TFA Secondo Ciclo: prime conferme dal TAR Lazio

TFA Secondo Ciclo: prime conferme dal TAR Lazio, sciolta la riserva per i ricorrenti ANIEF che hanno conseguito il titolo.

 

Ancora vittorie e soddisfazioni per l’ANIEF al TAR del Lazio: arrivano le prime sentenze che dichiarano lo scioglimento della riserva in favore di quei ricorrenti che, esclusi illegittimamente dal MIUR e dalle Amministrazioni universitarie per non aver superato le prove preselettive del Tirocinio Formativo Attivo, hanno poi proseguito e superato brillantemente l’iter per accedere al corso abilitante avvalendosi delle Ordinanze cautelari ottenute in loro favore dall’attento e sapiente lavoro degli Avvocati Fabio Ganci e Walter Miceli. Sono migliaia i ricorrenti che si sono affidati con fiducia ai nostri legali per ottenere l’accesso al TFA a seguito di un’illegittima esclusione dalle prove preselettive tutte inficiate da domande errate o mal poste che l’ANIEF ha da subito denunciato, contestando proprio la loro validità ai fini di una regolare e corretta “preselezione” dei candidati.

 

Il Collegio, con delle sentenze esemplari, ha concordato con quanto sostenuto dai legali ANIEF in udienza e constatato che “il titolo abilitativo conseguito dalla ricorrente è il frutto sia del superamento delle prove scritte e orali per l’ammissione al corso di studi sia del superamento di quest’ultimo, con la conseguenza che esso è il frutto dell’accertamento in via amministrativa dell’idoneità dell’interessata”; a nulla vale, dunque, la precedente esclusione in fase preselettiva, superata solo grazie al prezioso intervento dell’ANIEF, dal prosieguo dell’iter di ammissione al corso, visto che i ricorrenti hanno superato con profitto tutte le altre prove di accesso e la stessa amministrazione universitaria ha poi confermato la loro idoneità al conseguimento del titolo abilitante.

 

E’ lo stesso TAR del Lazio a ribadire, dunque, che la dichiarazione della cessazione della materia del contendere, in questi casi, costituisce una pronuncia di merito che “non può che produrre i suoi rivenienti effetti sostanziali sulla riserva apposta dall’amministrazione universitaria alla abilitazione conseguita dalla ricorrente, consentendole, quindi, di essere considerata abilitata a pieno titolo”. Soddisfazione e gratitudine arriva dai ricorrenti primi destinatari dei favorevoli pronunciamenti del TAR: “Non posso che ringraziare l’ANIEF, il mio sindacato, che mi ha saputo seguire con costanza e competenza – dichiara una ricorrente – sono stata affiancata da professionisti competenti e ringrazio, per questo, non solo i miei avvocati, ma anche il Presidente Marcello Pacifico che promuovendo il ricorso ha restituito dignità alla mia professionalità e tutto il settore contenzioso nazionale dell’ANIEF che ha lavorato alacremente per la tutela dei miei diritti e mi ha saputa assistere in tutte le fasi di questa mia Odissea”. L’ANIEF incassa, dunque, queste nuove vittorie e attende, nei prossimi mesi, identiche pronunce in favore dei tanti candidati che nel mese di settembre dello scorso anno si sono affidati con fiducia al nostro sindacato per la tutela dei propri diritti.

Riforma scuola, ricorso unitario

da ItaliaOggi

Riforma scuola, ricorso unitario

Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda imbracciano la sentenza della Corte Ue per impugnare la legge

CArlo Forte

sindacati rappresentativi del personale della scuola hanno deciso di impugnare davanti a Tar del Lazio il decreto sul piano straordinario di assunzioni. La decisione, anticipata da ItaliaOggi lo scorso 7 luglio, è stata formalizzata nei giorni scorsi. Le prime iniziative legali contro la legge 107/2015, promosse da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, riguardano gli esclusi dal piano delle assunzioni.

Il provvedimento che intendono impugnare è il decreto ministeriale 767 del 17 luglio 2015, in particolare l’articolo 2, che individua i destinatari del piano straordinario di assunzioni in ruolo e, in applicazione di quanto prevede la legge 107/2015, esclude alcune tipologie di personale precario: molti lavoratori in possesso dei requisiti previsti dalla Corte di giustizia europea (abilitazione più 36 mesi di servizio) il personale docente della scuola dell’infanzia escluso dai posti di potenziamento e il personale Ata.

L’intento del ricorso è di ottenere l’annullamento della legge nella parte in cui esclude le diverse categorie di docenti, chiedendo contestualmente il rinvio della legge 107/2015 alla Corte costituzionale e il coinvolgimento della Commissione europea rispetto alla violazione dei principi sulla stabilizzazione dei precari. Secondo quanto si legge in una nota congiunta dei 5 sindacati firmatari del contratto: «La prima azione legale si concentrerà sui motivi di illegittimità dei criteri previsti per evidenziare l’infondatezza sul piano giuridico, oltre che politico-sindacale, dell’operato dell’amministrazione». Le altre azioni legali riguarderanno, invece, altri profili della legge 107/2015, già contestati dalle organizzazioni sindacali durante il processo di approvazione del provvedimento e cioè: «La mancata tutela della libertà d’insegnamento, la chiamata diretta, il cosiddetto merito e, novità di questi giorni, la revisione delle classi di concorso». Le azioni consisteranno nell’impugnazione dei provvedimenti attuativi che saranno emanati dall’amministrazione per dare esecuzione alla legge.

Ulteriori contenziosi scaturiranno, invece, da quelle che i sindacati appellano come «incursioni in materia contrattuale, illegittime e sanzionabili, come affermato di recente dalla Corte costituzionale». Il riferimento è ai provvedimenti di legge con i quali, nel corso degli anni, il governo è intervenuto a bloccare l’adeguamento delle retribuzioni al costo della vita. Ed è proprio sul blocco dei contratti che la Corte costituzionale è intervenuta di recente sanzionando il protrarsi di questa situazione, di fatto, imponendo alo governo di aprire le trattative per il rinnovo del contratto di lavoro per tutti i lavoratori del pubblico impiego, scuola compresa. Secondo la Consulta «Se i periodi di sospensione delle procedure negoziali e contrattuali non possono essere ancorati al rigido termine di un anno è parimenti innegabile che tali periodi debbano essere comunque definiti e non possano essere protratti ad libitum».

