Città intelligenti, città a misura di tutti? L’inclusione al tempo delle smart city

Città intelligenti, città a misura di tutti? L’inclusione al tempo delle smart city è l’evento che apre la decima edizione di Handimatica dal 27 al 29 novembre a Bologna, offrendo una panoramica sul rapporto fra tecnologie digitali e inclusione delle persone, con uno sguardo al passato per capire meglio l’oggi, il tempo delle smart city.

Anche quest’anno il programma si presenta ricco e articolato di proposte con vari livelli di approfondimento, dai convegni di carattere generale e con presenze istituzionali ai seminari su tematiche specifiche e laboratori specializzati anche permanenti.

Il tema del lavoro verrà affrontato nel convegno Lavoro, tecnologie, persone con disabilità, in cui ci si attende la presenza del Ministro Poletti, che già partecipò in passato alla manifestazione come rappresentante del mondo cooperativistico da sempre attento alle problematiche del terzo settore. Nei seminari il lavoro verrà presentato come un elemento molto importante che concorre alla costruzione del contesto di vita della persona disabile per esempio a seguito di traumi con conseguenze permanenti. La tecnologia svolge infatti un  ruolo fondamentale anche nel percorso della conquista/riconquiste delle autonomie e della vita indipendente. Da qui gli approfondimenti dedicati allo sviluppo del “mobile” e all’acquisizione di competenze specifiche, come le Certificazioni Informatiche Europee.

Numerosi gli argomenti dedicati sulla scuola digitale inclusiva, che vedranno in particolare un’attiva partecipazione istituzionale dell’Ufficio Scolastico Regionale-Emilia Romagna, del Ministero dell’Istruzione, Università, Ricerca e di Indire. Una raccolta di esperienze particolarmente significative inoltre è stata fatta attraverso delle apposite “call” che hanno stimolato un grande interesse verso l’innovazione. Tra i temi, quelli più di attualità riguardano i Disturbi Specifici di Apprendimento e l’Autismo, nella didattica esempi di robotica educativa e di software per l’apprendimento.

Il tema degli anziani non autosufficienti è una delle più recenti “piste” che Handimatica e ASPHI hanno iniziato a percorrere portando a frutto i lunghi anni di esperienza nel contatto con le persone con disabilità e con chi si occupa di loro.

Altri aspetti innovativi verranno esplorati nell’area dedicata alle Apps e ai progetti di ricerca che non sempre vengono realizzati nei Centri specializzati o nelle Università, ma sempre più spesso sono frutto di iniziative di persone disabili o di operatori e professionisti che ci lavorano a stretto contatto nella risoluzione dei problemi legati alla quotidianità.

Accanto a queste iniziative, Aziende, Enti, Associazioni saranno presenti in maniera permanente nell’Area Espositiva, a contatto diretto con il pubblico e in particolare per un confronto sui bisogni delle persone con disabilità, sempre più anch’esse orientate all’utilizzo delle nuove tecnologie, alla ricerca di maggiori opportunità per l’apprendimento, la formazione e il lavoro, per il tempo libero e l’accesso alla cultura, nonché per un’attiva partecipazione sociale.

Link al programma sul sito di Handimatica: http://www.handimatica.com/programma/

Pubblicato il bando per l’accesso alle Scuole di specializzazione in Medicina

Pubblicato il bando per l’accesso alle Scuole di specializzazione in Medicina
Le domande entro il prossimo 30 settembre
Le prove del primo concorso nazionale dal 28 al 31 ottobre
Giannini: “Garantito un numero importante di contratti”

Sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è disponibile da oggi il bando per l’accesso alle Scuole di specializzazione in Medicina. Da quest’anno si passa dai concorsi locali al concorso nazionale per esami e titoli. “Sono molto soddisfatta – sottolinea il ministro Stefania Giannini – perché siamo arrivati alla pubblicazione di questo bando con un numero importante di contratti a disposizione dei giovani medici decisamente superiore alla previsione iniziale. Stiamo offrendo loro maggiori opportunità di ingresso nelle Scuole”. Dalle 3.300 borse statali previste in un primo momento si è infatti passati a 5.000 grazie ad uno specifico intervento normativo che ha stanziato maggiori risorse. Ai contratti nazionali si aggiungono i 471 messi a disposizione dalla Regioni e i 33 garantiti da altri Enti, per un totale di 5.504 contratti.

Modalità di accesso
Sarà possibile iscriversi alla selezione per l’accesso alle Scuole di specializzazione a partire dal prossimo 1° settembre e fino alle 15.00 del 30 settembre 2014. L’iscrizione avviene per via telematica, attraverso il portale www.universitaly.it. Al concorso possono partecipare tutti i candidati che abbiano conseguito la laurea in Medicina entro il 30 settembre 2014. Per poter poi formalizzare successivamente l’iscrizione il candidato dovrà essere in possesso dell’abilitazione per l’esercizio dell’attività professionale entro la data di inizio delle attività didattiche delle Scuole, prevista per il 10 dicembre 2014.  Ciascun candidato, al momento della domanda, potrà scegliere di concorrere per l’accesso fino a due tipologie di Scuola di specializzazione per ciascuna Area (Medica, Chirurgica, Servizi Clinici).

Prova di ammissione
La prova di ammissione sarà telematica e identica, a livello nazionale, per ciascuna Scuola. I candidati dovranno rispondere a 110 quesiti a risposta multipla: 70 su argomenti caratterizzanti il corso di Medicina, 40 su scenari predefiniti, di dati clinici, diagnostici e analitici (di cui 30 quesiti comuni a tutte le tipologie di Scuola appartenenti alla medesima area) e 10 quesiti specifici per ciascuna tipologia di Scuola.

Le prove si svolgeranno secondo il seguente calendario:

Prova

Data

Prima parte (Comune a tutte le Scuole)

28 ottobre – inizio ore 11.00

Seconda parte – Scuole di Area Medica

29 ottobre – inizio ore 11.00

Seconda parte – Scuole di Area Chirurgica

30 ottobre – inizio ore 11.00

Seconda parte – Scuole di Area dei Servizi Clinici

31 ottobre – inizio ore 11.00

I candidati avranno a disposizione computer privi di tastiera, non connessi a Internet. Alla fine della prova ogni partecipante potrà conoscere il punteggio conseguito. Ogni risposta esatta vale 1 punto, ogni risposta non data corrisponde a 0 punti, ogni risposta errata a -0,30. La valutazione dei 10 quesiti specifici per ciascuna Scuola ha un peso maggiore: 2 punti per ogni risposta esatta, 0 per ogni risposta non data e -0,60 per ogni risposta errata.

Ai titoli saranno attribuiti fino a 15 punti di cui: fino a 2 punti per il voto di laurea, fino a 13 per il curriculum degli studi (di questi fino a 5 in base alla media aritmetica complessiva dei voti degli esami sostenuti, fino a 5 in base ai voti presi negli esami fondamentali del corso di laurea e caratterizzanti o specifici in base alla Scuola scelta, fino a 3 punti per altri titoli, ovvero 1 punto per tesi sperimentale e 2 per il titolo di dottore di ricerca in una disciplina affine alla tipologia della Scuola scelta).

Maestre claytoniane e loro impegni

MAESTRE CLAYTONIANE E LORO IMPEGNI di Umberto Tenuta

CANTO 227 Errata corrige: maestre claytoniane, non tayloriane. Ma la sostanza non cambia. Restano gli impegni:

CLAYTON :<<si può tracciare il seguente modello dell’attività dell’insegnante: −Egli:   

1. determina i risultati auspicati;

2. esamina lo scolaro e valuta il suo livello effettivo di apprendimento;

3. specifica gli obiettivi dell’insegnamento alla luce dei punti 1) e 2);

4. seleziona le informazioni, i temi di studio e mette a punto i metodi;

5. impegna lo scolaro in attività che presume lo portino all’apprendimento;

6. dirige e guida le attività di apprendimento;

7. crea situazioni che permettano di utilizzare gli apprendimenti acquisiti;

8. valuta i risultati del processo>>[1]

 

1° La Maestra claytoniana determina i risultati auspicati.

Ancora, e speriamo per sempre, non siamo capaci di programmare lo zigote che darà origine al nuovo essere umano.

Siamo figli del Caso.

Nella prima gestazione.

Ma nella seconda?

