Contro le mancate assunzioni del personale Ata

SCUOLA – Anief ricorre al Tar contro le mancate assunzioni del personale Ata: sottratti illegittimamente anche due mesi di stipendio

 

Dopo tre anni di solo turn over, ora l’amministrazione vuole far venire meno pure quello. Il giovane sindacato ha pertanto deciso di impugnare la Nota 27715 del 28 agosto 2015, attraverso cui il Miur ha inteso, assieme alla Funzione Pubblica, vanificare le immissioni in ruolo di amministrativi, tecnici e ausiliari della scuola per trovare una collocazione ai perdenti posto delle province. Come se non bastasse tutto ciò, il Ministero ha imposto anche che le supplenze su quei posti liberi siano assegnate sino al 30 giugno 2016 anziché al 31 agosto 2016.

 

Marcello Pacifico (presidente Anief): non abbiamo nessuna remora contro i dipendenti in arrivo dalle provincia, ma è ora di finirla con questo accanimento verso i precari che operano nella scuola.

 

Evitare che i 6.200 posti previsti quest’anno per il turn over del personale Ata vengano dirottati al personale soprannumerario delle province e che questa anomalia comporti pure l’illegittima sottoscrizione di tutti i contratti annuali con scadenza 30 giugno 2016 anziché 31 agosto 2016: con questi obiettivi, il sindacato Anief ha deciso di presentare ricorso al Tar contro la Nota 27715 del 28 agosto 2015, attraverso cui il Miur ha deciso di vanificare le immissioni in ruolo di amministrativi, tecnici e ausiliari della scuola per trovare una collocazione ai perdenti posto delle province.

 

Quella del Miur è una decisione inaspettata, visto che sino a pochi giorni prima il ministro dell’Istruzione aveva garantito l’assunzione di oltre 6.200 precari Ata, giunta “a seguito delle interlocuzioni con il Dipartimento della Funzione Pubblica, è emerso che le procedure di ricognizione e di mobilità del personale delle province e delle città metropolitane, da ricollocare presso le istituzioni scolastiche con mansioni corrispondenti a quelle del personale AT.A, ai sensi dei commi 422e successividell’art.1 della legge 190/2014,a fronte della loro complessità, saranno effettuate a luglio 2016”.

 

La strada del ricorso – presa a Palermo, il 12 ottobre scorso, nel corso della conferenza organizzativa Ata dell’Anief, svolta nei locali dell’università Unipegaso, all’interno del Palazzo Mazzarino – è a questo punto l’unico modo per contrastare l’ennesimo attacco alla stabilizzazione dei tanti precari che da tempo operano su questi profili professionali. Gli ultimi anni hanno rappresentato un progressivo declino: nel 2011, quando al Miur c’era il ministro Maria Stella Gelmini, furono assunti 36mila Ata; l’anno successivo il numero si ridusse a 5.336 e nel 2013 si scese ancora a 3.662; anche lo scorso anno furono autorizzate appena 4.599 assunzioni. Quest’anno, per i maggiori pensionamenti, le immissioni in ruolo dovevano essere 6.200. Che però la Funzione pubblica ha praticamente bloccato, in attesa che nel prossimo mese di luglio si realizzi il trasferimento dei lavoratori perdenti posto delle province.

 

Come se non bastasse tutto ciò, il Miur ha reso ancora più penalizzante la situazione dei precari, andando ad indicare, a fine agosto, che le supplenze di amministrativi, tecnici e ausiliari, malgrado riguardassero posti vacanti, sarebbero state stipulate con scadenza 30 giugno 2016 anziché 31 agosto 2016. Come dire: oltre al danno della mancata assunzione, si aggiunge pure la beffa della sottrazione di due mesi di stipendio. Anief non ci sta e ricorre contro entrambe queste decisioni.

 

“L’obiettivo del ricorso – spiega il presidente Anief, Marcello Pacifico – è quello di recuperare due mensilità estive illegittimamente negate e anche di contestare il passaggio alla scuola, con funzioni di personale ATA, del personale in servizio presso le province e il loro assorbimento sui 6.200 posti previsti per il turn. Quello che ci prefiggiamo di ottenere è quindi l’immissione in ruolo di amministrativi, tecnici e ausiliari precari su quei posti destinati in modo illegittimo ad altri lavoratori. Contro i quali non abbiamo nessuna remora, ma è ora di finirla con questo accanimento verso chi opera nella scuola”.

 

Possono presentare ricorso tutti i lavoratori Ata precari inseriti nelle graduatorie provinciali, cosiddette ‘24 mesi’, e coloro che hanno sottoscritto un contratto al 30 giugno 2016. Le adesioni al ricorso si presentano on line entro il 28 ottobre 2015, direttamente dal portale Anief.