Il carattere ormai sistematico della sospensione della contrattazione collettiva sconfina, sempre secondo il giudice delle leggi, in un bilanciamento irragionevole tra la libertà sindacale (tutelata dall’articolo 39, primo comma, della Costituzione) e le esigenze di razionale distribuzione delle risorse e controllo della spesa, all’interno di una coerente programmazione finanziaria sancite dal primo comma dell’articolo articolo 81 della Carta costituzionale. E dunque, sempre secondo la Corte costituzionale, il sacrificio del diritto fondamentale tutelato dall’art. 39 della Costituzione, proprio per questo, non è più tollerabile. Ciò vale solo dal 23 luglio scorso. Perché «solo ora si è palesata appieno la natura strutturale della sospensione della contrattazione», si legge nella sentenza, «e può, pertanto, considerarsi verificata la sopravvenuta illegittimità costituzionale, che spiega i suoi effetti a séguito della pubblicazione di questa sentenza». In buona sostanza, il principio violato è quello della libertà sindacale, che si concreta nel potere di stipulare i contratti collettivi che hanno forza di legge per tutti gli aderenti alle categorie rappresentate. Ad oggi, dopo l’avvento della riforma Brunetta, le materie in cui le regole vanno scritte al tavolo negoziale sono le retribuzioni, la prestazione e le assenze tipiche. Fin qui le azioni legali. Per quanto riguarda le azioni più strettamente sindacali, le organizzazioni hanno chiamato a raccolta tutte le Rsu l’11 settembre a Roma al teatro Quirino: un nuovo appuntamento pubblico dove si farà il punto e si discuterà sulle ulteriori azioni da intraprendere.

La mobilità svuoterà gli organici aggiuntivi

da ItaliaOggi

La mobilità svuoterà gli organici aggiuntivi

nel 2016/2017 cambierà la geografia dei posti vacanti e disponibili poiché molti di questi potranno essere occupati dal personale già di ruolo nel 2014/2015 a seguito del piano straordinario di mobilità

Carlo Forte

L’organico aggiuntivo sul quale saranno assunti i docenti della fase C potrebbe svuotarsi già dal prossimo anno scolastico. È quanto si evince da una faq pubblicata sul sito del ministero dell’istruzione il 5 agosto scorso. Secondo quanto riferisce l’amministrazione centrale, nel 2016/2017 cambierà la geografia dei posti vacanti e disponibili poiché molti di questi potranno essere occupati dal personale già di ruolo nel 2014/2015 a seguito del piano straordinario di mobilità previsto dal comma 108 della l.107/2015. Quindi, i primi scorrimenti nelle graduatorie ad esaurimento che eventualmente rimarranno in vigore dopo il piano straordinario potrebbero non avvenire prima del 2017/2018. Il ministero ha ricordato, inoltre, che le graduatorie non esaurite potranno essere scorse solo nel limite del 50% dei posti vacanti e disponibili della provincia di riferimento, poiché il rimanente 50% è riservato al prossimo concorso che sarà bandito entro l’1/12/2015. Infine, la distribuzione dei posti per classe di concorso dipenderà anche dal fabbisogno espresso dalle scuole con i piani triennali dell’offerta formativa e, dunque, ad oggi non è conosciuta. In buona sostanza, dunque, considerato che il prossimo anno vi potrebbe essere un forte afflusso di docenti da Nord a Sud, i posti lasciati liberi da tali docenti, provenienti dall’organico aggiuntivo in quanto assunti nella fase C, non sarebbero rimpiazzati con ulteriori immissioni in ruolo .E ciò potrebbe determinare, una saturazione di quello che oggi si chiama organico di diritto. Resta il fatto, però, che la mobilità interprovinciale, a legislazione vigente, può coprire solo il 25% dei posti vacanti a disponibili. E dunque, non andrebbe ad intaccare le disponibilità che dovessero risultare a seguito dei pensionamenti. Di qui la probabile insorgenza di disponibilità per le immissioni in ruolo anche nel prossimo anno che, nelle more dei nuovi concorsi, dovrebbero andare tutte agli aspiranti inclusi nelle graduatorie a esaurimento.

Supplenze fino al 31 agosto Addio dal prossimo anno

da ItaliaOggi

Supplenze fino al 31 agosto Addio dal prossimo anno

Stima Miur: tutti i posti saranno già occupati

Carlo Forte

Dal prossimo anno scolastico non saranno più attribuite le supplenze fino al 31 agosto, ma solo quelle fino al 30 giugno. Lo ha fatto sapere il ministero dell’istruzione viafaq. L’amministrazione ha spiegato che i posti vacanti e disponibili (sui quali l’anno scorso sono state disposte circa 14mila supplenze annuali) non esisteranno più. Perché saranno tutti occupati al termine del piano assunzionale straordinario. Anche nel 2016/2017, sempre secondo il ministero, «con ogni probabilità non vi saranno posti vacanti e disponibili in molte province poiché potranno essere occupati dal personale già di ruolo nel 2014/2015 a seguito del piano straordinario di mobilità previsto dal comma 108 della legge 107/2015». Inoltre, l’amministrazione svolgerà concorsi con cadenza regolare e dunque tutti i posti vacanti e disponibili potranno in ogni caso essere occupati dai vincitori dei concorsi stessi, senza dunque che ne rimangano da coprire con supplenze. In conclusione, il fabbisogno di supplenti sarà più basso in futuro rispetto a quanto accaduto sino al 2014/2015, sarà limitato all’organico di fatto e sarà distribuito geograficamente in maniera diversa.

L’amministrazione non ha spiegato in cosa consisterà la diversa distribuzione geografica. In ogni caso, il grosso degli incarichi di supplenza, sempre secondo i dati ufficiali avviene proprio sull’organico di fatto. Lo scorso anno, infatti, il ministero ha censito 103.767 incarichi in organico di fatto. E cioè sui posti non vacanti ma disponibili. Vale a dire, sui posti che non sono utili ai fini delle immissioni in ruolo. Resta da sciogliere, inoltre, il nodo del vincolo dei 36 mesi, imposto per legge al cumulo delle supplenze. Che non sembrerebbe in linea con la giurisprudenza della Corte di giustizia europea, secondo la quale il vincolo dei 36 mesi andrebbe applicato solo alla reiterazione dei contratti a termine per esigenze non temporanee. Su tale questione, peraltro, pende un giudizio di legittimità davanti alla Corte costituzionale, il cui esito necessariamente dovrà essere coerente con la sentenza della Corte di giustizia, che accoglie in pieno la tesi della Consulta, circa l’illegittimità della norma di legge che consente la reiterazione delle supplenze annuali (quella fino al 31 agosto) praticamente ricalcandola. Tesi incorporata in un’ordinanza di rimessione che porta la firma dell’allora giudice costituzionale Sergio Mattarella.

Assunzioni, si parte dalla provincia preferita

da ItaliaOggi

Assunzioni, si parte dalla provincia preferita

Alto il rischio al sud di dover emigrare

di Antimo Di Geronimo

Le immissioni in ruolo delle fasi nazionali (fase «B» e fase «C») saranno effettuate seguendo l’ordine di preferenza delle province indicati dagli aspiranti docenti. Lo ha chiarito il ministero dell’istruzione con una faq emessa il 5 agosto scorso. L’amministrazione ha spiegato che il rischio che tutti i posti a tempo indeterminato nella prima provincia di preferenza del richiedente «siano occupati da colleghi che l’hanno indicata come seconda, terza o persino centesima preferenza» è un problema residuale. Perché a fare la differenza sarà l’ordine delle preferenze. Pertanto, il criterio dell’individuazione degli aventi diritto all’assunzione secondo il maggiore punteggio sarà applicato, provincia per provincia, un po’ come avviene con le fasce delle graduatorie permanenti (prima la I fascia, poi la II e poi la III) oppure nella mobilità (per esempio, prima i trasferimenti nel comune, poi quelli nella provincia e poi quelli interprovinciali).In particolare, il ministero ha spiegato che la fase B del piano assunzionale è preceduta dalla fase A, che garantisce a tutti di trovar posto nella propria provincia, entro il limite dei posti disponibili. Anche per quanto riguarda la fase C, l’allocazione degli aspiranti ai posti avverrà secondo il meccanismo previsto dalla legge 107/2015, che consente di esprimere l’ordine di preferenza tra le province. L’assegnazione degli aspiranti ai posti avverrà con una particolare attenzione a garantire, al massimo delle possibilità, che ciascuno sia assegnato proprio alla prima tra le province secondo l’ordine delle preferenze espresse. Solo se nella prima provincia non sarà possibile trovare posto, perché tutti i posti risulteranno occupati da altri soggetti con maggior punteggio che hanno scelto quella provincia come prima, allora capiterà che la proposta di incarico a tempo indeterminato sarà effettuata per una provincia diversa.

