FUN Area V

FUN Area V – Incontro al MIUR 8 ottobre 2015

Si è svolto ieri il previsto incontro al MIUR, da noi sollecitato, relativo al Fondo Unico Nazionale dei dirigenti delle scuole.

L’amministrazione ha comunicato la quantificazione del Fun per il 2014-15 e mostrato alle OO.SS. i risultati delle verifiche condotte dagli Uffici scolastici regionali in merito ai pagamenti della parte variabile della retribuzione dei dirigenti.

Dalle rilevazioni condotte risulta che l’amministrazione è debitrice nei confronti delle categoria dei dirigenti delle scuole di oltre 61 milioni di euro. Si tratta delle risorse relative agli anni 2012-2014 fin qui “trattenute” dall’amministrazione in ragione della controversia relativa all’interpretazione della Legge 78/2010. I contratti regionali relativi a quel biennio rimetteranno nella disponibilità dei dirigenti quelle risorse.

L’amministrazione di viale Trastevere ha inoltre informato che la quantificazione del Fun per il 2015-16, arricchito dalle risorse previste dalla legge 107, sarà probabilmente disponibile nei prossimi mesi, senza indicare alcun termine.

In aggiunta, abbiamo, purtroppo, dovuto rilevare che nella quantificazione del Fun per il 2014-15 non sono state calcolate le RIA per il periodo gennaio – agosto 2015. Si tratta di una ulteriore immotivata sottrazione di risorse stabilita arbitrariamente dalla Ragioneria dello Stato.

Anp ha manifestato profonda delusione ed insoddisfazione per l’informazione resa dalle due direzioni generali del MIUR (risorse umane e risorse finanziarie) ed ha rilevato che l’amministrazione prosegue nella sua opera di attacco alle retribuzioni dei dirigenti delle scuole, ai quali si chiede di pagare per errori commessi da alcuni dirigenti del MIUR e del MEF, i quali, peraltro, continuano a percepire senza decurtazioni la retribuzione di posizione e, persino, di risultato.

ANP ha inoltre precisato che:

  • il ritardo del MIUR è all’origine della mancata corresponsione dal 2012 della retribuzione di risultato e dell’indennità di reggenza e, nel Lazio e in Abruzzo, della trattenuta da settembre 2015 di una quota della posizione variabile;
  • l’amministrazione, in posizione debitoria nei confronti dei dirigenti delle scuole e in ritardo nella determinazione dei fondi, in luogo di sanare tempestivamente il debito decurta ulteriormente la retribuzione dei dirigenti senza procedere ad alcuna compensazione. Vale a dire, procede al recupero di pochi crediti anziché pagare i propri debiti;
  • il MIUR disattende e contraddice l’orientamento del legislatore chiaramente espresso nella Legge 107/2015 con la quale vengono attribuite risorse aggiuntive per il Fun in considerazione della accresciute responsabilità non quantificando le risorse disponibili per il FUN 2015-16; ed ha omesso di fornire l’informazione preventiva entro il 31 luglio (art.3, c.3, CCNL 2006-2009);
  • questa Organizzazione sindacale ha più volte richiesto una tempestiva quantificazione delle risorse per procedere alle contrattazioni regionali nell’interesse della categoria che rappresenta.

Anp ha perciò comunicato all’amministrazione di ritenere indispensabile il ritiro immediato della nota di trasmissione del FUN 2012-2013 e 2013-14 e, contestualmente, l’invio immediato agli uffici regionali di una raccomandazione a non procedere ad alcuna decurtazione della retribuzione dei dirigenti delle scuole.

Ha chiesto inoltre che sia data tempestiva comunicazione delle risorse per il 2015-16 così come rideterminate in ragione dei fondi stanziati dalla Legge 107/2015.

L’Amministrazione si è impegnata ad interloquire immediatamente con il MEF e con gli Uffici che stanno procedendo alla decurtazione per interrompere il prelievo dalle retribuzioni dei dirigenti.

Per quanto riguarda la quantificazione del Fun per il 2014-15 ANP ha chiarito che le scelte del MIUR a questo riguardo saranno oggetto di attenta valutazione da parte dei propri legali.

Al termine dell’incontro ANP si è riservata di assumere tutte le iniziative utili a ripristinare il rispetto dei diritti della categoria.

Risposta UFFICIALE

Gentilissima Dott. ssa Pocci,
ci stiamo rendendo conto che secondo il vostro punto di vista noi Diplomati Magistrali ante 2002 non abbiamo tutti lo stesso diritto pur avendo STESSO TITOLO e uguale o maggior servizio dei ricorrenti entrati in Gae, per il solo motivo che loro sono detentori di una sentenza positiva del Cds. vi preghiamo però di tenere conto che quest’ultimo ha deciso nelle sue sentenze anche quanto segue:
“Non sembra, del resto, esservi dubbio alcuno che i diplomati magistrali con il titolo conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002, al momento della trasformazione delle graduatorie da permanenti ad esaurimento, fossero da considerare in possesso del titolo abilitante. Il fatto che tale idoneità del titolo posseduto sia stata riconosciuta soltanto nel 2014, a seguito della pronuncia del Consiglio di Stato, non può impedire che tale riconoscimento abbia effetti ai fini dell’inserimento nelle citate graduatorie riservate ai docenti abilitati in quanto tali, trattandosi di un pronunciamento interpretativo, (quello sopra menzionato di questo Consesso) avente ad oggetto il regime normativo pertinente e, come tale, valevole ERGA OMNES”.
come da sentenze del CDS
N. 03788/2015 del 03/08/2015
N. 04232/2015 del 10/09/2015.
Prendiamo atto che non si voglia risolvere la questione politicamente, e che il nostro ricorso straordinario al Presidente non venga neppure preso in considerazione, pur potendo quest’ultimo risolvere la questione a livello amministrativo, definitivamente. Ci chiediamo infine, quale disdicevole colpa dobbiamo espiare, pur essendo docenti che da anni lavorano dignitosamente e con senso del dovere nelle scuole pubbliche, contribuendo ottimamente al loro corretto funzionamento.
Inoltre, prendiamo atto che non avete considerato il fatto che, essendo inseriti nella fascia sbagliata, abbiamo perso opportunità lavorative per 15 anni.
Auspichiamo che questa nostra lettera Vi inviti ad un’ attenta riflessione sulla questione e che si rispetti totalmente le sentenze del più alto grado di giustizia in Italia, ripristinando una situazione di equanimità fra docenti in possesso dello STESSO TITOLO. Speriamo, inoltre, che si rispetti nello stesso tempo anche il volere del Presidente della Repubblica, il quale nel discorso di apertura dell’anno scolastico in corso, invitava la scuola ad essere presidio di legalità, consiglio che noi intendiamo ascoltare e seguire. Siamo disponibili ad un incontro mediante alcuni nostri delegati, per confrontarci civilmente e democraticamente, ai fini di risolvere questa scandalosa ingiustizia tutta italiana.

