Strumenti compensativi e misure dispensative per i DSA

Strumenti compensativi e misure dispensative per i DSA – 8 Crediti ECM
Bologna, 4 ottobre 2014
Professioni accreditate: Neuropsichiatri Infantili, Psicologi, Logopedisti, Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva
http://www.anastasis.it/?q=object/detail&p=Corso/_a_ID/_v_9

La Riabilitazione dei DSA

La Riabilitazione dei DSA – 28 Crediti ECM
Bologna, 6-8 giugno 2014
Professioni accreditate: Logopedisti, Neuropsichiatria infantile, Neuropsicologi, Psicologi

http://www.anastasis.it/?q=object/detail&p=Corso/_a_ID/_v_10

Tagli del personale all’estero

Comunicato unitario di FGU Gilda Unams, FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola e SNALS Confsal.

In data odierna il MAE ha consegnato alle OO.SS. la proposta di tagli del personale delle Istituzioni scolastiche, dei lettorati e dei corsi di lingua italiana all´estero per il prossimo anno scolastico.

Si tratta di 61 riduzioni, al netto di 17 compensazioni; per il settore scuola si tagliano 30 posti. Scuole statali (Atene, Istanbul, Addis Abeba), scuole paritarie (Cairo, Buenos Aires, Belo Horizonte, Santiago, Lima, Montevideo, Zurigo), scuole straniere (Lione, Friburgo, Edimburgo, Timisoara, San Gallo, Budapest).

Per quanto riguarda i corsi di lingua e cultura italiana sono previsti 21 tagli: Bruxelles, Charleroi, Lione, Nizza, Parigi, Friburgo, Stoccarda, Londra, Basilea, Ginevra, San Gallo e Zurigo.

La proposta prevede inoltre la riduzione di 10 lettorati: Argentina, Brasile, Austria, Francia, Germania, Bulgaria e Regno Unito.

Per le scuole europee vi è invece l´istituzione di 4 posti: Francoforte 002E), Bruxelles IV (019E e 025E), Bruxelles I (021E).

Le OO.SS. hanno espresso totale dissenso e presentato le loro osservazioni fortemente critiche sui criteri e sulle scelte dell´Amministrazione ed ottenuto di discutere i criteri per le riduzioni proposte per ciascuna sede estera.

Le OO.SS. hanno chiesto di aprire una trattativa sulla proposta del MAE e le delegazioni si incontreranno lunedì 5 maggio.

Giulio Cesare, il caso Mazzucco e le contraddizioni del Miur

da Il Fatto Quotidiano

Giulio Cesare, il caso Mazzucco e le contraddizioni del Miur

di Marina Boscaino

Micaela Ricciardi, dirigente del Liceo Classico Giulio Cesare, è intervenuta con equilibrio e fermezza, rispetto alla vicenda strumentale che ha coinvolto la scuola. È infatti apparsa sul sito una sua lunga e dettagliata comunicazione, nella quale illustra i motivi del proprio essere – inequivocabilmente – dalla parte delle docenti che sono state coinvolte la scorsa settimana in una storiaccia italiana. Con i tempi che corrono e con i dirigenti che ci sono in giro, non c’è che da batterle le mani.

A Natale viene assegnata a due V ginnasio la lettura di ’Sei come sei’ di Mazzucco. Il compito si integra in un progetto biennale di incentivo alla lettura. Come di consueto, al ritorno dalle vacanze, i ragazzi, che avevano svolto la relazione del libro, sono stati coinvolti in una discussione guidata. Il libro (la storia d’amore di due uomini da cui, per inseminazione artificiale di utero in affitto, nasce una figlia, di cui il romanzo tratta la vita) contiene un passo in cui si descrive il rapporto orale tra due giovani calciatori. Il 28 aprile arriva la notizia che alcuni genitori – che avevano contattato l’Associazione Giuristi per la Vita e Pro Vita Onlus – hanno sporto querela alla Procura di Roma contro le insegnanti responsabili: corruzione di minori.

Nella denuncia si sottolinea che «la divulgazione di materiale dichiaratamente osceno, non può non urtare la sensibilità dell’uomo medio, specie se si considera che tale divulgazione era diretta ad un pubblico composto da minorenni”. I querelanti ipotizzano che gli studenti sarebbero stati “obbligati a leggere il romanzo a forte impronta omosessualista».

Voltiamo pagina, senza insistere sui commenti piuttosto scontati; la storia della cultura parla chiaro, l’idea di “corruzione della mente” è stata sempre sottesa agli interventi censori. Quale, poi, il concetto che questi genitori hanno dei propri figli? Non individui critici, capaci di intendere e di volere, cui la scuola sta offrendo la possibilità di approcciare temi reali e concreti attraverso la letteratura; ma deboli e permeabili, acritici e incapaci di esercitare pensiero autonomo. Infine: una ragionevole dialettica con i genitori plausibilmente in disaccordo può svolgersi all’interno della scuola, il luogo in cui chi ha responsabilità dell’educazione dei ragazzi – famiglia e scuola – dibatte, si confronta; non con la richiesta di intervento di Giuristi per la Vita e simili, la cui vocazione controriformistica è esplicita.
Non casualmente, il loro documento integra la lettura proposta al progetto del Giulio Cesare al progetto dell’U.N.A.R., Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale, che va sotto il nome di Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015), il quale prevede, tra l’altro, l’«arricchimento delle offerte di formazione con la predisposizione di bibliografie sulle tematiche LGBT e sulle nuove realtà familiari». Il caso Unar è passato comodamente nel dimenticatoio, come tutte le cose che richiedono una scelta senza tentennamenti e potenzialmente “pericolose”: o da una parte o dall’altra. I libretti contro l’omofobia, pubblicati per mandato ministeriale, sono stati prontamente ritirati appena Bagnasco ha gridato allo scandalo e all’attentato alla famiglia tradizionale.

