Scuole pubbliche o solo statali?

Mercoledì 25 giugno

Ore 9.00 – 13.00

Aula Magna Università LUISS, viale Pola 12, Roma

Presentazione del Quaderno n. 10:

“Scuole pubbliche o solo statali? Per il pluralismo dell’offerta. Francia, Olanda, Inghilterra, USA e il caso Italia”

Apertura

MASSIMO EGIDI –Rettore Università LUISS

Relazioni

SIMON STEEN – Presidente ECNAIS (European Council of National Associations of Indipendent Schools)

Le scuole indipendenti in UE e il caso Olanda

ANTONINO PETROLINO – già Dirigente scolastico e Presidente ESHA (European School Heads Association)

I casi Inghilterra e USA

BERNARD TOULEMONDE – Inspecteur General de l’Education Nationale

Il caso Francia

ROSARIO DRAGO – già Ispettore tecnico dell’istruzione e consigliere MIUR

Il caso Italia

ATTILIO OLIVA – Presidente Associazione TreeLLLe

Considerazioni conclusive

ANDREA ICHINO – Prof. Economia Politica (European University Institute)

Una ipotesi di sperimentazione

Interventi

On. LUIGI BERLINGUER, già Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca

On. STEFANIA GIANNINI, Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca

Questa ricerca riguarda il rapporto fra “finanziamento” e “gestione” delle istituzioni scolastiche e, in connessione, la questione dei limiti alla libertà di scelta educativa da parte dell’utenza.

Si tratta di un tema molto controverso sul piano politico. Non siamo in presenza di una querelle solo italiana:  con toni diversi, il nodo è stato già affrontato in altri paesi di grande tradizione educativa, ciascuno dei quali ha individuato una propria via per gestirlo. Ci sono del resto eccellenti ragioni, storiche e culturali, per sostenere il ruolo primario dello Stato ad indirizzare e valutare l’azione educativa della scuola; come ce ne sono di non meno valide per sottolineare i rischi di un monopolio educativo, da chiunque esercitato.

In ciascuno dei quattro paesi stranieri presi in esame, esistono scuole finanziate dallo Stato ma gestite da privati, con modalità diverse: è il caso delle Charter Schools americane, delle Academy Schools inglesi, delle Scuole private a contratto in Francia e delle Scuole private a diversa “denominazione” nei Paesi Bassi. Quello che li accomuna tutti è la scelta di diversificare l’offerta formativa, consentendo l’apertura di scuole “indipendenti”, finanziate nella stessa misura o quasi delle corrispondenti scuole statali.

Il Quaderno si conclude con il caso delle scuole paritarie in Italia: l’assegnazione dei fondi pubblici viene effettuata in un clima di sostanziale  incertezza e aleatorietà. Con queste caratteristiche, il “contributo” dello Stato (ed anche degli altri enti pubblici) risponde solo simbolicamente ai principi di pluralismo dell’offerta, diritto di scelta delle famiglie, sussidiarietà tra iniziativa statale e privata, e natura pubblica del servizio educativo affermati dalla legge 62.

Anche dal punto di vista culturale la misura e le modalità a dir poco inefficienti del finanziamento pubblico non sembrano rispondere ad una consapevole e condivisa scelta politica che è stata invece operata dagli altri Paesi presi in esame.

Inclusione scolastica: riforme e temi urgenti

Inclusione scolastica: riforme e temi urgenti

Molti i temi relativi al diritto allo studio sul tavolo dello specifico Comitato tecnico dell’Osservatorio del Ministero dell’Istruzione sull’inclusione degli alunni con disabilità.

Presieduto dal sottosegretario Reggi, il Comitato, l’11 giugno, ha visto la partecipazione di esperti universitari, dirigenti ministeriali e di FAND e FISH, le federazioni maggiormente rappresentative delle associazioni di persone ed alunni con disabilità.

Si è discusso della proposta di legge predisposta da tempo dalle associazioni per migliorare la qualità dell’inclusione scolastica e già presentata all’Osservatorio. Le disposizioni che la proposta prevede potrebbero favorire la continuità didattica, oggi frenata dal diffuso precariato, creando degli appositi ruoli per i docenti per il sostegno.

Vi si ribadisce anche l’obbligo di riduzione del numero di alunni per classe e del numero di alunni con disabilità nella stessa classe. Ed ancora: l’obbligo di formazione iniziale ed in servizio dei docenti sulle didattiche inclusive.

La proposta – già presentata – in Parlamento sarà esaminata entro luglio dal Ministero insieme con i parlamentari firmatari e le associazione per accelerarne l’approvazione.

Le associazioni hanno poi richiesto il ripristino dei fondi ministeriali per l’inclusione scolastica, fortemente ridotti sino quasi all’eliminazione negli ultimi anni. A tal proposito ci saranno a breve incontri col Ministero dell’Economia.

Inoltre, entro giugno, in attuazione di disposizioni già vigenti, verrà emanata una circolare che, a partire dall’inizio di settembre, avvierà la formazione dei docenti di classe dei singoli alunni con disabilità ed altri bisogni educativi speciali anche per evitare la delega didattica ai soli docenti per il sostegno.

Assai dibattuti problemi urgenti come la garanzia di “accessibilità” dei “prodotti informatici” (registri elettronici, portale MIUR ecc.), quello del controllo sull’adeguatezza degli attuali corsi di specializzazione per il sostegno, su cui sono state presentate interrogazioni parlamentari, e quello dello sciopero del personale ATA. A partire dal 1° settembre sarà infatti loro revocata l’indennità per l’assistenza igienica agli alunni con disabilità più gravi. Ciò comprime fortemente il diritto allo studio di tali alunni e le associazioni si sono dichiarate intenzionate a sostenere lo sciopero, se non si troveranno soluzioni adeguate e urgenti. Su quest’ultimo aspetto il Sottosegretario Reggi, in chiusura, ha dichiarato che una soluzione andrà certamente trovata.

Un ultimo aspetto riguarda la sensibilizzazione: la celebrazione del 3 dicembre – Giornata mondiale delle persone con disabilità – quest’anno si svolgerà per la prima volta d’intesa tra Ministero ed associazioni.

Il Presidente Nazionale FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap
Vincenzo Falabella

Il Presidente Nazionale FAND – Federazione tra le Associazioni Nazionali delle persone con Disabilità
Giovanni Pagano

Amor che a nullo amato amar perdona

174 Amor che a nullo amato amar perdona di Umberto Tenuta

CANTO 174 MAESTRA, MAESTRA SEMPLICEMENTE, SEMPLICEMENTE INNAMORATA

«Se il nostro pensiero e le nostre parole

debbono muovere l’attività del discepolo,

bisogna che qualcosa di vivo che è in noi

passi nello spirito di lui

come scintilla di fuoco

ad accendere altro fuoco»

(F. Enriques)

 

Qual è il fine dell’educazione?

Mica riempire le teste di inutili nozioni, presto, prestissimo obsolete!

Poveri studenti alle prese con le mnemotecniche più aggiornate per ricordare formule e cronologie!

Anche le filastrocche dell’infanzia vengono recuperate e presentate sugli ipad!

E nessuno si accorge della contraddition che nol consente!

È il fin del poeta la meraviglia.

Sì, la meraviglia, lo stupore, l’amore.

Amore che il bimbo si porta sin dal grembo materno, quando ne rovistava le pareti per amor di conoscenza.

Amor che il bimbo manifesta aprendo gli occhi cisposi al mondo che gli si squaderna nei suoi mille colori.

Amore che la mamma saggia ha coltivato assecondando la sua innata curiosità di tutto conoscere, di tutto comprendere, di tutto amare.

Amore che la Maestra innamorata, filosofa, storica, geografa, scienziata, letterata, matematica… accende!

«Se il nostro pensiero e le nostre parole

debbono muovere l’attività del discepolo,

bisogna che qualcosa di vivo che è in noi

passi nello spirito di lui

come scintilla di fuoco

ad accendere altro fuoco»

(F. ENRIQUES)

Non siamo noi ad imprimere le conoscenze nella mente degli studenti!

Se imprimere si potesse, tutti gli studenti sarebbero competenti.

Le nostre infuocate parole debbono incendiare l’intelligenza degli studenti perchè l’universo sapere conquistino.

Ed allora andate a casa, voi che non avete intelletto d’amore!

Andate a casa voi che non avete cuore!

A scuola resto io, maestra innamorata.

Io che amo le vestigia storiche delle regine egizie.

Io che amo le odi di Anacreonte.

Io che amo i versi d’amore infuocati di Saffo.

