AFAM: illegittima la nota Miur 4133

AFAM: il punteggio per i diplomi conseguiti dopo il 31 dicembre 2012 deve essere riconosciuto nelle graduatorie ad esaurimento e in quelle d’istituto

 

Illegittima la nota Miur 4133 che nega la valutazione dei titoli AFAM conseguiti dopo il 31.12.2012. ANIEF invita gli interessati a dichiararli nell’aggiornamento GaE (entro il 17 maggio) e nel prossimo per le graduatorie di istituto. Solo così sarà possibile ricorrere in caso di mancato riconoscimento del punteggio.

 

Ancora una volta il Ministero pone in essere l’ennesima ingiustizia nei confronti di tutti coloro che hanno conseguito o che conseguiranno il titolo AFAM dopo il 31 dicembre 2012. La nota 4133 del 28 aprile 2014 indica il limite temporale del 31 dicembre 2012 per la valutazione (3 punti) del titolo di diploma AFAM vecchio ordinamento per le graduatorie ad esaurimento.

 

Per Marcello Pacifico,Presidente Anief e Segretario organizzativo Confedir,non può sussistere una discriminazione tra possessori dei medesimi titoli, tanto più se rilasciati dalla stessa istituzione nel medesimo anno accademico e proprio ora che è intervenuta l’equipollenza tra i titoli del vecchio e nuovo ordinamento. Ogni diversa interpretazione – conclude Pacifico – negherebbe il valore e la spendibilità dei titoli AFAM conseguiti dopo il 31 dicembre 2012.

Per l’ANIEF, quindi, i nuovi diplomi di Conservatorio e delle Accademie del vecchio ordinamento hanno la stessa validità di quelli conseguiti prima del 31 dicembre 2012, ancorché conseguiti dopo l’entrata in vigore del comma 107 della legge 228/2012.

 

Pertanto, invitiamo tutti gli interessati a dichiarare il titolo entro il 17 maggio nella domanda di aggiornamento delle Graduatorie ad Esaurimento, sia su Istanze on line (sezione F2) che nel modello cartaceo predisposto da ANIEF per chi ricorre per l’inserimento. Allo stesso modo, sarà necessario dichiararlo anche nelle prossime domande per l’imminente aggiornamento delle graduatorie d’istituto.

 

Solo così, infatti, sarà possibile impugnare al giudice del lavoro l’eventuale mancata valutazione del titolo nelle prossime graduatorie, seguendo le indicazioni per ricorrere che il sindacato diramerà nei prossimi giorni.

Aggiornamento GaE: attivo il nuovo sistema di adesioni on line ai ricorsi

Aggiornamento GaE: attivo il nuovo sistema di adesioni on line ai ricorsi ANIEF

 

Registrati al sito, iscriviti o conferma l’iscrizione e segui le istruzioni operative entro il 24 maggio 2014 per l’inserimento o il reinserimento nella fascia aggiuntiva delle GaE, per il passaggio dalla IV alla III fascia, avverso la tabella valutazione titoli e per l’esecuzione delle sentenze sui 6 punti aggiuntivi SSIS. Per aderire è necessario presentare la domanda cartacea ANIEF (inserimenti e reinserimenti) o compilare la domanda su Istanze on line (passaggio IV-III fascia, tabella valutazione titoli) come da indicazioni fornite dal sindacato, entro il 17 maggio 2014.

 

ANIEF avvia le adesioni ai ricorsi attraverso la nuova piattaforma telematica. Si tratta di uno strumento che sarà implementato nell’arco delle prossime settimane e che intende fornire ai nostri soci un servizio ancora più completo ed efficace, in grado di accompagnarli dall’adesione alla conclusione del contenzioso, seguendone in tempo reale lo svolgimento.

 

Si ricorda che per poter aderire ai ricorsi è necessario chiedere entro il 17 maggio 2014:

–       l’inserimento o il reinserimento nella fascia aggiuntiva delle GaE, utilizzando il modello cartaceo predisposto dall’ANIEF, seguendo queste indicazioni;

–       il passaggio dalla IV alla III fascia delle GaE, compilando la domanda su Istanze on line seguendo queste indicazioni;

–       la valutazione o lo spostamento del punteggio richiesto, compilando la domanda su Istanze on line seguendo queste indicazioni;

 

Si ricorda, inoltre, che per ricorrere è necessario aderire al ricorso entro i termini indicati, dopo aver spedito o aggiornato la domanda di inserimento-aggiornamento Gae.

 

Per aderire ai ricorsi, è sufficiente:

–       Cliccare su questo link: http://next.anief.org

–       Registrarsi al nuovo sito ANIEF

–       Scegliere il ricorso di proprio interesse

–       Compilare il form di adesione on line

–       Stampare (e firmare, ove necessario) i moduli generati dal sistema

–       Inviare ad ANIEF, seguendo le indicazioni che saranno fornite dal sistema, la documentazione indicata al termine della fase di adesione entro il 24 maggio 2014.

 

ANIEF, inoltre, avvia anche le adesioni al ricorso per l’esecuzione delle sentenze TAR sui 6 punti aggiuntivi SSIS, che interessano:

–       i ricorrenti TAR 6 punti SSIS del 2009, del 2010 e del 2011, con o senza sentenza;

–       i ricorrenti 6 punti SSIS al giudice del lavoro, con o senza provvedimento del tribunale;

–       coloro che sono abilitati SSIS, SFP, AFAM o Cobaslid e intendono ricorrere adesso per ottenere la valorizzazione del bonus premiale di 6 punti.

Per aderire al ricorso per l’esecuzione delle sentenze sui 6 punti SSIS non è necessario indicare nulla di specifico nella domanda di aggiornamento.

 

Ricordiamo che per aderire ai ricorsi e fruire delle convenzioni con i legali garantite dal sindacato è indispensabile essere in regola con l’iscrizione ad ANIEF. È possibile iscriversi (o rinnovare l’iscrizione) contestualmente all’adesione ai ricorsi. Le adesioni ai ricorsi si chiuderanno il 24 maggio 2014.