Curiosa, quindi, l’affermazione di Giannini: “Il romanzo di Melania Mazzucco ‘Sei come sei‘ non è stato letto in classe ma è stato consigliato agli studenti per una lettura privata all’interno di un corretto programma contro la discriminazione, in un percorso di approfondimento su tanti temi che riguardano la diversità: come l’omofobia, il rapporto con l’altro, il femminicidio. Ogni istituto ha una sua autonomia didattica, ma questo era un percorso scelto dai docenti e voluto dagli alunni”. Mila Spicola, dirigente del PD siciliano, poi, ha scritto sul suo blog un post intitolato “Genitori denunciateci tutti”, richiamando il rapporto tra educazione a scuola e libertà educativa delle famiglie, richiamando al principio della libertà di insegnamento.

Come mai queste due signore, tanto giustamente indignate per l’attentato alla letteratura, sono state così acquiescenti nei confronti della soppressione del progetto Unar e di qualsiasi valido intervento contro la lotta all’omofobia? Nella funzione di ministro dell’Istruzione e di dirigente del partito di maggioranza, invece, la prima ha plaudito e autorizzato la censura del materiale antiomofobico. L’altra ha più o meno taciuto. Certo, la logica di partito e l’appartenenza al carro del grande manovratore che non può essere disturbato prevalgono davanti a tutto. Anche davanti all’emergenza socioculturale del bullismo omofobico, che tante vittime ha già creato. Nel caso Unar santa madre Chiesa ha detto no seccamente. E la posta in gioco è troppo più alta di qualche vita massacrata.

Stigmatizzare la vicenda Giulio Cesare non costa nulla. Opporsi ai diktat delle eminenze e della cordata filorenziana – ma trasversale a tutta la compagine governativa – sulla libertà di scelta educativa, sul primato della famiglia e sulla parità della scuola privata è tutt’altra cosa.

Scuola digitale: “criminale” ostacolare il mercato

da Il Fatto Quotidiano

Scuola digitale: “criminale” ostacolare il mercato

di Guido Scorza

La scuola, con l’introduzione obbligatoria del registro elettronico e con la digitalizzazione delle comunicazioni con le famiglie degli studenti sta faticosamente muovendo i primi passi lungo il sentiero tortuoso ed in salita della digitalizzazione.

E’ un processo straordinariamente delicato ed importante perché la digitalizzazione della scuola è presupposto necessario ed irrinunciabile della digitalizzazione del Paese.

E’ dalle scuole e nelle scuole che deve partire l’alfabetizzazione digitale della popolazione senza la quale l’Italia non scriverà la sua agenda digitale.

E’ per questo che indigna quanto emerge dall’istruttoria appena avviata attraverso la quale l’Autorità Antitrust intende verificare il sospetto che le due società leader nel mercato dei software gestionali per la scuola si siano rese protagoniste di un’intesa restrittiva della concorrenza volta a precludere alle scuole loro clienti di adottare soluzioni software per la gestione del registro di classe e delle comunicazioni scuola-famiglia commercializzate dai loro concorrenti.

Bastano poche parole per raccontare il sospetto sul quale l’Autorità Antitrust ha giustamente deciso di vederci chiaro: la Argo software s.r.l. e la Axios Italia Service s.r.l., le due principali società operanti nel mercato italiano dei software gestionali per le scuole, entrambe socie di Assoscuola in seno alla quale esprimono il presidente ed il Vice presidente nel corso dell’ultimo anno avrebbero – sarà l’indagine dell’antitrust a smentirlo o confermarlo – modificato i propri software di gestione, in uso presso migliaia di istituti scolastici, allo scopo di precludere ai software di gestione del registro elettronico dei concorrenti l’accesso ai database contenenti dati indispensabili per l’uso dei registri elettronici di classe.

Tale strategia sarebbe stata adottata dalle due società – e da qui il sospetto di un’intesa restrittiva della concorrenza – con l’inconfessabile obiettivo di “imporre” alle scuole già loro clienti di servirsi dei loro prodotti software anche per la gestione del registro elettronico di classe e delle comunicazioni digitali scuola famiglia.

Niente possibilità di scelta, naturalmente, nel mercato – che si tratti di quello del software o di quello di qualsiasi altro prodotto o servizio – significa prezzi più alti e clienti che si ritrovano ostaggio dei fornitori dei quali sono costretti ad accettare ogni genere di vessazione contrattuale.

Naturalmente – ammesso che i dubbi sui quali l’Autorità Antitrust ha, ora, deciso di indagare siano fondati – non sarebbe né la prima, né l’ultima volta che due imprese provano a falsare le regole del mercato, perseguendo il proprio egoistico interesse a discapito della concorrenza, dei concorrenti e dei clienti.

Questa volta, però, sarebbe più grave perché, a farne le spese, sarebbe il processo di digitalizzazione della scuola che il Paese ha un disperato bisogno proceda spedito e senza ostacoli creati ad arte per soddisfare il portafoglio di pochi e contro l’interesse dei più.

Falsare la concorrenza è sempre grave ma farlo in un mercato fragile, povero e, ad un tempo, essenziale per il futuro del Paese è criminale così come lo è – e, purtroppo pure accade – in ambito sanitario.

Guai a non augurarsi che l’Autorità Antitrust si sia mossa per un eccesso di zelo e che nessuno abbia mai neppure pensato di rendere più difficile la vita alle migliaia di scuole italiane che, tra enormi ristrettezze economiche, sono chiamate a fare la loro parte nella digitalizzazione del Paese ma se i sospetti dell’Authority fossero fondati, le due aziende coinvolte meriterebbero una sanzione esemplare come chiunque altro provi a rallentare il processo di digitalizzazione di un Paese che è già il fanalino di coda dell’Europa digitale.

