Scuola Cloud

SCUOLA CLOUD ambiente digitale educativo condiviso ( ADEC)

di Umberto Tenuta

CANTO 154− Non importano le tecnologie, importa quale scuola si vuole attuare, la scuola dei docenti che fanno lezioni o la scuola degli studenti che costruiscono il loro sapere, il loro saper fare ed il loro saper essere anche in un Ambiente Digitale Educativo Condiviso (ADEC)

 

Sembra che ai docenti non si possa fare un discorso chiaro, aperto, disinibito, dicendo loro che le lezioni appartengono al Medioevo, quando il Pontifix maximus leggeva i Vangeli dalla cattedra pontificale ed i fedeli, in reverente silenzio, seduti nei banchi a dodici posti, ascoltavano i suoi sermoni.

Che cosa poi avessero capito del latinorum poco importava, nessuno li valutava, come oggi si fa con gli studenti.

Nel secolo XXI non si può non prendere atto che anche i nuovi alfabeti sono divenuti indispensabili a tutti per vivere in un mondo dai diversi alfabeti.

A nessun figlio di donna è consentito vivere analfabeta dei molteplici alfabeti della cultura contemporanea.

Se ancora nel Medio Evo bastava il villaggio per educare i giovani, ora occorre un sistema formativo integrato che veda la scuola sua promotrice e coordinatrice.

Una scuola dell’apprendere!

Nessuno insegna, nessuno può insegnare, per ventura o per sventura dell’essere umano, non so.

Ogni figlio di donna è condannato a farsi uomo col sudore della propria fronte.

“E ti procaccerai il pane col sudore della tua fronte”!

Uomini non si nasce ma si diventa attraverso l’educazione che ogni nato di donna deve conquistarsi, seppure con l’aiuto di coloro che già sono adulti.

<<Vi è un doppio modo di acquistare la scienza: uno quando la ragione naturale da se stessa giunge alla conoscenza di cose ignote, e questo modo si chiama invenzione; l’altro quando la ragione naturale viene aiutata da qualcuno dall’esterno, e questa maniera si chiama dottrina (insegnamento). In ciò in vero che viene prodotto dalla natura e dall’arte, l’arte procede allo stesso modo e con gli stessi mezzi che la natura. Come infatti la natura guarirebbe riscaldando chi soffre di frigidezza, così fa pure il medico; per cui si dice che l’arte imita la natura. Il simile accade anche nell’acquisto della scienza: il docente cioè conduce altri alla scienza di cose ignote allo stesso modo che uno, scoprendo, conduce se stesso alla conoscenza di ciò che ignora>>[1].

Non più insegnanti, ma facilitatori dell’apprendimento, questo sono i Maestri della Scuola Nuova del XXI secolo.

La scuola non offre saperi già bell’e confezionati come sandwich donaldiani.

Chi ha mai pensato che atleta si possa diventare seduto nei banchi della Harvard University?

Ciò non esclude che l’atleta abbia bisogno di un coach!

Ecco, il docente

È un coach.

Ma il coach non basta, occorrono anche gli attrezzi!

E gli attrezzi sono le parallele, gli anelli, le aste…

A scuola fino a ieri venivano utilizzati i materiali concreti, comuni e strutturati, iconici e simbolici.

Oggi si aggiungono, senza poter sostituire quelli già presenti, anche i materiali digitali.

Compreso il CLOUD!

Sì, sono d’accordo con Cosimo La Neve, a me non sconosciuto, sul Corriere della sera del 2 giugno 2014.

Ma, a condizione che l’INSEGNAMENTO NUOVO sia un Problem solving, nella forma del Cooperative learning, e che il Team Teaching sia un Team coaching ed un Team building.

Gli esseri umani non vengono né insegnati né formati: essi apprendono e si formano!

Le tecnologie didattiche tradizionali, comprese le LIM, vanno integrate dalla tecnologie digitali, al più presto anche 3D.

Il CLOUD apre una scenario nuovo.

Da qualche decennio a questa parte si parla di scuole integrate.

Ora si può pensare ad un ambiente digitale educativo condiviso nel Cloud (ADEC).

Si tratta di una prospettiva promettente che occorre saper programmare ed utilizzare al meglio, per non incorrere nei consueti errori di duplicazione della superata scuola delle lezioni.

Occorre invece un ADEC in cui sia possibile avere a disposizione tutte le occasioni possibili di apprendimento formativo di atteggiamenti e di capacità prima che di acquisizione delle strutture delle discipline.

I Laboratori digitali di apprendimento delle singole scuole, ed auspicabilmente anche i laboratori non digitali, si ritrovano integrate nel CLOUD, con enormi impensabili risparmi, editori permettenti.

L’ADEC (ambiente digitale educativo condiviso) nasce in questo momento.

Umberto Tenuta ne è l’ideatore e ne indicherà le linee portanti, nei prossimi Canti.

 

[1] TOMMASO D’AQUINO (a cura di M. Casotti), De magistro, La Scuola, Brescia, 1957, p 28.

Riparazioni a settembre Riforme a settembre no no

RIPARAZIONI A SETTEMBRE RIFORME A SETTEMBRE NO NO

di Umberto Tenuta

CANTO 152 Non si ripara a settembre. SI CAMBIA VERSO SUBITO!

 

E no!

E no, Ministra Giannini.

Non si ripara a settembre.

Si ripara oggi, domani, dal 1° giugno al 15 settembre, facciamo pure al 1° ottobre, così i remigini saranno contenti.

Si riparano i mali della scuola, i malanni della scuola, tutti i malanni della scuola, malanni di tanti e tanti anni perduti, perduti dagli studenti che non visto il loro successo formativo cui pure avevano diritto.

