Studenti vincitori del Concorso “EconoMia”

Al Festival dell’Economia di Trento la premiazione dei venti studenti vincitori del Concorso “EconoMia”

Il 2 giugno alle 9.30 al Festival dell’Economia di Trento, nel Palazzo della Regione, si svolgerà la premiazione dei venti studenti vincitori del Concorso “EconoMia”, organizzato con la collaborazione anche del Ministero dell’Istruzione.

Interverranno Tito Boeri (Responsabile scientifico del Festival dell’Economia), Roberto Fini (Presidente di AEEE-Italia), Giorgio Fodor (Università di Trento), Sabrina Greco (Invalsi), Ugo Rossi (Presidente della Provincia Autonoma di Trento), coordinati da Bruno Demasi (dell’ITE Bodoni di Parma). Nel corso della premiazione vi sarà un momento di dialogo tra due studenti vincitori.

Il Concorso, che nell’Edizione di quest’anno ha visto il raddoppio degli studenti partecipanti, è stato organizzato dal Comitato promotore del Festival dell’Economia di Trento, (Provincia Autonoma di Trento, Comune di Trento, Università degli Studi di Trento), Editore Laterza, MIUR–Direzione generale per gli Ordinamenti Scolastici e per l’Autonomia Scolastica, Istituto Tecnico Economico “Bodoni” di Parma, AEEE-Italia e IPRASE di Trento.

I nomi dei venti studenti sono presenti in ordine alfabetico nel sito www.concorsoeconomia.it. Tra i vincitori tre studenti dei Licei Economico-sociali, di Trento, Udine e Palermo e una buona rappresentanza di tutto il territorio nazionale.

Rispetto all’Edizione dello scorso anno, gli studenti partecipanti sono passati da 260 a quasi 500 e le scuole da 50 a 94, rappresentanti di tutte le regioni italiane (eccetto Valle d’Aosta e Molise).
La Prova si è svolta sul tema dell’Edizione 2014 del Festival: “Classi dirigenti, crescita e bene comune”, utilizzando la piattaforma online già utilizzata dal Ministero dell’Istruzione per le Olimpiadi di Italiano. La Prova è consistita in due parti: la prima, composta da 40 item con diverse tipologie di risposte chiuse; la seconda simulava il dialogo tra rappresentanti di differenti interpretazioni sulle cause della crisi delle classi dirigenti in Italia. Le due parti hanno concorso ciascuna per il 50% nel punteggio finale assegnato ad ogni allievo. I materiali di studio sono consistiti in articoli, saggi o interventi di Ernesto Galli Della Loggia, Carlo Lottieri, Daniele Checchi e Silvia Redaelli, Mario Deaglio, Roberto Fini, Maurizio Ferrera, Vito Mancuso, Giovanni Orsina, oltre a un brano in lingue inglese tratto da “The Captain of Industry in English Fiction 1821 – 1872” di Ivan Melada, segnalato da Enrico Reggiani.

Questi i premi per i vincitori offerti dagli organizzatori: ospitalità a Trento nelle giornate del Festival e un assegno di 200 euro.

Affanno finale

AFFANNO FINALE DANNOSO A STUDENTI E DOCENTI

di Umberto Tenuta

CANTO 144 − Dannoso affanno finale dei docenti e degli studenti

E come quei che con lena affannata

uscito fuor del pelago alla riva

si volge all’acqua perigliosa e guata

 

È già avanzata la corsa finale dei docenti e degli studenti, nelle scuole di ogni ordine e grado.

La meta è dura da raggiungere ma ambita assai da ambedue le parti, l’una contro l’altra avversa.

Ambita, non per i risultati finali, che in fondo non importano né agli uni né agli altri, quanto per la liberazione da una fatica di cui nessuno vede l’utilità.

In effetti, la scuola ha dimenticato la sua natura di tempo dell’otium e si è fatta luogo di pena, pena di insegnare, pena di imparare.

Eppure, alle sue origini non era così, quando essa nei villaggi si svolgeva e tutti educavano con l’esempio alle virtù umane e poi anche civiche.

Stranamente, il suo obbligo l’ha trasformata da luogo della gioia a luogo della pena di insegnare e di imparare.

E così è divenuta non solo penosa ma anche dannosa, dannosa per studenti e per docenti.

Ai docenti oggi non è possibile rivolgere la parola, son tutti affannati nervosi ansiosi.

C’è il rischio concreto di un infarto, di una nevrosi, di un ricovero ospedaliero.

Gli studenti sono più saggi, le mamme somministrano camomille e le zie invitano alla calma, tanto bocciare non si può, non conviene ai docenti dichiarare i loro insuccessi e correre il rischio giannineo di finire in serie C.

Ma chi ve la fa fare?

La vita è bella!

 

Quant’è bella giovinezza Lorenzo De’ Medici

Quant’è bella giovinezza

che si fugge tuttavia!

Chi vuol esser lieto, sia:

del doman non c’è certezza.

