Disabili discriminati sul lavoro, l’Italia vicina a una nuova condanna Ue

Disabili discriminati sul lavoro, l’Italia vicina a una nuova condanna Ue

Dopo il pronunciamento della Corte di giustizia del luglio 2013, la Commissione ritiene che la legge italiana non si sia adeguata in modo sufficiente. Parla Lorenzo Torto, il disabile che aveva portato il nostro paese sul banco degli imputati

da Redattore Sociale
21 marzo 2014 – 14:26

BRUXELLES – L’Italia rischia sanzioni di carattere economico e un ulteriore deferimento alla Corte di Giustizia Europea per mancata applicazione di una sentenza della stessa Corte sulla parità di trattamento dei disabili sul lavoro.

A paventare la possibilità di multe per il nostro paese e di deferimento addirittura per violazione dei trattati sono state fonti interne alla Commissione europea: l’esecutivo di Bruxelles sta infatti valutando l’adeguamento della legislazione italiana alla direttiva 2000/78/CE in merito alla non discriminazione delle persone con disabilità sul lavoro, dopo che la Corte di Giustizia UE aveva condannato l’Italia nel luglio 2013.

Il nostro paese aveva recepito la direttiva col decreto legislativo 216 del 9 luglio 2003, ma il massimo organo giuridico europeo non ha ritenuto questa legge sufficiente e ha chiesto all’Italia in particolare di recepire meglio l’articolo 5 della direttiva, che riguarda le soluzioni e gli adattamenti ragionevoli che il datore di lavoro deve mettere in atto per favorire l’inserimento delle persone disabili. Altri problemi rilevati dalla Corte sono il fatto che le misure per l’impiego di persone con disabilità sono spesso lasciate a discrezione delle autorità locali e non sono adottate in maniera organica e che c’è un mancato accesso ad adeguata formazione alvorativa per le persone disabili.

L’Italia, in risposta alla sentenza del luglio 2013, ha adottato la legge 99 del 9 agosto 2013, che la Commissione sta ora valutando e che, se troverà di nuovo insufficiente, porterà a un secondo deferimento dell’Italia e a un rischio di sanzioni economiche.

Ma al di là dei cavilli legali e delle battaglie giuridiche, a portare il nostro paese sul banco degli imputati è stato un ventiseienne paraplegico abruzzese, Lorenzo Torto, che nel marzo 2013 ha presentato una petizione al Parlamento UE per chiedere che il governo si desse una mossa nel garantire a lui e a tutti i disabili come lui un’accesso al lavoro dignitoso.

Lorenzo è tornato ieri di nuovo di fronte alla Commissione Petizioni dell’Europarlamento, e ha purtroppo constatato che l’Italia non si sta muovendo abbastanza velocemente ed efficacemente su questo dossier, al punto che Ilaria Brazzoduro, della DG Giustizia della Commissione Europea, non ha escluso la possibilità di una multa per il nostro paese, una volta terminati gli accertamenti di Bruxelles.

“Io sono convinto che avremo un altro deferimento e un’altra sentenza di condanna da parte della Corte di Giustizia – ha detto a Redattore Sociale Lorenzo Torto – perché la legge adottata dall’Italia per recepire la direttiva affronta solo alcuni problemi minimi. Io ci tengo ha sottolineare – ha proseguito – come questa mia battaglia non sia solo per me ma per tutte le persone con disabilità. Io sono solo un rompiscatole, uno che ha una lingua biforcuta a dispetto delle gambe che mi fanno male, ma non sto lottando a nome solo di Lorenzo Torto. Tenete presente che per me, venire a Bruxelles, non è una passeggiata come per chiunque altro. Oggi, tornato in Italia, dovrò prendere delle medicine per far passare il dolore, però è una cosa importante da fare per evitare che torni il silenzio su questa violazione dei diritti fondamentali dei cittadini con disabilità. Vorrei sottolineare un altro aspetto – ha concluso Lorenzo – non te lo deve dire l’Europa che sbagli. Deve essere nella coscienza di un paese che ci si renda conto della necessità di una maggiore integrazione dei disabili: la legge 68 del 1999, per esempio, stabilisce delle quote obbligatorie di assunzioni, ma se un’azienda in crisi può derogare a tali quote e comunque si possono pagare multe esigue, di tre euro al giorno per persona disabile non assunta, che non servono a disincentivare le violazioni della legge”.

E la presidente della Commissione Petizioni del Parlamento UE, l’eurodeputata italiana Erminia Mazzoni, scriverà nei prossimi giorni una lettera al presidente del Consiglio Renzi e al ministro del Lavoro Poletti perché considerino della massima priorità l’adeguamento dell’ordinamento italiano alla legislazione europea in materia di occupazione per le persone disabili. (Maurizio Molinari)

27 marzo 2013, la Corte di Giustizia Europea deciderà la sorte dei 300.000 precari della scuola

Precariato: 27 marzo 2013, la Corte di Giustizia Europea deciderà la sorte dei 300.000 precari della scuola.

Sulle ordinanze di remissione della Corte Costituzionale e del Tribunale di Napoli. Per Pacifico, i legali Anief e la Commissione UE, la normativa italiana (legge 106/11) è in contrasto con il diritto comunitario (direttiva 1999/70/CE) che prevede la stabilizzazione dopo tre anni di contratti, un risarcimento danni dissuasivo, il principio di non discriminazione tra personale di ruolo e a termine anche in tema di scatti stipendiali.

Tanti sono i docenti – ata, dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo della Confedir, inseriti nelle graduatorie da cui negli ultimi due anni sono chiamati sempre 140.000 supplenti, la maggior parte, al termine delle attività didattiche, per far risparmiare allo Stato le due mensilità di luglio e agosto, nonostante i posti siano vacanti e disponibili e non vi siano ragioni sostitutive di personale assente: il 13,8% dell’organico necessario per far funzionare le scuole, una percentuale scesa di due punti percentuali rispetto al 2007, dopo la cancellazione di 124.000 ad opera dei piani di razionalizzazione (- 94.000 tolti ai precari e – 30.000 mancate assunzioni dal turn-over), quando i supplenti erano 233.000 e il tasso di precarietà era del 15,9%, il più alto tra i comparti del Pubblico impiego.

Il precariato nella scuola non soltanto è rimasto costante negli anni ma oggi è a suoi massimi storici se si considera che soltanto la metà del personale inserito nelle graduatorie ottiene una supplenza al 30 giugno o al 31 agosto mentre altri 150.000 docenti (abilitati con il TFA, SFP, Diploma magistrale, PAS) attendono di essere inseriti nelle stesse graduatorie.

La precarietà è una malattia endemica nella Scuola italiana e ora la Corte europea potrebbe avere la cura: la Repubblica, fin dal suo nascere, ha utilizzato i supplenti per non chiudere le scuole e per risparmiare sulla finanza pubblica, visto che non riconosce loro aumenti di stipendio e li licenzia al 30 giugno piuttosto che al 31 agosto quando termina l’anno scolastico. Una legge (576) del 1970 riconosce soltanto nella scuola il periodo di pre-ruolo come utile ai fini della ricostruzione di carriera una volta assunti a tempo indeterminato, a testimonianza come il fenomeno sia ben noto al legislatore.