Il criterio che sarà adottato dall’amministrazione riduce il rischio di essere scavalcati da altri docenti provenienti da fuori provincia che, probabilmente, hanno tutto l’interesse a porre come prima preferenza la provincia di residenza. Resta il fatto, però, che in molte province, specie nel Sud, il numero dei posti disponibili per le assunzioni non copre il numero di aspiranti attualmente inclusi nelle graduatorie a esaurimento. Per forza di cose, il rischio di essere assunti in un’altra provincia resta molto alto.

Edilizia scolastica, l’anagrafe del Miur: 8.450 istituti inagibili. Record Sicilia

da Il Fatto Quotidiano

Edilizia scolastica, l’anagrafe del Miur: 8.450 istituti inagibili. Record Sicilia

Dal ministero arriva la conferma di quanto denunciato da anni da “Cittadinanzattiva”: meno della metà (49%) degli istituti che frequentano i nostri ragazzi ha il certificato di collaudo statico e solo il 39% possiede quello di agibilità e abitabilità

Educazione sessuale e ideologia gender, falsità che provocano allarmismo

da Il Fatto Quotidiano

Educazione sessuale e ideologia gender, falsità che provocano allarmismo

Alcune amiche mi hanno recentemente scritto sull’ennesimo Sms che le invita a vigilare sul ‘gender’ a scuola, non meglio precisata ideologia che vorrebbe obbligare – secondo chi ne sostiene l’esistenza – insegnanti e allievi/e a cambiar sesso, masturbarsi in aula e a visionare materiale pornografico. Basterebbe solo questo per capire che stiamo parlando del parto di una mente disturbata, ma la paura a volte è più forte della razionalità e qualcuno finisce col crederci. È necessario, quindi, fare chiarezza.
Partiamo dal documento dell’Oms sull’educazione sessuale e dagli articoli della riforma sulla scuola appena approvata che hanno scatenato questo putiferio. Su quest’ultima, la legge recita: “il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei princìpi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni” (art. 16). Leggendo gli Standard per l’educazione sessuale in Europa, invece, scopriamo a pagina 9 che “indicano ciò che bambini e ragazzi, nelle diverse età, dovrebbero sapere e comprendere, quali situazioni o sfide dovrebbero essere in grado di gestire a tali età e quali valori e atteggiamenti è necessario che essi maturino per poter crescere in modo gratificante, positivo e sano per quanto attiene la sessualità”.

Da cosa nasce questo bisogno di educazione sessuale? Sempre leggendo il documento (pp. 9-10) si viene a sapere che ci sono stati vari mutamenti nei decenni passati quali globalizzazione, nuove migrazioni, boom dei nuovi media, diffusione di Hiv e Aids, incremento di abusi sessuali su bambini e adolescenti, ecc. “Tutti questi cambiamenti richiedono strategie efficaci che mettano i giovani in grado di gestire la propria sessualità in modo sicuro e appagante”.

Ma tutto questo viene bollato come ‘gender’ dai soliti gruppi di estremisti religiosi che dipingono, per altro, un quadro apocalittico per cui genitori e docenti saranno costretti a certe pratiche. Ma è vero? A p. 30 leggiamo: “L’educazione sessuale instaura una stretta collaborazione con i genitori e con la comunità al fine di costruire un ambiente circostante che sia di sostegno” mentre per quanto riguarda i/le docenti a p. 31 si dice espressamente “le autorità scolastiche non facciano pressioni su chi è riluttante a essere coinvolto nell’educazione sessuale”.

Negli Standard si enucleano quindi le fasi evolutive della psiche e della sessualità dell’individuo, dai primi anni di vita alla fine dell’adolescenza (pp. 22-26) e si passa ai principi su cui si fonda un’appropriata formazione: “L’educazione sessuale è adeguata per l’età rispetto al livello di sviluppo e alle possibilità di comprensione, è sensibile rispetto alla cultura, alla società e al genere. È rapportata alle realtà di vita di bambini o ragazzi”.

E sulle fantomatiche lezioni che sconvolgono ignari bambini fino a farli svenire in classe? “Un requisito importante per l’educazione sessuale è che gli allievi si sentano sempre al sicuro: la loro privacy e i loro confini personali vanno rispettati. Sebbene gli allievi vadano incoraggiati a essere aperti, non dovrebbero essere raccontate le esperienze personali perché in classe sono fuori luogo e potrebbero rendere vulnerabile chi si espone” (p. 29).

Si passa poi alle matrici, ovvero quel quadro complesso d’azione che distingue tra le informazioni da fornire e le competenze e gli atteggiamenti da sviluppare. I riferimenti alla ‘masturbazione precoce‘ rientrano solo tra le informazioni da fornire, qualora per altro ce ne fosse bisogno. Vale a dire: se un formatore si trova di fronte ad un caso simile, deve sapere come comportarsi. Cosa un attimo ben diversa da quanto descritto da chi parla di sesso in aula. Manca infine qualsiasi riferimento alla visione di materiale pornografico da fornire agli allievi.

Credo che certi allarmismi nascano da una profonda confusione tra educazione alla sessualità – ovvero “apprendere relativamente agli aspetti cognitivi, emotivi, sociali, relazionali e fisici della sessualità” (p. 20) – con la pratica sessuale. In altri termini: se mi spieghi come funziona l’energia atomica, non significa che poi andrò a bombardare qualche città giapponese con un ordigno nucleare. Nella testa di chi mette in giro certe falsità, invece, scatta questo tipo di meccanismo mentale che diffonde solo allarmismo. Voi lascereste l’educazione delle giovani generazioni a questo tipo di persone?

Assunzioni, pure chi assiste un familiare disabile rischia la ‘deportazione’: è crudeltà!

da La Tecnica della Scuola

Assunzioni, pure chi assiste un familiare disabile rischia la ‘deportazione’: è crudeltà!

Con l’avvicinarsi della scadenza per candidarsi alle fasi B e C del piano assunzioni, non si contano più le proteste. Soprattutto dei precari che versano in condizioni familiari difficili.

Quasi sempre si tratta di docenti che non sanno che ‘pesci prendere’, perché la possibilità dell’agognata assunzione cozza con le storie personali e familiari quasi sempre incompatibili con degli spostamenti. Ancor più se notevoli e prolungati.

