Il gioco dell’apprendere

IL GIOCO DELL’APPRENDERE di Umberto Tenuta

CANTO 171 Apprendere come in un gioco.

 

Forse già prima di Platone, in Grecia ed in qualche altro paese del mondo, si era teorizzato che l’apprendimento dei giovani dovesse avere le modalità del gioco: apprendere giocando, giocare per apprendere, apprendere come in un gioco.

Saggezza umana, forse.

Ma, ancor prima, saggezza di Madre Natura!

La Natura è saggia.

La Natura sa quello che vuole.

E quello che vuole se lo garantisce con i mezzi migliori.

Tre sono i suoi regni.

Il regno Minerale, il regno Vegetale, il regno Animale.

Il regno Minerale ha le sue leggi: leggi di vita, di trasformazione e di morte. Le pietre si formano, si trasformano e muoiono.

Il regno Vegetale è il regno in cui inizia la vita: nascere, crescere, morire!

Anche il regno Animale segue lo stesso itinerario: nascere, crescere, morire.

Al regno Animale appartiene l’uomo.

L’Uomo, un animale che per meglio sopravvivere abitava sugli alberi!

Stanco di stare sugli alberi, un giorno di sole decise di scendere dall’albero.

Si incamminò per monti, per terre e per mari.

Popolò la Terra.

Da figlio della Terra ne diventò signore.

Re dell’Universo!

Ma, in fondo, obbedisce alle leggi di sua madre Natura.

Il seme della rapa caduto nell’umida terra germoglia alla vita e si erge verso il sole che lo alimenta, lo fa verdeggiare e maturare nei fiori gialli, perché nuovo seme nasca a continuare la vita.

L’avete vista, voi, la pianticella nata dal seme di rapa sbucare dal masso ed ergersi verso il sole che la fa crescere, fiorire e partorire i semi dai suoi ovari?

Legge della vita vegetale ed animale.

Nasce il bimbo ed apre la bocca per succhiare il latte materno.

Apre gli occhi per conoscere il mondo.

Agita le manine per divenire abile nel lavorare l’argilla e dipingere le tele di Leonardo.

Corre il bimbo per prati e colline ad inseguir farfalle.

È un gioco la sua esplorazione del mondo!

Quando arriva a scuola sa di botanica e di zoologia, di storie di rondini che tornano a primavera, di punti interrogativi per domandare alla mamma, di soli che sorgono ad oriente e tramontano ad occidente, di stelle che luccicano nel cielo mentre la falce di luna percorre la volta celeste.

Attratto da queste meraviglie, non risponde ai richiami della mamma.

Sono cose molto importanti da conoscere, perché possa distrarsi a mangiare la zuppa che la mamma gli ha preparato.

È troppo attratto perché possa distrarsi!

Certo, quando all’ingresso della scuola la maestra gli fa una carezza, egli pensa che finalmente potrà abbandonarsi all’esplorazione del mondo minerale, vegetale, animale, umano anche.

Ma la maestra subito chiude la porta dell’aula.

Il mondo resta fuori.

Nell’aula ci sono le carte.

Le carte geografiche!

Le cartine storiche.

Gli atlanti botanici.

Le mappe concettuali.

Le coniugazioni dei verbi irregolari.

….

Ora anche sulla LIM.

Oddio che progresso il digitale nella scuola!

Amici, e non della ventura, qui siamo capitati male.

Speriamo che finisca presto!

Durante le vacanze riprenderemo i nostri giochi e il mondo continueremo a conoscere per crescere e diventare alti, alti come i pioppi che svettavano nel cielo azzurro, sopra la mia testa, al mio sguardo bambino.

Quante nuove conoscenze faremo rincorrendo le farfalle nei prati di erba medica, scavando il greto del torrente per far zampillare l’acqua fresca da bere, salendo in alto sulla collina per osservare i Monti della Valle del Crati, dal Pollino al monte Cocuzzo!

Sarà una gioia, una gioia perfetta.

Altro che la Geografia del mio Sussidiario!

Graduatorie d’istituto: ricorso per inserimento terza fascia

Graduatorie d’istituto: Anief ricorre per l’inserimento in terza fascia per la classe A019 dei laureati in Scienze Politiche (vecchio ordinamento) dopo l’a.a. 2000/01

 

Anief annuncia l’impugnazione del D.M. 353/2014 nella parte in cui esclude dalla terza fascia delle graduatorie d’istituto per la classe A019 gli aspiranti docenti in possesso di laurea in scienze politiche, vecchio ordinamento, conseguita dopo l’a.a. 2000/2001.

 

Il 7 Aprile 2014 l’Anief ha chiesto formalmente al Miur chiarimenti sullenorme in materia di reclutamento degli aspiranti docenti in possesso di laurea in scienze politiche conseguita dopo l’a.a. 2000/01, considerato il fatto che a chi è in possesso del suddetto titolo non viene garantita la possibilità di accesso alla terza fascia delle graduatorie d’istituto per la classe di concorso A019 – discipline giuridiche ed economiche.

 

Considerato che dalle stanze di viale Trastevere non è pervenuta alcuna nota ufficiale di risposta, l’Anief ha deciso di proporre ricorso al TAR Lazio.

 

L’art. 168 T.U. 1592/33 dispone che “la laurea in scienze politiche è equipollente a quella in Giurisprudenza per l’ammissione a tutti i concorsi per le Amministrazioni Governative, salvo per la carriera giudiziaria”.

 

Il Decreto Interministeriale 15 febbraio 2011 n. 124, relativo all’equipollenza del diploma di laurea in Giurisprudenza al diploma di laurea in Scienze Politiche, all’art. 1 prevede espressamente che “il diploma di laurea di vecchio ordinamento in Giurisprudenza, conferito dalle Università statali e non statali abilitate a rilasciare titoli aventi valore legale, è equipollente al diploma di laurea di vecchio ordinamento in Scienze Politiche, rilasciato dalle predette istituzioni, ai fini della partecipazione ai pubblici concorsi”.