Nel 2011, il ministro Gelmini di fronte alle prime pronunce dei tribunali che condannavano l’amministrazione al risarcimento danni e al pagamento degli scatti stipendiali con quote intorno ai 30.000 euro per ricorrente e a una procedura d’infrazione (2124) aperta nel 2010 che porterà nei prossimi mesi alla condanna dello Stato italiano per inadempimento, chiede al Parlamento di intervenire. La legge 106/2011 così chiarisce che nella scuola non si applica il d.lgs. 368/2001 che recepisce la direttiva comunitaria sui contratti a termini e autorizza un nuovo piano di immissioni in ruolo di 67.000 unità ma a invarianza finanziaria, con stipendi bloccati per i successivi 9 anni, nonostante qualcuno dei neo-assunti da precario già riceva gli scatti stipendiali grazie ai giudici del lavoro. La Cassazione condivide l’intervento del legislatore perché ritiene che esistano ragioni oggettive imputabili al privilegio che hanno i precari della scuola italiana di poter essere assunti per scorrimento di graduatoria grazie all’anzianità di servizio maturata e all’oscillazione degli organici dovuta all’iscrizione degli alunni. Ma i legali Anief e la stessa Commissione UE con osservazioni scritte contestano tale difesa considerato che si accede alle graduatorie dopo aver superato concorsi per titoli ed esami, l’essere inserito nelle suddette graduatorie non comporta un diritto soggettivo all’assunzione dopo 36 mesi, il ricorso alle supplenze per l’ordinario funzionamento è persino aumentato in un decennio nonostante l’aumento del numero degli alunni.

E il precariato costa in termini di spending review. Non possono, infatti, essere dedotte ragioni finanziarie che, ancorché non imperative per la Commissione UE, sono inesistenti: secondo la Ragioneria dello Stato, nel periodo 2007-2012, nella Sanità dove si sono effettuate 24.000 stabilizzazioni si è ridotta la spesa per il personale a tempo determinato di 80 milioni di euro (- 7,5%), mentre nella Scuola dove è stata vietata la stabilizzazione, al netto delle assunzioni, la spesa è aumentata di 348 milioni di euro con un + 68%.

Sui docenti, basti pensare che il numero delle assunzioni è stato inferiore, a parità di tagli al fisiologico turn-over: dall’a. s. 2001/2002, 258.000 immissioni a fronte di 278.000 pensionamenti. In undici anni aumentano anche le supplenze, ma si dimezzano i posti assegnati al 31 agosto: nell’a. s. 2002/2003, primo anno di riapertura delle ex graduatorie permanenti, prima esaurite, le supplenze erano 105.000, di cui 26.000 al 31 agosto, mentre nell’a. s. 2013-2014 salgono a 120.000 di cui soltanto 12.000 al 31 agosto. A niente sono serviti i piani triennali di immissioni in ruolo annunciati con diverse leggi dello Stato (143/2004, 296/2006, 106/2011, 128/2013), i precari rimangono sempre lì per far funzionare le scuole. Che i numeri non tornano è evidente, visto che quando hai 15.000 pensionamenti e 26.000 supplenze assegnate su posti al 31 agosto vacanti e disponibili non procedi ad alcuna assunzione nell’a. s. 2003/2004, mentre quando hai certificato neanche 25.000 posti vacanti e disponibili nel 2011/2012 tra pensionamenti e supplenze annuali procedi all’assunzione di 30.000 insegnanti.

La legge (124/1999) è chiara: se un posto è vacante e disponibile deve essere assegnato al 31 agosto, ma la maggior parte dei posti, nonostante non vi sia il titolare, sono assegnati in supplenza al 30 giugno. Lo sanno bene i docenti di sostegno il cui organico stabile è stabilito dal legislatore (244/2007, 128/2013) sempre nel 70% di quello utilizzato ogni anno per garantire un rapporto uno a due con alunni con handicap, altro che Europa. Ma ora, finalmente la parola passa ai giudici di Lussemburgo cui si sono rivolti il giudice Coppola del tribunale del lavoro di Napoli e il giudice della Consulta che per la prima volta, invece di invocare il d.lgs. 165/2001, peraltro già bocciato dalla Corte Europea, o l’art. 97 della Costituzione, hanno chiesto se le nostre norme sono compatibili con quelle comunitarie.

Anief che aveva denunciato la mancata stabilizzazione e la discriminazione dei precari della scuola italiana dalle pagine di un quotidiano nazionale il 16 gennaio 2010 e che ha già ottenuto presso diversi tribunali del lavoro sentenze positive in primo grado in tema di stabilizzazione e/o risarcimenti danni, confermate in appello per gli scatti stipendiali durante il pre-ruolo grazie al prezioso coordinamento della Rete dei legali operato dagli avvocati Fabio Ganci e Walter Miceli, sarà rappresentata in CGUE dagli esperti avvocati Sergio Galleano e Vincenzo De Michele che hanno vinto, sempre in Europa, il contenzioso sulla stabilizzazione del personale delle Poste italiane. Si sono costituiti in giudizio anche i legali della CGIL-FLC, GILDA, CONITP.

Il personale precario che è interessato ai ricorsi per la scuola, può aderire chiedendo info a r.ruolo@anief.net o ancora seguire le istruzioni a questo link.

Nel frattempo, anche il sindacato dei medici Prodirmed, aderente a Confedir, sulla scia dell’Anief apre una vertenza giudiziaria per stabilizzare i medici precari dopo il divieto introdotto nel 2012 dal legislatore, in analogia a quanto avvenuto per la Scuola. Per info, scrivi a sorganizzativo@confedir.it

Maestra, oggi ti vedo

MAESTRA OGGI TI VEDO

di Umberto Tenuta

 

Maestra, oggi ti vedo!

Oggi ti vedo uscire da casa, in fretta.

Ti vedo con la cartella sotto il braccio sinistro, la mano destra intenta a chiudere la porta di casa, a fare entrare la testa nel berretto.

Ti vedo con la mano destra pronta ad aprire la porta dell’auto, ad avviare il motore, a partire veloce, per arrivare presto a scuola, prima della tua scolara mattiniera, ansiosa di vederti per prima, per correrti incontro, per abbracciarti, per darti il primo bacio della tua amata scolaresca.

Arrivano gli altri, le altre e gli altri tuoi alunni, ti fanno festa, ti gridano la loro gioia:

-Maestra, maestra, buongiorno, buona giornata, buona giornata a te, buona giornata a noi!

-Maestra, andiamo, andiamo, andiamo presto nella nostra scuola bella che più bella non si può.

-Abbiamo portato i fiori per te, o Maestra, le pratoline, i ciclamini di bosco, per fare ancora più bella la nostra aula, più bella come te, nostra maestra bella, nostra maestra cara!

-Quanto noi ti vogliamo bene, o maestra, che le favole belle ogni giorno ti inventi e ci racconti, che le poesie scrivi la notte ed ogni mattina ci leggi a scuola.

-O maestra, ogni mattina ci fai sentire la bellezza di questa nostra terra, di questo nostro cielo, di queste nostre pianure, di queste nostre colline; la bellezza di questa nostra famiglia di cui tu sei la madre amorosa.