Ora se verso si vuol cambiare, come si deve cambiare, per non fare una figuraccia, allora prontamente occorre provvedere.

Non c’è bisogno di togliere le vacanze estive a deputati e senatori.

Le leggi son.

Occorre solo Chi pon mano ad elle.

E Chi se non Ella, Onorevole Ministra Giannini, può emanare un’OM:

“Le leggi son, ponete mano ad elle.

Immantinente saranno licenziati senza appello coloro che le mani si terranno dentro le tasche”.

Al 1° ottobre, Giorno di San Remigio, tutti i giovani faranno ritorno a scuola e non la riconosceranno più.

Le pareti saranno tutte restaurate e di colore verde decorate.

I tetti tutti col fotovolcaico ricoperti.

Le aule a scomparsa per lasciar posto ai laboratori di Matematica e di Lingua, di Storia e di Geografia, di Botanica e di Zoologia, di Musica e di Canto, di Danza e di Nuoto…

Al posto dei banchi allineati ci saranno i tavoli pentagonali.

Al posto delle Lavagne ci saranno i Tablet nelle tasche degli studenti e nelle borsette delle Professoresse (NB. Ai Professori sarà stata data licenza di andare in pensione con l’aliquota massima!).

Abbondante materiale concreto, comune e strutturato, Digitale 3D ed Iconico 2D, sarà negli appositi depositi per la gioia delle Maestre ed ancor più delle giovanette.

Libri di testo addio!

Al loro posto i sostituti digitali e le stampantine dentro i cilindri delle stilografiche, con fogli mini A4.

Altoparlanti addio!

La Maestra non parla e non si sgola.

Avrà il coraggio di tacere, come voleva Delessert.

Saranno gli studenti a costruire i loro saperi e le loro virtù, lavorando con gli strumenti del Problem solving e del Cooperative learning.

Anche i Docenti saranno usciti dai loro bunker ed assisi nel Team Teaching.

I Dirigenti scolastici avranno perduto i loro scranni e nei laboratori vagheranno, a dare una mano or qui or là perché nessuno grida Facite ammuina!

Ci sarà di che divertirsi, davvero.

La scuola sara ‘na Ca’ Zoiosa!

E chi avrebbe mai creduto alla promesse di CAMBIAR VERSO anche alla Scuola?

2 giugno

2 giugno

di Luciano Corradini

Considero il 25 aprile e il 2 giugno come eventi che valgono, in termini laici, come la Pasqua e come il Natale in termini cristiani.

Mi fanno capire il valore e la bellezza di essere cittadini praticanti.

Da piccolo, secondo lo Statuto albertino, ero un “regnicolo”, con la qualifica prima di “figlio della Lupa”, poi di “Balilla”.

Nel retro della tessera c’era scritto” Giuro di eseguire senza discutere gli ordini del Duce e di servire con tutte le mie forze, e se necessario col mio sangue, la causa della rivoluzione fascista”.

Con la Repubblica democratica fondata sul lavoro, sul riconoscimento della dignità della persona, con connessi diritti inviolabili e doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, in vista del pieno sviluppo della persona umana e della partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica economica e sociale, sono diventato un cittadino.

Essere praticante significa esercitare diritti e adempiere doveri, ossia impegnarsi a rispettare gli altri e a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini.

Non essere all’altezza della situazione non significa lasciar perdere, col rischio di tornare agli anni 30.

Ecco perché c’è da festeggiare e da rallegrarsi il 2 giugno, anche durante la crisi.

Il futuro non è una guerra di conquista, come allora, ma un impegno di pace e di fedeltà agli impegni assunti anche a nostro nome da parte dei Costituenti.

Creare una nuvola della scuola

da Corriere.it

Creare una nuvola della scuola

E’ impossibile insegnare senza fare i conti con le tecnologie e la Rete

di Cosimo Laneve, Università degli Studi A. Moro, Bari

I media e le conoscenze formano ormai un intreccio nel quale ci si ritrova o ci si perde: la struttura mutante dei primi influenza le seconde. E viceversa. È impossibile non restare impigliati nella Rete. Né può bastare un approccio low-tech, a basso impatto tecnologico. Dunque c’è bisogno di insegnanti che conversano attraverso una delle molteplici forme d’interazione che il web rende possibili: cambiare l’ambiente di apprendimento creando una comunità-laboratorio di idee e lavoro e una community degli studenti, dunque una cloud school. Una scuola-nuvola che si collega in Rete, dove docenti e studenti interagiscono, collaborano, elaborano propri ebook e li condividono. Una scuola che sia effettivamente adeguata ai tempi attuali e aperta a forme e modi didattici, talora anche inediti, come quello di dare importanza non solo alla verticalità (lezione frontale!), ma anche all’orizzontalità (che è proprio dei nuovi media). Insieme alle forme di direttività (che non si intendono affatto cassare), occorre che l’insegnante sia disposto, non più raramente bensì più frequentemente, a-essere-con-gli-studenti alla pari. In questa prospettiva pensiamo che si richieda una svolta da parte del docente perché si faccia interprete reale di un insegnamento nuovo, che possa essere caratterizzato dal con (la preposizione dal latino cum) che vuole indicare una più stretta relazione — e non solo sul piano della connessione (l’always on) attraverso le molteplici forme d’interazione che il web rende possibili — con gli studenti. È la didattica che si dispiega negli spazi della condivisione, collaborazione, cooperazione: darsi la mano e fare un cammino di conoscenza, istruzione ed educazione. In questa prospettiva sarà possibile arrivare a una citizen school, una scuola dei cittadini aperta, non elitaria, indipendente. Una scienza dei cittadini e per i cittadini.