 

Appare pertanto evidente la violazione del principio di parità di trattamento laddove gli aspiranti docenti, nonostante siano in possesso del medesimo titolo, non possono accedere all’inserimento in terza fascia per la A019 se conseguito dopo l’a.a. 2000/2001.

 

Pertanto, tutti gli interessati (laureati in scienze politiche V.O. dopo il 2000/01) devono presentare il modello A2 (o il modello A2bis, a seconda dei casi) entro il prossimo 23 giugno 2014.

 

Anief renderà note con un successivo comunicato le modalità per l’adesione al ricorso.

 

Giovani e studenti dimenticati

GIOVANI E STUDENTI DIMENTICATI di Umberto Tenuta

CANTO 170   SI PARLA DI DOCENTI DI STIPENDI DI AULE FATISCENTI MA DI STUDENTI NIENTE!

 

Non si finisce mai di parlare della Scuola, nella stampa sindacale, nei quotidiani digitali, finanche nelle aule parlamentari.

Ed è un gran bene!

Solo che si parlasse di quello che la scuola macina.

E non solo dei mugnai.

La salute della FIAT si misurava dalla bellezza della Topolino!

Dei topolini che girano nelle aule scolastiche nessuno parla.

Un tempo smisurato si impiega negli adempimenti dei docenti!

POF, PEP, PEI, UD, UNITÀ DI APPRENDIMENTO, UDAI, UDAP, PON, CSP…

Sigle e adempimenti a non finire.

Chiuse le scuole, ancora i docenti corrono ai consigli di classe, ai collegi, alle riunioni pre-esami e post-esami …

Verbali, registri, relazioni finali che non finiscono mai…

Ma se tutto questo tempo lo si impiegasse per educare?

A che serve questa sconfinata burocrazia scolastica?

A consumare la carta che non c’è.

A consumare il tempo dell’educazione!

Unica ragione d’essere della scuola, dei docenti, dei dirigenti, della Ministra è l’educazione .

L’educazione dei giovani!

Soprattutto oggi che l’educazione manca.

Non solo perchè c’è la maleducazione, ma soprattutto perchè manca l’educazione, la formazione, l’umanizzazione, la socializzazione, la democratizzazione, la professionalizzazione!

Domandate che fa la scuola!

Vi rispondono che cura l’istruzione.

Prima domanda.

La cura davvero?

O si preoccupa solo di riempire le menti di nozioni che ormai abbondano negli smartphone?

Ma se le nozioni abbondano negli smartphone, perchè la scuola perde il suo tempo a far programmazioni, lezioni, interrogazioni?

La scuola è ormai diventata l’emblema della burocratizzazione.

Nessuno si occupa più dell’educazione!

E meno male che ancora c’è qualcuno che si preoccupa delle malversazioni.

A fine anno scolastico si ritrovano insieme bocciati ed indagati!

Viene il dubbio che siano gli stessi.

Quelli che la scuola non ha educato!

Papa Francesco, la minaccia dell’Inferno quelli non l’ascoltano.

Non sono stati educati ad ascoltarla.

Eppure TU sei sceso in campo.

Sei sceso in Piazza.

Ti sei seduto in Piazza San Pietro.

Hai parlato.

Ed io ho commentato.

Ma nessuno ci ha ascoltato.

Vox clamans in deserto!

Fino a quando, o Padre Santo?

Fino a quando questa scuola non educa uomini?

Fino a quando questa scuola non educa uomini santi?

Gli uomini che la scuola non educa andranno all’inferno, gridi TU.

Ma intanto gli uomini derubati vivono già nell’inferno di questa povera terra.

Preghiamo assieme perché con la prossima stagione arrivi l’educazione!

Convegno “Piccole scuole crescono”

Convegno “Piccole scuole crescono”

L’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (Indire) organizza il prossimo 27 giugno, presso l’Auditorium Antonianum (Roma), dalle ore 10.00 alle ore 13.30, il convegno Piccole scuole crescono – Trame sociali in rete. Possibili scenari per superare l’isolamento. Scopo dell’iniziativa è promuovere e divulgare esperienze di didattica a distanza in realtà scolastiche isolate geograficamente e limitate dalla contrazione del numero di studenti.
Il convegno si innesta nel percorso di ricerca che l’Indire sta compiendo da anni nell’ambito della didattica a distanza per le scuole delle piccole isole, seguendo le attività di scuole situate in realtà isolate come ad esempio Marettimo, Lampedusa, la rete di scuole dell’Appennino toscano (progetto Errequadro) e la rete delle scuole della Liguria con capofila l’Istituto Comprensivo di Sassello (Savona). Oltre a queste realtà, ne esistono molte altre che sperimentano differenti modelli e metodologie per superare l’isolamento e che, attraverso un confronto, potrebbero potenziare l’esperienza fatta per trasformare la scuola in un punto di riferimento per il territorio e in un volano per l’innovazione locale.

In questa sede, l’Indire presenterà esperienze di eccellenza, già seguite da Indire, che si rifanno a 2 possibili scenari: “La didattica condivisa”, prevede l’uso quotidiano della videoconferenza tra due o più classi appartenenti a istituzioni scolastiche diverse. Nelle piccole scuole infatti si assiste al fenomeno di un numero ridotto di studenti che vengono raggruppati in pluriclassi. La lezione condivisa favorisce lo scambio di esperienze e garantisce tutti gli insegnamenti disciplinari.
“Un ambiente di apprendimento allargato”: in questo caso una o più classi lavorano a un progetto disciplinare comune e organizzano incontri periodici tra docenti, studenti e/o esperti che possono fare uso anche di videoconferenze così come di altri setting tecnologici dipendenti dal tipo di progetto. Il primo e secondo scenario possono essere attivati da scuole secondarie di I e II grado.
Si tratta di 2 scenari che permettono di:
Assicurare l’accesso a un’istruzione di qualità a prescindere dalla collocazione geografica della scuola e dei disagi connessi.
Arricchire l’ambiente di apprendimento con occasioni di didattica condivisa e di socializzazione. Superare l’isolamento degli insegnanti.
Fare un buon uso delle tecnologie per la collaborazione e lo sviluppo di abilità cognitive e sociali.
Mantenere aperte le piccole scuole a rischio di chiusura grazie ad un uso intelligente delle tecnologie.
Rompere l’isolamento e allargare l’ambiente sociale di apprendimento.
Il convegno vuole essere una prima occasione di condivisione delle esperienze e di riflessione sui vantaggi e sulle criticità che stanno dietro a questi scenari. Le realtà che vivono l’isolamento come un ostacolo avranno l’opportunità di dialogare e confrontarsi con le scuole che già lavorano in rete!

