Scatti di anzianità e posizioni economiche ATA: conclusa la trattativa

Scatti di anzianità e posizioni economiche ATA: conclusa la trattativa

Mercoledì 11 giugno si è conclusa la trattativa all’ARAN per ripristinare gli scatti di anzianità maturati nel 2012 e le posizioni economiche ATA maturate nell’ultimo triennio.
Un sì alle posizioni economiche e un no all’accordo sugli scatti da parte della FLC CGIL, che denuncia l’insostenibilità per le scuole di un taglio del Mof di 680 milioni di euro per gli anni 2013 e 2014 e di 350 milioni di euro a partire dal 2015.

Esprimiamo soddisfazione per come si è conclusa la vicenda delle posizioni ATA, anche se si tratta di un’operazione una tantum e non di un vero e proprio ripristino dell’istituto contrattuale. Al contrario siamo critici sull’accordo sugli scatti di anzianità. Ripristinare come? Riducendo per il secondo anno consecutivo lo stipendio ad altri lavoratori? Ancora una volta i lavoratori devono sottostare al ricatto di recuperare le risorse necessarie per gli scatti (un diritto contrattuale) tagliando il Fondo di Istituto che garantisce prestazioni essenziali alle attività progettuali e qualificate per alunni.

Premio nazionale “Inventiamo una banconota”

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e per l’autonomia scolastica

Arrivano i riconoscimenti per il premio nazionale “Inventiamo una banconota”, l’iniziativa promossa dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dalla Banca d’Italia. Lunedì 9 giugno 2014, presso il Servizio Banconote della Banca d’Italia, a Roma, alla presenza del Direttore Generale Salvatore Rossi, sono stati assegnati i premi alle classi delle scuole primarie e secondarie vincitrici dell’edizione 2013/2014 del concorso:

  • – la scuola “Domenico Savio” di Fagagna, in provincia di Udine, per la primaria;
  • – l’istituto “Galileo Galilei” di Gambarare di Mira in provincia di Venezia, per la scuola secondaria di secondo grado;
  • – il Liceo artistico “Giacomo e Pio Manzù” di Bergamo, per la scuola secondaria di secondo grado.

Agli alunni è stato consegnato l’importo di 10 mila euro per il supporto e lo sviluppo delle attività didattiche nel proprio istituto scolastico, una visita alla stamperia, un attestato di partecipazione e la stampa del bozzetto della banconota di loro ideazione.¿
Il concorso del Miur e della Banca d’Italia ha chiesto agli studenti di tutte le scuole, primarie e secondarie, di ideare un bozzetto di una banconota “immaginaria” ispirandosi a un tema legato all’Europa. L’iniziativa è stata promossa per incoraggiare i giovani a confrontarsi consapevolmente, sotto la guida degli insegnanti, sui valori della “cittadinanza economica”, offrendo un’ulteriore occasione alle normali attività didattiche di rapportarsi con le istituzioni e affrontare tematiche interdisciplinari.

Enti ricerca: via libera alla chiama diretta di 15 ‘cervelli’ eccellenti

Enti ricerca, Giannini dà il via libera alla
chiama diretta di 15 ‘cervelli’ eccellenti

Quindici profili eccellenti entrano negli Enti di Ricerca vigilati dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Si tratta di ricercatori di altissima qualificazione scientifica negli ambiti disciplinari di riferimento che potranno essere assunti grazie a risorse specifiche messe a disposizione dal Miur.

Dopo il parere favorevole espresso dal Comitato di Esperti per la Politica della Ricerca (CEPR) il Ministro Stefania Giannini ha dato infatti il via libera all’assunzione per chiamata diretta di 15 tra ricercatori e tecnologi, italiani e stranieri, che si sono distinti per merito eccezionale o che sono stati insigniti di alti riconoscimenti scientifici in ambito internazionale.

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) possono così assumere con contratto a tempo indeterminato, e inquadramento fino al massimo livello, “cervelli” anche provenienti dall’estero o di rientro in Italia. Il Ministero ha destinato a queste assunzioni 1,6 milioni del Fondo ordinario di funzionamento degli Enti per il 2013. E’ la prima volta che una quota del Fondo viene riservata a questo scopo con una procedura ad hoc particolarmente agevolata.

SCATTI ANZIANITA’: BUON RISULTATO IN UN MOMENTO DIFFICILE

SCATTI ANZIANITA’, GILDA: BUON RISULTATO IN UN MOMENTO DIFFICILE

“Abbiamo portato a casa un risultato importante per tutti i docenti ma non possiamo esultare perchè manca ancora all’appello lo scatto del 2013”. Così il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglio, commenta l’intesa sottoscritta all’Aran per il recupero degli scatti di anzianità 2012.

“Le progressioni di carriera saranno corrisposte sia ai docenti che le hanno già maturate, sia a quelli che devono ancora raggiungerle. Ma per siglare l’accordo – sottolinea Di Meglio – è stato necessario sacrificare il Fondo di istituto perchè il Governo ci ha privato di ciò che ci spettava destinando altrove i risparmi derivanti dai tagli”. Per concludere, una nota positiva: “Abbiamo evitato all’ultimo minuto il rischio che chi aveva percepito lo scatto nel 2013 dovesse restituirlo, una manovra che avrebbe provocato una pesante decurtazione della busta paga”.

