Disabili, i bravi insegnanti che frenano l’attrazione delle scuole speciali

Disabili, i bravi insegnanti che frenano l’attrazione delle scuole speciali

Riflessioni sul sostegno nella giornata dedicata ai docenti. Merlo (Ledha): “Solo in Lombardia sono 16 le scuole speciali. Sembrano offrire alle famiglie la risposta ideale, però la strada giusta resta l’inclusione”. Nocchetti (Tuttiascuola): “Ma l’organico inadeguato e la formazione mediocre”

da Redattore sociale
05 ottobre 2015

ROMA – Scuola dell’inclusione o “attrazione speciale”? E’ la scelta, quasi il dilemma, con cui si misurano ogni anno i genitori di ragazzi con disabilità: da una parte, la scelta prioritaria, preferenziale e assai più diffusa in Italia  per una scuola che sia per tutti, in cui i loro figli studino e crescano accanto ai loro compagni; dall’altra, però, i soliti problemi, le risorse che sono sempre meno, gli insegnanti di sostegno che non arrivano, o che non sono competenti, gli assistenti che non ci sono, le ore che non bastano.

Certo, sono gli insegnanti a fare la differenza: e “viva gli insegnanti che sanno fare bene il loro mestiere: ce ne sono molti, bisogna ringraziarli uno per uno”, ci suggerisce Giovanni Merlo, di Ledha Lombardia, autore del libro “L’attrazione speciale. Minori con disabilità: integrazione scolastica, scuole speciali, presa in carico, welfare locale”. A lui abbiamo chiesto di lanciare un messaggio nella Giornata mondiale degli insegnanti. Ed è da questo che bisogna partire: “dalle buone notizie – afferma Merlo – che difficilmente fanno notizia”. In questo caso, la buona notizia è che la scuola italiana è e continua ad essere modello d’inclusione, “è la scuola che non può dire a nessuno: ‘tu qui non entri’. Solo in Lombardia.- riferisce – ci sono quasi 35 mila bambini disabili che frequentano le scuole con tutti gli altri: e tanti di loro, che a chiunque sembrerebbero incompatibili con la scuola, entrano in classe e raggiungono bei risultati”, grazie soprattutto a quei “tanti bravi insegnanti” che oggi bisogna ringraziare.
Finiti i ringraziamenti, però, iniziano i problemi: “risorse inadeguate, ma soprattutto precarie – riferisce Merlo –. In Lombardia, per esempio, quest’anno non mancano le cattedre di sostegno, ma gli insegnanti”. In altre parole, il rapporto tra studenti certificati e numero di cattedre è quasi in regola, ma le cattedre restano vacanti e “virtuali”, perché gli insegnanti di sostegno non ci sono e “il numero di docenti specializzati è notevolmente inferiore alla domanda. Così la macchina parte tardi”: e per settimane, anche per mesi, non riescono a salirci proprio coloro che a piedi non dovrebbero restare.

Per questo, è “molto arrabbiato” Toni Noccheti, che con l’associazione Tuttiascuola ha recentemente scritto una lettera al presidente dalla Repubblica Mattarella per dire che “la cosiddetta ‘buona scuola’ per gli oltre 235.000 alunni disabili italiani oggi non è ancora cominciata” e ricordare che “i promessi 116 mila insegnanti specializzati saranno assolutamente insufficienti con circa 170 mila alunni disabili intellettivi gravi. Presidente Mattarella – sintetizza Nocchetti – la verità è che a questa politica la disabilità non piace, non piace perché è scomoda, è improduttiva, è costosa”. Il problema, per Nocchetti, è quantitativo e qualitativo: “organici ampiamente insufficienti e composizione delle classi assolutamente inadeguata”. Qualche esempio? “Nelle superiori, la maggior parte delle classi ha almeno 26 studenti, di cui 2 o 3 con disabilità. La scuola di oggi è frutto di un approccio puramente economico, che la rende fallimentare soprattutto in materia d’inclusione. Sfido il ministro dell’Istruzione e il sottosegretario Faraone e un dibattito pubblico sul tema dell’istruzione dei disabili: dove e quando preferiscono, purché siano presenti giornalisti che possano raccontare le cose come stanno”.

