“Vorrei una legge che…”

“Vorrei una legge che…”

Cambiare è semplice. Una legge si può suggerire anche con un disegno o una poesia. E’ lo spirito del progetto “Vorrei una legge che …” che si concluderà venerdì 16 maggio 2014, alle 11.30, con la cerimonia di premiazione a Palazzo Madama. Il progetto, alla sua sesta edizione, è promosso dal Senato della Repubblica in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Dieci i lavori selezionati che venerdì riceveranno il riconoscimento. A premiarli sarà il presidente del Senato Pietro Grasso alla presenza di più di 200 bambini provenienti da tutta Italia.

Disegni, poesie, filmati, canti e cartelloni. I bambini, lasciati liberi di esprimersi, hanno avanzato le loro proposte di legge assieme ad una “diario delle discussioni” che testimonia il percorso di approfondimento e di riflessione fatto in classe con i compagni e i docenti. I dieci lavori selezionati sono disponibili sulla piattaforma dedicata del sito senato www.senatoperiragazzi.it
(alla pagina http://lab.senatoperiragazzi.it/fotocontest/vorrei-una-legge-che-anno-scolastico-2013-14).

Da oggi e fino al 16 maggio prossimo saranno esposti nella Sala Koch di Palazzo Madama per consentire a tutti i senatori di prenderne visione. Saranno poi raccolti in un apposito volume.
Il progetto “Vorrei una legge che…” è riservato agli alunni dell’ultima classe delle scuole primarie. L’iniziativa si propone di far riflettere gli alunni sui temi a loro vicini e di far cogliere l’importanza delle leggi e del confronto democratico sulla regolamentazione della vita di tutti i giorni, per avvicinare anche i più piccoli alle Istituzioni e incentivare il senso civico. Il progetto proseguirà nei prossimi mesi quando saranno i senatori ad incontrare i giovanissimi nelle loro scuole.

La cerimonia di venerdì potrà essere seguita sul canale satellitare del Senato 525 e sulla web tv a cui si accede tramite il portale www.senato.it

Le scuole selezionate:
I. C. 1 – Scuola Primaria Via De Vito – San Salvo (Ch)
I. C. D. D. 1 Cavour – Scuola Primaria plesso Mazzini – Marcianise (Ce)
I. C. di Molinella – Scuola Primaria di S. Pietro Capofiume – Molinella (Bo)
I. C. Guido Rossi – Scuola Primaria – SS. Cosma e Damiano (Lt)
I. C. Via Dante – Scuola Primaria plesso Dino Provenzal – Voghera (Pv)
I. C. di Falerone – Scuola Primaria di Falerone Capoluogo – Falerone (Fm)
I. C. di La Morra – Scuola Primaria di Novello – Novello (Cn)
I. C. di Miggiano – Scuola Primaria S. Pertini – Montesano Salentino (Le)
I. C. G. Tomasi di Lampedusa – Scuola Primaria San G. Bosco – S. M. di Belice (Ag)
I. C. G. Pascoli – Scuola Primaria F.lli Cervi – Filecchio, Barga (Lu)

F. Folgheraiter, Non fare agli altri

folgheraiterFabio Folgheraiter, Non fare agli altri. Il benessere in una società meno ingiusta
Erickson 2014

La grande crisi che stiamo vivendo porterà a un cambiamento inevitabile, ma sarà positivo o negativo? Fabio Folgheraiter analizza il difficile periodo storico attuale e attraverso le pagine del suo ultimo libro porta alla luce l’evidenza: senza un recupero della sensibilità smarrita nel dispositivo attuale che induce a focalizzarsi soltanto su se stessi, senza l’assunzione di una prospettiva dialogante, gli squilibri di equità nelle relazioni a tutti i livelli, sia nel campo economico sia in quello sociale, si vanno facendo più profondi e costituiscono un potenziale detonatore di ulteriori degradazioni della coesione sociale.
Ci sono alternative alla sempre più dura competizione egoistica, o alla più fredda indifferenza, tra i soggetti sociali? Possiamo coltivare sensate speranze di un riallineamento negli attuali squilibri di potere e di possibilità? Possiamo migliorare l’equità sia nella spietata vita economica, sia nei rapporti ordinari della gente comune, sia tra terapeuti e utenti dentro le stesse Istituzioni di welfare?
Pur osservando il presente con criticità l’autore conserva sempre la sua speranza e fatica a credere che saremo costretti a tornare alle origini per ripartire, ricorda inoltre che: Ogniqualvolta persone comuni ed esperti professionali — tutti dotati di sufficiente premura per il bene comune nel rispetto dei reciproci ruoli e priorità — formano una rete intelligente e operosa, in cui tutti agiscono secondo il principio orizzontale della parità, si vede all’opera autentica sussidiarietà relazionale.
Il rispetto della semplice regola non fare agli altri quello che non vorresti che gli altri facessero a te appare oggi come una legge capace, se rispettata, di cambiare il futuro prossimo, capace di donare aspettative e far emergere il meglio in ognuno di noi.
I giovani oramai disillusi sono già alla ricerca di qualcosa di diverso: L’insegnamento che i nostri giovani hanno tratto, in questi anni difficili per tutti ma per loro in particolare, è che consegnare la propria libertà in mano a quel moloch che in altri tempi andava di moda chiamare «Sistema» non è un grande affare.
Ma dobbiamo davvero prepararci a vivere senza una politica sociale, senza il welfare, senza protezione pubblica, o ci sono altre soluzioni?

Scheda libro: http://bit.ly/NonFareAgliAltri

Fabio Folgheraiter è professore di Metodologia del lavoro sociale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove coordina il corso di Laurea triennale in Servizio sociale e il corso di Laurea Magistrale in Politiche sociali e servizi per le famiglie, i minori e le comunità. È co-fondatore del Centro Studi Erickson di Trento, dove dirige la collana «Metodi e tecniche del lavoro sociale» e la rivista scientifica «Lavoro Sociale». È autore di numerosi studi sul Social Work e sulle politiche dei Servizi sociali.

