CPIA, imminente l’emanazione della circolare sulle iscrizioni

CPIA, imminente l’emanazione della circolare sulle iscrizioni

Dopo l’emanazione, lo scorso 10 aprile, della circolare di avvio dei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA), a.s. 2014/15, si è svolto, in mattinata al MIUR, un incontro tra Organizzazioni Sindacali ed Amministrazione sull’imminente emanazione delle disposizioni sulle iscrizioni ai percorsi in questione.

Dal prossimo anno scolastico, infatti, come detto, saranno attivati i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) ed i corsi di istruzione degli adulti, compresi quelli presso gli istituti di prevenzione e pena.

I CPIA saranno riorganizzati nei seguenti percorsi:

  • percorsi di istruzione di primo livello
  • percorsi di istruzione di secondo livello
  • percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana

Di norma, il termine ultimo per le iscrizioni sarà fissato al 31 maggio; in prima applicazione sarà possibile iscriversi non oltre il 15 ottobre 2014.

Le domande di iscrizione devono essere rivolte alle istituzioni scolastiche sedi dei CTP e alle istituzioni scolastiche sedi dei corsi serali che provvederanno a trasmetterle in copia al CPIA di riferimento.

La bozza di circolare presentata oggi alle Organizzazioni Sindacali subirà alcune modifiche, anche per le esplicite richieste della Cisl Scuola; non appena redatto dall’Amministrazione, sarà inviato il testo definitivo.

E’ stato richiesto, infine, al MIUR uno specifico monitoraggio circa le varie situazioni regionali (accordi; reti territoriali di servizio; numero di CPIA previsti e punti di erogazione; consistenza numerica degli studenti).

Tribunale di Taranto annulla sanzione disciplinare

Il Tribunale di Taranto rende giustizia a docente sanzionata illegittimamente dall’ex dirigente     scolastico della scuola media di Scalea condannato anche al pagamento di 1200 euro di spese.        Soddisfatto il SAB che ha patrocinato il contenzioso.

 

Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Taranto, con sentenza n. 12581/14, accoglie il ricorso presentato dalla prof.ssa G.M. rappresentata e difesa in giudizio dall’avv. Angelica Iannitelli del foro di Paola, annulla la sanzione disciplinare del rimprovero scritto irrogato dall’ex dirigente scolastico della scuola media di Scalea condannato a pagare anche 1200 euro di spese oltre al rimborso delle spese forfetarie, all’eventuale contributo unificato, all’I.V.A. e al contributo integrativo, da distrarsi in favore dell’avvocato.

Il SAB non può che esprimere soddisfazione per tale decisione in quanto, il segretario generale prof. Francesco Sola, già in fase di audizione per il contraddittorio c/o la predetta scuola, delegato dalla prof.ssa G.M. aveva contestato al dirigente scolastico il proprio modo di operare in violazione delle nuove norme in materia di sanzioni disciplinari; il dirigente scolastico non curante delle osservazioni a difesa manifestate dal SAB procedeva, comunque, a infliggere l’avvertimento scritto.

Questi i fatti. La Prof.ssa M.G. si stava recando, unitamente ad un gruppo di alunni, nel laboratorio ECDL per svolgere attività di recupero/potenziamento grammatica. La necessità di dover utilizzare l’aula laboratorio era stata previamente segnalata dalla stessa al responsabile dell’organizzazione dei laboratori provvedendo, dunque, ad effettuare la dovuta prenotazione, in ossequio a quanto prescritto dal regolamento interno dell’Istituto. Ciò nonostante, a fronte della legittima richiesta delle chiavi del laboratorio ECDL da parte della Prof.ssa M.G., questa si vedeva opporre, dapprima dal personale ATA, e poi dalla Dirigente, un rifiuto assolutamente immotivato. Ovviamente la stessa chiedeva delucidazioni in merito proprio alle ragioni giustificatrici di quel diniego; rifiuto che, di fatto, impediva in maniera del tutto arbitraria il regolare espletamento dei doveri connessi alla funzione docente. La Dirigente, anziché fornire alla prof.ssa i dovuti chiarimenti, provvedeva a convocare immediatamente nell’Ufficio di Presidenza il responsabile dell’organizzazione dei laboratori, invitando l’odierna ricorrente ad attendere fuori dall’Ufficio di Presidenza l’esito del colloquio con quest’ultimo. Tant’è che la Prof.ssa attendeva, pazientemente e (si ribadisce) fuori dall’ufficio di Presidenza per come richiesto, l’esito di un colloquio inaspettatamente a porte chiuse, dopo il quale la Dirigente “ordinava” al personale ATA presente di consegnare le chiavi alla M.G., preavvisando, però, un “cambio di regole” nell’uso delle aule di laboratorio. A fronte di tale asserzione la docente chiedeva alla Dirigente che le nuove regole fossero esplicitate per iscritto. Per tutta risposta la Dirigente preannunciava un provvedimento disciplinare a carico della prof.ssa M.G., sanzione che veniva effettivamente irrogata all’esito di un procedimento illegittimo, per come accertato giudizialmente, non avendo la Dirigente rispettato i modi e i tempi di cui all’artt. 55 e seg. del D. Lgs n. 165/01.

Il Giudice, in via preliminare e assorbente, infatti ha ritenuto accoglibile la doglianza di parte ricorrente relativa alla decadenza in cui il datore di lavoro è incorso, a seguito della violazione del secondo comma dell’art. 55 bis del D. Lgs. N. 165/01, questione in riferimento alla quale parte resistente non ha esposto controdeduzioni, né in fatto né in diritto.

Il dirigente scolastico acquisita la notizia della condotta posta a fondamento dell’addebito, ha proceduto sì alla contestazione di addebito omettendo di convocare la lavoratrice per il contraddittorio a sua difesa nel termine prescritto dagli artt. 55 e seg. del D. Lgs. N. 165/01 (venti giorni).

