizzazione primaria – ricorda Guerrera – le ragazze con istruzione secondaria hanno fino a sei volte meno probabilità di sposarsi precocemente, rispetto a quelle con poca o nessuna istruzione. Nell’Africa subsahariana, circa 1,8 milioni di bambini, nel 2008, sarebbero stati salvati se le loro madri avessero avuto un’istruzione secondaria e di conseguenza migliori conoscenze dei comportamenti igienici e sanitari per garantire la salute dei loro figli».

Per l’Unicef, la scuola è un luogo reale di protezione dagli abusi, dallo sfruttamento, dai matrimoni e dalle gravidanze precoci, che mettono letteralmente a rischio la vita delle bambine e delle ragazze, soprattutto in alcuni paesi del mondo in via di sviluppo dove più le bambine e le donne sono ancora fortemente discriminate.

I numeri dell’infanzia negata restano drammatici. Circa 70 milioni di donne nel mondo in via di sviluppo (Cina esclusa) tra i 20 e i 24 – più di una su tre – si sono sposate o hanno iniziato a convivere prima dei 18 anni. Se la tendenza attuale proseguirà, entro i prossimi sei anni 142 milioni di bambine si sposeranno prima di aver compiuto 18 anni. Ciò si traduce in 14,2 milioni di bambine sposate ogni anno, cioè 37mila bambine sposate ogni giorno.

Almeno 50mila ragazze tra i 15 e i 19 anni muoiano a causa di complicazioni durante la gravidanza e il parto. Le bambine sotto i 15 anni hanno 5 volte più probabilità di morire durante la gravidanza e il parto rispetto alle donne tra i 20 e i 29. Nel mondo, dei 6 milioni e mezzo di bambini tra i 5 e i 14 anni che lavorano come domestici in case private, il 71% sono bambine. A livello globale, circa il 20% delle donne hanno subito abusi sessuali da bambine.

Ancora oggi, più di 125 milioni di bambine e donne sono state sottoposte a mutilazioni genitali femminili/escissione in tutto il mondo. Nei prossimi dieci anni, 30 milioni di bambine rischiano ancora di subire questa pratica.

Il Miur lancia un piano nazionale per la sicurezza tra i banchi

da La Stampa

Il Miur lancia un piano nazionale per la sicurezza tra i banchi

Addestramenti pratici con manichini per insegnare a insegnanti, presidi e personale tecnico e amministrativo manovre di primo soccorso
roma

Un piano nazionale di formazione alla salute e alla sicurezza tra i banchi destinato al personale scolastico, per formare insegnanti, dirigenti e ausiliari sulle tematiche e sulle tecniche di prevenzione degli infortuni in aula. Questo il contenuto del progetto “A scuola si cresce sicuri”, presentato ieri nella sede del Miur a Roma con gli interventi del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini e del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti.

Il piano è frutto di un protocollo d’intesa tra Miur, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e Federazione italiana medici, ed è «un segnale del fatto che il Governo considera la scuola il polmone autentico del paese», ha spiegato il ministro Giannini, aggiungendo: «abbiamo la grande responsabilità di dimostrare con i fatti che, in tempi brevi, si può intervenire sull’edilizia scolastica e garantire sicurezza all’interno delle scuole».

Attraverso 60 corsi da svolgersi in altrettante province italiane, 1.800 unità di personale scolastico apprenderanno le tecniche di disostruzione, prevenzione e primo soccorso, per cercare di ridurre il numero di circa 98mila incidenti che ogni anno si verificano tra i banchi.

Il percorso formativo sarà articolato in due moduli didattici per una durata di otto ore. Ogni scuola coinvolta riceverà 250 euro (fondi Miur e Garante infanzia) per l’avvio del corso (che, senza la disponibilità della Federazione dei pediatri, costerebbe intorno ai 600 euro). Si prevede di impegnare il triennio scolastico 2013-2016 per portare a termine il piano di formazione del personale sul territorio nazionale con un update periodico e l’ampliamento in itinere delle attività con ulteriori contenuti.

A sostegno dell’iniziativa è stato anche realizzato un video che verrà diffuso nelle prossime settimane, che vede come testimonial il regista e attore Carlo Verdone.  Il video descrive tre diverse situazioni d’intervento ispirate a casi realmente accaduti.

