Promozione come diritto soggettivo

PROMOZIONE COME DIRITTO SOGGETTIVO di Umberto Tenuta

CANTO 312 ABBANDONI!

BOCCIARE NON BOCCIARE

Angelo Castronuovo, preside dell’istituto Pitagora di Policoro

  • Noi avevamo una percentuale di abbandoni del 20%,
  • siamo arrivati all’11-12%
  • coinvolgendo gli studenti nell’attività didattica,
  • attraverso la rete di book in progress, i tablet, le attività extrascolastiche:
  • facendo sentire loro che essere bocciati significava abbandonare tutto questo».

 

Il SUCCESSO FORMATIVO è un diritto soggettivo.

È il diritto a divenire uomini.

Se è vero, come è vero, che senza educazione si rimane allo stato bestiale −e lo testimoniano tutte le bestie che circolano in questo bugno vuoto− allora l’educazione non può essere negata a nessuno.

Respingere durante l’età della piena formazione dei giovani è una contraddizione logica:

  • io ti debbo partorire come uomo,
  • ma ti abortisco,
  • ti faccio morire prima che tu nasca alla condizione umana.
  • Ti faccio ritornare di nove centimetri indietro.
  • Resta ancora là dentro!
  • Muori!

Che altro è la mortalità scolastica, se non la morte di giovani che non nascono mai alla condizione umana.

La Scuola, che dovrebbe farli uomini, li condanna alla bestialità!

E la Società ne farà le spese.

Non avrà uomini.

Ma bestie.

Ne circolano tante.

Come attesta la cronaca di ogni santo giorno.

Come è possibile che non ci si renda conto di una tale contraddizione?

Si pretende che i giovani siano capaci di ragionare, mentre si sa che anche i poteri logici si formano attraverso l’educazione!

Lo attesta Jean Piaget:

<<…la logica non è innata nel bambino. Se la logica stessa si costruisce invece di essere innata, ne consegue che il primo compito dell’educazione è di formare la ragione>>[1].

Gli adulti non ragionano quando pretendono che i giovani ragionino!

Suvvia, Docenti, Dirigenti, Ministra!

Educhiamo!

Non bocciano, non bocciamoci!

Angelo Castronuovo, preside dell’istituto Pitagora di Policoro, l’ha capito:

<<Noi avevamo una percentuale di abbandoni del 20%, siamo arrivati all’11-12% coinvolgendo gli studenti nell’attività didattica…>>.

Preside, non c’è bisogno delle caramelline: << book in progress, tablet, attività extrascolastiche>>.

Non sono loro, gli studenti, a dover comprendere <<che essere bocciati significa… abbandonare tutto questo», ma coloro che hanno la responsabilità del successo formativo dei giovani.

È la Scuola che deve sentire di dover garantire ai giovani il successo formativo.

Come?

Lo dice il Preside Angelo Castronuovo!

<< coinvolgendo gli studenti nell’attività didattica…>>.

−cum volgere: assieme ad apprendere!

Mica i giovani sono dei sacchi vuoti che si possono riempire di nozioni?

Mica i giovani sono delle tabulae rasae sulle quali si possono imprimere le nozioni?

Docenti, non ingozzateli di foglie secche, ma affamateli!

E le erbe fresche offritele nei verdi prati del mondo che li circonda!

Dopo averle assaporate, saranno loro che se le conserveranno nei tablet.

Via i liofilizzati, gli omogeneizzati, le pappine preparate!

Offrite loro il Mondo, la Terra Patria!

Nel suo grembo c’è la Cultura.

La Cultura li nutrirà.

La Cultura li farà uomini!

Uomini che vi grideranno:

<<Grazie, o Madre Scuola!>>.

 

Tutti i miei Canti −ed altro− sono pubblicati in:

http://www.edscuola.it/dida.html

 

[1] PIAGET J., Dove va l’educazione, Armando, Roma, 1974, p. 51

Fondamentale rinnovo ccnl

Scuola, Mascolo (Ugl): “Fondamentale rinnovo ccnl”
“E’ fondamentale procedere al rinnovo del ccnl di categoria e alle immissioni in ruolo con copertura su tutti i posti vacanti in organico di diritto, anche in applicazione della recente sentenza della corte di giustizia europea”.
Lo dichiara il segretario nazionale dell’Ugl Scuola, Giuseppe Mascolo, al termine del direttivo nazionale dell’Ugl Scuola, che si è tenuto presso l’Utl di Catania, spiegando che “occorrono maggiori investimenti per il funzionamento delle istituzioni scolastiche, oltre ad una riforma del sistema scolastico e del reclutamento del personale, condivisa dalle parti sociali”.
Per il sindacalista, che ieri ha incontrato iscritti e dirigenti sindacali presso la sede regionale dell’Ugl di Reggio Calabria, “la voce del territorio e quindi dei lavoratori, deve necessariamente portarci ad una profonda riflessione sulla necessità che in un momento storico come quello che il Paese sta attraversando, il sindacato deve farsi portavoce delle istanze dei lavoratori”.
“Tutte queste motivazioni – conclude – hanno portato l’Ugl Scuola ad aderire allo sciopero generale indetto dalla Confederazione Ugl, previsto per l’intera giornata del 12 dicembre che, in caso di mancate risposte, sarà solo l’inizio di una serie di manifestazioni di protesta”.

«Fondi Ue anche per pontenziare laboratori e alternanza scuola-lavoro»

da Il Sole 24 Ore

«Fondi Ue anche per pontenziare laboratori e alternanza scuola-lavoro»

di Claudio Tucci

Potenziamento dei laboratori «non solo quelli scientifici, ma anche informatici, tecnici, linguistici, artistici». Più spazio all’alternanza scuola-lavoro, «favorendo stage all’estero o all’interno di realtà produttive particolarmente innovative». Lotta alla dispersione scolastica (già grazie alla precedente programmazione 2007-2013 il tasso di abbandono prematuro dei giovani meridionali è diminuito dal 28,7% al 21,5% – la media nazionale è del 19,2%, ancora distante dall’obiettivo del 10% da raggiungere entro il 2020). Azioni di “qualificazione” dell’istruzione tecnica e professionale, compresa la formazione regionale, e più orientamento rivolto alla futura occupazione.

Novità
Il ministero dell’Istruzione ha pronte le “priorità d’azione” per iniziare a spendere subito i tre miliardi di fondi europei (Pon Istruzione 2014-2020) in arrivo da Bruxelles che, per la prima volta, interesseranno tutte le Regioni (non solo quelle meridionali dell’obiettivo Convergenza): «A gennaio verranno emanati i primi bandi su digitale, laboratori e infrastrutture per le regioni del Centro-Nord», ha sottolineato, in questo colloquio con il Sole24Ore, il capo dipartimento per la Programmazione, le risorse umane e finanziarie del Miur, Sabrina Bono. «Nei sei mesi successivi si partirà anche al Sud».
Il lavoro tecnico «è praticamente concluso; per il nuovo settennato potremmo contare sul 40% in più di risorse (da 2 miliardi si passa a 3) come riconoscimento dei risultati positivi raggiunti con la precedente programmazione: il tasso di scolarizzazione superiore è aumentato dal 67,4% al 74,6% e il tasso di partecipazione agli istituti superiori nelle regioni Convergenza è passato dal 91,8% al 94,2% in controtendenza con le regioni del Nord che registrano un tasso inferiore».