Tale mancanza non può peraltro ritenersi sanata dalla comunicazione successiva di convocazione (avvenuta dopo ben 40 gg. dalla notizia), attesa l’evidente tardività della stessa, intervenuta quando il termine di cui alla norma richiamata era già spirato. Atteso che l’ultimo periodo del secondo comma dell’art. 55-bis del decreto citato prevede espressamente che “la violazione dei termini stabiliti nel presente comma comporta, per l’amministrazione, la decadenza dell’azione disciplinare …” non v’è chi non veda come la sanzione successivamente irrogata risulti illegittima, essendo la P.A. decaduta dal potere sanzionatorio. Ma il Giudice del Lavoro è andato oltre, ritenendo la contestazione di addebiti per come formulata dalla Dirigente, generica e indeterminata essendo stata operata una mera “qualificazione” di asseriti comportamenti, senza però individuarli con precisione. Più in particolare nella contestazione di addebiti non sono puntualizzate, in concreto, quali specifiche affermazioni e/o condotte avessero potuto integrare l’illecito disciplinare ascritto. Si asserisce che la M.G. sarebbe entrata con violenza in Presidenza ma non si specifica con quali atti concreti sarebbe stata posta in essere la condotta violenta; si rileva che la docente si sarebbe comportata in modo poco educato e scorretto nei gesti e nella tonalità di voce, ma non si effettua alcuna precisazione; si afferma che sarebbero state realizzate violazioni dei doveri connessi alla funzione docente, ma senza fornire alcuna concreta determinazione.

In sostanza il Giudice ritiene omessa una chiara esplicazione, da parte del datore di lavoro, nella fase della contestazione disciplinare, di quali fra le condotte addebitate fossero in concreto da ritenere suscettibili di biasimo, circostanza, questa, che comporta, ovviamente, una violazione del diritto di difesa dell’incolpata.

Peraltro, precisa il Giudice Istruttore, eventuali successive esplicitazioni (sia in sede disciplinare, sia in sede giudiziaria), non potrebbero elidere né sanare il vizio procedurale già verificatosi, poiché la violazione delle garanzie di difesa dell’incolpato nella fase della contestazione non può che comportare ex se l’illegittimità del provvedimento sanzionatorio successivamente adottato, anche alla stregua del principio d’immutabilità dei fatti oggetto di addebito disciplinare, finalizzato ad assicurare il pieno rispetto del contraddittorio.

Ragion per cui la sanzione disciplinare veniva annullata.

F.to prof. Francesco Sola

Segretario Generale SAB

Educazione educazione educazione

EDUCAZIONE EDUCAZIONE EDUCAZIONE

di Umberto Tenuta

CANTO 136 CANTO DELL’EDUCAZIONE

Che piacere! Che gioia! Che soddisfazione! Finalmente.

Quanti anni sono che strombetto di EDUCAZIONE su http://www.edscuola.it/dida.html e su www.rivistadell’istruzione.com ?

E fino a ieri mi son preso i rimbrotti della Professoressa di Matematica che di educazione non vuol sentir parlare, tant’Ella sol d’Istruzione si diletta.

Ma aver compagni al duol scema la pena.

E che compagni, amici miei, mi son venuti incontro! Pensate un po’…

Il Presidente della Repubblica e la Ministra, ahimé, dell’ex EDUCAZIONE NAZIONALE!

È che quando serve la si invoca, l’EDUCAZIONE!

Poi nessuno se ne occupa e di ISTRUZIONE si occupa la gente.

Istruzione grammaticale, matematica, storica, geografica, scientifica, musicale, pittorica, scultorica…

Piccole enciclopedie viventI si vogliono e la memoria sinaptica si premia, mentre nelle tasche squilla la memoria digitale.

Padre Dante aveva avvertito…

Per seguir virtute e canoscenza!

Grande Dante, Poeta Sommo, Pedagogista Sommo allievo del suo Maestro: Tu sei lo mio Maestro e lo mio Autore.

Mica solo l’Enciclopedia Medioevale!

È la melodia del verbo che fa Divina la Commedia!

Ed il poeta non è una mente erudita, di illuministici saperi riempita, ma un uomo di virtute arricchitosi con diuturno travaglio.

Bando alla malinconia!

VIVA L’EDUCAZIONE.

D’oggi in poi la scuola educherà.

Ma non sarà l’educazione nazionale!

Sarà l’educazione integrale della persona umana che Maritain e Catalfamo hanno cantato.

Saranno le virtù del cuore, della mente e del corpo che la scuola coltiverà.

E nessuna sarà dimenticata, nessuna virtù, nemmeno quella della Danza, nemmeno quella della Musica, nemmeno quella della Pittura, nemmeno quella della Poesia…

E nemmeno le Virtù civiche!

Oddio!

Nihil novi sub sole!

Cose dette, già dette, ridette, stradette di campagna!

Ma repetita juvant.

Apri la mente a quel ch’io ti paleso

e fermalvi entro; ché non fa scïenza,

sanza lo ritenere, avere inteso.

La scuola italiana riconferma la sua missione antica, quella di fare gli Italiani.

Popolo grande di Poeti e di Navigatori, di Scienziati e di Letterati, di Pittori e di Musicisti, di Patrioti, di Santi…

In fondo, nihil novi sub sole!

Il tutto sta scritto nella Costituzione e nel Diritto positivo, che il SUCCESSO FORMATIVO pongono e impongono come inderogabile finalità formativa delle Scuole d’Italia.

Ora il Presidente della Repubblica lo richiama e la Ministra dell’Educazione ne garantisce l’attuazione.

Noi oggi abbiamo una speranza in più!

Avrà successo l’impresa del ministro?

Avrà successo l’impresa del ministro S. Giannini?

di Enrico Maranzana

 

Il ministro Giannini ha annunciato che per fine luglio presenterà “una proposta precisa che riguarda i seguenti punti: autonomia e governance degli istituti, valutazione degli insegnanti e premialità, valutazione dei dirigenti scolastici”.

Quattro nodi da sciogliere, in sequenza.

Quattro raffinamenti dello stesso problema.

Quattro urgenze da affrontare e risolvere, per approssimazioni successive.

Al vertice è da porre la governance che risponde all’esigenza di condurre il sistema scolastico verso il fine istituzionale.

Definiti i traguardi e le forme organizzative si apre la questione dell’autonomia: quali decisioni sono da assumere per orientare il servizio?

Esplicitata la dinamica gestionale, solo allora, possono essere concepiti i mandati da conferire a dirigenti e a docenti, strumenti essenziali per valutarne le prestazioni.

 

GOVERNANCE

Il canale di comunicazione che collega il parlamento al ministero è ostruito: i modelli di riferimento dei due organi divergono.

Da un lato il legislatore che intende le discipline “strumento e occasione” per “promuovere l’apprendimento”, per “sviluppare capacità e competenze”; dall’altro lato l’esecutivo che si ispira alla tradizione universitaria, parcellizzata e versativa.