Poi c’è la questione della qualità: e qui Nocchetti è ben più pessimista di Merlo: “la qualità degli insegnanti di sostegno non c’è. Perché? Perché l’Italia non ha investito nella formazione, in nessun settore. Ora, la grande novità è il bonus di 500 agli insegnanti: ma non è così che si fa formazione. E chiediamoci: come si fanno i corsi di formazione? Sono frontali oppure on line? La scuola dell’inclusione richiede una scuola di qualità, mentre il nostro sistema di formazione è di mediocrità, a parte eccellenze e buone pratiche isolate”. Il risultato di queste carenze? “Studenti disabili che, nella maggior parte dei casi, vanno a scuola per 3 ore al giorno. O genitori a cui viene chiesto di riprenderseli urgentemente, perché nessuno li sa gestire. O, ancora, bambini disabili gravi che nessuno pulisce, perché i bidelli sono ultra cinquantenni con 104 e quindi esonerati dall’assistenza materiale”. Un quadro decisamente nero, insomma, quello dipinto in pochi tratti da Nocchetti.

Ma che si veda il bicchiere mezzo pieno (come Merlo) o mezzo  vuoto (come Nocchetti) quel che è certo è che la scuola italiana dell’inclusione c’è, è un modello per tutto il mondo, ma non naviga in buone acque. Ed è per questo che “solo in Lombardia ci sono 16 plessi speciali frequentati da circa 900 studenti disabili”, riferisce Merlo. Un dato che Sonia Zen, di Angsa Veneto, commenta con estremo, quasi crudo realismo: “Mi sembra logora la formula che la scuola speciale esclude da una reale inclusione: piuttosto la scuola di tutti è pronta ad includere? – domanda – Ci sono delle belle esperienze nella scuola di tutti ma anche storie di discriminazione. Qui la discriminazione viene dalla mancanza di accoglienza e preparazione adeguata. Sono convinta che nella scuola di tutti ci siano più stimoli per imparare con il rapporto tra pari. Ma quante volte chi pilota l’inclusione sa guidare?”.

Di fatto accade che, di fronte agli “sbandamenti” di questo pilota, tante famiglie si rivolgano alle scuole speciali. “Succede – spiega Merlo – quando la scuola comune non è accogliente, i servizi spingono verso servizi separati e le nostre associazioni non riescono a intercettare queste famiglie. In questo stato di abbandono, la scuola speciale si presenta come quella in grado di dare al ragazzo tutto ciò di cui ha bisogno”. E in alcuni casi, questo può essere vero: soprattutto all’estero e nel mondo anglosassone in particolare, questa è un’opzione molto diffusa tra le famiglie, che si trovano davanti vere e proprie eccellenze: basti pensare alla Crossroads School di Cambridge, frequentata da una quarantina di ragazzi con diversi problemi, dove tutti gli insegnanti, dal primo all’ultimo, con uno staff di insegnanti laureati Aba, come racconta Marina Viola. O come la Queensmill di Londra, dove perfino la mensa e lo chef pare siano specializzati per offrire l’ambiente e il menu migliore per i ragazzi con disturbo autistico.

Ma se intanto va detto che il panorama delle “scuole speciali” italiane è assai meno idilliaco, soprattutto bisogna comprendere che “queste scuole danno tutto, forse, tranne quello di cui il ragazzo ha veramente bisogno: essere riconosciuto come cittadino tra altri cittadini”, afferma Merlo. La strada giusta è quella dell’inclusione, insomma, per quanto sia piena di salite e di ostacoli. “I bambini disabili devono andare a scuola con gli altri – ribadisce Merlo – e dobbiamo essere orgogliosi che questo in Italia accada nella maggior parte dei casi. Per questo chiedo, nel mio libro, che ogni volta che un bambino disabile entra in una scuola speciale, tutti coloro che l’hanno incontrato si chiedano dove hanno sbagliato. Perché quello non è il posto giusto per lui. La scuola speciale è una tentazione, ma le famiglie devono resistere. A noi tutti il compito di migliorare la scuola dell’inclusione, perché è l’unica strada giusta”. (cl)

Università, pubblicato il bando “MIUR-DAAD Joint Mobility Program”