Dopo la docente di sostegno della scuola primaria, che ha deciso di non candidarsi al ruolo per non mettere in difficoltà la famiglia, abbiamo così deciso di dare spazio ad un genere di problematica ancora maggiore: quella di chi assiste un familiare e che, pur usufruendo della precedenza, rischia anch’egli di ‘emigrare’ lontano da casa. Perchè i posti vacanti vicino casa potrebbero essere già esauriti dalle tornate di assunzioni precedenti.

Tutti i possibili scenari che si potrebbero configurare a un docente precario, il quale assiste un familiare (figlio, genitore, fratello o parente entro il terzo grado) con handicap, vengono riportati da Giulio Iraci, docente dell’associazione Gessetti Rotti e fratello di persona con handicap in situazione di gravità.

“La legge 104/1992 – scrive Iraci sul quotidiano Metro – garantisce ai lavoratori che assistono un familiare con handicap in situazione di gravità la possibilità di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e l’impossibilità, senza il loro consenso, di essere trasferiti altrove. Ciò vale ovviamente, soddisfatti determinati requisiti, anche per il personale della scuola. Non è un privilegio, né – come pure talvolta si pensa o, peggio, si dice – uno stratagemma per lavorare sotto casa. È un diritto sancito dalla Repubblica italiana a beneficio di chi ha un handicap in situazione di gravità e di chi ha l’onere di assisterlo”, sottolinea il docente.

Premesso ciò, Iraci presenta tutti i casi possibili ai docenti che si trovano in questa situazione, di assistenza di una persona, con la prospettiva di essere assunti con le nuove procedure. Il primo riguarda il docente X che “inoltra la domanda e riceve la proposta di assunzione nella provincia Y in cui risiede. In questo caso il docente potrà continuare ad assistere il familiare con handicap in situazione di gravità e potrà contare, ove possibile, sull’assegnazione della sede di lavoro più vicina al proprio domicilio”.

Ma cosa accade se il docente X inoltra la domanda e riceve una proposta di assunzione in un’altra provincia o in un’altra regione? “In questo caso il docente si troverà di fronte a un duplice ed atroce dilemma: a) se accetta la proposta, non potrà più assistere il familiare o dovrà portarlo con sé (sic); b) se non accetta la proposta, invece, potrà continuare ad assistere il proprio familiare, ma sarà estromesso sia dal piano di assunzioni sia dalla Graduatoria ad Esaurimento”.

C’è poi lo scenario 3: “Visti i pericoli dello scenario 2, il docente X decide, suo malgrado, di non inoltrare la domanda per non rischiare di dover rifiutare una proposta di assunzione al di fuori della provincia Y ed essere estromesso sia dal piano di assunzioni sia dalla Graduatoria ad Esaurimento”.

Iraci, quindi, si chiede: chi ha ideato questo sistema di reclutamento ha tenuto conto delle drammatiche conseguenze per migliaia di docenti che assistono un familiare con handicap in situazione di gravità? chi ha ideato questo sistema di reclutamento ha idea di cosa significherebbe, per una persona con handicap in situazione di gravità, perdere l’assistenza e l’affetto di cui necessita o affrontare un trasferimento in altra provincia o regione? chi ha ideato questo sistema di reclutamento ha idea del trauma che un persona con handicap in situazione di gravità subirebbe se fosse sradicata dai luoghi e dagli ambienti nei quali è riuscita ad integrarsi?”.

E ancora: “chi ha ideato questo sistema di reclutamento intende fare qualcosa per impedire che migliaia di docenti precari debbano scegliere tra il proprio lavoro e il benessere del familiare con handicap in situazione di gravità? Sono domande chiare, semplici, che esigono risposte e soluzioni immediate. Perché consentire tali ingiustizie non è solo cattiva politica: questa, ministra Giannini e premier Renzi, è crudeltà”.

Nuovi assunti agevolati sulla mobilità? I “Docenti Immobilizzati” diffidano i sindacati

da La Tecnica della Scuola

Nuovi assunti agevolati sulla mobilità? I “Docenti Immobilizzati” diffidano i sindacati

Le assunzioni dei precari non si sono ancora concretizzate, ma quelli di ruolo stanno già storcendo la bocca sulle nuove norme sulla mobilità che li favorirebbero.

A spiegarne i motivi sono l’avvocato Orsola Lecca, insegnante di ruolo  appartenente al gruppo dei “Docenti Immobilizzati”, e Serena Cerasetti, amministratore del suddetto gruppo: chiedono, ai sindacati maggiori e di base, che “ai docenti di ruolo assunti entro l’a.s. 2014/2015 venga garantita la mobilità straordinaria antecedente alla fase di mobilità dei neoassunti  nel 2015-2016, come riportato nella legge del 13 luglio 2015 n° 107: “(…) l’avvio di un piano straordinario di mobilità territoriale e professionale per tutti i posti vacanti e disponibili, rivolto ai docenti assunti a tempo indeterminato entro l’a.s. 2014/2015 (…). Successivamente, i docenti assunti nella seconda e terza fase del piano straordinario potranno partecipare (…) alle operazioni di mobilità (…)”.
Nelle diffida, ricordano che “alla luce degli avvenimenti di questi giorni e di quanto riferito dalla stampa, sappiamo che i precari stanno protestando per il fatto di essere costretti, loro malgrado, a cambiare provincia per entrare in ruolo. Essi chiedono che Voi, organizzazioni sindacali, in sede di contrattazione, e di stesura del nuovo testo sulla mobilità, li facciate rientrare a pieno titolo nella mobilità straordinaria prevista per febbraio 2016 (come si evince dal testo della legge del 13 luglio 2015 n° 107); disposizione normativa, questa, da noi contestata perché è già iniquo di per sé immettere in ruolo i nuovi senza prima esperire procedure di mobilità (art. 1 comma 4 del CCNL) e, siccome non si è potuto o voluto effettuare mobilità straordinaria prima delle assunzioni, la precedenza temporale per i docenti di ruolo ante 2015 nella mobilità del 2016 è doverosa”.

Detto ciò, continua la lettera, si “diffidano tutte le organizzazioni sindacali che parteciperanno alla stesura” del nuovo testo sulla mobilità scolastica, “a  rispettare  la legge approvata nella parte riguardante la mobilità, considerando i diritti di chi ha già firmato un contratto con altre regole, inconsapevole dei cambiamenti che sarebbero stati posti in essere e che, se si è allontanato dalla provincia di residenza (volontariamente o per aver vinto un concorso statale), lo ha fatto con la consapevolezza di altre regole e ha diritto di provare a rientrarci prima di nuove assunzioni.
I docenti immobilizzati, in caso contrario, ravvisano un’ulteriore penalizzazione nei loro confronti, con la conseguenza di vedersi costretti ad adire le vie legali per la tutela dei propri diritti. Non si possono calpestare i diritti di alcuni lavoratori solo perché numericamente inferiori rispetto ad altri: molti docenti – concludono – aspettano da anni la possibilità di poter ricongiungersi alle proprie famiglie”.

