Trentadue azioni per far funzionare la scuola

Trentadue azioni per far funzionare la scuola

Bastano 32 azioni per cominciare a far funzionare la scuola. Renzi aveva chiesto che gliene indicassero 100. Le abbiamo inviate al Ministro Giannini per mettere a disposizione del Governo, che sta lavorando ai decreti attuativi de “La Buona Scuola”, un’elaborazione maturata negli anni e discussa e verificata con esperti e lavoratori.

Tra le proposte suggerite dalla FLC CGIL ve ne sono di inedite, come, ad esempio consentire alle scuole autonome di accedere al 5 per mille, per finanziare ricerca e sperimentazione. Anche se le scuole hanno bisogno di finanziamenti pubblici, certi nei tempi e nelle quantità per l’attuazione dei Pof di istituto. “32 azioni su alcuni punti specifici per ottenere dei risultati mirati e per dare leggerezza alle scuole, oggi appesantite da gravi difficoltà dovute al deficit di funzionamento dei centri ministeriali ” commenta Domenico Pantaleo segretario generale della FLC CGIL.

Togliere alle scuole le pratiche seriali, come già avviene negli altri Paesi europei è una misura a costo zero e una modalità razionale nei rapporti tra scuole e Miur e altre amministrazioni, tra cui il Mef. Collaborazione e semplificazione, anche per mettere ordine a una legislazione confusa che pretende di applicare alla scuola norme concepite per altri uffici amministrativi.
Secondo Pantaleo: “La didattica è la linea di cammino che deve segnare ogni azione amministrativa nelle scuole e non viceversa”.
Altre misure riguardano la soluzione dei contenziosi molto costosi per l’erario, il dimensionamento delle scuole, la governance.

Agenda del Dirigente Scolastico 2015

prima

Le copie possono essere richieste alla segreteria nazionale o alle segreterie provinciali Uil Scuola
(gli indirizzi e i recapiti sul sito Uil Scuola nella sezione ‘dove siamo’)

Expo e la scuola. «Porteremo 2 milioni di ragazzi a Milano»

da Corriere.it

Expo e la scuola. «Porteremo 2 milioni di ragazzi a Milano»

Il ministro Giannini: gemellaggi con 63 Paesi, 2.500 studenti lombardi – i «volontari per un giorno» – accoglieranno nei padiglioni i loro «colleghi» da tutta Italia e dal mondo

di Federica Cavadini

Expo e la Scuola. Il ruolo di ragazzi e professori italiani e stranieri nella prossima kermesse milanese che s’inaugura il 1° maggio sarà fondamentale. Lo ha detto sabato mattina il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini presentando insieme al commissario del Padiglione Italia Diana Bracco e ad alcuni studenti milanesi i tanti progetti che coinvolgeranno le scuole nell’Expo 2015. Perché «il tema del cibo, della nutrizione e della corretta alimentazione non può non essere nell’agenda didattica» delle nostre scuole, ha detto il ministro, parlando di un «doppio binario» che mira «da una parte a portare la scuola a Expo e dall’altra a portare Expo, come già avviene da molti mesi, nelle scuole italiane», dove c’è «un esercito di 10 milioni di persone (fra studenti e prof) che si è già attivato su questi temi».

Obiettivo due milioni di giovani

L’ambizione è quella di portare da maggio e ottobre oltre 2 milioni di ragazzi italiani e stranieri a visitare i padiglioni dell’Expo. Le iniziative sono tante, alcune partiranno con il fischio di inizio, altre già marciano a grande velocità. C’è il «Progetto scuola volontari per un giorno»: 2.500 studenti che «presidieranno i luoghi del sito dedicati ai ragazzi, fornendo anche informazioni utili». Il ministro si è soffermato sulla mostra delle Identità italiane all’interno di Palazzo Italia che sarà animata da oltre 11 mila studenti con i loro docenti ed educatori. Al terzo piano del palazzo ci sarà il «Vivaio» che accoglierà l’eccellenza del sistema educativo italiano e internazionale proponendo ai visitatori 736 «narrazioni digitali» selezionate dal ministero dell’Istruzione e 26 laboratori interattivi promossi da partner e sponsor. Ogni giorno poi ci saranno 50 minuti di performance musicali realizzate con la rete dei conservatori. Ma il ministro Giannini ha soprattutto sottolineato l’importanza dell’«esposizione internazionale» dell’evento così com’è veicolata dal progetto «Together in Expo»: una piattaforma digitale per gemellaggi in rete tra giovani di 63 Paesi, un modo per creare relazioni che, si auspica, durino anche oltre il termine dell’esposizione universale. «Together in Expo» vede tremila visitatori unici al giorno e ha già al suo attivo 2.000 team composti da studenti di varie classi e 2.300 docenti .