Reclutamento prof, dentro idonei 2012: è guerra

da l’Unità

Reclutamento prof, dentro idonei 2012: è guerra

Contrordine, sul reclutamento dei docenti si cambia. Ed è subito «guerra tra poveri»

Contrordine, sul reclutamento dei docenti si cambia. Ed è subito «guerra tra poveri». Dopo aver già agitato le acque con l’annuncio di un nuovo concorsone nel 2015, il Miur guidato da Stefania Giannini getta un altro sasso nello stagno: il 23 maggio (con le graduatorie provinciali chiuse il 17maggio) il ministro decreta l’assunzione a tempo intedeterminato dal 2014/15 per i cosiddetti «idonei» del concorso 2012 («in subordine ai vincitori»).

Ben 17 mila persone, che pur avendo superato il punteggio minimo richiesto erano risultate in sovrannumero rispetto agli 11.500 posti banditi. Una scelta che scatena fortissime reazioni in rete da parte dei precari “storici”, inseriti nella graduatorie a esaurimento (Gae), con tanto di accuse sui tempi dell’operazione, alla vigilia del voto per le europee.

Esultano dunque gli idonei 2012, che da tempo chiedevano di rivedere quanto stabilito dai predecessori di Giannini. Le regole del Concorsone 2012 stese dall’ex ministro Profumo prevedevano infatti l’assunzione solo nella misura dei posti disponibili,e nemmeno l’abilitazione per chi pure avesse un punteggio utile. Una strettoia contro cui si sono scagliati i diretti interessati, con una vera campagna sui social media.

Il 20 maggio una loro delegazione incontra il capo di Gabinetto di Giannini, Alessandro Fucecchia, da cui nelle scorse settimane erano arrivate diverse rassicurazioni via twitter agli «idonei», in un dialogo fitto e costante. Ed è proprio lui, poco dopo la mezzanotte di sabato, a postare con un tweet (con il commento «giù la maschera») l’articolo uno del decreto che cambia il sistema di reclutamento in vigore, subito accolto da un’ovazione di cinguettii degli «idonei». Anche su Fb fioccano reazioni. Quelle dei precari Gae (160 mila circa in Italia) sono però di ben altro segno. Si accumulano i «vergogna!» per una scelta che «cambia le regole in corsa».

Perché se in teoria ai precari storici viene garantito il50% delle future immissioni in ruolo (il restante andrebbe appunto ai vincitori di futuri concorsi), l’assunzione di queste 17 mila persone riduce il numero di supplenze disponibili per i precari che ora temono di avere ancora minori chances di lavoro. «Oltretutto notano la novità arriva dopo l’aggiornamento delle graduatorie appena chiuso, con cui abbiamo dovuto scegliere in che provincia lavorare per i prossimi tre anni».
Ci si è legati insomma a una provincia, prima di sapere che magari con le nuove assunzioni degli idonei le supplenza disponibili saranno meno del previsto.

LO SCONTRO SUL «MERITO»
Ci sono poi questioni pratiche. Difficile pensare che possano essere assunti tutti e 17 mila, il posto potrebbe arrivare magari per meno della metà di loro; che fine faranno gli altri? Si creerà una nuova graduatoria per loro? Intanto però la guerra tra aspiranti docenti si consuma in rete anche su questioni di princìpio: gli «idonei» lodano il governo perché premia «il merito» e i giovani («l’Italia del #merito stamattina esulta…») , molti denigrano apertamente i precari storici come meno preparati.

Questi ultimi ribattono per le rime, ricordando che ad esempio anche la vecchia Siss era equiparata a un percorso concorsuale, con ben due anni di frequenza ed esami finali. Insomma uno scontro in piena regola. Ed è questo l’aspetto su cui insiste il segretario Flc Cgil Domenico Pantaleo: «Ancora una volta il Miur ha creato una guerra, si risolve il problema di qualcuno ma finendo per penalizzare qualcun altro nota il segretario Domenico Pantaleo -_: sul reclutamento docenti manca un piano complessivo e organico,questa gestione frammentata dei diversi percorsi Tfa, Pas, concorso, Gae produce caos».

L’altro appunto è sulle 14mila assunzioni, annunciate da Giannini in Parlamento con un nuovo concorsone nel2015:«Con questa novità trovo praticamente impossibile che il Miur possa bandirlo osserva Pantaleo -, ci sono troppi fronti aperti da gestire, compresi i vincitori del concorso 2012 ancora senza assunzione per il ritardo nella pubblicazione delle graduatorie». Secondo il sindacato, per non creare ulteriore confusione occorrerebbe«prevedere un piano di stabilizzazione per i precari Gae; rivedere i meccanismi di reclutamento; coprire i posti vacanti e stabilizzare i concorsi».

Giugno caldissimo sul versante pensionistico e si arriva a “Quota 100”

da tecnicadellascuola.it

Giugno caldissimo sul versante pensionistico e si arriva a “Quota 100”

Giovanni Sicali

Nei riguardi del mondo della scuola, la Legge n. 214/2011 di Monti/Fornero sulle pensioni non ha tenuto conto di due dati semplicissimi: che i docenti iniziano ad insegnare intorno ai 28-30 anni e in secondo luogo che l’anno scolastico finisce il 31 Agosto e non il 31 Dicembre