Edilizia scolastica, Piano da 150 milioni

Edilizia scolastica, Piano da 150 milioni: assegnato quasi il 96% degli interventi dopo la proroga decisa dal Governo

E’ scaduta lo scorso 30 aprile la proroga di due mesi concessa dal Governo agli Enti Locali per l’affidamento degli interventi del Piano per l’edilizia da 150 milioni previsto dal decreto “Fare”. La scadenza iniziale era fissata al 28 febbraio scorso, ma, a quella data, risultavano assegnati 207 interventi su 692 ammessi al finanziamento, per un totale di 35,7 milioni di euro. Quindi meno del 30% degli interventi possibili, e meno di un quarto delle risorse a disposizione.
Allo scadere della proroga di due mesi il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha fatto una ricognizione puntuale della situazione da cui risulta affidato il 95,7% delle opere. Gli interventi assegnati dagli Enti Locali alle ditte che dovranno eseguirli sono infatti 603 su 630 (al totale di 692 vanno tolte le 62 opere da assegnare in Puglia e Campania dove è in vigore una proroga fino al 30 giugno prossimo). Restano non affidati 27 interventi, ma le risorse non si perderanno: saranno assegnate ad altre Amministrazioni locali che avevano fatto domanda e i cui interventi erano risultati ammissibili al finanziamento.
“La proroga ha permesso di non rendere nullo il lavoro che era stato già fatto per poter utilizzare le risorse previste dal decreto “Fare” – sottolinea il Ministro Stefania Giannini -. Il tempo in più concesso è stato speso bene visto che in pratica è stato completato il quadro delle assegnazioni con uno sforzo responsabile da parte delle Amministrazioni locali. L’edilizia scolastica è stata la prima priorità indicata da questo Governo e stiamo continuando a lavorare su questo fronte. Come ho spiegato in Parlamento fra le risorse che stiamo destinando a questo capitolo ci sono, fra l’altro, 120 milioni per ciascuno degli anni 2014 e 2015 per tenere fuori dal patto di stabilità degli Enti locali le risorse destinate a interventi di edilizia scolastica. Mentre sono 300 i milioni che metteremo per consentire l’ulteriore scorrimento delle graduatorie del decreto “Fare” che consentirà di finanziare altri 1.850 interventi già cantierabili e dunque pronti a partire”.

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Voti e giudizi non ne date

VOTI E GIUDIZI NON NE DATE

di Umberto Tenuta

Voti, giudizi, valutazioni, interrogazioni, verifiche, scrutini, esami… quanto tempo perduto, anzi dannoso, per docenti e per studenti soprattutto!

 

Ricercate i miei scritti sulla valutazione, su INTERNET, per favore!

Tutto quello che c’era da dire, l’ho già detto.

Ora che faccio se resistere non so alle provocazioni che ogni giorno mi arrivano sull’unico canale digitale di comunicazione con la scuola che mi resta?

Qualcosa debbo fare, mi urge, è urgente.

Troppa sofferenza vedo intorno a me, soprattutto nei giovani miei fratelli, ed io ai miei fratelli do tutto, figurarsi se non dedico un mattino di maggio, di maggio mese che precede i giorni del giudizio, dei giudizi finali, negli scrutini e negli esami!

Voti e giudizi.

Chi sono io per giudicare, ha esclamato Papa Francesco!

Finalmente un Papa, un Papa della Chiesa della Santa Inquisizione, ha detto una parola cristiana, una parola di Cristo:

Non giudicate e non sarete giudicati, o gente!

Chi può, chi sa giudicare un’altra persona, se già ci asteniamo dal giudicare noi stessi, tanto è il mistero che ciascuno di noi esseri umani è.

Ma lo studente ha scritto MONDAGNA, mondagna con la D e non con la T.

E tu, docente, lo sai perchè lo ha scritto con la D?

Te lo sei mai chiesto?

Forse perchè, come me bambino dialettofono, non lo sapeva, non aveva ancora discriminato la diversità dei due fonemi D e T.

Né la mia Maestrina superbina si era degnata di chinarsi sul mio visino innocente a dirmi: o bimbo mio caro, quanto sei bello −allora lo ero, a detta di mia madre!− , quanto sei bello! Senti, ora diciamo assieme:

montttte monttttagna

montttte monttttagna

montttte monttttagna

A volte, a volte, a volte, agli studenti non è stato fatto apprendere quello che sbagliano!

Allora, ogni errore dei nostri studenti è un interrogativo, è un problema, è una verifica per il docente.

Per il docente, non per lo studente!

Con questo, non dico che il docente dovrebbe darsi un QUATTRO PIù, ma almeno avere l’accortezza di non mortificare lo studente con un QUATTRO MENO!

Forse non mi sono spiegato!

Ora lo riassumo, quello che volevo dire e non ho detto.

Nessuno sbaglia quello che sa, quello che sa fare.

Siamo d’accordo?

Allora, quando gli studenti sbagliano, la cosa non riguarda loro, ma noi docenti che siamo avvisati di non aver insegnato.

Oddio, ma se è solo quel moccioso ad aver sbagliato, che c’entro io docente?

E sì, tu c’entri, c’entri perchè agli altri la mammina lo aveva fatto apprendere bene che MONTAGNA si scrive con la T e non con la D, ma a TINO la mammina analfabeta diceva sempre MONDDDAGNA!

Capito ora?

Bene!

Ora vediamo i GIUDIZI.

HAI SBAGLIATO!

SEI UN DISTRATTONE!

Bene, anzi male.

Ora te lo do io il giudizio!

Vedi, Maestra BELLA, stamattina ti sei distratta e sulla gote destra hai messo tanto rossetto che sembra un brufoletto!

Come rimani tu dinanzi al mio GIUDIZIO?

Certo, non ci resti male, e se normalmente un po’ permalosa sei, mi rispondi arrogante: FATTI I FATTI TUOI!

Sì che me li faccio, ma tu, fatteli pure tu!

Ora ci siamo intesi.

Se non sbaglio, tutto questo tiritera ad una cosa sola approda.

Nella Valutazione lo studente è fuori discussione!
La valutazione riguarda solo la validità dei percorsi formativi progettati ed attuati dai docenti.

Lo diceva anche Roberto Zavalloni, e tanti altri Illustri Professoroni che dirvi non vo’.

Ma, allora, niente più compiti da correggere!

Che bello, i pomeriggi a casa ce li godiamo tutti interi!

E no, nooo!

Non si tratta di correggere e di valutare, ma di verificare, verificare non le competenze degli studenti, ma il raggiungimento degli obiettivi che ci eravamo prefissati in quel determinato percorso didattico ovvero Unità di apprendimento (UDA), e non Unità didattica (UD).

Tutti gli studenti hanno acquisito le competenze?

Se gli obiettivi non li hanno raggiunti, riprogettiamo per tutti o solo per un gruppo di studenti.

Insomma, gli studenti se la cavano sempre!

Chi paga siamo sempre noi docenti!

Vedete, amici cari, voi avete scelto di fare questo mestiere, mestiere nobile, mestiere grande, mestiere di ostetrica che aiuta a partorire, come Fenarete, la madre di Socrate.

E come Socrate che nulla insegnava, ma aiutava a partorire le provvisorie verità, le verità che facevano grandi, che facevano filosofi, che facevano uomini i suoi discepoli.

Se questa grande pazienza e questa grande abilità non avete, la porta di uscita dalla scuola è aperta.

Ma gli studenti non possono uscire!

Non debbono uscire!

Non vogliono uscire!

Gli aborti non sono consentiti.

Né alle Madri né ai Maestri!

Un giovane che non apprende, che non impara, che non si forma è un figlio di donna che non nasce alla condizione umana, che non diventa uomo, che non si esprime in tutta la sua grandezza umana.

Tutti i figli di donna hanno diritto al successo formativo.

Lo statuisce la Costituzione italiana e l’art. 1 del D.P.R. 275/1999.

Come afferma il Rapporto Faure, <<Ogni uomo è destinato ad essere un successo e il mondo è destinato ad accogliere questo successo>>.

