Valutare per migliorare

CIDI locandina corso valutazione

·         la situazione in Europa
·         la normativa di riferimento negli ultimi 20 anni
·         la filosofia dell’autovalutazione
·         la redazione del Rapporto di Autovalutazione
·         la mappa degli indicatori e le domande guida
·         la raccolta dei dati
·         gli strumenti della raccolta dati: questionari, focus group, interviste semistrutturate
·         la valutazione del D.S.
·         la professionalità docente
·         l’organizzazione che apprende
·         workshop sulla costruzione degli indicatori di rilevazione
·         la lettura della restituzione della valutazione degli esiti da parte dell’INVALSI
·         workshop sulla costruzione dei questionari
·         workshop sulla gestione di un focus-group
·         questionario di autovalutazione

Riforma, la svolta della Flc Cgil è ‘Per la buona scuola della Repubblica’

da Il Fatto Quotidiano

Riforma, la svolta della Flc Cgil è ‘Per la buona scuola della Repubblica’

Una notizia che aspettavamo da tempo. Con un comunicato stampa il 13 febbraio l’FLC CGIL e il suo segretario nazionale, Domenico Pantaleo, hanno annunciato di sostenere il disegno di legge, ex legge di iniziativa popolare, presentato sia alla Camera che al Senato, ‘Per la buona scuola della Repubblica’ (Lip scuola).

Si tratta di un’ottima notizia per il mondo della scuola e per la democrazia del Paese. Il più grande sindacato italiano appoggia lo sforzo “dal basso” per portare avanti un dispositivo diametralmente opposto a quello del governo: la scuola della Costituzione. Un progetto di scuola vincolata intransigentemente ai principi della Carta, pluralista, laica, inclusiva, democratica. Una scuola che sia viatico di cittadinanza consapevole per gli studenti e di esercizio della libertà di insegnamento per i docenti. Una scuola dei diritti e dei doveri, che costituisca la concreta applicazione dell’art. 3 della Costituzione, secondo il quale “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Contro la scuola-azienda di Renzi, contro la rottura del principio di unitarietà del sistema scolastico nazionale; contro una visione dirigista e punitiva, che dismette la democrazia scolastica imponendo modelli neoliberisti; contro una carriera dei docenti che non conosce la forza dei principi della collegialità e della cooperazione educativa; contro una scuola di serie A e di Serie B, completamente regolata e gestita dall’intervento dei privati (siano oggi i genitori, domani le aziende, come ha affermato il sottosegretario Faraone, definendo la scuola un brand) molti oggi hanno individuato la Lip scuola come proposta alternativa.
Il Comitato Nazionale per la Riproposizione della legge di iniziativa popolare Per la Buona scuola della Repubblica accoglie con soddisfazione l’adesione della Flc che, nel comunicato stampa, sintetizza alcuni dei principi qualificanti il testo: “Il primo passo è definire i livelli essenziali delle prestazioni che devono avere standard qualitativi elevati in tutto il Paese. Occorre ridurre il numero degli alunni per classe per migliorare i processi di apprendimento, aiutare gli alunni in disagio socio-ambientale o in difficoltà di apprendimento. La scuola deve avere come obiettivo quello di portare tutti al successo formativo e non avere come fine quello di selezionare nel nome di una finta meritocrazia. (…). Bisogna garantire a tutti il diritto all’istruzione a partire dalla gratuità. La FLC CGIL chiede al Parlamento l’immediata discussione e approvazione della legge”.
Questo percorso condiviso  – partito dal basso e le cui regole di ingaggio prevedono una condivisione completa anche delle modifiche, che intanto i comitati territoriali stanno apportando per “attualizzare” il testo del 2006, anno in cui la Lip scuola fu scritta da docenti, genitori e studenti – vede oggi aggiungersi, dopo l’Unione degli Studenti, un altro soggetto importante per sostenere questa battaglia di democrazia, contro la deriva autoritaria che sta investendo le istituzioni dello Stato, di cui la scuola rappresenta un anello fondamentale per i futuri cittadini.