Comitati di valutazione: dovranno essere costituiti fra un mese

da La Tecnica della Scuola

Comitati di valutazione: dovranno essere costituiti fra un mese

L’anno scolastico 2015/2016 è in arrivo fra meno di un mese i collegi dei docenti, seppure obtorto collo, dovranno in qualche modo dare avvio – almeno per quanto riguarda le proprie competenze – alle novità previste dalla legge 107.
La più delicata riguarda certamente la costituzione del comitato di valutazione che, tra gli altri compiti, avrà anche quello di definire i criteri per il riconoscimento del “bonus” che il dirigente scolastico potrà assegnare ai docenti considerat “meritevoli”.
Il dibattito è già aperto da tempo. C’è chi,  come i sindacati di base, parla già di boicottaggio (l’Unicobas sta diffondendo proprio in questi giorni un modello di delibera con cui il collegio dei docenti dichiara di rifiutare la designazione dei componenti del comitato) e chi, come la Flc-Cgil, si interroga se non sia il caso di nominare nei comitati le stesse RSU.
Il poblema però è complesso perchè non basterà la presa di posizione dei collegi dei docenti in quanto del comitato dovranno fare parte anche due genitori (un genitore e uno studente nelle superiori), un insegnante nominato dal consiglio di istituto e un “esperto” designato dall’Ufficio scolastico regionale (oltre, ovviamente, al dirigente scolastico).
Certo è che se ci saranno forme di resistenza a costituire i comitati di valutazione, l’Amministrazione scolastica dovrà in qualche modo tenerne conto e prendere qualche decisione, evitando però che la questione trasformi le scuole in campi di battaglia.

 

Assunzioni, è iniziata la settimana di passione

da La Tecnica della Scuola

Assunzioni, è iniziata la settimana di passione

È partito il conto alla rovescia che porterà alla scadenza del 14 agosto, alle ore 14, per decine di migliaia di docenti precari.

Entro quella data dovranno decidere se presentare la domanda di partecipazione alle fasi b) e c) del piano straordinario di assunzioni che prevede l’assegnazione di 48.812 cattedre su posto comune, 6.446 per il sostegno, più diverse migliaia di posti non assegnati nelle fasi precedenti per mancanza di candidati. Secondo quanto dichiarato pochi giorni fa dal ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, solo 30mila docenti avrebbero prodotto domanda con il sistema telematico Istanze on line. Tutti gli altri decideranno all’ultimo.

Il problema, rileva l’Anief, è che attraverso il Decreto del Direttore generale 767 del 17 luglio scorso, notificato con “avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica – IV serie speciale – “Concorsi ed Esami” del 21 luglio 2015”, sulla base di quanto previsto dal comma 100 e della tabella 1 della Legge 107/2015, il Miur ha chiesto ai precari di inserire la domanda di accesso al ruolo indicando “l’ordine di preferenza tra tutte le province, a livello nazionale”. Ma per la maggior parte dei docenti interessati, si tratta di una scelta complicata, un vero dilemma. Perché, come ha rilevato subito l’Anief, stiamo parlando di una candidatura al buio, che nega le regole d’accesso al pubblico impiego.

“Bisogna considerare – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief, segretario organizzativo Confedir e confederale Cisal – che si tratta in prevalenza di docenti del Sud non più giovanissimi, con condizioni familiari spesso complicate: hanno figli da accudire, congiunti afflitti da problemi di lavoro e genitori non più autosufficienti. Per non parlare dei tanti che si pongono il problema di come faranno ad arrivare a fine mese, lontano da casa in province dove la vita è più cara, con “Sono tutte storie personali che incidono pesantemente nella scelta se fare o meno domanda. La verità è che questo cambio in corsa delle regole sul personale da assumere – continua Pacifico – è stata gestita male, perché Governo e amministrazione hanno agito pensando ai precari come se fossero dei numeri. Invece sono persone, in carne e ossa, che meritano rispetto. A questi docenti, che fanno gli insegnanti anche da decenni, non si può dire: il vostro futuro professionale e della vostra famiglia è affidato ad un cervellone elettronico, da cui può uscire come sede di destinazione per l’immissione in ruolo Caltanissetta come Pavia. E da quel momento, da quando sarà nota la provincia, avete dieci giorni di tempo per decidere se accettare o se lasciare l’insegnamento. Perché, in caso di rinuncia, l’amministrazione ha anche deciso di tagliarli fuori dalle graduatorie”.

Ma la stessa mancanza di rispetto è stata anche perpetrata nei confronti di altre decine di migliaia di precari, rimasti clamorosamente esclusi dal piano di assunzioni dopo che per diversi mesi gli era stato detto, attraverso i rappresentanti del Governo, che sarebbero stati stabilizzati con questo piano assunzioni, tra l’altro anche finanziato dalla Legge di Stabilità 2015 (la quale non a caso prevedeva 150mila immissioni in ruolo): sono gli abilitati con TFA, PAS, Laurea in Scienze della Formazione Primaria, all’estero, con diploma magistrale, tutti esclusi dalle GaE, a cui Anief ha dato opportunità di poter fare ricorso e presentare domanda cartacea sempre entro il 14 agosto. E per i quali, tra l’altro, sempre più giudici stanno ordinando l’inserimento d’ufficio nelle GaE.

E che dire della decisione di far scaturire le discipline d’insegnamento dei 48.812 nuovi docenti dalla volontà dei collegi dei docenti, che si concretizzerà solo dopo l’autunno? Ma, soprattutto, perché la maggior parte di loro entrerà in servizio di ruolo il 1° settembre 2016 solo sulla base di una scelta discrezionale del dirigente scolastico attraverso gli albi territoriali? Anche su quest’ultimo punto, Anief è intervenuta, decidendo di rivolgersi al Tar del Lazio: si tratta di una vera e propria impugnazione contro la chiamata diretta del personale statale, ritenendo incostituzionale i commi 79-82 della legge 107/2015, a cui potranno partecipare tutti coloro che presenteranno la domanda di accesso al ruolo entro il 14 agosto. Il ricorso contro la chiamata diretta, da effettuare entro il 24 agosto, potrà inoltre essere prodotto da personale già inserito nelle graduatorie, ma anche da cui è abilitato però fuori dalle stesse GaE e di merito.

Ma c’è dell’altro: ad essere lasciati fuori dalle assunzioni è pure il personale Ata. Il paradosso è che ciò sta accadendo malgrado nel comma 14 della legge di riforma, sempre la L. 107/15, sia riportato che la modifica all’“articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275” preveda che nel nuovo “Piano triennale dell’offerta formativa” emesso dai Collegi dei docenti sia presente “altresì il fabbisogno relativo ai posti del personale amministrativo, tecnico e ausiliario”. Perchè non si dia allora seguito all’assunzione del personale Ata, individuato dalle scuole, rimane un mistero.

Scuola: on line le condizioni di tutti gli edifici scolastici

da tuttoscuola.com

Scuola: on line le condizioni di tutti gli edifici scolastici

Da oggi sul sito del Ministero, nella sezione ‘Scuole in chiaro’, è possibile verificare la ‘carta d’identità’ degli edifici scolastici.

Venerdì scorso il ministro Giannini, nel presentare l’Anagrafe dell’edilizia scolastica, aveva parlato di operazione trasparenza per permettere “alle famiglie di vedere come è fatta la scuola che scelgono per i loro figli”. E, come annunciato, oggi pomeriggio il servizio trasparenza è andato on line sul sito del Miur.