RICONOSCIUTI A INSEGNANTI ANZIANITA’ DI SERVIZIO PER IL 2012

SCUOLA/INCONTRO ALL’ARAN
RICONOSCIUTI A INSEGNANTI ANZIANITA’ DI SERVIZIO PER IL 2012 E A PERSONALE ATA LA RETRIBUZIONE CORRISPONDENTE

Nigi (Snals-Confsal): “Evitata l’ennesima ingiustizia
ai danni del personale della scuola”

Roma, 11 giugno.  Con queste parole il segretario generale dello Snals-Confsal, Marco Paolo Nigi, ha commentato la firma all’Aran del contratto che ripristina la validità dell’anno 2012 ai fini dell’anzianità di servizio. Lo stesso contratto riconosce al personale ATA – titolare dal 1° settembre 2011 di posizioni economiche legate a delicate prestazioni aggiuntive – la retribuzione corrispondente.

La pressante azione dello Snals-Confsal ha portato a un accordo che consente di evitare una doppia penalizzazione per il personale della scuola con il blocco dell’anzianità e delle posizioni economiche ATA.

Il personale della scuola già subisce, come tutto il pubblico impiego, le conseguenze negative del blocco contrattuale in atto da anni, e questo nonostante l’evoluzione normativa e le riforme in atto abbiano determinato continui aggravi in termini di prestazioni, soprattutto per gli adempimenti burocratici.

“Ora – ha dichiarato il segretario Nigi – si deve affrontare e vincere la battaglia legata al rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro”.

Respingere ora basta

RESPINGERE ORA basta di Umberto Tenuta

CANTO 168 Non bocciate i ragazzi ma la scuola italiana

Io non ho mai detto e non dico questo.

Ho detto e dico: LA SCUOLA ITALIANA DEVE CAMBIARE VERSO.

SE NON ORA QUANDO?

SE NON LA RIFORMA RENZI, CHI?

 

Pensavo che il discorso era chiuso, con la chiusura delle scuole.

E mi proiettavo già al prossimo anno scolastico, un anno nuovo della scuola italiana, della scuola che cambia verso.

E invece mi ritrovo ancora con la querelle

BOCCIARE NON BOCCIARE

BOCCIARE GLI ALUNNI   BOCCIARE LA SCUOLA

Così come ho sostenuto che non si bocciano gli alunni, dico che non si boccia nemmeno la scuola.

Non si respinge nessuno.

Si promuove, non si respinge.

Occorre fare di tutto, anche l’impossibile, perchè l’alunno apprenda, si formi, diventi un uomo maturo.

Occorre fare di tutto, perchè la scuola prenda consapevolezza che il suo ruolo non è un ruolo certificatorio, selettivo, eliminatorio, ma promozionale, valorizzante, umanizzante.

E fare questo significa che la scuola non può essere più la scuola gentiliana, selettiva, classista.

La scuola deve essere democratica.

Scuola che valorizza e non mortifica.

Scuola che non seleziona ma promuove.

Scuola che non mortifica ma prepara alla vita, alla vita umana, sociale, civile, democratica, professionale.

Basta con le potenzialità!

Basta con le doti!

Le ragazze della povera gente le doti non le hanno, ma saranno certamente delle brave mamme, e un po’ di rossetto pur le rende belle.

In una società democratica dotati e meritevoli non si nasce ma si diventa.

Capaci e meritevoli fa divenir la scuola!

Irresponsabili, financo peccatori, dice il parroco.

Ma questo parroco ha ascoltato mai Papa Francesco?

Chi è lui per giudicare?

I giovani non sono responsabili, l’educazione li deve aiutare a divenire responsabili.

Si parla ai giovani come se fossero già uomini.

Non lo sono.

Lo debbono diventare.

E lo diventano solo se la scuola, se il sistema formativo integrato, li fa diventare uomini.

Nati non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza!

Dante parlava ai suoi marinai, uomini adulti.

A scuola ci sono bambini, fanciulli, adolescenti.

Non uomini!

Sennò a che cosa servirebbe la scuola?

Le memorie digitali sostituiscono bene le memorie sinaptiche.

Insomma, ora andiamo in vacanza, senza compiti né per studenti né per docenti.

Un compito solo è ineludibile!

Al primo settembre, di ritorno dalle vacanze, i docenti dovranno trovare una scuola nuova.

Una scuola, seppure ancora non rinnovata nelle facciate, rinnovata dentro!

Una scuola nuova.

Una scuola che, come da dettato legislativo, garantisca il successo formativo a tutti gli studenti, nessuno escluso, nessuno, nemmeno quelli che non sono dotati, e che ancora meritevoli non sono divenuti.

Il mio grido, ancora, sempre più forte, sempre più accorato, giunga a te, Matteo.

Solo tu puoi cambiare verso alla scuola!

Solo tu puoi legiferare che le scuole che non garantiscono il successo formativo a tutti i loro studenti vengono meno al loro compito istituzionale e perciò, non Tu, ma esse, solo esse, emanano un irrevocabile decreto di chiusura a decorrere dall’anno scolastico successivo.

Scrutini: non bocciate i ragazzi ma la scuola italiana

da Il Fatto Quotidiano

Scrutini: non bocciate i ragazzi ma la scuola italiana

 di Alex Corlazzoli

“Dei sei ragazzi bocciati, quattro stanno ripetendo la prima. Per la scuola non sono persi, ma per la classe sì. Forse la maestra non se ne dà pensiero perché lì sa al sicuro nella classe accanto. Forse se li è già dimenticati. Per lei, che ne ha 32, un ragazzo è una frazione. Per il ragazzo la maestra è molto di più. Ne ha avuta una e l’ha cacciato. Gli altri due non sono tornati a scuola. Sono a lavorare nei campi. In tutto quello che mangiamo c’è dentro un po’ della loro fatica analfabeta”. Sono le parole di don Lorenzo Milani, in “Lettera a una professoressa”.