Come è stato ben espresso da Pieron, il bambino è solo un “candidato alla condizione umana”.

Se l’uomo è immerso nel tempo e nella storia, se modella e crea la sua persona mentre modifica se stesso nel tempo e nel corso del tempo, dovrebbe risultare evidente che non possiamo più parlare di “natura umana” e di un’”essenza dell’uomo”. L’uomo non è un essere dotato di ragione, lo diventa. Non è sociale, lo diventa. Non è religioso, lo diventa. E che dire della natura umana. Possiamo ancora parlarne?>>.

Il proprio modo di essere e di agire l’uomo lo acquista solo attraverso l’educazione; egli non è dotato di potenzialità che si sviluppano, ma di conoscenze che scopre, di capacità che acquisisce, di atteggiamenti che matura[2].

Quali conoscenze, quali capacità, quali atteggiamenti?

Homo sum: nihil humani a me alienum puto.

Non tutto ma di tutto.

Alfabetizzazione umana, alfabetizzazione culturale, alfabetizzazione personale.

Hic et nunc.

In ogni cellula c’è tutto il genoma umano.

Ma ogni individuo lo esprime in una forma individuale, originale, unica.

2° La Maestra claytoniana << esamina lo scolaro e valuta il suo livello effettivo di apprendimento>>

Il bimbo ha già imparato nel grembo materno, impara appena apre gli occhi.

Apprende conoscenze, capacità, atteggiamenti.

Quando arriva a scuola, è già un piccolo uomo, singolare, originale, unico nell’Universo umano: come lui non c’è nessuno!

Altro che scolaresca vattelappesca!

  1. La Maestra claytoniana specifica gli obiettivi dell’insegnamento alla luce dei punti 1) e 2), per ciascuno dei suoi venticinque mocciosetti, in modi diversi vestiti, e non dalle mammine.

Altro che divisa militaresca della scolaresca!

Qui ci vogliono venticinque Programmazioni educative personalizzate (PEP ovverossia Piani Educativi Personalizzati).

4. La Maestra claytoniana seleziona le informazioni, i temi di studio e mette a punto i metodi.

Contenuti e Metodi di apprendimento, non di insegnamento, chiaro?

Belle e variopinte Antologie personalizzate di cultura umana.

Personali strade di apprendimento (dal latino methŏdus che deriva dal greco μέϑοδος cioè “ricerca, indagine, investigazione”,formato dal prefisso met– (μετα-) che in combinazione con il sostantivo δός cioè “via” assume il significato di “con”; significa quindi “strada con la quale raggiungere un fine” (http://it.wiktionary.org/wiki/metodo).

 

  1. La Maestra claytoniana impegna lo scolaro in attività che presume lo portino all’apprendimento

−Bimbo, fallo tu perché io mi stanco!

−Mi sembra che questa sia la via giusta, ma vedi tu.

−Sai, caro, è bella questa strada, panoramica, appena appena in salita, fa proprio per te.

−Lo so che ne sei entusiasta e non vedi l’ora di incamminarti, coi tuoi amici più cari.

−Ti do la mia benedizione!

  1. La Maestra claytoniana dirige e guida le attività di apprendimento.

<<Maestra, aiutami a fare da sola!>>(Montessori).

E la maestra Lucia, con discrezione:

−Attenta, ora si avvicina una curva pericolosa!

−Attenta, che discesa!

−Attenta, ora c’è da sudare!

7. La Maestra claytoniana crea situazioni che permettano di utilizzare gli apprendimenti acquisiti.

Apri la mente a quel ch’io ti paleso

e fermalvi entro; ché non fa scïenza,

sanza lo ritenere, avere inteso.

Non ripetere ma utilizzare in nuove situazioni per memorizzare.

Bando alla monotonia delle ripetizioni della nonna e della zia!

Ed anche questo in tempi, modi e ritmi personalizzati, mai uguali per studenti diversi.

8. La Maestra claytoniana valuta i risultati del processo

La Maestra, economa, mica aspetta la Signora INVALSI, da pagare con moneta profumata!

Valuta lei i risultati dei lavori, in sincronia e sintonia con le colleghe amate della programmazione interdisciplinare.

E mica finisce qui!

Vichiani corsi e ricorsi storici.

Tutto procede a spirale, sempre più larga, sempre più alta.

Excelsius!

Chi sarà?

Carlo Magno?

Francesco d’Assisi?

Einstein?

Lucia di Lammermoor?

Il Vicino della porta accanto?

No, amici cari.

Sarà Errico!

 

 

[1] CLAYTON T.E., Insegnamento e apprendimento, Martello, Milano, 1967, p. 14.

[2] UMBERTO TENUTA, http://www.edscuola.it/archivio/didattica/aggiornamento3.html

Orario di lavoro dei docenti: due (sane) provocazioni

Orario di lavoro dei docenti: due (sane) provocazioni

di Giancarlo Cerini


 

Vecchi stereotipi difensivi

Sul tempo di lavoro degli insegnanti il rischio è quello degli opposti estremismi:

–      da un lato c’è che spinge verso la totale equiparazione dell’orario di servizio dei docenti con quello di tutti i restanti lavoratori pubblici e privati, con la proposta di una “quota 36” (ore settimanali), che sanerebbe ingiustificati privilegi della categoria;

–      dall’altro c’è chi grida allo scandalo e ritiene “intoccabili” le 18 ore di cattedra (o quelle che sono), alla luce della peculiarità di un lavoro intellettuale che non dovrebbe essere misurato con la timbratura del cartellino e richiede anzi ampi margini di recupero psico-fisico e libertà d’azione.

Forse le cose sono un po’ più complesse e richiedono di essere affrontate con animo sgombro da pregiudizi, ma anche con qualche supplemento di argomentazione. E’ comunque evidente che l’insegnamento oggi non è racchiuso solo nella prestazione “viva-voce” della lezione in classe: per fare una buona lezione occorre preparare materiali didattici, documenti, esercitazioni; inoltre bisogna coordinarsi con i colleghi, definire criteri di valutazione, correggere i compiti; ascoltare allievi e genitori, impegnarsi nei diversi organi collegiali, assumersi sempre nuove responsabilità nella gestione della scuola. Il mito di una professione “a mezzo servizio” è ormai tramontato, ma questo la società non lo percepisce chiaramente, e forse gli insegnanti fanno poco per smentire la leggenda (metropolitana) delle poche ore di lavoro e dei molti mesi di ferie[1].

Resta attorno all’insegnamento una certa aurea di indeterminatezza e di discrezionalità, ben rappresentata dal concetto di “libertà di insegnamento”, un principio per altro previsto nella Costituzione della nostra Repubblica. Il lavoro del docente non è facilmente predeterminabile (anche se in molti paesi vigono minuziose linee guida che prescrivono anche quanto tempo un docente dovrebbe parlare in classe!), presenta un alto tasso di inventività ed espressività (in cui si manifesta lo stile peculiare di ogni docente), richiede una notevole e immediata reattività (nel gestire relazioni inter-generazionali sempre più complesse). E’ vero, è un lavoro usurante. Ti accompagna non solo quando sei in classe, ma anche durante tutto l’arco della giornata: non è che puoi riflettere sugli insuccessi e i successi della tua azione in un tempo pre-fissato. Il fatto è che dall’esterno si vede solo la punta dell’iceberg delle ore di lezioni. E spesso non è un gran vedere: c’è una netta prevalenza della lezione frontale[2], le dinamiche della classe sono ancora contrassegnate dal ritmo spiegazione-esercitazione-valutazione (per lo più individuale), tutto (o quasi) si gioca in aula ed è limitato il ricorso all’outdoor learning (cioè l’apprendere in contesti autentici, siano essi reali o virtuali).

 

L’insegnamento sta cambiando

Con la progressiva trasformazione delle nostre aule in ambienti di apprendimento sta però cambiando velocemente il lavoro degli insegnanti: senza giungere al paradosso della flipped class-room (a scuola non si spiega, si studia a casa e in classe “si va avanti” con la ricerca)[3], vanno messe in evidenza nuove funzioni dell’insegnamento: progettazione di compiti di realtà per gli allievi (o comunque di situazioni interattive), predisposizione di risorse digitali, sviluppo di funzioni di tutoring e/o coaching, accompagnamento in esperienze fuori-scuola, ascolto e orientamento personalizzato degli allievi. La linea di demarcazione tra il “fare lezione” in classe (le mitiche 18 ore, che però variano da grado a grado di scuola) e quello che c’è prima o dopo (per far sì che quelle 18 ore siano efficaci) tende a scomparire. Assegnare e correggere esercitazioni in rete, proporre consigli di studio, fare counceling o tutorato, interagire mentre si sta sul web: dove dovremo conteggiare questo tempo? È insegnamento oppure no? E qual è il tempo vero di lavoro se sono quasi sempre connesso in rete?