Le condizioni verificabili degli edifici sono relative a 18 ambiti disponibili, tra cui i dati catastali,  i anagrafici, le barriere architettoniche, le tipologie di riscaldamento, le condizioni di sicurezza.

Gli edifici scolastici ‘attivi’ sono 33.825 su un totale di 42.292; gli edifici non attivi sono 8.450, perché in ristrutturazione o dismessi, oltre a una ventina non attivi a causa di calamità naturali.

Manca tuttora l’8% dei dati, in quanto non ancora forniti dagli Enti locali proprietari degli edifici e competenti a fornirli.

Strategie di cambiamento culturale e scientifico per favorire la crescita della “Living Economy”

Strategie di Cambiamento culturale e scientifico per favorire la crescita della “Living Economy”.

Convegno “Biodiversità significati e limiti” – Prato il 17 e 18 Settembre 2015.

http://www.biodiversitasignificatielimiti.cnr.it/

Note e riflessioni di Paolo Manzelli, <egocreanet2012@gmail.com

 

Le crisi dell’economia globale, la alterazione sistematica l’ambiente vitale e le preoccupazioni sociali contemporanee condividono le stesse radici di una profonda necessita di cambiamento di un sistema socio economico della societa’ industriale che mira a realizzare profitti a breve termine evitando di pre-occuparsi della sostenibilita’ della vita nel lungo periodo . Affrontare questa crisi epocale di un ecosistema che va verso l’ auto distruzione, richiede non solo lo sviluppo tecnologico, ma una innovazione sociale e culturale determinante nel favorire un complesso cambio di paradigma denominato “Living Economy” che sara’ basato su una nuova solidarietà e co-operazione tra i popoli, al posto di un sistema di spietata concorrenza tra nazioni, industrie, classi sociali e generazioni.

I nostri modelli mentali sono basati sul riduzionismo meccanico e nella loro limitatezza per la comprensione della vita, determinano non solo un modo sbagliato di dare senso alla sostenibilita’ solidale del mondo in cui viviamo, ma viceversa indirizzano stili di vita e cognizioni incapaci di far fronte ad una rapida azione condivisa per dare sviluppo ad un futuro sostenibile basato sul una strategia di co-evoluzione attiva tra crescita uomo e la biodiversità dell’ambiente come nucleo fondante della “Living Economy”

 

I limiti della Scienza “meccanica”, sono oggi resi evidenti da una continua erosione di certezze documentate cosi che e’ iniziata una profonda revisione cognitiva che tende ad aprire e superare i limiti del campo visivo tradizionale della scienza. Un nuovo paradigma scientifico si propone di corrispondere alla urgenza di capire come agire e cosa cambiare nella vecchia cultura meccanica per favorire la sopravvivenza della biodiversita’ della vita sulla terra. Infatti la logica della Scienza Meccanica e stata fondata su una concettualita’ lineare dove ” il tutto equivale alla somma dei suoi componenti” , pertanto sotto tale profilo cognitivo anche la biodiversita’ viene intesa come la semplice sommatoria del numero di specie che popolano la terra che oggi va diminuendo . Questa concezione “meccanica” non prende in considerazione il fatto che la Biodiversita’ è un indicatore di “co-variazione condivisa degli ecosistemi” che rende possibile la vita come complessa relazione di convivenza basata su la reciprocita’ dello sviluppo evolutivo del sistema vivente.

 

La ‘biodiversità’ vista nella sua complessita’ di relazioni di condivisione della vita, è stata definita dalla Commissione Europea Agricoltura (DG AGRI, 1999) come “…..la variabilità della vita e dei suoi processi includente tutte le forme di vita, dalla singola cellula agli organismi piú complessi, a tutti i processi, ai percorsi e ai cicli che collegano gli organismi viventi alle popolazioni, agli ecosistemi e ai paesaggi”.

Tale definizione tiene ottimamente conto dei fattori genetici e di quelli epigenetici che regolano la espressione del DNA . Purtroppo nella prassi la Commissione Europea predilige favorire la competitivita’ e non la biodiversita’ .

Ad es recentemente la CE considera la normativa italiana sulla produzione di formaggi , da uniformare a quella Europea. In Italia la legge impone di fare formaggi con latte fresco anziche’ con il latte in polvere, in quanto quest’ultimo è deprivato di alti valori nutrizionali dalla pastorizzazione ad elevate temperature e successiva essiccazione. La normativa Italiana, che favorisce la biodiversita’ della produzione del latte fresco prodotto localmente per fare formaggi artigianali, viene cosi’ considerata dalla CE una violazione alla libera competitivita’ nel quadro della circolazione delle merci all’interno dell’UE. Questa contraddizione tra Dichiarazioni di Principio sulla impotanza della biodiversita’ e la competitivita’ del mercato, favorisce la produzione di formaggi standardizzati e commercialmente piu’ competitivi perche ottenuti utilizzando latte in polvere di libera provenienza, ee cio’ conduce la produzione di formaggi verso un ribasso della loro qualità nutritiva, sottraendo specificità e diversificazione dei prodotti caseari che indubitabilmente va ad incidere negativamente sulla bio-diversita’ della produzione del latte.

Esempi come il il precedente dimostrano la incompatibilita’ della difesa della biodiversita in un sistema economico fondato sulla competitivita’.

 

Di fatto la biodivesita’ è necessaria in natura come nella cultura, poiche’ senza la capacità di cambiare gli organismi viventi non sarebbero in grado di adattarsi a condizioni mutevoli dell’ ambiente nel sua evoluzione.

 

A livello molecolare biologico il cambiamento che genera la biodiversita’ è prodotto da elementi trasponibili (trasposoni), e dal “crossing-over” nella meiosi (divisione cellulare dei gameti e loro ricomposizione) e da molteplici modalita’ di interazione epigenetica che agiscono sulle effettive possibilita’ di espressione dei DNA. Questi sono alcuni dei processi che garantiscono a livello molecolare la varietà selettiva delle configurazioni genetiche che a loro volta consentono la variazione, l’adattamento e l’evoluzione. In particolare le modifiche a carico delle proteine della cromatina e del suo rimodellamento, possono influire direttamente sulle variazioni della espressione dei geni. Questo spiega perché le cellule differenziate in un organismo pluricellulare esprimono solo i geni necessari alla loro attività. Nel caso che i cambiamenti epigenetici riguardano l’ ovulo materno allora tali cambiamenti epigenetici possono essere ereditati . Altresi’ durante la ricomposizione del DNA nella ” meiosi ” i cambiamenti epigenetici scompaiono senza poter essere ereditati .