-Maestra, sai che cosa stamattina noi vogliamo fare? Noi vogliamo costruire la Tavola pitagorica del SETTE.

-Sì, maestra, quanto è facile la tabellina del 7, del 7 come i 7 giorni della settimana:

lunedì. martedì mercoledì giovedì venerdì sabato domenica

-Una settimana −sette giorni− finisce ed un’altra settimana comincia.

-Noi arriviamo a dieci settimane!

-Noi abbiamo scritto così:

LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 7
LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 14
LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 21
LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 28
LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 35
LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 42
LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 47
LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 56
LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 63
LUNEDì MARTEDì MERCOLEDì GIOVEDì VENERDì SABATO DOMENICA 70

-Hai capito, tu, o maestra, che cosa è la tabellina del 7?

-Maestra, ora che la Tabellina del 7 abbiamo costruito e abbiamo imparato, più non dimentichiamo, perché sempre la possiamo costruire!

-Ora, maestra, ora che cosa facciamo?

-Che cosa ti sei inventata, stanotte?

-O maestra, abbiamo capito, abbiamo capito perché ieri ci hai detto, mentre uscivamo: domani portate una piantina, una piantina con le radici, con il fusto, con la foglie e possibilmente con i fiori.

-Maestra, io portato una piantina, piccola piccola di pesco!

-Maestra, io ho portato una piantina di pero!

-No, maestra io portato la piantina di…

Oh, quante piantine, stamattina, in classe!

-Che cosa dobbiamo farcene, maestra?

-Sì, abbiamo capito, la prima cosa da fare è non fare male alle piantine!

−Sì, soffrono, emettono le lacrime, no la linfa, come il nostro sangue!

-Hai ragione, maestra!

-Ho visto un fico tagliato con un coltellino: Quando sangue versava! Era bianco, Maestra, mica rosso come il nostro sangue! E poi era appiccicoso.

-Maestra, chissà perché!

E tu, Maestra: Ah, vediamo che cosa dice Francesco, là, in fondo all’aula!

−Sì, Francesco, tu dici che il sangue bianco della pianta del fico si raggruma, come il nostro sangue che esce dalla ferita, si raggruma per non far perdere molto sangue e non far morire la pianta.

-Sì, maestra, ho visto che nella grande pianta di fico del mio giardino ci sono tante grumi di ferite rimarginate come quelle sul mio braccio destro.

-Ma, o maestra, mica le piante hanno il cuore come noi!

−O, vediamo, vediamo da dove viene il sangue, scusate, la linfa delle piante!

-Dalle radici, maestra! Le radici succhiano dalla terra

−E poi che fanno?

-Il liquido che assorbono con le radici lo trasformano in linfa!

-Sì, maestra, anche noi abbiamo i vasi linfatici!

-Che bello, maestra, noi somigliamo alle piante, ma noi siamo animali, come i nostri criceti, e noi abbiamo anche un cuore.

-Le piante sono vegetali e noi siamo animali.

-Maestra, ora tu non ci fai nessuna lezione?

-No! Tu ci fai scoprire da soli tutte le cose! E, così, non abbiamo bisogno di imparare a memoria sul sussidiario! Le scopriamo noi e le ricordiamo per sempre.

-Ma ora, maestra, ora la ricreazione, che guaio!

-Maestra, noi ci siamo già ricreati, non hai visto che non ci siamo stancati affatto?

-Beh, come vuoi tu, tu sei sempre generosa, come le mamme nostre!

I bimbi sono in festa nell’aula, nei corridoi, si mescolano coi bimbi delle altre classi, parlano, dialogano, sorridono sempre!

Tu, maestra, prendi un caffé macchiato e chiacchieri con la tua collega dall’aula accanto; sì, vi raccontate un poco quello che avete nel cuore, riposate. Poi rientri in aula, ove i bimbi e le bimbe sono già ai loro posti ad attenderti con le mani appoggiate sul piano del tavolo intorno al quale siedono a quattro a quattro.

Ora si ricomincia subito.

−Che dici, tu, bimbo del terzo tavolo?

-Maestra, come è caro il fico!

-Maestra, ce la leggi, tu che sei così brava, una poesia del fico?

−Sì, o bimbe care, o bimbi cari, quando vedo che siete tutti attenti, ve la leggo, anzi ve la recito, ve la recito, io che sono brava come Gassman!

−Pronti?

ficoIL FICO ( Diego Valeri)

Laggiù al paese, nell’orto,

i miei mattini erano sul fico

largo di foglie, bruno, chiazzato

di neri frutti. Mi nascondevo nel folto

del grande albero amico. Il sole

montava alto, più alto del fico,

di me sul fico.

Guardavo il mondo, l’orto del vicino,

di là dal muro. Ogni tanto coglievo

un frutto, che gemeva latte

dal picciuolo spezzato e sangue denso

dalla ferita di sotto.

Ero un piccolo Pan, gracile, anemico,

nel primo sboccio timido dei sensi;

re del mondo, dell’orto;

il solo vivo sulla terra

nel tutto mio mattino d’estate.

 

Maestra, i tuoi alunni ti hanno chiesto un po’ di tempo, perchè vogliono leggere anch’essi la poesia che tu hai dato in fotocopia con le immagini a colori del fico, e così, con poche letture la imparano a memoria, e la ripetono alle loro mamme.

Maestra, la tua giornata di scuola, di gioia di essere maestra, è finita e tu, mesta come i tuoi alunni, ritorni a casa, con una gioia grande nel cuore, la gioia che tu hai letto nel volto e nei cuori di tutti i venticinque marmocchi che all’uscita della scuola ti hanno dato un bacio e ti hanno ricordato:

-Maestra, tu sei nei nostri cuori, ti aspettiamo domattina, ma arriva presto, non farci aspettare!

−Buon pranzo!

-Buon riposo, o maestra cara!

Scontro Giannini-sindacati sugli stipendi bassi dei prof

da Corriere.it

DOPO L’ARTICOLO DEL «CORRIERE»

Scontro Giannini-sindacati sugli stipendi bassi dei prof

Il ministro:  «Sono loro a volere il minimo garantito per tutti». La risposta: «Se Giannini vuole premiare pochi e penalizzare tutti gli altri troverà la nostra ferma opposizione»

di Redazione Scuola

Scontro ministro-sindacati sugli stipendi degli insegnanti.   All’origine della rissa l’articolo del  Corriere sui prof italiani maltrattati dalla politica e pagati peggio della media Ocse. «Metterei il dato in un quadro più ampio – ha detto Stefania Giannini intervenendo  su Radio1 Rai alla  trasmissione «Prima di tutto» -, non sono solo meno soldi ma anche spesi male.   Gli insegnanti italiani, rispetto a quelli dei paesi europei avanzati, sono insegnanti che non hanno alcuna prospettiva di carriera, ma non solo nel senso di una progressione, di un avanzamento, ma nel senso di una differenziazione di funzioni».