LA DIRIGENZA SCOLASTICA RIMANE SOMMERSA?

COMUNICATO DIRIGENTISCUOLA-CONFEDIR: LA DIRIGENZA SCOLASTICA RIMANE SOMMERSA?

Nell’affollato, ma sostanzialmente coreografico, tavolo di ieri tra le parti sociali e la onorevole Marianna Madia, nulla si è saputo sugli atti normativi che oggi saranno licenziati dal Consiglio dei Ministri per riformare la Pubblica Amministrazione, nel cui alveo dovrebbe essere ridisegnata la dirigenza ab imis fundamentis.

Tra le varie sigle presenti campeggiavano (nel numero) quelle di comparto, altresì rappresentative (al 56%, secondo gli ultimi, e risalenti, dati ARAN) della dirigenza scolastica, restate completamente silenti sul riscritto punto 9 delle Linee guida della riforma Renzi-Madia, che ora vorrebbe fare salve le specificità della dirigenza medica e della dirigenza scolastica: fosco preludio, per quest’ultima, a permanere reclusa nella propria riserva indiana per non infettare le dirigenze vere, o presunte tali.

E, soprattutto, neanche una parola-una del presidentissimo a vita del reiteratamente autodeclamato sindacato più autorevole e più rappresentativo della dirigenza scolastica (dato ARAN: 36%), e parimenti presidente della confederazione cui è associato.

Solo la CONFEDIR, nella cui delegazione era presente il Segretario Nazionale di DIRIGENTISCUOLA, dr. Attilio Fratta, ha posto il problema della normalità della dirigenza scolastica, in quanto dirigenza manageriale a tutto tondo. Sicché,senza se e senza ma, ha chiesto, come obiettivo minimo, la necessaria equiparazione retributiva e giuridica con la dirigenza ministeriale, cioè dello stesso datore di lavoro, e conseguente fuoriuscita dall’attuale Area quinta o da nuovi recinti che si vogliano prefigurare, nobilitati o meno da suggestive denominazioni.

Solo per i medici – ha poi puntualizzato il Segretario Generale della CONFEDIR, prof. dott. Stefano Biasioli, già primario ospedaliero e dirigente di struttura dipartimentale complessa – il riconoscimento della intrinseca specificità (siccome compendiantesi in una prestazione di natura squisitamente tecnico-professionale, esclusiva o comunque prevalente) dovrebbe comportare il ritorno alla primigenia qualifica di soggetti professional, regolati in un separato contratto; nel mentre la qualifica dirigenziale permarrebbe solo per alcune apicalità prettamente gestionali.

E’ stato pertanto rimarcato che quella esplicata, in posizione apicale, in enti-organi dotati di autonomia funzionale e riconosciuta in Costituzione, è dirigenza piena! E’, cioè, dirigenza che gestisce, conducendole a sistema e orientandole alla destinazione di scopo, risorse umane-strumentali-finanziarie; per l’appunto costituito dalla produzione di un servizio pubblico (formare, educare, istruire), ascritto alla sua esclusiva e giuridicamente esigibile responsabilità.

L’incontro è stato, certo, deludente, ed è sembrato che la ministra fosse interessata solo ad acquisire, dalla vasta platea, un consenso a prescindere, o a scatola chiusa.

E’ però almeno servito a far gettare la maschera ai sindacati che si vantano di rappresentare la dirigenza scolastica, ma hanno – agendo di conseguenza – un prosaico interesse a mantenerla nell’attuale status di figlia di un dio minore.

I sindacati generalisti, grazie al mirabile autolesionismo di datori di lavoro, possono continuare a tenerli surrettiziamente astretti nel comparto scuola, per eroderne i poteri a tutela dell’indistinta e contrapposta massa dei lavoratori della scuola, le centinaia di migliaia di docenti e di personale amministrativo-tecnico-ausiliario (rapporto uno a cento!).

Il più autorevole e rappresentativo sindacato professionale, avendo da tempo saturato il suo fisiologico livello di crescita, è altrettanto prosaicamente interessato a preservare la quinta area della specifica dirigenza scolastica – al di fuori della quale è inesistente – e quindi a evitare che la sua ancora cospicua quota di rappresentatività venga diluita nell’unica e ben più vasta area della dirigenza statale, se non dell’intera dirigenza pubblica. Ed intanto lucra questa propria rendita di posizione a vantaggio di una ristretta oligarchia inamovibile che si auto perpetua con il collaudato e scientifico sistema delle lente cooptazioni.

DIRIGENTISCUOLA è nata – e cresce – per contrastare questo contorto sistema, e si ostina a sperare che i colleghi aprano gli occhi, prendendo finalmente nelle proprie mani il loro destino.

