Un piano per l’Edilizia scolastica

Un piano per l’Edilizia scolastica

Struttura di Missione per la riqualificazione dell’edilizia scolastica

edilizia

Dal Governo la solita retorica e nessun impegno concreto

Nelle parole del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e della Ministra Stefania Giannini sulla scuola, alla iniziativa del PD, non abbiamo percepito nessuna novità rispetto alle politiche sbagliate dei governi precedenti. Non ci sono proposte concrete per una scuola di qualità e aperta a tutti e impegni concreti per tornare a investire in istruzione. I valori e i principi costituzionali che ispirano la funzione della scuola pubblica sono stati rimossi. Abbiamo ascoltato la solita retorica, condita da parole vuote e senza tenere conto delle tante emergenze quotidiane che le scuole devono affrontare.
La FLC CGIL rivendica investimenti, stabilizzazione per tutti i lavoratori precari, il rinnovo del contratto e valorizzazione professionale. Il vocabolario del governo è invece più precarietà, licenziamenti, autoritarismo, classificazioni e competizione.
Vogliamo una riforma dell’istruzione che parta dal basso coinvolgendo tutte le forze disponibili a un vero cambiamento. Si intende invece procedere in modo autoritario come fatto con il jobs act.
Occorre costruire un vasto schieramento per una riforma dal basso radicalmente diversa da quella prospettata dal Governo. Il Parlamento e le forze sociali non possono essere escluse da una discussione sul merito dei provvedimenti sulla scuola.
Se non si cambia verso siamo pronti alla mobilitazione.

LA BUONA SCUOLA: DOPO GLI SLOGAN ATTENDIAMO RENZI ALLA PROVA DEI FATTI

LA BUONA SCUOLA, GILDA: DOPO GLI SLOGAN ATTENDIAMO RENZI ALLA PROVA DEI FATTI

“Una kermesse di slogan e propositi apparentemente validi, ma adesso attendiamo Renzi al varco il prossimo 27 febbraio quando in Consiglio dei ministri approderanno il decreto legge sulle immissioni in ruolo e il disegno di legge delega”. Così la Gilda degli Insegnanti commenta l’evento “La scuola che cambia, cambia l’Italia” che si è svolto questa mattina a Roma per celebrare il primo compleanno del Governo.

“Dal palco della manifestazione il presidente del Consiglio non ha dato alcuna anticipazione dettagliata sui contenuti dei provvedimenti legislativi sulla Buona Scuola – dichiara la Gilda – ma alcuni punti ci lasciano già perplessi, come l’idea di devolvere il 5 per mille alle singole scuole che rischierebbe di mettere gli istituti nelle mani di finanziatori privati. Meglio sarebbe, invece, come da noi proposto più volte, defiscalizzare i contributi volontari delle famiglie”.

“Registriamo che sia il ministro Giannini che Renzi hanno ammesso sostanzialmente le numerose critiche al documento La Buona Scuola che li ha costretti a rivedere alcune parti del progetto, in particolare la cancellazione degli scatti di anzianità. Però anche in merito a questo aspetto ci riserviamo di leggere il testo del provvedimento”.

“Rimangono le forti perplessità della Gilda su valutazione del merito e carriera perchè non è per nulla chiaro quali saranno i criteri utilizzati per valorizzare la professione docente né  chi giudicherà i valutatori. Confidiamo che su questi temi non ci si limiti a un dibattito a colpi di email e di tweet, come vorrebbe Renzi, ma si apra un dialogo reale con i docenti e i sindacati che li rappresentano. In ogni caso, prima di qualunque discorso sul merito, si rinnovi il contratto nazionale riconoscendo un aumento stipendiale agli insegnanti”.

“Se, come ci risulta, nel CdM di venerdì si discuterà anche del Regolamento delle nuove classi di concorso, – conclude la Gilda – dobbiamo denunciare il mancato coinvolgimento delle organizzazioni sindacali su un argomento di grande importanza per i docenti e per tutta l’organizzazione didattica”.

LA BUONA SCUOLA: RIFORMA FATTA A COLPI DI DEMAGOGIA?

LA BUONA SCUOLA: RIFORMA FATTA A COLPI DI DEMAGOGIA?

Se impensierisce il buio impenetrabile in cui è avvolta la tanto annunciata Riforma della scuola, ancor più preoccupante è ciò che trapela. Appare evidente che, ancora una volta, chi si propone di cambiare la scuola non ne conosce i meccanismi e quindi non è in grado di intervenire in modo fruttuoso. Alla fine la soluzione di comodo resta quella di riformare gli Organi collegiali e buttare fuori i genitori, così occhio non vede e cuore non duole.