Giannini: «Sono i sindacati a volere il minimo garantito per tutti anziché valorizzare i migliori»

Se si fa una contrattazione,  ha continuato, «se anche le forze sindacali spingono sempre e solo per salvaguardare il minimo garantito a tutti e non per valorizzare chi lavora meglio, quel poco che c’è non solo non serve a migliorare la qualità complessiva ma nemmeno a valorizzare le singole persone». Immediata la risposta dei sindacati.  «Siamo pronti a discutere di valorizzazione professionale dei docenti ma nell’ambito dei rinnovi contrattuali, se invece la ministra Giannini vuole premiare pochi e penalizzare tutti gli altri troverà la nostra ferma opposizione», ha detto il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo. «Argomenti complessi come retribuzioni e carriere necessitano di una discussione seria con le organizzazioni sindacali e non – ha osservato il sindacalista – di essere affidati a interviste».

La Cgil: «Se  la ministra vuole premiare pochi e penalizzare tutti gli altri troverà la nostra ferma opposizione»

Ancora più netta la presa di posizione del sindacato Gilda. «Le esternazioni della Giannini ci lasciano esterrefatti perché dimostrano che il ministro non conosce affatto la drammatica situazione in cui si trovano gli insegnanti italiani a causa di una politica miope basata su tagli continui e indiscriminati», ha detto il coordinatore nazionale Rino Di Meglio. « Il contratto  – ha detto  – è scaduto ormai da cinque anni, l’inflazione finora ha eroso gli stipendi del 17% e non c’è l’ombra di un centesimo da contrattare». Dura anche la reazione dell’Anief. «Il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini  – si legge nel comunicato dell’Associazione nazionale insegnanti e formatori –  farebbe bene ad andare a leggersi quanto guadagna nel 2014 un insegnante della scuola pubblica italiana: in media non arriva a 1.300 euro, meno di un operaio».

Posti tagliati e pensioni rinviate L’Italia dei professori maltrattati

da Corriere.it

Negli ultimi cinque anni, dal 2007 al 2012, un insegnante su dieci ha lasciato la professione

Posti tagliati e pensioni rinviate L’Italia dei professori maltrattati

Sono in tanti ma hanno gradualmente perso peso nella società. Il consulente del ministero finlandese: «Così abbiamo dato ai docenti più libertà, indipendenza e autonomia»

di Gianna Fregonara e Orsola Riva

Sono malpagati: lo ha certificato l’Ocse, gli stipendi degli insegnanti italiani sono sotto la media dei Paesi sviluppati e dell’Unione Europea. Ogni anno «perdono» cinquemila euro rispetto ai loro colleghi. Sono spesso maltrattati, dalla politica che ad ogni cambio di ministro cambia le regole per questa «categoria» di quasi 800 mila persone alle quali affidiamo per sei/otto ore al giorno i nostri figli; e da noi genitori, che non siamo più così sicuri dell’istituzione e dei metodi di insegnamento e tra l’insegnante e nostro figlio siamo propensi a credere quasi sempre al secondo. Lavorano in condizioni di grave penuria quando non di emergenza, anche se le classi italiane non sono quei pollai di cui parlano i rappresentanti di categoria (il rapporto tra docenti e studenti è di uno a 12, poco migliore della media europea). Al momento sono esclusi dalla spending review , anche se per 4 mila di loro la pensione (già sospesa dalla riforma Fornero) è di nuovo rinviata. Ma va detto che negli ultimi cinque anni la scuola ha già «perso» un insegnante su dieci (erano 843 mila nel 2007, sono diventati 766 mila nel 2012): un taglio mai visto per la pubblica amministrazione. E infine sono «vecchi» come ci dicono le indagini internazionali: la lunga e impervia strada del precariato e delle supplenze fa dei nostri insegnanti una categoria per il 62 per cento di ultracinquantenni. Un record in tutta Europa.

Alla domanda «le piacerebbe che suo figlio diventasse insegnante?» solo un italiano su 5 risponde  sì

Ecco perché alla domanda «le piacerebbe che suo figlio diventasse insegnante?», soltanto un italiano su cinque risponde di sì. Una volta maestri e professori erano come il medico condotto, ma da decenni ormai il crisma sociale del professore si è molto appannato. Così come l’autopercezione dei docenti. Lo si vede bene da una recente indagine della Fondazione Agnelli su come si considerano i docenti entrati in ruolo nel triennio 2008-2010: forti nelle competenze disciplinari (per 9 su dieci la formazione è stata assolutamente adeguata); ma 7 su dieci dichiarano di sentirsi in difficoltà nel gestire classi sempre meno disciplinate (come dimostra la rilevazione Ocse-Pisa 2012: i quindicenni italiani sono scarsi in tutto salvo che nell’arrivare tardi o marinare la scuola) e quando viene il momento di confrontarsi con le famiglie. Strano? Per niente. Il problema sta nella formazione iniziale: anche dopo riforme e controriforme i professori entrano in classe spesso senza una adeguata preparazione specifica sul fronte pedagogico, oltre che stremati dal precariato più lungo e confuso d’Europa: il 27 marzo se ne occuperà la Corte di Giustizia, perché il periodo massimo di contratti a tempo determinato permesso nell’Unione europea è di 36 mesi. Mentre per entrare in ruolo in Italia ci possono volere anche dieci-quindici anni.

L’esperto finlandese: «Abbiamo dato ai docenti più libertà, più indipendenza e più autonomia»

Vecchi, stanchi, poco motivati e che puntano solo al posto fisso? Alcuni forse, ma c’è anche un esercito che resiste in trincea e si rimbocca le maniche quotidianamente per fare al meglio il proprio lavoro. Come far funzionare un sistema centralizzato e così complesso? Lo spiega bene Pasi Sahlberg, 54 anni, consulente del ministero dell’Educazione di Helsinki e ambasciatore nel mondo del modello educativo finlandese, un «brand» famoso ormai quanto la Nokia. «Vent’anni fa – dice al Corriere questo ex professore di matematica – abbiamo deciso di investire nella costruzione di un rapporto di fiducia fra gli insegnanti e il resto della società. Abbiamo dato ai docenti più libertà, più indipendenza e più autonomia e presto ci siamo resi conto che così le scuole funzionavano meglio. Maestri e professori devono essere supportati, bisogna avere fiducia in loro, non controllarli o punirli». E i risultati dei test Ocse-Pisa in cui i ragazzi finlandesi rivaleggiano con le tigri asiatiche gli hanno dato ragione. Certo, il sistema di formazione dei docenti è estremamente esigente e selettivo: punta a far entrare nella scuola i «cervelli» migliori, solo uno su dieci aspiranti prof arriva in fondo alla formazione. Ma una volta che diventi docente ti basta insegnare 4 ore al giorno. Gli stipendi non sono stratosferici ma più adeguati e la reputazione sociale ti ricompensa ampiamente della tua fatica.

Oilproject, l’e-learning si fa social: “Così studiano i nativi digitali”

da Repubblica.it

Oilproject, l’e-learning si fa social: “Così studiano i nativi digitali”

La piattaforma, creata nel 2012, è di fatto una community online per studiare (e insegnare) interagendo con altre decine di migliaia di utenti e offre corsi multimediali sulle materie più disparate.