Io che amo le …

Chiare, fresche et dolci acque,

ove le belle membra

pose colei che sola a me par donna;

gentil ramo ove piacque

(con sospir mi rimembra)

a lei di fare al bel fianco colonna;

erba e fior che la gonna

leggiadra ricoverse

co l’angelico seno;

aere sacro, sereno,

ove Amor co’ begli occhi il cor m’aperse

Io, donna innamorata, innamoro i mie studenti, studenti, figli d’amore, cupidi di sapere, miei compagni alla gioia di essere, di vivere, di amare ogni cosa che il disio miri.

Io non ho bisogno delle bacchette di Lula.

Io, coi miei occhi innamorati, incendio i cuori!

È meglio che il Dirigente non entri nella mia stanza di scuola.

È meglio che non resti esterrefatto dallo spettacolo d’amorosi sensi che dentro si manifesta, toccando, palpando, manipolando gli oggetti dei nostri amori.

Abituato ai volti cadaverici, non sa veder oltre il perinde ac cadaver!

E noi siamo la gioia!

Canta la gioia

Canta la gioia! Io voglio cingerti

di tutti i fiori perché tu celebri

la gioia la gioia la gioia,

questa magnifica donatrice!

Canta l’immensa gioia di vivere,

d’esser forte, d’essere giovine,

di mordere i frutti terrestri

con saldi e bianchi denti voraci,

di por le mani audaci e cupide

su ogni dolce cosa tangibile,

di tendere l’arco su ogni

preda novella che il desìo miri,

e di ascoltare tutte le musiche,

e di guardare con occhi fiammei

il volto divino del mondo

come l’amante guarda l’amata,

e di adorare ogni fuggevole

forma, ogni segno vago, ogni immagine

vanente, ogni grazia caduca,

ogni apparenza ne l’ora breve.

Canta la gioia! Lungi da l’anima

nostro il dolore, veste cinerea.

Lungi da noi il Dolore dei Voti mai fatti, dei Cinque del mancino, della Schiena scostumata rivolta ai compagni!

Di cenere noi non ci copriamo il volto, il nostro volto bello, rosso come i pomodori d’agosto!

Assieme, Io Maestra Innamorata −sì, questo è il mio nome, il nome col quale mi chiamano i miei innamorati, i miei studenti tutti di me innamorati!− assieme, io ed i miei innamorati, assieme noi cantiamo la gioia, la gioia infinita, la gioia di tutto amare l’universo Sapere, l’universa Scienza, l’universo Amore che regge il cielo e l’altre stelle.

Beh, che volete?

Non te la sai immaginare, tu Matusa, una maestra innamorata?

Venite, venite da me, innamorerò anche voi!

E la Scuola, la nostra Scuola, tutta la nostra Scuola sarà un tripudio d’Amore!

 

Pubblicato in

http://www.edscuola.it/dida.html

 

Le Reti Generali delle scuole lombarde

Le Reti Generali delle scuole lombarde
Un passo decisivo per il cambiamento della governance di sistema?

A cura delle Associazioni ADI – AIMC – ANDIS – ANP – DIESSE – UCIIM della Lombardia

Le associazioni professionali di dirigenti e docenti ADI – AIMC – ANDIS – ANP – DIESSE –
UCIIM della Lombardia si sono riunite per confrontarsi sull’iniziativa presa dal Direttore Generale
dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, ovvero la costituzione di reti generali fra le
scuole lombarde. Dall’incontro è scaturito un primo documento di giudizio che verrà divulgato
nelle scuole.
In questi ultimi mesi il sistema scolastico lombardo, dopo una rapidissima gestazione guidata
dalla Direzione Generale della Lombardia, ha visto la nascita delle cosiddette ‘Reti Generali’, alle
quali, dopo alcune incertezze iniziali, le istituzioni scolastiche hanno aderito in numero
considerevole, anche perché le reti rappresenteranno il canale ordinario attraverso cui
transiteranno i finanziamenti ‘aggiuntivi’ per le istituzioni scolastiche, tra cui quelli destinati alla
formazione dei docenti.
Le Reti Generali sono state costituite sulla base di specifici Statuti e si sono dotate di una
governance articolata in:
– un Organo decisionale, l’Assemblea generale, formata dai rappresentanti di ogni
istituzione scolastica aderente;
– un Referente organizzativo generale, l’istituzione scolastica capofila, che funge da ‘Istituto
cassiere’ e presso cui ha sede la Rete;
– un Organo esecutivo (gruppo di regia), nominato dall’Assemblea generale, responsabile
della gestione comune della rete;
– i Referenti di singole tematiche, le cosiddette ‘Scuole Polo’, individuate sulla base delle
competenze e degli interessi specifici espressi nel tempo.
Per quanto esito di un processo “calato dall’alto” e, pertanto, non pienamente coerente con lo
spirito e la lettera dell’art.7 del DPR 275, tuttavia riteniamo che la Rete Generale possa configurarsi,
potenzialmente e a determinate condizioni, come uno spazio organizzativo complessivo, in grado di
diffondere e sostenere la diffusione e la crescita di una ‘logica di rete’, attraverso cui incrementare
e rendere ‘sistemica’ una pratica dell’autonomia efficace ed efficiente.
La ‘logica di rete’ trova però il suo fondamento nella presenza vitale di ‘Reti di scopo’, al
momento costituite sulla base degli argomenti sviluppati nell’ambito dei ‘tavoli tematici” già attivati
ed operativi per iniziativa dell’Ufficio Scolastico Regionale. Tutti temi particolarmente rilevanti e
utile riferimento per la formazione del personale – tema quest’ultimo richiamato anche
espressamente in alcuni Statuti delle Reti. In realtà gli stessi temi potrebbero essere affrontati non
solo attraverso la formazione ma con altre modalità più direttamente connesse al funzionamento
delle singole Istituzioni scolastiche. Alla distribuzione delle risorse ‘aggiuntive’, oggi attribuite
direttamente alle singole Istituzioni scolastiche o attraverso gli UST, all’incremento e al
riordino delle ‘Reti di scopo’, alla razionalizzazione della spesa per la formazione, si
potrebbero in prospettiva aggiungere compiti relativi alla ricerca, ai rapporti con il contesto, e
soprattutto alla didattica (successo formativo, bisogni educativi speciali, contrasto alla dispersione,
alternanza scuola-lavoro ecc.).
Perché questo avvenga è necessario che l’istituzione delle ‘Reti Generali’ all’interno del sistema
scolastico regionale costituisca un’occasione per un effettivo cambiamento nella governance del
sistema. Ciò non è automatico, perché dipende dal “senso” (in termini di significato e di direzione)
che l’Amministrazione scolastica e le scuole sapranno imprimere all’iniziativa, e anche perché il
rischio di confusione dei ruoli o di ulteriori vincoli burocratici è da tenere presente.
Deve innanzitutto essere chiaro che le Reti non costituiscono il fine ma lo strumento per
responsabilizzare il sistema.
Tutto dipenderà da come questa esperienza verrà gestita, dal ruolo che l’Amministrazione
scolastica deciderà di giocare, dalla capacità delle istituzioni scolastiche lombarde di sviluppare
iniziativa, progettualità e di costruire una prospettiva di sviluppo, utile al potenziamento della loro
autonomia e della qualità del servizio offerto alla comunità. Anche le associazioni potranno svolgere
un ruolo fondamentale per diffondere una cultura partecipativa nelle scuole in modo che una vivace
presenza di proposte da parte delle scuole – singole o alleate in reti di scopo – aiuti a definire in
modo chiaro il ruolo ed i compiti delle reti generali.
In sintesi, diversi sono gli elementi di criticità che influiranno sul successo o meno di questa
innovazione:
· La disponibilità di un numero alto di Istituzioni scolastiche ad investire nella ‘Rete Generale’ di
riferimento diventandone parte attiva, in particolare nel Gruppo di regia. È questa la sola
garanzia che l’Istituzione capofila non assuma un ruolo analogo a quello attualmente svolto
dall’Amministrazione periferica, con l’aggravante che essa non ha una posizione ‘terza’ rispetto
alle altre Istituzioni scolastiche membri della Rete.
· La capacità di ogni ‘Rete Generale’ di dotarsi di procedure innovative e di criteri trasparenti,
oggettivi, selettivi per la scelta dei percorsi da sostenere – rinunciando alla prassi del
finanziamento ‘a pioggia’ attraverso la distribuzione di parità di risorse e trovando modalità
adeguate di valutazione dei progetti – e di strumenti efficaci di verifica degli esiti delle iniziative
sostenute.
· La valorizzazione delle ‘Reti di scopo’ (e delle micro-reti) – già esistenti e che si formeranno
nel tempo – anche superando i confini provinciali o sub-provinciali delle attuali Reti Generali.
Queste sono infatti espressione diretta delle scelte e dei bisogni delle Istituzioni scolastiche, cui
spetta il compito di sviluppare un’azione formativa ed educativa efficace, efficiente e
corrispondente alle attese del proprio contesto. È questa una condizione necessaria perché la
‘Rete Generale’ rappresenti un reale fattore di sostegno all’autonomia e alla responsabilità delle
singole istituzioni formative.
· L’adozione di modalità per la formazione del personale della scuola che valorizzino un approccio
sussidiario e plurale. La scelta da parte delle Istituzioni scolastiche del soggetto cui chiedere la
formazione del personale, in particolare docenti e dirigenti, rappresenta infatti un aspetto
decisivo per l’effettivo esercizio dell’autonomia.
· La necessità che l’esigenza di strutturare la governance di rete non finisca col comprimere e tanto
meno mortificare l’iniziativa delle e nelle singole istituzioni scolastiche.
Con un’espressione sintetica potremmo dire che il successo di una ‘Rete Generale’ dipenderà
dalla sua capacità di offrire alle istituzioni scolastiche aderenti una prospettiva che superi
il cerchio autoreferenziale di cui la struttura burocratico-amministrativa è spesso generatrice e
garante. In questa prospettiva è altrettanto inevitabile che l’attivazione delle reti traguardi anche una
riorganizzazione complessiva del sistema, che comprenda il trasferimento alle Reti di funzioni che
l’Amministrazione centrale e periferica continua, spesso impropriamente, a detenere.
Questo significa anche che un appuntamento decisivo per il futuro è rappresentato dalla
capacità che ogni ‘Rete Generale’ avrà di rappresentare un ponte sia con partner presenti nel
contesto – come è il caso, per quanto riguarda la formazione, delle Associazioni professionali
accreditate – sia con i soggetti (stakeholder) interessati alla qualità offerta dal servizio scolastico,
da cui può venire un contributo di risorse e soprattutto un ampliamento dell’orizzonte e della
prospettiva in cui oggi la scuola si riconosce e agisce e a attraverso cui identifica le proprie scelte
operative.