In verità lasciano abbastanza perplessi le dichiarazioni del Ministro Giannini su fatto che “I nostri tempi devono essere serrati perché l’impegno è quello di mandare la buona scuola in classe il primo settembre 2015”, e altrettanto le anticipazioni del sottosegretario Faraone, che vuole “mettere gli studenti al centro” con un curriculum opzionale durante l’ultimo anno delle superiori, l’introduzione di nuove materie, l’elaborazione dello ‘Statuto delle studentesse e degli studenti in stage’, come se fosse quella la risposta al grave problema della dispersione scolastica.

E i professori (dove saranno finite le maestre?) che devono essere professionisti e non “meri esecutori di compiti”, ma non possono realizzarsi professionalmente se non fuori dalla classe, come tutor o supporto organizzativo. Allora, ci chiediamo, a che serve?

L’unica cosa che condividiamo, come Associazione genitori A.Ge. Toscana, è quella di ridurre i dirigenti scolastici a “sindaci della comunità scolastica, non più manager”. Che finalmente al Ministero si siano accorti di ciò che asseriamo da tempo, ossia che, a fianco di tanti ottimi dirigenti scolastici, ce n’è una percentuale non minima che dà da pensare? Una parte che, in questo scorcio di 2015, è stata capace di dare vita a un bestiario come quello emerso dalle richieste di consulenza: a) una DS che ammette che offrire 36 ore alla primaria è illegittimo, ma non interverrà perché altrimenti le maestre si rivoltano; b) una maestra che lascia sole tre bimbe, una si rompe un dito e il DS dichiara che, nei panni della maestra, avrebbe fatto altrettanto; c) un Consiglio d’istituto che spiega al genitore neoeletto che il Piano dell’offerta formativa è sempre stato approvato senza che nessuno di loro lo avesse prima visto.

La prospettata riforma appare un progetto confuso, destinato a suscitare pesanti reazioni.
”Il pericolo è che, alla fine, si scelga ancora una volta la soluzione di comodo di riformare gli organi collegiali, estromettendo i genitori. I genitori sono il naturale antidoto contro tante illegittimità, e allora perché si vogliono mettere fuori gioco? –chiede Rita Manzani Di Goro, presidente A.Ge. Toscana- Praticamente non se ne parla, quasi che non costituiscano una componente scolastica. Inoltre troviamo fuorvianti i risultati diffusi in merito al questionario La Buona Scuola, in base ai quali ‘l’89% vorrebbe modificare gli organi collegiali, soprattutto per quanto riguarda le loro funzioni piuttosto che la composizione’ ”.

”Come si può –chiede ancora Di Goro- decidere di riformare il governo della scuola solo perché, a fronte di un singolo quesito con 5 possibili risposte molto variegate, la maggioranza dei partecipanti si è espressa a favore di: ‘Si dovrebbero modificare le funzioni degli organi collegiali armonizzandoli con i poteri decisionali del preside’, quando non erano presenti adeguate alternative, come poteva essere ad esempio ‘Si dovrebbero modificare le funzioni degli organi collegiali LIMITANDO i poteri decisionali del preside’ ?”

”Due anni fa 5.435 genitori di tutta Italia si mobilitarono contro la proposta di riforma Aprea, sottoscrivendo la petizione di A.Ge. Toscana. Adesso il Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori (Fo.N.A.G.S.), che ringraziamo, ha sottoscritto un documento in cui ripropone i medesimi contenuti, dimenticando però l’aspetto più importante, quello della formazione. Se nonostante ciò l’idea di estromettere le famiglie andasse avanti, contiamo di mobilitare un numero ben più grande di genitori, per chiedere al Governo di invertire la rotta. Intanto sono tutti già allertati” conclude Di Goro.