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Università, pubblicato il bando “MIUR-DAAD Joint Mobility Program”
Riparte la cooperazione per mobilità interuniversitaria tra Italia e Germania

Sostegno finanziario per lo svolgimento di progetti congiunti, finalizzati essenzialmente a favorire la mobilità, condotti da soggetti qualificati appartenenti ad istituzioni universitarie, dell’alta formazione artistica musicale e coreutica o altri istituti di ricerca, in collaborazione tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca italiano ed il Servizio Tedesco per lo Scambio Accademico (DAAD – Deutsche Akademische Austauschdienst – German Academic Exchange Service).
Facendo seguito a quanto previsto nell’articolo VI del Memorandum d’Intesa tra il Servizio Tedesco per lo Scambio Accademico (DAAD) e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, sottoscritto a Roma il 18 settembre 2015, il 05 ottobre 2015 è stato emanato il bando “MIUR-DAAD Joint Mobility Program 2015/16”
Il bando
Attraverso il bando “MIUR-DAAD Joint Mobility” le parti intendono sostenere la mobilità scientifica supportando il perfezionamento e la specializzazione dei giovani ricercatori ed accademici italiani e tedeschi, con l’intento di promuovere l’aggiornamento e la crescita dei gruppi di ricerca dei due Paesi, e favorire la creazione di reti di collaborazione durature tra Italia e Germania. Ciascuna delle parti finanzierà annualmente fino a 200.000 euro (esclusi i costi di amministrazione), assegnando annualmente da un minimo di € 5.000,00 fino a un massimo di € 10.000,00 per progetto.
I progetti
I progetti congiunti dovranno essere condotti da gruppi di ricerca composti da soggetti di entrambi i Paesi. Il programma si propone di coinvolgere giovani studiosi, ricercatori post-doc e/o dottorandi di ricerca/laureati, assegnisti di ricerca, da entrambe le parti.
Ciascun progetto avrà una durata ordinaria da uno a due anni, ma sarà consentito in caso di progetti particolarmente meritevoli, richiedere l’estensione del progetto per un ulteriore terza annualità.
Le scadenze
Il bando, pubblicato sui siti istituzionale delle rispettive organizzazioni (per l’Italia http://www.studigermanici.it/ricerca/2015-07-21-13-52-08) prevede che i singoli progetti debbano essere presentati entro e non oltre il 16 novembre 2015. Entro la metà del mese di febbraio 2016 verrà conclusa la selezione finale congiunta e verrà fornita la relativa comunicazione di esito delle valutazioni con inizio dei progetti.
Candidatura
Per parte tedesca, il finanziamento può essere richiesto da docenti universitari, ricercatori e post-doc, oltre che per le istituzioni universitarie, anche per gli istituti di ricerca extrauniversitari. In Italia sono ammissibili richieste Docenti strutturati, ricercatori (strutturati, non-strutturati), post-doc e laureati (laurea magistrale) appartenenti alle università, agli enti di ricerca ed alle istituzioni AFAM. Il programma è aperto a tutti gli ambiti disciplinari.

Giornata Mondiale dell’Insegnante 2015

Giornata Mondiale dell’Insegnante 2015: restituire dignità professionale ai docenti

di Rino Di Meglio

 

Care maestre e cari maestri,

care professoresse e cari professori,

 

oggi, come ogni 5 ottobre, si celebra la Giornata Mondiale dell’Insegnante istituita dall’Unesco nel 1993 per segnalare a governi e opinione pubblica la necessità di valorizzare il ruolo dell’insegnante nel percorso di formazione, educazione e guida delle nuove generazioni.

Si tratta di una ricorrenza molto importante alla quale aderiscono oltre 100 Paesi di tutto il mondo. La Gilda degli Insegnanti per prima, e per diversi anni da sola, ha promosso in Italia la Giornata Mondiale dell’Insegnante, che quest’anno si carica di un significato ancora più particolare per i docenti italiani coinvolti dalla riforma del sistema d’istruzione entrata in vigore a luglio con la legge 107/2015.

