ECCO COSA VIENE INSEGNATO AI GIOVANI PSICHIATRI ITALIANI!

ECCO COSA VIENE INSEGNATO AI GIOVANI PSICHIATRI ITALIANI!

“Finalmente!” diranno i nostri lettori… Poi, dopo aver letto, penseranno … “Era meglio quando si stava peggio”, cioè quando neanche sapevano pronunciare bene il nome.
Infatti, l’importante conclusione – sottolineata nel comunicato stampa del Campus Angelini, organizzatore di questo non lieto evento – è che l’Autismo (latente! sigh!) è tra le possibili cause dello Stalking.
Lo sostiene la professoressa Liliana Dell’Osso, Direttore della Clinica Psichiatrica Università di Pisa e della relativa Scuola di specializzazione, oltre che Responsabile scientifica del Campus.
A cui chiediamo:
sa che le persone con Autismo sono spesso vittime di stalking, bullismo e abusi sessuali ?
sa che gli adulti con Autismo non riescono a ricevere interventi adeguati dal 99,99% delle strutture psichiatriche nel nostro Paese?
O più semplicemente, quante persone con Autismo conosce?
Non le sembra che queste generalizzazioni banali, parziali e violente non aiutino proprio nessuno: né le persone con Autismo né le vittime di Stalking e neanche la comunità scientifica nazionale a migliorare se stessa ?

Buona scuola, “scatti di merito” per i prof non convincono. E il ministero studia l’alternativa

da Repubblica.it

Buona scuola, “scatti di merito” per i prof non convincono. E il ministero studia l’alternativa

Il 46% di coloro che hanno partecipato alla consultazione pubblica indetta dal governo preferisce un sistema misto in cui gli aumenti di stipendio dei docenti sia determinato sia dall’anzianità di servizio che dal merito. Solo il 35% favorevole al sistema ‘meritocratico’ previsto dalla riforma. Ma l’81% degli interpellati vuole che i più bravi siano pagati di più

di SALVO INTRAVAIA

IL MINISTERO lavora sul “merito” degli insegnanti. Il mondo della scuola ha recentemente bocciato gli “scatti di merito” proposti dal premier, Matteo Renzi, per determinare in futuro gli aumenti di stipendio degli insegnanti. E il governo lavora sul nuovo meccanismo per distinguere docenti meritevoli e fannulloni. La proposta contenuta nel dossier sulla Buona scuola, presentato lo scorso 3 settembre dallo staff che supporta il governo sulle questioni scolastiche, non ha raccolto i favori di insegnanti, genitori, studenti e dirigenti scolastici. I favorevoli al sistema che prevede aumenti stipendiali ogni 3 anni pari a 60 euro netti in busta paga, ma soltanto per due docenti su tre, ha raccolto soltanto il plauso di un intervistato su tre: il 35 per cento. La maggioranza degli interpellati  –  il 46 per cento  –  vede con favore un sistema misto, in cui gli aumenti di stipendio di maestri e professori vengano determinati sia dall’anzianità di servizio sia dal merito conquistato sul campo.

Mentre per il 14 per cento l’attuale sistema di incrementi stipendiali, basato esclusivamente sull’anzianità di servizio, funziona a meraviglia e non ci sarebbe ragione di modificarlo. Il 5 per cento di coloro che hanno preso parte alla consultazione pubblica ha preferito invece “non rispondere”. Alla luce di questo risultato al ministero si sta lavorando per mettere in piedi un nuovo modello di retribuzione che prenda in considerazione le critiche avanzate dai cittadini. Il merito, comunque, entrerà a far parte della futura vita professionale dei docenti della scuola italiana, con tutta probabilità a partire dal primo settembre 2015. Non si sa ancora come. Le ipotesi al vaglio sono sostanzialmente tre. Quella circolata all’indomani della presentazione da parte del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, dei risultati del questionario lanciato in rete per raccogliere il parere degli italiani sulla proposta di riforma del governo è soltanto una delle possibilità al vaglio. E neppure la più probabile.