Quando gli studenti fanno da prof ai compagni rimasti indietro

da Corriere.it

EMERGENZA E SOLIDARIETÀ

Quando gli studenti fanno da prof ai compagni rimasti indietro

Il liceo scientifico-tecnologico Majorana-Giorgi di Genova, che non ha più soldi in cassa per pagare i docenti, si affida ai ragazzi più brillanti per tenere (gratis) i corsi di recupero pomeridiani

di Carola Traverso Saibante

Sono le quattro di un martedì pomeriggio qualsiasi. Al secondo piano del liceo scientifico tecnologico Majorana-Giorgi, è in corso una lezione. Materia: fisica. Alunni: Serena e Camilla, IV AST. Professore: Davide, IV AST. Tutto regolare: Davide è un loro compagno di classe, e in questa classe gli alunni più bravi fanno lezione, di pomeriggio e di sabato mattina, a quelli che lo sono meno. Con il benestare del preside e dei prof.

La volontà di essere solidali

«L’idea è nata perché in classe si era creato un divario tra quelli che studiavano e quelli che no. Si avvertiva tensione. I più bravi se la prendevano con quelli rimasti indietro, che bloccavano. Potevamo continuare a insultarci a vicenda: abbiamo deciso di aiutarci a vicenda per andare avanti insieme». Chi racconta è Davide Venticinque, promotore numero uno dell’iniziativa, a cui si sono presto uniti Elia e Riccardo, e saltuariamente, alcuni altri tra i più bravi della classe. Danno ripetizioni di matematica, fisica e chimica, le materie in cui si arranca di più. A usufruirne, oramai, è almeno la metà della classe. «Ci danno un aiuto enorme – dichiara Camilla Mazzotti –. Stiamo imparando cose che prima non eravamo invogliati a studiare. Non è che spieghino meglio dei prof, ma con loro c’è un rapporto diverso. E poi siamo pochi alla volta, non c’è confusione». «I ragazzi mi hanno detto: visto che ci sono problemi grossi, vogliamo fare qualcosa – racconta Enrico Tacchino, loro professore d’italiano e coordinatore di classe –: io ho allargato le braccia e li ho abbracciati. Mi hanno chiesto di annunciare la loro iniziativa durante la mia ora: la classe era commossa, ci sono stati gli applausi…».

A partire dai muri

Davide a febbraio ha scritto una lettera al preside, chiedendo di poter usufruire dei locali della scuola fuori dall’orario delle lezioni, per dare ripetizioni a chi è rimasto indietro. Qualche rallentamento burocratico, ma il permesso è arrivato tutto sommato lesto. E così vari pomeriggi alla settimana, e il sabato mattina dalle 8.00 alle 12/13.00, gli spazi sono a disposizione per i piccoli gruppi di studenti –3 o 4 persone – che seguono il programma con costanza. Tenendo adesso anche una sorta di registro delle presenze, richiesto dal preside. È la stessa aula dove insegnano i veri prof al mattino, con la sua bella parete gialla pitturata di fresco. Un’altra iniziativa di questi ragazzi, che l’autunno scorso hanno ristrutturato la loro classe, grazie all’aiuto del vice-preside, che ha messo i materiali di tasca sua: «Era inguardabile, era proprio distrutta», spiegano. E così nel primo trimestre, quando ancora il progredire dell’anno scolastico non aveva diviso gli animi, il sabato mattina era stato dedicato a quello. Poi la classe prende una brutta piega. «Si stava sgretolando il rapporto umano tra compagni – spiega Tacchino –, questi ragazzi hanno fatto da collante e ripristinato una condizione ottimale: al di là del risultato didattico, dal punto di vista della relazione è perfetto».

Piccoli voti crescono

Tutti i professori sono contenti dell’iniziativa, spiega il coordinatore, che sottolinea come, a differenza di quanto era successo in un liceo romano arrivato alla ribalta delle cronache qualche mese fa per un’iniziativa simile, stimolata però dai professori, nel caso della IV AST genovese tutto sia partito dai ragazzi. E conferma che, anche dal punto di vista dei risultati accademici, le ripetizioni stanno dando dei buoni frutti. «Io in chimica sono passata dal 3 al 7 – racconta Silvia Villa –. I nostri compagni ci chiariscono le idee, perché ti parlano nello stesso linguaggio che parli tu. Poi però devi studiare a casa. In un certo senso sono più severi dei prof: ti dicono: “Se vieni per rompere, stattene a casa!” E i professori cercano di mettersi al passo: quella di matematica, per esempio, adesso per spiegare ci fa vedere i video su YouTube».

Bellissimi tappabuchi

Gli studenti-prof sopperiscono a quelli che sono i buchi dell’istituzione-scuola: fino a un paio d’anni fa al Giorgi, come in molti altri istituti scolastici che soffrono la medesima situazione, a partire dalla seconda metà dell’anno i corsi di recupero pomeridiani li facevano i professori veri. Il Consiglio di classe determinava le materie più «delicate», e venivano attivati i corsi. «Non ci sono più soldi nella scuola – spiega Tacchino –.In passato l’istituto pagava i professori per fare ciò che ora i ragazzi fanno come volontariato». Tacchino tiene un gettonatissimo laboratorio extrascolastico di teatro: a corso già avviato ha capito che l’istituto sarebbe stato in grado di pagargli 16 ore su 60. Il laboratorio va avanti. «Crediamo tantissimo che la scuola debba andare oltre la didattica e sposare la vita» racconta Tacchino. Chissà che, come una III ha copiato l’iniziativa della IV AST e adesso sta ridipingendo i muri della sua aula, altre classi copino anche l’iniziativa solidale degli studenti-prof. Dice Serena Garofalo, una delle allieve: «È bello il fatto che ognuno mette a disposizione quello che ha di suo per darlo agli altri». Bello. Bellissimo. Una bellissima lezione.

“La scuola non serve a niente” Ma possiamo ancora salvarla

da la Repubblica

“La scuola non serve a niente”
Ma possiamo ancora salvarla

Nel nuovo volume della serie di Repubblica e Laterza “iLibra”, Andrea Bajani spiega perché l’istruzione deve rinnovarsi, ripartendo dallo Stato e dalle parole

di Antonello Guerrera

La scuola? Non serve a niente. Non è solo un diffuso e stucchevole stereotipo, ma anche il titolo dell’ultimo, graffiante libro di Andrea Bajani, arricchito dai contributi, tra gli altri, di Massimo Recalcati, Mariapia Veladiano e Marco Lodoli. La scuola non serve a niente (in vendita in edicola, libreria e qui in formato ebook) è sicuramente una forbita provocazione del 38enne scrittore, che sviscera le lacune dell’istruzione italiana, oggi sempre più abbandonata dagli studenti, come mostrano ricchi video, grafici e statistiche allegati al volume. Ma è anche il denso auspicio di un’istruzione che sia sì focolare di nozioni e conoscenze, ma soprattutto faro brillante di una più lucida lettura del mondo. Affinché alunni e studenti possano dare “un nome alle cose” di questa sfuggente società liquida.