Forse dovrebbero rileggerle tutti quei docenti che in questi giorni di scrutini stanno pensando di bocciare un bambino della scuola primaria, un ragazzo delle scuole medie o un adolescente che si è iscritto ad un istituto professionale.

Forse prima di “marchiare” la vita scolastica di un ragazzo dovremmo riflettere su un dato: ci sono istituti dove i bocciati sono più dei promossi e questo accade soprattutto nei professionali. Lo rileva Skuola.net che ogni anno raccoglie i dati delle scuole dove si boccia di più. Nella top ten degli ultimi della classe del 2013, spiccano, oltre all’istituto “Melissa Bassi” di Napoli dove la percentuale di bocciature è stata del 54,5% anche i tecnici “Caracciolo” (53,7%), Serra (44,8%) e il De Cillis (43,7%). Nella classifica spuntano anche il professionale, “Bertarelli” di Milano, il Luxemburg di Roma e il “Duca degli Abruzzi” di Palermo: qui le bocciature viaggiano su percentuali del 50%.

Ora dovremmo domandarci: perché così tante bocciature in queste scuole? Chi stiamo fermando?

La risposta la troviamo nuovamente nelle parole, anzi nei grafici, di “Lettera a una professoressa”: la maggior parte dei ragazzi bocciati nella prima e seconda media della scuola pubblica del tempo erano figli di contadini. “Quando i professori – scrive il prete di Barbiana – videro questa tabella dissero che era un’ingiuria alla loro onorabilità di giudici imparziali. La più accanita protestava che non aveva mai cercato e mai avuto notizie sulle famiglie dei ragazzi: “Se un compito è da quattro io gli do quattro”. E non capiva, poveretta, che era proprio di questo che era accusata. Perché non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti uguali fra disuguali”.

Oggi abbiamo bisogno non di bocciature ma di risorse, di “promuovere” chi non ce la fa.

Penso a Simone, che passerà l’estate da solo, senza fare un solo compito, senza leggere un solo libro, senza tappe in un museo. Quest’anno ha portato a scuola poche volte il quaderno, il libro. Per fortuna avevamo i tablet sui quali amava esercitarsi a fare anche grammatica. Se dovessi guardare a quel che sa d’italiano, storia, geografia, inglese avrei dovuto bocciarlo ma a cosa sarebbe servito? Quante volte dovrei bocciare Simone se la scuola non mi dà gli strumenti, le risorse per combattere l’“analfabetismo” di suo padre?

Dobbiamo ripartire da qui. Dobbiamo tornare ad investire sugli istituti professionali trasformandoli non in una sorta di ricettacolo dei meno bravi ma in un anello importante della congiunzione scuola – lavoro. Dobbiamo ripartire da una seria riforma della scuola primaria che necessità non di tagli ma di un esercito di maestri che sappiano recuperare Simone, Marco, Marta.

Forse, in questi giorni, una volta di più di fronte ad un allievo che perdiamo, dovremmo bocciare la scuola italiana, non quel ragazzo.

Niente paura per l’esame di terza: promosso il 99,7% degli studenti

da La Stampa

Niente paura per l’esame di terza: promosso il 99,7% degli studenti

Per la prova Invalsi del 19 giugno il Miur ha predisposto delle norme “anti-copiatura”

roma

Non devono avere paura gli studenti che in questi giorni stanno affrontando r l’esame di terza media : secondo i dati del Ministero dell’Istruzione riportati dal portale Skuola.net, nel 2013 ben il 99,7% degli studenti ha superato questa prova. Quasi impossibile dunque, essere bocciati.

 

Le date dell’esame di terza media sono variabili, ma secondo un sondaggio di Skuola.net in molte scuole è cominciato già ieri con la prova di italiano. I circa 600 mila studenti alle prese con il primo vero esame della loro vita sono molto preoccupati e si preparano da mesi. Stando ai dati del Miur, però, non c’è poi così tanto di cui preoccuparsi: a essere ammessi all’esame, infatti, a giugno del 2013, sono stati ben 97 ragazzi su 100. E degli ammessi, la percentuale dei bocciati è ai minimi storici: lo 0,3%.

 

I ragazzi che stanno concludendo il ciclo della scuola media devono però anche sostenere le prove Invalsi, e quest’anno ci sono novità: per rendere la vita difficile ai “copioni”- rende noto Skuola.net – il Miur ha predisposto delle norme “anti-copiatura”. Niente cellulare, banchi in fila indiana e docenti investiti dell’incarico di vigili. Due coppie di docenti, che insegnano una materia diversa da quella delle prove, dovranno sorvegliare che non ci siano irregolarità. Oltre a loro e al presidente, nelle aule non potrà essere presente nessun altro. Anche chi ha una vista d’aquila, inoltre, non potrà sbirciare dal foglio dei compagni: le prove, infatti, sono state organizzate in cinque versioni differenti con le domande uguali per tutti gli studenti, ma inserite in ordine diverso. Le prove Invalsi si svolgeranno in tutta Italia il 19 giugno.