Non avendo badato a questi due fattori, sono ormai tre anni che si trascina la “vexata quaestio” dei Q96 e dell’eccessivo innalzamento dell’età della quiescenza. Sono ormai 1000 gg. e più che i lavoratori della scuola Q96 cercano di fare capire in tutti i modi che la legge Fornero avrebbe dovuto indicare come “terminus ad quem” il 31/8/2012 e non la notte di san Silvestro del 2011. Oltretutto docenti e personale ATA hanno l’amara prospettiva di dover rimanere in cattedra e nei corridoi delle scuole fino e oltre i 70 anni di età per poter mettere insieme 42 anni e qualche mese di servizio e contributi.
Il presidente della commissione lavoro della Camera dei Deputati Cesare Damiano lancia l’idea di una revisione dell’età pensionabile sulla base anche di quanto accaduto di recente in Germania, che riduce l’età pensionabile a 63 anni per chi ha 45 anni di contributi. Difficile che l’Italia si faccia influenzare visto che stenta a modificare la riforma Fornero considerata da molti efficace a livello economico ma socialmente dannosa da altri tanto da proporre un referendum abrogativo. La riforma tedesca approvata il 23 maggio costerà sui bilanci pubblici tra i nove e gli undici miliardi di euro. In Italia basterebbero 400 milioni di euro spalmati nell’arco di tre anni per pensionare le 4.000 persone che tutti chiamano i Q96. L’auspicio è che non si abbiano più rinvii Il tempo stringe e fine dell’anno scolastico si avvicina.
E così, passate le elezioni, i Q96 (ormai Q100) sono sempre in attesa di novità che li riguardano. Intanto la proposta Ghizzoni-Marzana stenta a decollare a causa di mille difficoltà e per l’ostracismo dimostrato dalla Ragioneria dello Stato, per mancanza di fondi di copertura. E sulla questione Q 96, sono stati ritenuti inammissibili – perché non strettamente attinenti alla materia trattata dal decreto – anche gli emendamenti relativi al D.L. n. 58 sulle “Misure urgenti per garantire il regolare svolgimento del servizio scolastico”. E il tavolo tecnico – composto da MEF, INPS e Commissioni Lavoro – in agenda in questi giorni lavora nell’indifferenza generale nonostante sia presieduto dal Ministro Giuliano Poletti, quello che nei giorni scorsi aveva parlato di prepensionamento per gli over 60 rimasti senza un impiego e di scivolo pensionistico a dimostrazione che attorno al caso Q96 si navighi a vista.
Ci sono poi altri appuntamenti che potrebbero condurre alla tanto agognata revisione della previdenza 2014: il 13 giugno, quando sarà presentata la riforma della PA che contiene anche il piano dei prepensionamenti; e il 23 giugno, con l’inizio alla Camera del dibattito riguardante la proposta di legge sugli esodati.
Il presidente del Consiglio sarà tanto sensibile al problema da risolverlo in tempi veramente brevi? Lo speriamo. Ma gli scenari politici potrebbero essere diversi rispetto a qualche settimana fa. A noi sembra di essere alle solite; parole parole ma di fatti ancora niente, speriamo di essere smentiti dalle decisioni del consiglio dei ministri di Venerdì 13 giugno. Ad elezioni concluse, Renzi e Giannini non hanno più scuse.
Dulcis in fundo, in occasione del suo recente intervento sul prepensionamento degli statali, il ministro Madia della P.A. ha sottolineato che presto ci saranno anche delle novità sul tema dell’opzione del solo contributivo per le donne (Cfr Art. 1, c. 9, L. n. 243/2004). Per queste pensioni INPS si attende comunque la proroga ai termini per l’invio delle domande.

La paura dei cittadini è che insieme alle sospirate misure di flessibilità, tanto richieste e volute, possano venire ritoccati in negativo anche i requisiti per uomini e donne per poter accedere alla pensione di anzianità e vecchiaia. Al di là dei singoli provvedimenti l’impressione è che l’intero contesto previdenziale vivrà un mese di grande fermento.

2 giugno, festivo dal 2001

da tecnicadellascuola.it

2 giugno, festivo dal 2001

Aldo Domenico Ficara

Fu l’allora presidente della Repubblica, Carlo Azelio Ciampi, a riportare le celebrazioni del 2 giugno, dopo gli anni dell'”austerità”

Ogni anno il giorno 2 giugno si celebra la Festa della Repubblica Italiana, ricorrenza che rappresenta la festa nazionale del nostro Paese. Con la legge 5 marzo 1977, n. 54, soprattutto a causa della congiuntura economica sfavorevole, la Festa della Repubblica fu spostata alla prima domenica di giugno. Solamente nel 2001 su impulso dell’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il secondo governo Amato, con la legge n. 336 del 20 novembre 2000, riportò le celebrazioni al 2 giugno, che quindi tornò ad essere un giorno festivo e di vacanza per tutti gli studenti italiani.
Infatti l’articolo 1 della legge 5 marzo 1977, n. 54 dice: “I seguenti giorni cessano di essere considerati festivi agli effetti civili: Epifania; S. Giuseppe; Ascensione; Corpus Domini; SS. Apostoli Pietro e Paolo. A decorrere dal 1977 la celebrazione della festa nazionale della Repubblica e quella della festa dell’Unità nazionale hanno luogo rispettivamente nella prima domenica di giugno e nella prima domenica di novembre.

Cessano pertanto di essere considerati festivi i giorni 2 giugno e 4 novembre, mentre l’articolo 1 della legge n. 336 del 20 novembre 2000 dice; “A decorrere dal 2001 la celebrazione della festa nazionale della Repubblica ha nuovamente luogo il 2 giugno di ciascun anno, che pertanto viene ripristinato come giorno festivo”. Si rammenta che il 2 giugno è ricordato il referendum istituzionale del giugno 1946 col quale i cittadini italiani decisero se mantenere il regime monarchico o passare ad uno Stato repubblicano. Nel giorno della festa della repubblica le ambasciate italiane invitano i Capi di Stato del Paese che le ospita per le solenni celebrazioni e da tutto il mondo giungono al Presidente della Repubblica gli auguri delle maggiori cariche politiche internazionali, inoltre particolari cerimonie ufficiali hanno luogo su tutto il territorio italiano.