Risorse
Il programma 2014-2020 sarà «plurifondo», ha spiegato Bono, «poco più di due miliardi (2 miliardi e 160 milioni, per l’esattezza) arriveranno dal Fondo sociale europeo (Fse) e 860 milioni dal Fondo europeo sviluppo regionale (Fesr) e saranno ripartiti così: 2,1 miliardi per le Regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), 200 milioni per le regioni in transizione (Abruzzo, Molise e Sardegna) e 700 milioni per tutte le altre più sviluppate. del Centro Nord. In totale saranno interessati circa 9mila istituti, tre milioni di studenti e 250mila tra docenti e personale scolastico».

Obiettivi
La stesura del Pon Istruzione ha seguito le indicazioni contenute ne «La Buona Scuola», e quindi sarà dato spazio, anche, a interventi per innovare la didattica, gli spazi e le tecnologie. Oltre a una muovere i primi passi verso una vera co-progettazione imprese-scuole. Che risultati si attendono al 2023? «Un miglioramento delle competenze, più docenti formati, e – ha aggiunto Bono – un raccordo significativo scuola-lavoro e istituti tecnici-professionali: l’88% degli studenti dovrà aver realizzato esperienze di formazione on the job».

La maturità torna in bilico: con un nuovo decreto il governo potrebbe cambiarla

da Repubblica.it

La maturità torna in bilico: con un nuovo decreto il governo potrebbe cambiarla

La novità da un emendamento approvato nella legge di Stabilità: entro febbraio il ministro potrebbe per decreto istituire commissioni tutte di prof interni già da quest’anno

di SALVO INTRAVAIA

Commissioni di maturità nuovamente in sospeso. La decisione finale arriverà entro il mese di febbraio. E’ scritto nero su bianco in un emendamento alla Legge di stabilità approvato con tutto il provvedimento ieri mattina alla Camera. Ora il disegno di legge passerà al Senato per l’altro visto e l’eventuale conversione in legge. E se non interverranno modifiche, sarà il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, a stabilire se modificare le commissioni degli esami di stato del secondo grado già dalla prossima tornata di giugno oppure rinviare il tutto all’anno successivo.

L’emendamento dei deputati Rocco Palese, Elena Centemero e Renato Brunetta, di Forza Italia, stabilisce che “con decreto del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono disciplinati, con effetto dall’anno 2015, i nuovi criteri per le definizione della composizione delle commissioni d’esame delle scuole secondarie di secondo grado”.

In altre parole, entro il mese di febbraio il ministro potrà emanare un provvedimento che modifichi l’attuale composizione delle commissioni di maturità –  che ad oggi sono composte da tre membri interni, tre commissari esterni e un presidente, anche questo esterno  –  magari optando per quella con tutti commissari interni e il presidente esterno, già collaudata con scarsi risultati dall’ex ministro Letizia Moratti. A spingere verso tale direzione Forza Italia. Ma se entro febbraio il ministro Giannini non emanerà nessun decreto gli esami si svolgeranno come quest’anno e l’anno scorso.

Sull’argomento si fronteggiano due filosofie. Molti deputati del Partito democratico sostengono che non sarebbe corretto cambiare le regole del gioco a metà anno scolastico. Inoltre, modificare le commissioni soltanto per motivi di cassa  – ci sono in ballo risparmi per 140 milioni di euro, ma tutti da verificare – suscita molti dubbi. E quel minimo di oggettività garantita dalla presenza dei commissari esterni  –  anche se provenienti da scuole della stessa provincia  –  con la commissione interna verrebbe meno (e dubbi maggiori si addensano sulle scuole paritarie). Infine, i professori si troverebbero a valutare per ben due volte gli stessi studenti nel giro di un mese: i primi di giugno per l’ammissione agli esami e a luglio per l’esame finale.

Il centrodestra in particolare cavalca l’ipotesi di fare svolgere gli esami finali del percorso scolastico con gli stessi docenti che hanno seguito i ragazzi per tutto l’anno. Una eventualità gradita a famiglie e studenti che si sentono più “al sicuro” se giudicati dagli insegnanti interni che conoscono. Se la proposta andrà in porto, sempre entro febbraio, il ministero dell’Istruzione dovrà ridefinire i compensi dei membri interni, fermi da anni ai 470 euro lordi. Ma in tal caso il risparmio per le casse dello stato si ridurrebbe.

Giornata Mondiale della Disabilità

Pochi lavorano, molti a rischio povertà: la Giornata di 3,2 milioni di disabili

Il 3 dicembre si celebra la ricorrenza internazionale voluta dall’Onu. Sono circa 190 mila le persone con disabilità che vivono in istituto; 220 mila gli alunni disabili, 680 mila quelli iscritti al collocamento. Oltre il 21% delle “famiglie con disabilità” in Italia a rischio povertà

Il 3 dicembre si celebra la Giornata internazionale delle persone con disabilità. Tante le iniziative in Italia per celebrare l’evento. Nell’occasione, il Governo organizza a Roma una manifestazione celebrativa (ore 9.30, Sala verde di Palazzo Chigi”), con la presenza del premier Renzi e di tre ministeri. Il titolo: “La sfida per l’inclusione: il futuro delle persone con disabilità”. E in attesa di capire il “futuro”, ecco uno spaccato sul mondo della disabilità in Italia.

I dati generali. Secondo i dati Istat (Indagine sulle condizioni di salute, elaborazione dati 2013 Redattore sociale/Superabile), sono circa 3,2 milioni le persone con disabilità, sopra i 6 anni di età, in Italia: dallo scorso anno, la parola “disabilità” è stata sostituita, nei documenti Istat, da “limitazione funzionale”.
Le “limitazioni” di tipo motorio riguardano 1,5 milioni di persone, quelle della comunicazione (difficoltà nel vedere, sentire o parlare) circa 900 mila. Ci sono poi 1,4 milioni di persone che hanno una “maggiore riduzione dell’autonomia”, cioè vivono a letto o si spostano su una sedia a ruote. Va poi notato che 1,8 milioni di persone cumulano più tipi di limitazioni funzionali.

Chi sono. Si tratta soprattutto di donne anziane, nelle isole e al Sud. Nel 2013, dei 3,2 milioni di persone con limitazioni funzionali, due milioni e 500 mila sono anziani. Più alta la quota tra le donne, 7,1% contro il 3,8% tra gli uomini. Grande disomogeneità a livello territoriale: la disabilità è più diffusa nell’Italia insulare (5,7%) e al sud (5,2%).
Disabili in istituto. Secondo dati Istat che risalgono però al 2010, sono circa 190 mila le persone con disabilità che vivono in istituto. Si tratta in gran parte (83%) di anziani non autosufficienti, mentre il 6% sono adulti con una disabilità psichica e un altro 6% adulti con una disabilità plurima. Le donne anziane non autosufficienti sono il 64% delle persone che vivono in istituto.

Disabili e scuola. Nell’anno scolastico 2013/2014 gli alunni con disabilità certificata iscritti nelle scuole di ogni ordine e grado erano complessivamente 222 mila. Circa la metà (110 mila) gli insegnanti di sostegno. Dal confronto con i dati relativi agli anni immediatamente precedenti, si rileva un significativo aumento degli alunni con disabilità: erano 215.590 nell’anno scolastico 2011-2012, ovvero oltre il 3% in meno rispetto allo scorso anno.