La classe capovolta: lezioni a casa ed esercizi in aula

da La Stampa

La classe capovolta: lezioni a casa ed esercizi in aula

Un’idea di scuola più inclusiva e più laboratoriale
roma

La chiamano “flipped classroom”: a casa si assiste alle lezioni attraverso il proprio pc o tablet, in classe invece si fanno gli esercizi e si lavora in gruppo. È la classe capovolta, un nuovo modo di fare didattica, studiato appositamente per i ”nativi digitali”. Una scuola “più pratica”, dunque, senza lezioni frontali e compiti per casa.

Questo metodo – hanno spiegato la Fondazione Mondo Digitale e l’associazione per la promozione della classe capovolta Flipnet, durante un convegno a Roma – prevede che a scuola si lavori insieme all’insegnante con pc, tablet e smartphone, mentre a casa si assimilano le lezioni attraverso podcast e video tutorial.

«Gli insegnanti sono pronti a questa innovazione – ha osservato il linguista Tullio De Mauro – e un giorno se ne accorgerà anche il ministro dell’Istruzione».

Da questa didattica, ha aggiunto, si avrà «una scuola più inclusiva, più laboratoriale e che darà più spazio al lavoro di gruppo e alla scrittura».

Scuola, fino a uno su 5 in permesso per la 104. Il Ministero dà le cifre e indaga: “Sono troppi”

da la Repubblica

Scuola, fino a uno su 5 in permesso per la 104. Il Ministero dà le cifre e indaga: “Sono troppi”

Quasi centomila docenti usufruiscono della legge che tutela i portatori di handicap. Record in Sardegna: 18%, il doppio del Piemonte. Stessa cosa per il personale non docente, che in Umbria tocca il 26%

Salvo Intravaia

Sono quasi 100mila i docenti di ruolo italiani che fruiscono dei permessi previsti dalla legge 104: quella che tutela i portatori di handicap. Troppi, secondo il ministero dell’Istruzione. A renderlo noto poche ore fa il sottosegretario Davide Faraone che qualche settimana fa ha visitato la scuola Santi Bivona di Menfi  –  in provincia di Agrigento  –  dove il 41 per cento degli insegnanti è disabile, gravemente malato o accudisce un parente stretto infermo. Una situazione che lo stesso Faraone non ha esitato a definire scandalosa, lanciando un monitoraggio per colpire i “furbetti che danneggiano la scuola, l’educazione dei ragazzi e chi di quei permessi ha veramente bisogno”. Adesso i numeri di quel monitoraggio sono pubblici.

E non è la Sicilia la regione italiana dove si concentra la maggiore quota di fruitori di legge 104. In Sardegna, quasi un docente su cinque  –  il 18,27 per cento  –  si avvale dei permessi previsti dalla legge varata più di vent’anni fa per tutelare i lavoratori colpiti da malattie gravi o coloro che si trovano in difficoltà nell’accudire parenti affetti da gravi patologie. La norma del 1992 prevede tre giorni al mese di permesso retribuito e non soggetto a controlli. Ma anche aspettative retribuite all’80 per cento che rappresentano una vera e propria àncora di salvataggio per le famiglie che devono fare i conti con infermità serie.

I numeri, però, evidenziano anche una distribuzione di certificazioni considerata anomala. In Piemonte, i professori e i maestri che si avvalgono della legge sono meno di 9 su cento: meno della metà dei colleghi sardi. Ma è in generale tutto i settentrione d’Italia che sfrutta meno i permessi previsti dalla legge 104: nel 10,4 per cento dei casi. Nelle regioni centrali la percentuale di beneficiari sale al 14 per cento e al Sud si registra un vero record: quasi il 16 per cento del totale.

Le cose non cambiano passando al personale Ata: amministrativo, tecnico e ausiliario. Dove questa volta a detenere il record è la regione Umbria: con più di un bidello, tecnico di laboratorio e assistente amministrativo su quattro  –  il 26,27 per cento  –  in possesso di tutte le carte in regola per utilizzare gli istituti della 104. Ultimi sempre i bidelli e il personale di segreteria piemontesi, con l’11,87 per cento. Negli ultimi anni, dopo la denuncia di una serie di scandali al sole, le commissioni mediche preposte al rilascio delle certificazioni per utilizzare i permessi della legge 104 si sono irrigidite. E ottenere l’ok è diventato difficilissimo.