Se state cercando un sito di appunti dove scaricare versioni già tradotte, esercizi già svolti e tesine “pronte all’uso” avete sbagliato indirizzo: la piattaforma gratuita di e-learning Oilproject non offre nulla di tutto questo, ma si propone come community online dove poter studiare le materie più disparate attraverso corsi multimediali – videolezioni, testi ed esercizi – interagendo con gli altri utenti. Dalla filosofia alla trigonometria, dalla chimica alla letteratura e così via. Il portale, sul web da ottobre del 2012, recentemente si è rinnovato puntando sulla dimensione “social” e ottimizzando i contenuti per una fruizione in mobilità, modalità sempre più diffusa tra i ragazzi di 18-22 anni, target di riferimento del sito.

L’idea del portale di lezioni multimediali ha cominciato a prendere forma nel 2004, quando un gruppo di giovanissimi web-entusiasti si è incontrato su un forum online di tecnologia per creare una scuola non convenzionale che mettesse in Rete contenuti originali autoprodotti per condividere le proprie conoscenze e imparare dalle esperienze altrui sfruttando le nuove tecnologie. Oggi quel piccolo progetto nato quasi per gioco cammina sulle sue gambe: conta 500mila utenti unici al mese, è portato avanti da una start-up (otto ragazzi under 30 con base a Milano, ndr) e ha attirato l’attenzione del colosso della telefonia Tim oltreché del Miur, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Da gennaio 2013 Oilproject – per avvicinare i suoi corsi e le sue lezioni a quanto richiesto dai docenti in classe – ha stipulato un accordo con Impara Digitale, un’associazione di docenti che si occupa di promuovere un modo d’insegnare innovativo, basato sulle potenzialità del mondo digitale. Marco De Rossi, fondatore di Oilproject, ne sottolinea le finalità e rilancia la collaborazione con il Miur: “Vogliamo essere un supporto al lavoro quotidiano di studenti e docenti. Anche in quest’ottica il progetto IoStudio del Miur ci aiuterà a veicolare sempre meglio la nostra iniziativa nelle scuole italiane”. E in vista della Maturità sono previste altre novità, per il momento ancora top secret.

La partnership con Tim – per una piattaforma di social learning dove studiare insieme e confrontarsi – nasce invece per venire incontro alle esigenze degli utenti “nativi digitali”, visto che un terzo di loro segue le lezioni online in mobilità da tablet o smartphone. La stragrande maggioranza dei ragazzi entra sulla piattaforma “loggandosi” attraverso l’account di Facebook, come sottolinea De Rossi: “Sono circa il 70 per cento del totale, ma si può entrare anche con le credenziali di Google+ o creando un profilo ad hoc direttamente sul nostro portale”. La community è composta da migliaia di utenti di tutte le età, non esiste una netta distinzione tra chi insegna e chi impara e “gli insegnanti hanno dai 14 ai 75 anni”, come precisano sul sito di social learning, i cui contenuti sono rilasciati sotto licenza Creative Commons dopo un’attenta verifica da parte dello staff.

Tra le novità introdotte nella nuova versione online dalla seconda settimana di marzo 2014 spicca l’interattività: chi accede alla piattaforma può scoprire in tempo reale che cosa stanno studiando/imparando i suoi amici, fare una domanda a votare la migliore risposta. Un “sistema a punti” dove chi frequenta regolarmente le lezioni, supera gli esercizi e dà le risposte migliori aumenta il suo punteggio e guadagna credibilità all’interno della community. Una sfida del sapere aperta a tutti, dove si vince semplicemente partecipando: “Liberi di imparare, liberi di insegnare”, come sottolinea il motto di Oilproject.

Riconoscere il lavoro docente: c’è una speranza

da Tecnica della Scuola

Riconoscere il lavoro docente: c’è una speranza
di Lucio Ficara
Mentre il ministro Giannini polemizza con i sindacati, rei di aver mirato a garantire il salario minimo per tutti, all’interno del PD non pochi esponenti manifestano con chiarezza posizioni del tutto contrarie.
Dopo anni di politiche mirate a screditare il lavoro degli insegnanti e a smantellare il sistema nazionale della scuola pubblica, si sente adesso l’esigenza di restituire dignità professionale alla categoria dei docenti. Purtroppo ancora oggi si continua ad etichettare il corpo docente della scuola pubblica, come una categoria eccessivamente sindacalizzata e corporativa. Infatti è proprio di oggi la notizia delle dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, che ha lanciato accuse gravi contro la casta sindacale della scuola, rea, secondo il responsabile del Miur, di salvaguardare il minimo salariale garantito per tutti gli insegnanti  e non valorizzare invece chi lavora meglio. Sembra che il ministro Giannini in questi anni sia vissuto su Marte, e non si sia accorta dei numerosi scioperi che alcuni sindacati hanno fatto contro i problemi dei tagli della scuola pubblica e contro la preoccupante perdita d’acquisto salariale degli stipendi dei professori. I sindacati chiedono unitariamente e convintamente un rinnovo contrattuale sia sulla parte giuridica che su quella economica, che restituisca dignità professionale all’intera categoria. Si chiedono risorse economiche aggiuntive per garantire una giusta retribuzione economica, per il tanto lavoro che i docenti svolgono ogni anno scolastico. Sul sito del partito democratico è stato pubblicato da una deputata del Pd, docente in aspettativa, un comunicato stampa che dà una speranza al riconoscimento del lavoro degli insegnanti. La deputata che ha scritto questo comunicato è l’On. Simona Flavia Malpezzi. Il deputato dem scrive:  “Quando si parla di contratti di lavoro degli insegnanti, dobbiamo avere presente che gli stipendi dei docenti italiani sono fra i più bassi d’Europa (in Germania un insegnante arriva a guadagnare il 65% in più, in Spagna e Francia il 23-27% in più) e che i luoghi di lavoro, i nostri edifici scolastici, sono spesso fuori norma e inadeguati. Sappiamo bene – e lo dico da insegnante – che il contratto è fermo al 2007, che la categoria non viene mai premiata e non ha una differenziazione di carriera, e sappiamo anche che è necessario trovare il modo di riconoscere il grande lavoro dei docenti, l’innovazione didattica, le tante ore che un insegnante dedica alla scuola dopo le ore di lezione frontale. Dobbiamo farlo insieme, governo, parlamento e mondo della scuola. Oggi le condizioni per un nuovo  dialogo ci sono. Dal Berlusconi che etichettava gli insegnanti come fannulloni e inculcatori di pericolose ideologie, al premier Renzi che, invece, pone la scuola al primo posto, di strada ne è stata fatta tanta. Possiamo, quindi, cominciare a parlare di premialità e di merito, a patto che contestualmente si parli di risorse e di adeguamento degli stipendi”. Attendiamo ora di capire se, dopo le parole, arriveranno i fatti e se il Ministro dell’Istruzione avrà la sensibilità di confrontarsi con i sindacati per parlare dei problemi reali degli insegnanti, evitando di colpevolizzare un’intera categoria additandola come corporativa e sindacalizzata.