La trasformazione nei modi di elaborazione e trasmissione del sapere cambia certamente anche il ruolo dell’insegnante: resta decisivo il setting dell’apprendere insieme in classe[4], ma quando si arriva in classe occorre aver fatto molto altro, sia da parte degli insegnanti che degli allievi.

Cioè, appare giustificato il tema di un diverso rapporto tra “ore di lezione” e “impegni connessi”. Se questi ultimi diventano decisivi nel qualificare le stesse ore in presenza e per perseguire migliori risultati negli apprendimenti e nelle competenze degli allievi, non è corretto lasciarli alla completa discrezionalità degli interessati (con comportamenti assai differenziati), ma diventa opportuno farli affiorare dal sommerso, renderli visibili all’esterno, definire alcuni criteri e standard di comportamento auspicabili. Un orario “all inclusive” potrebbe soddisfare questa duplice esigenza di “visibilità sociale” e di “qualità del lavoro” (oltre la lezione frontale), senza per altro rimettere in discussione i carichi di lavoro (ad esempio, il numero delle classi da seguire), ma ridefinendo le caratteristiche di una moderna professionalità docente. La sua quantificazione contrattuale (se con un plafond settimanale o annuale), la sua onnicomprensività totale o parziale (se cioè prestata tutta dentro la scuola o con una parte discrezionale extra-moenia), le conseguenze sul piano giuridico ed economico (ad esempio, consentendo un doppio profilo docente: a tempo ordinario o potenziato) sono tutte decisioni da rimettere alle sedi contrattuali, magari dopo che il legislatore abbia fissato alcuni principi-cardine.

Preliminare a questa decisione è però l’effettivo riconoscimento della qualità e della quantità del lavoro dell’insegnante di oggi, oltre gli stereotipi riduttivi di senso comune. In questo ci può aiutare la ricerca sugli impegni e carichi di lavoro degli insegnanti realizzata alcuni anni fa in Alto Adige, da cui affiorano inaspettati squarci sulla professione docente.

 

18 ore e dintorni: una ricerca in Alto Adige

La ricerca, commissionata all’agenzia Apollis dalla provincia di Bolzano nel 2006[5] ha il pregio di coinvolgere gli stessi docenti nella descrizione e nella quantificazione dei loro impegni di lavoro. La metodologia adottata, per altro, deve indurre ad una certa cautela sui dati raccolti, che per alcune voci appaiono nettamente sovradimensionati. Ad esempio, la quantificazione di 133 ore annue di aggiornamento/autoaggiornamento sembra del tutto fuori misura, a meno di inserire nel pacchetto anche la lettura di libri, la navigazione sul web, la partecipazione ad eventi culturali, ecc.

La ricerca, tuttavia rivela con efficacia che il mestiere di insegnante non è limitata alla semplice attività di insegnamento diretto in classe. Questo aspetto non supera un terzo dell’ammontare complessivo del tempo di lavoro (su base annua) ed è la parte “fissa” della prestazione.

Ma allora, quali sono le altre componenti che normalmente restano invisibili? La declaratoria delle attività proposta dai ricercatori è assai ampia e prevede alcune tipologie aggregate per grandi aree:

  1. lezioni ed attività didattiche;
  2. attività individuali legate all’insegnamento;
  3. attività aggiuntive (tendenzialmente collegiali);
  4. attività aggiuntive in favore della scuola.

Il quadro degli impegni è abbastanza simile a quanto previsto dal CCNL del personale della scuola (2006-2009) in cui abbiamo, a grandi linee, i seguenti impegni (artt. 28 e 29):

  1. orario di lezione (distinto per ogni grado scolastico);
  2. impegni individuali connessi alla funzione docente (non quantificati);
  3. impegni legati alll’organizzazione collegiale della scuola: le c.d. 40 ore per i collegi e la programmazione/verifica e le ulteriori 40 ore per i consigli di classe);
  4. funzioni aggiuntive e incarichi (compensati con fondi a parte)[6].

Nella ricerca altoatesina c’è però spazio per una più dettagliata e minuta descrizione delle funzioni effettivamente svolte dai docenti per ogni campo di attività.

Nella tavola che segue presentiamo le principali risultanze dell’indagine, indicando il tempo medio dedicato annualmente ad ogni tipologia di attività.

 

Tabella 1 – Ore di lavoro annuali per docente in provincia di Bolzano

Campi di attività Attività raggruppate Ore annue dedicate
Lezioni e attività educative -Lezione curricolare ……………………………………………..

-Lezioni aggiuntive (supplenze, recupero) ………………

-Servizi di accompagnamento/sorveglianza …………….

-Attività didattiche individuali (es.

tutorato) …………………………………………………………….

517,7

47,1

99,8

 

8,4

Attività individuali legate all’insegnamento -Pianificazione e preparazione delle lezioni …………….

-Elaborazione/valutazione/documentazione …………….

-Correzione compiti in classe previsti dl programmate..

 

283,3

132,1

49,1

Attività aggiuntive -Programmazione/coordinamento assieme ai colleghi…

-Valutazione/documentazione assieme ai colleghi …….

-Correzione compiti previsti da programmi assieme ai colleghi ……………………………………………………………….

-Organi collegiali/gruppi di lavoro ………………………….

-Aggiornamento/autoaggiornamento ………………………

-Udienze e altro ……………………………………………………

61,2

10,3

 

0,5

69,0

133,3

23,5

Attività aggiuntive per la scuola -Collaborazioni in commissioni d’esame ………………….

-servizi di consulenza, riunioni genitori ………..………..

-colloqui/contatti esterni ………………………………………..

-Pause/tempi di viaggio …………………………………………

-Assistenza e coordinamenti funzionali   all’organizzazione didattica ……………………………………

-Attività amministrative ………………………………………..

-Partecipazione associazioni professionali/sindacali…..

-non classificabili…………………………………………………..

40,4

6,1

11,6

37,8

42,0

9,4

3,1

2,0

   Totale annuale   1587,5
   Attività in estate -Programmazione individuale, corsi di aggiornamento, ecc. ……………………………………………………………………. 55,1
Totale annuale complessivo   1642,6

Fonte: Indagine Apollis, 2006. Op.cit. Ogni tipologia di attività è poi descritta con ulteriori item.

 

Cosa ci dice la ricerca sul lavoro “sommerso”?

Dai dati rilevati dai ricercatori di Bolzano emergono alcune tendenze:

a) l’insegnamento frontale (pari al 33% del tempo-lavoro) richiede una “ricarica” di tempo quasi analogo (29%), da dedicare alla preparazione personale, alle correzioni compiti, alla valutazione, ecc.;

b) ci sono azioni collegiali (programmazione, valutazione, formazione in servizio, ecc.) che richiedono una ulteriore quota di tempo (16-18%), con un forte impegno per l’autoaggiornamento;

c) per trasparenza vengono conteggiati anche i tempi “deboli” (supplenze, accompagnamento, pause, assistenza, ecc.) che si portano via un’altra fascia di tempo (pari circa al 20%).

E’ ipotizzabile che solo una parte di queste attività funzionali sia prestata all’interno dell’istituzione scolastica, mentre quote di tempo (compiti, studio individuale, autoformazione, ecc.) siano lasciate ad una gestione del tutto personale.

Seguendo questo profilo, l’attività settimanale già prestata a scuola (oltre l’insegnamento) configura un orario all inclusive di almeno 30 ore settimanali. Il conteggio di un orario su base settimanale è reso però difficoltoso dalla atipicità della prestazione del servizio dei docenti, quando non impegnati nelle normali attività didattiche. Ci riferiamo alla prima parte del mese di settembre, alla seconda parte del mese di giugno -al netto degli eventuali esami di stato-, al c.d. secondo mese di ferie (luglio). Questo rende più complicato l’utilizzo del parametro settimanale. Non a caso i ricercatori bolzanini quantificano anche un tempo lavoro estivo (in verità di sole 55 ore prevalentemente dedicate a progettazione e formazione). Complessivamente il monte-ore annuale messo a fuoco dalla ricerca, per un docente a tempo pieno, è pari a 1.642 ore, di cui quelle di lezione arrivano a 517 ore (con lievi differenziazioni tra un grado scolastico e l’altro).