Da un lato il parlamento che fonda le sue elaborazioni sul “principio di distinzione” per differenziare le responsabilità di governo da quelle della direzione, dall’altro lato il ministero arroccato nell’obsoleta visione organizzativa lineare gerarchica.

 

Si rimanda in rete a “Coraggio! Organizziamo le scuole” e a “Quale formazione per il dirigente scolastico” che mostrano la scuola secundum legem.

 

 

AUTONOMIA

Inequivocabile l’indirizzo impresso dal decreto sull’autonomia: la progettazione formativa, quella educativa e dell’istruzione sono la via da seguire per promuovere e consolidare le qualità degli studenti.

La progettazione è la chiave di volta della gestione scolastica: le risorse sono da piegare in funzione degli obiettivi.

La progettazione dovrebbe essere il lietmotiv dei Piani dell’Offerta Formativa.

 

Si rimanda in rete a “L’autonomia scolastica: un’araba fenice” che illustra l’autonomia in atto.

 

 

VALUTAZIONE DEI DIRIGENTI SCOLASTICI

Responsabilità primaria del dirigente scolastico è la stesura degli ordini del giorno per la convocazioni degli organismi collegiali. Un adempimento che, oltre a vincolare gli organi di governo al mandato loro conferito, consente di portare a unità l’apparato.

Il ministro Giannini, nell’intervista rilasciata a lastampa, ha focalizzato la questione quando ha affermato che intende intervenire su diversi punti tra cui  “la non attuazione di alcuni provvedimenti legislativi anche importanti

 

VALUTAZIONE DEGLI INSEGNANTI

La professionalità dei docenti si manifesta sia nell’attività di progettazione, sia in quella di gestione dell’aula. Un mansionario che espliciti i risultati attesi dalle diverse fasi dell’attività lavorativa eviterà indeterminatezza e fraintendimenti.

Tra i punti salienti si ricordano la

  • Definizione dei traguardi formativi per sciogliere i nodi del rapporto scuola-società, quale membro del Consiglio di circolo/d’istituto
  • Partecipazione alla “programmazione dell’azione educativa” del Collegio dei docenti per individuare le capacità sottese ai traguardi formativi, per formulare ipotesi per il loro conseguimento, per indicare le modalità, le fasi e i tempi del feed-back
  • Fattiva presenza nei Consigli di classe per la messa a punto d’itinerari unitari volti alla promozione e al monitoraggio delle capacità indicate dal Collegio
  • Interventi propositivi nel dipartimento disciplinare
  • Progettazione e realizzazione di occasioni d’apprendimento per ideare laboratori disciplinari atti a stimolare le competenze attraverso cui le capacità si manifestano
  • Documentazione del lavoro di classe
  • Autorevolezza in aula
  • Gestione dei rapporti interpersonali
  • Impegno operativo nei gruppi di lavoro.

 

Educazione o Istruzione

EDUCAZIONE O ISTRUZIONE MEGLIO SUCCESSO FORMATIVO

di Umberto Tenuta

Canto 135 Scuola che istruisce o scuola che educa: scuola che garantisce il successo formativo

 

Un ritorno chiamato, un ritorno obbligato.

Or son pochi anni che ho trattato questo stesso tema, forse con lo stesso titolo.

Ma l’obsolescenza delle conoscenze, e non solo, mi obbliga a riprenderlo.

Che le conoscenze oggi vadano incontro a obsolescenza, rapida obsolescenza, velocissima obsolescenza è un fatto che non ha bisogno di alcuna descrizione.

Guardiamo gli smartphone del maggio 2014 e quelli del gennaio 2014!

Null’altro da dire.

Se non che una scuola superiore che in questo scorcio di maggio insegnasse come è fatto uno smartphone a settembre risulterebbe aver perduto il suo tempo.

Non sappiamo che cosa mangeremo domani.

Non sappiamo che cosa vedremo domani.

Non sappiamo che cosa sapremo domani.

Disperazione!

No, Signore e Signori miei, no, una soluzione c’è.

Si trova nell’obsoleto D.P.R. 8.3.1999, n.275 che, all’Art.1 (Natura e scopi dell’autonomia delle istituzioni scolastiche), sancisce, allora per ora:

<<L’autonomia delle istituzioni scolastiche …si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l’esigenza di migliorare l’efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento>>.

Forse, già allora, più chiari di così non si poteva essere.

Soprattutto se si tiene presente la finalità assegnata alle istituzioni scolastiche: il successo formativo dei soggetti coinvolti che, manco a dirlo, sono gli studenti di ogni e grado della scuola italiana.

Educazione, formazione, istruzione, riassunti nel successo formativo.

Educazione, ex-ducere, trarre fuori!

Formazione, dare forma, come fa il vasaio.

Istruzione, dal latino in-struere, costruire, addottrinare, informare.

Se consideriamo nell’assieme, sull’informare, che pure ha il significato di dare forma, prevale la formazione, ovviamente considerata nell’accezione di prender forma, non del dare forma, che vale solo nel caso dell’anfora o del Bronzo di Riace.

In sostanza: autoformazione, autoeducazione, autoistruzione!

Ed allora che ci sta a fare la scuola?

Maestra, aiutami a fare da sola!

Maestra −non insegnante, che nulla insegna!− aiutami a fare da sola.

Aiutami ad istruirmi da sola, ad apprendere da sola, ad acquisire conoscenze da sola!

Se dai un pesce al tuo amico, lo sfami per un solo giorno; se gli insegni a pescare lo sfami per tutta vita (DETTO CINESE, ripetuto da Madre Teresa).

La scuola non vende pesci.

La Scuola fa apprendere a pescare!

Apprendendo a pescare, gli studenti imparano a pescare per tutta la vita, mantenendosi sempre aggiornati.

E il 60% degli Italiani leggerà più di un libro all’anno.

Ma gli studenti, imparando a pescare, prenderanno gusto a pescare.

La capacità di imparare e l’amore dell’imparare, assieme alle essenziali, strutturali, fondamentali conoscenze acquisite, consentiranno loro di imparare per tutta la vita, nell’attualissima prospettiva dell’educazione permanente (liflong learning).

Saper essere, saper fare, sapere.

Autoeducazione, autoformazione, autoistruzione!

Son queste le finalità della scuola.