Maturità 2014, consigli per la tesina. “Siate pratici e non includete tutte le materie”

da Il Fatto Quotidiano

Maturità 2014, consigli per la tesina. “Siate pratici e non includete tutte le materie”

Alcuni docenti a ilfattoquotidiano.it danno suggerimenti sul lavoro finale. Positivo pensare di legarlo all’alternanza scuola-lavoro per gli istituti tecnici, mentre allo scientifico non possono mancare matematica o fisica. Deve invece essere di stampo più umanistico al classico. Fondamentale chiedere indicazioni ai prof

di Lorenzo Vendemiale

Scegliere un argomento trasversale, senza essere ossessionati dall’obbligo di inserire per forza tutte le materie. Cercare di scrivere qualcosa di interessante. Ma soprattutto essere interessati personalmente all’argomento. I professori sono concordi nel consigliare i loro studenti su come preparare la tesina: l’importante è metterci un po’ di passione, il resto verrà da sé. Con l’avvicinarsi degli esami di maturità, gli studenti di tutta Italia hanno cominciato da settimane a ragionare sull’argomento della tesi. Dal liceo classico a quello scientifico, passando per gli istituti tecnici, cambiano materie e modalità di preparazione. Ma comune a tutti è il dilemma della scelta del tema. C’è chi ha le idee chiare da sempre, e chi ancora cerca lo spunto giusto. Affidandosi ai suggerimenti di amici e familiari, o proprio dei docenti. O magari navigando su internet: su portali specializzati come Skuola.net o Studenti.it è possibile consultare un’ampia gamma di percorsi preconfezionati; o effettuare dei test per capire su quale materia e argomento puntare.

“È una scelta non facile. Io consiglio sempre di optare per un argomento su cui si hanno già delle competenze. E di affidarsi al parere dei docenti”, spiega Nicolò Capobianco, professore di elettrotecnica all’Istituto Ettore Majorana di Bergamo. Proprio per aiutare i ragazzi, da due anni la scuola bergamasca organizza degli incontri tematici in vista della maturità con dei professori universitari. Rispetto ai licei, poi, gli istituti tecnici presentano delle particolarità: le tesi sono poco scritte e molto pratiche. E l’idea vincente può venire anche dal periodo trascorso in azienda, nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro prevista dal piano di studi. “Quando si affacciano al mondo del lavoro i ragazzi spesso capiscono cosa può interessargli. E possono sfruttare le conoscenze maturate in quelle 3-4 settimane anche in sede d’esame”, prosegue Capobianco.

Anche nei licei scientifici è opportuno che la tesi abbia degli sviluppi pratici. “I ragazzi devono ricordarsi che si trovano in un liceo scientifico. Giusto seguire le proprie inclinazioni, ma almeno una materia fra matematica e fisica dovrebbe essere presente”, aggiunge Leonardo Tortorelli, che insegna queste materie in un liceo classico-scientifico di Treviso. “Torto Prof” (soprannome con cui il docente è noto sul web, dove cura blog e pagine specializzate) è ricco di consigli per i suoi studenti. Uno degli errori più diffusi è quello di pensare che nella tesi debbano rientrare tutte le materie: “Il percorso dev’essere multidisciplinare, non onnicomprensivo. Collegamenti forzati sono solo controproducenti. Meglio piuttosto restringere l’argomento, e provare ad applicare le nozioni a qualche progetto pratico legato alla vita quotidiana, così da colpire la commissione”. Da non sottovalutare anche l’aspetto psicologico: “Un’esposizione appassionata e accattivante può sicuramente aiutare ad alzare il voto. Per questo suggerisco di provare bene il discorso, con amici ma anche sconosciuti, per non emozionarsi nel momento cruciale”.

Ovviamente più umanistica, invece, la tesi al liceo classico. Anche qui, però, è fondamentale che “l’argomento sia trasversale ma coerente”, sottolinea il professor Roberto Rossi, che insegna greco e latino in un liceo di Reggio Emilia e cura su internet un blog sul greco antico. Anche lui consiglia di rivolgersi ai docenti: “Un bravo professore è sempre disponibile. E le sue indicazioni possono rivelarsi utili nella scelta del tema e per la bibliografia da consultare”. Il tutto, dosando bene le energie: “Bisogna ricordarsi che il colloquio sulla tesi dura circa un quarto d’ora, non serve esagerare”.

Essere preparati, trovare l’argomento giusto, interessarsi realmente a quello che si sta studiando: sono questi gli ingredienti per la tesina perfetta. Che rappresenta una parte fondamentale dell’esame orale, ma non l’unica: “Presentarsi con un percorso completo è importante, ma non bisogna trascurare il resto”, avverte il professor Tortorelli. “Cadere su domande banali rischia di compromettere tutto, dando l’impressione di una preparazione di facciata”. “Un trucco – conclude “Torto Prof” – può essere quello di ‘suggerire’ ai professori le domande, con dei collegamenti naturali alla tesi. Ma la cosa più importante, alla fine, è studiare”.

Come cambierà la maturità: via la tesina, più spazio ai laboratori

da Corriere.it

Come cambierà la maturità: via la tesina, più spazio ai laboratori

Al lavoro al ministero per l’anno prossimo: va a regime la riforma Gelmini

di Giuseppe Tesorio

La Maturità 2014 è l’ultima della «vecchia» scuola, l’ultimo esame che si realizza sulla base della legge 425 del 1997 (e del Regolamento attuativo, dpr 323/98). Con il prossimo anno scolastico va a regime anche il quinto anno della Riforma avviata nel 2010 dal ministro Gelmini e, cambiati i programmi di licei e istituti, cancellate le vecchie sperimentazioni, le prove dovranno tenere conto dei nuovi programmi. Non si tratta di una riforma vera e propria, ma di una revisione certamente. Per rendere le prove più coerenti con gli indirizzi andati a regime con la riordino firmato dal ministro Mariastella Gelmini, primo fra tutti il liceo musicale o coreutico che per la prima volta l’anno prossimo affronterà l’esame di maturità.

I nuovi indirizzi

Al ministero stanno lavorando per l’esame 2015 che, ovviamente, dovrà essere presentato a settembre per non mettere in ansia i futuri maturandi e gli stessi insegnanti. I più toccati dai nuovi ordinamenti sono gli istituti tecnici e professionali, unitamente ai licei linguistici (molto meno coinvolti i licei classici). Cambieranno le modalità di valutazione del curriculum visto che si è data molta più importanza alle attività laboratoriali, e agli stage, e alle competenze da acquisire con i più svariati e più aggiornati metodi e strategie.