Viaggio nella fabbrica che crea i temi di maturità

da Repubblica.it

Viaggio nella fabbrica che crea i temi di maturità

L’esame 2.0 introdotto da Profumo fa risparmiare allo Stato diversi milioni di euro e sposta in avanti il giorno della scelta. Quest’anno le voci che girano sul web parlano dei due Papi, di Facebook e di Pasolini

di LAURA MONTANARI

(ansa)NASCE TUTTO in una stanza di viale Trastevere e mai in zona Cesarini. La “fabbrica” dei temi della maturità non viaggia sulle onde last minute, ma sul binario lento delle tracce pensate e ripensate, corrette, discusse a forza di questa no, questa sì, questa vediamo. Su un tavolo, centinaia di temi ordinati per indirizzi di scuole: da una parte il ministro, dall’altra il coordinatore degli ispettori. Sceglie il ministro, per legge è così dai tempi di Gentile.

Nella stanza in genere, non c’è nessun altro: è una questione di riservatezza. Meno gente sa e meglio si protegge il segreto dell’esame di Stato, cioè quel che fino al 2012 era contenuto in buste sigillate che i carabinieri portavano in giro per il Paese e che ora invece viaggia sui computer come file crittografato. “Se si usasse la stessa riservatezza per altri esami e concorsi, non ci sarebbero tutti quei ricorsi…”, osserva l’ex ministro Maria Chiara Carrozza. In qualche modo, l’esame di Stato 2014 che debutta mercoledì 18 giugno con la prova di italiano, comincia proprio da lei, anche se la parola definitiva resta quella di chi l’ha sostituita all’Istruzione, Stefania Giannini, arrivata al Miur col governo Renzi.

L’iter che porta gli ispettori e gli addetti della commissione, ex docenti a presentare al ministro i temi, parte da lontano. “Un tempo le tracce venivano scelte tra gennaio e febbraio” ricorda Valentina Aprea, assessore all’istruzione della Lombardia, al Miur quando il ministro era Letizia Moratti. “Un tempo era Luigi Berlinguer a chiamare gli ispettori centrali e a dare gli input su cui poi gli esperti lavoravano per mesi” spiega Giovanni Di Fede suo collaboratore.

La maturità 2.0 introdotta da Profumo, oltre “a far risparmiare allo Stato diversi milioni di euro” come sottolinea Giovanni Biondi, il dirigente del Miur che seguì la rivoluzione tecnologica, ha spostato in avanti il giorno della scelta: “Non posso dire quando” cerca di chiudere il discorso Luciano Favini il coordinatore degli ispettori. “Però scriva che è volontariato, nessuno percepisce extra per questo incarico e ci lavorano decine e decine di persone”.

Gli addetti alla “fabbrica” dei temi sono, oltre agli ispettori, docenti e capi di istituto. “A volte hanno chiesto anche a qualche scrittore” confida un funzionario. Paola Mastrocola, insegnante e scrittrice si tira fuori: “Mai avuto l’onore. E poi io sono per tornare al tema col foglio bianco, alla libertà di espressione dell’alunno. Basta tracce con la pappa pronta, via l’analisi del testo… Speriamo che le rivedano queste prove facilitate”.

Fra i temi meno graditi dagli studenti c’è sicuramente la citazione di Claudio Magris dell’anno passato, mentre ricorda Favini, ai primi posti della hit, quello sulla solitudine dell’uomo nell’universo. Sapere quando il ministro Giannini decide le tracce diventa un indizio prezioso per gli aspiranti “maghi” che ogni anno si cimentano nel tentativo di azzeccare il tema di italiano consultando, al posto degli aruspici, i calendari a caccia di anniversari e grandi eventi che possano aver segnato la stagione. I dieci anni di Facebook, i 60 della tv, e poi in ordine sparso Kennedy, Shakespeare, Galileo.

Da Skuola.net a studenti.it, dai siti specializzati ai socialnetwork, sono i giorni del tototema: scendono le quotazioni di Garcia Marquez, salgono quelle di Pasolini, Pirandello e D’Annunzio sul misterioso e inesplorabile algoritmo delle probabilità della vigilia. Ci sono quelli che scommettono su un’uscita dell’emergenza sbarchi, sull’anno dei due papi, altri che puntano sulla Prima Guerra Mondiale oppure sulla crisi dell’Europeismo.

Per spezzare l’ansia della vigilia il Miur in versione 2.0 tenta di somministrare parole tranquillizzanti: “Chi ha preparato le prove ci e vi rassicura: sono in linea coi programmi” è il tweet diffuso. Oltre all’hashtag maturità2014, aggiunge #quasimaturi, una specie di approdo che raccoglie paure e brividi da vigilia. Più di un brivido è toccato anche al ministero per “un guasto informatico” che, visto da fuori, ha fatto temere un attacco hacker sulla maturità: “Situazione sotto controllo, il problema all’hardware è risolto – dicono al Miur – , le tracce hanno viaggiato su un server parallelo e sono arrivate nelle scuole”.
Insomma tutto è pronto per il via.

Se la Conferenza Unificata boccia l’organico di sostegno del Miur

da TuttoscuolaNews

Se la Conferenza Unificata boccia  l’organico di sostegno del Miur

Per anni Tuttoscuola ha fornito dati oggettivi sulla sperequazione territoriale nella assegnazione degli organici del personale docente, in particolare quelli per il sostegno ad alunni con disabilità, che hanno evidenziato una situazione di svantaggio nei confronti di regioni settentrionali (e di vantaggio per una parte di quelle meridionali). Ora qualcuno al Nord se n’è accorto e chiede di rimediare.

In occasione dell’esame del decreto ministeriale sulle dotazioni organiche per il 2014-15 (organico di diritto dei docenti) la Conferenza unificata ha espresso parere negativo e, in particolare, da parte di assessori della Regione Lombardia: l’assessore all’Istruzione, Valentina Aprea (FI), ha criticato l’“opacità dei criteri che il Miur utilizza per la definizione delle dotazioni di organico”; l’assessore all’Economia, Massimo Garavaglia (Lega Nord), ha criticato la ripartizione per il sostegno agli alunni con disabilità che “mantiene il calcolo della quota di riparto degli organici sulla serie storica, e solo debolmente sul numero degli allievi iscritti, con la sola disparità territoriale a sfavore delle regioni del Nord ed in particolare della Lombardia”.

In particolare sulla ripartizione dei posti di sostegno stabilizzati in organico di diritto per effetto della recente legge 128/2013 che disponeva già per il 2014/15 una uguale percentuale di posti per ogni regione, c’è da dire che poco più di un mese fa, in sede di question time alla Camera, l’on. Milena Santerini (per l’Italia) aveva rilevato la non corretta applicazione di quella disposizione normativa che, pur riducendo, rispetto al passato, la squilibrata distribuzione di posti di ruolo del sostegno, aveva stabilizzato circa 500 posti in più al Sud e, quindi, circa 500 posti in meno nel resto d’Italia.