Avviso da 140 milioni per gli ambienti digitali

Scuola, Avviso da 140 milioni per gli ambienti digitali
Aule aumentate, laboratori mobili, spazi alternativi per l’apprendimento
Centoquaranta milioni per dotare le scuole di ambienti digitali per l’apprendimento. Questo lo stanziamento previsto dal nuovo Avviso pubblicato nell’ambito del PON – Programma Operativo Nazionale (FSE-FESR) 2014-2020.
“Questo Avviso è uno dei tasselli del Piano complessivo di investimenti che faremo sulla scuola digitale e che presenteremo la prossima settimana al Miur. Un Piano che metterà la tecnologia al servizio della didattica attraverso formazione degli insegnanti e una maggiore attenzione alle competenze degli studenti”, dichiara il Ministro Stefania Giannini. “È essenziale che le scuole colgano l’opportunità dei nuovi bandi PON che non riguardano più solo il Sud ma l’intero Paese”.
Le scuole del I e II ciclo hanno tempo fino al prossimo 18 novembre per presentare i loro progetti che potranno riguardare:
Spazi alternativi per l’apprendimento: ambienti in genere più grandi delle aule per accogliere attività diversificate, più classi, gruppi di classi (verticali, aperti, ecc.), in plenaria, per piccoli gruppi, con arredi e tecnologie per la fruizione individuale e collettiva, che permettano la rimodulazione continua degli spazi in coerenza con l’attività didattica prescelta. Uno spazio simile può essere finalizzato anche alla formazione dei docenti, interna alla scuola o sul territorio;

Laboratori mobili: dispositivi e strumenti mobili (per varie discipline, esperienze laboratoriali, scientifiche, umanistiche, linguistiche, digitali e non) in carrelli e box mobili, a disposizione di tutta la scuola, che possono trasformare un’aula “normale” in uno spazio multimediale e di interazione; l’aula si trasforma così in uno spazio in grado di proporre una varietà di configurazioni: dai modelli più tradizionali al lavoro in gruppi;

Aule ‘aumentate’ dalla tecnologia: un numero congruo di aule tradizionali arricchite con dotazioni per la fruizione collettiva e individuale del web e di contenuti, per l’interazione di aggregazioni diverse in gruppi di apprendimento, in collegamento wired o wireless, per una integrazione quotidiana del digitale nella didattica.

Per supportare le scuole nella fase di progettazione, il MIUR ha messo a disposizione un servizio di help desk disponibile all’indirizzo:

http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/pon/2014_2020/contatti_helpdesk
Il Miur metterà on line anche una galleria fotografica con 3 “modelli” di ambienti che potranno essere realizzati grazie ai fondi.

Conferenza programmatica sulla ricerca in Antartide

Conferenza programmatica sulla ricerca in Antartide

I prossimi 20 e 21 ottobre l’Accademia Nazionale dei Lincei in Roma ospiterà la “Conferenza nazionale programmatica sulla ricerca in Antartide” per ripercorrere i 30 anni di attività del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) e individuare le tematiche scientifiche future da approfondire, a distanza di dieci anni dall’accordo con la Francia ed a cinque anni dal decreto interministeriale che ha modificato l’assetto del PNRA.
Il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, istituito nel 1985 dal Parlamento italiano, è promosso e finanziato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e da 30 anni sostiene lo svolgimento di attività di ricerca con risultati scientifici di eccellenza, che hanno ricevuto l’apprezzamento e il riconoscimento della comunità internazionale.
La conferenza sarà aperta dal Prof. Enrico Alleva per conto della Presidenza dell’Accademia dei Lincei a cui seguirà il Prof. Mancini, Capo del Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca del Miur. Sempre durante la mattina del 20 sarà ripercorso il trentennio dell’attività di ricerca italiana, a partire dall’adesione al Trattato Antartico nel 1981, fino all’istituzione ed alle prime spedizioni del PNRA con i principali risultati scientifici conseguiti, le realizzazioni tecnologiche ed il ruolo svolto dall’Italia nell’ambito del Scientific Committee on Antarctic Research (SCAR).
Lo SCAR, rappresentato dal presidente Prof. Jerónimo López, è un comitato inter-disciplinare del Consiglio internazionale per la scienza (ICSU) con il compito di avviare, sviluppare e coordinare la ricerca scientifica internazionale di alta qualità nella regione antartica e a fornire consulenza scientifica obiettiva e indipendente durante le riunioni consultive del trattato antartico e altre organizzazioni come l’UNFCCC e IPCC sui temi della scienza e della conservazione che riguardano la gestione dell’Antartide sul suo ruolo nel sistema Terra.
Lo SCAR ha individuato delle priorità scientifiche per la salvaguardia dell’Antartide e dell’Oceano Antartico. Durante il pomeriggio del 20 ottobre e la successiva giornata del 21 ottobre, tutti partecipanti saranno impegnati in 7 workshop multidisciplinari con lo scopo di individuare le tematiche di ricerca d’interesse della comunità italiana, il contesto internazionale e le infrastrutture, strumentazioni e tecnologie necessarie per raggiungere i risultati posti dai quesiti dell’Horizon Scan dello SCAR 2014 oltre ad esaminare eventuali proposte che pervenute dalla comunità scientifica.
Ogni workshop produrrà un documento condiviso redatto con il fine di identificare le linee di priorità scientifica del PNRA e promuovere ulteriori azioni future per approfondire aspetti specifici.
La conferenza, la cui partecipazione è gratuita, si concluderà con una tavola rotonda dal tema “Sfide scientifiche e prospettive della ricerca in Antartide“.