Insomma, Bajani, perché oggi «la scuola non serve a niente»?
“È un paradosso: oramai è diventato un mantra della nostra società per qualsiasi cosa, dall’economia al lavoro. Invece, bisogna uscire da questa logica utilitaristica: la scuola non deve soltanto “servire”, alla stregua di una chiave inglese. Bisogna tornare a quello che c’è dentro la scuola”.

E cosa c’è dentro?
“C’è la cultura. E la cultura contiene il verbo “coltivare”: le nozioni, certo, ma anche la convivenza, oltre a una lettura del mondo. Non a caso, la scuola è il nostro primo — e forse ultimo — luogo di aggregazione, comunità, condivisione. E quindi è indispensabile in un’epoca di profonde solitudini come la nostra”.

E invece si allarga il fenomeno del «rinuncianesimo», come lo chiama nel libro una giovane partecipante a un suo seminario. E cioè una scuola di rinunciatari passivi.
“È una parola tremenda e bellissima, a metà tra ideologia e religione. Risuona quasi come un atto di fede, ma purtroppo è una mesta chiave per capire che cosa sta succedendo alla scuola italiana: da un lato, gli studenti tendono sempre più a “disarmarsi”, a rinunciare ad aggredire la vita quotidiana. Dall’altro, considerano gli insegnanti degli impiegati statali e fannulloni. I quali, bisogna dirlo, a volte si attaccano conservativamente al vecchio mondo. E così perdono autorità”.

Perdita di autorità legata anche alla “scomparsa dei padri” nella società odierna, come ha scritto Massimo Recalcati che lei cita nel libro.
“È vero. Come il “Padre padrone”, non esiste più il “maestro Manzi”. Oggi, l’unica cosa che può fare un padre, spiega Recalcati, è testimoniare la propria paternità. E l’unica cosa che può fare un insegnante, di fronte al discredito collettivo, è dare testimonianza di sé, plasmando l’istruzione con entusiasmo e metodi concreti, alternativi alla tradizione. Come diceva Hannah Arendt, del resto: “L’insegnante è il testimone del mondo”. Ma qui c’è un ulteriore passaggio fondamentale”.

Quale?
“L’insegnante è parte integrante dello Stato. E lo Stato deve aiutarlo a restituirgli quell’autorità: dall’immaginario collettivo ai compensi, fino all’agibilità degli edifici. Un insegnante deve avere le spalle coperte. Da solo non ce la può fare”.

Invece, l’istruzione pare spesso trascurata dallo Stato italiano.
“Assolutamente. È inquietante che le riforme degli ultimi anni siano state tutte dettate da esigenze economiche e dai numeri più che da un nuovo approccio pedagogico o di insegnamento”.

Riforme che tra l’altro non hanno allineato l’Italia all’Europa. Un valido paragone nel libro è quello della Germania, dove la lezione è ultrapartecipativa, il professore “supera il fossato” e responsabilizza gli studenti.
“Esatto. In Germania, dove vivo, non c’è, almeno in apparenza, un rapporto di superiorità, perché il docente permette all’alunno di prendere in mano l’oggetto (ossia l’argomento) e di smontarlo e rimontarlo a piacimento. Così si sviluppano dialettica e senso critico. Negli studenti, ma anche negli insegnanti. Da noi, invece, si è sviluppata una passività sempre più marcata”.

Per questo lei scrive che la scuola deve ripartire dalle “parole”. Perché?
“Perché solo le parole possono salvarci. I ragazzi dei miei seminari li lascio sbizzarrire con neologismi perché diano un nome alle cose, che così escono dal buio e diventano conoscibili. È una delle grandi sfide: insegnare agli studenti come farsi certe domande e scegliere, per dare una forma al mondo. Soprattutto nel magma di Internet, dove hanno a disposizione tutta l’informazione possibile. Che però, senza il filtro della scuola, è merce senza valore”.

Il concorso a Ds in Campania rimane in stallo

da Tecnica della Scuola

Il concorso a Ds in Campania rimane in stallo
di Aldo Domenico Ficara
La posizione dello stallo nel gioco degli scacchi si verifica quando un giocatore non ha mosse legali disponibili pur non essendo sotto scacco. Allo stesso modo l’Usr della Campania
L’Ufficio scolastico della Campania si trova nelle condizioni di subire pressanti richieste contrapposte, provenienti dai candidati aspiranti presidi che vorrebbero uscire da una situazione di stallo che dura da diversi mesi. Infatti, sul sito web de Il Mattino.it si scrive: “Moltissimi candidati si sono scagliati contro l’ufficio scolastico regionale. va detto che la Procura ha sequestrato buona parte della documentazione, compresi i registri delle commissioni, il che in termini pratici significa che i titoli comunque non possono essere valutati. Il Direttore scolastico regionale ha avuto due diffide. Una da parte di un avvocato del foro di Salerno incaricato da 100 concorrenti di tutelare la loro posizione e quindi accelerare la pubblicazione della graduatoria provvisoria. Un altro gruppo ha sempre promosso una diffida per l’opposto, fermare tutto nell’attesa della magistratura. Nel mezzo, una lettera aperta al ministro firmata da circa 80 persone e che punta, anche in questo caso a rendere nota la graduatoria provvisoria. La lettera verrà consegnata al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, il prossimo 7 maggio quando verrà a Napoli, nella speranza che si possa sbloccare la situazione “. Si ricorda che il 24 febbraio 2014 Il Sole 24 Ore, riferendosi allo stesso concorso per Dirigenti scolastici svolto in Campania, scrisse: “l’ufficio giudiziario partenopeo ipotizza l’«esistenza di una vera e propria organizzazione in grado di condizionare con mezzi illeciti tutti i settori della pubblica amministrazione che ricadono nell’ambito dell’Ufficio scolastico della Campana». Il pm parla esplicitamente di «associazione» i cui componenti agiscono, con «assoluta determinazione», per «condizionare» gli esiti di una selezione pubblica che ora, proprio a seguito dell’intervento dell’autorità giudiziaria, è stata congelata “.