Siamo arrivati alla scuola del “Signorsì, signore”?

da Tecnica della Scuola

Siamo arrivati alla scuola del “Signorsì, signore”?
di Lucio Ficara
Il modello gerarchico sta diffondendosi sempre più nel nostro sistema scolastico. Ed è anche per questo che i docenti perdono prestigio e rispetto sociale.
Signorsì Signore! È il modo di dire usato un tempo in ambito militare, da una recluta, come forma di riverenza rispondendo affermativamente alla domanda  imperativa di un superiore. In ambito militare le reclute rappresentano l’anello debole di una catena gerarchica fondata sul rispetto assoluto verso i gradi più alti. La scuola di oggi, secondo il parere di tanti insegnanti, è come una caserma dove le gerarchie sono forti, marcate e del tutto evidenti. Mentre nelle caserme l’anello debole della catena gerarchica su citata sono le reclute, nella scuola l’anello debole è diventato l’insegnante. Una figura quella del docente che dovrebbe essere preminente e centrale, e che invece è scarsamente considerata da studenti e famiglie e fortemente sottomessa alle gerarchie interne. La maggior parte dei docenti, fatta eccezione per qualche animo libero, indipendente e forte, è totalmente genuflessa al dirigente scolastico e alle sue decisioni. La percezione diffusa, che indebolisce profondamente la categoria degli insegnanti, è quella che il docente sia sottoposto al dirigente scolastico, che lo domina, lo governa e se vuole lo sanziona. Questo schema si ripete con le stesse modalità, forse anche più striscianti e preoccupanti, da parte dei dirigenti scolastici quando sono a rapporto di fronte al loro direttore generale dell’ufficio scolastico regionale. La scuola soffre pesantemente della sindrome del potere gerarchico dei superiori, che influisce sulla vita professionale dei suoi dipendenti, attraverso decisioni unilaterali. L’indebolimento degli insegnanti corrisponde anche ad una conclamata destrutturazione contrattuale, che ha concesso poteri forti e decisionali ai dirigenti scolastici sottraendoli alla capacità di mediazione contrattuale. Inoltre quasi non bastasse è stato introdotto, attraverso il decreto legge Brunetta, l’istituto della sanzione disciplinare che il Ds può comminare all’insegnante. Questo decreto legge ha contribuito ad indebolire l’immagine sociale del docente, rafforzando in modo concreto i poteri del dirigente scolastico. Studenti e genitori hanno capito che all’interno delle scuole è il dirigente scolastico che comanda e decide tutto, hanno anche compreso che alcuni insegnanti temono molto le decisioni del Ds, tanto che a volte minacciano l’insegnante, nei confronti del quale c’è divergenza di vedute, di fare intervenire proprio il dirigente scolastico. In buona sostanza gli insegnanti sono deboli socialmente e costretti in alcuni casi al “Signorsì Signore”. In una situazione di questo tipo, dove il ruolo docente è per legge sottoposto a quello del dirigente scolastico, come si può pretendere di fare recuperare dignità sociale e professionale agli insegnanti? Eppure un modo c’è e sarebbe un bene anche per tutto il nostro sistema scolastico. Bisognerebbe creare un’autonomia scolastica funzionale capace di funzionare attraverso una sana e fattiva collegialità. Non serve la cultura di un solo uomo al comando che amministra e governa la scuola, in modo gerarchico e con poteri tali da arrivare a punire gli insegnanti con sanzioni disciplinari. Bisogna rivedere gli equilibri dei poteri, che oggi sono eccessivamente assegnati al dirigente scolastico che per altro ha sulle sue spalle anche tutte le responsabilità. Bisognerebbe restituire al contratto d’Istituto i criteri per decidere sull’organizzazione del lavoro, bisognerebbe anche restituire agli organismi collegiali i poteri persi in questi ultimi 15 anni. Per riscattare il ruolo degli insegnanti, si sente il bisogno di passare alla scuola del “noi”, archiviando la fallimentare scuola dell’ ”Io”, del “Ghe pensi mi” e del tristissimo e malinconico “Signorsì signore” da caserma.

I sindacati a piedi uniti contro il Ministro: gli stipendi non si toccano!

da Tecnica della Scuola

I sindacati a piedi uniti contro il Ministro: gli stipendi non si toccano!
di A.G.
No secco dei rappresentanti dei lavoratori all’invito di Giannini di abbandonare la difesa degli aumenti stipendiali a ‘pioggia’. Pantaleo (Flc-Cgil): se vuole premiare pochi e penalizzare tutti gli altri non ci stiamo. Scrima (Cisl): è paradossale che si polemizzi sui contenuti di una contrattazione ancora inesistente. Di Menna (Uil): getti il cuore oltre l’ostacolo e faccia una proposta. Pacifico (Anief): ormai gli insegnanti guadagnano meno degli operai, perché il Ministro non dice che meritano tutti uno stipendio dignitoso?
I sindacati in blocco rispediscono al mittente, il ministro Giannini, gli inviti ad abbandonare la linea della difesa ad oltranza degli aumenti stipendiali a ‘pioggia’.
“Se si fa una contrattazione e se anche le forze sindacali spingono sempre e soltanto per salvaguardare il minimo garantito a tutti e non per valorizzare chi lavora meglio – aveva detto in mattinata il ministro ai microfoni di Radio 1 – quel poco che c’è non solo non serve a migliorare la qualità complessiva ma nemmeno a valorizzare le singole persone”. “Non è solo una questione di meno soldi – ha aggiunto – ma anche di soldi spesi male. Gli insegnanti italiani, a differenza dei colleghi europei, non hanno alcuna prospettiva di carriera, non solo nel senso di una progressione, di un avanzamento, ma nel senso di una differenziazione di funzioni (dal coordinamento alla direzione di progetti) che vengano riconosciute, valutate e premiate”.
Le dichiarazioni di Giannini hanno determinato, nel corso della giornata, una serie di reazioni indignate da parte dei rappresentanti dei lavoratori.
“Siamo pronti a discutere di valorizzazione professionale dei docenti ma nell’ambito dei rinnovi contrattuali, se invece la Ministra Giannini vuole premiare pochi e penalizzare tutti gli altri troverà la nostra ferma opposizione” replica il segretario generale della Flc-Cgil, Domenico Pantaleo, invitando il Governo a a rinnovare il contratto dei lavoratori pubblici.
“Basta con le polemiche assurde, si rinnovi il contratto” ha commentato il segretario generale della Cisl Scuola, Francesco Scrima, giudicando le parole del ministro “irrispettose non tanto per i sindacati quanto per i lavoratori della scuola, delle cui retribuzioni la ministra è evidentemente all’oscuro”. “E’ persino paradossale, a dire il vero – ha concluso il leader della Cisl Scuola – che si polemizzi sui contenuti di una contrattazione di cui al momento non si vede nemmeno l’ombra”.
Il segretario della Uil Scuola, Massimo Di Menna, il ministro Giannini “evoca una sorta di miracolo di San Gennaro”. E spiega perché: “Mentre i Governi Berlusconi, Monti, Letta hanno bloccato i contratti, fermato le retribuzioni e, nel solo 2013, è stato disposto un prelievo di 300 milioni dalle retribuzioni senza destinarli alla valorizzazione professionale, è colpa dei sindacati se non c’è il miracolo”. Invita quindi il ministro a “gettare il cuore oltre l’ostacolo”, a fare una proposta concreta di valorizzazione e di possibilità di carriera e – assicura – “ci troverà disponibili per un rapido negoziato e anche con la firma pronta”.
Esterrefatta la Gilda. “Le esternazioni della Giannini dimostrano che il ministro non conosce affatto la drammatica situazione in cui si trovano gli insegnanti italiani a causa di una politica miope basata su tagli continui e indiscriminati” dichiara il coordinatore nazionale, Rino Di Meglio, aggiungendo di non capire “questi attacchi apodittici al sindacato che il ministro non si è degnato neanche di salutare dopo il suo insediamento a viale Trastevere”.
“Gli insegnanti guadagnano meno degli operai, il Ministro dovrebbe saperlo” ricorda Marcello Pacifico, presidente dell’Anief. Che a Giannini non le manda a dire: “le istituzioni e la politica devono garantire uno stipendio dignitoso. Trovando le risorse adeguate: il prossimo rinnovo contrattuale del comparto Scuola diventa quindi il banco di prova per capire se questo Esecutivo è in grado di fornire tale prerogativa. Se il Ministro non lo comprende o non è d’accordo, allora faccia pure un passo indietro”.
Il nodo della questione, insomma, è sempre lo stesso: il rinnovo del contratto. E dalle premesse non sarà facile arrivare ad una mediazione. Soprattutto se i fondi a disposizione saranno esigui.