Le norme sul credito scolastico e formativo

da tecnicadellascuola.it

Le norme sul credito scolastico e formativo

Giovanni Sicali

Le norme sul credito, sia scolastico che formativo, costituiscono una delle novità autentiche della riforma della “maturità”. Per ogni candidato, l’incipit dell’esame di Stato parte già con un punteggio che può arrivare fino ad un quarto del voto del diploma espresso in centesimi. Si tratta di un massimo di 25 punti di credito

Col D. M. n.99/2009 della ministra Gelmini, è stato modificato il sistema di ammissione all’esame di Stato, quello dell’assegnazione dei crediti scolastici e sono stati stabiliti diversi criteri di assegnazione della lode in aggiunta al punteggio massimo di 100/100. Dall’a. s. 2009/10 per essere ammessi all’esame di Stato bisogna riportare un voto almeno di sufficienza in ogni singola disciplina, e per l’ ammissione all’esame di Stato dei candidati privatisti è stato introdotto l’esame preliminare su tutte le discipline del corso di studi.
L’O.M. n.37/2014 della Giannini, all’art. 8, recita: “Per l’esame di Stato 2013/2014, i punteggi del credito scolastico relativo all’ultima classe sono attribuiti ai candidati sulla base delle tabelle allegate al D.M. n.99/2009, che hanno sostituito le tabelle allegate al D.M. n.42/2007 “. Per i candidati interni si applica quindi la tabella “A” con le avvertenze della nota in calce alla medesima mentre per gli esterni devono essere utilizzate le tabella “B” e “C”, le quali, rispetto a quella degli interni a parità di media dei voti, prevedono l’attribuzione di un punteggio di credito inferiore.
L’attribuzione del punteggio di credito tiene conto del complesso degli elementi valutativi di cui all’art. 11, c. 2, del DPR n. 323/1998 (Regolamento degli esami), “esprime la valutazione del grado di preparazione complessiva raggiunta da ciascun alunno nell’anno scolastico, con riguardo al profitto e tenendo in considerazione anche l’assiduità della frequenza scolastica”. Ogni delibera al riguardo va motivata e verbalizzata in modo analitico per ogni candidato.
Inoltre è stata prevista dal legislatore un’integrazione, che sarebbe il caso di considerare e applicare con saggezza e giustizia perché viene ignorata e trascurata da molti CdC e Commissioni. Il CdC può motivatamente integrare i punti di credito dei candidati interni, a norma dell’art. 11 c. 4 del DPR n. 323/1998: “Fermo restando il massimo dei 20 punti (ndr. oggi: ” dei 25 punti”) complessivamente attribuibili, il CdC, nello scrutinio finale dell’ultimo anno, può motivatamente integrare il punteggio complessivo conseguito dall’alunno in considerazione del particolare impegno e merito scolastico dimostrati nel recupero di situazioni di svantaggio presentatesi negli anni precedenti in relazione a situazioni familiari o personali dell’alunno stesso, che hanno determinato un minor rendimento”.Questa norma è ribadita dal comma 6 dell’Art. 8 dell’OM n. 37. Resta evidente che tutte le deliberazioni, relative a tale integrazione, opportunamente motivate, vanno verbalizzate con riferimento alle situazioni oggettivamente rilevanti ed idoneamente documentate.
Si noti per inciso che, passando da un sistema di votazioni decimale (durante il corso degli studi) a quello centesimale dell’esame, col l’allungamento del metro di valutazione diventa più difficile avere voti alti. Difatti sono 15 anni che – in tutte le O.M. – si “ordina” ai docenti – ai fini dell’attribuzione dei voti, sia in corso d’anno sia nello scrutinio finali, di utilizzare l’intera scala decimale di valutazione, in considerazione dell’incidenza che hanno le votazioni assegnate per le singole discipline sul punteggio da attribuire quale credito scolastico. Ma quanti sono i docenti del superiore che mettono anche il 10 agli studenti meritevoli? Tanti ritengono, a troto, mettendo 8 su 10 si sta valuta l’eccellenza!
Sui “crediti formativi”, anche per quest’anno valgono le disposizioni di cui al D.M. n. 49/2000. Il CdC, nell’assegnazione del credito può tener conto dei cosiddetti “crediti formativi” documentati (anche in autocertificazione) e presentati dai candidati stessi o da eventuale personale esterno di cui si avvale la scuola per le attività o gli insegnamenti che contribuiscono all’ampliamento e al potenziamento dell’offerta formativa. Non c’è da farsi però inutili illusioni: quello che conta per l’assegnazione del credito è la media dei voti in tutte le discipline, compresa la condotta. Le certificazioni formative extra scolastiche non portano automaticamente punti aggiuntivi di credito ma contribuiscono, in qualche modo, all’assegnazione del punteggio superiore sempre all’interno della fascia raggiunta dalla media dei voti delle materie.
Infine, per quanto riguarda i candidati esterni, il credito scolastico è attribuito dal CdC davanti al quale sostengono l’esame preliminare, sulla base della documentazione del curriculum scolastico, dei crediti formativi e dei risultati delle prove preliminari. Si precisa che il punteggio attribuito nell’ambito delle bande di oscillazione, indicate nella Tabella C, andrà moltiplicato per due nel caso di prove preliminari relative agli ultimi due anni e per tre nel caso di prove preliminari relative agli ultimi tre anni. Inoltre il CdC degli esami preliminari (o anche la Commissione) può incrementare il punteggio del credito complessivo dei candidati ma soltanto di un punto, fermo restando il limite massimo di punti 25 (D.M. n. 42/2007, art. 1, c. 4 e O.M. 37/2014 art. 8 c.11).