Tanto che, accanto alla ricerca dei furbetti della 104, si è sviluppato un enorme contenzioso da parte di coloro che ritengono di avere tutti i requisiti previsti dalla norma ma non riescono a ottenere le certificazioni per accedere ai benefici della legge che tutela i soggetti gravemente malati. Ma la concentrazione di fruitori di legge 104 tra i docenti nelle diverse realtà italiane viene considerata sospetta. E dopo la pubblicazione del monitoraggio, che è servito “a fornirci una fotografia della situazione”, scrive Faraone. “Adesso  –  conclude il sottosegretario  –  bisogna andare in profondità e intervenire laddove ci siano delle evidenti storture. La Buona Scuola comincia anche da qui”.

Non toccate infanzia e primaria, la riforma va fatta sul triennio delle superiori

da La Tecnica della Scuola

Non toccate infanzia e primaria, la riforma va fatta sul triennio delle superiori

Forti perplessità verso ‘La Buona Scuola’ da parte di Tullio De, linguista ed ex ministro dell’Istruzione: al momento è vuota di contenuti e in ogni caso ci sono pezzi di scuola che già funzionano benissimo, come il primo ciclo che hanno solo bisogno di più investimenti pubblici, a cominciare dagli spazi.

“La Buona Scuola? Al momento è vuota di contenuti: non c’è niente di concreto”. Così liquida Tullio De, linguista ed ex ministro dell’Istruzione, le linee guida proposte dal governo per la riforma scuola.

Di questo progetto, ha detto De Mauro, avvicinato dai giornalisti nel corso di un convegno a Roma, “mi convince che il Presidente del Consiglio abbia improvvisamente scoperto l’importanza della scuola, ma non mi convince il fatto che questo disegno non sia legato a una conoscenza effettiva dei problemi della scuola, ma a pregiudizi. Ci sono pezzi di scuola che funzionano benissimo, come la scuola dell’infanzia e la primaria”, che hanno solo bisogno di “più investimenti pubblici, a cominciare dagli spazi”.

In generale, ha osservato De Mauro “c’è poca e cattiva informazione sulla scuola: si parla di scuola come se fosse tutto un unico e indifferenziato e avesse bisogno di una rifondazione. Un buon governo – ha concluso – dovrebbe invece intervenire sul triennio della scuola superiore”. Sono gli anni, quelli a cui si riferisce De Mauro, durante i quali la dispersione scolastica schizza in alto e anche per chi prosegue le difficoltà di apprendimento sono spesso davvero alte.

Ecco a voi la classe “capovolta”: le lezioni a casa e gli esercizi in aula

da La Tecnica della Scuola

Ecco a voi la classe “capovolta”: le lezioni a casa e gli esercizi in aula

Il nuovo modo di fare didattica presentato a Roma dalla Fondazione Mondo Digitale assieme all’associazione Flipnet: è giunto il tempo che gli allievi assistano alle lezioni con il proprio pc o tablet, anche da casa, mentre in classe dovrebbero esercitarsi o lavorare in gruppo. Il linguista Tullio De Mauro: gli insegnanti sono pronti a questa innovazione, un giorno se ne accorgerà anche il ministro.

Può esistere un modello scuola “capovolto”, con le lezioni svolte a casa e le esercitazioni in classe? Secondo la Fondazione Mondo Digitale e l’associazione per la promozione della classe capovolta Flipnet, non ci sono dubbi: è una scuola “più pratica”, che produce decisamente più benefeci di quella tradizionale.

Il modello è stato presentato il 12 febbraio, durante un convegno a Roma: secondo i promotori, nelle nostre scuole, è giunto il tempo che gli allievi assistano alle lezioni attraverso il proprio pc o tablet, anche da casa, mentre in classe dovrebbero fare gli esercizi o lavorare in gruppo.

Il nuovo modello didattico si chiama ‘Flipped classroom’, la classe capovolta, studiato appositamente per i “nativi digitali”. Una dunque, senza lezioni frontali e compiti per casa.

“Questo metodo – hanno spiegato i promotori – prevede che a scuola si lavori insieme all’insegnante con pc, tablet e smartphone, mentre a casa si assimilano le lezioni attraverso podcast e video tutorial.