Giornata della Scuola in DVD

CANTO UT124 PAPA FRANCESCO GIORNATA DELLA SCUOLA DVD 

 di Umberto Tenuta

È un gran peccato non aver potuto partecipare alla GIORNATA DELLA SCUOLA organizzata dalla CEI in Piazza San Pietro il 16 maggio 2014.

Come si può leggere su Internet e come ha potuto constatare di persona chi, come me, ha avuto la fortuna di seguire l’evento in streaming, si è trattato di un evento epocale, per l’Italia e per il Mondo.

Protagonisti sono stati i rappresentanti delle scuole italiane, statali e non statali, di ogni ordine e grado.

Ma Protagonista eccezionale è stato, e non poteva essere diversamente, Papa Francesco!

Come stiamo analizzando nei nostri articoli sulla rubrica www.edscuola.it/dida.html, è stata una LEZIONE SPECIALE ad una CLASSE SPECIALE.

Lezione speciale di Papa Francesco e classe speciale quella che ha visto rappresentato intero il mondo della scuola, compresa la Ministra Stefania Giannini.

Quella che a noi ed a tutti gli uomini di scuola interessa è la LEZIONE SPECIALE di PAPA FRANCESCO.

E non perchè si tratta della inconsueta LEZIONE di un Papa, ma perchè in quella LEZIONE è racchiuso il discorso sociopsicopedagogico più aggiornato.

Chi ascolta il discorso di Papa Francesco vi ritrova tutta la Pedagogia, tutta la Psicologia e tutta la Sociologia dell’educazione dei nostri tempi.

Ho già detto che nella predetta rubrica di EDUCAZIONE&SCUOLA sto analizzando la Lezione di Papa Francesco.

Ma la mia è impresa titanica, alla quale assolutamente sono inadeguato, certamente io e forse anche altri più autorevoli Studiosi.

Non resta che fare la cosa più semplice, e cioè mettere a disposizione di tutti gli interessati la video ed audio registrazione della GIORNATA DELLA SCUOLA.

Non so chi potrà assolvere a questo compito.

Ma credo che il relativo DVD la Ministra dell’Istruzione non esiterebbe a mettere a disposizione di tutti gli uomini delle scuole italiane, come strumento eccezionale di formazione del personale scolastico.

Non è assolutamente necessario spiegarne le ragioni.

Quindi mi fermo qui.

 

Lezione speciale per una Scuola speciale

CANTO123 PAPA FRANCESCO LEZIONE SPECIALE PER UNA SCUOLA SPECIALE COMUNITà EDUCANTE

di Umberto Tenuta

 

Ho ribattezzato i miei scritti della rubrica SCHOLA RENOVANDA EST di http://www.edscuola.it/dida.html

La denominazione è CANTI PEDAGOGICI Umberto Tenuta, abbreviato in CANTOxxx

Ogni Canto ha un numero progressivo.

Siamo al

CANTO123 PAPA FRANCESCO LEZIONE SPECIALE PER UNA SCUOLA SPECIALE.COMUNITà EDUCANTE

 

Nessuna enfasi.

Quella di Sabato 10 maggio 2014, in Piazza San Pietro, era una CLASSE SPECIALE!

C’erano studenti e docenti di ogni ordine e grado di scuola, di ogni Regione d’Italia.

Il Tema della lezione era WE CARE: IO MI PRENDO CURA DI TE.

Mai nelle aule di scuole si è tenuta una lezione con questo titolo, tranne che nella scuola della Maestra di Jeorge Bergoglio, un ragazzino dagli occhi vispi come tanti altri, suoi compagni di ventura.

Ora la lezione la tiene LUI, Jeorge Bergoglio che, eletto PAPA, ha scelto di chiamarsi Francesco, come Francesco d’Assisi, il Santo dei Poveri.

Ed ai poveri studenti della sua Classe Speciale Papa Francesco parla.

Parla agli Studenti, perché i Docenti intendano.

Perchè intendano i docenti, i docenti tutti.

Parla ai Docenti, perchè i Dirigenti intendano.

Perchè intendano i dirigenti, i dirigenti tutti.

Parla ai Dirigenti, perchè la Ministra Giannini intenda.

Perchè intenda la Ministra Giannini, perchè intenda il Presidente Renzi, perchè intendano i Ministri tutti.

La sua è una LEZIONE SPECIALE.

Certamente preparata, programmata sulla base delle informazioni che la CEI aveva raccolto, relativamente a tutti i problemi della Classe Speciale, relativamente ai bisogni sociopsicopedagogici di ogni uomo di scuola che è presente e rappresentato lì, in Piazza San Pietro, un’AULA SPECIALE, un’aula come nella scuole non si trovano, un’aula senza porte e senza finestre, un’aula senza tetto.

Un’aula senza Cattedra!

L’avevate mai vista, voi?

Papa Francesco stava seduto su una sedia, una sedia come tante altre.

Non stava dietro una cattedra, dietro la Sua Cattedra!

Su quella sedia Egli, Papa Francesco, è rimasto seduto, in silenzioso ascolto, senza profferir parola, fino a quando tutti i presenti non hanno finito di suonare, cantare, ballare, parlare.

Ha aspettato il Suo turno, in religioso silenzio, anche se qualche sorrisetto di più non è riuscito a trattenerlo, anche LUI, IL PAPA, IL PAPA CHE RIDE, cosa mai vista!

Ha atteso in silenzio.

Qualcuno poi gli ha fatto cenno che il Suo turno era arrivato!

Allora, solo allora Egli ha parlato, e tutti in religioso silenzio lo hanno ascoltato.

Finanche la Ministra Stefania Giannini, una volta tanto anch’Ella alunna di tanto Maestro!

Papa Francesco, cosa veramente buona e santa, una lezione nuova ha fatto, una Lezione Speciale.

UNA LEZIONE SPECIALE!