Insomma, agli studenti non può essere negato il successo formativo.

Anzi, va garantito!

Spetta ai docenti garantirlo.

Gli studenti non possono essere respinti!

A loro non può essere negato il diritto alla umanità.

La Valutazione serve a garantire questo diritto, non a negarlo, bocciando, respingendo.

Ma noi non bocciamo.

Noi ci limitiamo a rimandare!

E no, Docenti miei, voi andate in vacanza.

Anche mio nipote sta progettando le sue vacanze.

Sul diario ha scritto solo queste parole: VACANZE, QUANTO VI ASPETTO: DIVERTIMENTO, SOLO DIVERTIMENTO!

Oddio, di-vertirsi, fare una cosa diversa, diversa dagli amori, dagli amori più belli, amori dei saperi, amore del sapere, filosofia, studium, studenti.

È un negare la cosa più bella, la gestazione alla vita.

È veramente un mortificare!

Maestre, lo so, per voi non è così, voi sapete che cosa significa partorire, mettere al mondo una nuova creatura, un uomo, maschio o femmina che sia!

Maestre, mamme, voi sapete che belli come i figli vostri studenti non c’è nessuno!

“Ogni scarrafone è bello a mamma soja”

Maestre e Maestri, solo gli insegnanti −insegnanti che non esistono− bocciano e respingono.

Voi, autentiche maestre, autentici maestri, promovete tutti i vostri studenti!

 

POST SCRIPTUM

Ma come la mettiamo con l’autovalutazione: valutiamo o lasciamo agli studenti l’autovalutazione?

Ecco, questa è una domanda da…

Se la valutazione viene utilizzata per la regolazione della programmazione, allora gli studenti sono fuori discussione.

La Valutazione o, meglio, la Verifica resta un compito personale dei docenti.

Se invece la Valutazione serve a far apprendere agli studenti ad autovalutarsi, compito questo che rientra nella conquista dell’autonomia della persona umana, allora la Valutazione deve configurarsi come autovalutazione.

Il docente non corregge e non valuta.

Invita gli studenti ad autocorreggersi, offrendo loro degli aiuti.

Ad esempio:

−Dice che nel compito ci sono degli errori.

Gli studenti, da soli o con la collaborazione dei compagni, ricercano e correggono gli errori.

-Dice che nel compito vi sono 5 errori.

-Dice che 3 errori sono nella prima metà dell’elaborato.

-Dice che 1 errore si trova nella terza riga…

-Evidenzia la frase, la parola o la sillaba sbagliata.

In questo modo gli studenti imparano ad autocorreggersi, anche utilizzando appositi strumenti, quali i Vocabolari.

I Vocabolari che sempre si comprano e quasi sempre non si usano!

Nella scrittura digitale questa funzione viene svolta dai correttori ortografici o sintattici.

Ancora digitale?

Lasciamo stare e proseguiamo.

Se un tema è povero di contenuti, che cosa fa il docente?

Cerca di far arricchire le esperienze dello studente, offrendo magari dei suggerimenti:

−Osserva i colori dell’autunno!

−Osserva bene i movimenti dei personaggi…

−Osserva i colori dei palazzi della tua città..

−Osserva i Monumenti della tua città..

………………..

Nemo dat quod non habet!

Quello che il suo docente non lo ha guidato a procacciarsi!

Gli studenti italiani, i meno europei

da Corriere.it

CON il SOSTEGNO di INTERCULTURA

Gli studenti italiani, i meno europei

Solo 38 su 100 partecipano a iniziative di internazionalizzazione. Inaugura a Roma la rete scuole «Promos(s)i», per aiutare i ragazzi nella mobilità

di Antonella De Gregorio

Basta studiare all’estero per essere più «internazionali»? E se sì, quanto? Se ne parla venerdì 9 a Roma, al liceo Democrito di Roma, in occasione del lancio della rete di scuole «Promos(s)i» del Lazio. «Promos(s)i» sta per «Progetti di mobilità studentesca internazionale di qualità»: un’iniziativa – nata in collaborazione con Intercultura – che riunisce, ad oggi, tredici scuole secondarie superiori della Regione. E altre reti stanno nascendo in tutta Italia, Lombardia in testa. Obiettivo, sostenere e promuovere scambi ed esperienze all’estero, standardizzare le procedure di riconoscimento dei risultati conseguiti, valorizzare le esperienze fatte, al rientro. Perché il contatto con il mondo al di fuori dei confini nazionale e la conoscenza delle esperienze «altre», della scuola italiana, è oggi appannaggio di pochi fortunati. Sono solo 38 su 100 i ragazzi delle superiori che seguono con una certa regolarità qualcuna delle già poche iniziative: scambi di classi, viaggi e soggiorni, approfondimento delle lingue, classi Clil. Una distanza siderale da altri Paesi europei: in Germania si arriva all’81%, in Polonia al 49%, in Francia al 58%, in Spagna al 59% e in Svezia al 44%.

Mobilità

Più nel dettaglio, la ricerca che evidenzia questi dati (realizzata dall’Ipsos, attraverso interviste a ragazzi dei sei Paesi), dice che in Germania le scuole sono particolarmente attive negli scambi di classe (83%), nello sviluppo di partenariati (22%) e negli stage di lavoro all’estero (18%). In Polonia il 19% delle scuole sono attive nello sviluppo di partenariati. In Italia solo il 53% delle scuole attiva progetti per l’internazionalizzazione. In particolare, ci difendiamo bene negli stage di studio all’estero, dove siamo i primi (28%) e nell’attivazione del Clil (14%). A conti fatti la Germania sembra essere il Paese dove le iniziative sono universalmente diffuse – soprattutto la mobilità di classe – e la quasi totalità degli studenti vi partecipa.

Lo chiede la Ue

Quella di vivere esperienze internazionali è un’esigenza sempre più sentita dagli studenti (il 72% le giudica importanti e interessanti, mentre è solo il 44% degli svedesi a giudicarle positivamente); e anche dagli insegnanti, soprattutto quelli di lingue (il 54% dei nostri docenti di lingue sono favorevoli e stimolano tali iniziative, rispetto al 44% medio degli altri 5 Paesi. Ma è anche una necessità, per rispondere con programmi concreti alla terza iniziativa prioritaria del piano Europa 2020, che intende aiutare i giovani a studiare all’estero per dare loro conoscenze e competenze per competere sul mercato del lavoro, incoraggiarli a studiare nelle università di tutta Europa e migliorare in generale i livelli di istruzione e formazione.