Doverosamente la salutiamo.

COMITATO PER L’INSERIMENTO DIPLOMATI MAGISTRALE ABILITANTE IN GAE

ABBATTIAMO IL MURO DELLA BUONA SCUOLA

RETE STUDENTI E UDU: 50MILA STUDENTI IN PIAZZA NELLA PRIMA DATA DI MOBILITAZIONE IN TUTTA ITALIA/ABBATTIAMO IL MURO DELLA BUONA SCUOLA

La manifestazione studentesca ha visto un’altra partecipazione degli studenti, a dimostrare quanto la legge 107 non sia voluta dalla maggioranza della popolazione studentesca, anche gli studenti universitari sono scesi in piazza insieme a noi in tanti, perchè mondo della scuola e dell’università sono indissolubilmente legati e fondamentali per la costruzione di un futuro fatto di integrazione, diritti ed opportunità per tutte e tutti.

Dichiara Alberto Irone, portavoce Nazionale Rete Studenti Medi: “Migliaia e migliaia gli studenti e le studentesse oggi nelle piazze italiane. Piazze pacifiche, propositive, che non sono altro che il culmine di un processo di mobilitazione iniziato l’anno scorso, fatto di informazione e formazione, assemblee, dibattiti ed elaborazione di idee e proposte complete da parte degli studenti, a partire dalle scuole. Vogliamo una scuola buona per davvero, che sia sufficientemente finanziata con soldi pubblici e non soggetta alle necessità dei privati, una scuola in cui è possibile studiare a costo zero e in cui il diritto allo studio è attuato, una scuola in cui grazie all’integrazione, all’inclusione e alla cooperazione non si lascia indietro nessuno. Vogliamo una scuola buona per davvero.”

Dichiara Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale Unione degli Universitari: “Studenti medi ed universitari uniti in piazza per lanciare un messaggio chiaro: scuola ed università devono essere necessariamente unite nel processo di riforma, processo che va portato avanti con il pieno coinvolgimento dei principali protagonisti: noi studenti. Nel momento in cui anche il diritto allo studio universitario viene messo ancora più in dubbio a causa di tagli ai finanziamenti noi rispondiamo che l’accesso all’università deve essere garantito a tutti e tutte senza impedimenti di tipo economico o sbarramenti in entrata come il numero chiuso ed il numero programmato.”

Concludono Irone e Dionisio: “Il mondo dell’istruzione è stato messo sotto attacco dal governo. Si è cercato di far passare logiche sbagliate e dannose nascondendosi dietro il loro malfunzionamento. Noi sappiamo che se oggi scuola ed università non sono luoghi del sapere accessibili ed efficienti è anche, e soprattutto, a causa di scelte sbagliate portate avanti negli anni precedenti, senza il coinvolgimento degli studenti. E’ il momento di rivoluzionare il sistema di istruzione pubblico in Italia, ma per farlo è imprescindibile il contributo di noi studenti.”

Reinserimento in GaE

I Tribunali del Lavoro danno ragione all’ANIEF sul reinserimento in GaE: il MIUR non può negare un diritto previsto dalla legge.

Accolti altri due ricorsi patrocinati dall’ANIEF sul diritto al reinserimento nelle Graduatorie a Esaurimento dei docenti cancellati per non aver prodotto domanda di aggiornamento/permanenza; gli Avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli, Francesca Lideo, Guglielmo Abbate e Giancarlo Longo ottengono piena ragione in tribunale per i nostri iscritti con altre due ordinanze emanate dai Tribunali di Enna e Santa Maria Capua Vetere (CE) che impongono al Ministero dell’Istruzione l’immediato reinserimento delle ricorrenti nelle graduatorie d’interesse anche al fine di partecipare al piano straordinario di immissioni in ruolo.

Le ordinanze, ottenute con estrema perizia dai legali ANIEF, ricostruiscono con precisione l’assetto normativo che regola le Graduatorie a Esaurimento e, riconoscendo piena ragione ai nostri iscritti, evidenziano come “non esiste alcuna impossibilità di contemporanea applicazione tra la previsione generale del carattere ad esaurimento delle graduatorie e la disposizione che consente il reinserimento in graduatoria di chi già avesse maturato il diritto all’inserimento e sia stato cancellato soltanto per non aver presentato tempestiva domanda di aggiornamento”. Nelle Ordinanze viene ribadito come “il carattere ad esaurimento delle graduatorie […] non ha impedito al legislatore di consentire l’inserimento in graduatoria, in via di eccezione, per ulteriori categorie di persone” ritenendo, pertanto, “ragionevole depurare le graduatorie dalla presenza di docenti che effettivamente non abbiano più interesse a permanervi, mentre non è corretto determinarne l’esclusione sulla base di una volontà che non si assume acquisita direttamente, ma solo desunta in via implicita a mezzo del silenzio o inerzia, anche incolpevole, tenuta dagli interessati”.