Disabilità e lavoro. Secondo i dati del 2012 e 2013, sono quasi 680 mila gli iscritti al collocamento, 18 mila gli avviamenti nell’ultimo anno; fra pubblico e privato ci sono 41 mila posti riservati ancora scoperti. Fra le persone con disabilità sono tanti gli iscritti alle liste di collocamento, pochi gli avviamenti al lavoro legati alla legge 68/99, e quelli che ci sono si basano sempre più su forme contrattuali poco stabili.  Nel 2013, ogni quattro nuovi disabili che si iscrivono alla lista del collocamento obbligatorio (e che vanno ad aggiungersi ai tanti che già ci sono da tempo), ce n’è solo uno che trova effettivamente un lavoro (in percentuale viene avviato in un anno il 26,9% dei nuovi iscritti).

Disabili e povertà. Oltre il 21% delle “famiglie con disabilità” in Italia è a rischio povertà, contro il 18% circa delle famiglie senza componenti disabili: lo dicono i dati, elaborati per Redattore sociale dall’Istat, rilevati nella “Indagine sulle condizioni di vita” (Eusilc) relativi al periodo 2004-2011. Dati che evidenziano come la disabilità in famiglia pesi particolarmente al Nord, dove la “forbice” tra famiglie con disabilità e famiglie senza disabilità è particolarmente larga: il rischio povertà riguarda infatti il 14% delle prime, contro meno del 10% delle seconde.

 

Giornata della disabilità, la tecnologia in soccorso dei diritti. Gli appuntamenti in Italia

Tanti gli appuntamenti in programma, uno lo scopo: promuovere l’inclusione, anche con l’aiuto delle tecnologie. Dalle iniziative culturali del Mibact alla campagna “Persone, non pesi!” della Fish, fino agli appuntamenti organizzati a Tor

Sviluppo sostenibile: la promessa della tecnologia: è questo il tema che accompagnerà, il 3 dicembre, la Giornata internazionale delle persona con disabilità. Un tema, questo, scelto dall’Onu per ricordare che i mezzi tecnologici di cui oggi disponiamo, sempre più raffinati e “intelligenti”, possono essere utilizzati “per promuovere l’impatto e i benefici della tecnologia assistiva, degli adeguamenti tecnologici e delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione accessibili, che migliorano il benessere e l’inclusione delle persone con disabilità”. Tecnologia, quindi, come strumento di inclusione, a patto che sia utilizzata opportunamente, allo scopo di creare e promuovere “pari opportunità”. Numerose le iniziative promosse, su tutto il territorio nazionale, dalle singole

associazioni o dalle federazioni.

A livello nazionale, la Fish lancia, in occasione della Giornata Onu, la campagna “Persone, non pesi!”: obiettivo è informare l’opinione pubblica, tramite varie iniziative di comunicazione, sul fatto che la privazione dei diritti delle persone con disabilità ne provoca l’esclusione e la discriminazione, trasformando appunto quelle stesse persone in “pesi”. La campagna ha anche lo scopo di realizzare nuovi servizi informativi e fornire alle persone con disabilità e alle loro famiglie strumenti sempre più accurati e autorevoli, che consentano loro di essere consapevoli dei propri diritti e delle opportunità di inclusione e partecipazione alla vita sociale. Riprende il tema della campagna un efficace spot video, prodotto da Moviefarm, diretto da Danae Mauro e interpretato da Giuseppe Lanino, mentre la voce della nota attrice Lella Costa contraddistingue uno spot audio, prodotto da Studio Eccetera. Dall’1 all’8 dicembre, infine, sarà possibile donare 1, 2 o 5 euro al 45593 per aiutare la federazione, che da vent’anni si impegna per i diritti di tutte le persone con disabilità, lavorando con determinazione per migliorarne l’accesso al lavoro, allo studio, alla partecipazione e all’autonomia.. Nel sito dedicato all’iniziativa – www.personenonpesi.it – sono disponibili tutti gli aggiornamenti e anche i materiali (spot radio, banner per siti ecc.) utili a tutti coloro che vorranno sostenere l’iniziativa, amplificandone la diffusione.

A Roma, presso il Palazzo delle Esposizioni (Via Milano9/a, ingresso accessibile in via Milano 13), Fish Lazio, in collaborazione con Avi (Agenzia vita indipendente) e Ecad (Ebraismo culture e arti drammatiche) promuovono un incontro sul tema, durante il quale sarà peraltro presentato il libro “La mia storia ti appartiene: 50 persone con disabilità si raccontano”, a cura di Silvia Cutrera e Vittorio Pavoncello. Nelle stessa occasione, sarà proiettata la video-mostra “Nulla su di noi, senza di noi!”, realizzata dalla Fish in collaborazione con Contrasto, che racconta in una ventina di città italiane come le persone con disabilità “vivevano ieri, vivono oggi e talora riescono anche ad essere protagoniste”, avvalendosi anche degli scatti di celebri creatori d’immagine, come Gianni Berengo Gardin e Massimo Sciacca.

Sempre a Roma, ma qualche giorno dopo, l’11 dicembre, presso la Sala monumentale della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Largo Chigi, 19), si terrà la conferenza “Troppe scale per il signore a rotelle!”, promossa nell’ambito della Giornata Onu dal Dipartimento per le politiche di gestione, promozione e sviluppo delle risorse umane e strumentali della Presidenza del Consiglio dei Ministri e le associazioni culturali ItinerArte e Messaggi. L’evento si inserisce all’interno del Progetto Spacca, fucina di iniziative culturali, che raccoglie cittadini e professionisti dello spettacolo, con il fine di sensibilizzare la nostra società nei riguardi delle barriere architettoniche, mentali e culturali alla disabilità, a partire dalla promozione del libro autobiografico di Attilio Spaccarelli, Troppe Scale!

A Torino, il Politecnico coglierà l’occasione per presentare (ore 10-13) il progetto di valorizzazione multisensoriale dei giardini di Villa della Regina “La catena d’acqua”: un lavoro di ricerca, nato dalla collaborazione tra la direzione della Villa e il dipartimento di Architettura e Design del Politecnico, che si è concentrato sui giardini sviluppando percorsi di fruizione e conoscenza multisensoriali, adatti ai diversi pubblici dai bambini agli stranieri, alle persone con disabilità sensoriali. L’iter progettuale per la predisposizione degli ausili alla visita è stato condiviso con Tactile Vision onlus e con le associazioni Uici Torino, Italiana Volontari pro Ciechi e Istituto dei Sordi di Torino.