Altro che le insignificanti nozioni delle piccole enciclopedie dei libri di testo, dannazione quotidiana di docenti, studenti, nonne, mamme, zie e ripetitori RAI-TV!

 

PS – Al Coordinatore del Convegno di Pescara che mi invitava a non ribattere risposi: Vedi tu, è il Relatore che mi provoca!

I manifesti elettorali soffocano anche la voce delle scuole

I manifesti elettorali soffocano anche la voce delle scuole

Un gruppo di alunni dell’IISS Mottura di Caltanissetta che si occupano del progetto della televisione dell’Istituto hanno partecipato all’organizzazione di un festival musicale, che si svolgerà nel cortile della scuola il 30 Maggio 2014 alle ore 20:00. Per tale manifestazione sono state richieste tutte le autorizzazione, commissione pubblici spettacoli, controllo dell’inquinamento acustico, norme di sicurezza, Vigili del Fuoco, oneri per l’affissione dei manifesti per il periodo necessario dal 19 Maggio al 2 Giugno 2014. Oltre a ciò è stato notevole il lavoro dei ragazzi che hanno studiato la grafica dei manifesti, colori, loghi, ecc.

…Cosa rispondo ai miei alunni che vedono i loro manifesti coperti da quelli elettorali in diverse parti della città, quale messaggio di “legalità” viene inviato a questi giovani da coloro che si presentano come candidati??!!

Salvatore Vizzini

Dirigente Scolastico IISS “S. Mottura” Caltanissetta

Anticipo sì, ma solo se rimane inalterata la durata complessiva

Snals-Confsal su anticipo a 5 anni del percorso scolastico

 

BASTA ANNUNCI SPOT SULLA SCUOLA

Il segretario Nigi: “Anticipo sì, ma solo se rimane inalterata la durata complessiva”

 

 

Roma, 23 maggio. “Basta con gli annunci spot sulla scuola senza impegni concreti per la sua qualità e la sua serietà”. Lo dichiara il segretario dello Snals-Confsal, Marco Paolo Nigi a proposito della recente proposta del ministro dell’Istruzione  Stefania Giannini di  anticipare a 5 anni il percorso scolastico.

“Parlando di bambini di 5 anni, riteniamo più appropriato e urgente garantire le condizioni per una frequenza  generalizzata per tutti i bambini e per tutti i tre anni di durata della scuola dell’infanzia. Per creare poi pari opportunità formative e di accesso alla scuola primaria bisogna prevedere l’obbligatorietà dell’ultimo anno”, prosegue Nigi.

”Siamo decisamente contrari – aggiunge ancora – alla riduzione di un anno sia del primo segmento di istruzione sia dei percorsi della scuola secondaria superiore. Se si vuol essere competitivi con l’Europa, tra l’altro solo con alcuni paesi, rispetto all’uscita a 18 anni, allora si può prevedere un anticipo di accesso ai percorsi scolastici, iniziando dalla scuola dell’infanzia, ma lasciando inalterata la durata dei cicli per non produrre una limitazione del servizio e una riduzione degli apprendimenti.

“D’altra parte – conclude Nigi – dobbiamo considerare che non solo è già possibile anticipare l’iscrizione alla scuola primaria, frequentata da bambini anche di 5 anni e 4 mesi, ma che sono cambiate le caratteristiche e le capacità delle giovani generazioni”.

Bimbi sui banchi già a cinque anni Ma è giusto anticipare la scuola

da Corriere.it

L’annuncio del ministro Giannini: «Accorciamo le materne». E parte il dibattito, critici i sindacati

Bimbi sui banchi già a cinque anni Ma è giusto anticipare la scuola

L’Europa è divisa: nei Paesi scandinavi si comincia più tardi. Favorevole Vegetti Finzi: «Basta adattare i programmi». Contraria Mantovani: «Le nostre aule vanno bene così»

di Leonard Berberi

A cinque anni l’americano Kristoffer Von Hassel ha scoperto che il suo videogioco aveva una grossa «falla» informatica. E per questo è stato pure premiato, poche settimane fa, dall’azienda produttrice. Ma chissà se è già pronto per andare a scuola. Sì, secondo Olanda, Regno Unito, Ungheria e Cipro. Decisamente no per altri Paesi come Svezia, Danimarca e Finlandia, dove tra i banchi ci si sede a 7 anni. E per l’Italia? Oggi la Primaria (le vecchie elementari) inizia a 6. Ma ai microfoni di Radio Capital il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha riaperto il dibattito sull’età. «Bisognerebbe dare la possibilità di mandare i figli a scuola un anno prima», ha detto.

È dai tempi di Berlinguer

L’ipotesi di un’anticipazione non va giù ai sindacati. Cisl scuola e Flc-Cgil dicono di no. L’Anief, invece, appoggia il ministro: «Bisogna adeguarsi ai tempi che cambiano, sbagliano gli altri ad essere conservatori». Gli esperti si dividono. I genitori, in tutto questo, si chiedono cosa sia meglio fare per i propri figli.
La questione, in realtà, non è nuova. Se ne parlava già alla fine degli anni Novanta, quando il dicastero dell’Istruzione era guidato da Luigi Berlinguer. A un certo punto comparve pure una bozza con tempi e costi, ma poi tutto si bloccò: troppo difficile mettere in pratica.
Sui banchi già a 5 anni quindi? «Assolutamente sì», esordisce Silvia Vegetti Finzi, psicoterapeuta per i problemi dell’infanzia. «Ma bisogna fare attenzione: abbiamo comunque a che fare con degli esseri fragili». Per questo, «quando verrà il momento, bisognerà ripensare tutta la prima elementare: il programma didattico dovrà essere rielaborato e avere una funzione di collegamento con quello che si è fatto all’Infanzia». Se questo non succede, avverte Vegetti Finzi, «la novità può essere addirittura controproducente».
In una possibile prima elementare a 5 anni, secondo la psicoterapeuta, «si deve mettere da parte l’idea di un rapporto verticale cattedra-banco: non si può imporre a insegnanti e alunni così piccoli di avere un rapporto gerarchico, serve molta elasticità». A livello didattico, poi, «bisognerebbe puntare molto sulle attività manuali, sul disegno, sulla musica, sul canto. Un programma rigido non serve a nessuno».
Certo – concede Vegetti Finzi – i bimbi oggi «hanno molte più competenze cognitive, sono abituati a vivere in mezzo alle persone, socializzano bene». Ma ciò non toglie che «il programma del primo anno debba fare molta attenzione ai loro sentimenti: si tratta comunque di esseri umani che sono degli analfabeti emotivi». E deve ricordarsi che i bimbi «conoscono poco il proprio corpo, anche nelle cose magari quotidiane come arrampicarsi su un albero, lanciare un sasso, correre».