Carattere e cittadinanza: dilemmi e prospettive dell’educazione “personalizzante” nella società globale

AIS-locandina

AIS-Educazione

Carattere e cittadinanza: dilemmi e prospettive dell’educazione “personalizzante” nella società globale.
Padova, 26-27 febbraio 2015

— INTRODUZIONE AL CONVEGNO —

L’incontro su “carattere e cittadinanza: l’educazione ‘personalizzante’ nella società globale” è organizzato
dalla sezione Educazione dell’AIS – Associazione italiana di sociologia in occasione del
rinnovo delle cariche alla fine del mandato triennale del suo Consiglio scientifico.
Lo scopo di questo convegno è identificare e discutere alcune delle questioni cruciali che emergono
in tale ambito, condividendo la conoscenza di alcuni dei più importanti e innovativi approcci al loro
studio empirico e teorico. Ciò può aiutare a elaborare nuove prospettive e a mettere in discussione
vecchi presupposti circa il tessuto etico e normativo della nostra vita sociale, la relazione tra cultura
e formazione, le sfide cruciali per un rinnovato progetto di civiltà, in Europa e nella società globale.
Le scienze sociali, come anche le agenzie internazionali che si occupano di educazione, mostrano
oggi una crescente attenzione per l’educazione al “carattere” (character) e alla cittadinanza. Così,
dopo il momento dell’esclusiva attenzione per gli “esiti dell’apprendimento” in termini cognitivi,
l’educazione al civismo, alla cittadinanza e la formazione del carattere è fatta oggetto di un’agenda
di ricerca sempre più ampia e articolata. Vi sono le grandi survey comparative come l’ICCS (International
Civicness and Citizenship Education Study, 1999; 2009; la prossima partirà nel 2016), che
comprende 38 Paesi, e che osserva le modalità in cui gli studenti sono preparati ad assumere il loro
ruolo di cittadini nel ventunesimo secolo. Altri progetti di ricerca sono centrati sul carattere e il suo
sviluppo nelle scuole, attraverso varie agenzie e processi di socializzazione, nelle grandi organizzazioni
in genere e ne sottolineano la rilevanza in termini di “life outcomes” e dello stesso sviluppo
economico. Si veda in questo senso l’indagine OCSE attualmente in corso su Education and Social
Progress. Anche nei Rapporti PISA si manifesta crescente attenzione per i fattori comportamentali
e affettivi, quali la “perseveranza”, trattati come singole variabili che possono influenzare gli esiti di
apprendimento.
Tale attenzione scientifica è accompagnata dalla percezione di crescenti problemi sociali: per esempio,
molti indicatori mostrano un crescente disimpegno delle giovani generazioni, probabilmente
accresciuto dagli alti tassi di disoccupazione che caratterizzano molti Paesi dell’Unione europea, da
cui deriva una forte preoccupazione per come questi giovani (per esempio gli ormai famosi NEET, i
giovani “not in education, employment or training”) svilupperanno la propria personalità e vivranno
la propria inclusione / esclusione dalla società.
Tutti questi elementi testimoniano una tendenza delle nostre società a elaborare una nuova e più
complessa agenda educativa, in cui l’attenzione integrale alla “persona” e alla sua “formazione” –
naturalmente in sensi e dimensioni assai differenziate e tutte da scoprire, dai filoni “critici” ai tentativi
di nuova istituzionalizzazione – è nuovamente posta al centro dell’attenzione degli attori educativi
locali, nazionali e globali.
Alcune questioni fondamentali che saranno discusse nel convegno sono le seguenti:
(i) poiché la cultura non è mai un sistema completamente integrato di valori e idee, è importante
esaminare come vari tipi di scuole – pubbliche, private e di società civile, di varie denominazioni e
impostazioni – fungano da agenzie di socializzazione in questo ambito, con le loro diverse idee e
pratiche volte alla formazione del carattere e della cittadinanza: quali caratteristiche personali, conoscenze
o competenze, sono considerate rilevanti? Quali significati vengono elaborati ed emergono
nelle pratiche educative?
(ii) le ricerche si occupano generalmente di carattere e cittadinanza come esiti del processo di scolarizzazione,
ma l’effetto della scuola e dell’educazione formale si rivela spesso piuttosto debole; occorre
apprendere molto di più su quali attori educativi – famiglie, organizzazioni, e altre – e quali
pratiche ed esperienze siano davvero rilevanti ed efficaci per generare esiti positivi;
(iii) manca ancora una comprensione longitudinale di come le suddette proprietà personali, conoscenze
e competenze emergano nel corso di vita e interagiscano con le dimensioni strettamente cognitive,
oltre che dei loro effetti nel lungo periodo: in particolare, che cosa sarà in futuro del senso e
delle pratiche di cittadinanza dei giovani in molti Paesi europei, in cui essi soffrono oggi di una crescente
esclusione sociale – per esempio, dal mercato del lavoro?
(iv) un approccio comparativo è di estremo interesse. Per esempio, Stati Uniti ed Europa appaiono
aver percorso strade diverse fino a questo momento, Nel contesto statunitense, il nesso tra “carattere”
e cittadinanza democratica è chiaramente centrale nell’ambito del “canone americano”, da Tocqueville
a Bellah ad altri ancora. In Europa, d’altro canto, l’attenzione per questi aspetti appare assai
più recente e carica di ambivalenze.