Sempre a Torino, la Cdp (Consulta delle persone in difficoltà) promuove una serie di iniziative, anche nei giorni precedenti e successivi il 3 dicembre: tra queste, il convegno “Turismo 2.0: accoglienza in tutto e per tutti” (3 dicembre ore 9-18, Borgo Medioevale, Viale Enrico Millo 4), la giornata dedicata alle scuole, il 5 dicembre, “momento di divertimento, sport e inclusione per imparare, fin da piccoli, che la diversità non fa paura” (5 dicembre ore 9-13,30 – PalaSport Ruffini, Viale Burdin 10) e il “Viaggio nei luoghi dell’arte” (Archivio di Stato di Torino, Sezioni Riunite, via Piave 21), mostra conclusiva del progetto promosso e coordinato dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Piemonte, ideato dall’associazione culturale “Artenne”, per rendere accessibile a tutti oltre le barriere architettoniche l’opera d’arte e gli studi d’artisti torinesi. Infine, nei giorni scordi, la Cdp ha allestito un “percorso esperienziale” davanti alla Prefettura: un’occasione per “immedesimarsi” nelle difficoltà che ogni momento vive una persona disabile, allo scopo di capire meglio i suoi bisogni e i suoi diritti.

A Milano, Fish (Federazione italiana superamento handicap) e Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità) propongono una  serata dedicata ai diritti e alla storia del movimento delle persone con disabilità in Italia: a partire dalle ore 18, presso l’Urban Center in Galleria Vittorio Emanuele, incontri, interventi e proiezioni sul tema. Prenderanno parte al dibattito anche due “testimoni di ordinaria discriminazione”, che racconteranno la propria esperienza. Sempre nella giornata di mercoledì 3 dicembre, nell’ambito della campagna della Fish “Non pesi, ma persone”, verrà presentata ai milanesi la “Pesa-disabili”: un’installazione che permetterà di valutare la reale conoscenza tra i cittadini dei temi e dei problemi connessi alla disabilità. Appuntamento a partire dalle 14.30 in piazza San Fedele.

Numerose infine, in tutte le regioni, le iniziative culturali promosse dall’Mibact (ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo), nell’ambito della giornata della disabilità e, quindi, all’insegna dell’accessibilità. Sulla pagina dedicata del sito istituzionale è possibile consultare il

programma completo

 

 

Disabilità: 3,2 milioni le persone con “limitazione funzionale”, soprattutto donne anziane

Giornata mondiale. Sono circa 190 mila le persone con disabilità che vivono in istituto. Si tratta in gran parte (83%) di anziani non autosufficienti, mentre il 6% sono adulti con una disabilità psichica. Condizione più diffusa nell’Italia insulare e al sud

Il 3 dicembre si celebra la Giornata internazionale delle persone con disabilità. E nell’occasione, il Governo organizza a Roma la conferenza nazionale (ore 9.30, Sala verde di Palazzo Chigi”). Il titolo: “La sfida per l’inclusione: il futuro delle persone con disabilità”. E in attesa di capire il “futuro”, ecco uno spaccato sul mondo della disabilità in Italia.

I dati generali. Secondo i dati Istat (Indagine sulle condizioni di salute, elaborazione dati 2013 Redattore sociale/Superabile), sono circa 3,2 milioni le persone con disabilità, sopra i 6 anni di età, in Italia: dallo scorso anno, la parola “disabilità” è stata sostituita, nei documenti Istat, da “limitazione funzionale”.
Le “limitazioni” di tipo motorio riguardano 1,5 milioni di persone, quelle della comunicazione (difficoltà nel vedere, sentire o parlare) circa 900 mila. Ci sono poi 1,4 milioni di persone che hanno una “maggiore riduzione dell’autonomia”, cioè vivono a letto o si spostano su una sedia a ruote. Va poi notato che 1,8 milioni di persone cumulano più tipi di limitazioni funzionali.

Soprattutto tra donne anziane, nelle isole e al Sud. Nel 2013, dei 3,2 milioni di persone con limitazioni funzionali, due milioni e 500 mila sono anziani. Più alta la quota tra le donne, 7,1% contro il 3,8% tra gli uomini. Grande disomogeneità a livello territoriale: la disabilità è più diffusa nell’Italia insulare (5,7%) e nel sud (5,2%) mentre al nord la percentuale di persone con disabilità certificata supera di poco il 4%.

Le regioni presentano diversi livelli di disabilità: da valori molto alti di Sicilia (6,1%), Umbria (6%), Molise e Basilicata (entrambe 5,8%), si passa a valori decisamente più bassi di Bolzano (2,5%), Trento (2,9%), Lombardia (3,8%) e Valle d’Aosta (4,1%). Il livello più elevato si registra per le donne del mezzogiorno.

Disabili negli istituti. Secondo dati Istat che risalgono però al 2010, sono circa 190 mila le persone con disabilità che vivono in istituto. Si tratta in gran parte (83%) di anziani non autosufficienti, mentre il 6% sono adulti con una disabilità psichica e un altro 6% adulti con una disabilità plurima. Le donne anziane non autosufficienti sono il 64% delle persone che vivono in istituto.

La disabilità grave. La classificazione della disabilità nei suoi diversi gradi di “gravità” è una questione ancora aperta e tra i temi principali del Piano biennale d’azione presentato dal governo nel 2013. L’Istat, in mancanza di una definizione ufficiale, classifica come “gravi” coloro che percepiscono una pensione d’invalidità con indennità di accompagnamento:  nel 2011, 2.111.424 persone, di cui 580.915 under 65 e 1.530.609 da 65 anni in su.

 

Disabilità in Italia: in 222 mila nelle aule, 680 mila iscritti al collocamento

Giornata mondiale. In Italia cronica mancanza di posti letto per i non autosufficienti. Il 10% degli alunni disabili frequenta la scuola dell’infanzia, il 38% la scuola primaria; 110 mila gli insegnanti di sostegno. Ogni 4 nuovi iscritti al collocamento, solo 1 trova lavoro

Non esiste in Italia una definizione puntuale e omogenea di non autosufficienza. In quest’area rientrano, in generale, coloro che mancano di autonomia per almeno una delle funzioni essenziali della vita quotidiana. Comunemente, quando si parla di non autosufficienza in Italia si fa riferimento a una platea che oscilla tra i 2 e i 4 milioni di persone: una forbice piuttosto ampia.

Disabilità grave. Nel 2011 si parlava di 2.111.424 persone, di cui 580.915 under 65 e 1.530.609 da 65 anni in su.

Nel dettaglio, i dati dell’Istat rispetto all’assistenza:  per quanto riguarda i giovani-adulti, circa 260 mila sono “figli”, ovvero vivono con uno o entrambi i genitori. Oltre metà di questi (54%) non riceve aiuti dai servizi pubblici né si affida a quelli a pagamento e non può contare sull’aiuto di familiari non conviventi: l’assistenza grava quindi completamente a carico dei familiari conviventi. Solo il 17,6% usufruisce invece di assistenza domiciliare sanitaria o non sanitaria pubblica.
Di questi “figli disabili”, circa 86 mila hanno genitori anziani e il 64% è inabile al lavoro. Circa 51 mila disabili gravi giovani e adulti, infine, vivono da soli e circa 10 mila di questi non ricevono alcun tipo di sostegno.

Per quanto riguarda invece gli anziani con gravi disabilità, il 43,5% (580 mila) vivono da soli, il 25,6% con il proprio partner e il 16,8% con i figli. Complessivamente, il 25% usufruisce di assistenza domiciliare pubblica, ma l’8,4% degli anziani disabili gravi riceve solo l’aiuto dei familiari conviventi.