La Conferenza Unificata si è limitata, come prevede la legge, a valutare i posti di diritto, ma se l’esame avesse potuto estenderlo anche all’organico di fatto del sostegno, avrebbe scoperto che lo squilibrio, a favore del Sud, è ancora più marcato.

Di fronte al parere negativo della Conferenza Unificata, il Miur correggerà i dati dello schema di decreto? Se sì, subito o prossimamente? Prima di farvi sopra le nuove nomine in ruolo

Scuola digitale. Se il docente ha la sindrome di Peter Pan

da TuttoscuolaNews

Scuola digitale. Se il docente ha la sindrome di Peter Pan

Ricorre all’immagine di Peter Pan lo studio ‘Scuola 2.0, innovazione dei modelli didattici e nuove tecnologie per la scuola del futuro’, curato da Glocus – il think tank presieduto dall’ex ministro Linda Lanzillotta – per descrivere la condizione dei professori nell’era della scuola digitale.

A non poter (o voler) crescere sono gli insegnanti, almeno quelli che restano legati a una concezione tradizionale, ante-internet, della loro professione in un mondo in cui gli studenti sono sempre più ‘nativi digitali’.

Lo studio di Glocus, presentato la scorsa settimana in Senato, sottolinea il fatto che, anche senza la diffusa sindrome di Peter Pan che colpisce gli insegnanti, la scuola italiana non sarebbe in grado di riconvertirsi a una didattica digitale, dato che “il 45,8% delle aule scolastiche (130mila) non è cablato, il 18,5%, dei plessi (4.200) non sono connessi a internet, le lavagne interattive multimediali sono appena 69.813 e i tablet per uso individuale nelle classi ancora meno, appena 13.650”, e che l’Italia, come evidenziano i dati della Commissione europea, ha la più bassa disponibilità di accesso alla rete a banda larga, indipendentemente dal grado dell’istituto.

Se il quadro presentato da Glocus conferma una diagnosi della situazione in buona parte già nota, la prognosi, o per dir meglio la terapia, appare meno scontata nella sua drasticità: nel suo intervento Lanzillotta ha proposto di “considerare finalmente gli strumenti digitali parte dei servizi essenziali della scuola, come l’acqua e la luce” e ha auspicato “un turn-over qualificato nel corpo docente (…) insieme ad un programma nazionale che rilanci davvero i poli formativi e l’utilizzo di internet nel metodo d’insegnamento”.

Ma è realistica la previsione di un turn-over per i docenti Peter Pan?

Giannini: tre mesi di vacanza sono come il buco dell’ozono

da Corriere della sera

Giannini: tre mesi di vacanza sono come il buco dell’ozono

Il forum con il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, cui hanno partecipato alcuni degli autori che hanno scritto su «la Lettura», chiude questa fase della discussione

Il progetto del dibattito sulla scuola è nato su «la Lettura» grazie a un’idea di Paolo Giordano. Dieci scrittori hanno affrontato nelle ultime settimane dieci aspetti. I lettori hanno contribuito con le loro idee sul sito Corriere.it. Il forum con il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, cui hanno partecipato alcuni degli autori che hanno scritto su «la Lettura», chiude questa fase della discussione. Paolo Giordano spiega come è nato il progetto.

PAOLO GIORDANO — Negli ultimi anni, ho osservato da vicino il percorso di un ragazzino che ha cominciato a maturare una forte demotivazione nei confronti della scuola, a scartare sempre un po’ più di lato. Per la prima volta ho affrontato il sistema scolastico dal punto di vista di chi cercava di difendere qualcuno. E l’ho trovato rigido, poco capace di assorbire e di includere un momento di sbandamento. Se questo ragazzino non fosse stato sostenuto emotivamente, economicamente, la sua sarebbe stata una vera deriva dalla scuola. Mi pare ci sia un’emergenza di carattere politico: se la scuola non riesce più a parlare a tutti i ragazzi ma soltanto a quelli più pronti ad ascoltarla, crea adulti in parte alienati. C’è una demotivazione che comincia nella scuola media, momento per molti di incertezza e sbandamento, e continua alle superiori — meno nei licei, più negli istituti tecnici e professionali dove l’offerta è meno allineata ai bisogni dei ragazzi. Si può pensare a una nuova scuola, meno alienante?

 STEFANIA GIANNINI — Lei mi spinge a considerazioni personali che non pensavo di fare, ma anche a riflettere sul sistema educativo di un Paese civile, cioè non solo quello che pesca nella fascia dei giusti, degli adeguati, ma — come avrebbe detto don Milani — rende realmente eguali, in termini sociali e adattivi. Io sono nata nel 1960, vengo da una famiglia in cui sono la prima laureata, mio padre era un piccolo commerciante, mia madre faceva l’operaia prima di andare a lavorare con lui in negozio. La mia sensazione è che quella scuola, il modello educativo di quegli anni, per studenti che avessero in casa migliaia di libri o poche decine come me, garantiva un’opportunità di fare. Consentiva di scegliere il libro, di scegliere la lettura, di scegliere un percorso. La scuola oggi dà la stessa possibilità, di potenziale uguaglianza nel senso inteso da don Milani? Mah, per quello che ho visto dal colle del Miur, ho la sensazione che gli ultimi 25 anni siano stati consumati ad affrontare le dinamiche sulla funzionalità del sistema e non gli aspetti strutturali.

In realtà, non credo che quella scolastica sia un’emergenza politica: è un’emergenza educativa, cioè la scuola non riesce fino in fondo ad assolvere a quel compito, a e-ducere chi non parte da condizioni avvantaggiate, però ha passione, talento, magari obiettivi specifici. La scuola riesce a farlo fino in fondo? Solo parzialmente, perché mancano una visione generale e un obiettivo educativo fondante — che per un Paese di 61 milioni di abitanti è rendere possibile un avanzamento personale, culturale, sociale — e manca per gli insegnanti la percezione di fare un mestiere importante e retribuito in modo adeguato. Al centro ci deve essere un modo diverso di concepire la scuola — le scuole — nel tempo e nello spazio. Su questo vorrei dire qualcosa più avanti.

 ALESSANDRO D’AVENIA — Le racconto una storia: un ragazzo vede il suo insegnante di lettere e dice «Voglio diventare come lui». Decide che vuole insegnare e basta. Ma ritrova nelle Ssis (Scuole di specializzazione all’insegnamento secondario) quei docenti che all’università aveva evitato perché sapeva che non erano all’altezza, mai entrati in una classe. Semmai, una cosa interessante che trova nelle Ssis è il tirocinio, unica grande palestra per un insegnante. Però poi deve aspettare anni, avendone 37, perché sa che l’età media degli insegnanti è 50-52: è in una graduatoria, quella delle materie classiche, lentissima. Dopo 14 anni di insegnamento, un 37enne con un curriculum non vale niente per la scuola italiana. Un suo collega che vuole accelerare i tempi fa il concorsone del 2012. Arriva primo, vince la cattedra e va a insegnare in una scuola. Quello che voglio dire è che occorre cambiare le regole d’ingaggio, aprire le graduatorie, far sì che il curriculum valga, lavorare sull’aspetto relazionale dell’insegnamento, non solo sulle conoscenze culturali.

STEFANIA GIANNINI — Lei parla di un blocco strutturale nei meccanismi di reclutamento, della difficoltà di avere un ricambio generazionale, di regole di ingaggio ancora inadeguate. Ma racconta anche di esperienze che sono state un successo a metà, per esempio la scuola di formazione per insegnanti, la famosa Ssis poi diventata Pas (Percorsi abilitanti speciali) e poi Tfa (Tirocinio formativo attivo), cioè differenti modelli esterni al percorso di studi per far sì che si cominciasse a misurare il grado di empatia nella relazione con gli studenti — tutti modelli fallimentari, perché il grado di empatia, cioè la capacità didattica, si deve acquisire e sperimentare durante gli studi.

Ma questa è la vera grande risorsa della scuola e dell’università, la relazione asimmetrica tra maestro e allievo. Il maestro è portatore di un patrimonio di conoscenze che sa o dovrebbe saper tradurre in valori che consentano agli studenti di acquisire una visione critica. E, perché questo avvenga, ci dovrebbe essere non un percorso a ostacoli, ma un percorso che indirizza queste qualità se già ci sono, le misura o consente di acquisirle. Che cosa vedo possibile nella situazione italiana? Abbiamo già messo insieme tre sistemi diversi in 15 anni, abbiamo un blocco di 350-400 mila persone che aspettano, spesso con anni di servizio alle spalle, senza l’opportunità di essere stati misurati nei tempi giusti sulle loro qualità dottrinali e didattiche, e che ormai sono nella parte rassegnata della scuola. Il suo collega un’occasione l’ha avuta, ha vinto un concorso. Oggi bisogna avere il coraggio (lì si diventa molto impopolari) di tener conto, pur mettendo su un piano differente, dei 400 mila che aspettano l’inserimento, che forse non avverrà più attraverso il concorso, ma attraverso un riconoscimento del servizio acquisito. Quello che in generale è auspicabile è una continuità nella selezione: io l’ho annunciato e lo stiamo facendo, il prossimo anno partirà il concorso, come avrebbe dovuto essere nei 13 anni precedenti al 2012.