 

Festa dell’Europa

Per presentare la rete romana di scuole con vocazione internazionale la data scelta non è casuale: nel 1950, in questo giorno, il ministro degli Esteri francese Robert Schuman espose la sua idea di una nuova forma di cooperazione politica per l’Europa, che avrebbe reso impensabile una guerra tra le nazioni europee. E di cooperazione è opportuni parlare, a pochi giorni dalle elezioni politiche, un importante appuntamento con l’Europa

Confronti

Alla giornata romana parteciperanno l’assessore alla Formazione, Ricerca, Scuola, Università della Regione Lazio, Massimiliano Smeriglio, Barbara Gastaldello dell’Usr Lazio e Roberto Ruffino, segretario generale della Fondazione Intercultura. Dinanzi a loro, una platea di 140 studenti italiani e 40 stranieri ospitati nel nostro Paese con i programmi di Intercultura e una trentina tra presidi e docenti delle scuole aderenti alla rete. In agenda, una serie attività di confronto sui temi del cosmopolitismo e della cittadinanza europea.

La scuola perfetta è un gioco di squadra ma l’Italia resta in coda

da Repubblica.it

La scuola perfetta è un gioco di squadra ma l’Italia resta in coda

È il primo indice globale che misura i migliori sistemi d’istruzione Su 40 paesi in testa Corea del Sud e Giappone, noi al 25esimo posto

Cristiana Salvagni

ROMA .
Nella migliore delle scuole possibili l’insegnante è una figura prestigiosa, genitori e studenti collaborano per mandare avanti il programma e i soldi investiti contano sì, ma non sono tutto. Importa di più che ci sia una formazione continua per alunni e docenti e un giusto equilibrio tra le materie. Quelle del futuro, come la capacità di risolvere i problemi e il lavoro di squadra, pesano ma non devono sostituire la lettura, la matematica o le scienze. Questa scuola quasi perfetta è stata fo-
tografata in una super classifica mondiale dei 40 migliori sistemi d’istruzione, messa a punto dall’istituto di ricerca inglese The Economist Intelligence Unit e pubblicata ieri dal colosso dell’editoria formativa Pearson.
Ai primi banchi sgomitano i Paesi dell’Est asiatico: la Corea del Sud davanti a tutti, seguita da Giappone, Singapore e Hong Kong, poi in quinta fila c’è la Finlandia, tradizionalmente culla dell’eccellenza scolastica. Sesta la Gran Bretagna, settimo il Canada, quindi al 12° posto la Germania, al 14° gli Stati Uniti e giù fino al 25° gradino per trovare l’Italia. Orecchie da somaro per il Brasile, il Messico e l’Indonesia.
La forza della graduatoria, già pubblicata nel 2012 e oggi aggiornata, sta nel suo indice: si chiama “la curva dell’apprendimento” e raggruppa per la prima volta in modo ponderato una moltitudine di fattori. I risultati dei test internazionali, come l’Ocse-Pisa sulle competenze matematiche ma anche i TIMSS sugli studi scientifici e i Pirls sulla lettura. Poi il tasso di dip lo-
mati e laureati e la spesa pro-capite per l’educazione, quindi elementi socioeconomici quali il Pil, la disoccupazione e l’aspettativa di vita. Il “cervellone” stila così una graduatoria delle super potenze dell’istruzione e restituisce una banca dati pubblicata on line: dice cosa migliora e cosa peggiora l’educazione e vuole essere uno strumento utile ai governi, agli insegnati e alle scuole per migliorare.
Irrinunciabili, per esempio, la trasparenza e la partecipazione. Dove i programmi e i risultati sono chiari a tutti, dice il rapporto, l’attività scolastica è più efficace. Un tratto peculiare dei paesi orientali: là società e famiglia sanno esattamente cosa aspettarsi dagli insegnanti, gli insegnanti dagli alunni e gli alunni hanno ben presenti gli obiettivi da soddisfare. Da qui il valore di una scuola “partecipata”, dove i genitori collaborano e i docenti sono ritenuti preziosi. Proprio questo
è il tallone d’Achille che lascia in fondo l’Italia, con l’insegnamento visto come un ripiego, un modo per avere lo stipendio sicuro ma lavorando mezza giornata. «Quando il ruolo dei professori è riconosciuto, la scuola funziona meglio» spiega Roberto Gulli, presidente di Pearson Italia. «Non si tratta solo della retribuzione: per avere buoni insegnanti bisogna offrire una formazione continua. Fare il professore deve essere un privilegio per chi si laurea, non meno prestigioso di altre professioni come l’avvocato o l’ingegnere».
Anche perché la qualità della scuola ha un rapporto diretto con lo sviluppo. «Investire sull’istruzione vuol dire aumentare il Pil: l’educazione non è solo un diritto acquisito ma un bene da far crescere» continua Gulli. Per questo l’aggiornamento continuo deve essere offerto a tutti: anche agli adulti per restare in pari con il mutevole mondo del lavoro. Un aspetto su cui sono particolarmente deboli Messico e Brasile dove alla rapida crescita economica non è seguito finora un aumento nella preparazione.
E guai, nella corsa alla scuola del futuro, a dimenticarsi la tradizione. Se è vero che la capacità di usare la tecnologia o lavorare in gruppo diventano essenziali, non possono però rimpiazzare la letteratura, la matematica, le scienze. «Le nuove competenze devono restare ancorate ai saperi di base — conclude Gulli — altrimenti galleggiano nel vuoto, restano senza fondamenta ».​

Scuola, due decreti ministeriali nel ginepraio delle graduatorie

da Repubblica.it

Scuola, due decreti ministeriali nel ginepraio delle graduatorie

Ieri il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha firmato due decreti ministeriali importanti per dare ordine alla questione più complicata che oggi c’è nella scuola italiana: le graduatorie di merito e di anzianità (scuola per scuola) per diventare insegnanti e, secondo decreto, le tappe per lo svolgimento delle prove che consentiranno l’ingresso nelle scuole secondarie superiori a nuovi docenti. È la faticosissima questione del reclutamento che in questo paese, almeno dal 1999 – data del penultimo concorso pubblico bandito – ha subito così tanti cambiamenti che, di fatto, oggi si è stratificata una classifica contemporaneamente ingessata e caotica.

Qualsiasi decisione, visto il punto di partenza, non può che generare contestazioni da parte di una “classe di aspiranti docenti” che si può sentire scavalcata e da parte del sindacato più rappresentativo di quella classe (nella scuola sono almeno sette i sindacati rappresentativi). Qualsiasi decisione presa muove un ricorso a un Tribunale amministrativo regionale. Bisogna farsene una ragione.

Innanzitutto, le graduatorie di istituto, utilizzate dalle ottomila scuole presenti sul territorio per l’assegnazione delle supplenze. Bene, il ministero fa sapere che lì dentro ci sono 500 mila aspiranti prof, ed è un numero impressionante. C’è un bacino di italiani, largo mezzo milione di persone, che chiede un lavoro alla scuola italiana, almeno per un anno. Le graduatorie di istituto affiancano le graduatorie a esaurimento

(le storiche Gae provinciali), ma servono a gestire a livello di istituto le supplenze anno per anno. Quelle ad esaurimento, invece, regolano l’accesso in ruolo, l’assunzione definitiva e solo a inizio anno si incrociano con le graduatorie d’istituto per le supplenze, poi gestite dai singoli presidi. Le graduatorie a esaurimento ospitano “aspiranti prof” anche da dieci, venti anni: c’è chi ha trovato un altro impiego eppure non si toglie dal listone perché vorrebbe davvero fare l’insegnante o perché aspira a uno stipendio certo (anche se basso), alle ferie, alla malattia pagata.