Un ulteriore punto di osservazione del lavoro docente si riferisce agli impegni supplementari che non riguardano la totalità dei docenti: si va dai coordinatori di classe (funzione che impegna il 47% dei docenti), ai rapporti con altre scuole (il 29%), alla responsabilità di aule speciali (il 22%), al coordinamento di gruppi di lavoro (il 19%), alla responsabilità di plesso o sedi (il 14%), ma con una declaratoria assai variegata di ulteriori funzioni. L’impegno più consistente (101 ore all’anno) riguarda la responsabilità di plesso (parliamo di scuola primaria), la produzione di materiali didattici (60 ore), l’incarico di funzione strumentale (30 ore). Negli altri casi si tratta di oneri extra di circa 10-12 ore annue. Il riconoscimento del maggior impegno è in parte connesso ad un pagamento aggiuntivo, nella maggior parte rientra nel monte-ore forfettario (del contratto dei docenti), in certi casi (come per la documentazione didattica) non gode di nessun riconoscimento.

Insomma, il lavoro dell’insegnante è una vera e propria galassia inesplorata, che ne impedisce il pieno riconoscimento sociale e che finisce con il penalizzare i docenti con carichi di lavoro più consistenti.

 

Il recupero flessibile dei maggiori tempi di ferie: il contratto AGIDAE

Il Contratto AGIDAE per la scuola non statale[7], firmato da tutte le principali organizzazioni sindacali, presenta un interessante regolamentazione del tempo di lavoro degli insegnanti.

L’orario di cattedra (simile a quello dei colleghi dello Stato e quindi diversamente articolato per i diversi livelli scolastici) incorpora, non quantificate, le attività proprie della funzione docente, che vengono così descritte: “correzione degli elaborati, schede valutative e pagelle, ricevimento/colloquio settimanale individuale dei genitori, e in un piano programmato dal Collegio docenti e secondo gli ordinamenti scolastici vigenti: scrutini, Consigli di classe, interclasse, intersezione e Collegio docenti”.

Viene poi previsto un primo “pacchetto” di 50 ore annue per:

-attività di aggiornamento,

-attività di programmazione,

-progettazione, revisione e gestione del POF,

-incontri collegiali con genitori o specialisti/esperti.

La novità è un secondo “pacchetto” di 70 ore annue per:

-attività e/o discipline non curricolari o anche curricolari, programmate dal Collegio dei docenti e/o dal Consiglio di classe, in orario non curricolare; il loro utilizzo è finalizzato principalmente ad attività quali:

-recupero, sostegno e preparazione agli esami (o altre attività deliberate dal Collegio dei docenti proprie della funzione e del livello);

-uscite didattiche giornaliere, limitatamente alle ore eccedenti l’orario individuale;

-eventuali supplenze saltuarie per un massimo di 10 ore per anno scolastico.

[in mancanza di programmazione del Collegio dei docenti e/o del Consiglio di classe, il personale docente può richiedere all’Istituto di svolgere le 70 ore annue in attività proprie della funzione e del livello].

Le ore di questo pacchetto [70 ore] vengono recuperate con 26 giorni lavorativi di ferie estive aggiuntive, riproporzionati in base alle ore effettivamente svolte. [il periodo ordinario di ferie è quantificato in 33 giornate].

Inoltre è previsto che “le ore per la partecipazione ai corsi di aggiornamento professionale e didattico, di formazione e riqualificazione del personale, comprese le attività connesse alla gestione del ‘sistema qualità’, promossi dalla Scuola durante i periodi di attività didattica fuori del normale orario di lavoro” sono trasformate in giorni di ferie aggiuntive, per un massimo di 40 ore annue [comunque una quota di aggiornamento è pure inserita nel pacchetto delle 50 ore].

 

Visibilità sociale e riconoscimento

Il sistema AGIDAE di regolazione dei tempi di lavoro dei docenti sembra rispondere ad alcuni requisiti di estremo interesse, se visti nel contesto dell’attuale dibattito sull’orario degli insegnanti:

-rendere visibili le attività connesse alla funzione docente (che va quindi oltre l’orario-cattedra), senza però quantificarle in un orario onnicomprensivo settimanale;

-prevedere un pacchetto di 50 ore annue di attività connesse all’insegnamento;

-commutare il c.d. “secondo mese di ferie” in un pacchetto di ore (70) spalmabile durante l’anno per attività complementari, anche di insegnamento aggiuntivo, e per una quota (10 ore) anche per supplenze brevi;

-incentivare un monte-ore consistente di formazione in servizio (fino a 40 ore annue, oltre l’aggiornamento ordinario) commutandolo in ferie aggiuntive.

La visibilità “sociale” del lavoro docente si gioca soprattutto sullo scambio tra più ferie (nel periodo estivo, rispetto agli altri lavoratori) a fronte di maggiore impegno (tempo quantificato) durante l’anno scolastico per far fronte ad esigenze di arricchimento dell’offerta formativa o di bisogni dell’organizzazione scolastica (es. supplenze brevi), in una ottica di collaborazione condivisa nella comunità scolastica.

 

Aspettando la prossima mossa

Riepilogando. E’ evidente che il terreno della professionalità docente è assai scivoloso, come dimostrano le infelici proposte di un recente passato (il “concorsone” proposto dal Ministro Berlinguer, per individuare e “premiare” il 20% dei docenti migliori; l’aumento a 24 ore settimanali dell’orario di insegnamento dei docenti della secondaria, ipotizzato dal Ministro Profumo). Occorre allora che il Governo elabori una proposta convincente e sostenibile, capace di parlare all’opinione pubblica in termini di visibilità e riconoscimento sociale del delicato lavoro degli insegnanti; occorre che i docenti (e le loro organizzazioni sindacali e professionali) siano disponibili a rimettere in gioco un certo approccio difensivistico e conservativo, per affrontare laicamente le nuove questioni che si pongono. E’ tempo di mosse del cavallo[8] (quelle inaspettate che aprono nuove visuali), per uscire dal mantra delle 18[9] ore (che danneggia gli stessi docenti) e soppesare i pro e i contro dei cambiamenti necessari[10].


 

[1]   A.Avon, A proposito dell’orario di lavoro dei docenti. Per una rivoluzione ragionevole, in “Edscuola.eu”: http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=46116

[2]   In un monitoraggio capillare connesso alla revisione delle Indicazioni per il curricolo (novembre-dicembre 2011) le risposte segnalano che la modalità didattica più praticata nella scuola media di I grado è la lezione frontale (nel 76% dei casi), con frequenze assai modeste per forme di lavoro di gruppo, apprendimento cooperativo, didattica laboratoriale (tra il 10 e il 20% dei casi).

[3]   R.Baldascino, Flipped classroom, in “Voci della scuola”, Tecnodid, numero monografico su “la nuova professionalità docente”, settembre 2014 (in preparazione).

[4]   E’ emblematico che nei sistemi scolastici ad alto tasso di innovazione (es.: la Finlandia) la classe si stia trasformando in un ambiente molto più articolato (tecnologie, arredi per lavoro di gruppo, spazi per il relax, tempi flessibili e “mossi”), dove però al centro dell’agorà (inteso come spazio comune per il confronto) sta ancora la cattedra del docente: al centro (quasi per dire “insieme con”) piuttosto che di fronte a banchi allineati (ex-cathedra).

[5]   cfr. Apollis, Scuola: non solo insegnamento. Orario e carico di lavoro degli insegnanti in provincia di Bolzano, 2004-2006. http://www.apollis.it/24d309.html

[6]   CCNL del Comparto Scuola 2006-2009, sottoscritto il 29 novembre 2007. Vedi un commento analitico in S.Auriemma e al., Contratto nazionale scuola, in “Esperienze amministrative”, n. 1.2, febbraio 2008, Tecnodid. In particolare: G.Cerini, Alla ricerca della professionalità (perduta)?, pp. 59-76.