Il Giudice del lavoro di Enna, inoltre, concorda in pieno con quanto già ottenuto dai legali ANIEF in altre circostanze similari e riconosce che “in linea di principio, dunque, non si può affermare che il docente che già figura in graduatoria debba necessariamente riaffermare una volontà che egli ha già espresso, a pena di effetti dannosi come l’esclusione dalla graduatoria” e valuta che le previsioni contenute nei D.M. di aggiornamento delle graduatorie, che si sono succeduti nel corso degli anni, “nella misura in cui contrastano con il disposto dell’art. 1 co. 1-bis D.L. n. 97/2004 devono essere pertanto disapplicate, non potendo un decreto ministeriale negare il diritto al reinserimento nelle graduatorie previsto dalla legge”. La stessa Ordinanza, inoltre, ritiene che i D.M. di aggiornamento delle Graduatorie “devono ritenersi illegittimi per l’omessa previsione di una garanzia partecipativa, non avendo contemplato l’obbligo degli Uffici Scolastici provinciali di comunicare ai docenti già iscritti nelle graduatorie ad esaurimento – e che hanno omesso di presentare la domanda di esservi confermati – gli effetti della L. 143/2004, con l’avviso che il mancato rispetto dell’onere di presentare detta domanda di conferma entro il termine prefissato comporta la cancellazione dalla graduatoria stessa”.

Vittoria piena per l’ANIEF, dunque, e nuova conferma che il Ministero dell’Istruzione ha commesso un illecito negando, sin dal 2009, la possibilità per i docenti cancellati per non aver prodotto domanda di aggiornamento, di essere reinseriti nelle Graduatorie come è sempre stato loro diritto.

Più economia tra i banchi: dal Miur i suggerimenti per la nuova offerta formativa

da Il Sole 24 Ore

Più economia tra i banchi: dal Miur i suggerimenti per la nuova offerta formativa

Più economia tra i banchi. È uno degli obiettivi che la “Buona scuola” suggerisce alle scuole nel potenziamento dell’offerta formativa. Sul punto interviene anche il ministero dell’Istruzione con una nota che ricorda la “Carta d’intenti per l’Educazione economica come elemento di sviluppo e crescita sociale” sottoscritta il 10 giugno scorso insieme a tutte le istituzioni interessate: Banca d’Italia, Guardia di finanza, Agenzia delle entrate.

La carta d’intenti
Il 10 giugno il Miur ha sottoscritto con altre Istituzioni pubbliche e organizzazioni non profit, la Carta d’intenti per “l’Educazione economica come elemento di sviluppo e crescita sociale” che contempla tra i propri obiettivi la definizione di una strategia a livello nazionale per migliorare la cultura finanziaria dei giovani. Per farlo i sottoscrittori della Carta d’intenti si sono impegnati a condividere i programmi educativi già in atto e a favorire l’integrazione delle iniziative di educazione alla cittadinanza economica e alla legalità offerte sul territorio. Ed è da lì che la nota del Miur consiglia alle scuole di partire. Vediamo i casi citati.

Educazione finanziaria nelle scuole
È un progetto promosso da Banca d’Italia. I programmi formativi rivolti alle scuole di ogni ordine e grado riguardano: moneta e strumenti di pagamento, stabilità dei prezzi, sistema finanziario e, per le sole scuole secondarie di secondo grado, la responsabilità civile da circolazione stradale (curata dall’Ivass). L’offerta formativa è integrata da ulteriori iniziative di sensibilizzazione e ludiche, in particolare in materia di circolazione monetaria e politica monetaria, che da alcuni anni costituiscono una componente importante della collaborazione nel campo della cultura finanziaria tra il Miur e la Banca d’Italia.

Economi@scuola
È un progetto a cura della Fondazione per l’Educazione-Finanziaria e al Risparmio sull’uso consapevole del denaro e la cittadinanza economica basato su una metodologia didattica innovativa e su un approccio valoriale al tema dell’economia e della finanza.

Legalità economica
È un’iniziativa curata dalla Guardia di Finanza per: spiegare il significato di “legalità economica” attraverso esempi concreti riscontrabili nella vita quotidiana; incrementare negli studenti la consapevolezza del loro ruolo di cittadini, titolari di diritti e di doveri che investono anche il piano economico;sensibilizzare i giovani sul valore della legalità economica, da apprezzare non per paura delle relative sanzioni, bensì per la sua utilità, sotto il profilo individuale e sociale; illustrare il ruolo e i compiti delle Fiamme gialle e far riflettere su quei luoghi comuni, presenti in alcuni contesti socio-culturali, che proiettano un’immagine distorta del valore della “sicurezza economico-finanziaria” e della missione del Corpo.

Fisco a scuola
È un progetto a cura dell’ Agenzia delle Entrate per rafforzare la cultura contributiva, promuovere la legalità fiscale e sensibilizzare i contribuenti di domani sull’importanza di un comportamento fiscalmente corretto quale modalità di partecipazione dei cittadini alla realizzazione e al funzionamento dei servizi pubblici.

Far studiare un figlio costa almeno 1.000 euro all’anno

da La Stampa

Far studiare un figlio costa almeno 1.000 euro all’anno

I dati di un’indagine sulla condizione studentesca fatta dalla Rete degli studenti

Per una famiglia mandare a scuola i figli – tra libri, materiali, abbonamento dell’autobus, contributo volontario – rappresenta un costo che supera abbondantemente il migliaio di euro. Lo sottolinea la Rete degli studenti medi che ha presentato alla Camera in una conferenza stampa, un’indagine sulla condizione studentesca fatta assieme all’Unione degli Universitari.

Il costo dei libri di testo è quello che pesa maggiormente sul budget per la scuola. Quest’anno mediamente per i libri + 2 dizionari si registra una spesa di 531,70 euro per ogni studente, il +0,4% rispetto allo scorso anno. Anche quest’anno quindi la spesa per i libri aumenta, nonostante l’aumento sia minore rispetto agli anni passati e continua a superare in molti casi – hanno fatto notare gli studenti -i tetti di spesa fissati dal Ministero. In crescita anche la spesa per il corredo scolastico (più i «ricambi») che passa da 506,50 Euro dello scorso anno ai 514,00 Euro di quest’anno.