Città della Scienza sì, «ma non si è ancora parlato di risorse»

Sia il ministro Giannini che Diana Bracco hanno espresso una valutazione positiva sull’ipotesi di una cittadella universitaria sul sito di Expo da realizzare a evento concluso. Il progetto della Statale di Milano «sarebbe «perfetto e bellissimo», ha detto Bracco. «Un’opportunità», ha chiosato il ministro Giannini precisando che, quanto al capitolo risorse, «non se ne è ancora parlato. I fondi di edilizia universitaria – ha fatto notare – sono gestiti con bandi. Ci sono i percorsi consueti e non c’è bisogno di interventi straordinari».

Buona Scuola, il rebus assunzioni. E c’è chi propone per i nuovi prof un “esame” dopo un anno

da Repubblica.it

Buona Scuola, il rebus assunzioni. E c’è chi propone per i nuovi prof un “esame” dopo un anno

Nella maggioranza resta aperta la discussione su come individuare definitivamente i circa 150mila nuovi docenti che la riforma dovrebbe mettere in campo
di SALVO INTRAVAIA

Neo docenti da rimandare a settembre, o addirittura bocciare, ma in maggior numero al Sud. E precari con 36 mesi di servizio ormai quasi certi dell’assunzione in pianta stabile. La Buona scuola, lanciata dal premier Matteo Renzi lo scorso 3 settembre, entra nel vivo. E si moltiplicano le iniziative per definire i contenuti del decreto legge e del disegno di legge, cui stanno lavorando il ministro Stefania Giannini con i suoi più stretti collaboratori, che il prossimo 28 febbraio dovrebbe varare il consiglio dei ministri. La risoluzione presentata dalla responsabile scuola del Partito democratico, Francesca Puglisi, votata in commissione al Senato, ha introdotto nelle ultime bozze del decreto-legge, in fase di scrittura, il Curriculum dello studente: la possibilità per gli studenti degli ultimi anni delle superiori di scegliere alcune discipline all’interno di una offerta opzionale.

Ma le spinte politiche  –  anche all’interno della stessa maggioranza  –  per contribuire alla costruzione della migliore scuola possibile per il Paese sono tantissime. L’ultima iniziativa, in ordine di tempo, è la risoluzione presentata in commissione Cultura alla camera lo scorso 23 gennaio da Milena Santerini, in quel momento deputata dello stesso gruppo parlamentare (Scelta civica per l’Italia) del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini  –  sottoscritta da due colleghi del Partito democratico: Maria Grazia Rocchi e Mara Carocci. Che, a proposito del mega piano di assunzioni  –  148mila, stima il dossier sulla Buona scuola  –  di tutti i precari inseriti nelle liste provinciali ad esaurimento, chiedono al governo di impegnarsi su due aspetti che faranno discutere e metteranno il premier nella condizione di dovere operare delle scelte. La prima riguarda la distribuzione dell’organico funzionale dei docenti che nelle intenzioni del governo dovrebbe consentire all’autonomia scolastica di decollare definitivamente.

A settembre, le scuole italiane dovrebbero ricevere un contingente di posti costituito da due macro aggregati: il vecchio organico di diritto per coprire gli insegnamenti, più una quota aggiuntiva costituita da una parte dei 148mila precari delle liste ad esaurimento che le scuole potranno impegnare per tutte le finalità previste dal Piano dell’offerta formativa: dal recupero degli alunni meno attrezzati all’organizzazione della scuola, passando attraverso la creazione di percorsi e discipline aggiuntive per disegnare curricola più aderenti agli obiettivi dell’istituto oppure al territorio. La Santerini chiede che nell’assegnare i posti dell’organico funzionale si tenga conto anche della complessità delle aree in cui ricadono le scuole “tenendo anche conto dei risultati di apprendimento quali risultano dalle prove standardizzate Invalsi”.