Rilancio della professionalità docente attraverso il contratto?

da tecnicadellascuola.it

Rilancio della professionalità docente attraverso il contratto?

Lucio Ficara

Il rinnovo del contratto potrebbe essere l’occasione per rimettere ordine sulle questioni normative.
Ovviamente bisognerà pensare seriamente anche agli aspetti economici.

Il rinnovo del contratto scuola sarà una buona occasione per mettere riparo all’incertezza normativa che, a causa di una destrutturazione permanente del contratto collettivo nazionale del personale scolastico avvenuto in questi ultimi anni, affligge pesantemente le scuole, avendone causato tra l’altro un aumento esponenziale del contenzioso tra lavoratori e Amministrazione.
Il rinnovo del contratto oltre a restituire certezza e chiarezza normativa, deve essere anche l’occasione, attraverso il rinnovo contrattuale della parte economica, di rilanciare la professione docente, restituendo dignità professionale agli insegnanti.
Una delle priorità di questo rinnovo contrattuale è quella di risolvere la situazione di gravissimo inadempimento dello Stato italiano rispetto alla normativa europea in materia di precariato nella scuola. Ricordiamo a tale proposito che l’Italia infrange pesantemente la direttiva europea 1999/70, prevedendo norme contrattuali più svantaggiose, sia a livello giuridico che a livello economico, al personale precario rispetto a quello assunto a tempo indeterminato.
Attualmente nel contratto scuola abbiamo una forma di apartheid normativo tra docenti di ruolo e docenti precari. Maggiormente tutelati sono i docenti di ruolo, che ad esempio con gli artt. 15 e 17 del CCNL scuola, hanno l’opportunità di fruire di alcuni permessi retribuiti ed avere delle giuste tutele per le assenze dovute a malattia; meno tutele giuridiche sono concesse, nello stesso contratto e per gli stessi motivi, al personale precario. Questa forma discriminatoria tra personale scolastico di ruolo e precario, si evince leggendo attentamente l’art. 19 del CCNL scuola, che regolamenta le ferie, i permessi e le assenze del personale assunto a tempo determinato, da cui si notano tutte le disparità contrattuali suddette. Tutto ciò contrasta con la clausola 4 della direttiva europea 1999/70, dove è scritto chiaramente che i lavoratori a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili per il solo fatto di avere un contratto o rapporto di lavoro a tempo determinato, a meno che non sussistano ragioni oggettive.
Con il rinnovo del contratto scuola questa discriminazione dovrà essere superata, specificando anche che il servizio svolto da un docente precario ha lo stesso valore in termini giuridici ed economici del servizio svolto dal docente di ruolo.
Un altro punto fondamentale da chiarire nel prossimo contratto sarà anche quello di capire come funzioneranno le relazioni sindacali, bisognerà vedere se esisterà ancora la contrattazione integrativa d’istituto, con il contestuale rinnovo delle RSU, o se invece questo sistema verrà superato con un altro modo di gestire ed amministrare le singole scuole.
Inoltre si dovrà stabilire quante risorse economiche sono disponibili per il rilancio della professione docente.
Su questo ultimo punto il ministro Giannini compirebbe un errore politico se non si confrontasse con i sindacati e se cercasse di forzare la mano sull’annullamento degli scatti di anzianità a favore di un sistema in cui solo alcuni insegnanti verrebbero premiati con aumenti stipendiali, mentre altri “non meritevoli” rimarrebbero sottopagati.
Questo sistema della retribuzione legata al merito non è chiara e non convince i sindacati. Servirebbe uno sforzo comunicativo da parte del ministro Giannini, che dovrebbe spiegare ai sindacati e a tutti i docenti italiani, quali saranno i parametri e i criteri per individuare gli insegnanti meritevoli di ricevere uno status giuridico di tutto rispetto e uno stipendio adeguato al ruolo docente. Per adesso da viale Trastevere tutto tace.
Le perplessità di una buona riuscita del rinnovo contrattuale, che è il frutto non tanto di un corretto e doveroso confronto con i sindacati ma piuttosto di una vera e propria imposizione unilaterale del Ministro dell’Istruzione, sono molte e sono anche molto concrete.

Scuole sicure? Sì ma ci vuole la manutenzione continua

da tecnicadellascuola.it

Scuole sicure? Sì ma ci vuole la manutenzione continua

Reginaldo Palermo

Ennesimo incidente: una finestra si stacca in una scuola primaria e colpisce in testa un bambino.
Costruire nuovi edifici è necessario, ma provvedere alla manutenzione ordinaria è addirittura indispensabile.