A queste cifre va aggiunta l’uscita per il cosiddetto contributo volontario: una media approssimativa di circa 90 euro. La Rete degli studenti chiede maggiore trasparenza su questa questione: «bisogna chiarire la natura volontaria del contributo e non lasciare che sia confuso con tasse obbligatorie da pagare annualmente; ma allo stesso tempo le scuole devono fornire alle famiglie un quadro chiaro e preciso delle finalità cui sarà destinato il loro contributo, che per legge può finanziare esclusivamente l’ampliamento dell’offerta culturale e formativa e non le attività curriculari».

Altro salasso arriva dai trasporti. Il costo medio degli abbonamenti annuali si attesta a 390 euro, segnalano gli studenti secondo i quali «il diritto allo studio è anche diritto di poter scegliere la scuola che si preferisce, ma questo – osservano – si scontra con la possibilità economica di pagarsi un servizio di mobilità».

Nell’indagine – spiega Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale Unione degli Universitari – «abbiamo anche evidenziato come il collegamento tra mondo della scuola e mondo dell’università non sia assolutamente funzionante. Rispetto agli studenti che prendono la maturità ogni anno gli immatricolati all’università sono molti di meno, si attestano su una media di 270.000 nuovi immatricolati ogni anno. Questo è un numero assolutamente insufficiente considerato anche la grande quantità di studenti dispersi durante il percorso universitario, sempre per motivi economici. Vogliamo che sia chiaro che il diritto allo studio, sia alle superiori che all’università, senza finanziamenti rimane un principio senza riscontri nella realtà, e aspettiamo che vengano chiarite le intenzioni del governo in tal senso sia per la Buona Scuola che per ipotetici interventi sull’università».

Oltre 1500 euro all’anno: «Ecco quanto costa la scuola pubblica»

da Corriere della sera

Oltre 1500 euro all’anno: «Ecco quanto costa la scuola pubblica»

Il calcolo di Rete degli Studenti e Udu: l’istruzione pubblica deve essere gratuita per tutti, servono fondi per il diritto allo studio. Il 9 ottobre tutti in piazza

Claudia Voltattorni

Roma Novanta euro di contributo volontario. Oltre mille (531,70 più 514) per zaini, astucci, quaderni e libri. Quasi 400 (390) per i trasporti. Totale: più di 1500 euro (1.525) vengono spesi in media ogni anno dagli studenti italiani per frequentare la scuola, quella pubblica. Il conto lo hanno fatto la Rete degli Studenti Medi insieme con l’Udu e«fotografa» la situazione degli studenti delle superiori. Proprio la settimana scorsa gli studenti sono stati ricevuti al ministero dell’Istruzione per parlare di diritto allo studio, una delle deleghe che la legge della Buona scuola ha lasciato al governo.

«Scuola pubblica gratuita per tutti»

«Noi vorremmo che la scuola pubblica fosse completamente gratuita per tutti», spiega Alberto Irone, portavoce della Rete, «crediamo perciò che il tema del diritto allo studio sia fondamentale per garantire un’istruzione a tutti senza discriminazioni e in totale gratuità» e «per poter scegliere la scuola che si preferisce», continua Jacopo Dionisio dell’Udu. Ma per questo, continua Irone, «servono dei fondi: è il punto chiave della questione, così come riconosciuto anche dal Miur, che però non ci ha dato risposte». La Rete e l’Udu chiedono quindi un investimento forte: «Abbiamo stimato che servirebbero circa 4 miliardi di euro per coprire tutte le spese scolastiche degli studenti del secondo ciclo della scuola pubblica italiana».

Università

Ma il problema continua anche all’università, dice Dionisio. Nell’indagine emerge anche che «scende il numero immatricolati rispetto agli studenti che prendono la maturità: 270mila i nuovi ogni anno, ma è un numero assolutamente insufficiente considerato anche la grande quantità di studenti dispersi durante il percorso universitario, sempre per motivi economici». Il diritto allo studio senza finanziamenti, «sia alle superiori sia all’università, senza finanziamenti resta un principio senza riscontri nella realtà», perciò, continuano gli studenti della Rete, «aspettiamo che vengano chiarite le intenzioni del governo in tal senso sia per la Buona scuola che per ipotetici interventi sull’università».

In piazza il 9 ottobre

Intanto, gli studenti continueranno a partecipare ai tavoli al Miur per parlare delle altre deleghe. «Noi ci siamo – dice Michelangelo Grilli della Rete -propositivi come sempre ma anche sempre in una logica di contrattazione con il governo». E venerdì guideranno la prima protesta della stagione con gli studenti dell’Uds, dell’Udu, Link e la Rete della Conoscenza nelle piazze d’Italia. La parola d’ordine sarà #vogliamopotere.

Precari storici assunti d’ufficio? La Consulta si esprimerà il 17 maggio

da La Tecnica della Scuola

Precari storici assunti d’ufficio? La Consulta si esprimerà il 17 maggio

La Corte Costituzionale ha fissato l’attesa udienza, rinviato a giugno, sulla legittimità della normativa italiana sui contratti di lavoro a termine: si svolgerà il 17 maggio 2016.

Arriverà quindi con quasi un anno di ritardo quel parere che i giudici della Consulta avrebbero rendere noti, su spinta della Corte di Giustizia europea, come indicato nella sentenza dello scorso 26 novembre. Quella sulla reiterazione dei contratti a termine di docenti e Ata, oltre i 36 mesi, è del resto un partita delicata. Con se lo Stato italiano dovesse perdere, comporterebbe un danno considerevole per l’erario. Perché assieme alla stabilizzazione, un precario con titoli, con almeno 36 mesi di servizio, dovrebbe mediamente percepire attorno ai 25mila euro di risarcimento.

Che per i legali dell’Anief andrebbero assegnati a tutti i 200mila abilitati rimasti fuori dal piano di assunzioni della Buona Scuola: “sono interessati 55mila diplomati magistrali, circa 20mila abilitati con Tfa e 60mila Pas, più diverse migliaia di abilitati con i corsi di Scienze della formazione primaria dopo il 2011. A cui si aggiungono 70mila docenti precari rimasti nelle GaE. In molti casi anche per l’ostinazione del Miur a non realizzare una seria ricognizione dei posti in organico di diritto”.