— PROGRAMMA —

  • 26 FEBBRAIO
    12.00: Saluti delle autorità accademiche
    Paola Di Nicola – Presidente AIS
    Antonio Varsori – Direttore del Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali,
    Università di Padova
    12.30: Introduzione al convegno
    Andrea M. Maccarini, coordinatore sezione AIS-educazione
    Paolo Landri, segretario sezione AIS-educazione
    14.00 – 17.00: Sessione plenaria
    Chair Andrea M. Maccarini – Università di Padova, coordinatore sezione AIS-educazione
    Jeffrey Guhin, University of Virginia
    The Moral Invisible Hand in American Urban Public Schools
    Charles L. Glenn, Boston University
    Educating Counter-cultural Citizens: Islamic and Evangelical Schools in the United States
    Avril Keating, Institute of Education, London
    Young people’s attitudes towards European citizenship: What role do schools play?
    Koji Miyamoto, OECD-Ceri
    Education for social progress: skills and contexts.
    15.30 coffee break
    Vincenzo Cicchelli, Université Paris Descartes
    Cosmopolitismo e Bildung europea: un nuovo paradigma?
    Maddalena Colombo, Università Cattolica di Milano
    Formazione e cittadinanza tra crisi e ancoraggi educativi
    Roberto Serpieri, Università di Napoli “Federico II”
    I vestiti nuovi del soggetto. Verità e libertà in Foucault
    17.30: Ritorno al futuro: storia e progettualità della sezione AIS-educazione
    Tavola rotonda con i past president di AIS-edu
  • 27 FEBBRAIO
    9.00 – 12.30
    Sessioni parallele:
    La sociologia dell’educazione in Italia: ricerche e prospettive.
    1) Socializzazione alle regole ed educazione alla cittadinanza – chair: Rita Bertozzi
    Maddalena Colombo, Mariagrazia Santagati, Vittoria Jacobone, Fausta Scardigno, Liana Daher, Rita Bertozzi, Anna Rosa Favretto, Giuseppe Ricotta, Roberta Bosisio, Guido Maggioni, Giancarlo Tanucci.
    2) Dove va la sociologia dell’educazione? Un confronto tra prospettive emergenti – chair Assunta
    Viteritti
    Gianluca Argentin, Carlo Barone, Orazio Giancola, Emiliano Grimaldi, Paolo Landri, Marco Pitzalis, Assunta Viteritti. Discussant: Roberto Serpieri
    3) Ruolo, significato e prospettive dell’esame finale del percorso formativo in una logica sistemica –
    chair Giorgio Allulli
    Giunio Luzzatto, Roberto Ricci, Sara Romiti, Brunella Fiore, Donatella Poliandri, Maurizio Tiriticco.
    4) Identità, socializzazione e processi educativi – chair Maurizio Merico
    Diego Mesa, Isabella Crespi, Simona Tirocchi, Federica Cornali, Pamela Giorgi, Arnaldo Spallacci,
    Sandra Vatrella.
    12.30 – 13.00
    IJSE.eu: stato dell’arte e prospettive future
    Coordina: Silvio Scanagatta (Univ. di Padova)
    Intervengono:
    Francesca Setiffi: Attività e programmazione
    Daniele Morciano, Fausta Scardigno e Maurizio Merico: Il n. 1/2015: “Youth work, non-formal
    education and youth participation”
    Andrea Maccarini e Valeria Pandolfini: I prossimi numeri monografici
    Dibattito
    Ore 13: lunch
    Ore 14.00
    Assemblea della sezione AIS educazione, relazione di fine mandato del Consiglio Scientifico
    uscente e rinnovo degli organi di sezione.