Quest’è Bacco e Arianna

belli, e l’un dell’altro ardenti:

perché ‘l tempo fugge e inganna,

sempre insieme stan contenti.

Queste ninfe ed altre genti

sono allegre tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia:

del doman non c’è certezza.

Questi lieti satiretti,

delle ninfe innamorati,

per caverne e per boschetti

han lor posto cento agguati;

or da Bacco riscaldati,

ballon, salton tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia:

del doman non c’è certezza.

Queste ninfe anche hanno caro

da lor esser ingannate:

non può fare a Amor riparo,

se non gente rozze e ingrate:

ora insieme mescolate

suonon, canton tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia:

del doman non c’è certezza.

Forse funziona meglio della camomilla e dell’invito ALLEGRIA ALLEGRIA ALLEGRIA del Mike italiano.

Scuola, serve un lifting: i prof son troppo vecchi!

da Il Fatto Quotidiano

Scuola, serve un lifting: i prof son troppo vecchi!

di Alex Corlazzoli

Chi è il docente italiano? Un insegnante vecchio, con un sacco di anni di servizio alle spalle, forse con ancora molta passione per il suo lavoro, ma stanco e a volte demotivato.

Nell’anno in corso, due insegnanti su tre sono cinquantenni, ben l’11,3% ha più di 61 anni ed appena lo 0,2% ha meno di 30 anni. Secondo una ricerca del Forum della Pubblica Amministrazione, che si è aperto in queste ore a Roma, manteniamo il record: abbiamo il corpo insegnante più vecchio d’Europa. Nei Paesi Ocse, in media i docenti giovani under 30 sono il 10%.

Certo non è questione di età: gli insegnanti che hanno più esperienza possono essere una risorsa per le nuove generazioni che arrivano in classe disarmate, ma questo “esercito” di maestri e professori dai capelli bianchi o tinti, è stato negli anni poco incentivato (non solo dal punto di vista economico), mal gestito e sottovalutato. Non solo. I più refrattari all’uso della tecnologia sono proprio i maestri più anziani: nei collegi docenti ho incontrato veri e propri nemici del personal computer, pronti a esibire carta e penna rossa pur di non usare il registro elettronico o una piattaforma didattica su un tablet. Non è loro responsabilità: nessuno li ha formati.

Restano i fatti: nella scuola italiana i giovani insegnanti continuano ad essere messi ai margini mentre si è spostata sempre più in là l’asticella della pensione per quei docenti (oltre 70 mila ultra 60enni) che l’aspettano come la manna. Ancora oggi, secondo l’associazione sindacale Anief, il 15% degli insegnanti entra in classe ogni giorno con contratti a tempo determinato.

Il blocco del turn-over è stato causato anche dalla riduzione del rapporto tra il numero degli studenti e degli insegnanti.

Che fare con i più anziani? Rottamarli? Qualche proposta arriva dall’Anief che ha proposto di trasformarli in tutor per i nuovi docenti. Una soluzione che fa a pugni con la Ragioneria dello Stato ma che servirebbe a qualificare la nostra scuola.

E’ chiaro che se pensiamo ad una scuola moderna, capace di essere al passo con il resto d’Europa, abbiamo bisogno di maestri e professori che abbiano desiderio di mettersi in gioco, di ribaltare i loro modelli di insegnamento, di abbandonare il sussidiario per realizzare un ebook con gli studenti, di partire per viaggi d’istruzione che siano tali e non gite scolastiche fuori porta.

Pensate solo alla flipped classroom, la “classe rovesciata”. Nata sette anni fa negli Stati Uniti, questa iniziativa innovativa, comincia a prendere piede anche in Italia: l’insegnante a scuola diventa un tutor, una guida per le esperienze laboratoriali, di gruppo o individuali; mentre il pomeriggio a casa, lo studente, può trovare sul sito del docente video o materiale per studiare. Secondo i risultati di un sondaggio del 2012 organizzato, come riporta Ischool Startupitalia, l’88% degli insegnanti che hanno sperimentato la classe rovesciata provano maggiore soddisfazione in ambito lavorativo. Ora, ve lo immaginate quell’11% di prof italiani ultra sessantenni, a sperimentare questo metodo?

La storia dell’arte torna a scuola: l’impegno (dopo le proteste)

da Corriere.it

La storia dell’arte torna a scuola: l’impegno (dopo le proteste)

Il ministro Giannini e il collega Franceschini siglano un protocollo «per l’accrescimento della conoscenza e per la formazione dei giovani nelle scuole»

di Leonard Berberi

Scuola e cultura, arriva il documento d’intesa. Con un occhio alla storia dell’arte. Che presto – promettono – sarà reintrodotta (laddove è stata tolta) o incrementata (laddove è stata ridotta). Dopo l’entrata gratis nei musei per i docenti, il ministero dell’Istruzione e quello dei Beni e delle attività culturali hanno firmato a Roma il protocollo «per l’accrescimento della conoscenza e del patrimonio culturale per la formazione dei giovani nelle scuole». «Un’azione importante perché si saldano di nuovo il mondo dell’istruzione e quello della cultura», spiega il numero uno del Miur, Stefania Giannini. Mentre il collega dei Beni culturali, Dario Franceschini, aggiunge che «non si può non pensare di non far amare e studiare l’arte nelle scuole». Una realtà che, secondo Giannini, «è un tratto genetico della nostra cultura ed è stato abbastanza trascurato. È inaccettabile che sia stato messo tra le Cenerentole a rischio di taglio, che poi si è verificato».