Disturbi apprendimento per 186 mila alunni. Miur: “Nella norma”

da Redattore Sociale

Disturbi apprendimento per 186 mila alunni. Miur: “Nella norma”

Secondo il ministero dell’Istruzione il dato è vicino alla “stabilizzazione”, ma “non è preoccupante”. Le norme ci sono, ora si punta sulla formazione. Ciambrone: “La Buona scuola introduce il principio della formazione obbligatoria in servizio e sono stati stanziati 40 milioni di euro”.

ROMA. Secondo gli ultimi dati del Miur, sono 186.290 gli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) in Italia: 44.792 alle elementari, 73.502 alle medie e 67.996 alle superiori. “Le indagini epidemiologiche ci danno una prevalenza del 3-5 per cento sulla popolazione scolastica – commenta all’agenzia Dire, Raffaele Ciambrone, dirigente dell’Ufficio IV della direzione generale dello studente del Miur- e, assumendo che in totale sono 8 milioni circa gli alunni, dovremmo arrivare a numeri tra i 250 mila e i 350 mila. Quindi stiamo ben al di sotto del dato epidemiologico. C’è una flessione nell’aumento delle certificazioni – precisa – perché la progressione é stata la seguente: 63 mila nel primo anno, poco dopo la legge, poi 90 mila, 152 mila e ora 186 mila. L’anno precedente avevamo visto un aumento superiore al 60 per cento, mentre adesso è sceso al 22 per cento. Ci avviciniamo a una stabilizzazione del dato. Non è assolutamente preoccupante, ma nella norma”.

Un’Italia divisa in due sui Dsa. Sempre secondo il Miur, in Lombardia sono 47 mila gli alunni con Dsa, mentre in Campania 5.200. Come si spiega? “La Lombardia ha oltre il milione di alunni – risponde il dirigente del Miur – circa un quinto della popolazione scolastica dell’Italia. Quindi siamo intorno al 5 per cento. La Campania, invece, sta molto al di sotto. C’è però un problema sulla correttezza delle diagnosi – afferma Ciambrone – forse siamo molto indietro rispetto alla certificazione, in termini temporali. Probabilmente ci sono molte richieste e i servizi non riescono ad assolverle, e stiamo andando più lentamente. Ma c’è anche un maggior numero di diagnosi di 104 e questa cosa va valutata molto attentamente”.

Di fronte a questi dati quali sono le strategie che il Miur sta mettendo in campo? “Sono tre gli assi fondamentali: normativo, l’organizzazione territoriale e la formazione. La parte normativa si è conclusa – precisa Ciambrone, dirigente del Miur- c’è un pacchetto di norme sui Dsa che vanno dall’accordo sulla certificazione fino all’individuazione precoce. L’organizzazione territoriale istituisce i Cts, 86 Centri territoriali di supporto dove ci sono insegnanti specializzati ed esperti su queste tematiche. Il nodo fondamentale è quello della formazione. La legge 107, ‘la Buona scuola’, introduce il principio della formazione obbligatoria in servizio e sono stati stanziati 40 milioni di euro. Un intento importante che ha risorse forti per poter mettere le gambe”.