L’ennesimo incidente accaduto questa volta in una scuola primaria di Roma dove un piccolo alunno è stato ferito alla testa dalla caduta di una finestra riapre di nuovo il problema della sicurezza degli edifici scolastici.
La dinamica dell’accaduto (così come di altri incidenti più o meno recenti) deve però far riflettere: la scuola è nuova, inaugurata solamente 4 anni addietro e probabilmente è anche dotata dei numerosi certificati previsti dalla legge. Quasi certamente ha la sua bella scala di sicurezza e non contiene parti in amianto.
Insomma le norme sulla sicurezza sono rispettate, quelle sul buon senso un po’ meno visto che le cronache dicono che i genitori di quella scuola avevano già più volte chiesto agli uffici tecnici del Comune di effettuare una verifica su alcune “anomalie”, come per l’appunto finestre traballanti e buche nel prato dove giocano i bambini.
Forse bisognerebbe avere il coraggio di dire le cose in modo chiaro: costruire scuole nuove è importante, adeguare quelle esistenti alle norme di legge anche, ma tutto questo serve a poco o a nulla se gli edifici scolastici non vengono curati e manutenuti di continuo, esattamente come si fa in una qualunque abitazione dove si riparano le tapparelle se si rompono e si rimettono in funzione gli sciacquoni dei water quando si guastano. In molte scuole, purtroppo, la manutenzione ordinaria è ormai diventata un vero e proprio lusso, mentre si continuano a spendere ogni anno risorse importanti per i corsi di aggiornamento proprio in materia di sicurezza per docenti e Ata.
Oltretutto la gestione della sicurezza e dell’igiene dei locali scolastici non è affatto uniforme sul territorio nazionale: ci sono aree dove i tecnici delle ASL intervengono persino per sanzionare i dirigenti scolastici che non prevedono i dispenser di sapone liquido nei servizi igienici degli alunni e aree dove da anni mancano i servizi igienici in numero adeguato e si è in attesa del “Piano Renzi” per realizzare 4 turche e 3 lavandini in più.
Forse bisognerebbe avere il coraggio anche di dire che nella scuola le norme sulla sicurezza (legge 626/96 e decreto 81/2008) dovrebbero essere applicate in modo diverso, perché non si possono equiparare le scuole ad aziende con altiforni o lavorazioni pericolose come adesso avviene. Siamo al paradosso che nel corso del processo per la tragedia alla Thyssenkrupp era emerso che quasi ogni giorno si sviluppavano nei reparti piccoli incendi che però venivano “domati” dagli stessi operai.  Si possono citare casi di scuole con 50 alunni dove negli anni passati i Comuni avevano persino dovuto costruire scale antincendio e porte antipanico.
E forse è arrivato il momento di incominciare a pensare in modo meno faraonico e più pragmatico.  Un po’ di semplice manutenzione quotidiana servirebbe a rendere i locali scolastici più sicuri e magari persino più accoglienti.
Con innegabili vantaggi anche per la qualità dell’apprendimento degli alunni.

Nei concorsi a cattedra la vigilanza è all’altezza del merito?

da tecnicadellascuola.it

Nei concorsi a cattedra la vigilanza è all’altezza del merito?

Aldo Domenico Ficara

Ricercando nel web l’argomento “vigilanza nelle prove scritte del concorso ordinario” ci si imbatte subito nella missiva datata 8 febbraio 2013 della FLC CGIL Segretaria nazionale inviata al Direttore del personale scolastico Dott. Luciano Chiappetta dove si legge:

“Pervengono alla scrivente organizzazione sindacale numerose segnalazioni relativamente alla individuazione del personale docente componente dei comitati di sorveglianza alle prove scritte del concorso ordinario. Risulta infatti che alcuni Uffici scolastici regionali e provinciali interpretino norme o circolari in termini estensivi rispetto a quanto definisce il contratto (unica fonte legittimata dalla normativa vigente) in termini di diritti e obblighi del personale docente e di perimetro della prestazione lavorativa, determinando quindi situazioni conflittuali e vertenziali. Crediamo che tali comportamenti non concorrano a determinare quel clima sereno che deve necessariamente accompagnare lo svolgersi delle prove concorsuali. Chiediamo quindi che, senza ambiguità, il Miur dia istruzioni in merito alla composizione dei comitati di vigilanza, rispettose del contratto nazionale di lavoro e che indichi nella volontarietà del personale il criterio di composizione dei comitati stessi”.

Inoltre, continuando a navigare in rete si ritrovano tracce del tipo “La legge Finanziaria 2013 (Legge 228/2012) all’art. 47 comma 1 richiama il Decreto del 12 marzo 2012 art. 6: Ai comitati di vigilanza spetta un compenso di euro 20,92 per ogni giorno di presenza nelle aule dove si svolgono le prove scritte o pratiche”. Oppure commenti (riferiti al concorso a cattedra del 1999) dai toni forti come: “Allo scritto, dopo aver consegnato l’elaborato e aver lasciato l’aula, ho appreso di non essere stata sufficientemente fortunata: in alcune aule – ma non nella mia! – le persone addette alla vigilanza lasciavano consultare qualsiasi tipo di testo, cosa vietata dal bando di concorso. Mi sono rivolta ai sindacati per segnalare l’accaduto: mi hanno risposto che da sempre è così. Un dipendente del Provveditorato agli studi della mia provincia mi ha spiegato che dovrei far denuncia elencando i nomi delle persone che hanno copiato. Ho abbandonato questa ipotesi, perché dovrei denunciare le mie amiche (è omertà?). La stessa cosa è accaduta durante il corso abilitante: ma in questo caso eravamo in pochi e conoscevamo di persona i nostri esaminatori. Non sono riuscita a capire come mai alcuni potessero spudoratamente copiare durante lo scritto”.

Sicuramente il vincitore di un concorso ordinario merita oltre la cattedra tutti gli onori per la sua preparazione disciplinare, ma lettere e commenti che rimangono indelebili nella rete, fanno riflettere su certi fatti che con la meritocrazia hanno poco a che vedere.