Il tema che l’Unesco ha proposto alla riflessione per il 2015,“Empowering teachers, building sustainable societies”, cioè “Un personale docente forte per costruire società sostenibili”, risulta quantomai attuale per gli insegnanti italiani alla luce dei cambiamenti introdotti dalla cosiddetta “Buona scuola” renziana. La “Buona scuola”, espressione che la Gilda degli Insegnanti ha ritenuto sin dall’inizio piuttosto eufemistica, non rafforza il profilo professionale, e di conseguenza il ruolo dell’insegnante nella società, ma al contrario, modificando alla radice lo stato giuridico del docente, lo indebolisce e, subordinandolo al dirigente scolastico, accentua il carattere impiegazio e burocratico della professione docente erodendone il prestigio sociale.

Come suggerisce il titolo della Giornata a noi dedicata, per realizzare un modello di società migliore e garantire un futuro alle nuove generazioni, è fondamentale il contributo apportato dagli insegnanti, la cui figura deve dunque recuperare quella centralità e quella dignità professionale purtroppo offuscate da politiche miopi che hanno considerato la scuola solo come voce di spesa e non come investimento.

Il ruolo strategico svolto dai docenti è stato ribadito anche dalla “Dichiarazione di Incheon” nel corso del World Education Forum che si è tenuto nell’omonima città sud coreana nel maggio scorso. In quell’occasione, i 1600 partecipanti provenienti da 160 Paesi si sono impegnati ad “assicurare che insegnanti ed educatori siano valorizzati, adeguatamente reclutati e formati, professionalmente qualificati, motivati e sostenuti”.

Una nobile dichiarazione di intenti alla quale, però, devono seguire fatti concreti da parte della classe politica al governo, a partire da un aumento delle retribuzioni che per gli insegnanti italiani sono tra le più basse d’Europa, perchè la valorizzazione dello status dell’insegnante (“Empowering teachers“) non può prescindere dal riconoscimento economico. A dimostrare la scarsa attenzione della politica italiana nei confronti della questione docente, e quindi del futuro delle nuove generazioni, c’è anche il richiamo della Corte costituzionale contro il blocco della contrattazione, ferma da 7 anni.

Auspichiamo che il Parlamento corregga le norme della legge 107/2015 che collidono con le raccomandazioni internazionali per la valorizzazione della professione docente e recepisca la proposta, da sempre cavallo di battaglia della Gilda degli Insegnanti e oggetto di una nostra proposta di legge, di istituire un’Area di contrattazione separata per i docenti. Al Governo, intanto, chiediamo che reperisca subito le risorse necessarie per riaprire il tavolo negoziale e rinnovare il contratto nazionale.

Dal piano di studi, alla sicurezza sul lavoro, ecco i diritti e doveri degli studenti in alternanza

da Il Sole 24 Ore

Dal piano di studi, alla sicurezza sul lavoro, ecco i diritti e doveri degli studenti in alternanza

di Claudio Tucci

Gli studenti che entrano in azienda per svolgere le ore di alternanza hanno diritto a «un percorso formativo personalizzato»; «un ambiente di apprendimento favorevole alla crescita della persona»; e a essere seguiti da un tutor scolastico e da uno designato dall’impresa. Ma i ragazzi hanno anche doveri da rispettare, a partire «dall’effettiva frequenza» delle attività didattiche erogate dall’azienda e dall’«obbligo di riservatezza» su dati e informazioni eventualmente acquisiti durante l’esperienza di studio e lavoro.

La «Carta»
La riforma Renzi-Giannini rende, da quest’anno, obbligatoria (dalle terze classi) l’alternanza (almeno 400 ore nei tecnici e professionali; almeno 200 ore nei licei) e il ministero dell’Istruzione ha deciso di mettere a punto una «Carta» che indica, per la prima volta (l’alternanza è nata nel 2005), diritti e obblighi in capo agli alunni che entrano a contatto con il mondo produttivo.

Il doppio status di studente e lavoratore
Il ragazzo in alternanza acquisisce un doppio status, di studente e di lavoratore: per questo, la bozza di regolamento, esplicita la necessità dell’assicurazione Inail, e si specifica che la copertura contro infortuni e malattie professionali deve riguardare anche le attività «eventualmente svolte fuori dalla struttura ospitante», purché ricomprese nel progetto formativo.