Non autosufficienza, Rsa e assistenza domiciliare. In Italia c’è una cronica mancanza di posti letto per persone non autosufficienti, soprattutto nelle regioni del Sud: circa 240 mila posti letto su 496 mila che secondo un’indagine Auser riferita al 2011 sarebbero necessari. Il finanziamento alle Rsa (residenze sanitarie assistenziali), strutture non ospedaliere che ospitano a tempo definito o a tempo indeterminato persone non autosufficienti che non possono essere assistite in casa e che necessitano di specifiche cure mediche, è operato in parte dal fondo del Servizio sanitario nazionale, ma una quota è in genere coperta anche dal comune e/o dalla famiglia.  Sull’altro versante, il modello dell’assistenza domiciliare risulta ancora marginale nel nostro paese, seppur in lieve crescita: secondo il Rapporto sulla non autosufficienza 2012-2013, tra il 2005 e il 2011 è cresciuta la disponibilità di servizi domiciliari (SAD- servizio di assistenza domiciliare, ADI- assistenza domiciliare integrata). Il tasso di copertura medio della popolazione ultra 65enne è passato dal 2,9% del 2005 al 4,1% del 2010, con una media di 20 ore di assistenza l’anno per utente, ma con differenze significative tra regione e regione.

Disabili e scuola. La presenza di alunni con disabilità all’interno delle scuole italiane è misurata annualmente dall’Istat, insieme ai ministeri del Lavoro e dell’Istruzione. Nell’anno scolastico 2013/2014 gli alunni con disabilità certificata iscritti nelle scuole di ogni ordine e grado erano complessivamente 222 mila. Circa la metà (110 mila) gli insegnanti di sostegno. Dal confronto con i dati relativi agli anni immediatamente precedenti, si rileva un significativo aumento degli alunni con disabilità: erano 215.590 nell’anno scolastico 2011-2012, ovvero oltre il 3% in meno rispetto allo scorso anno.

Il 10% degli alunni disabili frequenta la scuola dell’infanzia, il 38% la scuola primaria, il 29% la scuola secondaria di I grado e il 24% la scuola secondaria di II grado. L’incidenza più elevata di alunni con disabilità si segnala in Trentino Alto Adige (3,3% sul totale degli alunni della regione); Lazio (3,1%) e Abruzzo (3,1%) mentre la Basilicata (1,9%) e la Calabria (2%) sono le regioni con il tasso più basso.

Rispetto alle tipologie di disabilità presentate dagli studenti, la maggioranza (66,7%) ha una disabilità di tipo intellettivo mentre quella motoria è presente nel 4,1% dei casi, quella uditiva nel 2,9% e quella visiva nell’1,7%. In merito ai docenti di sostegno, i dati relativi alla sola scuola statale, indicano la progressiva crescita della dotazione organica in questione, coerentemente con l’aumento degli alunni con disabilità. Sul totale dei docenti, l’organico di sostegno è passato dall’8% dell’anno scolastico 2000/2001 al 13,2% dell’anno scolastico 2012/2013. Rispetto all’anno scolastico precedente l’incremento è stato del 3,2%, a fronte di un rapporto alunni/docente invariato da circa nove anni a questa parte (due alunni con disabilità/un docente di sostegno). I dati dell’Istat parlano invece di  149 mila alunni disabili nell’anno scolastico 2012-2013: circa 84 mila (ne erano 78 mila a.s. 2011-2012) della scuola primaria e 65 mila (ne rano 61 mila) della scuola secondaria di I grado.
Da sottolineare che i numeri forniti dall’Istat differiscono da quelli forniti dal ministero dell’Istruzione per il fatto che l’Istituto nazionale di statistica include nella rilevazione anche le scuole non statali.

Disabilità e lavoro. Secondo i dati del 2012 e 2013, sono quasi 680 mila gli iscritti al collocamento, 18 mila gli avviamenti nell’ultimo anno; fra pubblico e privato ci sono 41 mila posti riservati ancora scoperti. Fra le persone con disabilità sono tanti gli iscritti alle liste di collocamento, pochi gli avviamenti al lavoro legati alla legge 68/99, e quelli che ci sono si basano sempre più su forme contrattuali poco stabili. Colpa anche della crisi economica e occupazionale che investe l’intero paese e che non fa eccezioni per i lavoratori disabili. L’ultima relazione al Parlamento sull’attuazione della legge 68/99 spiega che a causa della crisi aumentano le aziende che chiedono l’esonero o la sospensione temporanea dall’obbligo di assunzione, ma fra pubblico e privato ci sono il 22% dei posti riservati ai disabili che risultano scoperti (41.238 su 186.219 posti di lavoro riservati).
Nel 2013, ogni quattro nuovi disabili che si iscrivono alla lista del collocamento obbligatorio (e che vanno ad aggiungersi ai tanti che già ci sono da tempo), ce n’è solo uno che trova effettivamente un lavoro (in percentuale viene avviato in un anno il 26,9% dei nuovi iscritti). Ma se il termine di paragone sono gli iscritti, il calcolo è ancor più impietoso: un avviamento al lavoro ogni 36 iscritti al collocamento.
Se dal 2007 al 2013 c’è stato un sostanziale dimezzamento degli avviamenti, è anche vero che il dato va contemperato con la situazione generale.

Nel caso degli avviamenti, l’istituto della convenzione (48,7%) e quello della chiamata nominativa (44,8%) sono le modalità più diffuse (la chiamata numerica si ferma al 6,6%), mentre c’è una chiara inversione di tendenza nelle tipologie contrattuali utilizzate, che ora sono a maggioranza a tempo determinato. Nel 2006 le posizioni a tempo indeterminato erano il 51,6% mentre oggi (dato 2013) sono al 35,1%; quelle a tempo determinato invece sono passate dal 30,6% del 2008 al 57,7% di fine 2013.

 

Development and human rights for all

International Day of Persons with Disabilities – 3 December

2014 theme · Sustainable Development: The Promise of Technology

This year the International Day of Persons with Disabilities will focus on the role of technology in:

  • Disaster Risk Reduction and Emergency Responses
  • Creating Enabling Working Environments
  • Disability-Inclusive Sustainable Development Goals

The annual observance of the International Day of Disabled Persons was proclaimed in 1992, by the United Nations General Assembly resolution 47/3. The observance of the Day aims to promote an understanding of disability issues and mobilize support for the dignity, rights and well-being of persons with disabilities. It also seeks to increase awareness of gains to be derived from the integration of persons with disabilities in every aspect of political, social, economic and cultural life.

Since 2009, the Department of Economic and Social Affairs organizes a film festival as a part of the events at UN Headquarters to commemorate the Day. The United Nations Enable Film Festival (UNEFF) includes short disabilty-related films selected on the basis of their content and message that can help raise awareness of disability issues and further promote the full and effective participation of persons with disabilities in society.

Themes for previous years:

Themes and observances of related International Days

 

Esami di maturità atto secondo: ritornano le Commissioni interne!

da Corriere della sera

Esami di maturità atto secondo: ritornano le Commissioni interne!