Il potenziamento in classe

Il ministro dell’Istruzione si sofferma anche sul potenziamento dell’insegnamento della storia dell’arte: un obiettivo che però, per essere raggiunto, ha bisogno di far «rivisitare gli ordinamenti didattici: è un punto all’ordine del giorno e il governo sarà sollecitato a riguardo. Con il ministro Franceschini assumiamo un impegno formale per rafforzare la storia dell’arte».

L’allarme e la petizione

Una questione quest’ultima delicata se è vero che nei mesi scorsi era stata lanciata anche una petizione sul web (#salvArte) nella quale si chiedeva al governo di «salvare gli insegnamenti della Geografia e della Storia dell’arte». Migliaia di persone – alcune importanti – avevano firmato l’appello online nel giro di pochi giorni. A un certo, poi, s’era anche diffusa la voce – poi smentita – che presto sarebbero state abolite le lezioni di Storia dell’arte. Voci rafforzate dall’allarme lanciato dall’ex ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, che pochi mesi prima aveva spiegato come «per potenziare la cattedra di Storia dell’arte, sia nei licei che negli istituti professionali, servono centinaia di milioni».

I punti dell’accordo

In base al protocollo Miur e Mibact faranno da ponte tra scuole e musei nella promozione di iniziative tese a favorire la comprensione della tutela del paesaggio e nel «promuovere l’avvicinamento e la conoscenza dell’arte contemporanea, incoraggiandone lo sviluppo e l’educazione artistica». Si impegnano inoltre a implementare le iniziative della «carta dello studente», finalizzate a promuovere l’accesso alla cultura dei giovani. E ancora: a elaborare e promuovere «un progetto nazionale di alternanza scuola – lavoro, con la redazione di specifiche linee guida nazionali, destinato agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, da svolgersi all’interno dei luoghi della cultura». L’accordo promuove anche «iniziative ad hoc per la valorizzazione e la fruizione consapevole del circuito archeologico vesuviano, in grado di mettere a sistema territorio, beni culturali e circuito scolastico di riferimento».

Lettura e biblioteche

In base al protocollo i due ministeri si impegnano «a realizzare iniziative e manifestazioni nazionali sul tema della promozione della lettura come, ad esempio, la “Giornata nazionale per la promozione della lettura” e il “Maggio dei Libri”». Ma anche a rilanciare il sistema delle biblioteche scolastiche «attraverso interventi di sostegno alle strutture e azioni di formazione di specifiche professionalità, con particolare riferimento alle realtà sociali più disagiate». Particolare attenzione è dedicata anche alla valorizzazione del patrimonio musicale e all’insegnamento della musica nelle scuole «di ogni ordine e grado»: «Saranno espressamente elaborati, in via sperimentale – c’è scritto nel protocollo – progetti didattici di educazione al patrimonio musicale che ne favoriscano la comprensione, ne agevolino la conoscenza e ne permettano la libera reinterpretazione, in chiave collaborativa e multimediale, da parte degli studenti».

Un’Assemblea Costituente per la scuola

da Corriere.it

Un’Assemblea Costituente per la scuola

di Paolo Giordano

Nella gestione di ogni emergenza si distinguono una componente «veloce» e una più «lenta». La politica, per sua vocazione, dimostra maggiore talento nell’occuparsi di quella «veloce». Inquieta com’è, segue il volgere della brezza mediatica e spesso, dopo il fermento iniziale, tralascia di apportare quelle misure che permettono un risanamento profondo e duraturo. Un esempio recente su tutti: l’Aquila del dopo terremoto. Non c’è dubbio che la scuola italiana si trovi in uno stato di emergenza. Non nel post ma dentro un sisma. Lo sanno empiricamente coloro che ci studiano e lavorano ogni giorno, e lo confermano con freddezza i dati (si vedano, per tutti, quelli disponibili su www.oecd.org).

Il governo attuale ha dimostrato un certo slancio verso la componente «veloce» del problema. La messa in sicurezza di parte delle strutture oscenamente inadeguate che ospitano ogni giorno bambini e ragazzi era auspicata da tempo e, forse, comincerà. Il ministro Giannini, poi, annuncia un programma graduale di inserimento dei docenti precari e al contempo si interroga su come restituire dignità agli insegnanti tutti, dopo una fase lunga di stasi e confusione che ha bruciato o quasi l’entusiasmo di una generazione, obbligandola a percorsi astrusi le cui regole cambiavano di anno in anno.