Il dirigente sottolinea che il Miur “cerca quanto più di demedicalizzare l’approccio a questi problemi. Deve essere chiaro a noi, ma anche ai clinici e agli esperti che si confrontano con la scuola. Un fatto clinico quando entra a scuola diventa una questione educativa. Io ho definito l’insegnante come scienziato pratico, perché è lui il punto di contatto della classe. Esperti, clinici, psicoterapeuti, neuropsichiatri dovrebbero sostenere il lavoro degli insegnanti sia fornendo elementi di conoscenza che spostandosi verso la didattica, per cercare di capire quale poi debba essere l’azione dell’insegnante. E affinche questa sia resa efficace occorre una conoscenza di questo mondo”. Ciambrone conclude: “I test non sono sufficienti, occorre una approfondimento. La scienza è un regredire dagli effetti alle cause, e il buon diagnosta per interpretare i dati deve avere elementi di conoscenza. Noi miglioreremo sempre più se ci sarà una sinergia tra la scuola, la medicina, la pedagogia e la psicologia”. (DIRE)

Disinformazione, madre di notizie e giudizi errati

Disinformazione, madre di notizie e giudizi errati

di Salvatore Nocera*

«Solo la mancata conoscenza di quanto abbiamo scritto e detto o il voluto travisamento delle nostre idee può essere la spiegazione di tanta disinformazione ed errate notizie, sparse con articoli di stampa e comunicati vari»: così Salvatore Nocera, a nome delle Federazioni di Associazioni di persone con disabilità, replica all’accusa proveniente dall’Associazione ANIEF e anche da altri, di volere trasformare i docenti per il sostegno in figure “sanitarie” o “parasanitarie”

Leggo un comunicato prodotto nei giorni scorsi dall’Associazione ANIEF, intitolato SCUOLA – Sostegno agli alunni disabili, il Governo vuole introdurre il docente-medico: no del sindacato, sarebbe un grave errore e ascolto anche altre voci secondo le quali la Legge di riforma della scuola [Legge 107/15, N.d.R.], vorrebbe abolire il docente per il sostegno.
Ebbene, dal momento che ho partecipato alle audizioni parlamentari sulla Legge di riforma, come vicepresidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), carica che ricoprivo allora, sento il dovere di dichiarare che queste affermazioni sono destituite di ogni fondamento.

Sia la FISH che l’altra Federazione FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità) avevano presentato alla Camera la Proposta di Legge AC 2444, recante una serie di princìpi che, grazie a varie audizioni, sono stati recepiti nell’articolo 1, comma 181, lettera C della Legge di riforma 107/15. Una volta recepiti questi orientamenti della Proposta di Legge, le Federazioni – all’interno dell’Osservatorio per l’Integrazione Scolastica del Ministero – hanno chiesto che essi venissero calati nell’emanando Decreto Delegato.
Come ho avuto occasione di sostenere in dibattiti pubblici con esperti del settore della pedagogia speciale come Dario Ianes, Luigi D’Alonzo e Alain Goussot, oltreché sulla testata «Orizzonte Scuola» e anche con numerosi docenti per il sostegno e i loro coordinamenti, né noi, né quindi il Ministero, abbiamo mai avuto l’idea di introdurre il “docente-medico” o di volere abolire il docente per il sostegno.
In tal senso, le nostre posizioni sono rinvenibili su numerose testate – a partire da questa stessa – e su numerose pubblicazioni, come ad esempio la recente nuova edizione del libro L’evoluzione dell’insegnante di sostegno. Verso una didattica inclusiva di Dario Ianes.

Riassumo, in sostanza, quello che abbiamo sempre sostenuto con chiarezza e quel che intendiamo ottenere.
Vogliamo, per i docenti di sostegno, un triennio di formazione pari a quella di tutti gli altri docenti, ai sensi del Decreto Ministeriale 349/10 e cioè il primo triennio del Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria per i docenti che vorranno poi entrare negli appositi ruoli per il sostegno nella scuola dell’infanzia e primaria e una laurea breve, orientata all’insegnamento, per tutti coloro che vorranno poi entrare negli appositi ruoli delle scuole secondarie di primo e di secondo grado; a tale triennio seguirà una specifica laurea specialistica, concernente la specializzazione per il sostegno didattico e al termine un anno abilitante di tirocinio.
I futuri docenti per il sostegno dovranno studiare almeno pedagogia generale e speciale, didattica delle singole discipline curricolari e didattiche speciali concernenti gli alunni, con riguardo ai bisogni educativi derivanti dalle differenti disabilità, al fine di sapere impostare adeguate strategie didattiche, che rispondano appunto ai bisogni educativi di ciascun alunno con le principali tipologie di disabilità (cecità, sordità, sindrome di Down, autismo, disabilità mentale grave, sordocecità e altre minorazioni aggiunte, disabilità motorie).
Per quanto poi riguarda la Commissione Ministeriale che dovrà formulare i contenuti dei nuovi corsi di specializzazione e del tirocinio, essa potrà inserire tutte le altre discipline e attività che riterrà necessarie a una formazione di professionisti della scuola, che dovranno essere di sostegno all’inclusione scolastica di qualità degli alunni con disabilità e per questo dovranno essere “di sostegno” anche ai colleghi curricolari. Questi ultimi, invece, dovranno obbligatoriamente svolgere durante gli studi universitari almeno trenta crediti formativi universitari, pari a circa un semestre, sulle didattiche inclusive, in modo finalmente da prendersi seriamente in carico il progetto inclusivo, evitando di delegarlo – come troppo spesso avviene e specie nelle scuole secondarie – ai soli colleghi per il sostegno.