“Gli insegnanti sono pronti a questa innovazione”, ha osservato il linguista Tullio De Mauro, che è stato anche responsabile del Miur. Da questa didattica, ha aggiunto, si avrà “una scuola più inclusiva, più laboratoriale e che darà più spazio al lavoro di gruppo e alla scrittura. E un giorno se ne accorgerà anche il ministro dell’Istruzione”.

Riforma: il nodo è sempre quello dell’organico funzionale

da La Tecnica della Scuola

Riforma: il nodo è sempre quello dell’organico funzionale

Organico funzionale è termine molto generico, difficile capire cosa davvero significherà. D’altro già tre anni fa il decreto legge n. 5 lo aveva istituito demandandone però la concreta attuazione a successivi provvedimenti ministeriali.

Alla fatidica data del 22 febbraio, fissata da Renzi per la presentazione pubblica della riforma della scuola, mancano ormai 8 giorni ma sui contenuti del decreto che il Governo sta mettendo a punto non ci sono ancora certezze.
O meglio: di sicuro c’è il fatto che ci saranno assunzioni di precari e si parlerà di organico funzionale.
Ma, di concreto, nulla o poco più.
Le ipotesi che stanno circolando sono molte: si parla di organico funzionale destinato alla copertura delle supplenze o al sostegno se non addirittura all’insegnamento veicolare dell’inglese nella primaria.
Il problema è che il termine “organico funzionale” è molto generico e, di per sè, significa poco o nulla.
E il nostro timore è che anche il decreto legge che verrà adottato da Governo, ben difficilmente potrà sciogliere ogni dubbio.
Il decreto, tutt’al più, potrà definire l’entità complessiva dell’organico e indicare alcuni criteri che potranno servire per stabilire le modalità di attribuzione alle singole istituzioni scolastiche.
Si sta parlando anche molto di “organico di rete”, ma è difficile che il decreto in arrivo possa dare disposizioni prescrittive in materia: non dimentichiamo che le norme attuali sull’autonomia contenute nel DPR 275/99 prevedono che siano le stesse istituzioni scolastiche a decidere se, quando e a quali condizioni si debbano creare “reti di scuole”. Per poter affidare al Ministero il compito di istituire reti a cui assegnare risorse di organico bisognerebbe modificare il regolamento sull’autonomia e non ci pare proprio che questa operazione possa essere realizzata in tempi brevi.
L’ipotesi più probabile è che il concreto funzionamento dell’organico funzionale venga affidato ad un decreto ministeriale, come peraltro era già previsto dall’articolo 50 del decreto legge n. 5 del 2012, articolo che potrebbe persino essere riesumato quasi integralmente.

Il 22 febbraio il Pd presenta la Buona Scuola, Usb protesta con un presidio

da La Tecnica della Scuola

Il 22 febbraio il Pd presenta la Buona Scuola, Usb protesta con un presidio

Con un presidio davanti il Palazzo delle Esposizioni, a Roma, l’Unione sindacale di base sostiene che non c’è un bel niente da festeggiare: mancano ancora 250mila insegnanti, i docenti continuano ad avere condizioni lavorative che svalorizzano il loro ruolo; il personale Ata è ovunque sotto organico e sottoposto a carichi assurdi di lavoro.

La riforma non è ancora stata presentata, ma alcuni sindacati e lavoratori sembrano già avere le idee chiare: va respinta. Il primo organismo a passare dalle proteste verbali a quelle di piazza sarà l’Usb: lo farà il 22 febbraio, in concomitanza con l’iniziativa ‘La scuola che cambia, cambia l’Italia’, voluta dal premier Renzi come prologo al primo dei due decreti sulla Buona Scuola.

Mentre il Pd presenterà la riforma, il sindacato di base metterà così in atto il presidio dei lavoratori della scuola a Roma, in via Nazionale, davanti il Palazzo delle Esposizioni. “Per i lavoratori della scuola – spiega l’Unione sindacale di base – non c’è un bel niente da festeggiare: mancano ancora 250mila insegnanti, oltre i 150mila precari già in servizio; i docenti continuano ad avere condizioni lavorative che svalorizzano il loro ruolo; il personale Ata è ovunque sotto organico e sottoposto a carichi assurdi di lavoro”.