Onda anomala

«Quella del ministro Giannini è una buona idea: bisogna anticipare di un anno la fine del ciclo scolastico per allinearsi agli altri Paesi», ragiona Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Giovanni Agnelli. Che, però, parla di «obbligo flessibile», perché ognuno la sua storia e il suo percorso. Per farlo Gavosto racconta la sua esperienza personale. «Io ho tre figli – dice -. La bimba l’ho iscritta già a 5 anni. Mi

«La soluzione migliore sarebbe lasciare libertà ai genitori: decidano loro quando iscriverlo, la famiglia è il miglior giudice».

sembrava pronta e devo dire che i risultati, negli anni, l’hanno confermato». Ma il ragionamento non è stato lo stesso per gli altri. «Uno dei miei figli non l’avrei mai fatto iniziare a 5 anni: non mi sembrava avesse ancora le caratteristiche adatte». Ecco perché, secondo il presidente, «la soluzione migliore sarebbe lasciare libertà ai genitori: decidano loro quando iscriverlo, la famiglia è il miglior giudice».
L’unico risvolto negativo, Gavosto lo vede nella matematica. «C’è un problema tecnico: in questo modo si verificherà l’“onda anomala” con due generazioni di studenti che finiranno per frequentare lo stesso anno scolastico». E a quel punto, «passando da 500 mila a un milione in pochi mesi, bisognerà raddoppiare tutto: le aule, gli insegnanti…».

Stress emotivi

Anna Oliverio Ferraris, psicologa e docente all’Università La Sapienza di Roma, però schiaccia il freno. «Non sono mai per accelerare le cose: i bimbi imparano in modi e tempi diversi. Molti di loro non sono pronti, hanno tempo di attenzione limitati e imparano facendo cose, muovendosi: tutte cose inesistenti in questa prima elementare». Non solo. «Se li iscriviamo già a 5 anni togliamo loro l’elemento giocoso». Se però, alla fine, si dovesse decidere per il cambiamento, secondo Ferraris «la didattica del primo e del secondo anno dovrebbe imitare il programma della scuola dell’Infanzia: molti lavori manuali, ricreazione più lunga, tante esperienze all’aperto, in mezzo alla natura». «E che non si mettano a dare i voti – conclude -. I piccoli non sono pronti ad affrontare lo stress emotivo».

«Non ha senso mandarli a studiare a 5 anni, anche perché la nostra scuola dell’infanzia non va affatto male».

Sulla stessa linea anche Susanna Mantovani, docente di Pedagogia generale all’Università Bicocca di Milano. «Non ha senso mandarli a studiare a 5 anni», dice. Anche perché «la nostra scuola dell’infanzia non va affatto male. Certo, ci sono dei problemi qua e là per l’Italia, ma le valutazioni internazionali ci dicono che va già bene così, perché dobbiamo condannare i piccoli a stare un anno in meno in un posto così bello dove possono imparare tanto?». A confortare la sua posizione, sostiene Mantovani, «ci sono le realtà degli altri Paesi: Svezia e Finlandia fanno iniziare più tardi, a 7 anni». E così, se proprio si vuole intervenire in quella fascia d’età, «sarebbe molto meglio potenziare proprio l’Infanzia, anche introducendo l’elemento della lingua straniera. In alcune regioni ci sono delle eccellenze in questo senso: basterebbe copiarle e applicarle nel resto del Paese, senza stravolgere tutto».
Leonard Berberi
@leonard_berberi

La scuola in difesa della lettura

da La Stampa

La scuola in difesa della lettura

Il progetto “L’appetito vien leggendo”: una settimana dedicata al libro e alla lettura con protagonisti i bambini e gli insegnanti
mauro facciolo
Il dibattito su digitale e cartaceo nella scuola è stato affrontato anche al recente Salone del libro di Torino. E, in attesa dell’annunciato connubio Salone-Buchmesse di Francoforte, un interessante contributo arriva proprio dalla Germania, dalla Scuola Europea di Monaco di Baviera, dove poche settimane fa si è svolto il progetto “L’appetito vien leggendo”: una settimana dedicata interamente al libro e alla lettura, con protagonisti i bambini e gli insegnanti della scuola primaria e di quella dell’infanzia della sezione italiana. E con una rivincita del libro tradizionale rispetto al supporto digitale.

Al progetto hanno lavorato Vincenzo Brutti, Maria Capozzi, Enrica Cavosi, Caterina Fundarò, Valeria Giaquinto, Alessandro Lattanzi, Lorenzina Lazzaroni, Viviana Pizzanelli.

Punto di partenza è stata l’opera del filosofo Roberto Casati (che ha seguito il progetto a distanza) “Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere” (Laterza, 2013).

“A nostro avviso – spiegano i promotori – si deve partire dalla necessità di difendere i capisaldi dell’apprendimento e dell’insegnamento, tra cui la lettura. Questo è lo strumento migliore per favorire l’arricchimento lessicale e quindi le possibilità di esprimersi, oltre ad allenare l’attenzione, capacità oggi sempre più erosa dalle nuove tecnologie. Leggere invita ad isolarsi per approfondire, avviando quel dialogo con se stessi necessario per scoprire le proprie risorse e nutrire i propri interessi. In relazione a questo processo, si concorda con Casati nel sostenere che il libro ha vantaggi cognitivi al momento insostituibili: la linearità semplifica la comprensione, usarlo impone un isolamento che rinforza l’attenzione, la sua concretezza fisica è fonte di informazioni. Un vantaggio ineguagliabile lo offre anche la scuola: nella difesa della lettura la scuola ha un grande vantaggio istituzionale che è al tempo stesso una grande responsabilità“.