Ora, se tutti dovessero avanzare richieste di risarcimento, il danno potenziale per l’erario pari a qualcosa come 5 miliardi di euro. Una cifra enorme. Che, probabilmente, sta mettendo in crisi i giudici della Corte Costituzionale.

Ma non i sindacati, che già gongolano al pensiero di veder vinta una battaglia di principio e di sostanza. “Come noto – scrive la Flc-Cgil – su questa materia la Corte di Giustizia europea ha già da tempo espresso il proprio giudizio negativo. Risale infatti al 26 novembre 2014 la pronuncia con cui la Corte di Lussemburgo ha pesantemente censurato lo Stato italiano per l’abuso dei contratti a termine nel comparto scuola. Ora da mesi i precari della scuola, che in gran numero hanno avviato una vertenza per avere riconosciuto il proprio diritto alla stabilizzazione dopo tanti anni di supplenza, aspettano che anche la Corte Costituzionale si esprima finalmente e coerentemente su tale materia”.

“Questa vertenza assume ancor più rilevanza a fronte di un piano di assunzioni varato dal Governo che esclude ancora tanti lavoratori precari (docenti e ATA) che avrebbero titoli e requisiti per poter essere immessi in ruolo. La Flc-Cgil con i propri legali, dopo essere già intervenuta nella causa svoltasi presso la Corte di Lussemburgo, parteciperà anche alla discussione del giudizio in Corte Costituzionale e proseguirà con tutte le ulteriori iniziative che si renderanno necessarie – tanto sul piano legale che sindacale – per soddisfare i diritti legittimi dei lavoratori precari”.

Per l’Anief, la platea di docenti coinvolti nella sentenza della Consulta è enorme: “all’udienza del prossimo 17 maggio sono pure interessati i 55mila precari che verranno immessi in ruolo con la Fase C del potenziamento delle scuola, i quali tra l’altro non sanno ancora cosa andranno a fare e ad insegnare: perché essendo un’individuazione solo di tipo giuridico, la loro nomina verrà posticipata di un anno, a settembre 2016, mentre doveva e poteva essere attuata molto prima. Inoltre, ci sono tutti gli assunti della fase B e C della riforma, almeno 10mila docenti, costretti sotto ricatto a sottoscrivere l’immissione in ruolo a centinaia di chilometri da casa: per costoro, il sindacato ha già predisposto un ricorso specifico, che verrà presentato a fine mese nel corso della Conferenza organizzativa dei legali organizzata dall’Anief. L’intenzione è dare loro una seria opportunità di essere collocati dal Miur nella medesima provincia dove per anni hanno operato come docenti precari”.

“L’espressione della Corte Costituzione – incalza il presidente Anief, Marcello Pacifico – diventa quindi l’ultimo anello per completare quel processo di avvicinamento alla normativa europea sul diritto al lavoro e sulla lotta al precariato reiterato negli anni. E avrà effetti diretti pure sulla concessione, anche questa già sufficientemente consolidata, degli scatti di anzianità comprensivi del periodo di precariato, del pagamento dei mesi estivi e di tutte quelle indennità che vengono negate ai supplenti in mancanza di ragioni sostitutive”.

Alternanza scuola-lavoro, il Miur invia la Guida operativa alle scuole

da La Tecnica della Scuola

Alternanza scuola-lavoro, il Miur invia la Guida operativa alle scuole

Il ministero dell’Istruzione ha inviato alle scuole superiori una guida operativa sulla progettazione dei percorsi di alternanza scuola lavoro.

A comunicarlo è lo stesso Miur, annunciando il primo “manuale” operativo per la progettazione dei percorsi di alternanza scuola lavoro alle scuole secondarie di secondo grado: in tutto, spiega il Miur, il testo si compone di “novantaquattro pagine, allegati esemplificativi compresi, pensate per guidare passo dopo passo dirigenti scolastici e docenti, dall’ideazione del progetto al momento del monitoraggio finale”.

La guida è accompagnata da una lettera del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini.

La Buona Scuola ha fatto fare un “balzo in avanti al rapporto fra scuola e lavoro”, ricorda il ministro. L’alternanza diventa da quest’anno “un elemento strutturale dell’offerta formativa”. Con almeno 400 ore da effettuare negli ultimi tre anni degli istituti tecnici e professionali e 200 nei licei.

“Si tratta di una vera e propria rivoluzione, che questo Governo ha inteso sostenere anche finanziariamente con una dote di 100 milioni di euro all’anno”, ricorda Giannini nella lettera di accompagnamento. “Siamo pronti a partire: quest’anno avremo almeno 500.000 ragazzi impegnati obbligatoriamente nell’alternanza. A regime, sul triennio, saranno circa 1 milione e mezzo gli studenti coinvolti”.

A fronte del nuovo obbligo, il Miur ha voluto fornire una Guida molto pratica che parte dal contesto normativo di riferimento, ripercorrendo tutte le novità previste dalla riforma, per poi addentrarsi nei passaggi necessari per attivare i percorsi di alternanza. Che da quest’anno, per effetto della Buona Scuola, potranno essere svolti anche in periodi extra scolastici, ad esempio in estate, e anche all’estero. Sarà possibile per i ragazzi andare non solo nelle imprese, ma anche in enti pubblici e nelle istituzioni culturali. È la prima volta che alle scuole viene fornito uno strumento di questo tipo.

“Quella dell’alternanza è un’innovazione storica per l’impianto formativo della scuola italiana, perché punta ad aprire le porte delle scuole alle esperienze e alle competenze che si formano fuori dall’aula, unendo sapere e saper fare”, conclude il ministro.

Alla Guida faranno seguito “la Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza e il Registro nazionale dell’alternanza in cui saranno visibili enti e imprese disponibili a svolgere questi percorsi”: nei prossimi mesi ci saranno iniziative di assistenza tecnica, di accompagnamento e di monitoraggio, annunciano dal dicastero di Viale Trastevere.

Conto alla rovescia per l’approvazione del RAV e faq per la valorizzazione dei docenti

da La Tecnica della Scuola

Conto alla rovescia per l’approvazione del RAV e faq per la valorizzazione dei docenti

L.L.