DOWN TO ITALY. I DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITA’ STRANIERE IN ITALIA

DOWN TO ITALY. I DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITA’ STRANIERE IN ITALIA

23 febbraio 2015
presso la Camera dei Deputati (Sala del Refettorio, via del Seminario, 76)
dalle ore 16.00 alle ore 19.30

16.00 – Registrazione dei partecipanti
16.30 – Saluti e introduzione
Khalid Chaouki, deputato PD e Mario Berardi, Presidente AIPD

PRIMA PARTE: LE PROPOSTE DEL MONDO DEL NON PROFIT
16.45 – I diritti delle persone con disabilità straniere in Italia, gli opuscoli AIPD “Down to Italy”
Andrea Sinno e Nicola Tagliani, autori AIPD
17.00 – Le priorità sul tema delle persone con disabilità straniere per la FISH, Federazione Italiana Superamento Handicap
Vincenzo Falabella, Presidente FISH
17.15 – Testimonianza di una madre migrante con un figlio con sindrome di Down, Gloria Ramos
17.30 – Coffee Break

SECONDA PARTE: LE ISTITUZIONI RISPONDONO
17.45 – Le discriminazioni dei migranti e delle persone con disabiltà
Valerio Serafini, Esperto di disabilità dell’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali
18.00 – Le politiche per i minori con disabilità stranieri del ministero delle Politiche Sociali
Stefania Congia, Direttore delle Politiche di integrazione e tutela dei minori stranieri del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
18.15 – L’integrazione scolastica degli alunni stranieri con disabilità
Raffaele Ciambrone, Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione del Ministero dell’Istruzione
18.30 – Saluti di Laura Coccia, deputata PD
18.40 – Interventi del pubblico
19.00 – Conclusioni
Franca Biondelli, Sottosegretario Ministero Lavoro e Politiche Sociali con delega alla disabilità
Modera il dibattito Eleonora Camilli, Giornalista di Redattore Sociale

Precari, in cattedra solo chi ha già insegnato. Il merito sarà valutato dai dirigenti scolastici

da Corriere della sera

Precari, in cattedra solo chi ha già insegnato. Il merito sarà valutato dai dirigenti scolastici

Le novità del decreto: restano gli scatti di anzianità per tutti. Pacchetto di 400 ore di stage per gli studenti

Immissioni in ruolo destinate solo a chi ha già lavorato come insegnante. Scatti di anzianità per tutti e di merito solo per i docenti che acquisiscono crediti formativi e didattici, ma a discrezione del dirigente scolastico. E un pacchetto di 400 ore di stage in azienda per tutti gli studenti del triennio delle scuole superiori, compresi i liceali, in tutto il corso dell’anno solare.
Ecco tre delle principali novità del decreto di riforma della scuola che sta prendendo faticosamente forma e che oggi sarà spiegato a grandi linee dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini e dal premier Matteo Renzi nell’evento organizzato per celebrare il primo anno di governo. Il vero nodo del decreto, 52 articoli che aspettano il via libera del Consiglio dei ministri il 27 febbraio, è quello delle assunzioni.
Nel piano della Buona scuola c’era la previsione di una maxi immissione in ruolo, entro il primo settembre 2015, dei 149 mila precari nelle Gae, le graduatorie a esaurimento, con la previsione di chiuderle definitivamente. Dopo il censimento messo a punto dal Miur, i calcoli e le valutazioni sono cambiati. Almeno 20 mila persone non hanno mai messo piede in un’aula nella loro vita, e quindi saranno quasi sicuramente esclusi dalle immissioni in ruolo. L’obiettivo è rispettare quanto i tecnici e politici al lavoro sul testo hanno sempre sostenuto: «Dobbiamo dare alla scuola ciò di cui ha bisogno, non pensare esclusivamente al destino dei precari».
Come ha anticipato la Fondazione Agnelli al Corriere , la vera alternativa al massiccio piano di assunzioni è «assumere gli insegnanti che servono e dei quali sia possibile accertare il profilo professionale». E lasciare quei 20 mila posti disponibili per i precari di seconda fascia, che non hanno vinto un concorso pubblico, ma che hanno acquisito sul campo l’abilitazione, ovvero i 36 mesi di insegnamento che — secondo la recente sentenza della Corte di giustizia europea — danno il diritto ad avere una cattedra. L’altro elemento, fortissimo, di scontro e contestazione è stato quello degli scatti. Scartate le ipotesi farraginose, che avevano fatto sollevare sindacati e docenti, il governo ha trovato l’accordo su un compromesso: gli scatti di anzianità restano, ma ogni tre anni, e gli scatti di merito, sempre triennali, vengono lasciati alla discrezione dei capi d’istituto, che avranno un budget da distribuire agli insegnanti in base ai crediti formativi e didattici acquisiti. Una possibilità già concessa ai presidi da quando, nel 2001, sono diventati dirigenti scolastici, ma che non è mai stata colta per carenza di risorse: per questo il governo intende stanziare nella prossima legge di Stabilità fondi ad hoc.
Ultimo capitolo, fondamentale, quello dell’alternanza scuola lavoro: nel decreto c’è un pacchetto corposo di 400 ore a disposizione degli studenti del triennio delle scuole superiori, compresi i licei, dove la sperimentazione del biennio 2014-2016 verrà stabilizzata.
Per i liceali le ore saranno ridotte, e in ogni caso la possibilità di fare stage in azienda sarà utilizzabile durante tutto l’anno solare, quindi anche in estate, senza togliere spazio alle materie tradizionali. Le ore di lavoro saranno, come adesso nei professionali, considerate valide come crediti formativi all’esame di Stato. Per questo progetto viene previsto un investimento di 100 milioni, che dovrà ricevere il vaglio del ministero delle Finanze.
Valentina Santarpia