Invito dunque l’ANIEF e gli altri detrattori delle nostre proposte a dimostrare da dove, in quanto detto, si possa desumere che vorremmo trasformare i docenti per il sostegno in figure “sanitarie” o “parasanitarie”. Solo la mancata conoscenza di quanto abbiamo scritto e detto o il voluto travisamento delle nostre idee può essere la spiegazione di tanta disinformazione ed errate notizie, sparse con articoli di stampa e comunicati vari.
Il 14 novembre prossimo a Rimini, all’interno della decima edizione del tradizionale convegno internazionale La Qualità dell’integrazione scolastica e sociale, organizzato dal Centro Studi Erickson, si svolgerà una tavola rotonda proprio su questo tema e sarà quella un’ulteriore occasione per chiarire le nostre posizioni e smentire le false notizie.

Presidente nazionale del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), della quale è stato vicepresidente nazionale.

Punteggio servizio militare non in costanza di nomina

Punteggio servizio militare non in costanza di nomina: la Corte d’Appello di Palermo condanna il MIUR per manifesta infondatezza delle ragioni addotte.

 

Arriva dalla Corte d’Appello di Palermo la condanna a carico del Ministero dell’Istruzione con dichiarazione di inammissibilità dell’appello poroposto avverso la favorevole sentenza già ottenuta in primo grado dagli Avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli e Francesca Picone sul diritto dei docenti precari a vedersi riconosciuto il punteggio per il servizio militare prestato anche non in costanza di nomina. La CdA palermitana, infatti, ritiene che la giurisprudenza ormai consolidata ottenuta nel corso degli anni dai legali ANIEF non possa dare adito a ritenere che il ricorso sia fondato e, dunque, lo dichiara inammissibile ab origine.

 

Come ricordato dalla Corte d’Appello, infatti, e sostenuto in udienza dai legali ANIEF, l’art. 485 co. 7 del D.Lgs. 297/94 è di portata generale e prevede testualmente “che il servizio militare di leva o per richiamo e il servizio civile sostitutivo di quello di leva è valido a tutti gli effetti”. Il MIUR, pertanto, non può negare ai docenti precari di richiedere nel modello di aggiornamento il riconoscimento del periodo di leva prestato in possesso del titolo di accesso all’insegnamento (diploma o laurea) ai fini dell’attribuzione del relativo punteggio all’interno delle Graduatorie d’interesse e la sua pervicace ostinazione ai fini della negazione di tale diritto, è stata, finalmente, punita nelle competenti sedi giudiziarie.

 

Ministero dell’Istruzione soccombente contro l’ANIEF e condannato, dunque, al pagamento delle spese di lite anche per il secondo grado di giudizio, quantificate in 2.000 Euro oltre accessori, con il suo ricorso d’appello dichiarato direttamente inammissibile perché “non presenta una ragionevole probabilità di essere accolto” in considerazione della giurisprudenza ormai consolidata in materia. Il sapiente lavoro dei legali ANIEF e la loro competenza in materia di diritto scolastico ha ottenuto, ancora una volta, piena ragione in tribunale ed è stato premiato con questa soddisfacente vittoria contro il MIUR.

Insegnanti di educazione fisica e di musica a 22 ore settimanali

da La Tecnica della Scuola

Insegnanti di educazione fisica e di musica a 22 ore settimanali

Un atro pasticcio in arrivo: con la legge 107 docenti di musica e di educazione fisica potranno insegnare nella primaria, ma c’è poca chiarezza.