È doveroso, tuttavia, richiamare l’attenzione su una componente più lenta e inafferrabile dell’emergenza scolastica, che ha a che fare non troppo con l’ordinamento, ma con i metodi e i contenuti. Possiamo ormai affermare con certezza che è avvenuto un cambiamento culturale significativo e generalizzato: la forma mentis dei ragazzi in età scolare è più lontana dalla mia di quanto la mia non lo fosse da quella dei miei nonni. In dieci anni sono mutati i meccanismi di apprendimento, i tempi di concentrazione, la struttura stessa del ragionamento critico. Nessuno di noi ne capisce ancora abbastanza. Ciò che sappiamo, però, è che non si tratta di un naturale avvicendamento, della consueta frizione fra mondo dei padri e mondo dei figli, e che non saranno l’introduzione delle lavagne interattive né l’aumento delle ore di informatica a colmare il divario. In un attimo si è rivelato obsoleto perfino definire obsoleti i programmi scolastici in atto e le metodologie applicate, quasi in ogni ambito: in italiano e nelle lingue straniere, in matematica e in storia dell’arte, in chimica e nelle materie tecniche. Se alle elementari l’impalcatura ancora faticosamente regge, nelle medie inferiori e superiori lo scollamento fra i ragazzi e cosa e come imparano si fa drammatico. La scuola di oggi assomiglia sempre di più per loro a uno di quei classici della letteratura che comunicano ormai a pochissimi, a causa dell’eccesso di descrizioni, del linguaggio troppo aulico, dello sfoggio di nozionismo.

Il rischio connaturato a una situazione del genere è alto: un’istruzione che non parla ai più diventa il mezzo privilegiato per il perpetuarsi (e l’aggravarsi) dell’ineguaglianza sociale. Per decenni, oltre che un vanto, la scuola pubblica è stata per l’Italia uno strumento potente di unificazione. Se abbandonata a se stessa, a programmi e linguaggi ormai muti, si trasformerà nel suo esatto contrario: nel garante più severo della disparità.

È tempo, perciò — mentre ci si assicura che i soffitti gonfi di umidità non crollino sulle teste degli studenti —, di creare una vera e propria Assemblea Costituente della scuola, alla quale partecipino non solo gli insegnanti, gli allievi, i dirigenti scolastici, i politici e i sindacati, ma anche psicologi, filosofi ed esperti di ogni settore: tutti insieme per tentare un’interpretazione del mutamento in corso e l’abbozzo di una nuova strada, congeniale al pensiero dei più giovani. Bisogna iniziare subito, prima che il venticello mediatico del rinnovamento giri a sfavore e lasci la componente «lenta» dell’emergenza scolastica, ancora una volta, negletta.

Giannini: inaccettabile il taglio della storia dell’arte nelle scuole

da La Stampa

Giannini: inaccettabile il taglio della storia dell’arte nelle scuole

Firmata un’intesa Mibac-Miur per accrescere la conoscenza del patrimonio culturale

 roma

Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica, Stefania Giannini, e quello dei Beni e delle Attività culturali, Dario Franceschini, hanno firmato questa mattina a Roma, presso il Museo dell’Alto Medioevo, il protocollo d’intesa tra i due ministeri per l’accrescimento della conoscenza e del patrimonio culturale per la formazione dei giovani nelle scuole.

 

«La storia dell’arte è un tratto genetico della nostra cultura ma è stata trascurata. È inaccettabile che questa materia sia stata messa tra le cenerentole a rischio taglio, che poi si è effettivamente verificato». Così ha commentato il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, a margine della firma.

 

«Con il ministro Franceschini – ha spiegato Giannini – prendiamo quindi l’impegno di reintrodurre nelle scuole laddove è stata depotenziata la storia dell’arte. Al mio ingresso al Miur ricordo che una delle prese d’atto che mi aveva amareggiato fu proprio quella di scoprire quanto la storia dell’arte fosse stata eliminata o ridotta nelle scuole. Occorre quindi rivisitare gli ordinamenti didattici – ha concluso Giannini – e questo è un punto all’ordine del giorno e il governo è stato sollecitato a riguardo».

 

«Tra il ministero dei Beni Culturali e il ministero dell’Istruzione c’è un impegno comune per reintrodurre dove è stata tolta, e valorizzare dove è stata ridotta, la storia dell’arte nelle scuole – ha ribadito Franceschini -. Non si può infatti pensare di non far studiare l’arte nelle scuole. Le scelte politiche sbagliate vanno corrette».

Secondo ciclo Tfa, le prime indicazioni dagli Atenei

da tecnicadellascuola.it

Secondo ciclo Tfa, le prime indicazioni dagli Atenei

Lara La Gatta

Alcune Università hanno iniziato a fornire indicazioni per il pagamento del contributo. Per i link alle pagine dei singoli Atenei vai alla tabella pubblicata da La Tecnica della Scuola

Riportiamo di seguito le prime indicazioni fornite da alcuni Atenei sul pagamento del contributo di 50 euro per l’iscrizione al test selettivo per partecipare al secondo ciclo di Tfa, ricordando che la tabella con i link alle pagine dei singoli Atenei è disponibile a questo indirizzo

 

Università di Cassino

La procedura di iscrizione deve essere compilata mediante il versamento del contributo con le modalità previste dal Decreto Dipartimentale 263 del 22/05/2014.