Giorgio Allulli
Circa un mese fa, anche a seguito della mobilitazione di migliaia di uomini di cultura e di scuola, tra cui Luigi Berlinguer, Tullio De Mauro, Alessandro Cavalli, Andrea Gavosto, Gian Candido De Martin, Giorgio Israel, Mariangela Bastico, Paolo Ferratini, Giovanni Trainito, Stefano Ceccanti, Luciano Benadusi, Piero Lucisano, Roberto Moscati, Fiorella Farinelli, Emanuele Barbieri, Mauro Palumbo, Mario Fierli, Maurizio Tiriticco, Vittoria Gallina e Giorgio Rembado (anche in rappresentanza dell’Associazione Nazionale Presidi), Beppe Bagni (anche in rappresentanza del CIDI), il Presidente del Consiglio – Matteo Renzi – s’impegnò solennemente a non modificare l’esame attraverso la legge di stabilità, ritirando l’iniziale proposta del MIUR.

Oggi purtroppo emerge la notizia che durante la discussione della legge di stabilità è stato approvato, in Commissione Bilancio, un emendamento che di nuovo apre la strada a questa ipotesi. Infatti l’emendamento (n. 28.63) richiede al MIUR di approvare, entro 60 giorni dal varo della legge di stabilità, un decreto riguardante la composizione delle commissioni d’esame con effetti dall’anno 2015 che valorizzi i principi dell’autonomia scolastica, della continuità didattica, della coerenza degli standard valutativi.
Dalla lettura del dispositivo si capisce facilmente che, dietro a questi – apparentemente nobili principi – l’obiettivo è far giudicare gli alunni dai loro stessi docenti; tanto che il comma successivo parla di “economie”, che evidentemente si otterrebbero risparmiando sulle missioni dei commissari esterni.

Su queste pagine sono state già rappresentate da me e da altri le molte obiezioni di merito che si frappongono a questa scelta, e non ci torno dunque sopra. Oggi a queste obiezioni si aggiungono le considerazioni sulla forma di quest’ultima iniziativa, che viene assunta un mese dopo che i cittadini erano stati solennemente rassicurati sul mantenimento delle commissioni esterne, attraverso un emendamento che adotta un linguaggio fumoso, per sviare l’attenzione dall’evidenza.
Si tratta veramente di un pessimo esempio di coerenza e di trasparenza delle Istituzioni, che suscita lo sdegno di tanti cittadini che nel mese di ottobre in 5.200 avevano firmato – in soli 10 giorni – una petizione per mantenere l’indispensabile verifica esterna nel momento finale della carriera scolastica dei nostri studenti.
Ribadiamo dunque la necessità chela riforma dell’esame di maturità avvenga sulla base di un dibattito trasparente e sviluppato nelle sedi appropriate, e salvaguardando in ogni caso il principio della terzietà della valutazione finale.

Come dice il documento sulla “Buona scuola” (pagg. 63 e 64): Non c’è vera autonomia senza responsabilità. E non c’è responsabilità senza valutazione. E infine autonomia è il contrario di autoreferenzialità.
O no?

Firma la nuova petizione:

Rispettare gli impegni presi e cancellare l’emendamento introdotto dalla Camera sugli esami di maturità, di Giorgio Allulli

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Quando si potrà andare in pensione?

da La Tecnica della Scuola

Quando si potrà andare in pensione?

In una utile tabella di pensionioggi.it viene illustrato come cambieranno i requisiti minimi per accedere al trattamento di vecchiaia e a quello anticipato. Dal 2016 l’adeguamento è stimato in quanto l’aumento effettivo dipenderà da quello comunicato dall’Istat.

Da quest’anno, ad esempio, sono stati ridefiniti i requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia per le lavoratrici. Com’è noto infatti, ai sensi della legge 214/2011, per le lavoratrici del settore privato è stato previsto un innalzamento graduale dell’età pensionabile, a partire dal 2012 e per gli anni successivi in modo da parificare, entro il 2018, i requisiti a quelli vigenti per gli uomini e per le donne del pubblico impiego.

I requisiti per la pensione di vecchiaia sono fissati in 62 anni per le lavoratrici dipendenti la cui pensione è liquidata a carico dell’Ago e delle forme sostitutive della stessa, dal 1˚ gennaio 2012; a 63 anni e sei mesi a decorrere dal 1˚ gennaio 2014, a 65 anni a decorrere dal 1˚ gennaio 2016 e 66 anni a decorrere dal 1˚ gennaio 2018. Per le autonome (Ago e gestione separata) i requisiti sono pari a 63 anni e 6 mesi dal 1˚ gennaio 2012. Tale requisito anagrafico è fissato a 64 anni e 6 mesi a decorrere dal 1˚ gennaio 2014, a 65 anni e 6 mesi a decorrere dal 1˚gennaio 2016 e a 66 anni a decorrere dal 1˚ gennaio 2018.

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Gli adempimenti per le scuole prima delle elezioni RSU

da La Tecnica della Scuola

Gli adempimenti per le scuole prima delle elezioni RSU

L.L.

L’ARAN ha illustrato le procedure da seguire per la registrazione dei Responsabili legali, per l’invio dei verbali delle elezioni e per la trasmissione dei contratti integrativi.

Il 28 novembre l’Aran ha pubblicato due circolari:

Entrambe le circolari sono rivolte a tutte le amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165 del 2001, quindi devono intendersi ricomprese anche le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.

Prima di poter effettuare qualunque adempimento nei confronti dell’Aran, è necessario che le amministrazioni siano accreditate all’interno dell’area riservata. L’accreditamento avviene esclusivamente attraverso il sito dell’Aran (www.aranagenzia.it).

Dopodiché si deve procedere, entro il 20 gennaio 2015, con la registrazione del Responsabile Legale dell’Ente (RLE). A tale proposito, una raccomandazione interessa in particolare le scuole: infatti, l’Aran precisa che, in merito all’accreditamento del responsabile legale, al fine di evitare continue modifiche dello stesso, si consiglia di registrare come RLE il soggetto funzionalmente preposto alla gestione del personale, soprattutto qualora l’ente sia soggetto a frequenti variazioni del rappresentante legale (es. istituzioni scolastiche). In tal caso, il dipendente designato per l’accreditamento deve essere in possesso, per delega o funzione ricoperta, dei poteri necessari ad impegnare l’amministrazione.

Ricevute le chiavi d’accesso, il RLE, nei tempi previsti, dovrà effettuare le seguenti operazioni:

  • tra il 13 ed il 23 marzo 2015 le amministrazioni dovranno inviare all’Aran i verbali elettorali. La trasmissione avverrà in via telematica, utilizzando l’apposito applicativo “Verbali RSU” disponibile nell’Area riservata alle Pubbliche amministrazioni;
  • attraverso la “Procedura Unica di invio della contrattazione integrativa” dovranno essere trasmessi i contratti integrativi, che saranno spediti contemporaneamente ad Aran e Cnel, assolvendo con un unico invio agli obblighi previsti dall’articolo 40, comma 5, del d.lgs. 165/2001. Quindi, dalla data di apertura della nuova procedura, che sarà comunicata con adeguato anticipo, cesserà la possibilità di inviare i contratti integrativi e la relativa documentazione attraverso PEC o e-mail.

Fare coding, che passione!

da La Tecnica della Scuola

Fare coding, che passione!

 

Pende avvio il progetto per diffondere il “coding” nelle scuole di tutta Italia, già a partire dalle primarie.