La conferma arriva dal sottosegretario Faraone: nel corso della fase verranno assunti più di 2.600 insegnanti di educazione fisica, 1.180 dei quali verranno impiegati nella scuola primaria.
Probabilmente lo stesso accadrà per gli insegnanti di musica (Faraone ha parlato della questione nel corso di convegno organizzato dal CONI e per questo motivo il dato da lui fornito riguarda solo l’educazione fisica).
Le assunzioni serviranno a dare avvio all’operazione prevista dalla legge 107 (attività motorie, lingua straniera  e musica affidate nella primaria a docenti specialisti abilitati per la secondaria).
L’idea, di per sè non è sbagliata perchè può certamente servire ad ampliare l’offerta formativa nella scuola primaria ricorrendo a docenti adeguatamente preparati.
Ma – come abbiamo già avuto modo di segnalare – sarebbe opportuno che il Ministero chiarisse bene fin da subito alcuni particolari non del tutto irrilevanti.
I docenti che saranno assunti durante la fase C, infatti, dovranno svolgere quest’anno il previsto periodo di prova.
Ma bisogna considerare che l’articolo 438 del TU 297/94 è piuttosto chiaro: “Durante il periodo di prova il personale deve  essere  impiegato sulla cattedra, sul posto o nell’ufficio per il quale  la  nomina  è stata conseguita”.
Stando al testo della norma è chiaro che per i docenti di educazione fisica che verranno assunti nella fase C l’Amministrazione dovrà chiarire già nell’atto di nomina se l’utilizzo è previsto nella primaria o nella secondaria. Ma a questo punto sorge un altro problema: ci saranno insegnanti di educazione fisica con 18 ore di cattedra (quelli assegnati alla secondaria) e altri con 22 ore?
Se queste sono le premesse bisogna già prevedere proteste e ricorsi dei diretti interessati.

Lo sciopero dell’USB (20 novembre) mette in difficoltà Cgil, Cisl e Uil

da La Tecnica della Scuola

Lo sciopero dell’USB (20 novembre) mette in difficoltà Cgil, Cisl e Uil

Poco per volta lo scenario della protesta autunnale della scuola si sta delineando.
Dopo un avvio relativamente tranquilo (le scuole non si sono trasformate in tanti Viet-nam come minacciavamo le frange più intransigenti del movimento anti legge 107), i sindacati del comparto hanno annunciato una manifestazione nazionale che si terrà a Roma sabato 24 ottobre (“Una simpatica passeggiata”, ironizza l’Unicobas).
Il primo vero tentativo di mettere in difficoltà il Governo coinciderà con lo sciopero del 13 novembre al quale per il momento aderiscono Cobas e Unicobas e al quale potrebbe aggiungersi qualche altra sigla del sindacalismo di base (stupisce un po’ il fatto che fino ad ora l’Anief non abbia ancora dichiarato apertamente come abbia intenzione di muoversi).
Per parte loro i sindacati del comparto (Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda) stanno ancora discutendo per cercare una posizione comune: stando a notizie non ufficiali sembra che la loro idea sia quella di agganciare la protesta della scuola a quella del pubblico impiego con uno sciopero generale di tutto il settore pubblico contro lo stanziamento-beffa di 200 milioni di euro per tutti i contratti scaduti da anni (scuola, università, sanità, enti locali e non solo).
Ma intanto, mentre i 5 discutono, l’USB ha già proclamato lo sciopero generale del pubblico impiego per il 20 novembre. A questo punto fino al 27 novembre non ci potranno più essere altri scioperi;  Cgil, Cisl e Uil dovrebbero quindi convergere sulla data già indicata da USB.
Eventualità poco probabile, stando alle esperienze pregresse.
Lo scenario, però, potrebbe anche modificarsi quando si conosceranno in modo più preciso i contenuti della legge di stabilità riferiti alla scuola.

“Stop al gender”: il 4 novembre si boicotta la scuola

da La Tecnica della Scuola

“Stop al gender”: il 4 novembre si boicotta la scuola

Il prossimo quattro dicembre i bambini del ” Family Day” non andranno a scuola e i loro genitori inonderanno il web con foto di zaini buttati a terra e di migliaia di ragazzini felicemente in vacanza forzata.

La protesta è rivolta contro le unioni civili e il ” totalitarismo dell’ideologia Gender”, che rischia di insinuarsi nell’educazione dei più giovani. Nasce il movimento “Generazione famiglia” che ha deciso di passare alle azioni di protesta e di disturbo, manifestando a Roma in Piazza San Giovanni.

Iniziative, scrive Repubblica,  più di piazza che di Palazzo, visto che sarà ben difficile “fermare in Parlamento le unioni civili”, nonostante la trincea dell’Ncd e di pochi altri.

È tornato a riunirsi a Roma, nella sala grande del cinema Adriano quasi piena, il direttorio del ” Family Day”: il neurochirurgo Massimo Gandolfini del ” Comitato difendiamo i nostri figli”, Filippo Savarese di ” Manif pour tous” (fortissimo gruppo ultracattolico nato in Francia nel 2012 per fermare i matrimoni gay), Mario Adinolfi de ” La croce”, per un convegno antropologico-politico di ” rifondazione della famiglia naturale”. Ossia, con le parole di Filippo Savarese, “per dare il via, in Italia, ad un movimento di popolo schierato coi diritti naturali dei nascituri ad avere un padre ed una madre”.