Non una Enciclica, ma una Lectio Magistralis, Lui che di Lauree non ha più bisogno.

E ha detto cose sante, dalla prima all’ultima parola, dal primo all’ultimo linguaggio gestuale, dal primo all’ultimo linguaggio mimico!

Che cosa ha detto Papa Francesco?

Cose nuove, cose mai dette, nelle Classi Normali, nelle Lezioni Normali?

Il Tema della lezione era:

PER FAVORE, NON LASCIAMOCI RUBARE L’AMORE DELLA SCUOLA.

Egli ha cominciato col riferire un proverbio africano, sì proprio africano:

PER EDUCARE UN FIGLIO CI VUOLE UN VILLAGGIO

Sì, cose dette e ridette, Il SISTEMA FORMATIVO INTEGRATO!

E chi non ne ha parlato e scritto?

Anch’io, miserello!

Ma dove sta il SISTEMA FORMATIVO INTEGRATO?

Guardatevi intorno: Dirigenti e Dirigenti di una stessa comunità civica: si incontrano e si scontrano mai?

Docenti e docenti di una stessa scuola: discutono mai delle finalità comuni da perseguire, dei metodi coerenti da utilizzare, dell’uso da fare delle valutazioni?

Scuole e scuole della stessa Comunità: si incontrano, si scontrano, discutono, concordano mai?

Famiglie, Chiese, Enti culturali, Enti Sportivi… della stessa Comunità: si incontrano…?

Ministra Giannini, forse qualcosa di nuovo, anzi di antico, direbbe Guido Gozzano, Papa Francesco ha detto.

La formazione dei giovani comincia nelle famiglie.

<<La famiglia – ha detto Papa Francesco – è il primo nucleo di relazioni: la relazione con il padre e la madre e i fratelli è la base, e ci accompagna sempre nella vita>>.

GENITORI PRESENTI, Genitori presenti, lì, in Piazza San Pietro, avete udito?

Relazioni, dialogo, scambio, colloquio con il padre, con la madre, con i fratelli!

Casa dei silenzi?

No. Casa, famiglia, nucleo di relazioni!

Relazioni con tutti i linguaggi, mimici, gestuali, emotivi, affettivi, orali…

L’educazione di base di cui nel secolo scorso si parlò e di cui nel secolo corrente più non si scrive nemmeno!

Continua Papa Francesco.

<<Ma a scuola noi ‘socializziamo’: incontriamo persone diverse da noi, diverse per età, per cultura, per origine…

<<La scuola è la prima società che integra la famiglia.

<<La famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari, e dunque è importante che collaborino, nel rispetto reciproco>>.

La scuola come luogo di incontro, non di scontro.

Di incontro tra docenti e studenti, tra docenti e docenti, tra docenti e dirigenti…

La scuola è una società.

1974: comunità scolastica!

Oddio, che ne sa Papa Francesco dei Decreti delegati del 1974?

Ma lasciamo andare!

La Scuola integra la Famiglia.

Integra, la rende intera, una, una sola cosa: Famiglia e Scuola.

Ma non è lo stesso il bimbo che a sera porge la guancia alla mammina e che il mattino a scuola va col grembiulino per salutare la dolce maestrina?

<<E le famiglie dei ragazzi di una classe possono fare tanto collaborando insieme tra di loro e con gli insegnanti>>

Scuola e Famiglia cha dialogano, seppur con qualche scontro.

Ma, Scuola e Famiglia non bastano.

Il bimbo ama orizzonti più larghi, più vasti, più ricchi.

L’Africa soccorre!

<<Questo fa pensare a un proverbio africano tanto bello: ‘Per educare un figlio ci vuole un villaggio’.

Per educare un ragazzo ci vuole tanta gente, famiglia, scuola, insegnanti, personale assistente, professori, tutti.

Vi piace questo proverbio africano?

Diciamolo insieme: Per educare un figlio ci vuole un villaggio>>.

La SOCIETà EDUCANTE!

Vedi: FAURE E., a cura di, Rapporto sulle strategie dell’educazione, Armando-UNESCO, Roma, 1973.

Il VENTESIMO SECOLO della Pedagogia.

Eccolo nelle semplici parole di Papa Francesco!

 

PUBBLICATO IN:

http://www.edscuola.it/dida.html

 

Invalsi di male in peggio

Al Liceo Classico Europeo di Torino annesso al Convitto nazionale Umberto I il professoressa Giulia Gugliemini impone ai docenti contrari alla correzione delle prove Invalsi – correzione  non prevista né dalla legge né dal contratto – di piegarsi alla volontà sua ed a quella dei pedagoghi pazzi dell’Invalsi.

Come dovrebbe essere noto almeno ai dirigenti scolastici, massime se RETTORI;  anche se la legge ha imposto la somministrazione delle prove Invalsi, contro la quale ieri 13 maggio docenti e studenti si sono mobilitati in misura considerevole, la correzione delle prove non è un obbligo per i docenti visto che non è prevista dal contratto di lavoro.

Ebbene, questa banale verità non vale al Convitto Umberto I di Torino dove il  Rettore Dirigente Scolastico ha inviato degli ordini di servizio, dei veri e propri ukase, ai docenti dissidenti imponendo, appunto, la correzione dei test.

Come non pensare all’immortale Alberto Sordi che ne “Il Marchese del Grillo!” afferma  “Ah… me dispiace, ma io so’ io… e voi non siete un cazzo!”
http://www.youtube.com/watch?v=uahU5m6Hvj4

Ciò che è incredibile è il fatto che nell’ordine di servizio si afferma che la correzione è obbligatoria perché deliberata dal Collegio Docenti come se fosse in potere del Collegio Docenti stesso derogare in peggio da quanto prevede esplicitamente il contratto.
Per assurdo, e solo per amor di ragionamento, se ciò fosse possibile non si vede perché un Collegio Docenti non potrebbe derogare IN MEGLIO ma certo quest’ipotesi nemmeno sfiora la mente del nostro Rettore Dirigente.