Così, alla Scuola Europea tutti gli insegnanti, riassumono i promotori dell’iniziativa, “ hanno organizzato le loro attività seguendo uno schema simile e adattando poi a ogni gruppo classe specifiche attività: sono state sospese tutte le normali attività didattiche e così, ogni giorno, dal lunedì al giovedì, sono stati dedicati uno o due momenti alla ‘lettura libera’, un’altra ora era riservata alle letture tematiche e il tempo rimanente era impiegato in attività e giochi con i libri. La settimana si è conclusa il venerdì con l’incontro, per tutte le classi, con lo scrittore e maestro Andrea Bouchard. Parallelamente alle attività didattiche, è stata allestita durante la settimana una mostra del libro dedicata all’editoria italiana per l’infanzia”.

Positivo (e “gratificante”) il giudizio espresso al termine della settimana di lettura, in base a un questionario sottoposto alle famiglie degli scolari. Osserva Alessandro Lattanzi: “I bambini hanno accolto con entusiasmo l’iniziativa, ed anche le famiglie hanno ritenuto utile ed efficace il lavoro svolto; da entrambe le parti è sorta la richiesta di ripetere l’iniziativa nel prossimo anno. Anche il giudizio degli insegnanti e degli esperti che hanno collaborato alla realizzazione del progetto è stato molto positivo. A livello didattico è stato possibile sperimentare situazioni che altrimenti sarebbe difficile attuare, specialmente nel contesto della scuola europea, dove i ritmi di lavoro sono quasi frenetici. I ragazzi hanno avuto a disposizione tempi distesi per potersi dedicare alla lettura; hanno visto, maneggiato, scoperto, decine di libri e questo ha avuto un riscontro immediato: la loro curiosità è aumentata, hanno manifestato il desiderio di aver ancora quei libri. L’ora della lettura libera è stata vissuta dai ragazzi con dedizione, partecipazione ed impegno: la loro attenzione sembrava rinvigorita, non è mai sorto quel rumore di sottofondo che talvolta può disturbare il lavoro in classe”.

Vacanze extra per le scuole sedi di seggi

da La Stampa

Vacanze extra per le scuole sedi di seggi

I più ”fortunati” resteranno a casa da venerdì 23 a martedì 27

roma

Vacanze “forzate” per gli studenti che frequentano le scuole italiane che ospitano i 61.594 seggi elettorali per le europee e le amministrative del prossimo 25 maggio.

Tra operazioni di sistemazione, voto, scrutinio e smontaggio dei seggi saranno circa cinque giorni di vacanza obbligata, domenica compresa, mentre si lotta contro il tempo per le interrogazioni, le correzioni dei compiti, le spiegazioni in vista della prossima chiusura dell’anno scolastico.

Sono molte le scuole che vengono utilizzate per le consultazioni elettorali, siano esse a carattere nazionale, come nel caso delle europee, o locale come nel caso delle amministrative (regionali, provinciali, comunali laddove queste vengono effettuate). In questi casi sono sempre i sindaci dei diversi comuni che, assumendo poteri prefettizi, definiscono con propria ordinanza l’individuazione degli edifici scolastici per le elezioni e l’insediamento dei vari seggi. Ovviamente le ricadute sulle attività della scuola e, quindi, sugli obblighi del personale, dipendono dal tipo di provvedimento emanato dal sindaco del comune di quella scuola e variano caso per caso.

In linea di massima, quindi, gli studenti più ”fortunati” resteranno a casa da venerdì 23 a martedì 27. Infatti non tutte le scuole sono coinvolte nel meccanismo elettorale, creando così disparità.

Non tutte le scuole, infatti sono sedi di seggio e non tutte nello stesso modo. Si può infatti andare dalla chiusura totale delle scuola alla chiusura solo di una sezione staccata di scuola secondaria di primo o secondo grado, situata in un comune diverso, con il mantenimento del funzionamento della sede centrale alla chiusura di un singolo plesso o succursale di una scuola con più sedi, ma non della sede centrale. In questo caso sono sospese tutte le attività degli alunni di quel singolo plesso o succursale, ma non quelle degli alunni delle altre sedi di quella scuola. Ci può poi essere il caso della chiusura di una parte dell’edificio scolastico, ovvero sospensione delle lezioni/attività didattiche, ma senza la chiusura della presidenza e segreteria o la chiusura della scuola con presidenza e segreteria ma non di altri plessi, succursali o sezioni staccate. In questo caso rimangono a casa tutti gli alunni della sede centrale, ma non quelli della altre sedi.

Scatti stipendiali: manca l’atto di indirizzo

da tecnicadellascuola.it

Scatti stipendiali: manca l’atto di indirizzo

Reginaldo Palermo

La denuncia arriva da Rino Di Meglio, coordinatore nazionale di FGU-Gilda. C’è il rischio concreto che si perdano i 120milioni stanziati a inizio d’anno.

Il rischio che i 120milioni di euro stanziati dal DL n. 3/2014 per pagare una parte degli scatti di anzianità finiscano nelle calderone indifferenziato dell’erario è sempre maggiore.
La notizia che avevamo dato qualche giorno fa è indirettamnte  confermata da un comunicato stampa della FGU-Gilda che scrive: “E’ scandaloso che, dopo mesi di attesa, l’atto di indirizzo per gli scatti di anzianità sia ancora fermo al gabinetto del ministero dell’Economia”.
“L’atto di indirizzo – spiega il coordinatore nazione Rino Di Meglio – ha ricevuto l’ok da tutti i settori del Mef ma la contrattazione all’Aran non può partire se il dicastero di via XX Settembre non invia la documentazione alla Funzione Pubblica”.
La situazione è a dir poco paradossale:  sembra infatti che il problema consista proprio nel fatto che all’Aran non sia ancora arrivato il “pezzo di carta” necessario per l’avvio della contrattazione.
A quanto pare, pur nell’era della digitalizzazione e della semplificazione, alcuni atti devono essere ancora prodotti su supporto cartaceo. Il fatto curioso è che questo accade quasi sempre quando a beneficiare della dematerializzazione sono i dipendenti; al contrario, se lo Stato deve “recuperare” crediti o altre somme, basta anche solo una mail (magari neppure certificata).
Dopo la denuncia della FGU-Gilda si attendono le proteste degli altri sindacati che negli ultimi due giorni sono stati molto impegnati ad intervenire sulla questione dei menù differenziati di Pomezia e sull’improbabile abbassamento dell’obbligo scolastico a 5 anni di età.