In altre parole, più risorse al Sud dove gli apprendimenti sono carenti e la dispersione scolastica da record a livello europeo. Una ipotesi, che ha già fatto saltare dalla sedie gli esponenti della Lega. La seconda richiesta è quella di un “anno di prova” per i nuovi assunti che non si limiti alla formalità della relazione sull’attività svolta nell’ultimo anno e al brindisi di giugno con pasticcini e spumante. La risoluzione Santerini chiede di “accompagnare la formazione in ingresso del personale docente immesso in ruolo con una decisa innovazione dell’anno di prova, nel corso del quale accertare il possesso delle competenze di base dei docenti assunti, rilevandone crediti e debiti formativi in base ai quali prevedere la formazione ed eventuali possibilità di rinvio o recessione del contratto”. Una proposta dirompente che tuttavia potrebbe incontrare i favori dei genitori.

Ma che vede i sindacati già sul piede di guerra perché sulle questioni che riguardano la formazione del personale le parti sociali sono sempre state almeno ascoltate. Se la proposta dovesse entrare nel decreto-legge, i neo immessi in ruolo potranno essere rimandati a settembre o addirittura bocciati alla fine dell’anno di prova. Ma da chi? Da un Comitato di valutazione che, secondo quanto richiede la stessa risoluzione, dovrebbe essere allargato anche “docenti universitari e ispettori”. Quello che trapela finora sul decreto in corso di compilazione è una certa innovazione sulla valutazione dell’anno di straordinariato, ma non spinto a questi livelli. Sarà comunque il presidente del Consiglio a dire l’ultima parola sull’argomento. Osare o anno di prova più soft?

Ma per il premier le scelte difficili sulla scuola non sono terminate. Perché spetterà allo stesso Renzi stabilire chi verrà assunto a settembre. L’impegno dell’inquilino di Palazzo Chigi è quello di assumere tutti i precari inseriti nelle graduatorie ad esaurimento: circa 134mila docenti. Più tutti gli idonei degli ultimi concorsi. Ma su tutto incombe la sentenza della Corte di giustizia europea che alcuni mesi fa ha condannato il nostro paese per eccesso di contratti a tempo determinato. I giudici del lavoro, uniformandosi al pronunciamento dell’Alta corte, hanno infatti iniziato a condannare il ministero ad assumere coloro che hanno svolto almeno tre anni di supplenza. E, secondo alcune stime sindacali, sarebbero circa 60mila i supplenti attuali con oltre 3 anni di servizio che non sono inseriti nelle graduatorie provinciali (le Gae), ma che lavorano in virtù dell’inserimento nelle graduatorie d’istituto.
Mentre sarebbero circa 70mila i colleghi delle graduatorie provinciali con oltre 3 anni di precariato alle spalle. Chi assumere, tutti i 134mila delle Gae, lasciando fuori i 60mila che lavorano dalla graduatorie d’istituto, ma che si rivolgeranno al giudice? Oppure assumere tutti coloro che hanno maturato 3 anni di servizio e che rientrano nella sentenza della Corte di giustizia europea, rinviando all’anno successivo l’assunzione dei rimanenti precari inclusi nelle graduatorie ad esaurimento? In ballo c’è l’impegno del premier di eliminare una volta per tutte il precariato della scuola, che si contrappone al diritto di coloro che hanno maturato anni e anni di supplenze e che aspirano alla stabilizzazione: Un diritto che, secondo la corte di Lussemburgo, è sacrosanto.

Salvo Intravaia

La Buona Scuola è davvero ‘la nostra scuola’?

da Il Fatto Quotidiano

La Buona Scuola è davvero ‘la nostra scuola’?

di Marina Boscaino

Non è una cosa che accada tutti i giorni che si parli di scuola. O meglio, non è una cosa che capita tutti i giorni che se ne tenti di parlare nella maniera complessa e corretta che la scuola richiede. Tra un tweet e un annuncio di riforma – tutte “epocali” – e l’altro sono trascorsi e stanno trascorrendo gli anni più bui della scuola statale, quelli che hanno rischiato di trasformarla (e l’hanno trasformata, nella percezione di molti) da istituzione dello Stato ad agenzia di servizi a domanda individuale.