I nuovi elenchi delle graduatorie d’istituto, che daranno una classifica al mezzo milione in attesa, saranno pronti entro l’inizio del prossimo anno scolastico “per consentire ai presidi di chiamare subito i supplenti evitando così cattedre vuote e spostamenti incontrollati di docenti”, fa sapere il ministero. L’aggiornamento delle graduatorie di istituto prevede punteggi per i titoli di abilitazione conseguiti negli ultimi anni dalle nuove leve dell’insegnamento attraverso percorsi di laurea specifici e tirocini di formazione particolarmente selettivi. Per valorizzare i diversi percorsi abilitanti, sia rispetto alla loro durata che alla selettività nell’accesso, vengono attribuiti specifici punteggi ai docenti. I laureati in Scienze della formazione primaria avranno fra i 48 e i 60punti sulla base della durata del percorso di laurea (vecchio e nuovo ordinamento) e 12 punti legati alla selettività dell’accesso al percorso. Gli abilitati all’insegnamento nella scuola secondaria attraverso i Tfa, i Tirocini formativi attivi, avranno 12 punti sulla base della durata del percorso e 30 sulla base della selettività dell’accesso al percorso di abilitazione. Con l’aggiornamento di quest’anno vengono inseriti nella seconda fascia delle graduatorie di istituto, fra gli abilitati, 55.000 diplomati magistrali a cui fino ad oggi non era stato dato questo riconoscimento. Il Miur dà seguito, così, a una recente sentenza del Consiglio di Stato.

Le graduatorie di istituto continueranno ad essere aggiornate ogni tre anni per tutti gli iscritti. Nel frattempo, però, il decreto prevede che ogni anno si aprano due “finestre”, una a giugno e l’altra a dicembre, per l’inserimento nella seconda fascia delle Gae (quella riservata a chi è abilitato) di chi ha acquisito nel frattempo l’abilitazione attraverso i Tfa, i Percorsi abilitanti speciali (Pas) riservati a chi aveva già alcuni anni di servizio alle spalle, i corsi di laurea in Scienze della formazione primaria. In attesa di una delle due finestre i nuovi abilitati restano in terza fascia Gae (non abilitati) con un distinguo: a seguito dell’abilitazione viene loro riservata la precedenza assoluta nell’attribuzione delle supplenze.

È tutto complesso, ma è così: la storia della scuola italiana non consente di disboscare la giungla delle assunzioni a colpi di machete, pena ingiustizie ancora più feroci.

Riassumendo, la prima fascia delle graduatorie di istituto (i docenti chiamati dai presidi per le supplenze) è riservata ai docenti inseriti nella terza fascia delle Gae, la seconda fascia delle graduatorie di istituto è riservata a tutti i docenti in possesso di un’abilitazione esclusi dalle Gae, la terza fascia ai laureati. Secondo il sindacato Anief centomila aspiranti, già abilitati o con in corso una procedura abilitante, avrebbero diritto a inserirsi almeno nella fascia aggiuntiva delle Gae per poter aspirare a una supplenza annuale o al termine delle attività didattiche o all’immissione in ruolo una volta esaurite le graduatorie di terza fascia. È pronto, per loro, visto che il decreto ministeriale non prevede questa soluzione, il milionesimo ricorso al Tar del Lazio.

Nel secondo decreto il ministero dell’Istruzione ricorda che andranno inviate entro il prossimo 10 giugno le domande per partecipare alla preselezione per l’accesso al secondo ciclo del Tfa, il Tirocinio formativo attivo che serve per abilitarsi all’insegnamento nella scuola secondaria. Il ministro Giannini ha firmato il bando da 22.450 posti che apre le porte dell’insegnamento ai concorsi a cattedra ad altrettanti laureati. Altri 6.630 posti saranno riservati a docenti già abilitati che vogliono specializzarsi sul sostegno.

Il test preliminare per l’ingresso nei Tfa sarà identico su tutto il territorio nazionale per ciascuna classe di abilitazione, la prova si svolgerà a luglio. I corsi partiranno a novembre e saranno tenuti dalle università già accreditate dall’Anvur, l’Agenzia di valutazione del sistema universitario, per il primo ciclo Tfa. Nessun posto bandito andrà perso: la copertura sarà garantita con l’eventuale mobilità di coloro che supereranno le prove di selezione (test preliminare, scritto e orale) fino a esaurimento delle disponibilità.

Le domande andranno presentate per via telematica entro il  prossimo 10 giugno all’Ufficio scolastico regionale di riferimento. Si può partecipare alla preselezione per più classi di abilitazione. La prova di accesso si compone di un test preliminare, una prova scritta, una prova orale. La prova preselettiva, che verifica le conoscenze disciplinari sulla materia che si vuole insegnare, si svolgerà entro luglio. Servono almeno 21 punti su 30 per passare allo scritto che si svolgerà a ottobre. Anche qui sono necessari almeno 21 punti su 30 per passare all’orale che viene superato con un voto minimo di 15 su 20.

I corsi saranno attivati a novembre. Quest’anno saranno ammessi in soprannumero ai Tfa, senza dover fare alcuna prova, sia i cosiddetti “congelati” Ssis (aspiranti docenti che si erano iscritti ai vecchi corsi abilitanti poi sospesi prima che potessero conseguire l’abilitazione), sia tutti coloro che hanno superato nel 2013 la procedura selettiva per entrare nei Tfa, ma sono rimasti fuori, benché idonei, perché non c’erano posti a sufficienza negli atenei dove hanno sostenuto la selezione. Saranno iscritti in soprannumero anche coloro che nel 2013 hanno superato la selezione per l’ingresso in più corsi abilitanti e ne hanno potuto scegliere solo uno.

Anche qui, contestazioni dei sindacati. “Penalizzati i 65.000 docenti che frequenteranno i Pas dopo aver svolto tre anni di servizio come insegnanti. Premiata la selezione ai corsi Tfa senza supporto normativo. Esclusi i 7.000 idonei dell’ultimo concorso”. Non c’è via d’uscita: è necessario far ripartire la macchina delle assunzioni in ruolo o temporanee e poi non legiferare né normare più. Almeno per i prossimi dieci anni. Il ministero dovrà solo garantire che chiamate e corsi avvengano in maniera regolare e che le benedette graduatorie – o liste d’attesa –  si esauriscano davvero.

Un decalogo contro lo stress e l’ansia per la maturità

da La Stampa

Un decalogo contro lo stress e l’ansia per la maturità

10 trucchi del il pediatra Italo Farnetani per arrivare carichi al momento dell’esame

roma

La volata prima della maturità rischia di trasformarsi in un incubo per gli studenti stressati e affaticati da un anno sui banchi, e per i loro genitori.