Ma insieme ai fondatori del Family Day, c’è pure Marcello Veneziani, Ettore Gotti Tedeschi, ex presidente dello Ior, ma soprattutto, ” guest star”, Ludovine De La Rochere, presidente di ” Manif pour tous” francese, oggi impegnata in un tour europeo contro unioni gay, gender e utero in affitto. “La battaglia si deve spostare a Bruxelles, nelle corti di Giustizia, noi possiamo fermare le leggi nazionali, ma è il ricorso alla Ue che vanifica il nostro lavoro”.

Nuove FAQ per il Comitato di valutazione all’insegna dell’autonomia scolastica

da tuttoscuola.com

Nuove FAQ per il Comitato di valutazione all’insegna dell’autonomia scolastica

Sul sito del Miur la sezione sul sistema di valutazione si è arricchita di nuove FAQ relative al Comitato di valutazione che, in base al comma 129 della legge 107/2015, sarà chiamato a definire i criteri per la premialità dei docenti.

Dopo le prime FAQ che avevano fornito indicazioni sull’entità del fondo e sulla misura dei premi da erogare ai docenti meritevoli, sono state pubblicate ora cinque nuove FAQ tutte relative alla costituzione del Comitato.

Un elemento comune connota tutte le FAQ: le regole per l’elezione dei componenti (docenti, genitori, studente) le stabilisce in piena autonomia ciascuna istituzione scolastica.

Non sarà quindi il Miur a dettare regole per la scelta dei componenti del Comitato.

In merito una FAQ recita: La legge 107/2015 non indica procedure e modalità per la scelta dei componenti proprio per favorire l’autonomia delle istituzione scolastiche. Pertanto è competenza dell’istituzione scolastica definire in modo autonomo come “scegliere” i docenti.

Una FAQ entra nel merito delle possibili candidature: Per la “scelta” dei due componenti del Comitato di valutazione da parte del Collegio dei docenti è prevista la presentazione di liste come per altre elezioni?

Questa la risposta (replicata anche per l’elezione in Consiglio d’istituto) Il Collegio può autonomamente definire le modalità di scelta, prevedendo od escludendo autocandidature, presentazione di liste, proposte di candidature, ecc. Trattandosi di scelta di persone, si ritiene, comunque, necessaria la votazione a scrutinio segreto.

Per l’elezione dei componenti da parte del Consiglio d’istituto una FAQ recepisce questa domanda:

Gli eleggibili nel Consiglio d’istituto devono essere componenti di quell’organismo?

Questa è la risposta coerente con l’assunto del rispetto dell’autonomia scolastica: La scelta può avvenire non necessariamente nell’ambito del Consiglio, in quanto la “rappresentanza” può essere intesa in senso lato, come possibile individuazione di rappresentanti anche all’esterno del Consiglio (es., membro di Consiglio di classe, ecc.). 

Diritto allo studio

DIRITTO ALLO STUDIO… DIRITTO AL SUCCESSO FORMATIVO di Umberto Tenuta

CANTO 559 S      e uomini non si nasce ma si diventa solo attraverso l’educazione, il diritto allo studio non è il diritto alla frequenza della scuola ma il diritto alla propria umanizzazione.

 

Intorno al diritto allo studio c’è una grande confusione che finisce quasi sempre con l’identificarlo con il diritto alla frequenza della scuola.

Garantita la frequenza della scuola, si pensa di aver garantito il diritto allo studio.

Il giovane frequenta la scuola.

Se non apprende e non si forma, sono affari suoi.

È come dire che il malato è stato trasportato in ospedale, se non guarisce è affare suo.

C’è una norma di diritto positivo che prevede espressamente il diritto al successo formativo[1].

ART. 1 DEL D.P.R. 275/1999 “NATURA E SCOPI DELL’AUTONOMIA DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE”: <<… L’autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l’esigenza di migliorare l’efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento>>.

Docenti, amici cari!

Non c’è ragione che tenga.

Ai vostri alunni dovete garantire il successo formativo.

È come dire che le ostetriche debbono garantire la nascita dei bambini.

Non possono lasciarlo nel grembo materno dicendo che non vuole uscire.

Né lo debbono strangolare col loro forcipe.

Il bimbo deve essere solo stimolato ed aiutato a venire fuori!

I docenti debbono stimolare, motivare, aiutare gli alunni ad apprendere, a formarsi, ad acquisire conoscenze, capacità ed atteggiamenti.

Grandissima responsabilità!

Se l’alunno non apprende la responsabilità è dei docenti.

Il docente non può tirarsi da parte.

Quasi che bastasse aver tenuto le sue lezioni.

Come se il medico dicesse: <<ho prescritto le medicine, è affare del malato se non guarisce>>.