Su questa falsariga si colloca – a detta di molti – l’annunciata ennesima riforma del governo del fare e della velocità: requisiti esattamente contrari a tutto ciò che abbia a che fare con l’apprendimento, che pur sempre è l’obiettivo principale della scuola. Ancora una volta, come nel 2010, sarà la trasmissione Presa Diretta di Riccardo Iacona a darci voce: domenica 8 febbraio, alle ore 21.45 su Rai3. La nostra scuola è il titolo, un’inchiesta sul progetto di Riforma del governo Renzi “La Buona Scuola” per capire cosa c’è di vero nelle critiche di studenti e insegnanti, che lo hanno contestato in tutto il paese: un viaggio nelle emergenze che investono la scuola pubblica italiana. Mancanza cronica di denaro, problemi legati alla sicurezza degli edifici scolastici, sovraffollamento delle aule.

Quando il contributo scolastico viene imposto per circolare

da La Tecnica della Scuola

Quando il contributo scolastico viene imposto per circolare

Sulla questione dei contributi delle famiglie la confusione è sempre massima. Ogni scuola si comporta in modo diverso. Forse non sarebbe male se il ministro (ora PD) facesse chiarezza.

Come è possibile che il Miur e gli Usr consentano la pubblicazione di circolari nei siti istituzionali delle scuole pubbliche, in cui è imposto l’obbligo di un contributo di iscrizione per l’anno scolastico 2015-2016 di 120 euro? Forse la legge è cambiata rispetto agli altri anni? Quindi per iscriversi in una seconda classe della seconda liceo bisogna mettere la mano in tasca alle famiglie per cifre anche importanti?
Niente affatto, la legge sulle tasse scolastiche non è assolutamente cambiata, e gli eventuali contributi richiesti da un dirigente scolastico sono richiedibili solo su base volontaria e non obbligatoria.
Quindi è opportuno sottolineare una distinzione tra le tasse scolastiche erariali, obbligatorie nell’ultimo biennio delle scuole secondarie di secondo grado, quindi dopo il compimento del sedicesimo anno di età e il conseguente assolvimento dell’obbligo scolastico ed invece i cosiddetti contributi scolastici, di natura volontaria e destinati all’arricchimento dell’offerta culturale e formativa degli alunni. Le tasse scolastiche erariali si versano sul conto corrente postale n. 1016 intestato all’Agenzia delle Entrate – Centro Operativo di Pescara, precisando la causale, utilizzando i bollettini disponibili presso gli uffici postali, eventualmente per chi volesse dare il contributo volontario, lo può fare, senza nessun obbligo ed in maniera libera, versando la cifra richiesta o anche di più, sul conto corrente postale della scuola.

È poco corretto ed anche poco trasparente, da parte di una istituzione scolastica, preposta ad insegnare valori di legalità e cittadinanza, pubblicare delle circolari in cui si richiede, per le iscrizioni della scuola dell’obbligo, un contributo scolastico di 120 euro da dovere versare nelle casse della scuola.
In queste circolari si specifica, quasi a volere curare gli interessi delle famiglie, che i contributi scolastici sono fiscalmente deducibili dalla dichiarazione dei redditi e afferiscono ad alcuni servizi “aggiuntivi”, come ad esempio la consegna dei libretti giustificazione, le pagelle e altri stampati; assicurazione; partecipazione a gare e concorsi a livello nazionale; contributi visite guidate e/o viaggi di istruzione. Infine si precisa anche, che il suddetto contributo “dovrà essere versato” senza esenzione alcuna né per merito né per reddito, sul conto corrente postale della scuola.
Proprio l’utilizzo del verbo “dovere” e l’impossibilità di avere esenzioni per qualsiasi motivo è molto grave e lede pesantemente il diritto allo studio e alla fruizione di servizi obbligatori da parte dello Stato.
Può una scuola pubblica pretendere la cifra di 120 euro in cambio di un libretto delle giustificazioni e di una pagella? Fornire la pagella e il libretto delle giustificazioni non è forse un obbligo dello Stato? Forse farebbe bene il nuovo ministro dell’Istruzione del partito democratico di ammonire certe circolari pubbliche, ristabilendo un minimo di rispetto delle leggi e tutelando il diritto allo studio di ogni singolo studente.

Expo 2015, il ministro: cari alunni e docenti, il mondo vi aspetta qui

da La Tecnica della Scuola

Expo 2015, il ministro: cari alunni e docenti, il mondo vi aspetta qui

In un video on line, Giannini conferma la volontà di portare all’Esposizione Universale, in programma fra l’1 maggio e il 31 ottobre prossimi, due milioni di ragazzi italiani e stranieri attraverso i gemellaggi.