La terza prova non sarà nazionale

E in queste nuove modalità, che peso avrà la terza prova? Pare che sia troppo difficoltoso organizzare una terza prova nazionale curata dall’Invalsi (dal punto di vista economico e non solo, basti pensare alla diseguaglianza nelle programmazioni didattiche delle scuole). Così, al ministero pensano solo a qualche ritocco: per esempio, farla confezionare sempre dalle singole scuole, ma con criteri e indicazioni nazionali (magari una terza prova non redatta dalla singola classe, ma valevole per tutte le classi d’esame del singolo istituto). Potrebbe sparire anche la tesina, sempre più contestata da insegnanti e studenti perché a parte casi di eccellenza si riduce al copia e incolla di vecchi lavori. Sul tavolo di lavoro, poi, rimangono gli altri (i soliti) problemi legati alla formazione delle commissioni, al costo complessivo di tutta l’operazione, al reale peso che l’esame ha nell’ammissione ai corsi universitari (e nella Riforma, le classi quinte del prossimo anno dovranno tenere a battesimo le nuove strategie di raccordo tra scuola superiore e università o il mondo del lavoro).

Riunione preliminare della commissione/classe: tutti gli 11 commi che la disciplinano

da tecnicadellascuola.it

Riunione preliminare della commissione/classe: tutti gli 11 commi che la disciplinano

Giovanni Sicali

Data la straordinaria importanza e valenza della RIUNIONE PRELIMINARE della commissione/classe ai fini di un regolare svolgimento degli Esami di Stato, proponiamo a tutti gli interessati la lettura attenta – modis et formis – dell’art. 13 dell’O.M. n.37/2014 in tutti i suoi 11 commi.

1. Per garantire la funzionalità della commissione in tutto l’arco dei lavori, il Presidente può delegare un proprio SOSTITUTO, unico per le due classi-commissione, scegliendolo tra i commissari.
2. Il Presidente sceglie un commissario, interno o esterno, quale SEGRETARIO di ciascuna classe-commissione con compiti di verbalizzazione.
3. Per essere membri della commissione si deve DICHIARARE per iscritto di non avere istruito privatamente candidati assegnati alla commissione stessa.
4. Per essere membri della commissione si deve DICHIARARE per iscritto di non avere rapporti di parentela e di affinità entro il quarto grado, ovvero di rapporto di coniugio con i candidati che essi dovranno esaminare.
5. Nella seduta preliminare ed eventualmente anche in quelle successive la classe/commissione prende in esame gli ATTI e i DOCUMENTI relativi ai candidati interni, nonché la documentazione presentata dagli altri candidati. In particolare esamina: a) elenco dei candidati; b) domande di ammissione agli esami dei candidati esterni e di quelli interni che chiedono di usufruire della abbreviazione di cui all’art. 2, c. 2, con allegati i documenti da cui sia possibile rilevare tutti gli elementi utili ai fini dello svolgimento dell’esame; c) certificazioni relative ai crediti formativi; d) copia dei verbali delle operazioni di cui all’art. 8, relative all’attribuzione e motivazione del credito scolastico; e) per gli allievi che chiedono di usufruire dell’abbreviazione del corso di studi per merito: attestazioni concernenti gli esiti degli scrutini finali della penultima classe e dei due anni antecedenti la penultima, recanti i voti assegnati alle singole discipline, nonché attestazione in cui si indichi l’assenza di ripetenze nei due anni predetti, e l’indicazione del credito scolastico attribuito; f) per i candidati esterni: l’esito dell’esame preliminare e l’indicazione del credito scolastico attribuito; g) documento finale del consiglio di classe di cui all’art. 6; h) documentazione relativa ai candidati con disabilità ai fini degli adempimenti di cui all’art.17; i) eventuale documentazione relativa ai candidati con disturbi specifici di apprendimento (DSA) o con Bisogni Educativi Speciali (BES); j) per le classi sperimentali, relazione informativa sulle attività svolte con riferimento ai singoli indirizzi di studio ed il relativo progetto di sperimentazione.
6. Il Presidente della commissione, qualora, in sede di esame della documentazione relativa a ciascun candidato, rilevi IRREGOLARITA’ INSANABILI, provvede a darne tempestiva comunicazione al Ministero cui compete, ai sensi dell’art. 95 del R.D. n. 653/1925, l’adozione dei relativi provvedimenti. In tal caso i candidati sostengono le prove d’esame con riserva.
7. Il Presidente della commissione, qualora, in sede di esame della documentazione relativa a ciascun candidato, rilevi IRREGOLARITA’ SANABILI da parte dell’istituto sede d’esami, invita il DS a provvedere tempestivamente in merito, eventualmente tramite convocazione dei consigli di classe. Se si tratta di irregolarità sanabili da parte di candidati, li invita a regolarizzare detta documentazione, fissando contestualmente il termine di adempimento.
8. In sede di riunione preliminare, la commissione stabilisce il termine e le modalità di acquisizione delle indicazioni da parte dei candidati finalizzate all’AVVIO DEL COLLOQUIO, di cui all’art. 12, c. 11.
9. In sede di riunione preliminare, o in riunioni successive, la commissione stabilisce i CRITERI di correzione e valutazione delle PROVE SCRITTE e valuta se ricorrano le condizioni per procedere alla correzione della prima e seconda prova scritta per aree disciplinari ai sensi dell’art. 15.
10. Nella stessa riunione, o in riunioni successive, la commissione individua, i CRITERI di conduzione e di valutazione nonché le modalità di svolgimento del COLLOQUIO, tenendo presente quanto stabilito dall’art. 16 della presente ordinanza.
11. Nella stessa riunione, o in riunioni successive, la commissione determina i CRITERI: a) per l’eventuale
attribuzione del PUNTEGGIO INTEGRATIVO fino a un massimo di 5 punti, per i candidati che abbiano conseguito un credito scolastico di almeno 15 punti e un risultato complessivo nelle prove di esame pari almeno a 70 punti; b) i CRITERI per l’eventuale attribuzione di 1 punto di credito scolastico di cui all’art. 8, c.11 (per i candidati esterni); c) i CRITERI per l’attribuzione della LODE.