FRANCESCO DELL’ORO — Siamo i campioni dell’abbandono scolastico, quasi 800 mila giovani di 18-24 anni non sono andati oltre la terza media. E per i laureati siamo al 27° posto. Ministro, che scuola vogliamo fare? Continueremo a fare i temi lasciando sul banco solo foglio e dizionario (una cosa contro la storia e contro la logica)? A dare 4,2 come voto? È possibile pensare a una scuola che riesca a valorizzare le eccellenze, ma anche coloro che sono più in difficoltà? Giovanni, di terza media, scrive in un tema: «Io odio la scuola. È bruttissimo stare sei ore fra quattro mura, la scuola è una palla, ho capito che è importante ma almeno rendetela divertente». Ho parlato con un ragazzo che viene dall’Ucraina: lo hanno definito dislessico, vorrei vedere se andassimo noi in Ucraina. Non sono solo studenti, sono adolescenti che vanno a scuola!

STEFANIA GIANNINI — Manca nel nostro Paese, dalla scuola all’università, il senso di appartenenza alla realtà in cui si lavora, all’istituto o al dipartimento. Il senso di contribuire a un progetto. Nell’autonomia che le scuole possiedono, già per legge, è possibile tecnicamente quasi tutto quel che ha detto lei. Questo non avviene perché quella solitudine pedagogica, degli insegnanti ma anche del preside, molto spesso si traduce non nella ricerca del miglior progetto possibile per la tua scuola, ma nell’adempimento (con gradi diversi di impegno) di una linea che è quella del programma, delle indicazioni ministeriali, della preparazione agli esami… L’unico vero modo per stimolare un cambiamento radicale è al solito non la via legislativa, ma la via culturale. Quello che si può fare è mettere in discussione sul serio il ruolo dell’insegnante, quindi la sua necessaria formazione continua. E poi la valutazione di tutto questo meccanismo, per creare autonomia e responsabilità nella gestione e nell’organizzazione del progetto educativo, per stimolare questo senso di appartenenza che in alcuni Paesi è fortissimo. Se tu vai in America, chi ha studiato a Harvard anche se gli chiedi «prendi caffè o tè?» trova il modo di dire che viene da Harvard, e allora ti risponde che «noi di Harvard bevevamo tè»…

CORRIERE DELLA SERA — A Milano i bocconiani conservano questo senso di appartenenza…

STEFANIA GIANNINI — Sì, perché la community si identifica con un obiettivo condiviso, e chi ne fa parte, che insegni o impari, è motivato a dare il meglio. Perché non si potrebbe stimolare questo senso nelle università, addirittura nelle scuole? Ciò tira in ballo un’altra parola non molto amata: competizione. Non la competizione che divide tra scuola di serie A, quella dei Parioli, e scuola di serie B, quella dell’ultima periferia. È la competizione che dice: il nostro progetto cerca di esaltare al meglio le potenzialità che abbiamo.

FRANCESCO DELL’ORO — Trovo molti ragazzi in ritardo nei processi di responsabilizzazione e nella capacità di organizzarsi, ma anche troppe anime deluse da un sistema di valutazione che invece di motivarli li ferisce.

PAOLO GIORDANO — Ecco, questo delle valutazioni è stato un altro dei punti di partenza del progetto condiviso con «la Lettura». Quando ho visto un bambino in seconda elementare prendere 4, o 5, mi è sembrato assurdo. Un bambino alto così e questo voto così secco e netto.

SILVIA AVALLONE — La scuola mi è sempre stata a cuore. Ma appartengo a una generazione che è stata tagliata fuori dall’accesso all’insegnamento, io stessa sono un’insegnante mancata. Ho scritto il primo romanzo per questo. Io e i miei coetanei sognavamo di fare gli insegnanti, ma abbiamo scelto di non intraprendere quello che per noi era un calvario di incertezza. Ci siamo reinventati con un’enorme sofferenza. Uno degli amici aspiranti insegnanti è però entrato in un progetto di recupero di ragazzi che hanno abbandonato la scuola, nel Biellese. Una serie di enti locali uniti in un’associazione di scopo per recuperare ragazzi che non hanno mai raggiunto la licenza media. Mi si è aperto un mondo. Questi ragazzi provengono da retroterra drammatici, con problemi di apprendimento, di attenzione, storie familiari terribili. Una preside, un dirigente si sono uniti e sono riusciti a incoraggiare questi ragazzi. Ma lamentano una certa solitudine, mentre servirebbe individuare anse che portino al letto del fiume, agli istituti superiori per evitare il ghetto.

STEFANIA GIANNINI — Quella che mi presenta è una sorta di Barbiana dei nostri tempi, l’intento è di strappare questi ragazzi alla strada. Credo che il ghetto si possa evitare se queste esperienze diventano utili ad alimentare il sistema, a dare spunti nella sua fisiologia e non solo a curare una patologia. L’eccezionalità della sperimentazione avrà prodotto modelli educativi diversi; e potrebbe essere molto utile mettere in contatto queste esperienze con quelle della scuola ordinaria. Uno Stato che ritiene che l’istruzione come la salute sia un bene pubblico fondamentale deve avere una visione centrale, un indirizzo politico, e farlo gestire in modi differenti, adattati a ciascun contesto.

CORRIERE DELLA SERA — Forse qui è utile tornare a quei concetti di tempo e spazio di cui parlava all’inizio.

STEFANIA GIANNINI — Dunque: il tempo. C’è bisogno di tempo per fare grammatica, per studiare retorica, per leggere Virgilio in metrica o studiare scienze, ma c’è il drammatico bisogno di un tempo dedicato ad altro, magari a una dimensione interattiva e artigianale, per esempio sulla scrittura e sulla lettura. Il tempo non è solo un fatto culturale ma anche legislativo: servono visione e soldi. Pensate al buco nell’ozono che si crea tra il 9 giugno e 5 settembre, più o meno. Questo non significa che la scuola deve diventare una babysitter, lungi da me. Però, sono stata in Israele una settimana fa e mi hanno raccontato di questo straordinario ministro della scuola che sta cercando di fare una grande riforma: il principio è dare alla scuola anche il tempo estivo. In modo che gli studenti possano recuperare quella dimensione lì, il campus, creare quel senso di comunità che allora ti motiva anche come insegnante. Ti senti portatore di un progetto educativo. Il tempo è categoria fondamentale, come lo spazio. Noi stiamo facendo un grande lavoro di intervento sull’edilizia scolastica. Ma bisognerebbe poter andare oltre, quando costruisci o recuperi. Un’idea di Renzo Piano su cui stiamo ragionando e che trovo, nella sua semplicità, geniale è che la scuola abbia uno spazio dedicato all’apertura verso l’esterno, con l’ambiente, con la città. Un piano terra in cui tu non hai nulla, né aule né studio dei professori, ma ambienti in cui c’è tempo e spazio per un contatto con la comunità.

ERALDO AFFINATI — C’è un altro tema che mi sta a cuore. Crede che sia necessario creare i presupposti affinché si realizzi una valutazione specifica per gli studenti stranieri di prima o seconda generazione anche alla fine del corso di studi, in modo simile a quanto già avviene per i Bes (alunni con bisogni educativi speciali)?

STEFANIA GIANNINI — È un tema a cui sono molto vicina per la mia storia: ho lavorato, insegnato e diretto l’Università per Stranieri di Perugia. Il problema dell’integrazione linguistica si collega a quello della valutazione delle competenza e dell’integrazione culturale. Penso si debbano fare le due cose. Non solo valutazione, ma un processo di insegnamento dell’italiano come lingua seconda che sia finalmente strutturato. Oggi è affidato a insegnanti di buona volontà.

CORRIERE DELLA SERA — Ha suscitato grande interesse l’intervento su «la Lettura» di Paola Mastrocola sul tempo lungo nella scuola. Lo stesso tempo lungo di cui ha appena parlato lei. Ma poi bisogna fare i conti con scuole che chiudono il sabato d’inverno per risparmiare sul riscaldamento, che non hanno la carta igienica…

STEFANIA GIANNINI — In una legislatura possiamo cominciare a parlare di alcune cose, ad ascoltare. Sarebbe improvvido annunciare una rivisitazione radicale del tempo, al di là dei soldi. Dobbiamo cominciare, poi il lavoro lo finirà un altro ministro.

CORRIERE DELLA SERA — In effetti, il problema della continuità, della mancata continuità, affligge da tempo la scuola. Idee e competenze di ministri che l’hanno preceduta si sono perse. Luigi Berlinguer aveva idee forti, ma la sua riforma è naufragata, un peccato.