Per valutare gli alunni bisogna insegnare e l’Invalsi non insegna

da Tecnica della Scuola

Per valutare gli alunni bisogna insegnare e l’Invalsi non insegna
di Giovanni Sicali
La delicata, importante e spesso vilipesa arte della funzione dei docenti si riassume in due compiti fondamentali e considerevoli, ambedue complessi e non facili da attuare con equilibrio e sinergia: il primo è “ il saper insegnare”; l’altro ne consegue logicamente ed è “il saper valutare”
La sostanza dell’essere operatore della conoscenza è esattamente quella di lasciare un segno (sperando sempre positivo e mai traumatico e negativo), accompagnata dal sapere giudicare e valutare i proprio discepoli con giustizia, equità e oggettività in riferimento ai livelli previsti dalla disciplina nei vari gradi di livello di formazione scolastica e culturale. Spesso la valutazione definitiva può avvenire solo alla fine di un intero anno e/o un biennio. Di bibliografia, di studi e di saggi sull’arte di insegnare sono piene le biblioteche, ma spesso quegli scritti restano lettera morta. Nessuno a nessun altro può insegnare ad insegnare perché saranno piuttosto la pratica, l’esperienza sul campo, gli inevitabili errori, gli scacchi, le sconfitte e i tentativi andati fuori segno… che porteranno i docenti, durante gli anni, ad acquisire quella sana capacità che permetterà di affrontare giorno per giorno la difficile “missione” di guidare il cammino culturale di un soggetto-alunno e di una classe di discenti. Anche per il docente vale il vecchio adagio, sbagliando si impara, o meglio ancora: il prof impara insegnando. Altro discorso completamente diverso riguarda la valutazione sugli obiettivi raggiunti e la registrazione oggettiva dei risultati raggiunti in itinere dallo studente (termine che etimologicamente significa “amante di fare qualcosa”). Fiumi di inchiostro e di parole si sono sprecati e si sprecano sul tema della valutazione. Eppure rimane l’aspetto più misterioso e pieno di incognite date le variabili a-teoretiche e spesso a-prioristiche che si antepongono tra la verifica/interrogazione e il voto numerico. Valutare ha a che fare con il latino “valère”, dare un prezzo e fare una stima… Simpatie ed antipatie, stati e situazioni personali e familiari condizioni fisiche, temporali ed esistenziali (del docente che valuta) la fanno spesso da padroni e minano l’oggettività del giudizio di merito. In questa operazione di alta professionalità il docente (e poi il Consiglio di Classe in sede di scrutinio) non è altro che un giudice con pieni poteri di magistratura. Il giudizio espresso in voti è equiparabile ad una sentenza di tribunale, per cui ci si chiede sempre: “E’ stato un giudizio imparziale, coerente, secondo i meriti e/o i demeriti dell’alunno valutato e giudicato?”. Ai posteri… Valutare è un atto più complesso e pieno di responsabilità rispetto al fare una lezione frontale sul programma. Non occorre ricordare tutte le volte che la scuola ha dato una pessima valutazione a geni della scienza, dell’arte, del saper; e quante altre volte gli alunni – super blasonati nei tabelloni scolastici e nelle pagelle – hanno poi “toppato” oltre i tempi della scuola. L’INVALSI è l’ente meno adatto a valutare dall’esterno il processo formativo disciplinare della scuola italiana. Lasciamo alla TV, e ai format vari, sia i quiz vero/falso che le risposte multiple da giocare ai dadi; releghiamo ai momenti di relax (sotto gli ombrelloni al mare o in montagna) i problemini più o meno logici da settimana enigmistica. Perché non possono funzionare per la valutazione né da parte dei docenti né tantomeno di qualsiasi INVALSI. Fare il docente non si può ridurre a somministrare – una volta l’anno – l’inutile prova esterna INVALSI al proprio manipolo di discepoli, che sono sempre e solo persone e non un codice a barre su fascicoli diversamente colorati di Italiano e Matematica con domande identiche per tutti i tipi di indirizzo scolastico. No le prove INVALSI proprio No. C’era una volta un docente che a fine anno scolastico, dopo avere firmato e consegnato i voti per lo scrutinio, invitava tutti gli alunni a dare la valutazione sulla materia a tutti i compagni della classe, ed anche a se stessi. E era ben felice se il voto-giudizio corrispondeva al suo. Dispiacendosi del contrario. E’ ben vero che gli stessi studenti sono i migliori ad esprimere una valutazione oggettiva.