 

«Ma esistono 10 trucchi, dal risveglio ai pasti, fino al momento per andare a letto, per vincere ansia e stress e arrivare carichi al momento dell’esame, certo con un po’ di aiuto dei genitori». Lo assicura il pediatra di Milano Italo Farnetani, autore del “Genitori autorevoli” (Mondadori), che all’Adnkronos Salute rivela i “trucchi” salva-maturandi.

 

Eccoli:

1) Il risveglio «è un momento fondamentale. L’organismo ha bisogno di almeno 10 minuti per riattivarsi, dunque niente fratta eccessiva, risveglio soft e mai passare dal letto al latte senza una fase di `adattamento´», raccomanda Farnetani.

 

2) Prima colazione un must. «Purtroppo il 20% degli alunni la salta e in molti la fanno in modo non adeguato: solo uno su tre fa una colazione giusta. Ma si tratta di un pasto fondamentale per la giornata, ecco dunque che almeno in vista dell’esame sarebbe bene `riscoprire´ questo momento, e concedersi il tempo per fare una colazione completa ed equilibrata».

 

3) Sì allo spuntino a metà mattina e alla merenda al pomeriggio.

 

4) Tempo per il dialogo. «I genitori devono parlare ogni giorno coi figli e rassicurarli: non è importante il voto ma sapere di aver dato il massimo e aver acquisito il proprio sapere», suggerisce ancora il pediatra.

 

5) Sì a Internet e cellulari per fare una pausa dagli studi: «Restare in contatto con compagni e con i genitori aiuta a superare gli inevitabili i momenti di crisi e allentare la tensione».

 

6) Sport e vita all’aperto almeno un ora al giorno, «per scaricare la tensione, allenarsi e liberarsi dalle tossine».

 

7) Occhio alle ore giuste per studiare: il pomeriggio dalle 15 alle 17 si ricordano meglio le cose che si studiano, dopo le 17 meglio limitarsi ai compiti scritti.

 

8) Mai studiare dopo cena.

 

9) Per favorire l’appetito via libera alla “dieta delle 10 P”, «che piace ai ragazzi e fa bene: pasta corta o riso, con pomodoro o pesto; patate fritte con olio di oliva; pietanze fritte in generale con olio di oliva; pizza; polpette; pesce senza lische e senza salse; parmigiano; purea; pomodori rossi; piselli.

 

10) La sera prima di andare a letto, «allentare la tensione con programmi tv rassicuranti, se si può una passeggiata, o la lettura di un buon libro, ma anche un po’ di messaggi con gli amici. Infine mai andare a letto troppo presto, ma solo quando si chiudono gli occhi».

Via libera al secondo ciclo dei Tirocini formativi

da La Stampa

Via libera al secondo ciclo dei Tirocini formativi

Domande entro il 10 giugno, 22.450 i posti disponibili

roma

Andranno inviate entro il 10 giugno le domande per partecipare alla preselezione per l’accesso al II ciclo del Tfa, il Tirocinio formativo attivo che serve per abilitarsi all’insegnamento nella scuola secondaria.

 

Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini ha firmato il bando da 22.450 posti che apre le porte dell’insegnamento e dei concorsi a cattedra ad altrettanti laureati. Altri 6.630 posti saranno riservati a docenti già abilitati che vogliono specializzarsi sul sostegno.

 

Il test preliminare per l’ingresso nei Tfa sarà identico su tutto il territorio nazionale per ciascuna classe di abilitazione, la prova si svolgerà a luglio. I corsi partiranno a novembre e saranno tenuti dalle Università già accreditate dall’Anvur, l’Agenzia di valutazione del sistema universitario, per il I ciclo Tfa.

 

Nessun posto bandito andrà perso: la copertura sarà garantita anche con l’eventuale mobilità di coloro che supereranno le prove di selezione (test preliminare, scritto e orale) fino ad esaurimento delle disponibilità.

 

Il bando per il II ciclo del Tfa sarà pubblicato venerdì 9 maggio sul sito del ministero dell’Istruzione (www.istruzione.it). Le domande andranno presentate per via telematica entro il prossimo 10 giugno presso l’Ufficio scolastico regionale di riferimento. Si può partecipare alla preselezione per più classi di abilitazione.

 

La prova di accesso si compone di tre step: un test preliminare, una prova scritta, una prova orale. La prova preselettiva, che verifica le conoscenze disciplinari relative alla materia che si vuole insegnare, si svolgerà entro il mese di luglio. Servono almeno 21 punti su 30 per passare allo scritto che si svolgerà nel mese di ottobre. Anche qui sono necessari almeno 21 punti su 30 per passare all’orale che viene superato con un voto minimo di 15 su 20.

 

I corsi saranno attivati nel mese di novembre. Quest’anno saranno ammessi in soprannumero ai Tfa, senza dover fare alcuna prova, sia i cosiddetti “congelati” Ssis (aspiranti docenti che si erano iscritti ai vecchi corsi abilitanti poi sospesi prima che potessero conseguire l’abilitazione), sia tutti coloro che hanno superato nel 2013 la procedura selettiva per entrare nei Tfa ma sono rimasti fuori, benché idonei, perché non c’erano posti a sufficienza negli atenei dove hanno sostenuto la selezione. Saranno iscritti in soprannumero anche coloro che nel 2013 hanno superato la selezione per l’ingresso in più corsi abilitanti e ne hanno potuto scegliere solo uno.

Giannini: entro giugno porterò il nuovo contratto in CdM

da Tecnica della Scuola

Giannini: entro giugno porterò il nuovo contratto in CdM
di A.G.
Il Ministro lo ha detto l’8 maggio da Radio Vaticana: le parole d’ordine saranno valutazione, merito e premialità. Come la prenderanno i sindacati? Più di un’organizzazione ha mostrato un certo interesse. Meno la Flc-Cgil. Contraria l’Anief, che chiede prima di elevare gli stipendi almeno al costo della vita.
È già tempo di conto alla rovescia per il rinnovo del contratto della scuola. Almeno a sentire il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, intervistato l’8 maggio da Radio Vaticana. “Abbiamo aperto un dibattito, in questi giorni, al ministero, e sarà un’operazione molto rapida sulla scuola”, ha detto il responsabile del Miur. Per poi aggiungere che non si tratta di una proposta solo a parole: vorremmo, ha detto ancora Giannini, “arrivare a proporre nel prossimo mese, anche arrivando a condividere la proposta in Consiglio dei ministri, una rivisitazione del contratto degli insegnanti, che introduca queste parole d’ordine e le misure che a esse devono corrispondere: valutazione, merito e premialità”.
I sindacati hanno mostrato un certo interesse per questo genere di rinnovo, che significherebbe l’addio agli aumenti a ‘pioggia’. Ma non tutti, ad iniziare dalla Flc-Cgil, che vorrebbe un minimo di incremento stipendiale generalizzato. Dello stesso avviso si dice l’Anief, che replica con immediatezza alle parole del Ministro. Secondo il sindacato siciliano sarebbe un’operazione incauta rinnovare il contratto “se prima non si adegua lo stipendio del personale scolastico all’inflazione e alla media dei Paesi Ocse. Inoltre, il Ministro dovrebbe sapere che tra meno di un anno è previsto il rinnovo delle Rsu della Scuola e rinnovare il contratto a pochi mesi da questo evento sarebbe davvero ingiusto”.
“Non sarebbe corretto – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – nei confronti di un milione di lavoratori per i quali le norme comunitarie prevedono il diritto alla consultazione e all’informazione anche su questi temi così rilevanti per i lavoratori e la loro vita, ma in Italia non si applica perché è sostituito dai rappresentanti di quei sindacati rappresentativi che sono stati complici della politica di sgonfiamento degli stipendi del personale scolastico”.
Per Pacifico, quindi, non si può parlare di merito se non si cambia la norma, il decreto Brunetta 150/09, che blocca gli aumenti al comparto tramite le Leggi Finanziarie e permette di finanziare gli incrementi solo attraverso i risparmi di comparto. È intollerabile che un’insegnante debba arrivare alle soglie della pensione con uno stipendio inferiore rispetto ad un collega dell’area Ocde addirittura di 600 euro. Dovremmo prendere l’esempio dall’estero, come a New York, dove proprio in questi giorni l’amministrazione ha dato il via libera ad aumenti in favore dei docenti pari al 18% in nove anni e al finanziamento di 3,4 miliardi di arretrati. E ciò malgrado – conclude il sindacalista – siano previsti per quest’anno ben due miliardi di dollari di ‘buco’. Altro che ‘pizze’ da 80 euro”.