Nel ricordare che entro il 10 ottobre le scuole dovranno definitivamente approvare il proprio Rapporto di Autovalutazione, dopodiché tutti i RAV saranno pubblicati nell’apposita sezione del portale “Scuola in chiaro” dedicata alla valutazione, segnaliamo che il sito del Sistema Nazionale di Valutazione presenta una nuova interfaccia e nuovi contenuti.

Oltre alla grafica, sono state introdotte due aree dedicate ai dirigenti e ai docenti.

Per quanto riguarda, in particolare, i docenti, il Miur propone una serie di faq, contenute in una sezione in divenire che verrà continuamente implementata e costituirà un riferimento per il Comitato tecnico scientifico che dovrà definire alla fine di questo triennio le “Linee guida per la valutazione del merito dei docenti a livello nazionale”.

Riportiamo di seguito le prime faq pubblicate:

Da quale anno scolastico parte la valorizzazione del merito del personale docente nelle istituzioni scolastiche?

Si parte subito con l’anno scolastico 2015/2016.
La legge 107 al comma 126 evidenzia che, per la valorizzazione del merito del personale docente, a decorrere dall’anno 2016 viene costituito presso il Miur un apposito fondo del valore di 200 milioni di euro rinnovato di anno in anno.

Quale sarà la somma destinata ad ogni scuola?

Un decreto specifico del Ministro ripartirà il fondo a livello territoriale e tra le istituzioni scolastiche in proporzione alla dotazione organica dei docenti, considerando altresì i fattori di complessità delle istituzioni scolastiche e delle aree soggette a maggiore rischio educativo. Comunque il livello medio di finanziamento per ogni scuola su cui è possibile iniziare a fare delle ipotesi è di mediamente 24.000 euro.

Il fondo è rivolto a tutti i docenti?

Il fondo è indirizzato a valorizzare il merito del personale docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado presenti sui posti della dotazione organica (posti comuni, sostegno, irc). Viene definito “bonus” in quanto è da considerare come una retribuzione accessoria che può essere confermata o non confermata di anno in anno in relazione ai criteri stabiliti e alle valutazioni ricevute.

Chi stabilisce il bonus per i docenti?

I criteri vengono stabiliti dal rinnovato Comitato di valutazione (vedi composizione in comma 129) mentre l’assegnazione della somma, sulla base di una motivata valutazione, spetta al Dirigente scolastico. È indubbio che la maggior o minor definizione dei criteri implicherà la minor o maggior discrezionalità del Dirigente scolastico, ma queste decisioni sono lasciate all’autonomia gestionale delle istituzioni scolastiche.

Il bonus ha una cifra minima ed una massima a cui attenersi per ogni docente?

No, non ci sono cifre di riferimento in quanto il tutto è determinato dai criteri del Comitato e dall’applicazione attraverso i rilievi e le valutazioni del Dirigente.
Comunque, bisogna tenere in considerazione che il fondo è indirizzato specificatamente al merito professionale del personale docente, prefigurando di conseguenza dei criteri che sappiano effettivamente rilevarlo e valutarlo per poi promuoverlo e valorizzarlo. Più i criteri saranno condivisi ma nello stesso tempo stringenti, puntuali, rilevabili, misurabili, valutabili più probabilmente implicheranno una differenziazione fra i docenti e nello stesso tempo un consenso in quanto andranno effettivamente a premiare il merito.

Supplenze brevi: alcuni chiarimenti su contratti e pagamenti

da La Tecnica della Scuola

Supplenze brevi: alcuni chiarimenti su contratti e pagamenti

Novità per quanto riguarda i contratti e i pagamenti delle supplenze brevi del personale non di ruolo.

Infatti, il Ministero dell’Istruzione in collaborazione con il Ministero dell’Economia ha elaborato un piano di gestione congiunto che si occuperà di monitorare e gestire queste operazioni.
6Il provvedimento, che fa riferimento alla nota 2966 del 1 settembre 2015, riferisce agli istituti scolastici della possibilità di incrociare i dati inseriti dalle segreterie delle scuole con quelli della piattaforma NoiPa, del Ministero dell’Economia.

Come riporta la nota ministeriale, “il processo transitorio di liquidazione delle competenze “NoiPA/Cedolino Unico Compensi vari” per le supplenze brevi del personale non di ruolo verrà, quindi, completamente sostituito con un sistema integrato di colloquio tra le banche dati SIDI e NoiPA, basato sui principi della cooperazione applicativa, che assicurerà l’aggiornamento contestuale del Fascicolo personale dei dipendenti”.

La stessa nota 2966 del 1 settembre 2015, ha già informato sulla nuova area Gestione Giuridica e Retributiva Contratti Scuola disponibile sul SIDI, con nuove funzionalità, per assistere le scuole nella gestione di contratti di supplenze brevi.

A questo punto, saranno le scuole che acquisiranno i contratti relativi alle supplenze, sfruttando le funzionalità fornite dal SIDI.
I contratti saranno trasmessi dal sistema informativo del Ministero dell’istruzione a quello del Ministero dell’economia, in cooperazione applicativa.
Il personale scolastico interessato potrà verificare gli esiti delle procedure direttamente su Polis (progetto POLIS, Presentazione On Line delle IStanze), accedendo tramite username e password dal sito di istanze on line.

Altro dato da sottolineare è che l’avviso del 30 settembre 2015 del Miur ribadisce che per le supplenze brevi, dall’anno scolastico 2015/2016, le pratiche TFR verso l’Ente Previdenziale saranno gestite automaticamente dal MEF e non saranno più in carico alla scuola.