2 giugno Raccomandazioni UE

Il 2 gugno la Commissione Europea rende note le Raccomandazione del Consiglio sul programma nazionale di riforma 2014 dell’Italia e formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2014 dell’Italia

(Ministero dell’Economia e delle Finanze, 2 Giugno 2014) La Commissione Europea ha pubblicato oggi le Raccomandazioni specifiche per i paesi membri dell’Unione. Per l’Italia emerge una chiara conferma ed un supporto al programma di riforma avviato dal Governo e un invito a proseguire speditamente. Vi è anche un forte apprezzamento per l’Agenda di Riforma 2014, contenuta nel Programma Nazionale di Riforma di aprile che, con il suo preciso e serrato cronoprogramma definisce la strategia del Governo e lo impegna al rispetto delle scadenze indicate. La Commissione condivide pienamente le priorità suggerite dal Governo, iniziando dalla piena attuazione della delega fiscale e delle deleghe del Jobs Act. A breve saranno varate le due importanti riforme sulla giustizia e sulla Pubblica Amministrazione indispensabili per creare un contesto amministrativo e un ambiente imprenditoriale più favorevole allo sviluppo del Paese e capace di essere nuovamente attrattivo per gli investitori esteri. Il Governo, sin dal suo insediamento, ha valutato come fondamentale un rafforzamento del capitale umano, attraverso un sistema educativo moderno, efficace e digitalizzato, dove il merito e il valore sia centrale nella valutazione dei formatori e delle strutture educative. La Garanzia Giovani, le misure a sostegno della formazione e del tirocinio in alternanza scuola-lavoro sono al centro della strategia dell’Italia.

Dal punto di vista fiscale la Commissione conferma che l’Italia rimane fra i Paesi virtuosi con un deficit/PIL al di sotto del 3%. Allo stesso tempo invita il Paese a monitorare il disavanzo strutturale e il rispetto della regola del debito in quanto, secondo le stime della Commissione, potrebbe essere necessario un aggiustamento aggiuntivo. Queste stime però non tengono conto di alcune voci relative alle minori spese pianificate ma non ancora specificate nel dettaglio e a maggiori introiti, come quelli attesi dalle privatizzazioni.

Il governo è fortemente impegnato a perseguire un consolidamento fiscale orientato alla crescita e a rafforzare ulteriormente la sostenibilità del debito.

E‘ fiducioso che gli interventi pianificati consentiranno di raggiungere gli obiettivi indicati nel Programma di Stabilità e conferma il proprio impegno a introdurre e implementare le riforme strutturali che il paese attende da lungo tempo.

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Costruire la crescita: raccomandazioni specifiche per paese 2014

(Bruxelles, 2 giugno 2014) Oggi la Commissione europea ha adottato una serie di raccomandazioni di politica economica rivolte ai singoli Stati membri per consolidare la ripresa iniziata l’anno scorso. Le raccomandazioni si basano sull’analisi dettagliata della situazione di ciascun paese e forniscono orientamenti su come rilanciare la crescita, aumentare la competitività e creare posti di lavoro nel 2014-2015.

Dopo aver affrontato i problemi urgenti causati dalla crisi, quest’anno è stato posto l’accento sulla creazione di un contesto più favorevole alla crescita sostenibile e all’occupazione in un’economia post-crisi. Come parte del pacchetto odierno, che segna il culmine del quarto semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche, la Commissione ha adottato anche, nell’ambito del patto di stabilità e crescita, numerose decisioni relative alle finanze pubbliche degli Stati membri, che rappresentano complessivamente un’ambiziosa serie di riforme dell’economia dell’UE.

Il Presidente José Manuel Barroso ha dichiarato: “Le raccomandazioni specifiche per paese indicano agli Stati membri la direzione da seguire per uscire definitivamente dalla crisi e rilanciare la crescita. Gli sforzi e i sacrifici compiuti in tutta Europa iniziano a dare i loro frutti. La crescita sta ripartendo e l’occupazione, il cui livello è ancora troppo basso, aumenterà a partire da quest’anno. Ora la sfida principale per l’UE è di natura politica: come fare per continuare a sostenere le riforme a mano a mano che la pressione della crisi si attenua? Se i politici assumeranno un ruolo guida e mobiliteranno la volontà politica necessaria per attuare le riforme, comprese quelle impopolari, sarà possibile consolidare la crescita e garantire a tutti un miglior tenore di vita.”

Secondo l’analisi della Commissione, il notevole impegno in termini di politiche profuso a tutti i livelli da qualche anno a questa parte ha notevolmente consolidato le basi dell’economia dell’Unione. Nel 2014-2015, tuttavia, la crescita rimarrà fragile e disomogenea, per cui bisogna mantenere lo slancio delle riforme. Il potenziale di crescita a lungo termine dell’UE è ancora relativamente modesto: gli elevati livelli di disoccupazione e la difficile situazione sociale miglioreranno lentamente e ci vorrà tempo per colmare l’enorme fabbisogno di investimenti.

Raccomandazioni specifiche per paese 2014

Quest’anno sono state rivolte raccomandazioni a 26 paesi (tranne Grecia e Cipro, che stanno attuando programmi di aggiustamento economico), da cui risulta che i progressi compiuti dal 2013 hanno dato risultati positivi:

  1. la crescita è ripresa, anche nella maggior parte dei paesi colpiti dalla crisi. Solo le economie cipriota e croata dovrebbero registrare una contrazione quest’anno e tutte le economie dovrebbero essere nuovamente in fase di espansione entro il 2015;

  2. le finanze pubbliche continuano a migliorare. Nel 2014 i disavanzi di bilancio aggregati dei paesi dell’UE dovrebbero scendere, per la prima volta dall’inizio della crisi, sotto il limite del 3% del PIL. La Commissione raccomanda che l’Austria, il Belgio, la Repubblica ceca, la Danimarca, la Slovacchia e i Paesi Bassi escano dalla procedura per i disavanzi eccessivi, il che porterà a 11 (da 24 nel 2011) il numero dei paesi ancora soggetti a questa procedura;