Contro questa scelta la CUB Scuola Università Ricerca sta valutando le doverose azioni legali ma ritiene che soprattutto sia necessaria una rivolta morale degli insegnanti contro pratiche di questa fatta.

Per la CUB Scuola Università Ricerca
Cosimo Scarinzi

Riforma Terzo Settore: plauso con distinguo

Riforma Terzo Settore: plauso con distinguo

Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha diffuso in queste ore la bozza delle “Linee guida per una riforma del Terzo Settore”, un ambizioso intento di revisione delle regole che riguardano l’associazionismo no-profit, il volontariato, la cooperazione sociale, le fondazioni e le imprese sociali.

Si tratta di un assieme di interventi che si attendono da anni e che potrebbero rappresentare sia una giusta valorizzazione di questo settore che rappresenta una risorsa per l’Italia, sia l’occasione per qualificare gli interventi e premiare quelli più efficaci, corretti, trasparenti.

La FISH plaude, quindi, alla direzione intrapresa, si confronterà sui contenuti e attende di vederne declinare le azioni conseguenti.

Accoglie con interesse l’ipotesi del servizio civile universale, aperto finalmente a tutti i giovani che intendano davvero essere di aiuto al Paese mettendosi a disposizione con senso civico e con la voglia di intraprendere un’esperienza educativa e di servizio.

Con attenzione la FISH osserva la volontà di valorizzare il principio della sussidiarietà orizzontale e verticale investendo molto sulla partecipazione e sul coinvolgimento dei corpi intermedi e, in particolare, delle organizzazioni del terzo settore.

Su tale aspetto l’intenzione del Governo è quella di rivedere anche la Legge 328/2000 per coinvolgere maggiormente gli organismi non profit nella programmazione territoriale dei servizi. È una prospettiva positiva solo se a fianco ad un ruolo più forte del no-profit si prevede una più complessiva revisione della stessa 328/2000 – l’ultima legge quadro sui servizi sociali largamente inapplicata nelle sue parti più rilevanti – che consenta di ripensare efficacemente le politiche sociali a partire dalla definizione condivisa dei livelli essenziali di assistenza.

Nella bozza di Riforma viene espressa anche la priorità dell’“introduzione di incentivi per la libera scelta dell’utente a favore delle imprese sociali mediante deduzioni e detrazioni fiscali oppure mediante voucher.”

Riteniamo – segnala Vincenzo Falabella, Presidente FISH – che su tale sintetica dichiarazione sia opportuno un approfondito confronto che sia incentrato più sul principio e concetto di ‘libera scelta’ del Cittadino che sugli interventi di incentivo all’impresa sociale. Lo stesso riferimento alla voucherizzazione dei servizi e alle detrazioni/deduzioni non rappresenta una tutela completa ed esaustiva del diritto alla libera scelta.”

Anche su questi delicatissimi temi, negli interessi delle persone e delle loro famiglie, FISH parteciperà al dibattito e alla consultazione che si avvierà nelle prossime settimane.

I sindacati impugnano il decreto sulle graduatorie

FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS e GILDA: Comunicato unitario

I sindacati impugnano il decreto sulle graduatorie

Il decreto che il ministro Giannini dichiara di aver firmato per l’aggiornamento delle graduatorie di istituto presenta vizi di illegittimità.

Senza il previsto percorso istituzionale modifica le tabelle per l’attribuzione del punteggio per le abilitazioni, introducendo palesi elementi di iniquità e irragionevolezza, creando inaccettabili disparita e conflittualità tra gli aspiranti alle supplenze.

Le scriventi organizzazioni sindacali della scuola, contrarie nel merito e nel metodo, hanno dato mandato ai loro legali di impugnare congiuntamente al TAR il decreto ministeriale che modifica le tabelle e che è parte integrante dei provvedimenti per l’aggiornamento delle graduatorie per le supplenze del prossimo triennio.

Questa è la prima risposta dei sindacati, a cui seguiranno ulteriori iniziative e mobilitazioni, se continueranno gli atteggiamenti di arroganza che portano a provvedimenti sbagliati ed inaccettabili e che comporteranno anche inevitabili ripercussioni sull’ordinato avvio del prossimo anno scolastico, di cui il Ministro si assume tutta la responsabilità.

SCIOPERO 13 MAGGIO CONTRO L’INVALSI E PER LA DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA

SCIOPERO 13 MAGGIO CONTRO L’INVALSI E PER LA DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA

Oggi 13 maggio, terzo giorno di sciopero, si sono fermate le scuole medie e superiori.

Nel presidio tenuto stamattina a piazza Politeama si sono alternati numerosi docenti e ATA da cui abbiamo ricevuto le prime informazioni sulla situazione palermitana. In alcune scuole non sono neanche stati aperti i fascicoli mandati dall’Invalsi (tra le altre, l’I.I.S.S. DAMIANI ALMEYDA-CRISPI e il L.C. GARIBALDI) per la decisa opposizione dei collegi docenti, in altri istituti decine di docenti e ATA hanno impedito lo svolgimento regolare delle prove (dal L.S. EINSTEIN al L.S.U. e L. DOLCI, dall’I.I.S.S. VOLTA al L.A.S. CATALANO), mentre in molti casi gli studenti hanno boicottato le prove, assentandosi in massa o annullando i test.

Nonostante in diverse situazioni si sia assistito ad abusi da parte di dirigenti scolastici, di cui valuteremo l’eventuale comportamento antisindacale (minacce a docenti e studenti, illegittime sostituzioni dei “somministratori”, modifiche di orario o accorpamento dei pochi alunni presenti, ecc.), e nonostante vari insegnanti (?) si siano purtroppo resi disponibili al crumiraggio sostituendo gli scioperanti, tantissime altre scuole si sono unite alla protesta e allo sciopero: dall’I.T.T. MARCO POLO all’I.I.S.S. MEDI, dal L.S.U. FINOCCHIARO APRILE all’I.T.E. PARETO, dal L.C. MELI all’I.I.S.S. MAJORANA, dall’I.I.S.S. UGDULENA al L.S.U. REGINA MARGHERITA, dall’I.T.E.T. PIO LA TORRE all’I.I.S.S. KYOHARA – PARETO, al L.S. SAVARINO tra gli altri.