La formazione
Tra scuola e azienda dovrà essere sottoscritta una convenzione che è tenuta a fissare, tra l’altro, la durata delle attività giornaliere eseguite in regime di alternanza (e l’orario indicato non potrà essere superato). E comunque, i presidi dovranno fornire una dettagliata informazione preventiva a genitori e ragazzi. La formazione in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro si conferma a carico della scuola, ma dovrà essere integrata dall’impresa con la formazione specifica attinente alla valutazione dei rischi aziendali (qui si può far ricorso anche a pacchetti in modalità e-learning). Dentro il luogo di lavoro, il tutor aziendale dovrà seguire non più cinque studenti, e al termine del percorso “on the job” i ragazzi potranno esprimere una valutazione sull’efficacia e coerenza delle attività svolte con il proprio indirizzo di studio.

La bozza di regolamento richiama poi i doveri che sono in capo allo “studente-lavoratore”. Gli alunni, in particolare, sono soggetti alle norme stabilite nei regolamenti di scuola, ma anche, ed è una novità, alle regole di comportamento, funzionali e organizzative dell’impresa ospitante. Si parla, anche, di provvedimenti disciplinari in caso di infrazioni. In questi casi, l’eventuale sanzione dovrà essere irrogata dall’istituto scolastico di appartenenza.

Ok dagli studenti
Il provvedimento, una volta licenziato dal Miur, dovrà ricevere i concerti di ministero del Lavoro e Funzione pubblica, e poi iniziare l’iter di approvazione. Le associazioni studentesche chiedono di avere un maggior peso nella progettazione dei percorsi di alternanza e di fare “vere” esperienze formative. Ma, sostanzialmente, danno un giudizio positivo all’arrivo della Carta dei diritti e dei doveri: «Rappresenta un risultato storico a difesa e tutela dei ragazzi», dice Filippo Pompei, portavoce nazionale «StudiCentro».

Potenziamento dell’offerta formativa. La proposta di AEEE

da tuttoscuola.com

Potenziamento dell’offerta formativa. La proposta di AEEE

Tempo di implementazione della ‘Buona Scuola’, il cui aspetto almeno potenzialmente  più innovativo, dal punto di vista della qualità dell’offerta formativa, è costituito dal POF triennale (che qualcuno ha perciò ribattezzato proponendo un cacofonico PTOF).

Si è aperta una gara ad avanzare proposte alle scuole da parte delle associazioni professionali. Oggi ci occupiamo di quella lanciata dalla sezione italiana dell’Associazione Europea per l’Educazione Economica (AEEE Italia), che ha diffuso una articolata nota volta a “individuare criteri per dare sostanza positiva a quella parte della Circolare che riguarda il ‘Campo del Potenziamento Socio Economico e per la Legalità’, che raggruppa i punti d/e/l del comma 7 della legge 107/2015”.

La citata circolare è la n. 30549 del 21/9/2015 con la quale la DG Personale scolastico del MIUR (http://www.istruzione.it/allegati/2015/prot30549_15.pdf) sottopone alle scuole “le modalità per organizzare insegnamenti e attività diretti a migliorare l’offerta formativa e a definire l’organico aggiuntivo, previsti dalla legge 107/2015”.

AEEE Italia avanza suggerimenti rivolti soprattutto (ma non solo) alle scuole del secondo ciclo per la realizzazione di insegnamenti e attività nelle discipline economiche giuridiche ed aziendali.

Con riferimento ai tre punti del comma 7 che compongono il Campo Socio Economico e per la Legalità vengono proposti  i seguenti obiettivi formativi:

Punto d: Sviluppo delle competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica attraverso la valorizzazione dell’educazione interculturale e alla pace, il rispetto delle differenze e il dialogo tra le culture, il sostegno dell’assunzione di responsabilità nonché della solidarietà e della cura dei beni comuni e della consapevolezza dei diritti e dei doveri; potenziamento delle conoscenze in materia giuridica ed economico-finanziaria e di educazione all’autoimprenditorialità.

Punto e: Sviluppo di comportamenti responsabili ispirati alla conoscenza e al rispetto della legalità, della sostenibilità ambientale, dei beni paesaggistici, del patrimonio e delle attività culturali.