[7]   Cfr. il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Agidae 2010-2012 per la scuola non statale, sottoscritto il 9 dicembre 2010. http://2.flcgil.stgy.it/files/pdf/20101210/ccnl-agidae-2010-2012.pdf

[8]   G.Cerini, Professionalità: la mossa del cavallo in “Scuola e formazione”, n. 3-4, marzo-aprile 2014.

[9]   G.Cerini, Il mantra delle 18 ore: oltre la didattica frontale, in “Edscuola.eu” http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=12558

[10]G.Cerini, Professionalità docente: cosa cambia (o potrebbe cambiare) per gli insegnanti, in “www.notiziedellascuola.it (luglio 2014).

STATALIZZAZIONE SCUOLE: NO A RIDUZIONE POSTI IN ORGANICO

STATALIZZAZIONE SCUOLE, GILDA: NO A RIDUZIONE POSTI IN ORGANICO

Pollice verso della Gilda degli Insegnanti sulla statalizzazione di due istituti superiori di Enna e Bologna perchè, spiega il sindacato, “con il passaggio dagli enti locali al Miur, si tolgono altri posti nell’organico di diritto. Tradotto in altri termini, significa che ci saranno 173 posti in meno per le assunzioni a tempo indeterminato, a danno delle migliaia di precari in attesa da anni della stabilizzazione”.

La questione a cui si riferisce la Gilda è quella relativa all’accordo stipulato tra Comune di Bologna, Provincia di Enna e Miur per la mobilità intercompartimentale in entrata di 173 lavoratori tra docenti e personale Ata (116 dell’Itc Aldini di Bologna e 57 del liceo linguistico Lincoln di Enna) che entrerà in vigore il prossimo anno scolastico.

La Gilda solleva inoltre il problema degli stipendi che, nel passaggio dagli enti locali allo Stato, restano invariati, “con il rischio che all’interno della stessa scuola ci siano differenze retributive tra dipendenti dello stesso livello. Infatti soprattutto quelli dei docenti della provincia siciliana sono notevolmente superiori”.

Miur: rivoluzione negli per istituti tecnici, finanziamenti in base al merito

da La Stampa

Miur: rivoluzione negli per istituti tecnici, finanziamenti in base al merito

Per la prima volta saranno misurate l’efficienza e l’efficacia dei risultati
roma

La valutazione e il merito entrano negli Its (Istituti Tecnici Superiori). Dal prossimo anno scolastico per la prima volta saranno misurate l’efficienza e l’efficacia dei risultati e i fondi verranno distribuiti non più a pioggia, ma in base ai traguardi raggiunti. Una vera e propria rivoluzione nel settore dell’istruzione. Questo l’esito dell’accordo siglato ieri in Conferenza Unificata tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e le Regioni.

 

Dal prossimo anno scolastico il fondo Miur e i fondi regionali che finanziano gli Its verranno distribuiti in questo modo: il 20% in relazione alla popolazione residente nella Regione di età compresa fra i 20 e i 34 anni; il 70% sulla base dei ragazzi ammessi al secondo anno e di quanti sono stati ammessi all’esame finale; per il 10% a titolo di premialità per quegli Its che hanno ottenuto un punteggio pari o superiore a 70 secondo criteri che riguardano, fra l’altro, l’occupazione, il placement, dei diplomati a 6 e a 12 mesi dalla fine del corso. Più fai assumere più fondi prendi, insomma.

 

Gli Istituti Tecnici Superiori oggi raccolgono 5.000 ragazzi, sono caratterizzati da una fortissima contaminazione tra scuola e lavoro, con il 50% delle docenze effettuate dal mondo della produzione e almeno il 30% delle ore in tirocinio attivo. Si tratta di corsi della durata di due anni che hanno appena terminato il primo biennio con ottimi risultati sul piano dell’occupazione: oltre il 60% dei diplomati ha già trovato lavoro, con alte percentuali di contratti a tempo indeterminato.

“Scuole senza soldi, riapertura a rischio”

da la Repubblica

“Scuole senza soldi, riapertura a rischio”

L’allarme delle Province, colpite da tagli per 9 miliardi: non possiamo garantire la sicurezza e il riscaldamento delle aule Da Genova a Bari, tremila istituti senza i fondi necessari per la manutenzione. Banchi dagli sponsor e bidelli imbianchini

ROMA .
L’allarme apertura delle scuole, che dal 2012 a oggi è cresciuto ogni estate con un’intensità pari ai tagli subiti, nelle parole del presidente della Provincia di Bari si fa grido: «Il 17 settembre non riusciremo ad aprire i portoni dei nostri 138 istituti, ci manca tutto». Francesco Schittulli ha scritto al presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Ha scritto proprio così: «La ripresa delle lezioni potrebbe non essere garantita per questioni di sicurezza». Al suo bilancio mancano 43,5 milioni di euro, destinati alla manutenzione ordinaria e straordinaria: eliminazione delle architetture pericolose, acquisto degli arredi basilari.
Nello specifico, la Provincia di Bari sta chiedendo alla Regione Puglia 116 milioni di arretrati, ma non sono le partite di giro tra enti locali il nocciolo del problema. La questione è questa: tra il 2011 e il 2014 alle Province d’Italia sono stati sottratti 9 miliardi e 415 milioni, un miliardo e sette solo quest’anno. Altri 344 milioni di finanziamenti statali non più dovuti (lo dice la riforma Delrio, entrerà in vigore il 12 ottobre prossimo) toglieranno alle centosette Province l’ossigeno per sopravvivere. Le Province italiane non sono state abolite, solo fortemente depotenziate, e continuano ad avere in carico uno stock importante di scuole: 5.179 edifici che ospitano 3.226 secondarie. Continueranno in futuro, senza soldi. I presidi baresi rivelano che con i finanziamenti europei ormai si comprano le sedie per le aule, si realizzano i controsoffitti. I bidelli, in Puglia, sono diventati pittori per le imbiancature interne, elettricisti per l’installazione delle telecamere. Impalcature dimenticate da anni, finestre cadenti. Per i banchi rotti, spesso, ci si rivolge a sponsor privati.
Al liceo scientifico Scacchi, pieno centro, il dirigente ricorda come da due anni servano 800 sedie nuove: la Provincia ne ha promesse la metà, ha organizzato il bando e alla fine ha fatto sapere: «Ci chiudono, non possiamo più comprarvi le sedie».
Il presidente del Consiglio provinciale di Reggio Calabria, Antonio Eroi, ha detto ai colleghi rottamandi: «C’è il rischio concreto che a settembre le scuole medie e gli istituti superiori non possano aprire perché le amministrazioni provinciali non potranno fare i bilanci». Domenico Zinzi (Caserta) lo ha detto al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, compagno di partito: le nostre cento scuole in queste condizioni non otterranno il certificato di agibilità.
Dipendenti e funzionari della Provincia di Biella — che nell’autunno 2012 ha già registrato un default — hanno srotolato striscioni al Giro d’Italia: «Siamo destinati a morte certa». Sessanta sindaci hanno chiesto un incontro con il governo: «Da ottobre non potremo avviare il riscaldamento
delle aule». Lo scorso inverno i ragazzi sono rimasti in classe con il cappotto, in una zona dove le temperature vanno sotto zero da novembre a febbraio. A Teramo — meno 14,2 milioni in due stagioni — la sottrazione del calore a scuola è una voce necessaria. Per la Provincia di Cuneo sono in arrivo altri tagli per cinque milioni e 300 mila euro: «Con questi ammanchi », assicura il commissario Giuseppe Rossetto, «non saremo in grado di far partire le scuole ». Si va verso il disavanzo, «anticamera del dissesto».
La Provincia di Milano ha trovato geniale l’idea genovese (ottanta strutture, otto milioni da risparmiare) di togliere il sabato alla settimana scolastica: gli studenti sono felici, ventidue presidi su 57 delle superiori hanno aderito, l’amministrazione ha accolto entusiasta la possibilità di risparmio. Lecco ha più volte sottolineato «la totale assenza » di risorse economiche: «Non abbiamo alcuna copertura finanziaria per qualsiasi gara d’appalto». Poi, a compromettere il prossimo avvio dell’anno scolastico, ci appalesano i soliti vuoti negli organici. Rivela la Cgil scuola della Toscana: «A settembre
104 istituti in regione saranno senza preside, 50 senza segretario, 2.706 cattedre saranno vacanti».
La situazione dovrà sbloccarsi entro luglio, dicevano i presidenti, «altrimenti saranno guai seri». Ad agosto si sta studiando la reintroduzione della tassa sui passi carrai. «Ci vuole l’apertura del patto di stabilità anche per noi, come si è fatto per i comuni, ci stiamo lavorando con il governo », dice il presidente dell’Unione province d’Italia, Alessandro Pastacci. «Le scuole, comunque, le dobbiamo far partire».