Ma contro la generale politica scolastica del governo Renzi che intende proseguire l’immiserimento materiale e culturale dell’istruzione pubblica, oggi hanno scioperato anche i colleghi della scuola media, nonostante non fossero sottoposti ai quiz Invalsi. Dalla S.M.S. GRAMSCI, alla G. RUSSO, dall’A. UGO alla LEONARDO DA VINCI e alla BORGESE, dall’I.C.S. SFERRACAVALLO all’ABBA-ALIGHIERI, docenti e ATA hanno protestato contro la “piena eguaglianza” tra scuola privata e pubblica; il taglio di un anno di scolarità e quindi un’altra cospicua parte di spese per l’istruzione pubblica (già ridotte del 30% negli ultimi 20 anni); la cancellazione degli scatti di anzianità e l’ulteriore blocco di contratti e stipendi fino al 2020.

Dunque, come Cobas, abbiamo scioperato e manifestato anche perché vengano restituiti a docenti ed Ata gli scatti di anzianità e 300 euro mensili di aumento come parziale recupero del salario perso negli ultimi anni, per dire NO ai soldi alle scuole private, alla riduzione di un anno della scolarità, ai BES, alle classi-pollaio; per massicci investimenti nella scuola pubblica, per l’assunzione stabile dei docenti ed ATA precari e la definitiva garanzia del mantenimento del ruolo docente per gli “inidonei”, per il pensionamento immediato dei Quota 96.

Futuri maestri: la prima summer school d’Italia

da Il Fatto Quotidiano

Futuri maestri: la prima summer school d’Italia

di Alex Corlazzoli

Quando quest’anno ho avuto in classe dei futuri maestri mi sono chiesto: cosa insegnano all’Università a chi salirà in cattedra tra qualche anno? Che ne sanno della scuola, di questo mondo dove le competenze e l’esperienza non vanno a nozze, a discapito di una didattica conservatrice? Sapranno essere migliori di me? Qualcuno insegna loro come appassionare i bambini alla lettura, alla scrittura? Si parlerà ancora di educazione civica tra qualche anno? Si studiano ancora la Montessori, don Milani, il maestro Alberto Manzi?

Per la prima volta, dal 30 giugno al 4 luglio, un gruppo di maestri-scrittori, giornalisti e magistrati che lavorano da anni nella scuola italiana, si confronteranno con i futuri insegnanti a Mola di Bari. È la prima summer school d’Italia dedicata a chi vuol fare il maestro da grande.

Su “banchi” davanti al mare della Puglia, siederanno l’ex magistrato Gherardo Colombo, il conduttore radiofonico Federico Taddia, gli scrittori e maestri Giancarlo Visitilli, autore di E la felicità prof? (Einaudi), Livio Romano, autore di Diario elementare e chi scrive questo post, autore di Tutti in classe (Einaudi). Con loro anche il maestro Paolo Limonta e la straordinaria presenza della moglie del maestro Alberto Manzi, Sonia, che è pure lei insegnante.

È la prima volta che chi entra in aula ogni giorno si mette a disposizione dei più giovani. Una vera e propria officina magistrale, con tanto d’iscrizione gratuita per i partecipanti. Una risposta a chi pensa che in questo Paese non sia più possibile realizzare nulla senza finanziamenti. I maestri che l’hanno pensata si sono messi insieme con quella sana follia che li appassiona, hanno trovato una location, hanno creduto in un progetto che li vedrà gratuitamente impegnati per una settimana con dei giovani. Una scuola che esce dalle aule, che rompe gli schemi, che ha poco a che fare con gli scialbi corsi di aggiornamento proposti di tanto in tanto.

Ed è di questo che ha parlato Papa Francesco nell’incontro di sabato con il mondo della scuola: “Gli insegnanti sono i primi che devono rimanere aperti alla realtà, con la mente sempre aperta ad imparare, altrimenti non sono buoni insegnanti e non sono interessanti. I ragazzi lo capiscono, hanno fiuto, e sono attratti dagli insegnati che hanno un pensiero incompiuto che cercano un di più e contagiano gli studenti”. A Mola di Bari noi ci proveremo.

Le iscrizioni sono possibili fino a sabato 31 maggio (max 15-20 partecipanti) scrivendo a corlazzolialex@gmail.com o con-tatti@libero.it. Gli unici costi previsti sono quelli del pernottamento presso il B&B “Le case di Sottovento” e un pranzo: 35 euro al giorno.

La Giannini sfida i sindacati

da ItaliaOggi

La Giannini sfida i sindacati

Il ministro, incalzata su graduatorie e scatti, ora rilancia. Risorse, poi si vede. Il prossimo mese il contratto: valutazione, merito, premi