Precari, le opzioni del governo. Si stringe sul nodo assunzioni

da Corriere della sera

Precari, le opzioni del governo. Si stringe sul nodo assunzioni

Immissioni in ruolo scaglionate a partire da settembre e percorsi facilitati per i precari delle graduatorie di istituto: le ipotesi per la riforma in arrivo

Valentina Santarpia

Da una parte, l’assunzione dei 149 mila precari delle Graduatorie ad esaurimento, che potrebbe avvenire in due o più tranche. Dall’altra, il tentativo di dare un’opportunità anche ai supplenti delle graduatorie d’istituto, creando per loro condizioni agevolate per partecipare al prossimo concorso. Sembrano essere questi, a due giorni dall’evento organizzato dal premier Matteo Renzi per presentare la riforma della Buona scuola, i due punti intorno a cui stanno lavorando tecnici del Miur e deputati del Pd per mettere a punto i dettagli del testo. Dopo l’incontro con i sindacati, giudicato «deludente» perché privo di contenuti concreti, il decreto sta faticosamente prendendo forma, concentrandosi su quello che è universalmente considerato da tutti il nodo cruciale: le assunzioni, per le quali la legge di stabilità ha stanziato un miliardo.

L’opzione scaglioni

L’idea di non assumere in blocco tutti e 149 mila i precari in attesa nelle graduatorie ad esaurimento, ma suddividere l’immissione in ruolo in più blocchi scaglionati nel tempo è contenuta anche nella proposta di legge che i Cinque Stelle hanno appena presentato al ministro Stefania Giannini. E sembra che il ministro abbia confermato che questa è anche la sua linea: «Il piano di assunzioni dei 150 mila insegnanti, molto probabilmente non si esaurirà a settembre 2015, ma verrà spalmato negli anni successivi. Quindi, contrariamente a quanto sbandierato da Renzi nella presentazione della Buona Scuola, le Gae non saranno assorbite nell’anno scolastico 2015-2016», sostengono i parlamentari del Movimento 5 Stelle. In realtà la soluzione, per quanto rischi di deludere tutti quelli che speravano di prendere servizio dal 1° settembre, potrebbe avere la conseguenza positiva di diluire l’effetto impatto dell’arrivo dei precari nelle aule scolastiche, e dare il tempo ai dirigenti di organizzare meglio il coordinamento di tanta forza lavoro. Per accontentare chi lamenterebbe l’ingresso ritardato nel mondo della scuola, si potrebbe pensare ad un risarcimento economico per compensare gli stipendi mancati. Ma per ora resta solo un’ipotesi: il sottosegretario Davide Faraone chiosa: «Saranno assunti 150 mila precari entro settembre».

#riformabuonascuola, si assumeranno tutti i docenti delle GaE di infanzia e primaria

da La Tecnica della Scuola

#riformabuonascuola, si assumeranno tutti i docenti delle GaE di infanzia e primaria

Non rischieranno di essere bloccati, come invece una parte dei colleghi precari delle classi di concorso, per via della mancanza di posti vacanti: ai meno fortunati non verrà nemmeno proposto di essere assunti fuori regione. Il decreto dovrebbe poi gettare le basi per un nuovo concorso per almeno 40mila nuovi docenti e per introdurre merito, che però dovrà passare per la revisione del contratto. Per gli “scatti”, quindi, la soluzione sarebbe lontana. Nel ddl delega successivo troveranno spazio il nuovo testo unico, la riforma degli organi collegiali e il ‘sostegno’ rinnovato.