STEFANIA GIANNINI — Questo è purtroppo vero, ma è un problema che ha infettato diversi settori della vita pubblica italiana.

Scoperta un’intrusione nel sistema informatico dell’Invalsi

da tecnicadellascuola.it

Scoperta un’intrusione nel sistema informatico dell’Invalsi

A riscontrarlo è stato lo stesso personale dell’Istituto nazionale di valutazione. Immediata la denuncia alle autorità competenti. Il Miur: nessun problema per lo svolgimento della prova nazionale che giovedì 19 giugno coinvolgerà circa 600.000 ragazzi alle prese con l’esame di terza media. Da Viale Trastevere sottolineano anche che non c’è correlazione col blocco che negli scorsi giorni ha interessato il portale SIDI.

Non è un davvero un bel momento per i sistemi informatici che hanno a che fare con il ministero dell’Istruzione. Dopo i problemi riscontrati negli ultimi giorni dai fruitori dei servizi telematici messi a disposizione dall’amministrazione scolastica, comunque ampiamente superati, nella serata di domenica 15 giugno un comunicato dello stesso Miur ha annunciato un intrusione nel sistema informatico dell’Invalsi: a scoprirlo è stato lo stesso personale dell’Istituto nazionale di valutazione, che “ha accertato un’intrusione sul sistema informatico dell’Istituto che è stata immediatamente denunciata alle autorità competenti. Del fatto è stato subito informato anche il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, visto l’approssimarsi della prova nazionale Invalsi che giovedì 19 giugno coinvolgerà i circa 600.000 ragazzi alle prese con l’esame di terza media”.
Da Viale Trastevere fanno anche sapere che la situazione è sotto controllo: “le indagini in corso faranno luce su quanto accaduto. Nel frattempo il Miur e l’Invalsi assicurano il regolare svolgimento della prova nazionale di giovedì 19 giugno”.

Il Miur tiene infine a precisare “che quanto accaduto all’Invalsi non ha alcuna correlazione con il blocco che negli scorsi giorni ha interessato il portale SIDI del Ministero”.

Scuole aperte anche a Ferragosto? Ottima idea, Ministro, peccato che…

da tecnicadellascuola.it

Scuole aperte anche a Ferragosto? Ottima idea, Ministro, peccato che…

Peccato che in gran parte dell’Italia la temperatura media estiva è di 35° e spesso si superano persino i 40. Senza parlare del fatto che biblioteche e sale di musica costano qualche soldo. E visto che non ci sono risorse neppure per le dotazioni ordinarie, c’è da chiedersi dove si possano trovare fondi per progetti così ambiziosi.

Le dichiarazioni del ministro Giannini in merito al “buco dell’ozono”che si crea nel percorso formativo degli studenti a causa dei tre mesi di vacanze estive sta già alimentando polemiche a non finire.
Per una volta, però, ci sia consentito dissentire dalle polemiche “a prescindere”.
Proviamo innanzitutto a leggere attentamente cosa ha detto il Ministro: “Il tempo non è solo un fatto culturale ma anche legislativo: servono visione e soldi. Pensate al buco nell’ozono che si crea tra il 9 giugno e 5 settembre, più o meno. Questo non significa che la scuola deve diventare una babysitter, lungi da me. Però, sono stata in Israele una settimana fa e mi hanno raccontato di questo straordinario ministro della scuola che sta cercando di fare una grande riforma: il principio è dare alla scuola anche il tempo estivo. In modo che gli studenti possano recuperare quella dimensione lì, il campus, creare quel senso di comunità che allora ti motiva anche come insegnante. Ti senti portatore di un progetto educativo. Il tempo è categoria fondamentale, come lo spazio”.
Fin qui, mi pare che non ci sia nulla di riprovevole, né credo si possa parlare di attacchi al contratto di lavoro o ai sacrosanti diritti dei docenti.
La Giannini è andata anche oltre: “Un’idea di Renzo Piano su cui stiamo ragionando e che trovo, nella sua semplicità, geniale è che la scuola abbia uno spazio dedicato all’apertura verso l’esterno, con l’ambiente, con la città. Un piano terra in cui tu non hai nulla, né aule né studio dei professori, ma ambienti in cui c’è tempo e spazio per un contatto con la comunità”.
Messa in questi termini non si può che essere d’accordo:  tenere aperte le scuole per 300 giorni all’anno in modo da trasformarle in luoghi di incontro, d sviluppo della socialità e così via. E se vogliamo esagerare: scuole con biblioteche fruibili, sale per l’ascolto della musica (o meglio ancora per la produzione di musica), e molto altro ancora.
L’idea, insomma, è assolutamente eccellente.
Ci sono solo alcuni piccoli “particolari” che forse il Ministro ha trascurato:  in una città come Firenze (citiamo a caso, se ne potrebbero menzionare a centinaia) nei mesi di luglio e agosto la temperatura media sta sui 35 gradi, spesso si superano i 40.
Domanda: chi sta a scuola a quelle condizioni?
Inoltre, le dotazioni di biblioteche e sale di registrazione costano qualche soldo, ipotizziamo pure un investimento di un miliardo di euro all
anno: quanto tempo occorrerebbe per adeguare almeno il 30% delle scuole italiane?
Altra piccolissima questione:  durante il periodo estivo docenti e Ata fruiscono di ferie (di quelle ferie, tra l’altro, di cui non hanno potuto beneficiare in corso d’anno pur avendone contrattualmente diritto).
E allora: con  quale personale si terranno aperte le scuole?
L’idea della Giannini è straordinaria e apprezzabile, peccato che per realizzarla ci vorrebbero almeno due alcune condizioni:  l’Italia dovrebbe essere collocata intorno al sessantesimo parallelo, la quota di PIL destinata al sistema di istruzione dovrebbe aggirarsi almeno intorno al 6%.  Per come stanno andando le cose nel nostro Paese ci sembra che l’unica cosa in cui si possa sperare è una poderosa accelerazione dei movimenti delle placche continentali che spostino l’Italia di almeno 15-20 paralleli più a nord. Perché di portare la spesa al 6% del PIL non vediamo proprio nessuna possibilità.

GaE, tempi lunghi per le graduatorie definitive

da tecnicadellascuola.it

GaE, tempi lunghi per le graduatorie definitive

Gli oltre 154mila docenti che hanno inviato richiesta di permanenza, trasferimento, scioglimento o conferma riserva, stanno “scalpitando”: vogliono sapere in che posizione verranno collocati. Il Miur: pronte per i primi di agosto. Ma gli esiti di migliaia di ricorsi, alcuni dei quali già vinti, potrebbero “mescolare” tutto. Costringendo l’amministrazione a fare i soliti salti mortali per assegnare le supplenze a ridosso dell’avvio del nuovo anno. E i precari interessati a passare l’estate col pc sotto il braccio.

La scuola è appena finita, ma per gli uffici periferici del Miur c’è poco da rilassarsi: per i circa 100 Ambiti Territoriali italiani sino una serie di scadenze da rispettare. La prima delle quali, su cui stanno operando a pieno regime, è la definizione delle nuove graduatorie ad esaurimento. A quasi un mese dalla scadenza (comprensiva di proroga) dell’invio telematico delle domande di aggiornamento, gli oltre 154mila precari (per la verità meno che in passato) che hanno inviato richiesta di permanenza, trasferimento, scioglimento o conferma della riserva, stanno cominciando a “scalpitare” per sapere quando usciranno le graduatorie e dove saranno collocati.

Nei giorni scorsi il sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi, rispondendo ad un’interrogazione parlamentare, ha assicurato che le liste di attesa verranno regolarmente pubblicate entro la fine di luglio, al massimo per la prima decade di agosto. Assicurando, in tal modo, l’assegnazione delle supplenze annuali o fino al termine dell’anno scolastico sulla base delle graduatorie aggiornate.

Al di là delle dichiarazioni ufficiali, però la definizione delle GaE (valide anche per i prossimi due anni scolastici) al momento appare in alto mare. Al di là dei tempi tecnici di aggiornamento, anche stavolta le sentenze dei tribunali potrebbero infatti “mescolare” le posizioni: per diverse migliaia di precari è previsto un incremento dei punti. Nei giorni scorsi il Consiglio di Stato ha infatti dato ragione all’Anief, che da tempo reclamava il bonus di 6 punti per gli abilitati SSIS e assimilati (Scienze della formazione primaria, Afam e Cobaslid). Il parere, che respinge in via definitiva gli appelli del Miur, dovrebbe trovare attuazione”: il presidente Anief, Marcello Pacifico, ha già fatto sapere che il suo sindacato è pronto a “chiedere il commissariamento del ministero se le sentenze non saranno immediatamente eseguite”.