Per quanto riguarda invece il personale A.T.A.(comma 332), la nota indica che “con riferimento al divieto di sostituire il personale appartenente al profilo di collaboratore scolastico nei primi sette giorni di assenza, si rappresenta che il predetto divieto potrà essere superato laddove il dirigente scolastico, sotto la propria esclusiva responsabilità, con determinazione congruamente motivata e dopo aver prioritariamente posto in essere tutte le misure organizzative complessive che vedano coinvolta l’organizzazione dell’intera Istituzione Scolastica con un’attenzione, quindi, non limitata al solo plesso interessato dall’assenza del collaboratore scolastico, raggiunga la certezza che: l’assenza del collaboratore scolastico determinerebbe delle urgenze che non potrebbero trovare alcuna altra risposta atta a garantire la incolumità e la sicurezza degli alunni, nonché la indispensabile assistenza agli alunni diversamente abili determinando, inoltre, necessità obiettive non procrastinabili, improrogabili e non diversamente rimediabili, che renderebbero impossibile assicurare le condizioni minime di funzionamento del servizio scolastico tanto da compromettere in modo determinante il diritto allo studio costituzionalmente garantito”.

Sul portale SIDI, cliccando la voce ‘Procedimenti Amministrativi’ si può consultare il manuale utente “Gestione Rapporti di lavoro/indennità di maternità in cooperazione applicativa” per una guida all’uso del nuovo sistema.

Art. 117 della Costituzione: cancellata la legislazione concorrente

da tuttoscuola.com

Art. 117 della Costituzione: cancellata la legislazione concorrente

Il Senato ha approvato oggi l’art. 31 del ddl Boschi di revisione della Costituzione. Se l’articolo sarà confermato nella prossima lettura alla Camera, cambierà l’art. 117 che disciplinava le competenze legislative dello Stato e delle Regioni.

In particolare è stata cancellata la norma sulla legislazione concorrente che in tutti questi anni aveva reso complessi e complicati i rapporti tra Stato e Regioni.

In materia d’istruzione cambia qualcosa, a cominciare dalla competenza esclusiva dello Stato che non è più soltanto riferita alle norme generali sull’istruzione; la competenza esclusiva sarà relativa a disposizioni generali e comuni sull’istruzione; ordinamento scolastico; istruzione universitaria e programmazione strategica della ricerca scientifica e tecnologica.

Superata completamente la legislazione concorrente che prevedeva:  istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale;
professioni; ricerca scientifica e tecnologica.

Per quanto riguarda la competenza regionale, il nuovo art. 117 prevede che Spetta alle Regioni la potestà legislativa in materia della formazione professionale; salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche, in materia di servizi scolastici, di promozione del diritto allo studio, anche universitario.

Ecco la guida operativa per l’alternanza scuola-lavoro

da tuttoscuola.com

Ecco la guida operativa per l’alternanza scuola-lavoro
Giannini: risorse certe, coinvolti 500mila studenti, un milione mezzo a regime

Arriva nelle scuole il primo manuale per la progettazione dei percorsi di alternanza scuola lavoro. Novantaquattro pagine, allegati esemplificativi compresi, pensate per guidare passo dopo passo dirigenti scolastici e docenti, dall`ideazione del progetto al momento del monitoraggio finale.

La guida operativa – ha reso noto il Miur – è stata inviata alle scuole secondarie di secondo grado accompagnata da una lettera del ministro Stefania Giannini. “La Buona Scuola ha fatto fare un ‘balzo in avanti al rapporto fra scuola e lavoro’“, ha ricordato il ministro, sottolineando che l’alternanza diventa da quest`anno “un elemento strutturale dell’offerta formativa“. Con almeno 400 ore da effettuare negli ultimi tre anni degli istituti tecnici e professionali e 200 nei licei.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione, che questo governo ha inteso sostenere anche finanziariamente con una dote di 100 milioni di euro all`anno“, ha rivendicato Giannini nella lettera di accompagnamento, aggiungendo: “Siamo pronti a partire: quest’anno avremo almeno 500mila ragazzi impegnati obbligatoriamente nell`alternanza. A regime, sul triennio, saranno circa 1 milione e mezzo gli studenti coinvolti“.

E a fronte del nuovo obbligo, il Miur – ha spiegato lo stesso ministero – “ha voluto fornire una guida molto pratica che parte dal contesto normativo di riferimento, ripercorrendo tutte le novità previste dalla riforma, per poi addentrarsi nei passaggi necessari per attivare i percorsi di alternanza. Che da quest`anno, per effetto della Buona Scuola, potranno essere svolti anche in periodi extra scolastici, ad esempio in estate, e anche all`estero. Sarà possibile per i ragazzi andare non solo nelle imprese, ma anche in enti pubblici e nelle istituzioni culturali. È la prima volta che alle scuole viene fornito uno strumento di questo tipo“.

Quella dell`alternanza è un’innovazione storica per l’impianto formativo della scuola italiana, perché punta ad aprire le porte delle scuole alle esperienze e alle competenze che si formano fuori dall`aula, unendo sapere e saper fare“, ha ricordato il ministro. Alla Guida faranno seguito “la Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza e il Registro nazionale dell`alternanza in cui saranno visibili enti e imprese disponibili a svolgere questi percorsi“. E nei prossimi mesi ci saranno iniziative di assistenza tecnica, di accompagnamento e di monitoraggio.

Istantanee di vita scolastica

90 anni Indire, giornata di studi “Istantanee di vita scolastica”: la fotografia come fonte per la storia dell’educazione

Firenze – Sala Fabiani di Palazzo Medici Riccardi, 9 ottobre ore 14

«Istantanee di vita scolastica. La fotografia come fonte per la storia dell’educazione: bilancio e prospettive d’una nuova tendenza storiografica». È la giornata di studi organizzata dall’Indire, in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze e il Centro di Ricerca CESCO dell’Università degli Studi di Macerata, che si terrà il 9 ottobre, a partire dalle 14, a Firenze nella Sala Fabiani di Palazzo Medici Riccardi ( via Cavour 1).
Nel corso degli ultimi anni, la storiografia educativa internazionale ha iniziato a utilizzare la fotografia come fonte per una storia visuale della scuola in grado di ricostruire le reali pratiche educative svolte all’interno delle classi, al di là delle disposizioni legislative e delle prescrizioni pedagogiche.
La documentazione fotografica costituisce una fonte straordinariamente efficace per comprendere l’immagine pubblica che le classi dirigenti locali e nazionali intendevano offrire del processo di scolarizzazione, del sistema e delle opere scolastiche realizzate; inoltre le immagini risultano utili per analizzare le pratiche educative, le consuetudini e i rituali in uso nelle scuole.
La giornata di studi si aprirà con i saluti del Presidente dell’Indire Giovanni Biondi. Seguiranno gli interventi di storici dell’educazione, dell’arte e della fotografia di varie Università, impegnati a definire insieme lo scenario di riferimento di questo nuovo filone d’indagine, e a fornire alcune prime indicazioni metodologiche. Tra gli ospiti internazionali Sjaak Braster (Erasmus Universiteit, Rotterdam) e Maria del Mar del Pozo Andrés (Universidad de Alcalá), che negli ultimi anni hanno concentrato i propri studi sulla storia visuale dell’educazione.
L’evento fa parte delle iniziative collaterali della mostra “Radici di futuro. L’innovazione a scuola attraverso i 90 dell’Indire”, aperta al pubblico e con ingresso libero, fino al prossimo 22 ottobre.