Il 10 maggio il Papa incontra la scuola

da Tecnica della Scuola

Il 10 maggio il Papa incontra la scuola
di A.G.
Nelle stesse ore in cui la storica rivista catanese compie 65 anni ed il sito internet si trasforma in un canale interattivo dove tutti gli utenti diventeranno protagonisti, il Santo Padre incontrerà il mondo dell’Istruzione, pubblica e privata, in piazza S. Pietro: sono attese all’appuntamento almeno 150 mila persone. Una coincidenza davvero “beneaugurante”.
Sabato 10 maggio il sito internet della rivista, nata nel dopoguerra e approdata all’on line 16 anni fa, si trasforma in un canale interattivo. E ciò avviene nelle stesse ore la Papa Francesco incontrerà il mondo della scuola in piazza San Pietro a Roma, dove sono attese all’appuntamento almeno 150 mila persone.
Alla giornata, aperta a tutti e intitolata “La Chiesa per la Scuola”, sono state associate dagli organizzatori sette parole chiave: educare, che significa aiutare a diventare persone adulte inserite in una comunità; insegnanti, la risorsa fondamentale per una “buona scuola”; generazione e futuro, perché l’educazione è compito dei genitori e compimento della loro azione generativa; umanesimo, per un’educazione che non sia solo acquisizione di competenze; autonomia e sussidiarietà, per una scuola autonoma e uno Stato garante della qualità; comunità, che educa in rete con altre comunità; alleanza educativa, prima di tutto tra scuola e famiglia, in una logica di rigorosa lealtà reciproca.
Nel suo intervento di presentazione della manifestazione, Roberto Presilla, aiutante di studio UNESU e professore incaricato di filosofia contemporanea, PUG, Roma, ha parlato della necessità di andare a costituire, anche attraverso questi eventi di portata nazionale, “un’alleanza tra famiglia e scuola, che superi il confronto tra la stanca demotivazione degli insegnanti e il narcisismo iperprotettivo dei genitori, in favore di una collaborazione a far crescere i figli”.
Attraverso una lettera pubblica, mons. Nunzio Galantino, segretario generale Cei, ha scritto che “siamo dentro un processo di grandi trasformazioni che la scuola non può subire. Deve rinnovarsi e rimotivarsi. Sarà Papa Francesco ad accogliere il mondo della scuola in piazza San Pietro. Non c’è testimone migliore per assicurare a tutti che la Chiesa intende promuovere la scuola per il bene di tutti, a favore di ciascuno.”
A, a proposito del Papa, nel manifesto di presentazione dell’evento di Piazza S. Pietro, che prenderà il via alle 15, è stata stampata una una frase significativa di Jorge Mario Bergoglio: “l’obiettivo di ogni riflessione umana è l’essere reale in quanto tale e pertanto uno, da cui non possono disgiungersi le tre categorie fondamentali dell’essere: la verità, la bontà e la bellezza”.

Contratto scuola: continua lo “smontaggio” con il cacciavite

da Tecnica della Scuola

Contratto scuola: continua lo “smontaggio” con il cacciavite
di Lucio Ficara
Negli ultimi anni, con leggi, decreti e circolari molti diritti contrattuali sono stati cancellati o limitati. Il personale della scuola auspica una presa di posizione sindacale.
Ormai non ci sono più dubbi il contratto scuola viene smontato, con puntuale precisione, con il cacciavite. Si introducono norme legislative che cancellano di fatto norme contrattuali esistenti, riducendo diritti e tutele dei lavoratori. Si tratta di una precisa e puntuale opera di smontaggio del contratto scuola, considerato ormai poco più che carta straccia. Ma quali sono i punti contrattuali disapplicati e sostituiti da leggi dello Stato e da circolari applicative?
Ad esempio c’è la cancellazione dell’art.17 comma 16 del CCNL scuola 2006-2009 per cui il dipendente della scuola poteva utilizzare l’assenza per malattia per sostenere visita medica o accertamenti specialistici, facendo attenzione a segnalare alla scuola il suo allontanamento dal proprio domicilio durante le fasce di reperibilità.
Questa norma contrattuale è stata di fatto resa nulla dall’ultima circolare applicativa del Dipartimento della Funzione Pubblica, che ha disposto per l’assenza oraria di visite specialistiche, analisi cliniche o similari, anche da parte del personale scolastico la fruiz(ione dei permessi retribuiti per documentati motivi personali, ai sensi dell’art.15 comma 2 del contratto scuola, o in alternativa di permessi brevi, che nella fattispecie devono essere recuperati.
Anche per quanto riguarda le fasce di reperibilità previste all’art.17 comma 14, del personale scolastico, è intervenuto un Decreto Ministeriale a modificarlo in peggio. Infatti mentre la norma contrattuale prevede che il dipendente assente per malattia, pur in presenza di espressa autorizzazione del medico curante ad uscire, è tenuto a farsi trovare nel domicilio comunicato all’amministrazione, in ciascun giorno, anche se domenicale o festivo, dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 17 alle ore 19, con il DM n. 206/2009 si sono rideterminate le suddette fasce orarie di reperibilità dalle ore 9 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 18. Un ampliamento di tre ore di reperibilità, attuate in sfregio ai sindacati e alle norme contrattuali. Si è lavorato con il cacciavite per quanto riguarda la monetizzazione delle ferie non godute del personale precario e si è cercato anche di intervenire a gamba tesa sull’orario settimanale di servizio dei docenti delle scuole secondarie. Un cacciavite malizioso che ruota sempre in senso antiorario per smontare e mai nel verso di rimontare. Un’altra abrogazione eccellente del contratto che ormai nemmeno i sindacati stessi negano più, è quella dell’art.6.
Infatti c’è una chiarissima sentenza della Corte di Appello di Napoli (la n. 5163 del 26 luglio 2013) con cui viene stabilito che le materie di contrattazione integrativa di cui all’articolo 6 lettere h), i), m) del CCNL Scuola 2006-2009, dopo l’intervento del d.lgs. 150/2009, sono afferenti alla materia organizzativo/gestionale e alle prerogative dirigenziali e per ciò vengono escluse dalla contrattazione collettiva.
La mancata convocazione al tavolo contrattuale per tali materie non costituisce più condotta antisindacale. La domanda che ci poniamo è: “Quanto durerà ancora questa inerzia di smontaggio contrattuale?”. E ancora : “Quando i sindacati avranno un rigurgito di orgoglio unitario per dire basta allo smantellamento dei diritti contrattuali?”
Interrogativi che presto avranno inevitabilmente una risposta, che si spera sia forte, chiara e inequivocabile.