Adesso inizia la corsa contro il tempo: l’Anief si aspetta che i 6 punti di bonus vengano assegnati prima della pubblicazione delle nuove graduatorie, attualmente in lavorazione presso gli ex Uffici scolastici provinciali. Ma siccome il sindacato autonomo ha anche riaperto i termini per le adesione al ricorso fino al prossimo 26 giugno, le richieste formali a Viale Trastevere per la revisione del punteggio arriveranno solo a fine mese. E siccome non saranno poche, ci vorranno un po’ di giorni per esaminarle. A meno che il Miur non dia ordine di tirare dritto, senza aspettare l’applicazione di quello che in gergo giuridico-tecnico si chiama “giudizio di ottemperanza”. Rischiando, però, in tal caso di allungare ulteriormente i tempi, visto che il sindacato ha già messo le mani avanti.

Come se non bastasse, ci sono poi almeno 15mila richieste di inserimento nelle stesse graduatorie: riguardano tutti gli abilitati degli ultimi anni che, a seguito della “blindatura” delle GaE, sono rimasti fuori e che sempre attraverso la via del ricorso hanno tentato di essere collocati almeno in una graduatoria aggiuntiva. E su questo versante i tempi sono ancora più lunghi: i primi pronunciamenti (in questo caso da parte dei giudici del Tar del Lazio) sono previsti per il mese di luglio. E qualora i giudici decidessero di accogliere i ricorsi, ma anche di optare per un inserimento con “riserva”, per l’amministrazione si tratterebbe di un’altra grana di non poco conto.

Comunque vada, al momento vi è solo una certezza: anche quest’anno l’aggiornamento delle GaE si rivelerà complesso e sofferto. Con le graduatorie definitive pubblicate, se va bene, sul filo di lana. E i precari interessati costretti a passare le vacanze con un occhio puntato al computer per seguirne gli sviluppi, sempre pronti a presentare l’ennesimo ricorso a tutela del proprio punteggio.

Usb: confermato lo sciopero del 19 giugno

da tecnicadellascuola.it

Usb: confermato lo sciopero del 19 giugno

In un suo comunicato stampa del 14 giugno 2014, riguardante il prossimo sciopero del 19 giugno, il sindacato Usb afferma: “In quattro anni svuoteremo le Graduatorie!”.

“Questa la promessa di Matteo Renzi al momento dell’insediamento, dopo aver dato ampie rassicurazioni alle politiche europee di austerity, ha deciso di mettere la “scuola al centro” di una guerra tra poveri, umiliando i precari storici con il decreto ministeriale n. 356, penalizza le graduatorie ad esaurimento a vantaggio dei docenti idonei, ma non vincitori, del concorso bandito nel 2012, primo nella storia che non dava l’abilitazione all’insegnamento. È inaccettabile il trattamento che il governo riserva ai lavoratori precari della scuola. Si cambiano le regole senza un passaggio legislativo parlamentare, solo a colpi di decreti e circolari, si firmano piani triennali di assunzioni che non vengono neanche lontanamente rispettati, si decide di bandire un concorso nel 2012 nonostante la legge che istituiva le Graduatorie ad Esaurimento prevedesse di aprire a nuove forme di reclutamento solo dopo, appunto il loro esaurimento “.

A giugno ci saranno altre due giornate calde, la prima il 17 in cui è prevista una giornata di mobilitazione nazionale dei precari della scuola, con la quale i Coordinamenti dei precari che aderiscono a questa iniziativa chiederanno il ritiro del dm n. 356/2014, per lasciare più spazio alle immissioni in ruolo da Graduatorie ad esaurimento.

Mentre la seconda data sarà organizzata il prossimo 28 giugno a Roma, giorno in cui si terrà la manifestazione nazionale di apertura del Controsemestre europeo, a cui l’USB parteciperà in massa. Si ricorda infine che il 19 giugno è la data in cui agli esami di stato conclusivi dei corsi di istruzione secondaria superiore si svolgerà la seconda prova scritta, quindi una giornata particolarmente delicata per lo studio dei tanti studenti impegnati nella “maturità 2014 “.

Assenze degli alunni, la causa più frequente è il mal di testa

da tecnicadellascuola.it

Assenze degli alunni, la causa più frequente è il mal di testa

A sostenerlo sono i pediatri: circa 7-8 i giorni persi ogni anno per colpa della cefalea dei bambini. Un numero di forfait considerevole, che non di rado (sommato alle altre assenze “fisiologiche”) incide negativamente sui risultati scolastici. E non solo. Il disturbo, tuttavia, è poco considerato dai genitori: il 36% non è consapevole che il figlio ne soffra. La fascia più colpita è quella dai 12 anni in su. I consigli su come comportarsi.

Quante volte abbiamo sentito un alunno che non andava a scuola per colpa del mal di testa? È bene sapere che si tratta di un motivo davvero frequente. Anzi, il più frequente. A sostenerlo è stato, il 14 giugno, Pasquale Parisi, responsabile del Centro Cefalee Pediatriche della Cattedra di Pediatria della Università Sapienza di Roma. L’occasione è stata il 70esimo Congresso italiano di pediatria.

Dalle stime fornite dai pediatri, sarebbero circa 7-8 i giorni persi ogni anno per colpa della cefalea dei bambini. Un numero di forfait considerevole, che non di rado (sommato alle altre assenze “fisiologiche”) incide negativamente sui risultati scolastici. Ma interferisce anche con le attività quotidiane: il disturbo, tuttavia, sostengono i pediatri, è poco considerato dai genitori. I quali, nel 36% dei casi, non sono consapevoli che il figlio ne soffra.

I pediatri hanno spiegato, scrive l’Ansa, che la cefalea è un disturbo comune in età pediatrica ed è causa anche di frequenti accessi al Pronto Soccorso. Circa il 49% dei bambini manifesta almeno un episodio di cefalea e il 4,2% ne soffre per più di 10 giorni al mese. La fascia più colpita è quella dai 12 anni in su. Il disturbo ”è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi 30 anni anche a causa del netto cambiamento nello stile di vita dei nostri ragazzi – avverte Parisi -. Oltre alla predisposizione genetica ed i disturbi del sonno, infatti, anche l’uso eccessivo di videogiochi, tv, tablet e smartphone possono essere in parte responsabili dell’aumento dei casi. A questi si aggiungono fattori emotivi, ansia e stress”. Tutto ciò, afferma l’esperto, ”rende urgente implementare la ricerca di settore e di conseguenza rivedere le Linee Guida per la diagnosi e la terapia della cefalea in età pediatrica; inoltre, occorre rafforzare la ricerca per valutare l’efficacia dei farmaci nella popolazione pediatrica, ancora poco studiata”.

Dalla Società italiana di pediatria ecco, dunque, alcuni consigli: evitare quanto più possibile i fattori scatenanti quali dormire poco, avere stili di vita scorretti (fumo, alcol) ed essere eccessivamente esposti agli stimoli visivi (computer, smartphone ecc.); prestare attenzione ai segnali di esordio precoce atipico, come torcicollo, dolori addominali; in caso di attacco acuto somministrare tempestivamente la terapia prescritta dal pediatra perché se si aspetta troppo il farmaco rischia di essere inefficace; quando ci sono segnali come cambio di umore, o se il bambino cammina male, vede e parla male, rivolgersi a un centro specialistico; pensare a una profilassi quando gli episodi sono numerosi e inficiano la qualità di vita del giovane.

Mercoledì 18 giugno prende il via l’esame di Stato 2013/2014

da tecnicadellascuola.it

Mercoledì 18 giugno prende il via l’esame di Stato 2013/2014

Pasquale Almirante

Sono oltre 450mila gli studenti che affronteranno l’esame di Stato. Mercoledì 18 la prima prova scritta. Secondo un calcolo di Studenti.it allo Stato costerebbe dai 65 agli 80 milioni di euro, spesa in parte coperta dalle tasse dei ragazzi