Mancano poche ore alla iniziativa del Pd a Roma “la scuola che cambia, cambia la scuola”, dove il premier Renzi e il ministro Giannini potrebbero fare luce sui tanti interrogativi che restano aperti sul decreto in arrivo.

Le incertezze riguardano, paradossalmente, anche l’unico punto fermo della riforma: le assunzioni. Se il sottosegretario Faraone ha confermato che saranno assunti 150 mila precari “entro settembre del 2015, con l’inizio del nuovo anno scolastico”, le ultime indiscrezioni ci dicono che i nominativi dei candidati da immettere in ruolo verranno presi con priorità dalle graduatorie a esaurimento. Che però, come abbiamo già spiegato, non si esauriranno. Il motivo è semplice: il Miur non se la sente di assumere nelle classi di concorso “in sofferenza”, dove non ci sono posti vacanti. Assumere tali docenti, anche in regime di organico funzionale, potrebbe comportare a lungo andare un problema di sovrannumerarietà tutt’altro che circoscritto.

Certo, ai precari potrebbe essere proposto di firmare il contratto più importante della loro vita professionale, quello a tempo indeterminato, anche in province e regioni diverse da quelle dove si è collocati. Ma per alcune discipline, i posti potrebbero essere occupati anche altrove. E in questi casi, ci hanno spiegato le nostre fonti, non si procederà all’assunzione.

Discorso a parte meritano i maestri abilitati precarie della scuola dell’infanzia e della primaria, che possono essere collocate con maggiori facilità rispetto ai posti vacanti: per tutti loro il posto, salvo rare circostanze, ci sarà. Quindi, da quanto ci risulta verranno assunti praticamente in blocco.

Poi, ha spiegato il ministro rispondendo ad un question time in settimane, tra gli immessi in ruolo figureranno anche anche gli idonei del concorso 2012: “sono parte del piano assunzionale straordinario che il Governo sta approntando”.

Ma la vera novità arriverebbe dalla presa d’atto da parte del dicastero di Viale Trastevere della sentenza della Corte di Giustizia europea, che riguarda tutti gli abilitati con 36 mesi svolti su posto vacante. Solo che per il Miur sarebbero meno di 1.800 “Si tratta di una cifra a dir poco irrisoria rispetto alla realtà” ha commentato l’Anief. “Ci auguriamo – ha detto la Gilda – che le modalità di assunzione dei precari siano tali da rispettare ‘pienamente’ la sentenza emanata dalla Corte di Giustizia europea lo scorso 26 novembre e che non vengano deluse le attese dei tanti colleghi da anni in servizio con contratti a tempo determinato”. E il Movimento 5 Stelle, che venerdì 20 ha incontrato la Giannini al Miur, sostiene che il piano di assunzioni dei 150 mila insegnanti “molto probabilmente non si esaurirà a settembre 2015, ma verrà spalmato negli anni successivi”.

“Ancora tanta incertezza dunque – spiega l’Ansa – e quella delle assunzioni non è la sola questione che finirà nel decreto legge del Governo. Il provvedimento dovrebbe dirimere anche l’organico funzionale, l’aggiornamento professionale, la valutazione e la carriera per gli insegnanti”. È tuttavia probabile che per l’attuazione di alcuni passaggi riguardanti il personale, sia per la parte economica sia per quella normativa, ci sia un rimando alla sede contrattuale.

Se poi la strada degli stipendi più alti in base al merito è tracciata solo in teoria (di fatto, per la sua attuazione, i tempi sarebbero ancora immaturi), quella che porta alla riforma della docenza sarebbe invece pressoché pronta: avremo il prof più legato alla didattica, il mentor, e quello di supporto-organizzativo, il quadro-intermedio.

Nello stesso provvedimento si dovrebbero gettare le basi di un nuovo concorso per docenti (40.000 cattedre previste ma il numero potrebbe lievitare) e prevedere interventi per favorire l’alternanza scuola-lavoro e sui programmi scolastici (musica, Clil nella primaria ecc..). In un ddl delega, che potrebbe anche essere presentato in tempi diversi rispetto al decreto, finiranno, invece, altri temi come il testo unico per la scuola, la riforma degli organi collegiali, interventi sul ‘sostegno’. Tutti temi che necessitano di confronti più lunghi e ragionati.