Asili nido e scuola dell’infanzia per tutti: qualcosa si muove

da tecnicadellascuola.it

Asili nido e scuola dell’infanzia per tutti: qualcosa si muove

Alessandro Giuliani

Il 10 giugno la Commissione Istruzione al Senato ha avviato la discussione generale sul ddl che propone nuovi strumenti per estendere l’educazione prescolare – dai tre mesi ai sei anni – su tutto il territorio nazionale. La relatrice, Francesca Puglisi (Pd): c’è l’impegno dello Stato, coordinato con Regioni ed enti locali, a garantire la copertura di posti in asilo nido per il 33% dei bambini nel 75% dei territori entro il 2020. Il piano finanziato con ”500 milioni di euro per il 2014”, che cresceranno negli anni successivi. In aiuto per le famiglie i ”ticket nido”.

Si parla di decenni di asili nido ovunque e per tutti. Come di scuola dell’infanzia ”generalizzata”. Ma mai come in questo momento i tempi sembrano essere stati maturi perché ciò avvenga: lo chiedono le famiglie, in prevalenza al Centro-Nord, lo chiedono le mamme, troppo spesso penalizzate dalla mancata possibilità di lasciare al nido o alla scuola dell’infanzia i loro figli. Ed ora lo chiedono anche tanti parlamentari.

Il 10 giugno la Commissione Istruzione al Senato ha avviato la discussione generale sul disegno di legge che, attraverso un sistema integrato per l’infanzia, propone nuovi strumenti per estendere l’educazione prescolare – dai tre mesi ai sei anni – su tutto il territorio nazionale, garantendo così a tutti i bambini pari opportunità di apprendimento.

Ad oggi, invece, fino a 3 anni la media nazionale di bambini accolti è inferiore al 15%. Con punte superiori al 25% in Emilia Romagna, ma anche con modeste percentuali, inferiori al 10% di fruitori potenziali, al Sud e nelle Isole.

L’11 giugno, ha detto la relatrice del provvedimento, Francesca Puglisi (Pd), “durante l’ufficio di presidenza stabiliremo il termine ultimo per la presentazione degli emendamenti. Poi passeremo alla votazione”. Al ddl, che ”afferisce al Ministero dell’Istruzione” (i nidi sono ”il primo segmento del diritto educativo”), sono stati ”abbinati – aggiunge Puglisi – anche due testi della Lega Nord, che chiedono rispettivamente un nuovo piano straordinario per l’infanzia e un aiuto economico ai Comuni”.

In generale, c’è l’impegno dello Stato, coordinato con Regioni ed enti locali, a garantire la copertura di posti in asilo nido per il 33% dei bambini nel 75% dei territori entro il 2020. Con il piano straordinario per l’infanzia del 2007 e rifinanziato nei due anni successivi – si legge nella relazione introduttiva al ddl – la quota degli utenti di un servizio socio educativo pubblico era salita dal 9,5% al 14%, ma con ampie differenze territoriali, soprattutto tra nord e sud.

La scuola dell’infanzia accoglie invece il ”94% dei bambini tra i tre e i sei anni”: nel dettaglio, le scuole statali ”danno risposta al 60%” dei bambini, ”quelle paritarie pubbliche, gestite dai comuni, al 12%”. Per quanto riguarda infine gli investimenti, conclude Puglisi, è previsto ”un finanziamento statale, graduale negli anni, che va a implementare la spesa di Regioni ed enti locali, con una quota paritaria pari al 50%”.

Per l’attuazione della legge sono previsti quindi ”oneri” pari a ”500 milioni di euro per il 2014”, che andranno aumentando negli anni successivi fino ”ai 1.500 milioni di euro nel 2019”. In aiuto per le famiglie anche i ”ticket nido”, voucher del ”valore massimo di 150 euro”, che le aziende potranno erogare per aiutare i lavoratori e le lavoratrici a sostenere le spese del nido.

Se il ddl dovesse essere approvato con l’attuale testo, è prevista anche la nascita sui territori di veri e propri poli per l’infanzia (omnicomprensivi di servizi scolastici ed educativi), della garanzia di qualifiche universitarie per il ”personale educativo” e ”tempi ragionevoli” per gli spostamenti tra casa e scuola-servizio.

Prima di arrivare al testo che presto verrà votato, con diversi schieramenti bipartisan che si sono detti favorevoli, nei giorni scorsi la VII Commissione della Camera ha ascoltato le proposte delle parti in causa. Come quelle delle Regioni, per le quali hanno parlato gli assessori Marzocchi (Emilia-Romagna) e Aprea (Lombardia), che hanno chiesto chiarezza istituzionale, e dei sindacati: tra cui l’Anief, che ha chiesto di anticipare la scuola a 5 anni, con classi ‘ponte’ che prevedano la compresenza di maestri dell’infanzia e della primaria.

L’ammissione all’esame assomiglia ad un salvacondotto per il diploma: le operazioni preliminari

da tecnicadellascuola.it

L’ammissione all’esame assomiglia ad un salvacondotto per il diploma: le operazioni preliminari

G.S.

Tutte le scuole statali e paritarie sono interessate in questi giorni a compiere 2 operazioni preparatorie agli Esami di stato: l’ammissione degli studenti interni ed esterni con l’abbinamento alla classe-commissione e la documentazione completa dei fascicoli personali e della classe; la configurazione delle commissioni per segnalarne eventuali inadeguatezze al CSA e/o USR.