Rinnovo Graduatorie d’Istituto, il Miur vuole fare in fretta

da Tecnica della Scuola

Rinnovo Graduatorie d’Istituto, il Miur vuole fare in fretta
di Alessandro Giuliani
La ‘finestra’ per presentare titoli e servizi, o chiedere l’inserimento, potrebbe essere quella che va dal 10 maggio al 10 giugno 2014. La domanda si produrrà per via cartacea. Confermata la linea del Consiglio di Stato: gli abilitati col diploma magistrale si collocheranno in II fascia. Anche chi frequenta i Pas, ma con riserva da sciogliere al conseguimento del titolo. Quasi al via anche i Pas all’estero o con pochi candidati: saranno interamente on line con esami in presenza. Confermati i numeri del Tfa: oltre 22.000 per la tabella A e 6.600 per il sostegno.
L’aggiornamento delle graduatorie d’Istituto è davvero imminente. Dopo l’annuncio del ministro Giannini dei giorni scorsi, il 29 aprile è stata la volta di Luciano Chiappetta: il direttore generale del Miur ha comunicato ai sindacati che la ‘finestra’ per presentare nuovi titoli o servizi, ma anche per chiedere l’inserimento (per chi ha conseguito il titolo di studio in terza fascia e chi si è abilitato in seconda), potrebbe essere quella che va dal 10 maggio al 10 giugno 2014. E comunque non molto oltre.
Si tratta di un’indicazione temporale che, se confermata, per il primo periodo andrebbe ad accavallarsi con il rinnovo delle GaE: a seguito dei tanti problemi tecnici fatti riscontrare dal nuovo software di gestione delle domande delle graduatorie ad esaurimento, infatti, la prossima settimana verrà ufficializzata la proroga della scadenza (inizialmente fissata proprio al 10 maggio).
Forse anche a seguito delle problematiche che hanno caratterizzato il rinnovo delle GaE, la domanda dei candidati interessati a quelle d’Istituto avverrà con modalità tradizionale, quindi per via cartacea. Il calcolo e la pubblicazione dei punteggi, invece, sarà informatizzato. Vale la pena ricordare agli interessati presenti in entrambe (almeno 170mila) che le province dove collocarsi non debbono necessariamente essere le stesse.
Tornando all’incontro Miur-sindacati, il dg Chiappetta ha anche detto, riporta la Uil Scuola, presente all’incontro, che “in applicazione del parere del Consiglio di Stato, tutti i docenti in possesso del diploma magistrale potranno chiedere l’inserimento nelle graduatorie d’istituto di II fascia, quella degli abilitati, della scuola dell’infanzia e primaria”. Si tratta di una conferma rilevante, perché a questo punto per tutto questo personale, almeno 20.000 docenti, “non sarà più necessario quindi attivare i PAS”.
Il direttore generale ha anche comunicato “che tutto il personale (circa 50.000) che ha diritto a frequentare i PAS potrà chiedere l’inserimento a pieno titolo in III fascia e con riserva in II fascia d’istituto. La riserva potrà essere sciolta al momento del conseguimento del titolo abilitante”.
Inoltre, come prassi, “tutti i neolaureati potranno inserirsi in III fascia, quella relativa al personale non abilitato”.
Invece, per tutto il restante personale aspirante docente “che sta frequentando percorsi abilitanti (di tipo PAS n.d.r.) e che non può inserirsi con riserva in II fascia, il Miur ha prospettato l’ipotesi di inserimenti annuali, all’interno del triennio di vigenza delle graduatorie”.
Sempre il sindacato guidato da Massimo Di Menna ha fatto sapere che l’amministrazione sta finalmente anche “predisponendo il bando per la partecipazione ai PAS del personale in servizio all’estero e per il personale, in servizio in Italia, appartenente a classi di concorso con numeri ‘piccoli’”. Per loro, quindi, si tratterà di una full immersion formativa. A base di computer, rigorosamente connesso ad internet, e di incontri in presenza presso le commissioni esaminatrici dove si vaglierà la consistenza delle conoscenze e competenze acquisite.
Il Miur ha infine confermato la linea sui Tfa ordinari. Come indicato nell’estate scorsa dall’ex ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, il secondo corso di Tirocini formativi (cui potranno partecipare tutti i possessori del titolo di studio abilitante, anche se privi di supplenze) prevederà una selezione per circa 29mila posti disponibili. Di questi, la gran parte (oltre 22.000) riguarderanno le classi di concorso della tabella A, con l’esclusione di strumento musicale, e oltre 6.600 per il sostegno.
Il prossimo incontro sulla formazione iniziale e sulla gestione delle graduatorie è previsto per martedì 6 maggio.

Mobilità soprannumerari: attenzione all’annullamento delle preferenze

da Tecnica della Scuola

Mobilità soprannumerari: attenzione all’annullamento delle preferenze
di Lucio Ficara
Le regole sono molto precise e per questo motivo è bene fare molta attenzione. Un piccolo errore può causare l’annullamento delle preferenze espresse.
Sta per cominciare la solita e pensosa transumanza dei docenti soprannumerari. Infatti è periodo di formazione di organici di diritto e di individuazione dei docenti perdenti posto. Si incomincia con le scuole dell’infanzia e primarie e si concluderà entro i primi di giugno con quelli delle scuole secondarie di secondo grado.
Si tratta di una vera e propria “transumanza di docenti”, costretti loro malgrado a lasciare la propria scuola per cercare una nuova e provvisoria sede di titolarità. Ma cosa devono fare i docenti che sono stati individuati dal proprio dirigente scolastico soprannumerari?
I docenti individuati come perdenti posto sono da considerare riammessi nei termini per la presentazione, entro 5 giorni dalla data di comunicazione dell’accertata soprannumerarietà, del modulo domanda di trasferimento.
Nel caso in cui il docente abbia già presentato nei termini previsti domanda di trasferimento, l’eventuale nuova domanda inviata a norma del presente comma sostituisce integralmente quella precedente.
La proroga dei termini si estende anche all’eventuale domanda di passaggio di ruolo, ovviamente se non sono ancora state avviate le operazioni di mobilità relative al ruolo richiesto. Per quanto attiene i posti di sostegno della scuola primaria, c’è una novità non di poco conto. Infatti per i posti di sostegno l’individuazione dei soprannumerari sarà effettuata distintamente per ciascuna tipologia: A) minorati della vista; B) minorati dell’udito; C) minorati psicofisici, secondo le modalità contrattuali. Quindi il docente individuato come soprannumerario nella tipologia di attuale titolarità, qualora sia in possesso di titolo di specializzazione per altra tipologia per la quale nell’ambito della stessa scuola sia disponibile un posto, partecipa a domanda o d’ufficio con precedenza al trasferimento su tale posto.
Inoltre è importante sapere che il perdente posto, che si muove a domanda condizionata, per evitare di vedersi annullate, nella domanda da soprannumerario, le preferenze espresse oltre il comune di attuale titolarità, deve esprimere, comunque, tra le preferenze, anche il codice relativo all’intero comune di titolarità oppure relativo al distretto sub comunale di titolarità, prima dei codici relativi ad altri comuni ovvero ad altri distretti sub comunali.
In caso contrario il docente soprannumerario che si muove a domanda condizionata, se non dovesse esprimere anche il comune di attuale titolarità oppure relativo al distretto sub comunale di titolarità, vedrà annullate automaticamente tutte le altre preferenze richieste ed appartenenti ad altri comuni o a scuole di altro comune.
Queste sono accortezze che devono essere ben valutate entro i 5 giorni dall’individuazione del soprannumero, pensando ai pro e ai contro del condizionamento di una domanda di mobilità.