Aborti scolastici impuniti

ABORTI SCOLASTICI IMPUNITI di Umberto Tenuta

CANTO 169 La scuola è il grembo educativo nel quale i nati di donna si fanno uomini.

Non può essere tollerato che la scuola non garantisca a tutti i giovani il successo formativo.

Chi lo tollera si rende responsabile di aborto collettivo.

 

Stiamo ripetendo fino alla nausea che il sistema formativo integrato rappresenta il grembo culturale nel quale i nati di donna diventano uomini.

Uomini tout court!

Con tutto ciò che ne consegue.

Persone, lavoratori, cittadini, madri, padri… si nasce solo nel Sistema formativo integrato che la scuola deve promuovere e coordinare.

Quando lamentiamo che la Famiglia, le Istituzioni sociali, civili, religiose non contribuiscono all’educazione dei giovani, diciamo che la Scuola, quale primaria responsabile della formazione umana dei giovani, non svolge interamente i suoi compiti.

Basta!

Finiamola con queste quattro briciole di Grammatica, di Storia della Letteratura, e della Filosofia, e dell’Arte, di Geografia, di classificazioni linneiane… che tra un mese saranno gettate a mare!

La scuola deve formare uomini, non zibaldoni, piccole inutili enciclopedie morte e seppellite dai Tablet.

I docenti lamentano che i genitori non assolvono ai loro doveri educativi.

Non solo, ma poi osano andare a lamentare che la scuola, alla quale hanno commissionato l’educazione dei propri figli, pagandola di tasca propria, ha tutta la responsabilità della condotta e del profitto dei propri figli!

Ma questi genitori non sono stati alunni di questa scuola?

La scuola li ha educati?

La scuola li ha rieducati?

La scuola li rieduca?

Suvvia, qui c’è da piangere, direbbe Massimo.

E se non piangi, di che pianger suoli?

Facile è accusare la scuola.

Ma chi è responsabile della mortalità scolastica?

Parola pesante!

Mors, morte, morte di bimbi che a sei anni imparano solo a leggere, a scrivere e a far di conto.

Mors, morte di adolescenti che, chiuse le scuole, da autentici pinocchi, gettano a mare le loro piccole enciclopedie cartacee sulle quali nuotano distratti dalle urticanti meduse.

Mors, morte di giovani che, conseguito il Pezzo di pergamena, non trovano posti per fare i calcoli, sostituiti come sono dai calcolatori digitali.

Mors di giovanette che, conseguita la patente di ragioniera, non hanno altra scelta che sposarsi senza aver appreso a fare la mamma.

Mors… mortalità scolastica forse di chi abbandona la scuola o di chi ne esce senza essere diventato un uomo, una donna, una persona umana, una madre, un padre.

Ed i figli, quando ci sono, ed ora sempre meno ci sono, quale educazione possono ricevere da chi non è stato educato?

Un circolo vizioso, sì, vizioso, perchè c’è un vizio di fondo.

La scuola costringe ad apprendere qualche mappa concettuale, magari ripetendola a cantilena, con un’app ma non insegna ad imparare e soprattutto non garantisce il successo formativo.

Eppure questa scuola circola liberamente, senza che nessuno l’arresti per omicidio plurimo aggravato.

Siamo arrivati fino al punto che la Ministra dell’Istruzione ha reso pubbliche le percentuali della mortalità scolastica.

E, da quanto mi risulta, non c’è nessun indagato!

Maturità, le rassicurazioni del Miur: il sistema informativo on line sta tornando alla normalità

da tecnicadellascuola.it

Maturità, le rassicurazioni del Miur: il sistema informativo on line sta tornando alla normalità

Alessandro Giuliani

Da Viale Trastevere fanno sapere che i problemi tecnici che hanno coinvolto in questi giorni il portale dell’amministrazione non mettono a rischio l’Esame di Stato: partirà regolarmente la prossima settimana. Né è a rischio, l’avvio del prossimo anno scolastico. E abbiamo agito nella piena trasparenza. Una precisazione doverosa dopo gli allarmismi crescenti degli ultimi giorni.

I problemi tecnici del sistema informativo on line del Miur sono in corso di risoluzione: quindi la Maturità non è a rischio. A scriverlo, nella tarda serata del 12 giugno, è il ministero dell’Istruzione dopo gli allarmismi crescenti e provenienti soprattutto dal “popolo” del Web.

“I problemi tecnici che hanno coinvolto in questi giorni il sistema informativo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sono in via di risoluzione – fa sapere l’ufficio stampa del Miur – e non mettono a rischio l’esame di Maturità che partirà regolarmente la prossima settimana. Né è a rischio, l’avvio del prossimo anno scolastico”.

Il Miur, a partire da questa mattina, ha attivato un piano alternativo per la gestione del plico telematico dell’Esame di Stato che sta consentendo alle scuole di eseguire gli adempimenti previsti. Il problema tecnico sul sistema si è verificato alle 9 di lunedì 9 giugno.

“L’Amministrazione, nella mattinata del 9 giugno, ha provveduto ad informare l’utenza attraverso un avviso pubblicato sulla home page del proprio sito web che riferiva l’indisponibilità sia di alcune sezioni del sito stesso che del portale Sidi. A questo avviso ha fatto seguito una comunicazione più articolata inviata agli Uffici centrali, regionali, provinciali e a tutte le istituzioni scolastiche la mattina del 10 giugno”.

Il Miur tiene a precisare che “l’Amministrazione ha operato in piena trasparenza nei confronti di tutti i propri utenti sulla base delle indicazioni disponibili al momento e delle previsioni di ripristino indicate dal fornitore dei servizi, che si è attivato da subito per ripristinare il corretto funzionamento dei sistemi e ridurre al minimo il periodo di fermo”.