Dei 28 articoli che compongono l’OM 37/2014, in assolto il più lungo è l’art. 4 sulla sede degli esami ma sono tra i più lunghi gli artt. 2, 3 e 7 sull’ammissione dei i candidati interni ed esterni. Mentre rimandiamo alle lettura completa del testo dell’O.M. forniamo una nostra sintesi degli articoli relativi all’ammissione agli esami.
CANDIDATI INTERNI (cfr. Art. 2).
Sono ammessi all’esame di Stato: gli alunni delle scuole statali e paritarie che abbiano frequentato l’ultima classe e che, nello scrutinio finale conseguano una votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina e un voto di comportamento non inferiore a sei decimi; gli alunni che siano stati ammessi alla abbreviazione per merito, iscritti alle penultime classi che nello scrutinio finale hanno riportato non meno di otto decimi in ciascuna disciplina e non meno di otto decimi nel comportamento; gli alunni delle scuole legalmente riconosciute, nelle quali continuano a funzionare corsi di studio fino al loro completamento. L’ammissione avviene attraverso la valutazione degli alunni in sede di scrutinio finale, effettuata dal CdC. Gli alunni certificati con un percorso didattico individualizzato differenziato (P.E.I.) sono ammessi a sostenere gli esami su prove differenziate, coerenti con il percorso svolto, finalizzate esclusivamente al rilascio dell’attestazione.
Si precisa infine che, ai fini della validità dell’anno scolastico, compreso quello relativo all’ultimo anno di corso, per procedere alla valutazione finale di ciascuno studente, è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale personalizzato. Le deliberazioni del CdC di non ammissione devono essere puntualmente motivate, mentre per gli ammessi il CdC è libero circa la forma delle delibere ma solo per gli ammessi deve pubblicare – all’albo dell’Istituto sede d’esame – i voti di ciascuna disciplina e del comportamento, il punteggio del credito scolastico dell’ultimo anno e del credito complessivo.
CANDIDATI ESTERNI (Art. 3).
Sono ammessi all’esame di Stato coloro che: compiano il 19.mo anno di età entro l’anno solare in cui si svolge l’esame e dimostrino di aver adempiuto all’obbligo scolastico, ma per chi compie il 23.mo è esentato dal presentare qualsiasi titolo di studio inferiore; siano in possesso del diploma di licenza di scuola secondaria di primo grado da un numero di anni almeno pari a quello della durata del corso prescelto, indipendentemente dall’età; siano in possesso di altro titolo conseguito al termine di un corso di studio di istruzione secondaria di secondo grado di durata almeno quadriennale; abbiano cessato la frequenza dell’ultimo anno di corso prima del 15 marzo. I candidati esterni, provenienti da Paesi dell’UE sono ammessi a sostenere l’esame di Stato, previo superamento dell’esame preliminare; mentre quelli non appartenenti ai Paesi dell’UE che abbiano frequentato con esito positivo in Italia o presso istituzioni scolastiche italiane all’estero classi di istruzione secondaria di secondo grado possono sostenere l’esame di Stato in qualità di candidati esterni, previo superamento dell’esame preliminare di cui all’art. 7.
ESAME PRELIMINARE DEI CANDIDATI ESTERNI (Art. 7).
L’ammissione dei candidati esterni è sempre subordinata al superamento di un esame preliminare inteso ad accertare, attraverso prove scritte, grafiche, scritto-grafiche, pratiche e orali, la loro preparazione sulle materie dell’anno o degli anni per i quali non siano in possesso della promozione o dell’idoneità alla classe successiva, nonché su quelle previste dal piano di studi dell’ultimo anno. I candidati in possesso di altro titolo conseguito al termine di un corso di studi di istruzione secondaria di secondo grado sostengono l’esame preliminare solo sulle materie e sulle parti di programma non coincidenti con quelle del corso già seguito, con riferimento sia alle classi precedenti l’ultima sia all’ultimo anno. Il candidato è ammesso all’esame di Stato se consegue un punteggio minimo di sei decimi in ciascuna delle discipline per le quali sostiene la prova.
QUESITO FINALE.
Ma se un candidato all’esame per avere l’ammissione deve esserevalutato (da parte del CdC giudicante) almeno con la sufficienza in ogni disciplina e nel comportamento, come può non conseguire il diploma di “maturità” a distanza di meno di un mese? E per una commissione, non diventa arduo “bocciare” chi qualche settimana prima viene ammesso agli esami con almeno sei decimi in ogni materia?

Riflessioni e quesiti sul documento del 15 maggio

da tecnicadellascuola.it

Riflessioni e quesiti sul documento del 15 maggio

Giovanni Sicali

Il riferimento fondamentale sulla normativa riguardante il cosiddetto “Documento del 15 maggio” è il Regolamento del nuovo Esame di Stato, il D.P.R. n. 323/1998 all’Art. 5 comma 2, ribadito quest’anno dall’ O.M. n. 37 all’ art. 6 : “I consigli di classe dell’ultimo anno di corso elaborano, entro il 15 maggio, per la commissione d’esame, un apposito documento relativo all’azione educativa e didattica realizzata nell’ultimo anno di corso