Per l’Usb non ci sono dubbi: “al di là dei roboanti annunci sulla centralità dell’istruzione, la ‘Buona Scuola’ non è altro – prosegue il sindacato – che la prosecuzione della riforma Gelmini. Renzi ha bloccato il contratto e tagliato 2.020 unità di personale Ata e di fondi, mentre proseguono i regali agli imprenditori. Inoltre, falsa meritocrazia, aumento dell’orario di lavoro, cancellazione dei Decreti Delegati, invasione dei privati: la scuola pubblica statale è ridotta al lumicino, divenendo scuola per censo che nega ai figli dei lavoratori il diritto all’istruzione e anche – conclude il sindacato – la speranza di diventare un lavoratore della scuola”.

Anno di pre-ruolo con meno di 180 giorni: in quali casi viene valutato?

da La Tecnica della Scuola

Anno di pre-ruolo con meno di 180 giorni: in quali casi viene valutato?

In alcuni casi il punteggio può essere attribuito anche se il servizio è stato inferiore a 180 giorni. Va detto che le regole in vigore non sempre rispettano le direttive europee in materia,

Il servizio di anni pre-ruolo, per quanto attiene la mobilità volontaria ed a parità di ordine d’istruzione, ha ancora una valutazione ridotta del 50% rispetto al servizio svolto nel ruolo di appartenenza. Se poi si passa al calcolo del punteggio per gli anni di servizio pre-ruolo per la mobilità d’ufficio, o per le graduatorie interne d’Istituto, il valore del punteggio di tale servizio è calcolato nel seguente modo: per i primi 4 anni spettano 3 punti ogni anno, e per gli anni pre-ruolo  successivi ai primi quattro il punteggio si riduce addirittura a soli 2 punti ogni anno. In sostanza, mentre un anno di ruolo viene valutato, per la mobilità degli insegnanti, 6 punti, la valutazione del punteggio pre ruolo per la mobilità volontaria vale la metà, cioè 3 punti.
Riepilogando si ha che per la mobilità d’ufficio o a domanda condizionata, e per la compilazione delle graduatorie interne d’Istituto per l’individuazione dei docenti soprannumerari, la valutazione del punteggio pre-ruolo è così fatta: 3 punti per ognuno dei primi 4 anni e 2 punti per ogni anno di pre-ruolo eccedenti i quattro anni suddetti. Mentre per la mobilità volontaria il punteggio di pre-ruolo vale unicamente 3 punti ogni anno. Bisogna dire che questo arzigogolo di calcolo del punteggio sull’anzianità di servizio pre-ruolo è in netto contrasto con la direttiva europea 1999/70 che vorrebbe lo stesso punteggio per anni di ruolo e anni di pre-ruolo, almeno per la stessa tipologia d’insegnamento.
É importante sapere che, al fine di un corretto calcolo del punteggio degli anni pre-ruolo, un anno di precariato è valutabile per la mobilità o le graduatorie interne d’Istituto, con il punteggio che abbiamo suddetto, se si è prestato servizio per almeno 180 giorni o in alternativa, senza la necessità di aver effettuato effettivo servizio per 180 giorni, se il servizio è stato svolto ininterrottamente dal primo di febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale o, in quanto riconoscibile, per la scuola dell’infanzia, fino al termine delle attività educative.

Quanto su detto, è bene ricordarlo, è scritto nell’O.M. n.32 del 28 febbraio 2014, e con tutta probabilità verrà ribadito con la prossima ordinanza ministeriale sulla mobilità. Infatti in tale ordinanze del Miur in calce all’allegato D per la dichiarazione dell’anzianità di servizio è riportato quanto segue: “per gli anni scolastici dal 1974/75 l’insegnante deve aver prestato servizio per almeno 180 giorni o ininterrottamente dal 1 febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale o, in quanto riconoscibile, per la scuola dell’infanzia, fino al termine delle attività educative”.
Quindi chi ha svolto un anno di pre-ruolo, svolgendo soltanto l’intero secondo quadrimestre, fino allo scrutinio finale ha diritto, anche se il conto dei giorni è inferiore ai fatidici 180, ad avere valutato tale anno scolastico.