Stabilire un nuovo sistema per determinare gli aumenti retributivi per metà legato al merito e per l’altra metà legata all’anzianità è senz’altro salomonica. Ma non sembra la più gettonata dal gruppo che si sta occupando della vicenda. Perché, secondo quanto riferito dalla Giannini, l’81 per cento degli interpellati  –  tra favorevoli al merito tout court e favorevoli al sistema misto  –  vuole che i docenti più bravi vengano pagati di più dei fannulloni. E il governo vuole cogliere la palla al balzo per fare entrare, una volta per tutte, il merito tra i parametri da prendere in considerazione per pagare gli insegnanti. Le altre due ipotesi percorrono strade diverse. Si potrebbe lasciare l’attuale sistema incentrato sull’anzianità per i docenti in servizio e attivare il sistema degli scatti di merito per i soli nuovi assunti.

Ma questo modello ha il difetto di prevedere risorse aggiuntive che al momento mancano. Oppure si potrebbe optare per un sistema misto con aumenti stipendiali sulla base dell’anzianità per coloro che sono vicini alla pensione e un sistema misto – merito più anzianità  –  per tutti gli altri, perché alcuni docenti già di ruolo potrebbero essere interessati al merito. Come declinare il tutto? Una cosa è certa: per avviare la rivoluzione del merito in cattedra non c’è, un solo euro in più rispetto a quanto previsto per i vecchi scatti automatici: da 250 a 300 milioni di euro. E, se si vuole mantenere il pareggio di bilancio, al gruppo dei docenti meritevoli dovrà fare da contrappeso quello dei docenti somari, penalizzati economicamente rispetto al sistema attuale.

Assunzione dei 150mila precari, pronti solo la metà dei soldi necessari?

da La Tecnica della Scuola

Assunzione dei 150mila precari, pronti solo la metà dei soldi necessari?

L’altra metà verrebbe assicurata attraverso l’inasprimento delle tasse. A porre il dubbio è la deputata di Forza Italia, Elena Centemero, responsabile Scuola per il suo partito: la manovra costerà un miliardo di euro, ma nelle tabelle ufficiali ci sono solo 500 milioni di euro. Il resto lo dovranno pagare i cittadini. Eppure il Governo ha sempre parlato di copertura totale…

Il finanziamento per l’assunzione dei 150mila docenti precari della scuola, previsto dalla Legge di Stabilità 2015, non sarebbe assicurato interamente da fondi già a disposizione delle casse statali: la metà verrebbe assicurato solo attraverso l’inasprimento delle tasse. A sostenerlo, in un intervista a a SkyTg 24, è  stata la deputata di Forza Italia, Elena Centemero, responsabile Scuola per il suo partito.

In generale, ha dichiarato Centemero a commento del maxiemendamento di fine anno, “la manovra prevede solo aumento di tasse, clausole di salvaguardia rischiosissime e nessuna spending review. L’assunzione dei precari nella scuola, ad esempio, costerà un miliardo di euro, ma nelle tabelle ufficiali sono disponibili solo 500 milioni di euro. Il resto, chiaramente, lo dovranno pagare i cittadini con ulteriori tasse”.

Quella della deputata vicina all’ex premier Silvio Berlusconi è una dichiarazione forte: sarebbe bene che lo staff di Renzi rassicuri i diretti interessati. Anche perché da mesi si sostiene, anche ai piani alti di Viale Trastevere, che le assunzioni si faranno con l’avvio del prossimo anno scolastico e che vi è l’adeguata copertura. Come del resto sembrerebbe indicato negli articoli 4 e 5 della Legge di Stabilità approvata il 23 dicembre scorso.