  3. le riforme nei paesi più vulnerabili stanno iniziando a dare i loro frutti. Irlanda, Spagna e Portogallo sono usciti dai programmi di assistenza finanziaria rispettivamente a dicembre 2013, gennaio 2014 e maggio 2014. Nel 2014 è previsto un ritorno della crescita in Grecia, mentre a Cipro la situazione si è stabilizzata. Una risoluta attuazione delle riforme economiche ha permesso alla Lettonia di aderire all’euro a gennaio;

  4. è in atto una correzione degli squilibri, con un miglioramento delle posizioni delle partite correnti di diversi paesi. Nel marzo 2014, per la prima volta dall’istituzione della procedura per gli squilibri macroeconomici, la Commissione ha concluso che due paesi (Danimarca e Malta) non presentavano più squilibri e che la Spagna non si trovava più in una situazione di squilibrio eccessivo;

  5. visto che di norma gli sviluppi del mercato del lavoro si manifestano con almeno sei mesi di ritardo rispetto all’evoluzione del PIL, si prevedono un modesto aumento dell’occupazione da quest’anno in poi e un calo del tasso di disoccupazione a livello di UE fino al 10,4% entro il 2015. In diversi Stati membri, tra cui Spagna, Portogallo, Italia e Francia, sono state intraprese profonde riforme per migliorare la resilienza del mercato del lavoro.

Visto il carattere ancora fragile e disomogeneo della ripresa, tuttavia, occorre proseguire le riforme strutturali delle nostre economie, mirando in particolare a:

  1. lottare contro l’elevata disoccupazione, le disuguaglianze e la povertà: la crisi ha avuto ripercussioni pesanti e durature sul livello di disoccupazione nell’UE, che nel 2013 è rimasto altissimo (10,8%) con variazioni dal 4,9% dell’Austria al 27,3% della Grecia. Occorre pertanto continuare a riformare le politiche occupazionali e migliorare la copertura e i risultati dei sistemi di istruzione e previdenza sociale. Va rivolta particolare attenzione alle raccomandazioni relative alla lotta contro la disoccupazione giovanile, in particolare attraverso l’attuazione di una Garanzia per i giovani;

  2. passare a un’imposizione più favorevole all’occupazione: durante la crisi molti paesi hanno optato per un aumento delle imposte anziché operare tagli alla spesa, con un conseguente incremento del carico fiscale complessivo. Visto il margine di manovra limitato a livello di finanze pubbliche, un certo numero di raccomandazioni prevede lo spostamento del carico fiscale dal lavoro alle imposte ricorrenti sui beni immobili, sui consumi e sull’ambiente, in modo da rafforzare il rispetto dell’obbligo tributario e combattere l’evasione fiscale;

  3. rilanciare gli investimenti privati: la concessione di finanziamenti bancari, specialmente per le piccole e medie imprese, rimane soggetta a condizioni estremamente rigide in Italia, Grecia, Spagna, Lituania, Slovenia, Croazia e Cipro.Le raccomandazioni evidenziano la necessità di stabilizzare ulteriormente il settore bancario e di sostenere forme di finanziamento alternative, come i sistemi di garanzia dei prestiti o le obbligazioni societarie;

  4. rendere più competitive le nostre economie: i progressi sul fronte delle riforme strutturali nei settori principali rimangono limitati rispetto al 2013. Quest’anno diverse raccomandazioni caldeggiano ulteriori riforme dei servizi, delle infrastrutture dell’energia e dei trasporti, dei sistemi di R&S e del diritto della concorrenza;

  5. ridurre il debito: il debito pubblico, che quest’anno dovrebbe raggiungere un picco a causa dei disavanzi accumulatisi nel tempo, va riportato su un percorso discendente, specialmente in Belgio, Irlanda, Grecia, Spagna, Italia, Cipro e Portogallo, dove supera tuttora il 100% del PIL. Il problema per le finanze pubbliche è gestire il costo dell’invecchiamento demografico, soprattutto in termini di pensioni e assistenza sanitaria, pur mantenendo una spesa favorevole alla crescita per l’istruzione, la ricerca e l’innovazione.

Decisioni di bilancio

Oggi la Commissione europea ha raccomandato che il Consiglio dei ministri dell’UE chiuda la procedura per i disavanzi eccessivi per sei paesi: Austria, Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Paesi Bassi e Slovacchia.

La Commissione ha inoltre pubblicato una relazione in cui analizza i motivi di una violazione programmata e prevista del valore di riferimento stabilito dal trattato per il debito pubblico (60% del PIL) nel caso della Finlandia, concludendo che l’avvio di una procedura per i disavanzi eccessivi non si giustifica in quanto il superamento è dovuto ai contributi del paese alle operazioni di solidarietà per i paesi della zona euro.

La Commissione ha concluso altresì che due paesi, cioè Polonia e Croazia, hanno dato seguito effettivo alle raccomandazioni rivolte loro dal Consiglio nell’ambito della procedura per i disavanzi eccessivi.

Prossime tappe

Le raccomandazioni specifiche per paese saranno discusse a giugno dai leader e dai ministri dell’UE, per poi essere formalmente adottate l’8 luglio dal Consiglio dei ministri delle Finanze dell’Unione. A quel punto spetterà agli Stati membri metterle in atto integrandole nell’elaborazione dei bilanci nazionali e delle altre politiche pertinenti per il 2015. Le raccomandazioni formulate nell’ambito del patto di stabilità e crescita saranno discusse e adottate in occasione del Consiglio dei ministri delle Finanze dell’UE del 20 giugno.