Come visualizzare la posizione nelle graduatorie III fascia Ata

da La Tecnica della Scuola

Come visualizzare la posizione nelle graduatorie III fascia Ata

È ora finalmente possibile farlo anche entrando in Istanze on-line per tutti i profili per i quali si  è presentata domanda di inclusione

È finalmente disponibile l’applicazione che consente la visualizzazione, su Istanze on-line, delle posizioni assunte dagli aspiranti nelle graduatorie d’istituto di terza fascia del personale Ata delle scuole richieste.

Per farlo, è necessario entrare in Istanze on-line con le credenziali ricevute al momento della registrazione, dopodiché cliccare su Altri servizi -> Graduatorie d’istituto – Personale a.t.a.

Comparirà una schermata con il seguente testo:

“L’applicazione che segue ha lo scopo di rendere nota, al personale Amministrativo, Tecnico e Ausiliario (in seguito A.T.A.) la posizione assunta nelle graduatorie d’istituto provvisorie e definitive di ciascuna fascia, prospettando, in un’unica soluzione per ciascuna graduatoria, la posizione in graduatoria per tutte le sedi richieste.
L’accesso ai dati dell’aspirante supplente è consentito solo dopo che l’Ufficio Scolastico Provinciale (in seguito U.S.P.) ha prodotto le graduatorie, mentre la visualizzazione delle posizioni di graduatoria nelle scuole è consentita solo dopo che l’U.S.P. ha autorizzato, tramite il sistema informativo, la diffusione delle graduatorie alle istituzioni scolastiche.
L’applicazione accede direttamente alle banche dati del sistema centrale ed è sempre disponibile (h24), salvo l’eventuale impossibilità di consultare le graduatorie perchè sono in corso di definizione o gli U.S.P. non hanno ancora dato le necessarie autorizzazioni.
Si consiglia, prima di procedere all’utilizzo dell’applicazione, di consultare la guida di riferimento.
Per eventuali problemi nella visualizzazione contattare l’U.S.P. o la scuola competente al trattamento della domanda”.

Dopodichè è necessario cliccare su AVANTI.

Si entra così nel proprio profilo. Ora è sufficiente inserire la fascia per visualizzare la graduatoria e cliccare su RICERCA.

Nella pagina successiva, in cui sono riportati tutti i dati riportati nella domanda, è necessario cliccare sul profilo di interesse: verranno così visualizzate tutte le sedi espresse e la posizione in graduatoria.

Il codice tributo per lo “split payment”

da La Tecnica della Scuola

Il codice tributo per lo “split payment”

L.L.

L’Agenzia delle Entrate ha comunicato il codice “620E” da inserire nel modello F24 Enti Pubblici che le scuole utilizzeranno per versare l’Iva delle fatture pagate nel mese precedente entro il 16 di ogni mese

Con la risoluzione n. 15/E del l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo per il versamento, mediante il modello F24 Enti pubblici, dell’IVA dovuta dalle pubbliche amministrazioni a seguito della scissione dei pagamenti prevista dall’ articolo 17-ter del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, introdotto dalla Legge di Stabilità 2015.

Le pubbliche amministrazioni titolari di conti presso la Banca d’Italia, quindi anche le istituzioni scolastiche, dovranno versare l’IVA riferita alle fatture liquidate nel mese precedente tramite modello “F24 Enti pubblici” approvato con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 28 giugno 2013.

Il codice tributo che le scuole dovranno utilizzare è “620E”, denominato “IVA dovuta dalle PP.AA.- Scissione dei pagamenti – art. 17-ter del DPR n. 633/1972”.

Come chiarito dal Miur con nota del 6 febbraio, già entro il 16 febbraio 2015 potranno versare l’Iva divenuta esigibile nel mese di gennaio.

Tre settimane al rinnovo RSU. Patto di “desistenza” Anief-Unicobas

da La Tecnica della Scuola

Tre settimane al rinnovo RSU. Patto di “desistenza” Anief-Unicobas

L’accordo servirà soprattutto a sostenere localmente docenti e Ata presenti nelle due liste.
L’Anief, dove non sarà presente, inviterà  votare la lista Unicobas e viceversa.