Mafia, Napolitano chiede di combatterla con le armi della Scuola

da tecnicadellascuola.it

Mafia, Napolitano chiede di combatterla con le armi della Scuola

Alessandro Giuliani

Il Capo dello Stato per la prima volta a Civitavecchia per salutare i 1.500 studenti della Nave della legalità in partenza per Palermo in occasione dell’anniversario della strage di Capaci: per vincere la mafia bisogna studiare, capire, impegnarsi ed entusiasmarsi. Bisogna combattere tenacemente, contiamo su di voi. Il presidente del Senato Pietro Grasso: stando con voi mi sento più forte e ricco. Il ministro Giannini: è giunta l’ora di investire la scuola di compiti che vanno oltre la classe dandole mezzi, sostegno e fiducia che forse sono mancati negli ultimi anni.

È arrivato il momento di “puntare anche sulle armi della Scuola” per combattere la criminalità organizzata. A dirlo è stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, salutando per la prima volta a Civitavecchia gli studenti della Nave della legalità in partenza per Palermo. Il Capo dello Stato ha parlato della necessità di contrastare la criminalità organizzata, commuovendosi al ricordo dell’assassinio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

“Prevenire soprattutto la corruzione che è la principale fonte di cedimento verso le mafie”, ha detto Napolitano. Incaricando la scuola di dare mantenere in mano il timone. “Per vincere la mafia bisogna studiare, capire, impegnarsi ed entusiasmarsi. Bisogna combattere tenacemente. Noi – ha detto Napolitano ai ragazzi – contiamo su di voi per un’Italia migliore”.

Il capo dello Stato si è soffermato a lungo sul ruolo dello Stato: come la mafia impara dai proprio errori, “anche lo Stato deve essere capace di rinnovare le sue strutture e la sua azione di lotta. Ce la stiamo mettendo tutta” ha assicurato, citando i “molti colpi alla mafia” e i “molti capi che sono in galera e ci rimarranno”.

“L’obiettivo di veder sparire la mafia non è ancora vicino – ha aggiunto il Capo dello Stato – ma di strada ne abbiamo fatta molta grazie alla magistratura, alle procure antimafia, alle forze di polizia, ai governi che più hanno sentito il problema, contribuendo con efficaci provvedimenti a combattere la mafia”.

Sulla nave – partita dal porto laziale la sera del 22 maggio in direzione Palermo, dove arriverà 12 ore dopo, in occasione del ventiduesimo anniversario della strage di Capaci – ci sono 1.500 studenti. Con loro il presidente del Senato, Pietro Grasso e il ministro dell’istruzione, Stefania Giannini, promotrice insieme alla ‘Fondazione Giovanni e Francesca Falcone’ dell’iniziativa che si ripete dal 2006 ogni anno.

I giovani che partecipano ai viaggi della legalità, ha detto Grasso, “si sentono parte di un esercito, l’esercito dell’antimafia, della speranza”. “Per me ogni anno questo è un momento importante – ha detto ancora la seconda carica dello Stato – perché stando con voi mi sento più forte, più ricco e ciò mi aiuta a capire, a sognare una speranza per il futuro”.

Il 23 maggio due cortei a Palermo confluiranno verso l’Albero di Falcone: “davanti a quell’albero penso che voi come me – ha detto Grasso rivolgendosi ai ragazzi – sentirete un brivido, ma anche una brezza che muove le foglie di quell’albero, quasi a darci un segnale della presenza dei caduti. Facciamo che questa brezza diventi un vento forte che scacci i dubbi e le perplessità e faccia riemergere il coraggio e l’indignazione per poter andare avanti”.

Il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, salutando gli studenti alla partenza, ha acceso invece i riflettori sullo stretto rapporto esistente tra disoccupazione e tasso di criminalità: “le mafie purtroppo distribuiscono ricchezza parassitaria sfruttando le mancate risposte delle istituzioni alla domanda di lavoro legale” ha detto. E ha aggiunto che “non bastano i valori della cultura, é inutile parlare ai giovani se lo Stato non dimostra chi è davvero contro le mafie”.

Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha ripreso il concetto espresso dal Capo dello Stato. “E’ questo il momento – ha detto la titolare del Miur – di investire formalmente la scuola di compiti che vanno oltre la classe dandole mezzi, sostegno e fiducia che forse sono mancati negli ultimi anni. Sappiamo che lei – ha concluso il ministro rivolgendosi a Napolitano – è dalla nostra parte”.

Alunni stranieri, per iscriverli non serve più il permesso di soggiorno della famiglia

da tecnicadellascuola.it

Alunni stranieri, per iscriverli non serve più il permesso di soggiorno della famiglia

Alessandro Giuliani

D’ora in poi basterà presentare dei semplici “documenti anagrafici”, fermo restando che “in mancanza di documenti la scuola iscrive comunque il minore straniero poiché tale situazione non influisce sull`esercizio del diritto all`istruzione”. Una modifica importante, ma che in molti casi era già stata superata dai fatti.

Cambiano le linee guida ministeriali per l`accoglienza e l`integrazione degli alunni stranieri. La modifica all’impianto normativo, emanato lo scorso 19 febbraio, prevede che i migranti che iscrivono i figli a scuola non devono più presentare il permesso di soggiorno, ma “documenti anagrafici”, fermo restando che “in mancanza di documenti la scuola iscrive comunque il minore straniero poiché tale situazione non influisce sull`esercizio del diritto all`istruzione”.
Secondo Giorgio Pighi, sindaco di Modena e delegato all`Immigrazione dell’Anci, quella presa dal ministero dell’Istruzione “è una scelta di civiltà” che i Comuni non possono che appoggiare “pienamente, perché produce un avvicinamento fra gli apparati amministrativi e la realtà dei territori, garantendo il diritto alla scuola dell`obbligo per tutti i minori presenti in Italia, senza distinzioni di condizione giuridica”.

In effetti, la modifica introdotta da Viale Trastevere mette la parola fine ad una questione in molti casi superata dal buon senso: tanti dirigenti scolastici, soprattutto di fronte alle richieste di alunni in età di scuola dell’obbligo, soprassedevano già al permesso di soggiorno. Facendo, in tal caso, prevalere la norma costituzionale del diritto allo studio prevalente su tutte le altre.

La scuola cambia verso: azzera il FIS e annulla gli scatti di anzianità

da tecnicadellascuola.it

La scuola cambia verso: azzera il FIS e annulla gli scatti di anzianità

Lucio Ficara

Dopo la sparizione quasi totale del fondo di istituto ci si avvia verso la cancellazione degli scatti di anzianità? Subentreranno non meglio precisati “premi al merito”.