 

Queste cognizioni sono utili percapire come si attua la biodiversita’ in natura , la quale permette la coesistenza di una vasta eterogeneità dei sistemi viventi. Lo sviluppo recente delle ricerche sulla informazione epigenetica derivante dall’ ambiente sulla effettiva traduzione delle informazioni codificate nel DNA, supera ormai la vecchia semplificazione delle concezioni meccaniche-deterministiche che tenevano conto conto del solo parametro della diversita’ genetica, trascurando cosi’ il fatto che la complessita’ epigenetica di ogni sistema vivente. La vita infatti viene ‘codificata’ non solo dal proprio ‘genoma’, ma viene ‘costruita “epi-geneticamente’ da molteplici fattori ambientali. Recenti studi epigenetici mettono in evidenza come il cambiamento ambientale sia in grado di apportare modifiche all’espressione genica, senza cambiare la sequenza codificante del DNA, ma attivando selettivamente il modo in cui i geni vengono espressi , determinando di conseguenza la piu probabile organizzazione insiemi di condivisione cooperativa della circolazione della informazione bio-ecologica.

 

Come esempio ben noto di informazione epigenetica sappiamo che le piante ad infiorescenza hanno un momento per fiorire che dipende dalla temperatura e pressione dell’ aria ed da altre complesse altre informazioni ( luminosita’ dello spettro solare ecc ) percepite dall’ ambiente. Tali informazioni epigenetiche attivano tutta una serie di reazioni biochimiche che catalizzano la espressione delle sezioni del DNA responsabili della infiorescenza. Specie di piante diverse fioriscono in base a informazioni ambientali diverse. Cambiando la informazione epigenetica l’infiorescenza si blocca.

 

Mancano ormai pochi mesi al Vertice di Parigi, (COP21-dal 30 novembre – 11 dicembre 2015), dove si deciderà la volonta’ ed il destino della sostenibilita’ della vita sul nostro pianeta, mettendo in evidenza le soluzioni da intraprendere per mitigare le condizioni ormai insostenibili causate dal cambiamento del del clima e dalla distruzione sistematica dell’ ambiente naturale che vanno a degradare sistematicamente la biodiversita’ della vita sul nostro pianeta. L’eventuale accordo internazionale che verra’ deciso nell’ anbito di COP21 dovrà certamente indirizzare la strategia di un profondo cambiamento dell’ ormai obsoleto paradigma “meccanico-deterministico” della scienza al fine di delineare nuove opportunita’ di sostenibilita’ della vita per tramite di una rinnovata creazione ed invenzione di nuovi modi di fare scienza e di nuove e rinnovate capacita di produzione e di consumo piu’ rispettose dell’ ambiente e della sostenibilita della biodiversita’ in natura,

 

In tale contesto di profondo rinnovamento delle conoscenze potremo dare un contributo a delineare responsabilmente cosa come quando cambiare nella scienza riduzionista meccanica della quale la biologia contemporanea è divenuta un semplice corollario, cio’ in modo da poter modificare strutturalmente il tipo di sviluppo industriale della produzione e consumo che si fonda ancora su una base concettuale riduzionista della “meccanica” cosi che, per tramite criteri di competitivita’ derivati da un assurdo “Dawinismo-Sociale” della lotta per l’esistenza e della selezione razzista è stata finalizzata a promuovere la ricchezza ed il potere di pochi ed di conseguenza aumentare la poverta’ e la fame di molti.

Certamente per dar vita al nuovo paradigma della “Living Economy” dovremo ancora capire responsabilmente come la competitivita’ sviluppata’ come base indiscussa del sistema di sviluppo industriale sia la vera causa concettuale della distruzione sistematica dell’ ambiente e pertanto dovremo comprendere a fondo come la competitivita’ economica conduca anche ad eliminare sistematicamente la biodiversita’ delle specie viventi.

 

Charles Darwin per primo comprese che un problema fondamentale della biologia fosse quello di capire la ragione per cui in un modo naturale di competitivita’ tra le specie ed inter-specifica, la biodiversita’ aumentasse anziche’ diminuire. Oggi sappiamo che le fasi del processo di differenziazione ,sia per scomparsa di specie non adatte che per speciazione innovativa, sono sostanzialmente causate dall’ adattamento ai cambiamenti ambientali , climatici, alimentari e culturali, che regolano la “Informazione Epigenetica”.

La Epigenetica (dal greco επί, epì = “sopra” e γεννετικός, gennetikòs = .ereditario) si riferisce alle modificazioni .che attivano// disattivano particolari sequenze genetiche pur non agendo sulla mutazione della codificazione principale del DNA. . Pertanto la variabilita’ della informazione epigenetica va’ ad agire selettivamente anche sulle probabilita’ di mutazione genetica determinando la crescita della biodiversita’ in sistemi ecologici non alterati dalla presenza distruttiva irresponsabile dell’uomo.

 

Purtroppo il paradigma meccanico -determinista ha dominato per vari secoli la nostra cultura dello sviluppo industriale cosi che, la accettazione delle sue limitazioni concettuali, ha reso possibile pensare ad un progresso di sviluppo lineare senza limiti, che oggi se perseverera’ ancora inalterato, sara’ la causa di una autodistruzione progressiva della stessa specie umana.

Dobbiamo pertanto capire che la degenerazione della biodiversita’ è una reale disgrazia’ per la sopravvivenza dell’ umanita’ in quanto essa comporta inevitabilmente la depauperazione della qualita’ del cibo e la degradazione della fertilita’ dell’ humus della terra ed include la deteriorizzazione sistematica di ogni possibilita’ di resilienza del bilancio ecologico delle risorse naturali.

 

In conclusione la bio-diversita è di fatto necessaria alla sopravvivenza della vita del pianeta in quanto la terra e un sistema vitale che si evolve come un unico e complesso equilibrio evolutivo proprio del sistema vivente.

 

Nell’ ambito del paradigma socialmente innovativo della Living Economy dovremo pertanto dare sviluppo ad una nuova cultura di circolarita’ collaborativa della vita come fondamento naturale che diventa fondamento della futura societa’ della conoscenza condivisa, dove il fulcro del cambiamento sara’ centrato nel porre come priorita’ il fatto che l’ uomo non potra sopravvivere se non sapra’ regolare ed far evolvere responsabilmente la propria interdipendenza co-evolutiva con il sistema naturale della vita sulla Terra

 

Sappiamo che i sistemi ecologici condividono numerose forme di collaborazione sia per simbiosi che di biocenosi instaurando complesse relazioni di interazione collaborativa le quali sono la parte essenziale della sostenibilita’ degli ecosistemi viventi. Infatti in natura l’ istinto competitivo tra gli animali ha una funzione non distruttrice delle altre specie ma solo quella di mantenere in equilibrio la popolazione di specie diverse ed è tesa   a migliorare ciascuna specie selettivamente.

 

Viceversa l’ economia industriale ha preso come fonte unica di ispirazione un modello di competizione   denominata “Darwiniana” basata su un antagonismo senza limiti, che è quello che oggi conduce irrimediabilmente a pesanti ed inaccettabili distorsioni sociali che a loro volta inducono anche la degenerazione morale come conseguenza di un sistema di assurda competizione di tutti contro tutto.

 

A tal proposito abbiamo recentemente visto come la Grecia sia caduta nella trappola economica della competitivita’ eretta a simbolo della nostra epoca globale, nella quale prospera l’attirare investimenti esteri , mentre le nazioni sono costrette a ridurre prontamente il loro tenore sociale di vita (salari, assistenza, qualità della vita e dell’ ambiente ed infine la limitazione della libertà politica). Risultato netto di questo sistema di estorsione finanziaria competitiva è un abbassamento globale delle condizioni e delle aspettative in nome della competitività dello sviluppo e della prosperità economica.