A tre settimane dal voto per il rinnovo delle RSU i sindacati sono al lavoro e stanno organizzando incontri e assemblee per presentare liste e candidati.
In realtà il clima sembra piuttosto tiepido forse anche perchè, alla resa dei conti, nelle scuole non c’è più molto da contrattare: il fondo del MOF è di molto inferiore agli anni passati e diverse materie che prima erano soggette alla contrattazione adesso – dopo il decreto 150/2009 – sono atti riservati alla “parte datoriale”.
Una novità arriva però dai sindacati minori o che – almeno per il momento – non siedono al tavolo delle trattative nazionali.  Unicobas e Anief, infatti, hanno sottoscritto un “patto di desistenza” che li impegna a sostenersi reciprocamente laddove sia presente una sola delle due lste.
In pratica Unicobas inviterà i lavoratori a votare la lista Anief in quelle scuole dove non saranno presenti e la stessa cosa farà l’Anief nei confronti dell’Unicobas.
Le regole in vigore non consentono tuttavia di “sommare” i voti conseguiti dalle liste Anief e Unicobas ai fini del raggiungimento della rappresentatività. L’accordo, quindi, ha innanzitutto lo scopo di sostenere localmente l’elezione dei lavoratori che si presentano a nome di uno dei due sindacati.

Pantaleo (Cgil): “Nessuna modifica del meccanismo degli scatti fuori dal contratto”

da La Tecnica della Scuola

Pantaleo (Cgil): “Nessuna modifica del meccanismo degli scatti fuori dal contratto”

Il governo stringe i tempi sulla realizzazione della #labuona scuola, e ha convocato per il 16 febbraio i sindacati della scuola. Ma per Pantaleo, il segretario della Flc-Cgil, gli scatti non si modificano
E se la ministra dell’Istruzione, per l’incontro del 16 prossimo, vuole illustrare i contenuti del documento presentato in settembre, in vista dell’approvazione dei provvedimenti legislativi che dovranno tradurne #labuonascuola,  Pantaleo (Flc-Cgil) è categorico: “Nessuna modifica del meccanismo degli scatti fuori dal contratto”
“Trapelano tante indiscrezioni, tante idee, tante intenzioni, ma bisogna discuterne”,  dice Domenico Pantaleo, Segretario generale FLC CGIL, a Radio 24, ma “non siamo assolutamente d’accordo a modificare il meccanismo degli scatti, fuori dal contratto nazionale. E vogliamo che fra i 149mila da stabilizzare ci siamo anche quelli dei tirocini formativi speciali, rispettando la sentenza della Corte di giustizia europea. Sulla valutazione poi bisogna evitare che tutto si trasformi in un’operazione tesa a classificare il personale e le scuole. Se le risposte saranno positive apriremo una discussione, ma prima che si facciano i decreti. Se il governo intende ascoltarci il 16 febbraio e poi intende procedere senza tener conto delle nostre opinioni, valuteremo iniziative di mobilitazione e di lotta insieme agli altri sindacati”.

Come cambia la tassazione sui fondi di previdenza complementare

da La Tecnica della Scuola

Come cambia la tassazione sui fondi di previdenza complementare

L.L.

Una circolare dell’Agenzia delle Entrate scioglie alcuni dubbi interpretativi sulle novità introdotte in materia dalla Legge di Stabilità 2015

Con la circolare n. 2/E del 13 febbraio 2015, l’Agenzia delle Entrate scioglie alcuni dubbi sulle nuove regole in materia di previdenza complementare introdotte dall’articolo 1 della Legge di stabilità 2015 (L. 190/2014).

In particolare, il documento di prassi illustra le novità relative all’imposta sostitutiva del 20% sul risultato di gestione maturato nel periodo d’imposta e si sofferma sulle modalità di calcolo della base imponibile su cui applicare l’imposta per tener conto degli investimenti effettuati dai fondi pensione in titoli di Stato, i cui redditi scontano l’aliquota light del 12,50%.

Riguardo all’aumento della tassazione da applicare al risultato di gestione, la circolare chiarisce riguarda tutte le forme di previdenza complementare: fondi pensione a contribuzione definita (cioè quelli per cui è certa l’entità dei contributi ma non l’entità della prestazione); o a prestazione definita (è certa l’entità della prestazione, ma l’entità dei contributi varia a seconda delle esigenze del gestore del fondo), comprese le forme pensionistiche individuali e i cosiddetti “vecchi fondi pensione”.

L’imposta sostitutiva del 20% si applica sul risultato netto maturato in ciascun periodo d’imposta.