A tal fine il candidato deve accedere al sito GOMP dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, compilando tutte le parti richieste per l’iscrizione.

È richiesta l’iscrizione per la partecipazione ad ogni singola classe.

I candidati laureati presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale possono accedere utilizzando le credenziali già in loro possesso.

Il versamento potrà avvenire con Carta di Credito o con generazione di apposito MAV.

Tale procedura sarà disponibile a partire da venerdì 30 maggio 2014.

 

Università di Genova

Il versamento del contributo deve essere effettuato esclusivamente tramite bonifico sul c/c bancario n. 0000006039/90 intestato all’Università degli Studi di Genova, sulla Banca Carige, Servizio Tesoreria, via G. D’Annunzio, 39 Genova (Codice IBAN IT41B0617501472000000603990).

Indicare nella causale: Selezione TFA Classi … e il codice fiscale del candidato

 

Università di Milano

Venerdì 30 maggio 2014 verranno pubblicate le informazioni attinenti il versamento del contributo per la partecipazione al test di ammissione per il TFA.

 

Università di Torino
Il bollettino per il pagamento della rata di iscrizione al test preliminare sarà disponibile sulla MyUniTO del portale di Ateneo al termine della procedura di iscrizione. L’importo sarà in linea con quanto previsto dal Decreto Ministeriale 16/05/2014 n. 312.

 

Università di Cagliari

Le modalità di pagamento del contributo di partecipazione alle prove di selezione dei TFA saranno pubblicate nella prima settimana di Giugno, dopo che sarà completata la configurazione dei servizi online, secondo le indicazioni che saranno fornite dalla Società produtttrice del software.

 

Università di Padova

Relativamente al pagamento del contributo di partecipazione al test di euro 50,00, saranno a breve pubblicate indicazioni specifiche in questa stessa pagina.

 

Università di Teramo

Tutte le istruzioni per i candidati relative al pagamento del contributo di partecipazione al concorso TFA saranno disponibili damartedì 3 giugno. Per info: Coordinamento dei servizi agli studenti Tel. 0861.266278/6327

 

Università di Trieste

Le modalità di pagamento, relative alla prova preliminare del TFA 2014/2015, verranno pubblicate non appena saranno definite.

La riscossa della storia dell’arte: verrà potenziata

da tecnicadellascuola.it

La riscossa della storia dell’arte: verrà potenziata

Alessandro Giuliani

In occasione della sottoscrizione di un accordo triennale sulla cultura, i ministri Giannini e Franceschini prendono l’impegno che tanti sollecitavano da tempo: la reintroduzione, dove è stata tolta, e la valorizzazione, dove è stata ridotta della disciplina messa all’angolo dalla riforma Gelmini. Un pieno di commenti positivi.

Il 28 maggio i ministri Dario Franceschini e Stefania Giannini non si sono limitati a sottoscrivere un’intesa che salda il mondo della Cultura e quello dell’Istruzione, ma hanno anche preso un impegno che tanti sollecitavano da tempo: la reintroduzione, dove è stata tolta, e la valorizzazione, dove è stata ridotta, della storia dell’arte nelle scuole.

“Non si può non pensare – ha affermato il ministro dei Beni Culturali – di non far amare e studiare l’arte nelle scuole”. L’insegnamento della storia dell’arte, ha aggiunto, “è un tratto genetico della nostra cultura ed è stato abbastanza trascurato”.

“E’ inaccettabile – ha detto il ministro dell’Istruzione – che sia stato messo tra le Cenerentole a rischio di taglio, che poi si è verificato”. Il potenziamento dell’insegnamento della storia dell’arte, per Giannini, è “un obiettivo” e per raggiungerlo “occorre rivisitare gli ordinamenti didattici: è un punto all’ordine del giorno e il governo sarà sollecitato a riguardo. Con il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini assumiamo un impegno formale per rafforzare la storia dell’arte”. Plaude alla presa di posizione dei due ministri il senatore Andrea Marcucci (Pd), presidente della commissione Cultura a Palazzo Madama. “La storia dell’arte deve tornare nei programmi degli istituti tecnici e professionali. L’intervento annunciato dai ministri Franceschini e Giannini va a sanare la ferita del decreto Gelmini del 2010” commenta. E sottolinea che anche il Parlamento sta facendo la sua parte: “In Senato è stato approvato un ordine del giorno che va in tale direzione. Mi auguro che l’impegno del Governo sia finalizzato a ottenere una rapida copertura che consenta una revisione degli ordinamenti didattici”.

“Finalmente – ha detto la senatrice Petraglia, capogruppo di Sel in commissione Istruzione – un ordine del giorno che non resta sulla carta. L’impegno che hanno preso Franceschini e Giannini è praticamente l’attuazione del nostro ordine del giorno al dl sulle misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca, volto proprio a ripristinare e potenziare l’insegnamento della storia dell’arte, in particolare nelle scuole dell’istruzione secondaria”.