Arranca il progetto “Scuole belle”

da La Tecnica della Scuola

Arranca il progetto “Scuole belle”

Molti i problemi legati alla decisione concordata fra Ministero del Lavoro e dell’Istruzione di assegnare le risorse direttamente alle scuole che non sono attrezzate per la gestione di cantieri di lavoro.

Poco per volta, le difficoltà del progetto “Scuole belle” stanno venendo a galla tutte. L’argomento è stato discusso nel corso di un incontro fra Ministero e sindacati svoltosi nella giornata del 7 agosto.
Il nodo è molto semplice ma di difficile soluzione: i soldi necessari per “abbellire” (o più semplicemente ripulire) le scuole verranno assegnati direttamente alle istituzioni scolastiche che dovranno però attivare procedure per loro inconsuete.
Di fatto si tratterà di aprire veri e propri cantieri di lavoro con tutto quello che ne consegue dal punto di vista economico e della sicurezza.
Non è un caso che in Piemonte, dove negli ultimi anni la magistratura è stata particolarmente attenta e vigile, l’Ufficio regionale sta faticando non poco a “convincere” i dirigenti scolastici a dare avvio all’operazione.
Ma le difficoltà sono diffuse un po’ dovunque.
La domanda è inevitabile: perché mai il Ministero ha deciso di assegnare i fondi alle scuole e non ai Comuni come invece sarebbe stato più naturale?
La risposta è che si pensa in tal modo di accelerare i tempi: i Comuni infatti avrebbero dovuto aprire vere e proprie gare d’appalto e rivolgersi alla Consip mentre le scuole potranno affidare ai lavori alle stesse cooperative che già ora stanno operando per le pulizie (e se questa è la motivazione significa che il Ministero ammette, seppure implicitamente, che il passaggio attraverso Consip non garantisce affatto né efficacia né efficienza).
A livello locale gli Uffici scolastici regionali stanno lavorando per “convincere” le scuole a gestire gli appalti ricorrendo ad accordi di rete, come previsto dallo stesso Ministero. Ma ovviamente si fa molta fatica a individuare le scuole capo-fila, tanto è vero che proprio nell’incontro del 7 agosto i sindacati hanno chiesto al Miur di assegnare un assistente amministrativo in più a tutte le scuole che faranno da capofila. Il Miur ha preso tempo, ma è facile prevedere che la richiesta non troverà risposta immediata.
C’è poi un altro problema: siamo ormai in vista della settimana di ferragosto, durante la quale, tradizionalmente, resta tutto fermo. Dopo di che mancheranno due settimane all’avvio dell’anno scolastico: certamente troppo poco per pensare di avviare i lavori e concluderli. Tanto che già si sta parlando di cantieri che apriranno nell’estate del 2015.
Se si tiene conto che i lavori saranno finanziati con stanziamenti previsti dal Governo Letta nel giugno del 2013, le conclusioni ciascuno può trarle per conto proprio.

Pubblicato il calendario di festività ed esami per l’a.s. 2014/2015

da La Tecnica della Scuola

Pubblicato il calendario di festività ed esami per l’a.s. 2014/2015

Si svolgerà il 19 giugno 2015 la prova nazionale degli Esami di Stato del primo ciclo di istruzione, mentre la prima prova scritta degli esami delle superiori è fissata al 17 giugno 2015

È datata 6 agosto l’annuale Ordinanza che comunica il calendario delle festività e degli esami per l’anno scolastico successivo.

L’O.M. n. 43 fissa al 19 giugno 2015 la prova scritta, a carattere nazionale, nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione, con inizio alle ore 8.30; in prima e seconda sessione suppletiva potrà essere espletata il giorno 24 giugno 2015 e il giorno 2 settembre 2015 con inizio sempre alle ore 8.30.

 

L’esame di Stato conclusivo dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado, per l’anno scolastico 2014-2015 ha inizio, per l’intero territorio nazionale, con la prima prova scritta, il giorno 17 giugno 2015 alle ore 8.30. La prima prova scritta suppletiva verrà svolta il giorno 1 luglio 2015 alle ore 8.30.

L’Ordinanza precisa anche che, in attesa della emanazione dei provvedimenti di cui all’art. 6 del Decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2012, n. 263, saranno fornite successivamente istruzioni in relazione all’esame di Stato conclusivo del primo periodo didattico dei percorsi di I livello – finalizzato al conseguimento del titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione – per gli studenti iscritti e frequentanti i Centri Territoriali Permanenti per l’istruzione e la formazione in età adulta (CTP) e i Centri Provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA). In ogni caso, l’esame di Stato conclusivo del primo periodo didattico dei percorsi di I livello per gli studenti iscritti e frequentanti i Centri Territoriali Permanenti per l’istruzione e la formazione in età adulta e i Centri Provinciali per l’istruzione degli adulti si effettua in via ordinaria al termine dell’anno scolastico con esonero dalla somministrazione per l’anno scolastico 2014/2015 della prova nazionale da parte dell’INVALSI.

Confermato il solito calendario delle festività:

  • tutte le domeniche; il 1° novembre, festa di tutti i Santi;
  • l’8 dicembre, Immacolata Concezione;
  • il 25 dicembre, Natale;
  • il 26 dicembre;
  • il 1° gennaio, Capodanno;
  • il 6 gennaio, Epifania;
  • il giorno di lunedì dopo Pasqua;
  • il 25 aprile, Anniversario della Liberazione;
  • il 1° maggio, festa del Lavoro;
  • il 2 giugno, festa nazionale della Repubblica;
  • la festa del Santo Patrono.

Alla nota sono anche allegati i calendari scolastici regionali.

Siglato l’accordo per il MOF 2014/2015

da La Tecnica della Scuola

Siglato l’accordo per il MOF 2014/2015

La Flc Cgil non firma. Confermato il taglio per il secondo anno consecutivo di 350 milioni di euro

Nella mattinata di ieri, 6 agosto 2014, si è svolto il terzo incontro presso il MIUR sull’assegnazione dei fondi MOF per l’anno scolastico 2014/2015 e oggi, 7 agosto, è stato siglato il nuovo accordo.

L’intesa prevede di assegnare per l’a.s. 2014/2015 la somma di 642,77 milioni di euro rimodulata come segue:

MOF

La FLC CGIL ha ribadito la sua posizione, non sottoscrivendo l’Intesa col MIUR, in coerenza con il dissenso circa il reperimento delle risorse, da destinare agli scatti di anzianità, a carico del Fondo dell’Istituzione scolastica.

Tutte le organizzazioni sindacali hanno poi sollevato la questione della mancata assegnazione delle risorse 2013/2014 per pagare le indennità di direzione dei sostituti dei Dsga e quelle per il bilinguismo e trilinguismo, per le quali, ricordiamo, è stata avviata in questi giorni l’apposita rilevazione.

Altro nodo critico la questione delle posizioni economiche ATA, per i quattro mesi (settembre-dicembre 2014) in cui c’è solo il riconoscimento giuridico. Il Ministero si è impegnato con i sindacati a individuare una soluzione per i primi di settembre.

Per quanto riguarda, infine, l’impiego delle economie del 2013/2014, le Organizzazioni sindacali sono state convocate per il 4 settembre alle ore 10.00 per definirne la ripartizione, cui seguirà una nuova intesa.

Primo giorno di scuola con sciopero: lo ha deciso l’Unicobas

da La Tecnica della Scuola

Primo giorno di scuola con sciopero: lo ha deciso l’Unicobas

Le lezioni iniziano a partire tra l’11 e il 15 settembre. Il 17 sarà il primo giorno in cui tutte le scuole d’Italia saranno comunque aperte. Inaccettabile, per il sindacato di base di d’Errico, scaricare sui docenti di ruolo la copertura delle assenze e la ventilata riduzione di un anno della scuola superiore.