Lo avevano promesso e lo stanno facendo realmente.
Avevano detto che la scuola avrebbe cambiato verso e questo sta avvenendo  con assoluta puntualità. Stiamo assistendo ad un cambiamento epocale, che sta mettendo in discussione tutto il sistema scolastico italiano così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. Si sta agendo, da parte del governo,  con prelievi forzosi su due fonti economiche importanti del nostro sistema scolastico e lo si sta facendo con lo scopo evidente di risparmiare soldi.
Quali sono queste due fonti economiche da cui si fanno risparmi di spesa? Si tratta da una parte del  fondo d’Istituto, ormai ridotto ai minimi termini, e dall’altra dell’ipotesi di abolizione permanente degli scatti di anzianità.
I prodromi dei risparmi di spesa applicati sul fondo d’Istituto e sugli scatti di anzianità li abbiamo avuti in questi ultimi anni,  assistendo ad un gioco perverso in cui si è di fatto costretto i lavoratori della scuola a scegliere tra il ricevere il pagamento degli scatti di anzianità o in alternativa il pagamento del compenso accessorio attraverso il fondo d’istituto.
La scelta fatta di pagare gli scatti di anzianità, attingendo corposamente dai fondi riservati al miglioramento dell’offerta formativa, è stata una scelta al ribasso che ha costituito un precedente negativo per i lavoratori della scuola.
Si è di fatto legittimata l’idea che del fondo d’Istituto se ne può fare anche a meno, di conseguenza si è determinata la fine della contrattazione integrativa d’Istituto, e si è anche  lanciato il messaggio che la funzione delle RSU sta venendo meno, tanto da generare dei dubbi sul bisogno di indire le elezioni nelle scuole per il rinnovo delle rappresentanze sindacali che si dovrebbe tenere nei primi mesi del 2015. In buona sostanza, dalle dichiarazioni del ministro Stefania Giannini, parrebbe che la volontà politica, a prescindere dai dubbi sollevati dai sindacati, sia quella di adottare per gli insegnanti e non solo dei criteri premiali ad hoc.
Quindi dopo l’azzeramento del Fis, adesso ci toccherà dire addio agli scatti di anzianità per tutti che verranno sostituiti  da premi in denaro solo per pochi meritevoli.
Quale sarà lo strumento per inquadrare i “fortunati meritevoli” ad un livello economico più alto rispetto agli altri docenti? Sembrerebbe che la via che si vuole intraprendere sia  quella di creare un nuovo stato giuridico degli insegnanti, che verranno  inquadrati  per fasce di merito. In merito a questa vicenda, che muterà l’organizzazione del lavoro all’interno delle scuole, nascono spontanee alcune domande: “quali saranno i criteri valutativi per inquadrare gli insegnanti nelle fasce di merito?”. “Se il merito fosse lasciato all’autonomia della scuola, non si potrebbe correre il rischio di valutazioni falsate da ragioni clientelari, amicali e consociative?”. Si tratta di domande delicate e importanti che dovrebbero indurre il manovratore ad usare tutte le tutele del caso, ricordando che purtroppo l’Italia è una Paese con una grande corruzione e connivenza con il malcostume. Non vorremmo rimpiangere l’oggettivo ed imparziale scatto di anzianità, scoprendo tutte le criticità della futura e presunta meritocrazia.

Scambi professionali “Francia e Italia”

da tecnicadellascuola.it

Scambi professionali “Francia e Italia”

L.L.

Per l’annualità 2014/2015 entro il 16 giugno prossimo gli Uffici scolastici regionali dovranno segnalare i nominativi dei docenti candidati ad uno dei 15 i soggiorni professionali della durata di 2 settimane messi a disposizione nell’ambito del programma di mobilità docenti

La Direzione Generale per gli Affari Internazionali del MIUR (Ufficio V) intende proseguire il Programma di mobilità per l’a.s. 2014-2015 finanziando scambi professionali tra docenti italiani e docenti francesi, secondo quanto previsto dagli accordi culturali stipulati tra i rispettivi paesi.

Per l’anno scolastico 2014-2015 sono 15 i soggiorni professionali della durata di 2 settimane (il numero effettivo dipenderà dalla disponibilità ad ospitare docenti italiani offerta dagli Istituti scolastici francesi).
A ciascun docente partecipante verrà offerto un contributo spese massimo di 950,00 €.

Gli Uffici scolastici regionali dovranno individuare massimo di 3 docenti (per Umbria Molise e Basilicata 1 docente) di lingua e cultura francese ovvero di DNL di Istituti di istruzione secondaria di II grado in possesso dei seguenti requisiti:

a) non aver compiuto il sessantesimo anno di età alla data del 16 giugno 2014;
b) alternativamente:

  1. essere in possesso di un incarico a tempo indeterminato ovvero determinato in lingua e cultura francese ed essere coinvolto in iniziative in ambito CLIL/EMILE ovvero interessato ad approfondire le metodologie didattiche in uso presso altre istituzioni scolastiche;
  2. essere in possesso di un incarico a tempo indeterminato ovvero determinato in una DNL, possedere una buona conoscenza della lingua francese (almeno livello B2 secondo il QCER) ed essere coinvolto in iniziative in ambito CLIL/EMILE ovvero interessato ad approfondire le metodologie didattiche in uso presso altre istituzioni scolastiche.

Le domande di candidatura redatte secondo il modello allegato 1 alla nota prot. n. 4169 del 19 maggio 2014 dovranno essere munite del nulla osta del dirigente scolastico e corredate da un curriculum vitae.
Ciascun Ufficio scolastico regionale dovrà far pervenire, utilizzando le schede già predisposte da questo Ufficio (allegato 2 e allegato 3), entro e non oltre il 16 giugno 2014, alla Direzione generale per gli Affari Internazionali – Uff. V e-mail: dgai.ufficio5@istruzione.it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E’ necessario abilitare JavaScript per vederlo. , dgainternazionali@postacert.istruzione.it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E’ necessario abilitare JavaScript per vederlo. , i nominativi dei docenti prescelti (graduati in ordine di priorità) con l’indicazione della disponibilità dell’Istituzione Scolastica di servizio ad accogliere o meno il docente francese (condizione di reciprocità o non reciprocità), le schede di candidatura (allegato 1) e i curricula vitae.