Nei mesi scorsi una petizione, #salvArte, è stata lanciata sulla piattaforma Change.org dal Presidente della fondazione Univerde, l’ex ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio: in poche settimane sono state raccolte, per essere consegnate al Governo, decine di migliaia di firme di cittadini, docenti, associazioni, realtà di impegno civile e sociale. Tra i firmatari vi furono anche 100 deputati appartenenti a raggruppamenti politici diversi.

Contrattazione d’istituto: possibili le consulenze esterne? A condizione

da tecnicadellascuola.it

Contrattazione d’istituto: possibili le consulenze esterne? A condizione

Aldo Domenico Ficara

Navigando nel web ci si può imbattere in descrizioni di incontri riguardanti contrattazioni scolastiche d’istituto svoltesi negli anni passati, che lasciano alquanto perplessi. Ad esempio in una pagina web si legge:

“Riunione convocata dalla preside di prima mattina alle 8,30. Presenti rappresentante (sindacato 1), le due collaboratrici scolastiche rappresentanti (sindacato 2), due esterni (sindacato 3) e (sindacato 2); con la preside (iscritta al sindacato 2) la DSGA e l’ex RSU (dimessasi) sempre del (sindacato 2), unica docente, invitata dalla preside come “consulente”. Viene presentata la proposta di ripartizione del fondo d’istituto, dove sono indicate 750 euro alla collega ex RSU per consulenze in merito alle relazioni sindacali. Quando una delle RSU in carica chiede spiegazioni, la preside risponde che intende avvalersi della collaborazione della collega perché esperta di cose sindacali, e quindi vuole pagarla col fondo d’istituto“.

Può la preside avvalersi di consulenze esterne e remunerarle con il fondo d’istituto? Su questo tema la nota dell’Aran prot. 4260 del 27/5/2004 afferma che: “Se la complessità della materia lo richiede, nulla vieta all’Amministrazione di avvalersi di consulenti ed esperti esterni, che tuttavia non si possono sostituire alla delegazione di parte pubblica trattante nella conduzione del negoziato”.

Detto questo si può dedurre che la preside, protagonista dell’esempio sopra esposto, possa utilizzare nella contrattazione d’istituto i propri esperti, ma solo a determinate condizioni.

La prima condizione è quella che il consulente esterno deve limitarsi a fornire i pareri che gli sono proposti, senza intervenire direttamente nella trattativa. Inoltre l’utilizzo del consulente non deve comportare alcuna spesa da parte dell’amministrazione (e tanto meno deve intaccare le risorse del fondo d’istituto), pertanto gli eventuali compensi economici sono esclusivamente a carico del Dirigente scolastico che ha usufruito della consulenza esterna.

Accordo triennale tra i ministri Giannini e Franceschini: la cultura si studi in classe

da tecnicadellascuola.it

Accordo triennale tra i ministri Giannini e Franceschini: la cultura si studi in classe

Alessandro Giuliani

Il protocollo di intesa è stato siglato il 28 maggio a Roma. Diversi gli obiettivi: come invitare gli studenti ad ”adottare” monumenti, elaborare un progetto nazionale di alternanza scuola-lavoro all’interno dei luoghi della cultura e rilanciare le biblioteche scolastiche. Per il prossimo a.s. il Miur stanzia 500mila euro: in arrivo corsi di aggiornamento e formazione per i docenti, oltre che concorsi studenteschi dedicati alla valorizzazione del patrimonio artistico. Il Ministro dei Beni culturali: la cultura è ossigeno per anime, menti ed economia.

Invitare gli studenti ad ”adottare” monumenti, creare forme di collaborazione tra scuole e musei, promuovere la lettura tra gli studenti, valorizzare il patrimonio musicale, realizzare iniziative ad hoc per il circuito archeologico vesuviano (tra cui il sito di Pompei), elaborare un progetto nazionale di alternanza scuola-lavoro all’interno dei luoghi della cultura e rilanciare le biblioteche scolastiche. Sono gli obiettivi contenuti nel protocollo di intesa siglato il 28 maggio a Roma dai ministri dell’Istruzione, Stefania Giannini, e dei Beni culturali, Dario Franceschini. Quello firmato è un accordo, di durata triennale, che mira al rafforzamento della collaborazione tra mondo della scuola e della cultura.