Lo scenario in cui prenderà avvio il nuovo anno scolastico si sta poco per volta delineando meglio anche se resta l’incertezza sulle reali intenzioni del Ministro Giannini in merito al più volte annunciato provvedimento legislativo sulla scuola.
Nella giornata del 7 agosto è stata siglata l’intesa sul fondo di istituto e il Ministero dell’Istruzione ha assicurato che entro la metà di settembre saranno comunicati alle scuole le somme disponibili per il 2014/2015.
Si inizia ad organici invariati rispetto allo scorso anno ma con un numero maggiore di alunni soprattutto nelle regioni del nord dove il calo demografico si fa sentire di meno grazie all’apporto delle famiglie straniere.
I sindacati confederali sembrano intenzionati ad aspettare le prossime mosse di Giannini e Renzi per decidere eventuali iniziative (per intanto va però registrato che Cgil e FGU-Gilda non hanno firmato l’intesa sul fondo di istituto), mentre chi ha deciso di non attendere oltre e di passare dagli annunci ai fatti è l’Unicobas, il piccolo sindacato di base, particolarmente combattivo in questi mesi estivi.
Il segretario nazionale Stefano d’Errico non ha dubbi: “Ci pare che di fatto il Ministro e il Governo abbiano ormai scelto la strada da percorrere: superiori a 4 anni e relativo taglio di 60.000 cattedre, aumento obbligatorio dell’orario per tutti i docenti senza retribuzione aggiuntiva, aumento d’orario facoltativo (ma chi non lo facesse rimarrebbe a stipendio base), valutazione di docenti ed Ata e differenziazioni stipendiali operate dai dirigenti (contratto ‘flessibile’) anche attraverso l’incrocio con i risultati dei test Invalsi”
“Per non parlare – aggiunge ancora d’Errico – della sparizione delle graduatorie di istituto e della sparizione (fisica) dei precari (supplenze e sostituzioni, infatti,  le dovrebbero fare gli insegnanti di ruolo)”.
La conseguenza di questa analisi impietosa è inevitabile: per il 17 settembre l’Unicobas proclama uno sciopero dell’intero comparto; contando sul malcontento sempre più diffuso all’interno del mondo della scuola d’Errico spera di riscuotere una buona adesione.

Quota 96, il resoconto della giornata di presidio

da La Tecnica della Scuola

Quota 96, il resoconto della giornata di presidio

I Quota 96 sono scesi in piazza Montecitorio ieri. Malgrado i tempi stretti della convocazione e il periodo non proprio ideale è stato un buon inizio della stagione delle lotte. Circa 70 lavoratori della scuola, provenienti da tutta Italia, in rappresentanza dei 4 mila Quota96 bloccati dal voto del Senato, presenti anche un gruppo di precari, hanno partecipato al presidio di protesta contro l’ultimo schiaffo del governo Renzi.

Come anticipavamo, al presidio sono intervenuti numerosi parlamentari dell’opposizione (SEL, M5S, LED, Lega), che in quest’ultimo periodo avevano appoggiato l’emendamento bocciato al Senato.
Dalla discussione e’ emerso che la copertura, garantita da Boccia, non era sicura e per questo l’emendamento non poteva essere approvato.
E’ stato poi approvato l’ennesimo ordine del giorno (ma di questi ormai s’è fatto il pieno) , su proposta di Di Salvo di LED, che impegna il Governo ad emanare un D.L. che risolva la questione Q96 entro agosto.Pare che i parlamentari solidali con le proteste dei Quota 96 si siano detti pronti ad appoggiare le nostre iniziative e ad approvare immediatamente un D.L., rimanendo a Roma se necessario.
La richiesta dei manifestanti è stata chiara: che ognuno solleciti i ministri competenti ad agire immediatamente affinché procedano speditamente ad emanare le relative circolari.E’ evidente che i lavoratori della scuola beffati non perdono le speranze:
e’ stato proposto al MIUR di emanare immediatamente una circolare a tutte le scuole con un modello di domanda di pensione con riserva, rivolto a tutti i Q96, prevedendo anche la possibilità di permanere ancora qualche anno in servizio, conservando il diritto di andare in pensione con le norme pre Fornero.
Un altro tema caldo era quello del TFs per il quale è stato ribadito il diritto di percepirlo immediatamente.
La proposta di compilare la domanda con riserva ha ricevuto il beneplacito di Di Salvo e Fedriga, in quanto si potrebbero avere i dati reali di quelli interessati di andare in pensione quest’anno.
Lo stesso Fedriga, incontrando successivamente il ministro Padoan, a cui ha presentato questa proposta, ha riferito l’approvazione del ministro, in quanto risolverebbe il problema delle incertezze sui numeri dei lavoratori aventi diritto e sulle coperture necessarie.
Dopo il presidio per continuare la mobilitazione e sollecitare pronte risposte, e’ stata formata una delegazione che oggi andrà al MIUR per incontrare il ministro Giannini, a cui e’ stato chiesto un incontro, che dia un segnale sulle sue dichiarate intenzioni di affrontare il problema, emanando la circolare sulla domanda di pensione con riserva.
Al presidio hanno fatto sentire la loro voce anche i precari vincitori di concorso, presenti al presidio, sono contrari all’indizione di un nuovo concorso senza che siano assunti tutti coloro che hanno vinto il concorso precedente. Attorno ai Quota 96 si coagulano, è evidente, le forze di coloro che si sentono beffati da provvedimenti privi di ratio, i soliti che hanno determinato la situazione attuale del precariato della scuola.
Nel frattempo Manuela Ghizzoni (PD) commenta così la recente mobilitazione generale della politica a favore della questione, sottolineando un aperto gioco di ipocrisie e opportunismi: “
Ma dove erano, prima, tutti questi sostenitori di Q96Scuola? Se davvero il fronte politico fosse stato così compattamente e trasversalmente convinto della bontà dell’iniziativa, questo personale sarebbe in pensione almeno da un anno. Invece no. Anche la discussione della pdl 249 è andata avanti lentamente, per i tanti che remavano avanti o contro a seconda della convenienza. Non mi soffermo poi su quanti hanno confermato l’italico vizio di salire sul carro dei vincitori (dopo l’approvazione dell’emendamento alla Camera, alla soddisfazione di chi ha lavorato per anni a questo obiettivo si è aggiunto il giubilo di insospettabili scettici), ma di quelli che adesso si ergono vessilliferi dei #Quota96Scuola dopo averne snobbato l’esistenza e addirittura ostacolato il successo. Quanta ipocrisia su questa amarissima vicenda;
La Ghizzoni si mostra anche diffidente sulle motivazioni addotte per giustificare lo stralcio dell’emendamento: “Il Decreto sulla PA era una sede appropriata per risolvere la questione di #Q96Scuola perché il provvedimento mira a ringiovanire la PA per renderla più adeguata alle sfide di una moderna amministrazione. Anche la scuola italiana ha questa esigenza suprema, dato che il nostro personale è il più vecchio d’Europa. Così non è stato, perché dopo l’approvazione alla Camera contro l’emendamento è partito un fuoco di fila di critiche tanto roboanti quanto diversificate: dagli editorialisti di grido (che peraltro si peritano di non informarsi esattamente sul contenuto della norma), ai difensori del rigore innanzitutto (e che hanno cominciato ad allarmare i cittadini preconizzando 400 ml di nuove tasse), dagli altri lavoratori della PA e del privato (che dimenticano che la scuola ha una sola finestra di uscita per il pensionamento – il 1 di settembre – anche se i requisiti richiesti sono stati raggiunti) a quelli che inneggiano Letta rispetto a Renzi…
C’è stato un solo vero motivo per cui il pensionamento non è andato in porto, la paura dell’attacco al sistema Fornero: “Siamo sempre stati consapevoli della ostilità e del pregiudizio di RdS e Mef a correggere l’errore ammesso dalla stessa Fornero. Perché? Per timore che si crei un pertugio dal quale avviare la demolizione del nuovo sistema pensionistico (ecco perché paventano l’effetto emulazione). Ma la norma non ha questo potere dirompente (né per l’impianto della riforma né per i conti pubblici) perché strettamente connessa alla specificità della scuola e all’a.s. 2011/2012.
Resta un’unica indiscutibile realtà; “ A perdere, in questa vicenda non sono (almeno per ora) solo i 4000 aspiranti pensionandi e i 4000 aspiranti loro sostituti, perdono (almeno per ora) anche quelli che pensano che se la politica non si riprende il primato delle decisioni non ci sarà uscita dalla crisi (economica, sociale ed etica). Ma credo che sia stata persa una battaglia e non la guerra. E che dagli errori (e ne sono stati compiuti molti in questa vicenda, a partire da me stessa) si debba imparare per rendere più efficace e incisiva la nostra azione.”
Forse dalla piazza, di cui ieri c’è stato un assaggio, verranno risposte più chiare nelle prossime settimane.