«Agli interventi sull’edilizia scolastica dobbiamo affiancare una cultura della sicurezza a 360 gradi», ha sottolineato il ministro Galletti, «per rafforzare quel patto di fiducia tra famiglie e istituzione scolastica che è parte della tenuta sociale del paese».

8 marzo, festa amara: le donne continuano ad essere penalizzate

da Tecnica della Scuola

8 marzo, festa amara: le donne continuano ad essere penalizzate
di Alessandro Giuliani
Si torna a parlare di divario di genere: dal XVI Rapporto AlmaLaurea emerge che già ad un anno dalla laurea le differenze rispetto agli uomini, in termini occupazionali, risultano significative. E in presenza di figli la forbice si allarga, pure a livello stipendiale. Esemplare quanto accade nella scuola, dove hanno risultati scolastici migliori e abbandonano meno i banchi. All’università si laureano prima. Costituiscono l’81% del corpo docente (alla materna il 99,6%), ma entrano di ruolo e vanno in pensione sempre più tardi.
Ogni genio che nasce donna è perduto per l’umanità’ scriveva Stendhal i primi dell’800. Oggi, a duecento anni di distanza, purtroppo le donne sono ancora penalizzate”. A sostenerlo è il professore Andrea Cammelli, direttore e fondatore di AlmaLaurea, nell’anticipare, in occasione dell’8 marzo la documentazione sulle laureate alla prova del lavoro contenuta nel XVI Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani che sarà presentato lunedì 10 marzo all’Università di Bologna al Convegno “Imprenditorialità e innovazione: il ruolo dei laureati”. I dati forniti confermano un vecchio “copione”: le significative e persistenti disuguaglianze di genere.
Tra i laureati magistrali biennali (3+2), già ad un anno dalla laurea le differenze fra uomini e donne, in termini occupazionali, risultano significative (7 punti percentuali: lavorano 52 donne e 59 uomini su cento). “Le donne – spiega AlmaLaurea – risultano meno favorite non solo perché presentano un tasso di occupazione decisamente più basso, ma anche perché si dichiarano più frequentemente alla ricerca di un lavoro: 35% contro il 27% rilevato per gli uomini. A cinque anni dal conseguimento del titolo le differenze di genere si confermano significative e pari a 7,5 punti percentuali: lavorano 79 donne su cento e 86,5 uomini su cento”.
E la forbice si allarga ulteriormente in presenza di figli. A un anno dalla laurea raggiunge i 17 punti tra quanti hanno figli (il tasso di occupazione è pari al 44% tra gli uomini, contro il 27% delle laureate), mentre scende fino a 10 punti, sempre a favore degli uomini, tra quanti non hanno prole (tasso di occupazione pari al 49% contro il 39%, rispettivamente). A cinque anni dalla laurea il differenziale, lungi dal diminuire, aumenta toccando i 25,5 punti percentuali tra quanti hanno figli (il tasso di occupazione è pari all’89% tra gli uomini, contro il 63,5% delle laureate), mentre scende fino a 7,5 punti, sempre a favore degli uomini, tra quanti non hanno prole (tasso di occupazione pari al 83,5% contro il 76%, rispettivamente).
Anche nel confronto tra laureate, chi ha figli risulta penalizzata: a un anno dal titolo lavora il 39% delle laureate senza prole e il 27% di quelle con figli (differenziale di oltre 12 punti percentuali). A cinque anni dal titolo il differenziale si mantiene sullo stesso livello (oltre 12 punti percentuali): lavora il 76% delle laureate senza prole e il 63% di quelle con figli.
“Forti sono le responsabilità in termini di politiche a sostegno della famiglia e della madre-lavoratrice, soprattutto perché dai dati appena citati si evidenzia con forza lo scarto occupazionale esistente tra le laureate, a seconda della presenza o meno di figli”, commenta Andrea Cammelli.
Considerando la tipologia dell’attività lavorativa le differenze si confermano elevate. Ad un anno dalla laurea gli uomini possono contare più delle colleghe su un lavoro stabile (le quote sono 39 e 31%). Il lavoro non standard, ovvero il contratto a tempo determinato, è leggermente più diffuso tra le donne, coinvolgendo 25 occupate su cento (rispetto al 22% dei colleghi). A cinque anni dalla laurea il lavoro stabile diventa una prerogativa tutta maschile: può contare su un posto sicuro, infatti, il 79% degli occupati e il 67% delle occupate.