Punto l: Prevenzione e contrasto della dispersione scolastica, di ogni forma di discriminazione e del bullismo, anche informatico; potenziamento dell’inclusione scolastica e del diritto allo studio degli alunni con bisogni educativi speciali attraverso percorsi individualizzati e personalizzati anche con il supporto e la collaborazione dei servizi socio-sanitari ed educativi del territorio e delle associazioni di settore.

La nota di AEEE prosegue poi con una serie di considerazioni e proposte di merito e di metodo su come organizzare le attività didattiche negli istituti e corsi che già comprendono insegnamenti di Diritto/Economia e/o Economia aziendale e in quelli che invece non li prevedono. Maggiori informazioni cliccando qui:  http://www.aeeeitalia.it/wp/wp-content/uploads/2015/10/Nota.pdf.

La faticosa internazionalizzazione della scuola italiana. In campo nuove iniziative

da tuttoscuola.com

La faticosa internazionalizzazione della scuola italiana. In campo nuove iniziative

Da decenni l’Associazione e la Fondazione Intercultura accompagnano studenti italiani all’estero – in genere iscritti al penultimo anno di scuola secondaria superiore – svolgendo tra non poche difficoltà e incomprensioni un’attività che solo recentemente è stata riconosciuta nella sua importanza anche dal punto di vista didattico.

La scorsa settimana Intercultura si è occupata, invece che degli studenti, dei loro insegnanti (non solo di quelli di lingua straniera), sempre nell’intento di mettere a fuoco una strategia di miglioramento delle condizioni di contesto che possono favorire l’ulteriore internazionalizzazione della scuola italiana, e ha scoperto – sulla base di un’apposita indagine – che gli insegnanti italiani si autobocciano per quanto riguarda la conoscenza delle lingue: solo il 22% degli intervistati ha seguito un sia pur breve corso di formazione linguistica o ha partecipato a scambi o gemellaggi internazionali, e il 57% valuta la propria conoscenza dell’inglese come ‘bassa o medio-bassa’. Il 60% non è mai stato all’estero se non per vacanze. Insomma i docenti italiani, mediamente ultracinquantenni, sono più ‘local’ che ‘global’. Si deve sperare che la situazione sia sensibilmente diversa per i più giovani, ma servirà tempo perché il ricambio generazionale renda i nostri insegnanti più ‘internazionali’.

Sul versante degli studenti le cose vanno un po’ meglio: scambi, gemellaggi, alcuni programmi europei, le citate iniziative di Intercultura – ma anche Skype, le chat transnazionali, la musica, internet – favoriscono la migliore conoscenza delle lingue, soprattutto dell’inglese.

Ora è annunciato l’arrivo in Italia di un nuovo soggetto, la Fondazione YFU Italia, che fa parte del network internazionale di scambi interculturali YFU (Youth For Understanding), attivo nel mondo da oltre 50 anni, che opererà in collaborazione con Navigando, un tour operator specializzato nei soggiorni all’estero. Il lancio dell’iniziativa è previsto per novembre.

Autismo, accelera il progetto per 106 centri nelle scuole di tutta Italia

da Redattore Sociale

Autismo, accelera il progetto per 106 centri nelle scuole di tutta Italia

Il sottosegretario Faraone a Vicenza nel primo “centro per l’autismo” che da tempo a Vicenza segue 80 consigli di classe e il 30% degli alunni autistici del territorio. Dopo la sperimentazione, apriranno anche gli altri: “Aiutiamo gli insegnanti”.

ROMA. “Quando si parla di disabilità, ci sono eroi ‘per forza’ (i genitori) ed eroi ‘per scelta’ (gli insegnanti). Dobbiamo agire per valorizzare questi ultimi e per questo stiamo cercando di far sì che ogni scuola abbia uno sportello di supporto alle disabilità, insieme a famiglie e associazioni”. A rilanciare l’obiettivo è il sottosegretario all’istruzione Davide Faraone, che visita a Vicenza, presso l’Istituto Alberghiero Almerico da Schio, il primo centro per l’autismo sorto già da oltre un anno e operativo presso il Cts (Centro territoriale di supporto). In tutta Italia di Cts nel esistono 106: sono tutti nati nel 2006 con il progetto “Nuove tecnologie e disabilità”, hanno una diffusione a livello provinciale e sono distribuiti su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo del ministero è quello di aprire presso ognuno dei 106 Cts esistenti un “centro per l’autismo”, in modo da avere in tutta Italia 106 centri per l’autismo. Lo scopo è favorire l’inclusione scolastica degli alunni autistici, attraverso il lavoro di rete e la valorizzazione delle buone prassi.