 

Pertanto quello che serve oggi e’ il rinnovo di una cultura essenzialmente creativa che cambi definitivamente criteri che relazionano la competitivita’ produttiva e commerciale e lo sviluppo sociale che sono diventati antagonisti e che pertanto costituiscono la nostra rovina proprio in quanto conducono direttamente alll’ inevitabile collasso del sistema competitivo della societa’ industriale. Infatti la progressione consumistica dei paesi industrializzati non ha fatto la dovuta attenzione alle conseguenze della limitatezza delle risorse naturali, fingendo inoltre di poter ignorare la crisi strutturale generata dall’ inquinamento ambientale , dall’ effetto serra ed i conseguenti mutamenti climatici, ecc.. che ormai rappresentano un punto di non ritorno e pertanto mettono in evidenza la improrogabilita’ di un profondo cambiamento culturale ed economico del sistema globale di sviluppo industriale.

 

In tale contesto di profondo cambiamento economico e cognitivo è ormai necessario capire che la biodiversita’ e’ incompatibile con gli interessi competitivi inclusi nel contesto culturale antropocentrico individuale ed egoistico dello sviluppo industriale , la’ dove la competitivita’ e’ stata eletta a sistema fondante ed indiscutibile dello sviluppo economico, e che oggi, in presenza della crisi di sistema, diventa sopraffazione e violenza ed infine guerra tra i popoli stupidamente indotta dalla l’avidità di denaro di pochi sostenuti da finanzieri e banchieri ed affaristi della peggior specie che aumentare la loro ricchezza conducono il genere umano a sprofondare in una crisi globale irreversibile di non si vede la fine.

 

La Bio diversita’ è pertanto necessaria per dare sviluppo evolutivo alla complessa collaborazione del sistema vivente . Infatti i rapporti di simbiosi tra specie viventi in natura infatti migliorano a reciproco vantaggio gli organismi coinvolti Cosi’ i funghi ed i batteri co-operativamente metabolizzano gli elementi minerali presenti nel suolo, che vengono utilizzati dalle radici delle pianta. Le piante a loro volta forniscono ai funghi simbionti gli zuccheri prodotti con la fotosintesi indispensabili al loro metabolismo, ma che essi non sono in grado di sintetizzare . Inoltre la cooperazione e la condivisione sociale hanno un ruolo fondamentale in moltissimi gruppi di di animali e di insetti.

Purtroppo per avvalorare le logiche che favoriscano la competitivita’ economica-finanziaria , si riflette poco su le attivita collaborative della vita in natura pur sapendo che i fiori si affidano alla impollinazione degli insetti che la frutta ha una valore per la distribuzione dei semi , che la nostra respirazione di ossigeno dall’ aria è permessa dalla simbiosi ancestrale del nostro organismo con una batterio il Mitocondrio che ci permette di vivere in un ambiente ossigenato dalla produzione secolare delle piante verdi, ovvero che i batteri ne nostro intestino convivono determinando una collaborazione di biocenosi con noi permettendoci di alimentarci . Pertanto in natura anziche’ agire con modalita’ competitive moltissime specie condividono forme di biocenosi instaurando con complesse relazioni di interazione cooperativa che sono parte fondamentale della sostenibilita’ di tutti degli ecosistemi viventi,….ma nella cultura della cosi detta della “moderna civiltà occidentale”, tali interrelazioni intrinsecamente collaborative che danno vita a sistemi ecologici complessi, sono state messe ben poco in evidenza da una cultura tesa ad proprio per affermare il “metodo della competizione” come naturale lotta per la esistenza , cosi da poterlo applicare al mondo della produzione della economia della societa’ industriale, tutto cio’ solo per favorire un assurdo accumulo di ricchezza nelle mani di pochi che ormai, in tempo di crisi strutturale del sistema industriale viene e stupidamente gestito da egocentriche logiche di potere fine a se stesse.

 

A tutta questa cultura di assurda competitivita’ tra gli uomini priva di rispetto per l’ ambiente va posto definitivamente fine per realizzare la nuova strategia della LIVING ECONOMY basata sulla solidarieta’ umana e la sostenibilita’ ambientale puntualmente finalizzate ad individuare nuovi modelli cognitivi economici e comportamentali in grado di interpretare la realtà umana, culturale e scientifica, come nuovo fondamento socialmente innovativo dello sviluppo alternativo della futura societa’ della conoscenza.

 

 

 

BIBLIO ON LINE

 

Living Economics :

http://www.amazon.com/Living-Economics-Yesterday-Independent-Political/dp/1598130757 ;

Meccanicismo: http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo_for_print.php?id=22704

Crisi e Superamento del meccanicismo: http://www.edscuola.it/archivio/lre/MECCANICISMO.pdf

Collasso Societa Industriale: http://www.caosmanagement.it/182-l-imminente-rischio-di-collasso-della-societo-industriale

BIODIVERSITA ED ALIMENTAZIONE 2010 in: https://dabpensiero.wordpress.com/2010/06/

Cromatina:http://www.treccani.it/enciclopedia/la-cromatina-e-il-controllo-dell-espressione-genica_(Enciclopedia_della_Scienza_e_della_Tecnica)/

Remote Control by DNA: http://www.edscuola.it/archivio/lre/remote_control_by_dna.pdf

Casi di simbiosi in natura: http://www.telecomitalia.com/content/dam/telecomitalia/it/archivio

L’ Eta dellaEmpatia: http://www.garzantilibri.it/default.php?page=visu_libro&CPID=2762

Territorio ZERO: http://www.territoriozero.org/prefazione.html

Azoto-fissazione : (https://it.wikipedia.org/wiki/Azotofissazione )

Micorrizza: (https://it.wikipedia.org/wiki/Micorriza)

Krisis: http://docenti.unicam.it/tmp/4037.pdf

Il Punto di Svolta: https://it.wikipedia.org/wiki/Il_punto_di_svolta

 

 

Nota 11 agosto 2015, AOODPIT 1515

Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI

Oggetto: Anno scolastico 2015/2016 – Precisazioni relative alle supplenze del personale docente

Facendo seguito alla nota della Direzione Generale del Personale Scolastico prot.n. 25141 datata 10 agosto 2015, con la quale sono state fornite istruzioni ed indicazioni operative in materia di supplenze al personale scolastico, si ritiene utile precisare che codesti Uffici Scolastici Regionali dovranno concludere, entro e non oltre l’8 settembre 2015, il conferimento delle supplenze a favore del personale docente, sui posti dell’organico di fatto.
Le supplenze residuali, su posti vacanti e disponibili in organico di diritto, saranno conferite successivamente solo nel caso in cui, su tali posli, non vengano nominati docenti destinatari di contratto a tempo indeterminato di cui alla fase “b” del piano straordinario di assunzioni previsto dall’art. 1, comma 98, della legge 13 luglio 2015, n. 107.
Si ringrazia per la fattiva e consueta collaborazione.

IL CAPO DIPARTIMENTO
Rosa De Pasquale