Il Protocollo prevede, fra i suoi punti principali, l’elaborazione di un progetto nazionale di alternanza scuola-lavoro per i ragazzi delle superiori. Gli studenti che prenderanno parte a queste attività, oltre a potersi orientare sulle professionalità e le competenze richieste nei settori della cultura – mette in evidenza un comunicato del ministero dell’Istruzione – potranno far valere le loro esperienze sul ‘campo’ come crediti formativi curriculari. Nell’ambito del Protocollo verranno poi estese le agevolazioni già previste dalla “Carta dello Studente” per avvicinare i giovani ai beni e alle attività culturali. E mentre il Miur promuoverà corsi di aggiornamento e formazione per i docenti e concorsi studenteschi dedicati alla valorizzazione del patrimonio artistico italiano, il Mibact rafforzerà i propri rapporti con le istituzioni scolastiche aiutandole anche nella definizione delle mete dei viaggi d’istruzione. Particolare attenzione sarà posta agli alunni con diverse abilità per incentivare, attraverso la formazione degli insegnanti e strumenti didattici adeguati – spiega la nota ministeriale – le loro possibilità di fruizione del patrimonio culturale.

Abbiamo sottoscritto, ha detto il ministro Giannini, ”un’azione politica e culturale veramente importante, perché in questo modo si saldano di nuovo il mondo dell’istruzione e quello della cultura”, un’azione ”naturale ovunque, ma particolarmente in un paese come il nostro”. Il protocollo, ha aggiunto il ministro dell’Istruzione, ”sancisce una serie di attività, che i due ministeri faranno congiuntamente a partire dai prossimi mesi”, finalizzate ”allo sviluppo e alla maturazione di una sensibilità diffusa che parte dalla conoscenza scientifica ma che deve diffondersi a studenti e società”. Il protocollo, ha detto ancora Giannini, ”per il nostro ministero vale 500mila euro per l’anno scolastico 2014/2015, che non sono un patrimonio, ma sono una certa cifra”.

”Bisogna fare un investimento sulla scuola per insegnare ai ragazzi ad amare il patrimonio, la storia e la bellezza del nostro paese”, ha puntualizzato Franceschini. ”La cultura è ossigeno per anime, menti ed economia; è la vocazione del sistema paese”, ha concluso il ministro dei Beni Culturali.

Upi: per 5000 scuole superiori partono i cantieri

da tecnicadellascuola.it

Upi: per 5000 scuole superiori partono i cantieri

P.A.

A parlare è il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, che ha incontrato, insieme al Vice Presidente Leonardo Muraro, il Ministro per l’Istruzione Stefania Giannini e il Sottosegretario Roberto Reggi, per fare il punto sugli investimenti per l’edilizia scolastica

”Il Ministro Giannini e il Sottosegretario Reggi ci hanno assicurato che anche le 5.000 scuole superiori saranno coinvolte dal Piano di investimenti del Governo. Questo vuol dire che da giugno potranno partire i cantieri e che anche i 2 milioni e mezzo di ragazzi che studiano nelle scuole gestite dalle Province potranno avere strutture più sicure e moderne”. ”Abbiamo consegnato al Ministro e al Sottosegretario una rilevazione che abbiamo effettuato, da cui risulta che ad oggi, se il Governo sblocca il patto di stabilità anche per le Province, è possibile far partire investimenti per interventi su 1.651 scuole. Per questo chiederemo a tutte le forze politiche presenti in Parlamento di sostenere un nostro emendamento al decreto legge sulla spending review, che assicuri anche alle scuole superiori quello che è già previsto per le scuole primarie: lo sblocco del patto per il 2014 di almeno 120 milioni di euro. E’ una misura di equità che siamo certi sara’ sostenuta da tutte le forze politiche. Questa misura, insieme al finanziamento previsto nel decreto sulla spending dei progetti presentati da Comuni e Province nel bando del decreto del fare, considerati ammissibili ma non finanziati per mancanze di risorse, porterà nei prossimi mesi ad una grande opera di riqualificazione e modernizzazione delle scuole del Paese. Ma sarà anche un importante volano per l’economia, perché è proprio attraverso queste opere che si sostengono le piccole e medie imprese del Paese. Una scelta strategica del Governo Renzi, che non possiamo che condividere e sostenere”.

Chiarimenti sull’attivazione del secondo ciclo di Tfa su sostegno

da tecnicadellascuola.it

Chiarimenti sull’attivazione del secondo ciclo di Tfa su sostegno

L.L. 

Per l’accesso ai corsi non è previsto il test preliminare necessario per l’iscrizione al Tfa ordinario. Le modalità di accesso saranno comunicate dai singoli Atenei

Con riferimento ai percorsi formativi finalizzati al conseguimento del titolo di specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità ai sensi dell’art.2 del D.M. 16 maggio 2014, n. 312 il Miur, con Avviso del 27 maggio 2014, informa che tali corsi e le relative modalità di accesso verranno comunicate dai singoli Atenei. Inoltre, il Miur ribadisce che per l’accesso ai corsi non è previsto il test preliminare di cui all’art. 6 del DM n. 312, previsto invece per il secondo ciclo di Tfa ordinari.

L’accesso ai Tfa su sostegno, ricordiamo, è riservato ai docenti in possesso dell’abilitazione all’insegnamento, compresi, per i relativi posti, i soggetti in possesso di titolo equivalente.