Nei Cts operano due o tre docenti esperti nel campo delle nuove tecnologie per l’inclusione, supporto e consulenza per la disabilità e i DSA alle scuole. Ogni Cts è stato finanziato con circa 10 mila euro (il fondo complessivo è stato di un milione di euro, raddoppiato rispetto allo scorso anno) e dopo una fase di sperimentazione condotta in 13 scuole, durante questo anno scolastico apriranno presso tutti i Cts rimanenti – circa cento dunque – gli “sportelli autismo”. Quello di Vicenza, che è stato il primo, già da tempo coinvolge come operatori una ventina di insegnanti e offre consulenza a circa 80 consigli di classe, corrispondenti ad oltre il 30% del totale degli alunni con autismo che frequentano le scuole del territorio.

Nella pratica, lo sportello autismo riceve le segnalazioni di difficoltà a gestire una situazione problematica da parte di una scuola o di un singolo insegnante con un alunno con autismo e invia sul posto due insegnanti specializzati. Insieme al docente coinvolte viene avviata una osservazione della situazione e vengono individuate soluzioni operative. Il contatto con il docente viene mantenuto poi anche a distanza, continuando a gestire la situazione. Insomma, di fatto si tratta di creare, in ogni regione, “pool” di insegnanti specializzati nell’autismo, che possano divenire punto di riferimento per i colleghi o le scuole che, trovandosi in difficoltà, abbiano bisogno di essere aiutati.

“Di solito – dice Faraone – misuriamo il sostegno in ore e insegnanti, ma dobbiamo misurarlo a partire dalle reali ricadute sui ragazzi e le ragazze”. Per questo ecco anche la decisione Di avviare 14 master sull’autismo per “rafforzare la competenza dei docenti”, che si aggiungono alla formazione in servizio obbligatoria con la card docente (500 euro pro capite). Inoltre, il portale italiano per l’inclusione scolastica viene potenziato con un’area specifica dedicata all’aggiornamento professionale e alla formazione.

L’apprendimento alternato per gli studenti del Nuovo Millennio

90 ANNI INDIRE, LA PROFESSORESSA FOSTER A FIRENZE PER PARLARE DI “RIVOLUZIONE” DIDATTICA NELLE SCUOLE
Il 5 ottobre la lezione all’Istituto degli Innocenti

Lunedì 5 ottobre, alle ore 10,30, nella Sala Brunelleschi dell’Istituto degli Innocenti (Piazza S.S. Annunziata) a Firenze, la professoressa e  blogger canadese Lizanne Foster terrà una lezione sul tema “L’apprendimento alternato per gli studenti del Nuovo Millennio”. L’iniziativa è  organizzata dall’Indire, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa.
Lizanne Foster insegna al Liceo del Surrey nel British Columbia (Canada) ed è conosciuta nel mondo della scuola, ma non solo, per l’intervento  pubblicato sul suo blog e ripreso dal quotidiano Huffington Post e dalla rivista L’Internazionale, dal titolo “Cari studenti sono un’insegnante e vi chiedo scusa”: un articolo in cui la Foster si rivolge a tutti gli alunni, prima dell’inizio dell’anno scolastico “per  quello che sopportano in classe”. La Foster vuole esprimere un buon proposito, ovvero rendere la classe un luogo ospitale, in cui gli studenti
possano apprendere ed essere adeguatamente motivati.
L’approccio didattico innovativo adottato dalla Foster consiste nell’inserire, durante la lezione, momenti di attività fisica, ad esempio  esercizi di yoga, oppure nel lasciare scarabocchiare sui fogli per concentrarsi verso l’interlocutore ed evitare che l’attenzione dell’alunno vada in stand-by come un computer dopo più di venti minuti di ascolto.
Quindi le attività didattiche – che potranno essere sperimentate durante il workshop a Firenze – prevedono l’alternanza di attività cognitiva  con quella fisica, secondo una metodologia adottata anche dalle scuole che hanno aderito al Movimento delle Avanguardie Educative.
Lizanne Foster è stata invitata a tenere una lezione proprio per le sue idee innovative in ambito scolastico, che corrispondono a quelle del  Movimento: rivoluzionare l’organizzazione della didattica, del tempo e dello spazio del “fare scuola”.
L’evento fa parte delle iniziative collaterali alla mostra “Radici di futuro. L’innovazione a scuola attraverso i 90 dell’Indire”, aperta al pubblico e con ingresso libero, che si terrà a Palazzo Medici Riccardi (via Cavour, 1) fino al prossimo 22 ottobre.