Il Ministro Stefania Giannini torna a parlare di Expo 2015, invitando docenti, studenti, universitari e ricercatori all’evento milanese. Lo fa da Milano, con un video girato in occasione dell’evento “Expo delle idee”, nel quale conferma la volontà di portare all’Esposizione Universale, in programma fra l’1 maggio e il 31 ottobre prossimi, due milioni di ragazzi italiani e stranieri attraverso i gemellaggi.

“Cari ragazzi, cari professori, cari insegnanti – dice il ministro – fra 83 giorni parte Expo ed è già tutto pronto per portare in Italia e dall’Italia una vera cultura dell’alimentazione corretta e per trasmettere al mondo il messaggio che la sostenibilità dipende da noi. Vi aspettiamo a Milano. Unitevi al nostro grande impegno per Expo, il mondo vi aspetta qui”.

“Questo sarà veramente l”Expo delle idee e per questo tutta la filiera della conoscenza, dalla scuola alla ricerca, sarà attiva e protagonista”, ha sottolineato il Ministro. Il Miur ha già avviato “una serie di progetti che puntano, da una parte, a portare la scuola ad Expo e, dall’altra, a portare Expo, come già avviene da molti mesi, nelle scuole italiane”.

Con un comunicato, il Miur ha fatto sapere che “Scuola, Università e Ricerca hanno già cominciato a prepararsi per l’appuntamento milanese, fra concorsi per favorire i gemellaggi, percorsi didattici on line, adesione alle iniziative del Padiglione Italia”. Un impegno che il Ministro ha illustrato il 7 febbraio a Milano, insieme a Diana Bracco, commissario del Padiglione Italia.

LA CARTA DI MILANO

Il Miur coordina il Tavolo di lavoro sull’Educazione alimentare che dovrà preparare un documento nazionale e le nuove Linee guida per la scuola. Oggi, all’evento ‘Expo delle Idee’ i responsabili di progetto del Miur, dirigenti scolastici ed esperti di settore si sono seduti attorno ad uno del 42 tavoli organizzati dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali proprio per continuare il lavoro di stesura.

SCUOLE IN MOSTRA A EXPO E I VOLONTARI PER 1 GIORNO

Grazie al Protocollo con Expo e Padiglione Italia #labuonascuola si metterà in mostra a Milano: saranno raccontate più di 700 esperienze di eccellenza. Duemilacinquecento studenti della Lombardia, i ‘volontari per un giorno’, accoglieranno e aiuteranno le scuole italiane in visita ad Expo.

LA COMMUNITY ON LINE PER #EXPO2015

Sono già più di duemila le squadre di studenti di 57 paesi che si stanno incontrando virtualmente sulla piattaforma “Together in Expo” (www.togetherinexpo2015.it). Gare e percorsi tematici on line stanno anticipando la partecipazione fisica delle scuole all’Esposizione Universale. Grazie al portale, sono già stati attivati oltre 200 gemellaggi internazionali. Il concorso “La scuola per Expo” ha raccolto invece l’adesione di 1.500 istituti, con una partecipazione importante da parte delle scuole del Sud. Il Miur porterà ad Expo anche gli oltre cinquemila studenti che parteciperanno alle finali dei Campionati studenteschi a Torino. Anche Confindustria sosterrà la partecipazione dei ragazzi all’Esposizione attraverso il progetto “Adotta una scuola per l’Expo2015“.

ACCADEMIE E CONSERVATORI PER EXPO

Il Padiglione Italia ospiterà i Conservatori italiani per tre momenti musicali al giorno. Anche le Accademie di Belle Arti, l’Accademia Nazionale di Danza e l’Accademia di arte drammatica “Silvio D’Amico” metteranno in mostra le proprie eccellenze.

#VIVAIORICERCA E UNIVERSITÀ

E’ il programma di eventi scientifici a cura del Centro nazionale delle Ricerche (Cnr) che si terrà al Padiglione Italia. Ventiquattro gli eventi in calendario. Dieci gli atenei italiani che stanno già realizzando progetti.