Anticipazioni sul decreto per le graduatorie ad esaurimento

da Tecnica della Scuola

Anticipazioni sul decreto per le graduatorie ad esaurimento
di L.L.
Presumibilmente le domande dovranno essere presentate dal 10 aprile al 9 maggio esclusivamente tramite Istanze on line
Secondo quanto riportato dalla FLC Cgil, che ha pubblicato il resoconto dell’incontro al Miur di oggi, 20 marzo 2014, è alla firma del Ministro il decreto riguardante le graduatorie ad esaurimento, per le quali è previsto l’aggiornamento per il triennio 2014/15-2016/17.
Il decreto, che dovrebbe essere pubblicato in tempi brevi, prevede che le domande potranno essere presentate esclusivamente con modalità web tramite “Istanze online”. Il periodo presumibile di apertura delle funzioni è dal 10 aprile al 9 maggio (date ancora da confermare). In attesa della pubblicazione del decreto i docenti interessati sono invitati a registrarsi per tempo sul portale.
Le istanze dovranno essere presentate da tutti i docenti già inseriti in graduatoria, anche con riserva. Coloro che non presenteranno la domanda, saranno depennati.

In Italia si leggono sempre meno libri

da Tecnica della Scuola

In Italia si leggono sempre meno libri
In aumento solo i lettori del Nord-Est e gli ultrasessantenni. In calo sempre il Sud:  dal 39% al 31% nel 2013
Il nostro è un paese in cui il 37% della popolazione (19,5 milioni di individui) ha acquistato almeno un libro nel 2013, per un totale di 112 milioni di copie vendute. Gli acquirenti sono per la maggior parte diplomati/laureati, risiedono tra il Nord e il Centro Italia, hanno un profilo giovane (25-34 anni) e sono in maggioranza donne: il 41% della popolazione femminile ha acquistato un libro, contro il 33% di quella maschile. Ulteriore discriminante è la fascia di reddito: più gli individui sono benestanti, maggiore è la loro predisposizione a investire in libri. Più della metà dei libri acquistati è compresa nella fascia di prezzo medio-bassa: il 28% riguarda i titoli sotto i 5€, il 31% quelli tra i 6€ e i 10€. Si conferma il ruolo preponderante dei lettori forti: il 4% della popolazione ha acquistato il 36% delle copie vendute nel 2013. Mentre cala la quantità dei libri acquistati, aumenta quella dei volumi in prestito. Il risultato è che in Italia si legge più di quanto si acquista: il 43% della popolazione ha letto almeno un libro (22,4 milioni di lettori, per un totale di 153 milioni di copie lette). Le lettrici sono più numerose dei lettori (il 48% delle donne contro il 38% degli uomini) e la fascia di età più forte è quella dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni (dove i lettori si attestano al 60%). Il genere preferito è la narrativa (71% di gradimento), seguita da biografie/autobiografie e dai libri storici. Il calo riguarda tutte le fasce d’età, con particolare rilevanza in quelle più giovani: dal 70% al 60% nella fascia 14-19 anni, dal 52% al 40% in quella 20-24. A crescere sono i lettori ultrasessantenni: dal 33% nel 2011 al 38% nel 2012 al 39% nel 2013. Dal punto di vista territoriale, il Nord-Est è l’unica area del Paese che nel triennio fa registrare una leggera crescita di lettori (dal 52% al 53%), mentre calano il Nord-Ovest (dal 53% al 49%) e soprattutto il Centro (dal 52% al 42%) e il Sud (dal 39% al 31%). Una nota positiva arriva dagli e-book, verso cui cresce l’interesse sia degli acquirenti (+14% rispetto al 2012) che dei lettori (+17%). (Da Affaritaliani)

I professori italiani? Umiliati e offesi

da Tecnica della Scuola

I professori italiani? Umiliati e offesi
di Pasquale Almirante
L’Ocse certifica che i docenti italiano sono malpagati e hanno gli stipendi più bassi d’Europa. Lo si sapeva da tempo, ma la propaganda, per giustificare angherie, ha detto sempre il contrario. Il loro unico primato? Essere i più vecchi, mentre i giovani fanno anticamera
La scuola non è un ufficio di collocamento e i prof, otre a lavorare poco, sono ignoranti, superficiali, neghittosi e tutti i soldi, oltre il 97%, di cui dispone il Miur sono destinati solo per pagarli. Quante volte abbiamo sentito questa litania bugiarda da eminenti politici qualche ora dopo avere deciso tagli pesanti, a cominciare dagli scatti di anzianità, dal blocco del contratto nella parte sia normativa e sia stipendiale, mentre l’inflazione macinava, e macina, il potere di acquisto? Da qualche tempo però sembra che l’opinione pubblica e la stampa stiano ripensando queste accuse e così oggi sul Corriere della Sera si riconosce che in effetti, a guardar bene, i prof in Italia bene bene non sono trattati, anzi. Intanto, scrive il prestigioso quotidiano, ogni anno «perdono» cinquemila euro rispetto ai loro colleghi europei e fra l’altro sono pure “maltrattati dalla politica che ad ogni cambio di ministro cambia le regole per questa categoria”. Anche se lavorano in condizioni di grave penuria, quando non di emergenza, scrive sempre il Corriere, non è però vero che stiano in classi “pollaio”, considerato che “il rapporto tra docenti e studenti è di uno a 12, poco migliore della media europea”. Che potrebbe essere vero, ma se dal computo non si considerano, come avviene per esempio in Germani, i docenti di sostegno, che gravitano con altro ministero, i conti non tornano e le nostre classi rimangono pollaio, al di là delle statistiche. Rientra invece nella statistica, quella vera, il fatto che “negli ultimi cinque anni la scuola ha già «perso» un insegnante su dieci”, da 843 mila nel 2007 a 766 mila nel 2012, con “un taglio mai visto per la pubblica amministrazione”. Ma al contrario di quanto si possa immaginate mantengono un record in Europa: quello della vecchia. Il 62% di loro è infatti ultracinquantenne. Se dunque, scrive il Corriere, si chiede alla gente quale lavoro vorrebbe per il figlio, solo “un italiano su cinque” protende per l’insegnamento. Una professione dunque scartata a priori, uccisa quasi sul nascere e per la quale non vale la pena investire soldi per donarla ai figli come si fa coi Bot o l’eredità. Ma gli insegnanti, si interroga il quotidiano, hanno autostima? “Lo si vede bene da una recente indagine della Fondazione Agnelli su come si considerano i docenti entrati in ruolo nel triennio 2008-2010: forti nelle competenze disciplinari (per 9 su dieci la formazione è stata assolutamente adeguata); ma 7 su dieci dichiarano di sentirsi in difficoltà nel gestire classi sempre meno disciplinate (come dimostra la rilevazione Ocse-Pisa 2012: i quindicenni italiani sono scarsi in tutto salvo che nell’arrivare tardi o marinare la scuola) e quando viene il momento di confrontarsi con le famiglie. Strano? Per niente. Il problema sta nella formazione iniziale: anche dopo riforme e controriforme i professori entrano in classe spesso senza una adeguata preparazione specifica sul fronte pedagogico, oltre che stremati dal precariato più lungo e confuso d’Europa”. E infatti per entrare in ruolo in Italia ci possono volere anche dieci-quindici anni e non sempre ci si riesce.