“Il 10 giugno è stata ripristinata la funzionalità del sito Internet, rendendo di nuovo disponibili tutte le sezioni informative di interesse per le scuole, le famiglie, il personale amministrativo e scolastico. Stamattina (giovedì 12 giugno n.d.r.) è stata inviata una nuova comunicazione allo scopo di informare gli Uffici scolastici i presidi e anche le organizzazioni sindacali in merito all’andamento delle attività di ripristino del sistema”.

Nella giornata del 13 giugno, quindi, il sistema informativo on line del Miur dovrebbe tornare ad avere una fisionomia davvero vicina alla normalità.

 

Chi sostiene che gli insegnanti hanno 3 mesi di ferie è in malafede

da tecnicadellascuola.it

Chi sostiene che gli insegnanti hanno 3 mesi di ferie è in malafede

Lucio Ficara

Quello dei tre mesi di ferie e delle 18 ore di lavoro settimanale è diventato ormai un mantra che non ha alcun riscontro nella scuola reale.
Forse è un alibi per rivedere per legge lo stato giuridico dei docenti.

Poveri insegnanti mal retribuiti e con l’etichetta degli scansafatiche. Una corporazione, quella degli insegnanti, definita così anche da illustri uomini politici, che gode di privilegi unici per chi lavora nella pubblica Amministrazione. Lavorano soltanto per 18 ore settimanali e per soli 5 giorni la settimana ed hanno più di tre mesi di ferie, se contiamo anche le vacanze natalizie e pasquali. Per qualcuno sono anche ottimamente pagati in riferimento al loro orario di lavoro.
Ma è veramente così? Gli insegnanti sono una casta di privilegiati, che adesso che è finito l’anno scolastico rimarrà a casa mezzo mese di giugno, tutto luglio e tutto agosto?
Non è affatto così, chi lo sostiene è in malafede e magari , facendo tali affermazioni, tenta di costituirsi un paravento giustificativo per i prossimi provvedimenti parlamentari che saranno fatti sulla scuola. Si tratta di provvedimenti volti ad aumentare i carichi di lavoro degli insegnanti anche in termini di ore di servizio a parità di risorse investite attualmente nel circuito dell’istruzione.
In buona sostanza si vuole fare passare l’idea che gli insegnanti lavorino poco, siano troppo spesso in vacanza e godano di protezioni contrattuali esagerate; quindi andrebbero equiparati a qualsiasi impiegato della pubblica amministrazione che lavora per 36 ore settimanali. Cerchiamo di smontare questa tesi accusatoria fatta contro gli insegnanti, con qualche calcolo oggettivo.
Tre mesi di ferie? Ma quando mai! Gli insegnanti prendono le ferie ai sensi dell’art.13 del CCNL 2066-2009, dove al comma 2  è scritto che la durata delle ferie è di 32 giorni lavorativi comprensivi delle due giornate previste dall’art. 1, comma 1, lett. a), della legge 23 dicembre 1977, n. 937, per la stessa legge sono attribuite, come si ricorda nel comma 1 dell’art.14 del contratto scuola,  4 giornate di riposo che gli insegnanti possono fruire
esclusivamente durante il periodo tra il termine delle lezioni e degli esami e l’inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo, ovvero durante i periodi di sospensione delle lezioni. Detto ciò si comprende che il docente fruisce di 36 giorni di ferie da prendersi di fatto nei soli mesi di luglio e di agosto. Facendo un esempio che rende l’idea, un docente che decide di andare in ferie il primo di luglio 2014, fruendo dei 36 giorni di ferie, dovrà tornare in servizio a scuola il giorno 18 agosto (ovviamente nel calcolo le domeniche e il ferragosto non si calcolano).
In effetti,  molte scuole, quasi tutte quelle secondarie di secondo grado dal 25 agosto fino al 30 agosto hanno programmato gli esami per il debito formativo e i docenti sono quindi obbligati a riprendere effettivamente servizio. Senza tenere conto che gli esami di Stato termineranno per la metà di luglio e molti docenti non riusciranno a fruire di tutte le ferie. Per quanto appena detto, c’è da dire che i tre mesi di ferie degli insegnanti sono una falsità volta a delegittimare una professione troppo spesso vilipesa. Per quanto riguarda le 18 ore di insegnamento settimanale svolti in 5 giorni la settimana, anche questa è una balla colossale.
Intanto diciamo che le insegnanti dell’infanzia  lavorano per 25 ore settimanali e quelle della primaria per 22 ore + 2 ore settimanali dedicate alla programmazione; soltanto nelle scuole secondarie si svolgono 18 ore di lezione frontale la settimana. Ma dove mettiamo tutte le ore dedicate per le attività individuali e collegiali funzionali all’insegnamento? Si tratta di una montagna di ore difficilmente quantificabile, ma che se fosse riconosciuta porterebbe l’orario settimanale dell’insegnante ben oltre le fatidiche 24 ore  che il Governo Monti provò ad inserire nella legge di stabilità del 2012. Quello che vogliamo dire ai nostri cari politici di destra, sinistra o centro che sia è : “Se si vuole continuare a risparmiare sulla scuola si faccia pure, ma finiamola per cortesia  di dire che gli insegnanti sono una corporazione di privilegiati, che sono i più sindacalizzati della pubblica amministrazione e che vengono pagati poco perché lavorano poco”.
Ci si assuma la responsabilità di riformare la scuola senza ascoltare i sindacati, ma senza crearsi gli alibi e senza ricorrere alla vecchia menzogna de “gli insegnanti fruiscono ogni anno di tre mesi di ferie”.

La scuola digitale aumenta il gap di competenze tra prof e alunni

da tecnicadellascuola.it

La scuola digitale aumenta il gap di competenze tra prof e alunni

Alessandro Giuliani

A sostenerlo, ricordando anche che solo una scuola su cinque non è connessa a Internet e che un’aula su due non è cablata, è Glocus, il think tank presieduto da Linda Lanzillotta, attraverso lo studio “Scuola 2.0, innovazione dei modelli didattici e nuove tecnologie per la scuola del futuro” presentato in Senato il 12 giugno.