Sarà la strategia renziana, sarà la campagna elettorale. Sta di fatto che il ministro Stefania Giannini sul contratto della scuola è decisa a non farsi dettare i tempi dai sindacati che, a fronte della marginalizzazione subita sulla riforma della pubblica amministrazione dal premier Matteo Renzi, rivendicano maggiore coinvolgimento. Il ministro, incalzata proprio in questi giorni dalle sigle sindacali sulle graduatorie dei docenti e sul recupero degli scatti, che hanno fatto registrare ritardi, incertezze e una certa confusione, anche informatica, da parte dell’amministrazio ne nistrazione, è andata all’attacco annunciando che a breve, già il prossimo mese, potrebbe essere presentata al consiglio dei ministri la proposta contrattuale. Una «rivisitazione del contratto degli inI  segnanti», all’insegna di tre parole d’ordine «valutazione, merito e premialità». Un capitolo sul quale, tra l’altro, è al lavoro il primo cantiere per le riforme aperto la scorsa settimana al ministero, i cui tempi però sono più lunghi, tre mesi. Negli ambienti ministeriali si parla di un progetto che, pur se non ancora definito nei particolari, è più avanti di una semplice idea. Una riforma della scuola che, attraverso la via del contratto, e non di una legge, riveda l’impianto della professione docente sarebbe un bel colpo per (ri)affermare la portata «di rottura» dell’azione del governo. Si tratterebbe infatti di mettere in campo una delle riforme che da tempo chiedono dall’Unione Europea e dalla stessa scuola, per evitare l’appiattimento anche economico a cui soprattutto gli insegnanti, categoria affatto impiegatizia per natura e missione, è contrattualmente ad oggi relegata. Resta sullo sfondo il problema di come dare alla diversa articolazione professionale un equivalente corrispettivo economico. Certamente fino a fine anno non potranno esserci stanziamenti. Sarà la legge di stabilità a scoprire le carte per il 2015. E a confermare o meno quanto previsto nel Def, il documento economico finanziario che fino al 2019 prevede, «a legislazione vigente», retribuzioni congelate per i dipendenti pubblici, ad esclusione dell’indennità di vacanza contrattuale. Nessuno però vieta di avviare intanto la trattativa sul fronte normativo, è il ragionamento a viale Trastevere, per definire l’impalcatura della professione secondo i pilastri di«valutazione merito e premi» su cui la Giannini ha più volte insistito. Le risorse, e la loro decorrenza, possono essere definite in un secondo momento. Una scelta che servirebbe tra l’altro a dare rilievo alle questioni di merito liberando il terreno di confronto dalla mina economica.

Invalsi, tocca i ragazzi delle Superiori

da La Stampa

Invalsi, tocca i ragazzi delle Superiori

I test di italiano e matematica si svolgono in un’unica giornata
ANSA
roma

Nuova manche per i test Invalsi 2014. Stavolta con i quiz preparati dall’Istituto di valutazione si cimenteranno i ragazzi di seconda superiore.

 

Per gli studenti i test di italiano e matematica si svolgono in un’unica giornata. I ragazzi avranno a disposizione 90 minuti per ciascuna prova.

 

Per quanto riguarda l’Italiano la prima parte riguarda la comprensione del testo: quattro testi di media lunghezza, narrativi ma anche relativi all’analisi di dati, sui quali dimostrare di avere buone capacità di comprensione. A questi sono collegate circa una cinquantina di domande a risposta multipla o aperta. Grammatica nella seconda parte: dieci domande che vanno dall’analisi del periodo a quella grammaticale, dall’uso dei pronomi a suffissi, prefissi e quant’altro.

 

Una cinquantina di domande anche per Matematica. Gli studenti delle superiori svolgeranno il test in forma anonima, solo i propri docenti sapranno associare il loro nome a quello del codice presente sui fascicoli. La prova non fa media con le valutazioni ottenute durante l’anno, a correggerla, però, sono gli insegnanti della scuola e quindi può accadere che la utilizzino come ulteriore strumento di valutazione.

 

Intanto, l’Istituto di valutazione guarda al futuro. Tra le novità prossime l’introduzione di una valutazione anche per le competenze in lingua inglese e una prova per il quinto anno delle superiori. Ma non prima dell’anno scolastico 2015-2016. Lo ha sottolineato Roberto Ricci, dirigente di ricerca Invalsi, nel corso di una videochat con gli studenti organizzata da Skuola.net.

 

Per la più volte annunciata prova Invalsi all’esame di Maturità non ci sono ancora certezze. «All’Invalsi – ha ricordato Ricci – spetta il compito di fare proposte, ma sta al Ministro decidere se legare l’esito delle prove al punteggio dell’Esame di Stato». Dal punto di vista dell’Istituto «è più opportuna una prova che si svolga prima dell’esame, ma è presto per parlarne».

L’e-book diventa Q-book e aiuta a studiare meglio

da La Stampa

L’e-book diventa Q-book e aiuta a studiare meglio

Il primo prototipo è stato integrato nella piattaforma e-Schooling
TRENTO

Studiare può diventare più facile con il Q-book, un’applicazione per e-book ideata da una dottoranda dell’Università di Trento. Più facile perché, se è vero che il cervello umano rappresenta le informazioni combinando parole e immagini, il Q-book incoraggia a scegliere video e immagini tra una serie di proposte che siano utili a ricordare e non solo generici contenuti multimediali, come l’e-book.

 

L’iniziativa non è più tutta lasciata all’autore del testo e i contenuti che un lettore sceglie possono essere messi a disposizione dei compagni di studio.

 

Il Q-book consiglia anche parole chiave ed è in grado di produrre riassunti dei capitoli di un volume. «Q-book potrà anche aiutare i professori a sviluppare programmi didattici personalizzati in base alle esigenze di ogni studente», aggiunge la giovane ricercatrice, Hyeong Kyeong Hwang .

 

Un prototipo di quest’applicazione è stato integrato nella piattaforma e-Schooling , che vede la collaborazione della Provincia autonoma di Trento, Telecom Italia, Edizioni Centro Studi Erickson, Forteam Studio e Memetic per sviluppare modelli evoluti di didattica digitale. È prevista una sperimentazione in una classe di un liceo trentino, per testarla nell’ambiente per cui è stata immaginata.

(Ansa)

Al Sud la maggior “povertà educativa” per bambini e adolescenti

da La Stampa

Al Sud la maggior “povertà educativa” per bambini e adolescenti

Save the children: il 22% via da scuola, nido solo per il 3% dei bimbi

roma

La povertà educativa colpisce più duramente i bambini del Sud

dove è più “scarsa e inadeguata” l’offerta di servizi e occasioni educative e formative per bambini e adolescenti: largamente insufficienti gli asili nido, solo per il 2,5% dei bambini in Calabria, e le scuole a tempo pieno (garantito solo nel 6,5% delle scuole primarie della Campania). Meno di un terzo dei minori fa sport.