Di seguito il programma

Ore 10: Introduzione a cura del Presidente dell’Indire Giovanni Biondi
Spaced Learning e il Movimento Avanguardie Educative – Maeca Garzia, ricercatrice Indire; L’apprendimento alternato e gli studenti del Nuovo Millennio – Lizanne Foster;

Ore 11 – 13: Workshop paralleli dimostrativi sul modello di insegnamento che alterna momenti di attività cognitiva a momenti di attività  fisica, dedicato ai docenti di ogni ordine e grado;

Ore 14 – 17: Ripresa dei lavori dei Workshop.

Nota 5 ottobre 2015, AOODPIT 2157

Ai Direttori Generali degli UU.SS.RR.
LORO SEDI

Oggetto: Piano triennale dell’offerta formativa

La riforma del sistema nazionale di istruzione e tormazione, legge 107 del 13 luglio 2015, delinea una innovativa organizzazione scolastica che ha come obiettivo la completa realizzazione dell’autonomia scolastica e che richiede alle scuole la definizione dell’organico potenziato e la stesura del piano tricnnale dell’offerta formativa.
Il piano triennale sarà predisposto con la partecipazione di tutte le componenti scolastiche e sarà il documento fondamentale costitutivo dell’identità progettuale delle istituzioni scolastiche coerente con gli obiettivi generali ed educativi dei diversi tipi ed indirizzi di studio e rifletterà le esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale.
Nello specifico, con riferimento all’art.1 comma 12 della Legge 107/2015, si ritiene che, considerata la recente approvazione della legge e tenuto conto che la scadenza del dimensionamento scolastico da parte delle regioni avverrà entro il 31/12/2015, il Piano triennale dell’ offerta fonnativa possa essere definitivamente concluso entro il 15 gennaio 2016.

Ciò consentirà alle scuole, che stanno operando per adempiere su più settori alla realizzazione di un processo di cambiamento del sistema scolastico che richiede tempo e impegno da parte di tutte le componenti del sistema scuola, di continuare a lavorare con tempi distesi.

Detta tempistica permetterà di garantire lo svolgimento delle successive procedure per l’avvio dell’anno scolastico 2016/2017 a cominciare dalle iscrizioni degli alunni che, presumibilmente, dovrebbero concludersi entro la metà di febbraio 2016.

Il Capo Dipartimento
Rosa De Pasquale

Legge Regione Lombardia 5 ottobre 2015, n. 30

Legge Regione Lombardia 5 ottobre 2015, n. 30
(BURL n. 41, suppl. del 9 ottobre 2015)

Qualità, innovazione ed internazionalizzazione nei sistemi di istruzione, formazione e lavoro in Lombardia. Modifiche alle ll.rr. 19/2007 sul sistema di istruzione e formazione e 22/2006 sul mercato del lavoro

Nota 5 ottobre 2015, AOODGSIP 6014

Ai Direttori generali degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Bolzano
Bolzano
Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia di Trento
Trento
All’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca
Bolzano
All’Intendente Scolastico per la Scuola località Ladine
Bolzano
Al Sovrintendente degli Studi per la Regione Valle D’Aosta
Aosta

Nota 5 ottobre 2015, AOODGSIP 6014

Oggetto: Educazione economica – offerta formativa 2015/2016