La scuola digitale incrementa il gap generazionale tra insegnanti e alunni. Perchè senza una adeguata formazione, i docenti sono i nuovi Peter Pan nell’era digitale, mentre gli studenti sono nativi digitali. A sostenerlo, ricordando anche che solo una scuola su cinque non è connessa a Internet e che un’aula su due non è cablata, è Glocus, il think tank presieduto da Linda Lanzillotta, attraverso lo studio “Scuola 2.0, innovazione dei modelli didattici e nuove tecnologie per la scuola del futuro”.

Lo studio è stato presentato e discusso il 12 giugno in Senato da un pool di esperti del settore e ha visto l’intervento del ministro della Pubblica istruzione, Stefania Giannini.
In particolare, lo studio evidenzia come il 45,8% delle aule scolastiche (130mila) non è cablato, il 18,5%, dei plessi (4.200) non sono connessi a internet, le lavagne interattive multimediali sono appena 69813 e i tablet per uso individuale nelle classi ancora meno, appena 13.650.

A rischiare di non crescere – avverte il rapporto Glocus – “è soprattutto il docente che non ha gli strumenti operativi per confrontarsi con i nativi digitali: ecco perché anche un turn-over qualificato nel corpo docente sarebbe auspicabile insieme ad una serie di policy per rimettere in moto la scuola digitale, come linee guida che prevedono la rivalutazione dell’insegnante incentivando il valore della formazione e della valutazione continua insieme ad un programma nazionale che rilanci davvero i poli formativi e l’utilizzo di internet nel metodo d’insegnamento”.
Così “gap infrastrutturali e ritardo culturale rendono in Italia la scuola digitale ancora un miraggio”. Ma – sottolinea lo studio – non è solo un problema di mancanza di strumenti digitali, occorre ripensare anche il metodo d’insegnamento nell’era digitale: “Un metodo che non tema più, ma che piuttosto valorizzi – si legge nello studio – la strumentazione tecnologica disponibile oggi, potenziando al tempo stesso l’autonomia nello studio e la formazione di un autonomo profilo culturale”.
Insegnando ai “ragazzi come muoversi nel complesso mondo digitale, come gestire proficuamente e scientificamente l’enorme flusso di informazioni presenti nella rete”.

Da una parte, come evidenziano i dati della Commissione europea, l’Italia ha la più bassa disponibilità di accesso alla rete a banda larga, indipendentemente dal grado dell’istituto. Anche se la stessa Europa mette a disposizione, con il programma Horizon, 2020 oltre 17 miliardi di euro sui 70 disponibili per sviluppare l’industrial leadership, ovvero sostenere maggiori investimenti in tecnologie chiave tra cui quelle promosse per l’istruzione.

“Se abbiamo i livelli di abbandono più alti d’Europa è anche perché la scuola si allontana sempre più dagli studenti, non parla il loro linguaggio”, ha sottolineato Linda Lanzillotta, presidente di Glocus, aggiungendo: “Dobbiamo mettere in atto una serie di politiche perché si sviluppi una consapevolezza nuova: e considerare finalmente gli strumenti digitali parte dei servizi essenziali della scuola, come l’acqua e la luce. Serve un salto di qualità nel metodo d’insegnamento, perché si sta allargando il gap tra docenti e nativi digitali”.

 

Esami di Stato: se un commissario è impegnato nei Pas

da tecnicadellascuola.it

Esami di Stato: se un commissario è impegnato nei Pas

Lara La Gatta

Si può procedere alla sostituzione, ma solo se l’impegno è superiore ad una giornata e solo dopo un attento esame della richiesta, che deve essere comunque adeguatamente documentata

Il Miur ha ricevuto molti quesiti, anche dalle Organizzazioni Sindacali, per conoscere quale comportamento adottare nel caso di docente, impegnato nelle commissioni degli esami di Stato del secondo ciclo, che sia contemporaneamente occupato nelle fasi finali dei percorsi abilitanti speciali.

Il Ministero, in risposta a questi dubbi, ha trasmesso la Nota prot.n. 3913 del 12 giugno 2014 , con la quale ha precisato che solo nei casi in cui l’impegno del docente in questione superi la giornata, è possibile procedere, ma solo dopo un attento esame ed un’accurata valutazione, alla sostituzione. Ovviamente, è necessaria una richiesta adeguatamente documentata.

Blocco del sistema informatico SIDI del Miur. Ripristino entro le ore 12 di venerdì 13

da tecnicadellascuola.it

Blocco del sistema informatico SIDI del Miur. Ripristino entro le ore 12 di venerdì 13

Andrea Carlino

Il Ministero, con la n. nota 1538 del 10 giugno 2014 aveva dato informazione alle scuole del guasto, prevedendo il ritorno alla normalità per oggi. Successivamente il Miur, con una nota, ha comunicato che i problemi tecnici presenti sul portale SIDI sono in corso di risoluzione. Il ripristino del servizio è previsto entro le ore 12 di venerdì 13.

Blocco per grave guasto hardware delle procedure telematiche sistema SIDI del Miur. Il Ministero, con la nota n. 1538 del 10 giugno 2014  ha dato informazione alle scuole del guasto, prevedendo il ritorno alla normalità per oggi. Successivamente il Miur, con una nota, ha comunicato che i problemi tecnici presenti sul portale SIDI sono in corso di risoluzione. Il ripristino del servizio è previsto entro le ore 12 di venerdì 13.

La Flc Cgil segnala, inoltre, che il guasto si aggiunge ai tanti problemi con cui le scuole si trovano a fare i conti e che aumentano di giorno in giorno, rendendo estremamente difficile il lavoro delle segreterie, ad esempio i ritardi con cui vengono caricati i POS per le retribuzioni del personale supplente, la  mancata restituzione sui POS delle economie MOF dell’anno finanziario 2013 o il mancato aggiornamento dei verbali Athena che continuano a riportare le voci dei fondi MOF al lordo stato anziché al lordo dipendente, costringendo le scuole a rifare i conti  dei compensi della contrattazione di istituto.