Di seguito il programma dettagliato degli interventi:

Presiede Carmen Betti (Università degli Studi di Firenze)

Sjaak Braster (Erasmus Universiteit, Rotterdam – Olanda) e María del Mar del Pozo Andrés (Universidad de Alcalá – Spagna), Education and the children’s colonies in the Spanish Civil War (1936-1939): the images of the community ideal;

Sandra Gesualdi (Fondazione «Don Lorenzo Milani») e Pamela Giorgi (INDIRE), Le fotografie dell’archivio della Fondazione Don Lorenzo Milani;

Carla Ghizzoni (Università Cattolica di Milano), La scuola all’aperto «Umberto di Savoia» per alunni gracili di Milano durante il fascismo: una storia per immagini;

Juri Meda (Università degli Studi di Macerata), La rappresentazione fotografica della scuola italiana tra documentazione amministrativa, denuncia sociale e sublimazione propagandistica (1920-1950);

Etienne Baldez Louzada Barbosa (Universidade Federal do Paraná – Brasile), Il fotografo va a scuola. Usi e abusi della fotografia scolastica da parte dei dirigenti dell’istruzione pubblica primaria (Parana, Brasile, 1910-1950);

Coffee break: ore 16.30

Luigi Tomassini (Università degli Studi di Bologna), La fotografia scolastica e la Fototeca storica di Indire;

Gianfranco Bandini (Università degli Studi di Firenze), Mutazioni della fotografia nel contesto digitale: aspetti educativi e comunicativi;

Tiziana Serena (Università degli Studi di Firenze), La Fototeca storica di Indire nella prospettiva dell’archivio fotografico: questioni e metodi dal punto di vista della storia della fotografia;

Marta Brunelli (Università degli Studi di Macerata), Le foto scolastiche come fulcro di pratiche sociali, creative e partecipative: il caso dei Photo-Mashup a tema scolastico nei social network;

Laura Vanni (Università degli Studi di Firenze), Tra banchi, quaderni e calamai: la storia materiale della scuola nelle immagini della Fototeca storica di Indire;

Irene Zoppi (Indire), La banca dati FotoEDU per la ricerca: un esempio di applicazione pratica e proposte per lo sviluppo.

G. Faletti, La piuma

L’ULTIMA RECENSIONE
(Quando la genialità si veste da clown)

di Luigi Manfrecola

 La genialità non è solo intelligenza poiché si nutre anche di sensibilità, buon gusto, senso della misura, ansia di ricerca.

E’ così che il genio riesce a spaziare in tutti i campi ed è così che un clown apprezzato e stimato può risultare imprevedibile e può riuscire a sorprenderti. Mi riferisco ad un finto comico che, dopo averci divertito nella tv degli anni ’80 ,ebbe poi modo di dimostrare la sua versatilità di attore, cantante, scrittore.

GIORGIO FALETTI (il poliziotto Vito Catozzo nella fortunata serie televisiva di Drive-in) ci aveva già stupito con i suoi thriller bestseller. Ora, con la sua scomparsa, dobbiamo prendere atto d’una sua nascosta vocazione, sospesa a mezzo fra filosofia e poesia.

Ho avuto fra le mani in questi giorni un ultimo suo breve scritto, poco più d’un librettino apparentemente senza pretese: “LA PIUMA” –ed. Baldini/Castoldi.

Dagli editori definita la sua opera più bella, originale e dolente , viene presentata come “una favola morale”.

Non condivido il giudizio che mi sembra forse alquanto riduttivo. Nel viaggio d’una piuma, che Giorgio descrive con timida leggerezza, non si nasconde solo un’accusa desolata per la malvagia avidità , la cupidigia, la debolezza umana.

La piuma che , spinta da folate improvvise di vento, percorre lenti scenari spostandosi dai palazzi del potere fino alle navate delle chiese ed alle assi del palcoscenico, termina il suo improbabile viaggio nel buio d’una caverna. La insegue “l’uomo dal foglio bianco”, lo scienziato o il filosofo (?) che vuole riempire la sua pagina vuota di verità sconosciute, che diano un senso alla sua sterile ricerca, alla sua presenza.

Ed è nella caverna che termina il volo e che la piuma ritrova la collocazione che aveva smarrito, incastonandosi in un paio di ali bianche dalle quali si era fortuitamente staccata. Quelle stesse ali che l’uomo poi riesce ad indossare per levarsi in volo verso gli ampi spazi aperti e luminosi che s’intravvedevano alti, fra le nuvole cremose. E la sua lunga ricerca trova così fine in un luminoso bagliore senza meta, mentre volteggia ”teso in quel vento che ora gli offriva tutte le risposte a cui aveva sempre anelato, perché era stato l’unico a capire quello che nessuno aveva compreso…una piuma è fatta per volare”.

L’allusione sembra che chiami in causa la vacuità dell’esistenza, il suo mistero lento e solenne, la vanità degli affanni e delle miserie umane. Forse altro e di più… ed io non so dire se questa ingenua semplicità del racconto possa definirsi un’opera di Filosofia o di Poesia, comunque pregevole. Ma una cosa è tuttavia certa, essa rappresenta il presagio della fine imminente, tratteggiato con lenta e soffusa melanconia.