Come è possibile fare #riformabuonascuola con i prof insoddisfatti?

da La Tecnica della Scuola

Come è possibile fare #riformabuonascuola con i prof insoddisfatti?

Diciamocelo con chiarezza e senza giri di parole: “la buona scuola la fanno i docenti preparati, motivati e ben pagati”.

Ogni giorno a scuola il docente indirizza, con le sue lezioni, la sua didattica e il suo metodo di lavoro, gli studenti ad apprendere e ad acquisire quelle conoscenze e competenze necessarie per il loro percorso di formazione. Quindi il docente è la figura centrale per la formazione dello studente. Se un insegnante non è preparato o non è in grado di trasmettere il suo sapere agli alunni, la conseguenza di ciò è il grave fallimento educativo e formativo degli stessi alunni. Purtroppo è da anni che la figura docente ha perso la sua autorevolezza professionale e il suo ruolo di autonomia didattica.

Oggi l’insegnante si trova stretto tra le pretese, a volte arroganti e indolenti, dei genitori e l’autoritarismo del dirigente scolastico, che non vuole assolutamente avere seccature con le famiglie degli studenti.

La scuola dell’autonomia e del libero mercato, ha fatto diventare gli insegnanti dei veri e propri “commessi”, che devono eseguire gli ordini del “committente” che è il dirigente scolastico, al fine di offrire un servizio pubblico di qualità e gradito ai clienti, che sono gli studenti e le loro famiglie. Questo sistema ha fortemente mortificato il ruolo degli insegnanti, riducendo la loro libertà d’insegnamento e la loro creatività didattica, ma soprattutto ha reso la professione docente poco appetibile e per niente apprezzata.

Una professione quella docente anche malpagata e priva di un riconoscimento sociale, tanto che i nostri giovani non la considerano una professione da perseguire. In buona sostanza i nostri prof, sono stressati, demotivati , poco considerati, con retribuzioni da proletariato e a loro vengono chiesti ancora sacrifici.

Su queste basi, una domanda sorge spontanea: “come è possibile fare la buona scuola con i prof in cattività?”. La risposta è semplice e scontata: “non ci sarà nessuna buona scuola, finché non si darà centralità al ruolo degli insegnanti, restituendo loro la dignità rubata, la libertà d’insegnamento, una retribuzione europea e soprattutto il rispetto dovuto da parte delle famiglie e dei dirigenti scolastici”.

Per fare una buona scuola bisogna eliminare, senza alcuna remora, gli insegnanti incapaci e incompetenti, ma una volta fatto questo, bisogna riconoscere pienamente, giuridicamente ed economicamente, il valore professionale di chi è ritenuto idoneo a fare il docente.

La buona scuola che viene propagandata è invece una scuola dove i prof resteranno sempre di più in cattività, con maggiori carichi di lavoro, sempre più sottoposti al dirigente scolastico e sempre peggio retribuiti.

Integrazione

INTEGRAZIONE LA FAMIGLIA UMANA SI RITROVA INTERA di Umberto Tenuta

CANTO 415 Tutti nati nel cuore dell’Africa e sparsi per il mondo in cerca di fortuna, i figli di Lucy si ritrovano a costituire intera la loro famiglia.

 

Scoprire le origini comuni forse è il miglior modo per sentirsi fratelli, uomini di tutti i colori, uomini di tutte le lingue, uomini di tutte le fedi.

Corsi e ricorsi storici!

Gli uomini, nati da Lucy nel cuore dell’Africa e sparsi per il mondo in cerca di fortuna, ora si ritrovano e si riconoscono fratelli.

Forse questo è il miglior modo di intendere l’integrazione, la ricostituzione dell’intero, dal latino INTEGER, non diviso.

Non diviso dal colore della pelle, non diviso dai dialetti, non diviso dai tetti, perché tutti fratelli in LUCY.

Chi non ha sentito la gioia di ritrovare un fratello, un cugino, un parente lontano sulla faccia di questo piccolo pianeta?

INTERNET BENEDETTA

Internet iuvat!

E giovano gli aerei, i treni, le navi, i barconi.

Tu sei mio fratello.

Io sono tuo fratello.

Papa Francesco dice fratello in Cristo.

Forse è la stessa cosa di fratello in Lucy.

Chiamatela pure Eva!

Non cambia nulla.

Siamo tutti fratelli.

Tutti uomini!

Vogliamo provare a guardare negli occhi il nostro vicino di banco?

 

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