459.474 è il numero complessivo dei ragazzi coinvolti negli esami di stato di quest’anno, di cui 52.764 del liceo classico, 111.793 dello scientifico, 3.638 del linguistico, 37.845 del liceo psicopedagogico, 158.438 degli istituti tecnici, 76.882 del professionale, 18.114 dell’istruzione artistica. A questi numeri vanno aggiunti i privatisti, ma bisogna togliere i possibili non ammessi agli esami la cui percentuale complessiva è stimata attorno al 5% con punte massime però che riguardano gli istituti tecnici e professionali, meno i licei.
A parte i costi a ciascuna famiglia, stimati intorno ai 600 euro, allo Stato invece l’esame conclusivo costerebbe dai 65 agli 80 milioni di euro, anche se la spesa in parte sarebbe coperta dai contributi pagati dai ragazzi a fine anno. Studenti.it ha calcolato la somma moltiplicando il numero di commissari per il costo di ogni commissario, mentre le tasse a carico dei maturandi, calcolate moltiplicando per ogni candidato l’ammontare della tassa d’esame e della tassa di diploma, coprono solo parzialmente la spesa, fruttando circa 13 milioni di euro.
Se dai numeri però si passa alla ritualità dell’evento, come ogni anno dai giornali si legge: impazza il tototema, strumenti hi-tec per copiare, pronte le cartuccere, come sfruttare i secchioni e così via, mentre sotteso ad ogni intervento sboccia l’ammiccamento alla scopiazzatura, la comprensione assolvente alla trasgressione, il compiacimento consensuale alla furbizia, scordando del tutto che se per un verso si tratta del furto sfacciato dei sacrifici altrui, dall’altro l’ingegno del singolo non viene calcolato secondo il legittimo merito individuale.
Ma non si tiene conto neanche della funzione “giudicante” di ogni singolo commissario in seduta d’esame, che proprio in commissione, così come nei tribunali, indossa la toga del giudice e dal cui giudizio dipende il futuro di ciascun candidato. E se il giudice più rigoroso di ogni singola interrogazione è stato sempre l’alunno, a maggior ragione in seduta d’esame il più attento e severo è proprio il compagno di banco che scruta più del docente il suo sapere. Parte del discredito allora verso la classe docente forse deriva pure dalla superficialità con cui taluni professori fanno il loro dovere, in sintonia probabilmente con chi cerca la copia da copiare, l’aiuto esterno, l’intervento salvatore, e non solo per superare l’esame, ma anche per raggiungere buoni voti in una spirale dentro la quale è sempre il più fesso a perdere e non il meno capace, come invece la legge nelle sue grandi teorie vorrebbe. Idealità e concetto, quello del fesso-secchione, che poi diventa viatico e modello per giustificare le corruzioni e l’infrazione della legge, mentre in Germania la ministra dell’istruzione del governo di Mekel si è dimessa perché nella sua tesi di laurea ha copiato alcuni passi di un libro che non ha citato nella bibliografia.
La scuola se per un verso è palestra di vita, è pure specchio della società, e se con indulgenza si giustificano le evasioni fiscali e le corruttele, che serpeggiano ingrassandosi, in egual misura si continua a legittimare, con esagerata scrollata di spalla, il furto dell’ingegno altrui e dell’altrui sacrificio. Ma fino a quando potrà durare?

16 giugno Esami di Stato II Ciclo

Il 16 giugno, alle ore 8.30, con l’insediamento delle Commissioni d’Esame, hanno inizio gli Esami di Stato conclusivi del secondo ciclo di Istruzione.

Diario d’Esame A.S. 2013-2014
Una guida, passo per passo, al lavoro delle Commissioni
a cura di Dario Cillo

Maturità, in mezzo milione alle prove
Raddoppiati gli istituti coinvolti nel progetto Esabac
Oltre 500 ragazzi sosterranno l’esame in una scuola italiana all’estero
Su twitter il Ministero lancia l’hashtag #quasimaturi

(Roma, 17 giugno 2014) Sono quasi cinquecentomila i ragazzi che sosterranno, a partire da domani, 18 giugno 2014, gli Esami di Stato conclusivi del II ciclo di istruzione. Si comincia con lo scritto di italiano. Segue, giovedì 19 giugno, la seconda prova, diversa per tutti gli indirizzi ma preparata dal Ministero. Lunedì 23 giugno è in programma il terzo scritto, predisposto in questo caso dalle commissioni. L’invio delle tracce avviene ormai da tre anni attraverso il cosiddetto plico telematico. Si tratta di ‘buste’ criptate recapitate per via informatica alle scuole. Per la loro apertura è necessaria una password che viene resa nota solo la mattina della prova. Negli scorsi giorni il Miur ha aperto un canale di comunicazione con i maturandi su twitter raccogliendo le loro emozioni pre-esame attraverso l’hashtag #quasimaturi.

I numeri e la scelta delle tracce
Sono 491.224 gli alunni che hanno presentato domanda per la partecipazione all’Esame di maturità. Di questi 469.374 sono candidati interni, 21.850 sono esterni. I candidati nelle scuole statali sono 445.912 e 45.312 nelle paritarie. Le commissioni impegnate nelle operazioni sono 12.105. Secondo i primi dati che stanno affluendo dalle scuole la percentuale di non ammessi all’esame si attesta, ad oggi, attorno al 4,3%. Le tracce sono scelte dal Ministro dell’Istruzione fra le proposte elaborate da un pool di esperti appartenenti al mondo della scuola. Le operazioni di predisposizione delle prove cominciano in autunno.

Mercoledì 18 giugno la prova di italiano
La prima prova è lo scritto di italiano, comune a tutti gli indirizzi di studio. Quattro le tipologie d’esame: analisi del testo, redazione di un articolo di giornale/saggio breve, tema di argomento storico, tema di ordine generale. I candidati hanno 6 ore per lo svolgimento.

Giovedì 19 giugno la seconda prova scritta
Greco al Classico, Matematica allo Scientifico, Lingua straniera al Linguistico e Pedagogia per il liceo Pedagogico. Queste le materie per i principali percorsi liceali. La seconda prova scritta è specifica per ciascun percorso di studi. Le materie sono state individuate e rese note a gennaio con un apposito decreto ministeriale per tutti gli 892 indirizzi di studio e i corsi sperimentali attivi. Per gli Istituti tecnici e professionali sono state scelte materie che, oltre a caratterizzare i diversi indirizzi di studio, hanno una dimensione tecnico-pratica-laboratoriale. Proprio per questo la seconda prova potrà essere svolta, come per il passato, in forma scritta o grafica o scritto-grafica o scritto-pratica. Potranno, eventualmente, anche essere utilizzati i laboratori del proprio istituto scolastico.

Le materie scelte per i principali indirizzi tecnici e professionali sono:

  • Istituto tecnico commerciale (ragionieri): Economia aziendale;
  • Istituto tecnico per geometri: Estimo;
  • Istituto tecnico per il turismo: Tecnica turistica;
  • Istituto tecnico industriale (elettronica e telecomunicazioni): Elettronica;
  • Istituto tecnico industriale (elettrotecnica ed automazione): Elettrotecnica; ;
  • Istituto tecnico industriale (informatica): Informatica generale e applicazioni tecnico-scientifiche;
  • Istituto professionale per agrotecnico: Economia agraria;
  • Istituto professionale per i servizi alberghieri e della ristorazione: Alimenti e alimentazione;
  • Istituto professionale per i servizi sociali: Psicologia generale e applicata;

Per il settore artistico (Licei e Istituti d’arte) la seconda prova avrà un carattere progettuale e laboratoriale (ad esempio architettura, ceramica, marmo, mosaico, oreficeria, ecc.) e si svolgerà in tre giorni.

La terza prova scritta
Dalla trattazione sintetica di non più di 5 argomenti, a quesiti a risposta singola (da 10 a 15) o multipla (da 30 a 40), a problemi a soluzione rapida (non più di due), fino allo sviluppo di un progetto o all’analisi di casi pratici e professionali (non più di due). La terza prova scritta è predisposta da ciascuna commissione sulle materie previste dal programma dell’ultimo anno e tenendo in considerazione delle indicazioni del Consiglio di classe.

L’ orale
Durante l’ultima prova gli studenti sono chiamati a rispondere su tutte le materie previste dal programma di studi dell’ultimo anno. L’esame può partire dalla discussione di un percorso interdisciplinare scelto dallo studente (che può sintetizzarlo in una tesina scritta o attraverso lavoro multimediale) e prosegue sempre con un carattere interdisciplinare.

Progetto Esabac e scuole italiane all’estero
Sono 123 gli istituti scolastici coinvolti nel progetto Esabac (Esame di Stato-Baccalauréat) che consente di ottenere un doppio diploma italiano e francese grazie ad un accordo fra Italia e Francia sottoscritto nel 2009. Le scuole coinvolte sono più del doppio (erano 50) di quelle dello scorso anno. Saranno poi 558 gli studenti che quest’anno faranno la maturità in 23 istituzioni scolastiche italiane all’estero, fra statali e paritarie.

I controlli
Nel corso di tutte le prove i commissari assicureranno la massima vigilanza. Non sarà consentito l’accesso alle scuole da parte di estranei. Prima dell’inizio delle prove agli studenti sarà richiesto di consegnare i cellulari e ogni altro apparecchio digitale in loro possesso. I banchi, dove possibile, saranno disposti l’uno dietro l’altro, in fila indiana. La Polizia Postale e delle Comunicazioni, in collaborazione con il Miur, già da settimane ha intrapreso iniziative di controllo preventivo soprattutto per evitare la diffusione attraverso la Rete di bufale e tracce false che possano trarre in inganno i ragazzi.