Tale documento indica i contenuti, i metodi, i mezzi, gli spazi e i tempi del percorso formativo, i criteri, gli strumenti di valutazione adottati, gli obiettivi raggiunti, nonché ogni altro elemento che i consigli di classe ritengano significativo ai fini dello svolgimento degli esami…”.
Al documento stesso possono essere allegati eventuali atti relativi alle prove effettuate e alle iniziative realizzate durante l’anno in preparazione dell’esame di Stato, nonché alla partecipazione attiva e responsabile degli alunni ai sensi del Regolamento recante le norme dello Statuto delle studentesse e degli studenti emanato con DPR n. 249/ 1998, modificato dal DPR n. 235/2007. Per le classi articolate e per i corsi destinati ad alunni provenienti da più classi, il documento di cui ai commi 1 e 2 è integrato con le relazioni dei docenti dei gruppi in cui eventualmente si è scomposta la classe o dei docenti che hanno guidato corsi destinati ad alunni provenienti da più classi. Prima della elaborazione del testo definitivo del documento, i CdC possono consultare, per eventuali proposte e osservazioni, la componente studentesca e quella dei genitori. Questo documento “del 15 maggio” è affisso all’albo dell’istituto e consegnato in copia a ciascun candidato e a chiunque ne abbia interesse.
Mentre per i candidati non ammessi le deliberazioni del CdC devono essere puntualmente motivate per quelli ammessi il CdC è libero circa la forma delle delibere ma per ciascuno di essi deve pubblicare – all’albo dell’Istituto sede d’esame – i voti di ciascuna disciplina e del comportamento, il punteggio del credito scolastico dell’ultimo anno e del credito complessivo. (cfr. art. 3 dell’OM n. 37). Ogni consiglio di classe è autonomo e, ad esempio, può aggiungere o meno dei giudizi analitici per esplicitare la valutazione decimale o può optare per una griglia comune con criteri di riferimento di riferimento che esprimano l’equivalenza dei voti numerici rispetto ad una “cifra” esplicativa.
A che servono questi 20.000 documenti annuali del 15 maggio?
1. E’ vero che, secondo il legislatore dell’esame di Stato, essi sono indirizzati da parte dei CdC alle commissioni esaminatrici ai fini dello svolgimento degli esami. Ma che fine facciano questi documenti è difficile saperlo a priori.
2. Certamente quelle tante pagine, preparate con cura dal coordinatore-tutor della classe, verranno sfogliate (forse anche lette) dai Presidenti e/o dai 3 commissari esterni che sconoscono la storia scolastica della classe da esaminare.
3. Sicuramente, per poter approntare la terza prova di esame, saranno utili le pagine del documento in cui sono elencati i programmi effettivamente svolti durante l’ultimo anno.
4. Di sicuro svogliatamente saranno impacchettati, a fine esame nel plico sigillato insieme con tutti gli atti e documenti di esame e collocati per almeno 5 anni negli archivi degli istituti scolastici. A disposizione di quanti (avendone titolo e diritto per la L. n. 241/1990 e successive disposizioni) chiederanno la riapertura di detto plico che subito dopo verrà risigillato. (cfr. Art. 25 OM n. 37).
5. Forse qualche studente universitario in un prossimo futuro troverà in questi “documenti del 15 maggio” argomento per una tesi di laurea sul mondo scolastico.

La Cassazione nega i rimborsi statali alle paritarie per pagare gli insegnanti di sostegno

da tecnicadellascuola.it

La Cassazione nega i rimborsi statali alle paritarie per pagare gli insegnanti di sostegno

Alessandro Giuliani

Si chiude così una lunga vertenza che in primo grado aveva visto prevalere il ricorso delle suore marcelline di una scuole media romana: avevano chiesto 29mila euro per aver fornito l’insegnante specializzato a due allievi disabili tra il 2002 e il 2004. Ma i giudici dell’appello e della Suprema Corte dicono no: per ottenere la parificazione, questi istituti si assumono anche l’obbligo di garantire l’integrazione scolastica delle persone disabili ‘senza oneri per lo Stato’.

Agli istituti paritari lo Stato non deve assegnare alcun rimborso per gli stipendi spesi per gli insegnanti di sostegno agli alunni disabili iscritti nello loro classi: l’obbligo di fornire istruzione anche a questi ragazzi è uno dei doveri che le scuole non statali – per lo più gestite da enti cattolici – si assumono nel momento in cui fanno domanda di essere parificate alla scuola pubblica. A dirlo è la Cassazione con la sentenza 10821 delle Sezioni Unite civili, presiedute dal Primo presidente Giorgio Santacroce, che in tal modo ha respinto il ricorso di una scuola secondaria di primo grado di Roma, amministrata dalle suore marcelline, che aveva chiesto 29mila euro per aver fornito l’insegnante di sostegno a due allievi disabili negli anni scolastici 2002/2003 e 2003/2004.

Secondo la Suprema Corte, “poichè la scuola paritaria al fine di ottenere la chiesta parificazione deve assumere l’obbligo di garantire la integrazione scolastica delle persone disabili, ‘senza oneri per lo Stato’, non può avere titolo al rimborso della spesa” in questione, “rientrando gli interventi di sostegno dei docenti specializzati per i disabili, tra gli obblighi specificamente assunti – sottolineano i supremi giudici ripercorrendo il verdetto di appello – al momento del chiesto riconoscimento della parità”.

Nel 2008, in primo grado il Tribunale di Roma aveva accolto la domanda di rimborso ma successivamente, dopo il reclamo del Ministero dell’istruzione, la Corte di Appello, nel 2012, aveva dichiarato “l’insussistenza dei presupposti di fatto e di legge, legittimanti il diritto al rimborso”.

Contro il verdetto di secondo grado, le suore marcelline si sono rivolte, alla Cassazione. Che ha confermato il no al finanziamento statale.