Elezioni Espero, bel salto in avanti della Uil Scuola

da Tecnica della Scuola

Elezioni Espero, bel salto in avanti della Uil Scuola
di A.G.
Positivo anche il rinnovo delle cariche per la Flc-Cgil, che diventa il sindacato di gran lunga più votato. Incremento, seppure solo di 300 voti, dello Snals-Confsal. Vanno ancora più a fondo Gilda e Anp. Brutto scivolone della Cisl Scuola, che perde quasi 1.900 adesioni.
Il rinnovo dell’assemblea dei delegati del Fondo Espero sorride alla Uil Scuola, ma fa incupire i “cugini” della Cisl Scuola. Dai primi risultati, pressoché ufficiali, emerge infatti un incremento del sindacato guidato da Di Menna di ben 1.845 voti. Che fanno fare un salto in avanti di quasi 9 punti percentuali, con un incremento di 3 seggi. Ne perde altrettanti la Cisl Scuola, che passa da 7.374 voti del 2010 ai 5.513 di questa tornata elettorale. Per l’organizzazione che fa capo a Francesco Scrima è una performance che lascia quindi molto a desiderare.

Decisamente negativo anche il risultato fatto registrare dalla Gilda Fgu. Che ha di fatto dimezzato il già modesto numero di adesioni del 2010, con una rappresentatività finita sotto l’1%. Perde pure, un centinaio di adesioni, l’Anp Cida: l’organizzazione dei dirigenti scolastici e delle alte professionalità si posizione di poco sopra l’1%.

Un discreto incremento viene fatto registrare anche dalla Flc-Cgil, che continua a ad incassare più voti di tutti. E incrementa il vantaggio con circa 750 voti in più rispetto a quattro anni fa. Positivo anche il rinnovo delle cariche Espero per lo Snals-Confsal, che con 330 voti in più fa un passo avanti dell’1% complessivo.

Per il momento l’unico commento al rinnovo dei delegati del Fondo Espero è quello della Uil Scuola. Che parla di un risultato elettorale che sottolinea “l’affermazione di un sindacato moderno e utile. Viene premiato il nostro impegno per assicurare, con uno strumenti moderno e importante quale è Espero, fondo per la pensione integrativa, la tutela dei lavoratori della scuola”-

LISTA             VOTI 2014 % diff.      VOTI 2010 %

FLC CGIL              7.158    35,9 +2,4            6.403     33,5

CISL SCUOLA     5.513     27,6 -10,9          7.374     38,5

UIL SCUOLA       5.263      26,4 +8,7            3.391    17,7

SNALS CONF.    1.567      7,8    +1,1            1.276      6,7 

ANP CIDA             243       1,2    -0,6                352      1,8

GILDA FGU          173        0,8    -1,0                344      1,8

TOTALE                  19.937                               19.158

Formazione iniziale dei docenti e Pas

da Tecnica della Scuola

Formazione iniziale dei docenti e Pas
di L.L.
Il resoconto dell’incontro del 29 aprile al Miur. Annunciati anche i bandi per il secondo corso di Tfa ordinario e per la partecipazione ai Pas del personale in servizio all’estero e per il personale, in servizio in Italia, appartenente a classi di concorso con pochi candidati
Nel corso dell’incontro al Miur del 29 aprile scorso con le Organizzazioni sindacali del Comparto Scuola si è parlato di formazione iniziale dei docenti, con particolare riferimento ai PAS.
Secondo il resoconto della Uil Scuola, il Capo Dipartimento, dott. Chiappetta, ha comunicato che, in applicazione del parere del Consiglio di Stato, tutti i docenti in possesso del diploma magistrale potranno chiedere l’inserimento nelle graduatorie d’istituto di II fascia, quella degli abilitati, della scuola dell’infanzia e primaria. Per questo personale – si parla di circa 20.000 docenti – non sarà più pertanto necessario attivare i Pas.
Inoltre, tutto il personale (circa 50.000) che ha diritto a frequentare i Pas potrà chiedere l’inserimento a pieno titolo in III fascia e con riserva in II fascia d’istituto, riserva che potrà essere sciolta al momento del conseguimento del titolo abilitante.
Tutti i neolaureati potranno inserirsi in III fascia, quella relativa al personale non abilitato. Per tutto il restante personale che sta frequentando percorsi abilitanti e che non può inserirsi con riserva in II fascia, il Miur ha prospettato l’ipotesi di inserimenti  annuali, all’interno del triennio di vigenza delle graduatorie.
Secondo le anticipazioni del Miur, la presentazione delle domande, in modalità cartacea, dovrebbe partire dal 10 maggio prossimo e concludersi entro il 10 giugno.
Previsto anche, a breve, il bando per la partecipazione ai Pas del personale in servizio all’estero e per il personale, in servizio in Italia, appartenente a classi di concorso con numeri esigui. E verrà anche presto emanato il bando per il secondo corso di Tfa ordinario. I posti disponibili saranno circa 29.000 posti di cui oltre 22.000 per le classi di concorso della tabella A, con l’esclusione di strumento musicale, e oltre 6.600 per il sostegno.