 

I libri e l’arte occupano il tempo libero di pochi: appena il 16% dei minori campani ha visitato un monumento nell’ultimo anno, e ancora meno i ragazzi in Calabria, il 12%. Alto e allarmante è il tasso di dispersione scolastica.

 

È una situazione che Save the Children, nel primo rapporto “La Lampada di Aladino – L’Indice per misurare le povertà educative e illuminare il futuro dei bambini in Italia”, definisce di “povertà educativa”. Una mancanza di opportunità che si somma e alimenta la povertà economica che colpisce già un 1 milione di minori in tutta Italia.

 

La situazione è più grave e diffusa al Sud, ma perfino Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Emilia Romagna, le regioni italiane più “ricche” di servizi e opportunità educative per bambini e adolescenti, non reggono il confronto con l’Europa: nessuna regione italiana è in linea con alcuni obiettivi europei quali, per esempio, la copertura degli asili nido che dovrebbe essere del 33% (nella fascia di età 0-2 anni), ma arriva a stento al 26,5% in Emilia Romagna. E, per dire, la dispersione scolastica, che ha numeri altissimi in Campania e Sicilia (22 e 25,8%), arriva anche in Valle d’Aosta al 19% (l’Ue ha posto obiettivo del 10% al 2020).

 

In Campania, regione maglia nera nella classifica di Save The Children, risulta grave “la penuria dei servizi per la prima infanzia”. Sono appena 2,8 i bambini su 100 (nella fascia di età 0-2 anni) quelli presi in carico dagli asili pubblici campani, fa peggio la Calabria con 2,5, e si registrano valori bassi anche in Puglia (4,5%), Sicilia (5,3%), Basilicata (7,3%), Abruzzo (9,5%).

 

Il tempo pieno a scuola è garantito solo nel 6,5% delle scuole primarie della Campania e nel 15,3% di quelle secondarie di primo grado; in Puglia rispettivamente nell’11,7% e 12,3%, in Sicilia 7,1% e 22% e in Molise, fanalino di coda (5,4% e 5,1%). Ma non raggiunge in nessuna regione italiana la soglia del 50%; la Lombardia la sfiora con il 47% e la Basilicata ha «performance» migliori rispetto al resto del Sud col 43,4% e 40,5% di tempo pieno alle elementari e medie.

 

Ma la deprivazione educativa non si limita solo alla scuola e riguarda anche gli altri ambiti di vita dei minori: meno di 1/4 i bambini e gli adolescenti in Campania che fa sport continuativamente, il 31,2% in Puglia, il 32% circa in Calabria e Sicilia, a fronte del 61,6% in Valle d’Aosta. Dal lato opposto della classifica il Friuli Venezia Giulia – che secondo l’Indice di povertà educativa è la regione con la più “ricca” per i minori – spicca per numero di bambini che legge (il 75,7% ha letto almeno un libro nell’ultimo anno), che fa sport (il 56%), per livelli di dispersione scolastica (11,4%) vicini alla soglia della media Ue, edifici scolastici mediamente in buone condizioni (il 73,2% delle scuole ha certificato di agibilità).

 

Una buona diffusione del servizio di mensa si registra in Lombardia (il 73% dei principali istituti garantisce il servizio, anche se si rilevano gravi criticità in alcuni comuni) insieme al tempo pieno che viene assicurato nel 47% delle scuole primarie. L’Emilia Romagna è prima per copertura di nidi pubblici (26,5%) e tra le prime per partecipazione al teatro dei ragazzi (ci sono stati nell’ultimo anno il 38,7%) e pratica sportiva (57,8%).

 

In occasione della diffusione del dossier, Save the children lancia anche la campagna “Illuminiamo il Futuro”: 3 settimane di sensibilizzazione e raccolta fondi fino al primo giugno e l’avvio di un intervento programmatico sul territorio con l’apertura in 5 città (Palermo, Catania, Gioiosa Ionica (Rc), Bari, Genova) dei primi “Punti Luce” per rispondere concretamente alla deprivazione educativa e culturale di tanti minori e dare loro la possibilità di conoscere e coltivare i propri talenti. Nei Punti Luce sì bambini e adolescenti possono studiare, giocare, avere accesso ad attività sportive, culturali e creative. Inoltre quelli in condizioni accertate di povertà saranno sostenuti da una “dote educativa”, un piano formativo personalizzato che consentirà l’acquisto di libri e materiale scolastico, l’iscrizione a un corso di musica o sportivo, la partecipazione a un campo estivo e altre attività educative individuate sulla base anche delle inclinazioni e talenti del singolo bambino.

 

«Finora ci si è occupati soprattutto della povertà economica dei bambini e adolescenti, partendo dal dato eclatante di un milione di minori che vivono in povertà assoluta», ha spiegato Valerio Neri, direttore generale Save the Children Italia, «ma esiste una povertà altrettanto insidiosa e sottovalutata che è la povertà educativa, su cui Save the Children vuole portare l’attenzione di tutti con la campagna Illuminiamo il Futuro». La povertà educativa, spiega ancora, «è la privazione per un bambino e un adolescente della possibilità di apprendere, sperimentare le proprie capacità, sviluppare e far fiorire liberamente i propri talenti e aspirazioni. È una deprivazione che spesso si salda con quella economica e che può compromettere pesantemente non solo il presente ma anche il futuro di un bambino, a rischio di ritrovarsi, una volta adulto, ai margini della società e del mondo del lavoro».

 

Fino al primo giugno sarà possibile donare 2 euro inviando un sms dai cellulari o chiamando da rete fissa . I fondi raccolti serviranno a finanziare i Punti Luce e le doti educative. Per aderire alla campagna, info su www.illuminiamoilfuturo.it.