Il 26% dei maturandi userà il cellulare per copiare. In molti casi l’aiutino arriverà da mamma e papà

da tecnicadellascuola.it

Il 26% dei maturandi userà il cellulare per copiare. In molti casi l’aiutino arriverà da mamma e papà

Redazione

Dichiara che userà il cellulare durante gli scritti della maturità il 26% dei maturandi coinvolti nell’indagine di Studenti.it. La maggior parte cercherà le soluzioni online ma al 19% servirà per comunicare con la famiglia

Gli smartphone sono da tempo i migliori amici dei giovani e lo saranno anche durante gli scritti della maturità quando il 26% dei maturandi – almeno stando a quanto dichiarato a Studenti.it –  tenterà di utilizzarli per comunicare con l’esterno, cercando direttamente le tracce svolte online o provando a contattare parenti e amici.

E’ questo il risultato dell’ indagine condotta dalla redazione di Studenti.it – portale di Banzai leader sul target giovane con oltre 2,9 milioni di utenti unici mensili (Dati Audiweb View – Aprile 2014) – a cui hanno partecipato oltre 3.000 maturandi. A fronte del 26% di coloro che tenterà di usare il cellulare, il 52% ha invece dichiarato che non rischierà mentre un restante 23% non ha ancora deciso.

Come useranno il cellulare – Il 64% dei maturandi coinvolti nell’indagine userà lo smartphone per cercare online le tracce svolte del suo scritto mentre il 16% cercherà di comunicare con amici all’esterno. A sorpresa, il 19% dichiara che dall’altra parte della cornetta ci saranno dei familiari. Dunque anche mamma, papà, fratelli & co. si stanno organizzando per sostenere con ogni mezzo – lecito e meno lecito – figli e fratelli alle prese con l’esame di maturità.

Il filo conduttore che porterà al nuovo contratto scuola

da tecnicadellascuola.it

Il filo conduttore che porterà al nuovo contratto scuola

Lucio Ficara

Qual è il filo conduttore che dovrebbe portare all’elaborazione del nuovo contratto scuola? Una domanda che pretende una risposta chiara e precisa, visto che rivoluzionerà l’organizzazione del lavoro di un milione di dipendenti.

In verità non si tratta di un rinnovo contrattuale, ma piuttosto di un contratto nuovo che si allontanerà di molto dai contratti che fino ad ora abbiamo conosciuto. Almeno queste sono le intenzioni del governo, che vorrebbe alla sua corte, sindacati acquiescenti e allineati alla furia riformista di questo esecutivo.

Ma c’è da dire che l’acquiescenza e l’allineamento sindacale, potrebbe significare la fine eutanasica dei sindacati che già oggi non godono di ottima salute. Per questo motivo il percorso verso questo nuovo contratto scuola non sarà privo di ostacoli e di reazioni sindacali unitarie.

Il filo conduttore che dovrebbe portare il ministro Stefania Giannini a presentare ai sindacati la sua proposta del nuovo contratto scuola è legato all’approvazione del decreto legge Ghizzoni-Aprea, sul riordino degli organi collegiali e all’introduzione nel nostro ordinamento dello stato giuridico degli insegnanti.

Si pensa anche all’approvazione del nuovo Testo Unico sulla scuola, che risale proprio a venti anni fa. Se queste supposizioni fossero corrette, presto in VII Commissione della Camera dei Deputati si tornerà a parlare di riforma degli organi collegiali e di stato giuridico dei docenti.

Assisteremo, sempre che l’analisi appena fatta sia reale e corretta, al ritorno delle larghe intese, che vedranno impegnati all’unisono esponenti del PD e di Forza Italia, per creare quel filo conduttore che porterà al nuovo contratto della scuola.

Come reagiranno i sindacati di fronte alla totale destrutturazione del vecchio contratto scuola? Quali saranno le cambiali che sindacati e governo dovranno pagare l’uno all’altro, perché possa essere condiviso un contratto scuola così diverso da quelli del passato? Certo è che se dovesse prendere forma un contratto scuola che rompe con gli schemi tradizionali, che fino ad oggi hanno garantito tutti i lavoratori in modo egualitario, questo sarebbe veramente una novità assoluta.

E’ ovvio che tale novità avrebbe delle ricadute anche sui contratti integrativi d’istituto, sui contratti che regolano la mobilità, comprese utilizzazioni e assegnazioni provvisorie. Una rivoluzione ci sarebbe anche per il reclutamento, che potrebbe essere gestito in autonomia dalle singole scuole.

Si tratta di cambiamenti radicali che sono destinati a segnare una profonda discontinuità con il passato. La cosa che lascia perplessi è la mancanza di confronto con i sindacati della scuola, che fino ad ora sono tenuti a debita distanza dal partecipare attivamente a scrivere le regole del nuovo contratto.

E la parte economica del nuovo contratto che fine ha fatto? Da quanto è dato sapere, la novità di queste ore è che “il tema del rinnovo della parte economica del contratto”, che come emerge dal documento inviato dal Ministero della Pubblica Amministrazione ai sindacati “merita di essere affrontato a partire dal prossimo anno. Quindi in questa fase si parlerà solo di nuovo contratto riferito alle norme giuridiche, dal 2015 forse, si potrà parlare dell’aspetto economico. Si prevede un’estate calda quando i sindacati saranno informati di come cambieranno le regole contrattuali, il termometro dei rapporti tra Miur e sindacati scuola è destinato a raggiungere livelli inimmaginabili. Speriamo soltanto che il termometro non scoppi e si possa trovare il giusto refrigerio.