Le differenza di genere si confermano anche dal punto di vista retributivo Ad un anno dal conseguimento del titolo gli uomini guadagnano il 14% in più delle loro colleghe (1.254 euro contro i 1.098 euro delle donne). Tra uno e cinque anni dal conseguimento del titolo, infatti, le differenze di genere, lungi dal ridursi, aumentano ulteriormente, raggiungendo il 22% (1.626 contro 1.333 euro delle colleghe).
Un settore lavorativo dove la presenza di donne è invece massiccia è quello della scuola. A ricordarlo, sempre in occasione dell’8 marzo, è l’Anief. Che realizzando uno studio sulla condizione femminile nell’istruzione pubblica ha ricordato che nella scuola solo 19% di insegnanti sono maschi. Non solo: la percentuale di donne dietro alla cattedra è destinata a crescere. Basta dire che tra gli iscritti ai corsi di formazione per abilitarsi nella scuola primaria e dell’infanzia ci sono corsi dove vi è un solo componente di sesso maschile ogni trenta donne. Continuando nella tradizione: oggi alla materna il 99,6% è rappresentato da maestre.
La maggiore predisposizione delle donne verso la scuola, ricorda il sindacato autonomo, sembrerebbe legata anche a fattori biologici. Che si manifestano già in tenera età. Con i risultati migliori, già nella scuola primaria, molto spesso ad appannaggio del sesso femminile. Se guardiamo ai dati sulla dispersione scolastica, il tema non cambia: nel 2012 l’Italia era ancora ferma al 17,6%, ma tra i maschi sale al 20,5%, mentre tra le femmine scende al 14,5% (non molto distante dalla media europea del 12,8%).
Il rapporto più felice tra donna e istruzione si evince, inoltre, dalle ultime risultanze Ocse: a quindici anni le femmine hanno competenze in lettura significativamente più alte dei maschi, mentre questi ottengono risultati migliori in matematica, ma di misura statisticamente non significativa. Le ragazze coltivano, inoltre, aspettative di lavoro più elevate dei maschi e si iscrivono ai corsi di istruzione universitaria più dei ragazzi.
E nell’istruzione terziaria le donne primeggiano sul totale della popolazione, con il 16% contro il 13% degli uomini, in sintonia con la media dei paesi Ocse (donne 33%, uomini 29%). Sempre dall’università giungono numeri eloquenti: le donne iscritte ad una Facoltà di studi italiana sono di più (56%), hanno ottenuto alla maturità un giudizio medio alto (87/100) e si laureano almeno un anno prima degli uomini.
Per molte donne la scuola, dove non vi sono differenze di stipendio in base al genere, ha sempre rappresentato un’isola felice. Negli ultimi anni le cose però si stanno complicando. Il loro reclutamento è diventato sempre più lento: basta dire che tra il 2009 e il 2011 il numero degli insegnanti si è ridotto del 9% passando, da 843mila a 766mila unità. Un decremento che ha riguardato maggiormente i docenti precari, tagliati del 25%, mentre quelli di ruolo sono scesi del 6%. Così l’attesa prima dell’assunzione a tempo indeterminato si è sempre più allungata. Tanto è vero che oggi le nostre docenti con meno di 30 anni sono appena lo 0,5%, mentre in
Germania la presenza di insegnanti under 30 si colloca al 3,6%, in
Austria e Islanda al 6%, in Spagna al 6,8.
L’Anief ha ricordato anche l’effetto dirompente che la riforma Fornero ha avuto sulle insegnanti: dal 1° gennaio del 2012 l’età minima per accedere all’assegno di quiescenza è passato da 60 a 62 anni, da quest’anno servono 63 anni e 9 mesi. Mentre per quelle che non posseggono il requisito dell’età anagrafica, occorre un’anzianità contributiva di 41 anni e 6 mesi entro il 31 dicembre 2014. È quasi superfluo dire che si tratta di un’imposizione che fa arrivare le donne italiane alla pensione scontente e affaticate: sarebbe servita un’introduzione della legge più graduale e dando la possibilità alle docenti con oltre 20-25 di insegnamento alle spalle di diventare tutor dei nuovi colleghi, alleggerendole in questo modo dal peso dell’insegnamento tradizionale e fornendo un prezioso aiuto alle nuovi generazioni d’insegnanti. Sempre più rosa.