I test PISA omologano i modelli educativi

da Tecnica della Scuola

I test PISA omologano i modelli educativi
di P.A.
Un folto gruppo di studiosi e di educatori di tutto il mondo boccia il “Programme for International Student Assessment (PISA)”, che avrebbe “conseguenze negative” proprio per la sua finalità di stilare classifiche
E hanno inviato una lettera, riporta ltaonline.wordpress.com, ad Andreas Schleicher, responsabile del PISA, dove sostengono che l’OECD ha assunto di fatto il potere di plasmare le politiche educative in tutto il mondo, utilizzando test “notoriamente imperfetti” e incoraggiando i governi a cercare “soluzioni a breve termine” per scalare la propria classifica. Questo tipo di approccio, sostengono i firmatari, uccide la “gioia di imparare” trasformandola in mera “fatica” e conterrebbe pure il virus delle “misure quantitative” per classificare e etichettare alunni, insegnanti e dirigenti. L’OECD insomma sarebbe interessata in modo particolare al ruolo economico delle scuole nella società, mettendo di lato quello storico e politico dell’istruzione che è quello di diroccare le disuguaglianze socio-economiche. Inoltre, per i firmatari della lettera, la stessa organizzazione dell’OECD non ha nessun mandato democratico in ambito educativo. La sua influenza sarebbe quindi l’influenza di un “club” chiuso i cui membri sono tali soltanto su invito. Il presidente Scleicher invece risponde sostenendo che il sistema PISA aiuta l’educazione in quanto incoraggia l’apertura verso idee e prassi di altri paesi.

Proroga termini Gae: altro contenzioso?

da Tecnica della Scuola

Proroga termini Gae: altro contenzioso?
di Dino Caudullo
Il Ministero ha prorogato fino al prossimo 17 maggio alle ore 14 il termine per l’invio delle domande di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento, ma la valutazione dei titoli rimarrà ferma al 10 maggio.
Con nota del 7 maggio, resosi conto della complessità dell’utilizzo della nuova procedura di invio on line della domanda, il Ministero ha prorogato fino al prossimo 17 maggio alle ore 14:00 il termine per l’invio delle domande di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento.
A scanso di equivoci, con successiva nota, la Direzione generale per il personale scolastico si è però premurata di precisare, che la data di proroga deve intendersi riferita esclusivamente alla scadenza della presentazione della domanda e non anche alla data di maturazione dei titoli e dei requisiti posseduti, che rimane fissata al 10 maggio 2014.
Detta precisazione, secondo il Miur, sarebbe una diretta applicazione della previsione di cui all’art. 9 comma 2 del D.M. 235 del 1° aprile 2014.
A ben vedere, la norma citata dal Ministero non sembra autorizzare il blocco al 10 maggio del termine per la maturazione dei titoli e dei requisiti, considerato che testualmente l’art. 9 comma 2 fa solo riferimento all’originario termine di scadenza per l’invio delle domande, fissato per il 10 maggio.
Anche in questo caso il Ministero sembra stia mettendo tutti i mezzi per alimentare nuovo contenzioso, in quanto appare del tutto irragionevole, a fronte della proroga del termine finale per l’invio delle domande, congelare al 10 maggio il termine per la maturazione dei titoli e dei requisiti.

Oltre che irragionevole, questa decisione potrebbe presentare anche profili di illegittimità, tenuto conto che il D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487 (Regolamento recante norme sull’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi) prevede espressamente che i requisiti devono essere posseduti alla data di scadenza del termine stabilito nel bando di concorso per la presentazione della domanda.

Graduatorie di istituto, il Miur accende una nuova miccia

da Tecnica della Scuola

Graduatorie di istituto, il Miur accende una nuova miccia
di Dino Caudullo
La supervalutazione del titolo conseguito in seguito ai Tfa, certamente non farà piacere né ai docenti già inseriti in II fascia, né a coloro che si inseriranno (attraverso una delle due “finestre” previste per gli inserimenti “in corsa” dei nuovi abilitati) in virtù dell’abilitazione conseguita attraverso i Pas.
E’ arrivato il tanto atteso aggiornamento delle graduatorie di istituto che consentirà a migliaia di docenti non inclusi nelle graduatorie ad esaurimento di poter aspirare al conferimento delle supplenze temporanee da parte dei capi di istituto.
Il ministro Giannini ha infatti firmato il decreto recante le disposizioni regolamentari per l’integrazione e l’aggiornamento delle graduatorie di istituto e le novità non sono di poco conto.
Se il Miur tenta di salvarsi in extremis dai preannunciati ricorsi per il mancato inserimento nelle GaE dei circa 55.000 diplomati magistrali, consentendo loro l’inserimento nella II fascia delle graduatorie di istituto, sicuramente sarà molto diffuso il malcontento per il trattamento “speciale” preannunciato in favore dei laureati di Scienze della formazione primaria e degli abilitati attraverso i Tirocini formativi attivi.
In particolare, i docenti abilitati in seguito alla frequenza dei Tfa avranno attribuiti in graduatoria 12 punti sulla base della durata del percorso ed ulteriori 30 punti in ragione della selettività dell’accesso al percorso di abilitazione.
Questa supervalutazione del titolo conseguito in seguito ai Tfa, certamente non farà piacere né ai docenti già inseriti in II fascia, né a coloro che si inseriranno (attraverso una delle due “finestre” previste per gli inserimenti “in corsa” dei nuovi abilitati) in virtù dell’abilitazione conseguita attraverso i Pas.
Sembra quindi riproporsi, come avvenne qualche anno addietro con la previsione del bonus di 30 punti per le abilitazioni Ssis, un braccio di ferro, o meglio una guerra tra precari, a causa della volontà dell’Amministrazione di “supervalutare” un titolo di abilitazione rispetto ad un altro assolutamente identico, solo per il diverso canale attraverso il quale lo si è acquisito.
Anche per le graduatorie di istituto sembra quindi profilarsi una stagione di ricorsi, a causa di scelte a dire il vero non del tutto comprensibili e certamente non proprio eque poste in essere dal Ministero.