Rapporto 2014 AlmaDiploma: il 25% dei diplomati cambierebbe scuola e indirizzo

da La Tecnica della Scuola

Rapporto 2014 AlmaDiploma: il 25% dei diplomati cambierebbe scuola e indirizzo

Il nuovo Rapporto 2014 sulla condizione occupazionale e formativa dei diplomati di scuola secondaria superiore, realizzato da AlmaDiploma e da AlmaLaurea, racconta le scelte compiute dai diplomati alla conclusione della scuola secondaria superiore in termini di performance negli studi accademici e di possibile occupazione lavorativa nell’immediato e in un più lungo periodo

A tal proposito in questo rapporto si scrive: “La scelta del percorso di scuola secondaria superiore avviene notoriamente in un momento molto delicato, nel quale da un lato il ragazzo ha assai raramente raggiunto la maturità necessaria per compiere una scelta pienamente consapevole, così che famiglia e insegnanti della scuola media dell’obbligo esercitano un ruolo di primaria importanza nella scelta del percorso da compiere. È probabilmente per tali ragioni che alla vigilia della conclusione degli studi il 59% dei diplomati del 2012 dichiara che, potendo tornare indietro, sceglierebbe lo stesso corso nella stessa scuola, mentre il restante 41% compierebbe una scelta diversa: circa un quarto dei diplomati cambierebbe sia scuola sia indirizzo, il 9,5% ripeterebbe il corso ma in un’altra scuola, un ulteriore 7,5% sceglierebbe un diverso indirizzo/corso nella stessa scuola.

Ad un anno dal diploma il quadro si modifica leggermente: la quota di intervistati che replicherebbe esattamente il percorso scolastico compiuto diminuisce di 3 punti percentuali, raggiungendo il 56% degli intervistati e ampliando così al 44% la percentuale di chi varierebbe, anche se solo parzialmente, la propria scelta: quasi il 30% dei diplomati cambierebbe sia scuola sia indirizzo, il 7% sceglierebbe un diverso indirizzo/corso, mentre l’8% cambierebbero scuola “.

Eccedenze meglio delle precedenze

da La Tecnica della Scuola

Eccedenze meglio delle precedenze

Nessuno mette in discussione la legge 104/92, che è una legge di grande senso civico e dal giusto profilo giuridico…

Si tratta di una norma volta a tutelare gli ammalati, garantendo loro, l’assistenza a familiari più stretti e favorendo, in altri casi, il bisogno di cure particolari e continuative. Quello che viene messo in discussione da molti insegnanti è il meccanismo applicativo di questa legge in fase di mobilità o di costituzione delle graduatorie d’Istituto per l’individuazione dei perdenti posto.

Infatti come è noto, i contratti sulla mobilità degli insegnanti e del personale scolastico in genere, prevedono un sistema di precedenze che tutelano alcune categorie protette a sfavore degli altri  docenti o degli ata. Nello specifico parliamo dell’art.7 del CCNI sulla mobilità per l’anno scolastico 2014-2015 del 26 febbraio 2014, che dispone il sistema delle precedenze comuni e l’esclusione dalle graduatorie interne d’Istituto. Queste precedenze consentono di ottenere trasferimento o di mantenere il posto nel proprio istituto a discapito di altri docenti o di altro personale più titolato e con un maggiore punteggio nelle graduatorie.

Il precedere chi ha più punti in graduatoria, vanificando l’aspirazione di trasferimento o quella di non perdere il posto di titolarità, da parte di coloro che sarebbero meglio graduati rispetto a chi fruisce del beneficio di precedenza,  è percepita da tantissimi insegnanti e dal personale amministrativo , tecnico ed ausiliario, come una vera e propria ingiustizia. Esistono casi in cui , a causa delle precedenze disposte nel suddetto art.7, capita dovere aspettare anche 10 anni prima di ottenere il trasferimento nel comune di ricongiungimento.

Esistono anche casi in cui, intere graduatorie d’Istituto riferite ad una data classe di concorso hanno inseriti 10 insegnanti tutti esclusi dalla graduatoria ai sensi dell’art.7 del CCNI sulla mobilità. In buona sostanza una norma giusta e di alto senso civico, proprio per il fatto che è applicata a discapito di altri lavoratori, diventa una norma odiosa che alimenta sospetti e genera dissapori. Come risolvere il problema delle precedenze, in modo tale da non pregiudicare il diritto al beneficio della legge 104/92 ma allo stesso tempo non fare scavalcare in graduatoria i lavoratori  che non godono di alcun beneficio di legge?

La risposta è semplice bisognerebbe trasformare il sistema delle precedenze in sistema delle eccedenze. In buona sostanza per chi ha diritto al beneficio della legge 104/92 in un dato comune o in caso di mancanza di istituzioni scolastiche in comune viciniore, bisognerebbe eccedere con l’organico funzionalmente all’esigenze contingenti. In questo modo verrebbe garantito il diritto al beneficio di legge, non verrebbe preclusa la legittima aspirazione degli altri lavoratori, insegnanti o ata, ad ottenere il trasferimento o a mantenere la titolarità e le scuole potrebbero fruire di qualche aumento di organico tanto gradito e di enorme utilità. Siamo curiosi di sapere se i nostri lettori gradiscono la proposta del  passaggio dalle precedenze alle eccedenze per chi fruisce della legge 104/92.

Calendario 2014-2015 con maturità e Invalsi

da tuttoscuola.com

Calendario 2014-2015 con maturità e Invalsi

Il ministro ha emanato l’ordinanza relativa alle festività e alle date fisse riguardanti l’inizio dell’esame di maturità 2015 e lo svolgimento della prova nazionale Invalsi inserita nell’esame di licenza media.

Quest’ultima si svolge, per l’anno scolastico 2014/2015, per l’intero territorio nazionale ed in sessione ordinaria il giorno 19 giugno 2015 con inizio alle ore 8.30; in prima e seconda sessione suppletiva potrà essere espletata il giorno 24 giugno 2015 e il giorno 2 settembre 2015 con inizio alle ore 8.30.

Per gli studenti iscritti e frequentanti i Centri Territoriali Permanenti per l’istruzione e la formazione in età adulta (CTP) e i Centri Provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA) saranno fornite istruzioni ulteriori, ma intanto resta stabilito che “l’esame di Stato conclusivo del primo periodo didattico dei percorsi di I livello per gli studenti iscritti e frequentanti i Centri Territoriali Permanenti per l’istruzione e la formazione in età adulta e i Centri Provinciali per l’istruzione degli adulti si effettua in via ordinaria al termine dell’anno scolastico con esonero dalla somministrazione per l’anno scolastico 2014/2015 della prova nazionale da parte dell’INVALSI”.

L’esame di Stato conclusivo dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado inizierà invece il giorno 17 giugno 2015 alle ore 8.30 con la prova di italiano.
 L’eventuale prima prova scritta suppletiva verrà svolta il giorno 1 luglio 2015 alle ore 8.30.

Il calendario delle festività, in conformità alle disposizioni vigenti, relative all’anno scolastico, 2014-2015 è il seguente: 
tutte le domeniche; il 1° novembre, festa di tutti i Santi; 
l’8 dicembre, Immacolata Concezione; 
il 25 dicembre, Natale; 
il 26 dicembre; 
il 1° gennaio, Capodanno;
il 6 gennaio, Epifania; 
il giorno di lunedì dopo Pasqua; 
il 25 aprile, Anniversario della Liberazione; 
il 1° maggio, festa del Lavoro; 
il 2 giugno, festa nazionale della Repubblica; 
la festa del Santo Patrono.

Dal sito del Miur è anche possibile scaricare i calendari regionali.