Manca un mese alla “mini maturità”

da tecnicadellascuola.it

Manca un mese alla “mini maturità”

Alessandro Giuliani

Parliamo degli Esami di terza media, che prevedono lo svolgimento di cinque prove: ogni scuola deciderà autonomamente quando dare il via alle prove scritte e orali. L’unica data certa, stabilita a carattere nazionale dal Miur, è quella della prova Invalsi, fissata da tempo al 19 giugno, e in genere scuole si organizzano per far sì che sia l’ultima in calendario tra gli scritti. Il professor Mario Pollo della Lumsa: è uno di quei passaggi necessari per diventare adulti, solo così si cresce. L’anno scolastico sta volgendo al termine e la mente per oltre un milione di alunni, frequentanti la terza media e il quinto superiore, è già proiettata agli Esami di Stato. E per una volta ci soffermiamo sui primi, quelli meno dibattuti di cui sono protagonisti gli alunni 14enni. A fare il punto della situazione, ad un mese circa dal loro inizio, è stata l’agenzia Ansa. Che ha ricordato le cinque prove diverse cui saranno chiamati a cimentarsi i ragazzi ammessi: italiano, matematica, lingua straniera, interrogazione orale e la temutissima prova Invalsi a carattere nazionale, in calendario per il 19 giugno. Insomma, una vera e propria “mini maturità”. Ogni scuola deciderà “autonomamente quando dare il via alle prove scritte e orali. L’unica data certa, stabilita a carattere nazionale dal ministero della pubblica istruzione, – ricorda l’Ansa – è appunto quella della prova Invalsi. E generalmente le scuole si organizzano per far sì che la prova nazionale sia l’ultima in calendario tra gli scritti”. Proprio per meglio preparare l’appuntamento, il portale Skuola.net ha offerto qualche suggerimento per raggiungere l’obiettivo “promozione”: ripassare gli argomenti trattati in classe, organizzare il lavoro con appunti e tesine e, se necessario, chiedere aiuto ai docenti; evitare di arrivare agli ultimi giorni prima dell’esame con l’acqua alla gola ritrovandosi a dover studiare anche la notte; la stanchezza di certo – ricorda Skuola.net – non aiuta a restare lucidi e calmi; una soluzione, quindi, potrebbe essere quella di organizzare un ripasso programmatico con una tabella di marcia che garantisca i tempi giusti. “Una volta – ha spiegato il professore Mario Pollo, presidente del corso di laurea in Scienze e tecniche psicologiche dell’Università Lumsa di Roma, interpellato dal portale – esisteva il rito iniziatico per segnare il momento di passaggio tra la condizione di bambino avvolto dalla protezione materna a quella di adulto esposto a eventuali delusioni. Oggi i riti iniziatici non esistono più ma ci sono gli esami e sono altrettanto carichi di significato e quindi non vanno sottovalutati: superare una prova fa sentire più grandi. Si tratta di un passaggio necessario per diventare adulti. La paura, se affrontata e superata, fortifica. Solo così si cresce. Superare un esame fa acquisire sicurezza per affrontare poi in futuro tutte le asperità e le sconfitte che la vita, purtroppo ci riserva”. Certe volte, però, la paura di non farcela è tanta e il desiderio che prevale diventa quello di evadere dall’importante crocevia.

Anche ai precari spetta l’aspettativa retribuita per dottorato di ricerca

da tecnicadellascuola.it

Anche ai precari spetta l’aspettativa retribuita per dottorato di ricerca

Lara La Gatta

Un’altra sentenza favorevole (questa volta del tribunale del lavoro di Venezia) conferma il diritto del personale a tempo determinato alla fruizione dell’aspettativa retribuita per dottorato. È dunque illegittima la circolare Miur n. 15 del 2011

Buone notizie per il personale non di ruolo: ancora una volta un giudice del lavoro ha dato loro ragione,  equiparandoli al personale a tempo indeterminato per quanto concerne la possibilità di fruire dell’aspettativa retribuita per dottorato di ricerca.

A darne notizia è la Flc Cgil che fa riferimento ad una recente sentenza del giudice del lavoro di Venezia, che ha stabilito che “alla luce dell’equiparazione tra personale a tempo determinato e personale a tempo indeterminato sancita dal CCNL comparto Scuola e della ratio della norma sull’aspettativa retribuita per dottorato di ricerca, non si giustifica alcuna distinzione fondata sulla tipologia del rapporto di lavoro e quindi il trattamento di favore spetta anche al personale a tempo determinato. Il congedo straordinario per dottorato di ricerca, di cui all’art. 52 comma 57 della Legge 448/01, va dunque applicato anche al personale a tempo determinato e l’interpretazione restrittiva contenuta nella circolare 15/11 (peraltro dubitativa) appare errata e illegittima”.

In questa circolare il Miur dedica un intero paragrafo al congedo al personale con nomina a tempo determinato e, in proposito, richiama la normativa prevista dall’art. 19 del vigente CCNL, il cui primo comma dispone che “Al personale assunto a tempo determinato […] si applicano, nei limiti della durata del rapporto di lavoro, le disposizioni, in materia di ferie, permessi ed assenze stabilite dal presente contratto per il personale assunto a tempo indeterminato”, e pertanto anche a tale tipologia di personale il Miur ritiene debbano essere applicate le disposizioni riguardanti i congedi per il personale ammesso alla frequenza dei dottorati di ricerca. Con una precisazione: le predette disposizioni esplicano la propria validità esclusivamente sotto il profilo giuridico (riconoscimento del servizio ai fini previsti delle vigenti disposizioni), e non anche sotto il profilo economico (conservazione della retribuzione per il periodo di frequenza del dottorato).

Come già il giudice del lavoro di Ancona con la sentenza del 16 ottobre 2013, anche la sentenza del Tribunale di Venezia sancisce invece l’illegittimità della suddetta circolare, stabilendo l’uguaglianza tra personale a tempo determinato e personale a tempo indeterminato per quanto concerne il diritto alla retribuzione nel periodo di aspettativa.