Materiali utili:

In Sardegna tagliate 29 pluriclassi, i sindaci si iscrivono alla primaria per protesta

da La Tecnica della Scuola

In Sardegna tagliate 29 pluriclassi, i sindaci si iscrivono alla primaria per protesta

Nell’Isola 620 alunni dovranno trovare un’altra sistemazione formativa a seguito del dimensionamento deciso da Viale Trastevere: lasciate in vita quelle classi. Nei prossimi giorni potrebbe salire anche la contestazione delle famiglie.

Nel cagliaritano i tagli alle pluriclassi della scuola primaria non vanno giù ai sindacati. Che per protesta tornano a “vestire” i panni degli alunni.

Sullo sfondo c’è il piano di dimensionamento scolastico: dal prossimo anno scolastico il Miur ha infatti stabilito la chiusura di ben 29 pluriclassi su 169 (l’1,8% dei 1.580 plessi scolastici della Sardegna). Per l’amministrazione, in sostanza, 22 scuole elementari e sette medie, dal 1° settembre 2015 non esisteranno più. E 620 alunni dovranno trovare un’altra sistemazione formativa.

Ad opporsi a questa decisione sono state le famiglie. Ma, in questi giorni, anche i primi cittadini della Trexenta: il 7 febbraio a Gesico (Cagliari), il sindaco Rodolfo Cancedda, assieme ad altri sei dei comuni limitrofi (Mandas, Siurgus Donigala, Suelli ed altri due), si sono recati nelle scuole primarie per firmare i moduli di iscrizione alla primaria per ribadire, ancora una volta, che l’istituto scolastico non venga soppresso.

“Negli scorsi anni – ha spiegato il primo cittadino di Mandas, Umberto Oppus – ci siamo battuti in sede di Conferenza unificata per assegnare nuove risorse al territorio. Gesico ha avuto dallo Stato 128 mila euro per le scuole elementari e medie. Oggi la si vuol chiudere. Che senso ha questa schizofrenia politica? Si rispetti la volontà di tutta una comunità”.

Dalla cittadinanza è giunta solidarietà ai sindaci: nei prossimo giorni potrebbero tornare a protestare assieme.

Miur condannato in appello per il suicidio di una studentessa

da La Tecnica della Scuola

Miur condannato in appello per il suicidio di una studentessa

Il fatto risale a 18 anni fa. Il Miur è stato condannato ad un risarcimento danni superiore a 200mila euro. Sotto accusa la scarsa vigilanza esistente nella scuola.

La triste vicenda risale a 18 anni fa, quando in Istituto calabrese una povera ragazza decise il gesto estremo di togliersi la vita.

Il tragico episodio accadde all’Istituto Magistrale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia dove una ragazza di soli 17 anni, nel lontano 1996, si impiccò subito dopo essere entrata a scuola. La sentenza è definitiva ed arriva dalla Corte d’appello di Catanzaro sei anni dopo la sentenza di primo grado. Il tribunale nella sentenza di primo grado aveva condannato il Miur ad un risarcimento di 221.562 euro.
Nelle sentenze sia di primo grado che in quella di appello si parla di una totale mancanza di controllo e di vigilanza sulla minore, che pur essendo stata vista entrare a scuola, risultava assente dalla classe. Tardivi sono stati i soccorsi che, quando sono intervenuti, non hanno che potuto constatare il decesso della ragazza.
La giovane aveva deciso di togliersi la vita impiccandosi nei bagni della scuola, dove si era nascosta non appena entrata a scuola. Nessuno fino al termine della prima ora si era chiesto dove fosse la ragazza, che invece aveva compiuto l’insano gesto di togliersi la vita.
La sentenza raccoglie le deposizioni dei compagni della giovane, dei docenti e del personale della scuola, e condanna il Miur alle responsabilità di mancato controllo e mancata vigilanza sulla minore. Sentenza shock che fa ben comprendere quanto delicato sia il lavoro dell’insegnante. Eppure nessuno riconosce l’indennizzo agli insegnanti della responsabilità della vigilanza sui minori, salvo poi vedersi condannati per mancanza di vigilanza. Forse c’è qualcosa che bisognerebbe valutare meglio, anche su questi aspetti che non sembrano essere secondari.