Le vacanze troppo lunghe fanno male all’apprendimento

da tecnicadellascuola.it

Le vacanze troppo lunghe fanno male all’apprendimento

Pasquale Almirante

Si chiama “Summer Learning Loss”, la perdita di apprendimento durante le vacanze estive che in Italia sono le più lunghe d’Europa. E l’università La Sapienza studia il fenomeno partendo dalle ricerche Usa

Il Corriere della Sera riporta quanto un Dottorato di ricerca presso l’università La Sapienza di Roma ha messo in luce e cioè che la povertà ancora una volta fa la differenza anche al rientro a scuola dopo le vacanze estive. In pratica diverse ricerche svolte in USA hanno mostrato che il divario nei livelli di abilità linguistiche tra studenti aumenta dopo la pausa estiva per causa di mancate esperienze significative per l’apprendimento. Emergerebbe in altre parole, sulla base di studi sul “Summer Learning Loss” (SLL), che la perdita di apprendimento dopo l’estate colpisce in particolare gli studenti con un background disagiato oppure chi frequenta durante l’estate ambienti poveri di stimoli. La conclusione dello studio dimostra che se si confrontano i livelli alla fine di un anno e dopo l’estate si osserva che gli studenti con un reddito basso presentano un miglioramento notevole alla fine di ogni anno, paragonabile a quello ottenuto dai compagni con alto reddito, ma questi ultimi sono gli unici a registrare anche un miglioramento dopo ogni estate. E’ chiaro che gli studenti con disagio sociale finiscono per rimanere molto più indietro rispetto ai compagni più fortunati proprio per gli effetti delle pause estive e, anche se durante l’anno il gap fra i due gruppi tende a ricomporsi, ciò non basta a riequilibrare le differenze crescenti negli anni. 
 

Riassumendo: il gap tra studenti può essere spiegato sia dalle “differenti occasioni di apprendimento durante l’estate, che dalle iniziali differenze” legate al background e “l’accumulo delle perdite estive pesa anche sulla scelta di proseguire gli studi”. 

 Ma riesce la scuola a “riequilibrare”? 
Sembra di sì perché gli studenti che vivono in condizione di disagio dopo un anno di scuola riescono a ridurre il gap con i compagni rilevato dopo l’estate, dimostrando che le scuole riescono a temperare l’iniquità socio-economica. È alla luce di queste indagini,riporta il Corriere, e delle note difficoltà della scuola italiana (dati PISA) circa il saper ridurre le iniquità sociali che è stata colta la sfida di verificare se anche nel contesto scolastico italiano si verifichi il fenomeno SLL, avviando una ricerca di dottorato in Pedagogia Sperimentale e inserendo tale studio nel più ampio quadro della ricerca sull’“equità scolastica”, stimolando una riflessione sui compiti estivi e sulla necessità di riprogrammare le attività a inizio del nuovo anno scolastico.

Storia dell’arte: impegno per rafforzarla, ma…

da tuttoscuola.com

Storia dell’arte: impegno per rafforzarla, ma…

Gran fermento attorno ai piani di studio della scuola secondaria superiore. Come da non pochi previsto l’improvviso inserimento (per decreto) di un’ora aggiuntiva di geografia economica e generale nel biennio iniziale degli istituti tecnici e professionali ha aperto le porte ad altre richieste di modifica dei piani di studio ridimensionati dalla riforma Gelmini.

Il protocollo d’intesa per creare forme di collaborazione tra scuole e pinacoteche, sottoscritto oggi dai ministri Dario Franceschini e Stefania Giannini, è stato infatti accompagnato da una promessa: la reintroduzione, dove è stata tolta, e la valorizzazione, dove è stata ridotta, della storia dell’arte nelle scuole.

Non si può non pensare – ha affermato il ministro dei Beni Culturali – di non far amare e studiare l’arte nelle scuole“. L’insegnamento della storia dell’arte “è un tratto genetico della nostra cultura ed è stato abbastanza trascurato ed è inaccettabile – ha aggiunto a sua volta il ministro dell’Istruzione – che sia stato messo tra le Cenerentole a rischio di taglio, che poi si è verificato“. Con il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, ha detto Giannini, “assumiamo un impegno formale per rafforzare la storia dell’arte”.

Plaude alla presa di posizione dei due ministri il senatore Andrea Marcucci (Pd), presidente della commissione Cultura a Palazzo Madama. “La storia dell’arte deve tornare nei programmi degli istituti tecnici e professionali”. La stessa richiesta è stata avanzata da altri esponenti politici (Petraglia di Sel) e da varie organizzazioni.

Ci sono poi le richieste di ripristino delle ore di laboratorio tagliate in particolare negli istituti professionale, ed altre ancora.

Sarebbe auspicabile che chi fa queste proposte, spesso motivate in modo convincente, dicesse anche in modo chiaro se intende anche tornare agli orari settimanali pesantissimi di un tempo. In tal caso non saremmo d’accordo: gli orari italiani, anche dopo i tagli della Gelmini, sono tra i più pesanti in Europa, e il semplice aumento del numero delle materie, non accompagnato da un ripensamento dell’impianto generale dei piani di studio, non farebbe che provocare ulteriore dispersione.