Giannini bacchetta i sindacati: basta tutelare solo il minimo garantito a tutti

da Tecnica della Scuola

Giannini bacchetta i sindacati: basta tutelare solo il minimo garantito a tutti
di Alessandro Giuliani
Parlando a Radio 1, il Ministro dice che è giunta l’ora di valorizzare chi lavora meglio: altrimenti quel poco che c’è, non solo non serve a migliorare la qualità complessiva ma neppure a valorizzare le singole persone. Anche perché gli insegnanti italiani, a differenza dei colleghi europei, non hanno alcuna prospettiva di carriera. Però i diretti interessati spingono per un adeguamento della busta paga almeno al costo della vita. Il responsabile del Miur parla anche di spending review: mi stupirei se ci fossero tagli di risorse già prosciugate negli anni.
Dal ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, continuano ad arrivare segnali di apertura verso gli incentivi stipendiali limitati alla frangia di docenti più meritevoli. Stavolta ne ha parlato a Radio 1, la mattina del 20 marzo, mentre si discuteva degli stipendi degli insegnanti. Il ministro non ha perso l’occasione per bacchettare i rappresentanti dei lavoratori.
“Se si fa la contrattazione e i sindacati spingono solo per salvaguardare il minimo garantito per tutti e non per valorizzare chi lavora meglio – ha tenuto a dire – quel poco che c’è, non solo non serve a migliorare la qualità complessiva ma neppure a valorizzare le singole persone”.
Il ministro ha poi aggiunto: “non è solo una questione di meno soldi – ha detto – ma di soldi spesi male. Gli insegnanti italiani, a differenza dei colleghi europei, non hanno alcuna prospettiva di carriera nel senso di differenziazione di funzioni che vengano riconosciute, valutate e premiate”. Insomma, sul nuovo contratto la sua posizione è ormai chiarissima. Resta da capire quanta intenzione hanno i sindacati di contrastarla: dalla base, dai lavoratori, infatti ci sono forti spinte per attuare un aumento generalizzato. Soprattutto dopo che nell’ultimo triennio il blocco dei contratti ha determinato il sorpasso dell’inflazione sulle buste paga.
A proposito della eventualità che la scure della spendig review si abbatta anche sul settore dell’istruzione, il responsabile del Miur si è invece vestita quasi da sindacalista del settore. “Mi stupirei se ci fossero tagli di risorse che già sono state prosciugate negli anni”, ha detto Giannini. Per poi sottolineare che “se ci fosse una distrazione del genere nell’ambito del governo o di un Consiglio dei Ministri che ha messo questo tema come una bandiera al centro dell’agenda politica, dovrei essere a ricordare che ciò non è coerente con quanto abbiamo detto. Certamente non si fanno miracoli ma – ha concluso – bisogna avere il coraggio di investire, l’ambizione di migliorare il sistema e spendere meglio quello che c’è”. Nei prossimi giorni capiremo se il ministro dovrà sgomitare in CdM oppure se il suo dicastero, come è stato più volte indicato dai rappresentanti del Governo Renzi, verrà esentato dai “ritocchi” del piano Cottarelli.

Sindacati contro Giannini: non rispetta gli insegnanti

da tuttoscuola.com

Sindacati contro Giannini:  non rispetta gli insegnanti

L’invito radiofonico (Rai 1) rivolto dal ministro Stefania Giannini ai sindacati a smettere di “salvaguardare il minimo  garantito per tutti” e a valorizzare invece “chi lavora meglio” ha suscitato un coro di proteste da tutte le organizzazioni dei lavoratori della scuola, confederali e autonome.

Per Francesco Scrima, segretario della Cisl Scuola, le parole del ministro “suonano irrispettose non tanto per i sindacati, quanto per i lavoratori della scuola, delle cui retribuzioni la ministra è evidentemente all’oscuro. Forse non sa quanto guadagna una categoria che mediamente sta sotto lo stipendio con cui, a detta del premier, si fa fatica a vivere. Conosce poco anche come si fa un contratto, la ministra Giannini. La invitiamo a riflettere sul fatto che la contrattazione avviene sulle risorse che il governo rende disponibili: se queste bastano appena a soddisfare ‘il minimo garantito’, come lei sprezzantemente lo definisce, non è certo colpa dei sindacati”.

Anche  Mimmo Pantaleo, segretario della Flc-Cgil, sottolinea che “dal 2006 non è stato più firmato alcun contratto che garantisca le risorse necessarie per un adeguato recupero salariale e che migliori la qualità formativa attraverso la contrattazione decentrata”.

Il sindacalista si dichiara “pronto a discutere di valorizzazione professionale dei docenti ma nell’ambito dei rinnovi contrattuali. Il Governo s’impegni perciò a rinnovare il contratto dei lavoratori pubblici. Se invece la ministra Giannini vuole premiare pochi e penalizzare tutti gli altri troverà la nostra ferma opposizione. Argomenti complessi come retribuzioni e carriere necessitano di una discussione seria con le organizzazioni sindacali e non essere affidati a interviste”.

I Comuni chiedono a Renzi che la scuola sia fuori dal Patto di Stabilità

da tuttoscuola.com

I Comuni chiedono a Renzi che la scuola sia fuori dal Patto di Stabilità

Oltre ai fondi comunitari, anche gli stanziamenti del governo per l’edilizia scolastica e il riassetto idrogeologico devono stare fuori dal patto di stabilità. Il premier Matteo Renzi lo chiederà al Consiglio europeo. Lo riferisce Piero Fassino, presidente Anci, al termine dell’incontro con il governo a Palazzo Chigi.

Sul patto di stabilità “oggi – ha detto il sindaco di Torino ai giornalisti – c’è stato un primo passaggio importante: si chiederà che si superi il vincolo del patto di stabilità relativamente ai fondi comunitari e agli stanziamenti che il governo ha previsto per l’edilizia scolastica e il riassetto idrogeologico. Ma devono seguire altri passi: il rapido superamento del patto nel 2014 per i piccoli comuni e nel 2015 per tutti“.

Un concetto questo ribadito anche dal sindaco di Roma, Ignazio Marino, come si può ascoltare in questo AUDIO.