Verrà presentato ufficialmente mercoledì 3 dicembre presso la sede del Miur il progetto ‘Programma il Futuro’, nato per introdurre il #coding, la programmazione informatica, fra i banchi di scuola.
Il programma è curato dal Ministero del’Istruzione in collaborazione con il Cini (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica) e prevede anche la messa a disposizione delle scuole di una serie di strumenti semplici, divertenti e facilmente accessibili sulla piattaforma www.programmailfuturo.it, per formare gli studenti ai concetti del pensiero computazionale.

Durante la conferenza saranno presentati i dati relativi alla prima fase di sperimentazione dell’iniziativa anche in vista della “Computer Science Education Week” dell’8-14 dicembre in cui si punta al coinvolgimento di un alto numero di classi e ragazzi nel progetto.

Valutazione del merito: perchè non coinvolgere i rappresentanti dei docenti?

da La Tecnica della Scuola

Valutazione del merito: perchè non coinvolgere i rappresentanti dei docenti?

 

Un’idea: intervenire sulla composizione dei nuclei interni che si dovranno occupare della attribuzione dei “crediti” per la definizione del merito individuale. I nuclei potrebbero essere formati da docenti designati dai collegi e magari anche dalle organizzazioni sindacali. Senza la partecipazione dei dirigenti scolastici.

E adesso che il RAV è diventato ufficiale, la valutazione/autovalutazione  delle scuole (e forse anche dei docenti)  può prendere avvio.
Anche se per la verità criteri, modalità e procedure sono ancora tutte da costruire e da mettere in pratica.
E’ facile prevedere che non mancheranno difficoltà e resistenze soprattutto perché si tratta di una novità non da poco. E’ vero che negli anni passati sono state spesso sperimentate iniziative analoghe rivolte ad un numero limitate di istituzioni scolastiche, ma questa volta il progetto è di ben più ampia portata perché riguarderà la totalità delle scuole italiane.
E’ probabile che la valutazione/autovalutazione delle scuole venga in qualche modo metabolizzata anche perché la valutazione esterna condotta dai nuclei formati da esperti e ispettori riguarderà solamente 800 istituzioni scolastiche ogni anno.

Il meccanismo, per ora, non è affatto chiaro: nel documento “Buona Scuola” ci sono alcune indicazioni ma il Ministro si è già affrettata a dire che a Viale Trastevere si sta lavorando per tenere conto degli esiti della consultazione.

I problemi veri, invece, nasceranno quando si dovrà collegare la valutazione alla “misurazione” del merito dei docenti in modo da individuare il personale al quale attribuire gli “scatti di competenza”.
Il timore diffuso è che nel riconoscimento dei  “merito” valgano di più i “punti” acquisiti stando fuori dalla classe che quelli derivanti dal fare scuola in aula.
E poi – sostengono in molti – c’è il rischio che il dirigente scolastico faccia valere i propri criteri.  Forse un modo per uscirne potrebbe esserci: intervenire sulla composizione dei nuclei interni che dovranno decidere sul merito di ciascuno. Intanto si potrebbe stabilire che del nucleo non faccia comunque parte il dirigente scolastico e che vengano invece coinvolti 3-4 docenti designati dal collegio dei docenti (e magari in parte anche dalle stesse organizzazioni sindacali): d’altronde già oggi il comitato di valutazione è formato da docenti eletti dal collegio e la RSU svolge funzioni di “autorità salariale” nei confronti del personale senza che nessuno si scandalizzi.

Insomma forse un modello che dia spazio agli organi collegiali e ai rappresentanti dei lavoratori potrebbe anche ottenere il consenso del “popolo della scuola”.

Paritarie, arriva una sforbiciata ai finanziamenti

da La Tecnica della Scuola

Paritarie, arriva una sforbiciata ai finanziamenti

Denuncia della Fism: siamo preoccupati per il taglio di 20 milioni (10% sul totale) nel capitolo dei contributi destinati alle scuole pubbliche paritarie previsto dalla proposta di Legge di Stabilità per l’anno 2015.

Per le scuole paritarie arriva qualche taglio ai finanziamenti. A denunciarlo è il Consiglio nazionale della Federazione Italiana Scuole Materne (Fism), che ha espresso “forte preoccupazione nei confronti del taglio di 20 milioni (10% sul totale) nel capitolo dei contributi destinati alle scuole pubbliche paritarie previsto dalla proposta di Legge di Stabilità per l’anno 2015”.

“Di fronte alla dichiarazione del Governo che è stata finalmente invertita la tendenza di tagli nel settore scolastico, appare incredibile ed iniquo che questa politica dei tagli continui solo per le scuole paritarie, colpendo particolarmente le scuole dell’infanzia paritarie, autonome e comunali, che scolarizzano oltre il 40% dei bambini dai 3 ai 6 anni. Si chiede al Governo quantomeno di ripristinare la quota storica originaria nella Legge di Stabilità 2015”.

La nota di protesta giunge all’indomani della lettera scritta dal cardinal Angelo Bagnasco, sull’utilità delle scuole cattoliche, anche ai fini del risparmio plurimiliardario per lo Stato italiano, al termine della visita pastorale alla diocesi di Genova.

Niente più bocciature al biennio delle superiori?

da La Tecnica della Scuola

Niente più bocciature al biennio delle superiori?

Al Ministero dell’Istruzione, a quanto pare, si stanno cercando soluzioni per arginare il fenomeno della dispersione scolastica e dell’abbandono. E invece di investire seriamente sulla scuola e magari utilizzare al meglio le risorse umane, valorizzandole e gratificandole dal punto di vista economico, si pensa a soluzioni più semplici, anzi, come dire, immediate.

In una indagine conoscitiva presentata alla Camera, infatti, si legge che “gli abbandoni avvengono prevalentemente nel primo biennio della superiore, in genere a seguito di una bocciatura. Vari esperti osservano che la bocciature all’inizio del corso di studi superiore si rivela spesso decisiva per la scelta di abbandonare la classe e la scuola più in generale.”

Per evitare l’abbandono scolastico, dunque, basta abolire le bocciature nel primo biennio delle superiori. Lo ha detto il sottosegretario all’Istruzione Angela D’Onghia, abile imprenditrice, ma di certo senza alcuna esperienza di scuola rilevabile dal curriculum, argomentando che “Il biennio deve essere un periodo di inclusione, non di sbarramento”.

La bocciatura, è questo l’eterno dilemma, serve o non serve? Il pedagogista Raffaele Mantegazza dell’Università Bicocca di Milano parla di massacro didattico. E indubbiamente la funzione della scuola è quella di formare, non di eliminare. Conclude l’indagine: “E’ importante una decisa azione di contenimento delle bocciature in particolare nei primi due anni di scuola secondaria dove le bocciature stimate sono 185 mila, attraverso piani di studio più flessibili e personalizzati, non sbarrando la strada dopo il primo anno ma valutando i ragazzi soltanto alla fine del biennio stesso”

Obiettivo finale: salvare quei circa 110-115 mila ragazzi tra i 14 e i 17 anni che si trovano ogni anno fuori dai percorsi formativi scolastici. Scuola inclusiva, ecumenica, dalle grandi braccia: ma il problema sarà sempre offrire un’offerta formativa ampia e seriamente articolata, adeguata alla varietà delle inclinazioni umane. E non un indistinto calderone dove tutti, si tratti di licei, tecnici o professionali, vanno mediocremente avanti.