Chi ha il dirigente despota si ammala più facilmente

da Tecnica della Scuola

Chi ha il dirigente despota si ammala più facilmente
di A.G.
A sostenerlo un team di studiosi australiani che hanno esaminato oltre 7mila dipendenti: quelli stressati accusano spesso dolori al torace, nausea e mancanza di respiro. E in un anno devono rimanere a casa almeno due settimane in più degli altri. Le forti pressioni dall’alto possono inoltre favorire malattie cardiovascolari, depressione e ansia. E in questi condizioni diventa difficile tornare al lavoro. Problemi che nella scuola sono all’ordine del giorno.
Il controllo eccessivo dei dirigenti può causare stress e, di conseguenza, portare i dipendenti ad ammalarsi. È quanto si evince da un ampio studio australiano, guidato dallo psichiatra Sam Harvey dell’University of New South Wales e del Black Dog Institute, che assiste le vittime di depressione: dopo aver analizzato oltre 7mila persone di mezza età, il team è giunto alla conclusione che un superiore troppo esigente e pressante può causare danni permanenti alla salute, con una varietà di sintomi.
Lo studio, che getta luce sugli effetti deleteri di carichi di lavoro esorbitanti e più ancora dell’eccesso di controllo da parte di dirigenti dediti alla ‘microgestione’ dei dipendenti, ha esaminato in particolare chi lavorava in uffici con alto livello di stress: aveva bisogno di due settimane o più in un anno di congedo malattia e accusava sintomi come dolori al torace, nausea e mancanza di respiro. Un caso su 15 di congedo malattia di lungo termine, cioè oltre due settimane, poteva essere evitato se il posto di lavoro fosse stato meno stressante.
“A un semplice livello, ciò che conta è il controllo che si ha sul proprio lavoro di giorno in giorno, minuto per minuto, ma a un livello più ampio è cruciale il controllo che si può avere sull’organizzazione in genere, sulla possibilità di segnalare problemi e di proporre soluzioni”, scrive Harvey sulla rivista Plos One. E’ semplicistico concludere che chi lavora troppo rischia un attacco cardiaco o sviluppa depressione, aggiunge. “Vi sono invece prove fondate che una combinazione di forti pressioni dall’alto e di basso controllo sul proprio lavoro può causare malattie cardiovascolari, depressione e ansia. E diventa molto più difficile tornare al lavoro dopo aver contratto i problemi di salute”.
Chissà quanti docenti, amministrativi, tecnici ed ausiliari si riconosceranno in queste parole. Ricordiamo che la scuola è uno dei settori, come tutti quelli che si dedicano al prossimo, dove il rischio
La scorsa estate il professor Vittorio Lodolo D’Oria, esperto in malattie professionali degli insegnanti, su invito del comitato “Quota 96”, ha lanciato un appello all’allora ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, affinchè avesse messo mano al riconoscimento delle malattie professionali dei docenti. Il tutto, tra l’altro, è stato acuito dalla riforma pensionistica Monti-Fornero.

Realizzerò una scuola più semplice e con i prof al centro, ma non ci sarà una riforma Giannini

da Tecnica della Scuola

Realizzerò una scuola più semplice e con i prof al centro, ma non ci sarà una riforma Giannini
di Alessandro Giuliani
Lo ha rivelato il ministro dell’Istruzione in un’intervista a Famiglia Cristiana in edicola questa settimana: c’è bisogno di attuare al meglio quel che esiste e di semplificare, perché al Miur c`è troppa burocrazia. Tenderà la mano al Sud: pronto un progetto da 100 milioni di euro, soprattutto per ridurre la dispersione scolastica. Difende le paritarie: superiamo le vecchie incrostazioni ideologiche. E conferma che il 10 maggio parteciperà all’incontro del mondo della scuola con Papa Francesco in Piazza San Pietro.
Nessuna riforma, ma serve una semplificazione della macchina organizzativa, ingolfata da troppe leggi e da una burocrazia esasperante. Occorre poi far tornare i prof al centro dell’attenzione, premiando chi merita di più, e sostenere quelle zone dove il numero di alunni che lascia i banchi prima del tempo raggiunge livelli preoccupanti. E bisogna avere rispetto per l’opera delle scuole paritarie.
Sono gli obiettivi, esaurita la prima fase di studio a Viale Trastevere, che si pone il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Li ha annunciati rispondendo alle domande di Famiglia Cristiana, in edicola questa settimana.
Il responsabile del Miur ribadisce che l’impegno del Governo Renzi è ridare centralità ai protagonisti del mondo della scuola “che sono gli studenti, ma in particolare gli insegnanti. Perciò, posso assicurare che non mi sento un ministro con una responsabilità accessoria, ma primaria”. Giannini si impegna quindi a “premiare il merito e restituire autorevolezza”, mentre annuncia un progetto “da circa un centinaio di milioni di euro” per interventi “al Sud e anche nelle zone più interne del Paese, lontane dalle città e dalle grandi vie di comunicazione” soprattutto per ridurre la dispersione scolastica. Staremo a vedere come si concretizzerà questo punto, soprattutto come si collocherà all’interno del nuovo contratto di lavoro.
Il ministro spiega al giornale cattolico, tuttavia, che “non ci sarà una riforma Giannini”: c`è bisogno, piuttosto, “di attuare al meglio quello che esiste e di semplificare, perché in questo Ministero c`è una profonda sedimentazione burocratica, legislativa e regolamentare”.
Giannini, poi, conferma la sua presenza all’incontro del mondo della scuola con Papa Francesco il prossimo 10 maggio in Piazza San Pietro a Roma. “Ci sarò perché era da molti anni che in Italia non ci si mobilitava per la scuola, se non per protestare. Inoltre questo Papa, con i suoi gesti e le sue parole, ha la grande capacità di dare speranza e fiducia”.
Il 10 maggio si parlerà molto del rapporto fra scuola pubblica e paritaria. Cosa ne pensa il ministro? “Vanno superate vecchie incrostazioni ideologiche. Si tratta di scegliere con decisione il modello europeo, cioè la libertà di scelta educativa per le famiglie e gli studenti. Serve un modello integrato, dove un bene pubblico, come l`istruzione, può essere gestito da soggetti diversi. E lo Stato deve vigilare che questa gestione dia risultati validi”.