Pochissime oggi sono le malattie incurabili.

Allo stesso tempo, crediamo che siano estremamente rari i bimbi ineducabili.

E, pertanto, così come si dice DIRITTO ALLA SALUTE, e non diritto al ricovero ospedaliero, allo stesso modo si deve dire DIRITTO AL SUCCESSO FORMATIVO, diritto alla piena, integrale, originale formazione della personalità di ogni nato di donna.

Ministra dell’educazione nazionale, Dirigenti scolastici, docenti, bruciate tutte le leggi sull’istruzione.

Lasciate in vigore una sola norma!
La SCUOLA BUONA garantisce il successo formativo a tutti i giovani.

Ovunque, comunque, sempre!

Tutti i miei Canti −ed altro− sono pubblicati in:

http://www.edscuola.it/dida.html

Altri saggi sono pubblicati in

www.rivistadidattica.com

E chi volesse approfondire questa o altra tematica

basta che ricerchi su Internet:

“Umberto Tenuta” − “voce da cercare”

[1] http://www.edscuola.it/archivio/didattica/riforma_e_successo_formativo.html

 

 

 

Isole dei docenti

ISOLE DEI DOCENTI di Umberto Tenuta

CANTO 558 I docenti della Buona Scuola

ISOLE SOLITARIE.

 

C’è qualcuno che ha esplorato il mare della Scuola?

Non un arcipelago.

Ma isole solitarie.

Vaganti.

Misteriose.

Paurose.

Li vedi −i Professori− entrare, firmare, correre nell’aula, aprire il registro, annotare le assenze, copiare il titolo della lezione, guardare nel vuoto e sciorinare la lezione.

Ognuno la sua lezione.

La lezione ripetuta nella classe 3°A, 3°B, 3° C, , 3° D.

Lezione uguale, monotona, lunga!

Lunga per riempire i cinquanta minuti dell’ora del calendario settimanale.

Lezione sua, personale, riservata.

Copyright!

Ogni docente la sua lezione, le sue lezioni, l’una dopo l’altra, come da calendario annuale.

Lezione di Matematica.

Lezione di Storia.

Lezione di Francese.

Lezione di Musica.

Lezione di Grammatica.

Cinque lezioni al giorno!

E perché no, sei lezioni al giorno, l’una di seguito all’altra, l’una diversa dell’altra, l’una più noiosa dell’altra.

Gli studenti hanno i loro quaderni per ogni disciplina.

Nove discipline, nove quaderni.

I colori primari non bastano per distinguere le copertine.

Spazio alla fantasia, mescoliamo i colori!

E, poi, basta la parola!

QUADERNO DELLE POESIE

QUADERNO DELLA GEOGRAFIA

QUADERNO DELLA MATEMATICA

QUADERNO DELLA MUSICA

Lezioni distinte, quaderni distinti!

Celle mnemoniche distinte…

Che la mano destra non sappia quello che fa la mano sinistra!

Che il Professore d’Italiano non sappia quello che fa il Professore di Francese.

S’incontrano nella SALA PROFESSORI.

Buon giorno!

Buon giorno!

Tu vai nella III B?

−Che chiasso!

−Che Iddio me la mandi buona!

Mica si dicono altro!

Ognuno il suo programma annuale, mensile, giornaliero.

INTERDISCIPLINARITà?

−Ne ho sentito parlare quando mi preparavo per il concorso!

−Ora però insegno la mia materia. Mica mi impiccio delle materie dei colleghi!

−Riservatezza.

−Riservatezza, colleghi.

−Innanzitutto, soprattutto, dopotutto, abbassotutto: riservatezza.

−Che la mano destra non sappia quello che non fa la mano sinistra!

Isole vaganti in un mare in tempesta.

Isole solitarie in arcipelaghi solitari.

Studenti, docenti, dirigenti.

Isole, isole isolate, isole non connesse.

In un mondo interconnesso!

 

Tutti i miei Canti −ed altro− sono pubblicati in:

http://www.edscuola.it/dida.html

Altri saggi sono pubblicati in

www.rivistadidattica.com

E chi volesse approfondire questa o altra tematica

basta che ricerchi su Internet:

“Umberto Tenuta” − “voce da cercare”

Avviso pubblico rivolto alle Istituzioni scolastiche statali per la realizzazione di ambienti digitali.

19/10/2015
Oggetto:
Fondi Strutturali Europei – Programma Operativo Nazionale “Per la Scuola – competenze e ambienti per l’apprendimento” 2014-2020. Avviso pubblico rivolto alle Istituzioni scolastiche statali per la realizzazione di ambienti digitali.

Nota prot. 12810 del 15 ottobre 2015 e allegati