Commissioni esami maturità, una telenovela infinita

da La Tecnica della Scuola

Commissioni esami maturità, una telenovela infinita

 

di Gianni Zen

Mercoledì 26 novembre la commissione bilancio della Camera, dopo le smentite del premier di poche settimane fa, ha ripristinato l’idea iniziale di una commissione di soli docenti interni, per un risparmio di oltre 140 milioni di euro. Ora, se il Senato, nell’ultima lettura della Legge di stabilità, non cambierà di nuovo, con un decreto previsto a febbraio si decideranno queste nuove modalità di esame.

Un bel pasticcio, perché ad alcuni mesi dall’inizio delle lezioni, non è corretto non sapere ancora come saranno le prove finali, sapendo che quest’anno va a regime la riforma del 2010 sui nuovi indirizzi della scuola superiore.

Così, a parte il presidente, i nostri ragazzi saranno valutati dai soli docenti interni, gli stessi che poche settimane prima li avevano giudicati per essere ammessi alla maturità.

Due valutazioni da parte degli stessi docenti in poche settimane, senza alcun confronto o comparazione con altri docenti di altre scuole.

Un non-senso già sperimentato dieci anni fa, e subito cancellato.

Difficile immaginare come una buona scuola, per riprendere lo slogan di Renzi, possa sopportare ancora tutto questo.

È evidente che si tratta di questioni di pura finanza pubblica, mentre manca totalmente ogni riflessione sul merito, sulla sostanza della vita della scuola, sul cuore di un domanda di futuro che dovrebbe accompagnare i nostri giovani, sui nuovi saperi e competenze oggi richiesti.

Solo un esempio, per capirci: visto che questo schema era già stato proposto ai tempi del ministro Moratti, cancellato a furor di popolo per evidenti motivi (lautoreferenza), perché non prendersi il coraggio a due mani e cancellare gli esami di maturità e sostituirli con certificazioni?

Se invece vogliamo tenerli, questi esami, perché non fare una proposta che rivoluzionerebbe, in positivo, la vita delle scuole, valorizzerebbe cioè la professionalità dei docenti attraverso Dipartimenti disciplinari finalmente cuore della vita della programmazione didattica? L’idea è semplice: i docenti commissari degli esami di maturità sarebbero sì interni, ma interni alla scuola, non alla classe. Un sano scambio di classe tra docenti della stessa disciplina. Porterebbe alla fine dell’individualismo didattico.

Questi esami, per fare sintesi, o sono costruiti con serietà, diventando vero “rito di passaggio”, oppure meglio toglierli definitivamente. Che senso ha una prova finale che prevede il 98 per cento di promossi? Un bluff.

Oggi, lo sappiamo, non contano le prove in uscita, nei percorsi formativi, ma quelle in entrata ed in itinere, con la sola certificazione finale (ai fini della equipollenza dei titoli di studio). Pensiamo, ad esempio, al 40 per cento circa di percorsi universitari che oggi prevedono, appunto, le prove d’ingresso, cioè i test. Un vero aiuto, perché orientanti, con numero di ammessi gestibili poi dalle varie università.

Resta, per chiudere, laltra questione: la maturità a 18 anni, per la pari dignità dei nostri ragazzi con i coetanei di mezzo mondo.

Giannini: la scuola paritaria si faccia valutare

da tuttoscuola.com

Giannini: la scuola paritaria si faccia valutare

Non è vero che stiamo privatizzando la Scuola Italiana: occorre un sistema integrato che sia effettivamente virtuoso e che passi attraverso la valutazione. Sotto questo aspetto la scuola paritaria deve avere il coraggio di misurarsi e di farsi valutare“. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, nel suo intervento al convegno ‘La scuola Paritaria: le ragioni di una scelta’ che ha concluso, sabato scorso, presso la Camera di Commercio di Milano, la 66.ma Assemblea Nazionale dell’Aninsei (Associazione Nazionale Istituti Non Statali di Educazione ed Istruzione).

Il documento della ‘Buona Scuola’ non presenta una sezione dedicata alle Scuole Paritarie – ha sottolineato il ministro – in quanto non esiste distinzione tra Scuole Statali e non“. “Pluralità e pluralismo sono una risorsa per il mondo dell’Educazione – ha spiegato ancora Giannini – e il bene pubblico è in funzione del bene della collettività, quindi deve essere gestito al meglio, sia nel caso in cui si parli di un ente statale o di un gestore privato“.

Maturità: nuovo appello contro le commissioni interne

da tuttoscuola.com

Maturità: nuovo appello contro le commissioni interne

La notizia dell’approvazione, da parte della Camera, di un testo che, sia pure in modo criptico, reintroduce i commissari tutti interni per l’esame di maturità 2015 ha suscitato l’immediata protesta dei firmatari dell’appello, promosso da Giorgio Allulli, che qualche settimana fa aveva indotto il governo, e lo stesso presidente del Consiglio Renzi, a fare marcia indietro.

A loro avviso i criteri indicati nell’emendamento approvato (se ne riporta il testo qui di seguito), e in particolare quello che parla di “valorizzare i principi dell’autonomia scolastica e della continuità didattica, assicurando una coerenza degli standard valutativi”, vanno nella stessa direzione della norma ritirata, e nella nuova formulazione si parla di “economie”, derivanti evidentemente da fatto che non sarebbero più previsti i costi per i commissari esterni.

Allulli ha quindi deciso di lanciare una nuova petizione al seguente indirizzo:

https://www.change.org/p/presidente-del-consiglio-matteo-renzi-rispettare-gli-impegni-presi-e-cancellare-l-emendamento-introdotto-dalla-camera-sugli-esami-di-maturit%C3%A0

Tra le prime adesioni al nuovo appello si registrano quelle degli ex ministri Luigi Berlinguer e Tullio De Mauro.

Ecco il testo dell’emendamento n. 28.63, contenuto nella legge di stabilità approvata ieri dalla Camera:

Dopo il comma 30, aggiungere i seguenti:

31. Al fine di razionalizzare il sistema di valutazione degli alunni tenendo conto dell’esigenza di valorizzare i principi dell’autonomia scolastica e della continuità didattica, assicurando una coerenza degli standard valutativi e garantendo uno sviluppo ottimale della professione di docente in termini di conoscenze, competenze, approcci didattici e pedagogici e di verifica dell’efficacia delle pratiche educative, con decreto del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono disciplinati, con effetto dall’anno 2015, i nuovi criteri per le definizione della composizione delle commissioni d’esame delle scuole secondarie di secondo grado. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro lo stesso termine, saranno definiti i relativi compensi nel rispetto di quanto eventualmente previsto in sede di contrattazione collettiva del comparto del personale della scuola, in coerenza con i principi del Piano «La Buona Scuola».”

32. Le economie derivanti dall’attuazione del comma 31, accertate entro il 1° ottobre di ciascun anno, restano nella disponibilità dello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e sono utilizzate per l’attuazione degli interventi previsti dal Piano «La Buona scuola» di cui all’articolo 3 della presente legge.   

33. A decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 31 cessano di avere efficacia le disposizioni di cui all’articolo 4 della legge 10 dicembre 1997, n. 425, e successive modificazioni, incompatibili con quanto disposto dal decreto medesimo.