 

La stupefacente promessa, stupefattasi della sua stupefazione

da La Tecnica della Scuola

La stupefacente promessa, stupefattasi della sua stupefazione

Si è stupefatta di se stessa e stupefacendosi è annegata: parliamo di una delle tante promesse del premier Renzi il quale, come lo stupefatto Narciso dentro lo specchio del lago, rottamò le sue parole nel pelago dell’oblio

“Visiterò una scuola a settimana”, aveva detto e l’aveva pure giurato con le dita incrociate dei “Boy Scout”, ma dopo una prima affacciatina sommaria in alcune scuole della Repubblica, ha preferito non sfidare la sorte e rimanere al calduccio delle sole visite guidate dalle più importanti impellenze governative. Registriamo questa sicura mancanza di parola e attendiamo ulteriori sviluppi di progetti sulla scuola per la quale, a questo punto però, non si è capito bene cosa il nostro premier voglia fare. E già, perché in effetti, più che ministri ad hoc dell’istruzione, con relativi funzionari, a decidere sulla scuola è il nostro Matteo,  e se la cosiddetta “Buona scuola” passerà, come passerà sicuramente, tutto il merito, e demerito compreso, sarà suo, solo suo che magari rimarrà stupefatto e stupefacendosi non sentirà più il bisogno di rottamare, visto che nello specchio del lago, dove anche Narciso si guardò, tremula solo la sua immagine.

Generalmente, da che ci ricordiamo, tutte le riforme della scuola hanno preso il nome dei vari ministri: da Gelmini a Casati, da Fioroni a Gentile (con le dovute differenze di caratura certamente), mentre da qualche annetto a questa parte, anche le semplici o più complesse presunzioni di riforma prendono il nome del nostro premier e tutto è riformato da Matteo.

Viene quasi voglia di chiamarlo “Dux”, il grande Dux, ma nel Pd questa parola non è gradita, come il termine: “stalinista”, benchè lui tutto veda e dovunque provveda e se gli ricordano le promesse mancate “fa orecchie da mercante”, come quella di visitare le scuole coi professori, gli alunni, il personale, il dirigente.  E lui ode “se non le cose che fanno per lui,  cioè le cose che fanno a lui comodo per i suoi stessi affari”, esattamente come i mercanti e come il padre di fra Cristoforo che, da vecchio mercante truffaldino, non amava si parlasse di mercanzie a casa sua.  Sarà forse per questo che ama intrattenersi con altri mercanti, venditori di uguali mercanzie: le mancate promesse;  e sarà pure per questo che promette stupefacenti riforme, che però stupefanno per la semplice ragione che ha lo stupore stesso, che, stupefatto di se stesso, si guarda mentre annega dentro il lago, come Narciso.   

Motivante insegnante

MOTIVANTE INSEGNANTE di Umberto Tenuta

CANTO 398

EFFICACE INSEGNANTE

INSEGNANTE MOTIVANTE

Refrain!

Preparato, sempre si prepara.

Scrupoloso, sempre preso da scrupoli.

Assiduo, non si ammala mai.

Rispettoso, saluta sempre la Dirigente.

Tuttologo, sa tutto.

Completo, non gli manca niente.

No!

Gli manca tutto.

Non ama!

È freddo conoscitore.

È freddo espositore.

È freddo dicitore.

Non conosce l’amore.

L’amore della Matematica.

L’amore della Poesia.

L’amore del Tempo lontano.

L’amore delle Terre lontane.

L’amore di ogni cosa bella che il disio miri.

Non è innamorato della disciplina che insegna.

Non la ama perdutamente.

Non la canta la notte e il dì.

Non spende la propria vita per conoscere la ROSA!

E come volete che innamori i giovani allo studio della Botanica?

Ricordo ancora che, giovinetto, volevo conoscere i nomi di tutte le erbe del prato!

Amore spontaneo.

La docente si incaricò di spegnerlo con le sue tassonomie.

Le tassonomie a me richiamavano solo la pianta del tasso utilizzata da mia madre come tossina nella pesca.

Per mia fortuna, la ebbi vinta sulla mia docente.

Ed eccomi qua a coltivare fiori!

Cercano strumenti per valutare i docenti.

E ne dimenticano il più semplice ed efficace.

Quanti studenti amano la sua disciplina?

25/25 vale 100

24/25 vale 96

23/25 vale 92

……………

TEST DELLA VERIFICA

…ve lo scriverò…

Tutti i miei Canti −ed altro− sono pubblicati in:

http://www.edscuola.it/dida.html