Un altro renziano al Miur

da La Tecnica della Scuola

Un altro renziano al Miur

 

Fedelissimo del presidente del consiglio, si tratta di Filippo Bonaccorsi, 43 anni, già presidente di Ataf (società dei trasporti pubblici di Firenze venduta al gruppo Ferrovie), fratello della deputata Pd Lorenza, per la nomina ufficiale si attende l’ok della Corte dei conti

Bonaccorsi, secondo quanto scrive Linkiesta, andrà al ministero dell’Istruzione da cui gestirà il piano per gli interventi sul patrimonio edilizio scolastico che nel 2015 riceverà uno stanziamento totale di poco più di un miliardo di euro.

Il colpo di fulmine fra i due, Renzi e Bonaccorsi, sarebbe scoccato nel “pensatoio”, le periodiche convention cioè, organizzate di Enrico Letta, e già, scrive Linkiesta, il nuovo entrato al Miur fa sempre più ombra al ministro Giannini dopo la nomina del viceministro Davide Faraone.

Bonaccorsi fra l’altro sarebbe stato, non solo il regista della cessione di Ataf di Firenze al gruppo Ferrovie dello Stato, ma anche il fautore dell’idillio tra Renzi e Mauro Moretti che dalle Fs è poi passato in Finmeccanica.

A Firenze, con Dario Nardella sindaco, ha fatto anche l’assessore alla mobilità e ora sta passando al coordinamento dell’unità di missione per l’edilizia scolastica dal ministero dell’istruzione, benchè si attenda, per l’ufficialità della nomina, solo il visto della Corte dei Conti.

Bonaccorsi, scrive sempre Linkiesta, percepirà uno stipendio lordo di circa 100mila euro, mentre al Miur dovrà lavorare in tandem con Laura Galimberti, coordinatrice della Struttura di missione per il coordinamento e l’impulso nell’attuazione di interventi di riqualificazione dell’edilizia scolastica.

Istat conferma i ritardi nell’istruzione

da La Tecnica della Scuola

Istat conferma i ritardi nell’istruzione

Nell’anno scolastico 2012/2013 gli studenti iscritti nelle scuole di ogni ordine grado e ordine sono quasi nove milioni, circa 17.500 in meno rispetto al precedente anno. Gli alunni stranieri, in continua crescita, costituiscono poco meno del 9 per cento del totale degli iscritti

Secondo l’Istituto di statistica inoltre la quasi totalità degli studenti supera gli esami di stato a conclusione dei cicli: nell’anno scolastico 2012/2013, li ha superati il 99,7 per cento per le medie e il 98,8 per cento per le superiori. Con un picco nei licei classici e scientifici. Le studentesse ottengono tassi di successo più elevati in tutti gli indirizzi di studio e mostrano anche una maggiore propensione a proseguire gli studi dopo la scuola secondaria: quasi 62 diplomate su 100 si iscrivono all’università, a fronte del 50% dei diplomati.

Nell’anno accademico 2012/2013, sia il numero delle immatricolazioni sia quello delle iscrizioni universitarie risulta in flessione rispetto all’anno precedente (-9,0 e -2,4%). In lieve calo purtroppo anche i laureati che nel 2012 sono stati 297.448 (-0,5 per cento).

Cresce invece il gradimento per i corsi accademici dell’Alta formazione artistica e musicale (Afam), che registrano un aumento di iscritti del 7,5 per cento.

Per quanto riguarda l’inserimento nel mondo del lavoro, nel 2011, lavora il 48,8% dei diplomati del 2007; in misura maggiore i diplomati degli istituti professionali (69,5 per cento) e tecnici (60,1 per cento); gli uomini (54,7 per cento) più delle donne (43,0 per cento). Migliora invece la situazione per i laureati: nel 2011, dopo circa quattro anni dal conseguimento del titolo lavora il 69,3 per cento dei laureati dei corsi triennali e il 74,5 per cento di quelli dei corsi lunghi. Fra chi si è laureato nel 2004 e nel 2006, risultava infine occupato il 92 per cento del totale.